Economia monetaria

CAPITOLO 1: LA MONETA 1) La moneta e le sue funzioni L’economia reale è quella dove avviene la produzione e si contrappone all’economia monetaria che è formata dalla domanda di moneta Md e dall’offerta di moneta Ms. Nell’antichità veniva usata la moneta merce cioè materiali o oggetti che avevano un loro valore intrinseco perché svolgevano anche altre funzioni; ad esempio l’oro era usato sia come moneta che per costruire oggetti. Nei paesi arabi e nomadi ancora oggi viene usato questo tipo di moneta (cammelli, sale). La moneta merce ha creato dei problemi perché non era sufficiente a coprire tutte le transazioni quindi è nata la moneta segno (cartamoneta) che è priva di un valore intrinseco quindi il suo valore solo convenzionale e legato al suo utilizzo presente e futuro; questo implica che lo scambio deve basarsi sulla fiducia mentre nella moneta merce è basato su un valore effettivo. Nel passaggio dalla moneta merce a quella segno pertanto è necessario trovare la fiducia altrimenti la moneta non può svolgere le sue funzioni perché non viene accettata. La fiducia può essere garantita dalla legge o con altre forme, pertanto si distingue:La moneta segno può essere distinta in: 1. moneta fiduciaria  comprende ogni strumento che viene comunemente accettato quale circolante per la fiducia che riscuote presso gli operatori. a. depositi bancari  sono utilizzati con l’assegno, quindi l’assegno è un modo di utilizzo della moneta che è il deposito. I depositi bancari sono meno accettati della moneta legale quindi il suo utilizzo è più limitato perché l’assegno deve essere coperto e per alti importi solitamente viene apposta la clausola buon fine b. carte di credito/bancomat  hanno una garanzia incorporata perché richiede un PIN o un documento di identità 2. moneta legale  la cui circolazione è imposta dalle autorità e il cui potere liberatorio è pieno per le transazioni e le obbligazioni contratte La definizione di cosa sia moneta non è univoca e gli economisti seguono l’approccio funzionale cioè un bene è moneta in base alle funzioni che svolge, ma mentre c’è accordo sul fatto che la moneta può svolgere più funzioni, non c’è accordo su quale sia la funzione discriminante per decidere cosa deve considerarsi moneta. Le funzioni della moneta sono: 1. numerario o misura del valore  è l’unità di misura per esprimere tutti i prezzi determinando il numero di unità monetarie necessarie per l’acquisto di unità dei singoli beni. Anche se tutti i beni fossero perfettamente liquidi, come nel mondo walrasiano e quindi assimilabili a moneta, non verrebbe meno la necessità di disporre di un numerario perché permette di semplificare il numero dei calcoli necessari per determinare i rapporti di scambio tra i beni. In un’economia di baratto, se n sono i beni, i possibili rapporti di scambio sono un numero pari alle combinazioni di n beni a due a due cioè n(n – 1)/2; se uno di questi beni è scelto come numerario, i rapporti di scambio che è necessario conoscere sono solo (n – 1) cioè i prezzi dei beni espressi in termini di numerario. Se il numerario coincide con la moneta i prezzi sono i prezzi monetari e la moneta è l’unità di misura del valore di tutti i beni. Un’unità di misura svolge tanto più efficacemente il suo ruolo quanto più è stabile il suo potere infatti in presenza di iperinflazione cade la fiducia nel mezzo monetario intermediario degli scambi e gli operatori tendono a mutare numerario. In alcuni casi i prezzi vengono espressi in dollari. In assenza di moneta sarebbe necessario un rapporto tra i prezzi per ogni bene mentre con la moneta questo non è necessario pertanto gli scambi risultano facilitati. Il valore dell’unità monetaria è uguale all’unità quindi il valore di uno stock di moneta è dato dal numero di unità di moneta di cui è composto. E’ però un valore nominale perché in termini reali il suo valore è dato dal potere d’acquisto (determinato come il reciproco del livello generale dei prezzi). 2. mezzo di transazione o scambio  nell’economia di baratto è necessaria una doppia coincidenza di bisogni e beni tra gli operatori per realizzare lo scambio quindi la possibilità di effettuare transazioni sono limitate inoltre sono necessari molti scambi. Se ogni scambio implica costi di transazione, l’uso della moneta permette sensibili economie, inoltre la moneta, riducendo il numero delle transazioni, diminuisce le speculazioni. La moneta pertanto facilita gli scambi perché rende efficienti le transazioni e permette di economizzare i costi. 1

L’equilibrio generale walrasiano considera un’economia monetaria astratta dove tutti i beni sono scambiabili con tutti i beni ai prezzi di equilibrio quindi tutti i beni sono moneta però la determinazione dei prezzi avviene per mezzo di un’autorità centrale (banditore) che coordina senza costi i piani di scambio dei singoli operatori. L’economia monetaria in senso proprio invece si afferma in un processo di scambi decentrato, piuttosto che nel sistema complementare centralizzato, implicito nel modello precedente. Alcuni studiosi hanno sottolineato che la raccolta di informazioni su opportunità di scambio potenziali non è senza costo. Il ruolo della moneta come mezzo di scambio nasce proprio dall’incompleta diffusione delle informazioni e dal desiderio degli operatori di risparmiare sulla ricerca di documentazione. Secondo Clower, in un’economia monetaria la moneta compra i beni e i beni comprano la moneta ma i beni non comprano i beni quindi esiste un vincolo sul modo di attuare le transazioni. La disponibilità di moneta può vincolare gli scambi impedendo che domande potenziali degli operatori si traducano in domande effettive. Se da un lato la moneta rende gli scambi più efficienti dall’altro può costituire una restrizione alle transazioni determinando un vincolo di liquidità. Se sorge il problema di liquidità, l’operatore per poter comprare deve rendere liquida la ricchezza non liquida vendendola (se tutti vendono diminuiscono i prezzi) o cedendo in garanzia per avere un prestito. 3. fondo di riserva di valore  mezzo per conservare la ricchezza nel tempo. La moneta funge da veicolo per trasportare la ricchezza nel tempo in relazione alla sua qualità di mezzo di pagamento e viene detenuta per la sua capacità di conservare il valore nel tempo. Si possono ordinare le attività monetarie e finanziarie secondo gradi di liquidità decrescenti e le attività fruttano un rendimento tanto maggiore quanto minore è la liquidità. Se vi fosse certezza nei rapporti di scambio tra i beni nel tempo e la garanzia che ogni operatore può cedere in ogni momento i beni che detiene a quei prezzi, tutti i beni sarebbero ugualmente liquidi e non vi sarebbe distinzione rispetto alla moneta (mondo walrasiano). Invece nel mondo keynesiano, regna l’incertezza che spiega il ruolo della moneta come fondo di valore poiché la moneta annulla il rischio di perdite in conto capitale. La scelta di quali attività e beni si devono considerare moneta sotto il profilo di fondo di valore, dipende dal grado di liquidità che essi possiedono e dalla sostituibilità che presentano verso la moneta in senso stretto. Per ipotesi la moneta che svolge la seconda funzione, svolge anche la prima. La separazione della moneta come mezzo di scambio dalla moneta come fondo di valore ha significato prevalentemente teorico infatti nella realtà la moneta svolge entrambe le funzioni (il deposito bancario è usato sia per gli scambi con l’assegno che come riserva di valore). In relazione alla funzione considerata caratteristica variano gli strumenti cui si attribuisce il significato di moneta. La tradizione classica e neoclassica ma anche la moderna analisi di Clower, considerano prevalente nella moneta il ruolo di mezzo di scambio. La teoria keynesiana invece considera fondamentale il ruolo di fondo di valore ponendo in evidenza le caratteristiche di liquidità della moneta. Liquidità significa spendibilità immediata o rapida convertibilità e senza costo in strumenti convertibili. In relazione alla funzione che si considera discriminante per la definizione della moneta saranno diverse: 1. domanda e offerta: a. mezzo di scambio  se aumentano gli scambi che bisogna fare occorre più moneta quindi è una relazione con il reddito. b. riserva di valore  se sono possibili diversi modi per impiegare la ricchezza, diventa una scelta tra moneta e attività finanziarie simili (titoli di Stato a breve). La moneta garantisce rispetto al titolo di non perdere valore esclusi gli effetti dell’inflazione che influenzano anche gli altri titoli. La domanda di moneta quindi dipende dalle aspettative delle oscillazioni dei prezzi e dei tassi. 2. valore della moneta  è espresso dal suo prezzo: a. mezzo di scambio  è il potere d’acquisto 1/p che dipende dal livello dei prezzi (quantità di beni acquistabili con il valore nominale) ed è in funzione inversa col livello generale dei prezzi p (se aumenta p diminuisce il valore reale mentre se diminuisce p aumenta il valore reale) quindi il valore della moneta è tanto più alto quanto più è alto il potere di acquisto 1/p. b. riserva di valore  è il tasso di interesse cui si rinuncia preferendo detenere moneta al posto di altre attività finanziare nel proprio patrimonio (costo opportunità). Si decide di detenere moneta per transazioni, motivi precauzionali e scopi speculativi (modo per allocare la ricchezza). 2

Nel modello classico è posto l’accento sul ruolo di intermediario degli scambi della moneta e il mercato monetario determina il livello dei prezzi, da cui discende il potere d’acquisto della moneta. Nel modello keynesiano, domanda e offerta di moneta determinano invece il tasso di interesse. Sono state fatte verifiche per vedere se la moneta svolge prevalentemente una funzione di mezzo di scambio o di riserva di valore considerando la sostituibilità tra moneta e altre attività simili che indica come gli operatori sono disposti a spostare il loro patrimonio da moneta ad altre attività a fronte di un aumento del tasso su queste ultime. Se la moneta è detenuta prevalentemente per transazioni la sua domanda è in funzione del reddito ma non del tasso sui BOT quindi non varia in seguito all’aumento di quest’ultimo. Md per transazioni è in f(y) d M per riserva di valore è in f(rBOT) La sostituibilità si rappresenta con l’elasticità di sostituzione che indica di quanto varia la domanda di moneta per transazioni se varia il tasso sui BOT ed è il rapporto tra la variazione percentuale della domanda di moneta ∆Md/Md e la variazione percentuale del tasso sui BOT ∆rBOT/ rBOT.: η = (∆Md / Md) / (∆rBOT / rBOT) Se η > 1 significa che la domanda di moneta è elastica e reagisce molto ad una variazione del tasso sui BOT, se η = 1 significa che le attività sono simili mentre se η < 1 significa che la domanda di moneta è rigida e reagisce poco ad una variazione del tasso sui BOT. La domanda di moneta per transazioni quindi ha un’elasticità bassa mentre la domanda di moneta per riserva di valore ha un’elasticità alta. In termini continui l’elasticità diventa: η = - (∆Md / M) ∙ (rBOT / ∆rBOT) = - (∂Md/∂ rBOT) ∙ (rBOT / Md) d Se M = Lo + ky – mi dove i è il tasso su attività a breve e –m = ∂Md / ∂i si ha: η = m(1/Md) 2) La realtà istituzionale dell’Unione Monetaria Europea (UME) Nel sistema economico si ha una Banca centrale, i privati (famiglia e imprese), le banche commerciali, altri intermediari finanziari e la Pubblica Amministrazione che può essere inclusa tra i privati. Gli organismi che emettono moneta sono la Banca centrale e le banche commerciali quindi determinano la quantità di moneta. Le banche commerciali sono intermediari finanziari cioè tutte le banche che operano sul territorio dei paesi dell’area euro con i residenti dell’area euro. Con l’inizio della terza fase del Trattato di Maastricht è diventato operativo il sistema europeo di banche centrali SEBC composto dalla Banca centrale europea BCE e dalle banche centrali nazionali BCN degli Stati membri dell’Unione Europea UE, che ha un compito generale. All’interno di tale sistema è evidenziata l’area euro comprendente un nucleo composto dalla BCE e dalle banche centrali dei paesi che partecipano all’Unione Monetaria Europea (UME). Tali banche centrali costituiscono l’Eurosistema. Le BCN dell’eurosistema sono il braccio operativo della BCE perchè non hanno capacità decisionale sulla politica monetaria decisa a livello centrale dalla BCE che è uguale per tutti i paesi dell’area euro mentre per i paesi membri del SEBC ma non dell’UME, sono le rispettive BCN che decidono individualmente la politica monetaria.. Le BC nazionali hanno una funzione di vigilanza che pertanto è decentrata. La BCE con gli intermediari finanziari nazionali costituisce l’insieme di istituzioni che collaborano per la creazione di moneta. La BCE crea moneta acquistando titoli sui mercati secondari (creazione di base monetaria) perché il Trattato di Maastricht dispone che non può finanziarie gli Stati (non può acquistare titoli dall’emittente) quindi dopo che i titoli sono sul mercato, vengono scambiati su quello secondario dove può agire la BCE. L’obiettivo primario della BCE (autorità indipendente) è il mantenimento della stabilità dei prezzi inoltre deve agire in conformità con il principio di una economia di mercato, aperta e in libera concorrenza favorendo un’allocazione efficiente delle risorse. L’obiettivo della stabilità dei prezzi a volte può essere in contrasto con quello della crescita. L’euro è stato introdotto il 1 gennaio 2002 e con esso gli scambi interni vengono incentivati dalla totale trasparenza dei prezzi. Questo comporta un sostanziale risparmio di costi informativi per il calcolo dei molteplici rapporti di scambio tra i beni dei diversi paesi e risparmi di costi collegati alle transazioni cross-border che implicavano la conversione dei prezzi denominati nelle monete nazionali in tutte le altre valute europee. Sarà stimolata la concorrenza e i diversi sistemi economici e i rispetti comparti produttivi percepiranno un forte impulso alla crescita della produttività.

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gli squilibri nel disavanzo pubblico e nella bilancia dei pagamenti americana con la politica monetaria adottata hanno causato la volatilità dei prezzi delle attività finanziarie quindi c’era la necessità di nuovi strumenti finanziari per contrastare il rischio di mercato. M3 = M2 + altri titoli  M2 + attività finanziarie meno liquide Con l’euro. altre istituzioni finanziarie. M1 = liquidità primaria = circolante + depositi bancari a vista  i depositi bancari a vista sono detenuti presso le singole banche e non la banca centrale inoltre sono utilizzabili con gli assegni. la forte concorrenza tra gli intermediari (bancari e non bancari) e la maggiore attenzione degli operatori agli impieghi finanziari del risparmio ha promosso la creazione di nuovi strumenti per soddisfare gli operatori che presentavano avanzi finanziari e gli utilizzatori del risparmio 5. 2. di interesse e di cambio 2. M1 = liquidità primaria  circolante + conti correnti bancari + conti correnti del pubblico presso la Banca d’Italia. normativa e assetto delle aziende di credito L’innovazione finanziaria ha creato strumenti che soddisfano meglio le preferenze di portafoglio ma ha creato anche degli svantaggi perchè: 1. sono stati identificati come istituzioni finanziarie monetarie IFM che comprende tre gruppi di istituzioni: banche centrali. può generare un eccessiva dilatazione del debito rispetto ai mezzi propri e al capitale reale 3. di interesse e di cambio ma può solo trasferire i rischi da un operatore all’altro 2. lo sforzo per superare l’inefficienza connessa alla segmentazione dei mercati e all’eccessiva regolamentazione ha stimolato la creazione di nuove attività finanziarie (derivati) e ha promosso l’espansione della securitization cioè la trasformazione del credito bancario in titoli del mercato mobiliare (cartolarizzazione) 4. 2) Gli aggregati monetari dell’area euro Con la terza fase dell’Unione Economica e Monetaria. della moneta unica e di un mercato unico di servizi finanziari europei modifica i termini della concorrenza. l’inflazione. le poste e il tesoro. la riduzione dei costi di trattamento dell’informazione e i progressi nella tecnologia delle telecomunicazioni e degli elaboratori hanno incentivato l’integrazione dei mercati e la creazione di nuovi strumenti finanziari sofisticati 3. M2 = M1 + liquidità secondaria  M1 + depositi a risparmio (bancari e postali) + buoni fruttiferi postali detenuti dal pubblico 3. istituti di credito. Gli aggregati monetari sono le varie forme che la moneta assume e nell’Eurosistema si ha: 1. Si tratta di un aggregato molto liquido perché costituito da strumenti che permettono di pagare a vista cioè sono immediatamente spendibili 2. il processo di creazione dell’UME. gli operatori dell’area euro. aumenta la complessità e l’interdipendenza del sistema infatti si accrescono i canali e la velocità di trasmissione di impulsi esterni L’evoluzione di tali strumenti si è avuta in conseguenza alla liberalizzazione dei mercati che ha permesso di raggiungere maggiori clienti.CAPITOLO 2: LA MONETA E LE ATTIVITA’ FINANZIARIE NELL’AREA EURO 1) Gli aggregati monetari nella terza fase dell’Unione Monetaria Europea (UME) Gli aggregati monetari prima dell’ammissione dell’Italia alla terza fase dell’UME erano: 1. gli aggregati sono stati riclassificati secondo criteri validi per tutti i Paesi dell’Eurosistema. Nella normativa europea vengono definiti attività con scadenza inferiore a 2 anni. 4 . non può eliminare il rischio di credito. Il circolante è formato dalle banconote e dalle monete metalliche in circolazione quindi è moneta legale. L’innovazione finanziaria è stata accelerata da alcuni fattori che hanno influito anche sulla definizione degli aggregati monetari: 1. M2 = M1 + liquidità secondaria = M1 + depositi bancari a risparmio  non sono prelevabili a vista ma occorre un preavviso e non si usano per emettere assegni.

fermo restando l’obbligo di mantenere in media durante il periodo di mantenimento del 15 di ogni mese fino al giorno 14 di quello successivo. 3) La base monetaria La base monetaria (moneta ad alto potenziale) è il fondamento degli aggregati e conferisce alla BCE uno strumento di controllo dell’inflazione nel medio termine. non ne implicano nuova creazione. L’innovazione finanziaria ha introdotto nuovi strumenti finanziari complessi difficilmente riconducibile ad un aggregato. M3 = M2 + strumenti negoziabili emessi dalle IFM  i pronti c/termine sono titoli detenuti da banche e privati.5%. I tre aggregati sono in ordine decrescente di liquidità. titoli a reddito fisso con scadenza inferiore a 2 anni (BOT a 3 mesi) che sono sempre liquidi perché possono essere negoziati rapidamente sui mercati. Le banche centrali possono così influenzare il prezzo di detenere base monetaria cioè il tasso di interesse di mercato a breve termine. In Italia. Il CIRC dipende dalla BCE che lo emette mentre i DB dipendono dall’operato della banca perché sono aperti presso di essa ma la creazioni dei DB è legata alla creazione di BM nel sistema. Le banche italiane potevano mobilizzare una percentuale limitata dello stock dovuto. Questo permette di avere un piccolo rendimento piccolo ma di non lasciare l’ammontare bloccato nel conto corrente. dopo la terza fase dell’UME.3. depositi a vista detenuti presso la BCE dalle banche (overnight e riserve) 3. Alcuni conti correnti bancari sono collegati ad un fondo di investimento monetario cioè si stabilisce di tenere un determinato ammontare nel conto corrente quindi l’eventuale eccedenza viene trasferita nel fondo mentre in caso contrario la banca provvede a disinvestire dal fondo per ripristinare l’ammontare nel conto corrente bancario. 5 . Tenere gli aggregati monetari sotto controllo è una modalità con cui opera la banca centrale ma oggi è sempre più difficile. Si ha distruzione di BM ogni volta che c’è un passaggio di moneta dal sistema economico alla BCE (la BCE vende titoli in cambio di banconote) o di valuta estera verso il sistema economico (la BCE vende dollari). acquistati con impegno da parte del cedente a riacquistarli a breve scadenza quindi la durata è determinata e spesso anche il prezzo. Il numero degli strumenti che oggi sono disponibili nel sistema economico è altissimo quindi è difficile la definizione degli aggregati. un importo almeno pari alla riserva dovuta. La BM comprende moneta legale e qualsiasi attività convertibile immediatamente e senza costi in moneta legale di nuova creazione pertanto non vi rientrano i depositi a vista delle banche perché anche se convertibili immediatamente e senza costi in moneta legale. domanda di base monetaria BMd= BMP + BMB = BMP + (ROB + LB)  individua l’utilizzo di BM da parte del pubblico (famiglie e imprese) sotto forma di circolante BMP e dalle banche BMB per la riserva obbligatoria ROB e per la liquidità bancaria LB. valuta estera L’Eurosistema ha una posizione di monopolio nell’emissione delle banconote con corso legale nell’area euro e impone agli istituti di credito di detenere una riserva obbligatoria che a sua volta crea domanda addizionale di moneta della banca centrale da parte del settore bancario. 4) Creazione e utilizzo della base monetaria nell’eurosistema La creazione di moneta avviene in seguito alla creazione di BM che avviene ogni volta che c’è un passaggio di moneta dalla BCE al sistema economico (la BCE acquista titoli in cambio di banconote) o di valuta estera verso la BCE (la BCE acquista dollari). dai tassi di remunerazione su essi e dai tassi d’interesse del mercato monetario. Il mercato della BM pertanto è formato: 1. la base monetaria è costituita da: 1. i fondi di investimento monetario sono società che investono in attività finanziarie e poi rivendono parte del proprio patrimonio quindi sono attività meno liquide perché soggette al rischio di prezzo ma sono a breve scadenza quindi facili da rivendere. circolante 2. Dalla BM è possibile determinare DB (depositi bancari) e M2: BM  DB  M2  Ms L’offerta di BM è diversa dall’offerta di moneta M2 = CIRC + DB quindi non bisogna confondere tra M e BM anche se la creazione di BM porta alla M. dalle imprese e dalle banche. Sia BMP che BMB dipendono dai depositi. Il sistema economico è formato dai privati. Nel 1990 fu introdotta in Italia la riforma del regime della riserva obbligatoria che fissava al 3% la movimentazione ammessa entro la giornata ma con l’avvio dell’UEM la percentuale salì al 12.

La flessibilità concessa: a. − rifinanziamento a lungo termine  hanno una scadenza precisa nell’acquisto e vendita dei titoli inoltre poiché hanno un effetto di lungo periodo sono immissione o distruzione di moneta nel tempo. Se c’è eccesso di domanda il prezzo sale mentre se c’è eccesso di offerta il presso scende. L’acquisto o la vendita di titoli avviene sul mercato aperto secondario. rende possibile una contrazione delle attività liquide detenute dalle banche b. 2. − rifinanziamento marginali  prestiti che la BCE fa alla singola banca su richiesta di quest’ultima. Oggi lo stock può scendere fino a zero perchè il vincolo giornaliero richiede solo che a fine giornata il conto riserva regolamento non presenti saldi negativi inoltre il periodo di mantenimento è stato fissato dal 24 di ogni mese al 23 del mese successivo per l’eurosistema. La BP è il Conto Economico dove vengono registrati i pagamenti da e verso l’estero. Questo metodo si usa quando la BC pensa che ci sia carenza di liquidità e sono operazioni di mercato aperto. quindi se la BCE domanda titoli. Sono piccole variazione di base monetaria che non hanno molto afflusso nel complessivo sistema monetario. Se la BCE acquista titoli nel mercato secondario. forniscono liquidità al sistema o la assorbono ma essendo operazioni provvisorie hanno valenza temporanea e coinvolgono il mercato della moneta. fa aumentare il prezzo mentre nel caso precedente non si hanno effetti sui prezzi dei titoli perché sono a breve scadenza quindi rimane nell’ambito del mercato di moneta. infatti sul mercato primario c’è l’emittente e il privato poi i titoli possono essere scambiati sul mercato secondario dove da una parte ci sono il pubblico e i privati mentre dall’altra ci sono i privati e anche la BCE. estero (attività nette nell’eurosistema in oro e in valuta estera)BMES = ∆ RU = BP  è la variazione delle riserve ufficiali ∆ RU che è uguale al saldo della bilancia dei pagamenti BP(comprendente operazioni finanziarie e reali). di ciascun giorno lavorativo un deposito inferiore all’importo dovuto al netto della parte mobilizzabile quindi lo stock non poteva scendere al termine di nessun giorno sotto l’87. riduce l’onere implicito della riserva obbligatoria c. La BM si crea o si distrugge anche con il regime della ROB infatti ogni volta la banca preleva dalle riserve obbligatorie si ha creazione di BM mentre quando accantona a riserva si distruzione di BM.5%. Le banche decidono il volume di riserve da detenere sulla base del costo-opportunità cioè il rendimento sul possibile impiego alternativo individuato dal tasso overnight. se il saldo è positivo BP > 0 ci sono più dollari di quanti sono usciti quindi c’è un aumento delle riserve in valuta estera presso la BCE cioè ∆ RU > 0 che provoca creazione di BM cioè ∆ BM > 0 c. altre fonti BMAS Non figura il canale Tesoro perché la BCE non può concedere finanziamenti diretti o facilitazioni per evitare che l’obiettivo della stabilità dei prezzi sia compromesso da obblighi di finanziamento dei fabbisogni pubblici. paga con moneta quindi si ha creazione di BM mentre se vende titoli riceve moneta e si ha distruzione di BM. offerta di base monetaria BMs = FINBCE + BMES + BMAS  individua la creazione di BM che avviene con tre canali (fonti): a. quindi questo avviene solo se la singola banca ha necessità e nel momento in cui la BCE concede il prestito si crea base monetaria mentre nel momento in cui la banca non ha più bisogno del prestito e lo rimborsa alla BCE si ha distruzione di base monetaria.La facoltà di movimentare la riserva era accompagnata dall’obbligo di non presentare alla fine. 6 . operazioni di rifinanziamento FINBCE sono finanziamenti della BCE alle singole banche e possono avvenire in tre modi: − rifinanziamento ordinari o pronti c/termine  acquisti o vendita di titoli dalla BCE a breve termine con impegno di operazione inversa. offre alle banche maggiore flessibilità nella gestione della tesoreria I tassi di interesse a breve termine non sono più determinati dalla domanda e offerta di riserve bancarie ma dalla domanda e offerta dei saldi monetari. b.

