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la Repubblica delle Donne

CASA

Tendenza

DESIGN ILLUSIONISTA
In campagna

34 INTERNI POST ROMANTICI
SUPPLEMENTO A D - LA REPUBBLICA DELLE DONNE N.600 DEL 31 MAGGIO 2008

Nuovi giardinieri

LE STRANE SERRE DI CAO-PERROT

COSTRUIRE RIFUGI IDEALI

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31 maggio 2008

CASA
D attualità

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27 Opinione Come riciclare la terra di Karen R. Polenske 29 Tendenza Materia illusionista di Leonora Sartori 37 Intervista Come hai fatto, José? di Federico Sarica 43 Extraordinari Appuntamenti e buone idee di G. Zoppis e F. Iarlori 50 Privato Punk Lady di Bruno Ceschel 59 Inchiesta La catena dei luxury hotel antisolitudine di Federico Sarica 65 Progetto Avventure in 31 mq di Kristina Raderschad 72 Giardini Lo psico garden di Cao-Perrot di Leonora Sartori 81 Architettura Luogo non luogo di Michele Calzavara 86 Protagonisti (o quasi) L’ho fatto così di Leonora Sartori 99 Oggetti cult Belli (per noi) a cura della redazione di D Casa 109 Arte Un fantastico déjà vu di Dora Carrington 121 New décor La vita in un patchwork di A. Lelli Mami e C. Di Pinto 124 In Provenza Il collage del tempo e i muri parlanti di Valentina Capelvenere 135 Mappa Shopping Los Angeles di Caterina Lunghi 142 Utile Micro paradiso per W-E di Giuliana Zoppis 149 Bijoux L’idea ha un valore di Laura Antonini
Segue a pagina 14

155 Interiors Un tè con Duchamp di Margherita Helzel 167 Anniversari Classico super nuovo di Francesca Gentile

D interni
174 Spazi da vivere con gli occhi chiusi, tessuti sensuali, costruzioni temporanee di piacere domestico Indoor/Outdoor Sonno Sleep Sommeil di Beatrice Rossetti Svizzera Per marinai (e venti) di collina di Paolo Crespi Fuori/Dentro Cinque storie in progress di Arianna Lelli Mami e Chiara Pinto Francia Paris bizarre di Julia Mincarelli Architettura estrema La palafitta di Versailles di Sylvie Lajouanie e Agnès Benoit

200 121 65
In copertina
Struttura palafitta nel mezzo della foresta vietnamita. Installazione dalla forma di capanna minimale dai tratti alieni, creata dall’artista Dao Anh Khanh, vicino a Chuong Duong, sul Fiume Rosso. Foto Sylvie Lajouanie e Agnès Benoit (Ag. Volpe).

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D utile
215 Dossier cucina 218 Cult 5 oggetti unici di Ottavia Borella 220 Fuoriluogo Avventure out & indoor di B.O. 222 Interni Dal new classic allo sperimentale di B.O. 234 Outdoors Picnic ovunque di B.O. 236 Accessori Quotidiano straordinario di B.O. 238 Focus Design per gourmet di B.O. 240 Tecno Aiuti e robot di Paolo Crespi 242 Guida Aspiranti cuochi di Federico Iarlori 244 Libri Per l’estate di F. I. 248 Tutti gli indirizzi

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DIRETTO DA KICCA MENONI A cura di Amalia Zordan Art director Stefania Giarlotta Controllo editoriale Ivana Fellegara

Supplemento a D - la Repubblica delle Donne n. 600 del 31 maggio 2008 DIRETTORE RESPONSABILE: EZIO MAURO

CASA
In redazione Leonora Sartori, Alessandra Dacrema (segreteria), Alessandra Parodi (grafica e controllo tecnico)

Redazione D Casa: via De Alessandri 11, 20144 Milano tel. 02.4671.51 fax 02.4671.5382 dcasa@repubblica.it Gruppo Editoriale L’Espresso SpA Presidente onorario: Carlo Caracciolo Consiglio di amministrazione. Presidente: Carlo De Benedetti Consigliere delegato: Marco Benedetto Consiglieri: Agar Brugiavini, Carlo Caracciolo, Rodolfo De Benedetti, Francesco Dini, Sergio Erede, Mario Greco, Luca Parravicini Crespi, Alberto Piaser. Direttore generale holding: Fabio Tacciaria. Direttori centrali di gruppo: Sergio Cortese (tecnologie e produzione), Roberto Moro (personale), Alessandro Alacevich (investor relation), Stefano Mignanego (relazioni esterne), Marco Moroni (sviluppo). Divisione la Repubblica: via Cristoforo Colombo 149, 00147 Roma, tel. 06.4982.1 Direttore generale: Carlo Ottino Sviluppo supplementi: Giorgio Martelli Concessionaria per la pubblicità: A. Manzoni & C. S.p.A. Via Nervesa 21, 20139 Milano, tel. 02.5749.4803 Stampa: Rotosud, Oricola (AQ); Elcograf, Beverate di Brivio (LC) Preparazione: Grafotitoli Bassoli s.r.l., Sesto S. Giovanni (MI); C.P Roma .S., Allestimento: Legatoria Europea, Ariccia (Roma); Legatoria del Sud, Ariccia (Roma) Supplemento al numero odierno da vendersi esclusivamente con il quotidiano la Repubblica Registrazione Tribunale di Roma n. 122 del 18/3/96

13 settembre 2008
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Il prossimo D CASA uscirà il

l’opinione

di Karen R. Polenske*

COME RICICLARE LA TERRA

«La definizione del mio lavoro esiste da poco, ma lo faccio da quarant’anni. Sono una land-recycling: prendo un territorio devastato dall’inquinamento e lo riporto alla natura. Ecco chi mi aiuta»

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Testo raccolto da Martina Zambon

Immagine tratta da The Technology-EnergyEnvironment-Health Chain in China di Karen Polenske, vincitore di Sloan Industry Studies Best Book Award.

ono cresciuta in una fattoria. Il verde degli alberi che la circondano dovrebbe essere lo stesso degli alberi sofferenti che circondano gli stabilimenti di carbone in Cina. Eppure non è lo stesso verde. Fra queste due sfumature sta tutto il mio lavoro: mettere insieme ingegneri chimici, sociologi, economisti e antropologi per stilare piani di sviluppo sostenibile. Anzi, di “land-recycling”, una definizione che riassume bene ciò che faccio da quarant’anni: prendere un territorio devastato dall’inquinamento e riportarlo a ciò che era, natura. Un compito che mal si abbina a una definizione standard. Sono un’economista? Una pianificatrice? Una visionaria? Forse un po’ di tutto. La scintilla di passione mi si accese tanti anni fa, proprio nella fattoria degli Stati Uniti dove sono nata. Con i miei genitori che, per primi, mi incoraggiavano, vista la mia curiosità per la natura, a “inventare” un lavoro innovativo, tagliato su misura per me. Gli ingredienti sono stati semplici: aiutare, nella cerchia della mia comunità agricola, chi era in difficoltà sia economica sia personale. I valori della vita rurale insieme alla voglia di capire e imparare. Forse gli sterminati orizzonti statunitensi mi hanno suggerito che le risposte ai drammatici problemi di inquinamento ambientale, dai distretti del carbone in Cina alla Pianura Padana in Italia, sono di scala ampia. Una città, da sola, non può nulla. Per questo i piani a cui lavoro sono almeno di scala regionale e includono tutto, dalle industrie e i sistemi di filtraggio degli scarichi industriali al trasporto che, per esempio in Cina (dove alla professoressa Polenske è stato affidato il rivoluzionamento energetico e ambientale di cinque macroregioni industriali fra

le più inquinate del pianeta), avviene in larga parte ancora con vecchi trattori guidati da contadini, carichi di carbone. Non va sottovalutata l’importanza dei trasporti e il dispendio di energia che comportano, per esempio per le merci. Questo è uno dei tratti distintivi dei piani che come gruppo del Mit (Massachusetts Institute of Technology) abbiamo elaborato per vaste aree del Giappone, del Brasile, dell’India e degli Usa. Questo, a dire il vero, è anche un tratto distintivo della mia spesa al supermercato. Vivo a Cambridge, una città che incentiva molto i comportamenti responsabili sul piano della sostenibilità, dalla raccolta dei rifiuti all’uso di lampadine a basso consumo. Ai miei studenti ricordo spesso di spegnere le luci inutili, anche all’università. E quando acquisto verdura cerco di evitare gli ortaggi e la frutta esotica che qualche camion ha trasportato fin sotto casa mia, privilegiando, invece, i prodotti locali. Da bambina, il verde che mi circondava comprendeva coltivazioni di ortaggi e frutteti di ogni tipo. Non posso darmi all’orto, vivo in città, ma posso non incentivare il meccanismo che muove tonnellate di merci da una parte all’altra del Paese, attraversando spazi verdi che devono tornare a essere di una sfumatura brillante, per la salute e il benessere di tutti.
*KAREN R. POLENSKE (1937), economista ed esperta mondiale di problematiche di pianificazione ambientale e riconversione di aree fortemente industrializzate. Studia e progetta dagli anni 60 piani regionali di land-recycling. Autrice di libri, è anche consulente di Cina, Brasile, India.

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Tendenza

Se quello che vediamo è solo finzione, due sono le possibilità: parlare con gli addetti ai lavori e scoprire i segreti del backstage o chiudere gli occhi e godersi lo spettacolo fino in fondo. Tendaggi stile ombre cinesi, décor trompe-l’oeil, facciate fotovoltaiche per proiezioni giganti di Leonora Sartori

Materia illusionista

Scena dal film Gone Shopping, della regista esordiente di Singapore Wee Li Lin, presentato al Far East Film Festival ’08 di Udine (www.goneshopping themovie.com).
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Foto di Goedewaagen Fotografie, S. Giostra-ARUP-Ruogu

Dall’alto. Unknown Forces, video di Apichatpong Weerasethakul, in mostra a Life on Mars (al Carnegie Museum of Art, www.cmoa.org). Proiettore Ambar di Reggiani, vincitore del premio Light of the future ’08. Xicui Entertainment Centre, edificio con led fotovoltaici a Beijin, Cina, degli architetti Simone Giostra.

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he differenza c’è tra quello che la gente immagina e il mondo in cui vive? Che cos’è la libertà? E soprattutto, che cosa “non” riusciamo a vedere? A volte basta una luce per offuscare i contorni della realtà. Mostrando il backstage faccio nascere il sospetto che quello che vediamo sia solo parziale”. Per Apichatpong Weerasethakul, in arte Joe (più corto), regista thailandese (premio della giuria a Cannes 2004 per Tropical Malady. Il nuovo Syndromes and a Century presentato a Venezia nel 2006 è stato censurato in patria), sceneggiatore, produttore e videomaker, il problema è quella nebbiolina di ignoranza che ci impedisce di vedere l’orizzonte. Come nel video di Unknown Forces (al Carnegie Museum, nel corso della mostra Life on Mars, fino a gennaio ’09): una tenda nella foschia, circondata dalle luci di un backstage cinematografico. Lo spettatore tipo rimane fisso davanti allo schermo in attesa che succeda qualcosa. Invece niente, l’opera è proprio quella, metacinematografica. Per Joe/Apichatpong è una metafora filmica della sottile dittatura, a suo parere “felicemente” accettata dalla gente del suo Paese. Fotografi, architetti, musicisti, artisti, sono in molti ad adottare la tecnica, lanciata da

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Illustrazioni materializzate e mobili disegnati da Front Design (www.frontdesign.se), in mostra da Rossana Orlandi. Re-Deco Mirror, specchio fiabesco di Lladrò (www.lladro.com). Gordijnen, Tenda con effetto di ombra cinese della designer Nienke Sybrandy.

Pirandello e sempre efficace, dello strappo nel cielo di carta che svela tragicomici sipari sulle nostre debolezze. La band Ok Go, quattro musicisti di Chicago senza grande propensione per la danza, ha reso i loro scoordinati videoballetti low cost&home made (solo dieci dollari, per Here it goes again, girato nel salotto del cantante, altrettanti per A million ways filmato invece in giardino), una hit di Youtube con 34 milioni di views (per fare un confronto, Björk, con Wanderlust, il nuovo megavideo animato, ne ha 61.000) a sottolineare che spontaneità e improvvisazione pagano (i 4 di Chicago sono nel pieno di un supertour mondiale). Spesso insomma quello che succede dietro le quinte o nel making of è più divertente di quello che succede sul palco. Così mentre in molta musica e in moltissima moda, la facciata è ancora il momento clou e la sfilata un’esibizione che non accetta sbavature (anche se nessuna collezione fa il giro del mondo come quelle in cui le modelle inciampano, mostrando che il re è nudo e la modella, grazie a Dio, umana), moltissimi designer scelgono invece l’approccio del “guarda come si fa” e i siti dei giovani emergenti spesso puntano su piccoli video o rappresentazioni frame by frame che raccontano come nascono gli oggetti, dalla scelta dei materiali alla costruzione. Lo fa Philippe Malouin

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Foto di L. Fregoso

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Smoke and Mirrors, progetto sui backstage televisivi della fotografa tedesca Kathrin Kur. Frame del video Here it goes again della band Ok Go, (www.okgo.net). Consangenious Furniture di Sebastian Brajkovic per Lebesque (www.lebesque.com).

(www.philippemalouin.com), creativo appena sfornato da Eindhoven, che sul suo sito dimostra con un piccolo video come Grace, il suo tavolo gonfiabile 8 posti, sia solido al punto da poterci camminare sopra. La giovane designer di Amsterdam, Nienke Sybrandy (www.nsybrandy.nl) racconta sempre sul web, in una pagina stile flip book, tutti i modi in cui usare la sua coperta multifunzionale. Sua è anche la meravigliosa tenda in cui l’ombra di un albero sembra affondare le radici sul pavimento: una quinta casalinga che copre, ma lascia intravedere. La fotografa Kathrin Kur ha dedicato la recente serie fotografica Smoke and Mirros (Fumo e specchi) agli studi televisivi, ripresi da angolazioni che rivelano la finzione e l’apertura della quarta parete (www.kathrinkur.com). Come l’enorme parete a led (fotovoltaici!) disegnata dallo studio di Simone Giostra per la mediateca di Beijing, dove di giorno si riflettono le nuvole e di notte passano video dalla cromia flou (www.sgparchitects.com). Un gioco senza fine di pannelli e quinte che oscillano tra periferia e centro, conscio e inconscio, dittatura e democrazia, verità e televisione e, come in uno specchio, si moltiplicano all’infinito. Designer, musicisti, fotografi e architetti: le avanguardie tagliano la realtà a fette, osservandola con occhiali che non perdonano, e colgono il lato tragicomico della vita.

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COME HAI FATTO, JOSÉ?
uò succedere di fare un giro nel backstage con piscina e trovarci Pj Harvey che prende il sole in topless, a bordo vasca. Può anche capitare che durante l’esibizione dei Cure, mamma e papà Smith si godano il milionesimo concerto del “piccolo” Robert (nato nel ’59) comodamente seduti a lato del palco con tanto di bicchiere di vino. E che dire di quella volta in cui, mentre gli organizzatori correvano a destra e a manca per scovare la pazza Amy e scaraventarla on stage, la signora Winehouse era comodamente seduta in camerino a giocare

INTERVISTA L’ideatore del Fib, uno dei festival

musicali più cult delle ultime estati, ci spiega perché a Benicàssim c’è sempre un mare di folla di Federico Sarica

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a carte? Benicàssim, Spagna. Istantanee dal Fib, il festival musicale che dal 1995, tutti gli anni a luglio per quattro giorni, accende i riflettori su quest’angolo di Costa del Azahar. José Moran ne è fondatore e direttore fin dalla prima edizione, quando un’etichetta discografica, una rivista di musica indipendente e una sala concerti di Madrid decisero di unire le forze e dare vita al festival. José, con quali obiettivi è nato il Festival Internaciónal de Benicàssim? «Il Fib nasce con l’obiettivo di declinare su territorio iberico il concetto originale di “festival”, come lo si intende

nella cultura anglosassone per capirci, quello classico con il campeggio per il pubblico e i palchi sempre attivi. Dal punto di vista musicale, l’idea originaria era da una parte di portare finalmente in Spagna quelle realtà musicali che gli appassionati conoscevano solo tramite i dischi e le riviste, dall’altra cercare di appoggiare e incoraggiare la scena musicale indie, indipendente, nazionale, allora agli albori». Perché la scelta di Benicàssim come location? «Per un mix di strategia e casualità. Quando abbiamo pianificato il Fib a tavolino, la

domanda che ci siamo fatti è stata: perché i giovani dovrebbero venire in Spagna a sentire gruppi che possono sentire altrove? Per il mare. Una serie di eventi ci ha quindi portato a scegliere Benicàssim fra le tante località balneari papabili, scelta che si è rivelata fortunata per la felice posizione geografica rispetto a Madrid, Barcellona, Valencia». Quanto e come è cambiato il festival da quando è nato? «C’è stato uno sviluppo notevole in termini di dati di vendita, di professionalità, di numero di artisti e di indotto
Dall’alto. L’ideatore del Fib José Moran. Isola galleggiante. A lato, Amy Winehouse.

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legato al Fib in questi anni. Ma la cosa fondamentale per noi, è che siamo riusciti a diventare un catalizzatore sociale e culturale. Inizialmente, soprattutto sul territorio, il festival era molto discusso e non sempre accettato. Col tempo siamo riusciti a diventare un vero e proprio motore per la regione, un fenomeno attorno al quale si sono concentrate molte risorse creative ed economiche». Con quale criterio selezionate gli artisti che prendono parte al festival, di anno in anno? «Il Fib è stato pensato e impostato su coordinate musicali molto precise: il pop, la parte più light del rock, e la musica elettronica che comunque ha una parte fondamentale. Poi certo, non

disdegniamo incursioni in altri generi. Un altro aspetto irrinunciabile è il mix fra star consolidate e artisti emergenti. Cerchiamo i nomi grossi per dare prestigio alla line-up, al programma, e per richiamare il grande pubblico, ma riteniamo altrettanto importante dare voce alle migliori realtà emergenti, per dare quel tocco di freschezza, sperimentazione e contemporaneità vitali per la sopravvivenza e lo sviluppo di un evento culturale come questo». Si diceva del far percepire il Fib al pubblico come una vacanza musical-balneare... «Abbiamo da subito riservato grandissima attenzione agli aspetti logistici. Sappiamo bene che dalla riuscita o meno del modello di ospitalità

dipende la validità dell’offerta musicale. La gente deve venire, sentirsi a casa e avere voglia di tornare. Non dimentichiamolo mai, un festival è un incontro fra due, i musicisti e il pubblico. Rendere il soggiorno di entrambi piacevole e divertente è il nostro scopo. Siamo soddisfatti ma coscienti che c’è ancora molto da fare, soprattutto dal punto di vista dell’impatto ambientale». Approfondiamo questo aspetto. «Il riciclaggio dei rifiuti e il risparmio energetico sono due nostre priorità assolute. Questo poi è un anno particolarmente importante perché cercheremo di prendere il bollino verde in qualità di festival amico dell’ambiente rilasciato da un organismo

europeo apposito, il Green and Clean. Vogliamo e dobbiamo adeguarci ai loro parametri: il nostro obiettivo primario è diventare a tutti gli effetti un evento fortemente ecosostenibile». Cos’altro, oltre alla musica, trova spazio nell’offerta complessiva del Fib? «La moda, l’arte, il teatro, la danza e il cinema. Gran parte di queste attività si svolgono fuori dall’arena musicale, nel centro abitato di Benicàssim. Questo ci permette sia di dare spazio a realtà artistiche realmente all’avanguardia sia di far sentire tutta la cittadinanza coinvolta e in qualche modo “beneficiata” dal Fib. Vogliamo che il festival sia percepito come un evento aperto, democratico e popolare». (www.fiberfib.com).

In questa pagina, dall’alto a sinistra in senso orario. Il francese Yann Tiersen, la cantante delle Pipettes, panoramica sul pubblico e i due dj britannici di elettronica Unkle.

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«IL MOTIVO PER CUI I GIOVANI ARRIVANO QUI A VEDERE GRUPPI CHE POTREBBERO SENTIRE ALTROVE? PER IL MARE»
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Extraordinari

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Riedizioni d’autore, vele fotovoltaiche, vasi stile giungla, tappeti boreali e rifugi per guardare ciliegi. Appuntamenti, mostre e buone idee di Giuliana Zoppis e Federico Iarlori
QUANDO ERAVAMO BEATLES Gli scatti di puro rock’n roll anni 60-90 della fotografa Linda McCartney, nonché prima moglie di Paul, bassista dei Beatles: ritratti delle rockstar e scene di spensierata vita quotidiana stile hippy. James Hyman Gallery, Londra, fino al 19 luglio (www.jameshymangallery.com).

