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2001 Cammino Francese da Saint Jean Pied de Port a Santiago de Compostela

16-17 Maggio 2001 "il viaggio in treno da Firenze fino a Saint Jean Pied de Port". Dopo aver fatto "testamento", (cos facevano i pellegrini di tanti anni fa) e aver fatto la cerimonia di partenza alla Badia a Settimo, finalmente partiamo. Alla stazine, sembra che girino un film, baci, abbracci, addiiii....non mancano i fazzoletti sventolati quando il treno si muove per portarmi a vivere il sogno,l'esperienza, l'avventura che ho preparato da mesi, insieme ai compagni di viaggio: Paolo, Massimo, Renzo. Le cuccette del treno, non sono il massimo che si pu desiderare dalla vita, infatti a Bayonne (FR) arrivo abbastanza stanco. Nel nostro scomparto, viene messa dal controllore, una signora anziana, la sig.ra Amelia, 85 anni, che non gradisce troppo stare insieme a noi "omacci" italiani, poi piano piano si apre al dialogo, e come succede sempre, ci racconta tutta la sua vita: Sarda, sposata con un pisano, finita in Spagna a Pamplona dove vive tuttora. Nel salutarci ci ha chiesto di ricordarla nel nostro pellegrinare a Santiago....anche se in maniera diversa, mi ha ricordato la signora Maria, che ho incontrato sulla "Francigena" per Roma, l'anno prima....anche lei solita richiesta, solita gentilezza di persone anziane piene di esperienze, di una vita vissuta con gioie e dolori facendo trasparire una vita vissuta con grande intensit, nella ricerca del proprio io. Col treno scendiamo a Bayonne, bella cittadina che riusciamo a visitare grazie al tempo che abbiamo,prima di prendere il "trenino" che ci porter a Saint Jean Pied de Port (punto di partenza del nostro cammino). La cattedrale di Bayonne in stile gotico, molto bella, il nucleo della vecchia citt medievale completa il giro. Pranziamo in un locale vicino alla stazione e, guardandoci in giro, ci accorgiamo che non siamo i soli pellegrini, anzi siamo tanti, ci preoccupiamo un po visto che il trenino proprio ..."ino". Uno dei tanti pellegrini milanese, il suo nome Cesare (rester con noi per tutto il cammino, condividendo gioie e fatica....). Il treno gi in stazione, saliamo e in un batter di ciglio si riempie come avevamo intuito e quando sembra che la carrozza si gonfi per accoglierci tutti, il treno si muove....partiamo. Dopo un'ora e mezza arriviamo a S.J.P de Port, ridente cittadina francese al confine con la Spagna. Nel medioevo stato importante centro di accoglienza per i pellegrini che qui sostavano prima di affrontare la pericolosa (a quel tempo) traversata pirenaica. Dopo esserci sistemati nel rifugio, andiamo a spasso per il paese e dopo aver cenato con cappuccino e un bel pezzo di dolce, andiamo a riposare.

18 Maggio 2001 "Da Saint Jean Pied de Port a Roncisvalles" chilometri 25 Ore 6, Renzo scalpita e ci sveglia tutti. Dopo circa quaranta minuti partiamo. Il tempo non bello ma sicuramente meglio di ieri sera (piovigginava). Lasciamo S.J.P de Port attraversando il fiume Nive, proseguiamo passando dalla "Port d'Espagne", iniziando la salita....(1200 metri di dislivello). Dopo aver passato le localit di Untto e case di Arbola Azpian, arriviamo in alto dove la nebbia fa da padrona e, in una apertura fortuita ci regala uno spettacolo eccezionale.....sei Gipeti (falchi) in volo circolare, certamente in caccia di cibo. Fa freddino, anzi freddo, ma questa volta, diversamente dal viaggio per Roma (fatto a piedi per il Giubileo 2000), l'abbigliamento tecnico funziona, credo che dei tre sia quello che patisca meno freddo. Quando entriamo in Spagna, il territorio cambia, non ci sono case, solo bosco e il rumore dei propri passi. La nebbia si dissolve quando scendiamo facendoci ammirare il bellissimo bosco di faggi con tutte le foglioline nuove color verde chiaro sar cosi fino a Roncisvalle. Ad un tratto finisce il bosco e appare la potente Collegiata in tutta la sua bellezza, come se il tempo fosse rimasto fermo da secoli. La Collegiata con annessa chiesa del XIII secolo, forse una delle prime costruite in Spagna in stile gotico. Alle ore 20 nella chiesa si svolge la messa con la cerimonia di benedizione dei pellegrini. La chiesa piena di persone, pellegrini che incontreremo per trenta giorni, sui sentieri del cammino. La benedizione fatta in quel contesto assume un significato di fraternit e solidariet forse inaspettato, ma che ci porteremo dietro per tutto il "cammino". Non posso fare a meno di ricordare chi ho lasciato a casa: famiglia, amici..... sono in cammino con me....forse per questo che lo zaino pesa tanto.... il primo giorno di cammino e gi Firenze mi sembra lontana. A cena, in una delle due trattorie del luogo, ci facciamo subito riconoscere, siamo l'unico tavolo dove ci scoliamo tre bottiglie di buon vino, al posto del normale litro che passa il convento....dopodich andiamo a letto caldi caldi in un grande camerone con tanti letti a castello.

19 Maggio 2001 "Da Roncisvalles a Larrasoana" chilometri 27,5 Ci alziamo presto. Nella camerata c' una grande confusione, gli "imprechi" nelle varie lingue non si contano....al buio difficile trovare tutto il materiale e infilarlo nello zaino, solo chi ha un po di esperienza, e possibilmente una pila, riesce a farlo senza scambi di mutande e calzini.... Non sono in gran forma, in questi casi l'esperienza dice di attendere con pazienza, infatti fatti dieci chilometri, ritorno a star bene. Siamo in Navarra, il paesaggio pieno di vegetazione boschiva che, in alcuni tratti, ricopre anche il sentiero, sembra poter nascondere ancora oggi banditi e lupi, che nei primi secoli del pellegrinaggio facevano tanta paura. oggi al loro posto ci sono allevatori di bovini e cavalli. La temperatura dell'aria ancora bassa risentiamo dei Pirenei, ma dopo aver passato l'Alto de Mezkiritz (mt.925) e l'Alto de Erro (mt.815), arriviamo a Zubiri con un bel sole e molto caldo. Per entrare in Zubiri attraversiamo il ponte gotico sul fiume Arga, detto anche "ponte della rabbia": il bestiame veniva fatto girare tre volte attorno al pilone centrale per proteggerlo da questa malattia. Noi ci siamo limitati a passarlo per andare a mangiare un panino sulla riva opposta. I paesi attraversati sono tutti puliti e ordinati; qui la gente di cultura basca, popolazione fiera e austera, discendenti forse (non se ne ha la certezza) dai Celtiberi (tutta la Spagna del Nord bagnata dall'Atlantico fu abitata e colonizzata dai popoli celti). Riprendiamo il cammino e dopo sei chilometri entriamo in Larassoana (mt.555), quattro case medievali e una bella chiesetta (XIII secolo), dedicata (che strano....) a S. Nicola di Bari.

Entriamo nel rifugio, questa volta sono camere piccole, ma purtroppo le reti sono complete, ci tocca i materassi per terra....no problem...come dicono gli inglesi. Sistemato lo zaino, faccio la doccia e subito dopo il bucato ( importante farlo tutti i giorni se il tempo permette di asciugarlo). Per la cena andiamo a un bar-drogheria, il gestore un volpone con un carattere allegro, tanto che per mangiare troviamo delle difficolt per le risate che ci fa fare....anche se dette in spagnolo capiamo benissimo il concetto. Rientriamo in rifugio e ci facciamo una bella dormita.

20 Maggio (2001) "Da Larrasoana a Pamplona" chilometri 15 La mattina ci svegliamo quasi sempre per primi e visto che ancora buio, le imprecazioni degli altri pellegrini non si fanno mancare. Cominciamo gi a conoscere gli altri pellegrini che insieme a noi fanno pi o meno le solite tappe del cammino. Noi gli abbiamo gi dato un soprannome ribattezzandoli: Indiana Jones, La Rossa, Gli Americani e gli Australiani. Salutati gli amici, andiamo a fare colazione dal nostro amico del bar dove la sera prima abbiamo cenato...e dopo averlo salutato, riprendiamo il cammino verso Pamplona. Percorriamo fitti boschi e prati rigogliosi prima di arrivare a Trinidad de Arre. Sul sentiero fangoso, aiuto gli altri amici a salire su un ciglio per evitare il fango e a fine di questa operazione mi accorgo di aver perso la maglina che avevo attaccato allo zaino per finire di asciugare, mi accorgo dell'accaduto solo dopo un chilometro abbondante. Lascio lo zaino ai miei amici e correndo come un matto vado a vedere se la ritrovo. Fortunatamente era ancora l attaccata a un ramo della siepe (del famoso ciglio) ad aspettare buona buona...e neppure sporca. Raggiunto di nuovo il gruppo continuiamo attraversando il p.te medievale di Trinidad de Arre che, curiosamente si infila "dentro" la chiesa posta dallaltro lato. All'interno una statua di S. Giuseppe tiene in braccio il "bambino"...cosa strana...di solito sempre in braccio alla madre (Maria). Mentre camminiamo scherziamo continuamente, in particolare con il nostro dialetto e modi di dire prendiamo di mira Cesare (Milanese), che ormai si inserito molto bene nel gruppo; mi spiace per l'altro milanese, Gigi che ormai abbiamo lasciato alle spalle...(oggi posso dire che stato ritrovato e con piacere reciproco ci teniamo in contatto con e-mail e telefonate). Continuiamo e dopo poco troviamo il paese dove vive Indurain (per chi non dell'ambiente....famoso ciclista spagnolo). Dopo due chilometri, attraversando il ponte medievale della Maddalena, entriamo in Pamplona, prima citt Jacopea che incontriamo sul cammino di Santiago. In questa citt, il giorno di S. Firmino, scorrazzano liberamente centinaia di tori in una festa roccambolesca e a volte drammatica (in particolare per chi viene incornato da questi bellissimi animali). La gente di qui Basca e, ovviamente in capo portano il famoso "basco".... che da noi in Toscana...si chiama anche "chiribiri". Lasciati gli zaini nel rifugio, situato in una torre campanaria adiacente a una bella chiesa, andiamo a visitare la citt... la Cattedrale: l'originale struttura romanica, alla cui costruzione collabor il maestro Esteban (che fu anche architetto per la cattedrale di Santiago), rimase distrutta da un incendio nel 1390. Fu ricostruita in stile gotico prendendo a modello il chiostro che era stato ultimato nel 1356. La Cattedrale che oggi ammiriamo a croce latina, con tre navate e abside poligonale. Davanti all'altare maggiore si trovano le tombe di Carlo III e di Leonor de Trastmara, del XV secolo, splendidi esempi del gotico di Borgogna. Notevoli le cappelle di San Giovanni Battista e la Cappella Maggiore, dove conservata la bella immagine romanica di Santa Maria la Real, risalente al XII secolo.Le Mura di cinta della citt, furono ultimate nel XVI secolo. L'antica cittadella oggi trasformata in parco. La piazza principale dove una manifestazione di ciclisti, ravviva di colori "pittoreschi"...il tutto.

Ritorniamo al rifugio, dove ci aspettano le otto rampe di scale della torre, prima di trovare il meritato riposo.

