LEZIONE 2 Attività giurisdizionale Prendiamo in considerazione due profili: funzione della giurisdizione; struttura della giurisdizione.

Vediamo la funzione della giurisdizione. Cos’è la giurisdizione? A che cosa serve? Le due norme di riferimento sono l’art. 24 Cost. e l’art. 2907 c.c. L’art. 24 Cost. afferma che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti. L’art. 2907 c.c. s’intitola “attività giurisdizionale” (cfr). Da ciò possiamo desumere che la giurisdizione è volta alla tutela dei diritti. Chiobenda (giurista, padre del nostro c.p.c.) dice che l’attività giurisdizionale costituisce una reazione alla violazione di diritti: la tutela di un diritto si chiede perché tale diritto è stato violato o leso. All’art. 2907 c.c. è contenuto il cd. “principio della domanda” (riconnesso al principio della disponibilità della domanda: non sono costretto ad agire in giudizio, nel processo civile). La regola è che l’attività giurisdizionale può prendere avvio solo su domanda di parte. In caso di mancata domanda, il diritto rimarrà violato e passati tot. anni ci sarà la prescrizione Questa regola vale solo per i diritti disponibili; in caso di diritti indisponibili la domanda può essere proposta dal Pubblico Ministero. L’art. 2907 c.c. prevede quindi che la domanda possa anche essere proposta da parte del PM (in caso di diritti indisponibili). L’art. 2907 c.c. prevede però anche che la domanda possa essere proposta, come terza ipotesi, d’ufficio. In base al’art. 2907 possiamo quindi affermare che l’attività giurisdizionale può prendere avvio su domanda di parte, su istanza del Pubblico Ministero, o d’ufficio. L’attività giurisdizionale ha 2 fondamentali caratteristiche. La prima è la strumentalità; la seconda è la sostitutività. L’attività giurisdizionale è innanzitutto strumentale ai fini dell’attuazione dei diritti sostanziali. La sostitutività risponde al principio del divieto di autotutela: consiste nell’attuazione in via secondaria della tutela dei diritti da parte degli organi giurisdizionali; interviene cioè, in via sostitutiva al privato, l’organo giurisdizionale. Si diceva in precedenza che la tutela nasce dalla violazione di un diritto (Chiobenda). Ci sono tuttavia ipotesi di attività giurisdizionale che non richiedono una previa lesione. Tali ipotesi sono sostanzialmente 2: giurisdizione costitutiva necessaria e giurisdizione di mero accertamento. La giurisdizione costitutiva necessaria(che si distingue dall’ulteriore categoria della giurisdizione costitutiva non necessaria) non richiede come interesse ad agire, come presupposto, una previa lesione di un diritto. Ha ad oggetto diritti sostanziali ed è una modificazione giuridica attuabile solo dal giudice. Il presupposto non è la violazione di un diritto. La giurisdizione di mero accertamento ha come presupposto non la lesione o la violazione di un diritto, ma la contestazione di un diritto. Il giudice svolge qui un compito di semplice accertamento. Abbiamo parlato della funzione della giurisdizione; parliamo ora della struttura della giurisdizione. Abbiamo diverse forme di attività giurisdizionale (o di tutela) distinguibili dal punto di vista strutturale.

Tramite la tutela esecutiva. si può ottenere in via coattiva il risarcimento del danno (esecuzione forzata): una volta accertato il diritto. i procedimenti cautelari sono i “sequestri”. Essa chiede innanzitutto l’accertamento del diritto. LEZIONE 3 Concentriamoci sulla tutela dichiarativa. possono compromettere la fruttuosità. nel merito si discute la fondatezza o meno del diritto che si fa valere. durante il tempo occorrente per ottenerla tutela dichiarativa e la successiva esecuzione forzata. quando esso non viene adempiuto spontaneamente. qual è tale interesse ad agire nel caso dell’azione di mero accertamento? La contestazione: la controparte mi contesta la proprietà di una determinata cosa. la giurisdizione volontaria. modificativa o estintiva di una persona giuridica o di altre situazioni simili. forzatamente. A fianco della tutela dichiarativa vi sono poi la tutela esecutiva. la tutela cautelare. ad un suo accertamento pronunciato con una sentenza: tale accertamento è destinato a diventare “incontrovertibile”.A. L’uso della forza è competenza. La tutela esecutiva è quindi l’attuazione materiale della regola di diritto conseguita con la cognizione in via coattiva e forzata.La prima è la tutela dichiarativa (o di cognizione): in base ad essa. Essa è destinata a chiudersi con una sentenza di mero accertamento. ma strumentale rispetto a quella della cognizione o dell’esecuzione forzata: ovviare ai pericoli che. ma ad integrare o realizzare la fattispecie costitutiva di uno stato personale o familiare o di un determinato potere o di una vicenda costitutiva. La tutela cautelare consiste in una funzione non autonoma. Per l’esecuzione forzata il presupposto è il titolo esecutivo (che può essere giudiziale ma anche stragiudiziale). a passare in giudicato: situazione secondo cui nessun giudice può nuovamente pronunciarsi su quel diritto su cui è già intervenuta una pronuncia che abbia esaurito la serie dei possibili riesami. La giurisdizione volontaria è un quarto tipo di tutela: è l’amministrazione pubblica di un diritto privato esercitata da organi giudiziari. La tutela esecutiva segue normalmente una pronuncia di condanna. è possibile attuarlo in via coattiva. anche di una sua contestazione/vanto (mero accertamento negativo). prerogativa dello Stato. In essa vi è tuttavia un . Si arriva così ad una dichiarazione da parte del giudice. La prima è l’azione di mero accertamento. Questa attività viene svolta comunque da organi giurisdizionali. Ma che cos’è l’azione? L’azione è il diritto ad ottenere un provvedimento sul merito (da parte del giudice). L’interesse ad agire è una condizione dell’azione: occorre l’affermazione oltre che del diritto di cui si chiede l’accertamento. è però necessario l’interesse ad agire. cosa che non è la P. Quanto alla tutela cautelare. L’organo esecutivo è l’ufficiale giudiziario. attraverso l’interpretazione di una norma astratta e il riscontro circa l’accadimento dei fatti costituivi del diritto. perché? Perché il legislatore vuole che di tali questioni si occupi un soggetto imparziale. con l’uso della forza. nel nostro ordinamento come in altri. Per iniziare una causa. il giudice deve rendere un giudizio sull’esistenza di un diritto. Abbiamo vari tipi di azione di cognizione. Non tende ad attuare diritti. La seconda è l’azione di condanna. Normalmente. Trai i vari tipi di azione di cognizione ne abbiamo 4.

