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Mediobanca regala bonusper 88 milioni di euro ai suoi dirigenti.

Come segnale di austerità in piena crisi delle banche, non c’è male y(7HC0D7*KSTKKQ(
www.ilfattoquotidiano.it

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Giovedì 29 settembre 2011 – Anno 3 – n° 231
Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

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LA MAFIA ESISTE
Romano, imputato per concorso in Cosa Nostra, rimane ministro Il premier, amico di Mangano e Dell’Utri, non poteva non salvarlo

Pallebianco
di Marco Travaglio

E LOTTA INSIEME A LORO
Voto di scambio
di Furio Colombo

S

dc

Montecitorio, 315 voti contro 294, respinge la mozione di sfiducia Decisiva la Lega, che lo ringrazia per aver difeso gli allevatori fuorilegge sulle quote latte. I 6 radicali eletti nel Pd si astengono: “Amnistia”. Franceschini e Bindi: “Se ne vadano” Telese e Zanca pag. 5 z

S

averio Romano si è difeso attaccando e insultando, insinuando e accusando. Ha detto che i giudici sono irresponsabili, dunque, non possono indagare su di lui perché interferiscono nella politica. Ha detto che i giudici sono solo un gruppo di comunisti. Ha negato documenti, testimonianze, imputazioni. Dice “sono incensurato”. Dimenticando di aggiungere: ancora. Ha cercato di non sapere che si votava la sua incompatibilità con l’essere parte di un governo, persino questo governo, con quel passato e quei legami. Saverio Romano è la nuova epoca del berlusconismo, il soldato di ventura che deve salvare solo se stesso (non la Patria o il Paese o il regime). E poiché, per il mestiere che fa (il mercenario) non ha altri problemi che difendersi, non aspettatevi che vi parli di ciò che sta facendo al governo, o delle buone e utili cose che ha fatto, o che provi a spiegare che è stato un bravo ministro. È vero, la difesa era difficile. Come ministro dell’Agricoltura può vantare solo l’avere esonerato leghisti truffaldini dal pagare le grosse e dovute multe per le quote latte. Oggi, il pagamento per salvare Romano dalla sfiducia della Camera toccava alla Lega, con il bel problema di spiegarlo ai suoi storditi elettori. Infatti i leghisti non hanno voluto discutere se Romano sia o no in contatto con la mafia, sfigurando persino un governo come questo. Dovevano pagare per le quote latte, e ormai anche i lombardi sanno bene che con certa gente non si scherza. Dunque, la Lega ha pagato. Romano, però, dopo la sua difesa indecente, ha incassato anche il non voto dei Radicali. Sei deputati assenti sono tanti in un confronto estremo come questo. La ragione è l’amnistia che chiedono invano, come rimedio all’orrore delle carceri, una via d’uscita estrema che il Senato unanime ha appena respinto. Il problema non è capire o condividere. Il problema è questo regalo a un ministro che, se fosse possibile, screditerebbe persino Berlusconi (che infatti è passato in aula, visitando le trincee). È vero, il tragico evento carceri riguarda tutti. Ma sarà difficile capire e far capire perché spiazzare gli amici e rompere con il Pd un minuto prima del voto. Resta il fatto che Romano, alla fine della conta, è ancora ministro di questa Repubblica con un margine di 20 voti della Camera. Dubito che ci aiuterà ad allargare la fiducia di cui il Paese ha disperato bisogno.

IL PORNOSTATO DI VAURO ALLA CAMERA

Il bacio Il ministro Romano
abbraccia il premier prima del voto

Montecitorio: sui banchi di Futuro e Libertà ieri spopolava il poster “Il PornoStato di Patonza da Volpedo”, pubblicato dal Fatto Quotidiano e realizzato da Vauro

IL LATITANTE x Ieri sera nello speciale tv di Mentana su La7

“Tutta colpa di Tarantini”
Lavitola scarica l’amico Gianpi, racconta l’inverosimile sui 500 mila euro versati dal premier “Ho anticipato io”
Sansa pag. 2 z

grandi n opere

privilegi n

I costruttori contro Matteoli: “Ci rovinate”
Cannavò pag. 8z tangentopoli n

Fondazione Roma, anzi spartizione di milioni pubblici
Meletti pag. 11z

Parma: se ne va Vignali, il sindaco degli scandali
Chierici pag. 7z

CATTIVERIE
I vescovi contro Berlusconi. Sono preoccupati per il futuro dei loro figli (www.spinoza.it)

e Berlusconi lasciasse la guida del governo, si aprirebbe una possibilità: si potrebbe ricominciare a discutere del ruolo della magistratura in questo paese...”. Ecco finalmente spiegato, grazie al professor Angelo Panebianco, perché anche il Corriere della Sera ha deciso, con 17 anni di ritardo, di scaricare B: per poter finalmente parlare “di cose come l’uso politico delle intercettazioni e la fine che hanno fatto, grazie al famoso circo mediatico-giudiziario, la tutela della privacy, la presunzione di non colpevolezza, eccetera”. Insomma del “grande scontro fra politica e magistratura” che, a suo dire, cominciò il 3 ottobre 1985, quando Cossiga proibì, minacciando l’invio dei carabinieri, al Csm di difendere – come prevede la Costituzione e la legge istitutiva dell’organo di autogoverno delle toghe – i magistrati aggrediti e minacciati da Craxi per aver osato scoprire con le mani nel sacco vari socialisti ladri a Torino (scandalo Zampini), Milano (P2, Ambrosiano, Calvi, caso Icomec), a Savona (caso Teardo), a Trento (inchieste di Carlo Palermo) e così via. Panebianco la racconta così: “Cossiga inviò una lettera in cui vietava al Csm di mettere ai voti una censura nei confronti del presidente del Consiglio Craxi. Cossiga, Costituzione alla mano, negò che il Csm fosse dotato di tale potere di censura. Alcuni anni dopo Cossiga diventò oggetto di un attacco concentrico della magistratura militante” (tutte balle: la magistratura non prese alcuna iniziativa contro Cossiga dopo il 1985: ne aveva presa una la Procura di Torino nel 1980, quando Cossiga era premier e fu accusato di aver avvertito Carlo Donat Cattin che il figlio terrorista Marco era ricercato, dopodiché quest’ultimo si diede alla latitanza; ma Cossiga fu salvato dalla Camera dell’impunità, che negò l’autorizzazione a procedere). Dopodiché, ça va sans dire, lo “scontro” proseguì “con Mani Pulite”. E qui l’acuto Panebianco rivela che, sì, “la corruzione c’era ed era tanta, ma era ‘di sistema’ e per questo avrebbe richiesto una soluzione politica, non penale”. Ecco: siccome rubavano in tanti, la soluzione era una bella amnistia. Lo “scontro” proseguì nel ‘94 con “l’avviso di garanzia che raggiunse Berlusconi a Napoli durante una conferenza internazionale”: il fatto che la Fininvest corrompesse la Guardia di Finanza è, per Panebianco, un dettaglio irrilevante. Per evitare lo scontro, i pm avrebbero dovuto fingere di non accorgersene e, trovate le prove, mangiarsele. Ora, liquidato B., bisognerà bilanciare “il grave squilibrio fra democrazia rappresentativa e potere giudiziario”, dimostrato dalle “centomila intercettazioni” dell’inchiesta di Bari, “cose da pazzi (e il Csm zitto)”. Forse Panebianco non sa che gli intercettati a Bari sono una quarantina (Tarantini più le mignotte reclutate per sollazzare B. e infilarsi negli appalti Finmeccanica e nella Protezione civile); che centomila sono le telefonate intercettate; e che il Csm non ha alcun potere di sindacare sul numero di telefoni intercettati da una Procura, visto che già ci pensano il Gip, il Riesame, la Corte d’appello e la Cassazione. Il tuttologo del Corriere propone infine di “vietare di intercettare, anche in modo indiretto, chi occupa cariche istituzionali”, il tutto “per convincere gli investitori a fidarsi di nuovo di gente come noi”. Che si fidino di gente come lui, è improbabile. Ma è ancor più improbabile che si riesca a impedire che un governante sia indirettamente intercettato. A meno che Panebianco non pensi di vietare di intercettare 60 milioni di italiani, anche se coinvolti in giri di droga e prostituzione, perché potrebbero chiamare il presidente del Consiglio o venirne chiamati, magari da un cellulare peruviano. Così finalmente potremmo dire agli investitori: “Fidatevi dei nostri politici, sono tutti incensurati perché non possiamo più scoprire i loro delitti”. E vedere di nascosto l’effetto che fa.

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Indagarlo o no? Il rebus della procura di Roma sul Cavaliere
Bersaglio mobile
Un fermo immagine dell’intervista a Valter Lavitola andata in onda ieri sera durante lo speciale su La7

hi sarà a indagare su Berlusconi non più vittima di estorsione, bensì reo di aver indotto Tarantini a mentire sul giro di escort? L'incubo sta togliendo il sonno a più di un ufficio giudiziario. Si pensava che già ieri la Procura di Roma si sarebbe cavata d'impaccio trasmettendo gli atti a Bari, come disposto dal Tribunale del Riesame di Napoli, ma la decisione è stata rinviata. Il procuratore

C

BUGIARDO E DEPISTATORE
Giovanni Ferrara avrebbe dovuto incontrarsi con l'aggiunto Pietro Saviotti invece non è venuto in ufficio, l'altro è rimasto chiuso nella sua stanza a studiare le carte. L'imbarazzo è palpabile, in ballo c'è la decisione non semplice, per una procura troppo vicina ai Palazzi del potere, di iscrivere il premier sul registro degli indagati. Al momento l'ipotesi prevalente sembra quella di volersi disfare del faldone in tempi brevi. Il pretesto è la nuova iscrizione di Valter Lavitola sul registro degli indagati, pena la decadenza del mandato di arresto, in realtà ci sono ancora 20 giorni di tempo. Insomma il nodo centrale è se iscrivere Berlusconi a Roma prima di inviare gli atti a Bari oppure no, la dottrina non è univoca. Il fatto che il procuratore Saviotti non abbia abbandonato il fascicolo fa ritenere che in merito ci siano opinioni diverse. La decisione

Le schede sicure per il capo

I 500mila euro e le fotografie

di Ferruccio Sansa

U

n latitante che parla in diretta tv dal Centro America al programma Bersaglio Mobile di Enrico Mentana. Mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini assicura che si sta facendo il possibile per assicurare Lavitola alla giustizia. Lui - l’ex direttore dell’Avanti! - è in camicia bianca e giacca blu, viso rilassato. In studio con Mentana anche Bonini di Repubblica e Formigli de La7. Collegati dal Fatto Marco Travaglio e Marco Lillo. Esordisce tentando una difesa: “È elementare. Sarebbe sufficiente leggere in quello del Tribunale del Riesame. Non eravamo io Tarantini e la moglie a fare estorsione a Berlusconi. Ma saremmo stati io e B. a spingere Tarantini a mentire. Comportamento che non si è mai realizzato. C’è una telefonata mai intercettata, manderò un appello televisivo alla Procura”.

Mai dato telefoni peruviani. Ho visto Mani Pulite, per questo ho un’impresa all’estero

“IO SONO LATITANTE E GIANPI È IL FESSO”
Lavitola in tv da Panama: messaggi per Berlusconi “C’è una telefonata non intercettata, i pm la usino”
Mentana - , perché se è così tranquillo perché non risponde alla magistratura?”. Quella telefonata pare un ricatto: “Il Riesame dice che le frasi… ‘mettere Berlusconi con le spalle al muro’ dice che non era un ricatto”. Ma che cosa voleva dire? “I Tarantini sono scapestrati, ma non criminali. Lui è anche un po’ fesso. I Tarantini erano con me pressanti in modo impressionante. Volevano vedere il presidente del Consiglio in più occasioni possibili. E volevano che un loro amico imprenditore secondo me pulito, tal Pino Settani, potesse avere un rapporto con l’Eni. Ma soprattutto volevano avere denaro da Berlusconi. Quando dicevo ‘te lo devono chiedere in ginocchio’ è riferiti agli avvocati, al patteggiamento. Tarantini diceva che chiedere il patteggiamento era una prova di serietà”. Insomma, si sarebbe mostrato credibile e affidabile con Berlusconi. Poi il capitolo massoneria: “A diciotto anni mi sono iscritto a una loggia di Roma che mi pare si prenditore nello stesso posto. Per questo sono venuto in Centro e Sud America. Ho azienda che si occupa di pesce e una piccola flotta di pescherecci. Adesso li sto vendendo, dallo smobilizzo di queste attività ho ricavato una somma”. “Da quanto non segue Berlusconi?”. “Dal 24 agosto, da quella famosa telefonata. Ho le prove e i testimoni”. Strano in quel colloquio Lavitola e Berlusconi si mettevano d’accordo. “Ma come ha conosciuto Berlusconi, tramite Craxi? “No”. Comunque un rapporto molto stretto con il Cavaliere… “Io purtroppo, come ha detto Ghedini, io non sono mai riuscito ad avere alcun ruolo, nemmeno elettivo. Eppure ci puntavo. Sono riuscito, dopo lunga attesa, a far sì che il presidente mi concedesse udienza. Non dimenticate che anche se ormai indegno sono un giornalista, da 25 anni”. C’è poi il nodo dei 500mila euro. Strana operazione, il direttore dell’Avanti! che li anticipa a un miliardario. E fa passare

Sì, erano soldi. Mai ricevuto fondi su conti stranieri dal presidente del Consiglio
tutto su conti sudamericani. Non aveva possibilità di far arrivare soldi a Tarantini e doveva fargli avviare l’attività commerciale”. Ma perché il Primo Ministro deve prendersi a cuore la sorte della famiglia Tarantini? La risposta sorprende? “Perché mi rompeva le scatole due volte al giorno. Quando mi ha detto che se lo pagavamo non avrebbe rotto più, sono subito andato dal Presidente”. “Ma ha mai ricevuto denaro all’estero da Berlusconi?”. “No, e poi qui dove sono i soldi non arrivano”. LAVITOLA lancia messaggi, quasi a sviare: “Complimenti per l’aereo”, a Mentana. Come dire: io non sono a Panama. Sono in un posto dove non arrivano aerei. Sulle “foto” sospira: “È inutile mentire. Erano soldi. Erano parte del rimborso che il Presidente mi stava dando da molto tempo dei soldi che avevo dato a Tarantini”. Insomma, ancora una versione sui soldi: quei 500mila euro. “Quando e come ho conosciuto Berlusconi? Sono socialista, nel 1993-4 ero nel Psi. La gran parte dei socialisti riformisti sono passati in Forza Italia. Quando nel 1994 ci fu una delle prime riunioni del partito lo conobbi. Ho cercato di farmi apprezzare, ma con risultati nulli. Volevo fare il deputato, ma non ce l’ho fatta”. Bocciato da Ghedini? “Sì, il ‘bietolone”. È vero, ho cercato di menarlo”. “Io ho un sacro terrore, ho paura della magistratura. Non ho fatto questa intervista per irritarli”. Ma rendendosi latitante come credeva che reagissero? “Bé, mi sono reso latitante e ho fatto bene, perché Tarantini si è fatto un mese e mezzo di carcere, la moglie è stata anche lei dentro”.

POI MOSTRA un documento: “Io avevo in uso un’utenza Argentina dalla quale ricevo una telefonata di Tarantini, subito dopo io chiamo Berlusconi, gli faccio tre telefonate. Una di due minuti, non me lo passano, l’altra di un minuto, cade la linea. Poi una di nove minuti, lunga conversazione. Se ci fosse questa conversazione non ci sarebbe l’indagine… ci siamo detti quello che poi nella telefonata intercettata ho detto a Tarantini. Mi ha detto di questi 500mila euro, vuole che gli siano consegnati, che cosa faccio gliela metto realmente a disposizione. Calcoliamo che questo consuma come una Ferrari. E lui, non era destinata a mettere su un’attività. Vorrei chiedere perché telefonata non è stata intercettata. Forse un guasto tecnico”. Insomma, Lavitola chiede che siano utilizzate telefonate non intercettate. Lavitola si asciuga il sudore. Forse il nervosismo, forse che nei paesi tropicali fa caldo. Situazione paradossale. “Lei risponde ai giornalisti dalla latitanza - chiede

chiamasse Areté, una delle poche occasioni di approfondimento culturale e di apprendimento a stare zitti. Sono tornato ‘silente’ perchè la mia famiglia ha avuto problemi finanziari e non ho potuto più pagare la quota”. E sulle

schede “sicure” passate al premier: “Non ho mai fornito a Berlusconi scheda peruviana”. Poi un po’ di amarcord: “Ho vissuto al margine la vicenda Tangentopoli. Se vuoi fare politica mi sono convinto che non puoi fare l’im-

IL PERSONAGGIO L’agenda internazionale

Valterino chi? Da Eni a Poste: non lo conosce più nessuno
di Antonio Massari

on solo Finmeccanica. Mettendo insieme date, appunN tamentipanamensi, sorge il dubbio tra aziende Lavitola istituzionali, accordi stretti di Stato italiane e che Valter abbia "mediato" per molti altri affari. Lavitola a Panama era di casa: in Finmeccanica spiegano che in poche ore riuscì a organizzare una cena tra l'ex direttore commerciale Paolo Pozzessere e il presidente panamense Ricardo Martinelli, alla quale parteciparono due ministri e l'ambasciatore italiano. Di lì a poco Finmeccanica iniziò a lavorare con il governo panamense per un affare da 280 milioni di euro. Guadagno di Lavitola: circa 35 mila euro, per una consulenza annuale, spese escluse. Il sospetto - tutto da verificare - è che Lavitola abbia poi potuto guadagnare, attraverso collegamenti occulti con società panamensi, una fetta di quei milioni. Ma Finmeccanica è l’unica a rivendicare - contratto di consulenza alla mano - il ruolo di Lavitola in Sudamerica. E quindi la domanda

Dal Brasile all’Argentina: nei report di Finmeccanica tutti gli incontri organizzati in Sudamerica

diventa: Lavitola ha mediato anche per Eni, Poste Italiane, Enel, Fincantieri? Fincantieri nega l'esistenza di qualsiasi consulenza con Lavitola. È lo stesso Lavitola, ieri, durante Bersaglio Mobile, su La7, a dire esplicitamente d’essersi attivato, per gli affari di Pino Settanni, imprenditore pugliese in contatto con Gianpi Tarantini. Affari che, secondo gli atti dell’inchiesta di Napoli, ruotavano nella sfera d’influenza dell’ Eni. Ma Eni, interpellata dal Fatto Quotidiano, ha negato qualsiasi contatto tra Lavitola e Scaroni. Ma andiamo oltre e prendiamo il caso Poste italiane: nelle intercettazioni ascoltate dagli inquirenti di Napoli, Lavitola parla con Maria Claudia Ioannucci, scambiata dagli investigatori per una cronista di Repubblica. In realtà, come ha rivelato Dagospia nei giorni scorsi, Ioannucci, già senatrice di Forza Italia, il 21 aprile è entrata nel cda di Poste italiane. E proprio Poste italiane, il 21 agosto, sigla un protocollo con Poste Panama. Lavitola ha avuto un ruolo anche in quell’accordo? Ha un contratto di consulenza? Da Poste italiane spiegano che la "Ioannucci

conosce personalmente il presidente di Panama", ma non ci sono consulenze con Laviola, né con Panama ci sono affari ancora concretizzati. La Ioannucci conferma la versione: "Conosco Lavitola da anni, sono stata il suo avvocato, ma con il protocollo panamense lui non c'entra nulla". Prendiamo atto della versione fornita da Poste Italiane, anche se la coincidenza del protocollo con Panama, nei giorni di “grande impegno” sudamericano di Lavitola, resta davvero interessante. Così come è interessante scoprire - come ha dichiarato lo stesso presidente panamense Martinelli - che il 9 settembre 2009, all'incontro con Berlusconi, partecipò non solo Lavitola, ma anche l'ad di Enel Fulvio Conti. Milano Finanza, in quei giorni, scrisse: "Berlusconi, fanno sapere da Palazzo Chigi, ha commentato con soddisfazione l'aggiudicazione da parte di un consorzio guidato da Impregilo..." ma non solo: Berlusconi era soddisfatto anche dei "crescenti investimenti di Enel" a Panama. Rimarcando la presenza, al vertice Berlusconi-Martinelli-Lavitola, dell'ad del gruppo Enel, Fulvio Conti. Gli affari con Panama erano pregressi, spiegano in Enel, dove specificano che il più grande investimento, quello della centrale idroelettrica, risale al febbraio 2007. Resta il mistero della presenza di Lavitola al fianco di Conti, Berlusconi e Martinelli quando si progettano grossi investimenti di Enel a Panama. C’è un altro fatto cer-

to: i movimenti di Lavitola in Sudamerica messi nero su bianco nei suoi report consegnati a Finmeccanica: Panama 12 luglio 2010 - Panama Pomeriggio: riunione presso l'ufficio del presidente della repubblica di Panama, presentazione prodotti Finmeccanica. Forte interesse riscontrato per i radar 3D, per i sistemi telespazio relativi alla mappatura del territorio. 16 luglio 2010 - Panama Mattina: riunione con imprenditori nel settore dell'energia e presentazione dei componenti per la produzione a ciclo service e nucleare. Argentina 29 luglio 2010 - Buenos Aires Pomeriggio: riunione presso l'ufficio del governatore, presentazione prodotti di Finmeccanica, interesse riscontrato per sistemi informatici ed energia. Brasile 18 agosto 2010 - Recife Mattina: incontro con rappresentanti del governo di Pernambuco per presentazione dei prodotti di Finmeccanica. Pomeriggio: incontro presso l'ufficio di pubblica sicurezza, per presentazione prodotti Selex sistemi integrati, per l'automazione, i trasporti, la difesa, lo spazio e l'informatica.

Giovedì 29 settembre 2011

BUGIARDO E DEPISTATORE
potrebbe essere più articolata: trasmettere a Bari soltanto gli atti relativi al triangolo Berlusconi, Lavitola, Tarantini sulla vicenda escort, che lì è nata ed è giusto che lì muoia, trattenendo a Roma il filone Finmeccanica, visto che la procura ha già varie inchieste sul colosso aerospaziale. Sappiamo che Gianpi puntava a gestire un business da 100 milioni, assieme all'imprenditore Enrico Intini, che lo aveva ingaggiato per i suoi rapporti con il premier. In ballo c'erano 14 appalti della Sel Proc in favore della Protezione civile. Nelle intercettazioni si sollecitava un incontro con Bertolaso. Per questo Ferrara ha sollecitato l'invio dell'ultimo rapporto della GdF non ancora pervenuto. Intanto, a Bari, si vivono ore di attesa, ma sulla questione della competenza incombe l’incognita del fascicolo aperto a Lecce sul procuratore Laudati, che sarebbe indagato per abuso d’ufficio e altro. Di questa inchiesta la procura dice di aver avuto notizia solo dai giornali, ma se emergesse una connessione tra la posizione di Laudati e i fatti di indagine, la competenza passerebbe automaticamente a Lecce. Non si esclude neppure che torni in ballo Napoli con un ricorso contro il Tribunale del Riesame. Sono molti a pensare che la partita non possa che concludersi con un conflitto di competenza in Cassazione e nessuno esclude che la patata bollente alla fine tocchi a chi meno la vuole. La Procura di Roma.
Rita Di Giovacchino

Mano nella mano: Tarantini e la moglie subito dopo la scarcerazione (LAPRESSE)

L’uragano Katarina fa la festa al premier
ORGANIZZATA OGGI AD ARCORE PER I 75 ANNI DAL PDL PROVANO A FARGLI CAMBIARE IDEA
di Alessandro

Ferrucci

e Sara Nicoli
on chi gli si avvicinava ha provato a sfoggiare un sorriso, quello di sempre. Era stiracchiato. Nella stretta di mano ha tentato di mettere il solito, macho vigore. Chi l’ha agguantata ha notato un’inedita fiacca. Eppure sono molti i parlamentari del Pdl che dopo il voto su Romano sono andati in pellegrinaggio da Silvio Berlusconi per gli auguri: oggi compie 75 anni. Per dirgli “forza, siamo con te. Siamo sempre al tuo fianco”. L’iniezione di affetto, fiducia e coraggio non ha prodotto alcun effetto. Lui, laconico, ha risposto: “Non c’è niente da festeggiare mi stanno preparando un bel regalo...”. Il riferimento è ai pm, alle inchieste. Il solito tarlo. Eppure, in programma c’è anche dell’altro, più piacevole. Lo ha rivelato ieri l’Unità: la bionda Katarina gli ha organizzato un party ad Arcore.

C

A ciascuno i suoi anni
Un’elaborazione dell’Idv realizzata nel 2010 e che vede Berlusconi senza lifting e con i capelli bianchi. A sinistra, le due gemelle Knezevic

TARANTINI, NICLA e le escort sotto il tappeto
di Lidia Ravera

e il primo pensiero è per E sce dal carcere, Tarantini,quelle cheNicla, Rebeccale sue “bambine”. No, non tratta per affari, quelle che ha messo al mondo con la e Ginevra. Vuole tornare da loro. Subito. E stare con loro: sempre. A guardarlo, sulla soglia di Poggioreale, colpisce la figura banale, da playboy della porta accanto, che gli consente di recitare il copione dei mariuoli in libertà vigilata, agli arresti domiciliari, salvati in extremis, scagionati dal catenaccio parlamentare, prescritti per un pelo o in attesa di giudizio. È una commedia composta da un'unica frase: sono molto sereno. La recitano i corrotti al potere e la maggior parte dei loro fornitori. Funziona così: dopo aver pianto sui tuoi pargoli innocenti, vai a casa e prendi su tua moglie. La costringi a tenerti per mano e la porti su e giù per le strade del centro. Le più illuminate. Le più lastricate di fotografi. Le più shopping-oriented. La moglie, in genere, sorride spavalda: io sono giovanebella e lui fa un sacco di soldi. Il marito, scagionato dal sorriso della moglie, nasconde tutte le escort sotto il tappeto e rassicura il popolo: siamo sereni insieme. Il sacro vincolo della famiglia, croce e delizia di chi non ha abbastanza soldi per cornificarsi, risulta così ratificato. E tutti vissero fotografati e contenti. Sarebbe andata così anche per la “passeggiata” dei Tarantini, se Nicla fosse stata all’altezza della situazione, mentre, in tubino mini, batteva le vie del centro, mano nella mano, con Gianpi. Invece no. La serenità la ostenta lui, da solo. Lei, più alta e più vera, è una maschera tragica: pallida, la bocca immobile, gli occhi disperati. Sembra quello che è: una donna sull’orlo di una crisi di nervi. Anche lui, illuminato dal contrasto, sembra quello che è: un po’ scemo.

MA CHI è la ragazza? Chiunque l’abbia conosciuta offre sempre lo stesso racconto. Anzi, rivive una scena, rimasta negli occhi, nelle orecchie e negli animi di tutti: una giovane mora, alta, efebica, che si lancia giù per le scale della villa brianzola. Anche quella doveva essere una festa, l’ennesima, per il premier. Diventò altro. La protagonista era, appunto, la montenegrina Katarina Knezevic, da alcuni detta “l’uragano”, classe 1991, sorella gemella Kristina. Da quella notte, oltre un anno fa, non è più uscita dalla vita di Berlusconi. Questa sera suggellerà il suo ruolo. Pochi gli invitati, dal Pdl fanno trapelare la presenza di soli familiari stretti, quindi figli, generi e nipotini. Tra loro anche Marina Berlusconi, lei a imporre Arcore e non la Sardegna, per questioni di tempo a disposizione. “Qualcosa di semplice, sobrio. Nessuna particolare sorpresa”, ci tengono a precisare dagli ambienti vicini alla maggioranza. Eppure a gestire la serata è la stessa ventenne che da mesi viene indicata come la nuova fidanzata del premier. “No, no! Ma che stiamo scherzando? – risponde concitato un deputato, fedelissimo di B. –. Lei è solo una collaboratrice della villa. Diciamo una cameriera. Se gli fa la torta? Forse, e magari è anche cuoca. Sì, è vero, vive lì da tempo”. Qualcosa non torna. La sera del 9 agosto di quest’anno, la modella marocchina Imane Fadil, racconta al pm Antonio Sangermano: “Vive ad Arcore

e da tempo ne è la fidanzata”. Un ruolo stretto. Troppo, per molte. Causa gelosie, problemi, malessere, preoccupazioni. “La conoscevo. Ed è vero quello che ha detto Imane: Catarina era una pazza scatenata – ha rivelato una testimone al nostro Davide Vecchi –. Si metteva nuda in mezzo al tavolo mentre mangiavamo, era insostenibile”. E incontrollabile. Per questo “Barbara, io e altre ragazze lo abbiamo preso (Berlusconi, ndr) e gli abbiamo detto che se non la mandava via, noi non saremo più andate da lui”. MACCHÉ, niente da fare. Minaccia andata a vuoto. “Questa ragazza montenegrina, oltre a una sorella gemella, ha una terza sorella più grande la quale, per motivi che non conosco, tiene sotto torchio il presidente. L'affermazione la fa Fede e non so se sia vera”, spiega sempre Imane. E qui si apre un altro capitolo.

