Mistica, Ermeneutica, Dante Author(s): Giuliana Carugati Source: MLN, Vol. 117, No. 1, Italian Issue (Jan., 2002), pp.

1-16 Published by: The Johns Hopkins University Press Stable URL: http://www.jstor.org/stable/3251839 . Accessed: 27/09/2011 11:10
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nell'apparire che l'interprete gli conferisce. neutica". II "senso vero" del testo non giunge mai alla chiusura: esso e un processo infinito che dura quanto dura la storia del testo e delle sue letture. Parliamo anche di pensiero europeo conche per sveltire il discorso ricapitoler6 come "ermetemporaneo. e che di questi reca. bensi essenzialmente. Prima di tutto: che cosa vuol dire "leggere"?Nessun testo. e riconoscere MLN 117 (2002): 1-16 ? 2002 by TheJohns Hopkins University Press . per cosi dire. men che meno il testo che attraversa ed & attraversato da una straordinaria quantita di letture. i connotati epocali. C'e una relazione tra "mistica" ed ermeneutica oppure. in quanto appartenenti a due universi culturali non omogenei. le stigmate storiche.Mistica. i due termini. semprefu durabile Riparliamo di "mistica". diciamo cosi. soprattutto se riferito alla Commedia. II lettore ha due doveri fondamentali: aprirsi al testo e al suo mondo. Ermeneutica. L'identita dell'oggetto-testo si costituisce non accidentalmente. pur consapevole che il termine non puo applicarsi indiscriminatamente a tutti i pensatori. Le virgolette sono importanti. nonche le due pratiche.Dante Giuliana Carugati che nullo effetto mai razionabile per lo piaceruman che rinnovella seguendo il cielo. sono del tutto estranei l'uno all'altro? E ingiustificato e illegittimo il tentativo di leggere l'una alla luce dell'altra? Soprattutto: &ingiustificato e illegittimo leggere Dante alla luce di una "mistica"ermeneuticamente esaminata? Le brevi riflessioni che seguono vorrebbero rispondere a queste domande. stanno a segnalare e a invocare uno stato di allerta costante: il termine e infatti usurato e pu6 essere (&stato. ampiamente) male inteso. pu6 essere compreso e trasmesso al di fuori dell'orizzonte storico-teorico del lettore interprete. post-heideggeriani.

E decifrare questo orizzonte significa necessariamente rapportarlo al proprio.Nella traduzione italiana a cura di Milano: Bompiani. trasmissione del testo. e la forza di un progetto risiede nella sua capacita di misurarsi con le istanze del proprio momento storico. 2000 [1972. ignorare Hegel e Nietzsche e Heidegger? Dobbiamo tracciare intorno al libro aperto un della Commedia cerchio che escluda. abbraccia senza soluzioni di continuita i due secoli interi che stanno alle nostre spalle-e totalmente altro.2 GIULIANACARUGATI il proprio orizzonte. mal compreso e peggio imitato Derrida? Diremo forse che il pensiero della modernita--una modernita che poi. Hans-Georg Gadamer. 12. "L'interesse per il mondo di un libro". un po' come l'esecutore strumentale fa cantare la musica dello spartito. Quanto questo sia vero lo dimostra tutta la storia della critica dantesca. G. legate alla funzione variabile della storicita come momenti di un disordine che reiterandosi diviene ordine. come tutti i testi. non e mai che "uno spartito multiplo in sequenze discontinue. . 2000) 183. o respinga senza appello. gioco aleatorio di coincidenze e contrasti" 4. 4 Politica e commedia. L6vinas. leggendo Dante. se non la si vuole addirittura inaugurare con Cartesio. 1983) 348. 3 Politica e commedia (Bologna: II Mulino.Dialettica. dentro e fuori della sfera istituzionale cristiana che per prima accoglie il poema. una interpretazione di Dante che ignori. Una lettura forte corrisponde a un progetto forte. Ii progetto del lettore non e un elemento awentizio e prescindibile: esso fa vivere il testo. Logicadel nichilismo. fino al vituperato. I lettori della non hanno mai fatto altro che rapportare a se-stessi-nelCommedia mondo quel testo che. Vattimo (Veritae metodo. Gadamer. Nella fattispecie: & utile. Wahreit und Methode. tanto meno. Habermas. scrive Ezio Raimondi. 2 Cf. ricorsivita (Bari: Laterza. dico un po' a caso. l'arte difficile del leggere"3. anzi & proprio questa tensione a creare il confronto. la Commediasi & data come spazio di confronto tra le concezioni piui diverse. 1998]) 13. Sapere "in quale attimo della storia occulta dell'Occidente noi stiamo"' e tanto importante quanto decifrare non solo il testo ma l'orizzonte storico in cui il testo si forma. inserirlo in un proprio progetto ermeneutico2. cioe responsabile e leggibile.differenza. "tradurlo"nei propri parametri di comprensione del mondo. Ricoeur. Da Guido da Pisa a Croce. le forme del pensiero moderno e contemporaneo? Possiamo. "non cancella nel lettore l'interesse per il mondo. totalmente estraneo al pensiero antico e medievale? La nostra condizione ' Franca D'Agostini. ne. senza di che non si da ne comprensione. o addirittura dobbiamo.

