http://www.torinobimbi.it/testi/psicologia/articolo_9.

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Nei primissimi mesi di vita i bimbi si relazionano quasi esclusivamente con adulti in un ambiente molto ristretto. In seguito iniziano a interessarsi alla presenza di altri bimbi, ed č soprattutto con l’ingresso nel gruppo dei coetanei, in genere alla scuola materna, che iniziano a maturare molte nuove abilitŕ di socializzazione. Mentre nei confronti degli adulti il piccolo continua a trovarsi per molto tempo in posizione di dipendenza, all’interno del gruppo di eguali, trovandosi “alla pari” con gli altri, egli avrŕ l’occasione di sviluppare poco per volta la sua autonomia, il senso della solidarietŕ, della giustizia e della reciprocitŕ, e dovrŕ imparare una gran quantitŕ di nuove regole e di nozioni che sono indispensabili alla collaborazione tra pari. Osservando i gruppi di bambini di etŕ tra i tre e i sette anni circa, si puň notare che essi tendono ad avvicinarsi gli uni agli altri, ma non hanno la capacitŕ di cooperare tra loro. In questo periodo si distinguono due stadi. All’inizio, verso i tre anni, i bambini tendono a concentrarsi ciascuno sul proprio gioco, anche in presenza dei compagni: parlano commentando ciň che stanno facendo, oppure, al massimo, imitano qualche vicino, ma sempre essenzialmente senza la volontŕ di interagire. Ognuno ha bisogno di farsi sentire, ma il chiacchierio collettivo provocato dalla presenza degli altri non ha la funzione di scambiare informazioni. Ognuno gioca per proprio conto e parla da solo. Poi, a partire dai 4 o 5 anni, inizia una seconda fase in cui i piccoli iniziano a interagire gli uni con gli altri, prima a due a due, poi in gruppi piů numerosi. L’educatore potrŕ intervenire solo in piccola parte per favorire questo processo, magari mostrando ai bambini come riunirsi in un girotondo, o in altre attivitŕ comuni. Saranno soprattutto le interazioni spontanee, e in particolar modo i conflitti, che indurranno i bimbi a rendersi conto della presenza dei compagni, i quali magari impongono un proprio gioco, oppure si impossessano di un giocattolo ambito, e cosě via. Si tenga conto che a questa etŕ dal punto di vista delle abilitŕ cognitive (di pensiero) il bambino si trova ancora in una fase di egocentrismo, in cui difficilmente riesce a percepire che gli altri hanno punti di vista o bisogni diversi dai propri. Attraverso i piccoli scontri con gli altri, il bambino si accorgerŕ poco a poco che gli altri bambini esistono e non si possono maneggiare a piacimento come giocattoli. Imparerŕ a tenere conto della personalitŕ e dei desideri altrui, e i conflitti apriranno la strada ai riavvicinamenti. D’altronde, entrando nella scuola materna, il bambino tende a trasferire sulle maestre i sentimenti e gli atteggiamenti che in famiglia sono riservati ai genitori: cercherŕ l’attenzione e la protezione degli adulti, che ammira e dai quali dipende, e ogni altro bambino apparirŕ come un rivale. All’inizio il bisogno di dipendenza č molto forte e ogni spartizione puň apparire intollerabile, cosě come puň avvenire a casa tra i fratellini. Ciascuno avrŕ desiderio