Il “quid pluris” è dato dalla violazione/lesione del diritto (in questo caso l’interesse ad agire coincide con tale quid pluris).c. disconoscimento di paternità). Anche la competenza.c. È data anche la possibilità di “scindere l’an dal quantum”: si scinde la condanna tra il “se” (condanna generica) e il quantum (danno liquidato). Per questa ragione. tribunali. Sempre tra le azioni di condanna speciali si ricorda poi la “condanna in futuro”. Abbiamo giudici diversi (giudici di pace. Diversa è l’azione costitutiva non necessaria. In base ad essa. Parliamo della “competenza”. il giudice ha già accertato il diritto.“quid pluris” che non vi è nell’azione di mero accertamento: oltre ad esso. bisogna di volta in volta determinare in concreto a quale giudice spetti una determinata causa. l’interesse ad agire è in re ipsa alla modificazione di una situazione giuridica (esempi: interdizione. come la convalida della licenza di sfratto. Nel nostro ordinamento processuale abbiamo tanti tipi di giudici. Si hanno anche azioni di condanna speciali.: la competenza si determina con riguardo alla legge vigente ed allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda e non hanno rilevanza i successivi mutamenti di entrambi (l’art. seppur generica. che si otterrà in un secondo processo. la quale a sua volta fonda l’esecuzione forzata. ma occorre ancora del tempo per liquidare. e in virtù di ciò si chiede al giudice che condanni il soggetto che ha violato o leso il diritto: tale richiesta è alla base dell’azione di condanna. Se ne hanno due tipi. La terza è l’azione costituiva. evitando di analizzare la quarta azione. Possiamo passare ora ad un altro argomento. Il giudice può quindi liquidare una piccola somma in via previsionale. occorre l’affermazione della violazione/lesione di un diritto e conseguente bisogno di restaurazione sul piano materiale. La prima è diretta alla modificazione di rapporti e situazioni giuridiche attuabile solo dal giudice (è diversa dall’eccezione alla regola dell’autonomia privata). La competenza s’inserisce nella più ampia nozione di giurisdizione. La giurisdizione spetta a tutti i giudici. Corti d’appello) ma anche molti giudici dello stesso tipo distribuiti su tutto il territorio nazionale. Rileva in particolare la “condanna generica” (art. quella necessaria e quella non necessaria. 278 c. Tra le azioni di condanna speciali si può avere poi la “condanna condizionale”: essa è la condanna condizionata al verificarsi di un determinato evento. In tal caso il giudice può pronunciare una condanna generica: non è accertamento. sancisce il principio della cosiddetta “perpetuatio iurisdictionis”). poiché vi è già una condanna. condizionate al verificarsi di un determinato fatto. La competenza è la frazione di giurisdizione che in concreto spetta ad un determinato giudice rispetto ad una determinata causa. 5 c. la competenza serve ad individuare a quella singolo giudice spetti conoscere quella determinata causa. L’interesse d’agire è in questo caso “in re ipsa”: non occorre alcuna lesione o violazione di un diritto.p.p. quantificare il danno. . Essa segue alla violazione di un preesistente diritto alla modificazione coattiva (esempi: sentenza costituiva dell’obbligo di contrarre e servitù coattiva).c.p. 5 c. come la giurisdizione. Un principio importante è sancito dall’art. è un presupposto processuale. separazione personale tra coniugi/divorzio.).