COME PESCI NEL MARE È in un vecchio palazzo sulle sponde del fiume Meguro, a Tokyo, l’ufficio progettato dallo studio Nendo. La dialettica tra privacy e condivisione è all’origine delle linee fluttuanti delle pareti divisorie. Così, persone, piante e mobili appaiono e scompaiono come in mezzo alle onde (www.nendo.jp).

LA SEDIA SECONDO NELSON Quest’anno il celebre designer americano George Nelson, scomparso nel 1986, avrebbe compiuto cento anni. Vitra ripropone uno dei suoi progetti più conosciuti, la Pretzel Chair, in una pregiata edizione limitata. Dal 13/09 presso il Vitra Design Museum (www.design-museum.de).

© 1969 Paul McCartney

TUTTO IN UN SET Costumi, disegni, fotografie, modelli di scenografie. È Collaborators, un’esposizione che celebra i lavori dei migliori set designer teatrali del panorama inglese. Tra questi Simon Banham con l’installazione Geneva Quarantine. Victoria & Albert Museum, fino al 31/08 (www.vam.ac.uk).

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Extraordinari
FORESTA X CASA Suggestioni verdi di foresta pluviale tradotte in polietilene e acciaio. È l’effetto Missed Tree, la collezione di vasi disegnati da Jean-Marie Massaud per Serralunga, in occasione del Salone del Mobile, nella nuova finitura laccata e bicolore che “divide” il vaso in due porzioni (www.serralunga.com).

ITALIA-FINLANDIA (A/R) Un confronto artistico tra fotografi italiani e finlandesi e una personale di Carmelo Nicosia sono protagonisti delle due mostre organizzate da Fotografia Italiana arte contemporanea per festeggiare i suoi primi cinque anni. Milano, corso Porta Nuova 34, fino al 19/6 (www.fotografiaitaliana.com). ITALIA-INDIA (SOLA ANDATA) Sarà la Vacca Sacra, icona della religione induista, la protagonista della mostra personale di Toni Meneguzzo, fotografo con la passione per i viaggi. Tra folklore e spiritualità. Trieste, dal 27/6 al 31/7 (www.torbardena.com).

DORMO OVUNQUE Accogliente e pratica la nuova poltrona-letto Huggy disegnata da Brit Leissler per Lago. Senza meccanismi difficili o nascosti, il materasso, avvolto come la cialda di un cono gelato, si estrae dalla base in legno e può subito essere utilizzato come letto (www.lago.it).

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Foto di M. Hohteri

Extraordinari
INTO THE WILD (CARPET) Il tappeto bicolore Luces del Norte, disegnato dagli spagnoli Herme Ciscar & Mónica Garcí a e prodotto dal marchio Alpujarrena, si ispira all’effetto cromatico cangiante delle aurore boreali, grazie all’utilizzo di un colore diverso per ciascuno dei due estremi. È realizzato in pura lana ed è disponibile in 220 colori (www.hermeymonica.com).

ECOVELE DI CEMENTO A 30 km da Kuala Lumpur e dalle famose Petronas Twin Towers, saranno realizzate le torri bioclimatiche ed ecocompatibili progettate dallo Studio Nicoletti per la nuova zona residenziale Precinct 4. Data la vicinanza di un bacino acquatico, è risultata vincente la scelta della metafora marina (www.manfredinicoletti.it).

BARBICAN FLUO Una collezione di piatti in porcellana per celebrare il meglio dell’architettura brutalista inglese del dopoguerra, dal Toast-Rack al Trinity Square, dal Barbican al Brunswick. È l’idea del marchio People Will Always Need Plates lanciato nel 2004 dal designer Robin Farquhar e dalla ceramista Hannah Dipper (www.peoplewillalwaysneedplates.co.uk).

IL VERDE IN TESTA Le linee dell’architettura prendono in prestito le forme della natura, mutuandone anche gli usi e le funzioni. In Green Carpet, così come in molti altri progetti ideati dallo studio Nap Architects di Tokyo, l’opera dell’uomo si nasconde mimetizzandosi nell’ambiente naturale (www.nakam.info).

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Extraordinari
PAROLE COME FIORI Tre grafici per visualizzare la struttura linguistica del romanzo di Kerouac Sulla strada. È il risultato del progetto Writing without words della communication designer Stefanie Posavec. In mostra alle Sheffields Galleries fino al 15/6 (www.sheffieldgalleries.org.uk).

EST VS OVEST A Londra, un’esposizione illustra la forte influenza della Guerra fredda sulla cultura popolare attraverso moda, arte, cinema e design. Da Giacometti a Picasso, da Le Corbusier a Kubrick, un affascinante viaggio nel trentennio che ha detto addio alla guerra e ha salutato l’alba dell’era consumistica. Dal 27 settembre, Victoria & Albert Museum (www.vam.ac.uk).

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Foto di J. French © V&A Images

CAMBIO DI STAGIONE Gli stickers 3D in legno disegnati dallo studio tedesco Tashide sono un’idea semplice e originale per dare più profondità alle pareti e un tocco natural look agli interni. L’effetto diventa quasi reale se al contrasto luce/ombra si aggiunge un soffio di vento (www.tashide.com).

NELLA VALLE DEI CILIEGI Il Palazzo del Ciliegio della Valle del Jerte è il progetto grazie al quale lo studio di architettura di Madrid Amid (cero9) ha ottenuto il primo premio nel concorso pubblico indetto dal ministero della Cultura e del Turismo. Una struttura monumentale che nasce per la Festa del Ciliegio, ma diventa anche un vero punto di riferimento per la popolazione della valle (www.cero9.com).

A destra. Nathalie Hambro, scrittrice e trendsetter. A sinistra. La cucina della casa densa di ritagli, foto e strumenti da chef.

Punk Lady
PRIVATO Scrittrice,
stilista, blogger e coolhunter dal gusto gotico: Nathalie Hambro ha il talento di capire quello che ci piacerà nel prossimo futuro
di Bruno Ceschel Foto Emma Hardy
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a donna che mi accoglie nella buia entrata dell’appartamento al terzo piano di una casa vittoriana, affacciata su una delle bellissime piazze giardino, nel quartiere londinese di Pimlico (zona incastonata tra il quartiere chic di Chelsea e il centralissimo Westminster), porta jeans attillati e una semplice camicia di taglio sartoriale, uniforme minimal degli addetti ai lavori

L

nel mondo della moda. Ha il fisico asciutto, tipico delle persone dominate dall’adrenalina, un’età indecifrabile, lunghi capelli corvini, tatuaggi, un rossetto acceso e le unghie blu che rimandano a quello stile gotico tanto amato dall’arte contemporanea. La donna è Nathalie Hambro, è di origine francese, ma è inglese d’adozione: anglofila fin da ragazza, si è trasferita a Londra ventenne e, rinnegando la sua

Dall’alto in senso orario. Giaguaro di ceramica nel salotto gotico/dark di Nathalie. La sala con in vista il libro The art of Handbag, pubblicato per Art Books International. Angolo dello studio, con una sedia vintage in cuoio.

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Nota per le sue rubriche su Vogue e Sunday Times Magazine, all’inizio degli anni ’80 fu tra le prime inglesi a scrivere di cucina multietnica e a scoprire il fascino di feticci degli accessori al femminile

madre patria, alcuni anni fa ha rinunciato alla cittadinanza francese per quella britannica. Definire chi è e che cosa fa non è affatto semplice. Prima di incontrarla ho spulciato il suo sito, letto i post del suo blog e articoli sul suo conto nell’archivio dei maggiori quotidiani inglesi. Da questa indagine ne è uscito un quadro alquanto confuso: ha scritto un libro di ricette, uno su borsette e uno su Londra, ha un sito molto popolare dove disserta un po’ su tutto, ha disegnato una collezione d’alta moda (con pezzi come il famoso abito da sera composto da filtri di caffè dorati, ora parte della collezione del V&A Museum) e una per Debenhams, l’Upim inglese, e, ancora, un lunch box, diventato oggetto di culto, e una linea di gioielli. «Il mio problema, ma forse anche il mio punto di forza, è che mi annoio facilmente», dice sorseggiando del tè giapponese (le sue due culture culinarie preferite sono la giapponese, per la “semplice complessità”, e quella italiana, per la “rassicurante bontà”). «Mi appassiono a qualche cosa, ci metto l’anima e poi, quando raggiungo il successo, cerco qualche cosa di nuovo». Usando un termine che Nathalie odia (non provate a definire fusion la sua cucina multietnica), non si può non definirla una trendsetter che anticipa e impone le mode. È stata

una dei primi designer d’interni negli anni 70, diventando poi la regina dello stile attraverso le sue rubriche sul “lifestyle” (altro termine che odia) su Vogue e sul Sunday Times Magazine; ha scritto un libro di cucina multietnica nel 1981, quando ancora gli inglesi si accontentavano di mangiare fish & chips, e ha disegnato borse e gioielli-sculture negli anni 80, anticipando l’attuale ossessione (nonché business miliardario) per gli accessori. Appena però le masse si appropriano delle sue creazioni, lei le abbandona senza rimpianti. Alla base di questa sua volubilità c’è un po’ di snobismo intellettuale, ma anche anticonformismo e genialità tipici delle avanguardie culturali. La sua casa non può non rispecchiare questo suo trasformismo, ci vive da quasi vent’anni e ciclicamente la rinnova completamente. L’appartamento, nel suo stato attuale da 3 anni, ha come chiave stilistica l’acciaio satinato, di tipo industriale, che è utilizzato in modo esteso sia nei mobili, da lei stessa disegnati, sia negli oggetti disseminati ovunque (dalle lame per sega circolare ai normografi che decorano porte e caminetti). La sua collezione di kimono geometrici degli anni 30 e 40 (scelti in base alle loro geometrie e ai tessuti impiegati) scandisce un corridoio, quella di calici colorati d’antiqua-

Nathalie alle prese con il laptop per aggiornare il suo sito/blog in cui inserisce consigli di stile e racconti delle sue storie d’amore (www.fullofchic.com).

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31 MAGGIO 2008

Il lampadario della cucina è composto da una collezione di calici colorati d’antiquariato. Molti mobili e oggetti ideati da lei sono d’acciaio satinato. In basso, frammenti di pezzi antichi, ciotole déco mescolate a recipienti d’antiquario.

riato diventa il lampadario della cucina, e poi ci sono le opere d’arte dei suoi amici, le sue borsette, e i molti libri d’arte. Tutto in un rincorrersi di materiali e colori. Ma il vero cuore pulsante della casa di Nathalie è un MacBook adagiato sul lungo tavolo spoglio nel salone, feticcio della sua nuova ossessione: Internet. Al computer Nathalie passa ore e ore, aggiornando il suo sito Full of Chic (www.fullofchic.com), nome scelto ironicamente - ascicura -, dove racconta i suoi amori, in uno spazio aperto a tutti. Notando la mia bicicletta all’uscita, Nathalie confessa entusiasta il suo travolgente progetto: la prossima estate attraversarà l’Europa in sella a una bicicletta, trainata da una nuova passione.

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LA CATENA DEI LUXURY HOTEL ANTISOLITUDINE
INCONTRI
Inventare prima il brand e l’attrazione, poi l’edificio. L’esperimento di Sam Nazarian, che tratta gli alberghi come fossero abiti-couture
di Federico Sarica

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n principio furono i grandi hotel di lusso del secolo scorso. Poi ci fu Las Vegas, gli alberghi seriali e mastodontici. Seguiti, forse per reazione a una simile spersonalizzazione, dai boutique hotel: alberghi in genere da non più di duecento stanze, molto intimi, connotati da un forte contenuto di design. Adesso pare che si stia entrando in una nuova fase: il lusso generazionale, fatto su misura a uso e consumo del cliente. Meglio se vip. «L’idea di lusso che abbiamo noi trenta/quarantenni è diversa da quella che avevano i nostri genitori. Per quanto mi riguarda, vorrei mettere a punto e lanciare l’equivalente del Four Seasons di questa generazione. Per mio padre quel posto era il massimo, io ho bisogno di stare in un hotel dove esco dalla camera e, in qualche modo, percepisco dell’energia». Sam Nazarian ha le idee chiare, quando si tratta di spendere due parole su SLS,

la nuova catena di alberghi di lusso che sta lanciando negli Stati Uniti. Sam Nazarian, trentaduenne imprenditore americano, è stato definito dal magazine Business Week un Emperor of Cool; possiede quattro night-club e due ristoranti giapponesi di nome Katsuya nella sola Los Angeles, svariati hotel in giro per il mondo e una casa di produzione cinematografica. Il tutto sotto l’insegna della sua SBE Entertainment Group Holding. SLS Hotels è un progetto tuttora in rampa di lancio, al quale Sam si dedica ormai da quattro anni. «Abbiamo lavorato per costruire prima il brand degli hotel, metodo che nel campo alberghiero non è così diffuso. Di solito si fa il contrario, ma siccome ho già lanciato ventidue hotel nella mia vita, so che se costruisci prima l’hotel e poi il brand,
In alto. S. Nazarian e P. Starck; l’esterno del Foxtail Restaurant a Santa Monica; interno dell’Hyde Lounge di Beverly Hills.

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«IL DREAM TEAM COMPRENDE: ARREDI MADE IN ITALY, LO CHEF JORGE ANDRES, IL DESIGNER MURRAY MOSS, LO STILISTA PASCAL HUMBERT E, SU TUTTI, STARCK»
l’espansione è limitata. Quello che volevamo fare, e penso che stiamo centrando l’obiettivo, era avere un marchio riconosciuto e riconoscibile ovunque, che potesse andare in qualche modo oltre al luogo fisico». Per costruire un marchio con la M maiuscola, Nazarian ha voluto il meglio dei partner possibili accanto a sé, un vero e proprio dream team del lusso. «Fra i nostri partner ci sono Jorge Andres, il miglior chef spagnolo e probabilmente del mondo, Murray Moss al cui studio è affidato tutto il design del retail SLS, lo stilista francese Pascal Humbert che ha disegnato le divise, Tecnogym, l’industria italiana leader nel settore fitness, Cassina per gli arredi e, su tutti, Philippe Starck». Al quale Nazarian è riuscito addirittura a far firmare un contratto in esclusiva di quindici anni per tutto il Nord America. «Lavoriamo insieme da cinque anni, è una persona fantastica», racconta Nazarian a proposito di Starck, «ora è uno dei miei migliori amici, ma all’inizio mi ha rifilato una serie di no incredibile. Non è stato facile né contattarlo né convincerlo a venire a lavorare a Los Angeles. Il primo progetto che gli ho proposto è stato il ristorante giapponese Katsuya, ma lui era scettico, diceva “ora non posso, sono a Parigi, poi a Londra, poi a New York, poi devo andare in Cina e blablabla”. Infine si è convinto che la nostra partnership poteva essere eccitante e prolifica. Si è fatto pregare ma alla fine non solo ha detto sì ma addirittu, ra ha riscritto la sua agenda dei prossimi anni in base ai nostri progetti comuni. Quindi abbiamo fatto il primo ristorante, poi un secondo, poi abbiamo lavorato su un hotel

Parlando di alberghi, sono notevolmente cambiate le cose anche all’interno dello star system musicale. «Sono lontani i tempi delle groupies e delle camere sfasciate», ha dichiarato recentemente al New York Times Jennifer Chiara, agente di viaggio delle rockstar. «Caffè biologico, acqua naturale e stanze nella parte più silenziosa dell’albergo. Sono le richieste più diffuse tra i miei clienti». E se un tempo gli albergatori tremavano all’idea di ospitare una band, oggi farebbero di tutto per soddisfare le loro esigenze. L’Hotel Rivington, nel Lower east Side, a New York, ha appena due anni ed è stato pensato per essere, come afferma il suo general manager Jeffrey Felshaw, «un rock and roll mini bar» con tanto di uscita sul retro in caso di paparazzi. «La musica è un grande business, va trattata come tale. Ci teniamo a stringere partnership con etichette e management, e facciamo di tutto per soddisfare le loro richieste», afferma Tony Fant, presidente del Soho Grand e del Tribeca Grand di New York. E le richieste delle rockstar, finiti i tempi degli ingressi in moto nelle lobbies, hanno assunto forme più salutari. Si va dalla propria palestra di casa montata in camera, fatta da Taylor Hawkins dei Foo Fighters, agli schermi piatti da 33 pollici da collegare all’iPod, che spopolano fra personaggi come James Blunt, Fergie e Ludacriss. E che dire del 60 Thompson di New York che, a seguito di una visita di Lenny Kravitz in cui ha richiesto di avere il suo cuoco in cucina, ha ridisegnato quest’ultima in base alle richieste dello chef per la prossima visita della rockstar?

ROCKSTAR & TRAVEL AGENCY

Dall’alto. La zona Lounge & Dancefloor del Foxtail di Santa Monica; l’esterno dell’SLS Hotel di Beverly Hills; la dining room dell’hotel Katsuya Brentwood di Los Angeles.

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«EVITIAMO QUELLO CHE SUCCEDE SEMPRE IN UN QUALSIASI HOTEL DI LUSSO: IL CLIENTE, APPENA VARCA LA PORTA E SI RITROVA IN STRADA, È SOLO. DA NOI NO»
cliente durante il suo soggiorno. Oggi, in un qualsiasi hotel di lusso di una qualsiasi capitale del mondo, per quanto il livello sia alto il cliente, appena varca la porta e si ritrova in strada, è solo. Questo da noi non succederà». L’attenzione maniacale per il cliente, meglio se vip. Questa sembra essere la nuova ossessione, il livello due del fenomeno boutique hotel. La nuova parola d'ordine sembra essere, costruiamo i nostri servizi a seconda delle loro esigenze. «Come ti dicevo prima, la nostra compagnia SBE possiede già diversi night-club e ristoranti a Los Angeles, tutti frequentati da un certo tipo di clientela, da Paris Hilton a Tom Hanks, a molti altri», continua Sam. «Abbiamo un elenco di quattrocento clienti molto speciali di cui monitoriamo e studiamo comportamenti, gusti, abitudini. Parliamo con loro, coi loro uffici stampa, coi loro assistenti. Cerchiamo un dialogo per imparare, così da non farci mai trovare impreparati. Che cosa gli piace e che cosa no, quando è il loro compleanno, in quali zone del mondo viaggiano di più, a che ora di solito arrivano in hotel, se preferiscono fare il check in tradizionale o in camera. Questo nostro file, oltre a essere in continuo aggiornamento, è simultaneamente condiviso da tutte le strutture SBE in giro per il mondo. La tecnologia sarà un tratto comune degli hotel SLS che ci permetterà di non lasciare mai il cliente da solo. Dormi da noi, lavori da noi, mangi da noi e poi puoi uscire e andare a ballare nel nostro night. E tutto questo senza dover fare un meeting nella stessa stanza dove magari altri ospiti stanno bevendo il tè».

a Miami. E a quel punto abbiamo firmato il contratto». Aprirà a settembre a Beverly Hills il primo hotel SLS; avrà trecento camere e sarà la realizzazione pratica di quella che, per Nazarian, è la definizione di lusso contemporanea: «Stile, unicità, servizi ed efficienza. Sarà un luogo dove la sinergia del gruppo SBE esprimerà il suo massimo. Il cliente avrà tutto ciò di cui necessita per divertirsi, riposarsi e lavorare. Tutto a portata di mano e contemporaneamente tutto ben distinto e separato». Ristorante nuovissimo con piscina sul tetto, firmati naturalmente Starck, nuovo sushi bar Katsuya nella lobby. «Lobby nella quale troverà anche posto quello che abbiamo chiamato Bazaar», ci tiene ad aggiungere Nazarian, «una sorta di mercato aperto con quattro diverse cucine al suo interno e un negozio dove ogni singolo oggetto, disegnato da Moss per SLS, sarà in vendita. Ma il vero valore aggiunto sarà quello di non far mai sentire solo il
In alto da sinistra. Interno del Katsuya Brentwood e il Bar dell’Hyde Lounge di Beverly Hills. Qui a fianco. Tavolo del Katsuya Restaurant, Hollywood.

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L’esterno di “Reflection of mineral house” progettata dall’Atelier Tekuto. La facciata ha un’unica finestra. L’edificio è di 31 mq calpestabili.

