Amiche e amici carissimi, dove eravamo rimasti? Ah, certo.

Vi siete procurati l’occorrente per il pericoloso viaggio verso il Regno del Buio? Scusate, ma la mia memoria non funziona bene quando sono emozionata. E devo confessarvi di esserlo moltissimo. Stiamo per raggiungere il luogo più sinistro e misterioso del Grande Regno, dove finalmente conosceremo tutta la verità su questa lunga e avventurosa storia. Lo so, ci saranno prove difficili da superare per raggiungere la Rocca del Sonno e poi, una volta arrivati, dovremo aiutare le nostre principesse e i loro amici nell’ardua missione che li attende. Ma sono certa che insieme ce la faremo: l’unione fa la forza! Mi raccomando quindi, state vicini e cercate di non rimanere soli. Come sapete, il Principe senza Nome si aggira per le stanze del Palazzo Addormentato e non ama affatto le visite improvvisate, soprattutto di ospiti non graditi. E poi chissà quanti nuovi incantesimi ha imparato

dal povero guaritore che tiene prigioniero nel suo palazzo sull’Isola Errante, vi ricordate? Ma non dovete temere per le principesse. Sanno badare a loro stesse e poi ora hanno uomini forti e valorosi accanto: il Re Saggio, Gunnar e Rubin Blue. Già, Rubin... Non sappiamo ancora se il suo amore per la principessa Diamante conoscerà un lieto fine. Ora, però, bando alle chiacchiere e nascondiamoci qui, dietro questa roccia. Tra poco arriveranno i nostri amici. Li seguiremo attraverso il Passaggio Dormiente, fino alla Rocca del Sonno. Fronteggiare il principe non sarà facile. E poi lassù scopriranno qualcosa di molto, molto importante. Sì, ha a che vedere con le principesse ed è una storia alquanto dolorosa per loro. Ma dobbiamo procedere per gradi. Zitti, ora, mi raccomando: non devono accorgersi che siamo qui. Ecco, sento dei rumori...

Parte Prima

Finalmente insieme!

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ra appena tornata la calma nel Regno del Buio e la principessa Diamante, nella quiete del suo palazzo, ripensava agli avvenimenti degli ultimi giorni. Prima l’arrivo a Terratonda di tre persone a lei molto care: Helgi, Gunnar e Yara, la sua sorellina. Poi la spedizione nell’Antro del Fuoco Fatale per liberare il regno di Nives da un malvagio incantesimo del Principe senza Nome… Infine la cosa più incredibile: la scoperta che sotto le spoglie di Helgi, il giardiniere di Arcandida, si celava in realtà il Re Saggio, suo padre! Non vedeva l’ora di dare la notizia anche alle altre sorelle.
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Già, le sue sorelle… Era passato tanto tempo da quando suo padre aveva sconfitto il Re Malvagio e aveva deciso di dividere il grande reame in cinque regni, affidandoli alle sue figlie. Da allora le cinque principesse avevano vissuto lontane l’una dall’altra, senza più rivedersi, fino a quando il Principe senza Nome aveva cominciato a tramare alle loro spalle. Era grazie ai suoi malvagi piani, in fondo, se sua sorella Yara si era spinta fin laggiù, nel Regno del Buio. E tra poco sarebbero arrivate anche le altre. L’unica di cui non avevano più notizie da molto, troppo tempo, era la madre, la regina. Era scomparsa nel nulla e nessuno ormai sperava più di rivederla. Zecchino interruppe improvvisamente il filo dei suoi pensieri: – Sono arrivate! Le principesse sono qui! Nonostante sapesse che Nives, Samah e Kalea erano partite dal Regno dei Ghiacci e sarebbero giunte a Terratonda da un momento all’altro, le parole del suo precettore lasciarono per un attimo Diamante senza fiato. Poi cercò di scuotersi e cominciò a correre. Yara e il re, comparsi improvvisamente alle sue spalle da chissà quale corridoio del palazzo, non erano meno agitati. Ognuno cercava di immaginare come sarebbe
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stato, dopo tanto tempo, essere di nuovo tutti insieme. Quasi tutti… – Principessa! – gridò di nuovo Zecchino. – Sono alla sesta porta! Diamante si rese conto che, presa dall’entusiasmo, non si era nemmeno chiesta dove si trovassero le sue sorelle. Cambiò direzione e andò verso le cucine di granito. E vide finalmente le tre principesse. Samah, Nives e Kalea erano immobili, gli occhi spalancati sulla visione più cara in cui potessero sperare. L’emozione che provavano era così forte che quasi le paralizzava. Fu Yara, alla fine, con la sua consueta carica di entusiasmo, a fare il primo passo. Corse incontro alle sorelle e le abbracciò. Prima Nives e Kalea, che non vedeva da molto tempo. – Sorellone! Quanto mi siete mancate – disse con le lacrime agli occhi. A quel punto anche Samah si unì a quell’abbraccio e così fece anche Diamante. – Nives, come sei bella! – disse Diamante. – Oh, sorella cara, è passato così tanto tempo... – Già, ma vi assomigliate sempre moltissimo! E tu, Yara sei davvero cresciuta – commentò Kalea.
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– è sempre la solita pasticciona, però – ribatté Samah. – Non è vero! – esclamò Yara, facendo finta di mettere il broncio. Tutte scoppiarono a ridere. Erano di nuovo unite, ed erano felici. Poco distante, il re guardava le figlie con gli occhi velati di commozione. Era stupendo il quadro che aveva di fronte e non osava avvicinarsi, quasi per timore di spezzare un incantesimo.

