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da Il Nuovo Rinascimento n.

264, 1 agosto 2002 la copertina, pagina 16 Un modello possibile Nel luglio dello scorso anno Greg Martin, vicedirettore generale della Sgi-Usa, ha tenuto una lezione su maestro e discepolo, simile al legame che unisce un allievo al proprio maestro. Si è scelto di mantenere la forma del discorso diretto. di greg martin Vorrei parlare di maestro e discepolo, o meglio di “mentore-discepolo” e ho diversi motivi per scegliere proprio questo argomento. È un tema che abbiamo trattato spesso e qualcuno penserà magari «Già, anche troppo!». Personalmente ritengo che a paragone con quando ho iniziato a praticare questo Buddismo, trenta anni fa, la relazione maestrodiscepolo sia dibattuta molto più spesso oggi che non allora. E per dirla tutta fino in fondo, questo argomento mi ha infastidito per molto, molto tempo. Non so esattamente perché, ma intanto il fatto di definirlo “mentore” invece di master è già un sollievo. Tutta l’idea di “maestro”, l’idea di una persona di questo tipo per me era troppo difficile. Eppure, quando studio, quando leggo il Gosho, il Sutra del Loto o i discorsi del presidente Ikeda, capisco bene che questo argomento non si può ignorare, che non si può semplicemente lasciare da parte perché è troppo importante. L’intero Sutra del Loto parla di questo tipo di rapporto, del dialogo e dell’interazione tra Shakyamuni e i suoi discepoli. I Gosho di Nichiren, poi, o sono lettere scritte da un maestro a dei seguaci o hanno la forma di un dialogo creato dallo stesso Nichiren. Dunque, avevo di fronte questo dilemma: da un lato c’è una cosa che non capisco fino in fondo e che non mi piace troppo. Dall’altro lato, questa cosa è estremamente importante da capire per poter comprendere il Buddismo stesso. Qui vorrei semplicemente ricordare alcuni punti di quanto penso oggi a tal proposito, perché la mia visione del concetto maestro-discepolo continua a crescere e a svilupparsi. E vorrei leggere un brano di un discorso di Ikeda al riguardo: «La linfa vitale del Buddismo esiste solo nella fede corretta che si manifesta concretamente nella Legge. La fede corretta, il veicolo della linfa vitale del Buddismo si trasmette solo attraverso il rapporto tra maestro e discepolo... Se uno dimentica il maestro originale che gli ha portato l’acqua della saggezza dal vasto oceano del Sutra del Loto e invece ne segue un altro, è sicuro di affondare nella sofferenza senza fine di nascita e morte». Il presidente Ikeda, dunque, ci raccomanda rigorosamente di seguire il Daishonin, che è il maestro originale nel senso vero e proprio della nostra fede. Studiando sono arrivato alla conclusione che il rapporto maestro-discepolo è di fatto un modello di fede religiosa per il nuovo millennio che non riguarda solo noi, ma costituisce un nuovo tipo di atteggiamento religioso per qualsiasi insegnamento. Fino ad oggi, fino a questo momento, il modello stabilito di fede religiosa in quasi tutte le tradizioni è stato un rapporto tra superiore e inferiore. Il maestro è fin troppo spesso un Dio, non più umano, che si trova in qualche luogo elevato, di modo che ci troviamo, in un certo senso, a essere guardati dall’alto in basso. E questo orientamento “alto-basso” è anche la posizione che assumiamo nella fede e nella preghiera, mentre cerchiamo qualcuno di più alto o più potente. E non solo questa entità ci sovrasta, è più saggia, più forte, migliore di noi, ma questa è “lassù” e noi siamo “quaggiù”. Questo orientamento induce al modello tipico di fede religiosa di adorare una divinità, un’entità, o comunque vogliate chiamarla. Ma questo è un modello corretto, specialmente per i nostri tempi? La mia conclusione è: «No, non lo è». E di fatto, ogni volta che il fondatore, la grande persona che ha dato inizio a una tradizione religiosa, viene posto in alto o messo su un piedistallo, cosa accade a noi? Rimaniano in basso o siamo messi su un piano inferiore. Questo è il risultato di quella che io credo sia una tendenza umana profondamente radicata, la sfiducia in se stessi. Ovvero la difficoltà a credere nelle proprie possibilità. È difficile, non vi pare? Noi recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, facciamo Gongyo mattina e sera, leggiamo che noi siamo il Budda, ma continua a essere difficile crederlo. È difficile viverlo. Per gli esseri umani è difficile accettare la propria grandezza. C’è una frase attribuita a Nelson Mandela, che dice che noi non temiamo la nostra debolezza, ma la nostra luce, la