La “altre” sorelle sono due, si chiamano Slavica e Zorica, di 32 e 35 anni, da giovani vicine a Ratzo Djokic, boss nel traffico di droga, armi e sigarette, ucciso a Stoccolma il 5 maggio 2002. La famiglia Knezevic è originaria del quartiere più degradato di Podgorica, Murtovina, dove gli appartamenti costano un quarto rispetto a quelli del centro, e dove la criminalità è sovrana. Da qui partono le prime due,

“Sì, è vero, lei abita in villa, ma è solo una collaboratrice” Una testimone: “Macché è la fidanzata”

alla conquista di Milano. Partecipano alla movida. Locali ogni notte. Conoscono Berlusconi. Quando tornano a casa raccontano tutto ai rotocalchi locali. Slavica vanta un appartamento in regalo. Nel frattempo il fratello, il maschio, entra ed esce dal carcere. Tocca alle piccole farsi strada. Nel 2009 eccole in Sardegna al fianco di Guy Ritchie, regista ex marito di Madonna. Infine riappare Berlusconi. Fino alla festa di questa sera. Chi circonda il premier non nasconde un certo imbarazzo. In molti stanno provando a dissuaderlo, a proporgli un programma alternativo, fatto di una cena pubblica, coma a dire: non intendo nascondere niente. O almeno di non andare ad Arcore. Niente da fare. Lui non sente nessuno, Katarina ha già pensato a tutto. E molte persone che gli stanno attorno non capiscono fino a dove arriva il potere di questa ventenne.

LARA COMI CONTRO LE COLLEGHE CATAPULTATE

LAUREA O PATONZA? LA GUERRA HOT TRA LE DONNE PDL
di Chiara Paolin

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Comi, giovane economista di Sondrio (come Tremonti), eletta nel 2009 eurodeputata Pdl dopo tre giorni di a politica è una terra di dominio maschile. Promuo- corso tenuto dal ministro Brunetta, non ha dubbi: la gavere una cultura delle pari opportunità vuol dire par- vetta serve eccome. Sennò finisce come con le sue comlare di libertà e di modernità. Vuol dire investire sull’au- pagne d’avventura, l’ex presentatrice Barbara Matera tonomia della persona, su una logica lungimirante di so- e l’ex infermiera Licia Ronzulli, viste al lavoro “solo lidarietà, inclusione e meritocrazia”. Barbara Salta- durante la campagna elettorale”, come ha sottolineato martini, responsabile delle donne Pdl, ce la mette tutta Lara. Uscita acida nel momento in cui Gianni Alemanno per dimostrare che nel gineha detto “mai più MinetA sinistra Laura Comi, a destra Licia Ronzulli ceo dell’amore contano i vati” ottenendo in risposta lori veri: qualità, onore, meun simpatico “pensa a rito. Peccato che le colleghe tua moglie”, per finire di partito se le stiano dando con i capigruppo Ue a di santa ragione per stilare spergiurare sul buon iminedite classifiche: conta più pegno delle signore e la il fresco slancio di una giovablanda retromarcia della ne ‘patonza’ (copyright S. Comi (“ognuno ha il suo B.) o la saggia esperienza di percorso”). Pazienza se una militante verace? Basta nelle intercettazioni di una showgirl per sfondare Napoli si staglia netto il nel patinato mondo della poruolo della Ronzulli colitica italiana o è meglio apme ‘segretaria’ - ancora piccicare in coda il sempre copyright presidenziale caro pezzo di carta? Lara - per le trasferte a Villa

Certosa con le ragazze di Tarantini. Il problema vero è che lo scandalo papi-girls ha fatto esplodere nel Pdl il primigenio allarme di Veronica Lario, l’ex moglie del premier che proprio in occasione delle europee aveva segnalato il pericolo di infiltrazioni anomale. Le famose vergini per l’imperatore, le Minetti ormai note, le onorevoli lambite dal bunga bunga come Maria Rosaria Rossi (intercettata al telefono con Emilio Fede per una seratina hot) ed Elvira Savino (a colloquio con Tarantini per esaminare le tecniche utili a entrare nelle liste, oltre che per verificare il suo ruolo di facilitatrice tra B. e la gieffina Carolina Marconi). In realtà, il conflitto tra tesi nella selezione della specie pidiellina non si pone. Il Cavaliere è il manifesto vivente della politica affidata a chi non ha un passato di partito e vanta un presente gaudente. La stessa Comi ha ammesso di aver barato per ottenere l’attenzione del premier: “Una volta allo stadio saltai un muretto per farmi fare un autografo. Le guardie si avvicinarono, lui apprezzò il mio coraggio e ci scambiammo l’e-mail. Nacque tutto così”. Se rispetti le regole, non sarai mai la ragazza del capo. “E comunque i problemi sono altri - chiude l’onorevole Deborah Bergamini -. La gente non ha i soldi per il latte, stiamo ancora a parlare del corpo delle donne?”.

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Il Tg1 vergognoso: Le telefonate non sono attendibili

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LA REGOLA DEL SILENZIO
a Napoli sull’inchiesta c’è una confusione totale”. Segue l’intervista di Marina Nalesso a Giorgio Spangher professore universitario, già al Csm, che, seduto a un tavolino in giardino, commenta la decisione dei giudici di Milano di tagliare alcuni testimoni al processo Mills come “strappi di legalità”. E nell’enunciarne altri, anche non legati al premier, conta “1994 con l’invio dell’informazione di garanzia”, una incompetenza tra Milano-Perugia, e anche “nella vicenda Ruby si sono evidenziati”. Il problema, però, pare riguardi “tutti i cittadini”. Segue pezzo su Penati, con un lungo riassunto della “mega-tangente” e tre parole di risposta dello stesso. Elena Fusai, infine, intervista tal Lorenzo Bertoni (www.intercettabolo.eu) che afferma come le intercettazioni “non sono attendibili”.

n Tg1 da antologia quello andato in onda ieri sera alle 20 sul primo canale della Rai. Sbrigata in pochi secondi e senza immagini la contestazione al ministro Altero Matteoli all’assemblea dei costruttori dell’Ance, il telegiornale della rete ammiraglia si concentra sulle “competenze” nell’intricato caso Berlusconi-Lavitola-Tarantini. Dopo il servizio che “spiega” come “dopo il passaggio

TORNA IL BAVAGLIO MASTELLA (PEGGIO DI ALFANO)
Proibiva di riassumere o accennare al contenuto di tutti gli atti
di Marco Travaglio L’ex Guardasigilli, Clemente Mastella

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furia di sfidare astutamente il Pdl a ripescare la legge Mastella, il Pd è stato accontentato. Anche perché in questo momento Berlusconi e i suoi compari hanno più urgenza di vietare la pubblicazione delle intercettazioni (per esempio, quelle ancora segretate dell'inchiesta escort di Bari, che Tarantini con Lavitola definisce “devastanti”) che la loro effettuazione da parte della magistratura. E, in materia di bavaglio alla stampa, la legge Mastella era molto peggio della Alfano. Il ddl Alfano, è vero, proibisce di citare anche nel contenuto le intercettazioni, anche se non più coperte da segreto; aumenta a dismisura le pene ai giornalisti e agli editori che violino il divieto di pubblicazione degli atti non più pubblicabili; e impone agli editori di interferire nella fattura dei giornali e dei programmi televisivi per sollevarsi, in base alla legge 231 sulla responsabilità giuridica delle imprese, da pesantissime multe. Ma almeno consente che gli altri atti d'indagine diversi dalle intercettazioni (verbali di interrogatorio, avvisi di garanzia, mandati di cattura ecc.) vengano riassunti per sommi capi. Invece la legge Mastella proibiva anche di riassumere o accennare al contenuto non solo delle intercettazioni, ma anche di tutti gli altri atti. Il ddl Mastella, varato dal governo Prodi, fu approvato dalla Camera il 17 aprile 2007 da tutti i partiti, con 447 Sì, nessun No e 9 fra astenuti e non partecipanti al voto (i

Ds Giulietti, Grillini e Nicchi, il rifondatore comunista Cannavò, i Dl Zaccaria e Carra, i Verdi De Zulueta e Poletti, l’ex Ds Caldarola). Se non divenne legge dello Stato, risparmiando tanti guai a B., fu solo perché la scorsa legislatura si chiuse dopo soli due anni, prima che la legge passasse anche al Senato. 1) La legge Mastella vieta non solo di pubblicare il “testo” e il “riassunto” degli atti giudiziari e delle intercettazioni (compresi quelli noti all’indagato e dunque non più segreti), ma anche il loro “contenuto”. Resta da capire la differenza fra “riassunto” e “contenuto”, ma il risultato è chiaro: non si potrà più scrivere nulla fino all’inizio del processo e, quanto al fascicolo del pm, fino alla sentenza d’appello. Visti i tempi medi della giustizia, anni e anni di assoluto black-out informativo. Per i giornalisti è una micidiale manovra a tenaglia. 2) Da un lato le multe per il cronista che infrange il divieto di pubblicazione, ora molto blande (da 51 a 258 euro, con possibilità di oblazione a 130 euro che estingue il processo), diventano pesantissime: da un minimo di 10 mila a 100 mila euro (e oblazione a 50 mila); o, in alternativa, la reclusione fino a trenta giorni (inalterata rispetto alla legislazione precedente). 3) Dall’altro si allarga a dismisura il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazio-

ni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari, ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. La notizia è vera e non è segreta, ma è comunque vietato pubblicarla: i giornalisti la conoscono, ma non possono più raccontarla ai cittadini. A meno che non vogliano rovinarsi sborsando decine di migliaia di euro. 4) È pure vietata la pubblicazione, anche soltanto del contenuto,

“della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. In pratica le intercettazioni – che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o immorale, o scorretto – non potranno mai più finire sulle pagine di un giornale o in tv o su

Internet. Neppure se pubbliche. 5) Bontà loro, Mastella e la Camera consentivano di raccontare che Tizio è stato arrestato e perché (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, “fatta eccezione per le parti che riproducono intercettazioni”. 6) Se poi l’indagine viene archiviata, tutto resta top secret in eterno,

anche se gli atti contengono informazioni rilevanti – politicamente, deontologicamente, moralmente – su personaggi pubblici. Se invece l’inchiesta approda al rinvio a giudizio, il processo è pubblico. Ma fino a un certo punto: “Non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la sentenza d’appello”. 7) La legge Mastella impone poi di rimuovere dagli atti che vengono notificati agli indagati tutti gli elementi e i nomi relativi a persone coinvolte nel caso, ma non indagate. Come se tutto ciò che non è penalmente rilevante fosse politicamente, moralmente, deontologicamente da buttare. E poi, fra gli atti impubblicabili, ci sono anche le indagini difensive, nell'interesse dell'indagato. Sottrarre per anni questo materiale all’opinione pubblica significa impedirle di esercitare il doveroso controllo anche sull’attività della magistratura. Se la Giustizia è amministrata “in nome del popolo italiano”, possibile che il popolo italiano non debba sapere nulla? “Nemmeno il fascismo – commentò il compianto avvocato Oreste Flamminii Minuto – aveva osato tanto contro la libertà di stampa quanto ha osato il Parlamento col ddl Mastella”. L'ha scoperto anche Berlusconi: tant'è che l'ha subito fatto proprio.

IL GOVERNO METTERÀ LA FIDUCIA

CHIUDERE LE INTERCETTAZIONI LA PROSSIMA SETTIMANA
di Sara Nicoli

a tentazione Lsinistra”. E piùc’è tutta, anche “per mettere spalle al muro la passano i giorni e più si fa concreta la possibilità che il governo modifichi il testo del ddl intercettazioni, ora alla Camera, con l'inserimento di una parte del ddl Mastella per rendere ancora più aspro il bavaglio sulla pubblicazione degli ascolti; si andrà ad emendare, in modo comunque non sostanziale, il testo che è uscito dalla commis-

sione Giustizia della Camera e che da oggi diventa il centro del dibattito politico a Montecitorio. Il voto è previsto per la metà della prossima settimana. Ieri mattina, in un concitato vertice di maggioranza alla Camera, è stato deciso che – come da ordine preciso di Berlusconi – si lavorerà sul testo del ddl già approvato al Senato apportandovi anche altre, rarefatte modifiche (una proprio sulla questione legata all'equiparazione dei blog a testate giornalistiche, che verrà addol-

cita) concentrate in un maxi emendamento su cui il governo porrà la questione di fiducia e quindi di corsa verso il Senato, per “una mera presa d'atto”, più probabilmente con una nuova fiducia per evitare problemi e abbattere i tempi.
L'ACCORDO sulla rapidità è stato siglato l'altra sera a Palazzo Grazioli, ancora tra Bossi e Berlusconi, e in mattinata ne hanno raccolto i risultati sia l'avvocato Ghedini che il ministro Nitto Palma, saliti a Palazzo Grazioli proprio per avere indicazioni sul da farsi. Sarà fiducia, dunque, con ogni probabilità. E con il tentativo di coinvolgere nel voto anche una parte della sinistra con il ricatto che il ddl Mastella era stato voluto proprio dal governo Prodi. Senza fi-

L’accordo sulla rapidità è stato siglato da Bossi e Berlusconi Oggi manifesta il Popolo Viola

ducia, tuttavia, con centinaia di emendamenti presentati dalle opposizioni, sarebbe impossibile mantenere diversamente il timing imposto dal Cavaliere. La tensione, intorno al provvedimento, intanto sale. Oggi, a piazza del Pantheon a Roma, dalle 15 alle 18, si terrà la manifestazione contro il ddl intercettazioni promossa dal 'Comitato per la libertà e il diritto all'informazione, alla cultura e allo spettacolo' per “urlare no all'ennesima legge ad personam”. Il fatto è che Berlusconi, sull'argomento intercettazioni e più ampiamente su quello “giustizia” ha raggiunto “la saturazione”, anche perché Fini non ha concesso i tempi rapidi di discussione per il “processo lungo”, ora in commissione Giustizia chissà per quanto.

Ridurre la Casta? Ora il Senato dice no
RIMANDA LA COMMISSIONE SPECIALE E BOCCIA L’URGENZA PER RIDURRE I PARLAMENTARI
di Wanda Marra

L’alleanza con la Chiesa

riduzione dei parlamentari? Non è L agente. L’istituzione di unaelaborare urCommissione speciale con il compito di testi di riforma costituzionale che prevedano, tra le altre cose, la riformulazione dell'articolo 81 della Costituzione ai fini del perseguimento del pareggio di bilancio e l’abolizione delle Province? Rimandata a novembre. A decidere, l’aula del Senato. E così la Casta ha perso l’ennesima occasione per dimostrare di voler davvero diminuire i costi della politica. Ieri a Palazzo Madama si è discusso di questo, in una seduta fiume, con dichiarazioni surreali, evidentemente tese più ad ottenere il mantenimento dello status quo, salvando la faccia, che ad avanzare di qualche millimetro sull’abbattimento dei costi della politica. È il vicepresidente vicario del gruppo Pd, Luigi Zanda, a illustrare la mozione con cui si chiedeva la costituzione di una Commissione, chiarendo anche che questa non do-

veva interferire con l’esame dei disegni di legge riguardanti la riduzione del numero dei parlamentari. Tutti d’accordo sulla carta. Ma tanto per cominciare il Ministro Calderoli mette altra carne al fuoco, annunciando un disegno di legge di riforme costituzionali che arriverà in Aula la prossima settimana. Non senza dichiarare di non essere d’accordo con nessuna delle mozioni presentate dall’opposizione.
COMMENTA Zanda: “L'iniziativa del ministro Calderoli di presentare una vasta proposta di revisione della Costituzione ha tutta l'aria del tentativo sterile di restituire un senso politico a un governo in agonia”. È Rutelli che parla a nome del Terzo Polo a trovare l’escamotage: nessun voto sulla Commissione, ma prendere tempo per valutare esattamente il progresso delle modifiche costituzionali. Prende la palla al balzo Gaetano Quagliariello, capogruppo del Pdl: per non bocciare la Commissione, chiede una sospensione di 40 giorni per ve-

rificarne utilità e competenze. E così è, Commissione rimandata. Allora è il capogruppo dell’Idv, Felice Belisario a lanciare un altro sasso nello stagno, chiedendo la procedura d’urgenza per l’esame dei disegni di legge atti a ridurre il numero dei parlamentari. Il che vuol dire portare subito l’esame (che ora è nella Commissione Affari costituzionali) in Aula. Non ritengo di poter andare più veloce di così e dunque non voto la dichiarazione d’urgenza”, dice il presidente della Commissione Affari costituzionali Vizzini (lo stesso che aveva dichiarato al Fatto Quotidiano alla fine di agosto “Questa volta se i parlamentari non li riduciamo, è meglio che emigriamo”). È Rutelli a dare la linea al Terzo polo: “Non parteciperemo a una votazione che ci pare incomprensibile e totalmente priva di senso”. Morale della favola? Pdl e Lega si astengono (in Senato vale voto contrario), il Terzo Polo non partecipa al voto. Sintetizza Belisario: “L'intento di maggioranza e governo è quello di tenere tutto bloccato”.

IN NOME DELLA CROCE

Ora il Crocifisso per Silvio Berlusconi è un gioco erotico, un tempo era il simbolo dell’alleanza con la Chiesa: eccolo mentre lo dona a Papa Benedetto XVI il 19 novembre 2005.

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Le bugie sul numero di telefono in tasca al boss

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COSE LORO
deputato. Il biglietto, portato all'attenzione della magistratura, è stato anche oggetto di un interrogatorio di Romano che, il 2 luglio 2003, ha spiegato di “avere conosciuto Provenzano quando era studente e di non vederlo e sentirlo dal 1984”. Peccato che il numero in questione, un vecchio Etacs, sia stato attivato dieci anni dopo, il 15 gennaio 1994, quando Saverio Romano non solo era già laureato, ma iscritto all'ordine degli avvocati dal 24 settembre 1992. Il biglietto in questione adesso fa parte dell'atto d'accusa contro il ministro Romano che, il 25 ottobre prossimo, sarà discusso di fronte al gip Ferdinando Sestito.
Andrea Cottone

uando le guardie dell'Ucciardone hanno ritrovato nel portafogli del boss agrigentino, Alberto Provenzano, un biglietto da visita di una pizzeria con scritto dietro due numeri telefonici e il nome “Saverio Romano” sono saltate sulla sedia. Era il 2 agosto 2002 e l'attuale ministro all'Agricoltura era già

QUEL ROMANO DI MARONI
La Lega grazia il ministro accusato di concorso esterno in associazione mafiosa
forse non è il caso, gli chiede di slittare di un posto, ma ormai è troppo tardi. Che non fosse il Carroccio il problema di Romano si era capito da giorni. E a conferma del feeling con “il ministro in quote latte” - copyright dell'Udc Ferdinando Adornato – è il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ad accoglierlo in Transatlantico. Stretta di mano e via, insieme ad affrontare la battaglia. Una giornata dall'esito scontato ma comunque tesa, nervosa, irascibile. Il responsabile Massimo Calearo, poco prima che inizi la discussione si fa autografare da Romano il libro La mafia addosso, scritto dallo stesso ministro, quasi avesse paura di non vederlo più. Anche la Lega è preoccupata: per evitare di incartarsi sulle questioni di principio, in aula sceglie di “parlare di agricoltura”: la camicia verde Sebastiano Fogliato discerne di gestione dei terreni, di superfici agricole, di colture abbandonate. Fa talmente ridere che il presidente della Camera Gianfranco Fini è costretto a dire ai deputati dell’opposizione: “Vi prego di trattenere il vostro entusiasmo”. Si ride meno invece quando i parlamentari di Fli espongono i cartelli “Alla faccia della LEGAlità”. Si sfiora la zuffa, come accadrà anche più tardi quando i Radicali, tra gli improperi del Pd che ora minaccia l’espulsione, annunciano che non parteciperanno al voto. MA PIÙ che delle risse, quella di ieri è stata la giornata dei messaggi in codice. Domenico Scilipoti interviene per dire che lui il 14 dicembre ha fatto la scelta che ha fatto perché “qualcuno non ha rispettato i patti”. Amedeo Laboccetta ricorda a Di Pietro che prima di accusare Romano dovrebbe “guardare in qualche Comune della provincia di Napoli”. E Leoluca Orlando tiene a precisare che l’Italia dei Valori è “l’unico partito che non sostiene né Romano né Raffaele Lombardo”. Perfino la Lega ci prova: Luca Paolini chiede ai “sepolcri imbiancati” dell’Udc “chi ha portato Romano in Parlamento”. La risposta è chiara: il partito di Casini. Peccato che i seguaci di Bossi, queste domande, non le possano fare più.
di Paola Zanca

ppena esce dall'aula gli passano al telefono “Don Pietro”. Per il ministro che tra meno di un mese potrebbe essere rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, pronunciare quel “don” non è proprio rassicurante. Ma non si parla di padrini stavolta, dall'altro lato della cornetta c'è il parroco di Summonte, provincia di Avellino. Benedice il ministro graziato, che ora può tornare a occuparsi delle Politiche agricole con il sostegno di “tutta la coalizione”: 315 voti contro 294, “non ho visto defaillance”. Saverio Romano li ha osservati uno per uno, i 609 deputati chiamati uno alla volta a votargli la fiducia con scrutinio palese. Tolti i 21 assenti (7 Pd, 6 Pdl, 2 Mpa, un Udc e due del Misto) solo Francesco Nucara lo ha tradito, e solo dopo essersi assicurato che non sarebbe “stato determinante”. Gli altri, tutti con lui, compresa la Lega. Compreso il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Si è fatto vedere a Montecitorio solo alle sette di sera, e ha disertato le tre ore di dibattito in cui più di qualcuno lo ha accusato di svendere la lotta alla mafia per la sopravvivenza del governo. Lui si è turato il naso, Radio Padania si è tappata le orecchie: agli ascoltatori inviperiti ha risposto parlando dei certificati antimafia che il ministro Brunetta vorrebbe abolire e che invece Maroni difende. Almeno quelli.

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(FOTO DLM)

LI SALVI CHI PUÒ

L’AIUTINO DEI RADICALI: “AMNISTIA, NON VOTIAMO” IL PD VUOLE L’ESPULSIONE
di Luca Telese

Marco Pannella, nella sede di via di E ululò: “Andatevenel’autore di questoTorre Argentina affanculo, capito? Affanculooooo…”. Ce l’ha con articolo, che gli chiedeva conto del voto del suo gruppo a Montecitorio. Infatti, con un colpo di scena (ma nemmeno troppo), dopo aver minacciato di dissociarsi già ai tempi della sfiducia a Berlusconi il 14 dicembre, i sei deputati radicali eletti nelle liste del Partito democratico non votano l’autorizzazione all’arresto del ministro Saverio Romano. Nel momento della verità, mentre le luci del tabellone lampeggiano, alzano dei cartelli in aula con scritto sopra: “Amnistia”. Il loro modo per dire, al momento del voto, che in segno di protesta contro il Parlamento e la sua scelta di non intervenire sulla giustizia e sull’emergenza carceri, si sottraevano alla logica di lealtà della loro coalizione. Pannella: “Come il Pcus” La scelta dei Radicali ha abbassato il quorum e ha contribuito al salvataggio del ministro, inquisito per i suoi rapporti con la mafia. Ma alla fine dello scrutinio, quando si è saputo che i voti della maggioranza erano stati 315, è apparso chiaro che la dissociazione dei sei deputati non è stata determinante (dal punto di vista numerico), perché esisteva comunque una maggioranza a favore del ministro inquisito. Eppure, visto che nessuno prima del voto poteva immaginare prima chi avrebbe votato e cosa, la scelta dei deputati pannelliani ha creato sconcerto in una parte dello stesso gruppo di cui fanno parte (quello del Pd, nelle cui liste sono stati eletti) con il collega Andrea Sarubbi, quello della legge sulla cittadinanza, che nel pieno del Transatlantico si sfoga inviperito: “Adesso basta! Con loro dovremo fare i conti!”. Anche Rosy Bindi affronta il tema. La presidente del Pd è arrabbiata: “Quella dei radicali è una decisione inqualificabile. Ritengo che il gruppo ne debba trarre le conseguenze, e anche il partito”. In serata la situazione precipita, e le agenzie battono la notizia che il direttivo del gruppo del Pd oggi si riunisce per prendere provvedimenti. A Torre Argentina, dove i radicali sono tornati dopo il voto, arriva in diretta la notizia che i sei obiettori di coscienza potrebbero subire provvedimenti disciplinari dal

gruppo come ventilato da Sarubbi e dalla Bindi. Marco Pannella, che allo sciopero della fame ha aggiunto quello della sete (sempre per chiedere un’immediata amnistia) se la prende persino con questo giornale: “Sai che cosa dico a voi de Il Fatto Quotidiano? Andatevene affanculo! Stiamo facendo una protesta nonviolenta per la civiltà e per il diritto, ma a voi non ve ne frega nulla, come del resto agli altri giornali di regime. Scrivete di noi – si sfoga il leader radicale – solo per questa miserabile votazione, e intanto quelli del Pd lavorano per espellerci come ai tempi del Pcus. Ma che bella situazione. L’unica cosa che posso dire è questa: andatevene affanculo!” “Diciamo no alla partitocrazia” La dissociazione aveva preso corpo durante il dibattito: con quattro interventi a titolo personale di Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti, Marco Beltrandi e la segretaria, Rita Bernardini. Elisabetta Coscioni non ha avuto modo di parlare, ma è solidale con la scelta dei suoi compagni. Interrompendo la riunione accetta di parlare Maurizio Turco, che accetta di ricostruire la genesi della scelta: “Noi abbiamo saputo del testo di questa mozione dopo che era stato presentato...”. Ed è per questo che non avete partecipato al voto su Romano? “Noi non abbiamo votato perché dopo che il presidente della Repubblica ha parlato della giustizia, e del carcere, e di una illegalità sanzionata dal consiglio di Europa, e il Senato si è riunito in seduta straordinaria, per la terza volta nella sua storia, senza decidere niente!”. Allora chiedi a Turco se questo è un motivo sufficiente ad agevolare il ministro inquisito per mafia. A questo punto si arrabbia pure lui: “Noi non abbiamo salvato Romano! Tant’è vero che la maggioranza ha avuto 315 voti. Ma, visto che lei me lo chiede, le faccio una domanda io: questo articolo lo avrebbe scritto se noi avessimo votato a favore dell’arresto? Le rispondo io, perché la risposta è semplice: No”. Quindi è un voto per acquisire visibilità a prescindere dal contenuto e dagli effetti dello scrutinio? “È un voto – dice Turco – per poter dire che le migliaia di prescrizioni che ogni anno vengono decise sono tutte illegali, perché i processi sono infiniti”. Ma Romano cosa c’entra con questo? Turco sospira: “Noi non siamo entrati nemmeno nel merito delle accuse a Romano!”. Se gli chiedi che senso abbia penalizzare l’opposizione e favorire il governo che è il primo inadempiente sulle richieste dei radicali Turco si arrabbia: “Su questi temi non esistono differenze fra maggioranza e governo, che hanno la stessa indifferenza al dramma delle nostre carceri e alla situazione di illegalità istituzionale. Il nostro è stato un voto contro la partitocrazia”. Bisognerà che qualcuno lo spieghi anche a Romano. Che stasera è andato a letto felice.

