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QUALI COMPETENZE DIGITALI PER INSEGNARE AL TEMPO DEL WEB 2.0?

Pierfranco Ravotto 1, Roberto Bellini 2 
AICA Piazzale Rodolfo Morandi, 2 - 20121 Milano - Tel. +39-02-7645501
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p.ravotto@aicanet.it   ­ 

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r.bellini@aicanet.it

Abstract: Con studenti "digital native" e nell'era del web 2.0 la scuola deve sapersi trasformare. Come ha suggerito Antonio Calvani è forse il momento di passare dall'insegnare "la" tecnologia o "con la" tecnologia all'insegnare "nella" tecnologia. La trasformazione della scuola potrebbe essere realizzata attraverso la sua immersione nel digitale. Ma quali competenze nelle ICT devono avere gli insegnanti per poter esercitare il loro mestiere nel digitale? E come si potrebbero certificare tali competenze? L'articolo analizza i diversi usi in atto e potenziali delle Tecnologie Digitali nella scuola e come si collocano gli insegnanti rispetto alle attuali certificazioni europee in ambito ICT, gestite in Italia da AICA: eCitizen, ECDL, EUCIP. Infine prende in considerazione le proposte di syllabus e standard relativi alle competenze digitali degli insegnanti e propone di lavorare ad una sorta di "ECDL per gli insegnanti", centrata sugli usi didattici invece che su quelli da ufficio.

1. Verso una scuola 2.0 1.1 Web 2.0 e nativi digitali: un nuovo contesto in cui insegnare
Ci sono termini che si affermano rapidamente. Così è stato per web 2.0 (O'Reilly, 2005) e per digital natives (Prensky, 2001), due espressioni che, in modo sintetico, evidenziano fenomeni "epocali". Web 2.0 indica un cambiamento profondo di Internet. Per la massa degli utenti il web "1" era luogo di contenuti prodotti da altri e "navigare" era qualcosa di simile allo zapping televisivo. Il "2.0" valorizza al massimo la dimensione sociale di Internet: tutti possono interagire fra di loro e partecipare alla produzione dei contenuti. I blog, i siti di condivisione di video, fotografie, presentazioni, biblioteche, … - YouTube, Flickr, SlideShare, Anobii, … - permettono a ciascuno di produrre contenuti e condividerli, di censirli (comment), catalogarli (tag), scaricarli e modificarli (download), diffonderli (embed in your blog). I wiki - Wikipedia è solo l'esempio più famoso - permettono l'elaborazione collettiva e la collaborazione nella produzione di conoscenza. Non è solo questione di nuove possibilità offerte dall'XML; è anche una nuova cultura: "to harness collective intelligence" - dice O'Reilly - imbrigliare/raccogliere/trarre vantaggio dall'intelligenza collettiva. Un esempio solo fra i mille possibili; il traduttore automatico di Google permette di confrontare, frase per frase, la traduzione con l'originale e raccoglie il feed-back dell'utente: "suggerisci una traduzione migliore". Nativi digitali indica una generazione - definita anche net generation o screen generation cresciuta immersa nelle tecnologie digitali: CD-ROM, DVD, iPod, cellulari, fotografie e filmati digitali, chat, e-mail, web e, nel web, siti come MySpace, e YouTube, blog e sharing di musica e filmati. Una generazione che ha scritto le sue prime parole indifferentemente con un pennarello o con una tastiera, che dà per scontati l'accesso immediato a qualsiasi informazione e a qualsiasi persona, che è abituata a cercare (e trovare) in rete le risorse occorrenti, che pratica il peer-topeer, lo scambio fra pari, e agisce in modalità multitasking: chatta con MSN mentre scarica musica con e-mule e guarda un filmato su YouTube, nelle orecchie le cuffie del lettore MP3, … In poche parole: "I media e le ICT … sono la cultura in cui i giovani oggi vivono, costruiscono e

scambiano significati" (Ardizzone e Rivoltella, 2008). Con questi studenti e all'epoca del 2.0 gli insegnanti possono restare al modello di scuola novecentesco?

