SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 30 SETTEMBRE 2011 DICHIARAZIONE INSERITA A VERBALE

In qualità di capogruppo del gruppo consiliare Insieme per Filetto, prima di passare alla discussione dei punti all’ordine del giorno di questo consiglio, intendo rilasciare la presente dichiarazione, che chiedo venga allegata integralmente al verbale della seduta. La seduta odierna del Consiglio, presenta alcuni aspetti che intendo sottoporre all’attenzione del Sindaco, del Segretario comunale e dei consiglieri tutti, anche al fine di mettere in evidenza, ai sensi del regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale, la necessità di apportare una variazione all’ordine del giorno. Pongo alla vostra attenzione due elementi, la data di convocazione di questo consiglio, e la modalità di convocazione del Consiglio stesso. Infatti, il Sindaco in data 24 settembre ci ha notificato la convocazione del Consiglio in sessione ordinaria. Tra i punti all’ordine del giorno di questo consiglio così convocato vi è, al terzo punto, l’approvazione di un “regolamento per l’installazione e la concessione di bacheche”. E’ opportuno, quindi, fare una riflessione, senza entrare nel merito della discussione sul regolamento, che necessariamente ci fa tornare indietro di qualche mese, per la precisione al 14 aprile 2011 quando, come risulta al n° protocollo 1417 del Comune, il Gruppo di minoranza presenta richiesta per installare due bacheche. Il 17 maggio ci viene risposto che per installare delle bacheche nel Comune di Filetto c’è bisogno di un apposito regolamento. Dopo un sollecito, senza alcun riscontro del 27 luglio del 2011, il gruppo di minoranza, visto che questo regolamento non viene alla luce, in base alla facoltà che la legge assegna a un quinto dei consiglieri, chiede al Sindaco la convocazione del Consiglio, inserendo tra i punti all’ordine del giorno la proposta di adozione di un regolamento e ne presenta una propria bozza da portare all’approvazione. Questa richiesta porta il protocollo 3487 del 08 settembre 2011. CINQUE MESI DOPO LA PRIMA RICHIESTA. Ma non è solo questo il punto. Infatti, dopo che sono trascorsi cinque mesi e dopo che la minoranza si è legittimamente avvalsa delle proprie facoltà che gli sono attribuite per Legge, il 22 settembre 2011 il Sindaco, anziché dar seguito alla richiesta dei consiglieri di convocazione del consiglio, comunica che tra i cinque punti richiesti nessuno può essere accolto, dando un’interpretazione del tutto personale e, a nostro parere, illegittima di quanto la Legge prescrive. E non si vuole entrare solo nel merito delle caratteristiche, a dir poco scortesi che questo diniego contiene nei confronti delle persone ma, soprattutto, è mancato il rispetto dei diritti dei consiglieri, sia pure essi in una parte che si pone in alternativa alla maggioranza. Il Sindaco, infatti, che nel caso specifico è anche Presidente di quest’assemblea, non ha offerto quelle necessarie forme di tutela che la Legge garantisce alle minoranze.
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Tra l’altro, nella comunicazione del Sindaco, emerge anche un ulteriore aspetto legato alla questione del regolamento delle bacheche, infatti, egli ci comunica, sempre il 22 settembre, in riferimento all’approvazione del regolamento, di aver già predisposto la “PROPOSTA DI DELIBERAZIONE” che viene addirittura allegata alla sua comunicazione. Dopo ben 5 mesi trascorsi, dopo i solleciti e, infine, la richiesta di un Consiglio da parte della minoranza che presenta una propria bozza, il 22 settembre il Sindaco ignora questo e, finalmente, tira fuori una propria bozza di regolamento, dichiarando che essa verrà portata in Consiglio a fine mese e invitando il capogruppo di Insieme per Filetto a partecipare ad una riunione il 24 settembre alle 9,30 per confrontarsi su entrambi i regolamenti. Ovviamente, la minoranza non poteva partecipare a quella riunione! E di seguito vediamo di capire il motivo. Arrivando a questa seduta del 30 settembre, a differenza di quanto dichiarato dal Sindaco il 22 settembre, vi è la novità che siamo in una seduta convocata in sessione ordinaria e, quindi, certamente non si tratta del Consiglio chiesto dalla minoranza, anche perché non ci sono i punti in discussione da essi richiesti, e vi è la novità che la proposta di adozione del regolamento non è più posta in votazione con la bozza del Sindaco ma con quella che la minoranza aveva presentato chiedendo di riunire il Consiglio per discuterla insieme a tutti gli altri punti.