nostra grandezza. Abbiamo paura di poter essere davvero molto più di quanto crediamo. E dato che noi esseri umani siamo fatti così, abbiamo dimostrato come razza, come specie, come popolo, di avere la capacità di trovare altri che ci sembrano migliori, più altruisti, più saggi. E li abbiamo messi su un piedistallo. Noi abbiamo fiducia in loro. Questa, in un certo senso, è la storia della religione umana. Nel fare così, operiamo una autonegazione e accettiamo questa posizione inferiore, che ci pare naturale. In alcune tradizioni religiose, anche solo pensare di essere “lassù” è indice di arroganza, è una credenza eretica. E in alcuni momenti dell’era cristiana, si poteva essere torturati e bruciati per aver detto qualcosa del genere. Nei La saggezza del Sutra del Loto, il presidente Ikeda parla proprio di questo punto e cita Nehru, uno dei discepoli di Gandhi. Dice che nel momento in cui Shakyamuni non fu più un essere umano e fu elevato, questo fu opera dei suoi discepoli, non sua. Furono i discepoli a “porlo al di sopra”, probabilmente con le migliori intenzioni e in perfetta buona fede. Sapevano che Shakyamuni aveva materializzato la saggezza, il coraggio e mille altre qualità e perciò appariva loro superiore a loro stessi. Di conseguenza lo elevarono a divinità. Ma nel momento esatto in cui ciò accadde, l’umanità del Buddismo andò perduta. La gente cominciò a venerarlo e a cercare fuori da sé il potere del Budda e, nel fare così, avevano accettato di non possedere quello stesso potere. Capite come funziona? Nell’istante in cui cominciamo a cercare “là”, stiamo negando noi stessi. E più lo si fa, più diventa difficile credere di avere ogni potere. La maggior parte delle religioni finisce con l’insegnare che «tu non sei, non puoi farlo, e la tua unica speranza è che dopo la morte...».

Conoscendo bene tutto questo. o del peccato di Adamo e Eva. ma quella di ogni singolo essere umano. E ti chiederanno di sicuro: “Cosa pensano i buddisti della resurrezione di Cristo?”». Il presidente Ikeda ne parla sempre ne La saggezza del Sutra del Loto. si crede che il potere sia andato con Lui o con Lei. Lì per lì. è una visione piuttosto pessimista dell’essere umano. la grande e compassionevole persona che ha ispirato quel dato insegnamento religioso è morto ed è andato da qualche altra parte. ci viene da dire: «Deve essere diverso da me». Il reverendo Lawson è uno dei discepoli di Martin Luther King e sa tutto di noi». Ma vorrei far notare un paio di implicazioni: primo. risposi: «Beh. Avevo appena finito di leggere la parte de La saggezza del Sutra del Loto dove il mio maestro. Ad ogni modo. gli emarginati. possiede tutte le qualità del Budda. della grandezza dell’essere umano. La lunghezza della vita non è il punto importante. qualunque essa sia. e cita Ralph Waldo Emerson. un sabato sera stavo a casa tranquillo e mi chiama dalla California una persona che fa parte della nostra associazione. Mi dice che l’ospite previsto per il giorno dopo non poteva andare e mi chiede se potevo farlo io. inadeguati o privi di quelle stesse qualità. la sua mancanza di paura. Allora dobbiamo guardare alla sua vita e cercare quale fosse il vero messaggio. in questo possiamo trovare la saggezza per capire che il modo in cui viviamo questa vita determina la vita successiva. diventa un modello possibile di quello che si può raggiungere. È difficile da credere. Prima di tutto. ho avuto più o meno la stessa conversazione con il decano Carter la settimana scorsa. sai. il quale mi ha detto: «È giustissimo. ma si indica piuttosto quanto esso sia corrotto. dei nostri limiti. non è quello di affermare: «Guardami. dice che il modello di fede religiosa è quello di maestro-discepolo e che dovremmo guardare a Gesù. Non solo abbiamo la stessa possibilità. consideriamo Gesù come un maestro». alla sua vita e alla sua resurrezione come a un maestro. sempre nei Dialoghi sul Sutra del Loto. Peccato che non ci siano più cristiani che lo sanno!». E poiché il fondatore. Alla fine mi convinse. perciò. Nichiren. un pastore battista di Los Angeles. Il reverendo Lawson si girò di nuovo verso di me e io pensai: «Ecco. bisogna ricordare che in America circa quindici milioni di famiglie seguono questo programma. il potere non è qui. Ikeda o chiunque esso sia. dato che egli visse e morì con dolore. Purtroppo. Il mutuo possesso dei dieci mondi ci insegna che il Budda rimane un comune mortale e un comune mortale. una guida. Io ripetei: «Non so proprio cosa potrei dire». vivere a lungo non determina il modo in cui si