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Fu Nives la prima a notarlo. – Helgi! Non posso crederci! Sei davvero tu? – disse rivolta all’uomo. Quindi si staccò dalle sorelle e gli corse incontro. Diamante e Yara, che conoscevano la sua vera identità, furono percorse da un brivido. Il re accolse Nives fra le sue braccia e la strinse a sé. – Ma dove sei stato? Eravamo così in pena per te! – Lo so, ma dovevo venire nel Regno del Buio. – E perché? – domandò Nives incuriosita. – C’è una cosa che devi sapere, e che dovete sapere anche voi – disse il re rivolto a Samah e Kalea. La Principessa dei Ghiacci era perplessa. Helgi le sembrava diverso dal solito. Inoltre le aveva dato del tu, mentre di norma si rivolgeva a lei con il “voi”. Che cosa stava succedendo? – Credo sia meglio andare nella sala del trono. Lì staremo più tranquilli – disse Diamante, osservando il viavai delle Talpe della Guardia Reale. Lungo la strada, Nives, un po’ preoccupata, chiese notizie di Gunnar. – Era molto impaziente – le rispose Diamante, – e in attesa del vostro arrivo ha preferito uscire con Rubin per controllare che il transito del Fuoco Fatale non abbia arrecato danni al regno. Ero talmente
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emozionata quando Zecchino mi ha avvisato che eravate qui, che ho dimenticato di farli chiamare. Mando subito qualcuno a cercarli, immagino che anche lui non veda l’ora di incontrarti. – Rubin? – intervenne Samah. – Vuoi dire... Rubin Blue? – Sì. So che lo conosci, che è stato a Roccadocra e che ha rubato anche la tua strofa. – Sì. Questo significa che anche tu sei stata vittima del suo tranello? Diamante abbassò gli occhi e il suo volto si rattristò. – Purtroppo sì. – E cosa ci fa qui? – domandò Samah con tono duro. – è tornato per spiegarmi ogni cosa. Rubin è una vittima del Principe senza Nome, proprio come noi. Quell’uomo ha usato degli incantesimi e un coleottero magico per piegare la sua volontà e fargli compiere azioni malvagie; ma io ho il fondato sospetto che la vera natura di Rubin Blue non sia quella che abbiamo conosciuto noi. – Come fai a esserne così sicura? – riprese Samah, incredula. – Mi è sembrato sincero. E poi tra noi… è nato qualcosa… insomma, lui... mi ha chiesto di sposarlo!
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Samah si fermò di colpo. Ormai non sperava più di rivedere Rubin, ma sapere che avrebbe sposato sua sorella… la turbava profondamente! Sentiva una fitta alla bocca dello stomaco, come una stretta che le rendeva perfino faticoso respirare. – Samah, che cosa ti succede? – chiese Diamante, preoccupata. La Principessa del Deserto non rispose subito. Un turbine di pensieri le affollava la mente. In un istante ripercorse tra sé e sé i momenti passati con Rubin, il suo arrivo nel Regno del Deserto, i racconti delle sue ricerche, quello sguardo particolare… Sentire questo nome, ora, aveva fatto riaffiorare un sentimento ormai sopito. Non poteva negare che quel viaggiatore misterioso avesse esercitato su di lei un grande fascino, ma ormai da tempo non pensava più a lui... Se sua sorella ne era veramente innamorata, era giusto che le cose andassero così.
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Fece quindi un profondo sospiro e rispose: – Nulla, va tutto bene. Sono felice per te. – A dire la verità per il momento non ho accettato la sua proposta. – E perché? – Perché non mi fido ancora del tutto di lui. Ho sofferto molto quando ho scoperto che aveva tradito la mia fiducia e ora non so che cosa fare. – Non devi decidere subito – disse Samah. – Giusto! E poi non dimenticare che il matrimonio è come un giuramento. Insomma, pensaci bene! – aggiunse Yara. Tutti sorrisero. Tutti tranne Nives, che invece non vedeva l’ora di riabbracciare il suo amato Gunnar.

