Agorà

Periodico informativo della Missione dei PP. Barnabiti in Albania
Nel nome della solidarietà
La calura dell’estate già domina le nostre città e rende piu’ faticose le nostre attività e pesanti le nostre giornate. Ma è sempre la stessa calura che si ripete ogni anno e che provoca gli stessi disagi. Per vivere in un modo nuovo questa nostra estate noi proponiamo di darle un nome nuovo: “solidarietà”. Sì, è proprio all’insegna della solidarietà che ci apprestiamo a vivere questo momento dell’anno, in genere dedicato al riposo e alla spensieratezza. La programmazione delle attività estive presso la missione dei PP. Barnabiti di Milot in Albania, diventa una vera occasione per dare un significato nuovo a questa estate. L’avvicendarsi di volontari, giovani e meno giovani, di sacerdoti, di gruppi giovanili e di gruppi scout, permettono alla nostra missione di diventare un luogo dove poter esprimere il proprio servizio nel segno della solidarietà. A beneficiare di questo servizio sono i bambini che affollano la missione nei suoi diversi villaggi. L’esperienza di comunione che si vive per quasi un mese tra i diversi gruppi e nelle diverse realtà, rappresenta una carica umana e spirituale che segna l’esistenza di ognuno. All’insegna della solidarietà e del servizio ci prepariamo ad accogliere i vari gruppi che animeranno la vita dei ragazzi di questa estate 2010, come: il gruppo Scout di Cernusco che presterà il suo servizio a favore dei bambini di Gallatë; il gruppo dei giovani dell’Istituto Zaccaria di Milano; parte del gruppo del Movimento Giovanile Zaccariano di San Felice a Cancello (CE); la nostra fedele famiglia della Parrocchia di Eupilio (CO); altri volontari di Bergamo e Napoli. Tutti animeranno le giornate dei bambini dei villaggi di Milot, Fushë-Milot e Ferrë Shkopet. E allora buona estate a tutti all’insegna della SOLIDARIETA’.

Luglio 2010

Anno I numero 2

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Anno I numero 2

L’istruzione 
alla base dello sviluppo socio-economico  
rimane caratterizzata da una bassa qualità, per carenze infrastrutturali (edifici scolastici non a norma, dove mancano luce, riscaldamento ed adeguate condizioni igieniche), per la mancanza di attrezzature e libri di testo, per la scarsa qualificazione degli insegnanti e l’utilizzo di programmi poveri ed inadeguati alle mutate esigenze del mercato del lavoro e di una società in continua evoluzione. Il problema principale risiede nell’abbandono scolastico, provocato da diverse cause. Oltre a quelle già citate, un altro problema risiede nel ruolo che hanno i giovani all’interno delle famiglie. In molti casi, infatti, sono proprio loro a dover abbandonare la scuola per aiutare le famiglie a sostenersi economicamente. Un momento di lezione presso il Centro Agorà Emanuel  Altissimo è quindi il tasso di lavoro minorile, soprattutto nei campi. Tale fenomeno Per comprendere i bisogni socio-educativi di un riguarda anche le esclusioni di genere (le donne spesso territorio e operare interventi mirati è necessario vengono relegate ai ruoli tradizionali e quindi escluse partire da un’analisi corale di tutti i settori che dall’istruzione) e di razza (intere popolazioni di Rom e condizionano lo sviluppo socio-economico di un Magyup non hanno accesso alla scuola). Inoltre nelle paese. zone rurali la mancanza di strade asfaltate durante i Tali settori, strettamente correlati tra loro, rigidi inverni, non permette ai giovani di possono essere suddivisi in macro categorie raggiungere gli edifici scolastici, dislocati quali: area socio-educativa, area socio-sanitaria, generalmente nei centri più grandi. Sebbene la area ambiente-sviluppo rurale, area migrazione. nuova riforma scolastica preveda due cicli di Se manca un’adeguata istruzione-formazione, formazione: scuola novenale e il ginnasio vengono meno anche le basi allo sviluppo degli (quest’ultimo della durata di 3 anni), è molto altri settori, e viceversa. Attraverso un’indagine frequente il caso dell’unificazione delle classi, per effettuata nel 2007 dalle principali ONG e cui non vi è una formazione graduale, ma spesso organizzazioni non profit presenti nell’Albania un livellamento dell’istruzione che non considera la del Nord, è possibile ricostruire brevemente la differenza d’età degli alunni. Persistono ancora le situazione socio-educativa in cui versano le “scuole per corrispondenza”, che però non comunità rurali per le quali operano anche i garantiscono un’adeguata formazione. Infine, è padri Barnabiti presenti a Milot. stato riscontrato il fenomeno dell’abbandono scolastico nascosto che, come si legge nel Secondo il documento al quale ci riferiamo (Il documento sopra citato, è dovuto alla presenza di Nord Albania – Contesto socio-economico e bambini che, pur avendo concluso la scuola dell’obbligo, proposte di intervento, scaricabile dal sito non sanno né leggere né scrivere (nell’anno 2003-2004, www.italcoopalbania.org) la situazione sociosono stati inoltre rilevati 3.728 casi di bambini con forti educativa (nonostante il tentativo da parte dello difficoltà di apprendimento oppure con problematiche Stato di modernizzare la scuola e renderla capace come la dislessia, il 94,3% dei quali proviene da zone di garantire una formazione in linea con gli rurali). standard europei, per favorire l’inserimento Sono questi e molti altri i disagi che i padri e le lavorativo) è particolarmente critica: l’istruzione

