Robert Spencer

L’Islam Senza Veli

Libera Traduzione del Libro:

Islam Unveiled — Disturbing Questions about the World’s Fastest-Growing Faith
(Robert Spencer, Encounter Books, San Francisco, 2002)

— www.jihadwatch.org —

Indice

Prefazione All’Edizione Italiana ........................................ 3 Prologo ............................................................................. 7 Cosa Significa Realmente Islam? .........................................................7 L’Islam Rispetta Le Donne? .............................................15 La Servitù Domestica......................................................................... 23 La poligamia........................................................................................25 Il Divorzio............................................................................................ 31 La Circoncisione Femmnile................................................................35 Un’altra Idea Dello Stupro .................................................................37

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Prefazione All’Edizione Italiana

Robert Spencer è un Autore americano, probabilmente il più noto contemporaneo critico dell’Islam. È fedele praticante della Chiesa cattolica greco melchita. La sua attività di critica in prima persona nei confronti dell’Islam inizia nel 2002, quando scrive il libro (di cui proponiamo una parziale traduzione) Islam Unveiled — Disturbing Questions about the World’s Fastest-Growing Faith, edito Encounter Books, San Francisco. Da allora ha scritto numerosi altri libri sull’argomento e ha partecipato a svariati dibattiti pubblici. La sua critica non si basa su presupposti discriminanti o pregiudizievoli, ma — ci sembra di comprendere — su un’unica questione fondamentale: può l’Islam, al di là dei dogmi costituiti dalla pratica sedimentata e dagli insegnamenti coranici, adeguarsi alle circostanze moderne come hanno sostanzialmente fatto almeno le altre grandi fedi monoteiste? Può in effetti sembrare essa stessa una domanda pregiudizievole, ma non se si tiene conto che tutti i precetti fondamentali dell’Islam risalgono a quattro secoli fa e che sono spesso tutt’oggi seguiti alla lettera (o quanto meno è leggittimo chiedersi se lo siano) a discapito a volte delle leggi moderne, del contesto culturale, degli orizzonti espansi e multiformi di un mondo plurale. L’Autore si sofferma spesso sul testo coranico anche per un motivo preciso: vuole sia chiaro come il testo stesso della fede Islamica esplicitamente si riferisca a determinate pratiche o precetti chiaramente incompatibili con principi di tolleranza, parità dei diritti e storie simili (ad esempio la superiorità naturale dell’uomo sulla donna, o la necessità della sottomissione degli infedeli). È
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chiaro che se questo è il testo, ciò che è necessario affinchè una convivenza sia possibile è che le comunità islamiche facciano altrettanto esplicite e non ambigue affermazioni (verbali e fattuali) di rifiutare tali pratiche e tali precetti. Che si condanni il terrorismo, le violenze domestiche, l’intolleranza, così come noi dobbiamo condannare senza appello il razzismo e il pregiudizio. In questa sede si propone la traduzione di due capitoli del testo di Spencer sopra citato: il Prologo e il IV Capitolo, interamente quest ultimo dedicato alla condizione delle donne dell’Islam. Il prologo ci è sembrato una valida introduzione al pensiero dell’Autore, trattando temi generali che impostano le questioni che Spencer vuole porre. Il capitolo relativo alle donne è stato scelto in quanto riguardante un tema che, tra gli altri, ci sta particolarmente a cuore, un tema che è facile dimenticare o rispetto al quale — è nostra opinione — è facile cedere ad una bieca e comoda disinformazione. Quello che si ritiene fondamentale del testo di Spencer è senza dubbio il costante riferimento alle fonti, riferimento che è chiaramente frutto di una vasta conoscenza del tema trattato, di cui abbiamo voluto approfittare. Al di là o meno quindi della piena condivisione delle considerazioni di Spencer sta naturalmente al lettore trarre le proprie considerazioni approfittando a sua volta di una tale sistematica trattazione tanto delle fonti coraniche quanto di episodi di cronaca attuale. Non è tutta la verità, senza dubbio, ma è una parte di verità che comunque non vogliamo ignorare. Se un appunto si può fare alle considerazioni dell’Autore — e se appunto si può chiamare — è solo quello di poter sembrare a sua volta parziale: emerge in alcuni punti dei suoi scritti che egli è praticante convinto di un’altra fede, ed è questo aspetto non del tutto laico — e certamente non del tutto libertario — del suo approccio che noi non ci sentiamo di condividere. Nonostante questo rimane a nostro parere una valida trattazione: offre da una parte informazioni di cui non siamo sempre o del tutto a conoscenza, dall’altra pone domande a nostro parere leggittime.
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Prefazione All’Edizione Italiana

Come già detto starà al lettore dirimere questa parzialità — esiste, del resto, un punto di vista che non sia parziale? Un’ultima considerazione rispetto in particolare alla trattazione della condizione della donna nell’Islam. Si deve ribadire con forza — al di là di quanto chiaramente emerga o meno dalle parole dell’Autore stesso — che la nostra posizione non vuole giudicare le scelte di alcuno. Il punto è, e deve rimanere, questo: le pratiche di un fedele, o di una fedele soprattutto, sono aderenti ad intime convinzioni o personali accettazioni? Più importante ancora: quanta violenza genera negli altri appartenenti della comunità una scelta differente da quella suggerita o imposta dalla propria fede? Inoltre, se una data comunità riconosce dei diritti agli uomini, in che luce è giusto considerare i diritti delle donne in assenza della reciprocità o della parità di tali diritti? Domande a nostro parere ardue, la cui considerazione non deve sfociare mai in un rifiuto categorico o nella denigrazione di una cultura diversa dalla nostra, ma che devono aiutarci a porre un limite tra ciò che è differenza e ciò che è inaccetabile ingiustizia. Buona lettura. www.IslamoFobia.info 2011

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Prologo

Cosa Significa Realmente Islam?
Al giorno d’oggi praticamente chiunque ha sentito l’espressione “Islam significa pace”. Chiunque, incluso il Presidente degli Stati Uniti e il Primo Ministro Britannico, continua a dirlo fin dagli attacchi terroristici dell’ 11 Settembre 2001. Tuttavia sfogliando il testo sacro dell’Islam, il Corano, si trovano espressioni come questa: Uccidi i pagani ovunque li trovi. Questi comandamenti ispirano persone come Amir Maawia Siddiqi, ragazzo Pakistano figlio di un piccolo imprenditore, a fare giuramenti come questo: “Io, Amir Maawia Siddiqi, figlio di Abdul Rahman Siddiqi, giuro davanti a Dio che per tutta la mia vita massacrerò gli infedeli... Possa Dio darmi la forza di adempiere a questo giuramento.”1 La dissonanza tra il senso comune e l’ingiunzione Coranica di uccidere i pagani richiede una più profonda indagine sulla dedizione dell’Islam alla pace, e ingloba una serie di problemi più generali sulla percezione che l’Occidente ha dell’Islam. La maggior parte degli Americani ha conosciuto per la prima volta il terrorismo Islamico contemporaneo alle Olimpiadi di Monaco del 1972, quando dei terroristi Musulmani uccisero gli atleti israeliani. Tuttavia, in quella occasione i cronisti — sia Occidentali che Mediorientali — ci assicurarono che quell’attacco non aveva nulla a che vedere con il vero Islam, che era solo l’ennesima schermaglia nell’annosa guerra tra Israele e Palestina. Questa posizione
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Cit. in David Rohde e C.J. Chivers, “Al Quaeda’s Grocery Lists and Manuals of Killing”, New York Times, 17 Marzo 2002, p. 1.

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l’abbiamo sentita altre volte da allora. Nel 1979 dei Musulmani assaltarono l’ambasciata statunitense in Iran prendendo 52 ostaggi. Ancora una volta ci fu suggerito che tutto ciò non aveva niente a che fare con l’Islam, ma che era invece un’espressione della rabbia che i cittadini iraniani provavano verso il governo degli Stati Uniti per il suo supporto allo shah tanto odiato. Quando un attentatore suicida si fece esplodere in una caserma della marina statunitense a Beirut, uccidendo 241 Americani, gli opinionisti ci spiegarono ancora che l’accaduto non aveva niente a che fare con l’Islam in sé; era solo un’altra questione di natura prettamente politica. Ancora e ancora, questo contrappunto tra violenza e assoluzione è stato ripetuto: quando dei terroristi Musulmani uccisero Leon Klinghoffer, anziano e sulla sedia a rotelle, gettandolo in mare dalla nave dirottata Achille Lauro nel 1985; quando dei militanti Musulmani bombardarono per la prima volta il World Trade Center nel 1993; quando uccisero diciannove soldati americani nel bombardamento delle Khobar Towers in Arabia Saudita nel 1996; quando bombardarono l’ambasciata statunitense in Kenia e in Tanzania nel 1998; quando bombardarono il cacciatorpediniere USS Cole nel 2000. Ogni volta che il terrorismo Islamico colpisce, gli Americani si precipitano ad assicurare sé stessi e il mondo: noi sappiamo che questo non è il vero Islam, noi sappiamo che questi terroristi stanno deturpando la religione della pace. Il coro è stato un crescendo dopo l’11 Settembre. George W. Bush, Tony Blair e praticamente tutti i leader occidentali hanno insistito che il loro nebuloso nemico non era l’Islam, bensì il terrorismo, e che la relazione tra i due era puramente casuale. Tra i capi di stato occidentali, solo l’italiano Silvio Berlusconi era in disaccordo: “Noi dobbiamo essere consapevoli della nostra superiore civilizzazione, un sistema che garantisce il benessere, rispetto per i diritti umani e — al contrario dei paesi Islamici — rispetto per i diritti politici e religiosi, un sistema che ha come valore la comprensione della diversità e la tolleranza”2. Ma l’Occidente,
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“EU deplores Dangerous Islam Jibe”, BBC News 27 Settembre, 2001.

