You are on page 1of 320

37

DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA
S.

PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
Al

PRINCIPALI SANTI, BEATI,


PI

MARTIRI, PADRI,
AI

AI

CELEBRI
CHIESA

SCRITTORI

ECCLESIASTICI,

VARII

SOMMI PONTEFICI, CARDINALI GRADI DELLA GERARCHIA


ARCIVESCOVILI E ALLE FESTE PI SOLENNI,
PAPALI,

DELLA
Al

CATTOLICA,

ALLE
SACRE,

CITTA

PATRIARCALI, CAPPELLE

VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII,


RITI,

ALLE CERIMONIE

ALLE

CARDINALIZIE
OSPITALIERI,

PRELATIZIE, AGLI ORDINI

RELIGIOSI,

MILITARI,

EQUESTRI

ED

NON

CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI

SUA SANTIT PIO

IX.

VOL. LXX.

IN VENEZIA DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA


MDCCCL1V.

La presente

edizione posta sotto

la

salvaguardia delle leggi

vigenti, per

quanto riguarda
il

la

propriet letteraria, di cui


giusta le Convenzioni

l'Autore intende godere


relative.

diritto,

DIZIONARIO
DI

ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

TE
(s.),Ordine militare

S
ed
scana, esposti olle

T E
iuideli

O TEFANO
s.

masnade
(/"'.),

che

li

equestre 3 e sagra religione de* cavalieri di

facevano Schiavi

concep con

felice

Stefano I

Papa
s.

e martire, Equites or-

idea l'istituzione d'un ordine equestre a


difesa de'suoi sudditi, e insieme qual

dinis Militiae

Slephani. Insigne ordi-

ma-

granducato di Toscana (['), celebre e benemerito per militali imprese navali, della Chiesa e della so-

ne equestre

del

rina militare dello stalo, per preservarlo

da mire nemiche, proteggere


de' Unii oni di

la

comune

sicurezza e rintuzzare l'audace baldanza

ciet, e

formidabile alle piraterie africa-

ne, barbaresche e turchesche.

Dopo

ave-

re

Cosimo Medici duca


1

d Toscana

am-

mare, non che a difesa e propagazione della fede cristiana, a mezzo de'valorosi cavalieri. Conoscendo che
per l'impresa avrebbe occorso uscir dai
limili de!

pliato e rassodato
to,

il

suo florido principa-

considerando che le coste e litorale marittimo del medesimo, gli abitanti, le


citt,
i

proprio dominio,

si

rivolse al

luoghi erano di frequente esposti a

deplorabili saccheggi, incendi e schiavit,

per

le

funeste invasioni di rapaci e crude-

lissimi corsari africani e barbareschi, ne-

Papa Pio IV, Medici, per cooperare colla suprema sua autorit al saldo stabilimento e dilatazione dell'ideata cavalleresca milizia navale, e si rec aRoma a manifestargliela. Il Papa con giubilo lod il

mici del

nome

cristiano,

quali

comech

magnanimo

pensiero, e tutto

si offr

maomeltani,arditameute veleggiavano le acque del Mediterraneo, non polendo

concorrervi pel pubblico bene, per

la si-

curezza del Mediterraneo e difesa del cristianesimo. Pertantocon breve apostoli-

sempre

dappertutto
di

il

glorioso ordine

G ei osolimitano^T.) dal so vrano suo propugnacolo

co del

i.

"ottobre i56o, Pio

IV
I

autorizz

Malta

accorrere a frenar-

e die facolt al

duca Cosimo

di

fondare
s.

ne do

le

depredazioni;quindi compassionan-

sotto

gli

auspicii e colla regola di


s.

Ago-

la triite

condizione de'popoli, pacifici

slino o di
stica

Benedetto, o d'allra mona-

abitatori delle spiaggie e lidi della

To-

congregazione un ordine militare.

4
Quindi
il

STE
duca portando
s.

S
la

T E
lei

sua pi seria

ba, ricca di miniere di


la

ro,

comoda per

attenzione uel formarlo, scelse la regola


del patriarca

capacit de'suoi poi

ti,

idonea per naprincipale del-

Benedetto e prese per pail

turale situazione,
l'isole dell'

come

la

trono principaledell'ordine

gloriosoPa-

arcipelago toscano, capace a


alle

pa

s.

Stefano I{f^-) martire, antico pro-

dare opportuno ricetto


rittime,

squadre ma-

tettore dell' illustre sua capitale Firenze,


e lo cliiam col suo

riunendo

il

vantaggio di avan-

ne per tutelare

s.

Stefano

nome. Die all'ordiI, non solo per


gli

zate sortite sui pirati africani, che nascosti

tra'scogli e l'isolelte deserte del

mar

l'ereditariadivozioue che

portava co-

Tirreno, continuamente tramavano a

me fiorentino, ma ancora per riconoscenza e per

memoria

di aver uel giorno di


1

sua festa a'2 agosto


diocesi e
finitiva

554

riportata nelle

vicinanze di Marciano in

Val

di Chiana,

danno de'naviganti cristiani. A tale effetto Cosimo 1 nel Iato angolare dell'isola, in cui concentrasi il mare favorendola di sicurissimo seno, costru una forte e bella
citt,e col

compartimento d'Arezzo, la devittoria colle sue armi unite alle

suo

nome la chiamCcsmopoli,
ivi

oggi Porto Ferraio, e luogo principale e

austro-ispane, contro Pietro Strozzi


resciallo de'francesi in Italia e
te l'esercito frauco-sauese.

macomandantale
ri-

pi forte, ed

destin collocare

la

sede

primaria della milizia.


lora dipendente dalla

Ma

non riuscen-

Con
il

dogli l'acquisto del restante dell'Elba, al-

nomala

battaglia fu deciso
r
.), la

fine della

Spagna, mulato

politica esistenza dell'emula e potente re-

consiglio, trov adattissima l'antica e ce-

pubblica di Siena (f
e
il

sua conquista

lebre citt di Pisa {V!)> e quivi ordin


l'erezione dell'albergo conventuale, affi-

consolida mento del suo vacillati te dia-

dema, assicurando la sovranit de' suoi slati. Gi il principe per sua fortunata ventura non solamente aveva restituito
a'marcianesi
le

dandone la direzione al valente Giorgio Vasari, non meno peritissimo architetto


il quale da' fondamenti coun palazzo conventuale pe'cavalieri professi o earovauisti, ornandolo decorosamente con pitture e statue, ed egualmente fabbric la chiesa conventua-

che pittore,
stru

antiche esenzioni,

ma

a-

vea innalzato inFireuze,sul quadrivio di


s.

Felice in Piazza, una colonna di marfausto avvenimen-

moa monumento del


to,

che per a' nostri giorni fu rimossa, ed ordinato al celebre Bartolomeo Ammannato che edificasse in mezzo al cam-

le, la

canonica per abitazione del priore


la

conventuale e pel clero per


ficiatura, e altri edilizi,
la
il

divina uf-

po ove segu

la

pugna, detto
titolo di

il

campo

di

militare religione,
i

degno delche dovea salire a


tutto

Scannagallo, un tempio rotondo,che tuttora vi resta, sotto


il

tanta rinomanza;

cui trofei, spoglie e in-

s.

Vittoria.

segne tolte

al

nemico, per riconoscenza a


s.

Attese quindi

il

duca

alla

compilazione
i

Dio

e al patrocinio di

Stefano

I,

collo-

de'regolamenti,che doveano formare cavalieri per mezzo della piet e del valore ad una vita lodevole e virtuosa, e si occupino pari tempo di stabilire la sede prin-

c nella chiesa conventuale, che divenne

come una
litato
il

cattedrale per

la

prerogativa,

dell'episcopali funzioni, alle quali fu abi-

priore grancroce.

11

IMarchesides.

cipale dell'ordine, l'erezione della chiesa

scrive questi edifzi, la chiesa di

Ste-

conventuale, della canonica e altre fab-

fano I, la sua sedia pontificale di


so dal santo

marmo,
moztri-

briche necessarie agli


litico e

ufilziali e ministri
il

cospersa di macchie rosse delsangue spar-

dell'ordine, a cui affidare

governo pospirituale della sagra milizia. Per


na-

quando

iu essa gli fu

zato

il

capo, racchiusa in mezzo alla

tale residenza posta in discussione la

buna

in

una

pontificia cattedra di

me-

tura de'luoghi pi adatti alle spedizioni


navali, fiss lo sguardo sull'isola dell'El-

tallo dorato; e l'altare ricco di preziose

pietre, colla statua del

Papa

scolpila ia

S
finissimo

T E
sollo di cui ne tiposacollo,
lizia.

STE

marmo,

no le venerande ceneri. Dice pure, che non restando nella piazza de'cavalieri,ove
sorgono
le

qual segno di decorazione della miDa'semplici cavalieri portasi appesa

nel lato siuistro, e da'grancroci, priori e


bali portasi

accennate fabbriche, che

il

so-

pendente

al collo e di

lo antico palazzo del senato pisano, questo concesse alla sagra miliziaCosimo III,

maggiore.

11 p.

Bonanni

nel

forma Catalogo dein

gli ordini equestri e militari esposto

e fu destinato per gli ordinari consessi del

supremo
chivio.

consiglio, per cancelleria e ar-

perch

il

principale scopo dei

immagini, ne riporta la figura dell'abito e della croce a p. i 2, chiama serventi anche col nome di Donati, con veste corta
i
i

dovea essere la difesa e lo spurgo del Mediterraneo dai ladronecci decavalieri


gl'infedeli, fece

manichestrette,echei cavalieri

in

guer-

ra portavano una veste di seta bianca e


corta, con fornimenti rossi, e colla croce
cavalieri di Malta. o Gerosolimitani, per terrore de'barbari che P oppugnavano, e per couforto dei
i

Vasari fabbricaresulle per

ri-

ve
cui

dell'
si

Arno un

sufficiente arsenale, in
gli schifi
le

rossa sul petto,come

potessero costruire

galere, per poi condurli a Livorno e

ri-

cevervi corrispondeuti equipaggi. Mentre

combattenti che

la

difendevano.

saceril

erano intenti alla costruzione degli edifizi, il duca si occupava per stabilire la forma del manto capitolare e quella
gli artefici

doti poi sulla veste bianca

assumono

rocchetto e l'almuzia bianca fregiata colla


croce dell'ordine.
I

cavalieri ogni

volta

della croce equestre. Indi stabili per abi-

che dacristiani

si

faceva un'impresa ges.

to e divisa da usarsi nelle sagre e solenni

nerale control nemici della

fede,

erano

funzioni, quello gi usato da'celebri e potenti cavalieri

obbligati ad intervenirvi in persona, e

di ciambellolto biancocolle

derate di

Templari [V.\ il manto maniche foormesino rosso, e che due corcollo gi per gli omeri, simbo1'

doni e fiocchi di seta color vermiglio, pen-

molto pi i se \i andava il gran maestro per accompagnarlo. I cavalieri furono chiamati militi dall' obbligo di militare, facendo le loro carovane sopra le galere dell'ordine e da esso manteuuti, ed allora e-

dendo dal

leggiassero

ubbidienza a cui con voto


i

rano chiamati cavalieri caro vanisti.

Il

du-

doveano sottoporsi
il

cavalieri. Volle

che

ca esaminati gli statuti degli altri ordini,

manco lato rosseggiasse colla croce di rai

so porporino, a riserva de'graduati grancroci, priori e bali,

modell quelli per questo sui regolamenti del Gerosolimitauo, con alcune relative modificazioni; perci divise
i

quali in segno di pre-

gradi in

minenza

la

portassero in mezzo al petto;


1'

4
i

classi

cavalieri o militi,
i

cappellani,

finalmente che
cale.

abito

terminasse con

serventi d'armi,

serventi d'ollizio per

strascico maestoso, a guisa di

manto duversa pe-

l'esercizio de'di versi miuisteri


strativi.

amminicostituti-

Per

la

croce poi adott quella delr


.),<i\

Volle che

militi

come

l'ordine Gerosolimitano (f

vi del

capoe delle
nemici

parti signorili della mi-

r nel colore, da portarsi dalla parte del


cuore, per ricordare a'cavalieri che quel
salutifero seguo

lizia, facessero

professione di militare con-

tro

di nostra fede, e fossero ri-

dovea essere la calamita di loro adorazioni e alleiti, e che doveano combattere valorosamente colla destra e
difenderla dagli oltraggi degl'infedeli. Destin

partiti in cavalieri di giustizia e in cavalieri di

padronato.

chi pretendeva en-

trare tra'primi, riserv l'onore delle di-

gnit elettive e capitolari, prescrisse

un

dunque che la

croce fosse di raso ros-

esame

di rigorose prove,

volendo che la

so contornata di fregio d'oro e cucita sulle


vesti esteriori,

sua religione nascesse e non gi divenisse


nobile ne'progressi; dovendo far constare
di discendere

permettendo

l'uso

d'una

crocetta massiccia d'oro, smaltata di co-

da genitori, avi ed avole

lore porporino, da portarsi pendente al

de'due

lati

paterno e materno, di nobili

G
stizia

TE
tli tli

ST
giu-

famiglie (noter che pe'ca validi

assistenza a'rn misteri del tempio con ventilale, al

necessario che
si

le

provanze
all'

no-

governo delle parrocchie e dei


furono
abilitati a

bilt

generosa

facciano fino

atavo

benefizi che sarebbero incorporati nella


milizia,

inclusive,

5 generazioni

cio al di sopra

portare sulla
la

del pretenclente,tanto pe'lati paterni, che

parte sinistra delle vesti ordinarie

croce

materni), e che fossero capaci di godere


in patria le maggiori onorificenze, per 3

di raso contornata di seta, e per abito


si

assegn loro una toga di ciatnbellolto

gradi e generazioni, cio da' trisavoli; e


dipoi nel capitolo generale del
estesero!
lini iti alla G.
n

bianco, fornita d'asole e bottoni di seta


rossa, ed

1728

si

una mozzetta

coti

cappuccio pa-

generazione di
I

cia-

rimenti con simili asole e bottoni, e fregiata di croce con fodera e profili di seta
di color
il

scuno de'4 quarti


di giustizia
si

di nobilt.

cavalieri

divisero indite specie, ec-

porporino, da portarsi con sotto


al

clesiastici (questi

potino essere cavalieri

rocchetto, ed

priore della chiesa fu

per giustizia, per


e per
lieri

commenda
di grazia,

padronale,
i

di

pi concesso

lo strascico a

forma

d'a-

commende

come

cavavi

bito prelatizio. Alle

due

classi di serventi

secolari) e secolari, tra'quali

non

d'armi e di serventi

d'officio,

furono

as-

che il solo di va rio nell'esercizio de Ila milizia, gli uni dovendo imbrandir la spada contro gl'infedeli, gli altri invocare il
fosse

segnati gl'impieghi propri di loro professione, agli uni di guerreggiare


iteli'

ira-

prese di
liti,

mare

e di terra in aiuto de'mi-

celeste aiuto

con

sagrifzi e orazioni.
si

colla divisa

d'una croce uniforme a


adoprar*

vigore poi e sosteguo dell'ordine


bil la classe de' cavalieri di

sta-

quella de'sacerdoti d'ubbidienza eda portarsi nel destrolato; agli altri di


si

colla clausola,

che

se

il

padronato, gran maestro deldalla rigorosa

ne'ministeri servili del convento e del-

l'ordine per grazioso indulto dispensava


i

l'assemblea, dandosi loro una veste di rascia di

fondatori di

commende
si

discussione di qualche quarto di nobilt,


la

bianca con maniche strette, fornite mostre di taffettano rosso, e colla ero*

dispensa non

estendesse a'sostituiti
i

ce annessa alla parte destra, formata di

e chiamati alla successione, quali dovea-

soli

rami e priva del superiore

a guisa
il

no

giustificare la nobilt de'quarti della

d'un Tati greco, per cui poi ebbero

no-

genitrice e dell'ava materna, collo stesso

me diTau.Per

l'osservanza degli statuti

rigore di prove de'cavalieri di giustizia.

e delle discipline,

come

pel

governo

del-

Quanto
i

all'accettazione de' cappellani e

rordine,con autorit di mero e misto impero, fu istituito un maestrato supremo compostodi 2 soggetti;ed il consiglio supremo e ordinario, formato cio del gran
1

sacerdoti d'ubbidienza (va avvertito, che


cavalieri cappellani, oggi canonici per

quanto dir, formano parte del


chiesa conventuale;
i

clero della

sacerdoti d' ubbidii

maestro, di 8 graduati conventuali, dei


priori e bagli
vi

dienza erano e sono ceremonieri delle


quali usano

delle provincie, del prio-

verse assemblee de'cavalieri dell'ordine,


la

re della chiesa, e de'cavalieri desti nati dal

toga e mozzetta con croce

capitolo. Ali. "graduato fu datoli titolo


di

vermiglia eguali a quelle de'cauoniei, ed


i

commendatore maggiore con

esercizio

rettori delle parocchie

filiali

dell'ord'

e vicegerenza del gran maestro durante


la vita di questi,

ne;ma questi ultimi,sebbene si conferiscono loro le parrocchie come sopra dal gran maestro, non hanno pi. u il titolo di cavalieri sacerdoti d'ubbidienza, n fanno
pi uso del rispettivo abito, essendo passati sotto la

convento.
raglio,

11

dovendo risiedere in un comaudo delle forze navali


il

fu ripartito tra

contestabile e l'ammila

ad uno affidandosi

direzione
le

dell'imprese terrestri, all'altro

maritti-

dipendenza de' rispettivi or-

me come

generale delle galere: ali. fu


di

dinari),

che doveano prestare quotidiana

data autorit sulle genti

guerra a piedi

ST
e a cavallo,

S
i

TE
il il

con facolt di punire anche


si

desimo,
re,
il

il

gran priore,

cavalieri se colpevoli; al 2.

die eguali
e-

gran tesoriere, e

gran cancelliegran conservatoInoltre

prerogative sulla squadra navale e suo


dell'ordine fu dato
la la

re; tutti a

nomina

del principe.

quipaggio. Al gran priore del convento


il

4- luogo e attribu-

con detto atto rest soppresso il capitolo generale.Tutto questo venne stabilito per
la

supplenza del commendatore mag-

prosperit del temporale reggimento

giore, col carico del

governo

in

sua as-

dell'ordine;

mentre per indirizzare

le

a-

senza;

dovendo

vegliare sulla concordia

e moralit de'cavalieri, quindi

ammonii

re e castigare, insignire dell'abito


zi,

novi-

nimenella via della salute eterna, fu creato un prelato priore della chiesa cou Tuso della gran croce, con titolo di rnonsiguore,e considerato 9." dignit dell'ordne, commettendosi a lui eziandio l'edificazione e la custodia pastorale del clero,

con altre attribuzioni.


il

Il

5e6. luogo

gerarchico l'ebbero
il

gran cancelliere e

tesoriere generale,

dovendo sovrastare

il

i.a'subal terni ministri nella custodia

con quasi vescovile giurisdizione subordinata


i

delle scritture spettanti alla cancelleria,


all'archivio,a'registri;
il

al consiglio

de' 12. Si stabilirono

1. "alla

cura del-

l'introilo e dell'esito, ricevere ecustodire


il

tesoro. Gli altri

due graduati furono


I'

il

pure liti e le ceremonieper la vestizione de' novizi, uell' emettere 3 voli; la forma de'trieunali consessi capitolari, da
i

conservatore generale, e

ospitalario o
il

radunarsi nel conventuale di Pisa e incominciarsi nella domenica in

buon uomo

dell'ospedale,

dovendo

i.

Albh,

col-

vegliare sulle possessioni, loro conserva-

l'intervento del gran maestro o del suo

ziouee incremento, non che sull'armeria;


il

luogotenente. Nell'apertura del capitolo


fu disposto, che
i

2."

aver cura caritatevole degT infersia nella

cavalieri chiamati alsi

mi, sia nell'assistenza corporale,


spirituale. In sostanza,

l'ubbidienza, con profondo inchino


cassero a baciare
il

re-

perla cura e

vi-

gilanza delle cose e negozi della religio-

ne venne

stabilito

il

descritto consiglio

ordinario di dodici cavalierini quale do-

lungo strascico del gran maestrotedente in trono; quindi per la piazza de'cavalieri si dovesse fare da tutto V ordine solenne processione, che
entrata nella chiesi conventuale, inco*

vea intervenire il gran maestro o suo luogotenente.

Formarono tale consiglio il commendatore maggiore, il contestabile,


l'ammiraglio,
tore generale,
le,i
lo,
il

miuciasse

la

messa cantata, frainezzata


per eccitare col racconil

con un'orazione pronunziala da un cavaliere dell'ordine,

priore del convento,


il

il

grau cancelliere,
il

tesoriere,

il

conservaprio-

to delle belle imprese de'tnaggiori,

de-

buonuomo dell'ospedavi

priori e bagli

delle provincie,

il

della chiesa, e quelli di essi graduati


si

che
essi

trovassero

al

convento, e dopo

di

Quindi Pio IV colla bolla His, quat pr religioni*; propagutione } de\ i.febbraio 1062, Bull. Pioni. t. 4, par. 2, p. 38 approv e conferbito dell'imitazione.
1 ,

doveano intervenirvi que'

cavalieri

ino solennementel'ordineereligiouedelmilizia di s. Stefano I, gli statuti che avea fatto esaminare, colla regola di s.Benedetto, ed 3 voti di carit, di castit
la
i

che da'capitoli generali o dal gran maetrovi veuisserodepulati, secondo


il

gra-

do d'anzianit, onde l'effetto fosse che si adunassero sempre in numero di 12. E qui
aggiunger, che
il

coniugale, e di ubbidienza a'superiorijper


riscattare
vitti
i

moto proprio sovrauo

fedeli dal

duro giogo e schia-

de'5 aprile 1784 ridusse al numero di 6 grancroci componenti il consiglio, cio


i

de'turchi, pel dilatamento del culto

cristiano, per l'accrescimento della fede

nig. r priore della

cou ventuale,il gran conluogotenente del gran


dignit del consiglio me-

ortodossa;

encomi Cosimo

e lo costitu
i

testabile eh'

il

maestro

e lai.'

gran maestro e fondatore, e successori di lui al trono nella medesima suprema

8
dignit,

T E
te lo

5
coron
dogli la

T E
donan-

concedendo all'ordine indulti ed esenzioni, lodandone il pio e generoso scopo: e al gran maestro facolt illimitate per fare uuove leggi, per conferire bei

colla ducale corona,

Rosa

d' oro {V.) benedetta.

siccome s. Pio V moder e abol alcuni de' nominali indulti concessi da' Papi a
vari ordini militari,colla bolla Saerosancium, de'9 settembre 568, Bull. Row. t,
1

nefizi eeclesiaslicidell'ordiue, la cognizio-

ne delle cause de'cavalieri, con giurisdizione spirituale e temporale, inclusiva-

4, par. 3, p. 38; dipoi


le

mosso Sisto

V dale

mente sopra gli


dell'ordine.

ecclesiastici e le

Dopo
I

tutto

monache questo, e dopo ail

splendide imprese gi fatte da' cava-

lieri

contro

corsari aiicaui in

mare

ver Cosimo

assegnato

patrimonio
i

al

in terra,colla bo\\n

Circumspecla romani
1

convento

di Pisa, eformati

fondi per
esse
i

60
va-

commende, per gratificare cou


lorosi, prese

solenne possesso con grau

pompa e alla presfuza d'i nnumerabile nobilt, del

Pontifcis^tiZ marzo 5go,Bidl.Roni, 5, par. 1, p. 24, derog al disposto da s. Pio V, e rinvalid la concessione di Pio IV. Gi Sislo V col breve Praeclara det.
1

zo

supremo magistero a'i5 mar562 riceveado nel duomo di Pisa l'a5

votionis sincerilaSj degli


1

settembre

bito dalle

ma ni del nunzio a postolicoGior-

587, Bull. cit. t. 4j par. 4> avea autorizzato ilgranducaFrancescoI gran maestro, d'erigere in
gli

gio Cornaro vescovo di Treviso, facente


le veci del

commende

dell'ordine

Pupa. Trovandosi Cosimo I costituito canouicameute nel grau magicon zelo


si

ospedali che fondasse nella Toscana,


altri privilegi.

stero,

die a propagare la

reli

giosa cavalleria,onde a'3o del

medesimo marzo con pomposa ceremonia volle esercitarelesua autorit, e vest del manto cavalleresco 8 personaggi di chiarissi-

Paolo V colla bolla generosa militimi Militine s. Sle~ phani.de 18 giugno 608, Bull. cit. I. 5,

con

Dum

par. 3, p. 3
legi,

9, ampli all'ordine
il

privi-

ed eslese

godimento

delle pensio-

ni ecclesiastiche a scudi

4oo

d'oro, pari

mo
re

sangue. Pio

IV volendo

condecora-

romani scudi 600, sopra qualunque


mitrala e beneficiacos largo per la

la

sagra milizia di

altri segnalati pri-

cliiesa arcivescovile,
le.

vilegi, colla bolla

Allitudo divinae pr1

Paolo

si

mostr
le

iidenliae, de'7 luglio

562, Ball. cit. p. i4j dichiar per sempre immuni i ca-

gloria erepulazione,a cui era giunto l'or*

diue per avere con


brigliato
la

sue prodezze im-

valieri, officiali e ministri, sacerdoti e he-

tracotanza de'pirati africani,


in

neficialijcolleloro

commende, beni

e par-

che prima tenevano


tudine
il

conliuua inquie-

rocchie, dalla giurisdizione, visita (trauJie le

mare;

difeso

coraggiosamente
i

chiese parrocchiali, per quello che


il

pi volte

le coste d'Italia, e penetrati

concerne

ministero de' sagrameuti, e


s.

cavalieri arditamente, con profusione di

quali delegati della

Sede), superiorit

sostauze e sangue, uelle proviucie otto-

e dominio de'melropolitaui, vescovi e ordinari de'luoghi. soggettandoli a


]

Cosimo

mane, con sottomettere e diroccare varie piazze,ecou riportare segnalate vittorie,

ed a'monarchi gran maestri suoi suc-

cessori, nell'uno e nell'altro foro; dichia-

come Ges

veri soldati della milizia e fede di

Cristo.

Ma

ritornando alle ampie

rando che al solo tribunale


stro fossero subordinali
i

gran maecavalieri e midel

concessioni di Pio IV, contenute nella citata bolla Allitudo,

accord pure a'ca-

nistri della militare religione,

ed abilit
al godi-

valieri la facolt di trasferire le pensioni

tanto

coniugati che

bigami

mento delle pensioni ecclesiastiche per la somma di scudi 200 d'oro. 11 successore s. Pio V neh 56g orn Cosimo del tiI

anche intere ad altri soggetti, e in punto eziandio di morte alla presenza d' una
persona costituita
in

sagra dignit

in-

signita dell'abito della stessa milizia.

Ac-

tolo e dignit di granducale soleuneaieu-

cord loro l'indulto

di testare a

favore

T E
,

S
mobili e

T E
di

9
dell'or*
il

degli spini e altri incapaci d'essere ara-

avea un monastero

monache

messi alle successioni

stabili,

dine stesso, in Firenze fu eretto

celebro

gemme
fizi
a

acquistate co'pro venti de'bene*

monastero

della

ss.

Concezione, concepi-

e delle

la 5. parleal
lific
il

commende, purch ne lascino convento. Onor poi e qua-

mento di d. Leonora di Toledo moglie di Cosimo l,laquale meditava di raccoglicrvi le fanciulle

priore della chiesa, dell'uso della

pi nobili di Toscana.

La

mitra, pastorale, sandali e altre insegne


vescovili e pontificali, permettendogli di

morte avendole impedito l'effettuazione completa, l'ebbe poi nel iSqi, terminate
die furono le fabbriche necessarie.In
vir-

celebrare con
divini
il

essi la

messa, d'assistere ai

uffizi

e di benedire solennemente
la

tu dunrpie d'un breve facoltativo di Pa>

popolo quando vorranno;

quale prele

pa Clemente Vili, venne dalle monache


delle Murate,co'suffragi capitolari eletta

rogati va tu estesa da Innocenzo XII alla

mitra preziosa vescovile in tutte


della religione. Inoltre Pio
ascritti alla

chiese

IV

assolv gli

sagra milizia da inadempiribellione e altri casi pec-

suor Umiliami de'Lenzi, in cui risplenelevano doti venerande, per abbadessa del novello convento. Essa invit per seguaci e

menti della regola, eccettuato il caso d'in*


ubbidienza,
la

compagne

nel

regolare

istillilo

Oretta Sapiti, Clemen/ia d'Haro nubiI

caminosi; esent i beni e rendile della milizia

issi

ma

spaglinola, Laura Aldobrandini

da'pesi ordinari e straordinari

die

stretta

congiunta

di detto

Papa, e Lau-

in futuro fossero imposti da' Papi, incitisi

n Uralico

vameo te per crociate contro gl'infedeli; le commende e benefizi da qua1'

domina de'Malalesti della casa che domin sulla maggior parte ili Romagna edella Marca. Furono queste candidate in*
trodoltc nella nuova clausura dalla gran-

luuque pensione; accord

indulgenza
fedeli

plenaria a'morti nelle spedizioni di terra


e di mare, e la simile a tutti
visi lasser la chiesa
i

duchessa Cristina
rito
ti

che

stadi S.Stefano

I;

conventuale nella fa'fondatoridicoinmcnlascite

di Lorena (il cui ma* Ferdinando I nel i5qo avea riformagli statuti dell' ordine) e da Maria de
di Francia; e con pregiornalmente crebbe quel
i -.

Medici poi regina


ludi
s

de, ed a quelli che facessero pie

illustri

all'ordine concesse le ricompense da'Papi elargite a'benefatlori dell'ordine

G-

rosolimitano. Con breve del

56 j Pio IV

accord
chiesa di

l'

indulgenza del giubileo alla


Stefano di Pisa, nella 2." do-

s.

monastero in numero di profsseeiu ma, per le rigorose provede'4quartidi nobilia, alle quali doveano sottostare quelle educande, che pretendevano ricevervi il sagro velo. Le monache assunsero per
t
i

menica dopo Pasqua, e dal giorno di s. Matteo per tutta l'8. ^abilitando allasceltad'iraconfe>soreapprovato,peiTassoluzione de'casi riservati alla
quelli della bolla
s.

vesti

la

tonaca di colore bianco, in cui


la

rosseggiava

croce di raso, bench con

orlatura di seta gialla, per modestia


mistica;

moSle-

Sede, tranne

furono ammesse

alla partecipa*
s.

\nCocna Dominij indulvisita a 'definil

zione de'privilegi della milizia di

genza applicabile per ogni


ti.

fino, dalla quale furono dirette, ed anch'esse coll'orazione e regolare disciplina

All'ordine ne'primordi fu dato

titolo

A' Illuslrissima,Sagra e Militare religio'

fecero incessante guerra a' nemici della


fede.

ne,

quando Y Illustrissimo
11

si

dava

all'or-

dine Gerosolimitano,
principi ' altezza.

a' cardinali,

citato

ed ai Marchesi ri-

a p.

Leggo nel ricordato p. Bonanni,che I2q riporta la figura delle Monache


s.

dell'ordine equestre di

Stefano, che a

porta

privilegi accordati all'ordine di

questo furono pure


steri di

ascritti alcuni
essi

mona-

esenzione e franchigie, dal suo fondatore

monache;cheili.di
il

era quel-

Cosimo

I.

Intanto che l'ordine


stati e regni,e

si

propa-

lo di Pisa sotto

titolo di

s.

Benedetto e

gava in vari

che gi inPisa

colla sua regola, gi

vallombrosane, pas*

io

STE
i

STE
s. Slephano, fondato et dotato dall' III. mo et Ecc.mo sig. Cosimo Medici duca

sando poi nell'ordine equestre nel 565, clopochePio IV don l'abbazia di s. Paolo a Pupa d'Arno, in cui era questo monastero, all'ordine militare; che
a
il

ri

di

di Firenze,

et

di Siena, Fiorenza i56a.

i.
i

nastero fu fondalo in Firenze nel

mo588

Statuii ec. con le dichiarationi, et addil'ioni

fatte in dello ordine per tutto Uanr

dalla granduchessa Eleonora, e approva-

noi5 j5. Fiorenza iSff, '^g?.


ec.

Statuti

da Clemente Vili a'a5 maggio 1593 colla bolla Superna disposinone; che le
to

monache de'due monasteri


naca
e sul
di lana

vestivano

to-

bianca con simile scapolare,

con le addition ordinale in tempo di Cosimo II e Ferdinando II granduchi di Toscanaegranniaestri,F\venzci665. Olimpio Ricci, che nel 1675 pubblic il
Discorso de giubilei universali, parlansodalizi della nazione fiorendi quello della Piet e sua Giovanni (di cui parlai nei

quale nella parie del petto affissero

una croce simile ali; Gerosolimitana o di Malia quanto alla forma, ma rossa, e che quelle di Firenze la contornarono di seta gialla; che in testa posero un velo bianco, sovrapposto da altro nero che nelle funzioni corali usarono ampia co;

do de'due
tina in

Roma,
s.

chiesa di
voi. II, p.

296,
si

XXV,

p.

9.L.I

I,

p.

a p.

194

riferisce,

che tra

le feste

225), mobili

che

in essa
s.

celebravano, singolare era


I

colla bianca fregiata di

eguale croce e-

quella di

Stefano
a'

Papa

e martire, che
i

que^re, con maniche assai grandi e foderate d'ormesino rosso. Che le abbadesse de'due monasteri portavano la croce pi grande di velluto rosso in mezzo al petto; che le serventi chiamate Converse aveano la croce di saia e pi piccola e
;

soleunizzavano

2 agosto

cavalieri del
la

suo ordine,

quali

aveano

principale

loro chiesa in Pisa, residenza del luogo-

tenente del gran maestro. Nel voi.


p.i

IX,

74 descrissi
s.

l'esequie in

tal

chiesa cele-

brate al cardinal Nerli priore de'cavalieri

che

le religiose

dell'ordine equestre di

s,

di

Stefano, e che Clemente

XI permisuo

Stefano erano scelte da famiglie nobili,

se di porre gli spicchi della croce nel

come

cavalieri della

medesima

reliio-

stemma,

e sul catafalco l'abito priorale.


la

ne. Le monache e monastero in Pisa di s. Benedetto esistono tuttora. Alle converse


di questo

Sul portare

croce sulla mozzetla car-

dinalizia, de'cardinali di
lizia professi,

qualunque mi-

convento, che in principio porcroce di 3 spicchi o Tau,fu con-

parlai nel voi.

XV III,
1

p.

tavano

la

cesso nel

1610

di portarla iutera di saia,

265. Quanto a'funerali aggiunger, che nel n. 954 dei Diario di Roma del 793
1

e sul lato destro.


l'altro in
di

Questo monastero con


ss.

si

legge

la

descrizione della solenne


al

pom-

Firenze della

Concezione, che

pa funebre fatta

defunto conte Euea

presente pi non

esiste,
1

con moto-pros.

prio de'iS ottobre

78

fu tolto alla didi

pendenza della religione


ci

Stefano

I,

Caprara comandante generale di tutte le truppe pontificie, e cavaliere dell'ordine di s. Stefano, veneudo esposto il cadavere
in terra

trasferito in quella de'rispettiv; ordinari;

con coltre nel suo appartamento,

non ostante le mentovate monache di s. Benedetto usano sopra il loro abito la croce dell' ordine. Intanto si andavano pubblicando glistatuli,e le seguenti opere, a lustro dell'ordine, divenuto celebre e benemerito della cristianit, per le sue
militari imprese contro
i

colla divisa di gala deli. "reggimento dei


rossi delle guardie di sua Santit, con ispada nuda e bastone al braccio, eda'piedi
il

manto

dell'ordine di

s.

Stefano, con
si

l'elmo e busto d'acciaio. L'esequie

cein

lebrarono nella basilica di

s.

Lorenzo

turchi, e preci-

Damaso,

dopo

la

messa pontificata da

puauienlre contro l'odioso e terribile brigantaggio della pirateria. Statuti, capitoli et costilutioni

Buschi arcivescovo d'Efeso e le solenni sue assoluzioni;! cavalieri di S.Stefano di-

dell'ordine de cavalle-

moranti

in

Piuma gli celebrarono

altre so-

STE
Jenni assoluzioni, coll'assislenza
ilei

S
par-

TE
di
s.

XI,

C>

cardinali^ Camillo Rospigliosi

fra-

roco della

basilica.
gli

Usarouo
la

le

consuete

tellodi
sa;
il

Clemente IX egenerale

Chie-

ceremonie,

levarono
il

croce del loro


e-

catalogo degli auditori presidenti

ordine, coprirono

corpo del defunto

della sagra milizia, quello del consiglio


de' 12 d'allora, e l'altro di tutti quelli che

sposto sulla terra con coltre, col

manto

che gi teneva piegalo


di

a'piedi, e canta-

roiio ilsalmoAf/sererr/strapparono quinil manto, e terminata la funzione il cada vere fu racchiuso in 3 casse, e colla vet tina de'precordi fu murato in una nave della chiesa. In Firenze nel 70 furono
i 1

godevano l'onore parimenti della grancroce con titolo di priorato, cronologicamente secondo l'epoca delle loro fondazioni non che di quelli che godevano le altre dignit permanenti e che goderono l'elettive, come di grancrocc con titolo di baliaggio, di luogotenenti gran maestri, di gran commendatori, di gran contestabili, di gran ammiragli, di gran priori, di gran cancellieri, di gran teso;

stampati:

I pregi della Toscana

nell'im-

prese pi segnalale de* cavalieri di s. Ste-

fano, opera data in Inceda Fulvio Fonlana della compagnia di Ges, dedicata all'altezza reale di Cosimo III granduca di Toscana gran maestro dell'ore.

rieri, di

gran conservatori,
il

di

gran ospi-

talai

i,

e per ultimo

catalogo de'prelati

dine. In quest'opera

si

dicono alcune pae di

role sulla citt di Pisa (piai sede della sa-

gra religione di

s.

Stefano

I,

Livori

no come porto donde s'imbarca vano


valieri carovanisti

ca-

conventuale con l'uso gran croce. Neil 706 in Milano fu stampato, di Aldighiero Fontana, Clone immortali della religione ili s. Stefano
priori della chiesa
della

che riportarono tante


il

Papa

martire, in armi e in

lettere.

gloriose vittorie sopra


co, ed ivi

comune nemi-

In Forl nel

1735

fu pubblicata del cav.

approdarono
si

colle spoglie illu-

Giorgio Viviano Marchesi,

La

Galleria

stri di esse.

Si riportano le serie de'reali

dell'onore ove sono descritte le segnalale


s.

gran maestri,

descrive

la

fondazione

memorie del sagro ordine


Stefano

militale di

della religione, l'abito de'cavalieri, le lo-

I Papa

e martire, e de' suoi


e.

ro distinzioni e gradi,
tuale,
rie
il

la chiesa convengoverno dell'ordine. Vi la sedegli ammiragli, il catalogo delle pre-

cavalieri colle glorie antiche


dell'illustri loro

moderne

patrie e famiglie dentro


e col dilettevole intrec-

fuori d'Italia,

de
sia

fatte, co'disegni

che

le

rappresentano,

cio di molle storiche e geografiche erudizioni, dedicate all' altezza reale <U
l

d'un gran numero

di navi e vascelli,

?e-

sia di citt, fortezze, terre, castelli de'tur-

rettissimo Gio. Gastone

granduca

di To-

chi cui s'impadronirono, colla liberazio-

scana
la

gran maestro

dell' ordine.

Osi

ne d'innumerabili schiavi e navi cristiane;comei cavalieri presero parte alla gran

serva l'autore dell'opera,eruditissima per


svariata copia di notizie interessali'

Lepanto con 2 galere,e vinta dalla lega delle armi cristiane formata da s. Pio V (?.); come predarono la capitana del famoso corsaro Barbarossa, come espugnarono e presero le citt di Scio e di Bona, Prevesa, Laiazzo, Finica, Disto, Chiremen, Elimano, Bischen, Namur di Caramauia, ed altre fortezze e luoghi. Vi il catalogo de'cavalieri capitani comandanti le galere di s. Stefabattaglia di
1

principalmente la storia'delle
le

citt e dels.

famiglie ch'ebbero cavalieri di


i

Ste-

finOjChe mirabili furono

progressi del-

l'ordine militare, mentre ancora

non con-

tava due secoli dal suo nascimento, esin breve tempo grande e tremendo a' maomettani, poich contro di essi continuamente impiegava cavalieri in servigio di Dio e della repubblica cristiana, come ne fanno testimonianza Soranzi, Idea del cavaliere, e Giusti-

seiidodiveuuto

no, quello de'cavalieri fregiati delle su-

preme

dignit della Chiesa, cio

Leone

niani, ///stona desi ordini nidi tari.Tati-

il
le e tali

STE
furono

S
dis.

T E
1

spero fine col

imprese recate a prosenno e col valore, sangue


le
si

e vita da' cavalieri, che dubitare

po-

trebbe della non antichit dell'ordine, in


confronto dell'operato da
reschi.
altri cavalle-

Ne fauno testimonianze autentii

Savino fondata nel 783,che nel jG soppressa da Pio IV fu donata alla milizia di s. Stefano I, con tulle le sue appartenenze spirituali e temporali. Narra pure fondi urbani, particolarmente di Livorno, ove l'ordine edific il grandioi

molti segnalati trofei che de'suoi fasti the furono appesi nel tempio conventuale, di

so

bagno per
due

ricetto degli schiavi e for1 000; uno pe'cristiani, l'alveneudo assistiti e cu-

zati,

che talvolta giunsero a quasi


spedali,

fanali e

bandiere

tolti agl'infedeli.

oltre

a centinaia pouno numerarsi le prede delle galere e vascelli, e degli altri le gni di guerra e da carico; a migliaia pezzi d'artiglierie di bronzo e di ferro colle (piali furono guernite le migliori piazze di Toscana. Una parte di essi liquei

Che

tro per gl'infedeli,


rati gl'infermi

con

carit.
i

Altre copiose

rendite dell' ordine essere

passaggi e

le
i

tasse de' cavalieri novelli, le

annate e

mortuari delle
tanti

commende

vacanti.

Con
la

proventi l'ordine manteneva


gli

fatti

servirono alla fusione delle statue di


1

Cosimo

Ferdinando

I,

collocale sulle

squadra navale, somministrava pannaggi triennali de' grancroci,


del

ap-

gli sti-

piazze Ducale e della Nunziata, in una

pendi de'cavalieri caravanisti e professi,

con iscrizione celebrante

trionfi

della

numeroso

clero, de' ministri subal1

sagra milizia. Colla forza de'cavalieri fu-

terni.

L'Ausaldi nel

rono ancora sottomesse le ben munite fortezze di Stora, di Cholle, di Castello di

rendita di scudi o ducati 200,000,


tre

645 calcol l'annua men-

Cosimo I ne a vea donati 20,000, laouil

Terra a Rodi,

Monastero in Numidia; rammentando pure l'espugnazione delle altre citt e luoghi che col p. Fone di

de tutto

rapido incremento fu poste-

riore e in progresso florido.

Leggo poi

tana gi ricordai,

come ancora

le

tentate

conquiste di Nixia, di Famagosta e del

regno

di Cipro, e diverse altre

imprese

eziandio terrestri, operale di concordia conaltre potenze cristiane in Candia, Dal-

mazia, Albania, Morea e Bar ber ia, ove


cavalieri fecero risuonar la

fama

di loro

prodezze. Enumer
ca

la

liberazione di cirrestituiti alle

8000 schiavi cristiani

de-

solate famiglie, e condotti schiavi in

To-

scana pi di 27,000 turchi. A suo tempo le opulenti commende fondate da case magnatizie

ue\YAltnanacJideGolhae\ 1837, p. 66, che dalle numerose prove di bravura dei cavalieri sul mare, fino 811678 aveano potuto liberare! 5,ooo schiavi cristiani, caduti miseramente in mano de'turchi; e che la loro ultima memorabile spedizione fu la difesa di Venezia coutro gli ottomani nel 684, e in tale occasione pure si coprirono di gloria. La carovana facevasi da'eavalieri stando al convento in Pisa, sulle galere almeno 3 anni, computandosi in essi 6 mesi della professio1

ne, che consisteva nell'assistenza per parte de'cavalieri caravanisti a'diversi uffizi

erano dotate da 20 a 3o
di
i

mila scudi, ed altre minori


essendo allora
le
i

io iu fondi;
1

nella

conventuale ne'di

festivi coll'abito

priorati

4o, baliaggi 4

,
"

in dosso di ciambellotto. di

Dopo

il

trattalo

commende
il

semplici pi di

4 P ei

pace perpetua e del libero


fra l'imperatore

cui

complesso de'loro fondi ascendeva

cio concluso e pubblicato a'

commer25 maggio

a vari milioni di scudi, colando nel te-

1747,
le

soro dell'ordine grossissime entrate per

sultano

Mahmoud
le
s.

I,

Francesco I e il vennero riformate


i

lesue vaste possidenze,alcune delle quali essendo paludose, con gravi dispendi rese
salubri e
fertili.

galere sopra

quali militavano

caca-

valieri di
stituiti
i

Stefano, e ad esse furono so-

Fra

lenimenti che enuI'

vascelli di

guerra, su'quali
le

mera Marchesi, novera

insigne badia

valieri

doveano

fare

carovane. Cene-

ST E
detto
degli
t.

STE
militi ne _,
r

XI V

col
i

breve Pracclara

elitario nella

sua famiglia, ed cslingueu-

2, const.

Sgiugno j/\S t Bull.BenedctiXIf J 02, conferm privilegi deli

dosi

sessore ad altra famiglia, la quale

l'ordine, e
lieri si

vi

aggiunse quello che


fianco.

cava-

pu essere trasmessa dall'ultiuiopospure mancando pupassaread altra, e se queancora ave-se


fine, la

potessero presentare al Papa colla

sta

commenda

di-

Spadn(F.)a\
del Diario di

Ne parla
del

il

a."

484-5
11

viene esclusiva propriet dell'ordine.

La

Roma

1748

stesso.

fondazione d'una

commeuda

di priore ri-

moto- proprio so vranode'20 agosto 1 773 granduca Leopoldo 1, per le variate circostanze de'tempi che reclamavano lo stabilimento della marina di guerra todel

chiede 20,000 scudi fiorentini


le,

di capita-

quella di balli 5,ooo, quella di cava-

liere

10,000. La

commenda che

dicesi di

grazia

pu

esser conferita dal sovrano pel


civile e scienziato,

scana sopra un diverso sistema, dichiar

merito militare,

sem-

superfluo ne' cavalieri di

s.

Stefano

il

pre pei a uomini di nascita nobile.

La

servizio della navigazioue,eslabil ch'essi

rendita che va ad es>a congiunta ascen^7. Ci no a 210 scudi, e una sola e medesima persona pu godere molte di

dovessero fare

le rispettive

carovane

p r

de da

anni in convento in Fisa, ad oggetto

di poter

conseguire l'anzianit, occupan-

siffatte coni

mende. Dell'accennata sovradistintivi, le insegne caval-

dosi nello studio dell'architettura civile

na

gran maestrale disposizione furono


i

e militare, di storia, geografia.geomelria,


di lingua francese e tedesca. Di

conservati
leresche, e

conseguendi

gli abiti

dell'ordine di

s.

Ste-

za

il

suddetto moto-proprio pose termine

fano

alla

marina militare dell'ordine


F.

s.

Ste-

Con breve de'a5 giugno 1 852, il Papa Pio IX concesse il titolo di cano1.

fano

Per

le

vicende politiche che poil

nici, cavalieri

sacerdoti d'ubbidienza,

;i

sero a soqquadro

declinar del trascorso

que'sacerdoti che fino dalla fondazione


dell'

seco!o,anche l'ordine ne pat lelagi infievol

ordine

di

s.

Stefano

chiama vansi

conseguenze, e dopo che

repubblicani

cavalieri cappellani, ed oltre la toga di

francesi invasero la

Toscana, la sua squa-

ciatubellotto bianco con asole e bottoni


rossi, e la

dra marittima e militate and dispersa,

mozzetta parimenti

di

ciamso-

u mai pi fu ristabilita. Pi sensibile sarebbe riuscita la cessazione di dar la caccia a 'pirati del

bellollo bianco, bottoni e asole

come

pra con croce vermiglia sul lato sinistro,


fu

Mediterraneo,

se

dopo

il

pure accordato loro

l'uso della

coppa

181 5 non avessero avuto luogo quelle convenzioni defe potenze cogli stati di

magna
col

dello slesso ciambellotlo bianco

gran cappuccio foderato d'ormesino

Barbarla, che abolirono


la

il

corseggiare e

rosso, e croce vermiglia sul lato sinistro,


col privilegio dell'assistente e l'uso della

schiavit nel
Il

modo che narrai a

Schia-

granduca Ferdinando HI, ricuperato lo stato, con moto-proprio de'2 2 dicerabrei8i7 ristabil l'ordine di s. Stevo.
I, e die norma alla costituzione di nuove commende di padronato privato dell'ordine medesimo. Perci rest divi-

bugia nelle funzioni della chiesa conventuale; concedendosi


al

tempo

stesso ai

cappellani minori e beneficiati di quel clero slesso


la

fano

mozzetta

di

ciambellotlo bianlo

co, senza croce,

mentre per

addietro

portavano
za
ti.

il

soo cappuccio bianco, sen-

so in

differenti classi, cio di grancroci,

distinzione dai chierici cappucciau*


Il
11.

di priori, di bali, e di cavalieri di giustizia e di grazia.

"128

del
il

Gicrnalt di

Roma

del

Ogni persona che possa


di

i853

ripoita

seguente decreto de'3o

provare 4 quarti di nobilt e

godere

una rendita
e che fondi

di scudi

3oo

su beni stabili,

una commenda come mag-

maggio, emanato dal regnante granduca Leopoldo 11 gran maestro dell'ordine di s. Stefano I. Visto il nostro decreto del
3

giorasi, riceve l'ordine che diventa ere-

novembre 852,
1

uel quale

abbiamo

co-

r4
sii lui lo

STE
fi/io del di

S
fondazione di

T E

un debito pubblico a carico dello slato (ino alla concorrenza della somma determinala col decreto slesso,e sotto
le

debito pubblico.

4" ^'contratti commende sui capitali


applicabili
li

della
art.

nuova rendita restano

regole e

le

condizioni che vennero in

27,280 29 della

legge del registro dei

quello stabilite. Considerando

come

la

2.5gennaioi 85i".Ripetercheil patrimonio dell'ordine donato dal fondatore Cosi-

nuova rendita

costituita col decreto ani

zidetto al saggio del 3 per

oo possa opportunamente prestarsi, come gi gli antichi


la

mo

non

fu in principio pi ngue,di

venendo

tale soltanto in

progresso di leni p. Alcune

Luoghi

di

Monle,a servir

di

dote

nel-

commende
dale e di
le

di grazia

furono
pii,

in origine e-

fondazione di nuove

commende
al

di pa-

rette con la soppressione di


altri

qualche spe-

dronato privato, col rimanere


slesso conciliata senza
la

tempo

luoghi

aggregandosene
al so-

danno

dell'ordine

renditeall'ordine. Altre furono fondate

pi facile soddisfazione del desiderio

sopra diversi proventi appartenenti

de'fondatori, colle vedute di pubblica e-

vrano, o sopra qualche tassa imposta a

conomia e d'interesse dello


il

stato. Sentito

questo Cine; ed altre finalmente ebbero

nostro consiglio de'ministri,

abbiamo

decretato e decretiamo quanto appresso.


i. Viene generalmente permesso di fondar nuove commende di padronato pri-

commendedi padronato, ne'quali piacque prescrivere, che dopo l'estinzione delle linee chiamate al godimento di esse, dovesseeffetto per parte de'fondatori delle

mato

nell'

insigne ordine di

s.

Stefano

Papa

e martire, sul capitale rappresen-

ro ricadere all'ordine per conferirsi a libera disposizione del gran maestro. Le

tato da'titoli della


del 3 per

nuova annua rendita

100

costituita acarico deilo sta-

commende presentemente sono di due sorte, cio commende di padronato, e di


grazia.

lo col nostro decreto 3

e coerentemente al

uovembrei 852, medesimo inscritto

Le prime

si

godono da'foudatori
chiamate a succele

di esse e dalle famiglie

sul registro del debito pubblico. 2. Al-

dere nelle medesime,

quali estinte,

le

che nell'articolo precedentedovr col contratto di fondazione, da pasl'effetto di

commende ricadonoall'ordine. Le seconde si conferiscono liberamente dal gran maestro oa'cavalieri o ad altri individui
benemeriti.Esse sono divise in varie classi;
scudi toscani, pel

sarsi fra

il

fondatore e l'ordine ue'modi

consuetijcssere trasferita in propriet dell'

ordine stesso tanto della nuova rendisaggio del cento per tre valil

ta, quanto al

ga a rappi esentare

capitale respetlivale

mente
plici,

richiesto per

commende sem-

o col titolo di baliato o di priorato

dalle leggi e dagli ordini in vigore. 3.SuI-

rendono a'commendatorida4o sino a2 00 pagamento delle quali slata assegnata dal governo la somma di lire toscane 200,000. Prima della soppressione temporanea dell'ordine, avvenuta per decreto di Napoleone I imperatore de'fraucesi nel 1809, esistevano le

appoggio del contrailo di fondazione verr a cura della cancelleria dell'ordi1'

commende di
a' cavalieri,

anzianit, che conferi vansi

gran libro l'inscrizione della rendita corrispondente al capitale divenuto fondo commendale in nome delsul
l'

ne procurata

avuto riguardo soltanto alla maggiore loro anzianit, la quale conipula vasi dal giorno
si

in cui

ciascuno di esla
s.

ordine slesso quanto alla propriet, ed

avea terminata
1

la

carovana e

proSte-

in

nome

del

commendatario

investilo

fessione.

cavalieri dell'ordine di
di 3

quanto

all'usufrutto, con doversi

a cura della cancelleria

sempre procedere di ma-

fano

sono

maniere, cio cavalieri

militi, cavalieri sacerdoti nobili, e cavalieri

no

in

mano

che

sia

per verificarsi qual-

serventi

che distingueva!!! in ca-

che passaggio

alle correlali ve volture nel

valieri serventi di

arme, quali militavai

modo prescritto dal regolamento

dell'uf-

no

sulle galei e,e

furono aboliti nel 1 6 1 8,

T E
non
so-

T E
la

e in serventi d'uffizio o Tau, che

dendo
tatosi
al

al
la

candidato

spada,

il

quale

ai-

le

no piopriamentecavalieii.il ceremoniaper darsi l'abito dell'ordine, a forma

vibra due volle, e

la restituisce

ricevente, e questi facendo alto di cin-

delio statuto,
te consiste.

lit. 2,cap. 6,principalmenQuello che desidera essere nmtnessoall'ordineperla difesa della religione cattolica e accrescimento della medesima sotto l'abito regolare dell' ordine, deve fare la professione dell'abito di essa milizia, il quale abito ordinariamentesi piglia uellachiesa conventualedi Picavalieri che fondano o sucsa, tranne cedono a commende di padronato, quali con commissione del consiglio dell'ori
i

gergliela la

pone

nella guaina. Principia

quindi
in

messa che il candidato ascolla ginocchioni, con candela di cera bianla

ca accesa in

mano, ed

a suo

tempo

rice-

comunione. Finita la messa, il maestro di ceremonie conduce il candidato ni ricevente, che vestito del suo manto
ve
la

siede sul faldistorio, e inginocchiatosi Io

prega

come luogotenente
s.

del

mnn mae-

stro della religione di

Stefano a conce-

dergli l'ordine della sua milizia, dichia-

dine ponno essere

vestili e insigniti
-

al-

rando

essere disposto a vivere da

buon
alla

trove, ed eccettuali quelli che pei grazia


del gran maestro fossero dispensati
di

cristiano,

promettendo ubbidienza
la

religione, e occorrendo esporre


vita a

propria

prenderlo in altro luogo. Ora per l'abito


de'cavalieri, di

bene

della fede cattolica e per aus.

qualunque categoria

essi

mento

della religione di

Stefano

I.

II

sieno,

si

pu prendere

in qualsiasi chiesa

ricevente loda tal proponimento, e sup-

ooratorioche loro
zelo di carit

piaccia. Chiunque per brama entrare nella leli-

ponendo
gli statuti

il

candidato bene informato de-

dell'ordine, lo

ammeltcin
i

esso,

gione di

s.

Stefano I,ed esserne cavaliere

interpellandolo se eseguir
li,

suoi capito-

e militedigiustizia,dovendodivenire altro uoruo,deve

se
si

prima confessarsi

e digiu-

[km
ti

ina; ed

ha debiti notabili, se libero di sua il candidato d le conveniens

nare
ste

il

giorno innanzi alla vestizione delgiorno di essa, e vestilo


si

risposte di

e no. Allora

il

candidato

l'abito. Nel

di ve-

lunga da secolare,

reca nella chiela

ponendo la de>ira sull'evangelo, fi volo e promette a Dio, alla 15. Vergine, ed a


s.

sa o

oialoriopubblico,ovesifar
presentare

fun-

Stefano

I,

d'esser ubbidiente a'supe-

zione (con testimoni e nolaro che ne ro-

riori dell'ordine, e di
rit, pudicizia

servare sempre ca-

ga

l'alto), e

al

cavaliere rice-

coniugale e ubbidienza, e
la

vente deputato (che ne' luoghi ove non sono superiori graduali il pi anziano
cavaliere,oper
scovo,
stro,
lo

di vivere

secondo

regola e

stallili del-

l'ordine.

