You are on page 1of 94

1

MICHAEL BREEN

Dipinto da un amico di Chitai in Taiwan, Febbraio 1984

Gregorio e Chitai Pettè

2

Tre vite in una

3

GREGORIO PETTÈ

TRE VITE IN UNA
AUTOBIOGRAFIA

4

Tre vite in una

5

PREFAZIONE
È principalmente grazie ai fondatori della Chiesa di Unificazione (i Veri Genitori)1 che posso oggi scrivere la mia biografia con questo titolo; un titolo sicuramente emblematico per chi non mi conosce e forse anche per chi mi conosce. Nel finale del film «Braveheart», il protagonista risponde a chi lo esortava ad evitare la morte: «Tutti gli uomini muoiono, ma non tutti gli uomini vivono veramente!». Chiarisco che non penso di aver vissuto una vita spettacolare sotto tutti i punti di vista; è stata però una vita molto intensa, a paragone di quella che penso avrei vissuto se avessi seguito la «proiezione naturale» ereditata dai miei antenati: sono uscito completamente dai canoni familiari tradizionali. Soprattutto dal punto di vista interiore la mia è stata una vita ricca di esperienze relazionali: con Dio, il mondo spirituale e con altri esseri umani. I tre capitoli principali della mia vita: il livello individuale, familiare ed infine la missione attuale, hanno formato un complesso cosí distinto ed intenso di esperienze, da farmi definire la mia vita come: «tre in una»! Sento profondamente di dover ringraziare Dio per avermi permesso di vivere abbracciando e costruendo il mio destino giorno dopo giorno con scelte ispirate da Lui (anche se non sempre ho seguito i Suoi consigli come dovuto); Lo ringrazio per avermi accompagnato e sostenuto, nonostante i miei limiti. Inoltre Dio ha aiutato le persone
1. Veri Genitori: sono la coppia che ha completato il corso che Adamo ed Eva hanno fallito nel compiere, lasciando l’umanitá nell’ignoranza dell’amore di Dio e del Vero Amore da vivere tra simili in terra. 5

In copertina: Gregorio e Chitai Pettè Stampato in proprio

Copyright © 2011 Gregorio Pettè Miami, USA email: gregoriopette@gmail.com Riproduzione vietata

6

Tre vite in una

Prefazione

7

che io avrei dovuto aiutare: mia figlia Laura, mia sorella Giuseppina, mio fratello Mimmo, ed ha persino realizzato un desiderio fondamentale dei miei genitori, nonostante la mia assenza da casa. Credo che quanto sopra sia dovuto al fatto che ho lasciato da parte i miei problemi personali per abbracciare la Sua causa. Dio mi ha aiutato a colmare le lacune del mio carattere impulsivo con una moglie incredibilmente paziente che mi è stata vicina in molti frangenti difficili, come spiegherò dettagliatamente più avanti. Pertanto desidero esprimere tutta la mia gratitudine a mia moglie Chitai (Sung), che ha accettato di sposarmi, seguendo la volontà del Cielo, e che ha sempre mostrato tanta pazienza, nell’attesa del mio raggiungimento di una maturità personale che sicuramente non ho ancora veramente raggiunto... almeno fino ad oggi mentre sto scrivendo! Dedico il mio scritto alle mie figlie ed ai loro sposi: a Laura, a cui chiedo profondamente perdono per averla abbandonata in tenera età, a Francesca e David, a Caterina, a Maria; alle famiglie dei nostri consuoceri; un grazie speciale per Roger e Anne Steinbronn e famiglia, per il gran bene che hanno operato, aiutando David nei momenti difficili del suo sviluppo personale. Dedico questo libro agli antenati delle famiglie Pettè ed Eboli, ed alle loro attuali e future generazioni, nella speranza che le mie esperienze di vita possano servire di ispirazione e guida. Spero che la lettura di questo libro aiuti loro a non commettere i miei stessi errori e sostenga il loro cammino di crescita interiore, attraverso la comprensione del sacrificio che è stato necessario per indennizzare i peccati ancestrali delle due linee di sangue.

La mia vita è stata nel complesso abbastanza controversa, almeno nei riguardi della mia parentela; come Gesù disse: «Nessuno è profeta in patria!». Egli è stato un esempio eclatante di mancata accettazione da parte della sua propria gente. Qualcuno potrebbe obiettare che sono piuttosto presuntuoso se oso paragonare la vita di Gesù alla mia... ebbene, ho imparato che molti fattori accomunano la vita di tutti noi a quella di Gesù, anche se su livelli diversi, e purtroppo non ce ne accorgiamo. Per esempio, tutti noi come Lui abbiamo una missione da compiere nella nostra vita, dal momento che mettiamo piede sulla terra. Inoltre, consapevoli o no, dobbiamo passare attraverso le tre tentazioni del deserto a differenti livelli e momenti della nostra vita terrena. Non entro nei dettagli, altrimenti questo diventerebbe più un libro teologico che un’autobiografia! Mi prenderò la libertà di spiegare qualcosa di più personalmente, per quanti vorranno approfondire il concetto. In breve, ho appreso che tutti abbiamo la missione di lasciare un segno per i nostri discendenti: dal punto vista morale, materiale, sociale. Le nostre scelte di oggi influenzeranno le vite dei nostri figli, nipoti, pronipoti... Perciò sto scrivendo questo libro considerandolo come un testamento. Non voglio apparire troppo drastico, però situazioni come quella che sta avvenendo ora in Giappone (mentre scrivo sono passati appena sei giorni dal terremoto, dal conseguente tsunami e dall’incidente alle centrali atomiche), ci insegnano molte cose sulla fragilità della vita, e ci fanno comprendere quanto è importante amarci nel presente perché domani nessuno sa ciò che succederà.

8

Tre vite in una

Prefazione

9

Un esempio di quanto affermato sopra è stata la fondazione determinante per la vita di noi figli, posta da mio padre Fortunato. La scelta che noi nascessimo nell’Italia del Nord, a Torino, invece che in Calabria - la sua terra natale - dove la situazione sociale era potenzialmente pericolosa, è stata decisiva per il futuro della nostra vita fin dall’infanzia. Pertanto sono giunto ad apprezzare profondamente il fondamento di sacrificio posto da papà e mamma ed a comprendere che non posso considerare la mia vita come una esistenza indipendente. Come ben affermano gli orientali, siamo tutti interdipendenti: nel senso «verticale» siamo relazionati con i nostri antenati e discendenti; nel senso «orizzontale» lo siamo con la società in cui viviamo. Anch’io sono nato con una missione e desidero lasciare questa testimonianza dopo oltre trenta anni dal momento in cui Dio mi ha chiamato ed io ho risposto, facendo del mio meglio per seguire il cammino che Lui mi ha indicato. La nostra vita (con Chitai dopo la Benedizione di Matrimonio) è stata spesa (e continua ad esserlo ancor oggi) principalmente per la gloria delle nostre linee di sangue: Pettè, Eboli, Sung e Pong2; spero di poterlo illustrare chiaramente in questo mio scritto e spero tanto che il modo in cui ho passato la mia vita e il poco che ho realizzato possa essere fonte di orgoglio per tutti i membri delle nostre famiglie. Per coloro che desiderano sapere da dove proviene la mia conoscenza, poiché non ho frequentato scuole classi2. Chitai aggiungerá qualche pagina nella traduzione in Cinese, raccontando della sua infanzia e preparazione per incontrare i Veri Genitori. NDR. Il libro sarà tradotto almeno in tre altri idiomi.

che né seminario, posso dire di aver ricevuto un insegnamento fondamentale per la mia educazione spirituale dal Padre e dalla Madre Moon, che ho accettato nella mia vita come Veri Genitori. Essi mi hanno insegnato come completare il mio processo educativo, iniziato nella famiglia d’origine e ad andare più in alto, per raggiungere la consapevolezza del mio valore eterno come figlio di Dio. Pertanto l’insegnamento dei valori fondamentali della vita, ricevuto con l’esempio dei miei genitori Fortunato e Maria, si è avviato verso il suo completamento. In termini spirituali si può spiegare dicendo che, così come per la grazia della morte e resurrezione di Gesù si è aperta la porta della salvezza individuale, con il Principio Divino3 possiamo oggi varcare la soglia della salvezza familiare e tribale, nel mondo fisico e spirituale... Pertanto sento che non sarà sufficiente l’eternità per ringraziare abbastanza i Veri Genitori Moon per averci dato questo regalo di valore immenso ed eterno. Poche parole tratte da un discorso dato dal Padre Moon il 5 Marzo 2011 a Las Vegas, descrivono sinteticamente il valore dei suoi 92 anni di vita e quello di tutta la sua famiglia, sacrificata per il bene dell’umanità: «Onorevoli ospiti, la mia autobiografia non è un racconto che descrive la vita di una persona ordinaria. È la confessione e l’agenda dei Veri Geni3. Il Principio Divino: la filosofia di vita che i Veri Genitori hanno portato a conoscenza dell’umanità. Il Padre Moon ha conquistato la rivelazione attraverso sacrifici inimmaginabili e ricevuto l’approvazione di Dio, di Gesú e di tutti i Santi.

10

Tre vite in una

Prefazione

11

tori, in cui viene descritta con molta franchezza la mia vita, vissuta per realizzare la volontà di Dio. È la descrizione della mia disperata battaglia contro lo spirito di Satana; ho dovuto percorrere questo sentiero per dare all’essere umano la salvezza. In queste pagine potrete comprendere quanto sudore è stato versato mentre si è combattuta una battaglia tra la vita e la morte. Queste parole sono un modello ed una guida di Vero Amore, di una famiglia che ha superato le numerose crisi che l’hanno minacciata, proseguendo ogni giorno e seminando sudore per la terra, lacrime per l’umanità e sangue per il Cielo». Las Vegas, 2 Gennaio 2011 (Celeste); 3 Marzo 2011 (Solare). Per terminare con questa prefazione, voglio ringraziare Dio e i Veri Genitori per avermi insegnato il Cammino della Vita eterna; i miei genitori Fortunato e Maria che con il loro esempio di vita di sacrificio per il bene della famiglia, sono stati di grande ispirazione ed aiuto nei momenti più difficili della mia vita e, infine, grazie a tutti coloro che ho incontrato nel mio cammino che mi hanno trasmesso qualcosa di importante per la mia crescita interiore. Un ringraziamento particolare va ai miei fratelli Domenico (Mimmo) e Giuseppina (Pina) che mi hanno amato anche se non ho fatto molto per loro nel senso pratico, a mio cognato Gigi che è stato una grande benedizione per la nostra famiglia, a mia cognata Gabriella che ha aiutato mio fratello a «metter la testa a posto», a mia figlia Laura

ed a tutti i cugini e zii delle famiglie Pettè ed Eboli. Dedico questa mia biografia anche alle famiglie Sung e Pong, con le quali ho avuto l’onore di intrecciare la mia vita: alla mamma di Chitai, Huei Fan Pong, che ho avuto il piacere di conoscere in vita, e papà Yoo Han Sung (entrambi nel mondo dello spirito ora); ai fratelli Chi Chung e Chi An ed alle sorelle Chi Fen e Chi Lin (anche lei nel mondo dello spirito), il cui grande cuore ho potuto apprezzare in vita, seppur brevemente. Un pensiero affettuoso e grato va alle famiglie con cui Chitai ed io abbiamo condiviso l’esperienza di vita comunitaria familiare: Gino e Kazue Ventura, Antonio ed Elisabeth Ciacciarelli (ad Antonio un ringraziamento particolare per aver curato l’edizione di questa mia modesta pubblicazione), Ramdane e Lucia Hadj-amar. Desidero inoltre ricordare quei fratelli e sorelle spirituali che con la loro personalità ed amicizia fraterna hanno marcato la differenza: Bruno Piras, Giusy Tagliaferri, Claudia Corsetti, Graziano Segato, Carmelo Cirelli, Mario e Luciana Ferrario, Umberto Angelucci, Gino Ventura, Sergio Valgoi, Pippo Bulla, Celeste Amigoni, Sandro D’Adda, Innocenzo Pirrone. Un pensiero di simpatia e affetto va a tutti i membri del gruppo dei «ginsenisti» degli anni ’80 e missionari degli uffici di Curno e via Zebedia a Milano: Sandro Calidi, Jesus Montenegro, Mario Ferrario, Mario Guiducci, Umberto Angelucci, Giorgio Gasperoni, Franco Bolandini, Mario Di Prima, Carlo e Daniela Zonato, Eugenio Fabiani, Giorgio Boin, Pino Ricupito, Innocenzo Pirrone, Mario Melchiorre, Enrico e Christine Bianchini, Luciano Sampieri, Pino Schiavone, Enzo e Katia Moscato, Mari-

12

Tre vite in una

Prefazione

13

lena Zaupa e Antonio, Dino Corvino, Rosa Malinverni, Laura Di Santo, Gabriella Baioni, Maurizio Liso, Raffaella Iannaccone, Vittorio Patanella, Franco Plantera... Ai membri del gruppo IRIS, ricordando i momenti indimenticabili vissuti insieme, nel lavoro volontario per la Romania: Sandro d’Adda, Sergio Valgoi (con un applauso per aver continuato l’opera), Sergio Trevisiol, Mario di Prima. A tutti quanti fratelli e sorelle, con i quali ho condiviso momenti di grande importanza della mia vita, insegnandomi molto: Bruno Piras, Mario e Luciana Ferrario, Angelo Chirulli, Giorgio e Nicole Boin, Giorgio Figus, Pino e Lorna Russo, Giuseppe e Betti Calì, Umberto e Marilyn Angelucci, Mario e Rina Di Prima, Massimo Trombin, Daniela Donati, Rosetta Conti, Gennaro Migliore, Christine Bianchini, Franco e Giannina Ravaglioli, Mauro e Duk Lim Sarasso, Pippo Termine, Ignazio Cabras, Lucilla Gray, Luciano Fenoli, Valerio e Sybille Masseroni, Enzo La Rocca, Luciano Sampieri, Adosco Comito, Luciano Minotto, Filippo Conidi, Fabio e Wei Fong Chionna, Antonio Fiore, Antonio Inferrera, Pierangelo Beltrami, Carlo Zaccarelli, Angela Sette, Beppe e Franca Rossi, Betti Angelucci, Patrizia Olivero, Laura Dominici, Osvaldo Pedrini, Giorgio Figus, Gabriella Baioni, Marina Cazzullo, Mario Di Lieto, Mario e Edda Grande, Mario Sorace, Gianni Scalisi, Paola Annunziata, Pasquale Lai, Janine Rausis... e chiedo scusa a quanti non ho menzionato, specialmente tra i fratelli e sorelle conosciuti durante le esperienze internazionali: tra i quali ricordo sempre con affetto e gratitudine la famiglia Irwin, Evelyn Drake e Gregorio Villafaña, per l’aiuto dato alla missione per Cuba.

Un pensiero in particolare va ai genitori di Daniela Donati ed ai genitori di Rosetta Conti che mi ospitavano in casa loro quando viaggiavo per lavoro nella regione Marche, esprimendo il sentimento di amore delle loro figlie con il servizio amoroso verso la mia persona... abbiamo condiviso momenti indimenticabili. Carissimi, ho un nodo in gola mentre scrivo, ricordando tutti voi, insieme alle esperienze vissute insieme: veramente indimenticabili per l’eternità! L’intensità delle esperienze vissute con tutti voi cari fratelli e sorelle, mi fa sentire ancora più forte la validità del titolo di questa mia biografia: è stato veramente come vivere per tre volte! In ultimo, in ordine cronologico, dedico questa biografia al Reverendo Kim Sang Soo e famiglia, alla famiglia Kuramoto, ad Henry e Avril Masters, con i quali sto condividendo l’impegno missionario per Cuba, la cui missione ha riempito la nostra vita negli ultimi 15 anni. Un pensiero di profonda gratitudine ed ammirazione da parte mia e della mia famiglia va inoltre alle 130 sorelle missionarie giapponesi, per l’incredibile determinazione e dedizione alla causa comune. Ricordando in particolare la dedizione di Ishida Takako, Hajime Sonoda, Yumiko Morishita, Miyuki Sakura, Yuko Takabu, Ooka Eiko, Wehara San (le ultime due ora nel mondo spirituale). Non posso non rimarcare la partecipazione alla missione di membri e famiglie che in questi anni recenti ci stanno accompagnando con grande solidarietà, a Miami come a Cuba, ai quali dedico in parte questo mio scritto ed il gruppo dei giovani universitari che stanno cooperando con la Missione. Un pensiero di gratitudine va anche a

14

Tre vite in una

Gustavo Godoy, Armando & Vilma, Gloria Avalin e Carlos Torres, per la loro cooperazione ed amicizia nel nostro impegno professionale. Infine una menzione particolare merita Ian Darrah; esprimo la mia gratitudine per avermi offerto la possibilità negli ultimi quattro anni di lavorare per la sua compagnia Tuscanway, mantenendo finanziariamente la nostra famiglia ed inoltre per il legame di rispetto e amicizia che abbiamo potuto costruire in questi anni. Concludo la mia prefazione, associandomi alle parole di benedizione recentemente date dai Veri Genitori in Las Vegas, USA: «Io prego che tutti voi possiate essere i vincitori che sono parte di questa rivoluzione storica e provvidenziale di Dio. Possa la Fortuna Celeste essere con voi, con la vostra famiglia e la vostra nazione, fluendo attraverso i Veri Genitori del Cielo, della terra e dell’umanità».

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

15

Capitolo 1
Infanzia e adolescenza La mia famiglia Alcune difficoltà di rapporto tra papà Fortunato e mamma Maria hanno lasciato un segno profondo nel mio carattere; un esempio di questa cicatrice nella mia vita di adulto è stato il mio atteggiamento squilibrato e contrastante verso il sesso femminile: a volte una eccessiva sensibilità per le sofferenze femminili ed altre volte un approccio possessivo e strumentalizzante. Ricordo le scappatelle di mio padre con gli amici, per bere e giocare a carte: lasciava mia madre sola, a volte anche durante delle feste importanti, e soffrivo nel vederla piangere sconsolatamente in quelle occasioni. Se lo implorava di non andare, la reazione di mio padre diveniva ancora più dura ed a volte violenta. Anche se ero molto intimidito dalla forza di carattere del babbo, dentro di me sentivo una grande indignazione per questo tipo di comportamento e maturai nel tempo un rifiuto verso la cultura meridionale e maschilista che lo ispirava. Allo stesso tempo scoprii con disappunto nella mia vita di adulto che avevo anche io ereditato quel carattere e quegli atteggiamenti! Tutto sommato, i miei genitori sono stati capaci di creare un ambiente di armonia e di educare noi figli con un esempio positivo di valori familiari. Mio padre, nonostante i difetti che ho descritto, ci ha lasciato un esempio di dedizione sacrificale per la famiglia. Per esempio, nono15

16

Tre vite in una

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

17

stante a volte rientrasse la mattina presto, dopo aver passato la notte con gli amici, semplicemente si toglieva il vestito, metteva gli abiti da lavoro e ripartiva in bicicletta per andare e lavorare. Il mantenimento della famiglia con il lavoro era praticamente la sua religione: un valore sacro. Per il resto, riguardo la religione propriamente detta, era contento che frequentassimo la chiesa ma lui non partecipava; questo ad eccezione delle feste comandate o in occasioni speciali di matrimoni e funerali. Non posso dimenticare né ricordare senza lacrime il periodo in cui mio padre, appena uscito da una operazione chirurgica al ginocchio, per non perdere il secondo lavoro serale come trasportatore di legna e carbone, riprese a lavorare prima che finisse il tempo di convalescenza della chirurgia. A volte ci raccontava (ancora piccino non capivo le implicazioni del fatto) di come dovesse trasportare delle ceste di carbone di trenta e più chilogrammi sulle spalle, su per vari piani (a quel tempo non esistevano molti ascensori) e spesso doveva trascinare la gamba ancora ferita gradino per gradino, sollevandola con le mani... Per questa ed altre ragioni, una delle aspirazioni più grandi del babbo era che noi figli studiassimo, perché non dovessimo fare i lavori pesanti di manovalanza che lui stesso aveva dovuto fare; purtroppo noi due maschi, mio fratello Mimmo ed io, non ne abbiamo voluto sapere. Per fortuna mia sorella Pina ha risollevato il morale di papà, studiando fino a conseguire la laurea. Il carattere piuttosto violento di mio padre non era per nulla integrato nella mentalità del nord; per questo dovette pagare delle conseguenze severe nei primi tempi della sua vita a Torino. Ma è proprio grazie a questo suo difetto

che sono ancora vivo: una volta, avevo circa 10 anni, fui intossicato da una iniezione intramuscolare erroneamente iniettata in una vena; mi sentivo male e stavo per morire. Ricordo ancora chiaramente l’atteggiamento combattivo di mio padre fuori del portone dell’ospedale, dove gli infermieri notturni si rifiutavano di prendersi cura di me, quasi burlandosi della sua eccessiva preoccupazione per una «febbriciattola» infantile. Mio padre aveva intuito la gravità del problema e di fronte all’atteggiamento degli infermieri non esitò a minacciarli di morte se qualcosa di grave mi fosse accaduto. Inutile dire che tutti passarono rapidamente all’azione e si presero cura di me senza ulteriori esitazioni. Purtroppo la sua maniera diretta e brutale di affrontare i problemi lo portò ad una azione violenta anche contro se stesso, come se quell’azione potesse essere una soluzione a tutti i suoi problemi personali. Che dire di mia madre: tantissime cose avrei da dire. L’ho sempre vista lavorare, con una fedeltà cieca verso mio padre ed un amore incondizionato verso noi figli; raramente la vedevo riposare. Ricordo ancora vivamente la sua posizione ricurva, la mattina presto e la sera tardi, di fronte al tavolo della cucina ingombro di foglie e fiori artificiali da incollare e riordinare, per guadagnare qualche soldo; mantenne quel lavoro a casa per vari anni. Soprattutto nei momenti di crisi economica familiare, quando papà non aveva lavoro, la mamma era la colonna e l’ispirazione che ci permetteva di non perderci d’animo. Ha sempre dimostrato uno spirito imprenditoriale e positivo (penso di aver ereditato molto da lei), perché era lungimirante e guardava oltre le difficoltà del momento. Proponeva infatti sogni ed obiettivi di benessere familiare per i quali lottare in-

18

Tre vite in una

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

19

sieme. Posso affermare che la realizzazione dell’obiettivo famigliare di possedere un appartamento, realizzato alcuni anni più tardi, sia stata dovuta principalmente alla sua perseveranza. La mamma è sempre stata una persona allegra ed ottimista; il suo cambiamento drastico e depressivo iniziò dopo il suicidio di papà, fatto che la colse completamente di sorpresa e lasciò in lei un segno di profondo dolore, quasi un senso di colpa per non aver intuito in tempo la gravità della situazione. Di mio fratello e mia sorella avrò modo di parlare più avanti; posso anticipare che la relazione con loro quasi non esisteva durante l’infanzia, sia perché avevo trascorso alcuni anni in collegio che per la differenza d’età: cinque anni tra me e Mimmo e sette anni tra me e Pina che, a quell’età, sembrano quasi una generazione. La mia educazione La mia infanzia è stata caratterizzata da una forte irrequietezza. Ero molto curioso, ben oltre i limiti normali di un bambino, e desideravo toccare tutto ciò che mi piaceva. Mi attiravano soprattutto le motociclette; una volta fui duramente punito da papà per averne fatta cadere una, parcheggiata nel cortile di casa. Ero obbediente solo per timore della figura paterna ma, con il passar degli anni, diventai sempre più incline all’indisciplina verso mia madre, figura femminile più debole. Mio padre era molto severo, soprattutto verso di me che ero il primogenito: come quasi sempre accade, il primo figlio è oggetto dell’inesperienza dei genitori; da un lato possono essere positivi l’amore e l’attenzione esclusivi che

il primogenito riceve, ma dall’altro lato ha i suoi inconvenienti, dovuti alle alte aspettative dei genitori. Nel mio caso, papà era assolutamente intransigente e quando alla sera la mamma gli riferiva le mie birichinate della giornata, non esitava a punirmi colpendomi con la cintura e rinchiudendomi poi nel sottoscala al buio, con le braccia legate dietro la schiena. Era questa una posizione delle braccia, con i gomiti che si toccavano dietro la schiena, che dopo pochi minuti faceva sentire una sgradevole sensazione di formicolio, dovuta al rallentamento della circolazione del sangue. Non ricordo esattamente quanto tempo durasse la punizione, ma mi sembrava lunghissimo; molte volte comunque, grazie all’intercessione della mamma, uscivo dal sottoscala dopo breve tempo. Il fastidio alle braccia durava però per un certo tempo. Questa relazione di rispetto-timore verso mio padre purtroppo ha perdurato nel tempo e non sono riuscito ad accrescere molto la mia relazione affettiva verso di lui. Inoltre ha influenzato fortemente la mia relazione con le persone in posizione di autorità, verso le quali ho sempre avuto difficoltà ad essere connesso con il cuore, oltre che per rispetto-timore della loro posizione. Il Collegio All’età di cinque anni, quando mio fratello Mimmo stava per nascere, mia madre dovette insistere con papà affinché trovasse una soluzione per me: ero iperattivo e difficile da controllare, perciò in quel momento sentiva di non potersi curare di me nel modo migliore. Purtroppo i miei genitori, immigrati dal sud, vivevano lontano dalle

20

Tre vite in una

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

21

rispettive famiglie, e non potevano contare sull’aiuto dei parenti per la cura dei figli; la decisione di mettermi in un collegio, per quanto sconfortante per la mamma, apparve come inevitabile. Il primo collegio, dove rimasi per un anno scolastico, si trovava a Carmagnola, alle porte della città di Torino, in cui vivevamo. Per quanto fossero pochi chilometri (circa 30), senza mezzi propri di trasporto pareva come una distanza enorme per tutti noi. La sensazione che ebbi allora (e che ricordo ancora vivamente) fu di abbandono: mai prima di allora avevo vissuto lontano dalla mia famiglia per più di due o tre giorni, ed improvvisamente mi ritrovavo a vivere con degli estranei. Le suore che si occupavano di noi bambini mi sembravano dei secondini delle carceri ed i miei coetanei non potevano certamente sostituire la mia famiglia. I successivi due anni di scuola elementare li trascorsi in un altro collegio: Villa Maria, che si trovava in Torino. Nonostante fosse più vicino a casa del precedente, purtroppo completò il processo di distacco dalla mia famiglia in maniera ancor più profonda. Anni più tardi ho potuto constatare come la mia empatia verso la sofferenza interiore dei miei genitori era fortemente diminuita, a causa di quell’esperienza di separazione. Il collegio è stato un trauma che ha caratterizzato profondamente la mia vita, influenzando negativamente la relazione affettiva con i miei genitori; ciononostante ho potuto constatare, negli anni successivi, come anche questo passaggio della mia vita sia stato guidato da Dio, in preparazione alla scelta radicale di seguire il Suo progetto, invece dei progetti della mia famiglia d’origine.