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Prologo

apparentemente, non era a conoscenza di questa cosa, visto che la dichiarazione di Berlusconi ha fatto esplodere un furore internazionale. Guy Verhofstadt, Primo Ministro belga e Presidente dell’Unione Europea, attaccò Berlusconi praticamente incitando rappresaglie dai Musulmani: “Queste considerazioni potrebbero, pericolosamente, avere conseguenze. Faccio difficoltà a credere che il Primo Ministro italiano abbia fatto tali affermazioni... Anzi che unire le civiltà, esse potrebbero piuttosto alimentare un senso di umiliazione.”3 Berlusconi ha quindi ritrattato le proprie affermazioni con l’espediente sempre valido che erano state prese “fuori contesto”. Berlusconi guadagnò diversi mesi dopo un improbabile alleato nell’evangelista americano, e alcune volte candidato presidenziale, Pat Robertson. Nella Late Edition della CNN, Robertson afferma: “Mi vedo costretto a prendere le distanze dalle affermazioni del nostro stimato Presidente quando sostiene che l’Islam è una religione pacifica. Semplicemente non è così. E il Corano è molto chiaro su questo, se vedi un infedele, devi ucciderlo. Questo è quello che dice. Non mi sembra molto pacifico.” Questo, anche, ha suscitato sdegno. Per esempio il Washington Post si è chiesto: “Il Sig. Robertson sta forse cercando di iniziare una persecuzione? Se è così, ha preso la strada giusta!”. Una persecuzione! C’è una squisita ironia nella scelta dei termini. Ma il Post era più preoccupato della violenza degli Americani antiMusulmani che di quella dei Musulmani stessi:
Queste non sono parole innocenti — soprattutto se trasmesse a milioni di case da un leader religioso cui molti guardano come guida spirituale. Negli ultimi mesi questo Paese ha conosciuto molti attacchi seri a Musulmani innocenti, e a persone credute Musulmane. Che non ve ne siano stati altri è una prova sia della serietà delle forze dell’ordine nel rispondere a questi attacchi e, ancora più importante, dell’insistenza di tutti i leader politici — a partire dal Presidente Bush — che questo

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Ibid.

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L’Islam Senza Veli

Paese non è in guerra né con l’Islam né con i cittadini Musulmani. Su questo sfondo, l’affermazione di Robertson è sorprendentemente irresponsabile.4

Sia le risposte a Robertson che a Berlusconi mettono l’accento sulle idee come incitamento all’azione — in questo caso azioni dell’Occidente ai danni dei Musulmani. Ma le idee hanno conseguenze anche nel mondo dei Musulmani. Quali idee nell’Islam hanno così facilmente condotto al terrorismo? Perchè la religione Islamica è un terreno così fertile per la violenza? La risposta politicamente corretta sarebbe che tutte le religioni, o almeno le tre grandi fedi monoteiste, hanno risvolti sanguinari, forse addomesticati o attenuati, ma sempre presenti ai margini. “Ci sono Ebrei o Cristiani che giustificano la violenza con la religione”, argomenta il Post. Questo è storicamente vero. Ma quello che il Post ha omesso è che ad oggi né il Giudaismo né il Cristianesimo hanno organizzazioni violente paragonabili alla rete di al-Qaeda, o ad Hezbollah, o alla Jihad Islamica, o ad Hamas, o alle altre miriadi di gruppi terroristi Musulmani. L’occasionale attentatore alle cliniche per l’aborto, o la Lega per la Difesa Ebraica vengono riesumati quando servono esempi di violenza Ebraica e Cristiana, ma non hanno niente a che vedere con l’organizzazione di Osama bin Laden. La connessione tra questi gruppi e l’Islam è puramente casuale? È forse il risultato delle pressioni politiche nel mondo Musulmano? Se le condizioni politiche fossero state diverse, il mondo avrebbe potuto essere afflitto da migliaia di terroristi Cristiani invece che Musulmani? Oppure c’è qualcosa dell’Islam in sé che dà adito a questo genere di cose? Pochi hanno osato fare i conti apertamente ed onestamente con queste domande. Le ragioni di queste curioso silenzio sono molteplici e rivelatrici. Uno studioso del Medioriente è stato recentemente citato dal New York Times: “Tra la paura e il
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“Mr. Robertson incitement”, Washington Post, 23, Febbraio 2002, p. 20.

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Prologo

politicamente corretto, non è possibile dire altro che sdolcinate assurdità a proposito dell’Islam”5. Il politicamente corretto è una cosa, ma la paura? Di cosa sono preoccupate le persone come questo studioso, che ha voluto rimanere anonimo? Censura professionale? Disapprovazione? Licenziamento? No, queste ansie sono lussi degli accademici in altri campi. Gli studiosi che osano allontanarsi dalle “sdolcinate assurdità” sull’Islam hanno paure ben più basilari. L’esperienza dello studioso Christoph Luxemberg indica che queste paure non sono infondate. Luxemburg ha scritto un libro accademico in cui suggerisce che il Corano, il libro sacro dell’Islam, è stato mal tradotto e male interpretato dagli stessi Musulmani. Il suo lavoro potrebbe essere paragonato a quello dei Cristiani decostruzionisti dell’Insegnamento di Gesù, che hanno sfidato e occasionalmente attaccato in dogmi tradizionali cercando di determinare se Gesù abbia realmente detto o fatto le cose riportate nel Nuovo Testamento. Ma c’è una differenza cruciale. Secondo il New York Times, “Christoph Luxemburg è uno pseudonimo, e il suo tomo accademico La lettura Sirio-Aramaica del Corano ha stentato a trovare un editore benché sia considerato da molti importanti studiosi un lavoro fondamentale nel campo”. Nessuno studioso dell’Insegnamento di Gesù ha mai sentito il bisogno di nascondersi dietro ad uno pseudonimo, e neanche ha avuto difficoltà a trovare un editore. In effetti, nel mondo pubblica-o-muori dell’accademia, è praticamente inconcepibile che un professore anche solo consideri la possibilità di usare uno pseudonimo. Luxemburg forse ha solo tentato di non seguire le sorti di un altro studioso, Suliman Bashear, che “ha argomentato che l’Islam si è sviluppato gradualmente come religione piuttosto che emergere pienamente compiuto dalla bocca del Profeta”. Per questo i suoi studenti Musulmani dell’Università di Nablus della sponda occidentale lo hanno gettato da una finestra del secondo piano.6 Più
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Alexander Stille, “Scholars are quitely offering new theories of the Koran”, New York Times, 2 Marzo 2002, p.1. Ibid.

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notoriamente, il romanziere Salman Rushdie è stato condannato a morte dall’Iraniano Ayatollah Khomeini per aver dipinto Mometto e i primi giorni dell’Islam in una luce non lusinghiera. In contrasto, Bertrand Russel non ha avuto una taglia sulla testa dopo aver scritto Perchè non sono Cristiano. Il vescovo episcopale John Shelby ha guadagnato molta notorietà per aver sfidato praticamente ogni credenza tradizionale della Cristianità, ma non è stato punito con la defenestrazione. La famosa atea Madalyn Murray O’Hair è stata uccisa, è vero, ma è stato per il suo denaro, non per la sua blasfemia. Infatti, queste persone ed altre come loro hanno guadagnato rispetto in alcuni ambienti, accolti per il loro coraggio intellettuale e la loro onestà. Alcuni sicuramente hanno approfittato di una certa moda. Certamente hanno innescato controversie, a volte anche abbastanza accese. Ma non hanno vissuto nella paura per le proprie vite. Parlare liberamente a proposito dell’Islam è invece più rischioso. Ma domande difficili devono essere poste — e soddisfatte — se l’Occidente vuole rispondere adeguatamente alla minaccia terroristica. Perchè, se ci sono elementi nell’Islam in sé che generano violenza, non è né irresponsabile né istigatore affermarlo. Questo non per incitare dei teppisti ad attaccare Musulmani per strada, ma per guardare chiaramente contro cosa l’Occidente si sta misurando. A questo proposito, i seguenti capitoli riguarderanno da vicino i diritti umani nel mondo Islamico, come vengono trattate le donne, e alcuni elementi del codice morale degni di nota che i Musulmani prendono dal Corano e dall’esempio di Maometto. Esplorerò la questione del perchè l’Islam è stato un terreno così fertile per la fioritura della scienza e della cultura ma non lo è più — e cosa comporta questo cambiamento per le relazioni odierne tra l’Islam e l’Occidente. Un’altra questione storica con importanti implicazioni riguarda la tanto decantata tolleranza dell’Islam verso le minoranze religiose, che secondo praticamente tutti gli osservatori era notevolmente maggiore di quella mostrata dalle società Cristiane dell’Europra pre-moderna. Parimenti esplorerò il tema delle Crociate, perenne fonte di vergogna per l’Occidente, per valutare se il
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Prologo

ruolo che è stato loro assegnato nell’odierno dibattito — cioè quello di evidenza (presente e futura) della voracità e dell’imperialismo dell’Occidente — è ad oggi giustificata. Così facendo non intendo né discolpare il moderno, secolare Occidente né incriminare i Musulmani in generale o l’intero Islam. Infatti c’è moltissimo da amare nella cultura Islamica, nella musica e nella letteratura. L’Islam non è un monolite, e la cultura che esso ha ispirato ha donato tanta bellezza al mondo. Ma questi fatti non dovrebbero impedire ulteriori analisi su una questione così importante per il futuro dell’Occidente: se l’Islam può essere secolarizzato, se può essere purgato dei suoi aspetti militari, e condotto in una cornice di pluralismo culturale e religioso. Devo sottolineare fin dall’inizio che il mio intento non è in alcun modo quello di attirare odio sui Musulmani. Personalmente, ho conosciuto dei Musulmani la cui carità mi ha fatto vergognare. Chiunque sia ragionevole comprende che una critica all’Islam non è un attacco a tutti coloro che aderiscono a questa fede. Se i semi del terrorismo giacciono nel cuore dell’Islam, questo non fa di ogni Musulmano un terrorista, né scusa alcun tipo di ingiustizia nei confronti dei Musulmani. Oggi, infatti, i Palestinesi ed altri Musulmani soffrono torti che non possono essere giustificati. Ma nei capitoli a venire — accantonando ogni pio pensiero — noi valuteremo se in qualche modo l’Islam non inasprisca esso stesso i conflitti in cui questi torti si consumano.

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L’Islam Rispetta Le Donne?