AVVENTURE IN 31 MQ
PROGETTO Togliendo volumi in modo selettivo, come si fa con una pietra preziosa, Yasuhiro Yamashita ha trasformato una minuscola casa di Tokyo in un’abitazione piena di respiro
produzione e testo di Kristina Raderschad Foto Christian Schaulin
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uka e Susumu Kamata non se ne intendevano molto di architettura, quando si sono imbarcati nell’ambizioso progetto di costruire una casa. Ma c’era una cosa di cui erano assolutamente certi: doveva risultare quanto più grande e spettacolare possibile. È stata la Crystal Brick House, realizzata interamente con blocchi di vetro, ad attirare l’attenzione dei coniugi Ka-

mata su Yasuhiro Yamashita e sul suo Atelier Tekuto. I clienti avevano due elementi fissi e irrinunciabili in testa: un parcheggio coperto per la loro automobile nella zona dell’ingresso e degli interni spaziosi, inondati da quanta più luce possibile. Non era impresa facile considerando che il terreno misurava 45 mq e si trovava a un incrocio, incuneato fra gli edifici vicini. Ma Yasuhiro Yamashita è riuscito a ge-

Man mano che si sale lungo la scala pieghevole d’acciaio, si avverte una maggior leggerezza.

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Al piano superiore, una parete a specchio permette di accedere al bagno e raddoppia la luce in camera.

stire l’incarico con abilità. Il suo progetto “Reflection of mineral” ha trasformato quelle che sembravano condizioni negative - il dover sottrarre lo spazio per il parcheggio da una superficie già angusta e le difficoltà legate agli edifici circostanti - in elementi positivi. L’attenta rimozione di alcuni volumi e l’inclinazione e la

rottura di alcune superfici hanno permesso alla casa di svelare la sua bellezza e complessità spaziale. Avvicinandosi, si scorge inizialmente una sola finestra, realizzata sulla facciata. Sembra un enorme peep-show, e rende ancora più sorprendente la zona interna, una volta entrati. Dall’ingresso, dove è stato

LE RICHIESTE DELLA COPPIA: UNA CASA SCENOGRAFICA, INONDATA DI LUCE. IN UN TERRENO DI SOLI 45 MQ, STRETTO TRA I VICINI, A UN INCROCIO

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inserito un box che fa da bagno per gli ospiti, si scende nella camera da letto, dove la luce del sole sembra filtrare dal nulla per illuminare il locale dall’alto - attraverso un pannello di vetro opaco, inserito nella zona compresa fra la facciata e la casa adiacente. Man mano che si sale lungo la delicata scala pieghevole in acciaio, si avverte una sensa-

zione di sempre maggior leggerezza: accanto al blocco cucina del primo piano si scorge un cuneo vetrato nella facciata, mentre sopra la galleria ricavata al secondo piano, la casa sembra aprirsi verso il cielo grazie a una finestra triangolare. Una parete a specchio contribuisce ad allargare lo spazio e permette di accedere al bagno.

Dall’ingresso, dove è stato inserito un bagno per gli ospiti, si scende in camera da letto. Sopra, la cucina è illuminata da un cuneo vetrato.

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Lo psico garden di Cao-Perrot

GIARDINI Enormi fusi sulla scogliera, nascondigli segreti, prati come onde
e megaparchi in Cina: Andy, Xavier e gli spazi multisensoriali di Leonora Sartori

In questa pagina. Dall’alto. Red Box, evento realizzato presso l’accademia americana a Roma. Nella pagina a fianco. Dall’alto. Cocoons, San Francisco, 2003. Tre enormi sfere schiacciate disegnate dall’architetto William Massie. Avvolte da oltre 8 km di tela colorata, ruotano su se stesse grazie al vento, sulla scogliera della città di Emeryville, in California. Disegno per il progetto del Guangming Central Park, Shenzhen, Cina. D 72
22 FEBBRAIO 2003

Foto di S. Jerrom

n giardino non è una vetrina o una stanza da riempire. È più simile al mare, una sostanza viva, profumata e intensa, in cui immergersi e uscire diversi da prima. Qualche traccia resta sempre. Sarà che vengo dalla campagna e non posso pensare al verde come a qualcosa da osservare con distacco. Per me, cresciuto in una famiglia di contadini, diventare landscape designer è stato come proseguire un lavoro familiare che ha a che fare con la terra e ti resta sotto le unghie, con lo sporco, gli odori e le pagliuzze che si infilano tra i capelli». Xavier Perrot ha 28 anni ed è la metà europea dello studio Cao-Perrot. Incontrò Andy Cao nel 2000 a Chaumont, il famoso festival francese di giardini sulla Loira. Xavier era uno studente di provincia con un corso triennale in landscape design in tasca, mentre Andy era un artista vietno-americano trentacinquenne diventato famoso nel 1998 per il Glass Garden a Los Angeles. Pochi mesi dopo lavoravano insieme, come solo la tecnologia permette, uno dalla Califor-

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In questa pagina. Dall’alto. Jardin des Hespérides, Montreal, 2006. Installazione per il festival Jardins de Métis che si svolge non lontano dal fiume San Lorenzo. Rendering preparatori del progetto per il Guangming Central Park, Cina. Nella pagina accanto, dall’alto. Il surreale Kerpuns Garden, in Bretagna, Francia, 2004, con striscie di lavanda e un manto di onde d’erba in movimento. Scene dal matrimonio della stilista Kim Nguyen con l’attore Bill Block nell’isola di Nantucket (Massachusetts, Usa).

nia, l’altro dalla Francia, incontrandosi solo due o tre volte l’anno. Il segreto? Una sintonia sorprendente (intervistati separatamente, rispondono alle domande in modo identico, stesse citazioni, stessi riferimenti, accento orientale uno, erre moscia l’altro). Qual è l’effetto dei vostri interventi? «Creare total environments, cioè giardini cinque-sensi simili a dipinti, che funzionino da terapie di benessere». Come gli enormi fusi colorati che si avvitano sulla scogliera, il prato di onde meditative, il giardino surrealista di vetro blu, con massaggi, musica e incensi, e gli aranceti che spuntano dal lago senza un perché. «La prima cosa che abbiamo cercato di fare insieme è stato disimparare tutto quello che avevamo studiato. Dimenticare le regole, gli stili, le lezioni degli architetti e dei paesaggisti. Ricominciare da zero, mescolando tradizione vietnamita e romanticismo parigino». Abbandonati i dogmi da cosa avete preso ispirazione? «Dallo spirito di avventura di stilisti come Rei Kawakubo o Yohji Yamamoto, dall’eclettismo del perfume designer Serge Lutens, dalla poesia ipnotica di Louise Gluck. L’idea per il Lullubay Garden, a Sonoma in California, è nata invece guardando il film Dreams di Kurosawa in cui un personaggio entra in un quadro di Van Gogh». Andy e Xavier hanno fatto lo stesso: un dipinto tridimensionale in cui camminare ispirato al pittore giapponese Katsushika Hokusa, un giardino di onde costruito da 200 lunghi tappeti di nylon colorato intrecciati da pazientissime mani vietnamite,

Foto di L. Tanguay, Y. Maltais, M. Laverdière, S. Jerrom, C. More

«Il primo passo: disimparare le lezioni degli architetti e le regole dei paesaggisti. Ripartire da zero, mescolando tradizione vietnamita e romanticismo parigino»

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Dall’alto. Installazione Cloud (Nuvola) al Fairchild Tropical Botanical Garden, Miami, 2007. Altri rendering per il Central park della città di Guangming in Cina. Installazione Lullubay Garden, per il Cornerstone Festival nella valle di Sonoma in California, 2004. I lavori di Cao-Perrot, insieme ad altri paesaggisti contemporanei, sono nel libro Avant Gardeners, Thames & Hudson.

il tutto delimitato con reti da pesca che modulano i riflessi della luce, a volte invisibili, a volte abbaglianti. C’erano anche musicisti francesi a suonare ninananne vietnamite. Poi bisognava togliersi le scarpe. Come entrare in un tempio. Perché il total environments non è per gli occhi, ma per tutti i sensi: naso, gusto, piedi, equilibrio, immaginazione. Nell’installazione per il Jardine des Hespérides a Montreal c’era una lanterna oversize dove nascondersi, suoni, incensi orientali, papaveri himalayani, aranceti, zafferano iraniano e profumo di mare. Il giardino totale di Cao-Perrot è un paesaggio mentale tradotto nella natura. Psico garden, cioè atmosfere più che costruzioni, perché «il landscape artist non è un architetto o un arredatore d’interni». Non sposta vasi insomma, non compra sdraio d’autore, ma «disegna l’inconscio di ognuno di noi e visualizza storie d’amore». Quali sono gli errori più comuni nei giardini della gente? «Non ci sono errori, solo un gusto poco raffinato. Esistono i trend addicted, che si circondano dei peggiori status symbol del gardening trendy, con effetti spesso terribili: McMansion (case dall’architettura simile ai McDonald’s) in California così come in Vietnam, alberi di banano in Bretagna, pergolati con gnomi, anfore finto romane e fontane pirotecniche stile Las Vegas. Noi ci teniamo lontani dai simbolismi codificati da altri. Ciò che è finto non dovrebbe stare nei giardini, sono luoghi vivi». Il prossimo progetto è il megaparco di Guangming, nuova città in veloce costruzione (si prevede che sia ultimata tra due anni) dell’area di Shenzhen, in Cina: 240 ettari di parco (2/3 di Central Park a New York, ndr) da trasformare. Come? «Mescolando noto e ingoto, contemporaneità e tradizione. Seminiamo indizi, esche per la mente. Solo attraverso la conoscenza si crea vera meraviglia. L’ignoranza non accende nessuna sinapsi».

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Foto di S. Jerrom

LUOGO NON LUOGO
e sexy (grazie ai calcoli). Non è arte, sono ponti di Michele Calzavara

ARCHITETTURA Passeggiare in una struttura sospesa

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on solo collega una riva all’altra. Il ponte riunisce presso di sé, terra e cielo, i divini e i mortali». A chi non è capitato, almeno una volta nella vita, di citare le parole del filosofo Martin Heidegger per fare colpo su amici e amanti calcando passerelle sospese sul vuoto. Soprattutto negli anni in cui ci si imbeveva di “genius loci”, perché il ponte, diceva Martin, prima che una qualsiasi infrastruttura, è “un luogo”. Luogo pieno di oscillazioni, a volte, come la prima volta
Il Webb Bridge, dello studio Denton Corker Marshall nell’area portuale di Melbourne.

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TRA LE SPONDE DEL TORRENTE AREUSE, IN SVIZZERA, UNA SCATOLA DI ESILI LAMELLE D’ABETE, LEGGERMENTE CURVA, COSTRUITA ALTROVE E CALATA DALL’ALTO. PER NON DISTURBARE
Sopra, una morbida S si snoda sopra il torrente Areuse, opera di Laurent Geninasca e Bernard Delefortrie (studio GD Architectes di Neuchâtel).

del Millennium Bridge, che a filo del Tamigi ci ha traghettato nel Duemila andando in risonanza anche con questo nuovo secolo traballante, oltre che con i passi dei pedoni. Certo, oscillante, ma sempre meno del ponte sul Tacoma Narrow, Washington. Questo, verso le 11 del mattino del 7 novembre 1940, a forza di dimenarsi sotto l’azione di un vento a 65 km orari crollò dopo un’ora di spettacolari torsioni. Errori di calcolo, allora, nonostante gli

ingegneri fossero assolutamente sicuri del fatto loro. Ma il calcolo, si sa, non è tutto: «Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare», diceva Igor Sikorsky, pioniere dell’aviazione. Oggi che un’ingegneria sofisticata produce calcoli ad hoc per un’immaginifica con-

temporaneità, quelle deformazioni diventano poetiche metafore, anche dell’instabilità: i Wilkinson Eyre Architects hanno sicuramente pensato a quelle forze nel Tensegrity Bridge, passerella sospesa tra le gallerie del National Building Museum di Washington, avvolta in un reticolo di tubi di vetro tenuti insieme da cavi in tensione, chiaramente ispirata ai tavolini che Theodore Waddell disegnava per Cassina nel ’72. Ma qui ne hanno fatto

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IL LIVING BRIDGE, DELL’UNIVERSITÀ DI LIMERICK, IN IRLANDA, È UNA STRUTTURA NERVOSA CHE SI IMMERGE IN UN’AREA PROTETTA E SFUMA NEL PAESAGGIO

uno spettacolo interattivo di suoni e di luci sotto il peso dei visitatori. Poi, chissà se pensavano anche a quei dondolii progettando il ritorto “Bridge of Aspiration”, tra la Royal Ballet School e la Royal Opera House di Londra, e non solo a un ginnico movimento di danza cristallizzato sopra i passanti di Floral Street. Metafora legata al luogo, questa, come quella del Webb Bridge, a cui i progettisti australiani Denton Corker Marshall danno forma nell’area portuale di Melbourne, come parte di un più esteso programma di arte pubblica. L’artista Robert Owen, con cui hanno collaborato, qui immaginava una trappola per le anguille tipica dei Koori (gli indigeni australiani dello Stato di Victoria). Poi l’idea si è tradotta in una ragnatela metallica che potrebbe anche essere una rete da pesca, ma è inve-

ce un sinuoso ponte pedonale e ciclabile (anche se i ciclisti sembra che si lamentino un po’) lungo 80 metri, necessari a coprire, tra una curva e l’altra, il dislivello tra la sezione di ponte esistente e lo sbarco sulla banchina. Ma «quando un luogo parla, l’approccio più costruttivo è ascoltarlo piuttosto che intrattenere una conversazione», sostengono Laurent Geninasca e Bernard Delefortrie dello studio GD Architectes di Neuchâtel. E loro, quel luogo tra le sponde del torrente Areuse nella Svizzera occidentale, l’hanno ascoltato e trattato bene, con una scatola diafana di esili lamelle di abete, leggermente curva come una S appena accennata, costruita altrove per non disturbare, trasportata in elicottero e posata dall’alto con millimetrica delicatezza. Non c’era altro modo, in verità, troppo

lontane le vie asfaltate, troppo smilze le vie d’acqua. Vie che permetterebbero ben altri slanci, quello del Living Bridge dell’università di Limerick, in Irlanda, nervosa struttura che si immerge in un’area protetta e sfuma nel paesaggio boscoso alle sue estremità, o i 170 metri del Nescio Bridge sul Rijn Kanaal, vicino ad Amsterdam, liscia cerniera per pedoni e ciclisti che ricuce il terreno conquistato al mare. È il ponte più lungo d’Olanda, ma qui i numeri interessano poco, perché lo spazio della pura estensione matematica «non contiene spazi e posti. In esso non troveremo mai dei luoghi, cioè delle cose del tipo del ponte», commenta ancora Heiddegger. Sarà per questo che di avere il ponte più “esteso” del mondo, sullo stretto di Messina per esempio, non ci importa granché.

Progetti dello studio Wilkinson Eyre Architects. Sopra, il Nescio Bridge sul Rijn Kanaal, Olanda, qui accanto, la Tensegrity Bridge, a Washington. A sinistra, il Living Bridge a Limerick, in Irlanda.

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Konstantin Grcic, nato nel 1965, dopo aver studiato al Royal College of Art di Londra e aver collaborato con Jasper Morrison, fonda il suo studio a Monaco nel 1991. Al Salone del Mobile di quest’anno ha presentato nuovi progetti con Flos, Plunk e Cassina (www.konstantin-grcic.com). Un ambito del design che ti piacerebbe investigare? Vorrei provare il textile design e confrontarmi con materiali morbidi, e non rigidi come legno o plastica. Un giorno mi piacerebbe anche disegnare un’automobile: un concentrato di conoscenze d’avanguardia dove si mescolano ingegneria, design, textile, cromia e meccanica. I designer: inventori o perfezionatori di ciò che c’è già? Il nostro lavoro non crea quasi mai, ma è sempre l’evoluzione di un progetto precedente. Nel caso del mio ultimo progetto, la sedia a sbalzo Myto per Plank e Basf si tratta dell’evoluzione della sedia plastica. Niente di nuovo insomma, ma un perfezionare attraverso conoscenze e informazioni contemporanee e attuali. Solo un miglioramento lento, ma inarrestabile. I tuoi progetti nascono a colori o in bianco e nero? Disegno a colori, ma lavorando con grandi aziende la scelta cromatica è sempre molto delicata, e arriva alla fine del processo spesso vincolata a tendenze di mercato.

I professionisti che giocano con minimalismo e tecnologia, quelli alla loro prima volta, con poetici progetti sottosopra. I gruppi, per cui lavorare e vivere è la stessa cosa, e i solitari che disegnano dialoghi interiori. Tra i tanti designer presenti al Salone del Mobile, ne abbiamo avvicinato qualcuno per voi
di Leonora Sartori Foto Alistair Taylor Young

PROTAGONISTI (O QUASI)

Konstantin Grcic con la poltroncina a pozzetto Kanu per Cassina.

Guillaume Delvigne e Ionna Vautrin con Overture, collezione di vasi in vetro per Industreal.

Ineke Hans, nata nel ’66, dopo aver lavorato da Londra per Habitat, è tornata in Olanda e ha fondato lo studio Ineke Hans/Arnhem. Al Salone di quest’anno, ha presentato due sedute con Arco e Cappellini (www.inekehans.com). Fonti di ispirazione? Il comportamento della gente quando non si sente osservata, o quando le cose non vanno come dovrebbero: momenti di rottura, in cui dobbiamo adattarci velocemente al cambiamento. Pieno o vuoto? Il pieno, quando sembra vuoto. Hand made o serialità industriale? Entrambi, ma quando si imbocca una delle due strade, è importante avere il coraggio di spingersi fino all’estremo. Tradizione o innovazione? Le tecniche tradizionali o il gusto rétro possono essere ottimi punti di partenza per inventare. L’unico errore è trattare la tradizione in modo “tradizionale”, meglio mescolarla con la contemporaneità, con metodi sperimentali o materiali tecnici. Cosa immagini nel futuro del design? Anche se sono una designer, credo che il mondo sia troppo pieno di oggetti. Cerco però di apportare nelle cose che faccio una certa dose di innovazione, nella tecnica utilizzata ma anche nella scelta dei materiali o nella funzionalità. L’ideale sarebbe riuscire ad avere un prodotto bilanciato sotto tutti questi punti di vista. Allora sarebbe perfetto.

Guillaume Delvigne e Ionna Vautrin, classe ’79, hanno studiato a l’École de Design Nantes Atlantique. Assistenti rispettivamente di Marc Newson e Ronan & Erwan Bouroullec, oggi fanno parte del design collective Dito. Al Fuori Salone hanno presentato la collezione in vetro Overture per Industreal. Forma o funzione? Sono due aspetti inseparabili. Studiamo molto il lato “plastico” di un oggetto, perché possa rispondere allo scopo per cui è stato pensato. Cerchiamo però anche una storia da fargli raccontare e un’anima, che lo distingua dagli altri. Progettate a colori o in bianco e nero? Il colore è parte importantissima dei

nostri oggetti che spesso nascono colorati fin dai primi schizzi. Nel progetto per la Fabbrica del vapore di Milano, la tonalità scura del vetro vuole ricordare il fumo grigio dei camini. Progetti e maestri per il confronto? Ettore Sottsass, Bruno Munari e Andrea Branzi. Per il nostro ultimo lavoro, abbiamo preso ispirazione dalle foto di fabbriche dei fotografi tedeschi Bernd e Hilla Becher. Cosa immaginate nel futuro del design? I designer dovrebbero essere più attenti alla sostenibilità dei loro progetti. Bisognerebbe pensare a oggetti disegnati così bene, che la gente non se ne vorrebbe più separare.

La designer olandese Ineke Hans con la sedia di legno colorata Fly per Arco.