1.2 Uso delle tecnologie nella scuola
Nella sua "relazione invitata" a Didamatica 2008, "La competenza digitale nella scuola: come valutarla?" Antonio Calvani ha suggerito una linea di trasformazione: la scuola ha insegnato la tecnologia, ha insegnato con la tecnologia, occorre oggi porsi l'obiettivo di insegnare nella tecnologia. Dall'invenzione del linguaggio a quella della scrittura, dalla stampa alla fotografia, ... si è sempre insegnata la tecnologia e si è sempre insegnato con la tecnologia. Più una tecnologia è stata matura e pervasiva, più i docenti e gli studenti erano immersi in essa, più si può dire che l'insegnamento avveniva/avviene in essa: la nostra scuola è sicuramente immersa nel linguaggio, nella scrittura, nella rappresentazione per immagini, … Per quanto riguarda le Tecnologie Digitali dobbiamo, per ora, limitarci a parlare di ciò che, con termini inglesi, viene definito come teaching about e teaching with. Insegnare la tecnologia - teaching about - ha due aspetti: da un lato fornire competenze tecniche dall' altro educare ad un uso consapevole (awarness). Oltre all'esistenza di corsi specificamente rivolti alle ICT - indirizzo informatico, ragionieri programmatori, … - sono ormai decenni che nelle scuole si fanno esperienze di insegnamento di programmi di videoscrittura, per la realizzazione di presentazioni, di CAD, di fogli di calcolo. Da quando esiste la certificazione ECDL molte scuole organizzano corsi per la preparazione agli esami ECDL. Si tratta di iniziative - a macchia di leopardo - a volte promosse dal Ministero della Pubblica Istruzione, più spesso dalla singola scuola, ancora più di frequente dal singolo insegnante. Così ci sono studenti che si trovano a sviluppare prodotti multimediali alle elementari, altri che imparano tecniche di programmazione alle medie, altri ancora che non vedono un computer per tutta la durata degli studi liceali. Solo nella sperimentazione "Biennio e triennio dell'autonomia" è stato previsto un corso curricolare di TIC, in prima e seconda, per fornire competenze di base ad ampio spettro sull'uso del computer. Questo per quanto riguarda le abilità d'uso. Sul piano, invece, della riflessione relativa alle tecnologie, queste sono spesso centrate più su media quali la televisione o il cinema che non su computer, lettori MP3, cellulari. Questi ultimi, peraltro, sono considerati oggetti "estranei" alla scuola, fonti solo di "disturbo" o di "pericolo", oggetto dunque solo di divieti1. Insegnare con la tecnologia - teaching with - può essere utile sia sul fronte della motivazione che su quello dell'aumento dell'efficacia (raggiungimento del risultato) e dell'efficienza (rapporto risultato/energie investite) dell'insegnamento. Molti studenti hanno maggior confidenza con il computer che con la penna e il foglio o con il gesso e la lavagna; lo considerano più moderno, più divertente. Così, spesso, una stessa attività - elaborare una mappa concettuale, fare un riassunto, … - può apparire loro più attraente se realizzata a computer; una lezione con la lavagna interattiva piuttosto che con quella tradizionale può - almeno per un po' - catturare maggiormente l'attenzione. Ma l'uso del computer - e (perché no?) del lettore MP3 o del videotelefonino - può essere motivante soprattutto per quanto di diverso può offrire rispetto alla tradizionale lezione con la lavagna e il quaderno. Svolgere una ricerca usando internet - magari nella forma della webquest - significa avere a disposizione una quantità di informazioni ben superiore a quelle che potrebbero essere offerte da un'enciclopedia cartacea e, soprattutto, in formati diversi: non solo testo e immagini ma anche audio e video. Preparare una presentazione usando PowerPoint di Microsoft, o Impress di OpenOffice, è qualcosa di diverso dal pensare ad un presentazione solo orale. Studiare la parabola, potendo manipolare i grafici creati con GeoGebra (Berengo e Terenghi, 2007), non è la stessa cosa, in termini di learning by doing, che studiarla sul libro o disegnarla su un foglio. In inglese, poter intrecciare la presenza
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Si noti che anche la musica o il pallone sono, rispetto a molti momenti scolastici, elementi di disturbo. Ma esistono corsi in cui si impara a fare o ad ascoltare musica e in educazione fisica si "lavora" con la palla.