Al di sotto di queste etŕ i piccoli giocando insieme si trovano ad applicare le regole ciascuno a modo proprio. e devono preoccupare solo quando l’aggressivitŕ č persistente o eccessiva.di emergere. di conseguenza. e questa ambivalenza all’inizio č difficile da integrare. Una volta scoperto il piacere di agire insieme. ci vorrŕ ancora qualche anno perchč gruppi di coetanei siano in grado di interagire spontaneamente rispettando delle regole di gioco e comprendendone il significato. sono difficilissimi perché i bimbi faticano ad abbandonare il campo al momento dovuto. il senso morale si modificano nel tempo seguendo la crescita intellettiva del bambino. Si potrŕ osservare ad esempio che essi non rispettano i turni di gioco: semplici giochi come “la settimana”. ed č difficilissimo quantificare la durata di un’azione e/o dell’attesa. e matura entro i 10. ma momenti di ostilitŕ verso i coetanei sono normali. di appropriarsi di oggetti e giocattoli che vede maneggiare dagli altri. Capiterŕ che due bimbi condividano la stessa emozione di ostilitŕ verso un terzo: potrŕ essere un primo sentimento di solidarietŕ. 11 anni. All’inizio il parametro di riferimento per stabilire se un comportamento č buono o cattivo č la norma imposta dai genitori. Ma non si tratta di egoismo o cattiveria. Questo accade semplicemente perché i bimbi entro i 6 anni non hanno ancora la capacitŕ mentale per comprendere il senso delle regole e dei giochi sociali. č piuttosto una reale impossibilitŕ di comprensione: la successione dei turni implica un’operazione mentale logica. che prevede di cedere il posto al compagno quando si sbaglia. La capacitŕ di una vera e propria cooperazione nel gruppo si presenta solamente a partire dai 7 anni circa in poi. Paradossalmente i bimbi piů piccoli considerano importantissime e indiscutibili le regole. . e poi nuovamente a loro. come detto. che ben presto lascerŕ spazio a fini piů costruttivi. saltare. vincere o perdere. di cui essi non sono ancora capaci. I bimbi piccoli provano sentimenti di amore e di ostilitŕ verso la stessa persona o “oggetto” allo stesso tempo o in rapida successione. ecc. Il piacere che traggono dal gioco č essenzialmente motorio (lanciare la palla. per cui non riescono a rappresentarsi che se giocano per primi dopo toccherŕ ad un secondo e poi a un terzo. anche se non ne afferrano né il senso né la necessitŕ e anche quando di fatto le trasgrediscono (talvolta senza rendersene conto). non hanno la preoccupazione di sorvegliarsi a vicenda. né di competere. la seriazione. vi saranno brevi comunicazioni due a due e. sarŕ proprio l’ostilitŕ verso un terzo a creare la coesione. L’intensitŕ e le modalitŕ di tali reazioni possono variare a seconda della qualitŕ delle relazioni che il bambino sperimenta in famiglia. I bimbi scopriranno il piacere di stare o fare qualcosa insieme e la reciproca simpatia sostituirŕ l’ostilitŕ verso l’escluso. molto spesso. dato il prestigio di cui godono gli adulti. Come nascerŕ dunque la capacitŕ di entrare in relazione nel gruppo? Inizialmente. Ad ogni modo. Dunque la percezione delle regole di interazione sociale e.) e non ha un fine sociale. cosě come č molto difficile posticipare una gratificazione perché ancora non č completamente padroneggiato il concetto stesso del tempo. di ottenere l’attenzione su di sé. i comportamenti amichevoli prenderanno rapidamente il sopravvento su quelli ostili e i bambini inizieranno a desiderare la compagnia degli altri durante i giochi.

prima dei 6 anni essi non riescono a tenere in considerazione l’intenzionalitŕ o meno dei comportamenti degli altri e valutano la gravitŕ delle azioni altrui in base alle conseguenze oggettive. Gli orientamenti teorici nell'analisi del processo di socializzazione sono la teoria dell'apprendimento sociale. alla vita sociale.it/glossadid/sviluppo_sociale. la situazione si modificherŕ radicalmente con la crescita: dai sette. Č piů grave rompere per sbaglio un vaso prezioso che non fracassare volontariamente un bicchiere. La definizione di socializzazione di Brim è quella classica: la socializzazione è quel processo mediante il quale gli individui acquistano le conoscenze. immaginano che esse siano state inventate da un qualche “grande personaggio” e che per questo siano inviolabili (riferimento all’autoritŕ adulta). Il divenire sociale viene fatto coincidere con l'adattamento dell'individuo alla società e con l'assunzione di ruoli sociali.funzioniobiettivo.Tornando all’esempio delle regole di un gioco. i piů piccoli. poiché essa č stata inventata a seguito di un accordo tra i bambini che puň essere modificato se tutti i giocatori lo concordano. E ancora: una bugia č piů riprovevole se il contenuto si discosta molto dalla realtŕ (non si considera il fine o il motivo per cui l’altro ha mentito). . otto anni in avanti i progressi decisivi dell’intelligenza del bambino finiranno col modificare radicalmente anche il suo comportamento sociale. Anche se per quel che riguarda se stessi a partire dai 3. non il suo contenuto in quanto tale. 4 anni iniziano a distinguere ciň che hanno fatto “apposta” da ciň che gli č accaduto di fare “per sbaglio”. le abilità. oppure ancora di piů se viene scoperta. e progredisce durante l'infanzia e l'adolescenza tramite i complessi processi di apprendimento che conducono l'individuo ad assumere modelli di comportamento simili a quelli degli altri individui che formano il suo gruppo di appartenenza. adattamento che si realizza mediante processi di apprendimento sociale. interrogati al riguardo. quali membri più o meno efficienti. dopo la nascita. A 10 anni la situazione č completamente cambiata: č l’applicazione della regola che č inviolabile. i sentimenti e i comportamenti che li mettono in grado di partecipare.htm Sviluppo sociale Il processo di socializzazione inizia fin dalla primissima infanzia. http://www. oppure se la si racconta a un adulto anziché a un altro bambino. Un altro esempio si puň avere osservando come i bambini valutano la condotta altrui. Anche riguardo a questi aspetti. l'approccio psicobiologico e la teoria dell'attaccamento.