Agorà 2010 suore missionarie cercano di affrontare ogni giorno. E proprio per aiutare questo popolo, e i giovani in modo particolare, hanno proposto il progetto delle borse di studio. Sono piccoli

Pagina 3 passi, che grazie alla collaborazione di ciascuno di noi, possono davvero fare la differenza. p. Giovanni Giovenzana

Ti istruisco io 
Adotta una Borsa di Studio

Una fase dei giochi a squadre durante il Kampi Veror 

Il sostegno a distanza è una forma di solidarietà, un modo per essere accanto a chi ha bisogno, attraverso specifici progetti, sostenendolo nelle necessità individuate dagli esperti che lavorano quotidianamente in queste realtà in difficoltà. A Milot e nelle cittadine dove da anni lavorano i padri Barnabiti, gli esperti sono gli stessi sacerdoti e suore che quotidianamente si adoperano per la popolazione balcanica. Così nasce il nuovo progetto che vede come obiettivo principale l’istituzione di borse di studio destinate ai giovani volenterosi appartenenti alla parrocchia di San Nicola in Milot. Ma di cosa si tratta? Le borse di studio sono una forma di sostegno a distanza, ovvero di intervento mirato per permettere ai giovani di proseguire nei loro studi scolastici. Nello specifico si tratta di destinare risorse economiche a favore di

studenti, individuati dagli stessi missionari, per aiutarli ad affrontare economi-camente la formazione scolastica ed universitaria. Nelle zone più povere dell’Albania, infatti, uno dei principali problemi è proprio l’istruzione, che diventa inaccessibile ai più, essendo in molti casi a pagamento. Inoltre, le scuole secondarie e l’università si trovano nei centri più grandi - come Tirana e Scutari - e la maggior parte dei giovani, sono impossibilitati a frequentare questi corsi, non disponendo di risorse economiche tali da garantirsi vitto, alloggio e soprattutto l’acquisto di libri e materiale scolastico. Allo stesso tempo, risulta prioritario l’intervento da parte delle realtà missionarie e organizzazioni non profit presenti sul territorio, a favore dell’educazione alla cultura e all’istruzione, essendo queste le basi su cui si fonda il progresso e lo sviluppo economico e sociale di ogni popolo.

