e

DI

3

7^

é

DIZIONARIO
ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA
S.

PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI E

PRINCIPALI
PIÙ

SANTI, BEATI,

MARTIRI,

PADRI,
AI

AI

CELEBni

SCRITTORI

ECCLESIASTICI,

VARII

SOMMI PONTEFICI, CARDINALI GRADI DELLA GERARCHIA
ARCIVESCOVILI
CARDINALIZIE
E

DELLA
AI

CHIESA

CATTOLICA,
CERIMONIE

ALLE
SACRE,

CITTA

PATRIARCALI,
CAPPELLE
PAPALI,

VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII,
RITI,

ALLE FESTE PIÙ SOLENNI
E

ALLE

ALLE

PRELATIZIE, AGLI ORDINI

RELIGIOSI,

MILITARI,

EQUESTRI

ED OSPITALIERI, NON

CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI

SUA SANTITÀ PIO

IX.

VOL. LXV.

IN

VENEZIA
MD CCCL
I

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
V.

DIZIONARIO
DI

ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

S
SET
OETTUAGESIMA,
Nona domenica
SeplnngeMmn.
3." ail

SET
dederiint

me

gemilus mortis, nel quale

si

piitna di Pasijua, 7." pre-

parla della morte introdotta nel
dalla seltuagesima dipende

mondo

cedente alla domenica Lattare, e

pel peccato originale. Osserva IMagri, che
la

vanù

la

Quaresima

('/^.J,

essendo

i.°

notizia di

ti^iininedi

suo preparamento. Ecosì chia-

tutte le a\iie feste mobili dell'anno, di cui

f^esinia, nella

mala, dice Magri parlando della SepliiaNotizia dtvocaboli ecclesiastici, perchè da questo giorno fino al subato in Albis vi sono 70 giorni. Questi giorni sono simbolo de'70 auni,ne'quali durò la cattività Babilonica degli ebrei, come pensano alcuni riferiti dal p. Rayiiaudo, Opere t.io, p. 49^> ^d alludono ancora all'esilio di questa miserabile vita, dopo il quale seguirà il sabato dell'eterno riposo nella celeste Gerusalemme.

a Calendario, per essere la

i

.",

per cui cre-

dè opportuno dare un modo facile per conoscere la domenica della setluagesima, che qui riproduco. Primamente si dotano giorni della luna correnti nella festa
i

dell'Epifania, a'quali

aggiungendo
si

altri

giorni finché arrivasi 3140.",

va proce-

dendo pe'seguenli,e ove arriva il numero 40. "la (.'domenica sarà la seltuagesima;
e se
la
il

detto

numero cade

in

domenica,

setluagesima comincerà nell'altra se-

Per questa ragione
sa del sabato

l'introito della
i

mes-

guente. Avvertasi però d' aggiungere

un
:

quando terminano 70 giorni, comincia Ediixit Dominus popidum smini, come insegna Alenino. La Chiesa
:

giorno di più, cioè 4i nell'anno
tulle le quali regole
versi
il

bisestile

si

compremlono

nei

che pubblicò. Inoltre per

facilitare

in questa

me
scia

domenica si veste di lutto, rammentai nel voi. X, p. 79, e
il

cola-

detto

computo tanto
il

necessario agli ec-

clesiastici,
tica.

Magri
a vea

volle mostrarlo in pra*iel

solito cantico di allegrezza, Allelufa

Per esempio nel 1644
si
il

giornodel-

ja, perchè

memoria della caduta del nostro primo padre Adamo, come si raccoglie dall'iolroilo della messa: Circuin-

27 della luna, al qual numero aggiungendo i3 per arrivare a
l'Epifania

4o, cadde

il

n.°

4o.°neli9.° di gennaio,

4

SET
eia dal
tal

SE V
sabato di settuagesima, onde la Chiesa tollerando l' inveterato costucue,

giorno di martedì, e per essere bisesto oggiuugciidoil mercoledì 20 gennaio, la i."
tiomcnica dopo

giorno fu
?.:[

la

settuageil

e di ciò

sima e cadde nel giorno
la
t.

dei mese,

gemendo contemporaneamente promuove esercizi di pietà, come pur notai

Laroberliul poi CenedeltoX IV, tratta del-

a Carnevale.

Egualmente in Pioma colle sanleiS"^flr-

ScUuagesima
I,

nella Notificazione
tale
ci

1

4>
e
s.

la

settuagesima incominciano
la
i

colle

dicendo cóme per seguenti la Chiesa
,

domenica

zioni (f.), e

.'in tal giorno è nella pa-

di*|)onealla

quaresima ed incomincia nt-Ila sellnagesima dal rappresentarci ne'divini ullìzi la

caduta dell'uomo,
la

il

di lui

bando

dal

paradiso,

penitenza che Dio gl'impose,

Lorenzo fuori le mudove anticamente il Papa cantava la messa, e faceva un di voto sermone al popolo, spiegandone l'introito pieno di misteri, e lo fece s. Gregorio 1 colla xix
triarcrle basilica dis.
ra,

e la speranza del ritorno nella di lui grazia.

sua omelia,

come abbiamo
i

dal Piazza nel

La Chiesa
do

è piena di mestizia, e sottraenil

ry^//e/f//rt, sostituisce

Laus

libi

Do-

3Ienologio romano par. 2, p. 2 38, notando che Papi tornavano nella basilica nella vigilia di
s.

mine, preghiera proporzionala all'umiltà .° padre, come e alla nostra caduta nel
1

Lorenzo,
i

si

trattene-

vano
e
la

la

notte a celebrare
festa

divini uffizi,

beo considera
disciplina,
t.

Telartene,

De

anliq. Eccl.

mattina della
Il
,

cantavano messa

Gavanto,
cap.
C).

Ad

4j cap. 16, e ben discorre ruhricas Breviarii se?. 6,
ulT.zi si leva-

solenne.
I

Butler nelle Feste mobili, tial.

Ne' medesimi divini

ragiona colla solila unzione della 4, cap. settuagesima, e di quanto fi la Chiesa per
disporre
i

no
i

i

due salmi, Dominus

regnn\.-il e

Judi

fedeli

ad uno spirilo
il

di

com-

odale,

come

di allegrezza,

surrogandosi

punzione, ed eccitare

salmi Confìtemini e Miserere,

come

pentimento e dolore de' peccati commessi, e a 000lor(j

penitenza. Nella settuagesiraa eseguenti

verlirci di tutto cuore.
di mestizia, sia

Quanto

ai segni

due domeniche Sessagesima e Quinquagesima {f-), inculca la Chiesa a' fedeli gli atti di maggior pietà da questi giorni ucomincia vano antica niente digiuni della Chiesa, lo che rilevai anche a Sessa:

per

le vesti

paonazze, sia
le

perchè

i

diaconi e suddiaconi lasciano
le

dalmatiche e
peravasi
la

tonicelle,

che sono abiti

j

i

di allegrezza, dice

che anticamente ado-

cera gialla da questo giorno
in noi stessi.

gesima.

Non

trovansi indizi della seltua-

in poi; tutto facendosi dalla Chiesa per-

gesima nella chiesa romana prima del VI
secolo, o della fine de! precedente. Gli o-

chè noi rientriamo
l'istituzione della

Credeche
sia

settuagesima

posteil

aveano anch'essi da quell'epoca la loro settuagesima^ che osservano anche al presente sotto il nome di prosfonesimo o della pro^fonese, vale a dire settimana della pubblicazione, perchè in essa si annuncia al popolo il Digiuno della quaresima che si avvicina. L'intenzione della
rientali

riore alla quaresima,

ma

che dopo

VI

secolo trovasi distinta nulle lilurgie, nei
conciliie negìi scrittori ecclesiastici.
si

Sarnelli, Leti. eccl. t.4,lett. 16:

VedaDella

domenica di settuagesima. Zaccaria, Oììomaslicon riluale,\eiho Sepluagesima.
Diclich, Diz. sacro- liturgico
:

SfAluagefe-

Chiesa

nell'istituire la

settuagesima,

si

è

sima, sulla sua uffiziatura e delle sue
rie, e così delle

di prepararci co' suoi uffizi e colla

comsi

domeniche

e ferie di ses-

punzione del cuore
astiene

alle pratiche della pe-

nitenza corporalcj dal che deriva che

sagesima e quinquagesima. SEVARDO (s.). F. Siviardo

(s.).

da quel giorno sino all'uffizio di Pasqua dai cantici di gioia,comesonor^/ìeluj'a, il Te Deuni, il Gloria in excelsis Deo.
Il

SEVERIANI.

Eretici del 11 secolo,

ch'ebbero per cajjo Severo, che visse poco tempo dopo Taziano, capo degli EntTrt;/r/(/^^).

Carnevale di Roma [T'^.)'\xiCQin\n-

Ammettevano due

principìi,

SE V
uno l)uono
che
il

S

EV

)

e l'altro cattivo, e tlicevaiio
le

dil penitenziere, e di altri preti e chierici

vino e

donne erano produzioni
Severo favorevoli
lui e

addetti al divin culto. Presso olla catte-

del cattivo principio. Gli encratici che tro-

drale è l'episcopio,
il

ma

in essa
in

non

vi

è

varono
sero
il

i

princi[>ii di
si

ai

battisleiio,

imperocché

3 solechiese

loro sentimenti,

attaccarono a

pre-

parrocchiali esiste, e nella contigua chiesa tlis. Giovanni.
ligiosi,

Furonvi altri severiani,così chiamati daSevero vescovo
i\\

nome

Sti'eriani.

Vi è un convento

di re-

4 confraternite, l'ospedale, il monil

d'yJntiochia (e di cui meglio parlai a Si-

te di pietà,
li

seminario,eallristabilimen-

nUjdescri vendo ancora

il

patriarcato An-

benefici e scientifici.

Fu

patria di padi Gio. Bat-

tiocheno), capo degli acefali (/'.).

recchi uomini illustri,
tista

come
di

SEVERI ANO
poli, martire.

(s.),

vescovo di Scito-

Modio naturalista,
altri;

del poeta Corta-

Zelante difensore della fede cattolica contro gli eutichiani, riportò la corona del martirio, allorché l'empio

seca e di

ma non

Papa
s.

s.

Zacca-

iiach'èdiSiria,nè dell'anatomico B. Eustachio,
il

quale appartiene a

Severino
il

monaco Teodosio, usurpala
Eudossia, fece soffrire

la

sede

di

Copiù

[F.) del Piceno. Molto fertile n'è
ritoi
fetti vi

ter-

stantinopoli, col favore dell'imperatrice
ai cattolici la

io,abbondanted'oltimi pascoli, e perriescono
il

vino e

l'olio.

Edificata
avanti la

crudele persecuzione, e scortalo da una
schiera di ftuibondi soldati portola de-

dagli oenotri, dicesi 12

Scanni
1

nostra era, altri scrivono

7 70, la denomi-

solazione in tutta
retici,

la

Palestina. Questi es.

impadronitisi di

Severiano,

lo

strascinarono fuori della citta, e barba-

narono Siberena o Syberonn, che il volgo chiamò poi s. Scverina.Fa fiorentecitlà con titolo di ducato, assai forte per sito, e
si

ramente
te.

lo

trucidarono verso

la fine del-

crede ches. Dionisio l'Areopagiil

ranno452,o

sul principio del susseguen-

ta vi predicasse

vangelo. Verso
i

il

IXse-

Egli è nominato nel martirologio roa'a
I

colo
si

la

concpiistarono

saraceni, e vuoi-

mano

di febbraio.
(s.), s.

chela possedessero sino air884^ne! qua-

SEVERITÀ

Severinae. Città

le
il

anno furono

discacciati dai greci sotto

con residenza arcivescovile del regno di Napoli, provincia della Calabria Ullerio)e ^.''jdistrettOja 6 leghe circa da Coiròne e g da Catanzaro, capoluogo di cantone, sopra un elevato colle o rupe scoscesa, presso la destra

comando
al

del generale Niceforo

che

la

quale nella dominazione erasuccedutoai romani. Nel
greco impero,
il

ricuperò

secolo XI poi fu soggiogata dal normanno Roberto Guiscardo, dopo lungo asse-

sponda
si

del Neto.

dio valorosamente sostenuto dai cittadini. Le furono comuni successivi avvenimenti della regione, seguendo destini e
i

Assai bene fabbricala, con edifìzi
privali osservabili, tultavolta

anche vedono le

i

vestigia de'gravi danni cagionati dal ter-

le

vicende politiche del regno di Napoli.

remoto. La basilica metropolitana, buon
edifizio, è dedicata a Di<i, sotto l'invoca-

Nel (529 soffrì una terribile pestilenza, che somuìamente contribuì a scemarne
la

zione di

s.

Anastasia vergine e martire

popolazione.Ma avendola nel 783 uno
i

romana, patrona della città, e tra le reliquie si venera un suo braccio, dono di Roberto Guiscardo e chiuso in teca d'argento dal celebre arcivescovo cardinal Santorio.
tà, la
I

spaventevole terremotoquasi distrutta in

Il
."

capitolo

si

compone
il

di

6 dignitesorie-

delle quali è l'arcidiacono, le alil

tre
re,

sono
il

decano,

cantore,

il

primicerio e l'arciprete; di i8 cano-

nici

cuiapicse

le

prebende del teologo

e

gran parte, d'allora in poi diminuì della sua importanza. Prima di parlare della sua sede arcivescovile, con Rodotà, Origine del rito greco in Ilaliaydnò dcU'intruduzione e durata in s. Severina,come divenne metropolitana, e de' vescovi e cagreci panonici greci. Nel secolo Vili triarchi colla loro audacia e ambizione
i

6

SEV
Pui^'ift.

SEV
Casi

sottiasscroalcunechiese della

l'avessero eglino occupato contro ogni

labria e Sicilia clall'ubbidienza del

som-

diritto,

ottennero

la

traslazione del

mo

Pontefice loro antico metropolitano,
al

nio a loro favore.
stato

Ma

domiquanto propizioera

assoggeltaodole
nopoli,

patriarca di Costanti-

come

narrai a Grecia e articoli

relativi alla

jMagna Grecia.

Fu

Anasla-

siopatriarca di Costantinopoli e iconoclai<la,che col
la

favore imperiale, solleticjindo
li

vanità d'alcuni vescovi di Calabria,

Guiscardo, altrettanto renitenti si mostrarono canonici ad interporre la loro autorità per confermare il decreto del principe, il quale ricevè per un affronto fitto alla sua persona, il tratto poco civile usato ai monaci da lui favoriti. Irrii

fece schiavi della sede di Costantinopoli,

tato (piindi contro

i

canonici, fece loro in-

costituendo in me'ropoli anche
na, e attribuendole

s.

Severi

tendere, chese avessero osato resistere ul-

5 vescovi sulFraganei,

teriormente
gli,

alle

sue intenzioni, avrebbe

cioè Oria, Acerenza, Gallipoli, Alessano
e Castro.

fitto strappare dal loro consorzio le

mo-

La

serie de'vescovi vestili delie

cui erano legittimamente congiunti.

grechediviseè descritta co' caratteri greci

IN'onpassòoltrelosdegnodiGiiiscardo,ma
tanto bastò per espugnar l'animo ostinalo de'canonici greci,
i

nell'antica cattedrale di

s.

Maria Ma-

gna.

Abbandonata

la

Calabria da' greci,

quali tosto

si

rese-

questa sede fece ritorno all'antico grado
del

ro a'suoi voleri. Attualmente l'arcivesco-

Tale era nel tempo normanno duca Ruggiero, come ricavasi da un istromento pubblicato dn
di chiesa vescovile.

vo di
vi,

s.

Severina ha 5 suffragane! vesco-

seconck) l'ultima proposizione conci-

sfcjriale;

ma

di fatto
il

ha solo quello

di

Ca-

Ughelli, in cui concedendo quel princi[)e
alcuni feudi e privilegi alla chiesa diSquil-

riali,

secondo

disposto della bolla
1
i

De

nomina Stefano vescovo di s. SeNon è noto tempo in cui la seronda volta fu sublimata a"li onori dimetropolidal romanoPontefìce, e molto melace, vi

verina.

il

de'^S giugno 8 8, emanata da l'io VII. Forse Sisara voluto accennare alle sedi vescovili che furono ad essa unite di Belcaslro o Belicastro, mediante tantiliori, le bolla, e

per quella di

s.

Leone ante-

no si conosce la soppressione del rito greco. Certoè, né puòdubitarsijchenel principiodel secolo Xllll'arcivescovo ed canonici mantenevano in vigore la disciplii

riormente; ed a Cariati colla stessa bolla,quelle di Ctrcnza, Umhriatico eStrongoli.

Anticameiileeiano sulfraganee

di

s.

na orientale. Si raccoglie da una lettera
decretale d'Innocenzo III, incuici manilissta

Severina anche P^^er/zo, unitaaUinbrial\co, Isola, Silamo eretta nel secolo X, e

Fiorentino

istituita nel

XII,

ambedue

u-

che

i

delti canonici,

poiché greci,

e-

vano

sciolti dalla

legge del celibato.
i

nata una strepitosa controversia tra
la

Era mo-

Pio VII unì a Colrone.D'iìn Ferenlinuni o Fio7e/2/mo ne parlai a (ale articolo, ma fu unite a Isola, la c[uale lo stesso

naci Floriacensi e que'di Corazzo, sopì a

nito a /^«cerrt.
ta in

Quanto
s.

a

s.

£,eo;2e riunis.

pertinenza d'una chiesa denominata Calabronaria. Lungo tempo discussa ed

perpetuo a

Severina da

Pio

V ai
sede

7

novembrei

5^7 i,

eccone un cenno, trat-

esaminata ne'tribunali la causa, ebbe fine per la decisione d' Innocenzo III. La
ritenevano
i

\.0(\a\\'lJ)^^\\e\\\,IlnUa

sacra

t.

9, p.
la

5i2,

awertendocon Couimanville che
vescovile già esisteva nel secolo X.
tà di
s.

monaci
s.

di

Corazzo,

i

(juali

La cit-

ne aveano
sessori

altresì riportata la

conferma
il

Leone

dalcapilolodi

Severina. Contro a'posi

raceni, sorgeva Ira

Leonia, rovinata dai saCotronees. Severina,
s.

implorarono Floriacensi

patro-

e per memoria nella cattedrale di

Sevedi s.

cinio di Pietro Guiscardo signore del feu-

rina fu eretta

una cappella con altare
si

do, dov'era situato
pioi e posti in

il

controverso lemmolivi, qua-

Leone.

1

1

."vescovo che
i

campo nuovi

ca raoi lo nel

conosca fu Lu349;poi Adamo monaco ba-

SE V
siliano del
niessoiit'l
i

349; Giacomo dopo esser&ì
i ,

di

-

di

i4oo
1

traslatoa s.Severina;Giocui successe
fi'.

7 Catanzaro nel 1 1 2St;Giovanui fu iuPalermo alla coronazione di Ruggiero I nel
I

SEV
i

vaniii del

3g

JNicola

Lo-

i3o;

Romano deh

32, sotto del quale

renzi agostiniano; Antonio

neh 402 giudi
Sochefani nel

Segni;

fi'.

domenicano Geininianode
Nicbesola vedi Squii-

i4o4

agostiniano; Nicola
di

morì

nel

1439; Goberlo
successe; Gio.

ronese
to nel

gli

Domenico mor-

diRobeito Guiscardo confermò la di lui donazione e del vescovo d'Isola, del monastero di Patiri, con diploma scritto in greco. Andrea neh i83 ebbe in successore Mileto, che da Lucio
Mabilici figlia
III fu preso co'successori sotto la prolezionedellas. Sede. L'Ughellichiama Dio-

149OJ Giovanni abbate

lario; ÌNlatteo

morto nel i.5i8; Giuliadottissimo, pe-

no Dati nobile fiorentino

nisio

s.

Severinae archiepiscopus, eletto
III; così

nitenziere Lateranense e Valicano. Nel

ueh2

IO da Innocenzo
il

Barlolo-

i525 Francesco
pientissimo; nel
1

Sferoli camerinese sa-

50.6

tv.

Anselmo

Sferoli

caaierinese, francescano dottissimo, per

da Gregorio IX, e giurò fedeltà alla chiesa romana. Nel 1 2 54 Innocenzo IV fece arcivescovo ^I. Nicopallio

meoche ricevè

cessione del predecessore suo parente; nel

i'532 Anastasio bolognese; nei

i

535 Otfr.

taviano de Castelli bolognese;

Tom,

Eossano cbiaro per pietà e dottrina, traslato a Ber
Castelli di
liiioro.
fr.

maso

domenicano

fu Angelo del 269, e nell'istesanno Ugo già priore del s. Sepolcro per destinazione di Clemente IV, che lo coosagrò in Viterbo. Bernardo già canola, indi lo
1

so

nico del 1273, Ruggiero di Stefanutio del

Nel

1

544 Marco Salvidi; nel 55 j
1

Giulio Pavesi domenicano, trasferito

1274, Deigralia s. Severinae archiepiscopus, di lodevole fama, consigliere di
Carlo
I,

a Viesli; e pochi giorni

dopo Giulio de
1

e

da Bonifacio VIII traslato a Co-

Rossi che fu al concilio di Ti ento; Alvaro JMagalene di Lisbona del

senza nel I2g5, sostituendogli Lucifero.

565, ultimo
la

Paolodeh 309, Giovanni deh 32o,Pielro
del
1

vescovo di

s.

Leone.

La sede

vescovile

Commanville
il
1

di-

Amico
morto

340, Guglielmogià decano nel 349, del i 386, indi Gregorio, Matteo
i

ce eretta nel secolo VII, ed elevala

ad ar-

nel

1

399,

e nel

medesimoannoGe1

civescovato nel

X,

e che

."arcivescovo
i
1

di rito latino lo trovò nel

i5. Invece

rardo già arci vescovo di R.ossano.Nel 4oo Giacomo già vescovo di s. Leone, virtuoso pastore;
rito

seguente
tista

rUghelli, loco citalo, p. 47^> l'ipoila la serie. Il .° vescovo fu Gio. Bat1

Angelo neh4i3

vi fu trasfevi

da Sorrento.

Neh 43oI\Iarlino V
lo fu
fr.

Stefano del 1 096, nominato in una carta del conte Ruggero, colgreco;
il

2.°

Iraslatòda Strongoli Antonio Sanguagalo

diCotrone; poi neh 454

Simone
in

la

quale costituì un vescovo latino in
s.

Biondo domenicano,
te

pio, dotto e valen-

Squillace: Fortassis hoc tenipoit

Se-

predicatore. Pietro morì

neh 483

verinae ecclesiae praesid digniiatein metropolilanani noiiduni receperat^cnni e-

piscopus Slcphanus
1

iste

cltiioinintlur.Qu-

R.oma, ed Innocenzo Vili ad istanza di Ferdinando I gli suirogò Enrico de lo ^Moyo deEio[jano (de Coprano) calabrese, e

stantino nel oq9,che die l'assenso a Policrouio vescovo di Gerenza, per l'edifi-

abbate

d'zVItilia,

iodato pastoie. Aalla

lessandro della Marra patrizio barolilano

cazione
ciense di

restauro del monastero cisters.

neli4S8, intervenne
Alfonso
li,

coronazione di

Maria

d'Altilia;
:

il

documen-

rifabbricò l'episcopio, ornò la

to fu scritto in greco

questo monastero

cattedrale e fu encomiato. N. Cantelmi

dipoi Innocenzo III l'unì alla congrega

napoletano nobilissimo nel 1498) Gio.

zione diF/omoF/ore/zse. Severo nel
assistè in lasio II
;

I

1

19

Matteo de'conti Seriori
culario di Giulio
li,

di

Modena, cubilo fece

Gaeta alla consagrazione di GeGregorio a quella della chiesa

che

aeh5o8

arcivescovo, iulerveuue al touciliodiLa'

8

SEV
Neh 53
r

SEV
scovilee
vi fece

telano, e fu linslalo a Volterra.
ilcaiclinal

dipingere

gli

slemmi

dei

Giovanni Satviaiì{/'.),chene[ 1 SS") rassegnò la chiesa a Giulio St^loii nipote del predecessore, coinniemial.nio
di JNonantolajfii oratore del

predecessori, donandogli ricchi utensili
sagri;
il

egualmente dai fondamenti edificò
al capitolo

seminario, e curò l'istruzione degli a1

duca

di

Ferin

Iunni;donò

0,000 scudi

d'o-

rara, a Carlo

V

e Filippo

II,

morendo
s.

ro pel divino servizio, fabbricò diverse
case parrocchiali, altre riparò e abI)eUì;

Compostella
sini
gli

as?ai lodato. Gio.DaltislaOr-

morì

in

Roma

nel

i

5GG, e

Pio

V
il

non
tà e

è a dire

quanto

gli fu

a cuore
,

la

pie-

die in successore Giulio Antonioi9i://i-

moralità de' diocesani

la gloria di

torio (/'.) poi cardinale,

onde

fu detto

Dio; infaticabile pastore,
l'arcidiocesi, fu frugale nel
sti,

visitò piìi volte

cardinale di

s.

Scverina, anche dopo
(u

la

ciboe nelle ve-

rinunzia della sode; generoso, dotto ed e-

scmplare pastore,

per cingersi

il

trire-

gno. Nel 1.572 lassegnò l'arcivescovato al nipote Francesc'Antonio Santorio tli Caserta

morì come visse santamente dopo 4o anni d'esemplare arcivescovato, lasciando la sua memoria in sempiterna benedizione
: i

diocesani ne vollero in folla bai

ben virtuoso,
1

Iraslato
il

ad Acerenza

ciare lagrimanti

piedi, e fu

e Malera. Nel

587

nipote Alfonso, no-

nobile sepolcro nella cappella di
ne.

tumulalo iu s. Leo-

Lde

pisano, chiaro per virtù, ne occupò

Nel 1719

gli

successe

iN

icolò f^isanellt

la sede,

abbate coumiendataiio del nio

patrizio na|)oletano, de'marchesi di
lilo

nastero di Flora, celebre predicatore; fu sepolto nellas[)lendida cappella della Regina degli Angeli, di cui era di voto, da
lui e dal fratello

o Bonito, e degnissimo teatino.
la

MeCon
serie

questi termina mW'Tlnlia sacra
degli arcivescovi di s.Severina,

che com-

Giulio Cesare costruita

pirò colle Notizie di
Nel
I

Roma.

e con padronato.

Urbano Vili

nel

1624
ci:

731 Luigi d'Alessandro napoleta-

iiominòFausto

Caffarelli

nobileromano,

no, de'duchi di Castellina, nato in Portinel

vicario della basilica Vaticana, nunzio a

1743 Nicolò Carmine Falcone

<li

Torino, amministrò con gran prudenza, lodato da Cartari come avvocalo concistoriale.

Napoli, Iraslato da Martorano; nel 17 59 Gio. ballista Pignaltelli, nobile napoletano; nel
I

InnocenzoXnèl 654 elesse ^'o* Antonio Paravicini nobile della Valtel1

cesi di]\rdeto;nel
solia, di

lina, già zelante

vescovo

di

Coirà contro
s.

763 AntoninoGanini, della dio797 Pietro Fedele GriNormanno tliocesi di Cassano; nel
I

l'eretica pravità e

benemerito della

Se-

1818 a'25 maggio
prelato Iu
il
I

fr.

Salvatore M.' Pi-

de. Nel

1660 Francesco

Falabelli di Po-

gnaltaro, domenicano di Napoli. Questo
."arcivescovo di
la
s.

licastro insigne dottore, restituì nel clero
la disciplina ecclesiastica, zelò

Sevcrina

l'imniuni-

che governò pure

sede e diocesi di Bel-

tà,emorì come
zaro. Nel

il

predecessore in Catancala-

1670 Giuseppe Palermo
da Conversano

brese dotto teologo, fd oso fo e giureconsulto, Iraslato
,

caslro oOelicastro, per averla Pio VII nel ricmdalo seguente mese unilaas. Severina.Belcastro, BtlUcaslro seii Gufocastro

governò

nellaCalabriaUlteriores.^a 5 leghe da Catanzaro, vanta molta antichità
vescovile, dice
;

con carità. Nel 1674 IMuzio Soriano patrizio di Cotrone e arcidiacono di quella
cattedrale, decoròla sede e fu lodato. Nel
]

la

sede

Commanville, fueretta nel
s.

secolo

X

suffiaganea di

Severina,
t.

ma

679 Carlo

lierlinghieri nobile di Coirò-

ne,disce[)olo del celebre
ca, zelantissimo pastore,

cardmal De Luacerrimo propu-

9,p. 494 l'* dice istituita da'greci,e riportando la sel'Lghelli
rie de' vescovi l'incomincia

nnW Italia sacra

conN.del 1122

gnatore dell'immunità

ecclesiastica, pre-

dicatore facondo, limosiniero; dai fonda-

menti ripaiò e abbellì

il

palazzo arci ve

nominato in una bolla perla consagrazione di Catanzaro, che si a'itribniscea Calisto li; il 2.° Bernardo che iiìtervcuuea

SEV
quella diCoscnzn;
regio consigliere,
il

SEV
del
i

9
di

3. "Gregorio
lacuiitT

333

1688 Giovanni Emblaviti
quale
ì\tì\\'Ilalia

Bova,

col

la

essendo per

sacra

si

finisce In serie

mancanza

di ineniorie.Neli

349daBilon-

de'vescovi di Belcaslro,che compirò colie

lo vi fu Iraslerito Nicola; poi passò ad Argo, e da qi\es(a chiesa a i'elcaslro

Notizie di Roìitn. Nel 1722 successe all'

Veni

Emblavili

IVlichel.uigelo Gentili
;

della

turino

rieli

35();(jiovanni mori nel

Sgc),

dioce-i di
sta
I

Trivenlo

nel

1

729

Giù. Balli-

e gli successe li iccardo d'Ole vano, poi arcivescovo d'Acerenza. Neli4o3 Luca già

Capuani

della tliocesi di Bisaccia; nel

Roberto traslalo da Squillace; nel 14'^ Opizo Gio. Visconti de Ficeccliia di s. Severina; Ilaimondo morì nel 47^>5 ^i- unico d'Avalos nobile spagnuolo e virlnoso iieli5i2. llaiinondo Poerio nel i5i8; Leonardo de Leucato,dccanodi sua chiesa nell'islesso anno. Neil 533 fr. Girolamo Fornari domenidi Policaslro; iieli4'3
i

752 Giacomo Guncci della diocesi diSalerno; nel 1755 Tommaso Fabiani della
diocesi di Nicasiro.

vacante,
to
li

Dopo assai lunga sede uhimo vescovo neh 7^2 fu eletdi

'

Vincenzo Greco
aimi vacava
s.

Colrone, e da mol-

la

sede

quando

fu riunita

a

Severina. Di questa furono per ultiarcivescovi
:

mo

fr.

Lodovico de Gallo

,

neh 542 Giacomo Giacomelli romano, canonico ili s. Apollinare, dotto in
cano;
fu commissario al concilio di Trento; nel i553, e per sua rassegna, il nipote Cesare Giacoouelli canonico Libe-

cappuccino di Logonew) diocesi di Policaslro, preconizzalo nel 824 da Leone X II; e per sua morteli Papa Pio IX ne! con1

medicina,

cistoro di

Gaeta degli

i

i

dicembre

1

848

dichiarò l'odierno arcivescovo mg.»" Annibale Rafiiiele Montalcini di Colrone, già
della congregazione del
ss.

riano, intervenne anch'egli a detto concilio;

Redentore,

e-

nel

1577 Gio. Antonio
1
1

di

Paola calacalabre-

saminatore sinodale
gi del

e visitatore de'colle-

brese;nel
se,

5q Orazio Schipani

suo istituto

in Calabria. L'arcidio-

famigliare e amico d' Innocenzo IX,
i

cesi

si

estende per 5o miglia, e contiene

lodalissimo per virtù e sapere; nel

5q6

molli luoghi. Ogni arcivescovo è tassato

AlessandroJodocooPapateodorodiFrancavilla, dotto predicatore; neli5q8 Gio. Francesco Burgardo, già di Civita Ducale; nel i5c)q Antonio Lauro di Tropea; eziandio neliSqq Pietro de IMalta napoletano, traslato da Salaraina; nel 161 i Gregorio de Santis, ptn-e già di Salamina; neli6i6 Fulvio Tesorieri di Salerno; nell'anno slesso Girolamo Ricciullo
diRogIiano,dottissimo giurecoiisullo; nel

camera apostolica in fiorini iq3, corrispondenti alle lendile della mensa chesono4oooducali, liberi daquane'libri della

lunque peso.

SliVERL\0(s.), vescovo dlBordeiurs.
Recalosi a Bordeaux da'paesi
te,
s.

dell' orien-

Amando
f*^'

vescovo di quella

città,

il

quale era succeduto a s.Dellinocirca l'an-

no 4^*4?
gli

avvertilo in sogno di andarI

incontro.
si

due

sanli essendosi incon-

1626 Antonio
li[)po

Ricciulli |)aicnte dell'an-

trali,

salutarono pei loro propri nomi,
si

tecessore, poi d'Umbriatico; nel 16'ìCj Fi-

sebbene non
conosciute

conoscessero. A

ma mio conobbligò ad

Grimo di Messina; neh 633 Builolomeo Gizio di Benevento dolio, poi di Vùltnraria; nel iGSq Francesco teatino
l)apoletano;ueh6'ji2CarloSgombrini dis.

dusse Severino uel palazzo vescovile, e
le di lui virtù, lo
il

assumere

Agata de'Goti, poi diCalanzaro; ne! 672 Carlo dell'illustre sangue de' normanni, mollo caritatevole e zelante, riparò l'epi1

governo di sua chiesa, e non si considerò più che comesuo discepolo, gli S. Severino morì alcuni anni dopo
:

abitanti del paese lo scelsero per loro pa-

scopio e l'abbelh. Neh
Ioli di

68 3 Benedetto BarGio. Alfonso

Lacedonia;

neh 685

trono, ed invocarono principalmente Ij sua intercessione nelle pubbliche calamità. 11 martirologio romano confonde questo saulu

Peli'ucci della diocesi dis. Severiaa; uel

con un allro

s.

Severino arci-

,o
vescovo

SEV
di Culoniii,

SE V
di S.Severino, e lo

facendone menzione

posero nel castello di

a'23

di oUoljie.

SEVERINO (s.),ahbatee apostolo del
Noiico. Crederi che fosse romano, ma nulla si sa del suo casato, tenuto sempre
tia lui

Lucullano vicino a iVapoIi; ma nel 010 venne trasferitoinquesta città, in un convento di benedettini che porta
il

suo no-

con som 11)3 premura nascosto. PasEgitto, fu spintodal suo
il

sati

ì

primi anni-delia sua giovinezza nel-

le solitudini dell'

zelo a predicare

vangelo

ai

popoli dil
città di

settentrione.

Die principio dalla

Astnra,oggiStockerau al disopra di Vienna; tua vedendo l'induramento di quegli

me, ed ove tuttora si venera. La sua festa si celebra agli 8 di gennaio, essendo nominato in tal giorno nel martirologio romano, come in vari altri. SEVEUINO (s), abbate d'Agauno. Nacque nella Borgogna in un tempo in cui vi dominava l' arianesimo, ma educato avventurosamente nei principii della l'eòe cattolica,

abitanti nel peccato, se ne allontanò,
i

dopo aver loro predetto

mali che avreb-

entiò in età ancor giovanile nel monastero d'Agauno, ovvero
s.

bero dovuto patire, come avvenne, poiché gli unni, presa la città, passarono a ni di spada tutti gii abitanti. Piccatosi a predicare la penitenza nella città di Faviana, ch'era aftlitta da una crudele carestia, ottenne ottimi frutti, e poco tem-

di

Maurizio, nella provincia Valesia; e

divenutone poi abbate, lo governò parecchi anni con eguale virtù e saggezza. Informato il re Clodoveo I delle moltissi-

me

guarigioni miracolose che

s.

Severi-

po dopo

il

suo arrivo, l'Ens e

il

Danu-

bio divennero navigabili, loccliè ricondusse l'abbondanza nella città. Un'altra
volta questo santo
le

no operava per virtù divina, lo invitò à Parigi nel 5o4, colia speranza che guarisse lui pure da una febbre ostinata, alla quale non trovavasi rimedio;ed in tàlli,

sgombrò per

virili del-

giunto

il

santo appresso

il

pio

monar-

sue preghiere da quelle contrade un numero spaventevole di cavallette, che
di distiUE'srere lutto
il

ca, e copertolo colla propria veste, ricu-

minacciavano

rac-

colto.! suoi discorsi

accompagnati da poreffetti

tentose guarigioni e da ogni sorta di benefizi,

producevano
volle

meravigliosi.

Parecchie
egli

città lo chiesero

a vescovo,

ma

però tosto una perfetta salute. S. Severino avendo abbandonato Parigi dopo questo uiiracolo, fermossi a Chàteau-Landon, nella diocesi di Sens, con due santi preti ch'erausi ivi ritirati per servire a Dio nella solitudine; e dopo averli edificati
coll'esempio delle sue virtù, passò dalla

mai arrendersi a'Ioroprieghi. Egli foudò parecchi monasteri, ma non fissò mai stabile dimora in nessuno; e spesso andava a rinchiudersi in un riposto romitaggio, ove esercitava la più

non

presente all'eterna vita l'anno Soy. Trovasi registrato nel martirologio
agli
I

romano
una
fi-

I

di febbraio.ed

ha wi

in Parigi

chiesa parrocchiale a lui intitolata.

ligorosa penitenza.

La fama

di

sua sanfolla di

SEVERINO, Papa
glio diAbiennio, o
tina, fu eletto

LUI. Romano

tità trasse presso di lui

una gran

gente. Fu visitato da re e da principi barbari, e fra questi
gli eruli, al

Labieno secondo PlaPapa a'28 maggio del 640,

conta Odoacre re dequale predisse che la sua spesi

dizione in Italia sarebbe stata

felice. Fi-

dopo l'interregno di if) mesi e 17 giorni, perchè l'imperatore Eraclio ricusò ratificarne r£"/fs/o/ie(^.), fincliè Se veri no approvasse V Ectexi [V.).
I

nalmente colto da un male

di

punta, do-

legati spediti a

po 4
te

giorni di malattia, spirò santamen-

Costantinopoli simulatamente lo promisero;

il giorno 8 gennaio 4^^> adendo già molto prima predetta la sua morte. Sei unni dopo suoi discepoli, costretti a fugi

ma

Severino fu ben lontanod'appro-

vare quell'eretico edi Ito de'.v;o/20/e/ù/,che
anzi tosto lo condannò.
Eraclio, diede
tali

Laonde

offesosi

gire da'baibaii, portarono seco ilcojpo

severi e vendicativi or-

SE V
dilli a"

SEV
Maudi

II

suoi ministri, piiiicipalmente ad

Isacio esarca di /ìrtreM«rt(/'.)j ed a rizio governatore o
elle

saccheggialo

il

(^.), tesoro della chiesa e

duca

Roma

di Corbera nella Fita della h. 1^1 a ria di Soccos, e Giovanni Vives nel f^iridario della mercede.

SE VEil \0^e
'

),

s.

Sei'erini,

Septernpe-

patriarchio Laleraneuse, fino a quel dì
santissimo, coainiisero gravi vessazioni,

da. Città con residenza vescovile nella delegazione apostolica di Macerata, legazio-

non esclusoSeveriiio,chedurarono8giorui. Platina non parla che ciò avvenne pel condannato editto, ma che sacio recatosidaRavennaaPioraaperrahusiva eprepotente conferma del Pontefice, per comI

ne delle IMarche, con governo distrettuale, a'piedi de' monti Apennini, nel principio della

Marca, venendo dall'Uaibria,

e per questa ragione da alcuni viene chia-

pensarsi della fatica del viaggio, con
iuto d'alcuni iniqui
a guisa di

l'a-

lomani suoi

fautori,

mata chiave dell' Umbria j distante 7 leghe al sud-ovest da Macerala, e 20 poste circa da Roma. E' situata in riva al Potenza, partesull'erta d'un colle detto
stello, e
il

ro

e

pubblico ladrone, rapì quant'ocose di pregio si trovava nella basi-

Ca-

parte sul soggetto piano chiamail

lica di
li

Lalerano.

I

principali de'sacerdo-

to anticamente

Borgo,

che

gli

aveano

fatta coraggiosa resistenli

zione e buon'aria,

in amena posicome rimarca il Calin-

za, pieno di

sdegno,

mandò

quasi tutti

dri,nel Saggio del ponliftcio sfato. Y^oco

ancora che avessero sì ricca chiesa, senza somminislrarne parte all'imperatore per la guerra di Persia, onin esilio; irritato

dopo
vede

l'ingresso dal canto di jMacerata
la

si

sua grandiosa piazza, lunga

224

metri e larga
tici,

55 compresa

l'area de'nor-

de avea assoldato saraceni a\a\n, delti dai greci per ignominia agareni, perchè
\

dai quali all'intorno è abbellita, nelpiaz-

la

maggior parte rinnovati. Questa
'ì\.\

da Agar serva d'Abranio; trovandosi bisognoso, ed soldati ini paga ti. Per tanto l'esarca diede una parte della preda alnati
i

za fu incominciala a ornarsi e rendersi co-

moda
si

le milizie,

altra spedì all'imperatoreinCoil

stantinopoli,

resto portò a

RAVENNA,ove
Il

ebbe quel

fine che ivi notai, infelice pu-

re riuscendo quello diiMaurizio.

vescosta-

co'portici nel 36o,e l'opera quacompiuta nel secolo XV, col farsi avanti ciascuna casa delle logge, mentre dapprima non era cinta chedi soli abitati. Numerose fabbriche di conveniente e bella appariscenza ricingono l'eliltica forma
1

vo d'Altina,con permesso del Papa,
bilì la

della piazza, ed

il

palazzodella magistra-

sua residenza a Torcello
afililto e pei

{^F.).

Se-

tura

ivi

situato è unode'piìi regolari. Dal
i-

verino
sto

strapazzi ricevuti, pre-

principale ingresso adorno di antiche

terminò

di vivere,

dopo aver governa-

scrizioni, spettanti alla vetusta e celebie

to

appena 2 mesi e 3 giorni, nclqual tempo creò 9 vescovi. Morì il i.° agosto del
G-l-O,

e nel dì seguente

fu sepolto

nella

Settempcda , per ampia scala si ascende tdle sale elegantemente dipinte e riccamente addobbale, ove si veggono in bellii

chiesa del principe degli apostoli. Si fece

guisa disposti
illustri

i

ritratti di

parte di quei

slunare Severino per singolar pietà,
gione, affabilità, e munificenza verso
veri.

relii

molti
tare
s.

che ben a ragione può van-

po-

Severino, che

nome

e gloria creb-

La

iTer/e

apostolica (/^.)vacò4uiC5Ì

bero

alla nobile patria, sia colla santità

e

24

giorni.

dilla vita, sia col saperee col valore.

Una

SEVEKIÌNO,

Cardinale. Di nazione

di dette

saleèornata esclusivamente dei
,

francese, dell'ortline della Mercede, insie-

ritratti de'santi e beati

ed

altri

morti in
Se-

me

col correligioso Parlaceli,

furono da
i.°

buon
le ss.

concetto. Primeggianoiritralli del-

Clemente
il

V creati
I

cardinali,

il

nel sai

Filomena e Margherita,

de'ss.

batodelle temporadell'avventodel
2." nel
3
I

3 10,

verino, Vittorino, e Pacifico Divini; delle

3;

come alFermano Stefano

bb. Angela, Camilla Gentili, Marche-

la

SEV
ede'bb. Pie(nirini'il<i,

SEV
blioleca, ch'è in progressivo

siiiaLiizì, eMaisilia Pupelli;

aumento.

Il

tro
feri

Giacoaio generale de'croci-

teatro ricoslruitoda non molti anni, è di-

e vescovoili S.usina, e Denti voglio

Bo-

ni,ii ctiì

culto iminetnoialjile fu riconosciu)2 dai regnante Pio IX,ciòcIiefa

segno elegantissimo dell'altro concittadino Ireneo A leandri architetto e inste^rnedoveroso eco MACERATA,nel brevemente descrivere quel magnifico Sferisterio da lui architettato. La città possiede due cattedrali, l'antica e l'attuale. Sorge nell'alto ad un fianco della città il com detto Castello, già chiamalo MonleiXero,ov'è l'antica chiesa di s. Severino vescovo e pare di bella fama, a cui feci
all'articolo

to nel

i<S

celebralo anche con iscrizioni e ode stampate.

Fra

i

ritratti de'

personaggi illusln

per scienze e per militari imprese, ricor-

derò
li,

(jaelli del

poeta laurealo Lazzarel-

del giureconsulto Cacciahipi, de' vesco-

vi

Servanzi e Massarelli, e de' guerrieri

Annibale Maigarucci eDarloIonieo Soieducei. Pri'.uegi^ia pure f|uello dell'immortale BarloluineoEustaclii (che alcuni geo-

trono della città e diocesi, divenuta coiicalledrale,
del

dopoché Pio
1

VM

con breve

grali tratti in errore dalla quasi

omoni-

20 maggio 821, confermatoda Leo-

ma

s.

Sci'eruìa,a questa cillà l'altribui-

ne

Xn

a'g ottobre 1S23, ed a seconJa

roKo) principe degli anatomici, dipinto
dal genio artisticodel cav. Filippo Digioli

del già decretalo

da Benedetto XIV con breve del 22 aprile 748, stabilì il trasfei

nobile di

s.

Severino,

la

cui

fama

risuo-

ri

mento del capitolo
chiesa di
s.

e della cattedrale nel-

na distujta

nel

magistero del disegnò e

la

Agostino, altro grandioso

dei la pittura, a venilolo io celebrato a Leg-

e magnifico tera[)io,

comechè

situato in

gendario per quello da lui in ventalo ed eseguilo; al quale stupendo lavoro or deve associarsi quello ancora delle Cento sagre Famiglie (sulle quali abbiamo ononficenlissime Lettere stampate di distinti professori e artisti), e

piano e nel centro della città; ponendo

Leone Xll
re
il

alla custodia della chiesa già

caltedraledi

s. Severino, ove sotto l'altamaggiore con gran venerazione riposa suo corpo,! minori osservanti riforma(i

quello delle
(delle
al

ti

quali
vi

si

sono

resi

benemeriti pel cule per lo studio
il

XI f^ Stazioni dt Gesìi Cristo
li

quagene-

lo

che
vi

fanno risplendere, per l'amplia-

opere debbesi pur tnolla lode
il

to e abbellito

convento

,

roso e intelligente editore,

fabrianess
delle b^-l-

che

stabilirono), recandosi

capitolo

llomualdo Gentilucoi amatore
le arti),

con solennità
nel n. "67 del

a celebrarvi la festa.

Leggo

senza qui ricordare

le

molte en-

Diario di

Roma

del 1827,

comiate pitture prodotte dal suo insigne pennello, e di alcune lo dirò poi. Altra onorata eOlgie che risplende nelle juuuicipali sale^di

che nella solennità della B. Vergine Assunta venne festeggiata la traslocazione
del

Rm.° capitolo
sul

dall'aulico

duomo

di s.

mano

del valente e lodato

Lucio Tognacci, è quella del dottissimo ing.^Gio. Carlo Genlili,altra vivente gloria patria, già vescovo di Ripatransone
(/^^.)

Monte, ne'piani centrali della, città nel magnifico tempio di s. Agoslino. Che mg.r Ranghiasci vescovo vi
Severino
accedette pontificalmente,

accompagnato

e ora di Pesaro (^.)j postovi dal provvido magistrato pubblico, in solen-

dal medesiraocapilolo, dagli addetti al se-

minario, dalla nobile magistratura, e con
intervento e in tutta forn»alità de'nobili
cav. Gio. B.ittista Colilo,
la

ne dimostrazione di grata riconoscenza per le varie opere da lui a patrio decuro pubblicate, e scritte con quella dottrina,
critica

marchese Nico-

Luzi, e conte Severino Servanzi Col-

ed eleganza, che

la

repubblica

let-

ilo,

come coudeputati

secolari per l'ese-

teraria

ammira. Nella partesuperiore delpalazzo municipale fu collocata
la

cuzione del pontificio breve di Pio

VH.

lo slesso

La

chiesa cattedrale del dottore

s.

Agosti-

con lodevole divibcimeulo

pubblica

bi-

no, Ira le reliquie che possiede, ha quasi

SEV
l'intiero CI pn di
s.

SEV
i

i3

Seveiino,in granbuslo

d'argento, disegno del cav. Bernini, ed
la Liizi, eJMaisilia Pupelli nella

corpi delle bb. JMarcbcsina nella cappel-

benemerito della patria, cultore zelante del suo lustro, mecenate delle lettere e delle arti ed aggiungerò col marchese Fi;

cappelh Seivanzicon privilegio Gregoriano. Nella cattedrale vi è il ballislerio e la cura
d'aninie,cbe pel capitolo esercita un sacerdote vicario.
Il

lip[)o

Bruti Ldjerati di Ripairansone, al-

tro anialore della patria, the la città noiv

meno che l'illustre provincia gli deve molto. Altri dipinti ilella

cattedrale di

s.

A-

capitolo

si

compone
le

di

goslino meritevoli di speciale ricordo so-

duedignità, lai. "'l'arcidiacono,
ciprete, di

la 2.^ l'ar-

no un

piccolo stendardo colla B. Vergine

20 canonici comprese

pre-

dipinto da Bernardino Perugi no, una tavola colla

bende del teologo e del penitenziere, di 4 beneficiali, di 6 mansionari, e di altri
preti echieriei addetti airuiliciatura. DelJ'anticliità e

Madonna

e altri santi lavorati

da Antonio e Gian Gentile di Sanseverino, un Noli me tangere del Pomarancio,
la b.

origine de'canonici parla

il

l'Addolorala del fabrianese Loreti,e
Marsilia del cav.Silvagni,
i

Tinelli,

De

Ecclesiae Cainerinensis,

p,

la

cui re-

i5i, tlicendo cbea'lempi del vescovo Lagone dell ODi) esisteva la canonica con capitolo e canonici viventi in vita regolare,
al

cente perdita lutti

cultori delle arti de-

plorarono. Principali patroni della città

sono
che

la

B. Vergine, ed

i

ss.

Agostino, Ses.

quale collegio canonicale concesselo
i

verino e Pacifico Divini di
riuniti in

SeverinOj

privilegi
III,

l*api

Alessandro

Celestino

II I,

Clemente Innocenzo IH, GregoIII,

un

bellissimo
i

quadro egre-

non cbe gl'in) peralori Enrico IV, Federico I, e Ottone IV. Inoltre dell'anrio IX,
tica

canonica e della cattedrale, ne ha par-

giamente dipinse nel 844 '1 ^^'^- Bigioli, bene descritto neW Illustrazione di mg."^ Gentili, Sanseverino pe'lipi di Benedetto Ercolanii844;cnel 1. 1 i, p. 357 dell'^/-

lato a

lungo tng.r Gentili,
tutti

De

Ecclesia

bum

(li

Eoma,

in cui
al

si

legge ancora uii

Septemptdana, con quella dottrina ed
erudizione cbe
tedrale di
s.

sonetto di lode

chiaro artista pe'due

pregiano.

La concatlielli

quadri eseguili pel conte SeverinoServanzi

Severino è decorata di

Collioricordato,erappresentanti

la re-

dipinti, fra'quali

gine e

altri santi

una tavola colla B. Verdi JNicolò Alunno di Foalfreschi

gina Crislinadi Svezia alla presenza d'A-

lessandro VII, e

il

prelato Severino Ser-

ligno, ed alcuni

recentemente

vanzi internunzio apostolico della s.Sede
in JNapoli.

scoperti a cura del conte Severino Ser-

Però
il

s.

Severino vescovo pro-

vanzi Colilo, e dalla sua nota intelligenza
attribuiti a'fralelli

prianjente è

patrono principale della
s.Giusep-

Lorenzo

e

Giacomodi

città e della diocesi.Fra gli altri santi coni

Sanseverino
dioso è
il

pittori del secolo

XV. Gran-

protettori di
pe,
s.

s. Severino, ricordo
s.

coro in tarsia compito nel i4c)0
di

Vincenzo Ferreri,

Filippo Neri

da Domenico Individui
l'intaglio della
il

Sanseverino;

e 5seltenipedani.ll palazzo vescovile, aulico e solido edifizio, è

cantoria e doralo l'esegui
Agostino, Ira'qua*
la

alquanto distante

francese Pluvier. Stupendi dipinti ha
la

dalla cattedrale. Nella città, oltre la cat-

pure
li

cattedrale di
il

s.

tedrale e l'altra vicaria del capitolo in

s.

tiene

primo luogo

Madonna

della

G iuseppe, vi sono due a
chiali
città
,

1

1

re chiese pa rroc -

Pace, UDO de'capolavori di Bernardino Pinturicchio , e non di Mantegna come

co!

s.

fonte:

le

chiese tanto dell;»
7.^.

che del suburbioascendono a

U

per lungo tempo fu creduta

:

uel

1.

1

8, p.

p.Civalli lìcWnF isita triennale della Mar-

i47

c\e\ì'

Album

di

Roma

si

riporta l'ar-

ca, presso Col ucci, Aniuhità picene

t.

2^,

tistica

ed elegante descrizione (stampata

parla dellechiese di cui ho già fatto
zione, della chiesadi
te nel luogo dato

men-

pure a parte), del conte Severino ServanZI

Collie cav. gerosolimitano, virtuoso e

s. Domenicoesistenpersonalmente a quel

SE V
santo (cliiiuualo in
v\
s.

Severino a

sJahilii--

dico

s.

Francesco, ora de'cappucciui, lo

un convcnlo

(I;i

Bai lolomeo Smecliici'i
al rif(MÌre di

zelo del conte Severino sullodato vi pose

signore del luogo,

Tomma-

so Baidnssini, Notizie di Jesi, p. 3 5), e vi
si

una memoria marmorea), morendo santamente in Venezia nel convento de' frati
minori, ove restò sepolto (Bollando tratta
di lui a'i o giugno): nella chiesa di S.Fran-

venerano corpi della
i

1).

INlaigarita (vela i.' del-

dova, ab. Angela domenicana,
la

villa

diCesob,

la

2."di
di

s. s.

Severino), e

cesco,

si

venerano

i

corpi de'bb. Benlivo-

della b.

Camilla Gentili

Severino,

il

glio Boni, e

Pellogiinoda Falerone,enel
religiosi.

cui culto inìmeoiorabile riconobbe Grtf;orìo

convento fiorirono eccellenti
giungerò che nella chiesa
vi

Ag-

XT'I

(/

.),

che pur canonizzò
di
s.

il

b-

sono diverse

Pacifico;
lo

una mano

Filippo aposto-

buone
ti,

pitture, ed altre coperte con calce
agli occhi degl'inlelligen-

(dentro ostensorio
nielli

di

metallo doralo
la testa

furono ridonate
te

conta
Io di
s.

smaltato dal Cavalca), un diapostolo,

dall'inesauribile generosità del con-

Tommaso
di
s.

d'u

-

na compagna

Orsola, e altre reliquie
s.

pei limiti

(questa chiesa prima era denominata

questa è storia, anzi impostimi dalla natura dell'opera, debbo con pena trasandare molte
:

Servanzi Collio

Miriadi Mercato, titolo che restò alconvento, efu data a
s.

delle sue munificenze.

Tia

le altre

chie-

Domenico

colla pros-

se descritte dal p. Civalli, diròdi quella
di

sima rocca nel 1200; possiede diversi oggetti

S.Lorenzo

in Doliolo, già

abbazia be-

d'arte,massime

in pittura, ecol

convi

nedettina e ora parrocchiale,ove nel
fu trovalo
il

1526

vento ricevè molti privilegi dai Papi;

coi'po di

s.

Filuraena o Fi-

furono scoperte alcune pitture, descritte
dalcontCvSeverinoServanzi Colilo, conopuscolo pubblicato inMaceiata nel 1 85o):
della chiesa di s.Fraucescode'nìinori con-

s.

lomena vergine settenopedana, diversa da Filomena (/'.) vergine e martire, mensi

tre

fabbricava l'altare maggiore, della

nobilefamiglia Clavelli di Setlempeda poi
(\\

ventuali e magnifica nel sito dello
stello

il

Ca-

con convento, nel locale dato allo

lo,

Fabriano [V.)y>ev avervi signoreggiamorta a'iempi de'goti e sotto s. Sevei

s. Francesco, ed ove fu lettore s. Bonaventura (ci si recò più volte, ma non pare che vi tenesse scuoIa,e che ne reggesse il convento; bensì si vuole che colle

slesso

rino che dicesi ne fece dichiarazione in pergamena; ivi sono ancora corpi de'ss. Ippolito e Giustino martiri seltempedani,

con altre reliquie, oltre diverse memo-

ricche largizioni ottenute dalla fiimiglia

rie patrie

non senza importanza. Nel
1

t.

9

Smeduzia,si servisse per rifare
sulle rovine della chiesa di
s.

il

tem[)io

dea^W Annali delle scienze religiose,^.
si

4o,
cit-

Caterina,

dà ragione

e

loda

la

Relazione della

e riuscì vasto e imponente nell'esterno,

chiesa sotterranea di s. Lorenzo nella
tà di Stinseverino, scritta

come apprendo dal marchese Amico Ricci

nelle importantissime lìitmorie sloii-

che delle arti e degli artisti della Marca d' Ancoìia, a p. 4^)j cbe s. Francesco
vi

dal conte Severino Servanzi Collio, Macerala 838. Questa chiesa sotterranea è un monumen1

to insigne di antichità sagra e

profana

,

predicò alla presenza del

b.

Pacifico

allora secolaree poeta laurealo, detto per

antonomasia

il

re de'versi, poi dal santo

i

probabilmente già tempio diFeronia, convertito poi in luogo d'orazione dai primitivi cristiani di Setlempeda: anche la sua
riapeitura
tore.
si

ricevuto nell'ordine e fatto
in Francia (di

ministro

deve

al

suo nobile
esistono

illustra-

Fiandra, dice

il

p. Benoflì,

Dentro
vi

la città

Storia lìiinoritica, p. 2 i , parlando del b. Pacifico da s. Severino, diverso però

di religiosi, e

5 monasteri di
i

8 conventi monache. Nel
di religiosi
ri-

suburbio

sono due conventi

da

s.

Pacifico Divini fiorito diversi secoli
:

mendicanti, cioè

cappuccini situati in

dopo

nella chiesa di

s.

Sai valore ove pre-

dente collina,e quello de'minoriossei'van-

SEV
li

SEV
una montatutta la a

.5
Jesi

d«lla slrelln osscrv^n/a in
selvosa,
(.V

suggerimento del ven. Gabriele da

gna
lelli

che

fu

daloal b.CiabrieleFerriposano
ossa di

osservante, è

uno de'più

antichi di

be-

Ancona, frequentalo da
vi

nefici stabilimenti.
(),

Leconfraternite sono

provincia, perchè
5

le

tra le quali quella de'ss.

Nomi

di

Ge-

Piiciflco Divini Della chiesa di

s.

Malia
i

sti

e Maria, che di recente lece l'apertura

delle Grazie.
itoii

Va

però avvertilo che

nii-

osservanti rilbimali

hanno due coni

della nuova chiesa di s. Paolo (eravi il corpo del b. Giacomo, trasferito in s. Roc-

venli,
ciensi,

essendo
i

gli alili religiosi
i

cistcri

co

),

di cui fu architetto
la

il

sanseverinate
si

domenicani,
i

conventuali,
i

cap-

A leandri,

cui descrizione

può vedere
1

puccini,
e che le

filippini,

i

barnabiti,

minimi;

rei n.°34del(j/o/7?(7/c/io///d'//odel

848,

monache
di
s.

terziarie

domenicane
le

e la descrizione e illustrazione in detto an-

hanno 3 monasteri, essendo
nache quelle
le Clarisse,

altre nio-

no stampala

in

Macerata, del conte Se-

Caterina benedettine,
convittrici

verino Servanzi Collio, che parla ancora
dell'ospedale annesso che
crociferi.
si reggeva dai L'odierno zelante vescovo mg.r

oltre

le

chiamate

nella città pel vistoso legato di Alfonso

Servanzi. licitato uìarchese Ricci erudi-

tamente
re di
s.

fratta di diverse chiese e pittu-

Mazzuoli ne fece la benedizione a'4 settembre, e poi ebbe luogo la solenne apertura jCol IrasferimentodeH'mimaginedellaB. Verginech'erasi depositata ins.
co.
Il

Severino, di altre pregievoli pitmolti de'quali del-

tureesuoiedifizi, con notizie interessanti

Roc-

le arti e gli artisti,

pubblico ospedale della Misericorgì' infelici
i

la città,

poiché

in essa fiori assai la

no-

dia serve ad accogliere

manl'o-

bile arte della pittura, e quella

pure del-

canti di mezzi per curarsi, ed

bastardi,

Tinlarsiaree quasi quanto in Venezia. Di

e vi sono trattati con carità. Vi è pure

alcune chiese parla eziandio
to
di

il

mentova-

pera pia Lauri,
le
ri

istituita in

vantaggio del-

Ttuchi, come a
s.

p.

65

della collegiata

basta rde, dal benefico d.FrancescoLaupatrizio di
s.

Benedetto d'antica fondazione, con canonici e priore, ma non più esistente.
Inoltre in
s.

Severino, con ammini-

strazione separata dall'ospedale pubblico.

Severino

vi

sono due conserde'quali e già
ri-

valorii di donzelle,

uno

cordato, sotto

il

titolo della

congregazio-

Questo pio stabilimento dell'ospedaaperto mediante alcune pie lascile che persone sensibili, che sempre n'ebbe
le fu

ne delle convittrici del ss. Bambino Gè fìi; il seminario nuovamente eretto nella

s.

Severino, destinarono moreiuloabeiìe-

ficio della

languente umanità. Un'esatta

ripristinazione del seggio vescovile (di

descrizione di questo stabilimento venne

sua anteriore origine tratta Gentili), indi fu affidato alla direzione de'barnabili

pubblicata nel

1

836in Macerala, dal conle orfànelle,fii istituiil

te Raffaele Servanzi. L'orfanotrofio Col-

dal vescovo Anselmi, con autorizzazione
di

lio-Parteguelfa per

Pio VII, col breve Clericonim Semi-

to dal cav. Gio. Ballista Colilo, ed
te

con-

i4 "faggio i8oo; quindi col breve Postquani , dei 29 marzo 1808, Bull. Rom. coni. 1. 1 3, p. 2 76, confermò le modificazioni convenute tra il vescovo e
ìiarìa, de'
i

Annibale Parteguelfa ne seguì il bell'esempio, dopoché in vita eranostatiumanissimi sovventori della vedova e del pupillo, come si riporta nel n.°i del Dia-

bainabiti sull'amministrazione e insedel serainariostesso.il vescovo

gnamento

Ranghiascia vantaggio del seminario ottenne da Leone XII alquanti capitali per

Roma del 1842. Ivi pur si diceche compatrono conte Severino Servanzi Colilo fece costruire un luogo per rifugio
rio di
il

delle orfanelle, in esecuzione de'munifici le>tatori,

procurare migliori precettori nelle

scien-

e ne fece l'inaugurazione nel

ze sagre in vantaggio de'suoi diocesani.il

1841, che fu celebrata da chiare penne
e dal

monte

di pietà

fondato nel 469, credesi
1

Commenlario o Memorie

del sul-

.

iG

SE V
i

SE V
e versi,

lodalo nig.' Ccnlili,

on cpiginfi

e |)ul)l)licalocq'lipi maceratesi. ]]cn pie-

Granali, Taccoli, Bagno. Avea un capitano, un camerlengo, il sindaco,

per lesoleili cure della pietà e religione die distingue il coni i-ntioiiocniisto
fior"i

un

so-

prastante per ciascun luogo. Essendo divota pratica de'sauseverinali di

le .Severino,

quindi neh

venerare

843 per

la

sop-

s.

Maria del Glorioso

e di

pressione del conservatorio delle Ver-ini s. Se\erino} a favore e per aumento
gli

nel venerdì santo,

dell'orfanotrofio

XVI
to,
I

concessi

i

capitali

furono da Gregorio che avea possedu-

tranne due rase accordate al semi naper ampliarlo, ed un locale per stabilirvi le scuole del ginnasio. Di tutto edelio

in quello del i5iQ con istupore la videro replicatamenle versare prodigiose lagrime dagli occhi, il che fu preso a presagio di pubbliche sciagure, minacciate dalla

crescente eresia di Lutero e fanatici seguaci: la peste e
il

tremendo sacco

di

Ro-

locontiariatedisposizioni sovrane
ta nell'opuscolo
:

si

trat-

Memoriale con

gare cittadine e le funeste conseguenze, ben presto verificarono gl'infausti
le

ma,

allegali

prognostici.

Grande

alias, cangi: de vescovi e regolari, in ese-

fu tpiindi la divozioalle

cuzione di grazia sovrana, per Uoifanotrofia CoUiO'Parlegiieìfa , con mg.r vescovo di Sanseverino, Macerata Ini

ne non solo de'sauseverinali, che degli
tri

piceni e di più lontane parti,
di fiducia

come

dimostrazioni

ed'ossequio. Leo-

845.
i

ne

X

die

la

oltre rilevo da taleopnscolo, che nel
(!.

chiesa in patronato al pub-

844

Giovanni de'conli Farleguelfà sacerdomissione dispose di tutta
s.

la sua Severino d'un iicovero de'piìi poveii maschi; ricovero che sperasi verrà aperto fra non molto

te della

eredità per l'erezione in

una fiera pel dì dell'Ascensione, antico giorno in cui si festeggiava il sagro simulacro, con esenzioni e
hanchigie.DopoG mesi dell'avvenuto portento,
sa,
si die opera a rifabbricare la chiedappoiché moltissimi degli accorrenti

blico, e fu statuita

tempo; e che Carlo Gregorelli con

testa-

fedeli

ricevevano

le

uientodeli843 dispose le proprie sostanze, per un'opera pia secondochè avesse
creduto
il conteSeverinoServanzi-Collio, che nominò erede fiduciario ed esecutore testamentario. Questi si dichiarò per

grazie implorate eoa

vera fede, ed in

modo che dopo
il

diLoreto

di

venne

la s. Casa santuariopiù frequen-

tato della Marca.

singolari prerogative, e
alla custodia di

Clemente VH concesse Paolo III l'aflidò
.s.

l'erezione nella stessa città d'una casa pei
fanciulli
g<'nitori,

maschi abbandonati dai propri onde educarli e far loroappren-

de'domenicani di Sabina Lombardia. In seguilo fu stabilita la festa della Lagrimazione per la 3." domenica d'aprile,
fu

dere un'arte o mestiere; si ha speianza che ben presto potrà aver luogo l'apertura.

Questa città si gloria di tuari suburbani, cioè di s.
rioso e di
s.

la B. Vergine del Glorioso proclamata comproltctrice della città, e ad ogni bisogno si ricorse con successo

due insigni sanMaria del Glo-

al

suo po'ente patrocinio. Las. immagine

stanza da
'^asi

Maria desumi. A breve diSeverino.circaioyo passi treili.°,nel quale già nel 42 la statua
s.
1
i

fu coronata dal capitolo Vaticano con corona d'oro nel I 73 I , la chiesa venne con-

sagrata dal vescovo Pieragostini a'2

i

set-

di terra cotta della D.

tembre 1733;
la

il

centesimo della corona1

Verguiecon in sero Gesù morto veniva venerata, ed apparteneva all'università de' bifolchi, quale si com[)oneva degli uomini
Mi etto e delle
viile di

zione fu celebrato nel
chiesa è di
di

83

1

1

1

disegno del-

la

un tal Rocco, l'esecuzione maestro Antonio diSanseverino: v'era-

del di-

no molle pitture

Scripola, Orpiano,

Tahbiano, Stigliano, Serrone Paterno, Foniecupa, Parolito, Biagi, Cegnore,Bo.
lognola, Sa^so, Gagliano nuovo, Ccsulo,

a fiesco,non pochedelle quali coperte con calce si perdei ono; vi sono de' quadri, fra' quali primeggia la

Tavola di Allcgrelto Niicci

ec.

descritta

dal conte Severino Scrvanzi Collio,Msk-

SEV
cerata i85i. Dice
il

SEV
lamcute
la

17
si

cli.avv. Caslelkuio,
il

irradiò, portento che

rin-

Sialo Ponli/ìcio: Sanscverino, che

san-

novò

luaiio è sulla via Labiena, rimarchevole

per 3 navi soslenule da colonne di pietra, e per la grandiosa cupola che serve
di

in varie forme con lumi e fiaccole vedute muoversi dalle circostanti chiese verso la stessa divota immagine, e talvolta
la

notte

si

tramutò

in meravigliosa luce.

Irono

alla cappella in cui

si

venera

il

Generale fu
costanti,

la religiosa

commozioue,non
de'voti e le

sagro simulacro. Aggiiuige che di questo
e del tempio stava per pubblicarne
ria
il

solo de' sauseverinati che de' luoghi cir-

la sto-

numerose
Il

le olferle

eh.

Giuseppe Ranaldi
fatti

di

s.

Severino,

oblazioni.

vescovo di Camerino, ch'es.
i

zelantissimo raccoglitore delle patrie

morie. In
scrittore:

meabbiamo dell'encomiato
storiche di
s.

ra allora l'ordinario di

Severino, colle

debite cautele provati
giosi

rinnovati prodila

Memorie

Maria

lumi e splendori, ne permise
si

ve-

del Glorioso presso la cìtlà di Sansei'e-

nerazione, che

coprisse di tetto las. ini-

vino nel Piceno, Macerata 1837. Del medesimo inoltre sono \e Notizie di s. Maria de'

Lumi

della cillà di Sanseverino,

tnagine, e che vi ardessero innanzi alcune lampade; indi si fabbricò una cappella e si ornò il sagro dipinto, continuando le

Sanseverino presso Benedetto Ercolaui 1847: Centesimo dell' incoronazione di

apparizioni de'lumi e persino provenienti, dalla parte di Loreto e dal cielo. Colle grazie concesse dallaB. Vergine se
la

Maria de Lumi solennizzalo nel 847 dal pubblico di Sanseverino, ivi presso Ercolani impr. vescovile. Abbiamo pure
s.
1

ne aumentò an-

divozione,
in

come

le visite de'fedeli

che
la

corporazioni d'intieri sodalizi con

il Racconto delle fesle celebrate nel settembre iS^j dopo il 1° centenario della coronazione di s. filaria de' Lumi, preceduto da un cenno storico scritto e pubblicalo dal conte Severino Servanzi Col-

pie offerte e processionalmente. Divenuta

cappella un santuario, il comune acqui-

stò

un fondo per erigervi

la

chiesa che la
fe-

contenesse, venendo assegnato per la
stiva ricorrenza quella della
ss.

Trinità,

ilo,

IMacerata 1848.

Da

questi opuscoli,

siccome giorno

in cui erasi

incomiucsata
;

come ho
de'Luuii.

fatto dell'altro, ricaverò

vissimo cenno sul

podere sotto
tore,

Luca di le mura della
la

un bresantuario di s. Maria ser Antonio in un suo
ciltà,in contra-

r ufFiziatura della cappella

e stabiliti

i

che già vivente il loro fondatore erano in s. Severino, congregazione che vuoisi la prima
filippini custodi della chiesa,

da Pescara, secondo

volontà del geni-

dopo
t.

la

neIi56o
il

fece dipingervi la B.

Ver-

la chiesa,

gine sedente in trono col divin
in

Bambino

2j p.

romana. Circa l'edificazione delne tratta pure il march. Ricci 25 e 4^, parlando degli archi-

grembo,

quale benedice colla destra,
il

letti

e colla sinistra regge

globo sovi-aslato

a croce greca

Carducci e Guerra,il quale la costruì ed a 3 navi, citando la Sto-

dalla croce: Giangenliledi messer

Lorenal la

zo pittore sanseverinale,non disuguale

ria del Racheli, e la mss. del p. Severano che ne fu rettore, in nome della con-

padre nel merito d'arte,
colorì in

fu quello

che

un pilone

nel cancello, ed ai fian-

gregazione filippina dell'oratorio di Roma nel I 586, ed il nuovo I .° vescovo Marziario fu
il

chi

ss. Sebastiano e Rocco, Dipoi e incominciando pare dali58j ,e certamente
i

i.°a pontificarvi, unendole
s.

i

nel

1

584, nella notte dal
ss.

naio, divenne la

1 6 al 7 di genimmagine venerata,
1

beni dell'antica chiesa di gio. Nella contigua casa

Maria

di

Magl'ac-

vi si

fondò

cademia

ecclesiastica de'Conferenti,sulla

celebre e dispensalrice di grazie, per
zioni di lumi, cioè per lo splendo- e

le

notturne e frequenti prodigiose appari-

mi-

teologia, la morale e le belle lettere. Dopo ili5q8 rinunziando filippini il santuario di s. ftlaria de' Lumi, subentrarono
i

rabile

fc

per

la

vivissima luce che ripetu-

neh 601
fi

i

baruabili, avverandosi

la

pre-

YUL. LXV.

2

''

irosemrvarit,

TO.

i8

SEV
densi di
di
s.
s.
:

SEV
Caterina, già de' hcnedetlini
(nella cui chiesa vi è
:

dizione di S.Filippo, che mentre edifìcavasi disse loro F(ihì>rico per voi. Succes*
sivnmeiile
h\

Mariano
s.

il

cor-

chiesa,

ampia ed elegante,

po
ste

di

Illuminato confessore
il

per que-

andò abbellendosi di profusi ornnli e cappelle, e di G grandi e vaghi dipinti del Damiani da Gubbio a olio, cpudi f.iniio
i

nionache
il

cav. Bigioli sta eseguen-

do

bellissimo

dalla Croce, la cui

quadro di Cesìi deposto degna descrizione del

decoro
lolli

alle cappelle gentilizie

dc'Canctl-

bozzello fece a p.
Inni,
il

^\
nel
i

del

t.

ir) AtiW'

Al-

ede' Servanzi, ricevendo diversi pii legali per la gran divozione che si pro-

suddetto conte Severino Servanzi

Collio, e

stampata

852

iuMacei-ala
,

:

Vergine de'Lnmi: marmi che contornano la s. immagine, sono sifessava alla D.
i

Gcsìi deposto dalla

Croce

ec.
lui

bozzello

dacrillo, iiisiemead altro da
so
i

commes-

mili a quelli

ini

piega li nella sontuosa cap-

al

concittadino pittore, ed esprimente

pella Biirghesiana della basilica Liberia-

ss.

vSeveiiiio,

Radaele, Andrea Avellino,
e Pacifico
i

na

di

rkoma.
si

l\i

per l'educazione della
la

Antonio
il

di

Padova

gioveolìi

formò

congregazione delil

verino), cui successero nel
bel tempietto di
s.

544

da Sanse«nche
'•

l'Assunta; e per celebrare con lodi

17
i-

Michele (eretto con

gennaio, festa della
sliluita

i. "apparizione,
: i

fu

disegno dell'Aleandri dal cav. Gio. Batlista Collio,

l'accademia degli Agitati
1

san-

disposizione ch'eseguì l'ere-

severinati nel
leltrice la B.

701

elessero loro eoinpro-

Vergine de'Luuìi. Il vescovo IMeragoslini che consagrò la chiesa per accrescimento del cullo nel sinodo da
lui
la

de conte Severino Servanzi Collio e ne è proprietario e descritlore Cullo antico
:

dc'setlenipedaiii

i'er.^o

,

l'arcangelo

s,

Mi-

chele provalo con moniunenli. Macerata

celebralo inculcò
V).

la

coronazione del-

iSSG) riluceva
la

di lumi,

che rilevavano

Vergine

e del diviu Figlio, la (pi ile

sua architettura; così l'orologio pub.
s.

con corone d'oro eseguì il capitolo Valicano a' 7 settembre 747. ^'el collegio
I
1

blico di

IMaria della iMi<ericordia, la
vie. Tra'dislinli
il

piazza eie

barnabiti che
il

fiorirono dottissimi barnabiti;

LeoneXlI
i

illustrarono

collegio colle virtù e
i

sa-

concesse all'altare della B. Vergine
vilegi

pri-

pere, nominerò
bruscliiui e

cardinali Luigi LauìIl

che gode

in

Roma

quello di

s.

Gre-

Antonio M.' Cadolini.
divozione che
la
il

[ler-

gorio, e fìiialmenle con gran pom)>a e so-

elice per

la

lennità nel

I

B47
al

si

celebrò l'anno secolaconfraters.

bruschini avca per

B.

LamVergine, la macardinal

re dell'incoronazione. Processionalmente
si

gistratura municipale l'ollenne da

Gre-

recarono

santuario

le

nite del Suffragio, di

Gesù
s.

e Maria, di

per protettore, e per festeggiare questo patrocinio con pubbliche tegorio

XVI

Biagio, di
collato, di

s. s.

Hocco,

di

Gio. Ballista de-

stimonianze, fece (pianto apprendo dal

n.

Antonio
il

eilcl

ss.Sagramento,
i.°de're'

94

colle loro insegne;

clero regolare esecoil

Oìario di llonia deli 843, e dalYyllliimi 1. r p.i8. Oltre alle molle di'lei
1 ,

lare colle croci alzate,com[)osto
ligiosi

niostiazionì di giubilo,

il

magistrato fece

minimi, cappuccini, minori osservanti riformati, minori conventuali e domenicani; il capitolo, l'attuale pastore allora amministratore apostolico, la magila

dipingere

al

vivo

il

ritratto del cardinale

da! cav. Bigioli e inciderlo in medaglia dal

perugino

^L^rlinelli, e nel rovescio
s.

il

fron-

tespizio del santuario di

Maria de'Lu-

stratura. Universale fu

luminaiia, di-

mi, con l'epigrafe: rirgini Lnininuni Sospilalrici Coli.

stinguendosi

la (acciaia

del tempio e u-

nilo collegio, le

mura

della città con rad-

doppiati archi gotici,le sue principali porICj la torre del

Patrono Opl. 1843.
novero
di

S. P.

Barnnbitariim Sncruin Q. Seplempedantis

comune^ alcune
il

fabbricister-

La città di s. Severino vanta un copioso
uomini
illustri,

che del castello,

monastero delle

che fiorirono

in

SEV
santità
tli

SEV
le

.9

vita, in dignilà ecolesiosliclie,

famiglie picene Grimaldi, Gcntìlncci,
storici, ivi
1

nelle arti, nelle scienze, nelle armi. Dirò

Scrvanzi, cenni

838. A.Mar
gli

qui de' principali, e di

altri
i

farò onorato

STRI DEM.E CF.KEMONIE PONTIFICIE, tra
illustri e scrittori posi

ricordo in seguilo, olire
11

già nominati.

Gaspare

e

Fulvio

Turchi, Camerinum sacnttn p. 6g, riporta relenco con note de' santi e beati

Servanzi,e di quest'ultimo riparlo a Svezia. Inoltre lo stesso prelato Gentili nell<v

seltempedani e sanseverinati; più dottamente e con piùcrilica ne tratta mg.r Gentili

sua opero,

De

Ecclesia Septeinpedana,
di piii

esaminò legesta
gi,

die 00 personags

piìi volte

lodato,

De

Ecclesìa Scllem-

che per armi, scieiizce lettere
la

si

procac-

ptdanaj importante
la
i'Isila

è poi l'opuscolo,

Vn

ciarono
e

generale estimazione. Lorenzo
di Sanseverino, fratelli pittori

giorno di divozioue in Sanxcverìiio , ossia
de' Corpi santi e di allri og^cUi

Giacomo

del secolo

XV;

Giulio Lazzarclli [)ittoie

di culto descritti

dal conte Severino Scrprimi
Ss.
il

di paesaggio;

vanzi Collio, con notizie relative, IMace-

vanni di

Domenico Indovini e GioFior Giacomo ca[)iscuola degli
f"^'
*^'<'^'

jatai843. Sono
Vittorino
severino,
tri
il

i

i

Severino e
i.° di

fialelli,

vescovo

Sanal-

?..°eremita, e

non come

di.ssero

vescovo d'Amilei'no (questo è
santi

uno
ni;

de'

i/\

omonimi secondo

alcualtii

de' santi col
se

nome

di

Severino
i

dicono che

ne conoscono
s.

2),

i

ss.

Ip-

intarsiatori [)iceni. Fr. Giuliano domenicano nel 14 '4 pul)blico mandalo oratore a Carlo IMalatesta signore di R.Ìmini e al concilio di Costanza, neli43t a Eugenio IV, che nel 1439 si crede l'abbia fallo vescovo di Corico in partibus. Gio. Battista Caccialupi avvocato concistoriale e autore d'opere.
leria dell'onore
t.

polito e Giustino martiri,

Illuminalo

Il

Marchesi, (xrzZdi

benedettino, es. Filomena vergine (di cui
si

2, p.

4o6, parlando

celebrala restaa'5 luglio,alqualgiorno
i

Sanseverino, riporta alcuni cavalieri di
s.

ne tratta Bollando): sono
gherita vedova,
i

secondi

s.

Mar-

Stefano delle fainiglieCancelloltijMar-

Giacomo de'crociferi, Benlivoglio francescanoj come pur lo sono bb. IMasseo, Domenico, Pietro, e Pacifico diverso dal santo; le bb. Marbb.
i

garucci e Servanzi. Si ha V Elogio storico della vita e delle missioni dclp. Gio.

Battista Caiicellolti della

compagnia

di

gherita vedova, jMarsilia Pupelli agostiniana, Rlarchesina Lnzi agostiniana. Angela
na.

Gesù, descritto dalp. Giuseppe Mariano Partenio della medesima compagnia, Ro-

ma

I

847. Fra

gli

uomini

illustri

che

Ìtosi

domenicana, Camilla Gentili matroFelice Acciaferri fu
nel

rirono in qiiesla lispettabile famiglili

La serva di Dio monaca domenicana
:

deve pure annoverare

l'altro gesuita p,

monastero

di

Lo-

Gio.Battista CanceIlotli,di rara erudizio-

ro ove morì
se
il il

il

p.

Benedetto Laudi
:

scris-

ragguaglio di sua vita

lungo sarebbe
Il

ne e singoiar bontà, confessore di Alessandro VII, che volle seco nel palazzo apostolico per parlarci ogni mattina.

dire degli altri servi di Dio.
:

conte Rafsto-

Qui vi

faele Servauzi scrisse

Commentario

risplendè assai

la

sua virtù, vivendo in

rico-critico su la vita di tng.r

Gregorio

mezzo
e

alla corte

con tanta povertà, umiltà

Servami domenicano vescovo
Macerata 84
I

di Trevico,

I. ci

Il

can. ora vescovo Gio.
:

unione con Dio, che da tulli fu riverito qual santo: pubblicò la Vita de' ss. Severino e Vittorino, ed altre opere.
Il

Carlo Gentili
mg.''

diede

Elogio storico di

p.

Angelo Massarelli di Sanseverino

Giovanni Severano filippino, autore
eruditissime opere,
se di
tai
zi

di

vescovo di Telese e segretario del collegio di

come

sulle Sette chieci-

Tremo, Macerata 1837. Elogio di Bartolomeo d'Eustachio, e Memorie storiche di Eustachio Divini seltempedani,
ivi
I

Roma, e
gli

perciò giovandouiene lo
il

molte volte:
Collio

conte Severino Servan-

eresse

un onore monutnendi
s.

Sij.Sopraalcuniuomini illustri

del-

tale

con ritratto nella chiesa

Filip-

20

SEV
ria.
s.

SEV
Tra'giureconsulti
(loi

pò; ed a Dailuloineo Euslaclii e ail Eustachio Divini con generoso intendiaiento,neIla chiesa di

irono France-

sco Bruni, Nicolò e Pieranlonio CoHio,

Severino o antica cat-

Gentile di Ilovellone autore

De Patricia-

tediale, innalzò niaimoiei

monumenti.
fa

rum

origine.

Furono

valorosi militi Fi-

L'onorevole conte Severino
la

decoro
le

al-

lippo A. Boccaurati, Lorenzo Cìoccelti,

patria e contrihuisce al suo lustro an-

Gentile di Rovellone, Clearco Servanzi

che colla penna, e qui legistro

sue

l\Ie-

morie di alquanti vescovi nati in Sanseverino dopo il secolo XII I, raccolte e pubblicate ec. Macerala 845- Il p- Civalli fa onorata nìenzione di Francuccioda Sanseverino, condotliere eccellente d'armi ;
i

memorie lagrimevoli delmedio evo e suoi tirannetli, suona ancora famoso il nomedee
altri.

Fra

le

la stoi'ia italiana del

gli

Smeducci, cresciuti

in

potere e dovizie
al parteg-

presso s. Severino.che in

mezzo

giar de' G«e//E e Ghibellini[f^.) furono investiti di terre e castella, e tanl'oltre

Francesco Faiifdo insigne poeta, che nel suo libro Delaudibus Piceni fece ricordo di altri; Gio. Ballista A loisio.lellore di Padova; il conte Leonardo Franchi, celebre medico e poeta; Girolamo Boccaureato canonico Vaticano, solto-datario di Paolo III e vescovo d'Accia. Giuseppe Colucci,
Antichità picene
illustri della
l.

spinfi-

sero le gare, le contese e le leghe colle

nitime genti, da restarne perpetuo argo-

mento

storico

,

massime

nel Piceno.

La
si

loro storia interessa e principalmente

17, riporta

i

soggetti

famiglia Gentili, ch'è un ra-

mo de'conti degli Atti, cognominala diPio\el'one pel possesso che anticamente eb-

be su quel feudo, oltre
dolo
di

altri:

Giumenta-

rio Gentili (secondo Colucci, altri dicen-

Apiro) fu celeberrimo capitano iie'tempi del cardinal Albornozedi Cola di Rienzo tribuno di Roma. Sopra tutte le famiglie signoreggiò s. Severino e prevalse in potenza e ricchezza, con un bel novero d'illustri, quella degli Smeclucci,
ora

rannoda con quella de'pontificati turbolenti d'Urbano VI, Bonifacio IX, Innocenzo VII, GregorioXil, Gio va nniXXI II, ed Eugenio IV; ([uindi per ismodata ambizione ebbe deplorabile fine e grave punizione. Neli84ifu pubblicato in Macerata, per le nozze del conte Gregorio Servanzi con Marianna Valentini Sopra gli Smeducci vicari per s. Chiesa in Sanseverino dal secolo XIV al , reminiscenze storiche scritte da mgS Gio, Carlo
:

XV

Gentili.

In questa città fiorisce
te
il

commercio. Gli
il

opificii,

baslantemendove la-

come

vicari im|)ci

iali,

ora apostolici,
prepotenti
si-

voransi

rame

e

il

ferro, le cartiere, le

ora liberi signori, ora

come

concie di

pelli, le

fabbriche di cappelli e
di sussistenza
i

gnorotti. Altri illustri di Sanseverino so-

vetreria offrono

un mezzo

no

i

vescovi Cesare Cancellolti di Bisce-

a moltissimi individui, così

glia,

Giacomo

di

Bitonto,

Natumbene

grano e da
do,
la

olio.

molini da Meritano speciale ricorri-

d'Avellino e poi di Trivento, Celestino

grandiosa fabbrica di cappelli e
di

PuccitellidiScalaeHavellOjOnofrioSmeducei di Melfi e vicario di nio IV.Oltre
il

nomatissima

Giuseppe Pavoni, sicco-

Roma

d'Euge-

me

tra le migliori dello stato pontifìcio;

suddetto internunzio,lofu

e la vetreria aperta dall'industriosa av-

della Svizzera Girolamo FranFrancesco Luzi fu sotto datario di Pio VII. Ciccolino Margarucci non solo gochi.

come esso

vedutezza di Giuseppe Aleandri. Vi
ri

fio-

un tempo anche

l'arte de' tessitori in

lana e in seta. Pio

VI

nel

1

797

concesse al

l'amicizia di

s.

Filip[)0 Neri,
s.

ma

fu vi-

cav.Gio. Battista CoUioil privilegiodella
zecca,

cario generale di

Carlo Borromeo. A-

come Clemente VII avea dato

fa-

stolfo Servanzi fu diarista e consegreta-

coltà di battervi le piccole monete, e di

rio del concilio di Trento.

Gaspare Ser-

rame

erosa fu battuta sotto Pio VI, per

vanzi è lodalo per lo studio dell'auliqua-

quanto trovo nel eh. aw, DcMinicis, Ctn-

SE V
ìli

SEV
scavate dalle

21

sa

numismatici p. 107. La chiudel fiume Potenza, chìnmatu ora il Podstorici e
s.

mani

di

que'divoti solitari.

Se poi

si

retroceda e

si

prenda

la via

che

te di

Antonio, olire

il

presentare bella
"

pitloresca veduta, dà rilevanti vantaggi
all'industria colle

conduceaiMacerala,a piccola distanza dalla porta della città s'incontrerà il passeggiero a ricrearsi con
la

abbondanti sue acque.

Villa Collio, archi-

La
e
il

ricchezza delle molte e nobili famiglie,

tettala dal valente cav.
telli,

Giuseppe Loca-

bene

stare del

medio ceto
ai

degli abi-

che poi volle

di

sua

mano dipinti

l'a-

tanti olirono all'artista e al

povero l'opbisogni di lo-

portunità
la lascia a

di
la

provvedere

ro famiglie:

vigilanza de'magislrali niil

desiderare,precipnamentesMlla
te-

pubblica e privata igiene, che viene

nuta giustamente

in

gran pregio; quindi
la svel-

l'ampiezza e nettezza delle strade,
ta costruzione delle fabbriche, la

somma

civiltà degli abitanti, l'edificante e lode-

volissimo

amore

del patrio decoro, forcittà assai pia-

campestre recesso,econ tal impegno da sorprendere per superare gli altri pittori di qualche rinomanza che abbellirono gli appartamenti superiori. Varie sculture in pietra delle picene montagne, eseguite dallo scalpello di Venanzio Bigjoli (dal march. Ricci lodato il più valente intagliatore in legno della Marca, lui vivente, e nota che di lui esempi trassero il figlio cav. Filippo a
trio e la scala di quel delizioso
i

mano

il

soggiorno di (juesta

collivarecon infinito impegno learti, perciò laudatissimo), notissimo nella

cevole, ga'o ed

ameno, come

rilevo

dald/

Marca

Cesare Barbieri: Cenni sopra la topografìa fisico-medica della città di Sansevevino,

e altrove pe' suoi meravigliosi lavori in

legno; deliziosi giardini a vari compartimenti,,

Macerata 841
I

La

fertilità e l'ot-

fabbriche accessorie con molta
il

tima coltivazione dei campi rendono il territorio ollremodo ubertoso; perciò so-

esattezza eseguite, dimostrano

vivo ge-

nio alle arti e

il

gusto squisito del defunto

pravauzano
polazione,

i

cereali al bisogno della po-

cav. Gio.BatlistaCollio sanseveriuate. i^g-

l'olio è

molto,

il

bestiame d'o-

gni sorta è copiosissimo,

le

uve sono abvi si

giungerò col Barbieri, che pure encomia laVilla Collio, che fu resa ognor piti deliziosa e nobile per
le

bondantissime. In Sanseverino

ten-

cure del conte Seve-

gono

fiere affluenlissirae in gennaio, giu-

rino Servanzi Collio, che chiama pro'eggilore

gno, agosto e settembre, oltreché negli
ultimi sabati d'ogni mese, che accrescono

magnanimo delle lettere e delle belQuesti colla degna moglie contesdi

le arti.

vivezza

al

commercio

e prosperità alla
vi

sa

Teresa a segno
il

pérenne grato animo
,

popolazione. Nel territorio

sono motte

verso
gli

suddetto cav, Gio. Battista

ivi

cave

di pietra sostituibile al

marmo
fossile.
il

ne-

eressero

un obeliscodisegnatodalcav,
il

gli edifizi,e

talune di carbon

Av-

Bigioli,

mentre

suo padre scolpì lostemelligie del

verte l'avv. Castellano, che se

viaggia-

ma

de'ColIio e

1'

cavaliere ia

tore vuole procurarsi

la

veduta sorpren-

dente

di

un orrido
s.

pittoresco, si porti alle
di

grotte di

Eustachio

Demora con

ve-

Per destare emulazione ai benemeriti della patria umanità, ora il conte va ad erigervi 7 busti in pietra ad altretpietra.

tustissimo tempioj situate a' piedi delle

tanti sanseverinati.
s.

Tanto

della chiesa di

rupi di

Mambrica non
di
s.

lungi da Sanse-

verino pera Camerino, abitale una volta
dai

monaci

Benedetto, poi dagli

e-

remili; ed
scogli

ivi

per una stretta apertura di
di veizuin ve-

Deraora, che della Villa Collioj ragiona pure il march. Ricci. Dice che la chiesa è la slessa di s. Michele de Daemoris,coa monastero, luogo abitato

Eustachio

di

vedrà istantaneamente a doppie sceimpressione

dai benedettini fino al

i

SgS, che poi

l'ab-

ne altissime rupi tulle vestite
ra, e sentirà dolcissitua

bandonarono per riunirsi agli altri di s. Lorenzo in Doliolo dentro la città La chiesa è di

dendo gli avanii

di quelle cello

qua

e colà

molto

interesse, poiché la

mela e

22
cavala ueì sasso,

SEV
l'allra è lutla di traver-

SEV
l'abbondanza delle acque, dalle quali sono innairiati. Sanseverino come governo distrettuale contiene nel suo
de' terreni, e
distretto, oltre
di
s.
il

liuo coniies^sa assai bene, ed è della for*

luaogivulecoiminemenle noinnta gotica.
Lsislesopta
la

porla mai^giore un occhio

proprio governo, quelli

travagliato a fogliame con linilczzaenieiliocie eleganza,

come

di

buona maniera

Ginesio e di Sarnano; 21 castelli e ville con c) parrocchie sparsi nelle vicinan-

sono

gli oiiiati della

delta porta, opere
:

ze

compongono
e la

il

suo particolare gover-

posteriori alla fabbrica
le edilìzio, benché

rpiesto pregievoresiste al

abbandonato,

comunale annninistrazione, fra i quali merita special men/ione il villaggio
no
di Filino (/'.),che fu antico castello e for-

tempo e alled ila inazioni. Quanto a Ila Vi Ila
Collie, riferisce
i

inauh. Ricci, che nel yc)C) rovinato pel terremoto il casinoCollio, disegno di l'ietto da Cortona, il cav.
il

se sede vescovile,ciò che altri negano, posto sulla

cima
le

di elevatissimo colle,

che
si

da

tutte

parti della

Marca superiore
iS'el

Gio. IJalti^la Colilo alcon logò
!.'

tempodopo al-

presenta allo sguardo.
descrivere
p.
la

voi.

XL,

nel

letta a

nnova fabbrica di questa sua vilGiuseppe Locatelli nativo di Mo:

delegazione di Macerata a

290

e seg. feci altrettanto col
s.

governo

gliano e lolentinale, pittore e architetto
iKjll'alrio vi lasciò bella pittura
n^eriti a

dislretlualedi
t'i

Severino, parlando di luti\*i\

d'ornapiù no-

luoghi descritti

Riparlo lerrilorialc,
po[io-

chiaroscuro, e così volle vincere

ne'qiiali articoli «onovi notizie riguardanti il

altri artisti
bili

che aveano

o[i('rat('in
11

paese e

la cillà.

La complessiva

luoghi di quelli fabbrica.

cav. Col-

lazioiie era di

l>\,\o^y

ma

si

è

auuieu-

lio a

perpetuità vi dipinse

ini'

epigrafe,

tata

non poco.
il-

sotto l'atrio della sala del bigliard<i,
I

che

Settempeda,^):'/^^??^^'/^, col'e sue
lustri

iporta

il

marchese. Pel medesimo cava(ornato
di[iinli, di scul-

rovine die origine a Sanseverino,
il

liere e nel palazzo Collio di città

che prese

nome da

s.

Severino vescopiincipale pat.

anch'esso di pregievoli
chileltò

vo

di

Setlempeda
11

e suo

ture e di altri oggetti d'arte), Locatelli arla

trono.

Colucci, yJnlicliilà picene

4, in

cappella domestica in un ottae-

ti'e ai liculi ci

diede

:

Dell' anlica cillà di

gono, ed iu una sala dipinse 8 figure
seguite nel suo bel

modo di colorire a tem-

pera. Le monache Clarisse di s. Severino hanno di disegno del Locatelìi il loro [)ic-

StUenipeda , donde ricaverò breve cenno, le discussioni. Sanseverino sorta dalle ceneri di Settempeda, siccome

ommeltendo
abbondò
così

in ogni età di
chi gli antichi

uomini

illustri,

colo tempio dell'Annunziata, opera ele-

ebbe

monumenti

ap-

gante iu forma di croce greca. Meglio è
leggere
:

prezzando, cercò di raccoglierli e illustiarli,

Lavori eseguili

in

Sanseverino

secondo

lo stile o

il

gusto del secolo in
il

da Giuseppe LocaicUi

pillore archi tallo,

cui fiorirono. Francesco Panfili e

p.

Gio.

edesciilùfìalconleScverìnoServnnziCólHo, Sanseverino presso Benedetto Ercolani
II

Battista Cancellotti ne trattarono legger-

mente,il

I

."nel

poemaDc laitdiòus Piceni,
s.

impressore vescovile 1843. llp.Cival-

l'altro nell^ vita di

Severino. Il nominalo
cav. Valerio Cancelle

scrisse

che

s.

Severino avea sotto di

se

LeonardoFranchi e il
lotti, Ia.sciaiono

12

castelli e 34- ville popolate. Il INIars.

mss.

loro erudite ricer-

chesi dice che
sce la

Severino giace ove

fini-

che.

Il

p.

BernardoGentili, altro sanseve-

Marca
il

e

si

congi(uige con l'Umbria;

rinale e dell'oratorio di s.Girolamo, pubblicò con plauso in

che
glio;

il

suo recinto è più d'un buon mi-

Roma

nel 174"?le

'e-

che

contado contiene 4G
gli
i

tra castelli

lud

i

la

Disseriazione sopra

anlichiUÌ di

e villaggi,

abitatori de'quidi co'cilta-

Sellenipeda ovi'cro Sanseverino, giovandosi assaissimodegli studi fatti da'suoi ri-

dini fornjano

5,ooo capi;che rallegra

l'a-

menità del circonviciuo paese,

la fertilità

cordali coaciltadioi diligenti e dotti. Va-

SEV
rie cose

SEV
catasti e negli alti pubblici col

23

nonilimeno erano d'aggiungersi

nome

di

e con altre

memorie

niss.

date dal nobile

Seltempeda
geva
da, Colucci

si

denomina

il

luogo ovesor-

niagistratodellaciltàal Colucci, esso Iratlò l'argomenlo che

l'antica.
la

L'ubicazione di Seltempe-

vado a

sfiorare, sul-

prova cogl'iliuerari pure

:

J'esislenza,nouiejOrigine,ubicazione e

me-

morie onorevoli di Seltempeda, e di sua decadenza che die origine a s. Severino, serbando per la sede vescovile le memoriecristicine della medesima. S'inlendeche
rispettabile mgJGentilianchedi questo argomento si occupò nella sua bell'opera, lib. I Dcanliquis Stptenipcdanoruiii
il
:

un ramo della via Flaminia da Nocera, per Seltempeda, Trcja e Osimo conduceva in Ancona, restando Seltempeda tra Prolaqueo ora Pioraco, e Treji un tempo detta Montecchio; nell'altro ramo Setbisajvia

lenipeda era collocata tra Pioraco e Urcome trovasi s. Severino. Secori-

vioiintnaiitis.

Nel Piceno
il

vi fu la città di

do alcii;ii l'etimologia del nom^Setlenipeda sembra greca, per cui forse anche
la città fu

Settenipeda e

popolo settempedanOjCo-

greca d'origine, ritenendosi da
siculi,

me

si

raccoglie da Plinio, Strabone, Daldagl' itinerari d'Antonino,
le superstiti lapidi, alcune

essi

fondata da' greci

mentre

il

p.

bo IMensore, e

Gentili l'attribuisce a'sabini,

come

quelli

confermand.olo
le

che da Sabina
tare
il

(/'.) si

recarono ad abi-

delle quali riprodusse Colucci. Surse nel-

sponde

del

fiume Potenza presso
s.

alla

Opina Colucci e crede pròvare,che sbarcali greci-siculi nel suo non
Piceno.
i

presente città di

Severino, e [)arecclii
del

documenti provano
ìins, sussistili

suo

nome

Se-

pteiiipcda e del suo popolo Sipternpcdci-

si portarono in questa parte montana, nedisboscarono l'inospilo suolo e fabbricarono la città,con altre me-

prossimo

litorale,

anche dopo

la

distruzione
e quali

diterranee della regione, sebbene altrove
attribuì a'siculi
le

della città ed usali

comunemente

fondazioni delle città
agli

sinonimi con Sanseverino e co'satiseverinati, siccome derivati da

marittime, e
piuttosto ed

le

mediterranee

umbri

Setteuipeda e

al

sabini. Pertanto ricreden-

propinquainente dove fu già in un'amena pianura sulle sponde del fiume Fiussore (non pare; Colucci e altri presero
il

dosi dell'anteriore opinione, con ragioni

congettura che
nel litorale,

i

siculi

non

si

arrestarono

ma

penetrarono ne' luoghi

Flussore pel Chienti;

il

p.

Brandi marte,
nel Plinio
il-

mediterranei piìiprossimiagliApennini,e
specialmente lungo lesponde de'fiumi,co-

che eruditaoìente ne tratta
IO), pensa che

lustralo nella descrizione del Picerio, a
p.
il

me viepiì^i
si

(hcili

a penetrare in regioni di-

Flussore

sia

il

fiimii-

sabitate e impraticabili,

anche per

aprir-

celloAsola,eforse ilFiastra fu anticamente

facilmente

le

relazioni fra le parti

mon-

chiamato Flussore: del fiume Potenza
parlai ne'Iuoghi che tì

io

tane, mediterranee e marittime; quindi
vi piantarono primi loro abituri chedieronopoi occasione a Ile grandi città. Laonde rigettata l'asserzione del p. Gentili, che
i

hanno

relazione)

poi Potenza, secondo

il

p. Gentili, circon-

data da 7 vaghe colline donde naturalmente le derivò il nome, e forti mura la cingevano, le fondamenta delle quali, for-

Seltempeda
lucci gliela

sia

d'origine sabina e rico

nosca^ingrand^lnentollai greci
a'greci-siculi anteriori ai sabini,
sti

siculi, Co-

mate di grandi e quadrate pietre, si rinvennero nella contrada Cerrelana lungi da Sanseverino circa un miglio; il quale luogo nel medio evo e nel secolo XIH ancora si denomina vaiye/fe/«/;e^/(r/,come provasi dalle bolle di Gregorio

dà più antica con attribuirla

ed a quene accorda l'incremento. Sia cO' munque, la condizione che seguirono le
solo

altre città del Piceno fu

comune

a Sel-

IX

del

i

2'z8,

d'Urbano

I

V del 26
r

1

,

e durava nel

1

4o

tempeda ancora. Finché la contrada non fu soggetta al dominio de'romaui, Seltempeda
si

anzi sempre e anche presentemente nei

resse e visse colle

proprie leggi

o4

SEV
peda,
e nel

SEV
linuafi sino alla (ine del territorio. L" e-

godendo unn vera nulonoinia, non essendo ad altri die a se stessa soggetta, o ai
magistrati che dai suoi cittadini creavansi.
il

poca della deduzione colonica

di

Seltem-

come

la

colonia di Cingoli, segu\

Nell'anno

4^6

di Pionia,

sollomesso

dopo que>ta

in

vigoredellaleggel'laminia

Piceno dalle armi romane, anche Set-

tempeda cadde in servitù, ciò che ripugna alquanto al p. Gentili, che pose la sua patria fra le confederate e non rihelle ai romani suoi alleati, per le teslimonian/e d'alcuni che affermarono non aver settempedani preso le armi contro romani, dichiarando però non sicura la'o asseri i

Sro di Roma, e tale era ancora iu tempo d' Augusto. Settempeda divenne
poi sotto gì' imperatori

romani municifederata

pio di 2.° grado e

come

aequo
si

foedore, e provasi con lapidi in cui
gè:
le

leg

-

Municipi Seltcmpedani.
fu regolata nel
la

Come

tulle

altre città del Piceno, eziandio

peda

Settemgoverno politico; fori

tiva.

Ma

Colucci, considerando che

i

ro-

mava

sua repubblica, e

suoi cillaJi-

mani ebbero due guerre

co'piceni, delle
gli

ni erano divisi in gradi, secondo le generali divisioni
:

quali fiu'ono capi e autori

ascolani

;

il

grado più nobile fu detsuoi capi chiamati

chela i.'tei-minò colla resa de'piceni, onde

to ordine, corrispondente a quello equestre di

considerabilmentesi aumentarono
ze

le

for-

Roma; ebbe

i

romane, con cambiamento
in tutte le città picene,

del gover-

principi della gioventù, equi valenti a'pri-

no

che dall'auto-

mi

della città e

nomìa passarono
la

alla servitù;

che

la 2.^

ritto di

figli de'decurioui con diessereammessi all'ordine decurio-

guerra e molto posteriore
le

fu

pretensione delle ciltù italiane
picene di voler dare
gli
il

mossa per e di mol-

naie.

Il
si

peda

principale magistrato di Settemformò de'duoviri, che esercitava-

voto ne'rom.'ini

no
r/oj

la

giurisdizione solamente nel suo di-

comizi, ed in cui
lerio vinsero

ascolani vicino a

Fa-

stretto.
il

Ebbe puie

'\(jua[uon'irìjuridicHn-

Pompeo Strabone;
i

conclu-

prolettore dei municipio, e la
il

mangli

de che havvi qualche dubbio, se in questa s.^guerra si comprendessero setleaipedani, ma niun dubbio però vi può essere rispetto alla ,^ E siccome la pena della prima ribellione de' piceni fu quella
r

canza di lapidi impedisce
altri suoi

conoscere

magistrali maggiori. Fra' migli edili, di visi

nori in[.° luogo vi furono
in curuli e plebei,

secondo
e

la

polizia della

romana repubblica,
i

sembra che anco

di

sotlomeUerne

le città e

ridurle

al

graalsta-

do

servile di prefettura, così

non potè

Settempeda avesse suoi. Il curatore settempedano era un senatore romano, invialo dal senato con intelligenza degl'imperatori, a soprintendere aireconomico e
al politico della città, e

lora

esimerseneSettempeda,che dallo

lo di pienissima libertà passò a quello di

prcfellura,e perciò soggetta alle leggi che

come
i

gli altri

am-

Rema imponeva

pel prefetto
la

che spedi

ministrava, giudicava, ficeva ciò che voleva abusi vamente;mentre

a governiula; di più patì

conquista di

curatori eraai

parte del lerritorio,che passò per ima metà in potere
sti

no

stati istituiti

per riparare

disordini

de'romani

vincitori.

Con quevi

e porre freno alle prepotenze de' cittadini colonici.

acquisti de' terreni, t

romani

de-

Non conviene

dussero delle coIonie,e l'ebbe pure Settempcda, sebbene ne dubiti il p. Gentili,
confutato da Colucci,
il

Gentili, che volle sostenere

Colucci col p. che il curato-

le

quale con

testi-

sia di quelli
ri

seltempedano risanato da s, Marone, che presiedevano agli affa-

monianze storiche sostiene che Settempeda fu colonia appunto, perchè il suo agro soggiacque ad essere diviso e assegnal(),con limiti interrotti dai luoghi sle-

pubblici,

ma

piuttosto d'altra specie

e destinati da Augusto,

non solo perchè
cuaffari

ancora non erano
blici,

stali istituiti silFalti

ratori che presiedevano agli

pub-

rilr,monluosi e sassosi, per non essere con-

ma

altre»!

per leggere nei Uollan-

s
disti.

ì:

V
cn'iliìtis

S

EV
s.

?.

5

Muro

Prociiralorcin

Se-

pltripedae hydrope vcxatum curavil. I st;i'eiT)[)eiliini ebbero Feronia (a questa dt^a fu intitolato il tealio rinnovalo da

Marone, detto ancora impropriamentes. Maroto, e speDulia predicazione di

cialmente dal miracolo

ila lui O|)er;tlo

a

favore del procuratore setleinpedano,

ri-

non nioUi anni

in Sanseverino,onde chiamasi Teatro Ferouia) per nume luteiare, ossia Giunone, assai venerata dai sa-

conoscono alcuni l'origine del cristianesimo in Seltempeda: Colucci peraltro la

bini e latini, e forse dai primi ne fu in-

trodotto

il

culto

:

si

vuole che

il

suo temin

remoto principio, conforme da lui dichiarato nella Dissf.rtazione preliminare del t. 3 delle Amichila picc'
ripete da più
al

pio fosse alle falde del ÌMonle Nero, ove
si

«e. Sulla inlroduzionedella fede di

Gesù

eresse l'abbazia di

s,

Lorenzo
la
la

Do-

Cristo in Seltempeda, più egregiamente
scrisse uìg.'^ Gentili,

liolo,
le a
lei

ed ebbe
il

il

flamine e

flaminia, va-

De

christianae re-

dire

sacerdote e

sacerdotessa a

ligionis apiuì Selteinpedanos iniliis, nella storia della

particolarmente dedicali e godenti pre-

chiesa seltem pedana. La sintri-

rogative onorevoli e autorevoli, comesi

golare situazione di Seltempeda sul

apprende da due marmi settem[)edani. Fra'seltempedani anche Giove ebbe speciale cullo, cosìGiano.Stltempeda fu città
illustre fra le antiche della provincia;

vio della rinomatissima descritta strada,

probabilmente

le

dovè recare

lo spirile

tuale e morale profitto di ricevere tra

ma

prime

città del

Piceno

la salutifera

fede

Colucci non può concederle quanto viene
asserito

cristiana.