Nash sostiene che esistono due periodi critici nello sviluppo del comportamento sociale dell'uomo: il primo riguarda il periodo dalle sei settimane ai sei mesi (imprinting). l'organizzazione dello sviluppo è quasi esclusivamente mediata da fattori biologici innati. La teoria dell'attaccamento (Bowlby) sostiene che la ricerca della vicinanza con un altro essere della propria specie viene considerata come una predisposizione innata da cui dipende lo sviluppo sociale. I MAP sono gli elementi base su cui si costruisce l'apprendimento. quando verso la fine del primo anno di vita il bambino avrà stabilito un rapporto di dipendenza dall'adulto (sempre secondo il paradigma SR). imitandoli. la frustrazione che ne segue porterà il bambino a riprodurre i comportamenti materni che sono stati maggiormente gratificanti. non variano e non sono soggette a modifiche ambientali. Il bambino associa tali rinforzi alla presenza della madre che diventa così un rinforzo secondario e acquista valore di ricompensa (inizialmente la ricompensa sarà solo il suono e il modo di abbracciare. Secondo l'approccio psicobiologico. Secondo Sears. soprattutto per quanto concerne il concetto di rinforzo). le unità di comportamento. indipendenti sia dal controllo esterno che dall'apprendimento individuale. e vengono definiti da Moltz stereotipati. invece. che vengono soddisfatti dall'adulto che si prende cura di lui: la fame e la sete vengono soddisfatte con cibi e bevande.La teoria dell'apprendimento sociale (che si rifà al paradigma di Skinner S-R. il secondo dura fino ai tre anni ed è il periodo in cui si creano legami affettivi e sociali più vasti. codificate geneticamente. spontanei. Lo sviluppo del comportamento sociale (all'inizio. quest'ultimo comincerà a fare tutto per creare l'indipendenza nel bambino. il modo attraverso il quale questi modelli vengono elaborati dal bambino sono il risultato dell'interazione fra l'ambiente specifico e il grado di sviluppo generale del bambino. Il nucleo della nuova teoria degli istinti (Moltz) è il concetto di modello di azione predeterminata: i modelli di azione predeterminata (MAP) sono unità che compongono l'istinto e si presume che vengano codificati nel patrimonio genetico dell'organismo. considera il neonato come dotato di bisogni fisiologici fondamentali. il rapporto tra madre e bambino) viene spiegato in termini di comportamento istintivo che in determinati periodi critici ha più possibilità di affermarsi. di seguito il vero rinforzo diventerà la madre come persona specifica). Bowlby spiega il primo sviluppo sociale come un passaggio da sistemi semplici a sistemi sempre più elaborati. che consiste nel combinare unità di base in modelli diversi tra loro e d'ordine più elevato. Prendendo spunto dalla teoria Darwiniana. Per quanto . attraverso l'imitazione e le identificazioni si realizza il progressivo inserimento del piccolo nel mondo sociale. diminuendo l'interazione con lui.