“Dopo di me” ha detto il Profeta dell’Islam “non ho lasciato alcuna Fitnah (tormento e afflizione) più dannosa all’uomo della donna.”7 Inoltre “il presagio demoniaco si trova in tre cose: il cavallo, la donna e la casa.”8 Sia Musulmani che non-Musulmani affermano che Maometto è stato frainteso e che non era in effetti così misogino come queste affermazioni lo fanno sembrare. “La concezione di alcuni Cristiani sui diritti delle donne nell’Islam,” osservano gli studiosi Musulmani Amatul Rathman Omar e Abdul Mannan Omar “è basata sulla loro assoluta ignoranza degli insegnamenti del Corano e dell’Islam.”9 Non c’è dubbio che Maometto amasse le donne, e che su sua iniziativa l’Islam ha introdotto determinate innovazioni nei diritti delle donne. Ma se alcuni analisti occidentali hanno ragione, l’Islam ha una certa facilità ad essere dirottato: ai giorni nostri dai terroristi, e nei secoli passati dai maschilisti. Secondo una famosa scrittrice dell’Islam, Karen Armstrong, le donne ai tempi di Maometto “non sembra avessero un’ esperienza oppressiva dell’Islam, benché più tardi, come è avvenuto per la Cristianità, gli uomini hanno preso in mano la fede dirottandola verso la patrarchia in vigore.”10 Dopo aver riscontrato questa equivalenza morale, Armstrong afferma che “l’emancipazione delle donne era un progetto molto caro al cuore del Profeta” ed enumera le innegabili conquiste dell’Islam per le donne: “Il Corano ha dato
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Sahih Bukhari, vol. 7, l. 67, no. 5096. Sahih Bukhari, vol. 4, l. 56, no. 2868. Amatul Rathman Omar e Abdul Mannan Omar, Introduction to the study of the Holy Qur’an, in The Holy Qur’an: Arabic text — English translation, p. 43. Karen Armstrong, Islam: A short history, Modern Library, 2000, p. 16.

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alle donne il diritto all’eredità e al divorzio secoli prima che alle donne dell’Occidente fossero accordati tali diritti.” Ma, sotto l’influenza Cristiana, la tolleranza del Profeta non seguitò nelle successive generazioni:
Il Corano prescrive un certo grado di segregazione e di uso del velo per le mogli del Profeta, ma non c’è niente nel Corano che richieda che tutte le donne usino il velo o la loro segregazione in una parte separata della casa. Queste usanze vennero adottate tre o quattro generazioni dopo la morte del Profeta. I Musulmani all’epoca imitavano i Greci Cristiani di Bisanzio, le cui donne indossavano lunghi veli e vivevano segregate in questa maniera; essi hanno fatto propria in una certa misura anche la loro misoginia.11

Forse è vero che la misoginia Islamica è semplicemente un’influenza straniera proveniente dalla Cristianità. D’altro canto, forse — come in altri campi — ciò che era innovativo ed umano agli albori dell’Islam è oggi antiquato e limitante, poiché i Musulmani mancano di un meccanismo che conduca quelle che essi considerano le parole di Dio Onnipotente ad essere in linea con le circostanze moderne. Certamente alcuni Musulmani hanno preso di gusto la misoginia, come evidenziato dal terribile racconto delle quindici ragazze morte nell’incendio della loro scuola in Arabia Saudita nel Marzo del 2002. Non essendoci uomini nella scuola, le ragazze avevano tolto l’abito Islamico per le lezioni. La polizia saudita religiosa, la muttawa, non avrebbe permesso loro di uscire dalla scuola perchè non erano velate. La morte delle ragazze era preferibile al rischio di esporre gli uomini del vicinato a pensieri impuri.12 Ma questo è un caso estremo. Per andare al nocciolo della questione possiamo iniziare andando a vedere cosa dice il Corano. Musulmani che si confrontano con Occidentali sulla questione dei diritti delle donne spesso fanno riferimenti a versi che sembrano determinare l’uguaglianza di uomini e donne davanti ad Allah. Uno
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Ibid. www.cnn.com, 14 dicembre 2001.

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L’Islam Rispetta Le Donne?

di questi: “Uomini, abbiate paura del vostro Signore, che vi ha creato da un’unica anima. Da quella stessa anima Egli ha creato la sua compagna, e attraverso esse ha popolato la terra con innumerevoli uomini e donne” (Sura 4:1). Un altro: “Non negherò a nessun uomo o donna tra voi la ricompensa del vostro lavoro. Voi siete la progenie l’uno dell’altro” (Sura 3:195). Ciò nonostante una gerarchia c’è sempre: “Le donne avranno con giustizia diritti simili a quelli esercitati contro di loro, benchè gli uomini abbiano uno status ad esse superiore” (Sura 2:228). Questa superiorità è divinamente ordinata: “Gli uomini hanno autorità sulle donne perchè Dio ha fatto l’uno superiore all’altra e perchè essi spendono i propri beni per mantenerle” (Sura 4:34). Così, si raccomanda ai mariti: “Le donne sono i vostri campi; entrate, allora, nei vostri campi quando più vi piace” (Sura 2:223). A parte questa direttiva, si potrebbe argomentare che non abbiamo a che fare con niente di più forte di un noto versetto della Bibbia, fonte di imbarazzo per tutti i Preti e Ministri occidentali, attribuito a San Paolo: “Donne, siate sottomisse ai vostri mariti, così come al vostro Signore” (Efesini 5:22). Certamente l’idea che gli uomini sono superiori alle donne è stata sostenuta in varie epoche prendendo forza da questo verso, tuttavia tale lettura è controbilanciata dalla concorrente responsabilità dell’uomo di amare sua moglie con amore sacrificale “come Cristo ha amato la sua Chiesa e ha dato la sua vita per essa” (Efesini 5:26). Ma anche se l’Apostolo avesse voluto intendere che gli uomini sono superiori alle donne per certi aspetti, non è comunque nella stessa misura in cui è inteso nel Corano, ad esempio nelle istruzioni per la testimonianza legale: “Chiamate a testimoniare due uomini tra di voi, ma se due uomini non possono essere trovati, allora scegliete un uomo e due donne che giudichiate adeguate a fungere da testimoni; così che se una commette un errore l’altra le possa ricordare” (Sura 2:282). Cioè una testimone donna vale la metà di un uomo. Il Corano insegna “Le donne di valore sono obbedienti. Esse proteggono le loro parti nascoste perché Dio le ha protette. Per
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quelle da cui temi disobbedienza, ammoniscile e mandale a dormire in letti a parte e battile” (Sura 4:34). C’è, abbastanza incomprensibilmente, un certo disaccordo tra i Musulmani sul significato di questo verso. Alcuni si sentono a disagio con l’idea che Allah dica ai mariti di “battere” le mogli. Nella sua famosa traduzione del Corano ‘Abdullah Yusuf ‘Ali aggiunge una chiosa cruciale, rendendo il comandamento così: “sculacciale (delicatamente)”13. Un altro gruppo di traduttori, che hanno liberamente inserito i loro commenti tra parentesi nel testo originale del Corano, vanno persino oltre, eliminando qualsiasi accenno alla punizione fisica da questo estratto dalla Sura 4:34: “Per quelle donne (da parte delle quali) percepisci disobbedienza e un cattivo comportamento, puoi ammonirle (prima amorevolmente) e (poi) rifiutarti di condividere il letto con loro e (come ultima risorsa) punirle (moderatamente).”14 Sul versante opposto troviamo la traduzione di Mohammed Marmaduke Pickthall: “Per quelle da cui temi ribellione, ammoniscile e bandiscile su letti a parte e frustale”15. Ahimè, quasi tutte le traduzioni del Corano pendono dalla parte di Pickthall nel tradurre l’Arabo con almeno qualche nozione di punizione fisica, e non solo il vago “puniscile”.

COSA DICONO GLI HADITH16
La Sunna17 potrebbe essere una fonte dell’ambivalenza dei traduttori. Alcuni hadith, benchè non appaiano nella raccolta di Bukhari o in altre fonti generalmente considerate le più valide,

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The meaning of the Holy Qur’an, tradotto e commentato da ´Abdullah Yusuf ´Ali, 10° edizione (Amana Publications 1999). Da Sura 4:34, in The Holy Qur’an: Arab text — English Traslation. Mohammed Marmaduke Pickthall, The meaning of Glorious Qur’an (New American Library, 1991). Sono racconti del comportamento del Profeta — preso come esempio infallibile di condotta — trasmessi attraverso catene di trasmettitori-garanti che vi avevano per lo più direttamente assistito [N.d.T.] Il corpo di atti e detti del Profeta, trasmesso attraverso gli hadit [N.d.T]

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raccontano che il Profeta di fatto proibisse di picchiare la propria moglie. Nel Sunan abu-Dawud, un altro dei sei Sahih Sittah (o raccolte affidabili), un hadith recita: “Narrato da Mu’awiyah ibn Haydah: Io ho detto: Apostolo di Allah, come dovremmo approccarci alle nostre mogli e come dovremmo lasciarle? Egli rispose: Avvicinati al tuo [campo] arato quando o come vuoi, dalle (a tua moglie) cibo quando prendi cibo, vestila quando vesti te stesso, non insultarla e non picchiarla”18. Comunque, al contrario di hadith che sono comunemente accettati dai Musulmani, questo non è ripetuto in altre raccolte; la sua autenticazione è ritenuta debole. Per di più, anche nel Sunan abu-Dawud si trova la prova che il Profeta potrebbe aver avuto un ripensamento sull’argomento:
Iyas ibn Abdullah ibn Abu Duhbab riferisce che l’Apostolo di Allah ha detto: Non picchiare i manufatti di Allah, ma quando Umar è andato dall’Apostolo di Allah e ha detto: Le donne sono diventate sfrontate verso i loro mariti, egli (il Profeta) ha dato il permesso di batterle. Quindi molte donne andarono alla famiglia dell’Apostolo lamentandosi dei propri mariti. Così l’Apostolo di Allah ha detto: Molte donne sono andate alla famiglia di Maometto lamentandosi dei propri mariti. Esse non sono le migliori tra voi.19

Lamentarsi dei mariti dà loro il permesso di picchiare le proprie mogli. Lamentarsi delle mogli è solo criticato in quanto atto di lamentarsi. Parimenti, la stessa raccolta di hadith contiene questo: “Narrato da Umar ibn al-Khattab: Ad un uomo non sarà chiesto perchè ha picchiato sua moglie”20. Non sarà chiesto, intende nel Giorno del Giudizio? Nella società islamica? In entrambe? L’hadith non lo dice.