e la Commedia potrebbe essere solo guardata-ma fino a quando?-come si guardano i bisonti dipinti o incisi sulle pareti delle grotte preistoriche. FrancoVolpi . Sacred Word". Ora. prima di credere alcunch6. sia detto en passant. (Milano: Adelphi. come se non esistessero "altri mondi" danteschi in grado di aprirci a letture diverse. Oggi direi che e necessaria soprattutto una rilettura Cosi StevenBotterill. in quanto atteggiamento del credere. Qualcuno obiettera che la cultura moderna non e fatta solo di ermeneutica: esistono infatti. poich6. e di questo fatto il lettore. non pu6 essere acriticamente usata come un accesso privilegiato al mondo e alla sua verita. it. Dico che i contenuti della fede non possono essere usati tali e quali dal pensiero. poich6 essa. cioe appartiene a sua volta al creduto"6. lettore moderno dovrebbe il attenersi. antico o moderno. esclude la dimensione religiosa della Commedia. avendo dimenticato tutto. e essa stessa oggetto del credere. non che della fede di uno scrittore non si debba tener conto. credente o non credente che sia. a muti spettatori. e un pensiero che parte dal presupposto essenziale della fede. e la sua sineddoche istituzionale che e il dogma cattolico. Anzi. 6 Martin e in Trad. correnti di neotomismo attivo. e in primo luogo fede di s6 stessa: la fede. Pu6 darsi che questo momento non sia cosi lontano: ma sarebbe assurdo affrettarlo tuffandoci senza ritorno nel gran mare degli scolasticismi medievali. 1987) 12.costretta entro gli schemi angusti della finzione letteraria. limitandosi a sovrapporre al testo dantesco un tomismo inteso come schema intellettuale autosufficiente."Fenomenologia teologia". A questa filosofia e a questa teologia. per quanto marginalmente. in confusa e inarticolata ammirazione. Philosophy and Literature 20. E la fede non e. deve tenere conto. magari piu stimolanti e piu rispondenti alla nostra sensibilita. pena l'essere accusato di "sradicamento teologico"5. non si pu6 neppure entrare nell'orizzonte tomistico senza ipsofacto entrare in un universo di pensiero di cui la fede e fondamento: il discorso filosofico e teologico che Dante in parte condivide e anche. Heidegger. quella di Singleton e solo una lettura pseudo-teologica. Segnavia. saremmo ridotti.MLN 3 sarebbe dawero tragica. un discorso all'interno della fede. ed esiste un dogma cattolico vivente. Ecco perche. va innanzi tutto creduta. fatta approssimativamente coincidere con la teologia poetica della Commedia. di fronte ai testi della nostra tradizione. senza alcun dubbio."Dante's Poeticsof the 5"theologically deracinatedcriticism". "La fede. per definizione. il tomismo. in quanto.1 (1996) 161.

cio& quello della religione. ad esempio. si dira. Resta tuttavia. interrogata. viene formulata nell'ambito istituzionale di una religione. qualsiasi libro. per intenderci. nel suo nucleo costitutivo. in quanto appunto risposta di fede. gli echi. . che. "Laverita dell'esistenza. La fede dell'uomo che accetta l'intervento cosiddetto soprannaturale fin nei fenomeni atmosferici. che fa "voce"nei dizionari di spiritualita: questo personaggio e precisamente colui. Ma riprendiamo il discorso sulla fede. ermeneutizzata senza fine. per sempre). nessun arrendersi a priori al "feticismo della rivelazione in quanto parola scritta e tramandata. e sempre storicamente connotato. owero la critica. quando addirittura non vi si confondera completamente. La "sacrascrittura"stessa. Filosofiae teologia(3. istituzione e orizzonte storico. e pur sempre fede in una positivita salvante. pure purificata da ogni magia e da ogni conformismo. muta con il mutare del mondo. il libro. o colei. capace di comprendere le influenze. con maggiore impegno. che definiremo come una risposta possibile alla ineludibile domanda sulla propria finitezza di mortale. pu6 7 Mario Ruggenini. E qui dove e importante cercar di capire dove esattamente si colloca il "mistico".4 GIULIANACARUGATI teologica critica. colui che ineludibilmente diventa protagonista di un corpo a corpo con le parole che dicono "Dio". Oso dire che proprio chi vive la propria fede pii intensamente e colui che la pensa. fin che & letto. la filosofia. la fede". risposta che. e quello tra fede. si trova ad essere non dico messa in questione (ch6 quello che e scritto e scritto. dura. 1997) 485. le suggestioni di una tradizione in parte altra e piu antica del tomismo. e in grado di conferirgli una identita sociale. recitando sull'unico palcoscenico che in quel momento storico. II rapporto tra fede e istituzione. consapevole di essere "tra pochi". che. E chi critica la fede e propriamente il "mistico". Da parte del "mistico". nella critica del mistico. ma letta nello spirito. quello. avra caratteristiche molto simili alla magia. mentre il testo dovrebbe essere aperto a un'intertestualita ancora pii vasta. in una pienezza di presenza che il pensiero contemporaneo non riconosce piu. condotta contemporaneamente sul fronte del testo e su quello dell'interpretazione: il lettore-interprete dovrebbe impegnarsi in un "aggiustamento" critico nei confronti del pensiero contemporaneo.dico il mistico tradizionale. la fede del cristiano. quella di chi vive in una societa di tipo teocratico si avvicinera al semplice conformismo. imposta all'interno come all'esterno in quanto parola di verita con la forza dell'autorita"7.

