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IL POPOLO VENETO

n.29/2011 Fondato nel 1921 n.29/2011 www.ilpopoloveneto.it Direttore: Emanuele Bellato

IL GOVERNO UNICO DELLE BANCHE
L’attuale crisi finanziaria affonda le radici nella costruzione sbagliata dell’Europa. Bisognava aggregare gli stati tramite la globalizzazione dei diritti e la diffusione della cultura; al contrario si è preferito partire dalla moneta unica. L’Europa si fonda quindi su ragioni prettamente economiche. Agli stati nazionali è stata tolta ogni residua forma di sovranità sull’economia e i margini di manovra restano molto ristretti. In Italia, per esempio, questi margini sono serviti per difendere il patrimonio privato di Berlusconi e grazie alle leggi “ad personam” ad evitargli diversi problemi giudiziari. Per il resto Bruxelles ordina e Roma esegue. Il rischio non è più solo quello del pensiero unico, ma anche del governo unico, della Banca europea e del Fondo Monetario Internazionale. L’imposizione del pareggio di bilancio è un’aberrazione incostituzionale. Si obbligano gli stati a sposare dottrine economiche liberiste. Preoccupa la disponibilità di una certa parte della sinistra a parlarne. Dopo Marx butteranno a mare anche Keynes? La crisi economica, in particolare nel nostro Paese, coincide con la crisi di una destra inetta, sconcia, malandrina guidata da un presidente del Consiglio impresentabile. Nonostante i colpi di coda di una maggioranza ancora pericolosa per la democrazia, l’era berlusconiana è giunta al capolinea e bisogna cominciare a pensare al dopo. Confindustria e i poteri forti lo stanno già facendo. La sinistra ha davanti a sé una grande opportunità, ma vincerà la sfida solo presentandosi in maniera radicalmente alternativa alla destra. Nella nuova Italia la priorità non dovrà essere quella di rassicurare i mercati, ma i lavoratori, gli studenti, i disoccupati, i pensionati, i giovani e le donne, e la Costituzione dovrà ritornare ad essere la Bibbia laica degli italiani.

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paese Il declino di un uomo e di un paese

di Ivano Maddalena Un passo avanti. Due passi a destra. Ancora un passo avanti. Fidati. Coraggio! Non temere! Eh si! Un passo lungo e ci siamo. Un passo lungo, come l’agonia del governo Berlusconi, e l’Italia precipita nel baratro. Non scherziamo, non è un gioco quello a cui stiamo assistendo. Ricordate forse da bambini quando si bendava un compagno di giochi e lo si guidava in un percorso ad ostacoli. Dai, a volte si faceva apposta a farlo sbagliare. Un passo ancora e giù nel baratro. Ecco dove finisce il gioco sporco. L’Italia è bendata, o meglio è stata bendata. Gli Italiani stanno vivendo un incubo. Chi guida l’Italia bendata, tartassata, imbavagliata, sputtanata è sempre lui il “grande” giocoliere e affabulatore di una situazione che non corrisponde alla realtà stessa. Ricordate? Capitava, che il bendato ad un certo punto mangiava la foglia e con uno scatto di orgoglio, mosso se volete anche un po’ dalla paura, si toglieva la benda. Certo era tacciato da fifone ma almeno non finiva per terra. Basta! Giù la benda signori, guardiamo in faccia alla realtà, anche se fa schifo e spaventa. Basta, non possiamo assistere alla caduta nel baratro dell’Italia e con essa della maggior parte dei cittadini. Noi non ne possiamo più. Siamo la maggioranza di certo e dobbiamo combattere contro chi si ostina a dire: “Vado avanti”. Verso dove? Come? Perché? Sempre e ancora lui. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto chiaramente che andrà avanti: “Portiamo avanti la nostra attività di governo fino alla fine della legislatura. Non abbiamo nessuna, nessuna intenzione di fare quello che l’opposizione ci chiede ogni giorno come

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un disco rotto, e cioè di fare un passo indietro. Noi non faremo un passo indietro, ne faremo molti in avanti”. Non resta che il voto di sfiducia, infatti Berlusconi ha affermato che: “Se vogliono mandarci a casa devono farci un voto di sfiducia in Parlamento, cosa che non credo sarà mai possibile”. Impossibile perche il duce di Arcore li ha “comprati” i voti dei suoi. Pensate che il gruppo dei cosiddetti responsabili sia interessato al bene del paese? Ma va la! Berlusconi non molla: “Ci chiedono ogni giorno che si faccia noi un passo indietro. Stiano tranquilli, noi non possiamo dietro alle aspettative dei media, dell’opposizione: non ci dimetteremo se non dopo un voto di sfiducia del Parlamento, che ci sentiamo di escludere. Andremo avanti finché avremo in Parlamento una maggioranza solida, coesa, che si è confermata dal 14 dicembre in poi”. Cavaliere, Onorevole, Presidente… sono titoli che sinceramente non gli appartengono, i suoi veri titoli dovrebbero essere integrati in cavaliere dei miei stivali, onorevole illusionista, presidente svuota tasche degli italiani. Un passo verso casa sua o l’esilio sarebbe utilissimo. Via subito lei e il suo governo, siete inutili e dannosi per la società e per il popolo Italiano. Vergogna! Ecco, vergogna e indignazione la proviamo noi di fronte ai vostri misfatti e alla vostra ostinazione ad andare avanti. Berlusconi e sudditi proni un giorno dovranno rendere conto di una simile scelta. Se ne vada! Vada via! A casa! Ci manderete in rovina! Basta via lei e le sue donnine! La sua vita privata non ci interessa, ma il danno che sta facendo a tutta la nazione ci tocca eccome. L’opposizione dovrebbe essere coesa attorno al monito di Pier Luigi Bersani: “le dichiarazioni zuccherose di Berlusconi sono a due passi dal delirio. I fatti ci mettono di fronte alla verità, dopo anni di menzogne. Davanti a noi c'è il passaggio più arduo dal dopoguerra a oggi. Di più, le preoccupazioni degli italiani sono diventate preoccupazioni per il mondo. Ci aspettano scelte difficili e sempre più difficili per ogni giorno che passa senza un cambiamento” Anche l’altro compagno di merende del Cavaliere non perde occasione per mostrare che passi in avanti ventila per l’Italia. Umberto Bossi ieri sera come un fiume in piena ha parlato ai giornalisti anche arrivando a minacciarli, a margine di un comizio a Somma Lombardo in provincia di Varese. Il leader della Lega ha dichiarato: “è un somaro chi espone il tricolore”. E ai cronisti ha detto, “Io ve lo dico, prima o poi prenderete un sacco di botte”. Novello profeta padano, scolaretto discolo e indisciplinato, Umberto Bossi, si alzi in piedi, con la mano destra prenda la coda, la alzi e si sieda senza pestarla. Somaro sarà lei! (non me ne vogliano gli animalisti). Dunque a che gioco giochiamo? Cari Italiani onesti e lavoratori cerchiamo di toglierci dai piedi chi ci vuole mettere la benda agli occhi e guidare verso il baratro. Siamo ancora in tempo.

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Degrado fare? Degrado della politica: Che fare?
Pubblichiamo un post, molto interessante, di un nostro lettore in riferimento all’articolo di Ivano Maddalena: “Il declino di un uomo e di un paese” Gentile Ivano Maddalena, sono d'accordo con tutto quello che ha scritto, ma cosa fare? Come reagire? Pensate che contestare nelle diverse piazze serva a qualche cosa? Quelli su al governo se ne fregano altamente di noi che contestiamo e continuano con i loro sporchi giochi di potere e nulla possiamo fare e al governo ne sono consapevoli altrimenti cambierebbero musica. E' questo il problema! Le leggi che regolano la politica impediscono ad un popolo come il nostro, quella sovranità tanto decantata, ma mai esistita, perché noi non siamo sovrani di nulla! E questo ci impedisce di imporre il nostro pensiero e dà loro la possibilità di fare tutte le dittature che vogliono e quando vogliono. E le leggi di cui parlo non le ha nemmeno fatte questo esecutivo tanto giustamente disprezzato, ma la precedente DC, che ha governato dalla fine dell'ultima guerra mondiale fino all'epoca di tangentopoli. E' una eredità dell'antico partito dove si è formato politicamente Casini, che ora critica Berlusconi, ma non osa mettersi assieme agli altri dell'opposizione per contestarlo e tentare di far uscire l'Italia da questo incubo. Vogliono solo il potere, tutti, senza escludere nessuno. Se abbiamo questo individuo al governo, loro, le opposizioni, hanno collaborato ampiamente. Poveri noi, con questi politici. Mi viene voglia di inneggiare a Beppe Grillo, a Di Pietro, quello giustizialista e a chiunque parli di rimettere in piedi questa società con in mano la legge, ma una volta tanto a nome di noi cittadini. Meglio un comico vero e un giudice giustizialista che parla un pessimo italiano al governo che questi politici dei miei stivali. Che vadano loro alla malora e non che ci mandino noi italiani. Lo so che non serve a nulla, ma è solo uno sfogo, altro per il momento non si può fare sperando che qualcuno prenda una iniziativa giusta e coraggiosa dietro la quale tutti son sicuro ci fionderemo per cercare di fare qualcosa di concreto, pacificamente, per mandarli tutti a casa definitivamente. E' un sogno!?

