Agorà

Periodico informativo della Missione dei PP. Barnabiti in Albania
La vita di ogni uomo è scandita dal tempo che con un ritmo inesorabile riempie la propria esistenza. Le esperienze che quotidianamente accumuliamo arricchiscono di senso e significato il passare dei giorni: “nel cammino tra la nascita e la morte, siamo tutti cercatori della felicità”. Il periodico informativo della missione dei PP. Barnabiti in Albania, al suo primo numero, vuole essere un luogo dove raccogliere, senza troppe pretese, tutte quelle esperienze di senso che la missione fa vivere ai suoi protagonisti. L’ “Agorà”, allora, si pone il semplice obiettivo di comunicarvi la gioia di una esperienza vissuta in profondità nella quotidianità di una realtà missionaria. L’annuncio del Vangelo di Gesù è un’avventura straordinaria nella misura in cui siamo capaci di metterci in ascolto della sua Parola che si fa Carne e che abbraccia pienamente ogni realtà umana a cominciare dagli ultimi. È il mistero dell’incarnazione che si rinnova ancora oggi e che ci invita a vivere questa realtà e questo tempo come un tempo salvifico. Gennaio 2010 Anno I numero 1

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Anno I numero 1

La Missione di Milot 
La presenza dei PP. Barnabiti in Albania 
l’istruzione dei ragazzi sono presenti le scuole ad ogni livello eccetto quello universitario. A Milot convivono con reciproca tolleranza cattolici e musulmani: i cattolici sono circa il 50% della popolazione, l’altra metà sono musulmani, in quanto non è presente la confessione ortodossa. I musulmani non hanno un loro luogo di culto e nessuna guida religiosa ufficiale, ma mantengono alcune loro tradizioni e alcune feste. I Villaggi: i principali villaggi sono: Fush-Milot, che conta circa 5000 abitanti, ma in fase di continua espansione. Sono presenti molti musulmani. Gallatë con circa 400 abitanti, quasi totalmente cattolici. Malbardhë, con circa 1300 abitanti, quasi totalmente musulmani; Shullaz, con circa 1200 abitanti, con presenza religiosa mista; Shet e Skuraj con circa

La Chiesa oggi

Dal 1996 i P a d r i Barnabiti svolgono la loro missione in Albania nella cittadina di Milot. Ma essa comprende anche alcuni v i l l a g g i dislocati nella pianura e sulle montagne.

Milot: La cittadina di Milot conta circa 5000 abitanti ed è situata lungo la strada che congiunge Tirana a Scutari, proprio all’altezza della deviazione stradale per un’altra grande città che è Burrel. La nostra cittadina si colloca ai piedi dei Balcani e sulla riva di uno dei maggiori fiumi dell’Albania: il fiume Mati. Poco distante da Milot passano le superstrade che collegano Tirana con Scutari e l’Albania con il Kossovo. Sotto il profilo economico non sono presenti attività industriali e la popolaz ion e vive prevalentemente di pastorizia e agricoltura a livello familiare e di piccolo commercio. Il livello socio economico è certamente più elevato di quello dei villaggi interni ai Balcani, ma risente comunque di grossi problemi di povertà. La cura sanitaria degli abitanti è affidata ad un piccolo ambulatorio e per

La Chiesa nel 1996

800 abitanti, in maggioranza cattolica, Shkopet e Ferr-Shkopet, con circa 250 abitanti, tutti cattolici; Gernac, con 340 abitanti; Vinjoll con 400 abitanti, tutti musulmani. La missione globalmente si estende per un raggio di circa 20 Km da

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Milot. I villaggi regolarmente assistiti sono Fush-Milot, Skuraj, Gallatë, Ferre-Shkopet e Malbardhë. I villaggi, inizialmente sprovvisti di qualunque struttura di culto, fatta eccezione per Gallatë, possiedono tutti una chiesetta da noi costruite in questi anni. La pastorale parrocchiale. La cura pastorale della parrocchia comprende Milot e altri quattro villaggi (Fushë-Milot, FerrShkopet, Skuraj e Gallatë) dei quali tre sono situati sulla montagna. A Milot, nel corso degli anni sono stati ultimati i lavori di recinzione del territorio, è stata completata la costruzione del centro parrocchiale, è stata restaurata la Chiesa (vedi foto) nella sua parte interna ed esterna ed infine è stato realizzato un oratorio fornito di campetti da calcio, pallavolo e basket. Con la realizzazione delle strutture la pastorale si è ormai collaudata nei suoi ritmi abituali.

economica e la diminuzione delle rimesse da parte degli emigranti, ha aggravato la situazione già precaria di tante famiglie povere. La nostra parrocchia cerca di alleviare tante situazioni difficili grazie alla generosità di alcune famiglie grazie alla generosità di persone che dall’estero hanno preso a cuore il bene di questa gente. Impegno sociale e formativo.