IL MINISTRO dell'Interno “fugge, neanche si presenta”, grida Antonio Di Pietro in Aula mentre invita Romano a dimettersi, come fece lui nel'96, “dodici minuti dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia”. Maroni non c'è nemmeno quando il finiano Fabio Granata gli ricorda che Romano “è uno dei pochi parlamentari ad aver votato contro il 41bis”. E il titolare del Viminale non vede nemmeno il ministro sotto accusa alzarsi nervosissimo dal suo banco per aggredire il Pdl Manlio Contento, che sta limando gli ultimi dettagli dell'intervento in sua difesa. In aula (anche se poi confesserà di essere stato in dubbio fino all'ultimo) Romano si è seduto ai banchi del governo. I colleghi dell'esecutivo arrivano alla spicciolata (Berlusconi addirittura per ultimo) e si guardano bene dall'accomodarsi al suo fianco. Non ci sono nemmeno durante il suo intervento, mentre spiega che lui e i suoi familiari sono “incensurati fino alla settima generazione”. Romano resta solo fino a fine giornata. Il primo ad occupare la sedia accanto, per assurdo, sarà proprio Umberto Bossi. Calderoli gli fa cenno con la mano che

(FOTO EMBLEMA)

VAURO “Il Pornostato in aula, la sinistra in coma”
di Alberto Sofia

“Por in I lmezzonostato” sbarcadelParlamento. Ma a esporre ieri – nel del voto su Romano – la vignetta di Vauro pubblicata sul Fatto – parodia celebre “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, storico simbolo della sinistra – non sono state le opposizioni, bensì un gruppo di deputati di Fli, che hanno disposto diverse copie sui banchi in segno di dissenso. Una politica alla rovescia, dove la denuncia della crisi nella quale il governo ha condotto il paese è affidata non più alla sinistra, ma agli ex fascisti di Fli. Tutto mentre il Pd continua a tentennare. L'autore del poster però non si stupisce: “La sinistra è ormai in coma da tempo: al massimo mi sorprenderei se il Pd finalmente si svegliasse”, ha dichiarato il vignettista. Secondo Vauro, l'opera, simbolo della difesa del lavoro contadino e operaio, “non può essere accostata al Pd”, colpevole di aver cancellato i valori della sinistra dal proprio pantheon, preferendo rivalutare tipi come Craxi. L'uso satirico da parte di Fli, invece, non sembra interessarlo: “Una volta realizzata un'opera, questa non mi appartiene più. Se i finiani l'hanno utilizzata vorrà dire che la ritengono metaforicamente adatta alla pornocrazia nella quale siamo sprofondati”.

Sei “dissidenti” abbassano il quorum Rosy Bindi infuriata: “Decisione inqualificabile”

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Milano, Corte d’appello Giovanni Canzio eletto per il dopo Alfonso Marra
di Antonella

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GIUSTIZIA
“Il primo magistrato d'Italia. È diventato un padre della Patria”. La seconda è “L'associazione nazionale magistrati e il suo codice etico”. Non è mancato il riferimento al luogo, Milano e ai sottintesi scontri con Berlusconi: “È una città speciale per il profilo di rapporti magistratura-potere politico”. Ma ci sono “Risposte sagge” che arrivano dal modello “europeo” del giudice. Deve agire con “trasparenza”. a.masc .

n anno dopo le dimissioni forzate di Alfonso Marra, per lo scandalo P3, ieri a Milano si è insediato il nuovo presidente della Corte d'appello, Giovanni Canzio. Votato all'unanimità dal Csm, ha sottolineato il consigliere Paolo Carfì. Come dire: tutta un'altra storia rispetto al predecessore. Il neo presidente ha chiarito quali sono le sue “ancore”. La prima è Giorgio Napolitano

Mascali

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l mondo di Silvio Berlusconi si regge ormai sui classici piedi d'argilla. E così gli uomini più vicini al capo perdono le staffe a ripetizione. Anche uno dei suoi avvocati, il professore e senatore Piero Longo. Eppure è noto per i suoi modi ossequiosi e un po' verbosi. Il suo bersaglio sono i giornalisti. Non li ha mai amati, ma nelle ultime settimane l’insofferenza deve essere aumentata in maniera direttamente proporzionale alla valanga di guai giudiziari del presidente del Consiglio. Lunedì scorso si è permesso di insultare una cronista dell'Ansa, al processo Mediaset-diritti tv, quello in cui Berlusconi è imputato di frode fiscale.

CAVILLI E INSULTI L’ULTIMA FRONTIERA PER DIFENDERE B.
Giornalisti “coglioni” e “raccomandati” Pietro Longo perde le staffe ai processi
Per il senatore Pdl e legale del premier i “nemici” non sono più solo i magistrati
Mills, dove Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari, c'era stata una scenata simile. A una collega le aveva detto: “Lei è della Rai. Dunque è raccomandata. Da chi? Da...” e fa un paio di nomi di leader di partito. Dell'opposizione, naturalmente. La giornalista risponde con una battuta “No, veramente da Berlusconi”. Ma, appartenendo alla categoria dei senza padrini, che faticano il doppio, è evidentemente a disagio. Tanto che alla fine dell'udienza, Longo le dice: “Non si deve indignare, anch'io non sono raccomandato”. Le testate della Rai non le possiamo indicare. Dato il clima che c’è in azienda, i colleghi temono ripercussioni. Le aule di tribunale non sono state il solo luogo di scenate di Longo. Una l’ha fatta al telefono. È successo nei giorni in cui Berlusconi era chiamato a testimoniare a Napoli per la vicenda Tarantini-Lavitola. Lo

chiama una giornalista di radio Capital, Lucia Tironi. Questo il dialogo fra i due che ha preceduto l'intervista andata in onda. T. “Buongiorno Longo”. L. “Neanche il mio portinaio che ha la terza elementare mi chiama in questo modo”. T. “Buongiorno avvocato. Ma non si chiama Longo? Se mi chiamano Tironi non mi offendo”. L. “Non mi permetterei mai”. T. “È lesa maestà?”. L. “No, è mancanza di garbo. D'altronde siete giornalisti...”. L’AVVOCATO Piero Longo fa parte dei cosiddetti falchi del Pdl. Veneto di Alano di Piave, classe 1944, è padovano di adozione. Lì ha lo studio e lì insegna all’università Diritto e Procedura penale. Figlio di un direttore delle poste di Venezia, alla morte dell’avvocato Giuseppe Ghedini, nel 1973, gli subentra nello studio assieme alle figlie Nicoletta e Ippolita Ghedini (avvocato di Berlusconi nella causa di divorzio dalla moglie Veronica). Molti anni dopo, arriva il figlio minore, Niccolò Ghedini, che è 15 anni più giovane di Longo. Anche il professore, come il “figlioccio”, ha un passato di simpatizzante dell’estrema destra. Nel 1975 ha difeso al-

“Senatrice, si tolga le scarpe” E la Bonfrisco litiga in aeroporto
“Non ci penso neppure”. È iniziato così all’aeroporto Catullo di Villafranca, un duello tra la senatrice del Pdl, Cinzia Bonfrisco e la Polizia. Tutto è partito dalla richiesta fatta alla parlamentare, in partenza per Roma, di togliersi le scarpe per sottoporsi ai controlli

IN UN MOMENTO in cui gli devono essere sfuggite le norme più elementari del galateo, a cui si appella sempre, ha detto alla giornalista: “Sei un po' cogliona”. Cosa ha fatto precipitare il linguaggio e i modi dell'avvocato? Un dispaccio d'agenzia, delle 11:23 in cui la cronista riportava la notizia sull'assenza dei testi

cuni imputati di Avanguardia Nazionale, nel processo per ricostituzione del partito fascista. Nel 1986, affiancato da Ghedini (ex Fronte della Gioventù), ha difeso Marco Furlan. È il criminale che assieme a Wolfgang Abel aveva creato la coppia di stampo nazista “Ludwig”, responsabile dell'uccisione di almeno 15 persone “per ripulire il mondo da barboni, omosessuali, prostitute e tossicodipendenti”.

Caso Mediaset, scenata a un cronista Neanche il suo allievo Ghedini è mai arrivato a tanto
Il professore e senatore Piero Longo (ANSA)

STATO DI CONFUSIONE

Le inchieste bufala del Giornale
l “Giornale” della famiglia B. ieri titolava a tutta pagina “Mollano i criminali e inseguono le ragazze”. Chi? Bè, il “Gatto e la Volpe”, ovvero Woodcock e il suo procuratore capo, Lepore. “La Procura di Napoli indaga sul gossip. Intanto crescono furti e rapine”, scrive il “Giornale”, che inizia così una “Inchiesta sui pm ossessionati da Berlusconi”. Prima puntata e scoperta dell'acqua calda: a Napoli c'è la camorra, imperversano racket e droga. I pm che fanno? “Spiano il gossip”. Sono in lavorazione altre puntate. Ma basterebbe fermarsi alla prima e dire che è una bufala. Nessun magistrato della Dda, l'ufficio della procura che si occupa di contrasto alla camorra, è impegnato nelle inchieste su Lavitola-Tarantini-Berlusconi. I pm dell'antimafia napoletana hanno indagato su Cosentino e Cesaro per i loro presunti legami con i clan. Ma pure in questo caso, per il Giornale, si tratta di gossip e perdita di tempo.

I

della difesa: “Dei molti testimoni convocati, in particolare da parte dei legali del premier, in tanti non si sono presentati. Uno di quelli presenti ha fatto perdere le sue tracce (contattato sul cellulare è risultato irreperibile)...”. Tutto vero. Era stato lo stesso avvocato Niccolò Ghedini a specificare al presidente del tribunale, Edoardo D'Avossa, che aveva contattato al cellulare il testimone, ma era spento. Longo,

innervosito per la “diserzione” dei testimoni e per la diffusione della notizia, si è permesso di aggredire verbalmente la giornalista, cosa che non si è mai spinto a fare il suo allievo Ghedini. Ha preteso anche di darle una lezione: “Non dovevi scrivere ‘si sono perse le tracce’, dovevi scrivere ‘non si trova’”. Lunedì il professore si è concesso pure il bis. È stato sgradevole anche con un giorna-

lista della Rai che gli aveva semplicemente chiesto se Berlusconi sarebbe arrivato in aula. Invece di rispondergli, l'avvocato esclama: “Ah, è della Rai. Da chi è raccomandato?”. Il giornalista non lo manda a quel paese e gli spiega: “Veramente sono entrato in Rai con contratti a termine grazie a una selezione per laureati, sotto i 30 anni, con 110 e lode”. Il 19 settembre, al processo

Speroni, neo-avvocato furbetto
IL LEGHISTA PASSA L’ESAME A BRUXELLES: “PERCHÉ È MOLTO PIÙ FACILE CHE IN ITALIA”
revole padano a maggio ha ottenuto l’abilitazione alla professione forense in Belgio rancesco Speroni principe del foro di (non come il ministro Gelmini che ha scelto Bruxelles. È l’ultima roboante voce Reggio Calabria) dopo ben 12 anni dalla del curriculum dell’eurodeputato le- laurea conseguita a Milano. Speroni dunghista, nonché suocero del capogrup- que potrà difendere “occasionalmente in po alla Camera Marco Reguzzoni. Speroni tutta Europa” spiega lo stesso neoavvocato ha avuto un problema nel processo di Ve- raggiunto telefonicamente. rona sulle camicie verdi, ma poi si è salvato Perché Bruxelles? grazie all’immunità parlamentare. Anche Perché in Italia è molto più difficile mentre in Belgio l’esame, non dico lui era con Borghezio a Francesco Speroni (F L P ) sia all’acqua di rose, ma insventolare bandiere verdi somma è certamente più fae a insultare l’Italia durancile. Non conosco le statistite il discorso di Ciampi che, ma qui le bocciature soqualche anno fa, quando no molte meno rispetto a gli italiani hanno bocciaquelle dell’esame di abilitato, col referendum conzione in Italia”. fermativo, la controriforEsistono due Consigli degli ma costituzionale della Ordini, uno francese e l’aldevolution. E così comtro fiammingo. mentò: “Gli italiani fanno Io sono iscritto a quello franschifo, l’Italia fa schifo cese. perché non vuole essere A Bruxelles l’avvocato moderna!”. Ecco, l’onodi Elisabetta

Reguitti

F

OTO

A RESSE

esercita in ogni area legale ma quelli abilitati a difendere avanti la Corte di Cassazione vengono nominati dal Re. Onorevole è arrivato anche al Re? Assolutamente no e considerato che ho 56 anni penso mi fermerò qua. Faccio consulenze per gli italiani in Belgio. E poi difendo gli amici che prendono contravvenzioni. Lei che ha raggiunto i 316 chilometri all’ora in Germania. Appunto. Io non sono mai stato fuorilegge. In Germania si può. Ma che macchina aveva? Una Nissan Gtr da 80 mila euro. È vero che da consigliere regionale lombardo (1987) aveva spostato la sua residenza da Busto Arsizio a Roma-ladrona per avere il rimborso? Ora le spiego come sono andate le cose. Non l’ho fatto per arricchirmi anche se al tempo si parlava di un milione di lire. L’ho fatto per far cambiare la norma in vigore di cui beneficiava anche il collega Marco Ta-

radash. Da ex dipendente (steward) Alitalia viaggiava gratis, ma incassava i rimborsi. Lei è un baby pensionato oltre che europarlamentare. Mai stato steward, ma tecnico di volo. Una figura che non c’è più. Me ne sono andato prima che mi licenziassero. Sono andato in pensione a 50 anni. Percepisco una pensione Inps come molti altri miei colleghi. Sono un privilegiato, ma non mi vergogno. Come europarlamentare guadagno tra i 7 e gli 8 mila euro netti al mese. I soldi dei rimborsi allora li versavo al partito. La si vede poco in tv. Nel suo partito dicono che sia stato censurato perché avrebbe confermato che Berlusconi e Bossi hanno sottoscritto un patto dal notaio. Non mi sono mai sentito censurato. Il patto è evidente che l’abbiano sottoscritto. Che sia davanti a un notaio oppure no poco cambia. Noi sosteniamo il governo. Il voto a Saverio Romano lo dimostra.

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Il 25 aprile? Meglio festeggiare le elezioni vinte dalla Dc il 18

N

LA RESA
parlamentare Pdl Fabio Garagnani, lo stesso che denunciò il presidente delle vittime della strage del 2 agosto per vilipendio della Repubblica e che da anni porta avanti una personalissima crociata contro i libri di testo comunisti. Non si è fatta attendere la replica del centrosinistra: “Il governo e la sua maggioranza dimostrano purtroppo di essere uomini piccoli dai pensieri piccoli”, ha sottolineato il senatore del Pd Paolo Giaretta, seguito a ruota dal compagno di partito Ettore Rosato: “Garagnani sta alzando un polverone per niente, come è solito fare. Quell'ordine del giorno è praticamente carta straccia”. Persino la Lega non ha risparmiato l’ironia: “Garagnani proponga di festeggiare la legge truffa del '53! De Gasperi si sarebbe fatto una grande risata”, ha commentato il senatore del Carroccio Fabio Rizzi.

on c’è pace per il 25 aprile. Scampato all’accetta sulle feste civili ipotizzata nell’ultima manovra, il giorno della liberazione è tornato nuovamente nel mirino della politica. L’esecutivo ha infatti accolto “come raccomandazione” un ordine del giorno in cui si propone di sostituirlo con il 18 aprile per celebrare le elezioni del 1948 vinte dalla Dc. A presentarlo il

Anche il Pdl esce dalla giunta Vignali e il sindaco è costretto a dimettersi

PARMACOTTO

In alto, il sindaco Pietro Vignali. Qui sopra, un’immagine di una manifestazione che ad agosto chiedeva le dimissioni del primo cittadino e una delle sedi del Comune (FOTO ANSA) di Maurizio

Chierici

l sindaco di Parma se ne è andato dopo aver provato a resistere all’assedio della città, nel bunker del municipio. Assessori e consiglieri in fuga alla ricerca dell’innocenza perduta lo avevano abbandonato nel pomeriggio mentre Villani, capataz del Popolo della libertà, scuoteva la testa: meglio chiudere per racimolare qualcosa nelle elezioni di primavera. Villani è uomo dall’obbedienza sicura: mai avrebbe annunciato l’addio se Roma avesse ordinato di non mollare. 50 ore di silenzio e finalmente la lettera di dimissioni. Aveva provato a resistere forse appeso ai consigli di Gianni Letta, suo maestro e protettore. L’ultima parola deve essere stata:

I

scappa ed ecco la lettera stracciacuore con la speranza che non demorde: “L’amore per Parma mi ha guidato in questi anni e continuerà a guidarmi anche in futuro se i parmigiani lo riterranno. È l’impegno al quale non mi sottrarrò”.

Lascia 600 milioni di debiti e opere pubbliche che non sembrano poter vedere la fine
miandomi mai e mettendo tutta la mia buona volontà le mie capacità. In questi anni Parma è migliorata enormemente nei servizi quanto nelle opportunità. Poche altre città sono state così dinamiche...”: retorica insicura, imprecisioni commoventi ma bisogna capire l’emozione. Elenca le trasformazioni che hanno sconvolto l’armonia di una comunità elegante, orrori per chi la abita ma fiori al-

LASCIA 600 milioni di debiti, opere che non finiranno mai, città sconvolta dagli appetiti in libera uscita dei signori del mattone. Ma l’ex sindaco è di altro parere: “Questa per me non è una decisione facile perché non è semplice cancellare 13 anni di vita dedicata a tempo pieno alla mia città non rispar-

l’occhiello dell’erede della Città Cantiere inventata dal vecchio sindaco Ubaldi del quale Vignali era stato il missionario nel promuovere quartiere per quartiere la costruzione surreale della metropolitana, 365 milioni che avrebbero indebitato per secoli chi paga le tasse. Aspettava dallo stato i 70 milioni del metro che non si farà, 70 milioni di progetti, consigli d’amministrazione: “Con grande difficoltà sono riuscito a portarli in casa”. Sperava fossero il salvagente che lo tenesse a galla, ma arrivano con un giorno di ritardo, solo un giorno: attesa fatale. Nel consiglio previsto per domani e ormai annullato, si doveva votare la concessione di 20 milioni ad una delle sciagurate agenzie che sprofondano i bilanci, agenzia impe-

gnata nella costruzione di un palazzo dello sport. Insomma, fino all’ultimo minuto non ha rinunciato al vizio dell’indebitarsi malgrado la proibizione della Corte dei Conti. “SONO RIMASTO per garantire la realizzazione fondamentale del Festival di Verdi”: comincia lunedi ma Vignali non sarà in bella vista nel teatro Farnese, come lo era al teatro Regio con al fianco un’accompagnatrice noleggiata a Milano. Parma è la città del melodramma, eppure fin dalle prime intemperanze il sindaco tramontato inseguiva una vocazione diversa: uomo da piano bar, passione giovanile esercitata nelle orchestrine, ma anche prestigiatore avveduto, commercialista, reviso-

re in una trentina di società con inquietudini che disorientavano gli elettori: quel vorticoso trasferire in pochi mesi residenze fiscali, domicilio e residenza civile da una casa a un ufficio, per poi far marcia in dietro e di nuovo marcia in avanti. I mea culpa vanno oltre la corte dei politici della provincia fino a ieri sciolti nella devozione. Forse perché Vignali era stato stato scelto da potentissimi costruttori per garantire la Città Cantiere di chi l’aveva preceduto che tanti benefici aveva procurato agli affari. Lascia il ricordo della cerimonia di insediamento per la prima volta in piazza, tappeti rossi e bandiere e assessore Bernini (da due giorni in carcere a Forlì) che lo sollevava sulle spalle con la risata della contentezza.

Accordo Cencelli, la Rai sono loro
DI BELLA A RAI3, MASI AL TG2, ROSSI A RAI PARLAMENTO, MIELE A GR PARLAMENTO
lla fine Lorenza Apacchetto di noLei ce l’ha fatta: il lamento, con quattro voti a favore; Giovanni mine – tutti amici Miele (berluscodegli amici – è pasniano, padre del sato al vaglio del consigliere regiocda Rai con magnale laziale Giangioranze variabili. carlo) direttore di Marcello Masi e Antonio Di Bella (F A ) Gr Parlamento, Astensioni da una e dall’altra parte, a con l’astensione seconda dei nomi ma alla fine nessuno dei di De Laurentiis (astenuto in tutte le votacandidati è saltato: cara, vecchia lottizza- zioni); Roberto Nepote per Rai Gold. Tre zione. L’astensione della maggioranza di i condirettori: Gianfranco D'Anna (ex ficentrodestra, l’assenza del consigliere Pe- niano, ora berlusconiano in quota Schifani) troni e il voto favorevole del centrosinistra per il Giornale Radio 3, Simonetta Favee del presidente Garimberti, nel caso di rio per Rai Parlamento (ex portavoce dei Marcello Masi, nuovo direttore del Tg2 e leghisti, vicinissima a Bossi) e Giorgio di Antonio Di Bella, nuovo direttore di Giovannetti (ex assistente di Angelo MaRai3; su altri invece c’è stata l’astensione ria Petroni) al Gr Parlamento. Molte nomidell’opposizione e il voto favorevole della ne, alcune delle quali inutili e nel mentre maggioranza, come nel caso dei tre condi- una bufera pugliese: da diversi mesi la rerettori. Giovanni Scipione Rossi (ex finia- dazione di Bari del Tgr Rai è priva di un cano ora berlusconiano e amico del consiglie- poredattore e per questo in stato di agitare Rositani) nominato direttore di Rai Par- zione. In pole position ci sarebbe Raffaele
OTO NSA

BONDI

Gorgoni, un tempo nello staff di Enrico Berlinguer poi portavoce di Raffaele Fitto, ai tempi in cui era governatore della Puglia. Il ministro per gli Affari regionali, com’è noto, è imputato per reati tipo corruzione, peculato e abuso d’ufficio: “Ci auguriamo – scrivono in una nota l’onorevole Pierfelice Zazzera e il capogruppo al Consiglio regionale Orazio Schiavone dell’Idv – che sia una sciocchezza la possibilità che alla guida della redazione del Tgr Rai di Bari possa essere nominato il portavoce dell’onorevole Fitto, ovvero la persona a lui più vicina ai tempi della presidenza della Regione. Sarebbe un conflitto di interessi gigantesco, perché si consentirebbe a un ministro di scegliere le notizie da mandare in onda”. Nota di colore, il sito Lettera43 riporta il seguente rumors: Augusto Minzolini alla direzione del Tg5, oggi guidato da Clemente Mimun, e Giorgio Mulè, attuale direttore di Panorama, al Tg4 al posto di Emilio Fede. Minzolini smentisce, quindi forse è vero.
(Si.T.)

Non avrai altro Dio all’infuori di B.

H

o letto e riletto la prolusione del cardinal Bagnasco e, con la massima umiltà, mi permetto di affermare di non essere d’accordo, almeno nel metodo, con il presidente della Cei. Bagnasco si è pronunciato sulla delicata e difficile situazione in cui versa la società italiana, alle prese con una crisi economica internazionale e sulle qualità e le capacità della classe politica, nel suo complesso, di farvi fronte in maniera adeguata. Il punto è che lo ha fatto addivenendo a conclusioni che sono apparse unilaterali, prestando il fianco inevitabilmente a strumentalizzazioni di ogni sorta, prendendo evidentemente per buone delle premesse che sono invece a tutt’oggi delle semplici accuse...”. La nota di Sandro Bondi continua per diverse altre righe, ben collocata in cima a pagina 2 del Foglio. Il quotidiano filopapista di Giuliano Ferrara e l’ex ministro, si votano al loro solito dio.

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Giovedì 29 settembre 2011

ECONOMIA

Matteoli contestato dai costruttori dell’Ance: “Vergogna, andate via”. Il ministro: “Non ci sono soldi”
di Salvatore

PIOVONO MATTONI
già nel 2001 con la sua “Legge obiettivo”, illustrata al grande pubblico con le cartine di Porta a Porta e poi entrata a far parte del famoso “contratto con gli italiani” siglato nella trasmissione di Bruno Vespa. A essere bocciato è innanzitutto quel modello. La “Legge obiettivo”, dice Buzzetti, “non ha dato i frutti sperati e a distanza di 10 anni recenti studi hanno dimostrato che i risultati sono stati davvero poco significativi. Solo il 10 per cento delle opere è stato ultimato!”. Colpa di un modello sbagliato, quello dell’accentramento esclusivo, magari nelle mani di uomini come Paolo Lunardi finito in qualche inchiesta giudiziaria proprio per aver favorito poche, grandi imprese.
IL BILANCIO è fallimentare. Se dal punto di vista dei lotti approvati dal Cipe il saldo dopo dieci anni è del 30 per cento di lavori completati –inferiore alla sufficienza – dal punto di vista delle opere la percentuale scende al 16 per cento mentre dal punto di vista dei soldi spesi si scende ancora al 3 per cento (dati Cresme). La Salerno-Reggio Calabria deve ancora completare 147 chilometri, il Ponte sullo Stretto non sa se avrà i finanziamenti e così anche la Pedemontana, l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano, la Metropolitana C di Roma ha ridotto il tragitto e decine di altre opere. E poi, lamenta l’Ance, il settore costruzioni sconta la crisi: 350mila posti dilavoro persi dall’inizio della recessione e la previsione è che in cinque anni il settore avrà perduto il 22,3 per cento degli investi-

Cannavò

ontro il governo Berlusconi si rivoltano anche i costruttori edili che non sono certo dei bolscevichi. A farne le spese è stato ieri il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, contestato durante il suo intervento all’assemblea annuale dell’Ance, l’associazione degli imprenditori edili. Contestazione clamorosa, a colpi di “vergogna” e soprattutto scatenatasi dopo che il ministro si era messo a leggere un intervento burocratico, “uguale a quello dell’anno scorso”, come ha detto più di un contestatore, riassumibile nel-

C

l’affermazione che “soldi non ce ne sono”. I fischi e le grida di una parte della sala sono state ridotte dal sindaco Alemanno alla contestazione di “sole 5 persone”. I video diffusi in rete hanno mostrato una realtà un po’ diversa, ma quello che Alemanno ha compreso bene, e soprattutto deve aver capito anche il governo, è che la sostanza della contestazione era avallata dalla relazione del presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti che ha ricordato gli allarmi e gli appelli finora inascoltati della sua associazione. E’ un altro filo che si spezza, quello con i costruttori, che Berlusconi aveva blandito

BONUS Mediobanca fa felici 120 dirigenti
88 milioni M ediobanca erogherà ben ammonta il di bonus ai propri dirigenti. A tanto costo della parte di remunerazione variabile assegnata al personale più rilevante dell’istituto, comunicata in base alle regole dettate da Bankitalia. E' quanto emerge dalla relazione sulle politiche di remunerazione con le nuove proposte da sottoporre ai soci all’assemblea del prossimo 28 ottobre. La cifra rappresenta il costo totale per piazzetta Cuccia e non quello che finirà effettivamente nelle tasche delle prime linee della banca. Gli 88 milioni verranno erogati in parte cash quest’anno mentre il resto, pur spesato in questo bilancio, verrà distribuito in differita nel triennio successivo. In base a quanto si legge nel documento, che dà conto in maniera dettagliata dei criteri di performance cui sono legati i bonus, i dipendenti interessanti saranno 120. Per la cronaca i profitti di Mediobanca, nel bilancio chiuso al 30 giugno scorso, sono diminuiti del 10 per cento circa rispetto all’anno precedente. Con risultati migliori i bonus potevano essere più alti.

La protesta dei costruttori durante l’assemblea dell’Ance (FOTO ANSA) Sopra, Altero Matteoli (FOTO EMBLEMA)

Solo il 10 per cento delle opere promesse da B. nel “patto con gli italiani” è stato realizzato In ben 10 anni
menti, riportandosi ai livelli del 1994 L’Ance, invece, propone di fare “opere piccole e medie finalizzate a mettere in sicurezza il territorio: “alluvioni, esondazioni, frane, strade dissestate”. Ci sono almeno

mille progetti che potrebbero essere avviati, spiega Buzzetti, e il governo si era anche impegnato nel 2009 con 3,4 miliardi di euro, ma “in due anni e mezzo solo il 10 per cento di queste risorse è stato impegnato”. I costruttori si sono stancati delle promesse e delle chiacchiere e probabilmente anche dello spettacolo offerto dall’esecutivo, da quell’aria “viziata” che blocca tutto. “Abbiamo detto da tempo e per tempo quello che c’era da fare e mi dispiace dire che in molti casi lo abbiamo detto per primi” ha urlato al microfono Buzzetti, ricordando i vari rapporti dell’Ance in cui, già alla fine del 2010, si avvertiva il governo dell’imminente crisi, della perdita mas-

siccia di posti di lavoro – circa 250 mila – dell’arretramento del settore. L’Ance è arrivata a manifestare lo scorso dicembre addirittura insieme ai sindacati in piazza Montecitorio. “Ma non siamo stati ascoltati”, ha ripetuto il presidente dei costruttori. A SALVARSI è solo “il piano casa” che però l’Ance vorrebbe sviluppare con una programmazione cittadina che porti “dal piano casa al piano città”. Buzzetti, da buon imprenditore, non ha chiuso tutte le porte, chiedendo risorse e strumenti con il Decreto sviluppo considerato “l’ultimo elemento di credibilità che diamo al governo”. Bocciato Matteoli la parola passa a Tremonti.