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Tout va tres bien, madame la marquise

Berlusconi visto dall'estero

di Emanuele Bellato Indebitati, declassati dalle agenzie di rating, pressati dalle turbolenze dei mercati, tartassati dalle politiche di austerità. Questa è l’Italia che Berlusconi si ostina a non vedere. Tout va très bien, Madame la Marquise. L’unico ostacolo sulla strada delle riforme sono sempre loro: i comunisti (ovvero tutti quelli che non si adeguano al pensiero e al padrone unico), notoriamente brutti, sporchi e cattivi. Per il satrapo di Arcore questa è un’ossessione antica ed una scusa buona per celare le inefficienze di governo. Non mancano di destare preoccupazioni i nemici interni, per esempio quel Tremonti ingrato a cui è stato salvato dall’arresto l’ex braccio destro Marco Milanese, oppure le gaffe dei ministri Gelmini e Brunetta, ed ancora l’ansia di protagonismo di Alemanno, Polverini, Formigoni. Comunque a tenere in vita un governo in agonia, aggrappato al potere con le unghie e con i denti, ci pensano gli ultimi giapponesi nella foresta: Scilipoti e Bossi. Una Lega, geneticamente modificata, impegnata “anima e core” nella strenua difesa della casta sembra aver dimenticato definitivamente i tempi dei cappi in parlamento contro i corrotti e delle domande scomode della Padania al Cavaliere. Insieme alla grave situazione politica preoccupa la crisi finanziaria. Il ripianamento del debito, voluto da Bruxelles, è un pretesto per attuare politiche di privatizzazione, di ridimensionamento della spesa per la previdenza e di aggressione ad un insieme di diritti: sociali, civili e democratici. Seguendo la linea Marchionne dell’attacco alle conquiste dei

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Copertina del libro di Filippo Astone "Il partito dei padroni " (Longanesi, 2010)

lavoratori si vogliono eliminare regole e sindacati, considerati un ostacolo per la competitività ed il raggiungimento di maggiori profitti. Si tratta di misure autoritarie che costringeranno a tagliare drasticamente la spesa destinata alla salute, all’istruzione, ai servizi sociali. Gli enti locali subiranno pesanti tagli ai bilanci con conseguenti danni alla fornitura di servizi pubblici. Alla crisi del capitalismo si risponde con un capitalismo ancora più aggressivo. In particolare nell’ultimo decennio la politica ha rappresentato gli interessi dell’impresa e della grande finanza, per questo risultano grotteschi ed ipocriti i moniti e gli appelli di Confindustria per la salvezza della Patria. Per uscire dalla crisi bisogna slegare la politica dall’economia, rifiutare la logica del governo unico delle banche, redistribuire la ricchezza, riaffermare la democrazia nei luoghi di lavoro, tagliare le spese militari e di guerra, eliminare completamente i contributi statali alle scuole private, mettere in campo serie misure contro l’evasione fiscale, in definitiva far pagare a chi ha di più, non tanto per meriti ma per “grazia ricevuta”. Solo trasformando la nostra rabbia in lotta politica potremo ottenere quel cambiamento da troppo tempo negato da un’oligarchia senza più pudore e dignità.

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bagnasco “scomunica” berlusconi

di Ivano Maddalena E alla fine tuonò che anche la pioggia cadde a bagnare il capo dei giusti come pure quello degli ingiusti, o degli empi. Così è, così sia! Quando madre Chiesa si esprime su materie di sua competenza, come pure quando non gli compete, lo fa con la volontà di dare un monito a tutti coloro che in essa si riconoscono, ma l’esortazione è pure per tutti gli uomini di buona volontà, o che tali dovrebbero essere sempre nell’esercizio delle loro funzioni, dunque per tutti. Qui non vogliamo entrare nel merito del: “da che pulpito viene la predica” perché sarebbe lungo l’elenco dei “peccati” della Chiesa. Vogliamo però prendere atto che, dopo l’opposizione, gli industriali, i sindacati, milioni di italiani, l’Europa, lo stesso Papa Benedetto XVI ha auspicato la scorsa settimana un intenso “rinnovamento etico” per il bene dell’Italia, ecco anche i Vescovi italiani lanciano il loro insegnamento a chi vive il servizio della politica e anche a chi è preposto alla giustizia. Non usiamo giri di parole, se da un lato si tratta dell’atto formale con cui la chiesa italiana “scarica” l’attuale governo e il suo condottiero il cavaliere Silvio Berlusconi, dall’altro è un monito a chiunque è già in politica o voglia entrarvi a titolo pieno come servitore della patria e dei suoi cittadini. I diretti interessati dell’intervento del porporato sono tutti i politici di destra, di sinistra, di centro, del nord e del sud… Tutti, nessuno si deve chiamare fuori. Le opposizioni non strumentalizzino quanto detto giustamente dall’alto prelato.

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La maggioranza non faccia finta di sentirsi nel giusto. Si tratta di una vera e propria lavata di capo. Non sono usciti i nomi, ma i peccati dei rei sono chiari e appunto, i rei, gli sbugiardati sono facilmente identificabili. Suvvia dai! Viene da dire meglio tardi che mai, ma lo sanno tutti che così non va bene. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, parla chiaro nella sua prolusione al consiglio della Cei e auspica che vi sia la volontà di “purificare l’aria”. Riassumendo alcuni passaggi si capisce come vi sia la preoccupazione e l’auspicio di vedere attuato: “un radicale cambiamento nella composizione della classe politica perché circola l’immagine di un Paese disamorato, privo di slanci, quasi in attesa dell’ineluttabile”. Già da tempo vescovi coraggiosi e nella libertà della loro coscienza avevano censurato le attitudini private del premier così come un certo eccesso da parte della magistratura nei suoi confronti. Del privato del premier non siamo interessati, ma quando questo privato sconfina nel pubblico allora si che lo siamo e già più volte abbiamo detto che tale governo e il suo capo ci stanno portando diritti dentro il baratro. Non vogliamo essere né pessimisti, né malinconici, ma realisti sì. Siamo stanchi di sentir parlare di inchieste che riguardano chi dovrebbe guidare l’Italia. Secondo il cardinale chi guida oggi l’Italia è moralmente indegno, basta cogliere l’essenza di questo suo passaggio: “La questione morale non è un’invenzione mediatica: nella dimensione politica, come in ciascun altro ambito privato o pubblico, essa è un’evenienza grave, che ha in sé un appello urgente. Non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto e non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti. Quando la questione morale “intacca” la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative. Contribuisce, di fatto, a propagare la cultura di un’esistenza facile e gaudente, quando questa dovrebbe lasciare il passo alla cultura della serietà e del sacrificio”. Chiarissimo! Signor Berlusconi non faccia orecchie da mercante, se ha un briciolo di coscienza si faccia un bell’esame, per il bene dell’Italia se ne vada a casa, dove vuole, ma a casa subito. Sappiamo che ha l’imbarazzo della scelta essendo lei un super possidente di immobili. Se li goda, ma lasci libera l’Italia. Si porti via i suoi compagni di merende in primis Emilio Fede, Lele Mora, Giampi Tarantini, Apicella. Bene ha detto Vendola: “Ci fa vergognare il fatto che quattro vecchi, maschi e un po’ rinc... possano entrare nella politica e sporcarla. Noi, che ricordiamo un periodo storico in cui la politica, con Enrico Berlinguer, era una grande passione e non una piccola miseria, ci vergogniamo. Vergogna, dolore e rabbia sono i tre sentimenti che sempre più salgono dentro di noi man mano che viene a galla come in Italia viene gestito il potere”. Forse che il cardinale Bagnasco si sia reso conto che era vergognoso continuare a sostenere un simile governo? Mi sa di sì. Meglio tardi che mai.

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legalita’ Alla faccia della legalita’

Il ministro per le Politiche agricole Saverio Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa è stato salvato dalla Camera. La mozione di sfiducia è stata respinta con 315 voti. Determinanti, come per il “salvataggio” di Marco Milanese, i voti della Lega. Una scelta, quella del Carroccio, incomprensibile ed aspramente criticata dalla base sempre più insofferente verso un alleato scomodo e le trame di palazzo. Non hanno placato i “mal di pancia” nemmeno le indiscrezioni circa uno scambio di favori tra il ministro Romano e la Lega, ovvero la poltrona salva in cambio del rinvio dell’esborso delle multe riguardanti le quote latte. I deputati finiani, con dei cartelli, hanno sottolineato l’incoerenza dei padani: “Alla faccia della Legalità”, mentre i dipietristi hanno sventolato manifesti contro la “Lega poltrona”. L'On. Giorgio Conte, coordinatore regionale FLI del Veneto, presente alla votazione ha dichiarato: “Da ieri sera (mercoledì 28 settembre ndr) l'Italia vanta un altro primato: l'unico ministro al mondo indagato per mafia. Ma il dato politico rilevante è che Saverio Romano rimane al suo posto solo grazie alla copertura della Lega Nord, che rinuncia così ad ogni battaglia sulla legalità e sulla politica pulita. Così il partito delle ronde padane, che non ha mai avuto nel DNA il senso e il rispetto per le Istituzioni, perde la faccia e il suo patrimonio politico pur di mantenere in vita il peggior governo della storia d'Italia. Una vergogna per l'Italia nel mondo, rappresentata da una classe politica che rinuncia alla propria identità, alle battaglie storiche e al buon governo, a vantaggio di bancarottieri, faccendieri, latitanti e ora anche politici indagati per mafia". Il deputato veneto dell’Italia dei Valori Massimo Donadi, ha scritto sul suo blog: “In pochi giorni questo governo ormai allo sfascio ha sferrato un formidabile attacco alla cultura della legalità. Assicurare la fiducia a Romano, accusato di reati gravissimi, e aprire una polemica sull’utilità del certificato antimafia son cose che fanno venire i brividi a chi si è sempre battuto contro la mafia. Hanno offeso, continuano a offendere e offenderanno ancora la coscienza collettiva del Paese, la memoria delle vittime della mafia, e i loro cari e familiari. Il governo s’è messo la coppola in testa e non se ne vergogna”.

