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LE NECROPOLI IPOGEICHE DI S’ADDE ‘E ASILE, NOEDDALE E LA TOMBA DI LITTOS LONGOS NEL TERRITORIO DI OSSI

QUEST’OPERA SI INSERISCE NEL PIA “SISTEMA DI INTERVENTI PER LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE LOCALE” DEI COMUNI DI OSSI E FLORINAS

Le figg. 6 e 7 sono tratte da F. Corni, La Sardegna Antica nei disegni di F. Corni, coll. Triangolo della Nurra, Pedimonte Matese (CE), 2001, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ne è vietata l’ulteriore riproduzione e duplicazione con qualsiasi mezzo. Apparato grafico Gavino Masia (quando non diversamente indicato) In copertina Noeddale, la “stanza dell’alcova”

Editor Susy Lella Impaginazione Stefania Marras

ISBN 88-7138-349-4 © Copyright 2004 by Carlo Delfino editore, Via Rolando 11/A, Sassari

SARDEGNA ARCHEOLOGICA

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Pina Maria Derudas

Guide e Itinerari

Necropoli ipogeiche di S’Adde ‘e Asile e Noeddale (Ossi)

Carlo Delfino editore

Carta del nord ovest della Sardegna con localizzazione di Ossi.

Ossi è raggiungibile dal km 198 della SS 131 Carlo Felice, imboccando la SP Scala di Giocca-Ossi: percorsi 4 km si giunge nel centro urbano ove, presso il Palazzo Baronale, è allestita la mostra fotografica permanente Ossi Luoghi dell’archeologia, che oltre a costituire il fulcro del Centro di documentazione sui beni culturali del territorio, è il punto di partenza per i diversi itinerari tematici. Il territorio di Ossi restituisce un ingentissimo patrimonio archeologico relativo a un vasto arco cronologico nel quale tuttavia l’epoca prenuragica assume un ruolo preminente. Nel quadro vasto e articolato dell’architettura ipogeica isolana, infatti, le maestose necropoli di Mesu ‘e Montes, S’Adde ‘e Asile, S’Isterridolzu, Noeddale, Su Littu, e la Tomba di Littos Longos hanno apportato dati estremamente significativi per la conoscenza del fenomeno dell’ipogeismo. In questa sede, per le finalità proprie di questa guida, è stata operata una scelta funzionale alla fruibilità includendovi solo i siti già oggetto di interventi di valorizzazione (segnaletica, percorsi, pannelli esplicativi etc.). Alla necropoli di Mesu ‘e Montes, già in fruizione, è stato dedicato un volumetto monografico in questa collana. Cenni sull’epoca prenuragica nel territorio di Ossi Come si rileva altrove nell’Isola, i siti ascrivibili ad epoca prenuragica rinvenuti nel territorio sono in gran parte funerari. Sono state individuate, inoltre, aree che restituiscono importanti testimonianze di cultura materiale (reperti litici e ceramici), relative ad ambiti culturali prenuragici: in almeno due casi parrebbero riferirsi ad aree di insediamento e si localizzano nei pressi delle necropoli di Mesu ‘e Montes e S’Adde ‘e Asile. Un’area con una notevolissima concentrazione di frammenti litici (in particolare scarti di lavorazione di ossidiana) si localizza circa 300 metri a sud/sud-ovest della necropoli di Noeddale. In tutti e tre i casi si può rilevare che le testimonianze relative a possibili aree abitative si localizzano nel fondovalle rispecchiandosi in un modello insediativo già conosciuto per il Neolitico Recente in

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Fig. 1. Carta di distribuzione dei siti prenuragici nel territorio di Ossi. 1. Su Littu (Su Campu Mannu, Su Mudeju, Sa Iddazza, Su Montiju ‘e sa Femina); 2. Santu Antiogu; 3. S’Eremu; 4. Littos Longos; 5. Noeddale; 6. S’Adde e Asile; 7. Su Littigheddu; 8. Mesu ‘e Montes; 9. S’Isterridolzu; 10. Paesanu; 11. Nannareddu.

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Sardegna, orientato verso scelte economiche e culturali sviluppate all’interno di società prevalentemente agricole. Al Neolitico Recente infatti si ascrive il primo impianto di queste necropoli con ampliamenti successivi collocabili comunque nelle diverse fasi della cultura Ozieri. Benché gran parte delle domus de janas censite nel territorio abbiano subito violazioni ab antiquo e recenti, i reperti rinvenuti consentono di collocare in un lunghissimo lasso di tempo le varie fasi di utilizzo (e dunque di frequentazione del territorio), pertinenti a diversi ambiti culturali che dal Neolitico Recente si sviluppano per tutto l’Eneolitico sino all’età del Bronzo Antico (Culture di Ozieri, Filigosa-Abealzu, Monte Claro, del Vaso Campaniforme e Bonnanaro). I siti funerari Geomorfologia Osservando la carta di distribuzione dei siti si può rilevare che nella zona meridionale, in un’area di circa 3 kmq – entro una fascia compresa fra 340/400 m. s.l.m. – insistono ben 6 siti funerari di epoca prenuragica; restituiscono 44 domus de janas, 39 delle quali distribuite in tre necropoli (Mesu ‘e Montes, S’Adde ‘e Asile e S’Isterridolzu), 4 in raggruppamenti di due (Nannareddu, Paesanu) mentre solo una risulta isolata (Su Littigheddu). A queste si aggiunge l’unico esempio rinvenuto nel territorio di tomba a pozzo, ubicata sulla sommità del Monte Mannu La geomorfologia dei siti d’impianto varia: la necropoli di Mesu ‘e Montes è ubicata nelle ripide pendici meridionali del Monte Mamas. Consta di 18 domus de janas, ed è scavata su una parete verticale che si affaccia sulla sottostante vallata: solo tre ipogei (Tombe IV, XV, XVa) sono stati realizzati su bassi banconi calcarei posti ai piedi del costone. Tutte le tombe, comunque, si sviluppano su un piano orizzontale e gli ingressi sono più o meno rilevati rispetto al piano di campagna. Circa 1000 metri a nord, a mezza costa delle pendici settentrionali del Monte Mamas, su un basso affioramento calcareo, è ubicato un

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Fig. 2. S’Adde ‘e Asile. Panoramica del sito.

ipogeo monocellulare (Su Littigheddu), isolato. Sulla sommità del Monte Mannu, prospiciente la necropoli di Mesu ‘e Montes, si individua una tomba con ingresso a pozzetto verticale, scavata su un affioramento calcareo, mentre ai piedi del versante meridionale del monte si localizza un masso erratico ove si aprono, a 2,60 metri dal piano di campagna, gli ingressi a due vani non comunicanti. A nord-est del Monte Mamas (a 1500 metri circa), lungo le dolci pendici meridionali del Monte Corona ‘e Teula, si estende la necropoli di S’Adde ‘e Asile che restituisce 11 ipogei, ai quali devono aggiungersi 2 esempi in escavazione. Le domus de janas sono scavate in bassi affioramenti calcarei, in un’area di circa 5000 mq., secondo un ordine apparentemente casuale; in alcuni casi, per la caratteristica conformazione del sito d’impianto, sono stati realizzati brevi dromoi. La necropoli di S’Isterridolzu occupa un’area pianeggiante, coronata a est da una ripida parete rocciosa. Restituisce 6 ipogei scavati

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Fig. 3. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Clessidre: il dromos e il portello d’ingresso all’ipogeo.

in bassi affioramenti calcarei, uno in un masso erratico e un ultimo, non finito, su uno spuntone roccioso: anch’essi appaiono distribuiti all’interno di un vasto areale (circa 10000 mq.); la distanza tra ciascun ipogeo varia da 10 m. a circa 200 m. Anche nella zona centro-occidentale del territorio si individua una notevole concentrazione di domus de janas: sono noti, attualmente, ben 13 ipogei, tutti pluricellulari, alcuni dei quali manomessi in funzione di successivi riutilizzi. La ben nota necropoli di Noeddale si localizza presso il margine occidentale di una sella che degrada con notevole dislivello a ovest, sulla vallata di Sae. È costituita da sei ipogei, tre dei quali scavati su un affioramento calcareo lievemente inclinato, uno su una bassa parete sottostante, e altri due su fronte di roccia più alta. Due ipogei sono preceduti da brevi dromoi. Sull’estremo margine orientale della stessa sella, che precipita con una ripida parete calcarea sulla vallata solcata dal Riu di Badde, appena 250 metri ad est della necropoli di Noeddale, si localizza un

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ipogeo pluricellulare: altri due sono stati scavati alla base della ripida parete sottostante. Circa 500 metri a nord-ovest, in prossimità del limite occidentale dell’omonimo altopiano, si localizza la necropoli di Littos Longos costituita da quattro ipogei: uno di questi è stato scavato su un affioramento di roccia calcarea, lievemente inclinata, ed è preceduto da un lungo dromos, gli altri sono stati scavati su bassi banconi calcarei. Nell’area settentrionale del territorio, in località Su Littu, in area subpianeggiante, si individuano quattro ipogei pluricellulari scavati su basse pareti o su affioramenti, a distanze che variano fra 100-300 metri. Circa 700 metri a sud, , in località S’Eremu, su una parete calcarea che sovrasta il Riu Pizzinnu, si apre un ipogeo pluricellulare; a breve distanza si individua un’altra grotticella totalmente trasformata in funzione di riutilizzo.

Fig. 4. Tomba di Littos Longos: il dromos.

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Gli schemi planimetrici Nel territorio che si esamina sono rari gli esempi di ipogei monocellulari, ampiamente diffusi invece in altre aree dell’Isola. In un caso – Tomba di Su Littigheddu – si tratta di una domus de janas isolata, distante circa un chilometro dalle necropoli S’Adde ‘e Asile e di Mesu ‘e Monte mentre un altro ipogeo monocellulare si localizza nella necropoli di S’Adde ‘e Asile: ambedue constano di un breve padiglione e di una cella semicircolare. Ben più diffusi gli ipogei pluricellulari, nella gran parte dei casi con schema planimetrico a proiezione longitudinale con ampliamenti laterali variamente articolati sino a raggiungere in alcuni casi imponenti sviluppi planimetrici per i quali alcuni di essi si inseriscono a pieno titolo fra le cosiddette «Tombe Palaziali» del Sassarese. Si ritiene che a un iniziale schema semplice (uno o due celle) si siano aggiunti altri vani realizzando planimetrie talvolta simmetriche, con due celle coassiali ove, ai lati di quella posteriore, si aprono due ambienti o più celle: si cita, fra gli altri, il caso delle Tombe I e II di Mesu ‘e Montes, ubicate nell’estremità occidentale della necropoli, a soli 20 metri di distanza l’una dall’altra, le quali presentano caratteristiche che impongono confronti stringenti tanto nell’impianto planimetrico che decorativo. Ambedue constano di 12 vani disposti secondo uno schema planimetrico «a T», variato da celle aperte in corrispondenza dell’asse trasversale del secondo ambiente nella Tomba II, del terzo nella Tomba I (separato dal secondo vano solo da quinte laterali). In tutte e due i casi l’impianto appare frutto di elaborazioni successive e vi si riconoscono almeno tre fasi di escavazione ed ornamentazione. Sulla base dei dati di scavo, nella Tomba II, tutti gli interventi sono stati attribuiti a diversi momenti dello stesso ambito culturale (Cultura Ozieri). Si ritiene comunemente che i diversi interventi di ampliamento siano da attribuirsi a crescenti necessità di spazi dovuti a incremento demografico o a specifiche esigenze legate ad ambito religioso, in conformità con quanto si rileva altrove (necropoli di Anghelu Ruju, per citare una delle più note). Sovente l’aggiunta di altri vani turba l’ordinata disposizione origi-

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Fig. 5. Mesu ‘e Montes. Tomba II: planimetria (da DEMARTIS-CANALIS 1985).

naria, restituendo planimetrie asimmetriche come si può osservare nella Tomba delle Clessidre di S’Adde ‘e Asile ove, nella parete sinistra dell’anticella, si aprono due ambienti coassiali che si suppone siano stati aggiunti in un secondo momento rispetto al nucleo «a T », forse contemporaneo alla fase di ornamentazione, che ne tiene conto. È indubbiamente successiva l’escavazione dei vani dell’ala orientale, che presentano ingressi non in asse e che peraltro appaiono di fattura più grossolana. Il fenomeno, che può osservarsi in diversi ipogei ubicati nel territorio, risulta spesso enfatizzato dalla presenza di celle non finite o di ambienti con forme irregolari e con superfici non rifinite quale è il caso delle già citate Tombe I e II di Mesu ‘e Montes ove le cellette laterali scavate nell’ultima fase appaiono di estrema rozzezza rispetto a quelle preesistenti. La stessa osservazione vale per i sei ambienti secondari che si aprono sulla cella maggiore della Tomba delle Finestrelle di S’Adde ‘e Asile. Il caso che meglio esplica questo fenomeno nel territorio è senz’al-