In equilibrio e quindi ex post. tasso di sconto o tasso di riferimento  il tasso di sconto era controllato dal Ministero del Tesoro oggi invece è controllato dalla BCE e viene usato per remunerare conti coperti delle banche presso la BCE. manovra della base monetaria (FINBCE) 2. variazione del regime di riserva obbligatoria (ROB)  se riduce la percentuale di ROB si crea BM mentre se aumenta la percentuale si distrugge BM perché le banche devono depositare di più ma i coefficienti difficilmente vengono variati 3. Se la BCE varia questo tasso variano anche tutti gli altri tassi. Anche il tasso di riferimento può variare a seconda dei casi.Gli strumenti di politica monetaria a disposizione della BCE sono: 1. domanda e offerta di base monetaria devono eguagliarsi BMd = BMs BMP + (ROB + LB) = FINBCE + BMES + BMAS 7 .

Si tratta di un modello lineare con 8 equazioni ed 8 incognite (BMs. BMP = CIRC = γ DB  equazione di comportamento delle famiglie.α )/(α + β + γ )] evidenzia che anche i CR sono un multiplo della BM. γ = 0): il pubblico non trattiene circolante quindi BMP = 0 (i pagamenti sono effettuati con la carta di credito quindi non circola moneta). con 0 < α < 1 che indica la quota di riserva libera detenuta dalle banche 7. Per conoscere i DB è necessario conoscere la BM perché i primi sono una multiplo della seconda. Il potenziale quindi sta diventando sempre più grande. Dalla BM vengono determinati i DB che permettono di ottenere la quantità di moneta presente in un sistema Ms. il deposito presso la BC è ROB = β DB da cui si ottiene DB = (1/β )ROB quindi esiste un legame fra la BM e i DB perché la ROB fa parte della BM cioè: DB = (1/β )BM 8 .β . BMB. Le carte e i pagamenti on line poiché riducono γ . BMd = BMs  condizione di equilibrio che deve essere rispettata 8. BMB = ROB + LB 5. La BMd pertanto viene solo dalle banche per la ROB cioè: BMd = BMB = ROB  ROB = β DB Dato 0 < β < 1. la BM è destinata solo alla ROB quindi LB = 0 ma poiché esiste la domanda di prestiti da parte degli operatori. 4.α )/(α + β + γ )] Poiché 0 < α + β + γ < 1 il moltiplicatore dei depositi [1/(α + β + γ )] > 1 quindi DB > BM perché si crea un ammontare di depositi. Considerando Ms = M2 che è formato dal circolante e dai depositi si ottiene: M2 = γ DB + DB  M2 = DB(1 + γ )  M2 = BM[(1 + γ )/(α + β + γ )] La BC controlla la BM ma non M2 quindi quando varia la BM non sa esattamente quale sarà la variazione di M2 perché dipende da β che è controllato dalla BC ma anche da α e γ che dipendono dai comportamenti delle banche e dei privati. Quanto più piccoli sono i coefficienti e maggiori è il multiplo. ROB = β DB  è richiesta dalla legge. ROB. permettono anch’essi di aumentare il moltiplicatore. 6 nella 2 e poi tutto nella 7 si ottiene: DB = BMs[1/(α + β + γ )] Dalla 8 equazione invece si ottiene: CR = DB . Le banche hanno la necessità di detenere riserve per erogare i prestiti e compiere le transazioni. Infine le banche tendono a ridurre anche α per economizzare. con 0 < γ < 1 che indica la quota di circolante trattenuta dai privati ed è proporzionale al reddito o ai depositi 4.β . CR = DB – ROB – LB  le banche concedono crediti per un ammontare pari dei depositi al netto delle riserve (obbligatoria e libera) Sostituendo la 3. 5.β DB . La BM si chiama moneta ad alto potenziale perché ha la capacità di sviluppare un multiplo dei DB.α DB CR = BM[(1 . Modello I (α = 0. BMd. Il moltiplicatore dei crediti [(1 . LB = α DB  equazione di comportamento delle banche. LB. BMs = FINBCE + BMES 2. BMP. DB. non si formano giacenze inutilizzate di moneta legale presso le banche. CR) che considera: 1.CAPITOLO 3: IL MOLTIPLICATORE DEI DEPOSITI E DEL CREDITO 1) Il moltiplicatore dei depositi e del credito e la critica contemporanea Per determinare la quantità di moneta presente del sistema occorre utilizzare analizzare il mercato della BM con il modello a coefficienti fissi e successivamente con coefficienti variabili. BMd = BMP + BMB 3. La riduzione della ROB permette di aumentare il moltiplicatore. con 0 < β < 1 che indica il coefficiente di riserva obbligatoria imposto alle banche 6.

β )n  0 quindi si ottiene: ∆ DB = 1/[1 – (1 .β )0 + (1 .β )] ∆ ROB = β ∆ BM[1/[1 – (1 .β )∆ BM[1/[1 – (1 .β )∆ BM.β )n∆ BM 1 1 ∆ BM ∆ BM *La variazione totale dei depositi alla fine del processo è: ∆ DB = [(1 . Se la BC concede un finanziamento (acquista titoli dalle famigli) genera una variazione ∆ BM che viene depositata presso la banca.β )]∆ BM = (1/β )∆ BM ∆ DB = (1/β )∆ BM *La variazione totale della riserva obbligatoria che è la BMB.β )2 + (1 .β )] ∆ ROB = β ∆ BM(1/β ) ∆ ROB = ∆ BM Questo evidenzia che la BM iniziale.β )]∆ BM Poiché β > 0 si ha che (1 .β )(1 2 β ) ∆ BM β )2∆ BM n (1 . [la somma dei termini di una serie geometrica di ragione q con il primo termine a1 è sn = a1(1–qn)/(1–q)] DB ROB CR (crediti) 1 ∆ BM β ∆ BM (1 . Con ∆ BM si creano nuovi DB pari ad un multiplo della BM che dipende da β . quest’ultimo dipende inversamente dalla propensione al risparmio s che definisce le sottrazioni di moneta dal circuito del reddito mentre il moltiplicatore dei depositi dipende inversamente da β che definisce la sottrazione di moneta dal circuito del credito.β ).β )n]/[1 – (1 .β ) ∆ BM β (1 (1 .β )∆ BM[1 – (1 .β )n]/[1 – (1 .∆ BM 9 .β )∆ BM (1 . alla fine del circuito è tutta sottratta per costituire la ROB. dalla somma dei termini si ottiene: ∆ DB = [1 – (1 .Tanto più basso è il β tanto maggiore è il moltiplicatore dei depositi 1/β quindi una variazione di β genera variazioni in senso inverso del moltiplicatore dei depositi (ammontare potenziale dei depositi creabile dal sistema bancario in relazione ad una data quantità di moneta attivabile). alla fine del processo è: BMB = ROB ROB = β DB ∆ ROB = β ∆ BM[1 – (1 .∆ ROB ∆ CR = (1/β )∆ BM . La tabella evidenzia il processo del moltiplicatore dei depositi che ad ogni giro crea un credito e un deposito aggiuntivo.β )n]/[1 – (1 .β )] ∆ CR= [(1/β )/β ]∆ BM Lo stesso risultato si ottiene considerando che il credito è uguale ai DB al netto della ROB: ∆ CR = ∆ DB .β )(1 β )∆ BM 2 3 (1 . tale somma (1 .β )nβ (1 .β )∆ BM viene nuovamente depositata presso banca. tale processo termina quando tutta la BM immessa nel sistema è utilizzata per la ROB e quindi non ci sono più fondi per concedere crediti. *La variazione totale dei crediti concessi dalla banca alla fine del processo è: ∆ CR = (1 . La banca tiene come ROB solo β ∆ BM mentre concede crediti per (1 . Il moltiplicatore dei depositi 1/β presenta analogie col moltiplicatore keynesiano del reddito 1/s.β )1 + (1 . poiché i crediti sono richiesti per fare acquisti che sono pagati con assegni.β )n(1 .β )n-1]∆ BM poiché è una serie geometrica di ragione (1 .β )] ∆ CR = (1 . All’aumentare delle quote di accantonamento della BM diminuiscono i DB infatti: (1/β ) > [1/(α + β + γ )] Dalla situazione di equilibrio si ottiene la relazione fra DB e BM: BMs = BMd  BMd = ROB = β DB = BMs  DB = (1/β )BMs Poiché 0 < β < 1 si ha che 1/β > 1.β )∆ BM β (1 .β )∆ BM 2 (1 .β ) < 1 inoltre per n  ∞ il termine (1 .

assenza mercato dei DB  poiché manca una domanda dei depositi e si ha solo un offerta da parte delle banche. Inoltre varia anche β poiché i sistemi finanziari sono complessi pertanto la relazione tra BM e DB è sostanzialmente instabile a causa della variabilità di β . A partire da una BM si sviluppano DB che sono la componente principale di M2. Se ci sono le condizioni. Dall’equazione di bilancio della banca CR + ROB + LB = DB si ottiene il credito come residuo assumendo per implicito che tutto il credito offerto sia accettato dai privati. L’aggregato M2 è formato dal contante e dai depositi bancari mentre la BM è formata dal contante. Le famiglie e le imprese decidono tra contante e depositi a seconda dei tassi di interesse sui depositi. coefficienti fissi  i coefficienti fissi sono irrealistici poiché nella realtà sono variabili in quanto sono determinati da altri fattori come i tassi di interesse. assenza mercato del CR  poiché manca una domanda del credito e si ha solo un offerta da parte delle banche. 2. il pubblico e gli intermediari finanziari modificano la composizione delle attività finanziarie alla luce di mutate circostanze esterne. 5. Paese 1 Paese 2 Contante 50 10 Depositi 50 90 M2 100 100 Il paese 1 ha maggiore potenziale da sviluppare perché nel paese 2 è difficile che il contante sia depositato in quanto è già al livello minimo. Il contante in M2 poiché è BM è anche moneta ad alto potenziale in quanto se viene depositato genera ulteriori depositi.∆ CR = [(1/β )/β ]∆ BM Il moltiplicatore del credito (1/β )/β corrispondente al moltiplicatore dei depositi 1/β . Se BMs = FINBCE la creazione di BM ha luogo attraverso il finanziamento del sistema bancario da parte della BC quindi i primi crediti. Se le famiglie o imprese depositano il contante in banca. Per questo la BC deve monitorare tutti e tre gli aggregati e le loro componenti. le persone tendono a fare circolare di più la moneta quindi ci sono più mezzi di pagamento e maggiore rischio di inflazione perché si può generare quando c’è troppa domanda che non si può esprimere quando non ci sono abbastanza mezzi di pagamento. 4. non si ha creazione di BM ma mantiene il suo potenziale infatti inizia il processo di moltiplicazione dei depositi bancari e del credito. pertanto in questo caso il moltiplicatore del credito è uguale al moltiplicatore dei depositi. non chiarisce il processo decisionale  non esplicita i comportamenti con cui. Il consumatore considera i tassi e i servizi offerti dalle banche e anche le banche nella gestione delle riserve libere considerano i tassi. 3. indica la quantità di credito fornita dal sistema bancario in corrispondenza di una certa BM. sono concessi non in contropartita di depositi. Nella realtà le imprese possono non accettare il credito perché se sono in recessione non hanno interesse ad investire. 10 . La quantità di contante in un sistema rappresenta una potenzialità di sviluppo dei DB e quindi di M2. assenza tassi di interesse  sono fondamentali per il mercato della moneta. I DB sono determinati in modo da avere equilibrio tra domanda e offerta della BM. ∆ CR = (1/β )∆ BM – ∆ BM + ∆ BM = (1/β ∆ )BM Il modello ha una conseguenza sugli aggregati monetari. pari a BM. dai depositi delle banche presso la BC e dalle valute quindi il contante è una componente di entrambi. Al modello sono state avanzate una serie di critiche: 1. Se nel paese 1 viene depositato 40 del contante si ottiene: Contante 10 Depositi vecchi 50 Depositi nuovi 40 Altri depositi bancari [1/(α + β + γ )]40 Nel paese 1 pertanto M2 è diventato maggiore di quello del paese 2. Confrontando due paesi con lo stesso ammontare di M2 che però ha diversa composizione si può osservare che il potenziale da sviluppare è diverso nei due paesi.

α .α .α . DB BMB CR 1 BM (α + β )BM (1 .α 2 β ) BM β )3BM n (1 .β )n(1 . introduzione del mercato telematico dei Titoli di Stato 3. depositi (liberi e vincolati) 3.β )] CR = [(1 .α . conti correnti di corrispondenza  servizi reciproci tra banche (incassi.β )2BM (α + β )(1 .β )/(α + β )]BM 11 .β )n]/ [1 – (1 .α (1 .β )BM (α + β )(1 . bonifici.α β )BM β )2BM 3 (1 .β )] BMB = (α + β )BM[1/(α + β )] = BM * Il totale dei crediti alla fine del processo è: CR = (1 . finanziamenti  fondi che una banca mette a disposizione di una controparte Molto importante è il mercato dei fondi interbancari a brevissimo termine (overnight) che prevede fondi da rimborsare entro una giornata lavorativa permettendo di superare temporanee crisi di tesoreria.β ). I depositi interbancari sono scambi che avvengono tra banche e comportano l’acquisto o la vendita di mezzi pecuniari per un definito periodo di tempo e a un definito tasso di interesse. La raccolta interbancaria è composta da: 1.β )BM[1 – (1 .α . giroconti. assegni) 2. Quanto più il mercato monetario è efficiente tanto più le aziende di credito operano con un volume inferiore di riserve e di conseguenza tanto più il sistema bancario nel suo complesso risulta sensibile alle azioni della BC.α .β )n(α + β )(1 .α .α .β )]  DB = [1/(α + β )]BM Poiché β < β + α il moltiplicatore dei depositi del primo modello è maggiore rispetto a quello del secondo modello infatti maggiori sono le quote trattenute e minori sono i depositi: 1/β > 1/(α + β ) La quantità di liquidità detenuta dalle banche è commisurata ai depositi ma varia al modificarsi di costi di opportunità.α . Il deposito overnight viene effettuato nel giorno stesso della negoziazione ed estinto il giorno lavorativo successivo. Al fine della trasparenza ed efficienza del mercato interbancario sono state fatte riforme su: 1.α 1 1 BM BM β )nBM La seconda e la terza colonna sono una serie geometrica di ragione (1 . *Il totale dei depositi alla fine del processo è: DB = BM[1 – (1 .α .α .β )n]/ [1 – (1 .α .Modello II (γ = 0): il pubblico non trattiene circolante ma le banche oltre alla ROB detengono anche RL. mobilizzazione della ROB 4.β )n]/ [1 – (1 .α (1 .α . mercato telematico dei depositi interbancari * Il totale della riserva obbligatoria per n  ∞ evidenzia che tutta la BM viene utilizzata dalle banche: BMB = (α + β )BM[1 – (1 . interventi sul sistema dei pagamenti  creazione di un sistema elettronico di compensazione e regolazione dei pagamenti 2.α β )BM 2 (1 .

Se a > 0 la retta ha intercetta positiva.Modello III : per ipotesi la BM è trattenuta dalle banche per la ROB e per le riserve di liquidità ma anche il pubblico trattiene circolante.α .γ )n]/ [1 – (1 .γ (1 .α .β -γ )]  DB = [1/ (α + β +γ )]BM Poiché β < α + β < α + β +γ il moltiplicatore dei depositi del terzo modello è minore rispetto ai precedenti modelli perché essendo maggiori le quote trattenute.β -γ )n. Se a = 0 la retta ha intercetta nel punto di origine degli assi.β (1 .α .α .α .γ).α .(1 . 12 . DB BMB CR BMP 1 BM (α + β )BM (1 .α .α . le autorità monetarie non modificano l’orientamento della politica monetaria 2) Ripasso equazione della retta Data l’equazione y = a + bx si ha che a indica l’intercetta mentre b è il coefficiente angolare che indica l’inclinazione della retta.β -γ )n.β ) (1 .β ) (1 .α .β -γ )n.α .β )BM γ BM 2 (1 .α .β (1 . le banche tengono riserve al minimo 2. il pubblico non ha sacche di liquidità 3.β . Se a < 0 la retta ha intercetta negativa.α .β (α + β ) (1 .β )/(α + β +γ )]BM Inoltre poiché CR = DB – BMB sostituendo si ottiene: [(1 .β -γ )2BM -γ )2BM -γ )2BM -γ )2BM n (1 .α .[(α + β )/(α + β +γ )]BM Infine poiché BMP = [γ /(α + β +γ )]BM si ottiene: BM = BMB + BMP BM = [(α + β )/(α + β +γ )]BM + [γ / (α + β +γ )]BM L’ammontare dei depositi pertanto è prevedibile solo se: 1. i depositi sono minori: 1/β > 1/(α + β ) > 1/ (α + β +γ ) * Il totale delle riserve obbligatorie alla fine del processo è: BMB = [(α + β )/(α + β +γ )]BM * Il totale dei crediti alla fine del processo è: CR = [(1 .α .α .α .(α + β ) (1 .α .β (α + β ) (1 .β .α .α . Il circolante dipende dal reddito e inversamente dal coefficiente di remunerazione dei depositi quindi γ varia al variare del tasso sui depositi.α .β ) (1 . Se siamo nel discreto il coefficiente angolare diventa b = dy/dx ed indica di quanto varia y al variare di una unità di x. * Il totale dei depositi alla fine del processo è: DB = BM[1 – (1 .β -γ )n1 1 1 1 BM BM BM BM La seconda e la terza colonna sono una serie geometrica di ragione (1 .β γ (1 .β γ (1 .β )/(α + β +γ )]BM = [1/ (α + β +γ )]BM .α .β -γ )BM -γ )BM -γ )BM -γ )BM 3 (1 .

Se b < 0 la retta è decrescente. 13 . Se b aumenta anche l’inclinazione aumenta e per b  ∞ la retta è verticale.Se b > 0 la retta è crescente. Se b = 0 la retta è orizzontale.

espresso dalla dispersione dei valori probabili rispetto a un valore medio atteso (varianza). ricchezza finanziaria A  se aumenta A cresce la dimensione dei DB 3. DB e CR). si ottiene: LB = b0 + b1DB + b2(ruff – rcr) Le banche quindi devono scegliere se detenere liquidità o concedere crediti in base al differenziale (ruff – rcr). detengono più circolante. che rappresenta il tasso sui titoli. 2. A. reddito Y  se aumenta Y cresce la Md e poiché i DB sono una componente della Md anche DBd cresce al crescere di Y. Nel modello a coefficienti fissi si aveva BMP = γDB adesso invece BMP = γ(rdb)DB.CAPITOLO 4: IL MERCATO DEI DEPOSITI E DEL CREDITO ED OFFERTA DI MONETA 1) Il mercato dei depositi e il mercato del credito Il modello a coefficienti variabili aggiunge ipotesi di comportamento più evolute rispetto al precedente modello perché vengono considerati i tassi di interesse e tre mercati (BM. Mercato della BM 1) BMs = FINBCE + BMES 2) BMd = BMP + BMB 3) BMP = a0 + a1DB – a2(rdb – 0) 4) BMB = ROB + LB 5) ROB = β DB 6) LB = b0 + b1DB + b2(ruff – rcr) 7) BMd = BMs Mercato dei DB L’equilibrio si ha quando per un certo tasso l’offerta è uguale alla domanda di depositi. privati BMP = CIRC + DB  esprime una scelta tra circolante e depositi. Il tasso ruff è una variabile esogena perché viene deciso dalle autorità e non dal sistema. La domanda dei depositi DBd = c0 + c1Y + c2A + c3(rdb – rcr) + c4rdb + c5σ rcr è in funzione di varie variabili: DBd = DB(rdb. 2. rischioσ rcr  si considera il rischio in cui si incorre scegliendo altre attività finanziarie rispetto ai depositi. viceversa se il differenziale diminuisce. Mercato della BM La domanda di base monetaria proviene da: 1. diminuisce CR e quindi anche DB mentre se aumenta rcr diminuiscono le LB. è la preferenza per i depositi che sono privi di rischio. se aumenta σ rcr. BMd = BMP + BMB  BMd = BMP + ROB + LB I privati detenendo circolante perdono gli interessi dei depositi bancari quindi la scelta dipende dal differenziale tra (rdb – 0) dove 0 è il rendimento del circolante e rdb è quello sui depositi quindi può essere considerato il costo opportunità. se si trova in crisi di liquidità deve rivolgersi alla BC pagando ruff mentre b2rcr è il costo opportunità cioè il non guadagno dovuto al fatto che non presta liquidità. banche BMB = ROB + LB  per soddisfare l’obbligo di riserva obbligatoria o costruire le riserve di liquidità. Da queste considerazioni si ottiene: BMP = a0 + a1DB – a2(rdb – 0) La componente a1DB è la funzione dei depositi ed evidenzia il ruolo della moneta come mezzo per le transazioni mentre la componente a2(rdb – 0) evidenzia il ruolo della moneta come fondo di valore. Se aumenta ruff aumentano le LB. Considerando ruff il tasso di remunerazione della liquidità bancaria tenuta sul conto della BC e rcr il tasso di remunerazione perso non concedendo credito con la liquidità in eccesso. rcr. 14 . Se il differenziale aumenta i privati detengono meno circolante. per un investitore avverso al rischio. BMs) 1. 5. σ rcr. aumenta il CR e quindi anche DB . diminuisce la DBd 4. tanto maggiore. Y. remunerazione dei depositi rdb  tale scelta esprime la preferenza tra contante o depositi bancari. differenziale tra il tasso di interesse sui depositi e quello sui crediti (rdb – rcr)  la scelta tra depositi o titoli dipende da tale differenziale quindi se aumenta rdb aumenta la DBd mentre se aumenta rcr.

La DBd proviene dai privati e la componente c0 + c1Y evidenzia il ruolo della moneta come mezzo di transazione mentre la componente c2A + c3(rdb – rcr) + c4rdb + c5σ rcr evidenzia il ruolo della moneta come fondo di valore.BMs + a0 + b0 + b2(ruff – rcr)] mentre il coefficiente angolare è [(a1 + β + b1)/ a2]. 1. (∂ DB/∂ ruff) < 0  l’aumento di ruff induce le banche ad aumentare le riserve di liquidità sottraendo BM dal circuito del credito e riducendo la forza del moltiplicatore. 15 .c1Y . Se aumenta BMs la curva trasla verso destra perché diminuisce l’intercetta verticale. Se la preferenza del pubblico rispetto al circolante è rigida rispetto a variazioni di rdb allora la funzione di offerta è verticale. aumenta DBd e la curva si sposta verso destra perchè diminuisce l’intercetta. aumenta DBd e la curva si sposta verso destra perché diminuisce l’intercetta. 3. L’equazione della retta che rappresenta rdb in relazione a DBd è: rdb = [1/(c3 + c4)][. ROB.c5σ rcr] mentre il coefficiente angolare è [1 / (c3 + c4)]. Viceversa un aumento di ruff determina una trasposizione verso sinistra della curva perché aumenta l’intercetta.c2A + c3rcr . L’equazione della retta che rappresenta rdb in relazione a DBs è: rdb = (1/ a2)[. L’offerta di depositi è la massima quantità di DB che le banche possono offrire compatibilmente con la BMs esistente. aumenta DBd quindi a parità di circostanze gli operatori sono disposti ad accrescere i loro depositi solo se le banche offrono maggiori rendimenti. (∂ DB/∂ rcr) > 0  l’aumento di rcr induce le banche a diminuire le riserve liquide e ad accrescere la concessione di crediti aumentando la forza del moltiplicatore.c0 . mentre è inversamente correlata a ruff. rdb. (∂ DB/∂ rdb) > 0  l’aumento di rdb induce i privati a detenere meno circolante quindi le banche ricevono più depositi e aumentano la concessione del credito aumentando la forza del moltiplicatore. Se aumenta A. La DBd è una funzione crescente rispetto a rdb. LB nella BMd si ottiene: BMd = (a1 + β + b1)DBs+ a0 – a2rdb + b0 + b2(ruff – rcr) = BMs  DBs = [BMs . Se aumenta rdb.b0 . Se il Y e la A sono dati e rcr è determinato esternamente si ha DBd = c0 + c4rdb.c0 . sostituendo BMP. Anche un aumento di rcr ha il solito effetto. a rdb e a rcr o a quello sull’overnight. Se aumenta σ rcr.b2(ruff – rcr)](a1 + β + b1)-1 DBs(BMs. La DBs è una funzione crescente rispetto a rdb. Se aumenta il Y. 4.c1Y .a0 + a2rdb . aumenta DBd quindi la curva si sposta verso destra perché diminuisce l’intercetta. Se aumenta rcr vengono preferiti i titoli quindi diminuisce DBd e la curva si sposta a destra perché aumenta l’intercetta. Dall’equilibrio del mercato della BM. ruff) Le derivate parziali evidenziano che DBs è correlata positivamente alla BM.c2A + c3rcr . rcr.c5σ rcr] + [1 / (c3 + c4)]DBd L’intercetta è [1/(c3 + c4)][.BMs + a0 + b0 + b2(ruff – rcr)] + [(a1 + β + b1)/ a2]DBs L’intercetta è (1/ a2)[. (∂ DB/∂ BM) > 0 2.

a2]} (BMs…) Per ipotesi (a1 + β + b1)(c3 + c4) .BMs…] + [(a1 + β + b1)/ a2]DBs [a2/(c3+c4)a2][-c0…]+[a2 /(c3+c4)a2]DB=[(c3+c4)/(c3+c4)a2][-BMs…]+[(a1+β +b1)(c3+c4)/(c3+c4)a2]DB Si semplifica moltiplicando ambo i membri per (c3 + c4)a2 e si ottiene: a2(-c0…)+ a2DB = (c3 + c4)[-BMs…] + [(a1 + β + b1)(c3 + c4)]DB a2(-c0…)+ (c3 + c4)[BMs…] = [(a1 + β + b1)(c3 + c4)]DB .b0 . la funzione di DBs assume la seguente specificazione: rdb = d0 + d1rcr 0 < d1 < 1 16 . La variazione di rdb può non essere necessaria se l’aumento del reddito nominale che probabilmente segue alla variazione di BM fa aumentare anche DBd e quindi la curva si sposta a destra. I tassi di interesse applicati dalle banche sono viscosi poiché se una banca aumenta il tasso le altre la seguono per non perdere quote di mercato mentre se la prima lo diminuisce non viene seguita dalle altre. rcr.a0 + a2rdb .a2]} (-c0…) + {(c3 + c4) / [(a1 + β + b1)(c3 + c4) . la curva DBs si sposta a destra quindi aumenta DB e rdb.a2]DB DB* = {a2 / [(a1 + β + b1)(c3 + c4) . Il mercato dei depositi Mercato dei DB d 1) DB = c0 + c1Y + c2A + c3(rdb – rcr) + c4rdb + c5σ rcr 2) DBs = [BM . σ rcr. Le banche hanno l’obiettivo di massimizzare i profitti e aumentare le quote di mercato quindi sono disponibili ad acquisire qualunque quantità di depositi che il mercato richieda. DB* = DB(Y. A. Se varia rcr si spostano entrambe le curve. ruff. Se DB* è troppo bassa in corrispondenza di rdb1 le banche alzano tasso a rdb2.b2(ruff – rcr)](a1 + β + b1)-1 3) DBd = DBs Il sistema di tre equazioni è risolvibile rispetto a tre variabili (DBd. rdb) supponendo dati Y. DBs. BMs. Sono le due operazioni che la BC fa per aumentare la BM nel sistema. β ) Graficamente è dato dal punto di intersezione delle due curve che definisce la dimensione della raccolta bancaria DB* e il tasso di remunerazione r*db. Di conseguenza anche M2 aumenta. Questo si verifica perché il sistema bancario accresce l’offerta di credito e depositi quindi rdb deve aumentare. Se il rdb mantiene un collegamento con il rcr.a2 è positivo. In conclusione l’equilibrio dipende da varie variabili.Dato il valore delle variabili esogene e di quelle determinate dalle autorità monetarie. Si può inoltre assumere che le banche modificano tali tassi in modo discontinuo. il processo di offerta dei depositi implica continui aggiustamenti dei portafogli del pubblico e delle banche al mutare dei rendimenti relativi alle diverse attività finanziarie. La DBs pertanto si presenta come infinitamente elastica (parallela all’asse delle ascisse) e quindi la quantità di DB* è determinata dalla DBd. A parità di condizioni se le autorità monetarie decidono di creare più BM. ruff e σ rcr. Uguagliando rdb ottenuto da DBd e DBs si ottiene: [1/(c3 + c4)][.c0 …] + [1 / (c3 + c4)]DBd = (1/ a2)[. Per ipotesi la DBs è più inclinata della DBd. A e rcr poiché sono determinati esogenamente BM. Le autorità monetaria possono decidere anche di diminuire ruff che provoca lo stesso effetto.a2DB a2 (-c0…)+ (c3 + c4)[BMs…] = [(a1 + β + b1)(c3 + c4) .