Viene proprio da chiedersi, alla luce della riflessione di cui vi sto facendo partecipi, se non era più semplice, seguendo quanto la Legge prevede, dar corso alla richiesta della minoranza di convocazione del Consiglio. Del resto, seppure la Legge lo prevede, i consiglieri proponenti null’altro avrebbero potuto se la maggioranza si fosse espressa in senso contrario a quanto posto in discussione in un dibattito aperto. I Consiglieri possono votare contro se una proposta non piace, ma nessuno deve negare che vi sia la possibilità di un dibattito. E nessuno può negare questa possibilità, nemmeno il Sindaco! Allora, secondo voi colleghi della maggioranza, perché non si poteva discutere sulle nostre proposte? Perché non si è potuto discutere delle varie interrogazioni sottoposte all’attenzione del Sindaco? Perché questa volontà di negare il dialogo e il confronto nelle sede naturale quale è il Consiglio? Perché ci deve essere questa idea negativa in base alla quale se qualcuno parla, propone e si manifesta apertamente contro, deve essere additato come il nemico da abbattere, da schiacciare?

E qui un appello particolare, soprattutto ai più giovani, non accettate mai più queste logiche. Non accettate che non si possa parlare nemmeno del fatto che, nel 2011, ci sia ancora qualcuno che possa dire a un giovane: ”se vuoi dimostrarmi di saper usare il computer, devi avere la patente …per usare il computer!”

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Questione pregiudiziale e sospensiva Ai sensi dell’art. 35 c.1 e c.2 del regolamento del Consiglio, intendo sollevare “una questione pregiudiziale e sospensiva” e chiedo che il terzo punto all’ordine del giorno: “regolamento per l’installazione e la concessione di Bacheche” non venga discusso visto che non sono stati rispettati i termini, in quanto si tratta di un testo proposto dal gruppo di minoranza sulla base della facoltà di convocare il Consiglio concessa a un quinto dei consiglieri dagli art. 39, c.2 e 50, c.2 del Testo Unico 267/2000 e recepita dallo Statuto comunale del Comune di Filetto all’art. 11, c.3 nonché dal regolamento per il funzionamento del Consiglio all’art. 18, c.4. Quindi, l’approvazione del regolamento per l’installazione delle bacheche, non doveva essere inserito nella presente seduta, convocata in sessione ordinaria senza tutti gli altri argomenti richiesti, ma nel Consiglio convocato dal Sindaco “in un termine non superiore a venti giorni quando ne faccia istanza un quinto dei consiglieri, ponendo all’ordine del giorno le questioni richieste” (art. 11 dello Statuto ar. 39 e 50 del T.U. 267/2000). Per questo motivo, sempre ai sensi dell’art. 35 del regolamento, chiedo di rimettere in discussione l’argomento ad altra adunanza appositamente convocata, anche a titolo di “risarcimento” di quanto è stato violato nei confronti del gruppo di minoranza, prevedendo che in tale sede vi siano inseriti e portati in discussione tutti gli altri punti oggetto della richiesta inoltrata in data 08.09.2011 e acquisita al protocollo del Comune al n° 3487. Nel caso contrario, il gruppo di minoranza abbandonerà l’aula in quanto la discussione, sarebbe svolta in un contesto di illegittimità. A titolo di promemoria, sinteticamente ricordo che i punti all’ordine del giorno trattavano: 1. proposta di abolizione dei gettoni di presenza per i consiglieri comunali e membri delle commissioni consiliari, con destinazione delle somme in favore di persone in difficoltà da individuare secondo criteri fissati dall’ente ambito sociale; 2. delibera di impegno per il Sindaco e la Giunta per la riduzione delle indennità del Sindaco e l’abolizione delle indennità degli assessori, con destinazione delle somme in favore di cittadini in difficoltà da individuare secondo criteri fissati dall’ente ambito sociale; 3. delibera di impegno per il Sindaco e la Giunta per la riapertura di un bando di concorso per l’assunzione di un impiegato comunale; 4. Proposta per l’approvazione di un regolamento per l’installazione di bacheche per la comunicazione politica; 5. Discussione di n° 7 interrogazioni proposte dal gruppo di minoranza.