La mia formazione Fin da piccolo sono stato una persona generosa e sensibile ai desideri altrui. Un episodio simpatico che la mamma mi ricorda sempre, avvenne quando regalai la metà del mio triciclo (il manubrio e la ruota anteriore credo) ad un altro bimbo del vicinato, di origine pugliese; quando a volte incontrava mia madre, le diceva in dialetto: «Signo’ suo figlio me regala totto». La mamma sorride quando lo racconta, rimarcando che ho «le mani bucate» perché regalo facilmente ciò che possiedo... fin da piccino mi è sempre sembrato superfluo l’attaccamento ai beni materiali. Una volta ritornato a casa dal collegio, completai la quarta e la quinta elementare nella scuola vicina alla casa in cui vivevamo. Purtroppo, per quanto fossi generoso e di buon cuore, risentivo dell’influenza della forza prepotente che trapelava dai racconti della vita giovanile del babbo. Il desiderio di imitazione della figura paterna esercitava una forte influenza sulla mia personalità e mi spingeva ad essere a mia volta prepotente. Il Cielo mi stava però educando perché quando volevo fare il forte con i deboli, quasi sempre mi succedeva qualcosa di sgradevole. Ad esempio, porto ancora il segno di una cicatrice sulla mano destra: una volta volevo fare il prepotente con un ragazzino pacifico del quartiere, ma mi ferii la mano nell’afferrare la ruota della sua bicicletta per farlo cadere. Ovviamente dovetti desistere nell’intento e correre a casa per curare la ferita. Nonostante fossi intelligente e perspicace, lo studio era per me come una medicina amara. Riuscivo ad applicarmi solo se il professore di turno sapeva «prendermi per il verso giusto» del mio carattere, ossia motivarmi. Ricordo per

22

Tre vite in una

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

23

esempio il maestro Guadagno che nelle classi elementari mi seppe stimolare nello studio di verbi e coniugazioni; è grazie a lui che appresi le basi della lingua italiana. Alle scuole medie ricordo la professoressa di italiano, che restò solamente un anno; un tempo però che bastò per stimolarmi ad apprendere a memoria lunghi passaggi della Divina Commedia, di cui era appassionata, ed altre poesie classiche; tutto ciò mi portò ad appassionarmi alla letteratura. Purtroppo, senza una relazione appropriata e personalizzata con l’insegnante, la mia parte di personalità «ribelle» non tardava a manifestarsi; i professori perciò mi «schedavano» come discolo ed indisciplinato. Scoprii più avanti nella mia vita che uno dei settori dove avrei potuto trovare la mia realizzazione nello studio era il marketing (studio del mercato), che in quel momento in Italia non si sapeva neanche cosa fosse! Solo le compagnie multinazionali americane lo applicavano con successo in tutto il mondo. Non esisteva neppure ciò che si chiama l’analisi delle inclinazioni del giovane; l’analisi cioè delle sue passioni per indirizzarlo verso un campo specifico di studio. Tutto ciò che ho imparato in seguito nella vita è stato come autodidatta. Ciò che ha caratterizzato la mia infanzia sono stati alcuni fattori importanti, determinanti nella formazione del mio carattere. Il fattore principale è stato dovuto alla difficoltà di ambientazione dei miei genitori come emigranti al Nord, strappati alla loro cultura d’origine del sud. La loro difficoltà nell’educare noi figli in base alla diversa cultura locale, si è impressa nel mio carattere. In pratica vivevo una dicotomia, come una separazione interiore, nell’interagire con gli altri: non mi sentivo totalmente integrato

con l’ambiente sociale in cui vivevo ed allo stesso tempo quando visitavo i parenti mi sentivo un estraneo, anche se cercavano in tutti i modi di mettermi a mio agio. Come già detto sopra e con altri episodi di seguito, durante la mia vita emergerà sempre la difficoltà di coniugare i due aspetti culturali presenti in me per nascita ed educazione. Questo fattore mi causò molte difficoltà nel capire la mia vera natura e formare il mio carattere in modo conseguente. Porto sempre nel cuore il ricordo delle belle feste trascorse insieme alle famiglie degli zii: Natalina a Milano, Gregorio a Genova, Nazzareno, Paolino e Salvatore a Laureana. Serbo un meraviglioso ricordo delle vacanze trascorse a Nicotera Marina, dove la zia Peppina e tutta la famiglia ci fecero trascorrere giorni indimenticabili, così come delle varie occasioni di visita dello zio Nando e zio Vincenzo a Torino, trasportando carichi di arance da vendere al mercato. Ringrazio dal profondo del cuore tutte le famiglie dal lato di papà e mamma che ci hanno ricevuto in casa loro quando li abbiamo visitati diversi anni dopo con Chitai, in viaggio di nozze: in particolare le famiglie del cugino Gregorio Pettè a Cosenza, la famiglia dello zio Nando, dello zio Vincenzo e la famiglia della zia Concettina di San Luca. Come spiegherò in seguito, grazie a loro abbiamo potuto svolgere in Calabria una importante cerimonia per elevare la fondazione spirituale della nostra linea di sangue. La ricerca di identità per mezzo delle amicizie Una volta terminate le classi elementari, le mie amicizie iniziarono a orientarsi verso personaggi più maturi

24

Tre vite in una

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

25

d’età nell’ambito della scuola e nel borgo. La mia mente riceveva l’influenza degli amici violenti che frequentavo e i loro racconti di lotte tra bande locali alimentavano il mio subcosciente. Direttamente non ero stato ancora coinvolto in nessuna disputa fisica seria (qualche angelo mi stava proteggendo) e la mia vera natura pacifica stava emergendo: mi attraeva essere un capogruppo ma non volevo divenirlo con mezzi violenti. Ero incapace di fare del male agli altri, ma non avevo alcun timore di lottare per una buona causa. In un’occasione lottai duramente con un ragazzo del borgo, maggiore di me e notoriamente violento; fu quando dovetti difendere un ragazzino più giovane e indifeso (Stefano De Pinto): anche se presi parecchie botte, mi sentivo orgoglioso per aver affrontato il prepotente senza paura ed aver difeso il mio giovane amico. Ad un certo punto (all’età di 15-16 anni) il gruppo di giovinastri violenti che frequentavo mi rifiutò: probabilmente non mi riconoscevano come uno dei loro e mi dissero apertamente che non mi volevano più alle loro riunioni. Questo episodio fu molto doloroso ma positivo per la mia formazione: infatti, dopo un certo periodo di sofferenza, dovetti ricercare l’amicizia dei miei vecchi compagni di scuola, coetanei che avevo abbandonato da tempo. Inoltre, in seguito all’episodio sopra riportato, ricominciai a frequentare il gruppo della chiesa parrocchiale, partecipando a riunioni ed iniziative giovanili. Un evento che ricordo ancora oggi perché ha avuto un grande impatto positivo sulla mia gioventù, avvenne durante una settimana di ritiro spirituale a Viù, in Piemonte, organizzato dalla chiesa cattolica. Uno dei miei patrocinatori fu un ragazzo attivista parrocchiale di nome Mario, che ricordo con molta

simpatia per avermi aiutato nel mio «risveglio» spirituale in quel periodo. Altri amici dell’epoca che ricordo con piacere, con i quali ho condiviso vari anni giovanili furono: Lamberto Borgogni, Guglielmo Cuccu, Claudio Bucciol, Mario Barberis... all’inizio della nostra nuova frequentazione, dovettero armarsi di molta pazienza e tollerare per un certo tempo il mio carattere violento e prepotente, ancor influenzato dalla frequentazione del vecchio gruppo; finalmente, però, la mia parte migliore cominciò a farsi strada. Ricordo ancora con soddisfazione il momento ed il luogo (il ponte sul fiume Po di piazza Vittorio), quando i ritrovati amici mi dissero che quasi non mi riconoscevano per il gran cambiamento che avevo fatto nei pochi mesi che stavo con loro... è veramente grande l’importanza delle amicizie giovanili! Grazie a Dio avevo incontrato il gruppo di amici corretto, con cui potevo sviluppare le mie potenzialità ad un livello superiore. In poco tempo divenni il leader del gruppo, organizzando feste di fine settimana e gite in montagna o al mare, trascinando tutti con entusiasmo. Ero inoltre il «cantastorie» del gruppo e grazie alla mia abilità di imitatore, attraevo la simpatia delle ragazze e le risate degli amici. Ricordo ancora quando lasciai la scuola diurna per la scuola serale, gli amici mi aspettavano fino a tarda notte per ascoltare le ultime barzellette che avevo appreso quel giorno. Mio padre aveva preso la decisione di farmi frequentare la scuola serale, spaventato dagli avvenimenti che in quegli anni ’70 coinvolgevano i giovani, spingendoli alla lotta contro le istituzioni. Lui non voleva più vedermi coinvolto nei vari scioperi della scuola diurna che frequentavo, una

26

Tre vite in una

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

27

scuola professionale per disegnatori meccanici; pertanto mi fece dimettere e mi iscrissi al corso serale della scuola «Piana» in Piazza Robilant. Dopo vari lavori temporanei, trovai lavoro alla Panini Sas, una ditta di vendita e manutenzione di macchine per ufficio: fu una scelta veramente guidata dal Cielo che mi aiutò moltissimo nel processo di maturazione. Un incontro importante Così come in precedenza una figura importante per me era stato Mario, il leader giovanile della chiesa cattolica, nella mia adolescenza lo fu Gianfranco Tarquinio, che mi aiutò nel risveglio spirituale ad un nuovo livello. Tutto sommato il lavoro alla Panini fu un grande stimolo alla responsabilità, offrendomi la possibilità di lavorare come tecnico all’esterno; quello era il tipo di libertà al quale anelavo e mi mancava molto nei lavori passati, dove odiavo il dover trascorrere molte ore lavorando rinchiuso in una fabbrica. Ora visitavo degli uffici per la riparazione delle macchine fotocopiatrici ed allo stesso tempo potevo osservare ciò che avveniva nelle relazioni interpersonali dei vari ambienti lavorativi che visitavo: la mia comunicatività mi aiutava molto nel comprendere il carattere delle persone e sentivo crescere la mia personalità in relazione con le persone con cui avevo a che fare. Ritornando a Gianfranco Tarquinio, ciò che in lui mi attraeva era la serietà con cui come capotecnico si relazionava con noi apprendisti, quattro o cinque ragazzi della stessa età (18 – 25 anni) che lavoravamo sotto di lui. Nonostante fosse di pochi anni maggiore di noi, sapeva mantenere fermamente la sua posizione gerarchica lavorativa

ed allo stesso tempo farsi rispettare per la sua saggezza ed il conoscimento di valori spirituali, acquisiti in buona parte dallo studio della vita del grande filosofo e profeta Nostradamus. In un certo senso Gianfranco ci considerava come suoi discepoli e cercava di nutrirci spiritualmente con buoni consigli riguardo le nostre scelte di vita. Era per me di grande interesse la parte illustrata da Nostradamus, concernente il ritorno del Cristo nella carne, come una nuova persona. Questa nuova conoscenza iniziò a stimolare la mia immaginazione, facendomi pensare che un giorno avrei potuto incontrare il nuovo Messia e far parte dei suoi discepoli... proprio di questo parlavano lui ed il suo amico Renucio Boscolo, autore di alcuni libri: al suo ritorno il Cristo avrebbe avuto bisogno di nuovi discepoli! Più avanti nel tempo, visitandolo a casa sua - facevo già parte della Chiesa di Unificazione - Gianfranco mi confidò di aver ricevuto dal suo spirito guida la rivelazione che, tra i suoi giovani «discepoli», io ero colui che avrebbe incontrato «il cammino» autentico della luce. Uno dei periodi più belli della mia vita Affermo senza alcun dubbio che il tempo trascorso alla Panini fu uno dei periodi più belli della mia vita prima del «grande cambiamento». Ero contento di svegliarmi al mattino per andare al lavoro. Gli amici che incontrai in quell’ambiente lavorativo influenzarono fortemente la mia personalità non ancora formata completamente: Guido Baldereschi, Marco Berio, Salvatore Cavarra e tutto il contorno delle loro amicizie... nonostante non fossero un grande esempio dal punto di vista morale, con i loro ca-

28

Tre vite in una

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

29

ratteri sinceri rappresentarono per me forti amicizie, durature nel tempo. Mentre lavoravo alla Panini iniziò e si sviluppò la mia relazione con Tiziana (che divenne la madre di mia figlia Laura), i cui genitori avevano acquistato il self-service di sandwich e bevande proprio vicino alla sede dell’ufficio. La vita di Tiziana era abbastanza tormentata in quel momento ed il mio intervento fu motivato dal desiderio sincero di aiutarla a risolvere i suoi problemi; purtroppo non fui capace di porre dei limiti alla mia opera. Mi accorsi più avanti che avrei dovuto limitarmi ad aiutare Tiziana a capire che fare della sua vita, senza lasciarmi coinvolgere in prima persona. Con il senno di poi capii che in realtà non avevo seguito un valore assolutamente altruista nello sviluppo della nostra relazione affettiva e questo divenne un fattore negativo nel corso del tempo. Il Mondo Spirituale (della cui esistenza e del cui intervento divenni consapevole più avanti) cercò fino all’ultimo momento di evitare che avessi una relazione prematura con Tiziana: riconosco che i tentativi del Cielo per dissuadermi dall’intento furono molteplici. Stavo abbandonando il cammino della ricerca spirituale, sostituendolo con qualcos’altro. Incontrai un motivo idealista quando decisi che volevo andare contro-corrente, accettando la nascita di nostra figlia Laura, invece di far abortire Tiziana come stavano facendo in quel periodo alcune delle coppie di nostri amici. Fu come abbracciare una lotta per un ideale (cosa di cui sentivo bisogno come «don Chisciotte»), però con quella decisione avevo lasciato da parte il cammino per la vera causa che la mia coscienza mi stava dettando: l’attesa del Messia, per il quale il mondo

spirituale in varie maniere stava cercando di mantenermi all’erta. Purtroppo avevo già creato una base di fallimento con la mia scelta di avere una relazione fisica con Tiziana, prima del tempo destinato. Ebbi la prova, più oltre, che Dio aveva preparato il mio cammino in forma alternativa, se solamente avessi saputo dominare questa parte debole della mia natura. Implicazioni spirituali della mia scelta Come ho potuto apprendere più avanti nel corso della mia vita, il problema del sesso prematuro e dell’adulterio è uno dei peccati più gravi che un essere umano possa commettere perché, una volta che la relazione avviene senza la benedizione del Cielo, Dio viene escluso dalla vita delle persone e quindi dalla famiglia che si compone. Più importante dell’aspetto etico-morale è l’implicazione della relazione sessuale dal punto di vista spirituale. La relazione d’amore umana è una relazione ideata da Dio nostro creatore come un atto sacro, ben diverso dall’atto animale dell’accoppiamento che implica solamente la moltiplicazione dei corpi! E’ una relazione che coinvolge lo spirito umano di cui siamo composti ed il lignaggio; pertanto nell’atto d’amore tra un uomo ed una donna è coinvolto anche il Creatore che interviene nel processo di creazione di una nuova vita. La nuova rivelazione ricevuta dal Padre Moon dimostra come l’atto d’amore iniziale dei nostri antenati Adamo ed Eva, fuori dalle leggi di Dio, ha comportato effetti catastrofici per tutta l’umanità che è discesa da loro. Con il

30

Tre vite in una

Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza

31

loro atto di disobbedienza al comandamento divino, ossia «mangiando» del frutto prematuramente in uno stato di immaturità adolescenziale, Adamo ed Eva divennero schiavi del maligno ed ignorarono il loro valore divino di figli di Dio. L’atto sessuale immaturo che loro compirono determinò la loro appartenenza alla linea spirituale dell’arcangelo Lucifero invece che alla linea divina del creatore (in Giovanni 8:44 Gesù fa riferimento a questo). Purtroppo la cultura popolare esalta la vigoria maschile e le sue conquiste del sesso femminile, educando i giovani in una direzione sbagliata fin dalla tenera età: chi potrà cambiare il destino della nostra civiltà, che sta precipitando verso la distruzione? Il mio destino trasformato Ricordo i sogni che facevo, di giungere in un luogo in cui ero atteso da persone che mi davano il benvenuto e mi piaceva parlare di questo con gli amici che mi prendevano per mezzo matto... per me erano come una realtà che mi stava attendendo ma che, come compresi più avanti, fu ritardata a causa della mia scelta sbagliata e delle conseguenze che essa implicava. Con la conoscenza acquisita in seguito, capii che non potei incontrare la Chiesa di Unificazione quando feci il militare a Roma come conseguenza di quella scelta prematura. Mi sposai con Tiziana nell’autunno del 1972 e mi ritrovai padre dopo pochi mesi, senza neppur capire bene cosa significava, né sentire che ero proprio io ad essere coinvolto! Forse per sentirmi più fortemente connesso alla realtà assistetti al parto di Laura nostra figlia; nella sala parto dell’ospedale, con le gambe che mi tremavano cercai di trasmettere forza a Tiziana,

vivendo la frustrazione di sentirmi impotente, perché non ero in grado di poterla aiutare veramente. La conseguenza immediata della nostra scelta fu che in breve tempo dovemmo affrontare la vita reale, con un affitto da pagare, le bollette, la macchina, la bambina da portare al nido (Tiziana continuava a lavorare) e tutte le altre problematiche che usualmente una coppia pianifica per tempo ma che noi non avevamo neppure avuto il tempo di immaginare: e questo era solo l’inizio! L’evento che scatenò la serie di conseguenze che portò alla rottura del matrimonio fu il servizio militare che dovetti accettare di fare, ancora adolescente e con una famiglia sulle spalle. Partii per Cesano di Roma, come allievo sottufficiale per dodici mesi (mi furono condonati tre mesi). Né carne, né pesce! Con questo titolo posso riassumere la mia posizione nei confronti degli altri ragazzi coscritti che passavano quei mesi di leva senza eccessive preoccupazioni se non quelle della ricerca del denaro, delle ragazze ed un poco di nostalgia di casa. Per me era tutta un’altra cosa: avevo lasciato una donna sola, con un affitto di casa da pagare, un lavoro ed una bimba piccola da curare: mentre io vivevo uno stadio di crisi e revisione della mia vita, lei stava affrontando tutte le difficoltà quotidiane da sola. La mia permanenza a Roma per sei mesi (e successivamente un altro mese a Genova) fu un vero inferno, come si può notare leggendo la poesia alla fine del libro (in Appendice) che composi in quel periodo. Non ero visto dai miei compagni come uno del gruppo perché non ero spensierato e allegro come loro;

32

Tre vite in una

allo stesso tempo, per ragioni di età non ero neppure visto come una persona matura e responsabile, sebbene avessi già una famiglia: fu un periodo da incubo della mia vita. Entrai in una crisi esistenziale molto profonda; l’unico risultato positivo del mio atteggiamento disperato fu l’ottenere il congedo anticipato, e cioè dopo sette mesi anziché dodici, perché in un colloquio con un superiore avevo apertamente manifestato la possibilità di suicidarmi.

Capitolo 2 - L’incontro determinante

33

Capitolo 2
L’incontro determinante Il fallimento famigliare Al mio ritorno dal servizio di leva trovai una persona completamente diversa in Tiziana: risentita per le situazioni difficili che dovette affrontare da sola ed ostile verso le mie «crisi giovanili» che mi impedivano di prendere una posizione matura di vero «capo famiglia». Questa situazione di crisi andò degenerando ed inevitabilmente, con enorme sofferenza, circa un anno dopo il mio ritorno dal servizio di leva il nostro matrimonio terminò. Questo episodio mi pose ancora una volta di fronte a sentimenti di grande contrasto: il conflitto tra il desiderio di prendere un atteggiamento passionale, meridionale, nell’affrontare la situazione o prendere la posizione razionale, per una soluzione «ragionata» del conflitto. Mi sembrava impossibile credere e accettare che fossero stati sufficienti così pochi mesi per rompere l’incantesimo dell’amore che pensavo di aver costruito e farci ritrovare come due individui completamente estranei... quanta immaturità! Dopo la separazione ritornai a casa dei miei genitori ed appresi la lezione sul vero valore dell’amore incondizionato che i genitori hanno per noi: un amore molto simile all’amore di Dio che è sempre disponibile ad accoglierti con le braccia aperte. Dall’altro lato sperimentai apertamente la presenza del maligno che cerca di distruggerti quando sei in ginocchio: inaspettatamente, quando mi co33

34

Tre vite in una

Capitolo 2 - L’incontro determinante

35

ricavo, ero assalito da pensieri di suicidio; questi pensieri mi giungevano quasi come visioni, che mi mostravano con quanta facilità avrei potuto porre fine all’acuta sofferenza interiore che sentivo. Non avevo mai provato niente di simile. Quando parlavamo di separazione e divorzio con Tiziana, non immaginavo che avrei sofferto le pene dell’inferno una volta avviato il processo. Nei momenti di maggior sofferenza mi immaginavo al volante della mia auto mentre attraversavo il ponte sul fiume Po e fantasticavo su quanto fosse semplice sterzare e gettarmi con il veicolo nell’acqua... In quei momenti drammatici mi appellavo a Dio chiedendo disperatamente: «È dunque solo questo il valore della mia vita? Un articolo di poche righe sui giornali del giorno dopo e poi tutto finisce?». In vari momenti potevo sperimentare vivamente la presenza dell’angelo custode che mi consolava e risollevava il mio spirito in crisi. Per sentirmi motivato a vivere mi buttai senza riserve nel lavoro, con il principale desiderio di aiutare i miei genitori a realizzare uno dei sogni della loro vita: comprare un appartamento. Un’idea giusta al momento giusto Come in un sogno avvenne che un ex collega d’ufficio della Bellucci Sas, dove lavoravo, divenne socio di una fabbrica per la costruzione di macchine idropulitrici a pressione e compressori d’aria: la SIAL di Carrù, in provincia di Cuneo. Allo stesso tempo la sorte mi stava favorendo, ponendo sul mio cammino un paio di persone fortemente determinate a creare un’attività commerciale per con-

to loro: Gabriele Tavani e Maurizio Betti. Questi furono l’ancora che mi mancava per mantenere una stabilità emotiva centrata sul lavoro. Si lavorava duramente per 10-15 ore al giorno, ma i risultati giustificavano il sacrificio. Il nostro ex collega, conoscendo la nostra dura esperienza di venditori capaci (e rapaci) di macchine per ufficio, ci propose di divenire suoi concessionari. Fino a quel momento queste apparecchiature venivano vendute per la maggior parte nei mercati di paese da venditori ambulanti. A quel punto giungemmo noi, impostando un approccio innovativo e professionale al mercato ed in pochi mesi balzammo al primo posto tra i concessionari italiani della fabbrica, con grande successo di vendita. Fu entusiasmante per me poter applicare le mie doti naturali di intuito all’approccio commerciale. Allo stesso tempo potei verificare la veridicità del detto: «Non c’è nulla di più potente di una idea giusta al momento giusto». In questo caso l’applicazione al mercato portò grandi frutti: in un anno comprammo due furgoni ed attrezzammo un capannone industriale a Druento, nei dintorni di Torino. Il dilemma: essere o avere? Stavo quindi riuscendo ad aiutare i miei genitori, come mi ero ripromesso, ma contemporaneamente le buone entrate mi permettevano di mantenere un alto tenore di vita: avevo una macchina nuova e una motocicletta Honda 500, che altri giovani della mia età mi invidiavano. Tutto ciò generava in me un sentimento contraddittorio: da un lato provavo soddisfazione, dall’altro sentivo diradarsi la fede che mi aveva aiutato nei momenti più difficili; inoltre mi sentivo in pericolo: come se sulla mia testa pendesse il ri-

36

Tre vite in una

Capitolo 2 - L’incontro determinante

37

schio di perdere la vita facilmente per un incidente o altro. La mia mente spirituale si aprì la sera in cui fui a vedere la pellicola «Fratello sole e sorella Luna». Mi resi conto che, come Francesco, quella era la scelta radicale che avrei voluto fare, anche se al momento non avevo alcuna intenzione di farmi monaco o sacerdote; allo stesso tempo ero attratto verso una scelta di cambio radicale della mia vita. Ricordo ancora una riunione del gruppo catecumenale di mia sorella Pina, nella quale mi fu chiesto di pregare ad alta voce ed io chiesi al Cielo di darmi un cuore di fanciullo: percepivo che quella era l’attitudine determinante per poter ricevere il messaggio di Dio. Le esperienze con il cuore di Dio e di Gesù si facevano sempre più intense: leggevo il Vangelo e trovavo grande guida e risposte a molte domande; altre cose apparivano senza un significato ed il mio spirito voleva assolutamente comprendere. Sentivo sempre più fortemente che senza una risposta chiara dal Cielo non potevo incontrare la direzione corretta per la mia vita: mi sentivo come una banderuola in balia del vento. Chiesi il parere di alcuni consiglieri spirituali della Chiesa cattolica (conoscevo vari sacerdoti), così come quello dei membri della Chiesa mormone che incontrai casualmente, però non mi sentii per nulla confortato. Le esperienze spirituali si intensificavano: a volte, leggendo il Vangelo, le parole di Gesù mi facevano piangere amaramente. In particolare il momento dell’ultima cena di Gesù con gli apostoli mi portava al punto di singhiozzare e di dover soffocare il pianto per non farmi udire dai miei genitori che dormivano nella stanza accanto. Spesso mi chiedevo come fare a mantenermi puro e

intatto, mentre vivevo come un peccatore. Sperimentavo sulla mia carne la contraddizione di cui parla Paolo in una sua epistola (Rm.7:12): anche se conoscevo quale era la legge di Dio, continuavo a vivere nel peccato! Mi colpivano le parole di alcuni amici, quando li criticavo per il loro comportamento peccaminoso: senza mezzi termini mi facevano notare che alla fine dei conti non ero così diverso da loro; in poche parole anch’io «predicavo bene ma razzolavo male». Il luogo che «dovevo» visitare Un giorno iniziai a guardare con interesse il monte Musinè, che si vedeva bene dai dintorni del nostro ufficio in Druento. Un pensiero si faceva spazio nella mia mente: se Dio aveva parlato a Mosè sulla cima di un monte, forse le montagne erano un luogo privilegiato per l’incontro con Dio! Inoltre il monte in questione era famoso nella zona per essere un monte «esoterico», con in cima una croce alta quindici metri, e nella zona erano stati avvistati in varie occasioni degli UFO. Pertanto, con questa convinzione in mente preparai il piano per poter scomparire per qualche giorno alla vista della mia famiglia senza che i miei genitori ma soprattutto mio fratello Mimmo facessero domande, alle quali non avrei saputo come rispondere. Al mercato di Porta Palazzo comprai una piccola tenda da campo ed un sacco a pelo; comprai alcune provviste in scatola (non portavo molto cibo perché non volevo distrarmi dal proposito mistico principale) ed una Bibbia (foto 0-A). Ai miei genitori non fu necessario dare molte spiegazioni: erano abituati ormai alle mie sparizioni per viaggi con gli amici, ma a mio fratello Mimmo dovetti