Se ruff cresce. σ rcr e ruff. ruff) anch’essa dipende da tutti i tassi. il credito bancario risulta dal vincolo di bilancio delle banche: attivo = passivo CR + ROB + LB = DB + FINBCE + CAP CR = DB + FINBCE – ROB – LB + CAP Per ipotesi FINBCE = 0 e CAP viene trascurato perché considerato costante. BMES.b2(ruff – rcr) CRs = (1 .α . BMd. A. rcr e rdb mentre le variabili esogene o predeterminate sono FINBCE. si riduce CRs e la curva si sposta a sinistra quindi aumenta rcr e diminuisce 1) 2) Modello a coefficienti variabili BMs = FINBCE + BMES BMd = BMP + BMB 17 . La domanda di credito è: CRd = r0 + r1Y – r2rcr La CRd pertanto è in funzione decrescente con rcr.α .β )/(α + β + γ )]BM CRs = [(1 . Mercato del credito L’equilibrio si ha quando l’offerta è uguale alla domanda di credito.a2rdb + b2 + b2(ruff – rcr) 3) BMP = a0 + a1DB – a2(rdb – 0) 4) BMB = ROB + LB 5) ROB = β DB 6) LB = b0 + b1DB + b2(ruff – rcr) 7) BMd = BMs 8) DBd = c0 + c1Y + c2A + c3(rdb – rcr) + c4(rdb – 0) + c5σ rcr 9) DBd = DBs Si tratta di un sistema a 7 equazioni dove le variabili endogene sono BMs. Le banche concedono crediti per un ammontare pari dei DB al netto delle riserve quindi l’offerta di credito è: CRs = DB – ROB – LB CRs = [(1 . ruff) mentre LB(rcr.b2(ruff – rcr) s La CR pertanto è in funzione crescente con rcr e poiché DB(rdb. Dati i depositi.Equilibrio simultaneo sul mercato della BM e dei DB 1) BM = FINBCE + BMES 2) BMd = BMP + BMB = (a1 + β + b1)DB + a0 .b1)DB – b0 . rcr. Y. Mercato del CR 1) CRs = DB – ROB – LB 2) CRd = r0 + r1Y – r2rcr s 3) CRd = CRs L’equilibrio nel mercato del credito si ha in corrispondenza di un tasso per cui vale: CRd = CRs Graficamente l’equilibrio si ha nel punto di intersezione delle curve.β DB – b0 – b1DB .β . BD.β )/(α + β )]BMB Sostituendo a ROB e LB le corrispondenti equazioni si ottiene: CRs = DB .

CAPITOLO 5: LA DOMANDA DI MONETA 1) Generalità sulle diverse teorie della domanda di moneta 18 . Di conseguenza nel primo modello si ha una relazione diretta tra BM e M mentre nel secondo modello la relazione è mediata dal comportamento di tutti gli operatori inoltre a seconda dei valori dei coefficienti è possibile che si realizzi una situazione paradossale in cui se aumenta la BM diminuisce M o viceversa. quindi attribuiscono un forte rilievo alle possibili variazioni di α e γ indotte dai mutamenti dei tassi sui depositi e sul credito. β ) In questo modello pertanto M2 dipende da tutti i tassi mentre non accadeva nel modello a coefficienti fissi dove M2 = BM[(1 + γ )/(α + β + γ )]. Considerando CIRC = BMP si ha γ DB = a0 + a1DB – a2rdb quindi si ottiene: M2 = a0 + (1 + a1)DB – a2rdb Sostituendo a DB si ottiene: M2 = a0 + [(1 + a1)/(a1 + b1 + β )](BM . Le derivate parziali permettono di vedere come varia l’offerta di moneta al variare dei parametri: (∂ M2/∂α ) < 0. Il modello keynesiano si basa sul modello a coefficienti variabili e sostiene che i mercati monetari sono instabili perché dipendono dai tassi di interesse in quanto la moneta è detenuta come fondo di valore inoltre i tassi variano in base a componenti non oggettive come le aspettative. Inoltre confrontando BMP nei due modelli si osserva che nel primo modello (γ DB) la moneta svolge solo il ruolo di mezzo per transazioni mentre nel secondo modello una componente è per transazioni (a1DB) e un’altra ha il ruolo di fondo di valore (– a2rdb). Nel modello a coefficienti fissi M2 è molto controllabile dalla BCE perché il comportamento degli operatori è abbastanza stabile. I keynesiani pertanto considerano Ms endogena cioè determinata dalle esigenze dell’economia. L’instabilità determina un legame tra BM e M molto influenzato da ciò che succede nel sistema economico infatti vi è una forte interrelazione tra i mercati di BM. rcr.(∂ BMP / ∂ rdb) η = .3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) 10) 11) 12) BMP = a0 + a1DB – a2(rdb – 0) BMB = ROB + LB ROB = β DB LB = b0 + b1DB + b2(ruff – rcr) BMd = BMs DBd = c0 + c1Y + c2A + c3(rdb – rcr) + c4(rdb – 0) + c5σ rcr DBd = DBs CRs = DB – ROB – LB CRd = ƒ(rcr) CRd = CRs 2) L’offerta di moneta L’offerta di moneta è M2 = CIRC + DB. Considerando BMP = a0 + a1DB – a2rdb si ottiene l’elasticità di sostituzione tra DB e CIRC: a2 = . rdb. (∂ M2/∂ γ ) < 0.(∂ BMP / ∂ rdb)( rdb/BMP) Il modello classico si basa sul modello a coefficienti fissi e sostiene che i mercati monetari sono stabili perché la domanda di moneta è per transazioni che sono stabili in quanto dipendono dal reddito che è più o meno continuo. ruff.b0 – b2(ruff – rcr) – a2rdb M2 = (BM. affermando la prevalenza dell’azione della BC e la sua capacità di controllo. Nel modello a coefficienti variabili M2 è meno controllabile e prevedibile perché ci sono molte variabili in quanto dipende da tre equazioni. DB e CR che rende ancora più complessa la relazione tra BM e M.a0 + a2rdb . I monetaristi pertanto considerano Ms esogena. quindi sostituendo γ DB a CIRC si ottiene: M2 = γ DB + DB = (1 + γ )DB Sostituendo il moltiplicatore dei depositi a DB si ottiene: M2 = [(1 + γ )/(α + β + γ )]BM dove (1 + γ )/(α + β + γ ) è il moltiplicatore della moneta rispetto alla BM. In questa ottica hanno rilievo le scelte del pubblico e del sistema bancario (Ms è elastica rispetto ai tassi di interesse). (∂ M2/∂ β ) < 0.

Se vi fosse sincronismo. Possono esistere diversi schemi di pagamento. 5. Considerando la produzione di pane che prevede tre stadi: 1. velocità di circolazione rispetto alle transazioni VT = PT/M Nella teoria quantitativa viene considerata moneta ciò che è generalmente accettato in cambio di beni/servizi.Le principali teorie che spiegano la domanda di moneta sono: 1. > Un lavoratore riceve mensilmente Y 19 . la domanda di moneta e di attività finanziarie nel contesto della teoria del disequilibrio  approfondimento del ruolo della moneta in condizioni di disequilibrio e considera come ruolo fondamento della moneta. velocità di circolazione rispetto al reddito VY = PY/M 2. socio-istituzionali  struttura temporale di spesa dell’operatore definita dall’intervallo temporale tra due incassi successivi e dallo schema temporale delle uscite. teoria monetarista di Friedman  è una riproposizione della teoria quantitativa. quello di riserva di potere d’acquisto. Il valore di d indica il numero medio degli stadi quindi è il grado di integrazione verticale della produzione: 1. quindi l’effettivo ammontare di Md è espresso dalla giacenza media k di moneta che l’operatore detiene tra due successivi incassi mentre lo schema di pagamento è il modo in cui l’operatore spende i soldi. 2. alta integrazione  il valore di d è bassa perché ci sono meno transazioni e occorre meno moneta. teoria quantitativa  (anni ’20 – ’30) pensiero classico e neoclassico basato sul ruolo della moneta come mezzo di scambio. farina  viene venduta al panificio a 70€ 3. pane  viene venduto al consumatore finale a 100€ Il reddito considera solo i valori aggiunti quindi Y = 100 mentre le transazioni T = 50 + 70 + 100 = 220 comprendono i duplicati dei valori prodotti quindi T è un multiplo di Y: T = dY d>1 Di conseguenza esiste anche una relazione tra VY e VT secondo cui VT = dVY. grano  viene venduto all’azienda che produce farina a 50€ 2. Si hanno diverse definizioni di velocità: 1. La moneta esprime riserva di potere d’acquisto. Amplia la sostituzione della moneta oltre alle attività finanziarie anche alle attività reali. economiche  livello del reddito disponibile 2. quindi coincide con il valore dei beni/servizi nell’ultimo stadio del loro ciclo produttivo. I saldi monetari variano giornalmente. non ci sarebbe ragione di detenere moneta (circolante) in quanto non frutta interesse. Si hanno domande di moneta diverse a seconda del ruolo prevalente che svolge. 4. 3) La domanda di moneta nella teoria classica Nella scuola neoclassica e classica. teoria della preferenza della liquidità  (anni ’20 – ’30) pensiero keynesiano basato sul ruolo della moneta come fondo di valore. teoria delle scelte di portafoglio di Tobin  è un ampliamento del pensiero keynesiano che inserisce la domanda di moneta nell’ambito di una domanda complessiva di attività finanziarie tra cui gli operatori distribuiscono il proprio patrimonio finanziario. 3. bassa integrazione  il valore di d è alto perché ci sono più transazioni e occorre più moneta Nel medio – breve periodo d è stabile e nel lungo periodo non varia molto quindi può essere considerato costante. Il soggetto economico pertanto detiene una quantità di moneta per superare l’intervallo temporale fra il momento del pagamento e dell’incasso. 2. L’ammontare di Md a scopo di transazione dipende da variabili: 1. quindi per il calcolo della V si considerano solo gli scambi in cui la M è scambiata contro beni/servizi. 2) La velocità di circolazione La velocità di circolazione V è il numero di volte che l’unità di moneta passa di mano entro un definito periodo di tempo. Il valore delle transazioni è diverso dal quello del reddito poiché quest’ultimo è calcolato col sistema dei valori aggiunti. sottolineando l’elevata sostituibilità della moneta con le attività finanziarie. la moneta è vista nel suo ruolo di mezzo di pagamento quindi i motivi per cui è detenuta moneta dipendono dalla mancanza di sincronismo tra incassi e pagamenti.

In Italia lo stipendio è mensile mentre nel UK è settimanale. modalità di spesa  la V è più elevata se i pagamenti seguono rapidamente gli incassi 2. La k inoltre da un’indicazione della V. La Md per transazioni quindi è 50. Un’eccezione è la V di forme di moneta diverse infatti l’uso delle carte di credito aumenta la V perché i soggetti hanno bisogno di meno contante per effettuare le transazioni. in Italia Md = 100/2 = 50 mentre nel UK Md = 25/2 = 12. pertanto si possono verificare differenze nella V tra contanti e depositi. La V pertanto dipende da due fattori: 1. La V è inversamente proporzionale alla k cioè: k = 1/V V = 1/k La V dipende dal modo in cui si spende quindi è più elevata se i pagamenti seguono rapidamente gli incassi. La k è inferiore rispetto al primo caso quindi Md è minore. La V dipende anche dalla modalità con cui sono effettuati gli incassi. La k è superiore rispetto al primo caso quindi Md è maggiore. Se in entrambi i casi il reddito mensile è 100 e la spesa è lineare. frequenza degli incassi  la V è più elevata se la frequenza è maggiore Tali fattori istituzionali dipendono dall’organizzazione del sistema economico pertanto sono stabili quindi VY è costante. deriva da elementi storici infatti la moneta viene vista come lo strumento necessario e speciale perché nessun altro strumento e così efficace per svolgere le 20 . la V è massima mentre Md è nulla. se il lavoratore spende immediatamente tutto Y per effettuare tutte le spese del mese. la V massima si ha nel secondo caso mentre nel terzo caso la V è minima e nel primo è intermedia.5 pertanto nel secondo caso la k è minore ma la V è maggiore. spende molto la prima settimana poi spende il rimanente linearmente. > Un lavoratore riceve mensilmente Y.e la sua spesa è lineare cioè ogni giorno spende Y(1/30). La k in questo caso è data dalla media aritmetica degli estremi cioè (100 + 0)/2 = 50. 4) La teoria quantitativa della moneta di Fisher Il ruolo della moneta come mezzo di transazione. inizialmente spende poco mentre spende molto nell’ultima settimana. pertanto. > Un lavoratore riceve mensilmente Y. Nei tre casi precedenti. quindi all’aumentare di k la moneta circola più lentamente tra gli operatori e viceversa.

definito come potere d’acquisto. cioè P è basso. …. La Md nominale in relazione al potere di acquisto può essere quindi descritta da un’iperbole quadrilatera cioè il prodotto delle variabili M e 1/P è costante. Y e VY e poiché per i neoclassici anche Y è costante perché è al livello di piena occupazione. poiché 1€ viene utilizzato più volte. q2.transazioni. T). se V = 3 basta M = 100 e non 300. Se le transazioni sono 300. V e T dipendono da grandezze tra loro indipendenti e M non è in grado di modificare V e T allora è possibile stabilire un collegamento diretto tra M e P: P = (V/T)M Il livello dei prezzi pertanto è proporzionale alla quantità di moneta. di conseguenza Md dipende solo dai prezzi e non da fattori reali. poiché Y/V è costante si verifica un eccesso di moneta. una volta che Ms sia fissata esogenamente dalle autorità monetarie. Le variabili reali si ottengono dividendo le variabili nominali per l’indice P quindi il valore della moneta è espresso dal potere di acquisto 1/P e la Md reale indica la quantità di moneta necessaria per acquistare sempre la stessa quantità di beni cioè: m = Md/(1/P) = Y/V d La M reale è rigida rispetto alle variazioni dei prezzi quindi è rappresentata da una retta verticale. a parità di Y e V. pn sono i prezzi dei beni mentre q1. L’equazione ha intercetta zero ed è una relazione crescente fra Md e P. CAPITOLO 6: LA DOMANDA DI MONETA QUALE FONDO DI VALORE 1) Il valore attuale 21 . La Md dipende da P. La teoria quantitativa della moneta contiene una spiegazione della quantità di moneta domandata dal sistema economico. ma serve per determinare il livello dei prezzi e quindi il suo valore. Quindi se M. Considerando VY = V/P occorre sostituire T = dY quindi Md nominale diventa: M = dYP/VY M = YP/VY dove il reddito reale è Y mentre il valore monetario del reddito è PY . V. Tutte le transazioni del sistema e variano col variare del reddito. Le T possono considerarsi costanti perché sono dati strutturali e quindi permanenti se il sistema opera in piena occupazione inoltre anche la V può considerasi costante perché dipende da fattori istituzionali. Se aumenta M. P = Md(V/Y) d Infatti se M è per transazioni. …. Se il potere di acquisto è elevato. Sostituendo a pi l’indice generale dei prezzi P e a qi l’indice generale delle transazioni T si ottiene: MV = PT d Tale equazione però non spiega M e le variabili da cui dipende. p2. serve detenere meno moneta e viceversa. MV =Σ pi qi La domanda di moneta per transazioni è Σ pi qi mentre M è la quantità necessaria per effettuare le transazioni. qn sono le quantità dei beni. quanto più alti sono i prezzi tanto più occorre moneta per effettuare le transazioni. L’equazione di scambio aiuta a stabilire quanta moneta è necessaria per effettuare le transazioni quindi quanta moneta chiedono gli operatori: M(V) = p1q1 + p2q2 + … + pnqn dove p1. M = PT/V La domanda di moneta pertanto dipende da tre variabili Md = M(P.

> Il VA di una somma VN tra t anno è VA = VN7(1 + r)t > Il VA di un titolo con valore nominale VN. aumenta il P finché non viene eliminata la disuguaglianza. 2) Criteri di scelta tra moneta e attività finanziarie: generalità La Md keynesiana considera la funzione della moneta come fondo di valore e tale domanda è motivata dalla proprietà della moneta di poter trasferire il valore nel tempo. Gli operatori preferiscono avere una certa cifra oggi perché le somme attuali. L’equilibrio viene raggiunto col meccanismo della domanda e dell’offerta quando c’è uno squilibrio. sono certe. Nel tempo i tassi cambiano. l’altra viene definita dal mercato. VA < P  tutti vogliono vendere il titolo quindi diminuendo la domanda. uguale o superiore al VN. cedola annuale c e rimborso di VN tra 2 anni è: VA = [cVN/(1 + r)] + [cVN/(1 + r)2] + [VN/(1 + r)2] Il VA può essere calcolato anche per gli immobili infatti l’affitto annuale corrisponde alla cedola mentre il prezzo atteso di vendita corrisponde al prezzo di rimborso.Le somme percepite in periodi diversi non sono confrontabili quindi per calcolare la ricchezza viene utilizzato il valore attuale che indica il valore oggi di tutti gli incassi futuri generati da un titolo pertanto tale metodo permette di sommare somme future relative a periodi diversi. di conseguenza un aumento del prezzo e una riduzione dei rendimenti. cedola annuale perpetua c quindi senza rimborso è: VA = [cVN/(1 + r)] + [cVN/(1 + r)2] + … + [cVN/(1 + r)n] VA = [cVN/(1 + r)]{1 + [1/(1 + r)] + … + [1/(1 + r)n-1] VA = [cVN/(1 + r)][(1 + r)/r] VA = cVN/r Tra P e r esiste una relazione inversa infatti se c = 1 allora P = 1/r pertanto se r aumenta. 2. 22 . una volta determinata una variabile. infatti il VA è il ricavo del titolo che deve essere confrontato dal costo costituito dal P. Gli spostamenti dei prezzi dei titoli. il P diminuisce e viceversa. Pertanto il VA e il P sono due concetti diversi che tendono all’uguaglianza perché i mercati finanziari sono molto efficienti. Il rendimento del titolo quindi è dato dalla cedola e dal prezzo che viene pagato per il suo acquisto. VA = P  condizione di equilibrio che si verifica quando la domanda del titolo è uguale all’offerta. Un titolo a reddito fisso (BOT) è caratterizzato dal valore facciale VN che è uguale al prezzo di rimborso. diminuisce il P finché non viene eliminata la disuguaglianza. infatti se: 1. Il VA serve per valutare i titoli. ma non può decidere entrambe le variabili perché a causa del legame tra di esse. Il VA viene utilizzato per decidere se acquistare o meno un titolo (immobile). In questo caso si verifica uno spostamento su titoli simili che provoca un aumento della domanda. dalla cedola c (calcolata su VN) e dal prezzo di mercato P. > Il VA di un titolo con valore nominale VN. 3. Questo meccanismo avviene di continuo ed è anche una conseguenza della manovra di politica della BC. In tale situazione è indifferente comprare o meno il titolo. La BC se decide una politica monetaria espansiva. La manovra monetaria pertanto provoca effetti su tutti i titoli finché non viene raggiunto l’equilibrio. quindi se il rendimento medio diventa 2%. Se un titolo T viene venduto a P = VN = 100 e la cedola è1 significa che al momento dell’emissione il rendimento è 1%. Il titolo nel momento in cui viene emesso sul mercato non è detto che sia venduto a VN quindi il P può essere inferiore. La BC può decidere la quantità di moneta da immettere nel sistema e di conseguenza il tasso oppure può decidere il tasso e di conseguenza la quantità di moneta. VA > P  tutti vogliono acquistare il titolo quindi aumentando la domanda. dovuti alla domanda e all’offerta tendono a portare in equilibrio i rendimenti dei titoli. I mercati finanziari sono vasi comunicanti quindi i rendimenti tendono ad essere uguali per tutti i titoli grazie al meccanismo della domanda e dell’offerta che funge da collegamento tra tali mercati. a differenza di quelle future. Tale acquisto provoca una domanda di titoli maggiore quindi si crea eccesso di domanda e pertanto il prezzo dei titoli aumenta mentre i rendimenti diminuiscono. gli operatori vogliono acquistare i titoli con rendimento maggiore pertanto T viene acquistato solo se il P diminuisce in modo che la cedola corrisponde ad un rendimento del 2%. effettua delle operazioni di mercato aperto acquistando titoli per immettere moneta nel sistema.

Un’attività reale. Il rendimento complessivo è dato: R=r+g dove r è l’interesse mentre g è il guadagno/perdita in conto capitale (se g > 0 si ha un guadagno in conto capitale mentre se g < 0 si ha una perdita in conto capitale). 2. Sia la domanda di moneta per transazioni che quella precauzionale sono in funzione del reddito cioè: L1 = ky 23 . Di conseguenza se un titolo a reddito fisso è oggetto di successive negoziazioni. movente precauzionale  la detenzione di moneta è dovuta all’intento di far fronte a spese inattese. trasferibilità  è la possibilità di liquidare l’attività cioè trasformare l’attività in moneta ed è massima per la moneta legale. rendimento  è il capitale che l’operatore ottiene dal suo investimento. certezza del valore nominale (monetario)  fa riferimento alla sicurezza di riprendere il valore monetario di quell’attività con la sua vendita. 4. Il meccanismo della domanda e dell’offerta. certezza del valore reale  è legata all’inflazione quindi al potere d’acquisto. il suo rendimento effettivo deve variare per essere in linea con il rendimento di nuovi titoli emessi. I titoli implicano guadagni/perdite in conto capitale (differenza tra prezzo di acquisto e di vendita). La moneta non è l’unico strumento per trasferire valore nel tempo quindi per capire tale domanda occorre considerare i criteri di scelta che orientano gli operatori tra i beni e le attività finanziarie che possono essere distinte in tre gruppi (moneta.Md = L0 + ky – mr dove ky è la domanda di moneta per transazioni e a scopo precauzionale in relazione al reddito mentre mr è la domanda di moneta speculativa in relazione al tasso di interesse. 3) La domanda di moneta di Keynes Keynes nella Teoria generale spiega la preferenza per la liquidità sulla base di tre motivazioni: 1. notaio per immobili) quindi per la moneta legale è nullo e generalmente tende a crescere quanto minore è la dimensione dell’attività finanziaria negoziata per la presenza di costi fissi non proporzionali. più che come un prezzo vero e proprio si configura come un costo opportunità pari al rendimento cui si rinuncia detenendo moneta al posto di altre attività finanziarie. 5. come la casa. Il prezzo di vendita può essere maggiore o minore del VN quindi con i titoli si ha certezza solo se detenuti fino a scadenza e in generale solo la moneta da certezza del VN. Non sempre all’operatore interessa uno strumento liquido perché dipende dall’orizzonte temporale inoltre la trasferibilità e la liquidità possono essere sia un vantaggio che uno svantaggio. i titoli hanno un rendimento fisso e le azioni hanno un rendimento variabili. Fra tutte le attività la moneta è la più liquida in assoluto inoltre la trasferibilità è diversa per le varie attività. solitamente mantiene il suo valore infatti per proteggersi dall’inflazione. La moneta ha un rendimento nullo. costo del trasferimento  è associato alla liquidità (commissioni su titoli. La moneta e tutte le attività definite in termini nominali (titoli di stato non indicizzati) non hanno certezza reale che è intesa come la capacità di adattarsi al tasso d’inflazione. I criteri di scelta sono: 1. gli operatori acquistano tali beni di rifugio. possono far variare il tasso di interesse di mercato che è necessario pagare per ottenere fondi. Il valore corrente di un titolo dipende dalla variazione del rendimento di mercato rispetto a quello incorporato nella cedola. Il valore della moneta che ha un rendimento nominale nullo. 3. l’inflazione e la politica monetaria. titoli a reddito fisso e titoli azionari). Tale adattamento è nullo per la moneta e per i titoli a reddito fisso. Gli acquisti e le vendite dei titoli sono legate all’aspettativa di guadagno o perdite in conto capitale. movente delle transazioni  la detenzione di moneta è dovuta all’esistenza si sfasamenti temporali tra gli incassi e i pagamenti (come nella teoria quantitativa) 2. tale componente non era considerata nella teoria quantitativa perché si basava su un mondo di perfetta informazione e quindi certezza mentre Keynes introduce l’incertezza.