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referendum, idv raccoglie 32mila firme
Il Segretario Regionale Gennaro Marotta ringrazia tutti i veneti «Abbiamo chiuso col botto, superando le 32mila firme». Alla fine del “tour de force” referendario Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori e segretario veneto IdV, si può rilassare: «Sabato a mezzogiorno racconta sorridendo - le firme autenticate e controllate raccolte dai banchetti IdV erano 25.427. Le ultime ore frenetiche, con i moduli “bruciati” e le lunghe file dei cittadini veneti, hanno fatto schizzare in avanti il totale. Così siamo arrivati alla quota finale di 32.357 firme, impacchettate negli scatoloni e già spedite a Roma». «Il porcellum ha le ore contate. Adesso - continua Marotta - si tratta solo di consegnare le firme in Cassazione (accadrà venerdì) e di aspettare che l'iter prosegua. Il grande successo dei banchetti di Italia dei Valori, la forza politica che, anche in Veneto, per prima e più a fondo si è impegnata ed ha creduto nel referendum, ci ripaga di tutte le fatiche di queste settimane. Nella nostra regione siamo andati ben oltre le previsioni, quasi triplicando le 12mila firme che ci erano state richieste. Punta di diamante è stata la provincia di Venezia con 11.650 firme, seguita da Padova e, più indietro, Vicenza». «A tutti i 32.357 cittadini veneti che si sono fermati ai banchetti IdV per cambiare la legge elettorale - dice Marotta - va il nostro ringraziamento. Come ho già detto, questa fulminea campagna referendaria è stata una stupenda, e per certi versi sorprendente, dimostrazione di volontà civica. Ogni firma ha raccontato un forte desiderio di democrazia».

IL POPOLO VENETO. Fondato nel 1921 Anno 90 n. 29 / 2011 www.ilpopoloveneto.blogspot.com www.ilpopoloveneto.it e-mail: ilpopoloveneto@gmail.com Direttore Responsabile: Emanuele Bellato . Reg. Tribunale di Rovigo Numero 16/04 . Stampa in proprio (28/09/2011). Giornale gratuito

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pd: la ripresa riparte dal decalogo anci

Il segretario regionale del PD denuncia l’incoerenza della maggioranza di Governo nel rapporto con gli enti locali Padova - «La schizofrenia della maggioranza di governo rischia di piantare al palo la ripresa del Nord-Est». Rosanna Filippin, segretario regionale del PD, interviene nel dibattito sulla crisi economica sposando le ricette presentate ieri da ANCI Veneto, ospite del Comune di Vicenza. «Sposo in pieno la ricetta elaborata nel decalogo esposto ieri (28 settembre ndr) da ANCI Veneto a conclusione dell’incontro ospitato dal Comune di Vicenza. I comuni possono e devono essere il motore di avviamento della ripresa economica - spiega Filippin - e avrebbero le carte e gli strumenti per farlo. Dall’Europa ci spronano in questo verso con parole forti e richieste improrogabili che il governo ha prontamente disatteso. La manovra economica propone un approccio confuso che mette in ginocchio gli enti locali e soffoca le imprese che potrebbero invece ripartire grazie alle risorse liberate dai comuni allentando le briglie del patto di stabilità».«La Lega a Pontida aveva promesso mari e monti in nome di un federalismo “in ritardo sui tempi”, ma ironizza Filippin - tutte le ultime decisioni di governo si stanno rivelando il sarcofago della’agognata rivoluzione federalista. Dice bene il vice presidente ANCI, Borghi, quando paventa un “rischio peggioramento” per l’economia reale: siamo in una situazione di urgenza, che richiede rapidità e coerenza decisionale; soluzioni continuamente ridiscusse e prese in extremis rischiano di deprimere ancor di più le già fragili capacità di un sistema economico in sofferenza».

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Festival delle liberta’ digitali, 3^ edizione

Come rendere fruibile e gratuita l’“autostrada” digitale. 14 giorni tra Veneto, Bologna, Pisa, Roma e Napoli per rendere fruibile a tutti la conoscenza via web. Le novità e il programma del Festival di Wikimedia Italia, dall'1 al 14 ottobre La libertà passa anche attraverso l'espressione digitale: open data, open street map, ebook. Ovvero la libera diffusione via Internet, con annessa possibilità di impiego, della conoscenza, a cominciare dai dati delle pubbliche amministrazioni, delle cartografie del territorio realizzate dagli enti pubblici, dei libri vecchi e nuovi che dal formato cartaceo vengono resi fruibili sul web. Di tutto questo, e molto più, si parlerà al Festival delle Libertà Digitali, organizzato dall’Associazione Wikimedia Italia, giunto quest'anno alla terza edizione. Per il terzo “compleanno” la manifestazione si moltiplica: in programma dall'1 al 14 ottobre, il festival sarà diffuso sul territorio italiano, policentrico, con eventi sia a Vicenza dove è nato che a Padova, Bologna, Pisa, Roma e Napoli. «Con il Festival ci proponiamo di sensibilizzare le persone sulle nuove tecnologie della comunicazione, in particolare sugli aspetti che riguardano i principi etici e la libertà spiega Luca Menini, di Wikimedia Italia - E' ormai fondamentale iniziare a comprendere i

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temi della privacy, dei dati aperti, del software libero, della condivisione della conoscenza, perché siamo nella società dell'informazione: questo implica che il valore economico non è più esclusiva di aspetti materiali, come la produzione di oggetti, ma anche nella cultura e nell'informazione, e nella loro diffusione. Questi aspetti oggi devono essere inclusivi, non esclusivi. Noi quindi affermiamo che non deve essere tolta alle persone la possibilità di operare con questi strumenti come lo desiderano». L'obiettivo della manifestazione organizzata da Wikimedia Italia - associazione italiana senza scopo di lucro che supporta l'enciclopedia libera via web più famosa del mondo, Wikipedia - è quindi diffondere i valori positivi dell'“open source”, i principi etici della condivisione digitale in rete in modo legale di notizie, musica, immagini e programmi che stanno alla base del software libero e della stessa Wikipedia. Condivisione resa possibile anche grazie alla presenza di licenze precise che regolano la diffusione libera, fra cui le Creative Commons. Con l'evento si vuole poi contribuire al rafforzamento della rete di volontari che utilizzano e producono contenuti a scopo sociale, per lavoro o per svago: la manifestazione vuole quindi essere anche luogo di scambio di buone pratiche ed esperienze positive. I temi e i luoghi del Festival 2011 «In questa edizione la manifestazione è programmata con un “canovaccio” di argomenti principali, a cui volontariamente e senza necessariamente essere affiliati a Wikimedia Italia altre persone hanno potuto aggiungere e sviluppare ulteriori temi correlati» precisa Menini. Fra i temi principali che verranno toccati c'è quello degli open data. Le pubbliche amministrazioni hanno a propria disposizione un'enorme mole di informazioni, rilevazioni, dati appunto, che sono fruibili dai cittadini solo in forma cartacea o comunque, anche quando siano già digitalizzati, spesso solo recandosi nelle sedi dell'ente specifico. Queste informazioni, teoricamente già fruibili in modo libero, potrebbero essere messe a disposizione sulla rete così che il cittadino possa impiegarle, per semplici servizi informativi piuttosto che per un'attività di business. «La cittadinanza paga le tasse per avere servizi dalla Pubblica Amministrazione. Mettere a disposizione il proprio patrimonio informativo da parte delle amministrazioni pubbliche è uno di questi servizi - osserva Menini - Facciamo un parallelo “pratico”: la strada che io utilizzo, pubblica, ce l'ho perché pago le tasse. Ed è una infrastruttura a disposizione di tutti. I dati della Pubblica Amministrazione devono essere visti come infrastrutture dai cittadini, e deve essere possibile utilizzarle per i propri scopi tra cui anche il fare business: allo stesso modo per il quale impiego la strada davanti casa per andare al lavoro, o per svolgere l'attività di autotrasportatore». A Padova, il tema degli open data verrà declinato in “open street map”: le cartografie oggi presenti su Internet, ad esempio quelle di Google, sono protette da copyright, dati che non possono essere impiegati per fare business liberamente senza il consenso, a

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pagamento o in forma gratuita, della società proprietaria. Ma in realtà già oggi ogni città e Comune d’Italia ha a disposizione un proprio stradario, accurato e aggiornato continuamente, con i dati del territorio, vie e numeri civici compresi. Le cartografie del territorio vengono realizzate sin dai primi decenni del Novecento, attraverso voli e fotografie aeree, e sono presenti negli archivi delle amministrazioni. «Perché queste informazioni e mappature non possono essere messe a disposizione di ogni cittadino, per semplice servizio informativo o anche con la possibilità di impiegarli per la propria impresa o progetto?» si chiedono a Wikimedia Italia. Il progetto degli open data è di carattere generale: punta a far sì che queste informazioni, soprattutto quelle della Pubblica Amministrazione, vengano messe a disposizione di tutti. Molti di questi dati, del resto, sono già in forma digitale. A Vicenza si parlerà soprattutto di e-book. Da anni nella città di Andrea Palladio la Biblioteca “La Vigna”, centro internazionale di cultura e civiltà contadina, porta avanti l'iniziativa “Adotta un libro”: un progetto di digitalizzazione dei volumi dell'istituto, che dispone di un archivio di oltre 50mila libri compresi testi cinquecenteschi o seicenteschi molto rari che non possono essere toccati, ma che possono essere fotografati e, tramite scansione digitale, divenire disponibili su web. «Quest'anno daremo una mano a “La Vigna” - dichiara Menini - cercheremo nel loro archivio un libro, lo fotograferemo, faremo la pulizia di ogni foto e la scansione, con un incontro pubblico in cui presenteremo il testo digitalizzato e informeremo della sua disponibilità sulla rete». Precisamente, su Wikisource: è uno dei progetti collegati a Wikipedia, una risorsa in cui già oggi è possibile trovare molti volumi in formato “e-book” e collaborare, volontariamente e dedicando il tempo che si desidera, alla digitalizzazione di altri libri. Per farlo si impiega un software che riconosce i caratteri e le frasi della scansione. Il software tuttavia può “tradurre” commettendo qualche errore: il lavoro del volontario sta proprio in questo, collaborando a leggere le parti scansionate ed elaborate per individuare e correggere alcuni errori. In Wikisource sono a disposizione libri di cui non sussistono più i diritti d'autore. Ad esempio sono già presenti alcuni volumi del vicentino Antonio Fogazzaro, di cui quest'anno ricorre il centenario della morte; quindi le sue opere sono libere per tutti da 30 anni. Altre iniziative del Festival sono in programma a Roma con un evento dal titolo “Cultura online: micro-pagamenti, grandi innovazioni”.
Tutti gli aggiornamenti sul Festival delle Libertà Digitali saranno pubblicati sul sito dell'evento: www.libertadigitali.it Il Festival è anche sul social network Twitter: www.twitter.com/LibertaDigitali Contatti: mail a info@libertagitali.org