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Nati entrambi nel ’76 a Tel-Aviv, Yael Mer e Shay Alkalay hanno studiato a Londra e Milano per poi fondare insieme lo studio Raw-Edges. Erano al Salone con Establied & Sons e Arco (www.raw-edges.com). Il vostro rapporto con i colori? Non restiamo mai indifferenti, sfogliando il catalogo dei colori Pantone o quando ci regalano uno stock di nuovi pennarelli! I colori sono musica visuale. È incredibile quanto diverse combinazioni o sfumature cromatiche possano influenzare il nostro stato d’animo. La vostra paura più grande? Che tutti questi megatelevisori Lcd ultrapiatti e gli home theatre facciano chiudere le sale cinematografiche. Finirebbe la magia. Adoriamo i film e abbiamo sempre la sensazione di non guardarne abbastanza. Sono una forma d’arte superiore che unisce al meglio testi, recitazione, musica, immaginazione, umorismo, ritmo e molto altro ancora. Per noi, una fonte d’ispirazione fenomenale. Il luogo più interessante dove lavorare? Londra, una città megaglobalizzata dove continuano a succedere un sacco di cose. È un mix di culture diverse, sapori e punti di vista. Insomma se davvero il mondo sta diventando un grande villaggio, allora Londra è di sicuro il luogo dove andare per prendere ispirazione, assaggiare quello che succede e tornarsene a casa contenti. Forma o funzione? La funzionalità è ciò che distingue il design dall’arte. Il grado di funzionalità di un oggetto è però un confine mobile e ci piace molto giocare su questo limite.

Shay Alkalay e Yael Mer di RawEdges Studio con Stack, cassettiera disegnata da Shay per Establied&Sons.

Oki Sato è nato in Canada nel ’77 e si è laureato in architettura all’università di Tokyo. Dal 2002 ha fondato lo studio Nendo in Giappone, che ha una sede anche a Milano. Quest’anno ha curato l’allestimento per Lexus L-finesse con il tema Elastic diamond e ha disegnato per Cappellini, De Padova e Guzzini (www.nendo.jp). Qual è il fine dei tuoi lavori? Cerco di dare alla gente la possibilità di sperimentare piccoli eureka quotidiani. La nostra vita è piena di momenti stupefacenti, di cui ci dimentichiamo però molto in fretta. Io cerco di conservarli, custodirli e trasformarli con l’immaginazione fino a farli diventare tavoli, sedie o installazioni. Semplicità o complessità? Quello che disegno è sempre facile e di immediata comprensione. Non ricerco un minimalismo freddo, ma dotato di una certa dose di ironia, simpatia e funzionalità. Vuoto o pieno? Amo il vuoto, lo spazio libero, riempito però di una storia o di una personalità. Il tuo approccio al lavoro? Sono assolutamente pigro. Amo perdere tempo e immaginare. Inizio sempre disegnando a mano. Poi uso il computer per realizzare l’oggetto tridimensionalmente. I miei collaboratori e io abbiamo creato una collezione che si chiama 1%, al limite tra artigianato e industriale. Produciamo solo cento pezzi per oggetto, così chi compra possiede l’1% della collezione. Nendo in giapponese significa creta. Così le nostre idee sono duttili, versatili, flessibili e spaziano in campi diversi.

La designer italiana Ilaria Marelli nel 2004 fonda il laboratorio di idee Ilaria Marelli Studio. Fa parte del Consiglio italiano del design. Al Salone ha presentato progetti con Fiam e Cappellini (www.ilariamarelli.com). Vantaggi e svantaggi di essere giovane + designer + italiana? L’italianità all’estero è percepita come un valore in sé, ma la realtà non è unitaria: le diversità regionali sono tante e vivere tra il polo culturale di Milano e quello “mobiliero” della Brianza può essere molto diverso da lavorare a Sassuolo, tra i grandi gruppi ceramici, o a Venezia circondati dalla cultura del vetro e dell’arte. Essere “giovani” in Italia è spesso considerato sinonimo di “inesperto”, quindi tendo a glissare l’età, e dopo dieci anni di lavoro mi definisco una professionista e basta. A mano o industriale? Il mondo industriale del made in Italy è ancora fatto di tanta manualità: i rivestimenti si cuciono e rifiniscono a mano, le saldature si spazzolano a mano… così nasce la qualità che altri ci invidiano. Colori o monocromia? Mi piace lavorare tono su tono, con due colori a contrasto. Preferisco giocare con delicatezza, pochi colori alla volta, in modo da valorizzare la forma dell’oggetto piuttosto che sopraffarlo in un arcobaleno.

Oki Sato dello studio Nendo e l’allestimento per Lexus con strutture mobili ispirate al diamante.

Ilaria Marelli e il tavolo Accordo disegnato per Fiam, vincitore del premio Young & Design ’08. D 92
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Le svedesi di Front design erano a Milano con Swarovski, Coin, Moooi e allo spazio Rossana Orlandi (www.frontdesign.se). Consigli per designer esordienti? Si dovrebbe puntare su collaborazioni aperte e consapevoli tra diverse forme di creatività. Il dialogo tra conoscenze professionali provenienti da campi lontani è motore di invenzioni straordinarie. Un altro settore da sondare è l’interattività tra consumatori e prodotti. Che rapporto avete con il vostro Paese? Potremmo lavorare ovunque nel mondo, perché se siamo tutte e quattro insieme ci diamo forza e diventiamo invincibili. La Svezia rimane un luogo ricco di opportunità lavorative per quattro giovani donne. Le vostre fonti di ispirazione? La scienza, la moda, ma anche la nostra vita sentimentale (Charlotte von der Lancken, la quarta Front, non è nella foto perché aspetta un bambino, ndr).

Le Front Design (Anna Lindgren, Katja Sävström, Sofia Lagerkvist) con le lampade Glow per Coin.

Nata in Spagna, Patricia Urquiola, dopo aver collaborato con Achille Castiglioni e Vico Magistretti, apre uno studio a Milano nel ’98. Al Salone di quest’anno ha presentato nuovi prodotti con Rosenthal, Panasonic, Moroso, Emu, Kartell, De Padova, Agape e Artelano (www.patriciaurquiola.com). Qual è la tua relazione con i colori? Dopo aver letto il libro di David Batchelor Cromofobia, non ho più paura del colore e penso alle forme. Handmade o serialità? L’industrial design si basa sulla serialità. La cosa più interessante è trovare soluzioni industriali per tecniche artigianali. I prodotti fatti a mano sono ideali per i giovani che non hanno ancora accesso alla grande industria produttiva. Cosa manca nel design? Strumenti per vivere meglio e avere una vita più piacevole. Èauspicabile poi una maggiore attenzione al ciclo di vita dei prodotti e ai rifiuti.
Patricia Urquiola nello spazio Moroso con la poltrona per esterni Tropicalia.

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Mathieu Lehanneur, designer parigino nato nel ’74, insegna all’École des Beaux Arts de StEtienne. Nei suoi lavori mescola natura e tecnologia. Quest’anno era a Milano per un giro di ricognizione. L’anno prossimo, chissà. Intanto alla Artists Space Gallery di New York sono in mostra le sue curiose vasche per pesci (Local River, fino al 21/06, con Anthony van den Bossche, www.mathieulehanneur.com). Il Paese da tenere d’occhio? Mi aspetto una rinascita degli Stati Uniti. Il livello del design non è all’altezza del progresso tecnologico e ingegneristico. Sembra che i designer statunitensi servano solo a confezionare invenzioni tecnologiche. Quando

anche il design americano avrà la sua rivoluzione, sarà una boccata d’aria fresca per tutto il mondo. Quali sono le cose che ti piacciono? Soggetti che non hanno nulla a che fare con il design: un libro sul vapore illustrato a fine ’800, un trattato sull’uso del drappeggio nella scultura, le manifestazioni dell’invisibile nell’arte. Artigianale o industriale? Credo molto nella produzione industriale. L’artigiano non può nulla di fronte alla magica perfezione della serialità e alle possibilità tecniche e riproduttive della tecnologia industriale di oggi. Basta guardare una bottiglia di acqua minerale per capire: meravigliosa!

Acrobatismi di Mathieu Lehanneur, durante il Salone del Mobile 2008.

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MOON SAFARI Tropico, corpo luminoso a sistema modulare di Giulio Iacchetti per Foscarini (prototipo). Una lanterna contemporanea. Diffonde una luce morbida, calda, tracciando ombre delicate. Ricorda l’attrazione per l’Asia anni Cinquanta, ma la struttura è in materiale plastico innovativo.

Belli (per noi)
OGGETTI CULT Esili e in abito scuro, oppure avvolgenti e
soffici. Ipercolorati, rasta o con la pancetta: gli oggetti del Salone del Mobile, scelti per personalità a cura della redazione di D Casa
LEGGEREZZA ESTENSIBILE Light, tavolo estensibile in noce di Matthew Hilton per De La Espada (a partire da 4.140 euro). Futuro o passato? Geometria o antropomorfismo? Nell’incertezza tra categorie lontane tra loro, ci si può incontrare a questo tavolo.

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TRAIN DE VIA Divani Intersection di Philippe Nigro & Les Compagnons du Devoir nell’ambito di “aide à projet VIA 2008” (prototipo). Mega Lego morbidi che sfumano uno nell’altro come acquarelli. Assemblare sedute è facile come abbinare un vestito.

RELAX TRA I FILI Tropicalia, seduta di Patricia Urquiola per Moroso, in acciaio e intreccio di fili in cuoio (1.645 euro). Un pomeriggio d’estate, in giardino, pensando al boom degli anni Sessanta. Accoglienza lenta e confortevole. Grazie alla tecnologia da XXI secolo.

LUCE DA SERA Torch Light, lampade a sospensione singola o multipla di Sylvain Willenz per Established & Sons (a partire da 110 euro). Rigorosamente in nero, come una black tie da serata galante. Talmente forti da poter stagliarsi da sole in una stanza. Senza nient’altro.

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METAMORFOSI VERDI Collezione di vasi in materiale sintetico Bloom my buddy di Niels van Eijk e Miriam van Der Lubbe (95 euro). Afro-reggae, damigella cotonata, new punk esplosivo: questo progetto off white mostra il lato quasi incompatibile con la parola (seria) “design”: l’ironia.

CONVERGENZE Appendiabiti smontabile in legno Bastone, di Camille Blin (Ecal) per CoinCasaDesign (prototipo). La prova, ancora sperimentale, che le rette parallele, all’infinito, si uniscono. Resta però un cruccio: vista la funzione, verrà nascosto dagli abiti. Peccato. COMFORT ALLO SCANNER Divano Club per interni ed esterni, design Prospero Rasulo, Zanotta, in acciaio e incordatura in filo PVC (2.700 euro). Vince una sfida quasi impossibile. Rendere “invisibile” un divano (diversamente, chi lo vorrebbe in un giardino?).

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PETALO X PETALO Collezione di piatti 16dishes disegnati da Ichiro Iwasaki per Guzzini in occasione dell’iniziativa “Foodesign Guzzini Made in Japan” (prototipo). L’effetto di una goccia in uno stagno, o lo sfoglio m’ama non m’ama di una margherita. Mai vista tanta poesia in un piatto.

BOING BOING Type 1227, riedizione della prima lampada Anglepoise, di Kenneth Grange (155 euro). Per gli appassionati dei maestri, quando questi non erano conosciuti come tali e abitavano con dignità gli interni no-brand dei comuni mortali di allora (il design è del ’34). La silhouette è antica, il gusto nuovissimo.

MINITRONO Poltrona J.J. di Antonio Citterio per B&B Italia, in legno di frassino e pelliccia di Mongolia (a partire da 3.460 euro). Compromesso geniale tra eleganza spartana svedese e pigrizia chic mediterranea. Seduti insieme, decenni di design made in Italy e rigore nordico (abilmente decantati).

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SUPPLEMENTARI (TEMPI) Two-timer, doppio orologio da parete di Sam Hecht (Industrial Facility) per Established & Sons (da 210 euro). Per l’animo diviso in due di chi sta qui ma vorrebbe essere altrove. Citazione (appena accennata) a Salvador Dalí. Arancio energetico, per giorni veloci.

MISTER BUG Poltrona imbottita Bug di Paola Navone per Poliform, a partire da 1.337 euro. È come certi uomini con la pancia. Solidi, benvestiti, gentili. Così viene voglia di rilassarsi e di stargli accanto. E come loro, si scopre che questa poltrona può adattarsi perfettamente a qualunque contesto e compagnia. QUELLO CHE SERVE Libri, scaffale in frassino laccato del belga Michaël Bihain per Swedese (550 euro). Dalla presenza sottile, appena accennata, ed elegante, come un film muto. Può essere una microlibreria, una scala, una bella presenza in ambienti che aspettano una funzione d’uso.

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UN FANTASTICO DÉJÀ VU

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ARTE Elina Brotherus, finlandese, scatta foto lente, con il banco ottico. Sono omaggi
ai capolavori di Claude Lorrain, Caspar David Friedrich, Bonnard, Degas
di Dora Carrington

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uando affacciò la testa dall’acqua, il sole era appena tramontato, tutte le nuvole però ancora brillavano come rose e oro; nel cielo color lilla splendeva chiara e bellissima la stella della sera; l'aria era mite e fresca e il mare calmo”. Così Hans Christian Andersen descrive l’agognata emersione in superficie della sua Sirenetta. Che ormai, urbi et orbi, coincide con la scultura-simbolo di Copenhagen, l’infelice fanciulla che da una roccia scruta l’orizzonte alla ricerca di quel bel principe azzurro che le spezzerà il cuore. Letteralmente. Se di fronte alle fotografie di Elina Brotherus (Helsinki, Finlandia, 1972) scatta l’effetto déjà vu, e vi si coglie qualcosa di fiabesco e familiare, che subito rimanda ad altre immagini e storie, è perché c’è. Infatti, le sue composizioni calibrate reinterpretano i soggetti di alcuni capolavori della pittura del passato (Claude Lorrain, Caspar David Friedrich, Edgar Degas, Paul Cézanne, Pierre Bonnard), facendo leva, più che sul rigore filologico, sullo stupore infantile. Lavora in serie, con lentezza, utilizzando il banco ottico, con esposizioni prolungate e ancor più lunghi passaggi in camera oscura, rinunciando a tutte le scorciatoie del digitale, per apElina, Brotherus “The new painting: Figure au bord de l’eau, ’02”.

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prodare a una prima scelta di piccole stampe, che poi ingrandisce fino a sfiorare il metro di dimensione. Ad accomunarle tutte, c’è uno sguardo limpido, cristallino, analitico, che sembra osservare le molteplici manifestazioni dell’emotività e della natura con distacco - un’eredità degli anni trascorsi a studiare scienze, coronati da una laurea in chimica ambientale. Ha iniziato a scattare le prime foto appena finita l’università, a metà anni Novanta: «È in quel periodo, con un’improvvisa esplosione di creatività, quasi un’urgenza, che sono nati i miei primi lavori», racconta in un’intervista con Jan Kaila. «Sentivo tornare a galla molti vecchi fantasmi, e ho cominciato a scavare nella mia testa, nella mia storia. Ho fatto i Ritratti matrimoniali (1997) quando mi sono sposata, i Ritratti da divorzio (1998) quando ho divorziato e la serie Odio il sesso (1998) quando mi sono sentita così. Non stavo mettendo in scena dei ruoli femminili ipotetici, solo vivendo la mia vita e cercando di coglierne qualcosa di sincero e reale con le foto». A fare da protagonista in tutte le inquadrature, in quegli anni, c’è la stessa Elina - il filo nero dell’autoscatto ben visibile in primo piano alla ricerca di picchi emotivi
“Das Mädchen Sprach von Liebe Landscape and escapes I” (’98).

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condivisibili da tutti, in bilico tra esibizionismo e fragilità: nuda, magra, di spalle, ginocchia al petto, sguardo perso, carnagione lattea, sullo sfondo d’interni spogli, claustrofobici, con una venatura d’umorismo surreale dalla matrice inconfondibilmente nordica, stile Kaurismaki (s’intitolava proprio “Sguardi da Nord” la mostra alla Galleria Civica di Modena, a cura di Filippo Maggia, che nel ’07 ha portato all’attenzione del pubblico molti lavori di Brotherus. Quest’anno, in occasione del recente Festival Internazionale della Fotografia di Roma, l’artista ha invece esposto alla galleria V.M. 21 Artecontemporanea, con la sua prima personale in Italia, a cura di Lorella Scacco). La svolta per Brotherus arriva nel ’99, insieme al trasloco in Francia. In un ciclo d’immagini della serie Suites françaises (realizzata in situ e in Islanda), che farà da transizione verso nuove sperimentazioni, ritrae se stessa e la propria casa, zoomando su oggetti, muri, specchi, il letto, la fronte, una mano, coperti da post-it gialli che ne riportano la definizione in francese. Nel ritrovarsi “lost in translation”, costretta a misurarsi quotidianamente con la difficoltà di comunicare e la soliElina, Brotherus, “The new painting: Der wanderer 2” (’04).

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tudine dell’outsider, trova la molla per identificarsi con una condizione più generale, così come per costringersi a mutare prospettiva. Da quel momento, passa “dal contenuto alla forma”, come spiega, abbandonando ogni narrazione autobiografica e concentrando i propri sforzi sull’armamentario compositivo delle immagini. S’impegna (anche attraverso il video) in un confronto a distanza con i generi più classici della storia dell’arte: paesaggio, ritratto, natura morta, figura. Continua a usarsi come modella, ma diventa un personaggio astratto, che via via rimpicciolisce, concede sempre più spazio allo sfondo, lascia irrompere la natura. Da una discussione con l’amica gallerista islandese Edda Jonsdottir, che interpreta la fotografia come nuova pittura, nel 2000 nasce la serie The New Painting, tuttora in corso. Mentre i titoli riecheggiano illustri antenati, da Il Viandante di Friedrich a Natura morta gialla di Bonnard e Le bagnanti di Cézanne, l’obiettivo, come un pennello, si posa sulla curva dell’orizzonte, coglie i riflessi nell’acqua, gioca a definire tutte le sfumature cromatiche. «Penso», dice Elina Brotherus, «che l’essenza di tutto siano luce e bellezza».
“The new painting: Baigneuse, orage montant” (’03).

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La vita in un patchwork
Attimi quotidiani, catturati in collage di stoffe e ricami. Le storie morbide dell’artista Laura McCafferty di Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto

NEW DECOR

Qui a sinistra, Laura davanti alla parete tappezzata con i suoi “quilt”. Sopra, dettaglio di “Crufts Misfits” opera di tessuto e ricamo.

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Quilt contemporanei, eredi della tradizione folk Usa, che raccontano istanti metropolitani. O di provincia

Altri lavori di Laura. Sopra, da sinistra, “Dancing on a Saturday afternoon” “Wellys in wales”, “Poppy in her living room” (sotto).

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aura McCafferty, artista britannica con atelier a Nottingham, sa cogliere l’essenza delle cose in un gesto, un particolare. Potrebbe essere una fila di persone dall’aria annoiata sedute in metropolitana o l’orlo di un vestito. Coppie anziane che ballano o una stanza in disordine. In ogni caso il suo sguardo è verticale e penetrante. E lo fa con una tecnica “antica” che implica il ricamo e l’uso di pezzi di

tessuto. Una sorta di quilt contemporaneo, erede della tradizione folk americana, grandi affreschi popolari in cui venivano raccontate storie di famiglia. Ma Laura vive nel presente e il suo stile è volutamente più “sporco” quasi ready made, e proprio per questo vibrante, immediato. Lo spaesamento di fronte a soggetti inusuali come l’americano medio con il cappellino da basket di ordinanza pronto ad addentare un gigan-

tesco hamburger o coppie di anziani che ballano contrasta deliziosamente con questa tecnica lieve e affascinante, in cui convivono un forte segno grafico e una sensibilità estrema per la composizione e il gioco dei colori, decisi, carichi di pattern ridondanti, troppo reali per esserlo davvero. In questa contraddizione, il suo approccio riesce a dare una lettura intima e critica della quotidianità. (www.galanthusgallery.com)

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IL COLLAGE DEL TEMPO E I MURI PARLANTI
Tessuti vintage, colori emotivi, tappeti Aubusson e luci teatrali. La casa dei ricordi dei signori Halard di Valentina Capelvenere Foto François Halard

IN PROVENZA

In questa pagina, l’ingresso con una foto di François Halard che ritrae un particolare di Villa Malaparte e il grande lampadario teatrale. A lato, Michelle e Yves Halard.

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na casa che parla e che ascolta, come una persona. Perché senza emozioni non sarà mai vera. Figuriamoci interessante. «I muri devono celare un disordine allegro e creativo, che comunica. Dove ogni pezzo esiste solo nell’insieme che lo circonda. Come nella vita». Parola di Michelle Halard, designer di tessuti, arredatrice e madre del fotografo d’interni François Halard ( Vogue , Vanity Fair , AD ). Che insieme al marito Yves ha ristrutturato una residenza del XVIII secolo in Provenza, a pochi chilometri da Avignone. «L’abbiamo comprata 7 anni fa per stare accanto a nostro figlio che ne ha un’altra vicino ad Arles. Piano piano, si è trasformata. Ora sì che ci assomiglia», racconta Michelle. «Mio marito ha scelto i colori e dipinto i muri. È

Sopra, un close-up dello studio di Michelle. A lato, la libreria con in alto i giocattoli da collezione di Yves e per terra il tappeto Aubusson.