O

si

guardi

la

spedizione fatta

da Panfilo sulla sua dominazione

in questa regione, o in altre parti della

nel Piceno, e sulla distinzione a lei usata dagl'imperatori Aureliano e Costanzo; bensì rimarca la vantaggiosa sua situa-

Gallia Senonia o altrove, egli è certo che
i

zelanti propagatori dell'evangelo dovefar

vano

capo

in

Seltempeda, anche priluogo di loro
i

zione posta in un trivio della frequentatissima viaFlaminia,che
ivi

ma di

giungere

al destinato

facendo capo

missione; e Seltempeda potè ricevere
luoghi a'quali erano diretti
i

venendo da Pvoma, ivi ancora si divideva in due rami, portando uno a Fermo e Ascoli, l'altro per Osimo e Ancona. Di
conseguenza fu
tata, assai

lumi della religione cristiana prima dei
gli

apostoli o
sel-

discepoli loro. Però

il

procuratore

popolata e frequen-

anche

pel celebre

tempio diFeronia,
i

ove

si

ponevano

in libertà

servi

:

sicco-

me

Strabene nella Geografia non rammentò che le città più celebri e piii illuIri, l'averla egli ricordata,questo ben supplisce alla

tempedano, risanato dall'idropisia da s. Marone, potè cooperare alla propagazione del cristianesimo, ma non all'introduzione. Anzi se egli mosso dalla fama dei miracoli del santo, andò a impetrarne
la

propria guarigione, conviene credere
in

mancanza
e

di

monumenti

in fa-

che già
la

Seltempeda

vi fosse

penetrala
si

vore di Seltempeda, consumali dal tem-

dottrina cristiana che da quel santo

po divoratore

manomessi nell'irruzioni barbariche. Fu Seltempeda città di molto
splendore, e certamente avrà avuto quei

predicava. Ottenuto poi dal procuratore
il

miracolo, e con esso convertito alla fe-

de, pare naturale conseguenza che molti

magnifici edifiziche di altre restano avanzi;

sellempedarii sorpresi dalla grandezza del
prodigio,e mossi da

esistono però lapidi di diverse illustri
si

un esempio tanto audilfiisa

famiglie e individui settempedani, che

torevole e di persona tanto rispettabile,
si

ponno vedere

in Colucci. Riferisce

il

ci-

saranno convertiti e avranno
la

a

tato Calindrijche in Sanseverino conti-

meraviglia
ro città.
tribuì a

credenza cristiana nella

lo-

nuamente sono scoperte
bronzo e
di

delle statue di

Che il miracolo
promuovere
la

dis.IMarone confede pressoi set-

marmo

ed

altri

oggetti che

mostrano qual

fosse la

prima origine.

ten)pedini resta ancor provalo dali'an-

ib
licliissimo cullo

SEV
che
gli

SEV
professano
i

set-

inoltre,

non

esservi

memoria che

il

re de-

leuipedani, e lecillà e luoghi coulenni.
Ili.

vastasse alcuna città del ducato, quindi

Lniigii

questione

si

f.i

dai

|).

Gentili

essered'a vvisocbes. Severinodi Scllem-

sull'epoca della decadenza diSetleinpedii,

peda, edificato colle macerie dell'incenerita ciltà,
si

ponendo ad esame
i

le

opinioni

tli

vari

popolasse nel secolo X, e che
fosse rovinata per opera

nioileini scrittori,
Illa

quali dicono the Toi

Settempeda non

re de'goli per soccorrere

suoi.slrelli

de' longobardi, né nella guerra spoielana. Invece porla opinione, che lo

in l'iOMia cra>';edio dalle orini di Delisaii'j,nel 54')

sceml'eser-

traversò con più bre\ e

cam-

pio della città avvenisse
cito di Tolila recò al

quando

mino
tando
da,
la

le

regioni picene, ruljando e diser-

città e villaggi, assediò Selteinpe-

ne

;

e

Piceno tante rovisiccome Seltempeda era nella via

prese e saccheggiò,

la

mise a fuoco

consola re e militare, recandosi Tolila dal-

e dai

fondamenti

la

rovinò, con grande

eccidiode'ciltadini. Altri poi vogliono che
piì.1

lardi fosse abbnttuta, o

almeno

in-

tieramente desolala da'non
longobardi.

meno
i

feroci
T^la-

Un anonimo
rerum

riferito

da

va{oi\yScriplores

Ital.l.

o,()

365,

attribuisce più lunga esistenza a Selleui-

l'Umbria all'acquisto d'Osimo e Fermo, passando per Seltempeda l'assediò e die alle fiamme; ovvero tale inforlunio avvenne quando Toti la, vinto il Piceno, s'incamminò a soggiogare l'Umbria. Termina con dire: certo è che Settetnfieda non cadde vivente il suo vescovos. Severino,

pedj, poiché

la

vuoledistrutta nella guer-

ma infelicemente perì quando
volalo in cielo nel i>4-')3nno

il

santo era
cui la cit-

ra spoielana contro
di Spoleto del

Trasmondo
si

11

duca

111

724, e
ili

fonda nella caria

restò bruciala. Tuli senliuienli del p.
Il

Eudo liei g44
di

vescovo

fyljbricò la

Camerino, il quale chiesa in odore di s.
la

Gentili furono seguiti dal Turchi.
lucci

Co-

dichiarando incerta l'epoca del de-

Maria

e de'santi del cielo presso Sausele

verino, e

assegno

dote

:

dalla carta
si

del vescovo riferita

daColucci

appren-

de, che fondò la chiesa

non

vicino a Set-

vastamento diSellempeda, crede che pecaduta delle altre città picene, avvertendo però, che quelle de'goli in diverse epoche colle sue genti malmenò
risse nella
il

tempeda, bensì alla via pubblica, sopra d'un sa«so contiguo al Potenza e presso il castello di s. Severino. La decadenza e distruzione di Seltempeda, e l'origine di Sanseverino, è un punto storico contrastalo e incerto è uno de' laberinii che
;

Piceno. Dalla parola del vescovo
in

Eu-

Gastalda sub lepidauo, pare che sia lo slesso che dire in Gastaldato Setlempedano.Dopo la venuta de'longobardo
di, come avvertono dotti Bollandisli , cambialo governo e nome al Piceno, cominciò a chiamarsi /ìJarchia, perchè da essi derivarono dal 5'j5 in poi le contee,
i

presenlano

le storie

municipali del meIl

dio evo, prive di sicure testimonianze.
Colucci riporta è vero
ze,
le

diverse senten-

i

marchesati,

i

gaslaldati. Questi ultimi

propriamente poco siringe per stabilire sia l'epoca, sia il conoe e da chi fu Scllempeda annientala. Tentenna fra
le varie lezioni, le quali poi

ma

si

forniarono d'un complesso di castella,
soggetti al gaslaldojdeputato dal
al

o/^/;ù/('7,

principe signore di quel dominio

suo

sono tra

lo-

governo. Laonde sembra che

aila

venuta

ro contraddittorie.

II

p.

Gentili con rail

de'longobardi ancora esistesse Seltempeda, per essere dichiarata gastaldato, o al-

gione confuta r asserto dell'anonimo,

quale

fa

punire

la

ribellione di
(il

Trasadi-

meno
lo col

lo

formarono

nel castello di

s.

Se-

mondo

II

dal re Berengario

quale

verino nel VI o VII secolo, appellando-

venne re d'Italia e imperatore neir888, mentre Trasamondo futìucadal 'j'2f\.aì
740!), con privarlo del ducalo
;

nome

dell'incenerila città, a cui era
il

succeduto, secondo
ci.

p.

Gentili e Coluc-

dicendo

Quesl' ultimo crede che V origine di

SEV
s.

SEV
lU.-lIa

9.7

Severino dcbbnsi ciH'ejjoca
ili

sepolpoi

Rammento, che
so
il

ricordai a Picr.vo
il

come

tura del vescovo

tal

nome, come

già la regione d(jpo

7'2(),

avendo scosprotezione

dirò mcylio, sulle velie del IMonte Nero,

giogo imperiale de'greci e de'longosi

ed

il

suo iiigraiulimenlo doversi ripetep. Gentili

bardi eretici,

pose sotto

la

re dalla totale rovina di Settempeda, ad

onta che
ciò

il

ed

altri

sieno di di-

verso parere, cioè che S.Severino comia-

anche nel dominio temporale, inclusivainente al ducato di Spoleto; laonde Carlo Magno ricuperò dalle
e difesa de'Papi,

dopo

la

distruzione di Sellempeda.

usurpazioni de'longobardi
e
li

tali

ilominii,

che sussistendo ancora Sellempeda, cominciò a edificarsi s. SePiiliene Colucci,

verino, a cagione delle reliquie riposte in

cima

del IMonle Nero, con aggregato di

case, chiatualo Castel Reale, alla cui ve-

romana, ampliandoneilprincipato. Nella prima metàdunque del secolo VI II incomincio il sovrano dominio de'Papi sopra Sanseverino, che seguì le vicende e destini che riporrestituì alla chiesa
i

nerazione accorrevano
parli, e le abitazioni
si

i

divoli da molte

tai

a Piceno,

Mabca cMacerata,

gover-

superstiti cittadini di

aumentarono coi Setteu^peda dopo
fabbriche an-

nandosi a comune, con reggimento
le altre città

come
il

marchiane, con forme real

la sua totale distruzione; le

pubblicane,

modo

di

quasi tutto

ri-

darono successi vamenle crescendo, dimodoché co! leinpo divenne CaslelPveale importante, scambiò la denominazione con
quella di s.Severino per
to
ivi esistenti; le spoglif^

manente della

legione.

Come questa San-

severino fu agitata dalle fazioni, concluse alleanze, fece

guerre e paci. Ebbe prinnate guerriere contese con

del san-

cipalmente

osti

fu presto luogo assai ri-

Camerino,
ritorio.
I I

spettabile e polente castello,com preso an-

e sovente ne danneggiò il terScrivono alcuni sloru;i,che già nel

ticamenle nel ducato di Spoleto, secondo
Gioselfo Ptosaccio, couimentalore della

te

soggetto anche

19 Sanseverino era divenuto in paral dominio temporale

Geografìa

di

Tolomeo; ma
il

altretlanto

dei vescovo di

Camerino, senza pregius.

non

si

legge nel p. Fatleschi,

lìlf morie

del

dizio dell'alta sovranità della
della signoria del

Sede, e
ri-

ducalo di Spolclo pi 77,

quale bensì

comune. Pertanto
il

parla del gast-ddalodi Setteinpeda, e dei

porta

il

Turchi a p.5g, che
s.

vescovo domolti luoet c/iis

monasteri celebri fondati nella diocesi.

minava come niarchiones
ghi, ed in loto castello

in

Cosa fecero gaslaldi ed ducato di Spoleto lo dissi
i

i

guslaldaii del

Sevtrini

a Rieti che tale

curte^ in Castro PalUolid, in coeiiobiis
s.

era.

Dopo
il

che Carlo

l\I;iguo nel

iine al regno de'longobardi,

770 die donò alla s.
il

Enstachii de Denioris,

et s.

Lauren-

Ili ili

Doliolo

,

in plebe

s.

f'iclorini, et

Sede

ducato à\Spolelo[f'.),

quale per

in aids ecclesiis. Inoltre spettava al ve-

allora intieramente

bene

gli abitanti,

non consegnò, sebe perciò anche sansei

scovo Castriun Collis Ludi [mì\^o Colle luce), et Bohignanunij et ad saeculuin

verinati,

giurarono vassallaggio a Papa
1,

usque XIII dorninatits fuisse Castro Alifurni.

Adriano
raserò
la

e in testimonio di fedeltà
i

si

Hinc palet AnUstites nostrosjus

barba e

capelli,

che portava-

no
i

alla foggia

de'longobardi, protestando

habuisse temporale in iota Septtmpcdana dioecesì, in nua Castra dia, et eoe»

di vivere all'uso

romano; so^^ezione che

sanseverinali rinnovarono nel

775

alla

nobìa sita sunt. Noterò, che non è positivo che vescovi di Camerino avessero
i

sede apostolica. Narra Colucci, che cogli abitanti del ducato di Spoleto giurarono
vassallaggio ad Adriano
I

il

dominio temporale sopra

l'intiero ter-

ritorio di Sanseverino: lo sarà stato so-

quelli

ancora
capelli.

del ducato Feru)ano,Osimano e Anconi-

pra alquanti luoghi della diocesi, e forse sopra (|uel li sol tanto noni ina ti JalTurchi.

tuDo, tutti radeaUosi la barba e

i

Dal vescovo

di

Camerino

fu duLoquaii-

rtS

S

EV
tentarono
di

SEV
ricuperare
si

to possedeva in Sansevetino in feudo al niaicheseWarnieroealia sua moglie Al-

le castella,!

san-

severinali co'fermani
tro la Chiesa, e

sollevarono conla ribellio-

linda, cioè quanto

[ìo'ì

meglio

duo

p.-.r-

cagionarono

lando dell'antica mensa di Seltempeda. Gio. Marangoni, Meinoriedi Civitanova p. 245ijripoila il diploma dell'imperatore Federico
I,

ne della Marca operata da Manfredi naturale di Federico II, e le successi ve guer-

in

favore della cattedrale

mentre armato sia va nel contado d'Osi moneti 177.
e del capitolo di Sanseverino,

Appiendo da Girolamo Baldassini Memorie di Jesi p. 89, che nel 256 Annibaldj nipote d'Alessandro IV e rettore.
1

re della Marca, assolse
sto

i

jesini pel

gua-

Nella contesa per l'impero, rifeiisceCompagnoni, Reggia picena p. 82, che San-

dato insieme

alla

gente di Sanseve-

rino, al Castello dell'Isola, ch'era di pri-

severino non fu compreso nel

1202

nella

vativo dominio di Gentile da Rovellone,
a condizione

perchè con alIrilnoghiaderivaaFilippodiSvevia con-

famosa pace

di Polverigi,

chegiammai

stringessero leil

ga co'sanseverinali suoi nemici, a'quali
rettore
zione,

tro Ottone IV: già Sanseverino era divenuto importante, dice Compagnoni,

dopo minacciata
gli

la

sua indigna-

promise che

avrebbe rimessi
il

traendo
tica

i

suoi fasci e regi auspicii dall'an-

nella sua grazia, appena restituissero
stello

ca-

Seltempeda, città di curia generale, prerogative che nou ammette Colucci. Convien dire che poi Sanseverino riconoscesse Ottone IV colonato da

da loro ritenuto

al

Gentile, e agli

arbitri stabiliti dal

rino e dallo stesso Gentile.
nali e altri popoli della

comune di SanseveCompagnoni
Marca contro
il

Papa
la

In-

a p. i2iparla delia rivolta de'sanseveri-

nocenzo lll.dappoichè sebbene per

sua

ingratitudine e usurpazioni fosse poi dal Pontefice scomunicato, nel novembre del

rettore Anuibaldo.che colla sua prudenza
di
li

ridusse all'ubbidienza e nella fede

1211 trovandosi inSanseverino, concesse un privilegio alla chiesa setlempedana che Marangoni riprodusse a p. 255. Camillo L'
lii,

s.

Chiesa, con quelle capitolazioni conlui

,

venute e da
lucci, Ziryy'rt

pubblicale.

Leggo

in

Co'

Hisloria di

racconta

la

Camerino p. 2 34, concordia seguita per mezzo
Camerino Azzo,
podestà
tra
i

o Montecchio illustrala p.8g, che tullociò si fece in Montecchio, ove risiedeva il rettore. Riferisce l'Acquacotta
nelle.^/e/;jonff///l/<2tó/icrtp.
sta

del vescovo di

i

conti

8 5, che queluoghi favo-

del castello della Truschia,ed
rinati, e per essi col

sanseve-

con Sanseverino e
I

altri

retlore Fil-

rirono nel

dismino, nel gennaio 12 18, nella chiesa di S.Severino. Aggiunge Lilii che casteli

Maria e di s. Venanzio, che possedevano i nobili di Camerino, ebbero oli

di

s.

due Papa e dominante nella provincia, confermando con solennità e giuramento di fedeltà i

263

il

partito del re delle

Sicilie I\Tanfredo,

nemico

del

patti d'unione e concordia. Nel seguente

riginedallegueneco'sanseverinati e matelicaui.

Quindi lodando sanseverinali perchè conservavano gli spiriti, la grani

di

anno sanseverinali infestarono lo stalo Camerino, con molli danni. Dopo la morte di Manfredi, temendo sanseverii i

splendore de'seltempedani, dice che furono assai favoriti dall'imperatore Federico I e dall'imperatore Federico II,
dezza e
lo
il

nali d'essere assalili,

si

unirono colle re-

liquie del partito guelfo, assoldarono

4oo
ville

bretoni, ed uscirono a daoneggiareil territorio de' camerinesi, e poi

quale nelle guerre co'camerinesi

si

ser-

molle

Sanseverino per piazza d'airai,e lasciò che sanseverinali usurpassero le cavi di
i

che saccheggiarono; inoltre co' lolentinali depredarono dintorni e bruciarono il
i

stella di Gagliole,

Palino, Aria e Chri-

borgo

di

Caldarola nel 1270.
i

Fremendo
la di-

spieri a' camerinesi.

Essendo morto

nel

vendetta,

camerinesi furono repressi da

j25o Federico

li,

mentre

i

camerinesi

Gentile Varani loro capitano, per

SEV
sparità delle forze. Unite poi tutte le sue
genti con
il

SEV
suo contado da una parte, e
lo

29
<'omu-

uccise

Giacomo conte di s. Maroto, ^oo nemici CI eoo ne fece prigioni:
lanciate dai ministri pontii

nità di

Fabriano,
altri

di Malefica e di

Sanse-

verino e
cui

luoghi del loro distretto,

questi ritenne lungo tempo, ad onta delle

dall' altra

scomuniche
ficii

; onde non passava giorno in non succedessero gravi conlese, vio-

camerinesi.

dell'Umbria e delia I\Tarca contro Lilii cheViò narra, dice pure delle barbarie secondo alcuni usate dai
tinti,

lenze, ladronecci, incendi!, oinicidii e altri

enormi scandali, tantoera
fusione in cui versavano
1
i

lo stntodi

con-

marchegiani,
infelici

camerinesi co'

che nel 1272 colla
lasciando

mali umori di que'tempi

crebsta-

restituzione delle castella e sborso di de-

bero coH'assenza del Papa, che avea
bilito la residenza in
I

naro ricuperarono

la libertà

,

Avignone, onde nel

degli ostaggi per l'esigenze de'camerinesi,

ad onta che Gregorio X, ed l'Umbria e della Marca non
i
i

rettori dello

rico

permet-

3,dopo la morte dell'imperatore EnVII capoparte ghibellino^ si commossero suoi aderenti e fuoruscili della
3
I
i

tessero e minacciassero camerinesi; laon-

Marca,
ceratesi,

e uniti in lega co'sanseverinati,
il

de poi furono multati di 0,000 lire, ma ne pagarono 2,000 al rettore della MarI

vollero abbattere

partito de'guelfi

mai

come più

prepotenti appresso

ca

Fulcone de Podio. Nel 1278 sanseverii

suoi rettori. In questi tempi di turbolenze,

nati uniti a' tolentinati scorsero Bclforte

e Urbisaglia,

le

saccheggiarono e ne rove-

appena sopite ripullulavano, così avvenne nel 3 1 4 contro il marchese della
I

sciarono

le

mura, ad onta de'camerinesi.

Marca
lo

e sua curia, trovandosi tra'prin-

Sanseverino neli2c)o concorse tra'primi

cipali nobili insorti

Clauduccio

di

Malpe-

nuovo studio di Macerata; quindi nel lagS venne assoluta dal rettore Raimondo, per offese fatte ad altri comuni. iXel 3oo Sanseverino fece tregua con Monlecchio, Tolentino
della
al
1

comuni

Marca

da

s.

Severino. Frattanto pretenden-

do all'impero Lodovico

V il Bavaro^ fu scomunicato da Giovanni XXII, ma il
principe co'suoi aderenti ghibellini
in
si

recò

Roma

nel

i

328

e vi fu coronato; quinil

e Matelica, per le rotture insorte,
di fazioni guelfa e ghibellina, e

come

di

per sostenere

per ripa-

privilegi e grazie,

suo partito dispensò ed esercitò molti ats.

rare
I

ai

disordini che ne provenivano. Nel

tentati contro la sovranità pontificia, tra'

3o4 nuove guerre municipali agitarono la Marca, e Camerino la mosse ai sanseverinati, assediando nel i3o5 castello
il

quali dichiarò vicario imperiale di
verino, Smeduccio della Scala, che
chesi nella Galleria dell'
il

Se-

Maronore, chiama
arcivescovo e

di

Gagliole ripreso dai sanseverinati

,

e

progenitore della casa degliSmeducci. Nel

l'ebbe per cessione degli abitanti, contro
i

i353 Giovanni
agognando
i"e
i

Visconti

quali

si

portarono
:

i

matelicani ed sani

principe di Milano-di fazione ghibellina,
al

severinati

dopo

fiera battaglia

co'came-

dominio

d'Italia e spegnedi co-

rinesi, questi assediarono Matelica, e l'a-

guelfi,

negoziò una gran lega

vrebbero espugnata, se Sanseverino non avesse concitato tutta la IMarca; quindi Clemente V ordinò a Camerino di depor-

quale entrò Smeduccio della Scala che signoreggiava Sanseverino, e altri potenti e tirannetti della Marca; per

muni,

nella

Mentre nel 1807 si ribellò la maggior parte della Marca di fazioneghibellina, Ancona infestò con barbare scorre le armi.
rerie
i

cui Innocenzo

VI

a

reprimere

le
il

violenze
celebere vicario
i

de'grandi, spedì da Avignone

rimo cardinal Albornoz, legato
si

confini della guelfa Jesi, che per-

generale dello slato pontificio, e nel
dichiarò
al

355

ciò

si

trovò costretta invocare l'aiuto di
:

suo servigio Smeduccio da
altri nobili
i

Sanseverino e l'ottenne

tuttavolta nel

s.Severino,con

ecapi di guerra:

i3o8

insorsero gravi discordie fra Jesi e

imperocché sebbene sanseverinati secca-

3o

SEV
liprini

SE V
posto
al

do le cnnlingen7e cie'lempi furono guelfi o gliibellini, co^helli a sognile le piedoniinanti fazioni, nondiiiicno iiioblraroiio

principio del ponte) Dnì.

TI onofiiCol.Snieduli prò sacra rovi. Eccl.

f
et

icari gcii.lis. Terrae Sancii Sci'erini

sempre inclinazione
gnainiono
Ira'

alla

dipendenza del
si

Deslrictus hlc
nel

J'apa, loro antico sovrano, per cui

se-

Trovo

Turchi

a p.

Pons conslrucUis fitit. 27 che Innocenzo
i

primi ad nbl)idire
il

il

car-

dinal Alhornoz.

cardinale frenò l'au-

dacia de'signoioUi, e ricuperò alla Chiesa
1
i

doininii usurpali. Dispulaiidosi nel
1

Ali leslitin il castello di Ficaiio a Bartolomeo Smeduccio, ed al suo nipote dominaiore di Sanseverino il dominio d'Apiro, de'cpiali luoghi se n'era impadronito
il

37

se a
la
s.

Fermo

o

in

Macerala dovesse
ò per I\Iace-

famoso Doldrino da Panicale, giù

)

idursi

curia generale della Marca, tra

ucciso sotto Bonifacio

IX

d'ordine del ni-

i

primi

Severino
pel
i

si

dicliiai

potedicpiesti marcheseerettoredellaMar-

lata,

come

."si

soUoscrisse nella sup-

plica a

Gregorio Xi. Pel podestà, consoli,
l'alio

y e Cenni sloricie numismatici di Fermo, del eh. avv. De Minici-;, leggo a p.
ca.

jniori e consiglieri generali e di credenza,

iirmò

Pietro Cinzio di
vi

Gubbio
appose
le

giuil

61, che nel i4o7 Lodovico IMigliorati nipote d'Innocenzo VII, e da Gregorio XII
spogliato del governo della Marca, s'impadron'i di Sanseverino, facendo continue
scorrerie sui paesi nemici e della Chiesa.
Il

dice ordinario e iiolaro, e
gillo di cera verde,
s.

si-

con sopra

chiavi di

Chiesa e colla

figiiia della facciala del
i

duomo. Al
licani e
i

riferire di Lilii, nel
i

SySgueri

Colucci parlando dell'ubicazione di Set-

reggiavano

camerinesi, contro

mate-

tem[)eda, riprodusse una cronaca, che dice:

sanseverinati, con grave dispeni

come

a'3 ottobre

i4o

i

mg.» Rossi ves.

dio. In seguilo pacificali, nel

889 CameOnofrio
co'si-

scovo di Parma, rettore di
''tanzadi
1

Chiesa, a

i-

rino

si

collegò con Roberto ed
di

Suieducci signori
JjoI Ir ino

Sanseverino, e

a testa

Papa Alessandro,eGaleazzolMacon altra gente d'arme die il guasto
inesatta; la rettificherò.

gnori di Fabriano e Alalelica, non cliecou

fino alle Cagnore, e passò a Setlem|)eda.

da Panica le. Nel la signor iadiSa IIfiglio

Questa cronaca è
Alessandro
e

Severino, a Smeduccio erano succedutij

prima
frio.

il

Cola, poi Roberto,indi

Ono-

Quest'ultimo, padrone eziandio di

giugno 1 409, mori nel maggio i4io; dunque bisogna assegnare per vera epoca il 1409. Il Leofu eletto nel

V

Sanseverino, figurò nella tregua Marchia-

pardi, iSVr/W/fpf ^or«//j^??co«i7(7/i^c,']/rtr-

na del
iporta

I

3q3, con

ailre cillà e terre divise
l'alto lo

cae, riporta ap[)uiilo

al

i4"n Giacomo

per guerre, fazioni e nimicizie;
j

Compagnoni

a p.

262, rilevando

che simile lega non poco inasprì il marchese della Marca. Ricavo dal march, liic-

de Rubeis di Parma vescovo di Sarzana e luogotenente del legato, e scrisse bene. Di più rUghelli, Italia sacra t. 2,p. 184,
in quell'epoca registra

mostrò il popolo di Sanseverino ad Onofrio Smediizio, che essendo vicario della città per Pa[ia Innocenci,
si

che grato

ma

pervescovodi ParGiovanni Rusca (seu Ruscoiiis nota

Lucenzi) di Como; bensì nel t.i,p.
tra' vescovi di

80

zo ^

II, fece co'piO[)ri

denari costruire un

ponte

di

un

solo arco sul fiume Potenza,

a pochi passi dalla porta delta del
cato, e lo diede
l'iscrizione

Mercompiuto neli4o4- ^'<i'li»

LuniSarzaui riporta Jacopo deRubeis di Parma, già vescovo di Verona, traslato poi da Giovanni XXIII (clie succes^^e ad Alessandro V) a Napoli.

Dunque

il

De Rubeis non
di

fu vescovo di

che

vi

po.ita

si

legge

:

An-

Paruia,nè nativo

Sarzana, sibhenenao-

no Domini i4o4 tempore SS. D. Innoceiìlii Pap. FU, et /I7(7i,'/.?;. (interpretato per Magnifici: neh 833 si perde cpiesla
iscrizione nelladisli azione dell'arco liar-

que e mon a Parma, e fu pastore di Limi e Sarzana. Per tale lo notai a Sap.zana, ed a Macerata narrando il ricupero della IMmca che in gran parte ubbidiva al le-

SEV
gillimo Grei^oiio XII, ed a lale azione
riferisce l'enafa cronaca.
si

SEV
ciò, questi decise le
i
i

3t
le

controversie fra

par-

Di poi avendo Gregorio Xll generosaiiiciite rinunziato il pontificato per estinguere il gran SciSina (/".) d'occidente, che lacerava l'unità
della Chiesa e teneva in subbuglio lo sta-

ti. Ma nel 4' 8 cainermesi si gravarono con Braccio per relfctluazione del convenuto. Allora Braccio marciò all' asse-

dio diSanseverino,senza nulla operare per

to ecclesiastico,

il

concilio di

Costanza

lo

dichiarò
e
v(

I. "cardinale,

legato della

Marca

scovo di Macerala e Recanali (f-)v\<i\i/\\S ne.

nuove promesse fatte dagli Sme. lucci. medesimo Turchi racconta pure le vicende d' Antonio Smeducci a p. 282 e seg., come gli fu tolto l'Apiro; che a'ic)
le
Il

Di quest'accordo, Macerala

ottobre

1

4^0

il

magnifico messer Anto-

die parie al signore di Sanseverino, co-

rio fu preso e ritenuto dal legato della

gorio XII), di
liofilo

me a'signori di Riniini (che ospitava GreFermo e di Camerino: OSmeducci rispose a Macerata con Neli4'7 per la pace della Marca fii fatto un gran compromesso descrillo da Compngnoni, nel quale vi fu compreso Sanseverino, rappresentato da Antonio Smeducci tli Sanseverino, essendo ancora la sede apostolica vacante. Queelezione di sta cessò nel novembre con Martino V, che terminò lo scisma e paI

Marca
tino

cardinal Coudulmieri (poi
il

Eugea'2
i

nio IV), ed

suo commissario

[)cr I\Iar-

V

prese possesso dell' A

[)iro, indi

gralulazioni.

novembre Antonio
dimeno Antonio
il

fu rilasciato e tornò a
:

Sanseverino con grande allegrezza
a'
I

non-

3 marzo
il

1424

P'S''^

cassaro dell'Apiro e

castellano che lo

governava pel Papa, venendo costituito rettore Bartolomeo Antonio diSansevelino, per Antonio Smeducci vicario generale per la s. romana chiesa, che per
la

cificò l'Italia,

ed

il

quale

0^142 3 ad

i-

sua tirannia era segno dell'odio di

lutii,

stanza degli aquilani vessati dalle incursioni di Braccio

ed era esecrato dai sanseverinali. Che nel

AntonioSmeducci
picene, di
di

da Montone, ordinò ad vicario di Sanseverino

e ad altri signori della

Marca e comuni non permettere ai loro sudditi
camerineaveano peri

guerreggiare nel regno di Napoli. Già
e punire sanse verinali che
i

questo Braccio per vendicare
si,

maggio 1426 perciò l'esercito ponlifìcìo comandato d;il nipote di Martino V, Pietro (Colonna già governatore della Marca (secondo Leopardi, che inoltre lo fa moito neh 425, ma vivente e solo morto a' 1 6 settembre 4^6, al dire di Compagnoni); l'assedio durò
cinse Sanseverino,
1

messo che Carlo Malatesta signore di Rimini facesse in Sanseverino prigione Costanza Varani, neli4i6 avea posto l'assedio a Sanseverino, il quale riconobbe la liberazionedal suo patrono S.Severino, al modo che narra Turchi a p. 287 luttavolta dice il Ranaldi, e movie di s. Ma,' ria del Glorioso p. 49, t;hc il convento de' domenicani di s. Maria del Mercato
:

3 mesi, finché

i

sanseverinali

si

diedero
resi-

a'minislri pontificii,

dopo vigorosa

stenza. Antonio hi preso prigione^ spogliato di tutti
i

beni e ragioni, e col Caca-

stello turoiio applicali al fisco, e gli fu da-

ta la

morte

in

Roma miseramente nel

M

ste! s. Angelo. Siccome Anlonio,oltre la
ri
il

sua

prove voi e condotta erasi ostinalo contro
volere di Martino

ricevè grave
vi
i

danno quando Fortebraccio

ro,

si

cacciò dentro colla forza per vincere

V, a ritenere l'Apivolgarmente con proverbio fu detto: Unptroha strozzato I\l. Antonio daSans.

sanseverinali.

che cessarono

le ostilità

Nondimeno afferma Lilii quando Antonio
al

Severino. Di Apiro, della Valle di

Cle-

Smeducci
di
s.

si

raccomandò

commissario

mente, di Castel dell'Isola, ede'rapporti di Sanseverino con tali luoghi, ne toccai nel voi. XL,p. 242, descrivendo la dele-

Chiesa per interporsi coi Varani e camerinesij promettendo restituire Gagliole; e fatto

gazione di Macerata. Dice Marangoni, che

un compromesso

iu Brac-

volendo Martino

V

abbassare l'insolenza

32
tici'foiul.vlnii, e

SEV
ridurle
It;

SEV
cillà e lerrealtlell;iCliiosiì,i snri'

l'imnit'di ila

ubbidienza

piìi rinomati LodoMacctaln, csseiKlo vico e Paolo Colonna, Gattamelata assai
i

severinali

non potendo piùsoflii re la
dierono alla
s.

tiran-

celebre, e Rocca di Farro o Ferro, per

nia degli Sineduccij con onorifiche capilolazioni
tifìcio
si

opera

di questi

ricuperò

alla

Chiesa San-

Sede, od

il

pon-

severino, sbindilone Antonio Isuieduccio

iegnloerilrò inSansevcrino;{"ece arle

suo signore con
filiti

altri fuorusciti, ch'eiansi

resìaie gli Sniediicci,e concesse

loro fa-

forti nella

rocca di .Monte Acuto, scor-

collà e quelle degli aderenti all'arljitrio
«le'soldati, dice Lilii.

rendo edaiiiieggiandod'ogni intorno. Nello slesso

Contribuì

al

debel-

lamento degli SineducciGiovanni figlio di Giovanni Servnnzi, il quale come descrive mg/Gentili tic Cenni storici p. 6, vin1

sa di

s.

annoi 4^6 nelle loggie della chieMaria della Misericordia, il pubil

blico consiglio istituì

tribunale econo-

se la Ii:icclie7za e la servilità ingenerata

mico. Nel seguente 14^75 "Ot^ '' 'W^i''* chese Pucci, si pose mano al ponte diCesalonga, ora
s.

dalla tirannide degli Stneducci, e avviò
la patria al

Antonio, da un maestro

futuro inciviliujento. V incidi più battaglie,

tori gli

Smeducci

aveano
al-

Stefano da Monte INIdone, e fu compiuto da Ijardese da Caldarola questo ponte
:

acquistalo un ricco dominio. Benché
lacciali dalle pontifìcie

che serve

di

chiusa alle acque,

le

quali

'\a

scomuniche, ed

e-

sposti al fVu'oi e dell'ira cittadina esacer-

bata dalle loro prepotenze, pure aveano
trionfalo

audacemente d'ogni ostacolo, diffondendo nelle terre e castella ad essi soggette, un sistema tutto feudale per meglio dominarle. Giovanni Servanzi spedilo dai sauseverinali console e ambascia-

tore a Martino V, tenne sugli Smeducci

grande abbondanza sgorgano per amplissima sc;da, mostra un magnifico edifizio fallo dal senno de'noslri maggiori, quali guardavano alla reale utilità, che sonica ma apparve,quando fattisi canali, occuparono tulio quel tratto che si dirige al sobborgo di s. Maria delle Concie. Pier Gentile Varani de'signori di Camerino, avendo falsificato le monete d' Eugenio
i '
i

gliei e

tanlograve ragionamento, che riuscì a lodall'animo de'medesimi la lusinga
il

IV,

si

ritirò a

Sanseverino:

ivi

arrestato

d'ordine del famoso Vitelleschi governatore della Marca, e portato a Recanali,
gli
figli di fu mozzato il capo. Intanto Antonio Smeducci aspirandoa ricuperare il potere, furiosamente co' loro partigiai

e

disegno di ralìermare

la

signoria sulla
le

patria.

Dipoi

il

Servanzi per

sue co-

una saggia riforma alle leggi 5tatularie,ed anco per questo si rese benemerito de' concittadini e ne meritò gli elogi. Anche Marchesi parla della decadenzadegliSmeducci dal potere, dicendo che annoiati sanseverinati «lei tirannico governo de'loro sovrani, nel pontificato di Martino V ottennero permissione
gnizioni legali die
i

ni, fuorusciti e
i.°

sbanditi
pei' la

,

nella notte del
s.

giugno 1434

porta di

Franferi-

cesco rientrarono in Sanseverino, e

rono Biscancia famiglio del magistrato; presero e si fecero forti come in propugnacolo nel convento di
s.

Francesco, poi

di reggersi colle proprie leggi;

quindi in

s'impossessarono della piazza e torre del

quello del successore Eugenio

IV

ubbi-

comune.
fiera

dirono a Francesco Sforza marchese della Marca, e da Kiigenio IV furono messi in
possesso di tutte quelle giurisdizioni, che

Il popolo armato ingaggiò una scaramuccia cogli audaci aggressori,

e in

tal fatto

morirono due camerinesi e

un

folignate. Superati poi e fatti prigioni,

godevano per

l'avanli

i

tiranni
si

Smeducci.

furono quindi ne!
piccati
I
I

Campo del Mercato imcome
la

Da Compagnoni

pure

ricorda l'avve-

tra fuorusciti e paesani,
uccisi nel

nimento airannoi426, poiché riferisce che Pietro Colonna colle milizie e molti capi di gucria che aveano quartiere in

ricavodaTurchijoUregli
di
s.

tempio

Francesco, e perciò pollato.

Dopo

cucciala de"li

Smeducci dal domìnio

di

SEV
Saiisevcrino, alcuni di
essi

SEV
presero
il

33

co-

SCO Piccinino e

il

cardinal

Domenico Cafatti

gnome
col

Scala, altri Bartolomei.

Un ramo

pranica legato apostolico, che
ni

prigio-

vivoaauclie in Jesi esi eslinsc in Fabriano

tradusse nella rocca di

Fermo,

ricon-

cognome Scala come lo furono gli
Castellano.clic
gii

signori di Rotorscio,

antenati. Dice l'avv.
cacciati

quistò prontamente Sanseverino e l'intero Piceno, meno 4 luoghi, come narrano
il

Smeducci
la

da

s.

Baldassini a p. 146, e l"'avv,De Minicis

Severino

si

rifugiaronoa Firenze, ove acittadinanza, e dove

a p. 76. Sul finir dell'anno Io Sforza con-

veano già ottenuta

lianiio tuttora domicilio col

nome di

Bar-

Eugenio IV una pace grandemente onorevole. Fra'Iuoghi soggetti nel
cluse con
i444'''l'f' legazione del cardinale, trovasi

tolomei Smeducci. Nelle guerredellalVIarca,clie in tanti luoghi raccontai, la città fu

pure Sanseverino, benché
riporti legalo delia
i

il

Leopardi
1

lo

occupata da Alessandro Sforza fratello
ca, e

di

Marca

nel

44^. Cac-

Francesco marchese e invasore della Marper poco tempo ne fu signore. Avi dimorava nel luglio 1437, e novembre i44'2> so'foscrivendosi F. Hfai'chio ef gen. gub. ex terra nostra s. i5e-

ciati dal Piceno tiranni, e cessate tante guerre e rivoluzioni, cagionate ora dalle

lessandro

fazioni, ora dalle
ri,

compagnie
civili

di

masnadie-

nel

ora dalle discordie

e co'convicini

non che
to Sisto
I

dalle tiranniche usurpazioni, corifiorire la
in

verlni.

A (Ferma Baldassini

citato,

che nel

minciò nella Marca a

pace

sot-

1443 Eugenio IV

fatta lega

con Alfonso

V, ed a ricomporsi

amistà

so-

Aragona re di Napoli, per cacciar dalla Maica Francesco Sforza, questi non potendo lottare con tante forze si ritirò,
d'

V

cievole lecittàealtri luoghi tra loro.Quindi è,

che dopo tante

fiere discordie e ini-

micizie ch'erano passale tra'montecchiesi

dopo aver posto guarnigioni

in diverse

piazze (ed in Rocca Contrada Roberto

da

Sanseverino suo nipote e de'conti diMarsi
della famiglia Snnse\>erino,
rinate), nel

pubblico di Sanseverino, delle quali memorie ci diede Colucci ne'documenli riferiti nel suo Monlecchio, finale
il

varie

non sanseveLilii a p.

modo

narrato dal

mente nel 1482 per reciproco consenso d'ambedue comuni fiM'ono stabiliti certi
i

196. Entrato quindi il re nel la Marca colle sue truppe e quelle della Chiesa, e spiegate di queste
lui
le
si

patti solenni d'alleanza e d'amicizia,

che

bandiere, tosto alla di
volse la città di Sanse-

ubbidienza

verino, della quale prontezza Alfonso
in

V

mantennero tra'dtie popoli lodevolmente. Ma dopo pochi an. nilaMarca fu agitala dall'ambizionesmoderata di dominio di Cesare Borgia duindi in poi
si

sempre

una

lettera scritta

ex felicibns Castris
1

ca Valentino e figlio d' Alessandro VI,

nostris

apud s.

Sei'eriiiiun die

8 angusti

1443, atutteleciltàeluoghi della Maica, se ne lodò e portò ad esempio perchè lo imitassero di questo accampamento del
:

che principalmente s'impossessò de'vicariali temporali della s. Sede, fra'quali Camerino, e imperversando co' Vara ni che
ne furono vittima, Neli5o2 Gio, Maria Varani fuggì da Camerino ov'era ritornato con molti del suo partito, e scorren-

re coir esercito, discorre eziandio

ComMa-

pagnoni, riproducendo
il

come

il

Baldassini

manifesto

lettera regia.

Osserva

rangoni, che giunto Alfonso
sedio,

V

a Colle-

luce, castello di Sanseverino, posevi l'as-

mentre
le

gli

ambasciatori di Sansegli

verino in segno di assoggettarsi

por-

do di passaggio a Sanseverino, con minacce di dare il guasto alla campagna, tentò di farsi accomodare qualche somma di denaro dal pubblico, ma indarno; finché s'allontanò dalla chiesa del Glorioso,

tarono

chiavi della città, che
al

il

re volle

con avere

le

sue genti tagliati alcuni

che

si

consegnassero

legato del Papa.

alberi d'olivi, e provato di fare altri
ni,

dan-

Ma

nell'anno seguente, Francesco Sforza

come
i

leggo in

Lilii.

Questi pur narra,
nelle rivolle

avendo sbaragliato a'2 3 agosto FranceVOL. i,xv.

che

sanseverinali

avendo

34
(lolla cillìj
U'
,

SE V
sor|Mcso
il

SEV
no, Domenico, Rosa e Alfano oranti, olire
il

costello di Gaglio-

stalo neccssitalodi spediivi

Cameiino, il Popò era un commissario, al quale opponendosi quelli die vi e«ano alla difesa, furono costretti gli ecclenel ducalo di

mirabile s.Gio. Ballista,

cndulo

di

Raffaele per la sua bellezza, di cui fu faniigliarissimo.
ta la preziosa

A Raffaele
di

fu

pureallribui-

tavola della sagreslia del

siasticijnonscnVa perdile, di riacquistarlo colla forza.

nuovo duomo
Signora
,

Sanseverino, ove Pinto-

RitornòGagliole in pulere

ricchiocolor'i un'altra

immaginedi Nostra
principio

dc'cainerinesi, ed ai sanseverinati fu con-

ossia la ricordata in

donalo l'eccesso in grazia del celebre mg.' INicola Bonafede di s. Giusto fiimigliaredi
Alessandro VI, che nelle guerresche sue imprese avea preso stanza anche a Sanse^erino, come trovo in Leopardi, T'ita di

Madonna

della Pace, siccome pittura

me-

ravigliosa.

Con

questi e altri dipinti mila

gliorò Pintoricchio

maniera de'cullori
falli illiicci

delleartiin Sanseverino, ed in

potè celebrare Ira

i

tanti valenti

artisti

Nicolo Bonnfede. Abbiamo da Tomma.so
l?aldassini. Notizie di Jesi, p.

sanseverinali,eziandio quelli che ne segui-

99, altra narrativa della guerra delle milizie papali contro Camerino, per cui a'20 dicem-

Jono

le

tracce e

la

scuola,e lasciarono nella
,

patria molle loro produzioni
doli nel
t.

ricordan-

2, p.

r

I

1

e seg. Nell'encomiute

l)rei5o2,per ordine del cardinal legato della Marca, Jesi dovè mandare 3oo pedoni a Sanseverino colle necessarie vettovaglie a
ni

Memorie
le

di s.

seguenti notizie. Nel

Maria del Glorioso, Irovu iSig piceni e sani

severinati furono turbali da
ri (di
il

danno de'camcrinesiji

quali uniti
la città di

cui parlai

pure a
la

Renzo di CeRoma, descrivendo
i

matelicani avenno assedialo

lagrimevolesacco del

Sanseverino. Di

tale stretto assedio e

pron-

ne Orsini scorrenti
tristi casi

52^), e Napoleo provincia con armi;

to aiuto dato dai jesini,fece ricordo eziandio l'altro Baldassini a p.196. Vuole JNIa-

da

altri

più tardi rinnovati, ede-

scriltidaglistorici citati nelle/I/emor/e.Di-

se in

rangoni,cheSanseverino benché ubbidisquesto tempo al luogotenente pontifìcio della
sisi,

venuto Papa Clemente VII, Sanseverino
inviò
il

aRoma

oratori per congralularsene,

Marca Girolamo vescovo d'A

conte A nlongiacopo Franchi, e ilprela lo
,

Jjlica,

pure si governasse in fornia di repubcome Civilanova. Osserva il march.

Girolamo Boccaurati
gì' illustri

che ricordai tra
,

sanseverinati

e

invocando

la

Ricci,

Memorie
il

t.

2, p.

fermò

domicilio in

85, che nel 1 509 Sanseverino il cele-

conR-rnia de'privilegi e statuti, benigna-

mente

la

concessecon breve apostolico ofedeltà e l'iminensfi
s.

l»re pittore

Bernardino l*erugino, e che abitando presso Giovanni Gentile vi aprisse scuola, rinianendovi oltreili5i4} nel quale anno altri lo fecero già morto, prima che il eh. Giuseppe Ranaldi ne tro-

norevolissimo, dichiarando che nel cardinalato conobbe
la

divozione de'sanverinati verso
Inoltre

Chiesa.
ac-

Clemente VI con
1

tal

diploma
al

cordò

a Sanseverinoniioveeseiizioni e pri-

vasse le

memorie nel

patrio ardii vio, per,

vilegi, e la facoltà già

accennata
volta
i

ciò lodalo dal dolio scrittore

come

so-

ne

di battere per
cos'i

una

pìccoli,

comumoducati
fiibi

lerleedciudito cotnpilatore delle
zione

Memo-

neta

detta, per la

somma di 5o

rie del Piiiforiccìiio, lelative alla sua staili

d'oro, con licenza del prefetto della
brica di
veri nel
s.

Sanseverino, distinguendolo dal-

Pietro,
di
s.

Bernardino l'erugino, perchè altri aveano confuso. Fu invece in quell'anno, che Pinloiicchio terminò la gran tavola esistente nel maggiur aliare di s. Domenico, ove espressela B. Verginecol
l'altro

luogo

onde sostentarvi [)oMaria del Glorioso,ail

ne

lo

bililando per

la

fabbrica della chiesa

rac-

Marca Anconitana. Quindi furono battute le moquattrini a 6 per bolognino, nete, cioè
cogliere Imiosine per tutta la
i

$.

Bambino, il quale

è volto ai

ss.

Severi-

come

allora correvano, ad onta che fino

SEV
tlal
£

SEV
per rimuovere Carlo
tro
i

3j
dalla guerra con-

5 8 LconeX avea
1

soppi-esse le zecclifi
sif-

V

provinciali; per cui, sebbcii.; limitato,

francesi, passò per

Sanseverino coi

fatto privilegio fu veiatncute singolare, e
la chiesa del

cardinali GuidoAscanioSfoi za suo nipote,

Glorioso ha perciò un parle storie

ticolare

monumento fra
nel
1

delle zec-

cello Crescenzi, seguilo

che

italiane.

357, che
zione di

Noterò con Marangoni, p. 5-2'j per la funesta occupa-

Marcello Cervini poi Marcello II, e Marda 800 uomini a cavallo e da 2000 pedoni. L'Avicenna
tielle

Memorie

della città di Cingoli, p.

Roma del crudele esercito di Bor-

27

bone, e accennato tremendo spoglio, assediato Clemente VII in Castel s. Angelo,
si

parlando del corpo di s. Filomena eia velli che si venera in Sanseverino, dice
,

ammutinarono

nella

Marca

vari signo-

rotti,

agitazione
fu

che occupati più luoghi, tennero in la provincia, ed in Sanseverino

nuovamente fomentata dalleconlrarie parti di due nobili primarie famiglie,
i

conti Vicoli-Caccialupi, contro
di

i

Gentili

mancarle un solo dito, che vuoisi levato da Paolo III cpiando fu di passaggio per la città nel recarsi in Lombardia. Dipoi 54') con un breve approvò il Papa nel quanto il comune avea statuito, pel cullo ecustodiadi s. Maria del Glorioso. Finalmenle, dopo vinti ostacoli gravissimi, ai
1 I

Rovellone,

ìe

fazioni de'cpiali

durarono

3marzot 564IefazioniCaccialupi eGenche tenevano

più anni,

condanno

e travaglio di San-

tili,

come

divisa la città, per
nell'altra
si

severino, eziandio nello stesso secolo

XVI.
ri-

essereimpegnatenell'unao
si

qua-

Dopo
il

le

disavventure, Clemente VII

tulle le principali famiglie,

compo>e-

cevè oratore della provincia della Marca

ro in pace con islroraento solenne stipolaIo avanti
lo
il

conteLeonardoFranchi sanseverinate. Lo stesso Papa donò una medaglia d'argento dorata al guerriero Patrocinio Parteguelfa di Sanseverino in essa si vede da una banda Clemente VII a caval!o,lenendo nella manodritta il Rosario, nella sinistra una face accesa; innanzi alni è ge:

governaloredella Marca Pao*
Severino, inter Missaruin
eransi impegnati,

Odescalchi protonotario, nella chiesa
di
s.

maggiore
soleinnia.

A comporla

nuflesso

il

detto milite, e solfo l'arme dei
si

ad istanza del magistrato, il cardinal Nicolò Gaetani de'duchi di Sermoneta governatore di Sanseverino, le comunità di Cameri no eFabriano,ed altre distinte persone
:

Parteguelfi

legge l'epigrafe: Patroc.

pei Caccialupi trattò Giulio Orsini,
il

stemma pontificio de'Medici. Dipoi sotto alla medaglia fu incisa l'iscrizione Domini CleP/rr/fg/u'//?. Dall'altra

banda è
:

lo

pe' Gentili

cardinal Vitellozzo Vitelli;

per sicurtà del trattato
parti
gi,

mentis
tricia

FU, Patrocinio Parteguelfi PaSeplempeclano oh praeclara merita erga X. Sedema. Sa 7. Nella famiglia Parteguelfa fiorirono vari uomini illustri, che
1

si promise dalle darne fede ad altri grandi personaged alla magnifica comunità di SanseI

verino.

deputati di

Camerino

e

tli

Fa-

briano dal consigliogenerale finono creati cittadini di Sanseverino, col titolo di
perpetui conservatori della
tali di ricca tazza
yt'rt'

celebrò il conte Severino Servanzi Collie:

ce,

presen-

Alcune parole su lafamiglia Parteguel-

d'argento, e accompaalle loro patrie.
Il

fa patrizia di Sanseverino, Sanseverino 1844 pei" l'Ercolani. Nel i536 accadde
la solle vazionede'sanseverina ti

gnati

onoratamente

cardinal Vitelli fu presentato d'un vaso e

contro l'u-

bacino d'argento, ed altro bacino renne

ditore di Giuliano Soderini governatore
della Marca, per cui ne fu fatto processo e

donato all'Orsini. Nel pontificato del glorioso Sisto V surse un'era novella perSanSeverino, sia per essere riconosciuta dalla
s.

vennespedito un commissario per punirli;

ma

col

pagamento d'una multa

di scu-

Sede per

citlà,sia per l'erezione o re-

di

2000 ottennero perdono. Allorquando Paolo III neh 543 si portò a Bussclo,

stituzione della sede vescovile,

come
i

l'a-

vea avuta Setlempeda,ed in

falli

vescovi

36
tuttora

S
i."ìf\l'\lo\nno

EV
Seplempe(laiui<; .^nuscovile,
di
si

SEV
ponno consultare per
la

storia

di Scveiini. Secondo alcuni la cill;"! ili (|uando in quando a vca avuti pergo verna, tori de'cardinali,ma Paolo V nel 1607 la decorò del governo prelatizio, percui molti

Sanseverino: Cipriano Divini, Icono-

grafia della città di Sanseverino, lìoma 1640; le diverse erudite e pregievoli o-

pere del conte Severino Servanti Collio;
e leoperedel Ranaldierudilissime,anche
di notizie bibliografiche,

prelati governatori

dopo
s.

distinta car-

riera furono elevati alla

porpora. Vcfu l'uni-

ed ove sono
si

ri»

roDiente

il

cardinal Silvestro Aldobran-

portate

le

diverse storie mss. che

con-

dini pronipotedi

Clemente Vili

servano in Sanseverino.

co certogovernalore diSaoseverino, anzi

La sede

vescoviledi Settempeda,seconall'epoca della converI
il

governatorejqualcuno ritiene essere stato pure un cardinal Simonetta, ma è dubbio. Nel iGysco'tipi di Macerata furono pubblicati: fura Municipalia Stafu
il

I."

do Colucci, risale
cipio del

tuta civitatis

s.

Se^'erini.
il i

Ebbero
il

i

san-

se verinati più statuti;
le

."è

ricordato nel2.°

Riforraanze deli 807,

venne or-

dinato nel 14^6 e portato a termine nel 1427. La serie de'prelati governatori di

Gra?idene\ prinprima ancora; ma dopo tal tempo non se ne può dubitare, ritenendo per ultimo suo vescovo il glorioso s. Severino, e non l'unico come opinò il p. Gentili, avendo seguito Colucci il sentimento d' Ughelli, Italia sacra, t. 2, p. 764, e del suo annotatore
sione di Costantino

IV

secolo, ovvero

Sanseverinodelsecolo passato e de'primi
anni del corrente sino
nelle Notìzie di
al
:
i

Coleti
fosse
ni,
il

;

8og,

si

riporta

anzi crede certo che s. Severino penultimo de'vescovisettempeda
/4tti

Roma

l'ultimo fu mg.'

fondandosi sugli

più recenti dei
il

Giuseppe Negroni, quindi dopo il i8i4 Sanseverino ebbe un governatore distrettuale secolare, che come prelati risiede
i

santo, dai quali apparisce che

santo per
il

avviso d'un angelo
sore,

si

eleggesse

succes-

ad onta e quantunque
si

tali y^tti,

del

nella città.

I

prelati talvolta colle loro faascritti alla
i

tutto diversi dai più antichi, da Colucci

miglie furono
severino,
de'conti

nobiltà di San-

non
ci,
i

abbiano

in

grande stima. L'anti-

come nel 78 fu mg.' Roberto della Genga con tutta la sua noi

ca diocesi Seltempedana,al dire di Colucfu

più ristretta della presente, poiché

bilissima casa, da cui usci

vivente cardinale di
te

tal

Leone XII e il cognome. 11 con-

suoi confini erano quelli della ragguar-

Rinaldo della Geuga era stato podestà nel 1460. Sanseverino come la Marca e il Piceno soggiacque successivamente agli avvenimenti politici, indicati in quegli articoli,

devole sua colonia e municipio, e sino a dove si estendeva la giurisdizione de'magistrati

municipali

si

estendeva

la spiri-

tuale de' vescovi.
l'antica

Le

città circostanti del,

Settempeda furono Camerino
e seg.), Treja, Cingoli,

e grandi feste fece per la canonizza-

Tolentino, Urbisnlvia (di cui nel voi.
p.

XL,

zione celebrata del suo concittadino da

267

Matelica

Gregorio XVI, e descritte da Domenico Valentini Relazione sulle festività celebrate nella città di Sanseverino per la ca:

(/^.), tutte città

importanti del Piceno e

ch'ebbero come Settempeda, chi prima,
chi riopo,
tali
i

loro vescovi; di conseguenza
i

nonizzazione di
cerata 1839.

s.

Pacifico Divini,

Ma-

diocesi furono

confini di quella Set-

vea scritto
di cui
si

Già il conte Severino neae diramato un Diario rass.,

parla nella Relazione sull'inco-

ronazione della B. Vergine del Buon Cuore seguita in

Monte
i

Cassiano,dié. can.G.
citati

Sampaolesi. Oltre

autori eglialtri
la sede ve-

tempedana, e perciò questa più ristretta dell'odierna, come pure rilevò Turchi, il quale aggiunge che la variazione seguita tra l'antica e la presente diocesi si deve ripetere dal disposto di Sisto V, che nel reintegrare la città di Sanseverino della
sua cattedra vescovile,
le

che ricorderò nel descrivere

costituì

per dio-

SEV
cesi tulio

SEV
desimi
fratelli

37

quel ilisUello che temporalmenSanseveiiiio ue'bassi teuicos'i

te

apparteueva a quel pubblico; e siccola citlà di

non furono monaci, uè si ritirarono nel monastero di s, Lorenzo di
Doliolo, celebre per l'antichità e per la
santità de'

me
pi

era stata molto potente,
castelli e vari

avea com-

monaci

clic vi fiorirono;

ma

prato vari
ti

ne avea ricevu-

semplici anacoreti rifugiatisi inMonteNe-

in

dono

dalla

s.

Sede, in benemeren-

ro,poco lungi da Seltempeda; né furono
benedettini o basiliani, che se lo fossero
stali,

ad essa prestali, e della sua fedeltà. Col mezzo di tali acquisti il terri • torio di Sanseverino venne a dilatarsi assai più, die non era quello dell'antica Setteuipeda, ead un tempo venne a ingrandirsi anche la sua diocesi rispettivamente all'anlica.Non con vieneColucci col p. Genza de'servigi
tili,

que'due ordini

gli

avrebbero

ascritti

Secondo gli alti più atilichi a cui Colucci dà tutta la fede, le memorie della vita di s, Severino non sono che di un gran distacco di»l mondo,
ne'Ioro martirologi.

d'una vita
za.
il

solitaria,

che l'antica diocesi

si

estendesse
vi

si-

Dopo

la

d'una gran penitenmorte de'genitori, seguendo

no un

a l'ioraco. Ne'fasti ecclesiastici
solo vescovo settempedano
s.

è di

consiglio evangelico, d'
s.

unanime con-

la

memo-

senso del suo fralello

Vittorino, ven-

ria, chiamato

Severino, che

si

distingue

tutte le loro sostanze e le distribuì ai

dagli altri di tal
lucci

nome, come prova Cogli

poveri.

Ambedue

si

ritirarono in luogo
e siccome araa-

parlandone con qualche dettaglio e

solitario nel

Monte Nero,

critica,
si

onde correggere

abbagli pre-

vansi scambievolmenle,runo all'altro sot-

e seguendo

da alcuni per la comunanza del nome; il Mazzocchi li riduce a due,
s.

tomettendosi, ciascuno profittava de'reciproci esempi e consigli.

Dopo qualche

l'uno

Severino

[f^.)
il

apostolo del No-

tempo
si

s.

Vittorino slimò meglio separar-

rico e abbate, l'altro

vescovo settemil

pedano, escludendone
si

napoletano che
quale
lo fu ve-

fezione,

per attendere più liberamente alla perrimanendo s. Severino solo nel-

pretese fiatello di

s,

Vittorino, diverso
il

dagli

omonimi

martiri,

so

l'eremo posto nelle cime dell'avventuroMonte Nero, santificate dalle sue o-

ramente di S.Severino vescovodiSetteinpeda. Noterò che

abbiamo ancora
s.

s.

Se-

razioni e penitenze, e poi dal venerato suo sepolcro. Per suggestioni del demo-

verino {F.) abbate d'Agauno, e

Seve-

nio cadde qual fragile
il

uomo

nel peccato
alla fore-

rino (^f.) vescovo di Bordeaux. Colucci

fratello Vittorino, in

mezzo

dichiara col Turchi
di sua patria,cioè

s.

Severino vescovo

settempedano, rigettan-

do

i

pareri di quelli che lo credono un-

garo, d'AmiternOjdel Lazio,e persino ca-

merinese lo vuole Lilii; discrepanze tutte che si confutano cogli atti sinceri del
santo, e del fratello
s.

Vittorino pur

set-

tempedano
i

e piceni
essi

ce Turchi, eh'

ambedue. Perciò diin Seltempeda ebbepossidenze, e pres-

Prolagueuni,hì cui vivea solitario, e ricevutolo s. Severino nello Slesso tugurio doudeeraparlito,non mancò di consolarlo colla speranza che devesi avere nella divina miseiicordia ; quindi per ottenerla al fralello raddoppiò le sue penitenze, sino a cibarsi come lui per 3 anni continui di poco pane e acqua nelle
sta d\ P'ìoraco,

sere della doraenica,che fu

il

tempo della

ro genitori, i

fratelli, le
si

so Seltempeda

ritirarono a

menar

vi-

penitenza forse stabilita dal vescovo diSettempeda, dice Colucci, a Vittorino, e che
vi

ta solitaria e eremitica, solo

pone indubbio la loro prosapia. Con buone ragioni Colucci ribatte gli argomenti di Lilii alquanto coutraddittorii, sul credere camarinesi
i

conduceva
s.

il

santo.

La fama delle

virtù

di

Severino essendo notissima al popolo settempedano, vacata la sede vescovile, fu eletto vescovo di Seltempeda nel
ponlificatodiPapaVigilio (eletto nel 540, morìncl 535: invece crcdcCulucci che Vi-

ss.

Severino e Vittorino seli

Icinpedaui. Sostiene Colucci, che

me-

38
e forse
tla lui

S

EV
secnbra
il

SEV
dicono
e-

gilio fos'se ilconosciulo uel

siuguo 538), ordinato, se deve credersi
più recen-

al Fr;mclii. Gli alti antichi lo

54.3, epoca che corrisponde a quella della distruzione di Seltempeda operala daToliladue anni dopo, secondo
la [)iù

sentpio insuperabile di virtù;
ti

i

comune

tradizione.

Appena avveil

aggiungono

i

miracoli d'ogni maniera

nuta

la

beata morte, depositato

sagro

operati per virlùdivina,d'averaccrcsciu-

sua chiesa, che lasciò mollo ricca, d'aver foudato e ben provveduto 5 mola la

corpo nella cattedrale, per soddisfare la pietà de'fedeli, anche accorrenti dai limitroll luoghi, fu lasciato insepolto

per bea

uasleri,d'aver ristabilite e ridotte alla lo-

ro integrità più canoniche, d'aver sopite
le

discordie e visitato tutta

la

Marca. Co-

Dio a sua intercessione operò iiun pochegraziee prodigi. Altri ritardano la deposizione del corpo di s. Seve-

20

giorni, e

lucci

conviene sui niiracoli operati anche dopo morto, dubita sui monasteri, e

rino nel luogo ove

si

venera, nell'eccidio

de'golij per preservarlo dal loro estermiiiio,

quantoallecanoniche le restringealla sola della chiesa settempedanaj egualmente
dice incerta la visita della provincia pi-

collocandolo settempedani sulle veti

te del

Monte Nero per

assicurare

s"i

pre-

zioso tesoro da
chi,

qualunque

pericolo. llTur1

cena. Altri dissero

s.

Severino dotto delle
gli

cose divine, capacedel governo delle ani-

me, che estirpò dalle picene contrade
errori de'pelagiani,corresse
i

costumi, raf-

De Ecclesiae Cameriiiensis, p. 3, «arra che due invenzioni si trovano del corpo di s. Severino, lai." a'26 aprile del 586, l'altra a' 5 maggio 1 576. Forse alla
1 i
'

fermò le credenze, e salvò vivente Setlempeda da guerra e da stragi, onde fu proclamato padre della patria. E' contrastala
sul
l'

1

.

appella

la

narrata dal Marchesi, Gal-

leria dell'onore

1.1,^.^06. » iMentre ani

davano
pedani
,

dispersi e privi di sede

setlemil

epoca

di

sua morte, e fu sepolto

fu ritrovato prodigiosamente

Monte Nero o Castel Reale, nel sito medesimo del suo romitorio, dopo essere stato esposto al pubblico nella cattes.

corpo di s. Severino loro vescovo e cittadino. Apparso egli tutto ammantato di luce ad un sacerdote, ordiuogli rhe facesse
porre
le

drale di

Maria della Pieve, ove poi
s.
il

fu

sue sagre ossa sopra un carro

ti-

fabbricata l'antica cattedrale di
rino, r episcopio, ed
to
castello

Seve-

rato da

due indomiti

tori;

poiché era

e-

chiamadel san-

spresso volere di Dio, che

dove quegli asi

Caslrum
la

regale^ e dal

nome

nimali arresterebbero
casse

il

corso,

fabbriil

to appellato in seguito s. Severino.

Tut-

Severino da tempo immemorabile riconosce per giorno della
tavia

chiesa di

s.

una chiesa in suo onore, ed lo vagabondo ergesse una nuova bovi entrali col venerabile pegno

popo-

terra. I
in

morte del santo suo vescovo 1' 8 di g'eunaio, ch'è quello pure dell'abbate e apostolo del Norico o Pannonia col quale si confusero gli atti di s. Severino vescovo di Seltempeda, dice Colucci con Maz,

mino per

la

pianura, giunti
le

al flunie

camPo-

tenza, gonfio d'acque per

dirotte piog-

giedi recente cadute, ritrovarono asciutto
il

varco; cessando la corrente di proseil

guire

naturale suo moto, divisa asomi-

zocchi e Turchi; inoltre festeggia

il

giori.'^

glianzadel mareErilreo in due prodigiose spalliere, hiviatisi poscia
i

no 26 aprile come anniversario della
invenzione delle saule spoglie
chiesa celebra pure
del
ili
:

bovi verso
le

la stessa

Monte Nero,
uel

gli alberi

piegarono

cime

5 maggio, giorno
li

loro per riverenza; e

benché

allora fosse
videsi ri-

1° trovamento,

e

3 novembre

la

maggior rigore d'inverno,
le

traslazione del corpo: tutto fu riconosciuto nell'uflicio e messa approvata dal

coperte

superficie de'campi di fiori

mi-

racolosi. Salili
te, si

finalmente

il

giogo del

mon-

regnante Pio IX, con decreto de'Q dicembre i852« Quauto airuuno della morte,

sibile

fermarono come trattenuti da invimano tu Castel Reale, ove fu disc-

SEV
gnato da*
sellein[jetlai)i
iiniii
il

S
tempio. Nello
il

EV

39

so,

simbolo del Salvatore, e siccome era
cappella geutili:/iaServanil

spazio di pochi
di abitazioni;
il

aunientossi

luogo
gli

inllssa dietro la
zi,

maesseiido troppo angusto

ora sta presso
acciò

conte Severino racco-

dorso delftlonte, convenne dilatare
,

glitore e conservatore delle mecnorie pa-

montuosa rimase Meglioè vedereilgesuita sìmiseverinate p.GiambattislaCancellotti, fiLì di s. Severino vescovo selleni pedano, e
edilizi

e così la parte

disabitata".

non si disperdino altrove. Nochesembrami annoverare tra monumenti sagri di Settempeda, il già celetrie,

terò,

i

brato sotterraneo di

s.

Lorenzo

,

monu-

di

s.

fillorino suo fralello,
vi

Roma

1

643-

mento
si

di

somma pietà e di divozione, ove

In questo libro

sono de' bei saggi spetRanghiasci nel-

tanti alla storia della città di Saiiseveri-

consideri che in questo sotterraneo ricovero possa avere germogliato da pritna
la

no,
la
il

come avvisarono

il

p.

religionecristiana;che una parte di esi

Bibliografia dello sialo pontifìcio, ed
citato p.

so l'edificarono

primitivi cristiani set-

Orandimarle. Coluccinell'Apt.

tempedaui, e forse fu asperso del sangue
de'ss. Ippolito e

pendice del

4 deWcAnlichilà picene,

ri-

produsse due Filede'ss. Severino e

T'il-

Giustino martiri setlempedani; che finalmente qui per costante
tradizione
s.
si

torino mss. Inoltre Colucci nello stesso vo-

ritiene depositato
s.

il

corpo di
lui

lume

:

Dell'aulica ciltà di Sellenipeda,
c),

Filomena da
s.

Severino, e che a

e

art. 3, §

tratta de'ss. Ippolito e Giusti-

al fratello

Vittorinoservisse

no martiri seltempedani,
renzo di Doliolo,

sepolti ius.

Losi

go

di culto religioso.

come luoNeh 838 per cura

le reliquie de*

quali

e zelo del suo illustratore, riaperta la co-

trovarono nel i6o4> enei 1607 trasferiti nelTaltare maggiore nel § io di s. Vit:

municazione colla chiesa superiore,sgombrato in ogni parte, poterousi
gli

ammirare

torino penitente confessore settempedano, ne descrive
il

avanzi d'insigni pitture, diche Tornai

fallo e lo spettacolo di

un nuovo genere di penitenza, con essere stato per 3 anni colle mani piegate e ficcate dentro una quercia spaccata e poi riunita, col

rono verso il i4oo ragguardevoli pittori Lorenzo e Jacopo daSauseverino; ed il
vescovo Ranghiasci benedl
a'7 aprile.
Il
i

il

sotterraneo conte Seve-

can. Anastasio Tacchi con
cisterciensi e
il

corpo penzolone;

il

ritiro nell'an-

carme lodò
eoinbe.

tro delle sei ve di Pioracu, e

che morto san-

rino, per la riaperta e restaurata caU\-

rino, §
I

tamente fu portato nella chiesa di Cameove riscuote venerazione e culto :nel
I

La canonica settempedana

fu di

antica origine, e provasi che esisteva dal

di

s.

Filomena vergine

selteriipedain cui

ricordato

na che venerasi a*5 luglio, giorno
fu trovato
tare

dipIomad*Ugone vescovodiCamerino deh 06 /, il quale cominciò la fibs.

il suocorpo neh Say, sotto l'almaggiore di s. Lorenzo in Doliolo,

brica della chiesa di
le

Severino, sul col

detto pure s. Severino, ch'è precisamenil

ove r avea collocato
riferisce
i

s.

Severino; di più

te

Monte Nero, dove

il

sauto visse a-

sentimenti d' un

anonimo per

nacoreta e fu sepolto, ed

in cui presente-

isciogliere le obbiezioni de*Bollandisti su
s.

mente
so
il

esiste l'antica cattedrale.

Soppres-

Filomena. Colucci nel §i2passaapar-

vescovato settempedano perla nar-

laredelle

memorie emonumeuli

di

sagre

rata rovina, tutta la diocesi fu incorporata al vescovato diCamerino. Colla giurisdizione spirituale acquistarono
scovi canierinesi
la
i

antichità, della chiesa settempedana.

Co-

me

tutte le altre antiche città distrutte,

ve-

così la chiesa

settempedana scarseggia di monumenti sagri, che perirono misera-

anche

le

possidenze del-

mente
tedrale

nel suo sterminio. Nell'antica catvi

cui

mensa soppressa, ed unita a loro, per si formarono molti beni e ricchezvescovo

era una pietra con bassorilievo

ze. Il

Eudo dotò

la

chiesa di

s.

esprimente l'Agaello colla Croce sul dur-

Maria

di molti beni già della chiesa set-

4o

S

EV
tunque
si
il

SE V
ogni anno nella festa di
s.

Iciupedana, e posti nel conlado dis. Sevcriuo e nella gnstaldia selteoipcdana.

Maria.

Quan-

vescovo Lorenzo mollo conce-

vescovo Ugone godendo l'entramensa settempedana, volle impiegarle in un tempio più vasto e più decoroso, in onore di Dio e per eterna memoria di s. Severino, mosso dal vedere
Oninili
il

desse al marchese in enfiteusi, tutta volta
riservò altri beni nel territorio sanseve-

te della

rinate,

poi nel

come poggio d'Aliforni, alienato 207 da Guglielmo altro vescovo
il
I

i

diCauìeriuo, e venduto con tutte
tanti alla sua chiesa, al la

le azio-

popoli di tutta

la

IMarca fervorosamente

ni leali e personali, utili e direlte, spet-

accorrere per domandar grazie e venerarlo in povera chiesa eretta da'sellera pedani

a

misura delle loro
tempi,
i

forze, e

secondo
si

l'in-

felicità de'

le

cui vestigia
il

scuo-

comunità di SanGentili, De Ecclesia seplempedana. Il piceno e gran Pontefice Sisto V, nel
sevei ino. VedasiLilii, Turchi, e mg.'"

p! irono nel

74

'

j(|uaiulo

zelante vesco-

riordinare

i

vescovati della IMarca, colla

vo

l^ieragostiui,

con vaga e tuoderna arri-

hoWdSiiprcnia dispositione,àit

n&novem

-

thilellura volle abbellire la cattedrale

fabbricala daUgoue.collocandovi un qua-

hvei5'6'ò,BtiU.Rom.\.. 4>p3'"- 4) P-2 77> riportata ancora da Ughelli, dismembrò
Ih diocesi di

dro

in cui

Giuseppe Pesci romano ben
i

Sanseveriuo da quella di Ca-

dipinse tutti

santi e beati concittadini.

merino, e
vescovo di
tica

l'eresse

nuovamente

in vesco-

Inoltre

Ugone

nel

mensa

capitolare

1098 incorpoiò alla lachiesadis. Abbondio
s.

vato, dichiarandolo sulfraganeo dell'arci-

Fermo
il

e lo è tuttora; cosi l'anin

nella villa d'Agello,uel contado dì

Se-

Settempeda rivivendo
fii

Sanseverila

verino. Dall'amplissima concessione del
]
I

no riebbe
città

suo particolare pastore, e

iq di Lorenzo vescovo

di

Camerino,

nobilitala dalla residenza episco-

iiouconosciulo daUgbelli,si trovanoaltri molti beni della chiesa setten) pedana, im-

pale. Stabili per
1

perocché die

in enfiteusi al

march.

Wargene-

niero, alla contessa Altrude sua moglie,

ed a Warniero loro

figlio a terza

mensa del vescovo scudi comune, ediversi beni. Formò la diocesi con 25 parrocchie, 35 ville, e de'seguenti luoghi. Ficano, di cui parlai nel voi. XL, p.244> ^ '^i Eron-

000 da

pagarsi dal

razione, tutto quello che di ragione a lui

tate
le

suo appodiato;

di

Pelino

(P^.) e del-

apparteneva come vescovo nella chiesa di s. Severino e sua Corte, ossia luogo d'intorno, nel castello di PaHiolito,nella pieve
dis. Vittorino, ne'monasteri dis.
in Doliolo,e di
s.

seguenti frazioni della città di Sanseves.

veriuo: Isola di
slels.

Clemente, licito, Ca-

Pietroj di Aliforni con Palazzata,

Lorenzo

di Seralla,Colliluce e
di Sisto

Carpionano. Quin-

Eustachio

di

Demora.

Di più,

campus deplthis s. Pelriciun usii

i 5ìì6 medesimo dichiarò 1° vescovo di Saiiseverino Ora-

V a'26 novembre

1

Libulcì,decimis,primiliis,elohs€quiomor-

zio Marziali nobile di Vicenza, protonotario apostolico, e
ca()itolina,
il

tuoriim, et mcensu,el synodo, de praediclis ecclesiis in nobisreservalo.

collaterale della curia
città
il

Et hatc

quale fece nella
a'
1

suo

omnia

vohis siipradiclis pelitoribus tra-

solenneingresso

3 gennaio 1 587. Egre-

dulimus^el concessinius

cum terris,vineis,
oquis,
et orniliIl

iìh'is, pasciiìs, ciillis vel incullis

giamente amministrò la diocesi, fu eloquente e di molte lellere,adopralo in molli
governi e
i

fìquii'olis,

aauaruni dtcursibus,

ufiìzi

dalla s.Sede, e pietosissimo
p. Ci valli

hiis

eorwn accessibus ad habendum.

verso pò veri,come.leggo nel

con-

vescovo Lorenzo, con questo enfiteusi

al

marchese Warniero,
difendere
la

volle obbligarlo a

temporaneo. Dice rUghelli: Eleaini illuni prius experlusfuerat Sixtus, cuniAscu-

sua chiesa, ciuia nostrae pa-

ironos, et defaisores habere spvraniusj

lum,Spoletuni,Burgumque Romanuni etdem traderetadminislrandum.ìLmsse l'ospedale, fu propuguatore della disciplina

e che tenuto fosse a pagare un bisanzio

SEV
ecclesiastica, ed aumenlòi canonici. Moi"i fu ili Sanseverino neliGoy a'3 giugno,
i;

SEV
gra che
di

4i
il
il

frequente afTliggeva

vescovo.
Negrelli,

]Mg. '"Gentili

non dice vescovo

sepolto nella calledrale nel sepolcro de' vescovi. PaoloV nel

ma

parlando del cardinal Petrucci, ecco

medesimo anno a'5n)agcon futura
gli

gio

gii

a vea dato in coadiutore

come si esprime. Re ila constitiila, conj linci is studiis ileruin clini civibiis IVigrelliis

successione AscanioSperellid'Asisi vesco•vo

strenue laboravit, ut aniniaruni sa-

diClaudiopoli in parlibus, che
Resse
la

suc-

lali opliineesstl consulluni.C\en^cn\e

XI

cesse.

chiesa con

somma

lode, e

nel

1

702
di

a'2 ottobre trasferì da Pesaro

per l'inferma salute e vecchia età ottena'24 dicembre 6a i ne da Gregorio per coadiutore con futura successione il

lessatidro

Avi

di

ACamerino, e giù arcidia-

XV

1

cono

quella cattedrale, assai istruito e

seguente pastore: morì nel i63i e fu tumulalo in cattedrale. Dotto ed eccellente
pastore d'incolpala
vita, vigilò l'istruzio-

visse, e

ne del
Bite,e

clero, istituì nella città confraler-

ma poco morì a' 5 settembre 708, onde il Papa dopo sede vacaolea'2 marzo 70? gli surrogò il dottissimo Alessandro de Calvi Organi nobile di Prato, già votanlodato pel suo zelo pastorale;
i i
1

compose le dissensioni felicemente. Weoccupòlasede il nipote Francesco S()eielli,già vescovo di

te di
la

segnaluja e visitatore apostolico dels.

chiesa di

Angelo

in Pescarla di

Ro-

Costanza

in

parlibus

il monte frumenlario monache carmelitane, indi generosamente dai fondamenti edificò e dotò l'e-

e dotto, che fondò
e
le

ma, non che vicario di s. Nicola in Carcere e di s. Maria in Cosmedin, altre collegiate
della della città, e governatore di Todi.

Benefico pastore, nella cattedrale eresse ed

Jegante cappella della

Madonna

del Car-

mine

nella cattedrale,
lo zio

ove nel 1646 fu

deposto presso
in cui era

trasportalo da Asisi

ornò due altari, compartì altri benefizi , ed istituì o accrebbe il seminario pe'cliierici, provvedendolo degli opportuni ministri. Rilevo

morto. Innocenzo

X nell'ottopioe pru-

dal Ranaldi, che ora appartieil

surrogò fr. Angelo Maidalchini di Viterbo parente di d. Olimpia sua cogna-

bre
ta,

gli

ne
ci,

al

seminario

palazzo Nulo, edificafamiglia Marganic-

to dal cav.

Nulo della

trasferendoloda Aquino.

Fu

ed

il

quale ha V architettura stimata
città
:

dente, lasciò di se onorata memoria, pel

la

più bella della

però non devesi

modo come governò,
"verso la cattedrale

e per la generosità

tacere,

che

il

palazzo Collio a capo della

che donò di ricche sup-

piazza grande è uno de'più antichi, e cer-

pellettili e utensili sagri
la

d'argento; fece
dell'organo, lascul-

cantoria

eTornamento

voro laborioso e di bell'intaglio dello

tamente il più ben decoralo. Il cav. Nulo con fidecommissopei primogeniti. Giovanni IMargarucci nel 1637 nel pal'istituì

tore in legno Dionisio Pluvier francese.

lazzo vi ricevè distintissimi personaggi

,

L'arcidiacono e canonici per tante e altre
i

come il cardinal Maurizio de'duchi àiSavaia con numeroso seguilo, fra
il

munificenze
di

gli

eressero presso la

porta

quale

della cattedrale

una lapide monumentale gratitudine. Morto neli677 esepolto

Massimiliano Monlecuccoli,
il

l'ab. Grillo,
I

landgravio d'Assia, Francesco

duca

in detto tempio,nel settembregli successe

di

Modena,

e

il

principe Rinaldo d'/iVe

Scipione de'marchesi Negrelli di Ferrara,
primicerio di quella cattedrale,referenda-

suo fratello, poi cardinale. Col vescovo CMv'i Deli' Italia sacra si termina la serie
de'vescovidi
le
s.

lioe prelato della congregazione delle in-

Severino, checompirò col-

dulgenze,che mori neh 702 efu sepolto in cattedrale. A suo tempo fu deputato visitatore apostolico a curare la disciplina

Notizie

eli /?o/?2<7.

Neil

725

Giulio Ce-

sareCompagnoni nobile

di

Macera la. En-

del clero e del popolo

il

cardinal Pier

comiato per nobiltà, sapere e versato anche in poesia, caritatevole e pio, nelle feste

Matteo PeCrucci

(/',), forse

per

la

poda»

salmeggiava iu coro col capitolo. Nel

4i 1732

S
Cleiiieiite

EV
in

SEV
par(li

XII da Ti-icala

rò vescovo Giacomo de'conti Brancaleonì

tihiis vi

traslocò Dionisio Pici'agoslini

Camerino, lienemereut issi ino [)astoie,che celubiò il sinodot lo fece slampare Sy noilus dioecesana Seplempedanae Ecclesiae sancii Sederini ab Ill.mo ci Rjno
:

Ranghiasci di Gubbio, fratello del dotto archeologo Sebastiano (sepolto nell'anti ca cattedrale), e del p. ab. Luigi

compi-

latore dell' interessantissima e ricordata

D. Dyonisio Pieragoslini hahiia lySS, Camerini i ySS. Si distinse pel suo inge-

le

BibUogra/La dello sialo ponùficio, il quaSebastiano in patria incominciò una

preziosa raccolta di quadri e disegni, che

gno
re,

e integrità di vita, elegante scritto-

continuata dal vescovo Giacomo divenne

generoso colle chiese, molte cose opeNel
r

rò.

74^^'"S^PP^

Vigiioli della dio-

cesi di

Camerino,

traslato a Carpentrasso.
in

una delle più insigni pinacoteche dell' UniDissi in principio,cheil vescovoRangliiasci nel 1827 trasferì la cattedrale e il
])ria.

Fu

splendido vescovo,

ogni genere

tli

capitolo dalla chiesadi
la
ili

s.

Severino,a quel-

dottrina lodato, protesse l'incremento degli studi nel clero,

s.

Agostino. Nel n."

5o

del

Diario

come

pietoso

si

mo-

di lionia

iS^S

si

legge un'elegante necro-

strò sollecito co'poveri e zelante della ve-

logia del vescovo Ranghiasci, del can.Gio.

nerazione alla

ss.

Eucaristia.

Nel 1757

Carlo Gentili, ora degno vescovo
ro. In essa
si

di

Pesa-

Benedetto XI V vi trasferì da Dardania in parlibus Francesco M.' Forlani, di Capranica diocesi di Sutri, già sufiraganeo
di

dice che

il

prelato fu cano-

nico teologo della patria cattedrale, ca-

Sabina, poi vescovo di Civita Castellana. Compone vari sermoni e omelie, sta-

nonico della basilica Liberianadi R.oma, ove pel suo ingegno che coltivò in ogni

maniera d'antichità,
te

si

rese caro ai cele-

annuo sus*.i{lio pe'bisognosi: Episcopatus sui fura miri/ice auxilj conventnin cofgit synodalein. Nel 760 Domenico Giovanni Prosperi di Camerino. Curò
bilì
1

bri Giiasco,Fea e Cancellieri; e per la par-

cattolica, fu stimalo

che prese nell'accademia di religione da 5 amplissimi car-

dinali; operoso ecclesiastico, ne' pericoli
della Chiesa patì con fede esilio e perse-

la

santificazione de' chierici, l'osservanza

delle feste e

quello di

s.

decoro del cullo; promosse Giuseppe sposo della B. Veril

cuzioni

;

tornato in

Roma

si

conciliò la

speciale fiducia del re di Sardegna e della

gine; zelante della disciplina ecclesiasli-

regina d'Etruria.Avuto in gran conto pure

ca,benefico colle chiese, celebrò

il

sinodo.

Nel (792 Pio VI traslocò dalle sedi di Terracina,Sezze e Piperno, Angelo Antonio Anselmi di Viterbo: da questo vescovo
il

fortuna della sua sede, ampliò

da Leone XII e Pio Vili, migliorò la il seminadei

rio, e riaprì in piti florido stato le case

cenobiti.

Abbiamo

di lui,

Synodus

dioe-

seminario per l'insegnamento e
ai chierici

ammiregola-

nistrazione fu alfidalo
ri

barnabiti, ciò che Pio VII poi appro-

vò,

come notai superiormente; le scuole pubbliche parimenti furono loro degnamente adidale. Lodato per dottrina, pietà e singolare

s. Sederini anno i83i, ìMacera832. Lodalo perle doli che abbelliscono un vescovo, ebbe splendidi funerali dal nipote marchese Francesco, pro-

cesana
tae
1

nunziando
te

1'

elogio funebre

il

ricordato

can. Anastasio Tacchi. Nella sede vacan-

amore

pe' poveri,

ornò

la

cattedrale e

le

compartì doni. Nella peresilio,
si

secuzione della Chiesa patì
strò

mo-

governò la chiesa l'odierno arcidiacono mg. r Camillo Margarucci,qual vicario capitolare, finché Gregorio XVI nel concistoro de'i3 settembre!

acerrimo in combattere le opinioni {le'novatori,comequellochegiàavea esaminato d [)0Ì condannato sinodo di Pistoia;a tante doti devcNi aggiungete una mirabile

838 preconizzò
s.

vescovo Filippo Saverio de'conti Grimaldi di
licoli

Treja, già abbate di

Pietro d'An-

Corrado, preposto della cattedrale

eloqucuza.PioV II

nel 18 iGdichia-

di llecanati e lettore delseminai-io, vicario

SEV
generale con apostoliche facoltà di mg.'
Bellini vescovo di

S

EV

43

del Diario del i83f), con belle ludi giu-

Loiolo eUt:cauali,e del

successore mg.* Dei-netti pro-vicario generale.
locfueiis

stamente rimarcò pregi ilell'opera pubblicata co'tipi di Mancini di Macerata e
i

MajciUite diccndi ornalus el echrìsliannni , gessil per fJulpUa

i'U itola la:

De

Ecclesia Si-plent pedana

:

lihri tres

,

alidore Joanne Carolo can.
,

curii

virum, snmiiiatn evangelii auclorilaieni sumnia ntaiisue ladine conjunxit ^
suis ìlaqtie externis
et i>t;rciidus.\\

GentiUo e Sancto. Severino

Maceratae

aequegratus seiupcr

1837. Anche negli Annali delle scienze religiose l, 5, p.i36, fu encomiata questa eruditissima e
JN'el

plauso di Sanseverino fi» ce-

importantissima-opera.
trovasi annun/.ialaaltra
:

lebrato dal can. Gentili,

rammentato pa-

1,10, p.

i4^

store di Pesaro, eziandio colla descrizio-

ne del magnifico e solenne possesso, con

opera dello stesso prelato Sopra l'ordine serafico in Sanseverino, e sopra la vita di
io,
s.

due opuscoli Onori Iributalia S. E. R. Mg.rFiUppo Xfiv. de conti Grimaldi patrizio Trejensee Recanatese nelCequesti
:

Pacifico Divini minore riforma'
illit strato

saggio storico

con fatti prorebus gè-

vinciali e patrii,MiìcevHltì i83g.Ivi è pa-

l'esaltazione alla sede vescovile di
severiiw,

San-

re fatto ricordo:
slis

De laiidibits el

Macerala i838; Elogiuni Piùlippi Xav. Griiiinldiconiilis episcopi Septeinpcda ni Sancii Severini.Vev le sue infermità di corpo, il regnante Pio IX, nel concistoro de'2 dicembre 846, dopo avere annunziato la spontanea dimissione
i

a Sanclo Severino, ec. Commenlarimn a Joseplio Sanpaolesio
divi Pacifici

recinetensi can.thcologo cadi. Scptenipe-

danae elnnibralum, Maceratae i83g.

1

di

mg.r Grimaldi, diesi riservò l'annua

SEVERO (s.), vescovo d'Avranches. Nato da poveri genitori nel Cotentin, si pose al servizio d'un signore del paese,
per

pensione di scudi 120, ritirandosi a vita
privata in Recanali (leggo nel n.° l'ji del

nome Corbec,
,

il

quale essendo idodi vivere

latra

esili

riuscì a convertirlo alla fede

Giornale di
ficò a'

Roma

del 18 53, che ponti-

cristiana.

Spinto dal desiderio
e fu

19 novembre nella chiesa del ritiro de'passionisti, per solennizzare la beatificazione del fondatore di tali religiosi
b. Paolo della Croce),

nella solitudine,*! ritirò in

molto lontano,
sotto

un bosco non presto seguito da un
porsi
di-

buon numero di persone che voi lero
il

nominò vescovo

di

suo governo. Questa comunità
edificante:
i

Autipatro in parlibns e amministratore del vescovato mg.r Francesco Mazzuoli di
Città della Pieve, già canonico di quella

venne

fratelli

non possede-

vano, né desideravano nulla, poverissimi erano i loro panni, vivevano di pane

cattedrale e professore del seminario,

esaminatore prosinodale e convisitalore
delladiocesi, vicario generale del cardinal

ed acqua, e mangiavano una sola volta il dì. Dopo la morte di s. Seniero vesco-

vo d'Avranches,

fu scelto a di lui succes-

Ostini vescovo d' Albano.

Dando

saggio

sore Severo, ch'era già stato ordinato sacerdote. Egli acconsentì alla sua elezio-

di provvido, savio ezelante pastore,

il medesimo Papa nel concistoro degli 11 dicembre 1848 lo dichiarò elfettivo vescovo

ne per timore d'opporsi alla volontà di Dio, sebbene gli recasse grave dolore. La
preghiera,
la

di Sanseverino,

che paternamente goversi

lettura,

i

digiuni, le veglie
i

na.

La

diocesi

estende per 20 miglia
2 3 parrocchie.

continuarono ad essere
dinari;
pel
le

suoi esercizi or-

di territorio, e

comprende

Ogni nuovo vescovo è tassato ne'libri delcamera apostolica in fiorini 256,ascendeudole rendile della mensa acirca scudi
la
1

mentre pieno di dolcezza e carità suo gregge, si adoperava a sollevare
le

miserie de'poverì, e ad estirpare

su-

perstizioni dell'idolatria nella sua diocesi.

700.

Il

prof Michelangelo Lanci nel

n.°

Sospirando continuo
se

la

solitudine, chie-

99

del Diario di

Roma i^Zj ,Q nel

n.°

1

o

i

uu

successore, che ottenne

dopo lungo

44

s

EV

SEV
niaggioi8i3,Z?«Z/.flo/«. conl.ì.
1

tempo; etl ove morì della morte c1e'giu5li,ma non
si

allora ritoniò al suo deserlo,

5,p.6o7,

concesse alledignilà e canonici insigni in-

Il

conosce in qiial anno e in qual giorno. suo corpo fu poscia trasportalo a Ronen,

dutuenli nel coro e nelle sagre funzioni,

entro
il

i

limiti della diocesi, cioè le calze,

j)er

ordine diRiccardo duca di

Norman-

collare,

ed

il

cordone

al

cappello, tutto

dia. Il
fa

martirologio de'santi di Francia
dalla di lui festa a' 7 di lustesso

di colore

paonazzo. Vi sono 3 altre chiese
s.

memoria
la

parrocchiali munite del
eleganti chiese,

fonte, ed altre

glio; a

Coutances onorasi a'5 dello
chiesa di

mese, e
il

Rouen ne

fa

roHìcio

due conventi di religiose, un monastero di monache, un conservale

[."di febbraio.

torio per
re-

donzelle, diversi sodalizi,
pii

l'o-

SEVERO(s.), S.Severi.Gllh con
la

spedale,
tilici
il

il

seminario, ed altri

e scien-

sidenza vescovile del regno di ^'apoli, nel-

stabilimenti. Molto produttivo n'è

provincia di Capitanala, capoluogo di
strada di Paduli,Castel Fian-

territorio di frumento, legumi, olio, be-

dislretto e di cantone, lontana da Bene-

stiame, di cui
le si

vento per

la

co e Castel Nuovo miglia 48, per la via di Lucerà e Buccolo miglia 4^- E' situata fra ilRadicosa ed il Triolo, che congiun-

si fa grosso tralKco, e pel quatengono due fiere frequentatissima dal 2 > giugno al 2 luglio, e dal 4 al 22
1

ottobre. Ne'suoi dintorni s'innalzavano

i

famosi templi di Calcante e di Podalirio,

tamente influiscono nel Can delaro, ali "anest della gran pianura Pugliese, col Gargano da un lato, ed il monte
golo nord

LiLurno

dall' altro,

che

1'

adombra

col-

ove la superstiziosa moltitudine pagana accorrevaadivinare il futuro. E patria del dotto scrittore Minaziano, e di altri uomini illustri. Per un tempo s. Severo fu la
capitale di tutta
ta,
la

le alle cime. E' residenza

istruzione e di

d'un giudice di altre autorità. Questa no-

provincia di Capitana-

ed ora è Foggia, da cui è distante più

bilecitlà di Puglia è grande, cinta d'anti-

di

6 leghe.

Il

distretto e cantone di
i

s.

Se-

che mura mezzo dirute, con 1 porte delle 7 che un tempoavea; mediocremente fabbricata, tuttavolta è di beli' aspetto, con molti edilizi privati grandiosi, lunghe e spaziose strade, molto pure estendendosi ne'suoi sobborghi, e vanta famiglie ben
ricche. Lacattedraleèdedicataalla Beata

vero comprende circondari diCastelnuo-

Torre MagSannicandrOj s. Marco in Lamis, Cagnano, Vico ed Apricena. La città di
vo, Celenza, Serracapriola,
,

giore

s.

Severo,

Fanum

sancii Sederi,

iix

fab-

bricala nel medioevo, e ne'suoi dintorni
il

normanno

R.oberto Guiscardo nel

i

o53

Vergine,ed è moderno edilìzio, con
sterio e

batti-

riportò una segnalata vittoria sulle mili-

cura d'anime,

la

quale

si

ammi-

nistra dall'arciprete, coadiuvato dal sa-

cerdote economo; l'episcopio

le

è prossi-

mo.
la I.*

Il

capitolo

si

compone

di 3 dignità,
la
i

essendo l'arcidiacono,
il

2/

l'arci-

prete, la 3.^

primicerio; di

2 canonici
e del

comprese

le

prebende del teologo

condotte da s. Leone IX (f.) contro normanni, per frenarli dalle devastazioni che commettevano nella Puglia e nella Calabria,(ìom\m\ temporali della s. Sede sebbene il Papa vi fu fatto prigione, pure dettò legge ai vincitori. Innocenzo 111 scrisse al clero, militi e popolo di s. Sezie
i
:

penileiiziere, di alcuni mansionari, e di altri preti e chierici inservienti al

vero, che ubbidissero al suo cardinale legato. Indi
s.

divin culil

Severo divenne principato.

to.

Notai nel voi. Vili, p. 92,

singoiar

Nelle guerre dell'imperatore Federico
la distrusse, altri

H

privilegio che nel

174^ Benedetto

XIV

diroccamenti ricevendo
la

accordò

ai

canonici, cioè di andare nel ve-

dalterremotoche più volte

desolò.

Ab-

nerdì santoall'adorazione della croce coll(;

cappe spiegate. Pio VII

col

breve Ro1

batto ta da questo flagello a'3oIuglio 1627, come narra Sarnelli nelle Memorie de vesco^'i e

manoru'ii iiidulgenùia Pouli/icuin,de

arcivescovi Beneventani a p.

1

5o,

SEV
il

SEV
,

4'>

duca

della

Torre IMag^iore suo signore nobilissima famiglia deSangro, dilidi

nel secoloX suffraganca deirarcivescovo
di

gen^emenlelare^lanrò, e

restituì nel pri-

miero splendore. Altra gravescossa di terremoto vi fu sentita il i febbraio 1828, nello slesso giorno che ne provò di tanto
violenti l'isola d'Ischia. A'
le

Benevento, e la serie de'vescovi incomincia conAmelgerio.che nel 1 062 sottoscrisse il concilio provinciale diBenevento
tenuto da Uldarico; Ruggiero fu nelioyS
a quello dell'arcivescovo
s.

Milone; Lan-

dannose scosse di
la

4 agosto 85 terremoto cheofTlisse*
1 1

dolfo nel

Melfi

092 intervenne al concilio di celebralo da Urbano II ebbe lite
I
:

ro

provincia diCapitanata,/i<7po//rt'(/^.)

e altre città, ins.

te lesioni negli edifizi;

furono

le

Severo cagionarono mollievemente tocche terre d'Apricena, Sannicandi o,

coU'abbale e monacidi Torre Maggiore, la quale compose Gesotto Pasquale
II

lasio li nel

I

I

I

8, con

diploma
nitro

di cui è sin-

golare
col

il

titolo,
di

perchè invece di quello
l'

Cagnano, Serracaprioln e altre del distretto grande fu lo spavento delie popolazioni. Il Papa Gregorio Xlll colla bolla Pro excelienti praeminentia, de'f) marzo
:

nome

Papa usò

nome che
si

prima
viis

avea.*i/b.

Gajelnniis rpiscopusSer-

servorimt Deìj ed altrettanto
al pontificato. Il

vede

in altre bolle sulla rilcnyione del

nome

i.58o,pressorUghelli,7tó//rt5^fra t.8,p.

anteriore

vescovo Ro-

359, eresse

la

sede vescovile di
la

s.

Severo,

e dichiarò suffraga nea di Benevento, e lo

berto neh 179 fu al concilio di Laterano; N. canonico beneventano, eletto da Inno-

è tuttora. Soppresse
Civitateo

sede vescovile di
al

cenzo IV, fu nel
vanni nel
3

Teano di Pii glia , e Wìtìì

nuo-

lessandro IV. Pielio vi ve va
1
I
i

vo vescovato,
il

nella cui cattedrale trasferì

255 confermato da Aneh 3o3, Gioo, Ugo nel 3 8 fr. Lorenzo
I

1

,

capitolo di Civitate, stabilendo per
i

men-

sa del vescovo annui scudi

200. Inoltre
e

a
si

s.

Severo pare che già

si

trovasse unita

l'arcipretura di
al

Dragonara,

come

dis-

suo articolo già sede vescovile, che fu compresa in quella di s. Severo. Laonde
dirò prima de'vescovi di C/V/'to/e, poi di
quelli di

da Viterbo domenicano, insigne teologo, ma si vuole con più di ragione vescovo di Città Rodrigo nella Spagna, che in Ialino ha la slessa denominazione, Civitaten. Giovanni del 347, ^ nell'islesso an1

no Cristiano poi traslato a Frigento; nel i34q Matteo già Orghatense; nel i353

Dragonara,

e per ultimo ripors.

Raimondo
Civita in

Civifalensis,

ma
.),

Lucenzi corpoi traslato a

terò la serie de'vescovi di

Seveio, con U-

regge Ughelli, dicendo che fu vescovo di

ghellichene tratta a p. 269,274, 358, e con Sarnelli che ne parla nelle Memorie cronologiche degli arcivescovi eli Benevento, a p.
1

Sardegna

{^^

Civitate,

47, 25o e 252. TeaniiniApidiim

Theannm,

Mariana. IS'eh 367 Stefano; indi fr. Giovanni di Viterbo domenicano, poi Benedetto, Pietro, Giovanni del i4oi, Giacomo Minulolo canonico napoletano nel

già città vescovile del regno di Napoli, ora

è un borgo della provincia di Capitanata, lungi

9 miglia da s. Severo, da Benevento48 perla viadel Colle,e62 perquella di Lucerà. Fu edificala da Dolano Bu-

Giacomo Caracciolo neh 4^5 amcome il precedente. Morto neirotfobrei439, Eugenio IV unì Civitate alla sede vescovile di Lucerà {f^-),
1

4'

2,

ministratore

ma

baiano capitano diMichele imperatore dei greci nel 1022 (ma allora regnavano Basilio 11 e Costantino Vili). Alcuni voglio-

no essere Civitate
nia nella Puglia
e l'Apennino.

l'antico

Puglia, a differenza di

Teano detto di Teano di Campai

non molto durò runione,poichè Sisto IVnel i478nominò vescovo Nicola, a cui successero neh 483 Pietro, nel j5oo iV. Tommaso di Nola domenicano, neh 5o4 Pancrazio Rotondi diFralla, nel 5o5per
1

Daunia, presso

fren,lani

sua morte Roberto Tribaldeschi e governatore di Benevento, piudente e lodato
prelato.

La sede

vescovile fu creila

Neh5i7

da Betlemme

vi

fu tra-

4ci

s
Antonio
«lil

EV
contro
il

SEV
fpiale

slnlo

sparetlel

Monte aretino, poi GnINIonlc morto nel i545, indi LucliGiftmi (ìlosofo e astrologo

Amico abbate

di

s.

Sofia

ca

Gamico

diP)enevcnto reclamò nel sinodo dell'arcivescovo Uldarico, per certe chiese a lui
appartenenti e occupa te dal vescovo. Cam-

celebre, che molle cose pi etlissc; in seguito

dopo 5 anni rinunziò, moiì
RoOia

in
il

Roina
C;tsi-

e fu sepolto in Alaceli, per cui

|).

po ne

nel

1071 intervenne
da Alessandro

alla consacrazioII

fatta

della basilica
i

niiro da

nelle IMtuiorie della

due-

di IMonteCassiiio;

Berardo del

100; Ni-

sa di
la

s.

]\lariad' Araceli,^. 268, riporta

cola nel

r

I

77

fu al concilio di Laterano;

lapide, ed erudite notizie che rettificaA

no

ari ei lori, e ricorda le
iti

sue opere. An-

Giovanni fiorì cui Onorio 111

nel

i

192; N. del 1220, a

alìidò la vacante sede di

ch'esso narra che fu

|>ericolo di vita,

per aver predetto

a

Centivogliola perdita
la

Lucerà; Giovanni nel 1236 fu delegato commissario contro l'abbate e monaci del

dellasignoria diDologiia. Siccome
sa di Civitale erasi ridotta a

men-

monastero di
1

s.

3oo

ducati

nedeltodel 283;R. del
detto del
1

Benedetto diTremito; Ce2q8;allro Benei

d'oro, Paolo Migli assegnò 10 ducali d'o-

3oi Pietro dell
;

3 18. Nel

i

333

ro

al

e lo

mese, su[)pri alle spese necessarie, provvide di 3 servi, 2 mule e un caI

Simone cappellano
berto re
di

e consigliere di Iloi

Napoli; nel

343 Clemente VI
Pietro,
ri-

Soo-Gerardollambaldo nobile Tcroneseedotto, morto in florida età nel
vallo. Nel

da INIonfe Marano provando l'elezione
tolo.

vi tiaslerì

di (Uiefattadal capi-

i56i.PioIV

gli sostituì

il

celebre e dot-

iMarino già arcidiacono nel i34'>;

tissimo Francesco Alcìato (/'.) milanese,

che chiaro eziandio per vi rt il creò cardinale,

e dipoi rinunziò

il

vescovato nel

1

58o.
Sero-

P\i allora che Gregorio Xill soppresse
la

sede vescovile,

la
si

traslatò e unì a

s.

Bernardo morì neh 349? fi"- Vallerò de Coppello domenicano gli successe. Giovanni di Troia morì neli363; fr. Marchesane o Marchesinobolognesedomenicano fu surrogalo da Urbano V, già vicario di Nonantola.

vero. Di Civitale

vedono ancorale

Lo

stesso

vine degli antichi
tedrale
vi è
il

edifiri, e dell'antica cat-

sua morte nel
di

1

366

gli sostituì fr.

Papa per Guido

appena

le vestigie.

Poco distante

Monte Furcolo
poi

francescano; indi Gia-

ponte detto

di Civitale, di legno e

il fiume Fortore, almeno a'tempi di Sarnelli. Dragonara, Trngonara,^\\\ città ve-

fiasche, per tragittare

Giovanni morto nel 1398, cui successe fr. Francesco de Bardisfìoreutino

como,

agostiniano.
sonai/i
?;/<7A7j

Eugenio IV colla bolla Perdichiarò commendatario nel

scovile del regno di Napoli, tuttora è pic-

cola città della provincia di Capitanai;],

vo

8 leghe da Foggia da Benevento via di Colle4o miglia, e 53 perla strada di Lucerà. Fu edificala nel 1022 da Catapano greco preside della provinlungi
,

per

la

1438 Nicola Tartaglia cistcrciense, vescodi Lesina. Neh 4^0 Bartolomeo di Bologna domenicano; nel 43 2 da Isola vi fu traslnto rdeltoBenedetto; nel 1482 altro
1

Barlolomeofrancescano, maColeti dubita

chesia

cia,

come dissi al suo

articolo,
la

ma distrut-

fece vescovo

ta la città, fu

soppressa

sede vescovile

ro e

domenicano. Leone Xnel i5i 9 Giacomo Hruno da s. Sevelodato; Alfonso sedeva nel i554,eper
il

nuova di s. Severo. Divenne poi masseria con una rocca abitata, npe unita alla

sua cessione nel
gli

i.°

ottobre di tale anno

successe Lodovico Siiarez di Toledo,

partcnendo
tà,

il

territorio al principe di

s.

Severo. 1 geografi

con circa

chiamano piccola 2000 abitanti. La sede
la
il
i

cit-

dopo il quale non si trovano altri vescovi, e pare che dopo la sua morte la sede
divenisse chiesa arcipretalee fosse unita
al

ve-

scovile fu eretta nel secolo

XsulTiaganea
."ve-

vescovato
Il

di

s.

Severo.
s.

dell'arcivescovodiCcneventOjed
scovo che
si

i.°

vescovo

di

Severo

fu

Martino

conosca è Leone del loGr,

de Marlinis aquilano, già vescovo di Fa-

SEV
ro, iiominnio da Gregorio XIll
il

SEV
28 My1

47
s.

calorcelebròil sinodo, islituKpialtro confraternite, introdusse in

braio

I

5<S

1

Germnno de'marchesi
per sedare
le

.Ne fiironosdccessori.nel ^S3 IMalaspinn ligure,
insorte conlioversie.
della

Severo! capi

puccini ed

i

carmelitani, e nella diocesi
i

poi niinziodi Clenienle Vili in l'olonia

minori riformati,! minimi,
rifece e
il

cappuccini:
cattedrale e

Nel

ornò l'episcopio,

la

Vipera nobile beneventanOj'già ablegato in Benevento e pre-

1604 Ottavio

seminario, e fu munifico di sagre sup-

pellettili,

acerrimo difensore dell'immu-

fetto della

rocca, dotto e virtnoso, prn1

nità e prerogative di sua chiesa, lauda

deiilee vigilante pastore. PaoloVnel

606
cbc

tissimo pastore.
trasf'ri
:i

Clemente XI

nel

1

7

i

7 lo

elesse Fabrizio />/rz//o(/'.)romano,

Capaccio, e notninò in sua vece

poi creò cardinale: per sua dimissione nel

fr.Adcodato Vincenzo Su m mani ico priore generale agostiniano e nobile diFoggin,

16 5glisnccesseViacenzoCapulodiRiivo, indi traslato a Andria. Neh 625 UrI

oriundo
s.

di

s.

Severo e dottissimo:

rifab-

bano Vili

fece vescovo

Francesco Venrefe-

bricò l'episcopio, ed

aumentò

quello di

turi nobile fiorentino

molto dolio,

rendario di segnatura, cbe Gregorio

XV

avea inipiegalocon
pa.
i

altri alla

compilazio-

ne del le costituzioni per

l'elezione del Pa-

D'animo

forte, difese

eneigicamente

diritti di

sua chiesa, per cui ad onta delaFireiize di venne ar-

Paolo, dai fondamenti erigendo il luogo pel vicario generale e per la curia, non che per altri ministri del vescovato; eresse il monte friirnentario, confermò le rendite de! seminario, migliorò e rese più fiuttiferii fondi della mensa; nel 720 cer

le

sue rare virtù incontrò gravi inimiciri

lebrò

il

sinodo, in cui rimosse molti abusi,

zie,abd icò e

tira tosi

e restaurò l'ecclesiastica disciplina, enco-

cidiacono della metropolitana.
gli fu sostituito

NeliGsQ

mialo
ì)e\\'

e zelantissimo vescovo.
si

Con

questi

cesi di

Domenico Ferro della dioMinervino; nel 635 FrancescoA n1

Italia sacra

termina

la serie

dei

vescovi, che completerò colle Notizie di

Ionio Sacchetti, poi trasferito a Troia. In-

Roma. Nel

i

7

neli65o dichiarò vescovo di s. Severo, Leonardo Severoli nobile di Faenza, e per sua morie Venanzio Mazzincoli di Terni, che non accettando, nel i655 Alessandro VII no mi nò Gio. Battista Monti di Fereandina; quindi nei 657 Francesco Densa di Monte Corvino, già canonico di Salerno. Clemente X lo lisce
nocenzo
1

X

nel Casale di

89 Bartolomeo Mollo, nato Lusciano feudo di sua casi,

succedere nel 1670 da Orazio Fortunati di s. Arcangelo, che restaurò la cattedrale,

A versa; nel 1761 Angelo Antonio Pallanle, di Bagnolo diocesi di Nusco;nel 767 Eugenio Benedetto Scaiamuccia,di Campoli diocesi di Sora; nel 1775 Giuseppe Antonio Farao, diCuccarodiocesidi Capaccio.Dopoalcuni anni di sede vacante, nel 797 Gio. Gaelanodel Moscio scolopo, di Foggia diocesi di Tronella diocesi d'
1

1

ia;

egualmente dopo diversi anni

di

sede
vi

celebrò

il

sinodo, fu caritatevole e in
Felice de

vacante, nel 1818 Pio VII da Marsi

al tre

cose munifico, fraslato a Nardo. Nel

traslatò Gio. Camillo Rossi d' Avellino;

1678 Carlo
,

Matta cremonese,

Leone Xll

nel

1826 gli sostituì Beinardo
i832
preconizzi)

tenne due sinodi,ne'quali decretò santissime leggi propugnò le ragioni di sua
chiesa, eresse ilseminario, edificò dai fon-

Rossi pure d'Avellino; Gregorio XVI nel
concistoro de' 2 luglio

Giulio deTonimasi di Capua, e per sua

damenti un palazzo pe'vescovi in s. J'aoluogo della diocesi, pi udente, giusto e virtuoso. Nel 1703 Clemente XI elevò a questa sede Carlo Francesco Giolo,

morte

in quello de'

19 giugno 843
1

l'o-

dierno mg.' Rocco deGregorio diLacedonia, già rettore del

seminatio d'Ascoli e

coli nobile di

Lucania, nipote del vescolui

Cerignola,e professore d'eloquenza, canonico di quella cattedrale ed esaminatore prò sinodale.

vo Fortunati e da

egregiamente edu*

La

diocesi

si

estende

48
sex

SE V
fere tnillinrin, e confionc

SEV
due luoghi
brlca fino all'altro cantone verso
s.