La crescita? Il governo la vuol fare coi fichi secchi
ECCO LA BOZZA-SVILUPPO: SPRINT ALL’ECONOMIA, MA SENZA SPENDERE UN EURO. E SONO ANNI CHE PROMETTONO SGRAVI E INCENTIVI
di Marco Palombi

a crescita? E’ costo zero, almeno secondo il L governo. Ieri al’ha confermatoi costruttori hanper l’ennesima volta Maurizio Sacconi, mentre

no mostrato al povero Matteoli quanto poco siano d’accordo con questa impostazione. D’altronde, è vero: i soldi non si trovano per strada. Aumentare l’età pensionabile subito? Dito medio di Bossi. Dismissioni del patrimonio pubblico? Niente all’orizzonte. Oggi Tremonti organizza un seminario a cui va pure Berlusconi, ma si sa SBLOCCARE gli investimenti, più in generale, che i tempi sono lunghi e un modo fruttuoso in è la parola d’ordine del governo, anche a rischio cui vendere gli immobili dello Stato e degli enti di rovinare ancora un po’ il territorio. Torna, per locali ancora non si è trovato. Ridurre alla spesa dire, il prolungamento delle concessioni delle pubblica? Neanche a parlarne, già è tanto che spiagge da quattro a vent’anni, ma si pensa anche ieri sia stato firmato il Dpcm che realizza i sei miliardi di risparmi per i ministeri previsti dalle manovre estive. Era inevitabile, dunque, che ieri l’incontro al ministero dell’Economia tra governo, Confindustria, banche e Rete Imprese Italia venisse derubricato a “riunione tecnica molto positiva”: il Tesoro e gli altri ministeri (poco) coinvolti, insomma, hanno deciso di puntare sulla poetica delle piccole cose e pregano che vada tutto bene. Nella bozza che ha cominciato a circolare ieri, infatti, ci sono proposte, alcune anche corrette, ma che difficilmente Il ministro Maurizio Sacconi riusciranno a dare quella sostan(F L P ) ziosa spinta alla ricchezza nazio-

nale invocata da sindacati, imprenditori e – soprattutto – investitori internazionali. In primo luogo il governo vorrebbe riaprire qualche cantiere, o meglio farli riaprire ai privati incentivando il project financing: per questo nella bozza ci sono sia la deducibilità di Irap e Ires per le società concessionarie che gli sgravi fiscali sugli aumenti di capitale finalizzati alla realizzazione di opere (più degli incentivi per le società di assicurazioni che investano in infrastrutture).

a facilitazioni e semplificazioni normative per le “infrastrutture petrolifere strategiche” anche offshore: in sostanza si potrà trivellare (e costruire le opere relative) con autorizzazioni di rilascio e valutazioni ambientali velocizzate e semplificate. Al ministero per lo Sviluppo economico, peraltro, non si sono dimenticati nemmeno degli incentivi alle rinnovabili e della banda larga e ultralarga. Nel primo caso è prevista una proroga triennale con qualche rimodulazione e nel secondo la creazione di una società aperta alla partecipazione dei privati: per valutare l’appetibilità di quest’ultima agli occhi degli investitori, basti ricordare che gli 800 milioni che il governo aveva previsto per cominciare ad azzerare il digitale divide in Italia sono stati interamente sequestrati

Berlusconi ha firmato il decreto di attuazione che taglia sei miliardi ai ministeri

dal Tesoro. Questo, a ieri, quanto messo nero su bianco dall’esecutivo: dunque niente riduzione dell’Irpef, niente riduzione o abolizione dell’Irap, niente sgravi per gli investimenti al Sud (nemmeno, per ora, i decreti attuativi di quelli già varati), niente riforma degli incentivi all’industria, niente soldi ai progetti innovativi, niente novità sulla semplificazione normativa in materia di lavoro. E nemmeno le Grandi opere e le fantomatiche “zone franche urbane”, che la manovra estiva ha sostituito con le “Zone a burocrazia zero”. Tutte cose promesse o persino già approvate - ma mai realizzate - dagli ultimi due governi, tutte cose richieste a gran voce dalle famose imprese. In alto mare, peraltro, resta pure la riforma dell’assistenza che dovrebbe scongiurare il taglio del 20% di tutte le deduzioni, detrazioni e agevolazioni fiscali nel 2013 (compresa quella con cui Prodi aveva ridotto il cuneo fiscale, a proposito di sviluppo). STANTI LE PREMESSE ha buon gioco il Partito democratico a irridere un provvedimento che “sembra un decreto Milleproroghe, solo nobilitato dalla parola sviluppo”. Forse a renderlo più corposo ci penserà Maurizio Gasparri, che reclama un ruolo di decisione anche per il suo gruppo parlamentare ed ha anticipato che il PdL presenterà un pacchetto di proposte tutte sue. In realtà, come ha spiegato Umberto Bossi, il governo non dovrebbe fare proprio niente: il problema è che si stava meglio quando si stava peggio. “Una volta c’erano gli imprenditori che inventavano il lavoro – ha spiegato il senatur - Oggi sono invecchiati anche loro e quelli che lo inventano sono in Cina. Non basta mettere i soldi, servono le idee”. Ecco, la crescita coi fichi secchi.

OTO

A RESSE

Giovedì 29 settembre 2011

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I DUELLANTI
ANCORA nulla di fatto per la nomina del governatore della Banca d’Italia. Dopo una giornata di frenetiche consultazioni la situazione è sempre la stessa: il ministro Giulio Tremonti spinge il proprio candidato, il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, mentre il Governatore uscente, Mario Draghi, sostiene Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, ben visto anche dal Quirinale. Per Silvio Berlusconi la cosa più semplice sarebbe trovare un terzo nome, ma Lorenzo Bini Smaghi, in uscita dalla Bce, non si è giocato bene le sue carte: ha reso troppo evidenti le proprie ambizioni. Ieri i quattro protagonisti, Berlusconi, Tremonti, Napolitano e Draghi, si sono visti in una girandola di incontri per tentare di trovare la quadra. Ma nulla di fatto, come ha confermato lo stesso premier. Nella partita è entrato di nuovo anche Bossi (“Preferisco Grilli, è di Milano”, ha detto), che continua a offrire il suo appoggio al ministro dell’Economia. Però Tremonti non può più permettersi di rinunciare a Grilli. Stessa cosa per Draghi che ha ottenuto da Berlusconi la promessa di nominare Saccomanni. Se lo stallo proseguisse potrebbe davvero prevalere un terzo nome, come l’economista Mario Monti, ex commissario europeo, o il vicedirettore generale di Bankitalia Ignazio Visco.

SACCOMANNI GRILLI Bankitalia di Tremonti o l’uomo di Draghi
Vittorio Grilli
Sponsor: Tremonti (e la Lega)
Per Giulio Tremonti ormai è diventata una questione di principio (e di potere): alla Banca d’Italia ci deve essere una persona di cui si fida. Dopo aver spinto il suo ex sottosegretario Giuseppe Vegas alla Consob, ora vuole il suo direttore generale Vittorio Grilli a Palazzo Koch. Oltre a vigilare sulle banche, Bankitalia analizza e critica la politica economica del governo.

Fabrizio Saccomanni
Sponsor: Draghi e l’apparato
Dal 2008 Draghi è stato molto assorbito dagli impegni internazionali, come presidente del coordinamento tra banche centrali e governi Financial Stability Board. Saccomanni, direttore generale, è stato quindi una specie di governatore ombra. La sua promozione indica la totale continuità con la gestione precedente, come auspicato anche dal Quirinale. Tutto lo stato maggiore e il personale di via Nazionale vedrebbero la sua nomina come il trionfo dell’indipendenza dell’istituzione sulle brame di controllo del governo.

Competenze.
Grilli è stato ragioniere generale dello Stato, conosce il bilancio in tutte le sue pieghe, al Tesoro ha lavorato con Draghi (allora direttore generale) alle privatizzazioni negli anni Novanta. In questi anni ha seguito per Tremonti i negoziati sul debito, a livello europeo.

Competenze.
È in Banca d’Italia dal 1967, ha fatto un passaggio al Fondo monetario e alla Banca europea di ricostruzione e sviluppo, politicamente è considerato trasversale ed equidistante, in passato era vicino a Lamberto Dini (prima direttore generale di Bankitalia, poi premier). Ha condiviso con Draghi l’insistenza sui punti critici del Paese: la crescita, la disoccupazione giovanile, lo stallo sulle infrastrutture.

Fabrizio Saccomanni (a sinistra) e Vittorio Grilli (a destra). Al centro, Mario Draghi. Sotto, Mario Monti (FOTO ANSA)

Fra i due litiganti...
Bini Smaghi, Monti, Visco, Tabellini
Lorenzo Bini Smaghi lascerà la Bce, ma si è agitato troppo nei mesi scorsi. Mario Monti ha il prestigio giusto. Ignazio Visco è vicedirettore generale, potrebbe scavalcare Saccomanni: anche Lamberto Dini nel 1993 venne superato dal suo vice Antonio Fazio.

Pro&Contro
È stimato in Europa, ma è anche considerato troppo esplicito il suo legame con Tremonti. La sua nomina a governatore verrebbe vista come una vittoria del rigore, ma anche come una riduzione dell’indipendenza della Banca d’Italia. Per questo l’apparato di via Nazionale teme il suo arrivo.

Pro&Contro
Spesso gli viene attribuito come limite l’età, quasi 70 anni, ma è molto giovanile e poi il mandato di governatore non è più a vita. Una sua potenziale debolezza è di non avere sponsor politici, ma può contare su Draghi.

LOTTA DI POTERE

CARO BOSSI

SINDACATI IN GUERRA TRA LORO. BPM NEL CAOS
di Giovanna Lantini

e Vittorio Malagutti
Milano

anca d’Italia ha chiesto un B aumento di capitale da 1,2 miliardi, ma forse non si andrà oltre gli 800 milioni. Banca d’Italia vuole una netta discontinuità nella gestione, ma le liste dei papabili per le prossime nomine esprimono i medesimi assetti di potere del passato. Banca d’Italia esige un rapido riequilibrio dei conti, ma non verranno rimborsati neppure gli onerosi Tremonti bond. Insomma, alla Banca Popolare di Milano nulla deve cambiare. Lo hanno deciso i sindacati interni,
La Banca popolare di Milano (FOTO OLYCOM)

che da sempre, grazie al sistema di voto capitario, fanno il bello e il cattivo tempo attraverso l’associazione “Amici della Bipiemme”.
ADESSO però, il nuovo statuto faticosamente partorito due giorni fa dal board della banca milanese dovrà passare al vaglio della Banca d’Italia e niente autorizza a pensare che l’esame verrà passato con facilità. Anche perchè alcuni documenti interni di Bpm pubblicati ieri da Repubblica hanno alzato il velo sui meccanismi di lottizzazione della banca. Di fatto nessuno può diventare dirigente senza il placet dei sindacati interni, come viene messo nero su bianco nel testo dell’accordo che risale al giugno 2010. E’ la conferma di quanto si sapeva da tempo. Alla Popolare di Milano comandano organi di potere occulti. “No comment”, è la reazione ufficiale della banca. E sarebbe sorprendente il contrario, visto che i vertici dell’istituto sono stati designati dagli stessi sindacati firmatari dell’accordo segreto. Ma Bankitalia? Che dirà Bankitalia? Intanto

una prima risposta è arrivata dai sindacati nazionali. Ha rotto gli indugi la Fabi, che ha la maggioranza delle tessere sindacali della Bpm. Con un inedito schiaffo, la prima sigla bancaria italiana ha disarmato di fatto i suoi delegati interni alla banca sconfessandone ogni atto futuro. Per il passato, invece, non sono escluse azioni legali. Gli avvocati del sindacato, infine, hanno già avuto mandato per valutare eventuali azioni di risarcimento danni “a tutela dell'immagine della Fabi”. Il primo a farne le spese potrebbe essere il coordinatore interno Daniele Ginese. Non si è mossa solo la Fabi. La Fiba-Cisl che ha accettato le dimissioni immediate dei suoi rappresentanti interni stigmatizzando “la peggiore cultura corporativa”. Più blanda la Uilca, seconda sigla in ordine di preferenze dei lavoratori del settore, che considera “indispensabile che venga al più presto superato qualsiasi tipo di lottizzazione e pratica equivoca”. La clamorosa sconfessione dei propri rappresentanti interni da parte delle sindacati nazionali complica ancora di

più la partita per il controllo della banca. Gli Amici della Bipiemme hanno fatto asse con il finanziere Andrea Bonomi del fondo Investindustrial pronto a mettere almeno 100 milioni di denaro fresco e a lasciare mano libera, o quasi ai sindacalisti. I quali sono ben contenti di appoggiarlo per evitare l’intervento di Matteo Arpe, il banchiere (ex Capitalia) disposto a investire solo a patto che cambino le regole del gioco. I SINDACATI nazionali ora però dichiarano di volersi attenere scrupolosamente alle indicazioni di Bankitalia, che nei prossimi giorni dovrà emettere il suo verdetto. Solo parole, per il momento. Mentre in banca è ormai caos totale, con amministratori come il vicepresidente Graziano Tarantini che accreditano l’ipotesi di un aumento di capitale senza investitori esterni. E così, mentre il presidente Massimo Ponzellini cerca di mediare sperando di salvare la poltrona, la possibilità che Bankitalia azzeri la situazione con il commissariamento pare tutt’altro che tramontata.

Io, milanese, pronto per Palazzo Koch

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nterrogato sul delicato tema della successione a Mario Draghi come Governatore della Banca d'Italia, l'onorevole Bossi ha dichiarato: “Preferisco Grilli perché è di Milano”. Mi si sono aperti nuovi orizzonti. Sono nato a Milano, dove risiedo, mia moglie si chiama Brambilla e cucina una sontuosa cassoeula; adoro Gianni Brera; sono un acceso tifoso milanista e me la cavo bene con il dialetto. Mi sembra quindi di possedere tutti i requisiti per proporre pubblicamente la mia candidatura al vertice di Palazzo Koch. Finora avevo pensato che i criteri di scelta fossero sciocchezze accademiche come il prestigio internazionale, l'esperienza come banchiere centrale, l'indipendenza della Banca d'Italia. Niente di più sbagliato: per affrontare la più grave crisi finanziaria mondiale e il rischio di dissolvimento dell'Unione monetaria, occorre essere nati all'ombra della Madonnina (a proposito, non per infierire ma il mio CAP è sempre stato 20121). I nostri vicini europei smetteranno finalmente di preoccuparsi per la nomina di Grilli che, per quanto stimatissimo, è visto sempre più come “l'uomo di Tremonti”, quindi imposto dal governo più screditato e deriso della storia della Repubblica. Non è così: è solo la milanesità che conta. Ma qui entro in gioco io: sfido Grilli e ogni altro candidato a preparare come si deve il battuto per l'ossobuco. Marco Onado

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Giovedì 29 settembre 2011

EUROCRAC

GRECIA ESPROPRIATA E IL COMPLESSO EDIPICO DI PAPANDREOU
Lo Stato nelle mani dell’Europa. E il figlio smantella il welfare del padre
di Piero Benetazzo Atene

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a troika sta arrivando e dovrebbe sbloccare i soldi necessari a evitare il fallimento, ma la situazione resta confusa, tesa con un governo sempre più isolato, in profonda crisi di consenso e i cui messaggi fanno fatica a raggiungere una popolazione ormai stremata. Papandreou e il ministro Venizelos parlano di pericolo di catastrofe nazionale, “come perdere una guerra”. I toni allarmati sono riusciti a serrare i ranghi di alcuni deputati riottosi ma, mentre il Parlamento approvava la nuova imposta sulla proprietà immobiliare, per il terzo giorno consecutivo lo sciopero dei trasporti paralizzava Atene. In attesa degli

scioperi generali del 5 e del 15 ottobre. I sondaggi registrano umori cupi e aggressivi: il 92% della popolazione sostiene che le misure di austerità sono ingiuste, premono sempre sugli stessi ceti sociali, ignorano ricchi e potenti. Altre misure, dello stesso tenore, sono state annunciate: ancora taglio di pensioni e salari del settore pubblico, altri licenziamenti e un ulteriore abbassamento del limite minimo di tassazione: si pagheranno anche per introiti di 400 euro al mese.
“CI STANNO impoverendo mentre altri diventano sempre più ricchi” si angoscia il ragioniere George Dagoronias urlando la sua rabbia davanti al ministero delle Finanze. Il suo caso è esemplare: 32 anni, sposato, un bam-

bino, fino a pochi mesi fa uno stipendio di 1.500 euro, altrettanti la moglie, la sicurezza di poter pagare il mutuo di 700 euro per la casa. Oggi la moglie disoccupata, lo stipendio ridotto a 800 euro, il debito nazionale che continua ad aumentare, nessuna prospettiva. Persino un giornale equilibrato come Ekathimerini parla del veloce smantellamento della classe media e il New York Times aggiunge l'aggettivo “pauroso” al rapido lacerarsi dei tessuti e della coesione sociale. C'è scetticismo e rabbia nella sede del potente sindacato che gestisce la Genop, la società elettrica a cui il governo, con la minaccia di tagliare l'elettricità, ha affidato il compito di riscuotere l'impopolare tassa sulla casa. “Siamo una compagnia

quotata in Borsa e non il cowboy o lo sceriffo che punta la pistola alla tempia del popolo greco”, si indigna il vicepresidente Kostantinos Koutsodimos fiero dei risultati straordinari di questa compagnia “sindacale”: 200 milioni di utili all'anno, 300 che vanno nel bilancio dello Stato. Il governo la vorrebbe privatizzare e il sindacato si è immediatamente offerto di comperarla, ma in attesa c'è una potente compagnia tedesca. IN UNA popolazione sempre più amareggiata e impoverita Koutsodimos vede il pericolo di un'esplosione sociale violenta e sanguinosa e parla di Papandreou come di un “traditore”: legge una sua dichiarazione di un paio di anni fa, in campagna elettorale, in cui invita i sindacati a una lotta dura contro “le forze neoliberali che vogliono smantellare lo stato sociale”. È un’operazione che oggi, dice, sta portando avanti lo stesso Papandreou. Il cambio di rotta è stato davvero drastico: quando vinse nel 2009 la crisi era già arrivata - promise ancora prosperità e riforme sociali, oggi scarica sulla popolazione una dopo l'altra tutta una serie di misure brutali. Guardandolo alla tv elegante e compiaciuto fra i frenetici applausi degli industriali tedeschi, molti commentatori ne ricordavano ancora l'educazione “straniera”, l'animosità verso il padre Andrea, vociante fondatore del Pasok e dello stato sociale greco. “Il consenso sociale - proclamava agli industriali tedeschi - non è il mio problema. Io voglio salvare il mio paese”. Ma “salvare il paese” sen-

Andreas Papandreou e, nel riquadro, il figlio George. A sinistra, il ministro Venizelos (FOTO ANSA/LAPRESSE)

Beffa alla Bbc

LA PROFEZIA DEL FINTO TRADER
Ma quale broker: Alessio Rastani si occupa di comunicazione. Per quasi due giorni ha fatto arrabbiare gli internauti, dichiarando alla Bbc: “Entro un anno crollerà tutto, i risparmi di milioni di persone andranno in fumo. Io lo spero e ci farò soldi”. Anche perché “è Goldman Sachs, non la politica, a governare il mondo”. Il tam tam sui social media, però, ha amplificato la curiosità: vero squalo stile Wall Street di Oliver Stone, o impostore, provocatore? “Loro mi hanno contattato”, ha poi dichiarato al Telegraph, “e io sono uno che cerca (And. Val.) attenzione”.

za consenso sociale sembra davvero operazione arrogante e funambolica: i sondaggi dicono che il Pasok si sta velocemente disintegrando. I suoi deputati si tengono lontani dai loro collegi elettorali ed egli stesso non è sta-

Ennesimo piano di austerità mentre la classe media greca è ormai schiantata

to più visto nel piccolo ristorante a nord di Atene dove amava andare a mangiare il pesce. Come può dunque garantire la Troika senza l'appoggio della popolazione? Se l'è chiesto certamente anche la comunità internazionale che ha costretto sia Papandreou sia Venizelos a firmare, separatamente, una lettera di intenti dal contenuto sconosciuto e quindi sfuggente e ambiguo. Per capire quali possano essere le intenzioni della Troika abbiamo interrogato Jens Bastian, un economista tedesco di un think tank europeo ad Atene. Ci dice che quando un paese si presenta al Fmi “con il cappello in mano” e poi firma un accordo che include dure misure di austerità “non ha più il destino nelle sue mani”. Un’espropriazione di sovranità.

La corsa a ostacoli per salvare l’euro (e il futuro)
LA FINLANDIA DICE SÌ AL FONDO SALVA-EURO, MA MANCA LA GERMANIA. GIRO DI VITE SUI BILANCI DEI PAESI UE. MA I MERCATI RESTANO SCETTICI
di Giampiero Gramaglia

n U unostacolo èsisormontato, altro già frappone: la strada dell’uscita della zona euro dalla crisi del debito resta terribilmente accidentata. Nel giorno in cui il Parlamento finlandese dà via libera al rafforzamento del Fondo europeo di Soccorso finanziario (Fesf), difficoltà si stagliano all’orizzonte per i voti a venire in Germania, Estonia, dove ci sono dubbi di costituzionalità, e soprattutto Slovacchia, dove il sì è incerto.
A CONTI FATTI, una giornata di notizie tutte apparentemente positive lascia l’amaro in bocca. Mentre Helsinki ratifica il Fesf, il Parlamento europeo in sessione plenaria a Strasburgo approva un giro di vite alla disciplina di bilancio degli Stati membri con sanzioni semi-automatiche per i governi lassisti. E il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso Barroso lancia, con vigore inconsueto, la proposta di una Tobin Tax, apre agli eurobonds e dice con fermezza: “La Grecia è e resterà nell’euro”, pur se “la crisi supera i confini finanziari e investe la politica”. Ultimo tassello di un puzzle a quattro dimensioni, la troika

dell’Ue decide di tornare ad Atene oggi, aprendo la strada al versamento della tranche di aiuti in sospeso di 8 miliardi di dollari di cui la Grecia ha assolutamente bisogno per evitare di fallire. A inizio settembre, i negoziatori europei avevano lasciato il tavolo greco, sollecitando ulteriori misure che sono state ora prese. Eppure, le borse non si soddisfano e vanno giù, dopo un inizio di settimana positivo: una conferma, forse, dell’aleatorietà dei giochi della finanza. E il presidente Usa Barack Obama sceglie proprio questa giornata per rilanciare le sue critiche all’Europa, che – dice - “non sta affrontando la crisi del sistema finanziario e bancario con l’efficacia che sarebbe necessaria”. Obama aveva già denunciato lunedì che la voragine del debito greco, 350 miliardi di euro, “spaventa il Mondo”. Il sì finlandese non era acquisito al cento per cento, nonostante l’avallo del governo pro-europeo del premier Jyrki Katainen al Fesf: i Veri Finlandesi, una sorta di leghisti nordici usciti vincitori dalle ultime elezioni, ma confinati all’opposizione, sono poco inclini ad allargare i cordoni della borsa per i greci. Alla fine, il margine è stato largo: 103 sì e 66 no; una trentina di parlamentari hanno preferito

non essere presenti. Gli strumenti del Fesf, un fondo creato l’anno scorso per venire in aiuto dei Paesi della zona euro in difficoltà finanziaria, sono stati ampliati dal Consiglio europeo del 21 luglio, ma le modifiche, per entrare in vigore, devono essere ratificate dai Parlamenti dei 17 Paesi della moneta unica: l’obiettivo è riuscirci entro il Vertice straordinario dei 27 il 17 e 18 ottobre. Dieci le ratifiche già acquisite, fra cui

non della Grecia, la cui crisi è anteriore e che, quindi, dispone d’un proprio ‘salvagente’. Una volta in vigore, il Fesf potrà anche intervenire sul mercato ‘secondario’, alleviando l’onere della crisi per la Banca centrale europea e per le banche in genere, e potrà pure accordare agli Stati in difficoltà linee di credito preventive. Il voto del Parlamento europeo, invece, dà via libera a una riforma della governance economica europea: un pacchet-

to di sei provvedimenti legislativi conosciuto come ‘six pack’, ciascuno dei quali è stato approvato dall’Assemblea di Strasburgo con buon margine. Però, le misure rischiano di nascere obsolete, data l’aggravarsi con il passare dei giorni della crisi del debito. Fin qui le decisioni, sul Fesf e sul ‘six pack’. Il discorso ‘sullo stato dell’Unione’ di Barroso ha, invece, un valore programmatico ed è stato più volitivo che ottimista: la crisi del

debito “è la più grande sfida della storia” dell’Ue. Il presidente della Commissione è favorevole all’introduzione degli eurobonds e di una tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax, che dovrebbe essere almeno dello 0,01% sulle operazioni sui derivati e dello 0,1% sulle operazioni ‘spot’ e che dovrebbe raccogliere 55 miliardi di euro l’anno. Barroso sollecita inoltre il varo d’una tassazione del risparmio europea.

Il presidente della Commissione europea Barroso: sì a Tobin tax ed Eurobond
quelle di Francia, Italia, Spagna; fra quelle che mancano, la più pesante è la tedesca, determinante. Il nuovo Fesf è dotato di una capacità di prestiti effettiva di 440 miliardi di euro: il Fondo è già venuto in soccorso del Portogallo e dell’Irlanda, ma

Stereotipi italici

La Passeggiata del padrino che il mondo ci “invidia”
CEDANO IL PASSO, CHE S’AVANZA IL RE… della camorra”: nel giorno in cui il Parlamento italiano conferma la fiducia al ministro Saverio Romano accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, El Mundo dedica un servizio con foto a un episodio che testimonia il radicamento della camorra dentro la società, almeno a Napoli. Lo spunto è un video che “pare una serie sui mafiosi, ma è la cruda realtà”. La scena: domenica, rione Barra, durante la festa dei Gigli in onore di San Paolino, una celebrazione religiosa. Nelle immagini, il giornale spagnolo vede “la prova tangibile dell’accettazione sociale di cui il crimine organizzato gode in buona parte del Sud dell’Italia”, notando che il video provoca proteste e polemiche. Il quartiere riserva un’accoglienza trionfale, sulla colonna sonora quanto mai adatta de Il Padrino, ad Angeli Cuccaro, detto ‘il Re’, capo di un dei maggiori clan camorristici, scende dalla sua Rolls bianca, saluta la folla, bacia i suoi uomini: lo si aspetta per dare inizio della festa e lui, prima che di avviare la celebrazione, chiede alla gente “un minuto di silenzio per i nostri morti”, che sono i morti della camorra. Solo dopo la canzone ‘Sei Grande’, un classico di Mina, il parroco del rione benedice la festa e la gente. Irene Velasco, corrispondete da Roma de El Mundo, ricorda che, mentre Barra festeggiava il suo ‘re’, la camorra uccideva Ciro Nocerino, un pregiudicato. G. G.

