You are on page 1of 4

PIROMANIA E SESSUALITA’

di Giusy Nasello1 La letteratura ha già evidenziato l’associazione tra piromania e sessualità, nonostante ciò non è ancora chiaro come la piromania, un evento così distruttivo, possa avere qualche relazione con la sessualità, considerata la massima espressione del piacere. Solamente riferendoci agli aspetti simbolici più intrinseci comincia a delinearsi una relazione più evidente, ma ancora lontana da una totale comprensione. Infatti veniamo deviati dalla caratteristica spettacolare ed invasiva di questa realtà, quando invece dovremmo porre più attenzione agli aspetti affettivo-relazionali che la sottendono. La sessualità è un’espressione affettiva e pertanto un processo di comunicazione. Come ogni forma di comunicazione, essa presuppone un trasmittente, un ricevente e fondamentalmente un messaggio. Il soggetto piromane non ha la capacità di comunicare, perché è un soggetto che possiede forti elementi psicotici, pertanto non è in grado nemmeno di esprimere affettività. La sessualità è la massima espressione dell’affettività, pertanto il piromane non si trova nella condizione psichica di potersi esprimere in una sessualità sana. La sessualità è anche un’espressione di piacere che deriva dal corpo, ma anche dalla stessa relazione con l’altro. Riuscire ad attingere piacere dallo scambio emotivo, attraverso il piacere del corpo, è lo scopo dell’atto sessuale. Infatti, l’orgasmo deve intendersi come un mezzo per esprimere scambio di emozioni profonde. E’, pertanto, la sintonia a permettere il raggiungimento del piacere massimo, insita nella capacità di comunicare. Invece, quando intendiamo l’orgasmo come uno scopo da raggiungere, l’”altro” assume il ruolo di strumento, pertanto si otterrà dall’atto sessuale un piacere esclusivamente fisico, che impoverisce sempre più la capacità di comunicazione, lasciando il soggetto emotivamente arido. Il soggetto piromane non solo non riesce a vivere l’orgasmo come mezzo di comunicazione emotiva, ma non riesce ad avere rapporti sessuali. Pertanto, l’”altro” viene vissuto come uno strumento che non può essere utilizzato. Di conseguenza lo strumento- oggetto diventa irraggiungibile e prezioso. E mentre l’oggetto assume importanza, il soggetto percepisce la propria piccolezza. L’oggetto diventa potente, mentre il soggetto diventa impotente. Questo stato di impotenza diventa, nel piromane, una realtà sessuale e psicologica. Il piromane tende ad evitare i rapporti sessuali proprio per evitare il confronto con la sua incapacità, la sua impotenza che gli lascia un forte senso di frustrazione. Egli pertanto, accumula “desiderio” sessuale, che assume carattere negativo divenendo “tensione”. Anche un individuo “normale” può
1

Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa, Soc. Coop.Reciproca-Mente onlus

trovarsi nella condizione di rimandare un atto sessuale, accumulando così desiderio. Le fantasie sessuali possono innescarsi per elaborare e canalizzare il desiderio sessuale. Al momento dell’atto egli esprimerà le emozioni e le scambierà con l’”altro”. Il piromane, privo di tale capacità, innesca fantasie distruttive che provengono sì dalla tensione accumulata (Seyle, Stress), ma anche dalla rabbia che deriva dal vissuto di inadeguatezza. Da qui “il complesso di inferiorità” di cui parla Marco De Sisto nel libro Piromane o incendiario? appena pubblicato dalla Collana di Scienze Psicologiche e Forensi. Il piromane quindi, pur avendo istinti sessuali, non può permettersi di esprimerli a causa della sua psicosi. Sappiamo che più un individuo è sano, più è in grado di elaborare e metabolizzare le frustrazioni, di contro, più un individuo presenta turbe psichiche meno è in grado di tollerare le frustrazioni, utilizzando il processo dell’acting out. Il passaggio all’atto diventa uno strumento pericoloso se utilizzato da un soggetto aggressivo. La sua espressione di comunicazione emotiva avrà forte connotazione negativa. Ritornando al piromane, diventa chiaro come la sua espressione emotiva assuma una tale manifestazione distruttiva. L’accumulo della tensione sessuale può essere paragonata al vapore all’interno di una “pentola a pressione”: quando la capacità di contenere la “pressione” viene meno, la carica emotiva esplode secondo una modalità fortemente distruttiva e spettacolare. La carica emotiva che esplode nel piromane possiede elementi di dolore derivanti dalla rabbia, ma anche elementi di piacere derivanti dalla scarica. La simbologia del “fuoco” contiene elementi distruttivi e catartici nello stesso tempo. Il fuoco risulta essere una passione per il piromane: lo sogna, lo provoca, lo ricerca, gode degli effetti. Comunemente si dice “la passione brucia”, “ardere di piacere”, “le tue labbra bruciano di passione”… evidentemente l’associazione tra il piacere sessuale e la modalità espressiva del fuoco è insita nelle nostre fantasie, forse filogeneticamente condizionate. Le labbra che bruciano sottolineano un’altra caratteristica del fuoco, quella del colore rosso. Il motivo per cui le labbra, assumono un colorito rossastro quando esse esprimono desiderio sessuale, è che fisiologicamente l’eccitazione sessuale provoca una vasodilatazione, pertanto il sangue scorrendo più fluidamente raggiunge le zone periferiche del corpo. L’eccitazione sessuale presuppone anche un rilassamento muscolare, altrimenti la contrazione provocherebbe una vasocostrizione che contrasterebbe con il precedente meccanismo, inibendolo. Le labbra che bruciano sottolineano un altro elemento ancora, il quale considero fondamentale per comprendere le cause dei disturbi psicotici del piromane: il calore. Infatti, se tocchiamo le labbra durante la fase di eccitazione sessuale, esse risultano più calde.