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L’altra mappa. La geografia al femminile
Martedì 4 ottobre 2011, alle ore 18.00, presso gli spazi Bomben di Treviso presentazione pubblica del libro di Luisa Rossi. Con l’autrice ne discuterà Massimo Rossi Storia della geografia al femminile. È questo l’inedito sguardo sul territorio che la Fondazione Benetton Studi Ricerche proporrà martedì 4 ottobre 2011 alle ore 18.00 negli spazi Bomben di Treviso (via Cornarotta, 7) con la presentazione del libro L’altra mappa. Esploratrici, viaggiatrici, geografe (Diabasis, 2011), frutto di una lunga e approfondita ricerca della geografa spezzina Luisa Rossi, docente nell’Università di Parma. La storia della geografia risulta essere fino ad oggi una “storia senza donne”. Ma dagli interstizi di una storia della geografia, della cartografia e del territorio scritte al maschile, emerge, con Luisa Rossi, un quadro diverso, un’altra mappa del mondo. “Altra” perché i risultati delle ricerche mettono in luce una partecipazione femminile assai più ampia di quella conosciuta. Partendo da qui, dalla pratica del viaggio al femminile, il libro L’altra mappa scopre modalità conoscitive proprie delle donne, sguardi differenti in grado di cogliere aspetti inediti della complessità territoriale, e li restituisce attraverso un’avvincente ricostruzione di casi biografici di alcune viaggiatrici-esploratrici, tra cui si segnala Sibylla Merian, Mary Montagu, Ida Pfeiffer ed Ellen Semple, partecipi della scoperta e della rappresentazione del mondo sia in spazi esotici che vicini. Il lavoro della docente parmense sarà commentato da Massimo Rossi, geografo della Fondazione Benetton, alla presenza dell’autrice. Martedì 11 ottobre, sempre alle ore 18.00, la Fondazione presenterà un altro volume su temi geo-cartografici: Il paesaggio dei tecnici. Attualità della cartografia storica per il governo delle acque (Marsilio Editori, 2010). Il libro, curato dalla ricercatrice dell’Università di Bologna Lucia Masotti, presenta gli atti dell’omonimo convegno internazionale svoltosi nel 2008 tra Bologna e Cremona. Con l’ingegnere trevigiano Andrea Mori, ne parleranno Luigi Fortunato, direttore dell’AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po), Massimo Rossi, Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton, e la curatrice.

Per informazioni: tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it

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Governare le acque a padova

Padova - Sarà aperta dal 4 al 9 ottobre 2011, presso gli spazi espositivi della Fornace Carotta, in p.zza Napoli a Padova, la mostra “Alluvioni e allagamenti: governare le acque a Padova” allestita dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione. Immagini e parole che condurranno il visitatore alla scoperta dell’affascinante e complesso tema della gestione delle acque in un contesto particolarmente urbanizzato com’è la città di Padova. A partire dalla descrizione del nodo idraulico di Padova, dei fiumi, dei canali e degli impianti per il deflusso delle acque interne della città, la mostra illustra le differenti competenze degli enti preposti alla gestione idraulica, le problematiche legate al cambiamento climatico, l'impatto dell'urbanizzazione sull’assetto idrogeologico e gli interventi progettati e in fase di realizzazione per rispondere al problema. Una sezione della mostra è dedicata interamente all’alluvione dello scorso 2 novembre, che ha coinvolto alcune zone della città e molti dei comuni afferenti al Bacino Patriarcati (Bovolenta, Casalserugo, Ponte san Nicolò). Le immagini esposte mettono in luce in maniera drammatica le fragilità e i rischi presenti e la necessità di pianificare ed investire maggiormente, in un’ottica di lungo periodo, nella gestione delle acque e nella messa in sicurezza del territorio che abitiamo. Al tema della tutela del territorio dal punto di vista idraulico sarà inoltre dedicata la serata di approfondimento “Prevenzione del rischio idraulico. Conoscere il territorio per prevenire i rischi e progettare correttamente le infrastrutture”, organizzata dal Centro Studi “L’Uomo e l’Ambiente”, AcegasAps con il patrocinio del Comune di Padova Quartiere 5 Sud, per martedì 4 ottobre alle ore 20.45, presso l’Auditorium di Fornace Carotta in via Siracusa a Padova. All’incontro interverranno Francesco Pavan, Presidente del Consiglio di Quartiere 5 Sud - Ovest, Gianluca Boso di ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto), Ing. Francesco Veronese, Direttore del Consorzio di bonifica Bacchiglione e Fausto Focaccia, Responsabile dell’Ufficio Tecnico Divisione Acqua Gas di AcegasAps.
La mostra rimarrà aperta fino al 9 ottobre 2011, tutti i pomeriggi dalle ore 16.00 alle ore 20.00.Per visite guidate: tel. 049. 8751133 comunicazione-consorzio@baccbrenta.it

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Palio delle contrade. Rievocare veneto

Le Rievocazioni più belle del Veneto a Thiene Domenica 2 Ottobre Uno speciale appuntamento con alcune tra le più belle Rievocazioni del Veneto, tutte insieme in un’unica giornata a Thiene Domenica 2 Ottobre. Saranno ben 7 infatti le Rievocazioni protagoniste della prima edizione di Rievocare Veneto, tante quante le province, selezionate per rappresentare la storia e l’importanza del territorio, la sua vocazione turistica, la memoria dei fatti che l’hanno segnato. Un’iniziativa promossa dalla Provincia di Vicenza e dall’Associazione Pedemontana.Vi Turismo che ha trovato in Thiene la città adatta ad ospitarla, oltre che il patrocinio della Regione Veneto. Il 2 Ottobre quindi Thiene diventerà il centro di una delle manifestazioni rievocative più importanti dell’anno, con la presenza delle seguenti rievocazioni: per la provincia di Vicenza La Partita a Scacchi di Marostica, per la provincia di Treviso La Dama Castellana, per la provincia di Verona Le Pasque Veronesi, per la provincia di Padova Voci dal medioevo di Trambaque, per Rovigo Arquata - Musici e sbandieratori arcuatesi, per Venezia il Palio di Noale e per Belluno il Palio di Feltre. Ovviamente non mancherà una rappresentanza della rievocazione della città ospitante, Thiene 1492. L’iniziativa coinvolge moltissimi figuranti che presenteranno al pubblico le vicende storiche rievocate, i loro abiti e le loro migliori esibizioni tra sbandieratori, musici, battaglie, danze e sfilate. La manifestazione prenderà il via alle 15.30 quando tutte le Rievocazioni ospiti si presenteranno al pubblico tramite esibizioni accompagnate dalla narrazione della loro storia, fino alla sfilata rievocativa delle singole rievocazioni che chiuderà la manifestazione

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intorno alle 19.00 Durante la giornata ci sarà anche la premiazione del Palio delle contrade, che si terrà a Thiene Sabato 1 Ottobre. Il Palio, Thiene, e l’origine delle sue sette Contrade Ogni Contrada è stata collegata a una delle grandi famiglie presenti a Thiene fin dai primi secoli del secondo millennio a partire dai Thiene, giunti nel XIII secolo, fino ai Cornaggia, abitanti nell’omonima villa in Conca. In occasione del Palio, ogni partecipante alle gare, indosserà la casacca con i colori di una casata. Non è stato facile abbinare tutte le contrade ai “nobili signori” identificandoli con un determinato territorio, giacché possedevano terreni e case in tutto il territorio thienese. Per esempio, a metà del ‘500, era di proprietà dei Porto mezzo migliaio di campi, un quarto dell’intera superficie agraria estimata thienese. I possedimenti dei Da Thiene erano anche maggiori. A questi grandi proprietari terrieri si aggiunsero i Pajello, i Macchiavelli, i Berengan. Tutti costruirono bellissime dimore, alcune delle quali ancora testimoniano la ricchezza, il gusto, lo splendore del rinascimento nella Terra di Thiene. Ultima famiglia nobile giunta in città per abitare uno storico palazzo furono i Cornaggia, che acquistarono nell’Ottocento la villa fatta erigere da Giacomo di Thiene in Conca negli anni Settanta del XV secolo.

