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i falsi miti dellenergia. domande e paradossi sulle energie di oggi e domani.

A cura di

Agnese Bertello Emilia Blanchetti

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Indice
6 8 9 11 19 20 22 25 27 28 30 35 37 38 40 41 44 46 49 50 Premessa Introduzione Il paradosso originale di Chicco Testa la stampa bellezza! (Chi le spara pi grosse) di Chicco Testa e Patrizia Feletig Capitolo 1 - Fonti convenzionali Quando finir il petrolio? Carlo Stagnaro Perch non riusciamo a fare a meno del carbone? Rosa Filippini Il petrolio costa troppo o troppo poco? (1) Davide Tabarelli Il petrolio costa troppo o troppo poco? (2) Gianni Silvestrini Quanti saremmo senza il petrolio? Massimo Nicolazzi Ma lunconventional lhanno scoperto adesso? Massimo Nicolazzi Esistono soluzioni per un uso pi accorto delle fonti fossili? Gianni Silvestrini Capitolo 2 - Fonti rinnovabili Le rinnovabili, da sole, possono soddisfare la domanda denergia? Paolo Saraceno I grandi impianti fotovoltaici ed eolici danneggiano lecosistema? Gianni Silvestrini Quanti e quali lavori possiamo davvero aspettarci dalla green economy? Stefano da Empoli Creare un posto di lavoro green costa di pi al sistema? (1) Carlo Stagnaro Creare un posto di lavoro green costa di pi al sistema? (2) Stefano da Empoli Le rinnovabili vivono grazie agli incentivi? G.B. Zorzoli La green economy far la fine della new economy? Alessandro Marangoni

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Capitolo 3 - Nucleare Il nucleare costa troppo? Silvio Bosetti I costi del nucleare ricadranno sui cittadini? G.B. Zorzoli Esiste una tecnologia adeguata per mettere in sicurezza le scorie nucleari? Silvio Bosetti Quanto uranio c nel pianeta? Quanto costa e quanto pu durare? Giuseppe Zollino La fusione nucleare una chimera? Giuseppe Zollino Capitolo 4 - Consumi, risparmio, efficienza La politica europea sullefficienza efficace? Andrea Molocchi Essere efficienti ci costa troppo? Alessandro Clerici tutto sostenibile quel che green? Marco Capellini Capitolo 5 - Mobilit e combustibili I biocombustibili sono sostenibili? Alessandro Marangoni Perch lauto elettrica? Perch adesso? Enzo Argante Lauto elettrica ha senso solo con le rinnovabili? Pietro Menga Capitolo 6 - Energy policy Quali sono le evidenze scientifiche sul cambiamento climatico? Antonio Speranza La politica europea di contenimento delle emissioni ci rende meno competitivi? Mario Cirillo e Pia Saraceno La crisi globale si poteva evitare? Ugo Bardi Postfazione Consensus Science. Come procede il sapere scientifico oggi. di Antonio Speranza Biografie degli autori Bibliografia

