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CORSO ONLINE GRATUITO DI NEUROPSICOLOGIA Lez 1


corso on-line free maggio 2008
a cura del Dr. Iglis Innocenti
Psicologo e specializzando presso la Scuola di Psicologia Clinica dell'Universita' degli Studi di Siena (direttore Prof. M. A. Reda). Socio fondatore e consigliere dell'Associazione Italiana Neuropsicologia (AINp). Consulente d'Ufficio presso il Tribunale di Prato dove svolge perizie e consulenze in ambito sia penale che civile. Collabora con il reparto di Neurologia dell'ospedale di Prato e con il Dipartimento di Neuroscienze dell'Universita' di Siena. Lavora con il Prof. Dettore ad un progetto nel carcere di Prato. Docente presso il Master di "Psicologia e Neuropsicologia Forense" (Torino). Docente presso il corso di perfezionamento "Le Demenze: diagnosi e riabilitazione neuropsicologica" (Roma).

LA NEUROPSICOLOGIA:

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OBIETTIVO DEL CORSO


L'obiettivo del Corso online di Neuropsicologia e' cominciare a capire ed entrare nell'ambito della Neuropsicologia, permettendo cosi' al collega di iniziare un percorso di crescita professionale in un ambito tanto appassionante quanto promettente. Esattamente in questa ottica non impareremo ad utilizzare i test, o a fare il Neuropsicologo, ma potremo iniziare a gettare le basi per capire e comprendere di cosa ci si occupa, come lo si fa e, ancora piu' importante, se lavorare nella Neuropsicologia e' per voi professionalmente e umanamente gratificante.

Corso online gratuito di Neuropsicologia


Docente: dott. Iglis Innocenti Centro HT Network: Cesena: 0547-480296 www.humantrainer.com
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PROGRAMMA DETTAGLIATO
Lezione n 1 La Neuropsicologia
Introduzione "Neuro-panoramica" storica

Lezione n 5 La Memoria: Una Visione d'Insieme


La valutazione neuropsicologica della memoria Batterie globali:
- Wechsler Memory Scale; - Test di Memoria Comportamentale di Rivermead TMCR. - Test per la valutazione della Memoria a breve termine; - Test di Corsi. - Breve racconto 1; - Apprendimento di coppie di parole 1; - Apprendimento supra-span verbale - tecnica di Buschke-Fuld; - Curva di posizione seriale; - Apprendimento Spaziale Supra-Span; - Test della figura di Rey.

Lezione n 2 La Valutazione Neuropsicologica


L'esame neuropsicologico Fasi della valutazione neuropsicologica:
Definizione del problema; Anamnesi; Colloquio clinico; Esame neuropsicologico formale.

Test per la valutazione della Memoria a breve termine: Test per la valutazione della Memoria a lungo termine:

Lezione n 3 I Test Neuropsicologici


Standardizzazione, punto di riferimento e cut-off La scelta di un test I test:
Test per le funzioni frontali; Test di memoria a breve termine; Test di memoria a lungo termine; Test per il linguaggio; Test per le funzioni visuo-spaziali; Test per le funzioni attentive; Test per le funzioni intellettive e di ragionamento logico; - Test per le funzioni prassiche.

Funzioni esecutive e lobi frontali Deficit frontale: un'ipotesi interpretativa La valutazione delle funzioni frontali:
- Trail making Test TMT; - Wisconsin Card Sorting Test WCST; - Test della Torre di Londra TOL.

Lezione n 6 L'Attenzione
Attenzione selettiva Attenzione divisa Attenzione sostenuta e livelli di attivazione (arousal) La valutazione neuropsicologica dell'attenzione Test attenzione selettiva:
- Test di Cancellazione di Cifre; - Test di Stroop; - Test di barrage di linee.

Lezione n 4 Test di Valutazione Globale


I Test di Valutazione Globale:
- Mini Mental State Examination - MMSE; - Milan Overall Dementia Assessment MODA.

Procedure di somministrazione:

Test attenzione divisa:

- I Sezione: orientamenti; - II Sezione: autonomia nel quotidiano; - III Sezione: test neuropsicologici.

- Continuos Performance Test o CPT; - Le agnosie visive; - Agnosie per gli oggetti; - Test di valutazione delle agnosie visive.

