compagni di classe una battuta sentita il giorno precedente alla TV della Germania occidentale, di cui la visione non era

precisamente vietata ma neanche molto gradita dalla parte del partito (veniva considerata come “propaganda sporca del capitalismo”). La battuta era così: “L'uomo ha 2 gambe e 32 denti. Nel Politbüro della Germania orientale è al contrario”. Il Politbüro era l'ufficio della politica, il comitato più alto del partito. Nessuno di noi ragazzi capiva veramente cosa significava, ma era divertente lo stesso. Soprattutto per qualcuno che la trovava tanto divertente al punto da raccontarla a qualche maestro. Due ore, o due lezioni e mezza dopo, durante la lezione di matematica elementare arriva la segretaria e dice qualcosa alla maestra guardando verso di me. Da ragazzino non si ha mai la camicia troppo pulita, infatti alcuni giorni prima avevo tirato con degli amici dei pezzi di carbone verso le finestre del secondo piano nella stanza degli insegnanti.... Quindi comincio ad agitarmi...soprattutto quando dicono “G., il preside ti aspetta. Adesso!”. Dopo un cammino che mi sembrava più lungo del solito arrivo all'ufficio del preside. Egli mi aspetta dietro la sua scrivania, con a fianco due uomini in giacca e cravatta (come sul film Matrix, ma con molto meno stile e senza occhiali costosi). Intanto il simpatico preside si ritira nella stanza a fianco e mi lascia parlare con questi due signori che si introducono come come addetti della Schulaufsichtsbehörde (Sovrintendenza per la scuola). Cominciano a dirmi che avevano ricevuto troppe segnalazioni riguardando il mio comportamento, quindi dovevano parlarmi di persona per decidere se trasferirmi in una scuola più “adatta” a me. Per esempio un'internato statale. Sentendo tutto ciò non ho soltanto preso paura, ma un vero e proprio attacco di panico. Mi ero ricordato di ogni sasso tirato, di ogni scherzo fatto agli insegnanti - cominciavo a pensarli come se fossero stati crimini di chissà quale calibro. Sapete come un ragazzino pensi facilmente che queste cose pesino all'inverosimile. Intanto davanti a me i due signori preoccupati “per il mio comportamento dimostrato nel passato e la mia inadeguata integrazione nel collettivo socialista”, aprono una cartella. Dentro a questa cartella si trova quasi tutto quello che avevo fatto nei primi due anni di scuola, addirittura le conversazioni tra me e i miei amici su cose che dicevano i nostri genitori. “K.: Ma da dove hai preso le Matchbox (macchinette in scala da collezionare, anni '80) Mio papà ha detto che non è permesso avere contatti in Germania occidentale. G.: Mio nonno spesso spedisce pacchi da Berlino ovest, mi regala le Matchbox perchè qua non ci sono.” etc...” In questa cartella si potevano anche trovare le fotografie della mia famiglia. Mi ero accorto solo dopo che in quella cartella c'erano anche le conversazioni fatte a casa mia e le risposte dei miei genitori.

Dopo avermi spaventato quasi fino alla morte cominciarono a pormi delle domande: A casa tua si guarda spesso la TV occidentale? I tuoi genitori di che cosa parlano durante la cena? Hai mai parlato con tuo nonno? L'hai mai visto? Che cose vi, manda in quei pacchi? Io rispondevo: “… [ehm questo e quello] … No no, c'erano anche (consulta la cartella) dei fumetti di topolino e zio paperone.” Loro mi domandavano: Tu sai che è propaganda contro la nostra repubblica? Mi avevano detto: “Siamo solo preoccupati per il tuo comportamento futuro, è meglio perte se lasci perdere il contatto con tuo nonno. In realtà non ti vuole bene ma cerca soltanto di corromperti. Siamo anche preoccupati per la tua famiglia e l'ambiente in cui cresci se li permettono il contatto con te”. Insomma tutto questo andava avanti per circa due o tre ore, ma a me ragazzino sembrava di continuare per sempre. Inutile dire che dopo mi hanno anche obbligato a non parlare di questo incontro con nessuno, specialmente non con la mia famiglia che “potrebbe già essere corrotta”. Mio nonno cosa centrava in tutto questo? Egli era “ospitato” nel carcere famoso “Bautzen II”, condannato per essere un “traditore di stato” per motivi vari. Dopo nove anni l'occidente lo “comprava” libero e da lì in poi abitava a Berlino ovest. Per motivi “assai ovvi” tutta la famiglia di suo figlio, mio padre, era sotto sorveglianza. Ho visto mio nonno per la prima volta nella mia vita circa un anno e mezzo dopo, nell'inverno '89-'90. Non mi sembrava così cattivo come mi veniva suggerito. Anni dopo ho visto tutto il materiale che la Stasi aveva raccolto su di noi. Sono centinaia di pagine, la nostra vita privata analizzata con quella dannata precisione tedesca. Quindi... Sig. Agostini, lei crede veramente che non abbiamo nulla da temere dalle telecamere? Cosa succede con i dati raccolti? Chi li può usare? Si lo so, è tutto coperto dalla legge. Tutto legale, insomma. Ma si tenga ben presente una cosa: Lo era anche per quelli che vent'anni fa intercettavano la mia famiglia, che ammassavano quintali di dati privati e perfino interrogavano in maniera spaventosa un bambino di otto anni per due ore solo perchè raccontava una battuta. Tutto legale e coperto dalla legge! A questo punto finalmente mi “sveglio” in campo dei Frari, già alcuni turisti mi guardano con aria strana. E continuo leggere: " Ma da gennaio, col nuovo Decreto sulla Sicurezza, non avremmo neppure più l'obbligo di segnalazione [...] Su questi temi si fa sempre confusione e si tende a dimenticare che in quanto forze dell'ordine non siamo soggetti alla privacy " - Marco Agostini, in "la Nuova Venezia", 13 luglio 2009

Neanche la Stasi in quanto tale era legata alla privacy, per loro non esisteva affatto. Eppure erano addetti che semplicemente seguivano le istruzioni date dai loro superiori, in piena concordanza con la legge. Ricordo: Quello stato non si chiamava “Terzo Reich” ma “Repubblica Democratica Tedesca”, infondo aveva tutte le caratteristiche per esserla. Una costituzione, un parlamento, elezioni (guidate) etc. Quello che in gran parte la faceva diventare uno stato totalitario era come essi erano connessi. Quelli che spiavano i loro vicini, essendo IM oppure membri ufficiali della polizia, lo facevano credendosi dalla parte giusta. Da quella del pacifismo, della democrazia, dell'antifascismo etc. Credevano di difendere questi ideali. Adesso, vent'anni dopo mi chiedo cosa avrebbero potuto fare con un tale sistema di videosorveglianza come l'Argos oppure le telecamere “Dome”...Almeno nel passato dovevano raccogliere in maniera “analogica” i dati. Ah si: I dati venivano raccolti per “motivi di sicurezza”. Quella mia, come mi dicevano quei due signori. Grazie del pensiero. G.S.

http://tramaci.org/?stasi/index.etex

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