Pagina 4 Sono di fatto i giovani il futuro di ogni paese, ma sono gli stessi ad essere maggiormente colpiti dalle situazioni di bisogno economico in cui ancora versano, soprattutto nelle zone rurali, prive in molti casi, oltre che di strutture scolastiche adeguate, anche di energia elettrica, di un sistema di condutture idriche atte a soddisfare il fabbisogno delle persone e di servizi igienico-sanitari idonei. Per una missione, scegliere di soccorrere la popolazione in difficoltà, è una vera e propria sfida, in quanto spesso si può contare esclusivamente sull’aiuto di chi conosce almeno un po’ questo piccolo spaccato albanese. Ma senza indugio, i missionari hanno abbracciato questa nuova sfida, consapevoli soprattutto della generosità di chi si sente comunque solidale con il fratello più bisognoso, dovunque esso si trovi: “avevo fame e mi avete dato da mangiare”. Garantire un’adeguata istruzione significa, infatti, alimentare una speranza, ovvero poter rendere i giovani, una volta di più, artefici del proprio destino. Per questo si è deciso di istituire delle borse di studio e di rendere concreto un intervento a sostegno dei giovani studenti, dando voce a chi da sempre lotta al loro fianco.

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COME SOSTENERE UNA BORSA DI STUDIO
Finanziare una borsa di studio è un modo facile e concreto per aiutare la missione dei Padri Barnabiti e in modo particolare i giovani beneficiari. L’obiettivo è di sostenere i giovani più bisognosi, garantendogli un’adeguata formazione scolastica. Ogni borsa di studio ha un valore di € 1.500 annuali e comprende: vitto, alloggio e istruzione in strutture religiose collegiali e/o università statali, acquisto dei libri e del materiale scolastico necessario. Le borse di studio vengono gestite dai Padri missionari, che provvedono ad individuare i giovani beneficiari e a seguire il loro percorso di formazione durante l’anno. I beneficiari sono scelti in base alla situazione economica e alla volontà di fare un percorso di formazione scolastico e/o universitario. Per ulteriori informazioni, è possibile contattare il padre referente all’indirizzo di posta elettronica missionealbania@gmail.com.

Gaia Terzani

Due bambine in chiesa, di cui  una in costume tradizionale 

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Il gruppo adolescenti … CRESCE 
La fede è certamente un dono e un bene I frutti? Guardando con occhi umani forse ci si personale, che però va vissuto in modo potrebbe deludere, ma guardando con gli occhi comunitario, nell’incontro e nel confronto con della fede c’è pure motivo di rallegrarsi. Il gli altri: nella partecipazione, nella comunione semplice fatto che perseverano è già un motivo. e nella condivisione. E’ nell’esperienza di Forse non è ancora arrivato l’autunno … gruppo che la nostra fede si confronta e si Possiamo piuttosto intravedere qualche segno di arricchisce. La fede, quindi, diventa sempre primavera e basta questo per incoraggiarci. più autentica nel rapporto con Dobbiamo essere consapevoli del l’altro: l’Altro che è l’oggetto e il   nostro ruolo di seminatori del fondamento della fede e l’altro con Regno, dove la logica non è quella il quale io la condivido nella umana. A ciascuno di noi tocca quotidianità della vita. Per un seminare in abbondanza, poi c’è cristiano la partecipazione e chi fa crescer e chi raccoglie nel l’appartenenza ad un gruppo tempo dovuto e questo tempo è ecclesiale non solo è una scelta quello di Dio. naturale o di convenienza, bensì Nel campo del Signore una scelta essenziale in quanto l’importante è lavorare con umiltà, uomo-credente, inserito mediante il pazienza e perseveranza. Facendo battesimo in Cristo e perciò Il logo del Centro Agorà  del nostro meglio “come se tutto membro della Chiesa. Certi di questi dipendesse da noi, sapendo però che tutto principi e analizzando la realtà in cui dipende da Lui”. Parlando, però, di frutti, non svolgiamo la nostra azione pastorale, abbiamo bisogna dimenticare che il Signore ha già formato un gruppo parrocchiale dove i ragazzi raccolto nel granaio del cielo la primizia del potessero fare una sana esperienza di amicizia, Gruppo: il nostro compagno, amico e fratello di fede, di acquisizione di valori in vista della Emanuel, che certamente intercede per noi. loro crescita umana e spirituale. Così è nato il p. Luiz GRUPPO “EMANUELE” (nome scelto da loro) nella nostra parrocchia di Milot. Abbiamo incominciato senza molte pretese e, ad essere sinceri, anche dubitando della loro perseveranza. Però oggi, passati più di 2 anni, il gruppo è addirittura cresciuto. All’inizio era costituito di soli ragazzi (non per scelta, ma per una certa mentalità locale), ma ultimamente si sono aggiunte alcune ragazze e il gruppo è stato diviso in due: dai 12 ai 15 e dai 16 in su. Si incontrano una volta alla settimana, indipendentemente dalla catechesi ordinaria a cui anche partecipano. In questi incontri, partendo dalla Parola di Dio, si parla della vita, dei problemi, delle sfide e degli ideali; naturalmente anche si gioca, si scherza e si fa Padre Luis con alcuni ragazzi in uno degli incontri programmati  amicizia.

