Italiano: Pascoli (prima bozza)

Decadentismo e Pascoli Si oppone al positivismo, in filosofia, e al naturalismo in letteratura.

Rifiutano la scienza come unico strumento per conoscere la realtà in quanto ritengono che vi siano dei significati misteriosi nella natura che possono essere colti solo con le facoltà superiori del poeta. Il poeta è visto come un veggente che con il suo intuito vede nella natura dei simboli e nella poesia lo strumento per penetrare in questi significati con l’uso delle analogie, le corrispondenze tra le cose più diverse, le sinestesie (la fusione di sensazioni dei diversi sensi: olfatto, udito, gusto, vista, tatto). Vi è anche un distacco dai temi sociali. L’arte per l’arte è il loro credo. A causa del rifiuto per le regole della società e per il loro senso di nobile superiorità rispetto agli altri uomini, si rifugiano nell’esaltazione della propria persona, capace di superare i limiti dei comuni uomini (superomismo, come in ) oppure si rifugiano in sé stessi, nel proprio microcosmo (come nel caso del fanciullino di Pascoli). Pascoli: vita È la figura più importante del decadentismo in Italia insieme a D’annunzio. Più del D’annunzio, però, influenzerà la poesia nei decenni successivi, rinnovandone profondamente lo stile e le tematiche. Nasce a San Mauro di Romagna nel 1855. A 12 anni perde il padre che viene ucciso senza mai scoprire né l’assassino, né il movente. La madre morirà l’anno successivo, così come una sorella e due fratelli. Questi lutti marchieranno la vita di Pascoli per sempre. Egli cercherà di ricostruire quel “nido” distrutto da quegli eventi drammatici. Dopo aver militato nei movimenti socialisti ed essere anche stato arrestato, abbandonerà la politica, finirà gli studi con l’aiuto di Carducci e incomincerà ad insegnare prima al Liceo e poi all’Università. Si trasferirà a Castelvecchio dove cercherà di ricostruire il “nido” familiare con le due sorelle Ida e Maria. Ida si sposerà e questo sarà vissuto come un tradimento da Pascoli, morbosamente attaccato alle sorelle.

Pessimismo pascoliano Pascoli era pessimista a causa dei lutti familiari e, come anche accadeva per gli altri esponenti del decadentismo, per il fatto che non si aveva più fiducia nella scienza come possibile soluzione a tutti i problemi e come possibile risposta a tutte le domande dell’Uomo. Quelle più importanti, sulla nostra esistenza, non ricevevano una risposta dal pensiero del positivismo, tutto orientato alla tecnica e non ai bisogni intimi dell’animo umano. Trova conforto nella natura cui sarà sempre legato e che considerava una madre dolcissima. Il suo desiderio di conoscere la Verità sull’esistenza lo spinge a confrontarsi con il mistero dell’Universo, dello spazio infinito, così come delle cose più piccole. Sa che tutto è mistero e che l’Uomo non potrà mai conoscere la verità sulla vita. Da qui nasce in lui un senso di smarrimento di fronte a questo mistero che non potrà mai essere svelato.

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