A lato, la camera degli ospiti con il baldacchino ricoperto da tessuti vintage. Sotto, il bagno con il paravento che Michelle ha ereditato dalla madre.

un artista, sua madre era una scultrice, eclettica e di talento, e lui è cresciuto tra le opere d’arte. Ha un senso istintivo per le armonie cromatiche. Complementare al mio modo di trasformare una passione, quella per i tessuti. Come in un patchwork infinito. L’arredamento è una conseguenza spontanea, è “capitato” in modo naturale, il risultato del nostro vivere insieme. Stratificazione parlante di quello che siamo. Esattamente come il carattere, le abitudini, le relazioni». E dove pezzi antichi, come i tappeti Aubusson e i lampadari comprati nei flea market, si mixano con gli scatti sospesi e ipercontem-

poranei di François. «La mia foto preferita è quella nell’ingresso che ritrae il divano di Villa Malaparte a Capri. In perfetto contrasto con il lampadario d’epoca, una luce teatrale trovata a Parigi in un mercatino delle pulci». A metà tra la capitale francese, dove lavora, e la campagna dove abita stabilmente il marito, Michelle non cerca oggetti emozionali, li trova. «È una questione di incontri. Mi piacciono le belle cose e le stoffe sono una piacevole mania. Le disegno, le colleziono, le uso per decorare. Sono sui divani, sui letti, sui muri e tra i cuscini». Come in biblioteca, la stanza del cuore, dove ritro-

«LE STOFFE SONO LA MIA MANIA. LE DISEGNO, LE COLLEZIONO, LE USO PER DECORARE. SONO SU DIVANI, LETTI, MURI, TRA I CUSCINI, OVUNQUE»
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La sala da pranzo è l’unica stanza con elementi originali del XVIII secolo, come le modanature neoclassiche e la mensola del camino in marmo italiano.

varsi e rilassarsi. «Ho 80 anni e quando ho bisogno di quiete è questo il luogo d’elezione dove scoprire un vecchio libro, talmente vecchio da diventare una novità». Sopra l’enorme libreria di legno ci sono i giocattoli antichi che Yves colleziona. Tra l’uno e l’altro si intravedono specchi

per riflettere la luce. I collezionisti amano mettere a confronto oggetti che provengono da mondi lontani. Creano l’unità dai frammenti, elaborando una nuova dimensione. Ogni spazio è l’unione di questi stimoli superficialmente distanti. Tranne uno: la sala da pranzo. L’unica stanza che

mantiene intatti elementi originali dell’epoca neoclassica e che ricorda quello che un tempo era la casa. Ci sono le modanature e la mensola del camino in marmo italiano. I flash di colore, invece, sono made in Halard. E si ripetono nella stanza degli ospiti: testiera, baldacchino e coprilet-

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«HO 80 ANNI E AMO STARE IN BIBLIOTECA. QUI TROVO SEMPRE UN LIBRO COSÌ VECCHIO DA SEMBRARE NUOVO»
to sono decorati con i tessuti da collezione di Michelle. Sui muri, invece, sono incorniciati quadri che raffigurano MarieAntoinette, altra passione di famiglia. Il bagno, infine, è volutamente “minimale”. Elemento portante, il paravento. «Riscalda e ricorda. Era di mia madre». C’è un luogo che Michelle non condivide con nessuno: lo studio. «Lavoro da sempre e ne sono felice. Il mio atelier è disordinato e indispensabile. Disegnare stimola l’intelletto, sospende il tempo, non mi fa sentire gli anni». Per questo non si ferma un istante. Non perde una stagione e continua a fare ricerca. «La verità è che la campagna non mi piace. Serve la macchina per fare qualunque cosa. A Parigi sì che è vita. Tutto a portata di mano, veloce». Sarà, le signore non mentono, certo. Eppure “sentendo parlare” la sua casa, non sembra davvero. (Management Artists Syndication)

Sopra, una sedia da esterno su un tappeto. Sotto, un angolo del giardino dove Michelle e Yves pranzano con gli ospiti e l’ingresso della casa.

Los Angeles
*Giornalista freelance, vive tra Milano, Los Angeles e New York - Illustrazione di E. Leoni

In coda con Tom Hanks per un panino, dal parrucchiere di Lindsay Lohan, nell’angolo di spiaggia più bello e solitario. E poi un club super segreto, un negozio di musica e film vintage, ristoranti e center mall ignoti alle solite guide
di Caterina Lunghi*

MAPPA SHOPPING

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Los Angeles

FAMOSI TRA UN ATTIMO Pedestrian, www.pedestrianmusic.org. Gruppo alternative/indie/rock, punta di diamante dell’esuberante panorama musicale della città. Uniscono Pink Floyd e Led Zeppelin, hanno all’attivo tre album e un quarto è in arrivo a giugno. Dal The Roxy all’Hotel Cafe, sono nei migliori club della città, ma si sono esibiti anche in Canada ed Europa.

HOLLYWOOD PARTY Hotel Roosevelt: 7000 Hollywood Blvd., tel. +1.323.466.7000, www.hollywoodroosevelt.co. Storico hotel di Hollywood, oggi più che mai in auge. Ci si ritrova al Tropicana Bar per un mojito a bordo piscina e si tira tardi all’esclusivo club Teddy’s, rifugio dorato delle celebrities. Comunicante con l’albergo è anche il diner 25°: comfort food e drink 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (uno dei rari posti a LA aperti tutta la notte, la vita si spegne alle 2).

EMPIRE RECORDS & BOOKS Counterpoint, 5911 Franklin Ave., tel. +1.323.957.7965, www.counterpointrecordsandbooks.com. Fornitissimo negozio di musica e libri usati. Pile di romanzi, manuali di architettura e saggi di cinema, vinili, cd, cassette, qualche dvd: si scovano chicche per pochi dollari. Si trova nel Franklin Village, l’isolato più giovane e vivace.

STRADA E VILLA DA OSCAR Mulholland Drive + Chemosphere. Immortalata nell’omonimo film di David Lynch, la Mulholland Drive è una strada lunghissima che attraversa le colline fino quasi a Malibu. Di giorno offre una vista sconfinata su LA e sulla Valley, di notte affascina per silenzio e pace surreali. Qui si nascondono grandi attori in case spettacolari. Al 776 della tortuosa traversa Torreyson Drive spunta come un UFO la Chemosphere di John Lautner, gioiello architettonico protagonista di Omicidio a luci rosse di De Palma con Melanie Griffith.

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UN HOT DOG DA URLO Pink’s, 709 N. La Brea Ave., tel. +1.323.931.4223, www.pinkshollywood.com Probabilmente il più famoso chiosco di hod dog degli Usa, istituzione di Los Angeles dal ’39. Bambini, manager, attori, cantanti: piace a tutti, coda perenne. Da comprare a 10 dollari il cappellino con la scritta fucsia Pink’s. Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 2, venerdì e sabato fino alle 3.

IL COIFFEUR DI KATE HUDSON (E MOLTE ALTRE) Neil George Salon: 9320 Civic Center, tel. +1.323.275.2808, www.neilgeorgesalon.com. In tre anni questo parrucchiere di Beverly Hills ha conquistato Hollywood. I paparazzi aspettano sulla porta le celebrities (Lindsay Lohan, Kate Hudson, Heidi Klum. Ultime avvistate Rebecca Romijn e Lisa Kudrow). Ad agosto sarà lanciata (anche online) una nuova linea di prodotti. Chiedere di Amanda George.

Los Angeles

ESPERIENZA BLACK La Louisanne, 5812 Overhill Drive, tel. +1.323.293.5073, www.lalouisannela.com. Club nero, non si trova in nessuna guida. Soul e jazz, coreografie di luci rosa e tulle appese al soffitto, personaggi della middle-working class con fedora o coppola, occhiali da sole, completo gessato, catene d’oro. Cucina creola con pollo fritto, riso e fagioli rossi, Long Island Ice Tea per sentirsi più euforici e divertirsi con la cantante Alana Falana.

ARTE INTORNO ALL’ARTE BCAM, LACMA, 5905 Wilshire Blvd, www.lacma.org. Firmato da Renzo Piano, il Broad Contemporary Art Museum è il nuovissimo padiglione del LACMA. Accoglie la collezione del filantropo Eli Broad, dalle sculture di Serra alle opere di Ed Ruscha e Cindy Sherman. Nel parco svettano le palme di Robert Irwin e i lampioni di Chris Burden. Piano è riuscito a fare un miracolo per LA: ha cancellato dalla toponomastica della città una strada e demolito un parcheggio.

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INGRESSO PER POCHI Doheny Club. Concept unico a LA per questo cocktail bar a 5 stelle aperto da poco a Downtown dal Re Mida della vita notturna Cedd Moses. Privacy è la sua filosofia. Entrata nascosta in un garage, indirizzo segreto, ammessi solo i membri. Il barman è il pluripremiato friulano Vincenzo Marianella. Per la membership contattare kate@doheny.com (oppure dohney@ preferredgroupinc.com).

SHOP&LUNCH A MELROSE Fred Segal, 8100 Melrose Ave. Paradiso delle tendenze. Abbigliamento uomo, donna, bambino. Accessori e bijoux. Vende le migliori marche internazionali, da Martin Margiela a Dries Van Noten. I jeans più richiesti? Earnest Sewn e Raven Denim. Comprende anche l’ottimo e allegro ristorante Mario Cafe: per buongustai, oltre che fashion victims.

CUCINA ITALIANA (DOC) Osteria Mozza, 6602 Melrose Avenue, tel. +1.323.297.0100, e Pizzeria Mozza, 641 N. Highland Ave. tel. +1.323.297.0101, www.mozzala.com. La nostra cucina in America piace e in molti cercano di imitarla con risultati spesso mediocri. Lo chef di N.Y. Mario Batali apre in città e fa parlare di sé. Una a fianco all’altra, le sue Osteria Mozza e Pizzeria Mozza servono i perfetti sapori italiani.

Los Angeles

LA SPIAGGIA PERFETTA El Matatodor Beach, Malibu, Pacific Coast Highway. Quanto di più vicino a un’oasi di tranquillità e natura si possa desiderare. Un sogno al tramonto. Al massimo si incontrano pittori con tela e pennelli, modelle che posano per servizi fotografici o Labrador che giocano in riva all’oceano. Trovare indicazioni per questa caletta rocciosa non è facile: venendo da Malibu, è a pochi km sempre dritto dopo il ristorante Paradise Cove (28128 Pacific Coast Highway).

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L’ingresso al Bed of Flowers nella campagna olandese, sopra; qui in basso, diverse nuances verdi dipinte sulle doghe e sugli arredi.

Due delle camere del B&B (sopra e sotto), coi tipici decori floreali della tradizione romantica e fiamminga, e colori baby pastello su mobili e superfici.

MICRO PARADISO PER W-E
UTILE Nella campagna
olandese, una vecchia fattoria ristrutturata e affiancata a una struttura gemella per ospitare in B&B. Per imitare questo stile, décor, colori, shopping ai mercatini e all’asta (vi diciamo dove e quando)

Bianco latte e arredi country mixati a dettagli neoromantici, come il lampadario a gocce e lo specchio déco sopra il caminetto.

di Giuliana Zoppis, styling Yvonne Bakker Foto John Dummer/Ag. F. Speranza

Intervista

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n po’ atelier, un po’ abitazione, con annesso bed&breakfast. Due case vicine e con lo stesso stile da antica fattoria, trasformate da Floriene Bosch, olandese dinamica e creativa, in spazi caldi e accoglienti con semplici interventi di “make up” per interni: colori pastello alle pareti, rivestite di boiserie in legno a doghe regolari, vecchi parquet a listoni decapati intervallati da stuoie in fibra di cocco e arredi vintage recuperati da aste e mercatini. Il vero vanto della padrona di casa sono le collezioni di vasi, oggetti, piatti e stoviglie in porcellana e ceramica primi ’900 che decorano pareti e mobili delle molte stanze che compongono la doppia fattoria di Beuningen. Bed of Flowers, questo il nome del romantico B&B creato da Floriene, ci dà lo spunto per suggerire qualche altra meta di charme tra la campagna e le spiagge di dune in terra d’Olanda e per tracciare un itinerario di shopping d’arredo tra mobili e oggetti del nuovo rétro e curiose limited edition e pezzi speciali da trovare scoprendo quanto è divertente partecipare a un’asta.

Rosa intenso e tessuti toile de jouy nella sala da pranzo per gli ospiti di Floriene Bosch; sotto, piatti primi ’900 appesi alle pareti.

B&B tra dune e bicilandia Per chi desidera scoprire una vacanza rilassante fatta di lunghe giornate a piedi e in bicicletta, di escursioni tra mulini a vento e puntate nei mercatini e nelle antiche botteghe, quella nei Paesi Bassi può essere una soluzione ideale. Gran parte delle strutture in agriturismo e B&B sono localizzate in campagna, ma possono essere individuate mete deliziose anche in una piccola cittadina della Frisia e del Brabant. La costa, molto bella, con le sue grandi spiagge e le sue dune, è uno spettacolo di natura pacificante. Nei polder (tratti di mare asciugati con dighe e sistemi di drenaggio) vi sono punti adatti per la pesca e sull’Jsselmeer si possono visitare pittoreschi villaggi di pescatori. Si può praticare la vela, la canoa e il surf. Tra i principali tour operator consigliamo Aanzee, tra i siti utili per scovare una residenza su misura per la propria vacanza www.versholendorp.nl e quelli elencati nel blog di Guidolanda; per stare una o due notti nella capitale www.stayAmsterdam.com; info anche dall’Ente turismo olandese www.holland.com, che ha ottimi itinerari per avventurarsi tra i protagonisti del design olandese e alloggi di design-low-cost (anche in bungalow glam). Atmosfere new-rétro Non tutto il romantico è stucchevole e soft, c’è anche il moderno-rétro. Qualche idea da trovare e “rubare” all’atelier Nap di Milano, dove Stefania Passera trasforma vecchi cassettoni e poltroncine della nonna fino a farli sembrare appena usciti da una mostra di design (ritira anche pezzi vecchi da rinnovare con tessuto e pennello, consegne solo il lunedi mattina; tel. 02.796861). I mobili di Nina Campbell sono

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Ogni arredo proviene dalle due fattorie ristrutturate (una fa da B&B, nell’altra vivono i proprietari) e da aste e mercatini di brocantage.

nuovi ma hanno il sapore dolce delle cose usate con amore: divanetti in legno modanato e dipinto nei toni pastello, con seduta e schienale imbottiti e rivestiti in tessuti damascati monocolore (distribuiti in Italia da Remo Donati di Torino, tel. 011.4376666; www.osborneandlittle.com). Per chi vuole fare da sé può bastare un tessuto giusto, un rotolo di carta da parati ad alto potere decorativo, un accessorio speciale per tende e arazzi, un voile ricamato: ottima scelta nel catalogo 2008 di Designers Guild (n. verde 00800.1911.2001 e www.designersguild.com). Scelte in toile de jouy anche da Ka International (tel. 02.8375755, www.kainternational.com). Per chi ama gli sticker dai disegni floreali e da fiaba metropolitana, che si possono applicare a parete, sulle ante dei mobili e sugli specchi (minima fatica, grande effetto): si possono acquistare anche on-line ai siti www.domestic.fr, www.silviastickers.com, www. jannellievolpi.it. Per decorazioni più artistiche: i paper-cut della cinese Yu Rong che portano il tratto contemplativo e affascinante dei soggetti naturalistici sulle pareti di casa. Per averne uno a domicilio, nell’inconfondibile blu-China e della dimensione desiderata, basta scrivere all’artista che ora vive a Londra (www.yurong.co.uk). Rétro contemporaneo in vendita alla Galleria Nilufar di Milano, vedi il divano arrotondato e rivestito in panno bicolore, coi piedini in ottone, disegnato negli anni Cinquanta da Ico Parisi (tel. 02.780193, www.nilufar.com). Tutto all’asta Il pezzo che si cerca da tempo per mercatini e antiquari ma non si trova, può essere scovato a un’asta. Molti dei lotti provengono da collezioni private, fallimenti, eredità non volute. E attenzione: quasi tutte le aste espongono la settimana prima della “battuta” il repertorio perché possa essere visionato e selezionato dai futuri interessati. Si può partecipare per telefono, basta accordarsi col personale della Casa d’aste. Gli affari migliori si fanno a fine asta, quando viene svenduto ciò che è rimasto (il prezzo può scendere di parecchio). Tra le più interessanti: Antonina Casa d’Aste di Roma (www.antonina1890.it); Pandolfini Casa d’Aste di Firenze (tel. 055.2340888, www.pandolfini.it); Il Ponte Casa d’Aste di Milano che organizza le famose “aste svelte”, dove i pezzi battuti hanno un valore di base che non supera i mille euro (tel. 02.36534133, www.ponteonline.com); Stadion Casa d’Aste di Trieste (tel. 040.311319, www.stadionaste.com); Cambi Casa d’Aste di Genova (tel. 010.8395029, www.cambiaste. com); Luccaste di Lucca (tel. 0583.331476, www.luccaste.it); Trionfante Casa d’Aste di Palermo (tel. 091.6709962, trionfantecasadaste@interfree.it). Asta tra il 7/18 giugno su www.botterweg.nl, tel. +31.20.7775900).

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M L’IDEA HA UN VALORE
BIJOUX Filigrana con
ebano. Fiori con oro. Pvc con acciaio. Sono microarchitetture da indossare di Laura Antonini

onili in plastica riciclata, ghiande e fiori innestati su acciaio, bronzo, ceramica oppure Pvc da esibire su décolleté e anulari, come microarchitetture. Sono le creazioni della nuova generazione di designer indipendenti, che alle pietre preziose e ai metalli nobili preferiscono gli esperimenti con forme e materiali, firmando così linee di gioielli che di davvero unico hanno il concept. Dall’Australia all’Olanda, i preziosi mondi artificiali in miniatura fanno già tendenza, tanto da essere scelti da star e celebrity anche per le grandi occasioni. È il caso delle

collane Faux real gems dell’eclettico designer irlandese Tom Binns (nel 2007 è stato giudicato il migliore nel settore dei gioielli in Inghilterra), indossate da Nicole Kidman e Sarah Jessica Parker. Ispirandosi un po’ allo stile Déco e un po’ al Dada, Binns intreccia ghirlande di fiori accostando pixel di cristalli e vetri a cocktail di pietre multicolor, rigorosamente false (www.tombinnsdesign.com). Ispirate al mondo della natura anche le collane in argento e sfere di ematite (Amadriadi) di Loretta Baiocchi, che adagiandosi ergonomicamente, creano segni grafici

Dall’alto: Landscape ring, anello con paesaggio di Zelda Beauchampet; pendenti-scultura in fili d’acciaio ispirati a forme naturali di Megan Auman; Onda, collana trasparente in Pvc e filo d’acciaio di Rosalba Galati, Materia Design.

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Dall’alto: collana come sequenze di elementi chimici Amadriadi in oro rosso e perle glicine di Loretta Baiocchi; bracciale-scultura Evergreen di Atelier VM; collana a cascata in oro e metallo di Tom Binns Design; orecchini come rami fioriti Arbor di Sarah Hood Jewelry.

sul corpo. Quasi tatuaggi i bracciali, senza fermezze, di Marta Caffarelli e Viola Naj-Oleari (www.ateliervm.com), che si esercitano nella combinazione di materiali plastici - oro con vetro e carta, filigrane con ebano - dando vita a preziose costruzioni che rincorrono un’ideale armonia di spazi pieni e vuoti. Stile essenziale anche per le creazioni di Megan Auman (meganauman.com) che nel suo laboratorio in Pennsylvania, modella l’acciaio con la maestria di un fabbro, forgiando linee fluide di orecchini e collane per le quali dice di ispirarsi alle fantasie floreali dei tessuti per l’arredamento di interni. Svettano alberi, piccoli animali (conigli e uccellini) e perfino grattacieli dagli anelli bidimensionali in acciaio - dall’eloquente nome di hand-scape - dell’olandese Zelda Beauchampet ( www.zlda.nl ). Da infilare in sequenza in un gioco

scenografico di sovrapposizioni e incastri, ricreano l’illusione di paesaggi in prospettiva che ognuno può decidere di comporre a piacere, a seconda dello stato d’animo. Originale e unica la collezione Landscape della giovane Sarah Hood (www.sarahhoodjewelry.com), che anima i suoi gioielli innestando fiori, foglie e ghiande su materiali preziosi. Al posto di pietre fredde e immutabili, su orecchini e anelli incastra “gemme verdi” e persino piccoli vasi con tanto di terra e piantine stile bonsai, capaci, se ben curate, di fiorire e fare frutti. Particolare anche l’idea di Mark Vaarwerk, che dopo anni di raccolta differenziata, ha pensato di riutilizzare i sacchetti di plastica dei grandi magazzini australiani e le confezioni di detersivi e saponi, insieme ad acciaio e argento, per creare bracciali pop e fili colorati di ecocollier (vaarwerk.com).