I disturbi del riconoscimento: Le agnosie

Punteggio Prove Verbali:

- Rievocazione Immediata e Differita delle 15 parole di Rey; - Fluidita' verbale fonologica; - Costruzione di frasi. Matrici Progressive Colorate di Raven; Memoria visiva immediata; Copia di disegni a mano libera; Copia di disegni con elementi di programmazione; Clock Drawing Test CDT.

Batterie di screening globali per l'agnosia:

- Birghingham Object Recognition Battery BORB.

Test sensibili ad un disturbo della discriminazione sensoriale:


- Test di Efron.

Prove Visuo-Spaziali:

Test sensibili ad un disturbo agnosico di tipo appercettivo:


- Test delle figure sovrapposte.

Test sensibili ad un disturbo agnosico di tipo associativo Bibliografia

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Introduzione
La Neuropsicologia, bench sia una disciplina relativamente giovane, affonda le proprie radici storiche in tempi piuttosto remoti. Essa, infatti, fa parte del pi ampio e longevo settore scientifico denominato Neuroscienze, un vasto corpus di discipline scientifiche il cui unico scopo lo studio del cervello e, pi in generale, del sistema nervoso. In tale ambito, la Neuropsicologia si caratterizza per il suo obiettivo di studiare i processi cognitivi e comportamentali, correlandoli con i meccanismi anatomo-funzionali che ne sottendono lattuazione (Umilt, ***). Come le Neuroscienze, anche la Neuropsicologia ha una natura interdisciplinare, le cui conoscenze derivano dagli sforzi di vari settori di ricerca, dalla psicologia cognitiva alla neurologia, dalla neurofisiologia alle scienze dellinformazione. Lassunto alla base di questa straordinaria scienza che i processi cognitivi sono correlati con il funzionamento di specifiche strutture cerebrali, il cui danno pu generare disturbi delle funzioni cognitive; tali disturbi producono un effetto a livello comportamentale, determinando i presupposti per poter effettuare una stima del deficit a livello cognitivo attraverso limpiego dei test. La Neuropsicologia clinica una scienza applicata che si interessa dellespressione comportamentale di una disfunzione cerebrale (Lezak, 2000). Tale disciplina, quindi, descrive i quadri cognitivi e comportamentali che si realizzano a seguito di lesioni cerebrali e ne ricerca la spiegazione alla luce di modelli interpretativi cognitivi o neurofunzionali. Infatti, la ricerca neuropsicologica studia gli effetti cognitivi dei danni cerebrali in seguito a eventi patologici (ictus cerebrali, traumi cranici, neuroplasie, demenze etc.) allo scopo sia di contribuire allelaborazione di teorie sulla organizzazione delle funzioni cognitive, sia di stabilire correlazioni con le loro basi neurofunzionali. Un altro intento della Neuropsicologia clinica quello di costruire strumenti di valutazione specifici ed accurati (test, questionari, griglie di osservazione comportamentale) al fine di valutare e stimare il deficit insorto. Prima di addentrarci nel vivo di questa disciplina, ritengo opportuno dedicare le pagine che seguono alla descrizione generale degli eventi e dei personaggi che da un punto di vista storico hanno rappresentato una tappa fondamentale per la nascita della Neuropsicologia. Questo per un motivo molto valido: quello che sappiamo oggi non altro che la superficie di una mare ben pi
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profondo: le scoperte che vengono fatte ai nostri giorni poggiano sulle idee e sugli sforzi di molti altri uomini venuti prima di noi (non a caso Newton scrisse: Se ho visto pi lontano, perch stavo sulle spalle di giganti). Quindi, se vogliamo davvero conoscere una disciplina, dobbiamo obbligatoriamente conoscerne il dietro le quinte, ovvero ci che vi stato nelle fasi precedenti alla sua nascita e al suo sviluppo. Lintento di questo breve corso non certo di insegnare a diventare neuropsicologi, bench meno quello di imparare ad utilizzare i test. Questo, sono sicuro, lo raggiungerete strada facendo, attraverso studi e approfondimenti successivi (anche se mi auguro vivamente che nessuno di voi arrivi un giorno ad esclamare Oggi sono diventato neuropsicologo!, dato che il sapere di non sapere che ci spinge ad andare avanti nella conoscenza dei fenomeni che osserviamo). In realt, ci che spero vivamente che le prossime pagine riescano ad instillare in voi una curiosit sufficiente a stimolare ulteriori e pi specifiche letture, dato che la conoscenza un processo che si ciba di unattiva e appassionata ricerca, oltre che di uno studio ed un approfondimento interessato. Come affermava Arturo Graf, maestro chi, poco insegnando, fa nascere nellallievo una voglia grande di imparare.