Se un operatore è sicuro della propria previsione sul tasso di interesse può giocare sulla differenza fra tasso corrente e tasso atteso per ottenere guadagni in conto capitale. Il tasso critico rc è un valore di ro che permette di distinguere se Rt è positivo o negativo: Rt = 0 ro + g = 0 ro + [(ro – re)/re] = 0 (rore + ro – re)/re = 0 [ro(re + 1) – re]/re = 0 ro(re + 1) – re = 0 ro(re + 1) = re ro = re/(re + 1) = rc L’operatore acquista titoli se ro > rc perché Rt > 0 (la curva della moneta coincide con l’asse delle y) mentre detiene moneta se ro < rc perché Rt < 0 (la curva della moneta è L2) ed è indifferente se ro = rc perché Rt = 0. a causa dell’insicurezza e del pessimismo degli operatori nei confronti del futuro. poiché il guadagno/perdita in conto capitale non si ha solo con la vendita. movente speculativo  gli operatori formano le loro aspettative sul futuro prevedendo la variazione del tasso di interesse. Sia la M che il T sono trasferibili e non hanno certezza del valore reale ma presentano delle differenze sul rendimento e sulla certezza del valore monetario infatti per la moneta sia l’interesse che il guadagno/perdita in conto capitale è nullo mentre per il titolo l’interesse è noto e il guadagno/perdita in conto capitale è incerto. Rt > 0  acquista titoli. invece di essere impiegato in titoli produttivi. ogni operatore ha un diverso re e ognuno si sente sicuro di questa aspettativa pertanto detiene solo titoli o solo moneta. Il rendimento complessivo del titolo atteso è Rt = ro + g quindi l’operatore se: 1. può essere calcolato tutti i giorni in relazione al prezzo: g = (Pe – Po)/Po poiché P = 1/r . Moneta Titolo rm = 0 rt = ro gm = 0 gt = g Rm = 0 Rt = ro + g Al momento dell’acquisto. Secondo Keynes il tasso di interesse è determinato nel mercato monetario e parte del risparmio può essere trattenuto sotto forma liquida (moneta) con un rendimento nullo in termini nominale. Secondo Keynes l’operatore può scegliere tra moneta e un titolo a reddito fisso (rendita perpetua di 1€) in base al confronto del rendimento complessivo delle due attività. questo si verifica quando g > 0 oppure –ro < g < 0 2. 24 . questo si verifica quando g < -ro Secondo Keynes.3. Rt ≤ 0  detiene moneta. ro (flusso di reddito) è noto mentre g è ignoto. si ottiene: g = [(1/re) – (1/ro)]/(1/ro) g = [(1/re)/(1/ro)] – 1 g = (ro/re) – 1 g = (ro – re)/re g = f(re) Questo implica che g > 0 se ro > re cioè Pe > Po mentre g < 0 se ro < re cioè Pe < Po.

Quando la BC modifica la BM varia stabilmente Ms. Fra Md e r vi è una relazione decrescente quindi al diminuire di ro ci sono più individui che detengono moneta. la prima che dipende dai motivi transattivi e precauzionali e la seconda dai motivi speculativi. Per valori di ro > rc1 vengono acquistati solo titoli. è meno stabile e controllabile dalle autorità. per valori di rc1 < ro < rc2 solo l’agente 2 detiene moneta mentre per valori di ro < rc1 anche l’agente 1 detiene moneta. ognuno ha un tasso critico diverso. che è abbastanza stabile. Md = L0 + L1(y) + L2(r) Md = L0 + ky – mr dove m è un parametro che esprime la sensibilità della Md alle variazioni del tasso di interesse. Viene considerato un solo tasso perché si ritiene che tutti i titoli si muovono insieme. La funzione è decrescente fino al tasso rcminimo dove tutti vogliono detenere moneta quindi la domanda di moneta diviene infinitamente elastica nel senso che qualunque sia la quantità di moneta a disposizione verrà assorbita dagli individui (trappola della liquidità). La Md complessiva è data dalla somma di due funzioni.Se vi sono due individui. 25 . La domanda di moneta speculativa Md(L21 > L22) è una funzione continua perché ci sono tanti individui. La Md keynesiana invece è instabile perché oltre alla componente in funzione di y. La Md classica è una funzione stabile del reddito e dei prezzi inoltre non è in funzione del tasso di interesse perché viene considerata solo la domanda per transazioni. La Md complessiva si ottiene spostando verso destra la domanda di moneta speculativa per un ammontare pari alla quantità di moneta a scopo di transazione e precauzionale corrispondente al livello di reddito y. 4) Confronto modello classico e modello keynesiano La Ms classica secondo il modello a coefficienti fissi. considera anche la componente in funzione di r che invece è instabile perché i mercati finanziari sono reattivi quindi il tasso di interesse a breve si muove velocemente. per ipotesi rc1 = rc2 quindi l’agente 2 è il più pessimista. è stabile e controllabile dalle autorità. La Ms keynesiana secondo il modello a coefficienti variabili. esso tende ad infinito nel caso di trappola della liquidità e tende a zero quando il tasso di interesse è così elevato da rendere nulla la domanda di moneta speculativa.

Se aumenta Ms in seguito ad un’operazione di mercato aperto con acquisto di titoli da parte della BC. l’equilibrio sul mercato della moneta determina il tasso di interesse r mentre per i neoclassici determina il livello generale dei prezzi P. aumenta la domanda di titoli quindi aumenta il prezzo dei titoli mentre il tasso di interesse r diminuisce. 5) Critiche alla teoria della domanda di moneta keynesiana La teoria keynesiana è stata sottoposta ad una serie di critiche su: 1. se la moneta è fondo di valore e quindi parte della ricchezza W. questo deriva dal fatto che negli anni ’30 vi era deflazione. sarebbe più corretto introdurre questa variabile piuttosto che il reddito come variabile esplicativa 4. Gli effetti di una variazione della quantità di moneta sono diversi nel modello classico (meccanismo diretto perché agisce subito sui prezzi) e nel modello keynesiana (meccanismo indiretto tramite r). non viene presa in considerazione l’inflazione quindi i prezzi sono considerati costanti.Per i keynesiani. completa separazione tra L1 e L2 2. L2 viene usata per detenere moneta o per acquistare titoli quindi nel portafoglio la moneta e i titoli non sono mai presenti contemporaneamente 3. è spiegata la determinazione di un solo tasso di interesse 5. 26 .

wnu. beni reali) e dalla ricchezza umana Wu (capitale umano) cioè: W = Wnu + Wu W/W = (Wnu/W) + (Wu/W) 1 = (Wnu/W) + (Wu/W) 1 = wnu + wu dove wu è la quota di capitale non umano mentre wu è la quota di capitale umano. dai rendimenti dei vari tipi di investimento e dalla ricchezza totale da detenersi nelle varie forme. rb. esponente del pensiero monetarista moderno della scuola di Chicago alla fine degli anni ‘60. sono la ricchezza e i rendimenti delle sue componenti (moneta. in relazione alla diversa composizione della ricchezza tra capitale umano e non umano. La Md del singolo operatore viene determinata secondo la teoria della scelta e con il processo di massimizzazione della funzione di utilità considerando il vincolo di bilancio costituito dalla ricchezza da investire nelle attività finanziarie e nei beni reali. Md = M[W. per scorta e per l’acquisto di altre attività finanziarie. propose una riformulazione della teoria quantitativa. affrontano la Md allo stesso modo. Inoltre ogni operatore detiene moneta sia per transazioni che per motivi speculativi senza operare una separazione nei suoi fondi. Le variabili da cui dipende la Md di Friedman. specifica le variabili che entrano nella funzione di Md e individua i rapporti di sostituzione tra le diverse attività. Tra Md e P esiste una relazione diretta perché se aumenta P occorre più M per effettuare transaizoni cioè: (∂ Md / ∂ P) > 0 27 . rm. attività alternative e beni reali). Milton Friedman. (1/P)(dP/dT). La quantità di moneta domanda risulta dalla teoria delle scelte cioè dipende dalle preferenze dei singoli operatori. Tra Md e wnu esiste una relazione inversa perché chi ha ricchezza non umana ha meno bisogno di liquidità cioè: (∂ Md / ∂ wnu) < 0 3. keynesiani e quantitativisti. livello generale dei prezzi P  è l’inverso del potere di acquisto della moneta. azioni. ma i primi formulano l’analisi in termini di Md come attività finanziaria alternativa ad altre attività finanziarie mentre i secondi in termini di domanda dei servizi permessi dalla moneta considerata come un bene. I giovani hanno più capitale umano mentre gli anziani hanno più capitale non umano. u] 1.CAPITOLO 10: TEORIA MONETARISTA E TEORIA KEYNESIANA 1) La domanda di moneta in Friedman e l’approccio di portafoglio Per la rinascita di una teoria quantitativa era indispensabile una risposta alla teoria dell’approccio di portafoglio di Tobin. P. ma anziché elaborare la Md in scelte di portafoglio sostiene che la moneta è un bene particolare con una propria utilità per transazioni. che riformulasse la domanda di moneta. Il capitale umano è pari alla capitalizzazione dei redditi di lavoro futuri cioè dalla capacità produttiva dell’individuo. La ricchezza umana si distingue da quella finanziaria per l’aspetto dalla liquidità infatti quest’ultima è più liquidabile perché esiste un mercato mentre la prima è poco liquidabile perché i redditi futuri sono incerti. Tra W e Md esiste una relazione diretta cioè: (∂ Md / ∂ W) > 0 2. date le preferenze dell’operatore che definiscono la sua funzione di utilità. coerentemente con l’analisi quantitativa e la complessità dei rapporti di sostituzione tra le attività finanziarie e reali. L’accumulo di capitale umano (studio) permette di avere maggiore possibilità di redditi futuri. cioè come applicazione della teoria generale della scelta di portafoglio. frazione della ricchezza non umana wnu  l’inclusione di tale variabile dipende dalla diversa esigenza di detenere moneta. Gli economisti monetari contemporanei. Considera la funzione di riserva di valore ma nel conteso dell’utilità che deve essere massimizzata nello svolgere le operazioni permesse dalla moneta. obbligazioni. 2) La formalizzazione della domanda di moneta di Friedman Friedman a differenza di Tobin. ricchezza totale W  è composta dalla ricchezza finanziaria Wnu (moneta. Per l’operatore la moneta è un bene comparabile con altri beni quindi un dei modi per detenere ricchezza. re.

wnu. rm. u] 3. π . tasso di inflazione o tasso di rendimento dei beni reali (1/P)(dP/dT)  tale tasso è diverso dal livello generale dei prezzi perché quest’ultimo è un valore assoluto mentre il primo è una percentuale che indica come variano i prezzi nell’anno. risulta già inglobato nei tassi successivi pertanto si può sostituire W direttamente con Ypermanente da cui si ottiene la funzione microeconomica: Md = M[Y. poiché è difficile il calcolo di W. rm = 0  la funzione microeconomica viene ulteriormente semplificata: Md = M[Y. re. rb. P. la dispersione dei valori delle variabili attorno alla media è costante nel tempo  grazie a tale ipotesi è possibile evitare i problemi di aggregazioni pertanto è possibile un passaggio diretto dalla funzione microeconomica alla funzione macroeconomica (gli individui sono tutti uguali): Md = M[Y. tasso di rendimento delle azioni (equità) re  è il rendimento complessivo quindi comprende il guadagno in conto interessi (dividendo) e il guadagno/perdita in conto capitale (variazione del prezzo). Tra Md e rb esiste una relazione diretta perché se aumenta rb. u] 28 . utilità u  sono le preferenze degli operatori rispetto al loro grado di avversione al rischio. re. 3) Le ipotesi di Friedman Da queste conclusioni Friedman ha introdotto una serie di ipotesi: 1. u] 4. re. Tra Md e π esiste una relazione inversa. Se il flusso è infinito e costante nel futuro si ottiene: W = Ypermanente /r Poiché r è la media dei tassi su tutte le attività. 2. rb. rb. re. π . la Md è omogenea di primo grado in Y e P  se Y e P sono moltiplicati per uno scalare λ . wnu. La componente per transazioni è indicata da P mentre la componente delle scelte di portafoglio è indicata dai vari tassi (rm. Due paesi pertanto possono avere diverso P ma uguale π o viceversa. P(1/P). P. re. tasso di rendimento della moneta rm  può essere nullo per la moneta legale e positivo per la moneta bancaria e i depositi. − se λ = 1/P si ottiene la Md reale cioè: Md(1/P) = M[Y(1/P). rb. P. wnu. W = Ypermanente  per rendere la funzione empiricamente definita. Tra Md e rm esiste una relazione diretta cioè: (∂ Md / ∂ rm) > 0 5. titoli indicizzati). Tra Md e re esiste una relazione inversa perché se aumenta re. si sostituisce con il valore attuale dei redditi futuri dell’operatore cioè: W = [Y1 /(1+ r)] + [Y2 /(1+ r)2] + … + [Yn /(1+ r)n] lavoro Alla W può essere sostituito solo il Ypermanente cioè un reddito che permane immutato nel tempo perché depurato dalle componenti transitorie (costi). u] Md(1/P) = M[Y/P. Se π = 2% significa che l’immobile rende il 2% in più rispetto alla moneta quindi il π indica anche il rendimento di un’attività reale.4. π ). aumenta la domanda di azioni quindi diminuisce Md cioè: (∂ Md / ∂ re) < 0 7. rb. wnu. tasso di rendimento dei titoli (bonds) rb  è il rendimento complessivo quindi comprende il guadagno in conto interessi e il guadagno/perdita in conto capitale. π . π . rb. Il π indica la perdita di valore della moneta rispetto alle attività reali quindi dal punto di vista finanziario all’operatore conviene spostarsi nei beni di rifugio cioè attività che non perdono valore (oro. aggregato M2 = CIRC + DB  viene considerato tale aggregato perché permette di acquisire maggiore stabilità alla domanda di moneta e rende meno sensibile l’aggregato alle variazioni dei tassi di rendimenti delle altre variabili. π . perché se aumenta π aumenta il costo opportunità di detenere moneta e anche il rendimento dell’attività reale quindi aumenta la domanda di attività reale e diminuisce Md cioè: (∂ Md / ∂ π ) < 0 8. si ottiene λ Md se tutte le altre variabili rimangono costanti. 1. re. u] 5. Wnu. aumentano i depositi bancari e quindi la Md cioè: (∂ Md / ∂ r) > 0 6.

rb. Md è poco sostituibile con i titoli e le azioni  se varia rb o re la Md varia poco. inverso dell’elasticità 1/V  per i classici è costante mentre per Friedman varia solo se π è elevato 2. Tale ipotesi deriva dall’aggregato di riferimento ed implica che 1/V dipende da π . re. La Md dei classici era anch’essa in funzione di Y poiché Md = (1/V)PY cioè in funzione del reddito nominale con un coefficiente costante. La posizione di Friedman. rb. P(1/Y). re. 29 . wnu. è antiteca a quella di Tobin che esalta la nozione di liquidità e tende a negare che la moneta ha proprietà particolari rispetto alle altre attività. La rigidità della Md rispetto alle variazioni dei tassi di interesse consente a Friedman di sottolineare la caratteristica unica del mezzo monetario. La moneta è considerata speciale e quindi è poco sostituibile perché le sue funzione non possono essere svolte da altre attività. re. 4) Le differenze tra Friedman e i neoclassici Le principali differenze con i neolassici sono: 1. è tornato all’ipostazione originaria. π . gli operatori si spostano verso altri beni e Md diminuisce. rb. wnu. nella trasmissione degli impulsi della politica monetaria. L’inverso della velocità varia molto quando π è grande quindi nei periodi di iperinflazione. domanda di moneta  per Friedman è una funzione stabile del Y tranne quando π è elevato inoltre considera il reddito nominale Y anziché PY 3. P/Y. nettamente distinto dalle altre attività finanziarie. u] Md = M[1. u] Md = [1/V(π )]Y 6. wnu. stabilità di Y  per i classici è stabile sia nel breve che nel lungo periodo mentre per Friedman nel breve periodo può variare quindi di conseguenza anche Y/P = y può variare (anche in conseguenza di una variazione di P) mentre nel lungo periodo si torna alla piena occupazione Friedman era partito da una situazione più ampia di quella considerata dai classici ma con le ipotesi che ha fatto soprattutto sulla sostituibilità. − se λ = 1/Y si ottiene che la Md nominale è in funzione del reddito nominale Y: Md(1/Y) = M[Y(1/Y).Questa ipotesi presuppone che gli operatori non soffrono di illusione monetaria pertanto la Md reale non varia in seguito ad una variazione di P e di Y perché dipende dal reddito reale Y/P = y. u]Y d Si tratta della M di Friedman che è alla base del suo modello. La velocità di circolazione diventa altissima quando π è alta quindi 1/V diminuisce. L’inverso della velocità può essere sostituito con il termine tra parentesi ma in questo caso non è costante perché dipende da diverse variabili: 1/V = M[1. π . benché la Md è ricavata all’interno di un approccio di portafoglio. π . L’inverso della velocità di Friedman è diverso da quella dei neoclassici ma in base all’ultima ipotesi viene resa simile inoltre la rigidità della Md è legata anche al fatto che è per transazioni quindi si ritorna nuovamente all’ipotesi iniziale della teoria quantitativa. P/Y.

Il valore medio è quello che ha la massima probabilità di verificarsi quindi tutti gli altri valori hanno minore probabilità mentre la varianza σ 2 è un indicatore di dispersione intorno al valore medio cioè la rischiosità da cui si ottiene σ g = √σ 2. La teoria è divisa in quattro stadi: 1. tasso di interesse r  per la moneta è nullo mentre per il titolo è positivo 2. Keynes attribuiva ad ogni operatore la certezza sul tasso futuro re mentre per Tobin ogni operatore non conosce tale tasso ma ha varie possibilità. La varianza e quindi il rischio è maggiore nel grafico a sinistra perché le oscillazioni sono più probabili in quanto la probabilità del valore medio è minore mentre è maggiore quella degli estremi. La moneta è l’unica attività che non ha guadagni/perdite in conto capitale quando si vuole convertire un’attività in liquidità. teorema di separazione 4. La teoria è stata completata da Tobin con la teoria delle scelte di portafoglio analizzando il caso in cui l’operatore detiene sia moneta che titoli pertanto vengono considerati più tassi di interesse. ma detenendo moneta si rinuncia ad un rendimento. Per ipotesi. scelta tra moneta e un titolo rischioso 2. se re > r0 diminuisce Pe quindi l’operatore subisce perdite in conto capitale (viceversa).CAPITOLO 8: LA TEORIA DELLE SCELTE DI PORTAFOGLIO 1) La domanda di moneta di Tobin Il collegamento della Md per transazioni al tasso di interesse tende a chiudere la separazione tra moneta come mezzo di scambio e moneta come fondo di valore. scelta tra due o più titoli rischiosi 3. Nel grafico a destra invece gli scostamenti dal valore medio sono minori quindi il rischio è minore. ognuna con una probabilità diversa. scelta tra moneta e più titoli rischiosi Scelta tra moneta e un titolo rischioso L’operatore deve decidere come allocare la sua ricchezza W tra moneta M e un titolo rischioso T inoltre presuppone scelte lineari cioè al variare della ricchezza le quantità variano in proporzione: W=M+T (W/W) = (M/W) + (T/W) 1 = A1 + A2 dove A1 è la quota di moneta mentre A2 è quella di titoli. La teoria keynesiana ha evidenziato alcuni problemi perché è assente la ricchezza e viene considerato un unico titolo perché per ipotesi i prezzi di tutti gli altri lo seguono quindi vi è un unico tasso di interesse rappresentativo. possibilità di guadagno/perdita in conto capitale σ  misura la rischiosità del titolo e dipende da come si muove il prezzo futuro Pe = 1/re. Il rischio indica la volatilità del titolo sia in senso positivo che negativo. La moneta può perdere valore solo a causa dell’inflazione. Sia M che T sono definiti da due caratteristiche: Moneta Titolo rm = 0 rt = r σ m= 0 σt= σg 1. Con questo approccio la moneta viene vista come un’attività finanziaria tra le tante quindi una tra le componenti della ricchezza finanziaria. La principale critica alla Md speculativa però riguarda il fatto che l’operatore dovrebbe scegliere o solo moneta o solo titoli. la distribuzione della probabilità di re è una funzione normale simmetrica quindi è caratterizzata da un valore medio e dalla varianza. 30 .

Il rendimento atteso è massimo quando anche il rischio è massimo cioè l’operatore detiene solo titoli.Secondo Tobin il valore atteso E(re) = r è il tasso corrente (noto al momento dell’acquisto del titolo) perché è quello che ha più probabilità di verificarsi. Il sentiero deriva solo dalle caratteristiche oggettive delle attività ma per effettuare la scelta occorre considerare le preferenze degli individui. ponderato per le rispettive quote cioè: Rp = A1(rm + gm) + A2(rt + gt) se g > 0 si ha un guadagno in conto capitale mentre se g < 0 si ha una perdita in conto capitale inoltre poiché rm = 0 e gm = 0 si ottiene che Rp dipende solo dalla componente del titolo : Rp = A2(rt + gt) Il rendimento atteso del portafoglio pertanto è dato da: E(Rp) = A2E(rt) + A2E(gt) poichè A2 è una costante e dalle ipotesi precedenti emerge che E(rt) = r e E(gt) = 0 si ottiene: E(Rp) = A2r Si tratta del rendimento più probabile ex ante ma ex post possono comunque verificarsi delle perdite o dei guadagni. ponderata per le rispettive quote cioè: σ p = A1σ m + A2σ t poiché σ m = 0 e σ t = σ g si ottiene: σ p = A2σ g Al crescere di A2 aumenta la rischiosità fino al livello massimo cioè A2 quando A2 = 1. 31 . Se A2 = 1 significa che l’operatore detiene solo titoli quindi E(Rp) = r mentre se A2 = 0 significa che l’operatore detiene solo moneta quindi E(Rp) = 0. Il grafico evidenzia il sentiero rendimento-rischio che indica tutte le combinazioni rese possibili dal portafoglio date le caratteristiche delle sue componenti. questo implica che il tasso non cambia pertanto non ci sono né perdite né guadagni in conto capitale ge = 0. Unendo il rendimento atteso e la rischiosità del portafoglio si ottiene: A2 = σ p / σ g  E(Rp) = (σ p / σ g)r  E(Rp) = (r /σ g)σ p Il rischio è nullo quando il rendimento atteso è nullo cioè l’operatore detiene solo moneta. rendimento atteso del portafoglio  il rendimento del portafoglio è dato dalla somma del rendimento complessivo della moneta con quello del titolo. rischiosità del portafoglio  è data dalla somma della rischiosità della moneta con quella del titolo. Si tratta di una relazione crescente perché un rendimento maggiore atteso implica maggiore rischio in quanto sono detenuti più titoli (spostandosi verso l’alto aumenta A2). 2. Se aumenta r aumenta l’inclinazione del sentiero. La scelta si basa su due elementi: 1. Se aumenta r aumenta l’inclinazione della retta e a parità di A2 aumenta E(Rp). Se invece A2 = 0 la rischiosità è al livello minimo perché l’operatore detiene solo moneta.