rinasce. C’è qualcos’altro e noi rinasceremo. Presi parte allo spettacolo. il maestro rimane un essere umano e perciò. le persone ai livelli più bassi della società. è difficile immaginare che dentro lo stesso essere umano si trovino anche quelle altre qualità. e qualcuno a questo punto dirà: «Pensavo di partecipare a una riunione di studio buddista». E lei mi fa: «Ma questa sarebbe una grande occasione per creare un legame. Il modo in cui egli trattò gli altri esseri umani è la misura della grandezza di quest’uomo. della nostra natura malvagia. Che non si sente più parlare. non di venerare la sua forza. E sottolinea che proprio questo è il problema. Non si può più pensare a se stessi come a incapaci. Il punto chiave sta nel percorrere questa vita cercando di emulare il suo comportamento. sia esso Shakyamuni. Prima di tutto. Sono perfettamente d’accordo». dicevo. con tutta la sua debolezza. E lei. cioè il modo in cui egli si rivolse agli altri. il grande poeta statunitense. Dunque. Dunque mi dissi: «Andiamo coraggiosamente laddove nessun buddista è mai andato prima e vediamo cosa succede». Lo stesso è accaduto con Gesù. Ma in definitiva ogni cosa è Buddismo. se si guarda alla vita e alla morte di Gesù come essere umano e non come a un modello che ci deve insegnare qualcosa sulla nostra vita. Come dice il presidente Ikeda. Cosa gli ha fatto guadagnare questo diritto. Nel modello maestro-discepolo. che domani è Pasqua. Dobbiamo passare attraverso Gesù per riavere indietro quel potere. Però aggiunse: «Guarda. guarda quanto sono grande». E io gli risposi sulla base del modello maestro-discepolo come tipo di fede religiosa corretta per il ventunesimo secolo. non è che ci pensiamo molto». la sua compassione e saggezza. In questo senso. mentre in chiesa si parla solo e sempre della grandezza di Gesù. Secondo. lo scopo. il maestro invita il discepolo ad avere una visione radicalmente diversa di sé. dobbiamo guardare a Gesù come a un grande maestro. Il che significa che la vita non finisce con la morte. È una sfida. E che siamo separati. proprio perché rimane umano. negatività. il reverendo Lawson si volta e mi chiede: «Allora cosa pensano i buddisti della crocifissione e della resurrezione di Cristo?». egli risorse. Due anni fa. dissi: «Il mio maestro mi dice che il modello corretto di fede religiosa corrisponde a maestro-discepolo e non a Dio-uomo. Lo scopo della vita del maestro. ti verrà in mente qualcosa».Ciò che hanno fatto. dato che egli non visse molto a lungo. in realtà. sul canale cristiano. Come buddisti. E lui mi disse: «È assolutamente giusto. siamo caduti e siamo lontani da Dio. una donna. di essere noi stessi Gesù. cominciammo a parlare e. Ma il punto è proprio questo. Ed è a causa di questo che egli rinacque in circostanze tanto buone. Tra l’altro. E questo è un punto di vista radicalmente diverso. neanche nella tradizione cristiana. è da qualche altra parte». che disse che nella Bibbia o nelle parole di Gesù si parla sempre della grandezza dell’uomo. E aggiunsi: «Dobbiamo cercare nella sua vita. questa incredibile rinascita? Come se la è meritata?». però. di solito è un Lui. Dunque mi ritrovai a recitare Daimoku e intanto pensavo: «Cosa faccio se mi fa quella domanda? Che gli dico?». che produce uno spettacolo televisivo del reverendo Lawson. gli infermi. perché Dio entri nella nostra vita. è che hanno accettato la convinzione: «Noi non possiamo. quanto dolore si riesce a evitare o quale vita comoda si riesce a condurre non sono neanche questi dei punti importanti. pigrizia. Gesù. dei cattivi pensieri e così via. Daisaku Ikeda. perché siamo dolorosamente coscienti delle nostre debolezze. se ci pensate. che mi conosce molto bene: «Dai. T’ien-t’ai. abbiamo alcune implicazioni. ora ci siamo». Shakyamuni per mezzo del Sutra del Loto voleva insegnarci non quanto grande fosse la vita di Shakyamuni. preciso preciso. E questa. un modello per la nostra esistenza e non come a un essere speciale. Egli risorse in circostanze davvero favorevoli in cui rinascere. Voleva insegnarci che noi eternamente e originariamente possediamo la natura di . specialmente ai più deboli: i malati. Lo scopo della vita del maestro è: «Guardami come un esempio di quanto grande puoi diventare». triste a dirsi. Ma sto continuando a parlare di Gesù. Che siamo tutti peccatori all’origine e che nel profondo della nostra esistenza portiamo il fardello dell’offesa. Quando vediamo un grande maestro e guardiamo ciò che ha fatto con il suo incoraggiamento. ma abbiamo il compito di fare altrettanto.