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Neuro-panoramica storica
Il modo in cui il cervello secerne la mente, per riprendere laforisma del medico francese Cabanis vissuto nel XVIII secolo, un problema che ha interessato filosofi e naturalisti di ogni civilt e di ogni epoca e che stato storicamente definito il problema mente cervello. E quindi, per illustrare al meglio tale percorso storico, dovremmo obbligatoriamente partire da coloro i quali, per la prima volta e in modi assai diversi dai nostri, si sono posti il dubbio su cosa facesse muovere luomo e quali meccanismi determinassero in questo il genio o la follia. Un approfondita panoramica di questo tipo esula, per, dagli intenti di questo lavoro; pertanto, per chi fosse interessato, rimandiamo a letture pi specifiche. In questa sede ci basti ricordare che la storia della Neuropsicologia e, pi in generale, dello studio del cervello e del comportamento umano, intimamente connessa con la storia di molte altre discipline, come ad esempio della medicina, della filosofia, della psicologia. Infatti, molti dei predecessori che hanno cercato di studiare (pi o meno rigorosamente) colui che tutto move (il cervello) appartenevano ai pi disparati campi del sapere, da quello medico a quello filosofico, da quello biologico a quello meramente artistico. Daltronde, la stessa ripartizione del sapere in aree diverse un puro artifizio delluomo: come poter dire che la filosofia un bacino di conoscenze a se stante, asettico da saperi di altro genere? O che la medicina, la psicologia, la matematica e tante altre discipline (chi pi chi meno) non cedano o acquistino sapere luno dallaltra? (Libero ciascuno di occuparsi di quello che lo attrae, che gli fa piacere, che gli sembra utile; ma il vero e proprio studio dellumanit luomo, J.W.Goethe). Lesame della compromissione delle funzioni cognitive in cerebrolesi ha una lunga tradizione nella pratica clinica, ma ha una storia relativamente breve come campo coerente di indagine. La descrizione e il tentativo di spiegare i disturbi cognitivi conseguenti a danni cerebrali possono essere fatti risalire ai primi documenti scritti. A tal proposito, gli Egizi sono stati i primi a mettere sistematicamente per iscritto informazioni di natura medica. Il papiro chirurgico di Edwin Smith, ritrovato a Luxor nel 1862 dallegittologo americano da cui prende il nome e completamente tradotto nel 1930, primeggia come primo rapporto scritto sugli effetti di lesione alla testa. Collocabile tra il 2500 ed il 3000 a.C, rappresenta la pi antica informazione scritta che possediamo sulla localizzazione di funzioni nel cervello, contenendo infatti le prime descrizioni a