38

Tre vite in una

Capitolo 2 - L’incontro determinante

39

dire chiaramente dove andavo perché lui conosceva quasi tutti i miei compagni e «non si beveva» la storia di un viaggio con nuove conoscenze, come provai a raccontargli. Raggiunsi due volte la cima del Musinè e in entrambe le visite mi soffermai lì per alcuni giorni di preghiera e meditazione. La prima volta stetti per due notti e sperimentai una forte ricarica nella mia motivazione di vivere, comprendendo che la mia vita avrebbe assunto un significato se l’avessi spesa per il bene degli altri. Ero quasi giunto alla decisione di lasciare tutto e ritirarmi a vivere per un certo tempo come un eremita, ma la disperazione dei miei genitori al conoscere le mie intenzioni mi fece desistere da quel piano. Pertanto «scesi dalla montagna» con la determinazione di entrare a far parte di qualche gruppo di volontariato, cosa che cercai di fare immediatamente: chiamai telefonicamente alcune associazioni, ricevendo con gran disappunto risposte negative o dilatorie. Ricordo ancora il contatto con il Telefono Amico, organizzazione che avrei incontrato anni dopo (vedi il seguente capitolo). Pensavo che, offrendo gratuitamente il mio aiuto, mi avrebbero ricevuto tutti a braccia aperte. La realtà però era diversa da come la immaginavo: in molti richiedevano la frequenza a corsi di preparazione ed avevano lunghe liste di volontari in attesa, segno evidente dell’esistenza di molta buona volontà. La seconda volta, alcuni mesi più tardi, soggiornai sul monte Musinè per un paio di notti; a differenza del primo episodio, ero molto più disperato: il lavoro mi stava assorbendo ed i beni materiali mi ponevano con sempre maggior forza l’interrogativo: essere o avere? La mia preghiera si era trasformata in una supplica, espressa este-

riormente anche con pianti e grida angosciose che continuavano fino a che, a notte fonda, mi addormentavo nel pianto. Rileggevo varie volte il passaggio della Bibbia che mi portava a sentire un dolore profondo nel petto (l’ultima cena di Gesù); la grande sofferenza che egli esprimeva per il dover abbandonare questo mondo mi lasciava con un grande interrogativo: se era vero ciò che mi avevano insegnato, e cioè che Gesù era venuto per morire in croce, perché mostrava tanta sofferenza e delusione nell’ultima cena, invece di essere felice per la conclusione del piano di salvezza del mondo attraverso il suo sacrificio? Non riuscivo a comprendere come alcuni eroi nazionali ed altre persone comuni avessero sacrificato la loro vita quasi con gioia, mentre Gesù, il campione, il fondatore del cristianesimo, stava sudando sangue nel Getsemani al pensiero del proprio sacrificio fisico. Come appresi più tardi, la sofferenza di Gesù era dovuta al fatto che sapeva che la volontà di Dio era di costruire il Suo regno in terra; dal momento che ciò non era più possibile, Gesù sentiva che il cuore di Dio soffriva nel dover sacrificare il suo figlio amato, per l’ignoranza e la testardaggine del suo popolo. La preghiera di Gesù non era pertanto una supplica dovuta a debolezza umana; era dovuta alla consapevolezza che il suo popolo, che Dio amava, avrebbe dovuto affrontare sofferenze e persecuzioni indescrivibili per l’errore che stava commettendo! Leggevo con forza un altro passo del Vangelo dove siamo invitati a prendere una posizione attiva nella ricerca della verità (Matteo 7:7): «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto»... Passai perciò a Dio «la patata bollente». Gli dissi apertamente che se erano

40

Tre vite in una

Capitolo 2 - L’incontro determinante

41

vere quelle parole bibliche, Lui DOVEVA farmi conoscere la Sua verità, altrimenti io non potevo essere responsabile se in futuro avrei dissipato la mia vita: infatti io stavo facendo la mia parte, chiedendo, bussando, cercando disperatamente, senza però incontrare risposte soddisfacenti. D’altro canto feci un patto assoluto con il Padre Celeste: promisi che se mi avesse indicato il vero cammino per la mia vita, lo avrei seguito senza limiti o tentennamenti. Constatai per la prima volta in vita mia quanto può esser rapida la risposta di Dio quando il nostro atteggiamento è corretto. Non ricordo precisamente il numero di giorni, ma penso che a meno di tre settimane dal mio ritorno dalla montagna ricevetti la visita di un membro della Chiesa di Unificazione, che allora si chiamava ASUMC (Associazione Spirituale per l’Unificazione del Mondo Cristiano), nel mio luogo di lavoro in Druento, che mi presentò le attività dell’Associazione. L’incontro determinante Una sorella dell’associazione (seppi più avanti che era Raffaella Iannacone) stava raccogliendo fondi per l’ASUMC nella zona e mi contattò; poiché ero alla ricerca, immediatamente mi interessai al Movimento e le feci alcune domande; la sua risposta richiamò fortemente la mia attenzione: più che altro mi interessò molto l’invito a partecipare ad un ritiro spirituale di un fine settimana, al quale avrebbero partecipato persone di tutta Italia. Conservai il biglietto di invito con l’indirizzo del Centro di Torino e un paio di giorni dopo andai a visitarlo. Mi ricevette Claudia Corsetti (foto 34 – alla mia sinistra) che mi dette una breve spiegazione dei Principi dell’associa-

zione; per la verità non le lasciai molto spazio per parlare, per il bisogno che avevo di condividere i miei sentimenti con qualcuno che mi capisse: in lei avevo incontrato una persona in cui sentivo di poter confidare. Pertanto Claudia non poté dire molto; mi spiegò che avrei trovato le risposte alle mie molte domande partecipando al seminario di fine settimana che si sarebbe svolto nel Centro Studi dell’Associazione in Lombardia. Ero veramente attratto da quel ritiro spirituale, ma non sapevo sinceramente come dire ai miei soci che mi sarei assentato: eravamo appena ritornati dalle vacanze estive e la mia richiesta sarebbe stata accolta male. Inoltre eravamo pieni di lavoro ed il sabato era il giorno di maggior attività. Ancora una volta ricevetti l’aiuto degli angeli custodi, che in quella settimana fecero in modo che io da solo potessi effettuare alcune vendite importanti, mentre i miei due soci, stranamente stanchi, preferirono lavorare nell’officina. Quel successo mi dette la forza di chiedere senza esitazioni di poter andare via per il fine settimana, ottenendo il loro assenso. Quando avvisai Claudia per telefono che potevo andare, rispose con un grido di contentezza che mi sorprese... più tardi capii le grandi difficoltà che vivono i membri della Chiesa per ottenere che qualcuno accetti di partecipare ai corsi di insegnamento del Principio Divino. Partimmo con una macchina il venerdì sera, alcuni ospiti e membri, incluso Giorgio Boin che viaggiava per andare a integrarsi con il Movimento, dopo aver già partecipato ai corsi di due e sette giorni (foto 33 – secondo da destra).

42

Tre vite in una

Capitolo 2 - L’incontro determinante

43

Una riunione indimenticabile Giunsi al centro studi di Maggio, un paesino in provincia di Lecco, con la sensazione di andare a scoprire qualcosa di speciale che Dio aveva preparato per me, ed avevo pienamente ragione! Il seminario di due giorni (sabato e domenica) era abbastanza affollato: 25-30 partecipanti, provenienti da varie regioni del nord Italia; non tutti avevano forti motivazioni di ricerca spirituale: alcuni erano venuti solo per curiosità, altri per seguire le ragazze che li avevano invitati. Una persona che ricordo chiaramente era un piccolo industriale lombardo che cercava di dissuadere la moglie dal seguire la «setta» e che era venuto con una Ferrari rosso fiamma ed un atteggiamento critico e combattivo. Un altro era un giovane di Bologna che si sarebbe unito in seguito al Movimento con tutta la famiglia Venturi. Entrambi si fermarono per il successivo corso di sette giorni. L’insegnante del seminario era Milena Guiducci, che spiegava il Principio Divino in maniera razionale e convincente, invitando i partecipanti ad approfondirne il contenuto nei successivi sette giorni, ai quali tutti eravamo invitati. Le reazioni verso di lei erano molto contrastanti, a volte ostili da parte di alcuni. Ricordo che ad un certo punto intervenni apertamente in sua difesa perché mi davano fastidio le continue interruzioni; rimarcai che eravamo lì per nostra libera scelta e che pertanto potevamo liberamente andarcene se non eravamo interessati, però chi si fermava doveva rispettare gli altri, che volevano capire il contenuto dell’insegnamento. Qualcuno mi chiese più tardi se ero un membro del Movimento: dovevo averci messo molta passione nell’intervento; allo stesso tempo

mi sentivo stranamente come già parte della famiglia, anche se li conoscevo da poche ore. La voce della Coscienza Dei partecipanti al seminario di due giorni una dozzina circa si fermarono per il corso successivo di sette giorni. Per me la decisione non fu tanto facile, così come non lo era stata quella di partecipare al fine settimana. Se già era stato difficile ricevere il permesso dai miei soci di assentarmi dal lavoro per due giorni, immaginavo la loro reazione alla mia richiesta di sette giorni: rischiavo seriamente di compromettere il nostro rapporto lavorativo. Pertanto, con molta gentilezza ma con fermezza mi scusai con Claudia Corsetti che faceva una certa pressione perché mi fermassi; non molta, comunque, perché mi aveva già conosciuto sufficientemente per capire che ero una testa dura e che non mi lasciavo convincere facilmente. Decisi infine che non avrei partecipato ai sette giorni ed eventualmente sarei ritornato più avanti per questo proposito. Stavo già attendendo all’entrata del centro studi il minibus che ci avrebbe ricondotti a Torino quando un pensiero molto chiaro passò per la mia mente, quasi come se qualcuno mi stesse parlando all’orecchio (mi fa comparare con il grillo di pinocchio – nda: qualsiasi riferimento al mio naso è puramente casuale…). Negli ultimi mesi cercavo di sentire e seguire la coscienza ma non avevo mai sperimentato la sua percezione così chiaramente come in quel momento. La voce mi faceva notare che durante le mie esperienze spirituali mi ero sempre ripromesso di consultare la coscienza prima di prendere decisioni determinanti per la mia vita. In quel frangente non avevo chiesto a Dio cosa

44

Tre vite in una

Capitolo 2 - L’incontro determinante

45

pensasse, ma avevo preso una decisione per conto mio; stavo perciò dando la precedenza ai miei problemi personali più che allo spirito. Mi sentii completamente incerto; non sapendo cosa fare esattamente, sentii l’impulso di pregare e inventai la scusa che avevo dimenticato qualcosa in camera da letto. Ritornai così al piano di sopra e mi inginocchiai, chiedendo al Cielo di indicarmi il cammino corretto. L’esperienza spirituale che vissi fu così forte che ogni volta raccontarla è un po’ come riviverla: alla mia domanda se era giusto che mi fermassi in quel momento o potevo ritornare più avanti, la risposta venne attraverso un’energia che mi avvolse tutto il corpo; mentre dai miei occhi sgorgavano lagrime, sentii una forte energia: come una mano che si posò sulla mia testa e con fermezza mi fece fare un cenno di assenso per tre volte! Non so quanti minuti passarono, non fu molto tempo, però fu molto intenso. Ritornai sui miei passi di fronte al Centro Studi dove mi attendevano Claudia e Giusi; risposi al loro sguardo interrogativo, dicendo testualmente: «Alla vostra guardia si può sfuggire ma non alla guardia di Dio!». Sette giorni fatidici Dal momento in cui decisi di seguire il «consiglio» della coscienza, fui invaso da una strana sensazione di incertezza: le persone che avevo sentito amiche mi sembravano ora nemiche, pronte ad approfittare della mia debolezza. Mi sentivo debole; soprattutto per via della mia ignoranza della Bibbia, non ero pronto ad analizzare l’argomento religioso con consapevolezza: che fare? Decisi di risolvere il dilemma ponendo nelle mani di Dio la situazione: an-

cora una volta mi isolai in preghiera e dissi chiaramente al Padre Celeste che se veramente ciò che avrei ascoltato era la Sua verità, Egli avrebbe dovuto farmela riconoscere attraverso una esperienza profonda, del tipo di quelle che avevo durante le mie preghiere solitarie in montagna. Rassicurato da questa preghiera, mi accinsi a partecipare al seminario settimanale. Forse oltre che dalla fiducia in Dio, ero rassicurato dal fatto che mi sentivo abbastanza padrone di me stesso per non mettermi a «fare il matto» di fronte a persone sconosciute, come quando ero solo in montagna. Il direttore ed insegnante del corso successivo era Bruno Piras (foto 0-B). Era un membro rispettato, con un modo di dare le spiegazioni del Principio Divino attrattivo ed eccentrico: la maggior parte dei suoi allievi non poteva dimenticare facilmente di averlo incontrato e in molti volevano proseguire nello studio filosofico sotto la sua guida. Anche per me fu un’esperienza indimenticabile: le parole che Bruno ci trasmise durante quei pochi giorni mi coinvolsero profondamente. Quasi tutti eravamo affascinati dalla sua personalità. Non proprio tutti comunque, perché l’industrialotto lombardo con il Ferrari, che si era fermato per il corso superiore, non risparmiava a Bruno i suoi commenti sferzanti che rasentavano il razzismo. Bruno infatti era nero e parlava con accento sardo per via del papà, aviatore americano, morto durante la seconda guerra mondiale, dopo essersi sposato con sua madre in Sardegna. Il corso trascorse rapidamente, alternando l’apprendimento filosofico e religioso con le esperienze di preghiera notturna ed i giochi all’aria aperta che riempivano le giornate. L’esperienza che mi legò profondamente in cuore con

46

Tre vite in una

Capitolo 2 - L’incontro determinante

47

Bruno avvenne quando (forse al quarto giorno) sentii un desiderio profondo di ringraziarlo. Egli mi stava trasmettendo l’insegnamento dei valori assoluti e fondamentali per la mia vita che avrei tanto desiderato sentir insegnare da mio padre ma che purtroppo non li conosceva. Ricordo che lo seguii qualche minuto dopo cena, quando uscì per portare Poppi, il bastardino che lo seguiva sempre fedelmente, alla passeggiata serale. Bruno stava già rientrando dalla passeggiata e mentre gli andavo incontro sentii verso di lui un sentimento molto profondo, come se fosse mio padre! Senza parlare, semplicemente lo abbracciai commosso, esprimendogli così la mia gratitudine per quanto stava facendo per me. Esperienza con lo Spirito Santo L’esperienza più eclatante del ritiro spirituale non era ancora giunta. Fu nel sesto giorno, in una delle ultime lezioni, quando Bruno stava spiegando con un grafico alla lavagna ciò che sta succedendo nei cosiddetti «ultimi giorni» della storia umana1. Il grafico consisteva in due linee trasversali che coprivano tutta l’area della lavagna, formando una grande «X»; spiegava che le linee rappresentavano il lavoro di Dio e di Satana durante il corso della storia
1. Gli ultimi Giorni – A differenza della maggior parte delle interpretazioni dottrinali pessimistiche (distruzione, cataclismi, guerre, pestilenze), il Principio Divino spiega gli «Ultimi Giorni» come un tempo di grande speranza per l’umanità e per Dio. In poche parole, la «fine dei tempi» (come dice la Bibbia) è la fase finale della storia umana di egoismo e malvagità come la conosciamo, per l’inizio di una «nuova Storia» di bontà, nella quale finalmente vivremo come una famiglia con Dio Padre. L’utopia, il sogno dell’umanità sarà finalmente realizzato, e sarà il Regno dei Cieli in Terra.

umana. Il punto d’inizio della linea in alto a sinistra rappresentava il punto originale del lavoro di Lucifero (Satana) che aveva iniziato in vantaggio, mentre Dio aveva iniziato in posizione di svantaggio. Il punto iniziale di Dio era in basso a sinistra ed il Suo sviluppo era rappresentato dalla linea che correva in alto verso destra trasversalmente. Il punto di intersezione delle due linee rappresentava una data cruciale nella storia umana: il 1960, la data dell’evento descritto nella Bibbia come «le nozze dell’agnello». Io stavo seguendo attentamente dalla mia posizione in prima fila, in mezzo ai miei due «angeli custodi» Giusi e Claudia, osservando il grafico e quasi senza che mi rendessi conto di ciò che stava succedendo, la «X» disegnata alla lavagna prese la forma di clessidra; invece della sabbia che usualmente passa attraverso il foro, io vedevo fuoriuscire sangue ed allo stesso tempo udivo e sentivo con il cuore il pianto di madri che soffrivano per i loro figli, di mogli che piangevano per i loro mariti morti in guerra o per altre ingiustizie... nello spazio di pochi minuti questa visione, associata con un dolore nel mio petto divennero insopportabili. Ricordo che cercai di contenermi per non sfogare l’emozione ma fu tutto inutile: scoppiai in un pianto convulso e singhiozzante che in pochi attimi si tramutò in urla di dolore, senza più alcun controllo... Ricordo solo che mi ripresi fuori dall’aula, dove mi avevano accompagnato Giusi e Claudia. Come appresi più avanti, avevo avuto una esperienza spirituale con la parte femminile di Dio, chiamato nella dottrina cristiana lo Spirito Santo o Spirito Paraclito, consolatore. La sofferenza interiore che avevo sperimentato non era meramente mia: era stata una

48

Tre vite in una

Capitolo 2 - L’incontro determinante

49

sofferenza empatica con il cuore Divino. Contrariamente alla concezione religiosa tradizionale, aristotelica, di Dio, Egli soffre «una pena lacerante» quando guarda alla situazione del genere umano2, creato per la gioia, vivere in questo mondo. Capii in quel momento che veramente non conosciamo il Cuore di Dio e che viviamo come esseri con un cuore di pietra. Ritorno alla situazione del momento: mi sentivo imbarazzato per l’accaduto e pensavo ai miei compagni di corso che mi avevano visto in un tale stato; comunque presi la decisione di rientrare immediatamente ed affrontare la situazione. Mentre tutti mi guardavano allibiti, dissi delle parole per tranquillizzare l’atmosfera (non so quale effetto sortirono in realtà) e mi sedetti al mio posto con tranquillità. Chi non era per nulla tranquillo era Bruno che, come mi confessò più avanti, pensava che il suo impegno di una settimana fosse sfumato per causa mia; comunque anche lui dissimulò bene la sua preoccupazione. Alla fine la mia esperienza risultò essere uno stimolo positivo per tutti i partecipanti del corso a prendere in seria considerazione il contenuto del Principio Divino che avevamo appena ascoltato, come frutto di rivelazioni che possono toccare il cuore umano così profondamente come era accaduto nel mio caso. Perché quegli insegnamenti avevano toccato così profondamente le corde del mio cuore, al punto di farmi decidere per un cambio radicale della mia vita? Merita elen2. La sofferenza di Dio è confermata in passaggi biblici come: Genesi 6: 5-6; Matteo 23: 37; Geremia 8:18; 9:1; Osea 11: 1-9. Inoltre in altri testi sacri (Torah, Corano, testi buddisti) si descrive il Cuore Divino afflitto per la sofferenza umana.

care i motivi principali: 1. Il Principio Divino è la filosofia che rivoluzionerà il mondo nel vero senso della parola: lo percepii chiaramente e mi fu confermato dal Cielo; 2. Stavo sentendo per la prima volta nella mia vita l’insegnamento che mi avrebbe guidato a essere la persona che desideravo divenire: un «essere umano autentico» che vive d’accordo ai Principi universali eterni; 3. Finalmente avevo conosciuto con chiarezza qual era il desiderio di Dio per la mia vita e sentivo che potevo entrare nell’infinito amore di Dio attraverso l’applicazione del Principio Divino, abbracciando la missione preparata per me. Alla conclusione di questa parte chiederei a qualsiasi persona se è veramente soddisfatta del modo in cui vive, al punto di non prendere in considerazione quanto ho raccontato... È semplicemente una domanda retorica perché nessuno al mondo è completamente soddisfatto con se stesso e con la realtà circostante. Non sarebbe dunque meraviglioso sapere che qualcuno, inviato dal Cielo, ha la capacità di cambiare le cose, d’accordo alla volontà di Dio? Non importa chi sia, ciò che importa è se veramente può portare a termine il compito! A meno che non abbiate già perso ogni speranza (come scritto sulla porta dell’inferno nella Divina Commedia di Dante Alighieri) e vi siate rassegnati a credere che il mondo così come è non lo cambierà nessuno... mantenete viva la speranza: Dio può farlo, con l’aiuto degli «uomini di buona volontà»!

50

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

51

Capitolo 3
La scelta radicale Missionario laico Una nuova sfida mi attendeva al termine del ritiro spirituale: prendere la decisione di ritornare a casa o, come Bruno mi stava proponendo, sperimentare una vita centrata in Dio, in poche parole con «un’unica direzione» o «un’unica mente», come dicono in Oriente. Come era stato spiegato bene durante il corso, per poter far sì che il lavoro di Dio proceda, sono necessari due tipi di fondazioni: di fede e di sostanza.1 La fondazione più difficile, a causa della quale molti eletti hanno fallito nel rispondere al Cielo, è la seconda: la fondazione di sostanza. Con questo punto ben chiaro nella mia mente sentivo che non volevo deludere Dio, come tanti altri nella storia; perciò accettai di buon grado di fare una esperienza pratica di una settimana in un centro del Movimento, come missionario laico. Il titolo di missionario mi piaceva molto: mi faceva sentire in connessione con lo spirito di San Francesco d’As1. La fondazione di fede è stata realizzata da vari campioni di fede come Noè e Abramo, che hanno offerto un oggetto richiesto da Dio (l’arca, gli animali e altro) per un tempo determinato. La fondazione di sostanza, consistente nell’unità della persona scelta da Dio (Abele) con la persona nella posizione di obbedienza (Caino) ha richiesto migliaia di anni, dalla prima famiglia di Adamo ed Eva per poter essere realizzata per la prima volta nella storia biblica, da Giacobbe (in posizione Abele), conquistatore del cuore di Esaù (nella posizione Caino). Quella vittoria fu così importante per Dio che Gli permise di fondare il popolo eletto di Israele. 51

52

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

53

sisi; tra l’altro avevo da poco visto il film «Fratello sole, sorella luna» dedicato a lui. Giusi, che mi aveva accompagnato con affetto fraterno durante il corso, colse «la palla al balzo»: a Padova, dove lei era missionaria, necessitavano di membri e si offrì con entusiasmo di accogliermi per la mia prima settimana di esperienza. Dal canto mio sentivo che ora tutto era sotto la guida del Cielo, perciò accettai di buon grado l’invito. Allo stesso tempo già sapevo in cuor mio che la decisione di assentarmi dal lavoro per un’ulteriore settimana avrebbe compromesso totalmente il rapporto con i miei soci: la conferma venne direttamente dalla voce di Gabriele per telefono, quando mi disse che se non fossi rientrato immediatamente potevo ritenere sciolta la mia partecipazione nella società. Stranamente mi sentivo tranquillo per la decisione presa, per cui ribadii che avrei affrontato le conseguenze della mia scelta: solo dieci giorni prima avrei giudicato una pazzia una tale decisione. La reazione della mia famiglia Le parole di Gesù: «Chi pone mano all’aratro e si volge indietro non è adatto per il Regno di Dio» (Lc. 9:62) mi ponevano in una posizione difficile rispetto alla mia famiglia. Dovetti sopportare il cuore spezzato di mia madre che giunse a pregare che morissi se la strada intrapresa non era d’accordo alla volontà di Dio. Dovetti affrontare la delusione di mio padre che in cuor suo mi accusava di essere egoista per aver scelto la strada della salvezza personale, senza tener da conto la sofferenza dei miei genitori. Non potevo far nulla per alleviare la sofferenza di mio fratello Mimmo, che avrebbe voluto continuare a condividere

più profondamente con me i suoi sentimenti ed esperienze. Così pure per Giuseppina, che aveva già intrapreso il cammino nella chiesa cattolica e che era rimasta scioccata dalla mia «rivelazione» che il Messia era tornato: tutte le mie ulteriori spiegazioni servirono solamente a rafforzare in lei... il dubbio. Per quanto queste situazioni mi facessero soffrire, il mio entusiasmo per aver incontrato il vero proposito della mia vita era TROPPO GRANDE. Purtroppo devo ammettere che la gestione dei miei rapporti familiari ha risentito della mia immaturità nell’amare; avrei potuto attendere e dare più tempo alla mia famiglia, ma mi sentivo ancora insicuro e debole nella mia determinazione. Per questo avevo bisogno di intraprendere quel cammino immediatamente: per rafforzare la mia fede, crescere ed avvicinarmi di più al cuore di Dio. Dovetti perciò rimandare la testimonianza ai miei familiari a data futura. Gli orientali usano il termine: «un’unica mente». Questo modo di dire significa che una persona, per essere AUTENTICA, deve poter essere coerente con le sue parole. Scrivo la parola in lettere maiuscole perché per me era assolutamente prioritario allineare le mie azioni ai sentimenti e ideali che si affollavano nella mia mente; infatti anch’io, come dice Paolo nella lettera ai Romani (7:22), con la mente mi dilettavo nella parola di Dio ma con le azioni seguivo gli impulsi carnali. Proprio come Paolo, imploravo dentro di me che «qualcuno» mi liberasse, e mi rendevo conto che finalmente avevo incontrato il cammino giusto per raggiungere la libertà. Iniziai buttando immediatamente il pacchetto di sigarette - vizio che avevo tentato varie volte di abbandonare - nella spazzatura, per