Se risulta valido l’impegno pastorale e necessario quello caritativo, urgente si rivela l’impegno sociale in modo particolare nell’ambito educativo e formativo. La vera carità che possiamo offrire all’Albania, ai nostri giovani, ai nostri bambini, è proprio quella educativa e formativa: e chi più di noi barnabiti può essere adatto? È la direzione verso la quale la comunità sta dirigendo i propri impegni futuri. Nel Centro Parrocchiale di Milot è stata avviata una scuola di “sostegno scolastico” pomeridiano per i ragazzi di scuola media. Il progetto Il nuovo centro prevede l’assunzione parrocchiale, con di 4/5 insegnanti che l’annesso oratorio, devono seguire i costituisce uno ragazzi, suddivisi in spazio ideale per lo Incontro formativo con i ragazzi piccoli gruppetti, per svolgimento delle quattro o cinque attività formative e giorni alla settimana. Questi insegnanti verranno ricreative. Inoltre la realizzazione delle nuove coadiuvati da altrettanti animatori che avranno lo strutture ha favorito, in quest’ultimo periodo scopo di curare l’aspetto creativo dei ragazzi, un notevole afflusso di bambini negli spazi attraverso la realizzazione di alcuni laboratori della parrocchia. Parallelamente alla catechesi (lingua, informatica, musica, attività manuali ecc.). vengono svolte anche altre attività come corsi Nel centro parrocchiale verrà allestita anche una di italiano, corso di informatica e attività a biblioteca aperta a tutti i ragazzi della zona. favore degli insegnanti della zona per l’utilizzo Unitamente alle attività già esistenti, il progetto dell’informatica nella didattica scolastica. potrebbe dare un notevole impulso nel rendere il Impegno caritativo nostro centro un punto di riferimento educativo e culturale della città. Si sta inoltre improntando un Da sempre all’attività pastorale sacramentale si progetto per la creazione di alcune borse di studio è cercato di abbinare un’attività caritativa. È che dà la possibilità ai ragazzi più meritevoli di l’aspetto che richiede un’attenzione particolare. completare i loro studi in ambienti e scuole più Tutta la Chiesa albanese, a differenza dei primi qualificate. anni di emergenza, sta ridimensionando la sua azione attraverso degli interventi più mirati a favore dei più bisognosi. La recente crisi

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Anno I numero 1

“Vuoi essere mio amico?” 
Campo estivo ‘09 
3 – 15 agosto 2009: kampi veror A do të jesh miku im? Giunta alla sua decima edizione, anche quest’anno è stata organizzata una delle attività principali della realtà parrocchiale: il campo estivo. Tema conduttore Il Piccolo Principe. Protagonisti principali, i bambini e la loro allegria. Il campo estivo, nato come attività di intrattenimento educativo per i bambini albanesi, è divenuto nel tempo un’occasione importante per far incontrare la realtà dei volontari italiani con quella albanese, e per realizzare insieme non solo attività ludiche e ricreative ai fini dello svolgimento del campo stesso, ma soprattutto per creare una collaborazione che maturi nel tempo, attraverso la mediazione da parte dei padri e delle suore responsabili della missione stessa. Seguendo le radici dell’attività oratoriana dei padri barnabiti, ogni estate si organizza un campo di circa due settimane, in cui si offre ai bambini in particolare, e alle loro famiglie, l’opportunità di vivere la parrocchia in modo diverso e sempre nuovo. Per questo viene scelto e proposto un tema, che diventa leitmotiv dell’intero campo, guidato dai padri missionari con l’aiuto di alcuni giovani italiani e albanesi che per 15 giorni vestono i panni di animatori. Nello specifico si tratta di organizzare una serie di attività per intrattenere i giovani albanesi. Dalle 8.30 fino alle 13.00, divisi per gruppi, i bambini sono invitati a partecipare a momenti di riflessione sulla storia narrata attraverso i disegni, ai giochi di squadra, e ai laboratori artistici. Si adottano quindi modalità semplici ed intuitive per trasmettere loro i messaggi essenziali messi in risalto nella storia, e aiutarli a concretizzarli nella loro