Premessa
Lenergia negli ultimi anni diventata oggetto di dibattito pubblico. I temi dellenergia occupano le prime pagine dei giornali e ampio risalto hanno su tutti gli altri media. unottima cosa. Oggi, per, lattenzione mediatica rischia troppo spesso di portarsi dietro disinformazione e confusione. Per questo, nel maggio 2010, a Lecce, il Festival dellEnergia, con il sostegno di Repower, ha proposto un incontro importante: I falsi miti dellenergia. Carlo Stagnaro, Davide Tabarelli e G.B. Zorzoli si sono ritrovati in una libreria del centro storico, davanti a un pubblico numeroso, curioso e partecipe, a confrontarsi apertamente sui punti pi controversi degli scenari energetici attuali. Questo libro la naturale prosecuzione di quel momento, e pi in generale del lavoro che ormai da anni cerchiamo di portare avanti attraverso una molteplicit di iniziative che nascono in seno alla cornice del Festival e prendono poi una strada autonoma e originale. Pensiamo a iniziative come www.energiaspiegata.it, blog di approfondimento on line, che ripropone al nostro pubblico riflessioni sullattualit del settore energetico, ma anche alle precedenti pubblicazioni, Conversazioni, nata a seguito della prima edizione del Festival dellEnergia (2008), e Live in Lecce (2009). Dallappuntamento alla Liberrima a questo volume molte cose sono cambiate: la rosa degli esperti si notevolmente ampliata, componendo un parterre scientifico di assoluto rilievo. Lo stesso accaduto ai temi, che si sono moltiplicati in corso dopera. Si trattato, insomma, di un lavoro complesso, promosso e curato con speciale dedizione da Agnese Bertello ed Emilia Blanchetti. Un lavoro che ha voluto mettere insieme teste e orientamenti diversi, nella convinzione appunto che un approccio laico, oggettivo sia possibile oltre che necessario. Avevamo in mente un libro ricco e interessante, semplice nellapproccio, ma senza semplificazioni di sostanza. Speriamo di esserci riusciti. I falsi miti dellenergia. Domande e paradossi delle energie di oggi e domani testimonia la capacit del Festival di accogliere passo passo sempre nuove sfide. Altre e importantissime ci attendono: ledizione 2011 della manifestazione si terr a Firenze. una nuova tappa di un progetto di lunga gittata che immagina il Festival come realt itinerante che nata e radicatasi a Lecce - dove continuer comunque ad essere presente attraverso iniziative che sposano la vocazione del territorio per linnovazione - piano piano sale lungo il nostro Paese, coinvolgendo realt diverse, citt e volti nuovi al centro come al nord. I nostri ringraziamenti vanno innanzitutto ai nostri autori, quindi, alla disponibilit e alla professionalit con cui hanno risposto: Enzo Argante, Ugo Bardi, Silvio Bosetti, Marco Cappellini, Mario Cirillo, Alessandro Clerici, Stefano da Empoli, Rosa Filippini, Alessandro Marangoni, Pietro Menga, Andrea Molocchi, Massimo Nicolazzi, Paolo Saraceno, Pia Saraceno, Gianni Silvestrini, Antonio Speranza, Carlo Stagnaro, Giuseppe Zollino, G.B. Zorzoli. E insieme a loro vanno a Repower che sostiene il Festival fin dalla sua prima edizione e che con particolare slancio si fatta coinvolgere in questa iniziativa culturale. Un grazie particolare va a Chicco Testa, per il sostegno e lamicizia che da sempre esprime al Festival. Alessandro Beulcke - Festival dellEnergia Repower una multinazionale dellenergia. Operiamo ovunque in Europa, realizzando progetti di altissimo livello tecnologico e scientifico, e confrontandoci con culture molto diverse tra loro. Leccellenza nel dna della nostra azienda, la portiamo nei paesi in cui lavoriamo e crediamo ci contraddistingua e ci renda riconoscibili. Siamo dellidea che fare impresa in maniera intelligente, seria, laica e consapevole significhi promuovere concretamente cultura scientifica, imprenditoriale, tecnica. Siamo per anche consapevoli che in un mondo sempre pi complesso, frammentato, veloce necessario che i processi, le tecnologie, le esperienze e le conoscenze siano esplicitate, condivise, diffuse, raccontate in maniera chiara. Attraverso il Festival dellEnergia, Repower ha fatto esattamente questa scelta. Lo ha fatto in maniera non sporadica n, tanto meno, casuale. Il sostegno a Lenergia spiegata. Festival dellEnergia nasce dalla condivisione degli obiettivi di fondo con Aris: favorire uninformazione chiara sui temi spinosi e urgenti dellenergia, promuovere lo sviluppo di una conoscenza laica e scientifica di queste stesse tematiche per affrontarle senza pregiudizi, senza ideologie, perch solo un atteggiamento pragmatico, lungimirante, che si fondi su conoscenze certe e condivise, pu davvero consentirci di trovare oggi la strada che coniuga sviluppo e sostenibilit. Liniziativa I falsi miti dellenergia. Domande e paradossi sulle energie di oggi e domani. si colloca esattamente in questo solco. Parlare di falsi miti pu forse sembrare eccessivo, pu sembrare un approccio schematico, rigido. Forse, ma sta nellabilit degli autori che abbiamo coinvolto insieme ad Aris evitare questa trappola. Quello che a noi piaciuto proprio lidea di mettere a fuoco in maniera chiara, senza mezzi termini, senza scappatoie, alcuni dei pregiudizi pi resistenti oggi in circolazione su queste tematiche per cercare di fare un po di chiarezza. La scienza si nutre di dubbi, ma di domanda in domanda procede e accantona definitivamente saperi che non sono pi attuali. Sembra, invece, a volte, che gli individui vogliano rimanere legati a saperi antiquati, rassicuranti anche quando negativi. Come se il leit motiv fosse si stava meglio, quando si stava peggio. Cedere a queste tendenze, rinunciare a leggere la contemporaneit con un approccio laico e scientificamente aperto, significa incamminarsi in un vicolo chiuso. Non questa la strada che abbiamo scelto. Pensiamo che anche iniziative piccole ma specifiche possano fare la loro parte per far s che invece di vicoli chiusi si scelgano orizzonti aperti. Fabio Bocchiola - Repower Italia