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Dov’è il vero Helgi?

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ella sala del trono tutte le principesse erano intorno al re-Helgi. Avevano capito che stava per rivelare un grande segreto e si erano messe in ascolto con grande attenzione. – Sono venuto nel Regno del Buio per due motivi: il primo è che temevo che il Principe senza Nome avesse rubato anche la strofa di Diamante, come infatti è accaduto, e volevo sincerarmi che lei stesse bene. – Come?! Voi siete a conoscenza dell’esistenza del Principe Senza Nome? – gli domandò sorpresa Samah. Il re annuì. – E il secondo motivo? – chiese Nives ansiosa di conoscere tutta la storia di Helgi.
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– Volevo raggiungere la Rocca del Sonno, perché in questo momento stiamo correndo tutti un gravissimo pericolo. La Principessa dei Ghiacci si rabbuiò. – Già. E oltretutto non abbiamo più notizie di nostro padre, non sappiamo nemmeno dove si trova... A quel punto Diamante incrociò lo sguardo di Helgi, che annuì. Quindi si avvicinò a Nives e disse: – Guarda bene, sorella cara… è davanti ai tuoi occhi. Nives aprì e chiuse le palpebre due volte, incredula. – No, questo è Helgi, il giardiniere del Regno dei Ghiacci, custode del Grande Albero... Il re fece un passo avanti. – Diamante ha ragione. – Ma come... Nives non era in grado di pronunciare neanche una parola. Anche Samah e Kalea fissavano il re, impietrite. Poi accadde qualcosa. Una luce familiare nello sguardo, un particolare modo di sorridere, colpirono Kalea, che dietro le sembianze di Helgi riuscì a riconoscere il padre che non vedeva da tanto tempo. – Padre! – esclamò a quel punto e, raggiante, incapace di resistere al bisogno di abbracciarlo, corse incontro all’uomo che le tendeva le braccia. Lui la strinse a sé. – Bambina mia, quanto mi sei
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mancata. Tutte voi mi siete mancate moltissimo. è stato così difficile starvi lontano... O vicino, senza poter rivelare la mia vera identità – aggiunse guardando Nives con tenerezza. Lei gli si avvicinò sorridendo e disse: – Potrà sembrarti strano, ma quando ero in tua compagnia, durante i lunghi pomeriggi trascorsi nella caverna del Grande Albero, provavo una sensazione che non riuscivo a spiegarmi, che affondava le radici nei miei sentimenti più profondi. Mi sentivo al sicuro come in nessun altro posto. Ho sempre considerato Helgi come un padre e... eri proprio tu! Grazie di aver vegliato su di me in questi anni. Il re accarezzò Nives sui capelli lisci e dorati. – C’è solo una cosa che non capisco: perché hai scelto me? Perché non un’altra di noi sorelle, un altro regno? – continuò la Principessa dei Ghiacci. – Non è stata una scelta casuale: la caverna del Grande Albero è in realtà una porta sui Cinque Regni. Questo mi permetteva di allontanarmi quando volevo per vegliare anche sulle tue sorelle, senza destare troppi sospetti. – Quindi venivi nei nostri regni, di tanto in tanto? – chiese Kalea.
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Il re sorrise, intenerito dalla dolcezza della Principessa dei Coralli. – Sei molto diverso da come ti ricordavo – osservò ancora Nives. – Ho dovuto usare la magia per mutare le mie sembianze. Non potevo rischiare che qualcuno mi riconoscesse: avrei vanificato ogni cosa. – E il vero Helgi dove si trova? – Ecco... posso solo dirvi che è impegnato in una missione molto rischiosa, ai confini del Regno della Fantasia. Per il momento non chiedetemi altro, bambine mie. A tempo debito, saprete tutto. – Ma papà, sei così misterioso – commentò Diamante. A quel punto intervenne Samah, la maggiore delle sorelle, che fino ad allora era rimasta in silenzio, incapace di dominare le emozioni: – Se nostro padre ha deciso così, è stato per il nostro bene e sicuramente si tratta della scelta migliore –. Poi si avvicinò al re per abbracciarlo. Le altre principesse rimasero in silenzio. Il re pose una mano sulla spalla della Principessa del Deserto e concluse: – Vi chiedo un ultimo sforzo, figliole, ma prometto che poi le cose cambieranno. Per adesso
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accontentatevi di sapere che sono qui per proteggervi e che, per quanto sarà in mio potere, non vi lascerò più. – Che cosa dobbiamo fare? – chiese Nives. – Bisogna partire subito per la Rocca del Sonno; la missione che ci aspetta è piena di difficoltà, ma ho buoni motivi per chiedervi di affrontare questa prova insieme. Sarebbe stato meno pericoloso se fossi riuscito a impedire che la strofa di Diamante, l’ultima, finisse nelle mani del Principe senza Nome, ma purtroppo Rubin Blue era ormai lontano perché potessi raggiungerlo e inoltre poteva contare sulla magia. So che il coraggio non vi manca, e questo è il momento di dimostrarlo. Dovremo attraversare un passaggio segreto per raggiungere l’Isola Errante e introdurci nella Rocca del Sonno. Si chiama Passaggio Dormiente ed è molto difficile superarlo, perché il principe vi ha disseminato trappole di ogni genere. – Noi siamo con te, padre! – disse Yara impugnando stretto il suo arco. – Tutte con te – dissero in coro le altre quattro principesse. – Non vi chiederei di accompagnarmi se non fosse necessario. Per tutto questo tempo ho fatto quanto potevo per proteggervi, ma a quanto pare non è stato
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sufficiente a impedire al principe di rubare le cinque strofe e ricostruire la Canzone del Sonno. Ora la situazione è davvero grave e c’è il rischio che... Le principesse rimasero in attesa che il re finisse la frase, ma non lo fece. In quel momento entrò qualcuno nella sala. Erano Gunnar e Rubin. Due cuori cominciarono a battere forte, uno invece cercò solo di non soffrire.