21 Maggio (2001) "Da Pamplona a Puente la Reina" chilometri 23,5 "Les Italiens"....cos ci chiamano gli altri pellegrini.....come al solito riusciamo ad alzarci per primi, battendo ogni record dei giorni precedenti, e dopo aver salutato chi ancora nel sacco a pelo riprendiamo il nostro cammino. Dopo quattro chilometri a Cizur Menor, facciamo colazione a base di "caff con leche", pane, marmellata e burro. Il percorso si presenta bellissimo: campi e colline piene di grano ancora verde, uccelli di ogni tipo (escluso i paduli.........), una serenit interiore ci accompagna fino all'Alto del Perdono dove, dei moderni mulini eolici, sovrastano la collina. Girandosi indietro, possiamo vedere il percorso fatto nei giorni precedenti... uno spettacolo vedere quanto abbiamo camminato. La foto al monumento in lamiera di ferro, dedicata ai pellegrini d'obbligo poi, iniziamo la discesa sempre accompagnati da campi di grano che, accarezzati dal vento, disegnano strane forme sulla superficie. Oggi il caldo si fa sentire e i piedi entrano in ebollizione, a Obanos ci separano pochi chilometri alla meta, ma la fame si fa sentire, decidiamo di pranzare con un "bocadillo" (panino), accompagnato da frutta e una bottiglia di buon vino. Al rifugio arriviamo prima del previsto, abbiamo il tempo di fare una bella doccia ..."fredda", in compenso il rifugio bello, anche il tempo...infondendo speranza nel proseguo dellancora ancora lungo cammino. Puente la Reina un bel paese, nato per il "Cammino", con un'unica rettilinea via (calle mayor) che, accompagna il pellegrino dall'entrata all'uscita del paese. Il ponte romanico del XI secolo bellissimo, la chiesa del crocifisso, ha all interno un crocifisso ligneo a forma di "Y", del XIV secolo detto anche Cristo renano. La chiesa di Santiago ha la facciata romanica del XII secolo, la navata centrale gotica del 1534; al suo interno il retablo Mayor (XVIII secolo) dedicato a S. Giacomo, una bella statua lignea rappresenta il santo con i piedi nudi, bastone in mano ma, soprattutto nero: questa statua chiamata "Beltza". Dopo il giro turistico-spirituale, andiamo a cena, ordiniamo delle seppie, ci arrivano a tavola nere come la statua del "Beltza", non sappiamo se siano bruciate oppure il colore naturale...speriamo bene...ummmmm sono deliziose.

22 Maggio (2001) "Da Puente la Reina a Estella" chilometri 22 Notte movimentata per chi ha il sonno leggero,Renzo e Cesare si sono cimentati in una gara di "roncadores" (cos vengono chiamati in spagnolo chi russa....). Mi alzo pi stanco del solito, ma dopo i primi passi, mi sento meglio....e...via....si ricomincia. Lasciato il rifugio, attraversiamo il famoso ponte romanico sul rio Arga...il ponte dei pellegrini. Voltatevi e godetevelo da tutte le prospettive, ne vale la pena: uno dei ponti pi carichi di storia e di suggestione di tutto il cammino. Attraversiamo la statale N 111 e ci dirigiamo verso Maneru, per giungere poi a Ciriauqui ( in lingua basca significa "nido di vipere), camminando su resti di una strada romana, con relativo ponte (ruderi), su un piccolo rio. Dopo poco troviamo il paese di Lorca, dove con grande difficolt (di fuori era una casa normale), riusciamo a trovare un bar per fare colazione. Volevamo prendere il solito caff con leche, ma un signore che era gi l, con davanti un piatto a base di uova e bacon, ci ha fatto cambiare idea,e con indifferenza lo abbiamo copiato, anzi ci abbiamo aggiunto una bella bottiglia di vino e molto pane. Riprendiamo il cammino un po appesantiti verso Villatuerta e, a seguire, dopo aver attraversato la statale N 111 e il ponte sul fiume Ega, arriviamo a Estella: fondata da Sancho Ramirez attorno al 1090

proprio per il gran numero di pellegrini che aumentavano di anno in anno, fu inizialmente un borgo franco, per la presenza di numerosi artigiani di origine francese. Al rifugio facciamo la doccia e il bucato e subito dopo andiamo a visitare la citt con le sue belle chiese: San Miguel e San Pedro della Ra, il convento di Santo Domingo e il Palacio de los Reyes de Navarra, tutto molto bello e interessante. In una piazzetta (in Spagna tutti i paesi e citt vivono le piazze come punto di incontro....sono sempre piene di gente), prendiamo un bel gelato, poi, continuiamo il nostro giro turistico-culturale. Alle venti ci fiondiamo in un ristorante...dal nome familiare (Roma). Rientriamo al rifugio e mi accorgo di avere una "ampolla" (vescica) al piede sinistro e alla gamba destra il solito dolore,come nel viaggio a Roma, mi fa impazzire, e mentre sono a pensare come fare a risolvere questi problemetti.....mi telefona Giovanna e tutto passa....si f per dire. Con grande soddisfazione entro nel sacco a pelo e mi schianto in sonno profondo. 23 Maggio (2001) "Da Estella a Los Arcos" chilometri 21 Lasciamo Estella alle 6. Dopo pochi chilometri troviamo il monastero di Irache, poco prima incontriamo una fontanella, che al posto dell'acqua, offre a ogni viandante del buon vino. Questo posto non me lo potevo perdere. Il monastero non aperto, peccato perch nella descrizione sulla guida, sembra sia il pi antico hospitales per pellegrini in Navarra (e questa l'ultima tappa in questa regione). Passiamo Azqueta e Villamayor de Monjardin dove, poco prima di entrare in paese, c' la "fuente de los moros", una bella fonte/cisterna del XII secolo. Da qu iniziamo un tratto di cammino di 12 chilometri fuori dal mondo, attraversando vigneti e campi di grano che si perdono a vista d'occhio, unica compagnia panorami verso orizzonti infiniti. Camminando parliamo di continuo di problematiche che ci vengono a mente di volta in volta, ma nonostante tutto so godermi questo paesaggio che ha dell' incredibile, coltivato cos bene che a volte ti sembra "finto". Arriviamo cos a Los Arcos, da visitare la chiesa di Santa Maria: gli affreschi che la decorano sono di Cristobal Gonzales....i soliti dipinti su legno e argento...e le solite decorazioni barocche fin troppo cariche. Al rifugio solita doccia e bucatino...sono diventato bravissimo.Finito le solite cose di rutin, ci facciamo indicare un posto dove possiamo cenare (come si dice dopo lo spirito va accontentato anche il corpo...). Prima di addormentarmi mi vengono spontanee delle riflessioni: sconvolgente come il cammino ti fa fare amicizia con altri pellegrini, anche se parlano lingue diverse, riusciamo a capirci anche a gesti e con qualche gesto riesco a far capire il mio Italiano. Molti pellegrini dei primi giorni si sono persi, alcuni sono rimasti indietro, altri sono andati avanti. Di quelli conosciuti, al rifugio ci sono: i francesi, compreso la signora ansiana (70 anni), il tedesco e le brasiliane..... Uomini e donne di nazionalit diverse, con culture diverse, ma tutti a fare il solito cammino, a me mi sembra una cosa eccezionale....dal dentro mi viene da pensare a quei popoli che sono ancora in guerra, magari fra fratelli... (come in Medio Oriente), spontanea mi viene una preghiera, nella speranza che anche loro possano avere momenti cos intensi e belli, di fratellanza e di pace, senza i quali non riusciremo ad avere un mondo migliore.

24 maggio (2001) "Da Los Arcos a Logrono" chilometri 28 Lasciamo la Navarra per entrare nella Rioja. Alle ore 6,30....siamo diventati bravissimi, "les italiens" sono i primi a lasciare il rifugio, in barba ai Tedeschi,Francesi, Australiani, Spagnoli, Brasiliani....siamo troppo forti... o come si dice a Firenzetroppo bischeri ? La tappa si fa subito dura con "mangia e bevi" (sali/scendi) continui, il sole oggi sembra pi forte, il quadro si presenta come una giornata calda e faticosa. Massimo sperimenta con orgoglio il suo ombrellino modificato, funziona a meraviglia, aiutandolo anche ad avere un passo pi veloce del solito....(oggi la media stata di 5 chilometri orari). Il primo paese che incontriamo Sansol, subito dopo Torres del Rio con la sua chiesa ottagonale detta del Santo Sepolcro, senza dubbio uno degli elementi architettonici pi singolari di tutto il cammino. Forse fu costruita dai Templari. Nel timpano dell'entrata si nota una croce patriarcale simbolo dell'ordine del Santo Sepolcro. L'interno non stato possibile visitarlo (chiusa), ma la guida dice che: di sobria eleganza, la cupola, di influenza araba, mostra nervature a forma di stelle ad otto punte fra le quali sono poste piccole finestre. I due capitelli hanno scolpite da una parte la deposizione e dall'altra le donne che vanno al sepolcro, ormai vuoto, il mattino di Pasqua. Da Torres inizia un lungo tratto da molti chiamato "rompepienas" (spacca gambe). Dopo l'alto del Poyo arriviamo a Viana, e con grande soddisfazione facciamo colazione...che fame..., riempiamo le borracce di acqua e facciamo i dieci chilometri che ci separano da Logrono. Il rifugio bello, i gestori (di allora) meno, ci sistemiamo in branda e poi...doccia, bucato e diario, solite cose di ogni giorno, ma tutte importanti. Oggi nelle mie riflessioni ho pensato agli amici, con l'augurio che anche loro possano fare una simile esperienza che riempie, il cuore di gioia, gli occhi di bellezze e aiuta la mente a elaborare i pensieri....(non mi sembra poco). Apro il telefonino, unico mezzo moderno che mi sono concesso, serve per sentire i tuoi cari e gli amici che sono rimasti a casa, o per un eventuale chiamata di soccorso (sperando che non sia necessario). Oggi la settima tappa che abbiamo completato, mi sembra cos lontana Firenze..... Il gruppo si amalgama sempre di pi, mi fa piacere perche, anche nella diversit di vedute e opinioni, ognuno di noi accetta l'altro cos com' senza aver la pretesa di "cambiarlo"....e tutto questo mi sembra buono. Piedi e tendini per il momento stanno bene...speriamo anche in seguito. Buona notte.

25 maggio (2001) "Da Logrono a Najera chilometri 29 Appena svegliato, Cesare mi tira le orecchi, ricordandomi che oggi il mio compleanno, poi come sempre,grande confusione per rifare gli zaini, seguita da una frugale colazione e... si riparte. Nelle tappe ormai ci troviamo con i soliti pellegrini, oggi ci siamo trovati a fare tutti insieme il percorso fino al lago Grajera, poi come succede ogni giorno, ci allunghiamo, chi va avanti, chi rimane indietro. A Navarrete, unico paese che incontriamo oggi, facciamo una bella colazione: panino con prosciutto, camambert e una bottiglia di vino, molto buono ( un ....giulebbe), ricordiamoci che siamo nella Rioja (zona di produzione vinicola come il Chianti da noi). Mi alzo un p appesantito, non so se per il panino o per il vino. Prima di ripartire c' una bella sorpresa, i miei compagni di cammino, per festeggiare il mio compleanno, mi regalano una bella maglia con sopra disegnato un barbuto pellegrino, ringrazio commosso.

