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Palazzo Marino, potere forte

Filippo Azimonti La vittoria di Pisapia alle elezioni di maggio stato il risultato dellinnesco di una miscela tanto potente da far esplodere le contraddizioni di un centrodestra che aveva ininterrottamente governato la citt per un ventennio. Una miscela che, nellestate, sembra depositarsi lasciando vedere sul fondo il precipitato di una politica vecchia fatta di schieramenti, rivendicazioni e ripicche di cui la coalizione non ha alcun bisogno. Ne sono stati segnali allarmanti linutile dibattito sulla collocazione del Quarto Stato, qualche slabbratura declaratoria del vicesindaco Patrizia Guida, l improvvida uscita anche se prontamente rettificata dello stesso sindaco sui poteri forti. Unindulgenza di fronte a slogan consunti che Piero Bassetti con lintelligente cinismo cui lo autorizzano et ed esperienza ha riportato alla realt spiegando che i poteri forti ci sono ma, come ovvio, possono essere buoni o cattivi: bisogner accordarsi coi primi e combattere i secondi. Senza mai dimenticare che il Comune esso stesso un potere forte, anzi il pi forte sul territorio: per numero di addetti, per il fatturato che gli deriva dalle rete di aziende controllate e partecipate, per il fatto di essere il regolatore di gran parte delle attivit private che si sviluppano in citt e non solo. Vero che lazienda-Milano ha i suoi problemi a far quadrare i conti del 2011, ma pensare che il tema debba dominare il dibattito politico rischia di annichilire il progetto di cui la nuova Giunta, perfino suo malgrado, deve farsi interprete. Che il bilancio lasciato in eredit a Pisapia e Tabacci sia a rischio ancor pi se ad esso si applica la creativit della manovra finanziaria del Governo, lo hanno capito tutti ed inutile fare i piangina. Sar piuttosto il caso di mettere in atto tutti gli strumenti per portare a normalit i bilanci comunali. Perch non normale scoprire che Atm perde 50 milioni per i portoghesi, che altri 50 sono i milioni evasi della Tarsu e altre pessime notizie giungeranno dal fronte Ici al netto del fatto che la revisione degli estimi catastali potrebbe rivalutare quegli introiti ancor prima che essa si trasformi in Imu. E gi qui il potere forte Comune potrebbe costituirsi come tale con il Governo chiedendo che si mettano a sua disposizione strumenti coattivi pi efficaci per perseguire levasione senza aspettare di incassare la taglia promessa sugli accertamento Iva e Irpef. Bene che lassessore al Bilancio voglia introdurre la spending review ma restiamo nellarea della buona gestione della macchina amministrativa, quando quella struttura dovr essere preparata a ben altri compiti. Se si d credito al piano di cancellazione delle province, il Comune dovr trasformarsi in citt metropolitana con tutto quello che questo comporta in termini politici e amministrativi anche nel contrasto di quel che si annuncia nel progetto di riforma costituzionale che assegnerebbe alle sole Regioni il riassetto delle amministrazioni :

una sfida che dovrebbe impegnare la politica locale ben oltre la rivendicazione del proprio Dna vero o presunto. E, poi, i soldi. Quelli veri che stanno nelle partecipate: A2A, Sea, Sogemi, Atm, Amsa. La retorica governativa della privatizzazione ad ogni costo va contrastata nei fatti anche se la gara per la Serravalle andasse deserta come immaginiamo. Per esempio occupandosi davvero di A2A, della sua struttura manageriale sempre pi infeudata alla politica, ma soprattutto delle gare internazionali che la aspettano, al netto delle stolide furbizie della Lega, fra il 2015 e il 2016 per lo sfruttamento degli impianti in Valtellina dove si dovr confrontare con Edison, Enel, Edipower, sigle vere dei poteri forti. Come si sta attrezzando il Comune di Milano? E, sul fronte immobiliare, quando diverr tema allordine del giorno lidea avanzata dallassessore DAlfonso per costruire un fondo per smobilizzare le propriet comunali coniugandola con il programma di Expo e la revisione del Pgt? Quanta intelligenza, non capitali anche se nella citt pi ricca dItalia, si dovr investire per affrontare questi nodi? Se invece di occuparsi rabbiosamente del sistema Sesto o accreditarsi i numeri della vittoria come ha fatto qualche esponente del Pd, si rimettesse in moto il meccanismo di ascolto e partecipazione sul quale si fondato il successo arancione, fatto di partiti ma anche dei grandi borghesi delloperazione 51% e dei tanti che una tessera non lhanno mai voluta e non solo per pigrizia, la nuova giunta riscoprirebbe per tempo le ragioni delle proprie sfide. (la Repubblica Milano, 5 settembre 2011)

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