Il

ricevente lo riconosce per solCristo, e atto a

pi

il

vescovo o arcive-

dato

di

Ges
la

difendere

non

delegazione del gran maeil

virilmente

fede e la religione sua, e

ma

del consiglio dell'ordine)

suo
fo-

d'effettuare le prescrizioni dell'ordine; e


il

abito di ciambellotto bianco con guarnizioni e

candidato risponde affermativamente.


il

cordone

rosso, con

maniche

Allora esso bacia

libro, lo porla all'alil

derate di taffetl rosso con croce rossa


nella sinistra parte. Assistito dal
di

iare, bacia questo, e ripreso

libro lo ril'a-

maestro
il

torna
bito e

al
la

ricevente,
croce,

il

quale tenendo
al

ceremonie

si

pone genuflesso avanti

domanda

candidalo se
gli

cavaliere ricevente, e gli consegna la sua spada o stocco dorato denudato bacian-

crede in quel salutare segno, e


ch'
il

dice

done l'elsa, e viene da due


to degli

cavalieri calzail

Speroni

(/"*.)

dorati. Indi

rice-

segno della milizia dell'ordine e doverlo portar sempre, llcandidato bacia la croce,e il ricevente mettendogli l'abito recita la formola, invitandolo a ri-

vente colla spada percuote di piatto il candidalo sull'una e l'altra spalla, e dicendo: Eslo miles Dei et
s.

ceverlo nel
Yj.

nome
e di
s.

della

ss.
I:

Trinit, della
gli

Sicphani, reu-

Vergine

Stefano

spiega che

,(>
il

STE
la

S
puce,

TE
636
del
1

colore dell'abito deve ricordargli

che fece
al

il

cav.

Mandosi, come pi an7?.

rit e

candore d'animo che deve avere,


dell'ore difen-

ziano,

cav. Aquilani, col l'assistenza di


Il

giammai macchiarlo a infamia


deve adorarla

18 cavalieri.

n.
s.

riporta

dine; che la croce

come

il

priore di

Stefano, marchese de

degno della s. milizia, onde non esserne privato e cacciato. Inderla, e mostrarsi
di
il

Angelis, ins. Giovanni de'llorentini die


l'abito di cavaliere di giustizia a

Gaetano
il

ricevente allaccia alla gola del can-

Valletti di Sezze, coppiere del cardinal

didatoli cordone, avvertendolo di doverlo

Corradi ni, e secondo

il

costume

can-

riguardare qual giogo soave di Ges.

didato fece eseguire una copiosa dispensa di guanti agli astanti,


ticarsi in simili funzioni

Cristo, e

che da quel punto

egli parteci-

come
:

suole pra-

pa va co'paren li del le buone opere dell'ordine.


11

vi

assisterono

celebrante /cavalieri sacerdoti


il

pi di 3o cavalieri dell'ordine, molta prelatura e allri cavalieri. Finalmente quegl'individui, che per merito militare, civile

dicono l'antifona, Suscepimus,


,

salmo
eliti-

Magnus Doininus Kyrie eleison,


ste tleison,
soliti

Pater noster, Salvimi fac coi

e scienziato
s.

oremus: Deus qui fustficaSf Omnipolens sempiterne Deus, Suscipiat te Domine. Dopo tali orazioni, il celebrante comparte la benedizione al candidato, che alzatosi ritorna dal ricevente, e genuflesso gli bacia la manica destra del suo abito, indi rizzatosi da esversetti, gli

l'ordine di

Stefano

vengono decorati delI, non usano divisa


altri,

diversa da quella degli

ma

quella

dell'ordine stesso.

STEFANO
s.Stefano
I,

I (s.) Papa, Monache. V. Ordine militare ed equestre,

e sagra religione.

STEFANO
dine equestre,
ratrice e regina

(s.)

re

d'Ungheria, Or-

so viene ricevuto

al

bacio di pace, cos

dagli altri cavalieri. Pe'cavalieri esteri e

Ordo equtum s. Stephani I Eex Ungariae. La magnanima impeMaria Teresa, dopo aver

sudditi d'altri sovrani,


essi

dopo

di

avere da
chiedere

conseguito

il

permesso

di

superalo colla grandezza del suo animo


le

l'ordine e di fregiarsene, dal gran


stro
si

mae-

gravi, lunghe e sanguinose contese per

dispensa da' voti, dalle promesse e

la

successione al paterno retaggio, spetla

dal

giuramento d'ubbidienza al gran mae-

tando

dignit imperiale al suo figlio


11,

stro, in vece

dovendo pronunziare questa


IN.

Giuseppe

per rendere memorabile

il

forinola. lo

N. prometto con lutto

il

giorno di sua solenne coronazione qual re

cuore all'onnipotente Dio,allaB. Vergine,


ed

de'romani, a'5 maggio


per onorare
la

764

istitu

ques.

sempre umile prelaliva ubbidienza al mio sovrano naturale, e quindi a ogni altro mio legittimo superiore; di praticare secondo le mie fora

s.Stefano

di prestare

st'ordine militare ed equestre, ed ancora

memoria

del glorioso

Stefano I[F.) fondatore e patrono del regno d' Ungheria (f^.) ei.re Apostolico,

ze carit verso

il

prossimo, di servare pu-

noncheper ricompensare collesue


leresche insegue
tare, in
il

caval-

dicizia e castit coniugale, di

non

far

mai

merito civile e mili-

cosa sia contraria al grado e al carattere

premio

alle virt e a'servigi resi

d'onorato cavaliere".

Diari di
s.

Roma
I,

ado
te

stato e a! sovrano; quindi nel seguengli statuti.

riportano diverse funzioni sull'abito dato in tal citt a'cavalieri di

giorno ne pubblic

Form
una

Stefano

l'insegna e decorazione dell'ordine in

come

27 del 17 8, ove si legge la descrizione della ceremonia ch'ebbe luogo nella chiesa di s. Caterina di Siena (la quale descrissi in quell'articolo), premesnel n.2
1

croce d'oro ad 8 raggi, smaltata di verde

con

in

mezzo uno scudetto

rosso, colori
si

del regno d'Ungheria, in cui

vede una
d'

croce doppia d'argento colla corona

Un-

sa la

messa cantata e imposizione della

spada, degli speroni e dell'abito con cro-

gheria sopra un monte verde, pendente da un nastro di seta rossa filettato di color

S
care

T E
vi fece collo1

S
guito
si

T E

.7

venie. Nello senio della croce


le

estesero ed ora illimitalo, Per


le

7 ., ed intorno l'epigrafe Publicum Merito.17.


:

sue Icllereiniziali del nome:

ottenere

due prime

classi di cavaliera-

to dell' ordine conviene

che

il

candidato
per
inferiore.

rum Praemium.
abbreviature
di

Nel rovescio e in uno scule lettere:

appartenga
a

all'alta e antica nobilt;

detto bianco pose

Sto.St.Ri.Ap.,

la 3.
I

suHicieute

una nobilt
a

questa iscrizione: Sanclo

membri

di questa 3. classe, se lo desidea'

Stepmno Regi A poslolico.l cavalieri grancroce portano


la

rano, sono elevati

gradi di conti e bail

decorazione appesa ad scendente dal lato


la

roni del regno ungarico senza


to delle tasse.

un nastro o
mezzo,con
destro

tracolla assai larga, rossa nel

pagamenQualunque suddito dell'inidi quella di

orli verdi, e
i

peroaustriaco allorch viene fregiato della

al sinistro;

commendatori
i

por-

gran croce o

commenda-

tano appesa
lo e di
ci

al collo;

cavalieri all'occhiel-

tore, diviene insieme

intimo consigliere
Stefano

della i.'e della 2.* classe


siffatta

minor dimensione. Gli ecclesiastiportano simildecorazione appesa


s

regio.

La

festa solenne dell'ordine celes.

brata in quella del re


il

I,

che n'

mente
lo.
ci
I

al col-

protettore.

cavalieri di grancroce,
laici,

ecclesiastila-

STELLA, Ordine equestre. Si pretende fare


to
la
II

che

portano inoltre sul sinistro

risalire la

sua istituzionea Rober1

una stella d'argento, nel cui mezzo campeggiano l'insegne dell'ordine, in mezzo ad una corona di quercia. L'abito de' cavalieri una dalmatica di seta
to del petto

re di

Francia nel

022, e

in

onore del-

B.Vergine,per cui fu detto Stella della

Madonna o di Nostra Signora, e con tal nome per riguardarla anch'cgli quale stella del

verde, lunga (ino a terra, orlata d'armellini,ed a grandi

mare

e guida sicura del suo regno,

maniche, sotto alla quale


di seta vermiglia,

portano una tonaca


pellicciata alla

im-

secondo Favino, Teatro dell' onore e della cavalleria, il (piale inoltre riferisce che

medesima guisa; in capo hanno similmente un berretto della me-

compose

l'ordine di

3o
il

cavalieri, lui

com-

preso, e che se ne dichiar gran maestro;


gli attribu

desima stoffa e colore, sormontato di penne verdi e rosse. Maggiori o minori ornamenti a foglie di quercia differenziano
le

per abito

manto
le

di

damasco

bianco, la mantellelta e

fodere di da-

varie classi. Inoltre

cavalieri di gran-

masco incarnato simile alla casacca, sopra di cui una stella ricamata d'oro; il gran
collare pure d'oro era formato di 3 ca-

croce portano quando sono in tale abito

solenne una collana d'oro, della quale

Li-

tene intralciate da rose. Riferisce ancora

sano

altres

quando

vi

il

capitolo del-

Favino
11,

chi

ammisero
li

nell'ordine

Ro-

l'ordine a corte.

La collana dell'ordine
dall'in treccia-

berto

Filippo

una catena d'oro formata

e altri re;

ma

Augusto, s. Luigi IX tutto dal p. Helyot viene


di

mento delle lettere M. T. S. S. iniziali di Maria Teresa e di s. Stefano. Quest'ordine dopo il Toson d'oro il pi notabile
degli ordini austriaci, sebbene sia annes-

credulo invenzione, sempre fermo nel

canone de' critici


di ordini equestri

escludere l'esistenza

innanzi al secolo XII e

alle crociate.

so

non all'impero d'Austria,

ma
di

alla co-

tuito

L'ordine veramente fu istida Giovanni I redi Francia con sua

rona d'Ungheria. La dignit


stro congiunta nella
I

gran maedi

lettera del
to a'6

persona del re

gennaio o

6 novembre 35 ,ed effettuaa' 1 5 agosto 352, chia1


1

Ungheria. membri del l'ordine furono divisi in


ri

mandolo della Stellao


di

della

Madonna ,o

classi,

grancroci,

e cavalieri. In principio
soli

commendatoil numero dei

Nostra Signora della nobile casa dis.


presso Parigi ove fu posta

Oven o Ouyn,

grancroci fu stabilitoa
a 5o,

20, quello dei commendatori a 3o, quello de' cavalieri

lai. "residenza dell'ordine. Stabil per di-

non compresi
voi. lxx.

gli ecclesiastici;inse,

una toga bianca, un giubbone ed un cappuccio vermiglio, quando


visade'cavalieri

fcff>&mart

iS

STE
il

STE
della stella.
lettera di

non portavano

mntitello; indossando

questo di color vermiglio e foderato di


verde, doveasi vestire uu giubbone bian-

Nondimeno si pubblic una Luigi XI del 4G1, colla (piale


1

confer l'ordiuealcav. Giovanni d'ilarlay

co attillato, calze nere e scarpe dorale.


Volle
clic
i

bargellodi Parigi,
lificato.
Il

cavalieri pt i tasser

un anello
inci-

p.

uffizio allora assai quaBonanni, Catalogo degli or

d'oro col proprio


so, e nello

nome

cognome
stella

diuiequeslt ie mililuri,cheap.i io riporta la figura del cavaliere della stella in

smalto d'esso ima

bian-

ca a

aggi, nel cui

mezzo

e in tondo az-

Francia, riferisce che ne fu insegna una


stella

zurro fosse un piccolo sole d'oro; die altra stella tosse collocala nella pai le ante-

appesa ad una collana d'oro, ovve-

ro
fe:

riore della manlelletla per copi ire


le,
il

le

spal-

cappuccio della toga, con l'epigraMonslrant Regibus Astra J'iamjeche


al

cappuccio dovendo a vere ima fbbia similmente con istella eguale a quella dell'anello. IVe'sabali prescrisse l'abito delia

altri

di

vogliono che la stella fosse in forma cometa, sovrastata da una corona in

toga,
ri

il

digiuno o

la

limosina di
i

5 dena-

mezzo a Ile lettere iniziali di tal motto M. R. A. V. Crede che l'ordine fu da Giovanni
de'ss.
la
1

a onore di Dio e delle 5 allegrezze dellaMadonna. Obblig cavalieri a dare leali consigli se richiesti, a non appartenere senza licenza del re ad altro ordine equestre, a recarsi ogui anno in della casa neli

istituito

anche sollo
in

gli auspicii

Magi (I7 .) ve,

memoria della stelli

che comparve a que'santi e

condusSalvato-

se a

Betlemme, dov' era nato


la festa

il

re^ per questa


celebravano
la

divozione de' cavalieri ne


nell'Epifania.
1

la vigilia dell'Assunta
festa,
stiti

per celebrarne
si

la

o almeno farlo ove

trovano e vedi stelle,

morte

di

Luigi XI, nel


il

Dopo 4^3 montan-

dell'insegne dell'ordine. Costitu la

dosul trono
lo di

figlio
il

bandiera vermiglia e seminala


garla ne' combattimenti contro

dine, perch
s.

Carlo Vili abol l'orpadre avea istituito quel(/".) principale proiettola

con immagine della Madonna, per spienemici


i

Michele

re di Francia. Noter, che


le

pi parte del-

della fede e del loro diretto signore, do-

insegne equestri forma nsi d'una stella,

vendosi espellere dall'ordine

vigliacchi
11

che abbandonassero
de'cavalieri lo
costitu principe se

la

pugna.
di

numero
i

compose
ed
i

5oo, de'quali
cui

successori,

stemmi
l'O

fece dipingere nella casa dell'or-

dine,nella quale sarebbero celebrate lelo-

sebbene ordinariamente sieno una Croce di decorazione (f.)j ed a Croce ordine della vera, parlai delle cavalieresse della Crociera Croce Stellala. STELLA, Ordine equestre. A.\ent\oAmurat li imperatore de'turchi del 1421
devastalo colle sue scorrerie Siracusa, e
molti luoghi di Puglia e Sicilia, e resosi

esequie, essendo tenuto ogni cavalie-

una messa per ciascun collega defunto. Errarono quelli che scrisre a far celebrare
sero, al dire del p. Helyot, che essendosi

famoso
tutti
i

e formidabile per le sue prede in


lidi

d'ambo

regni, per l'inazione

l'ordine avvilito,
il

il

re Carlo VII ne diede

de'nobili che
la

collare a' cavalieri o birri del


al
il

Guet o
proprio
titolo di

patria,

il

non si curavano difendere marchese di Tirace di animo


il

guardie di polizia a cavallo, e


bargello, che per altro godeva
cavaliere sino da
gi
s.

generoso concep

disegno

di

opporsi va-

hdamenlecontio
ci.

tanti insulti e ladronec-

Luigi IX; poich Lui-

tale elfelto eresse in

Messina un or-

XI

figlio di

Carlo VII nonavrebbeda-

dine equestre di nobili cavalieri, ovvero


rinnovqiiello gi istituito da Renato duca d'Angi e pretendente al reame,col
tolo di Stella d'oro; e
si

to quest'ordine al suo genero Gastone di Foix principe di Na varr, n avrebbe nel

ti-

1470

invitato

il

preposto de'mei canti e

perch

cavalieri

degli scabini di Parigi a portarsi in questa


citt per celebrarvi la lesta dell' ordine

addestrassero alla difesa, stabil giostre

e tornei

eoa

fDte battaglie, per

imparar

ST
loro a guerreggiare
i

E
nemici della fede
petto,o piut-

STE
lustre casa d'Assia-Cassel,

19

cristiana. Form l'insegna dell'ordine eoa

una stella d'oro pcndeutedal


croce, nella

avendo sposatoUlrica Eleonora regiua di Svezia, que sta nel 1720 abdic la corona in suo favore, ed egli
si

tosto essa risplendeva nel centro d'

una

applic a pacificare

il

suo

forma simile alla Gerosolintitana.L'oi dine sembra che non avesse lunga esistenza, Ne tratt Boter ae\V Istoria, ed il [>. Bonanni, Catalogo degli ordini canestri e militari, riportandone
figura a
p.
1 1

regno, in guerra colla Danimarca e colla

Russia, e

gli riusc tosto di

troncarla,

ed a fronte delle posteriori interne divisioni del senato


t.
si

mantenne

nell'autori-

la

.Ma nel

174

fu costretto a

rompere
Finlan-

1.

guerra colla Russia, che iuvase

la

STELLA DELLA MADONNA,


cline equestre. Si
rici

novera
e
si

fra

Orquelli chime-

dia

ricuperata poi colla pace del 1743, per a ver con venuto di riconoscere per suc,

ed effimeri,
i

attribuisce l'istituzio-

cessore Adolfo Federico

II

parente e ben

ne nel 70

in Parigi al preteso re diEiszi-

accetto alla corte russa; indi dov


re
i

doma-

nia, paese della

Costa d'oro d'Africa sot-

dalecarli insorti a sostenere le prele-

to la zona torrida.
ta

che neh 68(5

Du

Imperocch si racconCasse ammiraglio di

se del principe reale di Dani marca,e poscia

regn pacificamente. In questo periodo

di

Francia approd su que'lidi e stabil col re rapporti commerciali, mediante reciproci ostaggi.

tempo,
mercio,
loro che

in cui pose ogni studio per fare

fiorire nel

regno l'agricoltura e

il

com-

Tra

quelli dati da'negri e

le arti e le

scieuze, istitu l'ordi-

portali in Francia vi fu

Aniaba, che

si

fe-

ne della Stella Polare per premiare cosi

ce credere figlio del redi Eisziuia, e Luigi

distinguevano per

civili virt,

XIV
il

lo fece istruire nella religione cat-

per ingegno e perniili istituzioni. Gli die


tal

tolica e

educare nobilmente, per cui


re d'Eiszinia, preteso
fratelli

ri-

nome perch
lasciar

si

avesse sempre cura di


la

cev

battesimo da mg.rBossuet. Dicenil

non
della

giammai oscurare
(['.),

gloria

dosi morti
d' Aniaba,

ed uno de'suoi
Io

padre che gli

Svezia

come

la stella

polare

era succeduto, Aniaba fece correre voce

che ipopoli
gi

chiamavano

al

trono. Lui-

XIV

allest

l'imbarco per farlo accom-

pagnare, ed Aniaba per meglio ingannare tutti, volle far

mostra
il

di

porre se e

l'i-

deale regno sotto

patrocinio della B.

sempre nel firmamento. Form due classi, commendatori e ca valieri, con numero indeterminato; e la decorazione d'una croce greca a 8 punte smaltate in bianco e una corona agli angoli, sovrastata dalla coroua reale, e nel centro un globo colla stella polare e inbrilla

l'ordine di

Vergine, con
la della

istituire l'ordine della Stel-

torno
dosi

il

mollo: Nescit Occasum, doven-

Madonna,

stabilendo per divi-

sa de'cavalieri

di bianco a foggia di stella

una croce d'oro smaltata pendente da un nastro bianco, e nel mezzo l'immagine della B. Vergine. Giunto l'impostore
l'i-

appendere a nastro di seta nera ondala. I principi del sangue ne sono commendatori fu dalla nascita, e lo sono pure decorali dell' ordine de' Sera/ii

ni (/-').

nel suo paese apostat e riabbracci


dolatria,
la

STELLA e CROCE ROSSA, Ordine


equestre,

continuando per a portare

sul-

Ordo equitum Rubrae Crucis


tempo dell'imperatrice
de'criliei
s.

nera sua pelle l'insegna equestre. Egli

cum

Stella Rubra. Alcuni ne riferiscono


fi-

era nato da una

donna che

in

seconde
re,

l'origine in

nozze avea sposato un parente del

lena, e perci nel secolo IV, quindi

con

questi vivea e regnava pacificamente al

ripugnanza

suo ripatriamento.

no ordini Ordine equestre


colo XII:
I

militari ed equestri
si

STELLA POLARE,
di Svezia, Federico

che non ammettoche nel sedisse pure ordine e Betlem-

re di Svezia dell'il-

miti, ch'ebbe

que'monaciche

descrissi ia

20
ss.

T E

ST E
l'insegna delta croce, siccome
il

quell'articolo, coll'insegna della stella dei

berretto-

Mngi(F.) re, avendo ripartalo di Betlemme a PnrsEno, in uno alta stella apparsa a que'santi. Militando questi cavalieri

ne nero cinto con cordone STEMMA. V. Sigillo.

di

oro".

con l'insegna della croce, riportarovittorie sui saraceni nella Pale-

no molte

stina e nell'Egitto;

degl'infedeli e

ma poi per la potenza da loro superati, si ritira-

STENDARDO, Fexillum, Sacrimi Vexilhtm. Insegna e bandiera principale. Stendardo si dice anche quel segno a foggia di banda, che portano innanzi alcuni cleri quando vanno processionalmenSodalizi (F.), te, massime Religiosi, ed chiamato pure stendardino. All'articolo Bandiera, nel dichiararla drappo con imi

rono in Aquitania, indi si dilatarono nella Boemia, Moravia, Slesia e Polonia, eleggendo
gostino.
di vivere sotto la regola di
s.

A-

Ne

ottennero conferma da'Papi

presa, insegna e
di

Stemma

(F.), ragionai

Gregorio IX del 1227. Innocenzo IV del 243, Alessandro IV deli 254, Benedetto
1

sua origine e antichissimo uso; del La-

XII

334,eda Innocenzo XI col breve Nuper pr parte, de'7 gennaio 1695.


del
1

Laro di Costantino I, e ne riparlai a Sperone d'oro; della benedizione delle bandiere prescritta dal
nitrii:
li

Pontificale

Roma-

All'insegna della croce rossa fu aggiunta

De benedictione et
i

tradilione. vexil-

una

stella di
.si

raggi parimenti rossa,


gli altri

bellici,

per santificarlo e perch riesca

per cui
di

distinguessero da tutti

terribile contro

nemici del popolo cri-

ordini cavallereschi, e presa dalle armi

stiano, faccia incolumi e vittoriosi. Degli

Alberto Sternberg, i. e supremo gran maestro col consenso d'Agnese principessa di Boemia, e fu allora chiamato Ordine della Croce e Stella rossa. Il gran
maestro, fissola sua residenza in Praga,

Stendardi dis. Pietro, mandati das. Gregorio


III,

Stefano

II,

s.

Leone

111 e altri

Papi a'principi benemeriti della Chiesa; Possessi delle bandiereche precederono


i

ed un altro cavaliere a
stabil in Uratislavia

lui

subordinalo

la

de' Papi (F.), di quelle portate da' Draconari ^ da' Bandt're si F.) di
(
'.),
(

Roma

e visitatore
le dignit

maestro della Polonia eSlesia, alta quacon


titolo di

(F.),eiW Capo Rioni di Roma (F.); delV Orifi anima del regno di Francia (F.);
delle

si

dispose doversi eleggere dai

bandiere posteriormente benedette


di

cavalieri dell' ordine coli'

del gran maestro.

Il

p.

approvazione Bonanni nel Cap.


-

da'Papi;

quelle donate alle chiese di

Roma
ni,

quali trofei riportati sui Saracei

talogo degli ordini equestri e militari a


1

65 ne

tratta, riporta la figura del

cava

liere e riferisce.

L'abito solenne del gran maestro una veste quasi talare di seta nera, sopra cui ne pone un'altra talare di porpora con maniche larghe, foderata d'armellino, e sopra questa

Turchi (A.) e sugli eretici, e perch vi pongono le code di cavallo; delle bandiere de\la Milizia pontifici a elfar ina
tuichi
pontificia (F.J, delle quali riparlai a Sol-

dato;

di quella delta guardiatSWzzer<7(/^.)

pontificia,
stolici

pende un

che s'inalbera ne Palazzi apoQuirinale e Faticano {F.); e delle


si

lungo manto nero, il quale nella parte sinistra ornato con una gran croce e stel-

bandiereche

portano nelle Processioni

(F.); mentre a

Guardie nomli pontifi-

6 raggi, siccome avanti al petto l' istessa insegna composta di rubini. La veste rossa cinta con fascia tessuta di seta e oro, e dal fianco sinistro pende una spada corta e larga. In testa tiene un berrettone bianco cinto di cordone d'oro,
la rossa di

cie, parlai del loro stendardo benedetto

da Pio VII, collo stemma del Papa regnante.


uso.

Gonfalone, insegna o

vessillo

o bandiera o stendardo, ne

dissi l'antico

A Gonfaloniere

tenni proposito del-

l'uffzio e dignit di

quello che porta

la

e ornalo di ricco gioiello. Gli altri cavalieri

bandiera.il gonfalone, lo stendardo, il vessillo,deltoanchealficrcevessillifero,egra-

hanno

la sola

veste e

manto nero, con

S
do

TE
da'romani prunila

S
situazione delle
fa
1

T E

21

di milizia, detto gi

2 trib intorno al ta-

pilo; de'diversi gonfalonieri da cui deri-

bernacolo, e

una lunga dissertazione,

varono

le

omonime e

altre magistrature
tra Ito a'Ios.

non
pra
i

solo sul tipo degli stendardi,


belli colori

ma

so-

de flJunicipii(l/'.) > delle quali


ro articoli.

le

pietre preziose, che

A Gonfaloniere

di

romana
ili

chiesa, ne descrissi l'antica e sublime dignit, conferita da'Papi a Patrizi

Ro-

contornavano questi stendardi. Soggiunge quindi il Martinetti che malamente perci vari antiquari dedussero l'origine
,

ma
dai.

(t .\

ed a'sovrani, e molli ne ricore popo-

de'vessilli da'lscetlidi

fenochiamati ma-

A Gonfaloniere del semaio

nipolijche

si

conoscono ne'primordidiLlo-

lo romano, dissi l'uffizio e prerogative di questo ragguardevole uffizio, originato dal primipilo,e riparlai di sua etimologia
e carica,

ma

che

fu di molli secoli posteriore al

fortunato popolo israelitico. Di pi crede,

su di

avendo notato a Pretorio, che esso si ergeva per segnale di comlo

che l'insegne dell'aquila e del leone sieno le pii antiche del mondo, e di preferenza adottate ne' vessilli, nell'imprese e negli

battimento
cit
il

stendardo rosso; chi eser-

stemmi; poich Cesare,


ricorda
lib.

De

Deliaci*.'.

goufalouierato, ed a chi in perpe-

Iib. 3,

gli aquiliferi;

Pietro Diacolegioni aqui-

tuo

fu attribuito; e dissi
s.

pure del

f'essil-

no nel
lifei

4>

rammenta

le

li/ero di

Romana
i

Chiesa {V-).

Ves-

a e leonifera, laonde ritiene che l'etidi alfiere derivi

sillo, lo dico
ra, e

anche segnale d'investitui

mologia
p.
gli

Papi con esso investirono grandi feudatari della Sovranit de Ro-

come

Lupi

nelle Dissertazioni, osserva

da Aquilifer. 11 che

mani

Pontefici e della

s.

Sede

(P.). Delle

lo l'alfiere della

particolari insegue tratto negliarticoli degli stati, citt e


ti,

corporazioni.

Il

Martinet1

romani chiamavano primo pi1." insegna, che si metteva ue'posti piii pericolosi. Era una delle cariche pi lucrose, una delle pi conantichi
siderate nell'esercito, per cui
ali." de'
si

Tesoro delle antichit, t. 3, p. 06, osserva, che il Tabernacolo degli ebrei nel
deserto form

conferiva

io centurioni pi veterani. Te-

come

il

centro delle 2
1

tri-

nevaegli l'insegna dell'aquila propria della legione, e

b
ti;

militari d'Israele, divise in 3

quadra-

dava

colla sua
la

mossa princi-

e siccome ciascun
il

quadrato composto
segna le del suo stenii

pio alla battaglia;


si

delle trib, ri tene va

quale perch allora cominciava con lanciare alcune aste


tal
il

dardo, cio l'orientale un leone,


bue,

meri-

chiamate pili, perci

carica

si

chia-

dionale un volto umano, l'occidentale un


il

mava

il

Prirnipilalo o

Centurione del
1

nord un'aquila;
si

cos

da quest'and'A-

tica istituzione
de'vessilli o

pu

ripetere l'origine
il

primopilo. USarnelli, Lett.eccl. 1. o,lelt. So: Perch si benedicono le bandiere per


le

stendardi militari, anzi

guerre contro
le

g' infedeli;

incomincia

quino nel suo Lessico militare, ripete questa origine anche da'tempi di Giacobbe,
t.2,p.

dal riferire, che sino da

quando incomiu,

ciarono

guerre

principi l'uso delle


degli stendardi,

432.

Usum

vexillorum antiquis:

bandiere, dell'insegue

simum

fuisse docet historia sacra

nam

gymbola quae Jacobfaustaprecatus,duodecimtribubusillisattribuit; trausierunt


postea in vesilla praelaria, quae iisdem
tesseris depictis

chiamati Signum, Vexillum, acci ogni soldato vedendo la sua bandiera andasse
con quella e con essa
sercito perduto.
la
si

mettesse
i

in ordi-

nanza, altrimenti disordinali

soldati, l'e-

oruabanlur, et
,

iis

erant
tri-

Quando

romani

nel-

expressa coloribus

quibus earura

guerra co'sabini perderono tutte

le in-

buum nominegemmis impressa, in

ratio-

segne,

Romolo

incontratosi in

un

fascet-

ualisummus sacerdosgestabat(e ne parlai a Plazionale). 11 Villalpando, In Excchielemexplanationes jtiel. 2 delinea

to di fieno, questo per insegua sospese a

ima

pertica, e per la vittoria cos ottenui

ta istitu

siguileri

mauipulari.e furono

22

T E
dell'aquile imperiali.
dosianojlib.
si fa
1

STE
in diversi libri antichi enei codice

stimali non

meno

Teo-

Altrettanto fece quel generale turco, che perduta la bandiera, tagli subito la co-

4?

t't-

7,

De

Collegiatis } ove

da
li

un cavallo,

e legatala a

una

pertica,

rys. Si

Serv di seguale a'suoi per riunirsi;

onde
i

preso coraggio trionfarono, e cos

loro

Stendardi furono d' allora in poi ornali

con i code dicavallo, 3 portandone quello del grauvisir e 7


la
il

sultano; anzi col-

esposizione d'una coda di cavallo coi

stumarono turchi dichiarar la guerra, al suono di trombe e di timpani o timballi. Sarnelli

opina che
gli assiri,

ili."

stendardo
la

l'inventarono

dipingendovi

colomba
e

di

No, e stendardi ebbero

gli

egizie persiani mediante

una

testa di

bue

una colomba,
il

cos'i
il

greci presero per


altri

insegna

leone,

serpente e
gli

sim-

boli; ed a

poco

poco

stendardi furo-

no riguardati quasi per


difesi,

sagri, custoditi e

ed

soldati fecero

giuramento

di

giammai abbandonare il proprio stendardo, insegna o bandiera. Quanto alla loro


benedizione,
t contro
i

menzione de' Signiferis et Cantabrachiamarono cantabrari quelli che neglieserciti romani portavano le insegne tolte a'eantabri popoli di Spagna, che durarono molta fatica a soggiogarli, romani avendo per costume di usare le medesime insegne de'popoli vinti, come si leggo negli Annali di Daronio, an. 3 1 2, n. 33, ove si apprende che dragoni cominciarono ad essere insegne de' romani, dopo che Traiano vinse daci che le portavanoin guerra. Non mancano esempi nella storia romana, come da Floro lib. i, e. 1 1, da Ammiano lib. 16, da Cesare lib. 4, da Livio lib. 3, che nelle zuffe pi pericolose gettarono l'insegna in mezzo ai nemici, per accendere maggiormente gli animi de'soldati a combattere valorosamente, per non coprirsi di vergogna che l'insegna sotto cui militavano, abbandoi

nala restasse in potere de'nemici. Brissonio,De//7;ni//Vlib.4,riporta quella d'In-

gli

stendardi ottengono

vir-

nemici della fede pel Sagra-

mentale {?) della benedizione e per le preghiere della Chiesa, come pure le armi; solendo
i

fer signwn in hostemj cos praticavano i capitani, o acclamavano soldati. Ma gli eserciti cristiani in simili occasioni invoi

Papi benedire e donare

la

cavano
lico cap.

il

nome
2,

di Cristo
lib.

per cui l'imbel-

Spada ( V.), e lo Stocco e Berrettone ( F.), come ancora benedicono le navi e ne riparlai a Soldato. La forinola della benedizione dello stendardo
si

peratore Leone nel


1

De apparata

69, dice:

Cam ad con/lieta'

tionem movet exercitus consueta christia^


tris
Il

trova pure nel

Sacrarurn Cerirnoniarum S. R. E. lib. 1, tit. 7: De Bene clic don e, et traditione vexlli bellici. Il p. Menochio, Stuore, cen a turia g. ,cap. 26: Della bandiera di Costantino I Magno imperatore detta Labaro, e cosa significhi questa voce, reputa che fosse in uso avanti quel principe,

vox usurpando est, Victoria Crucis. nome di Cristo in Monogramma esseni

dosi posto da'eristiani ne' labari e nelle

bandiere,

vessilliferi

furono chiamati

ChrislifenW edasi J.A.Ernesti, Conimelitatio de Vexillariis, Gottingae 752, e gli articoli Croce, e Banneriti cavalieri che
1

nei bassi secoli alzavano vessilli per con-

ricordando che Tertulliano fioritoprima


di h,uel' Apologetico cap.
1

durre armati
I

alla difesa de'loro principi.

6, dice: Slip-

para dia Vexillorum


lae

et Labarorum,stocrucium suntje Minuzio Felice in Octavo dice: Nani et signa ipsa, et Laba-

chiamarono lo stendardo della fanteria drapeau, e quello della cavalleria ctendard, talvolta denominando corfrancesi

netta l'ufficiale che porta lo stendardo,

il

ra,et Vexilla caslrorum. Alcuni per col

che

si

fece
si

Pamelio leggono in Tertulliano non La barorum, ma Canlabrorum ,come anche in Minuzio Cantabra, come si apprende

camente

pi volte in Italia, ove antidisse stendardiere il portato-

re dello stendardo,

goufdoneo

altra si-

mile insegna.

Crocesignati

(/"'.)

fecero

STE
mirabili prodezze sotto lo stendardo salu tifer della Croce, nelle celebri

S
Crocia

T E

23

alfalto per segnale d'autorit su

Roma,
eoa

come dichiarai
per confutare
t

ne'citati e altri articoli

te(P.) e sagre guerre, massime in Siria (F.) per la liberazione de' luoghi santi,
cnlla di nostra
s.

irrefragabili e autorevoli testimonianze,


le

maligne pretese

inven-

religione, ed

ove

si

o-

zioni de'nemici detrattori della sovraui-

peraronoi suoi venerabili misteri. Nel mele repubbliche italiane portavanolostendardonelleguerr.e,collocatosul carroccio, di cui parlai ne' voi. VII, p. 13
dio evo
1

temporale de' Papi. Dello stendardo dada s. Leone III a Carlo Magno, si pu vedere 1' Alemanni, De Lateranensibus Parietinis. Dello stendardo o vessillo di
to
s.

i24>X>P- r i4> LVHI,p. 277, ed altrove. Davide I re di Scozia verso ili 35 marci contro gl'inglesi, quali lo elisiecero nella famosa battaglia detta dello Stendardo, per avere essi inalberato sopia un carro per vessillo una Croce col ss. Sagramento, e gli stendardi di 3 santi che nominai nel voi. XXXV, p. 3g.
e
1 i

Pietro, insignito colle chiavi pontificie,


i

che solevano Papi dare a' sovrani che stavano per intraprendere qualche spedizione contro nemici della Chiesa, vari
i

esempi di queste trasmissioni li raccolse FilippoMazeno,nellaAx ito^/-v. Pietro To-

masio patriarca
i

di Costantinopoli, presso
t.

Bollandisti,/tfrcu<?m

2, p.

990. Narra

Gli stendardi della chiesa

romana per

antichissimo uso furono decorati della figura delle Chiavi[F.) incrociatee del Par diglione(f .) ) quali insegne della Sede/i'
postolica (/".) che
le

Rinaldi an. 797,0. iG,ches.Leotie III nel principio di essosped una legazione aCarlo Magno re di Francia con presenti, che

furono

le

chiavi d'oro, pigliate secondo


s.

pose negli stendardi


r

l'uso dalla Confessione di

Pietro, e lo

n\\e%\\erniltzie,marina,fortezzetporti,

stendardodi Roma. Dove [novatori da-

anche .) coM'immagine di s. Pietro, o de'ss. Pietro e Paolo (/'.), oltre lo stemma del Papa regnante. Egualmente fu antichissimo us de'Papi donare a'sovrani perdistinziodel Castel
s.

mme

Angelo (F

brando dicono che


Carlo
il

colle chiavi

possesso della chiesa

si dava a romana, e

collo stendardo della citt di


i

Roma. Non

sapendo gl'ignoranti, che romani Pontelici ebbero in costume di mandare tali


donia'principi cristiani,

ne e divozione, per segno di all'etto paterno, perinvocar loro il patrociniodelprincipe degli apostoli
Jo

come

s'

per noi

addietro veduto essersi fatto pi volte da


s.

massime

nelle guerre,
elfi-

Gregorio

e da altri.

perch tu non
vessillo, tro-

Stendardo di

s.

Pietro, colla sua

abbi che opporre intornodel

gie e da loro benedetto.


le chiavi

Donarono anche d'oro, parte di detto stemma e

verai per innanzi nel fine degli anni

800,
chia-

che
vi

il

patriarca di

Gerusalemme mand
le

segno di quelle di s. Pietro, per cui le henedirono e vi racchiusero reliquie sagre e la limatura di ferro delle Catene di g. r > / t'efro(^ .),ed anche di quelledis. Paolo,

all'istesso

Carlo per benedizione

de' luoghi santi con


si

Talch
siamo

uno stendardo, solevano mandare somiglianti


che
s.

donativi da' vescovi a're. Senza che posdire,

non che Anelli


le

delle catene di

s.

Pietro

(F.),a'quali articoli notai molti Papi che

rasseCarlo

Magno

del

Leone III Papa onodono dello stendate-

vio
ti

donarono, incominciando da s. GregoI, da s. Gregorio III, e da s. Leone III CarloMagno quando gli conferm il ti-

do, perocch quegli era potentissimo Dir fensore della chiesa romana (/ .)". Os-

tolo e dignit di Patrizio di


feritogli

iioma cou-

serva l'Acanti, Dell'origine ed antichit della zecca pontificia a p. 34-" Roma gi


era posseduta e governata da'Papi.
siilo di
Il

da Stefano

11

o HI, e collo stencivile e

ves-

dardo

di

Roma,

insegne e qualifica che


il

l'obbligavano a difendere
oles-iastico della

Tee-

romana

chiesa,

non mai

non indizio di sovranit, ma di sola difesa, avendolo mandaPapi ad altri principi, che non ebbeto
Peonia poi
i

24
ro giammai

TL
rabi.
I

STE
a difesa de'suoi connazionali contro gli a-

giurisdizione alcuna nello

6laloecclesiastico(aSovHANiTA'dicoHchi,

pisani,

genovesi e
s.

altri italiani,
il

quale e perdio la permisero), come pu vedersi inBzovio, De Romano Ponti/ice,

fecero tributario della

Sede

re afri-

apud Rocaberlum
t.ficiae, p. 10,

t.i

Bibliolhecae Poh-

cano infedele. Papa Urbano li neh 09 proclamando peli. "la crociata di Gei 118aleojcue,di lo stendardo di
s.

l'agi a tale

Baronio ad an. 796, 16, anno 4> e ^u Gange, GLos-

Pietro
I

ad

Ugo

il

Grande
1

fratello di Filippo

re di

sai inni io

die nelio63
per
ossequio

Pexillum". Ricordai a Sicilia, il normanno conte Ruggero


ottenuta sui saraceni, per
a

Francia. INeli
re di Sicilia
siilo e

3g Innocenzo 11 de\ a Ruggero I, l'investi col vesi

la vittoria

dichiar AJ itile e Soldato (A'.) di

Papa Alessandro II 4 cammelli, ed il Papa rallegrato di ci invialconte uno stendardo da sebenedetlo, col quale munito per l'avvenire colla
protezione di
s.

mand

Pietro, grado che

a quelli.
t.

Papi conferivano che insignivano della regia digniparlai d'Inil

A Patriarcato Armeno

Pietro, pi sicuramente

nocenzo 111, che nel 1201 siilo benedetto di s. Pietro


il

mand
al re

ves11

Leone

potesse assalireque'nemici dellafede edistruggerli, ed a quelli che da essi procu-

lasser liberare porzione di Sicilia, l'in-

Grande. Il Rinaldi riferisceche lostendardo lo avea chiesto il re stesso, e che il Papa nella lettera accompagnatoria, dissedi mandargli
soltanto contro

dulgenza pleuariae assoluzione delle


rimarcai pure nel voi.
glielmo
ll, gli

col-

come segno delsuo amo*


s.

pe, di cui avessero pieno pentimento, e lo

re lo stendardo di
i

Pietro

per usarlo

XXXIV,
nel
1

p.

2^G.

nemici della croce, do-

Notaia Inghilterra, che


I

oGGreGuII, il

essendo ricorso ad Alessandro

contro l'usurpatore Araldo

Papa

ordin
lo

mand

marciare sull'invasore, e gli stendardo di s. Pietro da se hedi


il

vendo procurate di frenare col divino aiutoeper l'intercessione del principe degli a postoli la con tu macia loro. Nello stesso giorno Innocenzo III scrivendo a tutti
i

principali signori, a' cavalieri e popolo

nedelto.
taglia al

Appena

re lo ricevette, die batIo vinse. Dissi


,

nemico e

purea
che
s.

armeno, dissealtrettantosulloslendardo, confortandoli a combattere valorosamen*


te col re
i

Sicilia, oltre altri simili esempi

saraceni,
Il

come

a.veano cornili-

Gregoi

io

VII uel 080 inCVpwoinvesfi


1

ciato a fare.

re rispose a

Innocenzo

111

col vessillo di

s.

Pietro, della Puglia, Ca-

con

somma

riverenza e gratitudine, as-

labria e Sicilia il

duca RobertoGuiscardo. una chiave


s.

Nella l/iografiadis.Gregono/V/racconlai

sicurandolo che sempre avrebbe portato lo stendardo innanzi a se, a gloria della
chiesa
ce.

che don

al re di Castiglia

romana econlro nemici


i

della cro-

d'oro, benedetta colle catene di

Pietro,

Narra

il

suo biografo Hurter,

come

Riferisce Rinaldi all'annoi o87,n.8,

che

quel Papa proclam Gioanoicio re de' ailachi e de'bulgari, colla

Papa Vittore
i

III

tenuto consiglio co've-

corona e
cardinal
il

lo scets.

radun un esercito di quasi tutti popoli d'Italia, edando loro lo stenda do di s. Pietro, e concedendo a
scovi e co' cardinali,
1

tro per le prerogative ricevute da


tro,

Pie-

inviando a ungerlo

ii

Leone

lega lo. Gli concesse inoltre

di ritto di bat-

tutti
gli
i

indulgenza e remissione de'peccati,


nell'Africa contro
i

mand

saraceni,
i

quali di continuo infestavano

lidi

dei

100,000 maomettaci, prendendo etermi Dandole loro principali citt, non senza manifesto aiufo di vi no. Il Papa imprese tal guerra ancristiani,

erestarono

uccisi

moneta io proprio nome, e gli fece presentare uno stendardo incoi vedeasi la Crocee le chiavi dis. Pietro: l'una per ricordargli chea Dio e non a se stesso il
tere
re

doveva

le

sue vittorie;

le altre

come

simbolodella prudenza e della forza; l'u-

co perch divoto dis. Vittore

africano,

la

na e l'ai tra congiunte poi, co me segno deisaluteperli patimenti di Nostro Siguo-

T E
Leggo
coronare Alfonso

S
II

T E

25

re e per merito della sua Chiesa.


in
p.
i

re di Napoli, e l'ono-

Garampi,

Sigillo della

Garfa gitana,
di
s.
s.

r dello stendardo della chiesa romana.

07,chelechiavi come quelle propriaattribuite alle

mente

immagini

Pie-

tro apostolo, furono prese dalla

Sede

Svizzera, ed a Stocco e Berrettone ducale benedetti, dissi che Giulio 1 li don agli svizzeri in unoa due gonfiloni, ed
1

persua propria divisa; e che Innocenzo avendo spedito a Cnlogiovanni re dei bulgari colle reali insegne anco il vessillo di s. Pietro, not che uu tale vessillo praetendit non sine mysterio Crucem
111

a'q Cantoni di

tal

nazione

mand
la

un'in-

segna istoriata esprimente

Passione di

GesCristo. Ne'conii delle medaglie pontificie, che si conservano nella zecca pontifcia, ve

ne sono diversi alludenti


si

agli stenl'effigie

etClavesjquia

b.

Petrus apostolus,

et

cru-

dardi dati da'Papi.ln uno


di
1 1

vede

cem p roChristo sostino il, e tela ves adiri


fattodal

stosuscepil".Onde nel musaico Vaticano

Paolo in piviale e triregno, che consegna Io stendardo ad una figura genu-

medesimo Innocenzo 111, vedesi Chiesa romana, tenente in mano uu vessillo con due chiavi, la di cui usta ha in cima la croce. Anche Rinaldi
la figura della

parla dell'insegna delle chiavi all'anno


1228,11. i3,riportando

Papa onde fu liberato Corfi dall'assedio de'turchi. Narra Catena nella l'ila di s. Pio 70, che avendo t p. destinalo Marc'Antonio Colonna generaflessa: forse

ricorda l'aiuto da quel

prestato

a' veneti,

che

il

crouistaRic*
delle mili-

le di s.

Chiesa perla
i

flotta

navale spedi-

cardo

di

S.

Germano, dicendo
s.Gregorio
s.

ta

contro

turchi, poi vinti a

zie ecclesiastiche di

IX

e degli
in

fece cantare dal cardinal


sa

Lepanto, Colonna la mes-

stendardi della
essi
i

Sede, osserva esservi


le

sempre dipinte

chiavi; e che quelli


i

c'Antonio di sua
1

solenne dello Spirito santo, e die a Marmano lo stendardo con


del
ss.

quali militavano sotto


il

tassero nella veste

medesimi, porsegno delle chiavi, e

immagine
s.
l

Crocefisso, e da'lati

s.

Pietro e
ne.

Paolo, col motto: In hoc

si-

perci

li

dice chiave segnati.


,
i

Laonde

cre-

gnovinces.
[).

Pantoni, Istoria dH Aviario*


s.

de Rinaldi che siccome cattolici che guerreggiavano gli eretici o gl'infedeli erano segnali di croce, cos'i quando si pigliavano le armi a difesa della chiesa 10manaedellostato papale si cucivano sulla veste la forma delle chiavi. Urbano VI trovandosi in Napoli nel .del 384, nella messa soienneche celebr, in presenza del
1

J.87,

allerma che
ss.

Pio

diede
il.

al-

tro stendardo col

Crocefisso a

Gio-

vanni d'Austria naturale di Carlo V, e

supremo comandante
la

della lega in queli

spedizione, stendardo che


a'

Papi so-

levano dare
zioni

generalissimi nelle spedi-

militari contro g' infedeli, e


in

che

precede
daglia

dignit quello della chiesa ro-

re Carlo

111

e della regina, beuedi col so-

lilo rito lo

stendardo

di

s.

Pietro, che

il

re dovea inalberare contro Lodovico I d'Angi pretendente al regno e seguace dell'antipapa. Urbano VI consegn io

mana. Uno de'ricordati couii d'una med'Urbano VII, ha incisa l'immagine di quel Pontefice, che consegna ad una figura genuflessa lo stendardo di s.
Chiesa ornato dell'immagine del
cefisso, alla
ss.

Cro-

stendardo a Carlo

dichiar capitano Generale dis. Chiesa [f/ .). Quando


III, e lo

presenza de'cardinali sedenti

romani nel 1410 riconobbero Alessandro V, iu segno di soggezione gli mandarono in Bologna le chiavi delle porle di
i

Roma,

sigilli e lo

stendardo del popolo


il

romano, insegne che


gran solennit
i4j| raaud
il

e festa.

Papa ricev con Alessandro VI nel

e del popolo, coll'epigrafe: Dexlera Domini Jaciatvirtnlein. Con questa iscrizione abbiamo pure una medaglia del successore Gregorio XIV, il quale rappresentato con triregno e piviale sedente in trono, nel punto che d lo stendardo di
s.

Chiesa colf immagine del

ss.

Crocefisso

cardinal Borgia legato a

ud una figura ginocchione, egualmente

iG
Allude

T E
Francia d'Erugonotti.

STE
maria Chiesa^'.), ma rispose rinviato, che il Pipa non potendosi disgiungere dalla

alla presenza de' cardinali e del popolo.


alla spedizione in

cole Sfondrati nipote del Papa, colle milizie pontificie

Chiesa, cos conveniva che


si

il

suo stemApostoli.

contro

gli eretici

ma

collocasse in
vi

mezzo

a'ss.

Notai a Marina, che Clemente

IX
nel

nella

Ne'ricordali comi

guerra

di

Candia contro turchi,


i

1669

X in triregno e
da i'd o turco.

diClemente piviale,ricevente uno sten quello

mandla squadra
gliosi generale di

delle galere pontificie,

comandata da suo fratelloCamillo Rospis.

Chiesa,

il

quale spie-

go

lo

stendardo

col

l'immagine del ss.Cro-

cefisso. Inoltre

narra F. intoni, che uello

Il Marangoni, Delle cose gentilesche e profane trasportate ad uso e ornamento delle chiese, rende ragione a p.i5, perch furono appesi alle volte e pareti del-

slesso

anno Clemente IX per il gentiluoinoGio. Giuseppe deFogasse inviato pontificio,

le

chiese

gli

stendardi turcheschi.

Ram-

mand

Francesco

di

Vendome
co-

duca

di Beaufort,

con un breve apostoli-

mentato prirua,come la spada del gigante Goliat, da David fu consagrala a Dio dopo la vittoria, ed involta in velo fu affissa nel

co, lo stendardo della chiesa

romana,

tabernacolo, e similmente pratila vittoria

me

granfie

ammiraglio

di

Francia

in det-

c Giuditta per
ziosi e

riportata soi

ta guerra, a soccorso de'cristiani di

Can-

pra Oloferne, offrendo a Dio


il

vasi pre-

dia, insieme al titolo di capitano generale della

cortinaggio del

letto;

quindi da

romana, avendo creato nominato proprio fratello, che meglio di Novaes chiama Vincenzo e generale delle galere e marina pons.

chiesa
il

generalissimo

tali esempi dice derivalo il lodevolissimo costume di appendere nelle nostrechiese,

in

segno e memoria gratissima de'trionfi


i

ottenuti contro nemici della cristiana religione, gli stendardi e le

tificia.

ma

Lo stendardo di s.Chiesaeradi forquadra e di damasco cremesino, con


le

quistate col divino favore.

armi loro conPer cui molte

frangia d'oro all'intorno, e con sopravi

immagini al naturale de'ss. Pietro e Paolo apostoli, e tra essi l'arme del Papa, con questa divisa in lettere d'oro: Proleclor Deus auspice nos. Il duca onor molto l'inviato, il quale gli offr pure in nome di Clemente IX una corona alla ca valler composta di grossi e beldipinte
1

bandiere colle mezze lune, spade e lettere turchesche, e altre di esse di coda di cavallo, che presso maomettani sono coi

me

sagre, s'inviarono a

Pioma a'Papi da

valorosi capitani, ed appese nelle basili'

che Lateranense, Vaticana e Liberiana, nelle chiese di s. Maria sopra Minerva, di


s.

Maria d'Araceli,

di

s.

Maria

della Vit-

lissimi lapislazzuli infilati in oro, e

con

si-

toria, e in altre Chiese di

mile medaglia contornata di grossi diamanti, col breve d'ampie indulgenze impostevi. Gli esib per ultimo altro breve

parlai.

ne Queste bandiere rappresentano i

Roma ove

beneficii d'insigni vittorie riportate dalle

armi
13.

cristiane contro la formidabile po-

apostolico dell'indulgenze concesse asoldati di quella sagra spedizione,e

tenza ottomana, per l'intercessione della

1000 mea'

daglie d'argento per distribuirsi


nflziali.

suoi su-

Lo stendardo

il

duca

lo fece

bito inalberare nella sala con

una

senti-

Vergine, e collo sventolar delle loro code ricordano a lutti la gratitudine dovuta a s gran benefici di Dio. Cos Pietro II red'Aragona, avendo vintocon piccolo esercito Miramolino re de' saraceni
nel
1

nella d'onore, e poi sul vascello

ammira-

gliOjOidinando ad ogni capitano di vascello o di galera di fare de'simili stendardi

2,

mand

Roma

lo

stendardo e

la lancia
si

del nemico, perch

come

trofei

medesime. Fu osservalo, che per l'arme del Papa lo stendardo sembrava


per
le

appendessero nella basilica di s. Pietro sopra la porta Guidonea; siccome nel luo-

suo particolare, e non il I res$illodi s. Rq.

go medesimo collocate furono

la

lancia,

ST E
bandiera eia corona del re ungaro Alboino, mandatevi da Enrico III imperala

S
del trono
i

T E

27

il

conteTalenti, baciandogli

am-

tore. Presso la porta dell'archivio della

medesima
sero
cui
la
si

prima

in sagrestia,

si

appe-

bedue piedi. Indi lev lo steudardo il marchese Naro vessillifero di s. Chiesa, e fu tenuto alzato vicino all'altare a cornuepislolae sino
al fine della

catena di ferro e sua chiave, con chiudeva il porto di Tunisi, man-

messa

e del

Te Deuni che
ri

fu intuonato dal
le artiglierie

Papa, e

date

in ossequio a s. Pietro da Carlo V imperatore, dopochese ne impadron, ol-

allora spararono
di

degli svizze-

detto palazzo, e quelle della fortezza


s.

tre l'altra allerta della catena di ferrodel


portodivS>7j7>7*etolla dalcardinal Caralla

di Castel

Angelo,oltrei mortaretti della


al

soldatesca che stava di guardia

Monte

maomettani. Ella pertanto una giustissima dimostrazioue di


legato contro
i

Quiriuale, suonandosi a festa per un'ora


tutte

lecampane
fu
s.

delle chiese di Pioma.

Lo

gratitudinea Dio, dedotta dalla

s.

Scrittu-

stendardo

privatamente portato nella


Pietro, e poi venne eretto

ra, l'appendersi nelle nostrecbiese alcune

sagrestia di

spoglie riportate da'uemici della sua vera


fede, non ostante che Io stesso praticassero
gli

nella basilica. Abbiamo,

antichi

romani ritornando
in

vittoriosi

LoStendardoOttomanico spiegalo dal p. Lodovico Marracci, ovvero dichiarazione delle parole

con Ingresso solenne


miche, e con
doglio, ed

Roma
le

(U.), che

solevano affiggere ad un'asta

armi ne-

arabiche poste nello stendardo reale preso dal serenissimo re di Polonia Giovanni

pompa

portarle in

Campi-

ivi offrirle

ne'templi a'falsiDei,

cui stoltamenteattribuivauo leconseguite


vittorie.

Per quelle riportatene!

5690001

tro

gli eretici

Ugonotti (V), Carlo

re

di Francia

mand a s.

Pio

12 stendardi
di

presi loro, e
s.

27 ne sped Sforza conte

Fiora generale delle milizie pontificie,

il Papa colloc nella basilica Lateranense,come riporta Novaes nellasua Storia, econ iscrizione incisa in marmo a let-

che

III al grauvisir de' turchi, dal medesimo inviato per tributo della sua piet alla S. di N. S. P. Innocenzo XI, l orna i683. E siccome il re altro stendardo, in uno alla sua Spada[F'.),\ny\b al santuario della 13. Vergine di Loreto (^.), nel 1684 fu stampato in Ancona, Notificazione del regio stendardo turco, mandato dal re di Polonia alla s. Casa di Loreto.
e.

Altre notizie

le

3 56, e nel Mercato,


n.4 del Diario di
diarista

riporta Cancellieri a p. p. 269. Leggo nel

tere d'oro, che


se.?.?/,

ri

produsse Cancellieri, Posss.

Roma del

6, e nel

p. 3 56. Nell'articolo

Nome

di
i

v-

bia, e nel voi.

LIV,

p.

66, indicai

luo-

ghi ove parlai della liberazione di


e della strepitosa
vittoria

Fiewia
sui

contemporaneoCecconi, che l'imperatore Carlo VI sped con sua lettera in dono a Clemente XI due code di ca-

riportata

turchi, principalmente per opera di Gio-

vanni

III re di
il

Polonia, che

mand a
ili

In-

nocenzoXI
to,

gran stendardo

Maomet-

vallo, una bandiera e un principale stendardo preso a'turchi a' 5 agosto, festa di s. Maria della Neve, dal principe Eugenio di Savoia nella celebre vittoria di Pe-

preso nel padiglione del grauvisir, e

tervaradino: meglio ne parlo io nel voi.

colle parole (altra volta usate da Giulio

Cesare) Veni,Fidi, J ici.W Papa a'29

set-

XVIII, p. 82, e tali insegue il Papa mand alle basiliche Liberiana e di Loreto.

tembre 1 683,
lico

festa di

s.