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noi note di anatomia, fisiologia e patologia cerebrale: vengono trattati 48 casi, di cui i primi 8 riguardanti direttamente la traumatologia della testa e del cervello. Ci che sorprende di questo documento la razionalit e lapproccio scientifico alla diagnosi e al trattamento dei pazienti qui descritti, nonch la rara presenza di una traccia di magia o di superstizione nelleffettuare ipotesi sulle osservazioni fatte. Nonostante questo particolare modus operandi cos moderno, nellantico Egitto si riteneva che il cuore (non il cervello!) fosse la sede dellanima e della coscienza: basti pensare al rito di mummificazione, durante il quale tutto il corpo veniva svuotato dei suoi organi interni (ritenuti importanti per la vita nellaldil) e inseriti dentro 4 vasi canopi figuranti i 4 figli di Horus. Il cranio, invece, veniva completamente svuotato del cervello attraverso le narici e gettato via! Questa svalutazione nei confronti del cervello rispetto al cuore sub un lento viraggio nellantica Grecia: durante tale maestosa cornice storica e culturale, ci fu un fervente susseguirsi di teorie diverse, oscillanti fra due diverse posizioni, quella cardiocentrica (sostenuta, fra laltro, da Aristotele ed Empedocle) e quella encefalocentrica (il cui rappresentante pi importante il padre delle medicina moderna Ippocrate). Solamente dopo molti secoli, con la nascita dellanatomia, della fisiologia e col pensiero di Cartesio, si afferm lidea della preminenza del cervello nellattivit psichica. Ci non senza dubbi che perdurarono fino alla fine del XVIII secolo. Ma per la nascita della Neuropsicologia, senza dubbio il XIX secolo rappresent un palcoscenico particolarmente fecondo, su cui fecero il loro debutto due eventi che avrebbero dato un nuovo impulso allo studio del comportamento umano: la teoria frenologica di Franz J. Gall e la relazione su un paziente afasico portata ad una seduta della Societ di Antropologia a Parigi dal medico e antropologo francese Pierre Paul Broca. Nei primi anni dell800, cominci a farsi strada una nuova teoria, che di l a poco avrebbe creato molto rumore nel mondo scientifico di allora: la frenologia di Franz J. Gall (1758-1828). Questi, medico austriaco (nato in Germania), elabor la sua dottrina frenologica sulla base dellidea che il cervello con le sue circonvoluzioni fosse suddivisibile in una moltitudine di sistemi particolari, ognuno sede di una funzione specifica, e il cui sviluppo anatomico sarebbe in rapporto al grado di sviluppo particolare che ciascuna funzione assume nei singoli individui.

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Secondo Gall, e secondo il suo allievo Johann Gaspar Spurzheim che contribu con lui allo sviluppo della frenologia, il maggiore o minore sviluppo anatomico dei vari sistemi cerebrali avrebbe portato ad una modificazione della forma del cranio, con la comparsa di bozze o protuberanze rilevabili dallesterno e quantificabili con la tecnica della cranioscopia. La maggior parte delle funzioni che Gall e Spurzheim localizzarono nelle aree in cui avevano suddiviso la superficie del cervello nella loro cartografia cerebrale erano funzioni elevate, di tipo intellettuale, emotivo, istintivo o etico (come appunto la tendenza alla matematica, il linguaggio, la propensione verso lidealit, lamicizia, lautostima, la combattivit, la distruttivit, lamore fisico, la tendenza alla costanza, la tendenza allordine, alla segretezza e cos via). Nonostante il nucleo concettuale su cui si basava la frenologia, cio lidea che le funzioni cerebrali siano localizzate, fosse sostanzialmente valido, soprattutto grazie alle ricerche condotte a partire dalla seconda met dellOttocento, Gall e Spurzheim trovarono molte resistenze alle loro teorie nellambiente culturale e scientifico del tempo. Una delle critiche che veniva loro rivolta, e diciamo pure non a caso, era che tali teorie non si basavano su scrupolosi studi scientifici, bens su osservazioni e speculazioni scevre da qualsivoglia approccio sperimentale. Soprattutto fu lautorevole Pierre Flourens, professore al Collge de France, ad opporsi allidea della precisa localizzazione cerebrale. Sulla base di esperimenti condotti su animali, soprattutto sui piccioni, ed in piena contrapposizione alle teorie di Gall, Flourens era arrivato a sostenere una concezione pienamente globalista della funzione della corteccia cerebrale secondo la quale tutta la massa cerebrale concorre in toto allo sviluppo delle facolt cerebrali. in questa atmosfera culturale e scientifica che si arriver nel 1861 ad una delle prime chiare dimostrazioni della localizzazione di una funzione cerebrale, quella del linguaggio, ad opera dello scienziato francese Paul Broca. Questi, a differenza di Gall, affront lo studio delle funzioni cognitive superiori con lunico approccio considerato veramente scientifico, quello analitico della mentalit positivistica tipica del secondo Ottocento, partendo da due presupposti: che la mente e il cervello funzionino in qualche modo per associazione di funzioni specifiche, e che esse debbano essere in qualche modo localizzate nei lobi frontali (idea gi presente, come si detto, nel pensiero di Gall).