Eu-

principali enllii minori. Oi»ni vescovo è

stachio, per cura del pioteltore cardinal

tassato ne'libri della cornerà apostolica in
fiorini

Imperiali,
nistralo

i5o, ascendendo
ducali.

le

rendite a circa

avendo perciò l'apa sommi48,000 scudi),()ve egregiamente
il

3ooo

avea a[)prese

le

sagre scienze

il

concitta-

Antonio GADnii-i.E, Car(ìinale. Nacque in Faenza a'28 febbraio 1757, dal conte Carlo e da Anna Dorotea de'marcliesi Guidi di Cesena, la cui
nobilissima e primaria famiglia di Faen-

SEVEROLI

dino

/ffo.a/j/,

poi

promosso

al

cardinalato,

ed anche per godere dell'assistenza amorevole dello zio mg.'" Gnidi, allora co'«-

mendaiore ilis. Spiritose poi dal parente e
conciltadiuo Pio VII creato cardinale.
riche delle
l'

Il

za (/
rirono

.),

illustre e celebre per antichità,
vi fio-

conte MàStai Ferretti nelle Notizie slo-

per ricchezze, e pei personaggi che
(il

Piazza ne\Y Eusevologio

roma-

accademie d'Europa, e delaccademia nobile ecclesiastica ristali-

no

trat. i3:

Delle librerie romane, paria
della Severola, formata dal

rata

da Pio

f^ I, e resa più florida

per

nel cap.

3o

ledirezionide'celebri pp. Paoli della con-

faentino Nicolò Severoli avvocato concistoriale e primario della curia

gregazione della

Madre diDio,e Zaccaria

romana,co-

ex

piosa e scelta al suo tempo, cioè nel i6q8. Di Nicolò, della nobile sua famiglia e dei molti uomini celebri che vanta, riporta eruditissime nozioni il Cartari, Advocatoriim
s.

racconta che nel 1766 vi entrò questo nobile giovane e vi attese seges'iita,

riamente

agli studi,

specialmente sagri, a

noi-u)a dell'inclinazione
al sacerdozio.
l'alìlibilità, la

che

lo

chiamava
gl'illi-

L'indole

di lui piacevole,

Consislorii p.

279)

nelle armi,

naturale facondia e

nella giurisprudenza e nelle dignità ecclesiastiche. Si vuole

bati costumi lo resero l'ammirazione dei

oriunda

di

Ferrara o

suoi accademici, che

non poterono
1

fre-

di
1

Lugo,

pel quale Farolfo Severoli nel

nare

le

lagrime (piando nel

779

si

divise

229 giurò fedeltà

all'arcivescovo di

Ra-

venna. Fino dalla fanciullezza die chiari
segni di quell'indole egregia e complesso
di virtù

da loro per tornare alla sua chiesa. Ma Pio VI a temperarne il dolore e insieme
onorare
i

meriti singolari dell'arcidiaco-

che poi

lo resero

degno

della ge-

no, lo dichiarò prelato domestico, e con-

nerale venerazione, e di quel la'pietà e di-

Vergine che sempre fti per luì oggetto di tenerezza divota. Egualmentesino dall'infanzia di mostrò svevozione verso
la

B.

decorò così anche l'illustre cattedrale di Faenza. Ritornato in patria si die maggiormenteallo studio e alla pietà, quindi
giunta
la

fama delle
I

di lui ulteriori virtù a

gliato ingegno e vocazione allo stalo clericale.

Dopo avere
la

in

Ravenna appreso
le

Pio VI,a'23 aprile 787 lo preconizzò vescovo di Fano, dove in varie occasioni die
saggio di sua umiltà, pietà e saviezza:
la sua irreprensibile

con eccellente educazione
suiti,

letteredai ge-

conseguì

dignità d' arcidiacono

condotta sorpresegli

padronato di sua famiglia sino dal 1 5 7,come notai nel voi.
della patria cattedrale,
1

animi

di tutto

il

popolo, che per
il

amore

e rispetto verso

XXI!, p. 3 5; quindi passò all'università di Modena, ma per poco, giustamente
I

degno pastore ciecamente l'ubbidiva. Questo è il bell'elogio
il

che
te,

conte Mastai fece
lui

al

Severoli viven-

preferendo ['Accademia ecclesiastica di

nell'opera da
si

dedicata a Pio Vf.
in

^0W(7 (al quale articolo dissi che nel 706 Clemente XI la slabilìnel palazzo Severoli incontro la chiesa di s. Maria sopra Minerva, a tal uopo acquistato, che al dire di Cancellieri ne] Mercato, p. 226, fu migliorala e aumentata nel 7 5 la fabi

Allorché
sersi

restituì

Faenza, dopo

es-

ordinato sacerdote restaurò l'antica

chiesa di s.Bernardo ch'era di suo diritto,

e

vi

fondò una congregazione
che ne'dì
festivi

di

giovanella

netti

ammaestrava

i

1

religionee in divolepraliche.Inoltredalla

SEV
2.^ Jignità arcitliaoouale fu elevalo alla
I.' tli

SEV
il

49
con mirabili
ef-

divina parola con omelie, sermoni, istruzioni e lettere pastorali,
fetti.

preposto, quindi meiitòche

pro-

prio vescovo

De Buoi

lo dichiarasse
la

suo

Nella carestia del

i

79'2,insorto gra-

vicario generale.

Governando
sentvo,

sede di

vissimo ammutinamento, non badando a
rischio alcuno, coll'eflicacia di sue parole

Fano, dispiegò
lare sapienza,

nel fiore dell' età singo-

maturo

fermo

zelo,

e colla maestà del suo volto

calmò

all'i-

rara e squisita cortesia,

aveva preso
il

in tutto

come quello che per norma e modello
s.

stante

il

fremilo bollente de' sediziosi, e

ridonò
to
i

la

calma

all'agitata città. Frattan-

pastorale ministero di

Carlo Borro-

repubblicani francesi rivoluzionan-

ineo. Divenne l'apostolo della chieda di Fano, e non vi fu classe di persone ch'egli niai perdessedi mira.Primamenteridusse
il

do

l'Italia, e

lo pontificio, agli

occupandola insiemeallostai giugno i 798 con pei

seminario a sontuoso
e vi fece

edifìzio, lo rifor-

na tle'diocesani rilegarono l'ottimo vescovo in Castrocaro, paese toscano non lungi dalla

grandemente

fiorire le scien-

sua patria, donde con eroico co-

ze con valenti maestri, fra'quali ilcelebre

raggio non cessò di far l'apostolo nell'esilio,con

ex gesuita Huriaga suo teologo, formandolo a seminario collegio per appagare le

mici.
i

ammirazione degli stessi suoi neRidonato alla sua chiesa nel settem-

brame
vincia,

degli accorrenti

da diverse pro-

che non

si

sentivano chiamati alla

bre 799, vi fu ricevuto in trionfo. Eletto nel 1800 in Venezia Pio VII, recandosi
poi nel suostato,approdò in Pesaro,don-

vita ecclesiastica.

Non
egli

è a dire le quoti-

diane premure eh'

dedicava

al

suo

de

a'

amato stabilimento, come
disciplina e alla pietà,

vegliasse alia

articolo celebrai

(9 giugno giunse a Fano. A que.st(j il seminario convitto, ed

come .provocasse

insieme raccontai che nel monastero delle
teresiane santamente eravi

l'einulazione con lodi e premi, laonde ne

morta

la

ma-

uscirono dottissimi ecclesiastici e letterati
insigni secolari.
visitava
i

dre del Papa,

Con

tenera sollecitudine

quale ricevuto con profonda riverenza dal vescovo, e da lui deil

monasteri delle religiose, inferalla perfezione;

corosamente ospitato, nel visitarne con
lui
i

vorandole

procurò

il

mi-

monasteri celebrò in quello abitato
Pio Vlll'eccelse doti del Sevolle elevarlo a

gliora mento de'conser va torli, donò all'or-

già dalla madre, per sulhagarne l'anima.

fanotrofio più

comoda
il

abitazione, e ne

Ammirando
veroli,

accrebbe le rendite e
col

numero: rallegrava suo elegante e venerando aspetto le

degnamente

mag-

giore dignità, dichiarandolo nunzio apostolico di Vienna nel
I

pubbliche carceri, per rendere meno penosa la condizione de'prigioni, non chei
più luridi abituri, portandovi
forto degli aiuti spirituali.
il

80

r, e

nel concistoro

de'28 settembre

lo fregiò del titolo di arri-

soavecona tutti,

civescovo di Petra in parlìhus, colla

Tutto

tenzione del suo diletto vescovato di

Fano

era largo di consigli e di soccorsi a quelli

inamminislrazionejbensìglidièpersudra-

che gl'imploravano; fu allento
rere al sollievo delle

di accor-

ganeo

mg.i'

femmine
li

pericolanti,

cinelli di

Todi vescovo inparlihus
i

Francesco M.' Paolucci Maudi Tir

come de' veramente miserabi

jprivandosi

beriade,e poi agli
ferì la

gennaio 1808
a'

gli

conl'ar-

persino della giornaliera sussistenza, ed
a tale effetto alienando anche degli ogget-

sede di Fano, esonerandone

civescovo e trasferendolo
di

vescovati uniti
il

Divoto di s. Fortunato vescoTo e patrono di Fano, nella cattedra le gli
ti

preziosi.

Viterbo e Toscanella. Fra
le

pianto dei

diocesani e

alFeltuose e ripetute benedi-

fabbricòilnuovoallare maggiore conmar-

zioni dell'arcivescovo Severoli, questi con

mi

sceltissimi, e fece la

solenne invenzio-

dispiacere nel gennaio

1802

lasciò

Fano,

ne del sagro corpo,il tulio a suespese. Non tralasciò con liequenza di dispensare la
VOL. LXV,

che però giammai dimenticò fia le più i.ruvi cure dell'alto suo ministero,daViea-

4

^o
Ila

SEV
nvendo sempre
rivolti
il

SEV
cuore e
gli

lu\ie di opere giansenistiche, e di filosofi
increduli francesi e tedeschi, che conta-

occhi alla sua cara diocesi, cui proseguì a prestare indefesso ogui più minuta sollecitudine episcopale.

minando
tamente
la

la la

morale,guerreggiavano aperreligione cattolica, facendosi
fatali

Tanto
si

\erso

la

sua chiesa, che

l'amore addolorò quanfu
si

plauso alle
lato
si

riforme Giuseppine, per
li

do incominciò

a conoscere che

tratta-

Dio mercè ora abrogate, con petto
di

zelante pre-

\odi traslocarloodallia. Divolissimosiuo dalla tenera età a s. Rosa di Vilerho, con
fervore

bronzo indefessamente adoperò con l'imperiale governo, per

domandò

e ne ottenne la sede

l'energica repressione di tanti gravi mali;

inluogo della designala Ancona, e grande
fu
la

contentezza e

il

giubilo che ne provò,

nciare la sua

lemperandogli la pena in cui era per laFano, di cui era passionalo.
Tullavolta da una sua lettera non [mre

vedendo poi che le sue cure non erano corrisposte da una politica, che quasi erasi emancipata dalla Chiesa e non guardava che suoi materiali interessi, si pose con estrerai sforzi a fronteggiare gli asi

ma

che provocasse la destinazione di Viterho. Certo è che grande e sincero fu il di lui amore per Fano; tenera ed indicibile la sua divozione per s. Piosa, che avendola
f)

salti

dell'empietà. Eccitò pertanto

i

più

insigni

scrittori ecclesiastici e apologisti

della

Germania

a scrivere e propagare
di saluta-

poderose opere, che riuscirono
dottrine, poiché

patrona, a

lei

attribuì

la

riuscita delle

re antidoto al veleno delle anticattoliche
si

sue operazioni. L'epoca in cui l'arcivescovo si recò a Vienna per nunzio, è assai

fanno ascendere

a so-

rimarchevole nella storia diplomatica,

pra 1000, ed alcune anche da lui composte. A. tale effetto non risparmiò particolari e generosi sagrifìzi,

e ne'faslide'clamorosi avvenimenti che se-

per cui

vi

pro-

gnalarono primi anni del memorabile secolocorrente, imperocché fu a suo tempo cherimperaloreFrancescolIjConsideran<Jo che Napoleone I dominatore di Frani

fuse oltre a scudi 20,000. Nelle lolle con
politica, egli non conobbe che massime del vangelo e le leggi canoniche; sempre sostenne intrepido diritti

r

umana

le

i

18 maggio i8o4 assunse il titolo di imperatorede'Francesi, Francesco li fece
cia a'
il

della Chiesa e della

s.

Sede, uè dubitò di

esporsi

ad ogni

rischio,

eoo note e rap-

grande atto di dichiararsi agli 1 i agosto imperatore ereditaiio d'Austria, quindi
rinunziò alla dignità d'imperatore de'ro-

presentanze valorose indrizzate tanto al-

mani a'6 agosto 806, prendendo
1

il

rome
il

di

Francesco l.Non solo così terminò

ro-

mano impero
s.

d'occidente, ripristinato

da

Vienna, che alla segreteria di In conseguenza della famosa battaglia d'Austerlit/, de' 2 dicemJjrei8o5, stretta da vicino Vienna dalle vittoriose armi francesi, il nunzio seguì col
la corte di

stato in

Roma.

Leone

III

neh' 800, e con esso

il

col-

legio degli Elettori delVimpero,

ma

eb-

bero luogo quella

serie di strepitose vi-

corpo diplomatico l'imperatore a Troppau, capitale della Slesia austriaca, ove si adoperò in molte e gravi cosca favore di que'cattolicijUoo nienodi quelli della
Slesia prussiana, ed
il

cende, che descrissi in tanti luoghi e principalmente a Germani a, Frangi a e Inghil-

re

Federico

Gu-

TERBA. Quindi

difficilissimi e perigliosi fu-

glielmo

III lo

regalò d'una ricca scatola
farvi riconosce-

rono

i

tempi

io cui l'arcivescovo trovossi

d'oro. Passato poi nella Polonia russa,
quivi pure
re
i

rappresentante pontificio nella gran corte di Vienna. Correvano dunque per l'im-

si

adoperò per

pero e più per la Chiesa, e singolarmente per quella di Germania pel seguito spoglio dc'principati ecclesiastici, travagliose

Sede^ e tanto si guadagnò l'animo dell'imperatore Alessandro I, sino ad ottenere che in quel paese
diritti della s.
i

soli cattolici si

ponessero alle pubbliche

vicendc,inoudando

la

Germania una

col-

magistrature, e poscia nel celcbratissimo

SEV
congresso
(li
tli

SEV
donò una croce
il

5t
cardinale per di

Vicnm»
e

"li

simi brillanti, altra e di maggior valore

glandi e preziosi topazi e diamanli di

quel monarca regalò
mostrargli
il

al

-

mollo valore, siano in segno

come

monarca prusstima e di
la

sommo gradimento della sua
1

di particolare

piena soddisfazione. Per

battaglia di

Wagram

e vittoria riportata dai francesi

lunga nunziatura, sostenuta peri 6 anni presso di lui. Nel 8 7 il cardinale partì daVienna per Roina,e passando per Fano
1

a*6 luglio i8oq, mentre dessi nel medesimo giorno portavano via di Roma Pio VII in prigionia, il nunzio seguì la corte imperiale in Ungheria, a Tyrnau ea'conlìni di Turchia. Nella lunga deportazionedel Papa,de'cardinali edella prelatura si aumentarono le fatiche diplomatiche
del nunzio, che
si

ricevè soleimi dimostrazioni di
di riverenza ne'tre giorni

amore e
vi si trat-

che

tenne. In

Roma Pio VII dopo l'imposizione del cappello, gli conferì per titolo la
s.

chiesa di

Maria della Pace, e l'anno-

verò

alle

congregazioni cardinalizie del

conci lio,propagantla jriti,correzionede'libri della chiesa orientale,e

trovò in mezzo a tante
si

buon governo.
manent,

guerre, ed

ai

più grandi affari che

trat-

Siccome verha
in Forlì

\'olanl et scripta

tarono per vincerela formidabile potenza di Napoleone I, e restituire la pace all'Europa. Ciò avvenne neli8i4)per cui Pio

noterò che dipoi nel i834 fu stampato

un libretto da d. Gaetano della Casa con notizie biografiche del cardinale, ed una iscrizione che il can. Romualdo Sevei oli cresseal fratello nel i83o, er-

VII

[iole

ricuperare

i

suoi domini!, e tor

nare gloriosamente alla sua sede, onde volendo premiare lunghi e segnalati seri

gerti

cliaracteribns affaire expressis ex-

vigi resi alla Chiesa, e le preclare virtù

oriiatar/i fìerijii$sitj\n cui
si

d'unode'due nunzi
di

pontifìcii

chein tempo
(l'al-

dice creato cardinale da

erroneamente LeoneXll,ciò

suadeportazione aveano sussistito

che pregiudica pure

tro fuCaleppi nunzio di Portogallo,

ri-

fugiato colla corte nel Brasile,perchè Gra-

la parte storica che vado a ricordare, cioè che prima dell'elezione di quel Papa contemporaneamen-

vina di

Spagna

nel

1

8 3 era stato espuli

te a lui
gi

decorato della porpora,! sulfia-

so),locreò cardinale dell'ordine de'preti
nella singolare

de' cardinali
il

aveano giudicato degno

promozione che come LeoIl

del triregno
fece

cardinal Severoli. Pertanto

ne

X

fece di 3 (porporati, io de'quali riin petto.

grave avvertenza dell'abbaglio e con

servò

Papa
la

colla notizia dì

sua

parole di molta lode pel cardinale, ilSup-

esaltazione e

il

berrettino rosso, spedì al

prelato in Vienna
cesco Ceva,

guardia nobile Frann.i

nlemenlo al n." 5o dell' Imparziale di Faenza de' io settembre 845, a cui mi
1

come

leggo ne'

io

e

Zj

unisco per istorica veiità,ed a correzione
del pregiudizievole anacronismo.
Il

del Diario di

Roma

deli8i6. Ablegato

car-

poi per

la

tradizione della berretta caril

dinale arcivescovo, vescovo di Viterbo e
Toscanella,feceil suoingresso solenne nella i." città

dinalizia,

Papa destinò mg. ^Leopoldo
di consulta,

Severoli (cav. gerosolimitano, poi prelato

a'20 ottobre 18 i7,ove datosus.

decano de'ponenti

ed ora ca-

bito sfogo alla sua divozione per

Rosa,

nonico dell'arcibasilica Lateranense), nipote e compagno diletto del cardinale, e

prese alacremente
di persona, za, a

le

sue cure pastorali

imperocché nella sua assendi

che allora

di

suo ordine per

affari erasi

mezzo
le

ottimo vicario e per
diocesi unite.

let-

quale eseguì l'onorifica missione,per cui ricevè molte direstituito in
il

Faenza,

tere pastorali con viva sollecitudine avea

governato

due

Tutto

si

stinzioni, e dall'imperatore

Francesco

I

diede all'islruzione del popolo,al perfezio-

che formalmente impose
dinalizia sul
di

la

berretta caril

namento
le virtù

del clero, e
si

ben presto anche

in

capo dello

zio,

donativo

questa diocesi

fece

ammirale per

quel-

una scatola d'oro guarnita

di ricchis-

ch'erano rifulse nella chiesa diFa-

52
110,

SEV
nnn con mnggiori fatiche n

S motivo
di

EV
il

Mirabili ne sono

i

regolamenti, oonfacenlusso,

loro ampiezza. Nel visitare l'ospedale degl'infermi, vedendolo bisognoso di più cose, prontamente accorse a provvedervi, provocando la pietà de'piìi doviziosi per aiutare l'alflittae languente umanità col

tiaiieclutali in esso, ove è vietato

come l'istruzione scientifica, raa
la

solo quel-

propriamente adatta

alla loro

condi-

zione. L'alletto di quesli beneficati pelcar-

suo caiitatevole esempio.

Ed

ottenne

la

dinalechechianiavanoAif/zr «OJ^ro, la riconoscenza che doverosamcntegli dimostrarono non
si

sua totale sistemazione, tanto
la spirituale.

nell' assi-

slenza corporale degl'infcrmijCiuanto del-

che per umana
casa di

può descrivere. A Ile donne fragilità mancavano a'doin

Vedendo vngaie

per

la città

veri cristiani, anziché rinchiuderle nella

ima turba

di fanciulli e fanciulle derelitti

condanna

Roma

a

consumar

la

e pericolanti, senza vesti, senza

pane

e sen-

pena, con
lo

somma carità

aprì loro un

asi-

za letto, irreligiosi e scostuma ti, in breve a

proprie spese aprì alle fanciulle abban-

donale una casa di ricovero sotto l'invocazione della Divina Provvidenza, e diventò uno
de'[)iìi
:

benefìci stabilimenti di
la

con rigorosissima clausura, affine di richiamarle nel tempo dell' iidlillo castigo a cristiano e costumato vivere, e ne raccolse abbondanti frutti anche di sorprendenti conversioni. Quando avevano espiala la

cristiana carità

ne affidò

direzione alle

pena, procurava loro decente collose

maestre pie, acciò con l' istruzione relilavori donneschi. giosa apprendessero Dipoi per rimediare al crescente numero de'fanciulli abbandonati, colla cooperai

camenlo, che
go pio

volevano restare nel luo-

le affigliava al

medesimo con

certi

zione di virtuosi cittadini, aprì loro un

vasto ricetto con regolare ordinamento,
a bene della sociale e cristiana educazione
di que'miseri; e

benemerito dell'incremento e propagazione dell' utilissimo istituto delle liJaeslre pie della serva di Dio Venerini viterbese, quindi le
moderati
voti. Inoltre fu

aumentò in Viterbo,

e slabih in Cagnaia,

poiché l'ampio agrodella
coltivatori, statuì che

Bieda, Vetralla e Viano, non senza som-

provincia di Viterbo mancava di propor-

ministrar loro ogni genere di soccorsi. A-

zionato

numero di

mantissimodell'educazionede'giovani ecclesiastici e laici di civile

fossero istruiti nell'arte agraria: al

man-

condizione,fondò

lenimento loro assegnò del proprio scudi 600; 5o t)e ottenne dal comune, e da
1

per

gli

uni un seminario in Toscanella,

donandogli cospicua biblioteca, ed un convitto per gli altri io Civitavecchia,
allo-

Pio VII SoosuH'erariOjOltre certa porzio-

ne

di eredità disposta pe'Iuoghi pii. Pel

ra appartenente alle sue diocesi,

ed ove

crescente
gustia di

numero
tali

degl' infelici che l'an-

fece provvedere di più decorose rendite
il

luoghi non consentiva soc-

capitolo, e sparse

le

sue beneficenze su
nella

correre, rinfiiticabile e operoso cardinale

quella mendicità,

massime

fame e

ottenne dalla congregazione

di

propagande'piìi spa-

peste che patì nel i8i7,al quale elTelto

da fide

l'utile

dominio d'uno
Viterbo,
vi

impiegò legemme preziose

della

crocedo-

ziosi edifizi di

lo ridusse
i

con sue

natagli dall'imperatore delle Russie. Nel

grandi spese, e

collocò

stabilimenti o conservatorii,
il

due nominali chiamando
gli a-

luogo orfanotrofio della Divina Provle

8 grecandosi inR.oma limperalorFranI, passando poi- Viterbo onorò di visita il cardinale, ammirò ed encomiò le
1
r

cesco

videnza. Di quanto guadagnavano

sue belle

istituzioni, che

donò

di

generoso

lunni e

alunne giornalmente, trailo un

soccorso, e di tutto se ne congratulò col

con)penso pel pio luogo, il resto dal cardinale fu devoluto a loro vantaggio, riponendosi
in cassette

porporato. Altrettanto fecero in diversi tempi altri sovrani e distinti personaggi.
Intanto Pio VII a'20 agosto iu23 passò
agli eterni riposi,
il

donde

si

trae

il

de-

naro allorché escono dallo

slabiliraeiito.

cardinale

si

recò al

SE V
conclave, e con tanta univeisale reputascelta, e

SEV
con una specie
di

53
compromesso
il

uno di f|ue' migliori e più componimenti politici die sogliono puliblicarsi in Pioma nelle sedi vacanti, vi fu anche questo: CUi vuole che il Papa ci racconsoli, I voli porga per Sevezione, che in
sensati
rolì.F.(ì in fatti

l'invitarono n proporre un cardinale per

procederne
veroli

all'elezione. Che
il

cardinalSe-

nominando

cardinal della Genga,

questo venne elTeltivamenteinnalzatoalla
cattedra apostolica,e preso
il

nomedi Leoil

adunati

i

cardinali in con-

ne

XII (F.),

dichiarò prò Datario

car-

clave per eleggere
glorioso

un degno successore al Pio VII, e divisi in due parti,
il

dinal Severoli (carica già esercitata da

un

l'una óezelaiitì e italiana per ripristinare in tutto

suo antenato, poiché leggo nel Carfari cita lo: Jphricanus Scverolus clari nominis in
liaris,

rigore

le

antiche istituzioni;

l'altra de'rnodcrali e favorevoli alle po-

Urbe advocalus, Leonis X famiac proda Cari us))a cui rassegnazioprofonda

tenze straniere, che sostenevano la con-

ne per tanta preterizione fu un' eminente
e ulteriore solenne prova distia
virtù.

servazione delle introdotte riforme, ed

il

celebre cardinal Consalvi nel ministero
di segretario distato; prevalente per nu-

Essendomi giovato

della bella, in-

teressante e ragionata biografia del cardinale, scritta dal suo concittadino
d.
il

mero lai. ^ designava
Severoli,

per Papa
."
i

il

cardinal

eh. can.
ri-

onde

fino dai

giorno del conil

Celestino Majelti, e pubblicala col

clave

riuu''

nella sua persona

maggior

tratto dell'esimio

porporato nelVAlbuni

numero
to
,

de'voti con progressivo

aumen20
di

di

finché nello scrutinio della mattina

Roma t. 20, p. 108 e seg., riprodurrò testualmente il suo opinamento sui motivi delta

de'a r settembre ebbe
scrutinio e

26

voti (cioè

narrata esclusiva.
fatto

«Le
al

cagioni

6

di accesso) pel pontificato,

di

un tanto

sono tuttavia

pubblico

e per certo in quello pomeridiano sareb-

ignote, e in questo mistero politico

non

bero concorsi almeno altri 7 cardinali per formare l'inclusiva canonica di due terzi
di voti bastanti

puossiche andare per congetture. L'autore della Slor. di
in questo luogt)

Leone A77si

per l'elezione.

Ma

fatal-

limita adire che l'Austria avversò il

tensione, tollerata prò
lai nel voi.

mente ricevè l'Esclusiva (della quale prebono paim, riparL,
p. 2
I

Severoli, forse in grazia di alcuni contrasti

3 e seg.) dell'Austria

ch'ebbe in Vienna,quando colà si trovava nunzio apostolico; indi altrove ci narva,

per mezzo del cardinal Albani, e confer-

che

fu vittima di sinistre interpretazioni.

mata dall'ambasciatore A ppony a profitto
del cardinal Castiglioni (già vicario ge-

che maggiormente rileva, noi abbiamo contezza indubitata, come lo stesso
ciò

Ma

nerale del Severoli nel vescovato di Fano,

arciduca cardinal Piodoifo Ranieri sicu-

ma

senza successo, perchè quasi tutto

il

sagro collegio versò
fu

commosso

e inasprito per

l'inopinata esclusiva, efiìcacemente avil Castiglioni, e soltanto nel 1829 Papa Pio fili), con quelle due note

vendo al Severoli, che l'augusto non aveva inleso quella esclusiva, ed anzi non essergli punto andata all'animo, perchè provatolo devoto e amico
ra va, seri
fratello
alla

sua imperiale sovranità (lettera

letta

diplomatiche, e con quelle particolarità
di circostanze e

dal can. Gaesi

morto santamente,

già in-

congetture sulla pronun-

ziata esclusione,che riportai ne' voi. XXII,
p.

e

timo confessore e teologo del cardinale, comunicata all'encomiato biografo). Dodi

89,

XXXVIII,
p.

p.

5. e 52,

LUI,

p.

po

che

ci

sorge una considerazione non

174> LX,
dissi

2i4

e 2i5. In tali luoghi

lungiforsedal vero, ed èche l'Austria sostenitrice aperta delle operazioni della pòlitica

ancora chei cardinali se^a^^i restan-

do vieppiù compatti ue'Ioro proponimenti, e perchè l'elezione non uscisse di loro,

del

grande ministro
in

di

temente

di novità,

abbia insinuato

Pio VII, e al suo

consultarono

il

cardinal Severoli sulla

ambasciatore

conclave di escludere dal

54
seggio ponlificalc

S

EV
siero, a fine di
in

SEX
non turbarlo
e

dividuo fra
nalzato.

i

oon già un ilesignalo inporporati, ma chiunque dei
consenso dei Padri
in-

metterlo

calma.

Il

cardinale aifraiito nulla salute
lo

zelatili vi fosse dal

senza che

dimostrasse
il

Ora essendo per avventura
il

ve-

sentendo avvicinarsi
tale,

as[)ello, il suo suo termine mor-

rnilo ili." ne'cosloro pensieri

Severoli,

andava dicendo

al prelato ni[iole

ed

iioino

non

solo appartenente a quell'oin concetto eziandio di so-

ai suoi

domestici, che avea motivo di spe-

pinionCj

ma

rare di assolutamente morire nella festa
della Natività della C. Vergine, e di trovarsi partecipe in paradiso alle solenni letizie di tal giorno. Questo venuto, malgrado i medici e il parroco che noi vedevano in caso estre.no, volle ricevere ss. sagramenli con grandissima compunzione e pietà, e fra le braccia del suddetto amato nipote placidamente spirò dopo le orci I dell'S settembre i824>'i'^"'^" ^7> mesi G, giorni B. H a.° 78 del Diario di
i

non meraviglio che dovesse andare il primo al non evitabile sagrificio. IMa egli dispiegala in quel punto
verchia severità,
tutta la grandezza dell'ali iniosuOjappar ve

degno di

essere veramente PontelÌQe: imperocché senza lamento muovere, uoiiiiossi colla più eroica rassegnazionealsuo

destino, e riconobbe in esso
cielo,

un favore del
al

qual se fosse sialo goltrallo
loto

più

formidabile peso.iVb/t gli uomini ,

ma Dio

mi

lia

mie

spalle.

una croce che non era per le Ringraziamolo adunque e
Cos'i

Iloina ne annunziò la grave perdila di-

consoliamoci.

scriveva ad un amico".

si mostrò lutto propenso ad onorare e ricompensare il cardinale, che dovea tenere il suo luogo, e però lo ammise nella con2;re"azione consultiva da lui istituita,per chiamarlo innanzi a se quan-

Leone XII

cendo che dopo essere slato più volte sul margine del sepolcro per una complicazione di mali prodotta da vizio organico,
:

era passato

al

riposo de'giusli.

Dopo

al-

cune

notizie di sua decorosa carriera gli
1

rese questa testimonianza. »

santi ed e-

semplari costumi di questo insigne porporato;
il

do

gli

occorreva, non che ne'suoi più in-

suo metodo

di esercitare la di-

limi consigli,euon lasciòoccasionedi provargli ch'era suo

gnità episcopale Iralto dall'imitazione dei

ammiratore

e

amico.

Il

più egregi e applauditi pastori;

la

sua

il-

pei che fu divulgato,

come

toccai altrove,

limitata carità verso gl'indigenti; la vastissima sua erudizione specialmente nelle
discipline le più necessarie
di chiesa;

che ilcardiuale esercitasse una segreta preponderanza suH'auimodel Papa, indi ven-

necreduto da

tulli

il

più influente dispen-

ad un uomo ne hanno reso universalmente
i

siero delle grazie e favori sovrani. Certa'

amara

la perdita a tutti

giusti estimatori

mente

il

cardinale,

come per voto
al

erasi

delle tante prerogati ve che lo

adorna vano,
il

ubbligato di occuparsi ogni giorno

bene
avea

tra'quali per ogni riflesso dee darsi

pri-

delle sue diocesi, così per egual voto

mo luogo al santo Padre,

il

quale anima-

promesso a Dio

di

non

tacere a costo di

toaldi sopra d'ogni altro dal più ardente
desiderio del bene, anche più d'ogni altro

(jualunque suo pregiudizio, contro certi
principii di politica e leggi di stato, per
le
le

ha sentilo
che
n.°
vi

al vivo la

morte
si

di

un soggetto
zelo". Nel
i

quali a lui

sembrava che

si

ledessero

contribuiva con tutto
del

lo

immunità

ecclesiastiche, di cui fu

sem-

74

Diaro

stesso

descrivono

sos.

pre acerrimo propugnatore e difensore senza rispetti umani. Quindi Leone XII,

lenni funerali celebrati nella chiesa di

Mai iasopra ]Minerva,in
di

cui cantò

la

messa

che ben apprezzava

le

pure intenzioni del-

requie

il

cardinal Certazzoli, e poi fu

l'animo delicato del cardinale, nella nobile benignità e cortesia che lo distinse,
talvolta volle persino prevenirlo, reuden-

tumulato
maggiori

nel sepolcro gentilizio de'suoi
ivi

esistente.

11

suo

nome

sarà

sempre

in

benedizione perenne.
Setle vescovile

dogli ragione di alcun suo operato

opeu-

SEXAKTAPRISTA.

SEY
tiella

SEY
ili

55

Mesia

a.', «olio la

nietropoH

Mar-

cìatiopuli,di cui fu

vescovo Policarpo, Iradi Tracia. Oricns

sferilo poi a Nicopoli

dir.

i.

r, p.

1

23

I.

SEYNA
gustoi'ien).

o

SEYNY {de Seyna seu JuCina con residenza vescovile
di

nielkedi Grodno, riuniti all'impero russo. Racchiude vaste foreste e molte pcdiidi, ed più gran laghi del regno, che Sono Duzia, Metelle, Obelia, Paserey e Wigry. Un solo fiume un poco considelidi
i

rabile l'attraversa nella parte meridionale,

del regno di Polonia, nel palatiuato di

Augustow, e capoluogo d'obvodia, a 6 leghe daSuwaiki o SuAvalkij ei3 da Grodno, presso a un laghetto sopra un alUuentedi sinistra della Czarna Hansze. Occupa un'eminenza con 120 case, e più di 200 cristiani, secondo l'ultima proposizione concistoriale del 1 836. La chiesa cattedrale è sotto l'in1

Auguslow, voivodia

fertile.
il

Narew. Qualche porzione è assai Questa voivodia, di cui Suwalki è capoluogo con magnifica cattedrale, si
il

divide in 5 obvodie, che sono:

Lomza, Auguslow, Seyna, Ralwary, iVlarianpol. La città d' Augustow è pure capoluogo
d'obvodia, situata sulla
inetta, fra
i

laghi

Neczka e Seyna, a 49 leghe da Varsavia. Regolarmente edificata in legno e selciata,
porta
lonia
il

vocazione di S.Giorgio

mar tire,di elegante

nome

del suo fondatore re di Po-

struttura, con fonte battesimale, e cura

d'anime
pitolo
si

esercitata da un vicario. Il cacom[)one di 4 dignità, la prima dellequali èli decano, di 8 canonici, senza
le

prebende del teologo e penitenziere, di
[)reti

4

vicari, e di altri preti e chierici

Sigismondo II Augusto I. Hai eleganti chiese, una delle quali è cattedrale, comodoospedale, e 8 distillatoi d'acquavite. I suoi mercati sono frequentatissimi pe' bestiami e precipuamente pe' cavalli russi. Conta più di 2000 abitanti, e circa
1

addetti al servizio divino.

A

detta epoca

non

esisteva l'epifCopio.OItre la cattedra-

le nella città

non eranvi
il

altre chiese, uè

ospedale, uè confi aternite, né
pietà, bensì eravi
ni.

monte

di

80,000 l'obvodia. Oltre vaste paludi e molte foreste, possiede buone terre coltivabili e fertili. Ora riporterò quanto mi è dato leggeresu Seyna e Augustow,sti{!a
loro sede vescovile. Pio VII colla bolla

seminario con alun-

La diocesi comprende 120 parrocchie in una superfìcie di 325 miglia germaniche quadrate. Ogni nuovo vescovo è tassalo ne' libri della camera apostolica in fiorini 4oo,e le rendite della mensa ascendono a 6667 scudi romani. Le notiziegeograficheairermanocheioSeynaesisteuna
scuola palatiuale, ed

Ex

iinposlta,

de3o giugno 1818,
i5, p. 61, nella

Bull.
cir-

Rom.

coni.

t.

nuova

coscrizione delle diocesi di Polonia [f^.)

soppresse

la

sede vescovile di FVigry o

TVigiiy

{P'.), forse

perchè situata nella
la

Prussia orientale, e con la cattedrale
trasferì nelle città di

Seyna e
il

di

Augudeuo'
ve-

un conveato

di do-

stow

ch'eresse in vescovato,

cui vesco-

menicani,
in

i

quali sono tuttora numerosi
in Piussia; e

vo Augustoviensis
minahilur^
el in

sive Seyneiisis

Polonia e

siccome nel

voi.

eadeni civitale ecclesiaoi

LV, p. IDI,

per fallo tipografico fu detto

ab infrascripto li ter arimi executore (il

esisterne 107, ed invece

devo dire Sag, tuttavolla nel Dircclorium prò provincia Lilhuaniae el Russine ordinis Jf. Praedicatorum, leggo la cifra 32o. Al breve cenno che diedi ad Augusto vr, conie indicai in quell'articolo, qui aggiungerò le
seguenti notizie.
vile unita a

scovo di Wladislavia) in cjus decreto ex
presse referendam erigitmts in cathedralem, in qnani capituliwt antìfone Figcrscensis cathedralis iransferiinus.
bilito

E

sta-

quanto

si

conviene

alle diocesi e se-

di vescovili,dichiaròsulfraganea della

me."
r

Augustow

è città vesco-

tropoli di Varsavia, e lo è tuttora, (juesta di

Seyna

nella Polonia, voivo-

dia del palatiuato del suo

nome, che

for-

Seyna seu Augusloviensein. Per vescovo dichiarò Gio. Clemente do Gotez^vski di

masi de'terrilorii degU aulichi palatina*

Tykocin

delia diocesi di VVi-

56
gry, e di

S
questa da
f^iugiio

EY
lui fallo

SEZ
vescovo fino
inoltre
il

da'i6

1805, disponendo

Papa che avesse un vescovo
del

sulTr.ii^aneo

che ambedue gli conservò nel diihiararlo vescovo d' Adraso in pariibiis. Essendo morto il vescovo lVicola,governò la diocesi
il

pei aiuto; laonde nelle Notizie di

Roma

su(fiaganeo,flnchèGregorioXVl nel
i

18 19 per la i." volta fu riporlnla la nuova sede Seyna o Auguslow. Quindi JMo VII a' 29 maggio 820 lo fece suc1

concistoro de'2

novembre

i

83(3 fece ve-

scovo di Seyna seu Auguslo^'ien Paolo

SlaszynkidiKransnytaw diocesi diLubli110,

cedere da Ignazio Cryzewsky di

Ilalitz.

già canonico della metropolitana di
in
il

Ma per diversi n)olivi,cheil Papa es[)resse
nella bolla Sediatn eniscopaliuin translatiories,

Varsavia, e vicario capitolare
cante, conie di
la

sede va-

sommo

zelo,

quale fece

de'20 luglio 182
la

i,

Bidl.

cit. p.

professione di fede nelle n)ani del ve-

4i8, soppresse

sede vescovile di Sey-

scovo d' Adraso. Sono circa 5 anni dacché
la

na, eresse quella

niente, e la trasferì a
iki

d'Augustow separataSuwalki o Suvvao Souwalki, come ris[)eltaljile città,

sede è vacante, e
il

le

dette Notizie nep-

pure nominano

sulFraganeo.

capoluogo del palatinato d'AuguslovV', situala nel suo centro, e residenza del governo provinciale: stabilendola cattedrale nella chiesa

SEYNA o SERENA. r\ Sere.va. SEZZE [Se.tin). Città con residenza ve
scovile nella legazione apostolica dilMarit

lima

e

Caujpagna,

nella provincia di IMa^

parrocchiale di
il

s.

Croce.

rittìma dello stato ponti(icio,aulichis.iiuia
e celebre, vicina

Inoltre statuì che

vesQovato

si

chiamas-

aWePulndi Pontine [P^.),

se Siiwatkiciisein sta Aicguslovieiiscìii

sede di governo e di distretto, che

com-

e

vi trasferì

il

vescovo Ignazio già di Sey1

prende

Nonna

(^".)j

Bassiano e Sermo-

na e Augustow. Suwalki oSouwatki,a 7
leghe da Grodno,e piìidi

nela, di cui parlo a Velletri descriven-

Gda

i\ugusloAV,

do la
lano,

legazione, lontana per5 leghe e
1'

mez-

sopra un fiumicello che scaricasi nel VVigry, è benissimo fabbi'icata e abbellita, in

zo da Terracina, secondo

avv. Castel-

Lo Slato pontifìcio, e6 [ìo%le(ìal\ovuole Calindri nel Saggio del

luogo salubre e ameno,

in vasta

pianura,

ma come

ben popola
fici

d 3 o o o abi la n ti, e decorala di diversi pregi. E' animala da traft

a

da

pi

Li

i

pontificio stalo.

Sorge

sulla

levato e delizioso colle,
gianti olivi rivestila,
dio. A

cima di un esempre di verdeglo è
il

colle limilrofe Provincie rus'io-polacvi si

come

suo pensi

che, e

tiene un gran mercato.

Non-

mpio è

l'orizzonte che

da

essa

go-

dimeno

sebbene falla di concerto con l'imperatore di Russia Alessandro!, non fu trovata eseguibile, onde
la disposizione,

de, delle sottostanti pianure pontine vastissime,
rio.

Ad

Oliente

propinque al suo ferace territosi vedono amene collinetvili,

Seyna restò seggio
AuguslOAV,e come
co di
tulli

vescovile, e unita
tali si

ad

te

coperte di

di olivi e di lauri, a pie

proseguì a pub-

delle quali nasce

il

rapidoe celebre fiume

blicarle nelle Notizie di Roma o
i

almanac-

Ufenle navigabile, che ha foce nel mare
TiiTeno, e dal quale preseli nome la famosa tribù Ufentina o Ofenlina, che con
altre volava nel senato

vescovati cattolici,
a'

come

lo

è ancora.
trasferì

Leone XII

da

Taumaco

19 dicembre 1825 in partibus al ve-

romano. Dal

Iato

Seyna seu Augustovitn, Nicola Manugiewicz di Kaminiech; e di poi nel concistoro de' i5 dicembre 1828 gli die e deputò per siilTraganeo Stanislao Roska Choromaiisehi della diocesi di Seyna
scovato di
ó

di settentrione e quasi a livello della città
vi

sonoduecolli,<;o[)ra

uno de'quali per

la

giocondità del silo e perla salubrità dell'aria
il

triumviro Marc'Anlonio fece formail

re la sua famigerata villa, e conserva

no*

/Vey^»g»5/owe«, già arcidiacono del la ca t-

me

d^Antoniana. Alla distanza

teilralcd'AugustoAV, e lettore della chiesa

miglia dalla città trovasi un

8 monte che
di circa
la

parrocchiale Zambrowicense, prowisle

partecipa de'Lcpini, e stabilisce

scpa-

SEZ
razione e clemarcn/jotie delle dueilliis?ii

Provincie di .Maiittiuia e
cui

Campagna,

sulla

s.

nolugiogrecofu nativa diSez/e),s. Andrea, Angelo, 8. L(nen-^o, s. Paolo nella quale

sommità

esistono

ileliziosi cosini, abi-

trovasi l'episcopio de'vescovi di
crasi

tali nelle

migliori stagioni dalle ragguar-

cinaeSezze(alsuo temponon

Terra nuova-

devoli famiglie seline. Ne' suoi dintorni
dalla patte de' monti l'aria è pura, e lo>

mente unito Piperno), edificato con grande S[)esa da mg.r N'entiiniglia nel i64^,
dicendo
l'iscrizione:

dato n'è

il

soggiorno nella calda stagione.

Episcopns Taracialtri vescovi

Però l'eminente posizione della cillà, comecliè dominata da'venli,ha un clima incostante; nondimeno il Contatore, Dfliist. Terracinensi, ed il d.*" Rlarcotulli in una Memoria, la encomiarono. Seize non conserva l'antica e primitiva ubicazione, in

neiisis et

Setinusj e poi da
palazzo, più

restaurato e abbellito. Sulla dignitosaprincipale piuzza è
il

comodoche
del

bello, residenza del

governatore e del ma-

gistrato jnunicipale,ed

un tempo

com-

missario che
sulta

la

s.

congregazione di con-

pendio

al

sud-ovest e che

si

estendeva

si-

deputava
al

al

governo

della citlà,e su-

noalla Rladoiina dell'Appoggio, l'odierna

bordinato

govei'natore della provincia
scoscese, e

essendo posta nel vertice del

colle,

dove

diCampagna. Le strade sono

anticamente

Vi

era

la

sua ciltadellu deno-

selciate di sasso calcareo bianco; le fabbri-

minata Castnint dariint, psiche ivi si rinchiudevano e custodivano gli schiavi carl.iginesi.La sua esistenza viene confermata
ilagli

die ingenerale sono mediocri, oltre alcuni rimarchevoli edifizi. Alla

mancanza

di

acque perenni

si

supplisce colle cisterne,

avanzi delle

triplici

mura
i

ciclopee

e con atligerneal fonte

suburbano lungi

che restano; cioè quellcdel .''circuito, lateralmente alla chiesa di s. Rocco; quelle del 2.°, sotto il monastero di s. Chiara ; quelle del 3° circondano in gran parte la
città,

3 quarti di miglio: limpida e leggerissi-

ma

è l'acqua d'altra vena e Òq\{:x fontana

d'oro,uì?i per condottarla occorre
sa spesa.

immen-

Forma decoro

a

questa cospicua
fra quelle

specialmente dal Iato

di

mezzodì, ove

città la caltedrale, e

primeggia

più che in altro luogo sono conservate.

Queste mura che con 3 ordini cingevano
il

Caslrnni dnriiììi,e\^%yii\ situazione giuil

stificano
colo.

nome

dato a quel propugnapiedi eoo magnifica
al

Dalla parte di mezzodì è una via
1

buona archilettura in forma gotica, come loèil prospetto esterno, il ili cui ingresso guardava prima l'oriente eil era dalla parte della tribuna, ed ora lo ha a occidente ove andella provincia, essendo di

sotterranea larga
volta, che
schio.

1

conduceva dentro

suo ma-

ticamcnleeravi il coro, sopra il quale luogo s'innalza la torrecampanaria. L'inlcr-

Di grosse mura castellane è cinta
per un miglio di circonferenza,
le

uo

è a 3 navi a volta, abbellita da ardii,

la cillà,

pilastri e

colonne

di

marmo, con sontuoso
ri

comprese

dette superstiti dell'antico

e sonoro organo. Sono pella di
s.

marche voli

la

cap-

castello, e quelle parli e traili più recenti

Filippo pe' preziosi suoi

marmi

che costituiscono
ingresso

le

abitazioni. ]Ne

dauno

massime d'alabastro orientale,e
I. "altare

quella del

4

porte, cioè a levante la Pasci-

bel'a di stile detto gotico, e altre la più antica al
lina
,

indi viene la

quanto alle nord ovest è la Pao» Romana delta anche
descrive

nave destra, lanlo perla bontà ed eleganza dello slile,che pel quadrodipinlo in tela da Alessandro Bentivenga, esprimente la B. Vergine, oltre aldella
tri

porla del Piano, ed a seltenlrione quella
di
la
s.

pregievoli quadri che sono nelle altre

Andrea.

I!

Ciammarucone

cappelle. Questo tempio

munito

di battiail'ar-

sua patria con diverse torri, e ripartita

sterio,econ cura d'anime afìldata
ciprele,èsotto
l'in

in sei rioni

chiamati decarcie e

foi manti
s.

vocaziotìc dilMaria Ver-

altrettante parrocchie appellate
s.

Maria,
il

gine Assunta in cielo. Nell'altare maggiore giacciono le venerabili spoglie di
s.

Pietro, s.Parasceve (che secondo

u)c-

Li-

58

SEZ
di

SEZ
tlolh»

tlano abbate benecleltino, prolettore Jellu citlù, ivi ^l•a^fe^ìle

da altro luogo

Terracina e Sezze, nel i 594 Luca Cardino che l'ampliò, £'/JiVc, Tarr. et Setino;
coniin conservatori; nel

niedcsima, da

mg/

Perugini vescovo di

Terraciiiae Sezze, eda mg.i Criiscosetiiio

vescovo di Lettera nel 1 604. H santo visse euioiì nel monastero di s. Cecilia co'inonaci benedettini,
il

1617 Pompeo Angelotli, pioriun lo7 58 Calisto Palombella servita, Episcopus Seùnus, de
nel
i

clcricoruni seminario oplinie nieriliis

;

da

lui

fabbricalo verso

neh 775 Francesco Alessandro Odoardi,
hiijucc. Basii.

1081 presso il iluine Cavata o Cavatelo Sisto, e l'antico letto del fiume Rosciolo, e di cui appena restano le rovine. Insorta controversia dopo la beata sua morte tra setini e sermonetani sulla veneranda spoglia di s. Lidano, convennero di collocarlo sopra un carro e dove lo portassero due indomili giovenchi che vi
la
i

Calhed. Episcopus. Nella

chiesa di
il

s.

vescovo

1614 vi fu sepolto Pompeo de Magislris: iu quella
Pietro nel

de'cappuccini nel

^\\a,Epis. Ter. etSelinus in

Basilica (mi

fa

iG45 Cesare Venlimihacsua Cath. dunque sospettare che in
il

essa fosse deposto e così

seguente); nel

i

1786 Benedetto
è pure

Pucilli di Tolfa,

Terra-

citlaccarono, l'uno di Sezze, l'altrodi Ser-

cinae, Setiae, ac Priverni Episcopo. Vi
la collegiata de' ss.
1

moneta,
città.

ivi restasse,

e n'ebbe

il

vanto

la

Sel)astiano e
ele-

La cattedrale fu solennemente di nuovo consagrata a'j8 agusto i364, da
tv.

Rocco, eretta nel 761, abbellita con
ganti stucchi, e tra 'suoi

5

ni tari di

mar-

Giovanni deSora vescovo

di

Terraci-

mo

ria

e Sezze, per averla consunta

un incen-

è ragguardevole il maggiore: il capitoloda cuièuH'iciata formasi dell'arcipre-

dio.

Sembra che

la

sua costruzione nel-

l'odierna forma rimonti al i3oo.
in

Ciammarucone, che
vi

sotto

il

Leggo medesimo
in va-

altare maggiore
si

furono collocale
intere di
s,

Clemente XIII cappa magna, con bolla che incom.incia: Cuin Sctia clvilas olini romanoruni fjlorente repnhlica, cote e di

9 canonici,

a'

quali

nel

1765 accordò

la

d'argento
ss.

le leste

Lidano, e
patroni

lonia ùlulo prii'ilegii':quc decorata, e la
distinse

de'

Pietro e Marcellino

altri

con

altri privilegi.

Oltre

la catte-

di Sezze;

un pezzo

della vera Croce,

Spina
Cristo,

tinta del prezioso

un pezzo

di

sangue di pane credulo dell'uls.

una Gesù

drale, vi sono altre
li;

e

5 chiese parrocchia3 conventi religiosi con chiese poco
s.

distanti dalla città, fuori di porla

Paia-

tima sua cena, dell'incenso
ss.

oCfeitogli dai
lat-

sceve.

Il

I

de'minori conventuali subura
s.

Magi, del fieno del
13.

Presepio, del

bano con chiesa dedicala
ne consagrata a'2
scovo
di
i

Bartolomeo

te della

Vergine, un buon pezzo d'osdi
s.

apostoIo,che essendostala riedificata, ven-

so di

s.

Andrea apostolo, un dente
il

Biagio vescovo e

pettine col quale fu laIl

giugno 705 dal veFondi Vittorio Crucci visitatore
I
:

ceralo, e altre molle reliquie.
si

capitolo

apostolico della diocesi

nel

contiguo con-

compone

di 3 dignità, la

."
i

delle quali
il

vento
tità di

vi

fiorirono religiosi insigni persan-

è l'arciprete, le altre l'arcidiacono e

vita e

per dottrina, avendone deil

preposto, di

1

2 canonici comprese lepre-

scritto le notizie

p.

Theuli,

bende
vi

del teologo e del penitenziere, e di

rato niinorilico della provincia di

weW AppaRoma.
1

altri preti

e chierici addetti al servizio di-

no. 1

1

MaioccOfUe Monumenti dello siat.

lo pontifìcio,

6, p. 7 e seg., riporta le la-

pidi degl'illustri selini e stranieri sepolti

La chiesa e il monastero appartennero ai monaci cistcrciensi, a cui li diede nel i4(3 Eugenio III, e dipoi neli3oo Bonifacio Vili gli assegnò a'conventuali. Secondo
INLirocco, pare che la chiesa sia slata nuo-

non
le
si

solo nella cattedrale,

ma

ancora nelcattedrale
i

le altrechiese, e quelle

monumentali che
vescovi

vamente

riedificata da'fondamenti, dalla

riguardano.
rileva,

Da quelle della

pia generosità del ricordato vescovo

O-

che

vi

furouo tumulati

doardi di s.Elpidio nella Marca, e da lui

SEZ
consagrata nel i 769.
11

SEZ
cliia-

5y
porla ncll'inter-

Marocco non

suiti in

argomento
I

d'

imperitura riconola

ma
ne
la

rOtloaicli vescovo, e lodiceSctinojio

scenza, nel

G22 sopra

invece ho creduto tiare alla »ua asser/.iopili

no

della cliiesa eressero la seguente iscri-

probabile inteiprelazione
11

,

luUo

consiileiato.

2." convento, («roseguendo

medesima
il

via, lungi

un

4-° di miglio

dalla città, ède'cappnccini con bellissima
chiesa,
lutto edificalo nel
1

— jusTt'inpUhaC'— —
cone. D. O.

zione

marmorea

riportata da
S. P.

Ciammaru-

M.

Q. Sclino

^ Un-

Collega inunifcenlissi-

inofundiiLori
iiìini

SocitLas Jesu

— Grati amo-

592, circondalla pie-

monumenium

P. Vi sono ancora in
di

dato di

mura con ameno bosco,

Sezze due monosteri

monache: quello

Giovanni Pilorcio cav, de'ss. Maurizio e Lazzaro; quindi a'20 ottobre) 593 il suddetto vescovo De Magislris consagrò la chiesa sotto l'invocazione di s. Francesco. Il 3.° convento, continuando la stessa strada, distante da Sezze un miglio, è de'francescani 'ifuimali, che per essere a ridosso d'un colle, il soggiorno non è perfetto. Ciammarucone riferisce che a suo tempo e nel 164 1 » retà del nobile setino
ligiosi colle

dell'ordine di s.Chiara, in cuiairc[)()ca del

pallio isterico ricordalo viveanojo

limosine slavano Aibbricando
il

chiesa e convento,
e che intorno al
te

quale riusciva gran-

dioso e uno de'più belli della provincia;

medesimo pouìposamenfrondeggiava un verdeggiante quercecon piante
d'elei,

to, eziandio

olmi, lauri,

nache professe, olire le zitelle che tenevano in educazione; l'altro è quello della sagra Famiglia delle oblale del ss. Barnbill Geau [f^.), per l'istruzione e educazione delle giovinette, istituito dal gran cardinal Corradini[F.) setino, protetloi ilella congregazione di lloma, acni soiuminislrò ben più di oooscudi. ftlg.rFabi Montani nella dotta biografia che compilò di questo amplissimo porporato, e che pubblicòcol ritratto nel 1. o i\e.\\' Album di Roma, a p.ioSe Sgo, esaltando giustamente il di lui singolare amor patrio, osserva che il più bel servigio che rese «
i

1

castagni,

veramente

delizioso,

romantico

Sezze fu

il

convitto della sagra Famiglia.

e poetico.

La chiesa
il

è magnifica, e nell'al-

tare maggiore

grandioso quadro raps.

Vedeva egli con dolore come per difetto di buone istitutrioi fosse ivi negletta l'educazione delle donzelle, dalle quali
di-

presenta

la visione di

Francesco nella
il

quale ricevè dalla B. Vergine
eseguita nel
ri.

s.

Bam-

bino Iralesue braccia, lodatissima pittura
Inoltre

608 da Benedetto MelchiorCiammarucone ricorda che
1

nelle couvicine colline eranvi diversi ro-

pende il ben essere della società. Laonde appena seppe che il suo generoso concittadino Bartolomeo Piota avea a tal uopo cominciato la fabbrica d'un monastero, egli si uiùa compagnoeneassunse il proteltorato,quindi vollea sue spese aggiun-

mitaggi colle loro chiese,abitazioni e giardini. Nellaciltà fiorirono
li
i

gesuiti,)

qua-

anche in Sezze hanno diritto alla comune riconoscenza, pel gran bene che vi opelarono, massime per la pubblica istruzione. Nel bel mezzo e nel sito più elevato della
città,

gere un braccio, chiamato ancora la fabbrica nuova, e considerò lo stabilimento

come
la

cosa tutta sua.

A

tale elfetto
ss.

famiglia di oblale del

formò Bambiu Gesù,
Clemente XI

e di iMaeslre pie (.[[YhevhojC

per cura del

p.

Claudio

Acquavivapreposito generale della compagnia dlGesù, fu eretto undecorosocollegio,

ne a[)provò l'istituzione, con facoltàamplissimealcardinale sul governo e compilazione degli statuti, che poi stamnel
1

7

I

7

con sontuosa chiesa sagra

a'ss.

Pie-

pò nel 1729. Avendo
sto se ne
la

le

oblale comincia-

troe Paolo, il tutto incominciato

neh 589
la cospii

to l'insegnamcnlo con successo,

dalla nobile e splendida generosità del

aumentò

il

ben prenumero, ed ebbe egli
la

comune

di Sezze,

che v'impiegò

consolazione di vedervi entrare

pro-

cua sonmiadj 70,000 scudi; per cui

gè-

pria sorella Loreta. Al convitto aggiunse

6o
L'i>.lituto[)eila

SEZ
nel
I

SEZ
si

lachiesn.clieconsagrò a'aS inaggio 17 18.

fama che

acf[iiistò

mos-

nifacio

se

Benedetto XI V, per agevolarne
Il

l'utile

propagazione, a favorirlo, onde fu largo
di grazie spirituali.
lincile visse, di
le

di Dio fr. Boda Sezze minore riformato, il quale cooperò in Roma all'erezione d'un ospiziopoi unito a quello di Tata Giovanni.

798 dal rinomalo servo

cardinal Corradini

La

nobil

donna Giacinta

Pacifici,

vedova

questo pio luogo formò
lo

del cav. Superio

De

IMagislris, virtuosi e

sue delizie, e in morte
di

cliiamò ere-

amantissimi della

comune

patria Sezze,

de

sua pingue sostanza, ordinando con
vi fossero
la

mirabili disposizioni, che

sem-

suo vr.ntaggio e decoro, ed inerendo alle benefiche e provvide intenzioni del suo

pvei^obhie, ed alleandone

protezio-

ne e amministrazione al cardinal protettore della congregazione di s. Ivo, di cui trattai a Cupia romaxa. Ed è perciò die il cardinal Macchi decano del sagro collegio,
s.
il

degno consortCjCol suo mirabile testamento , dopo aver lasciato il suo corpo alla chiesa di s. A una giuspadronato di sua famiglia, e disposto due annue esequie per
se e pel defunto consorte e loro antenati,

come
tì'A

protettore del pio istituto di
I

coll'intervenlode'due capitoli el'estrazio-'

Ivo,

giugno 85

I

si

portò a visitare

eio'.iastero della sagra

Famiglia. Sezze

si

pregia di contenere

il

seminario per

le

ne per ciascun anniversario d'una dote di scudi 3o in favore di povera zitella satina; quindi lasciò tutta la sua pingue eredità,

tre diocesi riunite di Terracina, di Sezze

unitamente

a quella del consorte,per

e di l'ipcrno,

il

quale sostiene anche

le

gl'istituti tl'istruzione e di
i

educazione

Irci
i-

parti di liceo, fatto risorgere e rifiorirà

benemeriti coniugi concertati. La pia

nit'diantejezelantissimecure del vescovo

stitutrice e insieme esecutrice delle

gene-

Luigi Frezza
tosi

(/".) poi cardinale.

Pertan-

rose disposizioni del marito cav. Superio

Diario di Ro/«-7deli828.« Difalti non ha egli risparmiato nèfatica, nèspesa onde provveder-

apprende

nel n.° 12 del

DeMagistris sepolto nella cattedrale, dettagliatamente fece tutte quante
le

prescri-

zioni sugl'islituli, case, maestri e maestre,

lo di scelti e di

rinomati soggetti, tanto

nell'amministrazione, quanto nell'istruzione, lingue, letteratura, filosofia, mate-

matiche pure e miste, teologia
tica e
ni,

domma-

morale, storia ecclesiastica e cano-

mi nist ri, inservienti, ani mi nistrazione, modo delle istruzioni. Per l'esecuzione di lutto nominò un consiglio composto del presidente maestro prò tempore della scuola di legge civile e canonica; di due esecutori leslamenlari,nelle persone degli arcipreti
la
si

canto gregoriano; lutto s'insegna con
i

ze!oe premura, talché nel giorno

o gen-

prò temporedella cattedrale e del-

naio essendo stato
to onorato
all'

il

detto pio stabilimen-

collegiata; e di

due deputati da

sceglier-

improvviso dagli ottimi

dai tre precedenti. L'ottima vedova Pa-

monsignori vescovo e delegato, corteggiati dal governatore della città, dal cor-

cifici

stituti in

ordinò l'erezione di due scuole o iSezze, uno pei maschi, l'altro per

po nmnicipale
lievi

e da'

due

capitoli, gli al-

le

del seminario e del liceo gareggia*

mali cittadini

femmine, a vantaggio de'suoi tanto adovendosi però separata,
i

rono nel far mostra del loro profitto con
piena soddisfazione e sorpresa di
tutti.

mente amministrare monio edi quello del
sorte
egli

beni del suo patri-

cav. marito.

Impe-

Anche l'economia ed il locale vanno prendendo di giorno in giorno forma migliore, onde non solo dalle tre dette diocesi,

rocché, secondo l'idea concepita dal con,

ordinò

alla

moglie

di

fondare
a

in detta città degl'istituti di capi d'arte

ma

dalla provincia e dalla slessa capi-

comodo
ze, di

e istruzione de'cittadini, di sciendi

tale, la giovenlìi vi

concorre per esservi
le

educazione e
alle

buoni costumi. Perla

educata

".

In Sezze vengono

donzelle
eretto

tanto quello pei giovanetti

Pacifici i-

anche

islruite in

un orfanotiofio,

ucreudo

brame

del coniorle lo stabi-

I

SEZ
8 individui, e di più se aumcntnte le rendite, con tnaeslri di di verse scienze, escliidendo la musica, tranne il canto fermo. Di più stal)ilì che alcuni capi di arti
r* (li

SEZ
eloquenza edi
filosofia, e

6i
quest'ultima (or-

re è pure presidente della pia opera, di

nila d'un gabinetto fisico corredalo delle

ineccaniclie e pagali dal patrimonio, gra-

tuitamente ricevessero per insegnarle
prende!
zelle
la

tutti

que'giovanetli salini che bramassero aple.

L'istituzione per ristruzioiie e
la fissò

opportune nìacchine,descrilte nel n.°i i6 del Giornale di Roma del 85 e inauguralo con solennità dal prof. d. Fran» cesco Rcgnani, autore della Democrazia callolica. Qui noterò che il eh. p. Ange1
r ,

educazionedelle giovinette
famiglia

a6don-

lo

Secchi gesuita, direttore dell'osservacollegio

con 3 niaestre idonee da

trarsi dal-

torio del

romano,

nel i85ci

si

De

Magistris, lequali dovesse-

portò in Sezze e nel palazzo

De Magistris
bella

sero pure fare scuola gratuita alle giovinette poveredella città.
fattrice

formò una piccola specola con
sul livello del
te,

me-

La vedova benemorì a'f)geonaioi82 5,eLeoneXlI

ridiana, trovando che Sezze ha di altezza

mare 3o4 metri. Finalmenimparassero
le arti,

sottopose alla Congregazione degli studi

perchè

i

solini
la

fu

[f.)
della

la

sorveglianza dcll'amministrazioìie
eredità
,

disposto che

pia opera

mantenesse 8
la città

medesima
il

siccome riguarin forlui

giovani neir Ospizio di Tata Giovanni

dante
nala.

pubblico insegnamento, ed

(A.) di

Roma. Ad

oggetto che
tali

a-

za della bella pel

medesimo da

ema-

vesse sollecitamente
dai coniugi
i

vantaggi disposti
vi si

Quindi avendo destinato

visitatori

De

Magistris, più volle

apostolici delle università della INIarca e
dell' tfnibiia,

portarono cardinali prefetti della congregazione degli studi. Nel 83
1

non che con visitatori

ai pii
il

1

per questo vi

patrimonii riuniti Pacifici de Magistris,
p. ab.Cappellari

si

recò anche

il

cardinalZurla prefeltodel-

poiGrcgorioXVi,ernvv,
agli
vi
si

la

concisloriale

Teodoro Fusconi, questi
si

rio di essa
li

congregazione degli studi, col segretamg.r Soglia ora cardinale,i qua-

8 aprileiSa^

recarono
i

in

Sezze e

presero opportune disposizioni a profiti

trattennero oltre

5 giorni, prendendo cogiiizionedi tutto e prescrivendo opportune provvidenze per l'esecuzione de'benefici istituii.

to della città. Nel

835

vi fu

pure, e

due

volte vi ritornò,

il

cardinal Lambruschlni

prefetto di detta congregazione, e per lo
stesso

D' allora in poi

lo

pia opera

motivo, sempre

in

compagnia del

Pacifici

de Magisriis venne tutelata dalla

cardinal Fransnni protettore delle

mona-

detta cardinalizia congregazione, di con-

certo col consiglio d'ammini>trazione sta-

che clarisse,unitamente ai segretari della congregazioneeora cardinali AltierieCaterini.Allre visite
vi

Se non che esamifatte, pel meglio e per ragioni economiche, in luogo di aprire le due case, una pe'maschi, l'altra perle femmine, fu stabilito con approvatuito dalla fondatrice.

fecero

il

cardinal Viz-

nate

le istituzioni

da

lei

zardelli prefetto, e mg.'

Simonetti segre-

tario e poi cardinale, e

vi

furono pure

pei*

altre visite

mg

r

Capalti e mg.'" Ralli se-

gretari della
cui
ra.

zione pontificia: che 8 giovani

si

mantedi

nessero agli studi a spese dell'opera pia di
vitto e vestito, nel

medesima congregazione, a preme assai il progresso della pia opeVi sono ancora in Sezze molle confra-

seminario diocesano
le

ternite con abiti bianchi, neri e rossi, tutte co'propri oratorii, cappellani e rendite.

Sezze, in

una carnei ala separata

e col pro-

prio prefetto.

femmine aumentale a 8, si educassero e istruissero nel monastero di s. Chiara della medesima città, a spese dell'opera pia. Che egualmente a
carico di essa
si

Che

Vi è una colonia d'Arcadia fondala nel I 747) col nome di Colonia arcadica Se.lina, che fiorisce in prosa e in verso. Anticamente Sezze avea
la

giurisdizione del

pagassero tre cattedre nel
il

mero

e misto impero, che esercitava ansi

seminario, cioè di legge e

cui professo-

cora nel suo disliello, che

compose

del

62

S

EZ
tk-1

SEZ
sagrificò la vita agli dei infernali per la
.salute

miinitissimo cnslello d'Acqnn Pn77a,
castello l'cliala, e di quelli di

Trevi edi

dell'impero di

Roma. Vinsero
la

i

ro-

Tcneto; di che copiosa mei) le fratta il Corladini.Per molto

mani, e concessero be
altri soggetti,

pace

ai latini

loro

tempo fu decoiata,corae
la

parenti e confederati.

nobile ciltàjd'un cardinale per goveniatoie,al

La stirpe Annia ebcome n'ebbe la Fulvia e

quale Papi
i

davauuin commen-

credesi selina, la l'onteia e la Cazia. Caio

da e

in

aniministiazione perpetua. L'ede'seguenli cardinali. Nel
52C)

lenco pubhlicatodul cardinal Coriadinisi

Valerio Fiacco celeberriujo poeta, autore i\t\\' Argonantica e di altre opere insigni,
si

compone

i

meritò l'amore

dell'

im[)eratore
al-

^/o,nel i535 Antonioiyrt/iseverinOy nel 53g Ennio Filonnrdi, nel
i

Tommaso de
J

Vespasiano: altri
tri

lo dissero
le

padovano,

romano. Tra

famiglieche ne'tempi

5 jo con brevedei Sfonclralì che fu padre di Gregorio XI f-^ nc\ 1 5^0 Francesco Tournoiiy nel 5 j is'icolò Gaetani
Pio, nel
1

540 Rodolfo

successivi principalmente figurarono, fu
la

27 febbraio Francesco
1

Brancaleonc, e R.innldo con diploma

fu da

Innocenzo
s.

III

preso sotto

la

protele

1

zione della

Sede, probabilmente per

o Cnelnni, verso ili56i Filiberto Naldi Babou. SeZ7e ha per istenima im bianco
leone, con l'epigrafe
:

sue benemerenze colla medesima. Cicco

Brancaleone.fucav. templario e letterato.

Seda piena bonis,
lo è
il

Guglielmo Pagani
cenzo
parlai nel voi.

fu investito

da Innodi cui

gerii albi sigila Lconis.ìii\ pev protettore

III del castello di

Fah'atera,
|).

un cardinale, e presentemente dmale Antonio Tosti.
Si gloria Sezze di molti
liscili

car-

XXVII,

278. Marco PaIM.nia di Sezze.

gani canonico della basilica Laleranense,
insigni,

uomini

sepolto nella chiesa di

s.

dalle sue

numerose
il

e potenti fami

glic,edi cui trattarono

Ricchi nel Tea-

tra degli nominiillnstri del
scili:
il

regno de ì'ol-

Corradini,/^f Eccle<;ia Selinaj ed

Napoleone Rainaldi si crede autore della torre omonima o Torre del Foro, ed al quale Onorio ili concesse in feudo il castelloo fortezza situata fra PipernoeTerracina,

iIGiorgi,Z?/.y5er/rt//o historica.

Nominerò
Lucio

non

piìi esistente.

Un ramo
si

della

le famiglie

ed isetinipiìi

distinti.

celebre famiglia Frangipane

stabilì in

Anniopretorede'Iatini,che nel senato Ialino pronunziò
la

Sezze, ed Antonio fu spedito ambasciatore nel

una robusta orazione, dal-

1437

al Vitellesclii legalo

d'Eu-

quale

si

vienein cognizionedella poten-

genio IV. Dalla Ceccarelli uscì Giovanni

za e nobiltà di Sezze.
ti
i

latini

contro

Con questa sollevaRoma, fu da loro eletto
romano, ricusanla

domicello

di Sezze,

che da Rotiifacio IX

fu investito in

feudo di Cisterna, e della
sua po-

ambasciatore al la repubblica romana. Recatosi quindi nel senato

Rocca chiamata Castel Vecchio,con parte
della terra di IMarino,per tutta
sterità.
la

do

di

(lepoirelearmi control sanniti, con

Rainaldi e Sassone Tacconi rnac'

eloquente orazione gl'intimo
iirjnie di

guerra

iu

slriostiari pontifìcii,canonici napoletano

sua patria e delle altre colonie

latine,
la

die orgogliosamente equiparò nelgrandezza a Roma, fuorcliè nel consoper cui irritò quell'augusto consesso.

lato,

iceverono due diplomi da Clemente V, in cui sono chiamati militi. Castagna si stabilirono in vSezze nel i5oi, quando Girolamo sposò Solenna Normee lodino,
1
I

Quindi pel suo valore e perizia nelle armi fu eletto a duce suptemo dai confederali latini, e guerreggiò nella

sini di

ragguardevole stirpe
II

:

Raimondo
esperto ed

fu falconiere di Federico

,

Campa-

gna con T. Manlio console. Le due orarioni di Annio, tolte da Livio, le pubblicò Ciammarucone. A Capua seguì il combattimenlo, e
vi

erudito in ogni letteratura. Ricchi parla delle signorie e delle prerogative de'Castagna,
sai

come

rielle altre famiglie,

che as-

perì Dccio

Mure console che

figurarono in Sezze, cGio. lìattista ultimo di essa fu cav. gerosolimitano; altri

SEZ
cavalieri
tli

SEZ
l'imi versità

G3

questo cospicuo ordine furo-

dc'convenlnnli, professore di teologia nel-

no Gio.AnloniotleAttiscommeiul.tli Rovino, Pielruccio Frangipane, e Bernarri

romana

e vescovo di Lettere.

Sebastiano Leopardi canonico della cattedrale e vescovo di Venafro. Anania

dino Normesini. Vi furono selini cavaliedi s. Stefano, di Calatrava, di s. Giaco-

Con-

iugi vescovo d'Asisi. Pietro Santefabri ve-

mo,
I

e di altri ordini militari ed equestri.

scovo d'Orleans. Giacinto Tagliente be-

Normesini vantarono nobiltà e ricchezze, ed ebbero in feudo Trevi (^''.)e Norma,^ forse da questa derivò loro il cognome. Paolo Nori/iesini fu arciprete della cattedrale, e da Sisto V fatto vicegovernatore di Rieti. I Ciambariconi o Cianimarucone furono sempre considerati tra
i

nemerito missionario in Egitto, A leppo e Albania per 3o anni, poi vescovo di Catlaro.
lizia,

Furono elevati alla dignità cardinaPagano Pagani da Pasquale II, che
Ruberto Pagani selino suo nimonastero di s. Pietiodi
nel voi.

facoltizzò

pote, di cedere al

più nobili e doviziosi di Sezze, signori

Magna (della quale parlai XXVII, p. 5,74 e altrove) certa
Villa ra delta Tavolato.

peschie-

della terra e fortezza

d'Acqua Puzza ch'etenevano con gelo-

Leone Drancaleone
III,

ra distante 3 miglia da questa c''llà,con
castellania che
sia
,
\

creato cardinale da Innocenzo
versi autori

che dii/io ro-

l*api

vogliono ancora pati

a motivo del punto strategico della viaove sorgeva. Tra Ciambariconi fiorì
i

mano, ma Ricchi dimostra il contrario. Roberto R.ainaldi cardinale d'Onorio III
del titolo de'ss. Gio. e Paolo, giudice or-

Pietro prelato della curia

Paolo
de'riti

V
:

e

romana sotto Urbano Vili, canonico Late-

dinario di
la

s.

romana

chiesa, ricordato nel-

ranense e segretario della congregazione

bolla deli2 r7 a flivoredi

Simone ve-

pure Maestro delle cerernonie ponli/ìcie, onde ne riparlai in quell'arti
fu
colo.

scovo di Terracina, che avendola sottoscritta col cardinal

Porzia,una del le due superstiti Ciam •

nella biografia di questi. Altri

Tommaso, ne parlo monumen-

bariconijSposò Torquato Corradi ni nobile
di Cori, d' antica prosapia originaria di

ti in cui si fa menzione di Roberto li ricorda Ricchi. Questi e il Giorgi pretendono

Reggio di Modenn; si stabilì in Sezze, ove nacque Pietro Marcellino poi cardinale;
altro

setino
la

il

cardinal Pietro

iS'r/wo rettore del-

p^uvincia di I\Iarittima e
di

Campagna,
Svevia a reegli è di

ramo de'Corradini

restòdomiciliato

che obbligò Corrado IV
stituire

in Cori. Gli

Aniballio Annibaldi, derivati

Sora

alla

s.
il

Sede.

Ma

A-

dagli antichissimi di R.oma, fiorirono in

nagnijcd in

fatti

cardinal Corradini cal-

Sezze, e l'ultima di essi entrò in casa
tugi. Altre famiglie illustri

Con-

furono eliStroi

dissimo d' amor patrio, sebbene afferma che Sezze ebbe soltanto 4 cardinali oltre
lui

moli,

i

Massignani,
1

i

Valletta,

Gigli,

i

e

compreso Sasso, riporta
d'Anagni:
lo

le

diverse

DelNovis,

CoIona rdi, e molte alt re ricor date dal Giorgi, li p. m. Gio. Francesco Buccarelli commissario generale de'conventuali in Francia, fu valente predicatore apostolico.

il

opinioni sulla patria, insieme a quella che
lo fa

prova anagniiio

DeMa-

gistris nella

Storia della cillàd' Aunghili.

Dal Corradini neppure viene nominato

Di

altri insigni religiosi trat-

conventuale

p.

Theuii

nel!'

appai

rato minoritlco. In santità di vita, oltre

sunnominati, devesi ricordare il ven. servo di Dio fr. Carlo da Sezze minore riformalo, autore d'un gran numerodi opere
sagre e ascetiche,
il

Girolamo Nili ossia il b. Girolamo Tommasino di Sessn (F.) e non di Sezze come vuole Giorgi, ed io seguendo Novaes ho detto nel voi. VI, p. 3o2(ove con Marini,

Archiatri l. i,p. 289, riferendo che lo condussea RomaGio.PietroCaraffa, e che

cui elenco pubblicò

col favore del cardinal Oliviero Caraffj,
zio di questo, entrò nella corte di Giulio
li

Ricchi. Nella dignità vescovile abbiamo:

Fraucesco Bruschi Diinistrò provinciale

per medico, essendosi sturbata

la

coni-

64

S

EZ
Sezze

SEZ
e du'Circcnsi

posizione tipografica, soQibra nipote dell'Oliviero e noi fu, essentloloGio. Pietro),

con belle

incisi oni. Im-

pedito da' luminosi suoi impieghi e dai
gravi negozi, e preferendo al vanto lettera rio l'amore a Ila chiesa uni versale, quan-

poi mi letlilicai a IMedico: Gio. Pietro Caraffa

suo amico, divenuto Paolo

I

V,a'20

dicembre 555 lo voleva cieare cardina le,dignità che virtuosamente ricusò. Inoltre alcuni crederono di Sozze Laudo o Landoiie Frani^ipane Sitino, anlipapa Innocenzo Illconlvo Alessandro III. Nel l'erudita opera di Lodovico Anastasio, /storia ilcgli antipapi
t.

do stava per pubblicare il t, 3." consegnò memorie e documenti raccolti per la vasta impresa al dottissimo p. Giuseppe Rocf'o Volpi gesuita, raccomandandogli
le

in particolare la descrizione de'rari pregi

e vetusti
tria,

monumenti
in

di
la

Cori sua 2." pagiovò,
nel

2, p.

1

07,

si

tratta

onde

più guise

come

di-

dell'antipapa Landotie Sitino della famiglia


la

all'

articolo Velletri

descrivere

Frangipani, senza far parola

di

Sezcar-

legazione, parlando di tale città; peril

ze.Vero Papa piuttosto dovea evseie
in

il

ciò

Volpi proseguendo

il

melotlo del

dinal Pietro iMarcellino CorracUni, nato

Sezze a'x giugno Gj8, e ove apprese
i

compì l'immortale opera per quella parte soltanto che riguarda il Lacardinale,
tinnì
le

in parte le

umane

lettere,

che onorò

e-

proplianutn,e

la

dedicò
il

al

cardinaili

porpora che ricevè da Clemente XI, in meritato premio del suo sipere e virili, dappoiché fu
niinenteraente
la patria, e la

medesimo. Gloriandosi

cardinale

chiamarsi setino, imprese a rivendicare
l'onore della sede vescovile di Sezze, al

sommo

giureconsulto, insigne erudito,
politico, difensore

modo

che poi dio, ed

alle

grandi e be-

acerrimo dei pontificii diritti, zelante vescovo di Frascali, esempiosplendidodi benefico amor patrio, e mecenate de'Ietterati. Difese con dotte opere la s. Sede contro l'iniperatore per
le

profondo

nefiche prove d'

amore

già narrate verso
il

Sezze,a!tre ne aggiungerò, e

suo

nome

è in [lerennebenedizione Ira'setini. Questi

con compiaceli te gara additano al
re
il

forestie-

palazzo

ili

cui nacque,
il

il

sagro fonte
lui
i-

Prtci primarie

(^''•),

e

la

tem-

ove fu battezzato,

monastero da

porale sovranità di Coinacchio{^F.), ed ebbe gran parte ne'clamorosi tratti, coi
re di Napoli, di

stituito,il suoritratto collocalo nella sala

municipale: ne conservano gelosamente
gliautografiji diplomi ed
dinalizio.
il

Spagna

e di

Sardegna,
rettituiline

cappello cardi

perchè

colla sua destrezza e

Usuo nome risuona

frequen-

felicemente riusciva a comporre (jualun-

te glorioso,specialmenle nel

monastero e

que arduo

affare.

Nel conclave

era per eleggersi Papa,

deh 780 quando la Spe-

nella colonia arcadica. Onora
te
i

grandemen-

salini la loro costante e tenera rico-

gnagli lanciò V Esclusi\>a, del quale abuso parlai ancliea Sagro collegio. Questo
invece nel conclave del
I

noscenza, virtù quanto doverosa altrettanto rar
i

ad esercitarsi

I

740 tornò
se

a [)ro-

lenni e edificanti prove

il

giorno
di

Ne dierono so25 febdetto

muovere
lo,

la

sua esaltazione

al pontificafa-

braio 1 843, in vece degli 8
cui

mese io

ma

egli

francamente

ne ricusò,

cadde

il

centenario della pianta mor-

cendo considerare a'cardinali: richiedere tempi un Papa di fresca età, fijrtedi petto e zelante, ed egli ottuagenario essere
i

te del cardinale,

imperocché
il

si

legge nel

n.°

22

del Diario di lìonia di quell'anno,

che

in Sezze, di cui

cardinal Corradini

vicino al sepolcro.

A celebrare

i

fasti del-

l'iolera provincia, e
ri

con essa quelli

di

Co-

fuedèoroamento,venne con istraordinaria pompa celebrala la suamortualecomniemorazione. Pertanto a preghiera del
gonfalonieie maggiore Giuseppe Carnebianca, che anco in questa occasione spie-

e di Sezze, incominciò la celebre opera

Latiunn'clns et sacrimi , nulla tralascian-

do per
lia:

illustrare
t.

gloriosa parte d'Ita-

nel

2.° trattò dell'antica storia di

gò zelo veramente patrio,

si

restituì

da

SEZ
amatissimo vescovo mg.'' Arelini-Sillani, per la cui venula fu
Terrncinn a Sozze
l'

SEZ
eie

r.T

galloni gialli le adorna, vestiario velungriifìco, e
I

ramente
l'antico.

che conserva delintrecciati
,

piolialla
tedrale,

la

tiecorosa f'imzionc. Nella catlutto, fu

capelli

egualmente

nobilmenle adornata a

e uniti con larghi nastri di seta

nel centro eretto

un magnifico tumulo

diviso in 5paifi, ricco di faci e di decorazioni,

sta all'esterna fronte della chiesa.

con lutine epigrafi, oltre quella poL'urcol cappello cardinalizio del

hanno una particolar foggia e acconciatura nelle maritale; il Marocco disapprovala consuetudine delle donzelle di sposarsi appena giunte
nubile
di

all'età di i?.

o i3 anni, pel

na cineraria

pregiudizio che dicesi zitella rimala la

defuntosi elevava nella sommitàdel

mo-

20 anni

:

riferisce

ancora che

il

numento.

Ivi

furono celebrati magnifici

dialetto in moltissime parole corrotte con-

funerali, con l'intervento del vescovo, dei

serva vocaboli della bella lingua del
zio, la

LaNel
set-

due
del

capitoli, del seminario, delle oblale
s.

Bambino Gesù,

delle corporazioni

più a

quale crede che lungo delle altre

ivi si

conservasse
latine.

città
il

religiose, dell'intiera magistratura, delle

febbraio

i844

''•

«'attivò

mercato

autorità governative, e nulitari degli ausiliari e

timanale, di cui godeva in passato ne'sabati di tutto l'anno.

de'caccialori, delle principali faIl

miglie e del popolo alfollatissimo.

ve-

che prima
arti, e

in

Trovo nel Calindii Sezze eravi un consolato di

grifizio,

scovo dopo avere offerto l'incruento sacon lunebre orazione ricordò le
la

teriore

che ih. "vantasi eretto, e però anad ogni altro delle capitali d'EuTreponti oTriponzio, Tre

preclare virtìidelcardinalCorradini; e

ropa: di più crede, che nel territorio fossero
le città di

sua eloquenza, adir tutto
alla vastità del subbietto.

in

poco, fu pari

qui ebbero

Ta[>erne[f^.),eRej^eta,con ilForodi Appio (di cui parlala FossanuovacPiperxo:

fine le pubbliche dimostrazioni, giacché

nella sera alla sala municipale splendi-

Ciammarucone non conviene che Fossanuovaoccupi
ri
il

damente illuminala, dove

si

collocò in

sito

diForoAppio,il quale
ri

modo
alla

onorevole

il

busto del cardinale,

tiene che fosse edi fica to
il

m petto aSez?e,
mare
in

presenza del vescovo, della magistra-

presso

Ninfeo ch'è

il

fiume che nasce a
feci

tura, delle altre autorità e del fiore dei
cittadini,

Ninfa, e anticamente entrava nel

con solennissima adunanza poe-

Astura: del Ninfeo e di Ninfa

parola a

tica, fra gli

armoniosi concenti,

si

enco-

miarono in prosa e in verso la dottrina e le non peritureistituzionidel porporato. Al forbito elogio di d. Giuseppe di Bella fecero eco le composizioni, non meno degli
li

lNoRMAeaPALUDiPoNTiNE;diAsluraaPoR' TOD'ANZo),e non lungi l'altra di Sessa-Pomezia (di questa tenni proposito a Sessa:
Nicolai, De' honifica me/ìli delle terre Potiti

ne, con fatò Corradini nel credere

la sta-

accademici arcadi presenti,chedi quel-

zioneMesa,il luogo ove fu Suessa o Sessa-

corrispondeuti,che a gara sparsero fiori, odel Ialino o dell'italiano Parnaso, anche
in greco, sulla

Pomezia). Sezze a'tempi degli antichi ro-

mani ebbe un isplendido
curia magnifica, di cui
stosi avanzi,
il

anfiteatro,

tomba

del

memorabile carMarocco, che
fra
si

si

vedono

i

una mae-

dinal Corradini, insigne benefattore dei
de'grali setini. Rileva
i

collegio degli auguslali e
i

il

de'fabri, l'erario,

templi di Marte, d'Er-

luoghi della provincia di

distingue Sezze pel
vestire del popolo;
le

Campagna costume e modo

cole,diApollo,di Augusto, di Mercurio,di

di

Saturno, presso

gli

avanzi del quale nel
di

famiglie di civil con-

1818

fu trovala

una lapide

bronzo

iu

dizione incedendo alla romana.

Le femfi-

contrada delia

Madonna

della Pace, forse

mine vestono drappi
no
alle spalle,

di vivacissimo colo-

re rosso, cioè usano veste talare unita

appartenente a qualche ara votiva, e riprodotta da Marocco. Dal lato sinistro della via

dove varie

liste di

fettuc-

che conduce a Piperno

si

trovano

VOL. LXV.

5

66
i

S

EZ
si

SEZ
Hiondo^eassai daValle,Ricchi e
nitri.

ludeii (IcH'nnJicn villa tlilMcrcnate, in

Vo-

vocnboloPontanelio, dove
la reticolate, e 7

vcilono inuin

lendo rendere ragione del diminuito pregio, l'athibnisce rdla variala piantagione,

ampie grolle

comuni-

cazione fra lorOjolti e allie grandi grolle.
Il

poiché

il

pendio del colle selino prima era
furono surrogati
la

lenilorio confina n levante con Ter-

vestito di vili, alle (piali
gli oli vi, e

lacina e Pipeino, a ponente con
iietn, a

Sermo-

che gli antichi preferendo
Nicolai, dolto

sani-

Irnmontcìna con Bassiano, Carpi-

tà al

gusto del palato, bevevano vini vecIl

ni lo e

Rocca Goi

ga, a
la

mezzodì colle Pa-

chissimi.

agronomo, opi-

ludi Pontine: tutta
ta

campagna è irrigada fiumi e da fossi. Ciammarncone dice
il

na che o sono andate a male le vili cecube, o perchè si manchi nel farli.
Sezze, Seda, lJrh<t Campanile chiamala da molli scrittori, nobile, valorosa

che

teiiilorio di Sezze

anticamente

si

estendeva a 4 miglia lungi da Terijicina, campi Pomelini, famosi e comprendeva
i

ed
le

finlica del Lazio,

che si-bbene
Valle,

fiorì Ira

denominati da Pomezia,ove lacedemoni fermandovi la dimora eressero il celebre tempio di Féper
la

loro fertilità, e così
i

primarie sue

città, talvolta
p.
'a

appartenne

al

regno de' volsci, ed il Piperno, volle spiegare
il

La regia

derivazione del
nel

vonia,

dotti dalle

a ferendo, per essere stali ivi cononde maiine. Il territorio di Sezze a tempo di Ciammarncone si prolungava per 5o miglia, con comodi pagran copia
di

suo nome.Dice
lieo, p.

p.

Theuli

Teatro islo-

4

'5

t^he

Titiimio comico in onore

di

Sezze compose un'opera, che intitolò

iS>///?^.ALazto e relativi ailicoii ragionai
della

scoli,

legnamijdalla parte o-

venula diSalurno nella regione,fugfiglio

rienlale con erbose pianure, collinette vestile di varie piante, di olivi e di

gentedal

generosi
vici-

nascose per deluderne

Giove,dove primamenlesi l'ira, quindi addo-

vitami, tutto irrigalo da'iu«celli del

fneslicali "li animide"liabilatori aborisie-

no A pennino; dalla parte meridionalecon vasta campagna assai feconda, celebrala e chiamala ubertosa e felice da Cicerone,
fla

ni oaltii chedichiaraiaRoMA,eridolti a vi-

vere vita civile,sigrioreagiò su

di loro. Cre-

de Ciammarucone, con
grecijche Saturno
si

altrislorici, anche
in Sezze,

Plinio,

daMarzia!e,con ollimi pascoli,

nascondesse

oni])roseselve
liziose

montane e palustri, con
massime

de-

come luogo ameno
turno
di
la

e forte, e perciò

la

peschiere.producendol'Ufente abpesci,

gloria alla sua palria,che da questa per Sa-

bondanti
le e cefali,

eccellenti spigo-

provincia ebbe

la

denominazione
i

per cui più volte da'signori fu-

Lazio a Intendo, e

latini

suoi popoli.

rono
I

fatte pesche di ricreazione,

come
vi

nel

Narra colla tradizione, che Saturno alzò
per memoria del corte^e ospizio nella sommità a foggia di torre un' alta e sroisura la

64 idi nobili romani edelgovernatoredi
tutti
i

Campagna. Per

dintorni

sono o-

gni genere di caccie. Parla pure della fa-

mole

di sassi quadrati, di
le

cui

appena

migerata Palude Pontina, sue diseccazioni e bonificamenti;

restano

tracce.

I

setini dipoi eressero a
il

che

wSisto

V

vi

spese
IN'ico-

Saturno

fLi""iasco

siiuimenlovato lemsi

6o,ooo scudi (invece 200,000
lai),e
la

dice

pio, dalle cui rovine

arguisce quanto fu

de'giandi vantaggi riportati. ma per

grande e !-onluoso,ed
dizione.

il

marmo
si

col titolo:
la tra-

trascuranza de'bonificatori tornavano

Saliirno profugo sacrum,auleuìic'd

campagna come prima. Aggiunge che il territorio setino abbonda
a

inondar

la

Comunemente

riferisce

ad Er-

cole la fondazione di Sezze, reduce dalle

ancora

di grani, biade,

legumi, bestiame,
essendo

razze di generosi cavalli, e principalmente di ottimi vini, gli antichi
stati

di

Spagne, chedopo aver vinto lestrigoni Formia,tra versando la Palude Pontina
i

dopo averla

diseccata, passò nel colle clic

più preziosi e perciò altamente decantati

daStiabone, Marziale, Gioveiiale, Plinio,

aveva ricovrnlo Saturno, e fondò la città di Sezze, Setia, così delta a Setiit ipsiii.^

SEZ
pure non voglia tlirsi con Ci;immnrncone^ Selis NemeiLeonis, della cui setosa pelle l'eroe andava veslito
JlercuUs
,

SEZ
forza delle armi, e ne fecero
lonia.

C7
una loro co-

se

per

le

Imperocché essendosi anche! setini mene del re di Roma Tarquinio il

per gloria, per cui in memoria di sua origine eroica la città prese per insegna il
leone bianco; però credè
e ripelèPiiccIii
il

detto storico

Superbo, ingolfati insieme co'Iatini nella guerra contro Pioma,e riuscita infelicissima per tutti l'impresa, anche Sezzefu espugnata da'rocaani. Quando poi C. Marzio Coriolano impiegòl'arteeil valore ro-

neWaReggia de\>olsci p.g<^,

chele fu assegnata dallo stesso Ercole,
ze meravigliose che

ma

le origini delle vetuste città e le circostanle

accompagnarono
incominciala
la

mano ad accrescere la potenza volsca, dopo aver ricuperatoLonguIa eSafrico,marciòcontro Sezze^e con pari
co tempo
la

sono sempre alterate dalla favolosa mitologia. Ciammarucone dice
città
1

facilità in
ai volsci,

pocola

prese e restituì
I.

070 anni avanti l'era
che
scrisse

nostra. Tuttacidi-

me

riporta Dionisio
di

8, e. 36.

Dopo

via ilGiorgi

con

piii critica

ce.>»Setia igitur, seu

abHerculis sociis con-

dita

inVolscorum agro sita fuif,nosteaab Albanis regibus multo ante Roraae exor-

cambiò subito la fortuna, e romani tornarono a dominare Sezze, e 8 anni dopo la venuta de'galli
Coriolano
i

morte

si

a

Roma,eneiranno373di questa

vi

man
i

dium colonia traducta, quamobrem latinorum prisnorumoppidisa latinisscriplolibus accensalur.illudautem compertum est sub romanae reipublicae incrementis coloniam constitulam. Scribit enim
Vellejus post septem annos
,

darono una colonia, di che fa testimonianza VelleioPalercoIo l.i, e con tutti
vilegi inerenti,per cui
pri-

concorse alle glorie
il

e gesta de'romani,

come notò
i

Sigonio.

Nel

877

di

Roma dolendosi
si

setini della

quam

galli

scarsezza degli abitanti,

fece in

Roma

urbemcoeperuntjSutrium deduclam co loniam, et post annnm Setinam ". Leggo
in Nicolai,

una recluta per ripopolarne la colonia, come abbiamo da Livio 1. 6, e. 2 1 Avverte
.

De
la
il

bonìficamenli delle terre
i

Pontine,

p.

49, che

sezzesi

si

gloriano

di

Ciammarucone che la qualità della colonia diSezze non era a colendo ngros, ma
sibbene ah incolcndo JJrbes, e questo era il maggior onore che la repubblica e se-

riconoscere

fondazione della loro patria

da Ercole;

cardinal Corradini avvalora

le ragioni del loro

vanto con due lapidi
l'epigrafe:

nato romano solevano
la perfetta

fare. Indi celebra
fe-

scavate una nel

i

GSy con

Her-

confederazione, amicizia e

culifundatoriS. P. Q.S.j l'altra nel 1 67 i con l'iscrizione HercuUfttndatori Colo:

dele corrispondenza con
to
i

Roma. Per quan-

nia.

Ad Ercole

i

setini eressero

un tem-

pio non inferiore aquellodi Saturno, e coi

si adoperassero volsci, sempre ribelli, non poterono mai sedurre que' coloni a prender l'armi contro Roma, e perciò
i

ruderi di esso in prodigiosa quantità, nel

pipernesi che con altre popolazioni nella

medesimo luogo
di

fu fabbricato

il

suddetto

collegio de'gesuiti. Marziale die l'epiteto

guerra sannitica avevano mancato di fede, facendo airimprovvvi.so nel4'3 una
scorreria,

ptndula

alla città,

perchè essendo fab-

bricata in discesa sulla costa o declivio
della

lonie

romane eloro
circostanze
il

depiedarono Norma e Sezze coconfinanti; ma appepermisero,

montagna che
le

tini, le

finisce ne'piani ponsue fabbriche sembrano pendenti

na

le

Roma

uni-

tasi ai setini

e norbani vendicossi severa-

oll'occhiodi chi

guarda traversando

la

mente

di tanta perfidia.
la

Quanto

patirò-

via Appia. L'antica vSezze fu più celebre
e ragguardevoledeirodierna,e

noledeltecoloniee

piuiizionedi Piperil

quantun-

«0, lo raccontai a quell'articolo; ed

p.

que compresa

ne'limiti dell'antico Lazio,

Valle lo descrive con dettagli nella sua storia,

nondimeno prestò talora ubbidienza ai volsci. I romani se la guadagnarono colla

ove parla molto di Sezze e delle sue

vicende con Piperno emula. Nell'auno di

68

SEZ
mancò poco

SEZ
toDiise alla signoria della «.Sede, e

Roma 544 >"^'T"''^*^*'^"°^^'^*^''^Q^'"*
zio Flamiuioj eS. Elio Peto,

presa nel nuovo slato
notai, che reduce

comromano ne segiù le

cheSezze non venisse occupala dagli scliiavi cartaginesi. Dappoiché tenendosi ivi
guardati
gli

vicende. Nella biografia di

s. Gregorio VII da Rlonle Cassino, nel

ostaggi di questa nazione, di

1073 per Piperno
radini narra che

si

recò a Sezze, e per
Il

cui parimenti v'era

schiavi, vi

si

una gran quantità di tramò segretamente una peGirarono
pel terrilo-

diversi giorni vi restò.
s.

cardinale Cor-

ricolosa congiura.
rie di

Sezze e pe'contorui di

Norma

e di

Gregorio VII fu a Lau;'enlo, ad Albano, in Terracina e in Piperno, indi a'9 ottobre 1073 venne in
Sezze, e
vi si

Circello alcune persone che sollecitarono
\iì

trattenne alcun tempo, on-

determinòdi scagliarsi a un dato segnale sul popolo setino nel tempo che fosse tutto intento alle feste e agli spettacoli che dovevano darsi
famiglie de'servi, e
si

in breve in

onore
di

di

Saturno e d'Ercole,
edi Circello.
II

de a'7 dicembre scrisse una lettera Datiini Scciae alla conlessa Adelaide o Adelasia sul monastero di Frutluaria. Apprendo da Ferlone, De' viaggi de' Papi p. 123, che Pasquale II neh 16 per le se1

e fallo
ze, e

man

bassa impadronirsi di Sez-

dizioni

de'romani

si

ritirò a Sezze,

come

ancora

Norma

pre-

tore di Sezze o meglio di

Roma come scri-

luogo sicuro e fedele, e non rienlròinlloma se non nell'estate avanzalo. Dopo le
devastazioni de'barbari, e l'innalzamento
della

ve Giammai ucone,L. CornelioLenlulo a\eudo scoperto il complotto per mezzo di

due

schiavi d'un liberto che glielo rive-

larono e poi premiò, mise insieme in tutta fretta un corpo di 2000 armati, e si recò a Sezze d' ordine del senato romano; colla sua sagacilà sconcertò il disegno dei
scellerati, incalenògli ostaggi, inseguì
la

temporale potenza de'Papi, conti (di cui a Frascati) turbarono la sede apostolica nel godimento di Sezze e de'vicini luoghi, come Terracina, Bassiano, Norma e Sermoneta. Eugenio IH divenuto Papa neh 4'i ricuperò Sezze,
i

Tusculani

i

per

Terracina,

Norma
1

e altri luoghi a patti;

campagna
li

gli

schiavi fuggitivi daSezze,
il

quindi

neh 52

concesse Sezze e Terra-

e arrestali
altri

punì secondo
in Paleslrina

merito, con

cina a Pietro Frangipane,
tezza di Prosinone

Norma

e la for-

5oo che
si

avevano ten-

tato di far lo stesso. Nella guerra civile

Sezze

diede

al partito di

G. Mario, e fu

aGuido Colonna, come narra il Ricchi. Neh iSg eletto Alessandro III, dovè lottare con 4 anl'pap'»
armi dell'imperatore FedeFrangipane sostennero la legittimità del Papa, massime in Sezze, e ne difesero la persona. Eletto neh iSiinVelprotetti dalle
1. 1

presa da Siila, e messa a sangue e fuoco,

come
1.

si

ha da Appiano

lib.

i ,

il

quale nel

rico

3 dice pure, che quando vennero alle
fra loro
i

armi
1

triumviri, Marc' Antonio

e Gesare Ottaviano, Sezze se la tenne col

letri

a successore Lucio III, per le dissen-

e fu espugnala dal 2.°, a cui tuttavia
i

sioni de'

romani, da R.oma ov'erasi por-

poscia

seliui eressero
i

do Sezze
le

destini di

un tempio. SeguenRoma, decadde per
e per le successi-

tato ritornò a Velletri,
la

curia nel

i

i

donde con 82 passòaSezze,e nel

tutta
i

r83

funeste guerre

civili,

a Piperno. Dal pontificato d'Onorio
e dal 12 16
il

HI

ve incuisioni de'popoli barbari, dai quali

cardinal Corradini incomin-

furono distrutti templi, palazzi e mu-

rale ne'bassi tempi fu denominala Seda o Seccia, ed il suo popolo secieiisis et sect7'e«i/.y.

i molli diplomi pontificii sull'immemorabile gius del mero e misto impero goduto per tanti secoli da Sezze,

cia a riportare

Allorché verso ilySodi nostra era

etjure confiscandi

et

exigeiidi poenas et

sotto

dominio temporale de Papi,col territorio Pontino anche Sezze sponlaneamente si sots.

Gregoi

io II

incominciò

il

mulclas

etiain in capilalibusj

nonché
s.

Ja

giurisdizione sulle fortezze e castelli
uitissimi alla città concessi dalla

muSede

SEZ
feudo e custodia, con diritto di eleggere il podestà qual giudice di Sezze e suo
in

SEZ
se a

69

tertitoiio,
alla

con facoltà di procedere anche condanna di morte,con esenzionedal-

concludere simili e altri «(fari colle città, castelli e baroni del limitrofo regno di Napoli per sua utilità,

Terracina

di

lagiurisdiziouedel senatore diRoraa e alti'i

ed eziandio per quella di Sezze. Giurarono terracinesi, che se qualunque peri

magistrati di quella metropoli. Fratle

sona del
giudizio,

comime

godesse beni o tenute

tanto frequenti erano

discordie traSez-

d'un'allra,

ze e Terracina, sia pe'confìni, sia pe'di-

non dovesse nascere alcun prepromettendo vice-rettori, coni

che ambedue pretendevano, l^er buona ventura nelia^y si stabilirono di comune accordo diversi articoli di pace pel zelo di Ercole procuratore di Terracina;
ritti

siglio e popolo di
sti capitoli

Terracina di essere que-

e
s.

il

suo popolo unito nella cattedrale di
al

Cesano

suono

di

campana,

alla

sua

un vero istromento di sindaPromisero ancora terracinesi e giurarono di andare a Sezze per richiesta di qualunque sezzese, colla condizione però che se per via accadesse danno nelle arcato.
i

presenza Ercole con l'intervento dei vicerettori, e col

proconsole Riccardo di Piesi

all'

mi o ne'cavalli, setini fossero obbligati emenda. Dichiarò inQne il procurai

tro d' Annibale,

dichiarò

amore spon-

tore che questi capitoli dovessero rinno-

taneo, cittadinanza antica, unità e fratel-

lanza con Sezze. Giurarono tutti di difen-

con giuramento ogni io anni, e per maggior prova di attaccamento e disinvarsi

dere

i

sezzesi e

i

loro beni in ogni occain

sione, di
ritto, e di

non pregiudicarli

alcun

di-

adoprarsi ogniqualvolta fosse-

ro da'setiui richiesti di consiglio e d'aiuto.

terracinesi che nelle teresse promisero guerreavrebbero provveduto! cavalli necessari, sì per loro che pe'sezzesi. 11 procuratore giurò in nome del popolo adui

Fu

inoltre stabilito
i

che tanto

i

terra-

nato, l'adempimento di tutto tra
rosi e ripetuti applausi di gioia,
i

i

frago-

cinesi
uniti,

che

sezzesi,

per qualche negozio

comune
il

avendone

utilità e

guadagno

si

disi

a tutti pacificati cittadini, secondo
rato da Marocco,
il

naril

videsse,e che avendo guerra

con alcuno

quale pubblicò

se-

dovesse tra loro dare libero passaggio per

scambievolmente. Che se una comunità avesse guerra con qualche popolo o barone, non potesse far pace senza il consenso dell'altra, dovendo concludersi di comune accordo. Chesequalche preside o delegato della provincia movesriceversi

delle

guentediplomadiAlessandrolVdeli2 5g, dicendolo tratto dal famoso archivio di Sezze." Alexander Episcopus servus ser-

vorum Dei. Dilectis
et

flliis,

rectori, Consilio

comuni Setinae fidelibus nostris tem etapostolicara benedictionem.
intelleximus
illi

sala-

Cum

sit

qui dicuntur boniho-

se contro Sezze o Terracina l'esercito,

si

dovessealleggerirne

i

danni,e percependo

mines urbem ad praesens regentes, pòpulusque romanus nobis injunxerint ut
preparemini, et accingemini

una

di esse cose spettanti all'altra, di re-

cum eorum

prontamente o almeno compensarla col denaro. Per le liti particolari fra sezzesi e terracinesi,fu convenuto doversi teruùnare colla mediazione di due probe persone de'due luoghi, in 5 giorni e senza strepito di giudizio. Di non prestare aiuto a quell'università e barone che fossero in lite contro una di loro. Di non far società e cittadinanza con altre universistituirle
1

exercita processuri, ac hujusmodi exercitus in nostrani et apostolicae Sedis in-

juriam congregetur volumus, et universitati

vestrae subdebito ridelitatis,qua ce-

clesiae

roraanae tenemini,acsub excom,

raunicalionis

et

quiugentarum marcaipsis

rum argenti

poenis districtapraecipiendo

raaudamus,quatenus

super hoc nul-

latenus intendatis, ac aliquid eis in militibus, vel peditibus, aut alias impendatis

tà, castelli

o baroni, senza l'approvazìolecito fos-

licd'ambo lecomuni, salvo che

auiihum velfavoicin".

Dalla storia

si

co-

yo
iiosce Ki

SEZ
[jicdilczioue
le

SEZ
Fazzi,
il

che iPapi ebbero per

quale con disseitazione
il

si

pro-

Sezze, fra

altre cose leggendosi in

un

pose provare: che

rivo

Martino non a-

bicve di Gregorio
di

X del 127

i

al vicario

Uonia, che acremente lo rimprovera

de'iicn dovuti pesi imposti a'setini.
a

Già

vea mai servito all'impresa del prosciugamento delle Paludi Pontine, e che Bonifacio Vili non avea fatto innovazione

Paludi Pontine parlai delle antiche e ostinale discordie e contese passate con
Sezze e
i

veruna nel territorio Pontino. Il Fazzi negando che le prime dissensioni fra'sezzesi

Cdft'to/n(/^.) baroni di

Sermo-

e sernionctani

incominciassero col
,

neta, e cogli abitanti di questa. Raccon-

tando

il

Nicolai lo stato Pontino sotloBo
le gì

pou li ficaio di Doni Cacio Vili asserisce che findali^yo si fecero simigliaiili doglianze intorno
di Ninfa, di
i

nifacio

Vili Gaeta ni, descrive

avi di-

confini de'territorii di Sezze,

scordie della parte superiore del territorio Ponlino,incoaiinciate al fine del secolo

quali terre

Donalo e di Sermoneta, le non erano ancora venule in
s.

XI II

fra'

serraonetaui e sezzesi,
si

le

quali

dominio
no
facile

de' Cactani.

Sembra quindi
un

al

prolungarono e mantennero in vigore sino a Pio VI, e non dierono speianza di termine finché quel Papa raccolte separatamente in nuovoalveole acque del fiume Teppia, cagione di tante
fatalmente
liti

Nicolai assai verosimile, che in

terre-

per natura e tendente a impa-

ludare, e spesso rivolto e smosso pe' lavori fattivi,
i

fiumi abbandonali

al

loro
la

impelo per
si

la infelicità

de'lempi e per

e di tanti danni,

si

accinse farle sca-

negligenza delle popolazioni, da loro stes-

ricare in
il

mare con
le

altro corso.