Lignoranza attorno ai problemi dellenergia forse il segnale pi grosso del successo delle tecnologie energetiche. Un paradosso? No; e mi spiego. Siamo immersi, letteralmente, in un campo energetico continuo. Ci alziamo, accendiamo la luce, ci scaldiamo il Chicco Testa caff, saliamo in automobile o in metropolitana, ascoltiamo notizie alla radio o alla tv, consultiamo il blackberry, prendiamo lascensore, lavoriamo con il pc, con un utensile, con una macchina Non c praticamente ormai gesto della nostra vita quotidiana, compreso quello che sto facendo mentre digito questo articolo, che non dipenda da un piccolo o grande utilizzo di una fonte di energia. In questo momento nel mio ufficio oltre al pc con cui lavoro, ho accesa una lampada, in funzione limpianto di climatizzazione e, proprio in questo momento, squilla il portatile

il paradosso originale

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introduzione

Ho una certa conoscenza delle fonti e delle tecnologie energetiche, ma le stesse cose le pu fare chiunque. Anche chi non ha la minima idea di che cosa sia, per esempio, lenergia elettrica. Lenergia ci accompagna, ma le sue tecnologie dimpiego sono completamente foolproof. A prova di scemo, per dirla in parole povere. Per utilizzarle non necessaria alcuna specifica conoscenza. Le infrastrutture energetiche esistono a prescindere. Alziamo lo sguardo, facendoci qualche domanda, solo quando si manifesta una crisi, piccola o grande. Il prezzo della benzina che si impenna o il gasdotto con la Russia che si interrompe. O un black-out che oscura per qualche ora le nostre citt. Allora capiamo, per un momento, che tutto ci di cui disponiamo forse non scontato. Salvo tornare un attimo dopo alle nostre consuete occupazioni. Fino alla prossima crisi. Certo, dagli specialisti, da chi informa, da chi si occupa di problemi energetici per ragioni politiche, da chi conduce battaglie contro o a favore di questa o quella fonte energetica si potrebbe pretendere, vista limportanza del problema, un po di accuratezza. E invece le leggende metropolitane, superstizioni quasi, o miti basati sul nulla proliferano in ogni ambito. Gli esempi sono sterminati, e questo libro ne riporta molti, che riguardano i campi pi diversi. Confusione fra fonti differenti, ignoranza delle tecno-

le leggende metropolitane, superstizioni quasi, o miti basati sul nulla proliferano in ogni ambito

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Introduzione

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logie di base, non conoscenza degli ordini di grandezza, fiducia irrazionale per soluzioni inesistenti e, in compenso, rifiuto ad accettare emotivamente tecnologie che funzionano da decenni, assicurandoci il benessere. Alcuni strafalcioni sono persino esilaranti e spesso direttamente proporzionali alla presunta autorevolezza di chi li scrive. Nessuno confonderebbe la paghetta del proprio figlio con il deposito di Paperon de Paperoni. O sosterrebbe che luomo non sceso sulla Luna, ma su Marte. Ma quando si parla di energia, capita. Alla radice dellerrore ci sono tanti motivi. A cominciare dal poco studio, imperdonabile in unepoca in cui tutte le informazioni sono a disposizione di chiunque. Ma mi pare di potere selezionare due cause che solo parzialmente hanno a che fare con lignoranza, ma producono errori a ripetizione.
Lintellettuale umanista continua a pensare che ci che piace, che potrebbe essere vero basta fare uno sforzo di immaginazione sia anche corretto