L’effetto complessivo dipende dall’effetto reddito e da quello sostituzione ma in generale prevale il primo. Il rendimento ha un effetto positivo sull’utilità poiché ∂ U/∂ E(Rp) > 0 mentre il rischio ha un effetto negativo infatti ∂ U/∂ σ p < 0 perché per ipotesi l’operatore è avverso al rischio. La Md pertanto dipende è correlata negativamente con r e positivamente con σ g cioè Md = (r. σ g) mentre la domanda di titoli è correlata positivamente con r e negativamente con σ g. In generale se aumenta r. Considerando la rischiosità del portafoglio è possibile ottenere la relazione tra A2 e σ p: σ p = A2σ g A2 = (1/σ g)σ p Il grafico permette di individuare A1 e A2 poiché dato il sentiero in congiunzione con le curve di indifferenza. La retta del rendimento atteso aumenta la sua inclinazione poiché: E(Rp) = A2(rt + gt) Anche il sentiero risulta più inclinato quindi il rischio è maggiore perché: A2 = σ p / σ g  E(Rp) = (σ p / σ g)(rt + gt)  E(Rp) = [(rt + gt)/σ g]σ p 32 . si verifica g > 0 perché aumenta il P. la scelta ottima è : A1* = 1 – A2* Tale grafico viene riportato sotto al precedente. L’operatore sceglie la combinazione che massimizza la sua utilità cioè nel punto di tangenza tra la curva di indifferenza più alta e il sentiero. Sono crescenti e concave verso l’alto perché se E(Rp) aumenta. Alle curve più spostate a sinistra corrispondono livelli di utilità maggiori perché a parità di rischio il rendimento atteso è maggiore. σ p] si ricavano le curve di indifferenza tra E(Rp) è σ p che indicano le preferenze. anche l’utilità aumenta quindi per tornare al livello precedente deve aumentare anche σ p perché riduce l’utilità. I punti sotto il sentiero non sono convenienti per l’operatore mentre quelli sopra al sentiero non sono raggiungibili.Dalla funzione di utilità dell’operatore U[E(Rp). Nell’analisi precedente è comunque possibile inserire le aspettative infatti se l’operatore si aspetta che r diminuisce. La curva di indifferenza è il luogo geometrico dei punti che indica le combinazioni possibili che danno all’operatore lo stesso livello di utilità. aumenta A2* e diminuisce A1* oppure l’operatore può decidere di rimanere col solito rendimento riducendo la rischiosità di portafoglio (riduce la quota di titoli).

ha meno variabilità e quindi meno rischio. prende in considerazione nelle sue scelte solo il sentiero più elevato tra quelli possibili cioè quello che definisce a parità di rischio del portafoglio.Scelta tra due o più titoli rischiosi Per ipotesi. il più elevato rendimento. mentre al diminuire di e diminuisce la variabilità del portafoglio e quindi il rischio. e) -1 < e < 1 2 2 2 2 2 σ p = x1 σ g1 + x2 σ g2 + eσ g1σ g22x1x2 2 2 dove xi σ gi è la varianza di gi ponderata per la rispettiva quota xi mentre eσ g1σ g22x1x2 è la covarianza dei titoli. Il rendimento atteso del portafoglio è dato dai rendimenti complessivi dei due titoli ponderati per le rispettive quote: Rp = x1(r1 + g1) + x2(r2 + g2) E(Rp) = x1r1 + x1E(g1) + x2r2 + x2E(g2) poiché per ipotesi E(gi) = 0 e x1 = 1 – x2 si ottiene: E(Rp) = x1r1 + x2r2 E(Rp) = (1 – x2)r1 + x2r2 E(Rp) = r1 – x2r1 + x2r2 E(Rp) = r1 + x2 (r2 . le quote dei titoli (x1 e x2) e la correlazione tra P1 e P2 o tra g1 e g2. Le caratteristiche dei titoli sono: Titolo 1 Titolo 2 r1 < r2 < σ g1 σ g2 Secondo Tobin gi = 0 ma non elimina la rischiosità cioè considera solo che gi = 0 è quello più probabile. pertanto la varianza del portafoglio è: σ 2p = ƒ(σ 2g1. Tale sentiero è detto frontiera efficiente delle scelte di portafoglio. Poiché l’operatore agisce razionalmente. x2. complessivamente il portafoglio aumenta del 2%. Se e = -1 significa che i titoli si muovono proporzionali ma in senso opposto quindi se T1 aumenta dell’1% e T2 diminuisce dell’1%. la scelta si basa sul rendimento atteso e sulla rischiosità del portafoglio. Se e = 1 significa che i titoli si muovono insieme quindi se entrambi aumentano dell’1%. all’aumentare di e aumenta la variabilità del portafoglio e quindi il rischio. complessivamente il portafoglio non varia. Per trovare la rischiosità del portafoglio σ p occorre considerare la varianza dei titoli (σ 2g1 e σ 2g2). A parità di x1 e x2 la variabilità del portafoglio dipende direttamente da e. In generale se un titolo rende meno. In relazione al valore di e non cambia il rendimento atteso ma la rischiosità del portafoglio e quindi la frontiera del rischio. σ 2g2. la ricchezza viene ripartita tra due titoli: W = T1 + T2 (W7W) = (T1/W) + (T2/W) 1 = x1 + x2 dove x1 è la quota percentuale del titolo 1 mentre x2 è quella del titolo 2. x1. Nota l’equazione del rendimento del portafoglio in funzione della sua composizione. 33 . L’indice di correlazione e indica la relazione tra i titoli cioè se si muovono insieme. con la frontiera del rischio è possibile ricavare il sentiero rendimento-rischio che definisce le possibili scelte disponibili per l’operatore.r1) L’equazione ha intercetta r1 e coefficiente angolare r2 .r1 e mostra che c’è una relazione diretta tra E(Rp) e x2 quindi se x2 = 1 si ha E(Rp) = r2 mentre se x2 = 0 si ha E(Rp) = r1. Se varia e non cambia il rendimento atteso ma solo la rischiosità del portafoglio. Anche in questo caso.

Dall’equazione precedente ottengo x2 = (σ p . Il sentiero non parte più dall’origine perché i titoli sono sempre rischiosi ma è comunque una relazione positiva. anche la rischiosità diminuisce.r1σ p + r1σ g1)/(σ g2 . se però e diminuisce. Nel caso precedente il rischio minimo di portafoglio si aveva detenendo solo T1 cioè σ pmin = adesso invece il rischio minimo di portafoglio può essere inferiore a σ σ g1.σ g1) che sostituita a E(Rp) si ha: E(Rp) = r1 + (r2 . In questo caso. combinando opportunamente i titoli è possibile ridurre σ p.> Se e = 1 i corsi dei due titoli si muovono nella stessa direzione in perfetta correlazione quindi il rischio del portafoglio risulta massimo: σ 2p = x12σ 2g1 + x22σ 2g2 + σ g1σ g22x1x2 σ 2p = (x1σ g1 + x2σ g2)2 σ p = x1σ g1 + x2σ g2 poichè x1 = 1 – x2 si ottiene: σ p = (1 – x2)σ g1 + x2σ g2 σ p = σ g1 – x2σ g1 + x2σ g2 σ p = σ g1 + x2 (σ g2 . a parità delle altre condizioni.r1)σ p Graficamente si ottiene il sentiero rendimento-rischio che esprime le combinazioni possibili date le caratteristiche dei due titoli.σ g1) Il portafoglio ha un rischio lineare in x1 e x2. Il rischio minimo si ha quando l’operatore detiene solo T1 mentre il rischio massimo si ha quando detiene solo T2. Se i rendimenti dei due titoli hanno una bassa correlazione alcune combinazioni (OA) realizzano un rischio inferiore al minore dei rischio sopportati singolarmente 34 .σ g1)/ (σ g2 .σ g1)/ (σ g2 .σ g1)] + (r2 . perché g1 le rischiosità dei due titoli si compensano. La scelta finale dipende dalle preferenze.σ g1) E(Rp) = [(r1σ g2 – r2σ g1)/(σ g2 .r1σ g1 + r2σ p – r2σ g1 .r1)[(σ p . Graficamente. Anche il sentiero rendimento-rischio assume un andamento non lineare a sinistra del sentiero tratteggiato che corrisponde a e = 1.σ g1)] E(Rp) =(r1σ g2 . se e < 1 la frontiera del rischio si sposta sotto quella che si avrebbe quando e = 1 (tratteggiata). > Se -1 < e < 1 la rischiosità del portafoglio non è più un’equazione lineare come nel caso precedente che era un quadrato di un binomio.

Non tutta il sentiero è efficiente perché i punti nel tratto decrescente non sono efficienti in quanto è possibile ottenere con la stessa rischiosità un rendimento maggiore. xn. > Se e = -1 i corsi dei due titoli si muovono in direzione opposta con perfetta correlazione quindi il rischio del portafoglio è minimo perché vi è compensazione tra guadagni e perdite in conto capitale. 35 . Scelta tra moneta e più titoli rischiosi Occorre considerare i due precedenti modelli. sceglie il punto tangente alla curva più alta. x2. dato il sentiero. In questo caso il rischio può essere annullato senza detenere moneta. Se alcuni titoli hanno e < 1 le curve sono sempre più panciute e vi è una combinazione che permette di ridurre il rischio al di sotto di σ g1.dai titoli. Se tutti i titoli si muovono nella stessa direzione (e = 1) si ha la massima varianza del portafoglio e il sentiero è lineare. Il grafico a sinistra evidenzia il sentiero rendimento-rischio quando il portafoglio comprende moneta e un titolo semplice (Ts) mentre il grafico di destra evidenzia tale sentiero quando il portafoglio comprende più titoli. La scelta avviene sulla base delle curve di indifferenza quindi l’operatore. Il sentiero rendimento-rischio accentua l’andamento del sentiero precedente fino a toccare l’ordinata in cui il portafoglio ha un rischio nullo ma un rendimento positivo. Se tutti i titoli si muovono nella direzione opposta (e = . …. oltre tale quota però il rischio torna ad aumentare. Teorema di separazione La scelta tra la quota di portafoglio destinata a moneta A1 e quella destinata a titoli A2 non dipende da come A2 viene suddiviso tra più titoli rischio cioè da x1.1) il sentiero incontra le ordinate. Con un’opportuna combinazione del portafoglio è possibile conseguire un rendimento positivo con un rischio nullo. nel punto A si ha un titolo composto Tc formato per il 50% da T1 e per l’altro 50% da T2. E’ possibile individuare un valore di x2 per cui σ p = 0 infatti se l’operatore detiene T1 si ha σ p = σ g1 solo quota ma introducendo una opportuna x2 di T2 la rischiosità diminuisce fino ad annullarsi. Questo implica che si tratta di due scelte successive cioè bisogna scegliere come suddividere A2 dopo che è già stato determinato.

E(g1). r1. σ gn. r2. σ g1. E(g2). Per ogni attività non basta sapere il tasso di interesse monetario ma quello reale pertanto è necessario calcolare π e. Il portafoglio presenta pertanto un sentiero rischio-rendimento che è lineare fino a P poi diventa curvilineo perché il rendimento aumenta ma il rischio aumenta in modo più che proporzionale. aumenta la domanda dell’attività stessa e diminuisce quella delle altre. rn. Tutto questo serve per trovare la domanda di moneta di Tobin e in generale la domanda di moneta di qualsiasi attività. Due attività sono sostituibili se hanno caratteristiche uguali e la sostituibilità è misurata dall’elasticità di sostituzione che indica di quanto varia la domanda di un’attività se varia il tasso di interesse di un’altra attività alternativa. Bisogna distinguere tra il tasso di interesse dell’attività considerata e quelli sulle attività alternative. La moneta è correlata negativamente perché l’inflazione indica la perdita di valore della moneta. r1. Inoltre la moneta viene detenuta anche per transazioni oltre che per fondo di valore quindi se aumenta Y aumenta Md ma diminuisce la domanda di altre attività poiché W è il vincolo di bilancio del portafoglio. W. E(gi). σ gn. E(g1).σ gi. Il tasso corrente è il reddito in termini di interesse che il titolo da mentre il tasso futuro indica il valore atteso del guadagno in conto capitale. E(gi). Y. Infine il tasso di inflazione mi indica il tasso a cui crescono le azioni.σ gm . E(gn). Md = Md[rm. W. π ] Dattività = D[ri. π ] Tobin considera la ricchezza finanziaria W = M + T che è in relazione diretta con la domanda dell’attività considerata. La scelta dipende ancora dalle preferenze dell’operatore. r2. σ g2. σ g2. Se l’attività è a reddito fisso è correlata negativamente con l’inflazione mentre se è a reddito variabile è correlata positivamente. Infatti la retta OA indica il sentiero rendimento-rischio se l’operatore detiene moneta e il titolo composto Tc ma tali punti non sono efficienti perché a parità di rischio è possibile ottenere un rendimento maggiore. l’operatore detiene sia moneta che titoli altrimenti detiene solo titoli. Il tasso di interesse monetario i è dato dalla somma del tasso di interesse reale r e dal tasso di inflazione atteso π e: i=r+π e r=1-π e Se aumenta il tasso di inflazione pertanto diminuisce in termini reali il potere di acquisto. Se il punto di tangenza si ha nel tratto lineare. Se aumenta il primo. 36 . Y. E(gn).Il punto di intersezione dei due sentieri P indica l’unico titolo composito che può essere combinato in modo efficiente con la moneta. E(g2). rn. σ g1.

Tale condizione determina inoltre il flusso di capitale infatti può essere inserita nella domanda delle attività: Dattività (IT) = D[ri. E€/$ = P€/P$ = 1€ / 1. Per ipotesi gli investitori vogliono detenere l’attività finanziaria con il tasso di rendimento più elevato quindi solo se il tasso di rendimento atteso dei due titoli è uguale. E(gi). Se iUSA > iIT + [(Ee – E)/E] conviene investire in titoli esteri ma l’aumento della domanda di $ fa aumentare il loro prezzo cioè sono necessari più euro per acquistare un dollaro pertanto E diminuisce e [(Ee – E)/E] aumenta finché non è ristabilita l’uguaglianza. E(g1). incerto per certo (quotazione diretta)  indica il prezzo dell’euro in dollari ed è il metodo usato per quotare l’euro. 2. E = E$/€ = P$/P€ = 1. se (1 + iIT) = (1 + iUSA)(E/Ee)  parità (scoperta) dei tassi di interesse (si differenzia dalla parità coperta dei tassi di interesse che è una condizione di arbitraggio senza rischio). π . Il tasso di cambio è il rapporto di scambio tra due valute cioè il prezzo di una valuta in termini di un’altra e può essere quotato in due modi: 1. σ g2.59€ Se l’operatore decide di investire in Italia per un anno ottiene: (1 + iIT) Se l’operatore decide di investire negli USA deve convertire l’euro in dollari per investirli e dopo un anno deve riconvertire il montante ottenuto da dollari in euro quindi ottiene: E(1 + iUSA)(1/Ee) Tale conclusione implica che per valutare la redditività dei titoli. E(g2). (Ee – E)/E] Dattività (USA) = D[ri. r2. W. gli operatori li detengono entrambi: 1. E(gi). π . (Ee – E)/E] 37 . E(g2).57$ Se E aumenta (diminuisce) significa che sono necessari più (meno) $ per acquistare 1€ quindi il dollaro si è deprezzato (apprezzato) mentre l’euro si è apprezzato (deprezzato).57$ / 1€ = 1. r2.σ gi. Y. rn. W. Se iUSA < iIT + [(Ee – E)/E] conviene investire in titoli nazionali ma l’aumento della domanda di € fa aumentare il loro prezzo cioè sono necessari più dollari per acquistare un euro pertanto E aumenta e [(Ee – E)/E] diminuisce finché non è ristabilita l’uguaglianza. r1. 3. se (1 + iIT) > (1 + iUSA)(E/Ee)  conviene investire in Italia. σ g2.σ gi. se (1 + iIT) < (1 + iUSA)(E/Ee)  conviene investire negli USA. σ gn. r1. certo per incerto (quotazione indiretta) indica il prezzo del dollaro in euro ed era il metodo per quotare la lira. rn. σ gn.57$ = 0. E(g1). E(gn). sia interno che esterno. può essere trascurato ottenendo la seguente approssimazione: iUSA = iIT + [(Ee – E)/E] La relazione indica che per l’operatore è indifferente investire in titoli nazionali o esteri ma che il dollaro si deprezza poiché l’euro si apprezza. perché gli operatori detengono moneta per effettuare le transazioni quotidiane che solitamente avvengono nella valuta nazionale € quindi non è utile detenere valuta estera $. Y. 2. oltre ai tassi di interesse è necessario formulare un’aspettativa sull’andamento del tasso di cambio tra quest’anno ed il prossimo. e il tasso di apprezzamento atteso dell’euro (Ee – E)/E > 0 [deprezzamento se (Ee – E)/E < 0]: (1 + iIT) = (1 + iUSA)/[(Ee/E) – 1 + 1] (1 + iIT) = (1 + iUSA)/{[(Ee – E)/E] + 1} (1 + iUSA) = (1 + iIT){[(Ee – E)/E] + 1} inoltre riorganizzando tale equazione è possibile ottenere: iUSA = 1 + [(Ee – E)/E] + iIT + iIT[(Ee – E)/E] – 1 iUSA = [(Ee – E)/E] + iIT + iIT[(Ee – E)/E] e poiché il termine iIT[(E – E)/E] è piccolo in quanto sono piccole sia la variazione del tasso di cambio che il tasso di interesse. σ g1. E(gn). Da tale equazione si ottiene la relazione fra il tasso di interesse nominale.SCELTE DI PORTAFOGLIO IN ECONOMIA APERTA L’apertura dei mercati finanziari consente agli investitori di scegliere tra attività finanziarie fruttifere nazionali ed estere mentre la scelta fra moneta nazionale ed estera non avviene. σ g1.

Per investire in alcuni paesi l’investitore. deve considerare anche il rischio paese che dipende dalla solidità dello Stato e pertanto deve essere inserito nella domanda d’attività. Il tasso di cambio è in relazione positiva con il tasso di interesse nazionale e negativa con quello estero: (1 + iIT) = (1 + iUSA)(E/Ee) E = [(1 + iIT) / (1 + iUSA)]Ee Dallo scorso settembre la banca centrale americana sta abbassando il tasso di interesse e infatti il tasso di cambio è aumentato provocando il deprezzamento del dollaro. oltre al deprezzamento. iUSA = iIT + [(Ee – E)/E] 10% = 4% + 6% 38 . risulta più conveniente investire negli USA quindi aumentando la domanda di $ anche E aumenta pertanto il dollaro si deprezza e l’euro si apprezza del 6%. Tale relazione inoltre implica che se i due tassi di interesse sono uguali iIT = iUSA = 4% allora E = Ee. Se aumenta il tasso americano iUSA = 10%.

Grazie alla piena flessibilità di prezzi e salari si realizza sempre l’equilibrio tra domanda ed offerta. Nd = Ns  condizione di equilibrio che determina il salario reale e il corrispondente livello di occupazione. gli operatori preferiscono di più il presente al futuro quindi sono disponibili a trasferire risorse dal presente al futuro solo dietro un compenso cioè distribuiscono il loro reddito tra consumo presente e futuro per massimizzare la loro utilità quando il loro tasso marginale di preferenza temporale è pari al tasso di interesse che percepiscono. Mercato dei beni Nella teoria neoclassica il tasso di interesse reale б (tasso naturale) è determinato solo dalle forze reali del risparmio e dell’investimento quindi è un prezzo che pone in equilibrio la domanda e l’offerta di risparmio. mercato dei beni 3. N)P – WN (∂ π / ∂ N) = f’(N)P – W = 0 f’(N) = W/P s s 2. La funzione di produzione (offerta aggregata) Y = f(K. I disoccupati sono solo volontari per cui l’equilibrio del mercato è di piena occupazione. 2. Data l’ipotesi della produttività marginale decrescente la funzione ha un’inclinazione negativa rispetto al tasso di interesse. π = YP – WN π = f(K. N) indica il reddito reale di piena occupazione in corrispondenza dell’equilibrio conseguito sul mercato del lavoro e dato lo stock di capitale esistente (nel breve periodo il K può essere considerato costante).CAPITOLO 5bis: RUOLO DELLA MONETA NEL SISTEMA MACROECONOMICO E CLASSICO 1) Il modello neoclassico Il modello neoclassico è composto da tre mercati: 1. mercato della moneta Mercato del lavoro 1. Secondo l’ipotesi base. 3. S = S(б)  risparmio (offerta di prestiti) è funzione diretta del tasso naturale. Nd = Ndf(W/P)  domanda di lavoro è funzione inversa del salario reale W/P e proviene dagli imprenditori che domandano lavoro finché la produttività marginale del lavoro f’(N) uguaglia il salario reale W/P. N = N f(W/P)  offerta di lavoro è funzione diretta del salario reale W/P e proviene dai lavoratori che quindi non soffrono di illusione monetaria. Tale tasso di interesse non è un canale di trasmissione degli impulsi monetari ma ha il ruolo di distribuire il reddito nel tempo con la definizione della dimensione del risparmio e degli investimenti: 1. I = I(б)  investimenti (domanda di prestiti) sono funzione inversa del tasso naturale che rappresenta il costo del capitale per finanziare l’investimento pertanto gli imprenditori domandano prestiti finché l’investimento marginale ha una produttività pari al tasso di interesse. Se Ns < Nd i datori di lavoro offrono salari maggiori fino ad arrivare all’equilibrio. 39 . mercato del lavoro 2. Se Ns > Nd* i lavoratori accettano salari più bassi fino ad arrivare all’equilibrio.

su cui si basa il modello neoclassico. Mercato della moneta 1. moneta neutrale 40 . Se S > I i risparmiatori sono disposti ad accettare un tasso di interesse minore mentre se S < I gli imprenditori sono disposti a pagare un tasso di interesse superiore. Ms = M  offerta di moneta che per ipotesi è costante. Il modello si basa sulle seguenti ipotesi: 1. 2. l’aumento della domanda dei beni fa aumentare il prezzo fino a raggiungere l’equilibrio quindi i prezzi sono perfettamente flessibili. flessibilità dei prezzi e dei salari  gli aggiustamenti sono rapidi se non ci sono ostacoli alla flessibilità dei prezzi. N) del modello stesso. dato il reddito di piena occupazione e la velocità di circolazione pari al reciproco di k. Md = kPY  domanda di moneta che deriva dalla teoria quantitativa della moneta secondo cui la moneta è proporzionale al reddito monetario PY in base al coefficiente k = 1/V. I = S  condizione di equilibrio quando il tasso marginale di preferenza temporale è uguale alla produttività marginale del capitale. MdV = PQ M = PY / V M = kPY P = M / (kY) Se M aumenta. Tale dicotomia è presente perché i neoclassici considerano solo la funzione di mezzo di transazione escludendo la possibilità di scelta tra moneta e attività finanziarie fruttifere pertanto non si hanno variazioni del tasso di interesse in seguito a variazione delle quantità di moneta. 3. L’equilibrio sul mercato del bene e la corrispondente ripartizione del reddito Y tra i consumi C e gli investimenti I che risultano pari al risparmio S: Y=C+I Y–C=I S=I Y * . Tutti i risparmi sono prestati alle imprese per investire in macchinari o beni capitali. Ms = Md  condizione di equilibrio del mercato monetario. Il modello neoclassico è quindi un sistema dicotomo cioè la parte reale (mercato del lavoro e dei beni) è risolta separatamente da quella monetaria quindi la moneta è neutrale non incidendo sulle soluzioni reali (Y. 3.3. Le variazioni della quantità di moneta si riflettono in maniera proporzionale sui prezzi. la quantità di moneta si riflette solo sul livello assoluto dei prezzi. reddito di piena occupazione  l’equilibrio si mantiene anche nel lungo periodo.S* = I* Il tasso di interesse reale esclude che possa variare in seguito a variazioni della quantità di moneta infatti secondo la teoria quantitativa. pertanto il risparmio non dipende dal tasso monetario ma da quello reale perché l’operatore decide solo in attività reali (la moneta è sostituibile solo con i prezzi). La moneta determina solo il livello assoluto dei prezzi. si crea accesso di offerta di moneta Ms > Md cioè gli operatori hanno più moneta di quella desiderata per effettuare le transazioni quindi cercano di liberarsene domandando più beni ma poiché il sistema è in piena occupazione. 2.

Il tasso di interesse segue con ritardo il movimento dei prezzi a causa di previsioni imperfette quindi si ha un aumento dei profitti che fa aumentare la domanda di prestiti di conseguenza aumenta anche il volume del commercio. 41 . tasso di interesse reale  б = r – (1 / P)(dP / dt) Una convergenza delle attese sul tasso di variazione dei prezzi futuri può indurre il mercato ad includere tale variazione attesa nel computo del tasso di interesse di mercato. Secondo la teoria di Fisher.2) Il saggio di interesse nelle fasi di transizione La teoria neoclassica riconosce che esiste una componente monetaria del fenomeno. induce Fisher ad introdurre una distinzione tra: 1. La sequenza viene ripercorsa a ritroso finché l’unica variazione che permane è la variazione dei P proporzionale alla variazione di M. si cerano squilibri tra il risparmio e l’investimento. tasso di interesse nominale  r = б + (1 / P)(dP / dt) 2. l’operatore tende a rendere coerenti i flussi di reddito nel tempo con le sue preferenze temporali e il tasso di interesse è una variabile reale su cui incidono tali flussi. Gli operatori ricorrono al mercato monetario per indebitarsi o per portarvi il risparmio quindi anche sul mercato monetario si forma il saggio di interesse. In equilibrio il tasso monetario è uguale a quello naturale quindi se assumono valori differenti tra loro. fanno si che il tasso di interesse segua con ritardo le variazioni dei prezzi. Un aumento di M provoca un aumento dei P creando attese per nuovi aumenti quindi aumenta la velocità di circolazione e il tasso di interesse comincia ad aumentare. Il riconoscimento dell’importanza delle attese sull’evoluzione dei prezzi. Fenomeni di aggiustamento imperfetto dovuti a un certo grado di illusione monetaria o di carenza di informazioni sull’evoluzione futura dei prezzi. nelle fasi di transizione in cui non si è realizzato il pieno equilibrio del sistema. si espandono i depositi e prosegue tale processo di espansione finché il tasso di interesse si adegua al tasso di aumento dei prezzi con una conseguente contrazione dei profitti poiché l’aumento precedente era illusorio in quanto dipendeva dall’aumento dei prezzi e non della produttività del capitale.