Con un dolore allucinante al solito tendine della gamba destra, arriviamo sull'Alto di San Anton. In questo luogo si usa fare dei piccoli monti di sassi lungo il sentiero....anche noi mettiamo il nostro piccolo contributo. Dall'Alto di San Anton a Najera, il sole ci distrugge, f un caldo bestiale. Arrivati al rifugio ci cambiamo,... le solite cose....e poi andiamo a visitare Najera: la cosa pi bella il Monastero di Santa Maria la Real, fondato nel 1052 su una grotta considerata miracolosa. Il chiostro gotico, il retablo maggiore di influenza barocca. Sotto la chiesa, praticamente scavata nell'argilla della grotta originale, si trova il Panteon Real, dove sono sepolti gli antichi monarchi di Navarra. Straordinario il coro ligneo, un capolavoro, dove ogni figura intagliata nel legno non uguale a l'altra, sembra sia stato fatto e donato da un uomo Ebreo convertito al Cristianesimo. Dopo aver cenato, torniamo al rifugio, le sorprese di oggi per il mio compleanno non sono finite: infatti una delle brasiliane mi aveva preparato un piattino con tre biscotti e una candelina nel mezzo, invitandomi al solito soffio rituale.....mi sono commosso pensando all'impegno che questa donna aveva messo nel preparare questo piccolo/grande gesto di amicizia fraterna....cose da pellegrini...!! Grazie a tutti . 26 maggio (2001) "Da Najera a Santo Domingo de la Calzada chilometri 21 Un'alba meravigliosa colora di rosso tutta la campagna, facendoci compagnia fino ad Azofra, unico paese che incontriamo in tutto il percorso. Tappa breve e rilassante, attraverso campi di cereali e vigne, che in solitudine ci porta a Santo Domingo...... Prima di entrare in citt, troviamo un prato con delle querce secolari, alla cui ombra troviamo rifugio per un riposino con merenda. Andando avanti, troviamo in un campo di grano, una colonna antica (rollo), segno di "onnipotenza" del signore del posto (riscossione tributi, potere di giudicare ed emanare verdetti....). Arriviamo al rifugio alle 12,30, ci sistemiamo, poi tutti a pranzo...che mangiata: minestra di patate con salamino piccante, pesce alla griglia.....insomma "il solito panino". Santo Domingo un'importante cittadina della Rioja, sensa ombra di dubbio, la pi piacevole della provincia. La citt deve il nome a Santo Domingo che fu uno dei pi grandi benefattori nella storia della rotta Jacopea. Da vedere: la cattedrale con la tomba di S. Domingo, detto poi "de la calzada" (letteralmente...della strada), lo stile romanico, all'interno gotico, ma la particolarit (unica al mondo) di questa cattedrale, quella di conservare al suo interno, una gabbia intagliata dove ci sono due polli bianchi...."vivi e in ottima salute. Questa singolare tradizione, ricorda il miracolo che qui accadde molti secoli fa. Ecco brevemente cosa narra la leggenda: Una famiglia di pellegrini, padre madre e figlio, provenienti da Colonia, sosta in una locanda di Santo Domingo per trascorrervi la notte. La figlia del locandiere si invaghisce del figlio e cerca di sedurlo. Il giovane resiste e la ragazza, indispettita, per vendicarsi nasconde nella sua bisaccia una coppa d'argento, poi lo denuncia per furto al magistrato del paese. Il ragazzo viene perquisito e gli trovano addosso la refurtiva; riconosciuto colpevole viene quindi impiccato come ladro. I genitori affranti dal dolore continuano ugualmente la loro peregrinazione verso Santiago, sulla via del ritorno, con grande stupore, trovano il figlio appeso alla forca ma ancora vivo....sostenuto per i piedi da S. Giacomo. Corrono dunque a dirlo al magistrato, perche il miracolo testimonia l'innocenza del giovane. Il giudice interrotto durante il pranzo, non trova meglio che ridere di loro dicendo:"vostro figlio vivo come sono vivi questi polli arrostiti che mi sto mangiando", ma come finisce di parlare, ecco che i polli si rivestano di piume, riprendendo vita e si mettono a cantare.....

Nel rifugio siamo pochi, il motivo che in paese c' un altro rifugio gestito dalle suore, i segnali gialli che portano al rifugio dove siamo noi, prima incontra quello delle suore.....di conseguenza viene da fermarsi li. Il pomeriggio lo dedichiamo alla visita del Museo, che dentro la chiesa, dove sono esposti statue lignee di santi e oggetti sacri di grande valore artistico. Nel vedere queste cose preziose, mi domando come i poveri credenti di allora, potessero avere fede nella chiesa e in Cristo, visto che fra l'altro, venivano anche sfruttati dalla stessa chiesa... ma un film che ho gi visto anche nel presente purtroppo....ma ...misteri della fede.... Dopo cenato, rientriamo nel rifugio...sono le 22.

27 maggio (2001) "Da Santo Domingo de la Calzada a Belorado" chilometri 22,5 Finisce la regione della Rioja per entrare nella grande e storica Castiglia/Leon. Il paesaggio cambia, diviene pi monotono...si fa per dire: costeggiamo campi di solo frumento, attraversiamo due tre paesini scalcinati, ma pieni di storia....Granon, Redicilla del Camino, Castildelgado. A Viloria de la Rioja ci soffermiamo a leggere la guida e scopriamo che il paese natale di Santo Domingo, oggi ci sono due case fuori dal mondo. Arriviamo anche all'ultimo paese Villamayor del Rio e con altri cinque chilometri raggiungiamo la meta di oggi: Belorado, con la sua solita chiesa....solita piazza....solite cicogne, che qui nidificano su tutti i campanili, pi alti sono, meglio . Il rifugio attiguo alla chiesa di S. Maria, del xvi secolo. Al primo impatto non ci sembra un gran bel rifugio. Girandolo, si conferma il nostro dubbio, in compenso ci sono quattro docce, agevolando e riducendo i tempi di attesa. Andiamo a pranzo e con grande stupore non riusciamo a trovare un posto libero in nessuno dei tre ristoranti del paese. Il motivo presto scoperto: ci sono le prime comunioni dei ragazzi di Belorado, che con le loro famiglie, hanno riempito tutti i locali. Ci arrangiamo al banco di un bar, mangiando cosette gi pronte, tipo orecchie di maiale, trippa (non si sa bene che pezzo era) in agro dolce ....e cos via. Per la strada incontriamo tantissimi ragazzi e ragazze della cerimonia, vestiti ovviamente a festa: guardandoli mi venuto a mente gli anni 50-60 da noi in Italia, quando le famiglie spendevano un patrimonio per questa festa. I ragazzi sono vestiti benissimo, piccoli omini in pompa magna, addirittura con dei gradi sulle spalline e cordoni di abbellimento tipo militare. Le ragazze sono delle piccole spose, vestite di raso, tulle e pizzi vari, da noi oggi un vestito cos costerebbe un patrimonio, non so qui, ma sicuramente tanto. Oggi mi venuto da pensare che il "cammino" non fatto per tutti, difficolt e disagi sono all'ordine del giorno, in pi oggi, in maniera forte si fatto sentire il dolore alla gamba destra (solito tendine), che associato al calore del sole, mi ha messo a dura prova. Il pensiero va alle tappe mesetiche, ma ogni giorno va preso com con le sue pene...e le sue bellezze. Abbiamo saputo dal capitano di navi mercantili, francese (l'omino), che gli altri pellegrini, ora ci chiamano "la squadra azzurra". Il capitano di nave un omino piccolo, ma va che sembra un treno....(battutaccia...). Ceniamo in piedi, arrangiandoci con un panino, pomodoro e frutta; arriva la telefonata di Gianluca (mio figlio) e Giovanna...e per incanto la cena arrangiata diventa un pranzo eccezionale....romanticherie di un tempo che fu......... molto tardi, domani ci aspetta una tappa impegnativa e il riposo si f necessario...buona notte.

28 maggio (2001) "Da Belorado a San Juan de Ortega" chilometri 24 Ci svegliamo alle cinque per vedere di evitare il caldo. Fuori buio pesto, riusciamo comunque a trovare la "freccia amarilla" (gialla) che indica il cammino. Con noi si avventura Maria una donnina tutto spirito, di origine Fiamminga; finch buio rimane con noi, poi mette il turbo e ci lascia indietro, per poco, perch alla meta finale arriviamo prima noi di lei. Il paesaggio aspro, duro e affascinante. Camminare tra gli infiniti campi e altopiani della regione da una gioia infinita, dove sembra svanire la cognizione del tempo. Attraversiamo i paesi di Tosantos, Villambistia, Espinosa del Camino, fino a raggiungere Villafranca Montes de Oca: anticamente questi "montes" incutevano molta paura ai pellegrini per i briganti e i lupi che i fitti boschi della zona potevano nascondere. Proseguiamo salendo all'Alto de la Pedraja, per poi, con continui sali scendi, costeggiando boschi interminabili, arriviamo a San Juan de Ortega. Il monastero ci appare in tutta la sua bellezza, unica oasi in mezzo a chilometri e chilometri di solitudine e silenzio. Il rifugio grande, le docce fredde. Con "pazienza pellegrina" attendiamo che l'acqua si riscaldi, per poterci lavarci. Oggi fa veramente caldo, nell'unico bar/trattoria, c' un termometro, segna 39C. All'interno della chiesa, in una bella cappella romanica, c' sepolto il santo: San Juan de Ortega. Nel 1477, Isabella la Cattolica, pellegrina in questo luogo (attratta dalle propriet miracolose contro la sterilit attribuite al santo), fece ampliare la chiesa romanica fino a completare il complesso architettonico che oggi vediamo. Sempre all'interno c' un bel capitello romanico (unico rimasto), che rappresenta l'Annunciazione ed' legato al fenomeno che qui chiamano il "miracolo della luce"; il capitello viene infatti illuminato direttamente dal sole nei giorni dell'equinozio (21 marzo-21 settembre), quando un raggio di sole riesce a entrare, con la giusta angolazione, attraverso la finestra sinistra della facciata della chiesa, andando a lambire di luce dorata il prezioso rilievo. Il parroco Don Jos Maria, per cena, offre a tutti i pellegrini presenti "la zuppa d'aglio", come vuole la tradizione del luogo....ma la cena proprio povera, pensiamo di integrarla con qualcosa al bar....e cos facciamo. Alle 21 vediamo partire zaino in spalla "Cogiac"... pelato..., vuole arrivare a Burgos di notte....speriamo che arrivi senza difficolta domani.

29 maggio (2001) "Da San Juan de Ortega a Burgos" chilometri 28 E' buio pesto quando partiamo dal rifugio. Entriamo subito in un bosco fitto dei Montes de Oca. Mentre sono assorto nei miei pensieri mattutini, ad un tratto sento dei rumori e intravedo delle ombre fra gli alberi del bosco: sono i cani che rano al rifugio. Ci accompagnano per un bel pezzo di sentiero....poi con un leggero scodinzolio ci salutano ritornando sui loro passi. L'alba non si fa attendere, con la luce tutto diventa pi facile. Arriviamo ad Ages, poi ad Atapuerca (il pi antico sito preistorico della penisola iberica, forse d'Europa), si sale con un sentiero alla Sierra de Atapuerca; alla sua sommit c' una grande croce di legno e alla sua base molte pietre. Da questo alto, intravediamo l'interminabile piana di Burgos, il pensiero va alle prossime tappe della steppa castigliana, attraversarla sar, nei prossimi giorni, la prova di maggior volont e fermezza. Per arrivare al rifugio bisogna attraversare tutta la periferia e tutta la citt (dieci chilometri circa), il locale un prefabbricato caldo come un forno, speriamo di dormire stanotte.... Una volta sistematoci all'interno del "crematorio", visitiamo la citt (i soliti quattro passi). La citt molto bella, di notevole importanza per il cammino, antica capitale del regno di Castiglia, patria del grande condottiero "El Cid campeador" (Rodrigo de Vivar).