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tro costituito dalla complicata articolazione degli spazi della Tomba Maggiore di S’Adde ‘e Asile, ipogeo che consta di ben 21 ambienti, ciò che non trova altri confronti nell’Isola: vi sono stati individuati almeno quattro diversi interventi di ampliamento che via via hanno portato alla creazione di un vero e proprio labirinto. Si conosce inoltre un esempio che si inquadra nella tipologia a “sviluppo centripeto”, costituito dalla Tomba III di Noeddale: un’anticella precede un vasto vano a sviluppo trasversale ove si aprono tre ambienti su un lato e due sull’altro. Da ultimo, per quanto concerne gli ipogei pluricellulari, si segnala la presenza di una tomba del cosiddetto tipo “a trifoglio” (Tomba a Trifoglio di S’Adde ‘e Asile) che non trova altri esempi sul territorio: la tipologia è documentata nelle necropoli del Sulcis-Iglesiente e in particolare in quella di Montessu-Villaperuccio. Le decorazioni architettoniche Si ritiene comunemente che le decorazioni architettoniche scolpite o incise nelle domus de janas traessero esempio dalle principali strutture dell’architettura civile quasi a sottolineare il rapporto ideale fra l’abitazione e la tomba nelle concezioni religiose del mondo prenuragico. Benché per alcuni aspetti rimanga ancora da precisare la rilevanza degli apporti dell’architettura civile a quella funeraria, è osservando le tombe che si è giunti alla ricostruzione ideale della casa. Lo studio di questo particolare fenomeno negli ipogei del territorio di Ossi trova esempi di notevole interesse: sono infatti ampiamente diffuse decorazioni che richiamano i soffitti, pali, architravi, il basamento di pietra, il focolare e altri elementi caratterizzanti le capanne prenuragiche. Su 58 domus de janas censite, ben 17 restituiscono elementi architettonici mutuati dall’architettura civile, variamente associati, che si analizzeranno dettagliatamente più avanti. Indubbiamente, nel panorama degli studi sull’architettura ipogeica in Sardegna, la scoperta nel 1955 della Tomba della Casa in località Noeddale, ha costituito una tappa fondamentale: in questo ipo-

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Fig. 6. Ricostruzione ideale dell’interno di una capanna prenuragica con tetto a doppio spiovente, pali di sostegno decorati con protomi taurine, focolare e ripiani per giaciglio, come viene documentata nella Tomba II di Mesu ‘e Montes (da CORNI 2001, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali).

geo, e in particolare nella cella maggiore, la capanna di pianta rettangolare è rappresentata sotto vari aspetti. Coassiale è un ambiente semicircolare, anch’esso riproducente particolari architettonici. La presenza di ipogei con ambienti di pianta rettangolare e semicircolare appare tanto più rilevante se si tiene conto che questa tipologia di capanne, a differenza di quelle circolari, è meno conosciuta: fra gli esempi noti si ricordano Biriai, Oliena, Monte Baranta, Olmedo, Monte d’Accoddi, Sassari che, peraltro, si ascrivono a culture del-

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Fig. 7. Ricostruzione ideale dell’esterno e dell’interno di una capanna neolitica basata sulla planimetria e sui particolari strutturali documentati dalla Tomba dei Vasi Tetrapodi di Santu Pedru, Alghero (da CORNI 2001, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali).

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Fig. 8. Noeddale. Tomba della Casa: soffitto della cella e motivo scaliforme.

l’Eneolitico. È relativamente recente la scoperta di un insediamento con capanne a pianta rettangolare associata ad un ambiente semicircolare (Serra Linta-Sedilo), ascritte al Neolitico Recente. Gli ipogei riproducenti caratteri architettonici mutuati dalle abitazioni civili, sono distribuiti in varie necropoli, anche se in percentuali diverse: fra le 18 domus de janas di Mesu ‘e Montes ben 7 appaiono decorate con tali elementi, 4 in quella di S’Adde ‘e Asile, una a Nannareddu, 3 a Noeddale, una a Su Littu. Questo aspetto, per quanto è noto, non è documentato invece nella necropoli di S’Isterridolzu. La gran parte di questi ipogei restituiscono rappresentazioni dei soffitti esemplificati con diverse tipologie in rapporto allo schema planimetrico e alla tecnica di esecuzione per la quale si hanno esempi scolpiti realisticamente su piani obliqui e orizzontali o semplicemente resi a rilievo piatto o a incisione. Trae evidentemente ispirazione dal tessuto di copertura delle abitazioni di pianta quadrangolare, il soffitto riprodotto con estrema

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Fig. 9. Tipologia dei soffitti scolpiti negli ipogei del territorio (in senso orario: Tomba della Casa, Noeddale; Tomba II, Mesu ‘e Montes; Tomba XIII, Mesu ‘e Montes; Tomba delle Finestrelle, S’Adde ‘e Asile).

efficacia nella cella principale della «Tomba della Casa» di Noeddale. È del tipo a doppia falda, su piani obliqui, con trave di colmo, trasversale rispetto al vano, a sezione tondeggiante e travetti laterali a sezione rettangolare. Le medesime caratteristiche erano rappresentate nel soffitto della vasta anticella, pressoché distrutto. Appartengono alla stessa tipologia i soffitti relativi a tre ambienti coassiali della Tomba XVI di Mesu ‘e Montes, e a due ambienti, ampiamente rimaneggiati, della Tomba dell’Ovile di S’Adde ‘e Asile. Il disegno scaliforme scolpito in corrispondenza dei displuvi del tetto in queste tombe, sembrerebbe rappresentare un espediente per

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Fig. 10. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: cella con soffitto orizzontale e travatura a rilievo piatto.

raccordare le pareti delle capanne al tetto: è stato individuato in rarissimi casi in Sardegna, pertanto si riconosce quale peculiarità del territorio di Ossi (DEMARTIS 1984). Il soffitto a doppio spiovente su piani obliqui si attesta inoltre nella Tomba VIII di Mesu ‘e Montes, crollato per metà e che non restituisce alcun elemento relativo alla trabeazione. Altri ipogei con piante quadrangolari presentano nella cella principale soffitti orizzontali ove il doppio spiovente è solo raffigurato, con la travatura incisa schematicamente o resa a rilevo piatto: è il caso della Tomba II di Mesu ‘e Montes e della Tomba Maggiore di S’Adde ‘e Asile ove il motivo è simile nella cella mentre nell’anticella presenta un’anomalia. Solitamente, infatti, il trave di colmo è disposto parallelamente ai lati lunghi del vano, perpendicolare all’ingresso: costituisce una eccezione nel territorio il caso documentato nell’anticella della Tomba Maggiore e quello dell’anticella della Domus di Su Montiju ‘e sa Femina -Su Littu in quanto il trave è sullo stesso asse

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Fig. 11. Mesu ‘e Montes. Tomba XIII: soffitto con travetti radiali nell’ambiente semicircolare.

Fig. 12. Mesu ‘e Montes. Tomba II: pareti scandite da lesene e zoccolatura.

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dell’ingresso e i travetti si congiungono alle pareti laterali. Sono noti, inoltre, anche degli esempi di soffitto a semiscudo, inclinati, tipici di ambienti subcircolari e che si inquadrano in due diverse tipologie: con travetti radiali, che si dipartono da una sorta di semicerchio risparmiato nella parte più alta, o totalmente lisci. Il tipo con la rappresentazione dei travetti radiali è ben documentato nell’anticella della Tomba XIII di Mesu ‘e Montes e nella Tomba della Casa di Noeddale: in quest’ultima, sullo stesso asse dei due vani con soffitto a doppio spiovente, si apre un terzo ambiente semicircolare con soffitto a semiscudo e travetti a raggiera. Le pareti degli ipogei individuati nel territorio appaiono in buona percentuale decorate con motivi di gusto architettonico: anche queste, scolpite o incise, sembrano ispirarsi alle principali strutture delle case dei vivi. Si ritiene comunemente che la zoccolatura in leggero rilievo che sovente si osserva alla base delle pareti voglia simboleggiare il muretto in pietra delle capanne sul quale doveva poggiare la struttura lignea dell’alzato. Costituirebbe, invece, la rappresentazione dei semipilastri (lesene) il motivo verticale in semirilievo che scandisce la superficie delle pareti; si riferiscono presumibilmente alle strutture lignee portanti (pali) delle abitazioni, completate con strami. Sovente si riscontrano negli angoli, raramente al centro (Tomba II di Mesu ‘e Montes ), nel qual caso incorniciano dei pannelli ribassati che racchiudono decorazioni simboliche. In un solo caso, che per quanto è noto costituisce un unicum, all’interno di questi pannelli è scolpito un altro motivo architettonico, definito “a trilite architravato”: si tratta di una singolare figurazione scolpita nella parete laterale sinistra dell’anticella della Tomba delle Finestrelle, S’Adde ‘e Asile; nella parete laterale destra si ripete lo schema “a trilite”, non sormontato da architrave. Il motivo, eseguito a rilievo piatto, segnato da incisioni e dipinto di rosso, è stato interpretato quale rappresentazione di una finestrella o schema di “falsa porta” (DEMARTIS 1980). La Tomba a Trifoglio, S’Adde ‘e Asile, restituisce nella parete di fondo della cella maggiore un esempio di lesena sormontata da un abaco che separa i portelli dei due vani secondari.

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Nel territorio di Ossi, gli ipogei nei quali si osservano queste decorazioni nelle pareti recano nella gran parte dei casi anche la rappresentazione dei soffitti, ma non mancano esempi che ne sono sprovvisti quale è il caso della Tomba delle Clessidre di S’Adde ‘e Asile, che pure presenta altri elementi architettonici (pilastri), e nella Tomba I di Nannareddu ove si rileva solo la presenza di pannelli ribassati nelle pareti. I piani pavimentali, non sempre visibili, appaiono spesso di fattura più accurata nei vani principali; nella maggioranza dei casi sono piani ma non mancano esempi inclinati verso l’esterno (Tomba XVII di Mesu ‘e Montes è il caso ove si osserva la maggior pendenza).

Fig. 13. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Clessidre: gradino sotto il portello d’accesso alla cella visto dall’interno.

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Costituisce un unicum nel territorio il focolare scolpito al centro del pavimento della cella principale di Mesu ‘e Montes II, fra i due pilastri: presenta forma circolare, delimitato da un anello rilevato, e contiene all’interno tre bozze ellittiche disposte a triangolo da interpretarsi quale rappresentazione veristica dei sassi che nel focolare delle capanne dovevano fungere da sostegno per le stoviglie da fuoco. Al centro del pavimento dell’anticella di alcuni ipogei è scavata una coppella emisferica che si ritiene dovesse contenere offerte alimentari connesse al rituale funerario: solitamente si rileva la presenza di queste cavità negli ipogei con decorazioni architettoniche ma si conosce qualche esempio ove si attesta la presenza della coppella in assenza di elementi decorativi e simbolici quale è il caso della Tomba con Coppella di S’Adde ‘e Asile. Sovente si individuano dei gradini rettangolari, semicircolari e, in un unico caso, di forma troncoconica (documentato nella cella maggiore della Tomba di Littos Longos, scavata su un piano notevolmente inferiore rispetto all’anticella): in alcuni casi la loro presenza appare necessaria per superare dei dislivelli, in altri assumono un carattere puramente decorativo. In alcune domus de janas sono stati risparmiati nella roccia della cella principale due pilastri che idealmente sorreggono la travatura del soffitto (Tomba delle Clessidre-S’Adde ‘e Asile; Tomba II-Mesu ‘e Montes; Tomba delle Spirali-Noeddale) e che, talvolta, presentano nelle facce segni magico-religiosi. Nella Tomba II di Mesu ‘e Montes alla base dei pilastri sono stati risparmiati i piedistalli, rotondeggiante quello a sinistra e rettangolare quello a destra. Si ritiene che imitino il basamento lapideo che nelle capanne dei vivi fungeva da rincalzo per i pali che sorreggevano la trabeazione. Ambedue appaiono rastremati verso l’alto e terminano superiormente in un abaco, ciò che trova confronti in altri tre ipogei del Nord Sardegna (Sant’Ambrogio e Su Jau-Sassari; Ennas de Cannuja-Bessude). Il pilastro a destra presenta nella faccia posteriore due protome taurine sovrapposte e, in quella anteriore, un’altra protome e incisioni a chevrons; lungo gli spigoli si individuano, inoltre, delle incisioni a zig zag che costituiscono l’unica decorazione dell’altro pilastro. I pilastri della cella maggiore della Tomba delle Clessidre-S’Ad-

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Fig. 14. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Clessidre: pilastro a sezione rettangolare con piedistallo.