no? E rimarremo eternamente i sudditi. E saremo in debito. Dunque se il Budda possiede la funzione di genitore. no». se Shakyamuni viene elevato e noi posti in basso. di rapportarsi alla pratica con la fiducia propria dei bambini. per fare in modo che compaia la funzione di genitore. Questo è l’aspetto del “figlio”. ci deve essere un bambino. le loro preghiere sono in qualche modo più potenti. maestro-allievo e signore-suddito. ovvero usare la forza della fede e della pratica per sciogliere i nostri dubbi crea una fede più profonda. Quante volte avete sentito dire questo? Per poter avere fiducia è necessario sospendere e superare i dubbi. il rapporto sovrano-suddito implica anche altri aspetti che non sono adatti come modello di credo religioso. Essere dipendenti dal mentore non è il modello corretto di fede. Sul versante opposto c’è il rapporto tra sovrano e suddito che si rifà al modello del signore feudale e dei contadini o sudditi. Io andrò in cima alla montagna e ti porterò il messaggio del Budda. se volete come bravi cittadini della comunità buddista. La responsabilità del sovrano è di proteggere e nel sistema feudale il signore aveva i soldati e le armi per proteggere la comunità dei contadini. Abbi fiducia in me. Anche questo è un concetto di cui abbiamo sentito parlare molte volte e purtroppo l’implicazione di una fede libera da dubbi è che non si deve mai dubitare. ma che la purezza e la sincerità di avere fiducia nel Budda è un aspetto importante della fede senza che i dubbi interferiscano con questa fiducia. Noi andiamo da loro. il genitore non si sceglie e neanche il sovrano. Chiunque dubita. no. il sovrano non è un solo individuo bensì il concetto buddista dell’unità. ce ne vergogniamo. i suoi discepoli persero di vista il punto chiave e cominciarono a credere che Shakyamuni fosse speciale. i mezzadri della fede se volete. per così dire. In realtà. e così i nostri figli che. E proprio perché è una scelta. Cosa succede allora? Che quando ci viene un dubbio. mentre il maestro è frutto di una scelta volontaria. è un rapporto molto importante in cui impegnarsi. L’ideale sarebbe avere uno “spirito di ricerca che dura tutta la vita”. per così dire. il Budda usa i dubbi nel Sutra del Loto per risvegliare lo spirito di ricerca dei suoi discepoli e condurli oltre il punto in cui essi pensavano di aver compreso un nuovo livello di fede. l’intenzione del maestro è proprio che non solo l’allievo sia uguale. naturalmente. Sarebbe un bel guaio se un bambino dovesse mettere in discussione il latte della madre dicendo: «Aspetta un attimo. non è questo il modello essenziale di credo religioso per noi perché non vogliamo essere dipendenti dal “mentore”. Questo è un modello corretto di fede religiosa. i due non sono uguali. La stessa cosa accadde a Gesù e l’essere umano fu trasformato nel Signore. l’umanità del Buddismo andò perduta. perché dietro il dubbio c’è un approfondimento della fede. il potente e l’impotente: non è certo un rapporto di uguaglianza. si deve sopprimere. voglio controllare bene prima di bere». sono disoccupati. Se infatti il Buddismo ha influenzato il Cristianesimo. l’interesse primario del clero non è certo quello di ricordarti che anche tu possiedi quella forza. Il dubbio è il primo passo per approfondire la fede. stavo riflettendo sulla fede libera da dubbi. che abbracci con amore e compassione. Dunque c’è il Signore Gesù. Quindi. Se ti portano allo stesso livello del fondatore. non “libera da” ma “che si libera” dai dubbi. la cui storia inizia dicendo che siamo figli di Dio. Abbiamo sentito dire questa frase molte volte. Non si può raccontare a tutti perché è segno che abbiamo qualcosa che non va. entro poche generazioni dopo la sua morte. ma che metta a frutto quello che gli viene insegnato per progredire ulteriormente. Non che rimaniamo infantili. come voi e me. il punto è esattamente lo stesso. Quindi. Nell’istante stesso in cui questo accadde. E al centro furono posti i preti e gli intermediari. maestro e sovrano. affrontarli di petto. il Signore Shakyamuni e noi saremmo i sudditi della fede. ma per le persone qualsiasi. che procuravano il cibo e servivano il signore. Badate bene. anche il Gohonzon possiede queste tre virtù. se non dal punto di vista del karma. se si è veramente seri. Dover sempre cercare nutrimento al di fuori. Essi si creano un lavoro. Non dobbiamo eliminare le domande. Non è semplice avere uno spirito del genere. non si deve dubitare mai. E chi ci si infila prontamente? I preti. Ma genitore-figlio è il modello corretto di fede buddista? Sebbene sia un aspetto importante. Diverso da quello che voi e io possiamo raggiungere. partecipiamo