dell'audio con un test di comprensione auto--correttivo rende più interessanti le esercitazioni di understanding (Farinati e Masseroni, 2007). E qui la motivazione si intreccia con l'aumento di efficacia e efficienza. Esercitazioni interattive e test con autocorrezione facilitano l'apprendimento, la lavagna interattiva permette di riutilizzare quanto già fatto nella lezione precedente o in un'altra classe senza dover "perder tempo" a creare ex-novo, materiali didattici messi a disposizione sul sito della scuola permettono di risparmiare tempo e costi delle fotocopie e, soprattutto, garantiscono che lo studente vi possa accedere nel momento in cui gli servono. Se lo studente ha a disposizione spiegazioni, presentazioni, esercitazioni, link a filmati e test, probabilmente si presenterà alla verifica più preparato. E così via. Anche qui la situazione è diversificata: accanto a insegnanti che usano solo la tecnologia del libro ce ne sono altri che, più o meno saltuariamente, fanno ricorso al registratore, al videoregistratore, al computer in questa o quell'altra potenzialità. Alcuni usano un forum, un blog, un corso realizzato con Moodle, o con un altro LMS, per avere un ambiente di lavoro in rete quale estensione - senza vincoli di spazio e di tempo - della classe in presenza.

1.3 Le tecnologie digitali quali occasione e strumento per la trasformazione della scuola
I risultati delle indagini OCSE-PISA hanno fornito un quadro negativo della scuola italiana (OCSE, 2006). Del resto un'impressione negativa sullo stato della scuola italiana è diffusa fra gli insegnanti, i genitori, i media e i policy maker. Si tratta di una considerazione generalmente intrisa di nostalgia, di rimpianto di una scuola autorevole e formativa sul modello del liceo novecentesco. Si rischia di scambiare per obiettivo quello che è invece la causa del degrado: un modello superato, non al passo con l'evoluzione sociale. Quel modello è caratterizzato: - da un paradigma dell'apprendimento basato sulla trasmissione ordinata, sistematica e sequenziale (con tempi lunghi) della conoscenza; - dalla centralità del docente e dalla disposizione della classe con i banchi rivolti alla cattedra e alla lavagna, - dal processo lezione-studio individuale-esercizi applicativi-verifica, - da una rigida divisione del sapere in discipline, - da un orario scolastico che definisce in modo rigido non solo il tempo attribuito a ciascuna disciplina/insegnante, ma anche alla lezione o al laboratorio. E' un modello antitetico: - con le abitudini e lo "stile cognitivo" dei nativi digitali e probabilmente con la loro struttura mentale, con il loro "brainframe" (Rivoltella, 2008 a), o, per dirla con Gardner, con "una cultura post-moderna dove l'alfabetizzazione riguarda una varietà di segni che operano congiuntamente, talora in sinergia, talaltra in caotica mescolanza" (Gardner 2003); - con l'attività educativa della scuola materna e spesso della scuola elementare centrata sullo sviluppo della creatività; - con le aspettative del mondo del lavoro che richiede autonomia, prontezza/velocità di risposta, assunzione del rischio, auto-aggiornamento, lavoro di gruppo. La risposta alle difficoltà della scuola italiana passa per una trasformazione radicale. Come scrive Vittorio Midoro: "La dinamica dei cambiamenti socio-economici delle società tecnologicamente avanzate richiede ai sistemi scolastici profonde modifiche strutturali e organizzative. Riguardo alla didattica, una delle esigenze più pressanti appare il passaggio da una concezione basata prevalentemente sull’insegnamento a una che privilegia l’apprendimento. … Nella scuola nuova basata sull’apprendimento, l’enfasi è sui processi messi in atto dagli studenti, che consistono prevalentemente nello svolgimento di attività individuali o collettive, sotto la supervisione dell’insegnante." (Midoro, 2003) E' dunque necessaria una rivoluzione copernicana: - dalla centralità del docente alla centralità del soggetto che apprende, - dall'insegnamento all'apprendimento,