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L’abbraccio degli sposi

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uando Nives vide Gunnar sulla porta della Sala del Trono si sentì invadere da una gioia incontenibile, che la ricompensò dei tanti giorni trascorsi lontano da lui. Lui, sorridente, avanzò verso la principessa, con calma, per assaporare il più a lungo possibile quel momento meraviglioso. Poi, quando le fu di fronte, le prese le mani e se le portò al petto. – Nives, non ti lascerò più. – Oh, Gunnar – rispose lei sfuggendo a quella presa per gettargli le braccia al collo, in un dolcissimo abbraccio liberatorio. Si guardarono a lungo, quasi avessero il timore che
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la lontananza li avesse cambiati. Poi si girarono verso i presenti, che sorridevano condividendo la loro gioia. – Hai visto? Nostro padre, il re, è tornato. O meglio, ci ha rivelato di non essersene mai andato. Tu avevi intuito qualcosa quando eravamo ad Arcandida? Gunnar scosse la testa. – Ho sempre percepito che Helgi era una persona speciale, ma che fosse il re, questo no. – E voi? Non avete nulla da dire? – intervenne a quel punto Samah, rivolta a Rubin. Il giovane avanzò nella sala con lo sguardo basso. Si vergognava profondamente per come si era comportato. Quando ebbe raggiunto la Principessa del Deserto, si inginocchiò. – Vi prego di perdonarmi. So di avervi fatto del male, ma ho agito sotto l’influenza di un incantesimo. – Lo so. Diamante mi ha raccontato tutto. E spero per voi che sia vero quanto affermate. – Lo è. Credetemi. – Alzatevi ora. Dovrete mostrare coraggio e valore, se volete sposare mia sorella. Dovrete esserne all’altezza. – Farò del mio meglio per esserlo sempre, principessa Samah – rispose lui. Poi le sue labbra
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accennarono un sorriso. – Posso dunque contare sul vostro perdono? Samah rimase un istante in silenzio. In effetti le sembrava pentito, come aveva detto sua sorella, ma non voleva mostrarsi subito troppo arrendevole. – Vi perdono, ma vi tengo d’occhio. Perciò state attento a non fare mosse false – gli rispose decisa. Quindi Rubin si rivolse al re, pieno di speranza:

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– Mio sovrano, se anche Diamante lo vorrà, vi chiedo il permesso di prendere in moglie vostra figlia. Vi supplico di concedermi questo altissimo onore. Il re lanciò un’occhiata benevola a Rubin. Non aveva nulla contro di lui. Anzi, era una vittima, tanto quanto lo era la sua famiglia. Ma le sue figlie erano ciò che di più caro possedeva al mondo e voleva essere sicuro che avessero una vita felice. Così gli rispose: – Vi osserverò durante il viaggio che ci accingiamo a compiere. Datemi motivo di fidarmi di voi e avrete la mia benedizione. Rubin si fece serio e disse: – Non vi deluderò. – Andiamo ora! – li interruppe Yara, che fremeva all’idea dell’ormai prossima avventura. – Sì, è il momento di partire. Sarà opportuno prima procurarci delle fiaccole e portare con noi delle scorte di acqua per il viaggio – aggiunse il re. Diamante convocò una Talpa della Guardia Reale e ordinò di far preparare quanto chiesto dal re. Poi chiese: – Da chi sarà composta la spedizione, padre? Il re rivolse un’occhiata tutt’intorno alla sala. – Voi principesse, Gunnar, Rubin e io ovviamente. La corte del Buio resterà qui, a vegliare sul regno. In quel momento la porta della sala del trono si aprì.
