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Politica, società e cultura nell’età ellenistica| 11/1/2011

Indice
1. Politica e società 2. La cultura e la scienza 2.1. 2.2. 2.3. 2.4. 3.1. 3.2. La Biblioteca e il museo di Alessandria d’Egitto Il divorzio scienza-filosofia La separazione scienza-tecnica La separazione scienza-società Il “bisogno” di filosofia Filosofia e “scuole”

3. La filosofia

4. L’eclettismo 5. Fioritura e decadenza del pensiero scientifico 6. L’indirizzo religioso dell’ultima filosofia greca

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Politica, società e cultura nell’età ellenistica| 11/1/2011

Politica e società
Per età ellenistica s’intende il periodo seguito alla morte di Alessandro Magno e alla sua unificazione del mondo antico nel segno della cultura greca. Con la scomparsa improvvisa del conquistatore, il suo immenso impero fu diviso in tre grandi regni: la Macedonia, l’Egitto e l’Asia. Questi regni presentano simili strutture economico-sociali e forme analoghe di vita e di pensiero. Prende avvio una civiltà “universalistica”, caratterizzata dall’ellenizzazione dei paesi conquistati e dall’unione della cultura greca con quella orientale. Il trionfo di questo nuovo mondo storicopolitico coincide con la rottura delle forme istituzionali dell’Ellade e con la crisi delle pòleis. La l’Ellade, pur avendo una limitata autonomia giuridicoformale, perde in sostanza la libertà e vede la fine dell’antica democrazia assemblare. Ormai, la nuova realtà politica è costituita da una serie di monarchie assolute e orientaleggianti. Al “cittadino” dell’età classica della Grecia è subentrato il “suddito” dell’età ellenistica. Spezzato il centro del mondo antico, sorgono nuovi nuclei di vita sociale, come Alessandria che da semplice villaggio di pescatori diventa il più grande centro culturale dell’ellenismo, mentre le
Agorà Greca

Grecia delle città-stato cambia volto. Inglobata in un’organizzazione politica multinazionale,

gloriose città greche si spopolano e rifioriscono le città dell’Asia Minore, che diventano importanti metropoli. Segno che il mondo ellenico è ormai finito e che al suo posto è sorto il mondo ellenistico. Anche sul piano della struttura economico-sociale avvengono considerevoli novità. L’aprirsi dei mercati a Oriente contribuisce all’ingigantirsi del fenomeno della schiavitù, di conseguenza il processo produttivo viene più che mai a poggiare sulla manodopera servile, dai fenomeni della corruzione e del mal costume pubblico, genera una tendenziale frattura tra individuo e comunità, che determina un senso di “estraniazione” dai temi della politica e della vita pubblica in generale. causando l'impoverimento dei liberi lavoratori. Un simile quadro socio-politico, accompagnato

La cultura e la scienza
La Biblioteca e il museo di Alessandria d’Egitto
Un mondo sociale del genere tende a produrre una cultura a sua immagine e somiglianza. Nel nuovo ambiente storico, caratterizzato dalla separazione fra individuo e società, l’intellettuale sembra trovare davanti a sé due strade: ripiegarsi sul proprio animo e sui temi etico-esistenziali, che è il percorso seguito per lo più dai filosofi greci, oppure dedicarsi a una serie di ricerche

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specializzate, che è la via seguita per lo più dai dotti alessandrini. In questo periodo si sviluppano le discipline particolari, favorite dai sovrani per ragioni di prestigio e di dominio. L’intervento dei regi genera un’enorme procedere a una riorganizzazione globale degli studi, che disponibilità di mezzi economici, grazie alla quale si può non ha precedenti nel mondo antico. L’esempio più indicativo è Alessandria d’Egitto, che sotto la ricca dinastia dei Tolomei si eleva a centro culturale di prim’ordine. Per fare di Alessandria il centro attrattivo dei migliori intelletti dell’epoca, il ministro Demetrio

raggruppò in un grande Istituto per la cultura tutto il materiale bibliografico reperibile in Grecia e in Asia. Nasce

Biblioteca di Alessandria

così la Biblioteca, che rappresenta la più grandiosa raccolta di libri del mondo antico. Per dare la possibilità agli scienziati, affluiti nella metropoli, di dedicarsi proficuamente agli studi, sorge anche il Museo (tempio delle muse o tempio del sapere), che contiene un osservatorio astronomico, un giardino zoologico, un orto botanico e sale anatomiche. Gli scienziati-professori della Biblioteca e del Museo sono stipendiati dallo Stato e possono quindi dedicarsi con tranquillità alle loro ricerche. Queste condizioni determinano un enorme progresso delle discipline particolari.