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UN TÈ CON D UCHA MP

IN CUCINA Al centro H&H, scaffale in lamiera verniciata di Paolo Rizzato, Danese: dal basso, microonde con grill al quarzo e comandi elettronici, Miele, vaso Love con, sopra, portafrutta Slant, brocca e centrotavola con vaso in porcellana bianca, tutto Salvatore+Marie. Pentola, coperchio, padella e scolapasta della collezione Menu in acciaio inox, Sambonet. RX 7 ASM, cucina free-standing in acciaio satinato con forno multifunzione, classe A, Rex-Electrolux; Wave, cappa aspirante illuminante a sospensione in acciaio inox, Elica, sagoma di cane in cartone e vecchio tavolino bistrot, da Rossana Orlandi. Sedia Czech in legno curvato laccato, Thonet Vienna. A terra, Standard Chair, in faggio con struttura in metallo verniciato, design Jean Prouvé. Orologio a parete, Vitra Collection. Sul tavolino, teiera e tazzina in porcellana a pois e appendiabiti in metallo colorato, Il Centrotavola.

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NOTTURNO Letto Sommier, in diverse misure in tessuto o pelle, Axil, qui con giroletto in tessuto Panforte Lime, Rubelli. Lenzuola Origami in cotone, plaid Techno 100% lambswool merino, Somma, cuscino lavorato Zoeppritz. Tavolini in legno massiccio, Poliform, sveglia in ottone Vitra Collection, lampade da tavolo e da terra di Salvatore+Marie, tappeto in ciniglia, Rossana Orlandi, To-Fit, sistema componibile di Giuseppe Vigano, in diversi colori e finiture laccate, Zana. Vaso in ceramica smaltata rame, Studio-Line by Rosenthal. Jockey, poltrona in cuoio con struttura in legno, design François Azambourg, Poltrona Frau. Passatoia in juta Loop North, GT Design.

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SPOGLIATOIO Sul fondo Oceano, baule da camera rivestito in cuoio con pouf e scrittoio estraibile, design Andrée Putman, Poltrona Frau. Camicia a pois, Valentino, guanti, cappelli e cintura, Borsalino, lingerie, Fifi Chachnil, borsetta viola, Frances Flakes, scarpe blu argentate, Vic Matiè, bronzo con tacco, n.d.c.. Sull’attaccapanni in legno curvato di Kolo Moser, Thonet-Vienna, trench Kenzo by Antonio Marras. Dream, specchio da parete molato a mano (disponibile nel diametro 120 e 150 cm), Gallotti&Radice, stuoia in cocco, GT Design.

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PRANZO In primo piano Glove, seduta sfoderabile in tessuto, design Patricia Urquiola, Molteni&C. Tavolo Vidun con piano di cristallo, De Padova, sedia Comino in metallo cromato rivestita da strisce di cuoio, Frag. Piatti, segnaposto in tessuto, bicchieri in cristallo bicolore, posate in finitura bronzo e rame, da Il Centrotavola. Lampada sospensione Aquarius, Nemo. Modern, moduli libreria in edizione limitata, Porro. All’interno, vaso in vetro soffiato, Venini, box portaritratti in legno e plexiglas Moroni Gomma. Nell’angolo, Nestore, lampada da terra regolabile in acciaio satinato, Artemide. A terra, in primo piano, vaso Love di Salvatore+Marie.

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LIVING In primo piano, Vulcano, tavolino in materiale plastico, design Paola Navone, Poliform. Sul fondo Elettra, poltrona sfoderabile in velluto blu, Arflex, cuscini in seta, Zoeppritz. Nell’angolo Pascal a luce indiretta con base in pietra serena, design Vico Magistretti per Oluce. Horizon, divano 3 posti in pelle rossa di Arik Levy, Baleri, cuscino tondo in feltro, Salvatore+Marie. Tenso-libreria in lamiera curvata disponibile in 2 altezze, design Wolfgang Laubersheime per Atelier by Misuraemme. All’interno scatole portaritratti in legno e plexiglas, Moroni Gomma, vasi in ceramica di Studio-line, Rosenthal, lampada da tavolo torre di Pisa, Galleria Luisa delle Piane.

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PALESTRA Le Foglie, larga panca in legno con cuscini imbottiti, design Claudio Silvestrin per Dema. Tessuto di rivestimento Emilia acqua corallo, della Collezione Bises, Rubelli. Lampada a sospensione Tribal in metallo satinato nichel, Terzani. Cyclette 8710 Magnetica, 8 livelli e display LCD di Carnielli, come i manubri colorati. Sulle pareti, come fossero sculture, prese da arrampicata Rasta Cuor di Pietra e casco, Df Sport Specialist. Appendiabiti in vetro scuro, FontanaArte. Tappetino e palla da allenamento, Technogym. Si ringrazia il Centro Internazionale Bulbi da Fiore (www.tuttobulbi.it). Ha collaborato Monica Baio.

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0Villa Trissino a Cricoli (Vicenza) acquarello su carta (90x70 cm).

Classico super nuovo
500° ANNIVERSARIO
Forse è Andrea Palladio l’architetto più imitato. Per scoprirlo, uno strano tour, tra Vicenza e gli Usa
di Francesca Gentile Acquarelli di Giovanni Giaconi

S

e il classicismo regge bene ai colpi delle avanguardie, la tradizione palladiana è forse più vitale di quanto lo fosse nel Cinquecento. Tempo di festeggiare dunque. Il prossimo 30 novembre nel mondo si spegneranno metà di mille candeline sulla torta di colui

che è considerato uno dei più grandi (e copiati) architetti di tutti i tempi. Palladio nasce a Padova nel 1508, nel giorno di Sant’Andrea. Il suo compleanno verrà celebrato con particolare sfarzo in Italia, come di dovere, ma gli Happy Birthday saranno altisonanti anche in

Inghilterra e negli Stati Uniti. Quei Paesi dove la sua influenza ha inciso maggiormente. Tra le iniziative di rilievo: la Cisa Palladio con la Royal Academy di Londra e il Royal Institute of British Architects sta preparando un’esibizione itinerante che toccherà Vicenza, Londra e

Villa Valmarana Bressan a Vigardolo (Vicenza) acquarello su carta (90x70 cm).
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Villa Thiene a Quinto Vicentino (Vicenza) acquarello su carta (90x70 cm).

Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo (Vicenza) acquarello su carta (90x70 cm).

Washington, affiancata da una serie di progetti editoriali, di formazione e di studio. A Richmond, in Virginia, una delle città più palladiane d’America, il 26 giugno s’inaugura la mostra “Palladio and American Classicism”, che indaga sui legami tra l’architetto italiano e la nuova generazione di professionisti americani. Un simposio internazionale è previsto per il 24 e 25 ottobre a New York: organizzato da The Institute of Classical Architecture e inti-

tolato “Intra Moenia”, tratterà del contributo di Palladio all’urbanistica. «L’importanza di Palladio si estende ben oltre il disegno delle ville che lo hanno reso famoso come architetto residenziale», spiega Victor Deupi, direttore del dipartimento Educazione dell’Institute of Classical Architecture & Classical America di New York, «se consideriamo il suo intero repertorio di lavori pubblici, come i saloni per gli incontri, i ponti, i portali, i teatri e i

macchinari (per esempio l’apparecchio di drenaggio dell’acqua per la risoluzione di problemi tecnici riguardanti l’irrigazione dei terreni), vediamo come il suo ingegno abbracciasse molteplici campi della progettazione. È probabilmente questo aspetto del suo lavoro che oggi influenza maggiormente la pratica degli architetti». Gli Stati Uniti si sono fatti sedurre da Palladio a partire dalla prima metà del Settecento. I segni sono rintraccia-

Villa Almerico “La Rotonda” (Vicenza) acquarello su carta (90x70 cm). D 168
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Villa Repeta a Campiglia dei Berici (Vicenza) acquarello su carta (90x70 cm).

Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (Padova) acquarello su carta (80x70 cm).

bili a Newport in Rhode Island, dove si trova la celebre Redwood Library disegnata da Peter Harrison, a Charlottesville che vanta l’University of Virginia progettata da Thomas Jefferson, e naturalmente a Washington, con la Casa Bianca. Ancora adesso nelle suburbie ricche gli architetti continuano a progettare ville con colonnati e portici di bianco immacolato, rifacendosi allo stile palladiano. Nel 1985 il guru dell’architettura moderna, Philip

Johnson, si è chiaramente ispirato all’architetto italiano per il disegno dello Hines College of Architecture di Houston. A New York la Morgan Library è l’esempio più lampante di questa tradizione. Lo amano, lo riproducono, ma che differenze corrono tra il “Palladio anglosassone” e quello italiano? Risponde Giovanni Giaconi, autore di The Villas of Palladio (Ed. Princeton Architectural Press), ritrattista di ville palladiane e conoscitore dell’America per

avervi lavorato 6 anni: «La differenza principale è che loro non hanno Palladio, perciò lo sognano, proprio perché è lontano, e spesso, devo riconoscere, lo conoscono meglio di noi italiani». Armato di matite, rilievi metrici e fotografici e inchiostri, Giaconi confeziona acquarelli e riproduzioni del patrimonio architettonico Veneto: «Mi sono ispirato a Ottavio Bertotti Scamozzi, un architetto vicentino che nel ’700 ha riprodotto gli edifici di Palladio in incisioni».

Villa Barchessa Trissino a Meledo (Vicenza) acquarello su carta (90x70 cm). D 170
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DC AS A

«L CO ’UO E L MO MO RA O S DIT AM L’A GG TR À E A T PR RT IUN AP OD UT SM OS E» ( TO PA IA TO ST EN SIM AD . PE DAL TU CIÒ ES AN TIS E P OLF R Q LA TTO CH TE ZE CO AG LO U PO C E S TI CO NO IN O ES S IÒ CI M S T IZ C ER IN E QU E, IN , ARO A ION HE VE PR GIA ES TE CH MA E LO ALL OG RD TA RN IT LA SIC IN A RE IN AF I E ETT C UR FA SU SS I O FE AM O) AS A ST A . N ES RM B . N A E CH IDI ON PE AZ IEN EL O E H SC SI RIM ION TI LE DIA A E AM E E. CH E O NTI PI Ù PI GR I!

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SOGGIORNO A sinistra: tavolino Spider in legno laccato opaco bianco con gambe grigie, design Ellen Bernhardt per Seven. Bicchiere in vetro colorato (anche sulla testata) di Iittala, da Jannelli&Volpi Store. Lampada a sospensione in vetro soffiato Cheope di Vistosi. Letto Fluff con testata e giroletto imbottiti, rivestimento in tessuto, design Mauro Lipparini per Bonaldo. Biancheria Society: lenzuolo melanzana e federe grigie in lino Rem, federa a righe in voile di ramie stampato Nap, lenzuolo in garza di lino viola Garza. Sulla testata da sinistra: tazza in ceramica verde con fiorellini da Jannelli&Volpi Store, orologio disegnato da Marcello Chiarenza da Avanguardia Antiquaria, bugia Canfino, Bosa Ceramiche, scatolina in galuchat verde anni Trenta di Avanguardia Antiquaria. A destra: pouf Onda in pelle grigio tortora, disegnata da Paolo Piva per Poliform. Coperta Nuit in garza di lana, Society. Lampada in tessuto bianco da Jannelli&Volpi Store.

Sonno Sleep Sommeil
INDOOR/OUTDOOR Angoli diurni e notturni organizzati per il riposo.
di Beatrice Rossetti Foto Michel Bousquet

Si può dormire, leggere, oziare. Tra cuscini, amache, lini. E orologi immobili

SOGGIORNO Da sinistra: bicicletta Sveltina di Abici. Scrittoio Nancy, design Christophe Pillet per Porro. Sul piano da sinistra: vaso in ceramica azzurra e fiori, Tad, radio vintage di Chiedi alla polvere, candela profumata di Millefiori. A terra, materasso che diventa poltrona e viceversa Huggy di Britt Leisslerper per Lago (il materasso viene avvolto dentro una base cilindrica e un piccolo pouf in tessuto coordinato, a destra nella foto). Coperta in lana Bed di Society. Tappeto in lana Shima Reversed da Alberto Levi Gallery. Poltroncina Duna, Arper. Sulla sedia lampada Hebi con corpo flessibile, design Isao Hosoe per Valenti e cuscino di Tad. A parete carta da parati Le Module e appendini in legno The Dots, Jannelli&Volpi. Appesa, shopper Quid di Society. LETTO A sinistra: cabinet Artex in legno tinto con intarsi di palissandro, mogano, noce; design Tarcisio Colzani per Besana. Nella nicchia da sinistra: cuscino in agnellino The Loft, lampada Twiggy, design Marc Sadler per Foscarini. Sulla pila di biancheria, quadro di Simona Mulazzani da L’Affiche. Sotto, plaid con frange Rock e guanciale con federa in cotone rosa Origami, entrambi di Somma. Piegate lenzuola in lino di Society, copriletto trapuntato nero in puro cotone Himo, Gabel. Scultura Caffettiera di G. Scarabottolo, L’Affiche, tappeto Kama in viscosa, GT Design.

SOGGIORNO Da sinistra: sgabellino da officina anni Quaranta in metallo, Galleria Luisa delle Piane. Tappeto con fiori Daisy taftato a mano in lana e lino, design Gunilla Lagerhem Ullberg per Kasthall. Sulla pila di libri contenitore Photo-box 041 della collezione Super-Market con struttura in cedro del Libano rivestita in laminato plastico specchiato con stampa digitale, design Caturegli Formica edizione Nilufar (serie limitata di 15 esemplari, misure 70x51xp 18,5 cm) e ventilatore vintage di Avanguardia Antiquaria. Dormeuse tessile Philippe con struttura in rovere tabacco e tessuto color verde acqua, design Roberto Lazzeroni per Lema con cuscino in vernice bianca Chill di Zoeppritz. Portariviste anni Cinquanta di Avanguardia Antiquaria. Appesa al pannello realizzato con “tarcia” (legno su supporto di carta a quadrotti) di Jannelli&Volpi, quadro Il sonno di Guido Scarabottolo, da L’Affiche (33x48 cm). Lampada a sospensione Poc con diffusore sferico in vetro nero di Barbara Magliolo per Vistosi.

LIVING Divano-letto AA1 con sedile e schienale regolabili e rivestimento sfoderabile in pelle bianca, design Alvar AAlto, Misuraemme (pezzo storico numerato). Sulla seduta, orologio Tripod clock, Vitra; cuscino in agnellino The Loft e plaid a righe con frange Zoeppritz. In primo piano tavolino Fat- Fat in metallo bordeaux, B&B Italia. Ceramica azzurra vintage, gialla con piattino da Jannelli&Volpi Store. Tappeto in lana Cordoba disegnato da Asha (184x178 cm) da Alberto Levi Gallery e gabbia in legno di Galleria Luisa delle Piane. Tavolino bianco Infinity in legno curvato e laccato, design Enrico Cesana per Busnelli, radio vintage di Chiedi alla polvere. Sulla mensolina a destra, lampada in bachelite anni ’40 di Avanguardia Antiquaria. Sul fondo a sinistra, libreria in tondino d’acciaio amaranto Fluid, design Arik Lévy, Desalto. Paravento in tessuto anni ’50 disegnato da Gio Ponti (stampato dalla Manifattura Jsa–Busto Arsizio, Courtesy Collezione Grampa), prodotto da Living Divani. PASSERELLA Un giaciglio composto da 5 grandi cuscini Xarxa in tessuti naturali assicurati tra loro con una fascia in iuta, design Marti Guixe per Danese. Cuscino prugna e a righe realizzati con tessuti di Rubelli. Guanciale fiorato del completo in puro cotone stampato Haori della collezione Como XXI di Gabel. Sulla balaustra, plaid con frange Leida in lambswool di merino australiano, seta e cachemire, di Somma. Babbucce da Jannelli&Volpi Store.

GIARDINO Sull’amaca in rete di nylon (misura: 1x2 m) di Leroy Merlin due cuscini con tessuti di Bises- Rubelli: lilla Panforte, a righe in pura seta Emilia. In primo piano, cuscino giallo all’uncinetto Flower di Zoeppritz. Tavolino Frank in metallo, design Antonio Citterio, B&B Italia. Sul tavolino lanterna Lotus Dhs in metallo laccato bianco e vetro e a parete lampada Miso con diffusore in polistirolo e supporto in metallo laccato bianco, da Jannelli&Volpi Store. Quadro Pappagallo di Simona Mulazzani da L’Affiche (25x35 cm). TERRAZZO Tripoline Lawrence 390 con struttura in tondino d’acciaio e telo in cotone écru di Roda con (a sinistra) cuscino in seta Pulkari fatto a telaio, da Tad. Tavolino in ferro smaltato bianco con piano in ceramica a decalcomanie applicate, pezzo unico di MV% Ceramics Design. Tavolino basso con gambe in castagno e piano bianco di Enkidoo con thermos beige di Stelton, tutto di Galleria Luisa delle Piane. La donna indossa una camicia in seta di Kristina TI. Sul davanzale da sinistra, candela profumata di Millefiori, mug in ceramica turchese di Jannelli&Volpi Store, radio in ceramica design Sam Baron in collaborazione con Fabrica per Bosa Ceramiche e gatto-lampada in technogel, design Giancarlo Dall’Omo per Casamania. (Ha collaborato Cora Vohwinkel)

PER MARINAI (E VENTI) DI COLLINA

una casa nave sostenibile, bio e prefab di Paolo Crespi

SVIZZERA Nata dalla passione per la navigazione, a Mendrisio,
Foto Filippo Piantanida

U

na villa prefabbricata con criteri di sostenibilità ambientale ed energetica sorge sulle colline di Mendrisio, Svizzera italiana, lungo la strada che sale al monte Generoso. Firmata dagli architetti associati Massimo Cattaneo e Gianni Birindelli, sfrutta le caratteristiche di un piccolo lotto in forte pendenza ma ottimamente esposto a sud, con un orizzonte visuale di 180°. La struttura è composta

Da sinistra: la facciata chiusa verso sud, protezione dai rumori del fondovalle; una panoramica dalla scala d’entrata; la zona pranzo, orientata sulla terrazza e sul fronte panoramico.

da due volumi sfalsati che identificano rispettivamente una zona giorno, composta da soggiorno, cucina e studio, e una zona notte, con le camere e i bagni. Il tutto segue le balze di un terreno sul quale, in precedenza, si coltivava la vite. Compatta, con spazi misurati e privi di divisioni superflue, la costruzione cita esplicitamente una nave, con tanto di oblò nella sala bagno e terrazza-ponte rivestita in larice. Le aperture sono ottenute sulla base di un ideale rapporto aria-luce, con infissi in legno verniciato che danno sull’esterno e arredi molto particolari, scelti e in parte disegnati su misura dagli stessi padroni di casa. L’ispirazione marinara, mediterranea, nasce dal confronto con i committenti, che ricordano un periodo felice alle isole Eolie, dove hanno goduto della dolcezza del clima fra architetture spontanee di verande e tetti-balcone rivolti al mare, condividendo la passione per la nautica. Uno slittamento laterale del volume inferiore, quello della zona notte, ha permesso la formazione di due

Da sinistra, il soggiorno sotto la volta del tetto arcuato e due prospettive del vano scale, collegamento fra giorno e notte e passaggio della ventilazione serale e notturna.