Michele, fece ce-

Ne

fece la

formale presentazione
il

il

cardia-

lebra re solenne messa nel palazzo aposto-

nal Schrattembach, ed

Papa dopo

Quirinale pr gratiarum aclione, e

nell'offertorio,

Dcnoff^ox cardinale e in-

viato delie, ginocchioni peror nell'atto


di presentarlo a'piedi

venie dato parte a'cardmali in concistoro, destin Rasponi a portare al principe Eugenio \oStocco e Berrettone ducale benedetti.
Il

d'Innocenzo XI, sosull'ili

Papa tenne cappella


a

di ringra-

stenendo lo stendardo

timo gradi no

ziamento

Dio nella

basilica Liberiana,

28

T E
per
la

S
XIII contro
i

T E

medesima, e si cant il Te Dtum. Questo ebbe pur luogo nella chiesa dis. Maria dell'Anima con cappella cardinalizia. Di pi Clemenove ricev
lo stendardo! te

, e dello stendardo preso a'eorsari tunisini e dal gran maestro

turchi

Zondadari mandato

al

Papa,

il

quale lo

don
del

alla basilica
il

Lateraneuse.

Ne

trat-

XI

nella cappella del palazzo aposto-

tano pure

n.648 del Diario di

Roma

lico fece celebrare

sa di
ti

in

solennemente una mesrequiem in suffragio de'soldati morUngheria e in Levante. Per la vit-

172

r,

e Cancellieri ne' Possessi a p.

3 55. Si descrive
agli

come
si

il

ricordato sagrista

8 novembre

port in carrozza alla

toria poi di
g

Temeswar, Clemente XI

rese

aziea Dio nella basilica Liberiana, con

cappella e Te Denta, suono di campane,


salve d'artiglierie, feste, illuminazione e

stendardo e accompagnato dalle corazze a cavallo, ricevuto al suono della campana dai canonici in
basilica, seguito dallo

cappa;

si

riporta

il

discorso pronunziato
il

fuochi per

la citt.
i

Nel n. io3 di detto

dal prelato, in cui rimarchevole

rilie-

Diario dei

si

descrivono gli stendar'

di presi a' turchi, e regalati da Clemente 1 XI per mezzod mg. sagrista alle chiese di s. Maria sopra Minerva e di s. Maria della Vittoria, e due al santuario di Loreto. IIn. 537del>z/'/o del 720 dice
1

vo che il dono lo faceva il Papa alla basilica, perch s. Gio. Battista suo titolare era patrono della valorosa religione gerosolimitana, ed in perpetuo trofeo dell'invitta sua prodezza, e per eccitamento a' fedeli di pregare il Dio degli eserciti a
far prosperare l'ordine, forte difesa e pro-

della bandiera presa a'uiori di

Ceuta,e

da Filippo
che
in

re di
i

Spagna
e

inviata a Cleriferiscono,

pugnacolo della fede contro


crudele maomettismo.
tolo, e in

il

fanatico e
del capi-

mente XI; ed
il

n.i

547

553

A nome

cardinal Accpiavi va ministro del re


la

luogo del decano assente, pro-

Roma, dopo

messa della Circonci-

sione sal al trono e con apposito discorso present al

Papa lo stendardo, portato

nunzi un ringraziamento il canonico mg.r Alamanni. Dichiarai a Processione colla loro origine, le insegue che in esse
si

dal contestabile Colonna vestito alla spa-

portano, inclusivamente agli stendardi

go uola:ClementeXI fece analoga risposta, quindi intuon il Te Denta, mentre l'artiglierie di Castel
s.

dipinti ordiuariameuleaolio, grandi o piccoli e di

forma quadrata, ed

alle

bandie-

Angelo fecero varie

re sovrastate dalla croce con cordoni e

salve,enel partire dalla cappella fu prece*

hocchi,

come
la

gli

hanno

gli

stendardi per

du tool trecche dalla Croce pontifcia, dallo


stendardo. Avendolo destinato alla chiesa di
s.

regolarne

portata; stendardi e bandie-

Maria

della Vittoria,

un

ulliziale

mi, e da che derivarono.


nelli, Leit. eccl. t.5, lett.
1

redecoraticonsagre/wwrtgm/^'^estein11 vescovo Sar1

delie corazze, lo port inalberato e

accompagnato da'eorazzieri a cavallo, precedur degli Abati Olivieri ti dal sagrista mg.
Il

Che mia

coti'

fraternit debba avere l'insegne diverse


dall' altra, sia ne'colori delle mozzetle

che

in carrozza palatina.

prelato fu ricevu-

negli stendardi colle

immagini sante dei

to alla porta della chiesa dal vicario ge-

loro patroni, o de'misteri sotto cui mili-

nerale de'carmelitani scalzi e suoi religiosi,

tano; colori e divise derivati dalle sagre


crociate di

un discorso sull' adempimento della commissione,cui rispose con ringraziamenti il vicario, al quale consegn Io stendardo, e fu posto sopra un candeliere dell'altare maggiore, indi si cant la messa e il Te Denta. Ne'vol. XVIII, p.
recit

Terra santa, per insegna


tutti

di fa-

miglia e nazioni, onde distinguersi dalla

moltitudine de'crocesignati,

peia-

ventiil petto fregiato della croce rossa da-

83,

XXIX,

p.

2D9, parlai degli

aiuti dati

da Urbano li, per denotare il fermo proponimento di combattere per la ss. Croce li uo all'ulti mosangue;chiama qui lita

all'ordine Gerosolimitano da luuoccuzo

di le processioni, specialmente se

faUe iu

STE
tempi
ni,
ili

S
?|>efizio-

TE
a

29
Promotore

pubblici bisogni, sagre


eli

gie che

si

debbono

distribuire a chi spet-

poich a guisa
i

minano
di vota

cristiani
,

ordinanza

schiere armate cammodestamente e con portando bandiere

ta (de'quali

quadri riparlai

delt.a fede, perquelli

stendardi, croci e altre sagre insegne, e le


basiliche di
pali, oltre
i

Roma

padiglioni quasi

cam-

che a lui eal sottopromotore debbonsi anche nelle Beatificazioni); ricordando ancora la processione colla quale dalla chiesa ove fu celebrata la canonizzazione,

Campanelli (I7 .), invece delle

ordinariamente

la

trombe, giusta l'ordinanza militare come incedeva il popolo d'Israele portando la


s.

basilica Vaticana,

si

porta un altro Sten*

Arca. Arrogeil riferito dall'ab. Diclich,


.

Diz.

acro- liturgico, all'articolo Procesil

sioni ,c\\e esse ricordano

ritorno del po-

dardodel nuovosantoalla suachiesa. Imperocch alla basilica resta quello stendardo dipinto da un lato solo, che serve per la canonizzazione, e scuopresi dopo il
pontificio decreto, e

polo d'Israele liberato dalla schiavi tu d'Egitto;


i

temporaneamente
lati,

sacerdoti che circondarono le

mu-

quello dipinto ne'due

che poi l'ordiil

Davide saltante innanzi all' A rea; Salomone che la cnndussejierrcrnpio;opiuttostoCristo Signoreehe discese
ra di Gerico; dal cielo, ovvero
i

ne o
si

il

sodalizio a cui appartiene

santo

reca processionalmente a prendere per


nella propria chiesa, ci che avlo

condurlo

santi misteri della reil

viene poche volteeper

pi anco questo

ligione cattolica; avvertendo che


lo insignito di
ss.

vessil-

stendardo rimane
articolo

alla basilica. Al citato

Immagini non deve


i

es-

Bandiera
gli

registrai,

che

il

princi-

sere fa Ito

al la

militare ossia in forma trianmisteri

pio di usare
ni

stendardi nelle processio1

golare,

dovendo rappresentare
i

pare doversi
il

atti ibuireal

4,

equan-

santi, sotto

quali militano gli ordini

do
ni

concilio di Costanza rese pi pub-

religiosi, le pie

congregazioni,

sodalizi.

blico

Ne'

voi.

VII
p.

p.
,

2rj5 e seg., 3 i3 e seg.,

il cullo di s. Rocco {y.), che alcuchiamarono canonizzazione per equiIl

XXVI,

trattai dell' origine degli

pollenza.

ceremoniere Chiapponi, Ada


p.
le

stendardi nelle canonizzazioni de santi

canonizationis Sa ridonivi, riporta a


2
i

neh 2 53, per quello apparso prodigiosamente in aria mentre Innocenzo IV canonizzava
via,
s.

7 eseg.,

notizie sugli stendardi delle

canonizzazioni e processioni con essi, di

Stanislao vescovo di Cracoil

quella da
il

lui descritta;

ed a

p.

246 e

seg.

derivando pure

rito di

appenderli
sollitti

rito col

quale

il

capitolo Valicano con-

a'eor nicioni, o nelle volte e

delle

chiese, principalmente in quella ove fu ce-

lebrata
ti

la

canonizzazione, quasi altrettan-

trofei;

costumandosi rappresentarvi da

un lato l'effigie del santo, dall'altro esprimendosi qualche principale prodigio da


lui

segn ol l'ordine de'predica lori lo stendardo di s. Pio \ che portarono con solenne processione dalla basilica Vaticana a S. Maria sopra Minerva, ove fu collocalo sull'altare maggiore, recando visiClemen,

te

XI

a tenervi cappella papale, con so-

operato per virt divina, nell'estremit dipingendosi gli stemmi del Papa che

lenne ottava; parlando ancora dell'indulplenaria concessa da Alessandro VII a quelli die intervengono alla processione che si fa nel portare gli stendar-

genza

l'ha canonizzato, quello dell'ordine

o so-

dalizio cui appartiene, quello del cardi-

nal protettore de'medesimi, e se

non ap-

di

de'nuovi santi canonizzati

alle

proprie

partiene a congregazione religiosa o a confraternita, vi


si dipinge lo stemma della nazione del santo. In detto articolo pure

chiese.

Siccome gli stendardi che si appendevanoal cornicione della cupola delbasilica Vaticana, ed eziandio nella capss. SagramenlOjfinchquelli cui appartenevano non venivano a prenderli, il vento agitandoli in quel vasto tempio

la

rilevai

come sono

dipinti, e

come

da

pella del

chi

portano nella processione della funzione, non che de'quadri colla loro eflisi

3o
faceva oltre
cornicione,
ca in poi
tolti
il

S
cos'i gli

T E
de'pezzi di
1

STE
ronodali a'4 pp.
della
assistenti generali, 2 cio

rumore cadere
vi si

stendardi dal 8:5cir-

compagnia diGes,e2deH'ordine dei


che accomba-

non pi

appesero, e invece

chierici minori, tutti vestiti di pi viale bian-

ancora da delta eappella si custodiscono ue'cameroui ottagoni della medesima cupola. La copia poi delle ss. immagini dellaB. Vergine, che
il

co, da quel rev.mo capitolo,

pagnolloal
silica,

di fuori del portico della

capitolo fregia

ove da'eonfrati del sodalizio del ss. Sagramenlodi s. Pietro, lo presero cotii

con Coronazione, le conserva nelle sagrestie

frati dell'arciconfraternita del ss.

Sagra-

canonicale e de'beneflciati, ed anche

mento
la

di

s.

Lorenzo
indi

in Lucina.

A privasi

nel seminario Vaticano. Neln. 47 del Diario di

processione da un drapello di granai

Roma
si

del

83o

si

legge

il

ceremo-

tieri pontifcii,

tamburi della milie degli

niale e rito col quale dalla basilica

Va-

zia capitolina,
la

cuiseguivanoi famigli del-

ticana

porta solennemente nella propria

nobilt

romana, de'principi

em.
suo-

chiesa lo stendardo d'un santo canonizzato, del seguente tenore, e al quale ag-

signori cardinali con torcie accese.

Venidi

va no poscia,dietro una scelta banda


natori, vestiti di sacco
i

giunger qualche brano della Relazione


slorica del solenne trasporto dello sten.'

detti fratelli del-

l'arciconfralernita del

ss.

Sagrameutoeparrocquale
il

dardo dis. Francesco Caracciolo 3 ec.,noii


che dell'ottavario solenne che in seguito
di detto trasporto fu celebrato in onore delsanto,V\on\n 83o. Con benigna ani

retta nella Chiesa presbiterale e

chiale di

s,

Lorenzo

in

Lucina

(al

articolo ne feci parola, che edific poi

proprio oratorio ueliGiS dentro


della
,

limiti

mienza

della Santit di N. S.

Papa Pio

Vili, erasi gi destinalo da'rr. pp. Chie/ rici regolari minori(P '.)i\ giorno 3o maggio, dedicato alla solennit di Pentecoste,

medesima) con fiaccolotti accesi , lampadari con lumi, proprio stendardo,


tronco,
ss.

Crocefisso ed altre loro inse'

gne, co'loro guardiani, e con mg. 1 Pio di


Pietro loro primicerio, avendo lutti
dele.
i

per dar luogo

alla
s.

solenne traslazione del-

le
i

can-

loslendardo
sa.

di

Francesco Caracciolo,
canonizzato dalla

inclito loro fondatore,

Succedevano quindi fratelli, guardiani, e mg. Lorenzo Mattei patriarca di


1
'

me. del Pontefice Pio VII fin dalgiornosagroairaugustissimaTrinit,2 4niaggio


1

Antiochia, primicerio dell'arciconfraternita della


ss.

Trinit de'pellegrini e con-

807 (funzione che non si pot prima

valescenti, con le insegne e decorazioni e-

effettuare per le successive calamit dei

guali al
la

tempi, e che

Roma
il

da 63 anni non avea


solenne vespero nella

soprannominato sodalizio, oltre banda di altri suonatori d'istrumenti.


la

veduta, non sempre praticandosi). Ter-

Dopo

croce della predetta chiesa di


1

s.

minato pertanto

Lorenzo, preceduta da una


gui vano
fani,
i

3.

banda,

se-

patriarcale Vaticana, venne il sagro stendardo trasportato processionai mente dalla

gli

alunni del collegio degli or-

pp. chierici minori eipp. gesuiti, coi

cappella del

ss.

Sagramento avanti

l'al-

loro rispettivi superiori generali, tutti in


cotta e con candela.
so
i

tare della Confessione.

Un

canonico va-

ticano in piviale incens con triplice tiro

cos delti fedeli del senato e


colle

l'immagine
versetti del

del santo in detto stendardo;


i

romano
un coro
di

Procedevano apprespopolo quali loro trombe, dopo


i

indi fu cantala da' musici l'antifona e

di cantori, e

quindi 3 sacerdoti
del

medesimo,

e poi dallo stesso

dell'ordine del santoni piviale bianco. In-

canonico ne
ne.

fu recitala la

propria orazio-

venivano 20

fratelli del sodalizio

Quindi collecousuete ceremoniee formalit fecesi la consegna dello stendardo a'ehierici regolari minori, ed 4 fioci

ss.Sagramento, e altrettanti dell'altro della ss.

Trinit con torcie in alto accese.


il

Ve-

devasi poi
to

magnifico stendardo dipin-

chi pendenti da'coidoui del

medesimo

fu-

egregiamente dal eav. Francesco Man-

T E
sommit
tale

STE
re successivamente posto nel

no,e rappresentante da una parie s. Francesco Caracciolo clie adora l'augustissima


Eucaristia o Sagramenlo, assiduo obietto
di sua adorazione, e dall'altra

mezzo

della

del

medesimo

altare.

Eseguilo
il

collocamento dello stendardo,

car-

una

stre-

dinal Gale* Ili slaudo co'sagri ministri dalla

pitosa conversione operata dal santo re-

parte dell'epistola, intuon l'inno Ani


il

pentinamente,
tentato di

donna che avea sedurlo. Da' fratelli delle due


rea
le

duna

brogiano, dopo
detto diacono
cisce,
il

quale cantatosi dal sud-

arcicoufrateriiite sostenevansi
lo
i

aste del-

stendardo, cui 4 fiocchi reggevano da'nominati 4 PP- assistenti generali vestili di piviale, a 'quali se n'era fatta la consegna. Era lostendardo preceduto da scel-

Ora pr nobis s.Frauvenne cantata dal porporato l'orazione del santo. In fine la sagra ceremonia ebbe compimento colla trina bene^/

dizione data dal cardinale all'alfollato po-

polo

ivi

concorso. S'incominci allora ad


la

da numerosi cantori che a vicenda cauta va no l'i uno del santo, circondalo da fanali e da lampada*
to concerto di strumenti e
ri

ammirare
di

vaga apparatura
di

di

quel sa-

gro tempio, ricca

di molti ceri, di ornali,

paludamenti,

dorature, di

fregi,

li

ricchi di lumi, sostenuti dagli stessi fra-

trine, di statue, di

lampadari, di cornudisegno delNel

tellhlo

fiancheggiavano palafrenieri poni

copie, d'iscrizioni analoghe alla circostan-

tificii in

zim marre rosse con


con

torcie, e la
lo

za^

di

medaglioni, giusta
nella

il

guardia svizzera pontificia, e

seguiva-

l'architetto

Giuseppe Marini".

giorsi

no

vari vescovi e prelati

torcie.

Chiu-

no seguente

medesima

chiesa

die

de vasi la processione da vari drappelli della guardia svizzera e de'granalieri di linea. Nel [lassare che fece lo stendardo
del santo sul ponte
s.

principio al solenne oliavano in onore di

S.FrancescoCaracciolo,a seconda del pubblicato nel n.43 del Diario, con indul-

Angelo, fu saluta-

to da parecchie salve dell' artiglieria di

genze concesse dal Papa, cio di 7 anni e 7 quarantene per tu Ili g' in ter venuti alla

quel forte,

come

lo

era stato pure nella

processione o che visitarono

la

chiesa

piazza del Vaticano dalla guardia svizze-

nell'otta vario, e plenaria applicabile a'de-

ra con copioso sparo di mot

lari,

suonanavanti

funti a'eoo fessati e comunicali

che faces-

do

le

campane

di tutte le chiese

sero tal visita. Nel

."giorno ebbe luogo la


il

alle quali pass la processione.

Avvicinandella

cappella cardinalizia a cui intervenne

dosi alla propria chiesa,

fratelli del ss.


ss.

sagro collegio, con messa cantata da mg. r


Della Porta patriarca di Costantinopoli e
vicegerente, e con orazione panegirica latina del p. Bevilacqua chierico minore, e

Sagramenlo cederono a
Trinit
le

quelli

aste e

cordoni dello stendarla

do. Pervenuto poi con tutta

processioin

ne

sulla

Piazza dis. Lorenzo

Lucina

nelle ore
cali.

pomeridiane

Vespe ri pontifi-

(L\) e alla porta maggiore della chiesa,


dall'eoi." e rev. cardinal Gallelli protet-

Ne'seguenti 7 giorni, egualmente nel-

la

mattina furono celebrate messe ponticon orazioni panegiriche italiane di 01 e pomeridia-

tore dell'ordine, pontificalmente vestito,

ficali,

ed

assistito

secondo

il

consueto dai due

eloquenti oratori, e nelle

Theodoli canonico della Vaticana diacono della cappella pontificia, e Peutiui canouico della basilica Liberiana e suddiacono della noni ina la capprelati
basilica e

ne

vesperi pontificali, e

dopo
il

quelli del-

l'ultimo giorno fu cantalo

solenne Te
11

Demn

in

rendimento
Relazione

di grazie a Dio.
si

minuto dettaglio
nella citata

di tutto

pu leggere

pella, e depostasi dal cardinale la mitra

islorica.
S.

e venerato da
do, dal

lui

genuflesso lo stendarincetisato;quindi

STENDARDO
Stendardo.

DI

PIETRO. V.

medesimo venne

ricevuto in chiesa fu collocalo nella parte


del vuDgelo dell'altare

STETTORIO,
scovile della

Slectorium. Sede ve-

maggiorerei

esse-

1. "Frigia

Salutare nell'esar-

S
calo d'Asia, sotto
creila nel
la

T E
metropoli diSinoada,
-

ne, e perci isolati e in situazione elevata e ristretta. La storia ecclesiastica fa

V secolo. Ne furono vescovi, El


45
1

men-

Indio pel quale


litano nel

Mariniano suo metroposottoscrisse al concilio di


a

zione di molli
clin

stilili,

e fra questi alcuni

viveano nel
Il

li

secolo dell'era cristias.

Calcedonia,Paolo assist e si firm


lo di Costantinopoli nel
cilio

quel-

na.

pi celebre di tutti per fu


siriaco del

Si-

536
al
s.

e al 5. conal 7.
,

generale nel 553, N. trovossi


all'8.
la
,

Germano
di

Giorgio

conciliabolo
Ignazio.

Foziodopo
t.

morte
849.

di

O-

quale si narra che stette talvolta un anno intero ritto sopra un sol piede: si ha di Federico G. Lautensacci, Dissertano de Sy-

meone monaco

J<),del

riens chr.

r, p.

meone
e

STEWART.
gno
d'Irlanda.
Il

Gran maestro
titolo di
dell'

gran

altro

s.

S/ylita, Witembergae 700. Vi fu Simeone [V.) detto Stilila e il Gio1

Contestabile del regno di Scozia e del re-

Stewart di Sco~

zia (/'.) proprio

erede presuntivo

vanede\ 592, che visse pure in Siria. Gli continuarono sino al secolo XII; se ne trovano anche tracce in Mesopotastiliti ivi

del regno unito d' Inghilterra (P.)j quello di


al

Stewart d'Irlanda (^.) appartiene

mia verso il VI secolo. Mg. r Majelli arcivescovo d'mesa,che compose una dissertazione sugli
stiliti,

conte di

Shrewsbwy (F.). STILlTAo STILLI! A, ftjrtfto.Ana(/"''.),

e l'inser nell'ope-

ra delp.Assemani intitolata,

Ada sanctO'
ci

coreta Solitario
ni
i

nome

dato ad alcu-

rum mar ty rum


talum,

orienlaliwn

occidenS.

quali passarono una parte della loro

Romaei^^,

piova che dopo


degli
stiliti

vita in

cima ad una colonna, mirabilmente esercitando la penitenza e la contemplazione, allo scoperto e sempre in piedi senza punto sedere. Questa parola deriva dal greqo s/ylos, colonna:
i

Simeone v'ebbero sempre


turchi.

in

oriente sino all'impero de'saraceni e dei

La

rigidezza dell'aria renderebbe

impossibile questa maniera di vita agli occidentali,


lib.

latini dila-

nondimeno s. Gregorio diTours

niarono

gli stiliti

stilliti,

Sancii Cola-

wi/mres. DiceMagri che tali servi diDio vis-

5, parla di Vulfilaico che visse qualche tempo sopra una colonna nelle

8,

e.

sero miracolosamente per lungo spazio di

vicinanze di

T reveri. Egli
s.

era

lombardo

tempo su qualche colonua; e che quella di s. Simeone ("/^denominato Stilila, avea in cima un piano quadro di due culliti per ogni lato, ergendosi d'intorno un
riparo alto fino alla cinta, o balaustrata,

Yrier abbate nel Limosino. Vulfilaico indusse il popolodei


e stato discepolo di
villaggi vicini a rinunziare al culto degl'i-

doli e

ad atterrare

la

grande statua

di

Dia-

con una portcella per potere uscir fuori, ed una scala di legno per scendere. Il det-

pur chiamato donila, dalla voce greca colonna, onde in un borgo di Costantinopoli certo luogo si nomin
to santo fu

na d'Ardenna, ivi onorata sino dall'impero di Domiziano. Avendogli il suo vescovo ordinato d'abbandonar quel tenore di vita troppo austero, Vulfilaico ubbid all'istante e rilirossi in
ro: egli fu detto
te.
il

solo Salita

un monasted'OccidenCarcere

xocionum, il quale vocabolo fu malamente interpretato di sci colonne,

L'Adami

nelle Ricerche del

perch pro-

priamente significa colonnato di fu ora , dove sopra molle colonne era collocata
la

Tulliano, a p.i 35, pai laudo degli stiliti, dice che fiorirono assai in Egitto; ed il p.

Menochio narra
Stitorecent.
1

di loro cose prodigiose,


1

statua di Costantino
si

I;

perch

gli a-

o, cap. 3

Dell'ammirabile
stilili.

riani

congregavano

in

quel luogo a far

maniera di

vita de' monaci

le loro

conventicole, furono appellati Estilili

STIMTBoSTIMMATEj#igiMtf&T.
Le
la

xocionitae. L'istituto degli

era o-

cicatrici delle

ciuque piaghe

norato nella chiesa orientale, per vivere

Cristo, fatte al suo adorabile

di Ges Corpo nel-

santamente moltissimi anni sopra colon-

sua Passione (y.) e morte,

co'ss.

Chio-

S
di (V.) e colla
ss.

STI
('.), nelle

33

Lancia

ma-

ni, ne' piedi, nel costalo.


te,
si

Stimate e Stimi-

dice ancora per


Il

qualunque piaga o

cicatrice.

vescovo Sarnelli, Lettere ec1.


1

stimmate fossero insegne de'brittoni, l'attesta Tertulliano, DeFirgin. veland. Furono anche siri stigmatici, ma non nel volto, solo nella palma della mano, ovi

clesiastiche,
rie Sorti, e

o,

Delle Stimmate di vas.

vero nella cew\ce,stigniata incidebanl dice Luciano.


I

di a nelle di
in

Francesco,

ri-

gentili

ancora

si

stimmail

breve qui dir. Stigma parola greca, e vuol dire nota impressa pungendo con qualche cosa acuta nelporta quanto
la

tizzavano

seri

vendo

nel loro

corpo

nome

dell'idolo e delle divinit che

adoravano,

fronte o in altre

membra; e

dicesi slig-

matizo, pungo ofar lostesso bollando col


ferro infuocato.
sto stimmatizzare.a

gloria di
liti
i

Di due maniere era queperpetua infamia, o a nobilt. Per ignominia erano soi

sul corpo di Gioachim ad onta che Mos avesse proibito questa sorte di stimmate o segni agl'israeliti. Gli ebrei, secondo la legge erano stimmatizzati colla Circoncisione

empiet trovata
re di

Giudea

(/".), alla

qu.de essendo succeduto


la

il

bat-

tiranni stimmatizzare

cristiani,nel-

tesimo, e*. Paolo vietando

circoncisio-

le

persecuzioni della Chiesa. Usanza an-

ne
to,

a'galati novelli cristiani, disse loro:


in

Ego

tica fu
(A^.)

stimmatizzare

la

faccia

de Servi
I

sligmala DominJesu
catrici

corpore meo por-

Schiavi (P.),

come

attesta Plinio.
i

servi
nati,

ancora della pena, cio condansi deformavano colle stimmate, ed

come suo glorioso soldato, cio le cicome segni de'patimenti delle per*
la

cossee delle piaghe, cheavea ricevute per

essi chiamavans5e/vis//g7Wdtfz'c/',e talvol-

l'amore e
riandosi

predicazione di Cristo, glodelle perse-

ta litlerati, cia dell'

alane

intesti.

Poich

la fac-

quando si ricordava
la

con somma ignominia e supplizio, veniva con ferro caldo incisa con profondi caratteri, e con note da non levarsi mai, perch si riempiva-

uomo

libero,

cuzioni sostenute per

gloria della croIl

ce e per la libert evangelica.


di

concilio

Lambath chiam sligmala


Alcuno
si

la

corona
in al-

clericale.

del basso

popolo

no di polvere nera e di altro colore, e come facevansi pure sulla fronte, si


sero inscriplionesfronlis.
stiani

sic-

cuni luoghi

discri-

marche o punture, che riempie d'inchiostro, e di colore rosso o


fi

E perch

turchino, nelle braccia, e restano incancellabili.

erano stimati come servi e infami, erano in somigliante maniera deformati, comesi pu vedere in PouzioDiacono nella l'ita di s. Cipriano, e nel Martirologio romano a'22 dicembre, s. Flaviani pr Christo inscriptiones damnalns. Costantino
I

Anche

Cancellieri, nella Disser-

tazione sopra

le ss.

Simplicia ed Orsa,

parla delle stimmate impresse ne' volti,


dell'inustione ignominiosa delle
te,

stimma-

come

usavasi colla ciurmaglia e cogli

schiavile dell'escoriazione,
ti

come tormeni

nel pacificare la Chiesa e rendeil

patiti da'ss. Martiri,

citando
sacro,

seguenti
II

re pubblico e libero

suo culto, viet con

autori che ne trattarono. Teofilo

ay-

legge pena

barbara;

ma

Teofilo impe-

ratore eretico iconoclasta, ripristin tal

pena, e colla medesima not

ss.

Teofa-

ne
ri

delle

Teodoro martiri, comech adoratoss. Immagini, e stillaudo ancora


il

profano, nel 1. 3 di sue Opere. Pottero, De hominibtts stigmate elcauterio nolatis, I. \,Archeol.Attic. e. o. J. Moebio, Diss. de hoet
1 1

naud,

De stigmalisnio

minibtis stygmate

itisi

gnhis^'psme 687.
1

da'Ioro volti

sangue

li

mand

in esilio.

All'incontro presso que'di Tracia era se-

gno
cia,
liti

di nobilt

aver note
daci ed
i

scritte sulla fac-

G. Lemejero, Dissert. de nolis, et stigmatibns, in Dier.Genial. decad. 1, Zutphao 1696. C. Haseo, Dissert. de stigmate vetenuti,
belio,

ed anche

sarmati erauo so-

scriversi note nella fronte, riportando

Bremae 1704- G. Agostino GrObservalio exhibens stigmalismon

di tutto le testimonianze Sarnelli.

Che

le

veterum, lam graecotum,

anam
3

Ialino-

vol,

x\.

34
t.

STI
io Mise. G. Gottlieb Derlingio,
chiodi. L' umile

ST
s.

rum, Commentario de sci vis lilteralis, Halae 17 io: Commenlalio de modo inurendi
}ligmata,\\z\aei']io.G. F. Dresigio,
Stigmatici confessores, an.

De

Francesco us grandissima Cina per togliere alla conoscenza degli uomini ci ch'era meravigliosamente in lui avvenuto S'inviluppava le mani

ususlgmalumapudveteres,Lpsaeij33.

257
,

in Afri-

di
ti

cac Christ., et an. 3 1 5, t. 2, di Morcelli. Gotlifredo B. Casseburgio Dissert. de


sligmalibusservorum,B.eg\ovaon[ei'j3o.

con lunghe maniche, e cuopriva piecon lunga tonaca; inoltre porta va cercalzari falligli da s. Chiara e con tanta
i

industria, che

la

superiore parte copriinnalzandosi

va

il

cappello dell'impressione de'chiodi


la inferiore,

De excorialione apud Persas


trus
sis.

usila la Pe-

de'suoi piedi, e

Panimus ad
Vitae
s.

lib.

2 Basilio Seleucen-

alquanto

le

punte, perci non gl'impedi-

De

Theclae. Inoltre Cancel

vano
vo
se
le
il

di

camminare. Malgrado tante previle

Meri tratta pure della crocefissione, alito

cauzioni, molte persone videro, ancor


santo,
il

martirio dato a'eoufessori della fede (del qual supplizio parlai a Croce), ricordan-

piaghe miracolose impresi

sopra

suo corpo, chi odi

di
il

carne nellato aper-

G. Schmid, Dissert. de supplicio CVm,Jenaei658. J. Moebio, Dissert, de Crucis spplicio, U])s\ae 689. G. L. Goldnero, Dissert. de Cruce, diris-

do questi

scrittoli.

mani e ne'piedi, come pure


ne aveano anco toccate
le

to, e

le

piaghe; e

moltissime sono
ze,

certissime testimonian-

che dopo
le

simo veterani supplicio, Gerae 693. Del1

te molti

la

perforazione delle mani e de'piedi, cita N. Fontana nell'opera diBartolini, Z>eCnce: De suspensione de manu, etpede, lineo perforali s. Nelle Dissert. Epist. Biblio-

rono

la beata sua morteegualmenammirarono, baciarono e toccasante e prodigiose piaghe. Gi io

nel voi.

XXVI,

p.

64

e seg., narrai

il

ri-

grafiche^
ti

p.

386diceiidodegl'istruruen-

cevimento portentoso delle stimmate di s. Francesco, e come poco dopo la sua morte le certificarono Gregorio IX, il quale
pubblic contro alcuni boemi che invoca-

del martirio chiusi ne'sepolcri de'ruarde'ferri e de' chiodi co' quali

liri,

erano

vano

in

dubbio

il

fatto, e

il

vescovo d'Ol-

stati confitti diversi

de'medesimi, e perci

tutti stigmatizzali.
li,

Ritornando

a Sarnel-

mutzche negava doversi dipingere il santo colle sagre stimmate, una ietter apostolica in cui riprendendoli attesta la verit del

che nel

t.

4,

leti. 3?.:

Delle sagratissis.

me stimmate
s.

del gran patriarca


le

Fran-

miracolo, sulla conoscenza e

inti-

cesco, dichiara che

sagre stimmate di
(/'.)

Francesco d'essisi

fondatore del

benemerentissimo ordine Francescano (F.), sono diverse di tutte le altre, poich peli. neh 223 merit di ricevere per singolare privilegio da Gesi Crocefisso sopra il suo corpo l'impressione permanente delle sue cinque piaghe, delle mani, de'piedi, del costato. Questo spettacolo mise in s. Francesco grandissimo stupore, ed una gioia mista di tristezza riemp
il

mit personale ch'egli ne avea e su quella che ne aveano parecchi cardinali; Alessandro IV, che dichiar in un sermone di aver veduto egli stesso le stimmate sul corpo del santo ancor vivente, e l'ud e gi l'avea appreso da Gregorio IX, il dottore
e cardinale
s.

Bonaventura che ne
celebrarne
la

scrisse

la vi ta,e prescrisse di

memo-

ria;

Nicol
il

111 e

Nicol lV,che confermadi

rono

decreto

Alessandro IV; Bene-

detto XI, eh e proponendosi d'eccitare nei


cuori un piardenteainoreper
cefisso, istitu la festa di

suo cuore. Pertanto restarono apersuo corpo


le

te nel

trafitture, e la pia-

GesCrocommemorazio-

ga de! costato particolarmente giltava


spesso sangue vermiglio che bruttava la

ne con

officio
s.

proprio

in

onore delle stim-

mate
1

di

Francesco, con solenne rito (nel

sua tonaca, nelle mani e ne'piedi essen-

3 >4 circa in Assisi con islupore osserv

do rilevale

e nere le teste degl'impressi

ie

sagre stimmate ancor vive

e fresche,

il

S
do che

STI
a confer-

celeberrimo cardinal Al borito/, esclamanil

solo

s.

Francesco basta

questo ritrovamento posseggo le seguenti opere. De invento corpore divi Francisci


ordinis minorimi parenlis,

mare

la

religione di Cristo; e nel secolo sele

RomaeiS 9
1

guente pure

vener

il

valoroso Francorpo, con l'im-

Senlcnliae clictae a procuraloribus gene-

cesco Sforza, stupefatto dal fragranteodore e in vedere palpabile


il

pressione alle mani e a' piedi di chiodi neri


e rilevali, e la piaga del costato sembrare una rosa vermiglia);Nicol V,che vide coi propri occhi e in compagnia d' altri nel

ralibnsfamiliarumFranciscalium in causa inventi corporis s. Francisci ord. minor. parenlis, annotaliones subjecilFranciscus

Guadagnila awoc, RomaeiSao.


s.

Notizie sull'invenzione e verificazione del

sacro corpo di
1

i44q
te,

il

corpo del santo e


simile Sisto

le

sue stim ina

e la ferita del costato colorita di sanil


I

Francesco d'Assisi ai sotto l'altare maggiore della patriarcale d Assisi,R.OU)a t8 2


2

dicembre 1818

'

gue; e

V. che nel i 4

^"8 toc-

Descrizione ragionata della sagrosanla

c colle proprie mani e baci, e


la fesla

ite

estese

patriarcale basilica e cappella papale


(di cui

(Galeotto Betocchi personaggio


ultimo vener
a'
i

8 novembre Sfoq il sagro corpo che ancor pareva vivo, con occhi aperti e le piaghe belle: di Sisto V si vogliono le paiole, che deld'Assisi, per
i

XI F,
sisi,

ho pure: Caeremoniale Benedicti Piomaei 7 54) d s. Francesco d' !>


.

nella (piale recentemente si rilro'


il

vaio

sepolcro e

il

corpo di s gran sansculture di cui va or-

to, e delle, pitture e

la

commemorazione
si

delle sagre

Stimma-

leggono nel Martirologio), difendendole come dir siccome singolari; Paolo


te

V, che
a'
i

la rese

universale a tutta

la

Chiesa

nato il medesimo tempio, umiliala alla S. diN.S. P. Pio VlIdalVavv. Carlo Fea commissario delle antichit, Roma 1820 a con rami. Antonio M. Latini, Orazione
pel ritrovamento della sagra spoglia del
serafico p.
s.

7 settembre; e Clemente

XI V, che dal

semidoppio minore l'elev al doppio, uflizioe messa. Dissi dove si veDeraoo ampolle di saligne uscito dalle stimmate, come dall' A rciconfraternit dille sagre Stimmate (^'.),iu uno a molle altre notizie. Vedasi il p. Flaminio da Lalera, / erito

Francesco

d' Assisi,

Homi

182
in

1.

Ne'secoli appresso
i

primere

le sagre

stim mate a4 san te

Ges Cristo si degn mo-

nache, di cui vado a tenere proposito, 3


delle quali

domenicane. Narrano Riualdi

ntas impressionis
Il

ss.

Sligmatum

in cor-

all'annoi 34o,n.79,eSarnelli,che in quel-

poreseraphicis. Francisci,

RomaeiySG.
1

l'anno
in

bealo corpo con autorizzazione di Pio


fu ritrovato a'7

s. Gertrude vergine che dimorava un monastero situato nella terra Delfe-

VII
i.

novembre 18 8
di
s.

nel

se,mentre meditava con divotocuorei misteri della

tempio della basilica

Francesco
e cristaliz-

passione di

Ges

Cristo, s'acce-

d'Assisi,

ma

in ischeletro,

ed alcune parti

se
ta
le

per

modo dell'amor

divino, che fu fat-

rivestile di particelle rilucenti

zate, le quali cristallizzazioni

furono giunell'ur-

dicate calcaree e prodotte dall'umido, che

degna di ricevere a somiglianza di lui stimmate, come riferisce Giovanni di Leida carmelitano nella Cronaca Belgi-

pu

essere penetrato dal

monte

na; quindi Pio VII col breve Assisiensem


basilica m, de' 5settembrei8 20, Bull. Rorn.
coni.
te,
1.

La2. sauta che ricev questo privilegio s. Caterina duSiena domenicana dell'ordine de' Predicatori, morta neh38o
ca.
in

15, p.
il

32i, dichiar solennemenl'aliare

Fvoma,

e sepolta nella

Chiesa di s.

Ma-

che

corpo trovato solto

mag-

riasopraMnerva
si

(uel quale articolo disss.

giore della basilica patriarcale d'Assisi dei

nella cappella del

Rosario: ora mi

Dimori conventuali veramente il corpo dei p. s. Francesco fondatore dell'ordine


de'minori, ed essere certa
1'

gode l'animo d'avvertire con di vota compiacenza, per le benemerenze della santa colla

identit.

Su

Sede Apostolica, che

pe' gran-

36
diosi l'istauri

che in dello tempio si vanno ultimando, e de' quali feci parola a Predicatori ordine, tempio ch' l'unico di siile gotico che abbia Roma, che m'istruisce il n.238 del Giornale di Roma del 854. che anco l'altare maggiore si \aa rinnovare, e sotto in ricca urna sar per disposizione de! regnante Pio I X col1

male,

per sotto pena

di

censure coman-

d
to,

di desistere dal

pubblicarle dal pulpilei

e dipingerle nelle di
le

immagini, e

di

cancellare

dipinte, fintantoch
s.

non ve-

nissero approvate dalla

Sede). Un'altra

bolla pubblic nel \^ r ]5, nella quale Sisto

IV impose a'contumaci pene maggiori, dichiarando insieme, che


to, fuori di
s.

di

niun altro sansi

locato
al

il

corpo di

s.

Caterina da Siena, che

Francesco,

potesse pre-

presente giace nell'altare laterale a de-

dica re di avere ricevuto le stimma le, e che


la

stra; e

che
i

a vedere

il Papa a' 17 ottobre si rec magnifici lavori eseguili nella

sola

immagine

di

questo

si

potesse con

esse dipingere e scolpire, giacch di esso

chiesa, esternando la sua alta approva-

solo

si

era ci concesso dalla

s.

Sede. Es-

zione, eziandio pe'dipinti, che armoniz-

zando collo stile architettonico della medesima, coprono la tribuna e le voi te, come
ancora perle moltissime opere fatte a scagliola, e

sendo poi supplicato dal p. Leonardo da Perugia generale dei domenicani a so,

spendere

finalmente pel modello della staGio. Battista), di cui riferisce Sar-

tua di
neli
si

s.

pene sino al capitolo generale che si dovea tener a Perugia, Sisto IV le sospese col breve, Tuis in liac, dei 5 febbraio 1476, Bull. Ord. Praedicat.
tali
t.

legge utlBreviario

Romano ,che in

3, p.

596,
di
s.

e diretto al

generale raede-

Pisa comunicata e rapita in estasi, vide

siniOjOrdinandonel tempo stesso,che l'im-

Signore Crocefisso, che a lei veniva cou gran lume, e che dalle sue piaghe discendevano 5 raggi a 5 luoghi del suo corpo,ed ella accortasi del mistero preg il Signore, che le cicatrici non apparissero; e cos\ avvenne perch nella santa umilt perseverasse. 11 Novaes nella Storia de' Ponil

magini

Caterina dipinta colle stimpotessero esporre al pubbli-

mate non

si

co. Ricorsero

quindi

domenicani
il

al

suc-

cessore Innocenzo

VI II,

quale

col bre-

dudum, de' 16 luglio 1490, Bull. Ord. Praedicat. t. 4, p- 66, diretto al p. Gioacchino Turriani generale de'domeve Cuin
nicani, lasci in vigore l'altro di Sisto IV,

tefici viporla

laquestione delle sagre stimcalda disputa e forte coni

mate, che compendiata riprodurr. Sisto

perci che riguarda


le

il

dipingere di

nuovo

IV osservandola

troversia eccitala fra domenicani e fran-

im magi ni della san taccile stimma te;tna nello stesso tempo comand, che si potessero conservare
le

cescani sulle stimmate, che


i

primi affer-

gi fatte con

tali

segni,

mavano, e negavano secondi sostenendo che il Redentore soltanto le concesse a s. Francesco, il Papa con bolla del 1 472
(presso
lor.
iti
il

acciocch

fedeli col vederli togliere


i

non

credessero che

domenicani
(il

gli

avessero

voluti ingannare

p.Benofi con venendo


il

Castellini,

De

Inquis. miracus.

che Iunocenzo VIII moder


lasci intatte le

divieto e

App. de

stgmalib.

Cathar.,

p.

225), viet sotto pena di scomunica, al solo Papa riservata, di predicare o dire,
che
s.

preesistenti di

s.

all'immagini Caterina, aggiunge che i!


cicatrici

successore Alessandro

VI spieg, che
si

le

Caterina fsse dalle sagre stimma-

stimmate della santa non


colori rossi e di sangue,
rati e lucidi,

pingessero coi

te insignita, e di dipingerne

con

esse l'im-

ma

con segni do-

magine

(rileva

ritca, p.

mino200, aver dichiarato Sisto IV,


il [).

Beuof, Storia

per ispiegare l'interno doloi

chePiolI nella bolla 3J isericordias Domi-

re palilo dalla medesima). Frattanto domenicani con diverse scritture sostenne-

R^de'ag
j

aprile

461, Bull. Rorn.

t.

3, p.

ro

le

stimmate

di

s.

Caterina,
s.

come
1

il

p.

o5, della canonizzazione dellasanta, non

Anlis, Disputano

pr

Catherinae Se-

fa

alcuna menzione delle ricevute stim-

nensis imaginibus, Valentiae

597

(poi

ST
ntuerpiaeiGi
cata nel

i), eli '

traduzione dallo

leste,

37 ed uno de'pi straordinari nell'or-

STI

spagnuolo, nella cui lingua l'avea pubbli1

dine slesso delle cose soprannaturali.


3." a ricevere

La

583inValenza eBarcellona. Torla

questo segnalato privilegio,

nata dunque in vita

controversia tra

fu

domenicani e francescani, vedendo Clemente Vili che molti domenicani con Martino de Prado, Opime, de stigmalibus s. Catherinae quaest., dicevano permesse le stimmate di s. Caterina da s. Fio V, fece esaminare la dispula alla congregazione de' riti, indi colla bolla

la b. Lucia da Nami del 3. ordine di s.DomenicOjCome riportano Sarnelli eRinaldi all'anno i5oo, n.58, dicendo che

questa vergine risplend in Italia illustre

per sanlil,
di Cristo le

la

quale ebbe a somiglianza

stimmate, affermandolo Tri-

Cum

siati, dei
t.

temio nella Cronaca, ed Enrico d'Institore nel Trattalo contro Pokard.ove prova
ta
la verit della

27 novembre 1399,

Bull. Orci. Praed.


i

fede cattolica conferma-

5, p. 66, diretta a tutti vescovi, impose su ci silenzio a francescani e domenicani,

con molti miracoli, e testifica d'averle vedule e palpate mentre era inquisitore, e

te, (incile la

sempre pi impegnati in questa licontroversia non fosse decisa


s.

da detta

congregazione.

Nondimeno sesostenere
le

guitarono molti

scrittori a

stimmate
berlini,

di

s.

Caterina, e lo narra
ss. lib.

Lam-

De Canon,
come
fece
il

4> P ai'- 2 > ca P-

con pubbliche lettere Erduca di Ferrara, ove mor nel monastero da lei fondato, a'i5 novembre 5 \. Osserva Sarnelli, che per ninno spiega se le stimmate furono sole cicatrici o vi erano anche chiodi, che stima
lo stesso asser

cole

II

8,n.7,
delli,

p. Gregorio
s.

LombarCalheri-

privilegiosingolaredis. Francesco Si

pu

De

veritate
il

stigmalum

vedere

il

suddetto gesuita p.Raynaud, Z?e


tratta.

iaeScnensis,ed
ta delle

Sommario della dispu-

sligmatismo sacro, che ne


in Novaes, e

Leggo

na,
1

vii

stimmate di s. Caterina di Sie601. Finalmente Urbano Vili ai

come

gi accennai a

Narm,

che
sti

Gfebbraio 1

63o

tolse la controversia, af-

la b. Lucia ricev da Cristo le sagre minate meditandone la passione, nelle


le

cevuto

fermando che s. Caterina in Pisa avea rile stimmate dal Crocefisso Signoa re, nella 5. lezione che compose per l'uffizio della

mani,ne'piedi,nel costa to,e che

riconob-

be Clemente XI
de'2ti
1, p.

col

breve

Ex injuncto,
1

santa e introdusse nel breviaaprile.

rio

romano a'3o

Laonde France1

sco Buoni esegui pubblic nel


na: // trionfo delle,

6\o

inSie-

stimmate di s. Caterina da Siena. Dipoi Benedetto XI II ai 18 giugnoi 727 concesse che nel [."apride'predicdtori potesse far
le

le tutto l'ordine
l'uffizio di
li si

marzo 1710, Bull. /Ioni. 1. o, pai*. 23 1, approvandone il culto immemorabile, e si pu vedere Lamberlini, De Canon, ss. lib. 2, cap. i\, n.i r. Pubblicando poi nel novembre 1738 domenicani del couvento di Palma nel regno di Majorca certe conclusioni dedicate allah. Lucia colla sua immagine e le s. stimt
i

queste sagre stimmate,

quanot-

mate, francescani
i

di quella citt preten-

dovessero ancora inserire nel

2.

dendo che per


tato

la

bolla di Sisto

IV era

vie-

turno
delle

dell'uffizio della santa. Dell'uffizio

stimmate accord inoltre a'22-set-

stampare o dipingere immagini sante colle sti in mate,tranne quella di s. Fran-

teuibre l'estensione alla diocesi di Sieua,


e poi a'2 5 settembre
sa.
Il
1

cesco, ricorsero al vescovo di

Palma per-

728

a quella di Pi-

ch sospendesse

le

conclusioni, ed egli lo
1

p.

Benolli dice col rito doppio l'ufstati di

fece con decreto del

5novembre sotto pe-

fzio e

messa, a tutto il clero e


nel corpo di

To-

scana, dell'impressione delle sagre stim-

mate
che
il 1.

s.

Caterina da Siena,
del cristianesi-

Bercastel, Scoria

mo

18,

292, chiama favore tutto ce-

scomunica a tenore dell'assetta bolla. I domenicani si appellaronoalla s. Sede, onde commessa la controversia alla congregazione de'rili, fi da questa deciso con decreto de'2 3 gennaio 7 4>pi'e>so
na
di
1

38
Lambertini
c

STI
n.
i

S
b.

i4,chela

Lucia

si

po-

confinante coll'arciducato di Austria,

la

teva pubblica mente espone culle sii ramate patenti e visibili.


ni

Ungheria,
Noriche,
la

la

Croazia

civile, e l'Illiria.

La

Divenuto Lamberti-

parte settentrionale coperta dalle Alpi


la

benedetto XIV,a'22 settembre 1742 levale le seconde lezioni del comune delle Vergini, asseguato colla messa alla beacesi di

centrale dalle Alpi Stirie, e

meridionale da un ramo delle Alpi Carme. La Stiria in generale un paese montuosissimo, n visi trovano quasi pianure
;

da benedetto XIII neh 729 perle dioFerrara, Narui e Viterbo, ne approv le proprie, nelle quali si fa memoria delle stimmate di sangue ricevute da Ges Cristo in Viterbo, dove erasi fatta
ta

le

massime
al

valli

stanno nella parte

centrale alle falde delle Alpi Stirie. Ap-

partiene
dalla
la

bacino delDanubio, innaffiala

monastero di s. Tommaso colle quali veramente si vide in Ferrara nei 7 1 o, quando ne fu trovalo incorrotto il corpo per recidergli una gamba a per Narni sua patria. Finalmente la 4santa che ricev le sare stimmate s.Cao

monaca
1

nel

e dall'Ens, dalla Muhr,dalRaab, dalla Drava e dalla Sava. Vi sono una moltitudine di laghetti, fra'quali l'Alien Aussee,ilGrundel-See, il WildSee. Salubre n' il clima che le montagne rendono alquanto freddo,nel lato meridionale essendo pi dolce. Le produ-

Tra un

terina Ricci forentina,che nel

535

vest

zioni vegetali

bastano a'bisogni del paese,

l'abito del 3. ordine de' predicatori nel

per l'abbondanza de'cereali.


stiriani

Danno

gli

monasierodi
d'anni

s.

Vincenzo

in Pialo, in cui

una cura particolare

a' piati, s

i5

fu falla priora, e di

68 mor

ai

naturali che artifiziali, essendo l'educa-

2 febbraio i5go, dopo aver ricevuto in


vita le sagre stim mate daCristo,e nel volto

l'immagine dello

stesso balvatore,

come

apprendo da Novaes, che riporta gli scrittori di sua vita. Clemente XII solenne-

ramo importante economia rurale, preferendosi all'agricoltura, nondimeno molto sce% mata dall'ultimo secolo in poi. I fiumi e
zione del bestiame un
della loro
i

mente
t. 1

la

beatific nel
1

1732

colla bolla

pesca alirneuta

In Apostolicae,<\e\ ."ottobre, Bull. Boni. concedendo l'uffizio e messa 3, p. 3o per Firenze ove nacque, per Prato ov' il corpo, e per l'ordine domenicano; approvando poi le lezioni proprie del 2.
1 ,

abbondano di pesci squisiti, e la un traffico attivo, tanto nell'in terno come col l'estero. Ricchissima
laghi
la

Stiria di minerali; vi

si

trovano

la;

vatoi d'
vi

oro sulla Drava e sulla


di

Muhr

hanno miniere

rame,

di

piombo,
il

di

ferro, di zolfo, di zinco e di cobalto.

Lo

notturno, nelle quali


oSposalizio, e

si

fa

memoria

d'a-

scavo delle miniere di ferro


portante.
cine ad Aussee.

pi im-

ver ricevuto da Ges Cristo l'anello del


le

sagre stimmate
1

visibili.

Benedetto XI V a'29 giugno 746 solennemente la canonizz colla bolla Ad mipiialejpvesso


il

Abbondanti sono le saline viHavvi pure cave di marmo, di pietra da macina, di carbon fossile. Numerose sono le sorgenti minerali.
11

suo Bull.

t.

2, p.

o4-Cleai

lavoro de'metalli

il

solo

ramo impor-

mente XIII
suiti

estese l'uffizio e

messa

gedi

tante dell'industria.

con
la

rito

doppio, ed alle
3.'
1

monache

no note

a tutta

Le falci di Stiria soEuropa, e si contano circa


l'eil

Prato aggiunse alla

lezione del 2. Not-

36

manifatture. Importante pure

turno

memoria

della traslazione nella

sportazione del bestiame, ed attivo

cappella del monastero a'2 5 ottobre 1766,


e di farne dire la messa.

STIMMA TE DI S. FRANCESCO. V.
Stimate.

commercio di transito. La popolazione supera il 00,000 abitanti, tedeschi, slavi o vendi, italiani, francesi, ungheresi, ec. La
religione cattolica quasi
cala nel paese, ed
i

la

sola prati-

STI RI A. Paese della parte ceti tra le dell'impero d'Austria con titolo di ducato,

cattolici

dipendono

da'vescovati di Stcovia (con residenza a

S
r
.).

T O
L'istruzione pubblica
filosofica,

T O

39
1

Gratz,di cui parlai a quell'articolo), Leoben, e La\'ant[P

diocesi dell'Illiria orientale, eretta nel


secolo.

Ebbe

per vescovi Bunio che nel


Nicola a

possiede un liceo, una scuola

3a5
cilio

assist al concilio Niceno,

una scuola normale, 4 ginnasi e altri stab Irnienti. Ha la Stiria gli stati provinciasili, che compongonsi eli tre ordini gnori, cavalieri, le citt e borghi. Il ducato ha per capitaleGratz, ed diviso in 5 circoli: Bruck e Indenburg formanti l'Alia Stiria; Cilly, Gratz e Marburg, che
:
i

quello di Calcedonia, Giovanni al

VI coni

generale, Margarite sottoscrsse cat.

noni in Trullo. Oriens dir.

2, p. ySt

STOCCO e 13ERBETTONE DUCALE, Gladium et Pileum, Ensis et Galeus. Spada e cappello ducale,che si bene dicono solennemente dal Papa nella notte del s. Natale, e poi si donano a sovrani e prncipi, od a valorosi e gl'anca*
1

compongono
pende
lurt, ed
di polizia.

la

bassa Stiria. La Stiria di-

dalla corte d'appello di

Klangen-

Gratz

la

sede d'una direzione


a darsi

pitani cattolici, benemeriti della Chiesa, e talvolta per eccitarli a proteggerla;


si

Ora va

una nuova or-

ganizzazione amministrativo- giudiziaria


del ducato, che verr diviso in 3 circoli
colla sede delle autorit in Gratz,

donarono
eretici,
tolica,

inoltre per segnalate vittorie


gli

riportale da loro, contro gl'infedeli,

Mar-

ed

altri

nemici della chiesa cate

burg eBruck; la capitale pr vincialeGratz rester subordinata immediatamente alla


a

ovvero che doveano affrontarli


la

combatterli per
tico d'inviare o

difesa della fede.

Que-

luogotenenza: verranno erette corti di


istanza in Gratz, Cilly e Leoben.

sto antico uso successe a quello pi an-

i.

che trovasi sotto lo stesso do generale militare dell'Illiria, possiede a Pettau la pi importante casa d'invaStiria
lidi di tutta
la

La coman-

consegnare

lo

Stendar-

do di

s.

Pietro (I.), decorato della sua


e delle

immagine
re
il

Chiavi pontifcie

(^'-),

a' Sovrani (/~.,

per obbligarli a difendes.

monarchia. La parte o-

civile e l'ecclesiastico della

Sede,

rienlale di questo paese era anticamente

compresa

nella

Pannonia

j la parte oc-

od allorquando stavano per intraprendere qualche spedizione contro nemici


i

cidentale nella JYorica, ch'ebbe Cilly a

della Chiesa.

un

insigne, distinto e dela

metropoli sotto l'impero romano. Sono


questi gli antichi norici, lodati per ospi
tali t e sincerit.

coroso donativo pontifcio, e

pi

alt.

ricompensa cattolica che possa desiderare

Dopo la dominazione romana, vennerogli avari ad abitare l'Ali

un guerriero
ri

di

voto e amico della religio-

ne^ un tempo fu proprio degl'imperatosetrovavansi

ta Stiria,

vendi o venedi

si

stabilirono

inKoma

e presenti alla sas.

nella Bassa,

me

di

che pi tardi assunse il noWeudisch inark. Carlo Magno vi

gra funzione della notte del

Natale, ed

anche de're
ferirlo Sisto

se presenti

ad

essa. Nel

con-

stabil

un margraviato
la

essendovi stata

IV, oltrech

lo disse antica

riunita
stria, fu

contea di Steyer nell'Alta Aua tutta


la

dato

contrada

il

no-

consuetudine, us leseguenti parole. Aos ergo volentes (ut justum est) approbalas
ss.

me

Steyermark,che in italiauo si disse Ottocaro VI acquist neh 181I titolo di duca e morto senza figli maschi, il suo ducato pass neh 192 a LeoT poldo V duca d' Austria (L .); altri dicono la sola parte boreale, e neh 483 la
di

Patnun consuetudines
le Principerei

observare,

Stiria.

statuimus

Calholicum,san-

ctaeque Sedis a
stro praeclaro
et

Deo utruinque gladium


}

habentis filium devotissimum

hoc no-

meridionale vennedefinitivamente unita


all'Austria per patto di successione.

lusiouis

hoc pileOjin ad versus inimicosfidei,ets. Bo-

munere insignire; nec non signum muniminis, et de-

STOBI. Sede

vescovile della 2.