Bowlby li distingue in due classi: quelli di segnalazione (sorriso. Il compito della socializzazione risiede all'inizio nella famiglia: l'influenza dei familiari si manifesta nella tendenza del bambino ad imitare i loro modi di comportarsi. hanno dimostrato infatti che tramite la sola esposizione ad un modello e la possibilità di osservarlo compiere determinate attività i bambini acquisiscono nuove risposte che eguagliano quelle del modello e che possono essere riprodotte non solo in quel preciso momento ma anche essere replicate in un momento successivo. si riferiscono al modo in cui vengono acquisiti i modelli del comportamento sociale. Il bambino tende via via ad incorporare le loro modalità di comportamento. l'intero processo che porta il bambino a pensare. che sembrerebbe in contrasto con il suo bisogno di protezione materna: il fatto che il bambino esplori con tranquillità e che "usi" la madre come base per l'esplorazione viene assunto come un criterio di attaccamento scuro. sentire ed agire come se le caratteristiche di un'altra persona fossero le proprie si chiama appunto identificazione.riguarda i comportamenti di attaccamento. e si attua quando il bambino dopo aver formato un legame profondo con determinate persone. la cui funzione biologica non è il nutrimento ma la protezione (e asserendo questo. La Ainsworth contribuisce alla teoria di Bowlby analizzando il comportamento esplorativo del bambino. e si definisce modello la persona con la quale il bambino tende ad identificarsi. desidera attenersi alle loro modalità di comportamento ed evitare la loro disapprovazione per una sua eventuale condotta impropria. seguire). l'identità di genere si riferisce al significato precoce riferito al corpo del proprio Io come maschio o come femmina. Un insieme di ricerche che fanno capo al lavoro di Bandura e Walters procede dall'ipotesi che i termini identificazione e imitazione si riferiscano allo stesso insieme di fenomeni del comportamento e allo stesso processo di apprendimento. l'Autore si rifà agli esperimenti di Harlow sulle scimmie allevati con surrogati della madre). che assegnò grande significato alla scoperta da parte del bambino delle differenze morfologiche dei genitali esterni dei maschi e delle femmine. dimenticando però che l'identità di genere è qualcosa che esiste già per l'ambiente sociale. L'importanza dell'identità del genere venne chiaramente riconosciuta da Freud. L'identificazione rappresenta un aspetto fondamentale del processo di socializzazione. tramite un processo che può essere definito apprendimento osservativo. Entrambi i termini. pianto etc) e quelli di accostamento (aggrapparsi. molto prima di esistere per il bambino singolo (le madri . entrambe le classi svolgono la funzione assicurare contatto fisico e vicinanza con la madre. identificandosi con esse. e che non sia utile distinguerli. Una componente importane del processo di sviluppo sociale è l'apprendimento dell'identità del genere sessuale. secondo gli Autori.

l'adulto e il bambino. tramite il consenso comune e il senso di intimità l'identità personale dell'adolescente alla ricerca di un più stabile ruolo sociale. i nonni.La socializzazione. ed è importante soprattutto nell'adolescenza: può convalidare. non è un processo che coinvolge solo due individui. paragonabili a quelli di altre aree dello sviluppo cognitivo (Piaget): il bambino arriva a identificare la categoria del genere nello stesso modo in cui arriva ad identificare altre categorie concettuali mediante un processo di sviluppo intellettuale che dipende dalla maturazione e dall'interazione con l'ambiente. che determina il modo in cui ciascuno valuta le richieste e le ricompense provenienti dai genitori). l'organizzazione interna della personalità individuale e il suo sviluppo nel tempo. Una spiegazione alternativa dell'identità di genere viene dallo studio di Kohlberg. Anche il gruppo dei coetanei contribuisce al processo di socializzazione dell'individuo. Boszormenji-Nagy analizza i meccanismi attraverso cui dalla dinamica interna del gruppo nel suo insieme possono scaturire modalità di rapporto basate sullo scambio e la reciprocità contrapposte a quella della "irrelatezza". i fratelli (che costituiscono l'uno per l'altro un livello di confronto. La famiglia. Ackerman propone un modello in cui la famiglia appare come oggetto unitario di analisi: lo studio della "psicodinamica della vita familiare" si articola secondo l'autore attorno a tre principali aree problematiche: la dinamica di gruppo della famiglia. . infine. facilita il passaggio dalla imitazione di modelli personali a quella di modelli di posizione sociale (l'insegnante. che ha la funzione di soddisfacimento dei bisogni espressivo-emotivi per tutti i componenti. che quanto più avrà un atteggiamento distaccato. assolve dunque alla funzione di essere uno schema di riferimento preciso nella fase di transizione dell'individuo verso ruoli adulti. quali l'altro genitore. Lo studio delle dinamiche familiari è stato affrontato da parecchi autori: particolarmente significative in questo ambito sono la teoria di Ackerman e quella di Boszormenji-Nagy. infine. ma intervengono di solito altre persone. i processi dinamici dell'integrazione dell'individuo nel suo ruolo familiare. il quale afferma che il concetto del ruolo sessuale nel bambino si sviluppa attraverso stadi specifici. La scuola.hanno un trattamento diverso per i maschi e per le femmine. indipendentemente dal riconoscimento in seguito della propria identità di genere da parte dell'individuo). tanto più contribuirà ad accelerare questo processo). è la sede di una particolare dinamica di rapporti interpersonali.

Nella scuola l'individuo. Se tale scontro è insanabile. e all'interno della famiglia. . tra l'individuo e la famiglia stessa. Questo può disturbare la comunicazione tra famiglia e scuola. in particolare se proviene da una cultura differente dalla classe media. il processo di socializzazione avrà maggiori difficoltà e ciò potrebbe portare verso forme di devianza più o meno pronunciate. Ciò può ostacolare il processo di socializzazione del ragazzo. si trova per la prima volta ad essere costretto a scegliere tra i valori sociali della propria classe e quelli della classe media che si riconosce nel sistema scolastico.

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