durre che tutti coloro che utilizzano un motore a scoppio siano di centrodestra. E viceversa, naturalmente, se cambiamo tecnologia. chiaro che cos non si va lontano. Ci si fa solo del male e le decisioni pubbliche vengono prese seguendo la pancia anzich lintelletto. Se poi pensate che quanto dico sia esagerato, permettetemi di riproporvi un capitolo del libro scritto a due mani da me e Patrizia Feletig Tornare al nucleare?. Si tratta di un capitolo dedicato proprio agli strafalcioni da matita rossa dei nostri mezzi di informazione. Divertitevi.

La prima ha a che fare con il predominio dellintellettuale di formazione umanistica nella societ italiana. Un vero e proprio ex matre penser, che privilegia le emozioni rispetto ai fatti. Ritiene che una notizia sia valida per ci che suscita negli animi piuttosto che per ci che dovrebbe fedelmente raccontare ai nostri sensi e alla nostra ragione. Tanti anni fa labate Stoppani, un divulgatore scientifico ante litteram, se la prendeva con i primi romanzi di fantascienza, rei di propagandare il verosimile piuttosto che il vero. Ma la fantascienza nel frattempo divenuta un genere letterario riconosciuto, la cui forza sta proprio nellimmaginazione. So che cosa sto leggendo. Ma il nostro intellettuale umanista continua a pensare che ci che piace, che potrebbe essere vero basta fare uno sforzo di immaginazione sia anche corretto. Interrogato, si manifester come uno strenuo difensore di Galileo. E non si rende conto, invece, di usare la logica del Cardinal Bellarmino, al quale pareva impossibile che la scienza potesse contraddire il sentimento religioso. La seconda ha invece a che fare con la faziosit che contraddistingue la nostra vita pubblica. Una situazione che ha delle conseguenze paradossali, se sottoposte al vaglio della logica. Siccome il Governo di centrodestra favorevole al nucleare se anche tu sei favorevole al nucleare sei inevitabilmente di centro-destra. Ma siccome il Governo di centro-destra favorevole, immagino, anche al motore a scoppio, se ne dovrebbe de-

Costruire consenso attorno allenergia nucleare, con una comunicazione trasparente e non dogmatica, possibile, ma molto difficile, fondamentalmente per carenze informative e scientifiche assolutamente elementari. Spiace dirlo, ma spesso a cominciare da chi lopinione pubblica dovrebbe informarla correttamente, vale a dire carta stampata, radio e tv. Sul mio blog www.newclear.it nata una rubrica che, un po scherzosamente, mette Chicco Testa e Patrizia Feletig allindice le sciocchezze pescate sui media. Lintenzione non maligna, ma aspira a essere scherzosamente educativa, mettendo alla berlina alcuni errori sesquipedali e augurandosi che, in futuro, si ottenga un po pi di rigore quando si scrive di energia. Tra i refusi pi comuni, la confusione degli ordini di grandezza quello pi ricorrente. Chilowatt, megawatt, gigawatt e terawatt, multipli in migliaia dellunit di misura della potenza elettrica, sono usati in modo scriteriato. Leffetto rende quanto meno poco plausibile, se non decisamente fantasioso, ogni riferimento: un po come confrontare la paghetta dei nostri figli con il budget del Pentagono. Lerrore macroscopico pi persistente, sul quale inciampano quasi tutti, equivocare la potenza installata con lenergia prodotta. Luna

la stampa, bellezza! (chi le spara pi grosse)

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I falsi miti dellenergia. Domande e paradossi sulle energie di oggi e domani.