nel caso dei condomini. domicilio o dimora il convenuto. tribunali.p.La competenza consiste in diverse regole di distribuzione interna dei poteri decisori sia sotto il profilo verticale (giudice monocratico/collegiale) che sotto il profilo orizzontale (sezioni distaccate sul territorio).p. art. ha la possibilità di ricorrere al giudice del luogo in cui lui stesso si trova.A. 26 esecuzione forzata. È un foro speciale perché si basa su criteri oggettivi. riserva la competenza al Giudice di Pace. Agli artt. 30 bis c. a scelta dell’attore.c. art. da 21 a 27 c. altrimenti quest’ultimo prevale su quello per valore.p.c.c. Il criterio per valore si basa sul valore economico dell’oggetto della controversia. riserva la competenza al Tribunale. il giudice del luogo dove si trovano i beni comuni o la maggior parte di essi).c. All’art. 18 e 19 c. 7 c. è disciplinato il foro speciale facoltativo. da 10 a 15 c. Tra giudici diversi (giudici di pace. i secondi si fondano su criteri oggettivi. Vediamo adesso quali sono i criteri attributivi della competenza. in cui cioè sono parte i magistrati (è competente il giudice del capoluogo della Corte d’appello più vicina).p. domicilio o dimora (per una persona giuridica si prenderà in considerazione la sede).c. opera cioè quando non esiste un criterio attributivo riferito alla materia. I fori speciali esclusivi prevalgono sui fori generali. Corti d’appello) i criteri sono due: criterio per valore e criterio per materia. che a sua volta ha sede nel capoluogo di ogni distretto. art. Vi è poi un ulteriore importante criterio: il criterio per territorio.p. poi. gli artt. il criterio per materia si basa sulla natura del diritto controverso. sono disciplinati i fori speciali esclusivi (l’attore non ha possibilità di scelta del foro): art.c.p. vi sono inoltre particolari ipotesi di competenza della Corte d’appello in primo grado (cfr nota sul Mandrioli). davanti ai giudici di pace questa regola non vale). Quanto al criterio per materia. ma è facoltativo in quanto è alternativo ai fori generali. Agli artt. 22 cause ereditarie ( competente il giudice del luogo dell’aperta successione).p. L’art. . art. I criteri di competenza per territorio si chiamano anche “fori”. sono disciplinati i fori generali.p.c. l’art. Si distingue innanzitutto tra fori generali e fori speciali: i primi si fondano su criteri soggettivi. senza dover ricorrere al giudice del luogo in cui ha residenza. troviamo ipotesi di cause di esecuzione forzata. (è competente il giudice del luogo dove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato. disciplina le cause relative ai magistrati. 20 c. 17 c. Le cause relative a diritti di obbligazione sono molto numerose. le norme che regolano la competenza secondo la materia possono contenere un’ulteriore ripartizione secondo il valore: l’art. contengono criteri di valutazione del valore ai solo fini della competenza. Il principio sancito è quello del cosiddetto “foro del convenuto” (persone fisiche/persone giuridiche e associazioni non riconosciute): territorialmente competente è il giudice del luogo in cui il convenuto ha residenza. all’art. 21 cause relative a diritti reali (esclusi i diritti reali su beni immobili). occorre individuare il giudice competente per territorio. 9 c. L’attore. grazie ad esso.c. 25 foro erariale o della P. Prima si individua il giudice competente per valore e per materia tra i giudici diversi. 23 cause tra soci e tra condomini (è competente il giudice del luogo dove ha sede la società o. relativo a cause per diritti di obbligazione. Il criterio per valore è generale.

p.p. L’art.c.). Tali questioni si chiamano questioni pregiudiziali. La questione di competenza nasce o da un’eccezione di parte o da un rilievo d’ufficio. Con riferimento alla competenza per territorio semplice. oltre che sulla competenza. ma lo può fare solo nella prima udienza (art. 38 c. è un presupposto processuale. questa richiede una pronuncia sulla competenza (sul “processo” e non sul merito). Se il convenuto non eccepisce.p. se vuole. (controversie di lavoro).p. nel caso in cui l’incompetenza di quel determinato giudice non venga rilevata nei tempi prescritti (mancata eccezione. 413 ultimo comma c. 30 c. propone la causa di fronte ad un giudice incompetente.3.c. Parliamo infatti ora della derogabilità o prorogabilità della competenza. Ma non solo: deve depositare la comparsa di risposta almeno 20 giorni prima della data della prima udienza. Questi casi li troviamo in primo luogo nelle ipotesi di deroga o proroga convenzionale all’art. 29 c.c.c. la competenza rimane fissata presso quel giudice che normalmente sarebbe incompetente. 28 c.p. il giudice può d’ufficio rilevare la propria incompetenza. (foro stabilito con accordo delle parti. 70 c. Quando sorge una questione del genere. L’art.p. si pronuncia anche sul merito.c.5 dell’art. spetta in primo luogo al convenuto. La competenza. come la giurisdizione. non quella per materia e per valore. l’attore. Contro il provvedimento che pronuncia sulla competenza sono possibili 2 . L’art.p. competenza territoriale inderogabile o funzionale (nn. deve farlo con sentenza. Con un’eccezione: la competenza per territorio è inderogabile nelle ipotesi di cd. che si distinguono dalle questioni preliminari. L’art. e lo deve fare nel primo atto difensivo. oltre all’eccezione di parte. prevede poi la disciplina della proroga per atto unilaterale (elezione di domicilio). In caso invece di competenza territoriale funzionale è possibile anche il rilievo d’ufficio.p.A. ossia accordo preventivo di deroga o proroga).LEZIONE 4 I fori esclusivi possono essere oggetto di deroga. a pena di decadenza. 183 c. (foro della P. Questi casi di competenza territoriale inderogabile non sono gli stessi casi dei fori speciali esclusivi. Se il giudice si pronuncia solo sulla competenza. C’è però anche la possibilità che la deroga o la proroga si verifichi anche in via tacita o implicita. Quella esaminata è la proroga espressa. L’art. Quanto al regime dell’eccezione d’incompetenza per territorio. mancato rilievo dell’incompetenza di un determinato giudice). 1. si intitola proprio “incompetenza” e tratta del regime d’incompetenza per materia e valore: se una parte. deve farlo con ordinanza. prevede poi la forma dell’accordo e le sue modalità (l’accordo deve risultare da atto scritto). Parliamo ora del regolamento di competenza (a suo tempo avevamo parlato del regolamento di giurisdizione). 25 c. salvi i casi stabiliti dalla legge.c. Altri casi in cui la competenza territoriale è inderogabile sono l’art. se.c. detta il principio dell’inderogabilità convenzionale della competenza. eccepire l’incompetenza del giudice adito. 28 c.). In alcuni casi.c.2.) e l’art.c.c.p. stabilisce che solo la competenza per territorio può essere derogata.si può dire quanto segue. è possibile solo l’eccezione di parte: è necessaria l’indicazione del giudice ritenuto competente ed è anche prevista la possibile adesione delle altre parti (translatio iudicii). 6 c.p.