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Avvento missionario   
dei giovani di San Felice a Cancello
Nei giorni 28 e 29 novembre 2009, in occasione dell’inizio dell’Avvento, i giovani della Parrocchia San Giovanni Evangelista dei PP. Barnabiti in San Felice a Cancello, sono stati i protagonisti dell’ “Avvento missionario”, organizzando una raccolta fondi per la Parrocchia di San Nicola sita in Milot, fondata dai padri della medesima congregazione. La “due-giorni”, è stata articolata in questo modo: una vendita di oggetti natalizi e una presentazione animata della storia della Missione. Gli oggetti tipicamente natalizi, quali palline decorative e piattini creati mediante la tecnica del decoupage, sono stati realizzati dai ragazzi della parrocchia, i quali si sono occupati anche della vendita dei prodotti e dell’allestimento dello stand. Altri piccoli doni, inoltre, sono stati offerti dalle persone della nostra comunità. Alla S. Messa di domenica sera è seguita una presentazione di foto animata dal parroco P. Giovanni M. Nitti e da alcuni giovani e “meno” giovani. P. Giovanni ha presentato, ai fedeli presenti, la missione dalla sua nascita ai giorni d’oggi e la sua esperienza come sacerdote missionario dalla fine del regime dittatoriale comunista fin quando, per motivi di salute, ha dovuto lasciare la Parrocchia di S.

In queste due foto i padri con i chierichetti più fedeli 

Nicola per ritornare a svolgere il suo ministero in Italia. In seguito sono intervenuti anche due giovani e due signore che hanno testimoniato tutta la gioia che hanno provato nel recarsi a Milot ,in occasione del campo estivo parrocchiale con i bambini. Una gioia scaturita da tutto ciò che ricevono dal punto di vista umano, cristiano e affettivo pur restando lì pochi giorni. Questo momento di festa è stato per tutti noi una grandissima occasione per far conoscere in modo approfondito una realtà diversa dalla nostra. Una comunità che è un po’ l’espressione dell’Albania che sta crescendo. Inoltre è stato anche il momento di accrescere quello spirito di comunione che unisce già le due parrocchie da vari anni. I giovani della Parrocchia di San Giovanni Evangelista—San Felice a Cancello