Le labbra non sono l’unica zona calda del corpo, ma tutto il corpo risulta più caldo, in particolare i genitali, i seni ed i capezzoli. Queste considerazioni mi portano ad azzardare un’ipotesi sulle cause dello sviluppo psicotico del piromane. Il seno caldo, i capezzoli caldi ed eretti, il colore rossastro della pelle mi riporta all’allattamento materno. Infatti, il latte non può fuoriuscire se la madre non è completamente rilassata. L’eventuale tensione provocherebbe quella vasocostrizione dei canali e dell’areola che impedirebbe l’emissione del latte. Durante l’allattamento il seno è ancora più caldo, ed il calore probabilmente più coinvolgente ed avvolgente. Il neonato attinge dal seno rifornimento alimentare, ma anche nutrimento emotivo ed affettivo. La teoria psicosessuale di Melanie Klein mi pare rispecchi pienamente tale processo. Una madre affettivamente arida che trasmette calore solamente durante il processo di allattamento, favorisce l’intollerabilità della frustrazione dovuta all’assenza di trasmissione affettiva negli intervalli di tempo che incorrono tra un allattamento e quello successivo. Il neonato carico di tensione, rabbia e frustrazione trova sollievo solo in quel calore e in quel nutrimento, portandolo a vivere questa esperienza con un coinvolgimento maggiore, con maggiore eccitazione … erotizzandolo. Il piromane, con il suo atto distruttivo, esprime la rabbia per il senso di inadeguatezza che traduce cognitivamente in questi termini:…“io non merito di avere rapporti sessuali soddisfacenti” “io non merito di essere un individuo normale”, ed emotivamente … “io non merito di essere amato”. Con il suo atto distruttivo esprime il bisogno di affetto, godendo del calore del fuoco che brucia. Ancora, con il suo atto distruttivo vuole fare un atto dimostrativo di forza e potere. Infatti, il piromane oltre a contemplare la sua opera, vuole immergersi in prossimità delle fiamme che bruciano. Il parallelismo tra piromania e sessualità risulta adesso più nitido. La tensione del piromane corrisponde all’eccitazione, la tensione che si accumula, all’aumento di eccitazione fino al punto di non-ritorno, l’appiccare del fuoco all’esplosione dell’orgasmo, l’incendio all’orgasmo, la distruzione alla fine e risoluzione dell’atto sessuale, la catarsi alla scarica. Detto ciò, volendo proporre la possibilità di prevenzione di un soggetto piromane, aggiungerei che in termini di prevenzione primaria dovremmo approfondire gli studi sulle cause e se riscontrate, fornendo un servizio sociale basato sull’informazione, che intervenga ancor prima che si instauri questo rapporto affettivo perverso. In termini di prevenzione secondaria, scoprendo le cause primarie, si potrebbe intervenire in termini di aiuto specializzato. In termini di prevenzione terziaria, cioè dopo l’arresto, l’unico intervento consono è la cura, dal momento che richiudendo un soggetto la cui causa del reato è un istinto sessuale insoddisfatto, non facciamo altro che acuire il meccanismo che già impedisce al soggetto di esprimersi secondo modalità sane. Se blocchiamo lo

sfogo delle pulsioni in un soggetto così deviato e frustrato, una volta “liberato”, come immaginiamo che il soggetto libererà i suoi impulsi così per lungo tempo soffocati?