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In particolare, nelle interrogazioni nemmeno menzionate nella comunicazione del Sindaco del 22 settembre e respinte quasi fossero quesiti infernali, va detto che esse potevano, da sole, rappresentare motivo di convocazione d’urgenza del Consiglio, se richiesto dal quinto dei consiglieri. Infatti, si trattava di questioni quali:  informazioni sul Censimento Generale della popolazione;  sull’Art. 17 c. 9 Statuto Comune di Filetto per le ripetute assenze in Giunta di un assessore;  la vendita a un prezzo inferiore alla stima del mezzo autospazzatrice Bucher tragato BSAM659;

 spiegazioni sull’esclusione delle ditte di Filetto dai lavori per la sostituzione quadri elettrici, armature stradali, le finestre;  informazioni sull’istanza del sig. Nicola Di Rado;  notizie più dettagliate sul viaggio a Strasburgo. Tutto questo non meritava di avere una discussione nella sede più opportuna quale è il Consiglio Comunale? Il fatto che ciò sia stato negato, ci ha obbligato a rivolgerci al Prefetto per chiedere soddisfazione, e ha messo in rilievo i difetti di un atteggiamento chiuso al confronto e al dialogo, il tentativo di mascherare le questioni e creare quei piccoli, quasi invisibili, ostacoli, quel concedere le cose all’ultimo momento o appena dopo, quel voler riaffermare una sorta di supremazia a tutti i costi. Ma mette in evidenza anche un altro aspetto, quello della possibilità di decidere e sindacare sulla volontà degli altri. Non può essere così, il Sindaco non può decidere se le proposte che la minoranza presenta siano o meno degne di essere accolte! Le deve portare in discussione senza impedimenti, questo dice la Legge! E qui, veniamo a un'altra questione non meno rilevante. Art. 51 regolamento - Interpretazione Ai sensi dell’art. 51 del regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, intendo sollevare un’eccezione rispetto all’interpretazione dell’art. 20 dello stesso regolamento. Ecco cosa dice questo articolo:

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Come si vede, questo articolo è palesemente illegittimo in quanto esso offre, ove non può, la possibilità discrezionale in merito rispetto alla piena e legittima capacità deliberativa del consigliere comunale. Infatti, in relazione alla convocazione del Consiglio comunale soccorrono tre atti di differente natura: il TUEL del 2000, lo Statuto comunale e il regolamento del Consiglio comunale (i primi due hanno natura normativa. Il terzo no - Il Comune, infatti, ha potestà regolamentare unicamente in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni che siano ad esso attribuite - art. 117, comma 6, Cost.). Nel caso specifico, proprio in base all’art. 20 sopra richiamato, nella sua comunicazione, in maniera illegittima, il Sindaco del 22 settembre prot. 3713 testualmente afferma che “non si ritiene di accogliere” la proposta di deliberazione, di fatto respingendo la richiesta di convocazione del consiglio avanzata da un quinto dei consiglieri. Per questo motivo, si solleva l’eccezione nei confronti di quest’articolo al fine di rimuovere definitivamente anche il dubbio che ciò sia possibile, chiarendo che il Sindaco non può impedire la convocazione del Consiglio né entrare nel merito delle proposte. Il Testo Unico 267/2000 stabilisce che “il presidente del consiglio comunale o provinciale è tenuto a riunire il consiglio, in un termine non superiore ai venti giorni, quando lo richiedano un quinto dei consiglieri, o il sindaco o il presidente della provincia, inserendo all’ordine del giorno le questioni richieste” (art. 39). E così anche lo Statuto del Comune di Filetto, ove si legge: “il Sindaco convoca e presiede le sedute del Consiglio comunale, ne fissa la data di convocazione, determina l’ordine del giorno dei lavori. Provvede inoltre a riunire il consiglio in un termine non superiore a venti giorni quando ne faccia istanza un quinto dei consiglieri comunali assegnati, ponendo all’ordine del giorno le questioni richieste” (art. 11). In base al T.U. 267/2000, quindi, il Sindaco non ha alcuna discrezionalità: né circa la convocazione del Consiglio all’art. 39, comma 2 è scritto: “è tenuto” a riunire il Consiglio; non è scritto “può” riunire il Consiglio né circa la richiesta di iscrizione delle proposte all’o.d.g. (“inserendo all’ordine del giorno le questioni richieste”, afferma perentoriamente il TUEL). Il Sindaco non può entrare nel merito delle proposte. Il suo intervento potrebbe essere lecito unicamente per ragioni di legittimità formale (es. la richiesta non è sottoscritta da almeno 1/5 dei consiglieri (Cons. Stato, I sez., 5 maggio 1999, n. 1597); ovvero nel caso in cui la proposta riguardi una materia che non sia di competenza del Consiglio o, ancora, quando riguardi un oggetto illecito. Infatti, bisogna sottolineare che, qualora il Sindaco avesse la possibilità di impedire il Consiglio o entrasse nel merito degli argomenti posti in discussione, in tal caso resterebbe frustrata la ratio sottesa alla previsione legislativa dello Stato: quella di apprestare una efficace tutela per le minoranze presenti in Consiglio

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In questa prospettiva, il Sindaco/Presidente ha non solo l’obbligo di convocare il Consiglio, ma anche quello di rispettare la proposta da inserire all’O.d.G., così come viene avanzata, senza possibilità di manipolazione alcuna. Ad ammettersi il contrario, l’effetto sarebbe ancor più grave, in quanto, trattandosi di un Comune con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti, ed essendo il Presidente del Consiglio ed il Sindaco la stessa persona, si finirebbe per rimettere alla volontà del Sindaco la funzionalità dell’organo democratico. Questo non è ammissibile in un ordinamento come il nostro, che prevede che tutti gli Enti siano dotati di Assemblee democraticamente elette e rappresentative della collettività locale, con adeguate garanzie per i diritti delle minoranze. A conclusione, nel rinnovare l’invito a riflettere su quanto ho illustrato, ribadisco la richiesta pregiudiziale e sospensiva, ai sensi dell’art. 35 c.1 e c.2 del regolamento del Consiglio, e chiedo di non discutere il punto n° 3 all’ordine del giorno. Nel caso contrario, il gruppo di minoranza abbandonerà l’aula in quanto la discussione, sarebbe svolta in un contesto di illegittimità. Inoltre, sollevo l’eccezione ai sensi dell’art. 51 per l’interpretazione dell’art 20 dello stesso regolamento. Infine, un ultimo appello, cessate questa inutile ostilità nei confronti di chi si esprime in maniera alternativa, ritrovate la capacità di accettare la discussione, date alla minoranza ciò che gli spetta: la convocazione d’urgenza del Consiglio, così come previsto, con tutti i punti all’ordine del giorno richiesti.

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