Fig. 15. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: pilastro nella cella principale con motivi corniformi sovrapposti e sullo sfondo la «falsa porta».

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de ‘e Asile, appaiono diversi: di sezione quadrangolare quello a sinistra, rettangolare e ben più sottile quello a destra. Quest’ultimo, nel lato rivolto verso l’anticella, presenta tre corniformi sovrapposti. Nella Tomba delle Spirali di Noeddale i pilastri non poggiano su piedistalli ma su due setti rilevati che, in corrispondenza di questi, attraversano la cella parallelamente all’asse longitudinale. In particolare, il pilastro destro si impianta al centro di un setto divisorio in rilievo che delimita un ambiente sopraelevato (cosiddetto “bancone funerario”), creando due finte nicchie: una situazione simile si osserva anche nella Tomba di Su Mudeju – Su Littu ove si riscontra un solo pilastro. Altri due ipogei presentano solo un pilastro: nella Tomba V di Mesu ‘e Montes il pilastro, che sorge al centro dell’ambiente principale, appare assottigliato nel punto mediano ed è privo di decorazioni. Anche nella Tomba Maggiore vi è un solo pilastro, in posizione decentrata per la quale si ritiene sia stato risparmiato nella roccia durante l’ampliamento della cella. Sulle tre facce del pilastro si osservano coppie di protomi a corna lunate in schema sovrapposto. Si ritiene comunemente che i portelli, che costituiscono gli ingressi delle domus de janas, volessero imitare le strutture lignee che circondavano le porte delle capanne riproducendo nella viva roccia la soglia, gli stipiti e l’architrave. Sovente appaiono accuratamente rifiniti sui lati e muniti di rincassi ove veniva alloggiata una lastra di chiusura in pietra o in legno: un esemplare di chiusino in pietra, quasi integro, è stato rinvenuto nei pressi della Tomba di Littos Longos, riutilizzato in un muro a secco. In vari casi, connessi soprattutto agli ipogei con decorazioni architettoniche, l’apertura è dotata, oltre che di rincassi, anche di duplici o triplici cornici. Talvolta, come si osserva nella Tomba II di Mesu ‘e Montes, si rileva la presenza di una fossa rettangolare parallela alla soglia, destinata ad assicurare maggiore stabilità alla chiusura, che nel caso dell’ipogeo in esame si ripete anche nel portello che precede la cella principale. Non solo i portelli d’ingresso alle domus de janas ma anche quelli di accesso ai vani interni presentano cornici; talvolta nello stesso

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Fig. 16. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: anticella, soffitto tabulare con trabeazione e portello d’accesso ai vani laterali.

ipogeo si può constatare la ripetitività dei moduli utilizzati come nel caso della Tomba a Trifoglio di S’Adde ‘e Asile. Nella Tomba Maggiore, frutto di diversi ampliamenti, si osserva una notevole varietà di portelli, con diversi moduli, spesso di luce rettangolare, con unico o doppio rincasso e cornice rilevata; vi è attestato anche un portello trapezoidale con rincasso e cornice. Sovente, come si vedrà più avanti, i portelli sono sormontati da simboli rituali: solitamente motivi corniformi, talora iterati, sovrastano l’architrave, ma in alcuni casi fiancheggiano gli stipiti come si osserva nel portello trapezoidale sopracitato della Tomba Maggiore. Si collega invece al patrimonio di valori e credenze relative all’ideologia funeraria, la presenza in alcuni ipogei della cosiddetta falsa porta, interpretata quale porta inferi. Talvolta è corredata di scorniciature, soglia e gradino, similmente a quanto già osservato per i portelli e come questi appare variamente rappresentata. Negli ipogei del territorio la falsa porta è presente in ben otto

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tombe, pertinenti in sette casi ad ipogei con decorazioni architettoniche (la Tomba III di Noeddale è l’unica ad esserne priva). Secondo la consuetudine, sovente è posizionata al centro della parete di fondo della cella principale, con un’eccezione, costituita dalla falsa porta della Tomba Maggiore-S’Adde ‘e Asile, ove occupa una posizione decentrata dovuta all’ampliamento del vano. In due casi se ne rileva la presenza in ambienti secondari ovvero nel vano c della Tomba delle Finestrelle-S’Adde ‘e Asile e nella cella d della Tomba I di Mesu ‘e Montes (un altro esempio è scolpito nel vano principale). Si inquadra nella tipologia a specchio ribassato non definito da cornici la falsa porta scolpita in ben cinque ipogei, ovvero nella cella d della Tomba I e nellaTomba IX (VI della vecchia numerazione) di Mesu ‘e Montes, nella Tomba Maggiore-S’Adde ‘e Asile, nella Tomba III di Noeddale e nella Domus di Su Montiju ‘e sa Femina, Su Littu. Nei casi citati la rappresentazione non è associa-

Fig. 17. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Clessidre: particolare della «falsa porta».

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ta a motivi corniformi o altri simboli. Nella Tomba delle Clessidre-S’Adde ‘e Asile, lo specchio ribassato è chiuso da una doppia cornice in negativo: ai lati sembra intravedersi una lesena. È in pessimo stato in quanto la superficie dello specchio e i lati sono coperti da concrezioni e muffe. Anche in questo caso, comunque, non sembra vi fossero scolpiti motivi simbolici. La falsa porta che si staglia nella parete di fondo della Tomba I di Mesu ‘e Montes presenta specchio ribassato trapezoidale, in quanto si allarga alla base, ed è delimitata da stipiti e architrave; alla base è scolpito un gradino, appena rilevato. Ben diverso il caso della Tomba II di Mesu ‘e Montes ove la falsa porta è delimitata da stipiti piatti che in alto si fondono con due ampie corna ad ala sovrapposte; all’interno dello specchio ribassato sono scolpiti un architrave ed una soglia sotto la quale è stato risparmiato nella roccia un gradino, rilevato rispetto al piano pavimentale. Al centro si osserva una fila di chevrons. Ai lati si rileva la presenza di due motivo spiraliformi. L’arte e la religione Nell’ambito della simbologia che caratterizza le domus de janas si coglie un aspetto che è stato ampiamente amplificato nella disamina delle decorazioni architettoniche, ovvero la necessità, da parte di queste comunità, di stabilire un rapporto tra la vita terrena e quella ultraterrena. In tale contesto ideologico, i segni figurativi si interpretano quale manifestazione magico-religiosa e se da un lato appaiono propiziatori, dall’altro rivestono indubbiamente una funzione apotropaica, aspetto sottolineato anche da elementi del corredo funerario quale è il caso dell’accettina-amuleto in steatite verde rinvenuta nello scavo del dromos di Littos Longos, oggetto al quale si attribuisce comunemente questa valenza. Le decorazioni degli ipogei sovente sono scolpite a bassorilievo ma non mancano incisioni, nelle diverse tecniche. Talvolta si riscontra, associate a queste, l’uso della pittura per lo più in ocra rossa.

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I motivi corniformi Sono numerosissime le rappresentazioni di figure stilizzate di protomi o corna bovine rilevate negli ipogei del territorio, rappresentate stilisticamente con una notevole varietà di tipologie. Si conoscono esempi nei quali la protome è completa dei suoi attributi realistici ovvero corna, orecchie, testa (Tomba Maggiore-S’Adde ‘e Asile), con testa semicircolare e corna abbassate, sprovvista di orecchie (Tomba II-Mesu ‘e Montes ), ma sono ancora più numerosi gli esempi nei quali si assiste ad una riduzione graduale degli elementi realistici fino alla loro sparizione o trasformazione. Sovente il motivo corniforme è iterato: il caso più eclatante è documentato nella Tomba Maggiore ove si rileva un’eccezionale concentrazione di corniformi doppi, tripli o quadrupli: nella parete

Fig. 18. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: motivi corniformi affiancati nell’anticella.

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anteriore dell’anticella si osservano tre corna falcate sovrapposte, unite tra loro da un breve listello; in quella di fondo, a lato dell’ingresso alla cella, si hanno a sinistra quattro protomi fuse tra loro come nel caso sopra descritto, mentre a destra sono due grandi protomi a corna lunate, affiancate. Atri corniformi, come vedremo, ornano la cella maggiore e altri ambienti della Tomba. Di estremo interesse anche il caso documentato nella Tomba di Littos Longos ove si osservano quattro corna sovrapposte nel padiglione, tre nell’anticella, due in una cella secondaria secondo un ordine decrescente dall’esterno verso l’interno, tutte in stile retto-ortogonale. La ripetizione del simbolo tende evidentemente a rafforzarne il valore, motivo per il quale all’interno della stessa tomba o addirittura della stessa cella, si riscontrano numerose rappresentazioni.

Fig. 19. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: motivi corniformi realistici in una cella secondaria.

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Altri simboli Si conoscono, inoltre, vari esempi di associazione di motivi corniformi con motivi a doppia spirale benché il motivo spiraliforme sia attestato in un numero più ridotto di ipogei; fra gli altri si cita la Tomba II di Mesu ‘e Montes ove la «falsa porta» presenta una doppia spirale per lato, ed è sovrastata da due ampie corna a fascia. Sulla parete sinistra dell’anticella della Tomba delle Spirali di Noeddale, il motivo spiraliforme è sormontato da un doppio motivo corniforme. Si ritiene che un’altra spirale originariamente vi si affiancasse in quanto vi è stata praticata un’apertura che ha risparmiato delle corna simili a quelle accanto, pertanto si è supposto che la raffigurazione originariamente presentasse un doppio motivo spiraliforme sovrastato da duplice corniforme in copia Il motivo a doppia spirale è sormontato da doppie corna nell’ipogeo di Su Campu Mannu e da corniforme semplice nella Tomba IX

Fig. 20. Noeddale. Tomba delle Spirali: doppio corniforme sormonta un doppio motivo spiraliforme (lacuna nel lato destro).

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di Mesu ‘e Montes (VI della vecchia numerazione). Altri motivi simbolici sono costituiti da incisioni a zig zag, denti di lupo in rilievo, chevrons graffiti, motivi “a clessidra” etc. Anch’essi appartengono alla sfera magico-religiosa: l’uso di ocra rossa, che richiama il colore del sangue e della rigenerazione, rafforza spesso questi segni di consacrazione degli ipogei che dovevano servire a proteggere il sonno dei defunti. Nella Tomba II di Mesu ‘e Montes si hanno doppie corna a barca sormontate da una clessidra: questa decorazione conosciuta, in forma separata in altri ipogei, costituisce ad oggi un unicum. Si ritiene che il motivo “a clessidra” altro non sia che l’evoluzione stilistica delle figure antropomorfe incise su ben note ceramiche (TANDA 2000). Un’altra testimonianza rilevante è costituito dall’associazione di un doppio motivo corniforme a una rappresentazione antropomorfa scolpita nella parete destra dell’atrio della domus di Su Montiju ’e sa Femina-Su Littu.

Fig. 21. Mesu ‘e Montes. Tomba II: motivi decorativi nella parete ovest della cella.