Secondo
ri-

abbiano altrove piegato
gli

il

corso delle

cardinal Corradiui, Bonifacio Vili

acque, lasciando

antichi alvei; e co\le

solvè d'asciugar

campagne
i

acque paludose delle Sermoneta, che suoi nipoti poco pri(na avevano acquidel ducalo di

frequenti inondazioni

mutando
11

l'aspetto
il

del suolo abbiano distrutto e confuso

confine de'territorii.

che apparirà an-

stato, dciivateda'rigurgiti de'Ouuji Nin-

che più cred.bile,ove

Falcone e S.Nicola, che per le foci del lago di Fogliano correvano al mare pel rivo Martino, alveo de' romani col Finale antico laonde col mezzo d'una poco
feo,
:

si rifletta che le medesime ragioni posero già terracinesi in lite co'pipernesi. Col dominio di Sermoneta passarono a Pietro Caetani anche le
i

contese de'sermouetani co'sezzesi, ond'egli

calcolata fossa appositamente scavata fe-

nell'anno

ce andare

le

acque de'3 fiumi nella Casi

cioè nel 1299,
zesi

dopo la compera del ducato, venne a concoidia co'sez-

vata de'sezzesi. Divertita la devastazione
dalle terre sermonetane,

rovesciò tut-

di visione
i

ta sul territorio di Sezze, ch'era di quelle

più basso, poiché

la

Cavala per

la

sua

i

con stipulare solenne istromentodi che approvò Bonifazio Vili nel 3oo. Da questo documento si rileva che sezzesi non fecero parola che Bonifacio
gli

strettezza
la riunita
i

non essendo capace contenere
quantità di tanteacque, in poco
par-

Vili con dare altro corso a'fiumi
vesse danneggiali, e voltate
territorio di Sezze, e solo
si

a-

le

ac(jue sul

tempo campi sezzesi vennero in gran
ie inondati,

tratta della

conseguenza che ceitamenle non erasi proposta l'animogrande diqucl Papa. Fu in appresso però questa l'oiiginee la cagione di tante liti e ire, e anche

conlesa pe'confini finita con tale accordo.
Nicolai

non conviene

sull'accusa data a
i

Bonifacio Vili, ed infatti
corso de'fiumi

sezzesi nelle
il

querele in seguilo fatte a'Papi, perchè
si

guerrecivili permolli anni, delle
flnauti

duecon-

popolazioni. Tutlavolta Nicolai

nella sua imparzialità storica riportò le
vi

ve accuse del cardinal Corradi ni cotitro
le difese d'

danno del loro territorio, mai nominarono Bonifacio Vili, e neppure con que'Papi ch'ebbero grandissimo impegno di favorire la
fosse volto a

siOaUo operato, e

Innocenzo

loro causa. Piace a Nicolai la congetlu-

SEZ
radeIl'iili'ostaticoSani,clieaccui'alamciile la

SEZ
provincia di
il

71

esamiuò e

ilescrisse quella conlratla,
la

(jiiale

sospellò che

Teppia, piuttosto
iiieliua delle tor-

lorreiile
J)ide

die Hume, colla
si

Marittima succedevano fra'cittadini, d'unanime consenso fu adunato un consiglio di 2 probi uomini per formare una concordia, ede'capitoli fra
1 i

sue acque

andasse a riempire da

poco a poco ; e colia veemenza dell'impeto eoa cui corre nel \eiuo, avendo piegato alla parte sinistra, violcuteuienle entrasse nel Nuifeo a lui vicino, e addoppiata in questa maniera la
se stessa l'alveo a

i

nobili e il popolo, alla presenza di tulli primari della città, popolani e cavalieri,

e ciò per

tino, vicario del
bili

comando di Gregorio di Ferencomune di Sezze. I no-

massa e la forza delle acque, si facesse finalmente strada per entrare nella Cavala di Sezze. Quindi un fatto di naturale
couibiuazioue, più tardi da'sezzesi fu at-

giurarono sul vangelo di non trasil concordato, di alfrontare a costo della vita i nemici della s. Sede e ili
gredire
scacciarli, e di
ri

non

voler nella città e fuo-

alcuna conventicola pubblica o segresenza
la richiesta o consiglio de'suduomini, del vicario e del giudiSeguì inoltre una composizione col

ta,

ad opera di Bouifacio Vili. Ma il Nicolai mentre difende il Papa, dice non poter fare altrettanto degli antichi duchi di Serujonela, quali avendo batribuito
i

delti 12
ce.

conte di
Bassiano,

Campagna
s.

pe' fatti

commessi

ne'caslelli di Ninfa,

Norma, Sermoneta,
Pon-

ronie a fianco de'sezzesi, per lo più furono molesti a' loro confinanti, e molti

Felice, Anagni, Vico,

zano, Villa Magna, Falvalera,Po(ì, Sounino, Piperno e Acquapuiza; per cui Pa-

me
il

danni loro rec;nono per prepotenza, co risulta da indubitabili memorie; e se

pa Clemente
Neil 32
1

V

lodò con lettera

i

sezzesi.

essi

non

si

posero alla scoperta a mutare
lavori procu-

la città costituì

Rainaido Tac-

corso del Ninfeo e della Teppia, certa-

coni milite selino, sindaco e procuratore

mente mentre co'contiuui
ravano oltre il bisogno
teggere
il

per trattar
conte
tria e
di.

la

pace con Goffredo Caetaiii
sua pa-

e

il

dovere

di

pro-

di

Fondi,e neh 34o Francesco Tacla

loro territorio dalle acque, coi

coni stipulò la concordia tra

strinsero

fiumi a voltarsi nella parte

si-

Nicolò Caetaiii, altro conte di Fonquali ebbero oriil

nistra. L'attentato viene
le

comprovato
i

dal-

Colla vicina città di Cori vi furono
le

molte

liti,

perciò agitate ne'tribunali,

pure delle angustie,
gine per avere neh
ucciso

e dalla confessione che talora

sermone-

335

setino Parola

taui stessi ne fecero. Altre controversie

un corano

,

per cui insorse som-

ebbero sezzesi colle comunità di Piperno e di Sounino per motivo de'confini, di danni dati e di usurpazioni per cui vennero alle mani. A'i6 maggio iSot)
i
,

guasti;

mossa popolare, che cagionò non pochi ma poco dopo venne ristabilita la
concordia col bacio
di

pace, rappresen-

nella pubblica piazza di Sezze segui

un

trattalo di concordia

con Piperno e Sou-

nino, col bacio di pace,d'ogin briga, guerra e morte, distruzione di torri e di case,

taudoCori il nobile Matteo di Pietro, sindaco e procuratore, e per Sezze il nobile G io vanniTacconianch'egli sindaco e procurato re,prometlendosi scambievolmente

obblio al passato e costante amicizia.di
la

d'invasioni e incendii, distruzione di vi-

più

reciproca difesa da qualunque ino

gne, furti, cattività di persone e cavalca-

lestia

nemica, e d'esser
sezzesi

feileli

allas.Scde.

o scorrerie. Questi danni gravissimi sui territorio selino furono talora eseguiti con l'aiuto de'terx-acinesi e di quei
te

Neh3G8i
ro,

armati

di spade, ro-

telle, baliste, scudi, corazze e

mazze di

fer-

di Trevi, che poi soggiacque a distru/iiouc.

con bandiere spiegate e al suono di tube assalirono la rocca d' Acquapuzza
ch'era della

Per conservare però

lo slato pacifico

romana chiesa, situata

in

ma-

de'sezzesi,

mentre rumori gravissimi

nel-

remma presso il pantano, con animo d'uc-

rj'X

S

EZ

SEZ
castellano,

citlerei custodi se avessero fallo resistenza. l',s|)ugtiala la rocca, poiiaiono prigio-

ni iu

Se/ze Giovanni

Famulo

mente Vll,ilqua!e recandosi in Avignone die principio al lungo e perniciosissimo ^vTKVi Scisma {J'' ?) d'occidente. Il conle

efr.

Guido da Pescia n)inore osservante tulio dal convento di s. Antonio e depu-

OnoralOjCaldo fautore del

falso

Papa,

con Onofrio Frangipane e
ni

altri

partigia-

tato iu cose della rocca stessa; però tosto

occupò

Stizze,

e colla sua potenza tras-

liiilasciarono, e resliluirono la rocca alla s.

se gli abitanti al partito dell'antipapa,

Sede. Per queste e altre aggressioi

quindi contro

i

restati fedeli a

Urbano V[

ni furono

sezzesi assolti

da Guglielmo

Ealaeto forlivese, arcidiacono e cappella-

furono commessi spogli, rapine, incendi; furono di<.truttecase e fortezze, e violentati

no ponlilìcio, rettore
ina! ico per

e

governature di
elle

ad abbracciare
successe a

lo Si:isma.

Bonifacio
,

Catn[)agua.l sezzesi solirirono grave ram-

IX che
pagna

Urbano VI
il

nominò

Campo

Lazzaro,

con vio-

lega lo del le Provincie di Ma ri Ili ma
e vicario generale

lenta cessione
ni conte di

occuparono
i

ISicola Caeta-

eCamcudmal Lo-

Fondi, ed
sezzesi

suoi fratelli Gio-

vanni,
ro

Giacomo
i

e Bello.

A

difesa de'io-

dovico Fieschi, per tenerle iu fede e neirubbidienza,e procurareil ravvedimento
de'ribelli.

diritti

emisero per Giovanni

Conosciutosi dai sezzesi

il

mal

Villani (laTi voli loro giudicesolenne prolesta d'illegalità, e perciò citarono
laui,
!

comuni

e sindaci di

iCaeSermonela,

furono dolentissimi, come quelli ch'erano slati sempresouKnessialla s. Se(allo ne

de, ed erano slati ingannati col far loro cre-

Terracina e Bassiano. Adirali perciò i Caelani,a mano armata con fanlieca»
>alli,co'loro vassalli e lerracinesi venne-

dere falso Urbano VI e legittimo Glemenle VII. Contribuì all'abiura dello scisma
e al ritorno dell'ubbidienza di Bonifacio

lo di notte a Sezze, fecero
altri
li

i

co

prigioni e

IX

il

nobile concittadino Giovanni Cec-

3o

neterrilorii limilrofi.IMalmenati
di

condussero nel carcere

Sermoneta,

con felice successo; e Francesco de Annibalis, altro nobile selino, persuacarelli,

ove a molli essendo stalo negato il cibo morirono, altri erano giù stati uccisi nei campi, e altri fuggendo si annegarono o
ferirono.

se

Furono

spediti ambasciatori al
lasciasse
i

il pariameuto della città a domandar perdono al cardinal Fieschi e riconoscerne l'autorità. Lo scisma fu solennemente abiurato a'() giugno S.gc), alla presenI

conte

di

Fondi, aQlncliè

prigio-

za de'nominati e di altri principali,
di Pietruccio

come

ni, co'quali

invece fu n>inacciata guerra

accanila a Sezze, e

come

i

sezzesi sapeco'falli le

tato al
cio

Frangipane. L'atto fu por* cardinale, che impetrò da Bonifadaliesco-

vano che
sione di

i

Caelani eseguivano

IX il perdonoe l'assoluzione
sezzesi, colla bolla
lutti
i

parole, acconsentirono per forza alla ces-

miuììche e altre pene in cui erano incorsi
i

Campo Lazzaro,

il

quale dopo liti
colla remis-

Roniaiius Ponti/ex:

solo ricuperarono nel

142 7

confermò

privilegi concessi alla cit-

sione de'patili danni.

La prepotenza

dei

tà dai suoi predecessori, e l'acquisto di

Ijaroni nello slato pontificio

ormai non

Trevi. Innocenzo VII nel

1

4^4 successe

avea

piìi

freno, a

de'Papi
pale.

in

motivo del soggiorno Avignone,dove Clemente Vala

a Bonifacio IX, quindi conferì all'ambizioso Ladislao redi Napoli per alquanti

vea fatalmente stabilita
avignonese,neli

residenza pail

anni

il

governo delle provincie

di Maritil

FinalmenteGregorioXI,
i

'7.''Papa

lima e Campagna, obbligandosi
cessori, e di difenderli colle

re a rii

877 consolò sudditi italiani recandosi in Roma. Ma nel seguente anno per sua morie esseàido stalo elelto Ui bano VI, insorse coH'aiulo di Onorato Caelaui cuule di Foudi i' aulipapu Cle-

conoscerlo per legittimo Papa e cosi

suc-

armi contro gli allentati dell'antipapaBenedcUoX III. Così Sezze passò nel dou)iniodiqncl principe, e vi restò finche a'
1

2 ollubrc i/\i2

SEZ
Giovanni XXllI
la

SEZ
uno alle Campagna, megrand'argine, per render sicuro dalle
ro inondazioni
il

73
loil

ricuperò, in

Provincie di IMaiitliaia e

territorio,

quale resta-

diante Io bborsodi grosse
ii

somme, come
nel Corradiui,

va

può riscontrare oltreché
1

pili bassodelsermonetano. In una convenzione erasi stabilito, che nell'aigine si

iu Tliculi a p.
in Ricchi a p.

60
1

del Teatro islorico, ed

mantenesse perpetuamente presso Torre
Petrala un'apertura praticata ad arte, di tale larghezza per la quale se la mole
de!rac(|ue salisse per
le

00,

La

reggia de' volsci.
le

Le

quali

somme doverono contribuire

stesse città e luoghi affiancati dal

domiil

pioggie all'altez-

nio straniero di Ladislao.
cardinal Corradini
sborsò una certa
,

Ma

avverte

che Sezze sebbene
l'infido Ladislao
la

za dell'argine, ne venisse una porzione a scorrere giti nella sottoposta Cavalella,
e restasse per questa via piìi prov velluto
alla sicurezza del territorio sezzese. lo s[)edienle

somma,

dimentico de' palli convenuti con
altri

ritenne

Ma

luoghi, e neli4i3 mentre era

\icegerenle pel re nelle proviuciedi
rilliuja e

MaCampagna Giacomo d'Aquino

che |)oneva al sicuro le sue campagne,esponevaagravi pericoli il territorio di Sermonela, a cui danno per necessità

conte

di

Satriano, persisteva Sezze anco-

doveano rigurgitar con impeto
la

le

ra sotto il
li

dominio del rediNapoli. Theuelletri

acque. Questa era
delle contese fra le
i

cagione principale
Si

dice

,

che \

sborsò per

la ricu-

due comuni.
i

que-

pera di Sezze

GJo

scudi d'oro, prezzo la

relavano sezzesi che

Caetaui per sover-

quel tempo di molla considerazione. La-

chieria avessero slargato l'apertura della

d islao confera)ò gli antichi e concesse nuovi

privilegi

a Sezze, e scrivendole usò

Cavata più del fissato, e che se ne fossero usurpato il dominio per poter a piacere regolare
i

questa iormola: Nobilihiis viris reginiini,
Consilio
et

il

corso delle acque.

Quando
di

Communi

civitatis Seliae
dilectis.

de-

sezzesi

passarono nel governo

Ladi-

vo lis fìdelib a s noslris

Della con-

slaOj senza difGcollà iuq^ctraroMO che tulle le cosesi ritornassero nell'antico sialo,

dotta biasimevole di Ladislao, che aspi-

rava all'impero, ne parlai a Roma, peres-

seiseneimpadronilo, profittando di quei
lagrimevoli tempi di scisma e di gueria.

quindi a'28 novembre 4' 3 il re stabib opportuni palli. Repressi i Caelani dal li1

inoiedel re, appena Sezze tornò alla giurisdizione dellaChiesa,
si

Morto nel

i4i4)4"3"^'-'"<l'^s'' Lazio
5i

ma

mossero con
tentarono
la

piìi

ritlimoneli4'

venne un poco sollevalo dall'aggra vio del le truppe forastiere, non-

forza contro

i

sezzesi, e

log! er

loro

il

dominio dellaCavala.Andò

cosa

dimeno la provincia e Roma stes>a nel 1417 era infestala dall'esercito di Giovanna II sorella del re defunto. Calmate
le

che se ne agitò strepitosissima li te, la quale fu troncata neli42'j con senlant'oltre,

tenza di Sagace Conti, o meglio Angelolto /^o^c/j/ poi cardinale, vescovo di

tempeste della Chiesa nel concilio di Cuotauza colla elezione di Martino V, le
città

Cala

va,

commissario
la

pontificio,

decidendo

occupale

ritornarono in potere del

pretensione sulla Cavata, e determinan-

nuovo Papa, che gloriosamente cslinse lo scisma e restaurò la pace. Per altro nel
suo ponlificato
la casa
,

do

lunghezza e larghezza di sua aper-

tura. Così Nicolai corresse l'abbaglio di

si

ha da
lile
si

Nicolai che

si

Corradini, che Martino

V

essendo car-

accese una gagliarda

de'sezzesi contro

dinal camerlengo, se pure lo fu, a vea sen-

Caelani, e assai

disputò tra

le

parli sulla grandezza della bocca del laCavaia. In quel
JSinfeo,
s.

tempo

i

4 fiumi Teppia
si

,

iNicola e

Falcone

raccoglie-

vano, come dissi, nell'alveo angusto della
Cavata, chei iczzcsiaveauo muuilo d'uu

mentre avvenne solo nel suo pontificalo pel commissario da lui deputato, il Marocco perchè si conoscesse la maniera di sciivereinquc'tempi e con molto latinismo,
tenzialo sulle delle controversie,
ciò

iiporlò dueducumeuli. Ih." è deli

4^4

74

SEZ
il

SEZ
lunguifìcocouvale le antiche dissensioni e
inaspriti, Nicolò
gli

8ui caniloli conclusi Ira

sdegni
ri-

te Anloiiioda Fisa capitano, e la laagiiifica coni uni là di Sczze, sul di lui

V

nel

14^0 per

porvi

gover-

medio

die amplissime facoltà a Stefano

no
s;i

e

reggimento nella divozione di s.Chie,

di Forlì chierico di

Eugeiuo IV e di d\fenderli sieme al duca di IMilano [)rololtoi'e
e di

incl^el

di ni poi cardinale,

camera (credo Narcome congetturo col
tut-

l]onuli,iVio//rtf/(7^o/7'i!). Continua lido

concilio di Basilea.

Il

2.° è del

«4^9
tregua

sui

tavia le

capitoli assai curiosi per le parole latine
ilaliiinizzate, e

due cardinali neli45cì pronunziarono per compromesso una senliti,

liguardanti
s.

la

Ira

tenza confermata dal Papa, che
ilella

la

bocca

Terracina,

il

castello di

Felice e Sazze,

Cavatasi mantenesse perpetuamenquella larghezza e profondità, che

da Pietro Felice Magestra viceré in Terracina e s. Felice per A Ifonsod' Aragona. InultrelMarocco pubblicò una lettera onorevole per
accettali e confermati
la

te di

de

sotto IMarlino
listo 111

V

era stata prescritta. Cariassunse
i

nel

1455

il

progetto di

Sezze ed esistente nel suo arcbivio,e giù

Eugenio IV, e per aiutare sezzesi a terminare la prescritta fossa spedì il breve
:

pubblicata dal Coiradini, del concilio <li Casilea,quandoera legitlinio: DilcctisEccl<'siae fiins
et

Dileclis
viiiciae

prònoslrae Ularilimae, molto onorefiliis

Coniiìiiiailatis Seliae

nobiiihus viris, o/JIcialibu^,

vole e decoroso, inìperocchè lodata

la lo-

populo lene Secciae: ma la data deve essere 1434 e non altrimenti. Era allora
protettore di Sezze
il

ro divozione e fedeltà, e confermali tutti
i

loro privilegi, rilasciò loro la 3. * parte del
I

cardinal Prospero

debito che aveano nel sale.

sezzesi

ri-

Colonna, poiché

i

cardinali di tale fami-

dotti alla miseria pe' continui danni delle

glia illublree polente

furono sempre proe benefici.
dc\'olscì, che
il

inondazioni, ue[)pLire col sollievo dato
lavoro: ed esdi

tettori della città, aifettuosi

lorodaCalisto Hi non poterono far lespese necessarie a proseguire
il

Rilevo da Ricchi,
nel

La reggia

1442 passando per Sezze Sinibaldo con schiere armate
ragona, dubitando
nistro, le
i

capitano

sendo quasi
neta, Pio
la
II

in

guerra co'duchi

Sermo

del re d'A-

giudicando che pel beue del-

sezzesi di
il

qualche
il

si-

pace

si

dovesse assolutamente compie-

disarmarono,

perchè

re

da

re l'opera iucominciata d'ordine di

Eu-

Sicilia scrisse all'università di

Sezze, pre-

genio IV, neli4'>^

emanò

la cosliluzio-

gandola che stante la tregua fra la s. Sede e re Ferdinantlo (dev'essere sbagliato
il
i

ne Dehilus pasloralis
l'incombenza ad
rittima e
se vescovo di Chiusi e

officii.

Diede poscia

.\lessio

de Cesaris sane-

nome), restituissero alle sue soldatesche

governatore di Madi

cavalli, learmi, egli altri arnesi di guer,

Campagna,
si

procurare solle-

la

come

seguì.

Ritorno con Nicolai a
Caetani.

citamente l'esecuzione de'suoi decreti.
rapidità con cui
scosse

La
, i

parlare delle osti nate contese di Sezze coi

die

molo

all'

aliare

sermonetani ed

i

Non essendo

sulllciente l'autorità de'tribmiali a conciliarle, si cercò d'impedir l'inondazione con un nuovo lavoro, ed Eugenio IV ordinò lo scavamento d'un nuovo alveo o canale che ricevesse fiumi IN'infeo, s. Nicola, Falcone e Acqua Puzza, e nello stesso teinpo formasse in perpetuo la separazione de'oonfini fra il ducato di Sermoi

Onorato Caetani, il quale come pretlecessori non volendo esser tocco sul suo, perchè temeva che pel nuovo canale
qualche porzione de'propri terreni sarebbe andata in dominio de'sezzesi, tutto si adoperò che non fosse fatta veruna innovazione,

opponendo

le

convenzioni stabi-

lite co'sezzesi,

e confermale da Conifacio

lieta e

il

territorio di Sezze:
P*^'"

\'

opera fu
'"orte del
-

incominciata, e nel i447
l'apas'inUalasciò.

''^

OuJe

esseudosi rinuu

VniedaNicolòV,ilquale però non annullò le disposizioni d'Eugenio iV, mentre come ho detto Bonifacio Vili non approvò che la concordia pc'coufitii da delcr-

SìiZ
niiiKiisi;

SEZ
lui rapiioiii

75

perciò quesle di

era-

no
Ili

lo
le

di niun valore, e dopo clic dai Caelanon erasi falla opposizione al decretadi Eugenio I V. La vinsero nondimeno

contegno per prendere motivo diarlicchire la sua famiglia Borgia colla roba de'Caelani, conie eseguì, ma Giulio li ne
(piel
gli spogliali. Conviendire che A lessandro V I seguisse qualche accordo trai sezzesi e Caetani, ignorato dal

reintegrò

adeienze e la potenza de'Caelani, anzi il Ninfeo cui dovea darsi nuovo corso alla destra della Cavata pel territorio
di Ì5eraioneta,si lece
Iella

sotto

i

Nicolai, perchè
p.

kggo
il

in Uicchi^

Teatro^

entrare nella Cava-

iq5, avere

parlaiiicuto o consiglio

più vicino alla sinistra, e così uè reil

di Sezze de|)utato

Marco Pagani amba-

slava tutto

territorio di Sezze

barba-

sciatore al Pa[)a per la concordia stipulata alla

ramente inondato. Contro
zia, l'unico sollievo

tale ingiusti-

sua presenza a'G gennaio (5oo,
i

che

i

sezzesi in tanta

tra

i

suoi concittadini e

Caetani.

La

li-

rovina ottennero dal suddetto governatore, fu la concessione di turare quell'e-

te fu nel

i5o4 composta
mainerà, che
la

solto Giulio II

in questa

bocca del nuo-

nornie apertura fatta nell'argine della Cavata, per la quale una strabocchevole
quantità d'acque
tella. Inuliliuente
si
i

scaricava nella Cava-

vo canale aperto dai sezzesi, e anche l'apertura della Cavata restassero turate, originiecause di tante stragi e atroci contese.
i

sezzesi reclamarono da Eugenio IV e da Pio li; quindi arse un nuovo incendio di liti, che dopoaver turbato Paolo ll,crebberosotlo stabilito

La

vinsero

i

Caetani,
si

ma

ottennero
larghez-

sezzesi

che finalmente

chiudesse tutla cui

ta l'apertura della

Cavata,

za avea cagionato laute
la

liti.

Nulhuneno

lo Sisto

nimt de'due
freno
sini,

IV a seguo, che inferociti gli apartiti, si abbandonarono a
uu

novandosi

tregua fu di corta durata, poiché rinle inondazioni, i sezzesi ne atil

facinorosi eccessi; cui volendo porre
il

tribuirono

danno
le

alla malizia de' ser-

carnei lengo cardinal Latino Orvolte scrisse letlere minacciose e

monetani; quindi
di discordie, cui
si

due comunità conliti

pii^i

tesero fieramente, con una serie di

e

risentite.
se,
.si

Ma Onorato Caetani

finché

vis-

aggiunsero

le

querele

e morì nel 1478, non permise mai che
tirasse innanzi la fossa o

clamorose
chè
a'

di

Piperno e Terracina, perle

canale d'Eu-

loro campi arrivarono

inonda-

genio IV, anzi ottenne da Sisto

IV che

zioni,

ciòche mosse Leone

Xa

intrapren-

con breve annullasse

la

lettera di Pio II;

tultavolta fu restituita al suo vigore nel

derel'asciugamentodella palude, sperando che popoli si sarebbero calmati. A Pai

1481, dopo più maturo esame, ma due uditori di rota the doveano pronunziar
i

ludi Pontine raccontai l'operato di quel Papa, che separò dalla giurisdizione dei

la definitiva

sentenza, evitarono di pro-

ed in colai guisa durando la causa, proseguirono le vive dissensioni fra
nunziarla
, i

sezzesi e

i

sermonetani. Questi ultimi
i

a vendo de vastato
zesi

sezil nuovo canale, ed bramandodi ricuperare terreni, secondo determinati confini decretati da Eugenio IV^, Pio Ile Sisto IV, già sotto
i

Piperno e di Terradoveano asciugare. Vedendone l'utilità grande, sermonesezzesi, per godere cornei camlani e pi di Terracina la liberazione dalle acque
territorii di Sezze, di
i

cina,

luoghi che

si

i

i

stagnanti, deposto l'odio reciproco, con-

i

vennero

di

asciugare

la
il

parte sujieriore

del territorio,

avendo
il

duca

di

Sermoal

Bonifacio Vili cedutia'Caetani, colla
za e a

for-

neta Bouificio accordalo di dare
feo e alla

Nin-

mano annata
1'

li

occuparono. ICaeta-

Teppia

corso al

mare
le

attra-

ui respinsero
ta violenza,

aggressione con altrettan-

verso

le

sue terre. Questi progetti furono

prendendo ardire Sezze dalla connivenza di Alessandro VI,che da cardinale avea favorito
i

discussi sotloPio IV,

ma

per

tante dii-

ficoltà insorte restarono senza esecuzio-

stzzosi,epoi tenue

ne. Nel pontificalo del

suo predecessore

76 Faolo

SEZ
ir{l'.),\)ev
la

SEZ
gli

guerra che

spafu

giiuoli fecero nella

Campagna romana,

sima torre, custodita da un ministro del pubblico per guardia de'fiumi confinanti

occupata dal tinca d'Alba viceré, il quale costituì governatore di Sezze a'6 no-

\einbrei5j6 Gio. Paolo Fiorimonte de
Snessa, con titolo di luogotenente e podestà. Racconta
iiislo
il

conSermoneta, dove cotninciava pure a correre il fiume della Torre tenuto in grande stiuìa dallo statuto Setino, ma in
,

quell'epoca era divenuto quasi asciutto.
In conseguenza dell'opera di Sisto V,
1

cardinal Corradini, che

fi-

V che da religioso conventuale avea

dimorato nel con vento di SezzCj e che andava dicendo pubblicamente che a lui ela riservato di rimettere qiie'campi a col-

tura, divenuto
ze,

Papa

si

portò tosto a Sez-

no al 640 più di 2000 iugeri di terreno prima paludoso nel territorio di Sezze erasi mantenuto libero dall'inondazione e ben Coltivato. Avendo però sermonetani turalo le bocche del rivo i\Iartinoconi

passò una notte nel luogo della palu-

tro

i

convenuti pallia
far

in vigore de'quali

de^ poi detto Padiglione di Sisto, girò e

non potevano
tornòad

mutamenli
il

nel corso

osservò

tutti que'siti, e

con consiglio

af-

delle acque, a poco a poco
allagarsi;

detto paese

fatto sorprendeiitedièprincipioall'asciu-

eciòche

fu peggio nel

gameuto delle Paludi l*online, scavando il nuovo canale che dal suo nome fu detto llunìe Sisto.

i6|4

fecero scaricare nella Cavata dei

sezzesi le

Non conviene
vi si

il

Nicolai

cui furono inondali
ni,

acque del torrente Teppia, per fecondi campi setii

che Sisto
girasse
i

V
siti,

si

portasse subito a Sezze e

perchè

condusse senza
ottobre i58r)

corteggio molto tempo dopo ch'erano cominciali
i

lavori, cioèagli

i

i

tlorml in Velletri, nel dì seguente andò
a Sezze, ove alloggiò presso
i

divenendo paludosi quasi altrettanti iugeri che avea asciugato Sisto V,come riporta il Corradini. Certo è che la Teppia abbandonato l' antico letto o per la forza naturale delle sue acque o per malizia de'

Normesini,

sermonetani, o per

ambedue

le

lacuicasafu convertila nel suddetto monastero dal cardinalCorradini.E fama che

cause,

si

aprì altra strada con grandissi-

ma

rovina de'sezzesi, entrando violenteal di

cima d'un colle rimpetto alla città e presso il monte Trevi si mettesse a riguardare la palude, che resta tutta esposta alla vista; ed un sasso, sopra cui dicesi che il Papa si ponesse a sedere, porla anche al presente il uoiue dì Pietra di Sisto, dal volgo detta altresì i^er/àz del Papa : quindi passò a Piperno e a Terraciiia. Trovandosi Urbano Vili in urgendalla

mente nella Cavata
accanile
si

sopra; quindi più
liti,

riaccesero le antiche

già

per alquanti anni calmate. Isezzesi veden-

do cresceie il male, implorarono le provvidenze d'InnocenzoX, il quale fece quanto indicai a Paludi Pontine, senza successo con desolazione de' sezzesi, inutil-

mentedeclamaudo che
potevano mandare
al

ilNinfeo collaTepsi

pia con felice riuscita pel rivo Martino

chiedendo aiuto alle comunità, Sezze spontaneamente gli mantissimi bisogni,

dò 10,000

scudi, esibendosi fare in altra
i

circostanza ogni sforzo, per difendere
diritti del principato,

mare. Sotto Clemente XI Sezze e Serraoneta ottennero propri di potere a spese loro asciugarsi terreni, nel tempo che il duca Odescali

inviandogli un foil

chi attendeva all'asciugamento generale,

glio in bianco,

secondo

contemporaneo

città

Ciaramarucone. Questi dice che allora la avea 4 compagnie di milizie, 2 di
cavalli e 2 di pedoni, in tutto
dati di gioventù scella, con
abili e

che perciò veniva disturbalo e impedito. Osserva Nicolai, che il cardinal Barberini posponendo al pubblico il privato vantaggio, deluse
i

1000

sol-

comuni desiderio Ormai

buoni

cavalli,

è

tempo

di

parlare della sede vescovile di

la riva del

armi ben ordinate. iVon lungi dalfiume Cavala sorgeva fortis-

Sezze,equi trovo opportuno di farlo per
uuilà d'argumeuto.

SEZ
Per
zio, e
la vicinatizadi

Roma,

e per essere

ti

Sezze una delle principali colonie del La-

per tante prove, docutnenli e rail

77 da Drusino vescovo di Sezze nell'altare maggiore di s. Maria, ove continuò a operare miracoli, ed
prodigi, fu collocalo

SEZ

gioni'che riporta
re

cardinal Corradini, pain essa fino

non doversi dubitare che

uno sicurnnienle in quello di restare illeso nel memoralo incendio che bruciò
la chiesa e la città.

dalla nascente chiesa vi fosse predicata la

Ricorda
;

il

vescovo A-

fede cristiana, dilFusa la religione di

Gesù

lessandro del

1

122
fu

che Landò Sitino
di Sezze, e nel
si

Cristo, e quindi stabilita la sede vescovi*

probabilmente
I

vescovo

le.Dappoichè l'apostolo
ni

s.

Paolo, da Sira-

178

eletto antipapa,

recò a

Roma coi

cusa pervenuto a Pozzuoli, alcuni cristia-

cardinali e vescovi (scismatici e tutti pseudi), e fu

partirono da

Roma

e

navigando
a
tali

si

re-

^carono a

Foro Appio ed

Tre Taberne
luoghi edifi-

mani
tallir

;

per attenderlo, essendo
cali sulla spiaggia della

ricevuto onorevolmente dai roche Onorio III colla bolla Hornos, de' 8 gennaio 2 7,confermò
1
1

(

Palude Pontina,
se-

l'unione perpetua già fatta dai predecessori di Sezze e di
le

che a guisa di mare era navigabile,

Piperno {f^.)con tutte

condo

ilp.

Valle,che dice Foro Appio nel

loro [)ev{'mei\ze,ciefjiueprincipaliler,\^ci-

territorio di

Pipernoo

sotto Sezze,

come

cui Sezze rimase chiesa vescovile, e cosi

\ogliono

gli storici setini.

Nel condursi a

era avvenuto di Piperno. Onorio

III

nel

Roma

Paolo avea seco s. Luca con altri discepoli, per cui da s. Luca vuoisi promulgato l'evangelo in Sezze, che da tempo immemorabile lo venera per principale paUoi\o,iU notatìir in anliquissimo Statuto, quod prò cerio pula re ni prima religionis chrislianae rudimcnla ab hoc sanclo cornile Docloris Genliiim in Fos.

congiungere

la chiesa setina a

quella di

Terracina, l'una e l'altra chiamò catte-

dra vescovile, nominando
privilegi antichi,
i

tutti idiritli,i

monasleri^i luoghi del-

la diocesi setina e così della privernate.

Pipernenseni

et Setinani ecclesias eidein

Tcrracìnensis ecclesiae in perpeluum unitas permanere dc'cernimus omnibus fu-

ro Appii coloniae Setìnae proxinio accepisse. Cosi
il

cardinal Corradini.

Jl

Ciam-

inarucone a p. 53 scrive: che Sezze fu ed cantica città e antico vescovato, come si legge ne'brevi apostolici; chePolidio vescovo setiuo neh 080 die un luogo nella

campagna
nastero a
e nel
j

setina per fabbricare

s.

un moLidano abbate benedellino,
;

eorum quae siintSomnenum, BocRocca Jngurge, Magentia,Aspianum, Treve, Sarniinclum /l quapuzza, Bassianus cum fìnibus el adiacentibus suis. Aggiungo con Corradini, che »eslando Sezze cattedrale dopo l'unionecon Terracina sempre vi risiedè il vicario
ribus

casicca,

,

,

generale di Terracina e di Sezze; che
residenza del seminario di tutta
si in Sezze è immemorabile; che vo dopo che avea preso solenne

la

i

gSDionisio vescovo selino uè scris.
che neh
1 1

la dioceil

se la vita e miracoli

2 era ve-

vesco-

scovo selinoDrusino, e da Alessandro parimenti vescovo setiuo, con
nel
r

possesso

altri

vescovi

della cattedrale di Terracina, passava a

Rieti,

122 fu consagrata la cattedrale di ed il Corradini dice la confessione
1

criptariinij che nel

2

i

7 fu unito da

O-

prendere quello della cattedrale di Sezze. L'Ughelli t\e\\' Italia sacra, ed il commentatore Coleti, parlarono del vescovato di Sezze nel
p. e
1.
1 ,

norio 111
tina.

il

vescovato a quello di Terrail

p.

1

282, e nel

1.

1

o,

Narra

Corradini, che perdete del

i64pieno

Il

Corradini caldo di

amor patrio

vescovo di Sezze fu assegnala Massani
Setinanij c\\G\\ vescovo Dionisio verso
1

di dottrina,

imprese coraggiosa-

il

mente
la

a rivendicare a Sezze l'onore del-

i4o compose
il

la vita di

s.

Lidano, pub-

blicala coi miracoli dallo stesso Corradiui>

cui corpo illuslralcda Diucouniol-

sede vescovile. Primieramentenel 1680 stampò e pubblicò in Roma 1' anonima /^. ac b. disseriazione: Discursus B.

M

S
LìncJtvw, Pctro
vilalis
ci

EZ
ri-

Marcellino Sctinnr

ci-

glie ivi fiorile

per dovizie e per feudi pò-

pro/ecfnribus dicalus, in

quo

ini-

tcntissimc;eda valente giureconsulto

clor Se tinnì civi/nfeni fiiisse, et esse pròhot,

spondendo
le

alle obbiezioni

che dai terra-

no suo episcopaln

</iis ecc/esin/ii in-

cinesi mettevansi in canjpo.

signitani fuisse^el esse defendit. Inqiieslail

evidenza

la

tesi

,

Provò a tache Benedetto XI 11

Conadiiii asserì essere slata seiitpie
per

colla coslitMzioncdel

29

apriler 'J^5

nou

Sezzeciltàe con proprio vescovo. Insorte iinliiralmente gravi controversie

solo

approvò

l'asserito dal
In

Corradini, ma

dichiarò che
ta cattedrale

chiesa di Sezze era resta-

parte di Terracini), e portata
nel lril)ii!)ale
ili

la

vertenza
deci-

dopo l'unione che Onorio
la lettera

iota

romana, una

HI ne avea

f;jlt;iaTerracinawVvendo[)oi d

sione rotaie corani Dlolines die a'terracinesi piena vittoria nel

ca[)it(jlodiTerracina qualificata
pontificia surielizia,
la

1702. Non per c|uesto avvilitosi d difensore diSezze^nel n)ede>imo anno pubblicò in Roma Pe:

Benedelto XIII col1

bolla Regis pacifici, de'
1. 1

6

luglio

i

725,

Bidl. Boni.

2, p.

I

6, la rinnovò e conalla controversia

tri RIarcelliiii

Corrndini ìoniona cuiia advocati.

J. C. Selini

m

fermò, impose silenzio
ze in cattedrale se a Terracina

De

clvitate et

ed a se l'avocò, nuovamenteerigendoSezvi fosse

ecclesia Sttina.

Con questa

elaborata ed

d'uopo, e l'unì

eruditissima opera tornò a dioaoslrare,

che Onorio HI non avea già soppresso la catledraledi Sezze, ma che con eguali diritti

l'avea unita alla chiesa di Terraci-

aeque principaliter, e che pò lesse il vescovocome prima risiedere nella maggior parte dell'anno in Sezze come più salubre, ornando il capitolo e canonici setini de'privilegi inerenti alle catte-

precipuamente provò che l' unione fu accessoria e cumulativa aeque princiua
:

drali. Poscia colla bolla
I

Super universas,

palilerj clie dai diplomi e dagli storici fu
poscia continuala ad appellarsi città;
ri-

spose agliargomenli che in contraiio ad-

de'fo settembre 72 }, loco citalo, p. 36, Benedetto XI li riconfermò l'unione, e reintegrò Piperno della cattedrale, e ne

diicevano
nioneni, et

i

Icnacinesi

,

concludendo

ii-

non

suppressi\'a/n tituli;

ri-

spose agli autori calle bolle, che nomi-

narono Terra Sezze;con rnllimo cap. if), ToW tur ab aneto re absnrdum quod j'actant terracinensis. qui ajnnt, data unione cnmulalii'a, etiani Pipernensem ceciesianirenransisse cathedraleni, ununique episcopum triuin calliedralinni sponsnm
e<!se. iN'el

confermò l'imione con Terracina e Sez/c" aeque principali ter ^ con eguali diritti alle altre, perchè anco la c.ittedrale di Piperno era antica sede vescovile, e ne enu

mero
Il

i

vescovi che l'aveano governata.
a'

vescovo Gio. Battista Conventati
lui in

3
i

ottobre ne prese possesso, e da

poi

vescovi costantemente s'intitolarono
scoi'i

féetl

di Terracina j Sezze e Piperno,
!ie

a

cap. 12 riportò

i

privilegi alla

Terraci?ja

riporterò

la serie,

alternan-

chiesa e alla città di Sezze concessi dai

do

il

vescovo r annua residenza nelle 3

sempre per provare, «/roneni praecedenlent fuisse acque principa Papi e dai
li ter

re,

città.

Né per la

storia dcvesi preterire l'a vi

vertenzacliecon decisione rotaledel
struggersi quella del

768

faclam.

Il

Corradini scrisse con lau-

corani OH^'atio, venne interamente a dir

ta dottrina e

con tante ragioni non solo

702. Le due

costi-

positive,

ma

eziandio dedotte dall' anti-

tuzioni di Benedetto XIII furono pubblicale da mg. r

chità della città, dalle vicende politiche
nelle provincie di

Domenico Giorgi

nella Dis-

Marillima e Campa-

sertalio his lorica

de cathedrali episco-

gna, per
ri,
ti

le

frequenti irruzioni de'biirbade' vescovi omessi o mutila-

pali Seliae civilatisin Lalio, cunt

Appen-

dai

nomi

dice monumentoruni eamdeni ecclesiani,
et civitalein illuslranliuni,

negli atti dc'concilii, dagli archivi pe-

Romaei 727.
in

lili

o incendiali, dalle Dobiiissiine fami-

UGioigi encomiò l'opera stampala

Uo*

SEZ
inn

SEZ
Giuseppe Cianimari della
città.
Il

'-9

neh 64'
:

tini

selino

piscopio, nel collegiode'gesnitì, e dai pri-

inaiiicone Descrizione citila città di Sezza colonia latina de romani, Roma 64 1
1

prelatoa spese del car-

dinale fece nel refeitniio

In questo
scrizione,

medesimo anno contro

tale de-

trattamento, e per tutto
stò
il

origini di Pipeino, pubblicò Giulio

alquanto sfhvore vele all'eroiche An-

Papa

nel luogo, di

uno splendido tempo che retutto punto tratil

Dialogo tra Camilla pri\'erna te regina de' volaci, e Sezze colonia antica
neo
:

il cardmalc in ossequio avea asuespese latto vestire ima compa-

tò la corte; di più

gnia di milizie per servizio del Papa. Nella

de'

romani, lìonciglione 164
:

i.

Il

p. ab.

seguentemattina recatosi ilPapa inchie-

LuigiRanghiasci nella sua Bibliografiah qualificò difesa di Fipeino, ma di poco

sa, ascollò e celebrò la
(Iella
lì.

messa nell'altare
fi

Vergine, e ad ore-joda una

momento. Benedetto Xlll
to ritenne
la

col pontifica-

nestra del convento benedì la giubihmtir

chiesa arcivescovile di Bene-

moltitudine, indi
solito corteggio.

si

avviò per Sezze col
dire la letizia dei

vento, onde nel

1727

volle visitarla, prori-

Non è a

mettendo
to dal n.°

al

cardinal Corradini che al

riconoscenti e di voti sezzesi,che per gli applausi e dimosliazioni di riverenza

torno sarebbe passatoper Sezze. Pertan1

comfe-

534

del Diario di
si

Roma

di

quell'anno e dal Novaes
il

apprende, che

mossero il Papa e la corte ce l'omaggio delle chiavi

:

alla

porta

la

municipale

Papa rtriuce da Benevento e da Prosaccompagnato dal marchese de Carolis, ai confini di Piperno trovò mg. rOldo vescovo delle 3 diocesijindi giunse venerdìaS nuiggioalle Case nuove, duernisedi,
glia lungi da Sezze. Allora ricordandosi BenedettoXlll diaver fatto 27 anni addietro una via scorciatoia che condiiceva
alla città, disceso dalla

magistratura, con parole di fedele sudditanza e venerazione. All'ingresso

un mae-

stoso arco trionfale dipinto col pontificio

slerama sorretto da due fatne, era decorato da ornali e dalle figuie della Fede
e Speranza, con epigrafe che celebrava la

reintegrazione elaigita alla
fa

città.

Lungo

strada che conduce al

duomo,

tutto era

carrozza,

montò

fnesso a festa; e la facciata di detta cat-

sul

proprio cavallo, seguito pure cavai

tedrale con tele tlipinle foruianli

un

co-

candodal marchese, da alcuni de'suoi cappellani, prelati, aiutanti di camera, e cavalleggieri, e dalla guardia svizzera a piedi
i
:

lonnato, ne'superiori pilastri sovrastava-

no
za
,

le

figure delia

Temperanza e Prudenil

ed im' iscrizione analoga esaltava

le

due mute

di cavalli delle carrozze,

nuovo beneficio:

l'interno del la chiesa era
ti

calessi col resto della
la

comitiva prosegui-

jjaratodi damaschi

inali d'oro. Nell'inil

ronoil viaggiopcr
biati
i

via ordinaria,

ecam-

gresso presentò l'aspersorio aiPapa

veil

cavalli all'osteria dell'
la salita,

Acquaviva
il

scovo visitatore apostolico, ricevendolo
vescovo diocesano, quello di Segni,
Crescenzi,
tri
il
il

per fare

questa trovarono allarripida. Arrivato

nig.»'

gata e resa
pii

meno

Pa-

capitolo,

il

magistrato ed
ss.
il

al-

nel convento de'francescani riformati

signori.

Venerato

il

volle pernottarvi, ricevuto dal vescovo di

Papa
s.
il

si

recò a visitare

Sagramento, nuovo altare
stato colric-

da mg.^ Rezzonico poi Clemente Xlll, che per parte del cardinal Barberini lo pregò nel ritorno a onorare
Bisleti,

Segni

di

Filippo, ove in

urna era

locato

corpo

di

s.

Leonzio martire,

camente

vestito. E'er la

nota particolare

Velletri,e dal prelato Marcello Crescenzi
poi cardinale, in rappresentanza del cardinal Corradini caduto infermo, che avea

divozione del

Papa

as. Filippo, volendo-

ne consagrar

l'altare, vi fece l'esposizioss.
si

preparato convenevole alloggio,
lati

pei pre-

ne delle reliquie de' norato martiri. Indi
stero delle

Gaudenzio e Otrasferì al

mona-

una cella per cadauno, il resto della corte venendo nobilmenteospitati nell'e-

monache

Clarisse, nel

semina-

rio, al collegio

de'gesuitijOve nella chie-

8o

S

EZ
compiere
le altre

SEZ
due ore canoniche. TI umetta di madreperla ornata fl'oro, un dente dis. Lidano abbate, e delle reliquie de'ss. Pie-

sa Ixiciò la reliquia del b. Gto. France-

sco Regis gesuita, presentata dal p. Luigi

Papa donò

al capitolo, in

Con ladini
le;

gesuita e fratello del cardina-

Papa tornòal convento de'i-i« formati. Nella mattina del 2 5 maggio I3edipoi
il

troelNIarcellino protettori della città, entro scatola di velluto rosso. Invece
il

XIII aorei o si portò alla cattadiale, ove ascoltata la messa dell'arcidiaiiedetlo

Padel

pa ricevè da
gento col

mg.»' Crescenzi in

nome

cono, dipoi assistito dai prelati Crescenzi
e Genovesi consagrò l'altare di
po, indi vi celebrò
la
s.

cardinal Corrailini un relifiuiario d'arcilizio di
s.

Filip-

Domenico, fondato-

messa bassa: tornalo al convento, donò a'6 religiosi che aveano cantato una corona di pietre fine per cadauno con medaglia d'oro, autorizzandoli a regalarle. Nel pomeriggio portatosi

le dell'ordine cui apparteneva Benedct-

toXIlI; edallacittàaltro simile reliquiario

con un grano
ss.

di quell'incenso olfer-

to dai

IMagi a Gesìi bambino. Nelle oil

re pomeridiane
de' religiosi,

Papa

assistè nel

coro

in carrozza nella città, visitò le fabbri<lelle

ove albergava, al vespero so-

che del nuovo monastero e chiesa
religiose del
ss.

Bambin
s.

Gesìi, e nel ritor-

no

la

chiesa di

IJartolomeo de'conveni

tuali,

onorando di sua presenza anche cappuccini. Lunedi 26 maggio, festa di s. l'Mippo,tl)eil Papain Roma avea dichia-

lennemente cantato. Martedì 27 maggio Benedetto XIII tra le più vive e sonore acclamazioni si avviò per Sermoneta, accompagnato dal vescovo Oidi e da mg.''
Crescenzi,

dopo aver accordato
,

a molli

grazie spirituali

meravigliandosi

che

rato di precetto con cappella papale, volle solennemente celebrarla nel duomo e con pontificale. R.ecatosi all'altare mag-

niun povero gli domandò soccorso,ciò che
chezza del suolo, e lasciò

giore, nel coro intuonò l'ora di terza, pro-

seguila dal capitolo, mentre assunse

i

pa-

ramenti missali: diversi prelati fecero da assistenti, cioè da diaconi assistenti Clementi e Genovese, da diacono del vangelo Ferrari,

avvenuto, onde lodò la rictutti con indelebile esultante gratitudine. A perpetuarcanonici eressero una lapide nella la cappella dis. Fdippo, il municipio altra a

mai

eragli

,

i

corna evan^elii , in cui si legge come il Papa avendo ricusato la statua che la città ta

da suddiacono Piersanti, da
;

voleva innalzargli nel foro,

la stabili-

preie assistente Crescenzi

alle

lavande fu

servitodamg.^ deSimoni, nelle ceremonie da mg.* Prati. Il Papa cantò la messa alla presenza di

ornamento riformali pure posero una di tale altare. iscrizione marmorea sopra la camera afu

somma

impiegata
I

nell'

10 pielali tra arcive-

bitaladal Papa. CenedeltoXIIIavea concepito l'idea d'intraprendere
la

scovi e vescovi, del generale francescano,

bonifica-

del segretario dell'indice, del p. Caravila teologo della penitenzieria, del

zione Pon'ina,

ma non
la

potè elfettuarla,

strato della città in abito, e di

magiuna Pjlla

e desiderio pure fu in

Clemente XIII, fin-

ché Pio VI ebbe
nel
1

gloria di eseguirla, e

immensa

d'ogni ceto di persone.

Dopo

il

785 comprò
la linea

dal

comune

di

Sezze

la

•vangelo,Benedelto

X
:

I

li

col testo

delDeu
gli

tenuta della Selce rotta, perché interse-

teronomiocap.

3,

provòcon orazione pache
s.

cava

principale; quindi

il

Papa

negirica o omelia

Filippo tra

onori non brugiò, calpestandoli; tra

le rici

terminò colla sua grandiosa operazione i danni che pel Teppia risentivano sezzei

chezze non arse, disprezzandole; tra
ceri

pia-

si.

Nelle vicende politiche del fine del se-

non

si

accese, abborrendoli. Indi fela

colo passato, del principio e

metà

del cor-

ce pubblicar

consueta indulgenza

,

e

rente, Sezze seguì la sorte delle provin-

comparti l'apostolica benedizione. Dopo la messa pas'.ò in coro tra canonici, a
i

ciedi Marittima e
lo a

Campagna, di che par-

Frosinone

e

VELLETRr. Gregorio XVI

SEZ
pel miglioramento delle Paludi Ponline,
olire diverse provvidenze
,

SFA
ta del pio istituto Pacifici

81

De

Magisti

i?

e

incominciò

il

sua deputazione,
re
il

si

recarono ad ossequiaPonti colla banda

riaprimento del nuovo porlo e canale di Tenacina e lasciò l'opera ben avanzata
inoltre
I

Papa

a

TorTre

:

selina, presso l'amenissimo

luogo donde

due

volte

si

recò alle Paludi, nel
s.

fu

da Sisto
il

V

in vicinanza di Sezze os-

839 arrivando

sino a

Ff //re (/'.), com-

servato
to al

suolo Pontino. Nel supplemen-

plimentato dalla magistratura di Sezze a Bocca di Fiume, ove l'attese con gran parte della

n.°49 del Diario di
il

Roma del 846
1

è descritto
zesi

cordoglio provato dai sezdi

tare. Nella

la sua banda mili2/ volta giunse nel 843 a Terracina[f'.),e nel ritorno trovò aTre Ponti

popolazione e

per

la

morte

Gregorio XVI, e

le

1

solenni esequie celebrale nella cattedrale,

in cui l'ottimo vescovo

mg.' Aretinila

mg.i- vescovo Aretini-Sillani alla lesta dei
cleri di

Sillani,

dopoaver cantato

messadi

re-

Sezze e.Sermoneta, colle rispettive

quie, salito sul pulpito,lesse grave e

com-

magistrature, recandosi nella restaurata
chiesa e in quella stessa mattina 8

mag-

gio ribenedelta dal vescovo crll'assisten-

movente orazione panegirica: in essa nel rammentare le tante glorie del Papa, non tacque l'accesso di lui a Sezzecome convisitatore a'pii patrimonii
gislris fra le

za de'due capitoli di Sermoneta. Asceso
il

PaciflciDeMa-

Papa

nel contiguo

con vento già de'cap-

puccinì, listabilito pe'trinitarij comparti
dalla principale finestra l'apostolica bene-

lagrime de'sezzesi. Nel pontificatodi Gregorio XVI, l'encomiato vescovo, per zelo e senza valutare il corri-

dizione agli abitanti di quelle contrade,

spondente incomodo, ecco come celebrò

ammettendo
di

poi

i

nominati benignamen-

un anno

la festa

del

s.

Natale nelle sue 3
la

te al bacio del piede,

ed

il

gonfaloniere
gli

cattedrali.

A mezza

notte cantò
;

messa

Sezze Giuseppe Carnebianca

presen-

in quella di

Terracina

portatosi a Pi-

tò in

nome

della città quella bella epi-

grafe stampata a caratteri d'oro, che tor-

perno, dopo detta l'ora di prima da'canonici, cantò la messa nella cattedrale;


se,

a pubblicare

il

principe Massimo, ReI

dopo
le.

la

quale recatosi
è

in Sezze, nella

sua

lazione del viaggio,}^.
»>

7

1 ,il

quale aggiun-

cattedrale celebrò la 3.° messa pontifica-

Santo Padre volendo anche dare qualche particolare attestato di affetto agli abitanti di SezzCj ch'era stala da lui visitala prima di ascendere al pontificato, si degnò di concedere loro varie graIl

Questo

un singolare esempio, che
"^

meritava speciale ricordo. Mg. AretiniSillani
scovili,

avendo rinunziato
il

le tre sedi ve-

regnante Pio

IX
gli

nel concistoro

de' ig

dicembre i853

surrogò

l'o-

zie rescritte

di

proprio pugno dietro

le

suppliche da que'canonici presentategli".

dierno mg.' Nicola Bedini.Nel voi. LUI, p. 23 f, riportai gli ordinamenti del re-

Tuttociò con più dettaglio fu celebrato da Sezze stessa con quanto pubblicò insieme
all'epigrafe, nel n.°

gnante Pio IX, sul compimento della bonificazione Pontina nel circondario ca-

giorno del

21 delle Notizie del 843, ricordando come il Papa in Terracina avea ricevuto, con singolarissimi tratti di benevolenza, le due
1

dalle

merale, e i campi impaludati, massime acque del Teppia, non compresi nel

circondario.

SFASFERIA

o

SFASTERIA. Sede
Il

deputazioni della cattedrale e della magistratura.

vescovile della Mauritiana Cesariana, sotto la metropoli di Giulia Cesarea.

piacere

la

Come il Papa rammentò con dimora che fece in Sezze, e imtutti la copia delle

ve-

scovo Rufo fu esiliato da Unnerico re dei
vandali, per

plorò di cuore sopra
celestiali benedizioni.

non aver

sottoscritto nella

Codìc

la

magistra-

conferenza di Cartagina del

4^4

l'erro-

tura e
giata,
i

il

capitolo co'canonici della collela

nee proposizioni de' donatisti. Morcelli,
///}•.

seminaristi, compresa

camera-

chr.

t.

I

.

VOL. LXV.

6

82

SFO
SFONDRATl
Francesco, Cardinale.
in

SFO
tanto incaricato da Carlo
bolenze, eseguì

V

del

governo
lai

Nacque nobilmenle
glia

Cremona da fami-

diSiena, agitata e sconvolta da gravi turla

oriunda

di

Milano, e felicemente cb-

commissione con

bedalla natura singolare perspicacia e talento, e tanta

dolcezza, saviezza e soddisfazione de'senesi,

quadratura

di

mente che

che fu aggregato

alla loro cittadi*

ampiamente dimostrò

nel progiesso mi-

iianza e acclamato

Padre della patria.

rabile che fece nelle scienze e nelle lingue

greca e latina, massime nella legge da lui

Giuntala sua splendida reputazione a cognizione del sagace Paolo 111, lochiamo
in

appresa

in Pavia,

ed

in cui

divenne uno

Roma
I

de'piìi insigni dottori del

suo tempo. Di

nel

25 anni

già era professore in tal facoltà

nell'università di

Padova, ov'ebbe a oAla fa-

lega Parisio poi cardinale. Diffusasi

ma

di

sua rara ed eccellente dottrina, fu
a insegnarla

promosse all'arcivescovato di il Papa giovare di sua consumata prudenza e destrezza ne'nepiìx scabrosi, lo deputò ntinzio in gozi
nel
1

543 544

lo fece

con particolari dimostrazioni, vescovo di Sarno, donde

lo

Amalfi. Volendosi

i

chiamato successivamente

Germania

alla dieta di Spira,

ed a Carlo
di

legge nelle università di Pavia, Bologna,

V

per congratularsi della pace fatta col

Roma

e

Torino. Dotato puie

di straor-

re di

Francia
1

;

quindi

a'

1

9 dicembre

dinaria prudenza nel maneggio degli affari, e di

detto

544

lo

creò cardinale prete de'ss.

sommo

zelo per la divina glo-

meritò la stima di Carlo III duca di Savoia, che lo annoverò tia' suoi primi
ria,

legato

Nereo ed Achilleo. Poco dopo fu invialo nuovamente in Germania a Carlo V,peropporsi alla pubblicazione dell'/zz-

consiglieri, e poi tra'senatori di

Torino,

terim {F-),

ma

senz'effetto.

Nondimeno
op>
i

prevalendosene molto e utilmente in affari ardui e gelosi. Lo slesso fece il duca
di

non mancò

in quella circostanza di

porsi con ottimo successo contro

parti-

Milano e suo signoreFrancesco

11,

(he

giani e fautori dell'eresia luterana. Spedita quella legazione,
si

eziandio lo comprese tra'senatori, l'im-

trasferì in Inghil-

piegò in onorevoli ambascerie e nel gostato, con tale e tanta autoche più come compagno che quale suddito lo riguardava. L'estimazione merità,

terra per ridurre quel regno all'antica ub-

verno dello

bidienza e divozione della chiesa romana. Eletto nel
1

547 amministratore
si

della

chiesa di Capaccio,

desima
tore
se,

si

procacciò con Carlo

V imperaA

quando divenne sovrano del Milaneconfermandolo nella dignità senatol'ambasceria
al

quando passò al mona: alcuni col Ciacconio lo pretendono anche vescovo di Lacedogna, ma l'Ughelli noi pose nella serie di que'pastori;

dimise nel 1^49 patrio vescovato di Cre-

ria colla carica di consigliere di stato.
lui affidò

duca

di

Savoia,

tultavolta l'Argelati nella Biblioteca degli scrittori milanesi
t.

e lo creò

barone

di

Valsessina,e conte di

2, p.

1

36

1

,

afferma

Rivera e di altre contee sulle riviere del Ingo di Como. Dalla moglieAnna Visconti

che ne fu amministratore. Venne quindi destinato alla legazione di
di

Perugia, e
soggetti, e

ebbe molti

figli

e

per ultimo Nicolò che

fu estratto dal suo ventre nel

i535

già

Cremona e luoghi ad essa poco mancò che nel conclave
sua vece elevato

per Giulio

morta, che

fatto adulto pose sotto la di-

111 fosse in
to.

al pontifica-

rezione di Fili ppoMigliori genti luomotìo-

Finalmente colmo

di meriti,

poco doi

renlinoe presidente dell'università

di Pi»

sa, nella fiducia che sotto la disciplina

po cessò di vivere in Cremona a'3 glio i55o, d' anni 57 non compiti,
della cappella del ss.Sagi

lue fu

d'un tanto uomo, dovesse col tempo egli pure divenire erudito e dotto, utile e vantaggioso alla Chiesa, ed
dinal* e
infalli fu poi car-

sepolto in quella cattedrale nel vestibolo

amento, con ma-

gnifico e lungo epitaffio postovi da'figli.

Papa Gregorio XIF[F.). Frat-

L'Argelati pubblicò l'elenco di sue opere

SFO
di

S
di

F

83
ruvido sacco e colla

giurisprudenza e di profana Icltera-

Roma

vcslilo di

tura.

faccia coperta, e ritiiandosi sovente a fa-

SFONDIIATI "SicoLo, Cardinale. T\ Gregorio XIV Papa.

re

gli esercizi spirituali in

religiosa.

A

tal

genere di

vita

qualche casa univa gran
al

SFOKDRATI

Paolo Emilio, Cardi-

zelo e le più pregiate virtù ecclesiastiche.

nale. Palrizio milanese, che a un'indole

Nel 1G07 Paolo

V

lo

promosse

ve-

aurea accoppiò pari illibatezza di coslutne, educalo per cura dello zio cardinale,

scovato di Cremona, e consigliò eflicace-

menle
la cui

il

Papa

a pubblicare,

come

fece,

il

appena questi neli5c)o divenne Gregorio XIV, i4 giorni dopo ossia a' 19 dicembre, nell'età di 3 i anni e sebbene assente da

Rituale

Romano amplialo e correWOjdelal cardinale.

operazione e stampa ne commise
.'parte del

la

direzione
la
I

Roma,
s.

peli.° Io creò cardinale

V

Donò a Paolo Menologio greco, com-

prete di

Cecilia, e poi legalo di Bolo-

pilato d'ordine dell'imperatore Basilio

gna, prefetto di segnatura, nieu)bro della

l'orfìrogenito, che fu collocato nella bi-

congiegazioue del

s.

oflìzio,

protettore

blioteca Vaticana. Con questa parte e colla

degli Olivetani, con
il

grande potere, che
cardinal Bentivo-

1."

che fu trovata nel monastero di

governo

ecclesiastico fu quasi tutto a

Grottaferrata, fu fatta dipoi del Menologiù una magnifica edizione dal cardinal

lui aflìdalo;

per cui

il

glio osservò nelle sue /l/ewjor/Vj

che nel

Annibale Albani

colle
si

stampe d'Urbino,
fa del

breve spazio di

i

mesi fu cumulata in lui

nella cui prefazione

cardinale ola-

tale e tanta autorità,

che difficilmente un
di

norata menzione. Alcune cose ch'egli
sciò scritte
blioi.

altro cardinaleavrebbe potuto conseguire in IO anni.
nefizi e

sono

riferite dall'Argelati, 5/t.

Provveduto

pingui be-

degli scrittori milanesi
I

2, p.

i

37

i

riocheabbazie, generosamente ne

Nel 161
la chiesa

passò all'ordine de'vescovi col-

distribuì le rendile a'poveri, contentoche dopo la morte dello zio le sue stanze fossero addobbate con modeste suppellettili e immagini divole, la mensa frugale e il

suburbicaria d'Albano, ritenen-

do per
s.

affetto in

commenda
vi

la

Chiesa di
il

Cecilia, a\ quale articolo narrai
fece e
il

ma-

gnifico reslaiuo che

suo ab-

vasellame di semplice terra, a tenore del
prescritto a' vescovi d'Africa dal 4-° conci-

bellimento, e

come con sua
il

religiosa con-

solazione ritrovò
quelli di altri
ss.

di

diCartagine, cui canoni rinnovò quel Trento anche pe'cardinali. Prendeva singoiar diletto in conversare con persone in credito di santità di vita, come s.
lio
i

corpo della santa con martiri, ed ili. "fece col1

locare in cassa d'argento di
colla spesa di
fico colle

25 libbre, 44^° scudi. Fu pure benemonache del contiguo monaste-

Filippo Neri, col quale
la casa di

lo zio nel

i

577

e

ro,

d'anni 17 lo avea posto a convivere nels.

rifiorire.

che pel suo governo e cura fece assai Distribuiva larghe elemosine ai
si

tò di vederlo

Maria in Vallicella, e meriandare in estasi, co' vescovi

poveri, e nelle feste
sa de'teatini,

portava nella chieessi ascolisti-

ove come uno di

di Grosseto e di Foligno. L'intimità e l'e-

tava
tuì

le

sag';amentali confessioni. Ivi

sempio

di

s.

Filippo, unito alle sue ottime

una congregazione

di sacerdoti,siraile

disposizioni, a

poco a poco

in

Paolo accese

a quella degli oblati fondati in Milano
s.

da

singolare e viva

brama

di

avanzarsi nelle

Carlo Borromeo. Mentre era legato di
visitò
il

cristiane virtù, onde all'orazione, in cui impiegava notabile tempo, aggiunse la

Bologna, tre volte
Loreto,
lasciò in altra
in

santuario di

una

delle quali segretamente

mortificazione del corpo che macerava

con astinenze e
so riposo sulla

vigilie,e col

prendere scarle

un anello del valore di 5oo scudi, una croce di smeraldi, valutala

nuda

terra o coricato su

4ooo

scudi, e nell'ultima volla ritornan-

tronchi e sarmenli, visitando

7 chiese

do da Milano un prezioso anello con dia-

84
manie posto
I

SFO
nel dito del santo

SFO
Dambino.
tarvl la

curo delle anime, e
di filosofia.

vi

compose

Quando iicli6o5 compila della legazioue si esliluì in Roma, essendosi accinto
a restaurare la Chiesa di
ri le
s,

un corso
di
s.

Penetrato rajjbale

Gallo dell'orrida solitudine e della
nell'abbazia e fece suo vicario nello

/Agnese fuo-

pazienza mostrata dal monaco, lo richia-

mura, a

cui professava singoiar diil

vozione, ebbe la sorte di rinvenire

suo

spirituale. In questo

tempo per commis-

corpo e quello d'altri santi, che nel 1616 furono da Paolo V riposti sotto l'altare maggiore. La storia di questa invenzio-

sione dell'arcivescovo di Salisburgo scrisse l'insigne libro:

Regale Sacerdoliiini

ne

si

trova nel codice

teca Barberini, ed a

Moniim, Cremonensium del pAairani. Intervenne a'conclavi di 4 Papi, e pieno di meriti e virili, un male di 3o ore lo trasportò da
p.

1234 gS

della Biblio-

de'

4 Proposizioni (T.) del clero gallicano del 1682. Mosso Innocenzo XI dal raro e distinto merito di degno religioso, che scrisse in favore àeW I ninni
contro
le
s'i

nilà ecclesiastica (T^.) allora vulnerata,
lo
al

questo misero

esilio

all'immortal vita in

vescovo lo di Novara.

promosse nel 1686 contro sua voglia Ma nel punto che
s.

Tivoli nel 161 8, d'anni 58 non compiti. Trasferito in Roma, fu sepolto nel sol-

apparecchiavasi per recarsi in P\.oma,fu

per morte dell'abbate di

Gallo a voti
pontificio

terraneo di
posta.

s.

Cecilia con breve iscrizio-

concordi eletto successore di quella ce-

ne, che vivendo da se stesso erasi

com-

leberrima abbazia, e previo

il

Avendo

lasciato tale chiesa sua egli

rede,nel destro lato

fu eretto

un son-

tuoso mausoIeo,con nobile epitaffio. L'A-

permesso rinuuziata la chiesa di Novara, ne prese possesso. Quantunque assai vasta ed estesa, tutta la visitò con immenso
vantaggio de'popoli, predicando sovente
ne'dl festivi in tedesco,
silica di
s.

midenio

lo

loda qual degno ecclesiastico,

vigilantissimo vescovo, ornato d'innumerabiii virtù,

non solo
la

nella ba-

che dichiarò pure
decisione.

la

roma-

Gallo,

ma

nelle vicine parroc-

na rota

in

una

chie.

La

sollecitudine e
le

cura cheavea
afililte e tribo-

SFONDPvATI

Celesti\o, Cardinale.

pe'poveri e per
lale, era

persone
in

D'antichissima e illustre famiglia milanese, pronipote di Gregorio
te del

veramente paterna e singolare,
tempi
vesti.

XIV e

nipo-

come lo mostrò ne'3 anni

di guer-

precedente cardinale, fece onore
Gallo, dove fu

ra, nei distribuire a notabile

partede'dioVisitava

all'ordine benedettino in cui professò nel

cesani,paue,farina,legnae

celebre monastero di

s.

ogni anno l'ospedale de'lebbrosi,e dopo

mandato fin da fanciullo, colla sua profonda dottrina e vasta erudizione. Dopo aver insegnato le scienze teologiche in
delta abbazia e in quella di
fu nel

avere ad ognuno di

essi

bacialo

i

piedi,
li-

partiva consolandoli con abbondanti

mosine. Severo con se

slesso, menava vita

Campidona,
canoni

divota, sobria e penitente,

come

se

1679

scelto a professore di

dero

i

manifesti contrassegni

dopo

ne vila sua
con-

nell'università di Salisburgo, ov'era tale

morte. In premiodi tante virtù Innocenzo

che concorrevano a udirlo,che appena bastava la scuola,quanla folla degli scolari

Xlljche l'avea incaricato
tro \\Nepolismo[f''^.),dJ
1

di scrivere
1

2 dicembre

69^,

lunque
se

assai

ampia, per contenerli, non

sebbene assente,
di
s.

lo

creò cardinale prete

peiniellendo mai che alcuno ne partisse,

Cecilia, e l'ascrisse alle principali con-

prima non avesse ben capilo l' inselui, onde si acquistò i litolidi anima de'discepoli e di vera idea d' un
gnato da
ottimo professore. D'ordine de'superiori
si

gregazioni cardinalizie. Giunto in
fu colto

Roma
gli

da infermità, che dopo 8 mesi

tolse la vita

0^1696

a'4 settembre, con

quella stessa pietà con cui era vis3uto,in elà di

trasferì nel castello di

Rosaco, luogo

53 anni non compili. La camera apoi

alpestre, scosceso e solitario, per eserci-

stolica gli fece celebrare

fuQerali,noa Ito-

SFO
vnodosi nella sua eredità moilo di supplirvi,

SFO
ove ne ragionai, ora nella legazione
di
reli-

85
Fer-

come amanlede'miserabiliedella

rara, ed avendo per islemmauu meloco-

giosa povertà.

Ebbe sepoltura nella chiesa
spirante

sotterranea del suo titoio,solto una rozza
pietra, con semplice iscrizione

de'gran personaggi

togno adottato dagli Sforza. I principi! si sono voluti sempre
ravigliosi e favolosi. Insulsa fu quindi la

circondare con racconti straordinari, mediceria, che

umiltàjda
gnifica.

lui

parenti altra
11

composta vivente; mai suoi gliene posero nobile e maiS'tor/rt /e/tó/'rt-

Muzio
j

destinato dal padre a
la

p. Zeilgebaver,

coltivar la terra

e ripugnandovi

ria par. 3, p.4 1 6> descrisse accuratamente la sua vita, riportando l'elogio a lui fatto

inclinazione, gettasse

un giorno

la

sua zappa

sopra una quercia, risoluto di continuar
la vita

dai dotto cardinal d'Aguirre, con
pioso elenco di tutte
le

un

co-

campestre

se giù ricadesse,

o darsi

sue opere, in tutte

alla milizia restando

suiralbero,come ac-

dimostrando la sua divozione alla s. Sede e il suo profondo sapere; il quale elenco si legge pure nell'Argelati, Biblioteca dc' gli scrittori milanesit.^ip. 36o,di alcune
i

cadde.
di

Le

condizioni di sua famiglia At-

lendoli, se

non nobilissima e discendente Dacia, o dai re di Danimarca, o dalche
ni

l'antica Etruria, è certissimo

suo

delle quali ne parlai agli articoli citati, a

nascere era ragguardevolissima, ricca, potente e mirabilmente feconda di soggetti
dediti alla guerra fino
zioni,

Regalia, a Francia ed altrove.

SFOr. ZA FAMIGLIA. F. Conti,
BETTi, MrLANO, e
le

Pb-

da alcune genera-

seguenti biografie.

come può

vedersi nel Giovio, f^ì-

SFORZA Asca:vio Maria, Cardinale. Questo gran cognome, potente, glorioso, derivato da una delle più illustri, più nobili e

ta Sfortiae,e nel Bonoli, Storia di Coti'

gnola. incominciò Muzio
militare sotto
il

la

sua carriera

famoso Boldrino da Pail

più celebri famiglie che fiorirono

nicale generale delle milizie papali, Gio-

in Italia,
secoli

massimamente ne'memorabili
e

vanni Aucuth,il BrogliOjCd

celebre conte

regnò su tante nobili parti d'Italia, e che vanta eroici
in cui

XV

XVI,

Alberico daBarbiano, tutti suoi maestri
nell'arte militare. Quest'ultimo gl'impose
il

guerrieri, principi

magnanimi, cardinali

nome

di

Sforza, per
risentito

essersi
lui

Muzio

sde-

amplissimi, vescovi e arcivescovi insigni,

gnosamente
da, che
tri
il

con

per certa preal-

ed anche personaggi di santa vita che veneriamo sugli altari, merita ch'io qui accenni
lai,
i

generale decise spettare ad
lui.

e

non a

Sorpreso Alberico di tanto

principali articoli in cui ne par-

ardirc,sorridendo lo riprese: G/ov'rt/jeguerriero vorrai

e col quale sono collegali tanti avvestorici

nimenti

da

me

in molli importanti

generale? Prenditi

usar violenza anchea me tuo da ora innanzi il no-

articoli descritti,

prendere
scanio e
l'eccelse

il

anche per meglio compoco che dirò del cardinal Acardinali Sforza.

me di

quello di Muzio.

Sforza, che assai pili ti conviene di Il valoroso ed eroico Musi

dci'li altri

o

Fra

zio nel mestiere dell'armi

rese celebra-

femmine

gli

Sforzeschi noverano

anche imperatrici, regine, duchesse e altre sovrane. I suoi rami furono fecondissimi
di distinti e segnalati personaggi, e

non

più prodecapitano de'suoi tempi, e fu Gonfaloniere di s. Chiesa fatto da Martino V, e gran contestabile del regno di Napoli per volere della regina Giotissimo,il

meno
fu
il

rispeiiabili per le principesche paIl

rentele da loro contratte.

capo

stipite

za

famoso Muzio Attendolo,delto SforGrande, nato nel 869 da Giovanni Altendoli e da Elisa Petrocini, ch'ebbe
il
1

vanna lì, la quale ingiunse al di lui figlio Francesco di prendere il soprannome del padre Sforza per cognome della propria
famiglia, e che
il

simile facessero

i

fratelli,

conì(' fu eseguito e restò
la

ereditarioa tutta
all'età

per patria e origine Cotignola, rinomato
e popoloso luogo della diocesi di Faenza,

gloriosa discendenza e sostituito al co-

gnome

Altendoli.

Muzio dunque

86
di

SFO
3o
anni, radunalo

SFO
di
l'Italia altro

uu buon numero

generale da mettergli
al

a!

pa-

valorosi comballentij la Qiaggiorpartedei

ragone, cioè sino

tempo

dello storico.
di

quali erauo colignolesi suoi congiunti,
fece egli slesso

si

Alessandro Sforza, allro naturale
zio e nato in Colignola, che fu

Mu-

capo

di

armala, e

in tal

capo della
e altri luo-

qualità con gloriosi successi servi quasi tutte le
re,

linea de'signori di
ghi.
il

Pesaro (f^.)

potenze italiane nelle frequenti gueri

Bosio

I

Sforza, allro figlio di Sforza

come

fìoi-eulini,

il

marchese

di Fer-

CrandcjtìHio dal legittimo matrimonio
di Siena,

rara,» Papi Gregorio XII, Alessandro

V,

di Antonia Salindieni di famiglia antichis-

Giovanni

XX HI

e Martino

re di Napoli, e sua sorella

V, Ladislao Giovanna li.
i

sima e potente
in progresso di

il

quale formò

lostipilede'conlidiSanta Fiora, cheriuni

Innumerabili furono
ficenze che ne riportò,

le
le

decorose onorisostanze e
feudi

tempo

tulle le linee Sfor-

zesche e di cui riparlerò; ed ebbe a fratello
il

che consegui,inclusivamenle a quello della

b.

Gabriele arcivescovo di MilaI

Terra e contado di Colignola sua patria, eretta in contea da Giovanni XXIIl e data a lui e discendenti in investitura. Una morte

no.

Da Francesco
fra gli allri,

duca

di

Milano nac-

quero

Gio. Galeazzo M." che
cardinal Ascanio, noa

gli successe,

ed

il

immatura

recise

il

(Ilo di

sua

immensa

che Sforza suo naturale e propriamente
suo primogenitOjChe formò
vo, nel ducato di
la

fortuna, annegandosi a cavallo per salvare un soldato nel fiume di Pescara a'4

conti del nobilissimo feudo di

branca dei Borgono-

gennaio 1 424» d'anni 55

circa.

Ebbe due
lo fece

Parma e
Sforza

concubine. Lucia di Torsano che

Da Lodovico M.'

il

Piacenza (/^^.). Moro duca di

padre

di

numerosa
figli, fra
i

e gloriosa prole, di 2

figlie e

5

quali Francesco e A-

lessandro di cui parlerò, e
gli;

Tamira

di

Ca-

e tre mogli, la

Salimbeni

di cui e pre-

Milano, si formò pel suo naturale Gio. Paolo Sforza la linea de'marchesi del nobilissimo castello di Caravaggio e conti di Gallialo, feudo del Bergamasco, reso faKìigeralo per la sanguinosa battaglia fra
i

clara discendenza ragionerò; Caterina A-

lopa sorella del celebre Pandolfo, che
die

gli

veneziani e Francesco

I,

e per essere la

4

fio''? fia'fl"al'

Pietro vescovo d'A-

patria de' celebri pittori Polidoro e

Mi-

Maria Marzana vedova del re Lodovico Il d'Augiò e del conte di Celano, poi sposata da Francesco Orsini conte di Manupello. La posterità die il titolo di Grande a Muzio Attendoli cognominato Sforza^ e neesaltòlegesta splendidamente, encomiando pure la sua frugalitàjgiuscoli; e
stizia,

chelangelo detti da Caravaggio. Estinta
la successione

de'duchi di Milano, de'si-

gnori di Pesaro, de' conti di Borgonovo,

de'marchesi di Caravaggio, e
di

piìì lardi la

linea primogenita eziandio de'marchesi

vincia di Viterbo (/'.) e fatta da d.
I

Proceno e duchi d'Onano nella proPaolo
si

generosità co'nemici, genio olle

let-

Sforza, gl'intieri diritti di tulle le varie

tere, prolezione ai dotti,

ingenuo, affabile,

linee Sforzesche
I

riuuirgno

ti\

d.

Mario

cordialee religioso. Molli scrittorijfra 'quali

conte di Santa Fiora, e nel suo figlio
nato da d. Fulvia Conti (/^),si

Crivelli e

G io vio,

descrissero le azioni

e unico erede d. Federico, nel quale co-

di questo

uomo

celebre e singolare. Tra'
il

me

comle ric-

suoi

figli

particolarmente ricorderò
s.

na-

penelrarono con questo cognome
chezze e
le

turale gran Francesco T,nato in
/Oj
la

Minia-

singolari prerogati ve della no-

duca

di

Marca Fermo e Macerata
un
bel

che signoreggiò o Piceno {J^.), precipuamente
(/^^.)j

Milano

bilissima famiglia de' conti di Segni [V.)

e

Valmontoue
la

nella legazione di Felle-

(F.),

donde uscirono

tri

(^' ), ed altre signorie.

La

successione

numero
il

di

duchi di Milano; prin-

cipe che

Simonella esaltò sino a dichia-

raie, che

dopo Giulio Cesare non abbia

prosegm il fratello d. Alessandro: la sorella d'ambedue d. Francesca si marìtòio seconde nozze col marchese A lessa a»
però

SIO
àvoPcilla\'iciuo,e divenne
tissinio cardinal

SFO
madre
del dot-

87
Lo
stesso
si

gregò

alla

sua casa,

il

melo accordatogli
dica

Da
cui
il

d.

Sforza Pallai'icino{ì\). Alessandro nacqne d. Mario II, la

dalla slessa sua patria.

madre Eleuu Orsini neh Geo fondò monastero e chiesa (che si può dire la cappella sepolcrale de'conti di Santa Fiora,

per quelli che
di

vi

sono tumulali) delle

Santa Fiora, il figlio unico del quale d. Lodovico essendo morto senza successione, questa passò in d. Paolo li Sforza marchese di Proceno, fratello
cappuccine
di d.

benché gli uni e gli altri l'abbiano in vari tempi inquartala con altre armi prese o dovute assumere per privilegio di qualche monarca, o pe' cospicui matrimoni da loro fatti con principesse sovrane o ereditiere. Ma duchi di Milano lasciarono l'arme
degli Sforza signori di Pesaro,
i

paterna e adottarono quella de' Visconti, a' quali erano successi , cioè due aquile
imperiali e

Mario

li,

ed ebbe a successori

i

fi

due

biscie

inquartate, delle

gli di d.

Francesco, e poi d. Federico nato

quali puie trattai nel luogo citato.
sta

Que-

da Olimpia Ctsi figlia ^unica del principe Federico Angelo gran fondatore della ce lebre accademia de'Lincei (di cui riparlai a Scuole di Roma). D. Federico conte di Santa Fiora e duca di Segni nel 167 3 sposò d. Livia Cesarini che
i

però venne alterata dal cardinal Ascanio Maria, usando la biscia de' Visconti

inquartata con l'onde bianche e azzurre,
e l'Iride, impresa di Sforza
il

Grande suo

gli
i

porlo in dote
e
le

ricchissimi patrimoni,

diritti

co-

spicue onorificenze delle nobilissime fa-

miglie Cesarmi

(di cui a Genz.vno),

Sal'in-

velli e Perelti (f^^.),

essendo ereditiera di
discen-

tulle queste insigni case. Segui allora

marchesi di Caravaggio inquartarono 4 biscie, ponendo in mezzo in piccolo scudo l'aquila imperiale, ed a'piè il melo cotogno. I conti di Borgonovo usarono per arme una sola biscia col melo cotogno in mezzo, preferendo ambedue queste linee la biscia al leoI

avo, col cotogno in mezzo.

neslo della famiglia Sforza con

tali

ne,

come

discendenti dai naturali de'du-

denze
dilla

illustri e colle altre alle

medesime
la

appartenenti, cioè

la

Cabrerà e

Bobale

spagnuole (delle quali e di tutte
i

aveano preso per Lai. "arma Sforzesca venne adottata ancora dagli Attenchi di Milano, che già

loro

stemma

la biscia.

famiglie nominale, Nicola Ratti nel

794

doli Maiizoli di Bologna,
ri

pubblicò in

Roma

tutte le storie nell'o:

e Fogliani, che

ed altresì dai Riavantano l'origine da due

pera documentala e preziosa
rasco di Cincione nella
ai

Della Fa-

miglia Sforza), posseditrici del maggio-

Spagna ricaduto
il

Savdli, e da quel tempo

duca

d.

Fe-

donne Sf jrza. Gli Attendoli Manzoli conti derivano da Giacomo Leonardo Attendoli primogenito di Marco nipote di Sforza il Grande^ che sposando Polissena erede dei
Manzoli
di

derico e suoi discendenti furono obbligati
di

Bologna ne fece

la casa.
I

Dei

cognome e learmi de'duc\i\ Sforza- Cesarini fComt tuttora decoassumere
il

Riari ne parlo a suo luogo.

Fogliani di

rosameale si prosiegue nel duca d, Lorenzo, avendone parlatoaGENZANO eluoghi ivi citali, ove pure descrissi e resi ragione degli attuali stemmi gentilizi. Qui però avvertirò conRatli, che conti diSanla Fiora, ora duchi Sforza-Cesarini, hanno costantemente ritenuta l'arme del loi

Reggio ebbero attinenza cogli Sforza, perchè Sforza il Grande dopo avere avuto da Lucia Torsano Francesco I poi duca di Milano, Alessandro signore di Pesaro, altri 3 figli e 1 figlie, con buona dote la sposò a Marco Fogliani, che fu padre di Corrado perciò fratello uterinodi Francesco I,ai cui servigi e a quelli del figlioli

ro

1.°

autore, consistente nel leone d'oro
il

dedicò

come gran
stipite

politico e valoroso, per-

palatino e nel melo cotogno;

leone

ri<

ciò arricchito e investito di molli feudi,

cevuto da Sforza
re de'i'omaDi e

il

Gra/i(/e da Roberto
di

onde fu

de'marchesiSforzaFogliani
al

duca

Baviera che

l'ag»

d'Aragona. Qiianto

feudo diSanlaFio-

88

S

F

O
"^

SFO
di Chiusi, fu collocala nel detto

ranella Val di Fiora di Toscana, con Ratti citalo, e con Bepetti, Dizionario della

museo.

ra nel

Toscana^ dirò alcune parole. Santa Fiocompartimento di Grosseto, nella
piano meridionale del Mout'Amiata,

Mg. Luciani è assai benemerito della sua patria, per quanto si legge nel Toschi,
della chiesa del Suffragio, dell'accademia

provincia di Siena, fabbricata nell'estre-

filarmonica da

lui istituita, e di altro. Il

mo

Monte Amiata

celebre per

le

sue

memoebbe

fece parte della diocesi di Chiusi, finché

rie storiche e per la sua elevatezza,

Clemente Vili avendo eretto in sede vescovile una delle terre principali del contado di Chiusi, cioè Città della Piei'e{F.),
a questa furono assegnate fra lei

per folte capo del paese del suo
castello
s.

Fiora,

il

quale

nome il ha comune la
s.

denominazione col fiume

Fiora, che
si

battesimali staccate dalia diocesi
si, 3

8 chiese di Chiù-

nasce nel centro del paese e poi

scari-

ca nel Mediterraneo presso Montalto di

parrocchie,comprese tuttora nel grandi

Castro,dicui parlai nel vol.LVIlI,p.

1

35.

Toscana, vale a dire Camporsevoli, le Piazze, e Santa Fiora, la quale è capoluogo di comunità con pieve batducato
tesimale e arcipretale sotto l'invocazione
ss. Flora e Lucilla, sino dal secolo XII, adorna di vari bassirilievi di terra vetriata detta della Robbia (per quanto

Santa Fiora fu già
rie

castello, le cui

memo-

rimontano air8c)o, contea

e residenza

d'una linea de'celebri e potenti conti Aldobrandeschi, dalla quale probabilmente

delle

secondo Ratti trasse l' origine il gran s. Gregorio JII {f.), ed il Repetti pure dice che forse derivò quel Papa, anzi crede

notai a Scultura), appartenente alla diocesi di Città

che

tale famìglia sia salica e

non longoil

di Castello (F.);

altri

luoghi

barda. De'conli Aldobrandeschi, Ratti e
Repetti ne danno
le notizie
:

spettano a quella di
pili

Sonna

(^.).

antica e assai maggiori sono

Di data le me-

poscia

cav.

Berlinghieri con diligenza le pubblicò nel

sto alla sinistra del
ra, già delle

morie del monastero della ss. Trinità pofiume A rmino ora Fio-

1842, mentre
opera,

al

conte Lilla nella classica
celebri italiane, de-

Le famiglie

monache cistcrciensi,

poi dei

vesi la genealogia la più

francescani osservanti (per opera del con-

teGuidoSforza)o riformati. La chiesa più

moderna

è l'oratorio del Suffragio. Riferiil

sce Repelti, che

paese va abbellendosi

nel giardino già degliSforza signori diSan-

taFiora,d'uD

museo di oggetti di

belle arti,

completa del rada Cotignola. Perciò e pel breve cenno che mi sono proposto, non mi è permesso descrivere le gloriose gesta degli Sforza conti diSanta Fiora, ma solo qualche nozione principale per quanto dichiarai in principio. Nelleguerre

mo

degli Sforza Attendoli

specialmente di statuaria antica, che va
raccogliendo in

colla repubblica di iS'/ewa^soventesi distin-

Roma

rog.*^^

Michelangelo

sero nellearmi,emeritaronsi pur spesso fa-

conte cav. Luciani di Saula Fiora,

mu-

ma, onore e nome conti diSantaFiora. Rei

seo del quale molti giornali e opuscoli han-

stata erede della contea l'unica figlia del-

no con qualche predilezione di già parlato. Girolamo Toschi Vespasiani di Santa Fiora compose il poemetto, Il giardino, museo e gabinetto di mg.r 31ic]ielangelo
Luciani ec.^'^oma 837,con erudite note. Posseggo pure del march. Giuseppe Mei1

l'ultimo conte

contessa d. Cecilia Aldobrandeschi
ritò nel
1

Guido Aldobrandeschi, la si maBosio I Sforza gran guer-

439 con

riero e di vastamente, figlio di

Muzio Atinoltre

chiorri; Lettera intorno un'antica statua

etrusco ec,
di nenfro o

Roma
il

1

838;

la

quale statua

Bod'Arquato nel Piacenlino,palazzo inParma chiamato poi di Santa Fiora, indi de'marchesi Pallatendolo o Sforza
I
il

Grande;

sio

ebbe

in feudo Castel

peperino (di cui abbondaSanta

vicino che l'acquistarono nel fine del se-

Fiorajperchè

monte su

cui sorge vuoisi

colo

un

esliuto vulcano), trovata nel territorio

rabili,

XVII, ove pur fece acquisti consideonde fu fatto cittadino e nobile di

SFO
Milanese, per cui divenne potente e sovrano libero con giurisdizione del rispettabile stato di Santa Fiora, che avea casteìli di-

SFO
degli abitanti,

«9

Parma;

di più ricevè vari feudi nel

commosso il Papa gettò per

memoria in mezzo alla moltitudine la sua mantellelta (o mo/zetta) pur bagnata di
lagrime, che fu ricevuta econservata qual preziosa spoglia. In più luoghi narrai le

pendenti che enumera Ratti, nel narrare

come

passò in potere della casa Sforza, che domi nò oltre a due secoli nella contea.

munificenzedi Paolo
insigni privilegi,
lari, cavalieri dello

III cogli

Sforza,oltre

come

di

creare protono(/^^'.),

Guido Sforza nato da detto matrimonio
successe nella contea di Santa Fiora, e ne

conti palatinijdi che feci
p.

Speron d'oro cenno nel

e

voi. XI,

prese possesso dopo
dre,

la
il

morte

della

ma-

12 e altrove. Sforza Sforza, che crebbe

benché vivente
li,

padre, ricevendo

sotto gli occhi dell'avo Paolo III e da lui

l'onore d'essere visitalo in Santa Fiora
nel

1464 da Pio

che

lo

amava, per

le

impiegato in più cose, rese segnalati servigi alla s. Sede, onde lo fece capitano generale della cavalleria,

qualità che lodò ne' Cor//e/z^rtr/,desci'i ven-

come lo fu dell'im-

do una
tea,

succinta storia della terra e con-

peratore Carlo
faloniere di

V

pel suo gran valore e

ma relativi. Il
zia di

con vari curiosi aneddoti alla medesil^apa lo consolòmentre pas-

perizia militare, capitano generale e gons.

Chiesa:

fra le tante

sue glo-

sava restalo nella vicina e celebre abbas. SalvatoresulMonteAmiata. Ebbe a nemico, tome di tutta la casa Sforzd, Alessandro VI, il quale benché fosse ad essa interamente debitore del suo innalzamento al papato (per quanto il Ratti ri-

riose im[)rese,
la

memorabile
s.

è quella del-

spedizione che ne fece

Pio

V

colle

Milizie{f^.) della Chiesa, in aiuto di Carlo

IX

re di Francia contro gli ugonotti, sui

quali riportò compiuta vitloria,e per

mo-

derazione ricusò
gli

gli
il

onori del trionfo che

porta nel

t.

i,p.

fatto perdere agli Sforzeschi

382),nonconlentod'aver il ducato di
Pesaro, unito ai
figlio

avea decretati

Papa; quindi prese
i

gloriosa

parte alla famosa battaglia di

Milano e
senesi fece

la signoria di

Lepanto.

occupare dal

Cesare Bor-

Istituì con tutti suoi beni una primogenitura perpetua, come dal fratello

ala lo stato di Santa Fiora, e solo potè
riaverlo per la protezione del suo parente

cardinal Guid'Ascanioeransi
ti

istituiti

tanil

perpetui fidecommissi. Gli successe

l'imperatore Massimiliano

che fece desisteredall'impreseil Borgia. Il conte Guido formò lo statuto di Santa Fiora, laI,

figlio

Francesco nel 1570 secondo Repetti,

sciò diversi

monumenti

di

sua pietà, e fu
Trinità.

sepolto nella chiesa della

ss.

Usuo
CaNel
Fe-

Mario e Costanza Farnese, come lo fu Carlo gran priore gerosolimitanodi Lombardia, che
il

al dire di Ratti
I

sembra

fratello

nel 1575, altro figlio di Bosio

II

fratello Sforzino Sforza fu signore di
stel

Giulio

III

con piccola flotta spedì contro

il

Arquato e

di altri feudi in

Lombar11.

corsaro Dragut nell'Africa, indi sotto Ptìto-

dia, la cui eredità
1

ebbe poi Bosio
successe
il

5o8 al conte Guido

figlio

dericOjChe in Scansano fondò
ai francescani riformali,
1

il

convento
la

ed a questi nel
celebre

IP' [V.) ebbe quella vicenda notata a suo luogo, e Paolo 1 marchese di Proceno che guerreggiò con Mario I e con Sforza contro gli ugonotti, di cui feci parola nel
lo

528 il

figlio

Bosio

II

che sposò

vol.LV,p. 240. Mario

I

fu slimato dei

Costanza
gli

Frtr/2e5e(/^^.) figlia di

e capitano di

Paolo III sua guardia. Morto nel 1 535,
figlio Sforza
il

maggiori guerrieri d'Italia, fu capitano
generaledella cavalleria di
gorio XIII che alsuo
figlio
s.

successe

il

Sforza, e

la

Pio V; e GreGiacomoi?o«in

•vedova ebbe

conforto mentre stava nel

compagni [F.) avea dato

moglie Cola

feudo di Castel Arquato di ricevere suo

stanza figlia di Sforza, gli conferì
tà di luogotenente generale di
s.

digni-

padre Paolo

III

neli543,e

vi

si

trattenne
lugrliue

Chiesa.

alcuni giorni; uel partire fra

le

Sposò

la

suddetta d. Fulvia Coati, con

90

S F

O
allri feudi

SFO
per dote.

Segni.Valmontone e

j\eli59i gli successe Alessaudio nipote nato dal suo figlio Federico Alessandro iieli6i6 vendè al granduca di Toscana
:

Fiora che riporta Repetti ; ma salito al trono Leopoldo 1 liberò tutti vassalta
i

li

dei feudi dagli aggravi feudali, ed in
al

quanto

conte Francesco duca Sforza-

Cosimo
no

li

per 2

1

5,ooo scudi
al

la terra di
si-

Oesarini padre del vivente e sullodato,
pe'diritti ch'egli esigeva tanto utili,quaa-

Scansano insieme

suo distretto, che

allora avea fatto patte della contea Al-

to onorifici, fu indennizzato

dobrandesca di Santa Fiora. Nel I SSaMario II successe al padre Alessandro, che per gli enormi debiti da lui in gioventù fatti, nel 1633 vendè ai 9 dicembre la
sovranità assoluta della contea di Santa

dita equi valente ai primi,
ai

con una renmentre rispetto
1

secondi restò investilo nel
s.

789 del prio-

Papa, da passare ai suoi discendenti maschi e primogeni ti, rerato di

Stefano

I

stando intatto
il

in lui e ne'suoi discendenti

Fiora

al

granduca

do

II, oltre altri

Toscana Ferdinanfeudi ad altri, perla somdi
colla

titolo di conti di

Santa Fiora, ed

infatti

l'odierno duca d. Lorenzo secondogenito

ma di scudi 466,000;
Ferdinando
to e contea
il

condizione che

li

dovesseinfeudaredellosta-

didettoduca,èXXcontediSanlaFiora:di recente ha visitatoli luogo e vi ha operato
beneficenze.Ripeterò con
R.atli, l'ioclila

venditore e suoi discendenti

e

per scudi 2 i8,3oo da ritenersi sulla suddetta somma, per cui nello slesso giorno

ragguardevolissima famiglia Sforza vanta tanti gloriosi eroi, quanti forse niun'alti*a

Mario

II

restò in possesso di Santa Fiora

privata famiglia

può coniarne

ne'suoi
i

colle restrizioni

riportateda Ratti,

ma con

maggiori
nijCoi

privilegi delle altre infeudazio-

vassalli e territorio

annesso, ed

gran perpetuo concessi da Paolo Ill,rilevòchenon sono comuni a veruna
fasti

domestici

,

e nel riprodurre

privilegi in

in favore altresì de'discendenti ed eredi

altra famiglia,

neppure

delle pontificie;

maschi

in infinito
i

con ordine

di

primo-

tutte ragioni di più perchè io qui riportassi

conti di Santa Fiora divennero feudatari de'granduchi di Toscana. Morì Mario li neh 638 in Santa

genitura. Cos'i

queste laconiche indicazioni, per ranatrattai.

mentare ove meglio ne

Fino

al

1789

risiedè in

Santa Fiora un vicario

Fiora, e fu sepolto nella parrocchia e nella
capjjella del
via.
s.

feudale nominalo dal conte, dipendente

Presepio eretta da d. Ful-

però dopo
criminali

la

legge

deh 701 per
e

gli atti

Lodovico suo figlio non ebbe successioiie, e morì in Santa Fiora nel 168?. Paolo II marchese di Proceno, secondogenito di Alessandro, era morto nel e
gli
1

ilal

vicario regio di Arcidosso:

ora

vi

è

un podestà

un

cancelliere, di-

pendenti dalle autorità
/Iscanio
lano, figlio di Francesco

di Arcidosso.

669,

Maria iS/òrzade'duchi di MiI

era successo
la

il

figlio

Francesco, che

e di Bianca Vi-

dopo
di
liei

Lodovico divenneconte Santa Fiora e morì senza figli maschi
di

morte

sconti, questa lo partorì a'3

marzo 44^
1

(meglioi 4?5i) inCremona, mentre erasi

1707. Federico suo

fratello gli sucd. Livia

_portataper
ri

la

fondazione di due monaste-

cesse

dopo avere sposalo
il

Cesa-

di religiose, e

comesi conveniva a

fi-

rini, della

discendenza de'qualigià parlai.

glio

d'un sovrano d'una delle più belle

Solo aggiungerò, che

suo nipote

d.

Giu-

parli d'Italia, fu affidato per l'islruzioue
a eccellenti maestri, e

seppe,sebl)enemorìinPiomaneI i744>'olle essere se pollo nel la chiesa delie

perchè secondasse-

cappuc-

ro quel genioche dimostrava.

Dopo

i

pri-

cine di Santa Fiora.
d. Filippo

Il

suo primogenito
i

mi

studi,

il

padre

l'inviò a

Roma

per ap-

ta Fiora, fu
11

essendomortonel 767 in Sanpine sepolto in detta chiesa. granduca Francesco II nel 75o e seg.
i

plicare alle scienze più sublimi,

come ma-

dre e asilo de'dolti, avendo in mira d'istradarlo nella via ecclesiastica. Paolo II
lo fece

prese quelle disposizioui sul feudo di San*

protouotario apostolico, e poco do*

SFO
pò assunto al poiilincaio Sisto IV (il cui nipote conte GirolumoRiai io avendo sj)osato la celebre

SFO
vendo trasporto per
cavalli.
la

91

principe del secolo che della Chiesa, ed acaccia alimentava

Caldina

Sfoiv.a figlia nai

prodigiosa quantità di sparvieri, di cani e

turale delcluca Galeazzo Malia,

suoi di-

Magnifica e laulissima fu

la

cena

scendenti

si

chiamarono

/i'V///o

Sforza,
fu desti-

data in

Roma

a Ferdinando principe di

come

notai all'articolo

Rumo),

nalo dal duca Galeazzo M." suo fratello
a prestargli omaggio co'spediti ambasciatoli.

Capua, poi Ferdinando II re di Napoli. Però era in pari tempo singolarmente u-

mano

verso di

tutti,

generoso co'poveri,

Nel

147G morto Galeazzo,

si

unì co-

gentile, affabile e cortese verso quelli
a lui ricorrevano,

che

gli alili fratelli

per togliere alla cognata

Lona

ducati annui d'entrata e

2,5oo un palazzo, indi fu rilegato in Perugia. Richiamalo nel i479> Sisto IV lo nominò vescovo di l*ala

reggenza,

ma

prima ebbe

i

splendore alla

onde accrebbe sommo romana curia. Nel conclavoli a lui

ve per l'elezione d'Alessandro VI, gli conti'se
li,
il

paputo per avere

i

egua-

via,

seguendo però
il

la

fazione ghibellina

onde il Corio, intimo del cardinale, diceche Alessandro VI per guadagnarlo gli
olfrì
i

fu matidato a Ferrara. Si riconciliò col

grandissima

somum

di

denaro,

tolti

fratelloLodovioo

Moro

guelfo e gover-

suoi mobili e la carica che occupava di

natore

di

Milano, ed a sua raccomanda-

vice cancelliere, discendendo a degradanti

zione e di Ferdinando! re di Napoli, Sisto IV a'6 marzo 1484 lo creò cardinale

bassezze. Certo è che
influì alla
la

il

cardinale poten-

temente

sua esaltazione

come

diacono, e poi da Innocenzo Vili ricevè
la diaconia de'ss.Vito e

amico, e ricevè

detta carica coH'annesso

ché sebbene promulgato
in

Modesto; dappoia'i 7 non si recò
insegne cardinanell'agosto e

pa\iizzo,ora P(ì lazzo Cesari/li Sforza{f^.).

Dice Ratti che questo edifjzio era
lessandro

di

Aa-

Roma

o non ricevè
il

le

VI

e fabbricato
il

da

lui, e lo

lizie,

onde morendo
si

Papa

bitò esercitando

cancellierato, indi colla

trovandosi egli colla bocca chiusa e privo
di

carica lo die al cardinal Sforza che lo go-

voce attiva,

mosse dubbio

se pote-

dè sino

alla

morte, poi l'abitarono
si

i

suoi

va votare, e fu risoluto dal sagro collegio
affermativamente. Contribuì all'elezione

successori nella carica, onde

chiamò Palazzo della Cancelleria (/^.), anche dopo
il

d'Innocenzo Vili, ma pel difello notalo dovè dare ilsufiragio verbalmente. Innocenzo Vili nel 486 gli accordò l'ammi1

suo trasporto nel palazzo Riario ove e-

siste.

nistrazione della chiesa di

Cremona, e

nel

Molte ragioni riporta Ratti per proil palazzo non fu promesso sinioiiiacamente, uè donato da Alessandro
vare, che

j488
1488

quella di Pesaro che governò per
,

VI
ne

al

cardinale, e che solo più tardi ven-

idonei vicari

e zelanti suffraganei. Nel

in

potere della famiglia. Pare

dunque

fondamenti della nuova cattedrale di Pavia la i." pietra e die principio a quel sontuoso tempio donando
gittò ne'
,

alla sagrestia preziose suppellettili. Fu ar-

che ili.°e antico palazzo della cancelleria fosse da Leone X ceduto aFrancesco II duca di Milano a lui propensissimo, e il duca Massimilla no lo donasse a Otta via no Sforza vescovo di Lodi (qui Ratti sembra ca-

ricchito pure dell'abbazia di Chiaravalle

e di

s.

Ambrogio di Milanese
le

gli

furono

dere

in

anacronismo, poiché Massimilia-

conferi te successivamente
le

legazioni del-

no

fu anteriore a
dirsi prinja

Provincie del Patrimonio, di

Romagna,

deve

Francesco li, almeno che Francesco li fosse
in

Bologna e Ravenna, d' Avignone, e poi quella al re di Francia quando calò in Italia. Opulente per tante reudite, oltre le copiose lasciategli dal padre, grandeggiò io ispleodidezza e uiagnifxccuza più da

duca, giacché portatosi
sciatore nel
I 1

Roma amba-

5 3 abitò nel palazzo), e poi a suo fratello Francesco, che nel 1 522 lo concesse in locazione al cardinal Lorenzo Pucci, come leggo nel Garampi, Saggi sul'

9^

SFO
gli fu
uffici del

SFO
permesso intervenire
pei

valore della moìiele pontificie, p. 2 8 7 .Francesco li ne tenne il dominiosino alla mor-

premurosi

onde nel 1 535 se ne raise in possesso camera apostolica, pel credito di 20,000 scudi d'oroche avea col defunto. Ma Paololll definitivamente fece ampiadonaziote,
la

sagro collegio e pe'maneggi del cardinal tl'Amboise, che ambizioso della
cardil'in-

tiara voleva procurarsela col favore del

cardinale. Racconta Cardella che

il

nale avendo procurato incautamente

ne del palazzoai nipoti cardinali Guid'A.scanio e fratelli Sforza, e cosi vieppiù
le:

nalzamento d'Alessandro VI, pagò il fio di s': prava elezione sino ad essere spogliato della dignità cardinalizia, di cui fu prosto reintegratojquindi

galmente passò in proprietà degli Sforza altra simile donazione fece nel 1 54 al cardinale, mg.r Ottaviano de'diritti che poteva avervi per la donazione antica a lui
1

secuzione,

si

ritirò

onde fuggire la perprima in Germania, e

poi inltalia assistito dagli svizzeri,e per tra-

faltanedalducaMassimiliano. In tale guisa
il

dimento

il

conte Landi nel castello di Ri-

palazzo della vecchia cancelleria passò
di

valta lo consegnò ai veneti, dai quali

ad

Romacontidi Santa Fiora, chein vari tempi lo accrebbero di nuove fabbriche e abbellipieiiamentein proprietà degliSforza

onta delle grandi premure d'Alessandro

VI (notate da
ratori, che

Ratti contro l'asserto di

Mu-

menti, tuttora vedendosi

gli

avanzi delil

l'antica cancelleria. Il palazzo prese

no-

pure rettifica in altre cose) l'ebbe il re di Francia con gran premura, infortunio che l'animo grande del cardinale
sostenne con intrepidezza e spirito. Ratti

med\PalazzoSantaFiora,eàanche la contigua piazza, finche
s'i

l'uno che l'altra pre-

confuta l'asserzionedella deposizione della

se stabilmente quello di Sforza. Io lo registrai col

nome Cesarmi Sforza

per adat-

incolpazione.

porpora, e discolpa Landi della falsa Dopo la morled'Alessandro
il

tarmi

alla

volgare denominazione.che im-

VI,

cardinale rientrò in

Roma

a'

i

o

set-

propriamente chiamaCe^^rmiil duca e la nobile famiglia, mentre propriamente de ve dirsi Sforza Ce^arm/, poiché come di sopra narrai uno Sforza
al

tembre i5o3, a modo di trionfo, per l'amore che gli portavano romani, che ripetutamente l'acclamarono: Ascanio^Ascai

proprio

cognome

nio, Sforza, Sforza.

Ma


si

in

questo con-

associò quello de'Cesarini pel suo matri-

clave, in cui fu elettoPio III,
di Giulio li
il

monio e sostanze ereditate dalla superstiromana celebre e nobilissima famiglia. Bensì Alessandro VI fece al carte di quella

cardinale

né in quello determinò per

Amboise,che però fortemente irritato pretese di ricondurlo in Francia prigione; ma
Giulio
to pì
II

dinale doni più considerabili che

il

palaz-

l'impedì, e

neli5o4

gli

die la

zo della cancelleria, secondo l'uso
secoli
,

di

quei

chiesa di
il

Novara

in amministrazione.

Na-

come
il

la città di

Nepi infeudata a

cardinale per grandi imprese, conce-

\ita, ed

castello d'Anticoli nella

Cam-

il

disegno della ricupera del Milanese,

non ne godè sino alla morte, perchè Alessandro VI qualche anno dopo suoi gli ritolse il suodono, per investirne parenti Borgia. Alessandro VI mal corripagna;
i

ma

con determinare la guerra ai francesi, e già molte misure avea prese, quando la
pestee non
1

il veleno l'uccise a'28 maggio 5o5, d'anni 5o, mesi 2 e giorni 25, co-

spose
zi

ai benefìzi ricevuti

dal cardinale, an-

me
da

si

legge nel bellissimo e singolare e-

come rammentai
si

contribuì allasuarolui

pitaffio erettogli

con magnifico mausoleo
il

vina,ed a quella della di
cui
le di Francia spogliato

famiglia, di

G iulio

1

,

dietro

coro dell'altare mag(nella

dichiarò aperto nemico, venendo dal

giore di

s.

Maria del Popolo
,

pro-

Lodovico il I\loro del ducato di Milano, ed il cardinale fatto prigione fu condotto nella torre di Bourgesjove rimase sino al conclave, al quale

pria cappella dice Ratti,
rigine del tempio, p.
l'altare

ma Landucci, O-

79 e 8 1 riferisce che maggiore fu eretto dal cardinal

Borgia poi Alessandro

VI

,

e rifatto dal

SFO
cardinal Sanli),

S
belli e
piì!i

FO

uno de'pib

e-

strotore delle chiese di

93 Monte Fiascone e
fratello cardinal

legauli di lioniajColla statua del cardinale giacente,

Corneto,di Narni(non

il

disegno e scultura del celebre

Andrea Sansovino. Questi d'ordine dello slesso Papa e sullo slesso disegno, sculture in tondo e bassorilievi, ed ornati di squisito lavoro, fece dipoi

Alessandro,come pretende Ughelli, seguito da Gardella, e perciò feci altrettanto a Narni, e qui mi emendo),diChiusi,d'Anglona,e nel
1

54 'patriarca

d'Alessandria,

quello incontro pel

cardinal GirolamoBassodella Rovere cu-

non che arciprete della Chiesa dis. Malia Maggiore (/^.), dove fondò la nobile
cappella di
s.

gino di Giulio

li.

Landucci lodandone
le

la

Caterina, che poi prese

il

luaeslìi e preziosità delle perfette sculture, le

titolo dell'Assunta,

celebra altamente, e che

statue

de'

due cardinali valgono a peso d'oro.
il

Nei funerali pronunziò l'orazione funebre

ringhirami detto Fedro,

più celebre ole

con disegno del sommo Buonarroti e denominata Cappella Sforza, econ generosa liberalità eapprovazione del Papa si spogliò della prebenda di s. Pudenziana ch'era unita all'ar-

ratore del suo tempo; essendo

qualità

cipretura, con
cati d'oro, e la

annua rendita

di

3oo du-

più distinte delcardinale, perizia
nel trattare atTari politici, e

somma

un gran ge-

cedèa'canoniciper la fabbrica della basilica (presso la qualeè la via

nio per

le lettere

e pe' letterati di cui fa

Sforzainome che preseda un casino
famiglia situato ove fu eretto
il

della

niunifìco mecenate, lasciando opere in

verso e prosa, riportate dall' Argelati nella

sua

vita.

