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Articolo di Edoardo Pisano per il numero di Bell’Italia maggio 2008 LE FOTO DI QUESTO
Articolo di Edoardo Pisano per il numero di Bell’Italia maggio 2008 LE FOTO DI QUESTO

Articolo di Edoardo Pisano per il numero di Bell’Italia maggio 2008

LE FOTO DI QUESTO DOCUMENTO SONO DI CHIESECAMPESTRI.IT

Le vie del Romanico

I SEGNI DEL SACRO

Nel nord dell’Isola, nei territori dell’Anglona e del Logudoro, un itinerario affascinante nella storia dell’arte. In cinque tappe

Chiesette campestri di quasi mille anni fa, incastonate nei territori solcati dalla statale Sassari – Olbia, nella parte settentrionale dell’isola. Pietre antiche, gioielli intatti dell’architettura sacra di stile romanico che fanno brillare ancor di più la ricca corona di paesaggi fra Meilogu, Anglona e Logudoro, culla del principale dialetto della lingua e letteratura sarda, il logudorese, appunto. Nomi diversi, terre vicine, ma non si capisce bene dove finisca una e dove inizi l’altra, in un’altalena di paesaggi che cambiano nella conformazione e nei colori: verdeggiano, si inaspriscono, a tratti diventano brulli, poi di nuovo rigogliosi e fecondi. Terre che furono di contadini e pastori (oggi evolute in un pullulare di agriturismi rigorosamente a conduzione familiare), percorse da un comune filo rosso che ancora si svela nell’asprezza, nel silenzio, nell’atmosfera quasi contemplativa trasmessa agli occhi e al cuore di chi li scruta. Terre ideali per marcarle con i segni del sacro.

Santa Maria Maddalena Una prima tappa del tour delle più belle chiese campestri dell’intera Sardegna

Santa Maria Maddalena

Una prima tappa del tour delle più belle chiese campestri dell’intera Sardegna può partire proprio dall’Anglona e più precisamente da Chiaramonti, paese di 1.900 abitanti a 37 chilometri a est di Sassari, 70 da Alghero e 80 da Olbia. A circa sei chilometri dall’abitato, fin dal 1200 si erge isolata sulla sommità di un poggio naturale la chiesetta di Santa Maria Maddalena. Costruita con fasci alternati di trachite rossa e arenaria bianca, il monumento colpisce sia per l’impatto cromatico sia per il meraviglioso e quasi millenario patrimonio con il paesaggio che lo circonda. L’interno della chiesa (visitabile su richiesta, tel 079.569092) emoziona per la dicromia dei materiali da costruzione soprattutto quando la luce penetra dalle piccole monofore colpendo direttamente le pareti interne dell’edificio. Pochi chilometri più a sud, sempre nel territorio di Chiaramonti, immersa nel verde si trova un altro gioiello dell’architettura romanica, la chiesa di Santa Giusta. All’interno dell’edificio, risalente ai secoli XIII-

XIV, una fonte fa sgorgare acqua con poteri misteriosi, che da queste parti si dice da sempre abbia proprietà benefiche per la salute. Le mura della chiesa custodiscono quella che viene ritenuta una reliquia della santa, un frammento osseo lungo 15 centimetri. La domenica dell’Ascensione, in onore di

Santa Giusta, protettrice degli automobilisti, il sito diventa sede di una festa campestre religiosa a base

di pasta preparata col brodo di

pecora. D’obbligo per chi capita a Chiaramonti fare una visita anche

al Castello dei Doria, a 465 metri

d’altezza, fatto costruire intorno al 1100 dalla casata genovese sulla parte più elevata del paese, da cui è possibile godere di uno splendido panorama.

casata genovese sulla parte più elevata del paese, da cui è possibile godere di uno splendido

Santa Giusta

Trinità di Saccargia La seconda tappa dell’itinerario ci porta verso sud, alla pluricelebrata basilica della

Trinità di Saccargia

La seconda tappa dell’itinerario ci porta verso sud, alla pluricelebrata basilica della Santissima Trinità di Saccargia, nel territorio di Codrongianos lungo i primi chilometri della statale 597 Sassari- Olbia, in pieno Logudoro. E’ un capolavoro dell’arte romanico- pisana, e non può lasciarci indifferenti a cominciare dalla sua posizione scenografica e isolata. Faceva parte di un complesso monastico benedettino camaldolese documentato fin dal 1112 e il nome deriva dal sardo s’acca àrgia, la vacca pezzata: secondo la leggenda, infatti, sul luogo in cui sorse la basilica una vacca era solita inginocchiarsi ogni giorno e una nobildonna locale volle fosse edificata una chiesa per ricordare lo straordinario episodio. Ma furono in realtà Costantino I de Lacon- Gunale, giudice di Torres, e la moglie Marcusa a istituire il monastero camaldolese e, in un secondo momento, ad apprestare ingenti risorse per la costruzione della chiesa. E ne valse la pena. Sono tante, infatti le particolarità

della basilica di Saccargia, che meritano attenzione. Prima di tutto il campanile a canna quadrata alto 40 metri, che conferisce a tutto

l’edificio lo slancio verticale che ne rende ancora più suggestivo l’impatto visivo con la natura circostante. Le pareti alternano filari di calcare chiaro a vulcanite scura, capitelli dai motivi zoomorfi

e fotomorfi decorano le quattro

colonne che reggono il grande portico a crociera sulla facciata. L’abside centrale della chiesa presenta uno dei pochissimi affreschi di epoca romanica rimasti

integri in Sardegna: spicca in tutta

la sua magnificenza con il Cristo in

mandorla fra angeli e arcangeli. L’assetto attuale della facciata deriva dal radicale restauro del

monumento ultimato nel 1906 che ne ha “pisanizzato” maggiormente i tratti.

