ANTONIO RAIMONDI Giuliana Calcani, Storia dell’archeologia, Università degli Studi Roma Tre Non si conosce Antonio Raimondi

fino a quando non si arriva in Perù. Essere italiani di passaggio in quel meraviglioso Paese dell’America Latina significa, immediatamente, fare i conti con due connazionali che da tempo incarnano stereotipi opposti di italianità: l’avventuriero e l’intellettuale, ovvero, Giuseppe Garibaldi e Antonio Raimondi. Ma se con il primo sicuramente ce la caviamo, anche senza essere storici del Risorgimento, il secondo ci può creare qualche problema. A parte poche eccezioni, ammettiamolo, in Italia ci siamo completamente dimenticati di Antonio Raimondi, di questo milanese dalla personalità complessa e affascinante che nel suo Paese d’adozione, il Perù appunto, è invece una star. Nato il 19 settembre 1824, Antonio Raimondi si forma nel clima pionieristico che ancora caratterizzava gli studi scientifici a Milano. Di fatto è un autodidatta che legge i libri dei grandi esploratori, frequenta l’Orto botanico di Brera, studia chimica e pratica le tecniche della ricerca naturalistica che mette in pratica in frequenti viaggi in Valtellina. E’ giovanissimo, meno di vent’anni, quando stringe rapporti di amicizia con i fondatori del Museo Civico di Storia Naturale a Milano, tra i quali era Guido Cornalia con cui manterrà rapporti epistolari anche dal Perù. Il primo incontro di Raimondi con il Perù in realtà avviene nell’Orto botanico di Brera, dove tra le sue piante preferite ce n’era una di cactus peruviano, d’incredibile grandezza. Per caso assiste al taglio di quella pianta ed ha una sensazione “di vago dispiacere, come se stessero tagliando un essere animato e sensibile”. Inizia così il suo legame emotivo con il Perù, terra che era già stata raggiunta da altri naturalisti milanesi e che è la sua meta sognata di ricerca. Ma i fatti politici creano una battuta d’arresto nella formazione del giovane appassionato di Cristoforo Colombo e di James Cook, di Buffon e di Darwin. Dal 18 al 22 maggio 1848 combatte contro gli austriaci nelle “cinque giornate” di Milano e l’anno dopo è a Mentana, insieme a Garibaldi, per la difesa della Repubblica romana. Ma la disfatta sull’uno e sull’altro campo di battaglia, segna in maniera opposta la vita dei due personaggi e il ricordo che di loro lasceranno ai posteri. Mentre Garibaldi impersona l’eroe salito alla ribalta internazionale grazie alle imprese militari, al carattere avventuriero e spregiudicato, Raimondi rappresenta l’eroe che cambia strada, che abbandona gli scenari di guerra preferendo le avventure della scienza. Uomo di folle plaudenti, il primo; esploratore solitario, il secondo. Nei caratteri era già segnato il destino, Garibaldi, l’eroe popolare; Raimondi l’eroe per i curiosi del mondo. Nel 1849 Antonio Raimondi torna brevemente a Milano, raccoglie i suoi disegni, prende gli strumenti per le analisi chimiche, il suo quaderno di appunti e insieme ad alcuni amici, tra i quali il fedele Alessandro Arrigoni, all’età di venticinque anni, si imbarca da Genova per il Perù. Molti dei suoi oggetti sono conservati ancora oggi, insieme ai numerosi taccuini con disegni realizzati in Italia e gli splendidi acquerelli eseguiti sugli schizzi presi in Perù, sia nel Museo Antonio Raimondi di Lima, sia nella casa-museo di San Pedro de Lloc dove Raimondi passò gli ultimi mesi della sua vita. Dal 28 luglio 1850, giorno del suo arrivo nel porto del Callao, vicino Lima, fino al 26 ottobre 1890, giorno della sua morte, Antonio Raimondi è stato un “Indiana Jones” per davvero, che nella vita e non sullo schermo, ha dato corpo a tanti sogni che nello spazio della vita di un uomo non sembrerebbe possibile realizzare. Appena arrivato a Lima gli viene offerto l’incarico di classificare collezioni di naturalia, ovvero di oggetti appartenenti alla natura e dall’anno successivo inizia l’insegnamento di Botanica, Classificazione e Zoologia, a cui si affiancherà presto anche la cattedra di Storia Naturale nell’Università San Marcos. Ma l’insegnamento e il lavoro a tavolino sono sentiti come un 1