L’art. Se il regolamento di competenza non è proposto. Se proposto prima dell’impugnazione ordinaria. In primo luogo. 48 c.c. LEZIONE 5 Parliamo ora delle “modificazioni della competenza per ragioni di litispendenza o connessione”. 42 c. a differenza del regolamento di giurisdizione.c. 324 c. È subordinato alla scelta della parte soccombente.c.: la Cassazione statuisce sulla competenza). Abbiamo 2 tipi di regolamento di competenza: il regolamento necessario e il regolamento non necessario (o facoltativo).p.p..c. il giudice può sollevare un conflitto di competenza ed in questo caso si applica il regolamento di competenza “d’ufficio”. 44 c. dice poi che è incontestabile l’incompetenza dichiarata e la competenza del giudice indicato. Con il regolamento facoltativo di competenza si impugna la sentenza solamente con riguardo alla questione della competenza.p. anche dall’altro giudice. Domande che a loro volta s’individuano in base al cd. è un mezzo di impugnazione ordinario (art. Se viene proposto il regolamento necessario di competenza. se proposto dopo l’impugnazione ordinaria. può accadere che due cause presentino una coincidenza di tutti gli elementi soggettivi e oggettivi. Il regolamento facoltativo è disciplinato dall’art.) è l’unico mezzo d’impugnazione se la pronuncia è sulla competenza. Il problema che si pone riguarda la competenza. i termini per l’impugnazione ordinaria sono sospesi. Può succedere che una causa passata in giudicato venga riproposta: al . Il regolamento di competenza.c.p.c. regolamento di competenza (consente di rivolgersi direttamente alla Corte di Cassazione.). Dal punto di vista soggettivo. il procedimento è disciplinato all’art. I fenomeni al riguardo possono essere due.p. 50 c.p. mentre per l’impugnazione della sentenza con riguardo alle altre questioni si ricorrerà ai mezzi ordinari d’impugnazione.: è un procedimento più snello e più rapido rispetto a quello ordinario di fronte alla Corte di Cassazione (art.). il quale prevede che esso concorre con i mezzi ordinari (appello e ricorso per Cassazione).p. il processo d’impugnazione viene sospeso (art. Il regolamento necessario (art. Queste cause vengono poste di fronte a due giudici diversi.p. nel senso che condiziona il passaggio in giudicato del provvedimento. salvo incompetenza per materia o territoriale funzionale (art. 45 c. sono praticamente sinonimi. 49 c.c.c. L’oggetto della causa. del processo. “petitum”]. La causa s’individua anche sotto il profilo oggettivo: l’oggetto del processo è dato dalle domande e dalle eccezioni delle parti. anche in grado d’appello. si distingue sotto il profilo degli aspetti soggettivi e oggettivi.p.): in base a tale articolo.rimedi: appello e ricorso per Cassazione (che però prende molto tempo). l’ambito di una causa si determina in base alle parti che partecipano al processo. è un giudizio semplice e più rapido). 43 c. resta ferma la competenza di quel giudice che l’ordinanza aveva dichiarato competente.c. Questo se il processo viene riassunto tempestivamente ai sensi dell’art. Il regolamento di competenza non è applicabile alle pronunce del Giudice di Pace. Si applica anche alle pronunce sulla litispendenza e sulla sospensione. 47 c. [Si parla di “causa” o di “processo” in maniera indifferenziata.