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Abu-Dawud Sulaiman bin Al-Aash´ath Al-Azdi as-Sijistani, Sunan abu-Dawud, trans. Ahmad Hasan, bk. II, no. 2138. Vedi anche no. 2139. www.usc. edu/dept/MSA/reference/searchhadith.html Sunan abu-Dawud, bk. 11, no. 2141. Ibid. bk. 11, 2142.

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In ultima analisi la sola esistenza della Sura 4.34 mette in dubbio questi versi contro la violenza verso le mogli. È estremamente improbabile che Maometto abbia contraddetto ciò che egli stesso aveva prima presentato ai Musulmani come il verbo di Allah, senza dichiarare il verso abrogato (come ha fatto con alcuni altri).21 Né il picchare le mogli è solo una questione di interesse storico nell’Islam, almeno non più di quanto lo sia una qualsiasi altra parte del Corano. Il sostegno del viandante contiene le stesse istruzioni della Sura 4:34 su come avere a che fare con una moglie disobbediente: “Se ella commette ribellione, egli si astiene dal dormire … con lei senza dire niente, e può colpirla, ma non in un modo che la danneggi, vale a dire che non può … romperle le ossa, ferirla, o causarle perdita di sangue.”22 Queste direttive non sono pensieri del passato. Nel 2000 Kemal Guran, clericale turco ritirato dall’attività, ha fatto scoppiare una polemica in quella nazione Musulmana secolarizzata che è la Turchia con un passaggio nel suo opuscolo Il prontuario dei Musulmani. Secondo la BBC “L’opuscolo, publicato dalla Pious Foundation, che fa parte della Direzione per gli Affari Religiosi, sostiene che gli uomini possono picchiare le proprie mogli fintanto che non le colpiscono in faccia e possono picchiarle solo moderatamente.” Guran “suggerisce anche che gli uomini sono superiori alle donne per natura”. Le parole chiare del Corano supportano entrambi questi punti, ma sembra che alcuni sostenitori del Profeta abbiano mancato la Sura 4:34. L’articolo della BBC continua: “Sema Piskinsut, che presiedie la commissione parlamentare per i diritti umani, ha
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Ci sono diversi passaggi del Corano che sono stati abrogati e rimpiazzati da altri passaggi. Questa è l’origine dei “Versi Satanici” resi famigerati da Salman Rushdie: nella tradizione Musulmana una storia racconta che Maometto, nel tentativo di chiamare a sé i politeisti, proclamò una rivelazione chiamando alcune delle loro divinità “figlie di Allah.” Non molto tempo dopo, comunque, ebbe un ripensdamento e corresse il verso, attribuendo l’originale all’influenza di Satana. Il Corano stesso riferisce della propria natura cangiante: “Se Noi abroghiamo un verso o ne causiamo l’oblio, Noi lo rimpiazzeremo da uno migliore o simile” (Sura 2:106). L’abrogazione di versi nel Corano è uno studio affascinante con implicazioni importanti per lo status di Profeta di Maometto, ma in ogni caso il verso “delle botte alle mogli” non è tra quelli abrogati [N.d.A.] Reliance of the traveller, m10.12.

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affermato che l’opuscolo era pieno di inesattezze, e che ha male interpretato le parole di Maometto e dell’Islam”23. Forse Piskinsut non si riferisce al Corano, ma all’odierno Islam. Forse l’accusa che Guran “ha male interpretato le parole di Maometto e dell’Islam” significa in realtà che l’anziano Imam sta cercando di far rivivere una pratica che i Musulmani hanno relegato molto tempo fa al mucchio di ceneri della storia. Forse, almeno nel permettere il picchiare le mogli, Guran non è del tutto solo tra i Musulmani. Nello stesso anno in cui lui ha pubblicato Il prontuario dei Musulmani, un altro libro dava lo stesso consiglio, causando lo stesso schiamazzo nell’animata comunità Musulmana spagnola. Il libro dell’Imam spagnolo Mohamed Kamal Mostafa, Le Donne nell’Islam, raccomanda come migliore punizione per una moglie la correzione verbale ed un periodo di astinenza sessuale, ma non esclude il picchiarla finché rimane all’interno di severe linee guida.” Più avanti specifica che il marito “non dovrebbe mai picchiare la moglie in uno stato di rabbia estrema o cieca.” Non dovrebbe mai colpire le parti del corpo sensibili, come viso, testa, petto o stomaco. Dovrebbe colpire solo mani e piedi, usando una bacchetta così fine e leggera da non lasciare cicatrici o lividi. L’obiettivo del marito … dovrebbe essere quello di causare sofferenza psicologica, e non quello di umiliare o abusare fisicamente sua moglie.24 Per aver scritto questo Mohamed Kamal Mostafa sta affrontando una causa civile intentata da un’associazione di gruppi di donne spagnole. Ma cosa ha fatto in effetti? Egli ha semplicemente ripetuto la Sura 4:34: “mandale in letti a parte e battile.” Così, quei gruppi di donne non hanno un contrasto con l’Imam, ma con il Corano. Forse le donne spagnole dovrebbero far causa al Profeta!

23 24

“Row over Turkey’s wife-beating book”, BBC News, 10 Agosto 2000. Flora Botsford, “Spanish women’s fury at Islamic advice”, BBC News, 24 Luglio 2000.

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Anche il Dr. Jamal Badawi, uno studioso e apologeta Musulmano relativamente moderato, riconosce agli uomini il diritto di picchiare le proprie mogli. Citando la Sura 4:34, il Dr. Badawi è chiaramente a disagio per questa prerogativa e cerca di giustificarla così: “Questa misura è più accuratamente spiegata come un gentile colpetto al corpo, MA MAI SULLA FACCIA, rendendola più una misura simbolica che punitiva” (enfasi nell’originale).25 Altrettanto, gli editori del Sahih Bukhari glissano sulla questione in una maniera minimalista che ricorda le parole di ‘Abdullah Yusuf ‘Ali: “Picchiale (leggermente[,] le tue mogli, se è utile) [i.e. senza causare loro una sofferenza importante]” (virgolette nell’originale).26 Lo sforzo di queste autorità Musulmane per limitare la violenza delle botte che danno i mariti è encomiabile. È un altro caso in cui i loro sentimenti si dimostrano migliori delle loro convinzioni religiose: il vero Dio ha riposto nei loro cuori una compassione maggiore di quella che Maometto ha riposto nel Corano. Ma quando cercano di far passare l’autorizzazione a picchiare la propria moglie come “un gentile colpetto”, i Musulmani caritatevoli come Badawi non colgono il punto. Queste violenze non diventano accettabili solo perchè non rompono ossa o non lasciano cicatrici. Anche quando non infliggono alcuna sofferenza fisica indicano comunque un rapporto tra un superiore ed un subordinato, non una sacra unione tra pari. Più importante ancora, un colpetto gentile è una cosa soggettiva. Nel privato delle mura domestiche (e nel fervore della circostanza) il colpetto di uno è il pestaggio brutale di un altro. Inoltre, una volta che il libro di Allah autorizza a picchiare le mogli, crea anche un’immagine del matrimonio che, malgrado la sua superficiale rassomiglianza con il modello occidentale, è invece di fatto lontano un mondo dall’unione in cui “l’amore reciproco diventa l’immagine dell’amore assoluto ed inesauribile con cui Dio ama gli uomini.”27
25

Jamal Badawi, Ph.D., Gender equity in Islam: Basic principles (American Trust Publications, 1995, endnote 14, Reprinted at www.jannah.org/genderequity/. Sunan abu-Dawud, vol.7, bk. 67, ch. 94. The Catechism of the Catholic Churh, 2° ed. (Libreria Editrice Vaticana, 1997), no. 1604. Benchè la fonte citata sia Cattolica, essa esprime un sentimento che sia Protestanti che

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LA SERVITÙ DOMESTICA
Quanto lontana la Casa dell’Islam sia da questa atmosfera di amore reciproco è chiaro a partire da molte fonti Musulmane. Un hadith riporta il Profeta dire: “se un uomo invita la propria moglie a dormire con lui ed ella gli si rifiuta, allora gli angeli manderanno le loro maledizioni su di lei fino al mattino.”28 Il Profeta non dice niente sul perchè la donna potrebbe rifiutarsi. Il sostegno del viandante fa eco a Maometto. Questa fonte shafi’ita ortodossa prescrive che: “Il marito è obbligato a sostenere la moglie solo quando ella si dà a lui o gli si offre, vale a dire che gli permette pieno godimento della sua persona e non gli rifiuta il sesso in nessun monento della notte o del giorno.”29 Un altro aspetto del ruolo tradizionale delle donne Musulmane è rivelato dal racconto di Amir Taheri dell’incontro dell’Ayatollah Khomeini con la sua promessa sposa: “Ella poteva vedere il suo pretendente, ma tutto ciò che Ruhollah30 poteva vedere era una creatura minuta coperta di nero. Non parlava, come una fanciulla che, se la sua voce fosse stata sentita da estranei, sarebbe stata distrutta.”31 Ahimé, il corteggiamento dell’Ayatollah non è una cosa molto romantica; suona più come l’assunzione di una domestica. (A suo merito va detto comunque che Khomeini si è sposato solo una volta, e a quanto si dice ha sempre mostrato a sua moglie un amore tenero e costante). Le donne in ogni caso dovrebbero essere grate di essere solo domestiche, perchè potrebbe andare molto peggio. Numerosi hadith riportano Maometto dire ad un gruppo di donne che il loro sesso
Ortodossi sottoscriverebbero, e che anche Occidentali laici apprezzerebbero per la sua articolazione di amore e mutualità.
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Sahih Bukhari, vol. 7, bk. 67, no. 5193. Reliance of the traveller, m11.9. Il nome completo dell’ Ayatollah è Ruhollā Mustafā Mosavi Khomeyni [N.d.T.] Amir Taheri, The spirit of Allah: Khomeini and the Islamic Revolution (Adler & Adler, 1986) p. 90.