all’opera di kosen-rufu e svolgiamo l’intento del Budda come bravi cittadini di questa comunità. siamo protetti. pur tuttavia questo non è il modello centrale. allora i discepoli sono i figli del Budda. Poiché Nichiren Daishonin ha iscritto il Gohonzon. ma si deve essere onesti. per aiutarci a comprendere e fornirci saggezza. C’è il superiore e l’inferiore. per interpretare. nelle moderne democrazie. In realtà. Secondo questo linguaggio siamo tutti figli di Dio. Poche sere fa. che anche noi possiamo manifestarla nella vita di tutti i giorni. Dunque un aspetto della fede è di avvicinarsi al Gohonzon. E i preti diventano gli inviati. . Ti dicono: «Non ti preoccupare. e non semplicemente lasciarli lì. Un figlio dipende dal genitore e. Inoltre. ma anche a trascenderlo e superarlo. A questo proposito è interessante notare che uno dei modelli di credo religioso è il modello del Signore feudale. Naturalmente non si tratta di fede cieca. Dunque non si ci deve vergognare dei propri dubbi. Purtroppo.Budda. facendo leva sulla natura più debole. ma avere fiducia. si crea un divario. non era possibile applicare il Buddismo nella vita quotidiana e queste presero a dipendere dagli intermediari per dire cosa fare. Il modello centrale di credo religioso è quello di maestro-allievo perché questo è un tipo di rapporto umano in cui l’allievo può non solo aspirare ad essere uguale al maestro. erediteranno il debito. Dunque dobbiamo cercare di avere una fede che si libera dei dubbi. nel sistema feudale non potrà mai essere il signore. Se dunque è vero che è importante servire la comunità e non vogliamo neppure negarlo. è più facile da giovani. ovvero genitore-figlio. Ti riferirò ciò che ha detto. Ma tu non puoi andare. Ma questo significa tre tipi di rapporto. Ai nostri giorni. aspettare che un altro ci dica cosa fare. Ma in questo tipo di rapporto “genitore-figlio” ci sono altre implicazioni. Quindi. Si dice che il Budda possiede le tre virtù di genitore. Sono un po’ più vicini a Dio perché sono sulla cima della montagna. Eppure. non avere la saggezza per prendere decisioni da soli. Il suddito. Nel momento in cui serviamo uno scopo più grande. Tutto questo è sbagliato. il contadino. Si deve nascondere. per far sì che il Gohonzon funzioni come un genitore. Se realmente si ha fede. Dunque la funzione di proteggere entra in gioco quando mettiamo la fede in pratica come bravi soldati. riconoscerli. essi pregano per noi.

c’è molto da imparare. Si interessano di spiritualità e le loro idee corrispondono quasi esattamente alle nostre. C’è un principio chiamato juji soku kanjin. Nichiren Daishonin. a proposito di Ikeda. il Budda Shakyamuni è dentro di te: Nichiren ripete questo messaggio più e più volte. come leggiamo nel suo Gosho. dal suo esempio. Molti dei nostri membri quando incontrano il Buddismo non si trovano di fronte a un cambiamento radicale nel modo di pensare ma che si sentono a casa per la prima volta. lo ricordò e trovò di nuovo la chiave. Hammond afferma che ci sono 44 milioni di americani adulti che sono “proto-buddisti”. Guardami. ti mostro cosa puoi fare. in termini religiosi. scritto da Phillip Hammond dell’Università della California. diceva: «Certo. che la passò a Toda. e comprende quelli che vogliono tornare ai valori di un tempo. Il restante 30% viene chiamato “transmodernista”. che nessuno sia al di sopra di te. come figli abbiamo fiducia nel Gohonzon. la Chiesa cristiana è destinata a scomparire». l’essere umano. Credono nel progresso e nella scienza. Quest’ultimo ci mostra “come percorrere questa esistenza come un discepolo di Nichiren. Il ventiseiesimo patriarca. dentro la vita di tutti coloro che recitano Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon. Certo. bensì Makiguchi. cerchiamo il maestro – Nichiren Daishonin o Daisaku Ikeda. Il tesoro del Budda non ci includeva più. cosa puoi essere». E la gente era rimasta in posizione inferiore. fondamentalisti. Riuscite a trovare in voi quelle stesse grandi qualità? Il maestro dice: «Guarda. Un insieme di ricerche demografiche ha identificato negli Stati Uniti tre modi di pensare di base. ma sempre essere umano. Dunque. Nichikan Shonin. Il Budda Shakyamuni. ma piuttosto una scoperta e il sentimento che “finalmente c’è un gruppo di persone. il quale è un maestro perché è un esempio eccellente di discepolo. mentre l’idea del vero Budda non comprendeva più voi e me. come ripete spesso. Devo diventare uno di loro. Quella identica natura umana era rimasta indietro e i suoi discepoli avevano dimenticato il messaggio. maestro-discepolo è davvero un modello di fede religiosa. dalle sue parole e dalle sue azioni