Capitolo 1

L’acqua iniziò lentamente a muoversi nel bacile. Il suo moto era apparentemente placido e moderato, e ciò era un buon segno. Dopo pochi istanti, tuttavia, la superficie si increspò fino ad agitarsi senza sosta. Delia si lasciò sfuggire qualche sospiro mentre era assorta nel contemplare il bacile. Ogni giorno ripeteva lo stesso rituale: versava un po’ di acqua benedetta nel bacile, pronunciava la consueta formula magica che le permetteva di scrutare il futuro e aspettava. Aspettava il responso dell’acqua, sperando che essa restasse tranquilla e immobile. E invece iniziava a muoversi sempre più, presagendo terribili pericoli. “Qualcosa non va, mia Signora?” mormorò qualcuno alle spalle di Delia. Delia esitò a rispondere. Era la Sacerdotessa del Sacro Tempio di Alianna, e sapeva benissimo la risposta. Dopotutto, aveva il dono di poter prevedere i mali che avrebbero afflitto l’intero Regno molto prima del loro arrivo. A volte però non era entusiasta del suo dono; sapere che le terre che amava e sulle quali vegliava attraverso la Magia Bianca avrebbero sofferto ancora le spezzava il cuore. “Quello che temevamo giungerà presto, Lidia” sussurrò Delia, a malincuore. “Ma non era previsto che accadesse per molti anni ancora. . . Come è possibile che la Magia ci abbia ingannato in questo modo?” urlò Livia, senza nascondere un lieve tremolio nella voce. “Sai benissimo che la Magia non è infallibile. E il tempo scorre più in fretta di quanto possiamo immaginare. E’ proprio per questo che dobbiamo affrettarci a cominciare ciò che è l’unica salvezza per questo mondo.” “Non è ancora pronta per questo, mia Signora. Noi non possiamo…” mormorò Lidia, attonita.

ma non ne trovò. borbottando. Lidia l’aveva . “Và da lei e portala qui.Delia non riuscì a rispondere e dovette trattenersi una lacrima. apri la porta! Presto!” urlò una voce. Mentre provò a chiederle il motivo della sua venuta. interrompendo il suo sonno. Sbuffò più volte al suono della voce che non sembrava smetterla di urlare e le ci volle una manciata di minuti per trascinarsi fino alla porta. chiaro? Noi dobbiamo intervenire adesso. un sonoro sbadiglio glielo impedì e. ritornando bruscamente alla realtà. “Lord Shar si è già impadronito della metà del Dereamond e di certo non staremo qui a guardarlo. che scuoteva il capo. ancora assonnata. Osservò le mura della sua stanza. cercando conforto nell’ambiente che più di tutti le era familiare. Lidia non si mosse. che Jeira non aveva mai visto. quasi come incapace di accettare ciò che stava vedendo. lo capisci? Mentre noi siamo al sicuro nelle Terre Sacre. cosa diavolo vuoi? Lo sai che non devi disturbarmi durante il riposo notturno. stipate di volumi e strumenti magici. ricco di piacevoli sogni. Jeira si rigirò nelle coperte. Iniziò a rovistare tra gli scaffali. “Era ora!” esclamò una voce che riconobbe immediatamente. Riusciva solo a percepire dolore e sofferenza interminabili. L’attesa potrebbe essere fatale. prima che altro sangue venga versato” affermò Delia. Fu solo dopo che Delia mormorò un “Ti prego” carico di dolore. più e più volte. Lidia” ordinò alla sua allieva. Jeira aprì gli occhi a fatica. Chi mai poteva disturbarla prima che fosse sorta l’alba? “Jeira. Qualcuno aveva bussato alla sua stanza. Già so che domani sarò uno straccio” biascicò Jeira. “Lidia. priva di un potere in grado di proteggerla. Non riusciva a muovere un passo. prima ancora che terminasse. prima che sia troppo tardi. lì fuori la gente muore. non può aspettare domattina?” Lidia le rispose con uno sguardo severo. con un’insolita determinazione che la pervase in quell’esatto momento. che trovò la forza di scacciare tutti i suoi pensieri e uscire dalla stanza. “Qualsiasi cosa sia. Dobbiamo agire. sotto gli occhi increduli di Lidia.