Benché morto

di peste,

i

tanti

poveri da

lui beneficati si

affollarono in-

monastero delle Filippine), sua musica, cantori e sagrestia. Oltre a ciò Paolo III lo annoverò tra gl'inquisitori della fede, gli conferì

torno

al

cadavere, né potevano saziarsi di

contemporaneamente

le

due legazio-

baciargli le mani.

ni di

SFORZA
Nacque
di

Guido AscANio, Cardinale.
1

II Sforza conte Santa Fiora eda Costanza Farnese, si

nel

1

5 8 da Bosio

Bologna e Romagna, e la cospicua carica di camerlengo di s. romana chiesa nel i537;aggiungendomoltericcheabbazie, la protettoria de' regni di

Spagna

applicò fin da'primi anni allo studio delle lettere, nelle

plesso

la

s.Sede, ilgovernoa vita di Pro-

quali divenne coltissimo;

ceno, e molti personali privilegi. Gli attribuì altri rilevantissimi carichi, avendo-

d' indole egregia e virtuosa,

meritò che

mentre trovavasi in Bologna col cubino Alessandro Farnese a terminare gli studi,
essendol'avo divenuto Paolo III,pocodo-

dolo mandato in Ungheria neli54o suo
legato per l'importantissima guerra contro,
il

turco, al quale effetto fu deputato

poa'iS dicembre 1 534 di 6 anni lo creò cardinale diacono de'ss. Vitoe Modesto,
1

col tesoriere
altri

Capo diferro
luoghi
pii gli

(Ratti dice

con

3cardinali)per raccogliere dallechie-

dalla quale diaconia successivamente pas-

se e

da

altri

Cosmedin, di s. Eustachio e di s. ftlaria in Via Lata. Siccome contemporaneamente fu elevato alla porpora F'arnese,ilPapa mandò ad ambedue la berretta cardinalizia, che a loro imposeDel Monte governatore diBologna,
s.

sò a quelle di

Maria

in

nere

le spese,

poiché

denaro per sosteottomani minacsettentrione,

ciavano non solamente
eziandio
l'Italia.

il

ma

Come
Paolo

camerlengo, per
III fu

commissione
tere la

di

incomben-

zato di esaminare, se conveniva

ammet-

permuta

del ducato di

poiGiuliollI;
i

quando poi venuti in R.oma

e Nepi, in quello di

Parma
al figlio

e

Camerino Piacenza

nipoti fu loro aperta la bocca dall'avo,

(/^.)a favore del figlio del
gi

Papa Pier LuiOttavio die

furono da
le fu

lui tenuti a mensa. Il cardinachiamato volgarmente il Cardinal di Santa Fiora.D'i più Paolo 111 nel 535
1

Farnese, al quale e

l'investitura del 2.° nel proprio

^n/^sso

io fece

vescovo di Parma, e poi ammini-

Sforza, con giuramento di vassallaggio e fedeltà al Papa,e l'annuo censo di 9000

94
ducati d'oro di
ss.

SFO
caiuera nella vigilia dei
il

SFO
chia
h: rilasciasse

l'ietro e Paolo. In tutto

pontifica-

di lui fratelli,
ta,

ad Alessandro e Mario onde furono portate a GaeBernardi-

to di

Paolo

11! esercitò gli uflìci di

carinsie-

indi a Napoli in potere di d.

dinal nipote (de'quali a Parente),

me

col celebre cardinal
i.°

Alessandro /vzrlui assenza.
1'

nese, e di

nipote nella di

no Mendoza comandante spagnuolo. Allora Francia si querelò col Papa per la violata fede, ed il conte di Montoro ricuperata
Sforza,
la

Attesa

la stretta

parentela con

eccelsa

sua lettera, altra ne sostituì
in

casa Farnesejinquarlòalla sua arnie sforzesca del leone d' oro palatino col

per discolparsi col Papa

aggravio degli

melo
che

cotogno,
i

gigli

de'Farnesi. Giulio

111

successe all'avo e parente del cardinale,
gli fu

onde Paolo IV minacciò il cardinale di gravissime pene se non procurava che le galere fossero restituite a Fran-

largo dispensatore di grazie e be-

cia.

Ma
per

il

cardinale potentissimo in

Ro-

nef]cenze,e lospedì decorosamenteaPar-

ma
glia

le

grandi aderenze di sua famiin parentela colle princi-

ma

al

duca Ottavio per trattare un acco-

congiunta

modamento sulle controversie insorte colla s. Sede. Non cos'i favorevole, anzi dichiaralo neniicosi mostrò Paolo IF[F.)
per avversione originala
\aes riferisce che
il

pali della città, volle procurarsi

un ap-

poggio. A tale oggetto tenne in sua casa

in

conclave (No-

una notturna adunanza, alla quale intervennero cardinali di fazione imperiale,
i

cardinal Sforza al pun-

i

Colonnesi,

i

to dell'elezione concorse per Paolo

W Ca(/^.)

Cesarini e tutti

gli altri

ba-

roni aderenti allo stesso partito spagnuolo,
il

raffa), incili eragli slato contrario, pegli

opposti interessi degli Sforzeschi seguaci

sareo,

marchese di Saria ambasciatore Ceil conte di Cincione ambasciatore
le

di

Spagna, da

quelli

At Caraffa

di Filippo II, ed altri signori, essendosi

addetti a Francia. Narrano Cardelia nelle

riempite

camere,
le

le scale,

il

cortile del

Memorie de'cardinalij
si

e Ratti, Della

palazzo Sforza, di minori partigiani e servitori, e

famiglia Sforza, che

ricoverarono nel
re di Spagna,
II

persino

piazze e strade conti-

porto

di

Civitavecchia due galere incerto

gue.
tal

Fu

riferito al

severo Paolo

IV che
,

modo aderenti a
tolte dalla flotta
cia e già di

Filippo

II

notturno congresso avesse un colore
si

d'Enrico

re di Fran-

sedizioso, e

fosse sparlato di lui
la

sino

Carlo Sforza gran priore di
proprietario e

a mettere in

dubbio

legittimità di sua
il

Lombardia che n'era miraglio, come per lui
altre tre

am-

elezione. Ciò mise al

colmo

suo sdegno,

acquistate dal car-

e ordinò l'arresto del cardinal Sforza e
degli altri suoi partigianijdandonela

dinale, essendo perite nelle guerre navali

comi

pure comprate per

lui

dal car-

missione
gostoi

al

famoso

di lui nipote cardinal

A schiarimento aggiungerò, die Carlo avea servito alcuni anni colle sue galere il re di Francia, il quale venuto in
dinale.

Carlo Caraffa. Questi pollatosi a'3

a-

555 a

far visita al cardinal di

San-

Sospetto ch'era risoluto passare
gi del re di

ai

servi-

Spagna, voleva arrestarlo. Ciò

ta Fiora per non fare pubblicità e cou apparente amicizia, ed invitatolo a uscir seco a diporto, proditoriamente lo con-

conosciutosi da Carlo fuggii,
le galere

rimanendo

dusse in Castel

s.

Angelo (ove più tardi

sequestratein Marsiglia d'ordie

Caraffa d'ordine di Pio
lo: giudizi di Dio!),

iV

fu strangola-

ne del re,

poco dopo approdarono in Civitavecchia, comandnte-da Nicolò Ale-

La

prigionia

giorni, essendosi date al

Papa

le

durò 22 dovute

manni

al servigio di
lui fratello

Francia.

Il

cardinal

e richieste soddisfazioni. Lai.' e più essenziali fu quella della

Sforza di

per ricuperarle otten-

ne artificiosamente da Gio. Caraffa conte di Montoro enipole di Paolo IV una lettera perchè ilcaslellano diCivilavec-

ne dellegalere

in Civitavecchia,

pronta restituzioimperocfra tallo del
,

ché

il

contedi Santa Fiora

carin

dinale

temendo

di

sua vita

comechè

SFO
grandissimo credito presso gl'imperiali, si porto dal viceré di Napoli duca d'Alba
per ottenere cheMemloza rilasciasse
lere, e fu
le
ci,

SFO
nella

95
pel ragguar-

Porpora IMarìatw;

devoli

monumenti

di pietà e religione la-

ga-

sciati nelle diocesi

de'suoi vescovati,e spedi

contentato. 11 Papa volle inoltre una sicurtà peri5o,ooo scudi d'oro, altri dicono 3oo,ooo, di non partir mai il cardinale da

cialmente nell'abbazia di Val

Tollanel
affari

Piacentino; nel maneggio degli
litici,

po-

ne' quali fu di frequente occupato

Roma senza sua

licenza,edi preil

con sua gran lode; per generosità insigne,

sentarsi a ogni richiesta. Inoltre

cardi-

prudenza e naturai piacevolezza; per dottrina e protezione de'sapientijde'qiiali gli

nale soffrì
sloro

nuova mortificazione in conciper la parlata di Paolo IV, die die

piaceva avere piena
ti

la

sua corte, e mol-

/*tì//a/7o(/'.)de'Colonna al contedi

Moncir-

fece

promuovere

a cospicue dignità, ai

terò con
za
i

altri feudi,

restituendo agli Sfor-

vescovati, e al cardinalato,

come

léce

eoo
fon-

beni sequestrati. Queste e altre
scintille

Carlo G/v7i« già suo famigliare.

Fu

costanzeservironodi
ra che scoppiò tra
ricordai
lo
il

per

la

guer-

datore della copiosa e ricca bibliolecaSforziana nel palazzo Sforza, celebre a
del Raronio, che fece

anche a

Papa e la Spagna, che Roma, nella quale Paomeglio
alsi

tempo

IV potè
s.

nella sua rettitudine

conoscere l'attaccamento del ca rdinale
la

Sede, giacché a
la

lui

singolarmente
il

deve
la

riconciliazioneseguita tra

Papa e

corte di Spagna,essendosi con mollo ca-

lore

ed

efficacia interposto

mediatore presdi Sicilia
al

grande usode'dilei codici, ed altrettanto se ne giovò Giusto Lipsio esistente ancora e rinomata nel i6q8, quando Piazza pubblicò VEusei'Ologia romano, poiché nel tratt.iS Delle librerie romane, a p.iyy la chiama insigne,ben ordinata in ogjii disciplina, con
,
:

so
al

il

duca d'Alba viceré

{^),
car-

vari codici e mss. greci e latini, antichi e
di varie lingue.

quale fu perciòspedito insieme

Similmente

istituì

un'ac-

dinal ^/7e//ozz/. Dipoi essendointervenu-

cademia

di belle lettere inCastel

Arquato

mentre visitava la sua Parma, secondo il Cardella (ma Ratti dice che non era piìi vescovo, ed è vero), d'anni 46 morì a'7 ottobre 564 'fi Comedi villa del Manlovano,o meglio nel distretto di Cremona, donde il suo corpo
to a 3 conclavi, e
diocesi di
1

nel Piacentino,

secondoilQuadrio. La sua

fu trasferito a tenore di sua volontà nella

morte fu pianta generalmente in Roma da ogni ceto di persone, e onorata in concistoro da Pio IV con solenne elogio. L'illustre famiglia Sforza gli deve moltissimo^ perché non solo per di lui opera acquistò nuove signorie e ricchezze, ma fondò uà
perpetuo fidecommisso della bilmente
casa, acciò
i

suddetta cappella sontuosa da
Liberiana, ed
gli ivi

lui eret-

ta nella basilica

dal car-

tanti feudi e beni a essa appartenenti stasi

dinal Alessandro fratello

fu eretto

un

conservassero nel rappresen-

magnifico mausoleo colla sua
ta su pietra dal

effigie dipin-

tante della famiglia.

Sermoneta,il quale è pu-

SFORZA
conti di

Alessandro, Cardinale.Doi

re autore del ritratto dello stesso cardinal Alessandro sepolto incontro,e del quadro dell'aitare esprimente l'Assunta; essendo del Nebbia gli a (Treschi rappresen-

Santa Fiora, fratello del precedente, nel 1542 di circa anni 8 fu dall'avo Paolo III (atto scrittole delle lettere apostoliche. Attesecon
le lettere

molto profitto allebel-

Vergine e alcuni profeti. Il cardinal Alessandro che terminò la cappella, la dedicò alle ss. Flora e Lucilla patrone di Santa Fiora e di sua famiglia.
tanti le storie dellaB.
Il

e alle scienze nell'università di

Perugia, e tornato in

Roma

ottenne un cail

nonicato di
lo

s.

Pietro, e

neh 554
gli

fratel-

caidinale per 20,000 scudi
di

comprò

cardinal

Guido Ascanio

si

distinse per

un chiericato

camera, ed ebbe alcune

la

singolare sua divozione versola B. Ver-

abbazie. Pel disgustoso alfaie delle galere,

gine,

cornea lungo dimostra

il

p.

Marrac-

narrato nel precedente articolo, fu nei

96
I

SFO
IV
delcnnorìicnfo
il

SFO
XIIT chenssai loamava
aprì e chiuse
la

5 56 privalo da Paolo
tlcl

lo

decoròdcll'nr-

e

chiericato,

il i

."liiiunziandolo, e

cipretura della basilica Liberiana, onde

2.° gli fu tolto dal governatore di Roma e dato a Bozzulo arcivescovo d'Avignone

porta santa nel giubileo u-

niversale delr575,
il

nelqualeanno
i

lasciò

poi cardinale. Teroìinata la vertenza, a istanza d'alcuni cardinali di tutto fu reintegrato, agli 8 ottobre 1.557
to, e
<^^1

vescovato di Parma, dopo averlo benefeudi di Corniglio e
lo

ficato e ricuperati

chierica-

Roccaferrara; inoltre
della

dichiarò prefet-

poco dopo fatto presidente dell'aanona. Nell'esercizio di cosnniportantecarica spiccò moltissimo il suo talento e atsingolarmente nel 1 550, in cui essendo per tutta Italia una gran carestia,
tività,

lo della segnatura di giustizia, protettore

Spagna, legato a Intere con amplise illimitale facoltà

sime

per tutto

lo sta-

to papale, tranne la provincia di Bologna,

per ester minarci band iti, mal vi venti e facinorosi che lo infesta vano. Superò
blica espettazione in
la pubadempiere a sì geloso

pe'suoi savi provvedimenti presi oppor-

tunamente

in Ptoraa

,

quasi non sentì
i

il

comun flagello,
poli vicini per

anzi potè soccorrere pol'abbondanza del frumen-

e importante incarico. Bastò a lui discor-

rere colle milizie

le infestate

provincia

to che avea raccolto senza dispendio del

ner liberarle dalle gravi molestie che soffrivano. Pertanto gli
si

governo, coadiuvato da Alloviti decano
de'chierici di

resero dappertutil

camera e arcivescovo di Firenze. Pio IV restò così soddisfatto del

to onori singolarissimi, reputalo

vindi-

ce e liberatore di quelle Contrade. L'in-

suo valorejvigilanza e industria, che lo dichiarò soprintendente dell'annona di tutto lo stato ecclesiastico, e nel
ferì
il
1

gresso in R.avenna fu
f
:

uno splendido

Irioa-

56o "li

con-

vescovato di

Parma

rinunziato dal
i

cardinal fratello, e dove nel
il

564

celebrò

Faenza gli eresse una statua di marmo con iscrizione, e più magnifica e lunga gliene innalzò altra Camerino. Morì in Macerata nel maggio 1081, d'anni 47»
ov' erasi portato per accudire agli affari
della provincia di cui era legato. Trasferito

sinodo,

dopo

essere intervenuto al con-

Trento, ove fece una gran comparsa. Avanti di lui e di Colonna arcivecilio di

inRoma,fu tumulato nella basilicaLi-

scovo di Taranto
ri sessioni

si

tennero
i

le particolari-

beriana, nella

tomba

ch'erasi fabbricata

per concertare

punti della

dentro

la cappella Sforza,

da

lui

compita

forma; inollrefu incaricato perla conclusione del concilio e a

e dotata,

come dissi parlando

del fratello.

comporne

l'insorte

Fu

d'

ingegno pronto e vivace, di cuor

dilferenzeinnomedel Papa.Colmodi meri ti,poco dopo la morte del fra teIlo(non potendo per legge esservi due cardinali franel s. collegio, onde si ritardò la sua promozione), Pio IV a'i2raarzoi565 lo creò cardinale pretedi s. IM."inVia,quindi gli furono attribuiti molti e rilevanti imtelli

grande e magnanimo,ondegenerosamente intraprendeva e portava a buon fine qualunquearduoalfare. Fu ornato di non
ordinaria letteratura, di sincera e costante pietà, di

re ne'concistori

prudente libertà nel proferiil suo parere, e gran pre-

pieghi. Dovendosi rifardi

nuovo

le

prin-

mura ebbe di giovare quelli che a lui ricorrevano in vantaggio de'quali era ia
,

cipali strade consolari dello stato pontificiOjS.

continuo moto nel rintracciare mezzi oni

PioV

gli

die

la

commissione

di pre-

de procacciare ad

essi

aiuto e favore.

siedervi; fu

e di

anche fatto legato di Bologna con molte straordinarie facoltà sul deputare gli uffiziali, le quali Provincie governò con molta saviezza e gran contento di que'popoli, come ampia-

SFORZA

Francesco, Cardinale. Ro-

Romagna

,

mano nobilissimo de'conti di Santa Fiora, nacque in Parma neh 562 da Sforza
Sforza, nipote de'precedenti cardinali, ri-

cevè
il

luenlealleslano

gli storici patrii. Gregorio

la sua .' educazione militare, poiché gran genio guenierodel padre erasi in
I

SFO
duca di Paima OtItti tavio, e poi presso Francesco I granduca di Toscana, ambedue suoi slrelli congiunti. Gli studi a'qualisi applicò con molto protrasfuso, presso
il

SFO
dini e congregazioni religiose.

97

Chiesa, ciò distinse con proteHorie d'or-

Fu un

po-

fitto,

furono

la

lingua Ialina,

la rettori-

co, la filosofia, le

matematiche,

alle quali

maggior impegno, come necessarie ad un signore destinato alla vita militare: fu dis'i tenace memoria, che moltissime storie,ancorchè una sola volta lette, prodigiosamente ricordava. Terminali gli studi e secondando lo spirilo guerrieattese con

strumento dello risoluzioni di Sisto V, il quale venuto in deliberazione di allestire IO galere per la difesa delle S[)iaggie pontificie de'due mari, Io scelse a tale incombenza con altri 4cardinali inclusivamente a Verdala ch'era pure gran maestro di Malta. Lo depulòaucora con altri 4 cardinali alla cura delle nuove strade,
tente

ponti, fontane e acquedotti, costruiti da

quel gran Papa in P».oma e nello slato.

ro da cui era animato, di 18 anni
al

si

un\

gran Alessandro Farnese suo cugino, per domare belgi nelle Fiandre ribellai

Dopo la di lui morte, ricomparsi in Romagna fuorusciti e malviventi che aveai

no potuto
Gregorio
ta razza

sottrarsi

dalla sua severità

,

ti

a Filippo

li,

ed

in

sua assenza fu ricole

XIV volendo

distruggere
i

siffat-

nosciuto generalissimo e capo, per

me-

che teneva inquieti

popoli, lo

ravigliose prove di valore da lui date nel
le battaglie.

mandò
di

legato a laterc in

Romagna, mene Giusti-

Perciò il re lo dichiarò capitano generale delle truppe italiane, mentre eransi stabiliti gli sponsali con d. Vir-

tre eguale incarico die a'cardinali legali

Bologna e Marca, Sfondrali

ginia de Medici sorella del suddetto gran-

duca;

ma non come

dice Cartlella, forse

Le masnade de'banditi si formavano di 1800 assassini, aventi per capo Giacomo del Gallo,
niani, per le loro Provincie.

seguendo Pico, per morte della moglie, sibbene per l'inaspettala promozione che di lui fece a' 12 dicembre 583 Gregorio XIII, creandolo cardinale diacono di s,
1

che
tij

si

faceva chiamare

Papa da' bandi-

e risoluti di resistere sino all'estremo
si
si

alle milizie papali,

divisero in 3 squa-

dre,

una

delle quali

portòsul territorio

Giorgio

in

Velabro, e nell'età di 2
Este duca di

i

ancioè

d'Imola,
la
3.''
li

l'altra nelle valli di
il

Fusignauo,

ni, rinunziò alla fidanzata

che poi sposò

occupò

castello di

Monte Maggio-

d.

Cesare

d'

Modena

,

re.

cardinale colle sue truppee con quel-

in occasione

che

il

Papa maritò
al

la di lui

le

sorella d.

Costanza

proprio

figlio

Gia-

che gl'inviarono il duca di Ferrara e i fiorentini, disfece con incredibile attività

como Boncompagno. Venuto poco dopo in Roma, inlraprese un nuovo tenore di
vita e
di
s.

rapidamente tutte queste compagnie di malfattori, uccidendone un grandissimo
numero,aItri dissipandone; laonde in poco

quale

si

conveniva a un cardinale
alle sagre disci-

Chiesa; riassunse lo studio delle let-

tempo

ridusse la provincia in perfetta

tere, attese

con impegno

tranquillità, ed ilsuo

nomerisuonòovunprincipalmente

pline, ed

ebbe singoiar trasporto

alla stodi
s.

que
in
di

lodato. Egli infatti ricevè per tutta

ria ecclesiastica.

Passò alla diaconia

Italia onori grandissimi,

Nicolò

io

Carcere dov'era canonico, colla

Lombardia, ove

si

recò al suo castello

ritenzione del canonicato,

come rimarcò
s.

Torrigio, Della diaconia di

Nicolò, p.

2q ; e dipoi a quella di s. Maria in Via Lata come i.° diacono. Gregorio XIII avendo giustamente gran concetto del di
lui lalento, vivacità

Torchiara per sollievo di sue fatiche. Questo castello situato nella Bianora, fu da lui scelto per autunnale villeggiatura, quindi amenamente lo abbellì, amplian-

done

la

rocca. Altri onorifici incarichi e

d'ingegno, e destrez-

za d'animo, subilo l'impiegò nelle congre-

gazioni degli affari più interessanti della
VOL. LXV.

gli furono addossati anche da Clemente Vili, ed in suo nome levò al s. fònteCosirao li granduca di Toscana, fi-

delegazioni

7

98
gl'io

SFO
di sua soielIa,indi
a

SFO
que
in

accompagnò il Pa-

Roma aio

gennaloi

6o3

dal

du-

Ferrara; e ne'9 conclavi a'quali fu presente, con autorità fu sempie la per-

pa

ca Alessandro e da d. Eleonora Orsini,

nipote dell'antecedente porporato. Fin da
giovinetto abbracciò la vita ecclesiastica,
e terminati
i

sona più inleressanle e può dirsi più

in-

fluente, nella parte che vi Iianno le pra-

suoi studi fu posto in pre-

ticlieumanenell'elezionede'Papija splen-

latura con titolo di protonotario apostolico,

dore e vantaggio della

s.

Sede. Nella

i^/o-

ed Urbano Vili

l'inviò

governatodi sa-

ria de conclavi^ alcuni furono scritti

da

re a Cesena.
viezza, di

Avendo dato riprove

Lelio Marretti, suo conclavista e gran politico.

grandi pochi

A valore militare, al Pianeggio di affari, a profonda politica, uni il
1

cardinale molta pietà e religione, e

non

monumenti ne lasciò ne'titoli
s.

e dia-

prudenza egiustizia in quel governo, meritò che nel 1637 gli fosse conferita la vicelegazione d'Avignone, sostenendo le veci del cardinal Antonio Barberini legato e nipote del Papa. In diverse occasioni fece conoscere iu

conie cardinalìzie, nelle sue abbazie, nei
suoi vescovati. Dal titolo di

quale alto

Matteo

in

Merulana
i

nel 16 18 fu trasferito al vesco-

grado possedesse l'arte a pochissimi nota popoli; singolarmendi ben governare
i

Tato suburbicario d'Albano, e v'introdusse cappuccini nel convento e chiesa
di

te

si

segnalò in preservar tutto quel paeafilisse

se colle sue provvidecureevigilanza dalla

Bonaventura, eretti da d. Flaminia Colonna Gonzaga; nel 620 passò a quellodi Frascati, ove fu eziandio benefattore de'cappuccini, avendo ad essi donato uu
s.
i

peste che neli64o
gli

Francia, onal

de

amministrati ne scrissero elogi

orto eallreterredella sua
flnella.
s.

villa
la

dellaRufchiesa di
la

Avignone gli fu aflidata la decorosa commissione di portare le Fascie Z»f/jef/e/^e d'ordine d'Urbalegato. IMentr'era iu

Nel Piacentino cede

no Vili e nel 1638
la nascita

al

re di Francia, per
il

Gio. Battista di Firenzuola, e
a'cisterciensi riformati,

chie-

del Delfino poi

gran Luigi
alla

sa de'ss. Felice e Tranquillino, sue

com-

XIV

;

ed alla medesima soddisfece cou
si

mende,

con ren-

quella splendidezza che
dignità di
la

conveniva

dite di quelle chiese pel

Pieno di meriti e d' ma d'anni G2, agli i i settembre 1624, e secondo la sua disposizione fu sepolto

mantenimento. onori, moiì in Ro-

Roma

che rappresentava,

e al-

spese.

grandezza di sua casa, non badando a Per tante benemerenze, ed anche
alla di lui fa-

per un qualche compenso
tivo de'Barberini, sperava

Bernardo alle Terme (T^.), presso sua madre Caterina de Nobili fondatrice della medesima. Ebbe due
nella Chiesa di
s.

miglia pe'danni e pregiudizisofferti a

mo-

che

i

medesi-

figlie naturali,

Caterina maritata in pri-

mi si fossero efficacemente adoperati col Papa pel cardinalato nella promozione
de*i3
lugli j
;

nozze a d. Fabrizio Savelli principe Albano, in seconde a Federico Rossi marchese di s. Secondo; e Sforza che fu duca di Fiano ambedue legittimati da Paolo V neli6o5, che eresse in ducato
d'
:

me

1643, che

fu l'ultima

d'Lr-

bano Vili
amici di

ma

i

Barberini erano poco
casa Sforza, per pren-

lui e di

Fiatio, il quale la madre del cardinale avea compralo per 77,000 scudi da Aies

Sandro Orsini contedi Pitigliano.A Sforza die in moglie d. Maria ereditieia dei Pio signori di Carpi, ma non ebbe successione.

bens'i volendo adoperarono perchè fosse destinato nunzio a Pari"!, certi che la destinazione non sarebbe riuscita di suo genio, ne a seconda de'suoi voti. Il prelato accortosi del mal umore de' nipoti del Papa verso di lui, fece appunto in-

dersene tanta j)remura;
tali si

comparir

tendere di non essere disposto ad accet-

SFORZA

Federico, Cardinale. Dei

tare,

protestando che

il

dargli una nun-

duchi di Segui conti di Saata Fiora^nac-

ziatura tanto dispendiosa nella declina-

SFO
zione del pontificato, e

SUR
le

dopo

gravi spe

gnificenza del treno
di splendido, e colle

si

acquistò

il

99 nome
di re-

se sostenute per le anteriori cariche,

non

opere quello
i

poteva contarsi pei' un eflelto di benevolenza e per un premio alle sue fatiche, ma
anzi aggravio e prolungamento a'suoia-

ligiosissimo porporato. Tutti
in privato col

mercoledì
la scala

caudatario visitava

santa,

ivi

sciogliendosi in lagiime in

me-

vanzanienli. Egli l'indovinò, perchè morto

ditare la passione del Redentore; ed in
tutti
i

Urbano Vili

nel

i644)

''

successore
Io

venerdì di marzo e in vari

altri fa-

Innoceu/'o

X a '6 marzo i645i

creò car-

ceva rigoroso 'digiuno, mangiando una
sola volta

dinale diacono de'ss. Vito e Modesto. Il iiuovoPapa facendone grande stima, nell'assenza da Roma del suddetto cardinal Barberini camerlengo di s. Chiesa, lo di chiaro pro-camerlengo, carica che esercitò dal 1G46 al i65o, succedendolo il cardinal Raggi. Quasi contemporaneamente gli conferì il vescovato di Rimini,
al

ed

in

ginocchio. Concorse alla

riedificazione della cattedrale di Segni,
vi eresse e

dotò la cappella della
i

ss.

Cioce.

Soccorreva

poveri in grandissimo nu-

mero per
se, oltre

le

strade e alle porte delle chie-

un

uiigliaro cliequolidianamoo-

quale articolo

lo celebrai assai

benefi-

suo palazzo. A' cercanti religiosi per le loro infermerie dava largamente sani commestibili,
facendo loro
se
di frequente celebrare mescon limosina maggiore del consueto.

te beneficava alle porte del

co e generoso pastore, che solo lasciò per
salute,

dovendo

recarsi in

Roma

pel ta-

glio della pietra,

che con

felice esito sop-

portò.

Fu uno

de' caidinali più assidui

Subito ne concedeva a'prelati e parrochi che l'imploravano per famiglie vergognose e bisognevoli, soccorrendo
Ielle pericolanti
,

non
di

solo in

assistere a tutte le funzioni

pure

lezi-

sua dignità^

ma

anche nell'inlerveni-

lagnandosi non poter

le alle molte congregazioni alle quali era

fare di più, per essergli mancati

8,200

aggregato,
da,
riti,

come

di consulta,

indulgenze, acque, e

propaganniuno in esprotettore
."
1

scudi atmui dell'archimandritalo perle

se parlava

come

lui

con più libertà e sen-

guerre e rivoluzioni. Dopo essere intervenuto a'comizi per Alessandro VII, Cle-

za

umani

riguardi.

Fu pure

mente IX

e

Clemente

X,

ove pe' suoi

de'regni di

Spagna

e di Napoli, e pel

talenti e polenti

aderenze fece una delle

supplì per qualche tempo anco le veci di ambasciatole: a quella corte era attaccatissimo, e tenuto in grande reputazione,

primarie comparse, in età diy 3 anni tran-

quillamente spirò in
lazzo

neIi65o ricevendone l'archimandri1

tato di Messina. Nel

656

passò all'ordi-

ne de'preti e al titolo di s. Martino, che permutò neliGSg con quello di s. Anastasia, donde passò a'2 novembre 1661
I

Roma nel suo paa'24 maggio 1676, festa di Pentecoste, e con solenne pompa fu portalo nella cappella de'suoi maggiori nella basilica Liberiana, e tumulato nel sepolcro gentilizio senzaalcuna funebre memoria,
lasciando fama d'ingenuo, cordiale, pio,
di

all'altro di

s.

Pietro in Vincoli, nel cui

annesso palazzo del titolare ricevette in
alloggio e regiamente trattò
viera. Nel
il

gran mente, valore e coraggio. SFORZA Pallavicino Francesco,

duca diDa-

Cardinale. /^.Pallavicino Sforza Francesco.

1675

otto e con piacere con-

seguì da Clemente
voli, nella

X

il

vescovato di Tigo-

SHREW^SBURY(^^?/o;?/e4Cittàcon
residenza vescovile nel distretto di Galles
in Inghilterra,

quale chiesa lasciò molli mo-

numenti
vernasse:

di sua pielà,
le

benché poco
l'

la

capoluogo della contea di

donò 6 gran

candellieri d'ar-

Salop, liberty del suo nome, a

52 leghe

gento, e in morte

le lasciò

intera sua

cappella ricchissima d'argenti e sagri uteusilijcooipreso
il

da Londra e 1 8 da Liverpool, sulla sponda sinistra della Saverna, all'origine del
canale del suo nome. Vi
si

calice d'oro. Colla

ma-

attraversa

il

100
Gallesedi

SUR
di pietra:
il

SHR
ponte
lunprigione, fabbricata sul
in situazione

fiume sopra due ponti

disegnod'Howard
il

6

belli

archi e

26G piedi di

amena
uno

e salubre;

memo-

ghezza, ha
gazzini;
il

la riviera

vicina piena di

mapi
ìi

rato mercato,
edifizi di

de'raaggiori e più belli
in Inghilterra, la

ponte Inglese di costruzione

questo genere

tòrmatodiy archi semicircolari, è lungo 4oo piedi. La città si estende sopra varie piccole eminenze e gode d'aelegante,
ria salubre e di

cui erezione risale

aliSgS
la

sotto la regi-

na Elisabetta. Presso
cato trovasi un

piazza del mer-

amena

prospettiva e svale

acquedotto sotterraneo che somministra acqua ad una gran parte
della città.
Il

riata; gli alti

campanili di due chiese,

teatro fu costruitosopra

una

massiccie torri del suo castello, e
case che lo circondano le

le belle

danno

di lon-

porzione dell'antico palazzo de'baroni di Powis. All'ovest della città stendesi il bel
passeggio pubblico, veramente delizioso chiamato Quarry. Al principale ingresso della città si osserva una bella colonna di pietra terminata neli8 16, ed eretta
in

tano un bellissimo aspetto; se non che l'interno non del tutto vi corrisponde per le
strade scoscese, e per
le

case che presen-

tano un miscuglio di antica e moderna
architettura,
blici

nondimeno

gli edifizi

pubdel-

memoria

delle gesle militari del

prode

meritano essere ricordali per
si

l'aichi-

lord Hill, eroe di questa contea. Possie-

teltura e l'antichità.
la città

La parte nuova
le

dislingue dalla vecchia, alquanto
le vie

de grandi manifatture di tela, fabbriche di birra, di panni ordinari e flanelle, ed

tetra,

per

spaziose e per

case di

una vasta fonderia
si

di ferro.

E

l'empo-

regolare disegno. La sala della contea, la
casa del mercato, la chiesa di

no

i

pubblici migliori edifizi.

Maria Più non
s.

so-

re-

che fabbricano pure nella contea in quantità considerabile, ed in quella pure di

rio delle flanelleede'paiini grossolani

sta del castello

normanno, che altre volte la difendeva, se non due torri rotonde che
si

Montgomery, eformano
tazione in

ai ticoli

ragguar-

devoli di commercio, facendosene l'espor-

che

sono legate insieme mediante uu
il

Olanda, Germania, America

vastissimo fabbricato moderno;
della contea è

palazzo

settentrionale e meridionale, nelle Indie
orientali e altrove.
sta città
il

un grande

edifizio termile

nato nel 1 786, e dove tengonsi
le

corti di

Anche la crusca di queèrinomata, esenemandain tutto

giustizia della contea e della città, e tutte

regno.

Sommamente produttiva è la pe-

assemblee della contea. Delle sue chiese s. Gilles Egidio è la più antica, s. Chad
fu rifcibbricata nel
difizio

1790 ed è un bell'emoderno, quella ricordala di s. Mastili

Sa verna, non vi si prende però salmone se non di rado. Ogni settimana si tengono due mercati nella città, la quale da Carlo I in poi manda due membri
sca della
al

ria é di

diversi di architettura, e riesce
la

parlamento.

Il

canale di
città sulla
si

Shrewsbury
sponda
sini-

rimarcabile per
piedi.

sua guglia,
il

la cui ali

incomincia dalla
stra della

tezza assoluta sopra

suolo risulta di 2

2

Saverna,
e

dirige all'est, e a

Vi
i

è inoltre

un oratorio
i

cattolico
gli

Ilodwardine-Wood
nali di

si

congiunge

ai

ca-

e luoghi di culto pei presbiteriani,
nilari,
battisti,
i

u-

Shropshire
tratto di

Donnington-Wood
villa del

metodisti,

altre sette.

La sua infermeria
istituti

quacheri e o ospedale
belli

dopo uu
vi

6

leghe. Presso la città

è

la

nobile e
in

amena

contedi

è uno degl'

più antichi, più

ShreAvsbury,
so,

paese alquanto montuoville signorili inglesi,
la

e meglio diretti del regno.
dustria, che sino al

1784

fu

La casa d'inun ospedale,
si

come

il

più delle

ed è deliziosissima per

sua positura epittoresca delle

viene benissimo amministrata. Vi

trocol-

minenteeperla vaghezza
sue vicinanze.

vano pure parecchi

altri ospedali,

un

La

solida magnificenza del

legio bello e di vasto fabbricato, parec-

palazzo, l'amenissimo aspetto del parco,
e gl'innumerevoli tesori dell'arte pe'qua-

chie scuole di carità; una grande e bella

SUR
li

SUR
è giu-

101

la villii tlel

conte

ili

Shiewsbury

me
nel

di alcuni suoi vescovi.

Gregorio
vi

XVI

stamente famosa, la rendono assai beila a preferenza di molte altre d'Inghilterra. Fu in questa delizia che il principe d. Enrico di Boi bone duca di Bordeaux
allorché nel 844visitò ringhilterra,ebbe
1

1840

nell'erigere

il

vicariato aposto-

lico del

principato di Galles,
il

compre-

se

Shrewsbury, ed
col

vicaiiato lo descrissi

nel voi.

IX
la

XXXV, p.i58. II regnante Pio breve Universalis Ecclaiae re29 settembre 8 5io,
1

sontuosa ospitalità dal

magnanimo

lord

geiidae, de'

ristabilì

GiovanuiTalbot conte diShrewsbury suo
proprietario, che di recente passato agli
eterni riposi spargerò poi qui stesso qual-

sede vescovile di Shrewsbury e la dichia-

rò sulfraganea dell'arcivescovo di fVest-

che

fiore sul di lui sepolcro. Nel t.i i, p.

6u\e\V/41l'ui)i di

Roma fu

pubblicata

l'iri-

come già notai nel voi. LUI, p. 228: nello stesso giorno il Papa ne nominò i." vescovo r attuale mg.r Domeniwjirt5/er,

cisione d'una veduta della villa

Shrew-

co BroAvn benedettino traslato da Apollonia in parlibus, chiesa che col

sbury con elegante descrizione.
Shve\v$bi\vy,Salof)iaj è città antichissima, e se ne attribuisce
certi bretoni,
i

medevica-

simo vicariato
rio

gli
I

avea conferito Grego-

la

fondazione a

XVI

agli

I

maggio 1840. Del

quali allettati dalla bella
stabilirono nel
la

riato, della sede vescovile e della religione

situazione vi

si

V

secolo,

cattolica in Inghilterra, fu

eminentemente

ed

in

poco tempo divenne

capitale del-

zelante e benemerito
e celebre conte di

il

pianto, esemplare

lo stato del principe di Povvis, e

quindi

Shrewsbury Giovanni
,

cadde in potere de'sassoni. Sotto re Alfredo verso il fine del IX secolo conlavasi nel

lord e barone Talbot
di

conte di

Wex

e

numero

delle principali città del suo refu

Walerford, conte d'Inghilterra e gran contestabile o Steward (del quale vocabolo e dignità parlai a Scozia) ereditario
del regno d'Irlanda ec.
,

gno; per lungo tempo
piazza di guerra,ed
inglesi.
I

un'importante
sua corte nel

il

ritrovo degli eserciti
fissò la

che celebrai a

Odoardo

I

vi

Inghilterra.
chissima, e
si

La

famiglia Talbot è anti-

277,sino all'intera sommissione del pae-

vuole più di quella di
1

mezza lega diille sua mura fu conìbattuta la famosa battaglia di ShreWse diGalles. A

glielmo

I,

che nel

Gu066 conquistò l'Inghild'Irlanda, di

terra, imparentata a nobilissime famiglie

sbury, nella quale Enrico
cipe di Galles
si

V

allora prinil

anche

reali d' Inghilterra,

segnalò, e fu ucciso

pro-

Scozia, di Galles, di Francia, e discen-

de Holspur. Di poi prese molta parte nelle guerre civili del parlamento neh 645.

dente dai re anglo-sassoni
personaggi che
vi

:

fra gli eccelsi

Shrewsbury

pure clvamaìaSresbiiria, Sresburi, Sresburiiiin, Schurburnia, che Commanville ae\[' Histoire de tous les et'e«c/tez, chiama luogo della contea di Dorcester nel Westsex, e lo dice eretto in sede vescovile nel yoS per un dismembrafu

pure due

santi, cioè

arcivescovo di

si noverano Lorenzo O'Fool Dublino, e s. Tommaso

fiorirono
s.

arcivescovo di Cantorbery.

La sua più

gran gloria si è l'essere stata sempre la famiglia Talbot pienamente cattolica, e da tempi remotissimi zelantissima della
vera religione, sostegno della fede e dell'ortodossia.
Il

inento di quello di TVinchester, e fatta
sulfraganea della metropoli di Canlorbe-

conte Giovanni, doviziobelle virtù, ric-

ry

;

quindi con parte del suo vescovato
il

samente ornato delle più
ca la

fu fuiaiato

vescovato di Witon, Filo-

mente

delle divine e

umane

scien-

nia, che nel declinardel

IX secolo fu
i

riufin-

ze e delle verità evangeliche, intraprese

nito a quello stesso di

Shrewsbury,

ché ambedue nelioSo, ovvero nel 075, furono compresi nel vescovato di Sali-

d'Europa,

sbury nel quale ailicolo oe riparlai co^

molte parti mostrò singolarmente predilezione dell'alma Roma, ove potè stabilire con ispleadidi malriuioui le uniche
di frequente lunghi viaggi in

e

102
suediie
la

S

HR
Egli sposò

SHR
neh 8 14
in Inghilterra

illustri figlie.

annui 5oo,ooo franchi. Si

virtuosa e caritatevole d. Maiia Tere-

conosce, che già preparavasi a fare eri-

sa

Talbot

di Castel

Talbot

in Irlanda, ra-

mo
fece

cadetto de' Shrewsbury, la quale lo

gere due cattedrali in altre contee d'Inghilterra. Inoltre in Alton Towers eresse

padre

di d.

Maria maritata
d.

al

prin-

con generosa munificenza Sscuole pub-

cipe DoriaP<7///p/iz7/(/^^)j di d. Giovanni

bliche d'istruzione,

due pe'giovanij una

morto neli8iì7,di

Guendaiiua maritata al principe Borghese (al quale articolo con solenni parole deplorai l'immatura sua morte, e celebrai pure a Scuole DI Roma). Suo successore è il virtuoso di lui cugino contedi

per

le

fanciulle, e

con rara benevolenza

presiedeva alle lezioni edagliesperiraenti
de' giovanetti, e altrettanto praticava la

piissima sua consorte verso

le

donzelle

riguardate da
se

lei

come

sue

fli^lie.

Eres-

Sbrewsbury Berla

tram Arturo, che professa
tolica,
i

religionecat

una scuola pubblica al p. m. Winter domenicano, per dettarvi le filosufiche discipline, e

informato a seguirne le pie intennobili esempi, il che alquanto zioni e cattolici d'Inghilterra addoloconsola
i

insegnare
circa

le verità della reli-

gione, con fecondi successi, poiché in breve

tempo

i

eoo seguaci della
i

pretesa

rati

per

la

perdita del conte Giovanni,

sic-

riforma, abiurarono

loro errori, ed en-

come

riguardata pubblica sventura e cala chiesa,

trarono

lieti

nel seno della chiesa catto-

lamità per
la patria.

per

la società
si

,

per

lica, fuori della

quale non

vi

è salute al

Imperocché

a lui

fondazione dell'istituto
dra, che ha per iscopo

devono la cattolico di Lonfabbrica delle

modo
all'

che dichiarai a Setta. Contribuì
la

erezione della òcuola d'Esker in Ir-

la

landa pe'poveri,
re e dotò

quale fu affidata alle

chiese, la pubblicazione di libri in difesa

cure de'zelanti domenicani. Fabbricò pu-

della fede,
liei

il

sostenere

i

diritti de'catto-

un monastero per lesorelledella
e fondò altre scuole

oppressi e
la

promuovere l'educazione
s.

misericordia dedicate all'istruzione delle
fanciulle e donzelle
;

de'poveri;

chiesa di

pinquo cimiterio nella

città di

Egidio con proCheadle,

ed

altri istituti di

beneficenza, sapendosi

chiesa di bellissimo disegno, di grandiosi

privare ancora de'piìi onesti sollievi e divertimenti, e occupando volonteroso
il

ornacnenti e magnifiche decorazioni; nel

suo bel castello d'Alton Towers, splendi-

do soggiorno della fariiigliaTalbot,eresse
altra chiesa,

con nobile ospizio per

rico-

vero degli
le

affaticati e zelanti ministri del-

missioni cattoliche; inoltre in tal ca-

stello,

ove

l'arte

gareggia colle inimitabili

denaro in simili opere grandiose e benefiche. Propugnatore acerrimo della religione cattolica, contro la pseudo riforma compose e pubblicò l'encomiata opeRagioni per le quali i callolici non ra poleano prestare giuramento sulla supre:

bellezze della natura, ed ove tutto spira
religione, magnificenza e carità, vi è

mazia
che
re,
il

spirituale della

Corona. Oltre di

una

conte di Shrewsbury pubblicò ealtri

cappella degna d'essere ricordata, di già

ziandio

opuscoli in forma di lette-

oggetto della tenera divozione del conte, e

sopra argomenti religiosi. Ogni anno
a disposizione dell'ottimo vescovo

perciò provveduta da

lui di

sontuo-

poneva
di

Anche colle chiese di s. Ceadda di Birmingham, di s. Barnaba di Nottingham, di Ultoxefer, di s. Giorgio di Londra, e l'abbazia di s. Bernardo di Leicestershire, tutte quanse suppellettili e utensili sagri.

Birmingham mg.r Ullathorme, looo
per
le

lire sterline

opere di carità, senza

ricordare

le

beneficenze che direttamente

te

sperimentarono

la

pietà

magnanima

compartiva a diverse persone. In Alton Towers fu il padre e il beneflUtore degli abitanti, le cui braccia impiegava nei
magnifici lavori onde di continuo deco-

del conte Giovanni. Si calcola che spen-

desse

almeno

qelle fabbriche delle chiese

rava

i

famosi giardini di quel regio lue-

SUR
e;o;

SIA
giorno 27 dello stesso mese pel
spiazione.
lo-

io3
rito di e-

e per secondare

il

pio desiderio del-

l'amata e degna consorte, destinò un

Fu

il

tempio addobbalo a grail

cale nel gran castello a quanti infermi

maglia, e nel mezzo fu eretto
lati l'epigrafi latine,

d'ambo

i

sessi

trova vansi inque'dintorni,

decorato di serica coltre, ed avente

tumulo in due
le

L'd altiesl a qualche distanza, ed ove erano loro cuii sollecita cura som ministra ti opportuni rimedi e soccorsi. Ai vicini al-

che ricordavano

virtìidell'illustredefunto.llcardiual protettore assunti
sistito da'prelati
i

paramenti

in trono, as-

bergatori avea ordinato di provvedere di
vitto e stanza quanti irlandesi privi di de-

Barnabò segretario della

congregazione

di propaganda/?r/e,ViteI-

naro vi passassero. La generosa grandezza d'animo di quest'eroe cristiano formò vivente l'ammirazione e l'edificazione universale; defunto,
le

camera, e Giorgio Talbot de Malahide cameriere segreto parleschi chierico di

tecipante del Papa, e accompagnato
scelta
s.

da
la

sue preclare gesta bau-

musica

alla

Palestrina celebrò
il

Do lasciati memorabili esempi da imitare, e reso immortale il nome di Shrewsbury, con aumento di lustro alla di lui celebre
famiglia, non

messa, facendogli corona

collegio dei

oradecorntadelseggio episcopale.
glielmo
lesse

meno cheall'omonima città ReGu:

cappellani della chiesa e gli alunni del contiguo collegio Painphilj, e quindi impartì 1 assoluzione intorno al feretro a com-

pimento del pietoso
clesiastici e

-sulfragio. Distinti ec-

IV

acattolico, disse di lui

Vo-

ra

il cielo, che fosse dato all'Inghilterun altro conte di Shrewsbury pel be!

molta nobiltà romana e straniera assisterono invitati alla funebre ceremonia, unendo alle preci del sagro rito,
quelle d'un cuore religioso e

ne della religione e dell'umanità Papi tutti del secolo corrente onorarono e distintamente stimarono questo modello
I

commosso
modello
le

per

la

precocelagrimata perdita d'un tanprossimo. Giunte
spo-

to cattolico, illustre per natali e di carità verso
il

de'magiiati e invitto
de. Sì legge ne'n.

campione
e

della fe-

27^

286

del Gior-

glie mortali in

Londra, a'29 novembre
nella sudì'as.
il

naie di
])re

Roma del 802, che a' (g novemmori in Napoli il nobileGiovannilord Talbot conte di Shrewsbury generoso
1

ebbe luogo un servizio funebre
detta chiesa cattolica di
nioja del defunto, tra

Giorgio per

,

cattolico d' Inghilterra

,

che consagrava
della dovi-

sempre una parte ben grande
le chiese,

ziosa sua fortuna a prò delle diocesi, del-

compianto del1 immensa moltitudine accorsa; e donde furono trasportate e deposte in una toroba dal conte eretta per se e per la con-

e de'miseri di cui fu protetto-

re e padre.

Che

vi

era accorsa da

Ro-

ma,

al

primo annunzio del male,

l'unica

summentovata sua chiesa ad Alton Towers. Ben degnamente e con affettuosa eloquenza e interessante erudisorte, nella

superstite egregia figlia d. Maria, insie-

zione, ne dichiarò con meritate laudi

il

me

al

suo consorte principe Doria-Paui-

singoiar complesso di virtù e benemerenze,
il

philj,

ma non

ebbe

il

conforto di chiu-

p.

m.

fr.

Pio Girolamo Sacheri delfiglia

dere

gli

occhi all'amato genitore, perchè

l'ordine de'predioalori, dedicando all'in-

già passato dal

tempo

all'eternità.

A suf-

consolabile principessa
intitolato
:

l'opuscolo

fragare per altro quell'anima benedetta

Parole ai

cattolici di

Euro-

piacqueal principe genero di far celebrare
solenni onori funebri nella magnifica chie-

pa

e specialmente della

Gran Brettagna

Agnese al foro Agonale di suo patronato, ed ora da lui splendidamente
sa di
s.
,

in occasione dell'infausta morie di Giovanni lord Talbot conte di Shrewsbury, Rofna i853.

restaurata. Pertanto

il

cardinal Ferretti

SIAGRIO

(s.),

vescovo di Aulun. Si

penitenziere maggiore, protettore e ordinario di detta insigne chiesa, stabili
il

crede che fosse nato nelleGallie, efu collocalo sulla sede episcopale d'Autun ver-

10,4

Sì A
Bressaiinonc,
le

SIB
go, dipoi distrutta Sabiona fu trasferita a

56o. Egli assislelle a quasi luUi i concini die si teruieio in Francia al suo
so
il

come

riporta Conimanvil-

tempo, e gli fu commessa la curo, insieme con alcuni alili vescovi, di licondurre
la p;ice

neir Hisloìre de lous Ics e^'esdiez, on-

nel

monastero

di

s.Radegonlo
al la
s.

de la cattedrale è sotto l'invocazione anche de'ss. Cassiauo d'Imola (Z''.) e Iiige-

da aPoitiers. 11 reGonlrano volle che accompagnasie a Parigi, per assistere battesimo di dotarlo II, di cui si fece
cereuionla a Nanlerre nel

5q

i

.

11

Papa

nuino primi vescovi di Siben o Sabloni; menlrequella di Siben Sabiona era sotto l'Invocazione della B. Vergine e della ss. Croce. Alcuni non convengono ches. Cassiauo fosse vescovo, o
altri

Gregorio

I

Magno, facendo

assai

stima

della sua virtù ed abilità, gli

raccomanin Inghilgli

almeno è dubbioso; negano che prima di s. Ingenuino
Sabiona;
altri

i

missionari che
la

mandava
s.

lo fosse di

dichiarano

falsa

terra sotto

guida di

Agostino;

die-

la tradizione de' sabioiiesl sul

vescovato

de parecchie coaimissionl importanti; gli accordò il pallio, e la preminenza sui vescovi della provincia diLione dopo il metropolitano. S.Siagrio passò di questa vita

di

s.

Cassiano, perchè

il

Martirologio non
Ingenui-

lo qualifica vescovo, soltanto riconoscen-

do per
nò,
ria

i.°

vescovo di Sabiona
fecero
i

s.

come
ed

pp. Mabillon e Zaccadi essi
il

l'anno Geo. Adone e Usuardo collola

altri.

Contro

p.

Benedet-

cano
le

sua festa a'27 di agosto;

ma

nelil

to Bonelli francescano pubblicò

aggiunte a'martirologi che portano
di
s.

tereapohgelidis,\e(.\aci\\

si
t.

quelleLe^ leggono negli
,

Girolamo è indicala a' 2 di settembre. A Valde-GraceiuParigi consci vasi una di lui reliquia.

nome

Opuscoli del
li

p.

Calogerù

48

nelle

qua-

confutandoli, sostiene e dimostra.

Che

la chiesa vescovile di

Sabioua è antichis-

SIAM.

P^.

Vicariati apostolici.
vescovile della pro-

sima^ che

s.

Cassiano ne fu vescovo relo

SIBA, Syba. Sede
sino, eretta

gionario, straordinario o apostolico, e per

vincia di Zechia o Zichio sul

Ponto Eu1

vescovo e protettore
di

venera

la

chiesa

to

la

da Clemente VI nel 349 ^^^* metropolitana di Matrlga. Ne fu-

rono vescovi, Tommaso Birago francescano nominato in tale anno a'3o aprile, e morto nel 867; Tealdo del medesimo ordine gli successe nel 1867 stesso.
i

Bressannonesino dall' Vili secolo. Che s. IngenuinOjche fiorì nel VI secolo a'teinpi di s. Gregorio I, è il i.° vescovo pro-

priamente stazionario e ordinario, ed egualmente da delta epoca riscuote culto
dalla chiesa di Bressannone,

come

vesco-

Oriens dir.

t.

8,

i).

i

1

1

4-

vo e patrono
Sede

;

che
a'

nel Martirologio ro-

SIBABARCA0SIBABARECH.

mano
esilio

si

celebra

5 febbraio, morto
lui

iu

vescovile giacoblta vicino a Edessa nella

per l'ariana persecuzioue da
sofl'erta.

glo-

Mesopolamia, ebbe per vescovi: Basilio vescovo di Lacabena, eh' essendo slato deposto a motivo di (òrnicazlone, fu poi nominato a questa sede, ma dopo 3 anni
ricaduto nella stessa colpa venne di nuovo deposto; N. fu uno di quelli che nel

riosamente
sa
ta nello

Difese pure la chie-

Sabionese dalla taccia d'essere caduscisma de'Tre Capitoli, e che se
rilegazlone

pures. Ingenuino fu tratto in fallo inquella

pertinace controversia,

la

e persecuzioue

da

lui

eroicamente soste-

Vehebun cóntro Michele

180 fecero antipatriarca Teodoro Bar I. Oriens dir. t. I, p. l32 I.
I

nuta basta a cancellare qualunque reato.
SI

BERI A. Sede arcivescovile nellaTarMoscovia, nell'impero di Russia
unita a quella di Tobolsk {F.) ca-

laiia di
(/^.),

SIBEN, SIBIONA o SABIONA. Aiv
sede vescovile della contea del TirolOjOou più esistente, che vuoisi erettica città e

pitale della Siberia o Russia asiatica orientale.

Oriens dir.

t.

i, p.

i32i.

ta nel III secolo

suCiraganea di Salhhur-

SIBILLA, iy/^j7/d!. ludoviaa,e propria-

SIB
mente
si

SIB
chiamate dal vo-

io5

dice di qualcuna delle dieci ce-

lebri iudoviualiici, così

rono fino dieci, la ((uale ultima opinione che Lattanzio Firmiano, Dìvinaruni
inslitntioniini, cap. 6, lib.

cabolo greco consiglio di Dio, o pieno di

Dìo, che significa ispirato e consigliato dagh dei: poiché gli antichi e speciahneute greci e rotuani

dieiono questo

nome
la

a varie donzelle pagane invase di spirito

profetico, alle quali attribuivano

co-

noscenza dell'avvenire, non che il dono di predire il futuro: mosse dallo spirilo
di Dio, predissero a'gentili molte cose di

Cristo

,

come
così

i

Profeti {/^.) degli ebrei.
i

Furono

chiamale dal denunziare

dis.

attribuisce a Varrone, è divenuta la più comune e seguita da Suida, da Panvinio nel libro che scrisse sulle Sibille, e da altri. Lai.'' sibilla secondo Yarrone è quella di Persia o Persica, o come altri vogliono Ebrea e chiamata Sanibea , a cui si attribuiscono 24 libri, ne't|uali predisse molle cose tiella divinità di Cristo e della sua venuta al mondo: fu creduta figlia o nuora di Noè, come dice ne' suoi oracoli, e coi

,

vini consigli, e credute vergini, per cui

me

lui

si

trovò nell'arca al tempo del di-

Girolamo, Ad%>trsus Jovinianurn, lib. i, ritiene essere stato loro conceduto da Dio
il

luvio, e ne parla
lessandro/l-/tZi,'/20.

Nicànore storico
Alcuni
la

d'

A-

confusero col-

dono

di predire le cose future, in pre:

la sibilla di
la di

Sidonia

{^'.).

La

2.^ è

quel-

mio
le

della virginità

per questo

i

Padri
,

chiamarono Piofeltssc de'

gentili

ed
fosri-

Eraclio attribuì loro tanto, che stimò
seio miracolosamente apparse,
leva

come

l'annalista Rinaldi uell' /apparato

agli annali ecclesiastici n.°i8 e seg. Ag-

giunge,chespesse voltesi servirono santi degli Oracoli [F.) delle sibille per coni

vincere
riferisce

gli errori de'gentili,

i

quali

come
i

Origene chiamavano perciò
Il

cri-

menzione Euripide nel prologo della Lamia. La 3.^ è quella di Delfo o Delfica, che alcuni vogliono propriamente la più aulica e denominata Arleniide, poiché profetò molto tempo avanti la guerra di Troia, 79 anni riferisce Clemente Alessandrino, che gli dà per madre Laniia di Sidone, e dicesi che Omero inserì nella sua Iliade molti versi da lei composti, per
Libia o Libica, di cui
fa
tiver vaticinato la

stiani sibillistì.

dotto vescovo Saruelli,
t.

rovina di quella cillà.

Lettere ecclesiasticlie,

7, lelt. 2

i ,

n.° 4)

Solino nel
nio nel
lib.

lib.

7 della Polliystor., e Pli-

dice che
gentili,
si

le sibille

ma

sono

così incerte le cose

furono profetesse dei che

billa Delfica.

34, cap. 5, scrissero della siLa 4-^ è quella di Clima o

dicono

di loro,

che sebbene non possa

Cuniea, o
cuni

A' Italia, la

quale

si

fa

da

al-

negarsi esservi state alcune

donne

gentili

figlia dello storico

Beioso

e nata in

ispirate da Dio,di che tutta l'anlichilà Ìa

Babilonia
nella

testimonianza,
te, in

nondimeno
si

quali e quan«

donde Campania e
,

si

recò in Ciinia {f^-)
i

vi rese
scritti

suoi oracoli,

che secoli vissero e che oracoli pro-

nona

viva voce,

ma

sopra foglie di

nunziassero, non

può alfermare consie altro.

curezzaj attribuendosi quelli di una all'altra,

come

i

nomi

do d'accordo
sibille,

gli

antichi sul

Non essennumero delle

palme, che metteva all'ingresso della sua caverna fu appellata Amaltea, Demofile, Erofile, Jerofile, nomichealtridan:

no

né sul tempo e sul luogo in cui comparvero, alcuni non ne conoscono che
una,comePetit,£>e6'«Z'y//d!,Lipsiaei686,

nia.

Cuinaua dell'Eolide o IoNe fecero menzione Virgilio nel lib. 3 òtW Eneide e Ovidio nel lib. 4 delle
alla sibilla
,
r

seguendo Platone che fu il .°a parlarne, comeapprendodallu 3Iilologiaja\U\ due,
i

portò

altri tre

o quattro

come Eliano,
altri

cioè l'E-

ritrea, la

Sardica, l'Egizia e

la

Sanila.

che Tarquinio Prisco, o a Tarquinio il Superbo ultimo redi Pvoma, come notai nel vul.LV 111, p. 188, e si vuole che fosse l' ultima siMetamorfosi. Questa
i

è quella sibilla

fìimosi libri sibillini al re

l'iualmeute

Vanoue ed

uè coulu-

billa.

Fu

la

più celebre di tutte

le sibi!»

io6
le, e
f(J

SIB
zio: altri
la

SIB
credono piuttosto che
sia la sibil-

cliiamata con diversi nomi, Dafne, HJanlo, Ffjiìonoe, Deifoba, ed anche

Cimmeria óenooììoala Deifoba, o

co-

Ainallea. Si

fa dalla

Mitologia

figlia di

me altri vogliono /i?«5f//cfl.Tuttavolta non
tacerò chela sibilla Cumanadicuisi tratta, dicesi essere

Tiiesia l'indovino, o di Ercole o di Glau-

co

;

che

[jer

favore d'Apollo visse
trista decrepitezza,

anni,

ma

con

looo avendo
oini-

un'altra oriunda della cit-

preferito all'eterna gioventù che

le

va se l'avesse corrisposto, un'inviolabile
castità.

Enea

ni e gliene

la trovò che avea 700 anrimanevano 3oo da vivere
,

ed ottenne che
per consultare

lo
il

conducesse all'inferno
padre. Questa è tutta

Eolideo Jonia,eda quenomi che altri danno aMasi!)ilIa Cmnana o Carnea di Campania non molto lungi da Pozzuoli; come pure alla Ionia si credono appartenere libri sibillini portati a Tarquinio Prisco o il Superbo. iVel presentare al re
tà di

Cuma

nella

sta

si

attribuiscono

i

i

f.ivola mitologica.

La

5." è l'^'/'/Vre^, an-

ch'essa nata in Babilonia,

come
il

asserisce

essa Qiedesitna,

aggiungendo che sareb-

g libri di sue predizioni, domandò 3oo monete d'oro, ma Tarquinio la derise; allora essa gettò alle fiamme tre de'suoi
libri, e presentando al re gli altri sei gliene chiese freddamente la stessa somma, che le fu di nuovo negata. La sibilla ab-

o Eritrea, perchè forse vi
oracoli.

be

in seguilo

conosciuta sotto

nome

di

dimorò e
la

rese gli

Eusebio ne mette
altri

nascita al sor-

gere di Pioma,
rante
ai
la

dicono che vivea duTroia, e che predisse

bruciò
pure,
vere
i

altri tre libri, e

finalmente

il

re

guerra
la

di

scosso dalla minaccia di bruciare
le

gli altri

greci

distruzione di quella città, e

die

le

3ou monete

d'

oro per a-

the
billa

Omero

sciiverebbe vaiie menzogne
si-

libri rimasti, che

rinchiusi in un'ur-

delle cose troiane. Solino dice che la

na

fece

gelosamente collocare in
la

Cam-

Eritrea

si

chiamò

Erifìle.

Siccome
sti-

pidoglio, sotto

custodia di due patrizi
di sacerdoti pri-

le predizioni delle sibille

furono appres-

duumviri, ed'un collegio

so

gli

antichi di grandissima autorità,

ma

di decemviri, poi di

quindicemviri.
quali conte-

mandole veracsiinie,cumequelleche pardivino, pare che
cettate
te

Nella storia
lebre che
i

romana

nulla vi fu di più cei

lavano e scrivevano mosse dallo spirito la Chiesa ne abbia acprofezie, che però alludendo al-

Libri Sibillini,

nevano
tali ne'
lieri

i

destini di

Roma,

perciò consul-

più gravi bisogni, onde Cancel-

la sibilla Eritrea, te e

che molto distintamenla

ne parlò trattando delle Sette cose

chiaramente profetò

venula
il

di Cri-

fatali di

Roma
se

antica, e degli scrittori

sto al giudizio finale, inserì
nel

noto verso
eguaglia la

de'medesimi:

ne rende ragione anrhe

Dies irne, sequenza de'defunli; e codetto autorevole quasi
si

dalla Mitologia, quanti furono e

quanda Tidi

me

do furono depurati da Augusto
à' Ellesponto ,

e

profezia della sibilla a quella di David:

berio. L'8.'" è l'£'//e?/jo«//c^ o la sibilla

Teste
di

David culli Sihylla. La 6.' è quella Samo o Samin, così detta dall'isola ovi rese gli

che

visse al

tempo

So-

lone e di Ciro. Era troiana d' origine e

moiiitna, sia perchè vi nacque, sia per-

nata nel borgo di IMarpessa, vicino alla
città di la

Secondo Eliano, Historiae varine Wh. 12, visse al tempo disuma Pompilio 2.° re di Roma. Si vuole chiamata Pitho, ma Eusebio la nomina Erifìle. La più celebre di tutte le sibille, che Lattanzio seguendo Varrone conchè
oracoli.
ta

Gergito nella Troade. La
gli

9.^ Fu

Frigia, che rese

oracoli in Ancira
il

nella Frigia, per cui gliene derivò

no-

me

:

se

ne ignora

il

tempo

e

il

nome. La

per

la 7.'^ è la
si

Cmnana, ma
colla 4-^

dessa pa-

re che

confonda

che realmen-

IO. 'sibilla chiamata Tiburtina,c\a Tivoli (^.)ove naccjue e vi fu adorata come una divinitàsotlo il nome à' Albunea, e tuttora si mostra in quella città un tempio sotto
il

te fu tale,

riportata dallo stesso Lallaa-

suo uomej

i

cui avanzi

baano

eie-

sili
ganti forme,
gio.

SiB
s.

107
i

cambiato

in chiesa di

Gior-

Salvatore del mondo;

ma

gentili vivea»

L' uuica prova per dire che fu dedice es-

dicato alla sibilla Tiburtina, èquella d'un
bassorilievo, che volgarmente
si

no no

in

tenebre oscure, perciò molto meriuscivano loro
gli

intelligibili

oracoli

delle sibille.

Le

sibille scrissero in versi

sere stato culla figura della sibilla in atto
di

esametri,

le

profezie de'profeti sono iu

rispondere agli oracoli presso quel
Aniene, e
la

(lu-

prosa, tranne qualche parte in verso, per
essere cantici. Si

me

tradizione che in Tivoli

può vedere
t.

il

p.

Meno-

presso la caduta dell' Aniene fosse
pio eretto alla sibilla
tina.
silla

un tem-

chio gesuita, ^ftaore

3, cent. 9.', cap. 3?.:

Albunea o Tibur-

Se visieno
li
ti.

alate le sibille, e dell' autorità

iìicredeancoraapparteneute a Drusorella di Caligola, e persino al foncittà

delle loro predizioni. Cip.

33

:

In quali

cose convengano
Sarnelli
t.

le sibille

con

profe-

datore della
nel
sibilla

Tiburto. Si narra che

Teverone con un

fu trovata la statua della

libro in

mano,

e che per
in

ordine del senato romano fu portata

Campidoglio. Martino Poloiio dice che Augusto consultò la sibilla Tiburlina,se dovea permettere che romani adorasi

sero per

un Dio

i

I

nato Gesù Cristo

,

e

che dalla sua risposta eresse
s.

Ara primoche riparlai
devesi aver
Solino, che

geniti Dei, poi collocata nella Chiesa di

Z^\ La venuta del Figliuolo di Dio nel mondo predetta dai profeti, ed annunciata dalle sibille, dei cui oracoli si valse Virgilio ncW Egloga IV. Eruditamente tratta delle profezie e delle predizioni delle sibille che enumera, riportando frammenti delle meilesime, dichiarando. »» E) siccome la sibilla Cumea parlò sì chiaramente della venula di Cristo, cosi le altre degli altri
3, Ictt.
i

Maria

cV Araceli (^.), di
p.

misteri della sua vita, passione, morte,

ri-

nel voi.

LVIII,

200.

Ma

Sijrrezione, ascensione al cielo,e della sua

presente

la tesLiinoiiianza di

venuta nell'ultimo "iorno del mondo, che
chiarissimamente cantò va
al pari del profeta
la sibilla

nessuna
sto, In

sibilla esisteva a'teinpi

d'Augule

Eritrea,

molle cose convengono

predi-

dalla Chiesa onorata a segno, che se

non

con quelle de' profeti, primiera mente in questo, che mentre predicono le cose avvenire, vi mescolano di tanto in tanto qualche cosa di Cristo, il che fecero anco profeti, quali non parzioni delle sibille
i i

Davide,

lo

segue

appresso: Teste

de
s.

il

David cwn Sibylla. "Ondemonio dubitando, come osserva
gì' idolatri

Giustino martire, che

dai

lano sempre di Cristo, perchè trattano
altre maleiie, quindi
si

sollevano spesso

non venissero in coanizione del vero Dio e del suo Figlio, procurarono che ora si bruciassero tutti liversi delle sibille
i

a ragionare del Salvatore,
la

passando dal-

bri delle sibille,
bri di

com'era succeduto

de'li-

figura al figurato, e poi di
alla figura

nuovo
i

ri-

tornano

o a qualche storia,

ovvero a fare riprensioni contro vizi,o minacciare castighi. Le parole de'profeti

Geremia bruciati colle proprie mani Gioachimo ora si proibisse ai cristiani la loro lettura sotto pena di morf\\ re
;

te,

tanto che in

sono oscure e difficilmente ponno essere intese, prima che l'evento le renda chiare e
intelligibili.

cito del senato,
i

libri sibillini,

senza il beneplapotevano vedere perchè da essi rimaneva-

Roma,
non
si

Nel medesimo

modo

so-

no
i

oscuri
li

gentili

j

losi.

gli oracoli sibillini, tanto che stimarono talvolta finti e favoNé poteva essere altrimenti, massi-

no discreditate le false religioni, come Cicerone ne fa piena testimonianza. De Di"
vinatione
lib. 2.

Avendo

viro trascritti e dati ad
versi della sibilla

Attilio decemun suo amico
i

I

tue ne'detti delle

sibille,

perchè

gli

ebrei

Cumana,

avanzati dai

I

che aveano la promessa della venuta del Messia (^'.), aveano pure qualche poco
di

bruciati col Campidoglio, fu perciò poslo in

un sacco

e gettato in

mare, e

così

lume

delle cose future appartenenti al

punito col supplizio de'parricidi. Narra

io8

SIB
Marcellino, che Giuliano l'Ai

SIB
urgenti bisogni della repubblica, e non
era accordato che a'decemviri, a'quali aplibri sibilli-

Ammiano
ni, e

postata avendo fallo cercare

avendoli trovati

li

fecedareallefìaoi-

parteneva

il

governo dello
i

stato.

Ad

al-

me. Similtnente Stilicene volendo suscitare una sedizione contro l'imperatole Onorio suo genero, procurò che si abbruciassero
i

cuni sembra pertanto che
bille,

libri delle si-

tanto vantati ne'primi secoli della
i

Chiesa, siano lavoro di alcuni cristiani,
quali

libri delle sibille: altri

però

af-

per un zelo indiscreta
fosse loro

hanno

cre-

fermano che

lo stesso

Onorio
li

nel /^o5 or-

dulo che
trovare

permesso

di fingere

dinò a Stilicone che

gettasse alle fiamsi

e di prestare oracoli alle sibille, afline di
fra' pagani

me. Ecco
tichi

in

breve quanto
alle sibille

sa dagli an-

predizioni che fossero

intorno

de'pagani,

donne

loro favorevoli, nel

modo stesso
I

che se ne

che passavano per ispirale da qualche divinità, e che venivano consultate come or a coli.

trovavano

fra gli ebrei.

pagani non tar-

darono molto ad accorgersi dell'impostura, giacché sicconiesi opponeva loro l'autorità delle pretese sibille per convincerli

La maggior
11),

parte de'critici convengoi

che

i

Libri Sibillini,

quali esistono

della verità della religione cristiana, essi

ju'esentemente,sono senza dubbio supposti,

anzi opera d'un impostore. Se fossero
i

esistiti

3 libri della sibilla che fu nell'ar-

ca con Noè, certamente
fatta

Mosè ne avrebbe

menzione, ed
libri

i

Padri dellaChiesa non

rispondevano che que' versi erano opera quali non solo ne aveano de' cristiani, fabbricati di nuovi, ma aveano anche intrusi negli anticlii e veri molte cose piene di falsità, come rilevano Origene, Cori'
i

iimmetlono
rezza e
li

avanti INIosè, né fecero

Ira

Ceb.

p.

368;

Cels.

apud

Origen.

lib.

eccezione de'
la

libri della sibilla.

La

chia-

7; Lattanzio, Iiislit. lib. 4) cap. 5.

Del

re-

disposizione de'superstiti oraco-

sto questi libri sibillini

erano già

citati in

attribuiti alle sibille è

una prova

ch'es-

favore del la religione cristiana fino da'prinii secoli della
stoli.

si

sonosupposti, giacché quelli di cui par-

Chiesa, e viventi gli apode'loro discepoli, fa

hìiio gli antichi,

tranne

gli acrostici (così

Erma, uno

men-

delti

perchè

le lettere iniziali

d'ogni verso

zione della sibilla

come d'una

profetes-

fìibeto ebraico) citati

o strofa vanno secondo 1' ordine dell' alda Varrone e da Ciindicavano dappertutto
la
1'

sa che avea parlato di nostra religione.

L' autore delle questioni agli ortodossi,

cerone,erano senz'ordì ne, oscurijinterrotti,

che porta
ra che
rinti,
s.

il

nome

di
I

s.

Giustino, assicu-

agitazione

Clemente
la sibilla
i

nell'epistola a'co-

dello spirito e

specie di furore da cui era-

citava

per provare che docita le parole

no
i

investite le sibille
1

quando rendevano
dieci riman-

po

il

giudizio

reprobi sarebbero puniti

loro oracoli.

libri sibillini

col fuoco.

Giuseppe Ebreo

gono sono per
voro
le
vi si

lo

contrario composti con
il

della sibilla perconfermareciòchelaScrit-

rillessione e ponderatezza; l'arte e

la-

turadice della torredi Babele e della confusione delle lingue, e
le

fanno scorgere dovunque, l'or-

parole

eh* egli

dine delle materie
predizioni vi

bene osservato, e sono annunziate in tervi

è

mini tanto chiarijche sembrano piuttosto raccontare il passato che predire l'avveuire. Gli oracoli delle sibille rispettati dai
cristiani trovavansi nelle

ne riporta sono simili a quelle che Teofilo d'Antiochia attribuisce alla sibilla, e che si leggono ancora ne'nostri esemplaI libri delle sibille che noi abbiamo presentemente esistevano dunque al tempo di Vespasiano, che ascese all'impero nell'anno 6g di nostra era, sotto del qua-

ri.

mani

di tutti,
altri

quando invece

gli

esemplari degli

erano rarissimi, e tahnente venerati dai pagani, che non era permesso di consultarli se

le

delie

non per decreto del secato

negli

Giuseppe Ebreo compose suoi libri J litichila giudaiche jmm molte cose vi furono poi introdotte, come sono queli

SIB
le riguarclanli

SIB

109
?.."

grimpeiatori Traiano, A-

pinne 1G88. Erasmo Schmid, Slbyllind
in tria distribula: i."/-?e Sibilli<! ipsis,

(Jrìatio, M.x-^iuelio e
Cl'oslici

to

il

Lucio Vero. I versi ache Costantino i! Grandcóia sotnome della sibilla Eritrea, nel suo

De libris

Sibyllinis in genere,

3° De

li-

broriiinSil>y Ili nornni /fili adhucexstanty

discorso a'Patlri del concilio Niceno nel

rtffctor/Vrt/ejWittembergae 161 8. Giovanni Crassei
,

325, e che predicono chiaramente la venuta del Salvatore, sembrano composti secondo alcuni nel III secolo, almeno non si scorge che alcuno tra gli antichi gli abbiano citati prima d'allora. Ne'secoli posteriori le sibille perdettero mollo della
loro autorità, e furono poi rare volle
ci-

Dissert. sur les oracles cles

Sibjlles aiignienlée d'une response

à la
684-

cridquc de Jean 3Iarckiiis, Paris
nibus Sibyllinis
Misceli, hai.
t.

1

Onofrio Panvinio,De Sibyllis,cl Carmiliber, in
I,

Gand. Pwberti Parmae 1691. Isiicco
quae Chri-

Vossio,

De

Sibyllis, aliisque

tate nelle dispute di religione principal-

stian praedecessere, oracnlis. Accedit e-

mente fra 'cristiani. E da rimarcarsi chegli 8 libri che noi abbiamo sotto il nome delle t5^/^/7/e non sono inleramentesupposti, ma
che
il loro autore vi ha inseriti molti frammenti cheì pagani attribuivano alle sibille,

JHsdein responsio
Sinionii,

ad

ohjectioneni Rich.
ei inter
1

Oxonii 1680,

ejnsdem

obsejvationes varias ,l^on(ì\nae 685. Gi-

rolamo
I.Fossii
nes

le

Camus, Judtcium de nupera
1

per far credere che tutte
egli

le

predizioni che
elìetlivaàit

ad iteraliis R. Sirnonii ohj'ectioresponsione, Edimburgo 685. Gioi'aticiniis
,

avea supposte provenivano
delle sibille.

vanni Reiski, Exercitationes de
Sibyllinis
sii natalerii

mente

La

i

.^

edizione

Li-

plnribnsque, quolquot Chriproecessisse legnnlnr

bri Sibillini conìpav\e a Basilea e in greco

ad Is.

neh 585, ed
li
1

ivi

Clialillon o Castiglione

Vossio libellum co«5cn^tóe,Lipsiaei688.
Elia d' Amato, Lettera degli oracoli delle Sibille, e de' libri

tradusse in latino e fece staoiparenel

586; ristampali più volle, l'edizione più completa e migliore è quella di ServazioGalleo, Sibillina orrtc«//7, d'Amsterdam i68q colle immagini delle sibille. Le sibille si trovano anche nella Biblioteca de Padri, ed in una Raccolta d'oracoli
stampata neliGyS ad Heimstadt. llcav.

di Mercurio Trisme-

gislo, nelle

sue Lettere erudite, Genova
di
s.

1714- Onorato
les rì'gles, et
ris

Maria, Dissert.
ses Rèflex,

d(.i

oracles de Sibylles,

dans

sur

sur l'usage de la critiqiie,Va-

1717. Natale Alessandro, Dissert. de

libris Sibyllinis in ejus Hist. Eccl. et

cum

Floyer inglese
l'autenticità

un Trattalo sostenne de Libri Sibillini, malgrado
In

nolis F.

A. Zaccariae,in

t.

q Thesauri

Theologici.Aìì\.on\oCesav\,Augustoqiiid-

ciò

che ne scrissero molli dotti

cattolici

e protestanti: altro Trattalo suU' autorilà delle sibille nell'antica chiesa, è del

veroneseFrancescoLeoni.
di scrittori
di

Un bel numero
si

prò

et

contro,

occuparono

quani de Nalivitate Chrisli innolueril ? Gerae 679. David Blondel, Des Sibylles celebrces, tant par l'antiquilé Payenne, que par les ss. Peres, Paris 649. Mons."^ Gaspare Grassellini attuale commissario
1 1

j

quest'argomento; eccone alcuni. Augusto Buchnero, Oralio de ir Firgilii Ecloga, Vittenibergae 1 64 1 F. Benedetto Carpzovioj Dissert. de ir Firgilii E•

pontifìcio straordinario per le

4 legazioni

neh 838

recitò nell'Arcadia di
:

Roma

la

dotta dissertazione

Vestigia della tra-

dizione primitiva, nella poesia e leltera?«/'«/rt'<i>2rtr.Comech è

I

cloga, Lipsiae 1 669. Tobia
(juisitio in

Wagnero,/«-

l'argomento sia sta-

j

oractda Sibyllaruni de ChriCr.

to altre volte da altri lrattato,tuttavia per

!

sto,

Tubingaei664-

Enrico Horbio,

Inquisitio in oracida de C/irisfo, Lipsiae
I

1667. Bedae presbiterio

De

Sibillino-

rum
I

oraculoriirn ìnlerpretatione, Agrip-

non comune erudizione, lanopunto di vista, sotto il quale è considerata la celebre Egloga iv di Virgilio, e la magnificenza del dire, meritò
la copia di

sità del

no
scienze religiose

SIB
AnnoU
delle
la tradizione,

SI B
che
i

di esseie pubblicata negli
t.

loro oracoli furono in

6, p.

274. Dopo aver

altissima riputazione dagravissimi
ni, e

uomi-

parlato

ilei

carme

falitlico della sibilla di

da

filosofi di altissimo

intendimen-

Cuina, dimostrò che certissimamente nel
secolo di Virgilio correva sotto
la sibilla

to

,

né schiavi

di volgari pregiudizi;

E-

nome deldella

raclito per il[.°, Eraclito lo spregiatore

un oracolo o tradizione

d'ogni.su perstizione,Plalone il dotto viag-

prossima venuta d'un Salvatore e Rin-

giatore e raccoglitore d' ogni più vene-

novatore del mondo; cp\alunque
pinione

sia l'o-

randa orientale tradizione,
ne

Aristotile nel

clie delle sibille e de'libri sibil-

secolo fioritissimo di Alessandro,
il

Varro-

imi voglia tenersi, siano esse personaggi
storici

o allegorici, siano

tutti apocrifi

ov-

miracolo dell'erudizione romana, ed nitriche potici annoverare,! quali devonoesserci testimoni
le sibille,

vero imprestali dagli

scritti

e dalle tra-

non

delle profezie del-

dizioni degli ellenisti, o interpolali in quale

ma

delle tradizioni

che

l'orien-

forma che

vogliasi
il

i

versi e le tradizioni

te conservava, e

che dall'oriente trasmi-

che corsero sotto

loro

nome. Che

la di-

vulgazione di tale oracolo sdjillinodeve
bastare per mostrare esistente nel secolo
di Virgilio la tradizione d'

gravanocon misterioso linguaggionell'occidenle che fu nell'Asia minore soprattutto, ov'

erano più

di (Fuse le

sinagoghe,

i

un riparato-

re divino, né è d'uopo investigare più olire sull'autenticità de'detti o de' versi attribuiti a

memorie de'giudei e degli ellenisti, che furono nuovamente raccolte dolibri e le

po l'incendio avvenuto del Campidoglio
e de' vecchi libri sibillini nell'anno
vanti

questa o a quella
s.

sibilla. Dife-

83

a-

se la sapienza de'Padri
lire,

Giustino mar-

Gesù Cristo, le memorie e

i

versi

che

Atenagor3,Teofilod'Antiochia,Ter-

servirono a rifabbricarle, e che finalmente se

lulliano, l'autore delle costituzioni apostoliche, Lattanzio, Eusebio,s.

a questi moltissimi se ne tramesco-

Girolamo,

s. Agostino, s. Clemente Alessandrino, acerbameute impugnati dai protestanti, e

larono da impurè sorgenti, o si foggiarono anche di novelli libri ne'primi secoli del cristianesimo, ciò

non

toglie

che

snprattullo dal citato Blondel, per essersi
di tale oracolo e di tale
luti

non

sianvi restate intatte le tradizioni di

arnomento vaI

più verace origine, e più generalmente
lia'pagani stesse di vulgate e accettate,
sic-

contro

i

gentili a stabilire la divina

e predetta missione di Gesìx Cristo.

quali
di al-

ché non

si

ripudiano dallo stesso Celso,
le

citando l'oracolo delle
tro
si

sibille,

non
cos'i

quando rimproverava ad Origene
che
di

io-

fanno mallevadori se non

dell'esi-

discrete intromissioni di apocrifi versi, e
fra le veracissime
si

stenza di quella tradizione ch'è

chia-

non primeggiasse

ramente esposta ne'primi
ga Virgiliana; tutto
essi
il

versi dell'eglo-

l'oracolo che

attribuiva alla profetessa

resto

che alcuni tra
o dei

Cuma,

e ch'era piuttosto l'oracolo e la

dicono de'versi

in particolare,

voce di tutta la orientale tradizione". L'en-

libri attribuiti alle sibille,

può ridursi ad vma semplice opinione letteraria, che non
poteva infermare l'argomento storico
cato da que'valentissimi apologisti. »
re-

comiato prelato osserva che intorno

le

o-

ponno vedersi mente Fabricio, Bibl. graeca lib.
pinioni sulle sibille

special,

Che

i p. 29; Prideaux, Hisl.des Juifs t.2,l.i7,p. 332;

se più oltre io volessi procedere e giun-

gere alla prima sorgente della tradizione, e dell'oracolo attribuito alle sibille, potrei dire che orientale forse più che gre-

co ne è

il

nome, che

dall'Asia
le

minore e

Duplo, Bill. ; Creuzer, Relìgions des tous les peiiplei 1. 1 , nota 3; Banier, Mytologia t. 2; Vossio, De
adnot.
Q-"
1

Cudwoith, Sysltma Mosheim e. 4>

ìnlellectuale, cnni

6;

Eccles. dissert. prelim.

e.

17, u.°i

I

da'paesi misteriosi che

stannoallespalie

oraculis SibyllinisjFveveì, Dissert,; e ^ìli

faceva venire dalla più remota antichità

ampiamente

Blondel.

SIC
SICA MA ZO, Sycamazon.
scovile (Iella Palestina
poli
(li
i
.'',

SIC
Seile vesolto la metrola

i.r

scovile della Mauritiana Cesariana, sotto

metropoli

di Giulia

Cesarea,che fu controvò

Cesarea, e chiamala pure Suca-

fusa con Sicca (/'.), parimenti nell'Africa.

n/fl'5o«,

scovi:

eretta nel V secolo, ebbe per veAiane o Giovanni che assistè ali.

Ebbe a
I

vescovi INhulino che

si

coi donatisti alla conferenza di Cartagi-

concilio d'Efeso nel
si

43

i;

Dionigi trovos-

al

fio

brigandaggio d'Efeso nel 4495 ^^' o Alpio sottoscrisse nel 5i8 la lette-

ne nel 3 r,ed Etnplacio esiliato nel /i84 da Unnerico re de' vandali. Morcelli, Afr.
dir.
t.
I .

Giovanni patriarca di Gerusalenime a Giovanni patriarca di Costantinopoli contro l'eretico Severo; Ba silio firmò il conci io diG erosa lem me conra sinodale di
I

SICCHIMOoCISSAMO. Sede vescovile

chiamata pure Cisaanìia
il

{f^.),

de'cni

vescovi tratta
t.

p.

LeQiiien,
è

Or/f/?.<rr7/''.

3, p. Q'zH.

Ora

un

titolo vescovile in
la

tro

Antimo
t.

e altri eretici nel

536. Oiicnt

vhr.

3, p.

658.

parlibus solto Candia, che conferisce s. Sede.

SICCA

o

zig A. Sede
la

vescovile della

SICCONE,
stia,

Cartaginese Pioconsolare nell'Africa occidentale, solto
ne, che
il

ch'ebbe

la

Cardinale. Vescovo d'Otemprila di consagrare iu

metropoli

di Cartagi-

Cellario pretende che sia Sic-

vescovo l'antipapi! Leone Vili nel 963 ai 6 dicembre, contro il Papa legitlimoGio-

ca o Sicccse vescovato della Maiiritiana Cesariana solto la metropoli di Giulia Ce sarea, ma sembrano due differenti sedi, ed in l'atti il 2.° è la chiesa Siccesiuina (^.). Anche Tolomeo ne fa una sola e la chiama Sicca /'eneria, così Solino che
la

vanni XII, per cui questi nei concilio

di

Roma del 964

tenuto presso

s.

Pietro, lo

fulminò colla sentenza d' anatema e depose dalla sua dignità, iu uno agli altri
consngratori.

vuole fondata dai

siculi, e

s.

Girolamo
di Diocle-

Giovanni
Ha.

SICCOiNE Giovanni, Cardinale. V. XVII detto XVIII Papa.
SICILIA, Sicilia j Isola e regno d' Ila Una delle massime isole delMediteiregno e monarchia delle due Sidi

ricorda

Annobio chea tempo
la

ziano insegnò

reltorica in Sicca.

E

u

il

no de'più antichi vescovati d'Africa, ed suo i.° vescovo fu Casto che intervenne
al

ranco, formante ima porzione considenibile del
cilie
il

concilio di Cartagine nel

255; E-

{f'), l'altia e continentale essendo

parchio fu a quello del 34^;Fortunazia-

regno

no
li

nel

407 andò

legato in Costantinopoi

articoli tratterò
la sola

Napoli [F.). Nel i.° di delti compendiosaniente del-

per ottenere alle chiese

loro avvocali
i

storia primitiva delle provincie di

particolari

che ne sostenessei-o

diritti

;

Urbano

fiorì

nel4i8; indi Paolo, e Canl'epistola del

dido chenel

646 soltoscris^e
di

concilio Proconsolare, che fu

mandala

a

Paolo patriarca
i

Costantinopoli contro

monoteliti. Morcelli, Jfr. dir. t.i; Ar-

t. 3, p. jSi. SlCC^l!i^l Sicctnnis,Sic<'enensis.Se de vescovile d'Africa nella provincia Procoosolaredi Cartagine, secondo la confe,

duino, Concil.

qua dal P\Tro chiamate regno di Napoli, con qualche nozione generica appartenente alle due regioni e alla monarchia. Poi all'epoca del romano impero riunirò in questo articolo Sicilia propriamente la storia della monarchia siciliana e napole tana, o regno unito delle due Sicilie, ossia dell'isola e della lena ferma. Perciò sarà n no inevitabili alcune ripetizioni pel nesso delle due storie e pel richiamo de'luogbi

renza tenuta
è nominato

in
il

quella città nel

4

1

i ,

in cui

ove ne ragionai.Grave, vasto e complicalo

vescovo Cipriano sulfraga-

èl'argomeno da

svolgersi ne'due articoli;
io

neo della medesima metropolitana. JMorcelli, /4fr.

ma principalmente
imponente

questo e veramente

dir.

t.

i.

lo svilupperò.

Imperocché

il

SICCESITANA o SICCESE. Sede ve-

complesso della storia

siciliana, e

quello

11^
che sono ad
e:.sa

SIC
collegati,
si

SIC
compone
di

de' popoli compresi nel rcnmennpoletano

Rasolcolmo, il golfo di IMelazzo copi Bianco, di Calava, d'Orlando e Zaffara,

i

uii'innunierabile e importali te serie d'av-

no,

il

golfo di Palermo,
il

i

capi di Galloe

venimenti della più alta gravità, massime per
le

della l'iaina,
il

golfo di Castel a ìMare,
il

tante sue relazioni colla
i

co' Papi,

cui slati

Sede e continentali sono lis.

capo

s.

Vito; tra quest'ultimo e

ed capo
l'e-

Boeo

trovatisi le isole

Egadi, presso

mitrofi e cooCnanti; per tanta
zad'interessi de'loro popoli,
altri titoli e

comunantutti gli

stremità occidentale dell'isola.

Tra

il

ca-

eper

ragioni che qui appresso ana'gior-

drò svolgendo, dal romano impero
ni nostri.

Laonde temo

di riuscirvi con-

capo Passero presentansi i capi Faro, s. Marco, Scalambri, Ciarciario ed il porto di Palo, col capo al quale dà il suo nome. Presso questa costa uscì

po Boeo

e

il

venientemente,

per

la

debolezza mia,

dal seno dell'onde neli83i un'isola for-

per essere argomento ripetutamente trattato da una moltitudine di dotti, e si

cevè

mata dall'eruzione d'un vulcano, che riil nomedi Nerita; al cader deli 832
Finalmente la costa che stendesi dal capo al capo Faro, offre il capo Muso di Porco, il porto di Siracusa, il capo 5. Panagia, il porlo d'Agosta, capi s. Croi

ancora per dover seguire le proporzioni compendiose dovute all'essenziale natura
tli

sparì, e nel seguente agosto ricomparve.

questa svaiiata mia opera quasi en-

Passero

ciclopedica e laboriosa. La Sicilia ètra 36°
37' e

38°

1

8

di latitudine nord, e tra


1

5

e i3° 20' di longitudine est, separala

ce de'Molini, Grosso, ed
sina.

il

porto di Mes-

(laircstremilk sud-ovest dell'Italia,

diante sina

lo stretto

chiamato Faro

di

meMes-

La

superfìcie dell'isola olfie
valli; vi
si

un

al-

ternare di monti adi
pianure, e
le piìi

sono poche
a dire

(/'.),

largo circa
in Africa,

3ooo

metri, e dal

estese

hanno

capo 13oM

per uno stretto della
in

quelledi Melazzo e di Catania, di Siracusa e di
ti,

larghezza di 20 leghe. Notabile è questa
isola per la

sua forma triangolare
lettera greca

fi-

gura della
/r^,

chiamata A
derivò
il

f/«'^

Terra Nova. Una catena di monda alcuni geografi denominati Netlunii,e che pare formila continuazione degli

per cui dall'antichità
Triiiacriaj essendo
i

le

nome
3

Apennini, fronteggia

la

costa setten-

di

vertici de'suoi

trionale dell'isola, e cuopre colle sue ra-

angoli determinati dal capoBoeo, un teni-

mificazioni la parte meridionale. Al
di

sud

po promontorio Lilibeo, all'ovest; dal capo Passero, già promontorio Pachino, al
sudest; e dal capo
Peloro,
lii

detta catena,

presso alla

famoso Etna forma costa orientale un gruppo inil
:

di

Faro, anticamente
lo stes-

dipendente s'innalza esso
ni a

al dire d'alcu-

al nord-est.

Questi Sprouioulo-

oacri (perchè acros in greco è

99'"0 piedi, ed è il solo ignivomo in attività che l'isola racchiuda. Il Maccaluba o Maiaruca, presso la costa sud-est nel territorio di Girgenti, è un vulcano

so che promontorio in latino,

come ne

fa

testimonianza Ovidio ne'i^<25/ilib. 4), che

mirano a 3

parti del
il

mondo, secondo

al-

cuni dierono

detto

nome

di

Trinacria
sul lato *"' ^^^^

che vomita fango per una moltitudine di crateri.Nelsud-estdell'isolasonovi parecchi vulcani estinti.

alla nobilissima isola.

Misurata

La celebrità àeW Etna

settentrionale ha

70

leghe, e

44

m'induce a da re qualche cenno. E" chiamato pm-eGibelloe3JongibeUo,e(.\ esiste nella
(

volto all'Europa, e sul lato su'l ovest
leghe.

65
da

La

costa settentrionale bagnata

provincia e presso

la città di

Catania,

quella parte del INlediterraneo che chia-

V.),

come

a gran piramide della bella cit-

masi Tirreno e talvolta mare di Sicilia, lia vicine le isole di Lipari (^.): gli accidenti piìi rimarcabili che presentano so-

tà,

no, a partire dal capo di Faio,

il

capo di

che sorgendo a pie del monte, un tempo ne portò il nome, e 3 volte restò disi rutta dalle sue tremende eruzioni. Usuo nome "reco di Etna significa brucio^ il

SIC
nome
fu
di lìJongibcllo
cl)fi

S
da'saraceni
gli

I

C
,

I

i

3

rolla

comunicazione del sotterraneo

fo-

dato è un pleonasmo, perchè nel loro
ìt

colare di esso colle aajue marine
nel
in

cioè

linguaggio Gelei
Si

Io slesso

che Monte.

vuole che questo antico vocahoio na-

tempo che queste eraiisi allontanale uno de'grandi abbassamenti delle me-

Eluna, che vaìefornace oweio oscurità : Pindaro nelsca dalla parola /fucina o

desime, venne in seguito desialo dal suo
letargo,
tra rivoluzione di bel
si

l'inno Pillo, alludendo alla sua grandiosilàj lo

quando queste acque per un'alnuovo accostando-

ra ancora
sforzi

chiama Colonna del cielo. La tergrandemente fervida co' suoi dall' acque del mare lo fece emer-

al vulcano, riaprirono l'antica sotterranea comunicazione. Allora fu che IMii-

daro, Tucidide e Diodoro siculo comin-

gere, e
ti

dopo

i

suoi primi raffreddamen-

ciarono per

la

i

.^

volta a darcene cpial-

tutto intorno lo cuoprì.
si

del sotterraneo fuoco

L'Etna per via aprì a poco a po-

chedescrizione. Devesi
re,

dunque conclude-

co

la

strada, a svilupparsi dall'acqueo in-

che quel vasto accrescimento di acque, che seco trasse dolorose ragioni di grandi inondazioni, siasi verificalo tra l'epo-

volto che lo teneva imprigionalo,

quan-

do
I

rapidi ed estesi riliramenti del mare,

CadiOmero,e quellade'3 nominaliscrittori.

VI

come

niiii'.i'i

luoghi lasciando allo sco-

Vi è però

dell'incertezza ed oscuri-

perto immensi spazi di terra, furono ca-

tà, fatto riflesso alla teoria

de'vulcanì, in-

gione che questo monte sulle acque final-

volta in mille fenomeni,
e meraviglie

come

di novità

mente cominciasse ad
un suolo
già

alzare

la

sua ter-

ribile testa, e diventasse maestoso.

Su

di

prima

di

sua natura calca-

re e primitivo, coperto poi

da sommarii

che presentano ogni eruzione, chequi non è luogo di parlarne. Uno de'feiiouiciii, che divide le opinioni dei fisici e geologi, è l'acqua che in gran torrenti
si

ne lave, continuando l'Etna
nici laborntoi,

suoi vulcasulle anti-

suole dai vulcani vomitare, e ve

nuove eruzioni

ne ha

di quelli

che perciò

si

appellano
sorpren-

che sempre più accatastando,
ta

la

smisuradi lave

f^ulca?iì

ad acqua j e c\h che ^\h

sua
,

moleamanoa mano accrescendo,
colline e profondi strali

monti
o
la

de è V enorme quantità di pesci che in alcunedi tali acquoseeruzioni è comparsa, identifjci a quelli de' fiumi esistenti

l'un sull'altro vomitò,

da dove

i

suoi

lati

sommità sua dall'espansiva
L'Etna non
è

forza dei

presso

i

vulcani, e senza che ne rimanga-

sotterranei fuochi vennero aperti e squarciati.

no

alterati.

L'Etna pure aumenta

i

suoi

dunque

al

presente,

orrori e devastazioni, con enormi getti e
torrenti d'acquaj nel 7-55 una di queste sue grandi inondazioni distrusse alcune
i

che un'unione di monli difTerenti conici,
e vulcani estinti interposti, terminati eia

scunoda un

cratere, ed inclusi in

un im-

belle foreste della regione mezzana. Al-

menso cono

ottu«o

,

il

di cui

vertice di

cuni attribuiscono questi accidenti alla H-

12,000 piedi, secondo altri più recenti scrittori, o di due miglia e un 5.°, sulla superfìcie del mare s'innalza con una base di

quefazione delle nevi, prodotta da un istantaneo sviluppo di calorico chele investe, ed alle subitanee dirotte pioggie,

60 leghe

di circuito.

Immemorabi-

che a quelle alture ed
ti

in que'

movimene

le e assai

remola

è

1'

origine dell'Etna,
fa

raelereologici

ponno facilmente

con

maOmeroche
Sicilia noi

spesso

menzione della

che

il

conobbe, perchè si congettura vulcano preesistesse a quel poeta, o
spazio di

Non potendosi fare esperienze oculari nel momento degli sparapidità geneiarsi.

venie voli avvenimenti,senza
dita della vita
,

la

certa per-

comeèpiù probabile per lungo
secoli avesse
il

la fantasia

offuscata dal

monte

desislito dalle

sue

meraviglioso, attribuisce l'eruzione proveniente dal focolare slesso, che

ignee operazioni. Rimasto tranquillo e in

fumo,

quel riposo, che Buffon ascrive all'intervot. txv.

fiamme

e fuoco ha con temporaneamente
--**»*-,.

8

1x4
gettato.

^*^fc

SIC
alcuni,

Opinono pertanto

cheun

gliori della Sicilia; la sua

popolazione è
pri-

gran deposilo d'acqua sopropposta al vasto fornello della mina non ancora de-

consideiabile,e

vi si

gode un'eterna
la

mavera. In questa bassa regione,

più

composta può essere
sii

in alto sollevata, e

coltivala e più fertile dell'isola, la feracità

daH'icDpulso e azione elastica de'sotlopogaz, resi da

del terreno fu migliorata dalle parli mine-

un intenso aggregato di
la

ca-

lorico più liberi e indomili, furiosamente
si

aprano

strada al

bramalo equiacquoso con

smorzatelave lehauno sommiserie di secoli. Questi e r 'nstaucabile diligenza degli uomini
rali

che

le

nistrate

dopo una

librio,e tutto quell'inviluppo

l'hanno resa un paradiso di bellezze e di
fecondità;

forza trascinano seco da cjuelle alture.

De

ma

basta una sola furiosa eru-

Lue, e prima di lui Bulì'on, sostengono, che la comunicazione sotterranea de'mari sia d' assoluta necessità per la formazione de'vulcani. Altri negano assoluta-

zione de'fianchi dell'Etna per seppellire
il

tutto sotto vulcaniche ceneri e lave in-

mente tali comunicazioni, sostenendo che il vuoto il più perfetto non potrebbe far montare leacque ad una maggiore altezza di 34 piedi; altri che non può esistere una comunicazione diretta tra il maree
le

fiammate. Le case sono bassissime onde meglio resistere ai terremoti cui sono soggette sono costruite con pezzi di pietra nera della lava, tra loro uniti senza calce o altro cemento. L'ultimo casale è Ni:

colosi,ch'è

il

più allo sopra
il

le

montagne:

da qui, Catania è
1

fucine vulcaniche, senza che

le

acque

estinguessero totalmente qualunque accensione. In tanta tSisparilà di supposizioni e ipolesi giova
si
il

mar Ionio sembrano essere sotto piedi. La regione media della montagna è boschiva; trovansi mandre di bovi, capre selvaggie, porci-spini,

considerare, chedi ver-

ed

uccelli di rapina.

A 63oo
vi
il

piedi circa

vulcani d'America s'infiammano benassai lontani dal

sopra del mare comincia
il

la 3.'

regione

:

mare, anche in distanza di 100 leghe. Vi è dunque un ignolo germe, a cui è dovuta la creazione di quell'arcana combustione; e che secon-

ché

ghiaccio e

le

nevi che

hanno perencarattere di-

ne dominio, ne formano
cui esala
gliere.

stintivo sino alla vicinanza del cratere,

da

un caior vaporoso che

le fa scio-

do ne

l'immediata e copiosa unioncque marine con il centro del sotterraneo fornello, abbia sofTocatoed eallri forse

La bocca dell'Etna ha quasi una
crosta di

delle

lega di circonferenza; le pareli interne so-

no ricoperte da una

ammoniaIl

germe, invece d'esserne il primario e necessario nutrimentorrenti d'acqua discesi dall'alto; e che tezze de'vulcani sienogli effetti di repeni

slinlo per intero quel

co e di zolfo a colori diversi.

francese

d'Orville, che ne rasentò la parete soste-

nuto dalle corde, scoprì nel mezzo un cu-

tine pioggie o istantanee liquefazioni di
nevi,

mulo di materie di 60 piedi l'altez/a,

foi

ma

conica di circu
a

e di

600

800

leghe

oppure che

uscite in

una

volta sie-

di circonferenza alla base. Si suole ascen-

noda'fianchioda'crateridel vulcano provenienti da vicini depositi
filtrazioni,

ammassali da

dere nella più calda stagione, giammai nell'inverno a causa del freddo. Nella nevosa regione è residenza del terrore con

che dalle superficie nell'inter-

no del monte si erano aperte le strade. L'Etna è separato dalla catena de'monli dalla Cantara e dal Simeto, che hanno le
loro sorgenti vicine, e lo circondano on-

pochi e fiacchi alberi, pure in alcuni angoli

prospera

la vite
si

sopra nere arene vul-

caniche, da cui

ricava

un vino

rosso,

il

de poi rendersi al mare. Vi si distinguono 3 regioni: la regione inferiore, di una non ordinaria fertilità, ha campi di biade, vigneti, orti,
i

quale se non così rinomato come la la» crima chrisli del Vesuvio, è egualmt^nte progiabile.

vento de'benedetlini

Nel luogo ove è l'antico condi s. Nicola dell'Ai

cui prodotti sono

i

mi-

rena, piccolo e oscuro edifizio,

più dotti

SIC
nntif|nan ciedoiio rlic
città il'lnessn, della
eli

SIC
vi

iij;-

fosse

I

antica

uscita dal vulcano
so,

quale alcune colonie
discacciati
il

formatosi in

chiamalo monte Rosquell'eruzione, e che co-

campani s'impadionimno,

pruli lava

uno

spazio di

G leghe per lundistruggere Ca-

poi dai calanesi, che gli dierono
di

nome

go e una
1

in largo,

sopra una grossezza di
di
piìi terribili,

Etna, il monasleio è l'ultimo edifi/io che trovasi nel viaggio del monte. Lecaverne vi sono nuraerose e spaziose; si distingue quella detta di Proserpina, e presso
la

00

piedi, e

minacciò
delle

tania

come una

onde

il

luogotenente del regno
to a
offrì
s.

in

ringraziamenla città, le

Agata, per avere salvata

grotta delle
belle

le pili

Capie vi sonodue delmontagne tra le formale dal-

l'Etna. Sulla costa settentrionaledel
te vi è

mon-

un gran lampadario d'argento. Con quale veemenza il monte abbia allora vomitato, può ricavarsi da una pietra di 3o
braccia lunga, che sprofondò in terrai
braccia a

un lago d'una

lega di giro. Si for-

sul fianco di questo

re siuiilea

monte un cratequellodi Maccaluba nella proil

una distanza di loon

passi dalla

vincia (liGirgenti,

quale non getta
piìt

clie

delle materie terrose e liquefa'te. L'ar-

che ne torma estremamente fina
gilla

la

gran parte, è

bocca dell'aperto vulcano. Il cratere che l'eruttò è uno de'5 che si formò in quella esplosione, con 5oo passi di circonferenza. Accompagnarono l'eruzione nuvole di

e ricercatissima perle

fumo, lampi, masse roventi, rocce

stoviglie.

za a

La materia qualche volta si algetti, ma spesso non fa che bollire.
esala dal cratere; qualsi

All'avvicinarsi di un'eruzione dell'Etna,

infiammate, zolfo, ceneri vulcaniche, e il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti. In 4 i^esi, campi, case e interi casali

un pallido finno

furono preda del disastro;

la

chelempodopo

diviene nerastro, e

ac-

lava corseper 1 5 miglia sino al mare, ro-

cresce progressivamente.

Dopo qualche

settimana, e talvolta alcuni mesi, la lava
del cratere, o scappa escorrelungola montagna. Sembra meno liquida che quella del Ve-

bolle alla

sommità

fuori dai

lati,

suvio(chedescrissiaNAPOLi,enel voi LUI,
p.

220
1

feci

parola
la

dell'

ultima eruzione

del

85o), e

sua celerità è di circa

200
tut-

tese per ora.

Questa lava abbrucia
si

vinando una parte di Catania, e la sua profondità fu da 25 a 3o braccia. Il monte Rosso nell'esterna sua figura è simile fu così detto perchè divei se al Vesuvio sue parti sono tinte <li rosso, in altre dominando il bianco e il giallastro. Questo è l'unico monte, tra un centinaio e più che fanno grandioso e imponente corteggio alJMongibello, di cui se neconosce la
:

tociòche incontra nel suo passaggio; a diverse epoche le
ca e

formazione. Quella del lySS fu preceduta dal

opposero delle dighe.
di lava, la feldspati-

ricordato scioglimento delle nevi,

Vi sono due specie
la basaltica.

Si

contano circa 3o

e-

ruzioni dell'Etna, delle quali io soltanto
dal cratere della sommità. Si cita quella
del
1

che produsse delle correnti devastatrici: .secondo Dolomieu, la corrente della lava fu allora di 4 leghe di lunghezza, sopra

mezza
tezza.

di lai'ghezza, e di

200

piedi d'al-

444) "ella quale icatanesi, minaccialoro città, ricorsero
di
s.

la di distruzione la
al

consueto patrocinio
il

Agata, con-

Quella del 18 19 ebbe 12 aperture nuove std declivio del monte, e gettarono della lava per molte settimane; fu unadelle eruzioni più vaste, e da molli terrori e fenomeni accompagnata.Quelìa deli 843, in cui la lava produsse uno straordina-

ducendo
venti
le

velo di

lei

per ben
le

4
le

volte in

processione, e in tutte

volte

lave ro-

si arrestarono; in altra formidabieruzione dello stesso anno, riportato il

rio e terribile

fenomeno, perchè scorrenla

sagro velo dal domenicano Geremia, ac-

do sopra

certa quantità d'acqua

ridus-

compagnato

dal clero e dalla moltitudisi

se in vapore.

ne, l'eruzione

spense. Quella del

1

669

sione della

Questo produsse un'esplocompatta e ignea materia, e

i.G

SIC
ed arene,
i

SIC
clic uccise

]a ridusse in lapilli
r-S conladini ollie

l'eriìzione dell'Etna gigante,
il

dicendo che

feriti.

L'ultima eru-

zioneè quella del
al

i

852

nella notte del

20

2

1

agosto, in cui l'arcano laboratorio

dell'Etna cominciò ad essere in piena e1

uzioue.