54

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

55

non provare mai più una sigaretta. Il primo anno di vita spirituale Infervorato com’ero per la scoperta della Verità e per la presenza del Messia in terra, la mia sensibilità verso i miei cari per la possibile sofferenza che la mia scelta avrebbe loro causato passò in secondo piano: devo ammettere che abbracciai il nuovo cammino con una certa dose di fanatismo. Ricordo ancora che un anno più tardi, per non disobbedire a ciò che mi era stato chiesto, non fui capace di soddisfare un desiderio che mio fratello mi aveva espresso: incontrarci a metà strada tra Piacenza e Torino, dove voleva riabbracciarmi dopo tanto tempo che non ci vedevamo... mi è dispiaciuto in seguito non aver capito l’amore fraterno espresso in quella richiesta. D’altro canto, senza con ciò voler giustificare la mia immaturità, il mio desiderio era obbedire a Dio, che mi aveva chiamato per far maturare il mio cuore e rendermi capace di obbedire alla Sua volontà, e apprendere ad amare nel vero senso della parola, con il Vero Amore, un processo che continua ancor oggi. Iniziai l’avventura e la mia ricostruzione interiore con i primi sei mesi a Padova con Osvaldo Pedrini come responsabile della missione (Foto #17 dietro di me alla mia destra): un fratello pragmatico e diligente che mi insegnò la costanza e la dedizione al proposito comune. Vivere con lui, anche se con tanti sacrifici, è stato entusiasmante e a volte divertente. Osvaldo sapeva insegnare con ironia e umorismo ma allo stesso tempo con molta serietà quando si toccavano aspetti fondamentali dei valori morali e spirituali. Ricordo l’episodio in cui volevo spacciarmi per co-

noscitore di musica classica: mentre la radio trasmetteva la Primavera di Vivaldi, Osvaldo mi chiese quale composizione classica mi piacesse e gli risposi «Le quattro stagioni», ignorando che era precisamente quello il concerto che la radio stava suonando... a lungo mi prese in giro anche davanti ad altri confratelli: fu un buon insegnamento per imparare ad essere più autentico! Vari giorni al mese raccoglievamo fondi per mantenere le spese di gestione del Centro di Padova ed aiutare le iniziative a livello nazionale; in quelle esperienze iniziai a sentire l’amore e l’attenzione di Dio verso di me. Scoprivo la presenza costante di Dio nelle piccole esperienze quotidiane: potevo individuare Dio attraverso le persone e le loro parole che rispondevano a certi interrogativi interiori, o semplicemente raggiungevo l’obiettivo del giorno che mi proponevo; non solo una volta ma varie volte consecutive. Queste ed altre ancora erano le piccole ma grandi ricompense per il sacrificio di stare per varie ore ad un semaforo vendendo la nostra rivista, con il freddo pungente o con la pioggia in inverno e con il sole in estate. Un altro degli impegni che appresi ad affrontare fu l’attività di testimonianza, un’esperienza che mi aiutò molto nello sviluppo del rapporto con le persone. In genere testimoniavamo in strada, fermando le persone per parlare qualche minuto di Dio e dei valori umani. Un’opera sempre abbastanza difficile per la diffidenza verso gli estranei e gli impegni assillanti che tutti più o meno devono affrontare giornalmente. Per me era quasi divertente fermare i giovani in gruppo quando uscivano dalla scuola e testimoniare loro, sfidandoli a dedicare del tempo a Dio, oltre che allo studio. A Padova la maggior parte dei ragazzi studiava

56

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

57

psicologia all’Università; riconoscevo coloro che erano in crisi d’identità che avevano scelto quella materia di studio, soprattutto perché volevano capire se stessi, perciò parlavo con loro del perché era importante innanzitutto capire il proposito che Dio ha per noi nella vita. Ebbi così il piacere di incontrare Graziano Segato (foto #39 alla mia destra) ed alcuni suoi amici che, dopo una breve spiegazione dei Principi Divini al centro di Padova, accettarono di venire al nostro Centro Studi di Lecco per un fine settimana. Mentre Graziano accettò di continuare nello studio e successive esperienze, gli altri due o tre ragazzi furono portati via a forza dai parenti che vennero a prenderli, probabilmente allarmati dalle informazioni negative ricevute sul nostro Movimento. Prima di cambiare il mondo... Le nostre attività non erano semplicemente esteriori; erano accompagnate da digiuni, preghiere notturne, docce fredde. Nei primi sei mesi di Padova sperimentai per due volte sette giorni di digiuno (bevendo solo acqua), sempre svolgendo le attività quotidiane; furono condizioni di sacrificio che mi permisero di apprezzare il valore dell’impegno totale per il conseguimento di un proposito maggiore e soprattutto di capire-sentire il cuore di Dio nella situazione del mondo circostante. Potei così applicare le parole che Gesù rispose al diavolo dopo 40 giorni di digiuno nel deserto: «Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»! Inoltre sperimentavo in prima persona l’insegnamento di Gesù ai suoi discepoli, di «essere nel mondo senza appartenere al mondo». Un punto molto importante che giunsi a capire dopo pochi

mesi di entusiasmo neofita, fu che, se veramente volevo cambiare il mondo, dovevo innanzitutto cambiare me stesso: questa comprensione fu la causa della mia prima crisi interiore da quando mi ero unito al Movimento. Ero entrato nel Movimento con grande entusiasmo, vedendo nella disciplina insegnata un «sistema militare» che sicuramente poteva conseguire l’obiettivo di cambiare il mondo. Vorrei rimarcare che prima di conoscere i Principi Divini era così grande la mia disperazione nel vedere le ingiustizie del mondo che affermavo senza riserve di esser capace di farlo saltare in aria con una bomba se ne avessi avuto la possibilità, anche se ciò avrebbe provocato la mia morte! Fu per me parecchio scioccante ciò che giunsi a capire: prima di insegnare agli altri ciò che dovevano cambiare, dovevo cambiare me stesso. Questo era in linea con l’insegnamento del Padre Moon che fin da giovane aveva compreso di dover giungere al completo dominio di se stesso, prima di poter cambiare il mondo per Dio. Le esperienze di Padova sono indimenticabili: varie volte nella notte sentivo il desiderio di pregare e trascorrevo molto tempo pregando in lacrime e sentendo profondamente il cuore di Dio. Delle attività giornaliere in particolare non posso dimenticare l’esperienza dei giorni in cui testimoniavamo visitando le case e la gente aveva un timore irrazionale di aprire la porta, per via del rapimento e uccisione di Aldo Moro. Una signora che mi fece entrare in casa mi disse, alcuni minuti più tardi, che aveva accettato in cuor suo il pensiero che poteva morire se mi avesse aperto: capii profondamente come Dio e Satana stanno lottando nella mente delle persone!

58

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

59

Dopo sei mesi a Padova fui trasferito al Centro del Movimento in Roma, dove trascorsi circa un mese con Giorgio Figus come responsabile. Giunsi a Roma ancora in crisi per il motivo spiegato sopra e l’incontro con Giorgio fu di grande aiuto interiore; per la prima volta in vita mia una persona mi ascoltò profondamente e mi consolò, parlandomi con le lacrime agli occhi dell’amore di Dio per me... è indelebile nella mia mente il ricordo di quei momenti! Dopo di lui venne come responsabile del Centro Carmelo Cirelli (foto #36 nel centro), un fratello maggiore di me di qualche anno che mi insegnò con l’esempio l’amore di genitore e mi educò molto, nel carattere e nello spirito. Con lui appresi l’obbedienza incondizionata e la devozione verso Dio ed i Veri Genitori. Durante il giorno avevamo come base il centro di via Sant’Erasmo (Vicino alla basilica di S. Giovanni in Laterano) e la sera rientravamo alla sede di Colle Mattia, dove dormivamo per poche ore. Ad ogni membro era stata assegnata un’area di 360 famiglie, alle quali dovevamo testimoniare e portarle a diventare delle «chiese famigliari». Visitavamo quelle famiglie giornalmente, predicando la parola di Dio espressa nei testi sacri e spiegata con lo studio del Principio Divino. Quel periodo per me durò solo pochi mesi, ma fu un’esperienza di vita intensa e piena di emozioni: un tempo indimenticabile della mia vita nella Chiesa. Ricordo ancora vivamente un’esperienza spirituale molto forte: mentre stavo raccogliendo fondi al semaforo vicino al Colosseo (ero al terzo giorno di digiuno), sentii il cuore sofferente dei martiri che lì erano morti. Ciò che fu causa di grande emozione fu sentire spiritualmente il cuore sofferente di quei genitori che assistevano allo stra-

zio dei loro figli da parte delle fiere, prima di essere uccisi a loro volta... come descrivere tali sentimenti? Per chi è genitore non è necessario, vero? Quell’esperienza spirituale rafforzò molto la mia determinazione a lottare per porre fine alla sofferenza umana. Allo stesso tempo ricordo che la decisione di fare tre giorni di digiuno avvenne in seguito ad un castigo ricevuto da Carmelo che mi insegnò a vivere l’obbedienza verso il Cielo e chi lo rappresenta. A differenza delle volte precedenti in cui avevo deciso personalmente la mia offerta di sacrificio personale, in quella occasione Carmelo mi mandò a dire attraverso Giusy Tagliaferri (a quel tempo madre del Centro) che, avendo disobbedito a una regola del Centro, dovevo fare tre giorni di digiuno. In un primo momento rimasi molto contrariato da quella disposizione e mi ci vollero un paio di ore di preghiera e meditazione per accettarla. Il risultato della mia obbedienza a Carmelo fu che potei sentire profondamente i sentimenti dei martiri che hanno posto la fondazione di sacrificio per noi che siamo qui oggi e sperimentare l’unità con il cuore di Dio più fortemente. Tutte queste esperienze fecero crescere la mia parte spirituale, permettendomi di scoprire che molti luoghi comuni erano delle bugie: per esempio che un uomo non può vivere senza avere relazioni sessuali. Appresi a vivere nei Centri della Chiesa, condividendo la vita quotidiana con persone che appresi a considerare come fratelli e sorelle, lottando efficacemente contro i pensieri di interesse sessuale. In gioventù non avevo ricevuto molta educazione riguardo all’autodisciplina, pertanto le esperienze di risveglio spirituale che vissi in quel primo periodo furono mol-

60

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

61

to importanti: in totale vissi come un buon sacerdote per otto anni, prima di avere nuovamente relazioni fisiche con la mia attuale sposa Chitai. In quel tempo di separazione sperimentai l’energia della preghiera e delle letture che alimentano lo spirito mentre il mio corpo conseguentemente riceveva energia e forza: potevo digiunare e dormire poche ore e fare cose che non avrei pensato di poter fare. Le esperienze accumulate negli anni mi permettono oggi poter affermare che la vera grandezza del Movimento di Unificazione consiste nel guidare i suoi membri a sperimentare veramente il Vangelo, più che solamente predicarlo! Una nuova Missione Dopo un anno di attività spirituale, mi fu chiesto di entrare nel gruppo dei Ginsenisti, così chiamati per l’attività economica connessa con la vendita del Ginseng, una radice che cresce in oriente, con proprietà meravigliose per la salute. Oggi è un prodotto largamente conosciuto ma allora era pressoché ignoto alla maggior parte delle persone e soprattutto ai farmacisti; erano questi infatti coloro ai quali ci rivolgevamo per vendere i prodotti derivati dalla lavorazione della radice. Alcuni prodotti erano importati dalla Corea, dove erano realizzati nei laboratori farmaceutici appartenenti al Movimento, altri erano prodotti in Italia. Fu Elio D’Alberti, allora incaricato del settore commerciale della Tongil (così si chiamava la compagnia) che mi adocchiò come possibile venditore. Anche se a malincuore per dover lasciare l’attività spirituale che mi faceva sentire vicino alle figure dei santi del passato (poveri ma felici),

accettai di trasferirmi in Emilia Romagna, dove Mario Guiducci (Foto #33 – ultimo alla mia sinistra) era il rappresentante di zona che stava lasciando il territorio per prendere la responsabilità come direttore delle vendite. Io ereditai la sua zona di vendita che abbracciava l’Emilia Romagna e le Marche, con base in Bologna, dove era situato il deposito delle merci ed il Centro del Movimento dove dormivo quando non ero fuori città. Ogni settimana circa (ed in seguito ogni 15 giorni), andavo a Curno, vicino Bergamo, per ricaricare il mezzo di merci per il magazzino e quindi rifare il giro dei clienti che avevo visitato 15 giorni prima e consegnare gli ordini. Con i fratelli del Centro condividevo, quando ero in città, le esperienze di preghiera notturna e qualche riunione di formazione interiore. Vivevo una vita ascetica ed allo stesso tempo la vita del venditore, esposta alle tentazioni del mondo, con tutti i rischi che comporta: in almeno due occasioni rischiai la morte per incidente d’auto ed allo stesso tempo sperimentai con grande chiarezza la protezione del Cielo. Fu anche quello un periodo indimenticabile, di grande e profonda condivisione con i fratelli Ginsenisti: Pino Ricupito, Gino Ventura, Franco Bolandini, Eugenio, Mario Melchiorre, Giorgio Boin, Mario di Prima, Mario Baldarri, Marina Cazzullo, Rosa Malinverni, Laura Di Santo... Le difficili esperienze che vivevamo ci facevano sentire sempre più uniti. Durante le riunioni, il racconto delle esperienze vissute ci faceva versare un sacco di lacrime... il più delle volte per le risate! A fine settimana ci riunivamo con Franco Ravaglioli, allora leader nazionale, con Sandro Calidi, direttore Marketing (Foto #33 – il secon-

62

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

63

do alla mia sinistra) e Mario Guiducci, direttore vendite, che seguivano da vicino la nostra attività commerciale e la nostra vita spirituale, esposta alle continue tentazioni di fronte alle quali ci trovavamo nel corso della nostra attività solitaria. Un viaggio indimenticabile Esperienze indimenticabili del gruppo dei Ginsenisti furono il seminario estivo di una settimana del 1981 ed il successivo viaggio di due settimane di testimonianza in Inghilterra. Viaggiammo in due minibus, passando le ore cantando e raccontando barzellette. Ci integrammo alle attività di testimonianza dei membri di Londra e Birmingham, senza che la maggior parte di noi conoscesse bene l’inglese (alcuni per nulla). Tutta una serie di episodi umoristici accompagnarono il nostro quotidiano relazionarci con le persone nella strada; molti di noi raggiungevano l’obiettivo di portare persone alle conferenze del Centro perché diversi ospiti ci accompagnarono alle riunioni pensando che ci fossimo perduti e che avessimo bisogno del loro aiuto. Dopo appena un anno dall’inizio del lavoro di vendita, ebbi la gradita soddisfazione di vincere la competizione di vendita di 40 giorni, tra tutti i venditori per l’Italia. Fu per me un insegnamento molto importante sul valore della forza dello spirito: ero cosciente di aver vinto grazie all’aiuto interiore del mondo spirituale, più che alla mia abilità esteriore! Cercavo di compiere la mia responsabilità come venditore ed allo stesso tempo di vivere con un cuore di fratello maggiore. Poche volte dormivo nel Centro di Bologna e potevo partecipare alle attività spirituali dei mem-

bri; quasi sempre mi svegliavo molto presto, prima che i fratelli e le sorelle iniziassero le loro attività giornaliere e partivo per caricare la merce in macchina ed essere davanti al primo negozio nel programma della giornata quando apriva i battenti. Anche se dormii veramente poco in quel periodo (cosa rischiosa se si guida tutto il giorno), sperimentai la presenza di Dio e l’aiuto degli angeli custodi in una maniera incredibile, che mi fecero raggiungere il finale vittoriosamente. La piccola vittoria nella vendita mi portò a guadagnare un premio e Franco Ravaglioli, il leader nazionale, mi portò con sé, nel luglio del 1982, in occasione della Cerimonia del Madison Square Garden a New York (Foto 17 – 17A), dove oltre 2.000 coppie ricevettero la Benedizione in matrimonio. Fu un evento storico al quale fui onorato di poter assistere come spettatore, senza immaginare che era il preludio della mia propria Benedizione che avrei ricevuto solo pochi giorni più tardi (nell’ottobre dello stesso anno). Nonostante il successo nelle vendite, dal punto di vista interiore non potevo superare la frustrazione di avere un passato pesante da redimere: una famiglia fallita, una vita dissoluta e senza spiritualità... Facevo continui confronti con i fratelli e le sorelle più giovani nei quali vedevo quella purezza giovanile che avevo perso. Finalmente un giorno Dio mi aiutò attraverso la lettura di alcuni versi di Tagore, il poeta indiano, affissi da qualcuno nella bacheca del Centro. Non li ricordo esattamente, ma erano una esortazione a non rimpiangere ciò che non si può essere. Dicevano più o meno così: «Se sei un pino in cima alla montagna, cerca di essere il più alto e forte; se sei un cespuglio nella valle,

64

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

65

cerca di essere il più rigoglioso; se sei un ciottolo nel ruscello, cerca di esser il più lucido e risplendente tra tutti»... In poche parole Dio mi stava esortando a dimenticare ciò che avevo fatto di sbagliato nel passato che non poteva esser cambiato ed a vivere per costruire un futuro nuovo, divenendo la persona migliore che potessi essere. In quei momenti rafforzai la mia determinazione a lavorare per far sì che altri giovani come me non commettessero le stesse mancanze ma potessero conoscere il proposito della vita e la sacralità della famiglia, prima di fare errori irreparabili nella loro vita. Esperienza profonda con Dio Durante un viaggio di lavoro, al ritorno in macchina sotto una pioggia torrenziale, il nostro Padre/Madre Celeste (è così che possiamo sentire Dio) mi fece sentire il Suo cuore ed i Suoi sentimenti nel corso della mia vita passata: speranze, aspettative, disillusioni provate nei momenti più cruciali della mia vita, quando le mie scelte errate avevano influenzato il mio destino per la vita futura. Non ci sono parole sufficienti per descrivere le emozioni che si provano nel sentire con particolarità di dettagli, il modo in cui il nostro genitore Celeste partecipa ai nostri sentimenti ed alla nostra vita fin nei minimi particolari che quasi sfuggono alla nostra attenzione! Divenne straziante quando Dio mi fece sentire le Sue emozioni: la speranza, la disillusione, la rabbia impotente che provò in quelle occasioni particolari, senza che io mi rendessi conto di questo, anche se Lui aveva cercato di avvisarmi attraverso vari segnali che io avevo ignorato!

L’errore di legarmi in matrimonio prematuramente fu l’impedimento principale per incontrare il Movimento a Roma, dove svolsi il servizio di leva e dove si trovava il primo centro ASUMC in Italia. In quel momento Dio mi fece sentire quanto grandi fossero state la Sua disillusione e la Sua sofferenza nel vedermi seguire una strada sbagliata e conoscendo già anticipatamente quanto avrei sofferto negli anni seguenti. La pioggia torrenziale che scrosciava fuori della macchina era accompagnata dalla pioggia di lacrime che continuavano a scendere sul mio volto: non so per quanto tempo durò ma fu un’esperienza di profondo pentimento e rinnovamento del mio rapporto con il nostro Genitore Celeste: sentii che quelle lacrime erano state come l’acqua battesimale della mia rinascita spirituale. Crescita professionale Trascorsi circa un paio di anni lavorando come agente di vendita per la Tongil, aiutando economicamente il Movimento, facendo del mio meglio dal punto di vista professionale. Nello stesso tempo cercavo di mantenermi attivo spiritualmente e sperimentare la presenza di Dio nella mia vita quotidiana. Appena terminata la giornata lavorativa andavo a testimoniare nelle piazze dei paesi in cui mi fermavo a dormire. Anche se semplice a dirsi, era una lotta spirituale giornaliera, contro me stesso e le forze spirituali negative che mi presentavano tutti i tipi di scuse per non fare attività spirituali. Se mi trovavo in una città in cui vivevano famiglie dei membri che potevano ospitarmi, li avvisavo del mio arrivo e la sera parlavo con loro, spiegando le ragioni della nostra scelta di vita. Questi genitori

66

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

67

dei confratelli erano felici di poter ospitare qualcuno che fosse vicino al loro figlio o figlia e si sentivano consolati dalle mie parole. Le famiglie che maggiormente ricordo (chiedo scusa se dimentico altri) sono quelle di Daniela Donati a Pesaro, di Rosetta Conti ad Ancona e la famiglia Venturi a Bologna. Molto di più potrei dire di quel periodo indimenticabile ma mi è difficile descrivere in poche parole le esperienze interiori vissute in solitudine e come Dio mi abbia protetto in più di una occasione, dandomi una comprensione sempre più profonda del valore della mia vita fisica come il veicolo per sperimentare al meglio ogni momento, unico nell’eternità. Dopo due anni circa trascorsi come venditore in Emilia Romagna–Marche, mi fu chiesto di lavorare negli uffici della compagnia a Milano. L’ufficio commerciale era situato in via Zebedia, una viuzza vicina alla centrale piazza del Duomo. Iniziai come si suol dire «dalla gavetta»: l’ufficio, situato nel seminterrato di una grande chiesa, doveva solamente essere pitturato; il lavoro però fu molto lungo e durò vari mesi, perché dovemmo anche ristuccare buona parte delle pareti, deteriorate per l’umidità sotterranea. Non fu un lavoro da poco, tenendo in conto che l’ufficio era grande: quasi 600 metri quadrati. Condivisi quell’esperienza di duro lavoro con Carlo Zonato (Foto #32 alla mia destra, con Daniela sua moglie), Jesus Montenegro, Mario Melchiorre, Franco Plantera, Vittorio Patanella. Eravamo sempre molto stanchi: tutte le sere rientravamo a Bergamo per dormire e la mattina ripartivamo presto, dopo le preghiere mattutine. Ricordo sorridendo come Mario Melchiorre – era lui in genere che

guidava l’auto verso l’ufficio di Milano – ci esortava a stare svegli in macchina. Con il suo accento marcatamente romano esprimeva il suo imbarazzo per gli sguardi dei passanti e degli autisti che affiancati nel traffico cittadino ci guardavano dormire con le bocche aperte. Mario ci diceva: «Aho, Svejateve... ’ a gente penza che so’ un mafioso co’ quattro cadaveri in macchina!». Esperienza di carpenteria a parte, iniziai a lavorare come impiegato dell’ufficio acquisti, apprendendo da Sandro Calidi come gestire le relazioni con i fornitori. Mi occupavo dell’acquisto del materiale necessario per la produzione dei prodotti cosmetici e complementi alimentari che si erano aggiunti ai prodotti commercializzati dalla nostra società. Fu una grande benedizione cooperare alla crescita dell’attività commerciale, segno evidente della benedizione del Cielo, a sostegno delle attività spirituali che stavamo supportando finanziariamente. Partecipavamo alle fiere di settore aumentando esponenzialmente il fatturato della compagnia, grazie anche all’incremento del numero di erboristerie in tutta Italia, che in pochi anni passarono da 500 a oltre 3.000. Ad un certo punto l’attività commerciale richiese l’intervento di una figura di alto livello nella direzione commerciale e venne assunto il signor Fissi. Questi era un direttore proveniente dal settore farmaceutico e cosmetico che puntò decisamente alla creazione di nuovi prodotti. Fui in prima persona coinvolto nella ricerca di marketing, creazione e presentazione dei nuovi prodotti alla forza vendita. Fissi mi scelse come assistente e fu per me un periodo di grande soddisfazione in cui appresi molto, dal punto di vista professionale. Allo stesso tempo mi fu affi-

68

Tre vite in una

Capitolo 3 - La scelta radicale

69

data la responsabilità interiore dei membri che lavoravano nell’ufficio, sotto la guida di Carlo Zonato. Ebbi la soddisfazione di scambiare molte esperienze indimenticabili con fratelli di gran valore come Innocenzo Pirrone e Umberto Angelucci (Foto #32 ultimo alla mia destra e mia sinistra rispettivamente). Una gran gioia in quel periodo fu il poter aiutare Mimmo, recentemente uscito dalla comunità di Don Pierino, chiamandolo a lavorare per la Tongil nelle consegne dei prodotti ordinati dai clienti. Potevamo sperimentare la responsabilità professionale durante il giorno mentre continuavamo le nostre attività di testimonianza la sera in piazza del Duomo. Nel periodo estivo invece ci univamo ai gruppi che raccoglievano fondi per aiutare le attività del Movimento. Ebbi cosí la soddisfazione di incontrare un figlio spirituale in Milano, Sergio Valgoi (Foto 40A - 2° alla mia destra): un fratello con un grande desiderio di essere utile all’umanità e che ancor oggi porta avanti con successo delle importanti attività di volontariato. Nello stesso tempo, ebbi anche la grande soddisfazione di assistere alla Benedizione in matrimonio di Graziano (da me introdotto al Movimento a Padova) e Christa a New York nel Luglio del 1982. Nell’estate del 1983 ricevetti il premio del Club dei 400 con poche decine di membri, per aver mantenuto una media di 400 mila lire a giorno (200 Euro circa) per 40 giorni di raccolta fondi estiva, distribuendo il nostro periodico «La Nuova Era» sulla riviera Toscana. Di quel breve periodo serbo i ricordi dei momenti vissuti con Ignazio Cabras (Foto 36 alla mia destra) come capo di un gruppo: il dormire davanti alla chiesetta nell’isola d’Elba, la raccolta fondi nei club notturni fino a ore

della mattinata... momenti indimenticabili che ci uniranno per l’eternità. Il giorno 14 Ottobre del 1982 avvenne un evento storico, per la mia vita e per le nostre famiglie Pettè ed Eboli: la Benedizione in matrimonio che ricevetti dal Reverendo e dalla Signora Moon! Finalmente, dopo cinque anni dall’essermi unito al Movimento, avendo sciolto il mio precedente legame matrimoniale, potei partecipare a quella Cerimonia che solamente la storia rivelerà in tutto il suo valore cosmico. Successivamente, in seguito alla mia visita a Taiwan nel 1984 (foto 20 con Dr. Lee e Rev. Chang e famiglia) Chitai venne in Italia (nel prossimo capitolo descriverò questo con ulteriori dettagli). Dopo quattro o cinque anni a Milano, nel 1984 lasciammo l’ufficio di Via Zebedia e ci spostammo con l’ufficio commerciale a Curno, in provincia di Bergamo.