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popolerà l’inferno: “Una volta l’Apostolo di Allah uscì dal Musalla32 (per offrire la preghiera) ‛Id-ad-Adha o la preghiera Al-Fitr. Poi passò vicino alle donne e disse: ‘Donne! Fate l’elemosina, poiché ho visto che la maggioranza degli abitanti del fuoco infernale eravate voi (donne).’” Quando le donne ne chiesero il motivo, egli spiegò, “voi imprecate spesso e non siete grate ai vostri mariti. Io non ho mai visto nessuno così carente in intelligenza e religiosità come voi. Un uomo cauto e sensibile potrebbe essere fuorviato da qualcuna di voi.” Per supportare la sua affermazione sulle carenze femminili egli fece riferimento al Corano: “Non è la testimonianza di due donne equivalente a quella di un solo uomo? [Cfr. Sura 2:282] ... Questa è la sua carenza in intelligenza. Non è forse vero che la donna non può né digiunare né pregare durante il ciclo? ... Questa è la sua carenza nella religione.”33 L’idea che l’inferno sarebbe pieno più di donne che di uomini compare spesso negli hadith. Solo per fare un altro esempio: “Il Profeta ha detto, ‘Stavo alle porte del Paradiso e ho visto che la maggioranza di persone che entravano erano i poveri, mentre gli agiati erano fermati alla porta (per le loro azioni). Ma alla gente del Fuoco veniva ordinato che fossero condotti al Fuoco. Poi sono andato alle porte dell’Inferno e ho visto che la maggioranza delle persone che entravano erano donne.’”34 Alla luce di queste tradizioni è chiaro perchè gli uomini Musulmani hanno così spesso rinforzato lo stereotipo di misogini che trattano le donne con sospetto, sdegno e derisione. Quando hanno a che fare con donne, essi hanno a che fare con una classe ritenuta affetta da gravi difetti morali e intellettuali, senza menzionare ogni tipo di impurità fisica in una religione ossessionata dalla pulizia rituale. Le donne, per di più, sono in serio pericolo di finire all’inferno.

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Oratorio della preghiera all’interno della Moschea [N.d.T] Sahih Bukhari, vol. I, bk. 6, no. 304. Coloro che sottolineano simili affermazioni dei Padri della Chiesa medievali dovrebbero ricordare che nessuno segue neanche uno di quei Padri allo stesso modo in cui i Musulmani seguono Maometto. Sahih Bukari, vol. 7, bk. 67, no. 5196.

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Ma per finirci, meglio che abbiano il permesso: le donne Musulmane i cui mariti osseravano la legge Islamica alla lettera devono avere il permesso dei loro mariti anche per avventurarsi fuori casa. Il Profeta Maometto ha detto che se una moglie lascia la casa senza il consenso del marito “gli angeli manderanno le loro maledizioni su di lei fino a che non torni o si penta.”35

LA POLIGAMIA
L’uomo Musulmano è libero di sposare praticamente tutte le donne che sceglie, perchè l’Islam consente anche la poligamia. “Se tu temi di non saper trattare (ragazze) orfane con imparzialità, allora puoi sposare un’altra donna che ti sembra adatta: due, tre, o quattro di loro.” (Sura 4:3). Questo verso è stato tradizionalmente interpretato come il permesso per un uomo ad avere fino a quattro mogli, benchè il divorzio e il concubinaggio nell’Islam gli permettano di avere un numero praticamente illimitato di mogli. I Musulmani si affrettano a mostrare agli Occidentali critici il resto del passaggio: “Ma se temi di non saper mantenere equità tra di loro, sposane una sola.” In onestà, dovrei sottolineare che il verso continua: “o ognuna delle schiave che puoi possedere” (Sura 4:3). Un altro verso mette in guardia gli uomini: “Provaci quanto puoi, non puoi trattare le tue mogli in modo imparziale” (Sura 4:129). I Musulmani che sostengono la monogamia mettono questi passaggi insieme: il Corano riconosce che un uomo non potrà mai trattare tutte le sue mogli in modo imparziale, e gli dice che se non può farlo allora deve sposarne solo una. Quindi, dicono, il Corano di fatto proibisce la poligamia. Altri che non vogliono spingersi così in là sottolieano che il Corano limita l’uomo a quattro mogli (secondo l’affermazione della grande maggioranza di studiosi) e questo pone una restrizione compassionevole su questa pratica. Prima che Maometto ricevesse la

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Reliance of the traveller, p. 42.2 (4).

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rivelazione del Corano, sostengono, gli uomini avevano centinaia di mogli. L’Islam ha introdotto una salutare moderazione e perciò ha elevato lo status delle donne. I Musulmani affermano che la Bibbia non condanna la poligamia, quindi gli Occidentali non possono denunciarla come costume intrinsecamente immorale. Costoro indicano fattori di equilibri della popolazione e altri fattori sociali per argomentare che in molti casi la poligamia è un’altrenativa più compassionevole della monogamia. Gli uomini e le donne sono diversi, sostengono costoro: una donna di natura desidera solo un uomo, mentre un uomo desidera più donne; così l’Islam è più realistico del Cristianesimo perchè ne tiene conto. Badawi conclude,
Quello che risulta dai decreti Coranici, presi insieme, è uno scoraggiamento della poligamia a meno che non ve ne sia necessità. È inoltre evidente che la regola generale dell’Islam è la monogamia e non la poligamia. Comunque, il permesso di praticare una poligamia limitata è coerente solo con la visione realistica che ha l’Islam della natura dell’uomo e della donna e dei vari bisogni sociali, problemi e variazioni culturali.36

Lo studioso Musulmano Seyyed Hossein Nasr inveisce contro “il pregiudizio del Cristianesimo contro la poligamia”, pregiudizio che ha invaso alcuni segmenti eccessivamente modernizzati della Casa dell’Islam. “Alcuni — sostiene — si sono spinti così oltre da definirla immorale e a preferire la prostituzione ad un modello sociale che minimizza la promiscuità dei rapporti nella massima misura.”37 Ma è quanto meno inaccurato sostenere che coloro che sono critici verso la poligamia preferiscono la prostituzione o la promiscuità, e che la poligamia le minimizza all’interno dell’Islam. Nasr parte dalla nozione, ampiamente condivisa ai giorni nostri, della natura umana come pentola a pressione: quando la pressione aumenta bisogna lasciare uscire un po’ di vapore. Se sei pieno di
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Jamal Badawi, Ph.D., “Poligamy in Islamic law”, 1998, www.users.globalnet.co.uk~iidc/qalam/html/poly.html Seyyed Hossein Nasr, Ideals and realities of Islam (ABC International Group, 2000), p.105.

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rabbia dai un pugno al muro, o almeno ad un cuscino. Se sei pieno di desiderio sessuale, fallo uscire in qualche modo, perchè trattenerlo ti fa male. Così, l’Islam è più realistico e compassionevole del Cristianesimo perchè provvede a questo rilascio di vapore sessuale in un modo sicuro e sano — la poligamia — in opposizione ad una via che è piena di pericoli e danneggia le donne coinvolte — la prostituzione. Di fatto, questa immagine dell’animo umano come una pentola a pressione è un’idea relativamente moderna, diffusa dalla secolare psicologia. Molti saggi attraverso i secoli, Cristiani e non, hanno abbracciato la visione opposta, ben riassunta da Giacomo, fratello del Signore e primo vescovo di Gerusalemme: “Resisti al diavolo e quello se ne andrà” (Giacomo 4:7). Analogamente, nella tradizione cattolica, San Tommaso d’Aquino pensava che le abitudini non vengono sradicate nutrendole ma affamandole. Solo nei tempi moderni questa saggezza è stata rifiutata su larga scala. Se è falsa, dovremmo aspettarci di vedere l’affermazione di Nasr confermata nei paesi dove la poligamia è comune: lì non ci dovrebbero essere né prostituzione né promiscuità. Tuttavia recentemente il Musulmano Bangladesh è stato costretto a legalizzare la prostituzione. Facendo sì che “centinaia di professioniste del sesso” iniziassero a danzare nelle strade della capitale, Dhaka.38 Da dove vengono queste centinaia di prostitute in una terra Musulmana? Non è probabile che le loro controparti possono essere trovate altrove nel mondo Musulmano (a dispetto delle restrizioni legali) e che l’approccio Islamico cosiddetto realistico al sesso non lascia le prostitute a corto di clienti, anzi le rende più popolari? Anche se un uomo Musulmano ha solo una moglie (che è l’organizzazione più comune nella maggior parte delle società Islamiche) il permesso datogli dal Corano di prenderne un’altra senza il suo consenso (così come quello di piccchiarla) fanno del matrimonio Islamico una istituzione fondamentalmente diversa dal
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“Dhaka sex workers celebration”, BBC News, 30 Marzo 2000.

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matrimonio occidentale. Che lo usino o meno, gli uomini Musulmani hanno il permesso divino di commettere atti che in un contesto occidentale verrebbero considerati infedeltà. Nella sua elegante opera sulla storia di Costantinopoli dopo la conquista da parte dei Musulmani, Philip Mansel ci offre un toccante esempio che coinvolge la figlia del Sultano dell’Impero Ottomano:
Persino questi Ottomani, così potenti e privilegiati, possono essere torturati dalla gelosia. Adile Sultan, figlia del grande riformatore del diciannovesimo secolo, Mahmud II, sposò un ufficiale dell’esercito, Mehmed Ali Pasha. Erano innamorati. Un giorno, nell’elegante ritrovo del Corno D’oro chiamato Le Dolci Acque d’Europa, ella attrasse la sua attenzione. Poiché era abbontantemente velata, egli non poteva sapere chi lei fosse. Egli lasciò cadere un fazzoletto profumato ai piedi di lei. Quella notte il Pasha trovò il fazzoletto sul cuscino accanto alla moglie che dormiva.