Il mercato della moneta si trova in equilibrio quando Ms = Md e determina il tasso i* che convince le persone a detenere una certa quantità di moneta.CAPITOLO 6bis: RUOLO DELLA MONETA NEL SISTEMA MACROECONOMICO KEYNESIANO 1) Il modello keynesiano La Md keynesiana è formata dalla somma di due funzioni indipendenti cioè la componente transattiva e precauzionale L0 + ky e la componente speculativa mi: Md = L0 + ky – mi dove L0 è una costante. Il tasso di interesse della teoria keynesiana è un tasso monetario perché è determinato dalle condizioni del mercato monetario mentre nella teoria neoclassica era un fenomeno reale perché era determinato dalle forze reali del risparmio e dell’investimento pertanto nel modello keynesiano il mercato della moneta è portato in equilibrio dal tasso di interesse mentre nel modello neoclassico dal prezzo. 42 . si ottiene il grafico della domanda di moneta globale. Mercato monetario Al tasso iniziale i* si verifica eccesso di domanda di moneta Md > Ms cioè gli individui vogliono più moneta quindi per procurarsela vendono titoli ma questo provoca una riduzione del loro prezzo PT e il tasso di interesse aumenta. La trasposizione verso destra della funzione è data dalla quantità di moneta a scopo di transazione e precauzionale corrispondente al livello di reddito y0 ma l’andamento rimane sempre negativo rispetto ad i in relazione dello scopo speculativo. Sommando le due componenti ad un dato livello di reddito. Se i > i* si verifica eccesso d’offerta di moneta che spinge i verso il basso. Tale mercato tende a convergere verso il nuovo equilibrio b in corrispondenza del nuovo tasso di interesse i** > i*. ky è il reddito monetario poiché per ipotesi i prezzi sono fissi mentre m è la sensibilità della domanda di moneta alle variazioni del tasso di interesse monetario i. gli effetti si verificano nel mercato monetario ma poi si ripercuotono anche su quello dei beni finché non è ristabilito l’equilibrio. viene rappresentata con una retta verticale perché è rigida rispetto ad i. Se l’offerta di moneta Ms è determinata esogenamente dalle autorità monetarie. Se i < i* si verifica eccesso di domanda di moneta che spinge i verso l’alto. Mercato dei beni L’aumento di i rende più costoso il finanziamento pertanto diminuiscono gli investimenti I che provocano una riduzione di y* a y** quindi L1 diminuisce. Se le autorità decidono di ridurre l’offerta di moneta da M a M1.

a livello di Md: a. ∆ Ms  ∆ i  ∆ I  ∆ y L’inserimento del tasso di interesse nella domanda di moneta permette di superare la dicotomia e la neutralità della moneta infatti in tale modello il mercato della moneta interagisce con quello dei beni. al tasso i** si verifica Ms > Md quindi aumenta la domanda di titoli ma questo provoca un aumento del loro prezzo PT e il tasso di interesse diminuisce. scelta tra solo moneta o solo titoli c. assenza dei prezzi e dell’inflazione 43 . Inoltre Keynes evidenzia la stabilità della componente L0 + ky e l’instabilità della componente mi che riflette i mercati finanziari instabili e si riflette sul mercato dei beni. Nel modello neoclassico la moneta era sostituibile solo con i beni mentre nel modello keynesiano la moneta è sostituibile con i titoli. a livello macroeconomico: a. Un aumento dell’offerta di moneta. Tale mercato tende a convergere verso il nuovo equilibrio c in corrispondenza del nuovo tasso di interesse i* < i*** < i**. quest’ultimo avviene in seguito all’aumento del reddito provocato dall’aumento degli investimenti. L’analisi di Keynes presenta però dei limiti: 1. assenza della ricchezza d. è difficile considerare insieme movimenti del reddito e della moneta b. Nel modello neoclassico invece si aveva un meccanismo di trasmissione diretta perché una variazione dell’offerta di moneta determinava Ms > Md che provocava un aumento della domanda di beni con un conseguente aumento dei prezzi. provoca invece una riduzione del tasso di interesse e quindi eccesso di offerta di moneta che deve essere assorbito dalla nuova domanda sia per effetto di un aumento della domanda di moneta a scopo speculativo sia per l’aumento della domanda di moneta a scopo di transazione. La trasposizione della domanda di moneta genera la retroazione monetaria perché fa scendere il tasso di interesse meno di quanto sarebbe stato necessario per ristabilire l’equilibrio se non fosse intervenuta la maggiore domanda di fondi degli operatori per soddisfare il movente delle transazioni Il meccanismo di trasmissione della politica monetaria passa dalla moneta al reddito tramite il tasso di interesse quindi viene detto meccanismo indiretto. L’importanza dell’analisi di Keynes deriva sia dall’evidenziazione del legame tra la moneta e il mercato dei beni che dall’evidenziazione dell’instabilità della Md e quindi sia del mercato del lavoro che del tasso di interesse.Mercato monetario La riduzione di L1 sposta tutta la curva Md verso sinistra. unico tasso di interesse perché gli altri si muovono insieme 2. la moneta per transazioni è data b.

componente dipendente dal reddito disponibile Yd e da quella dipendente dal tasso di interesse i secondo i rispettivi coefficienti v e a. Il modello non comprende la funzione di produzione perché per Keynes il sistema non è in piena occupazione come nel modello neoclassico ma la quantità prodotta dipende dall’ammontare della domanda aggregata D = C + I + G e successivamente il risultato determina l’occupazione N che non è necessariamente di piena occupazione. 5. Tutto questo avviene con il modello IS-LM che considera: 1. 3. degli investimenti I e della spesa pubblica G che per ipotesi è costante. I = I0 + vYd – ai  funzione degli investimenti formata dalla componente autonoma I0. si determina un tasso di interesse superiore a quello iniziale. C = C0 + cYd + uW  funzione di consumo formata dalla componente autonoma C0. 1. l’uguaglianza tra la domanda e l’offerta di moneta non è sufficiente a determinare univocamente il tasso di interesse di equilibrio se non è fissato il livello di reddito. un aumento esogeno dell’offerta di moneta provoca una riduzione del tasso di interesse che genera un aumento degli investimenti e quindi del reddito secondo il meccanismo del moltiplicatore attivato dagli investimenti. v ed a sono positivi. componente dipendente dal reddito disponibile Yd e da quella dipendente dalla ricchezza W secondo i rispettivi coefficienti c e u. Mercato dei beni Viene sintetizzato dalla curva IS che è il luogo geometrico dei punti di equilibrio tra domanda ed offerta aggregata cioè uguaglianza tra investimento e risparmio per le coppie di valori del reddito monetario Y e del tasso di interesse i. Per i Keynesiani il lungo periodo è troppo lungo e il sistema è sempre in fase di aggiustamento. dall’equilibrio del mercato monetario. Yd = Y – T  funzione del reddito disponibile dato dalla differenza tra il reddito Y e le imposte T. mercato dei titoli  non viene analizzato perché è speculare a quello della moneta e secondo la legge di Walras.CAPITOLO 7: APPROFONDIMENTI DEL MODELLO IS-LM A PREZZI FISSI 1) Le equazioni della sintesi hicksiana Secondo Hicks. Il modello comprende tutte variabili monetarie e si basa sull’ipotesi dei prezzi fissi inoltre i coefficienti sono c. T = T0 + tY  funzione delle imposte formata dalla tassazione autonoma (fissa) T0 e da quella proporzionale al reddito tY secondo l’aliquota t. se il mercato dei beni e della moneta sono in equilibrio anche quello dei titoli lo è. Risoluzione sistema Yd = Y – T0 – tY = Y(1 – t) – T0 C = C0 + c[Y(1 – t) – T0] + uW C = C0 + c(1 – t)Y – cT0 + uW I = I0 + v[Y(1 – t) – T0] – ai I = I0 + v(1 – t)Y – vT0 – ai Y = C0 + c(1 – t)Y – cT0 + uW + I0 + v(1 – t)Y – vT0 – ai + G .ai = Y – C0 – c(1 – t)Y + cT0 – uW – I0 – v(1 – t)Y + vT0 – G . Il tasso di interesse è il costo dell’investimento se l’imprenditore prende in prestito il capitale o il costo opportunità se investe il capitale proprio. 4. Y = C + I + G  bilancio economico nazionale cioè l’equilibrio del mercato dei beni dove il reddito monetario Y è uguale alla somma del consumo delle famiglie C. mercato dei beni 2. Nel modello keynesiano. mercato della moneta 3. Tale aumento del reddito provoca un aumento della domanda di moneta per transazioni che quindi si sposta verso l’alto in relazione al reddito più alto e pur considerando la retroazione monetaria. 2.ai = Y – C0 – (c + v)(1 – t)Y + T0(c + v) – uW – I0 – G 44 . Inoltre le variabili del reddito e del tasso di interesse devono essere contenuta anche nel mercato monetario e non solo in quello dei beni.

i) che portano in equilibrio il mercato della moneta. Md = L0 + kY – mi  domanda di moneta dove L0 è la componente autonoma. Md = Ms  equilibrio del mercato monetario che corrisponde a quello sul mercato dei titoli infatti se Md > Ms. L’intercetta invece dipende da W. Mercato della moneta Viene sintetizzato dalla curva LM che è il luogo geometrico dei punti di equilibrio di domanda ed offerta di moneta.ai = Y[1 – (c + v)(1 – t)] – C0 – uW – I0 – G + T0(c + v) IS  i = (-1/a)[1 – (c + v)(1 – t)]Y + (1/a)( C0 + uW + I0 + G) – (1/a)(c + v)T0 La IS è il luogo geometrico dei punti (Y. 2. kY è la componente in funzione del reddito Y e mi è la componente in funzione del tasso di interesse i pertanto m è l’elasticità di sostituzione tra moneta e titoli perché indica la sensibilità della moneta speculativa al tasso di interesse. i) che portano in equilibrio il mercato dei beni. Il coefficiente angolare evidenzia l’inclinazione positiva della retta (1/m)k > 0 perché solitamente m > 0 e k > 0. gli operatori devono vendere titoli per procurarsi moneta quindi si crea un eccesso d’offerta di titoli Ts > Td che è pari all’eccesso di domanda di moneta pertanto se Md = Ms anche Td = Ts. Risoluzione sistema M = L0 + kY – mi mi = kY + L0 – M LM  i = (1/m)kY + (1/m)(L0 – M) La LM è il luogo geometrico dei punti (Y. Il rendimento atteso del titolo Rte è uguale alla somma del tasso corrente i0 e del tasso atteso ge. A parità di i si ha un Y maggiore perché tale aumento provoca un aumento della domanda che stimola Y. Il coefficiente angolare evidenzia l’inclinazione negativa della retta (-1/a)[1 – (c + v)(1 – t)] < 0 perché solitamente a > 0 e (c + v)(1 – t) < 1 pertanto [1 – (c + v)(1 – t)] > 0. per corrispondenti coppie di reddito Y e tasso di interesse i. L’intercetta invece è negativa perché M > L0. Un aumento di M provoca una riduzione dell’intercetta quindi la LM si sposta verso il basso. La IS non è una relazione funzionale cioè il tasso i non influenza il reddito Y e viceversa ma indica le condizioni di equilibrio del mercato dei beni quindi per avere l’equilibrio generale è necessario il mercato monetario (nel modello neoclassico invece l’equilibrio era determinato senza il mercato della moneta). Un aumento di G o W provoca un aumento dell’intercetta quindi la IS si sposta verso l’alto. Non è una relazione funzionale ma indica le combinazioni di i e y per cui il mercato della moneta è in equilibrio. il rendimento del titolo è più basso (alto) quindi aumenta la domanda di moneta (titoli). 1. Un aumento di T0 provoca invece una riduzione dell’intercetta quindi la IS si sposta verso il basso. G e da alcuni parametri infatti è data dal termine [(1/a)( C0 + uW + I0 + G) – (1/a)(c + v)T0] che è positivo.. Ms = M  offerta di moneta che è esogena perché fissata dalle autorità monetarie. Se i è basso (alto). Per avere equilibrio. Un aumento di L0 o Y provoca invece una aumento dell’intercetta quindi la LM si sposta verso l’alto. 45 . 3. se il reddito Y è basso (alto) è necessaria una domanda bassa (alta) quindi il tasso di interesse i deve essere alto (basso) affinché gli investimenti I siano bassi (alti). A parità di i si ha un Y minore perché tale riduzione provoca una riduzione della domanda che contrae Y.

se i rimane invariato. 2.[1 – (c + v)(1 – t)]Y + (C0 + uW + I0 + G) – (c + v)T0 = (k/m)Y + (a/m)(L0 – M) [1 – (c + v)(1 – t)]Y + (ak/m)Y = C0 + uW + I0 + G – (c + v)T0 . Graficamente. il Y aumenta nuovamente. Da tale modello è quindi possibile ottenere: 1. quindi la variazione di tali variabili provoca una nuova soluzione ma il modello non spiega la dinamica cioè il passaggio da un equilibrio all’altro. Tale variazioni espansive tendono a diminuire fino ad annullarsi e l’aumento complessivo del Y risulta pertanto mediato dalla tassazione (1 – t).(a/m)(L0 – M) Y = {1/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)]}[ C0 + uW + I0 + G – (c + v)T0 . l’aumento del Y per effetto del mercato dei beni provoca un aumento della Md per transazione (secondo il coefficiente k) quindi si verifica Md > Ms (poiché Ms è fisso) e tale eccesso porta gli operatori a vendere i titoli per procurarsi la moneta quindi Pt diminuisce e i aumenta. moltiplicatore della politica monetaria determina gli effetti sul reddito corrispondenti ad impulsi monetari messi in moto da variazioni della quantità di moneta cioè di quanto varia il reddito per ogni € di variazione della quantità di moneta: (∆ Y/∆ M) = (a/m)/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)] 2) Moltiplicatore e retroazione monetaria La politica fiscale espansiva ∆ G > 0 (restrittiva ∆ G < 0) provoca uno spostamento verso l’alto (basso) della IS perché attua una serie di meccanismi che causano un aumento (riduzione) della produzione Y secondo il moltiplicatore della spesa pubblica (∆ Y/∆ G) = 1/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)]: 1. effetto espansivo EA = [1 – (c + v)(1 – t)]  nel mercato dei beni (parte reale) l’aumento di G provoca un aumento della domanda quindi aumenta Y e di conseguenza anche il Yd che a sua volta fa aumentare i C (secondo il coefficiente c) e gli I (secondo il coefficiente v) pertanto in seguito a tale espansione della domanda. effetto restrittivo AE* = (ak/m)  nel mercato della moneta (parte monetaria). Sovrapponendo le due curve IS e LM si trova la condizione di equilibrio cioè l’unica coppia di valori (i*. moltiplicatore della spesa pubblica  determina gli effetti sul reddito corrispondenti ad impulsi reali messi in moto da variazioni della spesa pubblica cioè di quanto varia il reddito per ogni € di variazione della spesa pubblica: (∆ Y/∆ G) = 1/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)] 2.(a/m)(L0 – M)] Si tratta di un modello statico cioè per un certo valore di G o M corrisponde una certa soluzione. La politica fiscale espansiva ha un effetto immediato espansivo ma si manifesta un fenomeno di retroazione monetaria perché 46 . Y*) che equilibrano contemporaneamente i risparmi e gli investimenti nel mercato dei beni e la domanda e l’offerta di moneta nel mercato monetario.(1/a)[1 – (c + v)(1 – t)]Y + (1/a)(C0 + uW + I0 + G) – (1/a)(c + v)T0 = (k/m)Y + (1/m)(L0 – M) . se Y è elevato gli operatori chiedono più moneta per transazioni quindi occorre i elevato e si spostano sui titoli mentre se Y è basso gli operatori chiedono meno moneta per transazioni quindi occorre i basso per convincere gli operatori. IS i = .(1/a)[1 – (c + v)(1 – t)]Y + (1/a)( C0 + uW + I0 + G) – (1/a)(c + v)T0 LM i = (k/m)Y + (1/m)(L0 – M) . lo spostamento della IS verso l’alto provoca un aumento del Y da Y’ a Y’’ ma in A non è equilibrato il mercato della moneta.(a/m)(L0 – M) Y[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)] = C0 + uW + I0 + G – (c + v)T0 . pertanto non è una relazione funzionale. ma quest’ultimo aumento genera una riduzione della Md (secondo il coefficiente m) e degli I (secondo il coefficiente a) quindi il Y si riduce passando da Y’’ a Y*.Per avere equilibrio.

se m è piccolo (grande) la moneta ed i titoli sono poco (molto) sostituibili quindi per convincere ad acquistare titoli occorre una grande (piccola) variazione di i pertanto l’effetto retroazione è maggiore (minore). Per elevati valori del coefficiente m. coefficiente m  indica la sostituibilità tra la moneta ed i titoli pertanto la retroazione è tanto maggiore quanto minore è tale coefficiente e viceversa infatti poiché gli operatori devono vendere i titoli poiché si crea Md > Ms. essendo aumentato il tasso di interesse rispetto alla situazione iniziale. diminuisce l’inclinazione della LM. 2. Per elevati valori del coefficiente a. coefficiente a  indica retroattività degli I rispetto al i pertanto la retroazione è tanto maggiore quanto maggiore è tale coefficiente e viceversa infatti se a è grande (piccolo) lo stesso aumento di i provoca una riduzione degli I e quindi del Y maggiore (minore). sul Y non si hanno effetti. 2. 3. Nel tratto classico la politica fiscale è inefficace.la quantità di moneta esistente sul mercato rimane invariata quindi il reddito non raggiunge il livello Y’’ ma si stabilizza al livello Y*. La retroazione monetaria impedisce il verificarsi del massimo effetto espansivo ma si verifica comunque un effetto espansivo poiché Y* > Y’ e tale risultato dipende dall’inclinazione delle due rette: 1. coefficiente k  indica di quanto varia la Md al variare del Y pertanto la retroazione è tanto maggiore quanto maggiore è tale coefficiente e viceversa infatti se k è grande (piccolo) si crea un maggiore (minore) eccesso di Md pertanto devono essere venduti più (meno) titoli e il i aumenta maggiormente (menomamente) provocando una maggiore (minore) riduzione degli I e quindi del Y. aumenta l’inclinazione positiva della LM. caso keynesiano  viene considerato il caso della trappola della liquidità pertanto m  ∞ e il moltiplicatore diventa: (∆ Y/∆ G) = 1/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)] (∆ Y/∆ G) = 1/[1 – (c + v)(1 – t) + 0] Il moltiplicatore è al livello massimo perché la retroazione monetaria è nulla quindi i rimane invariato mentre il Y aumenta 47 . I casi estremi sono: 1. diminuisce l’inclinazione negativa della IS. caso neoclassico  viene considerata solo la funzione di mezzo di transazione della moneta quindi la Md è insensibile rispetto alle variazioni del i. Per elevati valori del coefficiente k. Si verifica il fenomeno dello spiazzamento cioè l’aumento di i provoca una caduta degli I tale da compensare esattamente l’impulso iniziale della maggiore G. pertanto m  0 e il moltiplicatore diventa: (∆ Y/∆ G) = 1/[1 – (c + v)(1 – t) +(ak/m)] (∆ Y/∆ G) = 1/[1 – (c + v)(1 – t) + ∞ ]  0 Il moltiplicatore è al livello minimo perché la retroazione monetaria è massima quindi mentre il i aumenta.

L’effetto finale quindi è composto: 1. La diminuzione di i fa aumentare gli I che dipendono da a infatti se a è grande (piccolo) la variazione degli I è maggiore (minore). effetto restrittivo BE* = (ak/m)  in B il mercato dei beni non è in equilibrio quindi per effetto della retroazione viene raggiunto E*. I casi estremi sono: 1. Se la BCE acquista titoli (operazione di mercato aperto) fa aumentare la BM che a sua volta fa aumentare Ms pertanto Pt aumenta mentre i diminuisce. 2.perché per m molto elevato. caso keynesiano  viene considerato il caso della trappola della liquidità pertanto m  ∞ e il moltiplicatore diventa: (∆ Y/∆ M) = (a/m)/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)] (∆ Y/∆ M) = 0/[1 – (c + v)(1 – t)]  0 La politica monetaria è inefficace perché 48 . Viene evidenziata la teoria quantitativa della moneta infatti risulta ∆ M = k∆ Y cioè una variazione di M provoca una variazione proporzionale del Y secondo il coefficiente k = 1/v. basta una piccola variazione di i per fare assorbire tutti i titoli che la gente vuole vendere. effetto positivo della variazione di M sugli I che è dato da EA = a/m b. La politica monetaria espansiva ∆ M > 0 (restrittiva ∆ M < 0) provoca uno spostamento verso il basso (alto) della LM quindi il i diminuisce (aumenta) provocando un aumento (riduzione) della Md (secondo il coefficiente m) e un aumento (riduzione) degli I (secondo il coefficiente a) attuando un meccanismo di moltiplicazione identico a quello precedente che fa aumentare (diminuire) il Y secondo il moltiplicatore della moneta (∆ Y/∆ M) = (a/m)/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)]. Il moltiplicatore della moneta è tanto maggiore quanto maggiore è a e quanto minore è m. si ha solo una variazione dei prezzi perché Y non può variare. effetto positivo della variazione del i sul Y che è dato da AB = 1/[1 – (c + v)(1 – t)] L’aumento di M provoca una riduzione del i in A che genera un aumento degli I e quindi del Y in B. caso neoclassico  viene considerata solo la funzione di mezzo di transazione della moneta quindi la Md è insensibile rispetto alle variazioni del i. La diminuzione di i dipende da m cioè dalla sostituibilità tra M e T infatti se m è piccolo (grande) il i deve diminuire molto (poco) affinché gli operatori non sono disposti a vendere titoli. effetto espansivo EA e AB = [1 – (c + v)(1 – t)]  è composto da due effetti positivi: a. La politica monetaria ha risultato ma se siamo in piena occupazione si verifica solo una variazione dei prezzi. 2. pertanto m  0 e il moltiplicatore diventa: (∆ Y/∆ M) = (a/m)/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)] (∆ Y/∆ M) = a/{m[1 – (c + v)(1 – t)] + (ak/m)]m} (∆ Y/∆ M) = a/(ak) = 1/k La variazione di M provoca lo spostamento a destra della LM quindi il Y passa da Y’ a Y* ma se il sistema è in piena occupazione.

T0  tassazione autonoma. 3. 6. prezzi costanti  il modello non analizza cosa succede quando i prezzi non sono costanti. per ipotesi. m  indica la variazione della Md al variare di i. C0  consumo autonomo anche quando il reddito è nullo. k  indica la variazione della Md al variare del Y.(a/m)(L0 – M)] La posizione delle IS e della LM sono influenzate dai valori autonomi cioè quelli che non dipendono dal livello del reddito: 1. a  nei periodi di espansione può essere molto grande la derivata degli I rispetto ad i cioè una riduzione dal i provoca un forte aumento degli I mentre nei periodi di crisi. t  aliquota di tassazione. 2. 4. 5. 3. ma in questo modo non vengono considerate le caratteristiche dei titoli. c  nei periodi di crisi la propensione al consumo è minore. 3) Conclusioni e limiti Dalle equazioni della IS e della LM si ottiene il reddito di equilibrio: Y = {1/[1 – (c + v)(1 – t) + (ak/m)]}[ C0 + uW + I0 + G – (c + v)T0 . Tale ipotesi implica che tutti i titoli hanno la stessa sostituibilità cioè se varia i dell’1% del titolo ad 1 anno varia dell’1% anche il i del titolo a 6 mesi. v  componente degli investimenti dipendente dal reddito. ricchezza è una variabile esogena  in realtà è una variabile esogena infatti dipende dalle scelte degli operatori cioè dal loro risparmio cumulato e dalle politiche effettuate inoltre non influisce sulle scelte di portafoglio. tutti i titoli si muovono insieme. 5. I0  può dipendere da una forte innovazione tecnologica che genera investimenti. W  la ricchezza in passato stimolava i consumi mentre oggi è al centro della crisi mobiliare e se diminuisce il valore mobiliare diminuisce la ricchezza di oggi. in quanto. u  indica di quanto variano i C al variare della W. il valore di a è molto basso perché non ci sono prospettive infatti negli USA la Fed continua a ridurre il i ma gli I continuano a non essere stimolati. provoca eccesso d’offerta di moneta. scelta tra moneta e un solo titolo  secondo Keynes basta considerare un unico titolo e il suo tasso di interesse perché è rappresentativo di tutti gli altri titoli presenti nel sistema. L0  indica la preferenza per la liquidità soprattutto quando in presenza di una crisi finanziaria perché si ha la certezza del valore monetario anche se è necessario rinunciare al rendimento. 6. 49 . Per questi motivi la teoria delle scelte di portafoglio implicita nel modello IS-LM è elementare ed è stata rielaborata da Tobin nel modello AS-AD. G  spesa pubblica. Il reddito di equilibrio dipende anche da alcuni coefficienti: 1. 7. 3. 2. pertanto gli operatori spendono la moneta domandano beni e di conseguenza aumentano i prezzi. La politica monetaria influisce sul Y tramite la variazione di i e degli I pertanto si ha il seguente meccanismo di trasmissione: ∆ M>0∆ i<0∆ I>0∆ Y>0 Si tratta di un meccanismo indiretto perché agisce tramite i pertanto si contrappone a quello diretto del modello neoclassico dove l’aumento dell’offerta di moneta.la trasposizione parallela della LM a seguito dell’incremento della M non produce una variazione né del tasso di interesse né del reddito. 7. Il modello IS-LM presenta dei limiti: 1. 2. 4. M  offerta di moneta determinata dalle autorità monetarie.