"Pensiero e mistica". 9 Aniceto Molinaro. e dire. O nichil incognitum. . capace di garantire una seconda vita. in cui si realizza un incontro.dice Angela da Foligno sul letto di morte. con la sua rigorosa critica. quando sia chiaro che ci6 non significa affatto ridurre. effetto di pensiero nel mondo. prima di sprofondare nel silenzio della materia e di "Dio"?Ragioni di soprawivenza istituzionale spingerebbero verso la prima ipotesi. o e un grido. Questa e la "cosa mistica". essa inaugura un territorio in cui la "mistica" viene presentata come fenomeno e oggetto di studio in se. il meta-logico. misurabili a partire da stati psichici debitamente catalogati e prescritti. un'immediata presenza. alla prima che sta per finire. desacralizzare: dire "effetto di lingua" e dire effetto di pensiero e di mondo. Dire "effetto mistico" significa risituare il fenomeno sull'unico terreno che lo spiega.-J. con mossa impropria per quanto istituzionalmente necessaria. Parlare di "effetto" dovrebbe rendere impossibile la tradizionale evocazione di stati psicologici paranormali. ma bisogna chiarire che chi continua a definire. ma una lettura spassionata sarebbe costretta ad ammettere la possibilita che il dio di Angela dawero sprofondi nella verita del nulla. del tutto simile. l"'esperienza mistica" come "quella peculiarissima esperienza interiore. E neppure ha a che fare con cammini di perfezione sistemati a gradini e a scale e a tappe. padrone e amante. deliqui e stigmate e miracoli. o cosi scrive chi afferma di essere stato presente8. non disperato. il meta-fisico e tanto impossibile quanto pensare. l"'effetto mistico". mira a compromettere. o a intendere implicitamente. Exeasde istis verbis. II "mistico" sa che essere fuori della lingua e impossibile quanto impossibile e essere fuori del mondo. reificare. Pensare. e a questo invito la 8 Le livrede lexperience vraisfideles. trasporti visionari.Texte des latin publied'aprele manuscritd'Assise. dell'anima"9 si situa proprio su quel terreno magico la cui stabilita lo scrittore "mistico". cura A di M. ma tragico. un contatto. 1927) 520. banalizzare. Filosofiae teologia(2. padre. la tradizione cattolica stessa conferma che con tutto ci6 il mistico ha poco a che fare. salvo il dolore e l'oscurita. anche quando. 1997) 235. invasamenti. e cioe dire. un'essenziale unione tra l'infinita divina e l'intimita dello spirito. E questo un abbandonarsi fiducioso nelle braccia di un Dio personale. se puoi" si fa dire Angela da Foligno dallo "Spirito Santo". che e il terreno della lingua. o come forse sarebbe meglio dire."esci da queste parole. Non occorre insistere su questo.Ferre (Paris: Droz.si potes.MLN 5 proprio per questo permettersi di ripensare a fondo quelli che ne sono i fondamenti.

l'accecamento in cui la presenza assoluta si configura sottraendosi. Tuttigli scritti. gia da un pezzo abbiamo dato l'addio a un contrario dell'ente. 10Le . l'impensabile. La scrittura. "II nulla e il solo predicato che convenga all'Uno". &facile vedere come la tradizione filosofica stessa vi sia profondamente implicata fin dalle sue origini. &concesso di esplorare il mistero in cui essere e nulla si toccano.258e 259a.. 2000) 301-02.a cura di Giovanni reale (Milano: Bompiani. mentre cerca di esprimere la totalita vivente del mondo come epifania del divino. in un'altra zona metafisica dell'essere. 48. Se caratteristica essenziale del "mistico" &il "meta-logico". / metter potete ben per l'alto sale / vostro navigio. in quella che. 1995) 34. sia che esso non sia.pii che agire in essa. ed & in questa impossibilita che lampeggia l'istante mistico dell'indicibilita del tutto. I1 terreno sul quale si awentura lo scrittore mistico resta interdetto al dogma. Dio non &ci6 che sta al di la di tutto. sia che se ne possa dare ragione. e l'Uno & "propriamente 'il nulla' delle cose di cui & livre. e qui il credente. osiamo tuttavia dire che esso &. e dove il solo nominabile e l'uomo nella sua tragica felice cecita. Ai pochi che temerariamente (o forzatamente) "contemplano" la civitas. "Voi altri pochi che drizzaste il collo / per tempo al pan delli angeli. ma ci6 che oltre il tutto "resta da pensare". Per Plotino. 2. Sergio Givone. 12 Sofista. Noi. infatti. premette che il non essere "accompagni l'essere come la sua ombra"" e addirittura gli conferisce una sorta di essere: "E allora non si deve dire che noi. mentre dimostriamo il non-ente come contrario all'ente. sia che esso sia. 115). dell'essere. sia che esso sia del tutto irrazionale"'2."e cominciai a guardarmi attorno per le vigne per uscire da lui. del quale / vivesi qui ma non sen vien satollo.b GIULIANA CARUGATI nostra analfabeta risponde cosi: et incepirespicere vineas ut exiremde per illo. servando mio solco / dinanzi all'acqua che ritorna equale" (Par. Storiadel nulla (Bari: Laterza. Cf. il fedele. &il supporto ideologico essenziale alla soprawivenza di una societa chiusa. reca traccia dell'impossibile salto al di la di se stessa. Platone. La nostra presa sul mondo coincide con l'impossibilita di uscire dal pensiero e dalla parola. & l'assoluta dilazionabilita. poich6 questo. ed &una traccia negante. scilicet de illa locutione. Traduzione di Claudio Mazzarelli in Platone. in quanto insieme di verita a cui la Chiesa esige che i suoi fedeli aderiscano. non si differenzia dal non fedele che nella sua reiterata dichiarazione di appartenenza all'istituzione ecclesiastica.cit. cio& da quel parlare"'0.