Ma-

gitur

manae Ecclesiae, protegere. Firmetur imauus tua con tra hostes s. Sedis,
acChristi nominis, et exaltetur deitera

cedonia, nell'esarcato del suo nome,nella

4o

T O
Ense

T O
Domini dando

lua, cos veluli ipsius assiduus, ntrepi-

in norie Nalivitatis

dusque propugnalo!', de lena dolendo; et rmetur caput tuum Spiritus Sancii


per

etbenedicendoj non che nel Caeremoniale Rom amivi 1. forinola della 7, colla
1 ,

Columbam

figurali protectione, adj

benedizione.
sali, p.
1

Il

Ricci, De' Giubilei univeril

versus eos, in quos Dei ustitia, atque judicium pr s. Romana Ecclesia, et Apostolica Sede praeparatur;quod libi praestare dignetur idem Dei Filius, qui cum Patre, et Spirita sancto
vivii, et

5o
in

e seg., riporta

ceremoniale

con nuova forma usalo da Urbano Vili

quando
sta

redi Polonia.

regnai

li consegn al figlio del Papa prima recit queorazione. Omnipolens sempiterne

Roma
Il

Deus, per
nien".

infinita saecula

saeculorum. A-

Deus, praelianlium fortitudo, et trium-

Lo

stocco una spada ricca e or-

nala, con

pomo

d'oro sull'elsa, e suo noil

phantiumgloria,dilectumhuncfilium nostrum Vladislaum coronalum scuto bo-

bile fodero e

corrispondente cintura,

nae voluntatis tuae armare digneris galea salutis,et

berrettone ducale foderato di velluto in seta di color cremisi, decorato di pelli


d'armellino e di perle, cinto
e
di

cordone
ri-

diadema perfecti decoris iniponesuper caput ejus, utsaevientibus pericolisi se in medio umbrae mentis obijeere possit iucolumis ad tulelam fideliutn

guarnito

di

ricami d'oro. Fra questi

canai nel

mezzo una colomba, simbolo


ri-

dello Spirito santo, formata d perle o

Christi,
di

populorum,etgloriamDomiui nosti'iJesu Qui teeum,elc." Poscia nell'alto

camata in argento. Dell'uno e dell'altro si donarono di diverse forme, pi o meno

consegnare il berrettone ducale, pronunzi questa formola. Accipe, dilectissiine


fili

Optra omnia di mg. Rocca, sagrista pontificio, stampata &ollo Clemente XI, nel 1. ,p.?.07,si tratta: Aurea Rosa, Ensis et Pileum quae regibus et magnatibus a sommo Pontifice
abbelliti e ricchi. Neil'
1
'

noster, pileum hunc, aureis Spi-

ritus sancii radiis


tes

micantem, ubi canden-

uniones non rapacis aquilae crudelitatem, sed pacificae columbae iunocen-

tiam effingunt. Cogitare enin debes bella,

benedicla in

donum

mittuntur. " Si

ri-

lutu

demum

jusla esse

cum non

u-

porta

il

disegno della

Rosa d'oro

(I7 -),

e dello Stocco e Berrettone, benedetti e

surpandi imperii,autopum rapiendarum cupidine geruntur, sed suscipiuntur Spiritus sancto

donati da Clemente XI. La rosa d' oro ha nel basamento il suo pontificio stemma, il quale forma il porno dell'elsa della

(idem,
Christi

et

admoiieute ad propaganda ni ad stabiiendam pacem quae


,

relieta principibus terrae fui

haereditas

spada, tutto di elegante lavoro.

Il

ber-

rettone partecipa della forma d'un

elmo

ron larghe falde e code ricama le,nelle cui


estremit sono ripetuti
gli

incoelum redeuntis.Qui vivit,ec." Omnipotens bellator, qui tenibilis es apud reges terIndi lesse questa orazione.
rae, et dooes praelianlium digitos ad bel-

stemmi

di Cle-

mente XI,
la

e pelli d'armellino pendenti.

Lo stocco e il berrettone si conservano nelSagrestia pontificia, e se non sono donati ogni annosi rinnova la loro benedi-

lum, dileclum hunefilium nostrum Vladislaum praecinge gladio ilio ancipiti, qui
profligat legionis inferni, et militet cu in

eoorbis terrarum ad versus insensatos, ut

zione rituale. Poich questa dimostrazio-

molas leonum conterai,

et

dentes pecca-

ne onorifica,

di speciale apostolica

bene-

torum
dat

confringat, et in splendore fulgu-

volenza, viene santificata dal rito anti-

rantis haslae tuae barbarasnationessub-

chissimo col quale


ficazioni di

si

benedice, con signi-

gran misteri, il quale rito si riporta nel Sacraruni cerimonia runt s. r. Ecclesia, composto da Agostino Patrizi

cum,
la

nostro Jesu Christo. Qui te" Nel daigli poi lo stocco, disse seguente formola. Accipe, dilectissi-

Domino
etc.

me

fili

noster Vladislae,

mucrouem Dofiat in

Piccolomini vescovo di Pienza

De

mini, et gladium salutismi

dexte-

STO
r.i

STO
ragione e
gli

\i

innocenlium tutela, et impiorum flagellnm, et ad gloriara Dei omnipotentis et s. Ma tris Ecclesiae illu*
virtutis tuae

ordini di chi gliela diede,


tutti.

ch' Dio capo e Signore di


cappello, cio

Aggiun-

g Ricci, che l'ornamento accennato del


il

cescant coruscationesejusorbi lerrae. Accingat te gladio suo super

foemur tuum potentissimus, qui superbis resisti t, humilibusautem gratiam dat, tuautem ere-

figura della colomba,

debba
si

essere

il

candore delle perle, e la dichiarano quale capo e la mente del prin-

cipe. Sul

bris victoriis cole

Deum

exercituurn, et

capo sagrosanto del Salvatore dimostr lo Spirito santo, dal che de-

ullionum Dominum. In nomine Pati is, et Filii, et Spirilus saneli. Amen. " Dipoi
riporter
altri riti

ed

altre forinole, di

vono intendere i principi, a'quali questo dono singolare si manda, che devono adoprar la spada, non secondo il dettame
dello spirito

consegna in Parlando poi il Ricci dei ni ohi misteri e simboli che comprendono lo stocco e il berrettone ducale, citando Casalio, De valer. sacr.Clirist. ril. e.
quelli cio che ne fecero la

umano
all'

soggetto

all'ira, ai-

nome

del Papa.

l'ambizione e
rito di chi
eliclo

avarizia,

ma

dello spi-

mentre visse tra noi fu pi candelle perle medesime, ed a cui chi


riportano ancora dal

serve regna e gioisce. Tutti questi e altri significati si

81,

sul

tempo

in cui

sono

ambedue

be-

Ma*
ai-

nedetti, dice che nasce Cristo per trion-

gii,

Notizia de vocaboli ecclesiastici,

fare dell'infrno,

si

accingono nel mede-

l'articolo Lectio, e dichiarati dal celebre

Simo tempo
stirpare
iti
i

principi della terra ad e-

cardinal Polo in una lettera scritta

al re

suoi nemici viventi, e

massime
,

e regina d'Inghilterra, a'quali Giulio III

virt delia podest pontificia

di cui

mand

lo

stocco e berrettone, e

la

rosa

simbolo questo stocco. La benedizione

poi fatta nella notte o nel giorno stesso

d'oro benedetti, e riprodotta dal citato Rocca. Narrano Piazza neY Effemeride
l'aticana, e
zioni, che
il

del Natale di

Ges Cristo, ricorda al


il

prin-

Mondelli nelle Disserta-

tala che riceve


lia la

donativo, eh' egli non


e \\jus della

podest secolare

spada

della giustizia, n da se stesso, n da'suoi

popoli,

ma bens da Cristo re e supremo monarca, acui come potentissimo fu data


cingersene
il

la facolt di

fianco, colle pa:

Giuda .Maccabeo prima di venire a battaglia, vide in sogno il sommo sacerdote Onia che pregava a vantaggio di lutto il popolo israelitico, e Geremia profeta che gli porgeva la spada d'oro esortandolo a combattere valorosamente
contro
i

David nel salmo 44 decingere gladio tuo super foemur tuum


iole cantale da
potentissiitte,

nemici

Accipe sanctuoi glain

dium munusa Deo,


verossi,

quo

deijcies

ad-

come
\\h.

rilev Pio e 7. Inoltre

li
il

ne'suoi
p.

versarios popoli mei Israel; " ilcheav-

Commentarli
flo

Teo-

mentre con questa spada


^,000
soldati.

fu vit-

Ramando, Natale Domini


p.

Ponliji-

lorioso de'suoi nemici, uccidendo Nicanore con 3

cis gladii, et pilei initiatione

solemne, nel

Dichiara Mondelli,

t.io Operar,

53j,d

le

seguenti spie-

che significa

lo stocco l'infinita

potenza

gazioni. L'uso della spada


il

si

dimostra per

del figlio di Dio, che uella notte del suo

cappello tempestato di perle accomoprincipe (se-

date in maniera, che rappresentano una

le l'eterno

nascimento prese carne umana, e al quasuo Padre die ogni potere in

colomba, perch avendo condo la interpretazione


quasi velata
si

il

cielo e in terra, e ch'egli


al cielo

dell'

Apostolo)
gli

prima comunic questo potere

di salire
a
s.

Pie-

la testa

per l'ubbidienza,

tro e suoi successori, che reggere e diferi-

d con

strare,

la spada il cappello per dimoche non altrimenti a suocapricsi

dere doveano quella chiesa da

lui islitui-

taecol proprio sangue consagrata. E" duo-

ci valer

deve della podest della spai

da,

ma

secondo

regolati dettami della

que la spada certo indizio di quel sovrano potere che lasci Ges Cristo a s. Pie-

[\i
ti

STO
ili

STO
Io stocco e berrettone,
il

o e suoi successori, acci da lutti fosse


essa

riconosciuto capo

Papa, e

lutti

alni dovessero prestare pronta ubbidienza e


il

sommissione. Porta

altres la

spada

come Innocenzo XIII (neh 722 e 1723, e lo ricavai dai n. 482 e 1000 de Diari di Roma di quegli anni, eseguendola prima di celebrare
in

simbolo della

giustizia e della

prudenfi-

privato
il

la

messa), e Clemente XII in


la

za, tonto necessarie in ogni principe, e

tutto

pontificato (per
1

sua cecit, in-

lialmente con nobile mistero alla spada


si

aggiunge
decoro e

la

cintura intcssuta tutta d'opreziose, per significare


colla

cominciando dal 730, come appresi dal n.2 092 del Diario di Roma, e da quelli
dei seguenti anni).

ro e di
il

gemme
la

Che Clemente XI

li

maest

quale devono

principi sostenere

le

loro funzioni.
di

Gi

bened neh 719 (e si legge nel n. 385 del Diario di Roma) uella matliua e nella basilica

Berrettonebe;*edetto, parlai
gli

questo

Vaticana avanti
il

la

messa. Ri-

cappello ducale e dello stocco o spada che


in tulli
di

portai

come

Piipa o innanzi al
la

Mattusino e
de' pa-

anni benedice
gli uffizi,

il

Papa prima
s.

tino (F.), o avanti

messa delia notte,

cominciare

o celebrare o as-

dopo aver assunto

gli abiti sagri

sistere alla
le,
1

messa nella notte del

Nata-

inclusive alla stola, nella

Camera

per uso introdotto da Urbano VI nel 386, per donarlo a qualche sovrano o gran capitano benemeriti della religione
cattolica. Descrissi l'uno e l'altro, e
si

ramenti (V.) o Letto de'paramenti (F.)


del palazzo in cui risiede, o nella detta sa-

grestia Liberiana, ricevendo dal cardinal


i.

espongono

nella slessa

che notte a conni

Prete (F.) } l'incenso che pone nel tul'iucensiere,

ribolo, l'aspersorio, quindi

Ztyj,; */o/rte

dell'aliare della cappella del pa-

legge l'orazione che riprodussi, e benedice lo stocco e berrettone, che


Iato Chierico di

lazzo apostolico abitalo dal Papa, ovve-

un pre-

ro della basilica Liberiana, se in questa


il

Papa celebra
le

la

funzione, perch

vi si

rocchetto (0
tifica nella siste,

in

camera (F.) in cotta e cappa se il Papa non ponvi

venerano
ed

reliquie del Presepio (^'.)e

messa e semplicemente
si

as-

culla, del fienoedelIefasciediGesiCristo;


il

ed

il

simile

pratica in

tal

caso nel-

simile

si

uella basilica

fa nella seguente matliua Vaticana nel pontificale. Ri-

mattina del s. Natale), avendoli presi da un piccolo tavolino coperto di tovala

levai l'origine del rito, a imitazione della

glia

con due candelieri con candele ac-

prontezza di Giuda Maccabeo a difesa


il

cese, sostiene genuflesso la

spada per

la

del popolo ebreo contro


re di Siria, colla spada

generale del
lui fu pre-

sua impugnatura
la

il

berrettone postoseal Papa due Ve-

che a

punta della medesima, mentre


il

sentata in visione, e ricordai alcuni autori

sorreggono
di

libro e la candela

che ne trattano.

Si

pu

di

pi ve-

scovi assistenti al soglio.

Che

il

chierico

dere:

Andrea

Iperio, Dissertalo de do-

camera
(del

in

mezzo

due Mazzieri del

nariis a Judo.

Maccabeorum principe olimHierosolymam missis,ad n Maccab.


1.
1

Papa
lai

rinnovato loro vestiario par-

a Spada), precedendo avanti alla cro-

xn, 43, in Miscellanea Duisburgii


scic.3, p.
1

,fa-

ce pontificia, porta nella cappella o nella

453,Amstelodami e Duisburgii 736. Corrado Ikenio, ObservatodeJuda Maccabeo, in ejusdem Symb. liler. t. 1, par. 1, p. 170, Bremaei 744. Nel voi.
IX,
p.

memorata
il

basilica lo stocco

con sopravi

berrettone, e giunto

dell'aliare Io

a comu Epistolae consegna ad un mazziere,


chierico di

che

ivi

lo

sostiene in piedi per tutta la


il

io

1,

06,

10,1

2,1 16, descriven-

funzione, ed

camera

gli sta

do le pontificie funzioni della nottee giorno del s. Natale, rimarcai que'Papi che non essendo vi in ter venuti bened irono privatamente nella cappella loro domestica

a fianco, ed a suo

tempo

va a sedere alla

destra

dell' uditore di rota della


sia in
si

mitri

quando non

tonicella

altrimenti

dall'altro lato

pone. Raccontai quanto

STO
praticavasi, se in questo rualtuliiio era

STO

43

presente V Impero lo re (f.),cui spettava


il

accompagnamento del ricevente alla sua abitazione; laonde pu dirsi assolutameliteche pel donativo dello stocco e berrettone non praticavasi accompagnamento,

donativo, ovvero un
si

cipe, cui

tone; a
ti

tal

Re o altro prindonavano lo stocco e berretuopo per riceverli erano vestidi cui

come pretese Cartari, La Rosa d'oro poti'


lificia p.

di cotta,

sopra

cingevano
il

lo stocco

benedetto; poi assumevano


to avanti

Piviale (V.)

3q. Sul canto di dette lezioni accennale ceremonie, si pu vedere Marrit. e.

bianco, l'imperatore cornei vescovi aperil

tene,/9e sacriseccl.
gri nel citato

12, n.io.

Mo-

petto, oltre la stola, gli altri


il

articolo Leclio.
1

Sarnelli,

principi con apertura verso


slro, e
il

bracci* desi

Leti. eccl.

t.

G, lelt.

Se

/'

imperatore

berrettone in testa, che

levava

romano dee avere


le.

l'ordine suddiacono.'
p.
ji),

e porgeva

nel cantare la

ad un famigliare o scudiere, V Lezione (/".), In otto


la

Gattico, Acla caeremonialia

nel quale leggo: super pluviale cintus

conflietuj udii per l'assumeva l'impe-

ense, et capellum in capite, et vadit

ad
t.r,

latore mentre cantava

VII Lezione {V.)t Exiitedictum a Coesore Augusto, come iusegna ducale e pel quale lo sosteneva un suo scudiere, in mezzo a due
cardinali diaconi, che se
tutta la lezione, bastava

osculimi pedis Papae aiuolo prius capeilo."

Mabillon,
p.

Musaeum

Italicum,

non voleva
che
la

dir

256, Descriptio advenlus FridericillIimperatorisadPaulum Papam li, ove pure si legge la descrizione
della funzione del mattutino della notle
di Natale, e
il

pars altera

leggesse
il

sino all'omelia, seguitando a cantare


resto

donativo

a lui fitto dello

uno de'cardinali diaconi assistenti, Prima per di domandare al Papa la beuedmoiv. co\Jube Donine bene(licti({f\),
tanto l'imperatore die
il

stocco e berrettone, e della VII lezione

cantata dall'imperatore,

il quale supra togam, qua quotidie Utebatur, in-

re

tipe, collo stocco sfoderato lo

o altro prinvibravano
di ino-

dutus lineam tunicato,


coltam,
aliqui

quam

nominili

3 volle toccandola terra e altrettante voite lo


.strai

vibravano
si

in aria,

insegno

vocant. Post haecslolaraaccepitln niorem diaconi super bumerum sinistrum religatam

superpellicium

pronti alla difesa dell' Evangelo

(/'.), e

nettandolo sopra

il

braccio

sini-

subdextro; sed cura paludamentum deinde album Ili imponerent, aptarentque


i

sito lo

riponevano
il

nel fodero.

Appena ter-

ejus apertili ani ab Ini


bis

minato
lore,
il

canto della lezione, l'imperare o altro principe si spogliavano


il

non

iniliatis fieri solet,

mero dextro, ut arenuit impe-

rator, aptavilque illud


te

cum

apertura an-

del piviale e della cotta, e secondo

ce-

peclus,asserens Caesarem pluvialem et

retnoniale lib.i, cap. 6,


ile

p.

36, e
1

il

Car-

stolam ad
sigillo

penlier. in Benediciti) Ensis p.

i5,dein-

portere,atqueita ut

morem sacerdotum gesta re oin magno Caesareo

discendes associatili" in

domimi suae

sculptum vidimus, ubi imperator


subtus stola in crucis

habilationis a familiaribus, et praelatis

in

majestale sedens paludamento sacer-

domesticis Papae, et ab oratoribus, et


nobilibus, qui voluerint illuni honorare.

dotali, et

modum

Servientesarmorum

(i

mazzieri del

J I a-

antepectusornatusimprimitur. Cumdiaconi stolam, ut ille dixerat, vellentcomponere, respondit Caesar, non opus esse

pa) praecedunt illum, qui

ensem cum
hoc
stre-

pileo ante principem praefert, et in

actu

ipsi

debeul haberpraecipuatn

nam, sicut cursores in rota. " E vero che dono della Rosa d'oro, facendosi in Homa dal Papa aqualchesovrano o gran personaggio, avea luogo un pi solenne
pel

quicquam immutati, quoniam id videretnerao. Gladium vero sacrum quo eum volebant accingi, non accinxit sed ar:

migero suo

jussit

dari,

et

pilleum cui-

dam

ex astantibus. Donatur enim et pil" leum quoddam cum ensem, ut nosti.

44
Cancellieri,

sto
De
Secreiariis, ubiritus oaltri principi,

STO
a' Sovrani e prima che introducessero il donativo dello stocco e berrettone ducale benedetti j la cui primaria origine deve attribuirsi azionativi delle spade be-

benedette donate da' Papi

leu a di a Sacrista P. li. prima vespera ti uocle Naliv. Doni, adslante Imperator, p. 532; non che la Descrizione dei
tre Pontificali, cap. 2
:

Benedizione

del-

lo stocco, e

funzionifatte da' re per can-

nedette, succeduteal Vessillo dis. Pietro.

tare

il

principio della

lezione, e
il principio

dadel-

La prima
Alessandro
di

traccia forse di questa consue-

gl'imperatori per cantare

tudine sembra trovarsi


III in

ia VII. Ritornando al narrato nel voi.


1

neh 177 quando Venezia don al doge

X, dichiarai pure che terminata


s.

la

messa

rella

possente repuhblica, Sebastia-

della notte del

Natale,

il

chierico di cail

no

Ziani, l'anello per sposare l'Adriatico,

mera riprende
e in
la

lo stocco e

berrettone,

la rosa

d'oro, la spada con fodero d'oro


se

mezzo a due mazzieri Io riporta nelcamera de'paramenti o nella sagrestia


il

per portarla avanti a


e poi
vilegi,
l'

nuda

ne' d solenni
altri

r Ombrellino (I -), oltre

pri-

Liberiana, seguito dalla croce che pre-

per averlo difeso dal persecutore


I

cede

Papa. Che nella mattina seguen-

Federico
I'

imperatore. Narrai a Scozia

te nella basilica Vaticana, formandosi nella cappella della Piet la

assemblea adunata dal re Guglielmo,


il

camera

de' para-

per fare riconoscere

suo

figlio
vi

Alessanspedi

menti, con improprio vocabolo chiamata

dro
cui

II:

Papa Innocenzo

III

un

capannone, sopra un tavolino con tovaglia si pone in mezzo a due caudellieri con candele accese lo stocco e berrettone benedetti, ed al partirsi della processione per l'alture papale,
rico di
il

legato apostolico per questa ceremonia,

donativo d'una spada con guaina d'o-

ro, arricchita di pietre preziose, ed


difensori della Chiesa. L'antico

un

cappello rosso qual distintivo proprio dei

prelato chie-

Ordine

camera in cotta e rocchetto, o in cappa se il Papa non pontifica, prende e procede in mezzo a due mazzieri pontifcii, e giunto a corna Epislolae li consegna a uno di essi il quale li sostiene
li
,

Iloma/io, nel trattare

De armando Ec-

clesiae defensore vel alio milite, riporta

un'orazione, dalla quale,

do (morto

nel

come il Duran296) dimostra, apparisce

questa cosi urna nza;e l'ani icocodicePii tualedei cardinal Slefaneschi Gaetani (morto nel i343), contiene il ceremouiale di consegnare lo stocco d'oro a'principi. Ora

in piedi per tutta la funzione, essendogli

pure

in piedi

da un iato

il

chierico
di sedere

di

camera, e quando tempo

siede al [."gradino dell'altare


vangelii, e se in

a corna E-

riporter una serie degli stocchi

berret-

cappa va

a sedere e pren-

toni benedetti donati da'Papi, colle loro

de posto tra'prelati del suo collegio. Terminata la funzione, riprende lo stocco e il berrettone, e in mezzo a due mazzieri
in processione
gli
li

ruani ope'loro commissari apostolici, che

mi

riusc

formare

colle

mie

ricerche, per

riporta sul lavolinodonde


il

avea

tolti,

quindi

Sotto- Sagrista

li

si potranno apprendere ne'luoghi che citer o indicher; dicendo ancora de'd elegati

que'motivi che accenner e meglio

pone

nella sagrestia pontificia. All'ar-

a portarli e consegnarli, cio nunzi e ablegati apostolici,

ticolo

Spada, a Sovranit" e in

altri, ri-

che diverse volte furostessiPapi, con alcu-

marcai molti vescovi sovrani, che celebrando pontificali vestivano qualche ari

no
di ni

camerieri d'ouore di mantellone o


e

spada

cappa degli

nese militare, e tenevano sull'altare una

ceremoniali della consegna del singo-

spada o altre insegue guerresche, per dimostrare che alla podest spirituale riunivano la principesca. Ivi pure riportai

lare douativo e loro varie particolarit.

Per comun consenso

il

principio o

al-

meno

lo

stabilimento del nobilissimo e

qu dche esempio

di

spade magnifiche e

onuiifcctitissiaio

dono

poulificio e

so-

STO
nano
tale,
il

STO
cevelte con magnifica
di tutta la

\~,

dello Stocco e Berrettone ducale,


s. Nada Urbano T~I(I .),

pompa

per

nome

benedetti da'Papi nella notte del

signoria
costui fu

deve

ripetersi

nerbetti.

gonfaloniere Micommesso per magil

quale trovandosi
(/''.),

in

quella del

386
la

in

giormente bonorare
la

la citt,

ebe dicesse

Lucca
sa,

celebr solennemente
il

mes-

lezione col piviale indosso, standoi

bened

lo stocco e

berrettone ducale,

gli

dietro

ministri con detta spada, et


si

neonor quella repubblica nella persona del suo gonfaloniere Fortiguerra Fortiguerri, ebe lo avea assistilo da suddia-

cappello. Li quali
a perpetua

ordin pei per legge

cono, e cantato l'epistola,

come afferma-

memoria di cos fatta honoranza, che amenduesi portassero innanzi a 'signori quando facevano la loro entrata, e cos

no Francesco Pagi, Agostino Oldoino, ed il Zaccaria nelle note al Lunadoro, Relazione della Corte di

similmente in certe solenni


dal Puc-

festivit."
ci,

Apprendo da Novaes,

Roma

par.

cap.

dal Zaccaria, che Nicol


in regalo lo stocco e

ncii45o

2 3: Della benedizione papa le dclloStocco guernito d'oro, e del Cappello o Berrettone ducale.
sca e
II 2. esempio ebe si conocon rituale benedizione, si ha dagli

mand

berrettone

ad Alberto d'Austria
ratore Federico
III,

fiatello dell'impe-

che dipoi accompaper ricevere


la

gn

nel

4 5a in

Roma

co-

alti del

famoso Sinodo

(/*.)di Costanza,
si

e dal Coeleo, Ilist. Issi/., ne'quali

leg-

rona imperiale e del regno di Lombardia, nella quale circostanza Nicol V do-

ge, che
ni

Giovanni XXIII (e non Giovannotasi nel n.


i
1

XXII come

4q

del

Dia-

rio di

Roma

del

8 4, dicendo della be-

n all'imperatrice la Rosa d'oro benedetta. Aggiunge il Novaes, e lo dire pure Cancellieri, che inoltre Nicol V don
lo stocco e

nedizione ebene fece Pio VII, con alcuni

berrettone benedetti

al

conte

esempi di siffatti donativi), nella notte del

Lodovico Benlivoglio de' signori


logna
e

di

Bo

Natalei4'4 bened lo stocco e il berrettone e don all'imperatoreSigismons.


li

senatore della

citt

per mezzo
recit
tratta

del celebre cardinal Bessarione legato del


la

do,
t,

il

quale nella mattina della solenniil

tenendo

i.

denudato

colla destra e

medesima, che in tale occasione una eloquentissima orazione, e ne


il
i

vestito

da diacono,cant Ve\ange\o,Exiit
1

Fanluzzi, Scrittori bolognesi,


ig.

t.

6, p.

edictumaCaesareAugusto.Ne\ 4QMartino V li mand in dono al Del/ino, figlio di Carlo VI redi Francia. Neh 434 Eugenio IV essendosi rifugiato in Firenze, partito da

Roma
il

per

la

ribellione, fe-

Antonio IWorbioli. Relazione dello stocco dato da Nicol al conte Lodovico Benlivogli, Bologna iGqo. Ci trovo confermato dall'Armatini, Della famiglia Benlivoglia p. ?.r,
di
il

Abbiamo

ce eguale donativo alla signoria.

Leggo

quale invi a Candori

la

figura e re-

Dell'Ammirato
tine par. i,
t.

G\o\ai\e,I storie Fioreni

lazione dello stocco donato da Nicol


a

2, p.

io3.

Il

Pontefice

Eugenio IV, essendo venuta la vigilia di Pasqua (deve dire Natale e lo rilevo dal
contesto), risiedendo egli nella sala gran-

Lodovico Bentivoglio,insieme col breve pontificio, ove si dichiarano di tanto personaggio que'merili che lo fecero degno di
cui

un dono con
d'onorare
di,

non erano consueti iPapi


i

de

in

s.

Maria Novella,

in

cappella pa-

se

non

principi e signori gransi

pale don alla signoria per segno di glan-

come
p.

nello stesso breve

legge. di

MeBo-

de onore una spada bellissima colla guaina d'ariento, e uu cappello di Dever (cio
di castoro, per

glio

imparo
3
1

dal

Combaci, Historie

logna

quanto ricavo daDnCangc, Glossarium, e dall'Alberti, Dictionnaire


di pei le e d'ermellini
le

francais) coperto

327, che eletto Nicol V, il quale vivendo gi poveramente in Bologna in casa degli Albergali, avea contratto molle amicizie nella citt, la qua-

e seg., e

pendenti d'ambedue

gote:

li

quali

ri-

le g'

invi solenne ambasceria the con

46

STO
Prussia.
Il

T
4 gennaio,
il

mollo benigne maniere accett, e grandi distinzioni us con Galeazzo Mariscotti,


investendolo della torre dell'Occeilioo e

breve apostolico, Consurvit


Ponlifex, dei
col

Romanus
ipnde Pio
peratore,

II
si

accompagn

dono

all'im-

facendolo cavaliere aura lo,


ci contribuisse a ridurre

ibi

s'anche acal o-

legge nel Guerra, Pontifcia1. p. 44-3:

Bologna

rum Constitutionum Epitome 1.

verno

ecclesiastico,
il

che

in falli

segu con

De

viris ense et pileo

a Ponlifcbus

in-

capitolazioni, e

cardinal Bessarione fu

signiti';.

mandalo per

legato e ricevuto con gran-

di onori, hisorli polenti e

ambiziosi

ci t-

Propugnando Pio II l'abolizione della Prammatica Sanzione (A\) e per l'operato da Luigi XI re di Francia, non

tadini per tiranneggiare

la

patria, furo-

no combattuti da Lodovico Dentivoglio e da altri signori fedeli al Papa, e laeiti nel i455 sped a Roma Lodovico a Nicol V, a mitigare le sinistre impressioni

che per esortarlo a prender l'armi contro il turco, narra Novaes, che gli man-

d
ti

lo stocco e

berrettone da

lui

benedet-

nella notte di Natale!


i 1

l\C) 1,

pel suo scu-

ci

e e e scrittore apostolico

Antonio de

che

pei fuorusciti

avca concepito dei


solo rese alla pa-

bolognesi. Lodovico
tria

non

favorevole Nicol

V, ma
dono

fu

da

lui

creato cavaliere e conte palatino con lutti


i

discendenti, ed ebbe in

lo

stocco

sagro, solilo solamente concedersi a' re e

Noxeto della diocesi di Limi, co'seguenti versi composti dal Papa, e riportati dal Ricci, e da Torri gio, Grotte Faticane, p. 499- " Exerat in Turcas tua me, LuDester: Grajorum dovice, furenles Corruet imperlimi sanguinis ultor ero.

ad

altri principi;

il

quale onore

gli

fu no-

Mahumetis,etinclytarursus
vii tus te

Ga dormii

tabilmente accresciuto dall'orazione che

petetastra Duce. Si leggono pu-

sopra tal soggetto compose il cardinal Bessarione, e pubblicamente recit nel suo

ritorno dall'ambasceria. Questo stocco,

come
si

onorificenza straordinaria, tuttora

conserva in Bologna dal senatore conte Filippo Bentivoglio. Il successore Calisto

Quia nos, de'27 dicembre i46', presso il Guerra p. 44^- I medesimi Novaes e Torrigio riferiscono, che Pio li mand Io stocco ornato di perle e gioie a Filippo il Buono duca di Borre nel breve

gogna, che dipoi nel i463


fatta dal

si

un alla lega

III, zelante nell'abbatlere la formidabile possanza maomettana, nel 4-^7


1

Papa contro
la

turchi, che oppri-

mevano
so Pio

repubblica cristiana.
Io

Lo

stes-

indusse Enrico
tri a

IV

re di Castiglia e ali

II

racconta ne'suoi Conimeli'

cacciar dalla

Spagna mori, ed avenlo stocco

do

il

re su di essi riportate alcune vitto-

nocle Natalis

rie,

per benemerenza gl'invio


e Io rilevo dal
p.
1

Ensis hoc anno in sacra Domini benedictus Philippe duci Burgundium rnissus est. Anloiariif lib.
5.

e berrettone da lui benedetti co'consueti


riti,

Novaes. Notai nel

voi.

nius Noxetanus atlulit Pontiflcis aulicus graecis lalinis lilteris eruditus. " Il Marini,

XLI1,
dosi

0,0 e irji, in

neh 4^9
i

che Pio II trovanMantova, per indurre

Archiatri pontifcii

t.

2,

p.164,

ri-

ferisce

principi cristiani alla guerra crociata con-

tro

turchi,

mand

lo stocco e berretto111

ne benedetti a Federico

imperatole

(che avea sposato in Siena, e di cui era


stalo segretario e ambasciatore),

come-

che tenuto
fendere
la

pi. degli altri

sovrani a di-

d grandemente favorito da Pio II, questi nel gennaio 1461 lo mand a poi tare lo stocco al duca di Borgogna , e nell'agosto al re di Francia, iusieme con Giovanni Geoffroy vescovo d'Arras, per trattare la revoca della Prammatica Sanche Antonio,
di cui e de'suoi
le notizie,

Chiesa dall'oppressione de'nelo die nella ines-a


,

zione, ed ottenuela (su di che bisogua te-

mici del cristianesimo; e ad Alberto mar-

ner presente quanto


colo),

dissi in quell'arti-

chese di Drandeburgo
dell'

per cui

il

Papa che

perci era priai

Epifania del 1^60

e lo celebrai a

ma

sdegnalo, molto rallegrossi; ed

S
cia a ringraziare

T O
re per la cessione fat-

STO
dicembiei474j e dicendo
sterium suoni uios
gnificai victoi
:

agosto r/fCa rimand Antonio in Franil

Ilabet

47 my-

ta alla

s.

Seile de' contadi Valeotinese e

Ine. Ensim enim siiam quam Christus ile Dia-

Diense, e ad occupar questi in


la

nome

del

bolo,

etmorte

retulil". Indi nel


di

i477
I

'

medesima. Riparlai d'Antonio a Famiglia pontificia, e Paolo II lo fece tesoriere della provincia del Patrimonio.

don ad Alfonso duca


a Sicilia) e figlio di

Calabria

(di cui

Ferdinando

redi

Napoli, e ad
ra.

Odoardo IV

re d'Inghilter-

Dice Novaes, che Pio li don lo stocco e berrettone anche a Cristoforo Moro doge di Venezia, per essersi collegato alla sagra guerra, come affermano Naugero,
Il istoria leneta,?.
Ilei.
\.

Nel
la

1484 Innocenzo

l'Ili, poco dolo

po

sua esaltazione, invi

stocco e
d' dra-

berrettone benedetti a Francesco

gona, altro

figlio del

redi Napoli Ferdia

Mura turi,

Script, icr.
si

nando

I,

sperando d'indurre questi


principe io
a rendergli

non
tro-

23, ed

in

un Diario

di /Ionia

essere ingrato colla chiesa

romana,

dice alla repubblica.


gri e Cancellieri,
in

Trovo in Ricci, Mache Paolo //consegn


1

vandosi allora

il

Roma

quale

ambasciatorestraordinariodel padre, che


l'ayea

Roma

nella notte di Natale

468,
il

lo

mandalo

ubbidienza,

stocco e berrettone benedetti all'impe-

come

asserisce Ricci. Narrai ad

Osimo,

ratore Federico MI gi ricordato,


le assist al

qua-

che Innocenzo Vili avendo spedilo contro quella citl per


ribelle Boccoli no,
Ci io.

mattutino, e fece tenere da

uno uno

de'suoi famigliari d berrettone, e da de'suoi scudieri la spada; giunto al


la

domare il tiranno e Giacomo Trivul-

zio milanese, generale dell'esercito ecclesiastjco,e trionfalo di lui


t

trono pontifcio,

prese e vibr 3 volle,

per dimostrarsi pronto a difendere l'evangelo, che cant sino al principio dell'omelia della VII lezione, proseguila da

quindi
il

in

neh 488 si porRoma, ove Innocenzo \ Ili


egli
il

gli offr

cappello cardinalizio, ina

lutto guerriero lo ringrazi; ed

Papa

un cardinale diacono, mentitegli


tosi del piviale,

spoglia-

della stola e della colla,


lo scudiere ripose

per onorarlo gli don la rosa d' oro, la spada e (incappello gioiellato da lui benedetti,

torn

al

suo posto, e

come

praticasi co'gran capitani

nel fodero la spada, a cui torn a sovrap-

difensori della Chiesa.

Da

allora in poi lo

porre

il

berrettone ducale. Altre interes-

stemma de'Trivulzi
rettone ducale, e
1

fu ornato del berp.

santi particolarit gi le riportai di so-

lo

ricavo dai Cartari

pra, desumendole da mg." Agostino Patrizi

49- Alessandro

//fece questo dona-

Piccolomini vescovo di Pienza, presII col


}

tivo a diversi principi, nell.492 al lan-

soMabillon. Egualmente Paolo


ve Snscipiat, de'4 gennaio
di
1

bre-

gravio d'Assia; neh4i)3 a Ferdinando


poi re di Napoli
al

47

decor

questo donativo Mattia re d'Ungheria,


si

duca

ili

Ferdinando II; neh \t Borgogna Filippo d' Austria


figlio

come

legge nel
i

combattere

turchi, ed

Guerra a p. 44^ per boemi eretici.


5
i

(di cui a

Spagna),
I,

dell'imperatore

Massimiliano

padre dell'imperatore
a Luigi

Di sopra
da
suo
lui

gi dissi di Sisto

IV

le

parole

Carlo

V;
,

neh 499

N1I
1

re di

usate nel fare questo insigne doilei

nativo, e quelle dette sull'antichit


rito,
si

ponno vedere

in

Bernino, Hi-

che fece il di lui figlio Cesare Borgia duca del Yalentinois; indi nel 5oi mand una ricca berretta ducale ad AlFrancia
fonso
I

storia dell'eresie t. 4, cap. 9, p. 52 8 : Origine del sacro pileo e stocco. Nel i474
lo

duca

di

Ferrara

(!'), che avea

sposata
1

la figlia

Lucrezia Borgia. Giulio

mand

al
I,

giovine duca di Savoia {!'.)

esortandolo a proteggere la Chiesa, col breve Solenl Romani Pontifces, riportato dal

Filiberto

mand
stria,

linei 5o3,appcna elevato al pontificalo, il donativo dello stocco e berrettone benedetti


al

suddetto Filippo d'Au-

Guerra a

p.

444^ e 2 ^

'

che siccome potentissimo voile rea-

48
li

< )

T O
al-

dei Io favorevole alla Chiesa. Todi neli5oo>

qui per vedere l'argomento sotto un


tro punto, inevitabile

regal a Enrico VII re d'Inghilterra;

neli5o8 a Carlo ili duca di Savoia, col breve Cupieba^e'zB gennaio, presso il

qualche lieve lipetizione. La notte precedente al s. JNatale fu solennizzata nella cappella

papale
re-

Guerra
gheria
;

p.

444; at l Ladislao II re d'Uned ai q cantoni svizzeri, pe'socil

in

Bologna, e perci
il

alle

ore 5

vi si

carono
tutino,

Papa, e Carlo Vcol seguito delIncominciate


le lezioni
la

corsi di truppe dati contro Francia, e lo

la corte.

attesta

anche

Micci, onorifici donativi

quando

si

cantava

del matVII, due


il

che

si

custodirono nel cantone di Zuri-

cardinali levarono all'imperatore


to, e gli

manstret-

go, e nel

1G42 ancora esistevano,come atII

posero una veste

di

raso cremisi-

testa lo Scotti ael' Helvelia sacra. Inol-

no lunga sino
te

a'piedi, colle

maniche
ai

treGiulio

chiamagli svizzeri

col glorio-

da diacono (veramente
la

diaconi fu
lar-

so titolo di Diffusori della ecclesiastica


libert,

assegnata

dalmatica con maniche

ed a lutto

il

corpo della repub-

ghe, per segno di loro liberalit: bens la


lonicella pi stretta fu data a

blica invi
silli,

ancora due gonfaloni o vesche poi furono collocali nell'insigne


s.

Suddiaconi,

e sarebbe corrispondente a quelli che affer-

chiesa di

Maria dell'Eremo.

A ciascuno
die
il

mano

l'imperatore considerarsi suddiala

poi de' particolari

9 cantoni

Papa
crea-

cono), e sopra

stessa veste

un manto del
poi lo con-

un'insegna istoriala co'misteri della Passione diGesCristo; onde


gli svizzeri

medesimo drappo cremisino;

dussero a'piedi del Papa, acni essendo recata da mg.' Mario Bracci, in posto d'un
chierico di camera,
1'

rono il princi pai issimouiIizioPanerer perch in guerra portasse in i. luogo tale


insegna. Leone
al

ornatissima spada

nel

5 4 sped
1

legati

o stocco benedetto, dal maestro di cere-

giovine

Giacomo
fa

V re di Scozia col doLesleo,


p.

nativo dello stocco e berrettone benedetti,

monie fu tratta dalla vagina e presentata Clemente VII, che la die a Carlo V,
quale con meravigliosa destrezza avenla

di

che

memoria

De

origine
1

il

et

rebus gests Scolorimi

36q:

nel

5 5
1

dola brandita,
in

vibr 3 volte nell'aria,

Io die agli

ambasciatori portoghesi pel re


alla

segno

di

mostrarsi pronto a difender


la restitu al

Emmanuele;
al re di

repubblica di Firenze,
I,

l'evangelo; poi

maestro di
la

Francia Francesco
I

ad Enrico

ceremonie, che rimessala nel fodero, al


fianco di Carlo

Il

re d' 1 nghi tei ra,e

chiamandolo cam-

la

cinse sopra

veste

pione della Chiesa; all'imperatore Massimiliano


I

diaconale: poscia
pio piviale o

gli

pose addosso un
di

am-

neh5i8

sta, a mezzo del mediante il breve Venienti ad majestalevi, de'5 maggio, presso il Guerra a p. 444-D' Adriano TI alcuno pretende che

d'Augucardinal de Vio legato,


nella dieta

facesse questo presente al suo antico di-

scepolo Carlo

V imperatore, ma nulla dinella DeAdriano FI,

drappo d'argento, cui lembi anteriori si tennero da due cardinali, ed in mezzo a questi si avanz al trono del Papa per ricevere un cappello di drappo bigio, ricamato bel la mente a molti raggi di grossissime permutandovi in centro una Colomba figurata coli

manto

cendone l'accuratissimo Ortiz


scrizione del pontificalo di

l'artificio di riunite perle; e la

sottopo-

sta foderatura essendo fatta di pelli d'ar-

fortemente ne dubito. Bens a Carlo


lo

mellini, con
pelli

due
il

slriscie delle
a'Iati

medesime
leil

529, facendone certissima testimonianza anche il eh. Giordani, Della venuta e dimora in Bologna di Clemente II per la coronazione di Carlo V. Sebbene di quanto vado a riportare gi ne abbia parla toaSPAD a,
nel
r

don Clemente VII

che pendenti

servivano per

garsela sotto

mento. Carlo

V postosi

regalalo cappello in testa, fece prima

ri-

verenza alPapa,e coll'accompagnamento


degli slessi cardinali accoslossi all'altare,

dove

il

cardinal Spinola camerlengo a vea

ST O
gi dato principio alla
in tisica corale, e ni a

STO
i;lo!)0, e lo

49
la

messa cantala con

coron. Nella funzione pei


il

dove Carlo
il

ginocchio-

coronazione imperiale,
a

Papa consegn
spada e
il

bassa voce disse


,

dice re

ed allora

Jube Donine benePapa lo benedi cui

Carlo

genuflesso
s.

la

lo

cre

cavaliere di

Pietro.

Gi

Papa

a'7 gen-

segno della croce; poi cominci a cantar l'evangelocon queste parole. Sequenlia
s.

naio 1J29, col breve


so
il

Cum

Pontifici, pres-

Guerra a

p.

444> avea

fatto

Evangeli! secunduniMatthaeum. In
exiit edictura a

ilio

dello stocco e berrettone, per

dono mezzo del

tempore
sto, ut

Caesare Augual

cardinal Spinola camerlengo, a Filiberto

describeretur uni versus orbis.


quali parole ritorn

Dette

le

suo po-

Orange^ che per morte del Borbone comp la delta espugnazione ili
principe di

sto, lasciando continuare il restante del vangelo dal cardinal Cesi. Nella mattina seguente, Carlo V pass nel tempio di
s.

Roma, per eccitarlo contro turchi, essendo allora vicer di Napoli. Dipoi Clemente VII don ancora lo stucco e beri

Petronio, facendosi portare innanzi dal


di

rettone benedetti a

Ferdinando

re dei

marchese
si

Nassau

la

spada
la

il

cappel-

lo ricevuti in

dono
2,

dal Papa,

il

quale
Il

vi

rec poi a pontificare


t.

messa.

Can-

Carlo V, acci si utiisse cogli altri sovrani a combattere la crescente potenza ottomana, ed a repri-

romani,

fratello di

cellieri nel

841,

tratt:

De Secretariis De diaconi, aul

p.

83o

subdia-

mere il finalismo de' luterani. Paolo ///fece simili donativi a

Filip-

coni

numera ab imperatoribuspraeslito,

al'dsque caeremoniis in corinti corona(ione servatisi

De

coronationr Caroli/'

Bononae habila

in

tempio

s.

Pelronii, in

po principe delle Spagne, unico figlio ili Carlo V per eccitarne lo zelo religios > contro l'eresie; nel 53 T al principe Andrea Doria di Genova, capitano valoro,

Basilicae Vaticanae commuta11 febbraio 53o per la coronazione fatta da Clemente VII di Carlo V colla Corona Ferrea, dopo l'epistola, genuflesso a'piedi del Papa pubblicamente l'imperatore formalmente dichiar, che senza sua sa pula l'esercito di Borbone sac-

formam
ta. A.'

so e vittorioso contro gl'infedeli; nel


a' ii)

537

febbraio a

Giacomo

re di Sco-

zia, col
tifices,

breve Consucverunl Romani Potiriportalo dal Guerra, per ammo-

nirlo a difendere la religione cattolica cru-

delmente perseguitala dall'apostata Enrico Vili re d' Inghilterra, abilitandolo

cheggi

Roma

(V-), e

commise

tante

ri-

a deputare ecclesia

balderie e scelleraggini; che perci in se-

qualunque Antistitem qui in a rese eligenda inter missarum

gno di verace ubbidiente


sa,

figlio della

Chie-

soleinnia

UH femori

enseniaplct,piLuiusi

sottometteva se e

suoi eserciti a'piedi

que

capiti.

Dal medesimo Guerra


1

ha,

del Beatissimo Padre, al quale stava io arbitrio e di ragione comandargli,

quanla

do dovesse
da, e
la.

li

ar fuori dalla vagina

spa-

quando parimenti dovesse rimetteril

che Paolo 111 col breve Consueverunt Romani Pontifices, de'3o giugno 538, don lo stocco e berrettone benedetti a Sigismondo I re di Polonia, per difendere

Indi
lo

vescovo di Pistoia lev dall'alquale sguaial

tare

stocco benedetto donalo dalPapa,


il

e lo die al cardinal Cibo,

non meno che dai turebiedai tartari. Finalmente concesse il doualivonel 53g al marchese
l'ortodossia eia fede dai luterani,
1

nata

la

spada dal fodero

la

porse

Papa,

del l'asto generale dell'imperatore contro


i

e questi ne fece consegna in furrna a Carlo

turchi nemici del

nome

cristiano.

V,che avendola brandita e vibrala per aria 3 volte, mostr con atto proprio di
nettarla al braccio sinistro, e poi dal car-

III don lo benedetti a Cosimo


Giulio

stocco e berrettone

dinal

Cibo

gli fu

cinta al faueo; indi

il il

I duca di Toscana, benemerito della Chiesa; e neh 555 a Filippo II re di Spagna, ed alla sua mo-

Papa consegn

a Carlo

lo scettro,

glie

Maria regina d'Inghilterra

pel rista-

\ol. ixx.

5o
glnlten a
la

STO
iti

ST<>
In-

bilimenlo della religione cattolica


rosa d'oro benedetta, a

mio

del suo zelo e valore, nel


il

566

gli

mez-

trasmise
detti,

dono

del pileo e stocco bene-

zo del cardiual Polo legalo, colla suddetta lettera


lus,
:

come

principe benemerito della re-

Reginaldus cardinalis Poregi, et

ligione cattolica, per avere sostenuto la

Philippo

Mariae reginaeAuIII

maest dellaChiesa
il

e del

suo

re, in

quelle

gliae.

De
".

rosa aurea, et euse, muneribus,


et

proviucie titubanti nella fede, mediante

ad regern,
missis
la

regiuam Angliae a Julio


Sicilia

Neil' articolo

descrissi

guerra tra Paolo

IT

e Filippo II, e

breve apostolico Solent Romani Pori' dicembre, presso il Guerra p. 444- Dice il Catena nella Fita di Pio
tifices,de 2.6
,

perch Ercole 11 duca di Ferrara (/r.)avea preparato un esercito per soccorrerlo

F,

p. g2, che il Papa mand cappello e la spada benedetta,

al

duca

il

come
una

suol

in

come feudatario, neli557 gli mand dono uno stocco riccamente guarnito

farsi

co'grandi uomini per

la

difesa e dilette-

latazione della fede, e riporta

e un cappello di velluto nero da lui benedetti , e quali insegne di Generale di


s.

ra dal duca scritta al Papa. Gli storici a-

cremente biasimano
la

il

duca
il

d'

Alba per
si

Chiesa

(/.)_, di cui

solennemente

l'in-

sua ferocia e orgoglio,


il

quale

ac-

vest nel

duomo
i

il

cardinal Caraffa niin

crebbedopo

ricevimento d'un dono pro-

pote del Papa,

doni avendoli portati

cameriere pontifcio conte Alessandro Sacrati. Fu stampalo iu Fer-

Ferrara
rara nel
rarese
:

il

Dopo che l'armata navale cristiana, comandata da d. Giovanni d'Austria (di cui a Spagna) natuprio di teste coronate.
rale di

55j da Bonaventura Angeli fermodi osservati dai sommi Pontefici nel donare lo stocco ed
i

Carlo V, riport per


i

la

celebre

le-

Gli ordini edi

ga contro
di

turchi la strepitosa vittoria


colla distruzione
s.

Lepanlo )

dell'immenGio-

il

cappello nella solennit delNatale,c

le

sa flotta

ottomano,

Pio

V inviad.

ceremonie usate nel presentarlo all'Ili." duca di Ferrara. Pio li don all' im-

vanni
re del

lo stocco e

berrettone benedetti in

IV
I

peratore Ferdinando
ricevuti da

che gi

li

avea
il

Clemente VII. Riferisce

ci-

tato
di

Remino, che Ferdinando Alvarez

Toledo duca d'Alba (quello che avea crudelmente guerreggiato PaoloIV),era stato preposto da Filippo li re di Spagna, a domare ribellati Paesi Bassi e gli eretici che vi commettevano ogni sorta di orrori, onde il conte Lodovico di Nassau loro sostenitore avea scritto sullo stendardo: Autrecuperari, aut mori. Il duca d'Alba sulla propria bandiera pose questa epigrafe: Pro Lege, Grege, et Rei

del suo valore, col breve Ex mo072, che si legge nel citato Guerra. M. A. Ciappi,/7/rt di Gregorio XIII, a p. 49> dicendo di que'da lui donati, parla del cappello e dello stocco che da'Pa-

premio
i

pi

sogliono presentarsi a quei principi

quali

hanno

fatto

qualche azione segna,

lata per la chiesa cattolica

ovvero per

renderli ad essa ubbidienti e favorevoli.

di

Gregorio XIII per animare Carlo IX re Francia a combattere gli eretici ugonunzio di Parigi Silvio Saarcivescovo di Rossano e poi carbenedetti;

notti, dichiar
velli,

dinale, affine di presentargli lo stocco e

g.

Prima

vinse

il

conte, e poi disfece

il

berrettone da

lui

ma

poi

il

re

Guglielmo principe d' Orauge , che egualmente capitanava gli eretici gelisi o ugonotti. Ci saputosi da s. Pio t
fratello

s'intimore fece lega cogli ugonotti,

come

mand
tolici

a'

combattenti e

altri fedeli cat-

leggo nel p. Maffei, Annali di Gregorio A///.RaccontaNovaes, cheGregorioXIIl manda Enrico III fratello del precedente,

Medaglie benedette (F.)con indulle

per Serafino Oliverio uditore di rota,

genze a chi

portava indosso o

le

teuepoi,

la

borsa d' oro benedetta: cosa

sia stata

va

nelle loro case. Al

duca d'Alba

questa, non l'ho potuto

mai conoscere.

oltre copioso soccorso di pecunia, in pie-

Recatosi in

Roma

Ernesto secondogetii<

STO
to del

STO
liberazione di Nuis erasi adoperato
il

j.

duca
gli
il

di

Baviera Alberto, Gregorio

XIII
no, ed

die splendido ospizio in Vatica-

control calvinisti e il deposto arcivescovo di Colonia Truchses, e per la quale


Papa, gli

simile fece al suo cugino Federico


il

Guglielmo principe di Cleves,


giorno di Natale
1

quale noi

mand mg. Grimani


con
lo

suo cameGrila

070

ricev dal

Papa

lo

riere segreto

stocco e cappello duil

stocco e berrettone beuedelli.Ammalatosi

cale beuedelti e d'alto valore; ed

Federico gravemente,

il

Papa

lo assist,

mani giunge
nel

a Nuis

due giorni avanti


duca,
gli

morendo

gli

fece celebrare solenni esedi


s.

gloriosa sconfitta, cioa'20 luglio (pare

quie nella cbiesa


(di cui a

Maria dell'Anima
suo sepolcro fu
e-

i588),
egli

river

il

lo salut
i

per
;

Germama).

11

parte di Sisto V, e

esib

donativi

retto incontro a quello di

Adriano VI,
Il

ma

mostrandosi altamente penetra-

ricco di sculture d'Egidio di Riviere fiam-

mingo

e di Nicol d'Arras.

bassorilie-

to di tanla magnanimit, protest che prima voleva meritarli con vincere nei

vo che rimaneva di sopra, e rappresentante Gregorio XIII che d al duca il cappello e Io stocco, fu tolto e posto nell'an-

mici. Riportata la vittoria, la funzione fu


stabilita pel
te di
1

."agosto nella chiesa del for-

dito che mette alla sagrestia. Dipoi dicen-

do

di

Clemente X, torner a riparlare dei


falli al

Gnandendal, e venne eseguita cou bella ceremouia alla presenza di diversi principi e del nunzio Bonomo. Il duca coidi allri

donativi

priucipediClevesda Gre-

principi

si

confess, ascoll

la

mes-

gorioXIll,perchCancelIieri per abbaglio


l'attribu a Clemente X. Inoltre Gregorio XIII dopo aver approvato l'elezioue del1

sa, e ricev la

comunione dalle mani del nunzio; iodi il Grimani presentando do nativi, in nome del Papa ringrazi il dui

inperaloreRodolfoIIjgl'invi lo stocco e

ca delle pie e onorate fatiche fatte in sei


vigio di
s.

il

berrettone benedetti, avendo mostralo


la

Chiesa; quindi espose


di
s.

il

costu-

zelo per

religione, poi intiepidito nella

me
la

de'Papi
notte del

benedir quelf iusegue nel


Natale e
di fame regalo ai come benemeriti difeu
la

dieta d'Augusta.
ca,

Racconta

il

cardinal Pac-

Memorie storiche sul soggiorno in Germania p. 23G,cheGregorio XIII perGio.

principi grandi,
sori di
s.

Chiesa. Pigli poi


io

similitudi-

Francesco Bonomo nunzio di Colonia e vescovo di Vercelli, fece presentare ad Alessaudro Farnese duca di

ne

di

Giuda Maccabeo

persoua d'A-

lessandro, e dell'Angelo di Dio in per-

Parma
il

{f-) y

sona del Papa, allorch diede la spada d'oro al


a
lo

supremo comandante
gnuola
in

dell'

armata spaberret-

Maccabeo
di Sisto

valoroso; indi pregando

Fiandra,

lo stocco e

nome

il

Dio

degli eserciti,

tone, che soglionsi inviare a' grandi capitani per vittorie riportate contro gl'infedeli e gli eretici.

invoc a degnarsi di avvalorare viep-

Temo

per che

vi sia

abbaglio quanto al Papa donante, imperocch non solo da altre memorie trovo che fu Sisto V, ma lo confermano Novaes nella Storia di quel Papa, con dire

il vittorioso braccio del nuovo duce Maccabeo, alla totale sconfitta dell'eresia. Terminata la funzione, applaud l'e-

pi

sercito con suoni, salve d' artiglierie, e

giuochi cavallereschi. Sisto


vittoria
si

saputa

la

commosse, e

fece pubbliche di-

che gl'invio

il

donativo come condottie

mostrazioni di gioia e di ringraziamenti

10 dell'esercito della lega, formata per

impedire all'ugonotto re di Navarra di succedere al trono di Francia ; ed il p.