A Burgos bisogna assolutamente vedere la Cattedrale che, da sola, merita quasi il viaggio dall'Italia. Fondata nel 1221 sotto il regno di Ferdinando III il Santo, si suppone abbia avuto influenze dal gotico francese. Il suo stile cos puro, alto e slanciato non ra infatti abituale per l'epoca nella penisola iberica. L'interno non ra un gran che visitabile, colpa dei grandi lavori in corso, peccato perch la guida parlava di cose importanti: il Santo Cristo di Burgos, la Cappella del Condestable, i portali il ciborio, la cappella di San Giacomo sulla quale domina un Santiago matamoros (che uccide i mori...). Torniamo al rifugio e dopo una cena frugale, aspettiamo che il caldo della baracca scenda per cercare di dormire.

30 maggio (2001) " Da Burgos a Hontanas" chilometri 29 Per cercare di non prendere troppo caldo ci svegliamo alle 4,45 , si parte per la prima tappa "mesetica". Con dispiacere ci lasciamo Burgos alle spalle, dirigendosi verso Villalbilla e Tardajos, due piccoli villaggi, l'impressione che siano abbandonati. Dopo una breve salita....ci appare quello che temevamo: "la paura....", distese interminabili di campi di frumento, pietre, una strada bianca nel mezzo che sembra non finire mai. A Hornillos del Camino facciamo colazione: uno dei casi esemplari di villaggio-cammino, con la calle real che lo attraversa, il cammino stesso. Il problema principale da affrontare in questo luogo, oltre alla fatica (che non poca), il problema psicologico di uscirne entro le ore tredici, quattordici (come nei ghiacciai), altrimenti muori di caldo. Tutti i paesi che incontriamo sono "poveri", la ricchezza della Navarra un ricordo. Arriviamo a Hontanas, quattro case con una chiesa nel nulla, in cambio il rifugio molto bello (stranezze della vita) e dopo una bella doccia e il solito bucato, mi distendo sul letto per riposare. Accanto al rifugio c' una specie di bar, ci facciamo una bella birra. Il gestore voleva metterla nei bicchieri ma vista la sporcizia che regnava nel locale, abbiamo preferito bere a boccia. La "solita gamba" mi fa male, per superare il dolore penso alle cose belle che la vita mi ha elargito: Giovanna, Gianluca, il ricordo dei viaggi meravigliosi che abbiamo fatto insieme, le montagne che abbiamo scalato....e i ghiacciai che abbiamo attraversato..... Dietro ordinazione, la signora che gestisce il rifugio, ci ha preparato una cenetta, al tavolo ci ritroviamo con tutti i pellegrini che avevano optato per questa soluzione. Una pasta asciutta passabile (per noi italiani), due uova al tegamino quello che passa il convento.....menomale che c' il vino buono. Dopo cena facciamo "due passi" fra le due o tre case ancora in piedi( le altre tre o quattro sono tutte franate). In un vicolo di case diroccate incontriamo un "vecchio" davanti alla sua cantinetta scavata nella roccia, e come succede spesso a persone che sono sole (in questo deserto), si apre a un dialogo che poi risultato un monologo sulla sua vita passata...vissuta con intensit (riusciamo a capire abbastanza lo spagnolo). Prima di salutarci, con un gesto inaspettato ci offre un bicchiere del suo vino...buonissimo. Il nome del "vecchio" Jes. Rientriamo al rifugio, ci scambiamo due parole sulla tappa di domani, poi tutti a nanna.

31 maggio (2001) "Da Hontanas a Fromista" chilometri 34,5 Il cielo bellissimo, miliardi di stelle sopra le nostre teste, fanno a gara, fra loro, per essere pi luminose l'una dall'altra. Oggi tappa lunga....speriamo bene.

Dopo sette chilometri arriviamo al convento, diroccato, di San Anton. Il Cammino passa proprio sotto l'arcata gotica del complesso. Continuando incontriamo Castrojeriz con il suo bel castello Longobardo/Visigoto. A Puente Fiter, isolata nella pianura, troviamo "Ermita de San Nicolas", restaurato dalla confraternita italiana di San Jacopo, oggi ospita uno dei rifugi pi caratteristici del cammino, non ha acqua n corrente, i pellegrini vengono accolti secondo un antico rito della lavanda dei piedi......(non vorrei essere il gestore del rifugio). A Boadilla del Cammino vediamo la bella colonna tardo gotica del "Rollo Jurisdiccional", che d lustro al paese. Mancano pochi chilometri a Fromista, un vento pazzesco rallenta il nostro cammino. Arriviamo al rifugio...stancucci..e dopo esserci sistemati, ci riuniamo per fare il punto della situazione e per parlare delle tappe future, ma gira e rigira un giorno in pi del previsto ci vuole. Fromista ha una chiesa bellissima: San Martino, uno dei pi spettacolari esempi del romanico spagnolo, faceva parte di un monastero fondato nel 1066. Ha tre navate con rispettive absidi, ciborio ottagonale e due torri cilindriche ai lati della facciata. Notevoli i capitelli e le varie decorazioni. Mi f male la gamba, non riesco pi a scrivere, mi metto a pensare a casa, gli amici...e a tutte le cose belle gi viste e a quelle da vedere in seguito....e con questi pensieri vado a riposare.

1 giugno "Da Fromista a Carrion de los Condes" chilometri 20 Per la prima volta il gruppo si divide....Renzo in tre giorni vuole recuperare una tappa per andare a Leon, dove arriver sua moglie Paola, per fare insieme gli ultimi 300 chilometri. Cos alle cinque del mattino, si incammina solo soletto, noi ne approfittiamo per rimanere di pi a letto, visto che la nostra tappa oggi veramente corta. Pur comprendendo e approvando la sua scelta, ci manca : il suo parlare, il suo agitarsi, in conclusione non pi con noi, ma il pensiero che a Leon ci ricongiungiamo nuovamente, fa si che non ci preoccupiamo pi di tanto. La tappa non fra le pi belle, scorre di fianco alla strada statale, ma i paesi che attraversiamo, ci regalano ognuno, un "gioiello", un pezzo di storia da mostrarci. Il paese pi significativo e importante della tappa Villacalzar de Sirga, paese influenzato dall'ordine templare. Visitiamo con piacere la chiesa di Santa Maria la Blanca (XXII sec.), tempio romanico con ampliamenti gotici. Pianta a croce latina, tre navate con volta a crociera, caratteristico l'imponente portale scolpito. Mentre camminiamo, pi di una volta ci capita che la gente del luogo ci auguri Buon Camino: Oggi un signore in auto, si fermato per darci una caramella al miele, piccolo segno di un grande cuore e di condivisione per quello che stiamo facendo. Il tempo bello, ma stranamente si raffreddato, una leggera brezza striscia sui monti cantambrici, ancora con delle chiazze di neve, forse per questo.... Arriviamo a Carrio de los Condes presto, dopo una bella doccia, vado alla posta, per spedire a casa un chilogrammo di materiale, scaricando cos lo zaino di un bel peso, dopo andiamo a mangiare. La gamba oggi non mi ha dato tregua, il dolore stato fisso, mi consola il fatto che non sono solo, nel rifugio si comincia a vedere gli acciacchi degli altri pellegrini: tendiniti, piaghe ai piedi, persone che per questo hanno aperto i loro scarponi sul davanti per vedere di stare meglio.... Ma ritorniamo alle cose belle: Carrion ha due chiese interessanti, Santa Maria del Camino (XXII sec.), e la chiesa di Santiago, con il suo portale originario, molto bello, con scolpito un Cristo "Pantocrator" con ai lati gli apostoli (tutto il resto bruciato in un saccheggio avvenuto da parte dei Francesi nel XIX sec.....).

Nella speranza che domani, la gamba non mi faccia male, mi auguro una buona notte, pensando solo a me...(ogni tanto pensare al proprio "ego"...fa bene....ma... chi s). Comincia a mancarmi l'aria di Firenze?...sar la crisi di met percorso......tutto sotto controllo come dice il "vecchio Michele" (vecchio detto di mio suocero Mario...non mi domandate il significato......perche non lo so). 2 giugno "Da Carrion de los Condes a Sahagn" chilometri 39 E' proprio vero, il cammino va vissuto giorno dopo giorno. Oggi sto bene sia fisicamente che moralmente, non mi sembra poco, visto che oggi dobbiamo fare una tappa lunga, dobbiamo arrivare a Terradillos de Templarios (26 chilometri). Partiamo alle 5,30 con un buio pesto, ci aspetta il tratto di strada pi "diritto" che pi diritto non c', le guide parlano del tracciato originario medievale, lungo 17 chilometri, dove il "nulla" porta al primo paese chiamato Calzadilla de la Crueza. Non ci sono monumenti, eppure anche questi tratti hanno un loro fascino, una loro bellezza. Il sentiero si presenta pieno di fiori, con centinaia di sfumature, colori che il pi bravo dei pittori avrebbe difficolt a riprodurre sulla propria tela. Mentre cammino riesco a fare delle riflessioni: oggi stata la volta dei miei genitori, che donandomi la vita, mi hanno dato la possibilit di vivere e vedere tutte queste belle cose...mi sono commosso, pensando quanto sarebbe stato bello, al mio ritorno, fare partecipi anche loro di questa mia esperienza, se fossero ancora in questa vita terrena. Il cammino di Santiago si rivela una grande esperienza, dove l'uomo mescola sentimenti, aspettative, rinunce, gioie, dolori, in un calderone di nazionalit diverse, dove lo scopo finale comune a tutti: la ricerca di una spiritualit da ritrovare o da scoprire. Arriviamo finalmente a Terradillos....il paese formato da due case e il rifugio...una tristezza.....ci guardiamo in faccia con i miei compagni di ventura, e dopo un breve consulto di come stiamo bene fisicamente (tutti bene), ci mangiamo un panino, accompagnato dal solito bicchiere di vino, e riprendiamo il cammino, dobbiamo arrivare fino a Sahagn (altri 13 chilometri). Arriviamo stanchi, ma contenti di avercela fatta.... stata propio una bella faticata. Sahagn ra la "Cluny di Spagna" e aveva una delle pi importanti abbazie del cammino. In questi luoghi, e in particolare nei pressi del Puente del Canto, si svolse l'epica battaglia tra il re mussulmano Angiolando e l'esercito di Carlo Magno; ci furono oltre 40.000 morti, e si narra che le lance dei cristiani morti, piantate in terra fiorirono. 3 giugno "Da Sahagn a Reliegos" chilometri 31 Abbiamo sconbinato tutto il programma, in maniera da ritornare al programma iniziale dei 30 giorni di cammino. Non ci fermeremo a Burgo Ranero, proseguiremo fino a Reliegos. Con noi stamani ci sono: il francese di Nizza, le brasiliane, Manolo lo spagnolo e James l'australiano...detto flebo (viaggia con quelle borracce nuovo tipo a sacchettino con un tubicino per poter aspirare l'acqua.... appunto sembra una flebo da ospedali). Il paesaggio asfissiante per la sua piattezza, non rimane che soffermarci ad osservare i colori dei campi sterminati coltivati a grano e orzo, che ancora in questo periodo, sono di un bel verde. Mi viene da pensare ai pellegrini che faranno questa tappa fra 10..15 giorni, quando il colore diverr giallo bruciato.....poveretti. Attraversando la "mesetas", mi venuto a mente un brano del vangelo: quando "il Biondo"(come dice il mio amico Sandro), era nel deserto e viene tentato dal "Maligno" (come dice mio figlio Gianluca).....ecco Io in questi tratti di "Nulla", con il dolore alla gamba, sarei tentato di smettere. Il sole poi, nell'ultimo pezzo di tappa, ci ha reso le cose, ancora pi difficili. Ogni tanto....ma veramente tanto...si trova un'oasi di verde, sembra non essere vera (miraggio..come nel deserto).