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Non meno interessante è il caso delle pareti dell’anticella della Tomba delle Clessidre, interamente decorate con il caratteristico motivo geometrico a rilievo cui deve il nome. Cenni sui rituali funerari e sulla cultura materiale Gran parte degli ipogei hanno subito violazioni ab antiquo o recenti per cui una notevole percentuale è oramai privo del deposito archeologico. Si deve rilevare, inoltre, che sino a tempi non lontani le tombe più vaste e accessibili hanno subito manomissioni, che in taluni casi hanno portato all’abbattimento di pareti e all’innalzamento dei soffitti, funzionali all’adattamento degli ipogei a ricoveri per il bestiame (valga per tutti l’esempio della Tomba dell’Ovile-S’Adde ‘e Asile). Non mancano esempi di riutilizzo connessi alla canalizzazione di acque di filtraggio (Tomba VI di Mesu ‘e Montes, Tomba IV di Noeddale) o altro. Sono pochissime le domus de janas del territorio oggetto di scavi sistematici e, peraltro, non si è ancora a conoscenza di tutti i dati relativi a queste ricerche per cui si possiedono poche informazioni sui materiali rinvenuti e sui dati connessi al rituale funerario. Il lunghissimo arco di tempo nel quale sono stati utilizzati, che nella gran parte dei casi spazia dal Neolitico Recente all’età del Bronzo Antico, solo in rari casi, per quanto è noto, ha consentito che vi si conservassero reperti (sempre frammentari per i reiterati riutilizzi) riferibili alla Cultura di Ozieri, alla quale si ascrive generalmente l’escavazione delle tombe. È il caso della Tomba di Littos Longos che ha restituito materiali frammentari di Cultura Ozieri tanto nelle celle che nel dromos; sono pertinenti a ciotole emisferiche, pissidi, vasi a cestello o carenati, inornati o con decorazioni – bande spiraliformi a tratteggio, festoni e bande riempite a tratteggio, incisioni lineari lungo la carena e angolari – talvolta ravvivati da pasta bianca o rossa. Ripropongono forme ampiamente note nel repertorio ceramico di questa cultura. Di estremo interesse, inoltre, il rinvenimento nel dromos di tre c.d. «idoletti di tipo cicladico» («a traforo»), frammentari. Quello meglio conservato residua della testa, parte del busto e della

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spalla destra con breve tratto del braccio; si ipotizza che l’altezza complessiva si aggirasse sui 35-40 cm., dimensioni notevoli rispetto a quelle canoniche. Nel dromos sono stati rinvenuti anche due picchi da scavo in basalto, uno dei quali frammentario l’altro con punta smussata e tallone assottigliato per l’immanicatura: la consuetudine di abbandonare gli strumenti utilizzati per scavare le tombe nelle celle o nei dromoi è stata rilevata in diversi casi nell’Isola. Per l’industria litica si segnalano, inoltre, delle punte di freccia in selce e in ossidiana. Nel dromos è stata rinvenuta anche un’accettina-amuleto in steatite verde di forma trapezoidale, ed elementi ornamentali in conchiglia. La tomba fu utilizzata ancora: non vi sono stati rinvenuti reperti ceramici ascrivibili a culture dell’Eneolotico mentre vi si attestano frammenti ascrivibili alla cultura Bonnanaro, di età nuragica e tardo-romana. In superficie, nella Tomba delle Finestrelle, S’Adde ‘e Asile, sono stati rinvenuti due piccoli frammenti ceramici, uno decorato a bande tratteggiate e l’altro con traccia di decorazione a triangoli campiti di punti, che si inquadrano nella Cultura Ozieri. La Tomba II di Mesu ‘e Montes non ha invece restituito alcun frammento riferibile alla produzione vascolare di Cultura Ozieri, ambito al quale si ascrive l’escavazione dell’ipogeo e dei due ampliamenti. Gli interventi di ristrutturazione presupponevano, evidentemente, la rimozione del contesto materiale preesistente. Si è conservato, pertanto, solo qualche reperto relativo all’ultimo ampliamento, collocato fra «Ozieri finale» e «Filigosa-Abealzu iniziale» cui si aggiungono materiali relativi alle culture di Monte Claro e Bonnanaro. A quest’ultima fase segue un lunghissimo abbandono, sino all’epoca medioevale. Di eccezionale interesse, il rinvenimento nella Tomba a Trifoglio-S’Adde ‘e Asile, di elementi di cultura materiale relativi alla Cultura del Vaso Campaniforme, delle quale per quanto è noto è stata trovata traccia solo in un altro ipogeo (Tomba dei Teschi, S’Isterridolzu) nel corso del recupero di materiali a seguito di uno scavo clandestino, mentre nella tomba di S’Adde ‘e Asile i materiali sono stati rinvenuti in un lembo archeologico integro. Nel vano c, sotto un primo strato di pietre di piccole e medie dimensioni sono stati individuati resti ossei pertinenti ad almeno cinque individui,

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Fig. 22-23. Frammenti di «idolo» rinvenuto nella Tomba di Littos Longos.

sepolti in deposizione secondaria, accanto ad un corredo funerario di Cultura Bonnanaro. Lo strato poggiava direttamente su resti ossei e frammenti ceramici relativi a due bicchieri (forme tipiche della Cultura Campaniforme). Nel vano b il deposito archeologico appariva sconvolto e restituiva frammenti relativi a forme ceramiche inquadrabili nelle Culture Monte Claro, Campaniforme e Bon-

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Fig. 24. Vaso con ansa a gomito di Cultura Bonnanaro dalla Tomba della Casa, Noeddale.

nanaro mentre si conservavano solo reperti relativi a quest’ultima cultura nella cella maggiore (vano a). È pertanto evidente che l’ultima fase di utilizzo di questo ipogeo si colloca nel Bronzo Antico; non di meno vi è testimoniato lo stretto legame cronologico e culturale che intercorre tra la Cultura Campaniforme e quella Bonnanaro. Restituiva invece un contesto funerario totalmente ascrivibile al Bronzo Antico lo scavo archeologico effettuato nella Tomba della Casa di Noeddale, ove si rinvenne testimonianza di deposizioni primarie, in posizione rannicchiata sul fianco destro, in associazione a un corredo funerario di Cultura Bonnanaro. Totalmente diverso il contesto, sempre di Cultura Bonnanaro, restituito dalla Tomba dei Teschi di S’Isterridolzu che si riferisce a una testimonianza di deposizione secondaria collettiva. Uno dei crani rinvenuti nella tomba mostra nel contorno occipitale, tracce di strumenti, probabilmente litici, che si ipotizza venissero usati per la scarnificazione. Si connette, invece, a riti purificatori una grande quantità di cenere nella quale pare fossero contenuti i resti ossei relativi ad una cinquantina di individui. Lo studio dei crani ha altresì permesso di definire anche il quadro patologico degli individui

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che vi furono sepolti sui quali è stato rilevato il quadro della porosi iperostosica connesso sia con le anemie primitive (morbo di Cooley) che secondarie (malaria, alimentazione siderofenica); vi è stato individuato un caso di idrocefalo giovanile. Fra i materiali rinvenuti si cita un vasetto ovoide biansato con due bugnette (alt. cm. 10), un largo frammento di vaso tripode decorato da tre cordoni verticali (alt. cm. 15), un ciotolone carenato con grande ansa (alt. cm.11) e un frammento di bicchiere campaniforme decorato da due bande tratteggiate volte a sinistra alternate a tre bande lisce residue. Numerosi i frammenti di tegami.

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LE NECROPOLI
1. La necropoli di S’Adde ‘e Asile (Monte Corona ‘e Teula) Al km.5 della strada di Santa Maria di Cea, seguendo la segnaletica (la necropoli è espressamente indicata), imboccare a sinistra la strada di Su Littigheddu (700 m.) che si conclude presso la fonte di Piogosa: si svolta a destra e si prosegue per circa 200 m. lungo la strada di Sas Renas ove si imbocca a sinistra una strada sterrata (400 m.) al termine della quale si lascia il mezzo; si prosegue a piedi percorrendo un tratturo che si conclude presso l’antica strada di Sas Raininas che si inerpica sino all’accesso al sito. Tutto il percorso pedonale è ombreggiato da querce e lecci ed è particolarmente suggestivo. Dei sentieri delimitati da pietre tracciano l’itinerario della vista nel settore settentrionale (di proprietà comunale); un muro a secco lo divide dal settore meridionale (di proprietà privata). Il sito archeologico La necropoli si estende lungo le dolci pendici meridionali del Monte Corona ‘e Teula, area in parte boschiva (quercifere); consta, per quanto è noto, di 11 domus de janas cui si aggiungono due chiari tentativi di escavazione: si localizzano in bassi affioramenti calcarei, talora isolati talvolta raggruppati. L’ubicazione delle domus de janas è stata evidentemente determinata dalla geomorfologia del sito: sembra riconducibile essenzialmente a tale logica la distribuzione di questi ipogei in un’area di circa 10000 mq secondo un ordine apparentemente casuale. Vi si individuano almeno due raggruppamenti: uno, a pochi metri dal tratturo di Sas Raininas, nel quale si individuano a breve distanza l’una dall’altra, la Tomba delle Clessidre, la Tomba con Coppella, la Tomba delle Finestrelle, la Tomba Monocellulare e i due esemplari in
Fig. 25. Planimetria generale della necropoli di S’Adde ‘e Asile (elaborazione A. Garau).

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escavazione. Circa trecento metri a nord-est si localizzano, vicine, la Tomba Maggiore e la Tomba dell’Ovile. Le altre risultano isolate, a distanze che variano da 100 a 300 metri dai raggruppamenti citati. La tipologia degli ipogei è varia, tuttavia si può facilmente rilevare una generale tendenza all’articolazione degli impianti planimetrici, variati secondo schemi noti o quale frutto di ampliamenti successivi. Una sola tomba è monocellulare, le altre constano di più celle per arrivare via via all’imponente planimetria della Tomba Maggiore. Vi si localizzano, inoltre, due tombe del tipo “a prospetto architettonico”: la Tomba di Brunuzzu e la Tomba Corona ‘e Teula. La stele centinata che caratterizza queste tombe, è riprodotta sul fronte di roccia di ben 5 ipogei del territorio. Questo fenomeno, relativamente diffuso nel sassarese, trova spiegazione nella sopravvivenza della tradizione ipogeica, eccezionalmente radicata nella zona. Il monumento che meglio si conserva per quanto concerne questa tipologia è quello di Brunuzzu, presso la necropoli di S’Adde ‘e Asile: oltre all’esedra con stele centinata al centro, riproduce perfettamente il caratteristico tumulo superiore con i tre fori presso il fronte (utilizzati per infiggervi dei betilini). Storia degli studi e degli scavi Nota nella letteratura scientifica con il nome di S’Adde ‘e Asile o di Brunuzzu, la necropoli è stata segnalata per la prima volta nel 1969 da E. Contu che vi individuò 8 ipogei, dandone una brevissima notizia (CONTU 1969) e apponendovi immediatamente un vincolo. Qualche anno dopo i due ipogei del tipo “a prospetto architettonico”, ovvero la Tomba di Brunuzzu e la Tomba Corona ‘e Teula, furono catalogati da E. Castaldi (CASTALDI 1975). Intanto vari studiosi, a più riprese, si occuparono della maestosa “Tomba Maggiore”, della quale fu effettuato anche il rilievo grafico (CONTU 1974; TANDA 1977A; 1977B; 1984; 1985). A G. M. Demartis nel 1978, si deve una comunicazione sulla “Tomba delle Finestrelle” (DEMARTIS 1980; breve riassunto in DEMARTIS 1984). I primi ed unici scavi nel sito furono effettuati solo nel 1984, nel-

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l’ambito di una collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica di Sassari con l’Istituto d’Antichità e Arte dell’Università degli studi di Sassari, (dir. A. Moravetti): l’esplorazione scientifica interessò la “Tomba delle Clessidre”, la vicina “Tomba con Coppella” e la “Tomba a Trifoglio”, quest’ultima individuata e subito scavata proprio nel corso della campagna di scavi. Una breve notizia sui materiali rinvenuti nello scavo della “Tomba a Trifoglio” è stata data, recentemente, negli “abstract” del Convegno sulla Cultura del Vaso Campaniforme (MORAVETTI 1999). Dal 1994, ovvero sin dalla prima annualità del “Progetto per la Salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali del territorio di Ossi” il sito è stato oggetto di vari interventi: la ricognizione sistematica dell’area ha permesso l’individuazione di un altro ipogeo pluricellulare e di un’area di frammenti che parrebbe relativa all’abitato. Si è provveduto ad effettuare il rilievo grafico e fotografico delle tombe, nonché alla catalogazione di ogni singolo ipogeo; è stato inoltre ripristinato l’antico tratturo di Sas Rainanas che costituisce un suggestivo accesso al sito ed è stata stampata un breve guida (DERUDAS 1998). Nel corso del 2002-2003 si è provveduto ad apprestarvi la sentieristica funzionale alla visita e ad apporvi dei pannelli esplicativi. Nell’ambito di questi interventi si è provveduto alla rimozione dei massi staccatisi dal fronte di roccia nella quale è stata escavata la Tomba Maggiore (che avevano determinato l’abbattimento della parete d’ingresso). Nell’area antistante oramai si era depositata una enorme quantità di terreno umifero – in quanto vi erano cresciute due querce e un enorme cespuglio di pungitopo – determinavano un gravissimo degrado: l’intervento è stato effettuato mediante scavo stratigrafico dell’area escludendo l’interno dell’ipogeo. Il sito era ancora inedito nel suo complesso sino al 2000 (DERUDAS 2000) benché, come si accennava, i particolari architettonici e decorativi sui singoli ipogei siano sovente citati per confronto.