Introduzione

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espressa in chilowatt, laltra viene misurata in chilowattora. E che sar mai, liquider sbrigativamente qualcuno. Invece su questa quisquilia si gioca met della disinformazione energetica. Per esempio, sul Corriere della Sera, unaccorata Dacia Maraini scrive del grande inganno rappresentato dal nucleare, poggiandosi sul fatto che in Spagna, in un anno, hanno creato impianti eolici per 3.500 megawatt, pari a due centrali nucleari e mezza. Vero, anzi verosimile. Solo che i megawatt non sono energia, ma potenza, mentre noi consumiamo energia, non potenza. E infatti, quegli impianti possono produrre, in dodici mesi, al massimo dieci miliardi di chilowattora: il vento infatti, anche in un Paese molto arieggiato come la Spagna, soffia in media tremila ore lanno. Due centrali nucleari di pari potenza, invece, lavorano circa ottomila ore lanno e per di pi giorno e notte senza la volatilit del vento producendo ventotto miliardi di chilowattora: quasi tre volte lelettricit prodotta da una pari potenza eolica. S, la Spagna ha comprato una Ferrari, costretta per a stare in garage per la maggior parte del tempo, mentre il furgone nucleare viaggia a pieno ritmo. Chi avr fatto pi chilometri alla fine dellanno? Una svista censurabile, certo non imperdonabile, per una scrittrice di romanzi, alla quale non si richiedono competenze tecniche, anche se in un equivoco simile incorre, sempre sulla stessa testata, Giuseppe Sarcina, giornalista serio e rigoroso, e persino una rivista scientifica come Wired nel novembre 2009. Purtroppo il vizio di ponderare su ogni argomento, anche quando non se ne sa niente, contagioso, perch come dice quel tale se parlassimo solo di quello che conosciamo, sai che silenzio. Addirittura imbarazzante quando a sproloquiare sono degli incompetenti che sventolano questo attributo come un vessillo del loro essere super partes. In un fondo su la Repubblica, Celentano riassume la questione della localizzazione delle otto centrali promesse dal governo Berlusconi in questi termini. A quanto pare la cosa funziona cos: nel Veneto si costruisce lordigno mentre le scorie, che sono radioattive, si spediscono al Sud. Naturalmente si muore sia al Nord che al Sud. Per il governo, e precisamente nella persona del ex-ministro Scajola, ha pensato bene di distribuire le sofferenze di morte in base al conto in banca. Essendo il Nord pi ricco, gli spetta il privilegio di una morte istantanea, causata appunto dallesplosione della centrale. Mentre il povero Sud do-

vr accontentarsi di una morte lenta e sofferente, come solo il cancro sa dare. Possibile che un giornale autorevole e battagliero come Repubblica debba affidare a Celentano uno spazio cos visibile per spiattellare assurdit che non giovano neppure al fronte del no? Figurarsi, poi, se servono ad approfondire la questione in modo responsabile ed equilibrato. Il quadro non rincuorante neppure quando ad aprire bocca uno specialista. Nel tripudio del traguardo dei mille megawatt di energia fotovoltaica installata in Italia, il Venerd di Repubblica intervista lingegnere energetico Alex Sorokin delluniversit di Padova. Egli formula radiosi obiettivi di 15.000 megawatt per il 2010 e si lancia in audaci paragoni. Si tratterebbe di una produzione paragonabile a quella che verrebbe dalle quattro centrali nucleari ipotizzate. Evidentemente fra le competenze degli ingegneri energetici non c quella della conoscenza dellaritmetica. Le ore di funzionamento di un impianto solare sono 1.200, quelle di una centrale nucleare, nel caso peggiore, 7.000. Il rapporto di circa uno a sei, il che vuol dire che basta una potenza di 2.500 megawatt nucleari per generare la stessa quantit di energia elettrica di 15.000 megawatt solari. In pratica, circa una centrale EPR e mezza da 1.600 megawatt. Al contrario, se avessimo 15.000 megawatt installati in Italia, potremmo produrre qualcosa come pi di cento miliardi di chilowattora, un terzo del nostro fabbisogno nazionale. Altro scoglio la confusione tra il fabbisogno di elettricit e la domanda di energia che comprende quella elettrica pi quella per i trasporti e tutto ci che alimentato con altri combustibili. Oppure non si distingue il fabbisogno delle utenze residenziali da quello totale di elettricit, che comprende anche industria, trasporti, servizi ecc. Risultato: dati imprecisi quando non vera e propria involontaria, si spera mistificazione delle cifre. Un esempio per tutti, portato alla luce da Alessandro Lanza. Nel maggio 2009, il Corriere della Sera, in un lungo articolo sul solare, leolico e sul loro futuro, elabora un grafico per illustrare un rapporto sulle energie rinnovabili prodotte dai Paesi europei fino al 2006 e le previsioni per il 2010, compiacendosi di sottolineare che un quinto dellenergia in Italia deriva dal sole e dal vento. Anzi, il 22,5%. Magari lo fosse. Invece la somma di un doppio grossolano errore. Primo: nel rapporto si parla del contributo di sole e vento alla produzione, in Italia, di energia elettrica e non del totale dellenergia. Secondo: sotto il cappello delle rinnovabili