LA FORMA ARCUATA DEL TETTO RIPRENDE LE FRESCHE CORRENTI CHE, DI SERA, SCENDONO DALLE ALTURE

piccole verande sopra le camere, una delle quali adibita a spazio di meditazione Zen. L’orientamento delle stanze verso questi due spazi esterni, a 90° rispetto al fronte panoramico, è motivato dagli intensi rumori nel fondovalle, dove corrono paralleli i tracciati dell’autostrada e della ferrovia. La facciata, chiusa e bucata dai piccoli oblò, rappresenta quindi un’esplicita barriera che funge da protezione fonica. Il terrazzo esterno domina la valle sottostante che, grazie alle enormi vetrate, è visibile da ogni angolo della casa. Neppure la forma arcuata del tetto è casuale: riprende le fresche correnti termiche che di sera scendono dalle colline retrostanti, e vengono sfruttate per il raffreddamento estivo degli ambienti. Attraverso una serie di ante di ventilazione poste sulla facciata a monte, l’aria viene convogliata dalla curvatura attraverso la zona giorno fino al vano scale, da cui si distribuisce nelle camere, ventilandole. La casa è stata costruita razionalmente secondo i dettami dell’architettura ecososte-

Da sinistra: il bagno principale con gli oblò; la camera matrimoniale, ispirata all’architettura nautica anche nei tessuti dei copriletti; l’apertura sulla veranda Zen.

nibile, con essenziali fondazioni in calcestruzzo e prevalente uso di materiali a ridotto impatto ambientale. Il principio è stato applicato a partire dal legno delle parti prefabbricate, montate nell’arco di soli due giorni a fronte dei tre mesi richiesti dalle finiture. Per la carpenteria si è fatto largo uso di legname di abete autoctono, con rivestimenti interni in pannelli di legno truciolare verniciato ed esterni in assi di abete grezze, verniciate di bianco (nella parte superiore, la “cabina” della nave) e grigio scuro (nella parte inferiore, lo “scafo”). I pavimenti interni sono in assi di rovere trattate con olio naturale; quelli delle verande, in griglie di assi di larice. L’isolamento termico, posto fra i montanti dei telai prefabbricati, è stato realizzato con una lana di cellulosa e il tetto curvo è stato ricoperto con lastre di zinco. Su tutto, regna una senzazione generale di grande vivibilità, sia all’interno che all’esterno, e di un rapporto armonioso, ancorché mediato, con la natura circostante. (Foto dell’Agenzia Blob CG)

Da sinistra: tetto-terrazza della zona giorno; fronte finestrato rivolto a sud con schermo per il sole; facciata ovest, la “cabina” della nave, con la scala d’accesso da monte.

Cinque storie in progress

FUORI/DENTRO
Spazi temporanei, aspettando l’estate
di Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto Foto Milo Keller
Letto in metallo smaltato bianco Aluminium bed, design Bruno Fattorini di MDF, lenzuola in puro lino Society. Sotto il letto, scatola cinese in latta laccata rossa, Raw. Tavolini Tridente in noce e wengè, designer Emanuel Gallina, Poliform. Sopra, candelabri in acciaio cromato Turn me on, design Danti e Zanzi, e ciotola, entrambi di Alessi. Sedia DCM design Charles and Ray Eames, progetto del ’45 in legno laccato e curvato, struttura in metallo cromato, Vitra. A parete, orologio realizzato da un unico blocco di legno grezzo, Diamantini e Domeniconi. Portalampadine e lampadine di vario voltaggio, tutti di Ikea.

Lampada a sospensione pieghevole in tessuto, Falkland, design Bruno Munari, Danese. Piccolo tavolino in legno tinto di rosso, e15 distribuito da Canova. Sulla sedia in faggio design For Use, piccione in legno laccato, design Charles and Ray Eames per Vitra. A terra, telefono vintage da Chiedi alla Polvere. Tavolo con struttura in rovere o faggio e piano in mdf impiallacciato rovere laccato Luigi Filippo di Montina, design Marco Romanelli e Marta Laudani (altezza 74 x 210 x 95 cm). Candelabro in ceramica rossa di Licia Martelli, vaso caduto, coppa, tazzine e piattini di Aster de Villatte da Abito qui; vaso moderno traforato, Ninphenburg, gallo, candelabro singolo, tazza di VBC Casa. Lampadario a sospensione realizzato con tessuto tesato di Gianfranco Fenizia. Sgabello in faggio naturale Dama di Poliform e sedia in legno La leggera design Riccardo Blumer, di Alias. Sulla mensolina a cubo, bottiglia in gres bianco e nero, collezione ISI design Rosaria Rattin, Kose.

Poltrona Ardea, omaggio a Carlo Mollino, Zanotta (progetto del 1944). Divano imbottito di Flexform, Smile, design ufficio tecnico Flexform. Come cuscino surreale, un orologio in filo di ferro smaltato di Diamantini e Domeniconi. Tavolini in legno laccato nero e bianco di e15 distr. da Canova. Sopra, bicchiere e ciotola in gres dipinto, designer Rosaria Rattin, da Kose. Trofeo/vaso da fiori in porcellana bianca, di Bosa design Jaime Hayon. Lampada a sospensione in metallo smaltato Drink, Rotaliana, designer Donegani e Lauda. Fuori dal set, appoggiato alla parete, tavolino Ring di Arketipo.

Lampada Great One di D’Auria, rivisitazione di un modello da tavolo anni 60 di Jacobsen, con bracci in alluminio e base in acciaio, h 230 cm x l 267 cm (serie numerata). Sedia Panton Chair di Vitra, design Verner Panton (’59), polipropilene con finitura opaca (84X58X42 cm). Libreria Sir di Emmemobili, design Ferruccio Laviani, laccata rovere o wengè (200x90x35 cm). Tavolino Wire di Zanotta, design Arik Lévy, piano in cristallo verniciato e struttura in acciaio verniciato (diametro 70 cm, h 40 cm). Quadro Monotipo di Guido Scarabottolo, galleria L’Affiche (acquaforte, 40x50 cm). Bicchiere da collezione di Kose, design Rosaria Rattin. Vaso umidificatore a stella Hummi di Creativando, design Laura Ellero.

PARIS BIZARRE

FRANCIA La coppia di fashion designer Jamin Puech trasforma un’ex officina, nel cuore della città,

in un loft su più livelli. Dove raccogliere pensieri e oggetti insoliti di Julia Mincarelli

Foto Birgitta Wolfgang Drejer

Palme, focolare di mattoni e lo scheletro di uno struzzo nel living. All’originalità dello spazio contribuiscono l’intersezione dei piani e i dettagli d’epoca, come la scala. A sinistra: la sontuosa oasi nel cuore del loft, dal tetto in vetro.

A sinistra, Benoît Jamin e Isabelle Puech su una sedia disegnata da Hans Brattrud nel 1957. Sotto, una delle camere da letto con pouf e divani vestiti di lenzuola.

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hi acquista una borsa firmata Jamin Puech sa di assicurarsi un oggetto unico e irripetibile. Proprio come la casa dei due stilisti, un paradiso urbano pieno di poesia. Quando Benoî e Isabelle lo scovarono, t l’edificio era un’ex officina abbandonata e fatiscente. Però aveva la metratura giusta, un cortile, e si trovava nel cuore di Parigi: come chiedere di più? Oggi il loft, 350 metri quadri su diversi livelli, è la dimora della coppia nonché la sede del marchio. Lo stile dell’interno è eclettico. All’ingresso il pavimento è in cemento, gli armadietti vintage creano un’atmosfera industriale e alcune biciclette sono poggiate contro un’antica credenza. Nel loft si trovano diversi scheletri di animali, collezionati dai due, e una stanza chiamata il cabinet de curiosités, dove sono esposti oggetti bizzarri tra cui la testa di un alce canadese impagliata, portata dai genitori di Isabelle dal Canada. «Non è stato facile farla passare attraverso la dogana. Abbiamo dovuto dichiarare che era morto per cause naturali», racconta ridendo Isabelle. L’armadietto antico laccato custodisce una splendida raccolta di piatti commissionati, all’inizio del XVI secolo, da Caterina de’ Medici, e tornati in produzione nel XIX secolo. «È una delle nostre prime collezioni», spiega Benoî Jamin. t Nel loft la luce, molto intensa, arriva dalle enormi pareti di vetro che circondano il cortile e dal tetto, sempre in vetro, che copre metà del soffitto. D’estate tutte le porte restano aperte, il confine tra interno ed esterno si annulla e

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Il tavolo e le sedie del giardino sono fine ’800, realizzati in cemento con motivo decorativo ispirato alla corteccia degli alberi. A destra, la biblioteca. La sdraio 313 è di Marcel Breuer. La bizzarra scultura pensile, opera di Ingo Maurer, è stata acquistata a un’asta.

il loft si trasforma in un’ampia, sontuosa oasi urbana. L’edificio, antico, conserva intatti i dettagli d’epoca, come le pareti di mattoni e i radiatori in ghisa. I pavimenti di cemento contrastano con i mobili prevalentemente di legno che portano la firma di designer come Jacobsen e Wegner. Le sedie sono una delle passioni della coppia: nel loft se ne trovano di piccole e

grandi, alcune firmate dagli Eames, scovate nei mercatini o da antiquari. Le intelaiature delle finestre sono di metallo, e l’intero appartamento è ricco di dettagli in stile industriale, come le lampade, le sedie o la scala che conduce al primo piano. Pezzi del XVIII secolo o degli inizi del XIX si alternano armoniosamente con mobili di design moderno. (Sisters Agency)

Il look industriale delle lampade di metallo è addolcito dalle sedie di vimini provenienti da Casablanca e da un busto di una scuola d’arte. A destra: le sedie del primo piano, della fine del XIX secolo, in corna di cervo.

TRA LE TANTE COLLEZIONI PREZIOSE: LA RACCOLTA DI PIATTI COMMISSIONATI DA CATERINA DE’ MEDICI ALL’INIZIO DEL XVI SECOLO, BUSTI E LENTI PER ENTOMOLOGI, POLTRONE CON CORNA DI CERVO

La palafitta di Versailles
Un artista vietnamita in visita alla corte del re Sole, decide di ricreare il borgo della regina Maria Antonietta a Hanoi, in una casa dell’etnia Muong
di Sylvie Lajouanie e Agnès Benoit Foto Nicolas Millet
Il letto, che il proprietario precedente divideva con tre mogli, è rimasto intatto, solo arricchito da un baldacchino di seta color avorio. A sinistra, il giardino ricco di palme, felci arborescenti e ficus.

ARCHITETTURA ESTREMA

a casa dell’artista Dao Anh Khanh sorge nei pressi del ponte Chuong Duong, sul Fiume Rosso. È zona di risaie, di “giardini operai”, di bufali che vagano pigramente per la strada. Da poco Hanoi è arrivata fin qui. E accanto ai dedali di stradine affiancate da graziose abitazioni borghesi si sono moltiplicati, senza preoccupazioni estetiche, edifici dai colori psichedelici, interamente sviluppati in altezza. L’abitazione è decorata da suggestive sculture, e tappezzata di placche di cemento

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su cui artisti amici hanno lasciato l’impronta della mano. Nel giardino, tra palme, felci arborescenti e ficus, si nascondono creature fantastiche in pvc trasparente. Khanh non ha scelto di abitare in questa casa Muong (dal nome della minoranza etnica cui apparteneva) per tutelare un patrimonio rurale in via di estinzione: ritiene infatti che i tradizionali edifici in legno o bambù, dal tetto di paglia o erba elefante, siano nati
La casa è arricchita da pezzi tradizionali. A sinistra, la parete a imposte permette di regolare luce e ventilazione.

Il piano superiore è originale, a eccezione della copertura di tessuto bianco posta sotto il tetto. È rimasto anche l’altare, con insegne e stendardi da processione in legno

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dal desiderio di vivere nella natura, e che quindi non siano destinati alla città. La decisione è scaturita da una visita al Borgo della Regina, a Versailles: Khanh ha deciso di ispirarsi a Maria Antonietta, e la vecchia casa su palafitte gli è sembrata una sorta di capanna reale. La motivazione, piuttosto bizzarra, ha però permesso di salvare l’abitazione, che è stata una delle prime a essere smontata, trasferita e rimontata a Hanoi. La stalla del piano terra, usata anche dalle donne per tingere gli abiti di indaco, è diventata la sala espositiva per le tele di Dao Anh Khanh. Il piano superiore, invece, è rimasto praticamente intatto, a eccezione della copertura di tessuto bianco posta sotto il tetto per rischiarare l’interno e proteggerlo dalle termiti. Il letto, che l’antico padrone di casa condivideva con le tre mogli, è stato conservato tale e quale, e arricchito da un baldacchino di seta color avorio. Anche l’altare è rimasto, con le insegne e gli stendardi da processione in legno.
(Foto Ag. L. Volpe) A destra: l’ex stalla usata un tempo dalle donne, trasformata in sala espositiva per le tele di Dao Anh Khanh. In basso, la palafitta: è stata smontata e rimontata.

Quella del Fiume Rosso è zona di risaie, “giardini operai” e bufali che vagano per strada. Ma da poco la città è arrivata fin qui, e accanto alle viuzze sorgono alti edifici psichedelici

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Dossier

cucina
Passiamo più tempo qui che in qualsiasi altra stanza. Complici un design super seducente e un’ingegneria hi-performance

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Foto di Paolo Bramati

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cucina

in copertina

INTORNO A UN TAVOLO Cento elegantissimi accessori. E luce da una lampada cromata, e a terra un tappeto di lana hand made di Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto
1. Orologi a parete Classico e Mirror (cm 30, 54 e 60) di Kriptonite (www.kriptonite.com). 2. Lampada in alluminio satinato LK63 di Kriptonite (cm 119x190, 120 euro). 3. Tavolo in rovere massello stagionato (da 1.300 euro) lavorato su misura a mano con piano reclinabile Regency di Plinio il Giovane (www.plinioilgiovane.it). Sul tavolo, da sinistra, vassoi Wetter Indochina Eno (da 25 euro); piatti e ciotole di Adónde (da 12 euro); ciotole in gres, tutto da Spazio Rossana Orlandi (www.rossanaorlandi.com). Blender con corpo in metallo pressofuso satinato e caraffa in vetro BL 745 (99 euro) della linea Kenwood Pleasure (www.kenwoodworld.

com). Lettere in metallo verniciato (700 euro il set di 9); vassoio girevole in melamina di Eno (155 euro); brocca in gres Harpo di Gregoire Scalabre (230 euro); piatto di Adónde, tutto da Spazio Rossana Orlandi. Acqua naturale Malvern (www.cocacola.co.uk). Ciotola in gres, da Spazio Rossana Orlandi. 4. All’interno del carrello, radio cromata Tivoli (www.tivoliaudio.it). Piatti e ciotole (da 12 euro) di Adónde, da Spazio Rossana Orlandi. 5. Tappeto in 100% lana tessuta a mano Alvine Triangel di Ikea (cm 200x140, 99 euro). Sedie Fusion (290 euro un tavolo e 4 sedie), design Sandra Kragnert, di Ikea (www.ikea.com).

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Illustrazione di Elena Leoni

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cult

5 PEZZI UNICI Una lampada storica e un centrotavola scultura. Una sedia antropomorfa, una lamiera ultrasottile che diventa tavolo di Ottavia Borella

Flowerpot, lampada in alluminio (199 euro) disegnata da Verner Panton, prodotta da Unique Copenhagen e distribuita da Art Emmebi (www.artemmebi.it).

Kachnar III, centrotavola in ottone argentato (diametro 40 cm) della collezione Haleùmar di Mann Singh, presentato da Driade al Salone del Mobile (www.driade.com, tel. 02.76007965).

H Chair di Porro, design Christophe Pillet, è una sedia confortevole e avvolgente (684 euro) con un morbido guscio che si curva ricordando il profilo umano. In diverse tipologie e rivestimenti (www.porro.com, tel. 031.780237). Coffee.it, caffettiera da 3 o 6 tazze (a partire da 130 euro) in acciaio con manico e coperchio in resina termoplastica. Di Alessi, design Wiel Arets (www.alessi.com).

Bambi, tavolo (cm 150x60 x73) in lamiera di metallo ultrasottile tagliata al laser e piegata. Completamente smontabile, è laccato lucido in vari colori. Di Nendo per Cappellini (www.cappellini.it).

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fuoriluogo

AVVENTURE OUT & INDOOR Cucchiaio con molletta per aspiranti chef, barbecue sperimentali, set con mappe metropolitane, frigo strategici di B.O.

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1. Il cucchiaio con molletta fa parte di Faces, collezione di utensili e accessori da cucina innovativi creata da un gruppo di designer coordinati dallo chef spagnolo Ferran Adriá. Obiettivo, rispondere alle nuove esigenze e ricette della cucina internazionale. Distribuito da Noon (www.noon.it, tel. 0365.870.456). 2. Dalla mostra Spain playtime, fresh air in spanish design, che si è tenuta durante il Salone del Mobile di Milano, ecco Campanela, lampada a sospensione con diffusore in ceramica e corde colorate. Design Herme Ciscar e Monica Garcia, prodotta da Metalarte (www.metalarte.com). 3. Set da sei piatti (120 euro) di Seletti, in porcellana serigrafata con mappe di New York, Londra, Parigi, Tokyo, Venezia e Roma (www.seletti.it, tel. 0375.88.561). 4. Dalla mostra Still della Design Accademy di Eindhoven, il progetto Safety Dangerous Kitchen di Jonathan Ben-Tovim (www.designacademy.nl). 5. Formula, frigorifero a doppia porta a controllo elettronico, con macchinine magnetiche in legno (www.dayardo.com). 6. Stampino per biscotti (13,5 cm, 10,50 euro) a forma di puzzle, in acciaio (www.muji.it, tel. 02.809.441).

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cucina

interni

A ISOLA Elementi alternativi come vetro, teak o bambù. Pietra oppure tufo. Per creare ambienti angloamerican country o performance professionali di B.O.

Minacciolo La cucina English Mood è in legno massello

di abete verniciato color bianco burro (26.782 euro la composizione qui fotografata completa). Ha le basi con piccoli cassetti con il frontale in vetro acidato, la credenza con ante in vetro acidato arricchite da una rastrelliera di legno e una grande cappa su misura. L’isola centrale ha il lavello scolpito in un unico blocco di pietra, oppure in graniglia, cotto o tufo (www.minacciolo.it, tel. 0422.892.212).

Acheo Sistema AC04 con isola centrale funzionale e

operativa in laccato lucido bianco; piani snack, schienali e piani di lavoro in acciaio inox. Il sistema è disponibile in diverse varianti: teak e bambù, 16 laccati opachi e 14 lucidi. I mobili, basi e pensili, sono prodotti in materiale F**** classe EO nelle versioni bianco o grigio; finiture superficiali con lacche opache all’acqua. Le maniglie sono a scomparsa, integrate ai frontali con finiture rispondenti alle laccature. Cassettoni e cassetti sono dotati di fondi antisdrucciolo e attrezzati con portaccessori e divisori di diverse dimensioni. I piani di lavoro, in vari spessori, sono disponibili in acciaio inox, marmi e compositi (www.acheo.it, tel. 0434.857.022).

Ikea Dacke, design Jon Karlsson, è una nuova cucina a
isola. Il piano di lavoro in acciaio inox all’occorrenza si può ampliare grazie a una ribalta in legno (cm 150x75, 449 euro). L’isola è dotata di piano di cottura a induzione nero e inox a due posti (230 euro). Sotto, si intravede il carrello con il tagliere in legno (199 e 14,95 euro). Appoggiato al muro, il doppio scaffale in acciaio inox è dotato di ampi ripiani per riporre piatti, pentole e accessori da cucina (www.ikea.it, tel. 199.114.646).

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cucina

interni

FUTURISTICA Bianco ghiaccio traslucido, ingredienti come ombre cinesi, ideogrammi e materiali eco. L’estetica legata al cibo non è mai stata così high tech di B.O.

Ernesto Meda Cucina avveniristica disegnata da

Jean Nouvel e realizzata nell’innovativo corian ice white, colore ad alta traslucenza. Grazie allo schienale retroilluminato e alle ante in corian, le forme degli oggetti all’interno delle colonne e dei pensili vengono proiettate, creando un effetto di ombre cinesi in tutto l’ambiente circostante. Un’altra innovazione è data dal profilo in plexiglas delle ante in corian. Nel top (spessore cm 12) è inserito il piano cottura in vetroceramica con quattro fuochi e forno sottostante. Nell’isola (cm 300x100x82h), il lavello rettangolare ricavato nel top in corian e il piano lavoro snack con gambe in metallo verniciato completano la composizione (www.ernestomeda.it, tel. 072.148.991).