c. La regola generale prevede la possibilità di deroga alla competenza per territorio semplice o per valore (mai alla competenza per materia). al fine di evitare un inutile dispendio di attività processuale (la ratio è quindi l’economia processuale). Vediamo innanzitutto i “presupposti processuali”. cfr l’articolo per una migliore spiegazione).c. Le soluzioni alla litispendenza possono essere due: se la stessa causa viene proposta davanti allo stesso giudice (inteso come organo).p. potranno essere riunite. solo se il primo giudice è competente anche sulla seconda causa (non opera automaticamente come nel caso della litispendenza).c.). a prescindere che sia competente o incompetente. ma a condizioni diverse. ferma la coincidenza di tutti gli altri elementi: è il fenomeno della “continenza” (art. “criterio della prevenzione”. Si parla di connessione quando soltanto alcuni elementi coincidono tra varie cause. .c. Essi si dividono in presupposti d’esistenza stessa del processo e presupposti di validità o procedibilità del processo.c.p. La ratio consiste in ragioni di opportunità che cause connesse siano decise in un unico processo.). se il giudice previamente adito è competente su tutta la causa.1 c. in qualunque stato e grado del processo. Il criterio di prevenzione opera quindi. I primi sono i requisiti che devono sussistere “prima” della proposizione della domanda perché possa venire in essere il processo: ad esempio la domanda deve essere rivolta specificamente ad un “giudice”. può accadere che una delle cause contenga l’altra per la maggiore ampiezza del “petitum”.p. 32 c.p. che contiene il cd.).). 33 e 103 c.p. Atri casi di connessione li troviamo disciplinati all’art. In caso di “cause connesse”.). passiamo ora ad un nuovo fondamentale argomento: il “processo”. 274 c. in caso di continenza. (“garanzia”).p. quindi.riguardo.p. quello successivamente adito. 104 c.c. 39. La connessione può essere poi oggettiva (coincidenza solo dell’oggetto delle cause): dà luogo ad un “cumulo soggettivo” (artt. la stessa causa non può essere riproposta).c.2 c. Conclusa la parte relativa alla competenza. 40 c. Tale articolo dice che.c. 40 c. questi ne ordina d’ufficio la “riunione”. in questo caso.p. se invece le cause connesse sono proposte davanti a giudici diversi (art. se invece la stessa causa viene proposta davanti a due giudici diversi (art. e al riguardo si avrà il fenomeno della “litispendenza”: consiste nella contemporanea pendenza di due cause identiche davanti a due giudici. il secondo giudice trasferisce la causa davanti al primo giudice. dichiara d’ufficio la litispendenza con ordinanza e dispone la cancellazione della causa dal ruolo.c. 31 c.). In terzo luogo.p. se sono proposte davanti allo stesso giudice opererà la “riunione” (art. In secondo luogo. se invece il giudice previamente adito non è competente su tutta la causa. Può succedere invece che la pronuncia del giudice non sia passata in giudicato. si ha il fenomeno della “connessione”: tale fenomeno ricorre quando si ha la coincidenza di taluni elementi d’identificazione delle cause (art.. La connessione può essere soggettiva (coincidenza solo dei soggetti): dà luogo ad un “cumulo oggettivo” (art. si fa il contrario: il primo giudice trasferisce la causa al secondo giudice. 39. vale il principio del “ne bis in idem” (una volta che un giudice ha deciso su una controversia e la sua pronuncia è passata in giudicato. (“accessorietà”) e all’art.

rileva sia sotto il profilo attivo: colui che afferma titolare del diritto. 81 c. [È possibile invece far valere in nome altrui un diritto altrui: è il fenomeno della rappresentanza processuale].. Nelle azioni di mero accertamento (positive o negative) l’interesse ad agire è dato dall’affermazione di una contestazione o di un vanto.p. Nelle azioni costitutive necessarie si dice che l’interesse ad agire è “in re ipsa”. azioni di mero accertamento. Nelle azioni costitutive non necessarie occorre invece anche la violazione di un diritto. LEZIONE 6 Dopo i presupposti processuali.p.p. detta così la regola generale. e al riguardo si parla di “legittimazione straordinaria” (o “sostituzione processuale”). Il principio dettato dall’art.p. Il principio dettato dall’art. Si dice anche “legitimatio ad causam”. procedere fino alla pronuncia sul merito (“pronuncia sul processo”): ad esempio la giurisdizione. Per definirlo è necessario fare riferimento a tre diversi tipi di azione: azioni di condanna. A titolo di esempio si possono citare l’azione surrogatoria del creditore e gli interessi collettivi (o diffusi).c. che afferma un importante principio: “fuori dei casi espressamente previsti dalla legge. Nelle azioni di condanna l’interesse ad agire è dato dal bisogno di tutela giurisdizionale. il quale sancisce la necessarietà dell’interesse ad agire.c.c. bisogno che deve risultare dall’affermazione dei fatti costitutivi e dei fatti lesivi di un diritto (deve cioè risultare dalla violazione del diritto sostanziale). vediamo le “condizioni dell’azione”. nessuno può far valere nel processo in nome proprio un diritto altrui”. Le condizioni dell’azione sono 3: possibilità giuridica.I secondi sono i requisiti che devono sussistere perché il processo possa. la competenza. interesse ad agire. Vi sono delle eccezioni. ossia nel diritto ad una modificazione realizzabile solo dal giudice: non è cioè necessaria la violazione di un diritto. è prevista all’art. Sono casi in cui un soggetto fa valere in nome proprio un diritto altrui. 81 c. anziché arrestarsi subito. consiste quindi nel divieto di far valere diritti altrui in nome proprio: la domanda non è accoglibile se il diritto non viene affermato come diritto di colui che propone la domanda e contro colui nei cui confronti si propone la domanda (è una questione diversa dalla titolarità effettiva. La possibilità giuridica consiste nell’esistenza di una norma che preveda in astratto il diritto che si vuol far valere. 81 c. ossia è condizione dell’azione che esista una norma giuridica che in astratto contempli il diritto che la parte intende far valere in giudizio. Abbiamo detto che il processo ha inizio con la “domanda”. che è infatti una questione di merito).c. Vediamo adesso la legittimazione ad agire. Le condizioni dell’azione costituiscono requisiti “intrinseci” della domanda: riguardano il suo contenuto sotto il profilo sostanziale (la mancanza di una condizione dell’azione dà luogo. la legittimazione processuale (capacità e rappresentanza processuale). sia sotto il profilo passivo: colui che è affermato soggetto passivo o violatore di quel diritto.p. 100 c. L’art. azioni costitutive necessarie.c. 81 c. legittimazione ad agire. costituisce una “pronuncia sul processo”). . L’interesse ad agire è previsto dall’art.