UnromoreggiarcupoeS

violente

monte ignivomo coronato di bianco fumo, era indizio che l'attività sua veniva meno, e lampeggiante di tratto in tratto una debole luce, rientrava ormai nella maestosa e solenne sua calma. Dal nuovo
cratere apertosi nelle Valle del Leone, norì
si

scosse

annunziarono che l'ignivomo monsua trancpiillilà,

te usciva dall'apparente

elevavano
le

piìi

che

rari vapori, e le la-

poco dopo sul versante orientale, propriamente nella valle del Leone, nel sito
e
di

ve

quali per più di tre mesi sbucarono

da quella voragine, coprendo vaste estensioni di terreni fecondissimi,

Pietra Musarra,

si

aprirono due nuovi
dal turbine fu spin-

appena pro-

sbocchi di minutissima cenere che coprì
le circostanti terre, e

cedevano
ve corso
IVlilo

in piccoli rivoli,

che dopo bre-

si

estinguevano. Alcune case di

mare. Poi successe l'eruzione di lava infuocata, che come torrente impetuota al

furono coperte dal gran torrente di fuoco che minacciò Zafiurana Etnea, ma
i

so

si

precipitò per la china divisa in 3 brac-

danni arrecati a'campi sono ine ilcolabiond'è che l'eruzione del i852 ha ag-

cia,

uno de'quali verso

il

ridente villagi

li,

Etnea edificato nel ySS, altro al territorio Milo in direzionedel comune diGiarre. La iriaggior ampiezza di quel fiume di fuoco fu di due miglia, l'altezza di palmi io, eia rapidità tale da coprire in un'ora uno spazio diiGo palmi. Pioseguì la lava con furia per quasi due miglia e giunse a Paragone presso alcune abitazioni un miglio da Zaffarana, e per 400 canne danneggiò e quasi distrusse vigneti, canneti e castagneti, con una fronte larga mezzo miglio, alta 4 palmi.
gio di Zaffarana
Si videro alzare globi di
alle scorie

giunta alla storia dell'Etna una nuova pagina,

non men

trista e straziante di

quel-

le sulle

quali tanta luce di ciitica, tanta

vastità didottriiia versò

lostupendo

e

me-

Giuseppe Alessi. '< Ed ora un vasto caoipo si apre d innanzi alle investigazioni della scienza, la quaraviglioso intelletto di
le

cercherà

di

sorprendere

la

natura nel

mistero de'suoi giganteschi fenomeni, stu-

diandosui luoghi, dove prima o biondeggiavano le messi o s' impomavan gli alberi o
si

arrubinava

la vite, e

die ora ve-

fiamme insieme

donsi coperti da monti di lave.
dire inesplicabile, conìe

Ed

è

pur

vomitate dalla voragine, con

ancora un mistero inesplicato, ed oserena
si

continuo romoreggiare e detonazioni fragorose, acconìpagnate da varie scosse. Le
infocate materie progredendo, portarono
la

agiti

l'arcana

potenza, che in tempi ed in luoghi divisi
e lontani dischiuse nuovi crateri allosboc-

distruzione a diversi porneti, e ad altri

co delle infiammate materie vulcaniche,

castagneti e vigneti, particolarmente nel
territorio di Cerrita.tenimentodella prin-

quando che unico

è

il

gran focolare del-

l'Etna. Le eruzioni dell

38

i,del i444)<^'^'

cipessa Rospigliosi,

ed

in

parte delle ter-

re seminative comunali di Catania. In se-

guito

piìi

o

meno

l'eruzione rallentò esi

riattivò a vicenda: la

nuova corrente del
Il

i537, deli66f), deli68q,del 1763, del 1766, del 1792, per non dir di moltissime altre minori, han lasciate lunghe e sotterranee caverne,e chi ha cercato di scendere
i

cratere apertosi l'S novembre, da Zappiiielli

misteri del
in

tremendo vulcano, pe-

discese alla Volta dello Sciancato.
il

netrando
zione.

que'baratri profoudi,si è con-

Giornale di Catania pubblicò
i

diario e
il

vinto della loro scambievole comunica-

bollettini di queste eruzioni;
Sicilie, in

ed

Gior'

A questo, che è

il

naie delle due
2 dicembre
1

data di Palermo
il

mento per mostrare che
molti
altri

più grande argocorrenti vulca-

852 ne annunziò

termine,

niche procedono da un centro

comune,

e rese conio del principio e progresso dei-

potrebbero aggiungerseue,qua-

SIC
li

SIC
volte clestossi

117

ce

li

offre la storia delle etnee eruzio-

da quell'altura l'incantevole scena dell'apparir del sole. Si giunse a credere, che

ni, perciocclic

quantunque

ratliviièi liei

ronsi le
re,

monte, e nuovi sbocchi aprilave, sempre dal maggior crate1

quelle

mura

siano reati d'un tempio, de-

dicato a Vulcano, se pure non l'ebbe nella regioiieselvosa,

coaie in questa del 852,elevaronsi glo-

bi di densissimo

fumo

e fiaQime". L'e-

ruzione però uon ebbe (Ine nell'epoca indicata, poiché a'22 dicembre liprese novello vigore, ecjuindi
le

epiultostoessere un alGiove etneo, ove si facevano sa grifizi e ceremonie. Imperocché finsero poeti, chenell'Etna Vulcano dio del fuotare di
i

lave discesero più
JNel febijia-

co
pi
i

vi
;

pose

la fucina e l'officina de'Ciclo-

celeiemenle veiso Zappinelli.

che Giove co' suoi fulmini precipitò
gli

ioi853
le

si

rinnovarono
il

i

rivoli di fuoco,

giganti nelle viscere del morite; che
si

colonne di fumo,
Brillo al

me.

rimbombo,lenaingiorno 16 nessun nuovo fe-

antichi

servirono del fuoco dell'Etna
il

per presagire
co

futuro, gittandovi oro, ardi vittime,

nomeno sopravvenne, e l'eruzione interanienle cessò. Per tal modo la storia di questa
ti

gento e ogni sorta
le

che se

il

fuo-

divorava

il

presagio era

felice, fu-

eruzione,ch'ebbe cominciamento

l'ul-

nesto se rigettale.
I

nio giorno delle feste catanesi in onor
s.

fiumi

piìi

importanti della
Salso,

Sicilia so.sul-

di

Agata (queste
e

feste secolari e centene'ii.

no: la Giarietta, che ha la sua foce
la

narie splendidissime, sono descritte

costa orientale;
il

il

il

Platani, la

207
si

^obùelGìonialediRoniadeì (852)

Calatabellota ed
ovest;
il

Belici sulla costa sudil

chiuse l'idlimo giorno delle altre feste

Termini,

Fiume

grande, e

la

in onore della celebre eroina protettrice
di Catania.
laSicilia

Pollina sulla costa settentrionale. Quasi

così

Giammai forse il vulcano delha perdurato nell'attività sua per lungo periodo di teuìpo, quanto in
gran

non

vi

sono laghi, essendo appena meri-

tevoli di

l'est, e l'altro di
il

quest'ultima eruzione. Empedocle poeta
e filosofo d'Agrigento,si precipitò nel

Palici

menzione quello di Lentini alCanlarro all'ovest, oltre celebre pe' suoi fenomeni d'ac-

cratere dell'Etna, e lasciò

i

suoi sandali
si

qua bollente e sulfurea, presso il quale fu già il famoso tempio di tal nome. J\lolto piacevole è
il

appiè della montagna, acciò

credesse

clima di quest'isola, do-

ch'egli fosse slato trasportato in cielo, o

ve l'inverno
vera, e

secondo

detto piano del

annegò nel mare. Nel cosi Frumento, nome strano per non crescervi mai un filo d'erba, vi
altri
si

può quasi dirsi una primavengono calori dell'estate temi
i

perati dalle fresche brezze del mare. In-

segnano

geografi che
il

la Sicilia

è sotto-

sono
cle,

le

rovine d'un'anlica fabbrica chiala

posta al 4-" clima,
tà di cielo

quale per benignialtri 6;

mata comunemente
che
la

Torre d'Empedoco-

è assai migliore degli

favola vuole essersi precipita-

laonde ne segue che tutte quelle cose che
la Sicilia

to uell'Elna, per

non aver potuto ben

produce, o per

artifizio

umano,

iioscere la mirabile sua natura,

secondo

o per forza di natura, siccome scrisse Solino,
si

alcuni; altri credendo l'edifìzio

tom |)io
rio, e
vi

di

avanzo di pagana deità, foise piantato dal
in certi

sono tanto buone che elleno tutte
si

avvicinano a quelle cose che

chia-

filosofo qiial sacerdote dell'etneo santua-

mano
ri

ottime. Perciò non è da meravi-

dove
i

tempi e per alcune ore

gliarsi se quest'isola dagli antichi scritto-

spiava

misteri della natura. Vi èchi o

pina essere una semplice vedetta fatta dai

fu tanto meritevolmente commendata, massime da Strabone. Non è da meravigliarsi se
ti,

normanni, per esplorare gli andamenti del nemico. Congetturano alcuni che (piesta fabbrica tosse slata notturno ricovero dell'impera toro A driano,avido di contemplar

per

i

molteplici suoi prodotle

esoprattutto per
il

fertilissime suegle-

be, fu già

granaio della repubblica rosulle alle

mana. La neve non cade che

ii8
ruoutague, e nelle

SIC
[jarli

SIC
basiecresce
il

ba-

lagne, sono ptoprietà esclusiva della co-

nano, la canna di ziiccaro e l'aloè ; non sipuògoJeie [n'u bel cielo puro di quello di Sicilia. Il paese vi è delizioso e quanto inai ridente; da per lutto, ne' punti
piltojeschi di vista, amcuiiasi l'armonia,
lo

iona,e trarre se ne potrebbe maggior profìtto.

La

Sicilia

si

può

dire doviziosa an-

splendore,

la

grazia delle tinte dolce-

lueule fuse dalla naluia. Se non die a
tali

vantaggi alquanto

si

oppongono

l'ini

salubrità dell' utia in alcuni distretti,

terremoti, l'eruzioni dell'Etna, ed

i

fu-

nesti efletti del scirocco, vento d'ostro
soffia in luglio e agosto.
1

che

doni della na-

tura doviziosamente sono a larga
jjrofusi nel

mano

vi hanpiombo, quadi ferro, di rame; allume, zolfo di lità e in abbondanza, petrolio, salnitro; delle miniere di sale furono scoperte presso Custro Giovanni nel centro dell'Isola. Presso Messina è un'importante cava di carbon fossile; ed in molti siti non mancano acque minerali, e bagni salubri termali e zolforosi, 11 marmo eie pietre da fabbrica sono molto abbondanti. Piinven-

che

in

produzioni minerali, poiché
d'oro, d'argento, di

no miniere

.''

i

veramente

felice

suolo della

gonsi dell'agate, del diaspro, porfido rosso e macchiato di bianco
I-aldi,

Sicilia, isola a

Cere» e consagrata dagli andeil'agricollura, poiché
è stalo

odi verde; sme-

tichi,

come dea
la

alabastro, e altri bellissimi

marmi

vulcanico e calcare

mai sempre fasovrabbondansi

d'ogni macchia. L'ambra gialla, di specie piìi diafana di quella del Baltico, tro-

moso per tare non
te,

sua gran feracità, e per denola fertilità

solo

vasi

comune

in vicinanza all'Etna, parti-

ma

altresì l'eccelsa
le leggi

pienjgaliva dia-

colarmente

alla foce del Giarrelta. Inol-

ver dettato
fa

agraiie, di cui pnr

tre la Sicilia è

molto memorabile pel com-

autrice quella favolosa deità,

dando

plesso singolare de'suoi fenomeni, poiché
oltre quello dell'Etna che tra le nevi getta fuoco,

ili. "esempio di civil

vivere a'popoli con-

finanti.

Il

difetto

dipioggieal principio

per durare

i

ghiacci anche nelin lotta
i

da abbondanti lugiade fecondatiici, e lo squagliamento delle nevi nelle montagne dà origine a numerosi ruscelli che facili ofirono i mezzi dell'irrigazione. Quindi non solo copiosa
dell'estate viene riparato
vi

l'estate, e

secondo alcuni sono

dueelementi, non potendo la neve smorzare il fuoco, e questo non distruggere del
lutto la neve; alle falde del

monte

é

un

fonte d'acqua fredda che bolle, che tin-

biondeggia

la n)esse,

e

vi si

raccolgo-

ge

di

nero

i

panni; nelle vicinanze d'Asi

no

vini squisiti,

ma

vegetano ancora tutgli uli-

grigentooGirgenti

vede un terreno, già

te le altre cose,

che fanno per l'uso uma-

ricordato, dalle sorgenti d'acqua gettar
fuori continuamente fango color di cene-

no; e ricchi di frutti verdeggiano
vi, gli altri

prodotti principalmente con-

re ed anche in massi d'incredibile grandezza; nel celebre lago di Palici
ila

sistendo in maiz e altri cereali, lino, ca-

Pli-

nepa, zalferano, cotone eccellente, zuccaio eguale a quello delle Anlille, melaran-

nio detto Efinlia e poi Nefta,
tre

il

quale da

gran quantità, così cedrati, bergamotte, fichi, melagrauate, pistaceie e

limoni

in

bocche manda fuori continuamente un'acqua caldissima di cattivo odore, e che fa gran romore per bollire, piti volte
il

chi,
ro;
i

mandoi le, datteri, e persino il papipomi di terra vi furono introdotti nel
quindi
si fa

essendo uscite dal lago palle di fuoco;

sale di

Girgentiche

si

distrugge nel fuo-

secoiopassato. Visi trovano eccellenti pascoli, e

co, e nell'acqua scoppia e salta;

molto burro

e

formagle

dired'unaserie infinita di
ti

altri

per non imponen-

gio di squisito sapore. Le piantagioni dei

naturali fenomeni, e di fontane nocive

boschi non sono tutte in istato florido;

e velenose. Pel lavoro delle terre general-

piccole selve diquercie, frassini, olmi e pini,

mente

si

che coprono alcune parti delle mou-

sporti a

adoperano bovi, come pe tramezzo di carri; per viaggiare si
i

SIC
usano muli, latito riiiiaicabili per la destrezza di superare le slradescoscese,e per
la

SIC

119

nea diretta di piroscafi dai porli austriaci sino al porto franco di Messina, ove si che partono da lungo tempo che si riconobbe l'utilità d'una diretta e regolare navigazione a vapore fra i porti di Palermo e Messina, non che quelli della grande confederazione America-

pazienza a sopportare

le

più aspre

fala

cungiimgerà co'vapori

esteri

tiche.

La

selvaggina è cumuuissima;

pei porti dell'occidente.

E

Diaggior parte degli animali selvatici del

continente europeo

si

trovano

in Sicilia,

ed

il

miele è sempre rinomato. La pesca
si

più importante che
la del
i :

fasulla costa è quel-

luuuo perfettamente vi riescono bachi da seta. Importanti manifatture tono in Palermo^ IMessina, Catania e altri luoghi, ove si fabbricano principalmente
seterie, colouerie, tele

na, per parte dell'Austria.
lettrici

I

telegrafi e-

vanno prolung.indosi; incominciati quelli da Napoli aTerracina per comunicare con Roma, vanno quanto prima a
compiersi. Di recente
si

ed oggetti

di lana.

sono posti in a-

Gran numero

di articoli de'quali abbiso-

zione da Napoli a Salerno e da iVapoli ad
Avellino. In breve percorreranno tutto
il

gnano gli abitanti della campagna, si fauno da loro medesimi. La varietà delle produzioni della
ti,

regno, divenendo sottomarini da RegIl

Sicilia, la

bontà de'suoi por-

gio a Messina.

nuovo molo

di

Catania,
sor-

la

sicurezza della navigazione intorno

opera gigante, sta per terminarsi, con im-

alle

sue coste, sono altre prerogative del-

mensi

felici risultati.

La natura che

l'isola.

Le principali esportazioni consistograne, sale, olio d'oliva, vino,
capra ed altro.
11

ride alla contrada, la estesa produzione

no

in seta,

de'suoi campi, richiedevano uno sbocco
al

frutti, pelli di

commer-

commercio

coll'estero dalla parte del
vi

mezzodì d'Europa e coi paesi transatlantici ebbe ad aumenta re da qualche tempo; non pervenne però ancocio dellaSicilia col

mar Ionio, e l'opera magnifica
presenza della corte reale in

ha prov-

veduto. Al principio di questo secolo, la
Sicilia,

non
molil

ra a quel grado di sviluppo n cui potreb-

che quella

degl'inglesi, arricchirono

capitalisti siciliani
prirsi

be arrivare qualora commercianti ed i ponessero mente ad a1

to l'isola; grande slancio presero allora

commercio e l'agricol tura,ed
le

il

valore del-

nuove

bitare del

vie. Non si può frattanto dumovimento progressivo ne'rap-

terre fu quasi raddoppiato. Dipoi la Si-

porti fra le piazze dell' isola e l'America,

essendoché

i

porti di

Palermo
i

e di

Mes-

svincolata dal feudale reggimeaed acquistò più attività uell'amminislrazione, ed unità nelle leggi. Tuttavia
cilia fu

to,

sina sono zeppi dì navigli

per quella lontana regione
e
le

che caricano frutti del sud

la uazionesi
ri

compone per un
il

3." di signo-

ricchissimi, ed

resto della popolazio-

produzioni dell'industria siciliana.

La

esportazione de'prodotti della Sicilia per

alquanto superstiziosa

ne nella maggior parte è proletaria, ed sempre , sebbene

Americheautnenta considerevolmente Grandi e in aumento sono [)ure le comunicazioni Ira porli della Sicilia e le piazze marittime dell'Austiia sull'Adriatico. I porti di Trapani e di Agosta pei sali, e quelli di Messina, Catania e Palermo per svariate produzioni fanno un commercio alquanto esleso coll'Austria, e da Catania si edetluano molle

fiori nella religiosa Sicilia tutta la puri-

(l'anno in anno.

de'dommi

cattolici, e la

divozione pel

i

divino culto e per quello de'santi.Di bella statura sono in generale i siciliani, di

bruna carnagione, ed costumi loro riescono chiaramente pronunziati. Si fanno
i i

siciliani

rimarcare per
si

il

loro fervido a-

raor patrio, e

tacciano da alcuni

come

te spedizioni

per Trieste.

Il

commercio del

ferro fu ed è
cilia.

sempre importante nella SiPare che audrà ad ultivarti una li<

ed lodano per acuto e destro ingegno, e per animo grande e valoroso, che figurarono nel primo rango delle più colinsieme
si

indisciplinati, diffidenti e vendicativi;

I

20

SIC
ili

SIC
buon
maggio
di

te nazioni dell'aiitichilà. Dotali

stima a quell'isola,

alla

quale

senso, ossia di logica naturale, sono vaglii

in origine

siamo debitori
secoli

di

aver diroz-

nel dire, faceti, sentenziosi ed arguti.

Mo-

zata, abbellita e accresciuta quella lingua

strano ospitalità
lìo spirito,

come

i

napoletani, han-

che da molti
si.

non ardiva svilupparil

buon

gusto, finezza,

ma una
li

Dante
.'' i

disse

che

buon volgare
,

fu u-

sorte d'alterigia selvatica

che

rende

dito la

volta in Sicilia

e fondato

da

maggiormente coraggiosi
scritti:

e capaci di e-

tutti gli eccellenti italiani

convenulinel-

roiclie azioni, d'alte scoperte e di nobili

la corte di

Federico. Ivi
si

si

mondò

d'ogni

l'amore

(Iella

musica è

ne' sicilia-

brutliira plebea. Ivi

chiamò

dal suo ni-

ni così vivo

come
il

nella penisola italiana.

Si

encomia

bello delle

vaghe

sicilia-

do col nome di Aulico e di Siciliano. E Dante da quel suo libro del volgare eloquio grida
tal

ne, che traggono origine da'sicu li, e

dopo

ai posteri
i

(orme greche die tuttora nobilmente conservano. Scrivono gli anticbi, che queste donne furono brave e valorose al pari degli uomini, il che si direbbe pur ora perle molte prove che danno di coraggio. Narrano anzi che mancando in un combattimento ai soldati le
dalle
funi degli archi,
di patria
i

3oo anni

nome

ebbe, e che

ancora e dice Che posteri noi potran:

no mutare. Il dialetto di questi isolani è ancora pieno di quell'antica proprietà e dolce espressione, che lo fece sembrare sì
bello ai padri della nostra lingua.

onore e lume

d'Italia,

A voi, raccomando questi

uìiei rozzi scritti,

onde vogliate penetrare
il
i-

si

tagliassero per
li

amor
far-

l'intendimento del mio dire, per far giu-

capelli, e

annodassero a
si

stamente rinascere
desiderio di
sola siciliana.

ne

le

corde. Col (jual fatto

volle forse

a tempo opportuno ammirare le bellezze dell'

alludere alle lunghe e belle treccie, che

Ma

inutili

sarebbero dal
la fasì

pure oggidì scendono loro dal capo, e non hanno bisogno d'ornarsi la fronte con fìnte arricciature. Di tutti gl'italiani, siciliani forse sono quelliche piii impazientei

canto mio maggiori encomi, dove
vola,
i

poeti e le storie
le
il

commendano

altamente

bellezze di questo luogo, e
bello delle impareggiabili

memorano

mente hanno sopportata la dominazione slraniera. Per cui mentre la storia celebra
la classica terra di Sicilia

antichità di Girgenti, Siracusa, Catania
e Selinunte".
Il

P».odotà osserva, che tre
e usitati nel
il

della civiltà, del sapere,

come già culla come della giudirsi

idiomi erano

comuni

regno
il

di Sicilia nel secolo XII,

latino,

gre-

risprudenza, della hlosofìa, dell'eloquen-

co letterale e volgare, e l'arabo. Se è vero chcFederico
11 fece

za:eperlunga stagione potè
fu di quelle ancora, anzi

prima-

pubblicare in
loro
p.

lin-

rio seggio delle scienze e delle belle arti,

gua greca

le

sue leggi nella

Sicilia, alllne
il
il

nazioni che nel

una tempo che

delle
altre

prime erano

d'agevolare

ai suoi sudditi

adem-

pimento, come congettura
l'uso della

Montfau-

governate con assoluto dispotismo, teneva il potere monarchico de'normanni frenato da un parlamento o assemblea legislativa e da solide e sicure guarentigie , poiché lasicula terra fu mai sempre foco,

con, convien dire essere stato frequente

medesima

tra que'popoli, an-

che nel principio del secolo XIII, e che il detto idioma ma^sfior fortuna abbia avulo nella Sicilia,

che nella Calabria e nei

lare di libertà. Scrive
la Lettera

il

cav.Bordiga, neli

Cruzi, dove poco

dopo

l'età

de'normanni

a Giordani, che la
costumi
Sicilia,

.^

fonte deli-

restò nel volgo quasi universalmente se-

la gentilezza de'

e della civiltà

polto ed estinto.Le piùbelle pennede'dottiscrittori,ed
i

taliaua

venne da
piìi

donde

scaturi-

più

belli
i

ingegni d'ogni na-

rono

i

eleganti scrittori della nostra

zione celebrarono

siciliani,

che anco in

dolce favella. »
la

A mio

giudizio questa so-

mezzo

a'ienebrosi secoli co'potenti slanci

ragione basterebbe onde tributare o-

del genio ravvivarono la celeste favilla del

SIC
sapere sull'Italia, ne diradarono la caligine, e innalzarono alla melodia del ritne.

SIC

I2t

Più d'ogni altro sapeva il Petrarca, dopoessercdimoralo per tanti anni inPiovenza, quantipoeli e
se
in che tempo avesprodotto quella provincia. Tuttavia esiciliani avessero apgli non iscrive, che
i

mo

il

volgare idioma.

Il

Muratori nella
primi a

Dissert.Z 1 .': Dell' origine della lingua ilaliana, osserva che fra gl'italiani
i

valersi delia nostra lingua in far versi fu-

presa da'provenzali l'arte
gari,

di far versi vollatini,

loilo

i

siciliani,

il

felice

esempio

de'qiiali

ma

piuttosto da'greci e

avensi

commosse
simamente il Muratori
trarca aver

gli altri poeti d'ilalia,
i

e

mas-

do

egli letto

che anco

il

loro volgo

di-

toscani,

ad

imitarli. Inoltre
i,

lettò di

comporre de'rilmi. Essendo aduni

rilevò nel lib.

cap. 3: Della

que preceduti
guenza,che da
lo stesso

siciliani ai toscani,

per at-

perfetta poesia italiana, che attesta Pei

testato del Petrarca, ne viene perconseessi

siciliani in siffatto

studio pre-

prima del 2000
i

nelcol-

ceduto
che
la
ri,

agli altri italiani,

con lasciar ani

tempo che(la'provenzali,era

in

dubbio, se

essi

dai provenziili, o

tivata in Sicilia la poesia italiana, esi verifica,che l'arte de'ritmi^^«c2iS'/c»/c).y '20/1

provenzali da loro imparassero l'usodelnostra lingua volgare. Di
nella Disperi, ^o."
:

piìi

Muratodi-

vndlisante saecnlis (almenodue) era tornata a nascere.
trarca, avere
i

Dell'olitine della

a torto, soggi unge

Pe-

poesia italiana e delle rime, tornò a
chiarare.

siciliani

appresa

tal

sorta

Che

i

siciliani fossero! prinìi

a

di poesia da'greci e latini,

avendo veduto

comporre
ti,

versi in lingua italiana, già fu

stabilito dalla

maggior pnrtedegli erudi-

che anch'essi aveano composto de'ritmi colla consonanza delle voci poi appellale
rime.

ed

i

sonetti piìi antichi della nostra linsi

Che

presso

gli stessi

poeti di Sicilia
si

gua, che

sono conservali, vengono at-

fossero in uso le suddette rime,
glie

racco-

tribuiti a'poetì di Sicilia.

Neabbiamo una
i

idonea testimonianza nel Trionfo d' AmoTe cap. 4j dovePetrarca additando pi-ecedenti poeti italiani, parla ancora de'siciliani
:

da quanto scrisse Rocco Pirro nella Cronologia de' re di Sicilia. Mancò di viI
I

ta nel

o

[

il

celebre

Ruggero

I

conte di

Sicilia e Calabria, e nel
stogli in

Che far già i primi,

e quivi

eran

suo epilalfio poMiletosi leggeva: Linquenster-

da
ro

sezzo.
la

Onde

poi

i

siciliani

imparassevolgari, e

renas, niigravit
gerius sedes,

diixadamoenas
flitta

— Ro'
C(>nle

foima de'
disputa fra
ci

versi e

poemi

nam

coeli detinel aedes. Sia

l'uso delle rime, ripete JMuratori, ciòserVI di
gli

mile è r iscrizione

Rinaldo

eruditi italiani. IlCrela
1.

scimbeni, che

die

Storia della volgar
1,

26, presso il medesimo Pirro ne' vescovi di Catania; così nel i 170

morto

nel

I

I

poesia italiana, nel

cap. 2 del

Com-

furono

scolpiti

nell'arca di re Gugliel-

mento, determinò come cosa evidentissima, che siciliani aveano preso dai provenzali tutta l'economia del poetare italiano. Ciò ripugna a IMuralori, e con Petrarca combatte la credenza, che vanai

mo

I

(

n)orto nel 1166). Gli altri versi

procedono colio stesso ritmo di quelli riprodotti da Muratori. Somigliante ancora è l'iscrizione posta
regina Margherita nel
i
1

al

sepolcro della

83.

Non ebbero

mente

si

spacciano

i

provenzali per padri

dunque bisogno
andare

i

poeti siciliani volgari di

e maestri dell'italica poesia, affermando

a scuola dai provenzali, per im-

che più

di noi

certamente ne dovette

sa-

pere l'antico e dottoPe tra rea. LaondeCre-

parar l'arte di far versi rimali. Inoltre aggiunge Muratori, che non solamentei

non oppone cosa che non restano poesie composte dai siciliani prima del 200, le vicendedel leu)po e delle guerre, che di tante altre mescimbeni
a tale testo

vaglia. Se

1

somministrarono a'siciliani esempi della poesia volgare colle rime, ma ancliealtri popoli, e specialmente gli
greci e latini
gli

arabi o vogliam direi .Vrzr^cc«/(/^.), po-

morie ci hanno privali, ne l'uronola cagio-

terono essere loro maestri in quest' arte.

ìli

SIC
lo

SIC
do
le

Dappoicliè osserva
ka

stessoMuralori, che
la Sicilia

muse

siciliane di già fiorivano,
la

ma
-

per più di due secoli fu

oppres-

dichiara che dessa ha superalo

sua pri

(ma molto
ad
essi fu

assai di più) dal giogo dei

ma sorella e le ha strappato la corona. Fur
nondimeno opina, che
no mollo amati
za più
il
i

saraceni arabi, e sjiaoiente nelioGotol.
la
li

poeti siciliani sosì apprezmelodioso e

Messina dai uormauiii, quatanto operarono, che finalmente tutta
i

in Italia, e vi
il

loro dialetto, che

1091 venne in loro potere. Oracertoè, che anco gli arabi antica mente si dilettarono di versi ritmici, terminali a guisa de'nostri colla consonanza delle voci :hannude'componinienli antichisJa Sicilia nel

non pare perqifaumia cognizione. Bensì siciliani quasi per natura sono oratori e lauto veloci nel dire, che Apuleio nel lib. 2 li chiama
bello diVenezia, locchè

to è a

i

trilingui j e Silio nel lib.
ciliani

1

4

disse

che

i

si-

simi nella luio lingua testimoni di questa
\erilà, anzi sino ne'tempi di

Maometto,
gli

cioè nel secolo VII, eia a quei popoli fa-

miliare una

lai poesia.

Dopo

arabi

il

regno

di Sicilia essendo

caduto nella dosi

furonosempre pronti dilingua, vivaci per indole, e alti a comprendere eaJ afferrare un vero, anche appena accennato. Abbiamo ó\ Dei ^ono: Dizionario siciliano, italiano e /a/mo, Falermoi 75 1.
Dell'ab. Michele Pasqualino: Dizionario
siciliano, etimologico, italiano e latino.

iiiinazione

de'normanni, dal settentrione
siciliani

\enuti nella Gailia, e quando pur non
volesse che
gli
i

avessero appresa dadai normanni, per-

La

Sicilia

non

solo fu florid;»,

grande e

arabi l'arte del verso volgare, potero-

possente, ma ancora fu ricca di cultori delle lettere,

no almeno impararla

delle scienze e delle belle arti,

chè pressoi popoli seltentiionalidi gran lunga più aulico è l'uso de' versi colle rime, che presso provenzali e italianijoude conclude Muratori: ecco quanti poterono essere maestri de'siciliani pel poetar volgare, prima che provenzali cominciassero ad accreditarsi co'loro versi, e che quantoalla forma de'versiilaliani,neppur
i

anche prima che soiges>ero in Atene il Peripato e la Stoa, e prima che le opere
di Zeusi, di Apelle e di

Folignoto avesin Sicilia

sero formato l'ammirazione dell'universo.

La

storia

ci

narra albergar

i

questa ebbero bisogno
ti

i

siciliani e allri

poe-

d'Italia

d'imparai

la

da poeti della Pro-

venza.
ne, che

Famose sono le canzonelle siciliahanno un carattere particolare di
il

da tanda largir la vita a quel prigioniere aleniese, che seppe recitar un verso del tragico Euripide. Nel tempo in cui il genio greco, quasi arrivato al suo apice, veniva degradando,e perdendosi in leziosi discorestetica, e

un popolo sovrano per
to

si

e in rettoriche frasi, la

musa

di

OmeTeo-

fcenlimento, profondo talvolta e d'una te-

ro e di Pindaro non altrove rifulse che
ne'versi inarrivabili del siracusano
crito.

nera melanconia. Si può vedere

f^iag-

g/odi Mùnler: Alcune notizie sulla poesia siciliana, coWìì note del cav. Feranni,

Dalla Sicilia partì

la

coltura per la

Magna

Grecia, e non poche invenzioni,
d'il*

ragionando pure del dialetto siciliano o favella volgare siciliana. Fero nota Miinter, che nella [)iosa siciliana si hanno uiiicamente
libri di
la

ed uscirono uno stuolo innumerabile
lustri nelle
ti,

armi, nelle scienze^ nelle arrepubsubli-

nella santità della vita,nelledignitàec-

divozione, e
plebe; che
si
i

scritti di

clesiasliche,ne'fasli della letteraria

divertimento per
liani nelle loro

dotti sici-

blica

sempre mantennero un posto
siciliani.
i

opere

sono

pre della lingua italiana, e
lali
li

semper quanto zeserviti

me

i

liportaie

Troppo lungo sarebbe il nomi de' principali guerrieri,
in

d'amor patrio,hau 110 credulo imposil

che peraltro andrò ricordando
ciliani

questo
i

sibile di trasportare

loro dialetto al di

e nelseguenlearlicolo, tanto più che

si-

là dello stretto di Messina.
la

Con vieue che

furono

in ogni e[)oca stimati valo-

lingua loscana uoucra formala quuu-

rosi in guerra,

ed un popolo

di eroi.

Tra

SIC
i

S
Teofi

1

C
come
i

\

l'i

poetisi

hanno

aclisliugueie, oltre

parlai alle loro biografie,

feci

dei

Mosco, E^jìEmpedocle, e fWi motleriii Giovanni Meli che iìnii^lloV Amici eoute deltrito, Stesicoro, Arislosscne,

cardinali siciliani, che sono
tali

seguenti, e

cariDe,

i

fmono

eziandio
,

i

nominati Pontefici.
Pietro Isual-

Lodovico Bonito
/c'jjGio.

Nicolò Cliiaranionlc,
,

la Sicilia, ed al quale l'aleriuo sua pa-

Jìnrico, Nicolò Tedeschi

luglioiB53 rese singolari onori, con farlo di>otterrare e cingere di corona d'alloro il capo del suo cadavere, al
tria nel

Andrea

/l/e/c(n/o, Luigi Gugliel-

mo Moucada,
gliarina, h.

Giovanni Primis, Scipione Rehiba, Pietro Tagliavia, S'wwoue. Ta-

modo

detto a Sepoltura.

La

storia e la

Giuseppe Maria Tornasi, G\o'

scienza citano con orgoglioFjlistOjTimeo,

Mìinù deGregorio, XiìlomoColoiinaDraaciforte,
ìwasiì

Dicoarco, Diodoro,
de, Scilla
Scrofiiui.

il

sommo Archimepittore, Scinà e

pur conosciuto

Emmanuele de Gregorio, ToaxArezzo, Gaetano Maria Trigona e

La

pittura fu illustrala da uo-

Parisi.
di

E

vivente

il

cardinal f^rancesco

mini
lo,

di eccelso merito,

come da Demofl-

Paola Villadicaui arcivescovo di 3Ies(

da Antonello da Messina che celebrai

Sina

F.).
in

anchea Pittura, da Alfonso Fesanco, dai 3 Pioderigo, Antonio Ricci, Barbalunga e Suppa. Altri principali celebri e illustri siciliani, an^^lie moderni, sono Caronda, Androne, Eurico, Aristippo, Branca de Branca, Bernardo Golnaco, Gio. Battista de Crossis, Nicolò Tedeschi, Nicolò Tezzano, Mario Catelli, Giuseppe Celestre, Vito Amico Ignazio Paterno Castello
,

Sono
tutti
i

questo classico paese ruine di
gli stili,
i

tempi, di quasi tutti

e sogreci,

no
i
i

tesori di

archeologia
i

:

i

troiani,
i

cartaginesi,

romani,

i

goti,

siraceni,

normanni,
vi

gli svevi,gli

angioini, gli ara-

gonesi

lasciarono traccie e

delle loro dominazioni.

grigenlo, di

monumenti Le rovine di ASelinunte, di Taormina e di
le

Siracusa sono
pale

più importanti
il

:

quelle

principe di Biscari, Salvatore Ventimi-

de' luoghi ove fu o vi è

seggio episco-

Giovanni Rizzari, Giuseppe Sciacca, Vito Coco, Giuseppe Gioeni, Giuseppe Recupero, Domenico Tempio, Vincenzo
glia,

non manco

di ricordarle. Si

ponno

consultare: Panriazi, Antichità siciliane
spiegate, Napoli
ni in

Bellini. Io

non pretendo qui

far l'elenco

degl'illustri e celebri siciliani^di cui trat-

lySi con molte incisiorame. Gabriele Lancillotto Castelli Siciliae et ohjacentiuni insularwn veteillnstrata,\^<!i\\o\n\\
i

tanole storie che poi ricorderò,
ti

alti

in)eu-

rani in<ìcripiionuni nova collectio prole-

occorrerebbe un grosso volume, e mol-

go ni e nis et noli s

784.

tissimi

vado celebrandoli
che
vi

nelle biografie,

Le
te
11

nella descrizione dellecittà 8Ìciliane,e negli articoli

ed illnstradal duca Serradifalco, Palermo 884.
antichità di Sicilia esposte
1

ponno avere

relazione,

Muratori

nella Dissert.i']

.':

Dcllazec-

come

in quelli de' vescovati e degli ordini
i

ca, e del diritto e privilegio di battere
neta, tratta delle

moNa-

regolari,

vescovi e religiosi.

Secondo Nos.

monete

de' principi di

vaes, Sandini e altri storici, siciliani furo-

Benevento
li

e Salerno, de'principi di

no Papi
i

s.

Agatone palermitano,
Stefano

Leo-

poli, de'principi

ere

di Sicilia e di

Napo-

ne II

siculo, e
il

III

detto IP^sx-

normanni; come de'principi svevi Eu-

lacusano,

quale ultimo

altri lo

dicono
s.

rico

VI

e Federico II imperatori, Corrare de'romani, e Manfredi, tutti re

del regno di Napoli ossia dell'Abruzzo:

do IV
glia, di

Sergio /si vuole di Siria,

ma

unto

in

Paqua-

di Sicilia; de'coiiti di

Provenza

e redi

Pu-

lermo,ed educato
pi attribuiti al

in

Roma. Di
di
:

inolliPavi è
il

Napoli e

di Sicilia angioini; de'ie

regno

Napoli

di

Napoli e di
di

Sicilia aragonesi, e persi-

blione che siano siciliani

ne

feci

nove-

no

io

all' ai ticolo

Patria, e per quelli della
di lul-

|)oli;

Carlo Vili re di Francia e di Nae tutlecol nome d\Sìciliae Rex, benal-

Magna

Grecia all'articolo Grecia;

ché noi fossero, comcchè occupata da

,24
£y7/rfij.

SIC
:

SIC
Sìcìlìae

tri, talvolta coll'epìgrafe

dira

più prospera condizione. L'educazione e
il

Si

può vedere TarticololMoNETAjOdi Sicilia e di Napoli,
[larlai di altre.
:

veriportaidiverseopere che trattano delle

pubblico insegnamento pure ha ricevuto non pocoe lodevole incremento, neluniversità, ne'collegi e nelle scuole, le

monete

ed a De-

le

jvARi e

Ducato

Muratori

quali in

uno

a'

seminari non manco
articoli.

ri-

nella Disseti. iS."

Delle varie sorte dei

cordare a'rispeltivi
zione

Nonsoloconedi

denari, discor.re
liati

di quelli

chiamati S:cì'

tribuiscealla pubblica educazione e islruil

o Scilinti o Schifati, manale ?:pec\;\\niente in corso nella Puglia e Calabria;

ziandio

il

numeroso clero secolare, ma non meno copioso numero

che Federico li fece batteie in Sicilia gli Jugustalij nel qual paese e nel regno di IVapoli \\\ molto in uso, sebbene moneta già derivata da Augusto; de'ZJ/.s'a'js/j/J/fZrahotini, iVelachini (de'quali riparlai in
altri articoli,

religiosi e di religiose,

essendovene degli

uni e degli
gli

altri nell' isola di (juasi tutti

ordini e congregazioni regolari.

Una

statistica fece
i

ascendere ai5,ooo
le

i

preti,

frati,

i

monaci, ed a r 2,000

religiose,

come

nel voi.

LV,

p.

166

e

esistenti nell'isola.

Fra

le utili

istituzioni

si

167), Ta reni , anche da' ve saraceni, e che fibbricavano nel reame di Napoli e Si-

dirette a migliorare la condizione sociale

delle classi laboriose, quella de'monti a-

cilia.

Francesco Perez Bayeio nella egre:

grariofruraentari
diritto considerata

di prestito

viene a

buon

eia opera

Siciliae i'eteres inscriplioncs,

come

fra le più fecon-

èìaSicilia narlò pure di sue monete. nuinisinalicaoma LaSicilia clescrittacou medaglie, h'wneiGgjydi Filippo Parula, pubblicata da Sigeberto Avercampio, ed
alla (|uale

W

dedi
ti
li

utili risultaraenti.il

numerode'mona

agrari in Sicilia

ammonta
i

92, de'qua,

40

nella provincia di iMessina

aS

in

quella di Catania,

3 nell'altra di Noto,

kce

")

.^ggiiuìlc di

medaglie

\\

nella provincia di Girgenti,
di Caltanisetta,

6

in

quella

cilalo Gabriele Lancillotto Castelli prin*

cipe

ili

Torremuzza. Molto lodata
vetere.s

è l'o-

cioè in

Palermo IMonteaiaggiore distretto di Terin quella di

uno

pera: Siciliae popnlorum^ et urhiiun regitili

mini:
ti

quoque, et tyrannoruui

ntim'

la provincia diTrapani non ha mon frumentari.Laquanlità complessiva del

vii

saraeenorum epocam antecedente s

Panortni 1781. Essa è piena di erudizione e cou)|)leta, per le medaglie rinvenuledopo Ptiruta ealtri numismatici, aven-

frumento che si dà ogni anno in prestito da questi 92 monti agrari, secondo la recentissima statistica, è di salme 17,002,
che rappresentano
la

somnìa

di

ducali

do l'autore eliminato con critica giudiziosa tutte quelle monete già slate erroneaniente attribuite
al
ai

106,9

[.4:

d loro redditoèdisalme2, 028,
1

valutale a ducati

popoli di Sicilia,

volte divisa in 3 parti,

3,335. La il Val

Sicilia altre

Demone
i

al

contrario restituì alle proprie città
si

nord-est,
il

quelle che opoc^o

conoscevano, oche ad

Val

di

Val di Mazzara all'ovest, ed Noto al sud-est, dal 8 5 in poi
il
i

altre erano stale accordate. Nel

1849

'"

viene parlila nelle 7
cioè
:

memorale

provincie,

si pubblicò con cnolle tavole di F. Parula: La Sicilia descritta con medaglie, con aggiunte di Lionardo Agostini, La pubblica amministrazionein tutti rami per la benefica energia del provvido regnanle Ferdinando II è in istalo fioridoe progressivo, indicibili sono miglioi
i

Roma

Palermo, Messina, Catania, Gir-

genti,

Noto, Trapani, e. Caltanisetta, che tutte prendono il nome dalla città capoluogo, lequali essendo sedi vescovili o arcive.scovili,

ognuna ha

il

suo articolo: Pa-

lermo è

capitale dell'isola. Queste 7 provincie contengono 24distretti, 53 cirla
1

ramenti dalla sua sollecitudine operati.
Gli ospedali e altri stabilimenti pubblici
di beneficenza,

condari,359comuni,secondor/^/'/i^'Wcco reale del regno delle due Sicilie per
Vani\o\'Ò\v.

egualmente

si

trovano in

Prima tali

provincie ciascu-

S na
si

IC
zia

SIC
pure millina
di
s.

125
di

cliiamnva Valle Minore, e quella di

Lucia
p.

Melazzo,
i-

Noto si (leiioininava SiracusH. In tale almanacco a (letta epoca la popolazione del regno collettiva aveva un totale di 8,134,8^5^,0100: dominii di qua del Faro
là del

di cui parlai nel voi.

XX,

84- Degli

talo-greci esistenti in Sicilia trattai nel voi.

XXXII,
tati,

p.i

49

eseg., negli articoli ivi ci-

ed a Protopapa, dignità greca ch'eb-

regno di Napoli 6, 77,598; dominii di Faro o regno di Sicilia 1,957, '287.
i

La direzione centrale
nii di Sicilia nel
1

di statistica istituita

bero diverse chiese di Sicilia. Altre notizie si trovano in Pietro Pompilio llodotà Dell' origine, prograso e sialo pre:

dall'odierno moiiaica ne'suoi leali domi-

sente del rito greco in Italia,

Roma

1

7 58;

giorni dell

85

1

832, pubblicò ne'primi un quadro di tutti ciri

come

degli albanesi siciliani costanti nel
il

ritenere

rito

greco

in

diverse (lioce>i,

condari di

con precisione ed esattezza. Da esso scorgesi che al ."gennaio
Sicilia
i

cioè in quelle principalmente di Girgenti,

Messina, Monreale, Palermo, Siracu-

i85o
ri,

esistevano in Sicilia irocirconda-

sa;

quindi de'monasteri basiliani greci di

cioè

39

di i." classe,

64

di 2.%

67

di

Sicilia,

ove si ricoverarono nel secolo V IL

con una popolazione di 2,046,981, ragguagliata ali. "gennaio i845: di piti circondari che alla Iofu osservato, die
3.',
i

già sedi vescovili di Sicilia le qui appresso notate, delle quali ancora compilai articoli. Lilibea, Termini, Triocala,

Furono

io (.'istituzione in Sicilia nel
1

5o,

in

3o anni

eravi stato

1819 furono un aumento
il

di

20

circondari.

Da

tutfociò facile è

Torre Camanna, Taormina, Tosa o /4 lesa. Traina. Anticamente non solo l'isola di Malia (/ .) e
Leonlini
,

Ti ndari,

calcolare

quanto ulteriormente oggi
popolazione in

tro-

sue appartenenze spettava alla
la

Sicilia,

ma

vasi accresciuta la

Sicilia,

sede vescovile era sullraganea prima

emaggiormentene'dotninii diquadalFaro nelle sue proporzioni, e pel floridissi-

di Sii'acusa, poi di

scovili di Sicilia

ne

Palermo. Delle sedi vefeci parola anche ad
!'i'

mo stato
I

in cui trovasi tutto

quanto

il

re-

Italia, ovesonovi notizieriguardanti
sola, nobile parte di essa,

gno. Palermo capitale della Sicilia conta

comechè

poi-ta

più di 80,000 abitanti
ribile
siciliani,

:

nel

1837

P^'

'^'*'
i

nel

mare Mediterraneo,

tra l'Ilalia e l'A-

cholera che grandemente decimò
il

frica, dalla

partedi mezzogiorno e di pos-.io-

solo

Palermo pianse 24,014

nente, esolodivisa dal nostro classico
lo

vittime, ed
stri.

un

significante

numero

illu-

da un biaccio

di

mare

assai stretto

e

Gliarcivescovati attuali di Sicilia soseguenti.

ondoso. Sulla noraina de'vescovati, oltre

no

i

Pnlenno, Messina, Moni

reale, Siracusa,
coli in

quali tutti

hanno
vi

artii

quanto dirò in questo e nel seguente articolo, si può vedereil riportato a NapoII.

questa mia opera, ed eziandio
(

se-

La

storia de'vescovi siciliani la scrisse

guenti vescovati
nel

oltre

i

quali

è Aci-

Mugnoz,ed

inoltre

abbiamo del p. ab. Roc-

Reale, uno degl'istiluiti da Gregorio
1

XVI

co Pirro: Siciliae sacra e notilias, ecclesiaruni Metropolitanaruw. ne Episcopatniim ,nec non Sicularuni ahhaliariim, et

844, quando
la lettera

già

da 3 anni era stam-

pata

A, per cui non potei farlo

e perciò non nominerò): Cefalu, Palli,

scita,

Catania, Nicosia, Callagirone, CaltaniNoto, Piazza, Girgenti, Trapani,

prioratnum, Lugduni Catavoium. Vi è pure l'edizione: Siciliae sacrae, emendata etconlinualionc ancia Antonini Motigitore,

Mazzara,Lipari;\iìoiì(ìeì'\so\acompven'

Panormi lySS. Comunemente
la Sicilia
,

si

de

4

illustri e

antiche sedi arcivescovili,
vi è la

crede che
Pietro,
vi

oltre Napoli e altri
s.

ei 3 vescovili. Inoltre

celebre pre-

luoghi, debba al principe degli apostoli
la

latina nuliius diocresis dell' /érchiinan-

salutifera Incedei vangelo, e

che

drila
lai

a

(f-^.J di Messina, della quale riparMessina e altrove; non che l'abba-

fu di persona
fjtio

quando

si

recò a Paler-

mo,

tempore

Roma

in

J/rica tra/e-

1

26

SIC
Panonno enìni soh'ePrima
nsisai di

SIC
questa avventuro??! ppncn
alla Sicilia

cit,

dice INrotafrasle:

rf'coiisiiei'ìssejfjni C<7r(hagifiei>ì,nf(jiiead

furono dalla Grecia spedite

alin.i

Jfricae oras transmìltertnt, come

molte colonie, onde
ci

si

videro stabilire in
città di soli gre-

ìiarra Polibio e osserva Fazello.

Quindi

s.

breve tempo nobilissime
scrisse

Pietro
l'isola

la

fece

propagare

e dilfondere

per

composte, di che con vasta erudizione

da suoi discepoli che costitm vesco* Marziano vescovo di Siracusa, S.PanOrazio vescovodi Taormina, s. Berillo vevi,s.

IMarsnhamo, Chronic. Canon. ,\[
il

quale altresì dimostra essere stalo altribiiito

nome

di

Magna Grecia

dai

meali-

scovo

di

Catania, S.Filippo vescovo siculo
tutti

desiroigreci,non menoalla Calabria e
le

o Agyrense, da'quali
cristiana tra'siciliani.

riconoscono

i

provincie napoletane, che all'ampia

principii e l'introduzione della religione

sola della Sicilia:

argomento che

illustrò

Le chiese che conipongono le provincie delledueSicilie lieonoscono indubitatamente il dono prezioso
dellafededa'ss.PietroePaolojdalcuizeloe
divina eloquenza furono
i

Uberto Gollzio
et

col celebre Whi'o: Sici li ae

lìlngnnc Greciae.

Le 8

colonie latine

poi introdottevi. non furono bastanti a far

cambiare

l'uso dell'idioma greco.
le

Il

Pio-

sicdiani gentili

dota pertanto crede che
per

prime

liturgie

animati
sto;

a

ricevere

la

dottrina di
s.

Gesù

Cri-

introdolle nella Sicilia siano stale greche,
le

poiché quanto a

Paolo, dall'oriena Malta, pò-

ragioni che riporta, rilenendo che
la

te recandosi a
scia

Roma, sbarcò

ne'primi secoli della Chiesa

lingua gra-

s'imbarcò co'compagni e approdò in
si

ca risuonasse ne'sagri templi della Sicilia,

costeggiando

fermò per 3 giorni, e di là portò a Reggio nella Ca]aÌ3ria; indi dopo la dimora d'un giorno, giunse a Pozzuoli, ove trovò alcuni criSiracusa, vi
si

prevalendo
nie,e

alla latina

parlata nelle colo-

comune

nel popolo enei

commersolonel
f."

ciò nel restante dell'isola.

Non

secolo, in cui la Sicilia fu illustrata per

stia ni

i

quali lo costrinsero a dimorarvi coi
giorni, dopo
i

mezzo
li

degli apostoli colla luce delle ve-

compagni per 7
seguirono
il

quali pròIl

rilà evangeliche,

ma ne'tempi

susseguen-

cammino

per

Roma.

dot-

ancora afferma Rodotà, e particolarnel 2.°,

tore delle genti daGiulioCenlurione,cui

mente

sembra

essere stalo ivi in

era stato consegnalo, fu lasciato

in liber-

tà di predicare nelle città per cui passnva, la

molto uso e quasi appresso tulli comune il greco idioma. Non si deve avere difllcolta in ciòcredere,

nuova legge

del Salvatore, d'istrui-

quando

si

voglia scor-

re

i

popoli nella fede, e probabilmente

rere gli atti de'martiri, trovati nelle più

ancora il divin sagi ifizio. Per im'antichissimaenonmai interrotta tradizione siamo celti che s. Pietro scorse l'isola di Sicilia, e molte città delle pròdi celebrare

antiche biblioteche del regno. Questi

sic-

come

si

leggevano

a'fedeli nelle pubbli-

che adunanze per loro edificazione
maggiori
al

e i-

struzione^così essendo slati consegnati dai

vincie napoletane, alle quali poi furono
.«pediti
i

grecoidioma, rendono chiai

memorati

e altri cooperatori per

ra testimonianza d'essere stati
cristiani disposti

primitivi

piantarvila religioneedisseminareladotIrina evangelica. Di que'che in queste prò-

ca più che
s.

la

ad intendere la vocegrelatina. Tali sono gli alti di

vincie

si

dichiararonodiscepoli de'ss.Piela

tro e Paolo, e ricevettero

loro dottri-

Marziano vescovodi Siracusa, di s. l'ancrazio vescovo di Taormina, di s. Filippò vescovo Agyrense,
scovo diGirgenli,di
di
s.
s.

na

,

alcuni ne furono consagrati vescovi
la

di

s.

Gregorio ve-

per governar

nascente gregge e per re-

Alfio e compagni,

golarelenovellechiese,lequalidalla nioltitudine de'genlili che venivano ogni d\
alla fede,

Agrippina, de'

ss.

Vito e Modesto,

Crescenza, Lucia,Callistene e Evodio,dei
ss.
si

s'andavano formando e prende-

vano

lutto giorno

aumento maggiore,

Ermogene, Fantino e altri molti, clie ponno leggere nell'opera De ss. Sicii'

SIC
Vxj d'Ottavio Gaetano. In greco ancora

SIC
s.

107

za d'onore, com'era ed è l'insegna del Pallio,

furono

sciilti gli alti di

Euplo.

Come

e lo dimostrai a fjuell'arlicolo.

Il

me-

le chieseilei

reame

di Napoli, cosi quelle

di Sicilia
li

ne'primi secoli furonodipendcii-

e soggette al

romano

Pontefice

come

a Metropolitano, finché non furono per
an)bÌ7.ione de'greci patriarchi dislaccate
dalli!

desimo sentimento è soslenutoda Cristiano Lupo, Dissert.de VII Sy nodo, Operum, t. 3, p. 228, il quale produce illustri esempi di semplici vescovi ornati del
pallio dallas. Sede, a riguardo di

qualche

sua ubbidienza e soggezione, ciò che

insigne prerogativa, o di azione o opera
virtuosa, che ne avessero loro fatto meritare l'onore.

rilevai altresì altrove. Nella Sicilia,

quale
la

provincia suburbicaria,

i

Papi ebbcio

A
i

questo parere, reso ormai
si

medesima autorità ed esercitarono la stessagiurisdizione intorno all'elezione de' vescovi,

comune tra
za

più rinomati scrittori,
siciliani^
i

op-

posero alcuni eruditi

quali sen-

che sopra

le

chiese di Calabria, di

produrre verun convincente monuil

Puglia, de'Bruzi, de' Marsi e della
pania.
ri

Cam-

mento francamenteasserironOjdoversi attribuire

Non

vi

sono monumenti più chia,

metropolitico diritto a qualche
:

a far ciò conoscere

quanto

i

raccolti

loro vescovo

se

pure
la

tra loro

discordano

da De Giovanni nel Codfxcìiploìnat. Siad evidenza restando provato,che vescovi della Sicilia ricevevano dal Papa l'ordinazione e la faciliae disiert.j da'quali
i

su questo argomento, d'scon vengono soltanto nell'assegnar
sede, a cui fosse conle

ceduto
sinese.

il

godere, a distinzione del

altre,

una tale prerogativa. AlbertoPiccolo mes-

coltà di consagiare

le

basiliche; che inol-

De

antiquo jnre Ecclesiae SicuCarlo Morabita negli Annali,
la città di

tre jntervenivanoa'concilii provinciali
si

che

lae, e poi

celebravano

in

Roma,
si

ne'primi tempi
sol volta;

favorirono

Messina.

Il

p.

Otta-

due

volte l'tmno, poi

una

che

d'oi dine del

Papa

uniformavanoa'prin-

ad vita ss. Siculi.^, e Anl.on\o à' Kimco, De antiquo urbis Syvio Gaetano, Isagog.

cipali riti della chiesa

romana; ed infine

che

le

cattedre prive de'pastori erano re-

golate dai visitatorispeditivi dal

Papa

fin-

racusaruni archicpiscopatu, ac deefus' devi in uni\'ersa Sicilia metropolitico jnre, si mostrarono partigiani di Siracusa.

ché loro si dava
sto
si

il

successore: da tutto queil

rende manifesto, che

Papa

eser-

citava

come sopra le

altre chiese del rea-

me

di Napoli, così

anche sopra quelle
metropolita.

di
se

Sicilia, l'autorità di

Che

per avventura alcuni vescovi di quest'isola

sono

stati fregiati,

prima

dell'inva-

sione de' greci patriarchi, dell'onore del
pallio,
sa,

Francesco Manfredi, Judiciuin cantra A. Amicum, si dichiarò perla città di Palermo. Il p. Francesco Scorso, /« notisnd Honiil. Theophanis Cerarne! in proem., espose le lagioni di Taormina. P^inalmente Gio. Battista Grosso volle onorare Catania, colla Catana sacra.Pev diverso sentiero sisono incamminati il p. Pirro, Cristiano Lupo,Mongitore,£>('/7nV;7e'jg^. Eccl.

come Giovanni vescovo di SiracuDono di Messina, e Giovanni di Painvestili

Panorm.,e

il

p. Canlelio.

Il

r.°

formò una

lermo, ne furono
I;

da

s.

Gregorio

controversia a partedel metropolitano di
Sicilia,e sostenne che le chiese di quest'i-

avvisa opportunamente il Garnier, nei Libro Diurno de' Rem. Pont. cap. 4, tit.

sola

non sieno

state regolate
al

9,

non doversi

trarre da questa preroga-

metropolitano sino
la

da proprio VI o VII secolo delal

tiva legittinìa

litico diritto nelle

conseguenza del metropopersone sollevate a tal
servigi resi dai
in testi-

Chiesa, e che indi in poi

Papa

sieno

pregio, avvegnaché fu costume de'romani Pontefici

ricambiare
s.

i

vescovi alla

Sede, con dar loro

monianza del merito qualche maggioraa-

né mai dall'ubbidienza di lui allontanate. A questa opinione si sottoscrivono Mongilore e Lupo; ma il p. Cantelio, Mtlropolitanarum urbium historia, De proi'incia romani metropoli'
state soggette,

128
tani,
si

SIC
estese più del Pirro e di Mongiloni

SIC
neir887 sottomise
le di Pieggio, e
al

sedicente patriarca

re

,

aiuiijuendo

Iropolitichesino al
ni, con
la

Papa le ragioni meIX secolo. De Giovan-

di Costantinopoli le chiese di Sicilia, quel-

quelle di

5o metropolital'ar-

grandeapparato d'erudizione, colcitata opera si sforzò a sostenere, che la
propria sede metropolitiil

ne greche, tutte quante prima ubbidienti
al

Papa; non che come stabib oltre

Sicilia priva di

civescovo di Catania di solo onore,

me-

ca, abbia riconosciuto

sommo
come

Pontefile altre

tropoli della Sicilia Siracusa con podestà

ce per suo metro[)olitano,

su

I

3 vescovati cheenumerai, dicendo puil

chiese delle provincie napoletane, fino ai

re che Siracusa già avea ricevuto

tito-

tempi dell'imperatore Leone 111 Vlsatilieo. Sì studiò di riprovare gli argomenti

lo arcivescovile dagli stessi greci, e cos'i

Catania,

la

quale secondo alcuni
metropoli di

fu priIvi

e le ragioni

addotte dai ricordali

scrit-

ma

di Siracusa

Sicilia.

tori,

che

il

diritto metropolitico dinanzi

a quest'età concedono alla chiesa o di Si-

racusa, o di Palermo, o di Messina, o di

Taormina, o

di

Catania.

benedetto Patti palermilano
la Sicilia,

Nondimeno i'ab. nel 74^ col
i

pure parlai della condizione delle chiese maomettani. Quanto aldi Sicilia sotto la condotta de'4 mentovati vescovi di Siracusa, Taormina, Messina e Catania tanto irregolare, dice Rodotà, che sorprese e
i

trattato: // ìMelropolitano restidiilo al-

oltremodo
cilia,
i

afflisse gli altri

vescovi di Si-

procurò vendicar la Sicilia dal torto che credeva le avesse recalo il can. De Giovanni con privarla del proprio metropolitano per 7 secoli, e ne
nella città di
fissò la

quali coperti di confusione, furonel ve-

no penetrali dal più vivo dolore
dere
i

loro colleghl prendere partito ne-

sede
ve-

gl'interessi di Fozio, accusato

da tutto

il

Palermo.

Si

può anche

mondo

di mille scelleratezze,

ed uno dei

dere Michele Scavo palermitano, Disserde subject. Siciliae pairiarcline romano, Panornii 1737. Ceito è, che sino
talio

nemici più implacabili e de' persecutori più violenti dell'autorità del Pontefice ro-

mano.

Il

disordine, aggiunge PLodolà,
alla pertinacia di

si

dal principio del cristianesimo

le

chiese

dee attribuire
scovi infelici,

que've-

d'ambo no sotto
titolo di

i

regni di Napoli e Sicilia, durarola

custodia e governo de'Ioro

ri-

non alle chiese che gover^navano. Mai popolo alcuno mostrò tanto
il

spettivi vescovi e del

Papa,

il

quale o con
al senscrit-

ardore per conservare

deposito dilla

fe-

metropolitano, conforme
i

de,quanlo

si
il

i

siciliani: la loro religiosa pie-

timento comune tra
tori

più accreditali

moderni, o con

la

prerogativa di Pa-

to

fece particolarmente ammirare sotdurissimo giogo de'saraceni. Quani

triarca d' Occidente,
dotti siciliani

come
i

altri

gravi e

hanno

giudicato, vi esercisuoi diritti, e
i

do facevano questi rapidamente loro acquisti nell'isola, portando la desolazione
al santiiario,

tava con

somma

autorità

rovesciando
restò spenta

gli altari,
i

rovi-

altamente ne disponeva tra

limiti ordi-

nando
di esse,

le chiese, e

opprimendo
la

ministri

nariamente

prescritti da'concilii, e

che

i

non

luce del van-

vescovi di Costantinopoli

non si erano an-

gelo, nèfistinto l'esercizio della religione
fra'siciliani;

cora arrogata

la

loro autorità, né usurpa-

ma

vi si
I

mantenne come

pri-

te di prepotenza le loro ragioni, forti della

ma nel
lo

suo vigore.
le

vescovi con molto ze-

protezione imperiale.

A Siracusa
siciliani,

nar-

regolavano

chiese e la gregge, e eoa

rai lo scisma perniciosissimo

dell'empio
massi-

Fozio, seguito da' vescovi

egual coraggio resistevano all'impetuoso torrente de'barbari infedeli. Ne' torbidi
di

rae da Gregorio Asbesta di Siracusa, di

Fozio

la

maggior parte

di essi

si

at-

Taormina, di Messina, di Catania. Quali vescovi ebbero il titolo arcivescovile, e come l'imperatore Leone VI il Filosofo

tennero

al partito de'

sommi

Pontefici,

impiegando tutte le forze per mettere freno alla temerità de'Ioro sudditi, e perar-

SIC
resfarei rapidi progressi dello scisma.

S

I

C

ix<^

La

na

{fi

Costantinopoli de siciliani e malle rase, vicino la

pcrfclla sominissioue in ogni lenipo palesata da'siciliani
di Cristo,
ali,»

tesi,

a Capo

piazza Bar-

volontà del vicario

Z'<'r///rt,

il cieco adempimento de'suprenù comandamenti di lui, e la loro fede

cilia

come dalla bell'isola diSivenendo in ogni tempoa Roma molracconta

te

persone chiaieper lettere e per pietà,
persona

per ogni parte inviolabile e incorrotta,

fra queste IMaltco Catalani
siciliano,

formano il caratlere di loro distinzione. Quanto al rito greco, dice pure Redola,
che
la

clinalo alla

gentiluomo molto in» divozione, donò molle delle
di credito e
ei

stretta

dipendenza da Fozio de'4

sue facoltà per
tolicismo

igere nel centro del cat-

ricordali vescovi recò alla politica ecclesiastica della Sicilia gravis>simi pregiudizi.

Parimenti è mollo verosimile,
disegno

clie

i

una confraternita della propria nazione.sotlo il titolo della Madoiuia di Costantinopoli, a cui pure confrali del
i

patriarchi di Costantinopoli fin da quel

sodalizio dedicarono ladeltachiesa a'i5

tempo formassero
vere stabilmente

il

di far descri-

agosto i5f)5, pel servizio della stessa as-

le

chiese dell'isola nel
lo-

segnando
e tutte
le

diversi cappellani con rettore,
suppellettili e utensili sagri ne-

calalogodi ((ueile che dipendevano dal

ro trono, ciò che fu portato adelletto da

cessari allo splendore del culto di vino. L'o-

Leone VI A

Filosofo. Questa

medesima

rigine della divozione de'siciliani alla

s.

comunicazione de' vescovi siciliani col pseudo patriarca Fozio, contribuì a dila* tare il rito greco, il quale restò maggiorse di Siracusa,

mente stabilito,non solamente nelle chieTaormina, Messina e Catania, ma nelle altre ancora, in cui già era

ebbe dalla seguente narrazione che egualmente ricavo da Piazza. Andò Eudossia moglie dell' imperatore Teodosio II il Giovane a Gerusalemme
imfnagine,
lo

per voto fatto

di visitarne

i

santi luoghi,

ed

ivi

fu regalata di sagri doni,

come

dei

stato introdotto sotto l'imperatore Leo-

pannilini co'cjuali tu involtoli corpo della B.
ta,
s.

ne HI V Isaurìco, e del patriarca Anastasio iconoclasta.
ti
I

vescovi siciliani aderen-

Vergifie nel sepolcio, una suaciued una di quelle immaginidipinte da
di

al partito di

Fozio, o per lo

meno

di-

Luca. Ricevuto tutto con segni

gran
al-

pendenti dal trono di Coslantinopoli, cre-

pietà e divozione,

mandò

ogni cosa in Cos.
l'

devano

di

non poter dare maggiore

tefal-

stantinopoli alla cognata
lora venerata per lutto

Pulcheria,

stimonianza del loro rispetto verso W

impero per

to

so patiiarca o verso gl'imperatori greci,

stato virginale che osservava e per le sue

che con isludiarsi d'umalzarea più
riputazione
il

alta

segnalate virtù, e che per la sua saviezza era a parte del

rito greco, di dilatarlo, e

governo

col fratello:
te-

d'indurre col proprio esempio altre chiese

ond'ella ricevè que'doni
sori, e

come preziosi

ad abbracciarlo. In fatti nel secolo VII I e molto più nel IX, sino all'XI e parte del secolo XII, un gran numero di veorientali.

perciò ripose sontuosamente

l'ini-

maginedellaB. Vergine in una delle chiese da lei edificale in Costantinopoli. Pulcheria

scovi siciliani restarono attaccali alle ce-

chiamò

la

sagra

immagine

in lin-

remonie

Tn

Roma come

la

na-

zione napoletana ha propria chiesa (di

recente abbellita e tutta restaurala) con
sodalizio, così la siciliana

gua greca Odigitria, che significa della Guida, e poi dagl'italiani corrottamente fu denominata d'/fnVz, e più comunemente

de

la

nazionale chiesa di

s.

pure possieMaria di Co-

per

la

sua provenienza

la

lìladonna di

Costantinopoli. E' (piesta dipinta in tavola, in atto di sedere sopra un'arca simile a quella dell'antico Testamento, in

stantinopoli con confraternita nel rione

Colonna, lungo
za Barberini.
Il

la via

che conducea piaz-

Piazza ntW' Eiisevologio

cui era custodita la
della quale sono

manna

celeste, sotto
vestili

romano

trai. 8,

cap.i4: Della Madoii-

due sacerdoti 9

da

VOL. LXV.

1

3o
i

SIC
quali io alto
in
la

SIC
sostengono.
a

greci,

La B.
il

scrivendo

la

chiesa e

il

contiguo ospedale
essa eretta,

Vcigine tiene
to
il

grembo

mezzo

[tet-

pe'nazionali, pretende che la confraternita de'siciliaui e aragonesi in
la

divin Figlio in piedi, in allodi beil

nedire colla tuano deslra e reggendo

fondò neli5i5

e la

terminò nel 1578
si-

globo colla
te

sinistra; e colle braccia aperinvili a

colle funosinedi re Filippo 11, e coll'assi-

parecbe
il

venerare lutto il

mon-

stenza del cardinal

Simone Tagliavia

suo Figlio. L'immagine con gran divozione fu venerala in Costan-

do

iTiedesÌ8io

ciliano, sepolto vicino all'altare

maggio-

tinopoli, e portata con solennità in pro-

cessione ogni martedì; e siccome in quella capitale

re. PerquesteasserzioBÌ mi piace rilevare che il Panciroli, che nel 1600 pubblicò Tesori nascosti, parlando di questa chiei

dell'impero greco dimorando
ri-

sa, solo dice eh' era della

compagnia

dei

alcuni sicilianidi essa divoli, avevano

sicilianijC

l'iLumaginein molta venerazio-

cevuto molle grazie,
pia

la

portarono

in co-

prima

in Sicilia e poi in

Roma, ove

Martinelli nella
ferisce
:

ne pe'suoi ntiracolie grazie concesse; e che Roma sacra del 653 ri 1

continuano nella venerazione. 1 confrali vestono sacchi bianchi, con cappello, moz
zelta e
la
s.

cordone turchino
visitano
i

,

e per inseguii
loro
fratelli se

immagine;
li

anno i SgS a siculis et ìuelitensihus excitaluvi. Quanto al rione, con Bernardini dirò, che dopo Benedetto XI V è conipreso nel Colonna.
In regione
Trivii

infeimi,

soccorrono se bisognosi, celela festa

Altre migliori notizie

le

leggo ancora in
Pie-

brano solennemente
gine nella
5.' di

della B. Ver-

Bombelli, Raccolta delle immagini or nate

Pentecoste, ogni martesi

di corona d'oro dal capitolo di
l.

s.

di cantano le litanie, e
tie opere di
pietà.

esercitano in

al-

tro,

3,

j).
il

97

:

La Madonna

di Costan-

Anche Fanucci che

tinopoli,

quale sembra doversi credere
il

pubblicò nel 1600, e quasi un secolo prima di Piazza, opere pie diRoma,\\h.

soprattutli, perchè dice avere ricavalo

U

4, cap. 20, non solo attribuisce al

sicilia-

suo ragguaglio da A nloniolMougilore, Ptìfe. 9. Per Itrnio divoto di Maria , par.
i

,

-

1

no Catalani
sodalizio per

l'idea di stabilire in
la

Roma un

tanto dice del

dono

fallo della

s.

imma-

sua nazione, dove potesi

sero ne' bisogni ricoriere

connazionali,
siciliani
il

maturata con

altri

gentiluomini
le

somma venerazione a Gerusalemme, da Eudos<.ia a s.Pulcheria, Ja (juale peronoraie la gran MadrediDio
gine tenuta in

e maltesi, per essere

due

isole sotto

contro l'eresia

di JVestorio, edificato in

suo

medesimo dominiodella corona d'Aragona, onde
la

confraternita fu anche della

onore aCoslantinopoli un magnilico tempio, ve la collocò, e dove dispensò copiose
gì azie e talora fu
il

de'siciliaui e aragonesi;

ma

narra ezianassegnò
case,

sostegno di quella
1

me-

dio che nel

i

SgS a' 5
i

agosto pid)blicaro-

tropoli,

come

nel 7

8 che cinta da formide'barbari, nor>

lìo l'istituzione,

ed

il

Catalani

le

dabile arn^ata navale con evidente pericolo di cadere in

molli suoi beni, e

le

case poste nel rione
le

mano

Trevi presso

la
i

contrada di Capo

avendo

i

greci capitani altra difesa, lolla
alla vi-

nccomodare ima governo del sodalizio crearono un primicero prelato e pel i ° il mallese vescovo di Sidonia. Nota inoltre FaDucci, che la s, immagine fu trasportata in Sicilia miracolosamente; e che a suo tempo il sodalizio avea accomodalo un ìuogOjOvvero spedale per riceveivigl'infermi poveri e pellegrini siciliani. Il Vedove fecero
confrali
chiesella,e per
i

l'immagine dall'altare l'esposero
sta de'nemici.

Tanto bastò perchè

questi,

compresi da subitaneo ^pavento,
l'assediala città; d'allora in poi

si

spar-

pagliassero fuggendo, lasciando in calma
la s.

im-

magine
ti

fu portata per

la città
i

ogni

mar-

tedi in processione.

Tra
vi fu

prodigi opera-

dalla

s.

immagine,

quello de' due
per
ira-

ciechi, i quali

bramosi di

visitarla

nuti nella

Roma moderna,^

p.

193, de-

plorarueil patrocinio, intrapreso alla me-

SIC
smarrirono per la via, quantlo perciò desolali si aprirono loro gli occhi e si trovarono nella chicsaavanglioil

SIC
il

i3i

cammino,

si

vescovo Sarnelli nelle Lettere eccl. ra-

gionò con dettagli dell'immagine in discorso, nel t. 2, lett. ulticna: La vera notizia della celebrila di
s.

li

la
si

s.

immagine die
la

so>;piravano.

de

vuole, che

denominazione

Laon di O-

3 farla di Co-

stantinopoli, che divise in

9

capi. Dell'o-

o Ilria, piuttosto si deijba ripetere dal miracolo ottenuto dai dna ciechi, illuminali dallalMadonna dopo averli conrììgiliin

rigine del cullo; perchè della Odigitria e

Itria,e propende per
ciechi; perchè
si

la vista

restituita ai
città incen-

dipinga con

dotti e guidati per

la

strada

al

termine

diata,

del loro viaggio. Essendo laSicilia

un tem-

con una cassa portata da due monaci, e perchè le sue imuìagini non sono
.si

po una

delle più pregievoii provincie del
i

tutte uniformi; perchè

celebri

la

festa
il

greco impero, e

siciliani

d'ogni condi-

nel martedì di Pentecoste, e in Puglia
i.°

zione frequentando Costantinopoli, per

martedì
i

di

marzo, e perchèsi ossequi
i

divozione a detta immagine ne trassero

in lutti

martelli, e che la

.^

divozione

più copie [lerarricchirne
la Sicilia

la

patria, edalc|uella

portarono

in

Roma

che

veneriamo. Qui facendo non pochi prodigi,i suptriori della chiesa ne fecero giuridico rapporto al capitolo Vaticano nel

Vergine è quella dori vaia da s. Maria di Costantinopoli; dove oggi trovasi l'originale dell'immagine Odigitria dis. Pulcheria,ecrede tuttora in Costanverso
la

B.

tinopoli nella chiesa de'domenicani di Pe-

1649,

il

quale a'26 gennaio 65
1

i

solen-

nemente coronò

la

s.

immagine con

co-

rona d'oro. Aggiunge Bombelli, che Matteo Catalani impiegò molte delie sue sostanze per erigere in
zionali
,

Tornando alla chiesa nazionale che hanno in Roma, l'interno è ben ornato con alcuni marmi, pittui'e e stucchi, e nel 1840 la confraternita vi operò
ra.
i

siciliani

Roma

a'

suoi na-

nuovi abbellimenti, che descrive
del Diario di
ce,

il

iì.°8j
si

una coujpagnia con chiesa e spedale ove fu collocata la s. immagine, e Clemente VI fi con breve (\g5 febbraio 5q4^PP''ovò l'istituzione. Noteròchelu s. immagine è diversa da quella che pu1

Roma

del 1840. Ivi

di-

che questa chiesa eretta nel pontificato di Clemente VI II soffrì una totale rovina sul fine del passalo secolo (dai re-

pubblicani del

I

799,quindi riedificala coi

re sotto

il

medesimo

titolo
altri

si

venera in
tiel

disegni del celebre pittore e architetto ca v.

Piende di Calabria e
gno,

luoghi

re-

FraucescoManno palermitano). Nel 1817
la pietà de' nazionali resilienti in
la

come Gimigliano, Cosenza, Bari, Ac-

Roma

quaviva e Rlontevergine, cioè quanto al modo di rappresentarla, variamente mo
diticata dai pittori, poiché

ristabilirono al culto di vino;ma in qual-

secondo
il

l'erui

che parte mancando ancora dell antico decoro, nel 1840 venne interamente ristorala eabbellila, aggiungendovi la cantoria con organo sopra la porta, con altri ornamenti ch'eianoperiti. Il lavoro fudirello dall'egregio archi (et io Lipari diTra»

dito trattato che necelebra
fili,

culto e

fa-

e che citerò, è

la
i

«nedesima dis. Pul-

cheria, che in

R.oma siciliani posero copia primamente nella chiesa da loro fabbricata sulla Piazza Nico sia, coWacyLXaÌQ denominazione non mi è riuscito trovarne memoria, se pure, come credo, none equivocata l'ubicazione, non conoscendosi

pani, e seiondato dall'ingegno e di vozio-

nedegli altri nazionali.

Il

sagro tempio fu

altra chiesa, e l'asserto di Veiuili egual-

solenuemente riaperto a'aS ottobre, dopo 4 'iiesi ch'era restato chiuso. In que.sta circostanza, nella cappella dis. Francesco Saverio fu scopertomi

mente pare
tolo
:

errato.

Il

trattalo porta

il

ti-

nuovo qua-

Origine e progressi del culto dis.

dro, sostituito ad altro che perì del messi-

Maria diCostandnopoUfipiiscolo diGiiiseppe Fercillo S. M., Napoli 1 834. Anche

nese Quagliata allievo di Pietro da Cortona; opera e dono del valente pittore pa-

i32
santo
ste.

SIC
ìi

SIC
quale espresse
il

lermilano D'Antoni,

legge in Eschilo e in Antigono, ancorché

quando

lisuscitò

un morto

di pe-

Questa cappella è

lai.^ a destra,

con

pitture laterali dello stesso Quagliata, se

molti aflermino die di questa divisione ne sia slata la causa un grandissimo terremoto. Così venneformato il famoso iS7/rfto dil\lessìna ,c\\\i\vtìaVo

pure non sono sue le superstiti della volta. La santa /i05fl//tì!, una delle patrone insigni di Sicilia (per cui in

pureF^ro dìMes-

Sina, che divide
(/^.): la

questa chiesa

dalla Calabria veduta del porto e dello stretto
la Sicilia

se

ne celebra

la festa

con

di vota

pompa),
i

di

Messina {^')
il

è deliziosa oltre ogni de-

nell'altare che segue, l'antica fu dipinta

scrizione;

mare
terre,

passa attraverso quelle

dal bolognese Valesio, che colorì pure
laterali; l'attuale è del valente

due floride
so fiume;

come un

largo e maesto-

pennello
i,°

il

porto da naturale lingua di
il

del cav. Nicola Carta di

Palermo. Nel
di
s.

terra formato, è

più vasto e profondo di
i

altare a sinistra e partendo dall' altare

tutto
si

il

IMediterraneo, ed

bastimenti

vi

maggiore

,

è

il

quadro

Corrado

di

riposano totalmente sicuri senza gettar
si

Piacenza eremita di Noto, condotto insieme adaltrepitlureda Vitale; nel 2. °e ul-

l'ancora, perchè

avvicinano quasi a tocSi-

car

la spiaggia,

tenendosi fermi con gola

timo altare si vede S.Leone li dipinlo(l'anlico era di Del Pò) con s. Gaudenzia, il cui corpo è sotto la mensa, da Ferdinando PiaimondoCucler palermitano, e nei lati sonovi affreschi di riagusa,come pure nella volta si osservano quelli di Michelangelo Maltese. Sull'altare maggiore di marmOjCome lo è la balaustrata,è in grandissima venerazione
la

mene. Lo streltodi Messina divide
cilia dall'Italia,

ed unisce il mar Tirreno e il mar Jonio, che sono due divisioni del IMediterraneo. I navigatori hanno da evitare all'est dell'ingresso settentrionale le

tanto famigerate roccie di Scilla, e in faccia a

Messina

il

non meno famoso vortisi

ce di Cariddi, che
cidentale,
le

offre sulla costa oc-

descritta

immagi-

une e

l'altro

immortalati dale Virgilio,

ne di s. Maria di Costantinopoli, e dalle bande sono dipinte a tempera alcune anime del purgatorio. Annesso alla chiesa
e incontro alla sagrestia vi è l'oratorio della

le favole della

mitologia, e dai versi su-

blimi e spaventevoli

d'Omero

a motivo della veemenza delle due opposte correnti
coli.

che ne fece esagerare

i

peri-

confraternita, in cui

la s.

Rosalia, diil

Distante miglia 12 da Messina nella

pinta in gloria nella volta, l'eseguì

pa-

costa di Calabria,

immensa

alta scoscesa

lermitano Sottiuo,edibassirilievi inistucco sull'altare sono lavoro di Pacini,che fece pure
i

rupe erge

la

gigantesca sua massa.

Que-

laterali.

Al presente è protettore

della chiesa e del sodalizio,

non più

esi-

stendo l'ospedale,

il

cardinale Girolamo

d'Andrea napoletano, già primicerio del medesimo.

La
tori e

Sicilia, riferiscono gli antichi scrit-

Diodoro Siculo nel
all'Italia,

lib.

5°, fu già

congiunta
la

ma

poi diventò iso-

quando percossa da due mari quella

rinomata Scilla, che nella sua base si apre in caverne diverse, la più grande delle quali è chiamata Dragara; ivi le onde agitate s'innalzano, rinfrancano, in ispruzzi alto si elevano, ed anco in tempo di calma producono fremiti, tuoni e confusi latrati di cani, che a distanza di qualche miglio con ispavento si sentono. A questi orrori, che le tempeste moltiplicano,fatalissimo pericolo si unisce, ove
sta è la tanto
la

partedi terra ch'era più stretta, finalmen-

corrente del

mare sboccando
un

lo stretto

cominciò a passar l'acqua, dalla qual rottura di terra quel luogo fu chiamato Reggio (r.); e dopo non molto
te rotta

dal sud al nord
di forte
lizia

vascello già in balia

tempo

essendovisi colà edificata
il

tà lilenne

una citmedesimo nome, equeslo si

vento di libeccio investe. Se la ped'un nazionale piloto non giunga opportunamente a salvarlo, è forza che l'infelice

legno su quello scoglio,

nelle sir-

SIC
ti

SIC
sbatta e
si

i33

o Inolili

«Tieiiosi vicini

pei-'

si
li

tra loro inconlatto.
si

(la.Cariclilitlalleunticlie ilescrixioiii etlallii

chiama

il

(Ilo

Questo da 'naturadella marca o rema, o
queste correnti de-

volgni'e sentenza

si

crederebbe

assai vi-

s,\a flusso.

Or siccome

cina e rinipclloScilla,
inii^lia
I

ma

essa n'è distante

2, la situazione precisa della
il

qua-

nominate ancora fili ìejlni,ìt nolo che prodotte sono dal (lusso e riflusso del mare,
ne lisulta
rezioni
in

le è

presso

mare che baqna

il

braccio

conseguenza che

le

loro di-

di

s.

Ranieri, su di cui a distanza di

700

piedi da Cariddi è costruita la lanterna del Mulo. Questo vortice si chiama coriotlametìtii garofano, nome proveniente dalle

cambiano ogni 6 ore, piìio meno violente e rapide, a norma de'tempi e delle stagioni.

Un

canale

ristretto,e inter-

secato da tante e diverse masse d'acque,

due
if ti

f^reche parole bello e fa/ialfi di

iiai'i-

che

in mille sensi
,

si

fanno aspra guerra

azione, vocidìolo che ha
quelli

comune con tuti

Ira loro

non può

offrire

che spaventi e
resi di

che servono a illuminare

por-

pericoli alla navigazione,! quali dalla sola perizia de'piloti di

ti:

parole bello e
di

qualcuno ne ricavò l'etimologia dalle liir/ie alludendo alla luce quel fanale. Sebbene in fatto non si ve,

vengono

poca

conseguenza. Forse al continuato urto delle acque, le quali in
trista

ninna

rifichi tutto lo

spaventevole e grandioso

tanti secoli
te e reso

hanno per

così dire

smussale i-

de'racconfi riguardanti questo fenomeno,

meno

tortuose ed intricate

non perciò
tati

il

navigarvi è privo d'inaspet-

e fatali pericoli.

A

tale effetto la leg-

neguaglianze e sinuosità del canale, e le altre che allo scoperto sono stale lasciate,

ge proibisce

agli esteri bastimenti di en-

devesi attribuire

il

bene, che lo stret-

trare e uscire dallo stretto senza farsi gui-

to di

Messina non è

così

spaventevole coreal-

dare da esperti

piloti

all'uopo destinati,
di

me
na
lo
la

se lo figurarono,
il

oppure come

per essere stato molte volte
sabile aiuto.

giavissimo

mente gli antichi

conobbero. Così dan-

disastro a chi ne ha trascurato l'indispen-

Non

è solo in quel punto

il

catastrof'edel globoseparata l'isola per strettooFarodi Messina dalla più bel-

pericolo;
iis.sai

la sfera di

sua attività essendo

parte del aiondo europeo
il

il

continen-

ristretta,

non

fa

bisogno che

i

legni

ted'Italia,

dilodi Diochiuse Sicilia con
di

lo solchino,

o che

di
il

molto

gli si avvici-

una barriera

acque
gli

di

3 mari, di cui

nino.
bile

Ad

onta che

supposto interminaonta che

l'uno trasporta

abitanti nell'Europa

baratro non abbia profondità mag-

centrale, l'altro nell'Asia, e l'ultimo m-ll'Africa. La Sicilia secondo la diversità dei tempi ha avuto diversi nomi. Nel suo principio, perchè naturalmente produce ogni cosa, fu appellata Isola o Terra del Sole, da Omero uell'O^Z/^^ertr^e qualche etimologista pretende pure, che fosse questo il 1 ."nome che le fu dato per ragione della sua gran fecondità. Poi Isola de' Ciclo-

gioiedi
li

DOG piedi, ad

ne'momen-

calma il liscio e lucido piano delle sue acque non predenti movimenti vortidi
cosi,

né segni

di luttuosi

1

ischi e

sede di

naufragi; tult'altro suole accadere quau-

dobiurascosi tempi

lo

incrudeliscono, per-

chè straordinari
li

bijlliirienti,e

3,o4

picco-

vortici
il
il

so
to

rendono impraticabile e perigliogarofano o vortice di Cariddi. Tut-

pi, dall'abitazione di quelli,

come da O-

canale offre ragione di studio, e di

mero

neh' Odissea e da Virgilio nell'Ei

ben esaminata conoscenza delle molte, diveisc econiruslanti correnti, che percuotendo
le

neidc. Narra Beroso, che

giganti occue

parono queste terre prinja
luvio,

dopo

il

disto-

due opposte spiaggie
le

dello stret-

come
i

si

vede

in

Omero e negli

losotloangolidilferenli,rifleltonsi in

mo-

rici,qualorasi voglia prestar fede a questi

do, che fra quelle

quali s'intersecano,
in sen-

racconti,

quali ripugnano alleattuali coi

alcune ve nesuno che inuovendosi
si

gnizioni di storia naturale; ed

corpi giin di-

paralelli e totaimeule coutiari, liovau-

ganteschi che

si

vogliono ecoperli

i34
versi luoghi

SIC
siciliani,

SIC
indotto alcu-

hanno

ni in questa credenza.

Racconta Boccaccio
nel notissinionion-

nel

lib.

4jCap. 68 della sua Genealogia
i

cordata più sopra con Rodotà e altri, dicendo come contribuì a cementare e informare un nuovo linguaggio sui ruderi
antichi della greca e della latina lingua

dcp,liDeiyC\ìQ nel

342

teEriceoggi chiamato Trapani, scavando la terra trovarono una grotta con entro

chiamò

la Sicilia Triquelra, da'3 cantoni o punie e dalla figura triangolare, il che

un uomo posto

a sedere d'

enorme

fu cagione che Silio Italico cantasse nel
I.

grandezza, che sta va appoggiato col la ma-

5:

Huc Aelìinca cohorTiiqiiclris guani

no sinistra ad un bastone che sembrava un albero, ma alsolotatto si mutò in polvere, e ne rimasero 3 denti mascellari del

miseratovisRex Arelhusa luns .Y'msAmenculi

peso di oucie 4 l'uno circaje si vuole che fosse il corpo di Erice, che fu re di quel
paese e ucciso da Ercole. Similmente ne

venne dai sicani e poi dai sidenominala ly/Wz/nVz e Sicilia da Filisto, AntigonoeTimeo, e come fuabitate la Sicilia

la dai

popoli della Liguria
i

(A'^.)

scacciati
il

dagli aborigeni,

quali

le

diedero poi

furono trovali
stello di

alla riva del

mare

nel ca-

nome

Mazerano

di straordinaria

gran-

proprio di Sicilia. All'articolo Sabina rimarcai che alcuni scrittori affermano, essere
stali
i

dezza; altri a Milillo sulla cima de'monti
Iblei, Ira

siculi

ed

i

liburni
1

i

più

Leontini e Siracusa;

altri in Ica-

antichi abitatoli del Piceno
fi

( F''.).

gcogra

ra, antico caslellode'sicani, oggi
rini, distante

delloCa-

dichiarano

i

5^77/2/ antichi popoli d'/i.

poche miglia da Palermo.

talia(T\), nella

legione secondo Plinio.
i

Nelle vicinanze pure di detta città, alla

Servio riferisce che

detti popoli abita-

foulechiamala ilIMardoIce, oeli547 scavaronsi le ossa supposte d'un corpo umano della grandezza di 8 cubiti, co'denti
1

vanoil Lazio (^F.)Q\)iìese ove fu in seguilo edificala
ti

Roma[/".), adaciù erano stal

cacciali dagli aborigeni,

sicani,

poco sadi

ognuno

che pesasse non meno d'oncie 5. Per analogia aggiungerò, che Straboneeallri scrissero, chentdde'quali
si

disse

pendosi di loro in particolare, furono confusi co' siculi: altri
li

fanno venuti

Spa-

gna,

altri

li

la

Mauriliana dentro

la

tomba d'Anteo

fu

dopo di

essi

dicono propri paesani, e che in ultimo comparvero siculi,
i

trovato uno scheletro grande 70 cubiti.

antichissimi e molto potenti popoli dell'Iabita vano ne'villaggi posti fra il Tevere eilMonteCirceooggis.i^e//re(/^.). Anche Tucidide e Dionigi d'Alicarnasso
talia, che

Quel diesi può dire
antropofagi perchè
si

è,

che chiamaronsi
di

solevano saziare di
antri

carne umana, e ciclopi come giganti

un occhio solo, che abitavano

gli

narrano,chei

siculi cacciati dal

continenil

44ooaf'BÌ prima dell'era nostra. Venne poscia la Sicilia da Tucidide, da Diodoro Siculo e da Omero detta Trinacria, per quanto notai di sopra, e perchè Eustazio
interprete d'

te italico dagli

aborigeni^ passato

mare

vennero a fermare la loro stanza in Sicisicani, cancellalia, ed avendo superati
i

rono

l'antica

denominazione
il

di

Sicania
appel-

Omero

e alcuni altri degli

dell'isola, e le diedero. hi propria,

antichi dissero per autorità della Sibilla,
ch'ella

landola Sicilia,
tenne.
II

quale

nome

poi ella ri-

ebbe

naco, o

il nomedi Trinacria da Tricome dicono certi altri Tinaco le

Nibby

nel discorso preliminare

aW'y^nalisi

eie' din torni eli

Roma,

riporta

figlio di

Nettuno;

le

parole della Sd)illa

che Antioco, scrittore siracusano molto
antico, dimostrò che gli oeuotri originari

secondo la traduzione di Stefano suno queste:

La

Sicilia fu edificata

da Trinaco

fi-

d'Arcadia poi
re,

si

dissero

itali

da Italo loro

glio di

Nettuno signore del mare. In seguito il popolo siciliano ch'è sempre stato più studioso della favella

quindi dal successore Morgete vennero detti morgeti, e finalmente Siculo ospiledi Morgete, fattosi
vise la nazione;

della lingua greco, cioè

romana che dopo l'epoca ri-

un regno a

se, disi-

laonde così divennero

SIC
etili,

SIC
I

i35

morgeti e

itali
i

(|ue'ch'eranooenotri.
«.Iella

36o

già ricordato,

Erano pertanto
sima degli
cupalo dai
da Lesbo

siculi

razza

mede-

oeiiotri,

ed

il

suolodove poi fu

de nlferina, no in Italia

dappoiché Tucidiche anco a'suoi di rimanevaDichiarata l'origine

de'siculi.

edillciilaRouia fu ne'tempi piùanlichi ocsiculi,

geuleiiidigeua.Ellaiiico

de'nomi dati all'isola, aggiungerò qualche nozione sui memorati e altri primitivi abitatori, altre analoghe notizie sui medesimi potendosi vederle ne'citati articoli; ma prima seguendo la cronologia adottata dal cav. Canlù, riporterò la se-

per»')

de'siculi

ne fece una tribù
re Siculo,

di ausoni, eh'

ebbe

il
li

nome dal

e Filislo siracusano
ti

credè liguricondot-

da Siculo

figlio d'Italo.

Conclude Nib-

by, che queste tradizioni diverse nondi-

meno coincidono
tivo,

tutte in

un

iàttu posi-

rie de'suoi dominatori, de'ipiali però poi parlerò soltanto de'piìi famosi. Fra gli an-

che

i

siculi

furono un popolo polen-

tichissimi re di Sicilia

si

annoverano Cola

che dominò specìalmenteinquella parte d'Italia che poi fu nota col nome di Lazio; ch'ebbe guerreaccanite e permanenti cogli oenolri, piìi
te

netempi più

antichi;

calo versol'anno
ra, e

i

2()5 avanti
si

nostra e-

con questo computo
i

deve intensi

dere

seguenti.

Il

re Siculo
ì

dice fiori-

to l'annoi -289,
I

ed

figliuoli

d'Eolo nel
vSi-

noli col

nome

di aborigeni, e cogli osci, e

173. Ecco

la

seriede're e tiranni di

che [imcoll'essere forzato ad abbandonar
il

racusa.

Governo

aristocratico dal C)35 al

contniiMite d'Italia e passare in Sicilia,

4B5. Gelone

re di

Gela del 49

'

j

s'impa-

alla

quale comunicò
la

il

suo

nome

circa

anni avanti

guerra di Troia, ossia

8u i36o
cal-

dronì di Siracusa nel 4^4» Geroiie o Jerone I nel 4?^) Trasibulo nel 467- De-

aimi avanti l'era volgare, secondo
coli pili

i

recentemente adottati da Larcher

e da alili. La sua origine, sia che si riguardino come insorti dal comune degli oenolri, sia che si credano di una razza adatto estranea da questi e.dagl'indigeni, ci

porta a conoscere

la

causa della guer-

mocrazia dal 466 al 4o5. Diocle nel 4 2, Dionisio il Vecchio nel4o5jDionisio il Giovane nel 368, Dione nel 356, Callipo nel 354, Ipparino nel 353, Nipsio nel 3 5o, Dionisioil Giovane nuovo nel 347, Timoleone nel 34' ,Sosistrato nel 32o, Agatocle nel 317. Democrazia dal 289 al
'

(.li

ra accanila, ch'ebbero a sostenere tanto

266

:

Iceta generale della repubblica nel
,

da! canto degli aborigeni ooenotri,quan lo

da quello degli
dide mostrando
sali in Sicilia

osci e degli

limbi

i.

Tuci-

289. Tinione Sosislrato nel 280 Pirro nel 278, Jerone o Gerone nel 276, JeII re nel 269, Geronimo Democrazia dal 2 i4al2 o. Aiidranodoro e Temislio;Epicede e Arpoorate; morte d' Archimede nel 212. La

come

i

siculi

erano pasdistingue

rone o Gerone
nel 2 i5.

fuggendo

gli osci,

i

molto bene questa tribìida quella de'sicani, che per una somiglianza di nome sonostatialle volteanche dagli scrittori antichi

Sicilia fu ridotta in [)roviucia

insieme confusi,
i

come
sicani

fece

il

citalo

210. Agrigento
aristocratico dal

ossia Girgenli.

romana nel Governo
Tiranni
:

Servio. Iiu perciocché
ti

erano passa-

582

al

^QQ>.

in Sicilia, discacciati dai liguri dalle ri-

Falaride nel566,AlcmaneeAlcandronel

ve del fiume dello stesso nome, oggi Segro
nella Spagna, né
si

534? Terone
tico nel

nel

dice che

si

fissassero
i

Agrigento adottò

4^8, Trasideo nel 480. il reggimento democra-

prima

in Italia;

che

se Virgilio fra

po-

470- '"

qiiesla isola, vita selvag-

poli esistenti in Italia alla

venuta d'Enea,
Ae^ credersi metro, volendo

gia e pastorale

menarono da prima quei

nomina
che
indicare

i

K'eleres(jues sicani,

popoli che dalle spiaggie africane della

lo facesse forzalo dal
i

Libia probabilmente secondo alcuni ap-

rimasugli della tribìi de'siculi

prodarono
essendo

all'isolelte

Egadi [Aee^atea e

rimasti in Italia
cilia dell'oste

dopo

il

passaggio ia Si-

vicine alla costa occidentale della Sicilia,
le principali

priucipale, avvenuto l'auuo

Favignaua, Levanzo

136

SIC
il

SIC
Li-

e Maiiltimo),ed aflerraiono quindi

Z/7/eo,chiamali ordinariainenle ciclopi, le-

navigarono anch' essi verso la beata isola, che seduceva gli avventurie
ri. I

greci

strigoni e giganti.

favole su di

essi

Sono troppo note le immaginate, uè v'ha di

ri

colla

meravigliosa sua uberlà. L'ale
il

niese Teoclefu

i.°

a condurre una

ma

\ero die
ziali di

la

natia ferocia e l'atletiche for-

nodi

dorici e calcidesi, per fondare la co

nie. Si vuole

che dalle emigrazioni parpopoli dell' ////r/a.
discen-

Ionia di Nasso. Intanto Archia guidava
corinti

questa razza sieno poi derivati in
i

ad impossessarsi dell'isola

di SI

gran parte

I

raciisa a

danno

de'siculi, e gettava le basi

denti de'ciclopi ingeutilironsia poco a po-

della siracusana grandezza;

mentre Lam

co nella nuova stanza, e cominciarono a
costruire castella, ad unirsi iu società, a
far qualche passo all'incivilimento. Dalla
j)aslorizia

pideslabilivasi in Ibla, e fondava la sica
la

Megara.
indi a
essi

I

calcidesi di

Nasso deduceva

no
per

poco nuove colonie, e sorgeano
Ltntiiii o Leonlini^a\

passarono a coltivare
suolo stesso che

le

terre,

Catania e

e

la

liconoscenza alla ritrovatrice delle
al
le

lorcliè in

Liade o
diede in
e
si

produceva,

suo

Roma nascente formavasi ili. recinto. Dopo un mezzo secolo do
i
i

Enna

origine al culto di Cerere,
il

rici di

rese celebre

suo tempio, e quivi

i

poeti favoleggiarono essere stata rapita la

Rodi e di Creta diedero origine al l'illustre città di Gela. Occupata nassi calcidesi ranlichissimaZanclaoZan de pò
JìJessiiia, e IMelazzo città sicule,
si

sua

figlia

Proserpina da Plutone. Questi
dell'isola

dilfu

nien rozzi abitatori
in breve

formarono

sero nella vicina contrada; e poi da'sira

tempo

la

nazione indigena, che
sicani fossero coloi

cusani derivarono
ere, di

alcuni dicono de'sicani, cioè da quelli che

non convengono che
preso
il

i

poi
si

le nuove colonie d'A Casmeua, d' Imera, di Camarin; Torre Caniarinaj da^\'ìb\e\ megare

ni derivati dalla Spagna,

quali avessero
in-

quella celebre di Selinunteje da'geloi

nome da un meschino fiume
Il

l'altra
fenicii

fluente deiribero.
si

nerbo

della nazione

famosa d'Agrigento poi Girgenli. I si mantennero a stento nelle 3 oja-

estese soprattutto al lato occidentale, rei

rillime città di

Mozia,Panormo
i

poi

Pa-

spinti dall'opposto

popoli per

le
i

tremen-

/cn7;o,e Solanlo; rimasero

siculi ne'Iuo-

de eruzioni dell'Etna. Intanto siculi che in Italia vantavano la piìi remota origine e dominio, incalzali verso l'estremità melidionaledella penisola
d.illa

ghi mediterranei,e nelle
vi paesi

difilcili

vette nuo»

costruirono. Incominciò ben prela Sicilia
il

sto

ad assaporare

distruttore
dell'illu-

crescente po-

flagello delle gueire civili.

Quei

tenza degli osci e degli umbri, e molestali

stre Segeste e di Selinunte

vennero fra
l'a,

dagli aborigeni, valicarono lo stretto in-

loro alle mani, ed

i

primi invocarono

sieme ad una forte mano di coni radunali per via, e proclamarono la nuova patria col

iuto straniero punico de' cartaginesi

a-

prendo
l'altro

cos'i

la via

a nuovi invasori. Dal-

nome

di Sicilia, abbastanzLi fortu-

canto veniva Siracusa con
tiranno Falaride
in

Cama-

nati per acquistare con successive guerre

rina alle prese,

mentre su d'Agiigento ele

sopra gl'indigeni

la prepondeianza. Si narrano inoltre della più vetusta età a favole commista, le varie spedizioni fenicie guidate da un Ercole, la guerra intimata dal re di Creta IMinosse perla restituzione di Dedalo nell'isola ricovrato, e le

sercitava

il

crudeltà

più inaudite,

mezzo

alle quali

sorgeva

Pitagora a diffondere filosofica luce,

ma

arcana come dichiarai a Setta. Falaride fece fabbricare da Perillo un toro di bronzo per abbruciarvi vivi tutti coloro ch'e-

discese degli elimi troiani, dei focesi, degli epiroti e de'tessali, ai

rano condannati a morte, e dopo averlo
sperimentato per
fice stesso,
lai.''

quali

i

nomi

e-

volta sopra l'arte-

joici

si

mischiano d'Enea, d'Oreste, d'UEolo, donde
gli eolidi

dovetteegli ancora perirvi per

lisse e di

regnalo

opera de'

ribellati suoi sudditi.

Tutte

le

SIC
principali città greche stjfnivano a loro
volta acerba liramiide, e
iratoii
si

SIC
fatti accorti

137
discordie intesti-

dall'amor patrio del siracule

da

questi

domi-

sano Eiinocrate, che

segnalò Gelone di Gela, tirani

no

che sconfìsse cartaginesi da Terillo tiranno d'Imera, ricevè lai." romana ambasceria, e
di Siracusa,

ne snervavano la potenza delle colonie greche, ed appianavano la via allo straniela conquista, onde consenlironoa pace e alleanza scambievole.Fu pe-

chiamati

nell'isola

ro per farne

fu da'greci ricercato d'alleanza contro
persiani.
zia

i

di

breve durata, che ne'dissapori tra
ed apprestarono

Gelone si fece amare per giustie moderazione, regnò 7 anni, lascianin lutto tuttala Sicilia, la

Si'geste e Selinunte s'introtiiiserodi

vo

gli ateniesi,

la

nuogrande

do

quale avea-

spedizione, nel la quale cominciò Alcibiade
i

lo dichiarato

padre del popolo e difenso-

fatti

trarrne colla presa di Catania;

ma

re della libertà; quindi l'onorò

scmideo. Fabbricò due templi,
sul

come un uno a Ce-

deposto dal comando, dovè lasciar a Nicia la malagevole impresa di assoggettar
LSiracusa,in
iati
li

rere, l'altro a Pi oserpina, ed aliai. altro

monte Etna. Gcroue suo
,

fratello gli
a-

che de'montani

si

giovarono puredegli anaturastret-

siculi ede'tirreni,

successe. Siracusa e

A grigento, ora con

nemici de'siciliani.

Venne

la città

ristocralico

ora con monarchico reggiil

mento
mato.
tenne
I

si

disputarono lungamente

pri-

con grande bravura lo sostenne, finché non giunse dal Peloponneta d'assedio, e

siracusani

mantenevano

la

fama
che
poi

so

il

generale spartano Gilippo a soccorsi

loro, governati dal principeDucezio,
in

rerla, cui

unirono dopo

la i.^ vittoria

prima

le

parti siracusane,
le

ma

gli ausiliari di

Corinto edi Tebe. Insegui-

dichiarò guerra a tutte

colonie greche.

to di parecchie battaglie navali

combat-

In principio fu vincitore e fabbricò lacittà di Palica, e conquistò Catania e
il

tute nello stesso porto diSiracusa con dan-

pin-

no

degli ateniesi,

gue

territorio etneo; vinto poi dai sira-

se altra forte spedizione

cusani dovè andar esule a Corinto, e seb-

nerali

comechè sopraggi ungescomandata da'geEurimedonte e Demostene, triondi lutti gli ostacoli lo

bene tornasse

in

seguilo a tentarla sor-

farono

spartano va-

te dell'armi, ecoU'aiulo

d'Arconide edi-

lore e la costanza siracusana.

Lo

slesso

ficasse la città di Calalta, fu anzi

tempo
sira-

Eurimedonte
tro,
1

perì in

un marittimo scondi sciogliere "as-

sorpreso dalla morte.

La repubblica
i

ed

alìlevoliti dalie sconfitte, delibera-

cusana compiè allora

suoi trionfi, e do-

ono Nicla

e

Demostene

po umiliati

gli

agrigentini e distrutta la

sedio, riparando nelle parli mediterranee
dell'isola.lMa
si
il

città di Tiracia,

ultimo emporio de'sicu-

sebbene facessero

di sottrar-

supremazia e potè sostenere l'urto delle guerre esterne con gloria. Le gare fra le due greche
h, ottenne su tutta l'isola la

colla

notturna marcia ad ogni disastro,

repubbliche

di

Sparta edi Atene, che su-

corpo comandato da Demostene si trovò all'albeggiare circondato-dali'esercito siracusano, negli valse l'ostinato combatdi tutta la giornata per aprire agli ateniesi

scitaronoia lunga e sanguinosa guerra pe-

timento

loponnesiaca, partirono in 2 sentenze an-

uno scampo;
cadde
in
il

bensì dovettero

che

i

siciliani. Si

dichiarò pe'lacedemoni

arrendersi a discrezione, e lo slesso gene*
lale ferito
]Nè fu
Is'icia,

Siracusa, colle altre colonie d'origine dorica, e

potere de' vincitori,
fatto dall'armata di

mentre
i

colle sue

armi era per soil

meno

aspro

verchiare
diesi

lenlinesi, questi uniti co'calci-

che sbalordito dalla notizia dell'imdi

spedirono in Atene

famoso oratola

preveduta sconfitta

Demostene, dopo
ri-

re Gorgia a chiedere soccorso, e ra
la.
li
fi

guer-

cercato di venire a ragionevoli patti, die-

a gli ateniesi e

i

siracusani fu intima-

de ultime prove da
al vincitore

di valor disperato in
la

Vari furono

i

primi successi de'iia vasi

va all'Asinaro, e cede finalmente
Gilippo.
1

spa-

coufliliij e

presto

avvidero

i

siciliani,

miseri capitani

i38
inazioni

SIC
le

SIC
declastro

Deuìosleiie e Nicla, pievalendo
ili

patUmera, ove Annibaleportòla
vi
i

stia-

Diocle e l'odio di Gilippo, ai
preferisse l'onore nazionale a

gè, in veiidelta della nioite che l'avo A-

generosi cousigli d'Eimocrate e di JNicolao

onde

si

irruzione.

bassa \endella, furono dannali a morte

avea incontralo nella .^ punica tali imprese tornò in CartagioeAnuibaleper goderne il trionfo, col
aiilcaie

Dopo
di

ignominiosa, e

7000

prigionieri ateniesi

divisamento

meglio maturare

la

con-

lurono
corsero

traili a perire fra gli sleali delle

quista di Sicilia,ciò che si fece chiaro quan-

latomie. Gralialla spartana amicizia, aci

do
di

i

cartaginesi edificarono la forte città
le

siracusani a combattere sotto
gli ateniesi,

le

Termini presso

rovine d'Imera. Si

loro bandiere contro

ed Er-

scosse allora Siracusa, e punì con l'esilio

ria

mocrate condottiere dtlla flotta ausiiianon perde che una soia delle sue tri-

Biocle per aversagrificatogl'imeresi. Indi
si

rivolse ogni cura per ribattere

i

punici

remi, nel ritirarsi in

Abidodopo

l'infeli-

attacchi esalvare Agrigento, contro cui e-

ce battaglia dell'Ellesponto, e rese

meno

rane

diretti

i

primi moti del nuovo podefiglio

funestala lotta di Cizico con aver bruciate in

rosissimo esercito guidato da Annibale e

tempo

le

sue triremi, aOluchè non

dalsuoparentelmilcone

d'Annone,
i

limanessero trofeo del nemico, ed anco

Dopoun

navale conflitto, nel quale

sira-

validamente difese la vicina Antandro che testificò in allo pubblico la nazionale
riconoscenza,

,

cusani guadagnarono

2^

triremi cartagi-

nesi,losbarco pureaccadde ne'porlidiMozia
ci,

ammettendo

alla

sua citta-

ePanormo.Stretla Agrigento da'nemiimprese a difendersi con coraggio, op-

dinanzaisiiacusani.Senonchè questo bra-

vogeneralecadde
gli

viltinia dell'invidiade-

emuli, esebbeneavessesufficienleconisii-

penso dalla rinomanza pubblica, dalla

portunamente aiutata dallo spartanoDesippoche v'introdusse un coipo franco di 5oo italiani venuti dalla Campania. La
i

ma degli spartani, e dalle

grazie diFarna-

i. '^sortita

fu gloriosa per gli agrigentini,

bazo satrapo persiano che comandava Tesercito tenestre nell'Ellesponto,
si

vide
il

costretto di cedere a

mani più esperte

che vennero a capo di guastare le opere esteriori. In questo mori Annibale, e si manifestò nel campo micidiale contagio,

tornando, di andar esuledalla patria, en-

mura, quando dopo vari anni accorse a salvarla, ebbe dai propri conIro le cui
cittadini la morte.

pena dall'universale attribuita alla sacrilega violazione de'sepolcri che avea ordinato
il

generale per valersi de'raateriali

ue'Iavori.

reggevano frattanto gloriosamente i siracusani, e l'ordine interno con severa legislazione ne temperava Diocle, il quale aspirava forse al supremo potere. Nuovi guai però si preparavano alla Sicilia per le sempre rinascenti dissensioni civili. Selinunte voleva opprimereSegeste,e questa città assalita chiamò nuovi stranieri nel
Si

e altri siciliani

Giungeva intanto co'siracusani il duce Dafneo, e guada-

gnava contro lmilconeunai."'ragguardevole battaglia presso l'Imera meridionale;

ma

l'oro

punico bastò
la

a

corrompereDesipdi notte alle

po,quindi

defezionedi gran parte de'suoi

campani che fuggirono
de'cartaginesi,ed indi
siciliani
il

tende

terrore panico dei

eia fatale lentezza del condottiero
I

terreno siculo. Alferrò l'occasione propizia
il

siracusano.
dalla

miseri agrigentini incalzali

generale cartaginese Annibale

figlio di

Giscone, ed investì Selinunte con uu'ar-

mala

di

100,000

soldati.

La

difesa de'cit-

ladini fu eroica e riuscì a render
i.° assalto;

vano

il

fameedagli stenti, dopo 8 mesi d'assedie, notturnamente ripararono a Gela, ma un gran numero o per tardità o per amore alle patrie mura, rimase vittima
dell'impeto
ostile,

ma

nel 2.° lutti perirono per
i

ed

il

ricchissimo hot-

l'inimico ferro, tranne

pochi vecchi e

le

tino servì a saziare la barbarica avarizia,

femmine

rifugiati ue'templi.

Egual

disa-

La pubblica indignazione

dei siracusani

SIC
colp'i l'inetto

SIC
tiiidiloieDesip-

139
le

Dafiieo e
alzar
la

il

frapponevansi, ed entrato nella città fece

pò.