Quindi "figura". non si pu6 esprimere ne pensare.La scrittura di Dionigi ci appare straordinariamente moderna: "la causa di tutte le cose e che sta al di sopra di tutte le cose non e n6 senza sostanza ne senza vita n6 senza ragione n6 senza intelligenza. non possiede immaginazione od opinione o ragione o pensiero. neppure con il pii universale. non e in un luogo [. non vive. per cosi dire. Mauro Falcioni (Milano: Vita e Pensiero.MLN 7 principio". non &nulla di ci6 che noi o qualche altro degli esseri conosce. 47. al di sopra.. non e scienza. n6e vita. n6 eternita.ombra. non e sostanza. n6 intelligenza. ne ordine ne grandezza ne piccolezza ne uguaglianza n6 disuguaglianza n6 similitudine ne dissimilitudine. n6 unita. continuando a salire. Reciprocamente. trad.L'Uno non e nominabile con nessun predicato. n6 regalita n6 sapienza.cio& al di qua della predicabilita. non &n6 Uno. n6 gli esseri la conoscono secondo ci6 che ella &. n6 divinita. non e oggetto di contatto intellettuale.]. n6 ella 13 14 Werner Beierwaltes. n6 filiazione ne paternita. non &luce. 15 Platonismonel cristianesimo. di ogni discorsivita. 69. il Dio biblico. logos e trinita)"'5. resta percepibile anche nell'Uno di Dionigi (pensato come essere. "e il nulla di tutto ci6 che esso stesso fonda e fa permanere. e "si da a conoscere in una sorta di estasi intellettuale prima che attraverso il ragionamento discorsivo"'3. per6. tuttavia. e non e nessuna delle cose che non sono e delle cose che sono. traccia dell'Uno e il silenzio. 2000) 60. diciamo che non e anima. it. riducendo in un certo senso l'uno a quel predicato di Dio ("Dio e uno") su cui la teologia costruira il suo edificio. n6 tempo. pensiero. non e ne un corpo n6 una figura ne una forma.Anche per Proclo il fondamento dell'essere e l'Uno stesso che da luogo alla molteplicita. saggezza. non &spirito come lo possiamo intendere noi. "La carica di 'differenza' immanente all'Uno sovra-essente ed 'esistente' oltre il pensiero. non e numero. la fede dello Pseudo Dionigi che. si sottrae in nulla. Sulla filosofia di Proclo si innesta. non e ne parola n6 pensiero. non ha potenza e non &potenza. . Quindi. nel proprio specifico essere"'4. Sofista. "esperienza" dell'Uno al di la. di cui peraltro il nome era gia impronunciabile. n6 si muove n6 riposa. quello di "essere":il linguaggio che e sempre legato alla differenza non pu6 dire "cio"che e "prima". ne bonta. e non ha quantita o qualita o peso. di volta in volta. come sappiamo. Platonismonel cristianesimo. 44. riempie il vuoto dell'Uno procliano con la positivita delloJahve biblico.. non sta ferma.

e l'immensum. 16Dionigi Areopagita. mediato dal De Causis. e che solo con la morte &perfetto e definitivo'8. Summa contra gentiles. supra omnia. non prostratum17. Bonaventura si sottrae a un tipo di discorso vertiginosamente annichilente. L'intrarein caligine divina e letteralmente l'annebbiamento che sopraviene quando il pensiero-parola-scrittura sale sopra se stesso per cogliersi in una irraggiungibile totalita. ma piuttosto di sottoporre a critica il concetto di Dio: "prego Dio che mi liberi da Dio. Piero Scazzoso (Milano: Rusconi. ne errore n6 verita. Dove si tratta tuttavia del riconoscimento di un'infinita trascendenza.allo Pseudo Dionigi. anche un convinto sostenitore. si tratta di esprimere non gia l"'essenza" di Dio. &il nulla che si apre tra le parole.. XLIX). it. perennemente in agguato. citando Dionigi. o nome. cio& il piu finito enti. o conoscenza. cioe nel tempo del mondo. in quanto noi concepiamo Dio come inizio delle creature. non e tenebra e non e luce. non elatum. 1a ero io stesso. Esso infatti &insieme il perfectissimum. 1997. e nemmeno esiste di lei in senso assoluto affermazione o negazione"16. All'opposto del silenzio. e in cui infinitamente ricadono. da Cicerone a Sant'Agostino. si ergono. del II Dio assente. volevo me stesso e conoscevo me stesso. overo la immediata e presente intelligibilita dell'essere. in cui egli &al di sopra di ogni essere e di ogni differenza. 18"Del resto. nonch6 "affettivamente" connotato. Eckhart ha letto molti tra gli autori di Dante. da Boezio a Macrobio (e Calcidio).Una lingua che voglia dire tutto l'essere non pu6 che lasciar trasparire l'innominabile attraverso una lunga. infinitamente. il nulla su cui le parole temporaneamente.La filosofia e l'esperienza divino. V 8. da Proclo. accanita. extra omnia. Milano: Bruno Mondadori. 17Itinerariummentisin Deum. pur nella suprema lontananza. di lei non c'e parola. Teologia mistica.cio& il non misurabile in quanto non finito. perche il mio essere essenziale &al di sopra di Dio. . per6.. In quell'essere di Dio. [1234]). non exclusum. sa dire stupendamente. non inclusum. come per Plotino e Proclo.8 GIULIANA CARUGATI conosce gli enti nel modo in cui essi esistono. Un Bonaventura dunque non cosi diverso ne da Dionigi n6 da Eckhart. Nemmeno il Dio del cristianissimo. infra Esso omnia. che. che ci offre. 1981) 413-14.Trad.. viene sconfitto temporaneamente. scintillante "cancellazione" di se stessa. della possibilita della ragione di indagare intorno al mistero di Dio. per creare questo uomo che io sono. che al culmine piu alto e perfetto della nostra ricerca il suo essere ci rimane del tutto sconosciuto ('penitus manet ignotum'. Anche per Eckhart. in Tutte le opere. degli Nulla si pu6 affermare che non sia subito negato: intra omnia. la rassicurazione piu completa" (Mario Ruggenini. III. come Tommaso d'Aquino.