CAPITOLO 9: L’APPROCCIO DI PORTAFOGLIO DI TOBIN 1) Modello macroeconomico con scelte di portafoglio alla Tobin Il modello di Tobin amplia il modello IS-LM nella parte dei mercati finanziari quindi comprende: 1. mercato dei beni  riprende la curva IS. 2. mercati finanziari  non considera solo la moneta (curva LM) ma tre mercati: a. mercato della moneta b. mercato dei titoli a reddito fisso c. mercato dei beni capitali o attività reali Il modello considera quindi tre attività e i rispettivi tassi monetari cioè: Attività Tasso monetario Moneta rm Titoli rb Beni capitali rk Mercato dei beni La parte reale del modello riprende la IS pertanto è espressa dal seguente sistema: 1. Y = C + I + G 2. C = C0 + cYd + uW  la ricchezza W è però una variabile endogena cioè determinata nel modello. 3. I = I0 + vYd – ark  il modello neoclassico considera il tasso di interesse reale б mentre il modello keynesiano e quello IS-LM considera il tasso di interesse monetario i sui titoli. 4. Yd = Y – T 5. T = T0 + tY 6. G – T = ∆ B + ∆ M  vincolo di bilancio del settore statale secondo cui il deficit (G – T) cioè la differenza tra le entrate e le uscite, deve essere coperto con la vendita di titoli ∆ B o con l’emissione di moneta ∆ M. Lo Stato può finanziare la spesa pubblica G con le tasse T imposte ai cittadini, con la vendita di titoli ∆ B (spendendo la M che incassa) o con l’emissione di moneta ∆ M (oggi non è più possibile perché tale variazione dipende dalla BCE), infatti dal vincolo si ottiene: G=T+∆ B+∆ M Mercati finanziari Il modello considera diverse attività che hanno caratteristiche diverse e possono essere suddivise in tre gruppi secondo un grado di liquidità decrescente:: 1. moneta  è l’attività più liquida che comprende i contati, i depositi e i titoli a breve: Md = m1rm – m2rb – m3rk + m4Y + m5W Ms = M Md = M 2. titoli a reddito fisso  non solo quelli a breve scadenza ma anche quelli a 10 anni: Bd = - b1rm + b2rb - b3rk - b4Y + b5W Bs = B Bd = B 3. attività reali  sono i beni capitali cioè l’attività meno liquida: Kd = - k1rm – k2rb + k3rk - k4Y + k5W Ks = K Kd = K In ogni gruppo, le attività sono molto sostituibili tra loro mentre le attività appartenenti a due gruppi diversi presentano una minore sostituibilità. La domanda di ciascuna attività dipende da: 1. tasso di rendimento proprio  è in relazione positiva (diretta). 2. tasso di rendimento dell’altra attività  è in relazione negativa (inversa). 3. reddito  è in relazione positiva (diretta) con la moneta perché svolge la funzione di transazione ed è in relazione negativa (inversa) con i titoli e le attività reali perché l’aumento di Y provoca un 50

aumento della Md ma se la W rimane costante, le domande delle altre attività devono diminuire infatti gli individui che necessitano di moneta per effettuare le transazioni devono vendere tali attività. 4. ricchezza è una relazione positiva, perché una variazione della W implica una variazione delle quantità domandate ma non delle quote cioè della sua ripartizione tra le diverse attività. La ricchezza costituisce il vincolo di bilancio dell’operatore cioè: W = Md + B d + Kd La somma delle domande deve essere uguale alla W infatti se aumenta una domanda e la W rimane costante, deve diminuire le domande delle altre due attività per compensare tale variazione. ∆ W = ∆ Md + ∆ B d + ∆ K d La variazione della ricchezza deve quindi essere uguale alla somma delle variazioni delle domande delle attività che dipendono dalle variazioni dei tassi di interesse, del reddito e della ricchezza. Modello di Tobin Y=C+I+G C = C0 + cYd + uW I = I0 + vYd – ark Yd = Y – T T = T0 + tY G–T=∆ B+∆ M W = Md + B d + Kd Md = m1rm – m2rb – m3rk + m4Y + m5W Mercato Ms = M monetario Md = M Bd = - b1rm + b2rb - b3rk - b4Y + b5W Mercato dei Bs = B titoli Bd = B Kd = - k1rm – k2rb + k3rk - k4Y + k5W Mercato dei Ks = K beni capitali Kd = K

Settore reale

Ricchezza

Settore finanziario

Il vincolo di bilancio dell’operatore permette di eliminare uno dei tre mercati perché una volta determinate due domande, la terza viene determinata automaticamente. I coefficienti indicano: 1. elasticità diretta  reattività della domanda al variare del rispettivo tasso. m 1 = ∂ Md / ∂ r m η M, rm = (∂ Md / ∂ rm)(rm / Md) = m1(rm / Md) 2. elasticità incrociata  reattività della domanda al variare del tasso di un’altra attività. - m2 = ∂ Md / ∂ rb η m, rb = - (∂ Md / ∂ rb)(rb / Md) = m2(rb / Md) Solitamente è più facile passare da un’attività più liquida (titoli) ad una meno liquida (beni capitali) ma per ipotesi tutte le elasticità incrociate sono uguali. Il modello non esplicita la rischiosità ma di solito, a tassi più elevati corrispondono attività più rischiose inoltre non viene considerato il tasso estero perché per ipotesi l’economia è chiusa. > Una manovra monetaria restrittiva implica la vendita di titoli da parte della BCE con la vendita di titoli, questo fa diminuire Pt ed aumentare rb inoltre quest’ultimo aumento, a parità degli altri rendimenti, provoca le seguenti variazioni: ∆ Md = - m2∆ rb ∆ Bd = + b2∆ rb ∆ Kd = - k2∆ rb La W non varia quindi il vincolo della ricchezza implica: ∆ W = ∆ Md + ∆ B d + ∆ K d ∆ W = (- m2 + b2 - k2)∆ rb = 0 51

Poiché ∆ rb > 0, la somma dei coefficienti (-a2 + b2 - k2) deve essere nulla pertanto viene nuovamente evidenziata l’interdipendenza delle funzioni di domanda; di conseguenza anche le altre somme dei coefficienti (m1 - b1 – k1), (-m3 - b3 + k3) e (m4 – b4 – k4) devono essere nulle. > Un aumento della W, a parità degli altri elementi, provoca le seguenti variazioni: ∆ Md = a5∆ W ∆ Bd = b5∆ W ∆ Kd = k5∆ W Il vincolo della ricchezza implica: ∆ W = ∆ Md + ∆ B d + ∆ K d ∆ W = (a5 + b5 + k5) ∆ W Poiché a5, b5 e k5 sono le quote di M, B e K detenuta dall’operatore, la loro somma deve essere pari all’unità pertanto una variazione della W implica una variazione delle quantità ma non delle proporzioni. 2) Effetti della politica monetaria espansiva La politica monetaria espansiva avviene con un operazione di mercato aperto tramite l’acquisto di titoli ∆ B < 0 perché viene immessa moneta nel sistema ∆ M > 0 pertanto ∆ M = ∆ B. Nel mercato dei titoli, si crea un eccesso di domanda di titoli Bd > B che provoca un aumento del prezzo Pt e una riduzione del tasso rb. La variazione di tale tasso influenza il settore finanziario infatti provoca degli effetti di sostituzioni dei titoli con la moneta e con i beni capitali: 1. mercato della moneta  la Md aumenta (secondo il coefficiente m2) quindi si crea eccesso di domanda di moneta Md > M. 2. mercato dei titoli  la Bd diminuisce (secondo il coefficiente b2) quindi tende a riequilibrare l’eccesso di domanda di titoli che si era creato precedentemente cioè Bd = B. 3. mercato dei beni capitali la Kd aumenta (secondo il coefficiente k2) quindi si crea eccesso di domanda di beni capitali Kd > K. Tutto questo implica solo una variazione delle quote perché la W non varia. Nei mercati in cui si ha lo squilibrio, si mettono in moto nuovi meccanismi di aggiustamento pertanto nel mercato dei beni capitali, aumenta il prezzo Pk e diminuisce il tasso rk. La variazione di tale tasso influenza: 1. settore finanziario: a. mercato della moneta  la Md aumenta (secondo il coefficiente m3) quindi si crea eccesso di domanda di moneta Md > M. b. mercato dei titoli  la Bd aumenta (secondo il coefficiente b3) quindi si crea eccesso di domanda di titoli Bd > B. c. mercato dei beni capitali la Kd diminuisce (secondo il coefficiente k3) quindi tende a riequilibrare l’eccesso di domanda di beni capitali che si era creato precedentemente cioè Kd = K. 2. settore reale  gli I aumentano provocando un aumento del Y che stimola nuovamente i C e gli I. Tale modello evidenzia le variazioni provocate dalla politica monetaria che si ripercuotono in tutti i mercati fino alle attività reali. Il meccanismo di trasmissione della politica monetaria espansiva provoca un aumento del Y tramite i tassi di interesse quindi si tratta di un meccanismo indiretto ma tutte le variazioni, dipendono dai coefficienti pertanto si possono verificare degli ostacoli nel meccanismo di trasmissione. Analisi grafica Il mercato dei beni capitali lega il settore finanziario con quello reale del modello. Kd = k0 - k1rm – k2rb + k3rk - k4Y + k5W k3rk = Kd - k0 + k1rm + k2rb + k4Y - k5W rk = (1 / k3)Kd + (1 / k3)(- k0 + k1rm + k2rb + k4Y - k5W) La Kd è in funzione crescente con rk, l’intercetta è (1 / k3)(- k0 + k1rm + k2rb + k4Y - k5W) mentre l’inclinazione è (1 / k3). La politica monetaria espansiva provoca la riduzione di rb e quindi l’aumento della Kd (allo stesso rk gli operatori sostituiscono titoli con beni capitali). La variazione della Kd dipende da k2 = ∂ Kd / ∂ rb infatti se è elevato, una piccola variazione di rb provoca una grande variazione di Kd. Lo spostamento della Kd in Kd’ implica che al tasso iniziale rk si verifica eccesso di domanda AB pertanto si ha una riduzione 52

a∆ rk ∆ I = (ak2 / k3m2)∆ M La variazione ∆ I è tanto maggiore (minore) quanto maggiore (minore) sono a e k2 e quanto minore (maggiore) sono k3 e m2. IS-LM) il meccanismo di trasmissione della politica monetaria è indiretto perché è mediato dal tasso di interesse mentre nel modello neoclassico era diretto.k2∆ rb ∆ Kd = . Negli USA il tasso rb è più basso dell’inflazione pertanto il tasso reale è negativo ma anche se è conveniente indebitarsi per investire. Secondo la teoria di Tobin. l’efficacia della politica (effetto finale) dipende da diversi parametri: 1. tale variazione è tanto maggiore (minore) quanto minore (maggiore) è m2 cioè se i beni capitali e la moneta sono poco (molto) sostituibili. Tobin ha inserito il prezzo dei beni capitali Pk che influenza gli investimenti.∆ Kd) ∆ rk = (1 / k3)[. ∆ rb dipende da ∆ Ms e m2  l’autorità immette nel sistema ∆ M > 0 e il tasso rb deve diminuire per ristabilire l’equilibrio sul mercato della moneta ∆ Ms = ∆ Md quindi a parità delle altre variabili: ∆ Md = . Tutte le variazioni dovute alla politica monetaria devono essere quantificate perché influiscono sugli I. La società si finanzia in borsa quindi l’aumento di Pk rende conveniente per la società.(1 / m2)∆ M La variazione ∆ rb è tanto maggiore (minore) quanto minore (maggiore) è m2 cioè se la moneta e i titoli sono poco (molto) sostituibili. coefficiente k3 e m2  k3 indica la reattività della Kd al proprio tasso rk mentre m2 indica la sostituibilità della moneta con i titoli ma difficilmente sono nulli quindi non bloccano l’effetto finale. la vendita di azioni per raccogliere più capitale possibile e fare gli investimenti inoltre se Pk rappresenta i rendimenti futuri attesi dell’azienda.del tasso in rk’ e l’equilibrio si sposta in E’ dove la quantità è rimasta invariata perché l’offerta è costante. L’effetto finale della politica monetaria espansiva è dato da: ∆ I = . pertanto si dovrebbe avere: 53 . 3. L’aumento della Kd provoca eccesso di domanda di beni capitali Kd > K che fa diminuire rk. ∆ Ms  ∆ rb  ∆ Kd  ∆ rk  ∆ I 1. rispetto al modello IS-LM. Inoltre. k2 e m2  la riduzione di rk provoca una riduzione della Kd che ristabilisce l’equilibrio sul mercato dei beni capitali ∆ Ks = ∆ Kd quindi a parità di altre variabili: ∆ Kd = + k3∆ rk ∆ rk = (1 / k3)(.(k2 / m2)∆ M] ∆ rk = . tale variazione è tanto maggiore (minore) quanto maggiore (minore) è k2 e minore (maggiore) è m2. 2. Inoltre. i beni capitali K possono essere rappresentati dalle azioni della società perché il capitale di quest’ultima viene scambiato in borsa quindi Pk è il prezzo dell’azione e rk è il relativo rendimento. ∆ Kd dipende da k2 e m2  la riduzione di rb provoca un aumento della Kd: ∆ Kd = . allora rappresenta anche il VA di rk.k2(-1 / m2)∆ M ∆ Kd = (k2 / m2)∆ M La variazione ∆ Kd è tanto maggiore (minore) quanto maggiore (minore) è k2 cioè se i beni capitali e i titoli sono molto (poco) sostituibili.(k2 / k3m2)∆ M La variazione ∆ rk che porta in equilibrio il relativo mercato è tanto maggiore (minore) quanto minore (maggiore) è k3 cioè quanto più (meno) Kd è reattivo al proprio tasso. questo non avviene perché non ci sono buone aspettative sul futuro pertanto la sostituibilità tra titoli e beni capitali è bassa. Nel modello neoclassico la moneta era neutrale mentre nel modello di Tobin. Inoltre. ∆ rk dipende da k3. 2.m2∆ rb ∆ rb = . Nel modello di Tobin (Keynes. coefficiente k2 e a  k2 indica la sostituibilità tra i beni capitali e titoli mentre a indica la reattività degli investimenti al tasso rk ma entrambi possono bloccare l’effetto finale perché possono essere molto bassi o nulli nei periodi di crisi. L’influenza della politica monetaria quindi dipende dalla situazione del sistema economico. Tale teoria è stata criticata perché non tutte le aziende si finanziano in borsa ma ricorrono al credito bancario.

con l’operare dell’effetto ricchezza che spinge ad acquisire nuovi beni capitali. la loro quota di portafoglio diminuisce. Per accettare la stessa Ks. La ricchezza complessiva nel sistema aumenta di ∆ Ms = ∆ W cioè: W2 > W1 = Md + Bd + Kd Finché le domande delle diverse attività non si aggiustano si verifica un eccesso di ricchezza e tale disequilibrio provoca l’effetto ricchezza cioè l’aggiustamento che si attiva in seguito ad una variazione della W. Se le attività finanziarie sono molto sostituibili tra loro.I = I0 + vYd – ark . A causa dell’aumento della ricchezza. la domanda e l’offerta di K viene espressa in quote cioè Ks/W e Kd/W. La politica fiscale espansiva ∆ G > 0 produce degli effetti che si suddividono in due fasi: 1. L’aumento della W provoca delle variazioni positive di tutte le domande: ∆ Md = m5 ∆ W ∆ Bd = b5∆ W ∆ Kd = k5∆ W poiché la somma dei coefficienti è 1 si ottiene: ∆ Md + ∆ Bd + ∆ Kd = (m5 + b5 + k5)∆ W ∆ Md + ∆ B d + ∆ K d = ∆ W La variazione delle domande è uguale alla variazione di ricchezza pertanto viene raggiunto un nuovo equilibrio con una variazione positiva di tutte le quantità domandate. L’effetto sostituzione è l’aggiustamento che si attiva in seguito ad una variazione di r.brb dove brb è il finanziamento tramite il credito bancario e ark è il finanziamento tramite la borsa ma entrambi i tassi hanno un effetto negativo sugli investimenti. mentre se le attività finanziarie sono poco sostituibili con quelle reali è necessaria una grande variazione del rendimento per indurre variazioni nelle domande. Vi sarà quindi la tendenza a ricostituire le proporzioni desiderate. poiché rimane invariato l’ammontare assoluto di K. 54 . poiché rb aumenta. gli operatori vogliono che anche rk aumenti per non preferire i titoli. Per considerare K e W con rk. I titoli sono scambiati nel mercato primario e acquistati dagli individui quindi non è creazione di BM: ∆ G = ∆ Bs = |∆ Ms| Tale fase coincide con una politica monetaria restrittiva infatti la vendita di titoli provoca una riduzione di Pt e pertanto aumenta rb provocando effetti di sostituzione con tutte le attività (finanziarie e reali). basta una piccola variazione del rendimento per spostare grandi quantità. pertanto per raggiungere l’equilibrio è necessario un aumento di Bd e una riduzione della Md ma tali variazioni devono essere dello stesso ammontare poiché la W rimane costante (non si verifica l’effetto ricchezza) e l’aumento di rk permette agli individui di detenere la stessa quantità di Ks. L’intervento dello Stato provoca un aumento di Bs e una riduzione di Ms. La Kd si sposta verso l’alto e finché rk non varia si ha eccesso di offerta Ks > Kd (AE) che fa diminuire Pk e aumentare rk fino ad E’. spesa  con la vendita di titoli. finanziamento  per ipotesi lo Stato ottiene i fondi con la vendita di titoli quindi aumenta l’offerta di titoli ∆ Bs > 0 e diminuisce quella di moneta ∆ Ms < 0. Se l’effetto ricchezza (positivo) è superiore all’effetto di sostituzione (negativo) si verifica una temporanea carenza nello stock di beni capitali cioè eccesso di domanda di beni capitali. lo Stato incassa una cifra pari a ∆ G che utilizza per la spesa pubblica immettendo moneta nel sistema economico pertanto Ms aumenta. 3) Effetti della politica fiscale La politica fiscale ha degli effetti monetari impliciti come nel modello IS-LM poiché Ms rimane costante ma nel modello di Tobin si verifica un effetto monetario aggiuntivo poiché viene considerata la ricchezza W. L’aumento di rb provoca un aumento di Bd e una riduzione sia di Md che di Kd per gli effetti di sostituzione. 2.

Nell’analisi della politica fiscale espansiva (ed ogni tipo di politica). Se rk aumenta. l’aumento di G provoca un aumento della W e quindi dei C. sul mercato dei beni si ha un effetto negativo sugli investimenti e di conseguenza sul reddito pertanto si verifica lo spiazzamento del portafoglio che annulla l’effetto positivo iniziale. (rb/W).k4Y + k5W d (K / W) = (k0 / W) – (k1rm / W) – (k2rb / W) + (k3rk / W) – (k4Y / W) + (k5W / W) (Kd / W) = (k0 / W) – (k1rm / W) – (k2rb / W) + (k3rk / W) – (k4Y / W) + k5 La (Kd / W) è quindi in funzione di (rm/W).10 La quota di offerta di beni capitali (Ks/W) si sposta verso sinistra poiché diminuisce. 2. effetto ricchezza EB l’aumento di W provoca una riduzione di (Ks/W) quindi si verifica (Kd/W) > (Ks/W) che genera l’aumento di Pk e la riduzione di rk. la quota k5 varia solo al variare di W. Se k2 è molto grande. d s L’eccesso di domanda di beni capitali BE = (K /W’’) – (K /W’’) si verifica perché W aumenta mentre Ks rimane costante quindi provoca l’aumento di Pk e la riduzione di rk (per convincere le persone a detenere una quota inferiore di K) fino al nuovo equilibrio E’’. pertanto l’effetto sostituzione è minore e solitamente prevale l’effetto ricchezza. Se k2 è piccolo.k1rm – k2rb + k3rk . la Kd si sposta molto verso l’alto pertanto l’effetto sostituzione è maggiore. Kd = k0 . b. la Kd si sposta poco verso l’alto. effetto sostituzione EA l’aumento di rb provoca una riduzione di Kd quindi si verifica Ks > Kd che genera la riduzione di Pk e l’aumento di rk.20 = k5 Se W’’ = 200 si dovrebbe avere Kd = 40 ma poiché Ks rimane invariato. 55 . (rk/W) e (Y/W) pertanto se ∆ rm = ∆ rb = ∆ rk = ∆ Y = 0 cioè a parità di tassi di interesse e di reddito.Nell’equilibrio iniziale E’ si ha W = 100 e K = 20 cioè: (K/W’) = (20/100) = 0. al tasso iniziale si crea eccesso di domanda di beni capitali (Kd / W’) > (Ks / W’’) pertanto Pk aumenta e rk diminuisce cioè varia la quota infatti nel nuovo equilibrio si ha: (Ks/W’’) = (Kd/W’’) = (20/200) = 0. mercato dei beni  si verificano due effetti positivi: a. (Kd / W) = k5 La politica fiscale espansiva ha degli effetti positivi diretti sul mercato dei beni perché stimola la domanda ma la modalità di finanziamento e successivamente la spesa. L’effetto finale dipende quindi dalla grandezza dei due effetti e solitamente prevale l’effetto sostituzione pertanto rk tende ad aumentare (∆ rk / ∆ G) > 0 se (m2 / k2) > (m5 / k5). Nel complesso si verificano due effetti di segno opposto: 1. oltre all’effetto immediato devono essere considerati gli effetti monetari impliciti e gli effetti sullo stock della ricchezza: 1. provocano l’effetto sostituzione e l’effetto ricchezza sui mercati finanziari. l’aumento di G provoca un aumento della D e quindi del Y che a sua volta fa aumentare i C e gli I.

invece. si basano sul patrimonio (casa) quindi se quest’ultimo aumenta di valore. effetto consumo  l’aumento della ricchezza provoca un effetto diretto sul consumo che aumenta. In contesti storici più tranquilli. canale di moneta (canale di trasmissione)  è un meccanismo di trasmissione indiretta che evidenzia i tassi di interesse. La BCE può intervenire con una politica monetaria espansiva che ha come obiettivo di far aumentare il Y al livello iniziale. b. b. Nei periodi di grave recessione. provoca un aumento di Pb e una riduzione di rb. possono provocare una riduzione di Y perché gli operatori a parità di Y e r preferiscono mantenere più liquidità quindi la LM si sposta a sinistra. come una guerra. .2. 56 . di conseguenza diminuisce rk pertanto gli I e il Y aumentano. mercati finanziari  si verificano tre effetti negativi: a. l’aumento di rk provoca lo spiazzamento di portafoglio che solitamente è negativo Nel modello IS-LM non si verificava l’effetto ricchezza e quello dello spiazzamento di portafoglio. I mercati finanziari sono instabili soprattutto la domanda di moneta quindi la politica monetaria deve proteggere il Y (sistema economico) dall’instabilità. La riduzione dei tassi di interesse genera un aumento del valore di tutte le attività: Patt = [Ref1/ (1 + r)] + [Ref2/ (1 + r)2] + [Refn/ (1 + r)n] di conseguenza. basso  è necessario agire sulle cause di inflazione (richieste salariali o scarsa concorrenza) senza utilizzare la politica monetaria che ha effetti restrittivi generali. si ha un aumento di Pb e una riduzione di rb pertanto anche Pk aumenta e rk diminuisce mentre la W aumenta. c. l’aumento di G provoca un aumento del Y e quindi della Md che genera un aumento di rb pertanto si verificano gli effetti negativi della retroazione monetaria. l’aumento di rb provoca l’aumento di rk. se rb e rk diminuiscono. effetto credito  molti prestiti. 2. Tale obiettivo può però essere contrastato dai coefficienti k2 e a che variano a seconda dei periodi storici. Le oscillazioni del Y possono verificarsi anche se il sistema economico è perfetto e dipendono dall’instabilità del mercato finanziario. 4) Analisi di trasmissione Nel modello di Tobin. canale ricchezza (canale prezzo delle azioni)  prevede che in seguito alla politica fiscale. l’operatore può ottenere un prestito maggiore con un effetto indiretto sugli investimenti che aumentano. 2. Il canale ricchezza presenta quindi due effetti: a. Rispetto all’inflazione. una politica fiscale restrittiva genera un aumento di Ms con l’acquisto di titoli: 1. può essere utilizzata la politica monetaria. bisogna considerare il livello del pericolo di inflazione: 1. aumenta la W. La politica monetaria ha effetti sull’attività reale Y e quindi su N inoltre ha come obiettivo di mantenere i tassi di interesse a livelli bassi e stabili per favorire lo sviluppo del reddito e stimolare maggiormente l’economia. alto  è necessario utilizzare la restrizione monetaria (Friedman). tali coefficienti sono molto bassi e la politica monetaria non è efficace quindi per stimolare l’economia è necessaria la politica fiscale. I fattori esterni. La politica fiscale. Il mercato dei capitali K rappresenta la possibilità per imprese di finanziarsi in borsa (Pk e rk) mentre il mercato dei titoli (di liquidità) rappresenta la possibilità per le imprese di finanziarsi con le banche (Pb e rb).