1. Contrada Ca’ Pajella Gli stendardi con i quali è imbandierata la contrada sono verdi e rossi: i colori dello stemma nobiliare della famiglia Pajello, i ricchi possidenti che pure a est di Thiene avevano delle proprietà. Di origine bavarese, il primo antenato giunto a Vicenza nella prima metà del XII secolo al seguito dell’Imperatore Lotario II, fu Corrado. La storia del ramo thienese iniziò nel 1670 con Alessandro di Scipione. Possedevano campi, broli, palazzi. Le polizze dell’estimo forniscono l’esatta consistenza di un patrimonio piuttosto cospicuo. I Pajello acquisirono anche dei terreni compresi delle attuali vie Europa, Santa Anastasia, Divisione Julia lungo la quale costruirono la residenza di campagna, chiamata Cà Pajella e che negli anni ’30 divenne proprietà della famiglia dell’on. Balasso. Scrive A. Rossi ne “I Pajello a Thiene. “Su un altro documento successivo del 1657 i fratelli Achille e Alessandro…dividono tra loro i beni di Thiene e di Grumolo Pedemonte: ecco comparire la “Cà Pajella” anche se non è chiamata così. Il pronipote Alessandro fu “amico dell’agricoltura, la promosse a Thiene ove possedeva et pubblicò di spesso le sue osservazioni”. In effetti era uno stimato agronomo che diede alle stampe testi di sicuro interesse.

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2. Cappuccini La Contrada Cappuccini viene imbandierata con gli stendardi azzurro e oro: sono i colori della famiglia Porto, le cui proprietà di espandevano in gran parte del territorio thienese. I Porto, famiglia vicentina di giudici e di notai, investì, dalla metà del ‘300, somme considerevoli per l’acquisto di terre a Thiene. Dopo la demolizione dell’antico maniero, nel 1453 Francesco Porto diede avvio ai lavori di costruzione, nel centro di Thiene, della splendida villa, un gioiello architettonico tardo gotico molto simile ai palazzi veneziani, con ampi spazi destinati alla lavorazione dei prodotti della terra. La contrada Cappuccini diventa “famosa” a partire da quel sabato della primavera del 1530 quando, oltre la contrà Castelletto - verso Marano - la Madonna col Bambino in braccio, apparve a tre pastorelle, fra i rami di un olmo. Ben presto si diffusero notizie inerenti i miracoli che si ottenevano per intercessione della Vergine e molte persone affluivano al piccolo santuario. Leggendo il resoconto delle Visite Pastorali della diocesi di Padova apprendiamo che la cappella aveva le pareti coperte di tavolette votive. Lo storico thienese Giovanni Rossi indica il luogo dove presumibilmente potevano abitare le pastorelle: “…Bisogna ricordare che a metà del fossato che da via Castelletto menava al convento, si intersecava (ed esiste ancora) una strada campestre detta le Vianelle [Vianelle di Sotto ora via Pastorelle] . Il nonno ricordava che sul punto di raccordo esisteva un capitello. Dunque Vianelle, appellativo dialettale, può essere la riduzione di Villanelle: le tre fanciulle che scendevano proprio da quella stradella. Forse si fermavano a recitare preghiere davanti al capitello dell’incrocio. La stradella conduce verso l’alta Thiene: precisamente al Cortivo, complesso di abitazioni, allora assai rustiche, quasi a ridosso del vecchio mulino. Là la mia fantasia ha collocato la casa delle tre pastorelle…” 3. Contrada del Centro: il cuore dei commerci thienesi Il centro storico è imbandierato con i colori della famiglia Machiavelli o Maclavelli: il rosso e l’azzurro. La Contrada si sviluppò attorno a un primo insediamento romano, una villa rustica costruita dal soldato romano (assegnatario di un terreno che il Senato Romano conferiva ai militari nelle zone conquistate) e dal cui nome deriva quello di Thiene. Oltre ai vari reperti risalenti a quell’epoca, ancor oggi si può individuare l’impianto tipico romano del “castrum”. Si riconoscono facilmente il “decumanus” (est-ovest) nel Viale Bassani e Via G. Colleoni e il “cardo”con Via S.M. Maddalena e Via Zanella. Nel medioevo il cuore della Città era occupato da un castello del quale rimane un’unica traccia visibile: la porta maggiore sopra la quale svetta il campanile del Serlio. Demolito dopo varie incursioni degli Ezzelini e di altri eserciti che si contendevano la “terra di Thiene”, fu sostituito dalla splendida dimora storica fatta costruire da Francesco Porto nel 1453. La superba villa di campagna della ricchissima famiglia vicentina, divenne una vera e propria azienda agricola, centro del potere economico legato all’agricoltura e all’artigianato. La famiglia Machiavelli giunse a Thiene verso la metà del Cinquecento. Il palazzo a rombi, costruito alla fine del XV secolo e che si affaccia nell’attuale piazza Chilesotti, è tutt’ora ben conservato. La famiglia possedeva terreni agricoli, oltre che in diverse zone di Thiene, anche verso la periferia est, in zona Bosco dei Pretti (area citata in un documento del 1346), fino agli allora confini con Zugliano. Era in tale zona che si svolgeva la fiera franca del bestiame. Con la dogale del 1640, il Doge Francesco Erizzo aveva decretato che ogni anno, il 24 giugno, festa del patrono, si svolgesse una fiera

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franca di cavalli e bovini. Era un contributo indispensabile per la ripresa dell’economia messa in crisi dalla devastante epidemia di peste del 1630 che causò nella sola Thiene quasi 800 morti. A soli 10 anni di distanza dalla catastrofe, iniziano a sorgere i più bei palazzi in citta’: la loggia Piovene-Parminiom, Cà Brogliano-Pajello, Salici, Chilesotti Fabris, e tanti altri. 4. Contrada Conca “Nel 1284 già esisteva, anche come denominazione, la Contrada Conca, dove avevano proprietà i Montemerlo, i Porto, i Da Marano e altri ricchi possidenti. Era, anche in quei tempi una delle zone più abitate di Thiene” scrive Nicola Scudella. Il nero e l’oro dei drappi esposti in conca, sono i colori dello stemma dei Cornaggia, famiglia giunta a Thiene alla fine dell’Ottocento e imparentata con i Mangilli, nobili friulani ai quali cedettero la proprietà alcuni decenni dopo. Angelina, la sfortunata figlia di Fedele Lampertico, abitò in villa durante il matrimonio con il marchese Fabio Mangilli, sposato nel 1876 (il marchese chiese il divorzio nel 1892). Palazzo Thiene-Cornaggia, storica dimora dei conti Thiene i cui discendenti vivono ancora in Città, venne fatto erigere verso il 1470 in stile gotico-veneziano-rinascimentale. A lato della villa troviamo la cappella gentilizia di San Girolamo (vulgo San Gaetano) voluta dal conte Giacomo, il capitano che condusse la brigata thienese a Rovereto. La Conca può essere definita la seconda zona artigianale di Thiene già a partire dal XIV secolo. La Roggia, uscendo dal centro di Thiene, corre a fianco dell’antica via Codalunga, al termine della quale troviamo il Bottonificio Facchinetti che sorse in un precedente insediamento produttivo: ancora ai primi del ’600 era un mulino con due ruote, che Alessandro Beregan aveva acquistato dai conti Porto; poco dopo costruì accanto un “filatoio de seda”, sicuramente in funzione nel 1655. Ma la contrada è nota anche per aver ospitato il Tezon (nell’attuale parco Chilesotti), la fabbrica di salnitro, un sale che, entrando nella composizione della polvere da sparo, era ritenuto particolarmente prezioso. Voluta a Thiene dalla Serenissima, era stata costruita tra il 1579 e il 1580. 5 - 6. Contrade Rozzampia e Santo Le due contrade a sud di Thiene sono identificate con i colori oro e verde: tinte dello stemma araldico dei Berengan che costruirono la splendida villa dopo aver acquistato, nel 1637, il podere denominato Cà Mazzocca. Vi abitarono pressoché stabilmente i fratelli Giovanni Battista e Alessandro Berengan. I Berengan erano di origini vicentine, ma i notevoli interessi spinsero alcuni membri della famiglia a trasferirsi nelle campagne di loro proprietà, terreni acquistati dai Machiavelli, Ghellini, Thiene. Alessandro fu il membro della famiglia che maggiormente contribuì all’affermazione del casato a Thiene. Il suo matrimonio con la contessa Faustina Chiericati, nobildonna appartenente a una delle più influenti famiglie vicentine, rafforzò il suo prestigio. Dal matrimonio erano nate Vittoria, Laura e Maria Aurora e il “figliolo diletissimo” Nicola. Venuto alla luce il21 gennaio 1627, fu un esponente di rilievo nell’ambiente letterario veneto. Ricevette ambiti riconoscimenti, come il Collare di San Michele in Francia (ed era giovanissimo). Tuttavia un tragico evento segnò la sua vita. Era domiciliato a Venezia, dopo il matrimonio con Orsetta Garzadori, e nel 1649 la sua famiglia venne aggregata alla nobiltà di Venezia. Ma il 5 febbraio ne fu bandito per aver assassinato in laguna un mercante tedesco di Amburgo al quale doveva mille ducati. Fu graziato il 18 aprile 1660. Nicola Berengan frequentò regolarmente la sua

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villa di Thiene dove nacquero tutti i suoi figli. Non trascurò gli affari derivanti dalle notevoli proprietà, ma si dedicò sempre con passione a comporre testi poetici e filosofici. 7. Contrà San Vincenzo…la prima zona artigianale di Thiene Argento e azzurro sono i colori distintivi della famiglia dei conti Thiene (per le bandiere è stato utilizzato il bianco in luogo dell’argento e il giallo al posto dell’oro in quanto tinte non reperibile nei tessuti adottati). Thiene dà il nome ad una casata la cui origine non è annoverata fra le aristocrazie feudali. Il capostipite Vincenzo giunse a Thiene da Arsiero. Il primo atto che lo nomina è del 1280. Arricchitosi in tempi brevissimi, la sua discendenza, soprattutto nei secoli XIV e XV influirà notevolmente sull’economia vicentina. Vincenzo, che morì prima del 1304, è ricordato dai tre figli, Marco Uguccione e Miglioranza, con una lapide datata 5 maggio 1333, posta sulla facciata della chiesa di S.Vincenzo nella