in quantoe l'Uno. Questo assolutamente altro rispetto a tutto l'ente e il non-ente. Ma questo niente dispiega la sua essenza . a questo proposito. neanche Dio sarebbe: io sono causa originaria dell'esser Dio da parte di Dio. 20 Werner Beierwaltes. it. Die deutschenund lateinischenWerke. perci6 anche il pensarlo per negationem come un 'qualcosa' 'deve scomparire'! Esso. 5. di ciascun ente specifico e. 4. nonche l'incombenza morale di vivere senza fondamenti (Idoli della Milano: Cortina. dobbiamo unicamente prepararci ed essere pronti a esperire nel niente la vastita di ci6 che da a ogni ente la garanzia di essere. creandoci un sacco di problemi. Stuttgart: Kohlammer. in Sermoni tedeschi. 1: 'in principio erat verbum. oltre le accumulazioni ossimoriche che de-logicizzano il discorso. rinunciamo troppo precipitosamente a pensare. Eckhart va oltre la semplice negazione di attributi.. 1: 'In principio era il verbo. non e qualcosa. in virtit di se. Se. cit. ecc. non c'e dubbio .M LN N 9 se io non fossi. Non e difficile osservare quanto questi esempi di linguaggio canonicamente "mistico"sembrino anticipare i motivi e riecheggiare la retorica di molti testi filosofici vicini a noi. determinatamente e determinantemente. 2000 [54]). infatti. "L'essere-scrive Heideggernon si lascia rappresentare e produrre come oggetto. di Marco Vannini (Milano: Adelphi. 22Carlo Sini. ed. negativo"'". E il Dio-nulla di Eckhart si da in parola: "Si dice in Giov. e il verbo era presso dio e dio era il verbo'. 132. 21 "Quia dicitur Ioh. che alcuni tacciano di scetticismo se non di depravazione morale. Newton. scrive: "Se l'essere senza fondamenti e una pura quesione di fatto. Joseph Koch. Invece di cedere alla precipitazione di una cosi vuota perspicacia e di abbandonare l'enigmatica plurivocita del niente. 1987) 136-37. . ("Utrum in Deo sit esse et intelligere". Dio non sarebbe Dio"'9. Non autem dixit evangelista: 'in principio erat ens et deus erat ens"'. Cio '9 Beati pauperes spiritu. se e vero che "la negazione di predicazioni attribuite a Dio dice pur sempre ancora 'qualcosa' che egli non e.Trad. dalle quali sono venuti fuori uomini matti.. 1936 [40]). conoscenza. spacciamo il niente per ci6 che e mera nientita e lo equipariamo a ci6 che e privo di essenza. come Galileo. in quanto essere. e che dovrebbero invece apparire tradizionalmente sapienti22. et verbum erat apud deum. se io non fossi. sino a Nietzsche .i quali ci hanno convinto che la realta & senza fondamenti.piu matto di tutti.. L'evangelista non dice: 'in principio era l'ente e dio era l'ente"'21. abbiamo sconvolto l'intero pianeta. un accidente che ci e capitato. allora sarebbe come dire che ci sono nate delle uova matte. la negazione o l'esclusione di ogni qualcosa. ma piuttosto. con una spiegazione semplicistica. sicche a noi ha preso questa mattana e abbiamo buttato tutto per aria. et deus erat verbum'.