quotidianità. Di fatto, il Kampi veror, è considerata un’attività collaudata, ma che si rinnova e si arricchisce di anno in anno, sia grazie all’impegno costante di alcuni volontari, sia per la volontà di rendere questo momento sempre più ricco. Da quest’estate, infatti, visto anche il numero dei volontari italiani accorsi per l’occasione (più di venti, dai 15 ai 60 anni circa), si è deciso di adottare una modalità operativa improntata ad una migliore gestione delle risorse e del tempo. Come per dire che non ci si accontenta solo di far divertire, ma si punta certamente ad un miglioramento della struttura e alla crescita non solo individuale, ma soprattutto della missione e di chi, negli anni, ha iniziato a sentirsi parte integrante della stessa. Pertanto, il campo estivo è diventato per alcuni volontari italiani, un appuntamento imperdibile, da condividere e

Il Campo estivo non è solo il collaborare insieme per raggiungere un obiettivo comune, ma anche la tenerezza degli sguardi curiosi e divertiti dei bambini, che non aspettano altro che questo appuntamento.

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soprattutto occasione per mettersi alla prova. Lo stesso, si offre a chi non ha mai vissuto un’esperienza simile ed è desideroso di dedicare parte delle proprie vacanze ad un’esperienza “altra”, ovvero improntata a conoscere una nuova e affascinante realtà, capace di donare più di quanto le stesse parole possano descrivere. Questo perché molto spesso non è l’essere animatori volontari a dare il giusto sprone per arricchire gli altri, ma è la missione albanese e tutti i valori di cui si connota a fare la differenza e a rendere unica questa esperienza. Eppure, il Kampi veror non è solo il collaborare insieme per raggiungere un obiettivo comune, ma anche la tenerezza degli sguardi curiosi e divertiti dei bambini, che non aspettano altro che questo appuntamento e che lo ricordano quasi con benevola ossessione gli altri 11 mesi dell’anno. È un tuffo nel nostro Adriatico, visto però da un’altra terra, tanto diversa quanto simile alla nostra. In particolare, è una piccola e quotidiana sfida che aguzza l’ingegno con

tante attività di ogni genere, e offre l’opportunità di far crescere i bambini con esempi certamente importanti. Quest’anno poi, il Kampi veror è stato anche occasione, una volta di più, di crescita collettiva, in particolare per i parrocchiani di Milot. Il 13 agosto è stato rinominato con una celebrazione il Centro Agorà, oggi invece Centro Emanuel, in onore di un giovane prematuramente scomparso all’affetto dei suoi cari e della collettività. Questo forse, come segno ancora più tangibile, della volontà di combattere le forme diverse di violenza e di educare i giovani, fin da piccoli, allo “stare insieme”. E questo scopo si pone proprio alla base del lavoro dei padri e delle suore a Milot, che con fatica e amore ogni giorno affrontano insieme le tante altre difficoltà di una terra che cerca di scrollarsi di dosso un passato gravoso. Eppure, i risultati cominciano a farsi vedere. Negli anni, si è infatti riscontrato il cambiamento graduale dei più piccoli in rapporto alle diverse attività, la loro crescita personale e spirituale, la loro partecipazione sempre più costante così come la loro disponibilità a collaborare per la realizzazione del campo scuola. Sono proprio questi risultati che motivano i padri e le suore angeliche ad andare avanti e soprattutto ad impegnarsi per far conoscere la realtà di questa missione. E allo stesso tempo, che spingono molti volontari italiani a voler tornare, a collaborare e a sostenere la stessa come se si trattasse della propria famiglia. Perché di fatto, la magia di questa missione è proprio la capacità di sentirsi in un luogo familiare dove è possibile, una volta di più, contribuire per uno scopo più grande, anche della stessa volontà. Gaia e p. Giovanni G.