A fine tappa, Cesare ci ha dato mezzora a tutti, in Lui abbiamo trovato un compagno di strada buono, semplice, forte, corre come una lepre. Arrivo al rifugio di Reliegos affaticato dal caldo, supplisco con una doccia rinfrescante..che bellezza. Nel paese ci sono quattro case in mezzo al deserto, il rifugio e un bar, dove con grande piacere ci facciamo una "tortillas", secondo spuntino di oggi, il primo l'abbiamo fatto nel paesino precedente, dove nel "nulla" ci apparso un piccolo negozio di alimentari, fornito di tutto, compreso pane, salame, formaggio e la solita bottiglia di vino (un giulebbe...). Al bar troviamo, meraviglia delle meraviglie, una ragazza fiorentina: il suo nome Silvia, vive a Varlungo ed venuta da sola a fare il cammino. E' una ragazza spigliata, non propio bella (ma come sempre in questi casi), di una simpatia unica, abbiamo scherzato di come potevamo farli un "pataracchio" (modo di dire fiorentino quando si riesce a far incontrare appositamente donna e uomo), con un pellegrino giovane. Lei stata al gioco, poi dopo una birra e una foto insieme a noi, ha preso il suo zaino per andare pi avanti (credo a Mansilla de las Mulas). Mentre prendo appunti sul mio diario, alzo la testa e vedo le case di fronte, fatte di mattoni di fango impastati con la paglia, non riesco a capire come faccino a stare in piedi. Quanta miseria ci deve essere stata in questo luogo anni orsono. Il passaggio dei pellegrini, insieme all'agricoltura, oggi sono le uniche fonti di introito, per la gente del luogo, che comunque, ancora oggi, non brillano di ricchezza. Ceniamo al solito ed unico bar del paese, poi facciamo i soliti quattro passi nel paese, una leggera brezza ci accompagna al meritato riposo. Prima di addormentarmi rifletto sull'amicizia, su come stare insieme, tutte cose belle che comunque bisogna sapersele guadagnare...non semplice. Per usare un termine di chi va in montagna, come camminare in "cresta", devi sempre seguire il "filo" e ascoltare i tuoi passi: in questo caso i compagni di viaggio. Ecco...questa la scommessa che mi sono fatto, di fare il cammino insieme a Paolo, Renzo, Massimo e la Paola, amici con diversit di vedute ed opinioni, ma pur sempre amici da ascoltare e stimare. Com' faticoso e difficile fare il .."montanaro"...eh...

4 giugno "Da Reliegos a Len" chilometri 24 Partiamo con il buio, (come al solito) non vediamo le frecce gialle e perdiamo subito la via, cos da essere primi, passiamo in ultima posizione, ma con il nostro passo li riprendiamo tutti....quasi tutti. Quella di oggi stata la tappa pi brutta di quelle finora fatte. Attraversiamo i paesi di Mansilla de las Mulas, Villamoros de Mansilla, Puente de Villarente, Arcahueja, Valdelafuente e finalmente Len. La periferia di Len uno schifo assoluto, purtroppo dobbiamo attraversarla tutta per trovare il rifugio. Il rifugio nel monastero Benedettino, in pieno centro (abbiamo preferito questo al rifugio comunale che si trovava in periferia). Quando usciamo per pranzare, ecco il ricongiungimento del gruppo, Renzo e la Paola sono ad aspettarci li fuori...baci, abbracci, la Paola ci racconta di come sono state bene le donne senza noi....feste a g g... Pranziamo, poi con il corpo pieno e lo spirito di "Vino", andiamo a riposare qualche ora, prima di visitare la citt. La visita a Len, richiederebbe pi tempo di quello che abbiamo, decidiamo di visitare i monumenti pi importanti: la Cattedrale di Santa Maria la Regia, di grande importanza per il gotico spagnolo, di ispirazione francese (fine XII inizio XIII sec). La basilica di San Isidoro, uno dei tesori pi belli del cammino, splendido esempio di arte romanica, f consacrata nel 1063, quando vi furono traslate le reliquie del santo sivigliano. Finiamo il nostro giro turistico con Hostal e monastero di San Marco: le sue origini risalgono al 1151, nel 1513 l'ordine di Santiago fece erigere il complesso che si vede attualmente. E' una delle opere del rinascimento spagnolo, in stile Plateresco pi importanti di Spagna. Oggi un Hotel di lusso. Ceniamo e dopo tutti a nanna...... 5 giugno "DA Len a Villadangos del Paramo" chilometri 21 Oggi partiamo con un pellegrino in pi, la Paola. La tappa non si presenta bella: costeggiamo, con stradine parallele, la statale trafficatissima.....Dopo otto chilometri troviamo "La Virgen del Camino",

dobbiamo fare una scelta: se seguire la tappa, come ci indica la guida Italiana, oppure quella Spagnola. Decidiamo di seguire le indicazioni della guida spagnola, invece di Villar de Mazarife, la nostra meta diviene Villadangos del Paramo. Al rifugio: bucato, doccia, grande abbuffata, diario ,sono le cose fisse che dobbiamo fare, alcune faticose, altre piacevoli.....(vedi l'abbuffata). Tappa da dimenticare, non ricordo niente, n il posto, n il rifugio, probabilmente non meritava attenzione, altrimenti qualcosa sarebbe rimasto nella..."zucca".

6 giugno " Da Villadangos del Paramo a Astorga" chilometri 29 La lunghezza della tappa compensata da un terreno piuttosto piano e gradevole, dove canali d'irrigazione e qualche fronda di pioppo danno sollievo al nostro cammino, fino a l'imponente e storico ponte sul rio Orbigo, che attraversiamo per arrivare a Puente y Hospital de Orbigo, di origine romanica, migliorato nei secoli seguenti. Il ponte, di ottima costruzione, con molte arcate, f testimone in passato di numerose battaglie, fra le quali si ricordano una fra Svevi e Visigoti avvenuta nel 452 e quella che, nel 900 circa, pose di fronte le truppe di Alfonso III " El Magno" e quelle Cordobesi che minacciavano la zona. Proseguiamo e dopo aver passato altri paesini, si sale su una collinetta chiamata Cruciero de Santo Toribo (m.900), da dove si vede, in lontananza, Astorga e la sua cattedrale. Il rifugio grande, ma non bello (solito camerone....), ci facciamo una doccia, purtroppo fredda e poi andiamo a pranzo. Il pomeriggio lo dedichiamo alla visita turistica di Astorga: antica "Asturica Augusta", importante centro austriano e romano, asse di comunicazione laddove anticamente si incrociavano la via Traiana con la via della Plata, due delle pi importanti reti viarie romane. La sua storia di accoglienza al pellegrino dimostrata da l'esistenza, in passato, di ben venticinque "Hospitales". Si entrava in citt attraverso le antiche mura, per la Puerta del Sol, ancora oggi conservano elementi di epoca romana. La cattedrale, intitolata a Santa Maria, f iniziata nel 1471, in stile gotico con influssi platereschi, ha una pianta a tre navate con cappelle laterali e testata con tre absidi poligonali, all'interno il retablo dell'altare maggiore. All'esterno, oltre alle due torri, i rilievi della porta principale e le figure di Pero Mato: alfiere che partecip alla famosa battaglia di Clavijo. Il Palacio Episcopal si eleva vicinissimo alla Cattedrale: costruito in stile neogotico tra il 1899 e il 1913. una delle opere superbe del Gaudi, ha le sembianze di un castello uscito da un libro di fiabe... La piazza del comune con l'orologio che ha un meccanismo di "personaggi" che battono le ore ....finisce la nostra visita di Astorga......

7 giugno " Da Astorga a Rabanal del Camino " chilometri 20,5 Lasciamo Astorga col buio e la luna piena, la meta di oggi Rabanal......mi viene a mente una canzone degli anni sessanta che faceva: rabanal...cu cu cu rabanal.....pi o meno. La prima parte della tappa non esaltante, poi iniziamo a salire leggermente, incontrando ginestre in fiore, spigo e altre piante bellissime, dopo giorni e giorni di sconfinati altopiani mesetici, ci voleva proprio una visione idilliaca. I caratteristici paesi di queste montagne, sarebbero scomparsi, secondo le odierne regole di mercato e sviluppo, il "camino" stato la loro salvezza, vivono di questa attivit nella maggioranza dei casi. I borghi che si incontrano sono Murias de Rechivaldo, Santa Caterina de Somoza, El Ganso, per arrivare infine ai quasi 1200 metri di Rabanal del Camino. Il rifugio bello e accogliente, ci voleva proprio dopo le ultime..."topaie". Rabanal un bel paesino ai piedi della salita dei Montes de Len, che domani ci porter alla mitica "Cruz de Jerro". Rabanal stata una localit importante nel medioevo, quando nel paese esistevano varie chiese e hospitales. F presidio dei cavalieri templari (XII sec.), che avevano sede principale nella vicina Ponferrada. A loro toccava il compito di proteggere i pellegrini, che da qu, dovevano ancora superare la cima e le pendici ostili del Monte Irago, per entrare nel Bierzo.

Nel tardo pomeriggio il tempo peggiorato.....speriamo bene. Ai tavoli del bar interno al rifugio, ci siamo riuniti tutti i pellegrini arrivati li, scherziamo, ridiamo e ci scambiamo "battutacce". Le brasiliane sono le pi casiniste, seguite a ruota da una coppia di inglesi, che tutto sembrano all'infuori dei flemmatici bretoni, ma i matadores del gruppo rimaniamo sempre noi italiani. Scherzando e ridendo troviamo l'ora di cena....appesantiti da uova e bacn infiliamo in branda a dormire....domani rinnova....

8 giugno " Da Rabanal del Camino a Ponferrada " chilometri 32,5 Credo che la pazzia ci abbia preso tutti, la sveglia stamani suonata alle ore 4.....si proprio le quattro, tutto questo per vedere la mitica "alba sulla Cruz de Hierro". Il tempo non dei migliori, f un buio pesto, e con le torce in mano, iniziamo questa tappa, che sulla carta, si presenta lunga e faticosa. Subito, saliamo i Montes de Len, dopo pochi chilometri, sentiamo abbaiare i cani sciolti (al rifugio ci avevano avvertito dell'eventuale pericolo), dal latrare, sembra un bel gruppo, riusciamo a passare indenni, sui nostri volti riappare il sorriso. Non vediamo niente, dal vento e dal freddo, percepiamo solo di essere in montagna. Solo quando la luna f capolino, fra una nuvola e l'altra, riusciamo a vedere qualcosa. Finalmente dopo due ore di cammino, arriviamo alla Cruz de Hierro: la croce un lungo palo di legno con sopra una piccola croce di ferro, eretta forse dall'eremita Gaucelmo (morto attorno al 1123), nello stesso punto dove anticamente sorgeva un altare dedicato a Mercurio. Alla base della croce si formato una montagnola di pietre, da secoli portate dai pellegrini, gesto che ho ripetuto anche Io, lasciando la mia pietruzza, che nonostante il poco peso, le avevo dato un significato molto grande. Infatti in quella pietra "porosa" ogni foro rappresentava simbolicamente: la famiglia, gli amici che tutti insieme, lasciavamo in quel luogo, le nostre gioie, dolori, delusioni.....insomma lass ho lasciato le "speranze" di tutti noi, perch a ognuno, possa avverarsi le speranze umane...e perch no anche quelle spirituali. L'alba nonostante la nostra buona volont di alzarci presto, non l'abbiamo potuta vedere, ra molto nuvolo....che peccato. Fa giorno, iniziamo a scendere in un ambiente molto bello e spopolato, dall'aspetto un p misterioso....insomma da alta montagna. Scendendo ancora si giunge a Manjarin, dove c' un caratteristico rifugio di ispirazione templare. Poco distante, una strana e pittoresca insegna, indica che mancano 222 chilometri a Santiago. Pi sotto incontriamo il paesino di El Cebo, con le sue casette molto belle, in una di queste c' un bar....corpo mio fatti capanna....., scendiamo ancora incontrando, prima Molinasecca poi...finalmente Ponferrada. Il rifugio apre alle ore 15, decidiamo nell'attesa di farci un "boccadillos" (panino) con una buona bottiglia di vino (....o pellegrino non ti mettere in cammino senza pane e senza vino...). Dopo esserci sistemati nel bel rifugio, (...lasciato da un pellegrino svizzero, si dice, pieno di soldi....forse aveva da farsi perdonare qualcosa..... o stata solo generosit...?), andiamo a visitare la citt. Capitale del Bierzo, raggiunse la sua massima importanza nel XII secolo, quando divenne la citt e presidio pi importante dei templari di spagna. Il castello templare, l'opera pi importante. F eretto dai monaci-guerrieri, che qu risiedettero dal 1178 al 1312, anno in qui l'ordine si dissolse, disperdendosi. Il ponte di ferro, consente il passaggio sul rio Sil, f costruito nel 1082 al posto di un precedente ponte di legno. Punto di transito importante per i pellegrini diede il nome alla citt, che presto fu nota come "Pons Ferratas".