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Una Route a Gallatë   
l’esperienza estiva degli Scout   
definire in altro modo se non “urca”. Fondamentalmente, Gallatë consiste in una stradina terrosa lungo la quale sorgono o vecchie casettine totalmente diroccate o nuove case costruite personalmente dagli abitanti. Lungo la strada (dove passeggiano tranquillamente asini, mucche, pecore, polli e anche un paio di cavalli) c'è un fiumiciattolo che divide in due l'abitato e che funge sia da luogo per fare il bagno sia da luogo dove mettere a bagno i rifiuti. Tutt'intorno alle case, ma anche più in là, un numero infinito di campi. Il luogo dove avremmo dovuto stare noi era all'inizio del paese, dove sorgeva una chiesetta dedicata a, manco a dirlo, Madre Teresa. Avevamo fatto in tempo a scendere e a togliere gli zaini e il cibo dal pulmino che già un piccolo gruppetto di bambini/ragazzi con un'età oscillante tra i due e i diciotto anni era lì che aspettava che noi facessimo qualcosa. Dopo una qualche timida esitazione, causata anche dal non trascurabile fatto che noi non sapevamo nessuna parola di Albanese e loro ne conoscevano pochissime di italiano, l'atmosfera s'è presto trasformata in una molto più cordiale. E mano a mano che il tempo passava, accorrevano da noi sempre più bambini e ragazzi, curiosi di vedere come eravamo e cosa avremmo fatto. A partire da quel giorno tutte le nostre energie le abbiamo spese per loro e per la buona riuscita del nostro servizio. In quei sette

Ragazze scout chiamate Scolte con due  bambini di Gallatë 

Se all'inizio dello scorso anno scout m'avessero detto che il nostro Clan avrebbe fatto ciò che in effetti ha fatto, non ci avrei creduto più di tanto: questo prova quanto a volte la realtà è di gran lunga più sorprendente dell'immaginazione e, in generale, dei preconcetti vari.. Il 3 agosto 2009, il Clan/Fuoco “La Rocchetta” s'è accinto a partire da Milano verso una nuova e appassionante destinazione: Orio al Serio. Ma da lì abbiamo preso l'aereo di una tanto superlativa quanto ultra low cost compagnia aerea albanese e in capo a un paio d'ore siamo atterrati nell'aeroporto “Madre Teresa” di Tirana. Lì ad attenderci c'era Padre Giovanni, ossia il nostro contatto laggiù, ma soprattutto l'ideatore di questa sorta di progetto che andava avanti da qualche anno. Egli ci ha accompagnato all'oratorio dei PP. Barnabiti di Milot, il comune in cui si trovava il paese dove saremmo andati a rendere il nostro servizio, Gallatë (pronuncia: Galàt). Lì abbiamo passato la notte, e il giorno dopo ci siamo avventurati con un pulmino originario di Lugano lungo le strade battute e polverose che da Milot portano a Gallatë, tra le montagne. Arrivati, ci si è presentata dinanzi una scena che non potrei

Se all'inizio dello scorso anno scout m'avessero detto che il nostro Clan avrebbe fatto ciò che in effetti ha fatto, non ci avrei creduto più di tanto: questo prova quanto a volte la realtà è di gran lunga più sorprendente dell'immaginazione ...

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Anno I numero 2

giorni a Gallatë il nostro tempo è stato scandito dalle ore passate con loro, dalla Liturgia delle Ore e dai pasti (che facevamo per conto nostro). Con loro abbiamo fatto qualsiasi gioco “da campo”