Il divorzio scienza-filosofia
Lo sviluppo delle discipline particolari si accompagna a una forma di divisione del lavoro e di professionalissimo, generando il fenomeno della “specializzazione”, ovvero la divisione del sapere in una molteplicità di settori praticati con competenza da specialisti dei relativi campi d’indagine. Le singole discipline vanno organizzandosi in forma autonoma, prive di concreti rapporti reciproci, e considerate nel loro insieme sembrano avere perduto ogni relazione con la filosofia. Nell’età ellenistica i filosofi trascurano le indagini scientifiche restringendo i loro interessi alle interpretazioni generali dell’universo, della conoscenza e della morale, mentre gli scienziati discorso filosofico. Tale divorzio culturale trova riscontro anche nella dislocazione geografica centro di ricerche scientifiche o, comunque, specialistiche. manifestano la propensione a occuparsi di problemi specifici, al di fuori di ogni connessione con il della cultura, che fa capo a due centri: Atene, antica sede di studi filosofici, e Alessandria, nuovo

La separazione scienza-tecnica
Lo sviluppo scientifico dell’ellenismo porta con sé anche un altro grosso limite, consistente nella sua tendenza a sviluppare unicamente l’aspetto teorico della scienza, trascurandone invece il momento tecnico-applicativo. Infatti, nell’alessandrinismo esiste un paradossale divario fra

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l’abbondanza delle cognizioni teoriche e le applicazioni pratiche. Rimane quindi celato il motivo del perché, nonostante la notevole quantità di conoscenze, non si sia sviluppata la cosiddetta “civiltà delle macchine”. Questo interessante problema è stato affrontato e discusso dagli studiosi, che attribuendo le cause del fenomeno a una serie di condizionamenti sociali, psicologici e culturali, sono giunti alle seguenti ipotesi di soluzione: la prima relativa all’aspetto socioeconomico risiede probabilmente nella struttura schiavista del mondo greco, la quale, avendo abbondante manodopera servile, non era stimolata a inventare congegni atti a evitare fatiche o risolvere problemi lavorativi e produttivi; la seconda ipotesi di tipo psicologico-sociale, legata alla scarsa considerazione per il lavoro manuale e per tutto ciò che riguarda le attività produttive volte di tipo filosofico-culturale, consistente nel fatto che gli scienziati alessandrini, pur essendo teoricamente giunti alle soglie della macchina, in fondo sono ancora prigionieri della “mentalità” della vecchia filosofia, la quale difendeva il concetto della superiorità dell’atteggiamento puramente contemplativo-conoscitivo di fronte al mondo, a scapito dell’atteggiamento praticoattivo. all’utile, considerate proprie di uomini “inferiori”; l’ultima, e forse la più decisiva, è la motivazione

La separazione scienza-società
Un ulteriore limite della cultura scientifica alessandrina è il suo carattere socialmente “separato”. Il sapere che germoglia nelle tranquille sale del Museo e della Biblioteca sotto la protezione del potente re d’Egitto, tende a estraniarsi dalla società e dalla politica. Il dotto cessa di parlare alla città e al popolo, per rivolgersi esclusivamente ad altri intellettuali o ad aristocratici colti. Il suo stesso “giro professionale” è limitatissimo, poiché l’attività si riduce alla ricerca pura, all’insegnamento e al dialogo fra specialisti. L’unico rapporto sociale concreto dello scienziato alessandrino è con il re e la corte.

La filosofia
Il “bisogno” di filosofia
Il fatto che la cultura ellenistica fiorisca soprattutto ad Alessandria o in altri centri dell’Asia non pregiudica la stabile importanza della Grecia, innanzitutto, perché l’ellenismo rappresenta lo sviluppo della cultura greca nel mondo. In secondo luogo, perché Atene rimane la roccaforte geografica della filosofia, che rispecchia le “fuga nel privato” che caratterizza questa età di esigenze dei tempi. Nel clima di generale insicurezza e di sconvolgimenti politici, sociali e culturali, alla filosofia si
Scuola filosofica di Atene

chiedono sostanzialmente due cose: una visione unitaria e complessiva del mondo e una specie di “supplemento