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dalla trasmissione della conoscenza secondo un modello comportamentista o cognitivista all'elaborazione della conoscenza secondo un modello costruttivista o connettivista, da un sistema gerarchico (docente-alunni) a un sistema reticolare in cui sia valorizzato il contributo dei pari all'apprendimento, dall'ordine sistematico, lineare e sequenziale e dai tempi lunghi al disordine ipermediale e ai tempi brevi, dalla scuola come tortura alla scuola come gioco (Rivoltella, 2008 b), dall'insegnante quale erogatore/trasmettitore all'insegnante quale facilitatore - non nel senso di "rendere più facile" ma in quello del “maieuta”, del "far venir fuori" (Ardizzone, 2008) - promotore di esperienze, "adulto" che spinge a problematicizzare e a ricondurre a sintesi conoscenze ed esperienze, dall'istruzione formale alla contaminazione con l'informale, dal modello tradizionale a quella che potremmo definire la scuola 2.0.

Le tecnologie digitali possono rappresentare la leva per una tale trasformazione della scuola. Meglio ancora: sono l'ambiente in cui essa si può sviluppare.

2. Le certificazioni informatiche e gli insegnanti 2.1 Le certificazioni di competenze "informatiche"
Cosa esiste, in termini di certificazione, nell'ambito delle ICT? O meglio: cosa esiste che interessi il mondo della scuola? Essenzialmente le seguenti: - e-citizen (http://aicanet.net/certificazioni/ecitizen), - ECDL (http://aicanet.net/certificazioni/ecdl), - EUCIP (http://aicanet.net/certificazioni/eucip). Si tratta di certificazioni europee2 delle conoscenze informatiche degli utilizzatori e dei professionisti promosse da CEPIS, il Council of European Professional Informatics Societies, che è la Federazione delle associazioni informatiche europee. In Italia tali certificazioni sono promosse e gestite da AICA - Associazione italiana di Informatica e Calcolo Automatico - che, fondata nel 1961, è la più accreditata associazione dei cultori e dei professionisti italiani dell’ICT ed è il membro italiano di CEPIS. E-citizen, ECDL, EUCIP, nelle loro diversità, hanno alcuni tratti comuni che è utile evidenziare: 1. l'indipendenza delle certificazioni dai "fornitori di tecnologie", ovvero da specifici software e piattaforme, 2. la separazione fra: - chi definisce lo standard - il syllabus - e ne controlla il rispetto, CEPIS e a livello italiano AICA; - i certificatori, test center ECDL o centri di competenza di EUCIP, che accertano il possesso delle competenze definite dallo standard; - gli erogatori di corsi di formazione3; la formazione può essere sostenuta ovunque, anche in autoformazione. E-citizen E-citizen è la certificazione di cittadinanza digitale. Il syllabus indica le competenze tecnologiche indispensabili per accedere a informazioni e servizi attraverso il web e dunque per poter esercitare i propri diritti di cittadinanza in un mondo sempre più digitalizzato. Esso è articolato in tre sezioni: Conoscenze di base (del computer e di Internet), Ricerca di informazioni, Accesso ai servizi in rete (e-participation).

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ECDL in realtà travalica i confini europei. Il modello ed il Syllabus sono stati assunti dall'UNESCO Cairo Office nel 2001 con il lancio dell'ICDL - International Computer Driving Licence ora adottata come standard in numerosi paesi arabi. Non esiste però un divieto a che i test center o i centri di competenza si occupino anche della formazione.

ECDL La European Computer Driving Licence è la certificazione della competenza d'uso del computer per l'attività lavorativa, soprattutto in ambito ufficio. Il syllabus è, come largamente noto, articolato in 7 moduli, cui corrispondono altrettanti esami: Concetti teorici di base, Uso del computer e gestione dei file, Elaborazione testi, Foglio elettronico, Basi di dati, Strumenti di presentazione, Reti informatiche. EUCIP Lo EUropean Certification of Informatics Professionals è un sistema di certificazioni per i professionisti dell'informatica. Il syllabus EUCIP individua 3.000 Unità elementari di Conoscenza e le raggruppa in 155 categorie di competenza, a loro volta raggruppate in 18 aree e che danno luogo a 22 profili di competenza riconosciuti dal mercato: - l'IT administrator - 21 profili elettivi caratterizzati da un corpo centrale di competenze comuni (core level) e da diversificate competenze specialistiche.