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PRIVILEGI

FONDAZIONE ROMA GENEROSA A SPESE NOSTRE
Il presidente Emanuele e i consiglieri decidono così i loro compensi
di Giorgio Meletti

Al vertice da sempre
Emmanuele Emanuele, 74 anni, presidente della Fondazione Roma dal 1990 (FOTO MILESTOMEDIA) In basso, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, gestito dal Comune grazie ai finanziamenti della Fondazione (FOTO LAPRESSE)

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l labirinto di delibere con cui il presidente della Fondazione Roma, Emmanuele Emanuele, gli altri quattro consiglieri d’amministrazione e i 18 membri del comitato d’indirizzo si assegnano incarichi e prebende è utile per indagare un segreto più ermetico di quelli di Fatima: di chi sono le fondazioni bancarie? Cioè, di chi sono quella novantina di istituzioni create nel 1990 dall’allora ministro del Tesoro Giuliano Amato, che poi le ripudiò ribattezzandole Frankenstein? Ricordiamo: c’erano le casse di risparmio e altre banche pubbliche. Per liberarle dalla morsa della politica, Amato pensò bene di trasformarle in società per azioni e affidare il capitale ad altrettante fondazioni. Le fondazioni sono per definizione private, ma il comune mortale vorrebbe sapere, se sono private, chi è il proprietario. Le fondazioni non hanno padrone, sono di se stesse. Normalmente così vuole il privato che le ha create donando i suoi soldi. Ma all’origine delle fondazioni bancarie c’è un bene pubblico. Queste casseforti vedono così decine di miliardi di euro in mano a chi si è installato dentro i consigli d’amministrazione e risponde di fatto solo a se stesso.

Lapide celebrativa
Scolpita nel marmo la gratitudine della Fondazione per la battaglia legale del presidente in difesa “dei valori dei Padri fondatori”

UNA VERA MAGIA. Il professor Emanuele è presidente della Fondazione Roma dal primo giorno, cioè da 21 anni. Si chiamava allora Fondazione Cassa di Risparmio di Roma. Alla Cassa di Risparmio comandava l’andreottiano Cesare Geronzi e alla Fondazione mandarono, pensando allora che fosse una roba di poco conto, Emanuele, banchiere in quota Psdi, che contava poco. La Cassa si è prima fusa nella Banca di Roma, che a sua volta è diventata Capitalia, poi incorporata da Unicredit. La

Fondazione così non controlla più nessuna banca, ed è rimasta lì ad amministrare un patrimonio di due miliardi di euro, che ogni anno rende un centinaio di milioni, e consente di distribuire una quarantina di milioni a sostegno di iniziative sociali, culturali e scientifiche meritevoli. Ma prima di tutto i vertici della Fondazione pagano se stessi e senza rendere conto a nessuno. Almeno fino a oggi. Pochi giorni fa, infatti, il Consiglio di Stato ha posto termine a una lunga battaglia giudiziaria su chi deve vigilare sulla Fondazione Roma. Emanuele, non avendo più quote di controllo in banche, ha chiesto di essere sottoposto alla vigilanza della prefettura, come ogni fondazione ordinaria. Il ministero dell’Economia ha ottenuto di continuare a vigilare la Fondazione Roma in quanto di origine bancaria. Brutta sconfitta per Emanuele. Non solo vedrà scorrazzare nei suoi uffici i vigilantes di Giulio Tremonti, ma soprattutto è rimasto vulnerato il suo orgoglio di giurista, che non è modico. Nella sede della Fondazione, nel centro di Roma, ha trovato posto un reperto senza precedenti nella storia mondiale delle banche,

mitato d’Indirizzo della Fondazione Roma, presieduto anch’esso da Emmanuele Emanuele ha deliberato il 26 giugno 2010 di riconoscere allo stesso Emanuele un compenso straordinario di 271 mila euro lordi (154 mila netti) per le “attività eccedenti la carica di presidente svolte nel 2009”. Occhio alle cifre: le “attività eccedenti” valgono quanto lo stipendio di presidente della Fondazione, e non si capisce che cosa siano. A una richiesta di delucidazioni Emanuele on ha dato risposta. Certo è che ogni respiro del presidente costa euro sonanti alla Fondazione. C’è lo stipendio, c’è il gettone di oltre duemila euro per ogni riunione del consiglio d’amministrazione, c’è l’incarico di sovrintendente culturale, ci sono le fatture emesse per prestazioni professionali (due per circa 100 mila euro totali nel 2009) e infine le “prestazioni eccedenti”. LA FONDAZIONE è generosa anche con gli altri amministratori. Il vicepresidente prof. avv. Serafino Gatti ha svolto nel 2009 “attività eccedenti la carica di vicepresidente” e si è preso 85 mila euro nello scorso aprile, come da regolare parcella. I tre consiglieri semplici (Paolo Emilio Nistri di 86 anni, Alfredo Loffredo De Simone di 74 e Novello Cavazza di 89) hanno anch’essi ecceduto nell’attività, nonostante l’età, e hanno incassato ciascuno 40.666,59 euro. Hanno ecceduto tutti e tre e tutti nella stessa misura, al centesimo di euro. Il 23 marzo scorso il consiglio d’indirizzo ha deliberato che fosse giusto dare qualcosa anche ai suoi 18 membri, e sono partiti i 18 bonifici, sette da 39 mila euro, cinque da 36 mila euro e altri per cifre calanti fino ai soli 18 mila euro di Americo Cecchetti. Anche il direttore generale Franco Parasassi, che nel 2010 ha guadagnato 210 mila euro, lo scorso marzo ha avuto il suo, con un compenso aggiuntivo di 60 mila euro lordi. In tutto i compensi extra superano il milione. Tanta generosità trova forse spiegazione nella complessa attività di erogazione dei fondi che i 23 amministratori si accollano. Come rivendica il bilancio 2010, la Fondazione Roma non emette bandi per chi voglia chiedere un sostegno, ma persegue “iniziative dirette e mirate”, che garantiscono una gestione più “funzionale e incisiva”. Un modo per essere agili nei movimenti che comporta il fastidio di dover personalmente seguire ogni erogazione, prendendo le decisioni in solitaria autonomia. Con risulta-

ti visibili. Nel 2010, su 4,6 milioni erogati in campo medico, 3,2 sono andati alla Fondazione G. B. Bietti, una onlus che fa ricerca in campo oftalmologico. Al comparto arte e cultura sono andati in tutto 15 milioni, e ne ha incassati 7,8 la Arts Academy del maestro Francesco La Vecchia, direttore dell’Orchestra Sinfonica di Roma, che ha avuto nella sua storia prestigiosi presidenti onorari, da Arthur Rubinstein a Gianandrea Gavazzeni, da Goffredo Petrassi all’attuale, Emmanuele Emanuele. La filosofia di Emanuele è di seguire il denaro della Fondazione. Per esempio, dopo che ha investito qualche decina di milioni di euro (tra acquisto di azioni e affidamento di capitali) nel gruppo bancario Sator di Matteo Arpe, può sapere come vanno le cose dal figlio Eugenio, assunto da Arpe nella controllata Profilo Merchant. Il presidente della Fondazione Roma è del resto un uomo poliedrico. Avvocato e banchiere, ma anche esperto d’arte e di politica internazionale, presidente onorario del Psdi (il glorioso partito di Giuseppe Saragat pare esista ancora), amico dei Savoia, con i quali era in prima fila a festeggiare il rientro in Italia nel 2003. E poi Emanuele è un poeta. Di una delle sue composizioni migliori, intitolata “Un giorno di caccia”, val la pena di rileggere almeno i primi sfolgoranti versi: “La notte passava veloce / sembrava non esserci stata. / Fino a tardi avevo ammirato / le agili mani che / mischiavano la polvere nera, i pallini lucenti, / pesati e dopo inseriti / nel piccolo cartone mortale”. Così verseggiando, nel 2010 ha avuto un riconoscimento speciale dal presidente del Premio letterario Mondello, che l’ha così motivato: “L’armonia della parola si sposa, nella lineare scrittura

PROPOSTE DI ESPROPRIO

“La manomorta dei nostri tempi”
e Fondazioni bancarie, istituite nel 1990 dall’allora ministro del Tesoro Giuliano Amato, sono 88. Possiedono un patrimonio stimato attorno ai 50 miliardi di euro, prevalentemente concentrato nelle maggiori 18, e rappresentato per la metà da azioni delle banche. Recentemente gli economisti Roberto Perotti e Luigi Zingales hanno proposto l’esproprio del patrimonio delle Fondazioni bancarie: “Le fondazioni bancarie sono la manomorta dei nostri tempi - hanno scritto - È una proprietà dei contribuenti che fu appropriata dai politici con la legge Amato, e che oggi è fonte di prebende e di influenza politica sotto il mantello della funzione sociale. Riappropriarsi di quei patrimoni rivendendoli per diminuire il debito pubblico non aiuterebbe solo il bilancio dello Stato, ma libererebbe la vita economica dell'intermediazione politica”.

almeno dai tempi di Francesco Datini da Prato, che nel ‘300 inventò l’assegno. Una lapide che ricorda il ruolo di Emanuele come promotore della sentenza della Corte costituzionale che nel 2003 ha confermato la natura privata delle fondazioni bancarie: “I soci della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma – così è scolpito – desiderano esprimere il loro unanime e profondo ringraziamento al Presidente Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, per aver guidato con determinazione e assoluta autorevolezza la battaglia contro la pervicace prevaricazione del potere politico in difesa dei valori cristiani di solidarietà e generosità trasmessi dai Padri fondatori nel 1836”. EMANUELE HA un alto concetto di sé. Si definisce “avvocato cassazionista, economista, banchiere, esperto in materia finanziaria, tributaria e assicurativa, saggista”. E rivendica di essere insignito “della Laurea Honoris Causa in Belle Arti (Degree in Fine Arts) della St. John’s University di Roma e della Laurea Honoris Causa in Diritto Canonico della Pontificia Università Lateranense di Roma”, finanziata dalla Fondazione Roma. Tutto questo ben di Dio va ricompensato come merita. Nel 2010 per le sue prestazioni ha preso dalla Fondazione 707.224 euro lordi, così organizzati: 267.470 euro come presidente della Fondazione Roma, 169.992 come presidente della Fondazione Roma-Mediterraneo (che potremmo defini-

Un patrimonio di 2 miliardi gestito come cosa privata, in nome dei principi cristiani
re una controllata), e 269.762 come sovrintendente culturale della Fondazione Roma-Museo, che gestisce il Museo del Corso. La storia dell’incarico professionale come “sovrintendente culturale” è notevole. Nel 2007 il consiglio d’amministrazione nomina il suo presidente (già settantenne) per dieci anni (non esiste al mondo un mandato così lungo) stabilendo che in caso di revoca del contratto prima della scadenza gli verrà riconosciuta una sontuosa buonuscita. Puntualmente, a fine 2010, il consiglio presieduto da Emanuele revoca l’incarico a Emanuele, e dispone il pagamento della buonuscita nella misura di 1 milione 888 mila euro lordi. Il bonifico parte il 9 febbraio 2011: al netto delle tasse piovono sul conto del banchiere socialdemocratico e cristiano 1 milione e 38 mila euro. Ma il presidente non ha potuto chiudere l’ombrello, perché il denaro ha continuato a piovere. Il 5 aprile altro bonifico, ancora più singolare. Il Co-

Agli amministratori oltre 1 milione di euro per “prestazioni eccedenti la carica”
poetica di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, con l’aff lato del pathos lirico, che raccoglie icasticamente sogno, memoria e nostalgia di un siciliano d’alto mare, che ha fatto però della sua insularità la cifra della sua esistenza inquieta”. Sembra una parodia, e invece chi ha visto nei versi di Emanuele anche una “mescolanza trascendentale” altri non è che il professor Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Banco di Sicilia, finanziatrice del Premio Mondello. Se uno chiede perché spendono così il denaro delle Fondazioni bancarie si sente rispondere che sono soldi privati. Un pasticcio giuridico privo di senso: o quei miliardi di euro sono proprietà di personaggi come Emmanuele Emanuele oppure sono di tutti. E come soldi di tutti andrebbero gestiti. I grandi architetti del sistema delle Fondazioni, da Amato a Carlo Azeglio Ciampi, potrebbero una buona volta dire una parola su questo. Icasticamente.

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Giovedì 29 settembre 2011

MALAITALIA

MIGRANTI: DAL CENTRO DISTRUTTO ALLEisolani in ginocchio aspettano NAVI LAGER Lampedusa, gli
lo stanziamento promesso dalla Prestigiacomo
di Silvia D’Onghia inviata a Lampedusa

N
ARCONATE (MI)

In carcere per multe gonfiate

A

e fascette sembrano quelle degli elettricisti. Solo che, anziché legare fili o tubi, legano i polsi delle persone. Recluse, da una settimana, sulle navi che hanno svuotato Lampedusa, ma che sono diventate dei lager galleggianti. Le immagini, che poco si addicono a un paese civile, arrivano dal filmaker Enrico Montalbano e dalla fotografa Danila D’Amico. Scatti e video fatti al porto di Palermo, in cui si vedono i migranti con le fascette ai polsi, mentre mostrano cartelli con la scritta “libertà” o mentre vengono fatti salire su un pullman. “All’inizio c’erano tre navi con 700 persone a bordo – spiega Marta Bellingreri del Forum antirazzista di Palermo -. Poi hanno cominciato a svuotarle, ma anche ad allontanare i traghetti dalla nostra vista. Martedì 200 tunisini sono stati portati nel centro di Elmas, a Cagliari, ieri un’altra nave si è trasferita a Porto Empedocle”.

L

rrestato il comandante dei vigili di Arconate, comune alle porte di Milano di cui è sindaco il sottosegretario alle Infrastrutture e coordinatore del Pdl in Lombardia Mario Mantovani. In manette anche due agenti non più in servizio. Secondo l’accusa, gonfiavano le multe e intascavano la differenza.

’NDRANGHETA

Le immagini della nave e del video mandato in onda dal Tg3

Dieci arresti nel Bresciano
ieci persone sono state arrestate nel Bresciano al termine di un’operazione contro un gruppo criminale legato alla 'ndrangheta e dedito al traffico internazionale e allo spaccio di grandi quantità di cocaina. La droga, proveniente dal Sudamerica, entrava in Italia attraverso la Spagna ed era destinata ad essere distribuita nel mercato del nord Italia.

NESSUNA ONG è potuta salire a bordo, Medici senza Frontiere si chiede cosa accadrà quando ne arriveranno altri. Agli immigrati sono stati sequestrati i telefoni cellulari, in modo da evitare le conversazioni con l’esterno. Su quanto sta accadendo la Procura di Palermo indaga, dopo un esposto presentato da cittadini e associazioni del Forum antirazzista. Notizie che non arrivano neanche a Lampedusa, schermata e sospesa. Sulla strada che porta al Centro di primo soccorso e accoglienza, non c’è più il posto di blocco, ma, quando arrivi, il cancello è chiuso e due militari dell’Aeronautica ti fermano. Vietato entrare, anche se dentro non c’è nessuno, anche se a Lampedusa non sono rimasti neppure i 40 minori che erano ospitati alla Base Loran. “Noi stiamo qui solo ad aprire e chiudere”, rispondono un po’ seccati i due. Se si vuo-

le sbirciare all'interno, bisogna inerpicarsi per una collina. L’incendio appiccato dai tunisini la settimana scorsa ha ridotto il padiglione più grande del Cpsa a un ammasso di lamiere deformate. Il resto della struttura è quasi intatto (ad eccezione di un piccolo prefabbricato all’ingresso), ma il silenzio è tale che si sentono le risate di una donna delle pulizie. La cooperativa “Lampedusa accoglienza”, che gestisce i due centri dell’isola, deve garantire la presenza di dieci persone, compreso medico e autista, per presidiare il nulla. Ci sono sette uomini della polizia scientifica, provenienti dalla Sicilia e da Roma: avrebbero il compito di fotosegnalare gli immigrati, in questi giorni sono impiegati a fare ordine pubblico durante O’ Scià, la manifestazione di Claudio Baglioni. Nessuno di loro sa per quanto tempo dovrà rimanere, dal Viminale non arrivano disposizioni, si vive alla giornata tra una partita a carte e una battuta di pesca. “Il contratto ci scade tra due giorni – racconta Cono Galipò, presidente di “Lampedusa accoglienza” - ma la Prefettura non ci ha ancora fatto sapere se ce lo rinnoverà”. Questa è un’isola sospesa tra la voglia di dimenticare un anno

con 60 mila sbarchi (a fronte di soli 16.566 rimpatri, dato del ministero) e il timore che il brutto sogno ricominci già la settimana prossima, quando i riflettori si spegneranno e, chissà, forse all'orizzonte torneranno i barconi. Qui lo sanno tutti: è il comandante della Capitaneria di Porto a dover decidere dove scortare i natanti soccorsi in zona Sar (“Search and Rescue”, ricerca e soccorso), e non certo il ministro dell'Interno. Lampedusa è il porto più vicino alla Tunisia, questo conta per il diritto delle acque. Ne va della vita delle persone soccorse. Ma c’è da fare anche un discorso economico: quanto costa allo Stato far scor-

L’Ong Medici senza Frontiere chiede di salire sull’imbarcazione per verificare come stanno i migranti

tare un barcone da cinque mezzi della Capitaneria o della Finanza fino a Porto Empedocle, che è il doppio della distanza? Lasciando nel frattempo Lampedusa sguarnita? Forse soltanto il sindaco, Bernardino De Rubeis, crede ancora alle favole di un ministro che a marzo ha voluto far scoppiare il caso, svuotando l'isola quando il numero dei migranti era pari a quello degli abitanti (seimila), e poi ha promesso trasferimenti giornalieri. Una favola che è costata il crollo del turismo in giugno e luglio e che è durata lo spazio di un accordo al ribasso col governo provvisorio tunisino. Con le conseguenze riprese dalle telecamere la scorsa settimana, quando il Cpsa è stato bruciato e per le strade di Lampedusa si è vissuta la guerriglia. “Erano due mesi che c’era tensione tra gli isolani e gli stranieri – racconta Baglioni, che qui trascorre sei mesi all'anno e che ha scritto una lettera ai lampedusani, invitandoli a ritrovare il senso della compassione -. Si sapeva che il risentimento avrebbe provocato la rivolta. Quando senti che nessuno ti difende, l'idea di prendere sassi e bastoni è umana. Anche se con le pietre bisognerebbe costruire e non di-

struggere”. Del resto se si decide di tenere 1200 persone recluse per mesi in una struttura che ne può ospitare 850, si deve anche mettere in conto la rabbia del più mite tra gli uomini. Figuriamoci quella di coloro che hanno minacciato di far saltare in aria un distributore di benzina, quasi tutti con precedenti penali in Italia. E, nonostante questo, a combattere con gli stranieri erano solo 50 persone, forse sull’esempio di un primo cittadino che si è barricato con una mazza da baseball, “pronto ad usarla”. C'è chi giura che sono le stesse persone che hanno impedito la contestazione a Berlusconi, quando il 30 marzo ha annunciato il miracolo (“libereremo l’isola in 48 ore”) e l’acquisto della villa. FAVOLE E PROMESSE. Dopo l’esibizione, ieri sera, di Pino Daniele e Zucchero, sul palco di O' Scià potrebbe fare la sua comparsa stasera il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. È stata lei a garantire al Comune lo stanziamento di 26 milioni di euro per riqualificare l'isola e un ambizioso progetto che renderebbe Lampedusa e Linosa “oil free”. Finora, però, non è arrivato un euro.

D

REGGIO CALABRIA

Morto 18enne, ferito il fratello
n pregiudicato, Francesco Donato, di 18 anni, è morto a Varapodio in un agguato in cui è rimasto ferito in modo grave anche il fratello, Carmelo, di 26 anni, anch’egli con precedenti penali. La sparatoria, di matrice mafiosa, è avvenuta nelle campagne del reggino. Nel 2000 la vittima era stata testimone dell’omicidio del padre, Saverio Donato, freddato per un banale litigio.

U

Caso Rostagno: intreccio tra boss e massoni
IERI UN’ALTRA UDIENZA CON LE DICHIARAZIONI FIUME DELLA SORELLA. VERRÀ RISENTITO IL BRIGADIERE CANNAS
di Giuseppe Lo Bianco

OMOFOBIA

N

on l’ha raccontata giusta (o non l’ha raccontata tutta) il brigadiere dei carabinieri Beniamino Cannas, grande amico di Mauro Rostagno, che verrà chiamato per la terza volta sul pretorio dell’aula della corte di assise di Trapani al processo per l’uccisione del sociologo piemontese morto ammazzato a Lenzi il 26 settembre del 1988. Cannas sarà nuovamente interrogato e probabilmente messo a confronto con Carla Rostagno, sorella di Mauro, e protagonista ieri di una deposizione-fiume, durata quasi cinque ore, segnata da momenti di commozione, qualche notizia inedita e molti ricordi che in qualche caso, hanno fatto a pugni con le ricostruzioni ufficiali. Come l’incontro avuto con proprio con Cannas, regolarmente verbalizzato, e chiesto da lei per chiarire il senso di una frase che Mauro avrebbe detto al maresciallo, poco prima di morire: “Mi hanno regalato un mese di vita”. Con lei il maresciallo negò che il sociologo avesse pronunciato quelle parole, ma altre: “Mi disse, sono cose di gioventù”. A che cosa si riferisse non è dato sapere, anche perché Cannas, riferendosi a quest’ultimo

incontro con Rostagno, aveva spiegato in aula: “Rispetto alle cose che gli avevo chiesto, mi disse: se mi danno tempo ne parleremo”.
IL MARESCIALLO non aveva parlato, invece, di un particolare ritenuto importante dal pm Antonio Ingroia e rivelato ieri dalla testimone, e cioè un incontro di Rostagno con il boss Natale L’Ala, di Campobello di Mazara, assassinato nel ‘90. “Cannas lo associò alla loggia Scontrino’’, ha riferito Carla Rostagno che subito dopo incontrò il procuratore di Marsala Paolo Borsellino: “Gli domandai di chiedere a Giacoma Filippello (moglie di Natale L’Ala e all’epoca collaboratrice di giustizia, ndr) se sapesse qualcosa dell’omicidio di Mauro”. Un incontro, quello con il maresciallo, concluso da un’inedita rivelazione: una “tessera speciale” che avrebbe consentito all’ex leader di Saman Francesco Cardella,

A 23 anni dall’omicidio del fondatore della comunità Saman, ancora dubbi e rivelazioni

recentemente morto in Nicaragua, di volare da Milano a Palermo la sera dell’omicidio senza alcuna prenotazione. Con la voce bassa per le corde vocali usurate, ma lo sguardo attento e la fermezza di chi chiede, a distanza di 23 anni, la verità, in una vicenda, come ha detto lei stessa due giorni fa alla commemorazione di Mauro, segnata da “depistaggi e superficialità nelle indagini”, Carla Rostagno ha ripercorso in aula, nel processo avviato il 2 febbraio scorso, tutte le tappe della sua solitaria ricerca della verità, iniziata nel ’90 con il licenziamento dalla ditta privata in cui lavorava da un anno e mezzo, dopo esser andata via dalla Fiat, “per avere il tempo di cercare di capire chi e perché aveva tolto a Mauro il diritto di vivere”. Carla torna in Sicilia e interroga decine di persone che ruotavano attorno al fratello, a cominciare da Monica Serra, la ragazza di Saman che era in auto con Rostagno la sera dell’omicidio. “Mi

disse che i killer erano stati avvertiti della loro uscita da Rtc, perché erano arrivati poco tempo prima. Ma, quando gli chiesi: come fai a sapere che l’auto era arrivata prima, se non hai visto nulla, non rispose”. E, a distanza di anni la Serra continua a non convincere e solo quando viene messa alle strette per avere un’indicazione, mormora: “Guarda Lucky’’, il soprannome di Luciano Marrocco, uno degli impiegati di Saman arrestati e poi scagionati. L’unica certezza raggiunta alla fine è la preoccupazione di Mauro nell’ultimo mese di vita: a Enzo Mauro, un politico trapanese che lo va a trovare la mattina del delitto a Saman dice: “Abbracciamoci finché siamo in tempo”. Ad un carabiniere, forse della frazione di Napola, venuto a controllare gli ospiti, risponde al rituale “come va?”: “Fino a quando ci lasciano vivere, viviamo”. E a Chicca in agosto dice che non ha paura di morire. In quel periodo Mauro legge “Il Principe” di Machiavelli, trovato nella sua stanza con una dedica a Craxi: “Può darsi” – dice Carla Rostagno rispondendo ad una domanda finale del presidente Angelo Pellino – che fosse di Francesco Cardella”. Si riprende il 12 ottobre con l’ex dirigente della Squadra mobile di Trapani Giuseppe Linares.

Concia denuncia Emilio Fede

L

a deputata del Pd Anna Paola Concia ha presentato un esposto all’Ordine dei giornalisti contro Emilio Fede per gli insulti omofobi rivolti dal direttore del Tg4 nei confronti di Nichi Vendola, leader di Sel, durante il suo intervento alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”. “Le affermazioni di Fede ha spiegato - oltre a essere inqualificabili, rappresentano una chiara violazione della carta dei doveri e del codice deontologico”. Fede è stato già condannato dall’Ordine nel 2004 e nel 2005, rispettivamente per un servizio sulla pedofilia e per un esposto della propria redazione.

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ALTRI MONDI

“GRAZIE WELFARE” IL TRIONFO DI RORY BABY LABOUR
A 16 conquista la platea del partito con un discorso di sinistra
di Andrea Valdambrini

N
IRAN-USA

Al Qaeda contro Ahmadinejad

A

Come Hague Nel 1977, a 16
anni, William Hague parlò al congresso dei Tories. Attualmente è ministro degli Esteri (FOTO LAPRESSE). A sinistra, Rory Weal (FOTO ANSA)

l Qaeda critica il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad: basta con le teorie sull'11 settembre. Il gruppo terroristico ha lanciato il messaggio, chiedendo ad Ahmadinejad di smetterla di attribuire l’attacco alle Torri Gemelle al governo Usa invece che ad al Qaeda, come ha fatto anche all’Assemblea generale Onu.

iacca grigia e cravatta rossa, frangetta e aria anni ‘60, quella dei Beatles prima di passare in India e farsi crescere barba e capelli. A vederlo così pare uno dei tanti ragazzi che si incontrano all'uscita dalle scuole bene inglesi. E lo è, anagraficamente, dato che ha solo 16 anni. Ma Rory Weal, sweet sixteen ager, a dirla con Ken Loach, splendido sedicenne diremmo noi, per un giorno a scuola non c'è andato. Aveva altro da fare, tipo un salto al congresso laburista di Liverpool (a proposito di Beatles, appunto) a infiammare la platea.

G

ragazzino, sì, ma in Gran Bretagna non dovrà aspettare secoli, se vuole entrare a far parte della classe dirigente. Non diversamente nel 1977 un ragazzo classe 1961 dai capelli a caschetto così fluenti da sembrare finti, conquistò il cuore di un altro congresso, quello conservatore, davanti agli occhi compiaciuti di una Margaret Thatcher non ancora a Downing Street. Quell'altro sedicenne in giacchetta non si è fermato lì. “La metà di voi non sarà più qui tra 30 o

40 anni”, proferì con un tono ispirato da giovane adulto e quel candore che solo a quell'età si può avere. Ha guidato il partito intorno al 2000, poi è entrato nella squadra di David Cameron, ed è ministro degli Esteri. Discussi i suoi rapporti con il miliardario dei paradisi fiscali Lord Ashcroft, che hanno a lungo rappresentato una pistola puntata contro Cameron sulla sua nomina al Foreign Office, Hague è comunque uno degli artefici del successo diplomatico britannico in Libia, accanto ai

francesi. Un ex sedicenne dal brillante futuro. Da noi ci fu il caso di Debora Serracchiani, che nel 2009 fece esplodere il congresso dei circoli del Pd invocando l'intervento dell'allora segretario Franceschini, per scuotere il partito dal suo torpore. Di anni ne aveva 39, non 16, anche se a noi sembrava una bambina. Ma al momento né la Farnesina né la leadership del Pd sembrano in vista. Quando, ai microfoni della Bbc gli hanno lo hanno interrogato circa

le sue aspirazioni, Rory ha fatto il modesto. “Ho i compiti a casa, non ho tempo per la politica”. Per ora. Perché in futuro non gli dispiacerebbe. Lui che d'improvviso è diventato una star del partito della rosa, non si monta la testa. Qualcuno scommette già che lo rivedremo tra pochi anni, chissà se dalle parti di Downing Street. Qualcun altro riflette: se basta così poco a far sognare una platea di sinistra, la crisi di leadership deve essere proprio profonda.