Attività durante il campo a Gallatë 

concepibile: da palla prigioniera a calcio, dai disegni a ogni sorta di staffetta, dalla violentissima versione albanese di Schiacciasette (nella quale chi sbaglia i passaggi si siede in Ora, non so bene se questa esperienza sia mezzo al cerchio e si becca le pallonate da tutti gli paragonabile a tutte le grandi routes che il Clan ha altri) al gioco di carte di Uno (che ha spopolato), compiuto negli anni scorsi e di cui sento ancora da Bandiera al gioco in cui si deve prendere una parlare, né se le nostre motivazioni per farla siano mela che galleggia in una tinozza d'acqua. Né tanto valide: so però che ci siamo prefissati un sono mancate visite a una chiesetta in cima a una obiettivo e che, seppur non in modo lineare e collina (dove sorgono le rovine della più antica costante, lo abbiamo raggiunto e forse superato; so scuola albanese), alla scuola, al bar e anche alle che la gente che abbiamo incontrato e conosciuto case di alcuni gentilissimi abitanti che ci hanno rappresenta per me e per gli altri del Clan qualcosa invitato a prendere un caffè da loro. Ecco, si può di importante; so che tutto quello che ho fatto e dire molto degli Albanesi, ma non che siano visto là vorrei ripeterlo molte altre volte ancora; so scortesi: tutte le persone del villaggio ci hanno che all'inizio dell'anno non mi sarei mai aspettato accolto e trattato con una gentilezza, una cortesia che l'anno trovasse una conclusione così e una disponibilità commovente, considerando le incredibile. Spero di terribili condizioni di vita in essere riuscito a dire e cui versano. E ciò vale sia per raccontare in modo i bambini e i ragazzi (forse esauriente quello che l'unica pecca è che non hanno quest'esperienza ha molto chiaro il concetto di rappresentato per me, “non si bara quando si gioca”, anche se ovviamente per ma ciò li accomuna a grandi capirla appieno calciatori italiani) sia per gli bisognerebbe viverla. adulti, che a mezzogiorno e la Finita lì? Speriamo di no! sera venivano da noi e si Clan/Fuoco La Rocchetta mettevano a discorrere con noi (o in italiano o grazie al fondamentale apporto dei nostri tre interpreti ufficiali, Attività con i più piccoli 

Leo, Rrei e Alban e a quello ufficioso, Dionis), oppure prendevano e partecipavano alle appassionanti partite di pallavolo che immancabilmente concludevano le giornate. Pallavolo in versione albanese, s'intende. E tutti inoltre ci hanno prestato aiuto e sostegno anche qualora ci siano capitate delle situazioni un poco sgradevoli, e di ciò li ringrazio infinitamente, e ancora, e ancora.. Insomma, benché pieni e densi (o forse proprio per questo), i sette giorni sono volati via. L'ultima sera che siamo stati lì a Gallatë (lunedì 10 agosto), un po' per salutare e un po' anche per ringraziare della straordinaria ospitalità, abbiamo organizzato una fantasmagorica festa d'addio, in cui abbiamo mangiato e ballato come dei matti. Il giorno dopo, mentre col cuore pieno di tristezza ci preparavamo a lasciare il villaggio, ancora diversi ragazzi sono venuti a salutarci (soprattutto a salutare le scolte, bisogna dire). Quel giorno siamo scesi di nuovo a Milot dai Barnabiti, mentre l'indomani abbiamo fatto una capatina nella città storica di Kruja e a Tirana, salvo poi prendere l'aereo e tornare a Orio, e di lì a Milano.

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Assemblea generale dell’UCESM 
P. Giovanni a Cestokova
Dal 8 al 14 febbraio, P. Giovanni Peragine, in qualità di Presidente della Conferenza dei Superiori e delle superiore Maggiori dell’Albania ha partecipato alla 12^ Assemblea dell’UCESM (Unione delle conferenze dei superiori maggiori d’Europa). Nel contesto di questa assemblea, il cui tema è stato: “I Religiosi in Europa: storie di speranze e speranza per la storia”, significativa è stata la visita al campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz. Al termine della toccante visita è stata celebrata la Santa Messa, animata in quella occasione proprio dalla Conferenza dei religiosi albanese.

Obiettivi del UCESM

Animare la vita religiosa in un’ Europa in divenire Sostenere la riflessione e proporre un’azione Favorire le relazioni, la conoscenza reciproca, la comunione, la solidarietà, la riflessione, l’azione tra le Conferenze Nazionali Tessere delle relazioni internazionali: con le Conferenze degli Istituti religiosi di altri continenti, le Conferenze dei e delle Superiori/e Generali