"Dio e morto". irreversibilmente segnata dal pensiero greco-cristiano del logos. certo rischiosa. interminabilmente configura27. cit. scrive Nietzsche.10 GIULIANA CARUGATI l'essere stesso"23. Gianni Vattimo. perennemente accecantesi nella sua divina impotenza. E ancora": "L"'essere" non & n6 Dio ne un fondamento del mondo. che verrebbe scoperta mediante lo sforzo combinato di ragione e "rivelazione". II pensiero ermeneutico. . se dio. cit. come si & potuto constatare dagli usi che ne sono stati fatti. garantibilita assoluta dell'essere e del linguaggio che vi si adegua e. anzich6 trascendere. "Dell'essere come presenza parla il tempo". .. E da sempre che il senso dell'essere si dice fra trascendenza e immanenza. un'opera d'arte. e si grida allo scandalo. gli uomini sono "salviin Cristo"(al di la della letteralizzazione 23 Martin 24 2 26 Heidegger. 260. .. propone. L'essere & essenzialmente piui lontano di ogni ente e nondimeno e piui vicino all'uomo di qualunque ente. per ricorrere alla metafora neotestamentaria. senza garanzie trascendenti. scrive Cacciari 28: se l'essere. dice solo l'ultimo esito del pensiero di quella trascendente immanenza divina che il cristianesimo cristallizza nella figura dell'incarnazione: morta &invece soltanto la "concezione cosalistica di un Dio noumeno"25. "Poscritto a 'Che cos'e metafisica"' in Segnavia. cit. ben prima di essere l'inquietudine e il turbamento di Zarathustra"26. Arte tragediatecnica(Milano: Cortina. mentre "la morte di Dio &pur sempre il tema centrale dell'annuncio cristiano . corrispondente alla scrollata di testa o all'alzata di spalle). dall'altra. Heidegger ripropone lo stesso ripensamento del logos che il "mistico" sollecitava. 284. 1994) 95 28 Massimo Cacciari e Massimo Dona. se. non si da a vedere che "incarnato". 2000) 39. interminabile inverarsi. da una parte. sia questo una roccia. Mario Ruggenini. Ruggenini. fra. 17. Ripensare al logossignifica svuotare Dio della sua pienezza frutto di un errore di pensiero: frutto di un errare del pensiero lontano dalla sua alba. un angelo o Dio"24. op. Segnavia. un animale. una macchina. che non & affatto "scettico" (nel senso che l'aggettivo comunemente evoca. op.. ma piuttosto come apertura al farsi di un essere che il linguaggio. Oltrel'interpretazione (Bari: Laterza. il logos. L'ermeneutica contemporanea non & in realta che il "destino" filosofico ed esistenziale della nostra civilta. una accezione di verita che non &mai stata assente dal pensiero: verita intesa non come conformita con una struttura immutabile dell'essere. dell'essere nel linguaggio-mondo. mentre l'espressione. o piuttosto riporta alla luce. 26 27 Cf.

storicamente determinato. l'ora della morte e del giudizio. e quindi la sua verita. 26. ma badando non si piuttosto alla stravagante novita della confezione. e conveniente che "la divina bonta prowedesse alla nostra salute comandandoci di tenere per fede anche quelle cose che la ragione pu6 investigare"2. La verita assoluta sembra dunque recedere. ma piuttosto nella totalita del gesto di scrittura che la porge.M LN 11 che ne pu6 deformare il significato). 61-63) de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el pote. 124-126) per6 che sanzacolpa fa vergogna 29 "etideo de oportuit. non va cercata in un distillato di concetti inseriti in una cornice poetica. con la fede istituzionale di un Dante che. attendere.salubriter ergo divinaproviditclementia. Dunque l"'effetto razionabile". potest. La Commedia presenta come un trattato di teologia. fide tenenda praeciperet" . a patto di guardare oltre la tradizionale lettura che circoscrive il significato del famoso passo entro l'ambito di una riflessione linguistica. attraverso la fede. se essa volesse confrontarsi. Sulla quale "postmoderna" affermazione.ipsamveritatem rebusdivinis hominibusexhiberi. incompiuta. 127-129).che e. fatta da pensiero-lingua-scrittura.i pii lontani da una scrittura di tipo scolastico: O voi ch'aveteli 'ntellettisani. investigare I. sempre fu durabile" (Par.ut ea etiam quae ratio contra (Summa Gentiles.per viamfidei. Proviamo invece a considerare il senso globale della scrittura dantesca. fosse presentata agli uomini con assoluta certezza". 16. ad opera del quale la nostra verita si costituisce. come non potrebbe non essere. e la catacresi infinita in cui affiora il senso dell'essere. come ho gia osservato altrove. sembra condividere le asseverazioni del Tommaso che scrive essere "necessario che la verita sulle cose divine. fixa certitudine. Semprea quel ver ch'ha facciadi menzogna (Inf. &mutevole. miratela dottrinache s'asconde sotto '1velame de li versistrani (Inf:9. quando parla da scolastico. in uno scontro logico diretto. Non a caso i richiami pii forti alla "dottrina" della Commedia. Lettura illegittima? Sicuramente. ipsofacto. hanno luogo nei contesti piui chiaramente "fittizi". allora la "verita". IV). senza fermarci al contenuto filosofico-dogmatico (sul quale peraltro il discorso sembra tutt'altro che chiuso). troviamo concorde perfino Dante: "ch6 nullo effetto mai razionabile / per lo piacer uman che rinnovella / seguendo il cielo.

come avviene per il mistico. e La Commedia un testo che chiamiamo"letterario" perch6 il poema si configura come fictio menzognera. Purg. scopertamente. da tutti i lettori. il nome "che di necessita qui si registra". e a cui il lettore pu6 solo accostarsi asintoticamente. Dante e sicuramente "capace di una rappresentazione pienamente realizzata". esplicitamente. la novita di Dante rispetto al "mistico" canonico e che il se stesso rappresentato viene 30 "a fully realized representation of what purports to be the matter of his poem". . nella quale. La della Commedia. per non dire blasfema. Se questo pu6 essere detto di qualsiasi testo. la scrittura si misuri con gli eschata. si faccia teologia. Ora. II "letterario" non esclude affatto il "mistico". risulta detta precisamente la "razionabilita". anzi lo rende possibile: qualora. firma che Dante vi appone. 63) sottolinea che si tratta di un libro al cui autore preme soprattutto di rappresentare se stesso davanti a Dio. nel testo. Botterill. realizza l'intenzione del poeta. discorso sull'essere. Mettere in luce la portata teologica della scrittura dantesca non significa affatto minimizzarne la straordinaria efficacia espressiva. ma deve essere estesa a un'intenzione infieri. silenzi dolorosi e insieme esaltanti. di un solo momento della storia dell'umanita. e che pu6 essere accolta solo dal lettore. beninteso. come "favolabella". nei quali affiora il senso recedente dell'essere. a chiusura definitiva del libro-ovvero da "Dio". ben di piu di quanto essa sia consapevole. 30. al dispiegarsi. ma sceglie una finzione sicuramente non canonica. bensi di un atteggiarsi di pensiero e di desiderio il cui senso e riposto "in Dio". Chi sarebbe sia cosi arrogante da mettere in dubbio che la Commedia un'opera realizzata? Importa invece chiarire che cosa essa realizzi. fatta di parole e di silenzi: silenzi veri. 159. pienamente Certo. cit. finita e mutevole e dubitosa. che pu6 vedere se stesso solo nella caligine di "Dio".. non imitazione del linguaggio di qualche mistico accreditato. in ultima analisi. e non potrebbe essere altrimenti. prodotto di un"'alta fantasia" dotata di straordinari mezzi espressivi. di una fantasia che dice. un'intenzione che non pu6 essere fatta coincidere con dichiarazioni programmatiche e con manifesti di poetica. a maggior ragione lo si puo affermare libro teologicamente personale quant'altri mai. la Commedia non e pero neanche un "liber experientiae" o un "liber confessionum": la veridicita dell'autore non si appoggia alle vicende autobiografiche di un uomo che ha scelto la professione di diffusore della fede.ma non semplicemente "di ci6 che vuole essere la materia del suo poema"30. di se.12 GIULIANA CARUGATI Se non e un trattato di teologia.