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Introduzione

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non si tiene conto solo delleolico e del solare, ma anche dellidroelettrico e del geotermico, che costituiscono la parte preponderante del settore, senza la quale sole e vento valgono meno del 2%. Solo una differenza di fattore dieci! I numeri andrebbero trattati con maggior rispetto. Cos come non andrebbero neppure sparati a casaccio. Qui gli esempi si sprecano, ma limitandoci a un paio, il professor Franco Casali mi segnala che su Rai Tre la trasmissione Presa Diretta, in una puntata dedicata al solare e alleolico tedesco, ha esordito sostenendo che il 16% di tutta lenergia consumata in Germania sia prodotta da sole, vento e alberi. Una panzana colossale: siamo nellordine di meno del 2% (dati Iea). Ma le spara ancora pi grosse Daniel Cohn-Bendit, eurodeputato e leader dei Verdi che, in unintervista a Repubblica afferma: Nove anni fa in Spagna lenergia eolica ha fornito il 50% del fabbisogno. In primis, chiss perch Dany il Rosso si riferisce a 9 anni fa, comunque, secondo lAssociazione dei produttori eolici spagnoli, nel 2009 leolico copriva il 14,3% dellenergia totale prodotta. Sempre sulla stessa testata, questa volta riferendosi alla Puglia, fulgido esempio di lungimirante politica energetica, Giovanni Valentini scrive: La Puglia di Nichi Vendola, prima in Italia per produzione di energia eolica e solare, in grado di coprire ormai il 18% del suo fabbisogno. Difficile fare meglio piazzando due gravi inesattezze in ununica frase. La prima: eolico e solare (1.338 gigawattora) coprono meno del 7% dei consumi della regione (19.889 gigawattora). La seconda: vero che i consumi pugliesi sono poco pi della met della produzione totale (37.007 gigawattora) e che la regione esporta energia, ma grazie soprattutto alla centrale a carbone di Brindisi Sud, una delle pi grandi dItalia, e alle altre centrali termoelettriche. Se dovesse contare sulle rinnovabili, non solo la Puglia non esporterebbe nemmeno un chilowattora, ma fornirebbe energia elettrica a meno del 10% della sua popolazione e delle sue attivit economiche.
affermazioni generiche e ideologiche diventano leitmotiv