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ITINERARIO
Tomba delle Clessidre Ubicata circa 30 metri a est dell’ingresso alla necropoli, a mezza costa del pendio meridionale del Monte Corona ‘e Teula, in un basso bancone calcareo. È un ipogeo pluricellulare con ingresso orientato a sud-sud/est, costituito da un dromos provvisto di invito, cui segue un’anticella, ove si sviluppano lateralmente 2 vani, e quindi un vasto vano centrale nel quale si apre, a sinistra, una cella sopraelevata e a destra l’ingresso all’ala orientale del sepolcro, che consta di 5 ambienti. Il dromos, lungo m. 3.5, tende progressivamente ad allargarsi (m. 0.12-0.90) e ad alzarsi (m. 0.06-0.70) verso l’ingresso dove confluiFig. 26. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Clessidre: motivo decorativo “a clessidra” nell’anticella.

Fig. 27. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Clessidre: vano sopraelevato nel lato sinistro della cella.

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sce in un breve invito a pianta e sezione rettangolare ove si apre un portello, con rincasso apprezzabile solo nel lato destro, di luce quadrangolare. L’anticella, di pianta circolare, con una coppella al centro del pavimento, presenta nelle pareti cornici inquadranti pannelli ribassati, decorati con motivo geometrico iterato (da cui il nome della tomba) notevolmente deteriorato da concrezioni e muffe; il soffitto è piano con angoli e spigoli ben definiti. Nella parete a sinistra dell’ingresso si aprono 2 vani che si sviluppano lungo l’asse trasversale. Vi si accede tramite un portello quadrangolare con soglia rialzata (m. 0.15) in coincidenza dello zoccolo dell’anticella; presenta stipiti inquadrati da rincasso a profilo angolare. La prima cella presenta pianta quadrangolare, pareti lisce, soffitto piano inclinato verso l’anticella; nella parete di fondo, spostato a sinistra rispetto all’asse, è un portello sopraelevato (m. 0.52) inquadrato da cornice su tre lati che immette in un basso ambiente di pianta

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Fig. 28. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Clessidre: motivo decorativo “a clessidra” nell’anticella che inquadra l’ingresso ai vani secondari del settore laterale sinistro.

semicircolare con angoli arrotondati, soffitto piano. Nel lato di fondo dell’anticella, un portello di luce quadrangolare immette nella cella principale, disposta in senso trasversale rispetto all’asse dell’ipogeo, nel classico sistema “a T”: è questo l’ambiente più vasto e distinto del sepolcro. Di pianta rettangolare, presenta nelle pareti decorazioni di gusto architettonico con cornici inquadranti pannelli ribassati, poco apprezzabili per il deterioramento della tenera roccia calcarea. Il pavimento è a un livello nettamente inferiore (- m. 0.36) rispetto all’anticella: un basso gradino rettangolare con angoli arrotondati ovviava al dislivello sotto il portello. Il soffitto è piano. Al centro del vano sono 2 pilastri: di sezione quadrangolare a sinistra, rettangolare e ben più sottile a destra. Quest’ultimo, nella parete rivolta verso l’anticella è ornato da 3 protomi taurine sovrastanti. Nella parete di fondo, in posizione centrale, è una falsa porta con

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doppia cornice in negativo: lo specchio presenta superfici estremamente deteriorate, ai lati sembra intravedersi una lesena. Nella parte posteriore del lato sinistro di questo ambiente si apre un vano sopraelevato, con ampia imboccatura rettangolare, di pianta ovale con pareti aggettanti verso il soffitto, piano. Sullo stesso asse, a destra, un portello di luce quadrangolare, con angoli arrotondati, immette nell’ala orientale dell’ipogeo ove si susseguono un vano rettangolare, disposto trasversalmente, sul quale si apre sul lato sinistro un ambiente circolare; un vano di dimensioni maggiori si apre sulla parte destra della parete di fondo: presenta pianta subrettangolare con parete di fondo curvilinea, e soffitto lievamente inclinato verso l’ingresso. Sul lato destro di questo ambiente è un piccolissimo disimpegno di pianta subcircolare che introduce in un vano subquadrangolare attiguo, non comunicante, alla cella maggiore. In questa ala le pareti presentano superfici molte deteriorate, inoltre il vano di fondo sull’asse trasversale presenta una larga apertura determinata dal cedimento della parete posteriore per la quale comunica con l’esterno. Si può supporre che a un iniziale impianto planimetrico “a T” (con 2 celle a lato del vano centrale) si siano aggiunti in un secondo momento gli altri vani dell’ala orientale, più rozzi. I 2 vani laterali anteriori, se successivi, sono comunque contemporanei all’esecuzione dell’apparato decorativo dell’anticella che ne tiene conto. Tomba con Coppella Ubicata circa 35 metri a est della Tomba delle Clessidre, in uno spuntone calcareo con fronte a sud. L’ipogeo consta di tre vani disposti lungo l’asse longitudinale; un quarto ambiente presenta sviluppo obliquo alla terza cella. Il portello presenta luce rettangolare, decentrata rispetto alla cornice. L’anticella, di pianta quadrangolare con angoli arrotondati, presenta al centro una coppella (diametro m. 0,13). Per uno slittamento della parte anteriore della roccia le pareti sono interessate da notevoli fenditure.

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Fig. 29. S’Adde ‘e Asile. Tomba con Coppella: l’ingresso.

Coassiale all’ingresso è l’accesso alla cella il cui portello, a causa dei problemi statici menzionati, si conserva solo nella parte inferiore che risulta lievemente sopraelevata rispetto all’anticella. La cella presenta pianta rettangolare con angoli arrotondati; anche questo ambiente presenta nelle pareti e nel soffitto fratture e ampi tratti ricoperti da muffa e muschio dovute a infiltrazioni. Nella parete di fondo, spostato a destra, in asse con l’ingresso, è un portello sopraelevato fornito di rincasso, apprezzabile solo nel lato destro e nell’architrave, di luce rettangolare. Allo stesso livello della soglia si sviluppa un piccolo vano di forma quasi circolare con pareti aggettanti verso il soffitto, concavo, che assolve evidentemente solo a funzioni di passaggio. Sulla parete destra è un portello quadrangolare privo di architrave, in quanto gli stipiti si concludono a contatto con il soffitto, e di soglia. Vi si apre un vano di forma ovale; nel piano pavimentale, a metà del vano, è un setto appena rilevato. Il soffitto è attraversato da una grossa spaccatura che interessa anche tutto il lato sinistro del vano.

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Fig. 30. S’Adde ‘e Asile. Parete calcarea nella quale sono state scavate la Tomba dell’Ovile (in basso) e la Tomba Maggiore.

Fig. 31. S’Adde ‘e Asile. Tomba dell’Ovile: planimetria e sezione.

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Tomba dell’Ovile Ubicata al centro di un alto bancone calcareo, circa 20 metri a sud della Tomba Maggiore, è facilmente identificabile per le enormi dimensioni dell’accesso dovute all’abbattimento della parete anteriore. Lo schema planimetrico è rilevabile solo in parte in quanto nel settore occidentale dell’ipogeo le pareti sono state abbattute e i piani pavimentali abbassati per renderla funzionale al ricovero del bestiame per il quale era utilizzata sino a tempi recentissimi. Attualmente vi si accede tramite 8 gradini scavati nella roccia che conducono ad un vano rettangolare delimitato da muri a secco per costituivi un recinto; sul lato sinistro, si apre un ambiente rettangolare il cui ingresso è occluso da pietrame. Coassiale all’ingresso è un enorme ambiente, sempre di pianta rettangolare, (m. 8x3.50) nel quale è stato abbassato il piano pavimentale (attualmente 3 metri di altezza) e del quale, fortunatamente, sono stati risparmiati i soffitti. Infatti, prima della manomissione, nel vasto vano dovevano articolarsi almeno due ambienti disposti lungo l’asse longitudinale, ambedue con soffitto a doppia falda, su piani obliqui, con trave di colmo trasversale rispetto al vano dei quali residua traccia dei travetti laterali. Sullo stesso asse dell’ingresso, è una cella sopraelevata (m.0.30) di pianta semicircolare con pareti aggettanti verso il soffitto piano; nella parete di fondo è una piccola nicchia; sul lato sinistro si apre un’altra cella subtrapezoidale. Sul lato sinistro del vasto ambiente (a circa un metro dall’attuale piano pavimentale) si individuano altri vani che, benché manomessi, appaiono meglio conservati e si sviluppano parallelamente alla parete. Nel settore anteriore si osservano tre ambienti: due celle sono caratterizzate da pareti aggettanti e soffitti piani. Nella parte posteriore si articolano altri tre vani, sopraelevati (m. 1,30) gli unici integri dell’intero ipogeo. Il primo vano, subquadrangolare, presenta pareti aggettanti verso il soffitto piano; nel lato di fondo si apre un portello a luce quadrangolare con angoli arrotondati, che immette nel secondo vano, di pianta ovale; il terzo si apre sul lato sinistro del primo ambiente, di pianta subcircolare e pareti appena aggettanti verso il soffitto convesso.

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Tomba Maggiore Ubicata su un basso bancone calcareo soprastante la parete nella quale è stata scavata la Tomba dell’Ovile. L’ipogeo, a proiezione longitudinale, deve la sua denominazione all’imponente sviluppo planimetrico: consta di ben 21 ambienti, frutto di diversi interventi di ampliamento. Vi sono stati distinti quattro nuclei (TANDA 1985): Centrale: costituito dall’anticella e da una grande cella, coassiali. I laterale destro: aperto sull’anticella, con tre vani quadrangolari in successione sullo stesso asse. II laterale destro: si apre sulla grande cella e consta di 10 ambienti di varia forma e dimensione con banconi e vani sopraelevati, gradini,

Fig. 32. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: motivi corniformi realistici.

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Fig. 33. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: la cella.

nicchie e setti divisori. Laterale sinistro: anch’esso si apre sulla cella principale e consta di 4 celle secondarie. L’ingresso all’ipogeo è orientato a sud-est: l’anticella, parzialmente interrata, manca della parete anteriore ove si apriva il portello che si conserva solo alla base. L’ambiente presenta pianta rettangolare, con soffitto orizzontale nel quale si rileva la rappresentazione di un tetto a doppio spiovente ove il trave di colmo e i travetti sono realizzati a rilievo piatto. Sul lato destro della parete anteriore di questo ambiente si

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Fig. 34. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: ambienti secondari rilevati.

osserva un triplo corniforme costituito da tre corna falcate unite tra loro da un breve listello verticale. Nella parete laterale, a destra, si apre un portello a luce rettangolare con doppi rincassi e cornice rilevata: immette nei tre ambienti secondari intercomunicanti, tutti di pianta quadrangolare, per buona parte interrati. Nella parete di fondo dell’anticella si apre un portello trapezoidale con rincasso e cornice, fiancheggiato a sinistra da quattro corniformi uniti da listello mentre due protomi a corna lunate ne occupano il lato destro.

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Fig. 35. S’Adde ‘e Asile. Tomba Maggiore: planimetria e sezione (rielaborazione di G. Buffoni da TANDA 1985).

Immette nella cella maggiore, di pianta rettangolare con angoli arrotondati, nella quale si ripete nel soffitto la rappresentazione del doppio spiovente su piano orizzontale, come nell’anticella. Un solo pilastro, decentrato sorregge idealmente la trabeazione: è decorato su tre facce da coppi di protomi a corna lunate, sovrapposte. Ai lati del portello d’accesso alla cella si osservano due coppie di protomi a corna lunate (quelle superiori del lato destro sono munite anche di orecchie appuntite). Nella parete laterale destra si apre un portello rincassato e incornicato mentre in quella di fondo si osserva una falsa porta, decentrata. Nella parete laterale sinistra si apre un portello, fiancheggiato da due copie di protomi. Il portello immette in un ambiente sub trapezoidale, allungato – sul quale si apre, decentrato nella parete di fondo, un vano in crollo, pres-

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soché distrutto, coperto da terra e pietrame – collegato nella parete anteriore ad altri due vani. Dal portello che apre sulla parete destra della cella si accede a un ambiente di pianta rettangolare, che restituisce su due pareti motivi corniformi, e quindi a un vero e proprio labirinto di celle intercomunicanti, con planimetrie varie, gradini, setti rilevati, nicchie ecc. Osservando lo schema planimetrico non è difficile desumere che i tempi d’attuazione dei vari nuclei differiscono: le tracce di questo processo di ristrutturazione si osservano in primo luogo nella cella maggiore ove si ritiene che la falsa porta sia decentrata in quanto relativa inizialmente a un vano di minori dimensioni, ampliato risparmiando il pilastro. Si riconosce dunque quale nucleo più antico quello centrale; successivamente l’ipogeo sarebbe stato ampliato e articolato lungo linee oblique, rispetto all’antico asse longitudinale, nel lato orientale, mentre il nucleo occidentale sembrava svilupparsi per libera aggregazione. Tomba di Brunuzzu Ubicata 200 metri a sud della Tomba dell’Ovile, in un basso bancone calcareo, si inquadra nel tipo “a prospetto architettonico”. Il prospetto, con fronte arcuato, doveva raggiungere un’ampiezza di m. 9,50. La porta stele (alt. m. 2,60) con il consueto motivo architettonico diviso in due riquadri, presenta lunetta con rincasso e riquadro inferiore rettangolare, ora notevolmente ampliato, divisi da una fascia a rilievo. Nella parte soprastante il bancone roccioso si osserva l’esedra superiore (corda m. 9). Il tumulo, ben conservato, presenta ampiezza decrescente dal prospetto verso l’esedra. L’interno consta di un breve corridoio, ora ampliato, che immette in un grande vano rettangolare, con angoli arrotondati: presenta pareti aggettanti e soffitto piano. Su questo ambienti si aprono, sopraelevate (a m. 0,65-0,70) due nicchie a pianta semicircolare sul lato sinistro, e una sul lato destro; tutte presentano pareti fortemente aggettanti verso il soffitto. Le superfici dell’ipogeo appaiono molto deteriorate e invase da muffe, il piano pavimentale è occluso da terra.