Tempesti

nella Storia di Sisto

lib.

3,

Dio, recandosi nelle chiese di s. Gias. Maria dell'Anima della nazione alemanna. Inoltre Sisto V nel 58g sped per nunzio a Firena

como degli spagnuoli, e di


i

n.^ge

3o. Leggo in questo, che Sisto

ze

mg. r Michele Friuli vescovo


I

di Vicen-

dipoi pel combattimento che doveva in-

za, co' donativi dello stocco e berrettone

Imprendersi dal duca Alessandro

a Nuis,

pel granduca Ferdinando

ex

cardinali;,

52
e
deliri

STO
rosa
ti'

STO
si- lessero

oro per
Il

In

granduchessa
p.

sovrani. Indi dal suo segretrio (o da un

Cristina di Lorena.

Cartari a

[3.3

no taro)
voce

le lettere

apostoliche a

pubblic l'istruzione Ialina del maestro


delle

ceremonie Francesco Mncanzio


sia

pel

nunzio Priuli,

poi solenne ingresso in

doni (poi il nunzio pu fare un analogo sermone); dopo di chela granduchessa si prostr ionaozi
al
il

alta, dell'invio de'sagri

Firenze

in cavalcala e vestito cogli abiti

nunzio, a cui consegn

la

rosa

prelatizi di rocchetto e

cappa paonazza
di seta ne-

d'oro

diacono assistente, che


:

il

nunzio
/to-

o gran mantello, con cappello


r se

die ad essa colla solita forma

Accipe
al

non

fosse stato vescovo, sia per la


la

sani. Pucevutasi dalla granduchessa, ba-

consegna formale de'sagri doni:

cono-

ci la

mano

al

nunzio, e ritorn
la

suo

pendier inbreve. Giunto il nunzio ecommissario pontificio vicino a Firenze, die

posto, portando
lano. Poscia
il

rosa

un suo cappel-

avviso a'sovrani del suo arrivo, per stabilire la


il

vanti

il

nunzio,

granduca s'inginocchi aal quale il detto diacono


principe, gl'impose
il

sua solenne entrata. Per questa


e la

rimise lo stocco e berrettone, ed egli nel

granduca
i

no

granduchessa mandaroloro famigliari, nobili e baioni ad

consegnarli

al

ber-

rettone, e pronunzi la consueta formola

onorarlo in loro nome. La cavalcata co-

prescritta dal ceremoniale

Solenl Ho-

minci un miglio lungi dalla porta, essendo preceduto il nunzio commissario

maniPontifces inpraeclaraNatalisDomini celebritate,ec. Baciatasi dal grandtica la

da un suo cappellano a cavallo vestito di paonazzo (come caudatari de'cardinai

mano

al

nunzio

tornando
il

al
il

suo
berin-

luogo, un nobile prese lo stocco e


rettone.

li),

e portante lo stocco e berrettone, la


il

Finalmente alzatosi

nunzio

rosa recandola

nunzio

in

mano,

e fra

due

digniori di quelli che lo corteggialo-

tuon: Sii nomai Domini bendictum, ec, comparti la trina benedizione, ed il


prete assistente in piviale annunzi
diligenza concessa dal Papa.
posti
i

no. Giunto in Firenze, present a'sovrani


le lettere

l'iti-

apostoliche di sua missione, e

si

Il

nunzio,deil

stabil

che nella prossima domenica o

al-

paramenti pontificali, riprese


palazzo ducale, sorreggendo
la

tra festa eseguirebbe la tradizione de'doni,


i

mantelletto e rocchetto, e co' sovrani

si

quali privatamente nella convenuta


li

rec

al

no-

mattina

mand per tempo

nella chiesa
il

minati

rosa, e lo stocco e berrettone,


i

destinata perla funzione, e fu

duomo,
la

collocandosi sull'altare maggiore, cio

a p.

precedendo medesimi. Osserva Cartari 22, che ne'libri della deposi ter ia a

rosa d'oro in mezzo, lo stocco e berret-

postolica, e de'tempi di Sisto V,si legge.

tone dalla parte dell'epistola.


assunse
gli abili pontificali, e

11

nunzio

Rosa d'oro; Spadone, cintura


lo

e cappel-

celebr la

te assiste, allora la celebra


ecclesiastico della citt).
I

messa solenne (che se l'ablegalo solamenil pi degno


sovrani piesi-

ricamato di perle, scudi 760. Inoltre Sisto V, dopo aver pacificato il re di PoIonia

Sigismondo

111,

con l'arciduca .Masle

similiano d' Austria, per

persuasioni

sero luogo dalla parte del vangelo in

del cardinal Aldobrandino legato, a ri-

to onorevole (che se

vi fosse

presente

un

meritare

la

moderazione e condiscenden-

cardinaie, questo occuperebbe quel lato,

za del re, lo fregi coll'insegne dello stocco e berrettone da lui benedetti, e spediti in Polonia a'25 luglio i5c)o. Gregorio

ed

il

granduca e
la

la

dell'epistola). Finita la

granduchessa quello messa, il nunzio


si

XIV

assunse

mitra preziosa e

assise sul

faldistorio in

l'altare (nel quale


ss.

mezzo della nradella delnon vi pu essere la


si

Eucaristia), innanzi al quale

distese
i

i5qi mand egual donativo all'infntedi Spagna Filippo, poi re Filippo IH; e ad altro infante di Spagna, probabile niente al di lui figlio, Clemente P Illspenel

un nobile tappeto per

inginocebiarvisi

d lo stocco e berrettone neli5q4- Peto-

STO
io

STO
in

',3

^ nel 1G1

>

li

mand
i

Francia

al re

Luigi XIII, nel 6


i

Sai principe delle

Spa-

gne po*i Filippo IV, non che al Dominato Sigismondo III re di Polonia , come
riporta
il

dell'interessante argomento, e finalmente perch riguarda eziandio la Rosa doro che credo indispensabile riportarne il tenore interessante.'' Statini ac ad ma,

Ricci. Al di lui' figlio e gi ri-

nusDominationis Vestrae
nei'int Piosa

illustr.

perveet

cordato Uladislao, poi Uladislao VII re di Polonia, essendo in Roma nell'anno

aurea,
>..

Ensiscum Galero,

brevia SS. D.
gi
,

fili dopo averlo magnificamente per lutto lo stalo, alloggialo uelpalazzo apostolico con isplendidezza, e creato canonico soprannumerariodi s. Pietro, onde venerare da vicino il folto santo (A'.), gli don nella cappella pontificia, privatamente dosanto 1625, L'rbano
trattato

et

Papae, Serenissimi ReReginae Sanctitatis suae nomine

praesentanda, hoc idem ipse iisdem no-

tum
nis

ficiet;

ab

iisque

diem praesentatio-

celebrandne statu curabit, et brevia


ipso Ensis et

Regi ac Reginae consignabit; non tamen


Disi in

actu aperienda.

Qua
si

Rosae tradictiones die Doininalio Ve-

po

la

messa,

lo

stocco e
s.

il

cappello bene-

strae Illustr. (modo

comode poterit)euin

detti nella notte del

Natale, con quelle

orazioni e
si.

Il

ft mole che di sopra riprodusbreve linnipriales Chrislianae, dei

solemni .equitatu eceesiam designatali! adibit, immediate ante Don. V. ili usti*.
eqnilando praeunlibus duobus familiaribus, thalarihabitu indutis; altere

in gennaio, col (piale il Papa accompagn il dono, per incoraggi re polacchi a


i

Rosam

guerreggiare
dersi nel

turchi e
a p.

tartari,

pu

ve-

Innocenzo X nell'anno santo 6 7o, mand egualdona-

Guerra
1

'p-

aurea m, altero Ensera cuin Galero desuper apposito, deferentibus. In ecclesia ponetur Uosa sopra medium altaris propeCrncein: Ensis vero cum Galero a parte epistolae

tivo al fratello del precedente e succes-

erectus sustinebitur.
Illustr., e

Cum-

Giovanni II Casimiro ex cardinale gesuita, in premio dello zelo religioso dimostrato contro gli eretici sociniani,e per aver difeso colle armi il cattolicismo consore,

que Uom. V.
iliscendet,

sua habitatione

Rex

legali indutus
regiis itidem

una cum Regina


tis

clamyd, ornamen-

amicta, e regia discedet, et simul ea-

tro gli scismatici russi egli svedesi eretici.

dem
tini

hora

in ecclesia reperiri valeant. Sta-

Avendo contemporaneamente Innocenzo

ac pervenerit ad ecclesiali! Doni. V.

X spedito
la

il

donativo della rosa d'oro

al-

Illustr.

induet parameula sacra prope

fal-

regina sua moglie Maria


di

duchi
l'altro

Gonzaga dei Mantova, da presentarsi come

distori um, a pai te epistolae col locando ni;

et Rege, ac
tis

Reginam advenientes

capi-

donativo dal nunzio rendente in Polonia, col breve Ex more, de'^4 settembre e riportato dal Guerra, il Cartari a p.i54) pubblic: Ordo servandus

inclinatione reverebitnr.

Deinde mis-

sam

inchoabit,

quam
,

solemni ritu,prout

magis

Piegi placuerit, prose<|uetur.

Re-

sponsorio autem

Deo

grattai, ad ver-

in traditione ensis, et
III."

Rosa aurea.

Ad

siculunij Ita missa est, Doni. V. Illustr.

ac Rm. D. Archiepiscopum Adrianopolitanum apud regeni Poloniae apostolicac Sedis nunciutn, scritto dal
r

sedebit in faldistorio ante


ris

reuibus eidem versis,

medium altacum mitra. Rex

dili-

gente maestro delle ceremonie pontificie

mg. Febei. E' tanto importante, sia perch coutiene un caso di doppio dono poco frequente, sia per qualche diversit che contiene e pi copiose del precedente ceremoniale, sia per compensare alla brevit di quesl'arlicolojin proporzione

mandabit legi breve SS. Domini Nostri, quo alta voce perlecto,Sereniss.Rex acceditad Dominationem Vestram Illustri ss.
cui ante seipsam genuflexo

Galerum

su-

per caput imponet dicendo. *\ccipe Sereuissiuiae


bi

Rex, Galerum hunc, qneoi

ti-

elargiendum SS. Universalis Ecclesiae Pastor ad nos transmisit. aureis Spiritus

T o
quam
tia

S T

saiuti radiis
iiioncs

micautem, ubi candente a-

sed paciferae

non rapacis aquilae crudelitateai, columbae innocentiam ef-

giatiam ex sua liberanti clementibi concedere dignetur, qui est trinus


Patris-fJ+et Filii-t|+el Spiritus+|v

et

unns insaecula saeculorum. Amen. In

fngunt, ut scias, bella


sla esse,

tum demum

ju-

nomine
Sancii.

cum non usurpaseli

imperiis,aut

opum rapiendarum
nente, ad

cupidine geruntur;

admopropugnandam Fidem; et nd stabiliendam pacem,quae relieta Princised suscipiuntur, Spiriti] sancto

pibus terree fui thaereditasChristi incae-

ter signum crucis super Regina producendo. Serenissima Regina manum Doni.V. Illustr. exosculabilur, et adsedemsuam serecipiel.TuncDom. V. Illustr. solemnem benedictionem popolo elaigietur, et reliquum missae de more

Amen";

lum

redeuntis; qui vivit,elregnat in sae-

absolvet. Peracta missasolemiiiterad Re-

cula saeculoru ni. Amen". Dei ndeDom.V.


Illustr.

Ensem

e vagina

eductum
et

eidein

Sereniss. Regisatt ri buet dicendo." Acci pe

giam redibus Rex Sereniss. cum Regina; ante se immediate equitanlibus duobus nobilibus Rosam auream, et Eusem cu ni
Galero desuper apposito, deferenti bus.
Praedicta solemnitas decentius in digniori ecclesia peragetur: verum si Sereniss. Regi magis placuerit eadem in sacello regii palalii celebrare, utique ibidem ri,

insuper

Mucronem Domini,

Gladium

salutis;et fat in

dextera virtutis tuae in-

nocentiumtutela,etitnpiorutn flagellimi,
et

ad gloriam Dei omuipotentis,et

s.

Maintus

trisEcclesiae illurescant corruscaliones ejus orbis terrae".

Moxeodem Ense

te,

ac perfci potei

it.

" Clemente
clie
i

ol-

vaginam

Serenissimum Regem accinget,dicendo.Accingat teGladiosuo super femur tuum potentissimus,qui superbis resistit, humilibus auleta graliam
reposito,

tre l'avere
tolici
si

procurato
al turco,

principi cat-

unissero concordemente a

muo-

ver guerra

die particolarmente

vessava

la

Polonia, a questa non solo spe-

daf.Tuautem crebrisvictoriiscoleDeum
ex.ercituum, et ultionum

Domiuum.
Regem

In

nomine
Sancii.

Patris+|+et Filii-^et Spiritus-^

Amen";

ter stipi a

crucis

ma per inMicbele nel 167 idal nunzio di quel regno mg. r Angelo arcivescovo di Damiata, gli fece consegnare lostocd largo sussidio di denaro,

coraggile

il

re

signum producendo. Tuiig Pex,dimisso Galero, manum Dom. V. Ulustr. exosculabitur, et

co'e berrettone da

lui

benedetti, e alla

regina

la

rosa d'oro. Celebrando l'anno

ad thalamum revertetur. His

santo i675,pretendeCancellieri, Descriz.


de'trePontifcalip.
a
1

Reginam ad Dom. V. Illustr. accedet, cui ante ipsum genuflexaeRosam auream tiadet, dicendo. AccipeRosam,quam tibi nomineSS.
absolutis, breve ad Sereniss.

4,cbe si rec

inRoma

lucramele indulgenzeFedericoGnglielmoducadiCleves,e Clemente X gli don


berrettone benedetti.
Il

10 stocco e
to

suddet-

Universalis Ecclesiae Pasloris Innocenti!

Domini

nostri elargimur, per

quam

de-

mg. 'Francesco IVI/ Febei, De originect progressu c.elebritatis Jubilaei 67 *>, nar1

signautur
clesiae, et

gaudium utriusque Hierusaper

ra a p. 184. Die

lemjtriumpbantisscilicetjelmililantisEc-

Stepbani 3111101675, missae demoreinCa pella (praesenlePons.

quam omnibus

Cbristifl-

tificecantatae)inleifuilFiidericiGuillel-

delibus manifestatur Flos ipse speciosis-

miCliviae ducis primogenitns,

in scarnilo

simus, qui est

gaudium et corona Sanctorum omnium. Suscipe hane tu Serenissima Regina, quaesaecundum saeculiim nobdis, poten,et multa
vii

cardinalium,post juniorem diaconum sedens. Ilunc in eadem Capella (absolutis

tute prae-

missarum solemnis),insignisEnsis,etPilei 11 mnei e decora tum, paucos post dies,i n aedi bus Va ticanisgraviteraegrotantem,ac in extremis laborantem sacro Viatico, extre-

ditaes,utamplius omni viriate inCbrislo

Domino nobiliterisjtamquam Rosa planctata super rivos aquarura

multarum,

mnque unctione Ponlifexmunivit. Cum-

STO
cjne pientissimus priuceps obiisset
,

STO
ejus
tria
s.

55
di

con validi soccorsi nella guerra coui

c^da ver
riae

in Sacello

Vaticano

Mariae de
s.

tro

turchi, per

mezzo

mg.

1'

Miche-

Febri deposituiD,inde ad ecclesiam


nebri solemnique
post

Mafu-

langelo Conti (poi Innocenzo XIII) suo

de Anima nationis teuthonicae,

pompa, equitanlibus pheretrum pontifeiae domus prae-

cameriere d'onore, mand a Venezia al doge e generalissimo della repubblica Francesco Morosiui, lo stocco e berrettone bedegli

PapaecuQuesto brano del Febei riportato da Cancellieri, dopo che io qui lo trascrissi, m'iusorse grave dubbio che si fosse equivocato col donativo fatto da Gregorio X11I e dichiarato di sopra. Essendo il libro del Febei rarissimo, non lo trovai nelle bibliotecheCasanatense, Angelica, e altre onde riscontrarlo. Finalmente rinvenuto nella Vafecto, praelalis assistentil*us,et

biculariis traslatum fuit."

nedetli,accompagnatodal hreveEaquae, 8 aprile 6go,chesi legge nel Guer1

ra a p. 44^> chiamando il detto suo cubiculario nuncius apostolica*. Grati vei

neziani dell'insigne donativo ricevo to dall'illustre

concittadino, per

memoria

delle

benemerenze della repubblica lo collocarono nell'aula degli scrutimi, con analoga iscrizione ad onore del doge denominato
Peloponnesiaco, e per le vittorie del quale contro la Porta ottomana, Clemente IX gli aveva scritto la lettera gratulatoria, Praeclara decora, riportata pure dal

ticana, lessi

nel cap.

5y? invece dell'errato 167 5, De Jubilaeo celebrato a Gre.


Il

gorio XIII.
parentesi.

testo eguale,

tranne

le

Laonde il dono di Gregorio XIII, come il resto della storia, e non affatto di Clemente X fiorito un secolo dopo. Credei tutto questo notare,

Guerra. L'Ottieri, Istoria delle guerre avvenute in Europa, t. 7, p. 98, nana


chi ai 5

non per dimostrarmi severo aristarco del grande erudito Cancellieri, ma tacendolo sembrava avere io sbagliato, ed altri potevano cadere in errore. Aggiunger che No-

gran vittoria riportata sui turagostoi7i6, dal generalissimo dell'imperatore Carlo VI, il principe Eugenio di Savoia, dei duchi di Soissons
che per
la

(F-), a Petervaradino in Ungheria, Cle-

mente XI per onorarlo


cessori esercitare verso

colla

maggior
i

di-

va es nella Storia di Gregorio

XIII,

stinzione, la quale erano soliti


i

prede-

Zaccaria nel Trattalo dell'anno santo,

prodi capitani,

parlando

di quello di

Gregorio XII ^chiaCarlo Federico.

che combatterono e fecero famose conquistecontro gl'infedeli e


a
gli eretici, gli

mano
La sua
blic

il

duca

di Cleves,

spedi

bella iscrizione sepolcrale la

pubp.

Manni, Storia degli anni santi

i3g.

Orazio Rasponi di Ravenna cavaliere gerosolimitano, suo cameriere segreto di spada e cappa, lo stocco e

mezzo

di

Innocenzo XI dopo aver contribuito con somme cospicue e colle orazioni alla

berrettone benedetti (precisamentequelli


il

cui disegno esiste nell'

Opera

di

mg.

Vienna assediata da'turchi, dal vittorioso Giovanni III redi Polonia che l'elFettu, ricev lo Stendardo (F'.) di
liberazione di

Rocca, e gi ricordato); ed accompagn il dono con breve de' 7 settembre, cio

dopo

la

battaglia di

Maometto tolto a'nemici, come


prodezze
di

trofeo del

ma
so,

della presa di

cristianesimo, quindi per ricompensare le

che

tutti

Salaochement e priTemeswar. Dice in escristiani devono restare al

quel re

gli

mand

lo stocco e

berrettone benedetti, col breve Singulavis luae, dei

Guerra

gli

26 gennaio i685, presso il permise qualunque cattolico


quo
illis

condotta obbligati, che devono rispondere al gran benefizio, almeno con lodi, per aver egli in brevissimo tempo disfatto le inuumerabili
di lui valore e savia

Antislitem eligat, a

inter missa-

rum solemnia ornclur. Alessandro Vili


veneto, oltre di aver favorito
la

truppe de'barbarij onde poteva a lui adattarsi ci che gi si disse di Cesare, che
il

sua pa

venire, vedere e vincere era stata

una

56

STO
adunque
pel

S
dono
pel

T O
il

sola cosa. Doversi egli

campo

di

Temeswar. Giunto

cav.

mandatogli infiammare di' nobile spirito e lena ad acquistarsi, come gli augurava, nuovo merito e gloria, ad esaltazione e
dilatazine della fede di Cristo.

Raspoui dal principe Eugenio, questi si mostri) profondamente penetrato della pontificia munificenza, e festeggi il suo
arrivo, alloggiandolo nel suo padiglione.

La fun-

zione fu fatta con gran solennit nella cat


tediale di Giavarino, nel ritorno ch'egli
ieee dall'Ungheria in Vienna, e
late le disposizioni alle
ticri d'
))Yi

Stante

la

mancanza d'un vescovo,


r

stabil
vi-

per

la

funzione ig. Stefano

Konbor

dopo aver

cario generale di Giavarino o


la cui cattedrale fu

truppe pe'quar-

Raah, neleseguita, con antiuen-

breve de'16 settemPlures iiaximasqueviclorias %\\e^inverno.

11

za dell'imperatore e del vescovo cardinal di Sassonia, non essendo stato possibilo di farla in quella di

ile

nel

Guerra

a p,

44 ()

^ >iu

interessanti
7

Temeswar come
e del principe

notizie trovo ne' Diari

ili

Roma

[I'

.)

in-

bramava
d.

il

Papa,

alla

presenza di molti

cominciati in quell'annoa pubblicarsi, apputito per riportarsi


le notizie della

generali venuti dal

campo,
Il

guerra

Emanuele
il

infante di Portogallo, e
cav.

nu-

combatteva in Ungheria, e perci chiamavasi Diario d* Ungheria, cio nel n. io e sua Aggiunta, e m\Y Aggiunta
che
si

sci assai

magnifica.

preceduto

principe in

Rasponi avea Giavarino, ri-

del

ii.

23. Riporter

il

pi sostanziale

cevuto con ogni distinzione e onorificcnza. ludi con ispleudido accompagnamelito


il

della relazione.

Primieramente si legge l'allocuzione Cumulatimi gaudium, pionuuziata da Clemente XI nel concistoro


de'2 settembre 7 16, colla quale partetipo al sagro collegio de' cardinali le vit1

cav. Rasponi
il

si

rec alla chiesa, pre-

cedendo

principe, collo stocco e ber-

rettone, tra le salve delle artiglierie e dei

moschetti, e
ne.

il

suono

di tutte le

campa-

Fu

ricevuto da mg. r vicario sulla porprincipe Euge11.

tone riportate
15.

sui turchi in

Ungheria,

ta dejla cattedrale, alla testa del capitolo,


il

pubblici ringraziamenti fatti a Dio e alla

quale souiniiuistr

al

determinazione di aver destinato premiare il valore del principe


Vergine, e
la

nio l'acqua benedetta.


li

cav.

Rasponi

port dalla parte dell'epistola, presso

Eugenio

collo stocco e berrettone da lui


s.

la

quale

gli

era stata preparata una se-

benedetti nel

Natale. Indi riportasi

il

dia coperta con genuflessorio avanti, e vi-

breve, Firmata, coslantanque fiduciam, dal Papa scritto al principe Eugenio a'7

cino uno sgabello, sul quale un sacerdote


in cotta

sostenne
la

lo
11

stocco e

il

berrettone

settembre,per congratularsi de'suoi trionfi,

durante

messa.

principe

dopo avere

esortandolo a vieppi sostenere

la

di-

fesa dell'ortodossia, ed abbattere l'orgo-

oralo sopra uno strato e cuscino, pass dalla parte dell'evangeloov'era una speciedi tribuna decentemente ornata. Dailo stesso lato e

glio de'barbari nemici del

nome

crisliail

no; insiemeavvisandolo di spedirgli

cav.

alquanto

pili

basso pie-

Piasponi, col donativo dello stocco e ber-

sero luogo

canonici, ed incontro al priu-

lettone da lui benedetti, spiegandone


chiesa e dalle

misteri; quindi gl'ingiunse di riceverli in

oipee sopra una pradella fu collocata la sedia di mg.r vicario, e un poco pi basso gli sgabelli pei ministri assistenti.

mani d'un vedovo, s'era

Da

possibile, nella celebrazione della messa,


11

questa partee negli


10110 l'infante,
il

stalli

canonicali siede-

cav. Rasponi, partito da


si

Roma

co'sa-

maresciallo Ieister goi

gri donativi,

rec prima a Vienna a osistanza del

vernatole militare di Giavarino, e


cipali ufliziali.

priu-

sequiare e ringraziare l'imperatore Cario

Nella solenne messa Cansi

VI, che ad

Papa

lo

avea

lata

da mg. 1 vicario,
le

praticarono col

fatto aiutante reale

con grado

di colon-

principe tutte

consuete ceremonie; teril

nello dell'armata imperiale; indi

mosse

minata

la

quale

celebrante depose la

STO
pianeta, e assunto
il

T O

57

piviale

and

a sedere

noslrae pari animi devotione, et alacri*


tate suscipias (qui segu la tradizione dello -stocco nelle inani di

su d'una sedia posta sull'ultimo gradino


dell'altare. Allora
il

cav. Raspolli
al

si

re-

sua altezza, nel

co a consegnare

il

breve

principe, so-

proferirsi le seguenti parole).


in

Firmelur

pia una guantiera coperta di broccato, ed espose la sua missione con paiole appropria te.
sioui
di
il

eo

manus tua,atque
ut

exaltetur de\te-

Il

principe rispose co espresriconoscenza


al

somma
breve,
lo

l'apa,

volute ad coufusionein inimicoruni crucis Christi,-$. MatrisEcclesiaegloriam,


ra tua, et sic per illuni induatis
ex. allo,

prese

baci e consegn per la


il

illucescant corruscationes ejus orbis ter-

lettura al segretario di guerra,


la

(piale

rae,praestanteeodemDoiiiiiio nostro Jesu


Cbristo, qui
vivit, et

esegu ad alta voce sopra


il

un gradino

cum

l'atre, et

Spintu sancto

dell'altare. Lettosi

suddetto breve dal port a pie-

regnai Deus in saecula saeculo-

segrelario di guerra, sua altezza serenis-

sima
di del

il

principe

Eugeuio

si

se

celebrante mg.' vicario generale di


genuflessa sopra uno strato
il

rum. Amen". Nel darsi il berrettone, dismg. 1 vicari nell'importo in capo al principe. Accipe quoque l'ileiun bone,
in cu-

l io va l'i no, e

quasi Galeani salutis,el munitionis

e cuscino,

il

cav. Raspolli colloc

ber-

pile ilio, ut te jugitei* in die belli coelesic

retlone sopra un cuscino, sfoder

lo stoc-

lumen obumbret.
,

Sit in

te spiritus

co e

lo

present a mg. 1 vicario,


'

il

quale

foi titudinis

et consilii

qnalenus profli-

recit

la

seguente formola. Solent Ro-

gatis
tra

orlbodoxae

tdei bostibus,

veram

in-

mani
ria

Puntifices juxta probaluni praede-

ebristianorum fines pneem stabilias,


coelo lerrae invexit

cessoiiim

suorum moretn,

in

anniversa-

quam de
cum

Rex

paci(jui

NglivitalisDuminicae celebriate En-

ficus Jesus Cbristus

Dom'musnoster,
sancto

seni

cum

apposito desuper Pileo per

in-

l'atre, et S[iiritu

vivit, et re-

vocatioiem Divini nominis,

et apostoli-

cam

benedictibiiem speeialique ritu san-

Amen.

gnat Deus per omnia saecula. saeculorum. " Il principe quindi consegn lo
il

clilcare.

Congruit sane

quam maximae
antiquuni
i-

stocco e

berrettone al barone WaJdrff


la

tiasceutis Cbrisli fesli vitati,

suo cavallerizzo maggiore,e baciata

ma-

Blud,ac venerabile

Romanae
-

Ecclesiae in-

no
lui

al

celebrante riverentemente, fu da
il

Slitutuni. Designatili
ibcttis ilie

enim boc pactoconin

ammesso all'amplesso. Tornato

priu-

pio nobis initus,

quo Uni-

cipeal suo luogo, fu intiionatoilZWJeu//?,


tra lesalvedell'artigliei ieemoscbetierie.

genitus Fi li tis Dei,

magno,

et mirabili

uequitalis iure celiando, natura ni generis


lis

Spogliatosi mg.r vicario e

gli

assistenti,

assuropsit

Immani, ut inventor mor,

accompagnarono
della chiesa, ivi
tile
il

il

principe sulla porta

diabolus, per ipsain


;

quam

vicerat,

principe fece un gen-

nosque eruli de potest te tenebrarum, in Dei lumen trasferemur, et


vjcerelur
ficaluin
,

ringraziamento al vicario, al capitolo e al cav. Rasponi, il quale lo segu, e preceduti dallo stocco e berrettone alla sua

legnum. Raliunabili igilur est, ut sanciibone Ensem Mucroneni Dumini Gladium potentis, quein ail praeci-

abilazione.ovea sfogo dej popolo per qual-

chetempoiilenneroesposti.il maresciallo
alloggi tutti nobilmente, e die un

puum
io
ster,

tuaefortitudinisdccus, Dealissiinus
no-

ma-

eodem Cbristo Pater, et Duminus

gniico pranzo coH'inlervento del vicario,

D. Clemens divinae providentiae Papa XI, singolari libi paternae suae be-

de'canonici, e del cav. Rasponi. Si fecero


brindisi dal principe al
al

Papa

e all'infante,

nevolentiaesignificationeelargitur,tu

mo-

da, Serenissime Princeps,de catholica religiooe, christiauique populi salute opti-

trombe, e alio sparo de' cannoni. Rispose il principe Eu-

suono

ili

timpani

genio con questa lettera a Clemente Xf.


- Pul Dei optimi

tue inerite, per

uiiuhUnuui

luuniliLilis

maxiini c'emeuliain

5$

T O
arma Caesarea contra
esempi,
tale

T O

piisBealitudinis vestraeexcitatamoralio-

berrettone ducale, dicendo esservi molti

nibus, quae nuper

ma

senza indicarli, tranne quello


il

infensiasimus christianis nominis hosteni

d'Urbano V, che secondo

Bzovio, fece

ad Petrowaradiaumtriumpbare contigli,
juliil rnihi

majus, optatiusveaccidere pgratiosissimae Sanctitatis. ve-

benedizione a'9 aprile 3G8 nel giorno di Pasqua. Benedictioneui intersa1

tuit,

quam

crificandum

Ensem auratum eidem

re-

stile congratulalioues,

immeritaque per Horatium Raspoiium equilem hierosolymitanum omni ex parte clarum, acce-

ginae Joannaeadsidenti donavit, ipsa vero Petro regi Cypri, qui eo accintus Ni-

colaum Spinellium Juvenantium reginae


cancellarium baltheo militari ornavit."

plumque

transmissi

Ensis et Pilei con-

lecoratio, quae

ea,qua fieri potuit solemnitale peracla, iue non modo divini fivoris admonebil; veruni etiam ad majores justae Dei, Caesaris'et Christianae
L-ausae excilabit conatus,

dum

Da

queste testimonianze dunque appafece


I

risce,

che il Papa mosa Giovanna


la
1

il

donativo

alla fa-

regina di Sicilia (U.) t


assai della verit di

quale ne fece poi un presente a Pietro


re di Cipro.

quos

dum

sub
velit

Temo

tanto pontificata felices spero, Divinam

questo racconto, tanto pi che altrove narrai,

quoque opem

in

subsidium invoco,

me
j

acceptae gratiae dignum reddere, et

Roma

Beatitudinem vestram pr amplimi glo-

Suae sanctae Causae, et Caesaris prinoliane, diu salvum,inco!umemque seria

vate, cujus sanclissinios pedes

dum omni

neh 368 Urbano V donato in Rosa d'oro a Giovanna I,a preferenza di Pietro I, onde cardinali altamente ne mormorarono, come affermano l'autore delle due T'ite, d' Urbano V, pubblicate da Baluzio p. 38 e 48,
avere
la
i
1

cuin reverentia exosculor, respectuosissima cimi subtnissioue maneo, etc. " Indi
ii

e Muratori,
p.
1

Scriptornm

rer. Italia,

t.

3,

Diario di Roma riporta una serie

di al-

54 620 e 634- Benedetto XIII nel 1725 per mezzo di Gio. Francesco degli
,

cuni esempi degli stocchi e berrettoni benedetti donali da' Papi,

ma non

esatta

Abbati Oli vieri,sped aMalla al gran maestro dell'ordine Gerosolimitano fr. Ema-"
nuele de Vilhena portoghese, lo stocco
e berrettone benedetti, per la difesa che

interamenle.il Pagi pretese nella Pila di

Urbano

FI

68,

ne si facesse in Clemente XI benedi lo stocco e berrettone pel principe Eugenio nella chiesa di s. Maria del Popolo l'8 settembre i 7 i5: in tutto err, non trovandosi che in ve1

die questa benedizioqualunque giorno, e che

faceva di quelP. isola contro


turchi.
t.

le

11

Marchesi, Galleria

dell'

mire dei onore

chiama Gio Francesco cavaMalta e cameriere d'onore di Benedetto XIII, e che dopo tale onorifico
2, p. icjq, liere di

un'altra festa fuori del solo


tal

s.

Natale

fe-

incarico fu canonico Valicano, protonotario apostolico


te,

cero

benedizione,

ma

tranne quella

che ri porter di Leone XII a'nostri giorni soltanto, seppure debba invece chiamarsi
altra benedizione (Benedetto

del

soprannumero,e ponenbuon governo. Il Zaluski nell'ocitai

pera che

a Berrettone, nel descrifalli

XIV

peli.

vere questi donativi

a're di Polonia,

una

volta bened

la

Rosa d'oro,

in

tem-

po di ver so dal consueto, perch venne l'opportunit di donarla e non esisteva quella del precedente anno). Tra quelli che seguirono l'errore del Pagi, vi fu Guerra; tra quelli che lo confutarono, Zacearia e Cancellieri. Sembra che nel contrario errore sia caduto pure Mondelli, cio sulla
benedizione straordinaria dello stocco e

afferma che Benedetto XIII nel 1726 Io fece al re Augusto II ed elettore di Sassonia. del
II

n."

4686

del Diario di

1747

riferisce

come Benedetto

Roma XIV

in concistoro segreto recit

una erudita

allocuzione sopra lo stocco e berrettone

benedetti,

destili indoli in

maestro

di

Malta

fr.

dono al gran Emanuele Piuto de


e glieli rimise

Fonseca portoghese,

col

S
breve

T
no

T O
ss.

dicembre, per le Mie benemerenze e per quelle di sua illustre religione equestre.

Maxima, de'23

festivo dell'Invenzione della

59 Croce

a'3 maggio, nella sua cappella segreta del

Nomin

alle-

VaticaiiOjdopo
sa. Si

gato apostolico a portarli mg.r Luigi Valenti suo cameriere d'onore in abito paonazzo, nipote del segretario di stato e poi
cardinale.

la celebrazione della mesdetermin a questa straordinaria e la

nuova benedizione, per

presa risoluin

zione di dare tale dimostrazione

occatal efr

Err

Cancellieri,e
1

il

D.49 del

sione opportuna. Inoltre notai, che a

Diario

/li

Roma

8 4 che
1

lo

copi, in as-

fetto destin perablegatoapostolico

Clemente XIII don al gran Malta lo stocco e berrettone benedetti. No, fu Clemente XIV, e nel 774> e lo notai nel voi. XXIX, p. 262, dichiarando regali che ricevette l'ablegato apostolico mg. Bonanni. Lo affermano n.i 8 566, 8 58 2, 8 "98,860 0,860 2 del Diario di Roma 1 y y 4 ove s p J 'h>
serire che

Lodovico de'baroni Aucajani (ora

mg. moua-

maestro

di

cocassineseeabbatedis. Pietro dFerenr/r//o,abbazin di cui riparlai a Spoleti), ca-

ieresegretosoprannu mero, incaricato pure di presentare la berretta cardinalirnei

zzalcardinalCroy arcivescovo
e notai
i

di

Rouenj

regali ricevuti daU'ablegato. Di

'

che
i

e della

benedizione

in parte trattano

del biglietto di segreteria di stato, per la

nomina

dell'ablegato;di sua partenza per

Malta con una galera pontili eia,con molta


gente di buon servizio; del suo arrivo
to allo sbarco
alla
ai

eli Roma 1825, dichiarando che l'ablegato fu accompagnato dal fratello bai oue Decio, e da mg. r

n.i

36

e 161 del Diarto

Conti cappellano segreto del Papa.

Il

cav.

18 giugno, onorificenze ricevute, accol-

Arlaud
la

pai la del

donativo pontificio nel1

da 4 cavalieri, incontrato

porta dal clero secolare e regolare, e

da'cappellani conventuali, recandosi pio-

Storia di Leone XII, nel 1. 1 p. 75, 176, 249 (ed anche nella Storia di Pio 1 III, t. 2, p. i3o). Egli osserva, che il
,

ccssionalmenlein chiesa tra


delle artiglierie e
il

il

rimbombo
campane;

berrettone o cimiero, una specie


pello del

di

cap-

suono

delle

medio evo, ed

sempre accomdi

che ringraziati

tutti, pass coi cavalieri

pagnato dallo stocco, specie


distinti in fazioni

spada; che

alla nobile residenza destinatagli, riceven-

sogliono donarsi a "cneralissimi chesiansi

do

le visite

de'grancroci, del prelato in-

quisitore di Malta, e recandosi privata-

niente a visitare

il

gran maestro XimeNavarro. Indi


la
si

importanti (poteva aggiungcre,anche pe'motivi che ho descritto, ed ai sovrani), come d. Giovanni di


Austria, Giovanni III e
nio; ed
il

nes de

Texada

di

narra
leg-

principe

Euge-

l'udienza pubblica, che fu destinata do-

menica 26 luglio per


ge
e
la
il

funzione, e

si

sare

la

egualmente volendosi ricompenspedizione di Spagna, per cui Leolui stesso,

notade'regali ricevuti dall'ablegatu,


in

ne XII avea domandato a

co-

suo ritorno

Roma. L'ultimo donavoi.

me

incaricalo di Francia in

tivo dello stocco e berrettone io fece Leo-

tizie sulla vita

Roma, le nodelducad'Angoulme vinponendo fine alla rivoonde aver gagliardi


;

ne XII nel 1825, come riportai nei

citore di Cadice,

XXVII,

do che il ducad'Angoulme,
cese, liberato
il

142, XXXVIII, p. 65, dicenPapa, per avere il Delfino Luigi


p.

luzione spagnuola

figlio di

Carlo

redi

motivi di manifestare a 'cardinali la sua determinazione, e inviar quindi tali segni

Francia, generalissimo dell'esercito franre e la famiglia reale di

d'onore a Parigi, ch'

la

pi alta ricom-

S/jagua dal dispotico potere de' co:t:tnziouali riblli, gli


Io stocco e

pensa cattolica che possa desiderare un guerriero amico della religione. Soggiunge, che alcune persone, conoscendo poco
gli usi di

mand

iu

dono a Parigi
esi-

berrettone benedetti, che


pontificia., e

Roma, che non


il

si

diparte mai

stevano nella sagrestia

cou

dalle foggie dell'antichit, trovarono Io

singoiar esempio volle ribenedirli nel gior-

sloccu e

berrclloue pesanti da non p-

60
(tisi

STO
ne
nell'
i

ST
stesso

()

adoperare, ignorando che simile o noie era stato fatto ai 3 nominati inagnaniuii e benemeriti della cristianit; essi
il

ultima settimana

di luglio dello

82 ^Nell'anno precedeute,ad onta the fosse affaticato Leone XII dalle funre

per non aveano posto sulla loro testa


formidabile berrettone, u aveano
s

zioni dell'apertura della

ini-

brandita quella spada

pesante. Questi

segni d'onore, nelle ce r moni e della pace

venivano portali dagli araldi, che precein Utnpodiguerja essi non apparivano vestiti di eosenorini insegne. Alcune critiche beffarde cirdcvanoque'eapitani;ina
colarono ed afflissero
le nel
il
ii

porta santa, pumattutino della notte del s. Natale, al letto de'paramenti e colle forinalila consuete beued lo stocco eherrettone ducale (cio quelli che sped poi con

prima

del

nuova benedizione
slina,
eli

in

Francia), indi pas-

so alla funzione della contigua cappella Si-

buon Papa, il quaaveano


e-

lagnarsene, mostr di sapere che


il

trovo nel n.io4 del Diario 824. bi quello poi del 82.5 e nel u.io3, leggo che Leone XII avendo
fo/na
i

come

re,

Delfino,
la

le

principesse

eseguito

sternato

loro sincera gratitudine per

la chiusura della porta santa, non intervenne nella seguente nolle,vigilia del

tali e altri

doni: Carlo

si

dichiar gra-

s.

Natale, al mattutino; laonde nella mat-

tisiimo di tutto, e fece aucorlui donativi


a

lina appresso e nella sua cappella segrela,

Leone XII, diche


il

trattai a'Ioro luoghi,


di

dopo aver celebrata

la

messa, henedi
falli di

Poi narra, che

giorno

Natale 825,
i

lo stocco e

berrettone (cio quelli


gli altri

dopo la celebrazione del la messa/luemazzieri

nuovo, e (piando
cale in

gi erano slati
vi

portavano

il

berrettone e stocco destati

ricevuti dal Delino). INon


s.

fu pontili-

stillati al

DeKno,

benedetti secondo

Pietro,

ma

solenne messa nella

Papa nella sua cappella privata dopo una messa comune. Qui I' ottimo
l'uso del

cappella Sistina,

in cui

sebbene non

vi

and

il

Papa,

si

videro Io stocco e berret-

storico (che celebrai


dei cardinal

anco nella biografa


in

Soma gli a) cadde

anacroiinpli-

nismo, che non posso trasandare,

cando pi cose. Dal riportalo di sopra, e comprovato dal Diario di Roma (g\ovnaie
ollciale,

Urne, sostenuti (a corna Epistolae) a vipenda da due mazzieri pontificii, e non portati, uflizio che spetta al chierico di camera. Aggiunger che nel n.io3 del Diario di Roma 1826 si riporta, che Leo-

che se talvolta disse iuesat-

tezze parlando d'antiche er udizioni,


fallava

non

ne XII celebr le funzioni del vespero e mattutino nella basilica Liberiana, ove
avanti
il

quando pubblicava-cose
il

di fatto

?..

"nella sagrestia e coll'assisleuivi si

del giorno e riguardanti

Papa, almeno
si

za del sagro collegio (cio perch

nel sostanziale e pi importante, e


li

ret-

raduna, non per assistere


ne) e degli altri che
la
vi

alla benedizio-

fico col

fico cose

numero seguente quando notiche meritavano correzione), che


berrettone pel Delfino gi eraconseguati in Parigi, lmio

hanno luogo,

fece

lo stocco e

benedizione del cappello e dello stocco, solita praticarsi in questa notte (vale a
dire
i

no

stati a lui

nuovi

sostituiti a'donati, e tuttora

porla inoltre che


dizione

rimarchi, che
la

meno
bene-

esistenti nella sagrestia pontifcia). Altret-

alcuni casi, e in principio notati,


si

tanto pratic nel


del Diario
(\\

fa

sempre

nella

camera de'paDi pi leggesi


la

827, come dal n. 04 qualeerrambeduelevolte,


1

lamenti del palazzo apostolico e talvolta


neila sagrestia Liberiana.

nel dire che l'esegui in piviale). Final incute


il

n.2 5 del 1828, dice che

Leone Xlf
il

ne'due

allegati

Diari di

Roma, che i'ab-

celebr nella cappella Sistina


e
il

vespero

legato part da

Roma due giorni dopo


visi restitu

mattutino, e nella seguente mattina

ribenedizine dellostocco e berrettone pel

pontific la messa nella basilica Liberiau, in cui durante la funzione e dal lato
dell'epistola presso l'altare

Delfino,cioa'5maggio,e

do-

po esegui la

la

ragguardevole comuiasiu-

da uu maz-

STO
ziere

STO
mura
gune
profonde che quelle del eanale
della gi regina dell'Adriatico,

fi

furono

sostentili lo stocco e berretto-

e alle strade sono pi chiare e pi


e delle la-

ne, benedetti nell'antecedente nolfcfdun-

que

nella

camera
questa
li

de' paramenti della Si-

con
fi-

stina). In

bened Gregorio
la

XVI

pi che vascelli di tutte grandezze pas-

ordinariamente avanti

messa della notnon v'interveniva l'eseguiva nella mattina prima della funzione. Il regnatile Pio IX costa* mando celebrare il mattutino e il ponte di Natale cui assisteva, e se
tificale della notte di
lica

sano a due ranghi innanzi


nestre de'circa suoi
vista d'ogni parte
1

le

case e le

00,000

abitanti. Alla
i

si

ravvisano

giardini

ricchi d'alberi e delle pi rare piante, le

Natale nella basie. priil


i

cupole delle chiese, ed in qualche luogo ponti che vanno da una all'altra isola
i

Liberiana, in quella sagrestia


tlel

pel

commercio

de'ciltadini.
le

La maniera

ma

mattutino benedice

lo stocco e

per pi usata per


la

comunicazioni dellut-

berrettone.

rammentati

fmo

Pigili,

Su questo argomento, oltre scrittori. si ponuo vedere,Ste* De insignibus militaribus a


'

ciltjSono de'battellelli di diverse gran*

dezze,
ti

che circolano, partono e danno

gl'indizi,

come

le

vetture,

le

piccole di-

Paul.

Max.

principibus deferri

solilis,

ligenzeegli omnibusoggi usali nelle grandi citt

nello Scotti, Itinerario p. 482. France-

sco A. Mondelli,

Qual

sia dello stocco

d'oro l'origine? nella Dissertazione


della II Decade,

li

Roma 1792.

d'Europa. Ci che v'ha di straorsi , che questi battelletli sono tulli condoni da donne. L'ineguaglianza delle rocce, o scogli di granito che indinario per

STCKHOLMoSTOCCOLMA,flb/mia. Citt capitale del regno di Svezia (P.)e capoluogo della prefettura del suo
nooie, nella parte orientale della Svea-

landiao Svezia propria, porzione dell'an-

numerevoli sorgono dalle onde, in parte delle quali sono fondate le abitazioni, le rendono di dillcile accesso ed in falli una gran parte delle case sono disposte a foggia di gradini d'anfiteatro dal pendio
:

Upland o Boslagen e parte dell'anSudermania. E' situata sullo stretto che unisce il lago Maelar ad unode'bractico
tica
ci

d'un'alta collina, ed

rona e domina l'assieme


te.

un vasto palazzo codi queste veducase sono costrutte

Generalmente
ed
a

le

del

mare

baltico,

i'.>.o

leghe nord-est

di pietra

mattoni, ed esteriormente
1

da Copenaghen, \Go ovest sud-ovest da Pietroburgo, 35tda Vienna, e35oda Parigi, in posizione

coperte

di stucco bianco. di legno,

quartieri dei
la

sobborghi sono
nascosti.

formano

par-

sommamente

pittore-

te inferiore della citt, e quasi del tulio


Il

sca; l'alternare della terra e delle

grandi

castello ed

pubblici edilzi

masse d'acqua, l'ineguaglianza del terreno che forma ora collina di dolce declivio, ora masse scoscese di rupi di gneis e di granito, le danno un aspetto mira bile e unico in Europa. Stockholm basata sopra 7 piccole isole, dalia parte dell'acque del lago Maelar, il pi pittoresco

hanno
bella e

il

tetto ricoperto di

rame. La pi
quartiere

la

pi larga strada quella della


il

della Regina, che attraversa


al

nord, ch'

il

pi ricco di

edilizi.

Vi

si

coniano 1 5 belli ponti di congiunzione, unode'quali di ferro. Componesi Stockholm di parti o quartieri materialmen1

de laghi

Questo lago per le due loci IN'orrstrome Soderstrom sbocca nel porto, mantenendo dolci le acque nello Skargard, o vero arci pelago, dov'entrano le navi per le principali imboccature
di Svezia.
di

Dalaro

e di

Sandhamn.

In cei to

modo
sue

questa citt ha multa analogia con Venezia;

Lo Staden o la citt propriamente detta, sopra un'isola centrale e situata nel bel mezzo dello stretto, che al mare congiunge il Maelar; la parte dello stretto medesimo che trovasi al nord dell'isola chiamasi JVorreStroem; e l'altra Soedcr-Slroem. Questa divisione il
te separati. r.

mn

le

acque che battono

alle

centro degli

all'ari

commerciali:

le ri vie-

62
dove abitano
pure trovasi
lo
il

T O

STO
ove tengonsi alcune assemblee. Si consi' dera spesso questo quaitiere come paite della citt propriamente delta. 4- Lo Skepps Holmen o Adiniralitets-Holmen, situatoall'esl delloStadene alcontinente congiunto per mezzo d'un ponte: contiene poebe case particolari, e vi si trovano l'ammiragliato, l'arsenale della marina, la dogana dell'ammiragliato e quauli tu. di magazzini. 5. Il Castel-Holmen, al sudestdelloSkepps-Holmen, al quale comunica mediante un ponte. Havvi un furie guernitodii2 cannoni, e un Iazza-

re ne sono fiancheggiate da case superbe,


i

primari mercanti, e col


di magnifica archilei-

palazzo regio, vasto castel-

quadrangolare

tura e di bellissimo e maestoso aspetto,


situato alla

sommit dell'isola, con mimeros ed eleganti ornati nell'interno; due


bronzo
di
la

leoni di
fuiino

di colossale

dimensione

mostra

difenderne ringresso,de-

corando

principal facciata

un bel

ter-

razzo con giardino. Vi dimora


cliia.

la corte,

e tutte le amministrazioni della

monarvi si

Raccbiiule ancora
il

gli

archivi del re-

gno,

museo ove
trovasi
villa

fra le statue
il

die

retto della marina. 6.


all'est

Il

BeckHolmen,
:

ammirano
ca regia,

famoso Endimione
la

scoperto nella

Adriana;
s.

bibliuteil

la bella

chiesa di

Nicolao,

palazzo dei cavalieri ossia della nobilt

Castel-Holmen veruu ponte noi congiunge alle terre vicine. j. li Kongs-IIolmen la massima isola di Stoccolma, all'ovest nordovest dello Stasud
est del
,

ove radunasi per le sessioni delle diete, grazioso edilizio esternamente adorno di statue ecolonne, e dentro di quadri e sciliture;
sa

deu.

Xe

abitala soltanto la parte oriensi

tale, e vi

trovano
il

la

chiesa d' Lirica ESi va


al l'est

leonora, e

gran lazzaretto regio.


al

nuovo palazzo di giustizia, lacbiealemanna di s. Gertrude con torre alil

da questo quartiere

continente,

per due ponti, uno de'quali passa

sull'i-

tai

piedi, la borsa, la

banca,
il

la

zecca

soletta diBlek-Holoien. 8. "IlNorre-Malm,


al

con un gabinetto
delle miniere,
la

di minerali,

collegio

nord della

oill

propriamente detta o

posta e altri pubblici stastatua in bronzo

Staden,alla quale congiunto per mezzo


di

bilimenti. Sulla piazza del castello s'innal-

grande
olii e

e bel ponte; giace sopra


pi. estesa

una

za sopra un piedistallo
di

la

penisola molto

dello Staden,

Gustavo 111. Lecasemoltoalte,lestrade generalmente anguste, danno al complesso un'apparenza alquanto tetra. 2. Lo
Ilelge-Anclsholnien o Piccola Stoccolma,
iu

6 grandi piazze, vie molto regomolto lunghe, alcune per strette. Si notano in questa parte il palazzo del
ed
lari,

principe Alberto, l'osservatorio astronoinico, l'arsenale dell'artiglieria col labo-

mezzo

al N'orre-Slroein, al

nord dello
in pietra e

Staden, e contiene belle case


le

ratorio,
il

il

teatro,

il

serraglio
la

deMe

fiere,

Uiddar-Holmen, all'ovest dello Staden, da cui non separatocheda uno stretto canale, traversato da un ponte: contiene la chiesi di Riddar- Holmen, una specie di Pantheon e uotabile pel gran numerodelle tombe reIl

scuderie regie. 3."

giardino degli agrumi,

chiesa d'AdoIin

fo

Federico, con un

monumento

moria

di Descartes ossia Cartesio

memorto

a Stoccolma, e la piazzadi

Norre-Malro-

mezzo alla quale sorge la statua equestre di Gustavo Adolfo. Al Norretorget, in

gie, de'sarcofagi e trofei

che racchiude,

Maini

attaccatisi al

nord

est

il

quartiere

e dove sono sepolti

la

pi parte de're di
I

diBlasie-IIolmen,ed

all'est

quello di La-

Svezia posteriori a Gustavo


cui statua equestre

Wasa

(la

una
i

di quelle

che

dugards-Landen che somiglia piuttosto ad un villaggio che ad una parte di capitale. g.


11

sono

in e

Stoccolma),

fra

quali

Gustavo

Soeder-Malrn,
si

al

sud dello

Adolfo

Carlo XII, ed un gran numero


illustri; e l'aulico

Staden,

al

quale

unisce con un ponle

di celebri diplomatici, gratuli capitani e

levatoio e varie costruzioni di chiusa:

uomini

palazzo regio,

quasi interamente circondato dalle acque;

S
al

T O
al

STO
continen-

sud-sudest

Io

congiunge

guanti estremamente

stretti e piccoli,

ed

te
ni.

un istmo stretto, coperto di

ibi tificazio-

NoneMaini, ma vi sono meno monumenti pubL'aspetto somiglia a quello di

blici;

per

vi

si

fanno distinguere
o."ll

l'ostello
il

uu cappello pei forato verso la parte dritta viciuo la tempia, buco cagionalo dalla palla che die morie a s grande eroe. Possiede Stoccolma gran numero di societ
letterarie e pregievoli.

della citt o palazzo municipale, e

gran

deposito e pesa del ferro,

Lang HolSoeder-

delle scienze fu fondata nel

men, lunga

isola al nord-est del

Malm,
evi
si

col quale

comunica per un ponte,

L'accademia reale 1739, da una piccola associazione che contava tra' suoi membri il celebre Linneo: ha essa 100

ficio
ti

rimarca la casa di correzione, e l'ufdoganale per la percezione de'diritdelle navi, che sortono dal Iago Maelar.
di tutte

membri
tura, il

svedesi e

60

forestieri; l'aaricol-

commercio, le manifatture, le scienze filosofiche e ma tematiche, forma no l'oggetto de'suoi lavori; vedesi con interesse

La riunione
manca che
d'industria;

queste parti olire un

circuito di 3 leghe e

mezza,

ma

troppo

tutto sia abitato. Vi sono o-

spedali, stabilimenti di beneficenza, case


1

chiese,4 oralorii,lasinago-

ga degli ebrei: della chiesa cattolica, e di quanto riguarda cattolici netrattoa Svei

suo museo, la biblioteca, l'osservatorio. L'accademia svedese istituita neh 786 ila Gustavo 111 non conta cheiS membri, e limitai suoi studi al perfezionamento della lingua svedese. Altre accademie sono,
il

quelle delle belle


le antichit,

arti, dell'istoria e del-

zia,

parlando del vicarialo apostolico


risiedendo in Stoccolma
il

o-

quellami

lilare, di architettu-

m opimo,

vica-

ra, pittura e scultura, di


t patriottica
la

musica,

la socie-

L'amministrazionedi Stoccolma stai urna no d'un governatore e d'un


rio apostolico.

scandinava e d'agricoltura,
di

biblica.
il

Vi scuola

navigazione e di

sotto governatore.
citt consiste in
siglieri. Per

La magistratura
e

della

disegno,

collegio di medicina e chirur-

4 borgomastri
due

20 conuno

gia che soprintende su tutti gli stabilimenti

conto ecc!esiastico,cio del culconcistori,

medici del regno,


,

la

scuola di tecnolo-

to luterano, vi sono

gia

ec.