FRANCIA

Sarkozy nel caso Bettencourt

L’

I DIRITTI DELLE DONNE la poetessa e attivista palestinese Muslech

COME HA FATTO? E perché lui invece del segretario Ed “il rosso” Miliband, eletto un anno fa tra grandi speranze di rinnovamento e adesso già ammaccato? La ricetta per scatenare le folle assopite della politica non è arcana. Il segreto sta nell'essere sinceri, nel dire le cose come stanno, nel parlare al cuore oltre che alla testa. Quello che a volte i leader, soprattutto della sinistra, sembrano aver smesso di fare. Rory non parla in astratto: “Due anni e mezzo fa ci fu tolta la casa dove vivevo dalla nascita. Non avevamo nulla, né soldi né risparmi. Tutto il benessere della mia famiglia è derivato dallo Stato sociale”. Quindi affonda: “Senza il welfare non sarei qui. Lo stesso sistema che adesso un cattivo governo conservatore ci sta portando via”. Scatta la standing ovation. Ed Miliband, applaude e gli stringe la mano: è nato un nuovo leader? E poi essere giovani, anzi giovanissimi, è un vantaggio tout court, perché permette di esprimersi senza aver paura della reazione dell'establishment. Giovane è certo pure chi al potere ci sta già. Ed Miliband, 40enne, guida il Labour da un anno, il premier David Cameron ne ha 44. Rory è un

La Rosa del deserto arabo
di Roberta Zunini Ramallah

hissà “colombe torneC rannose legiorno”?poetessa, un Ma Rose Shomali Muslech scrittrice, ricercatrice universitaria palestinese ed ex direttrice del comitato per gli affari femminili - non perde la speranza. Del resto nella sua vita ne ha viste tante ed è riuscita a superare anche il dramma che l'ha afflitta mentre viveva in Libano: “Gli israeliani non mi diedero il permesso di tornare in Palestina per salutare mio padre mentre stava morendo. Quando, alla fine me l'hanno concesso, sono arrivata giusto in tempo per il suo funerale. Ma nel mondo arabo, non solo nella Palestina occupata, ci sono donne che hanno avuto molta meno fortuna di me, che ho potuto frequentare l'università, laurearmi e inserirmi nel mondo del lavoro”. Se “le colombe torneranno un giorno” - è il titolo del suo ultimo libro di poesie – per posarsi sul tavolo dei negoziati di pace, si vedrà. Nel frattempo la condizione

femminile in tutto il mondo arabo è ancora molto critica e l'apertura in Arabia Saudita dei santuari del potere maschile –il Parlamento - è uno specchio per le allodole, non per le colombe. Il Fatto incontra Rose Shomali nella sua casa di Ramallah, e non nel suo ufficio del comitato, perché si è appena dimessa per dedicarsi alla scrittura.
“LA MIA POESIA riguarda la condizione ancora frustrante delle donne nel mondo arabo e musulmano. Cosa che non sempre coincide: l'Iran non è arabo ma musulmano, e i

Rose Shomali Muslech (FOTO ALESSIO

diritti delle donne sono inesistenti. Ma non ne faccio nemmeno una questione esclusivamente religiosa. In Egitto, dove la religione islamica è molto sentita le donne non sono completamente emarginate. Ma le donne incluse sono quelle che appartengono all'elite o a famiglie ricche, in genere nate al Cairo”. Secondo Rose Shomali, che è anche collaboratrice Unicef, le donne che risentono maggiormente dell'esclusione sono quelle che appartengono a famiglie povere. “Ma n Arabia Saudita anche le donne ricche o le professioniste, medici, manager, sono sotto scacco R ) dell'establishment, che è maschile. Cinque giorni fa, la famiglia reale aveva fatto finta di concedere alle donne più diritti. Sapete perché lo hanno fatto? Per paura, per timore che tornino a guidare, a chiedere l'eguaglianza sociale”. Vuol dire che gli uomini sauditi hanno paura che le
OMERZI

donne si emancipino e hanno dato loro un contentino? “Sì, è così. Meglio far finta di dar loro più diritti politici che sociali. Tanto la maggior parte del bacino elettorale è costituito da uomini, nessuno quindi le voterà. Se invece concedessero alle donne il diritto di guidare l’auto, sarebbe una rottura delle tradizioni, un sovvertimento sociale. Si sgancerebbero così dall'egemonia maschile. Il diritto di guidare creerebbe un precedente”. LA DONNA insomma deve rimanere sotto l'egida maschile, tranne quando si tratta di lavorare. “Proprio così. Anche qui in Palestina le donne hanno molti problemi ma, ribadisco, soprattutto quelle povere a causa dell'occupazione: siccome la maggior parte lavora nei campi, dopo la creazione del muro, molte hanno perso il lavoro, perché devono avere il permesso per attraversare i check point che dovrebbero consentire di attraversare il muro costruito da Israele che taglia case e campi a metà in molte zone cisgiordane”.

ex contabile di Liliane Bettencourt, Claire Thibout, conferma il valzer delle bustarelle per i finanziamenti illeciti destinati alla campagna elettorale di Sarkozy del 2007. “Ho messo più volte nelle mani dell'ereditiera buste contenenti parecchie migliaia di euro, e tra i destinatari c’erano molti esponenti di destra”. “Anche la coppia presidenziale (ai tempi la moglie era Cecilia) e l'ex ministro del Lavoro Eric Woerth si sono presentati a casa” della ‘signora l’Oreal’”.

YEMEN

“Negoziato per cambio dei poteri”

I

l vice presidente yemenita, Abdel Rabbo Mansour Hadi, ha annunciato l’avvio di un negoziato preliminare con le opposizioni per attuare l’iniziativa dei Paesi del Consiglio di cooperazione Golfo (Ccg) per il trasferimento dei poteri.

BELGIO

Cercasi premier sul web
l 473° giorno di crisi politica in Belgio, il sito web Monster.be ha lanciato una campagna per “la ricerca di un nuovo primo ministro belga”. Il sito ha pubblicato un’offerta di impiego aperta a tutti i cittadini belgi che potranno candidarsi entro il 10 ottobre. Una giuria, presieduta da un giornalista politico, selezionerà 6 finalisti. Poi la parola passerà al voto popolare che eleggerà il premier ideale.

A

Faide tra bande negli Usa

Il Far West degli Angels
di Angela Vitaliano New York

di Stark, cittaG eno Martini,lasindacodichiarato unaraduno dina del Nevada, ha lo stato di emergenza per città e cancellato il annuale di motociclisti previsto questa settimana e che, normalmente, attira circa 30mila persone, provenienti da tutto il paese. La ragione della decisione, che Martini definisce “esclusivamente precauzionale”, va ricercata nell’omicidio, commesso venerdi, di uno dei capi della famosa banda degli Hell’s Angels. Jeffrey “Jethro” Pettigrew, 51 anni è stato freddato in tarda serata mentre era al casino John Ascuaga's Nugget, in mezzo a molti altri clienti che, quando sono cominciati a volare i colpi di pistola, hanno cercato riparo sotto i tavoli da gioco. Feriti anche due appartenenti al club californiano dei Vagos Motorcycle: Leonardo Ramirez, di 45 anni, colpito allo stomaco e Diego Garcia, di 28, colpito a una gamba, sono entrambi ricoverati in un ospedale di Reno, ma non in pericolo di vita. La

polizia sorveglia l’ospedale e per accedere ai reparti è necessario bussare e farsi riconoscere. Il timore della polizia è quello di un’escalation di violenza, scatenata dagli Hell’s Angels per vendicare l’omicidio del loro boss. Già nella mattina di sabato intorno alle 10, un altro motociclista che percorreva l’autostrada, sempre in quella zona, è stato colpito fatalmente dai colpi provenienti da una Bmw nera, con i vetri oscurati. La polizia non ha reso note le generalità della seconda vittima e non ha ufficialmente collegato i due omicidi ma le possibilità che la rappreseglia sia già iniziata è assai plausibile e il giornale locale, la Reno Gazzette, non sembra aver dubbi a proposito. Dopo la sparatoria di venerdì sera la polizia ha tratto in arresto Cesar Vil-

Gli Hell’s Angels, creati da ex soldati sbandati, in guerra con i gruppi rivali tra Nevada e California

lagrana, di 36 anni, affiliato degli Hell’s Angels, accusato di essere stato parte attiva nello svolgimento dei fatti. Secondo alcune testimonianze, la scintilla sarebbe, infatti, scoppiata a seguito di un pugno assestato sulla faccia di “Jethro” da parte di uno della banda dei Vagos. Rialzatosi da terra, con il naso sanguinante, Pettigrew avrebbe immediatamente estratto la pistola e iniziato a fare fuoco. A quel punto, all’interno del casino, sarebbe scoppiato un vero e proprio inferno con i clienti in cerca di fuga o di riparo sotto i tavoli da gioco. Non è la prima volta che la West Coast è messa a ferro e fuoco dalle scorribande degli Hell’s Angels e dei Vagos, nemici agguerriti fin dagli anni Sessanta, quando entrambe le bande diventa-

rono simbolo di un certo tipo di “cultura” legata alle motociclette e al crimine e perfettamente descritta nel film con Marlon Brando “Il Selvaggio”. Ad agosto in Arizona, una dozzina di persone, appartenenti ad entrambi i gruppi, è stata arrestata nell’ambito delle ricerche per il ferimento di altre 5 a Chino Valley e il procuratore distrettuale della California, in un rapporto sul crimine, definisce le tensioni fra i due gruppi “estremamente pericolose”. Entrambe le bande, fra l’altro, sono legate al crimine e specializzate nello spaccio di droga e in molte altre attività fuorilegge. Gli Hell’s Angels nacquero poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando un gruppo di soldati, di ritorno dal fronte, non riuscendo più a integrarsi in una vita “normale”, scelse di vivere in gruppo, guidando motociclette, vestendo di pelle e, quasi sempre, occupandosi di attività illegali. I Vagos, nati intorno agli anni Sessanta, erano originariamente chiamati gli Psychos e sono conosciuti anche come The Green Nation per l’abitudine degli affiliati di vestire di verde.

CUBA

Sì al mercato delle auto nuove

I

l governo di Cuba ha autorizzato la compravendita di automobili nuove, proibita per mezzo secolo, una delle misure più attese delle riforme del presidente Raul Castro, secondo un decreto pubblicato ieri.

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Giovedì 29 settembre 2011

SECONDOTEMPO
SPETTACOLI,SPORT,IDEE
in & out

ORDINARIO DEGRADO

Allievi abbandonati e lotte di potere Benvenuti alla Scuola Nazionale di Danza
di Elisabetta Ambrosi

Baudo Verrà dimesso oggi: “Solo uno sbalzo di pressione”

Mancini “Tevez ha chiuso col Manchester” Ma lui lo smentisce

De Gregori “Dedicare canzoni a un politico? I nostri non se le meritano”

Crialese Sarà Terraferma il film italiano candidato all’Oscar

na scarpetta da ballerina rotta, più simile a una povera ciabatta sfondata che al glorioso simbolo di un’arte che fa sognare. È l’immagine che meglio dello stivale rappresenta un pezzo dell’Italia di oggi. Perché quello che è successo negli ultimi anni all’ombra dell’Accademia nazionale di danza, prestigioso Istituto di Alta Cultura, contiene tutti gli ingredienti di una farsesca operetta italica: cariche imposte dall’alto; conflitti di interesse palesi; canoni di affitto di immobili pubblici a prezzi non di mercato; spese faraoniche per grandi opere a fronte di una scarsità cronica di risorse. Il malcontento di chi lavora e studia in Accademia è però ormai arrivato al colmo e da settimane esprime la sua protesta attraverso un blog anonimo, http://scarpetterotte.blogspot.com/. Un Assange nostrano ha caricato sul sito la versione integrale dell’impietosa relazione seguita all’ispezione inviata dal ministero della Ricerca, del Tesoro e dalla Prefettura, terminata nel marzo scorso. E proprio alla Gelmini le “scarpette rotte” hanno deciso di inviare una lettera, che il Fatto Quotidiano pubblica qui sotto in anteprima.
SOTTO ACCUSA c’è la direzione artistica di Margherita Parrilla, ex ballerina dell’Opera nominata per “chiara fama” nel lontano 1996 dall’allora ministro Luigi Berlinguer, scalzando il direttore scelto legittimamente dal collegio dei docenti. Una nomina dall’alto mal digerita da molti docenti, tanto che l’operato della Parrilla è stato più volte contestato, sia internamente, sia attraverso una pioggia di interpellanze, l’ultima delle quali riprende i punti salienti del documento del collegio ispettivo. Pri-

U

mo tra tutti quello che descrive i rapporti tra “l’Accademia vera e propria, che si occupa della didattica, e la Fondazione dell’Accademia, che gestisce il patrimonio e l’immagine esterna dell’Istituto”. Un rapporto che ha permesso il “reiterato e arbitrario discarico delle passività finanziarie dall’Accademia alla Fondazione, operato da un gruppo dirigente, i signori Parrilla e Borghi”. Bruno Borghi, anche lui di nomina politica, è stato presidente della Fondazione e dell’Accademia fino a quando, nel 2009, una modifica di statuto ha reso impossibile il doppio incarico (attualmente è presidente solo dell’Accademia). La Parrilla è stata, sempre fino a quella data, direttrice dell’Accademia e insieme vicepresidente della Fondazione. I RISULTATI della doppia gestione sono sotto gli occhi di tutti. Anzitutto, quelli di chi, nel verde quartiere Aventino di Roma, entra in un edificio di architettura fascista al cui interno quasi tutto parla di degrado. Aule con pavimenti di linoleum e qualche orribile sbarra di legno scuro, senza specchi né tinteggiatura uniforme. Sala per l’allenamento acrobatico con il tetto sfondato. Stanze per le lezioni del liceo soffocanti e sporche. Ma gli esiti della gestione Parrilla sono anche quelli, meno visibili, che si leggono sulle carte. Non solo i beni immobili, terreni e appartamenti, della Fondazione,

lungi dall’essere destinati all’ospitalità di artisti bisognosi o a biblioteche, secondo le intenzioni della fondatrice Jia Ruskaja, sono stati venduti a terzi o affittati alla stessa Parrilla come abitazione, con un canone fuori mercato. Ma soprattutto la Fondazione

Sotto accusa la direzione di Margherita Parrilla, ex ballerina dell’Opera nominata nel ’96
Le prove del “Lago dei cigni” nel film Il Cigno nero di Darren Aronofsky (FOTO)

si ritrova indebitata con le banche a causa di scelte discutibili. Come le spese mastodontiche per spettacoli singoli, come i settecentomila euro per “Ballo Sport”, in occasione dei Mondiali di nuoto. Soldi anticipati dalla Fondazione presieduta da Borghi in base a un accordo con l’ingegnere Balducci e che, dopo l’arresto, è saltato, tanto che Borghi ha acceso un mutuo di 400.000 euro al Monte dei Paschi di Siena. Giusto appena aver lasciato la carica di presidente della Fondazione. Le vicende che seguono sono a dir poco grottesche. Comincia

una guerra psicologica e giudiziaria, a suon di cambi di serrature, tra la nuova presidentessa della Fondazione Larissa Anisimova, che Borghi riesce a destituire per un presunto conflitto di interessi, e quella che le subentra, Carmen Pignataro, poi costretta a lasciare quando i giudici danno ragione a Anisimova. INTERVISTATA dal Fatto, la direttrice Parrilla incredibilmente non solo non cita mai il nome della Anisimova, ma la giudica persona pericolosa, responsabile, in appoggio col Prefetto, di aver messo su una sorta di Fon-

dazione parallela di cui sarebbe illegittimamente presidente. Rispetto all’accusa di essere in carica da oltre 15 anni, risponde che non si tratta di “carica a vita perché tra due anni vado in pensione”. Sulla questione del doppio incarico, precisa “che non ha ricevuto soldi dalla Fondazione, come hanno fatto invece gli altri”. Circa i problemi degli studenti, dice “che lei non si può occupare dell’organizzazione dei corsi e della pulizia”. In merito al fatto che l’appartamento in cui vive era destinato ad altro uso, spiega “che prima era abitato da un mattonellaro, si figuri”. Sulle

critiche relative ai debiti, dice “che lei non si occupa di conti, se Balducci è stato arrestato non è colpa nostra, comunque 400.000 euro di mutuo non sono tanti e lo spettacolo Ballo Sport era bellissimo”. E le cento pagine critiche dell’ispezione del ministero? Una persecuzione ad personam della Gelmini. Il conflitto tra Accademia e Fondazione è conclamato. E mentre si ordiscono trame degne di un romanzo di cappa e spada, gli studenti, sempre meno numerosi, chiedono che ci sia almeno un kit di pronto soccorso e che le lezioni non si sovrappongano.

La lettera al ministro

“Basta con l’invadenza della politica”
Ecco il testo della lettera inviata dal collettivo di studenti Scarpette rotte al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini

Egregio Signor Ministro Non Le sarà certamente sfuggito che la questione dell’Accademia Nazionale di Danza, al di là del merito, tocca un punto nevralgico della contingenza stori-

ca che viviamo: l’invadenza della politica e dei partiti nella vita delle istituzioni. Perché politica, solo politica fu la nomina dell’attuale Dirigenza. Lei saprà molto dell’Accademia Nazionale di Danza, anche per via delle interpellanze parlamentari, numerose, alle quali però non ha mai risposto, neanche a quelle provenienti dal suo stesso partito. Saprà bene che tutto è iniziato con la ferita inferta alla democrazia dal suo predecessore on. Luigi Berlinguer, che insediò Margherita Parrilla quando il Collegio dei Docenti aveva già nominato un suo Direttore, su

precisa richiesta del Consiglio di Amministrazione, esprimendolo dall’interno secondo un costume che proprio allora si andava diffondendo in tutte le istituzioni simili (Conservatori e Accademie) e che poi la legge 508 ha fatto divenire una prassi definitiva. Quanto grave fu quella ferita inferta alla democrazia dall’allora ministro Berlinguer lo si vede anche dalla Relazione degli Ispettori mandati, fra l’altro, proprio dal suo Ministero. È una scuola complessa l’Accademia. Occorreva e occorre ancora oggi, a maggior ragione,

qualcuno che ne conosca alla perfezione tutti i meccanismi dall’interno e che - legittimato e sostenuto dalla maggioranza del Corpo Docente - la risollevi quindi nel minor tempo possibile dallo stato di degrado in cui l’attuale Dirigenza l’ha precipitata. Salvi poi i debiti e le ipoteche – sulle quali qui si sorvola – e delle quali si sta occupando la Guardia di Finanza. Ponendo che lei si stia gia occupando dell’Accademia noi desidereremmo che Lei pubblicamente prendesse un impegno con gli elettori e con tutti quei suoi concittadini che non ne

possono più dell’intrusione della politica e dei partiti nella vita civile. L’impegno che vorremmo da Lei è quello di riparare alla ferita inferta alla democrazia dal suo predecessore Berlinguer, e di consentire ai professori, agli studenti, a quelli cioè che vivono la realtà formativa dell’Accademia e che sono l’Accademia Nazionale di Danza, di essere uguali ai colleghi delle istituzioni simili. Questo si attua, signor Ministro, solamente se il “popolo” dell’Accademia potrà, al più presto, eleggere liberamente il proprio direttore.
Scarpette Rotte

Giovedì 29 settembre 2011

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SECONDO TEMPO

WEEKEND manuale di sopravvivenza
¸Cinema
Da vedere
èèèèè Action / USA

di Battistini, Biondi, Colasanti, Pasetti, Pontiggia

Drive
di Nicolas Winding Refn, con Ryan Gosling, Carey Mulligan

Stuntman per il cinema e pilota per la criminalità, lo straordinario Ryan Gosling guida, ama (Carey Mulligan) e lotta. Eppure, qualcosa non torna: la facoltà non si abbina alla proprietà (guida, non possiede le auto: un precario?), la tenerezza condivide la stessa inquadratura della violenza iperrealista. Ma non potrebbe essere altrimenti, perché Drive è il più felice paradosso sugli schermi del Terzo millennio: genere d’autore, quale è Nicolas Winding Refn. Il genietto danese imbocca la corsia dell’azione criminale, fa stop e go nell’intimismo e rifornisce di ineluttabilità e desideri frustrati il suo pilota senza nome, che tiene la strada come nessun altro, ma non per andare là dove vorrebbe. Frullando i notturni di Paul Schrader e una colonna sonora da brividi, l’adrenalina di Michael Mann e lo splatter di Pusher, Drive è la Ferrari dell’action su strada. Con quattro mani al volante, perché anche Refn guida da Dio una macchina non sua: premiata a Cannes, è una regia su commissione. Ed è un capolavoro: non perdetelo. (Fed. Pont.)
èèè Drammatico / Gb-Ger-Can

FUORISTRADA D’AUTORE

dai sobborghi di Stoccolma al New Mexico senza spostare le lancette dagli anni ’80 (Reagan in tv divide Bene americano e Male sovietico): protagonisti il 12enne Owen (Kodi Smit-McPhee), vittima del divorzio dei genitori e del bullismo, e la sua nuova vicina di casa, la vampira gentile Abby (Chloe Moretz). Focus sull’età di transizione e la stagnazione socio-economica, non si abdica dalla funzionalità antropologica del sangue versato: più didascalico e spettacolare (effetti speciali per i salti scimmieschi di Abby, e il papà Richard Jenkins), meno inventivo dietro la camera ma più stiloso di Alfredson, Reeves non delude, e affonda i canini. Altro che Twilight e True Blood, i vampiri sono qui e ora. (Fed. Pont.)
èè Commedia / Italia

Oltre il mare
di Cesare Fragnelli, con Alessandro Intini, Alberto Galetti

Ryan Gosling in “Drive”. Sotto, Francesco Millefiori, una delle opere dalla serie L’isola.

A Dangerous Method
di David Cronenberg

con Michael Fassbender, Keira Knightley, Viggo Mortensen, Vincent Cassel

Nella clinica di Zurigo dove lavora Jung arriva la paziente perfetta per sperimentare il metodo analitico. Sabina Spielrein soffre di crisi isteriche, ma mostra anche un grande interesse per la psichiatria oltre a un'intelligenza non comune. La te-

rapia avrà come esito di curare la donna, di far innamorare Jung e provocare la definitiva rottura tra lui e Freud. Date a Cronenberg quel che è di Cronenberg: A dangerous method è pane per i suoi denti. Storia di un amore impossibile, racconto della psicanalisi, messa in scena dell'Europa alla vigilia della Prima guerra mondiale e “confessione” del regista. Mettendo in scena schermaglie erotiche e dialoghi sulla libido, Cronenberg

suggerisce che analisti e artisti hanno molto in comune. Ma, come Jung, questi ultimi raccontano per creare ciò che ancora non c'è, non solo per riconoscere ciò che esiste già. Il divenire nel film è incarnato da Sabina, una bravissima Keira Knightley, che lascerà alle proprie spalle i due uomini (Mortensen-Freud e soprattutto Fassbender-Jung) e affronterà il proprio futuro. Il divenire, fuori dal film, è in noi. Che grazie al “me-

todo” possiamo reinventarci, ma sempre restando nella rappresentazione. L'alternativa? Fare come lo psichiatra folle Otto Gross (Vincent Cassel), vera anima nera del film, che di regole e simboli non vuol proprio sentir parlare. (El. Ba.)
èèè Horror / USA

Blood Story
di Matt Reeves, con Chloe Moretz, Kodi Smit-McPhee

Sono fatti così, questi giovani d’oggi fluttuanti in superficie. Ebbene, rappresentiamoli per quel che sono. L’esordiente Cesare Fragnelli si propone la cine-osservazione generazionale trasversale a tutto campo e per farlo sceglie il non-luogo del campeggio, come il non-tempo dell’estate. I ventenni, molto ormonali i maschi e più sfaccettate le femmine (anche londinesi figlie di italo migranti), se la godono finché qualcosa li sveglierà dal torpore. Niente di nuovo sotto il sole e l’acqua cristallina di Otranto, se non che all’appello mancano i sogni, quelli veri, quelli per cui i giovani anche nelle sciagure dell’odierno Malpaese, sanno ancora lottare. Difettosa qua e là, come del resto lo sono questi post adolescenti, la pellicola potrebbe tuttavia riuscire a comunicare con loro. Ed è per questo che la coraggiosa e digitale Microcinema si è incaricata di distribuirlo. Da tener d’occhio il più carismatico dei protagonisti, Alessandro Intini. (AM Pasetti)

è THE GLOBE SESSIONS Sheryl Crow 1999 – A&M Malcom Gladwell scrive nel suo libro ‘Fuoriclasse’ che il talento e il successo non arrivano per caso, ma per un insieme di fattori tra i quali la data di nascita e la cultura della famiglia di origine. Cosa poteva diventare la figlia di un trombettista jazz e di una pianista? Risposta: Sheryl Crow, polistrumentista ed eccellente cantante. Una delle donne più affascinanti della storia del rock, con una gigantesca gavetta alle spalle, è riuscita a emergere grazie all’alchimia dei brani “All I Wanna Do”, “Run Baby Run”, “If It Makes You Happy” che le hanno fruttato tre Grammy Awards. Le sue due migliori composizioni restano “Everyday Is A Winding Road” (un capolavoro l’inizio della canzone) e “My Favorite Mistake”, presente in questo album, erroneamente attribuita ad un flirt con Eric Clapton. In realtà è stata scritta dopo la tragica scomparsa del suo fidanzato Kevin Gilbert, trovato cadavere in seguito a un gioco letale di autoerotismo. “Lo sapevi? Potresti dire che sei l’unico che ho amato, ora va tutto così storto…” canta Sheryl su un rock-blues impetuoso, accompagnato da un videoclip in cui emerge tutta la sua spontanea bellezza di donna e di grandissima artista.