ciò che si chiede con la domanda rivolta a due soggetti: giudice e controparte. etc. Innanzitutto parliamo del “petitum”. ai fini del “ne bis in idem” (art.p.). Anche in questo caso.c. una causa decisa con sentenza passata in giudicato non può essere riproposta una seconda volta (tale identificazione è quindi importante per capire se si è di fronte alla stessa causa o ad una causa nuova). si può dire quanto segue. parte formale è il rappresentante). Un creditore trascura di far valere i propri diritti verso terzi. è il caso ad esempio delle organizzazioni sindacali. è il caso delle “class actions”). generalizzata. in seguito al passaggio in giudicato della sentenza). il petitum mediato è il bene della vita richiesto alla controparte con riferimento ad un diritto sostanziale affermato (es: proprietà. L’identificazione dell’oggetto della causa è assolutamente necessaria. Ci sono casi in cui alcune sentenze hanno efficacia erga omnes. il creditore del debitore (cioè del creditore che ha mancato di far valere i propri diritti) si sostituisce al debitore e fa valere in nome proprio diritti altrui. L’oggetto del processo potrà poi essere allargato dalle eccezioni o dalle domande riconvenzionali del convenuto o dei terzi intervenienti (ed eventualmente anche dell’attore nei confronti delle domande riconvenzionali del convenuto). sequestro. condanna. Questo è un caso tipico di legittimazione straordinaria o sostituzione processuale. ma anche diritti dei lavoratori (più in generale. Si parla di “oggetto del processo” con riferimento all’oggetto della domanda o delle eccezioni (oltre che con riferimento alle parti del processo). l’”oggetto del processo”.c.) e ai fini della definizione se una domanda è nuova o no. parliamo ora degli elementi del processo.c. 39 c. stabilisce che l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto fra le parti. ossia eredi o aventi causa. soggetto attivo e soggetto passivo (va osservato l’attore può divenire soggetto passivo qualora il convenuto proponga domanda riconvenzionale nei suoi confronti).). LEZIONE 8 . L’art. Il petitum può essere immediato o mediato: il petitum immediato è il provvedimento che viene chiesto al giudice. Quali sono gli elementi soggettivi del processo? Le parti ovviamente. molti autori sono concordi nel ritenere che si verifichi una sostituzione processuale (o legittimazione straordinaria). i loro eredi e gli aventi causa (divenuti tali. Il “petitum” è l’oggetto della domanda. Quanto agli interessi collettivi o diffusi. somma di denaro. a seconda del tipo di azione che si propone (accertamento. Ciò solleva però problemi con riguardo ai limiti soggettivi del giudicato: sono infatti esempi di estensione dei limiti soggettivi. Apriamo ora un nuovo argomento. Con l’esercizio dell’azione è l’attore a determinare inizialmente l’oggetto sostanziale del processo. Parliamo degli elementi soggettivi.). Parliamo ora degli elementi oggettivi del processo. Perché? Perché. Vi sono tuttavia anche casi di rappresentanza e sostituzione processuale (parte sostanziale è il rappresentato. 2909 c.Quanto all’azione surrogatoria del creditore. etc. è inoltre importante ai fini della litispendenza (art. Sempre con riferimento all’oggetto del processo. le quali possono far valere non solo diritti propri. 2909 c.

in presenza dei quali le ordinanze non possono essere modificate o revocate. espressamente previsti dalla legge.p. Inoltre. salvi i casi previsti dalla legge.).c. Ma cos’è il giudizio d’equità? Si parla di equità vera e propria solo nel caso di “equità sostitutiva” (e non in caso di equità “secundum legem”): essa consiste nel giudizio del caso singolo.c. Vediamo ora un altro tipo di provvedimento. 177. continenza. ordinanze dichiarate espressamente non impugnabili dalla legge..p. .La comunicazione della sentenza avviene tramite la cancelleria. 177. passiamo ad analizzare un altro argomento: le “parti”. 114 c. Discorso diverso va fatto a proposito dei casi disciplinati all’art.c): il giudice non è mai vincolato a quanto eventualmente già deciso con ordinanza.3 c.c.quater c.p.135 c. Si differenzia dalla sentenza e dall’ordinanza perché è un provvedimento normalmente con funzione “interna” del processo. litispendenza. 177. In alcuni casi. 134 c. le ordinanze possono avere funzione decisoria (esempio: ordinanze che decidono solo sulla competenza. che al riguardo devono essere concordi.c. La regola generale (art. Tali casi sono 3: ordinanze pronunciate in materia di diritti disponibili.1 c.p. Passiamo ora ad un altro aspetto del giudizio: giudizio di diritto e giudizio d’equità. l’ordinanza presuppone il contradditorio. 113. è sufficiente che l’ordinanza sia “succintamente” motivata (la sentenza deve essere “concisamente motivata”. salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equità. In alcuni casi. anche l’ordinanza ha un proprio dispositivo. L’ordinanza non pregiudica mai la decisione della causa (art. art. 176 c. consistente nel regolare l’iter procedimentale (art.p.2 c. Inoltre.p. l’ordinanza (art.). Il decreto non presuppone il contradditorio e non è motivato.).2 (il giudice di pace decide secondo equità le cause che non eccedono il valore di 1100 euro. il giudice sostituisce una regola di diritto con una regola di giudizio del caso singolo.p. in altre parole. A differenza del decreto.ter. Dopo aver chiuso il discorso relativo al “giudizio.). 