70

Tre vite in una

0-A. Ritiro eremitico sul monte Musinè, 1977

0-B. Con Bruno, 1982

2. Matrimonio di Gigi e Pina

71

5. Foto di famiglia a Bergamo, 1985

3. Pranzo di matrimonio a Milano

6. Visita a Minitalia (Bergamo) con Laura

4. Cerimonia di matrimonio civile a Milano

7. Riunione di famiglia a Torino

72

73

Sopra: 8. Riunione di famiglia a Bergamo A lato: 11 e 18. Gruppo al ritorno dalla Corea, 1982 A lato: 12. Con il Rev. Chang, responsabile nazionale di Taiwan

Sopra: 13. Sfilata della Cerimonia (al centro con la bandiera italiana), 1982 A lato: 13A. In primo piano nella stessa sfilata

74

75

14. Durante la Cermonia (ultimi a destra terzi dal basso)

Sopra: 16. Coppie di Taiwan A lato: 17. Verso New York, 1982 Sotto: 18. A casa di Beltrami

76

15. Seul, Corea, 1982

77

21. Cerimonia dell’8° giorno per Francesca, 1987

19. Chiesa di Cheong Pa Dong, 19A. Interno della Chiesa di a Seul Cheong Pa Dong

20. Gruppo con Dottor Lee a Taiwan, 1984

22. Cerimonia dell’8° giorno per Caterina, 1989

78

23. Cerimonia dell’8° giorno per Maria, 1991
79

27. Con la Famiglia Ferrario Mario e Luciana

In alto 24. Famiglia a Bergamo, 1992 A lato 25. Chitai e Caterina in via Broseta, Bergamo

Sotto 26. Con la Famiglia Hadj-Amar Ramdane e Lucia

28. Con la Famiglia Ciacciarelli Antonio ed Elisabeth

29. Con il Rev. Won Pil Kim a Milano, 1985

80

81

In alto 30. Con Famiglia Ventura Gino e Kazue A lato 31. Chitai e Francy a Bergamo, 1990 Sotto 32. Con Famiglia Zonato Carlo e Daniela; ai lati: Umberto Angelucci e Innocenzo Pirrone

Sopra: 33. Gruppo di fratelli della Tongil in Fiera A lato: 34. Celebrazione Natale a Varese, 1980 Sotto: 35. Gruppo del corso di 40 giorni PD a Varese, 1979

82

83

36. Raccolta fondi estiva, gruppo con Carmelo, 1981

38. Telefono Amico, Gruppo a Varese

39. Romania: consegna di una cucina industriale

36A. Esperienza di 40 ore di predicazione in strada (Milano)

37. Corea, Simposio Asiatico di Medicina naturale (Ginseng Il-Hwa), 1988

40. Dimostrazione contro il Muro di Berlino, 1989

84

85

40A. Gruppo al confine con Germania Est

40D. Seminario dei bambini in Piemonte

Sopra: 40F. Negozio di gastronomia a Torino A lato: 41. A Taiwan, cantando insieme Sotto: 42. Visita familiare a Taiwan, 1988

40E. Seminario dei bambini in Valtellina

86

87

42A. Taiwan 1988, con i cognati cinesi

48. Francesca con suo marito David, 2004

45. Visita familiare a Taiwan, 2003

50. Benedizione in matrimonio del nipote di Chitai

46. Visita alla nostra Chiesa di Taiwan

51. Corso di 40 giorni a Cheong Pyeong Lake, Corea, 1996

88

89

53. Proclamazione della Missione a Cuba, a La Havana

55A. Visita di mamma Maria a Miami, 1999

54. Arrivo della nostra famiglia a Miami, 1997

A lato: 56. Settimo Anniversario della Missione di Cuba

55. Varadero, Cuba, con Rev. Kim, 1996

Sotto: 57. Celebrazione con le famiglie Kim e Kuramoto

90

91

58. Incontro con Wehara San in aeroporto giapponese

61. Gabriella con Aurora e Daniele, 2007

59. Visita di Chitai in Israele

62. Con i nipoti nel 2007

60. Celebrazione con le famiglie KimHong e Chidester

63. Compleanno di mamma in Italia, 2007

92

93

64. La famiglia a Miami, 2007

65. La famiglia con David, 2005

Sopra: 67. In Corea con Mons. Milingo e Maria Sung, 2004 A lato: 68. Famiglia Panebianco

66. La nostra Benedizione in Matrimonio di 6000 coppie in Corea, ottobre 1982 69. Ricordo di Ooka San (prima capogruppo delle missionarie giapponesi per Cuba)

94

95

70. Norio e Caty a New York nel 2007

96

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

97

Capitolo 4
Una famiglia per Dio Una decisione definitiva Quando racconto la nostra esperienza della benedizione in matrimonio, e spiego che ci siamo fidanzati e sposati in cinque giorni, quasi sempre la domanda (esplicita o implicita) è: «Come hai potuto decidere con tanta sicurezza che lei era la persona giusta e in così poco tempo?». La risposta, per quanto sorprendente, è anche logica e plausibile: affermare che eravamo estranei e non avevamo niente in comune non è corretto perché Chitai ed io avevamo moltissimo in comune: molto più di tante persone che «casualmente» si incontrano in una sala da ballo o ad una festa di amici e dopo un certo tempo decidono di sposarsi. In una coppia il processo del corteggiamento serve per conoscersi e ricercare gli interessi in comune che nel futuro faranno parte del legame affettivo della coppia... Ebbene questi valori in comune per noi erano già costruiti, avendo entrambi vissuto vari anni nel Movimento lavorando per l’affermazione degli stessi valori, mentre interiormente ci preparavamo seriamente per incontrare qualcuno che desse la priorità agli stessi valori di fedeltà, lealtà, onestà, dedizione alla causa... Pertanto, quando il Padre Moon ci presentò, il 10 ottobre 1982, a Seul, in Corea, la nostra risposta affermativa era già scritta nei nostri cuori perché sapevamo che Dio ed i nostri antenati ci avevano preparati negli anni
97

98

Tre vite in una

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

99

precedenti solo per quel momento. Inoltre la fiducia che riponevamo nei Veri Genitori come strumento di Dio era il nostro denominatore comune. È degno di nota che un paio di esperienze spirituali di Chitai prima della vita familiare (oltre alla mia che racconterò di seguito), hanno confermato quanto sopra come un dato di fatto. Circa quattro mesi prima di incontrarmi, Chitai mi riconobbe in un sogno. Sognò di incontrarmi durante un viaggio in treno: ossia mi vide ancor prima di conoscermi fisicamente! Molto significativo anche il luogo dell’incontro che rappresenta un mezzo di trasporto in comune, in viaggio verso la stessa destinazione. Alcuni mesi dopo il matrimonio in Corea (prima di venire in Italia lei ritornò a Taiwan per un altro anno circa), Chitai sognò mio nonno materno, Salvatore Eboli, che riconobbe poi dalla fotografia quando venne in Italia nel 1984. Nel sogno il nonno la invitava a venire in Italia. Perciò sento di poter affermare che la nostra unione è veramente stata benedetta dal Cielo, e nessuno in terra può separarla mai! Come dice Celentano nella sua canzone: «Siamo la coppia più bella del mondo…». Sarebbe follia pensare che nella nostra vita insieme sia stato tutto facile e avvolto in un’aura di spiritualità. Come qualsiasi coppia abbiamo dovuto lottare, controllando le nostre debolezze caratteriali o direi meglio i nostri caratteri forti: è noto che i calabresi hanno la testa dura ma anche i cinesi sono conosciuti per questa caratteristica. Alla fine però le forti basi poste con la vita di fede precedente hanno costituito le colonne portanti del nostro matrimonio.

Dieci giorni super-intensi Un’esperienza profonda con Dio e con Padre e Madre Moon, rimarrà indelebile nella mia mente: avvenne in Corea nell’ottobre del 1982. Fui chiamato improvvisamente, assieme ad un altro centinaio di fratelli e sorelle della chiesa, a partecipare a Seul al matrimonio collettivo di circa 6.000 coppie, in Seul (Foto 11-12-14). Pochi giorni dopo l’avviso partimmo come un’allegra brigata, chiassosi e baldanzosi esteriormente, mentre si poteva leggere negli occhi di molti la preoccupazione per la seria esperienza a cui andavamo incontro. Alcuni erano già stati fidanzati in precedenza, in altre occasioni di incontro con il Padre Moon, mentre altri come me non conoscevano ancora la propria o il proprio sposo, per cui eravamo un poco in apprensione per la compagna della vita (tuttavia ignota) che andavamo a incontrare (foto 18). Anche se per natura sono allegro e chiassoso, in quel frangente cercai di entrare in una dimensione di interiorità e attenzione spirituale; avevo già avuto un’esperienza pochi mesi prima che mi aveva insegnato qualcosa di importante. Come già raccontato brevemente, avevo viaggiato nel luglio dello stesso anno a New York dove era stato celebrato il matrimonio collettivo di 2.000 coppie; lì avevo notato degli atteggiamenti di scarsa preparazione interiore fra vari partecipanti al matrimonio. L’esperienza vissuta con il divorzio mi aveva segnato profondamente; sentivo che non avrei sopportato di affrontare nuovamente un’esperienza simile. Nelle mie preghiere chiedevo a Dio solamente di poter incontrare una donna di gran fede. Affermai davanti a Dio in preghiera di non desiderare

100

Tre vite in una

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

101

niente altro che una persona interiormente stabile e matura: all’infuori di questo ero disponibile a sposare qualsiasi persona Egli avesse designato per me. Arrivammo a Seul l’8 di ottobre e la prima notte non avevo sonno per via del fuso orario (la Corea è 13 ore avanti) perciò passai alcune ore all’aperto, apprezzando la città notturna. Potei ammirare la laboriosità e la spiritualità del popolo coreano, riflessa nelle chiese piene di persone che pregavano prima di andare a lavorare, alle cinque del mattino. Il giorno dopo partecipammo ad un breve seminario di preparazione al matrimonio e ci divisero in gruppi per l’alloggio (in totale eravamo più di 12.000 candidati al matrimonio); io appartenevo al gruppo che la notte dormiva nella scuola dei «Piccoli Angeli». Eravamo in circa 2.000 fratelli nel secondo piano della scuola, mentre le sorelle (anche loro 2.000 circa) dormivano al piano terra. Dormivamo con il sacco a pelo sul suolo e la notte era un’impresa difficile il semplice uscire e rientrare; per non parlare della difficoltà di dormire: durante la notte immancabilmente qualcuno ti calpestava, mentre si alzava per andare in bagno o per ritornare al suo posto. Nonostante i disagi materiali, sentii di essere come nel Regno dei Cieli, dove tutti vivono in armonia concentrati nello scopo comune. Guardavo le persone attorno a me: c’erano tutti i colori dell’umanità, membri provenienti da 83 nazioni e nessuno si lamentava per la situazione difficile; più o meno tutti ci sentivamo grati di vivere quell’esperienza storica eccezionale. Ero stupito e provavo una grande ammirazione per l’impegno sacrificale dei membri coreani, incaricati di portare il cibo per migliaia di perso-

ne, un processo che richiedeva ore ed ore. In quei giorni visitammo vari luoghi storici della nostra Chiesa in Corea, come la prima chiesa in Seul (foto 19), dove il soffitto del salone inferiore, corrispondente con la camera del Padre Moon, è ancora macchiato dalle lacrime versate per anni dal Padre nelle sue preghiere disperate per la salvezza dell’umanità... Un giorno, molto presto, tutto questo verrà alla luce del sole! L’esperienza più forte Il 9 ottobre, un paio di giorni dopo il nostro arrivo in Corea, il Padre Moon iniziò il processo di formazione delle coppie di fidanzati. Il primo giorno non avvenne nulla di speciale per me personalmente e mi limitai ad osservare con curiosità come il Padre Moon conduceva il processo di formazione delle coppie, scegliendo tra i candidati maschi e femmina; questi poi parlando tra loro decidevano se accettare il suggerimento ricevuto. Eravamo in migliaia e mi sembrava improbabile che il mio turno giungesse subito; infatti il giorno trascorse senza novità per me. Il secondo giorno, il 10, ero un po’ più lucido avendo recuperato della differenza di fuso orario. Cercai di concentrare il pensiero e lo spirito su ciò che stava avvenendo dal punto di vista interiore: il Messia, il Signore che ritorna con la sacra missione di Gesù, stava dando una grande benedizione ed io ero lì presente, ricevendo il grande privilegio di partecipare... cosa potevo fare per essere degno di tanto onore? Cercavo inoltre di connettere la mente con l’insegnamento del Principio Divino ed una domanda mi assillava: qual è il significato della spiegazione che come uomo

102

Tre vite in una

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

103

caduto avrei incontrato il Signore dopo aver raggiunto lo stadio di crescita, il livello in cui ci ha portati Gesù con la sua resurrezione, per poter entrare con Lui nel terzo stadio della maturità? Per capire meglio e saperne di più invito a leggere «Il Principio Divino», capitolo sulla Restaurazione. Mi chiedevo cosa dovevo fare per comprovare questo; silenziosamente chiesi a Dio di farmi capire questo punto. All’improvviso, come se stessi uscendo da un sogno, vidi il Padre Moon indicare una sorella con gravi problemi di movimento (sembrava avesse avuto la poliomielite), chiedendo chi era il fratello che sentiva di poterla sposare: fino a quel momento non mi ero offerto volontariamente come in altri momenti in cui era stato richiesto, però ora sentivo il cuore di Dio addolorato per questa sorella che sicuramente avrebbe faticato ad incontrare un uomo che la amasse; mi sentii profondamente commosso e desideroso di mettere da parte le mie aspettative per lasciar primeggiare, come avevo promesso, il punto di vista di Dio. Stavo per alzare la mano per offrirmi, quando il Padre Moon guardò in un’altra direzione e scelse un confratello come fidanzato per quella sorella... in una frazione di secondo, una voce interiore mi disse: «Questo è il significato di entrare nel livello superiore: amare una donna innanzitutto dal punto di vista di Dio ». Fu per me come la folgorazione di Paolo sulla strada di Damasco. Vissi per alcuni minuti con un sentimento profondo di gioia e gratitudine! Di nuovo la voce del Padre Moon mi riportò alla realtà: stava chiedendo chi voleva sposarsi con una sorella di colore. Sentii che poteva essere buono per me; in fin dei conti il mio padre spirituale, Bruno, lo era di nome e di fatto.

Mi alzai e presi posizione nel gruppetto di fratelli che si erano riuniti per il proposito richiesto (ricordo Giorgio Figus e Massimo Trombin tra gli altri) ed attesi alcuni minuti. Ad un certo punto il Padre mi guardò e chiamò una sorella dalla fila opposta, seminascosta dietro le altre: con mia grande sorpresa non era nera ma orientale. Rimasi sorpreso per qualche istante, però mi ripresi rapidamente e mi avviai all’inizio del salone dove erano poste le sedie dei Veri Genitori. La Madre Moon lì seduta mi ricevette con un sorriso. Attesi alcuni secondi che sembravano minuti e capii che stava sorridendo anche per la differenza di velocità tra noi due: Chitai stava ancora raccogliendo le sue cose nel posto a sedere prima di raggiungermi. Dopo un inchino di ringraziamento alla maniera orientale, uscimmo nel giardino per parlare e conoscerci, prima di dare il nostro consenso finale alla scelta coniugale che sentivamo Dio aveva operato per noi. Quando uscimmo fuori, il Reverendo Chang, leader nazionale di Taiwan (foto 15), ci accolse con un sorriso e ci aiutò nella prima fase della nostra relazione. Le conferme del Cielo I segnali che ricevetti dal Cielo in quei giorni sono tanti, a conferma del fatto che proprio lei, Chitai, era la sposa che Dio aveva preparato per me. La mia mente era piena dei pensieri che il mondo spirituale mi ispirava e mi lasciavo guidare completamente dallo spirito, senza badare ai commenti esteriori che potevo sentire o intuire nella mente di altri fratelli. Per esempio il fatto che Chitai fosse maggiore di me di tre anni ed apparisse molto più anziana fu immediatamente risolto dalla voce che mi ispirava ed

104

Tre vite in una

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

105

accompagnava sempre, sussurrandomi: «Se tu la amerai veramente, lei diventerà più bella e potrà apparire anche più giovane di te». Devo ammettere che in seguito, nella nostra vita insieme ho potuto constatare la veridicità di quella ispirazione. Il punto fondamentale da me richiesto a Dio che la mia futura sposa fosse una persona di grande fede è stato soddisfatto. Posso affermare oggi, dopo quasi trent’anni di matrimonio che Chitai ha avuto una fede eccezionale ed una forza interiore immensa per superare le difficoltà che abbiamo affrontato insieme. Pertanto non ho alcun dubbio che è veramente la persona migliore per me, scelta dal Padre-Madre Celeste! Nel matrimonio attraverso la Benedizione dei Veri Genitori si deve porre Dio al centro della relazione di coppia perché possa funzionare e per noi persone cadute (peccatori), abituati a pensare ed attuare per conto nostro, è una sfida continua il mantenere la mente e il cuore concentrati in quella direzione. Nonostante avessi alle spalle circa cinque anni di una certa disciplina spirituale, fu subito chiaro che dovevo ora salire ad un livello di spiritualità più alto, per abbracciare la persona che Dio aveva posto al mio fianco. Fu significativo lo scambio che avvenne tra noi due l’ultimo giorno, prima di ritornare io in Italia e lei a Taiwan (Chitai venne in Italia un anno e mezzo dopo). Durante i pochi giorni passati in Corea, essendo lei rimasta piuttosto silenziosa per la maggior parte del tempo che passavamo insieme, mi permisi di farglielo notare, chiedendole il perché del suo silenzio. La sua risposta mi fa ancor oggi sorridere e riflettere; dopo alcuni istanti mi disse seriamente: «Mi sembra che stamani non hai prega-

to abbastanza». Definitivamente fu una risposta che pose la nostra relazione nella corretta prospettiva! Un altro episodio che voglio ricordare di quella Cerimonia storica è che ebbi il privilegio di esser scelto fra i fratelli italiani presenti a rappresentare il Bel Paese, portando la nostra bandiera alla sfilata iniziale della cerimonia, con altri rappresentanti di 83 nazioni (foto 13-13A). Non chiesi mai a Franco Ravaglioli, il nostro leader nazionale in quel momento, cosa lo ispirò in me per darmi un onore così grande... forse quando (e se) leggerà questo mio scritto me lo dirà. Ora penso che forse in quel momento ero un rappresentante significativo del Sud e del Nord Italia, essendo nato al nord ma da genitori meridionali; penso poter dire che la sofferenza patita per la dicotomia di cui ho scritto anteriormente, in quel momento si trasformò in benedizione. Tutto sommato, per quanto potesse essere incredibile anche per me stesso, sono stato capace di aspettare otto anni, prima di avere la prima relazione coniugale con Chitai: cinque anni prima del fidanzamento con lei, mentre vivevo in castità nelle sedi del Movimento, e tre anni dopo. Ho vissuto come un vero sacerdote cattolico, considerando quel tempo come un periodo di purificazione dei tanti problemi di relazioni sentimentali che hanno macchiato la mia vita ed allo stesso tempo come una restaurazione dei problemi ancestrali della nostra parentela. La costruzione della nostra relazione Che tempo meraviglioso! Non potevo immaginare che potesse esser così stimolante il coltivare una relazione d’amore epistolare: ci prendevamo cura l’uno dell’altra per

106

Tre vite in una

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

107

mezzo di lettere con disegnini, brevi colloqui al telefono e regali. Attraverso i pacchetti di cibo cinese inviati da lei, percepivo il suo desiderio di esser presente nella mia vita. Passarono circa 16 mesi di separazione che, come già ho detto, furono veramente costruttivi per la nostra relazione dal punto di vista interiore. Attraverso le sue lettere potevo sentire un cuore puro e genuino, come mai avevo incontrato fino ad allora in una donna. Una frase che Chitai mi scrisse in quel tempo aprì la mia mente ad una realtà fino ad allora quasi ignorata. In una lettera mi scrisse: «Voglio dar nascita a buoni figli per te». Per la mia mente abituata a pensare all’amore come una relazione a due, il concetto che lei mi stava ponendo davanti era la vera priorità che deve avere una relazione d’amore e mi resi conto che io la avevo sempre posta in secondo piano. Queste sue parole mi elettrizzarono; non saprei come descrivere altrimenti la sensazione che mi dettero. Questa, come altre esperienze future della nostra vita insieme mi hanno portato a considerare il grande valore delle unioni create dai Veri Genitori che, a differenza dei matrimoni secolari, iniziano con i due componenti della coppia quasi sconosciuti, costruendo una trinità, con al centro l’amore di Dio. In questo processo i due della coppia si avvicinano tra loro, man mano che si avvicinano in amore al Padre-Madre Celeste. Nella misura in cui i due divengono divini possono assaporare l’amore coniugale sempre più profondamente. Il Principio Divino è veramente lo strumento per riportare il matrimonio al valore sacro che si merita! Purtroppo nelle relazioni secolari avviene esattamente l’opposto e tanti (troppi) ma-

trimoni pomposi falliscono nello spazio di pochi anni, se non di pochi mesi: questo sta distruggendo la società! La mia relazione con la nuova famiglia Cinese Andai a Taiwan nel Febbraio dell’84 per incontrare la famiglia di Chitai e richiedere la loro approvazione perché lei venisse in Italia con me (Foto 42-43). La prima volta che visitai Taiwan fu davvero un’esperienza molto interessante. Partii da Roma con la febbre: una sorella mi aiutò la notte prima della partenza con una medicina naturale per sfebbrarmi un poco. La madre di Chitai completò l’opera con una medicina di erbe che mi fece bere appena si rese conto del mio stato, poco dopo il mio arrivo nella loro casa (Fotografie varie a Taiwan: 41 - 42 – 42A – 45 – 46 – 50). La sua famiglia non era molto positiva verso il nostro Movimento, che aveva «portato via» la loro figlia e sorella ed ora per di più ero arrivato io a portare Chitai ben lontano da loro: in Italia! Pertanto mi sottoposero a delle piccole prove di carattere, come per esaminare la mia serietà di intenti. Io dal mio canto praticavo il Principio del servizio con la sua famiglia e non perdevo occasione per fare piccoli lavori in casa, come la pulizia del bagno e della cucina, attività di grande impegno fisico data l’alta temperatura e la grande umidità tropicale a cui non ero abituato. Certamente mi portavano anche in giro a visitare la città e soprattutto con il secondo fratello di Chitai passavamo molto tempo guardando film di kung-fu, avendo lui scoperto che mi piacevano pazzamente. Anche se non capivo niente della lingua, passavamo molte ore in famiglia,

108

Tre vite in una

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

109

guardando la televisione e sorseggiando tè cinese. La mia curiosità e disponibilità a provare cose nuove mi portarono a fare varie esperienze interessanti. Mi è sempre piaciuto essere aperto a provare cibi nuovi; con sorpresa mi è capitato di imbattermi in persone che, seppur viaggiando per luoghi sconosciuti, chiedevano sempre da mangiare una bistecca e patatine fritte... che strano, vero? Tornando alla mia visita a Taiwan, avevo ricevuto suggerimento da un compagno di viaggio in aereo di visitare il mercato dei serpenti, per cui appena possibile chiesi di vederlo. Una sera uscimmo per una passeggiata e mi portarono in quel posto tipico di Taipei. Era un immenso mercato, parte all’aperto e parte coperto, e ad un certo punto vidi dove erano venduti i serpenti. Li mostravano vivi sulle bancarelle, alcuni fuori dalle gabbie, mantenuti sotto controllo con dei bastoni; il compratore sceglieva l’animale che desiderava per farselo uccidere, pulire e cucinare. Stavo guardando affascinato lo spettacolo, quando il mio cognato maggiore mi invitò ad entrare nello stand più vicino e sedermi. Seguii la piccola comitiva di parenti che mi accompagnavano e capii che stavamo accingendoci a mangiare la carne di serpente. Anche se non era il motivo della mia richiesta, mi liberai di ogni pregiudizio e la provai: il sapore della carne era delicato (simile alla carne di rana), ma il brodo in cui era cucinato era piuttosto forte per le spezie aggiunte. Apprezzai l’esperienza ma non accettai l’offerta ulteriore di mio cognato di bere un bicchiere di sangue del serpente con dentro dissolta la loro cistifellea ed altri prodotti naturali: il tutto per incrementare la potenza virile... d’altra parte non ne avevo

bisogno, visto che avremmo dovuto rispettare la promessa fatta nel matrimonio di separazione fisica per tre anni, dopo la benedizione! Un altro episodio che non posso fare a meno di raccontare, che riguarda la differenza dei nostri caratteri, avvenne una sera in cui a casa di mio cognato le cantai la canzone «La prima cosa bella», dei Ricchi & Poveri, accompagnandomi con una chitarra trovata per caso (foto #41). Rientrando verso mezza notte al Centro del Movimento dove dormivamo, chiesi a Chitai se le erano piaciute le parole della canzone che avevo tradotto per lei. Lei non rispose nulla ed io rimasi con il dubbio che forse le parole della canzone fossero state troppo «osé» per lei. La sera successiva, dopo aver visitato altri parenti, stavamo percorrendo lo stesso cammino, alla stessa ora e lei mi disse: «Sì, le parole della canzone mi sono piaciute». Capii in quel momento che c’era veramente un abisso tra le nostre culture. Comunque ero attratto perché sentivo una gran profondità in lei ed inoltre desideravo imparare da lei ad essere più moderato. La cerimonia dei tre giorni in Calabria Dopo un anno dall’arrivo di Chitai in Italia, nel maggio dell’85, celebrammo il matrimonio civile a Milano (foto 3-4) e dopo di questo decidemmo di passare la luna di miele in Calabria. Fu questo un suggerimento dato da una sorella spiritualista che stava visitando l’Italia, alla quale chiesi espressamente cosa avrei potuto fare per aiutare di più la soluzione dei problemi ancestrali della mia regione d’origine. La sorella aveva appena fatto un gemellaggio dei vari fratelli

110

Tre vite in una

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

111

e sorelle con Santi nazionali e mi aveva detto che io avevo affinità spirituali con Caterina da Siena, il che mi aveva rallegrato molto, soprattutto conoscendo di più della vita della Santa attraverso alcuni libri che comprai (in seguito chiamai con il suo nome la seconda figlia). Il suggerimento di questa sorella fu per me di avere la cerimonia dei tre giorni (cerimonia di inizio della vita matrimoniale) in Calabria, in casa di parenti stretti e con l’aiuto della preghiera che facessi intervenire il mondo spirituale e gli antenati. Fu una buona occasione per poter presentare Chitai a vari zii e cugini, cosa che non avevo fatto con il mio precedente matrimonio quando, al contrario, ero andato in Calabria per vacanza, addirittura senza visitare i parenti... chiedo scusa a tutti oggi per allora! Per la loro ospitalità e l’aiuto ricevuto in quella occasione, ringrazio di cuore la famiglia del cugino Gregorio Pettè di Cosenza, la famiglia di zio Ferdinando e la famiglia dello zio Vincenzo, a Laureana di Borrello, come pure la famiglia della zia Concettina di San Luca. L’impatto delle mie scelte Un’altra esperienza che rimarrà indelebilmente marcata nella storia della mia famiglia come una testimonianza viva del valore della mia scelta è il «salvataggio» della vita di mio fratello Mimmo. Non so quanto lui ricordi di questo. Avvenne grazie alla comprensione e successiva applicazione del Principio di Restaurazione tramite indennizzo (si può spiegare come il «fare fioretti» di sacrificio o offrire un voto, per ottenere una grazia). Io, la mamma e mia sorella Pina decidemmo di applicarlo insieme alla situazione disperata di vita o di morte in cui si

trovava mio fratello, coinvolto da un certo tempo nell’uso di droghe pesanti. Tutta la famiglia era in pena per la situazione di Mimmo, la cui vita era legata ad un filo da tutti i punti di vista (spirituale, salutare, sociale) e non si vedeva alcuna via di uscita. Infatti si ostinava a non ascoltare alcun consiglio, da qualsiasi parte venisse. Sono convinto che la comprensione del Principio di cui ho scritto sopra fu determinante per la salvezza della vita di mio fratello. Il Principio di Restaurazione tramite indennizzo è stato uno degli elementi più importanti scoperti dal Padre Moon nella sua ricerca della verità. A fine capitolo lo spiegherò brevemente perché si apprezzi maggiormente il risultato ottenuto con mio fratello. L’applicazione di questo Principio ha permesso al Padre Moon di ottenere i risultati strabilianti che sono oggi davanti agli occhi del mondo in così poco tempo di lavoro (meno di 60 anni), per la realizzazione di un mondo di pace. La comprensione di questo Principio di Indennizzo mi spinse ad iniziare delle offerte di preghiere notturne, digiuno e docce fredde, indirizzate ad aiutare l’intervento Divino nella vita di Mimmo, mentre la mamma e Giuseppina mi accompagnavano con intense preghiere. I risultati non tardarono: inaspettatamente, durante la celebrazione del matrimonio di Gigi e Pina, in mezzo allo stupore generale, Mimmo annunciò la sua decisione di entrare in una comunità di recupero per tossicodipendenti1: fu il suo regalo di matrimonio! (foto #2).
1. Mimmo entrò nella Comunità «Incontro» per divenire in poco tempo uno dei responsabili di Centro, aiutando molti altri giovani ad uscire dalla schiavitù della tossicodipendenza.

