Progetto di legge statutaria Modifiche agli articoli 9, 13, 25 della legge regionale statutaria 30 agosto 2008, n.

1 “Statuto d’Autonomia della Lombardia” RELAZIONE Il tema dei costi della politica rimane largamente nelle primissime posizioni della sensibilità pubblica. A causa dello scarto tra ridondanza delle dichiarazioni ed esiguità delle decisioni, sembra che nessun provvedimento sia in grado di ricostruire un rapporto spezzato tra opinione pubblica e rappresentanze elettive. Eppure molto si potrebbe dire, di più nuovo e soprattutto più fondato: che maggioranze e minoranze stanno tra loro in un rapporto strutturalmente squilibrato; che tra esecutivi e assemblee legislative e amministrative questo diventa ancora più marcato e con conseguenze istituzionali assai rilevanti; che le asimmetrie di informazione sono la base del primato assoluto del potere sui controlli; che la differenza più autentica tra democrazia e qualsiasi altro regime politico sono la libertà e la parità di accesso assicurata a “chi non ha”. Quest’ultimo punto è quello dirimente, da tenere presente anche (e quasi soprattutto) quando si costruiscono sistemi elettorali – ma vale anche per le primarie – che moltiplicano i costi della competizione fino a livelli poco compatibili con una vera democrazia paritaria, e talvolta condizionando la democrazia sans phrase. E, prima o poi, occorrerà prendere atto che il tema dei costi della politica è inversamente proporzionale alla qualità delle prestazioni e spesso dei prestatori d’opera: qualcuno si è mai lamentato delle indennità di Moro o Berlinguer? Oppure di quelle di Bassetti o Smuraglia? Oppure di Aniasi o Tognoli? Indicati dunque alcuni punti, da rimandare a momenti meno emotivi, sono certo le leggi ordinarie a determinare la natura, la misura, le modalità di un più equo (e meno offensivo) sistema di indennità per gli eletti. Lo Statuto può e deve fissare da un lato alcuni principi, dall’altro stabilire alcuni limiti per segnare l’asse di scorrimento della legge ordinaria. Di conseguenza, appare utile richiamare alcuni tratti della indispensabile riforma della politica, inserendoli tra i principio generali cui si informa la azione della Regione (v. proposta di modifica dell’art. 9). Con l’aggiunta proposta all’art. 13, si fissa poi un principio solo parzialmente nuovo. Per i lavoratori dipendenti è già così, da sempre: basterebbe questo fattore di equità per raccomandare l’estensione del principio di esclusività ad ogni tipo di figura o condizione professionale. In questo caso, la questione non è di trattamento economico (anche se il problema si pone) quanto di dare un segno forte della prevalenza dell’interesse generale sulle attività particolari. Le cronache politiche (e purtroppo non solo quelle) sono piene di clamorose situazioni magari formalmente non conflittuali ma che ictu oculi offendono senso civico e addirittura buon senso. Sarà poi la legge a stabilire più stringenti norme di incompatibilità, ineleggibilità e conflitto di interessi. Qui si tocca un fattore costitutivo dell’idea stessa di autorevolezza della istituzione: ecco perché è giusto inserire la previsione nello Statuto. La abrogazione della norma che prevede la possibilità di nominare sottosegretari (v. proposta di modifica dell’art. 25) nasce da una duplice riflessione sull’esperienza fin qui compiuta. Non si vede la necessità di queste figure, dal momento che il numero degli assessori non è certo piccolo e le concrete responsabilità ad essi conferite non hanno un rilievo politico-

istituzionale che le giustifichi adeguatamente: il taglio operativo che hanno (se e quando lo abbiano davvero) accentua il giudizio non positivo. Di converso, se la sfera e la qualità dell’azione dei sottosegretari si espandessero, ecco che in realtà avremmo 20 assessori e non più 16: per questa ragione non vale molto l’argomento secondo il quale trattandosi di una facoltà – e potendosi dunque non utilizzarla – meglio lasciarla in caso di necessità. Quale sarebbe poi la necessità? Sembra tanto possa essere la comodità di una porta di servizio utile quando la porta principale delle elezioni (ieri, oggi o domani) non è stata varcata. *************

Art. 1 Alla legge regionale statutaria 30 agosto 2008, n. 1, "Statuto d'Autonomia della Lombardia", sono apportate le seguenti modifiche: - all’art. 9 1. La rubrica è sostituita con Pubblicità, trasparenza, riforma della politica 2. nuovo comma 3. La Regione assume la sobrietà, il rigore e la correttezza dei comportamenti istituzionali come caratteri fondativi della politica intesa come servizio nell’interesse generale e orientato al bene comune. - all’art. 13 1. Il comma 1 prosegue con Lo svolgimento del mandato di consigliere regionale e di assessore è incompatibile con lo svolgimento di attività di lavoro dipendente, autonomo e libero-professionale, anche se non retribuita. Non sono incompatibili le attività connesse alla produzione intellettuale, di opere d’arte, di scienza ed ingegno, anche se retribuite. Al fine di assicurare l’indipendenza economica e l’autonomia dei consiglieri e degli assessori, la legge regionale stabilisce le modalità di attribuzione delle indennità per il periodo di durata del mandato. 2. Il comma 7 è abrogato - all’art. 25 1. il comma 5 è abrogato.

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