Tale eccesso spinge gli operatori a liberarsi dalla moneta spendendolo in beni e poi con le altre attività infatti sia i neoclassici che i monetaristi. quindi si verifica eccesso di offerta e i prezzi diminuiscono provocando a loro volta una riduzione dell’offerta e quindi del consumo. breve periodo  se Y < Ypo genera un aumento del reddito. Il meccanismo diritto influisce su tutti i mercati in modo generale pertanto l’equazione fondamentale viene detta anche modello a forma ridotta: M⋅ V=Y ∆ Y=∆ M⋅ V Le variazioni di Y sono dovute a qualsiasi variazione di M (della politica monetaria) e V è costante perché l’inflazione è bassa. basandosi sul modello neoclassico. S = S(r) 5. WNU)] La parte monetaria del sistema è: 1. Ns = Ns (W/P) 3. WNU). N) 4. u. re. I): 1. la parte reale è autonoma rispetto a quella monetaria e determina le variabili reali (W/P. il sistema è in grado di raggiungere la piena occupazione quindi la politica monetaria deve interferire il meno possibile inoltre. re. S = I La parte reale tende a raggiungere l’equilibrio di piena occupazione perché i prezzi sono perfettamente flessibili e il modello è di concorrenza perfetta. WNU) 2. π . u. Nella parte monetaria sono determinati i prezzi assoluti ed è lo specchio del mercato reale inoltre Friedman considera la Md una funzione stabile del reddito Y perché la V varia poco al variare di rb e re se π è basso. Ms = M 3. π . re. Md = Y / V(rb. un aumento del prezzo del petrolio provoca una riduzione della relativa domanda. quindi si ha: M ⋅ V = Py M⋅ V=Y d M ⋅ V(rb. π . π . Secondo i monetaristi. la politica monetaria può avere: 1. Il mercato reale si adegua a qualsiasi shock. π . versione dinamica  è un modello dinamico che permette di considerare un’economia in crescita: 57 . Ns = Nd Y = f(K. u. lungo periodo  se Y = Ypo genera un aumento dei prezzi. WNU) Il meccanismo di trasmissione della politica monetaria è diretto perché un aumento di Ms genera eccesso di offerta di moneta Ms > Md in quanto la Md rimane invariata essendo una funzione stabile del reddito. r. S. Nd = Nd(W/P) 2. Md = Ms Dalla risoluzione del sistema si ottiene l’equazione fondamentale dei monetaristi che è sufficiente a rappresentare il sistema economico: M = Y / V(rb. 2. WNU) = Py Md = Y [1/ V(rb. ad esempio. I = I(r) 6. u. versione statica  è un modello statico perché le variabili sono in valore assoluti e individua la M ottimale che garantisce i prezzi desiderati dato Ypo: M ⋅ V = P desiderati ⋅ Ypo Me = (1 / V)( P desiderati ⋅ Ypo) 2. L’aumento della D crea eccesso di domanda quindi considerando Ypo il reddito di piena occupazione: 1.CAPITOLO 10bis: IL MODELLO DI FRIEDMAN E DI POOLE 1) Il modello di Friedman Il modello di Friedman. grazie all’equazione fondamentale M = Y / V(rb. ritiene che per determinare i prezzi sia sufficiente il mercato della moneta in quanto è il mezzo per effettuare le transazioni e quindi l’altra faccia degli altri mercati (sistema economico). ritengono che la moneta molto sostituibile con i beni. re. L’equilibrio viene raggiunto grazie ai prezzi flessibili anche se il livello di produzione è inferiore rispetto a quello iniziale. Nel modello neoclassico. re. u.

aumento popolazione.1% La politica monetaria ha come obiettivo quello di determinare il tasso di inflazione desiderato determinando un gm ottimale. Nella realtà. in alcuni periodi storici. In conclusione.gv 2% = 0 + 2% . I keynesiani ritengono che se la politica monetaria può permettere di superare la crisi. una volta che sono calcolati gY e gv e viene stabilito il π desiderata. mentre il settore monetario risulta più stabile quindi se gm non reagisce a tali shock. Secondo i keynesiani invece.gM = π desiderata + gY . richieste salariali. è necessario un intervento dell’autorità per aumentare l’offerta di moneta perché l’aggiustamento reale è molto doloroso in quanto implica dei costi sia in termini di occupazione che sociali. le autorità non devono intervenire con variazioni dell’offerta di moneta perché ogni squilibrio viene risolto nella parte reale.gv Poiché la moneta è per transazioni. una variazione di gm influenza solo il π . Situazione iniziale attuale π π desiderato = 2% 2% gm = π + gY – 0 4% = 2% + 2% Se i prezzi crescono troppo π = 3% si verifica π attuale > π desiderato pertanto la BCE può: 1.0 La crescita della moneta dipende inoltre anche dalla crescita della velocità ma in modo inverso.0 Se π = 3% (tasso fisiologico e positivo) la moneta deve aumentare ulteriormente cioè: 5% = 3% + 2% . si crea eccesso di produzione che porta ad una riduzione dei prezzi e quindi dell’inflazione. se i prezzi sono costanti π = 0 e anche la velocità è costante gv = 0: gM = π + gY . se il Y aumenta del 2% anche la moneta deve aumentare nella stessa misura altrimenti non sarebbe sufficiente per effettuare transazioni. l’inflazione deve essere affrontata dove nasce e quando il sistema tende ad andare in recessione. Le autorità devono pertanto confrontare il π attuale (valore attuale dell’inflazione) con π desiderato. l’inflazione non si può sviluppare se le autorità non aumentano la moneta nel sistema. ogni variazione di gm provoca una variazione di π . varia anche la velocità infatti l’utilizzo del bancomat ha provocato un suo aumento pertanto se gv = 1% si ha una riduzione di gm: 4% = 3% + 2% . considerando che gY dipende dalla conformazione del sistema economico (tecnologia. le autorità non alimentano l’inflazione quindi mancando la moneta per svolgere le transazioni. infatti all’aumentare della velocità. non intervenire  gm = 4% implica che non c’è sufficiente moneta per effettuare le transazioni a quel livello dei prezzi pertanto gli operatori cercano di trattenere moneta e la domanda diminuisce (recessione). …) e gv è costante (secondo le rilevazioni dei dati statici). I monetaristi propongono quindi una regola fissa perché il loro obiettivo è 58 . salvo le situazioni di breve periodo. il sistema attiva degli aggiustamenti reali che influenzano i prezzi e permettono di raggiungere l’equilibrio. In questo modo. allora è accettabile anche un po’ di inflazione che deve essere aggredita successivamente con delle politiche strutturali. viaria) soprattutto nel settore parte reale. Secondo Friedman. Tale meccanismo di aggiustamento permette al sistema economico di raggiungere l’equilibrio al livello dei prezzi desiderato dalle autorità ed è il cuore dell’analisi monetarista poiché evidenzia che la parte reale determina autonomamente gY senza subire alcuna influenza da gm per questo. intervenire  con un aumento dell’offerta di moneta si ha: Situazione post-intervento π attuale π desiderato > 3% 2% gm = π + gY – 0 5% = 3% + 2% La BCE consentendo l’aumento dei prezzi permette di evitare la recessione ma si allontana dall’obiettivo π = 2%. guerra Iraq. la moneta viene utilizzata più volte quindi è necessaria una quantità inferiore. 2. Nel sistema economico si possono verificare molti shock (aumento prezzo del petrolio.

I keynesiani propongono invece una regola discrezionale perché ritengono che i sistemi economici hanno molte rigidità pertanto la politica monetaria per facilitare gli aggiustamenti necessari (che altrimenti potrebbero non realizzarsi) che sarebbero lunghi e dolorosi inoltre propongono una politica fiscale successiva. si verificano anche dei danni di tipo redistributivo. infatti sono favoriti i redditi variabili e quelli derivanti dalle aspettative inoltre si generano delle conflittualità per ottenere incrementi salariali e se il sistema economico prevede dei meccanismi di indicizzazione. Tale situazione si è verificata nei Paesi industrializzati negli anni ’80 a causa degli shock petroliferi e la politica monetaria restrittiva. 59 . Nella pratica si realizzano delle differenze rispetto alla teoria e l’analisi di Poole si concentra sul fatto che le politiche economiche si realizzano in condizioni di incertezza. per fare la politica economica deve essere fissato un tasso di interesse basso per stimolare gli investimenti quindi è necessario sapere la posizione della IS e della LM che dipendono da tali parametri. 2) Il modello di Poole Y=C+I+G C = C0 + cYd I = I0 + vYd – ai Yd = Y – T T = T0 – tY Md = L0 + kY – mi Ms = M Md = Ms Nel modello IS-LM possono essere inserite le variabili della W e del i (pagamento a rate) che influenzano i consumi mentre non vengono considerati i prezzi come invece accade nel modello AS-AD. c. t. T0. Secondo i keynesiani. I fattori di incertezza sono: 1. I0.gv 11% = 10% + 2% .gv 3% = 2% + 2% . anche i salari/tassi di interesse aumentano del 10% ma l’anno successivo si ha un nuovo incremento dell’inflazione.quello di bloccare l’inflazione in quanto ritengono che la parte reale è in grado autonomamente di raggiungere l’equilibrio di piena occupazione. L0. si avrebbe: gm = π desiderata + gY .1% Un gm = 11% permette all’economia di girare mentre se fosse considerato il tasso di inflazione desiderato. incertezza sul valore dei parametri (incertezza strutturale)  i comportamenti degli operatori possono subire mutamenti a causa di variazioni nelle aspettative o per altri motivi pertanto i parametri (C0. Inflazione elevata La velocità è in funzione dell’inflazione quindi un tasso elevato di quest’ultima provoca un aumento della velocità infatti gli operatori tendono a spostarsi sui beni reali/rifugio cioè attività il cui valore aumenta con l’aumentare di π . Gli studi econometrici permettono di ottenere delle stime che quindi sono incerte perché sono solo dei valori probabilistici inoltre l’intervallo di oscillazione implica che la posizione della IS e della LM è incerta e pertanto non è possibile fissare il tasso di interesse. gm = π attuale + gY . v. Le due scuole di pensiero. Si creano delle spirali inflazionistiche molto dannose quindi in presenza di π > 10% (iperinflazione π = 200%) la BCE deve intervenire riducendo la moneta perché il suo primo obiettivo è la stabilità dei prezzi e un tasso di inflazione così elevato non è tollerabile. k e m) risultano incerti quindi la BCE può non conoscere con certezza l’effetto quantitativo di una variazione di uno strumento finanziario sull’obiettivo finale. a. Quando i tassi di inflazione sono molto elevati. è stata necessaria per bloccare l’inflazione.1% In questo caso la moneta non è sufficiente a coprire tutte le transazioni pertanto si attivano i meccanismi di aggiustamento dei prezzi e delle quantità. concordano sul fatto che in presenza di alta inflazione (due cifre) sia necessaria una politica monetaria restrittiva credibile mentre nei casi di bassa inflazione (strisciante) permane tale divergenza di opinioni. anche se è stata molto costosa soprattutto in termini di occupazione.

incertezza per ritardi informativi  la BCE può osservare solo con ritardi temporali l’andamento della domanda interna. La politica monetaria migliore è quella in relazione all’obiettivo di ridurre al minimo le fluttuazioni della domanda aggregata Y in seguito ad uno shock (disturbo) pertanto Poole confronta le due politiche nelle possibili origini del disturbo: 1. Un aumento del prezzo del petrolio. quando non è conosciuta l’origine del disturbo. G). In generale. 3. 4. del reddito. dei prezzi e della bilancia dei pagamenti quindi deve decidere l’importo dei suoi interventi senza le informazioni aggiornate su tali variabili. per verificare o meno la recessione. che sanno di non trovare lavoro e pertanto non si iscrivono alle liste. Tali perturbazioni possono derivare dal mercato dei beni o dal mercato della moneta.2. Considerando la variabile stocastica u a media 0 cioè una variabile probabilistica che può avere un effetto positivo e un effetto negativo che in media è 0. fa ridurre i consumi pertanto è uno shock negativo. il controllo diretto della BCE sulla quantità di moneta e sul livello dei tassi di interessi (strumenti di politica monetaria) e che il funzionamento dell’economia sia descritto dal modello IS-LM. Il modello di Poole si concentra sull’incertezza dell’origine e permette di capire quale sia la politica monetaria migliore tra quella di mantenere fissa l’offerta di moneta e quella di mantenere fisso il tasso di interesse. si ottiene la nuova funzione del consumo: C = C0 + cYd + u Considerando la IS si ha i = . incertezza sulle relazioni dinamiche e sulla lunghezza dei ritardi (incertezza dinamica)  gli effetti delle politiche non sono immediati quindi tra la decisione e la realizzazione intercorre un certo intervallo temporale pertanto la BCE deve prevedere la posizione futura della IS e della LM cioè la distribuzione nel tempo degli effetti dell’azione delle autorità. mercato reale  la posizione della IS risulta incerta e lo shock può riguardare una variabile che ha effetti sul consumo/investimenti ma può essere anche un insieme di variabili. Anche se le posizioni della IS e della LM fossero certe e fosse quindi possibile stabilire il tasso di interesse.4%) di persone scoraggiate. Inoltre si possono verificare diversi tassi di disoccupazione tra Nord e Sud pertanto non è facile stabilire il legame tra la politica economica e le variabili della teoria. Inoltre i dati sul reddito. se si verifica uno shock monetario. la variabile u comprende diversi fattori non quantificabili quindi la posizione della IS è incerta pertanto il settore reale è instabile mentre quello monetario (rappresentato dalla LM) è stabile. Se u < 0 (shock negativo) diminuisce l’intercetta e la IS si sposta a sinistra (stesso effetto di un aumento di T0). la BCE dovrebbe intervenire per mantenere il tasso al livello stabilito ma solitamente i dati arrivano in ritardo quindi la BCE non può agire tempestivamente. Secondo i keynesiani la Md è molto instabile e per tamponare gli effetti delle fluttuazione della Md sono necessari interventi che variano a seconda dell’origine che non è facile da individuare perché emergono solo gli effetti (incertezza legami) e tale catena di effetti (M influenza i beni che influenzano i P) non funziona sempre. 60 . incertezza sull’origine del disturbo  deriva dai ritardi informativi che rendono incerta l’origine delle perturbazioni che emergono sui mercati finanziari/monetari. Nel modello è ipotizzata l’incertezza altrimenti non ci sarebbe differenza tra fissare la quantità di moneta o il tasso di interesse per conseguire un certo livello di Y data la posizione della IS. La moneta infatti. Le ipotesi base sono i prezzi fissi. sono difficili da raccogliere quindi spesso sono usati altri indicatori più facili da ottenere come il consumo dell’energia elettrica.(1/a)[1 – (c + v)(1 – t)]Y + (1/a)( C0 + I0 + G) – (1/a)(c + v)T0 Se u > 0 (shock positivo) aumenta l’intercetta e la IS si sposta a destra (stesso effetto di un aumento di C0. Tale situazioni si verifica soprattutto per la politica fiscale. I0. influenza i prezzi solo e c’è piena occupazione ma non è facile stabilire se è realizzata la piena occupazione perché è sempre presente una disoccupazione fisiologica (3 .

si ottiene la nuova funzione della domanda di moneta: Md = L0 + kY – mi + v Considerando la LM si ha i = (k/m)Y + (1/m)(L0 – M + v) Se v > 0 (shock negativo) aumenta l’intercetta e la LM si sposta a sinistra (stesso effetto di un aumento di L0). M fissa (monetaristi)  la LM non varia e il Y può oscillare in seguito alle variazioni di u. Se v > 0 il Y diminuisce mentre in presenza se v < 0 il Y aumenta quindi il campo di oscillazione del Y* desiderato è: Yv>0 < Y* < Yv<0 61 . risulta migliore la politica monetarista perché ha degli effetti che controbilanciano parzialmente l’effetto positivo u > 0 o negativo u < 0 iniziale. Se v < 0 (shock positivo) diminuisce l’intercetta e la LM si sposta a destra (stesso effetto di un aumento di Ms). Considerando la variabile stocastica v a media 0 cioè una variabile probabilistica che può avere un effetto positivo e un effetto negativo che in media è 0. questo ha effetti positivi sulla parte reale perché aumentano gli I e quindi il Y. In presenza di uno shock nel settore reale. mercato monetario  la posizione della LM risulta incerta e lo shock riguarda la Md per esempio nei periodi di crisi la gente vuole detenere più liquidità. 2. emerge che con la prima politica l’oscillazione del Y è minore rispetto alla seconda politica poiché Y1 e Y2 sono più esterni. si genera una riduzione del tasso che controbilancia parzialmente lo shock. Confronto delle due politiche: a. In presenza di uno shock negativo il Y diminuisce mentre in presenza di uno shock positivo il Y aumenta quindi il campo di oscillazione del Y* desiderato è: Y1 < Y* < Y2 In presenza di uno shock negativo un aumento del prezzo del petrolio provoca una riduzione dei C e del Y che a sua volta provoca una riduzione sia dei C che degli I inoltre diminuisce la Md pertanto si crea Ms > Md ma per mantenere costante il i è necessaria una riduzione di Ms che riporta in equilibrio il mercato monetario quindi non si genera alcuna compensazione e l’oscillazione è maggiore. M fissa (monetaristi)  la IS non varia e il Y può oscillare in seguito alle variazioni di v. In presenza di uno shock negativo il Y diminuisce mentre in presenza di uno shock positivo il Y aumenta quindi il campo di oscillazione del Y* desiderato è: Yu<0 < Y* < Yu>0 In presenza di uno shock negativo un aumento del prezzo del petrolio provoca una riduzione dei C e del Y che a sua volta provoca una riduzione sia dei C che degli I inoltre diminuisce la Md pertanto si crea Ms > Md che provoca una riduzione di i. Lo shock negativo ha quindi provocato una riduzione del Y ma poiché Ms è fissa. i fisso (keynesiani)  la LM è orizzontale e il Y può oscillare in seguito alle variazioni di u. b.Confronto delle due politiche: a. Dall’unione dei due grafici.

Lo shock monetario. origine dello shock  se lo shock è reale. risulta migliore la politica monetarista mentre se lo shock è monetario. i fisso (keynesiani)  la IS non varia e la LM è orizzontale pertanto non si verifica nessuna oscillazione e il Y* rimane invariato. la Md diminuisce quindi si crea Ms > Md ma poiché il tasso rimane invariato. In presenza di uno shock nel settore monetario. risulta migliore la politica keynesiana perché ha degli effetti che controbilanciano totalmente l’effetto positivo v < 0 o negativo v > 0 iniziale quindi lo shock rimane isolato nel mercato monetario e gli effetti non si trasmetto al mercato reale. forniscono dei valori medi pertanto non è ancora stata individuata quale sia la funzione principale della moneta e pertanto se sia più corretto il modello monetarista o quello keynesiano. La scelta finale. risulta migliore la politica keynesiana. b. le autorità aumentano Ms quindi la LM che si era spostata ritorna alla sua posizione originaria. In conclusione. la Md aumenta quindi si crea Md > Ms che provoca un aumento di i causando una riduzione di I e di conseguenza del Y. Se v > 0. 2. 62 . non provoca nessuna variazione di i e del Y pertanto rimane isolato nel mercato monetario. Se v < 0. dipende pertanto dal contesto economico e dalla stabilità del i e della Md ma solitamente vengono adottate delle politiche intermedie. Nei sistemi economici le relazioni non sono così facili da misurare quindi permangono delle incertezze e anche le stime delle sostituibilità tra M e T. filosofia  i monetaristi ritengono che Md è stabile quindi risulta migliore la politica monetarista mentre i keynesiani ritengono che Md è instabili quindi risulta migliore la politica keynesiana.Se v > 0. la Md aumenta quindi si crea Md > Ms ma poiché il tasso rimane invariato. le autorità riducono Ms quindi la LM che si era spostata ritorna alla sua posizione originaria. la politica migliore da adottare dipende: 1.

T0 .v1Y + v1tY = C0 .v1 + v1t) = C0 + I0 – (c1 + v1)T0 + (c2 + v2)Yde – (c3 + a1)i – (c4 + a2)ie + G i = [1/(c3+a1)][C0 + I0 – (c1 + v1)T0 + (c2 + v2)Yde – (c4 + a2)ie + G] . Il modello IS-LM può essere modificato introducendo le aspettative cioè Yde e ie: 1. Yd = Y – T 5.v1 + v1t)Y La retta IS ha un coefficiente angolare .c1Y + c1tY .a2ie + G Y . L’equazione della LM diventa: M = L0 + kY – m1i + m2ie i = (1 / m1)kY + (1 / m1)(L0 + m2ie – M) La retta LM ha un coefficiente angolare (k / m1) > 0 mentre l’intercetta è (1 / m1)(L0 + m2ie – M). 4.a2ie  gli investimento dipendono direttamente dal Yd e inversamente dai i.c1T0 + c2Yde – c3i – c4ie + I0 .a1i + v2Yde. Un aumento (riduzione) L0 e ie provoca un aumento (riduzione) dell’intercetta pertanto la LM spostandosi a sinistra (destra) provoca un aumento (riduzione) del i e una riduzione (aumento) del Y quindi corrisponde ad una politica monetaria restrittiva.[1/(c3+a1)](1 . L’operatore deve fare delle previsioni sia sul reddito Yde che sul ie (per valutare la possibilità di pagamento della rata nel tempo).a2ie + G Y = C0 + c1(Y . Y = C + I + G 2. T = T0 + tY 6. I = I0 + v1Yd . le aspettative sono molto importanti per prevedere il futuro infatti gli operatori acquistano i titoli se prevedono di avere guadagni in conto capitale quindi devono formularsi delle aspettative sui fattori che influenzano i prezzi dei titoli come i tassi di interesse.tY) + c2Yde – c3i – c4ie + I0 + v1(Y . Una riduzione (aumento) di M provoca un aumento (riduzione) dell’intercetta pertanto la LM spostandosi a sinistra (destra) provoca un aumento (riduzione) del i e una 63 .v1T0 . Ms = M 8.c1 + c1t . Ms = Md L’equazione della IS diventa: Y = C0 + c1Yd + c2Yde – c3i – c4ie + I0 + v1Yd .a1i + v2Yde. C = C0 + c1Yd + c2Yde – c3i – c4ie  i consumi dipendono direttamente dal Yd e indirettamente dal i (pagamenti a rate). 7.[1/(c3+a1)](1 .a1i + v2Yde.v1 + v1t) < 0 mentre l’intercetta è [1/(c3+a1)][C0 + I0 – (c1 + v1)T0 + (c2 + v2)Yde – (c4 + a2)ie + G] > 0.tY) .c1 + c1t . diminuiscono (aumentano) i PT quindi si verifica una perdita (guadagno) in conto capitale e aumenta (diminuisce) la Md. 3.a1i + v2Yde. Un aumento (riduzione) di ie provoca una riduzione (aumento) dell’intercetta pertanto la IS spostandosi verso sinistra (destra) provoca una riduzione (aumento) di Y e i.a2ie + G Y(1 . Un aumento (riduzione) di Yde provoca un aumento (riduzione) dell’intercetta pertanto la IS spostandosi verso destra (sinistra) provoca un aumento (riduzione) di Y e i.CAPITOLO 11: ASPETTATIVE RAZIONALI E POLITICA MONETARIA 1) Teoria delle aspettative e analisi economica Nei mercati finanziari.c1 + c1t .T0 . Md = L0 + kY – m1i + m2ie  ie indica il tasso futuro atteso quindi possibilità di guadagno/perdita in conto capitale infatti se ie aumenta (diminuisce).

Secondo tale teoria. se invece π t > π t-1e (t) significa che si è realizzato un tasso maggiore di quello previsto pertanto la previsione viene aumentata di una percentuale λ dell’errore commesso e se π t < π t-1e (t) significa che si è realizzato un tasso minore di quello previsto pertanto la previsione viene ridotta di una percentuale λ dell’errore commesso. scompaiono i valori attesi pertanto si ottiene: π te (t+1) = λ π t + λ 2π t-1 π te (t+1) = λ π t + λ 2π t-1 + λ 3π t-2 + … + λ nπ t-(n-1) Il tasso di inflazione previsto dipende quindi dai valori passati dell’inflazione secondo pesi che sono decrescenti per i valori più lontani nel tempo perché λ < 1.π t-2e (t-1)) Sostituendo tale equazione nella prima si ottiene: π te (t+1) = π t-2e (t-1) + λ (π t-1 . St = c + dpt* + u  l’offerta al tempo t dipende dal prezzo atteso p* al tempo t e dalla variabile stocastica u perché a causa dell’incertezza del futuro. Secondo l’ipotesi base bisogna trovare un modello per determinare Xt formulando un aspettativa matematica che considera tutta l’informazione disponibile al tempo t – 1: Xte = E(Xt | It-1) Esempio sul modello di domanda e offerta con aspettative razionali: a. b. influisce sull’inflazione ma non viene considerato in queste aspettative inoltre se l’economia è in recessione. gli operatori continuano a prevedere quel tasso senza correggere le aspettative pertanto non vengono previsti le variazioni del tasso che si possono verificare in quel periodo. Per il tasso di inflazione è rilevante il prezzo del petrolio quindi è necessario un modello di formazione di tale prezzo in cui sono inserite anche le informazioni sulle altre variabili rilevanti. Infine. non considera i fattori che possono influenzare le variabili su cui formulare le aspettative (un forte aumento del petrolio. Poiché in ogni periodo viene formulata un’aspettativa si avrà: π t-1e (t ) = π t-2e (t-1) + λ (π t-1 .π t-2e (t-1)) + λ π t . aspettative adattive  considerano i valori passati della variabile da prevedere infatti prevedono un aggiustamento della previsione precedente rispetto all’errore commesso. Oggi.π t-1e (t)) π ’08 ‘09 = π ’07’08 + λ (π ’08 . Dt = St d. il tasso di inflazione tende a diminuire ma non viene considerato nelle aspettative). Dt = a . consiste nel fatto che se per un certo numero di periodi il tasso di inflazione è stabile. l’aggiustamento è tanto maggiore (minore) quanto più λ è vicino ad 1 (0). In ogni periodo t viene formulata l’aspettativa per il periodo successivo t +1 considerando la previsione dell’anno precedente aggiustata rispetto all’errore commesso: π te (t+1) = π t-1e (t) + λ (π t . aspettative razionali  si basano su tutti i fattori rilevanti che possono determinare una variabile quindi sono possibili dei cambiamenti mentre con le aspettative adattive questo non era sempre possibile. 2.(u / b)| It-1} 64 .(dpt*/b) . non si sa cosa succederà.riduzione (aumento) del Y. Le banche centrali considerano sia il tasso di inflazione corrente che quello atteso ed esistono due teorie sulla formazione delle aspettative: 1. si ottiene: pt* = E{ [(a – c)/b] . Inoltre non permette di prevedere dei cambiamenti rilevanti in quanto viene prospettato nel futuro ciò che è avvenuto nel passato con piccoli aggiustamenti. Poiché 0 < λ < 1.bpt  la domanda al tempo t dipende dal prezzo al tempo t. pt* = E(pt | It-1) Dalle prime tre equazioni del modello si evidenzia che pt dipende da pt*: a . Il limite di tali aspettative. le aspettative dovrebbero essere di questo tipo ma non sono sempre disponibili. c. Se π t = π t-1e (t) significa che la previsione era corretta pertanto viene ripetuta l’aspettativa.π ’07’08) Dove λ è il coefficiente di correzione mentre (π t .(u / b) Sostituendo nell’ultima equazione di aspettativa matematica. deve essere utilizzata in modo efficiente tutta l’informazione disponibile su tutte le variabili rilevanti.(dpt*/b) .bpt = c + dpt* + u pt = [(a – c)/b] .λ [π t-2e (t-1) + λ (π t-1 .π t-2e (t-1))] Facendo successive sostituzioni.π t-1e (t)) è l’errore di previsione.

(d/b)[(a – c) / (b + d)] . Se invece il modello non viene condiviso. come nel caso dell’inflazione (monetaristi e keynesiani) allora si generano diversi prezzi attesi. Se il modello viene condiviso. Tale teoria presenta il vantaggio di considerare tutti i fattori rilevanti ma viene criticata perché il modello non sempre è unico e ci sono modi di pensare diverse (monetaristi e keynesiani).(u / b) pt = {(ab – cb)/[b(b + d)]} – (u / b) pt = {b(a – c)/[b(b + d)]} – (u / b) pt = [(a – c)/(b + d)] – (u / b) * L’unica differenza tra pt con pt è la variabile stocastica infatti: pt* . come nel caso del prezzo che viene determinato dalla domanda e dall’offerta allora tutti prevedono un aumento del prezzo se aumenta la domanda e pertanto si genera un prezzo atteso coerente.(1 / b)E(u| It-1) Considerando che E(pt*|It-1) = pt* è una costante perché stato calcolato al tempo t – 1 quando al tempo t è dato mentre E(u| It-1) = 0 perché per ipotesi la media dei suoi valori positivi e negativi è nulla si ha: pt* = [(a – c)/b] – (d/b)pt* pt*[1 + (d/b)] = (a – c)/b pt* = (a – c)/(b + d) Tale valore viene sostituito nella formula di pt quindi si ottiene: pt = [(a – c)/b] .(u / b) pt = {(ab + ad – bc – cd – ad + cd)/[b(b +d)]} .pt = u / b * Il pt include tutti i fattori della domanda e dell’offerta tranne la variabile stocastica perché tali fattori non influiscono stabilmente sulla domanda e sull’offerta. 65 .Poiché (a – c)/b è costante si ottiene: pt* = [(a – c)/b] – (d/b)E(pt*|It-1).

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