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Fig. 36. S’Adde ‘e Asile. Tomba di Brunuzzu: prospetto e tumulo.

Fig. 37. S’Adde ‘e Asile. Tomba di Brunuzzu: planimetria e sezione.

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Tomba Monocellulare Ubicata a mezza costa del pendio meridionale del Monte Corona ‘e Teula, in un basso bancone calcareo situato 50 metri a sud-est della “Tomba delle Finestrelle”. Un breve padiglione con soffitto arcuato, meglio conservato sul lato destro, precede il portello di luce quadrangolare, provvisto di cornice, stipiti e architrave. La cella presenta pianta semicircolare con pareti aggetanti verso il soffitto piano. Il soffitto e l’invito sono anneriti dal fumo; il piano pavimentale è occluso da terra.

Fig. 38. S’Adde ‘e Asile. Tomba monocellulare: padiglione e portello. Fig. 39. S’Adde ‘e Asile. Tomba monocellulare: planimetria e sezione.

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Tomba delle Finestrelle Sorge circa 20 metri a sud-est della Tomba delle Clessidre, in un basso bancone calcareo, nei cui pressi è un pilone ENEL. È un vasto ipogeo a proiezione longitudinale con pianta base a “T”: consta di 8 vani, con 6 celle secondarie disposte 3 per lato della cella maggiore. Vi si accede attraverso un portello rettangolare, preceduto da un breve padiglione a pianta rettangolare pressochè distrutto, che immette in un anticella a pianta subcircolare. Questa presenta nel piano pavimentale una bassa banchina che corre lungo le pareti. In quella anteriore il portello, con cornice in rilievo, è inquadrato fra due quadrangoli ribassati terminanti in due lesene. Lo stesso motivo si ripete nelle pareti laterali, simili: al centro del pannello ribassato è inciso, un singolare schema definito “a trilite” su un lato e “a trilite architravato” sull’altro, interpretato come rappresentazione di una finestra o simbolo di falsa porta (DEMARTIS 1980, pp.170-171). Il soffitto, a forma di spicchio sferico, presenta lungo tutto il perimetro una fascia in rilievo con tracce di pittura rossa. Coassiale all’ingresso è il portello d’accesso alla cella maggiore, munito di rincasso e cornice, è sovrastato da duplici corna “a barca”; ai lati si osservano pannelli quadrangolari ribassati, inquadrati da cornice, con angoli ben marcati. La cella, di pianta quadrangolare, presenta soffitto in pendenza verso l’esterno: i motivi decorativi di gusto architettonico rilevabili nelle pareti dell’anticella, in questo ambiente risultano appena leggibili in quanto risultano totalmente coperti da uno spesso strato di muffe e concrezioni.. Sulla parete sinistra si apre il portello d’ingresso a tre celle secondarie, simmetrico a quello sulla parete destra ove si aprono gli altri ambienti. I 6 vani secondari sono in realtà concamerazioni di pianta subcircolare con soffitti concavi e pareti ad andamento curvilineo, mostrano superfici rozzamente lavorate. Per quanto riguarda la cronologia si ipotizzano due fasi di realizzazione riferendo a un secondo momento lo scavo delle rozze concamerazioni: ambedue le fasi si ascrivono a diversi momenti di Cultura Ozieri.

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Fig. 40. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Finestrelle: sequenza di portelli visti dalla cella.

Fig. 41. S’Adde ‘e Asile. Tomba delle Finestrelle: planimetria e sezioni (da DEMARTIS 1980).

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Tomba a Trifoglio Ubicata nell’estremo limite meridionale dell’area funeraria, circa 300 m. a sud/sud-ovest del raggruppamento ove sorge la Tomba delle Clessidre. Consta di un vano ovale sul cui lato di fondo si aprono due cellette attigue. La parete anteriore e il soffitto del vano sono crollati; sulla parete di fondo, si aprono due portelli a luce quadrangolare, muniti di rincasso, separati da una lesena che si conclude con un abaco. Ambedue i portelli sono sormontati da un doppio corniforme. Il vano a destra presenta piante circolare con pareti a profilo curvilineo aggettanti sul soffitto piano, che presenta ampi cedimenti. Stesse caratteristiche presenta il vano attiguo, di minori dimensioni.

Fig. 42. S’Adde ‘e Asile. Tomba a Trifoglio: vano e portelli.

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Tomba Corona ‘e Teula Ubicata in un basso bancone calcareo con fronte a sud, a circa 200 m. a N/N-E dal nuraghe Brunuzzu. Si inquadra nel tipo “a prospetto architettonico” ma presenta planimetria articolata rispetto a quello di Brunuzzu. Consta di un vano ove, sul lato sinistro, si apre un secondo ambiente sopraelevato: nella parete laterale destra si apre un altro vano il cui accesso è occluso da materiale in crollo. La facciata è particolarmente deteriorata per fenomeni di erosione (lungh. m. 6): il motivo della porta stele è appena leggibile e manca della parte soprastante. L’ingresso, decentrato rispetto al fronte di roccia, è sopraelevato rispetto al piano di campagna (m. 1), ed preceduto da un breve corridoio; la parte inferiore della stele è stata manomessa e si può solo intuire la presenza della fascia che la divide dalla lunetta, incompleta nella parte superiore. Nella parte canonicamente riservata al tumulo si nota una conca-

Fig. 43. S’Adde ‘e Asile. Tomba di Corona ‘e Teula: planimetria e sezione.

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vità (lungh. m. 4; largh. m.1) sottolineata da due tagli nella roccia: in prossimità della facciata si individuano i consueti tre incavi. La cella presenta pianta subtrapezoidale che si allarga verso il fondo; il piano pavimentale è occluso da terra e pietrame. Le pareti, lisce, aggettano verso il soffitto irregolarmente piano. Sulla parete sinistra è un piano sopraelevato (0.35 m.), arcuato in alto, di pianta semicircolare. Sul lato destro, attiguo alle pareti di fondo, è un’apertura, ora in crollo, che doveva immettere in un altro vano, inagibile. Sul lato sinistro manca parte della roccia ciò che espone l’ipogeo agli agenti esogeni. 2. La necropoli di Noeddale Dal centro urbano di Ossi, seguendo la segnaletica che indica “necropoli prenuragiche”, si imbocca la strada di Santa Maria di Cea (in direzione Florinas): al km. 0.800, lasciare il mezzo e proseguire a destra per circa 300 metri; superata la fonte di Noeddale continuare per circa 200 metri sino all’area recintata ove si localizza il sito. Il sito archeologico La ben nota necropoli di Noeddale si localizza presso il margine occidentale di una sella che degrada con notevole dislivello a ovest, sulla vallata di Sae. È costituita almeno da sei ipogei, tre dei quali scavati su un tavolato calcareo lievemente inclinato, uno su una bassa parete sottostante, e altri due su un fronte di roccia. Nelle pareti calcaree a sud-ovest sono ubicati altri ipogei totalmente trasformati in funzione di riutilizzo. L’area funeraria attualmente recintata si estende sulla roccia calcarea affiorante in lieve pendenza a ovest che, con breve dislivello, si affaccia sulla sottostante strada. Giungendovi dalla fonte di Noeddale, circa 80 metri prima dell’area recintata, vi si localizza la Tomba V, ben riconoscibile in quanto nel fronte di roccia sovrastante l’ingresso si osserva una duplice scanalatura angolare. Proseguendo, a circa 40 metri in direzione sud, si affaccia

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sulla strada la Tomba IV, manomessa per raccogliere l’acqua di filtraggio (motivo per il quale alla base è stata scavata nella roccia una vasca). Presso il nuovo accesso all’area recintata, è ubicata la Tomba III, scavata nel basso dislivello fra la strada e la soprastante area funeraria giunti alla quale si possono visitare le due tombe, pluricellulari, che hanno reso famosa la necropoli ovvero la celeberrima Tomba della Casa e la Tomba delle Spirali. Ambedue sono precedute da brevi dromoi per adattarsi alla morfologia del sito d’impianto. Storia degli studi e degli scavi La necropoli è nota nella letteratura archeologica da oltre un quarantennio in seguito a una breve comunicazione data da G. Chelo sulla Tomba della Casa (CHELO 1952-54). L’ipogeo fu interessato da esplorazioni scientifiche nel 1955 e nel 1957 ad opera dello studioso, in ambienti purtroppo violati ab antiquo. Negli anni successivi, vari studiosi, a più riprese si occuparono ancora di questo sepolcro, in virtù del notevole contributo che i diversi elementi decorativi apportarono per la conoscenza dell’architettura domestica prenuragica (CONTU 1966, LILLIU 1963; LILLIU 1980; TANDA 1977; TANDA 1984, per citarne alcuni). In particolare, nel 1984 G. Tanda (TANDA 1984) restituì una descrizione complessiva della necropoli con particolare riferimento alla Tomba della Casa e alla Tomba delle Spirali (che denominò Tomba III) e un breve cenno alle Tombe IV e V. Una nuova campagna di scavi nella necropoli si ebbe solo nel 1986 (dir. A. Moravetti) ed interessò la Tomba III (della successiva numerazione): nello stesso anno fu effettuata una parziale esplorazione scientifica nel residuo riempimento della Tomba delle Spirali, peraltro già violato. Si deve segnalare, inoltre, un intervento della Soprintendenza Archeologica (DEMARTIS, LO SCHIAVO 1990), nel corso del quale è stata effettuata la ripulitura delle superfici degli ipogei, invase da muffe e concrezioni: nell’occasione vi fu apprestata la recinzione. Come per gli altri siti, dal 1994 vi sono stati compiuti ciclicamente lavori di ripulitura; è stato inoltre effettuato il rilievo grafico (della

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Tomba della Casa, in svariate pubblicazioni, continuava ad essere restituito un vecchio “schizzo misurato”) e fotografico nonché la catalogazione. Nel corso dei lavori del 1998, infine, è stato sistemato definitivamente l’accesso. Tomba della Casa La tomba è ubicata presso il limite meridionale dell’area recintata. Consta di 11 vani disposti in uno schema planimetrico non regolare, esito di interventi di ampliamento. Un dromos di pianta rettangolare, orientato sud/sud-est con altezza crescente verso l’ingresso, immette nell’anticella, di pianta trapezoidale, della quale mancano buona parte delle pareti e del soffitto:

Fig. 44. Noeddale. Tomba della Casa: la cella. Fig. 45. Noeddale. Tomba della Casa: particolare di un ingresso con pedarola nella “stanza dell’alcova”.

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Fig. 46. Noeddale. Tomba della Casa: planimetria e sezione.