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Come nelle migliori tradizioni storiche, esiste una data con la quale molti autori e studiosi di Neuroscienze sanciscono la nascita della Neuropsicologia: 21 aprile 1861, quando cio, in una seduta della Societ di Antropologia a Parigi, Pierre Paul Broca (1824-1880) present il caso di un suo paziente che, pochi giorni prima di morire, era diventato afasico, aveva perso cio la capacit di esprimersi con le parole. Quel paziente era chiamato Tan, poich tale era lunica parola che era in grado di dire, nonostante riuscisse a comprendere senza problema ci che veniva lui detto dagli altri. Sulla base di questo celebre caso, Broca giunse ad affermare la correlazione tra la perdita del linguaggio (che inizialmente defin afemia) e una specifica area del lobo frontale: scopr che lesioni della terza circonvoluzione frontale inferiore sinistra (oggi denominata, appunto, area di Broca) producevano la perdita della facolt del linguaggio motorio, pur non implicando una paralisi dei muscoli usati in generale per la fonazione. In pratica, il paziente sembrava avere un disturbo di linguaggio specifico. Famose le sue parole: Ove sia dimostrato che una funzione cognitiva legata ad unarea delimitata del cervello, cade la tesi secondo cui lattivit cognitiva dipende dal funzionamento del cervello nel suo complesso e diviene del tutto verosimile che ciascuna circonvoluzione possegga la sua funzione differenziata. Broca, in definitiva, nonostante riproponesse la teoria delle localizzazioni cerebrali, contrariamente ai frenologi, sosteneva le sue affermazioni con dati oggettivi e documentabili. Di l a poco, sarebbe venuto fuori un nuovo caso clinico, capace anche questo di gettare nuove conoscenze sul funzionamento cerebrale. Un neuropsichiatria tedesco, Karl Wernicke (1848-1905), descrisse un caso di afasia diverso e contrario a quello di Broca. Infatti, il paziente da questi studiato conserv la capacit di esprimersi attraverso un linguaggio decisamente fluente, non avendo difatti impedimento ad emettere suoni linguistici; il problema, in realt, risiedeva in ci che ne usciva fuori! Infatti, il linguaggio era totalmente incomprensibile (la famosa insalata di parole): usava le parole in modo inappropriato e faceva errori di pronuncia che riflettevano la scelta sbagliata dei suoni della parola. Wernicke esamin post-mortem lencefalo di questo paziente riscontrando una lesione nel lobo temporale sinistro; la lesione non era ubicata nella corteccia uditiva primaria, ma un po pi posteriormente , estendendosi dalla prima circonvoluzione temporale al lobo parietale (denominata oggi area di Wernicke).

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Quindi, per la prima volta, si par davanti una situazione propizia per lo studio delle funzioni cerebrali: da una parte, una lesione in una determinata area determinava una particolare difficolt ad esprimersi con le parole, con una preservata capacit di comprensione linguistica; dallaltra, si aveva una condizione speculare, tale per cui il paziente riusciva a parlare ma non ad esprimersi, cio a comunicare (se per comunicazione sintende emettere dei suoni dotati di significato e, quindi, comprensibili dagli altri). Questo il tipico caso di doppia dissociazione, situazione propizia di cui la Neuropsicologia Cognitiva approfitta per lo studio delle funzioni cognitive: una situazione in cui si osservano pazienti con deficit cognitivi complementari, in cui uno di questi ha un deficit selettivo di alcune abilit cognitive con risparmio di altre, mentre laltro presenta un quadro cognitivo opposto. Tale situazione fornisce una dimostrazione che alcune componenti funzionali della normale architettura cognitiva possono essere lese le une indipendentemente dalle altre, e che esse sono, dunque, funzionalmente separabili. Ma Wernicke, al contrario di Broca, si spinse oltre. Egli, infatti, non si limit a constatare una mera associazione tra una lesione ed un disturbo (metodo anatomo-clinico), ma costru un vero e proprio modello delle funzioni linguistiche, unendo le osservazioni cliniche effettuate dal suo collega francese con le proprie (metodo anatomo-funzionale). Il modello teorico proposto dal neuropsichiatria tedesco tentava di spiegare le corrispondenze tra linguaggio e cervello, secondo cui una determinata funzione non dipendeva da una singola struttura (come affermavano i teorici della localizzazione cerebrale) ma dallattivit di pi strutture cerebrali che si associano fra loro funzionalmente. Si distingueva, infatti, un centro motorio (situato nel lobo frontale sinistro, area di Broca) la cui lesione avrebbe portato a un disturbo di produzione del linguaggio; un centro sensoriale (situato nel lobo temporale sinistro) la cui compromissione avrebbe causato disturbi di comprensione del linguaggio. Le due aree, infine, erano associate funzionalmente attraverso un grosso fascio di fibre (il fascicolo arcuato), deputato alla trasformazione della rappresentazione acustica in rappresentazione motoria, e la cui interruzione avrebbe prodotto un altro tipo di disturbo afasico, denominato per l'appunto afasia di conduzione. Limportanza di tale concettualizzazione per la nascita e lo sviluppo della Neuropsicologia pressoch evidente: si veniva, infatti, ad introdurre per la prima volta in maniera sistematica e scientifica la concezione di una struttura multicomponenziale di un