Un giorno, secondo Mansel, Adil Sultan andò ad una moschea lontana da casa. Avvantaggiandosi della tanto decantata ospitalità orientale, si fermò per riposare in un caseggiato lungo la strada. Mentre gustava caffè e sorbetto, rimase sorpresa nell’apprendere che anche la sua ospite era moglie di Mehmed Ali Pasha! Non disse niente, comunque, e tornò a casa — dove, riporta Mansel, “da quel momento visse reclusa, scrivendo poesie di incredibile tristezza. Quando morì nel 1898, fu bruciata accanto al marito. Non parlarono mai della sua infedeltà.”39 Questa è solo la storia di una donna, ma non ci vuole una gran conoscenza della natura umana per rendersi conto che è una storia che si ripete ancora in tutto il mondo. Il Corano ordina ad un uomo di non sposare più di una donna se non può trattarle tutte equamente, ma questa è stato generalmente interpretato dai Musulmani come un eguale supporto economico. Un’equa distribuzione dell’affetto non sarebbe possibile — persino il Profeta

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Philip Mansel, Costantinople: City of the world’s desire, 1453-1924 (St. Martin’s Griffin, 1998), p. 105.

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preferiva Aisha40 su tutte le altre mogli41. Bukhari riporta che un seguace del Profeta fu abbastanza sfrontato da chiedergli, “Chi è per te la persona più amata?” Maometto rispose: “Aisha.”42 Cosa possono aver pensato le altre sue mogli? La disuguaglianza nell’affetto può fare del matrimonio poligamo una prigione di dolore. L’harem del Profeta non ne era immune. Aisha è stata certamente fonte di tensioni tra le mogli di Maometto; ella è stata una delle cause principali a quel che sappiamo del famoso incidente, riportato nell’ultimo capitolo, della tresca con Maria la Copta nel giorno riservati ad Hafsa. Ella riporta anche “Zainab era in competizione con me (per la sua bellezza e per l’amore del Profeta).”43 Nella casa del Profeta la gelosia era — naturalmente — così pervasiva che Aisha ammette di essere stata gelosa di una donna morta: Khadija, la prima moglie del Profeta, l’unica che lo avesse avuto esclusivamente per sé.
Raccontava Aisha: Non ero gelosa di nessuna delle mogli del profeta quanto lo ero di Khadija (benchè) fosse morta prima che egli sposasse me; poiché spesso lui la menzionava; e Allah gli aveva detto di darle la buona nuova che avrebbe avuto un palazzo di Qasab (i.e., tubi di pietre preziose e perle in paradiso), e ogni volta che avesse sgozzato una pecora di mandarne alle sue amiche una buona parte.44

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Aisha fu sposata da Mometto all’età di 6 anni; la penetrazione sessuale fu ritenuta da lui opportuna quando lei ne aveva 9. Questa condotta è — come tutte le altre del Profeta — presa ad esempio (almeno in linea teorica) dai Musulmani. [N.d.T] Una delle eccezioni profetiche è la possibilità per Maometto di non limitarsi a quattro mogli, ma di poterne avere fino a sette, benchè tra divorzi e morti non si sa di preciso quante mogli abbia avuto. Per un approfondimento sulle eccezioni profetiche si rimanda al testo: Aisha Abdarrahman Bewley (ed.), [1991] 1992, Muhammad Messenger of Allah — AshShifa of Qadi ‘Iyad, Madina Press, Granata. [N.d.T.] Sahih Bukari, vol. 5, bk. 62, no. 3662. Sahih Bukari, vol. 3, bk. 52, no. 2661. Sahih Bukari, vol. 5, bk. 63, no. 3816.

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Ogni volta che le donne della Casa dell’Islam hanno osato parlare della poligamia, la storia è sempre la stessa. Halide Elib, una protofemminista dei giorni del declino dell’Impero Ottomano, affermò con decisione che la poligamia “era una piaga, un veleno che la nostra casa non ha potuto estirpare dal suo sistema … La costante tensione in casa faceva sembrare ogni singola cerimonia un dolore fisico, e ne ho superato con difficoltà le conseguenze. Le stanze delle mogli erano una di fronte all’altra e mio padre le visitava a turno.”45 Una moglie americana Musulmana del ventunesimo secolo non è meno consapevole dei devastanti effetti della poligamia. April Ray El-Hage, moglie del condannato Wadih El-Hage — terrorista di alQaeda — ha resistito con successo al tentativo del marito di prendere una seconda moglie. Non poteva ella certo negare che egli ne avea tutti i diritti, farlo sarebbe stato, secondo le sue stesse parole, “nonIslamico”. Ma, di nuovo, il suo cuore è stato più grande della sua religione. Con il suo sentimento ispirato da Dio che la poligamia era sbagliata, ha combattutto nell’unico modo in cui poteva: “Ho reso la sua vita un inferno … ero diventata una vera str____.” Ci sono voluti sei mesi perchè Wadih El-Hage cedesse, ma alla fine April Ray ha vinto: suo marito ha rotto il fidanzamento con una seconda donna.46 Un’avvocatessa egiziana, Abu Qomsan, condivide la posizione di April Ray. Descrive indignata uno show televisivo contemporaneo, Hag Mitwalli’s Family, che idealizza la poligamia: “Fanno sembrare la poligamia molto carina, romantica, sontuosa, come un sogno. È il peggiore show che abbia mai visto in vita mia. Distrugge tutti i valori della vita … Mi fa veramente arrabbiare.”47 La poligamia incoraggia a vedere le donne come beni di consumo, il che è sempre stata una visione maggioritaria nell’Islam. Questo concetto ha raggiunto l’apoteosi nel leggendario Palazzo Topqapi dei

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Mansel, ibidem. Kevin Peraino and Eva Thomas, “Odyssey into Jihad”, Newsweek, 14, Gennaio 2002, p. 45. Michael Slackman, “The TV poligamist legions of Arab women love to hate,” Los Angeles Times, 16 Dicembre 2001.

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sultani ottomani, soprattutto nell’harem. Akbar S. Ahmed lo descrive così: “È nell’harem che l’onnipotente sultano ha trascorso la maggior parte della sua vita. Ogni occupante delle 230 piccole, scure stanze era al suo comando. Non è difficile immaginare gli illimitati piaceri sessuali che erano a disposizione unicamente del sultano (il numero delle concubine spesso superava il migliaio).” Ahmed continua descrivendo l’arredamento sontuoso ed eclettico, accentuato dai versi Coranici sulle pareti. “Ma i versi Coranici sottolineano che a dispetto di così tante citazioni dal Corano, questo non è Islam.”48 Perchè no? Cosa nell’Islam proibiva al sultano di avere quel palazzo e trattare le donne in quel modo? Apologisti come Seyyed Hossein Nasr lamentano che non è giusto attaccare l’Islam per la poligamia, “come se la poligamia sia stata praticata solo nell’Islam.”49 Certamente no; ma l’Islam non offre alcuna protezione alle donne contro di essa. I Musulmani additano figure del Vecchio Testamento come Davide o Salomone, che erano poligami. Ma né Ebrei o Cristiani praticano oggi la poligamia. Essi comprendono le loro scritture come insegnamenti di una più alta moralità, inclusa l’idea del matrimonio come un legame unico e divino che non può essere rotto.

IL DIVORZIO
Nel Cristianesimo l’idea classica di matrimonio bandisce anche il divorzio oltre alla poligamia. Gesù ricorda ai Farisei:
Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?” Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi. (Matteo 19: 4-6)

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Akbar S. Ahmed, Islam today: A short introduction to the Muslim word (I.B. Tauris Publishers, 2001), p. 74. Nasr, Ideals and Realities of Islam, p.105.

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È vero che ai giorni nostri il record dell’Occidente su questo punto è penoso. Infatti i Musulmani accusano gli Occidentali di ipocrisia rispetto alla poligamia, dato che una sostanziosa percentuale di uomini occidentali di fatto pratica la poligamia attraverso facili divorzi e nuovi matrimoni. Tuttavia, neanche qui può mettersi sul piedistallo della moralità. Un Musulmano può ripudiare50 la moglie se lei lo scontenta in qualsiasi modo (compreso protestando per una situazione di poligamia). È praticamente inaudito per una donna Musulmana ripudiare il marito, benchè sembra sia possibile in certe specifiche circostanze. Per ottenere il divorzio, tutto quello che un uomo deve fare è pronunciare tre volte alla moglie la famosa dichiarazione: “Sei ripudiata, sei ripudiata, sei ripudiata.”51 Questo tuttavia non significa che una donna Musulmana può essere ripudiata e cacciata di casa in una manciata di minuti. Il Corano, in una Sura intitolata “Divorzio”, prescrive un periodo di attesa per essere sicuri che la moglie non sia incinta: “Profeta (e voi credenti) se ripudi le tue mogli fallo dopo che sia trascorso il loro periodo di attesa. Conta il loro periodo d’attesa e abbi paura di Dio, il tuo Signore. Non le caccerai dalle loro case, né esse se ne andranno, a meno che non abbiano commesso un comprovato atto ignobile” (Sura 65: 1). Una Musulmana Americana, Naasira bint Ellison, spiega come funziona in pratica:
Innanzitutto vengono vagliate e tentate numerose alternative prima di arrivare alla decisione del divorzio. Se un uomo e una donna decidono che non possono più vivere insieme in armonia come marito e moglie, allora nella maggior parte dei casi il marito (nella maggior parte lui, non sempre) pronuncia il divorzio dicendo “Io ti ripudio.” A questo punta inizia il periodo di attesa. Il periodo di attesa dura tre cicli menstruali per accertare che la donna non sia incinta. Questo periodo permette alla coppia di pensare su quello che stanno facendo e
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Da qui in avanti la parola ripudiare verrà intesa sostanzialmente come divorzio avvenuto o proposto per volontà unilaterale [N.d.T] Alcune fonti Musulmane lo rendono “Ti ritpudio, ti ripudio, ti ripudio.”

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valutare se è quello che realmente vogliono. Non è coinvolto alcun avvocato per esacerbare una già delicata situazione.