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Anno I numero 1

Anche i novizi barnabiti in Albania 
Una visita che ha lasciato il segno 
Nell’anno di noviziato il p. Maestro, in accordo tanto affetto per i missionari. Abbiamo pregato con tutta la comunità ci ha fatto vivere in certi locali disastrati privi di ogni norma, con un’esperienza bellissima … l’Albania! Devo dire mucche che pascolavano da tutte le parti. Sì, è che come mio solito ero un po’ titubante a stata veramente un’esperienza emozionante! Mi partire. Ma sapevo di trovare p. è piaciuta la semplicità dei ragazzi Giovanni Peragine, e quindi, una I  padri  sono  portati  su  che andavano a prendere l’acqua volta arrivati al porto, il suo piatti  d’argento  e  alla fonte, che si divertivano con abbraccio ci ha avvolti come un questo  è  per  me  un  poco, che non hanno quello che padre. E l’avventura è iniziata! possiedono i nostri giovani, ma vanto.    Mi  hanno  Arrivati alla parrocchia e visto sono felici ugualmente. Mi ha segnato  i  volti  di  tutto il complesso, mi sono affascinato la compresenza più anziani,  a n c o r a  che pacifica di cristiani e meravigliato. E’ proprio vero, i spaventati  dal  vecchio  musulmani. Mi sembra che qui, barnabiti si fanno proprio onore! regime.  Ho  letto  nei  più che altrove, sia possibile Secondo i racconti dei padri, a loro  volti  tanta  paura,  portare avanti una crescita nella quanto pare, la realizzazione della però  anche  tanto  fede salvaguardando il dialogo e missione sembra essere stata affetto  per  i  la convivenza fra le due religioni. un’avventura, ricchissima e con tante soddisfazioni. E’ chiaro che i E’ la prima esperienza che mi è missionari.  rapporti con la gente sono nati capitata dove ho potuto assistere piano piano, ma da quello che ho visto e sentito, ad una singola opera portata avanti, seppur con i nostri padri hanno fatto un lavoro tutte le difficoltà, da alcuni padri barnabiti in straordinario. I padri sono portati su piatti collaborazione stretta con alcune suore d’argento e angeliche. Si tratta questo è per me di una realtà che un vanto. Le cose mi pia cerebbe che mi hanno molto vedere colpito sono state migliorata e tante: i bambini, maggiormente l’ospitalità da diffusa, sia lì a parte della gente Milot, sia in altre … Un giorno ero comunità. in giardino che Per riassumere, è provavo ad stata per me imparare il Padre un’esperienza Nostro, allora si molto fruttuosa e avvicina una coinvolgente a bimba di circa 5 livello personale. anni e comincia a Trovo difficile dire con me la riuscire ad preghiera. Poco esprimere tutta la ricchezza che porta con sé. dopo passa p. Giovanni, ci guarda e ci dice: “non Credo valga la pena provarla in prima persona è possibile! Una bimba musulmana che insegna per potersi rendere conto del lavoro fatto fino ad il Padre Nostro ad un cristiano! Solo a Milot si ora, delle difficoltà che le sono proprie e dei vedono certe cose!” Mi hanno segnato i volti di possibili frutti che potrebbe concedere in futuro. anziani, ancora spaventati dal vecchio regime, Massimiliano e Stefano ho letto nei loro volti tanta paura, però anche

