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Christophe Bourseiller (Prefazione al libro di Jérôme Duwa, Surréalistes et situationnistes, vies parallèles , edizioni Dilecta, Parigi, 2008) Traduzione

di Omar Wisyam Ciò che succede tra Guy Debord e André Breton appartiene al complesso rapporto tra un padre e suo figlio? Si è tentati da questa soglia a chiamare la psicanalisi alla riscossa. Ma lo scenario delle origini potrebbe condurre ad un vicolo cieco. Guy Debord nasce il 28 dicembre 1931, in una famiglia industriale e borghese. La coppia parentale soffre a causa di uno squilibrio economico. La madre di Guy Debord, Paulette, forma con sua madre, Lydie, una coppia temibile. Le donne hanno ereditato una fabbrica di scarpe. Detengono il denaro ed il potere. Di fronte ad esse, il padre, Martial Debord, non riesce a pesare. Egli non è che un semplice preparatore di farmacia. Non esiste. Poco tempo dopo la nascita di Guy Debord, Martial si ammala di tubercolosi. Per evitare la propagazione dell'infezione, gli ordinano di vivere recluso. Non ha soprattutto il diritto di stare con suo figlio, di prenderlo, di cullarlo. Il padre è privato del figlio, il figlio privato del padre. Quando Guy compie quattro anni, Martial muore. Alcuni anni più tardi, alla vigilia della guerra, la famiglia si trasferisce a Nizza. Paulette si innamora di un autista di autoscuola italiano chiamato Domenico Bignoli. Due bambini nascono da questo amore: Michèle e Bernard. Guy Debord si trova molto bene con il patrigno. Più tardi, gli scriverà lettere amichevoli, a volte redatte in italiano. Domenico non è soltanto un autista. Occupa anche un ruolo nell'ambito del partito fascista. È in particolare caricato di organizzare gli italiani in Francia. Nel 1942, la famiglia si trasferisce a Pau. L'anno successivo, Paulette conosce un notaio: Charles Labaste. Un colpo di fulmine. Si separa da Domenico, con grave danno del giovane Guy Debord, di dodici anni. Il nuovo patrigno non si cura della sua istruzione. Guy rimane sotto il dominio delle donne. La famiglia ricomposta si esilia a Cannes nel 1945. Nel 1952, la madre di Guy Debord si innamora di un decoratore di Cannes, anch'egli sposato. Il legame adulterino dura quasi trent'anni. Non ci si può affatto stupire insomma di vedere Guy Debord diffidare dei “padri” tanto quanto dei “papi”. Né gli uni né gli altri sono affidabili. La sua posizione non è priva di ambiguità. Nel corso della sua vita, rifiuta di ereditare da chiunque, ma accetta sottobanco “il denaro” che gli si offre. Sembra rifiutare le investiture. Ma jn qualche modo si lega con Isidore Isou, Henri Lefebvre, Cornelius Castoriadis… In parallelo, consegna le istruzioni per l'uso del détournement. Che cos'è il détournement se non l'accettazione muta dell'eredità, o meglio la captazione di un'eredità da cui ci si crede escluso? La relazione con André Breton si potrebbe così spiegare con il rapporto penoso e doloroso con il padre. Si respinge il papa pontificante. Ma ci si imbeve di quello spirito, lo si imita, lo si prolunga, se ne accentua la gestualità. È comune, oggi, comparare Debord e Breton. L'uno e l'altro animano piccoli gruppi elitari. Adottano, scomunicano, rompono, amano e respingono. I loro rispettivi cenacoli funzionano allo stesso modo.

L' osservazione superficiale e psicologizzante conduce apparentemente ad una constatazione limpida: “Guy Debord, che non ha avuto un padre, ha diffidato tutta la sua vita delle figure paterne. È per questo che ha combattuto André Breton, come un figlio che prova ad uccidere il suo genitore”. La diagnosi tiene, ma sembra incompleta. Il lavoro di notevole interesse di Jerome Duwa descrive un rapporto ambivalente. Guy Debord è stato soltanto una scimmia sapiente, un imitatore maldestro, un personaggio caricaturale, un emulatore di Breton che eredita l'eternità in un torrente di bava? Esiste in realtà un abisso tra André Breton e Guy Debord. È inutile insistere sulle differenze biografiche. Si vede bene che i destini dei due uomini li allontanano inesorabilmente. Autore riconosciuto ed adulato dall'intelligentzia, André Breton guida il Gruppo surrealista fino alla sua morte nel 1966. Mentre è ancora vivo, l'università lo studia e la stampa gli apre le sue pagine. Guy Debord appare al contrario come una stella nera ed un antipapa. Scioglie l'Internazionale Situazionista fin dal 1972. La IS non ha più nulla di un gruppo artistico. Elabora una critica della società contemporanea, che influenzerà molto la sociologia. Quanto a Debord, si orienta gradualmente verso un “moralismo” disperato. Appare come un poeta del disinganno, un avversario assoluto di questo mondo. Il vero punto di rottura tra i surrealisti ed i situazionisti si trova tuttavia su un altro piano. Un situazionista pretende di costruire delle situazioni, che sono dei momenti di vita realmente vissuti. Si tratta di superare l'arte nella vita stessa. Un surrealista tenta da parte sua di accedere alla surrealtà, che passa per l'esplorazione dell'inconscio, dell'erotismo, dell'esoterismo, delle tradizioni primitive… Non si trova traccia presso i situazionisti di una ricerca dell'inconscio. Guy Debord non è Aldous Huxley, e le porte della percezione lo lasciano indifferente. Ciò che apprezza, in Breton, è l'impatto provocatorio di un gruppo che gli sembra ereditare Dada. Quella è la vera fonte alla quale si abbeverano i situazionisti. Non cercano di inserirsi in una filiazione surrealista. Assumono l'eredità dello scandalo dadaista. Il surrealismo non li interessa che nella misura in cui conserva una dimensione sovversiva? Questo è il paradosso del gruppo di André Breton. Prosegue una rivoluzione dell'arte iniziata da Dada. Ma nel corso del tempo applica il suo programma e si orienta verso una ricerca interiore. Si deve ci stupire di vedere i surrealisti francesi entusiasmarsi nel 1972 per Carlos Castaneda? Guy Debord ed i situazionisti non hanno mai nascosto il loro interesse per Dada. Hanno criticato l'imborghesimento del surrealismo francese. Ma ciò che respingevano fondamentalmente, era il surrealismo stesso, che era loro profondamente estraneo.