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contrada Capodivilla (com’era chiamato il quartiere nei primi secoli dell’anno Mille). Centro dei loro interessi fondiari, i Thiene vi avevano costruito una villa, successivamente demolita per dar luogo all’attuale ospedale. La loro ascesa sociale fu rapidissima. Furono sostenitori dei veronesi Della Scala, prima di avviare più ampi rapporti. Per esempio Simone divenne consigliere del re di Napoli. Giacomo trattò, nel 1404, la dedizione di Vicenza a Venezia. I Thiene, nel 1469, furono insigniti dall’imperatore Federico III del titolo di Conte Palatino sopra il Vicariato di Thiene. Per lo sviluppo della contrada e di tutta la Città, fu fondamentale la costruzione della Roggia, realizzata fra il 1279 e il 1281, nella quale scorrevano le acque deviate del Timonchio. Con l’apertura della roggia il commercio ricevette una forte spinta propulsiva. Sorsero lungo il corso d’acqua numerose botteghe artigiane. Si lavorava il legno, il ferro, la lana, la canapa…L’ultimo sogaro, ancora in attività nel secolo scorso, aveva la sua bottega proprio in Contrà San Vincenzo. Anche l’attività dei calderai s’incrementò notevolmente, soprattutto per garantire le attrezzature per i tintori e per la lavorazione della seta, nonché per la produzione dei formaggi. Tre attività che costituirono la base dello sviluppo dell’artigianato thienese.

Palio DELLE CONTRADE. IL PROGRAMMA
La giornata del Palio sabato 1° ottobre prenderà il via dalle 10.00 nell'arena di piazza Chilesotti con i giochi per gli adulti: birilli, cerchio, tiro alla fine. Poi pausa di ristoro per tutti, all'Osteria degli Orsi, di fronte al municipio, o alla tradizionale Taverna che sarà allestita in piazza Chilesotti: un momento conviviale per assaporare i piatti tipici di un tempo. Dalle 15.00 via nuovamente ai giochi del palio: sarà il momento dei bambini, con le sfide dei birilli e del cerchio. E poi tutte le sette contrade in campo contemporaneamente per il gioco collettivo della “campana” che coinvolgerà bambini, ragazzi e adulti. Verso le 18.00 è atteso uno dei momenti clou dell'evento: la “corsa delle uova” in corso Garibaldi. Partenza davanti al municipio, staffetta di quattro persone, che dovranno portare un cestino di uova e avranno anche qualche difficoltà a sorpresa in più. Una sfida che richiama la tradizione e le antiche vicende thienesi. Correva l'anno 1500 e si narra che a Thiene la contessina Ginevra Porto, amata sposa di Antonio Thiene, trovandosi nella necessità di preparare una gustosa frittata, di cui il marito andava ghiotto, si accorse che nella madia non c'erano uova. Furono proprio tutte le contrade di Thiene ad aiutare la contessina Ginevra e a portare al Castello, il più velocemente possibile, le uova necessarie per la frittata. La contessina, grata per aver ottenuto quanto le serviva, promise che in segno di riconoscenza si sarebbe svolto un palio. E alla contrada vincitrice venne assegnata in premio la “Gagliarda di Ginevra”, ovvero la famosa Porchetta Roversà, preparata secondo l'antica ricetta di maestro Martino da Como. Sarà così anche sabato 1° ottobre e la “corsa delle uova” sar à l'ultima sfida per la conquista del palio. A chiudere la giornata la “cena delle contrade” in corso Garibaldi: festa a tavola per tutti, con i vincitori che potranno cibarsi del gusto prelibato della Porchetta Roversà. Il palio invece sarà consegnato alla contrada vincitrice domenica 2 ottobre nel pomeriggio dal Sindaco di Thiene Maria Rita Busetti nel corso della manifestazione “Rievocare Veneto”. A fare da cornice ai giochi del palio ci saranno numerosi gruppi che animeranno con musica, colori, fantasia e tradizione, tutti rigorosamente in costume d'epoca: Modi Versus, Convivio dei Giullari, Giullar Cortese Gianluca Foresi, Commenda Maladense, Gruppo Arcieri e il falconiere Franco De Muri. La regia e la direzione artistica dell'evento sono di Alberto Chester Stella.

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A palazzo zabarella: il simbolismo in italia

Federico Bano annuncia "Il Simbolismo in Italia". L'appuntamento, per molti versi imperdibile, è dal 1° ottobre di quest'anno al 12 f ebbraio del 2012, a Padova, in Palazzo Zabarella (via degli Zabarella 14). A realizzare questa nuova impresa la Fondazione Bano, qui ancora una volta insieme alla Fondazione Antonveneta, ha chiamato Fernando Mazzocca e Carlo Sisi con Maria Vittoria Marini Clarelli, direttore della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Il tema e l'ambito sono ben noti: a cavallo tra Otto e Novecento, l'inconscio irrompe nell'arte e nulla sarà più come prima. E' la scoperta di un mondo "altro", affascinante, intrigante, di una nuova lente che vira la percezione di ogni realtà, si tratti di un paesaggio fisico e di un moto dell'anima. E' la storia di un movimento che si estende velocemente su scala europea ma che qui viene compitamente - ed è la prima volta - indagato nella sua fondamentale vicenda italiana. Non senza proporre confronti oltre confine e in particolare con l'ambito austriaco del Simbolismo: valgano tra tutti la Giuditta - Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, celebre capolavoro di Franz von Stuck: due opere che valgono da sole la visita alla mostra. Ma se i raffronti internazionali sono di assoluta qualità, ciò che di italiano offrono le otto sezioni di questa mostra, non è certo da meno. Sono opere che, nel loro insieme, ricostruiscono quel dibattito sulla missione dell'arte che infuocò quegli anni di decisive mutazioni sociali. Opere che evocano ciò che aleggiava negli ambienti letterari e filosofici di Gabriele D'Annunzio o di Angelo Conti o nei cenacoli musicali devoti a Wagner, mentre le Esposizioni portavano in Italia i fermenti dei movimenti europei. Proprio con una esposizione, la Triennale di Brera del 1891, si apre l'itinerario della mostra che presenta affiancate Le due madri di Giovanni Segantini e Maternità di Gaetano Previati, quadri che segnano la sintesi fra divisionismo e contenuti simbolici. Segue una

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sezione dedicata ai 'protagonisti': gli artisti italiani e stranieri che parteciparono direttamente a quell'avventura poetica cresciuta intorno al Manifesto del 1886 di Jean Moréas e all' "arte di pensiero" foriera della poetica degli stati d'animo. "Un paesaggio è uno stato dell'anima" scriveva Henry-Frédéric Amiel e a questo principio è ispirata la sezione che, trattando del sentimento panico della natura, espone opere dove prevalgono, nella rappresentazione del paesaggio, la nebbia, i bagliori notturni, la variabilità atmosferica, le situazioni insomma più facilmente collegabili ai turbamenti psicologici. A prefazione di questo tema l' Isola dei morti di Böcklin nella raffinata ed inedita versione di Otto Vermehren, affiancata dai dipinti di Vittore Grubicy, di Pellizza da Volpedo, di Plinio Nomellini. Il mistero della vita è il soggetto della successiva sezione. Qui troviamo la rappresentazione di azioni quotidiane: la processione, le gioie materne, il viatico, la partenza mattutina. Emblemi di quell' "artista veggente" che aveva il compito, secondo le teorie simboliste, di decifrare il mondo dei fenomeni e di cogliere le affinità latenti e misteriose esistenti tra l'uomo e la realtà circostante. Alle soglie del Novecento, Angelo Conti affermava che la natura, anche nelle sue calme apparenze, era "tutta uno spasimo, una frenesia di rivelarsi ed esprimere, per mezzo dell'uomo il segreto della sua vita": un segreto che spesso era demandato a rappresentazioni dense di rimandi letterari, di evocazioni mitologiche cariche di sensualità, in cui l'artista esibiva la capacità di trasformarne quei contenuti in immaginazioni rare e coinvolgenti, come nei dipinti di Pellizza da Volpedo, Morbelli e Casorati. L'ispirazione preraffaellita domina la pittura di Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis realizza le aspirazioni figurative di D'Annunzio, Galileo Chini intesse sontuose e iridescenti allegorie, Leonardo Bistolfi interroga la Sfinge, Gaetano Previati riscopre nella storia il dramma di Cleopatra: le sezioni che illustrano il mito e l'allegoria propongono i capolavori di questi artisti mettendone in evidenza la portata internazionale attraverso il confronto clamoroso per importanza e qualità - con le opere di Gustav Klimt e di Franz von Stuck. E' nella sezione dedicata al 'bianco e nero', cioè alla nutrita produzione grafica degli anni fra Otto e Novecento, che meglio si comprende il dialogo degli italiani con la cultura figurativa mitteleuropea, impegnata ad indagare i più riposti sentimenti dell'uomo, i suoi fantasmi interiori. Spiccano in questa i fogli di Gaetano Previati, di Alberto Martini, di Romolo Romani, di Giovanni Costetti, di Umberto Boccioni, del giovane Ottone Rosai, che variano dall'allegorico, al fiabesco, al fantastico, all'orrido, confermando l'idea allora ricorrente che solo attraverso il disegno si riuscisse a preservare la spiritualità della visione dalle scorie della quotidiana esperienza. Il percorso della mostra si conclude nella 'Sala del Sogno', che alla Biennale di Venezia del 1907 aveva consacrato le istanze e le realizzazioni della generazione simbolista creando una vera e propria scenografia affidata all'ingegno decorativo di Galileo Chini e agli artisti che, con la loro militanza, avevano contribuito ad alimentare le poetiche del 'piacere' e dell'inquietudine, della bellezza e del mito, della spiritualità e degli stati d'animo, sostenendole con tenacia fino alle soglie della rivoluzione futurista cui introducono due capolavori ancora simbolisti di Umberto Boccioni come Il sogno (Paolo e Francesca) e La sorella intenta a cucire. “Il Simbolismo in Italia” Padova, Palazzo Zabarella, Via degli Zabarella, 14 – Padova 1 ottobre 2011 - 12 febbraio 2012 Informazioni, biglietti e prenotazioni: tel. 049.8753100, info@palazzozabarella.it