Questo, dice, è “il sistema più giusto ed umano per divorziare che esiste.”52 I Musulmani indicano con orgoglio la Sura 4:128 che è la pietra miliare di questo sistema: “Se la donna teme di essere maltrattata o una diserzione da parte del marito, non ci dovrebbe essere alcuna offesa per loro nel trovare un reciproco accordo, poiché l’accordo è sempre il meglio.” La spiegazione di Aisha di questo verso rivela cosa in realtà vuole intendere: “Riguarda la donna il cui marito non la vuole più tenere con sé, ma vuole divorziare e sposare un’altra, così lei gli dice: Tienimi e non ripudiarmi, e poi sposa pure un’altra donna, e non dovrai né spendere per me né dormire con me.”53 Così, il “reciproco accordo” assomiglia pittosto a quello tra un mendicante ed un re. La moglie acconsente a rinunciare ai suoi diritti coniugali e a non ricevere niente dal marito, neanche il minimo sostentamento, fin tanto che ha scongiurato la vergogna del divorzio. Al contempo, il marito ha il benestare della moglie per sposare un’altra donna. Un marito Musulmano non ha bisogno di mostrare alcuna prova per ripudiare la moglie. Un uomo di Abu Dhabi considera il divorzio solo nell’ordine di avere la possibilità di fare più figli: “Salem Jemaa Mabruk, che quarantasette anni, ha 27 figli, e mira ad averne 100. In un’intervista al quotidiano Al-Ittihad ha dichiarato che potrebbe essere costretto per questo a divorziare da qualcuna delle sue attuali quattro mogli e cercarne altre più energiche.”54 È vero, l’Occidente è pieno di uomini sposati che divorziano per avere una moglie più “energica”. Sia la legge islamica sul divorzio che le leggi occidentali sono abbastanza lontane da ciò che ha detto

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Naasira bint Ellison, “Distorted image of Muslim women”, republished from Hudaa magazine at www.islamzine.com/women/distort.htm. Sahih Bukari, vol. 7, bk. 67, no. 5206. David Pryce-Jones, The closed circle: An interpretation of the Arabs (1989; Ivan R.Dee, 2002), p. 127.

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Gesù per modellare la comprensione che la Cristianità ha del divorzo: “Per la durezza del vostro cuore Mosè via ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così” (Matteo 19:8). Questo è uno dei “detti difficili” di Gesù. Alla luce del decadimento della famiglia in Occidente, i Musulmani affermano di avere una visione più realistica della natura umana permettendo il divorzio, e che una legislazione precisa sui suoi parametri potrebbe plausibilmente trovare una reale adesione ai limiti originari del Cristianesimo. Infatti, nonostante le parole di Gesù, quasi tutte le comunità Cristiane oggi permettono, in un modo o nell’altro, di divorziare e risposarsi. Solo la Chiesa Cattolica considera ancora il risposarsi dopo il divorzio un peccato mortale; nel Cattolicesimo l’accoglimento delle richieste di annullamento è spesso definito come “divorzio con un altro nome”, ma di fatto l’annullamento è accordato solo sotto specifiche condizioni. Papa Giovanni Paolo II lo ha ribadito all’inizio del 2002, dicendo “Il matrimonio è indissolubile … [Il divorzio] … ha conseguenze devastanti che si diffondono nella società come la peste.”55 Le leggi Musulmane sul divorzio possono ridurre una donna ad una prostituzione di fatto. La Sharia postula che dopo che quando un uomo ha ripudiato tre volte la stessa donna non può risposarla prima che lei abbia sposato e divorziato un altro.56 Questo tipo di matrimonio e divorzio ripetuti è comune nell’Islam a causa del modo in cui il divorzio è garantito. Di conseguenza in alcuni posti, particolarmente nella città santa di Qoom, ci sono uomini che fanno una vita da “sposati-per-una-notte”: sposano donne tre volte ripudiate, consumano il matrimonio, e poi divorziano il giorno dopo, così che la donna possa liberamente tornare alla sua famiglia.57

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“Pope urges judjes, lawyers to shun divorce cases”, Reuters, 28 Gennaio 2002. Pryce-Jones, The closed circle, p. 127. Encyclopedia of Islamic Law: A compendium of the major schools, adapted by Laleh Bakhtiar (ABC International Group, 1996), p. 415.

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L’UNICEF ha recentemente descritto una donna due volte vittima, prima di essere stata data in moglie ancora bambina e poi del divorzio:
Zeinab ha 26 anni. È stata data in moglie quando ne aveva 10, e a 12 ha fatto nascere un bimbo. Il trauma del precoce parto è stato eccessivo per il suo giovane e fragile corpo, la cui metà sinistra è rimasta paralizzata. In conseguenza di ciò il marito l’ha rimandata indietro alla famiglia. Alla fine la ha completamente abbandonata e si è risposato. Lei e sua figlia, che adesso ha 13 anni, vivono con una zia e si guadagnano da vivere vendendo patate. Ma Zeinab non si può permettere di mandare sua figlia a scuola.58

L’UNICEF non dice se Zeinab sia Musulmana, tuttavia porta il nome di una delle mogli del Profeta. In ogni caso, comunque, non troverebbe alcun sollievo nell’Islam, che permette i matrimoni di bambine e il divorzio unilaterale su iniziativa del maschio; niente nella pratica e nella legge Islamica impediscono che la storia di Zeinab si ripeta in tutto il mondo Musulmano.

LA CIRCONCISIONE FEMMNILE
La barbarità della circoncisione femminile (o escissione, N.d.T.) è praticata nella Casa dell’Islam così come in alcuni luoghi non Musulmani del Terzo Mondo. In linea con i sospetti che aveva Maometto verso le donne, il suo obiettivo dichiarato è la riduzione della risposta sessuale della donna così da limitarne la natura licenziosa. Ma nei fatti la giustificazione Musulmana per questa usanza appare debole. Essa si incontra a malapena in quelle roccaforti dell’Islam che sono il Sud Arabia, l’Iraq, la Siria, la Giordania, la Palestina, l’Iran, la Turchia o il Nord Africa. Si osserva tuttavia tra i Musulmani d’Egitto, dell’Etiopia o del resto del Africa Orientale, ma anche altrove, ed è giustificata in termini religiosi. Secondo Badawi coloro che la praticano si trovano su un terreno

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Taheri, Spirit of Allah, p. 51.

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Islamico incerto: “non c’è un singolo testo del Corano o Hadith che richieda l’escissione.”59 Beh, quasi. Un Hadith proviene proprio da una delle fonti più eminenti che si possono trovare nell’Islam: uno dei “Quattro Grandi Imam” dell’Islam Sunnita, il principale collezionista di hadith, Ahmad ibn Hanbal (da cui prende il nome la scuola di giurisprudenza Islamica hanbalita). Questo grande Imam, noto per aver girato il mondo Musulmano in cerca di hadith autentici, riporta il Profeta dire: “La circoncisione è una legge per gli uomini e una preservazione dell’onore per le donne.”60 In ogni caso, nonostante il rispetto di cui gode ibn Hanbal tra i Musulmani, c’è scarsa menzione altrove di questa affermazione di Maometto. Il Sunan abu-Dawud riporta un solo hadith relativo a questa pratica, e anche questo è generalmente considerato “debole”, o di dubbia attestazione, dalla maggior parte degli studiosi Islamici: “Una donna a Medina praticava la circoncisione. Il Profeta le ha detto: Non tagliare troppo perchè sia meglio per una donna e più desiderabile per un marito.”61 Si noti che non lo proibisce, ma apparentemente la limita, bandendo le forme più barbariche che sono, ciò nonostante, tutt’oggi praticate. Alcuni importanti esponenti dell’Islam incoraggiano l’usanza. Secondo Il sostegno del viandante la circoncisione è richiesta sia per gli uomini che e per le donne.62 Lo sceicco Muhammad Sayyed Tantawi, il grand imam dell’Università egiziana Al-Azahr (e quindi, secondo la BBC, “la più alta autorità spirituale per quasi un miliardo di Musulmani Sunniti”) ha definito la circoncisione “una lodevole pratica che fa onore alle donne.”63 La escissione è, inoltre,
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“Life after early marriage,” UNICEF Web feature, www.unicef.org/ noteworthy/earlymarriage/3.htm 12 Gennaio 2002. Ahmad ibn Hanbal 5:75, citato in Hamdun Dagher, The position of women in Islam (Light of Life, 1997). Ristampato su www.light-of-life.com/eng/ reveal/r5405efc.htm Sunan abu-Dawud, bk. 41, no. 5251. Reliance of the traveller, e4.3. Lo status semi-papale di Tantawi gli è stato conferito da Frank Gardner, “Grand Scheikh condemns suicide bombing,” BBC News, 4 Dicembre 2001, www.bbc.co.uk. Il punto di vista

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profondamente radicata nelle società in cui è praticata. Come ha detto un Egiziano semplicemente, “È la tradizione. È la volontà di Dio.”64

UN’ALTRA IDEA DELLO STUPRO
Numerose testimonianze dal Medio-Oriente suggeriscono che l’idea in Occidente di sturpo a malapena esiste nel mondo Musulmano. O, più precisamente, sanno cos’è, ma sotto le regole Islamiche sulla testimonianza, in pratica non avviene mai. Negli ultimi anni i Musulmani hanno spesso accusato i soldati non Musulmani in Bosnia, Kashmir e altrove di aver stuprato donne Musulmane. Ma tra le mura della Casa dell’Islam il quadro è ben più oscuro, e non perchè la passioni mascoline sono più controllate, ma piuttosto perchè la Sharia rende il reato di stupro praticamente impossibile da provare. La testimonianza della vittima stessa è inammisibile. Il sostegno del viandante prescrive che “se la testimonianza riguarda fornicazione o sodomia allora richiede quattro testimoni maschi.” Si aggiunga a questo il commentario dello studioso di legge lo Sceicco ‛Umar Barakat, che specifica cosa questi testimoni devono aver visto. Devono testimoniare, dice costui, “nel caso di fornicazione, di aver visto il colpevole inserire la testa del pene nella vagina di lei.”65 Ancora una volta, questa non è una qualche legge medievale dimenticata. Essa rimane in vigore ovunque governi la Sharia. Riporta la rivista Time, “Affinchè una donna riesca a provare uno stupro in Pakistan, per esempio, quattro testimoni maschi di

di Tantawi è citato in Geneive Abdo, No God but God: Egypt and triumph of Islam (Oxford Univerity Press, 2000), p. 59.
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Citato in Price-Jones, The closed cirle, p. 124. Reliance of the traveller, 024.9.