Valcucine La cucina Alessi, nata dalla collaborazione fra Alessi e Valcucine e disegnata da Alessandro Mendini con Gabriele Centazzo, è fortemente innovativa. Tutti i materiali sono riciclabili, le vernici ad acqua, i contenitori idrorepellenti e rispettosi dei limiti sulle emissioni di formaldeide. La cucina è caratterizzata dalle linee sinuose, dalle forme arrotondate e dall’uso del vetro, che viene curvato, dipinto, inciso per realizzare piani di lavoro, ante scorrevoli e pensili con piani interni girevoli a 360°. I moduli standard da 60 e 90 cm si possono comporre all’infinito. Piani cottura, lavelli e cappa di Foster, rubinetti di Oras (www.valcucine.it, tel. 0434.517.911).

Scavolini La cucina Crystal si rinnova grazie alle

contaminazioni pop dei decori e ai cromatismi fluo di Karim Rashid. Le texture scelte sono due: una è caratterizzata da una trama filiforme su base arancione metallizzato, che riproduce linee sinuose in un continuo divenire e modificarsi; nella seconda si possono riconoscere gli ideogrammi tipici del mondo iconografico di Rashid, che personalizzano anche la cappa Twin di Elica. Le ante, in vetro piano o in vetro inciso orizzontalmente, sono disponibili in 12 colori coprenti e uno acidato semitrasparente. La struttura può essere di colore grigio alluminio oppure bianco. Esistono varie possibilità compositive, dalle dimensioni ridotte a quelle maxi, lineari, a isola o a penisola (www.scavolini.it, tel. 840.502222).

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cucina

interni

NEW CLASSIC Il legno accoglie e crea intimità. In finitura olmo o rovere, anche abbinato a elettrodomestici e accessori ultramoderni di B.O.

Meson’s K Zen è caratterizzata dalle maniglie a incasso

ricavate nella parte superiore dell’anta, con sottile profilo in acciaio dalla forma a uncino per una migliore presa, ma anche dalle colonne (larghezza cm 68,8) con ante a scomparsa che lasciano piena libertà di movimento. La cucina è realizzata nelle diverse tonalità del rovere e in pietra Santafiora, in marmo nero Africa, in Nikron o in acciaio. La composizione fotografata ha l’anta K Zen in rovere grigio e l’anta K due K laccata color terra lucida, il top in pietra Santafiora e lo zoccolo in acciaio inox. Completa la composizione la cappa sospesa Cubo, dall’aspetto minimale (www.mesons.it, tel. 0434.614.911).

Snaidero Kube, disegnata da Giovanni Offredi, è una

cucina pratica e funzionale, dal design sobrio e dalle linee essenziali, con giochi di volumi geometrici distinti. Visivamente sembra sospesa da terra, grazie allo zoccolo in alluminio riflettente a specchio. La scelta del bianco esalta la pulizia delle linee; la tonalità calda del legno di olmo riscalda l’aspetto professionale. Il piano di lavoro è sovrastato da una mensola continua e luminosa e da un’elegante cappa. Il blocco dei lavelli e della cottura è disponibile in acciaio inox, solid surface, quarzo, ecorite e marmo. Completa il tutto un elemento a giorno in acciaio inox, con una mensola intermedia (www.snaidero.it, tel. 0432.063.476).

Euromobil Filanta è caratterizzata dall’anta impiallacciata in legno e dalla maniglia che vi è ricavata a filo pannello. Un top dal forte spessore rende più dinamica la composizione. Il piano cottura e il lavello a vasche tonde in acciaio sono riuniti in un unico blocco Zenitlab. È prevista anche una zona con contenitori a colonna, completa di elettrodomestici. Sopra si trova un comodo vano a giorno. Disponibili nella stessa essenza di legno anche il tavolo da pranzo e le panche (www.gruppoeuromobil.com, n. verde 800.011.019).
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cucina

interni

ELEGANZA SPERIMENTALE Monocolore grafite, o combinazioni di toni ed essenze. Foglia d’oro o d’argento. Con led e ante a spessore 30 mm di B.O.

Tre O Kite è un progetto di cucina con una modularità molto vasta, che consente diverse soluzioni d’arredo. La gamma delle finiture varia dalle essenze ai colori lucidi, a quelli opachi. La struttura è interamente in materiale idrorepellente con bordo Abs, mentre i frontali sono in polimerico a grosso spessore, quindi molto resistenti e duraturi. Nella foto, la cucina ha le ante in polimerico con la finitura in legno e la scocca in nobilitato bianco con bordo in Abs (www.treo.it, tel. 0422.7508).

Scic System 30 ha introdotto in cucina lo spessore 30 mm
per ante con apertura complanare anche di grandi dimensioni. La cucina è disponibile in un’ampia gamma di finiture particolari come foglia oro e foglia argento, laccato con decori stilizzati e legno materico a poro aperto. Nella foto, composizione a parete (cm 420): mobili in legno materico nuance caffè; top in acciaio inox con bordo in legno; schienale in acciaio inox con led luminosi; pensili in laccato bianco lucido e piano snack in legno materico neve; forno saliscendi di Gaggenau (www.scic.it, tel. 0521.6655).

Copat Cucina Creta in bilaminato bianco e teak. Anta in
bilaminato bianco e bordi con incavo maniglia in teak multilaminare. Il modello è disponibile anche in rovere naturale o rovere lavagna, soli o abbinati al bianco. Il top è in unicolor grafite (spessore cm 2). Lo schienale luminoso ha una mensola in alluminio anodizzato o in acciaio spazzolato, con contenitore portaoggetti. Il blocco cottura saldato in acciaio è di Scholtes, come anche la cappa Attitude (www.copat.it, tel. 0434.617.111).

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cucina

interni

OFF WHITE Lucido, laccato, lucidato. Con maniglie a scomparsa e sistemi e funzioni evoluti. Pensili ad apertura complanare, piani interni in vetro di B.O.

Dada Trim, design Davide Bonuccelli, è stata presentata come novità all’Eurocucina. Nella foto, la composizione lineare (lunghezza cm 366) formata da basi e colonne in laccato bianco lucido, con schienali attrezzati con ante ad apertura verticale in vetro verniciato giallo. I pensili (cm 120x60) hanno ante ad apertura complanare e sono laccati bianco lucido. Il top è in acciaio inox (spessore cm 5), con vasca e piano cottura stampati. Il profilo della maniglia è verniciato bianco lucido (www.dadaweb.it, tel. 0362.359.267).

Schiffini Con Spezie, Ludovica e Roberto Palomba hanno voluto creare un gioco di volumi grafico e funzionale. La maniglia in alluminio anodizzato, posta internamente all’anta, è dotata di una speciale guarnizione che protegge dalle infiltrazioni d’acqua. Le ante sono proposte in diverse finiture: corian, laminato e laccato di vari colori, svariate essenze di legno. Come tutti i modelli Schiffini, anche Spezie può essere progettata con l’esclusivo scafo Al System, in trafilato di alluminio anodizzato naturale. Lo schienale e il fondo dei mobili sono in laminato HPL e i ripiani interni in vetro temperato (www.schiffini.it, tel. 0187.9501).

Varenna My Planet è una cucina con soluzioni tecnicamente evolute e componenti dal design essenziale, che garantiscono risultati compositivi originali. Può avere le ante in diverse finiture: laminato (lucido o graffiti), laccato (lucido, graffiti, goffrato) oppure in noce, pino (bianco o nero), wengè, rovere, vengkol. La composizione fotografata è in pino bianco con top in laminato bianco (spessore mm 20), piano cottura in acciaio inox personalizzato Varenna by Scholtes e schienale in laminato bianco con lavelli a filo top (www.varennapoliform.it, tel. 031.695.401).
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PICNIC OVUNQUE L’ombrellone color caffè e la borsa termica, il barbecue tecnologico e il nécessaire per il cocktail in plastica chic di B.O.

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1. SanMarco, tavolo e panca da esterno disegnati da Gae Aulenti per Zanotta, con struttura smontabile in acciaio verniciato bianco o grafite (www.zanotta.it, tel. 0362.4981). 2. Bottiglia termica (49 euro) di Evasolo con laccio, in acciaio inox e materiale sintetico (www.schoenhuber.com, tel. 0474.571.000). 3. Barbecue a gas (3.360 euro) con pietre laviche di Coro, design Stefano Gallizioli. Ha struttura in acciaio inox satinato con vano chiuso per alloggiare la bombola a gas e contenitore per rifiuti (www.coroitalia.it, tel. 039.272.6260). 4. Ombrellone (800 euro) di Unopiù, con base in acciaio zincato e carrucola per facilitarne l’apertura

(www.unopiu.it, tel. 199.741.888). 5. Open Chair di Alias, disegnata da James Irvine, con scocca in lamiera e struttura in tubolare d’acciaio verniciati a polvere (www.aliasdesign.it, tel. 035.442.2511). 6. Fredrika di Ikea, tessuto in cotone (alto cm 150, 3,99 euro al metro), design Helen Trast (www.ikea.it, tel. 199.114.646). 7. Sunglass, bicchiere in plastica (10 euro). Sopra: Tapas, piatto in plastica trasparente o nera (10 euro per 4 pezzi). Entrambi di Pandora (www.pandoradesign.it, tel. 02.316.157). 8. Mon Petit Frigo di Pack&Fly, borsa termica (25 euro) con imbottitura isotermica ed esterno in vinile (www.packandfly.fr, tel. +33.1.4288.7654).

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accessori
di B.O.

QUOTIDIANO STRAORDINARIO Piatti dadaisti, coltelli magnetici, posate sensuali. Le migliori firme più contemporanee per le funzioni più classiche

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1. Recto Verso, posate in acciaio lineari ed essenziali (25 euro l’una), disegnate da Ora Ito per Christofle (www.christofle.com, tel. 02.781.948). 2. Form, timer per uova (34 euro) di Normann Copenhagen, in plastica bianca o nera, disegnato da Charles Job (www.normann-copenhagen.com, tel. 348.801.4491). 3. Coltelli con ceppo in legno, uniti da calamite per creare l’insieme desiderato. Dallo spelucchino al coltello da pesce, tutti hanno lama in acciaio e manico in plexiglas colorato, di Coltellerie Berti (www.coltellerieberti.it, tel. 055.846.9903). 4. Scena Muta, piatti in porcellana (diametro cm 29, 176 euro il set da 12 pezzi) decorati con parole; di Roberta Colombo per DMK (www.dmkdesign.it, tel. 0427.519.373). 5. Caraffa termica in polipropilene Titan di Italesse (61 euro). Ha finiture soft touch e pulsante di regolazione del flusso con fermaghiaccio. Distribuita da Artemmebi (www.artemmebi.it, tel. 040.233.0573). 6. Trivet, sottopentola (6 euro) in melammina rossa o verde. Di Zak Designs (www.zak-designs.org), distribuito da Maino (tel. 02.668.6294). 7. Per apparecchiare la tavola, tovaglietta in carta di Atelier LZC (www.atelierlzc.fr). Set da otto pezzi in due varianti di colore e fantasia, in vendita da Jannelli&Volpi (www.jannellievolpi.it, tel. 02.2052.3234). 8. Forest Stool, sgabello in legno di frassino e gommapiuma foderata di Outofstockdesign, un gruppo di giovani designer provenienti da Singapore, Spagna e Argentina (www.outofstockdesign.com).

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focus

DESIGN GOURMET Eleganza razionale per pentole con più funzioni. Con scolapasta, a induzione o a pressione, in porcellana, alluminio, super inox di B.O.

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1. Pot&Pan di Alessi (136 euro), in acciaio inossidabile con cestello scolapasta incorporato, design Jasper Morrison (www.alessi.it, tel. 0323.868.611). 2. Spot di Sambonet, collezione di pentole a forma di secchiello in diverse misure (a partire da 100 euro) disegnate da Rodolfo Dordoni (www.sambonet.it, tel. 0321.879.711). 3. Pentolone in alluminio di linea professionale, disponibile in varie misure (fino a un diametro di cm 60, a partire da 40 euro), di Paderno (www.paderno.it, tel. 0321.879.711). 4. Pentola in porcellana (diametro cm 19 e altezza cm 16, 30 euro) della linea Estetico Quotidiano di Seletti (www.seletti.it, tel. 0375.88.561). 5. Casseruola in acciaio inox (in diverse altezze e misure, a partire da 78 euro) della collezione Al

Dente, disegnata da Konstantin Grcic per Serafino Zani, (www.serafinozani.it, tel. 030.871.861). 6. Della linea Sabattini Gourmet di Carlo Colombo, la padella (a partire da 60 euro) in alluminio antiaderente extrapesante, disponibile in diversi abbinamenti di colore (www.sabattiniargenteria.it, tel. 031.771.019). 7. Clipsò Control, pentola a pressione (in due misure, a partire da 185 euro) di Lagostina, con timer programmabile e staccabile e sistema di apertura semplice e pratico (www.lagostina.it, tel. 0323.6521). 8. Archetun di TVS (217 euro), linea elegante di pentole in alluminio presso fuso a profilo continuo, concepita specificamente per la cottura a induzione. Design Matteo Thun (www.tvs-spa.it, tel. 0722.3381).

cucina

tecno

AIUTI E ROBOT Per frullare, sminuzzare, tritare, pesare, filtrare, bollire, pulire. E, alla fine di tutto, per preparare un eccellente caffè di Paolo Crespi

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1. Kompressor di Lg Electronics è un aspirapolvere senza sacchetto con tecnologia motorizzata di compressione della polvere. È dotato di serbatoio antibatterico, comandi sul manico e set di accessori. Molto silenzioso, ha un raggio d’azione di 12 metri (299 euro). 2. Hand Blender di Kenwood è un set multifunzionale a 5 velocità. Il piede è in metallo con lame in acciaio inox per frullare e sminuzzare. È dotato di frusta con fili in acciaio per montare e miscelare e frullino mixer per frappé e cocktail (159 euro). 3. AromasterPlus Kf410 di Braun è una macchina per caffè americano, dotata di caraffa lavabile in lavastoviglie, indicatore del livello dell’acqua, filtro a caricamento verticale. Prepara fino a 10 tazze alla volta (49,90 euro). 4. WaterMate di WasserMaxx è

un sistema per acqua filtrata e/o frizzante. Elimina il sapore di cloro e le impurità presenti nelle tubature interne. Il CO2 utilizzato proviene da fonti naturali (129 euro). 5. Hd4667 di Philips è un bollitore in metallo equipaggiato con filtro a tripla azione che evita i depositi di calcare, elemento riscaldante piatto, funzione di spegnimento automatico e coperchio trasparente a molla (59,90 euro). 6. Kitch’n’cook è una bilancia da cucina digitale che pesa da 1 grammo a 5 kg. È distribuita da Schoenuber (25,20 euro, www.schoenuber.it). 7. Bio-tritarifiuti Ego 23000 X di Electrolux è un sistema brevettato a lame contrapposte. Tritura anche i rifiuti organici più grossi (ossa di pollo) e filamentosi (finocchi, carciofi, banane), riducendone il volume fino all’80% (1.320 euro).

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cucina

guida

ASPIRANTI CUOCHI Club culinari/letterari, salotti conviviali in castello, corsi a domicilio, live show e cene ispirate all’arredamento: ai fornelli non si è mai soli di Federico Iarlori

Al di là dei grandi chef e delle rinomate scuole culinarie, oltre gli intingoli da nouvelle cuisine, il fusion, o le conserve della nonna, ecco che la cucina torna a essere, non solo passione, creatività e ricerca, ma anche un modo, molto rilassato e familiare, per stare in compagnia e imparare, insieme a ricette squisite, anche l’arte felice della conversazione. Il Club del Fornello Il 28 novembre 1977, nella limonaia del Castello di Rivalta vicino Piacenza, Magda Lucchini, antiquaria creativa e grande appassionata di cucina, fonda il Club del Fornello, confabulando con uno sparuto gruppo di amiche. Oggi, grazie al passaparola, si contano più di settecento “Fornelle” distribuite in 43 delegazioni in tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, ma anche all’estero, a Salisburgo e a New York. Ogni iscritta, secondo lo

Una delle protagoniste della serie illustrata “i-delicious” ideata dall’artista ucraina Lesja Chernish (www.i-delicious.de).

Statuto del Club, contribuisce in prima persona a trasformare il tradizionale impegno culinario privato e di routine domestica in un’occasione di condivisione e scambio culturale. Senza prospettive di lucro, periodicamente le Fornelle si incontrano mettendo a disposizione la propria abitazione, sommando così all’aspetto conviviale il recupero di ricette della tradizione culinaria del territorio. Il tutto anche con un impegno per il sociale: il Club ha infatti adottato un ospedale pediatrico in Romania.

Club del Fornello Rivalta, viale Palmerio 9, 29100 Piacenza. Accademia Gastronomica Maria Luigia A quanti appassionati lettori di Proust sarà venuta la curiosità di assaggiare una madeleine? E quanti aspiranti pianisti o statisti vorrebbero conoscere la dieta quotidiana di Mozart o cosa mangiò Napoleone prima della gastrite di Waterloo? Sono curiosità che è possibile soddisfare sedendosi attorno alla tavola dalle cuoche (non professioniste) dell’Accademia Gastronomica Maria Luigia, che dal 1992 organizza per enti e circoli ufficiali cene e buffet culturalgastronomici sullo

sfondo di cornici suggestive ed evocative. Il buffet si apre con l’intervento di un relatore scelto che introduce il tema della serata; poi si passa all’illustrazione dei vari piatti, degli ingredienti e della loro storia: il cibo diventa così protagonista di viaggi cultural/letterari (accademia.marialuigia @gmail.com). Fuoco Lento Poco tempo (e budget) per frequentare una Scuola di Cucina a una o più stelle? Stanchi di elaboratissime delicatessen adatte solo alle grandi (spesso troppo) occasioni o delle ricette che richiedono giorni di preparazione? L’associazione Fuocolento propone una soluzione molto

easy e domestica: ospitare una scuola nella cucina di casa propria. Un cuoco verrà a casa vostra per insegnare ricette plasmate secondo le vostre esigenze di tempo, gusto... (www.florcot.it). Chef a casa Basta una telefonata e il cuoco a domicilio arriva a casa vostra e si occupa di ogni aspetto: dalla spesa alla decorazione della tavola. Molte le varianti sul tema: da chi improvvisa un quadretto di cabaret mentre cucina a chi propone piatti legati alla tradizione liturgica, da chi è esperto di piatti regionali o esotici e cucina live sotto i vostri occhi a chi come Rosita Dorigo, ex direttore marketing di un’azienda di distillati, propone cene a tema personalizzate, decise sulla base dello stile dei padroni di casa o dell’arredo della stanza in cui si svolge la cena (www. cuocoadomicilio.it).

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cucina

libri

PER L’ESTATE Gli indispensabili dormire+mangiare si trasformano, con piccoli revival di culture minimal, secondo tradizione. E le pareti mostrano il loro lato bohémien di Federico Iarlori

A IA DELL’AMAC BREVE STOR r sopravvivere a pe Indispensabile icali o caldi pranzi domen noiosi maca tate, anche l’a pomeriggi d’es . Questo libro ia ha una sua stor di ricostruire la ette illustrato perm ro ai un simbolo ca metamorfosi di varie clinato in perdigiorno, de siesta, fino dall’accidia alla forme: emporaneo. al chill out cont The Hammock, ro. Daniel Mack, eu ri & Chang, 18 Stewar t, Tabo

LE COSE CHE SI POSSONO DIRE CON UNO O + FIORI Kim Parker, nota designer e artista inglese, oltre che promettente flautista (ma senza una vera formazione da designer), si circonda in ogni stanza di una foresta di colori. Il suo è un mondo magico, che ricorda quello di Vanessa Woolf, abile pittrice e sorella di Virginia. Tele, vasi, tessuti si trasformano in giardini dal cuore romantico, di ispirazione vittoriana. Un’esplosione espressionista e vibrante. Kim Parker, Home, Stewart, Tabori & Chang, 30 euro.

ARY PERSONAL FOOD DI o, il libro che un ricco ricettari Oltre è un vero e proprio di Tessa Kiros o scrigno di diario di viaggio, un ti attraverso colori ricordi racconta ti buonissimi. e sapori di ingredien io generoso e Il suo è un viagg o della ipercalorico (nel sens con le ricette, felicità che regala ra a Sydney, irresistibili). Da Lond Grecia, fino al dal Messico alla Tessa dice tutti sole della Toscana, ando aneddoti i suoi segreti. Altern e. ioni, semplicità e art e preparaz i in cucina, Tessa Kiros, Ricord ro. Luxury Books, 39 eu
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