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Gli alunni dello Zaccaria nella terra delle aquile  
… per una esperienza indimenticabile 
Il 1° agosto il nostro gruppo di volontari zaccarini, composto da Padre Giovanni G., Francesco, Cesare, Lucrezia, Alessandro, Roberto e me, è partito per Tirana, per poi arrivare a Milot, villaggio a nord della capitale albanese. Così è iniziata la nostra fantastica ed indimenticabile avventura in una terra a noi sconosciuta. Nella comunità dove siamo stati ospitati, abbiamo subito fatto conoscenza e amicizia con altri ragazzi italiani, con dei padri barnabiti e con una suora. In seguito con gli animatori albanesi. Nei quindici giorni in cui siamo stati lì, il nostro servizio è consistito nell’animazione del campo estivo a cui hanno partecipato molti bambini e ragazzi. Gli animatori locali conoscono la nostra lingua, quindi non è stato difficile relazionarsi con loro, anzi direi che ci siamo legati molto gli uni con gli altri, tanto che al momento della partenza alcuni di noi non hanno saputo trattenersi dai lunghi abbracci e dal pianto. L’impressione che ho avuto, vivendo in quella comunità, conversando, ridendo e scherzando con tutti, italiani e albanesi, è stata bellissima. La cosa straordinaria è che ci sentivamo a casa, nonostante fossimo in terra straniera : mi viene la nostalgia e mi commuovo ancora quando ripenso a quel clima d’accoglienza, di condivisione e di fraternità; alle risate in compagnia, ai bimbi che mi correvano incontro guardandomi con quegli occhioni limpidi. Penso che abbia fatto bene al cuore di tutti trovare tanti volti amici, tanti sorrisi, tanta speranza in quella gente che, pur non avendo molto, possiede un gran dono: la semplicità. Sono stata colpita dalla straordinaria spontaneità, perché essi non ci hanno mai considerato estranei, ma ci hanno accolto benevolmente, non prendendo mai le distanze da noi, ma anzi mostrandosi calorosi e amichevoli. Grazie Albania, grazie bimbi e ragazzi di Milot, perché ci avete donato tanto e noi vi abbiamo lasciato il nostro cuore.. Silvia

Alessandra e Luca, raccontano la loro avventura che  si ripete già da molti anni. 
Questa esperienza, ripetuta negli anni, ci ha dato la possibilità di sperimentare il servizio in modo più profondo e ci ha arricchito umanamente per questi motivi: ci ha fatti incontrare e confrontare con una cultura diversa dalla nostra, la cultura albanese; i pregiudizi nei confronti degli albanesi sono dovuti all’ignoranza rispetto alla loro storia e alle loro tradizioni. Ci ha permesso di offrire il tempo delle nostre vacanze estive, tempo trascorso lavorando per gli altri e con gli altri; i giorni spesi a servizio dei bambini di Milot insieme ad altri volontari non sono da considerare come un’occasione mancata per riposarsi, ma come una possibilità per arricchirsi umanamente; ci ha dato la possibilità di fare vita di comunità con persone nuove; durante i campi estivi a cui abbiamo partecipato si è sempre creato un clima di amicizia con tutti gli altri volontari italiani e gli animatori albanesi, le esperienze di lavoro, ma anche di divertimento vissute insieme hanno fatto nascere una conoscenza che si è sviluppata nel tempo anche una volta tornati a casa. Alessandra e Luca

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Emanuele 
Una scintilla di Dio in mezzo a noi! 
La vita di Emanuele si può paragonare ad una piccola pianta che trovava nell’ambiente della Parrocchia un terreno fertile, e dove poteva crescere “in sapienza, in età e grazia”. La sua era una presenza assidua sia alle attività in oratorio sia alle funzioni liturgiche. All’inizio del 2008 si è creato in Parrocchia un gruppo di riflessione e formazione per gli adolescenti che volessero fare un cammino più impegnativo. Emanuele non era stato incluso inizialmente a causa della sua età, ma dopo tanta sua insistenza è entrato, e da allora non ricordo che mai sia mancato ai vari appuntamenti. Ha conservato il suo carattere un po’ timido, ma buono era il suo rapporto con i compagni, come anche la sua partecipazione alle attività organizzate in Parrocchia che faceva volentieri e con entusiasmo, come lo dimostrano le diverse fotografie del Campo Scuola 2008, dove lui è presente attivamente e ogni giorno nei diversi giochi. Purtroppo quelle sono le sue ultime fotografie. Sono state fatte nelle prime due settimane del mese di agosto, perché due settimane dopo succede la tragedia. Era il 29 di agosto, giorno del martirio di San Giovanni Battista. Dopo le attività in Oratorio, Emanuele era rimasto in Chiesa per aiutare P. Giovanni a

Il 27 Maggio del 2007, quando sono arrivato per la prima volta in Albania, all’aeroporto c’era ad aspettarmi P. Giovanni Peragine accompagnato da 8 ministranti. Arrivati in Parrocchia, davanti alla Chiesa, abbiamo fatto subito una foto ricordo. Nel guardare oggi quella fotografia devo purtroppo constatare che tra gli 8 ministranti, uno non si trova più in mezzo a noi. È in cielo e intercede per noi: Emanuele. Emanuele ha incominciato a frequentare la Parrocchia quando aveva 6 o 7 anni. Era un bambino timido, un po’ chiuso e parlava poco, tanto che si pensava che avesse qualche problema nel parlare. Ma col tempo il gioco e il contatto con i suoi coetanei lo ha reso un bambino uguale a tutti gli altri. Quando poi ha iniziato a prepararsi alla Prima Comunione passò a far parte anche del gruppo dei ministranti.