quello che posso fare. Ma ancora una volta stentiamo a crederci. a cambiare il punto di vista riguardo a se stessi. maestro. il “ce l’ho fatta”. Scrisse L’apertura degli occhi proprio per aprire gli occhi della gente alla loro Buddità. ma lo scopo e il senso della loro vita e del loro insegnamento non riguarda la loro persona. lo elevarono oltre l’essere umano e in quel momento l’umanità del Buddismo andò perduta. era stato innalzato. non semplicemente guardare alla sua forza. riguarda come potete pensare di fare le stesse cose fatte da loro. È un orientamento diverso e spinge i discepoli a pensarsi in modo diverso. che significa “abbracciare il Gohonzon” secondo i tre orientamenti spirituali. Nichiren. La scrisse perché ognuno possa aprire gli occhi alle proprie possibilità. Eppure. il quale a sua volta sta cercando di passarla a noi. I vecchi modelli non funzionano più. cercano la ricchezza e il successo e pensano che questi li renderanno felici. Invece. sostiene con un linguaggio piuttosto interessante. credono che il passato sia migliore di oggi e che il problema sia restaurare i vecchi valori. Il raggiungimento della Buddità. il presidente Ikeda lo può fare. Corrisponde circa al 30% degli americani. sbaglio. È vero che i grandi maestri sono persone incredibili e che sono a un livello duro da raggiungere. Egli prosegue dicendo che sorprendentemente non c’è un grande processo di conversione. «dobbiamo cominciare a pensare a Dio in termini di “profondità”. Fin quando la Chiesa cristiana continua a parlare di Dio che si trova “lassù” è destinata a scomparire. il quale la passò a Ikeda. nella misura in cui riesco a imparare da lui. dove scrive: «Non cercare mai nessuno degli insegnamenti del Budda Shakyamuni o i Budda e i bodhisattva dell’universo al di fuori di te». Sto “continuando a farcela”. Nichiren Daishonin comprese questa chiave.ma mentre aumenta l’età è più difficile continuare a cercare. Ma nel momento in cui penso che abbia qualcosa che io non ho. Io non potrei». Per quel che mi riguarda. la gente si evolve rispetto al modello feudale. Ti dico come essere un discepolo eccellente”. anch’io sento che è una grande persona. La chiave è: non permettere mai. . circa il 40% della popolazione. Sono persone che credono nella scienza e nel progresso ma capiscono che questi non sono la soluzione per tutto. Egli scrive. un posto. assolutamente mai. Il primo è chiamati “centralista” e si trova per la maggior parte fuori dalle grandi città. sto “continuando a cercare” e questo è un aspetto molto importante della nostra fede. dobbiamo pensarlo come il terreno di esseri che emergono dalla Terra». perché ormai è chiaro che non esiste nessun “lassù”. Da uno studio sulla nostra organizzazione intitolato La Soka Gakkai in America. sono buddisti ma ancora non lo sanno. Parliamo come se lui fosse speciale. te lo faccio vedere. come avere lo stesso spirito di Nichiren. Il secondo gruppo è costituito dai “modernisti”. Egli disse: «Lo stato vitale di Nichiren è dentro di voi. sfidare i miei limiti e impegnarmi. Essi sono Nichiren Daishonin». Chi è il genitore. in questo senso. I discepoli di Shakyamuni probabilmente lo innalzarono in tutta sincerità a un posto speciale. Molte volte ho sentito qualcuno che. Infine dice: «Dobbiamo smettere di pensare alla Chiesa come istituzione e cominciare a pensarla come gruppo di persone». il momento in cui penso “ce l’ho fatta” è il più pericoloso perché è chiaro che non è vero. lo stato di Buddità non è fuori di te. Essere un discepolo eccellente lo qualifica per insegnarci come fare altrettanto. Altrimenti. E non fu un prete a trovarla. intanto. saggio. Quindi aggiunge: «Dobbiamo smettere di guardare a Gesù come una divinità e cominciare a vederlo come un maestro. certamente incredibile. te lo spiego. rimanere sul cammino di una crescita personale senza fine. che si deve smettere di pensare a Dio in quelli che lui chiama “termini di altezza”. nel giro di qualche anno. non arrivare mai a un punto di autocompiacimento. il primo Gosho. Maestro-discepolo è un legame umano. Sono tradizionalisti o. altruista. Io credo perciò che. un insegnamento che corrispondono a quello che ho sempre pensato”. sovrano di tutti gli esseri umani? È lui. Riguarda voi. per essere uno dei miliardi di presidenti Ikeda e Shin’ichi Yamamoto che incontriamo su questo pianeta. mentre come allievi cerchiamo il Gohonzon. Anch’io ho lo stesso potenziale in me. Ma quella lettera non la scrisse solo per questo. Ho letto un libro piuttosto interessante intitolato Perché il Cristianesimo deve cambiare o scomparire di un vescovo della chiesa episcopale. Ma poi andò perduta di nuovo.

