Una bufala teatrale da primato

di Enrico Pieruccini

Involontariamente sostenuta da prestigiose agenzie stampa, da importanti teatri stabili e da autorevoli testate cartacee e on line, agli inizi del 2009 inizia a girare in Italia una bufala da primato. A distanza di due anni e mezzo in rete quella bufala c’è ancora. Meno rispetto ad allora: su siti di agenzie stampa che sfornano decine di comunicati al giorno e su testate quotidiane on line non c’è più traccia. Ma su tanti altri siti resta in grande evidenza. A conferma della perpetuazione dell’errore on line che resiste al tempo. Un perpetuarsi favorito dall’estrema facilità del “copia-incolla” che negli anni può addirittura amplificare imprecisioni ed errori.

La bufala o, meglio, l’assurdità è che Luchino Visconti avrebbe diretto una commedia della Ginzburg quando era già morto da tredici anni mentre Laurence Olivier l’avrebbe diretta ormai morente tre anni dopo essersi ritirato dalle scene. I FATTI
Natalia Ginzburg nasce il 14 luglio 1916 e muore il 7 ottobre 1991. Nel 1989 scrive la sua ultima commedia, L’intervista. Ed eccovi l’incredibile. Martedì 7 aprile 2009 al Teatro Camploy di Verona va in scena, nell’ambito di una rassegna di cui curo l’ufficio stampa, L’intervista di Natalia Ginzburg. Un allestimento bellissimo con Maria Paiato, Valerio Binasco e Azzurra Antonacci. Regia dello stesso Binasco. Uno spettacolo di alto livello a conferma delle doti registiche di Binasco. Attori, regista e tecnici fanno dunque la loro parte. Non gli addetti alla comunicazione. Qualche giorno prima, accingendomi a scrivere il comunicato mi accorgo infatti che in rete gira un’assurdità. Quasi tutte le presentazioni riportano che L’intervista era stata messa in scena la prima volta da Laurence Olivier a Londra e da Luchino Visconti in Italia. Porca la miseria! Com’è possibile? Luchino Visconti nasce il 2 novembre 1906 e muore il 17 marzo 1976, tredici anni prima che la Ginzburg scriva L’intervista. Laurence Olivier nasce il 22 maggio 1907 e muore l’11 luglio 1989 dopo essersi ritirato dalle scene nel 1986, tre anni prima che la Ginzburg scriva L’intervista. Le cose non quadrano. Dopo averci pensato un po’, comincio a capire cosa può essere successo. Probabile che in una struttura che si occupa di comunicazione abbiano affidato all’ultima ruota del carro (uno stagista ad esempio) il compito di scrivere una scheda sull’Intervista della Ginzburg. Quello, andando in rete, s’imbatte in un’altra commedia della Ginzburg, L' inserzione del 1969 andata in scena al Teatro San Babila di Milano il 21 febbraio di quell’anno con la regia di Luchino Visconti. Ne erano interpreti Adriana Asti (Teresa), Franco Interlenghi (Lorenzo), Mariangela Melato (Elena), Antonella Bracco Scattorin (Giovanna) e Luciano Bartoli (Muchacho). Sfiga vuole (per il nostro stesore) che L’inserzione giunga in Italia un anno dopo la prima assoluta di Londra, all’Old Vic il 24 settembre 1968. A Londra, con la regia – a quattro mani – di Donald MacKechnie e Laurence Olivier allora direttore artistico del National Theatre, era andata in scena col titolo The Advertisement nella traduzione inglese di Henry Reed. Nel cast Joan Plowright (Teresa), Anna Carteret (Elena) ed Helen Bourne (Giovanna) e altri attori della compagnia del National Theatre. Un percorso insolito per una commedia italiana scritta da un’autrice italiana ma la Ginzburg era ben introdotta a Londra grazie al marito che era un celebre anglista. Accadde così che L’inserzione (scritta nel 1965) fu tradotta in inglese e messa in scena in prima mondiale nientepopodimenoche dalla compagnia del National Theatre.

Il povero stesore, fuorviato dal cognome Ginzburg (glielo concediamo un accostamento ad Allen Ginsberg?) deve avere pensato che l’autrice era inglese o americana, e che la commedia era nata come The Advertisement. Definito questo, deve avere pensato che nel 1969 era stata tradotta Inserzione mentre quarant’anni dopo, nel 2009, il traduttore aveva preferito Intervista. Poco conta (limiti anche con l’inglese?) che siano due vocaboli con due significati diversi. Non a caso L’inserzione ha come filo conduttore il mondo delle inserzioni a pagamento mentre L’intervista ha sullo sfondo il giornalismo culturale. E Visconti e Olivier? Nella fretta niente niente che sia limitato a chiedere al collega della scrivania accanto chi fossero questi due registi e alla risposta “due grandissimi del cinema e del teatro a livello internazionale”, lui sia partito in quarta. Il risultato è questa breve agenzia di quel 7 febbraio 2009, probabile incipit di tutto il pasticcio.
Roma, 7 feb. - Va in scena da martedi' prossimo al Teatro Eliseo, nell' interpretazione di Valerio Binasco e Maria Paiato ' intervista' ultima delle nove opere ' L' ' , prodotte da Natalia Ginzburg per il teatro, che annovera tra i suoi piu'importanti allestimenti quello di Luchino Visconti e di Laurence Olivier.

Parecchi la riportano tale e quale. Ma c’è anche chi ci lavora e incrementa le bestialità.
Scritta nel 1988 e messa in scena sia da Luchino Visconti che da sir Laurence Olivier L’intervista è l’ultima delle commedie della Ginsburg che qui dipinge un decennio della vita italiana tra il 78 e l’88, anni difficili in cui tutto sembrava dissolversi nel nulla da cui a tratti emergeva, magari in maniera confusa, la voglia di trovare qualche nobile ideale da salvare.

Grandioso quel “tra il 78 e l’88” abbinato a Visconti e Olivier. Qui addirittura si cita L’inserzione:
In seguito si interessò alla scrittura di testi teatrali, dando origine ad una forma estremamente personale di commedia. Fra le nove opere da lei prodotte, le più importanti sono: "Ti ho sposato per allegria" (1965), che fu portata in scena, con grande successo, dall' attrice Adriana Asti; "L' Inserzione" e "La segretaria" entrambe del 1968; e l' ultima commedia: "L' intervista", che venne rappresentata con la regia di Laurence Oliver a Londra e quella di Luchino Visconti in tutti i maggiori teatri italiani.

Qui si tenta di dire, senza tra l’altro riuscirci, che fu rappresentata all’Old Vic interpretata dalla National Theatre Company.
Maria Paiato, attrice superba in scena e persona semplice nella vita, è stata l’indimenticabile Miriam Mafai di “Il Silenzio dei comunisti” e la commovente Maria Zanella di un monologo che le valse il premio Ubu 2005. Questa volta è la protagonista di una commedia di Natalia Ginzburg, rappresentata nel 1968 nientemeno che al National Theatre di Londra con la regia di Laurence Olivier e ripresa in Italia di Luchino Visconti.

Facendo su Google il search “Ginzburg Intervista Olivier Visconti” ci si può rendere conto di come questa assurda bufala sopravviva alla grande. Perché se da un lato è scomparsa da siti di agenzie stampa e di quotidiani, dall’altro ha fatto il suo ingresso in altri siti all’interno di biografie della Ginzburg.

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