186 bis.p. 113. oltre tale valore. Parliamo adesso del decreto (art. quando la causa riguarda diritti disponibili).c. la notificazione avviene invece su istanza di parte ed effettuata da un ufficiale giudiziario. al pari della sentenza. ossia le ordinanze anticipatorie ex artt. espressamente previsti dalla legge. ma può farlo solo con riferimento al singolo caso concreto. decide secondo diritto).p. Essa è il provvedimento tipico del giudice istruttore che assolve ad una funzione “ordinatoria” del processo. Il giudice può decidere secondo diritto oppure secondo equità. A differenza della sentenza. il giudice crea il diritto. Nell’ordinanza è presente solo l’indicazione del tribunale che l’ha emessa (non è pronunciata in nome del popolo italiano come la sentenza). Sono solo due i casi in cui il giudice può emettere la decisione secondo equità: art.c. l’ordinanza è normalmente modificabile o revocabile (art.c. ordinanze per le quali la legge predispone uno speciale mezzo di reclamo.c.). i decreti possono avere funzione decisoria (esempio: decreto ingiuntivo).) è che il giudice debba pronunciarsi secondo il diritto. (il giudice si pronuncia secondo equità su richiesta delle parti. la motivazione sarà cioè più ampia nel caso della sentenza).1 c.

il principio del contradditorio si sostanzia nel principio di uguaglianza delle parti. Cos’è inoltre la “capacità processuale”.: è il principio fondamentale del nostro ordinamento processuale. Di conseguenza. 101 c. 75 c. In particolare la rappresentanza volontaria è lo strumento tecnico con cui il titolare del potere di esercitare il diritto lo conferisce ad un rappresentante attraverso un negozio giuridico (“procura”). 77 c. in condizioni di parità.c.3 e 25. possiamo affermare che il principio del contradditorio si estrinseca nel diritto di tutte le parti alla possibilità di svolgere un ruolo attivo nel processo di cui dovranno subire gli effetti.c.p.p.). all’art.p.p.): la rappresentanza legale è lo strumento tecnico con cui si sottrae all’incapace il potere di esercitare il suo diritto e lo si conferisce ex lege ad un rappresentante. la capacità processuale riguarda certamente gli incapaci di agire.2 e 78 ss. 75. il contradditorio è “posticipato”.c. stabilendo che “ogni processo si svolge nel contradditorio delle parti. LEZIONE 9 Dopo aver parlato della legittimazione processuale. Il principio del contradditorio si sostanzia in due profili: dal punto di vista formale. In caso di decreto ingiuntivo. In ogni caso. Le persone giuridiche operano invece attraverso la cosiddetta “rappresentanza organica” (artt. all’art. In particolare.p. 101 la disciplina del principio del contradditorio: va però sottolineato che il 1° comma di tale articolo fa . Sempre con riguardo alla legittimazione processuale. per il convenuto sarà invece il potere di resistere alla domanda dell’attore e di compiere gli ulteriori atti del processo. La stessa Costituzione lo contempla.) riguarda la capacità di stare in giudizio: è capace di stare in giudizio chi ha il libero esercizio dei diritti che si fanno valere in giudizio.c. come si diceva. che attiene alla titolarità dell’azione). Nella rappresentanza volontaria (art. esso si sostanzia nel principio del diritto alla difesa. non vi è processo se non si è davanti ad un giudice terzo ed imparziale (la violazione del principio del contradditorio comporta una nullità processuale).c. ma anche i falliti (quella di capacità processuale è quindi una nozione più ampia rispetto a quella di “capacità d’agire”).Parliamo in particolare della “legittimazione processuale”. la legittimazione processuale è il potere della parte (dell’attore) di proporre la domanda e di compiere gli ulteriori atti del processo (la legittimazione processuale è diversa dalla legittimazione ad agire.. sempre con riferimento alle “parti” parliamo adesso del “principio del contradditorio”. Abbiamo visto che essa è uno dei presupposti processuali. 24 Cost.4 c. per definirlo in via generale. c. lo si conferisce allo stesso soggetto che è rappresentante legale nel campo sostanziale e che diventa titolare del potere rappresentativo anche in campo processuale. La capacità processuale (art. non sorgono invece problemi relativi alla capacità. tale articolo ha riformulato l’art. sia civile che penale. Il c.c. davanti ad un giudice terzo ed imparziale”. 25.). dal punto di vista sostanziale. l’atto deve essere compiuto in nome del rappresentato (contemplatio domini). Mentre la capacità d’agire riguarda il modo d’essere psicofisico del soggetto e riguarda gli incapaci d’agire. contiene. 111: più precisamente. deve poi essere presa in considerazione la “rappresentanza legale” (art. In particolare.p. Esso è disciplinato all’art.