questa intrapresa. il Dio ontoteologico e come coseizzato della fede inesplorata. Ma nella corposita della scrittura "Dio" coincide precisamente il non detto. ma uomini e donne della storia universale. e lo risolve nella maniera arbitraria e temeraria che sappiamo. realizzato. Certo. Cerchiamo di vedere come arrivi Dante. E tuttavia. il semplice correlativo "poetico" del trattato di teologia che rimanda all'aldila. Questo cammino. nel quale "Dio" riceve il suo nome. la costitutiva. chiamando sulla scena. e a quale dio. al posto di Dio. che & divino. recede nel "nichil incognitum". La messa in scena infernale non e. non pu6 essere. e si compie non al di fuori. nella cui ombra sta "Dio". impossibilit--non gia la propria "inadeguatezza"). e "rappresenta" il mistero della giustizia di Dio. trionfa peraltro il male. come tutti sappiamo. personaggi che sono nella stragrande maggioranza non astrazioni n6 personaggi favolosi. come nel caso di Brunetto. non e aristotelicamente argomentativa. e un mondo quale il poeta. come nel caso di Sigieri. e spartendo castigo e retribuzione. mentre ci6 che viene raggiunto. Dante si impadronisce del problema. salvezza e dannazione: non in astratto. che dice di un se in cammino verso le ultime cose. 7-9). il compimento della giustizia divina. per dire l'essere. e per averlo inflitto e per averlo sofferto. per quanto attratto dall'argomentazione Dante continui ad essere. nella favola del viaggio si dice di una visione di Dio-i famosi tre cerchi. che Dante conosce bene. nel non essere che non e. Diremo che Dante & del tutto inconsapevole della portata "blasfema" del suo . Nel mondo. ma all'interno e per mezzo della scrittura. "al posto di Dio". nel significato ateistico moderno: vuol dire essere nella selva oscura del mondo. come Dante ben sa: "che non e impresa da pigliare a gabbo / discriver fondo a tutto l'universo. owero della manifesta ingiustizia del mondo.M LN 13 fittivamente sdoppiato: come protagonista del favoloso viaggio e come scrittore. nella speranza. La Commedia configura come un itinerarium si in mentiset litterarum Deum. / n6 da lingua che chiami mamma o babbo" (Inf 32. nel quale "risulta detto" Dio. desidera e costruisce. bensi platonicamente e neoplatonicamente teologica. mentre l'altro. Dante non si sottrae al proprio compito (mentre continua a protestarne la sostanziale. costruito. tragicamente invisibile. ma in un corposissimo concreto. occorre chiamare a raccolta tutte le parole del mondo. cristiano e credente. tragicamente inoperante. rivelando peccati nascosti. sul filo di un ragionamento di filosofia morale. Essere "al posto di Dio" non vuole dire essere "senza Dio". e cio& situando se stesso alla fine del tempo. o celebrando nascoste e controverse virtf.