EUCIP permette di conseguire: - La certificazione IT administrator che si ottiene al completamento dei 5 esami per altrettanti moduli (hardware, sistemi operativi, LAN e servizi di rete, uso esperto delle reti, sicurezza IT); - Le 21 certificazioni professionali indipendenti, basate su competenze tecniche e professionali e riconosciute dal mercato del lavoro, che si ottengono con una combinazione di Titoli di Studio, Esperienze di lavoro, Esami su competenze tecniche anche presso i fornitori di tecnologie, a partire da un Esame Core level che costituisce una base comune per tutte le certificazioni elettive.

2.2 Insegnanti, eCitizen ed ECDL
Gli insegnanti sono professionisti della formazione, non dell'informatica. Rispetto ai computer sono utenti, sia come cittadini sia come professionisti e dunque - con l'eccezione di cui parleremo nel prossimo paragrafo - possono essere interessati piuttosto a e-citizen e ECDL, che non a EUCIP. Nel corso degli ultimi 20 anni e più, molte sono state le iniziative di "alfabetizzazione" informatica degli insegnanti, a livello di singole scuole e a livello nazionale, dal Piano nazionale per l'Informatica del ministro Falcucci, 1985, al più recente ForTIC che, nel periodo 2002-2004, ha coinvolto ben 175.000 docenti e che ne sta coinvolgendo altri con i corsi 2006-2008.

Si può largamente condividere quanto ha scritto Vercelli sul numero di maggio/giugno 2005 della rivista Form@re: "Nel panorama italiano la formazione di carattere tecnologico dei docenti in servizio si è ispirata al modello ECDL (la “patente di guida europea del computer”). … non si è ancora passati dallo stadio 'utente consapevole delle TIC' allo stadio successivo 'docente consapevole dell’uso pedagogico delle TIC'." (Vercelli 2005). La certificazione ECDL ha sicuramente svolto una grossa funzione attrattiva nei confronti degli insegnanti. Sarà dovuto al fatto che i Test Center ECDL sono in maggioranza scuole, al fatto che la certificazione ECDL viene proposta agli studenti e molti insegnanti intendono dimostrare di non essere da meno, sarà dovuto a una specifica promozione da parte delle autorità scolastiche o sarà la direzione in cui hanno spinto gli insegnanti "formatori", in ogni caso il risultato è stato una formazione sulle TIC prevalentemente rivolta alle funzioni base del computer e all'uso di programmi da ufficio, con l'aggiunta della navigazione in Internet e dell'uso delle e-mail. Si è conseguito il risultato di un aumento dell'uso del computer da parte dei docenti, ma purtroppo poche sono state le ripercussioni sulla didattica. Si può classificare l'uso che gli insegnanti fanno del computer in due categorie: 1. Uso "gestionale" Quasi tutti gli insegnanti usano un word processor per scrivere il programma, le relazioni e documenti vari. Alcuni usano un foglio elettronico per archiviare dati, in qualche caso per calcolare le "medie". Molti usano Internet per cercare informazioni utili per le lezioni; l'e-mail per comunicare con i colleghi. E poi ci sono attività quali "fare l'orario", gestire le adozioni dei libri di testo, pianificare le gite scolastiche, preparare depliant di pubblicizzazione della scuola oppure "presentazioni" per il Collegio, … Si tratta in tutti questi casi di classici usi da "ufficio" e l'ECDL certifica bene le competenze occorrenti. 2. Uso "didattico" Gli insegnanti preparano spesso appunti, dispense, esercizi, test di verifica, compiti in classe. Tutte attività per cui impiegano un word processor. A volte preparano presentazioni propedeutiche alle lezioni oppure svolgono le lezioni stesse utilizzando siti internet. Altri ancora usano l'e-mail per interagire con gli studenti (invio di materiali e indicazioni di lavoro, raccolta degli elaborati degli studenti). Anche in questo caso le competenze necessarie sono quelle dell'ECDL. Poi ci sono insegnanti che preparano materiali didattici mutimediali e/o interattivi: learning object o siti web. In questo caso usano editor HTML o software dedicati quali HotPotatoes, Cabrì, Geogebra, eXelearning, … E ci sono quelli che usano il blog, il wiki, Moodle, … In questi ultimi casi, che però riguardano un'esigua minoranza, le competenze in gioco sono diverse da quelle ECDL. Una formazione in qualche modo ECDL oriented ha ottenuto positivi risultati: la maggior parte degli insegnanti impiega il computer nella propria attività professionale. Ma è generalmente un uso extra-didattico. E, negli usi didattici, il computer non viene impiegato per modificare le metodologie ma, in genere, solo per sostituire uno strumento con un altro: il testo realizzato a computer anziché battuto a macchina, il proiettore al posto della lavagna luminosa. Niente a che vedere con la trasformazione della didattica, con le nuove domande del contesto socio-economico; nessuna immersione nel digitale. Eppure sarebbe quella la strada da perseguire. Scrivono Paolo Ardizzone e Pier Cesare Rivoltella: "Non si tratta di 'insegnare Office' o di far ottenere a tutti l'ECDL, ma di capire che l'ICT è una cultura …" (Ardizzone e Rivoltella, 2008)