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processo mentale (in questo caso il linguaggio) con disturbi differenziati a seconda delle componenti danneggiate. Tale metodo sar ripreso in seguito da molti studiosi del campo, come ad esempio Baddeley e Hitch (1974) per la costruzione di uno dei modelli multicomponenziali pi fecondi fino ad oggi elaborati per la ricerca scientifica sui processi di memoria: il modello della Memoria di Lavoro o Working Memory. Comunque, anche Broca non si ferm qui. Egli, infatti, raccolse informazioni su altri otto casi di afasia, giungendo ad una conclusione davvero rivoluzionaria. Infatti, oltre ad avere poggiato le basi della moderna Neuropsicologia definendo come aree diverse possano rappresentare il substrato anatomico di funzioni cognitive diverse, e che quindi la lesione di una determinata area provoca disturbi diversi da quelli di unaltra area, egli sentenzi anche che vi erano differenze sostanziali anche fra i due emisferi cerebrali (differenze interemisferiche): soltanto una lesione allemisfero sinistro provocava unalterazione del linguaggio, mai con il destro. Da qui, la famosa frase dello stesso Broca: Noi parliamo con lemisfero sinistro. Successivamente, queste scoperte e teorie sul funzionamento cognitivo furono riprese ed ampliate da altri studiosi, i quali se ne servirono per la costruzione di nuovi modelli sul funzionamento cognitivo. Ad esempio, negli anni 60, il neurologo Geschwind, riprendendo proprio lidea di Wernicke sullafasia di conduzione, coni il termine di sindrome da disconnessione, descrivendo pazienti in cui erano state interrotte le connessioni tra centri di uno stesso emisfero (disconnessione intraemisferica) o tra centri localizzati nei due emisferi (disconnessione interemisferica), e concludendo che tali interruzioni provocavano una costellazione di sintomi relativi al disturbo dellintegrazione funzionale tra i centri interessati. Un notevole impulso allo sviluppo delle conoscenze sul legame mente e cervello fu dato dal grande neuropsicologo sovietico Aleksandr R. Luria. Oltre ad effettuare la prima sintesi sistematica di tutta la letteratura clinica, in particolare sullafasia, inerente ai danni cognitivi in conseguenza di alterazioni cerebrali (Luria, 1947), egli descrisse molti nuovi casi clinici di pazienti con lesioni al cervello. Di particolare rilevanza scientifica sono le sue due opere pubblicate intorno agli anni 60 e 70: Le funzioni corticali superiori nelluomo (1962), e Come lavora il cervello, (1973).