al contrario. il contumace subirà comunque delle conseguenze per il fatto di non partecipare attivamente al processo). Vi sono tuttavia alcune eccezioni al principio generale (che possono essere anche rilevate d’ufficio). La contumacia è una situazione tecnica: il convenuto è già parte del processo per essere stato regolarmente citato e ciò è sufficiente perché il giudice possa provvedere nei suoi confronti. si riferisce alla cd. Inoltre.riferimento alla sola posizione del convenuto. l’inerzia dell’attore: è la cd. alternative fra loro. Vediamo la prima ipotesi: inerzia del convenuto. Il legislatore salva però in altro modo il fondamentale postulato dell’eguaglianza delle parti e della possibilità di difendersi. viene normalmente garantita la posizione del contumace (di fatto. il contradditorio è instaurato. In questa situazione. di esplicitare la propria posizione processuale e sostanziale e di presentare le proprie contestazioni. il convenuto rimane comunque nell’ambito dell’oggetto del giudizio determinato dall’attore. negli ordinamenti moderni la contumacia del convenuto non implica necessariamente la sua soccombenza o la sua punizione. 2967 c. come detto in precedenza. possono prospettarsi 3 situazioni. Al riguardo. La domanda deve essere portata a conoscenza del convenuto attraverso la notificazione: con la notificazione. “vocatio”. non vi è nessun allargamento dell’oggetto. dovrà cioè fornire la prova contraria ai fatti allegati dall’attore. il convenuto potrebbe proporre le cosiddette “eccezioni” (la loro definizione è all’art. potrà fare diverse cose). Vediamo la seconda ipotesi: partecipazione attiva del convenuto. inoltre. sempre con riferimento alle “parti”. il convenuto non è obbligato a svolgere difese. l’attore delimita dall’inizio l’oggetto del processo (una volta proposta. il convenuto potrebbe limitarsi a chiedere il “rigetto” della domanda dell’attore. e quindi autorizzati a difendersi. ossia casi in cui il giudizio non presuppone l’instaurazione del contradditorio (esempi: procedimenti speciali e ricorso). Il convenuto è invece colui che viene chiamato in giudizio. il convenuto chiede l’accertamento negativo circa la sussistenza del diritto vantato dall’attore. Sappiamo che l’attore allega dei fatti costitutivi della domanda. colui che esercita il diritto d’azione (è possibile.): sono fatti estintivi. “contumacia dell’attore”). In primo luogo. Ma cos’è precisamente il contradditorio? È la situazione che consente ai soggetti che sono parti nel processo . seppur rara. la domanda non può più essere modificata). L’estensione dell’oggetto del processo può avvenire solo se qualora il convenuto proponga delle eccezioni o delle domande riconvenzionali. a reagire alla domanda dell’attore o comunque a partecipare attivamente al processo. In virtù del principio della disponibilità del diritto alla tutela giurisdizionale. L’attore è colui che propone la domanda. Con la domanda. In questo caso. il convenuto (se chiede il rigetto) dovrà presentare dei fatti in senso contrario. vediamo la “situazione processuale delle parti”. Di fronte ad una domanda. modificativi o impeditivi . In secondo luogo. Il principio generale è che ogni pronuncia di giudice presuppone l’instaurazione del contradditorio (tale principio è espresso in latino mediante la formula “audiatur et altera pars”). Concluso il discorso relativo al principio del contradditorio.c. il convenuto ha due possibili soluzioni: rimanere inerte o partecipare attivamente al processo (in quest’ipotesi. l’attore può ulteriormente allargare l’oggetto del processo attraverso eccezioni e altre domande riconvenzionali (“reconventio reconventionis”).

p. Discorso a parte va fatto a proposito della domanda riconvenzionale. modificativi o impeditivi della domanda e producono effetti “automatici”). in alcuni casi. si prevede specificamente che sono proponibili nello stesso processo soltanto querlle che dipendono dal titolo già dedotto in giudizio dall’attore o che già appartiene alla causa come mezzo d’eccezione. In questo caso.). Il convenuto rimane nei limiti della domanda dell’attore. ma il convenuto va oltre la domanda dell’attore e propone una nuova. 36 c. le seconde sono invece eccezioni di merito o sostanziali (danno luogo a questioni preliminari).p. A titolo di esempio. In senso “proprio” (art. le eccezioni in senso stretto sono sollevabili solo dalla parte (esempi: eccezioni di prescrizione/compensazione/risoluzione per inadempimento/decadenza). tuttavia.c. Le prime sono negazioni di fatti o eccezioni processuali di rito (danno luogo a questioni pregiudiziali). autonoma domanda in cui assume il ruolo d’attore. alternativa alle eccezioni: è una domanda autonoma che teoricamente potrebbe essere proposta in una ltro processo ma che per economia processuale si propone nello stesso al fine di evitare due processi. esse possono essere rilevate d’ufficio (esempi: pagamento/risoluzione consensuale del contratto/nullità degli atti/novazione. ma si determina un allargamento dell’oggetto del processo così come determinato dall’attore. All’art. questi sono fatti estintivi. non solo si allarga l’oggetto del processo.della domanda presentata dall’attore.c. 112 c. Vi sono eccezioni in senso ampio ed eccezioni in senso stretto. che andranno provati al pari dei fatti costitutivi della medesima domanda. . si possono citare l’eccezione di compensazione (quando il controcredito eccede il credito fatto valere dall’attore) e il risarcimento danni.

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