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– Calengol! – esclamò Diamante. – Sei vivo! L’elfo aveva valorosamente difeso la principessa e i suoi compagni di viaggio da un pipistrello gigante durante la spedizione all’Antro del Fuoco Fatale e nessuno immaginava che fosse sopravvissuto. – Sì, mia principessa. Sono svenuto dopo la lotta, ma mi sono ripreso. – Sono così felice che tu sia tornato, abbiamo sofferto tanto al pensiero che tu potessi… – la principessa non riuscì a concludere la frase, commossa. Poi l’elfo vide quello che credeva essere il giardiniere di Arcandida e rimase alquanto stupito. – Helgi... – No, Calengol, anche se mi vedi sotto le spoglie di Helgi, io sono il tuo re. A quelle parole la creatura fece un passo indietro, lo sguardo carico di rabbia. Molti anni prima la foresta dove abitava il suo popolo era bruciata in un incendio, scoppiato durante la guerra tra il Vecchio Re e il Re Saggio. I motivi di quella guerra non avevano alcuna importanza per lui, sapeva solo che da allora non aveva più avuto una famiglia, né una casa e il rancore verso i responsabili era ancora vivo dentro di lui. – Calengol è stato molto valoroso, padre. Ci ha
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aiutato a liberare il Fuoco Fatale e ci ha salvato la vita – spiegò Diamante. – Mio re, è così – intervenne Gunnar. – Io sono stato molto duro con lui e fino all’ultimo non ho creduto alla sua buona fede. Quando viveva nel Regno dei Ghiacci ha messo in pericolo la vita di Nives, alleandosi con il Principe senza Nome, ma è cambiato da allora. Dopo aver visto con quanto valore si è battuto, non riuscivo a perdonarmi il fatto che gli potesse essere successo qualcosa. Sono felice di vedere che è sopravvissuto e sono sicuro che il Regno del Buio con lui sarà più al sicuro, anche in nostra assenza. La riconoscenza della principessa e di Gunnar fu come una carezza sul cuore indurito di Calengol. L’odio covato tanto a lungo si stava dissolvendo... Poi il re gli ordinò di avvicinarsi: – Grazie di quanto hai fatto – gli disse. – Sei stato coraggioso e hai dimostrato pentimento per le tue cattive azioni passate. Per questo ti darò la possibilità di scegliere: vuoi restare qui, a Terratonda, o tornare ad Arcandida? Calengol rimase molto stupito di quella generosa offerta, e non riuscì a rispondere subito. Gli occhi di tutti erano puntati su di lui, mentre rifletteva in silenzio.
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Poi rispose: – Preferirei restare qui, se la principessa Diamante dice sì. – Posso chiederti il motivo della tua decisione? – Da quando sono a Terratonda mi sento più sereno. – Allora hai il mio permesso. Scegli tu stesso una stanza nel palazzo dove sistemarti. – Bene – disse il re. – Ora che è tutto risolto, dobbiamo pensare a partire. Diamante chiamò a sé due farfalle bianche che fecero il loro ingresso in sala come due ballerine impegnate in una danza leggiadra. – Adesso possiamo davvero andare – disse, e guidò il gruppo verso il settimo ingresso.