CD in uscita

BARI, LA DROGA E UNA PROMESSA NON MANTENUTA

IL FUMETTO

Piccole vampire crescono… e lasciano il segno. È Blood Story, remake Usa diretto da Matt Reeves (Cloverfield) dello svedese Lasciami entrare di Tomas Alfredson. Co-prodotto dalla Hammer dopo 30 anni d’assenza, passiamo

ARTE

di Claudia

Colasanti

LE VISCERE INQUIETE DELLA MADRE TERRA
Festival Internazionale di Fotografia di Roma I lsamente giunto sano ePuntandodecima edizionemiracolosalvo alla - è vasto, voluminoso, sconfinato. di anno in anno su un unico tema riesce a costruire un ideale varco nel linguaggio della fotografia contemporanea, ambito apparentemente a portata di mano a causa del massiccio uso globale quotidiano. Quest’anno il tema è “Motherland”, la nostra terra madre, il rapporto con il territorio, con la tecnologia ambientale, l’appartenenza a uno o più luoghi nel corso della vita, le radici nel quotidiano e l’esplorazione del suolo che si calpesta. Non potrebbe essere più chiaro, eppure, sotto la lente d’ingrandimento di decine di grandi autori internazionali, la visione idealizzata di un pianeta ancora possibile si stempera e il mondo che ci saremmo aspettati non esiste più: i luoghi sono irriconoscibili, gli sfondi si amalgamano per ospitare altri scenari, non idilliaci e gli orizzonti di antichi paradisi sono opachi e sconfortanti. Accade perché ogni sguardo e approccio al mezzo è mutato di pari passo con l’invasione tecnologica digitale, diventando, al contrario, indagine interiore. Il frutto, più complesso e meno di superficie, di un tentativo di relazionarsi con un ambiente (o forse con una realtà esterna), nella maggior parte dei casi fatiscente e dilaniato. Impossibile citare tutti i numerosi autori in mostra, italiani e internazionali, supportati da altrettanti curatori ed esperti, alcuni dei quali già presenti nelle scorse edizioni e impegnati su progetti creati per il Festival. Ottimo allestimento, bella rassegna. Attualmente anche l’unica visitabile a Roma sino alle ore 24. Da non mancare. Fotografia Festival Internazionale di Roma. MACRO Testaccio, Piazza Orazio Giustiniani 4, Roma. Orario: mart-dom 16-24. Fino al 23 ottobre

èèè

Fratelli
di Alessandro Tota, Coconino Press - Fandango, 160 pagg., 16,00 euro

Nella Bari che poi sarà di Tarantini e di Patrizia D’Addario, Alessandro Tota ambienta il racconto di anni giovanili e disperati, bruciati inseguendo i soldi senza il lavoro e la droga senza il pensiero delle conseguenze. Il segno è essenziale, un bianco e nero grezzo eppure elegante, per raccontare giornate vuote e prive di storia: due fratelli cercano di vivere finché possono sulle spalle della madre, spendendo

quello che recuperano per tutta la droga che riescono a trovare sul lungomare. Arriveranno perfino a vendere un quadro di Mario Schifano, l’unico tesoro di famiglia, che la madre, per non perdere anche la dignità, deciderà di ricomprare. Poi arriva l’eroina, quel poco di spensieratezza che permeava la prima metà del libro scompare, resta un cupio dissolvi consapevole e narcisistico, che rende irrilevante ogni progetto per il futuro. Le assonanze con Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli sono dichiarate, non c’è la bassa emiliana ma il sotto-

bosco barese, lo spirito degli anni Ottanta è lo stesso. Anni buttati, sembra dirci Tota, raccontando con le storie individuali il fallimento di una generazione. Con il passare delle pagine si capisce sempre di più quanto c’è di autobiografico nel racconto, quanto il segno essenziale indichi un lavoro interiore di eliminazione del superfluo, di ogni (auto)giustificazione. Il protagonista, promette a un eroinomane poeta che non si sarebbe mai bucato. “Una promessa non mantenuta”, è la frase che chiude il libro.
Stefano Feltri

è SENZA TITOLO Luca Carboni (Sony) Bellissimo disco, pieno di racconti quotidiani ordinari di amore e provincia che il minimalismo di Luca rende eterni; senza di lui non avremmo il genio sensibile di Samuele Bersani, suo diretto erede. Produce il mago Mauro Malavasi, il più grande artista “dietro le quinte” che abbiamo in Italia (e il più sottovalutato). Luca trasforma la sua innata pigrizia in virtù, abolisce l’attivismo bulimico di tanti suoi colleghi e si rifugia nel suo mondo dipingendo piccoli quadri d’autore (“Provincia d’Italia”), freschi di speranza (“Fare le valige”) e di tanta verità (“Una lacrima”, “Cazzo che bello l’amore”). Caustico e disilluso sulla sua generazione (“Riccione-Alexander Platz”) e commovente nella spietata analisi della scomparsa di un genitore (“Madre”). è VELOCIRAPTOR! Kasabian (Sony) Il gruppo del momento, per molti il disco dell’anno. Il nuovo lavoro della band capitanata da Sergio Pizzorno (genitori immigrati a Leicester, originari di Genova) prodotto dal genio Dan The Automator mixa sapientemente il sound di Chemical Brother e Stones mentre la voce rimanda palesemente agli Oasis. Sanguigno e ricco di gustosi dettagli, Velociraptor! è un buon esempio di come fare musica citando, in modo trasparente, i grandi del passato. “Goodbye Kiss” la scriverebbe Bono se avesse oggi trent’anni. (Guido Biondi)

³

IMMAGINATE “ALTRI LIBERTINI” DI TONDELLI AMBIENTATO IN PUGLIA E A FUMETTI, QUESTO È TOTA

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Giovedì 29 settembre 2011

SECONDO TEMPO

TELE COMANDO
TG PAPI

+

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

Quelli che... vedere Cabello
raccone a conduzione matriarcale in cui la Ventura celebrava se stessa e si faceva corteggiare dai famuli venuti a omaggiarla con la scusa di essere tifosi, un esempio tra i mille di come il calcio sia diventato bieco strumento di visibilità. La sua erede si è mossa subito controcorrente, dichiarando che di calcio non sapeva nulla, ma che si sarebbe messa a studiare, consapevole che questa è l’unica materia al mondo su cui gli italiani sono davvero competenti. E allora, vale la pena di “vedere Cabello” (per dirla con Manuela Arcuri)? L'imbiancatura è all’inizio, ma il metodo è condivisibile, basato com'è sul disboscamento di politici, vip e improbabili starlette ultras, assenze compensate dall’arruolamento di tifosi veri ancorché ignoti, come accadeva nelle prime edizioni condotte da Fabio Fazio. Della prima gestione Ventura si è recuperata la presenza di un guastatore fisso; ci vuole un Trio Medusa per fare un Gene Gnocchi, ma alla fine il cambio è quasi alla alla pari. Quanto alla Cabello, la cosa più sopra le righe sono proprio i decibel, ma su tutto il resto si è arrivati a
Victoria Cabello è succeduta a Simona Ventura nella conduzione di “Quelli che il calcio” (Rai2)

Mai dire mafia
di Paolo Ojetti

Mah. Sul povero Bossi sorvoliamo. Lui vuole Grilli perché è “milanese”. Noi conosciamo un ragioniere di Pontida di nome Alberto, come il da Giussano: perché non scegliere lui?

di Nanni Delbecchi

primo effetto I ldella guardia alladel cambio conduzione di “Quelli che il calcio” nella mia esperienza di telespettatore è stato strettamente domestico. Fino all'anno scorso capitava che la quiete del pomeriggio domenicale fosse improvvisamente squarciata da urla belluine, provenienti dalla sala da pranzo. Mi precipitavo nella stanza e scoprivo che, per fortuna, nessuna oca era stata appena sgozzata, né alcuna piazzata era in corso in casa mia; semplicemente, la televisione era sintonizzata su Simona Ventura. A nulla serviva abbassare il volume dell’audio. Anche con il cursore al minimo, per uno strano mistero dell'acustica, i decibel della Ventura continuavano a sfondare il muro del timpano. Ora, non è che la nuova conduttrice, Victoria Cabello, sia una virtuosa dei sussurri e dei mezzi toni; a dire il vero, tende anche lei all’acuto, ma rappresenta comunque un primo passo sulla strada della normalità fonoassorbente, - voglia di normalità peraltro riscontrabile in tutto il programma. Il contenitore di Rai2 nato per raccontare le partite quando ancora le partite in tv erano pressoché invisibili, era diventato un ba-

T

T g1 sull’evento: eMtriplo Romano salvato servizio arco
Frittella sintetizza, Maria Soave tiene la maggioranza, Giorgio Balzoni ha le opposizioni. La Casta, ancora una volta, si assolve. Lo squallido mercanteggiamento attorno alla Banca d’Italia è materia per Sonia Sarno visto che “Berlusconi taglia corto” e Grilli piace “perché è di Milano, dice chiaro Umberto Bossi”. Fra il corto e il chiaro, Sonia chiude, non potendo aggiungere, vista la rissa, che la maggioranza è “coesa”. La Borsa scivola, ma ci pensa Laura Chimenti a spiegare che “il governo lavora per la crescita con il pacchetto sviluppo”. Tutti vorrebbero saperne qualcosa di più, ma Laura si tiene il pacchetto stretto sottobraccio, non si sa mai. Ah, c’è anche Tarantini, ma Grazia

Graziadei assicura che c’è “un guazzabuglio giuridico” e siamo certissimi che Berlusconi nei guazzabugli ci sguazza. Non un fotogramma sui fischi a Matteoli.

T g2 benissimo (così gli itaVa liani se la segnano) riproporre
il ministro Romano che invoca l’impunità della Casta, spacciandola per libertà. Va benissimo che Maria Antonietta Spadorcia monti il suo servizio sul ministro, sul voto e i pronunciamenti assolutori della Lega. Ma, per favore, per pietà, non sarebbe stato esempio di completezza dell’informazione dire ai telespettatori perché i magistrati lo vogliono ammanettare questo Romano? O la parola mafia è impronunciabile? Questa informazione non è un tantino scorretta oltre che incompleta? E perché Berlusconi vuole Saccomanni alla guida di Bankitalia?

g3 Berlusconi sta facendo collezione di avversari: i vescovi, gli industriali, i commercianti, gli artigiani e, ieri, persino una delle associazioni più filogovernative e conservatrici di sempre: gli imprenditori edili dell’Ance. Matteoli è andato a parlare di “cantiere per lo sviluppo”, la solita truffa, e i costruttori lo hanno ridotto a un hamburger a fischi e pernacchie. Sequenza memorabile. Poca emozione per il ministro Romano. Il Tg3 ricorda i capi di imputazione, tutti racchiusi nel “concorso in associazione mafiosa”. Avvilente anche il mercato per il successore di Draghi (peccato che va alla Bce, sarebbe stato il perfetto “premier” anti-crisi dopo la cacciata di Berlusconi), uno squallore che ai tempi della peggiore Dc non sarebbe stato immaginabile. Saccomanni e Grilli dovrebbero dichiarare la loro indisponibilità a essere venduti e comprati come i buoi delle fiere, lasciando come babbei i loro “padrini politici”: non lo faranno mai, non sono questi i tempi giusti.

una sorta di compromesso. “Quelli che il calcio” sta diventando più sobrio e va recuperando l’antico equilibrio tra sport e satira; lei, in cambio, ha ceduto una quota del suo fascino sperimentale e alieno. Non che studi da brava conduttrice, questo no, si rifugia in una finta ingenuità alla Holly Golightly, corretta con misura dalla vecchia propensione all’happening. D’altra parte, quando chiede ad Asia Argento di canticchiare la musica di Profondo rosso per farne la suoneria del telefonino, o quando chiede a Luca Argentero di baciare voluttuosamente la telecamera, lo stupore è relativo. Quando invece le capita di chiacchierare con Noel Gallagher e di parlare con identica naturalezza sia in inglese, sia in italiano, nel rispetto dei ritmi televisivi, allora la sorpresa c’è. Eccome. In una tv dove dalla notte dei tempi le donne tacciono, leggono la classifica della Serie A oppure si esprimono in un italiano primordiale (anche perché sono nate all’estero), tanta disinvoltura con le lingue non si era mai vista. Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensa il ministro degli Esteri Franco Frattini. “Ministro, lei crede che con Victoria Cabello abbiamo finalmente una conduttrice poliglotta?” “Yessss”.

LA TV DI OGGI
11.00 NOTIZIARIO TG1 11.05 ATTUALITÀ Occhio alla spesa 12.00 IN DIRETTA DALLO STUDIO NOMENTANO 3 VARIETÀ La prova del cuoco 13.30 NOTIZIARIO TG1 14.00 NOTIZIARIO TG1 Economia - TG1 Focus 14.10 ATTUALITÀ Verdetto Finale 15.15 ATTUALITÀ La vita in diretta 18.50 GIOCO L'eredità 20.00 NOTIZIARIO TG1 20.30 ATTUALITÀ Qui Radio Londra 20.35 GIOCO Soliti ignoti 21.10 PRIMA TV TELEFILM Don Matteo 8 23.25 ATTUALITÀ Porta a Porta 1.00 NOTIZIARIO TG1 Notte - TG1 Focus -Che tempo fa 1.35 ATTUALITÀ Qui Radio Londra (REPLICA) 11.00 ATTUALITÀ I Fatti Vostri 13.00 NOTIZ. TG2 Giorno 13.30 RUBRICA TG2 E... state con costume - Medicina 33 14.00 ATTUALITÀ Italia sul Due 16.15 TELEFILM Ghost Whisperer 17.00 PRIMA TV TELEFILM Hawaii Five-0 17.45 NOTIZIARIO TG2 Flash L.I.S. - Meteo 2 17.50 NOTIZIARIO SPORTIVO Rai TG Sport 18.15 NOTIZIARIO TG2 18.45 TELEFILM Numb3rs 19.30 TELEFILM Squadra Speciale Cobra 11 20.25 Estrazioni del Lotto 20.30 NOTIZ. TG2 - 20.30 21.05 REALITY SHOW Star Academy 0.10 NOTIZIARIO TG2 0.25 RUBRICA Rai 150 anni. La Storia siamo noi 1.20 ATT. TG Parlamento 12.25 ATT. TG3 Fuori TG 12.45 ATTUALITÀ Le storie - Diario italiano 13.10 PRIMA TV TELEFILM Julia 14.00 NOTIZIARIO TG Regione - TG Regione Meteo - TG3 - Meteo 3 14.50 RUBRICA TGR Piazza Affari 14.55 NOTIZ. TG3 L.I.S. 15.00 RUBRICA FIGU 15.05 TF The Lost World 15.50 DOCUMENTARIO Cose dell'altro Geo 17.40 DOC. Geo & Geo 19.00 NOTIZIARIO TG3 TG Regione - Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.15 TELEFILM Sabrina vita da strega 20.35 SOAP OPERA Un posto al sole 21.05 DOCUMENTI Blu notte - Misteri italiani 23.25 ATTUALITÀ C'era una volta 0.00 TG3 Linea notte 20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Meridiana - Scienza 1 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Inchiesta 3 (Interni) (REPLICA) 22.30 NOTIZIARIO News lunghe da 24 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Consumi e consumi 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Tempi supplementari 23.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 0.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 0.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 11.00 REAL TV Forum 13.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 13.40 SOAP Beautiful 14.10 SOAP OPERA CentoVetrine 14.45 TALK SHOW Uomini e Donne 16.20 ATTUALITÀ Pomeriggio Cinque 18.50 GIOCO Avanti un altro 20.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 20.30 ATTUALITÀ Striscia la notizia - La voce della contingenza. Condotto da Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti 21.10 REALITY SHOW Io Canto (DIRETTA) 0.10 NOTIZIARIO TG5 Notte - Meteo 5 Notte 0.40 ATTUALITÀ Striscia la notizia - La voce della contingenza (REPLICA) 1.00 TELEFILM In tribunale con Lynn 11.55 PRIMA TV REAL TV Spose Extralarge 12.25 NOTIZ. Studio Aperto - Meteo - Studio Sport 13.40 CARTONI I Simpson 14.35 CARTONI What's my destiny Dragon Ball 15.00 TF Big Bang Theory 15.35 TELEFILM Chuck 16.30 TELEFILM Glee 17.25 CARTONI ANIMATI Zig & Sharko 17.30 PRIMA TV CARTONI ANIMATI Mila e Shiro - Il sogno continua 18.30 NOTIZ. Studio Aperto - Meteo -Studio Sport 19.30 TELEFILM Mr. Bean 20.05 TELEFILM C.S.I. 20.55 SPORT Europa League Fase a gironi, 2a giornata Girone D Sporting Lisbona - Lazio (DIRETTA) 23.00 RUBR. UEFA Europa League - Speciale 23.50 FILM Demolition Man 2.05 RUBR. Poker1mania 11.30 NOTIZIARIO TG4 Meteo - Vie d'Italia notizie sul traffico 12.00 TELEFILM Un detective in corsia 13.00 TELEFILM La signora in giallo 13.50 REAL TV Il tribunale di Forum - Anteprima 14.05 REAL TV Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum 15.10 TELEFILM Hamburg Distretto 21 16.15 SOAP OPERA Sentieri 16.35 FILM Il giardino di gesso 18.55 NOTIZ. TG4 - Meteo 19.35 SOAP OPERA Tempesta d'amore 20.30 TELEFILM Walker Texas Ranger 21.10 TALK SHOW Blog La versione di Banfi 23.55 RUBRICA I bellissimi di R4 0.00 FILM Gone Baby Gone 11.00 VARIETÀ G' Day (REPLICA) 11.30 ATTUALITÀ (ah)iPiroso 12.25 RUBRICA I menù di Benedetta 13.30 NOTIZIARIO TG La7 14.05 FILM Sunset Intrigo a Hollywood. Con James Garner. 16.15 DOCUMENTARIO Atlantide - Storie di uomini e di mondi 17.30 TELEFILM L'ispettore Barnaby 19.30 VARIETÀ G' Day 20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 ATTUALITÀ Otto e mezzo 21.10 ATTUALITÀ Piazzapulita. Condotto da Corrado Formigli. 24.00 NOTIZIARIO TG La7 0.10 TELEFILM Crossing Jordan 1.05 TELEFILM NYPD Blue 2.05 ATTUALITÀ Otto e mezzo (REPLICA)

TRAME DEI FILM
/ Agorà
Nel IV Secolo dopo Cristo ad Alessandria d’Egitto, teatro delle contese tra la neonata civiltà cristiana e i pagani, la filosofa Hipatia lotta per difendere la cultura antica, aiutata dai suoi discepoli.Tra questi, due uomini innamorati di lei: l’arguto Oreste e il giovane schiavo Davo, combattuto tra l’amore per la sua padrona e la libertà che otterrebbe, unendosi ai cristiani... 7 Premi Goya 2010 (su 13 candidature).

PROGRAMMIDA NON PERDERE
Blu notte - Misteri italiani
“Il clan dei Casalesi - Soldi, silenzio e sangue”. Il 1 luglio 1998 si apre uno dei più importanti processi alla criminalità degli ultimi anni in Italia. Paragonabile, se non superiore, per numero di imputati, delitti commessi e giro di affari criminali al Maxiprocesso di Palermo. E’ stato praticamente ignorato dai media nazionali fino a che uno scrittore esordiente – Roberto Saviano – scrive “Gomorra”...

Blog - La versione di Banfi
In questa terza puntata del programma condotto in diretta, su Rete 4, da Alessandro Banfi, si parlerà della crisi economica e delle ricette per uscirne.Ognuno sembra proporne una. Come in un programma di cucina, si parlerà di chef, cuochi, abbinamenti e possibili soluzioni, attraverso servizi giornalistici, interviste e con la presenza, in studio, di alcuni protagonisti della scena politica ed economica.

/ Stanno tutti bene
Remake dell’omonimo film di Giuseppe Tornatore del 1990, vede protagonista Frank Goode, padre vedovo, che, non essendo riuscito a richiamare a sè i suoi quattro figli, sparpagliati in varie città, decide di andarli a trovare uno per uno. Frank affronta, così, un viaggio che, da cardiopatico qual è, potrebbe essergli fatale. E ben presto si rende conto che le vite dei figli sono molto diverse da come aveva sperato...

/ Gone Baby Gone
Boston, infausto quartiere di Dorchester. Amanda McCready, 4 anni, scompare. Le indagini della polizia ristagnano. Beatrice, la zia della bambina, decide di assumere due investigatori privati, Patrick e Angie. La coppia, molto sinceramente, esprime la propria perplessità, considerata la poca esperienza in questo genere di situazioni: teme di non essere adatta al caso. Ma Beatrice è certa di aver fatto la scelta giusta...

Piazzapulita
“Buon compleanno, Silvio”. Come passerà il giorno del suo settantacinquesimo compleanno Silvio Berlusconi? In cabina di regia a risolvere i problemi del Paese o chiuso nel bunker a difendersi? Questo il tema della terza puntata di “Piazzapulita”, il programma condotto da Corrado Formigli (nella foto). Tra gli ospiti in studio Rosy Bindi, Guido Crosetto, Alessandro Sallusti e Marco Damilano.

Sky Cinema Passion 22,50

Rai 3 21,05

Rete 4 21,10

Sky Cinema 1 21,10

Rete 4 0,00

La 7 21,10

Giovedì 29 settembre 2011

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SECONDO TEMPO

MONDO
F
acebook scende in politica. E Google non sta a guardare. È un cambio di passo la decisione intrapresa dal sito di Mark Zuckerberg di assumere 18 imprese specializzate nel lobbing per fare pressioni a Washington. Facebook ufficialmente dice di voler portare avanti la sua “visione del mondo”, peccato che questa, non a caso, coincida strettamente con i suoi affari. Al quartier generale di Facebook è stato costituito un Pac, un comitato di azione politica, che serve a raccogliere fondi per poi distribuirli ai vari candidati. Nelle intenzioni di facciata il Pac avrà lo scopo di “promuovere il valore dell’innovazione e dare alla gente il potere di vivere in un mondo più aperto e connesso”. Nei fatti significa che Zuckerberg avrà uno strumento di pressione capace di far sentire la sua voce quando al Congresso si parlerà di temi scottanti, come la regolamentazione dei monopoli e il rispetto della privacy. Anche Google, il motore di ricerca trasformatosi in fornitore di servizi sul web a 360 gradi, non vuole rimanere al palo. L’azienda che porta come slogan “Don’t be evil”, non essere cattivo, e che si è distinta lo scorso anno per un corpo a corpo con il regime cinese – che voleva obbligare anche Mountain View a sottostare alle dure regole della censura in salsa pechinese –, finanzia adesso negli Usa l’associazione del governatori repubblicani e altri gruppi politici tangenti con le posizioni estremiste dei Tea Party. Con queste mosse un vetro di facciata che negli ultimi anni ha dato vita a non pochi equivoci, è finalmente andato in frantumi: i grandi gruppi del web considerati sulla scia delle primavere arabe attori “progressisti” sullo scacchiere globale, sono in realtà delle mastodontiche multinazionali che hanno a cuore innanzitutto il proprio business. “Non ci trovo niente di sorprendente in quello che sta succedendo – ci dice Carlo Formenti, docente di Teoria e tecnica dei

di Federico

WEB
Mello
e politica, non è un connubio recente. Nei mesi scorsi Obama si è speso in una diretta – con tanto di domande degli utenti – dal quartier generale di Facebook, mentre solo qualche giorno fa è stato in visita ufficiale a Linkedin. Anche George W. Bush, il presidente della Guantanamo e della guerra in Iraq, l’anno scorso presentò il suo libro di memorie nella sede di Facebook intervistato dallo stesso Zuckerberg: i due, davanti alle telecamere, mostrarono grande feeling e stima reciproca. Non va dimenticato, infine, come Eric Schmidt, già Ceo e ora presidente di Google, ha supportato esplicitamente Obama alle precedenti elezioni e ora, di fatto, è uno dei suoi consiglieri, tanto da essere arrivato a un passo dalla nomina ufficiale di Segretario al Commercio. Parlare dei colossi del web come una “costola della sinistra” suona sempre di più come un controsenso: “Le tecnologie non sono mai neutre – spiega Formenti – sono piattaforme che costruiscono una visione del mondo. Sono un terreno di lotta. Basta guardare al movimento del Tea Party che si è costituito come contraltare della sinistra e si è dimostrato altrettanto, se non ancora più abile nell’usare gli strumenti della Rete per portare avanti la sua attività politica”. Cosa rimane della visione di Internet come strumento di apertura e di trasparenza? “Noi che abbiamo pensato la Rete come strumento di democrazia non rinunciamo a vederlo come tale. Dobbiamo capire, però, che il terreno sul quale si gioca adesso non è per sua la sua natura intrinseca portato verso questo obiettivo”. Internet ha ormai un impatto sulle nostre vite simile a quello della tv. Se è legittimo che i grandi gruppi puntino ai loro affari, una classe politica del futuro – necessaria già oggi – dovrà essere all’altezza anche di tutelare un Internet “bene comune” così come l’acqua e l’ambiente.

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Commenti al post su ilFattoQuotidiano.it “La legge bavaglio torna in aula. E in piazza si prepara la protesta” di Eleonora Bianchini è LA LEGGE bavaglio ci porta a un punto di non ritorno,dobbiamo svegliarci tutti da questa apatia che ammorba il paese. Bisogna andare tutti in piazza! Gabriella Rioldi è GLI è stato permesso di fare tante leggi vergogna in tutti questi anni. Questa non però si può far passare. Giampiero_62 è UN comunicato della Reuters indica come il Consiglio Europeo pianifichi di aiutare i blog di protesta e i diritti degli attivisti nei paesi a rischio democrazia come Egitto o Pakistan. Qualcuno vuole iscrivere l’Italia? Aspetta: ma noi non siamo già in Europa? Vince Maggio è CI STANNO privando della cosa più importante, ovvero la liberta di espressione: ma cosa intendono per democrazia? bailame è FINALMENTE la piazza, spero solo che non sia il solito drappello di volenterosi, peraltro derisi da esponenti della banda al governo, a rappresentare una nazione. giulian è SPIACE disilludere, ma dalla piazza non si hanno benefici. lombarda55 è CI VUOLE uno sciopero delle tasse: a nulla potranno servire le multe se poi nessuno le paga, appellandosi al diritto inalienabile della libertà di espressione. Se necessario mi rivolgerei anche alle Nazioni Unite, dato che il diritto all’informazione è protetto dall’Onu. anty41 è SENZA giudici e giornalisti non asserviti , senza l’uso delle intercettazioni telefoniche, Berlusconi farebbe il bello e il cattivo tempo.La gente non ne può più, andiamo in piazza, fateci votare! rodophis è SE RIUSCIRANNO a compiere anche questo atto ignobile, bisognerà cominciare a raccogliere le firme per un referendum abrogativo. steps1980 è IN OGNI grande città si dovrebbe organizzare un picchetto permanente, dove il popolo viola o gli “indignati” si riuniscano per fare sentire la loro voce. Parma è finalmente vicina a cacciare una giunta al limite dell’“organizzazione criminale”. nikk è SE i partiti di opposizione permetteranno che passi questa legge saranno complici e favorevoli. nino63 è IO PENSO che questa potrebbe diventare la goccia in grado di far traboccare il vaso. navaho

FORMENTI: “WEB DI SINISTRA? UN’ILLUSIONE”

Facebook e Google si buttano a destra
nuovi medi all’Università di Lecce e firma autorevole del Corriere della Sera. “È l’esito logico, in atto da un decennio, della crisi della new economy. Questa ha portato a un cambio di passo. È finita l’epoca delle start up, oggi il mercato è dominato da quattro marchi: Facebook, Google, Amazon e Apple. Hanno costruito dei giardini chiusi, delle riserve di caccia che catturano centinaia di milioni di utenti e di consumatori”.
PER LA POLITICA, tali “giardini” risultano perfetti: “Facebook approda alla politica con ancora più ambizioni degli altri gruppi: la dichiarazione programmatica rilasciata per la presentazione del suo Pac risulta esplicitamente di destra: mira a mobilitare la base degli utenti per fare pressione contro l’aumento delle tasse o le limitazioni delle capacità monopolistiche”. Silicon Valley

I FILM
SC1= Cinema 1 SCH=Cinema Hits SCP=Cinema Passion SCF=Cinema Family SCC=Cinema Comedy SCM=Cinema Max

LO SPORT
SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3

George W Bush alla presentazione del suo libro a Facebook; . Obama con Zuckerberg; un’immagine contro la legge ammazza-blog; il post di Valigia Blu

19.15 Un weekend da SC1 bamboccioni 19.15 Universal Soldier: SCM Regeneration 19.15 Chiedimi se sono felice SCC 19.30 La banda dei SCF coccodrilli, tutti per uno 19.30 Ho visto le stelle! SCH 21.00 Il 7 e l'8 SCF 21.00 Ong Bak 2 La nascita del dragone SCM 21.00 The Wedding Planner Prima o poi mi sposo SCP 21.00 Beverly Hills Cop II SCC 21.10 Prima Tv Stanno tutti bene SC1 21.10 Wild Target SCH 22.40 Bibi e il segreto della polvere magica SCF 22.45 Legion SCM 22.45 Jackass 3 SCC 22.50 Agorà SCP 22.55 La 25a Ora SCH 23.00 Qualcosa di speciale SC1 0.40 L'apprendista stregone SCF 0.40 Direct Action SCM

14.30 Golf, PGA European Tour Alfred Dunhill Links Championship: 1a giornata (Diretta) SP2 19.00 Wrestling WWE SP2 Experience Episodio 13 20.45 Golf, PGA European Tour 2011 Da Fife (Scozia) Alfred Dunhill Links Championship: 1a giornata (Replica) SP3 21.00 Calcio, UEFA Champions League 2011/2012 Fase a gironi, 2a giornata Napoli - Villarreal (Replica) SP1 22.45 Calcio, UEFA Champions League Fase a gironi, 2a giornata CSKA Mosca - Inter (Rep.) SP3 0.00 Poker WPT Series 5 Episodio 9 SP2 0.45 Calcio, UEFA Champions League 2011/2012 Fase a gironi, 2a giornata Bayern Monaco Manchester City (Replica) SP3 1.00 Calcio, Serie A 2011/2012 Anticipo 5a giornata Bologna Inter (Replica) SP1 2.00 Football, NCAA 2011/2012 Pittsburgh - Florida (Dir.) SP2

LA RETE SI ATTIVA PER SALVARE IL WEB

FIRME CONTRO LA NORMA “AMMAZZA BLOG”

RADIO
A “Radio3Mondo” la Libia tra cronaca e memoria
Come ha vissuto questi ultimi sette mesi il popolo libico? Sarà questo il tema al centro della puntata di “Radio3Mondo”, in onda questa mattina dalle 11.30 alle 12.00. Gli insorti libici hanno annunciato la conquista del porto di Sirte, città natale di Muammar Gheddafi e soprattutto uno degli ultimi bastioni dei lealisti a lui fedeli e duro a cadere. Intanto, secondo quanto ha affermato un alto ufficiale libico, Muammar Gheddafi sarebbe nascosto vicino alla cittadina di Ghadamis, nella Libia occidentale, sotto la protezione di una tribù Tuareg. Queste sono le ultime notizie provenienti dal Paese dove dal febbraio 2011 si è consumata una sanguinosa rivolta per spodestare il colonnello. Come ha vissuto queste vicende il popolo libico? Luigi Spinola ne parlerà con Ahmed Gulag, un giovane libico che si trova in Italia per frequentare un corso di giornalismo.