9 giugno " Da Ponferrada a Pereje" chilometri 29 Dopo una bella colazione, offerta dal rifugio, a base di caff e latte, oppure cioccolata, marmellata e burro, partiamo di buona lena, la tappa non corta e per farla diventare ancora pi lunga, decidiamo di arrivare fino a Pereje (la meta iniziale ra Villafranca del Bierzo), questo per accorciare la tappa di domani, che si presenta, sulla guida, molto impegnativa, infatti si deve salire il mitico "O Cebreiro".

Il cammino si sviluppa interamente nel Bierzo, la lunga valle Leonese racchiusa nella Cordigliera cantambrica, i Montes de Leon e il massiccio Galaico. Alla fine il pellegrino percorrer tutta questa vallata che, per il paesaggio e l'atmosfera, fa regione a s: vigne, montagne e un certo .....non so che... Arriviamo a Villafranca del Bierzo per l'ora di pranzo e mentre ravamo a consumare il nostro pasto in una trattoria, fuori venuto un temporale, scaricando acqua a catinelle....che cul....Usciamo dal ristorante, non piove pi, comunque visto che il tempo non promette niente di buono, ci vestiamo da pioggia: poncho, ombrelli e ghette, abbigliamento che ci togliamo poco dopo perch sudiamo da matti. Arriviamo cos a Pereje: quattro case un bel rifugio (sembra una baita di montagna della Val di Fassa), dopo aver adempito ai soliti riti giornalieri (doccia..bucato...), ci rilassiamo nel bel prato che circonda il rifugio. Sono seduto su una poltroncina da giardino mentre sono a scrivere queste due righe del diario, tutto questo cos rilassante che non manca l'abbiocco. Sembra inverosimile, ogni volta che hai da affrontare una difficolt nel cammino (domani c' O Cebreiro da salire), arriva sempre il momento che stai bene, che giosci, ti rilassi. Non nego di aver nostalgia di casa, di abbracciare i miei, di ritrovare gli amici a cui raccontare la bella esperienza che sto facendo, tutto questo per non mi fa desistere anzi, mi ricarica per poter continuare e finire il "Camino" (mancano solo sette tappe). A volte mi domando di come stato possibile fare tutto questo cammino con le sole nostre gambe e lo zaino come casa. La cena viene preparata dalla signora che gestisce il rifugio, una buona cena, che condividiamo con gli altri pellegrini presenti, uno di questi Manolo (catalano). Signori e signore, la giornata si considera chiusa....buona notte. 10 giugno "Da Pereje a O Cebreiro" chilometri 25 Lasciamo Pereje a malincuore, primo perche siamo stati molto bene, secondo perche ci aspetta il mitico O Cebreiro...."mui faticoso"....1300 metri di dislivello. La salita, la nebbia e il freddo, ci accompagnano per tutta la giornata. Attraversiamo diversi paesi, fra questi Vega de Valcarce. Sembra di stare in un'altro mondo....dolce tranquillo, e quando vedano una spera di sole, il pellegrino si pu riposare allombra di grandi castagni. Si oltrepassa Ruitelan e Las Herrerias, da qui inizia la vera salita al Cebreiro. In localit La Faba (917 m.), la pendenza si f pi dolce, gli alberi lasciano lo spazio a prati e pascoli. Poco pi avanti si incontra il paese di Laguna de Castilla (1148 m.), ultimo paese del Leon. O Cebreiro non si vede ancora, quando ci appare fra la nebbia il limite provinciale e regionale, in pietra, che segnala l'entrata in "Galizia". Saliamo ancora e finalmente arriviamo ai 1300 metri di O Cebreiro, luogo magico, isolato, avvolto nella nebbia, come se non volesse svelare del tutto il suo fascino, conferendoli cos un aspetto misterioso. Arriviamo al rifugio abbastanza provati, ci sistemiamo e andiamo a mangiare un boccone.....saltiamo la doccia perch fredda....ra l'unico posto che ci voleva calda, si vede che nel "camino" deve essere cos..."il pellegrino ha da pat.....". Torniamo al rifugio per fare un pisolino, poi facciamo quattro passi: il ricordo di questo luogo, ci rimarr nel cuore, caratterizzato dalle "Pallozas", antiche case dei pastori della zona, costruite in pietra e paglia, f tra i primi luoghi di accoglienza e ristoro per i pellegrini di passaggio. L'antico hospital, fu affidato e migliorato dai Monaci di Cluny, per volere di Alfonso VI, nel 1072. Pass successivamente ai Benedettini che vi rimasero fino al 1854. Si nota, bella nella sua estrema semplicit, la primitiva chiesa preromanica di Santa Maria la Real: piccola, tre navate, abside rettangolare, conserva una bella immagine romanica della vergine omonima, del XII secolo, e il "Caliz del milagro" del solito secolo, legato a uno dei miracoli pi importanti della storia del cammino. Il miracolo eucaristico del Cebreiro ha una sua conferma in un episodio del 1448: .....si narra infatti, che Isabella la cattolica, di ritorno da un pellegrinaggio, volle portare con s il calice del miracolo, ma i cavalli si rifiutarono di proseguire oltre Pereje, interpretando ci come segno divino, Isabella fece riportare il calice al Cebreiro, dov' ancora oggi. Il luogo molto trafficato da pellegrini che arrivano con i pulman, la differenza tra noi e loro evidente.....ci f un p di rabbia vederli scendere tranquilli dal pulman, pensando che noi ci siamo "susinati" gi 650 chilometri a piedi, ma il luogo di tutti....e tutti hanno il diritto di arrivarci con i mezzi che vogliono. E' tardi, ci infiliamo con piacere nel sacco a pelo.

11 giugno "Da O Cebreiro a Tricastela" chilometri 21 Ci siamo alzati con un sole bellissimo...sotto di noi un materasso di nebbia da dove spuntano le cime delle montagne, clic...clic....e ho finito il rotolino. Ci godiamo a pieno questo paesaggio, regione da alcuni considerata "l'Irlanda di Spagna", appellativo dovuto anche per il suo clima anglosassone. In breve si giunge a Linares, passato il quale si affronta la prima altura della giornata: l'Alto de San Roque 1270 metri. Da qu sulla destra, comincia un sentiero che porta prima a Hospitale, dopo la frazione di Padornelo, sale all'Alto del Poio 1313 metri, dove c'e una statua dedicata al pellegrino. Il panorama spazia a 360 ed bellissimo. Ripartiamo buttandoci a capofitto verso Tricastela, con i soliti sentieri e stradine bianche piene di....cacca di mucca...o "biche" come si dice in Toscana. La Galizia l'ho ribattezzata la "merdizia", ma aldil di questo piccolo inconveniente, la regione pi verde che abbiamo passato. Arriviamo a Tricastela e dopo il "rito" del rifugio, visitiamo il paese. Pare che il nome non dipenda dai tre castelli (non ce n' neppure uno piccolo...piccolo), ma dai tre "castri": antichi villaggi celtici , le cui rovine non sono state ancora rintracciate. Tricastela da sempre deve il suo sviluppo economico, oltre che al cammino, all'estrazione di una pietra calcarea della zona che viene trasformata in calce per costruzioni. Si narra che nel medioevo i pellegrini raccogliessero qui una pietra da portare Santiago per contribuire alla costruzione della cattedrale. Si narra anche che in uno dei rifugi dei pellegrini esistesse un locale adibito a prigione: ci finivano i pellegrini dal comportamento non degno. Cesare continua a stupirci per il suo modo di mangiare: non beve acqua ne vino, mangia solo mele (manzane in spagnolo), non riusciamo a capire come possa andare avanti ed essere sempre in testa a tirare il gruppo. Scherzando gli diciamo che prima o poi gli nascer un "picciolo" di mela in testa. Mentre camminiamo per il paese vediamo una scritta "pelucheria" (barbiere, acconciature), Renzo, Paolo e Massimo entrano dentro e si fanno fare .....quattro peli dalla parrucchiera che gestisce il piccolo locale, Io ho desistito....ne sono felice visto il risultato sui miei compagni......buonanotte.

12 giugno "Da Tricastela a Barbadelo" chilometri 23 La tappa di oggi si svolge tutta costeggiando boschi.....prati con mucche....mucche con boschi...., tutto questo fino a Sarria, dove con gran piacere riusciamo a fare colazione, prima non abbiamo trovato niente, solo sali scendi che ci hanno troncato le gambe. Mi viene a mente, di non aver mai parlato dei volatili, numerosi, che abbiamo incontrato lungo il cammino. L'occasione di vedere un falco, mi ricorda di menzionare questi uccelli, che nei cieli della Spagna sono numerosi: falchi,gipeti e cicogne.... I falchi volteggiano liberi su tutto il territorio, anche vicino alle citt, le cicogne sono tantissime, fanno i loro grossi nidi, su tutti i campanili delle chiese, sui tralicci della corrente e altri posatoi, l'importante che siano alti, il pi possibile, dal terreno. Arriviamo a Barbadelo, poco pi di un villaggio, dove spicca la chiesa di Santiago de Barbadelo: ottimo esempio di romanico gagliego, a una sola navata, il portico di entrata ricco di simboli... Oggi non faccio la doccia, n il bucato......"sciopero", la fatica dei giorni passati si f sentire, tutti abbiamo dei cedimenti psicologici....chi pi, chi meno sentiamo la necessit di finire il "cammino". Ci ripenso e decido di fare mezzo sciopero....faccio la doccia...ci ripenso ancora e decido di fare il crumiro....faccio anche il bucato, forse non ho ben chiare le mie richieste sindacali. A cena, intorno a un tavolo con un bel bicchiere di vino, passa ogni tristezza, dolore, fatica e ricominciamo a ridere e scherzare come sempre. Poi....tutti a nanna.