La

biblioteca regia conta quasi


il

Il re CarGiovanni sulla piazza Stolsbacken innalz un grande obelisco di granito, in onore della milizia borghesedi Stoccolma. 11 grande arsenale, situato in ameno passeggio chiama lo ilG lardino del Re, vastissimo; contiene gran quantit di trofei che rammentano bei giorni della monarchia

della corte, l'altro della citt.


lo

5o,ooo volumi;

gabinetto de'minerali,

quello zoologico sono preziosissimi; lecollezioni particolari


ressanti.

sono numerose e inteStoccolma l'emporio del com-

mercio della Svezia centrale. Pochi porti sono tanto profondi e cos vasti quanto il suo, che trovasi tra lo Stadeu o citt, lo Skepps Ilolmen , ed il Blasie dolmen
:

svedese,e molti altri oggetti che riferisconsi

1000
i

vascelli

alla storia del paese. In


l'effigie del

una

sala

si

con-

pii grossi

ponno starvi in sicurezza, ed giungono sino alle riviere. Il


d'il'in-

serva

sovrano

in legno di
si

buon
pre-

solo impaccio che incontri la navigazio-

intaglio. Si

mostra un battello che


I il

tende fatto costruire da Pietro

Grati'

solette e di scogli

ne viene prodotto dal gran numero che imbarazzano


gresso dello stretto verso
il

de nel cantiere

di

sanguinata trovata

Sardam; la camicia inal re Gustavo Adolfo

Baltico; gli sco-

gli

sono coperti

di

frondosa verzura, altri

quando

peri a Lulzen; l'abbigliamento completo di Carlo XII, allorch fu ucciso, e composto di uniforme di panno bleu, come semplice soldato, una larga cintura
di pelle di bufalo, alla

hanno

casolari graziosi di legno dipinti


I

in rosso.

due

forti di
il

Vaxholm

e di

Dae-

laroe guarentiscono
discosto dal

porlo, ch' 3 leghe


principali

mare aperto. Le
il

quale appesa
piedi,

li-

spoliazioni consistono in ferro, legname,

na spadaccia lunga 5

due

stivali e

rameica trame;

commercio interno assai

64

STO

STO
giuramentoil conte fece fabbricare la citt, che prese il nome di Stockholm, ossia isola di legno, odi bastone, da Stock,
di legno,e daholm, isola. Altri pretendono dalla grande quantit di travi diesi portarono per costruirla. Talee la tradizione popolare della fondazione dell'odierna capitale della Svezia. Il suo incremento fu rapido, ma solo nel secolo XVII merit di divenire residenza delia corte reale, prima stabilita Dell'antica capitale TJpsala. Stockholm quindi segu i destini politici e storici della Svezia t e con essa si compenelra la sua storia.

ragguardevole,trovasifflcilitatoclallungo
ci esterno per

lagoMaelar,chefavoriscepure ilcommermezzo del canale di Soeil

dertelge stabilito fra

lago e
le

il

Baltico.

pezzo

Hanno

le

manifatture e
si

fabbriche va

lieta e attivit, e vi

distinguono parle raffinerie di

ticolarmente
zuccaro,
li,

le

vetrarie,
di

di

panno,

cotonine, di cappel-

di seterie, d'orologierie, d'argenterie,

di stranienti
iolica,

matematici, porcellana,

mari-

fonderie di cannoni, cantieri da co-

struzione, utensili di ferro e di rame,

noma te essendo le fonderie di ferro a sta riga che formano uno dei primi articoli commerciali, cavato dalle magnifiche miniere di

STOLXjStola^o'iajOrnrium. Veste,
abito, .ornamento sagro, che consiste in

Dan mora,

situate fra

Stockbolm

e Upsala. E" lai. "piazza manifattrice del

una

striscia di stoffa,
il

propria del Papa e

regno, efa pi del 3. del commercio dell'esterno della Svezia. Si dice che solo AT rz-

de'vescovi,

cui uso concesso ai sacer-

doti e ai diaconi soltanto,


to ai suddiaconi,

ma

interdetBinio,

poliamo rivaleggiare fra le capitali d'Europa eolla citt di Stockholm per l'amenit dc'dintorni, essendo sulle sponde del Maelar sparse deliziose case di villeggiatura, ed al nord sono due sorgenti minerali.
I

come dichiarano

Diclich e altri liturgici. Si pone ai collo


nella parte media,

onde forma due

liste

che cadono sul davanti fino al basso, sopra o sotto il ginocchio. Queste liste fu-

costelli

o regie deliziosissime

ville

che

la

circondano, sonoquellediRosendal,
i

cliea'a marzo 18 iq rimase in parte preda delle fiamme, Rosesberg, Ulrichsdal. Drolningholm, Haga, Carlsberg eSvartsjo.Quantoalla edificazione di Stockholm
.si

rono staccate dall'antico abito aperto davanti e chiamalo Stola, di cui hanno esse conservato il nome. Furono altres chiamate Orarium, dalla parola ora, che significa bordo, estremit, perch le dette liste terminavano il bordo dell'abito, co-

riporta al secolo
la

XI 11, al 25ooaI 2 54i

me

osserv GioselTo,/^iWi. giud.

lib.

3,

Dopo
bo,
il

morte del re Enrico XI il Balconte Berger vicer o governatore


il

cap. 8, parlando del

lembo della
s.

veste tasi

lare d'Aronne; cos

Gio. Crisostomo

della Svezia, risolutod'immortalareil suo

espresse, dicendo della stola sacerdotale.

nome, form
sta

progetto di fondare que-

Fu dunque
cilio di

la stola

detta orario da alcu-

grande

citt.

Ma come

nelle grandio-

ni liturgici, per cui

Bmio parlando del

con-

se operazioni
trariet, a
to: e

non mancano mai delle conqueste gravemente fu soggettrov imbarazzalo nella


scel-

Laodicea, che molti dicono cele-

mollo

si

ta del

luogo conveniente, e quindi non

s. Silvestro I, dichiara: Orarium idem est in antiquis fati ibus, quod Stola, qnae est Vestis sacra non lata, cu-

bralo sotto

volendosi fidare uallesue cognizioni, u

jus usus sacerdotibus ac diaconis conces-

suo buon gusto, narrasi cheuo giorno slanciasse sulle acque all' estremit del lago Maelar un pezzo di legno in forma
al

sus est, subdiaconis interdictus".

Furono

sinonimi Orario e Stola, e Piabano, De Irmi. Cler. cap. 4, ed Alcuinu, De Divii

di bastone,
se,

giurando che dove si fermascol sarebbe edificala la nuova cill;

iris

Offciis

e. 3f),

dicono:

Omnium
il

sto-

e in fatti

dopo qualche

istante vide

il

ba-

Magri, Notizia de vocaboli ecclesiastici , in verbo

lam

vocanl. Avverte per

stone presso

l'isola vicina.

Fedele

al

suo

Stola, che sebbene da molti viene chia^

STO
mata Orarium, presso
bolo significa solamente
le,
i

STO
greci tal voca3r),
la stola

G>

che non convenendo due orari a'sa-

diacona-

cerdoti e

neppure a'vescnvi, molto meno


al

a distinzione della sacerdotale, detta

convenivano
re.

diacono ministro inferio-

Epitrachelio n e in significato di collana

Dipoi

diaconi sdegnarono di portare

osopracollare,sebbenepoi sacerdoti moi

l'orario scoperto,

nascondendolo sotto
alla

la

derni

mutando sito

in portarla sulle spal-

Tonicella^f '.). Quanto

Tonaca jVeste

le [h
i

ch\amavs\ Superhiimerale (P .),ed


altri cristiani

lunga econ maniche lunghe, chiamata S'iola da'ronaan e da' greci Calasiris, tutti
i

maroniti e

arabi chiama-

no Battirscin. Anche Costantino Curopalata distingue


la stola dall'

popoli d'oriente

la

portavano,

come

pr-

orario dei

vasi con molti monutnenli,di >tatueebas3orilievi,che


si

greci, poich parlando dell'adorazione


della Croce, scrive che la porta l'arcidia-

ponno riscontrare uella.l/;-

tologiaj alcuni popoli per usarono

ma-

cono
rio.

vestito

non

della stola,

ma

dell'ora-

niche corte e

si

disse stola o tonaca reale,

L'etimologia della voce orario, Balnel can.

co me abito ordina rio de' re e de' magi strali,

samone

20

la fa

derivare dal vo,

poich arrivavano alla met della parsuperiore del braccio, a somiglianza de-

cabolo greco significante osservazione

te

perch l'orario sembra particolarmente proprio de' diaconi soltanto, come assistenti de'sacerdoti celebranti e

gli abiti

servatori de'sagri misteri. D'altronde

come osDu-

rando, Deril.cccles. lib. 2, cap. g, d'avviso che l'orario sia voce latina, proveniente da os ors, cio bocca, poich da

odierni denominati rubboni, ed ancheda' Gonfalonieri, Priori{/\), anziani ealtri magistrati municipali, econ lai^lie stole di lama o tela intessuta d'oro stola si vede nei o d'argento. La tonaca
usati

monumenti, principalmente
ne,

nelle perso-

questa derivano
Nel
voi.

la

lode e

la

preghiera.

che per la loro condizione erano soggette a pubblica comparsa, sempre cinta

XXXIf, p.i/p

ei \G, parlando
l'o-

da una benda o fascia pi


di slolla.

omeno

larga

de'paramenli sagri de'greci, descrissi


rario del diacono, e
te
,

la stola del

sacerdo-

colle simboliche spiegazioni. Inoltre

romani era il vestito distintivo delle donne d'alta condizione e matronali. Le maniche erano

La

stola presso

orario fu detto altres quel velo, con cui

lunghe, e scendeva sino

a' piedi:

d'ordi-

per divozione cuoprivansi


santi. Sull'etimologia del

le

Reliquie dei

vocabolo Stola

nario era di porpora, adorna di galloni bende di stoifa d'oro, di cui pure era
orlata tutta all'intorno nella parte inferiore;

ponno

vedersi

il

cardinal Bona,

Rerum

liturgicarum, cap.

24
, 1

Le Brun, Spiega5o; Lambertini,

ed

questo

il

zione della messai.i

p.

role stola e instila


negli autori per la

Della s. messa sez. cap. 4; Veri, Spiegazione delle ceremonie della chiesa, t. 2, p. 826. Secondo le spiegazioni del ci,

motivo per cui le paprendouo talvolta castit e la modestia


si

che vieppi convengono alle donne di distinzione, che sole ottennero il permesso
di portar la stola, dopo

tato Alcuino,

la stola fu

detta orario per-

che

la palla(sinoniil

ch conviene

agli oratori

o predicatori.

nio del peplos de'greci, ossia


esteriore vestimento delle

manto o
vi

Si porta sul collo l'orario, in

maniera che
si

romane, che

l'estremit arrivino alle ginocchia, e

a-

dattino sul petto in

modo

di croce,
si

che
rife-

secondo Simeone

di Tessalouica,

corpo senza affibbiarlo e meuo largo della toga) fu concessa alle donne del popolo e alle cortigiane. Su

ravvolgevano

il

risce alle ali degli spiriti angelici, l'uffi-

questa palla

le

matrone per distinguersi

zio de'quali esercita

il

diacono. JNe'primi

ponevano

la

stola,altridiconoilcontrario,

tempi alcuni diaconi avendo avuto l'ambizione di portare due orari, il concilio

che sulla stola usavano la palla, di cui gli uomini non potevano decentemente servirsi.

4 di Toledo

del

633 determin

col can.

Presso

greci per la stola era co-

VOI. LXX.

GG

STO
a'due
sessi,

STO
in

mime

e in generale indicava

qualunque tonaca lunga; ed

un senso

Diaconi(l'.), come proprio disti olivo del grado diaconale, con quella degli antichi

pi particolare signific unaspecied'abito

che con

lai

nome

significarono ogni sorstola la veste la-

proprio delle donne assirie, lungo e con maniche, che Semiramide rese comune

te di veste,

chiamandosi

lare delle

ancheagli uomini, aflhichilsuo travesti-

neva

il

si poPallio (f-) } onde cant Orazio

donne

oneste, sopra cui

mento da uomo
Quindi gli

fosse

meno

osservato.

Ad

talos stolas

demissa,

et

circumdata
in

assirie caldei,

festa anniversaria agli

concedendo una schiavi, uno di essi

pallaj

e nell'Apocalisse

si

dice de' beati

qui dealbaverunl stolas suas ne agni, cio


le

sangui-

faceva dare, vestito di stola simile a regio

loro vesti. Stole anche fusacerdotali degli ebrei,


si

ammanto
nel voi.

e chiamata zogana, come dissi LX1I, p. 124. Questo vestimento


i

rono dette
cos nel

le vesti

1. "libro

de'Maccabei cap. io,

di-

dagli assiri pass a'medi,


di

quali a
a'persi,

tempo
perch

ce che

donata
il

sacerdote inditit se stola

Ciro

lo

comunicarono
io
i

sacerdotali,
se

che non
veste

si

pu intendere
,

quel principe

cred alto perla sua lun-

ghezza ad ascondere difetti del corpo, e a far comparire la hellezza della statina. Chiamavansi stolide le pieghe di certi vequali curavano mantenerle collocando con arte la cintura, dopo di averle formate allorch si lavavano: Senofonte parla di una stola di

non mentre

della
in tal
si

usala dal sacerdote


eia

tempo uon

la stola di

cui qui
d\,

parla.

Ma

leggo pure
1

in

Rin.J-

Annali

ecclesiastici an.
,

7, u.i, citan-

stimenti degli antichi,


di

do il ricordato Giosefo che ridotta la Giudea in provincia, presidenti romani imperiali s'usurparono anche le cose sai

lino cos increspata.

Il
1

Buonarroti, Vasi

gre, con dare e togliere il sommo Sacerdozio (V.) ; perocch eransi impadroniti

antichi di vetro,\>.
la,

parlandodellaslo-

della stola pontificale, solita conservarsi

donne nobili, ampia e senza alcun ornamento, osserva che in progresso fu ridotta a forma pi stretta e angusta, a cagione che venendoveste matronale e delle
si si

nella torre

nendosi

in

Antouia vicino al tempio, teuna cella serrata e suggellata


il

con l'impronta de'Poutefici e de'custodi


del sagro erario, alla quale

castellano

le stole

ad arricchire d'oro e

di ricami,

accendeva ogni
nisti

una lucerna, esommi-

sarebbero resedisadattea portare,quau-

ava

la stessa

stola al

sommo

sacerdodel dila

do con quegli stessi abbellimenti si fossero mantenute con tutta l'abbondanza di panno, che aveauo nella loro primiera semplicit. Queste vesti preziose non erano solamente usate dalle matrone gentili, ma anco le portavano le cristiane, come si raccoglie da Tertulliano, De cultu

te 3

volte l'anno, cio nel

tempo

giuno nel quale


la

egli l'usava.

Con

sto-

erano congiunti due altri vestimenti, chiamali Superumeralee Razionale, am-

bedue

insigni per le pietre preziose. Col-

la stessa

autorit di Gioseffo, rileva Ri-

naldi all'an. 37,n.2,che recandosi in

GeSo-

foemnarum

lib.

2, cap.

ei o; poich
si

si-

rusalemme L. Vi tellio proconsole


na, concesse ai sacerdoti che
se la stola cogli
si

di

no da'priuii tempi della Chiesa


ne,

conver-

conservas-

tirono alla fede persone d'ogni condizio-

ornamenti

pontificali nel

come pure

attesta Origene.
ne'

Il

mede-

tempio, come praticavasi prima che regnasse Et ode. Egualmente ricavandolo


daGioselTo, riporta Rinaldi all'an. 48, n.

simo Buonarroti
baccanti.
Il

Medaglioni tratta

della stola olimpica, e dellestolc usate dai


p.

Bonanni,

La Gerarchia ec-

clesiastica considerata nelle vesti sagre e


ch'ili,

28, che Cuspio Fado procuiatore della Giudea molest gli ebrei per cagione dei*
la

cap. 5i: Della Stola, incomincia

stola ponlifcalegi restituita loro, proegli di

dall'avvertite

non doversi confondere l'or-

curando

ridurla di

na mento usalo da' Sacerdoti (T\) e dai

tere de'presidenti

nuovo in poromani. Pei tanto man-

STO
da rona giudei cou sua licenza ambasciatori a Claudio imperatore, il quale ad ii

STO
l'

G7
il

Avvento

e nella

Quaresima,

diacono
la

ministraste nelle messe cantate depone

stanza di Agrippa figlio del re Agrippa


defluito e che stava presso di lui, ordin

pianeta piegata (questa depone ancora d

che

gli

ebrei fossero mantenuti in posses11

Suddiacono) o la dalmatica, e sul Camice assume un largo stolone paonazzo


a traverso del corpo, pel canto del van-

so della stola.
eccl.
t.

vescovo Savie\\\,Dissert.
:

3, lett.

26 Della stola,

abito pon-

gelo, restando cos fino al Post

Commu-

tificale,

sacerdotale e diaconale, riferisce

nio in cui riprende

la

delta veste sagra.

che nella sagra Scrittura si chiama stola la veste talare e onorevole che copriva tutto il corpo e usala da' medi, dicendo
la

Leggo

nelle Indicazioni p maestri delle

cerei/ionie pontificie di

mg. r Fornici,

a-

vere osservato
nie
le

to

Genesici e 4 2 che Faraone costituiGiuseppe vicer d'Egitto, Festiviteum


.

mg.

1'

maestro di cereinoDini nel suo Diario mss. che util'altro

antiche e recenti descrizioni della cape nel

stola byssina.
la

Che

sacerdoti vestivano
i

pella papale per la benedizionedelle pal-

tonaca di lino chiamata stola, ed


l'aveano di lana, ed a'quali
di lino re
la

le-

me,

vili

conce-

de Grassis,

ceremoniale inedito di Paride si dice che il diacono deve es-

Agrippa senza riguardo aldi giacinto del sommo sacerdote, detta auche umerale, pure si disse stola, cos il superumerale e stola santa. A Pontefice ed a Sacerdozio parlai di quello massimo de'romani, dignit riunita negl' imperatori e ritenuta anco da alcuni di quelli cristiani; dissi delle sue
la legge.

sere sine stola.

Non

sa

per precisare da
1'

Che la tonaca

quale epoca

siasi

introdotto

uso della

stola, discute le ragioni hic inde,

epropo-

neche debba continuarsi. Ordinariamente la stola lunga 9 palmi circa, e larga mezzo palmo, ma nell'estremit termina con quasi un palmo di larghezza. In queste due estremit e nel suo mezzo corri-

insegne, e che

la

loro stola custodivasi in

spondente
di

al collo, vi la

croce di gal-

Campidoglio. Di questa stola del Pontefice


nelli, la

lone- o trina d'oro, d'argento, di seta, o

massimo de'romani parla ancora Sarchiama tonaca, e che gl'imperal'indossavano sotto l'imperiale palu-

ricami di

tali

materie. Vi sono stole

pi o

meno

nobili e ricche di ricami e di

tori

ornati. Nelle

due estremit suole

porsi la

damento, a Vendola adoperata anco gl'i mpera tori Cristiani fuoa Graziano, non per
sagrificare,ma per
la

frangia di seta, di oro e di argento filato.

Nell'assumersie nel deporsi


cia la croce di

la stola,

si

ba-

somma

podest the

mezzo;

fedeli

sogliono ba-

ne ricevevano.

Il

Pallio pontificale

specie di stola, ed perci

una chiamato Sto

ciare
t.

una delle croci poste nell'estremiLa benedizione della stola nei Pon-

la apostolalus , Stolti archicpiscopalus,

tificale

Romanum

par. 2

Spccialis oc-

Sloia pontificali.

Il

Manipolo {F.)

una

nediclio cujuslibcl indumenti.

La

stola

piccola stola, eguale ad essa nella forma, nella materia e negli ornamenti.
la

l'ornamento de' vesco vi, de'sacerdoli e dei


diaconi.
I

di seta, di stoffa, di drappo, di

La stolama

vescovi la portano

sempre penI

dente dal collo e discendente pel petto.


sacerdoti
la

d'oro o d'argento, de' Colori ecclesiastici

iucrocianosul petto celebranin

(F.) de sav\ Paramenti (F.) } b\afica, rossa, verde,

do

la

messa; ne'vesperi e
il

qualsivoglia
la sto-

paonazza, nera, e rosacea per

la

funzione,
la col

sacerdote adoperando
il

IV domenica di quaresima nella cappella pontificia, come descrissi nel voi. Vili, p. 2 75,ed a Colori. Per la Messa eguale

camice;

cingolo e

il

piviale, deil

ve incrociarla parimenti avanti

petto,

come
par.
stola

prescrisse

nella qualit della stoffa e ornamenti,

3, disi.
1,

alla

Pianeta (F.) }
(

col Piviale

F.) e

quando si assume la Dalmalica(F .). JNelcos

Braga cap 3, e riferisce Ga vanto, Rubv.Miss. tit.19, n. 4- I sacerdoti usauo la


il

concilio di

pendente, nelle processioni, ne'fnue-

G8

TO
srtecop. "\\'>
i

O
sacci

una parola quando u sano la colta ,;im ministi anelo sqgramcnbenedicendo e predicando. diaconi li la mettono da sinistra a destra a foggia di ciarpa. Anticamente nella maggior parte delle chiese, i sacerdoti non incrociavano la stola; cos pure certosini ed cluniaceusi. I vescovi e altri prelati che portano la Croce pettorale ( V.) uou usauo di formare la croce colla stola, perch portano nella detta croce attaccata e pendente dal collo le sagre reliquie il Nardi vi comprende anche la croce gemmata episcopale. La stola ha molti simrali, ue'sinodi, in
_,

Debet ergo

dnxseiim

dumdecrelum Bracharensisconcilii uno, eodemque orario cervioem pariter, et virumquehumerumpremenssignum Crucis in

pectore suo praeparaie. Si quis au-

temaliter egeritexeommunicationi debi-

laesubjacebit".NotaparticolarmenteMagri,che devesi considerare


vicciiijQ
la

parola cersi

che

in

un messale antichissimo
il

legge, che

quando

sacerdote

si

mettecrvi'

va

la stola,

pronunziava questa orazione:

Stola jus lti ae circunida

Domine

cem meam. Inoltre


due nano
le

essi

contravvengono ad

un'altra misteriosa ceremonia, perch colparti estreme della stola

bolici e

morali
li

significati,

che leggo nel

non or-

Magri, altri
ni.

riporter poi col p. Bouan-

fianchi, restando coi te nella cin-

Denota

il

giogo soave della legge di

tatila quale
role del

Cristo, l'innocenza e perseveranza uelle

appena arri vano. Ecco le pamedesimo Papa Innocenzo III.

opere buone. Secondo Balsamouc


li

con

Quae

a collo per anteriora discendens

porlarsialcollo,alImlealIefuni colle quaiu legato


il

dextrum, et sinistrimi latusadornat, quia

Salvatore nella sua passio,

perarma

justitiae a dextris et a siuistris,

ne
in

e alla sua croce

che perci
il

si

modo

di croce avanti

petto.

forma Simeo-

idesl in prosperis, et in adversis sacerdos

debet esse muuitus". Inoltre aggiunge,

ne
zia

di Tessalonica dice

che denota la o eradello Spirito santo, il che si accorda

che tal positura della


de
al sito nel

stola

non corrisponal-

quale fu imposta dal vescoin quell'atII

colla preghiera detta dal sacerdote

men-

vo nell'oidinazioneal presbiterato, n
le preci
to,

Benedctus Deus, qui effudit grati ani super sacerdotes suos. AI


tre
si

pone
s.

la stola:

da esso pronunziate
ec.

Accipejugum Domini
Braga
del

detto con-

dire di

Germano,

la

parte destra della


al

stola significa la

canna data

medesimo

Salvatore per ischerno di re, la sinistra simboleggia la croce portata dal medesisulle sue spalle. Altre significazioni mistichee morali della stola, si ponuo vedere in Lambertini. Dichiara Magri, in-

mo

563, cap. 9, disi. 21, comanda sotto pena di scomunica a'sacerdoti, che ricevendo lacomutiioneadoprino la stola. Cum sacerdos ad solemnia missarum accedit, aut per seDeosaciificium oblaturus, ac sacramentum Corcilio di

porisetSanguinisD.iN. Jesu

Chr isti suiti


vi-

decente abuso di que'sacerdoti,i quali iuvece di porre la stola al collo, come prescrivono
spalle
tro,
le rubriche, la buttano sopra le pendente tutta dalla parte di dietenendo pi couto della comodit e

pturusnonaliteraccedat,quam orario

roque humero circumseptus.


ter

Si quis ali-

egeritexeomm unica lionidebitae sub-

jaceat". Alcuni affermano esser peccalo

mortale, perch questo precetto impone

poIizia,chede'profondi misteri significati


nella stola attaccata al collo,

pena grave

di

scomunica, dunque obblies-

massime per
la fune al col-

ga a colpa mortale. Altri dicono uon


ser colpa mortale,
1

rappresentarCristOjchecop
lo fu

come

l'Azorio, auaest.

condotto

al sagrifizio:

dice che co-

3, par.

1 ,

lib.

o, cap. 28,

perch alcuni
la

sloro
lit,

non portano la ma un paio di

stola

dell'immorta-

religiosi osservanti

non usano

stola nel-

bisacce. Tali sacer-

ia

doti considerino attentamente le gravi

comunione pubblica nel gioved santo (di che riparlai a Settimana santa), olche
la

minacce d'Innocenzo

III:

Demysl,

lUis-

tre

Glossa sopra

il

citato

canone

STO
dichiara essere io uso questo precetto

STO
mente
il

69
pure
i

sulla mozzelta, e lo afferma

quando
dove

il

sacerdote

si

comunica

nell'ili'

Magri. Per fuori di Roma,tanto


i

car-

fermila solamente;
servanza, non
sciare,

ma Magri
cos

pensa

clie

dinali, pianto
stola sulla

l'uso di portare la stola sta in ossi

adoperavano la mozzelta come il Papa (egualvescovi


il

deve

facilmente lafacile e

mente dichiarandolo

Magri), perch la

essendo precetto di cosa


si

che
la

stola scoperta portata fuori

dell'ammini-

comodamente
che
i

ritrova.

Il

Gavanto dice

strazione de'sagramenti segno di giurisdizione, e colla quale nelle pubbliche processioni


si

domenicani non usano portare

stola nella
il

comunione

del gioved santo,

che

falso,

leggendosi nelle rubriche

plici preti,

distinguono iparrchi da'seme con essa intervengono nella


il

del loro messale: Deinde fiat

commuuio

solenneprocessionechefa

fralrum hoc ordine, ut a majoribus incipiendo a sacerdotibus cimi stolis super


cappas".
Il

pus Domini. Aggiunge


la veste

Papadel Coranticamente, quando usa vasi dappertutto


Sarnelli, che

Confessore(F.)nc\ Confessio-

nale (/\) deve usare la stola sulla Cotta {P.)i per l'eccedenza dell'abito religioso
e sua benedizione,
i

di cani ice di
la

bianca talare detta alba, specie venuto \>o\Rocchelto(F .), non

sagra,

ma

l'usuale, portavasi da' par*

religiosi su di esso e
la stola

rochi

la stola

anche
si

in viaggio, ne'confni

senza

la cotta
il

usano

nell'animi-

lustrare

sagraniento della penitenza.

cario di

UenedettoXllljCon edittodel cardinal viRoma, ordini) che nel confessai

ed inoltre creanche da' vescovi ne'loro viaggi, poich il ceremoniadi loro giurisdizione,

per

de che questo
le

praticasse

de' vescovi all'antica stola sui rog

una
che

re in chiesa o in sagrestia,

confessori sei

fascia. Dissi aSAr, msTA

rELPAPA,ch'seui,

colari usino la cotta e stola, e questa

re-

pie insignito del grado episcopale

golari, sotto pena di sospensione di confessare agli uni e agli altri.

Tra

gli

obbli-

quale parroco de'palazzi apostoli, recandosi nel sabato santo a benedire le pontifcie

ghi pertanto del Sagrista e riportali dal

stanze, vestilo di cotta e stola, giunil

che in sagrestia sie110 sempre in pronto delle cotte e delle stole per confessori, di colore conveniente (paonazzo), se vi sia la consuetudine, che certamente si deve introdurre, onde non si amministri senza stola il sagra menDiclich,
vi

quello,

to in quella ove risiede


la stola

Papa,

si

leva

ed a
Il

benedica.
tilesche, p.

d l'aspersorio onde la Marangoni, Delle cose genIni

r4o (ed

io

ne parlai ad
11,

Aw-

gm),
drale
si

dice che Bonifacio VI

amorevole

con quella sua patria,


la

istitu nella catte-

Vi sono alcuni paesi ne'qualiun ecclesiastico non Predica^.) mai senza la stola, come in Fiandra, in Italia e altrove. Dice Magri, che la stola si pu portare anco da'predicalori secondo la comune usanza, la quale uon si prato della penitenza.
tica in

dignit del preposto, e cavando-

la

sua propria stola d'oro di dosso, la

die per onorifica insegna

Roma

per rfverenza del

sommo

al i. preposto ed a'suoi successori; mentre canonici aveano quella della mozzelta differente dall'altre, perch avea la forma dell'antico Laticlavio (P.) senatorio, che dalla
i

Pontefice, che continuamente adopra la

spalla sinistra slendevasi sopra

il

petto,

pubbliche strade, ed eziandio senza che amministri sagramelistola


le
i

anco per

terminando

ti.

Sarnelli loda l'uso della stola ne'pre-

forma circolare sopra il fianco sinistro, con un cordone pendente sino al ginocchio con fiocco d'oro. Per
iti

dicatori sui pulpiti, e perch

non

si

adoti-

pera
toli

in Pvoiua

per venerazione al Papa,


sotto la mozzetto,

la stola d'oro, e

Innocen/.oXIII nel i 722 tolseal preposto invece gli concesse l'abito di protonotario apostolico,

gli stessi

cardinali predicando ne'loro


la stola

ed a'eano-

adoperano

nici l'uso della


to,

cappa magna

sul rocchet-

a differenza del Papa che l'usa costaute-

adinstarde Vaticani. Benedetto XI

7o

STO
di stole

STO
velati

decor

d'oro l'intero collegio dei


11

ed umili.

come

gli

ebrei nelle

parrochi urbani di sua patria Bologna.

pubbliche orazioni specialmente erano


soliti

Camerlengo del clero romano (F.),


lo

che
di-

portar sulle spalle e

gli altri abili

un

rappresenta, nelle processioni per


al collo.
I

stinzione usa lo stolone


chi in diversi luoghi

pano
-

panno, in forma di semplice e piccolo manto che circondava le spalle, e qualche volta si affibbiava sul peltocou fibula, probabilmente altrettanto si pratic da'primi cristiani. Al qual costume pare
che alluda s. Giovanni nell'Apocalisse, descrivendo i\ vecchi pieni di rispetto,
i

usano stoloni, che


i

chiamansi stoloni parrocchiali, e pei sagramenti che amministrano e altre funzioni


1

adoperano bellissime
i

stole.

Sebbe-

ne a Sovrani (F.)
d'alcune

Papi concessero l'uso

non mai accordarono loro la stola, tranne all' Imperatore (A'.) pel canto dell' Evangelo Predella ( VII Lezione(F.) nella notte di Natale,in cui gli donavano lo Stocco e Berrettone (F.) benedetti. A Suddiacono ragionai, se considerato per tale. Dissi a Certosine che cpjeste monache hanno l'uso della stola e del manipolo, cantano I' epivesti sagre,

di

timore e

di riverenza avanti al

trono

dell'Agnello, coperti di bianche vesti, co-

me
chi

si

vede negli antichi musaici delle

Roma, dipinti con panni bianche cuoprono spalle e mani, atteggiamento proprio de'supplicanti. Perci aggiunse, questi manti, come suole avchiese di
venire, essendo stati tralasciali da'
laici,

furono ritenuti dagli con altre sagre


dini e

ecclesiastici

stola e l'evangelo, e

con

tali sagri

indu-

vesti e gi civili),
i

(come molto
fecero

menti sono sepolte. All'articolo Bene-

pi religiosi nel mantenere


i

buoni orli

detto IX,
rai le

52, narcondizioni imposte da quel Papa ai


e nel
voi.
p.
I

LIV,

primieri

istituti, e cos'i se
si

loro propri e diventarono

pu

dire

le

polacchi, per dispensare Casimiro

mo-

naco e diacono, a di venire re eammogliarfra le quali che nobili portassero al collo una fascia di lino bianco a guisa di
si,
i

prime vesti sagre, delle quali si trova poi molto spesso fatta menzione dagli scrittori sotto

nome

di stole e di orari;
ia

per-

ch

si

portavano come
s

stola delle

ma-

stola nelle feste principali di Cristo e della

trone,

ancora perch

si

adoperavano

B. Vergine, e che tutti

si

tosassero la

da'sagri ministri nell'atto di porgere pre-

testa a guisa

de'monaci.
il

ghiere a Dio,

come
s

si

legge nel can. i5

L'origine della stola, veste sagra,

del 4- concilio di Toledo, e in Beda,


sept. ordinibus, e

De

buonarroti
tare nel
le.

p.

78

la fa
;

provenire dal pan-

no che usavano

primi cristiani di por-

perch finalmente aveano somiglianza co'piccoli panni chiamati orari. \L che veramente questi manti

tempo

della

preghiera sulle spal-

Egli osserv in alcuni frammenti di


ss. Apostoli con un panno di mediocre grandezza sopra due spalle, fermalo sul petto con fbui

antichi sieno la slessa cosa della stola ecclesiastica,

vasi antichi di vetro,

ne abbiamo riprova nelle ims.

certo
le

magini
chiesa
dal'e

di

Lorenzo arcidiacono della


tratta

la, la

quale apparisce ornata


cristiani antichi,

di

gemme.
nel-

romana (martire nel 261) medesime pittifre. Si vede in

esse

il

Altrettanto vide in altre figure, e perci

santo con questo panno sulle spalle, ed


peraltro gi noto,come rilev Fausto nella vi la di s.

cred che
le citt

almeno

grandi, dove ve ne fossero molti

Mauro suo com pagno,cbe ancoprima che


fosse loro

convertiti dalla

Sinagoga
il

(V.)., portas-

ra a'diaconi
to
il

concedu-

sero in
la

tempo

dell Orazione tal veste,nel-

qua! congiuntura

rispetto e la natu-

rale convenienza dett a moltissime nazioni di stare, per riverenza della divinit, in

Colobio\V.) e la dalmatica, per qualche tempo e in alcuni luoghi si permise l'uso della stola; il che pine si deduce d.i qie* medesimi canoni che iu altre Provincie
li

abito decente e modesto, coperti,

privarono poi

di

questo sagro

T O
stola, e

STO
I

71

ornamento, come dal ricordato concilio


di

questa in luogo del manipolo.

Laodicea, e dal can. i3 di quello di


e dall'uso
i

Auxerre,
dotto, che

pi recente fu introla

Trovo nelle vite de'Papi,che s. Stefano del 257 istitu la benedizione delle vesti

medesimi

portassero sulla

sagre, e proib a' sacerdoti e diaconi

spalla sinistra, lasciando

uuda

la

destra

l'usarle fuori di chiesa, ed a'Iaici l'adottarle, e

perch fossero pi

liberi a

operare, e per

che

s.

Zosiruo

del

417 ordin

una
delle

certa distinzione da' sacerdoti; cos

che

diaconi usassero di stola pendente


al fianco dritto, e lo

parimenti ne'musaici di

mura

di

Roma,

si

s. Lorenzo fuori vedouo ss. Stei

dall'omero sinistro
notai u

fano e Lorenzo diaconi col detto panno solamente sulla spalla sinistra. N deve
recar meravigliala diversit nella stola o-

gre e

Diacono parlando delle vesti sadell'orario. Ritornando al p. Cosacerdotali furono chiamati col

nanni, dice che nel 6. sinodo generale


gli abiti

dierna stretta eangusta, poich avvenuto

nome

di stola,

ma

meglio quell'abito sasignifica presi

ad essa

lo stesso
la

biti sagri,

come

che a molti altri aPianeta (F.), \l Piviale

cerdotale fu chiamato da'sagri canoni O-

rarium, dal verbo oro che


gare, e nel concilio di

(/^.),

de'quali per minor peso, a cagione

Toledo

mostra
loro
ve-

della loro moltiplicit,non rimasto altro che la semplice striscia, ov'


il

conceduta a'diaconi perch


era
il

l'oflzio
il

rica-

predicare, e lo stesso all'ermo

vede chiaro nel manipolo e nel pallio, e secondo alcuni nel piviale de'Papi, il piale taglialo vogliono che sia
si

mo, come

scovo Saussai nella Panoplia sacerdotale.

Per le ragioni gi dette, anche il p. Ronanni confessa che la stola fu presa per

diventato quella stola, che continuamente porta fuori di casa


il

l'orario o per altra veste propria del sa-

Vicario di Cristo,

cerdote e del diacono.


sia
la

Che

l'uso di essa

quando per si fa precedere dalla Croce pontificia (^ .). Dice Sarnelli che la stola
fu

antichissimo, l'avvert pure

Goar

nel-

messa

di

s.

Gio. Crisostomo: Aposto-

nome

generico e confacentc ad ogni

lica institulione,

primum fuisse in
I

Eccle-

sorta di veste, fino ad

una tovaglia che

copriva
Orig.

le spalle,

lib. re), e.

24.

come not s. Isidoro, Che la nostra stola

tanto pi corta di quella dell'antico Te-

siam inducili ex actis s. Clemenlis (zio di Papa s. Clemente del g3) habemns apuds. Antoninum, De mysticis script. cap. t, de Pallio, par. 1, tit. 6, cap. 26.
Perci essendo stato
gli apostoli, riflette
il

stamento, quanto maggiore della figura

il

santocoetaneo del'uso

che Costantino volleche fosse pubblica insegna del Papa. Opina che anticamente la stola nostra fosse ancora tonaca umerale, attorniata da una gran
la verit; e
I

p.Bonanni,convien

dire che in quel

tempo cominci

della stola; opinione adottata

pure dal

Saussai, e

che serviva anche per camice; e che dipoi introdotto il camice si ritenesfascia,
se la sola fascia, e di tonaca divenisse col-

la dedusse da quanto scinse Teodosio patriarca di Gerusalemme a s.

Ignazio patriarca di Costantinopoli,


rito dal Binio,

rife-

De
s.

conciliisp. 61 2.

Po-

Durando, Rational. div. off. lib. 3, cap. 5 ; Riccard, in Coinment. ad ord. 6 s. Prodi; il cardilana,

come

riferiscono

deremet superhumeralecum mitra, poritifcalem stolam


tris

Jacobi apostoli, et fra-

nal Bona,
7, n.
ficale
1.
si

Rerum

liturg. GallicAb.
la stola

,cap.

jus

Domini primi archiepiscorum huecclesiae, qua antecessore mei pain

Quindi vuole che

ponti-

triarchaecircumamictisemper

Sancta

adoperasse dal Papa nelle pub-

bliche udienze in concistoro, e nelle

pub

bliche strade.

Leggo
il

iu

Magri,

nell'arti-

Sanctorum ingrediebantur, qua et ego indutussum eamtlem gerens tuo desiderabili, et honorando, ruihi capiti ex amore,etdileclionis copia digns peifruaris".

colo Amiclus, che iu caso di necessitasi

pu adoperare

manipolo

in vece della

Dal che

si

vede ancora

la

distinzione del-

STO
le vesti e sagri utensili

STO
mandati
e usati
stola in tutti
si form d'una lunga fascia usata in modi diversi, da'diai

rituali, e

da s. Giacomo. Che verso il 55o fosse in uso la stola, si ricava dagli alti di s. Vincenzo diacono e martire, presso Sigeberto in Chronica. Circa la forma e materia antica di tal veste, veler. et nov. eccles.

coni, sacerdoti e vescovi, nel

modo che

spiegai! p. Bonanninelcap. ra: In (inai

modo
re,

si

usa la sloia e da anali persone

Tomassino, De discpl. 1. p. 5 3,
il
1

ecclesiastiche. Incomincia dal dichiara*

av verte ch'era una fscia larga di lino, la quale poi fu ristretta come ora si usa,
acciocch non fosse d'impedimento alle
ozioni sagre, particolarmente da'diaconi
greci,

l'altare di

che l'uso della stola nel sagrifzio delgran precetto, comesi cava

dal cap. Ecclesiast., dhl. 23, che preseli-

ve pure l'uso dell'andito, camice, ciugolo,

manipolo

e pianeta.

E'anthe proibita

non essendo larga pi

di circa

mez-

l'amministrazione de' sacramenti senza


l'uso della stola, eccetto quello della pe-

zo palmo, e segnala in 3 luoghi col


di Dio,

nome

Agios } e quella della chiesa latina segnata con 3 croci,e nelle due estreni ita alquanto pi larga. Anzi, aggiunge
di

nilenza,

bench

il

concilio di

Milano del
rego-

i5G5
lari

viet l'amministrazione diluiti


i

senza stola; e nel


udissero
le

579 proib che

Bonauni, si suole adoperare fatui materia preziosa, abbellita anche con


il

p.

confessioni senza stola, de-

creto che conferm


1

ricami d'oro e di perle, non essendo pi in vigore il decreto del 4- concilio di Toledo,
iiata,
il

quale viet che

la stola fosse
si

or-

il couedio d'Aix del 585. Not Marlene, De rit. anliq. cap. 8, art. 9, che fu sempi eantichissima prerogativa del diacono, stabili la dagli apo-

prescrivendo che

facesse di

plice tela di lino,e ci perch in

Semquel lem-

stoli,

quando

istituirono
il

ministero della chiesa,


rito

7 diaconi pel portare la stola,


i

p era uso che

diaconi se ne servissero per asciugare il sudore della fronte,quando ad alta voce recitavano gli evangeli,
i

costantemente praticato dalle chiese


soleva portare da'diaconi

orientale e occidentale; ed aggiungetene


detta stola
si
il

11

concilio di

Braga

nel can.

fa

fede che

giorno e

la

uotteper un anuo intero. Tale

la stola era di lino,

vietando di asconder,tal

uso fu prescritto a'sacerdoti nel concilio


Tiburicn.can. 26 pressoBurcardo: Presbyteri

la sotto

il

camice. Cessato poi l'uso di

panno, cominci la mutazione della forma e della materia della stola. Non ptendosi precisameute asserii e l'epoca del

induli".

mutamento, pare che


si

nel secolo

IV

gi

non vadent nisi stola vel orario La qual pratica fu pure ricordata da Giovauni Monaco nella vita di s. Odone, qui primo post ordinatiouem
nocle expergefactus, et praeter socollo suostolam,

praticasse, poich riferisce Teodoreto,

suam

Jst. eccles. lib. 2, cap. 17,

che

s.

Cirillo

litumsentieusappensam
fiere coepit".ll

di

Gerusalemme chiam

in giudizio

Aca-

Mai tenne dice che

ci era

perch aveva venduta una stola pieziosa donata da Costantino I a Macario suo predecessore. Confessa Tomassino,
ci,

in uso nel secolo


se.

XII presso molte chie-

Che la stola si adoperi nel sagrifzio amministrazione de'sagramenli,eccetil

non aver potuto trovar


cli l'orario fu

la

ragione per-

tuato quello della penitenza, osserva


p.

chiamato stola, col nome della quale venue sempre significata una
per coprir tutta la persona
4
1

Bonanni, che conviene per essere


di giurisdizione,
il

gli

abiti

sacerdotali significativi della reli-

"veste
<

e uel

gione e non
desta
teuza.
si

uellacuipodella peni-

;i|.

della

Genesi

si

legge, che Gi-

fonda

sagramento

seppe datosi a couoscere a'fratelli die loio due vesti dette stole. Nondimeno uhi
tato
I

Noudimeuo ove l'uso si nel predicare come nel confessare, molto lodevole e di decoro l'adoperarla, in diverso

orario sino dagli antichi tempi in


ecclesiastico,

ornamento

veuuc chiamato

modo per da

quello che

si

usa uel lem-

STO
p delia messa. Poich significando quegl'azione la passione
ili

STO
gura
;

73

ed

io a' rispettivi articoli

non

lio ri-

Gesi Cristo,

il

sa-

mancato

di parlare delle vesti

d'ogni

cei'dote adopera la stola


lo e
te,

peaden te dal coiin lui ina di

sovrapposta

ci!

petto

ero-

ma

nelle altre funzioni

pende dalle
cap.20,
e

pu vedere Renaudot, Litiirgiaruai orientaUum collectio,e l'arli colo Liturgia. A Polistaubio parlai del
lo e nazione. Si

spalle liberamente verso leginocchia;eco-

paliiode'greci, ed
1.
1

il

Saruelli ne tratta nel

ine di pai ere l'Amalario


ci dimostra l'umilt

lib. 2,

quanto dev'essei
s.

20, e lo chiama stola di tutte croci, e la ilice usala anche dagl'imperoo, lelt.
tori greci. Nella chiesa

profonda nel sacerdute. Siccome

l'incro-

greca

la stola

dei

dar

la stola

sul petto, insegna

Bonala

sacerdoti dilferenle dalla diaconale, poi-

ventura, Demyst. missae, ricorda


sione del Redentore, ovvero

pas-

che pi larga,
petto, e tale

e posta sul collo

pende

pu

indica-

verso leginocchia,con essere unita avuti-

le

giudaico, il cambio fatto dal popolo prima fi volito, poi lasciato e posto nella parie sinistra; il vescovo per non lasovrappone in croce sul petto, ma lasciatiil

scovi,

dola pendere significa


il

pastore divino,
et fici

adopera anco da'vesiri e armeni, u l'uso di essa si permette a* diaconi. Som il Morino, De sacris orduialiomlms p. 7 ">, che nella chiesa latina l'uso della
ti
il

si

come da'sacei doti

quale unir

due popoli,

unum
inil

ovile, et

unum
,

Pastor.

queste pie

da quella greca, ma senza adduine prove; asserisce bens che l'uso costola deriv

lerprelazioni

devesi aggiungere

rito

ininci nel

monachismo pe'suddiaconi

antico del diacono, di portar

la stola

sulla

pe'chiei
lio

ici,

ina ci fu proibito dal conci-

spalla sinistra pendente sino a'piedi,sen-

d'Orleans del 5o i,nelcap. 2 2,lasci;uiin cui

za esser legata dal cingolo,


lisce in
s.

come appa-

dooel'usoa'diacooi, e solamente pel lem-

molte immagini, ed in quella di Pier Damiani del secolo XI, che il p.

assistono al sagrilzioe non in

altra finzione, beuchsia iu servizio della


chiesa,

Bonaimi riporta a p. 188, ove si vedono 3 croci nella parte anteriore della stola.
coni latini,

come fu determinato

nel concilio

Questo modo non pi si pratica da diaquali pongono la stola sulla


i

diCartagine del 253: Diaconus tempore oblationis tantum vellectionis utalnr ".

Anche

il

p.

Bouauni dice dell'uso de'sala stola

spalla sinistra, dalla (piale trasferiscono


le

cerdoti, d'assumere
vesti sagre nel

senza

le

altre

due

parti

estreme al fianco destro, ove


che ciuge
il

comunicarsi,

sia uel gio-

legasi col cingolo

camice,

af-

vedi santo, che in letto se infermi. Si usa


la stola

finch

la

mano
1

destra sia libera nel mi-

anche da' ministri

eretici della

nisleiOjSecondo

ingiunto dal

memorato
poi nel

chiesa anglicana e predicanti, per seguo


di loro carica, in vigore della liturgia di

concilio di Toledo.

La legatura

fianco destro, vogliono alcuni significare


la

Carlo

11,

portandola

di seta

nera sulla veri-

foltezza nel resistere agl'incentivi del-

ste talare e

lunga sino a'piedi,ma con

la

carne.Questo uso fu statuito

a diaconi

dal concilio di Braga, al contrario dell'u-

so militare della tracolla che regge la spada, per seguale che li distingue da'sacerdoti.

pr ve vole abuso. Di gran lunga lodevole e conveniente l'uso continuo del somino Pontefice, il quale la tiene pendente
dal colio sopra la mozzetta,

qualunque
segno del

L'uso per

di

portar

la stola sulla
i

volta apparisce in pubblico, in


la

spalla sinistra pendente e libera verso

somma

autorit pontificia, pi o

me-

piedi, fu ritenuto dalla chiesa greca, e al-

no

treltanto pratica l'armena. Noter che


p. Bouauni,

il

secondo richiede il rito pra ticato da esso, come nolNicolade Btatipreziosa,


ni

parlando de'sagri ministri di

Jiou,

molti

riti

e nazioni, tratta delle loro vesti


fi-

sagre, delle loro atulc e u riporta la

De forma Palili cap. 3. 11 p. Bouaunon pare soddisfatto di quelli ebecertarano dispiegarci misteri contenuti neh

74
la stola, ch'egli ni, e

TO
pie considerazio-

STO
concede camice e
il

chiama

stola a' vicari foranei,

conclude col vescovo Durando, De ndumentis lib. 3, cap. 5, cio che la stola

e sola colta a'parrochi,ci

che fece anche

admonet
si t

illuni;

qui

eam

indniiur, ut
leve,

sinodo Nemausense ueli284; per cui dichiara Nardi, la stola insegna naturale del sacerdozio, tutti
i

memor
et

sub jugo Christi, quud

suave

est, se consti tu tura";

indi con

no portare
l'assumono
gi del

nel sinodo, e
i

preti la doveaponno usarla se

Ivone diChai IvesJJesigni/calione indmenloru'/i sacerdotalium, aggiunge che


si

parrochi. Nel sinodo di Liei

1287

vicari foranei

erano

in ca-

pu dire,pendere
la

la stola dal collo veril

mice

e stola, gli altri preti in sola cotta.

so

parte anteriore, e ornare

lato de-

Da
nisti

tutto questo, Nardi con alcuni cano-

slro e sinistro,

utdoceatsacerdotem per
et a sinistris, idest

deduce contro Thiers e non

altri

che

la

arma justiliaeadextris
in prosperi*, et

definirono distintivo parrocchiale, che


stola

la

ad versus debere esse muuilum, cjuod ad fortitudinem perlinet, sinequacelerae virliiles facile expugnanlur, et

significa giurisdizione, n

gioranza, ripetendo con Scarfant e


tonelli
:

magAn-

minime corona otur".

Inoltre la

sii

stola significa quella dell'immortalit e


vita eterna della gloria,

Stola non dat majoritatem, cum tantum signum sacerdotale j e con s. Tommaso, la stola non che una veste
presbiterale. Riporta la concessione del

come

scrisse

il

Corona
le

a p.
il

607, accennata

nelle paro-

1727

fatta dal

vescovo diPumini a'parinsorte divergenze col ca-

sacerdote nell'atto di porla sulle spalle: Bedde nubi Domine sto-

che dice

rocchi di citt onde portare la stola nelle


processioni,

ma

lamiinmortaIitalis,quam perdidi inpraevaricatioue primi pareulis".Le due parti

pitolo della cattedrale, nel

1728
la

la

s.

cou-

gregazionede'rili approv

concessione,
i

pendenti significano
la gloria,

la

pazienza a cui
scrisse tiIl

ma

di

avere vigore solamente quando

Dio promette
gone,
.Nardi,
J

come

canonici fossero vestiti coh abili

sa<*ri di

De sacr. part. 4) lib. De parrochi, riporta

2, cap. 4.

tonacelleepiauete;quindine'sinodi quan-

varie erudi*

do

il

capitolo

non era
il

in vesti sagre,

pie-

zioni sulla stola,che nell'antichit,


al presente,

come
i

vani non assunsero

piviale e la stola,

non potevano portare che


i

u questa

parrochi. Nel

1766

fu in tal

vescovi, preti e diaconi, gli altri essen-

citt s'abilito,

che predicando un parrola

done espressacnenteesclusi. Quando preti urbani ed anche suburbani doveano assistere ogni festa alla messa del vescovo, indossavano camice e stola.
II

co corani capitalo, noti possa usare

mozzetta neracheaveano ottenuta dopo

formato un

collegio,

ma debba

tenere

la

sinodo

slola sopra la sola cotta.

Sebbene Nardi

provinciale di

Gnesna

prescrisse,

che nel
i

dichiari che la stola distintivo di sacer-

concilio provinciale o diocesano


vi e

vesco-

dozio non d'

uffizio,

pure confessa, che

abbati sieno con mitra,

canonici

cum

quando
gra,

poi

il

prete fi

un

atto sacerdo-

superpelliceisj dalmuliis, et parvis mi'


tris,

tale, allora si

che segno di autorit saconfessa, predica, be-

vero ecclesiarum,
te
1

eteappis, seu pluvialibus. Rectores et simplices sacerdo-

come quando

nedice,aspei'gecoU'acqua santa, battezza,

cum superpelliccis et slolis tantum synodum inlrenl; ed anche frati sacerdoti cum slolis. Il concilio di Buda del 1279,
;
i

l'olio santo, fi

funzione o qualunque

cosa sacerdotale all'altare, o benedizione


fuori dell' altare,

adopera

la stola,

non

assegna ne' sinodi diocesani mitra, stola


e piviale agli abbati; stola e piviale a'ea-

per sola insegna sacerdotale,

ma

quale

veste che indica la sagra di lui podest.

nonici
stola;

a'

parrochi e

altri preti cotta e

Quando

a'monaci o sacerdoti regolari


11

stola

sione o altra unione,

soltanto.

sinodo di Colouia del 1289

una procesd L'acqua benedetta coll'aspersoiio avendo


poi entra in chiesa
il

prete di quella

STO
la stola,

STO
concilio di

75

essendovi

il

vescovo deve levar-

Quedlimburgo, presieduto nel


si

sela e

consegnare

al

medesimo

l'asper-

io85
pose

dal cardinal Ottone, che questi

sorio.

Purificazione parlai di quella


il

la stola, fece

accendere

cerei e ful-

delle

donne dopo

puerperio, che il par-

min
tori.

di

Scomunica
i

(J7 .) l'antipapa Cle~

roco o in sua vece altro sacerdote/in cotta e stola va a

mente III, ed

pseudo-vescovi suoi fau-

prendere verso il fine della


all' altare,

chiesa, e
la
la.

conduce donna una delle

prendendo

estreme della stoNell'articolo Sposalizio, parlando di


parti

nanni, cap.

Della stola del Papa. Il citato p. Bogo Della stola usala dal
:

sommo
volta
il

Po/Jte/icejriferisce

che qualunque
in

quello mistico delle


vestizione, riportai
il

monache

uella loro

Papa comparisce

pubblico o

rito usato

daBenein cui

per qualche funzione, porta sempre pen-

detto

XIV

con una monacanda,

dente dal collo una stola nella forma che

assunse

la stola

preziosa sulla mozzetto,

esprime

in

una figura a

p.

365. Essa

e tenendola candidata colla


la sinistra

mano

destra

lunga sino ad un pahnosottoil ginocchio,

parte di detta stola, l'accom-

pagn
nala
la

alla

porta della clausura; termiil

funzione,

Papa depose

la stola

alquanto unita sul pello da un cordone formante un nastro,con lateralmente due croci. E' tutta ricamata con arabeschi ,
ossia fregi di foglie e fiori,

preziosa e riprese l'usuale. UDiclich, Diz,

sacro liturgico, all'articolo Ebdomada' rio, dice che non si deve usare la stola dal
celebrante nelle ore canoniche, inclusi*

due estremit lunga la, egli dice, sempre


le

frangia.
di seta

pendendo dalTale slo


ricamata
rosso, secou-

d'oro, di colore o bianco

vamente a'vesperi
ora canonica,
riti,

solenni: in Venezia e-

doch

si

usa

la

moz/elta o bianca o rossa,

ravi l'uso di adoperare la stola ad ogni

come

si

prescrive Be' rituali, alcune volte

ma

posto in attivit
s.

il

con-

pi, altre]meno preziosa, usandola nelle

trario decreto della


nel

congregazione dei
lustri era quasi di-

soleunicavalcate ricamala

di perle. Si

nonei
il

i834 da due

minava aiilicamenteO/vzn//j_,pereh
tempi della nascente chiesa.era

strutto. All'articolo Eucaristia, riporta


la

lecito

rubrica che prescrive doverla


il

ammi-

portarla solamente a chi predicava, co-

nistrare

sacerdote vestito

di colta e sto-

me
fizio

fu prescritto dal sinodo di Liegi, uf-

la^Ielcoloreconvenienteall'ufliziodiquel
giorno; e sebbene
il

proprio de' diaconi, secondo

la

pi

Baruffai do opin con


la

comune sentenza, che


si

perci non potevaaltri chierici ini

molle ragioni che

stola fosse
si

sempre
Vene-

usare da'suddiaconi e
diaconi
di poi

di color bianco, ci

che
s.
il

osservava un
di

feriori. Negli

antichi secoli
la
il

vescovi,

sa-

tempo

nella basilica di

Marco
si

cerdoti,

portavano continuasolo

zia, tuttavia

chiaro

prescritto della

mente,
fice la

ma

romano PontePapa
di

Chiesa, a cui certamente non


porre.
to

pu op-

porta in segno di sua suprema di-

Anticamente era molto disonoraun vescovo, allorch era privato dels.

gnit, poich proprio del

pa-

scere

il

gregge,o colla sua voce o per mezzo

l'orario o stola, per cui dice l'Anastasio

de'suoi ministri, colla predicazione e la

Bibliotecario in

Agatone

cap. 28, che

dottrina evangelica.

Il

Nardi sulla ragiola

essendo Macario patriarca d'Antiochia

ne addotta daAlcuino,che

stola

si

chiaest

condannato come eretico nel VI sinodo, Basilio vescovo di Creta, pubblicamente


lo priv dell'orario e cos lo degrad. Anche a Sacerdozio parlai della degradazione degli ecclesiastici, e dello spoglio che con sue formole si fa di tutti sagri pai

m
40

Orarium,eo quod oratoribus, hoc


del concilio di

praedicatoribus , concedaturj e sul can.

Toledo, Orarium o-

portet levitata gcstare in sinistro humero,

propter

quod
il

orai, idclpraedicalj os-

serva che

vescovo predicatore perch


la

ramenti, compresa

la stola.

Riportai nel

dottore unico, e non pu commettere

?6
cono.
Il

STO
al

STO
prete e al diailei

predicazione vera clic


vescovi, con

aedif. p. 7^,n.i i4,sect. i",

p.

io 3. Diusa sem-

Papa dunque come vescovo


pi' di

chiarai a

Mozzetta che

il

Papa

ragione

gli

conviene

dappertutto e sempre portare la stola. Il Muratori, Disseti. $5* Delle vesti, dice che nel secolo IX preti uscendo in pubi

usuale di raso rosso o di damasco bianco, cos le Scarpe U'.). Que-

pre

la stola

ed

sempre portavano la stola al collo, MagoDza deil'8 3 col can. u8 viet loro d'andarne senza. Gi notai
blico
il

ste per e la mozzetta, secondo tempi (che dichiarai meglio a Scarpa) e le funzioni, sono di seta o di velluto, di panno
i

concilio di

o di cammellotto.
cennate.