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Attraverso questi scritti, egli propose una teoria delle funzioni corticali superiori da cui dipendono i processi mentali. Infatti, secondo Luria, i processi mentali, come il linguaggio o la memoria, sono sistemi funzionali, cio insiemi complessi di sotto-funzioni, ciascuna delle quali svolta da una struttura cerebrale specifica (Viggiano, 1995). Questo significa che un dato processo cognitivo non strettamente dipendente dal funzionamento di una data area (come volevano, invece, i localizzazionisti), ma da un insieme di aree fra loro funzionalmente associate. Di conseguenza (ed proprio questa lidea rivoluzionaria, che peraltro trover conferma negli studi effettuati nei decenni successivi, come ad esempio gli studi sulla memoria), una lesione ad una componente di questo insieme non determina un danno generalizzato a tutta la funzione cognitiva, bens solamente a quella componente, con la preservazione delle altre. La lesione, in altri termini, non determina una completa alterazione e riorganizzazione dei processi cognitivi, ma rende non pi funzionali alcune delle componenti (chiamati anche moduli) del sistema. Se ci facciamo caso, proprio ci che avvenuto ai pazienti di Broca e Wernicke, ovvero, in maniera del tutto speculare, era venuto alterandosi il funzionamento di una determinata componente (nel caso di Broca, quella produttiva del linguaggio, nel caso di Wernicke, quella sensoriale o di comprensione del linguaggio), ma in nessuno dei due casi si aveva una compromissione totale della facolt linguistica del soggetto (in quanto, almeno una delle due altre componenti veniva preservata). Altra forte spinta alla ricerca neuropsicologica fu dato negli anni 60 dalle ricerche del grande Roger W. Sperry eseguite sui pazienti cosidetti split-brain o cervello diviso (per le quali fu insignito del premio Nobel), ossia pazienti ai quali, per ragioni terapeutiche, era stato reciso il grande fascio di fibre nervose denominato corpo calloso, una robusta e consistente lamina bianca, il cui scopo unire le due facce interne dei due emisferi. In pratica, tale disconnessione interemisferica (per riprendere il termine di Geschwind) diede la possibilit ai ricercatori di effettuare studi sulla specializzazione funzionale emisferica, permettendo cos di approfondire la conoscenza delle funzioni di ciascuno emisfero e di comprendere il ruolo della integrazione funzionale interemisferica nei processi cognitivi. Infatti, i dati relativi a questi studi rilevarono che i due emisferi cerebrali hanno una modalit di funzionamento fra loro indipendente, dando origine ad autonome risposte comportamentali; se il comportamento deriva dallemisfero sinistro, quello destro pu

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intervenire utilizzando messaggi non-verbali (per cui sembra essere specializzato), di cooperazione o di conflitto (quando, ad esempio, vi la situazione in cui le due mani eseguono movimenti antagonisti, luna che abbottona e laltra che sbottona una camicia); se invece il comportamento deriva dallemisfero destro, quello sinistro interviene soprattutto con una codifica di natura verbale (per cui, come aveva gi evidenziato Broca con il suo famoso epitaffio, sembra avere una specializzazione). Questa dei pazienti split-brain una conferma del sistema funzionale di cui parlava Luria: infatti, anche in questo caso notiamo come il cervello sia organizzato in moduli funzionali e come a ciascuno di essi sia dato prendere parte ad una componente del compito (o comportamento). Di conseguenza, il risultato (scegliere fra due o pi opzioni, tirare un calcio al pallone, studiare una poesia) sar dato dallinsieme delle operazioni di numerosi moduli cerebrali, sapientemente orchestrati e organizzati fra loro. Intorno agli anni 70, la Neuropsicologia cominci a sviluppare il proprio impianto concettuale e metodologico sotto linfluenza della nuova impostazione cognitivista (Viggiano, 1995). Mentre fino ad ora limpostazione prevalentemente adottata consisteva nellutilizzare il disturbo neuropsicologico per determinare una corrispondenza fra una struttura cerebrale e un processo mentale (se vogliamo, un impostazione poi non tanto distante dallidea cartesiana di identificare la ghiandola pineale o ipofisi come il centro in cui mente e cervello sincontrano), adesso il deficit cognitivo viene usato come mezzo per chiarire lorganizzazione del processo mentale stesso. Infatti, la Neuropsicologia Cognitiva (come viene solitamente chiamata) dirige i suoi sforzi alla spiegazione della struttura stessa di un dato processo cognitivo (componenti, sottocomponenti, stadi, livelli etc.), come esso si relazioni e si integri con altri processi mentali, quali moduli siano preposti al funzionamento di una data sotto-funzione, etc. La nascita di questa impostazione stata facilitata dal paradigma psicologico dominante a quel tempo (anni 60), ovvero quello che presupponeva lesistenza di modelli di elaborazione dellinformazione. Secondo tale paradigma (denominato H.I.P., ovvero Human Information Processing), i modelli proponevano lesistenza di diverse componenti tra di loro connesse (postulate sulla base di ricerche di psicologia sperimentale). Ci significava che se il sistema cognitivo organizzato in centri separati, allora verosimile che una lesione colpisca