13 giugno " Da Barbadelo a Hospital de la Cruz" chilometri 28 Anche oggi attraversiamo un paesaggio con boschi, campi pieni di mucche, cani che abbaiano o distesi all'ombra....(siesta). Il sentiero spesso si presenta come un corridoio coperto dalle fronde degli alberi....un lungo "vers",( detto alla toscana ). In localit Ferreiros troviamo il "cippo dei 100 Km" che mancano per arrivare a Santiago....che meraviglia. Arriviamo a Portomarin, importante centro medioevale, anticamente nominata Pons Minee o Villa Portumarini. Quando nel 1956 iniziarono i lavori dell'invaso artificiale di Belesar, i resti dell'antica citt, che sorgeva su entrambe le rive del rio Mino attorno ai borghi di San Nicolas e di San Pedro, furono sommersi dall'acqua. Ancora oggi si possono vedere alcuni ruderi spuntare dal lago. La nuova Portomarin f ricostruita nel 1960 nell'attuale posizione sopraelevata, sempre sul rio Mino; gli antichi monumenti trasportati e rimontati, pietra su pietra con pazienza certosina. Fra essi, da vedere, la chiesa-fortezza di San Nicolas, eretta nel XII secolo per volere dell'ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, dove la sua principale caratteristica, proprio come dice il nome, il suo aspetto di fortezza. Romanica, ha una sola navata, abside semicircolare, tre portali con un bel rosone sopra quello della facciata. Proseguiamo, e dopo continui sali scendi, arriviamo a Hospital de la Cruz, molto stanchi. La fortuna vuole che nel rifugio, ci siano gli ultimi posti precisi per noi. Dopo le solite cose, breve consulto e decidiamo di andare a mangiare a un ristorante vicino al rifugio, con il corpo pieno si vede le cose con u'altra ottica. A Hospital ci sono veramente tre case, due gi descritte prima (rifugio e ristorante), la terza la lascio alla vostra fantasia...(casa del ristoratore). Provo a riposare un p, ma non riesco nell'intento, allora lavo i calzini e la maglietta, poi mi metto a pensare...e a scrivere il diario. In questa esperienza di cammino, troviamo persone di diverse nazionalit, il dispiacere pi grosso di non poter dialogare con loro per colpa della lingua, sopraggiunge allora rabbia per non aver voluto...potuto...studiare, perlomeno l'inglese. Con il dialogo, fra diverse culture, si arricchisce il proprio bagaglio culturale. Comunque non lamentiamoci, con fatica e gesti e un p di fantasia, riusciamo a capirci ugualmente, perlomeno il "succo" della discussione. E' due giorni che nei campi, incontriamo delle strane costruzioni vicino alle case, ci siamo informati che cosa potessero essere, non abbiamo capito bene, ma sembra che siano depositi per deporre il granturco.... lontano dai topi....io ho dei dubbi in merito. Sono costruzioni di tipo "celtico" Fino a oggi, non piovuto, credo che si possa dire di aver scelto la stagione migliore per fare il "cammino"...(forse stata solo fortuna). Arriviamo all'ora del meritato riposo, con piacere ci distendiamo.

14 giugno " Da Hospital de la Cruz a Melide" chilometri 29 La tappa di oggi ci porta a Melide Ci alziamo con il buio, non riusciamo a veder bene, ma ci sembra che il tempo sia peggiorato. Dopo il paese di Avenostre, inizia a piovere....finalmente possiamo mettere alla prova la nostra attrezzatura per la pioggia: poncho, ombrellino e ghette, che con piacere vedo che funziona. Lungo il sentiero, fra uno scroscio e l'altro, si intensificano i profumi del bosco di eucalipto e dei fiori, purtroppo si intensificano anche i cattivi odori della produzione..."mucche in galizia"...pardon... "merdizia". Da qu in avanti i boschi di eucalipto dal profumo intenso, saranno i nostri compagni di viaggio, sul cammino fino a Santiago. Arriviamo a Melide con la pioggia.....ci sistemiamo in rifugio e con gran stupore, constatiamo che la maggioranza non ha fame, all'infuori dei due "secchi": io e Renzo, che di gran lena andiamo in "pulperia" ( Melide rinomata per mangiare il miglio polpo in Spagna ). Che meraviglia....in una bettola da due lire, una signora anziana, cucina il polpo dietro uno sgabuzzino, mettendo in atto una sua segreta ricetta. Come dice un vecchio detto: "pane e vino fanno il cammino"....noi ci abbiamo aggiunto il polpo. Ritorniamo al rifugio, e mentre st scrivendo il diario, sento un pianto: una pellegrina, ha saputo proprio ora della morte della mamma, non sa prendere una decisione, in uno

stato confusionale impressionante, le stiamo vicini per cercare di consolarla, ma in realt non sappiamo aiutarla neppure noi.....ed in questi momenti che ti senti piccolo piccolo, davanti a problemi grossi grossi. La morte, anche se conseguenza naturale della vita, non l'accetti volentieri, anzi non l'accetti per niente.....(questo vale anche per i credenti). E' l'ora di cena e tutti insieme, meno Cesare che non gradisce, andiamo a mangiare il polpo.......per me e Renzo.... "rimangiare".

15 giugno " Da Melide a Pedrouzzo (Arca)" chilometri 32,5 Lasciamo Melide alle ore sei. Piove....poco ma piove, tiriamo fuori dallo zaino l'attrezzatura e via di corsa: i primi dieci chilometri li facciamo in due ore....forse sentiamo il "puzzo" di Santiago. Il panorama, anche sotto la pioggia, bello: si costeggia boschi di eucalipto e pini, prati fioriti con le mucche al pascolo. Ad Arza facciamo colazione, poi proseguiamo per Salceda e Alto de Santa Irene, per arrivare infine a Pedrouzzo (Arca). Il paesino raccolto tutto intorno alla strada nazionale n.547, il nome di Arca, il nome dato di fatto a questo importante rifugio...(ultimo prima di arrivare a Santiago). Faccio la doccia, poi mi infilo nel sacco a pelo per riposare un p, fuori sta piovendo a dirotto, che fortuna essere gi al riparo. L'euforia di arrivare domani alla meta finale (Santiago de Compostela), palpabile in tutto il rifugio, l'allegria fa da padrona. Con i compagni pi vecchi del cammino ( al rifugio ci sono anche i nuovi...che non conosciamo), non riusciamo a star pi nella pelle....non s spiegarmi bene, ma mi sembra di vivere come quando in famiglia c' un piacevole evento... , trenta giorni insieme sono tanti. L'americana (cerbiatto), lo spagnolo (Manolo), il brasiliano (Eduardo), la brasiliana (Dauva).....e tutti gli altri, che non menziono...ma che hanno lasciato un bel ricordo della loro presenza. Dalla faccia di ognuno traspare fatica e gioia, costruendo sul nostro viso una strana maschera....( di beatitudine...?). Domani proprio "l'ultimo giorno" di cammino, sono contento e nello stesso tempo mi sto rendendo conto che l'avventura st finendo, ed insieme ad essa una bella esperienza di vita.

16 giugno "Da Pedruzzo (Arca) a Santiago de Compostela" chilometri 20 Sono le ore 5,30, notte fonda, facciamo i nostri primi chilometri in uno strano silenzio, la meta li....cosa dire.....niente, stamani ognuno di noi "solo con se stesso" : ricordi, gioie dei giorni passati, i compagni, la famiglia, gli amici......insomma nella testa c' un gran frullio di nomi, di sensazioni, debolezze, verit, odori, colori.....che casino! Arriviamo in silenzio fino al monte de Gozo, vediamo Santiago, la commozione ti prende lo stomaco, sono tirato come una corda di violino.....Dal Gozo, riprendiamo il cammino, con Dauva (la brasiliana), che inaspettatamente si aggiunge al nostro gruppo. Questa cosa pu sembrare normale, ai pi, per noi ha un significato pi bello, pi intenso: la condivisione di vita dei trenta gioni passati insieme, ha fatto si che scegliesse di entrare, come ultimo atto del cammino, in Santiago, con noi.....scusate se poco ! Entriamo nel rumore infernale delle strade di Santiago, ma il nostro silenzio pi forte, sembra di passare in un "corridoio fatto di pace interiore", che senza accorgersene, ci accompagna fino nella piazza della Cattedrale. La gioia e la commozione sono grandi, ci abbracciamo fraternamente fra noi, poi con tutti gli amici pellegrini che hanno condiviso insieme questi meravigliosi trenta giorni: Australia, Brasile, Germania, Spagna...(Catalani), Francia, 800 chilometri di forti emozioni. Entriamo nella Cattedrale, molto bella, finalmente realizzo uno dei sogni che avevo facendo questo viaggio: mettere la mano sulla colonna centrale del portico della gloria, detta anche albero di Jesse, sormontata dall'apostolo Giacomo. Questo gesto, fatto da milioni di pellegrini, di ieri e di oggi, mi f sentire legato da un filo invisibile a tutti gli uomini, che hanno cercato e che tuttora cercano, di dare un senso alla loro esistenza, alle loro speranze..... La messa, condivisa con tutti i pellegrini,

compagni di cammino, la conclusione naturale di questa giornata, e quando entra in funzione il "botafumeiro": gigantesco turibolo dell'incenso, che viene fatto oscillare da un estremo all'altro della navata a crociera, ci sembra di ricevere la "ciliegina sulla torta", grande emozione che ti rapisce e ti porta lontano da tutte le debolezze umane...... come se il suo oscillare, dall'alto verso il basso, ti facesse "volare lontano...volare alto". Usciamo dalla cattedrale riversandoci tutti nella piazza, salutando chi ancora non avevamo visto..... una "bella festa". Le pive (cornamuse) suonate da alcuni giovani, sotto l'arco di ingresso alla piazza, danno un tocco in pi al tutto.
Grazie a tutti.

17 giugno "Santiago de Compostela" Oggi giornata di riposo. La citt si presenta in tutto il suo splendore, illuminata e riscaldata da un sole di tipo siciliano. Nella piazza della cattedrale c' un via vai di pellegrini "conosciuti", ogni volta che ci incontriamo, gioiamo insieme, per l'avventura che siamo riusciti a concludere. Tutto questo, mi ricorda, negli scout, la fine dei campi formazione capi, ogni volta c'ra la solita euforia di una bella esperienza "vissuta insieme". E' domenica, i "pellegrini....appunto domenicali", quelli con le scarpe a punta e i tacchi a spillo, riempiano la piazza della cattedrale e tutta Santiago. Dopo aver fatto il "cammino" non riesco a ritrovarmi in questo frastuono di voci, ma giusto che sia cos: Santiago anche di questi pellegrini, non pu e non deve essere meta esclusiva dei "camminatori", ma luogo dove tutto il mondo presente. Santiago.....de Compostela una citt unica, evocativa, carica di fascino, arte e spiritualit. Innanzitutto perche la scoperta del sepolcro dell'apostolo Giacomo, attorno al quale fu fondata nel IX secolo, la storia/leggenda pi fortemente radicata nella Spagna e nell'Europa medioevale; poi perche la cosiddetta "citta di pietra" tanto bella da sembrare avvolta in un alone di mistero. Soprattutto quando piove, si dice, che assume un aspetto austero, malinconico, ma al tempo stesso accogliente. E' stata dichiarata patrimonio dell'umanit dall'Unesco nel 1985, che ne ha sottolineato cos il valore universale forgiato da milioni di pellegrini che, nei secoli, da tutta Europa (e oggi dal mondo), hanno percorso la rotta jacopea per "ritrovare" l'apostolo. Questo ha fatto s che il Cammino di Santiago sia stato dichiarato "primo itinerario culturale europeo". Il suo tracciato tipico della citt medioevale con le mura (sopravvissero fino alla fine del XIX secolo). La parte antica si articola principalmente lungo la ra do Franco, la ra do Vilar e la ra Nova; varie stradine, vicoli, piazze (praza, in gagliego) e slarghi si chiudono per offrire prospettive sorprendenti. Le principali piazze della citt sono:* Praza do Obradoiro: merita una citazione particolare; situata sul lato Ovest della cattedrale, il cuore pulsante di quel "museo vivente" che Santiago. E' il luogo dove si sente il battito di ogni ora del giorno e della notte. Ha monumenti straordinari: la cattedrale (la facciata barocca d'ingresso), il Palacio de Gelmrez, l'Hotel de los Reyes Catlicos, il Palacio de Rajoy e il Collegio de San ernimo. Malgrado ogni edificio risalga a un periodo diverso, tutti sono impregnati di un'insolita armonia. La verit che questa piazza, il cui nome significa "opera d'oro", meritevole di essere considerata una delle pi belle del mondo. * Praza das Praterias (de las Plateras, in castigliano); situata sul lato sud della cattedrale, era il luogo dove pi erano concentrate le botteghe di argentieri ed orefici (il nome della piazza significa infatti "degli argentieri"). * Praza da Immaculada (anticamente "da Azabacheria"); situata sul lato nord della cattedrale, il suo antico nome significa che qui si radunavano gli artigiani che lavoravano il gaietto (azabache, una variet di lignite dura, di colore nero lucente, adoperata per bottoni e ornamenti).