e. Dante non puo non sapere che. e di tale opera. "si salvi chi pu6"? Oppure. ancora una volta. E puo solo scriverne in quanto egli e a sua volta scritto e descritto da secoli di "rivelazione". & perfettamente sovrapponibile alla "scrittura d'amore". non ci pu6 essere. conversione che poi. il Paradiso dice proprio ben poco: i tre cerchi ripetono pari pari la visione neoplatonica dell'essere. E la salvezza? L 'itinerarium fittivo termina in Dio. Ne ripetero quello che a tutti e evidente. appunto. 11. e quei la discolora / per cui ella esce dalla terra acerba" (Purg. un uomo che si fa "macro" esclusivamente in vista di una gloria letteraria su cui non si fa illusioni: "la vostra nominanza e color d'erba. 115-117). una volta finito il libro. e fittizia la salvezza. pu6 solo scrivere all'interno di essa. e la scrittura precipita necessariamente. leggendo Dante. Non torner6 sulla constatazione. alla fine di tutto. Dunque . giustificherebbero. Il poeta.14 GIULIANA CARUGATI gesto? Sarebbe come ipotizzare un Dante non solo empio ma ottuso. come supera ogni "effetto razionabile". che mi pare proprio incontrovertibile. l'uomo. vittima e carnefice. e della visione di Dio. o quale grazia. entro il racconto.fissato al suo posto da una storia che lo trascina e lo supera. ne si pu6 dire che l'immagine sia tra le piu pittoricamente espressive del Paradiso. nel dio sconosciuto e inconoscibile e in-esistente. E tuttavia anche 1'itinerarium esistenziale di Dante termina in "Dio". da una prospettiva istituzionale. quello esistenziale dovrebbe avere lo stesso esito. non gia descrivendo la speranza della propria salvezza futura. e cioe che il cosiddetto toposdell'ineffabilita (che toposnon e. e cioe a una scrittura teologicamente orientata. / che viene e va. che un dio che affonda nella propria luminosa oscurita. si trovi nella fittivita del poema. O continueremo a dire. &quello della conversione a Dio tramite Beatrice. continueremo a dire che la Commedia "rappresenta"la conversione da uno stato di traviamento? Ma quali opere. ma rappresentandosi salvo-con gesto. fin dalla Vita Nuova. che di Dio. la salvezza alla quale il viaggiatore e il poeta solennemente affermano di essere arrivati?L'unico segno che di tale grazia. contemporaneamente imputato e giudice. se con questo termine si intende l'utilizzo fittivo di una formula gia consacrata dall'uso) tende a occupare tutta la scena della scrittura a mano a mano che essa si avicina al suo termine. supremamente blasfemo. se non tutto e fittizio. a dispetto delle migliaia di versi che dedica a "descriverla". che tutto &fittizio. e "materia" della Commediaresta in primis la salvezza di chi la scrive.la giustizia di Dio e perfettamente indicibile: e a coglierla. da una storia che appunto per questo e divina. La salvezza dell'uomo Dante e salvezza nella scrittura.

parlando dall'interno di una fede istituzionale. . Ed &questo che esprime la conversione al dio che sta oltre la parola. cio& in s6 stessa e nella propria non malinconica. bensi divina limitatezza. Giovanni Pozzi. e insieme in paradiso. nel paradiso dell'Altro. e che. Della "reale" salvezza finale. gia la Vita Nuova anticipa. cit. signore della vita e della morte. non disperata. nella tragica superficialita della sua portata. ancora una volta. ne &tuttavia 31I1che e vero anche del "mistico"tradizionale. Milano: Adelphi. Tutto questo non significa affatto cedere alle corrotte avancesdelle mode correnti. coscienza di cadere in peccato e coscienza di essere preservata dal peccato per virtu divina sono confrontate in una prospettiva di simultaneita sconcertante. e forse soprattutto. come spero di aver fatto intendere. fa sprofondare la garanzia divina nel nulla dell'arche o. ed e per questo. Una scrittura che consapevolmente parta dall'assunto di dire il dio incarnato.M LN 15 salvezza e scrittura coincidono. &perfettamente adeguata all' itinerarium della scritturaattraversos6 stessa. o tra pensiero ed essere: ma riflessione in forma di finzione. facendo questo.. un itinerarium rimarcato dal silenzio che lo scandisce e che finisce con l'inghiottirlo. per quanto non estraneo al pensiero ontoteologico. 32 "forever gloomily harping on its own representational inadequacy". a un "postmodernismo" che tra l'altro.La rappresentazione di Dante (ma rappresentazione & un termine fuorviante in questo contesto). confermatainsieme in dannazione e in grazia" (corsivo mio) (Alternatim. in un'opera che poeticamente proclama la superiorita della poesia pensante su qualsiasi altra forma di scrittura come accesso alla verita e come schiudersi della verita. che la scrittura dantesca si produce in un interminabile affinamento. . fa affiorare il divino nulla nella interminabile multifarieta del logos. al di la dell'essere e del non essere. La beata trascorre un'oscura stagione in inferno. 160. Forse siamo noi a dover ripensare la nostra storia: l'ego sum veritasgiovanneo ha ancora da dispiegarsi. scrive a proposito di Angela da Foligno: "Disperazione di trovarsi fatalmente peccatrice e sicurezza di non esserlo. Botterill. per noi. non rinunciataria. p. una vigorosa riflessione sul rapporto tra linguaggio-scrittura e verita. il mondo nella sua totalita. non scettica. quella che solo "Dio" comprende. come.. e tutt'altro che privo di radici teologiche. piuttosto. l'essere stesso. nell'inferno di se stessa. Dire questo non equivale affatto ad affermare che Dante non fa che "tetramente menarla sulla inadeguatezza della propria rappresentazione"32. significa piuttosto ricondurlo nell'alveo di quel pensiero "mistico" che. nella & totalita del gesto di scrittura che la porge. non puo che imbattersi nei propri limiti. 1996 [417]).. l'uomo non puo sapere nulla31. La Commedia anche.

Spero di aver almeno seminato il dubbio che non sia n6 ingiustificato ne riprovevole che a questa indispensabile rilettura prestino la loro voce. al servizio di una lettura globale dei suoi testi. per cosi dire. i maggiori pensatori del nostro tempo. in cui si potra finalmente mettere il neoplatonismo di Dante. da sempre relegato a qualche dotta nota. auspicato da Eugenio Garin in un suo ormai lontano saggio33. .Movimenticulturalidal XIV al XVIIIsecolo(Bari: Laterza. EmoryUniversity 33"Dante e il ritorno agli antichi". in Rinascitee rivoluzioni. 1975). Forse e arrivato il momento.16 GIULIANA CARUGATI la critica interna piui radicale.

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