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modernita’ Atene, tra storia e modernita’

“Diario di viaggio”, rubrica a cura di Francesca Monti Atene è una città che mi ha sempre affascinato, fin dagli anni della scuola, quando leggevo delle epiche battaglie contro Sparta, delle leggende mitologiche legate alle divinità dell’Olimpo, delle affascinanti teorie dei grandi filosofi come Socrate, Platone e Aristotele, delle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, delle commedie di Aristofane, delle poesie di Simonide o delle storie di Erodoto, Tucidide e Senofonte, e ammiravo la bellezza delle sculture di Fidia. Era da qualche tempo che desideravo passare un week-end in questa città, ma gli scontri degli ultimi mesi, causati dalla crisi economica e politica, mi avevano fatto rimandare il viaggio. Poi ho deciso, dopo aver letto su internet le ultime news ed essermi informata sulla situazione, di prenotare un volo ed andare a vedere coi miei occhi com’era Atene. Patria di Socrate e Platone, secondo la leggenda fu edificata dalla dea Atena. Un'altra versione del mito spiega che l'origine della città è dovuta alla dea Atena non come fondatrice, ma solo nelle vesti di protettrice. Il mito racconta che, al momento della fondazione della città, il Fato aveva stabilito che sarebbe diventata ricca, prospera e la più potente di tutta la Grecia. Atena decise, quindi, di prenderla sotto la sua custodia. Tuttavia, anche Poseidone la voleva sotto la sua protezione, poiché la cittadina era molto vicina al mare. Atena e Poseidone entrarono in conflitto, perché nessuno dei due voleva concedere la giovane città all'altro; neppure Zeus riuscì a metterli d'accordo. Così Atena propose di lasciar decidere ai cittadini chi ne avrebbe preso la custodia. Atena e

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Poseidone riunirono il popolo della città sull'Acropoli e dissero che ciascuno dei due avrebbe concesso un dono: il regalo giudicato migliore avrebbe fatto vincere la rispettiva divinità. Poseidone fece comparire un magnifico cavallo, mentre Atena fece nascere dal terreno un ulivo. A quel punto dalla folla si fece avanti uno degli anziani più autorevoli affermando che entrambi i doni erano degni di essere scelti e avevano un significato: il cavallo rappresentava la forza, il coraggio, la guerra, mentre l'ulivo la prudenza, la serenità, la pace. L'anziano disse anche che la guerra poteva portare ricchezze, potere, ma era incerta; invece la pace, anche se i beni che concedeva erano meno vistosi, era più sicura e duratura. Tutti concordarono con le parole dell'anziano e scelsero il dono di Atena, che diede il suo nome alla città. Dopo la decisione, i cittadini promisero a Poseidone che avrebbero innalzato un tempio anche per lui e gli avrebbero concesso i sacrifici dovuti, per mantenere il suo favore: infatti, Atene si trovava poco distante dal mare, e quest'ultimo sarebbe divenuto il fulcro della sua civiltà. Sotto la protezione di Atena, dea della saggezza, Atene diventò una città fiorente, abile anche nelle guerre, per l'intelligenza e per l'attento uso della tattica dei suoi comandanti. Finché Atene mantenne i valori della prudenza, della diplomazia, della pace, visse senza problemi: quando li abbandonò, decadde e venne assoggettata. Secondo un’altra leggenda, la città sarebbe stata fondata dal leggendario Cecrope, che era mezzo uomo e mezzo serpente. Il mito lo considera primo re di Atene. La capitale della Grecia non è solo storia, miti e leggende, è anche modernità, venditori ambulanti con i loro vestiti coloratissimi, taverne, night club e teatri all’aperto ed è stata resa ancora più bella dalle Olimpiadi del 2004. Arrivata all’aeroporto El. Venizelos, ho preso il bus che mi avrebbe portato fino a Piazza Syntagma, cuore della città. In realtà siamo dovuti scendere poco distante dalla piazza perché in quel momento c'era una contestazione pacifica con tanto di striscioni e chitarre, di alcuni gruppi che protestavano contro le decisioni prese dal governo. Ho posato lo zaino all'ostello che avevo prenotato, nel quartiere di Plaka e ho iniziato il mio viaggio alla scoperta della città. La Plaka è abitata da circa 7.000 anni e non è stata intaccata e modificata dagli scavi. Proprio per il suo aspetto inalterato, è una delle zone più turistiche della città con le sue botteghe caratteristiche, i palazzi e le chiese bizantine, i monumenti appena nascosti dalle piccole stradine e i numerosi negozi di souvenir e oggetti particolari. E' piacevole passeggiare tra i vicoli e cenare in uno dei tanti ristorantini all'aperto, ascoltando il sirtaki e la musica degli artisti di strada, in un’atmosfera rilassata e coinvolgente. Seconda tappa: La Torre dei Venti, chiamata anche horologion, è una torre ottagonale in marmo Pentelico, situata nell'agorà romano di Atene. Il costruttore è presumibilmente Andronico di Cirro, che l'avrebbe realizzata nel 50 a.C; ma secondo altre fonti sarebbe stata costruita nel II secolo a.C., prima del resto del foro. La struttura è alta 12 metri e ha un diametro di circa 8 metri. Nel passato era sormontata da una specie di banderuola a forma di Tritone, indicante la direzione del vento.

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Sotto il fregio raffigurante le otto divinità del venti - Borea (N), Kaikias (NE), Euro (E), Apeliote (SE), Noto (Astreo) (S), Lips (SO), Zefiro (O), e Skiron (NO) - ci sono nove meridiane. All'interno si trova una clessidra, funzionante tramite l'acqua proveniente dall'Acropoli. Nel periodo paleocristiano l'edificio fu usato come campanile per una chiesa bizantina. E' rimasta parzialmente sepolta sotto terra fino al XIX secolo. Esiste una torre simile a Sebastopoli, costruita nel 1849, ed un'altra a Bergamo, costruita nel periodo fascista. La Torre dei Venti si trova all’interno dell'agorà, dove pulsava il cuore commerciale, politico e amministrativo di Atene e tutti gli uomini si ritrovavano per prendere decisioni politiche importanti e concludere affari. Proprio nell'agorà, nel 399 a.C. , il grande filosofo Socrate fu condannato a morte perché accusato di corruzione nei confronti della gioventù e nonostante gli fosse stato offerto un modo per salvarsi, il filosofo volle comunque scontare la sua pena, bevendo la cicuta, dimostrando a tutti l'importanza del rispetto delle leggi. L'Hephaisteion o Tempio di Efesto è un tempio greco situato poco sopra l'antica agorà. E' uno dei templi dorici meglio conservati al mondo, pur essendo meno noto del vicino Partenone. Il tempio è conosciuto anche come Theseion, perché ritenuto erroneamente in epoca bizantina, il luogo di sepoltura di Teseo. E’ arrivato finalmente il momento più atteso del viaggio, la visita alla mitica Acropoli. La salita a questo meraviglioso monumento è abbastanza faticosa, soprattutto per il gran caldo, ma all'arrivo la vista ripaga lo sforzo. L'Acropoli domina la valle circostante da uno sperone di roccia, è caratterizzata da bellissimi monumenti ed è il simbolo universale della civiltà e dello spirito classico, ricco di fascino e di mistero. E' il più grande complesso

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architettonico ed artistico lasciato dalla civiltà greca a tutto il mondo: una collina rocciosa dove sono sorti importantissimi pensieri filosofici e ambiziose strategie politiche. Durante l'epoca di Pericle fu realizzata la ricostruzione dell'acropoli, con la costruzione del Partenone, dei Propilei ed in seguito dell'Eretteo e del Tempio di Atena Nike. Il Partenone è uno dei Templi più belli di tutta l'umanità. Simbolo di Atene e della sua cultura intellettuale che si contrapponeva alla forza fisica per governare le cose del mondo tipiche della città avversaria, Sparta, fu eretto nel quinto secolo avanti Cristo sull'acropoli ateniese in onore della dea Atena Parthénos, per volere di Pericle, dagli architetti Ictino e Callicrate. Il Partenone è il più grande esempio di arte dorica, è dotato di diciassette colonne sui lati lunghi e otto sui lati corti. Le decorazioni scultoree furono progettate da Fidia, come la statua di Athena Parthénos, andata purtroppo perduta. Nei secoli successivi il Partenone fu trasformato in chiesa cristiana prima e in moschea dopo la conquista ottomana della Grecia. I turchi utilizzarono il tempio come deposito di armi e munizioni. Nel 1687 durante l'assedio veneziano alla città di Atene, un colpo di mortaio sparato da una nave colpì il tempio che fu praticamente distrutto. In seguito si provvide alla ricollocazione delle parti superstiti, ricostruendo solo parzialmente il tempio, al quale tuttavia mancano numerose parti scolpite che nel XVIII secolo gli inglesi acquistarono dai turchi e trasportarono a Londra dove sono conservate nel British Museum. Da visitare il Museo dell’Acropoli che ospita molte opere famose tra cui: il Moscoforo, i Quattro delle Cariatidi dell'Eretteo, la Kore del Peplo, l'Atena pensosa, la Metope del Partenone di Fidia. Tra l’agorà e l’Acropoli si trova l’Areòpago (Άρειος Πάγος "Collina di Ares"). Nel periodo monarchico vi si riuniva il collegio delle supreme magistrature dello stato presiedute dal re (governo dei 9 arconti), mentre intorno al 624 a.C. tale termine venne utilizzato per indicare l'assemblea degli anziani (ex arconti). La sua principale funzione era quella di occuparsi della custodia delle leggi contro ogni violazione e della giurisdizione sui delitti di sangue. Il suo orientamento fu del tutto conservatore, e la sua composizione formata da membri provenienti dall'aristocrazia, per anzianità o per principi ereditari, accentua il suo indirizzo moderato e sancisce il suo ruolo decisivo nella custodia delle leggi, della pubblica moralità e dei culti cittadini. L'areopago perdette lentamente il controllo della vita pubblica col sorgere delle prime forme di democrazia, che presero subito piede rispetto alle leggi arcaiche dell'arcontato, i cui membri erano addirittura eletti a vita, senza possibilità di rinnovo del consiglio. A partire dal 487 a.C. ci fu il declino dell'areopago, grazie alla rivoluzione democratica avviata da Clistere, con la fondazione della Boulè. Areòpago deriva da Ares, dio della guerra greco. Secondo la leggenda il dio sarebbe stato accusato di omicidio da Poseidone, dio del mare greco, e Ares sarebbe stato giudicato da dodici dei, riuniti come giudici del tribunale, proprio in quel luogo. Secondo un'altra versione storicamente sulla collina sorgeva un tempio dedicato ad Ares. Un'altra tappa consigliata è il Museo