che cosa…?” Ma si fermò subito. Continuava a leggere affaccendata e sfogliava le pagine freneticamente. non preoccuparti. “Lidia. Qualcosa catturò la sua attenzione appena fu entrata: al centro della stanza era stato tracciato un cerchio con della polvere bianca e attorno ad esso erano state posizionate quattro candele bianche fumanti. E continuò a biascicare domande come “Dove mi stai portando?” e “Sei per caso impazzita?” fino a quando non si fermarono. che Jeira udì per un soffio tanto era bassa. mi rispondi?” mormorò. Jeira obbedì a sua madre ed entrò. Jeira focalizzò la porta della stanza di sua madre. fin quando Delia alzò il capo dal libro e le rivolse finalmente la sua attenzione. “Cosa stai facendo?” iniziò a gridare Jeira. senza ottenere risposta. “Tua madre ti schiarirà a breve le idee. “Vieni dentro” mormorò una voce. Ora devo lasciarti”. Sembrava recitare qualche strana formula ma Jeira non riusciva a sentire chiaramente le sue parole. “Madre? Che stai facendo?” mormorò. permettendole l’entrata. Jeira percepì che qualcosa non quadrava. Evidentemente voleva vederla. con la speranza di ricevere qualche risposta. Non si era accorta in precedenza di quanto fosse sconvolta. Le ci volle . Sua madre le dava le spalle. e Jeira giurò di averla sentita singhiozzare prima che si nascondesse alla sua vista. Ma perché proprio nel cuore della notte? “Vuoi dirmi o no che sta succedendo?” chiese ancora una volta Jeira. china su un grosso tomo. Lidia era già corsa via.afferrata per la veste e la stava trascinando attraverso l’oscurità della dimora. Dalla stanza non si udiva alcun suono. Jeira si girò verso la compagna. Perché sua madre stava preparando un rituale magico? Stette per chiedere ulteriori spiegazioni ma si accorse che Delia non calcolava la sua presenza. “Madre. Ma questa non arrivò per altri lunghi minuti. La porta si aprì sibilando dinanzi a Jeira.

non riusciva a capire cosa ci facesse lì e nessuno era lì per spiegargli quello che stava accadendo. prima di iniziare il rituale. prima di posarlo delicatamente all’interno del cerchio di polvere. fu in grado di vedere di nuovo e ciò che si ritrovò a guardare era un cerchio di polvere vuoto. Quando lo ebbe terminato. che le aveva insegnato tutto ciò che sapeva. Soltanto quando fu scomparsa. Jeira non ebbe il tempo di rispondere perché un’onda bianca la colpì in pieno volto e svenne. mi dispiace…” “Per cosa?” chiese Jeira. figlia mia… Lo vorrei tanto… pensò Delia mentre prese nuovamente tra le braccia il suo Libro Sacro. Non c’era nessuno che le si avvicinava a confortarla come quando non riusciva a completare un incantesimo o a sconfiggere un nemico con la spada. Non riusciva a capire il comportamento di sua madre. la sua guida. confusa e disperata. adesso la guardava con occhi vacui. accecandola. “Figlia mia. E sua madre. Delia si avvicinò al corpo immobile della figlia e lo prese dolcemente in braccio. privi di espressione. il suo mentore. “Per questo” esclamò Delia. Senza rivolgerle la parola.tutto il coraggio che possedeva per non piangere quando i suoi occhi incontrarono quelli di sua figlia. una brillante luce bianca apparve. Chiuse gli occhi e si Concentrò per pochi istanti. Vorrei che ci fosse un altro modo. .

prima di posarlo delicatamente all’interno del cerchio di polvere. Non c’era nessuno che le si avvicinava a confortarla come quando non riusciva a completare un incantesimo o a sconfiggere un nemico con la spada. prima di iniziare il rituale. confusa e disperata. una brillante luce bianca apparve. Soltanto quando fu scomparsa. fu in grado di vedere di nuovo e ciò che si ritrovò a guardare era un cerchio di polvere vuoto. accecandola. Non riusciva a capire il comportamento di sua madre. il suo mentore. Quando lo ebbe terminato. Jeira non ebbe il tempo di rispondere perché un’onda bianca la colpì in pieno volto e svenne. E sua madre. privi di espressione.“Per cosa?” chiese Jeira. “Per questo” esclamò Delia. . non riusciva a capire cosa ci facesse lì e nessuno era lì per spiegargli quello che stava accadendo. adesso la guardava con occhi vacui. Chiuse gli occhi e si Concentrò per pochi istanti. Vorrei che ci fosse un altro modo. che le aveva insegnato tutto ciò che sapeva. la sua guida. Delia si avvicinò al corpo immobile della figlia e lo prese dolcemente in braccio. figlia mia… Lo vorrei tanto… pensò Delia mentre prese nuovamente tra le braccia il suo Libro Sacro. Senza rivolgerle la parola.

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