2.3 Insegnanti ed EUCIP
Un discorso a parte riguarda gli insegnanti di Informatica e materie affini, cioè coloro che insegnano le Tecnologie Digitali ai futuri specialisti delle ICT e che rappresentano per AICA un interlocutore privilegiato. Per questi insegnanti lo standard EUCIP può essere un importante riferimento. In primo luogo essi possono essere direttamente interessati ad acquisire la certificazione IT

Administrator o quella di IT Trainer, o a valutare - tramite il profilo di prossimità messo a disposizione di tutti i soci AICA - la propria corrispondenza con tali figure professionali. In secondo luogo la conoscenza dei profili elettivi e del core level e dei profili elettivi fornisce loro strumenti utili: - per l'orientamento dei propri studenti, - per la revisione dei curricoli e dei programmi, - per l'organizzazione di corsi IFTS e post-diploma finalizzati all'acquisizione di una specifica certificazione associate. Per una scuola che intenda insegnare nel digitale, gli insegnanti di informatica possono rappresentare una risorsa rilevante a patto che sviluppino e trasferiscano competenze di progettazione, realizzazione, installazione e gestione di strumenti per l’eLearning.

3. Le competenze digitali per la scuola 2.0
Molti, da più parti, stanno riflettendo su quali competenze digitali promuovere per aiutare i docenti ad utilizzare appieno le potenzialità didattiche delle ICT e per favorire una trasformazione della scuola. Ricerche teoriche e iniziative di formazione si intrecciano a lodevoli sperimentazioni pratiche. I tempi sono dunque maturi per pensare alla definizione di un'apposita certificazione: una ECDL-Docenti o come la si voglia chiamare. Sul piatto ci sono già almeno tre proposte da cui si potrebbe partire: EPICT, ULearn-UTeacher e l'ICT Competency Standards For Teachers dell'Unesco.

3. 1 Il progetto EPICT
EPICT4, European Pedagogical ICT Licence, è un progetto, finanziato dall'Unione Europea nel programma eContent, condotto negli anni 2004/2005 da organizzazioni danesi, greche e ungheresi e, per l'Italia, dal DIST dell'Università di Genova e dal Liceo Giorgione di Castelfranco Veneto. Il progetto si è proposto di "localizzare in diversi sistemi scolastici dell’Unione Europea un programma di formazione per docenti già sperimentato con successo in Danimarca a partire dal 1999, ed esteso poi alla Norvegia dal 2002." (Vercelli, 2005). La filosofia del progetto è: "nessuna tecnologia fine a se stessa, ma impiegata per la sua valenza pedagogica". (Adorni et al., 2007) EPICT ha definito un Syllabus di competenze5, ha prodotto materiali didattici (contestualizzati per i diversi paesi) ed un modello di corso che è attualmente erogato in sette Paesi europei (Italia, Danimarca, Grecia, Ungheria, Norvegia, Gran Bretagna, Islanda), in Paesi africani (Ghana, Cameroon, Uganda) in Australia e Tasmania. Un buon progetto in cui appare un po' fuori luogo l'uso del termine licence. Non si tratta infatti di una patente acquisibile dimostrando di possedere certe competenze indipendentemente dal percorso formativo seguito, ma solo a conclusione di un corso basato sul modello EPICT.