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Archeologico Nazionale di Atene, fra i dieci musei più importanti al mondo per la vastità e la ricchezza delle sue collezioni, che ripercorrono le origini di questo affascinante Paese e tracciano il percorso di tutte le culture che sono passate da qui. Il patrimonio presente nel Museo Archeologico Nazionale di Atene è diviso in vari settori: al pianterreno, la sezione delle sculture e quella preistoria, dove si ripercorrono i primordi della storia della Grecia, mentre al secondo piano si trova la splendida collezione delle ceramiche. Dopo un buon gelato acquistato a Monastiraki, mi incammino per le vie di questo splendido quartiere, che brulica di vita grazie al famoso mercato che si tiene in questa zona. Il mercatino di Monastiraki è un’esplosione di colori e di vivacità, dove si può trovare di tutto, dagli strumenti musicali alle scarpe, dai vestiti usati a cellulari, elettrodomestici, cd, video e addirittura caviale. Tantissime le bancarelle immerse nei vicoletti e nelle stradine di Monastiraki che ospita anche bellissime chiese e monumenti da visitare. Sparsi in ogni angolo artisti di strada, bar e caffè all’aperto, venditori di frutta fresca e scca. Prossima tappa: Piazza Syntagma, il cuore della città. Il nome "Syntagma" può essere reso in italiano come piazza dello Statuto o piazza della Costituzione e fa riferimento alla maestosa facciata del parlamento alla cui base è situato il monumento al milite ignoto sorvegliato dagli "Evzones", guardie con il caratteristico costume greco. Il parlamento greco è monocamerale ed è composto da 300 deputati eletti per 4 anni con sistema proporzionale. Il parlamento esercita la funzione legislativa insieme al governo. Si riunisce di diritto il primo lunedì del mese di ottobre, a meno che il presidente della repubblica non l’abbia convocato anteriormente. Piazza Syntagma è una delle principali mete turistiche di

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Atene per la sua storia tormentata e per la sua vicinanza alle zone più interessanti e affascinanti della città. In questi giorni la piazza è occupata da alcuni gruppi che protestano contro la manovra di governo per salvare la Grecia dal tracollo economico. In giugno la zona è stata al centro degli scontri tra polizia e manifestanti, ora la situazione è leggermente più tranquilla. Da vedere lo Zappeion, una costruzione neoclassica situata nella parte meridionale del centro storico di Atene e progettata dall'architetto danese Theophil Hansen. La realizzazione di questo edificio è dovuta ai progetti del commerciante ed organizzatore Evangelos Zappas, che aveva devoluto parte dei suoi beni nell'organizzazione di manifestazioni sportive internazionali. Dopo l’apertura avvenuta nel 1888, questo edificio fu utilizzato per i Giochi Olimpici del 1896, quelli della I Olimpiade dell'età moderna. Per l'occasione, lo Zappeion ospitò le competizioni di vari sport di combattimento. Zappas, il mecenate, nel frattempo era già morto. Il trattato per l'entrata della Grecia nella Comunità Europea nel 1981 fu firmato proprio nello Zappeion. Nei pressi del monumento si trovano i bellissimi Giardini nazionali e a circa 700 metri più a est c’è il Tempio di Zeus, costruito sulle rovine di un tempio preesistente per volere dei tiranni Pisistratidi nel 515 a.C. Durante gli anni della democrazia ad Atene non si continuò a costruire il tempio perché la costruzione era ritenuta un'insolenza verso la divinità, se edificata sulle basi gettate dai Tiranni. I lavori ricominciarono nel 174 a.C. sotto Antioco IV, durante la dominazione macedone. Il tempio venne riprogettato dall’architetto romano Cossutius, in modo che fosse il più grande che il mondo avesse mai visto, così come desiderato dal sovrano macedone. La costruzione fu nuovamente interrotta quando il sovrano morì nel 163 a.C. Il tempio fu completato da Adriano tra il 129 e il 131 d.C. Il sovrano dedicò il tempio a Zeus, conosciuto a Roma come Giove, il re degli dei. Fece erigere una statua in oro e avorio di Zeus nella cella e, poco distante da questa, una sua statua grossa quanto quella del dio. Non rimane tuttavia nulla dell'interno del tempio, distrutto dai barbari e usato come cava di pietre. Si pensa che però, come molti altri edifici in Grecia, possa essere stato distrutto da un terremoto durante il Medioevo e che le rovine rimaste furono reimpiegate come materiali da costruzione. Nelle vicinanze si trova anche lo Stadio Panathinaiko (in greco Παναθηναϊκό Στάδιο, "stadio di tutti gli Ateniesi"), noto anche come il Kallimarmaron, (cioè "dei bei marmi"). E’ uno storico stadio di Atene, l'unico al mondo costruito interamente con marmo pentelico (quello proveniente dal Monte Pentelico). Lo stadio è inoltre famoso per aver ospitato gli eventi principali dei Giochi della I Olimpiade, dei Giochi Olimpici intermedi ed alcuni eventi dei Giochi della XXVIII Olimpiade. Nell'antichità, venne usato per ospitare i Giochi Panatenaici, in onore della dea Atena, protettrice della capitale greca. Durante l'età classica, lo stadio aveva i posti a sedere in legno; venne rinnovato con il marmo del monte Pentelico dall'arconte Licurgo nel

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329 a.C. Nel 140 a.C. venne ampliato da Erode Attico, raggiungendo i 50.000 posti. Rimasto sepolto per diversi secoli, venne riscoperto nel 1870 e restaurato con i fondi di Evangelis Zappas, per i Giochi Olimpici di Zappas, un personale tentativo di rinascita delle antiche Olimpiadi, giochi che si tennero nel 1870 e nel 1875. Venne restaurato una seconda volta nel 1895, in occasione dei primi Giochi Olimpici, grazie al benefattore greco George Averoff. Lo stadio è stato costruito molto tempo prima che le dimensioni delle strutture sportive di atletica leggera fossero state standardizzate e per questo la sua pista segue l'antica traccia. Può contenere circa 80.000 posti su 50 file diverse di gradini in marmo. Nei tempi recenti, questo stadio venne usato spesso come sede di celebrazioni per vittorie sportive, come quella della Nazionale di calcio agli Europei o la cerimonia di apertura dei Mondiali di atletica leggera del 1997, con un concerto del compositore Vangelis. Durante i Giochi Olimpici del 2004, il Panathinaiko ospitò il torneo di tiro con l’arco e l'arrivo della Maratona, vinta dal campione azzurro Stefano Baldini. Infine il Pireo, il porto di Atene, dal quale oggi si possono prendere navi e traghetti per tour in alcune delle più belle isole della Grecia, come Samo, Chio, Mikonos, Creta, Rodi, Egina, Hydra, solo per citarne alcune. La città è costellata di negozi, botteghe e mercatini sparsi un po’ ovunque, dove poter fare shopping. Ci sono poi quartieri dove trovare boutique di alta moda, come nelle zone di Glifada, Kifissià e Kolonai. Discoteche, locali alla moda e divertimento sono concentrati principalmente nella zona di Monastiraki, Piazza Syntagma e Piazza Omonia, mentre per una cena tipicamente greca consiglio i ristoranti e le taverne della Plaka. Buona la cucina che propone piatti interessanti come la moussakà, un pasticcio di carne e melanzane, i souvlaki, spiedini di carne e verdure, i dolmades, foglie di vite ripieni di riso, cipolle e pomodoro con erbe aromatiche, la tyropitakia, formaggio fuso al forno in piccoli triangoli di pasta sfoglia. Famose sono le insalate come la choriatiki, con pomodoro crudo, olive, peperoni, cipolle e feta, il buonissimo formaggio greco, ottimo anche fritto. Numerosi sono anche i piatti a base di pesce. Un ingrediente che non manca mai sulla tavola greca è lo yogurth, servito con frutta secca e miele, o impiegato per preparare salse, come la tzatziki, con cetriolo, aglio e olio. Come bevande ci sono la birra, il caffè greco, la retzina, tipico vino bianco locale e l’ouzo, aperitivo a base di anice. Insomma, una città molto bella, con tante sfaccettature, che unisce storia e modernità, cultura e divertimento.