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d’animo”, ossia una parola di saggezza e di serenità capace di indirizzare la vita quotidiana degli individui. Alla tendenza specialistica delle scienze si contrappone lo sguardo generale della filosofia, in altre parole una concezione del mondo per la vita che domanda alla filosofia una visione dell’universo in funzione della condotta e della quiete dell’animo. In questo momento storico i temi trattati sono quelli esistenziali, riguardanti il destino individuale: la felicità, il dolore, il piacere, la morte, la virtù, l’imperturbabilità ecc. In tal modo, si assiste a una tendenziale spoliticizzazione del discorso filosofico, poiché il progetto platonico di mettere il sapere al servizio di una riforma della società è ormai tramontato e nella politica s’intravede soltanto il regno della violenza e del caso. Perduta la fiducia in un miglioramento della vita sociale, al filosofo greco rimane soltanto il desiderio di venire incontro alle inquietudini dell’individuo, dandogli un po’ di tranquillità e aiutandolo a guarire dai mali della vita. Il rapporto filosofia-pubblico viene

accomunato alla relazione terapeuta-paziente. La vita, con le sue immancabili delusioni, è la malattia; il filosofo, con le sue dottrine, è il medico. La filosofia come terapia mentale ed esistenziale o via alla serenità è l’obiettivo primo delle grandi scuole dell’ellenismo.

Filosofia e “scuole”
Le varie “scuole” di questo periodo si riducono spesso a conventicole d’iniziati o a vere e proprie “caposcuola”, con scarsi contatti verso l’esterno, ridotti per lo più a ingenerose polemiche con le sette chiuse, con scarsa discussione all’interno, in cui vige un vero e proprio culto del scuole avversarie. Altri due tratti caratteristici della filosofia di questo periodo sono il tendenziale orientalismo e l’esplicito cosmopolitismo. L’ellenizzazione dell’Oriente mostra, infatti, di avere, come diversa faccia della medaglia, una certa orientalizzazione della mentalità ellenica, destinata a radicalizzarsi ulteriormente nell’ultima fase della filosofia greca. La ricerca di una “via della salvezza” per l’individuo e la rassegnazione di fronte all’esistenza sono gli esempi più vistosi di tale mentalità “orientale”. L’individualismo apolitico delle filosofie ellenistiche ha invece, come altro versante l’aspirazione a un’unità cosmopolitica fra i popoli, che vada oltre le barriere fra le nazioni. Perciò sull’ideale carta d’identità del filosofo si vuole scritto “cittadino del mondo”. La filosofia del periodo ellenistico, a parte le propaggini della scuola cinica, è fondamentalmente scuole filosofiche avevano era quello di garantire all’uomo la tranquillità dello spirito. costituita di tre indirizzi diversi: lo stoicismo, l’epicureismo, lo scetticismo. Il fine che queste tre

L’eclettismo
L’eclettismo (da ek-légo, scegliere) rappresenta la tendenza unificatrice fra i diversi indirizzi di pensiero dell’ellenismo, i quali avevano identici punti di vista pur essendo fortemente antagonisti. La condizione storica che favorì l’eclettismo fu la conquista della Macedonia da parte dei Romani. Roma accolse e coltivò la filosofia greca, che divenne un elemento indispensabile della cultura e la filosofia greca venne gradualmente adattandosi alla mentalità romana, che non dava spazio a divergenze teoretiche, dalle quali non scaturisse una differenza nella condotta pratica; sicché il

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tentativo di scegliere nelle dottrine delle varie scuole gli elementi che si prestassero a essere conciliati e fusi in un corpo unico. Ma poiché la scelta di questi elementi supponeva un criterio, si arrivò ad assumere come criterio l’accordo comune degli uomini su certe verità fondamentali. Solo gli epicurei si mantennero estranei all’eclettismo, rimanendo fedeli alla dottrina del maestro.

Fioritura e decadenza del pensiero scientifico
La conquista romana si estende all’altra sponda del mediterraneo e ciò comporta anche alla decadenza della cultura scientifica, di cui l’Egitto, e Alessandria in particolare con la Biblioteca e il Museo, erano i centri di ricerca. Dal 145 a.C. comincia un lento e inarrestabile processo di decadenza, che si accompagna ai vari cataclismi politici. Nel 48-47 a.C., durante la campagna di Cesare in Egitto, la Biblioteca viene incendiata, con perdite irrecuperabili di volumi. Nel 30 a.C. Ottaviano conquista l’Egitto, inglobandolo nell’Impero romano.

L’indirizzo religioso dell’ultima filosofia greca
L’accentuazione della tendenza religiosa nello stoicismo romano è il segno di un orientamento che si fa sempre più dominante in questo periodo. Si cerca di raccogliere e di cucire insieme gli elementi religiosi impliciti nella storia del pensiero greco e di connettere questo patrimonio religioso dei Greci con la sapienza orientale per mostrare la fondamentale concordanza dell’uno con l’altra. Assistiamo quindi a un’interpretazione religiosa delle dottrine greche e a un tentativo tradizione che l’intera filosofia dei Greci sia nata dall’Oriente, la culla della sapienza religiosa. di conciliare queste dottrine con le credenze orientali. In questo clima nasce e si forma la

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