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Fig. 47. Noeddale. Tomba della Casa: assonometria (dis. Gian Mario Buffoni).

tuttavia a un’attenta osservazione si è potuta rilevare traccia di tre travetti nel tratto sud/sud-est ciò che ha lasciato ipotizzare che, come nel vano successivo, vi fosse scolpito un soffitto a schema di capanna a doppio spiovente. Coassiale all’ingresso è l’accesso, manomesso, alla cella principale di pianta rettangolare: nel soffitto, lungo l’asse trasversale, è risparmiato un trave a sezione circolare dal quale si dipartono 9 travetti che poggiano su due travi paralleli a quello centrale che idealmente poggiano su lesene angolari. Di notevole interesse il motivo scalifome

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scolpito nei lati brevi della cella. La decorazione architettonica è completata dalla zoccolatura risparmiata alla base delle pareti. Sui lati brevi e in quello di fondo di questo ambiente, sono gli accessi ad altri tre vani: a destra, un portello di luce rettangolare, sopraelevato rispetto alla cella (m. 0,35), introduce in un ambiente di pianta rettangolare con pareti e soffitto piano, la cui parete laterale destra presenta un semipilastro mentre in quella di fondo si aprono due portelli che introducono in una “alcova”. Nella parete di fondo della cella principale si apre l’ingresso a una cella di pianta semicircolare che riproduce un soffitto a semiscudo e travetti a raggiera. Coassiale all’ingresso è una nicchietta sopraelevata con volta a forno che sembrerebbe costituire un vano non finito. Sul lato sinistro della cella principale si apre, inoltre, un portello quadrangolare che immette in un vano di pianta rettangolare e copertura piana. Da qui un portello, decentrato, introduce nella cosiddetta “stanza dell’alcova”: si tratta di una cella di pianta subrettangolare, caratterizzata dalla presenza, sul lato destro, di tre ingressi sopraelevati (circa un metro), di luce rettangolare, delimitati da tre pilastri a sezione quadrangolare, che immettono in una “alcova” di dimensioni maggiori rispetto all’altra; per superare il dislivello con il piano pavimentale, sotto ogni apertura è stata risparmiata nella roccia una pedarola. Sulla parete della “stanza dell’alcova” si rileva la presenza di un bancone roccioso riadattato a mangiatoia mentre in quella laterale sinistra una grande apertura introduce in un ambiente rettangolare nel cui pavimento, originariamente sopraelevato, è stato scavato in tempi recenti un corridoio comunicante con l’esterno attraverso un’imboccatura dovuta a manomissione. Tomba delle Spirali Scavata in un affioramento calcareo, 10 m. a NE della “Tomba della Casa”, consta di un dromos e di sei vani disposti secondo uno schema “a T variato”. Il dromos, che presenta pareti crescenti verso l’ingresso, precede il portello sezionato al livello superiore degli stipiti in quanto l’intero soffitto dell’anticella è crollato. Questa, presenta pianta subquadrangola-

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Fig. 48. Noeddale. Tomba delle Spirali: motivo spiraliforme sormontato da doppio corniforme.

Fig. 49. Noeddale. Tomba delle Spirali: pilastro su setto rilevato nella cella.

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Fig. 50. Noeddale. Tomba delle Spirali: planimetria e sezioni.

re: nella parete laterale sinistra si osservano superiormente due coppia di corna scolpite a rilievo convesso, di stile curvilineo (tipo B,II,1 Tanda 1985) che sovrastano un motivo spiraliforme che si suppone fosse doppio, andato perduto per una manomissione nella parete. Coassiale all’ingresso è un portello che immette in una vasta cella di pianta rettangolare coperta da soffitto piano, in pendenza verso l’ingresso: al centro del vano sono due pilastri a sezione rettangolare. Il pilastro a destra si impianta su un setto rilevato che delimita un ambiente rettangolare con pareti e soffitto piano, sul quale si apre una larga imboccatura relativa a un vano di pianta quadrangolare, con pavimento in pendenza verso l’ingresso; pareti e soffitto, piani, presentano angoli arrotondati. Sulla parete anteriore della cella principale, a destra dell’ingresso,

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è una nicchia o verosimilmente un vano in escavazione con parete di fondo a profilo curvilineo, convergente verso il soffitto; a sinistra, si affaccia un piccolo vano quadrangolare che presenta piano pavimentale sconnesso e soffitto inclinato: ambedue parrebbero relativi ad un intervento successivo ciò che troverebbe conferma, oltre che nella asimmetria che turba l’originario schema, nella rozza fattura che contrasta con quella degli altri ambienti. Infine, sulla parete laterale sinistra si apre un portello, ornato di doppia cornice, che immette in un vano rettangolare, anch’esso con decorazioni di gusto architettonico, infatti nella parte residua del soffitto (crollato nella metà sinistra.) si distingue appena per il degrado delle superfici, la rappresentazione di un trave longitudinale e 3-4 travetti; in asse con il portello è una falsa porta. Tomba III L’ipogeo è scavato nel basso fronte del bancone roccioso ove sorgono le più imponenti tombe della necropoli, a fianco della scalinata d’accesso. L’ipogeo è stato reso inagibile, occludendone l’ingresso, per gravi problemi statici dovuti allo slittamento in avanti del settore anteriore del soffitto, spaccatosi e ora pericolosamente in bilico. È in cattivo stato di conservazione per il crollo di una parte del settore anteriore che ha sezionato ben tre vani, ora a cielo aperto. Consta di un breve invito cui segue un’anticella, quindi un ampio ambiente ove, a sviluppo centripeto, si aprono 6 vani sopraelevati (m. 0,20-0,35). Appena leggibile, nel lato destro, l’invito. L’anticella, della quale è crollata la parete d’ingresso, presenta pianta rettangolare: coassiale è un portello, a luce subrettangolare (con soglia ben definita, mentre gli stipiti e l’architrave sono completamente erosi), che immette nell’ampio vano principale. Questo presenta pianta subrettangolare, superfici delle pareti particolarmente deteriorate e attraversate da larghe fenditure: circa metà del soffitto è slittato in avanti. Nella parete di fondo, coassiale all’ingresso, è una falsa porta, con specchio ribassato, che per quanto è possibile rilevare appare priva di motivi decorativi. Sul lato anteriore, a destra dell’ingresso, è l’accesso a un vano,

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Fig. 51. Noeddale. Tomba III: la cella principale.

Fig. 52. Noeddale. Tomba III: planimetria e sezione.

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manomesso, di pianta subrettangolare con pareti lievemente aggettanti verso il soffitto piano, inclinato verso la parete anteriore. Nella parete di fondo, a destra della falsa porta, è un vano sopraelevato (m. 0.20) con accesso manomesso. Altri 3 ingressi si aprono lungo la parete laterale sinistra: quello a fianco dell’ingresso e il successivo mancano della parete anteriore e parte del soffitto è crollato. Tomba IV di Noeddale L’ipogeo è ubicato in un basso costone roccioso con fronte a ovest, che si affaccia sul sentiero che dalla fonte di Noeddale conduce alla necropoli, 40 metri a nord dell’area recintata ove insistono le altre tombe. Pur essendo sopraelevato di 1,50 metri rispetto al piano di campagna, ha subito evidenti manomissioni funzionali alla raccolta dell’acqua di filtraggio per la quale è stata abbattuta la parete d’ingresso e quelle dei vani e sotto vi è stata escavata una vasca rettangolare ove converge, per caduta, l’acqua. Vi si accede, pertanto, attraverso una larga imboccatura. Attualmente consta di un grande vano rettangolare con piano pavimentale occluso da terra e pietrame; a destra, sopraelevato, è una piccolo cella della quale sono state abbattute le pareti, attiguo a un ambiente con dimensioni simili. Ambedue presentano pianta irregolare di gusto curvilineo. Sulla parete laterale sinistra si aprono due nicchie. Mentre il vano centrale è stato ampiamente riadattato, degli ambienti secondari, per quanto manomessi con l’abbattimento delle pareti, è possibile rilevare la struttura originale. Attualmente l’intera superficie delle pareti e dei soffitti è invasa da muffe e concrezioni. Tomba V di Noeddale L’ipogeo è scavato in un basso costone roccioso con fronte a ovest, che si affaccia sul sentiero che dalla fonte di Noeddale conduce alla necropoli, 80 metri a nord dell’area recintata ove insistono le altre

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tombe. Come la Tomba IV è stato ampiamente rimaneggiato. Attualmente vi si accede attraverso una larga apertura rettangolare: sul fronte della roccia è stata rilevata una canaletta angolare (TANDA 1984), ora non apprezzabile, che si ritiene servisse ad ovviare allo scolo delle acque piovane sull’ingresso, e che si interpreta quale rappresentazione schematica del tetto a doppio spiovente delle capanne dei vivi. Immette in un vasto ambiente rettangolare ove soffitto e pavimento sono stati manomessi: a sinistra, a circa m. 0,50 dall’ingresso, si apre un vano, sopraelevato rispetto all’attuale livello del piano pavimentale (m. 0,75), pressoché integro. 3. Tomba di Littos Longos La tomba è ubicata nella periferia settentrionale dell’abitato (quartiere di Littos Longos): vi si giunge agevolmente seguendo la segnaletica. Nei pressi si individuano altri ipogei non sono ancora fruibili. È stata oggetto di uno scavo archeologico nel 1985 (studio dell’architettura e dei materiali in MORAVETTI 1990). È costituita da un dromos (A-B) provvisto di padiglione cui segue una anticella (C), un vano centrale (D) di disimpegno dal quale si accede ad altre quattro celle due delle quali, in coppia, sullo stesso asse e intercomunicanti (E-F) mentre altre due si aprono isolate in altrettante pareti del vano (G-H). Il dromos presenta una parte scoperta ed un breve tratto “a padiglione” davanti all’ingresso della tomba che, per la presenza di significativi elementi architettonici e culturali, appare concepito come vano a sé stante: quattro corna inscritte, di tipo retto-ortogonale sono scolpite nello spessore roccioso che delimita l’ingresso al padiglione (tipo A, TANDA 1977). Le pareti laterali del padiglione, inoltre, sono decorate da una cornice in rilievo piatto, erosa, che ne delimita il perimetro formando due ampi pannelli quadrangolari; lo stesso motivo si riscontra sotto la linea del soffitto della parete di fondo che, alla base, presenta un doppio zoccolo a disposizione scalare. Nella stessa parete, al centro

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di una ampia cornice ribassata, si apre il portello di ingresso alla tomba: presenta luce rettangolare ed è segnato ai lati da un doppio rincasso mentre la parte superiore è sormontata da una sorta di architrave in negativo sul quale sono presenti tre corniformi, anch’essi in stile retto-ortogonale. Le pareti del vano erano dipinte in ocra rossa. L’anticella (C) presenta pianta subtrapezoidale, soffitto piano, angoli e spigoli arrotondati, piano pavimentale allo stesso livello del padiglione: la superficie della roccia, appare profondamente alterata. Nella parete di fondo, coassiale all’ingresso, si apre il portello d’accesso alla cella d; appena rialzato (m.0,12), presenta luce rettangolare con doppi rincassi laterali inquadrato da una cornice quadrangolare a piano ribassato, sormontato da un architrave a lieve sbalzo. La cella D, di pianta quadrangolare, con angoli e spigoli arrotondati presenta sotto il portello un gradino di forma vagamente troncoconica per superare il notevole dilivello tra soglia e pavimento (m.0,50): quest’ultimo è a un livello inferiore rispetto agli ambienti citati, oltre ad essere lievemente rialzato per circa un terzo della
Fig. 53. Tomba di Littos Longos. Il padiglione e l’ingresso all’ipogeo sormontato da triplo corniforme.

Fig. 54. Littos Longos. Tomba: planimetria e sezione.

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superficie, nel tratto adiacente alla parete di fondo. Il soffitto, piano, tende ad abbassarsi verso l’ingresso: cedendo, nell’angolo di raccordo tra le pareti NE-NW, ha creato un’apertura semicircolare, ora risarcita. Da un portello aperto nella parete S-E, rettangolare con rincassi laterali, sormontato da due corniformi, si accede alla cella E che presenta pianta subrettangolare, anch’essa con angoli e spigoli arrotondati, pareti leggermente rientranti e soffitto piano. Ciò che caratterizza questo vano sono due setti divisori in rilievo paralleli e distanti tra loro m. 0,48-0,52 in corrispondenza del portello d’ingresso. A. Moravetti, al quale si deve, oltre lo scavo, l’esegesi dell’ipogeo, ritiene che questa sorta di corridoio fra i setti sia posteriore, da connettere forse con lo scavo della cella F difficilmente agibile altrimenti (altezza fra i setti e il soffitto m.1,10). La cella F presenta pianta subrettangolare, lati lievemente obliqui e parete di fondo curvilinea, soffitto piano (h. 1,06-1,16). Alla cella G si accede dal vano D, attraverso un portello che a differenza degli altri è eccentrico rispetto alla parete forse per un inseri-

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mento più tardo; nell’angolo fra le pareti N-W/S-W il soffitto è crollato e si è provveduto a reintegrarlo. La cella H, cui si accede dalla cella D, presenta portello rialzato (m.0,50)) con rincassi laterali e architrave a sbalzo: il vano presenta pianta rettangolare con dimensione maggiore trasversale, soffitto piano, angoli arrotondati. Nel pavimento, sotto il portello, è una coppella. Benché nello schema planimetrico si sia ipotizzata l’aggiunta all’impianto a T dei vani F e G, l’ipogeo è stato ascritto interamente alla cultura Ozieri.