3.2 I progetti ULearn e UTeacher
Il progetto ULearn6, novembre 2001-settembre 2003, ha avuto tra i suoi obiettivi quello di "definire un quadro di riferimento condiviso, che indichi le competenze dei docenti riguardo all’uso delle ICT … nella loro pratica" in modo da "dare una coerenza ai diversi piani di formazione degli insegnanti in servizio", da "armonizzare gli interventi di formazione iniziale degli aspiranti insegnanti" e, infine, da disporre di un "quadro di riferimento per la certificazione delle competenze degli insegnanti." (Midoro, 2003). Il progetto, finanziato dalla UE nel programma eLearning, è stato sviluppato dall'ITD-CNR di Genova (promotore) e da organizzazioni di Danimarca, Olanda, Spagna e Scozia.
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Sito europeo all'indirizzo http://www.epict.org, sito italiano all'indirizzo http://www.epict.org http://www.epict.org/files/EPICTsyllabus.pdf http://www.itd.cnr.it/Progetti_Rispo1.php?PROGETTO=19

Prendendo in esame il docente "pioniere" - "una persona abile nell’uso delle ICT in classe e nelle sue attività professionali e con una certa esperienza alle spalle" (Admiraal et al., 2003) sono state analizzate le competenze professionali del docente rispetto a tre aree professionali: la didattica, l'organizzazione del lavoro scolastico ed il proprio sviluppo professionale. Il quadro delle competenze elaborato è un ottimo strumento per riflettere su come impostare un corso di formazione, meno direttamente utilizzabile per organizzare prove di certificazione in quanto spesso non definiscono in modo "misurabile" il risultato atteso: "Comprende i meccanismi di comunicazione …", "E' consapevole delle mutue relazioni …", "Riflette criticamente …", "Facilita lo sviluppo di …". (uLearn, 2005) Il successivo progetto UTeacher7, dicembre 2003-giugno 2005, anch'esso nell'ambito del programma eLearning, è stato condotto da una partnership composta dall’ITD-CNR (Genova), responsabile del progetto, e da SSIS del Veneto, Università Ca’ Foscari di Venezia, e facoltà di Educazione dell’Università di Glasgow. Anche in questo caso l'obiettivo era quello di "comprendere quale fosse il profilo professionale di un docente riguardo alle ICT, necessario per operare in una società della conoscenza … quello che consente all’insegnante di modificare il proprio ruolo adeguandolo alle nuove sfide".(Midoro e Banzato, 2007). UTeacher ha definito The Common European Framework for Teachers Professional Profile in ICT for Education, che individua le interazioni di un insegnante con sé stesso, con gli studenti, con i colleghi e con l'ambiente in 8 settori: pedagogia, curricolo, organizzazione, tecnologia, sviluppo professionale, etica, strategia (policy) e innovazione. Anche in questo caso un'interessante analisi ed un ottimo strumento per riflettere sulla formazione dei docenti, non traducibile direttamente in procedure di assessment.

3.3 Lo standard dell'UNESCO
Nel gennaio 2008 l'UNESCO - l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization - ha emesso tre documenti ICT Competency Standards for Teacher:: Policy framework, Implementation Guidelines, Competency Standard Modules. "The goal of the … project is to improve teachers’ practice. However, the Standards do not merely focus on ICT skills. By combining ICT skills with emergent views in pedagogy, curriculum, and school organization, the Standards are designed for the professional development of teachers who want to use ICT skills and resources to improve their teaching, collaborate with colleagues, and perhaps ultimately become innovation leaders in their institutions." (UNESCO, 2008) Il framework proposto incrocia i 3 approcci alla riforma dei sistemi educativi - technology literacy, knowledge deepening, and knowledge creation - con i 6 componenti di un sistema educativo: policy, curriculum, pedagogy, ICT, organization, and teacher training.