P.  Luiz  ci  racconta  la  sua  toccante  testimonianza  su  uno  dei  ragazzi  che  per  tanti  anni  ha  condiviso  la  nostra  esperienza  di  vita  parrocchiale,  e che ora non è più fisicamente  con  noi.  Lui  ci  protegge  dal  cielo! 

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sottolineare: nel gioco era leale e pacifico. Io che sono sempre presente quando giocano i ragazzi, posso affermare di non averlo mai visto bisticciare con qualcuno e neanche pronunciare parole cattive. In questo è un caso quasi unico di questa realtà, perché, purtroppo, contrario è il modo di fare dei suoi coetanei. Era un amico leale. Un fatto ce lo conferma: una volta, insieme ad un amico, ha fatto uno scherzo al custode della chiesa. Io allora li richiamai e lui prontamente ha detto che era stato soltanto lui a farlo, scagionando così il suo amico. E’ stato perseverante negli impegni assunti nella Cerimonia della dedicazione del Centro Emanuel  catechesi, come ministrante e nel gruppo degli adolescenti. andare alla festa di un matrimonio. Per strada, Cresceva, superando se stesso e quelli che scherzando con un suo amico di classe, che sembravano dei limiti. La sua vita si snodava tra aveva con se una pistola, accidentalmente è famiglia, scuola e Parrocchia. Il gruppo di partito un colpo che lo ha colpito mortalmente. adolescenti, di cui faceva parte (oggi chiamato Posso dire che quel colpo non ha colpito a “Gruppo Emanuel”) continua a radunarsi una morte solo Emanuel, ma tutti coloro che lo volta alla settimana. In questi raduni, al centro, conoscevano e non è esagerato affermare, tutta mettiamo sempre la Bibbia e Gesù Crocifisso e ai la cittadina di Milot, perché la sua famiglia è piedi della croce una foto ricordo di Emanuele, stata sempre stimata e ben voluta da tutti. vestito da giocatore e tutto sorridente. Ci fa Sono stati veramente giorni di pianti e ancora ricordare che la vita è in qualche modo una oggi si prova commozione al pensarci. Il 29 partita che esige lealtà, perseveranza e fedeltà a agosto scorso, durante il campo scuola, in quello che si crede e che bisogna parteciparvi Parrocchia abbiamo ricordato Emanuele ad un con gioia. Emanuele continua a dire ai suoi anno dalla sua scomparsa (non voglio dire compagni: su, coraggio, andate avanti, perché morte, poiché lui è vivo). Abbiamo celebrato la potete farcela, come io ce l’ho fatta e adesso tifo messa e in seguito abbiamo intitolato ad e intercedo per voi. Ringraziamo il Signore Emanuele il Centro Parrocchiale. E’ stato un perché ci ha dato Emanuele. Un nome che è un momento molto commovente per tutti, piccoli impegno e una responsabilità per chi ci pensa: e grandi. E’ bello ricordare Emanuele nella sua Dio con noi. Emanuele, a sua volta, è stato una semplicità e nella sua vitalità. Il calcio era il scintilla di Dio. suo sport preferito. Partecipava sempre alle P. Luiz Carlos partite e tifava con passione per le sue squadre del cuore. Ma c’è un aspetto importante da mettere a posto delle cose per la celebrazione del giorno seguente. Finito tutto è andato a casa sua, dove i genitori lo aspettavano per