112

Tre vite in una

Capitolo 4 - Una famiglia per Dio

113

Sono certo che quella decisione non nacque dal nulla ma per Grazia Divina: un paio di eventi successi a priori dimostrano questo con chiarezza. Alcune settimane prima della data del Matrimonio, Mimmo ci raccontò che stava vagando per la strada senza una meta fissa come spesso accadeva, quando vide una chiesa e decise di entrare (cosa abbastanza insolita per lui in quel tempo). Fuori della chiesa c’era un mendicante che chiedeva l’elemosina e (altra cosa insolita) Mimmo gli diede qualche spicciolo; il mendicante iniziò improvvisamente a parlargli, con parole che toccarono il profondo del suo cuore... (sempre quando racconto di questo non posso frenare l’emozione che mi prende alla gola). Dopo aver ascoltato il mendicante per qualche minuto, Mimmo entrò nella chiesa e fece un giro, meditando sulle parole ascoltate. Decise quindi di ritornare all’ingresso per parlare ancora con il mendicante, ma questi non c’era più. Chiunque può trarre le conclusioni che vuole: per me era un angelo di Dio che aveva toccato il cuore di mio fratello e lo Spirito continua a confermarmelo ogni volta che ci penso. Inoltre, più o meno negli stessi giorni in cui Mimmo attraversava questa esperienza di revisione interiore, un pomeriggio mia madre in un momento di tristezza si era coricata con le lacrime agli occhi, pensando a questo figlio quasi perduto. La mamma non può spiegare se fu una visione ad occhi aperti o un sogno, fatto sta che vide una gran luce accompagnata da una voce consolante che le diceva: «Non ti preoccupare, tuo figlio è salvo!». Ognuno è libero di pensare ciò che vuole ma le prove del fatto che Dio ha posto la sua mano santa in questa situazione sono per me inoppugnabili. In questo cam-

mino di fede ho avuto modo di vivere esperienze spirituali profonde che mi permettono di affermare oggi che SO che Dio esiste ed esiste il mondo spirituale eterno in cui vivremo per l’eternità, non solamente CREDO in essi! Il mio desiderio è poter creare la base affinché possiamo vivere insieme per sempre con gioia, tutti i membri delle nostre famiglie: Pettè – Eboli – Sung – Pong... SO, e sono certo che Dio vuole vederci costruire questa unità eterna qui durante la nostra vita fisica. Ricordate le parole di Gesù: «Tutto ciò che legherete in terra sarà legato in Cielo»? Per favore, chiedete a Dio una conferma delle mie parole, io prendo completa responsabilità di fronte al Cielo per quanto sto affermando! Nel periodo in cui accompagnavo Graziano al seminario di sette giorni, nell’ultimo giorno in cui era ancora incerto e sentiva dover prendere una decisione che avrebbe cambiato la sua vita, lo esortai con tutte le mie forze a chiedere a Dio in preghiera quale fosse il cammino migliore per lui. Alle cinque della mattina andammo a pregare nella chiesetta locale ed egli ebbe una profonda esperienza con Dio che gli fece capire che quello era il cammino che doveva intraprendere. Nella sua esperienza precedente, mentre studiava per divenire sacerdote, aveva sognato di divenire Papa; ora il Cielo gli stava insegnando il cammino per divenire missionario, salvatore della nazione rumena (alcuni mesi più tardi fu inviato lì in Missione) e capostipite della sua famiglia. Ancora una volta ripeto: SO che quanto sto affermando è buono e vero. Chiunque vorrà comprovare la veridicità delle mie affermazioni potrà farlo, semplicemente chiedendo conferma

114

Tre vite in una

a Dio in preghiera ed ai nostri cari defunti che vedono le cose più chiaramente dal Cielo. Il Principio di Restaurazione Il Principio di restaurazione tramite Indennizzo, spiegato in parole semplici, è il risultato che una persona dal lato di Dio può ottenere, strappando dal lato di Satana oggetti e persone, a prezzo di sacrifici personali volontari. È il Principio di base per cui il sacrificio ultimo di Gesù sulla croce ha potuto riscattare spiritualmente l’umanità, aprendo le porte del Paradiso. Per mezzo dell’applicazione di questo Principio, il Padre Moon ha potuto ottenere risultati strabilianti in poco più di mezzo secolo dall’inizio della sua Missione.

Capitolo 5 - La missione tribale

115

Capitolo 5
La missione tribale L’inizio della missione a Bergamo Vivere in una comunità di famiglie non è stato facile; soprattutto se si pensa che eravamo coppie internazionali che a volte, per via delle differenze culturali, non potevano neppure far capire correttamente i propri punti di vista! Erano comunque ammirate da coloro che avevano esperienza nel campo della fede. Ricordo ancora le domande che Don Pierino Gelmini, il sacerdote fondatore della Comunità Incontro, mi rivolse quando una volta ci visitò, cercando di capire come potevamo condurre il nostro tipo di vita in comune. Percepii che provava ammirazione e probabilmente era desideroso di applicare il nostro sistema nella sua comunità di recupero dei giovani tossicodipendenti; forse desiderava realizzare delle comunità famigliari formate da giovani che avevano superato quel problema a livello individuale. Noi stavamo facendo quel tipo di vita per vari motivi: prima di tutto era una scelta di superamento dei propri limiti; stavamo cercando di applicare il Principio in base al quale tutti siamo figli di Dio e dovremmo essere capaci di vivere come una famiglia sotto lo stesso tetto. Per quanto difficile fosse convivere con famiglie multietniche e superare le barriere culturali che ci separavano, potevamo sperimentare profondamente l’aiuto del Cielo ed il cuore di Dio che gioiva quando facevamo dei passi avanti, verso
115

116

Tre vite in una

Capitolo 5 - La missione tribale

117

l’unità di cuore fraterno. L’ esperienza comunitaria a Bergamo, in Via Palma il Vecchio, durò circa cinque anni, durante i quali condividemmo delle esperienze indimenticabili con le famiglie di: Ramdane e Lucia Hadj-Amar (foto #26); Gino e Kazue Ventura (foto #29); Antonio ed Elisabeth Ciacciarelli (foto #28); Mario e Luciana Ferrario come famiglia-guida del nostro Centro (foto#27). Mentre vivevamo in quella casa nacquero Francesca (foto #21) e Caterina (foto #22). Nel 1990 cambiammo casa e ci trasferimmo in via Broseta, all’entrata di un bel parco, cosa che ci sembrò una magnifica idea per la crescita delle nostre figlie. Maria nacque un anno più tardi (foto #23) e vivemmo in quell’appartamento fino al 1992 (foto #24-25), anno in cui ci trasferimmo a Torino. Del periodo vissuto a Bergamo (1985 – 1992) mi porto alcuni ricordi indimenticabili: prima fra tutte l’esperienza comunitaria di famiglie, seconda l’esperienza del Telefono Amico e quindi la fondazione dell’associazione IRIS (Italia Romania Interscambio Solidale). Naturalmente il ricordo più profondo della nostra esperienza a Bergamo sono le tre figlie che sono nate, seppur in mezzo a difficoltà di vario genere: economiche, di unità di coppia, relazioni interfamiliari; le quali però hanno indubbiamente contribuito a far crescere Chitai e me come persone. Le relazioni di fratellanza ci hanno unito fortemente nel cuore ai fratelli e sorelle che ci hanno aiutato, e giungemmo a sentirci veramente come parte di «una grande famiglia sotto Dio». Ancor oggi, a distanza di anni, non possiamo pensare a queste famiglie senza sentire una profonda emozione! Ricordo sempre con gratitudine

il grande aiuto ricevuto da Mario e Luciana Ferrario: è ancora impresso come un video nella mia mente l’episodio in cui Chitai, dopo tre anni di vita a Bergamo senza che esprimesse molto i suoi sentimenti, un giorno scoppiò a piangere inconsolabilmente di fronte al portone della casa di Via Palma il Vecchio. Rimasi senza parole di fronte alla sua reazione di non voler salire in casa per parlarne; non sapevo proprio «che pesci pigliare» e l’unica soluzione possibile che mi venne in mente fu chiamare Luciana. Lei venne di corsa ed accompagnò Chitai per tutto il giorno, risollevandola moralmente ed aiutandola ad esprimere i suoi sentimenti. Dopo questo evento, Luciana mi consigliò con molta saggezza sul come avrei dovuto relazionarmi con mia moglie in maniera più attenta alla sua sensibilità, che involontariamente e in vari modi avevo ignorato. Purtroppo la nostra cultura occidentale ci ha abituati a pensare che se qualcuno vuole qualcosa te lo dice, o se non è contento lo esprime con le parole. Da quel momento iniziai ad essere più attento, capendo che Chitai non mi diceva ciò che pensava e stava a me interpretare i «segnali» che lei mi inviava. Il Telefono Amico (TA) L’esperienza con il TA di Bergamo mi insegnò una qualità molto importante che non avevo ancora appreso: l’ascolto. Tutto iniziò quando la Città di Bergamo volle mettere a disposizione del pubblico un servizio già in atto in altre città d’Italia. Furono chiamati a promuovere l’organizzazione del servizio alcuni dirigenti di Varese ed io fui invitato da Christine Bianchini alla riunione iniziale (c’era anche Mimmo, in trasferta per lavoro), alla quale

118

Tre vite in una

Capitolo 5 - La missione tribale

119

parteciparono circa 200 persone, nel teatro comunale. La riunione era già di fatto una prima selezione per quanti potessero essere interessati nel servizio di volontariato. Alla fine restammo circa in 20 (foto #38); anche Christine era del gruppo. Mimmo rifiutò, trovandosi in zona di Bergamo solo saltuariamente. Prima di iniziare il servizio pratico, fummo istruiti per circa un mese alla filosofia e pratica dei metodi dell’associazione. Il servizio TA consisteva in turni di due ore di servizio in un ufficio segreto (era parte del nostro accordo il non rivelarlo a nessuno). Da lì rispondevamo alle chiamate degli utenti che presentavano problemi vari. Come appreso dalle istruzioni ricevute, l’aiuto che potevamo offrire alle persone non era dare consigli e suggerimenti per risolvere i loro problemi, ma ascoltarli ed applicare una tecnica di «mirroring», ossia rispecchiare ciò che la persona aveva detto durante la conversazione. È difficile spiegare i dettagli della tecnica, che si rivelava molto efficace con la maggior parte delle persone, perché ciò che maggiormente manca oggigiorno è la comunicazione o meglio, qualcuno che ascolti veramente. Fu un’esperienza entusiasmante e drammatica che per me durò circa un anno. Terminò quando la giunta comunale volle prendere in mano l’iniziativa e nominare i dirigenti del gruppo in base ai propri interessi politici, in contrasto con le direttive dell’associazione nazionale del TA. La maggior parte dei volontari si oppose a quell’intromissione politica del servizio e molti, come me, si dimisero. Mi dà soddisfazione il pensare che, come mi fu detto in seguito, era nelle intenzioni dei dirigenti dell’associazione nominarmi presidente della sezione di Bergamo.

L’associazione IRIS Molti eventi storici eccezionali stanno accadendo davanti ai nostri occhi. Uno di questi, che accadde nel 1990, fu la caduta del dittatore Ceausescu in Romania e la successiva ripresa economica della nazione. Mi sentivo legato personalmente al destino di quel Paese perché un fratello di fede, Graziano Segato, era missionario da alcuni anni in Romania a rischio della vita. Alcune esperienze incredibili che Graziano mi confidò aprirono di più la mia mente alla realtà del mondo spirituale. Egli sperimentò in prima persona l’aiuto dei santi che, attraverso sogni e visioni, gli salvarono la vita molte volte, evitandogli di cadere nelle mani della polizia segreta del dittatore. Con l’aiuto di alcuni fratelli del Movimento di Bergamo, nel 1992 iniziammo un lavoro di appoggio al popolo Rumeno, portando aiuti alimentari ed economici, con pochi mezzi a disposizione. Sandro D’Adda, Sergio Trevisiol e Sergio Valgoi furono insieme a me i fondatori del gruppo IRIS, un’associazione solidale con la nazione Rumena, disastrata per i molti anni di brutale dittatura. Tra le molte belle esperienze dei viaggi di trasporto in Romania, ne ricordo una in particolare. Un orfanotrofio con cui entrammo in contatto (i bimbi sono coloro che più soffrono per gli errori degli adulti) ci chiese una cucina industriale per l’istituto; pertanto raccogliemmo i fondi e comprammo una cucina da ristorante, di seconda mano ma molto funzionale (foto #39). Partimmo con due furgoncini in tre persone: da Bergamo ci volevano circa 20 ore di viaggio. Non ricordo bene come fu che alla frontiera io rimasi solo con il mio mezzo che trasportava la cucina, mentre Sandro ed un altro volontario mi precedettero con

120

Tre vite in una

Capitolo 5 - La missione tribale

121

l’altro furgone. Una guardia frontiera Rumena si avvicinò a me e, quando scoprì che ero italiano, iniziò a lanciare insulti, accusandomi di tutti i mali che affliggevano la sua nazione: la prostituzione, l’AIDS, le malattie veneree... io rimasi di sasso ed il sangue mi si raggelava al pensiero che in quella situazione di confusione sociale, un semplice agente doganale aveva il potere di fare molto danno. Quando finì con i suoi improperi, l’agente mi disse più o meno: «Ora scarichi tutto quello che c’è dentro il furgone perché voglio controllare tutto pezzo per pezzo». Non sapevo che fare; rimasi come pietrificato pensando alla cucina per la quale c’erano volute quattro persone per caricarla ed altri oggetti pesanti del carico. Prima che l’agente iniziasse ad inquietarsi di più, qualcuno dall’ufficio richiamò la sua attenzione, perciò mi lasciò invitandomi bruscamente a scaricare perché sarebbe ritornato presto. Rimasi solo e l’unica cosa che sentii corretto fare era pregare: da solo non potevo neanche pensare di scaricare tutto il carico ed inoltre sapevo che l’agente stava solo cercando la maniera di sfogare su di me la sua rabbia. Pregai intensamente, pentendomi per gli errori ed il male che i miei connazionali stavano facendo in quella nazione; non so esattamente per quanto ma intanto la coda di macchine dietro di me si andava accumulando... ad un certo punto un altro agente si avvicinò a me abbastanza inquieto e mi chiese perché stavo aspettando lì nel mezzo del cammino: risposi semplicemente che il suo collega non mi aveva posto il timbro sul foglio di viaggio perché lo avevano chiamato in ufficio. Farfugliando qualche improperio mi pose il timbro, invitandomi con parole rudi a togliermi di mezzo... grazie a Dio!

Purtroppo mi sono dovuto confrontare ancora con altre situazioni in cui dover sentire vergogna del fatto di essere italiano; anche nella mia missione per Cuba ho potuto constatare come noi italiani abbiamo fama di essere donnaioli. In realtà mi sono reso conto direttamente che siamo sempre tra i primi ad arrivare dove ci sono donne in condizioni di bisogno, per approfittarne a basso costo. Penso sia meglio che non parli troppo di questo, spero solo di far capire quanto sia importante lottare contro questa eredità culturale negativa per cambiare la nostra immagine internazionale. Le figlie crescono Il veder crescere le nostre figlie aprì un altro importante capitolo nella mia relazione con Dio, oltre che con Chitai. Mi fece chiaramente capire come la posizione di genitore è da intendersi come mediatore, perché questo è in realtà ciò che siamo chiamati ad essere. La nostra missione come genitori consiste nell’aiutare i nostri figli a sviluppare la loro relazione di cuore con Dio. Ho potuto testimoniare in varie occasioni quanto amore il nostro Padre/Madre Celeste prova per i nostri figli. Un’esperienza, piccola ma grande nel suo significato, merita di essere ricordata per sempre nel nostro album familiare e spero possa essere di ispirazione per quanti la leggeranno. Francesca aveva circa due anni, quando un giorno la portammo ad una festa di borgata, con premi sorteggiati nella fiera (foto #30). Una bambola in particolare richiamò la sua attenzione ad una delle bancarelle: era quasi della sua statura ed assomigliava a lei in modo impressionante. Francesca voleva la bambola ma purtroppo il gestore del

122

Tre vite in una

Capitolo 5 - La missione tribale

123

gioco rifiutò di venderla, per cui non ci rimase che tentare la sorte e comprammo un biglietto della lotteria. Immediatamente dopo che la «ruota della fortuna» ebbe iniziato a ruotare, sentii come se il numero fosse già uscito, per cui fissavo la ruota girare con la convinzione che la bambola fosse già in mano a Francesca. E questo fu ciò che accadde! Possono forse esserci delle spiegazioni scientifiche di questo fatto; per me fu l’amore di Dio per Francesca che si manifestò in quel momento. Una delle ultime iniziative a Bergamo fu la cooperativa di prodotti naturali e di coltivazione biologica che avviammo con alcuni fratelli della congregazione ed amici. Inoltre sperimentai nuovi lavori come agente immobiliare, distributore di prodotti cosmetici e, con l’aiuto finanziario della sorella di Chitai (Chi Lin), iniziai l’importazione di prodotti naturali dall’oriente (ginseng, pappa reale). La Missione continua a Torino (Novembre 1992) In questo capitolo desidero innanzitutto esprimere il mio profondo ringraziamento per l’appoggio e la fiducia ricevuti, anche se le iniziative a volte intraprese non hanno portato i risultati sperati. Penso ai miei ex soci Gabriele Tavani e Maurizio che hanno cercato di aiutarmi offrendomi la possibilità di creare insieme un catalogo di vendita per corrispondenza, dimostrando che la relazione che ci univa andava oltre l’interesse economico; penso a Ugo Dentice che mi appoggiò nella creazione dell’Import-Export e distribuzione di una marca di Ginseng dalla Corea; penso a Giorgio Boin che mi appoggiò lavorando come agente nella mia rappresentanza di prodotti naturali e successivamente nel Progetto «Fibra alternativa all’amianto»,

per il quale lavorammo e trottammo per quasi un anno. Un grazie a tutti dal profondo del cuore per tutto ciò che ho ricevuto. Apro una breve parentesi per spiegare che il proposito principale del nostro trasloco a Torino era il voler coltivare direttamente la relazione affettiva con i parenti, ai quali volevamo dare testimonianza del dono prezioso ricevuto con la benedizione del Cielo e soddisfare la direzione data dai Veri Genitori per espandere il Regno di Dio in terra. La Cooperativa «Creattività» Fui introdotto nell’ambiente delle Cooperative Sociali da un amico di Pina e Gigi, terziario francescano e membro della loro comunità religiosa. La cooperativa «Creattività» era stata creata da Michele, un ex sacerdote che voleva continuare la sua missione personale di aiutare la gente, anche se aveva dovuto lasciare l’abito talare per sposarsi... non ho mai saputo in dettaglio se era stato proprio per sposarsi o per aver appoggiato apertamente la Teologia della liberazione, contraria alla posizione ufficiale della Chiesa cattolica. Iniziammo con Michele una relazione cordiale, gli parlai della mia precedente esperienza professionale ed apertamente della mia attività come missionario nel Movimento. Prima di potermi integrare nel gruppo, il presidente del consorzio mi mise alla prova con turni di lavoro notturno; prova che superai brillantemente, grazie all’allenamento ricevuto nella nostra Chiesa. Dopo di che Michele mi dette la posizione di dirigente della cooperativa, che allora contava appena 4-5 dipendenti; i progetti futuri però erano grandi ed il consorzio appoggiava pienamente

124

Tre vite in una

Capitolo 5 - La missione tribale

125

le sue ambizioni in Creattività. Dopo alcuni mesi, il consorzio vinse alcune gare d’appalto dal Comune e la nostra cooperativa ottenne i lavori di pulizie in cinque scuole; in seguito ricevemmo anche l’incarico della pulizia delle fermate degli autobus in tutta la città di Torino. A quel punto avevamo oltre 60 lavoratori, molti dei quali erano stati selezionati da me personalmente, e con i quali avevo frequentato i corsi di formazione al lavoro di pulizia industriale. Iniziai a lavorare alla pulizia di una scuola: ero responsabile della sua pulizia ed allo stesso tempo dirigevo i lavori in altre quattro scuole. Dopo un paio di mesi rimasi al coordinamento dei lavori di pulizia per le scuole e le fermate degli autobus, con tre mezzi mobili dotati di apparecchiature per il lavaggio. Tutti i lavoratori manifestavano una grande stima verso di me; molti di loro erano disoccupati da un lungo periodo o avevano altri tipi di svantaggi (ex carcerati, ex alcolizzati, ex drogati), che davano loro il diritto al lavoro nella cooperativa sociale. Avendo partecipato più o meno direttamente alla loro assunzione, si era stabilita una relazione personale e pertanto era naturale per me parlare con loro del mio ideale basato sul valore della famiglia; il cammino che mi aveva aiutato a cambiare fondamentalmente ed aveva aperto nuovi orizzonti nella mia vita. A volte invitavo a casa nostra le persone che rimanevano colpite dal nostro stile di vita e ciò era loro di grande stimolo per ricostruire le rispettive relazioni familiari, rotte per vari motivi. Purtroppo questo punto di vista non era condiviso dai dirigenti del consorzio, che vedevano in me un candidato alla presidenza della cooperativa per l’appoggio che ricevevo dai lavoratori ma non allineato al pensiero socialista

che loro esaltavano. Nella loro visione, la risoluzione dei problemi umani del lavoratore doveva avvenire per mezzo del lavoro. Sono principi socialisti che non ammettono il ricorso a Dio ed ai Suoi valori per una vera soluzione radicale dei problemi umani, che in realtà non dipendono solo da fattori materiali. Per questo mi licenziarono senza alcun preavviso. La spiegazione scritta nella lettera di licenziamento era che le teorie religiose da me propagandate contraddicevano la filosofia della cooperativa «di aiuto ai problemi delle persone per mezzo del lavoro». Non vi era alcuna possibilità d’appello per mezzo dei sindacati perché non proteggevano i lavoratori delle cooperative: forse perché il loro trattamento dei lavoratori è già perfetto! L’unica via per l’appello era attraverso di un tribunale interno alla cooperativa; questo avrebbe giudicato se avevo sbagliato io verso la cooperativa o la cooperativa verso di me. Per farla breve fu una lotta contro l’ingiustizia che durò 5 o 6 mesi. Ringrazio di cuore Giorgio e Nicole Boin che ci aiutarono con tutti i mezzi a disposizione ed alla fine ricevetti il beneficio della vittoria con il salario per tutti i mesi che non avevo lavorato. Purtroppo la forza politica della cooperativa vinse, impedendomi di riprendere il posto di lavoro come disposto dal giudice interno, il quale non aveva potere esecutivo per imporre la sua decisione. 1-2-3 Pronto Rimasi per alcuni mesi senza lavoro e ciò divenne fonte di grande preoccupazione per mia madre che non poteva pensare a noi senza rattristarsi; ad un certo punto si aprì la possibilità (non ricordo come) di comprare un negozio di

126

Tre vite in una

Capitolo 5 - La missione tribale

127

cibi pronti e pizza al taglio; essendo la cucina una passione di entrambi, ci sembrò una buona idea rilevarlo. La persona che lo aveva aperto lo aveva chiamato «1-2-3 Pronto» (foto #40F). Chitai ed io lavorammo per circa un anno duramente per 15-16 ore al giorno nel negozio che, per il basso reddito, non ci permetteva di assumere aiutanti e richiedeva un’attenzione incessante. La previsione del raggiungimento di un reddito e di un successo soddisfacente era a lungo termine, almeno cinque o sei anni. Non era questo però ciò che ci preoccupava veramente. La reale preoccupazione era l’educazione delle figlie che non potevamo curare nel modo migliore per via del lavoro; intanto ci stavamo chiedendo (e chiedendo a Dio) se questo era veramente il cammino che voleva che noi percorressimo per il nostro futuro. La notizia di missionari richiesti per altre nazioni del mondo giunse come un fulmine a ciel sereno e ci apparve come la risposta del Cielo. Naturalmente eravamo preoccupati dei soldi che avevamo investito nel negozio: ponemmo anche questo nelle mani di Dio e sorprendentemente comparve un acquirente che ci permise di far rientrare tutti i soldi investiti, soprattutto dalla mamma Maria, nel negozio. L’educazione dei figli di «Seconda Generazione» Così vengono denominati nella nostra Chiesa i figli nati dopo la Benedizione di Matrimonio data da Padre e Madre Moon. La loro cura è parte fondamentale della nostra tradizione; come già detto, come genitori siamo

nella posizione di educatori (o mediatori) per i figli, rappresentando Dio di fronte a loro. Nel caso dei bambini di seconda generazione1 questo riveste un’importanza ancor più grande, perché questi figli nascono senza il peccato originale e sono destinati ad avere un peso fondamentale nella formazione di una società futura. Quanto detto può apparire una affermazione troppo forte o gratuita; in chiusura spiegherò qualcosa in più su questo, però ripeto ancora una volta l’invito ad approfondirne le motivazioni. Sulla base di questa fede nacque l’impegno per i seminari dei bambini: in campagna, nella casa di Marco Rivetti (foto #40D) nel Cuneese (in Piemonte) ed in montagna, ospitati nella casa di Sergio Valgoi in Valtellina (foto #40E). Pur avendo dei ricordi bellissimi di quei tempi, abbiamo purtroppo anche un ricordo doloroso. Durante l’ultimo seminario Chitai, al 3° mese di gestazione fu ricoverata con problemi all’ospedale di Sondrio (Agosto del 1994) e subì la perdita del nostro quarto figlio, fatto che lasciò un vuoto nel nostro cuore.
1. I figli senza peccato originale sono il frutto della nuova alleanza creata per merito dei Veri Genitori che hanno finalmente concretizzato l’ideale originale di Dio di una coppia di individui perfetti (come Adamo ed Eva avrebbero dovuto essere). La conquista dell’approvazione di Dio fu ottenuta da Padre Moon nel campo di concentramento di Hung Nam (campo di lavoro forzato comunista in Nord Corea) dove per quasi 3 anni il Padre Moon lavorò rischiando ogni giorno la vita. Lì egli ricevette l’autorità di iniziare il processo di salvezza delle famiglie unite per mezzo della benedizione con il Vino Benedetto; ricevendo con fede questa Benedizione e mantenendo la purezza sessuale ad ogni costo, le coppie vengono purificate del peccato originale ed i figli nati dalla loro unione nascono anch’essi senza peccato.