Fu

ili. "ad

voce nella pubbliDionif;io dello
il

barbaro macello
vie,

di

quanti trovò per

ca

adunanza Dionisio o

ed assab

nel

proprio tcllo gl'inermi,
ili. "segnale della
il

/'fCc/i/Oj figlio
l'illustre

d'Ermocrale, diverso dal-

tulli quelli
sitori.

trucidando ch'eiiuigli oppotirantrat-

generale di egual nome, vissuto

Fu

questo

bino allora nell'oscurità, ed inveì egli con

nide, alla quale pose
tato di pace stipulato

suggello

il

tanto impeto ch'ebbe a

soffrir la

pena di
ai

grave multa
scordia.

inflitta

per legge dioclea

con Imilcone, essendone una delle prime condizioni, che
Dionisio fosse strategoto
cor chiama vasi
la,

delatori che seminassero fra'citladini di-

dittatore per-

Ebbe però

la

ventura di trovare
il

petuo diSiiacusa. La Sicania, che così anil

appoggio

nel potente Filisto,
la

quale del

lato occitlentale dell'iso-

proprio soddisfece
l'istanza, e

multa, e l'intrepido
successo, che Dafa talu-

giovane rinnovò allora più caldamente
ne fu
il

tale

il

rimase in pieno dominio de'cartaginesi; ed Agrigento, Gela, Camarina, Selìnunte, Imera e Lentini vennero ripopolate da'propri cittadini, tributari.

neo depose

comando, conceduto

ma

disarmati e

ni della parte popolare, ne'quali fu lo stes-

Tale fu

lo slato della Sicilia
Il

4

so Dionisio compreso.

Ebbe
col

questo

scal-

secoli innunzi l'era nostra.

regno del

tro capitano l'accortezza di farsi strada
al

vecchio Dionisio ebbe 38 anni di durala,
e perpetuò nell' isola lo stalo di guerra.

supremo comando

dilfamare

i

col-

leghi, laonde divenne Scratcgolo o gene-

Egli spense nel sangue de'sollevati lai."
rivolta contro di lui scoppiata, in occa-

ralissimo, e circondato da nuinerososluolo d'elette guardie sotto
il

pretesto d'esser

sione della marcia contro
di Erbessa.

la sicula cillà
l'i-

difeso dall'insidie de' rivali.
la

Finalmente

Munì

poi di fortificazioni

scure troncò
soli

Uìocrate

capo a Dafneo ed a Desuoi competitori, e si condanil

sola di Siracusa,ed
gli esuli e

ordinò

il

richiamo de-

nò Desippo
viltà

all'esilio

per punire

la

venale

commessa

in

Agrigento. MarciòDio-

il licenziamento de'soldati merCampania. Aristone e Lisandro spartani, meglio mirando agl'interesiii di

cenari di

nisio coir esercito per difender

Gela da

Grecia che

alla

siracusana indipendenza,

Imilcone assediata, però
taggioso
ai siracusani,

il

i.°

combatti-

mento sotto le mura della città tornò svanper cui nella notte

non ebbero onta di conlribuire eoa iatlegni modi a consolidare il nuovo ordine di cose, tenendo segrete conferenze coi
primari capi delle parti popolari, e denunziandoli poi alla proscrizione e alla morte.
I

abbandonarla, e l'armata si riliròa Camarina. Né ivi mostrò maggior fermezza il generale diSiracusa ecomandò
fu deciso di
la ritirata,

siculi e

i

greci calcidici

furono primi

a«.l

risoluzione che lo pose in tanto

essere colla forza sottomessi.Que'di Messi-

discredito, che gl'italiani di terraferma

na edi fieggio impresero a fare resistenza,
macoll'arle e coll'inganno uè sventò Dionisio la federazione,

tornarono in massa
valleria
si

alle case loro, e la cail

recò in Siracusa a concitare

ed avuta
iu

l'ardita

ri-

popolo contro Dionisio. Le turbe posero
a sacco la casa del condottiero, e quanti
vi

pulsa de'reggini,fra'quali voleva scegliere

una nuova sposa, prese

moglie Doride
volse tutte le

trovarono dentro pas=iarono

tulli a

(il

locresee Aristomaca siracusana che guar-

di spada,

non risparmiando

la

moglie sub-

dò con

pari alFelto.

Quindi

benefigliadel famoso capitano Erraocrate, della cui alfinilà

sue cure a

domar
i

la

potenza cartaginese,

avea voluto Dionisio

ed a dilatare
degl'italioti.

suoi dominìi sulle colonie
la

adornarsi per ricoprire l'originaria bassezza. Atrocissima fu la vendetta del

Intimò

guerra col mezzo
rivolse col

duce
fanti

di

araldo spedito a Cartagine, e contro la

irritato

;

percorse di volo con

600

città di

Mozia, sulLilibeo,

si

della guardia e

100

cavalli lei 3 leghe

che

più impoaeote apparato; e sebbeue ImiN

i4o

SIC
del suo delitto,

SIC
guerra, e sebbene pagasse col capoti
Ilo

cone operasse una diversione opportuna
nel poito siracusano, e recasse poi col nu-

meioso uavile grave danno
njica,

alla flotta ne-

vennero con Mozia, presa d'assalto,
le città

quasi tutte
nisio.

sicane in poterceli Dioe

Con nuovi

più poderosi eserciti
in

pure obbligò a rinnovar la pace. Di questa profittò Dionisio per adornare la sua metropoli con magnifici edilìzi, con sontuosissimi templi, colla costruzione di validi propugnacoli e di grandiosi

tornò poco stante Imilcone a sbarcare

arsenali. Molli ginnasi elevò fuori

Panorino,e riconquistalalVLizia la distrusse interamente per non impiegar gente
a guardarla; indi percosse di egual fato

delle

mura per addestrare la gioventù
di

nei

militari esercizi, né trascurò d'ampliare
il

commercio

Siracusa colla fondazione

mentre le sue navi guadagna\ano su Dionisio una battaglia nelleacque di Catania, e ben presto si rivolse all'assedio di Siracusa. Era la città ben munita e concorreva Faracide alia sua difesa cogli ausiliari spartani, mentre LejMessina,
ptiiie fratello di Dionisio allreltava gl'ita-

di varie colonie nella spiaggia adriatica di

Puglia e nell'isola di Lissa. Non si restava fratlanto dall' armi, e gl'illirici domava
insorti

contro una nuova colonia, e

la pi-

rateria frenò de'tirreoi, macchiandosi pe-

rò coU'espilazione del ricco tempio di Lu-

cina nel porto di Cere.
lettere fecero

La

filosofia e le
di

liani soccoisi.

Una

vittoria

marittima dei
l'ar-

pure nella corte
,

Dioni-

siracusani fu ili.Tausto presagio, e

sio validi progressi

e tratto dalla

fama

mata punica scoraggiata
liaiedi

dalle

molte

vit-

morbo pestilenziale introdotto nel

sopravvenne Platone,il quale conversò con Aristippo, ed ebbeDiodei pitagorici
ivi
iie

campo, oppose agl'incoraggiali assediali, che uscirono a battaglia, la piìi debole resistenza. Imilcone comprò con l'oro la vita
e
la

cognato del tiranno Ira'suoi seguaci;
la

ma

protezione di

lui

non

fu sulliciente

libertà di tornare in Africa con
i

4o

scudo per evitare l'esilio, onde fu colpito a cagione del suo libero parlare. Non pago
de' militari trofei, aspirava Dionisio alla gloria vana di cantar versi, e adontavasi
se

triremi armale, frementi

siracusani,

ma

pose Cessata

fine col suicidio al proprio scorno.
la

guerra cartaginese,

si

rivolse

non erano

le

sue poetiche produzioni

Dionisio a rifabbricare Messina, e dedusse nuova colonia che denominò Tindaride.

accolte con plauso;di che fece aspra prova

Filosseno poeta, tratto prigione nella peIriera per

Tolse dopo lunga oppugnazione

ai siculi

Tuorinìna

,

tentativo di

ed mcominciò con un vano sorpresa su Reggio la guerra

nimento;

averne disapprovato un compoma non ismarrì per questo l'ar-

dire del vate, che interpellato daDionisio,

cosl'italioti.facendosia talfinealleatodei
lucani. Eloride fuoruscito siracusano che

senza emettere alcun parere, chiese alle

guardie che
lapidicina
,

lo

conducessero di nuovo alla

couìandava

gl'italioti, peri nella

battaglia

e in tal

modo disarmò

collo

dell'Elaboro pressoCaulonia, che insieme

scherzo

la collera dell'

umiliato tiranno.

con Ipponio vennero da Dionisio distrutte. Dopo il più terribile e lungo assedio
sperimentò anche Reggio col ferro e col
fuoco
la

Non
tello
colli

così

litnpici volle egli inviar
i

avvenne quando ne'giuochi oTearide suo framinore a recitar suoi versi, che acfischi e risa

più terribile vendetta dell'irri-

con

destarono in

lui

tanta

tato tiranno, e chi sa qual fine

avrebbe

ira
Il

da dar luogo asanguinoseproscrizioui.
sospetto, carnefice indivisibile del
ti-

avuto l'alleanza da lui stretta co'galli senoni che molestavano Roma, se Cartagi-

ranno, ne amareggiò
va
egli

la vita privata, co-

ne non avesse di nuovo impugnate le armi. Uscì però agevolmente Dionisio d'impaccio per tradimento di Sunniate, capi-

dimostrò all'adulatore Damocle
lo fece

nell'mibandito banchetto ove
re colla spada sul
tilissimo filo.

sede-

tano cartaginese, che svelò

il

piano della

capo e pendente da sotPer questo egli giuus^ealle

SIC
più crudeli
.slravat;nii/.{-,ria

SIC
leqnnlisi rac-

i4r

gcndosl

la

somma
il

delle cose dallo storii

cmila l'uccisione d'un suo famigliare per

co
re

Filisto,

quolestbbetie del ."impulso
il

sogno della sua morie, e di due giovanetti nel giuoco predilello della palla, ad uno de'quali avea conseavergli narrato
il

dato
la

Dionisio

T ecchio per opprimeila

patria fosse slato

lui

ricom[)en-

sato coll'esilio, richiamalo fu poscia dal

gnala

la

spada che

lo ini bara zza va,

meni re

l'allro lo

avvertiva essere questo un trailo

sostegno.

giovane Dionisio e gli servì di primario La pace fu fermala co'cartaginesijmantenula l'alleanza cogli ^.partani, la guerra co'molesli luca-

di soverchia confidenza.

Dichiarò colperiflesso sug-

vole

il

di

aver con quel

ecessalaancoia
ni,

gerito airallro
ili.°di

il pensiero d'ucciderlo, ed averne mostrato compiacenza con

che Dionisio

si

portò a domare
il

in per-

sona; avendo macchialo

suo nonie pri-

un
gli
i

sorriso.

Tentò

di

nuovo Dionisio nepareva che

ma di

partir da Sinicusa, colla strage,prascv-

ultimi anni del suo regno di cacciare

scrizione ed esiliodi luttiquelii ch'egli

cai tagiuesi dalla Sicania, e

spellava avversi alla sua dinastia: da questi

ne

fosse giunto a capo colla vittoria di Caboia, riportata all'aprir della campa-

profughi molli ripetono l'origine d'z/«-

cona.

Sembrò

inclinar di

gna, sopra I\lagone che

vi

rimase ucciso.

derazione e
la

alle scienze

nuovo alla modopo riacquistata
a

Ma

riuscì al figlio del ^inlo duce,col
la

tem-

caIma,convenendo alla sua corte

gara

poreggiare, di ristorare
gia di Selinunte,

punica fortu-

filosofi e lettera ti.

Riuscì a Dionisio di trar-

na, e nella battaglia di Cronio sulla spiagla

re per la 3.° volta IMalone in Siracusa,

morte del comandante
i

lusingandolo che

la

sua venuta avrebbe

Leptine mise
de'quali
si

in piena rotta

siracusani,

agevolalo

il

riloiiio del

suo amico Dione,

posero in salvo pochi avanzi,
i

ma non

corrispose co'fatli; perchè stanco
di gettare al

ed

in

vece

confini della Sicania venne11

quel sapiente
dottrine,

vento

le

sue
li-

ro perciòampliali.
scì

3. "esperimento riu-

abbandonò per sempre quel

più funesto, che sebbene Dionisio s'im-

padronisse di Selinunte, d'Enlella e diE-

punto di veder cadere la nuova metropoli punica di Lilibeo, pure rinaspeltalo arrivo del formidabde africano mutò le sorli. La flotta di Dionisio fu bruciata nel porto di Trapani, e durante la tregua che avea dovuto implorice, e fosse sul

do sciagurato, lasciando al proprio nipote Spensi ppo la direzione dell'accademia. Allora Dione concepì il disegno di liberar la patria, e potè agevolmente incarnarlo, poiché sbarcalo sulla costa diMinoao Eraclea,

venne

affrettato da'voti pubbl!<;i

il

suo festevole ingresso, mentreDionisio assente vegliava alla costruzione di dueslabilimenti nuovi in Puglia, eTimocrnlecue

rare, tornò

il

tiranno
alle

in

Siracusa, ove la
ai bel-

morte pose fine
licosi disegni.

sue crudeltà e
il

per

lui

Dionisio

Gio\'ant, privo

sottrasse ad ogni pericolo.
sio di

dellebuonequalilà edelle lee che aveano tratto dall'oscurità il suo genitore, pure

governava Siracusa, colla fuga si Tentò Dioniricuperare il potere, ma Dione seppe

avrebbe potuto sostenere gloriosamente
il

reale retaggio, se avesse dato ascolto

ben guardarsi dall'ingannevoli sue offerte e spiegò molto valore nel rinluzzarne le armi. Nondimeno l' isola ben fortificata
j

ai savi consigli di

Dione, che seppe innaindusse a
ri-

estò in potere de'dionisiani, guardata dui

morarlo della chiamare con
pedirono
gistero
,

filosofìa, e lo

somma

onorificenza Pla-

primogenito Apollocrale, e dopo la sconiilta data nel mare daEraclide siracusano,
a Filisto che v'incontrò
la

tonealla sua corte. Gliadulatori però imil

morte, riuscì

buon

elfetlodel platonico

ma-

a Dionisio riparare in Locri, da

dove non

ben presto il filosofo e il suo indivisibile amico Dione fin ono allontae nali

cessò inviare frequenti soccorsi. Intanto fatali tornavano a Siracusa le cittadine

da

Sicilia e

ripararono iu Grecia, reg-

gare, che vive scoppiarono fra Eracliuo

142
gerazioni, ed

SIC
lì'all

SIC
re esa-

faiilore della legge agraria e
il

saggio Dione che più ligio
degli ollimali.

onta d'icela e de' cartaginesi seco lui collegati, ed ebbe la ventura di riportare
in

mostra vasi
titorij

al

governo

Ora

compiuta
ditigli

vittoria su

5ooo

nemici spe-

l'uno, ora l'altro prevalse

de'due corapeed anche talvolta furono in pace;

inconlro,ech'ei seppe sorprendere

ma quando
per

Dione

fu libero d'ogni

emulo
la

non ancora riavuti dalla stanchezza della marcia. Fece allora di Adrano il suo punto
|

la resa della

fortezza, alla quale (u

d'appoggio, e molti

castelli siculi

si

uni-

1

costretto Apollodoro dalla farne, e per

rono a
tania.

lui,

e sino Rlamercolirannodi Ca-

morte d'EracIide,
congiura contro
e con pochi
ze, cosi
il

in

una sedizione
la

l'in-

Lo stesso Dionisio cede a Timoleone
patto di estrarne l'oro di sua

grato Calippo ateniese ordì

più nera
suestan-

la rocca, a

suo benefattoreDione,

pro[)rietà,e recarsi a vivere a Corinto con
sicurezza. Icela però

satelliti l'uccise nelle

non

isciolse l'assedio,

usurpando un estraneo la precaria
il

e cercò inutilmente di liberarsi

da Timobensì uc-

tirannide di Siracusa. Nèperciòcessarono,

leone col mezzo di due
cise

sicari;

ma

anzi crebbero le dissen*.ioui, ed
si

suolo

sìculo

vide pieno di piccoli tiranni e di

milizie di ventura che ne resero la con-

dizione miseranda. Eestato ucciso sotto
Pieggio Calippo, oppresselo alla loro volta
la

patrialppiuino

figlio

minoiediDionisio

ììf'ecchio, e/Niseo. Indi Dionisio iltr/ot'a

ne, cacciato per le sue crudeltà da'locresi

barbaramente la moglie e la sorella di Dione, e mentre raggiungeva col grosso di sue forze il corpo ausiliare de' cartaginesi, comandato da Magone che move vada Eutella, il comandante della rocca Leonia corintio .s'impadronì con una sortita del munito qu?rtiere d'Arcadina, ed intanto Timoleone che già erasi insignorito di

profittò del disordine per ricuperare Si

Messina,

la

quale parteggiava per

racusa e
i

vi ristabilì

il

suo dispotismo. Fra

Icela, giunse coll'esercitu sotto le
di Siracusa.

mura

tiranni siciliaiiilMamerco

dominava Ca
I

Magone

partì co'suoi inaspet-

tania, ad

Ippone ubbidiva Messina, ed

cela reggeva Lentini.

A

quest'ultimo

ri

tatamente per l'Africa, senza attenderne la presenza, e Siracusa rimase a mezzo
d'una rapida
ordinata.
vittoria dell'eroe corintio in* e poi fu

corsero
il

i

nemici

di Dionisio, olferendogl

regno

di Siracusa,

ed

egli collegatosi

co

teramenle liberata,

saggiamente

cartaginesi cominciò la guerra coll'asse

La rocca

innalzata dal tiranno

dio marittimo e terrestre delia capitale

Dionisio fu demolita a suon di tromba e
tra'plausi del popolo; le leggi dioclee pristinate
ri-

mancanza di vet tovaglie obbligato a desistere, quando ne respingere una sortita di siracusani, sol
dal quale fiovossi per
i

quanto ai contratti civili; venne temperata la democrazia colla creazione
del
le

dati d'iceta entrarono nella città
alla rinfusa,

con

essi

sinedriocompostodi
i

5oo cittadini del-

ed a stento riuscì a Dionisio
Il

varie classi,
i

quali a maggiorità di voti

di chiudersi nella cittadella.

faniosoTi-

eleggessero
ia

magistrati, e decidessero dèl-

moleone,clie allontanato dalle cose pubbliche di Corinto sua patria, erasi
ritigl'i-

pace e della guerra; finalmente fu stabilito un capo supretno della repubblica

rato a vivere in quieta solitudine fra
rusciti a

di Siracusa col
di

nome di Amfìpolo

o servo

laliotijVenne sollecitato da'siracusanil no-

Giove, scelto a sorte fra 3 individui edal sinedriOjda doversi cambiare ogni
il

dar

mano

alla liberazione della

lelli

malmenata contrada. A sua disposizione Corinto pose 700 uomini per l'impresa, ed Andromaco principe di Taoroiiu.i, ove
il

anno. Callimede fu
cessori, e


i

cittadino rive-

stito di quell'altissimo

onore, ebbe suc-

capitano eseguì

lo sbarco,altri

ve ne ag-

gistratura se
sione.

giunse. Pertanto coni

eoo armati mosse
Adi ano

non cessò sì ragguardevole manon dopo la romana invaL'incomparabile Timoleone di ciò
in

TisDoleone verso

il

castello di

non pago, pose

opera

il

vittorioso suo

SIC
braccio per puigar
(eriio
la

SIC
Sicili» (In

i/j.^

ogni ini

ce tlislingiiere

il

valor militare d'Agnloiialo nella città sicula di

ed eslerno iKtuico. Mossero
fanti e

car-

de. Era

(|iie.-.li

taginesi contro di lui dal Lilibeo, sbar-

cando 60,000
jiiion

i

0,000

cavalli,

con
li

Termini soggetta a'cni taginesi,da Carcino vasaio che reg^^ini aveano pei' qiinli

numero
I

di carri laicati;

ed

egli

che

col[)a cacciato in

bando, ed

il

quale

con 2,000 pedoni al guado del Criniso, ove riuscì a sbaragliarli ed a coattese

andò

poi a stabilirsi a Siracusa.

Dotalo

Agatocledì noncomuneavveneuza ed'ingcgiio perspicace, dedicossi alla milizia
e col
,

stringerli alla pace, (issando iuvanabil-

mente

all'Alico

il

coi>fine de'Ioro posse-

dimenti. Inoltre liberò Apollonia edErigio dalla iiranidedi Lettino;

purgò
a

re da'corsari tirreni,

dannando

il mamuric

mezzo di riprovevole ncfandità divenne caroa Damante, che lo innalzò sino al grado di capitano di 00 fanti, e ncli

la

guerra agrigentina

in cui fu
al

Damaule
di chi-

Postuniio loro capo enliatosoltomentita
amicizia nel porto siracusano; spense
i

slrategoto, fu
liarca o

promosso

grado

tir-

capitano di 1000

fanti.

Non medi lui

rani lcela,lpponeed ilfedifragoMameico,

no

di

Damante, ardeva

la

moglie

ed cibbligò all'abdicazione Apollonide e
]Nicoden)o tiranni d'Agirà e di Centoripi.

per Agatocle d'impura fiamma, e divenuta vedova ne mutò col suo talamoe le
sue ricchezze
allora
la

Siracusa ricuperò in un istante l'antico
lustro; vi rientrarono
i

fortuna. Si dichiarò egli

proscritti, accorvi

sero

i

popoli convicini, e Corinto

ag-

giimse considerabile niimerodi coloni. Gèla,

Agrigento e Camariua,

e le altrecillà

de'sicilioli risorsero, ed in fratellevole
si

nodo

strinsero per impedire ogni novità dal

nemico degli 0tliuiali,e sebbene sulle prime dovesse cedere al rivale Sosistralo e andarne in bando, vide presto colui ancora condannato all'esilio, nientre egli fu richiamalo dal popolo, quando sciolto il sinedrio piegò all'antica democrazia.

lato degli africani
in soggezione.

eper tenerci
dal

siculi stessi

Con
i

affettare

popolarità spense

Caricodi lantagloriaepun-

Agalocle

più ragguardevoli cittadini, e
la

to non abbagliato moleone salutalo
fissò in Siracusa la

puro s|)lendore, Ti-

consentì alla plebaglia
le

violazione deljiiìi

liberatore della Sicilia

pudiche donne

e

il

sacco delle case

sua residenza, e vivendo

ricche.

Convocòquindi un'assemblea nail

come

privato rinunziò ad ogni specie di preminenza, largo soltanlo de'suoi consi-

zionale,ecoiigratulandosi con essa d'aver

annientalo
ce

potere dell'aristocrazia, fe-

gliagara
lo

ricercali. Gli universali

accompagnarono sino alla splendida sorse in mezzo al foro siracusano, e Portico di Timoleonefu delta la
vicina palestra, ove fuiono
istituiti

omaggi tomba, che

mostra

di rinunziare

ad ogni incari-

co

e ritirarsi a

privalo viveie;

ma
la

il

vol-

go

e leassoldalemilizie

logridaronosliaresponaltri col-

tegoto,e ricusando egli di avere

giuo-

sabililàdelgovernoinunione ad

chi equestri anniversari in suo onore, che

leghi, fu stabilito slrategoto unico e solo,

ricordarono a'posleri
virtù.

il

suo

nome

e le sue

cioè signore assoluto di Siracusa.

Non

fu

tardo allora d'allettare
le de'lerreni. Intese

i

popolanicoll'a-

Il sinedrio di Siracusa non si maniennelungamente concorde, che troppo nerano disparati gli elementi; adoperavano

bolizionede'debiti e colla partizione eguapoi ad ordinare con

leggi la repubblica, a migliorarne le fìnanze,

la dipendenza curavano nobili di ricuperare la preminenza, quindi l'anarchia edalseno di questa il nuovo e più fermo dispo-

in ogni inconlio a scuotere
plebei,
i

i

Tulli
le

ed a sostenerne colle armi la gloria. i sicilioli si opposero ma indarnoal-

rompeva guerra,
il

ambiziosesuemire, ese Cartagine non in breve sarebbe stato
tutta la Sicilia.

tismo.

Una

spedizione de' siracusani con-

dominatore di

La perdiri-

tre gli agrigentini

per insorta coQlesa,

fé-

ta della battaglia

d'Imera

lo

avrebbe

i44
dotto
alle

SIC
tiUime estremilfi,<ìecon ardito
la
si

ste
sposò poi a Demetrio redi IMacedodi

consiglio

non avesse egli avvisato
le

porri-

nia.

Ma

intanto che disponevasi a nuove
il

tar la guerra nelle terre africane per

ostilità

contro Cartagine,

suo nipote Ar-

chiamarvi
tandro suo
a

pnnioheforze. Lasciato An-

cagalo aspirando
gatocle,

al trono,

che

lo zio voA.-

fratello

con

siiHìcieriti

truppe

leva assicurare al figlio chiamato pure
si

guardar Siracusa assediata, esegm con
galee
il

60
do

fortunato sbarco, seco recan-

in ostaggio

siracusani, e

una metà de' piìi potenlt ponendo soldati nel pròi

cintodi vincere o morire coll'aver distrutto col fuoco l'intiera flotta. Vinse in cara-

indusseMennone favorito del tiranno ad avvelenarlo, malcontento per avere ricevuto un atrocissimo oltraggio. Mennone bagnò lo stuzzicadenti d'Agatocle in un potentissimo veleno,
ribellò e

pale battaglia 4o,ooocartaginesi guidati

che consunte le gengive e denti, si propago per tutto il corpo con tali spasimi ai

da Annone che

vi

morì, e da Bomildisegni d' Agatocle.

care aiutato, che aspirando alla tirannide
di Cartagine favorì
i

che dicesi si gettasse per disperazione in un rogo. Agatocle lasciò un esempio a Scipione \'j4fricano,c\\e per vincereCartroci

Avvalorato dai
lui si

libici

eda'ciienaici,cheper
il

tagine era uopo assalirla in Africa.

Do-

dichiararono, assunse
la

titolo di re

tato di grandi talenti e valore, affettò po-

e Strinse
scì a far

capitaled'assedio, con che riuSicilia,
il

polarità in incedere senza guardie, enei
gloriarsi dell'oscura sua origine,

richiamar Amilcare da

dicendo

cpiale

si

contentò di spedire un rinforzo

ch'egli era

di

5ooode'più prodi, ed ostinatosi conDi-

nocratecapo de'fuorusciti ad assaltare Siracusa, fu fatto prigione e decapitato. Rassicurato Agatocle dellenuove vittoried'A.frica, volle ritornare in Sicilia,

sempre un vasaio, ostentando nelle mense vasi di terra misti con vasi d'oro. Per opera d'Arcagato perì pure il figlio Agatocle, dallo zio prima di morire privato del regno, indi Mennone con
i

ed era per

eguale perfìdia

si

disfece d'Arcagato e diIceta,

ricomporla a ubbidienza,quando ebbe notizia

sputò

il

comando di Siracusa ad

che

che sotto

il

suo nipote Arcagalo luo-

gotenente, ogni cosa in Africa avea
tato aspetto,
glia,

mu-

avendo perduto una batlae l'armata per mancanza di vettovaper
ribellarsi.

usurpò anch'egli supremo assoluto potere, mentre Taormina occupa vasi da Tindarione, Lentini da Eraelide, Agrigento da Fiiitia, e si riempì la
fatto slrategoto,
Sicilia

glie era

Agatocle corse in
sedizione de'suoi

nuovamente
i

di molesti tiranni.

In

Africa,

ma la

perdita della battaglia, ladela

questo tempo

siciliani

per evitare

il

ser-

fezione degli africani,
lo ridussero a salvarsi

vaggio cartaginese invitarono Pirro neloffrendo la corona ad Alessandro che avea avuto da Lanassa. Il re di Epiro sbarcò in Taormina; Catania e Siral'isola,

con vergognosa fu-

ga,abbandonando l'esercito che dipoi venne a patti, e due suoi figli furono trucii

dati dagli stessi soldati. Ritornato inSicilia

cusa
ni
si

gli

aprirono

le

porte;

i

regoli o tiranle

sbarcò in Eraclea, e die l'ultime prove di
crudeltàconlro
gli si la

sottomisero,

le città

sicane e

puni-

sicana città diEgesta che
il

che furono conquistate, e cinse l'estrema

era ribellata, sciogliendo
i

freno al

punta del Lilibeo d'assedio.

il

Ivi

però tro-

furore e alla vendetta contro

siracusani.

conquistatore

la piìi

tenace opposi-

Gli riuscì pacificarsi co'carlaginesi e eoa

zione, e fu costretto levar l'assedio con

Dinocrate che avea

esiliato

da Siracusa
vicini

,

animo

di

riprenderlo nell'anno seguente,

nonché di estendere
lia
zi
,

in varie parti di Sici-

e portar poi
fricane.

il

suo dominio,

di

domare

i

bru-

la guerra nelle contrade aSe non che duri modi e le sue ai

e di stringere vincolo di affinità con

vanie

gli

alienarono l'animo de'
lui;

sicilioti,

Pirro re di Epiro, cui diede in moglie la
propria
figlia

che

si

sollevarono contro di

il

re fug-

Lauassa,

la

quale disgusta-

da que'lidi per porsi

in salvo a

Taran-

SIC
lo, insegnifo

SIC
(l'ori-

i4^

per via cla'inamerlini

tacilio e

I\T.

Valerio nuovi consoli con due

gine campana, ch'eiatisi con IVaudoIcnta
strage insignoriti di Messina, cui dissero

altre legioni, che fecero

sommar l'arrnala

aiG.ooo

Mainerto
stinalo

in

onore

di

Marte. Al cornando

sii[)remo dell'esercito di Siracusa fu de-

1,200 cavalli, rinforzati uotabilmentedai mamertini e da altri italiani. IMolte città aprirono le porte a'rofanti e

co Gelone discendeva,
i

Cerone o Jcrone, iliii dal .° antiquando si voleano cacciar dall'isola rnamerlini dopo la partenza di Pirro. Quel capitano usò l'astui

zia di
liti

farmarciare all'antiguardo que'mi[)er as-

mani,e Cerone stesso preferì di tranquillarsi con una tregua di 4 auui, che gli fu cartaginesi fortificatisi in Aaccordala. grigeuto furono tosto assediali da' romani, e sebbene Annone procurasse di aiu1

1

che aveano eccilato sedizione,
il

sicurarsi

potere, e

li

lasciò

circondare e
i

distruggere. Assalì poi di proposito
tnertini.e tolte

ma-

ad

essi

molte castella, li sbal'aiuto de-

ragliò in riva al

Longanocon

gli esuli nìessinesi, e

Clone loro generale

il governatore Annibale ivi rinchiucon esterno numeroso soccorso, pure iuìpegnala sotto le mura sanguinosa pugna, cartaginesi combatterono da prodi, ma doverono in fine soccombere, ed Agrigenlo cadde dopo 7 mesi e fu segno al-

tare
so,

i

caduto
contrar

in
la

mano
morte

de' siracusani, volle incol riaprire le riportate

la

vendetta degli assedianli.

Dopo
essi

il

qual

fatto

vennero
la

in

potere de'romani molte
tnaggiorl'iso-

ferite. ^Messina

però fu sostenuta dai carné po-

città sicane.

Arse allora in
di

taginesi che v'introdussero rinforzi,
tè essere espugnala;

mente
la, e

brama

conquistar tutta
a quel

ma Cerone ebbe lar-

Roma

che sino

go premio

al

suo valore con essere nel suo

vea veleggiato

tempo non ane'mari, costruii 00 quiu-

trionfale ritorno acclamato re da'siracu-

snni.e del sovrano titolo

si

mostrò ben desi

quiremi e altre navi minori per misurarsi coll'esercito navale punico, e bastò la
stagione del verno perchè fosse allestito
il

gno. Ben presto

gli ospiti

africani

resero

gravosi a Messina, introdottisi per darle
aiuto, indi
la

formidabile navile.
lio

I

consoli

Cneo Corneparziale scon-

pubblica indignazione giuni

Scipione e Caio Duillio mossero verso

Temendo messinesi la vendetta non meno di Cartagine che di Si racuse a cacciarli.

la Sicilia, e

sebbene in un
catturare
le

i

tro presso Lipari riuscisse al luogolenéiite

sa,invocaronoper

la i. 'volta

il

soccorso dei

Boode

di

i

7 navi collo slesso
fu sul

romani,
nir
la

i

quali trovavansi in Pieggio a pu-

Scipione che

comandava,

puulo
napei.°

perfìdia de'campani, che
il

aveano

u-

Annibale
ricolo,

di

provar

lo stesso fato dalle
il

surpato

dominio
I si

della città alla foggia
i

vi di Duillio;

ma

superalo a vendo
fra le

de' mamertini.
ni insieme

cartaginesi e

siracusa-

s'impegnò

collegarono. Appio Claudio,

rale battaglia, nella

due flotte genequale romani, infei

unode'consoli romani, guadò celeremente
il

riori ai cartaginesi nella

marittima espe-

Faro con due

legioni, ed

intimò

lo

rienza,

scioglimento dell'assedio di Messina, mi-

nacciando guerra

in caso d'inubbidienza.
i

si valsero di nuove macchine chiamate corvi, che con ferrei ordigni raltenevano le avvicinate navi nemiche, onde

Vanamente Cerone dunoslrò essere maniei tini congiunti nel
ai

compiere a corpo
fu
lio

a corpo la mischia, e
l'effetto,

sangue

e nel delitto

sorprendente

ch'ebbe Duil-

campani

di

Reggio, dalla repubblica ro-

l'onore della

i.^

navale vittoria e dei

mana

puniti con tanta esemplarità, e
ai sicilioti. Si

me-

più splendido trionfo ioCampidoglio.
sola e nelle sue ac(jue la

Con

venne alle armi, e il lomano valo] e giunse da prima a sbaragliar l'esercito siracusano accampato a Taormina, e poi
VOL. LXV.
il

ritamente odiosi

valore pari continuò lungamente nell'i-

guerra punica,

e ad onta che l'infelice di visamento di portar in Africa le

cartaginese nei

diuloruidiMelazzo.SopravvennerolM.Ot-

pel valore di Santippe

armi romane terminasse, oXanlippolacede10

)4G

SIC
so

SIC
matematico Archimede,
colla più fa-

nioue, colla perdita di tanti bravi eia prigionia dell'eroico Attilio Regolo, riparò

stosa profusione di sontuosi ornamenti. Di

Metello alle sconfltle colla celebre vittoria riportata

sopra Asdrubale presso Pa-

normo,dellaqiialeebbegIiaIloridel Irionfojtiienlie ripetuti naufragi

nuilo

la

romana potenza

sul

aveanodimimare. Tut-

grande aiuto fu pure Cerone a R.oma nella 2." guerra punica, dopo le disastrose sconfitte di Ticino, Trebbia, Trasimeno e Canne, né perde la repubblica un pal-

mo di terreno in Sicilia
te,

sino alla sua
il

mor-

ta la Sicaiiia cartaginese fu perduta, e la
città di Lilibeo stretta d'assedio fu fatale

pe'

romani

assedianli.

La

vittoria conse-

guitain Trapanida Aderbale, el'introduzione di possenti rinforzi salvarono quel-

Gelone già estinto, venne dall'inetto nipoteGeronimo ereditalo il dominio siracusano,e la romana amicizia raccomanilata a'suoi

dopo

la

quale essendo

figlio

designali tutori.
i

Uno

di essi

Andronodo-

l'estremo punico baluardo, ed un 3.° naufragio della

ro sopraffece colleghi e dispose a suo gra-

romana flotla sulla costa di Camarina, prolungò lo slato di guerra; fnicbè per l'improvviso arrivo diQ. Lutazio Cululo colla nuova flotla, e per la vinta battaglia sopra Annone fra le isole Egadi di Marittimo o Rlarelimo e Favignana,si persuasero cartaginesi adisceni

do del principe, abituandolo a vivere nella mollezza onde meglio dominarlo. Pei
suoi pazzi consigli cambiatala politicasi-

racusana,si strinse co'cartaginesi alleanza
a patto di dividere
il

dominio

dell'isola

dopo
di lui
re,

cacciati

i

romani. Geronimo e dopo

dere ad accordi, e parlare parole di pace,
frutto della
fu
la

qualedopo 24anni
i

di

sangue

Andronodoro perirono per congiumalppocrate ed Epicide oriundi cartaginesi ressero Siracusa a mano armata
e

cessione di tutta l'isola di Sicilia ai

continuarono
Il

la

guerra già rotta co'rodi Siracasa,

romani, abbandonando cartaginesi ogni
pretensione sull'isole che sono tra
e l'Africa. Così nell'anno di
finì la
r.''

niani.
lo

console
il

Marco Claudio Marcelsi

l'iialia

imprese

famoso assedio

Roma 5i3
Emi-

che lanto bravamente
togliere ogni speranza di
la,

sostenne colle

guerra punica. llpatrÌ7Ìo

straordinarie macchined'Archimede, da

lio restò

a governare la Sicilia, Lulazio

espugnare le mu-

ebbe
fo,

Campidoglio gli onori del trione C. Flaminio fu spedito per pretore.
in

senza

il

lento e potente

mezzo della
l'esercito ro-

fame. Imilcone duce cartaginese molestò

Cerone intanto proseguiva
cificamente in Siracusa, e
delealla
si

a regnare pa-

lungamente da varie bande

mantenne fé-

mano
ti li,

e perì vittima del contagio.
i

Cadu-

romana
per
la

alleanza, somministranco' galli cisalpini;

a poco a poco

guernili piopugiiaco*
nel disordine dell'as-

do

aiuti

guerra

cadde Siracusa, e

ma non

permise t'ultima rovina di Carper

salto

tagine, cui prestò assistenza nella guerra
alle milizie straniere sollevale,

non conosciuto restò ucciso il gran Archimede con pena di Metello, il quale

man-

col sopì aggiunto console

tenere un certo equilibrio fra
ti

vicini.

Risplendè

la

due potensua corte non meno
i
:

vino estese
ta

M. Valerio Leromana dominazione a tutlaSicilia,la disarmò e le tolse ogni mola

per

l'ospitalità,

cbe per l'opulenza
terremoto, e

della

do

di

nuocere, eia purgò altiesì dai
sicani,
siculi,

la-

prima furono testimonianza gli
di rovinata dal

aiuti

aRocon-

droni. Si videro allora assoggettali alle

l'asilo

medesime
li

leggi

i

i

i

sicilio-

cesso a Nereide figlia di Pirro, sposata dal

siciliani, e

io senatori furono manlegati,

primogenito

di

Gelone;

la

seconda figurò

dali

da

Roma in qualità di
il
:

per or-

uella magnifica nave siracusana a 3 ponti

dinarne
3
classi

governo. Sidiviseio

leciltà in
libe-

mandala

in

dono a Tolomeo re d'EgitArdila diCofarao-

le

prime furono dichiarate

to, disegnaladall'architetto

16 ed esenti da ogni tributo, cioè Alesa

rinto, ed eseguita in

un anno dal

poi 7b5rtjCenloripi, Segesla, Alicia, Pa-

SIC
governarono Taormina e Messina collo proprie leggi, ed ebbero il titolo di confederate del popolo romano, ma
lermo;
si

SIC
sedialoepresa
si

'47

la città di

Ennn, che

dice-

corrispondere a Castro Gio vaimi, l'andi
i

no

Roma 62

i.

Mossero pure dalla

Si-

pagando

tributo; veltigali

si

dissero Sira-

cilia

condottieri che in Africa portarodella Mauritia-

cusa, Agrigento, Lilibeo e tutte le altre
città e castella obbligate a

no guerra a Giugurta re
cimbri, e lusingati
i

somministrai

na. In quell'epoca scoppiata la guerra coi
servi siculi della
le

re

il

grano

(leciimaiio, ossia la

o.'^parle

ma-

del raccolto,

conforme

alla legge geroni-

numissione per rallorzar
servile sotto
di

milizie, all'opla 3,.''gueira

quanfrumento ue'bisogni o imperalo, cioè secondo la valutazione del pretore, o estimalo per mezzo de'censori comunali che rinnovavansi ad ogni quinquennio,
ca, ed a fornir poi cpialunque altra
tità di

posizione de'padroni scoppiò
il

comando

di Oario, e poi

SalvioTrifoneedi Aitenione, tenhina-

la coll'uccisione dell'ultimo superstite iu

battaglia, per opera del console IM. Aqui-

ciocché fece chiamar
(ìcl

la Sicilia

Granaio

popolo romano. Da questo si percepi rono inoltre diritti della dogana e del
i

portorio inerenti

al traffico. Il

Lilibeo fu

nuovo capo si sottomise guerra sociale à' Italia preservò l'isola il pretore C. Norbano, il quale con P)rte esercito respinse A ponio IMotulio, a

cui Satiro

co'suoi. Nella

capodell'antica provincia, ove M. Valerio
i.°

lo, mentre

pretore di tuttala Sicilia, con giurisdila resi-

da Pieggio minacciava Messina. Allorquando prevalse in Roma il partiil

zione di podestà e d'impero pose

to di Siila, ritirandosi

suo celebre com-

denza, e

vi fu stabilito

ancora uno de'due

questori, l'altro essendo in Siracusa, capitale della provincia
lia
si

Mario de presso Trapani
petitore C.

nell'Africa, pose piee fu sul

punto d'esse-

nuova. Nella Sici-

re imprigionato dal questoi^e del Lilibeo;

radunarono

le

armi, e dal Lilibeo

ma

la sollecita

fuga

lo

pose in salvo.

E

salpò l'esercito di P. Scipione, che tolse
a Siface la
nissa, lotta,
il

Numidia, per darla a Massi quale usciva già vittorioso dalla

quando Scipione Emiliano movea
meSeb-

dopo lavarla fortuna de'due rivali, morto MarioeCinna, si concentrarono in Sicilia le reliquie de'mariani sotto il comando di G. Papirio Carbone, ed a sterminarle
vi

dalla Sicilia per portare alla punica

fu spedito

da

Siila

divenuto dilta-

tropoli di Cartagine l'ultimo crollo.

lore,il

famosoGneo Pompeo, il quale pre-

bene però partecipasse la provincia sicula alle glorie romane, non cessò di essere
teatro di guerre e di stragi.
II

sto sottomise tutta l'isola, essendo state
le

rigore di

Demofilo
na
la
i

cogli iSc/iWi'/ (/'.), accese in

En-

ultime ad abbandonar le parti mariane luiera, Catania e Messina, e terminò la spedizione col dar morte a Carbone e
a talimi altri cospicui proscritti.
ra piratica condusse in Sicilia

.'guerra servile, colla strage de'prin-

La guerMarc'Ao-

da Enno Siro loro capo che giunse a usurpare titolo regio, dando ad Acheo il comando delle armi. Fatta
cipali cittadini,

tonio padre del Irium viro,deslinato a pur-

gar

i

mari dalle incursioni che
corsari di Cilicia;

vi

facevail

poi l'alleanza coH'altro capo Cleone di GìIicia,

no

i

ma

esso vi lasciò

vinsero

i

servi,

che già

sommavano

nome

in esecrazione, pel

danno maggio-

a circa

sistettero
co.
glia

60,000, il pretore L. Ipseo, e recon prodezza al console F. Fiacli

re che recarono all'isola le sue vessazioni

e avanie. Sotto la pretura di Sesto Per-

Quantunque
il

vincesse poi in battai

ducco rimembra con
rivo di
la

gloria la Sicilia l'ar-

Calpurnio Pisone,

soli

M. Perpenna

M. Tullio

Cicerone, destinato nelalla

pretore, e

console P. Rupilio ne ripor-

florida età di

32 anni

tarono compiuto trionfo coll'uccisione di
Cleone, e colla prigionia di
si

libetana,il quale seppe in

questura Lin)odo eminen-

Enno che qua2.°

teconciliarsi l'affetto degl'isolani, essendosi

subito

finì di vivere,

il

avendo

as-

ammirati

iu lui

non

solo gli slanci pre-

i48
te

SIC
principato dell'eloquenza,

SIC
traltatìve con l'indomito Spartaco.
seri agricoltori
I

cursori di quel genio ond'ebbegiuslamenil

mi-

ma

aven-

erano

coslrelli a

emigra-

doaltiesklatooperainniezzoallegiavi occupazioni della magistratura ad appren-

re o perire di stenti pe'balzelli imposti eoo

intelligen7a di

Vene
la

dal prefetto de'dee perciò era prossi-

dere da Teodoro siciliano
profondi
fìa.

la dialettica e

i

cumanì M. Apronio,

dommi

della pitagorica filoso-

ma a diseccarsi

vera sorgente dell'opu-

Tanta ventura però fu susseguita dal grave disastro d'avere C.Verre prima pretore e poi prò pretore per un triennio,
durante
co.
1

lenza sicula coli'

abbandono
il

delle terre.

Fin'^Imentecomparve

nuovopretoreL.

Cecilio Metello, e carico d'oro e di delitti

l'altra

guerra servile
i

di

Sparta-

l'infamcVerrefu accompagnato nellasua
fuga dalle maledizioni de'popoli spinti all'

furti, le lascivie,

sacrilegi di costui

bastarono a render desolata la Sicilia. Nella crapula e nel sonno passava egli inerte
i

ultima disperazione. Vuoisi che ad un
il

milione di aurei ascendesse
sportalo,

contante

e-

suoi di fra le meretrici egl'inverecon

-

somma

trascendentea que'tem-

di liberti, ministri di sue turpitudini e ves

pi, e ch'egli

sfacciatamente dichiarava di

sazioni.

Dopo

partilo
egli

il

prefetto marittiil

ripartire in 3.° coi giuilici che l'avessero

mo

P. Tadio,

perde
il

navile di Siciall'inetto

processato e co'potenli per essere proletto.

lia, coiifìdaudone

comando

Ma di

tutto trionfarono

il

patriottismo

Cleomene, per meglio
moglie

deliziarsi colla

sua

e r eloquenza di Cicerone. Delegato egli

INicea, di cui era

perduto amante;

insieme a suo fratello Quinto all'inquisizione di Verre,
lo e
vi

e quello fuggendo per viltà, si fece inseguire e sconliggere da Eraclio capo dei
I principali cittadini furono spoda Verre d' ogni prezioso oggetto, obbligando privatici niunicipii a vendi-

spiegarono lutto

lo ze-

coisari.
gliali

ne riportarono sommo plauso ovunque e specialmente in Sicilia, a iVonte della

propensione di Metello pel suo anteces:

ì

sore
la

Verre fu condannato

all'esilio

cal-

te coattive, delle quali egli fissava
zo,

il

prezi

restituzione di gran parte delle

somme

né furono risparmiati
di

i

delubri e

si-

estorte.

mulacri

Mercurio inTindaride,diCerereediArisleoinEnna.

Diana

in Segesle, di

11 pretore Metello lei minò onorevolmente il suogoverno, colla disfalla del corsaro Pergamione, il quale audace era

L'amor
il

patrio indusse

il

virtuoso Stenio
già

penetralo nel porlo di Siracusa. Nel

se-

cittadino d'imera,

cheavea

scampalo

guente anno eletto G.

Pompeo

a capita-

ti

luogo natale da'pericoli ilelle precedengare civili, a portar querela al senato
di \ erre.

romano sulle rapine
la giusta

Ma
il

le

pro-

no dell'armala spedita a purgarli Mediterraneo, riuscì col mezzo di L. Gelliue di C. Lentulo a liberare per sempre sii

tezioni de'potenti soifocarono

grido deli

ciliani dalle rinascenti

molestie de'pirali,
le fonti dell'e-

indignazione, ed ebbero

sici-

e a riaprire con sicurezza

liani a sofirire

per un altro anno
,

le piti

sterno commercio. Ne' j)rimi moti della

abbominevoli depredazioni

fra le quali

guerra
tore

civile fra

Pompeo
il

e Giulio Cesadi a ver a

quella inospitale usata in Siracusa con Antioco re di Siria, die invitatolo a

re, la Sicilia
il

ottenne

vanto

pre-

domandò ammirare da
do
la violenza in

vicino

i

mensa vasi gem-

fiinioso

M. Forcio Catone, ma menCurionee AsinioPollioi

tre questi preparavasi a difender l'isola

mali, né volle più renderli, e aggiungen-

dai cesariani, C.

Sicilia col

pirati

siri.

poche ore lo cacciò da pietestocbe si avvicinavano Senza il valore di Crasso che
la

ne impadronirono a mano armata, ritirandosi il pretorea Durazzo tra pompeiani. Curioiie governò l'isola per Giu-

ne

se

comandava

Calabria,

si

sarebbe accesa

lio

Cesare, e

Pompeo

trasse nel porto di

altra guerra servile nell'isole, che irritate

Messina una parledel navile cesarianoche
vi fu

dall'oppressioue aveauo aperte sedi^Jose

brucialo da Cassio. Vi discese poi

SIC
Io slesso

SIC
l'isola

149
e
i

Giulio Cesare per passare in A-

frica, e vitlorioso vi

tornò percelebiafe

M. OppioCapitone tenente Sabino a domare
malincuore
Il

suo luogoservi, cbe iuil

iiiCampitloglio

il

4-"tiioiir(j.Dopo la
i

mor-

vagbiti della libertà nelle militari spedizioni, di
solili vano il ritordominio della Sici-

cesariaiii da te dì Giulio Cesare ebbero Marc' Antonio l'auiliito onore della cittadinanza romana. Ma piùnera arse la guerra sulle coste sicule, dopo cbe l'isola ven-

no
lia

alla scbiavitù. fu

però prelesto

alia

guerra cbe arse
.Antonio, inse-

tra Cesare

Ottaviano
il

e

M.

ne occupata da Sesto Pompeo, e dÌ7enue l'asilo de'proscritti da Roma. Tentò nanamente in principio Cesare Ottaviano
di cacciarlo,

guito della quale

romnno
glia

si

dominio dell'impero consolidò sotto le forme mo-

narcbicbe a prò del vincitore della battad'Azio CesareOtlaviano, salutato imperatore e augusto. Col principio del ro-

riuscì a Salvidieno
la

suo ca-

pitano di vincere

battaglia navale

da

Pompeo datagli

nel Faro,o desistendo pe-

mano

impero, e

la

nascita di

Gesù Cri-

rò dall'impresa, passò ad incontrare in

sto e perciò della nostra era, (|ui unisco

Brutoe Cassio, fra M.Tullio figlio di Cicerone, cbe con molti altri dopo la battaglia di Filippi [)otè ritirarsi in Sicilia con sicurezza. Poco dopo si concluse fra triumviri eS. Pompeo la pace, rimanendo eglia governar la Sicilia per umiuiiKjueuuio. Ebbe però effimera durala il trattato, ed intim-tla di nuovo la guerra, Cesare Ottavi;ino perde nel Faro per naufragio quasi l'intiera fiotta. liioomparve però dopo un anno col formidabde apparato di 3 armate, lequali neiratferrar da 3 lati la Sicilia, vennero dai venti danneg-

Macedonia l'armata
i

di

d'ora in poi
dal

cui seguaci contavasi

le notizie della regione di qua Faro o parte continentale, come av-

vertii in principio.

Passala

la Sicilia

a fir parte del

nuo-

i

vo romano impero, l' autorità de' suoi reggitori con titolo di proconsoli fu limitala allora al governo politico, senz' alcun intervento nelle cose militari. Augusto curò che si riparassero danni solteri

tispecialmenle dalle città
tania e Centoripi, e nella
le vi

di

Siracusa,Cadi quel-

prima

dedusse,

colonia di abiper l'Africa, tanti, cessando allora soltanto l'elezione

quando vi una nuova

fu di passaggio

giate e disperse, riportando

i

capitani di

dell'amfipolo islituitoda Timoleone. Fu-

Pompeo

nel

mare

notabili vantaggi;

ma

rono poi annoverale nel grado delle
nie,

colo-

non avendo questi saputo

profittar delle

circostanze, Cesare Ottaviano sbarcò in

Taormina, Catania, Cefidù, Agira, Termine, Palerrao,e di vennero onorevoli

costringerlo a fuggire, porsi

Taormina,ebenchèriuscisseaPompeodi mantennero
M. Agrippa, onde assediata Messigli eserciti di

ruimicipii Calaltae Aluozio.

Un

certo Se-

leuco riuscì a
volta
i

commuovere ancora una
Catania percorstrage

nella costa settentrionale dell'isola Corniflcio e

servi, e devastala
il

se tutto
e
il

paese, seco

menandola

na, riuniti

Cesare Ottaviala battaglia

saccheggio;
e

ma

in

breve ora soggio-

no e

di

Lepido, perduta

na-

galo
colo.

posto in ceppi, servì iu
al

Roma

coi

vale di Melazzo,e udita la defezione di Tisieno suo luogotenente, salpò
l'Africa per congiungere
le

compagni

barbaro gladiatorio spettasi

Pompeo per

L'idioma del Lazio
nell'isola, e
si

estese rapida-

proprie armi

a quelle di

M. Antonio. Voleva Lepido
si

mente mente

adoprò promiscuaAudal

col linguaggio greco. Nell'articolo
la

per

se la Sicilia e

dispose a contrastarla,

Italia riportai

divisione fatta da
di

ma

abbandonato

dalle truppe cbe accla-

gusto delle Provincie di qua e
alle odierne.
ville di

uiarono Cesare Ottaviano, dovè accettar la legge dal piìi fortunato collega, il quale conseguì l'ovazione per aver terminata la

Faro, colle denominazioni corrispondenti

Erede Augustodellesplene di Poltione nella
si

dide

Lucullo

guerra

siciliana, e lasciò

pretore uel«

terraferma, in esse

recò sovente a

sol-

i5o
gendo come
esse

r,\c

SIC
Marciano, venuti diSoria,
si

levar l'animo dalle piibblichecurejescor-

diffuse per

mancavano

d'

acqua, e

ne abbisognassero pure Napoli, Pozzuoli e Miseno, dovendo qnest'ulliraa prov-

dopo la conversione prefello di Taormina, e per
l'isola,

di
la

Bonifacio

consagra-

zioue in sacerdote d' Epafrodilo,

come

vederne

le flotte

romane, con

meiTiviglio-

vuole

la tradizione.

Metafraste alferiua

sa e ardita esecuzione ve la poilò dal Sa-

the Marciano e Pancrazio furono mandati in Sicilia,

bato fiume del Sannio. Diletto srandis-

mentre s.Pietio ancora disua
i .^

simo prendeva ancora Angusto a dimorare in Capri, isoletta posta incontro al
golfo di Napoli,
la

morava
si

in Antiochia
lo stesso
s.

sede, e poi vi

recò

apostolo,

come supe-

quale non avendo pretorna-

riormente notai; che Pancrazio predicò
in

so parte allecommozioni politiche, le ro-

Taormina, e Marciano
s.

in Siracusa, o-

vine della

Campania edelSaunio

ve poi sbarcò

Pàolo. Della fede sparsa
martiri che spar-

finire del
l'illustre

rono propizie al suo ingrandimento. Sul regno d''Aiigiisto vi comparve

con
sero
di
la

felice

successo in Sicilia, ne sono aui

tentica testimonianza
il

Diodoro d'Agirà o

Siculo, che

loro fecondo sangue nell'impero

rese colla Biblioteca istorica
il

immortale

Nerone. Quanto all'introduzione delreligione cristiana nella regione contila descrissi

suo nome, e divisa in 4o libri, de'quali per metà sono irreparabilmente perduti.

nentale,

a Napoli, e negli al-

Recandosi Augusto
re a'giuochi

in

Napoli ad assiste-

tri ai iicoliilelle

sedi arcivescovili e vesco-

da
in

lui istituiti in

onoredi Midi nostra

vili.

Qui

solo dirò, che Napoli vanta di ale

nerva, morì
era al
la

Nola l'annoi 4

ver ac<olto tra

sue
il

mura
quale

nel suddetto
vi

modo

detto a

Roma, ove

riporto

anno 44

s.

Pietro,

battezzò

s.

sua biografia e quella degl'imperatori
parte continenti! le e insulare di questo

suoi successori, e con notizie riguardanti
la

Candida, e consagrò in i.° vescovo s. Aspreno Molte altre città del regno di Napoli pretendono d' aver dato ricetto al
principe degli apostoli, e di avere ricevuto

i

regno.

Lo

slato dulia Sicilia reso deplo-

rabile per lecontinue guerre,

andò semla
gli
gli

primi vescovi intronizzali da
il

lui.

Co-

pre peggiorando sotto gl'imperatori, e
corruzione del costume, nella quale

Capua
s.

suo

piìi

antico vescovo onora
in
s.

in

Prisco,

Benevento

Fortino, e

emuli

si

dimostravano inRoma, gettò
l

abitanti in vituperosa inerzia,

misteri di

Cerereedi Proseipina,

le

nefandità con,

sagrate dal culto di Venere Ericina
cui tempio fu per opera di Tiberio
costruito, le sozze

il

A tino, Otranto, e molte altre città, altri non meno degni e vetusti pastori ricordano. Introdotta la nuova religione, se non pubblicamente, pure con
Sessa, Bari,

ri-

molla tolleranza
parte idolatra

si

praticò in Napoli, che

Gerre che pendevano

tuttavia continuò ad essere nella
,

nel tempio di Nasso, le are dedicatealla

e per

maggior mollo tempo vi si

Voracità e all'Ingordigia, mentre passamano in proverbio le mense siciliane, dimostrano quanto poltrissero brutalmente le genti.

niaulennero
foii

le feste

genlilesche, alle quali

dierono vivissimo incitamento gl'imperapagani colla loro frequente presenza.
incantatrici parti e isole deldi teatro al-

Riporta l'annalista Rinaldi,
s.

Dappoiché le
la

che

il

principe degli apostoli

Pietro nel-

Campania servirono talora

l'anno
terra

44

dell'era nostra circa vi prese
l'Italia, e

le gozzoviglie brutali
ri,

de'primi imperato-

navigando per

v'incomin-

e talora di rilegazione alle loro mogli

ciòa spargereil salutifero lume della dottrina di
ti

impudiche. Tiberio immedialosuccessore
d'AugustOjdi sua vita temendo, nell'isola
diCaprisi ritira va come luogo inaccessibile,

Gesù

Cristo, che

diminuì tan-

orrori e poi del tulio abolì, fiorenil

dovi

cristianesimo. L'evangelo princide' ss. Pancrazio e

e vi stabih la reggia delle più studiate

palmente per opera

nefandità; di poi passò nella vicina villa

SIC
iliLucullo inJVIiseno eivituon designan-

SIC
numero di

i5i

vescovi, perchè celebrarono

un

do a successore

il

nipote;

ma

Coligola

gli

concilio per

condamiar l'eresia d'Eracleo-

fu prelerito dal senato,

avendo poitatoiti
e di mostrare

Roma
altres'i

le

sue spoglie njortali. Questi orgli dei

degli errori de'gMOif/ct.

goglioso d'emulare
il

neseguace dell'eresiarca f^'alentino (^'^.)e Quel seltarioammetteva «in principio che chiamava vSi2."
il

suo impero sulle onde, fece get-

gnore,e dal quale era nato un
le col
I

qua-

un ponte da Pozzuoli a Baia lungo 36oo passiiegli fu assai amante delle amenissime coste di Napoli, che deturpò colle scandalose sue crudeltà e gozzoviglie. Trovandosi rimperatoieClaudioafar usodelleacque niineridi diSinuessa,fuavvelenatare
to dalla

avea generati diversi altri; assicurava pure erroneamente che il Figlio
.°ne

era generato dalla sostanza del Padre, che

S.Giovanni era veramente
dicava
zie,
il

la

voce che inle

Salvatore. Rigettava
le

profe-

alterava

interpretazioni ordinarie

sua nipote e moglie Agrip[)ina per
il

della s.Scrittura, ordinava d'ungerei
ti

mor-

alfrettare

trono a Nerone suo

figlio del le

con olio e balsamo particolare per dile

prime nozze, dal quale poi ebbe in guiderdone la mortein Bacoli.Però comunemente dicesi Claudio morto iuRouia.U malvagio e vanoNejone sul teatro di Napoli volle
sua disgustevole voce, e poi andò inCenevento.De'SFlavii imperatoi i,
far
di
il

minuirne
bili
i

pene, e dichiarava impecca-

battezzali. L'imperatore
i

Antonino

rifece

porli di

Gaeta

e di Pozzuoli; gli

successe Marc'Aurelio suo figlio adotti-

pompa

vo

,

la

cui moglie

ritirò nella

sua

villa a

impudica Faustina si Gaeta per menarvi
gladiatori di Por-

i." Vespasiano

nacque

in

Falacrinebor-

vita dissoluta, tra

leinverecondescenedei
i

godel Sanniojilfiglio Titoprocurò riparare
le

nuotatoli

di

Gaeta, ed
gli

sciagure cagionate dal Vesuvio che

mia. Commodo
tori! nel

figlio e successore

diMar-

seppellì Stabia,

PouipeieErcolano,e lunin

c'Aurelio introdusse

spettacoli gladia-

gamente soggiornò
il

Napoli,ove riedificò

ginnasio di Napoli, e vuoisi che
la

ginnasio e

le

pubbliche terme. L'impela ce-

allora avesse fine

gloriosa palestra gre-

ratore Traiano condusse a termine

ca, e rilegò nell'isola di

Capri

la sorella

lebre via Aquilia,che in continuazione del-

Lucilla. Sotto gl'imperatori Marc'Aurelio

l'Appia

si

estese

d.iCapua aReggio,

al

cui

e

Comodo, dopo

la

metà

e verso

il

{"ihq

tempo leregioni di ([ua edi làdalFaro erano secondo Strabone quali le notai a Italia. L'imperatore Adriano visitò queste legioni e prima quelle di qua dal Faro, edificò il tempio di Diana in Atino, migliorò tro di
il

di detto secolo,

concorsero ad immergere
i

la Sicilia nel lutto
ze.
il

furori delle pestileo*

Imperando Aurelio Settimio Severo,

porto di Lecce, ristorò l'anfiteaedificò le

campano Bulla divenne famoso condot600 banditi e servi evasi da Roma, e desolò l'intiera Campania colle rutiero di

Capua, ed

pulteria nel Sannio.
visa l'Italia in

mura di ComAvendo Augusto di-

beriee misfatti, deludendo per motto tem-

po

la giustizia

punitiva che alacremente

biò

il

XI regioni, Adriano ne camsistema ed in IV nuovamente la di-

lo perseguitava: tradito dalla fu sorpreso di notte nel in

sua donna,

sonno, e condotto
le

slribnlj ed assoggettò questa regione al

Roma perì
La
i

nell'arena lottando contro

governo d'uno de'iV correttori d' Italia da lui stabiliti, e ne parlai anche a NaroLi Sì di essi, che del riparto delle due
regioni. Visitò poi la Sicilia l'imperatore Adriano, e la colonia di Lilibeo fu da
lui

fiere.

7. 'persecuzione

contro

la

Chiesa

e

nuovi

cristiani del

235

inferocì spe-

cialmente in

Sicilia; così nell'S." del

249,

ove

il

proconsole Tertullosi mostrò degno

esecutore degli editti crudeli dell'imperatore Decio.

dedotta e chiamata Elia Augusta. Nel
s.

A

pontificato di

Alessandro

I,

che pati

il

martirio di
multi
altri,

s.

tale tempo si riferisco il Agata [F.) catanese e di

martirio nel i32, già io Sicilia ciavi uu

uou che resistenza dn'Libd-

I

02
(

S
F.),
i

I

G
se

SIC
ne provarono
i

latici

quali con apparente apostata

felici effetti

j)onevansi in salvo.

Durando ancora

per l'incre-

tali

calaoiilà,il flagello della peste

mietè nuove

vittime per diversi anni, ineominciando dai tempi di C. Vibio Volusiano che fu
associato all'impero
i

della uìedesima, e distruzione del falso cullo del paganesimo. Dopo il fatale

mento

dopo

trasferimento della sede imperiale da Roma a Costantinopoli, Costantino I nel 33 5
divise l'impero tra'suoi figli e nipoti, a ven-

il

2 5i, e visi

aggiunsero terremoti e una novella guerra servile, che espose nel suo corso al saccheggio gli sventurati cittadini. Tuttavia
auìore delle scienze non erasi spento in Sicilia, e facevasi distinguere nel dettare la platonica filosofìa versola metà di detto
1

do

io riportato le sue diveise anteriori e posteriori di visioni a Napoli, Italia,Roma

e Impero: al che l'Italia e
nella

figlio

Costante

I

toccò an-

la Sicilia

colle altre isole, e

secolo Ili ilcelebreProbo,alIa conversazio-

formazione degl'imperi iVOrienleQ Occidente, &à esso restò la Sicilia, e più appartenne all'impero greco d'O-

lardi

ne

del quale

convennero

nel Lilibeo,Hor-

firio e

Piotino dal continente. Un'incur-

sione de'fianchi di Germania danneggiò Siracusa in tempo dell'imperatore Probo, che fu elevato all'impero nel e

come rilevai a Impero. Quanto all'ordinaiDento dell'impero e suddivisioni
riente

operatedaCostantinol,si vogliono derivate per estirpare la potenza del Prefetto di

276,

molti maggiori guai arrecò a tutta la Sicilia il proconsole Pascasio, fiero ministro
degl'imperatori Diocleziano e Massimiano, sotto
il

diRoina, che sua autorità sulle Prefetture d'Italia, potenza che riuscita più volte inestendeva
la

Roma

(/^.),cioè del pretorio

festa agli stessi imperatori, col
le

dividerne

quale fu martirizzata

s.

Ln-

c/(7(A^.) siracusana, e

furonoeseguite ine-

narrabili rapine e violenzeche lo condussero poi in Konia all'estremo supplizio.
JXella

attribuzioni restrinse. Pertanto sottopose tutto l'impero a prefetti pretorii, e

4

diede loro a governare l'Oriente,
le

l'Uliria,

Gallie e l'Italia. Quest'ultima fu divisa

persecuzione di Diocleziano rifulvirtù di
s.

in

XVII

Provincie cioè:

i.

sero

le celesti

Venezia, 2. Emi-

Gennaro

vesco-

vo diljenevenlo,poi spe[;ialissimo patrono di Napoli, ed ebbe mozzato il capo in Poz-

Liguria, 4- Flaminia e Piceno annonario, ^.Tuscia e bria,6 .Piceno suburlia, 3.

Um

bicario, 7.
e

Sangue riparlai di quello suo tanto prodigioso che si venera in Napoli. Conseguirono pure la palma del martirio Proculo diacono di Pozzuoli, Sossio diacono
zuoli: a

Campania, 8. Sicilia, 9. Puglia Calabria, IO. Lucania e Bruzia, i.Alpi
1
i

di IMiseno,

ed

Rezia seconda, I 4- Saunìo, I 5. Valeria, 6. Sardegna, 7. Corsica. E queste furono sottoposte a due
3.
1

Cozie, 12. Rezia prima,

i

i

ss.

Rufo

e

Carponio

della

vicari,

i

quali uno in

Roma,

chiesa di Capua. Per l'abdicazioncdi Diocleziano e del collega Massimiano Erculeo successero nell'impero Costanzo Clo-

l'altro in

Mi-

ro e Galerio nel 3

lano risiedevano, entrambi però dal prefetto d'Italia dipendenti. Le 7 provincia del vicario di Milano furono denominate

5,

che dividendosi

l'i

m-

Provincie d'Italia.
strate dal vicario di
di

Le

altre io

pero,il 2.°ebbe l'Oriente e l'Italia. Il figlio del i.°nel 3o6 successe al padre col
di Costantino! il Gra/?^^'^ che vinto Massenzio in Pioma restò assoluto imperatore

amminiil

Roma

ebbero

nome
:

nome

ed operò quelle magnanime imprese che
registrai a

Provincie Sicbiirbicarie, e furono la Can:pania, l'Elruria e l'Umbria, il Piceno suburbicario, la Sicilia, la Puglia e
la

Calabria,

Roma
il

e in tanti luoghi.

Avendo

nio, la

Costantinol

la Lucania elaBruzia, il SanSardegna, la Corsica e la Valeria.

G/YZ/ir/f, di

venuto cristiano,

ridonalo

Chiesa ne'primi del lVsecoIo,ed accordato a'crisliani il libero
alla

la

pace

a Italia. Delsuddivisioni cui in progresso andò soggetto l'impero romano, e che manle altre

Di tuttociò neparlaianche

esercizio di loro religione,auche in Sicilia

cando

la forza dell'unità

ne affrettò

io scio-

^''C
glimenlo,si

SIC
mezzato. Dolente Alarico
co muri
tli

i53
tanto

può vedere Roma, imieme alle
Sicilia edelle terIN'd

danno

iiotiziedeMominatoridi
re di

retrucedelte nella Brucia, e di ran.mari.
in Cosenza nel 4io, dandogli Scpollura {F.) \ suoi sotto il fiume liiisen-

qua dal Faro.
I

pontificalo di

s.

Anaslasio

e nel

899, per mantenere

la

punii» della fede del concilio di JNicea e e delle cattoliche dottrine, fu tenuto un
concilio in Sicilia da Eustazio e dai deputati degli orientali, che vi convocarono
i

to presso detta città,

che scarica

le

acrpie
si

nel Grati.

I

goti a4.hai.donn..do l'Italia

ritirarono poi nella Sps.gna. Se la Sicilia andò esente dalla gotica invasione d'Alarico,peiò

vescovi dell'isola,innanzi a'quali approla

nel44o

dall'Africa inosseGen-

varono

fede INicena e
i

sostanziale; ed

termine convescovi dierono loro letil

serico co'feroci suoi vandali, s'impossessò

lere conformi a quelle di Liberio. Sotto

per sorpresa del Liliheo, mentre Aurelio Cassiodoro (avo del celebre segretario di

l'imperatore Onorio, che propriamente
fu ili.° d'occidente, e sino dal

Teodoi

ico)

governatore
il

delTis^ola fortifi.

3g5

ces-

co Palermo,

cui memoral)ilea>sedio ter-

sarono pie

in Sicilia le traccie della
si

pagana

minò con
rico

superstizione, e
i

videro chiusi per seratempli degli Dei Palici, che la fa-

gloria, avendo dovuto Genseabbandonar l'impresa e saziar la sua

vola dice fratelli gemelli nati da Giove e dalla ninfa Talia oEtna figlia di Vulca110; di

rabbia colla devastazione de'dintorni. Nella pace poi conclusa dall'imperatore Valenliniaiio

Cerere Eiiuese e
di rifugio a quelli

di

Venere Erila Sicilia

stabilmente
lo
si

Cina. Nelle irruzioni gotiche

fu

luogo
jiare
1

che volleroscam,

cilia

HI con Genserico, ebbe questi il dominio del Lilibeo. Moldiffusero in questo tempo nella Sil'eresie degli Ariani e ót'Ptlagiani

disastri italici

di terraferma

es-

sendo rimasta

immune

da ogni invasio-

ne
te.

e ubbidiente agl'imperatori d'occiden-

ma la fede ortodossa ebbe un vacampione nel vescovo di Lilibeo Pasquannino o Pascasino, a cui scrisse let(/*.),

lente

Alarico re de'goti, dopo essere piombaio su Roma, entrò incontanente nella Campania che manomise, nondimeno Ca-

tera consolatoria Papa s. Leone I, e fa poi suo legato al concilio di Calcedonia.
11

Papa indirizzò

nel
,

Napoli fu risparmiato perche goti progredirono per altra via,saccheggiando Nola in uno alla ricca chieSI

pua

447

un'epistola ai

resse, e

vescovi di Sicilia

i

quale contiene alcune cose appartenenti a'sagri riti, come
la

del

sebbene solevano rispettare le chiese cattoliche ad onta che fossero ariani, abbattevano però templi e gh altari del paganesimo. Scorsa e devas.

sa di

Felice,

Pasqua
do

tempo solenne pel battesimo,cioè nella e Pentecoste, e non nell'Epifania
s.

com'essi aveano cominciato a fare seconl'uso della chieda africana. Inoltre
1

i

stala

h più parte della Campania, entrò Alarico nella Lucania, donde passato ad
occupare
la

Leone comandò a'vescovi di Sicilia che ogni anno Ire di loro sì recassero in Ro-

ma

al

sinodo, secondo l'antica osservan-

Bruzia sotto

le
i

mura
goti

di

Reg-

za in vigore nella chiesa

romana

di ce-

gio

SI

arrestò. Divisavano
il

d'impa-

lebrar due volte l'anno
scovi d'Italia.

il

concilio co' ve-

dionirsene per agevchn-e
11.

loro passaggio

Avendo

l'imperatrice

Eul'a-

Sicilia,poichè

aveano bisogno d'abbon1

dossia, per vendicarsi di

Massimo che

danfi granaglie.

goti per la resistenza di

vea obbligata a sposarlo, chiamato
sii

in Ita-

Beggio posero campo

nelle adiacenti ter-

liaGensericorede'vandali,dopoaverque.
nel

re lungo le rive del mare.

Per

l'

intemnavi

455presoecon
la

lenta e ordinata fé-

pene

del

tempo tentarono

Io stretto di

n;cia saccheggiata
„ell,,

Roma,

dilatandosi poi

Messina,

ma

per

la sottigliezza delle

Campania
Mola

desolò, pose a

più volle furono sparpagliati dal vento, e pei molli uaufragi l'eseicilo fu quasi di-

a fuoco la ricca e sontuosa
tè iu
lo spoglio

che

vi

ruba e Capua, ripeaveauo fallo

i54
i

SIC
con
tli

SIC
il

barbaro uso lie'vnndali tutlo distruggendo, onde Linlertio divenne un mucchio di pietre. Un anno dopo saccheggiarono la Sicilia, e digoti,

più secondo

tore,

come ministro

e segretario di

Teo-

dorico, ottennero, in vece di denaro, di

somministrare derrate. Napoli, Nola e Siponto sperimentarono le munificenze
di

scesi
ti

nellaBruzia atterrarono
illustri delle

i

monumen-

Teodorico: bensì come Oiloacre conla 3.^

più

nobilissime città italo-

cesse

parte de' campi a'suoi militi,

greclie e principalmente di Reggio,
cri
,

Crotone e

LoTurio. Abbruciarono gli
gli abitanti,

senza pregiudizio generale perla grande

abbondanza

in cui

vivevano allora

le

po-

edifizi,

ammazzarono
i

ed ab-

polazioni. Al principio della gotica

batterono
e di
dali

famosi templi di Froserpina

nazione posti
tori,

i

siciliani fra

domidue dominainil

Giunone Lacinia. Le scorrerie de'vau-

meglio stimarono di cedere alle

continuarono a più riprese lungo le coste sicule, e bencliè il conte Marcellino
fosse inviato dall'imperator d'occidente

feinuazioni deiresimioCassiodoro,

di cui

avo avea
tori
,

già retto l'isola per gl'impera-

e

si

dierono nel medesimo anno a

Maggiorano a guarentire possedimenti romani, le sue vittorie nuu valsero a far
i

re Teodorico, senza che alcuna

commo-

zione cagionasse
i

tal

mutamento. Quindi

cessare

il

timore. Vi accorse poi l'armata
di

vandali furono cacciati dal Lilibeoche

poderosa
te,

Leone
le

I

imperatore d'orien-

solo conservavano, cioè

dopo

la

morte

di

ma

per

dissensioni e gelosie di Re-

Tcodorico e per
lalarico,
strogoti.
to re

le

aitni dell.» sua figlia

cimero e di Basilisco che la comandavano, venne il navile incendialo dai vandali e vi perì lo stesso conte Marcellino.

regina Aoialasiinta, pel proprio figlio A-

onde

tutta l'isola ubbidì agli o-

Ma cedendo la gotica fortuna sotal valore di Celisario ca1 imperatore d'oarmi greche in Sici-

Quindi

la Sicilia restò in

parte soggetta
(/-".)

Teodato

a' vandali,

finché

gli

Oslrogoii

nel

pitano di Giustiniano
riente, prevulsero le
lia,

493 non pervennero a
i>eiina[f\)\[

distruggere in Rail

regno dell'erulo Odoacre,

e

dopo
in

lo

sbarco di quel duce nel

535

quale avea disciolto l'impero d'occidente
e confinato Augustolo ultimo imperatore nel castello Lucullano o dell'Ovo, altri

Catania, Palermo Messina eSiracusa ven-

nero

breve

in

suo potere,entrando nel-

l'ultima in trionfo. Quindi Belisarioa ven-

dissero in

Pozzuoli, estendendo
nel continente.
strogoti fu
il

una piccola teira vicino a la sua dominazione

Re

e condottiero degli oil

celebre Teodorico,

quale

do con olio Eurimoiulo generale de'goti, prima di passare sul continente, senza Irar spada entrò in Reggio e vi ricevè gli omaggi di tutte le altre città della Briizia.
Procede con cautela per
alla volta della

allevato nel la cor te diCostaulinopoIi, colto

e d'aniuìogrande, ristorò

le

regioni di ter-

raferma da'patiti

eccidii,

mercio, l'agricolturae

l'arti,

rianimò il comenonostante
fe-

Campania, e le greche flotte lo accompagnavano lungo le coste. Oiuuse alLi vista
di Napoli,

ma

gli

abitanti

gli

chiusero

le

che professasse gli errori degli ariani, concesse agl'italiani libero esercizio della

porte e fecero mostra di volersi difendere,

comechè
strogoti,

de cattolica.
gi,

Emanò

Teodorico sagge

leg-

atTezionati al governo degli oed un loro presidio ne guardal'

compendiando

la

romana

giurispru-

va

la

rocca. Belisario vi pose
il

assedio

,

denza; all'auticlie magistrature aggiunse
i

tioncò

u)agnifico acqueilolto

d'Augui

Colili, a'quali fu

commessa

la civile

am-

sto per assetarla, e

per esso insinuatisi

uiinislrazione,ed erano di
1.°

l'ebbero

iN'apoli e

due ordini; del Siracusa, Ogni citi

suoi, dato
al

un

assalto generale l'espugnò,
a

modo detto
il

NàPOLi,con furore. L'in-

tà fu

obbligata ad annuo tributo;
i

lu-

tera

Campania piegò

cani però e

bruzi, in grazia del celebre

e tranne

al giogo imperiale, Sanuio,le altre provincie ne

Casslodoro

di Squillace stato loro Gorrel-

imitarono l'esempio, marciando Belisario

SIC
alla liberazione dì

SIC
il

i

ì)^)

Bonin, dopo

quale

la Sicilia;

poscia nel

conquisto s'impadronì pure delSaiuiio. ili-

vincie che oggi

553 tulle le procompongono il reame di
divennero stabihaente

chiamalo per gelosia o per timore clieainbisse lo scelU'o italico, Belisaiio lasciò le

Napoli e

Sicilia

suddite e tributarie dell'ini pero greco. Calò in Italia a suggestione de'goti

sne conquiste nel 54o, né tardò a profittarne
il

un

eser-

celebre re goto Totila, che Ira-

versata la

Campania

riacquistò

la

Cala-

bria e
nel

la

Puglia, assediò e prese Benevento
di Cu(Tia,e

alemanni, e si gettò sulle Provincie napoletanejma presto Narsete li combattè e compiutamente sconcito di fianchi e di
fisse

543, s'impadronì

per fame

nel 554-

Tornò

(juindi l'isola a rein Siracusa

Nel poli, a fronte degli sforzi de'grecijsi

mo-

spirare, e nel
gilio
il

5^^ morì

Vi-

mura. Ricuperò la Puglia e la Calabria, meno OIranto, Tornato Belisario cominciò una
strò
le

umano, ma ne diroccò

reduce da Costantinopoli. Narsete o

successore

cato di

Longino istituirono l'esarRavenna (^.), onde l'esarca gopenisola per gl'imperalori greci,
civile le cillù

lenta e distrutti va guerra che tra vagì io per
niolti

vernò
e con

la

anni

la

contrastata penisola. Pro-

nuovo ordinamento

strala la fortuna de'goti ue'campi di
glia, Belisario ritolse loro

Puve-

Roma; ma
gli

furono affidate al governo dc'Z>i7tvf (f^-), come Gaeta, Napoli, Sorrento, Amalfi. Calali
i

dendo ritardare
poli,

i

soccorsi

da Costantinofu sur-

Longobardi

(^'.) in Italia, nel 5^'6
i

ottenne di ritornarvi e
il

rogato

celebre Narsete,il quale nel
vi

vinse Totila che
di (|ueslo

perde

la vita.

553 Prima

fondarono un nuovo regno, onde profughi italiani ebbero un asilo in Sicilia. Ubbidirono siculi pacificamente agl'imvi
i

tempo Messina ebbe guasto da Manuca corsaro slavo che 1' abbundonò al saccheggio, e die morte a s. Placido

peratori greci,ed intanto

la

chiesa

romana

cominciòad aver non solamentencH'isola,

ma in diverse provinciedi terraferma possessioni.

monaco
suoi

e abbate benedettino ed a vari

Narrai a Patrimoni DELLA s.Sede,
s. Gregorio I del anche in Sicilia, iu Palermo, al governo e custo-

compagni

Vigilio erasi
ciliare

54G. In quesloPapa recato in JMessina per con
versoi!
I

che già essa a tenipo

di

59oneavea
Siracusa, in

de'piiigui

con Giustiniano
fi\

l'aHlue de' 71 e

Capitoli,

trattenne per

due anni

nell'i-

dia de' quali

i

solaj dalla quale spedì a
militari,

Roma

soccorsi

devoli ministri,

Papi spedivano ragguar<:///è//,J0/7 e reiteri, e «-

sebbene
la

inefficaci, per

difenderla

pocrisari, non solo ad esercitarvi quelle

dal goto re Totila. Questo re vincitore, po-

prerogative e giurisdizioni che riportai a
tale articolo, colle notizie successive e ri-

co dopo

partenza del Papa per Costan-

tinopoli, eOfettuò in

Messina

lo

sbarco, e

guardanti
regolare
i

i

medesimi,

ma

eziandio per

leniate indarno Siracusa e Palermo, ab-

concilii e giudicare le

cause dei

bandonò l'isola intimorito dall'avvicinarsi
il

vescovi e de'Ioro sagri u)inisui;ed a Na-

generale Arlabano che rimpiazzò eoa

poli raccontai

i

patrimoni che

la

s.Sede
nel-

fresca

armata orientale

l'altro

greco ca-

già possedeva all'epoca di detto
le

Papa
il I

pitano Liberio. Altri
potere, e

storici

invece nar-

Provincie che poi formarono
s.

suo resi

rano, che Totila ridusse la Sicilia in suo
la

gno. Dalle lettere di

Gregorio

ri-

pessima condotta tenuta dai
queste e
al-

leva l'estensione de'patrimoui che la chiesa

greci accelerò la perdita di
tre provincie ricuperate

da

Belisario.

Che

sola,

romana avea in Sicilia e sparsi nell'icome in Siracusa, Catania, Girgenti,
a quegli

Totila nel 549,dopo avere ripresoRoma,
invase di nuovo
di Reggio.
la Sicilia e
I

Taormina, Leooliui, Palermo, Melazzo,
Messina e Melilo. Di poi
ni
si

s'impudronì

patrimo-

Ma Giustiniano

nel

552 mane-

dò, come

dissi, in Italia

con furmidabilc

riunirono nelle ragioni della chiesa romana quelli cospicui che vi possedeva la
chiesa di

surcilo Nai'6ele,ii quale ritolse

pure

a'goli

Ravenna.

Il

detto Papa colle ani-

i56
pie liccliezze che
glia

SIC
la

SIC
ce attentato dell'orgoglioso Giovanni
il

sua nobilissima famivi

possedeva in Sicilia

fondò 6 mona-

Digiunatore, cotne a vescovo soggetto alla
s.

steri.
I e

A Celibato
li

ricordai

come

s.

Leone
l'osser-

Pelagio

ne aveano ordinalo
di Sicilia;

ca, e

Sede,che noi riconosceva per patriarnon poteva in verun conto conveil

vanza a'suddiaconi
rio
I

ma S.Grego-

nirgli
cilità

titolo

Ól'

Ecumenico. Con
le

pari fa-

za

propugnando anche kii la continende' chierici, nondimeno ai suddiaconi
permise
di

si

spedì della 2.' opposizione, facen-

do toccar con mano, che
ecclesiastiche nella chiesa

consuetudini
osser-

di Sicilia

non separarsi dalle

lo-

romana

ro mogli, col patto espresso che non prenilessero l'ordine sagro,

vate, e da se nella

nuova compilazione,
in altra for-

come

rilevasi dal-

o assolutamente troncate o

V Epì'it. 42 e 44 ^^^^ scrisse a Pietro suddiacono di Sicilia; ordinando inoltre che

ma

disposte,

non erano altrimenti venu-

ninno per l'avvenire fosse unto suddiacono, se prima non faceva al vescovo voto (li continenza. Da un'altra lettera di s. Gregorio I, scritta nel ."Tigq a Giovanni vescovo
di Siracusa, si raccoglie

te a'romani da'greci, come gli accusatori francamente asserivano, ma o altronde

derivate, o usate da'

romani con metodi
il

diversi da quelli. Concluse, che senza of»
fesa del rito greco, e senza

menomo

li-

che

i

sicilia-

more
dendo

d'

incontrar
tali riti

la

loro censura, avea

ni s'erano tani' oltre lasciati tiaspoitare

potutodi

altrimenti disporre. Ren-

da ll'anioi'e del le greche costo ina nze,che si fecero lecito di declamare altamente conIro alcune sue disposizioni, quasi fossero
dirette a deprimere
la

indi risposta a ciascun articulo in
gli

particolare che

era stalo opposto, di-

ce ini." luogo gloriarsi la chiesa

chiesa orientale. Si
il

na

di

aver adottalo da que'la

di

romaGeru-

dolsero
lii

in

1° luogo che

Papa vibrando
il

soa autorevole censura contro

titolo

salemme, non già dalla greca, fin da'lempi di s. Girolamo, \\cai\\o(\tì\\' Allelitja. Essere slate destinale a'suddiaconi
le

di Ecuriitiiico, ni
il

eh erasi attribuito GiovanDigiunalore vescovo di Costantinos.

pro-

prie divise da' suoi predecessori per or-

poli, e per cui
di Sen'iis

Gregorio

I

uso

il

titolo

namento
liani la

delle loro persone nel ministesici-

servorurn Dei
la
I. "aggiunsero

(^^.),

avesse vo-

ro dell'altare; e che conoscendone!

luto abbattere

dignità di quel trono.
il

maggior convenienza

e

il

decoro,

A questo

2.°capo

di

que-

nuova conipilazione ch'egli fece del SiJgrainenlario (/'.) Gelasiano. Avendo il Papa con l'instancal)ile sua diligenza ridotti a un sol volume molti libri compresi sotto tal denorele, dedotte dalla

ayeano assegnalo a'suddiaconi delle loro romana, propri abiti ecclesiastici. Che il Kyrie eleison canlavasi nella romana chiesa in una maniera assai differente dalla greca, menchiese, a somiglianza della
i

ile tra'greci

il

solo

Kyrie

eleison, e dal

minazione, e
credettero

risecati e

mutali alcuni
in (piesta

riti

solo popolo

si

recitava; Ira'lalini dal poil

fino allora osservali nella chiesa
i

romana,
nuorovescia-

polo e dal clero

Kyrie

col Christe e-

siciliani

che
di

leisoii piti volte ripetevasi. In fine, ferir^i

pro-

va opera avesse preso

mira

il

l'orazione domenicale sopra l'Eu-

mento
lesse
gio.
il

de'riti e

costumanze derivate già
il

caristia da' latini per tradizione apostolica,

alla chiesa Ialina dalla greca, di cui vo-

e

non altrimenti per tradizione
:

lo-

santo oscurarne
i

lustro e

il

pre-

ro discesa da'greci

ne

recitarsi la

medal
I,

Ma clamori de'siciliani furono solamente valevoli ad esercitar la soderenza, non già a disarmare del suo coraggio
il

desima

da'Iaici,

come

tra questi,
s.

ma

solo sacerdote.

Concluse

Gregorio

che

gran Pontefice. Presa questi

la

pen-

na, fece loro primieramente conoscere,

sebbene la chiesa romana non abbia camminato dietro la greca, né abbia da essa adottato r riti de'quali si tratta, era non-

che bea a ragione a vea

resistito all'auda-

dimeno

iu tale disposizione,

che non a-

'

SIC
vrelilie

SIC
ti,

1

57

sdegnato

di calcare le vestigia di

riporti questi

con nuove modificazio-

essa, e di t|iialunqiic altra chiesa

con

i-

ni,

non

piìi in diocesi,

ma

in

grandi pro-

Diitar que'rili

die

alti fossero a

risv^Iiar

nelTatiiiDO de'popoli la pietà, e a conciliare al culto divino nia""ior

stima e ve-

In l'j temi furono divise le provincie dell'Asia, e in 12 quelle d'Europa. La Sicilia e le città

vincie che

denominò Temi.

nerazione.

Non avrebbero
I

i

siciliani ac-

di

Reggio, Gerace,
altri

s.

Severina, Cotrone
e della

cusatori di S.Gregorio

sostenuto con tanla
le

e

luoghi della

Magna Grecia
il

to fasto e con tanta, superbia
del trono di Costantinopoli, e

dignità

Bruzia costituirono
1

i.°

tema europeo.

preio-

ducati di Gaeta, di Napoli, di Sorren-

galive della chiesa greca, se

non avessero

to, di Amalfi, di Otranto, di Gallipoli,
di

trovalo un forte appoggio di quella corte, Convien dunque dire, non essere stati siciliani, quali furono sempre mai venei

Taranto,

di Brindisi e

d'Oria con

altri

siti

della Puglia e dell'antica Calabria
1'

ne

composero
e nel loro

ir." Stabilitasi

la

potenza

ratori delle disposizioni pontincie,roa greci

de' longobardi nel ducato di Benevento,

orientali coloro,
s.

i

quali
I,

alz.ila

bandiera

dominio essendo venuta
ancora
di

la

Pu-

contro a

Gregorio
con

con frivole e va-

glia, trasferirono

alle stesse terre

ne

sottigliezze e

somma audacia, semdopo
sotto
vi

pugliesi

il

nome

Longobardia o Loni'

bravanod'insultarla chiesa romana. Perciò e per

Z'/7rr/(V7(A''.),la

quale vennecontrassegnata

quanto

dissi in principio,

che
il

la Sicilia

era ritornata nel
il

553

dominio

de' greci,

dialetto greco

fu ripreso, ed

almeno

nelle primarieciltà

sedi de'pretori greci, qualche chiesa del

loro rito
il

vi

fu

certamente

stabilita,
i

dove

magistrato,

gli ufiìziali e

ministri o-

rientali avessero la libertà di esercitarsi

nome di minore, in rapporto dell'alche costituiva il regno d'Italia, e che sino a' giorni nostri ne ha conservalo il nome. A Longobardi riportai la serie e le gesta de' re longobardi e de' duchi di Benevento; e siccome re longobardi fecero la loro ordinaria residenza in Pavia, in quest'articolo ne riparlai. L'imperatocol
tra
i

negli ulFici di pietà
to. I

secondo

il

proprio

ri-

re Costante

11

eretico monotelila nel

G^3
f,

longobardi istituirono nelle loro

amdu-

fece arrestare in
lo fece

Roma Papa
a
altri

s.

Martino

pie conquiste d' Italia innumerabili
cati, tra'quali

condurre

Messina, da dove salpò

quello di Spoleto (/^.)che

per Costantinopoli,
to di
lo

dicono dal por-

comprese una parte degli attuali Abruzzi; quello di Benevento ( f.) ^com^o'^Xo *\^\\di maggior parte delle provincie di Campania, Sannio e Lucania però longobardi non pervennero a occupare ducati di Gaeta, Napoli, Sorrento e Amalfi,
:
i
i

Misenoj

fu bens'i in più isole, e poi

confinò a morire fra gii stenti iuTracia. L'indegno piiiicipe,dopo essersi macchiato per ingiusti sospetti nel fralerno san-

gue, tentò di trasferire in Siracusa

la se-

de

dell'

impero, passandovi colla sua faresto d'Italia

comechè
le flotte
i

maritticni e perciòsostenuti dal-

miglia e corte. Maturava
stare
il

greche. Sul finire del

VI

secolo

greci

possedevano ancora molte terre
al

nella Lucania, nell'antica Calabria e nella

Bruzia, tenendovi
lari

reggimento partico-

egli di conquiche possedevano i longobardi, ma tal progetto mai eseguito serv") solo di prelesto a gravare di enormi contribuzioni miseri siciliani. Tutto
i

governatori. Parecchie altre ne con-

l'apparato di Costante

II si

ridus>ead una

quistarono
ritano di
città di

longobardi, e tra esse meessere notate le ragguardevoli
i ,

escursione nella Puglia, ©ve s'impadronì per assalto di Lucerà, e barbai amenle la rovinò,onde superstiti abitanti edificaronoLesina; ed al vano tentativo di occupai

Oria, Taranto, Gallipoli, Brindisi, Rossano, Cotrone, s. Severina,
Biui
GeraceePitiggio. Giova osservare che l'imgli

re Benevento nel

pero greco riformando

ampli suoi

sta-

fìfJS, validamente difeso daR.omualdo,finchèGrimoaldQrede'lon-

158
gol)ar(li

SIC
vento suo

SIC
figlio, a lui
li

suo patire con porìcroso «occorso olìbligò l'imperatore con fremenria sconfìllo ;ì iiparaie in Napoli, che rapinose-

manclò. PLOmual-

do

l'accolse
le

feudo

benignamente e concesse in città di Sepino d' Iseinia e di
,

condo suo costume delle piti pregiale cose, come avea fatto inRon)a,e tutto il suo l)ottino cadde poi in mano de' saiaceni. Egliavea segnalaloil suoarrivouellaPuglia

Boiano, co'Ioro
presso a poco
di INIolise
:

territorii,

il

che formarono contado e ora provincia
il

così

ebbe origine

contado

di Molise.

Dopo uo
il

secolo altri bulgari

Celia,
to,

con saccheggiare orribilmente Oria, Conversano. Monopoli, Bari, Siponil

loro

si

unirono, e conservando lecostiipatrie, e

manze

linguaggio d'un latino
distinsero dalle

compreso
si

santuario di

s.

Michele:

barbaro

e rozzo, senza framezzarsi in pasi

ridusse inabitabileQuintodecimo,pei'Cui
r

rentele cogl' indigeni,

cittadini

ricovrarono in Acquaputriil

altre popolazioni. Gli albanesi

che vivo-

da. In fine traversato
li

Faro, Costante
sua di-

no oggidì inCaiabriae
somigliante idea
dell'

in

Puglia offrono

passò in Siracusa, e
Ivi

vi stabilì la

isolamento di vita

mora.

coH'usata sua tirannia martoi

conservato da qurgli stianieri.Versoquesto

riando eccessivamente
citò alla rivolta,
tieri alla sorte di

siracusani
essi

li

ec-

tempo
HI
a

rinunziando

volon-

lino

veder traslocata l'im-

teliti,

si rivolse l'imperatore Costancombattere l'eresia de'monosecondalo da Papa s. Agatone sici-

perial sede nella patria !oro;efiironoquesti gli

liano(per tale
tori e
la

lo

sostengono quegli scrit-

ultimi sforzi degl'imperatori greci

quelle opere citate da Novaes nel-

per ricuperare questa parte d'Italia. Per

sua Sloria), nel qual

tempo

era pa-

congiura poi ordita dall'armeno iMe/ezio,

triarca d'Antiochia l'altro siciliano
fané. Nel

Teo-

venne da Andrea

figlio dell'ufì^iciale

682

ali." successe nel pontifi-

Troilo ucciso l'imperatore nel bagnocon

calo ilconnazionales.Leonell;epiù tardi
nel

un secchio scaricatogli sul capoa'i5 luglie 668, e le legioni orientali gridai ono
imperatore Mezezio
stesso,
il

686 fuPapaConone, erroneamente da
notai che fu biasimalo per avere esalta-

alcuni creduto siciliano, ed alla sua biografla

quale però

investito dall'esarca di Piavenna

Teodo-

toalla seded'Anliochiail sicilianoCostan-

ro,dovè rinchiudersi in Siracusa chevenne tosto assediala, e fu spento dagli stessi

tino,rettoredellas. Sedein Sicilia

(la serie

de'patriarchi d'/^«^/oc/t/rt la riportai a Sieia).

suoi soldati,

rimanendo Costantino

111

Bensì siciliano fu

s.

Sergio

I

che

gli

Pogonato, sopravvenuto personalmente nell'isola, padrone dell'impero. Ii^rtrace??/(/'^.) arabi che verso il 660 aveano cociincialoa fare incursioni sull'isola, riap-

successe nel 687. Invitalo

Papa Costan11

lino dall'imperatore Giustiniano

inCo-

slanlinopoli,nel 7 io passò in Otranto, indi inSicilia, donde nell'anno seguente parfi

parvero allora,

col pretesto di

vendicar
le

la

per

la

dttta metropoli, ricevendo dap-

morte

di

Mezezio, a molestar

costasi-

pertultosontuosi trattamenti. Nely i8Sergio governatore di Sicilia proclamò im-

cnle, e con

maggior audacia
islrage.

nel

669

pe-

netrarono

in Siracusa, cui

diedero ad or-

lendosacco con
cordo
fu

Seguì però lapare Griin

peratore Basilio e fu riconosciuto dalle milizie, e dalle dipendenze che il greco im-

cedi questi barbari coirimperatore,erac-

pero avea
midahile
lo,

in Italia;

ma giunta in Sicilia for-

comune

alla

Sicilia.

Il

flotta

greca comandata da Pao-

moaldo avendo
I

accolto nel

670

Pavia

avventuriere Alczeco bulgaro con gran
de'suoi, ne accettò gli offerti seril

to, e

Sergio e Basilio fuggironoin Benevenil duca li consegnò a Paolo, che pora Costantinopoli ne fu fallo crudele

numero
vigi.

tatili

Memoie

re dell'ultima guerra dei

scempio.
Nel pontificalo di cominciato nel7 i 5,e
s.

greci, e

considerando che questi bulgari
olili al

Gregorio

lì,

in-

polesseio riuscire

duca

di

Bene-

di cui riparlala

Ro-

SIC
MA per
da
lui,

SIC
ronn
in
la
III

''^Q

la

sovranità pontificia nri^innfn

loro affluenza finche nel secolo XI,

l'iraperatore

Leone

Y Isanrico

pergli acquisti

de'normanni sopra de'greci

nella sua malv;igilà prese a sostenere gì"/-

conoclasù
ni

(Z''.)

che rabbiosamente
il

si

sca-

Puglia eCalabria, decaddero dalla giurisdizione delle chiese tolte al Papa, il quale

gliarono contro

cullo delle

s.

Immagi-

ne riassunse

il

[F .)

e contro
i

i

veneratori di esse, on-

di

consagrarne

i

vescovi

governo, con autorità anzi prima di
;

de anche basiliani stabiliti in Sicilia furono segno alle loro crudeli persecuzioni. II cardinal Stefano Borgia, Difesa del domili IO temporale della Sede apostolica neU
le

talereslituzione degli antichissimi diritti,
i

Papi

li

aveano continuali

a esercitare,

con l'erezione che fecero prima degli acquisii de'normanni delle metropoli di DevcK'ento,

due Sicilie, in riiposiaalle
i

scrilture pubi
.

Capua
la

e Salerno. Oltre a ciò

il

blicale in contrario,

Roma 79

a p. ^.-zo
i\e\\' fi-

dottissimo Bolgia dimostra, che Pasquale
1 1

narra e prova

:

Che

oltre le chiese

attribuì

gloria a

Uria, anche rpielle della Puglia, Calabria

do

e al fratello conte
i

Roberto GuiscarRuggiero, d'aver

e

Sicilia nel secolo

Vili, per

le

note vio-

fatto respirare

Papi dalle passate cala-

lenze diLeone III r/?rt«r/coede'grecisuoi
successori,
si

sottrassero dall'ubbidienza

mità, e di averli rimessi nell'esercizio del diritto metropolitico sopra que' vescovi.

del

sommo

Pontefice loro antichissin)o
si

metropolitano, e

assoggettarono
il

al

pa-

triarca di Costantinopoli,

quale

vi stabilì

metropolitani, arcivescovi e vescovi. Pochi essendo
i

prelati,

che non furono presi

Confutò pure Dragonetti, che adottando l'errore diLupo, allribuì l'accennata gloria al re Guglielmo il Malo nella convenzione con Adriano IV. A ncheilRodolà, ollreqiianto glàdi analogo riportai di soI

di grado e di onore pe' nuovi titoli che si promettevano per opera d'Anastasio, che ì'Isaurico avea intruso nella sede di Costanlinopnli in luogo dell'espidso patiiaica s. Germa-

dall'ambizione di crescere

pra, par. t, p. Sa, racconta altrettanto e con più diffusione, dicendo come l'empio Leone III Vlsaurico vomitando il suo furore contro la romana chiesa, fece piomi

bare

il

suo sdegno sopra

il

capo

di leiicon

ad un tratto furono quelle chiese usurpate al Papa, ma secondochè
no.
tutte

Non

ispogliarla de'
stati

Patrimoni e de' vescovati giàda'primi secoli di sua dipendenza,
di

prevalse

la forza, parte

da Anastasio e parin

e

non lasciava

abbattere nel lempostesla

te dai suoi successori.

Cadde

questa rete
ri-

so con pubblici editti
te

fede, furiosaiuen-

anche Sergio vescovo di Napoli, ma presoda S.Gregorio III, fu obbligatoa
porre
la

de-

imperversandocontro l'adorazione del-' les. immagini e contro le reliquie de'santi.

vanità del titolo d' arcivescovo

Alle stravaganze di lui inorridirono le

odertogli da Anastasio: non però l'imita-

vaste regioni d'oriente, vescovi,
i

dove

tra gli altri

rono

gli

ambiziosi vescovi della Calabiia
i

tre patriarchi d'Antiochia,

d'A-

e de'la Puglia,

quali per

la

soverchia

lessandria e di

Gerusalemme, adunato un

cupidigia d'onore e per l'eccessiva
di titoli,
si

brama
di vi-

concilio,coridannaron() di

comune consenpatriarca

resero schiavi de'pntriarchi di
si

so e

animo concorde
Il

l'orgoglio della sor-

Costantinopoli, e

contentarono

gente eresia.
(Il

solo Anastasio

vere sotto l'ombra di loro autorità. Fu-

Costantinopoli, tratto dall'atnbizione

rono
il

solleciti

i

Papi successori a ripetere
specialmente Adriano
inutilmente, perchè
i

di

governale e rendutosi schiavo della voi

mal

tolto, e
I;

I

e

lontà dell'imperatore, secondo
disegni,
sti

rei

suoi

s.

IN'icolò

ma

pa-

come gonfaloniere

degl'iconocla-

triarchi di Costantinopoli seppero stabi-

s'intruse con l'autorità di lui nella sede

anche per legge imperiale, e precipuamente per quella di Leone "VI il Filirvisi

/o-o/ò,proraulgataneir887,evicontinua-

in luogo di s. Germano, che n'era stalo caccialo. Questo uomo assai perverso ad eseguirle più empieedif-

diCostantinopoli

ifio
fu:ì\i

SIC
imprese, benché fosse slnto privalo

SIC
dosi sedurre dalle temporali prosperila,

da

s.

Gregorio

Cliiesa,

li della comunione della avendo nondinieno pro|)izia alle

e abbagliare
dezze,
la

daHumo

dell'umane graii-

loro dignità

misurando seconresero schiavi dei
i

sue inlra[)rese

la

corte e

il

principe,

si

pò-

do

l'aaipiezza e lo splendore delle città,
si

se a spogliar le chiese dell'iinuiagini dei
santi,e abbatterle

per circa 3oo anni
gi'eci,

dappei tutto

in oriente,

tradirono

la

giustizia e tutti

loro

facendo di esse una lagrimevole strade,
Si valse in quest'occasione lo scaltro patriarca per accrescere e dilatare
rifa della
I'

doveri, e siallontanarono dall'ubbidienza

e dall'adezione ond'erano alla chiesa lo-

auto-

mana debitori. Gli scaltri
stantinopoli,

patiiarchi diCotratto usui--

suasede,conformeavevanopra-

non

tutte

ad un

ticato di

tempo
si

in

tempo

i

suoi predeces-

parono

tali

chiese,

ma

pian piano, dando
il

sori.i quali nelle

più calamitose procelle
fa-

a'Ioro prelati, secondo

solito fasto dei

della Chiesa

sono studiati sorgere

greci, il risplendenteespecio«otitolod'/d?r-

stosi nell'acquisto di

nuove

sedi e nell'e-

cfVe^roi'OjOrdinariamenle per sola distiazione d'onore e maggior prerogativa so-

serciziodi piìi

ampia

giurisdizione, sulla

misera depressione

di altri prelati. Inese-

pia

gli altri

vescovi della provincia,

non
il

cuzione dell'editto imperiale aveiulo privato la sede romana delle chiede dell'Illirico, del

già autorità e potestà alcuna, non aven-

do

a se soggetti

i

sulTraganei.

Quindi

nuovo

e vecchio Epiro, delln

dotto Piodotà passa a fissare le epoche dei-

la

Macedonia, dell' Acaia, della I\fesia e delDardania, ebbe l'ardimento di oscurare più da vicino la gloria del sommo
Pontefice. Allontanò dall'ubbidienza di
lui le chiese

l'innalzamento
la Sicilia, nella
la

di

ciascuna catletirale nelal-

Puglia, nella Calabria,

dignità metropolitana e arcivescovile.
di

o

semplice onore o con autorità sopra
sutfraganee, ragionandosepatali

suburbicarie, eh' erano

gli

le inferiori

statidella Sicilia, della
glia,i quali in

CalabriaedcllaPuriguardo al dominio tempo111.

ratamentedi

chiese, l'ordinazione dei

pastori delle quali fu usurpata dai boriosi

rale riconoscevano per loro sovrano l'im-

patriarchi di Costantinopoli, che per de-

peratore Leone
scovi

Si servi di alcuni ve-

primerela chiesa romana inventarono
sbarre, perchè

la

come

di vili ministri delle

sue cu-

Crorfi di Patriarca {f.)tv{ivev>a[a dì p\ìi
i

pidigie e de'suoi ambiziosi escellerati disegni.

Papi l'usavano com'è in
i

Da

questo infàusto sconvolgimento
di

natura.

Che commossi

sommi

Pontefici
si

nacquero nelle provincie

Napoli

e di
la

da giusto sdegno contro de' greci per

Sicilia notabilissime variazioni,

per

nuova dipendenza
vili

di quelle sedi vescosì

prepotente tiranniaesfacciata usurpazione delle sedi vescovili, tanto dell'lllirio,

dal greoo patriarca,

per cagione del

che delle provincie
labria,

di Sicilia,

Puglia e Cae dola res.

greco rilocheabbracciarono,e fìnalmente pe'gravissimi disordini

non ommisero rimostranze

da cui furono

glianze cogl' imperatori greci per
sliluzione in

defoi mate.
lo studio
artifizi,

Ma

quanta

fu la

premura e

uno

ai

Patrimoni della
I

impiegato da Anastasio ne'suoi per trarre a se la benevolenza dei

Sede da questi usurpati
Nicolò
i,

nel "j^o e attri-

buiti al fisco imperiale, comeAdriano

es.

prelati delle chiese della Sicilia, della

Pu-

massime

della sede di

Siracusa

gliaedella Calabria,

i

quali erano avvezzi

(^'.), al cui

esempio avrebbero cedutogli

a riconosceie per loro
polizia ecclesiastica
il

moderatore

nella

altri vescovi di Sicilia,

romano

Pontefice,

ed ancheperessersi mostrata più altiera e nemica della ro-

non è

facile

di

il potersi esprimere. Li colgrandi onori e prerogative, con-

mana.
ci

Come

le chiese della Sicilia,

Pu-

glia e Calaliria,

per

le costituzioni

de'gre-

forme

al

genio ventoso
I

e

ambizioso della

greca nazione.

vescovi italiani lasciau-

pendenti dal liono ecclesiastico

imperatori rimasero stabilmente didi Costan-

SIC
linnpoli, e della niostiiiosa nulorilà usur-

SIC
perchè erano più
sa

ir,t

inclinati al rilodell.i chie-

pata da que'soviarii nel regolamciUn della
disciplina ecclesiastica Degli nllei'iori piogiessi de'patriarchi di Coslanlinopoli nel

romana, che
il

della greca.

I

normanni

nel restituire

rito latino alle chiese, aslatini que'greci del-

soggettarono «'vescovi
le loro diocesi,
i

secolo

X

sull'esercizio
la

risdizione sopra

deirusmpata giuchiese di Puglia e Ca-

quali continuavano a vi-

labria. De' risentimenti de' Fapi contro

vere ne'rili orientali. Di più dichiararono dipendenti da' vescovi Ialini monasteri
i

l'usurpazioni degl'iuiperutori greci e dei
patriarchi diCostan ti nopoli.De'nocu menti

greci, a'quali concessero l'esenzione dalla

legge diocesana, non già dalla legge di giurisdizione.
Il

da questi recati

alle chiese della

Puglia

Rodotà confuta
3Ialo
la

1'

errore di

e della Calabria.

Che

il

cehbato de' sa-

quegli scrittori,! quali attribuirono a re

cerdoti latini rimase pregiudicato dall' e-

Guglielmo
stituita a'

I il

gloria d'avere re-

sefupiodel matrimonio degli ecclesiastici
greci.

Che nel secolo Xi Papi riacquistaro-

di

Papi nel secolo XII là Lbertà consagrare vescovi della Puglia, della
i

no per opera dell'imperatore d'occidente Ottone l,i Prtfn>7jo/2/dellaCalabriaedella Sicilia loro confiscati daLeonellI l'/y^ur icone] secolo VI II. Che nel secolo XI declinò
la

Calabria e della Sicilia;

appartiene

duca e

al

mentre essa si Robeilo Guiscardo conte Ruggieri. Guglielmo I sica' fratelli

come avea
ferma
I

tentato sottrarre

i

suoi vescovi
la

fortuna de' greci nelle provincie

dall'obbligo d'ottenere dal

Papa

con-

dellaPuglia e Calabria.
invitati
di quegli stati,

Come normanni
i

di loro elezione, e di ricevereladilui

da'nemici de'greci alla conquista

ordinazione, per

vennero prontamente e ne conseguirono la signoria, vincendo e caci

V

la fermezza di Adriano riconobbe ne'Papi l'autorità della con-

sagrazione de' vescovi e della
chiese delle

visita delle

ciando

greci;

quindi passali in

Sicilia la

due

Sicilie.