La stola usuale per sempre rossa e di seta, delle qualit acIl

di sopra

stola

che anco vescovi portavano la pendente in ogni luogo,eche in proi

coiore rosso l'usa nella


il

mozlo

zetta e scarpe in tutto l'anno,

bianco

gresso di
uso,

tempo essendo ci andato in dissolarmente al Papa ne rest l'uso,


prerogati veedislinzioni delpontificia. A

prende subito dopo


bato santo, e
lo

la

cappella del saal

porta sino e inclusive

preceduto dalla Croce pontificia, ima


ielle speciali

recarsi a quella del sabato in Albs,

do-

po

la

quale riprende
si

il

rosso.

L'abito di

la

suprema dignit

ncheNari

mozzetta e stola
rio di

chiama abito ordina-

di osserva,

che ne'tempi bassi

preti ei

camera, abito domestico, abito usi

diaconi lasciarono di portare


ri

le stole

fuo-

sualf: con esso

reca alle funzioni delle

delle chiese; rimase l'uso a'vescovi co;

in pi tenaci degli antichi costumi

il

cappelle pontificie nel palazzo apostolico che abita, ma senza stola e senza perci tarsi precedere dalla croce
tai

Papa

poi,

anche pi osservante
la
il

della ve-

(come nonelle

neranda antichit,
stola

porta ancora oggi-

nel voi. Vili, p. 229), l'una e l'altra


,

di di continuo, significando

portar
11

la

adoperando recandosi per Pvoma

anche per signum


in

castitati<>.

Cres.

chiese, ne'monasteri, negli stabilimenti,

scitnbeni, nell'Istoria della basilica di

nelle visite a'sovrani; nelle F'illeggialure e ne e

Maria

Cosmedin

p.

4">, riporta

il

di-

segno dell'antichissima tavola di musaico collocata da Giovanni VII del 705 sull'altare della cappella

Piaggi (/".^andando ne'luoghi, massime nel visitare le cinese. Per esin


il

sendo
ve, se

Roma

in villeggiatura

o altro-

da

lui fatta

fabbri-

careins.Pietro,come uarraToi ligio nelle Grotte vaticane, nella cpiale oltre l'im-

Papa recasi ne'luoghi suburbani trottare e camminare, veste la zim marmozzetta e senza
la

ra, e perci senza la


stola.

Vergine e del Bambino, e quella probabilmente dell'arcangelo s.


della B.

magine

Che con questa

indivisibile colla

delazione della Croce pontificia, a quell'articolo lo dichiarai. Spetta al

Michele,

vi

la

figura d'un

monaco con

Maggiordi

abito bianco simile al camice, sul quale

domo
le

(F.) nelle pontificie stanze

por-

ha

l'orario, ch'

una

striscia simile alla

re sulla mozzetta del

Papa
la

la

stola usua-

quale ricamata di gioie, alcune rotonde come rose e altre quadre, l'uua
stola, la

che

gli

presenta l'aiutante di camera:

gli fa

prima baciare
vi

croce di mezzo, e
il

sotto l'altra disposte, che Cresci in beni

sti-

nel porla al collo


lo

sovrappone
in

picco-

ma lostessoGiovanni

VII e non eis.Pao-

cappuccio della mozzetta,

modo che
tal

lo e il precedente s. Pietro come vuoleSever ino nelle Memorie sacre; se pure tale

tale croce resti visibile.

Nel ritorno

prelato leva al

Papa

la stola, gli fa

ba-

immagine da
del

esso riferita

non era fuori

ciar la croce, eia restituisce all'aiutante


di

quadro

e in altra tavola contigua, coriferito

da Grimaldi, non essendo vero l'asserto da Piazza nella Gerarchia, cardinalizia circa
il

me

camera. In assenza del maggiordomo, DO


il

'

pare dal

supplisce

prelato

Maestro di camera
296, 298
la

(V.). Avvertii nel voi. Vili, p.


e

diadema qua-

3oo, che

il

Papa facendo

Lavanda

dro. Si

pu vedere

Ciampiiii, De. sacr.

dc'piedi

(/''.)

nel gioved santo nella ba-

STO
silica

S
il

T O
il

77
Bussolante
(/'.)

Vaticana, deposto

piviale rosso,

che

si

u^a in ogni tempo), della quale e

con stola paonazza del sagro paramento e camice, sebbene vi si rechi preceduto
dalla croce e colla stola usuale rosso sulla

della falda custode

sotto-guardaroba, e dopo aver baciata li croce di mezzo:quesla stola quasi eguale


all'usuale di colore rosso (e bianco nella.

mozzetto, spogliatosi degli abiti sagri,

ri-

prende
le,

la

mozzetla e non
piedi, e ad onta

la stola

usuaquelli

settimana
to,

di

Pasqua).

Il

Papa

cos vesti-

nel recarsi a servire a


i

Pranzo
la

entra nell'aula concistoriale. Termiil

cui lav

che perci tracroce,


le

nato
gli a
il

concistoro, nella detta


gli

stanza

il

versi la basilica,

non

lo

precede
la stola.

prefato cardinale

couiecli incede senza

Oltre

baciare

la

dandodetta croce. Di che parla


leva
la stola,

dette duestole usuali e proprie della mozzetla,


il

Chiapponi,

Ada

canonzatonis

p.

53.
il

Papaco'sagri paramenti adopera

Ne'concislori semipubblici e pubblici

altre stole, quasi eguali nella

forma e ma-

Papa
sta,
il

nella stanza della falda

assume queil

teria alle usuali. Nelle inesse private per

camice,

il

cingolo,
:

la

stola e

manto
pone e

adopera quelle del colore proprio di esse. iNelIe pubbliche funzioni usa le stole proprie de'sagri paramenti di 4 co *
istole
lori,

rosso, e la nutra

la

stola gliela

leva

il

detto cardinalejsempre facendogli


la

baciare

croce di mezzo. Se

il

Papa

si

bianca, rossa, paonazza e rosacea,


il

reca in qualche chiesa a celebrai- messa


bassa, e se
vi

secondo

colore del

Manto che
il

indossa,

sono cardinali,

a!

pi anziala

ed anticamente adoprando
ro, cos era la stola.
Il

pivialene-

no

tra

diaconi appartiene dopo

pre-

piviale o
in

manto

parazione
zetto e poi

di levargli la stola dalla

moz

rosso lo adopera

anche

luogo del co-

imporla dopo

finita la

messa,

lore nero e di quello paonazzo, per cui

nell'avvento, nella quaresima e in altri

tempi che laChiesa usa


allora
il

il

colore paonazzo,

consegnandola e ricevendola dall'aiutaii ledi camera, come notai ne'vol.XXX V II, p. icSy, XLI, p. 289, e dichiarano Magri al

Papa

di tal colore

stola,cos ne'funerali. Qualora

assume la sola il Papa doi

verbo Stola, ed
lett.

il

vescovo Sarnelli
t.

nella citata

26
1

del

3, oltre

vesse celebrare in
clesiastici [f.)

tempi che

Coloriec-

doro, Relaziorie della corte di


diz. del
1

Luna Roma, e

questi sono
casi

devono essere verdi, di paramenti e cos la stola; per sono rarissimi. Tutto e meglio
i

G46,

p.

'

Se non

vi

sono caressen-

dinali diaconi, supplisce l'ultimo cardi-

nale prete de'presenti o altro.

Non

dichiarai aGAPPELLEPONTiFiciE,desci'i ven-

dovi alcun cardinale, ci


grisla del

do

tutte

quante

le

funzioni sagre che

il

maggiordomo, ed anticamente apparteneva al Safa


il

Papa celebra o
dinarie.

assiste,ordinarie e straor-

Papa come (\ue\\o che


,

ordina

Quando il Papa interveniva ai Mattutini^. )jaxCappa (/ .)efalda, sotto la cappa prendeva la stola paonazza, ma non era preceduto dalla croce pontificia, la quale sempre lo precede entrando nelle cappelle per le funzioni, per col manto o piviale, la mitra o il triregno. All'articolo Concistoro parlai de' concistori segreti,

riamente

lo assiste in tale

messa all'al-

tare e vestito di colta e croce pettorale.

Quando
l'unzioni,

il

Papa

recasi nelle chiese per le

giunto nella sagrestia o carnei a de'paramenti,gli leva dalla mozzelta, e


usuale

di poi su di essa gli rimette la stola


il

pi degno

tra' cardinali diaconi,

sup-

semipubblici e pubblici. Nei


il

plendo un cardinale prete in loro assenza. Tanto la stola usuale, che la mozzelta,

concistori segreti

Papa

si

reca in nioz-

zelta nella stanza ov' preparata la

Fal-

de? paramenti

da (f

.),

questa assunta, riceve sulla mozraso rosso concistoriale (colore

zelta dal cardinali. "diacono de'presenti


la stola di

Papa restano sul Letto (!') Quel medesimo cardinale che ha levato la sloia usuale, pone al collo lei Papa e dopo la funzione ridopo
levate al

toglie,

anche

la

stola facente parte

ilei

sa-

78
parla a p.

T O
il

()

gr para mento, ed
i

citato

Chiapponi no
al

mente
C)4>

vestilo di

mozzetta
sola

e stola, e

per
di-

72.Ne'pontiflcali
il

Irono, pel

inavvertenza lo ripetei nel voi. LXIV,p.

canto dell'ora di terza,

cardinal diacoin-

sebbene con

mozzetta avessi

no ministrante
bile per la

leva al

Papa quella

chiarato doversi vestire

sia nell'esposizio-

gli pone quella pi nomessa solenne, oltre idi altri magnifici paramenti. Nella mattina della Processione del Corpus Dominile il Pa-

dossata per essa e

ne

nelle pontifcie stanze, sia nel trasporto


in Lettiga

solenne

(F.) e senza essere pre-

ceduto dalla croce papale, ne' voi. Vili, p.i86e 87,XLVII,p. 3 2, che verameni

messa nella cappella Sistina, e come dissi in parte ne' voi. IX, p. 52, e XLI, p. 74.J se gi in essa sono vela
i

pa celebra

te sono
ni,

luoghi ove descrissi

tali

funziostola.

ed

ivi allatto

non nominai

la

Tanti minuziosi dettagli, dovendoli ricavare da molti autori, spesso tra loro in
contraddizione, ed essendo fallaci anco
le

nuti

cardinali, e

come

leggo nelle ricoril

i\&le Indicazioni \
ate

1 mg. Fornici,

sagri-

consegna l'aspersorio al cardinal decano o pi anziano, il quale lo presenta al Papa, indi il cardinale diacono pi antico

cose di fatto per essersi sbagliato, talvolta

non

fui felice di

emendarli, ad onta

della pi scrupolosa diligenza e ricerche

dopo

la

preparazione

gli

leva la stola
(in

indefesse; per ini giova riflettere sugli

usuale facendogli baciarla croce


gli abiti sagri, in

que-

innumerabili errori che corressi o


ficai,

retti-

sta e in altre funzioni in cui s'indossano

ed essendo uomo, cio

fallibile,

non

mancanza
i

de'cardiuali

sempre mi
la

dato ci fare, perci vuole

diaconi suppliscono

cardinali preti,

ma
il

discrezione e l'equit di
falli

non addebi-

in abito diaconale), ed in

sua mancanza o

tarmi que

di altro cardinal

diacono ci eseguisce

maggiordomo:
il

alle

lavande delle mani,

che non potei conoscere, in grazia de'moltissimi emendati, e per quanto rimarcai a Stampar Storia e al-

dettocardinal decanoopi anziano preil

Papa per asciugarsi le mani. Dice il medesimo mg.r Fornici, che quando Papa risiede nel Vaticano, nei venerd di marzo dopo la predica del Predicatore a jioitolico (/~.),discende co'carditiali in s. Pietro, dopo die il pi degno
senta

mantile

al

Ed in fatti, che il cadavere del Papa esponendosi e trasportandosi cogli abiti ordinari e usuali, non debba portare
trove.
la stola, lo

il

provano ancora queste due

te-

stimonianze. Leggo nel contemporaneo


diarista Cecconi, Diario istorico p.
sulla

cardinale diacono

gli

ha posto

la stola uil

suale sulla mozze Ita, aveudo gi

cardifa

684, morte eculavered'Innocenzo XIII, che fu vestito di soltana, mozzetta e calila uro (mancano di nominarsi il rocchetto, la

nale deposta
se
il

la

sua cappa,

il

che non

fascia,

le

scarpe), indi al solito e-

Papa gi l'ha presa in camera maggiordomo. Il cadavere del Papa


Penitenzieri l'aticani^I.)
di
si
si

dal
dai

sposto nel suo palazzo apostolico Quirinale (perch


ivi

mor), sotto
ivi

il

baldacchi-

lava e quin-

no,al!a vista del popolo,

concorso per

veste cogli abiti usuali della


si

mozsto-

vederlo e baciargli

piedi.

La

sera del
tal

zetta,
la,

espone nellesuestanze senza

gioved a un'ora di notte, disteso in

e in tal

modo e
si

seuza essere preceduto

forma

il

cadavere

col coppello in capo, e

dalla croce

porta nella cappella Sisti-

senza stola e croce, entro una lettiga di


velluto tutta guarnita di frangie e trine

na, ove poi spogliato tlella mozzetta e delle scai

pesi veste degli abiti pontificali di

d'oro, ed aperta da ogni parte, s'incam-

colore rosso, inclusivamente alla stola e

minarono

tutti
il

ordinatamente, dal Quipenitenzieri di


la lettiga Io

scarpe di

essi,

e cos vestilo poscia

si

po-

rinale, verso

palazzo Vaticano. Ivi giuni

ne nella cassa mortuaria. Nel voi. VI, p. 2o4)parlando del cadavere del Papa se-

to nella cappella Sistina,


S

Pietro (che circondando

guendo uno

scrittole,

lo dissi

eirouea-

aveano accompagnato con

torcie

accese

STO
in

STO
si

mano

e salmeggiando in bassa voce),


il

ve a

Leone
il

X neli^i 3 s'incedeva in cavestiva


i

spogliato
ci

cadavere degli

abili

domesti-

valcata e con paramenti sagri e mitre a ca\


il

e vestito degli abiti pontificali di co-

a Ilo. ed

Papa

sandali, l'ami Ito,

lore rosso, cio rocchetto,

camice (man
i

camice albani ,la crocepetlorale,la stola


la

ca

il

cingolo, la stola,

sandali,

guanti,

albani,
ta,
il

tonnellata dalmatica, la pianei

ec), dalmatica, pianeta,

fanone, pallio,

fanone, il manipolo, guanti, la mitra


triregno preziosi,
il il

mitra

di tela

d'oVo (anch'io nel citato voi.

il

pallio, altri por-

VI,
3, n.

p.
u

204

dissi di

lama d'oro, seguendo


t.

tarono
ed
il

piviale prezioso

come Giulio
al

II;

l'accurato Novaes, Dissert.

i, dissert.

predecessore Innocenzo Vili nel re-

g, ma quando ne ragionai espressamente nel voi. Vili, p. 187, a Mitra, a Sepolcro de'Romam Pontefici. dichiarai in mitra di lama d'argento, e con essa vidi esposti cada veri di Leone XII e l'io VII I,
i

stituirsi

concavalcata dal Lalerano

Vave-

licano, indulus anictu,albo , cingalo, sto-

la alba preliosa, capellina

ha beat ex

lato crcmesiiiO)praecedeiitibu<; et ucis, et

cardinalibus. Leone

assunse

dunque

ed

il

.
1

anchecollocare nella cassa), ed

ai

per ultimo in detta solenne funzione odali-;

piedi
al

due cappelli
si

pontificali (ne riparlai

detto aiticoloSEPOLCRo)di velluto ros-

mnibus para nenlh pontificalibus } a sanusque ad pnllium super planetam,


alla basilica

so,

che

fanno portare dal

sommo Pon
so-

e con triregno sotto baldacchino; giunto

teflce nelle

pubbliche funzioni (nelle

Lateranense,

lo

depose per
in

lenni

Cava leale) i\(\ due camerieri

segreti

assumere
poi
i

la

mitra preziosa. D'allora


vestiti di

(anzi da 4) e meglio ne riparlai a

Sovrain for-

Papi presero possesso


berrettino

fal-

nit'

de'Romam

Pontefici), e posto detto

da, rocchetto, mezzetta


e sopra
il

e stola preziosa,

cadavere sopra una bara portatile

il

cappello pontifiin lettiga,


|,i

ma
nel

di letto funebre, circondato di

lorde

cale:
e per

vi si

recarono a cavallo,

venne assistitoall'intorno da'prenominati penitendi delta cappella,


zieri di
gli
s.

mezzo

ultimo in carrozza

ma
la

senza

fal-

da.
le

Il

Cancellieri pubblic

raccolta del-

Pietro, quali con colta e stola


i

relazioni di tali funzioni, nella Storia


dalla quale ricavai le seguen-

andavano recitando
la

salmi ed altre

(b- 'possessi,
ti

sagre

preci... poi dal clero della basilica

nozioni sulle stole preziose de' Papi.


III nel
et stola
1

Vaticana, precedendo
tato in chiesa
il

sua croce,fu por-

Paolo
Inngo,

533

vestito di

rocchetto

cadavere, seguito da'eardel Diario di

super capuliurn de velluto

dinali". L'altra testimonianza la ricavo


da'n.i

creniesino eauitavil. Inoltre diPio

IV

m'i-

67
di

68

Roma

del

struisce lo stesso Cancellieri, nelle giunte

1823,

quanto

fu praticato col cada-

e correzioni delle Cappelle


nel

pon li /ice, che

vere di Pio VII.

Morto

al

Quirinale, fu

1790 ancora
la

esisteva nella sagrestia

vestito con sottana bianca (non sono no-

papale
le,

stola preziosa
III

ricamata con pere

indumenti), mozzetto rossa e camauro,e si espose con Ietto e baldacminati


altri

fatta

da Paolo

Farnese

rinnova-

chino

di colore rosso in

una delle

anti-

camere, con 4 cerei agli angoli: nella sera del d seguente fu pollalo il cadavere in
lettiga

aperta da due mule con gualdrap-

da Pio VI, diesi usava da'Papi nella benedizione degli Agnus Dei (de'qnali riparlai nel voi. LI p. 83), in uno a Sconcile d'argento collo stemma dello stesso Paolo HI, e 16 cucchiaie d'argento,
ta
I
,

pe riccamente guarnite, vestito come ho


dello e col cappello usuale, alla cappella
Sistina del Vaticano, ove fu vestito pon-

oltre

una pi grande d'argento dorato,


il

per uso del Papa, e tutte collarine d' Alessandro VII.

Marangoni, Delle cose

tificalmentee con mitra di lama d'argento, e cos fu

gentilesche trasportate
se, nei cap.

a uso

delle chiee

esposto e poi sepolto. i\e'so-

77

78 copiosamente
iscrizioni,

con

lenui Possessi de

Papi

.)

sino e incili-

audizioni tratt sulle

memo-

S
rie e

STO
stemmi
Papi e cardinali nelpossano praticarsi senza no<le'

T O
ci

rocchetto, colla mozzetto di velluto

e?

le chiese, se

ta di vanit, e

sesia lodevole, riportandi santi per la parte af-

melino con mostre di pelli d'arinelliuo, con istola sopra preziosa. Innocenzo IX
nel
1

do molti esempi

59

si

rec al possesso, con subtana]


-

fermativa. Di questo argomento in breve

serica alba, et longiore sub rocchetto in

ne tenni proposito a Stemma. Pio IV del

i5Go
lis

in

ornielli,

alba, ci iigulo,

camera paramenloruminduLis et stola cum per-

dutus,etdesupermozzeitaholosericapur. purea cum stola pendente, et bit retto pilettili pontificale

holosericum purpuret

ni

descendit

ad equitandum,
al

et

ingres-

cordulis, et floccis aurali<; ornamentimi.

sus in leclicam. Giunto

Lalerano, deper lis, accepit


i

Paolo
di tabi

nel

i6o5 cavalc

nobilissima

posita

deindi', stola

rum

cionca bianca, vestito con sottana lungi


bianco,rocchetto sottilissimo, mozzetta e berrettino o

aliam stoloni, pluviale li dopo la funzione si


rimi
stola,

et mitrarli j

qua-

lev, accepla iteet 'miravi t in le-

camauro
di

di velluto

rum

pei

lis

....

cremesino colle mostre

armellino, cap-

clicam. Nel
possesso, in

[566 s. Pio V per prender camera audicnliae secretae


amictum, albani,
citigli-

pello pontificale teso del

medesimo

vel-

luto circondato di trine d'oro, con stola

coept falcioni,

preziosa al collo ricamata e adorna di molte perle.

Inni, mozzetlar/i, et stoloni

cum

perlis.

Gregorio

XV

Arrivato nel portico Lateranense, deposilis

sesso, accepit faldata


et stoloni

neh 621 pel posmagnani scricam,

sloia

cum

perlis, et mozzetto, et acet

prciomm sapr inozzeltam de

cepla alia stola, pluviali

mitro. Tro-

velluto rubeo, et golerurn pontificaie in.

in Novaes nella Storia di Clemente XI, che canonizz s. Pio V,che nella tra-

vo

slazione del suo cadavere

al

luogo ove

si

venera, e fatta

a*

16 settembre 169S, fu
si

Noter con Cancellieri, Cappelle p. 261, che nel 790 ancora esisteva la stola preziosa di raso rubino, tutta ornata di perle di variegrandezze adisegno, con lo stem1

spogliato delle antiche vesti, alle quali


sostituirono delle nuove,

ma

di

Gregorio
i

XV

(della famiglia

Lu-

onde

la stola

fu

donata
zo

alla famiglia Chigi,

che

la collo-

c in prezioso reliquiario, ed a'2 5 mar-

adoperavano sulla mozzetta nelle solenni Cavalcale {V.) perle Cappelle della ss. Annunziata, di s. Fidovisi),che Papi
lippo, della Nativit, di
s.

1775

fu dal principe d.

Sigismondo

Carlo,

le

quali

donata a Pio VI, che per divozioneal santo ne avea preso il nome. Di questo ne parla ancora il n. 26 del Diario di Ro-

cavalcate non

si

fecero pi

dopo Pio Vf.


1

Pel possesso Alessandro VII nel

655 us
au-

stola brocleis argenleis piet, gemmis

ma 1775,
mere
al

colla descrizione della ricchis-

sima e nobile custodia,eilPapa fece espriprincipe


il

roqueCrucis imaginem ,gentilitiaque(t\ella famiglia Chigi) stemmata exprimenti-

suo

sommo gradimen-

to, pel

suo segretario d'ambasciala mg. r

ex auro bracleato perornala defluente e collo speclabilis. Clebus, lemniscisque

Avogadro. Gregorio XIII nel 1572 per prendere il possesso, sumplaqite longiori
veste,

mente IX

nel

1667

si

rec in lettiga al

possesso,colla mozzetta di velluto

creme-

quae falda vocalur,

et stola pre-

sino con mostre di

pelli

d'armellino,cou

Uosa super capulio purpureo, descendit


in atrius inferius, ubi ascendit

stola preziosa, circondato da'


1

Paggi (F.).

equum albianca,

bum purpura, etauro ornatimi. Gregorio


XlVnel Sgo cavalc sopra mula
1

Clemente X nel 670 prese possesso colla stola preosa ex margarilis conlexlo. Il ven. Innocenzo XI ne! 1676 and al possesso con istola preziosa,

coperta di velluto cremesino con fraugie,


fiocchi di seta e trine d'oro, ferri e staffe

tempestata di

grosse perle. Altre! tanto leggo nel

1691

dotate, vestito di scarpe di velluto cre-

d'Innocenzo XII per tale funzione. Cle-

mesino con croci d'oro, soltana,

fascia,

meulc XI

nel

1701 cavalc nel possesso

S
con
islola preziosi

T O
con ricche
gioir.

T O

E-

piacenza svolsi ne numerosi suoi importanti orticoli. \Ja le vicende politiche

ziandio

neh 72

in lettiga al possesso, era vestito

Innocenzo XIII, portato con mozCecconi appren-

che
pas-

resero clamoroso

il

fine del secolo

zetta di velluto rosso e stola preziosa con


gioie. Nel citato diarista

sato, spogliarono las.

Sede di tuttoci clic

do che
incede

nel

724 d piissimoCenedeltoXIII
con mozzetstola prezio-

possedeva di prezioso per la celebrazione decorosa de'santi misteri, di che pure


si

al possesso a cavallo,

to di caso rosso

esopravi

la

non mancai parlare a'suoi luoghi consenr di dolore. Il rispettabile mg. BaldosI.

sa

perle.

chiamata ponti ficaie, tutta adornata di Clemente XIII nel 7 :>8 port nel
1

possesso

la

stola preziosa

con perle; Cle-

mente
le; e

XIV

nel

1769
VI

a cavallo e colla

Pio fi, con diligenza narr come Pio V per adempiere duri patti della famosa pace di Tolentino, ordin che
sori, Relazione delle avversit di

2, p. [2 e seg.,
I

stola preziosa riccamente ornata di per-

si

distaccassero
i

le

perle e le
le

gemme ond'ele

finalmente

l'io

nel

bianco, vestito di falda,


zetto di velluto rosso

77JSU cavallo rocchetto e moz1

raiio ornati
altri

manti,

pianete,

stole
il

ed

antichi ornamenti pontificali,

tut-

ornata d'armelliuo,

to di lavoro ricco e meraviglioso, custoditi nello sagrestia pontificia. In

colla stola preziosa ricca di perle, e


la

dopo

alcuni

funzione deposti

gli

ornamenti pontila stola

di essi

vedevansi
di

ficali, vest la

mozzetto e

usuale,

Vili,

restituendosi in carrozza circondota dai

sacco di
di

stemmi d'Innocenzo Giulio II, di Leoue X, salvati nel Roma. Altri aveano le insegne
gli

poggi

al

polazzo apostolico.

Fu

Iddio che

Paolo

III, di

Giulio

III, di

Gregorio

ordin

Mos che

le vesti

sacerdotali fos-

XIII, di Sisto V....

Le

perle raccolte di

sero preziose, perch in esse vesti apparisse lo bellezza e


il

ogni grandezza pesarono libbre To, e quasi

decoro

ilei

grado

sa-

una libbra

le

granale,
disfecero

rubini e altre

cerdotale, perch il sacerdote fosse stimato e riverito dal popolo.

gemme. Inoltre si
preziose, e
cogli

due MUre^V.)
li

Volle Iddio che

s'impiegasse nel culto suo tuttoci che in


terra pi prezioso,

4 stemmi

ricchissimi Triregni (/ '.),


e iscrizioni de' Papi che

dimostra

il

p.

come ampiamente Conanni, La Gerarchia ecaltres

fecero". D'allora in poi


le stole

non

vi

furono pi

preziose e altri sagri paramenti

clesiastica,

dichiarando

che tutto

ornati di
re,

Gemine
soli

e Pietre (F.) di valo-

era idea dello futura gerarchia della chiesa cattolica

ma

con

ricami d'oro.

Laonde
le stole

se

che Dio andava meditando


lo

sino a quel

tempo due erano


al

u-

d'istituire

dopo

redenzione del mondo,

sualide'Papi, tanto quanto


preziosa e ordinaria con

colore bian-

in cui in luogo del


gl'israeliti,

sommo

sacerdote de-

co e rosso, che quanto alla materia cio


soli

bile,

il

quale

dovea stabilire un capo visila governasse come suo vi-

ricami, dipoi

restando
se loro

la

distinzione nel colore, quindi

cario e vice
la

Dio in terra. Sebbene poi nelnuova chiesa non si ritennero le forsagro apparato, in cui

ine degli abili medesimi, fu per ritenuta la preziosit del


si

contiene

misteri pi sublimi, per coni

i Papi non adoperarono non furono donate, formandosi le prime semplicissime senza stemmi o immagini e quali fra poco descriver. Noter che stole preziose le usarono anche

stole pi nobili

ciliare

maest e venerazione; ed

Papi

vescovi ed altri prelati,

anzi leggo nel

nella loro magnificenza e splendidezza ecclesiastica

n.
1

i44
r ,

dell'
i

Osservatore

Romano
e di

del

non intesero giammai di far pompa della loro sublime e suprema dignit, ma solo per maggiore esaltazione
della gloria
sa,

85

che

vescovi di

Modena

Reg-

diGesCristoedellasua Chie-

vasto subbielto che con religiosa


VOL. LXX.

com-

con altri distinti ecclesiastici e laici donarono a mg.r Luigi Fransoni impavido propuguatore de'diritti della Chiesa, uua magnifica stola di squisito ricagio,

T O
la

STO
nostra epoca, semplice
istesso
s,

ino, tempestata ili perle e pietre preziose, ed accompagnata da onori fievolissi-

ma

nel tem-

ma

Ittiera.

magnifica resl la sloia". Di tutte queste arbitrarie asserzioni non


,

po

PioA

II

prese possesso incedendo in

contento fautore

dell' articolo dell'


il

Al-

carrozza e preceduto dalla cavalcata, co-

me
si

pratic

il

regnante

l'io

IX, e J ambe-

bum^e perch si facesse confronto delle siole di Pio VI e di Gregorio XVI, colle
Papa Calisto immagini de'ss. Pietro pa Pio IX formata di
stole del
III, in cui

due con

islola

usuale; con

recarono nel

minor pompa possesso Leone Xll e l'io


da Gregorio
i

sono

le

e Paolo, e del Pai\ue sole croci, olili

Vili, indossando ciascuno stole usuali, e


tale fu la portata

XVI

in tal

tre
a

ricami, ne diede

lulte

il

disegno

funzione, nella quale,


diati predecessori, vi

come due immeand in carrozza. Di


si

suo modo. L'introduzione degli stemmi

gentilizi ntllestoie pontificie, col di sopra

pi Gregorio

XVI

Vi

condusse senza
la

narrato provai eh' anteriore a Pio

VI

pompa, non adoperando neppure


cedesse a cavallo, tranne
la
il

car-

ed

Gregorio XVI,

e di

questo ultimo poi

rozza nobile, e senza che alcuno lo precrocifero col-

di rdi pi.

notissima eanticliissi ina conil

suetudine, che morto

Papa, spelta
allestire gli

al

croce pontificia, uso proprio del treno

cardinal camerlengo eal prefetto delleie-

setnipubblico.Eppureeglieil gloriosoPio

remouie
bili pel

pontificie, di

fini

si-

\
le

furono oltraggiati e calunniati dall'au-

successore, fra

quali due stole

tore dell'articolo: De' Palili e citile Sto-

usuali con semplici ricami d'oro arabescati (e di ipiel

de' sommi Pontefici, pubblicato da! u.

genere che

si

vede nella

38dell'^/Zw//j di

Roma de'

novembre

stola del ritratto di

Clemente XIII, posto

1S47, dicendo gratuitamente esenza documentarlo. Anticamente Papi per la


i

in fronte al Buttarti
tio),

Romani Continuaalle

con 3 croci come

comuni

stole,

loro modestia
tare la stola
in seguito

hanno sempre usalo porcon un semplice ornato; ma


loin

con piccola frangia d'oro nell'estremit, e due cordoni di seta e oro, con ghianda
e fiocchi

cominci a vai iure questa

per riunire

le

due

parli sul pet-

devole costumanza; ed
l'effigie de'ss.

vero noi vedia-

to, e talvolta

per meglio

lei

maria

si

ag-

mo che Calisto II Idei i455 la


i5o3
colle

portava col
III nel

Pietro e Paolo. Pio

giunge un uncinello altra specie di fermaglio. La forma e grandezza quasi co-

e suoi successori vollero fregiarla

me
la

le

stole

comuni
la

del clero;

quanto

al-

immagini

degli altri apostoli, fi u tan-

materia,

stola rossa di raso rubi-

toch
porvi

in (juesto

pi bel sagro ornamenil

no, quella bianca di


lore,

damasco

di tal co-

to papale s'intiodusse

costume
rispettivi
I

di frap-

ed

ambedue sono
nuovo Papa
il

foderate di seta e-

a gwsa di
I.

livrea

di famiglia,
rio

come fecero Pio*V

slemmi Grego-

gualmentede'rispetti vi colori. Appena vestito


il

dell'abito ordinario
1

X\

Ma

per miracolo della provvi-

della mozzelta,

cardinal

."diacono gli

denza venne Pio IX, quel Pontefice la cui moderazione, la cui saviezze), la cui virt inspirano rispetto e ammirazione a lutto il mondo. Questi appena sal al trono pontificale,

d a baciare
le rossa, e

la

croce di detta stola usuaa

bianca se nel la settimana di Pala


1
.

squa, e per
e allaccia o
il

volla gliela

pone

al collo

ferma
a
1
.

sul petto. Cos vestilo

memore delle
s

vetusteapostoliche

novello Papa sedente sulla sedia ponriceve la

consuetudini, in
certa guisa

sagro arredo volle an-

tificia

adorazione
tutti
i

ubbidientali sto-

cora essere riformatore, rendendo cos in


alle tradizioni e
riosi

za da'carditiali.

Come
e Pio

Papi, anche

tichi

un franco e solenne omaggio costumanze de'suoi glopredecessori. Laonde secondo gli anusi e conforme ai gusto artistico del-

Gregorio
le

XVI

IX ebbero

e l'usarono. Nel decorrere degli anni,

le stole di

Gregorio

XVI

divenute poco

decenti per l'uso, si rinnovarono dal mag-

STO
guali,
di

STO
e-

83
dovendo

giordomalo in senz'aumento

tulio scrupolosamente
di

ladeserizioneedirneancoraleprovenieuze,

nuovi ornali, u

ma

la'

brevit

me

lo vieta,

maggiori ricami, ad eccezione di una

piuttosto e

come pi

intrinseco passare

che all'insaputa del Papa fece fare un maggiordomo cogli stemmi, e ci ad esempiodelle usate da tanti Papi. Per dispiacque
il

ci

con dimostrazioni alla difesa de'PontefiPio VI e Gregorio XVI; e contro le in-

giurie con tanta audacia lanciate alla lo-

al

Papa, e per non mortificare


inoltre,

io veneranda riputazione, riportare


sultato di qualche

il

ri

prelato soltanto alcuna rarissima volta

mia

ricerca e limitata
clic possiedo, cio

l'adoper.

Vero

nedi alcuni
diverse

fedeli offri a

che la divozioGregorio XVI,


altri

sopra alcuna delle opere


sui

monumenti

antichi, e riguardanti gli

ad esentpio del praticato con


stole',

Papi,

stemmi
fide,
si

introdotti nelle usuali stole ponti*


o piviali degli stes-

pi o

meno

ornale, ed al-

nonch ne'mauti
di

cune con istemmi; ma o per essere bian che nella pi parte, o per la loro forma., poclie volte furono indossate dal virinoso Papa;e quando lo feceripugnante,couvenne fargli riflettere, di dare cos una dimostrazione di gradimento ai riverenti e ragguardevoli oblatori; come con poco
successo praticai con bellissime scarpe a
lui dotiate, e lo
i

Papi, analogamente all'immemorabile

costume
gli

porre

gli

stemmi
ci

gentilizi ne-

utensili sagri,

che

ricordano l'eoo
di

che io cui furono lavorati e


li

coloro che

fecero eseguire per proprio uso o per

pie offrte, con vantaggio della storia,dell'arte, e della religione

come esempi

di g-

nerosa piet. Tutto questo pure eseguir con semplici e laconici cenni, aitrimen-

rimarcai nel voi. L1I,

p.

cibare quelle regalate dalla regina Cristina di Sardegna perche con croci ili brillanti. Nel testameliloolografodiGregoi io \\ I, notificato dai
io,

ma

non

volle

amplissimo ne sarebbe l'argomento, e converrebbe entrare in particolari che devo evitare. Gi riportai a Medaglie
ti

i'ontii nciE,a

Monete

pubblici fogli periodici,


sposizione. j. "Al

si

legge questa di-

tri relativi articoli,

i'ontificie, ed inalalcune mie osserva

Maggiordomato lasciauna bianca ricama-

zioni fa ite sopra scrittori di

ino
ta

le

tre stole nobili,

pontificia, e riguardanti
fi,

numismatici nomi, l'epi gra-

con due

brillanti solitari],- e

due
coi

rosse

gliemb'emi, le insegne, gli stemmi gened


i

parimenti ricamate, per uso de' Pontclci

tilizi,le figure,

ritratti nelle

medei

tempore".

La prima

stola

due
si-

siine incise, sia sul piviale, sia sulla stola

brillanti

nel centro delle

due

croci

usuale.

Se da'remoti tempi a
a tutti
i

tutti

prin-

tuate nelle parli estreme di essa, fustu-

cipi, a'nobili,

ed anco a'particolari, non


gradi della gerarchi
loro
i

pendamenle ricamata a Parigi e cost (ooo franchi. La don la congregazione istituita in Avignone a\Rosario (/'.), vi\ente approvala da Gregorio XVI, e perci in ambo le parti vi furono ricamati
gli

meno che
messo

ecclesiastica secolare e regolare, fu ani-

di potere inserire

stemmi

nelle cose di proprio uso e

ne'parameuti

e arredi sagri, perch

si

dovr negare o

stemmi

della citt, cio

un grifalcoe 3

censurare soItantoa'romaniPontefici,ca-

chiavi

(li descrissi ad A vignone, anticodominio temporale della s. Sede, che quando l'acquist vi aggiunse le 3 chiavi), s. Agricola suo vescovo e altro santo, mi pa-

supremi della Chiesa., ed esercitanti a un tempo il principato temporale della Sovranit della s. Sede(V.)' I pisagpi

gi,

pi illuminali,

pi santi Pontefici

re

s.

Pietro.

Una

delle sue stole rosse fu

non ne dubitarono,
consuetudine da
pera del
ficuni
p.

e seguirono l'antica

offerta a

mezzo

del cav.

Drack

dalla cit-

tutti rispettata. Nell'o-

t di Lilla in Francia; l'altra rossa


il

ebbe

Bouanni, Numisinata Ponti


si

fondo di velluto cogli stemmi

all'eslre-

Romanorum,

riportano incise e

mila. Potrei di queste e delle altre farne

illustrate le pontificie

medaglie da Mar-

84
tino
1

STO
V
del l4 17, ad Innocenzo X1T e ni elicendosi ancora che insigna gerrinelli

STO
che congiungono
sul petto le

due

(i()(),

tililium

IF

del

aeprmum sepresserit Eugenius 43 Nella Serie de' conti di me1


.

daglie pontifcie da Martino

V fino a Pio
si

FU
la

esistenti nella pontificia zecca,

la

descrizione di moltissime delle


,

Bonanni gran numero dal medesimo trasandate. Peccato che nell' indicarsi le medaglie
glie riprodotte dal p.

medae di un

manto, perch anco in essi vi fnronoespressefiguree6temmi gentilizi de' Papi coni seni tu re. Mar tino V, Eugenio IV e Nicol V furono effigiati vestiti di piviale con ricami, e quello deldi l' ultimo riunito col monogramma Cristo. Il piviale diCalisto MI si vede coi
parli del pontificio

semplici ricami. Pio

11

deli

458

nelle ci-

tate opere pel i. rappresentato in ca-

rappresentanti iPapi in mozzetla e stola,


rare volte
e
cos'i
si

mauro
avea
no.
ss.
Il
il

e mozzetla, la

dice quali ricami

si

vedono,

quale anticamente cappuccio pi ampio dell'odierII

non posso addurre un copioso noornate certamente de'pontidi altre figure.

piviale di Paolo

ha

busti

dei

vero
lcii

di stole

Pietro ePaolo, e nel formale


cos'i

il

suo stetn -

stemmi o

Aggiunge-

ma,
II

Sisto

IV ha

il

proprio nel suo.


fregiato col-

dunque

agli

esempi che potei leggere


e vedere ne'disegni efac-

piviale d'Alessandro

VI

nelle

due opere,
i

sirhili

del p. Bonanni, le incisioni riguar-

rimmaginedellaC Vergine, quello diPio III collo Spirito santo raggiante tra due
cherubini; quello pure di Giuha figure, e quello di Leone X coll'immagine di s. Paolo. Adriano VI troteste di
lio II

danti

manti o

piviali papali

natural-

mente pi rilevanti delle stesse stole usuali, comech s'indossano da'Papi nelle
sagre funzioni pontificali; ed ancorch
si

vasi in

camauro

e mozzetla.

ClementeV

1 1

voglia supporre che fossero invenzioni degl'incisori

ha

il

piviale collo Spirito santo, e nel for-

adornatimi, o per fare

allusio-

ni alle virt e a'fasti del

Papa

pel quale

male l'immagine del Salvatore; in altro con due figure allegoriche muliebri, enei
la detta immagine. Nel piviale di Paolo III espresso il Papa che apre la porta santa, e nel formale una figura sedente; inalilo il Papa d lo stendardo ad una figura genuflessa, e nel formale so-

intagliavano! conii,per ne doverono pri-

formale

ma

riportare

la

sua piena approvazione,


gli

nel disegno che

sottoponevano innanzi

di eseguire l'incisione.

Le larghe mostre
il

anteriori de'manti

piviali pontificii, sic-

come circondano ancora

col lo e

si

distenfre-

novi due figure in concordia; altro


le

pi via-

dono si no al l'estremit, chiama te pure


gio, ricamo, aurifrigio, e sul

quale

car-

dinali haciano la dergli al trono


l'

mano

al

Papa

nel rensi

Ubbidienza, (F.),

peli-

no considerare
ri,

stole

ornamentali esterioragione mi lecito


ei

laonde con

pii di

pnrIarne;epoi
qui riunir,
si

le

nozioni ed

udizioni che

collegano a molte altre, e

leticavo dalle due menzionate opere, che

ciascuno pu riscontrare,
tre di cui poscia ragioner

come

delle al-

Giucornato di figure esprimenti il Papa che sedendo benedice il popolo, in altro sono ricami istoriati co'fatli del Papa, altro ha varie figure intorno ad un'ara accesa, altro col Papa in atto di benedire, altro col Papa sedentee figura innanzi, altro col Papa in tal situazione e molte figure, altro con processione al tempio rotondo (di s. Andrea fuori la porta Flaha
l'effigie di s.

Paolo.

Il

piviale di

lio III

compendiosade'piviali, so-

minia, di cui nel


ve).

voi.

LV,

p.

263

e altro-

mente. Le figure o stemmi che descriver, esistenti in dette

mostre

no ricamale precisamente
so
il

sul petto

ever-

Molte figure appariscono sul piviale di Marcello II, oltre un'ara accesa con due figure per partecon faci: in quello di Paolo

Dir pure qualche parola sul Formale (F.)oRazionale(F.) ornamento che serve a fermare cuoprire gli ancollo.

viale di Pio

IV sonovi ss. Pietro e Paolo. Nel piIV si vede un'ara accesa con
i

figure intorno, in altro

l'effigie dis.

Gio.

T O
s.

T O
p.

Battista. In quello di

l'io

vi

espresin al-

sa

la

battaglia navale di

Lepanto j

tro la Piet, in altro un'ara accesa con

figure intorno, in altro un


figure, in altro la
13.

Angelo con due

Bonauni rappresenta nella sua medaglia collo stemma di sua famiglia Chigi nelle mostre del piviale; in altro vi s. Pietro, in altro un AngeIo

dio VII ili.cheil

Vergine. Ges che

chiama s. Pietro dalla nave ricamato sul


piviale di

figiato iu

Gregorio XIII, altro con pre-

cou croce; come pure e pel [."viene efcamauro, mozzetta e stola cou ricami e la sua arme, ed in una vi rila B.

dica dell'apostolo, altro coli' adorazione

ca-mata

Vergine. Se

si

esaminasse

la

del Papa, altro con processione (forse pel

collezione delle
tifcie
si

trasporto del corpo di

s.

Gregorio Nazian-

monete e medaglie pontroverebbero non pochi anteriori


ulili,edmuinerabi li de' Papi poIl

zeno
lo

alla chiesa di
s.

s.

Pietro), altro colla

esempi

si

crocefissione di

Pietro: due medaglie


in

steriori.

piviale di

Clemente IX ha

soli

rappresentano

di Sisto

mozze Ita. Il piviale ha una figura che adora il Precon figure

ricami, molte medaglie poi lo figurano in

mozzetta estola,
piviale
vi

cos'i

Clemente X;
il

ne!

suo
ri-

sepio, altro co'ss. Pietro e Paolo, altro con

s.

Pietro, in altro

Papa
si

Angelo

e la B. Vergine, altro

ceve uno stendardo turco, in altro

ve-

intorno ad un'ara accesa.

un

piviale
la

sotto

Urbano VII ha con Ges Crocefisso e figure croce, altro con due ss. vescovi.

de una processione, in altro la Crocefissione, in altro un santo adorante la croce. Il veti. Innocenzo XI ha il piviale con
semplici fregi; in mozzetta con croci la-

Gregorio
la B.

XIV

ha nel piviale

ss.

Pietro
figura

e Paolo; Innocenzo IX Ges con croce e

Vergine; Clemente Vili


s.

la

della giustizia, e in altro

Gio. Battista.

insieme a'ritiatli di LeoGiovanni III, e Giustiniani dogedi Venezia perla liberazione di Vienterali sul petto,
I,

poldo

Leone XI concamauroe mozzetta. Paolo

na. In un'altra

medaglia con mozzetta e


i

in piviale

con

s.

Francesca e l'Angein altro


s.

lo, in altro colla B.

Vergine,

con

camauro Tonkino

in

Irono ricevendo

legali del

e di

Siam
il

a udienza pubblica.

processione pontificia, in altro con


Battista, in altro

Gio.

Uu'altra figura

suo stemma gentilizio


gli astri, col-

Pietro. Il
Battista.

Ges d le chiavi a s. pi viale di GregorioXVhas. Gio. Quello d'Urbano Vili la figura


in altro piviale
s.

Odescalchi posto in cielo tra


l'epigraf:

DivnaeNunciaMentis. Le me-

daglie col piviale


di
iti

hanno
s.

iu cpiesto rica-

di

s.

Pietro, e nel formale la B. Vergine

la

b.

Vergine

iu gloria,

Ges che
il

col

Bambino;
s.

Elisabet-

consegna
fisso,
il

le

chiavi a

Pietro,

Croce-

ta, in altro le teste de'ss.

Pietro e Paolo,
in

Salvatore. Iu altra cou mozzetta


si

in altro

Pietro e Serafini,
in altro
s.

altro

s.

Ur-

e stola,

vede ricamato un santo genuAlessandro V 1 1

bano vescovo,

Michele arcangelo, in altro con 4 figure e nel formale l'immagine del ss. Salvatore, in altro l'Immacolata Concezione,
in altro
i

flesso avanti ilCrocefisso.

in mozzetta estola ricamala, colla sbarra traversa, parte del suo

stemma Otto-

busti dei

boni; in altra la stola ha per ricamo la

ss.

Pietro e Paolo e due faccie del sole emdi sua casa Dai berilli, iu altro la

blema
B.

s.

Vergine col Bambino, ed anche in camauro, mozzetta e stola. Il piviale d'Innocenzo X ornato co'ss. Pietro e Paolo, altro con processione e il Papa sotto
baldacchino, altro colla Concezione, al-

Bambino: ue'pivili vi Brunone, un sauto genuflesso. Finalmente il p. Bonanni riporta le medaglie d'Innocenzo XII con mozzetta e stola ricamata, ed anche in trono cos'i vestito in
nelle medaglie col piviale, questo or-

B. Vergine col

alto d'inviar missionari iu Africa e Asia:

cou mezze figure de'ss. Pietro e Paolo, ed in diverse medaglie si trova effigiato iu camauro, mozzetta e stola. Alessaatro

nato colla Concezione, con


B.
ta.

s.

Pietro, colla

Verginee

il

Bambino,

colla porta san


i

Luogo sarebbe

riferire

fregi de'pi-

86
viali

T O
eluseti

STO
vere
la

che prosiegue a

suddet-

la e collo

stemma

gentilizio ricamato: so-

ta Seritfffe'co/m.; solo dir di

quello diCIe-

no

colla semplice mozzelta

Clemente X e

menieXlcolsuostemmaAlbani,ehela stola d'Innocenzo Xlll rappresenta la PrudenzaelaGiustizia,l'umileBenedettoXIIl

Alessandro Vili. Benedetto XIV con essa ha la stola ricamata culla propria ar-

me Larnberlini, come
ni

ha

la

suaCastiglioil

Clemente XII in esso hail parente s. Andrea Corsini, e il suo stemma gentilizio, e Pio VII ha nel suo il proprio stemma Chiaramon in piviale colla sua armeOrsitii,
ti.

Pio Vili nella stola, e sotto

quale ne

fu incisa l'immagine. Neil' Effigies

Roma-

n rum Pontificum, Bassani 1773, sebbene


vi
il

comprenda pure
pallio

il

ritratto di Pio

Nel libro intitolalo, Pontificum

Roma-

lorum numismata templi Vaticani fa

bricam chronologicam indicanta, tra le incisioni vi sono le medaglie di Martino V, Paolo II, Giulio II, Leone X, Giulio llI,GregorioXIU,SistoV,CletnenteVIII, Paolo Y, Urbano VIII, Innocenzo X,e
AlessandroVII,tulti benemeriti della
diverse. Quella di

adorna l'immagine di s. Pietro e successori, poi si vedono vestiti di pianeta, di piviale con arabeschi e figuVII,
re de'ss. Pietro e Paulo, oltre
il

formule.

L'abito di Giovanni

XXI

ha Scappuccio,

Clemente

Ve in
1

pianeta,

Clemente Videi
gli

j352

in rnozzetta,
in
.

Innocenzo VI che

me

successe pel

desiala, e in piviale con ricami e figure

gorio XI pel

camauro e piviale, Grein camauro e rnozzetta, CaIII.

Clemente Vili ha le stelle,partedel suo stemma Aldobrandino cos'i Urbano Vili colle sue 3 api, mentre Alessandro VII hai suoi 3 monti sovrastati

listolllin piviu!ecou4figore,co5iPio

Alessandro VII peli." in mozzelta e stola e con parte del suo slemma ricamalo, cosi

Clemente XI

Clemente XIV. Nelle

dalla stella: Innoceuzo

X poi

figura-

to in
to

mozzelta e
il

stola, collo Spirito san-

Tilae Pontificutn Romanorutn del Ciacconio, da s. Pietro a Clemente IX, sono


riportate l'effigie egli

suo stemniaPamphilj. Sono nelle mani di tutti le rnonetepontificieautichee moderne, d'oraggiante e


giglio parte del

do
lio,

s.

stemmi de'Papi. VeLino successore di s. Pietro col palgli eletti

ealtrettauto

dopo

di lui.

So-

ro e d'argento d'ogni valore, inclusiva

no

espressi poi gli altri in pianeta, in pi-

Papa che regna, vedendosi in con camauro o berrettino, mozzettaeslola nella qua le sono ripe luti gli stemmi gentilizi. Si pu vedere
del
esse
i

mente

viale colle figure de'ss. Pietro e

Paulo e

Papi

vestili

D< Ile monete pontifcie antiche e moderne. Nella Chronologia Romanorutn


lo Scilla,

La veste di Giovanni XXI hail cappuccio, Clemente V in pianeta, Clemente VI pel . in mezzetta, Innocenzo VI in piviale e camauro, coti questo e la
formali.
i

mozzetla pel
colle
listo III,

1.

"Gregorio XII. In piviale


de'ss.

Pontificum che fu dipinta nella basilica di s. Paolo fuori le mura, si vedono primi Papi colle antiche semplici vesti, poi cui
_,

immagini

Pietro e Paolo CaIII.

con semplici ricami Pio

In-

nocenzo

pel

.in
i

rnozzetta e stola, e su

pallio di pi

forme, indi

successivamen-

di essa ricamati
gigli gentilizi.
la rnozzetta, stola.
Il

ss.

Pietro e Paolo, ed

te in pianeta, in pivialecol

formale

e santi

Alessandro VII colla

so-

nelle mostre;

da Clemente
e pallii.
ili
Il

del

3o5 in

Clemente IX

in rnozzetta e

poi con rnozzetta e

camauro

alternativa-

Guarnacci, continuatore del Ciac-

mente
cola

co'pviali

piviale di Ni-

conio, Vitae Pontificum

Romanorutn da
stemmi de'Pa-

V sembra colle

figure de'ss. Pietro e e altri successo-

Clemente
pi.

X
i

a Clemente XII, riprodusritraiti e gli

Paolo, cosi di Calisto


li.

se eziandio

Da Clemente VII
in

deli

523 sempre

fu-

L'opera

dedicata a
la

Benedetto XIV,
effgie in

rono dipinti
te col

mozzetta,e ordinariamen-

vi

pose in fronte

sua

camau-

no.

camauro orlato di pelli d'armelliAlessandro VII pel [."anche colla sto-

ro, rnozzetta e stola

ricamata colla di lui

arrae.CIementeXsi vede in semplice moz-

S
zella,

T O
in uiozzelta e sjola;

X O

87

Innocenzo XI

eos

Alessandro Vili,

ma

co'suoi

stemmi
ri-

Qua mente provato co' monumenti, che Pio Vie Gregorio XVI non mai introdussero pe' primi esclusivamente nelle stole
usuali
i

dell'aquila con fine teste sul globo,e

petuti in ogni parte.

Sono pure

in

moz3

propri

stemmi

gentilizi; e se tal-

zetto e stola Innocenzo XII,

te

lnnocenzoXII I, XII col suo stemma


I

Clemente XI UenedeHoXIII eClemenin

volta l'usarono, lo fecero semplicemente

per l'inveterata consuetudine de'loro


lustri predecessori.

il-

ricamo.

Il

Bui-

D'altronde troppo

um Pontificii m da s. LeoClemente XII, riporta l'effigie e gli stemmi de' Papi cominciando da s. Pietro
lari ttm Romanor

noto quanto Gregorio

XVI

fu geloso cu-

ne

stode e osservatore rispettoso degli antichi ritieceremonie, e contrario a

qualunla

ecolpallio, poi in pianeta, in piviale con


figure de'ss. Pietro e Paolo e formali.

que no vita. Ne die luminosa


va

e solenne pro-

Appel
in

quando

ricus di tornare

ad usare

pariscono Giovanni

XXI

col cappuccio,

nobile croce astata con 3 traverse, della

Clemente V in piviale, Clemente VI . in mozze t (a, Innocenzo VI peli.

quale riparlai nel


te

voi. LI, p. 2C)8,

con do-

verosa lode del Papa. Dissi superiormen-

camauro camauro

e piviale,

Gregorio XII peli."

in

che

il

Papa, nel conclave appena


la

elet-

e mazzetta, Nicol

V con
:

ligu-

to, deposti gli abiti cardinalizi e vestiti gli

re di santi ricamati sul piviale, altrettanto osservo in Calisto III e Pio III

ordinari pontificii, indi assume


stiate;

stola li-

per

il

per qui aggiunger col Magri, vo-

formale

di

Pioli! ba

la

mezzaluna, steme stola colla


in

ma
sua

di

sua famiglia Piccolomini. Peli."


indi

cabolo Papa, che al tempo suo non si liceva l'adorazione vestito di mozzettaestola,

Alessandro VII in mozzetla

arme ricamata;
e'

Clemente IX

nella
li

sebbene intende di parlare della r.*, quale vestiva perci,oltre gli allo iil

mozzelta
si

stola collo

stemma

Rospiglio senza sto-

abili, l'amitto,

camice,

il

cingolo,

ed

di sua famiglia.

Clemente

invece della fascia di seta bianca con fiocchi d'oro, quella di colore rosso,
sto

Innocenzo XI la porta, non Alessandro Vili, bens Innocenzo XII, Clemente XI, Innocenzo XIII, Benedetto XIII, Clemente XII. E per finirla aggiunger, che Eternino dedic a Clemente XI la sua
la,

ma

quecol-

temo errato,

la

stola

pendente dal

lo, se

sacerdote, o dalla spalla sinistra se

diacono, e se non aveva ordine sagro non


riceveva
preziosa.
la stola, indi
il

pi viale e la

opera: II tribunale della


se nel frontespizio
il

s.

Rotaie

vi

po-

Suddiacono,

mitra Diacono, a Saprati-

ritratto dello stesso

cerdozio, ed a Co.vsaop, azione del som-

Papa

in

triregno e piviale, nel ricamo del

mo Pontefice,
c
coli' eletto

riportai. quanto

si

quale e sul petto in ambo le parli campeggio il suo completo stemma gentilizio,
sovrastalo dalle chiavi incrociate, dal
tri-

Papa

in tale funzione, se

regno e dallo Spirito santo raggiante. Il Museo CA/tfraw/OHf/fudedicatoaPioVI f, ed avanti la dedica vi il suo bu>to in mozzetta e stola, la quale ha per ricami
il

dovea consagrarsi suddiacono e diacono, perci recando visi egli senza stola. I cardinali in conclave ueli.giorno, deposti la Croccia (F-), ricevono la comunione dal cardinal decano, preti prendono dai
i

ceremonieri
rale,
in
i

la stola

bianca alla presbitefeste del

proprio stemma e quello dell'ordine casa cui appartenne.

diaconi alla diaconale. Inoltre se


le

si nese

Ma
da

gi non

vi

conclave s'incontrano

Nacar-

bisogno che ioproduca altre prove, ovun-

tale e della

Pasqua,

in tal
i

modo

il

que oguunopii
ti,

verificarle

se ne'dipinsi

dinal decano
ni.

comunica
di tali

cardinali diaco-

busti, statue e altre sculture, in cui


in

Ne'ponli Scali
il

solennit eguali

rappresenta qualche Papa


stola usuale.

mozzetta e

mente

Papa comunica

cardinali dia-

Concludo adunque, che mi

coni in abiti sagri bianchi, compresa la


stola a traverso

sembra

di

avere abbastanza eforse super-

da loro assunta prima

SS
tlelli

S
dalmatica.