dunque mi affido a loro. In realtà state dicendo: «Tu hai il potere sulle mie emozioni. Potete cambiare facilmente il modo di pensare. superando le nostre limitazioni. il patriarca sia il tronco. Assumete il controllo della vostra vita. la grande forza del Buddismo e della pratica buddista?». lo scegliere il momento. Però è credibile. prima. Potete anche essere in collera. ma tutti noi abbiamo illusioni. La Legge e il Budda dentro la nostra vita sono una sola cosa. fiducia. questa idea di maestro-discepolo. Il beneficio reale di tutta la questione col clero è che finalmente possiamo imparare il vero modello di fede religiosa. aspirate alla grandezza: è dentro di voi. il tuo Gohonzon sia la foglia e il potere del tuo Gohonzon arrivi attraverso il patriarca. spero di aver chiarito. moltissime persone che sono passeggeri della loro stessa vita e lasciano che sia qualcun altro a guidarla. Non ho io il controllo. Questa è la voce del passeggero. che il DaiGohonzon sia la radice. Il clero della Nichiren Shoshu di certo non ha compreso la chiave e crede. Io credo fermamente che fondamentalmente seguiamo la Legge. Siete responsabili della forza più importante nell’universo e avete voi il potere di scegliere la vostra condizione vitale. ma che neghiamo. Quando qualcuno fa qualcosa che non vi piace. Quante volte avete detto: «Mi fai arrabbiare. Dovete manipolare il comportamento degli altri. potete sentirvi affamati e mangiare subito qualcosa. avete affidato il volante a qualcun altro. Dato che anni fa avete sofferto molto. le grandi riserve di coraggio. carattere. solo tu puoi aprire e rivelare la grandezza che hai dentro. anche se va persa. a guardarci dentro e a scoprire la grandezza che esiste nel cuore di ogni singolo essere umano. ma per fortuna non c’è niente di sbagliato in voi. non si è capito niente di quella chiave. Perché anche noi. O potete raggiungere la Buddità. La pratica del Buddismo . chiunque possa riscoprire la chiave per aprire il grande senso. Il che ovviamente è sbagliato. speranza. secondo quanto ha detto il reverendo Nagasaki in una riunione a New York. fargli fare quello che volete che facciano e così le emozioni saranno sotto controllo. È uno sbaglio enorme. Qui ci sono tutte queste persone che sembrano sapere. la filosofia. scegliere ogni singolo momento dell’esistenza. continuerò a essere arrabbiato. stile. Tutto questo deve cambiare. O potete provare compassione: «Voglio davvero aiutarlo!». E quindi l’ha appesa proprio di fronte a noi. avevamo fiducia in loro. ci sono i passeggeri e ci sono i piloti. che voglia dire “Io sono il vero Budda” e non “Noi tutti siamo il vero Budda originale”. Tutto quello di cui avete bisogno per essere assolutamente felici è lì fin dal primo giorno. Se scegliete l’Animalità potete mettervi a ringhiare o qualcosa del genere. C’è la volontà e il desiderio di affidarsi a qualcun altro per dirigere la rotta. Immagino abbia pensato: «Come posso mandare un messaggio nel futuro in modo che. in fondo. Solo tu puoi superare i tuoi problemi. il corpo alla Legge mistica di causa-effetto e manifesta la vita di Nichiren da dentro. Non è facile cambiare voi stessi. Dedicati con la mente. taglia. Si cercano piloti. ma non in voi e queste sono due cose ben diverse. abbiamo riposto la nostra fiducia e la nostra fede in coloro che sembrano essere più grandi di noi. Nam-myoho-renge-kyo riguarda l’istante. aver fiducia negli altri. Ma la Legge non ci parla e dunque ci vogliono dei maestri. dobbiamo anche non perdere mai di vista il fatto che ognuno è responsabile della propria vita. pensate che ci sia in voi qualcosa che non va. sembra sempre che manchi qualcosa. rimanere di ghiaccio. cominciate a guidare e a dirigere la vostra vita. ma perché potessimo vedere che la chiave è proprio lì. La vita è un viaggio. Fin quando pensate di non averne. Smettila!». E questa chiave è “Nam-myoho-renge-kyo Nichiren”. Potete essere in estasi: «Adoro quando fa così!». dargli istruzioni. ci sei tu. stando a quanto insegna. La Buddità sta nel risvegliarsi al proprio vero io e Nichiren Daishonin ci ha dato la pratica per questo autorisveglio. E ora vi sentite frustrati