128

Tre vite in una

Capitolo 5 - La missione tribale

129

Il cammino di salvezza degli antenati Dopo la morte di papà Fortunato abbiamo sperimentato per un tempo difficoltà molto forti nella nostra relazione coniugale; difficoltà che si accentuarono con il nostro trasferimento a Torino. Grazie alla comprensione delle leggi spirituali acquisita con il Principio Divino, capii che molte delle difficoltà che stavamo vivendo rispecchiavano situazioni conflittuali vissute da mio padre e mia madre; allo stesso tempo mi facevano intravedere il pericolo di separarmi da Chitai, cosa a cui non avevo mai pensato in precedenza. Questo ci fece capire che c’era bisogno di fare qualcosa di forte che sbloccasse la difficile situazione spirituale. Iniziammo a fare delle condizioni di indennizzo (come spiegato precedentemente, l’offerta di sacrifici personali, detti «fioretti» dalla chiesa cattolica) per aiutare lo spirito di papà Fortunato nel mondo spirituale. Iniziammo alcune veglie notturne di preghiera e lettura di sacre scritture ma non sortirono grande effetto nella nostra relazione coniugale, che continuava a deteriorarsi. Nelle nostre preghiere chiedevamo con fervore a Dio di aiutarci nella protezione della nostra famiglia benedetta che capivamo essere della massima importanza per le nostre rispettive famiglie; nei fatti però la nostra relazione matrimoniale continuava a peggiorare. Improvvisamente giunse un aiuto di grande valore quando leggemmo un discorso dato da una dottoressa del nostro Movimento (lady Dr. Kim), specialista in nutrizione e cura naturale della salute fisica e mentale. Nel suo discorso la dottoressa spiegava il valore della urino-terapia... cosa che fa rabbrividire noi occidentali, educati a pensare

all’urina come a qualcosa di sporco, ma che nell’insegnamento della medicina orientale è spesso usata come terapia. Pare infatti che i malati, bevendo piccole quantità della propria urina con certe modalità, ricevano dei benefici sorprendenti. Casi di cura completa dell’AIDS e di alcuni tipi di cancro sono riportati dai mezzi di comunicazione. Ciò che la dottoressa spiegava di nuovo era il beneficio che l’urino-terapia poteva apportare alla relazione coniugale, permettendo di superare barriere che sembrano insormontabili. In poche parole si trattava di bere l’urina l’uno dell’altra, con un atteggiamento di preghiera ed il desiderio di vincere qualsiasi opposizione mentale, spirituale ed ovviamente fisica. Applicammo questa condizione per un certo tempo con l’attitudine di offrire questo piccolo sacrificio per il bene dei nostri antenati e dei nostri discendenti. Incredibilmente nella nostra relazione si manifestò un grande beneficio, cosa che indicava che avevamo scelto il cammino corretto. Sono certo che la nostra determinazione assoluta nel dare priorità alla famiglia che Dio ha unito, affrontando qualsiasi sacrificio, commosse il Cielo e ruppe tutte le possibili barriere spirituali che ponevano ostacoli alla buona riuscita del nostro matrimonio. Penso che questo sia proprio ciò che manca alle persone nella società attuale: la chiarezza di sapere quali sono le cose veramente importanti della vita e la determinazione a lottare con tutti i mezzi possibili, senza lesinare qualsiasi sacrificio che si riveli necessario. I giovani soprattutto, non ricevendo la corretta educazione ai veri valori, pongono la loro attenzione sui valori materiali: denaro, posizione, potere, conoscenza... che alla fine però li lasciano vuoti.

130

Tre vite in una

Capitolo 5 - La missione tribale

131

Le persone cercano di riempire il vuoto con le droghe ed altri mezzi artificiali, ma alla fine del cammino non rimane loro nulla. Come ho fatto notare più di una volta alla mamma che mi rimprovera di non aver raggiunto una posizione sociale di alto livello, io penso aver raggiunto la costruzione del vero valore della vita, ed è un tesoro che mi posso portare nel Cielo: una famiglia assolutamente stabile, centrata sull’amore di Dio. Un altro punto importante che ho potuto capire è che non si può realizzare una buona relazione tra due persone senza tener conto dell’influenza del mondo spirituale. Molte volte ho potuto vedere che la relazione di coppia non ha funzionato perché non si è tenuto conto di questo fattore fondamentale. Perciò i matrimoni «costruiti» da Padre e Madre Moon risultano positivi, perché il Padre vede le generazioni degli antenati e sceglie la migliore possibile combinazione di coppia che, anche se non può essere perfetta a motivo delle molte imperfezioni delle persone, è il massimo ottenibile. Un enorme merito familiare In mezzo a tanti fatti raccontati, vorrei che non si perdesse la sostanza di un fatto fondamentale per le famiglie Pettè ed Eboli. Spiego con un esempio: è certamente un grande onore per una famiglia se uno dei suoi componenti diviene il presidente della nazione. Che dire di una famiglia se può vantare di essere discendente di un Papa o addirittura di Pietro, il primo discepolo di Gesù? In questo modo vorrei che i miei parenti potessero capire il valore di quanto ho fatto nella mia vita. Io sono stato scelto a rappresentare le nostre famiglie,

seguendo la volontà di Dio e servendo la persona scelta dal Cielo per risolvere i problemi del mondo e realizzare il Regno di Dio in terra: è questa una cosa di cui esser fieri o no? Ho fatto del mio meglio, seppur con tutti i miei limiti personali ed egoistici, per essere all’altezza della situazione! Dio mi ha preparato negli anni giovanili per poter essere in questa posizione; a mia volta ho imparato con l’esperienza ad essere più umile, e a non giudicare prima di sperimentare. Così ho potuto proseguire nel cammino che Dio ha preparato per me affinché potessi elevare il livello spirituale delle nostre famiglie. Su questa base sono oggi abilitato dalla persona che ha ricevuto l’autorizzazione del Cielo (ricorda l’esperienza del centurione romano che chiama Gesù per curare il servo), per espandere la benedizione da me ricevuta a tutti i membri delle famiglie Pettè/ Eboli e formare così un nucleo che continuerà ad esistere eternamente. Ripeto ciò che ho affermato precedentemente: non sto proponendo qualcosa in cui semplicemente credo; SONO CONSAPEVOLE di offrire qualcosa che è autentico e di eterno beneficio per tutti i membri della famiglia! Spero sinceramente che i miei familiari possano accettarlo o almeno, sulla base di quanto sto raccontando, avere l’umiltà di chiedere a Dio conferma di quanto sto affermando ed accettarmi nella veste di mediatore. Io vengo per condividere la benedizione che ho ricevuto dal Cielo e spero sia ricevuta: se non fosse possibile in questa mia visita di fine anno, spero che questo scritto possa contribuire a che nel futuro molti accettino di

132

Tre vite in una

partecipare in una delle cerimonie di Benedizione delle famiglie organizzate dal nostro Movimento ed espandere così la base di salvezza per le nostre famiglie.

Capitolo 6 - La missione nazionale

133

Capitolo 6
La missione nazionale Le motivazioni della nostra scelta Dopo aver passato diversi anni a Torino, in mezzo a varie difficoltà non solo finanziarie, la nostra fede nel riuscire a portare testimonianza ai nostri parenti iniziò a vacillare. Eravamo valutati per ciò che esteriormente potevamo mostrare, mentre il valore dell’insegnamento spirituale che potevamo offrire era purtroppo meno apprezzato. Non voglio dare la colpa a nessuno se non alla nostra incapacità di essere come famiglia un vero esempio per i nostri familiari, soprattutto perché non avevamo, come si suol dire, «né arte né parte», ossia non dimostravamo di avere capacità particolari e neppure risultati concreti da mostrare come frutto della nostra scelta di fede. Come già rimarcato nel precedente capitolo, le difficoltà che affrontavamo per conseguire il successo nel lavoro non erano solo di carattere esteriore ma anche di tipo interiore; più e più volte pagammo le conseguenze del non voler nascondere l’essere membri del Movimento di Unificazione. Con il senno di poi devo ammettere che avrei dovuto essere più saggio. Con l’attività del negozio di gastronomia, la prospettiva che avevamo era di lavorare duramente per vari anni, pensando esclusivamente a conseguire il successo economico. Il lavoro non ci spaventava, ma non volevamo permettere che la nostra vita spirituale e la crescita interiore delle no133

134

Tre vite in una

Capitolo 6 - La missione nazionale

135

stre figlie fossero messe in forse, senza una connessione profonda con la Chiesa. Il desiderio sincero di continuare a rispondere alla «chiamata» della nostra Missione originale giocò un ruolo determinante nella scelta di accettare la nuova Missione che veniva proposta. Infine desidero chiedere scusa a quanti si sono sentiti defraudati per la nostra scelta di lasciare Torino e ringraziare quanti hanno cercato di dissuaderci con un cuore sincero, preoccupati per il nostro futuro. Seminario dei «Messia Nazionali» in Corea (1996) Un altro capitolo fondamentale si aggiunse così alla storia della nostra vita familiare e tribale; per ciascuno di noi membri della famiglia rimane come un ricordo indelebile. Le bambine, ancora piccole, provarono per la prima volta una separazione dai genitori per così lungo tempo; rimasero a Colle Mattia (Roma), sperimentando una vita «libera» (per non dire un poco selvaggia) durante 40 giorni, il tempo che durò il nostro seminario in Corea. All’inizio fu difficile ma ancora oggi, da adulte, ricordano con allegria e un poco di nostalgia quel tempo spensierato e le amicizie che costruirono, seppur nella difficoltà del momento. Per me e Chitai fu veramente un’esperienza intensa. Dal punto di vista della restaurazione familiare fu un’occasione di riconciliazione interiore come coppia. Ci rendemmo conto che negli anni di vita in comune non avevamo mai veramente sviscerato i problemi ed esternato completamente i nostri sentimenti. Per questo è stato molto utile partecipare insieme alle cerimonie di liberazione degli antenati1 della sua e mia genealogia ed a tutte le attività del
1. Cerimonie speciali della nostra Chiesa che aiutano la liberazione

seminario: camminate mattutine sulla collina, meditazioni, preghiere, un digiuno di sette giorni (foto #51); il tutto ci dette la sensazione rinfrescante di un nuovo inizio della nostra vita di fede e della nostra relazione coniugale. Assegnazione della Terra di Missione Alla conclusione del seminario di 40 giorni ci fu assegnata una nazione per la quale lavorare per tre generazioni, affermandoci come i nuovi antenati di quella nazione: per noi fu Cuba. Personalmente conoscevo molto poco di Cuba, ma Chitai mi disse che già aveva sognato di vivere in quella nazione! Inoltre era contenta perché il clima è molto simile a quello di Taiwan, la sua patria. C’è da dire che il fattore climatico in Italia era stato per lei uno degli ostacoli più difficili da superare, essendo lei abituata ad un clima che quasi mai scende sotto i 15 gradi centigradi. Immediatamente dopo esser ritornati dal seminario dovemmo affrontare la cruda realtà: che cosa avremmo fatto del negozio. Avevamo investito una gran quantità di soldi nell’acquisto (soldi prestati dalla mamma) ed ora aveva già perso molto del suo valore per esser stato chiuso per un mese e mezzo. Eravamo coscienti di questo fin dalla nostra partenza ed avevamo posto la situazione nelle mani di Dio. Per molti era stata incoscienza, ma la realtà dei fatti dimostrò ancora una volta che il Cielo ci stava aiutando. La figlia della pasticcera del negozio adiacente al nostro
degli spiriti degli antenati perché possano ricevere la corretta preparazione e giungere alla benedizione nel mondo spirituale. In questo modo, liberi del loro fardello, gli spiriti divengono un aiuto importante per portare a compimento la nostra missione qui in terra.

136

Tre vite in una

Capitolo 6 - La missione nazionale

137

voleva comprarlo e ci offrì la cifra esatta alla quale lo avevamo acquistato. Quindi vendemmo il negozio senza guadagnare né perdere nulla e restituimmo il prestito ricevuto alla mamma. Prima visita a Cuba Continuammo a sperimentare l’aiuto del Cielo con lavori temporanei che mi si presentavano e mi permettevano di mantenere la famiglia e preparare i soldi per il biglietto aereo per gli Stati Uniti, dove avremmo aperto il nostro Centro Missionario: a Cuba non permettevano certo al nostro Movimento di operare. In quel periodo conobbi Pietro Pirrone, che aveva una piccola compagnia di importazione in Toscana e fu determinante nell’aiutarmi a entrare a Cuba negli anni successivi per tentare di avviare un’attività commerciale. Alla fine del 1996 visitammo Cuba per 10 giorni tutti insieme noi, i rappresentanti delle quattro famiglie assegnate alla Missione: il Reverendo Kim (coreano), la signora Kuramoto (giapponese), Henry e Avril Masters (inglesi ma residenti in America) con Antonio Llopiz (un confratello Cubano-americano che vive a Miami) come accompagnatore ed il sottoscritto (foto #53-55). Fu un’esperienza indimenticabile che alimentò la nostra relazione affettiva con i pochi membri cubani per gli anni a venire. Visitammo quasi tutte le principali città di Cuba con un cuore di preghiera per quella nazione tanto provata dai quasi (allora) 50 anni di socialismo, che alla prova dei fatti aveva lasciato un intero popolo senza valori morali e materiali ma soprattutto senza speranza in un futuro migliore. I membri curati spiritualmente da alcune sorelle

missionarie in incognito ci accolsero con il cuore aperto, per cui vivemmo insieme un periodo molto intenso, seppur breve. Prima di lasciare l’Italia abbiamo avuto la gioia di poter condividere la benedizione del vino santo2 con la mamma Maria e con le famiglie di alcuni cugini; spero con questa prossima visita poterlo condividere nel nuovo livello della dispensazione di Dio3 e possibilmente spiegare più a fondo il suo significato. Seminario di 40 giorni in Pantanal-Brasile Dopo aver partecipato ad un paio di Seminari in Uruguay nel 1996 e 1997 con il Rev. Kim e con la signora Kuramoto e Takako Ishida, nel 1998 fui chiamato ad un importante raduno dei Messia Nazionali nel Pantanal, un’area che costituisce un punto di contatto tra Brasile, Paraguay e Bolivia. Come il Padre Moon segnala nella sua biografia, l’esperienza in Pantanal è una esperienza unica che sicuramente rimane impressa per sempre nella mente di chi la fa. Io purtroppo fui colto impreparato. Nessuno mi aveva detto che avrei soggiornato in un luogo così
2. Il vino santo è il risultato del sacrificio del Padre Moon e frutto del nuovo patto stabilito con Dio per avanzare la salvezza a livello familiare nell’era del Completo Testamento. Così come Gesù stabilì il patto di salvezza individuale nel Nuovo Testamento, il Padre Moon ha ricevuto l’unzione e la conferma per stabilire il patto della nuova era contemporanea. 3. La Cerimonia del Vino Santo è stata elevata a differenti livelli, in accordo al progresso del lavoro di Dio, attraverso i Veri Genitori. La Grazia concessa ai membri è andata crescendo, e ne hanno beneficiato spiritualmente quanti hanno seguito ed aiutato il Padre Moon nel suo lavoro provvidenziale.

138

Tre vite in una

Capitolo 6 - La missione nazionale

139

selvaggio: per lo meno non lo avevo immaginato. Avevo partecipato a molti seminari in varie parti del mondo, ma il Pantanal è completamente diverso: si può descrivere veramente come il luogo più selvaggio della terra o meglio, per usare le parole del Padre Moon, il più simile al Giardino di Eden creato da Dio. È stata una esperienza veramente indimenticabile. Il programma giornaliero era intenso: dopo la sveglia alle 5 del mattino, le preghiere, le letture del mattino e la colazione, la nostra giornata continuava con un’esperienza di pesca in una posizione assegnata sulla riva del Rio delle Amazzoni, uno dei fiumi più grandi e ricchi del mondo... era veramente duro rimanere lì da soli tutto il giorno. Finalmente, dopo circa 30 giorni, iniziammo a pescare dalle barche. Scopo dei successivi 40 giorni della nostra missione era stabilire una fondazione per la vittoria nazionale, pescando almeno 40 esemplari dei tre tipi di pesci tipici del luogo: Pacu, Surubi e Dorado, della taglia consentita dalla regolamentazione locale. Per quanti non conoscono l’insegnamento del Padre Moon, nel nostro Movimento questa vittoria rappresentava il fondamento per testimoniare a persone importanti nella nostra terra di missione (Cuba nel mio caso); l’associazione degli uomini ai pesci è stata una costante nell’insegnamento di Padre e Madre Moon che sempre, prima di ogni grande evento, hanno posto condizioni di sacrificio come pagamento spirituale per la vittoria, pescando in Pantanal, Alaska, o altri luoghi in condizioni difficili, a prezzo di grandi sacrifici. Pochi giorni dopo l’arrivo, iniziò il tempo delle zanzare: erano come nuvole attorno a noi. Questo nuovo fattore

aggiunse una nota stressante alla nostra esperienza. Desidero sottolineare che il Padre Moon faceva come offerta di sacrificio il pescare dall’alba al tramonto per settimane intere, senza permettere che qualcuno allontanasse da lui le zanzare che a centinaia lo pungevano: aveva inventato un’altra maniera di offrire il suo sangue per la salvezza dell’umanità. Come dicevo sopra, per me fu una esperienza scioccante: essendo abituato a vivere come un «topo d’ufficio», non ero preparato ad un ambiente così selvaggio. Non posso dimenticare il grande aiuto fisico e spirituale ricevuto da Umberto Angelucci; questi, dopo che avevo trascorso quindici giorni senza pescare altro che pesci piraña, decise di accompagnarmi per darmi una mano. Cominciai a pescare e finalmente catturai il mio primo pesce: era un Pacu che però, dopo aver abboccato all’amo, si incastrò nel canneto vicino alla riva; la mia disperazione di realizzare la meta era tale che mi lanciai nell’acqua fino al collo e lo catturai con le mani... nonostante poco prima avessimo avvistato un piccolo caimano nuotare poco lontano! Fu quella la fondazione per poi, nei giorni seguenti, catturarne altri. Iniziai così a sentire meno stressante la situazione. Fondazione familiare a Miami Peace Garden (il giardino della pace): così chiamammo la proprietà che acquistammo a Miami come sede della nostra missione. La nostra famiglia viaggiò nell’autunno del 1997 per stabilirsi lì fino a che Cuba non aprirà le porte, cosa che attendiamo ormai da vari anni (foto: 54 – 56 – 57 – 60 – 64 – 65 e quarta di copertina).

140

Tre vite in una

Capitolo 6 - La missione nazionale

141

In quella città ricevemmo un grande aiuto da parte delle famiglie di Antonio Llopiz, di Fernando Hernandez e dei Masters, che vi risiedevano da un certo tempo. Loro ci aiutarono molto nella soluzione di problemi piccoli ma difficili da risolvere per via della nostra inesperienza; conserviamo un caro ricordo del breve tempo vissuto insieme a Miami. Antonio, che possedeva una società di vendita di fiori freschi, mi dette lavoro; allo stesso tempo, con Chitai arrotondavamo le entrate familiari con la vendita di fiori ai semafori nel fine settimana. Più oltre, grazie alla nostra pratica in cucina, iniziammo a preparare dei cibi pronti: lasagne, riso fritto cinese ed altri piatti latino- americani, da vendere in contenitori nelle società di commercio di fiori, che a Miami abbondano. Per alcuni anni continuammo così, fino a quando ricevemmo il permesso di residenza. Ciò mi permise di lavorare per un certo tempo come cameriere in un ristorante spagnolo e italiano. Un altro capitolo importante della mia attività lavorativa giunse quando fui aiutato a conseguire la licenza come agente assicurativo da Pedro, un italiano cresciuto in Colombia, venditore di assicurazioni sanitarie. Pedro mi aiutò ad entrare come agente in una importante compagnia di assicurazioni; così per alcuni anni guadagnai abbastanza da mantenere la famiglia ed allo stesso tempo proseguire nel sostenere le attività della nostra associazione. Dal punto di vista della Missione continuammo con attività di contatto e sensibilizzazione della comunità cubana in esilio. Visitavamo le case ed invitavamo i rappresentanti politici e religiosi alle nostre conferenze, perché comprendessero il valore della nostra filosofia per la ri-

conciliazione. Di tanto in tanto viaggiavo per visitare i nostri membri cubani. Purtroppo non è stato facile in questi anni, armonizzare i dirigenti della nazione Cubana con le organizzazioni Cubane in esilio. A motivo del forte risentimento che ambo le parti coltivano da molti anni, anche la nostra posizione di riconciliazione (ambigua dal punto di vista politico) non ci ha permesso fino ad ora di aprire una breccia nel cuore dei cubani in esilio a Miami. Per non parlare delle difficoltà che ancor oggi incontriamo ad essere accettati nella nazione dove il nostro Movimento è ricordato soprattutto per le attività contro il Comunismo4 da noi svolte negli anni ‘80. Una nuova fondazione per Cuba a Miami Per un certo tempo cooperammo strettamente con l’attività, lanciata dalla nostra Chiesa in America, di contatto dei ministri religiosi, praticando il servizio direttamente nelle loro comunità. Il partecipare al servizio religioso in varie chiese cristiane è stata un’esperienza interessante per la nostra famiglia. A volte la domenica assistevamo a tre servizi religiosi: nella nostra Chiesa la mattina e ad altri due nelle chiese il cui programma si svolgeva nel pomeriggio ed alla sera. Seppur interessante da una parte, dall’altra fu in vari momenti doloroso, per via del malinteso senso di intrusione che i ministri religiosi percepivano. Questi ci vedevano infatti come un pericolo per i loro membri; eravamo invece i portatori di un nuovo messaggio unificatore per le chiese e per tutte le religioni. Fortunatamente
4. L’ideologia chiamata VOC (Vittoria sul Comunismo) non è una teoria politica, ma uno studio filosofico ed una controproposta spirituale alla filosofia atea materialista.

142

Tre vite in una

Capitolo 6 - La missione nazionale

143

non fu così per tutti e come risultato del nostro lavoro si è formato un forte movimento religioso per l’unità delle confessioni che opera da vicino con i Veri Genitori. Le nostre figlie da piccole hanno a volte sofferto più di noi adulti, perché dopo aver fatto amicizia con i bambini della loro età nelle chiese cristiane, hanno dovuto affrontare il dolore di veder troncata la loro relazione per il rifiuto dei genitori delle amiche nei nostri confronti. L’incontro con una signora, di nome Damaris, per mezzo di un pastore cristiano, fu determinante per lo sviluppo delle nostre attività. Damaris ed alcuni suoi amici (Umberto Matos e Guido) ci permisero di conoscere altre persone che negli anni successivi si rivelarono molto utili. Tra queste Luzmarina Castrillon, che aprì il cammino per Luzmery Roldan e David Guzman. Nell stesso periodo conoscemmo Jorge e Nadir, che ci presentarono Edwin e Ana, i quali aprirono le porte per alcuni membri delle loro famiglie, come Mario e Yolanda; mentre Felisberto e Luz Elena ci presentarono la famiglia Silva, già aderente alla nostra Chiesa di New York. Nei primi 8-10 anni di missione molte delle sorelle giapponesi assegnate risiedevano a Miami oppure ritornavano in Giappone per venire di tanto in tanto ad aiutarci. Negli anni iniziali aprimmo un centro di attività dove svolgevamo molti programmi, rivolti all’educazione familiare, e le sorelle giapponesi costituivano una grande attrazione con le loro manifestazioni folcloristiche nazionali: la cerimonia del tè, la scrittura dei caratteri cinesi (Kangi), il sushi. Questi eventi permisero di conoscere Eugenio e Gliseria Sardinas, Lorenzo e Enilda Naranjo, Miguel e Nidia Peña, Nancy Vazquez ed Hector.

Molti di questi membri sono ancor oggi le colonne del nostro Centro per Cuba di Miami. Organizzammo varie conferenze di sensibilizzazione e risoluzione della decadenza morale e spirituale di Cuba, per stimolare al lavoro comune le varie associazioni cubano-americane che abbondano in Miami. Come già detto sopra, la nostra posizione unificatrice è sempre stata difficile: da un lato i vari movimenti politici di Miami ci vedono come troppo morbidi nei confronti del regime cubano, per la nostra posizione conciliante; allo stesso tempo il governo cubano ha schedato il nostro Movimento come di destra per il suo insegnamento, che definisce la filosofia comunista anti-Dio. Comunque, tutte le attività che svolgiamo hanno sempre lo stesso obiettivo: preparare la fondazione per poter quanto prima esser pronti ad avviare le nostre iniziative per la popolazione di Cuba. L’impegno profuso per Cuba mi ha permesso di fare varie esperienze di grande valore per la mia vita di fede, come quella di sedere a tavola con il Padre Moon ed una dozzina di membri a colazione in Uruguay. Il poter partecipare a una riunione così personale stata una esperienza unica. Anche se è difficile descrivere in dettaglio la sensazione, posso dire che quando il Padre Moon si inquieta, si vive veramente la sensazione di sentire Dio inquieto! In quel caso alcune situazioni negative riportate dai membri risultarono esser conseguenza del non aver eseguito ciò che il Padre aveva richiesto in precedenza; quindi era parecchio contrariato e redarguì seriamente gli interessati per almeno un’ora. Potemmo vivere un’altra profonda esperienza quando Madre Moon visitò Miami; quella sera, dopo la confe-

144

Tre vite in una

Capitolo 6 - La missione nazionale

145

renza pubblica in comunicazione video diretta con Padre Moon in NY, la nostra famiglia offrì una canzone italiana per i Veri Genitori. Tentativo di creare una fondazione economica a Cuba Essendo quasi impossibile iniziare ufficialmente a lavorare come missionario a Cuba, nel 1998 cercai il modo di entrare nell’isola con un pretesto economico: la vendita di prodotti di origine italiana (pannelli solari, parti di ricambio per auto Lada, cavo plastico luminoso, T-Shirts ed altro ancora). Mi aiutò in questo intento Pietro Pirrone, che voleva esplorare la possibilità di un mercato nuovo. Partecipai ad una fiera internazionale all’Avana, contattando rivenditori per i prodotti che potevo offrire, di qualità e prezzo sicuramente competitivi: purtroppo fu impossibile iniziare in concreto. Scoprimmo più avanti l’esistenza di un accordo monopolistico tra i fornitori dei prodotti e gli acquirenti governativi, i quali formavano una barriera protettiva impenetrabile anche per le persone più influenti come alcuni contatti che io avevo in quel momento. Seppur lentamente, le speranze del popolo cubano stanno ricevendo supporto. Una forte esperienza che aprì il cuore di molte persone fu la visita del Papa nel 1998, lasciando intravedere la possibile apertura di un dialogo nazionale (che comunque non è stato ancora avviato) e di maggior libertà di culto. Inoltre, in questi ultimi anni si sono sviluppati molti Movimenti sociali di controproposta al governo attuale, lasciando intravedere l’alba di un nuovo futuro per la nazione.

5. L’Università di Bridgeport è stata acquistata dal nostro Movimento e si è mantenuta negli anni libera da qualsiasi intromissione ideologica. Tra l’altro vi viene insegnata la nostra filosofia del Principio Divino ed una parte dell’Università viene utilizzata per seminari teologici.