naviga il Rio delle Amazzoni fino al Brasile. ininterrotta. sulle acque. esplorò praticamente tutto il territorio peruviano. Gli ultimi vent’anni della sua vita furono dedicati proprio a questo. Chiede di lasciare la cattedra e per dieci anni. Torna a Huaraz e incontra di nuovo la donna che nel giro di pochi mesi sposerà. il Perù. a farlo restare in Perù. di andare oltre e l’ansia di comunicare. “Qual è la motivazione che spinge il naturalista a visitare posti solitari. l’adorata bevanda di cui Raimondi abusava fino ad avere notti insonni. sui minerali. Dal 1862 iniziò anche la stesura della prima carta geografica completa del Perù. Raimondi affiancava studi sui giacimenti minerari e sulla potabilità delle acque. Così scrive Raimondi in questo stralcio dalle poche pagine autobiografiche che ci ha lasciato nel primo volume “El Perù”. Con i soldi che finiscono e l’invasione dell’esercito cileno. La nuova realtà da esplorare vince sulla vecchia Europa e sui suoi riferimenti culturali. si ritira in casa dove ha trasferito anche le sue collezioni per proteggerle. dal 1859 al 1869. A guardare i suoi ritratti e le sue foto. nel giardino della casa di un agricoltore. pubblicato nel 1874. lavorerebbe e rischierebbe cento volte la sua vita per strappare un segreto alla natura e scoprire la verità dove essa si trovi”. Manda un rapporto sulle mummie peruviane al suo amico Cornalia a Milano e invia anche materiali archeologici che costituirono la base per la collezione poi diventata Raccolte extraeuropee del Castello Sforzesco. gli oggetti. Furono le emozioni profonde. Adela Loli. e anche se fosse completamente segregato dal mondo e non gli fosse possibile trasmettere il risultato dei suoi studi. Cajamarca e Ancash. A Cuzco paragona la grandezza dell’impero incaico con quella di Roma. L’acquisto delle sue collezioni farà nascere a Lima il “Museo Raimondi”. Annota con scrupolo le tecniche edilizie ed i materiali utilizzati nei centri in rovina come Huanuco Viejo o Chavin. resta la scienza come impegno sociale. Questa volta Raimondi non combatte. ma la forza e la vastità degli orizzonti che gli sono intorno vincono su tutto: “gli occhi sembrava non bastassero per guardare tutto”. con intervalli per la pubblicazione ed il riposo. frenetica. eppure chi la visita oggi. “Vi supplico di inondarmi con un diluvio di lettere perché un 2 . la paura di non farcela a pubblicare tutti i risultati delle sue ricerche. Compie l’ultimo dei suoi grandi e pericolosi viaggi. Considerata ancora oggi uno dei reperti archeologici precolombiani più importanti del Perù. Alessandro Arrigoni. dove visita il tempio e scopre una stele scolpita con l’immagine del dio giaguaro. Finiti i viaggi. del presente e del passato. Tra il 1869 e il 1870 la vita di Raimondi muta di nuovo. dopo l’accurato restauro che l’ha resa in parte museo. Sono poche righe che ci rivelano i due elementi fondamentali e condizionanti della sua personalità: il desiderio di capire. senza essere visto da nessuno…si può dire che l’uomo che cerca la verità scientifica ubbidisce quasi ciecamente a un desiderio innato. I viaggi di ricerca di Raimondi erano sovvenzionati da fondi governativi perché se ne riconosceva l’importante ricaduta per lo sviluppo economico del Perù. tra le crescenti difficoltà economiche e i disagi profondi di un matrimonio sbagliato. per