Principali monumenti: * La cattedrale; stata ed la ragione d'essere di Santiago e del pellegrinaggio; in seguito ad essi nacque la citt. E' un prodigio di fusione dell'architettura e scultura romanica con quella barocca. Infatti, sebbene l'aspetto esteriore sia stato modificato da successive riforme fino ad assumere la spettacolare veste barocca che oggi si ammira, l'interno conserva infatti i suoi tratti originali e costituisce l'insieme pi prezioso del primo stile monumentale del Medioevo cristiano: il romanico. I lavori di costruzione dell'attuale cattedrale iniziarono nel 1075, culmine dello splendore di Santiago. Fondato sotto il vescovado di Diego Pelez, sotto la direzione di Maestro Bernardo "il Vecchio", dove in precedenza erano esistite anteriori basiliche distrutte da truppe mussulmane (non me ne voglino i fratelli mussulmani,..... anche il cristianesimo ha fatto molti danni all'epoca), ricevette nuovi impulsi nel 1090. In questo periodo si strinsero i rapporti tra il vescovado locale e l'Abbazia di Cluny, e i lavori vennero affidati a Maestro Esteban. Questi progett un tempio a tre navate. Partecip ai lavori anche Bernardo "il Giovane". Il vescovo Gelmrez, nel 1105, consacr quasi tutti gli altari della chiesa e i lavori vennero completati nel 1128. La maestosa e slanciata facciata barocca, detta dell'Obradoiro, fu realizzata (posta dinanzi alla precedente romanica) nel XVIII secolo dall'architetto Fernando Casas y Novoa. Il corpo centrale, definito "retablo de piedra" si erge tra due torri gemelle di origine romanica, trasformate in barocche nel 1670 circa e terminate dallo stesso architetto. Guardando frontalmente la facciata, quella di sinistra definita Torre de la Carraca, e quella di destra Torre de las Campanas. La facciata sud, detta de las Platerias come l'omonima piazza dove si affaccia, l'unica che conserva tratti del romanico originale. Fra le statue che la decorano spicca quella di Re Davide musicante. La facciata est che da su Praza da Quintana, circonda l'abside della cattedrale. In essa si trova la Puerta Santa o del Perdn, che viene aperta solo durante gli anni santi. Lateralmente si trova la Torre del Reloj (dell'orologio), iniziata nel 1316 e portata a termine nel XVII secolo da Andrade che diede forma a una delle torri barocche pi belle. Un particolare: l'orologio ha solo una lancetta che indica le ore. La facciata nord, detta della Azabacheria, nell'originale stile romanico era chiamata "del Paradiso"; oggi presente uno stile neoclassico. Entrando nella cattedrale si resta abbagliati e incantati dall'opera pi bella: il Portico della Gloria. Difficile descrivere la bellezza di questo portale d'ingresso della cattedrale, a cui si accede dopo aver superato la facciata dell'Obradoiro. E' un gruppo scultoreo romanico cos eccezionale da essere definito il monumento iconografico pi completo della scultura medioevale. Arrivare a contemplarlo dopo tanto camminare e tante difficolt commovente. Opera di Maestro Mateo, f probabilmente iniziato nel 1118......... Proviamo a descriverlo. E' formato da tre archi: quello centrale, il pi maestoso, presieduto da Cristo glorioso in trono secondo la visione apocalittica di Giovanni. La sua figura circondata dai quattro evangelisti; otto angeli portano i segni della passione e altre figure ai lati rappresentano i prescelti. Nell'archivolto sono rappresentati i ventiquattro anziani dell'Apocalisse nell'atto di accordare i propri strumenti musicali dando vita a un concerto celeste. La colonna centrale (detta albero di Jesse) raffigura la storia genealogica del Cristo, ed sormontata dalla statua dell'apostolo Giacomo colma di espressione e serena bellezza in viso, che sostiene una pergamena con la scritta "mi mand il Signore". Giacomo sembra davvero accogliere i pellegrini che arrivano. I cinque solchi (a forma di mano destra) presenti su questa colonna, sono stati sempre usati per appoggiarvi la mano come ringraziamento e richiesta di benedizione all'apostolo. Ai piedi della colonna, dalla parte opposta a quella di Giacomo, c' la statua che autoritrae Maestro Mateo sulla cui prgamena si pu leggere "architectus" e che la devozione popolare a ribattezzato "O santo dos croques" (il santo dei bernoccoli). E' infatti usanza dare dei piccoli colpi con la testa a questa statua per ottenere un p della sua intelligenza e saggezza. Sull'arco di sinistra sono rappresentati episodi dell'Antico Testamento; le colonne sottostanti rappresentano i profeti (Daniele, in particolare sorride). Sull'arco di destra appaiano Dio Padre e Dio Figlio al centro, nel giudizio universale co gli eletti a destra e i condannati a sinistra (mi sembra che la sinistra..... politica, non aveva pace neppure allora.....); le colonne sottostanti hanno statue che rappresentano gli apostoli. All'interno della cattedrale, percorrendo le navate da sinistra, si incontrano diverse importanti cappelle: la cappella del Cristo di Burgos, della Comunione, di Santa Catalina, della Corticela, di San Andrs e la Mayor. Girando intorno a qust'ultima (sempre da sinistra a destra) si incontrano ancora: la cappella di San Juan Apostolo, de Nuestra Senora la Blanca, del Salvador, de la Azucena, Tra queste ultime due si trova la Porta Santa. Merita una particolare citazione la Capilla Mayor: posta dietro l'altare maggiore, ha elementi decorativi del XVII secolo e conserva una statua di San Giacomo alla quale si accede salendo una scaletta. E' del 1211, abbigliata con vestiti e gioielli del XVII secolo, ed ha una espressione cos accogliente e serena che sembra quasi commuoversi all'abbraccio che i pellegrini usano darle a ringraziamento dell'avvenuto pellegrinaggio.

Lasciato l'altare maggiore con la statua di San. Giacomo, scendendo dal lato opposto, si accede alla sottostante criptadove, in una urna d'argento, cesellata in stile romanico, sono conservate le reliquie del santo. La cappella e l'altare maggiore ricevono luce dalla cupola soprastante, ottagonale, del 1445, dalla quale pende il "Botafumiero", il gigantesco turibolo dell'incenso che viene fatto oscillare spettacolarmente da un estremo all'altro della navata a crociera nei giorni di solenni celebrazioni. Lungo la navata centrale, poggiati sulle colonne che appartenevano a un coro del XVII secolo, si trovano i due organi della cattedrale, opera di Manuel la Vina, del XVII secolo. Annesso alla cattedrale c' il chiostro: del XVI secolo fu progettato dai migliori architetti del momento. Gaspar de Arce lo pot a termine con la splendida veranda che si affaccia su Praza do Obradoiro. Ospita un importante museo; sono presenti l'archivio ( dove conservato il Codex Calixtinus ), la biblioteca, la sezione archeologica, arazzi di pregevole fattura e altre opere di rilievo. * Palacio de Gelmrez: fa da contrappunto al chiostro della cattedrale. Fu eretto per volere del vescovo Gelmrez nel 1120 ed uno dei migliori esempi di romanico civile in Spagna. La facciata sovrapposta alla precedente del XVIII secolo. Al suo interno spicca il Saln Sinodal, fatto costruire dal vescovo Arias nel 1260. * Hostal de los Reyes Catlicos: costruito nel 1492 per accogliervi i pellegrini e gli ammalati, oggi uno degli hotel pi lussuosi di Spagna. Molto bello il portale d'ingresso riccamente scolpito. I balconi e le finestre sono rifiniti in stile rinascimentale e barocco. * Palacio de Rajoy: si erge di fronte alla cattedrale. Fu costruito verso la met del XVIII secolo. Nel corpo centrale della struttura sono rappresentati la battaglia di Clavijo e un Santiago Matamoros. E' oggi sede del governo glagliego e del comune compostelano. * Casa del Cadibo: edificio barocco con facciata progettata da Fernniez Sarela nel 1758, eretta a scopo ornamentale. Delimita la Praza das Praterias, al centro della quale si trova la Fuente de los Caballos, del 1825. * Casa dei canonici o "Conga" : costruita da Andrade nel 1709 come residenza capitolare, circondata da portici che la separano dalla Praza da Quintana. * Monastero de San Pelayo de Antealtares: situato in Praza da Quintana di fronte alla dinamica abside della cattedrale e alla Porta Santa; contrasta con esse per la severit delle sue mura granitiche. E' uno dei monasteri pi antichi della citt, fondato da Alfonso II nel IX secolo per custodire la tomba dell'apostolo appena scoperta. L'edificio che oggi lo sovrasta fu eretto nei secoli XVII e XVIII. Le facciate attuali sono del XVII secolo opera di Melchor de Velasco. ......altre bellissime cose sono da vedere, ho cercato di mettere le maggiori pensando di avervi aiutato a capire ...un p.... questa bellissima citt.

18 giugno " Finis Terrae (Finister....la fine della terra) Oggi lasciamo definitivamente Santiago per andare a Finister (questa volta con il pulman di linea). Mentre viaggiamo i pensieri corrono a ritroso, un p di malinconia ci attanaglia lo stomaco.....ma la voglia di ritornare alle nostre case grande, superando cos anche questa piccolo problema. Il percorso che f il pulman fantastico, anche se lungo (ore 2.30), il panorama da sballo, il tempo splendido (cosa strana da queste parti...piove sempre). Attraversiamo foreste di pini e eucalipti, estesi prati con centinaia di mucche al pascolo, poi d'improvviso, un mare d'acqua.....l'Oceano Atlantico. Il pulman ci lascia al porto del paese, ma la nostra meta la punta estrema, quindi non ci rimane che fare i soliti quattro passi (tre chilometri), per arrivare al faro: qu onoriamo l'impegno fatto con la comunit della "Badia a Settimo" (Firenze), disperdendo la terra che ci avevano consegnato, per riportare alla Badia...., un pugno di terra, di Santiago de Compostela. La terra che abbiamo disperso, ra in un "coccio", lungo il cammino l' abbiamo portato a turno nei nostri zaini,dando cos un senso

comunitario all'impegno preso. Dopo aver scattato qualche foto, ritorniamo indietro e con grande stupore (pensavamo di non incontrare nessun pellegrino), vediamo spuntare dietro a una curva, Michel (l'omino francese), che salutiamo con piacere. Lui aveva proseguito a piedi da Santiago fino a qu, completando con determinazione il suo sogno: finire tutto il cammino , compreso Finister, a piedi. Il viaggio finito, ho cercato di descrivere con questo diario, le sensazioni e i sentimenti che ho provato facendo questa esperienza ..... nella speranza di aiutare a capire, chi mi legger, cosa significa il "CAMMINO di SANTIAGO de COMPOSTELA" Buon Cammino a tutti.