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‘irreprensibile’ carattere devono testimoniare la penetrazione, secondo la Sharia.”66 V.S. Naipaul riporta che in quella Repubblica Islamica, “Un pir di una città di provincia è stato accusato di aver stuprato la figlia tedicenne di uno suoi seguaci. Il caso contro di lui non ha potuto andare avanti all’udienza perchè la nuova legge Islamica sotto la quale egli è stato giudicato richiedeva quattro testimoni per l’atto.”67 Questa legge è basata su un noto incidente della vita di Maometto, quando cioè la sua amata Aisha fu sospettata di adulterio. Una rivelazione di Allah ha purificato il suo nome, e da allora ha richiesto quattro testimoni per provare il peccato sessuale. Allah chiese degli accusatori, “Perchè costoro non hanno portato quattro testimoni? Se non hanno potuto portare alcuna testimonianza, allora sicuramente essi stavano mentendo al cospetto di Dio” (Sura 24:13).68 Questa legge ha assolto Aisha, ma per altre donne è stata motivo di immensa sofferenza. È all’ordine del giorno in Malesia, dove le Sorelle nell’Islam, un gruppo femminista Musulmano, sta cercando di ottenere una chiara definizione dello stupro nelle leggi scritte della Malesia. Le Sorelle nell’Islam sottolineano, a ragione, che
nel mondo reale lo stupro raramente accade all’aperto così che quattro uomini pii possano osservare la penetrazione. Se realmente ne fossero testimoni e non cercassero di evitarlo, sarebbero tecnicamente complici del reato. Nella realtà, a meno che lo stupratore non confessi il reato, le donne non possono riuscire a provare affatto lo stupro se lo stupro è inquadarto nella giurisdizione della Sharia classicamente interpretata.

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Lisa Beyer, “The women of Islam,” Time, 25 Novembre 2001. Ristampato su www.time.com/time/world/article/0,8599,185647,00.html Naipaul, Among the believers, p. 165. L’intera storia è raccontata in: Sahih Bukhari, vol. 3, bk. 52, no. 2661. Dato che Maometto amava Aisha sopra tutte le altre mogli, senza dubbio l’accusa lo ha addolorato, ed era riluttante ad assecondare gli accusatori. Non è l’unico caso in cui Maometto è stato favorito da una rivelazione di Allah in accordo con i desideri del suo cuore.

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Alcuni pubblici uffici concordano: in una edizione della primavera del 2000, le Sorelle nell’Islam annotano con gratitudine che condividono “la preoccupazione espressa dal Vice Primo Ministro che l’assenza di una definizione di stupro nella Sharia rende possibile che le vittime di stupro siano accusate di zina (sesso illecito).”69 È una preoccupazione reale. Una donna Musulmana che è stata stuprata spesso ha paura di fare denuncia perchè, in assenza di quattro testimoni maschi a sostegno, la sua testimonianza può essere ritenuta l’ammissione di adulterio o fornicazione (zina) — crimine che potrebbe costarle la vita. Così, una diciassettenne vittima di incesto è stata accusata sotto la Sharia di essere stata consenziente al crimine. Le Sorelle nell’Islam sottolineano che quello che gli agenti legali della Sharia non capiscono sono “le dinamiche di una relazione di potere” che in questo caso hanno prevalso tra padre e figlia.70 In un noto caso in Nigeria, una corte della Sharia ha condannato una donna di nome Sufiyatu Huseini alla lapidazione a morte per adulterio. Un feroce destino la attendeva:
Il metodo dell’esecuzione? Sanyinna dice che le pietre saranno della dimensione di pugni. La logistica, comunque, sta al giudice locale. Gli abitanti del villaggio possono legare Sufiyatu ad un albero e continuare a lapidarla, o scavare una fossa abbastanza profonda da impedirle di uscire arrampicandosi, farcela entrare, e poi farle piovere addosso le pietre dall’alto. In ogni caso, è probabile che l’esecuzione duri a lungo: la Sharia proibisce di mirare alla testa.71

Huseini, comunque, aveva detto che Yakubu Abubakar, un vicino, la aveva stuprata. Ahimè, Abubakar dichiarò di non averla mai incontrata (affermazione che non era incredibile se si considera il
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Sisters in Islam, “Rape, zina and incest,” 6 Aprile 2000, www.muslimtents.com/sistersinislam/resources/sdefini.htm Sisters in Islam, “Rape and incest as penal code offences,” 30 Novembre 2000, www.muslimtents.com/sistersinislam/resources/spenal.htm Marc Goldblatt, “Why the west is better”, New York Post, 30 Gennaio 2002.

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fatto che in una società rigida Musulmana le donne sono sostanzialmente confinate nelle loro case) e che qualcun altro era il padre della bambina che lei affermava essere di lui.
“Yakubu fu prosciolto”, ha detto Huseini dopo il processo, “quel giorno mi sentivo morire per l’ingiustizia.” Huseini afferma anche che aveva testimoni per confermare il fatto che Abubakar la conosceva e aveva amesso di essere lui il padre della creatura. Dice Huseini, “non capisco perchè non sono stati ascoltati.”72

Non furono ascoltati perchè non erano testimoni dell’atto in sé dello stupro. Quella sarebbe stata l’unica testimonianza in grado di salvare Sufiyatu Huseini sotto la legge Islamica, benchè alla fine il grande clamore internazionale di protesta è riuscito a rovesciare la sua condanna a morte. Prima di questo, comunque, al procuratore generale di Stato, Aliyu Abubakar Sayinna, fu chiesto se riteneva la punizione troppo dura. Costui fu sbrigativo: “È la legge di Allah. Giustiziando qualcuno che è stato condannato sotto la legge Islamica, noi siamo semplicemente conformi alle leggi di Allah, non abbiamo niente di cui preoccuparci.”73 Tuttavia l’umana decenza e compassione non sono del tutto assenti da questo caso. Prima che la condanna a morte fosse rovesciata, la storia ha avuto una strana svolta: Anthony Olubunmi Okogie, l’arcivescovo della Chiesa Romana Cattolica di Lagos, si è offerto alle autorità Musulmane per essere condannato al posto di Sufiyatu Huseini.74 L’offerta di Okogie mostra, incidentalmente, anche come i Musulmani leggono le proprie sacre scritture in modo differente dagli Ebrei e dai Cristiani. Sì, l’Antico Testamento prescrive la lapidazione per l’adulterio, ma ad oggi gli Ebrei non lapidano gli adulteri. Per quanto riguarda i Cristiani, l’imperativo del nuovo

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“Nigerian woman still in danger of stoning,” Feminist Daily News Wire, 10 Gennaio 2002, www.feminist.org Goldblatt, “Why the west is better”. Obed Minchakpu, “Kill me instead of Muslimmother, nigerian Arch-bishop says,” National Catholic Register, 10-16 Marzo 2002, p. 6.

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Testamento alla misericordia è di primaria importanza. Quante persone sono state recentemente lapidate a morte per adulterio negli Stati a maggioranza Cattolica del Sud America? Al contempo, a causa della misclassificazione dello stupro, in tutto il mondo Musulmano sono in galera che in realtà sono vittime di stupro. In assenza di testimoni maschi, le loro denunce sono state prese come ammissioni di colpa. Alcuni stimano che ben il 75% delle donne che ad oggi popolano le prigioni pakistane sono finite lì in queste circostanze.75 Quando si tratta di stupro, biasimare le vittime è fin troppo comune nel mondo Islamico. Il Chicago Tribune riporta:
Il 31 Maggio del 1994 Kifaya Husain, una ragazza giordana di 16 anni è stata frustata su una sedia dal fratello di 32 anni. Le ha dato un sorso d’acqua dicendole di recitare una preghiera Islamica. Poi le ha tagliato la gola. Immeditamente dopo è corso in strada, agitando il coltello insaguinato e piangendo, “ho ucciso mia sorella per purificare il mio onore.” Il crimine di Kifaya? Era stata stuprata da un altro fratello, un uomo di 21 anni. Il suo giudice e la sua giuria? I suoi stessi zii, che convinsero il fratello maggiore che Kifaya era una vergogna troppo grande per l’onore della famiglia per poter continuare a vivere.76

Il fratello maggiore non l’ha fatta franca. Ha subito una condanna a quindici anni di prigione, poi ridotta a sette. “Uccidere per onore” è infatti una cosa ben radicata nel mondo Islamico. Non è senza precedenti per una donna essere uccisa dalla propria famiglia per “punire l’adulterio.” L’assenza di chiarezza riguardo allo stupro mette le vittime a rischio di essere due volte vittime, mente i loro assassini sono impuniti. “Solo lo scorso anno” è stato riportato nel 2002, “il capo-famiglia di una eminente famiglia
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Sisters in Islam. “Rpe, zina and incest.” Chicago Tribune, 3 Maggio 1998, citato in Yotam Feldner, “Honor’ murders — Why the perps get off easy,” The Middle East Media Research Institute, 16 Aprile 2001, www.memri.org

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pakistana ha ucciso la propia figlia nell’ufficio di un avvocato, solo per essere poi assolto.”77 A leggere la le legge Islamica, giustizia era stata fatta. C’è un segno di speranza, comunque: nella primavera del 2002, due uomini sauditi erano accusati di aver rapito e stuprato una donna sotto minaccia di arma da fuoco. La storia dell’Arab News non dice se in questo caso furono richiesti i classici standard Islamici di prove, ma dalle circostanza sembra improbabile che lo furono. Gli uomini, comunque, hanno provato sulla propria pelle la severità della giustizia Islamica: sono stati sommariamente decapitati.78

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Andrew Bushell, “Child marriage in Afghanistan and Pakistan,” America, 11 Marzo 2002. “Two Saudis beheaded for rape”, Arab News, 9 Maggio 2002, www.arabnews.com

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