la terza volta. a fargli considerare quel territorio come la sua nuova patria. agli usi e ai costumi degli uomini. profondamente. provate durante i suoi lunghi viaggi. All’indagine culturale. Con i soldi ricavati Antonio comprerà casa a Lima. Passò pochi mesi in quella casa. i cui fogli cominciarono ad essere stampati poco prima della sua morte. prova un’emozione profonda guardando quegli spazi. Il rapporto tra vecchio e nuovo mondo vede quest’ultimo vincente: mantiene rapporti con la comunità scientifica europea ma per informare sulle sue scoperte. La sua attenzione era rivolta sia alle cose della natura sia alle costruzioni. e si troverà a gestire una moglie che a poco a poco impazzirà. diventerà padre di tre figli. ripetute e sempre nuove. Maria Antonietta ed Elvira. E la scrittura. rientra a Lima per poi ripartire verso Chachapoyas. le riunioni con gli amici e il rito del caffè. sulle miniere d’oro.impedimento dal giovane Raimondi che preferisce le esplorazioni sul territorio. Sempre più malato e stanco lascia Lima nel 1890 per trovare rifugio a San Pedro de Lloc a casa dell’amico di sempre. si resta colpiti da un’aria forte e tenera nello stesso tempo. Enrique. la stele porta il nome di Raimondi in omaggio a colui che non solo l’ha scoperta. per questioni che riguardano i confini. ma che riuscì anche a farla trasportare a Lima per l’Esposizione Universale del 1872. Disegna i danzatori in costume per la festa del Corpus Domini a Huanca (Chachapoyas). il letto che ha fermato l’inquietudine di Raimondi. Collabora però con il Governo del “suo” Paese. Raimondi è tra i pochi ad averli effettivamente raggiunti i confini naturali del Perù.

http://www.php 3 . un uomo che aveva grandi sogni e che per questo sapeva di dover essere anche solo. l’altro. ma che alla solitudine non si abituò mai. la “puya Raimondi”. Ma le ricadute della sua opera vanno aldilà dell’effetto locale. Anche a conoscerla appena. Eroi per caso e nonostante tutto. Questo era Antonio Raimondi.org. cioè ad un validissimo erede della Storia Naturale di Plinio il Vecchio. Ma perché Giusepe Garibaldi è entrato nella “cultura generale” italiana e Antonio Raimondi no? Sarebbe banale dire che mentre al primo dobbiamo qualcosa.htm http://www. ma è una personalità complessa che ha ancora molto da dirci.museoraimondi. con passione. la “stele Raimondi”. la sua vita e la sua opera mostrano tutti i presupposti per rendere Raimondi famoso anche in Italia. Edizioni della Fondazione G. come quella dei moti risorgimentali. l’unità d’Italia. che si realizzava in parallelo alle energie che il secondo spendeva fuori della sua patria.pe/italiano/museo.sanpedrodelloc. hanno fatto qualcosa di grande con la loro curiosità. Per che cosa vale la pena.uomo che viaggia solo riceve molta consolazione dalle lettere degli amici e gli sembra di stare fra loro anche se sono lontani”. trovi riflesso nelle due scoperte che portano ancora oggi il suo nome: una pianta. L’italiano che esplorò il Perù. Non è un caso che la duplice attenzione alla natura e all’azione dell’uomo. ricordare Raimondi? Potremmo farlo per rendere omaggio ad uno degli ultimi intellettuali “enciclopedisti”. allora. Per conoscere meglio Antonio Raimondi: Giovanni Bonfiglio. Antonio Raimondi non è stato solo il figlio di un’epoca particolare. giorno dopo giorno. persone delle quali si può dire che. Antonio Raimondi. la scienza. Ma forse possiamo superare la distrazione su Antonio Raimondi anche perché la nostra epoca riconosce eroi diversi.com/raimondi. Torino 2008. con il loro amore verso la scoperta. Agnelli-Centro Altreitalie. un reperto archeologico. Le sue ricerche hanno inciso profondamente sullo sviluppo culturale ed economico del Perù.