Radiotre 11,30

Continua la mobilitazione in Rete contro la norma “ammazza blog” contenuta nel disegno di legge Alfano sulle intercettazioni e ora all’esame della Camera. Un provvedimento che, se approvato, equiparerebbe i gestori dei siti informatici (compresi i blog) alla carta stampata, estendendo l’obbligo di rettifica. L’associazione Agorà Digitale sta raccogliendo migliaia di adesioni di cittadini e organizzazioni da apporre ad un lettera inviata ai deputati per convincerli a sottoscrivere i sette emendamenti già presentati alla Camera: l’obiettivo è quello di correggere il disegno di legge, limitando ai soli contenuti professionali e alle testate registrate la validità della norma. “Riteniamo pericoloso estendere anche ai contenitori amatoriali come i blog una normativa pensata per testate registrate”, si legge nella lettera, dove si spiega come la proposta di modifica sia condivisa da esponenti provenienti da tutti gli schieramenti politici. Secondo i promotori è quindi necessario difendere il web , “luogo non di assenza di regole, ma strumento essenziale per l’informazione” dai rischi di possibili censure. Se oggi i blogger saranno in piazza a Roma contro la legge, il sito Valigia Blu ha pubblicato un post con tutte le info su “cosa non va in questa norma”. Intanto la maggioranza sembrerebbe frenare: due emendamenti di Roberto Cassinelli (Pdl), pur confermando la rettifica, effettuerebbero una distinzione tra blog è DATI DEI POLIZIOTTI SUL WEB registrati e blog IN AUSTRIA L’OPERAZIONE DI ANONYMOUS privati, diminuendo Gli hacker di Anonymous hanno preso di per questi ultimi le mira la polizia austriaca pubblicando sul sanzioni. Una misura web i dati di 25 mila agenti. Adesso il è IL NUOVO TABLET AMAZON che ancora non può sindacato della polizia ha intenzione di GUERRA ALL’IPAD DI APPLE accontentare il sporgere denuncia e annuncia un’azione Amazon, numero uno mondiale popolo del web. collettiva contro il braccio austriaco delle vendite online di libri, lancia dell’organizzazione. “Ci sono sempre Alberto Sofia Kindle Fire, il suo tablet che dovrà minacce contro la polizia”, ha detto il fare concorrenza all’iPad della numero 1 della polizia austriaca, lanciando Apple. Sarà disponibile sul mercato un allarme sul rischio che comporta la a partire dal 15 novembre al prezzo di 199 dollari, pubblicazione on line di dati come nomi, molto inferiore ai 499 dollari dell’iPad. Avrà uno date di nascita e indirizzi dei poliziotti. Il schermo di 17,78 centimetri, più piccolo di quello da gruppo “AnonAustria”, che ha condiviso 24,6 centimetri dell'iPad e avrà una connessione Wi-Fi. l’informazione via Twitter, ha dal canto suo L’amministratore delegato di Amazon, Jeff Bezos, nel sostenuto che i dati non siano stati rubati, presentare il nuovo prodotto, spiega che Kindle Fire ma semplicemente “resi disponibili”. Il avrà accesso a un archivio di 11 mila film e programmi tv ministero dell’Interno ha annunciato e di 17 mila canzoni. I tablet sono l’ultima frontiera del un’indagine che intende accertare che non mercato informatico. Anche il nuovo sistema operativo vi sia una “gola profonda” proprio fra le Windows 8 è costruito sul concetto di “applicazione” forze dell’ordine. AnonAustria protesta ed è pensato soprattutto per dispositivi “touch”. contro la legge di memorizzazione dei dati e aveva già attaccato i siti austriaci del partito di estrema destra (Fpoe) e del partito socialdemocratico (Spoe).

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Giovedì 29 settembre 2011

SECONDO TEMPO

PIAZZA GRANDE
Le aziende e la zavorra mafiosa
di Nando

Nordisti

É

di Gianni

Barbacetto

CERTOSA DI PAVIA ALLARME NERO C

Dalla Chiesa

uando si dice il premio Nobel. Ecco la zavorra che pesa sulle nostre imprese e sulla nostra Pubblica amministrazione. E noi che andando un po’ a tentoni non riuscivamo a dare un nome e un cognome alla inefficienza del sistema... Ora finalmente abbiamo il colpevole. Nome Certificato, cognome Antimafia. Ha qualcosa di spettacoloso il gioco dei riflessi pavloviani che opera senza sosta da decenni nell’Italia divorata dai clan. Chi mette a repentaglio le libertà civili e il pluralismo delle idee? I professionisti dell’antimafia. Chi rovina la reputazione dell’Italia all’estero? I film e le fiction sulla mafia. Chi avvelena la dialettica democratica e il primato del Parlamento? Chi vota per l’arresto dei parlamentari inquisiti per mafia. Chi tradisce lo spirito del vangelo? I preti antimafia. Chi fornisce un’informazione di parte strumentalizzando i fatti di cronaca? I giornalisti antimafia, sempre così poco sereni e obiettivi. Chi attenta al bilancio dello Stato? I magistrati antimafia, con quella loro fisima delle intercettazioni telefoniche e ambientali che costano un occhio della testa, vuoi mettere i marescialli di una volta. Chi demolisce la giustizia? Sempre i piemme antimafia, questi samurai assatanati che manderebbero in galera anche un galantuomo. E naturalmente i pentiti di mafia. E chi taglia le gambe alle imprese nell’Italia di Libero Grassi? Il certificato antimafia, non c’è dubbio.

Q

Nell’Italia di Libero Grassi, per Brunetta sono i certificati antimafia a tagliare le gambe alle imprese Ma cosa ha fatto il governo per aiutare l’economia sana?

gata nessuno si azzarda più a venire a chiederti altri soldi? Hanno mai pensato, per esempio, di istituire uno sportello unico dei permessi per lo stesso progetto, con un bell’accordo tra le amministrazioni? Uno sportello unico, un solo interlocutore, un solo responsabile, un sì o un no, regole chiare come in tutta Europa? SANNO, il ministro della Pubblica amministrazione e della semplificazione amministrativa (visto che ce ne sono due distinti) le follie kafkiane che affogano le università, scoraggiando qualunque visita o collaborazione esterna? Che un ristorante che ospiti dei docenti a carico di una iniziativa autofinanziata (autofinanziata, ripeto) per essere rimborsato deve presentare non una normale fattura, ma una decina di documenti? Che cosa hanno fatto finora per dare agilità di spesa e di funzio-

namento a strutture che dovrebbero viaggiare alla velocità della luce e nutrirsi di apporti e relazioni internazionali? Nel fallimento da ignavia delle semplificazioni ora arriva per fortuna la formula salvifica: aboliamo i certificati antimafia. Controproposta: no, quelli chiediamoli anche per i subappalti di minor valore, monopolio delle imprese mafiose. Quelli chiediamoli, ma guarda un po’, anche per il movimento terra. E vedrete come perfino in quei settori potrà rifiorire la libertà di impresa. Perché, come ci insegnano gli imprenditori stranieri che non investono in Italia, non sono i certificati antimafia la zavorra della nostra economia. La zavorra si chiama mafia. Mario Draghi lo ha detto e documentato con cifre ufficiali. Chissà se lo sa qualcuno, nel governo a tempo perso.

Renato Brunetta. Sopra, Libero Grassi (FOTO LAPRESSE)

LA MAFIA È FINITA (o così pare) perché i latitanti vengono presi in serie, eppure l’antimafia continua a essere l’incubo che incombe inesorabile sulla fragile psiche di governo. Tutti pronti a chiedere rigore e “un forte impegno unitario” nei momenti drammatici e sanguinosi. E altrettanto pronti a sconfessare gli strumenti, le leggi, gli uomini e le donne, i comportamenti in grado di piegare le organizzazioni mafiose alle regole dello Stato democratico. In Italia un giovane che voglia aprire un’impresa affronta un autentico calvario. Una marea di certificati e permessi che (soprattutto quando non si paga) si ottengono con fatiche indescrivibili da questa o quella autorità. Asl, assessorati, polizia municipale, vigili del fuoco e tutti i soggetti immaginabili che possono presentarsi ciascuno con le sue richieste e i suoi umori, negando in una sede ciò che è stato già concesso nell’altra, fornita delle stesse competenze. Una burocrazia in grado di sfiancare anche un bisonte. Fatta in certe aree del paese, non solo a sud, di molti possibili concussori. Lo sanno, questo, i ministri della Pubblica amministrazione e della semplificazione amministrativa (visto che ce ne sono due distinti)? E che cosa hanno fatto in questi anni per le imprese sane e diffuse? Che cosa hanno fatto per impedire a un imprenditore di pensare che è meglio la mafia, perché almeno una volta che l’hai pa-

he cosa c’entra Giulio Tremonti con i monaci cistercensi e la Certosa di Pavia? C’entra, c’entra. Oddio, di questi tempi ha ben altri problemi, il superministro dell’Economia in rotta con il capo del governo asserragliato nel bunker. Ma intanto che il governo Berlusconi si sfalda, si sfalda anche la Certosa di Pavia. Un nuovo governo si potrà sempre metterlo insieme, mentre la Certosa, una volta disfatta, è persa per sempre. La Certosa, dunque: uno dei monumenti artistici più conosciuti, apprezzati e visitati del Nord Italia. Tutta colpa di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, che decise di dare l’avvio alla costruzione della Certosa per sciogliere un voto della sua seconda moglie, Caterina Visconti. La volle grande, ricca di tesori artistici, bellissima. Tanto grande e tanto ricca da essere giudicata scomoda e invivibile dai monaci che dovevano abitarla ed erano abituati alle dimensioni delle Certose francesi. Ma i potenti volevano un monumento per celebrare anche la loro gloria. Prima Gian Galeazzo, poi, quando il vento girò, ci mise del suo anche Ludovico il Moro, nuovo signore di Milano. Altre glorie da esibire, altri trionfi monumentali da lasciare ai posteri. I posteri saremmo noi. Eccoci qui. Gian Galeazzo e Ludovico hanno voluto strafare, hanno cercato di stupirci con effetti speciali. E ci sono riusciti. La Certosa di Pavia era scomoda per i monaci che dovevano viverci pregando Dio, ma è un grande monumento per noi oggi. Peccato che vada in malora. Piccole sculture con le figure in marmo spezzate e portate via come souvenir. Strutture fatiscenti. Intere ali del complesso monumentale (tra cui la sacrestia vecchia, con il Trittico degli Embriachi) non visitabili. Perché? Perché la Certosa è del Demanio dello Stato e dipende dunque dal ministero di Giulio Tremonti. Che l’ha data in gestione ai monaci cistercensi che oggi la abitano. La convenzione è datata 1968, grande annata, ma è stata rinnovata pochi mesi fa, nel marzo 2011. I monaci forse ce la mettono tutta, ma sono in undici e non ce la fanno a gestire e curare in maniera soddisfacente un complesso così ampio e delicato, assalito da migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. Quanti sono? 750 mila all’anno, secondo i cistercensi. Almeno un milione, secondo le stime più attendibili. Ingresso gratuito, ma uscita a pagamento: un monaco aspetta i visitatori alla porta e chiede un obolo. Se anche solo la metà offre almeno un euro, sono 500 mila euro che entrano ogni anno, diciamo così alla chetichella, nelle casse del convento. Ma potrebbero essere anche il doppio. Non sarebbe più sano pretendere (come si faceva una volta) un biglietto d’ingresso, cifra bassa ma trasparente e documentata, e poi usare i soldi raccolti per difendere, gestire e restaurare la Certosa?

Assicurazioni: cuccagna per decreto
di Guariente Guarienti

11 settembre 2003 veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del ministro della Salute del 3 luglio precedente che recava la “Tabella delle menomazioni all’integrità psicofisica compresa tra 1 e 9 punti di invalidità”. L’intervento si era reso necessario per regolare una materia, quella dei risarcimenti per incidenti stradali, nella quale grande era la confusione e frequenti le speculazioni. Le cosiddette piccole permanenti UNO DEI POCHI tribunali che ha sempre mostracomportavano spesso risarcimenti del tutto spro- to particolare sensibilità sui diritti e sulle aspettative porzionati all’entità dei danni e assorbivano gran delle vittime è il Tribunale di Milano che riconosceva, parte del ricavato delle polizze assicurative. Da un sia per le invalidità permanenti di un certo rilievo che colpo di frusta, la più banale delle conseguenze di per i danni morali da morte, somme a volte doppie o un tamponamento, un infortunato prima di allora, triple di quelle riconosciute dalla maggior parte degli con una invalidità permanente compresa fra l’1 e il 2 altri uffici giudiziari. Quest’anno la Corper cento, poteva ricate di Cassazione, vare, sommando il dancon la sentenza no morale al danno pa- La nuova tabella 12408, ha risolto la trimoniale, anche 10-12 sui risarcimenti disparità esistente milioni di lire. fra i tribunali italiaL’aver stabilito una somni uniformando i rima precisa, sia pur lega- per gli incidenti sarcimenti sui valota all’età dell’infortuna- stradali riduce ri milanesi. to, per ogni punto di inA questo punto, validità permanente, ha del 50 per cento evidentemente sol“bonificato” il mondo lecitato, pressato, del risarcimento di pic- la somma forse aggredito dalle società assicuratrici, il coli danni. Consiglio dei ministri si è affrettato a recupeCi si aspettava che l’e- stabilita per ogni rare l’art. 138 del Codice delle assicurazioni norme risparmio otte- punto di invalidità private, mai entrato in vigore nella parte che nuto dalle compagnie di prevedeva una tabella unica nazionale da agassicurazioni venisse in- E quella femminile giornarsi annualmente. vestito, almeno parzialLa nuova tabella o, meglio, unica tabella fino a mente, nel risarcimento “vale” meno oggi approvata, che, su tutto il territorio nadei danni gravi alla saluzionale, diviene criterio obbligatorio per il rite e nei danni da morte. di quella maschile

L’

Questo non è avvenuto. I primi responsabili, almeno per la valutazione dei danni morali da morte, sono stati i giudici che, con qualche lodevole eccezione, hanno sempre liquidato somme ridicole alla moglie che aveva perso il marito, ai figli che avevano perso il padre, ai genitori che avevano perso un figlio. Le compagnie di assicurazioni, ovviamente, si adeguavano agli orientamenti dei tribunali territorialmente competenti.

sarcimento dei danni da invalidità permanente, riduce, più o meno del 50 per cento, la somma stabilita per ogni punto di invalidità dal Tribunale di Milano, appena estesa, grazie alla Cassazione, all'intero territorio nazionale. Il favore fatto alle compagnie di assicurazione è vergognoso. “Negli ultimi 10 anni – dichiara l'ISTAT – il numero degli incidenti stradali è andato sempre in progressiva diminuzione”. Fra il 2001 e il 2010 il calo è stato del 43,7 per cento. “Un risultato importante – ha commentato il presidente dell'ACI Enrico Gelpi – con un risparmio di 14.600 vite e 25.000.000.000 di euro di costi sociali rispetto a 10 anni fa”. Ma, ci domandiamo, cosa hanno risparmiato le assicurazioni? Nello stesso periodo, soprattutto dal 2003, quando, con decreto, sono stati di gran lunga ridotti i risarcimenti da piccole invalidità permanenti, continuava ad aumentare il costo delle polizze per l’assicurazione obbligatoria da responsabilità civile automobilistica. Con l’applicazione del nuovo decreto il risparmio delle società assicuratrici e, come conseguenza, il loro arricchimento, sarà enorme, soprattutto se le tabelle, cosa probabile mancando una norma transitoria, verranno ritenute applicabile anche retroattivamente a tutti i sinistri per i quali non si siano concluse trattative in sede transattiva o non si sia giunti a sentenza definitiva. L’automobilista pagherà, il cittadino investito, ingessato, paralizzato, si dovrà accontentare. Dall’esame delle tabelle si ricava un’incomprensibile disparità tra l’infortunato uomo e l’infortunata donna. La cifra per ogni punto di invalidità “femminile”" è inferiore, sia pur di poco, a quella “maschile”. La differenza non viene giustificata. Si mobiliteranno le associazioni femminili? Interverrà la Corte costituzionale?

Giovedì 29 settembre 2011

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SECONDO TEMPO

MAIL
A scuola manca anche la carta igienica
In una scuola di Brindisi ai genitori è stato chiesto di comprare la carta igienica. Lo Stato nella persona delle varie autorità locali preposte al buon funzionamento delle strutture scolastiche, nonostante un carico fiscale teorico del 43% e reale molto più alto, non ha soldi e non lo può fare. Poco importa se in una scuola, e quello brindisino non è il primo caso che si presenta, manca la carta igienica. Ci sono tribunali bloccati perché manca la carta per le fotocopie e Vigili del Fuoco senza benzina e magari tra non molto negli ospedali i pazienti dovranno farsi portare i pasti dai familiari. Fosse solo quello lo scandalo. Nessuno pensa che i 40 euro al mese chiesti ad ogni famiglia dalla scuola di Brindisi sono spesi “in nero”. In un Paese civile quella cifra verrebbe detratta dalle tasse in sede di dichiarazione dei redditi, si tratta di denaro che la famiglia ha speso al posto di uno Stato inadempiente nell’erogazione del servizio, le famiglie in quel caso hanno contributo in proprio agli interessi collettivi.
Oriana Lannuso

BOX
A DOMANDA RISPONDO BERLUSCONI, IL LUNGO ADDIO
intervistato dalla Tv americana CNN, due interviste per due diversi programmi della stessa rete, dunque contesti e giornalisti diversi. Ma una domanda tornava e ritornava ed era identica: “E adesso che cosa pensate di fare? Poiché Berlusconi non si dimette, come pensate di sbloccare questa vostra impossibile situazione? Come potete tollerare una simile situazione?”. È la stessa domanda che in Italia gli esperti rivolgono agli esperti e i politici fanno l’uno all’altro, da una parte e dall’altra, in Parlamento. È la ragione per cui si suggeriscono, più o meno apertamente, interventi al capo dello Stato per i quali si discute se il capo dello Stato abbia i poteri. La maggioranza? Continua a sfarinarsi, ma si ricompatta a pagamento (in contanti per alcuni, in pagamento politico per altri) per brevi momenti che poi vengono vantati come la prova che nulla è cambiato, che la volontà popolare (che nei sondaggi e nelle recenti elezioni è scomparsa) sia ancora intatta come il primo giorno. Insomma, Berlusconi cade, ma lo fa come nella sua salita: con un danno enorme per il Paese. Ovvero, come quando usa gli elicotteri di Stato per il trasporto delle sue ragazze: a spese dei cittadini. La paura, vera paura, è che il segnale sia interpretato in modo drastico da chi deve decidere del futuro contabile e finanziario italiano. Non si può negare il diritto di dire: se non ci pensate voi, di che cosa vi lamentate?
Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

IL FATTO di ieri29 settembre 1964
Per molti fu la risposta sudamericana ai Peanuts di Schultz. Piccola peste politica, anima ribelle, Mafalda, zazzeruta eroina di carta, debutta nel mondo dei cartoon il 29 settembre 1964, protagonista, sul settimanale argentino Primera Plana, della prima di una formidabile serie di strip firmate Quino, star mondiale del fumetto. No global ante litteram, la bimbetta di Buenos Aires che odia la minestra, metafora della quotidiana zuppa di ingiustizie, e che stranisce gli adulti con le sue domande disarmanti, resta, anche dopo il suo addio del ’73, testimonial naif della satira politica argentina, pessimista, sovversiva. Angosciata, rabbiosa, a caccia, col suo mappamondo girevole, dei soprusi planetari, Mafalda oltrepassa ogni scarto generazionale. Icona senza tempo, coi suoi furori sociali, l’impertinenza verso un mondo familiare vacuo e ipocrita, il disincantato smascheramento dei vizi del mondo. Uscita dalla matita di un genio. Garbato e sobrio nel tratto ma spesso feroce nella sostanza. La matita di Quino, el gringo di Mendoza, multietnica, cosmopolita, così lontana dagli stereotipi di Baires. Un’“Argentina senza mucche e senza tango”, come ricorderà lui stesso con sottile humour malinconico.
Giovanna Gabrielli

Furio Colombo

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aro Furio Colombo, quanto può durare questa situazione di abbandono del Paese, senza dimissioni e senza governo? Alessio rischiando che qualcuno non si dimentichi. Ho detto: “Poco, quasi niente” prima ancora che Bossi sussurrasse ai microfoni di Venezia che “il 2013 è lontano”. Infatti non è possibile, né immaginabile che questo Paese possa continuare a sbandare nel vuoto, con il rischio, realistico e imminente, che quell’andare allo sbando venga notato e produca altre, più drammatiche, revisioni al ribasso del nostro destino. Non si tratta delle pur spiacevoli ma sempre discutibili agenzie di rating. Si tratta degli altri governi, si tratta dell’Europa, si tratta del giudizio del mondo, di quel mercato morale in cui stiamo precipitando, con conseguenze anche più gravi che il precipitare nel mercato dei crediti, dei debiti, delle Borse. Entra nel dibattito una affidabilità ben più difficile da conquistare (o riconquistare) di quella delle banche. Deliberatamente non si è voluto tenere conto di un prestigio indiscutibile che i governi di Prodi avevano ottenuto per l’Italia dopo il periodo di Mani pulite. Ma anche i giorni di Mani pulite sono stati giorni dignitosi (un Paese che fa spontaneamente pulizia del suo marciume), a confronto con i giorni di profonda vergogna di Berlusconi e dei suoi complici. Posso dare una piccola testimonianza. Alcuni giorni fa sono stato

HO GIÀ scritto in questa pagina,

Il Direttore di Panorama
Devo fare presente a Travaglio che è falso, ripeto e sottolineo falso, che Valter Lavitola sia scappato – come scrive – dopo l’articolo di Panorama sull’inchiesta di Napoli. Lavitola, quando venne pubblicato lo scoop di Panorama, era già da tempo all’estero e quindi non “scappò”. Panorama inoltre non pubblicò né fece alcun riferimento alla richiesta d’arresto nell’articolo che andò in edicola il 25 agosto e quindi – altro falso contenuto nell’articolo – non lo “avvertì” della stessa richiesta d’arresto di cui non v’era traccia sul giornale.
Giorgio Mulè, Direttore di Panorama

Il ritardo delle scomuniche
Sempre meglio tardi che mai, ma ho l’impressione che gli interventi “scomunicatori” del presidente di Confindustria e

LA VIGNETTA

Presumo che stavolta Silvio, da decenni, come Houdini, capace di liberarsi da lucchetti e catene di nemici d’argilla, abbia incassato l’uppercut di Bagnasco con maggior difficoltà. E non escludo un’Ici ad hoc per la Chiesa ed i suoi beni. Quella di Bagnasco non mi pare una carezza. Un pugno, certo!
Gigi Berti

Papa contro Papi?
Non era un annunzio “Urbi et Orbi”, bensì un messaggio a “Furbi e orbi”, rivolto a chi approfitta disonestamente delle situazioni e a chi fa finta – per opportunismo – di non vedere. È stato un intervento deciso e preoccupato di biasimo nei confronti del decadimento morale e culturale di questa epoca politica. La critica del clero non è stata contro un mondo laico, ma contro un sistema laido che avvelena e “avvelina” la società, con comportamenti “tristi e vacui” che ammorbano l’aria e appesantiscono il futuro. L’aria è davvero pesante, viziata e viziosa, se un prelato si è espresso in maniera così inequivocabile: un affondo per un’Italia che va a fondo. Viviamo in un Paese che ha trasformato ciò che è grave in greve, un Paese in cui sempre più giovani (e non solo) sono senza occupazione, mentre pochi hanno troppe “occupazioni”, un Paese dove i licenziati

contano meno dei licenziosi: un Paese di persone piccole dove il problema non è il nanismo (o l’onanismo) ma il berlusconismo. La Chiesa si è espressa inflessibile sulla questione morale: speriamo non sia l’ennesima questione orale (senza allusioni), dove si ripetono e si sprecano parole per proclami meramente propagandistici, fatti quando l’aria pesante è il fiato sul collo di chi ha inizialmente sostenuto e poi taciuto troppo a lungo.
Roberta Corradini

Diritto di Replica Le considerazioni di Augusta Iannini
Vorrei ringraziare Travaglio per avermi definita, solo incidentalmente, “moglie” di Vespa. Stiamo migliorando. Spero arrivi presto il giorno in cui, come è già noto a tutti, prenda atto che il cognome più appropriato per Vespa è “Signor Iannini”. Nel frattempo, per rassicurarlo nella sua visione vetero-maschilista delle donne, mi farò tatuare sulla caviglia le iniziali B.V.!
La Vespa Regina

Non sappiamo, la questione è controversa, se il gentile Mulè sappia scrivere. Sappiamo però per certo che non sa leggere: né il mio articolo che pretende di rettificare, né l'articolo di Giacomo Amadori pubblicato dal suo giornale il 25 agosto. Si intitola “Attacco al premier” ed è disponibile, per chi volesse verificarne il contenuto, possibilmente leggendolo, su Internet. Panorama, sei giorni prima che il gip di Napoli Amelia Primavera spiccasse le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei coniugi Tarantini e di Valter Lavitola, conosceva tutte le intercettazioni contenute nella richiesta di arresto depositata al gip dai pubblici ministeri. E conosceva sia i nomi dei pm firmatari della richiesta, sia il nome del gip destinatario della medesima. Conosceva le accuse formulate nei confronti dei tre indagati, nonché il ruolo di “vittima” di una presunta estorsione attribuito a Berlusconi. E scriveva, fra l’altro: “In questa prima fase dell’inchiesta, ovvero

negli atti portati all’attenzione del giudice per le indagini preliminari dai sostituti procuratori, se da una parte non viene contestato alcun reato al premier dall’altra lo si consegna all’ennesimo plotone di esecuzione mediatico...”. E cosa porta, nove volte su dieci, i pm a mandare gli atti al gip durante le indagini, se non una richiesta di arresto?”. Panorama proseguiva: “... il gip Amelia Primavera sta meditando da qualche settimana sulle richieste dei pubblici ministeri”. E su che cosa poteva mai meditare da qualche settimana il gip, se non su una richiesta di arresto? Infatti la Procura di Napoli, sulla fuga di notizie di Panorama, ha aperto un'inchiesta per favoreggiamento (a Lavitola, latitante) e rivelazione di segreto. Perché, come ha spiegato il procuratore Lepore, “la fuga di notizie è potenzialmente connessa al mancato arresto di Valter Lavitola: stiamo appurando questo. Pubblicare una notizia del genere è come avvisare l’indagato del suo arresto”. Dunque è chiaro a tutti che Lavitola si rese latitante dopo lo scoop di Panorama: se prima era all’estero, ciò non significa che fosse anche latitante, visto che nessun giudice lo cercava; dopo aver saputo che lo cercavano, restò all'estero e in quel momento si rese latitante. Del resto, anche Berlusconi aveva capito benissimo che Lavitola stava per essere arrestato: infatti il 24 agosto gli suggerì di restarsene all’estero. Forse l’aveva saputo da Panorama, o forse è accaduto il contrario. Ah, saperlo.
m.trav.

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del capo della Cei (io pure non ho pronunciato il loro nome) vengano fatti dopo la manovra finanziaria. Sembra quasi che avendo scampato il pericolo di vedersi accollati pagamenti supplementari, in quanto ricchi anzi ricchissimi, li abbia liberati di un peso e che quindi potessero finalmente quasi dire tutto quello che pensano. Forse apparirò troppo pessimista e catastrofista, ma in questa classe dirigente riesco solo a vedere malaffare e interessi personali.
Angelo Tufo

L’accusa dei vescovi
Anche i vescovi, con Bagnasco in orazione, muovono al Premier, innominato, accuse di moralità calpestata, disonorevole “urbi et orbi”. Probabilmente il Cavaliere non si aspettava da un “Sancho Panza” togato, un affronto che solo qualche media di sinistra aveva, ed ha, osato muovergli. Le sue performance del sabato sera, insieme ad escort in babbucce, hanno smosso l’indifferenza, finora stoica, sul Capo di Governo.

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Ringrazio Augusta Iannini perché nonostante le leggi che collabora a scrivere e che non smetteremo mai di denunciare, manifesta un sense of humour davvero raro di questi tempi.
m.trav.

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