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Si parte!

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a piccola spedizione, munita di fiaccole, procedeva con passo regolare lungo un corridoio di un livello appena superiore a Terratonda. Il re guidava la fila e Gunnar la chiudeva, con un orecchio sempre teso a captare possibili pericoli. Le principesse, protette nel mezzo, parlavano fitto tra loro, cercando di colmare i vuoti lasciati da tanti anni di lontananza. Erano felici di essersi ritrovate, anche se in circostanze così difficili. – Raccontami qualcosa del Nonno: come sta? – chiese Nives a Samah.
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– Sta bene, continua a narrare storie meravigliose e ogni notte si mette in ascolto del vento e dei suoi racconti fantastici. – Ho tanta voglia di rivederlo! – esclamò Yara, che poi si rivolse a Nives: – E zia Berglind, invece? – Oh, è sempre la stessa, allegra ed eccentrica. Voleva a tutti i costi che mi sposassi e ha organizzato una grande festa alla quale ha invitato i più valorosi e nobili principi di tutti i regni.

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– Be’, mi pare che sia riuscita nel suo intento – osservò Samah. – Diciamo che le cose non sono andate proprio come si aspettava... Nives sorrise. Ora che al suo fianco c’era Gunnar, si sentiva al sicuro. E pensare che non voleva nemmeno sposarsi! – è stato un bel matrimonio? – chiese Kalea, con gli occhi lucidi per l’emozione. Adorava le storie a lieto fine. – Sì, è stato il giorno più bello della mia vita. – Sorella mia, non avrei mai pensato di sentirti pronunciare queste parole – replicò Diamante che, appena dietro di lei, camminava fianco a fianco con Rubin Blue. – Nemmeno io. Ma le cose cambiano e anche le persone – rispose Nives, guardando Rubin. Lui accennò un sorriso, che Diamante ricambiò; poi chiese al re: – Dove si trova esattamente il Passaggio Dormiente, padre? – Al livello più superficiale, quello in cui si arriva dopo aver attraversato il Fossato Fremente. Credo che ci vorrà ancora molto prima di arrivare. – Potremmo prendere una scorciatoia, se ve la
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sentite – suggerì Diamante, l’unica che conoscesse il regno ancor meglio del re. – Certo, siamo pronti! – rispose esultante Yara, che riusciva in ogni circostanza a vedere il lato avventuroso, che tanto la appassionava. – Yara, non è un gioco – la riprese Samah. – Come se non lo sapessi… – disse lei con una linguaccia. – Dovremmo affrontare una salita un po’ impervia, ma ci consentirebbe di risparmiare tempo. – Se siete d’accordo… – disse il re. – Sì – risposero tutti in coro. Prima di imboccare un nuovo tunnel, Diamante si rivolse alle due farfalle che li avevano scortati fin lì. – Amiche mie, il passaggio è molto stretto e al termine ci accoglierà una corrente d’aria molto forte. Tornate pure alla reggia, io sono al sicuro. Le farfalle sbatterono le ali velocemente, fecero due giri intorno alla principessa e volarono via. A quel punto Diamante entrò in un piccolo tunnel sulla destra, molto più basso di quello principale. Gunnar e Rubin, entrambi piuttosto alti, dovettero percorrerlo con il capo leggermente chino per non urtare la roccia del soffitto.