Per brevità ho qui

soli rassero dalla

tirannide de'saraceni. Co-

riportato

i

descritti cenni riuniti, sebbe-

me le chiese di Puglia e Calabria e della Sicilia ricuperale da'nor man ni, furono finalmente resti
t

ne appartenenti a diverse epoche, per non interrompere poi le successive compendiose narrati ve, avendone trattato negli a-

ulte alla gitu-isdizione
il

de'somgreco

miPoDtefici nel secoloXI, indi
in alcune di esse

rito

ualoghi articoli e descrivendo diverse diocesi

cominciò ad oscurarsi e andar in declinazione. Tutto dal liodotà con critica ed erudizione vienesvolto,ben
descrivendo cornei Papi furono reintegrati

da'norraanni nel possesso degli antichi

diritti di

consagrare vescovi della
i

Sicilia,

con qualche particolarità. Ora dunfo ritorno a s. Gregorio li. A questi più volle insidiò la vita Leone III V Isaii' vico, ed il Papa dopo averlo ripetutamente ammonito a tralasciare la feroce guerra contro le s. immagini, vedendolo ostinato

que

della Puglia, della Calabria, riassumen-

ne'suoi errori, nel concilio del

ySo

lo sco-

done l'esercizio s. Gregorio VII nel 08 r 61082. Nondimeno talvolta Papi per1 i

misero che

gli eletti

vescovi ricevessero la

consagrazione dai loro metropolitani di
quelle provincie, affine di

diosa la propria autorità, né

non rendere onormanni
i

municò, e sciolse gl'italiani dal giuramento di fedeltà e dai tributi. Perciò molte città, come Napoli {F.), Sì sottrassero dalla dipendenza de'greci, e il ducato romano con Roma spontaneamente si sottomise al Papa e lo riconobbe per sovrano, dedizioneche
altri

porgessero motivo

a*

loro sudditi di ri-

chiamare

i

discacciati greci. Inoltre inor»
il

all'Esarcato di

anticipano al 726 in uno Ravenna {F). Il ducato

manni

ripristinarono

rito latino alle

chiese delle

mentovate provincie, perchè
degl'imperatori
gì eci

romano comprendeva pure alcune città della Campania Felice, come Sora (F-)Sotto
il

temevano

la gelosia

successore S.Gregorio

III, l'eretico
i

dolentissimi della perdila di questi stali, e
VOL, LXV.

imperatore Leone IH usurpò Patrimoni
1

iGi
che jMDSsedeva cliissimo e con
In

SIC
s.

SIC
del quale con solenne giuramento nella
basilica
tro, gli

Sede da lenipo anliamministrative, eziandio in Sicilia e Calabria, con esercitarvi le superiori regalie, e che angiiirisdizioui

Vaticana innanzi l'allaredis. Pieconfermò la donazione che suo palì

dre Pipino avea fatta a Stefano
III,

detto
suoi

nualmente frullavano 35, odo scudi d'oro, come affermano Teofane, Chronographin p. iS'j; Alemanni, De Laterali. parietin. cap. 5, p. 6/\; e De Marca, De con1

e di più
il

donò
le

a

Papa Adriano le

successori

rimanente delle cose allora
quali vi fu distintamente

promesse, fra

cord,

lib. 3,

cap.

I

I

,

§ 4- Oltre a ciò l'im-

peratore provocò
lo stato

i

/^o7?^o^rtrr//' a

invadere

temporale della chiesa romana, onde il Papa ad esempio del predecessore domandò e ottenne il soccorso di Francia {F.). Altrettanto fece Stefano
Ili, in
il

comnreso l'alto dominio del ducato longobardo di Spoleto, e l'alto dominio del ducato longobardo di/?e/jei'e«fo,checomprendeva Salerno, Capita, ec. come dissi
gia a p.

dello

ancora a Puglia {F ), descritto dal Bor22. Per allora del ducato Beneventano ne consegnò una porzione, nelle
I

cia dai

favoredel quale Pipino re di Franlongobaidi ricuperò 1' esarcato e

città di Sora, Arce,

no

e

Aquino, Ai pino, TeaCapna. Di questa donazione Carlo
Pietro, e giurò di manteneri

lo restitu'i alla santa
il

Sede, ampliandone

Magno ne pose l'autentico documento sull'altare di
s.

principato con

siffatta restituzione,

che

dagli storici fu
diritti di

anche della donazione, pei
s.

la:

Borgia ne riprodusse
la s.

diplomi. Fino
l'alto

conquista provenuti in Pipino.

d'allora
nel

Sede esercitò

dominio
con nuo-

A

questi ricorse pure

Paolo

I

contro

i

ducato

di Beiievento, e poi

longobardi nuovamente invasori de' patrimoni della s. Sede, e potè ricuperare

patrimoni di Benevento (f^.) e di iS"^lerno{V.)j ed il siciliano sncessore Stefano III detto IV segui gli esempi de'prei

vo titolo di peimula colla città di So/nberga (^.), stabilita nel io52 da s. Leone IX, ed Enrico III imperatore, nella quale permuta rimase anche compreso il ducato di Napoli, per avervi gl'imperatori

decessori nella difesa del principato tem-

prima d'Enrico
nio,

III esteso

il

loro
il

domicardiI

porale, de'patrimoni, e nel cullo delle

s.

come ampiamente dimostra

immagini. Adriano I che gli successe nel 772, vedendosi minacciato daDesiderio re de'Iongobardi, che entrato nella Pentapoli (A^.), devastava Sinigaglia, Urbino e

nal Borgia nelle sue opere. Adriano

ac-

clamò Carlo Magno
ducato
pochi
di

re de' franchi e dei

longobaidi, e patrizio di

Roma. Meno

il

Benevento, quello di Napoli,
possedimenti greci nella

molte altre
re

città, e

minacciava espugna-

altri

Pua

Roma,

ricorse alle

armi de'franchi, e

glia e Calabria, tutta l'Italia s'inchinò

re Carlo

778, vinse e imprigionò Desiderio nel 774, e die fine al regno de'Iongobardi in Italia.

Magno

scese in Italia nel

Carlo Magno. Nell'Hoo s. Leone III unse e coronò inperatorede'romani Carlo Ma-

A LoNGOBABDi
cipati e ducati

tuttavia notai que' prin-

gno,rinnovando cos'i l'impero d'occidente. Allora successe quella divisione di dominii e circoscrizione

longobardi che rimasero,
Benevento,(ìe cui
la serie,

d'impero, che acceni

come dell'amplissimo di

nai a Napoli. Così furono cambiali
stini di

de-

duchi e principi riportai

aven-

gran pai

te

d'Europa, e quanto

done parlato a Salerno

e Pojite

Corvo.

a quelli della Sicilia dipendetle dalle se-

Abbiamo

del cardinal Borgia^

Memorie
di Bene-

grete trattative di Cario
peratrice Irene,

Magno

coll'im-

(storiche della pontifìcia città

quando nell'802 deposurrogato Niceforo,
la

vento 1. 1, p. 28, che mentre Carlo Magno teneva assediato inPtZv/rtDesiderio,si portò a

sta la principessa e

pace confermò
di

il

dominio

lascialo a'greci

Roma

a celebrarvi per divozione la

partedelleprovincienapoletane e della

Pasqua e

visitarvi

Adriano I,a preghiera

Sicilia.

Questa era sempre soggetta

alle

SIC
scorrerle
tle'

SIC
una
flotta di 7

i63

saraceni, ed

navi

Sicilie

fu predala dai barbari e pas
i

spada greci che la montavano ; neir 8 3 circa perciò ebbe luogo una tregua di io anni tra'siciliani e sasali a ni di
i i

non permisero allora a que'maomettaiii di stabilirvisi. Poco dopo osò di richiamarli il traditore Eufemio maestro
neo,
della milizia in Sicilia, che usurpato
tolo imperiale, volle circondarsi di
il

ti-

com

raceni. Frattanto nell'Siy fu eletto Pa-

iniqui ausiliarii, acerrimi nemici del no-

pa

che nell'823 coronò imperatore Lotario I. Il padre del quale e fis.

Pasquale

I,

me cristiano. Adelcamo

capitano sarace-

no incorni nciò l'impresa sbarcando a Mazzara, e distrutta interamente Selinunte

glio di Carlo

Magno, l'imperatore Lodos.

vico

I

il

Pio, concesse a

Pasquale
le

I

il

celebre diploma,col quale confermò

do-

na7Ìoni e amplia^ioni del principato tem-

porale della

s.

Sede, fatte

alla

medesima
di

con dar morte crudele a' primari cittadini, si fermò presso le rovine del teatro e tempio di Segesla, quivi fondando un nuovo paese detto dal suo nome corrottatnente Alcamo, con città

dai suoi predecessori, e vi aggiunse di piìi
le isole di Sicilia, di

Corsica e

Sar-

monte
ra^ e

Bonifiti, che poi fu cinta di

omonima sul mu-

degna (^f^.): queste due ultime diversi autori le

dicono già donate da Carlo

Ma-

alle falde del

venne rifibbricata da Federico II monte. Abbiamo di Dome-

il Borgia nella storia del dominio della romana chiesa sulla Sicilia, che siccome gli antichissimi e amplissimi patrimoni the la s. Sede possedeva nelle

gno. Osserva

nico Ydt%oV\&\.vAian\.n, Antichità di Seli-

nunte, Palermo 834. All'anno
1

827

pro-

priamente si riporta dagli storici l'occu pazione di tutta l'isola, ridotta dagli arabi saraceni africani sotto
il

non erano vuoti di diritto di soprima delle donazioni di Carlo Magno, forse per questo Lodovico I ne fece la donazione. Vedasi il cardinal Stefano Borgia, Breve istoria dt-l dominio temporale della Sede apostolica nelle due Sicilie, fornai 789, 2." edizione.
tre isole

loro crudele
circa

vranità, anche

dominio, e
secoli e

vi si

mantennero

due

mezzo. L'uccisione d'Eufemio,
di Teofilo al

e

neir829 l'avvenimento
il

trono d'oriente frenarono
ni alle spiagge

barbarico fu
le

rore saraceno ch'estendeva
poi contro

incursiosi

romane, ma che

sfogò

Oltre

il

Borgia, sostengono
s.

la

donazione

1*

isola di

Lipari, e la Sicilia
parti,

dellaSicilia a
vi scrittori,

e

Pasquale I una folla di grami limiterò indicarne prini

rimase divisa

in
la

due

essendo dive-

nuta Palermo

metropoli saracena. In-

cipali.

Gretsero,

De

munificenlia prin-

oltre per la divisione del principato Be-

cipimi in Sedeni aposlolicam. Orsi, Del

neventano, dal quale fu distaccato quello
di

dominio temporale della s. Sede. Fonia ni ni, Il dominio temporale della s. Sede sopra Comacchio. Sandini, De constitiitione

Salerno,] contendenti ciascuno chiai

marono
gna con

Saraceni dell'Africa adi Spainfelici

conseguenze, notate a
di

Ludovici Pii

ad

s.

Paschalem

quegli articoli, nel i.°de'quali rilevai co-

I.

Cenni,

Esame
I
:

e illustrazione del co-

me

si

staccò

il

contado

Capua, e quali

dice Carolino, nell'esame del diploma di

città abbracciò. Dalle dispute de'prelen-

Lodovico
I

Monumenta
la

doniinationis

denti sul principato di Benevento dun-

Pontificiae.
saraceni rotta
,

que
tregua
nell'

si

riporta l'invasione in queste con-

anno

trade de'saraceni,che da'competitori era-

820
stie

all'

lermo e

lo

improvviso sbarcarono in Pasaccheggiarono. Ma le molemarittima
stre-

no

stati

chiamati a sostenere

le parli loro

nella Calabria e nella Puglia, e che s'im-

recate alle coste africane da Bonifa-

cio conte di Corsica, e la

padronirono di Bari e di Taranto. La città d'Amalfi in mezzo a'turbamenti brillò
di

pitosa vittoria del general
flotte

Teodosio colle

un nuovo splendore per

la

sua indu-

greche e veneziane sul Mediterra-

stria

commerciale,ecolla sua m&riua emù-

i64
)ò le glorie di

SIC
Venezia
,

SIC
di

Genova

e di

le

mura, tornarono
i

carichi di bollino im-

Pisa.

A Napoli, a Porto, e a s. LEojfE IV raccontai come questo Papa con l'aiuto
i

menso al nido
te

natio. Nell'anno preceden-

(Je'napoletani sbaragliò

Saraceni e

for-

tributo Papa Giovanni Vili,
fece per libera re dal guasto le

Saraceni aitano obbligato ad annuo il quale ciò
vi


1

la

Città

Leonina

in

Roma

iieir849.
vi si

saraceni fortificatisi in Bari,

recò

re,ove
la

romane terproducevano scene d'orrore, per

od assediarli l'imperatore Lodovico 11, ma ne parli senza gloria, e quelli ricominciarono con più baldanza guasti. Si
i

cipi

vergognosa connivenza de'duchi e princampani, giunti a far causa comune
a Docibile

cogl'infedeli.

resero tanto formidabilijche l'imperatore

neirSGG
tiò nella

fece

un appello generale
i

a'

po-

poli italiani

per arrestarne progressi. Enne'ter-

Pertanto Giovanni Vili nelduca di Gaeta, ed a Giovanni suo figlio e successori tutto il cospicuo patrimonio di Traeltoela città

r882 donò

Campania, e contenuti
i

mini del dovei e

principi di Benevento,
i

Salerno e Capua, mosse dipoi contro
raceni, e toccò presso Bari

sa-

una
il

sconfitta,

Fondi che la s.Sede possedeva da molto tempo in pieno dominio, acciocché guerreggiassero contro saraceni, come poi fecero. Altri chiamano Docibile col nome
di
i

che non
gio.

aflievoiì

per altro

suo corag-

di

Dopo

avere riportato quindi parec-

chi vantaggi, giunse colla sua costanza a
togliere loro Bari per capitolazione.
le vessazioni fatte ai

Ma

CaGaeta ch'era della chiesa romana. Giovanni Vili scomunicò Anastasio II, duca e vescovo di
e lo dicono conte di

Pandenulfo

pua, e che dal

Papa

ricevesse

popoli di

Campania

Napoli, per essersi collegato co'saraceni, e
gli

animi contro l'imperatore e contro l'orgogliosa Angelberga sua moglie; laonde Aldegiso principe di
gli

male disposero

spedì a rimproverarlo

il

cardinal
gli

MasucII,
si-

rino legato. Questi neU'SSci stesso
cesse col
il

nome

di

Marino

I

o Martino

Lodovico 11 nel proprio palazzo; e sebbene il timore di vedere sollevali contro di se
l'ardire d'arrestare
i

Benevento ebbe

quale

afflitto della

schiavitù de'greci
al

racusani scrisse per riscattarli

emiro di
sola,

Sicilia residente in

grande Palermo, del-

Carlovingi

lo facesse

tornare addietro dal

la famiglia degli Aglabili signori dell' i-

temerario passOjpure nèAngelberga mandatavi coU'esercito, né lo stesso imperatore che con altri armati lo raggiunse,

ed un'altra lettera a Mulei in Rairoan per dar mano al trattato, scrivendone in seguito altre per lo stesso elfelto,

valsero a punirne la fellonia, e terminò la

che il Papa condusse a buon termine, continuò neir884
e
il

querela colla pace trattata da Papa Gio-

successore Adriano

III,

vanni Vili. Quest'incidenti però non solo
allontanarono da' saraceni
il

terminò poiStefano

V detto VI, che nel-

pericolo di

r885

eragli succeduto. In questo carteg-

perdere Taranto già assediata,

ma

die-

gio per intelligenza del grande emiro e
del consiglio di Sicilia, in vece del latino

dero loro agio di essere dall'Africa notabilmente rinforzati e d'assediare Salerno. Sotto l'impero di Basilio
il

siservironodeila lingua italiana con

iscrit-

Macedone,

lura araba corrotta del volgo, cioè di parole latine corrotte miste con parole di

incominciato nell'SGy,

i

saraceni africani

aumentarono
cilia, indi

le

forze di quelli della Si-

intrapreselo l'assedio diSira

cusa, dai cittadini sostenuta con eroico

coraggio sino
gio

al

lagiimevole ne fu

deirSyS

vi

punto estremo, poiché il finequando ai i magpenetrarono per la brec-

lingua allora correnti nel volgo, che poi ebbero luogo nella favella italiana, ulteriore prova che la lingua italiana nacque prima mente iuSici Ha. Nelle lettere responsivedell'emirosi trovano espressioni mollo risentite contro de'greci, de' quali in

cia apertavi

da i^ giorni, e trucidatigli

una specialmente

scritta a

abitanti, incendiali gli edifìzi, abbattute

1, così viene spiegandosi.

»

Papa AJariuo Ma senti, o

SIC
Papa Mariiìo, tu stai facendo del bene alla
pente greca, ed essa
fiuti
ti

SIC
conservata, eia
di
i.*

i65

ricuperala colle armi

ricompenserà con

fa
li,

male, perchè questa gente a chi le del bene sa pagare con farde'tradimeue perciò bisogna che tu tenessi gli occhi

Questo carteggio è ben curioso a si può vedere nel Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arali, pubblicato per opera e studio di Alfonso Airoldi arcivescovo d' Era'
aperti".
leggersi, e

Guido MI duca di SpoletoenipotedelLamberto Teodoro Turcomas che comandava greci, ottenne in gì azia la vita collo sborso di 5o,ooo scudi d'oro. Atenulfo conte di Capua avea
l'imperatore
: i

mandatoambasciatorialsuddettoStefaoo VI perchè l'aiutasse a bandire saraceni dal castello di (ìarigliano: questo vanto l'ebbe poi nel 9 5 Giovanni X, per ((uani 1

elea, giudice dell'apostolica legazione e

to notai a Saraceni, che secondato da Al-

della regia
ciAVz,

monarchia nel regno di iS"/Palermo 1789. Ivi sono piue abbondanti monumenti, che riempiono l'oscuro
vuoto dall'anno dell'invasione della Sicilia fatta dagli

berico conte Tusculano, alla testa delle
milizie pontificie intieramente
se e snidò,
stabiliti
fitanfi
li

sconfis-

dopo 4° anni che vi si erano con immensi danni delle circosi

arabi saraceni nell'827,
la

Provincie; magliavanzi

rifugiaroin

flnoal IO 74, venendo così supplita

gran

no
al

sul

Monte Gargano, conservando
la Sicilia

lacuna di oltre a due secoli di storia sicula, la quale passa con iscarse memorie
delgreco un pero a quelle de're susseguenti normanni, per mezzo d'una densa caligine
di tanti anni,

que'dinlorni un ristretto dominio. Sino

94

I

saracena fu governata da
califfi

emiri nominati dai
scia dai Falimiti,
liffo

Abassidi, e poil

che lasciava ignorare

anno Almanzor concesse ad Assan
in detto

ma

ca-

della

come tante illustri città nn tempo floride fosseio distrutte da'fondamenli,o cambiato avessero nome e anche condizione, ed in qual tempo e da chi e perchè tante
altre
si

potentissima famiglia di Chielpo l'emirato ereditario.
gli

suoi estesero
il

nell'isola

Tanto questi, quanto fisempre raaggioroiente dominio, e fecero anche incuri

edincassero, e quale ne fosse stagli
si

sioni nella Puglia e nellaCalabria, riuscen-

to

il

governo, e quali
i

avvenimenti,
la

le

do vani
tali

gli sforzi

degl'imperatori orien-

leggi,

costumi. Ivi

vede

serie dei

sovrani Aglabiti arabi che regnarono in
Sicilia

per ricuperare quelle terre. Papa Giovanni XII del g56 marciò contro Pandolfo principe di Capua, che sostenuto dal

dair827 all'anno 909

circa, la di-

nastia de'Fatimiti che loro successe sino al

principe di Salerno Gisolfo, battè
lizie

le

mi-

1074. La
cò a

stessa sciagura di Siracusa toc-

del

Papa

e lo costrinse a precipitosa

Taormina

nel

902, non avendo
il
i

i

sa-

fuga e poi alla pace.
poli raccontai

raceni perdonato né ad età, ne a sesso,pel
ferro de'quaìi cadde
IVeir

A Saracem ed a Nacome Ottone I imperatoi

vescovo Procopio.
greci ed
i

re cacciò d'Italia

saraceni, e ritenne la

890

i

saraceni,

principi

Puglia e
ta

la

Calabria, ch'erano della san-

campani desolarono a gara le contrade memantenendovi una disastrosa guerra civile. L'imperatore greco Leone VI il Filosofo ampliò isuoidominii nella parte greca chiamata Longobardia, forse per una certa supremazia conservata sui principi longobardi di Benevento e
ridionali,
;

greci

Sede, a titolo di conquista, cedendo i ie loro pretese per Teofania, cui diein

rono

dote quelle provincie, e poi
i

si

u-

nirono a'saraceni per ispogliarne tedeschi. L'imperatore Ottone I e Ottone II suo figlio tolsero al dominio greco quasi
tutte
le

piazze di Puglia e di

Calabria;

Simbaticio protospatario

,

ed

il

patrizio
di

ma mentre quest'ultimo, già divenutoiniperatore, combatteva
di
la

Giorgio giunsero ad impadronirsi
nevenlo, e furono sul punto
di

Le-

decisiva battaglia
i

sorpren-

Bassanello
i

in

Calabria, contro

greci

dere Salerno.

Ma

quest' ultima città fu

e

saraceni uaili, per consolidare aella

i66

SIC
Papa
Ik'iiedelto

SIC
Vili nel 1016 con compita vittoria sbaragliasse quelli che infestavano il litorale de'dorainii ecclesiastici. A, Benedetto Vili l'imperatore s. Enrico
li

regione la potenza tedesca, la ilefezioue de' beneventani pose la sua aituata in

sebbene per le discordie sempre rinascenti fra nazioni di tante
jscoaipiglio, e
differenti origini, riuscì all'imperatore di

confermò a
Ottone
11

s.

Pietro e alla

s.

Sede, co-

riordinare l'esercito, non ne riportò altro frutto fuor di quello di vendicarsi della città di
la al sacco
il

me avevano
I,

fatto gì' imperatori

Ottone

e Ottone HI,

i

patrimoni e

Benevento

coli'
11

abbandonar-

dominiidi Gaeta, Fondi, Beuevenlo,Napolie Calabrie,
le

e alla strage.

Borgia riporta

donazioni di Carlo
di restituirgli

Ma-

diploma di Ottone I e di Ottone li di conferma alla chiesa romana delle sue signorie, e
le

gno, promettendo

ancora
chiesa.

la Sicilia, altro stato della

romana

precedenti donazioni. Inoltre
e a Laii-

Ottone

confermò ad Aloara
figlio
il

deuulfo suo

principato di Capua.

Dopo

sero per qualche

quel periodo di confusione rimatempo gli orientali im-

Benedetto Vili da Rodolfo principe normanno fece sconfiggere greci che devastavano la Puglia, e gli obbligò a ritirarsi. Nelio34 divenuto imperatore d'oriente
i

Michele IV
nopoli inviò

il

Pa/Iagonico, da Costanti-

peratori padroni della Puglia e della Calabria jche il Catapano o governa tore

man-

nella Sicilia,

un grande esercito di terra comandato da Giorgio Ma-

dalo da Costantinopoli reggeva, rimanendo non pertanto in continuo stato di diffidenza co' vicini principi di Benevento,
di

niace, in

da Stefano patrizio. L'acquisto
sina e

un coll'armata navale guidata di MesSiracusa seguì quasi immediatadell'im-

Capua
e di

e di Salerno.

Le

città di

Na-

mente lo sbarco, essendo ausiliari
presa
i

poli

Gaeta

costituite in repubblica

prodi normanni, sotto

gli

ordini

mantenevano

in ristretto territorio

una
<\t\

larva d'indipendenza.

Le

incursioni

maomettani intanto non cessavano mai ora in una ora in altra parte del litorale. Ottone HI impelatole cacciò di Capua Laidolfo, e innalzò al principato Ademario. Negli articoli Napoli, Normanni, Salerno, e negli altri che vi hanno
,

capo Guglielmo 1 Braccio di ferro primogenito diTancredi, e de' fiatelliDrogone e Umfredo o Unfredo eguali a lui in valore. Dipoi fu combattuta una battaglia campale sul Ramata, e debellati saraceni, sebbene in maggior numero, era al punto la Sicilia d'esser liberata dal bardel loro

i

barico giogo, se malcontenti
e
i

i

normanni

relazione, narrai

la

venuta de' valorosi

collegati principi longobardi delle ri-

avventurieri normanni reduci da Geru-

salemme,
ne

al lìlonle

l'insigne

Gargano a visitarsantuario, e come nel decli-

nar del secolo

X

liberarono Salerno as-

sediala da'saraceni, e

come incominciaronapoletane e poi

compense promesse da Maniace, dopo 6 anni di combattimenti , non lo avessero improvvisa mente abbandonato. Tutta via Maniace venne nuovamente alle mani coi saraceni, e colse altri allori; ma nel meglio dell'impresa fu

no a

stabilirsi nelle terre

per invidia deposto

in Sicilia, assoldali successivamente dai

dal

comando

e richiamato a Costantino-

Papi, dai principi longobardi della

Cam-

pania e di Napoli, e dagl'imperatori greci.

Fu Tancredi

d'Altavilla o di Hauleville
co'suoi
i

poli. 11 suo successore Basilio eunuco perde in [loco tempo tutte le conquiste, tra mie Messina inutilmente assediata da'saraceni.

normanno che
ville,

2

figli

troppo

fieri

per contentarsi del loro fendo di Haute-

assunse

Allorché l'imperatrice Zoe nel 1042 al talamo eall'inipeio Costantino
lIJonooiaco
,

per cercare foiluna
il
1

glia verso

nazione, e
})ci

si recò nella Pu008, seguito da molti di sua convenne con Papa Seigio IV
i

IX

ebbe Maniace l'ordine
vi si

di leti tare nuovamente la liberazionedclla
Sicilia;

ma mentre

accingeva, un nuo-

cacciare

saraceni; indi conliibuìche

vo colpo della gelosia cortigianesca uè af-

SIC
fiellò
il

SIC
volle egli ubbi(/'.), restasse

167

ricliiamo.

Non

come ali ri dicono presso la città di s.iSV^'ero
vintoe prigioniero, condotto
1

dire, e fece uccidere

l'ardocliedovea sucindi indusse
i

cedergli nel

comando;

i

sol-

a Benevento, ove rimase sino a'

2

marzo
leggi al

dati a pi ociarnai lo imperatore,

quali poi

i<))4, quivi

nondimeno dettò

le

venuti alle prese colle truppe soprawe-

conleUmfredo
li

e figlisuoi vincitori,!

quas.

nuteda Costantinopoli per punirli, le sbaragliarono, sebbene JManiacemortalmente ferito vi perisse. Per queste vicende saraceni rinnovarono l'assedio diMessiua, caduta nelio54, e cos'i ebbero un'altra
i

prostrati a'suoi piedi e venerandolo, didifeiisori della

vennero protettori e
il

Se-

de, perchè pentiti e venuti a concordia,

Papa, de

s.

Pelri haereditali

feudo >

gl'investì delle terre

che aveano occupate

volta tutta la Sicilia in loro potere. In-

tanto Guglielmo

I

co'suoi fratelli

enor*

in Puglia, e delle altre che avrebbero in appresso conquistate colle vittoriose loro

manni, mostrando una prodezza tale, che fece comparire tra' greci e longobardi come esseri di natura più che umana, reli

armi
la

sui greci,

longobardi e saraceni, nelSicilia,

Calabria e nella
il

avendogli

Um-

fredoollerto

vassallaggio. Le prove,i dodi

starono dei primi assai malcontenti pei
trattamenti e offese ricevuti da Maniace.

cumenti, e tutt'altro
citazioni ogni

quanto è
si

riferito

e vado a descrivere, senza tempestare di

Papa

s.

Leone IX

visitò

il

santuario di
in possesso,

poco

la

dicitura,
citati, e

ponno

Siponto,

Monte

Cassino, Capua, Salerno
si

trovare negli autori già

segnata-

e Benevento di cui

mise

mente
la

nel

benemerito cardinal Borgia, e

per avere ceduto all'imperatore Eurico
111,

nel dotto

Fulda, Bamberga ed
la

altri

dominii
possede-

anonimo autoredeir/9to/vVzf/t'/pretesa monarchia di Sicilia, usando

temporali che

chiesa

romana

va in Germania e

in Sassonia.

Le straordinarie imprese de'norraanni, che sino dal Natalei o4i aveano giurato
in

de'documenti certissimi che pubblicò, e della più grande importanza. Di questa critica opera ragionerò quando dirò con«e Clemente XI abolì la Monarchia ccclc'
siastìca di Sicilia. Pel dì più delle noti-

Aversa, da loro edificata, di togliere ai
vinsero,e ne occuparono

greci la Calabria e la Puglia, in 3 battaglie
li
i

dominii
I

di Puglia. Divise

questa Guglielmo

in

12 contee, e ne diede l'investitura a'più

Papa e cardinale che nominerò, sono a vedersi quegli articoli che citerò o indicherò, e quelli pure che vi hanno analogia.
zie storiche, oltre la biografìa d'ogni
s.

ragguardevoli de' suoi compagni d'ar-

me;

per se riservò quella d'Ascoli di Sa-

triano e forse anche quella di Matera, de-

Qui però a schiarimento del riportato su Leone IX è indispensabile aggiungere. 11 Papa ch'era entrato in possesso del ducatodi Benevento, chiamatovi da'Iongo-

stinando Melil a sede del governo oligarchico de' normanni. IMori Guglielmo 1 nel o 046, e gli successe Drogone, che fu ri1

bardi e da'popoli intimoriti de'normauni,

conosciuto per conte di Puglia dall'imperatore Eiuicol II. Neil
in Soria
il

che gliel'olfrirono e giurarono fedeltà, non comprese nell'investitura de'norraanni Io
staloBeneventano,edipoii successori nelle
posteriori investiture de'regni di Napoli e

q4B ebbe

origine

celeberrimo ordine Gerosoliper alcuni mercanti d'Amal-

mitano
fi.

(/^.)

Ucciso Diogoue

neh o5i

dai suoi sol-

dati indisciplinati avventurieri, divenne contcdiPuglia ilfratelloUmfredo.Vedeu-

della chiesa

doPapa S.Leone IX occupate così le terre romana, e malmenale dalle
i

sempre espressamente si riservarono Benevento come segno del loro dominio sovrano sul reame delle due Sicilie. 1 longobardi vedendo le loro terre infestate da'greci eda'saraceni, avevano invocato l'aiuto de' normanni, che tosto si
Sicilia,

guerresche azioni, condusse un esercito
contro

resero formidabili agli uni e agli
stessi

altri; egli

normanni,

e

benché

a Ci vitella,

lon^obardi che

li

aveano chiamali,

i68
supplicalo
s.

SIC
le

SIC
cessori nel giorno di

esperimenlandone

gravezze, avevano

Leone !Xdi passare con po-

zione.

E

Pasqua di risurreRoberto con due giuramenti di
si

derose milizie nelle loro afflitte contiade ch'erano pave/nris Ecclesiae Ronianae, per liberarle dalle oppressioni di quella

fedeltà e vassallaggio

obbligò alla chiepel censo,

sa
la
il

gente straniera; e

s. Leone IX li esaudii, vedendo venuto il tempo di rivendicare olla s. Sede non meno patrimoni di Sii

che per promessa fedeltà, riserbandosi il Pa[>a ducato di Ytenevenlo, in signtirn domi-

romana, non meno

nìi delle Sicilie. Inoltre Nicolò II in pari

cilia e

Calabria confiscati da'greci, che

gli

altri sparsi nelle

rimanenti provincie di

tempo investi Riccardo conte d' Aversa e cognato di Roberto del principato di Capua con preponderanza sulla Campania, coll'annuo censo

qua

dal Faro, occupati

prima da'greci e

da'Iongobardi, e poi in parte dai normanni, e di andaie insieme al possesso anche
de' doni di Cario
J.

dii2 denari di moneta pavese per ogni paio di bovi, il quale
ancora pieslò
vassallaggio, e
il

giuramento
il

di fedeltà e

Magno

e di

Lodovico
il

come

cogtiatoqual feu-

NelioSg

al

conte Umfredo successe

datario della
tello
lo

Roberlo Guiscardo, o sia Vistato, il quale andando pienamente d' accordo col minor fratello Ruggeio, presto s'impadronì delle terre possedute già da
fratello

s. Sede. Roberlo cede al fraRuggero porzione della Calabria,

dichiarò conte di Melilo e di Ressio;

e

quando poi conquistò

di quest'isola gliene diede

Umfredo e lasciate al figlio Abagelardo, e altre non poche ne acquistò sopra dei
greci nella Puglia e nella Calabria: tolse

lutto però a lui

anche una parte, in dipendente, laonde e per
la Sicilia,

averlaconquistalafudenominaloilGrrtAif/eco/z/e.R.uggero trovandosi vicinoal Faro,

a'saraceni

le forti

piazze di Salerno e di

guardando con occhio intrepido

la vi-

Bari, ed avvicinò alle forine
Ja costituzione del

monarchiche

cina Sicilia, cominciò dal gettarsi con

60

suo governo.

Fu

tale

prodi nel porto di Messina per far prova
de'saraceni. Taluni di loro malcontenti,

l'ambizione di questo valoroso normanno, che ardi anche di rivolgere le armi

sopra alcune terre della Campania di ragione della s. Sede. Tanta baldanza gli tirò addossò lo sdegno di Papa Nicolò II, nìa la briga fu di breve durata, mentre
essendosi
il

capo de'quali era Benumeno, lo aizzarono all' impresa, e vi concorsero con ardenti voti cristiani mal solferenti il durissimo giogo maomettano. 11 perchè nel 1 06 1 effettualo Ruggero un nuovo sbarco
i

Papa recato in Puglia

nel

i

o5q

per incominciar
I.

il

conquisto

dell'isola, nel
i

per celebrare un concilio in flJtl/i (No\aese altri dicono /t///2<7//7),terniinata questa sagra azione, nella

conflitto sotto Messina vinse

sara-

medesima città e nel giugno stabilì la pace co' normanni,
concedendo
\essillo a
in feudo colla tradizione del Roberto, divenuto già capo della
le

numero, e gli obbligò a litirarsi entro le mura. Lieto di questi successi corse ad affrettare da Roceni, maggiori assai di

berlo
città,

i

promessi soccorsi per assaltar
frattanto giunse da

la
il

ma

Palermo

nazione,

terre tutte occupate in Puglia

navile saraceno per impedire all'armata
il

e Calabria, e che avrebbe acquistale an-

passaggio dello stretto. IMentre consulil

che in Sicilia, e onorandolo del titolo di duca di Puglia, Calabria e Sicilia, quandi quest'isola si fosse impadronito. Impose per l'investitura a Roberto l'annuo censo di r 2 denari di Pavia [V.) per ogni paio di bovi sulle terre acquistate e da ac-

tavasi da'saraceni

da

fare, in

una buia

do

Ruggero di passare all'altra riva, deludendo le guardie, con 3oo de'suoi, onde prese Messina prima che il nemico si avvedesse del tragilto. Padroni così normanni dell'una e dell' altra
notte riuscì a
i

quistarsi in appresso, con obbligo di pre-

sponda, sostennero
del

il

passaggio delle genti
la serie

sentarlo a

s.

Pietro, al

Papa

e suoi suc-

duca Roberlo, ed incominciò

SIC
(ielle

SIC
ed
il

1G9

loro eroiche gesta. S'impossessarocittà di

no della

llamellò,e fecero un vano
5, eoo

tentativo per occupare Centoripi, cpjan-

Papa per gradimento e premio del riportato trionfo gì' inviò uno stendardo da se benedetlo,col quale munito nell'avvenire colla protezione di
s.

do l'esercito saraceno numeroso di
di fronte al drappello

i

Pietro, |)iù
i

couibuttenti, per lo più raccogliticci, fu

normanno compo-

sicuramente potesse assalire saraceni e distruggerli, concedendo indulgetiza plenaria e assoluzione dalle colpe, se pentiti,

sto di

700

bravi, nella pianura di Castro
il

Giovanni,

valore di questi supplì tan-

a tulli quelli che procurassero liberare
dalle

to, che una parte de'saraceni rimase sul campo, egli altri o vilmente fuggirono, o

mani
Nel

degli

infedeli porzione deliri

Sicilia.

dentro propugnacoli ripararono del paese
i

medesimo tempo la flotta di Pisa minacciò Palermo e invitò Ruggero

Giunsero allora fratelli normanni ad occupar Traina, città principale della
vicino.
i

a impadronirsene offrendo isuoi aiuti;

ma

non potendo
il

egli aderirvi, le sole navi piil

Val
e nel

di

Demone,

e la costituirono piazza
in

sane forzarono

porto,e avendo guastato
ric-

d'arme. Pvitornarono poscia
1

Calabria,
investilo

navile saraceno, seco trassero a Pisa

062 Roberto
li

fu di

nuovo

chissimo bottino e preziosi marcnì^ che

da Alessandro

col vessillo delle infeu-

dale terre; e nell'ottobre recatosi in Ro-

ma

lazzo

Riccardo principe di Capua, nel paLa lerauensegiiuò omaggio e fedeltà
per assisterlo contro

alPapa,in occasione che quel fédel vassallo erasi portalo a lui

l'antipapa Onorio

li,

insieme con Desi-

derio abbate di JÌJonte Cassino, eh' era
nel suo principato. Nell'islesso

impiegarono pel celebre loro duomo, e la catena stessa che ne chiudeva il porto recarono qual trofeo. Acceleròquiudi personalmente Ruggero la nuova marcia di Roberto suo fratello per la Sicilia, e nel I 064 portarono ambedue le armi contro Palermo e Girgenti , ma non vennero a capo di superar la .^coll'assedio, e presso
i

gero tornò
lizia

in Sicilia in

1062 Rugcompagnia di Dedi
s.

la2."toccaronoqualche rovescio.Nel 1067 Riccardo di Capua invase parte dei doniiuii della

sua moglie, sorella dell'abbate

Chiesa e assediò Ceprano, dela

Eufemia, dopo essersi pacificato nelle dissensioni insorte con Roberto Guiscardo. Proseguendoegli verso Nicosia suoi conquisti, fu conturbalo da una rivoluzione
i

vastando

provincia sino a
11
si

Roma.

In

aiuto d'Alessandro

mosse subito

quali non piaceva il co, ai stume normanno alquanto rozzo e intemperante. Per 4 "iesi bravamente si difesero, in capo a'quali riuscì a Ruggero di
de' trainesi

di Toscana e di Lorena, il quale col Papa si recò in Aquino, cumbatlendo con felice evento contro nor-

Goffredo duca

i

manni, da'quali nel congresso per la pace ricevè mollo ricchezze e ripalriò. Alessandro Il si trasferì in Capua, ed alla presenza di molti vescovi ricevè omaggio feu-

domarli, e posldi in sicura guardia, ripassò in Calabria per avere rinforzi atti a proseguire
il

dale da Riccardo e dal suo figlio Gior-

corso delle vittorie.

1

sa-

dano. Nell'islesso anno più
i

felici

riusci-

raceni implorarono soccorso dai
triotli

compa-

d'Africa, e nelio63 fu per deci-

dersi la gran lolla, dalla (|uale lluggero

rono tentativi di R.uggero, che riportò una 3.' vittoria contro saraceni palermitani presso il caslellodi Misilmeri, ove
i

ebbe

la

ventura d'uscirne vittorioso colla

sebbene circondato da numerosa oste, non
il passo, ma ne fece sì compiuta strage che niuno campò a re-

strepitosa baltagliadi Cerano, nella quale

solo seppe aprirsi

più migliaia
altri
si

sercito
feriore.

maomettani perirono, gli volsero alla fuga, ad onta che l'enormanno fosse di gran lunga indi

care nella capitale

la notizia
il

del disastro.

Dovette poi partire
di

vincitore in aiuto

R.uggero per segno
il gli

di

ossequio

Roberto per

assalire Bari nella Puglia,

ad Alessaudio

muudò 4 cammelli

e sollauloueiragosloi07

qiotèiuUapreu-

I

^o

SIC
Palermo, che costrinse
per allora

SIC
le ritenesse.

i\eie l'assedio di
alla resa nel
assalti
il

Parimenti in Ce-

geaiiaioioya, dopo diversi e gloriose imprese. Fu allora che
investi
il

prano e nello stesso giorno s. Gregorio VII ricevè il giuramento di vassallaggio
colla

duca Pioberto
titolo di

fratello

Rugri-

consueta formola (tutte portate dal

gero del
il

conte di Sicilia, salvo
volle a se
si

Borgia), da

Giordano principe
al

di

Ca[)ua

dominio

di

Palermo che

succeduto nel 1078
avesse difeso
le

padre;

ma

servalo.
in

Neh ©yS

S.Gregorio VII
fatto
gli

portò

terre della

s.

sebbene Sede e Be-

Capua, ove come avea
in
il

Landolfo

VI

Benevento,

prestò

omaggio feu-

nevento contro Roberto, dipoi si accostò a Enrico IV imperatore e persecutore fierissirao del

principeRiccardo,con giuramento e l'annuo censo de' 2 denari diPavia per
dale
i

ra
s.

il

Papa, per cui gli mosse guerduca Roberto che rimase fedele alla
la Sicilia

ogni paio

di bovi. Nel
si

1

074 comunemente
la

Sede. Sottratta
s.

dal giogo de'sa-

dagli storici
cìlia

riporta

liberazione diSi-

dalla

dominazione saracena, per ale

verespugnato
in

piazze più forti e ridotti

i

saraceni in grande angustie;

nondimeno
in difesa,

qualche luogo

vi si

tenevano

come Trapani che fu presa da'normanni nel 1077, ^ neh 080 cadde in loio potere

VII

Taormina. Trovandosi s, Gregorio nel giugno 1080 in Ctprano, colle

Gregorio VII vi mandò un legato apostolico, colle opportune facoltà, come attesta Pirro, parlando della chiesa di Traina. Roberto Guiscardo fu in amicizia coH'imperatoreMichele VI II, a vendo promesso la vaga sua figlia Elena in matrimonio a Costantino principe ereditario; ma usurpata la corona da Nicefbro
raceni,

condizioni di Nicolò II e Alessandro II,

concesse nuova investitura col vessillo di
s.

Pietro della Puglia, Calabria e Sicilia

neh 08 Comneno, il Guiscaido insieme a suo figlio Boemondo portò il terrore ne'greci domìnii e sino sotto le mura di
Botoniate,equindisalitoal trono
Alessio
I
i

alducaRobertoGuiscardojdopo che questi gli chiese perdono per l'assedio messo a Benevento (a questo articolo ed a Napoli, fidandomi di Novaes che cita Borgia, dissi che il Papa lo investi ancora di Uenevento, ciò che non è alfalto vero anzi s. Gregorio VII fece governare Benevento per la chiesa romana da speciali
,

s. Gregorio VII armi d'Enrico IV, chiamò in aiuto Roberto Guiscardo nelio84-j il quale si portò in B.oma con forte esercito, composto nella più parte di saraceni di Lucerà e vi operò tanta devastazione che

Costantinopoli. Oppresso

dalle

,

fu riputata la più terribilepatitada
(/^.);

Roma

governatori, per cui a

Ceprano
1'

riscon-

trando Borgia non ripetei
Novaes;
lì,
ivi

abbaglio di

peròparlandopoidi Pasquale il suo nome, in vece venne impresso quello di s. Gregorio Vii, il che sarebbe anacronismo e qui ne fo emenda), onde l'avea scomunicato anche per essersi ricusato di prestare il dovuto giunel ripetersi

da dove partì il Papa in sua compagnia e si fermò in Salerno, o\ e movi nel seguente anno. In questo seguì la sanguinosa battaglia navale tra'saraceui e uori

maimi, e vi perì l'emiro Benavert sommerso nelle onde; fu perciò dà Ruggero conquistata Siracusa, al cui governo prepose il di lui figlio naturale Giordano. Il 08 ì fu pure memurabile per la morte di
I

ramento

di fedeltà,

che

in

questa circos.

R.uberto Guiscardo in Cefaloaia,a'
glio,

1

7 lu-

Gregorio VII la discrepanza sul luogo oveavvenne l'atto, e che essendosi Roberto impadronilo d'alcune terre della s. Sede nelstanza rese. Notai nella biografìa di
la

ed

il

iialelloUugi^ero, che restato cail

po

della famiglia scosse
il

giogo di suo ni-

pote Ruggero

e Calabria liglio
sti lo

Gibboso duca di Puglia di Roberto, benché que-

Marca Permana, d'Amalfi e iS"a/er/io, il Papa usando della consueta mansuetudine dtiUu chiesa romana, puzicutò che

avesse dichiai alo successore a pre-

ferenza dell'altro figlio

Boemoudo mag-

giore d'età e nato di altra moglie, che pei

SIC
ciò (ìispulò colle turni la successione.
ta volta

SIC
Tutpassò per
la

171

a mediazione dello zio, lUiggero il Gibboso per la guerra avuta col fratello I3oemondo, gli cede Oria, Otranto, (ìallipoli

Campania: renlusiasnio di che erano accesi si comunicò alle soldatesche, e

Boemondo

prese la croce, seguen-

e le terre vicine col principato di
i

done l'esetupio una moltitudine di normanni, dicesi 10,000 e il fiore de'nobili
siciliani, pugliesi e calabresi
,

Taranto, e allo zio
sulla Sicilia.

diritti di
il

sovranità
i

olire

il

ce-

Ruggero

Grande nel o8G
anno
essa fu

lebre suo cugino o nipote Tancredi.
sedio fu abbandonato,

L';is-

provò

la

corapiacenza di vedere resa A-

ma Ruggero WGib-

grigpntOj e nel seguente

boso fu liberato dalla rivalità d' un fratello

maggiore per la conversione al cristianesimo dell' emiro Chamut, il quale gli diede in mano l'antica Enna, oggi Castro Giovanni. Di colà
si

che

di tro[)[)0 gli era superiore in tail

lenti e valore, oltre

diritto di nascita,

per vivere lungamente suo suddito. Boe-

recò

Ruggero a

mondo

co'crociati

fondò in Siria

(f^.)

il

Traina per ricevervi il Papa Urbano 1[ proveniente daTerracina, ov'era slatoeletto a' 12 marzo 1088, onde averne consiglio nelle contese con l'imperatore d'occidente Enrico IV, avendolo incontrato presso Butera con segni di gran divozione. Essendo sommamente a cuore d'Urbano
li l'unione della chiesa

principato d'Antiochia, e sussistè con una
serie di principi per

190 anni.

E

quinote-

rò,che siccomeBoemondonel ritornare iu
Italia
si

fece credere

morto per non essere

sagrifìcatoda'greci, giunto in Salerno tro-

vò che Gastone suo cugino erasi iuìpadronito del potere e voleva sposare la di lui

greca colla

lati-

moglie Elvira. Allora

Boemondo
il
il

si

fece

na, ne tenne proposito cou lluggero per-

riconoscere, impedì l'unione, e
fu punito. Fedele R.uggero
ia

tiranno

chè
che

si

adoperasse in ciò con l'imperatore

Grande alnuova
il

d'oriente Alessio
il

Papa
II

lo

qua le ottenne il duca assolvesse dalla scomunica
I,al

santa Sede, eresse diveisi nuovi vesco-

vati, e in
sita

benemerenza

della

vi-

da

cui era allacciato. In Melfi e nel

1089

che fece a Urbano

11 in

Salerno nel

Urbano

celebrò a* 1 o settembre un con-

1097, vogliono alcuni che
concedesse
il

Papa

gli

cilio, nel

quale R.uggero

il

Gibboso fu
giurò

famoso privilegio della

il/o-

investito de'ducati di Puglia e Calabria,

ed
di
al

il

principe ricevendo

il

vessillo

narchia di Sicilia o tribunale ecclesiastico, con titolo di legato apostolico iuSicilia,

conservarsi fedele alla

Papa e

successori.

romana Urbano lì in

chiesa,

diversi

teuìpi fu \nBari,v\t\

monastero della Crti'<^

che non tenendosi per legittimo e quale apocrifo fu contestato da molti Papi e fu origine di gravi dispute: abolito

nella diocesi di Salerno^ e in Troia. Fi-

da Clemente XI

,

fu ripristinato

cou

nalmente nel detto anno 089 e nel seguente saraceni cederono alla fortuna
1

diverse modificazioni da Benedetto Xlll

i

normanna validi castelli di Butera e di Noto, rimanendo così Ruggero il Grande
i

signore di tutta
resse

l'isola di
i

Sicilia;

quindi

con egual freno
coi fratello
1

popoli d' origine

sioula, greca e saracena. IMenlre
il

Ruggero

Gibboso

Boemondo assedia-

va Amalfi nel 09G, per intieramente assoggettarla, avendo conservato la sua indipendenza in forma di re{)ubblica, un grosso corpo di Crocesi^nali [F.), che sì recava alla Crociata (/^^) di Gerusalem-

con autorità ponlilìoia, altre ricevendone dal concordato con Pio VII, si conserva ancora. Riservandomi di trattarne iu progresso, e di proposilo parlando di Clemente XI, qui solo aggiungerò che iu Palermo la lìlonarcliia di Sicilia è rappresentata da due tribunali ecclesiastici. 11 tribunale della regia monarchia e apostolica legazione ha il giudice, e da ultimo ne esercita va provvisoria mente le funzioni mg."^ Domenico Ci lullo canonico della metropolitana.
pello

La

I

."

curia ecclesiastica di apassessori; la 2.^

me

per toglierla dalle mani de'saruceni,

ha un giudice e 3

l'ji

SIC
un

SIC
giudizi, gli avvezzò a ubbidire alle

curin ecclesiastica di appello ha pure

me-

giudice e 3 assessori. Gli storici siciliani
nel

propugnare
II

il

privilegio dato da

Urli-

bano

a Ruggero,coii vilipendiodell'au-

desime leggi ed a militare sotto le stesse insegne.Con essi respinse gli sbarchi degli africani, li condusse vittoriosi in Malta e
Africa, e vieppiù gli unì

lorità pontidcia e

abbattimento della
lutti
i

mediante

l'ara-

bertà ecclesiastica di

vescovi del re-

mirazione del suo valore e
suoi talenti.
I
I

la fiducia

dei

gno, mentre quel Papa non fu a niuno dei
predecessori secondo nel difendere costan-

1

1

Prima di questo tempo e nel essendo morto Ruggero il Gibboso
Puglia eCalabria, successe
in tulli

temeule le ragioni della s. Sede e l'esenzione de'chierici; nel concedere a Paiggero la
dignità e autorità di legato apostolico nel

duca
glio

di

gli stali

de'normanni di qua dal Faro il fiGuglielmo II, che si mostrò fedele a

legno, di conoscervi e decidervi
ecclesiastiche,e contro
il

le

cause

Pas(|uale li suo signore, nelle gravi ver-

Primato (f^.) dal

Papa impedire

le

/lppeUazioni[f'.) alla

tenze pevV Ini'ehtilure ecclesiastiche (^•), che fervevano fra lui e l'imperatore Enri-

Sede apostollca(^f ".) fiV ?^cces^o àt Legalie
iVii^zs/(/".) pontificii nell'isola;

co VjCorae
II

il

padre nemico della Chiesa.
si

con aperta

Papa

in diverse volte

recò nella Puin

contraddizionecon Gaufredo ammettono

glia e nella Calabria,

non che
i
i

Gaeta.

che in teru()odi Urbano 11 e de'suocessori iPapi destinarono loio cartulari, ossiai

Inoltre Pasquale

II

inviò

suoi nunzi o

legati apostolici in Sicilia,

quali libera-

110 legati e

nunzi, per trattarvi
i

le

cause
s.

mente vi esercitarono
vo all'arcivescovo
fedellà,fu

la

loro giurisdizione

ecclesiastiche e sostenervi

diritti della

e autorità; e semb'-ando improprio e nuodi Palermo di dovere mani il giuramento di dal Papa ammonitodel rispetto
s.

Sede. Siccome nella suddetta occasione fu
a visitare

Urbano

II in

SalernoanchePiugdi
la

prestare nelle loro

gero

il

Gibboso già investito de'ducati

Puglia e Calabria,e per

somiglianza del

dovuloalla
starlo,

Sede,edella necessitàdi pre-

nome collo ziOjCon
cuni
1

questi lo confusero al-

scrittori. Inoltre

questo principe nel

loo circa fu investito da Pasquale II di s. Trosimene o Trosimo. Appena eletto
tale

Papa,R.uggero

il

Grande avea

spe-

prima di ricevere il pallio che gli avea mandato. Trovandosi Pasquale li neh I i4 o meglio neh 1 15 in Ceprano, nel mese di ottobre investì Guglielmo II per K'exUhun della Puglia e Calabria. Nel
riportare Borgia questa investitura, crede

dito in

Roma

aujbasciatori per congra-

tularsi, prestargli ubbidienza, e pagargli
il

censo. Neil'

anno seguente mori RugI

gero o R.oggero

il

Grande conte
1
1

di Si-

opportuno di ricordare il giuramento che l'imperatore Enrico V avea prestatoa Pasquale 1 l,per confermare alla s. Sede lemi

cdia,dopo avere aiutalo Pasquale
trol'antipapa Clemente
figli,
1.

II

con»

porali suoi diritti sopra la Puglia, Cala-

lasciando

Simone che
la

gli successe, e

due Ruggero
sua re-

bria, Sicilia e principato

Capuano, pU'

trimonìis B. Petri.

A

Napoli avvertii eoo

li, sotto la tutela della di

madre Adelaide
la
il

Mazzocchi, che sino dai greci e dai nor-

Monferrato,

quale fissata
si

silienza in Melilo,

genero Roberto diBorgogna, principe prudente ecoassociò

raggiosOjche fece rispettare l'autorità dei
SUOI cognati.

manni il nome di Sicilia fu comune ad ambedue regni, e ve n'è documento del 5. Fuggendo Papa Gelasio II le perI secuzioni di Enrico V, neh 8 si ritirò in
i t

I

1

1

successe

il

Morto nel 1 3 Simone, gli fratello Ruggero II, che prese
r
i

Gaeta e
/u//^

nella cattedraleinveslì/jer vexil'
11, alla

de'ducati Guglielmo
;

presenza
città di

a governar
biltà:
i

la Sicilia

con coraggio e no-

de' cardinali

e nella

medesima

popoli cui comandava, cattolici e

Gaeta
deltà

maomettani, siculi, longobardi, greci e salaceui, separali per lingua, coslumi e pre-

Papa ricevè il giuraraento di feda Roberto principe di Capua, che
il

avea cacciato dal principato Riccardo suo

SIC
fratello.
te, vi

SIC
II io

173
Salerno con una
sovrano,

Passalo Gelasio
il

BeneTeii'

te del

cugino
fece

si

porlo

in

ricevè

giuramento
i

di vnssallag-

flotta per essere riconosciuto in

gio e fedeltà dagli altri principi
ni.

normani

e vi

si

ungere principeda Alfonso vein

Ruggero

dall'isola di
lei

li neh 20 cacciò saraceni Malta (/'.) e dalle altre da
i

scovo di Capaccio; passato poi
glia.

Reg-

gio volle essere proclamato duca di

PuII

dipendenti, che sotto
fatto parte del

romani aveail

Questa mossa del conte Ruggero
il

no
nì.

governo della provincia
conte
la riu-

senza

consenso della

s.

Sede, diede grail

di Sicilia,

laonde a questa

ve dispiacere a Onorio
in

li,

quale recossi
di

Guglielmo II neli 120 ricevè una Z? investitura per vexillum da Calisto II in Benevento nel sagro palazzo, dopo aver giurato omaggio al Pontefice coiilra omneslionìines,e fedeltà a
di
lui e successori.
11

persona con un esercito nella Puglia, e

conessoandaronoRoberto principe
pua, Raidolfo conte di AiroIa,e
partigiani. Procedette

Casuoi

altri

carlo, perchè indebilum sibi nonien
cis arripuit.

anche a scomunidaII

In Benevento anche Giordano

principe

Ma

Ruggero

seppe così

Capua, e altri magnati normanni giurarono fedeltà a Calisto llj il quale poi nel concilio generale diLateranoI fulminò la iicomunica contro chiunque ardisse Beneventanum B. Petri civilatem invadere , aut violenler tenere. Sebbene Guglielmo II contasse sulla protezione

bene tenere a bada l'oste nemica, che si venne presto ad accordo. Fu questo concluso presso Benevento', dove rinunziato

Ruggero

11

il

titolo di re,

si

contentò

soltanto di quello di duca; indi ricevette dal

Papa a'aS agosto

i

128 per vexil-

lum

l'investitura del ducato, giurando

pontificia,

come

l'avea sperimentata con1 1

qua! leudalario vassallaggio e fedeltà a Onorio Ile successori, civUalem Beneveii-

tro gli alemanni, nel

2

i

fu assalito dal

cugino Ruggero II contedi Sicilia,ma non ostante il sostegno della Chiesa ebbe invasa la Calabria che in parte governava,

tanain perdant,

et

principatuni

CapuaRuggeil

num non copiai, velpermillat ad capiendum. Siccome
titolo di re, e
la

moderazione

di

quanto possedeva in Sicilia, in uno alla metà di Palermo e di Messina, che Roberto Guiscardo eiasi riservate. Vedendosi Ruggero II così potene che
si

fece cedere

ro li era finta e apparente, riassunse

per mostrare un'assoluta

indipendenza dal Papa proibì a' vescovi di portarsi in Roma questo fu ili. "at:

te, senza licenza del

Papa

s'intitolò

Re

tentato che

si

fece in Sicilia contro la
lo

s.

di Sicilia. Spiacque a Calisto II

bar-

Sede.

Ma

appena

seppe Onorio

li,

su-

titolo usurpato: già

bara violenza sul cugino, e la iattanza del ne meditava il casti1

bito fulminò le cerisure contro
11, e lo

Ruggero

dichiarò pubblicamente scomuniil

go quando lo sorprese la morte. Nel i 26 Guglielmo li ricevè una 4-' investitura da Papa Onorio li per vexillum, con giuramento. Roberto li principe di Capua, succeduto nel 127 al padreGiordano II, prese da Papa Onorio 11 l'investitura del suo principato, e ne fu unto dall'arciveI

cato.

Adelcamo

i.°de'generali saraceni
il

conquistatori della Sicilia fu

fondatole

del reale palazzo di Palermo, che da

Ro-

berto Guiscardo fu poi ridotto a più nobile e magnifica forma, erigendovi pure
la cappella palatina. Quindi

neh lagRug-

scovo della città
so Papa.

alla

presenza dello
figli

stes-

con diploma dichiarò capitale della Sicilia la città di Messina, e vi stabilì
gero
1 1

la zecca, e nel

medesimo anno fabbricò
di
s.

Nel medesimo anno e senza

mo-

r odierna regia cappella

Pietro, di

a'20 luglio in Salerno sua capitaleGu-

eccellenti musaici {a^^eiiaìafipus tessei-

glielmo II; e questo memorabile avvenimento riunì in Ruggero II tutta la monarchia normanna. A ppena saputa la mor-

latum jOSs'ia un composto
di

di piccoli cubi

marmo

o di vetro di diversi colori e

dorati.

Questa lunga e oscura cappella è

174

s

'

e
tenuta
cilia,

SIC
coronare re di SiCalabria e Puglia, e convenne pustabilì di farlo

pine ornafn di marmi stupendi di diverse specie, con elevato coro e altare, come in
tutte le chiese greche.

La
il

reale cappella

re del censo nell'

annua somma

di

600

palalinadi Palermo ha
tro con voce francese,
Sarnelli, Lai. eccL
t.

Cianlro (o Pri-

schifati (corrispondenti

ciascuno presso a

ìnicerio de'canlori, detto in Sicilia Ginn-

come apprendo da
i,lett.

27), unica
col decano,

poco ad una doppia d'oro). Seguì la solenne coronazione in re di Sicilia in Palermo nel Natale i3o, per mano deli

dignità e parroco,

6 canonici
il

l'anlicardinaleGregorioConti legato dell'antipapa e poi suo successore ^/7/ore //^, chegl'imposelacorona e lo scettro. Vi furono presenti 9 arcivescovi, 17 vescovi,
abbati, e tutta
la

2 beneficiati personali, cioè
Irò e
il

sotlo-ciandi canto, 7

maestro della scuola

beneficiati delti corodati, fra' quali ili."

e 2.° ceicmoniere,

4

beneficiati diaconi.

nobillàdiSicilia,Puglia,
ti-

La
il

cappella reale palatina di Napoli ha

Calabria, Preseli nomediRuggeroI,col
tolo:

i.°

cappellano di camera e decano della
cappellani di camera,

RooeriusDei graLiaSiciLiae etltaliae
11

real cappella, 11

rex.

litolodi re d'Italia
al

compresi
cioè

ili.°e

2é°ceremoniere,2 cappel-

pretensione
Borgia;
la

regno

Italico,

lani straordinari
il

con insegna maggiore,
segre-

ma

allude alla

non va preso per comeavverte dominazione della*

i.°e2.°sagrista, 18 cappellani straoril

Puglia, che dagli scrittori greci e

dinari con insegna minore, oltre
tario del regio clero.

Vi

è

pure

il

regio vi-

cario generale della cappellania
di Sicilia, ed
uflìziali.
il

maggiore cappellano maggiore con 4
opera:
et

Abbiamo Indotta

Dt

ca-

pella rcgis utriusque Siciliae

alionim

principurii^seti de sacrisAulicis rebus lìher

chiamata Longohardla e talvolta anche Ilaliaj ed in fatto in un sigillo di Roberto Guiscardo con greca iscrizione si appellò duca à' Italia, Calabria e Sicilia, Vi è opinione Ira alcuni storici che l'antipapa concedesse pure a Ruggero 1, onde vieppiìi impegnarlo a sostetini fu

uiius, nuciore Josepho Cai afa nane episcopo 31 i/eleiìsi jlSea^ìoìi 772. Per la morlediGuglielmo ll.epoi per quella di Boe1

nerlo nella sua fals^ dignità, un'
autorità sopra tutti
cilia,

ampia
Si-

gli ecclesiastici di

e che

mondo

11

principe d'Antiochia e figlio di
in
di

se

il

da questa concessione derivasmostruoso tribunale della Moiiar'

Hoeniondo nato da Guiscardo, spento Soria, riuniti in Ruggero li diritti
i

cliia di Sicilia.

Benché

la

concessione di
nel con-

sua natura fosse invalida, tultavolta fu
poi subito abolita da Innocenzo
cilio
II

RoberloGuiscardo,e perciò salito in gran potenza, e per essere anche morto Onorio li, venne consigliato da'sudditi, cooperandovi
il

generale

di

Laterano
II

li,

da Innocen-

zo III

eda

altri

Papi. Altri sostengono che
solo concesse a

conte Enrico suo
il

sumere nuovamente
trendo Pviiggero

titolo

ad asregio. Nuzio,
la

r illegillimo Anacleto
//rtr.Ma tanta

R uggerol,/»pg:/a dignità len/, et j'iira regaanimosità di Ruggero I fu universalmente riguardata come un'usur-

II sì alfe

mire, profittò
si

della perturbazione in cui

trovò

chie-

sa

romana

nel

i

i

3o,in cui eletto Innocen-

zo
cui

11, insorse

l'antipapa Anacleto II, di

pazione ed un manifesto disprezzo del legittimo Innocenzo II. Ecco il carattere che

Ruggero
onde

II

avea sposato

la sorella

Ai-

S.Bernardo

ci

lasciò di lui edell'antipapa.

feria,

si

rivolse allo scismatico co1

gnato.che collesue ricchezze corrotti romani, fu sosleiiuto nell'usurpato trono, e
costi inse alla

HabtL Mwjer/(Anacletus)^/<cem Apidiae, sed solum ex priiicipibu^, ipsitniqiie nsnrpalae coronac mercede ridicula coniparatura. Benché poi varie fossero le vicende di Ruggero ne'dominii continenI

fuga

il

legittimo Papa. A-

nocleto

li nell'istesso

anno

si

recò in Be-

nevento, e passò poi in Avellino col duca Ruggero
il,

tali, l'isola di Sicilia

godè piena pace

nel-

e nella conferenza

con

lui

l'interno, e

il

suo uavile ebbe una serie

SIC
(li

SIC
ga disputa per 3o gioini,
alle ragioni

17"

trionfi nel

Meditennneò. NeIri3iAsi

ma

si

quietò poi

U)ain die aveva conservato molti privilegi,

addotte dal Papa, e rimase

e

Napoli {F.) che
in tal guisa

reggeva da un

conlento del l'onore di a ver par te nella tradizione del vessillo.
tliè
Il

duca, si sutloniisero anch'esse a Ruggero
J,
il

ducato dunque
il

lo

quale

unì l'intera n)0Sicilie,

narchia del regno delle due

quale
I

Innocenzo poi Innocenzo

II

noiiiine stiOy

vessillo

II

e Lotario II con simul-

tuttora esiste floridamente.Ma lUiggero

tanea tradizione. Altra pretensione mosse l'imperatore per Salerno,ove avea spe-

non mostrò

nel

governo delle nuove con-

quiste quel talento conciliatore, e quella

dito lina flotta contro

i

fautori di

Rug-

superiorità d'ingpgno,che l'avevano reso

gero

I;

ma

questa controversia pure non
i

caro
in

a'siciliani. Innocenzo li per tenere dovere tanta alterigia di Ruggero eb1

ebbe
liti
il

ultei ior progresso, e

Papi dispose-

ro poi liberamente anche diSalei no. Par-

be bisogno delle armi l'iuipeiatore Lotario
iulo

altrui;
II, e lo
s.

si

rivolge aldi alo

Papa per Roma,

e l'imperatoie [ler

pregò

neh iSy,

e l'abbate

Bernardo
il

Trento, morendo poco distante, Ruggero I riprese lena e vigore, presto riebbe Salerno, e
siri
i

eccitò con sue lettere a soccorrere

Pa-

beneventani riceverono

i

miniscon-

pa,

come avvocato
la real

della Chiesa a fine di

dell'antipapa, né produsse contro di
e de'salernitani alcun ellettn
la

togliere lo scisma, e

comeCesare per ven-

essi
fitta

dicare

corona che Ruggero 1 a vea

usurpata. Laonde e nell'islesso anno Lotario li entrò in Puglia con
cito,

so

il

buon eserdopo aver celebi alo la Pasqua presfiume Pescara, ed agevolmente s'imdi molti luoghi, togliendoli dal-

duca Rainolfo die nell'ottobre n Ruggero I. Nel 1 1 38 a istanza di questi si cominciarono da Innocenzo II tratche
il

tativecon Anacleto

per finiielo scisma,

padronì
zo

ognunoavendoaciònominato 3 cardinali. Ma per la morteawenula a'sSgennaio
dell'antipapa, e per essergli successo a'
1

l'ubbidienza diRuggero 1. Anche Innocenli recossi in

queste pai

ti

j)er la via di

s.

Germatio(del quale parlo a jMonteCassiNo),che
si

rese alla sua volontà, e poi

andò

marzo l'antipapa /^^//tore //'spalleggiato da Ruggero I, si disciolse il trattato; nondimeno s. Bernardo a'29 maggio indusse l'antipapa a rinunziare al

aCapua,e questa pure

restituì al principe

pseudo ponta-

Roberto, oppresso già da R^uggero I. Di là con Enrico duca di Baviera e genero
dell'imperatore passò nel maggio
in

tidcato.Mentre
lenti e

il

ducaRainolfo co'suoi

coraggio aveva riportato due bri!

Be-

lanti vittorie sul

cognato, morì in Troia

nevento, dovei piùde'ciltadini erano fau-

a'3oapiilei

toridell'anlipapajma
gì'

i

maneggi

ei timori

indussero a liconoscere per legittimo sovrano Innocenzo li, a cui giurarono fedeltà. IntantoLotario
cessi
11

i 3c),la qualcosa vieppiù impegnò il Papaa venireadaccomodaojeiilo. Preso pertanto secoR.oberto principe recò a s. Germano, ove ridi Capna,
.si

con prosperi sucPer cui e-

cevè amba>ciatori di Ruggero

I

con pro-

proseguiva
le terre di

le

sue mililari imprese
l.

posizioni di pace, ed esso inviò a lui

due

contro

Ruggero

cardinali per invitarlo al concerto.

Andò

gli e il Papa, essendosi ridotti in Avellino dopo la festa deirAsbunta,quivi a vieppiù attraversare disegni di Ruggero l, trattarono di creare un duca di Puglia
i

tostoRuggeroI

col giovine figlio

Ruggero

in quelle vicinanze, e

per 8 giorni seguila

rono

de'forti

maneggi per

concordia,

ma senza

potersi concludere a cagione del

che

gli

facesse fronte. Risolvettero

per-

principato di

Capua che

il

Papa esigeva
I

tanto di elevare a questo grado Rainolfo
di Avellino, Alife e Caiazzo, cognato di

fosse restituito a

Roberto,eRuggero
si

pre-

tendeva a se devoluto per
nia.

la di lui fello-

Ruggero

I.

Pretese allora l'imperatore di

Frattanto che
i

facevano con ogni
la

conferir egli quest'investitura, e vi fu Iud-

studio

negoziati,perchè

gente delPapa-

176
fliè
il

S

I


ili

SIC
Gajluzro,
I

giinslo al castello

al-

Papa Lucio
la

IT,

il

quale sebbene inclinas-

quanto più

accosfossi
la

Ruggero
II

'colla

po-

se alla quiete,

derosa armata,

qual cosa mise
e
il

in ap-

prensione Innocenzo

suo seguilo,

pure al dire di Borgia, per ripugnanza de'cardinali continuò la nimistà con Ruggero I, il quale gravi danni recò alle terre della

onde ben presto sloggiarono da s. Gein)ano per cercar luogo più sicuro. Però postosi il giovane Piuggero in un'imboscata, all'improvviso
l"u loro addosso ai Roberto scampò colla fuga, il Papa caduto in sue mani fu subito condotto alla presenza di R.uggero I, che si gittò umilmente a'piedi d'Innocenzo 11 e lo trattò onorificamente. Continuando le proposizioni di pace, il Papa per sottrarre a'disagii romani ch'erano prigioni, alle

Campania. Laon-

de non so comprendere come No vaes possa asserire (nella Stor. di Alessandro //),
citando Ottone di Frisinga, Degeslis Friaerici
/to/.,
lib.

22

luglio.

7, cap.
II

28, inler Script, rer.
concesse
al re l'uso del

che Lucio

bacalo, anello, dalmatica, mitra e sandali, insegne vescovili.

Papa Eugenio
di

II[

che

gli

successe
re,

neh
gli

i45, non solo fu in
sue truppe
arnaldisti e tornari-

pace col
re in

ma

con l'aiuto

potè comprimere

preghierediRuggero.I
ca, lo

gli

donò finalmenscomunidi fedelil

Roma, donde
pili

poi lo coslrinsero a
I

te la sua grazia, lo assolse dalla

partirne. Intanto

Ruggero

volse l'amle

riconobbe

di

propria autorità per re,

bizione a
te

lontane regioni, e
i

sue

flot-

e

a'25 luglio previo giuramento
s.

desolarono

lidi

dell'Africa, e le spiag-

tà e di feudatario della

Sede, ed

cen-

gie della Grecia per aver dichiaralo guerra all'imperatore

so convenutodi 6ooscl)ifati,pe/- vexilluni
l'investì del

Emanuele Comneno;

regno

di Sicilia,

facendo al-

saccheggiò Tripoli e (ierbi, da cui di fre-

trettanto col figlio pel ducato di Puglia,
e con altro figlio pel principato diCapua.

quente partivano corsari per devastare le spiagge di Sicilia; s'mipadronì di Corfù,
saccheggiò Cefalonia, Corinto, Tebe, Atene eNegroponle. Avvicinata
la flotta

Quindi
{V.) di

a'

27

luglio con

ampio diploma

lo elevò alla dignità reale e creò Milite
s.

a

Pietro. Nel

parola del ducato di
quello d'Anacleto
lutlavolta
si

II

diploma non fece Napoli, sebbene in vi fosse compreso;
i

Costantinopoli, Landolfo suo capitano assaltò
il

palazzo imperiale e tolse dalla cu-

cina 3 pignatte d'argento, che portate al
re, quesli gliele
ferì
il

recarono

napoletani a sogil

diede per islemma e condi Pignattelli(^F.).
I

gettarsi al re, e gli

domandarono

figlio

cognome

suoi

Anfuso e Alfonso per duca,

e fu l'ultimo.

corsali trasportarono in Sicilia

R^uggero I prese questi i\io\\:Rogerius Dei
grolla Siciliae,/lpuliaeel Calabriae rex,

numero
dussero
cidente,

di greci e di artefici,
in
la

un gran che intro-

Palermo, e

di là in tutto l'oc-

adinlor christianorum

et

clypeusj Roge-

coltivazione de'gelsi e l'arte di

liusDei gratta Siciliae et Italiae rex; ovvero e soltanto: Hogerius Dei gratin rex
il Papa inRoma, irritati romani dalla violenza che aveva patito, prelesero che rompesse il traltalo convenuto, ma Innocenzo II non vi convenne.

filare e tessere la

Seta
re

(al

quale artico-

lo ricordili che piìi tardi in Napoli l'in-

Sicitiae.Tovna[o
i

trodusse nel

i456
in

il

Ferdinando

l ).

S'impadronì

seguito nell'Africa di Sa-

fuco, di Alahadia, di Capisa e altre ciltà,

L'ottennero ad ogni

modo sotto
i

Celesti-

no
sti

1

1

chegli successe nel

1

ricusò di confermare

la

43, poiché queconcordia sta-

che rese tribù la rie della corona di Sicilia. Un suo ammiraglio potè liberare dai greci Luigi VII re di Francia, che aveciata.

bilita dal predecessore col re. Allora fu

che suoi
i

figli

vincia di

Marsi (della quale

s'impadronirono della proriparlai a Pe1
1

reduce dalla croper liberareCorfìi assediata dai greci e da' veneti fu disfatta la sua flotta;

vano

fatto prigioniero,

Ma

nondimeno

la

marina

siciliana presto si
il

sciNA,aSABiNA,aRiETi). Di venuto nel

44

riebbe e continuò a signoreggiare

Me-

SIC
diterrnneOjCd in Africa fece allre conquiste. Infelice
gli elle
il

SIC
i

177

le nella famiglia, perde

fi-

sembravano

nati per elfelluare le
al

più belle speranze,insieme

primogenito

non co'vantaggi già esibili, onde convenne al Papa accettarne le condizioni, per non essere assediato e perire di fame coi cardinali, e per non soggiacere ad altre
iniquità.
le
I

Ruggero duca
Guglielmo
I il

tIiFuglia,e nonglirestòche

patti

furono l'assoluzione dalre lo richiese

I\laloo Mnh'dgio, molle e
il

censure, l'investiture solite di Sicilia,
il

codardo; e Costanza che portò

retaggio

Puglia e Capua,ed anche

de'normanni
iiiPalermo
delia

agli svevilIohenslaulFen. Xe-

ni uto senza essere
a':>.6

amato, morì Ruggero I
i

per quelle di Salerno, Amalfi, Napoli, e per la provincia de'Marsi che la s. Sede

febbraio

i

54,ela gloria
fu incoro-

possedeva sino daGiovanni X,per
le

la

qua-

monarchia
finì

siciliana

che avea fonI

fu stabilito

il

censo di
Il

4oo
re
si

schifali, e

dala

con

lui.

Guglielmo

pel resto

600
s.

schifati.

recò nella

Pasqua, e pretese subilo che Papa Adriano IV lo trattasse da re, avendogli dato in una lettera il titolo di signore di Sicilia. Per vendicarsi pose a ruba e a fuoco Ceprano
feste di

nato a Palermo nelle

chiesa di

ed

a' piedi

Marciano presso Benevento, di Adriano IV giurò fedeltà,
il

ligiiis

homo Papae devenit,

quale

lo in-

con 3 vessilli, e fu solennemente coronato. Dice Novaes che il re ottenne che
vestì

Banco

e altre terre dellaChiesa nellaCanii

pania, cacciò

tuonaci da Monte Cassino,

si

tranne 12, ed assediò Benevento; il che dispiacendo a molti baroni di Puglia si
ribellarono, e altri accorsero a difendere

non avessero diritto di appellarPapa, né questi vi potesse mandar legati, se da lui e successori non fossero
i

siciliani
al

richiesti;

ma

tuttociò estorlo a forza e per

timore da Adriano
te

IV

circondato dall'e-

onde gli fecero levar l'assedio, e fu scomunicato dal Papa per tante iniquità. I baroni chiamarono in loro aiuto l'imperatore greco, che mandò denaro e flotta, ed in breve tempo il re fu spogliato di molte sue terre.Intimoritosi dispose alla pace, e mandò ad Adriano IV in Benevento l'eletto di Catania, domandando perdono, l'assoluzione della scomunica, con promettere omaggio e ubbila città,

sercito regio, fu di poi cassato

pienamenil

da Innocenzo

III.

La

discordia tra

Papa e il re derivò pure dal pretendere Guglielmo I di sottrarre di bel nuovo suoi vescovi d' ottenere dalla s. Sede la
i

conferma
dal

di loro elezione, e di ricevere

Papa
il
i

l'ordinazione;
gli restituì la

ma

fatta la della

pace,

re

libertà di consa-

grare

vescovi di Puglia, Calabria e Sidalla sua violenza.
Il

cilia, tolta

ricono-

dienza, olfrendo piena libertà alle chiese,
e in

de

le terre di

compenso de'danni recati alla s. SePaduli, Montefusco e Mor*

scimento di Adriano IV in Guglielmo I quale re delle due Sicilie irritò talmente lo svevo imperatore Federico I HohenstaulTen,

cone. Adriano

IV
i

inclinava a esaudirlo,
cardinali.

che indi ebbe origine

la dissen-

ma
disi,

si

opposero

Offeso

il

re

sione sua col Papa.
I

A

questi successe nel

della ripulsa, prese le armi,ricuperòBrin-

i5g Alessandro

III,

ch'era stato legato

Bari, Taranto e altre terre, e coll'e-

del predecessore al re;

ma

insorto l'an-

sercito vittorioso

gno
ravi

i

marciòdi nuovo nel giui56 contro Benevento, e poiché e-

tipapa Vittore

V, fu

sostenuto colle armi
I

da Federico

I,

mentre Guglielmo

assunsi riti-

il

Papa
in

fece alto

due miglia

lungi.

se la difesa di Alessandro III, che

Andarono
monirlo

tosto alcuni cardinali per

am-

rò in Francia colle galere che gli

som-

nome
la

di

s.

Pietro di non far
s.

ministrò. Frattanto Sicilia fu tiranneggiata dai favorito

passo per cui

dignità di

Chiesa vea discorsi

nisse oltraggiata.

Furono

i

legali cortese-

mente

ricevuti, e fattosi

luogo

Maione, colle più indegne vessazioni, e cogli assassini! tentò farsi strada al trono, e il suo genero Matteo Bonello perciò
si offrì

di pace, se

ne fermarono

gli articoli,

ma

di uccidere

il

voi. LXV.

12

178
re. I!

SIC
pessimo governo manteoenclo
gli slessi
l'irri-

SIC
aperta con-

lazioiie tra'baioni, scoppiò in

giura, della quale

nipoti del re e

GuglielmoI ebbe eserciti invincibili e numerose floUe, e le più agguerrì le della cristianità, con mezzi immensi che gli somministravano
i

Bonello fecero parte. Guglielmo I fu imprigionato nel suo palazzo, e si procurò
di esaltare gli

suoi slati ricchi pel
Mor'i

comI

mercio
a'7

e

per

le arti.

Guglielmo

animi col l'i tu pio vvisa comparsa del dueaPaiggero a cavallo, acclamalo in luogo del padre. Fu però effimero
il

plauso, e disapprovata altamente dal
il

clero laribellioue,onde

popolo richiese

con grida e minacce la libertà del re, al che dovettero cedere congiurati ritirani

maggio I i66,egli successeGuglielmo Il il Buono suo figlio, e l'altro Enrico fu principe di Capua. Il nuovo re pieno di virtù fece aprire le prigioni, perdonò ribelli, diminuì le imposizioni. Segui la lega lombarda, in cui era entralo il padre,
i

e perciò in guerra con l'imperatore, es-

dosi nel castello di
nello,

Caccamo

ov'era Bo-

sendo

di volo di

Alessandro

III,

e valida-

donde
s.

si

ritrassero poi in Nicosia,

Piazza,

Fradello, Daidone e Bulera di

mente Io difese, rinnovando alni il giuramento di fedeltà. Non andò guari che
condottosi Federico
I

Sicilia e abitate
1)6

da'longobardi; e sebbe-

in

Roma,
t

Alessana

questi entrassero nel divisa

mento

dei

dro

III

fuggì nell'agosto

167

Gaeta,
a Be-

ribelli,

poco più poterono
le

essi sostenersi,

salvalo dagl'imperiali che lo inseguivano
dalle galere siciliane,

e colla distruzione di Piazza e Bulera ces-

donde passò
la

sarono

speranze de' sollevati, per cui
la Sicilia,il re
i

nevento. Per concludere
peratore,
nezia,
ia e
il

pace con l'im-

pacificata

rivolse le sue ar-

Papa dovendosi recare
l'Epifania del
si
i

mi contro

baroni di terraferma. Altro
la

dopo
i

pericolo egli corse per

trama ordita dai

Siponto
i

portò a

in Ve177 per TroVasto, dove trovò Sicilia,

prigionieri di stato, ch'erano chiusi nel

7

ovvero

o i3 galere del redi
in rottura.
1

recinto del suo palazzo, e che insorti in-

che mandò suoi inviati
i

in detta ciltà,col-

aspettatamente tentarono d'impadronir-

la

quale era

Da dove Alessan1

Guglielmo e Enrico, dacché Ruggero era morto per un calcio di Bonello, e provarono di uccidere il re, ma
si

de' figli

dro III nell'ottobre 1

7 7 slesso o nel

178

con 4 galere venete, dopo essersi pacificato con Federico I,veleggiò perSiponto,
e per Troia, Benevento e s. Germano, nel dicembre rientrò nel suo slato. Guglielmo li ricompose gli affari di Sicilia, si pacificò co'pisani e co'genovesi, e maritò neh i83 sua zia Costanza con Enrico re di Germania e d'Italia, figlio di Federico 1, in pegno della loro riconciliazione: fu

le

guardie fecero in pezzi

gli

aggressori e

lo salvarono. Bonello, che

aveva ucciso

re,

Maione, ebbe svelti gli occhi d'ordine del che inoltre punì con l'ultimo suppli-

zio

un gran numero di baroni. Proseguendo Guglielmo 1 a seguir le parli diAlessandiolll, inlimòguerra a'pisani suoi

remici, scampandolo
guali,
tè co'cardinali

neh 65 da'loro aquando richiamalo da'romani po1

formidabile agli africani, ed essendo passalo co'crociali in Soria, sostenne
la

sua

da IMarsiglia approdare in Messina, e partendovi nel settembre colla scorta di

dignità in faccia a'greci imperatori. Al-

cuni difensori della
lia

5 galere

siciliane toccare
l'

Sa-

spacciarono che

Monarchia di Urbano HI del
II
il

Sicii

i85

lerno, e fare con sicurezza

ingresso in

concedesse a Guglielmo
d'essere suo legato
Sicilia,

privilegio

Eoma, dopo essere sbarcato a Ostia. Ti o\andosi il Papa in Messina, il re gli giurò fedeltà, riconoscendo che teneva
il

re-

a Intere nell'isola <li con uno de' soliti diplomi gratuitamente inventali. Questo Papa non solo

gno

in feudo; gli fece magnifici regali e

lo trattò c()n
la galera pel

mollo onore, e dispose che Papa fosse nobile e rossa.

nel suo brevissimo pontificato
trattò

non concesse nulla a Guglielmo II, ma giammai
con
lui alTari;

laonde

silfatlo fìnlo

SIC
diploma è una delle laute palpabili
sità e trovali
fal-

S
la

1

C

179

per sostenere

pretesa

Motlai

rono sovrani delle due Sicilie) mosse guerra feroce e disastrosa a re Tancredi, ed
introdusse negli
stali

narchia.

Fu costume die
Sicilie,
il

ire investiti

continentali l'eserci-

Papi delle

fice prestassero

ad ogni nuovo Pontegiuramento di fedeltà;

to tedesco, desolando queste contrade ric-

che, di cui ardeva
lestino III

le città

e le castella. Ceil

avendone mente III
se
a'
ni di

il

re scrupolo ne interpellò Cle-

mandò
di

legato in Benevento

che gli rispoaflermativamenle. Il re Guglielmo li 16 novembre 1 189 terminò suoi gioreletto neli 187,
i

cardinal Allucingoli per tenerla in quiete, e

procurare

mantenere

i

popoli cir-

costanti fedeli e ubbidienti a re Tancredi.

senza

figli

e senza testamento, e quin-

Costanza pervenne in
egli

mano

del re,

ma

nacque disputa se dovesse succedere la suddetta Costanza figlia del re Ruggero 1, o piuttosto Tancredi conte di Lecce e principe di Taranto figlio naturale diRuggero duca di Puglia, primogenito di esso rc,ed unico rampollo del sangue de'principi normanni; ma vinse finalmente il partito di Tancredi, il quale de assensu et favore Curiae romanae coronaCiir in regeni nella città di Palermo nel gennaio
I

vide in essa una prossima parente,

190. Questi pc!

neh igi

(nel qur.le

an-

non una corapetitrice; la trattò in Palermo da regina, e colma di doni nelr 192 la rimandò al marito,senzaimporlealcuna condizione. Inoltre Tancredi combattè con buon successo Corrado Riosca in. Cervello o 31oscancervello, uno de' generali luogotenenti di Enrico VI e castellano di Capua. La guerra poi continuò, ed afflitto Tancredi per la morte del figlio Ruggero, morì nel principio del 1 94, 1
lasciando
la

no Celestino III in Roma impose la Corona imperiale su Enrico VI e Costan7.1) fece coronare in Brindisi Ruggero suo figlio, e perchè poco dopo gli premorì, nel 1 198 diede in Palermo la corona a Guglielmo
III altro

regina Sibilla tutrice del seIII. Assalito

condogenito Guglielmo
sti

que-

dall'imperatore, di qua dal Faro

non

trovò resistenza che in Palermo, nondi-

meno

fu

presa nell'agosto.

La

flotta dei

suo

figlio. Il

Borgia, Dis.

fesa del dominio temporale della

Se-

combatteva per Eurico VI, nelsetteuibre s'impadronì di Mespisani e genovesi che
sina, e poi di

de, dubita che Tancredi fòsse figlio naturale, e forse legittimo,

Catania e Siracusa. Sibilla

osservando che in

col figlio erausi fortificati nel castello di

qualunque modo
re
il

l'investitura pontificia,

Palermo

e poi in Caltabellotta, e l'impeoffrì a

di cui riporta l'atto solenne,

dovè
s.

toglie-

ratore colla libertà

Gu"Iielmo HI o

difetto de'natali se vi era.
il

Re TanSede,
le

Lecce e Taranto
colla

credi riconobbe

regno dalla

madre
3

si
li

die in sue

giurò fedeltà e ligio omaggio,e s'obbligò censo di
bria, e

al

loro di parola, re
le

nel 1 193 mani, mancò tenne prigioni, come pu;

ma quando

600 schifali per la Puglia e Caladi 4oo per il paese de'Marsi,come
Guglielmo I. Tancredi atti a Papa Celestino III.

figlie di

Tancredi, che trasse poe

scia in

Lombardia

Germania, seco por-

erasi stabilito per

fece lutti questi

tando gl'immensi rapiti tesori; e fece cavargli occhi a Guglielmo 111, il quale

Tancredi era stato per timore imprigionatodallozioGuglielmoI,e fuggito inCostan-

morì
rasi

in

una fortezza de'Grigioni dov'èla

consagrato a Dio. Così terminò

di-

venne accolto poi con onore dal cugino Guglielmo II. Divenne caro a'sicitinopoli
liaui

nastia

normanna, esubeotrò la sveva HoSicilie.

henstauffen a regnare nelle belle contra-

per valore, generosità, prudenza ed

de delle due

Quanto

precedette,

esteso sapere;

ma

pei diritti acquistati col

accompagnò
venimento,

e seguì

questo grande av-

matrimonio
Iratloa

di Costanza, Enrico VI suo marito divenuto imperatore (e peiciò ne

in

uno

alla

condotta tenuta

dai Papi insì grave emergente, con qual-

Germania, così

degli altri che fu-

che ditlusione ne

trattai a

Innocenzo

III

1

So

SIC
laonde qui mi limia semplici indicazioni del più imporniì

SIC
più che restituisse alla medesima
i

e ne'relalivi articoli,
tet'ò

domidiritti,

occupati e reintegrasse de'suoi

tante.

non che
riscatto,

restituisse al re à' Inghilterra la

Enrico VI fece nella metropoli Palermo il suo ingresso, e convocato prima il
generale parlamento
ottobre
I

somma prepotentemente
lestinoIII,il quale

percelta pel suo

ond'era stato scomunicato da Ce-

vi fu

coronalo a'i 5

194. Corrado vescovo d'Hildesheim fu nominato suo vicario in Sicilia,
e

non consentì che avesse Sepoltura [F.) finché non fosse eseguita la consegna del denaro con violenza tolto
a delio re, per cui già
l'a

non potè con tenere l'odio de'baroni condominazione, odio che proruppe in sollevazione generale. Opportunamente per Enrico VI pubblicossi nel
tro l'estera
1

vea scomunicalo.

Neil 198 Innocenzo 111 investì il piccolo Federico II e Costanza del regno di Sicilia,

195

la

4-" Crociata, e per entrare in

ducalo di Puglia, principato di Capua, di Napoli, Salerno, Amalfi e della
provincia de'Marsi, colf

grazia di

Papa

Celestinolll,
1'

cheavea mo-

annuo censo

di

strato disapprovare
Sicilia, in
si

usurpazione della

Worms promulgò la crociata e

600 4oo

schifali

Puglia e Calabria, e pel paese de' Marsi: su queste moper
la
si

preparò a passareinSoria, mail nerbo dell'eseixito tedesco abusivamente trasse
in Italia per vendicarsi de'siciliani. Prese

nete differente è l'opinione che
sul loro valore.

forma

Furono allora cassati quei

capitoli pregiudizievoli alla libertà ecclesiastica,

Catania e Siracusa d'assalto,
giò e distrusse; in
alle

le

sacchegil

che Adriano IV dalla necessità

Palermo

lasciò

freno

indotto dovette confermare a Guglielmo
I.

più strane atrocità, facendo perire
i

Narra Hurter nella Storia d' Innocen-

tra'tormenti nel real giardino tutti

pri-

gioni di stato, coll'applicazione d'un dia-

zo Illy che avendo Adriano IV dopo alcuni contrasti con re Guglielmo I, concesso diversi privilegi ecclesiastici importanti pel

dema

arroventato sulla fronte

di

Gior-

dano creduto reo d'aver aspirato

alla co-

suo regno, che

si

chiamarono

i

ronaj e colla barbara mutilazione fatta

quattro capitoli &i\ riferivano alla legazione, alle

soffrirealgrandeammiragliolMargaritone
innanzi di farlo uccidere.

nomine

ecclesiastiche, alle appel-

La

stessa regina

lazioni e ai sinodi (concessioni

che secon-

imperatriceCostanza sua moglie,sdegnata
di così

inumani trattamenti, mosseguerra da Messina al marito, il quale trovò eroica resistenza nel forte di Castro Giovanni, difeso da Guglielmo il Monaco, e fu obbligato a levar l'assedio,

do Baronio ottenne vini elnietuni,c\ò che dalGiannone non viene ammesso); Innocenzo III quindi ebbe a supremo dover suo di francar la Chiesa da ogni temporale servitù, contraria all'ordine, e per

morendo

indi a
i
1

conseguenza sconvenevole
rò non
le
si

e nociva, e pe-

non molto inMessina a'2 8 settembre 97 per subito malore, onde fu calunniala Costanza che
gli

mostrò propenso a riconfermare già fatte concessioni. Spenta essendo
si

avesse propinato

il

veleno.

l'antica famiglia reale, egli

tenne perciò
sillatti

Questa benché attempata, a'26 dicembre 194 avea partorito in /es/ Federico
i

autorizzato a non più concedere

privilegi incompatibili co'suoi doveri di

II,

con quelle precauzioni che narrai a

ta-

le articolo,

per l'identicità della nascita.

sovrano signore. Che Costanza vedendo inutili tutte le vie per indurre il Papa a

Neltestamentoordinò l'imperatorea suo figlio, da lui associato all'impero e fatto dichiarare re de' romani, che riconoscesse dal Papa il regno di Sicilia, e mancando la moglie eil figlio senzaerede,il regno
tornasse alla chiesa

concedere l'investitura nell'antica forma,
aderì a lultociò ch'egli volle da
lei. I

tre

capitoli sull'appellazione, sulla legazione

della

Monarchia di
dopo

Sicilia, e sui sinodi
ri-

furono annullati; quelli sulle elezioni
stretti;

romana e al Papa. Di

di che fu concessa l'invesli-

SIC
tura, poiché
la
il

SIC

181

dirillo d'alia signoria e

ch'era succeduto nella legazione al cardinal Conti, poi Gregorio IX, ch'ebbe a

proprietà del reame di Sicilia appar-

teneva alla chiesa looiana. Quindi l'IIiuter riporta l'accordo convenuto tra In-

compagno

il

cardinal Gherardo;

il

ma-

nocenzo
stanza.

III e la imperatrice regina

Co-

questa morì a'27 novembre I 198, poco prima che giungesse in Palermo il legato cardinale Ottaviano Conper l'investitura
il

Ma

romana Jacopo suo parente, e Gualtieri conle di Brenna o Brienne, e poterono giungere in tempo a liberar Palermo dall'assedio, riportando
resciallo della chiesa

piena vittoria sui saraceni di Marcoaldo.
I

ti

(altri

dicono che

la ri-

suoi sforzi riuscirono inutili per impa-

cevesse e facesse

giuramento), con aver
III,

dronirsi

dichiarato balio o tutore del re suo figlio
lo slesso
lità di

sconfitto
sani.
Il

almeno di Rlessina, nuovamente con Benedetto capitano de' pi-

Papa Inuocenzo

nella qua-

gran cancelliere del regno Gual-

signorediretto, ed in

compenso del-

tierodella Pagliara vescovodi Troia, spiato ancor lui da ambiziosi fini, e volendo abusare dell'infantile età del ree togliere
dalle

le

cure di sua tutela l'annua
tareni
(i

somma

di

3oo,ooo
tori

quali secondo

Mura-

nel caso che

valevano due carlini o 6 denari); e la difesa della corona richiedesse qualche spesa,si dovesse rimborsarnelo. Innocenzo III fece da padre sollecito e

mani
il

del legato la tutela e l'ammisi

nistrazione del regno,

unì con Marcoalla Sicilia,

do, e

cardinale

abbandonò

e

chi sa dove sarebbero giunte
in Patti nel

le cose, se

vernò

amorevole con Federico II, e goil regno per legati, e fu lutto in-

A questo modo e legalmente le terre delle Sicilie dai normanni passarono agli svevi, poiché Innocenzo III non aderì alle istanze di Costanza, finché non si verificò la morte di Guglielmo III. Si adoprò peiché fossero
tento alla sua prosperità.
lasciale in libertà la

1202 non moriva prematuramente l'empio e tiranno Marcoaldo. I disordini però non cessarono, che un nuovo usurpatore si presentò in Guglielmo Capparone, contro cui si rivolse Gualtiero della Pagliara rientrato in grazia di

Innocenzo
legato
il

III,

il

quale inviò

in Sicilia

per

cardinale Giovanni di Salerno,
era stato in legazione col car-

madre

e

le sorelle,

che già

vi

che venute
cia. Ivi

in P«.oma
la

passarono in Frandi

dinal Allucingoli, contro Marcoaldo e in

sposò
il

primogenita
di

Tancre-

aiuto di Federico
di Siracusa,

II.

I

pisani

si

preval-

di Albiria
al di

Brienne Gualtieri, quale Innocenzo III concesse la contea Lecce e il principato di Taranto, obconte
il

sero delle congiunture per impadronirsi

ad

essi

disputata da'genovesi
Costa,
il

guidali da

Alamanno

quale se

bligandolo a non pretendere
siffatta largizione.

trono, ed

a far guerra ai nemici del re minore, con

ne intitolò conte, e vi dominò finché non rimase prigioniero de' veneziani nell'ac-

Dappoiché nella minoassumerne la tutela e la reggenza, e d'mvadere la Sicilia, il già famoso capitano di ventura Marcoaldo, di cui molto parlai a Innocenzo III e nei luoghi che poi occupò, approdando colle navi pisane in Val di Maz7.ara,e trovò
rità del re tentò di
•valido

que

di Candia.
il

Aggiunse pur torbidi
il

alla

Sicilia

conte Diepoldo,

quale

si

pro-

poneva d'impadronirsi del
gl'interessi del regno:

re e consegnar-

lo al cardinal legato, e così

determinare
la

ma

diffidenza

entrata tra

luì,

il

Capparone e Gualtiero

della Pagliara ne produsse l'arresto, sal-

appoggio fra' saraceni; egli era divenuto siniscalco d'Enrico VI, e fu crudele e ambizioso, perciò scomunicato da

vandosi

il

conte da peggiori trattamenli
i

colla fuga,

mentre vaievansi saraceni del disordine per insorgere a danno della popolazione cristiana. Gualtiero di Brienne

Innocenzo III che gli ritolse l'usurpalo. Accorsero però in Messina con poderosi aiuti il cardinal Savelli, poi Onorio III,

contro

la

data promessa aspirò alla co-

rona, presele armi, fece diverse conqui-

i83
ste,

SIC
ma
nel

SIC
in

i3o5 morì
III difese

Sarno per

le

tecessori nell'elezione de'prelali, la quale
si

ferite ricevute in
lo.

lunocenzo

un aspro corabattimen' sempre il real pu-

dovesse fare a seconda de'sagri canoni,
facessero

così le appellazioni ne'negozi ecclesiastici

pillo,ancliecon ispedizioui militari. Giunta frattanto l'età

e nelle cause ecclesiastiche

si

li-

maggiore di Federico li, il Papa si recò formalmente a s. Germano nel maggio 1208, si spogliò della tutela, e provvide al buon governo del

beramente
pedire
il

Sede e niuno ardisse improcesso loro. Rinunziò al male
alla
s.
i

uso d'occupare

beni de' morienli prelati

e delle chiese vacanti senza pastore, la-

regno. Nel

1209
i

il

re sposò

Costanza d'A-

sciando a libera disposizione del
te le cose spirituali,

Papa

tut-

ragona vedova del re d'Ungheria, e sembravano lieti primordii del suo goveruamento, avendo percorso quasi tutta l'isola,

acciocché le cose di

di

Cesare sieno rendale a Cesare, e quelle Dio sieno vendute a Dio, Rilasciò lile

dando

saggi di retta amministrazio-

beramente
cessoli,

possessioni ricuperale dalla

ne. Nella sua corte sebbene l'idioma nor-

santa Sede, e ritenute prima dagli ante-

manno o francese fosse
trodusse
il

il

più co niune,man-

protestando che l'aiuterà a ricule altre.

tenendosi ne' popoli l'antico greco, s'involgare italiano eh' era a
lui

perare
la

Dichiarò appartenere
tutta la terra eh' è

al-

prediletto,

come preferì sempre gl'italiani

ai tedeschi, e le rime siciliane acquistarono fama per tutta Italia. lunocenzo 111, dopo averlo difeso contro 1' ingiato imperatore Ottone IV che depose, contribuì che Federico li nel 1212 fosse eletto re de'romani, e l'invitò a recarsi in Germania a prendervi la corona ; lo ricevè in Roma con sommo onore e gli fece ricchi donativi, e Federico li confermò alla s. Sede la donazione che poco dianzi gli a vea fatta delle contee di Fondi e di altre ba-

da Radìcofani sino a Ceprano,]a terra della contessa Matilde, la Marca Anconitana,
chiesa
il

romana

ducato

di Spoleto, la

contea di Berlino'
Pefitapoli colle

rOj l'esarcato
ia

ù\Ravenna)a

Massa Trabaria e suo Presidato, e
nel

vicine terre cou tutte le giurisdizioni.

U-

sando
derico
nel

diploma
fu

le

più solenni forme,

lo sigillò colla bolla d'oro.
11

Nel 121 3 Fe(Germania,

coronato re
fece

di

ronie, che

il

signore di esse conte Riccar-

do

dell'Aquila, nella sua

morte avea

isti-

proclamare re di Sicilia Enrico suo figlio nato in Palermo, obbligandosi con Innoceuzo 111, che qualora ottenesse la corona dell'impero, immediatamente deporrebbe il governo
al re figliuolo,
il

medesimo tempo

tuita erede,

come

riporta Rinaldi all'an-

quale

lo
:

riconoscereb-

no 2
1

1

2, de'cui

Annali ecclesiastici^Qom.'

pendiali da quelli del cardinal Baronio,

be dalla chiesa romana l'atto di Federico II neh 220 fu confermato dai principi dell'impero. In

anche in questo articolo assai mi giovo. Quindi all'anno 1 2 1 3,n.°2 3 riporta l'araplodiploma di Federico II5C0I quale restiluì allaChiesa nel egno di Sicilia diqua e di là dal Faro, l'immunità e l'ecclesiastica libertà nel pristino slato, rendendo
1

questo documento
si

ri-

prodotto dal Rinaldi,

legge

:

ipsumque

regnuniSiciliae tani ultra Phariim,quani
citra.

Nota

il

Borgia, che nelle carte pon111 in-

tifìcie fin

dal L'hanno d'Innocenzo
la

i

comincia a comparire
di Sicilia

luoghi e

le altre

cose alla

s.

Sede, dichia-

denominazione citra et ultra Pharurn. lì famo-

rando la sua gratitudine a Innocenzo III, per tutela del quale era stato cresciuto, difeso e promosso; promettendo a lui e successori, ed alla chiesa romana sua madre, ubbidienza e onore maggiore di quella
,

so Giannone,neir/5;or/fl! civile del regno di Napoli, opina chedalla soprintendenza che
le
il

patrizio gì eco di Sicilia ebbesul-

de're e imperatori suoi predecessori. Tolse perciò gli abusi praticati

da alcuni an-

qua da! Faro, derivasse presnormanni e svevi il costume di appellare le parti di qua dal Faro anche col nome di Sicilia, onde poi Papi
terre di
so
i

principi

i

SIC
pennoggiordislinzioue avessero chiamato questo regno Sicilia OiVr^. Rimarcai già
crociata
,

SIC
fulminò
la lyco/zjH/i/crt.Federico li

i83
gli

questo Papa solennemenle
fatali le

imper-

che
ter.

il

celebrcMazzocchi,CoMiwie/j/.

mfe-

versando riaccese più

tremende

niannor. Neapolilaiiae Eccles.
(^/e

Ka-

fazioni dii'Guel/ie G/i/T'e////»",
i

che segueni

/e/jr/.,coirautoiilà di Stefano,

JJrbihus

in Prochyta, fu d'avviso che la denouiiSicilia alla tetra di qua dal Famolto più antica. Papa Onorio III coronò in Roma nel 1220 imperatore Fe-

do primi il Papa, parteggiando secondi per l'imperatore, ddaniarono lungamente l'Italia. TalvoltaFedericoII

nazionedi
sia

ro

simulò pentimento, fu assolto, indi facendo peggio
di primo, nuove censure ecclesiastiche furono sentenziate contro di lui. Ebbe più

derico Iljdal quale ottenne

la restituzio-

ne delle terre dalla gran contessa Matilde [f^.) donate alla 3. Sede, con altre usurpate dai predecessori. Col consenso del Papa cede il regno di Sicilia al figlio Enrico di
I

volle a reprimere le rinascenti ribellioni
diSiciIia,casligò!\ressina sollevata

daMars.

lino IMallone, risparmiò a stento Catania

per venerazione della protettrice
ta,

Aga-

2 anni, e poi lo fece eleggere re di

distrusse

il

castello di Centoripi, e co-

Germania; ma collegandosi egli contro il padre, l'imperatore lofecearreolare,edepostolo lo confinò in una prigione della

struì nel seno

megarico
il

la

nuova

città di

Augusta. Indisse poi
to in Siracusa, e
si

generale parlamenin ogni

comandò

6 meJolan-

Puglia, ove

vi fu

ucciso nel
il

Federico

II

ripreso

236, avendo governo di Sicilia.
1

diconvocarsi nella centralecittàdiPiaz-

za questa nazionale assemblea.
te

Da

Onorio III volendo aiutare Giovanni di Brienne fratello minoredel suddetto conte Gualtieri e
(f^.) a

ultimo re di Gerusalemme

ebbe Corrado IV, che fu poi suo successore, ed un Enrico giuniore dalla 3." moglie Elisabetta d'Inghilterra, oltre alcuni
di
figli

il regno, persuase Fevedovo a sposarue la figlia Jolanda, che nel 1226 coronò colle insegne imperiali. Cosi ottenne ancora il Piipa chefìnalmente Federico II partisse poi secondo le promesse per la crociata

ricuperare
restato

naturali, cioè

Enzio che

fece re

derico

II

Sardegna

(F.), Manfredi principe di

Taranto, e Federico principe d'Antiochia,

di Palestina;

ma

l'imperatore giunto più

con alcune figlie, tra le quali Costanza sorella di Manfredi maritata all'imperatore greco. Gregorio IX essendosi determinalodeporlodalregnodi Sicilia edall'impero, nel

lardi in

Gerusalemme,prese contro il suotitolo di re, tradì gl'interessi dei
si

1240 intimò
i

il

concilio di
i

La-

cero

il

lerauo;
si

ma

cardinali e

vescovi che vi

cristiani e
to.
lia

unì a'saraceni con infa me pati

D'allora in poi

re di Napoli e Sici-

fatti

recavano per mare, furono affogati o prigioni da Enzio e dalle navi di Pi-

il titolo di re di Gerusalemconfermarono anche per le ragioni che su quel regno vi avea Carlo I d'Angiò,ed iPapi lo compresero nelle loro

portarono
vi si

sa. Nel

1241 per
i

l'elezione di Celestino

me,e

IV, trovandosi Federico II in Grolla Ferrata, permise che cardinali vi si recassero dal carcere, a condizione che ritornassero in esso.
ni,
i

investiture, comedichiarai nel voi.
p.

XXX,

Morto

il

Papa dopo 17
r

gior-

71 e 72. Mal corrispondendo il beneficalo Federico II alle tanteegrandi materne cure della chiesa romana, ne diven-

vacò

la

s.

Sede quasi 2
in

mesi, perchè

cardinali o

gemevano
la furia

dure prigioni,
si

o temendo

imperiale non

ri-

ne

il

più fiero nemico ed usurpatore,

il

solvevano a

riunirsi, finché in

Auagni

ai

che narrai nellebiografiedi Gregorio IX,
Celestino I Ve Innocenzo IV. Per la sfrenala sua condotta, per l'usurpazioni fatte sul suocero, e per

24 giugno 1243 elessero il celebre Innocenzo IV della potente famiglia Fieschf,
già stretto

amico

di

Federico

II,

per cui

deludere Gregorio IX
di partire

in sentirne l'esaltazione disse:

abbiamo

nella giurala

promessa

per

la

perduto un cardinale amorevole, ed a-

SIC ]84 vreraounPapa nemico. Tale divenne,

SIC
ma
sure, riservandosi
nefizi
il

conferimento de'be-

per colpa del perverso imperaloie.Quesli allora scosso dalle disgrazie che andava

ecclesiastici, senza

che

l'

impera-

tore alle lagnanze per la deposizione, ag-

provando e dalle gravi ammonizioni del Papa, perle vessazioni che proseguiva
contro
ce, e
la

giungesse quelle della pretesa legazione

Chiesa e suoi minislri,

mandò

Monarchia ecclesiastica di Sicilia. Il Papa fece procedere gli elettori dell'ime

iuRomaneli

244^'i^'i<iscialori per la pa-

pero all'elezione d'Enrico diTuringia,che

giurarono che l'imperatoreavrebbe
alla

morto

nel

i

247

gli fece sostituire
11

Gugliel-

dato soddisfazioni

Chiesa pe'danni e
il

mo

u Olanda. Federico

appellandosi

ingiurie da lui fatte, così al clero:

di-

ploma imperiale
in Rinaldi.

col

giuramento

si

legge

l'antica perfidia, protestò di

Però l'imperatore tornò alnon potere e-

ad altro concilio più numeroso, nel 1 249 per l'ultima volta tornò in Sicilia col figlio Enrico che prepose al regno, lasciandolo in cura del maresciallo Pietro Ruffo, e

seguire

il

giiuato, e tese insidiee inganni al

nel seguente
in

anno

cessò di vivere ai

Papa. Costretto questi a riparare in Fran-

4 dicembre
reale,

Puglia e fu sepolto in
al figlio
il

Mondi

non pochi pericoli, fu accollo magnificamente in Lione, ove inlimò il concilio generale di Lione I. Ivi dopo a\€r spediti due cardinali legati in Sicilia
cia, evitati

imponendo

Corrado IV
il

restituire alla Chiesa

tolto,

quale prin-

cipe pure era stato scomunicato da Inno-

cenzo IV, per aver fatto guerra
a suo pregiudizio.
lo dichiarò

ai

due

a riparare

i

danni

falli

dall'imperatore,

competitori cheavea fatto eleggere anche

forme esaminata la causa di ed esposte dal Fapa le urgenti e gravissime cause contro Federico 11, di enormi aggravi fatti a'chierici e laici particolarmente di Sicilia, la non curanza di pagar il censo di looo schifali per più di 9 anni, i danni recati a Benevento da lui occupato (e che continuò a
con tutte
le

La

dieta di
tulli
il
i

Francfort
suoi diritti,

Federico

li,

decaduto da

dopo
il

la

morte

del padre,

che fece anco

Papa, Enrico giuniore può appena no-

verarsi tra're di Sicilia,

mentre Corrado

IV

re

de'romani, malcontento della sepa-

ritenere sino alla morte); fu accusalo d'a-

teismo, d'eresia e d'essere in lega co'saraceni; laonde

non potendolo

i

suoi
II fu

ambasolen-

sciatori discolpare,

Federico

nemente con sentenza di Scomunica deposto dal reame di Sicilia, e questo devoluto alla s.Sede, nonché deposto dall'impero, e sciolti sudditi dal giuramento di
i

di Sic