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selettivamente un centro (o funzione) lasciando relativamente intatti gli altri centri (e quindi le altre funzioni). In sintesi, vediamo quali sono i concetti chiave della Neuropsicologia Cognitiva come si stavano delineando in quegli anni: 1. Assunzione di modelli della funzione normale strutturati secondo le regole del paradigma H.I.P. 2. Studio intensivo ed analitico per identificare il livello (o componente) in cui si verificata la disfunzione. 3. Principio della modularit (Marr; Fodor): in pratica, secondo tale principio le operazioni mentali sono compiute da moduli relativamente indipendenti, che elaborano specifici input, verosimilmente associati a substrati neurali specifici; 4. Paradigma della doppia dissociazione (vedi sopra). 5. Associazione di sintomi in un singolo paziente (sindrome). 6. Isomorfismo tra la descrizione funzionale delle componenti cognitive e le strutture neurali sottostanti 7. Principio di trasparenza: la performance patologica osservata fornisce una base per discriminare quale componente funzionale del sistema lesionata (Caramazza, 1984), cio il sistema cognitivo del paziente fondamentalmente lo stesso del soggetto normale tranne che per una alterazione locale, che dovrebbe direttamente rivelare le operazioni compiute dalla componente lesionata. 8. La valutazione neuropsicologica: le categorie tradizionali dello stato mentale (linguaggio, memoria etc.) non sono unitarie, presentano cio dissociazioni interne valutabili con particolari strumenti, quali i test neuropsicologici 9. Gli studi di imaging dimostrano che anche compiti mentali semplici attivano reti distribuite e non un singolo centro dedicato. Da queste premesse capiamo come le ricerche della Neuropsicologia cognitiva fossero condotte facendo riferimento a un modello dei processi cognitivi, in cui tali processi erano frazionati in meccanismi o processi pi semplici ed indipendenti che potevano essere danneggiati da lesioni specifiche. Un esempio paradigmatico di ci che stato appena detto sono le ricerche sulla memoria, le quali hanno gettato le basi per la costruzione di modelli che ne spiegassero il funzionamento: tali modelli mostrano come ci che chiamiamo memoria non sia un abilit

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cognitiva unitaria, bens un processo multicomponenziale, articolato in varie dimensioni funzionali, livelli e moduli, ciascuno a sua volta legato ad una funzione specifica e determinante del processo mnestico. Lintreccio fra Neuropsicologia e psicologia cognitiva (e pi in generale con la scienza cognitiva, che comprende, fra le altre, anche lintelligenza artificiale) sempre stato molto fecondo, e tuttora continua ad esserlo, proponendo prospettive di studio e di ricerca davvero molto interessanti. Va, infine, sottolineato un altro aspetto molto importante. Infatti, la Neuropsicologia Cognitiva assume una impostazione metodologica di ricerca. Infatti, se nella prima met del Novecento il metodo utilizzato era prevalentemente quello del caso singolo (si pensi agli studi di Broca, Wernicke o di Luria), adesso cominciava ad essere predominante la metodologia sperimentale. Si riteneva, infatti, che lo studio di gruppi avesse il vantaggio statistico di eliminare la variabilit che obbligatoriamente si riscontrava nel caso singolo, dovuta alle caratteristiche individuali. Ancora oggi aperta la diatriba fra i sostenitori delle due metodologie: infatti, molti dei ricercatori che adottano il caso singolo come metodo di studio (fra questi anche il noto Caramazza) propendono per la maggior rilevanza conoscitiva dei singoli casi clinici per una migliore comprensione dellarchitettura neurocognitiva, sottolineando come la specificit individuale dei disturbi sia talmente alta che sarebbe impossibile ricondurla ad un disturbo medio (come invece vorrebbero i ricercatori sperimentali) rilevato statisticamente allinterno del gruppo dei pazienti stessi. Come gi preventivato allinizio di questa lezione, questo breve excursus non vuol pretendere di fornire una panoramica esauriente e completa della storia della Neuropsicologia. Molte altre opere e molti altri nomi di grandi ricercatori dovrebbero, infatti, entrare di diritto nel pentagramma di questa lezione, ma purtroppo non basterebbero sicuramente le pagine per menzionarli tutti. Comunque, esistono tanti libri dove viene dato sufficiente spazio a tutti i neuroscienziati che hanno contribuito (e molti ancora lo fanno) alla costruzione di questa straordinaria disciplina che ci aiuta nellintento di arrivare il pi vicino possibile alla comprensione della mente umana.

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