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Glossario

Abealzu (Cultura di) Anticella

Cultura dell’Età del Rame della Sardegna. Nelle domus de janas pluricellulari indica il primo ambiente dopo l’ingresso.

Bonnanaro (Cultura di) Cultura che caratterizza l’Età del Bronzo Antico della Sardegna. Campaniforme (Cultura del vaso) Cultura che prende il nome dalla forma ceramica più caratterizzante, il bicchiere a campana rovesciata. È diffusa nell’Europa occidentale e centrale, dalla Scozia alla Sicilia. I portatori di questo vaso diffusero le tecniche della metallurgia del rame. Indica generalmente gli ambienti. Motivo decorativo che si ritiene costituisca l’evoluzione stilistica delle figure antropomorfe incise su ceramiche di Cultura Ozieri. Cavità in genere emisferica, scavata nel piano pavimentale per contenere offerte rituali. Decorazioni incise o scolpite che riproducono con vario stile la protome bovina completa dei suoi attributi realistici (corna, orecchie, testa) o stilizzata, di significato magico-rituale. L’insieme delle attività umane rappresentate dai manufatti (cultura materiale) e dalle credenze (culti, riti, etc.) proprie di una società. Letteralmente “case delle fate” costituisce la

Cella Clessidra

Coppella

Corniformi

Cultura

Domus de janas

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denominazione in Sardegna delle grotticelle artificiali di uso funerario in età prenuragica: si individuano isolate o raggruppate. Dromos Corridoio di accesso a camera funeraria: è usato per elemento strutturale di grotticella artificiale o sepoltura megalitica. Nelle domus de janas indica un riquadro scolpito o inciso che imita i portelli e si ritiene simboleggiasse la porta dell’aldilà.

Falsa porta

Filigosa (o Cultura di) Cultura della Sardegna dell’Età del Rame. Ipogei “a prospetto architettonico” Denominazione di ipogei con la caratteristica stele della Tomba di Giganti scolpita sulla roccia che si ascrivono ad Età del Bronzo; talora, come nei casi documentati in questo sito, si tratta di un adattamento di preesistenti tombe prenuragiche. Rappresentazione di semipilastro, scandisce talora le pareti delle celle. Aspetto culturale dell’Eneolitico in Sardegna. Raggruppamento di grotticelle artificiali (ipogei). Cultura del Neolitico Recente della Sardegna. Ipogei con più vani (celle) dunque con spazio interno articolato. Breve spazio coperto che precede l’ingresso all’ipogeo.

Lesena

Monte Claro (Cultura di) Necropoli ipogeica

Ozieri (Cultura di) Pluricellulari

Padiglione

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Parasta Pianta a T

Lesena, semi pilastro. Schema planimetrico tipico di molti ipogei sardi nel quale la seconda stanza, a pianta rettangolare o trapezoidale, è disposta in senso trasversale rispetto all’asse longitudinale della tomba. Apertura d’ingresso all’ipogeo e, nel caso di tombe pluricellulari, agli altri vani; sovente è munito di cornici ribassate che richiamano gli elementi dell’ingresso della casa (architrave, stipiti, soglia) e di rincassi per apporvi il chiusino. Nelle domus de janas può essere piano, concavo o convesso; in alcuni casi si sviluppa su piani obliqui imitando il soffitto a doppio spiovente delle case, talora con rappresentazione realistica o schematica della travatura. Per ambienti semicircolari o circolari si hanno soffitti a raggiera o a semiscudo.

Portello

Soffitto

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Inferiore Paleolitico Mesolitico Antico Neolitico Medio Recente Iniziale Eneolitico Evoluto Finale Antico Medio Età del Bronzo Recente Finale Geometrico Prima età del Ferro Orientalizzante Arcaico Punico Seconda età del Ferro Romano Medio Superiore

Clactoniano Grotta Corbeddu Su Carroppu Filiestru - Grotta Verde Bonu Ighinu S. Ciriaco? Ozieri Sub Ozieri Filigosa Abealzu Monte Claro Bonnanaro A Bonnanaro B Nuragico I Nuragico II Nuragico III Nuragico IV Nuragico V Repubblicano Imperiale Fenicio
menhir antropomorfi statue menhir

> 150.000 a.C. 15.000 - 11.000 a.C. 11.000 - 6000 a.C. 6000 - 5300 a.C. 5300 - 4700 a.C. 4700 - 4000 a.C. 4000 - 3200 a.C. 3200 - 2700 a.C.

Campaniforme A Campaniforme B

2700 - 2200 a.C. 2200 - 1900 a.C. 1900 - 1600 a.C. 1600 - 1300 a.C. 1300 - 1150 a.C. 1150 - 850 a.C. 850 - 730 a.C. 730 - 580 a.C. 580 510 a.C. 510 - 238 a.C. 238 - a.C. 1 d.C. - 476 d.C.

Tavola cronologico-culturale della preistoria sarda sulla base delle datazioni al C14 ricalibrate da R. Tykot, 1994.

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La mostra
Si ritiene utile riproporre schematicamente il percorso lungo il quale – mediante testi, immagini, disegni, rielaborazioni cartografiche – il visitatore potrà acquisire informazioni sul territorio prima di esplorarne i diversi siti e monumenti. La mostra fotografica permanente Ossi Luoghi dell’archeologia è stata allestita nel dicembre 1997 presso il Palazzo Baronale e costituisce il fulcro del “Centro di Documentazione sul patrimonio archeologico del territorio del Comune di Ossi”. È correlata di un catalogo (a cura di P.M. Derudas) ove, con i necessari ampliamenti testuali, è illustrato l’intero percorso espositivo.

Sezione Pannello I. I. II.1 II.2-3 II.4 II.5

Titolo dei pannelli

II.6-7 II.8 II.9

II.10 II.11 II.12

CRONOLOGIA DELLA SARDEGNA IL TERRITORIO ATTRAVERSO I SECOLI L’EPOCA PRENURAGICA L’architettura funeraria: i siti Gli schemi planimetrici delle domus de janas L’architettura funeraria: le decorazioni architettoniche e gli apporti per la conoscenza dell’architettura domestica. L’architettura funeraria: le decorazioni architettoniche, i soffitti L’architettura funeraria: le decorazioni architettoniche, le pareti L’architettura funeraria: le decorazioni architettoniche, i piani pavimentali L’architettura funeraria: le decorazioni architettoniche, i pilastri. L’architettura funeraria: le decorazioni architettoniche, i portelli. L’arte e la religione: i motivi corniformi

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Sezione Pannello II.13-14 II.15 III. 1 III.2 III.3 III.4 III.5 III.6 III.7 IV V.1 V.2 VI.1 VI.2

Titolo dei pannelli

L’architettura funeraria e la religione: gli altri simboli. La cultura materiale L’EPOCA NURAGICA I nuraghi nel territorio I nuraghi a «tholos» I nuraghi a «tholos complessi» L’architettura funeraria Il villaggio La cultura materiale L’EPOCA PUNICA L’EPOCA ROMANA Gli insediamenti, le sepolture, il culto. La cultura materiale. L’EPOCA MEDIOEVALE Gli insediamenti e le chiese.

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Sommario

Cenni sull’epoca prenuragica nel territorio di Ossi I siti funerari Geomorfologia Gli schemi planimetrici Le decorazioni architettoniche L’arte e la religione I motivi corniformi Altri simboli Cenni sui rituali funerari e sulla cultura materiale LE NECROPOLI 1. La necropoli di S’Adde ‘e Asile Il sito archeologico Storia degli studi e degli scavi ITINERARIO Tomba delle Clessidre Tomba con Coppella Tomba dell’Ovile Tomba Maggiore Tomba di Brunuzzu Tomba Monocellulare Tomba delle Finestrelle Tomba a Trifoglio Toma Corona ‘e Teula 2. La necropoli di Noeddale Il sito archeologico

5 7 7 11 13 27 28 30 32 38 38 38 40 42 42 45 48 49 53 55 56 58 59 60 60

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Storia degli studi e degli scavi Tomba della Casa Tomba delle Spirali Tomba III Tomba IV di Noeddale Tomba V di Noeddale 3. Tomba di Littos Longos Bibliografia Glossario La mostra

61 62 65 68 70 70 71 75 77 81

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Finito di stampare nel mese di dicembre 2004 presso A.G.E., Via P.R. Pirotta 20/22, Roma

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Reprints e nuovi studi sulla Sardegna antica Collana diretta da Alberto Moravetti SERIE GUIDE E ITINERARI 1. C. Tronchetti Nora 2. G.M. Demartis Anghelu Ruju 3. R. Caprara S. Andrea Priu 4. R. Zucca Fordongianus 5. E. Acquaro-C. Finzi Tharros 6. E. Contu Il nuraghe Santu Antine 7. R. Zucca S. Vittoria di Serri 8. M.A. Fadda Su Tempiesu 9. G. Lilliu-R. Zucca Barumini 10. P. Bartoloni Monte Sirai 11. R. Zucca Il tempio di Antas 12. C. Tronchetti S. Antioco 13. G.M. Demartis Puttu Codinu 14. F. Galli Ittireddu 15. P. Melis La Domus dell’Elefante 16. F. Lo Schiavo Il Museo Sanna 17. M.A. Fadda Il Museo di Nuoro 18. F. Galli Padria 19. A. Antona Ruju-M.L. Ferrarese Ceruti Il nuraghe Albucciu 20. A. Moravetti Il complesso nuragico di Palmavera 21. A. Donati-R. Zucca L’ipogeo di S. Salvatore del Sinis 22. F. Lo Schiavo-M. Sanges Il nuraghe Arrubiu di Orroli 23. A. Mastino-C. Vismara Turris Libisonis 24. L.A. Marras Il Museo di Carbonia 25. R. Zucca Antiquarium Arborense 26. A. Moravetti Serra Orrios 27. D. Pulacchini Il Museo di Dorgali 28.A. Moravetti Il complesso prenuragico di Monte Baranta 29.E. Contu L’altare preistorico di Monte d’Accoddi 30.P. Melis La tomba di Campu Lontanu nel territorio di Florinas 31.A.M. Colavitti/C. Tronchetti Guida archeologica di Cagliari 32.A. Moravetti Il santuario nuragico di S. Cristina 33.V. Santoni Il Nuraghe Losa di Abbasanta 34.E. Atzeni Laconi. Il museo delle statue Menhir 35.P.M. Derudas La necropoli di Mesu ’e Montes (Ossi) 36.P.M. Derudas Le necropoli ipogeiche di S’Adde ‘e Asile, Noeddale e la Tomba di Littos Longos nel territorio di Ossi

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SERIE STUDI E MONUMENTI E. Acquaro, Arte e cultura punica in Sardegna F. Barreca, La civiltà fenicio-punica in Sardegna G. Lilliu, La civiltà nuragica G. Lilliu, Arte e religione della Sardegna prenuragica. Idoletti, ceramiche, oggetti d’ornamento A. Moravetti, Ricerche archeologiche nel Marghine-Planargia

SERIE REPRINTS AA.Vv., Il convegno archeologico in Sardegna. 1926 AA.Vv., Sardinia. Monumenti antichi. 1901-1978 AA.Vv., Sardinia. Notizie degli scavi. 1876-1968 D. Panedda, Olbia nel periodo preistorico punico e romano R. Pettazzoni, La religione primitiva in Sardegna G. Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna A. Taramelli, Scavi e scoperte. 1903-1939 A. Taramelli, Carte archeologiche della Sardegna C. Zervos, La civiltà della Sardegna

SERIE SCAVI E RICERCHE F. Germanà, L’uomo in Sardegna dal Paleolitico all’Età nuragica S. Medas, La marineria cartaginese. Le navi, gli uomini, la navigazione A. Moravetti, Monte Baranta e la cultura di Monte Claro

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FUORI COLLANA AA.Vv., Arzachena. Breve itinerario AA.Vv., Archeologia del territorio, territorio dell’arrcheologia. Un sistema informativo territoriale orientato sull’archeologia della regione ambientale Gallura F. Bourbon, L’antico Egitto. Storia, civiltà e luoghi G. Lilliu - R. Zucca, Su Nuraxi di Barumini P. Melis, Civiltà nuragica A. Moravetti, Il nuraghe Santu Antine nel Logudoro-Meilogu P. Olivo (a cura di), Immagini dal passato. La Sardegna archeologiche di fine Ottocento nelle fotografie inedite del padre domenicano inglese Peter Paul Mackey