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Poco prima di raggiungere il fondo la Principessa del Buio avvertì: – Ora fate attenzione, perché sbucheremo in una specie di sifone, chiamato la Gola del Vento, percorso da correnti d’aria molto forti. Cercate di stare uniti e ancoratevi come potete alle pareti. Dovremo percorrerne solo un piccolo tratto, e poi ci dirigeremo a sinistra e imboccheremo il tunnel che ci porterà al livello del Passaggio Dormiente. Tutti annuirono. A mano a mano che si avvicinavano alla fine del corridoio, sentivano le correnti d’aria fischiare minacciose. Kalea rabbrividì. – Non avere paura – le disse Samah. – Dammi la mano. – Come faremo con le fiaccole? – domandò Nives. – Dovremo lasciarle qui, ma non preoccupatevi. Ne troveremo altre nel tunnel che viene dopo. Questo regno è caratterizzato da correnti improvvise che rendono necessario disseminare fiaccole dappertutto, per ogni eventualità. – E chi si occupa di accenderle? – domandò Yara. – Le Talpe della Guardia Reale, ma anche il Popolo del Buio. La luce è un bene troppo prezioso per chi abita l’oscurità: va mantenuta sempre viva.
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Solo Nives, che viveva in un luogo dove alla luce abbacinante del sole sulla neve si alternava la tenebra più fitta, riusciva a comprendere il vero significato delle parole di Diamante. Anche in quella sorte le due gemelle si assomigliavano. Il primo ad affrontare il sifone fu il re. Avanzò piano, ma subito fu investito dalle correnti. Si aggrappò con forza a uno spuntone di roccia e si voltò verso gli altri, rimasti al riparo. Gunnar gli tese una mano e lo aiutò a rientrare nel tunnel. – Il vento è molto forte. Credo sia meglio tenersi tutti per mano e formare un cordone. Gunnar e io, in coda e in testa al gruppo, resteremo ancorati alla parete. Siete pronti? Tutti annuirono. Il vento opponeva una grande resistenza, scompigliando i capelli e i vestiti delle principesse. Impiegarono un tempo che parve loro infinito per raggiungere la galleria laterale di cui aveva parlato Diamante. Stavano per mettersi al riparo quando Kalea inciampò in una piccola buca e lanciò un urlo; tutto avvenne in un attimo: Yara non riuscì a trattenere la sua mano, ma fortunatamente Rubin, che era alle sue spalle, riuscì ad afferrarla e la trasse in salvo.
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– Grazie, Rubin – gli disse. – Per un istante ho davvero temuto il peggio. – Di nulla principessa – rispose lui, felice di avere dato a tutti una dimostrazione della sua lealtà. Diamante lo osservò compiaciuta. E lui non poté trattenersi dallo stringerle la mano, ma solo per un istante. Entrambi si sentivano sempre più legati l’uno all’altra, ma non era queso il momento di perdersi in romanticherie e sogni a occhi aperti.

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