nuto conto del gregarismo della categoria (i giornalisti si appoggiano ad altri articoli), lamplificazione raggiunge la massima potenza. Arduo spezzare questa spirale, tanto pi che le fonti energetiche scontano unindignazione selettiva. Prendiamo ad esempio il diverso valore notizia attribuito alle disgrazie. Nel dicembre 2009 esplode una palazzina alla periferia di Busto Arsizio, a causa di una perdita di gas. Vengo a conoscenza della tragica sorte di due persone e dei quattro feriti solo perch quel giorno, trovandomi a Milano, mi capit tra le mani la pagina di cronaca locale del Corriere della Sera. Una lettura che addolora e fa riflettere. La notizia delle due vittime, appartenenti al triste bilancio dei circa ottanta morti per esplosione che ogni anno il gas provoca tra le mura domestiche, non arriva a bucare la pagine nazionali e viene relegata nelle colonne della cronaca di Milano e provincia. Se allorigine dellincidente ci fosse stata di mezzo una centrale nucleare, la visibilit della notizia sarebbe stata la stessa? Ulteriore mistificazione, orchestrata a piacimento, la questione della lobby daffari legata alla filiera del nucleare. Giammai esistessero lobby delle rinnovabili. Come se a far quadrare i conti sia una prerogativa esclusiva degli imprenditori dellatomo, mentre chi costruisce rinnovabili un filantropo che investe per beneficenza. Unaltra piaga la retorica dellapocalisse, come la definisce il mio amico scrittore Antonio Pascale. Il fenomeno, che imperversa in diversi ambiti, dagli Ogm alle pandemie, consiste nel contrabbandare cataclismi di ogni tipo, e rappresenta un fertile terreno per la formula di Pete Sandman sulla correlazione tra risk, hazard e outrage. Ovvero la percezione del rischio non in funzione dellalea di pericolo scientificamente determinata (hazard), ma dipende dallallarme dalla paura alimentata dai media (outrage). Quando lalea bassa e lallarme esagerato, le persone tendono a sovrastimare il rischio (ad esempio i morti per radioattivit). Quando lalea alta e la paura viene mantenuta a livelli bassi, le persone tendono a sottovalutare il rischio (ad esempio gli incidenti stradali). Un esempio relativo al nucleare quando i media, per assecondare la suggestione popolare, hanno esagerato lallerta sostenendo che il sistema di sicurezza del reattore EPR inadeguato. In realt, le autorit di controllo hanno richiesto al costruttore di riconfigurare larchitettura del software per separare in modo pi definito i programmi di controllo da quelli di sicurezza passiva.
Unaltra piaga la retorica dellapocalisse, fenomeno che consiste nel contrabbandare cataclismi di ogni tipo

I giornalisti che sentono il dovere di rendere accattivante il tema dellenergia tendono, di riflesso a preferire gli aggettivi alle cifre, e sullonda di una comunicazione polarizzata ed emotiva, antepongono i preconcetti ai dati, le controversie ai ragionamenti. Sicch affermazioni generiche e ideologiche, come il nucleare costa troppo, luranio finir presto, il nucleare provoca pi morti di tutte le altre fonti energetiche, una tecnologia vecchia, diventano leitmotiv. Con laggravante che, te-

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I falsi miti dellenergia. Domande e paradossi sulle energie di oggi e domani.

Il nucleare rimane un tema visceralmente ancorato a contrapposizioni ideologiche sinistra/destra, ambiente/industria, scienza/natura per quanto gli ambientalisti nuclearisti e alcune importanti personalit in testa Obama si siano svincolate da esse. Risultato: delle affermazioni addirittura difficilmente confutabili, talmente sono prive di sostanza. Qualche perla: Non esiste una sola assicurazione al mondo che abbia accettato di assicurare una centrale nucleare, sentenzia Beppe Grillo sul suo blog. Lenergia pulita ha una qualit superiore, afferma Piero Pel a lEspresso. Perch a noi i funghi piacciono solo sottolio, vergano in un supposto sfoggio di creativit i Giovani democratici che, imperterriti, confondono il nucleare civile con le armi atomiche. Altrettanto scoraggiante il livello delle argomentazioni contenuto nella lettera aperta ai candidati governatori, sottoscritta da un gruppo di docenti e ricercatori, sul perch lItalia non debba tornare al nucleare. Dalla categoria sarebbe normale attendersi razionalit, qualche numero, qualche comparazione e, soprattutto, il rispetto di alcuni criteri logici. Affatto. Piuttosto si sfiora la comicit involontaria quando si sostiene che a causa del suo altissimo contenuto tecnologico, lenergia nucleare aumenta la disuguaglianza fra le nazioni. Risolvere il problema energetico su scala globale mediante lespansione del nucleare porterebbe inevitabilmente a una nuova forma di colonizzazione: quella dei Paesi tecnologicamente pi avanzati su quelli meno sviluppati. Questo vero, anzi verissimo. Infatti, fra qualche anno, lItalia sar colonizzata da Cina, India, Corea del Sud, Russia, impegnate a costruire un bel numero di centrali nucleari.