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San Nicola 
Patrono della Parrocchia 
La devozione al santo venuto dall’oriente è molto diffusa tra la popolazione albanese. In molte zone, infatti, si trovano siti antichi a testimonianza di questo antico culto al santo. La Parrocchia di Milot è dedicata proprio al santo di Mira. In questi anni della presenza dei PP. Barnabiti a Milot, la Chiesa è stata rinnovata cercando di dare un impulso alla venerazione del Santo. Il 9 Maggio 1999, in una solenne celebrazione eucaristica, è stata accolta nella nostra Parrocchia la “Manna di san Nicola, generosamente donataci dal rettore della basilica di Bari. In quella circostanza Mons. Rrok Mirdita, Arcivescovo della diocesi Durazzo-Tirana, attraverso un decreto ha innalzato la nostra Parrocchia a Santuario diocesano di san Nicola. In occasione della festa liturgica del 6 Dicembre e quella del 9 Maggio, i fedeli hanno la possibilità di venerare il santo e ricevere la speciale benedizione con la “Manna”. Ogni Mercoledì della settimana, dopo la santa messa si recita davanti alla figura la preghiera di san Nicola.

La vita del Santo 
La sua fama è universale, documentata da chiese e opere d’arte, da istituzioni e tradizioni legate al suo nome. Ma sulla sua vita le notizie certe sono pochissime. Nato probabilmente a Pàtara di Licia, in Asia Minore (attuale Turchia), è poi stato eletto vescovo di Mira, nella stessa Licia. E qui, dicono alcune leggende, compie un miracolo dopo l’altro. Come accade alle personalità forti, quasi ogni suo gesto è trasfigurato in prodigio: strappa miracolosamente tre ufficiali al supplizio; preserva Mira da una carestia; compie altri portenti ... Può trattarsi di fatti autentici, abbelliti da scrittori entusiasti. Forse per gli ufficiali ha solamente ottenuto la grazia dall’imperatore Costantino (al quale chiederà anche sgravi d’imposta per Mira); e contro la carestia può aver solamente organizzato rifornimenti tempestivi. Ma si racconta pure che abbia placato una tempesta in mare, e resuscitato tre giovani uccisi da un oste rapinatore ... Un “Passionarium” del VI secolo dice che ha sofferto per la fede nelle ultime persecuzioni antecedenti Costantino, e che è intervenuto nel 325 al Concilio di Nicea. Nicola muore il 6 dicembre di un anno incerto e il suo culto si diffonde dapprima in Asia Minore (25 chiese dedicate a lui a Costantinopoli nel VI secolo). Ci sono pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell’abitato di Mira. Moltissimi scritti in greco e in latino lo fanno via via conoscere nel mondo bizantinoslavo e in Occidente, cominciando da Roma e dal Sud d’Italia, soggetto a Bisanzio. Ma oltre sette secoli dopo la sua

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morte, quando in Puglia è subentrato il dominio normanno, “Nicola di Mira” diventa “Nicola di Bari”. Sessantadue marinai baresi, sbarcati nell’Asia Minore già soggetta ai Turchi, arrivano al sepolcro di Nicola e s’impadroniscono dei suoi resti, che il 9 maggio 1087 giungono a Bari accolti in trionfo: ora la città ha un suo patrono. Dopo la collocazione provvisoria in una chiesa cittadina, il 29 settembre 1089 esse trovano sistemazione definitiva nella cripta, già pronta, della basilica che si sta innalzando in suo onore. E’ il Papa in persona, Urbano II, a deporle sotto l’altare. Nel 1098 lo stesso Urbano II presiede nella basilica un concilio di vescovi, tra i quali alcuni “greci” dell’Italia settentrionale: c’è già stato lo scisma d’Oriente. Alla fine del XX secolo la basilica, affidata da Pio XII ai domenicani, è luogo d’incontro tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente, e sede dell’Istituto di Teologia Ecumenica San Nicola. Nell'iconografia San Nicola è facilmente riconoscibile perché tiene in mano tre sacchetti (talvolta riassunti in uno solo) di monete d'oro, spesso resi più visibili sotto forma di tre palle d'oro. Racconta la leggenda che nella città dove si trovava il vescovo Nicola, un padre, non avendo i soldi per costituire la dote alle sue tre figlie e farle così sposare convenientemente, avesse deciso di mandarle a prostituirsi. Nicola, venuto a conoscenza di questa idea, fornì tre sacchetti di monete d'oro che costituirono quindi la dote delle fanciulle, salvandone la purezza.

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12401741

PROV. NAPOLETANA CHIERICI REG. BARNABITI

MISSIONE ALBANIA PER INFORMAZIONI: missionealbania@gmail.com

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...nel segno della speranza