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La “besa” albanese 
nella “giornata della memoria” ebraica
nel suo territorio. Prima della II Guerra Mondiale gli albanesi in Albania erano circa 200; alla fine della guerra erano oltre 2000. Presenze ebree nel territorio albanese sono testimoniate fin dai tempi dei romani. Ma perchè poterono salvarsi tutti gli ebrei in Albania? Per l'isolamento di cui godeva questo paese in un contesto europeo invece fortemente influenzato dall'ideologia fascista e nazista; ma soprattutto grazie alla cultura albanese - basata su un codice morale detto “Kanun” e in particolare su una sua parte detta “Besa” - che ritiene un dovere inderogabile difendere la vita umana di chiunque, anche a costo della propria incolumità. Il Kanun, che per vari aspetti determina ancora la cultura albanese, prescrive una serie di regole di comportamento che, durante le successive invasioni straniere in Albania, hanno rappresentato l'identità stessa del popolo albanese. Essere albanese significava, prima ancora che abitare nel territorio albanese o obbedire al potere politico di quel territorio, rispettare il codice Kanun. Nel corso della storia questo codice si è a volte contrapposto al potere che comandava in Albania. E nei casi di conflitto tra potere politico ufficiale e regole proposte dal Kanun, quest'ultimo veniva prima del rispetto di altre forme di potere. Il codice Kanun ha anche aspetti ormai inaccettabili, come il delitto per onore o il dovere di vendicare anche con l'omicidio i t o r t i s u b i t i . Ma un aspetto positivo e straordinario di questo codice è quello che ha portato alla salvezza di tutti gli ebrei che si sono rifugiati in Albania per salvarsi dall'Olocausto: il codice prevede l'obbligo di difendere la vita umana minacciata, chiunque sia in pericolo, albanese o straniero. Anzi il codice Kanun non riconosce la parola 'straniero': Esistono gli 'ospiti' ma non gli 'stranieri'. Durante la II Guerra Mondiale gli albanesi hanno nascosto gli ebrei nel loro territorio, sia per iniziativa privata, sia per scelta

L’Albania fu l’unico paese europeo durante gli anni 1930-1944 che diede ospitalità e protezione ai profughi ebraici fuggiti dalla persecuzione nazi-fascista, mentre nel resto dell’Europa si diffondevano e si applicavano le leggi razziali e le pulizie etniche. Il fatto è poco noto perchè il regime stalinista comunista di Enver Hoxha, nei quasi 50 anni di dittatura successivi alla II Guerra Mondiale, ha tenuto nascosti questi e molti altri documenti, riapparsi poi nel 1990: a una delegazione americana recatasi in Albania sono stati mostrati gli archivi degli anni di dittatura di Hoxha. Ora anche l'Albania è stata aggiunta all'elenco dei 'Giusti tra le Nazioni', cioè quelle persone o enti che hanno salvato ebrei dall'Olocausto. Anzi l'Albania ha un primato eccezionale: è l'unico paese che può vantare di aver salvato tutti gli ebrei presenti

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delle autorità che si sono rifiutate di consegnare agli italiani fascisti arrivati in Albania nel 1939, e ai tedeschi nazisti arrivati poi nel 1943, le liste con i nomi degli ebrei presenti nel territorio. Il pericolo di ritorsioni, specie durante l'occupazione nazista, era molto alto, ovviamente, ma i cittadini e le autorità albanesi difesero gli ebrei totalmente, nascondendoli nelle case, procurando loro documenti falsi, travestendoli da contadini albanesi, spostandoli da un luogo all'altro per sfuggire alla morte. Se si pensa che al di fuori dell'Albania, su circa 70.000 ebrei in pericolo solo il 10% hanno potuto sopravvivere all'Olocausto, la straordinaria importanza dell'Albania negli anni dell'Olocausto risulta ancora più evidente. Anche gli albanesi del Kosovo, del Montenegro e della Macedonia hanno contribuito alla salvezza di molti ebrei aiutandoli a rifugiarsi in Albania che era, appunto, durante la II Guerra Mondiale, il luogo più sicuro in Europa. p. Giovanni Peragine

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PROV. NAPOLETANA CHIERICI REG. BARNABITI

MISSIONE ALBANIA

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