e pieni di rabbia perché non guida nella maniera giusta. Ci sfida ad accettarci. Acquistare forza e controllare le proprie scelte. se si legge il Gosho è chiaro che non è così. sto imparando qualcosa da quello che ha fatto». siete inchiodati nei sei mondi più bassi e siete passeggeri a bordo della vostra stessa vita. Se lo fate è perché pensate sia giusto. in questo modo. credendo che il Gohonzon si muova e agisca per realizzare le nostre richieste. Quindi. Piuttosto. andare nella vostra stanza. Non accettiamo il modo tradizionale di considerare l’essere umano e smettiamo di cercare un qualche potere esterno che ci aiuti perché siamo inadeguati al compito. solo tu puoi trascendere le tue illusioni. È una sfida e un modello che ci richiede di pensare in maniera diversa. le “foglie” dei nostri Gohonzon sono cadute. non c’è necessariamente bisogno di arrabbiarsi. Non vi manca niente. Non c’è as-so-lu-ta-men-te niente che non va in voi. Ci può essere qualcosa di sbagliato nel vostro modo di pensare. la fiducia è un aspetto importante della fede. la religione. Non si possono costringere gli altri e neanche controllare il loro comportamento. Non ha iscritto la sua vita nel Gohonzon perché potessimo venerare la sua vita e la sua forza. la voce. Riprendete voi il volante. Tu sei responsabile della mia rabbia e finché continui a fare così. saggezza e perseveranza che tutti possediamo dall’inizio e in ugual misura. Credono che “Nam-myoho-renge-kyo Nichiren” significhi “Ce l’ho” e non “Noi tutti ce l’abbiamo”. Certo. Quello che non avete è la fede in questo. Ma se si recita Daimoku di fronte al Gohonzon pensando che il potere sia fuori da noi. Nessun altro. Smettila!». dobbiamo aver fiducia in chi ha più esperienza. Non sembra possibile. il tuo karma e il Gohonzon. Ma alla fine. O addirittura dire: «Adesso ho capito davvero!». l’educazione ci hanno tutte insegnato che siamo limitati e che è arrogante pensarla diversamente. questa è una delle scelte. I buddisti appaiono sotto ogni forma fisica. non riuscite ad accettarlo. mettervi le cuffie e ascoltare musica. Possiamo imparare gli uni dagli altri. E ci sono molte.In definitiva io credo che maestro-discepolo significhi lo sviluppo spirituale. potete andare all’Inferno. E questa negazione deriva dal non aver mai trovato un metodo con cui aprire il potenziale e farlo venir fuori. E la vita è diventata quella di un passeggero. morale e del carattere del discepolo. Ma poi. Ed è una buona cosa perché con l’unica persona di cui avete il controllo non state facendo un gran bel lavoro. perché nel profondo dell’essere umano c’è una radicata sfiducia in sé. Avete dieci scelte: qualcuno fa qualcosa che non vi piace. i preti locali siano i rami. O essere un po’ più reattivi e pensare: «Bene. In conclusione. Ma questo è un modo stupido di pensare e non c’è da meravigliarsi se. e il Gohonzon è un messaggio per le generazioni future perché Nichiren conosceva la natura umana e sapeva che la chiave si sarebbe presto perduta dopo di lui. Tra l’altro. almeno un po’. Tutte queste scelte sono a vostra disposizione.

noi siamo quelli che devono giocare la partita. Forse dovrei cercare di capire una cosa che comunque mi crea disagio e non semplicemente ignorarla. lo sei». . che ci incoraggia quando ci sentiamo giù. possiate almeno pensare: «Forse dovrei provare.è il metodo ed è bello avere un allenatore che ci dice come fare. quando perdiamo la speranza. Nessuno può giocarla per noi. è la chiave per aprire il vostro tesoro. o prenderla superficialmente o peggio ancora fare così perché gli altri lo fanno». Il Budda è un allenatore. Questo è il ruolo di un bravo insegnante. io credo. È bello leggere qualcosa che ci ricorda: «Sì. Maestro-discepolo. Quando dimentichiamo e non riusciamo a credere. guerreggiare contro le mie incertezze. lo stato originale della Buddità che si trova in tutte le persone. Non dovrei fingere che tanto se ne andrà. svegliarsi dal sonno e scoprire il vero Budda. se anche non sentite il rapporto maestro-discepolo nella vostra vita. Spero che ora. «Io? Un Budda? Figuriamoci!». Forse dovrei battagliare coi miei dubbi. Per vedersi in modo diverso.