Il Seminario di Bridgeport Durante questo seminario, svoltosi nell’anno 2000 nella sede dell’università di Bridgeport, vicino a New York5, si presentò un evento storico a livello mondiale: per la prima volta dopo 50 anni i presidenti delle due Coree si incontrarono e si dettero la mano... Chi è stato il vero artefice di questo evento? Il presidente della Corea del Sud ha ricevuto il Nobel per la pace, ma dietro le quinte il Padre Moon ha lavorato per oltre 30 anni affinché questo avvenisse (potrete leggere la sua autobiografia per capire meglio). Partecipando a quell’evento ebbi il piacere di conoscere il Cardinale Milingo, che in quel momento si trovava a Washington per un seminario sul Principio Divino e venne a visitarci a Bridgeport. Fu quello un momento storico della vita dell’arcivescovo che prese decisioni drastiche dopo aver capito il valore del Padre e Madre Moon come strumento di Dio in questo tempo. Dopo qualche tempo il Cardinale accettò di partecipare alla cerimonia di Benedizione in Matrimonio officiata dalla nostra Chiesa, affrontando il rifiuto delle autorità cattoliche ed un esilio che lo fece soffrire per alcuni anni, dentro la stessa chiesa cattolica. Infine prese la decisione definitiva di seguire la sua coscienza, avendo compreso - come il sacerdote Nicodemo con Gesù - chi è il Padre Moon ed il valore della sua Missione in questo tempo. Ebbi il piacere di incontrare ancora Milingo in varie occasioni, anche con la sposa che gli ha presentato il Padre

146

Tre vite in una

Capitolo 6 - La missione nazionale

147

Moon, Maria Sung, di origine coreana (Foto #67). Lui e Maria sono oggi una colonna mondiale del Movimento che auspica il matrimonio dei sacerdoti e delle suore cattoliche. Nell’occasione del seminario di Bridgeport ricevetti inoltre una profonda gratificazione dalle parole del Padre Moon, che in un discorso affermò: «Le coppie benedette internazionali sono la colonna vertebrale della nostra Chiesa». Con queste semplici parole sentii come se avessi ricevuto un premio dal Cielo per i sacrifici fatti nel seguire la volontà di Dio ed i Veri Genitori. Potrei elencare moltissime altre esperienze che giustificano abbondantemente il titolo di questa modesta opera, ma penso che non sia il caso di tediare i lettori con una lunga cronaca: le più significative sono state senz’altro le esperienze che ho vissuto in Corea; sia quelle di rinascita interiore, durante le varie celebrazioni a cui ho assistito, sia quelle esteriori per le attività connesse con il commercio del Ginseng. Per circa 3 anni ho avuto l’onore di essere nominato rappresentante della Il Hwa in Italia e nel 1988, durante un simposio in Corea, ricevetti una placca di riconoscimento dal monopolio coreano, per i risultati conseguiti dalla nostra compagnia Tongil in Italia (foto #37/37A). Un altro evento storico a cui ho potuto partecipare è stato la manifestazione contro il muro di Berlino, caduto nel 1989. Un anno prima che crollasse il muro io ero lì, con centinaia di membri del Movimento mondiale (foto #40/40A); eravamo in compagnia del figlio maggiore del Padre Moon, Hyo Jin Nim, per pregare, cantare e trasmettere ai cittadini della Germania Orientale la speranza che

presto il muro sarebbe crollato. «Casualmente» il muro fu abbattuto l’anno seguente! Questo fu solamente un ulteriore esempio delle tante «coincidenze» occorse negli anni di missione del Padre Moon, a dimostrazione del fatto che sta lavorando a diretto contatto con il Padre Celeste, ed è quindi in grado di anticipare gli eventi storici contemporanei. Ciò che voglio evidenziare è che tutte le esperienze vissute sono state per me chiaramente una benedizione che ho ricevuto dal Cielo per condividerla con i miei parenti. Per chi conosce il racconto biblico di Giacobbe, è stata per me come la sua esperienza in Haran per 21 anni; anche se non ho accumulato beni materiali, sono certo di aver accumulato beni spirituali (benedizioni) da condividere con voi tutti della famiglia Pettè e Eboli: spero ardentemente che ne approfittiate! Penso che in senso spirituale è come se aveste un parente che lavora in stretta relazione con il Presidente, in questo caso la persona scelta da Dio (perciò di un valore molto più grande) e che avete pertanto la possibilità di ottenere favori per voi e la vostra famiglia... anche se ricorda un poco i favoritismi all’italiana, in questo caso l’esempio è calzante in forma positiva.

148

Tre vite in una

Capitolo 7 - Conclusioni

149

Capitolo 7
Conclusioni La felicità di invecchiare Molte volte le persone si sorprendono quando dico che non rimpiango la gioventù! Per chi non ha sperimentato la sofferenza interiore della contraddizione questa affermazione può essere sconcertante; chi comprende le cose dello spirito può comprendere anche il sentimento lacerante che vivevo quando scrivevo le poesie che ho composto all’età di 19 anni, durante il servizio militare, in piena crisi esistenziale. Nel corso dell’infanzia ho vissuto la contraddizione di una educazione che enfatizzava gli aspetti del carattere meridionale, vivendo al nord d’Italia... Ho vissuto la contraddizione di sentire il gran valore della donna, pur essendo stato educato in un ambiente ed in una cultura maschilista... questi ed altri aspetti contraddittori della mia personalità mi spinsero a intraprendere cammini nuovi, nella speranza di risolvere i miei problemi alla radice, avendo ormai raggiunto la consapevolezza che tutti i cammini tradizionali che mi venivano proposti non potevano funzionare. La contraddizione dentro di me ha cominciato ad attenuarsi con la mia adesione alla Chiesa di Unificazione. Ho cominciato finalmente a sentir crescere la mia autenticità nel seguire e applicare ciò che credevo giusto e buono per Dio e per il prossimo. Si è venuta attenuando
149

150

Tre vite in una

Capitolo 7 - Conclusioni

151

solo con il trascorrere degli anni la contraddizione di vedere nel sesso femminile un oggetto da conquistare, invece di vedere delle sorelle prima di tutto, e quindi emanazioni del carattere materno di Dio. La mancanza di un’educazione appropriata nella mia formazione infantile e le stravaganti esperienze giovanili hanno creato una base non facile da modificare in poco tempo. L’esortazione del mio confratello e amico Pippo Bulla che ogni tanto mi diceva: «Ma non fare il calabrese», per quanto scherzosa, colpiva nel centro del mio carattere, che non avevo mai analizzato in modo profondo; un carattere che trapelava quando la relazione con le persone diveniva più intima. Le sorelle della Chiesa che hanno lavorato con me i primi anni devono aver sofferto parecchio per il mio atteggiamento mentale sbagliato! Un figlio ideale In conclusione desidero chiarire definitivamente un punto già toccato parzialmente nei capitoli precedenti. Qualcuno mi ha rimproverato di aver trascurato la mia famiglia ed il rapporto con i parenti per aver abbracciato questa causa. Posso dire che mi sento assolutamente a posto con la mia coscienza, anche se sono consapevole che avrei dovuto sforzarmi maggiormente e impegnare di più il mio cuore in questa direzione. Nella filosofia orientale sono indicati tre modi in cui un figlio ideale serve e accudisce bene ai suoi genitori: • Direttamente: procurando che non manchi loro di nulla e cercando di interpretare i loro desideri materiali, per soddisfarli al meglio; • Indirettamente: attraverso la conquista di

posizioni sociali, in modo che possano sentirsi orgogliosi del fatto che il loro figlio è in alto nella scala sociale; grazie alla posizione, la famiglia potrà essere orgogliosa di averlo avuto come suo membro; • Ancora indirettamente: attraverso il servizio per uno scopo più elevato. Spiego con maggior chiarezza il significato di questo. Viene descritto come un patriota colui che vive e si sacrifica per la nazione; un santo, colui che si sacrifica per il bene mondiale; infine un perfetto figlio/a di Dio, colui che si sacrifica per consolare il Suo cuore e verrà pertanto riconosciuto da Dio come un figlio/a ideale di pietà filiale. Ovviamente quando pensiamo all’ultimo punto, nel livello superiore del figlio/a di Dio possiamo includere tutti i livelli precedenti. Sebbene non penso di averlo vissuto alla perfezione, posso affermare che, per aver scelto questo cammino, ho la certezza che i miei discendenti, così come i miei antenati, saranno orgogliosi di me! Questa era la ragione per cui in occidente le famiglie nel passato inviavano un figlio a farsi prete. Oltre che per motivi di interesse materiale e/o spirituale, era per poter annoverare tra i membri della famiglia un «curato». Mentre nelle famiglie orientali avveniva lo stesso con l’invio di uno dei figli al monastero buddista locale. Ho potuto toccare con mano la realtà del detto: «Occupati degli affari di Dio e Dio si preoccuperà dei tuoi affari»! Come già detto, nel caso di mia sorella Giuseppina, il Cielo si è occupato di far sì che incontrasse un

152

Tre vite in una

Capitolo 7 - Conclusioni

153

buon marito; nel caso di mio fratello Mimmo, il Cielo si è occupato di salvargli la vita e indirizzarlo su un buon cammino famigliare; nel caso di mia figlia Laura, il Cielo ha posto sul cammino di Tiziana un buon compagno che ha aiutato Laura nella sua crescita, come fosse sua figlia carnale, compagno che è per Tiziana un buon marito. Potrei citare molti altri esempi che alla fine mi porterebbero sempre alla stessa affermazione: «SONO CONSAPEVOLE del fatto che Dio esiste ed opera attivamente nella mia vita; NON MI LIMITO A CREDERE in Lui-Lei come mio Padre-Madre Celeste che mi ha creato»! D’altro canto sento il dolore della domanda che molti si pongono, in mezzo alle sofferenze che affrontano nella vita: «Perché Dio permette le ingiustizie?». Abbiamo sofferto, anche se lontani fisicamente dalla famiglia di Nino e Clementina, per la perdita di una nuora, ancora molto giovane, a causa di un tumore. Certamente il dolore deve esser stato insopportabile per tutta la famiglia! Ho imparato che io/noi tutti siamo il prodotto spirituale del bene e del male commesso dai nostri antenati. Sicuramente ci rallegriamo del fatto che i nostri avi erano ricchi e ci hanno lasciato dei beni oppure erano molto sani e forti fisicamente, per cui abbiamo ereditato buone condizioni fisiche; la cattiva notizia è che questo principio funziona anche in negativo: così come possiamo ereditare delle malattie, ereditiamo anche i peccati (in oriente lo chiamano il Karma) che dobbiamo pagare/purgare in loro vece. La morte prematura di un nostro caro, una malattia prolungata, una malformazione dei figli... tutto questo è purtroppo il risultato ereditario

dei nostri peccati! La buona notizia è che il contenitore delle sofferenze umane ha raggiunto il colmo: il frutto della storia di sangue, sudore e lacrime versate dall’umanità e condivise dal nostro Padre-Madre Celeste è oggi presente in terra con la nuova famiglia ideale. I nuovi Adamo ed Eva che danno inizio alla nuova storia dell’umanità! Un atto d’amore In un discorso dato in America, proprio nel tempo in cui mi stavo unendo alla Chiesa di Unificazione (a Belvedere, Tarrytown, nel 1977 - casualmente proprio il giorno del mio compleanno: il 23 ottobre), il Padre Moon indicò chiaramente la ragione per cui il patriottismo negli Stati Uniti e nel mondo si sta perdendo. La ragione principale è che non si può amare davvero la nazione se non si ama prima di tutto la famiglia. La nazione è l’estensione della famiglia, e un giovane ben educato in famiglia amerà la propria nazione e le istituzioni nazionali di conseguenza, avendo appreso a rispettare la tradizione familiare innanzitutto. Con ciò concludo affermando che il fatto di aver abbandonato la mia famiglia per seguire la Chiesa dell’unificazione, che sta lavorando per la salvezza mondiale, è stato un atto d’amore che include anche la mia famiglia; da intendersi come l’atto di un soldato che va alla guerra, nonostante ami la sua famiglia. Pertanto, il fatto che io abbia abbracciato questa causa non è stata una diserzione, è stato l’opposto, è stato un atto d’amore che include la famiglia! Ricordo ancora con dolore le lacrime di mia figlia Laura

154

Tre vite in una

Capitolo 7 - Conclusioni

155

quando dopo la nostra separazione, ancora piccolina non capiva perché dovevo lasciarla e non andavo a casa con lei e la mamma: il risultato dei miei errori pesava sulla mia coscienza e non vedevo altro cammino per la mia redenzione che quello di affrontare la via del sacrificio totale. L’amore verso Dio Inoltre, come già raccontato riguardo l’esperienza con il poema di Tagore, il mio desiderio di lottare per le future generazioni mi ha spinto in questa direzione. Sento pertanto di aver proiettato in questa scelta anche l’amore che non ho potuto dare direttamente a mia figlia Laura, alla quale chiedo perdono ma allo stesso tempo anche comprensione: non tanto per me, quanto per il valore dell’atto e dell’opera che come suo padre biologico ho compiuto, atto del quale può sentirsi orgogliosa e tramandare questo orgoglio ai suoi figli. In aggiunta al desiderio di eliminare il mio karma, la comprensione del cuore di Dio e della sua volontà di salvare il mondo intero mi fece intendere che dovevo prendere responsabilità al posto di quelli che proseguivano con la loro vita quotidiana: non avevo scelta se volevo esser coerente con i miei ideali. Solamente Dio possiede la soluzione universale dei problemi umani ed io l’ho incontrata, perciò non posso far altro che seguirla! L’evento più importante e determinante della storia umana, simile alla nascita di Gesù in terra 2.000 anni fa, è ora qui davanti a noi: che ne siamo coscienti o meno, è un fatto. Se non lo capiamo qui in terra, sicuramente lo capiremo nel mondo dello spirito, con la differenza che lì lo riceveremo con profondo dolore e vergogna per non aver

fatto nulla in suo aiuto; così come è certamente avvenuto per gli israeliti che non riconobbero il Cristo e che hanno dovuto affrontare la terribile verità nel mondo spirituale e terribili conseguenze nella loro storia! L’inviato del Cielo per stabilire il Regno di Dio in terra è oggi qui tra noi ed abbiamo il grande privilegio di poterlo aiutare, anche se con tutti i nostri limiti; se ognuno metterà a disposizione un dito, potremo alzare una montagna. La forza di un’idea giusta al momento giusto Lui, l’unto del Signore è come una punta di diamante che rompe il mondo satanico e tutte le sue regole, inventate per sottomettere l’essere umano alla schiavitù del sacrificio per la sopravvivenza. Se una sufficiente quantità di persone si schiererà con lui, la bilancia penderà dal lato giusto. Desidero ricordare che i grandi cambiamenti del mondo sono sempre avvenuti per opera di una minoranza, veramente convinta dei propri ideali, che alla fine ha vinto, superando idee e sistemi di pensiero che sembravano insuperabili. Si tratta quindi di esserne convinti: per questo c’è bisogno della conoscenza. La verità vi renderà liberi, diceva Gesù; pertanto non possiamo lasciare che altri prendano responsabilità per noi e ci dicano in cosa dobbiamo credere ed in cosa non dobbiamo credere! Ogni individuo ha la responsabilità di verificare se ciò che si dice è vero o falso. Carissimi tutti, spero vivamente che questo mio sforzo letterario possa avere un forte impatto e lasciare una traccia indelebile nella vostra mente e nel vostro cuore. Spero sinceramente che il nostro rapporto possa divenire

156

Tre vite in una

Capitolo 7 - Conclusioni

157

ancor più profondo del legame di sangue che già ci unisce e che possiamo veramente stabilire una relazione eterna come figli di Dio, lasciando insieme un segno indelebile di grande benedizione per tutti i nostri discendenti delle famiglie Pettè ed Eboli. Vi chiedo solo di fare un piccolo atto di fede e, prima di giudicare, che approfondiate il il Pensiero che vi propongo: IL PRINCIPIO DIVINO. La vostra vita eterna ed il destino dei nostri lignaggi sono in gioco: non possiamo permetterci il minimo margine di errore. Pensate al tragico destino del popolo ebreo che ha commesso l’errore di crocifiggere «il Giusto»; per favore, non lasciatevi fuorviare dagli insegnamenti tradizionali o dal «sentito dire»! Desidero infine dirvi COME possiamo in concreto, come tribù unita, rispondere a ciò che il Cielo ci chiede in questo tempo. Una «Nuova alleanza», un nuovo patto con Dio è stato stabilito dai Veri Genitori per la realizzazione del Regno del Cielo in terra; perché noi possiamo compiere la volontà di Dio, abbiamo bisogno di almeno 160 famiglie che ricevano la Benedizione del Vino Santo e si impegnino a vivere in accordo alle leggi celesti. Basilarmente si tratta di vivere veramente l’insegnamento del Vangelo, elevandolo a livello di coppia e famiglia. Testimoniare della bontà di questo nuovo insegnamento attraverso dello esempio, perché «il frutto dimostra se l’albero è buono o no». Un punto fondamentale è non commettere peccato contro le leggi del Cielo. La Nuova Rivelazione insegna che entreremo nel Regno dei Cieli in coppia: la benedizione del matrimonio è il sacramento più importante e sacro della nostra vita qui in terra, e durerà

per l’eternità! Il peccato più grande è la fornicazione, perché uccide lo spirito. San Domenico Savio diceva: «Meglio la morte che il peccato», ed è assolutamente vero! Pertanto, coppie sposate, vi esorto a mantenere la fedeltà nel matrimonio A QUALSIASI COSTO, mentre esorto i giovani a prepararsi castamente per il matrimonio CON ASSOLUTA SERIETA’: ne va della vostra vita! Già l’insegnamento di Gesù in proposito è stato molto chiaro; ora i Veri Genitori, Padre-Madre Moon, lo stanno completando con l’esempio assoluto, COME LEGGE CELESTE. Ovviamente c’è molto di più da dire sul Principio Divino che racchiude la saggezza di tutti i Testi Sacri mondiali; come ho detto all’inizio di questo libro, non voglio fare di questo scritto un manuale di religione. Per chi vorrà, sarò ben felice di spiegare meglio a voce. Vi invito a sognare (anche se per me è una realtà) a come vivremo nel mondo spirituale; insieme potremo gioire delle gioie vissute in terra, come e quando lo desidereremo! Gioiremo in Cielo come nelle riunioni festive familiari; simili a quella che spero vivremo insieme durante il nostro viaggio in Italia di quest’anno 2011. Come quando eravamo giovani e passavamo le notti di festa giocando a carte, degustando i cibi preparati con amore dalle zie (agnolotti, lasagne, melanzane alla parmigiana...), giocando a tombola o a carte: tressette, briscola, stop, scopone. Tutto questo non è solo fantasia: Dio ci ha creati in maniera che il nostro spirito possa materializzare ciò che veramente desideriamo e che veramente amiamo! Ricordate le parole di Gesù: «Accumulate tesori in Cielo...

158

Tre vite in una

là dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore». Il nostro tesoro in Cielo è il prodotto degli atti d’amore verso Dio ed il prossimo che concretizziamo con le azioni qui in terra. Pertanto «tutto ciò che avremo legato in terra sarà legato in Cielo». Comunque spero incontrarvi tutti ed aver la possibilità di trascorrere piacevolmente del tempo con le vostre famiglie durante le feste natalizie del 2011. Concludo augurando che Dio possa benedire tutti voi, i vostri figli, nipoti e generazioni future. Un forte abbraccio con tutto il cuore a tutti e che Dio vi benedica ora e sempre.

Appendice

159

Appendice

Poesia al Vento (1972) Scritta nella caserma di Cesano di Roma
Oh vento che infuri impetuoso al di là di queste fredde mura, porta alle anime un messaggio imperioso: «Io sono Amore, Io sono Luce... perdete ogni paura!» Oh grande furia che spazzi ciò che ostacola il tuo cammino, rendi gli uomini di saggezza sazi, purifica me oh alito divino! Spiegami tu perché vivo. Per al fin della vita far vedere, quante bambole di carne son riuscito a possedere? A me che ancor non ho incontrato una bandiera, il pensiero: «dovrò un dì esser d’esempio», arrovella il cervello quando è sera e scuote il mio corpo un pensiero empio Proprio io che ho chiamato vigliacco chi pone fine alla propria miseria, mi sento divenir sempre più fiacco e mi riempio di comprensione deleteria
159

160

Tre vite in una

Appendice

161

Laura piccina mia ti ho qui davanti, stringo il tuo corpicino sul mio petto, è brutto sentirsi a vent’anni stanchi... stringilo forte tu il tuo papà, tienilo stretto! Dio mio: fai tu sì che il mio traguardo non sia un vicolo buio, cieco ma a quest’anima concedi lo sguardo di un filo di luce... poi per sempre teco.

Qualcuno piange questa notte (2003) Preghiera ispirata dai telegiornali della sera Penso a quanti, dopo aver guardato il telegiornale della sera spengono il televisore, dimenticano ciò che hanno visto, o magari commentano per qualche minuto e poi si coricano, dimenticando che qualcuno piange questa notte! Piangono i familiari di quei disgraziati che hanno visto terminare la loro vita, schiacciati da un camion pesante; piangono pensando alle mani tese dei loro cari che dal veicolo distrutto implorano un impossibile aiuto. Piange anche il malandrino che pensava di aver già nelle proprie tasche il frutto del suo commercio disonesto ed ora, dentro una fredda cella, ripensa al progetto di coltivazione della maledetta pianta che lo ha portato lì. Piangono di allegria i cubani del gruppo che ha ricevuto la notizia dell’autorizzazione a venire a vivere «nella terra della libertà»... finalmente le tante lacrime di dolore sparse hanno raggiunto il cuore del Cielo! Con tanta gente che piange questa notte il mio cuore è sovraccarico di dolore e di gratitudine: grazie mio Dio perché io posso essere nella mia casa, con la mia famiglia; grazie per non esser stato parte del notiziario della sera!

162

Tre vite in una

Appendice

163

Inno alla gioventù (1998) In un aeroporto messicano colgo l’attimo fuggente di un sentimento passeggero che inneggia alla gioventù di sempre. Ero anch’io così ieri... e così saranno anche i giovani di domani! Entrare profondamente nel meccanismo della ruota vitale mi dà brividi di estasi e persino il pensiero della morte non mi impedisce di inebriarmi nella coscienza di esser parte del ciclo eterno. Gioventù vitale, rigogliosa, inconsapevole, innocente, spavalda, provocante... il desiderio di possederti ha provocato tanto danno a chi ha violato il tuo mistero, la tua purezza. Chi ha cercato di possedere egoisticamente il tuo mistero è rimasto imbrigliato, soffocato dalla tua forza inebriante e la Giustizia Universale lo ha finalmente distrutto, cancellando il suo nome dalla vera storia. La domanda fatidica è: «Come entrare e permanere in te?». Guardo una coppia di giovani ridere ed energizzarsi nella conversazione, non priva di allusioni sensuali... o sono solo mie sensazioni?! Loro continuano stimolati dallo scambio di energia giovanile in cui anch’io mi ritrovo energizzato pensando: «Ecco la vita, ecco un’espressione dell’amore Divino!». Padre/Madre Celeste, è questo il sapore che vuoi gusta-

re con i tuoi figli e figlie, perpetuando la tua giovanilità all’infinito?... Sento il piacere del Tuo assenso sulla mia pelle. Però so che la risposta concreta verrà data dall’esperienza vivente; so che mi darai la possibilità di entrare con Te nel mistero della Vita e finalmente arrivare a possederne l’essenza, fin anche a gioire nel trapasso finale. Ritorno al nido coniugale e nelle bocche aperte e sorridenti delle mie cucciole rivedo il bocciolo della gioventù, mentre l’amore della mia sposa mi sazia e grato sento congiungersi la poesia con la realtà.

164

Tre vite in una

Appendice

165

Perché ti voglio bene Un testo che ho ricevuto da qualcuno e che mi ha ispirato molto Quando ti sei svegliato questa mattina, ti ho osservato ed ho sperato che mi rivolgessi anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione o ringraziandomi per qualcosa di buono che ti era accaduto ieri, però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare. Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per casa per vestirti e sistemarti; sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti qualche minuto e dirmi: «Ciao»; però eri troppo occupato. Per questo ho acceso il cielo per te, l’ho riempito di colori e canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi, però nemmeno di questo ti sei reso conto. Ti ho osservato mentre iniziavi a lavorare e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno; con le molte cose che avevi da fare suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa. Al tuo rientro ho visto la stanchezza sul tuo volto ed ho pensato di rinfrescarti un poco facendo cadere una lieve pioggia, perché questa portasse via la stanchezza; il mio era un dono, ma tu ti sei infuriato ed hai offeso il mio nome! Desideravo che mi parlassi… c’è ancora tanto tempo, ho pensato.

Poi hai acceso il televisore, ti ho aspettato pazientemente mentre guardavi la tv, hai cenato ed immerso nel tuo mondo ti sei dimenticato di parlare con me. Ho notato che eri stanco ed ho compreso il tuo desiderio di silenzio; così ho fatto scendere il sole, al suo posto ho disteso una coperta di stelle ed al centro ho acceso una candela: era uno spettacolo bellissimo, ma tu non ti sei accorto di nulla. Al momento di dormire, dopo aver augurato la buona notte alla famiglia, ti sei coricato e quasi subito ti sei addormentato. Ho accompagnato i tuoi sogni con musica e dolci pensieri ed i miei angeli hanno vegliato su di te, ma non importa, perché forse nemmeno ti rendi conto che io sono sempre lì con te. Ho più pazienza di quanto t’immagini, mi piacerebbe anche insegnare a te ad aver pazienza con gli altri. Ti amo tanto che attendo tutti i giorni una preghiera. I doni che ti ho dato oggi sono frutto del mio amore per te. Bene, ti sei svegliato di nuovo ed ancora una volta io sono qui ed aspetto, senza nient’altro che il mio amore per te, sperando che oggi tu possa dedicarmi un po’ di tempo. Buona giornata, IL TUO PAPA’ DIO

166

Tre vite in una

Appendice

167

Per finire, ecco il gran tesoro che ho scoperto: Dio è un Dio personale, pieno di Vero Amore che desidera, chiede, implora la nostra risposta! Spero tanto che questo mio scritto possa ispirare ad iniziare o continuare con maggior determinazione la ricerca di una relazione affettiva con il nostro amorevole Genitore Celeste.

Un forte abbraccio!

168

Tre vite in una

Indice
Prefazione Capitolo 1 - Infanzia e adolescenza Capitolo 2 - L’incontro determinante Capitolo 3 - La scelta radicale Foto Capitolo 4 - Una famiglia per Dio Capitolo 5 - La missione tribale Capitolo 6 - La missione nazionale Capitolo 7 - Conclusioni Appendice 5 15 33 51 71 97 115 133 149 159