radicale restauro del monumento ultimato nel 1906 che ne ha “pisanizzato” maggiormente i tratti. Trinità di

Trinità di Saccargia

Nostra Signora del Regno Terza tappa a un quarto d’ora d’auto dalla basilica di Saccargia,

Nostra Signora del Regno

Terza tappa a un quarto d’ora d’auto dalla basilica di Saccargia, verso est: ecco un altro maestoso esempio del Romanico-Pisano in Sardegna: la chiesa di Nostra Signora del Regno, ad Ardara, piccolo paesino che nel Medioevo fu capitale del Giudicato di Logudoro. Costruita con conci squadrati di basalto, fu eretta al principio del XII secolo. Classico, rispetto ai canoni del Romanico, lo stile della facciata, mentre è piuttosto insolito il suo orientamento rivolto a sud. L’edificio presenta sulla fiancata sinistra un campanile a pianta rettangolare realizzato dopo l’ultimazione della chiesa, di cui, in seguito ad un crollo, rimane solo la parte inferiore. Straordinario il complesso di affreschi che ornano le fila di colonne che separano le tre navate: sono datati 1515 e godono di un perfetto stato di conservazione. Il pezzo più pregiato è il grande retablo di scuola catalana, splendido esempio di pittura sacra, che si erge solennemente dietro l’altare. Di

fronte alla chiesa di Nostra Signora del Regno un frammento di una parete in conci di trachite sta a ricordare l’antica presenza di un castello giudicale che ora non c’è più.

presenza di un castello giudicale che ora non c’è più. Sant’Antioco di Bisarcio Una quarta meta

Sant’Antioco di Bisarcio

Una quarta meta è a 9 chilometri da Ardara, lungo la statale 597 Sassari- Olbia, dove si erge, nel territorio di Ozieri, uno degli edifici sacri in stile romanico-pisano più imponenti di tutta la Sardegna: la chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio, in piena campagna, risalente al Mille. Il campanile fu aggiunto un secolo più tardi ma venne troncato da un fulmine all’altezza della cella campanaria. Il tessuto murario presenta un’alternanza di conci trachitici rossastri e nerastri che però non si ripete internamente dove le mura sono di trachite scura. Gli spazi interni sono suddivisi in tre navate ma senza il tipico transetto. Nel 1090 la basilica fu colpita da un devastante incendio e fino al momento della

ricostruzione, avvenuta una settantina di anni più tardi, i suoi vescovi risedettero ad Ardara. La nuova basilica subì influenze di derivazione francese che si manifestano spiccatamente nei tratti del portico.

che si manifestano spiccatamente nei tratti del portico. Sant’Antioco di Bisarcio Nostra Signora di Castro Quinta

Sant’Antioco di Bisarcio

nei tratti del portico. Sant’Antioco di Bisarcio Nostra Signora di Castro Quinta tappa ritornando

Nostra Signora di Castro

Quinta tappa ritornando sull’asfalto della Sassari-Olbia:

dopo 14 chilometri, si incontrano i primi rigagnoli di acqua dolce che affluiscono nel lago del Coghinas, specchio d’acqua artificiale creato nel 1927 dallo sbarramento dell’omonimo fiume. La campagna è punteggiata da querce da sughero. I prodotti alimentari tipici sono le carni, pregiatissime quelle

ovine caprine e suine, le uve bianche e nere, l’olio d’oliva. Al trentesimo chilometro della statale 597, a poca distanza dal Coghinas, si trova la chiesa di Nostra Signora di Castro, nel comprensorio di

Oschiri, paese di 4.000 abitanti famoso per le panadas (tortine salate farcite con carne, pesce o verdure), ricco di testimonianze che rivelano le sue antichissime origini. Il santuario (XI secolo), in stile romanico lombardo, ha la facciata divisa da due lesene in trachite rossa; archetti romanici ornano il timpano, sormontato da un campanile doppio a vela. La chiesa

è stata restaurata negli anni

Ottanta. Sempre ad Oschiri si può ammirare la chiesetta rurale di Nostra Signora di Otti. Realizzata

in trachite rossa probabilmente nel

XII secolo, la facciata, vuota e liscia

(non c’è neppure il portale d’ingresso), era sormontata da un grosso campanile a vela, poi ricostruito ma molto diversamente dall’originale.

sormontata da un grosso campanile a vela, poi ricostruito ma molto diversamente dall’originale. Nostra Signora di

Nostra Signora di Otti