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http://ulearn.itd.ge.cnr.it/uteacher/

Ai fini di questo articolo è interessante, in particolare, vedere quali sono le abilità relative alle ICT richieste agli insegnanti in relazione ai tre diversi approcci. Approach Technology Literacy Teacher skills Teachers must know basic hardware and software operations, as well as productivity applications software, a web browser, communications software, presentation software, and management applications. Teachers must be aware of a variety of subject-specific tools and applications and able to flexibly use these in a variety of problembased and project-based situations. Teachers should be able to use network resources to help students collaborate, access information, and communicate with external experts to analyze and solve their selected problems. Teachers should also be able to use ICT to create and monitor individual and group student project plans. Teachers must be able to design ICT-based knowledge communities and use ICT to support the development of students’ knowledge creation skills and their continuous, reflective learning.

Knowledge Deepening

Knowledge Creation

4. Conclusioni
Le numerose iniziative di "alfabetizzazione informatica" degli insegnanti hanno conseguito il pregevole risultato di far familiarizzare il corpo docente con il computer. L'ECDL e le iniziative di AICA nei confronti della scuola hanno dato un significativo contributo a questa operazione. E' ora giunto il momento di passare dal promuovere l'uso del computer al favorirne l'uso didattico. Il riferimento all'ECDL - per nascita più orientato all'uso da ufficio del computer che ad un uso didattico - fa sì che spesso gli insegnanti si preoccupino di studiare Access piuttosto che di imparare ad aprire un blog, più della "stampa unione" che della ricerca di risorse didattiche su SlideShare, YouTube o WikiVideo. E' dunque il caso di pensare - assumendo come modello di riferimento l'ECDL ed usufruendo dei risultati dei progetti EPICT, uLearn e uTeacher e dello standard Unesco - ad una certificazione delle competenze digitali dei docenti che - indipendentemente dal percorso formativo, formale o informale - attesti le competenze di uso delle ICT necessarie per svolgere il mestiere di insegnante nella tecnologia digitale: - aver confidenza con l'uso del computer e di dispositivi quali i lettori di MP3 ed i cellulari, - aver confidenza con Internet e in particolare con i siti del web 2.0, - saper usare i diversi strumenti di comunicazione digitale sincrona e asincrona (e-mail, chat, instant messaging, audio e video-conference, …), - saper aprire e gestire un blog, un forum, un corso in un Learning Management System, - saper cercare, modificare, riutilizzare risorse didattiche digitali, - saper produrre e mettere in condivisione risorse didattiche digitali, - conoscere e saper gestire le problematiche relative alla proprietà intellettuale, al copyright e a licenze quali CreativeCommons e GNU FDL. Ovviamente: saper aprire un blog non significa saperlo usare pedagogicamente, così come saper usare Word o Writer non è garanzia del saper scrivere correttamente una lettera. Corsi di formazione e aggiornamento degli insegnanti non possono certo limitarsi a far acquisire abilità tecniche e competenze d'uso degli strumenti. Ma una sorta di ECDL per la didattica EDTL? European Digital Teacher Licence? - che attesti le Teachers skills relative alle ICT indicate dallo standard UNESCO, potrebbe contribuire a spingere nella direzione del loro conseguimento, del loro uso nella didattica e quindi anche della riflessione pedagogica sul loro utilizzo.

Bibliografia
(Admiraal et al., 2003)Admiraal W., Akkerman S., Lam I. (2003), Il punto di vista dei docenti - Le competenze dei docenti e lo sviluppo professionale dal punto di vista degli insegnanti, TD30, Edizioni Menabò (Adorni et al., 2007) Adorni G., Lo Giudice G., Rebellato F., Sugliano A. (2007), EPICTPatente Pedagogica Europea per l'uso delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, in Atti Didamatica 2007, Omniacom Ardizzone P. (2008), Media e ICT in scuola: perché? in "Media e tecnologie per la didattica", Vita e pensiero

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