T O
se
il

Che
il

Papa non poni

hi polo, e

neppure il camice, tranne il caril

tifica,

supplendo

cardinal decano, car-

dinale assistente che canta


il

vangelo, ed

dinali diaconi ricevono da lui

ne

vestiti di

cappa, sulla

comunioquale ceremola
i

manipolo

il

prelato

Suddiacono apol'epistola.

stolico (P.)

che canta

meri pongono a traverso la stola bianca. Di tutto trattai a Conclave ed a Cappelle pontificie. 11 Lonigo, Della vesti'purpuree, p. 5i e 5i, riportando il canone
del concilio di braga, dice che per l'os-

Ordine equestre. Si attribuisce l'istituzione ad Alfonso V re d'Aragona del 4 6 poi re di Napoli Alfonso I,
1
1

STOLA,

o almeno cre cavalieri di quest'ordine. Inoltre si narra che Filippo il Buono duca di

servanza di esso,

cardinali preti e dia-

coni, vestiti di pianeta e dalmatica, sotto

debbono assumere le stole, secondo l'ordine cardinalizio a cui appartengono, se ricevono la comunione dalle mani del Papa nel pontificale. E che comudi esse

Borgogna avendogli mandato in NaTosone d'oro, in contraccambio Alfonso V gl'invio la sua


poli l'insigne ordine del

divisa della Stola, e dell'ordine del Giy glio ( ), a condizione che se in seguilo

insorgesse guerra tra loro

si

dovessero re-

nicandosi

cardinali

preti e

diaconi in

stituire le insegne cavalleresche.

Pareche

concia ve,o colle cappe in altre circostan-

quella de'cavalieri della stola consistesse


in

dovranno essere del colore secondo il tempo corrente. Finalmente notai a Funerale, che cardinali defunti si espongono e seppelliscono cogli abili saze, le stole
i

un armacollo
il

in

forma
t.

parla

p.

Helyot nel

di stola, e ne 8 della Storia de-

gli ordini religiosi e militari.

STOLA D'ORO,
po

Ordine equestre delil

gri, se dell'ordine de* preti di color pao-

la repubblica di Venezia. Incerto


di sua antica istituzione, e

tem-

nazzo compresa
a traverso.

la stola, se di

quello dei

form un

uno alla stola Quantoagli altri ne tenni proposito a Funerale e Sepoltura. Il citato Lunadoro a p. i53eseg: tratta del cardinale diacono che si comunica privatamente, e dice dovere essere in abito cardinalizio e rocchetto, assumere la stola a traverso, che gli pone e leva un cappellano previo il bacio della croce; che da se stesso deve dire il Confiteor con voce
diaconi di colore rosso in

oidi ne separa lo da quello di s.Rlarco^.),

che conferiva
nezia
ri
si

(/''.), la

la stessa repubblica di Vequale ebbe pure cavaliei

chiamati delia Calza per portare escalze di diverso colore

una

dall'al-

tra,

come bianca
riferisce
il

e rossa, ricamate, e

una

di esse

ornala sino alla met


p.

di gioie, co-

me
la

gli ordini equestri, p.

Bonanni, Catalogo de8, che ne riporta


1 1

figura, ed a p.

i3 quella del cavalieIl


t.

non sntn clignus 3 voldopo ricevuta l'assoluzione; quindi seguita la comunione il coppiere deve dargli da purificare, e un gentiluomo gli
forte, col Dot/line
te, e

re della stola d'oro.

p.

Helyot, Storia

degli ordini militari,

8, cap.

07,

tratta:

presenta

la salvietta.

Come
la

il

cardinale

De'cavalieri della Calza, della Stolad'oro, di s. Marco, e del Doge di Venezia^ di che feci parola a Doge. Riferisce pertanto, che s'ignora l'origine de'cavalieri

predica in pulpitonelsuo titolo, colla stola sul

rocchetto e sotto

mozzetta,

come

della calza, e

da'monumenti

rilevasi

che
cal-

dissi di

sopra; che predicando fuori di Rola

esistevano nel secolo

XV,

distinguendosi

ma
o

deve portare pure


la stola

mantelletta, ed

quelli annoverati all'ordine, per

una

usare

scoperta e sulla mozzetta;

za che portavano alla

gamba

diritta di-

in piviale,

mitra e pastorale nelle loro

visa in liste di pi colori, per traverso e

diocesi. Inoltre

Lunadoro
i

rileva a p. 120,

per lungo, e nelle solennit era ricamata

che nicardinali,ni prelati,quaudopresente il Papa assumono paramenti sagri,

d'oro e d'argento, ornata di perle e al1'

tre gioie;

altra calza era tutta verde.

uon pouno portare

la stola e il

ma-

Consisteva

il

loro vestiario in calzoni

come

STO
quelli de'paggi e a
liste simili

STO
a quelli dei
l'O

89
la

e 01 unta

ili

gemme, die
Il

cintura nei
tal

svizzeri pontifcii, ed era no ricamali come


il

giorni di ceremonie era rossa, e di


loie le calze e le scarpe.
tere,
ti

co-

fermava con cintura, Sopra quest'abito portavano altra veste ampia e lunghissima con larghe maniche,
giubbone, che
si

Sarnelli. Lrt-

3, lelt.
i

26, Della stola, dice die


nobili veneziani cuopriva-

anticamente

ed una Stola sulla spalla: tale veste variata nel colore, essendo talvolta violetta, tale altra di tabi cremisi, in alcune occasioni
di

no
uia

il

capo con un panno chiamato >tola, dopo inventata la berretta, la sloia uoil

sero sulla spalla sinistra conservandole

damasco,

e nelle solennit di

brocca-

nome,

formandone un
i
i

distintivo largo

to d'oro. L'ordine

ebbe

statuti e regole,
s.

e per patrono l'evangelista

Marco:

al-

3 palmi; che cavalieri l'ornavano con lembi d'oro, senatori di porpora, quan-

tum
ti

brani

si

leggono nel

p.

Helyot, con

do vestivano

le

toglie rosse.

Quanto

all'o-

si ngolari

particolarit, ed aggiunge. che

rigine de'cavalieri della stola d'oro, per

anvi a Venezia altre

omonime compae nelle

tradizione antica, essendosene perdute


le

gnie e societ, che dilferenzavano nelle


vesti menta
li si

memorie primitive quando

il

fuoco di-

che pur descrive,

quani olsisif-

strusse gli archivi.

Nondimeno nto che

recarono ad onore di farne parte


i

ti

principi sovrani, ed

pi qualificati

aulicamente nobili veneti copri vano la testa con ampio cappuccio che scendeva sulle spalle, ornato da'patrizi

gnori d'Italia. In progresso di tempo

con ricam d'o-

lite compagnie furono abolite; restando cavalieri della stola d'oro, di s. Marco,
i

10,

ma
in

and
te
il

riuscendo incomodo nell'estate, disuso. Si vuole che anticamen-

dddoge,de'quali
bui
la
i

la
1

repubblica

se

ne

altri-

ciascuno vestisse a piacere,

ma

nel

(33

creazione.

pi ragguardevoli ca-

senato decret una prammatica sugli


,

valici

nominati dalla repubblica furono

obiti
vesti

ordinando che

nobili portassero
i

della stola d'oro, che conferiva a patrizi

nere con

ampie maniche,
il

savi gran-

benemeriti per segnalati servigi ad essa


prestati ncH'armate,neirambasceriee nelle

di vesti di color violetta, cos isavi di ter-

r a ferma per tutto

tempo che
1

esercita-

magistrature.

Furono

cos

denominali

dal portare sulla spalla sinistra una stola

vano le cariche; che de'quaranta e savi


i

capi del consiglio

degli ordini u-asse-

d'oro ricamata, larga un piede,chescen-

10 veste violetta,

ma

con maniche strette pubbliche funzio-

deva non

meno

davanti che di dietro

si-

dette a coiaio, ed a'magistrali fu coneessa la veste rossa nelle


ni.

no

alle ginocchia.

Conceduto
gli

tale

onore

dal senato veneto,

aggregati all'illustre
in

A' cavalieri della stola d'oro fu pre-

ordine comparivano

pubblico per otto

scritto, sotto
la la

pena

ili

5oo

ducati, lascia-

giorni con veste ducale di

damasco o

di

ponno

rosso,

secondo

le

stagioni, essendo

iieH'inverno foderata d'armellini

come

la

8 giorni dopo la loro acredazione, d'usare vesti con maniche stretle come gli altri, permettendo ad essi per
veste rossa
divisa di loro dignit
la

veste de'senatori, e perci maestosa e con

cintura e

la

stola

ampie maniche. Assumevano taleabitose facevano parte del senato, O qua odo la signoria lo portava nelle solennit: negli
ai tri giorni
nottili,

bordata con gallone d'oro, a riserva dei deputali per l'accompagno del doge, per
ricevere gli ambasciatori,o comparire netle

incede vano colla veste nera dei

soltanto distinguendosi colla stola

misero
tori a

pubbliche funzioni, ne'quali casi perle vesti rosse. I veneti ambascia-

the porta vano sulla spai la, similmente neta e bordata con gallone d'oro. Nell'in-

verno cingevano
ilp.

la veste

con cintura di

qualche principe, se veano ricevuqualche ordine equestre, come quelli presso la s. Sede da' Papi crea ti fi*to da esso
in al mente cavalieri dello

velluto nero con tran- e d'oro. Pretende

Sperone d'oro
far l'entra-

Douauui, die

la itola fosse di tela

do-

(/

".).

nel ritorno

ciano tenuti

,,..

S
solenne
le

T O
depone
nelle sue
siici, e

S
quindi per
gie qualit to

TO
le

ta

in senato, e

sue virt ed egre-

ninni

ricevute insegnecavalleresche, ed
le

erdinariamente

approvava., segnata-

il Papa BenedetXI V,nel concistoro de'3 febbraio 744

mei

ilo

che

mente quelle
tavia

del Papa.

Sebbene

il

sena-

lo precdnizzasse

vescovo della ragguardi Spira.

lo restituiva loro le decorazioni, essi tnt-

devote sede episcopale


piare sua condotta
gli

L'esem-

non

le

portavano, comech conskle-

procacci collage-

iati cavalieri della stola d'oro.

in

Vi erano Venezia delie famiglie che godevano


di quest'onore,

aerale estimazione vieppi quella di Cleinente XIII successore di detto Papa,


il

per discendenza

concesso

quale

in

premio

l'elev alla

sublime
lo
il

di-

a'ioro antenati per benemerenze, e n'era

gnit cardinalizia, e con elogio nel coucistoro de'aS noveoibrei

sempre
no del

insignito

il

gran cancelliere della

76

pubbli-

repubblica, quantunque semplice cittadi2.

co dell'ordine de'preti. Riporta


del Diario di

^'6927
la

ordine: vestiva ordinariatnen-

Roma di tale
in

anno, cheCleber-

tc di rosso

con veste \ioletta

di

ampie ma-

mente Xll gli spedi


lieo

Germania

niche,con

istola di simile colore, e nelle


la

retta card malizia per l'ablegato aposto-

pubbliche funzioni
precedeva
10. Indi
tulli
i

veste ducale rossa;

mg

Pietro Mantica, suo cameriere

principi, ed al suo ca-

segreto partecipante esegrelario d'ambasciata,

davere si ponevano a'piedi glisperoni d'oil

eda

cui die

pure

l'incarico di pie*

p. Ilelyot ragiona degli


s.

altri

sentarla al cardinal Migazzi arcivescovo


di

cavalieri di

Marco

in

da
die

quelli della stola d'oro; ed


il

Venezia, diversi aggiunge


e

Vienna d'Austria. Xon essendo mai veunto in Roma, non ebbe n la chiesa linon
si

doge qua! principe

capo della

re-

tolare, u l'insegne cardinalizie del cap-

pubblica conferiva di sua autorit i'altro

pello e dell'anello, per cui

rec al

ordine denominato del Doge o del Priaripe di f'enezia,, ch'egli dava nella sua
sala di udienza.
iate

conclnvedel
te

yGq

perla mortediClemen-

Xlll ed elezione di Clemente


vi
le

XIV,

Era

divisa de'cavalieri di
di

poco dopo
pianto per
rio di

soggiacque anch'egli, cornbelle qualit

ordine

la

croce equestre

12 punte,

che

lo fregia-

simile a quella de'cavalieri di Malta, smaltata di turchino, contornala d'oro, e a-

vano. Pertanto leggo nel n.8 160 del Dia-

Roma del

770,che

il

cardinale ces-

vente nel mezzo un ovaio


si

in cui

vedevas.

so di vivere in Spira suo vescovato a'ig


aprile, in et d'anni
ni; e nelle

rappresentato

il

Leone

alalo di

Mar-

64, un cneseei

gior1,

co, principale insegna della possente re-

Notizie di

Roma

del

77

che

pubblica. Tutti questi cavalieri cessarono


col

dopo

le

solenni esequie fu sepolto nella

suo termine nel declinar del secolo

cattedrale di Spira.

passato.Si

pouno vedere, Giustiniani, Hi-

STOPPA, Stappa. Materia


dopo
il

diesi trae

storie degli ordini ecpiestri j e le Poesie

capecchio, materia grossa e lisco-

pcr

il

solenne ingresso alcavalierato del-

sa Uomenturn), nel pettinar lino

(Unum)

la stola d'oro.

A sua eccellenza Alvise I

Contarini,

Bergamo 1785.

o canapa, erba e pianta dalla quale secca e macerata si cava materia atta a flarsi

STOLZEMBERG DE HUTTEN
Francesco Cristoforo, Cardinale. Nobile tedesco, nacque agli 8 marzo 1706, in
Weissenfelds diocesi d'Erbipoli.da cospicua e antica famiglia, che necurdiligen-

per far panni, detti perci panuilicorde e funi. Del lino parlai
a

ni, tele,

Pavsue
i-

i\TLiNi,SETA,eScBiTTURA dicendo della carta

formata con esso;aCAMPAN\ per


11

le

corde, e ne'relativi articoli.

rapido e

temenle
-ludi, e
stica fu

morale ne, secondandone


la

e scientifica educazioil

talento.

Compiti

gli

stantaneo bruciamento della stoppa servi, e tuttora si usa nella funzione sagra

dichiarando vocazione ecclesia-

pi solenne del Papa, per simboleggiare


la

provveduto

di benefizi ecclesia-

caducit delle cose umane. Negli ar-

STO
liculi CUH'ELLE PONTIFICIE e FuOCO, 'XCOVdall'antica ceremonia praticata inalarne chiese annualmente nelle solenni feste, per dimostrare la fralezza dell'umane co-

T O
Lo

9
stesso

pus, aut sacerdos a sede surgit, ut acce-

dat ad altare post orationem".


facevasi nella festa di Pasqua,

comesi pu
>

se e

la

geuerale combustione alla fine del

vedere in Magri, Hierolexicon, p. 47 2 ed in Gemma, De ani. rit. llssae, p. 223.

inondo; non che per impedire nelle solenni onorificenze


i

Parla dello stesso uso l'Ordinario della


clesaLexoviense del secoloX
1 1 1

moti della vanit


gli

e a
fra-

nel gior-

rammentare
ta vado
zi
i

la

brevit della vita e

la

no

di

Pentecoste

(al

quale articolo riporalla

gilit delle cose,

che

ebrei rappresen-

tai altri

esempi per allusione

venuta

con giltare

in terra e fare in pez-

dello Spirito santo in lingue di fuoco),

ad

bicchieri di vino, bevuto nelle loro

prcessionemniissaesliippaeirifanwianlur qua<; custode; mveniunt. Dissi a Luc1

nozze; altre costumanze praticandosi negli

Sposalizi (/z .) delle altre nazioni. Nelchiesa

ca, che

romana, come si ha dall'Ordine romano XI di Benedetto canonico indirizzato al cardinal Guido, poi nel 43 Celestino II,pressoil Mabillon, Musei Ila
i

Gloria
le.

quando l'arcivescovo intuona il in excelsi<; Deo si brucia una


,

quantit di stoppa

in

mezzoalla cattedra-

Nel voi. XXXIV, p.i3g ei44> r '' eva * che nel VI secolo gi era introdotto il co-

lalicij
la

t.

2, p.
si

26ei4'

l'accensione del-

stume

di

rammentare all'imperatore grela

stoppa

praticava

la

mattina
s.

di

Naa

co nella sua coronazione,

caducit di

tale nella patriarcale

Chiesa di

Maria

sue grandezze e che dovea morire, ed in-

Maggiore, quando
rio,

il

Papa recandovisi
gli

sieme
le

di

rendere stretto conto a Dio del-

pontificare, al suo ingresso ne! presbite-

ue azioni,.sia col bruciamento avanti

un mansionario de! la basilica


il

pre-

a lui della sloppa, sia colla presentazio-

sentava una canna con cerino acceso, col

ne d'un vaso
siderasse
la

di ossa eceneri;

perch con-

quale

Papa dava fuoco


la fine del

alla stoppa,

che

sua caducit, e nella brevisil

stava sui capitelli delle colonne, per rap-

sima durala della Gamma


mile tra
e
gli

nulla

de suoi

presentare

mondo, che da una


Tlist.

onori transitori!, dovendosi conservare lisplendori seducenti del potere;


di cui riparlai

pioggia di fuoco sar cagionata. Nell'Or-

dine della chiesa Bisuntina,


1.
1 ,

'Sequa n.

che

il

globo imperiale,

p.

4o, e nel

t.

3, p.
si

4^7

del

Glossa

Scettro, era seguo


riale e

della

maest impe-

riun

ili

Cai pentier

legge, che nel gior-

insieme della fralezza della possan-

no
ui s

di

Pasqua prescritto:' Archidiacoponet ignem inpharus, et dum linoni


d.

za terrena. Narrai ne'seguenli articoli, che


nelle antiche ceremouie della Coronazione de' sommi Pontefici e del Possesso del Papa, pi azioni servivano a lui di morali e

succenditur, venit inclinane reverentissi-

me, ante

Archiepiscopum,
,

et dicet
sic

ad

euin. Reverendissime Pater

transit

gravi avvertenze.

Quando si poneva

mundus,
i

et concupiscenlia ejus ". Si

pu

sulla
setto:

vedereSa nielli, Lume a'principianti, par. quaest: io, p. 44 Transit mundum, et concupiscenlia ejus. Ci face vasi nel gior
1 :

Sedia stercoraria, canta vasi il verSuscitai de puh'cre egenuin, et de

stercore erigit

pauperum,
la

ut sede.at cani
af-

principibus,

et

solami gloriae teneatj

no di Natale e nelle feste pi solenni, ed anche pi volte nello stesso pontificale,

finch conoscesse

differenza dello stato

tome

ivi

delto.Surgens Archipraesul
incipial: Gloria Archidiaconus reve-

de cathedra, antequam
iu excelsisj accedat

a cui era sublimato, e si mantenesse rimile nel ricordar sempre quello che lasciava. Gli si mostrava un gallo di bron-

zo sopra una colonna, figura di quello che

rcirter,ettenens urani planetae traha tieniter, et dicat: Scilo

cant 3 volle
s.

alle

negazioni deli. "Papa


a.

de terraui

esse; sicque

Pietro, per-eccitarlo
e

compatire

debet

fieri,

quoliescumque A.rchiepisco-

camenti dei sudditi

perdonarli

mancome ai

<v>

T O
lieo
le

T O

vcva fatto Cristo con s. Pietro. Sedente nella Sedia Gestatoria, 3 volte gli si bruciava innanzi 3 globi piccoli di stoppa, nel

suo discepolo Eugenio III." In tutte opere tue, ricordati che sei uomo,e semgli
il

pre abbi avanti


lui, di

modo

die

descrissi nel voi. Vili,

pi G5,

dicendogli altrettante volte e con canto

sit

un ceremoniere: Sancte Pater, sic trangloria mundi! In tal guisa ricordan-

occhi il timore di Cosalmo, che anferl spiritimi Principimi. Quanti altri Papi hai visto morire? tuoi predecessori t'avvicui dice
1

dogli, nel pi solenne rito in cui incoro-

sano della certissima e prestissima morte tua; e il breve tempo che hanno essi

navasi Pontefice massimo e sovrano temporale, quanto breve


sia la

dominato,

fa

sapere a

te

che pochi saran-

gloria terrefinisce nel-

no giorni
i

tuoi.

Fra

le

lusinghe

adunque

na, simile ad una


l'alto

vampa che
si

di questa gloria,
te fssa ai

medesimo che
si

accende con vee-

che passa, abbi la mennovissimi, perch quelli seguimorte, a cui nella sedia ponti11
i.

menza. Questa grave

e significante cere11

terai nella
ficale sei

monia tuttora
ticolo

conserva.

Magri

nella

succeduto".

vescovo Sarnelli,
6,

Notizia de' vocaboli ecclesiastici, all'ar-

Lettere ecclesiastiche

impieg

la lett.

Papa, dice che

nel giorno di sua co-

3G in

discutere: Perche si dica del

Papa:

ronazione e mentre portato nella basilica Vaticana, il maestro di ceremonie lo

Non

videbit dics Petri. Riporta cose gi

inferite dal
re, cent.

Magri,edal
5cj.

p.

Menochio, Stuo-

precedecon

in

mano due lunghe canne, in


cui attac-

g,cnp.

La supposta ceremodall'lllescas nella


la

una
tra

delle quali vi della stoppa, nell'al-

nia

la

qualifica diceria volgare senza fon-

una candeletta accesa, con


il

d imeuto, ripetuta

sua

cato fuoco alla stoppa, dice


setto,

detto ver-

Storia de' Papi j e riporta


s.

sentenza di

altre volle,

che colla combustione replica due secondo il prescritto dal Cae1.


1

aelas hominis,

Agostino. Senectus, quae est ultima non habet determinatimi

rem.

Ro'i.

,sect. 2,
il

e.

2 e 3. Inoltre nel

tempus, secundum mensurain aliarum,


cutu

Magri: Porro Apostolico in Pascila procedente, phai us ex stappa super eunisuspenditur, quae igne
Hicrolexicon dice
succensa super

quandoque sola tantum teneal temquantum reliquae aetates omnes". Le medesime opinioni narr Cancellieri
poris,
ne' Possessi de' Pontefici, p.

emn

cadere permittitur,

sed a tuinistris vel a terra ex.eipitur, et

per hoc ipso in cinerem redigi, et gloria ornatus ejus in favillato converti admonetur". Di pi aggiunge, che
al riferire

di Ciaccouio nella vita dell'antipapa Be-

54 e 5oo, citando inoltre queste due opere. Bernardino Mezzadri, Disserl. crii. hist. de 1 5 annis Rorn. Petri Cathedrae adversus atrumque Pagium, liomaei j5o. G. Antonio Bianchi, Dissert. sulla venuta dis.
Pietro

ncclettoXll lenitica uienlesi praticava pure altra eereuionia nella coronazione del

a Roma, da

degli

anni del suo Pon-

tificalo della

cattedra

romana,

delle

Papa, con

ricordargli:

Pater sancte non

chiese

lu fondale nelle provincie ot.

videbisdies Petri, pev cui dichiar che


fu legittimo avendo vissuto
ilelte poi,

non

rentali, nel

3 delle Dissert. eccles. di


s.

3o

anni. Risi

Zaccaria. Sul pontificato di


la

Pietro edel-

che

tal

eeremonia non

trova

registrata negli antichi cerimoniali, come

sua cattedra d' Antiochia, riparlai a Siria nel fare la serie de'patriarchi Antiocheni.
Il p.

gi rilevai a Pontificato, ragionando su

Gattico,

Ada

caeremonialia,
a vali-

questo argomento, dichiarando


riportai le

falsa sii-

tratta dei
ti

bruciamento della stoppa

fatta asserzione del cantato versetto,


s

bensi

al

Papa

nella sua coronazione, a p.

373,

analoghe erudizioni e spie-

gazioni, sopra

un punto
s.

in cui talvolta

4 io, /pS, riproducendo le descrizioni dellecoronazioni d'Innocenzo Vili del 1484


e colle

fond l'altrui sciocca speculazioue, culle

ceremonie che ancora

si

osserva-

ammonizioni date da

Bernardo

all'uu-

no, d'IuiiGceuzo

deh644> c u'iuuoccu*

STO
70 "XI del 1676.

S
alla

TO

93

ne del la

combustiostoppa nel ponti ficaie di Pasqua,

Quanto

ne parla a p. 4'- Eletto nel '49 Alessandro V nel sinodo di Pisa, fu coronato nella cattedrale,edalladescrizionepubblicata ne' Possessi
ge:
ila

dendnlo per buon preludio fsu'quali notai qualche erudizione a Profeta) che il suo pontificalo avesse lunga durata, co-

me
ta

rilev Cancellieri, insieme alla

cadu-

da cavallo nello scendere dal Campi-

Cancellieri,

si

leg-

doglio, nella
s
te
il il

pompa

del possesso. Confesgli

fuerunt multa solemnia, ut pula, de sltipis c.omhustis dicendo, Sic

Et

Ulti die

Papa, che subito


versetto:

venne

in

menut

Impulsus eversus
,

sttni,

Iransit gloria

mundi. Nel i49 2

f"11

coro-

nato Alessandro VI, essendovi presente Pie 10 Delfi un celel >ve genera le de'ca ma Idolesi, il quale descrivendo in un'episto1

cderem ,et Dominus suscepil me con tutti gli altri del salmo 7 che sembrava adatlato al suo caso. Not inoltre Cancel1
1

lieri
te:

essere slato detto allora lepidamenil

la tutta la

pompa, dichiara l'impressione


della caducit delle cose
li-

che

gli lece

Che Alessandro incominci suo impero con domare un cavallo, non domato

il

mane, pel mortale deliquio che sorprese Papa all'altare maggiore, e da cui rinvenne essendogli spruzzata dell'acqua nel
la

da verun altro; e che Clemente incominci coll'essere domato da un cavallo,


tutti gli altri.

domato da

Quanto

inoltre

volto, ondenppena pronunziata


la:

forino-

Sic iransit gloria

mundi,
che
gli

la

sperimen-

spiritosamente disse Clemente XIV nella caduta, lo riportai nella biografia. Egli

t in effetto.

Pio

III

successe nel

i5o3,
il

come

notai nella sua biografia,

di

nel vedere ardere la stoppa e nel sentire


triplice canto:

Pater sancte,

sic Iransit

regni) 5 anni, 4 mesi e 3 giorni, e mor Sganni non compiti. Nel voi. XXX \ II, p. 77, e meglio a Stazioni sagre delle CHIESH di Roma, parlai degli stoppini delle

gloria mundi, ne rimase talmente penetrato e

lampade

di esse, e

che gli stoppini


si

di

quelfor-

dito

commosso, anche per esser impeda una piaga di stare in piedi, che
flevisse. slatini
,

le visitate

da'Papi

prendevano per
la
il

ma're un guancialetto per

loro cassa

ne pianse;

et

humanam
26
al-

mortuaria, e porsi sotto

capo de' loro

sorlem ingentilisse dicitur

brevi perita-

cadaveri. Di questo uso trattano, Severano, lllemoric sagre, p. 3G8, citando


cio

ram.
la'

Il

suo pontificato

infatti fu di

Cenlibro

giorni.

Neh 585
si

fu

coronato Sisto
la

V
si

Camerario che ne ragiona

nel

presenza degli ambasciatori del Giap-

d'Censij e Cancellieri, Notizie de' conclavi, p. 5i.

pone: Mentre
se

bruciava

sloppa,

dis-

per 3 volte

il

solito versetto:

Santo Pa-

dre, cosi

do.

Ma

passa la gloria di attesto monSisto V, pronto e arguto nelle ridicono, con

nale.
,

sposte, fuori dell'uso degli altri Papi che


in quell'atto nulla

animo

in-

Gianfrancesco, CardiNacque in Milano da nobili genitori e dopo aver coltivato buoni sludi nel collegio Borromeo di Pavia, portatosi inPioma,fu da InnocenzoXlll ammesi

STOPPANI

trepido rispose ad alta voce:

La

gloria

so fra

suoi cameriei

segreti, e poi di-

nostra non passer mai, perche non ab-

biamo altra na giustizia.

gloria, se

non che far buo-

poi voltatosi agli

amba-

venuto prelato di manichetta fu da Clemente XII nel 730 spedito inquisitore a Malta, e dopo 5 anni facendolo consagra1

sciatoli giapponesi soggiunse:


stri principi nostri figli
,

Ditea'vo-

re arcivescovo di

Corinto in parlibus

lo

il

contenuto di

onesta nobile ceremonia. Clemente

XIV

venne coronato nella ceremonia

nel

769, e vedendo che

della stoppa questa sten-

tava ad accendersi, forse per essere umida, ne mostr gran compiacenza, pren-

promosse a nunzio di Firenze, e nel 1 739 con tal dignit lo mand al senato veneto; indi Benedetto XIV nel 1743 lo dichiar nunzio all'imperatore Carlo VII di Baviera, del quale si guadagn l'affetto e la grazia.

Ma

la

sua buona ventura

94
si

TO
morte dell'imba-

STO
quella di propaganda, e non
In

cambi
Fra
11

nel 174' colla

generale

peratore, poich favorendo egli alla dieta di


e fori nell'elezione la casa di

come

scrive Cardella, e pi lardi diven-

viera, fu invece eletto


lo della regina

Francesco

inariil

offizio,

ne segretario della congregazione del s. non che proiettore de'canonici res.

M." Teresa d'Austria,

golari Lateranensi, dell'ordine di

Ba-

quale non

lo volle

per nunzio a Vienna,


nel
1

silio,di diverse universit artistiche, del-

oudeBeuedello

XIV

^4-7 lo fece pre-

l'accademia teologica, del monastero di


s.

sidente d' Urbino, citt a cui compart im-

mensi benefizi, e lo slesso fece con quella di Pesaro, dove a pubblico vantaggio spese molto del proprio. Volendo Benedetto XIV premiare la lunga e lodevole sua carriera colla porpora, anebe per le
istanze premili ose del cardinal Valenti se-

Susanna, e delle citt di Pergola, e di Augusta in Germania. Clemente XIII nel


1

7O3

!o

preconizz vescovo suburbicario

di Palestrita, in cui

ademp

le

obbliga-

zioni tulle di

zelante pastore colle fre-

quenti visite della diocesi, e colla sollecitudine veramente paterna ch'ebbe pel

gretario di stato, amicissimo e parente del


prelato,

seminario. Imperocch leggo nel prene-

nondimeno

si

trovava imbaraz-

slinoCecconi gi vescovodiMontalto,che
gli

zalo dalle contrarie e vive rappresentanze del cardinal

dedic

la

sua opera, Insliluziont dei

M illini

ministro dell'imla

seminari

vescovili,

encomiata l'episcopale

peratrice regina

M. a Teresa,

quale on

le sollecitudine,

ed enumerate

sue be-

nmamenle

lo

voleva escluso da tale di-

neficenze, per

le

sue instancabili cure pel


arredi per le messe so-

gnit, per l'opposizione mostrata al

ma-

seminario, ove stabil un nobile oratorio,


l'arriccili di sagri

rito in delta dieta, nei favorire la parie

Bavaia contendente. Ma dipoi considerandoli Papa die non conveniva dar motivo alle cor ti di cominciare l'abuso di dar V Esclusiva (ne riparlai a Sagro collegio) anco dal collegio cardinalizio, come pretendevano darla in conclave sul nuovo Papa; e che il prelato avea protestato contro la segui la elezionea
le

lenni, consedili epulpito per esercizio della

divina parola, oltre altri comodi e or-

namenti, ed oltre ancora l'impegno pel


profitto de'giovani,al quale elfelto
li

provnel

vide di scelta e copiosa libreria.


Petrilli,

Trovo
il

Memorie

Prenesline, altri enco-

mi, e che avendo sino

dali75o
la

semis.

seconda del-

nario donato a'passionisli

chiesa di

sue istruzioni, ed avea inoltre servito


la
s.

Maria

di

Pugliauo gi de'con ventilali e


itiro e

con riputazione
ta
1

Sede, rest fermo nel


di
ai

nel territorio di Paliano, ovei religiosi sta-

divisamente e procuro
opposizione; quindi

dileguare tan-

bilirono un

abbellirono

la

chiesa,

26 novembre
berretta rossa

7.53 lo cre cardinale dell'ordine de'pre-

ti,

e gl'invio a

Urbino
in

la

io agosto 1765 si port a consagrare solennemente con nobile corteggio, essendo ancor vivente il loro fondaquesta
a'

per l'ahlegato mg.r Veterani suo cameriere segreto.


r
il

tore b. Paolo della Croce. Acquist in

Ro-

Venuto

Roma
e

gli

confela

ma

il

bel

Palazzo Stopparti

/^.),che seb-

cappello cardinalizio,
s.

per titolo
e Io

nomin legato apostolico d'Urbino, die conchiesa di

Martino a'Monti,

bene ora propriet de'Vidoui ne conserva il nome, e dove colloc le famose tavole Prenesline da lui trovate in Palesti-

tinu sino

al

ce legato di

754, quindi nel 756 lo feRavenna, ove pure si fece a1 1

na {P ), ossiano

frammenti de'fasti

di

mare per
fino

la

sua incoi rolla giustiziale apla

Q. V. Fiacco. Mecenate de'letterati, generoso co'poveri, munifico verso le chiese,

plaudire per

sua liberalit, e

vi

rest

ah 76 li
la

Ascritto alle principali congli

giorni in

gregazioni cardinalizie,Clemente XIII


attribu

comp gloriosamente il periodode'suoi Roma a' 18 uovembrei 774 m tempo di sede vacante per Clemente XI
conclave pel quale e per Gemei) le XIII

prefettura dell' economia di

al

()

>

era intervenuto, senza poter entrare in

mortali, se non avesse che quella solo che


si

quello che
del

si

celebrava allora, a cagione


lo affliggeva e

fosse pollilo procacciare nel giro limi-

male che
s.

port

al se-

tato di sua vita?

Per compensarne adun-

polcro tliyganni.
sa di

Fu tumulato

nellachie-

que
gni

nel miglior

modo

la fatai

brevit, o-

Andrea della Valle, nella cappella della Madonna, dove in vita erasi apparecchiata la tomba, come si vede nella lapide [tosta alla sua memoria nella vicina parete, sopra
effigie in
di cui espi essa la di lui

uomo,

culto special metile, gode per


di farsi spesso presenti l'e-

quanto pu,
t trascorse,
le

con indagare

le

memorie
i

marmo

con un semplice elogio.

STORIA e STOhCOJffislaHaJuMUh
ricus, historiografus.

Narrazione diffusa
le

di cose seguite, raccolte e scritte dallo sto-

costumanze de'passati secoli e delie antiche nazioni, conoscendo che libri sono nel tempo, come telescopi nello spazio, che avvicinano gli oggetti pi lontani. Osserva il eh. Cant, negli Studi su l'ub. Patini, u Comunque la vita d'uno
i

lieo o [Storiografo. Gli archivi sono

mi-

scrittore sedentario consista negli scrini


suoi,

niere della storio,

gli

elementi sono

le

me-

pure l'autore vive col suo secolo, e

morie lapidarie dell'iscrizioni, non meno che le monete e le medaglie, ed altri antichi

seassistea unarivoluzione, ne specchio:

laonde un granile scrittore rappresentante del proprio secolo e iniziatore del

za

monumenti. Ogni umana ricordantramandata alla posterit senza questi


,

nuovo,

se

non per volont

creatrice, al-

poderosi e indispensabili aiuti


sfibrata e

riuscir

meno per vaghezza


successo,

indecisa e per confuso

manchevole di piena autorit, imperocch la fedele storia deve essere vivo oracolo della verit. La storia il pi durevole monumento, chegli uomini ponilo lasciare delle
le statue,
li,

presentimento". Dicesi anche storia un un avvenimento, una cronaca,

una leggenda, un poemetto o


tanti alcun fatto.

simili;

ed

inoltre, le dipinture o sculture rappresen-

loro azioni, giacch u

La mitologia
tempo, e
ali,

e l'icono-

trofei,

negli archi trionfale


i

logia, crede la storia personificata figlia


di

le iscrizioni,

medaglie, n

le

Saturno dio

del

di

Astrea dea
della sua

colonne, n

le pitture,

mausolei, poti-

della giustiziala dipinge in maestoso con-

no eguagliarne l'estensione e la perpetuit. La storia lo specchio e il vero tesoro della vita umana, che preserva dalla morte e dalla dimenticanza le azioni e le
parole memorabili degli uomini, leav venture meravigliose e
,

tegno, con grandi

emblemi
gli

prontezza nel divulgare

avvenimenti,

coperta di bianca veste simbolo della sua


veracit ed ingenuit; con un libro in

uni
sti-

mano,
le;

e nell'altra i\un

penna ed imo

gli

accidenti straor-

volgendosi addietro, siccome quella


seri

dinari che produce il lungo tratto del tempo. La storia, ch' maestra della vita e rivelatrice de' secoli,

che
in

ve per coloro che verranno dopo.


sta

Talvolta viene espressa che

scrivendo
ali

insegna assai

un gran libro sostenuto dalle


rappresentasi sotto
la

del

meglio della

filosofa

o almeno ne cor-

Tempo, che
di

robora

le

dottrine colla pratica dell'ea niutio

Saturno. Si

forma dipinge ancora con un diala

sempio. Noi dunque

pi dobbiale

dema, perch
per esprimere

storia specialmente di
;

mo che agli
ria in

storici,

quali registrano

co-

lezione de'governanti
il

coi sole nel petto,

se pi notabili, per conservai

ne

la

memo-

carattere della verit e

perpetuo, che possa servire d'istru-

della imparzialit da cui

non deve essa

zione alla posterit. In (piai fondo d'igno-

giammai
le

dipartirsi.
altri

ranza

saremmo

noi caduti e inabissali,

piramidi e
le

Alcune medaglie, delattributi, annunciano

se fosse abolita la

memoria

di ci

che ac-

che dro

sue prove consistono negli antichi


Si dipinge

cadde prima
ristretta

della nostra nascita?

qual
dei

monumenti.
il

pure

in

un quainceli-

esperienza avrebbe

ognun

cui

fondo

formalo da una

96

STO
la

STO
distrazione de-

diata citt, che indica

N. Spinelli, Piomac

"o.

Non

v'ha cosa

grimpcri^iotnbilee

istrutti

voarticolo dei
(/*.),

diedi maggior diletto e

di

pi reale van-

suoi annali. Allearti della Scrittura

taggio possa riuscire alla giovent,

quan-

ed a quella della Stampa (P.) dobbiamo principalmente ripetere la storia e il progresso delle

to l'avere innanzi agli occhi, per cosi dire,


il

quadro

di tutti gli

avvenimenti dei

umane

cognizioni. Si preten-

de che il libro pi antico sia quello di Enodi; meglio vedere Libreria, ove ne
parlai. Si crede
tico

Per questo appunto coloro che l'animo intesero in ogni tempo all'educaziosecoli.

ne

scientifica e

letteraria

della giovendi studio stodi cronologia.

da molti essere il pi anstorico Sanconiatone, o almeno degli

t, le offrirono
rie particolari e

ad oggetto

compendi

scrittori

non

ispirali,

nativo di Decito in

Frigia, che scrisse in


la storia di

Linguai f.) fenicia


vi

Tiro. Pare die

ponesse gran
si

diligenza in compilarla, poich

vuole

Ma tali storie studiate separatamente le une dalle altre, fecero conoscere il bisogno di quadri cronologici d'istoria antica e moderna, sagra e profana, con un'idea generaledel
delle

rh'egli tutto attingesse negli atti autentici

mappamondo de'secoli, e
nonna
all'acquisto

della citt e negli archivi


te
si

che gelosamen-

poi mirare con questa

custodivano ne'templi. L'opera in trovata esattissima da Abibal redi BeriIo, a cui la


1

particolareggiate istoriche cogni-

zioni. Rollin,

dedic:

si

ritiene

che

fiorisse

Fleury, Pitiche e Batteaux opinarono, che questo genere di compen-

4 secoli

innanzi l'era cristiana.

A Libre-

di storici

potevano essere molto proficui


alla

mi

inoltre rilevai l'antichit delle dedi-

all'istruzioneelementare,s perch avvezza


il

che de' ////7( /^narrando l'opera da aeroso caldeo dedicata


al re

giovane
lo

memoria

delle cose,

Seleucio Nicr

nore, che cominci a regnare 6

anni do-

morte d'Alessandro; e ad Er\ di Aless a.\dro il Grande, dissi essere morto 4^5 anni avanti Ges Cristo. Essendo la storia la narrazione dejjli avvenimenti
po
la

un ordine alle proprie idee. La storia indegna di questo nome se non sia teslis temporurn, lux verit tis, prima legqe della quale ne quid falsi dicere audeat, secondo il noto preperch
guida
a fissare

cetto di Cicerone. Di questa verit niu110

passati, per evitare

la

confusione, ed es-

dubit mai fra

gli

antichi, e quindi

si

sere diretta nel suo cammino, ha bisogno


della Cronologia {V.).
classificare,

legge presso Luciano:

Questa insegna a secondo l'ordine de' tempi, gli avvenimenti diversi che presenta la stoPer questo la cronologia divide l'istoalcune parli, ciascuna delle quali segnala da qualche fatto memorabile,
ria.

da a scrivere
grificare,

Chiunque imprenuna storia a ni uno dee saalla verit.


i

solamente

Non

a-

dunquechi non veda documenti autentici

e degni di fede essere alla storia


i

quel

ria in

che sono

materiali ad

un
essi

edifizio;e quel

che Seneca affermava de'grammatici che


delle parole

cui
ti si

si

riferiscono tutti gli altri. Tali par-

non sono

inventori,

ma

chiamano Epoche (?'.), e digeriscono dal Periodo (f.). Abbiamoli Calendario cronologico del trattato elementare

solamente custode con molto miglior diritto doversi intendere ancora degl'istorici per rispetto agli avvenimenti da loro
narrati.

epoche per l'intelligenza delle storie, Roma 1826. E di G. D. Musanzio, Tahulae chronologicae auae sacra politica, bellica, fortuita, literas
e delle principali
_,

quanto

alla filologica

Erudisuoi

zione
ria

(/"'.),

disse Galileo. "Non aver gloai concetti

solamente colui che

sa
gli

dar forma e sviluppo pratico;

ma

que-

et artes

ad omnigenam

historiam conihis tabulis tra-

eziandioche non tanto perch crea peni

plecluntnr. Accessit disserlatio hi^loricocritica

sieri,

qua Chronolog/ae

ditae specimen apologeiicum exhibelur

ma perch sa incarnare nel fatto pensamenti suoi". Girolamo Martens nel Saggio di un'istoria completa dell' erti-

STO
uso de giovani che cominciano a fare i loro sludi in qualclie univerdizione
sit, riconosce

S
questa per fermo

T O
si

97

ad

che lega tutte le

potenze e
rito

le

propriet pi nobili dello spia'futti

principali

epoche nella

umano

storia dell'erudizione e delle Lettere belle


(/^.):
i

in essi pi

che l'uomo

dell'uomo e leggendo la umanit, risale

l'epoca de'greci sotto Alessandro e

Toloraei; quella de'roiuani sotto


de'francesi sotto Luigi
a

Auguri-

sto;!] nel la degl'italiani

sotto iMedici;quel-

la

XIV; quindi
i

conosce una
e

5-

epoca, che
il

cattolici
a

po-

tranno chiamare
i

secolo di

protestanti
Il

il

secolo di Federico

M. Teresa, li. F.
1.
1

Letterato.

prof. ah. d.

V. Anivitti,,^/*i. 'serie,

a'principii che li crearono, e alle conseguenze che ne furono il fruito. Ma dove la erudizione non ne fornisca abbondante la materia, e la critica non la giudichi e non la ordini; la filosofia della storia si scambier colle opinioni degli individui, e Dio non voglia che sovente non isvanisca in fantastiche formule, o

nali delle scienze religiose,

2,

p. 22(1, dichiara: Dal risorgere delle let-

come oggi dicono in utopie! Il perch quantunque la seconda sia pi nobile


della prima, la terza dell'una e dell'altra; tuttavia

tere insino a'd nostri ha la storia per-

corso successivamente tre stadii.Da principio tra la polvere delle recondite opere, e tra gli

crediamo che
tre:

la

storia sorl'al-

ga oggimai da tutte e
tra accetta, la terza

l'uua d,
il

avanzi dell'antichit

si

apri

pone tutto

valore

una
le

via di erudizione,
il

rimescolando nelil

intrinseco e relativo a profitto del vero,


del

sue ricerche
il

vero e

falso,

il

favoe-

buono

e del bello; e perci a quella

loso e

reale.

Dall'abuso di codesta

rudizioue indigesta ed informe, sentito


da'dotti
il

bisogno di separare
certezza,

la

gratuiil

maniera che 1' uomo surge e dal corpo destinato ad essere informato dall'anima, e dall'anima destinata ad informare quel corpo; la storia
ci

ta asserzione da'veridici

monumenti,

viene dall'ui

duhhio dalla

il

senso dalle pa-

nione di quegli elementi, de'quali

priil

role; la storia progred alla critica, e di-

mi due sono, diremo


no
altres

cos, materiali,

venne narratrice fedele e prudente. Per ultimo, a non lasciare inutili e quasi morti
i

terzo principio animatore e formale,

vorr negarci che u la

tesori della

erudizione e

sudori delfilo-

erudizione
zi

sia gi tutta esaurita;

che an-

la critica, la storia fu

assunta alla

ogni giorno feconde sorgenti se ne di-

sofia; e

si

pose viva ed esultante pel sen-

scoprono. La critica eziandio ha


si

immen-

tiero delle ragioni,

che sono
si

il

mistero

de'falti, alla cui rivelazione

provaro-

no un tempo

eccelsi genii,

ma

che po-

da compiere, pi che immensi (\a imprendere. La filosofia poi soventi volte dar in esagerazione ove di tutti gli umalavori
ni eventi

scia rimase dimenticato. Vano questio-

preteuda rintracciare

la

genesi,

nare quale delle 3 vieavrehhe fatto raggiungere


alla storia
in fatti,

ec."

Il

gesuita p.

Narboue nella Bibliogragiovani che aspirano a


utilissi-

una meta non

gloriosa.
al-

fia scula,

ai

Perciocch
ta, altro
tizie,

per quanto spetta


sia

divenire scrittori un documento

l'erudizione, laddove essa

crusca-

mo, ed

Che

dalla distinzione nasce

non che una farragine di no vano ingombro alla memoria, e triste occasione di perniciosi argomenti. La
vero di che bella
si

l'ordine, dall'ordine la chiarezza, da


sta la facilit nell'intendere, senza la
le,

quequa-

critica poi cosa in


fa la

fuggifatica,

mente, e in ispecie, come suona il suo nome, la facolt che discerne; ma iufne si ferma sulla corteccia de' fatti, n
altro fi,

uomini souo naturalmente niun libro potr universalmente piacere e divenir popolare". Dice
poich
gli

il

Parisi nelie Istruzioni^ che

la

dottrina

poco pi, che chiarirne


VOL. LXX.

la

ma-

teriale esistenza. La filosofia della storia,

Antoniano fu senza ostentazione: ebbe per massima nello scrivere di far servir le parole e Io stile alla matedel cardinal

(,8
ria, e

STO
non questa
alle parole; e perci sebla

S T
tori ebrei. l'Issa

O
alla

dell'antico TmlamentoiJP.), scritta da au-

bene sapeva lutla


tano per
lo

finezza della lingua

comincia

creazione

latina, l'adatt alle cose sagre, di cui trat-

del

mondo

e termina colla nascita di

Ge-

pi

brevi pontificii, n

si

le-

s Cristo,

comprendendo uno

spazio di

ce scrupolo d'usai' termini e


siastiche, e purgai e da Ila

frasi eccle-

pi che

4ooo

anni, secondo alcuni, altri

prof ini l del geo


le

l'accorciano, altri
al

tilesimo,

quando mancavano
per esprimere
le

parole e

modo e come riportai ad


la

l'aumentano di molto, Era. Malgra-

frasi Ialine

cose, delle

do

quantit dellecritichetemerarie che


e

quali

latini

non ebbero

idea.

Bacone

eia
lib.

gl'increduli autichi e
to di essa cui ne
,

Verulamio,

De

dign. et aug. svieni.

moderni hanno fatmalgrado il disprezzo con


essi

2, cap. i, divide tutta la dottrina

umana

hanno

parlato, questa stona

in 3 classi, prese dalle 3 facolt della nostra

sar sempre rispettabilissima sotto ogni

mente; cio

in istoria,

che apparite
parte del-

aspetto; siccome sar ognora

la

pi sa-

nealla memoria; in poesia,

cli'

l'immaginazione; ed inf]losofia,opera della

ragione. D'Alembert nel discorso predell' Enciclopedia,

viamente scritta, quella die porla seco le maggiori prove di autenticit di verit, e dalla quale apparisce pi chiaramente
<

liminare

lungamente
la

la

mano

onnipotente

di

Dio.

Sua

conti-

spiega colla sua solita sottigliezza

con-

nuazione
lo

la storia ecclesiastica,

cio del-

gruenza

di tale divisione della

dottrina

stabilimento e de'progressi del cristia-

umana,
divide
i

confurmemenle

alla

medesima
ed
talento de-

nesimo, dal principio della pndicazioue


dell'e vangelo sino a'nostri giorni.

letterati, in eruditi, in filosofi,

La co

in belli spirili: 'a


gli eruditi, la

memoria
sono
il

il

noscenza di questa storia una parte essenziale della teologia; in fatti


sta

sagacit la dote de'filo


distintivo de'beli

non

que

sof, e le grazie
spiriti;

una'seienza d'invenzione,

ma

bens di

e questi 3 talenti diversi formano

tradizione: essa consiste nel sapei eci che

3
di

classi di

uomini, che non hanno altro


loro nella repubblica let-

comune fra di
che
il

Ges Cristo ha insegnalo, sia egli medesimo, sia per mezzo de'suoi apostoli; in
qua!
e

teraria

dispregiarsi

mutuamente,

modo questa

storia

venne attaccata,

come

riflette l'Andre.

Egli aggiunge che

come

stata difesa. Chiamasi poi pro-

taledi visione giustissima, se consideria-

mo

le relazioni delle

scienze colle facolriesce

t della

mente,

ma non
i

molto co-

moda

per seguire

progressi fatti nello

studio di quelle.

La grammatica forma

priamente Scrittura sagra (F.) la storia non solamente dell'antico, ma anche del nuovo Testamento, compostadagliiSV/vtori sagri (?''.). Da ultimo il dolio mg. r Claudio Samuelli vescovo di Montepulciano, di recente defunto, ad esempio di
altri

una parte

della filosofa,

ma

nel trattare

storicamente l'avanzamento delle scienze

lodevoli vescovi, neli85i

ci

die

il

non

sar pi convenientemente riposta


al la

Nuovo compendio
uso
dell'

di storia sacra per


ceti.

presso all'eloquenza e

poesia, che

nou

educazione e istruzione della


lutti
i

unitameli te alla metafsica?

La

storia na-

giovent di

In esso dichiar,
il

turale e l'ecclesiastica appartengono cer-

che giova promuovere


segnare
la

tamente

alla storia,
fisica,

ma come distogliere

religione per

metodo d' inmezzo dell'istorese ragione la

quella dalla

questa dalla teologia?

ria sagra.

Con encomi ne
t.

Conclude il p. Andres, che la divisione di Bacone potr confusi a chi voglia disaminare la genealogia delle scienze.ma non
cos a chi desideri scriverne la storia. Di-

Civilt cattolica nel

8, p.

336. Inol-

tre questa pubblicazione periodica cotanto utile, nel


t.

7, p.

54^

della 2/' serie, fe-

ce altrettanto sull'Esposizione de'qualtro sacri

versi sonoigeueri di storia, a volerne ri-

Evangeli insieme confrontati.


Rlislei della coni-

cordare

principali,

il

i. la storia

saula

Opera di Geminiano

STO
pagaia di Ges, Rumai 854.
felice idea e
1' 1

S
qusta
tale contestazione

T O
il
i

99
vero signiquali han-

per potere alla fine de-

nobile pensiero, di porgere


e ubertoso pascolo di

terminarsi a comprendere

a'fedeli

un nuovo

ficato de'decrcti delIaChiesa,

vita eterna, oltrela storia evangelica delle gesta

no deciso

le

questioni.

Il

cullo esterno

pu
bi-

meravigliose dell'adorabile Re-

aver maggiore o minore splendore, e

dentore, scritta con mirabile accordo nella

sogna osservare

il

legame

il

apporto

sostanza e senza che

uno

di

perdesse
senso

dall'altro, da'4 Evangelisti

divinamenil

te ispirati, eziandio

vi si

penetra

pi intimo e
re a

vitale, che invigorisce il cuoproceder franco nelle vie della perfe-

zione cristiana. Le sorgenti del la storia ecclesiastica ossia del

che ha sempre col dogma. La disciplina varia secondo tempi, costumi, le leggi ci vi li: vi sono per anche in questa de'puuli fissi ed invariabili, da'quali la Chiesa non si mai dipartita, e clic non cambier giammai. La propagazione dell'evalii

Cristianesimo (F.),

gelo, le vicende della Chiesa e le gesta degli eroi del

sono

gli scritti

degli Apostoli, degli


li

Egli

cristianesimo meritavano bei

vangelisti, de'

Padri che
i

successero,

ne, che se ne conservasse presso


la

fedeli

alti de' SIartri3

loro Fasti e Martiro(/'".), le

memoria. Egesippo fu
5
libri

ili. "che

diede

logi quelli de
t

Sinodi o Concilii
leggendo
la

l'esempio di scrivere
ca, e in

la storia ecclesiasti-

memorie degli storici. Per poco che si voglia riflettere


stica,

compose de'commentari
ci

storia ecclesia-

degli atti ecclesiastici, de'quali

sono

ri-

pu non ammirare la provvidenza di Dio pel modo con cui degnossi dirigere la sua Chiesa (F.). Secondo deboli lumi della prudenza umana, le
non
si
i

masti soltanto pochi frammenti.


stioni tanto agitate sopra la

Le quePasqua e so-

pra
te

il

Battesimo, ed altre dispute insor-

ne'primi secoli intorno all'ecclesiastica

persecuzioni degl'imperatori edegli altri


principi pagani

disciplina,

tenevano sempre pi vivo

lo

care

il

avrebbero dovuto solfocristianesimo appena nato; e le ei

studio dc'eristiani dottori, e davano


teria a sottili ricerche e

maAn-

ad erudite
il

scritp.

resie e scismi insorti in lutti

secoli, e-

ture.

ecco

in

qual guisa, dice

rano pi che sufficienti per distruggerlo. Dopo l'irruzione de' barba ri, l'ignoranza sembra va che dovesse seppellire nel la medesima tomba la religione e le scienze. La
corruzionede'costumi, che circola da una

dres,

cominci a prender piede ed a viep-

pi propagarsi l'ecclesiastica letteratura,


a segno di potere
lo

degnamente occupare
Chiesa mantenendivine ed

studio delle persone di pi alto ingesecoli; la

guoper molti

nazione

all'altra, indispone gli spiriti

con-

do Scuole [V.)

e Biblioteche per istruire


li-

tro una dottrina ebe la condanna, e vi sono de'tempi ue'quali sembra essa stabilire una prescrizione contro 1' evangelo;

gli ecclesiastici nelle scienze

mane. Uno de'pi antichi


ria ecclesiastica

scrittori di stoy/
.).

fuEuscbio diCesarea{ f

ma

Dio, che veglia sulla sua opera,

si

Sullastoria ecclesiastica

abbiamo
i

princi-

serve per sostenerla anchedellecose e delle

palmente
ronio
si

ilei

gran cardinal Earonio, An11

persone ebe sembravano doverla invegli

nales ecclesiaslicis, Venetiis 70 5.

b*a-

ce distruggere:
vigliosi, gli

ultimi esempi, e meranel finir dello scorso


Il

merit
di

il

titolo di

Padre della

avemmo

storia ecclesiastica, e la scrisse per co-

secolo e nel presente.


le,
il

dogma,
si

la

morai

mando

s.

Filippo Neri (sul quale nel


in

culto esterno, la disciplina, sono

i854 pubblic

Roma mg. r Francesco


Ragionamento Ne-

principali oggetti che

osservano

leg-

de'conli Fabi Montani,

gendo la storia ecclesiastica. I due primi non possono mai cambiare: talvolta per sembrano oscurati dalle dispute, ed d'uopo di seguire attentamente il filo di

della coltura scientifica dis. Filippo


ri e

dell'impulso

da

Itti

dato agli studi


Centuriatori di

ecclesiastici), in

un tempo che i 4 mini-

stri protestanti, chiamali

joo

STO
3 centurie,

STO
dalla predicazione degli apostoli fino al pontificato di Gregorio XVI, Mendrisio i838. Jo. Baptista Palma, Praelectioues
Ilisloriae ecclesiasticae,

]\lagdeburgo[I'. ),nveauo pubblicato una


storia ecclesiastica divisa idi

con empio scopo e per propagare il nascente luteranismo. Gli sinuati del Baronio incominciano dalla nascita di Ge-

Romae

838.

Pauli del Signore, Institutiones hisloriae


ecclesiasticae,

s Cristo, e giungono sino

ah

irjB.Odo-

quas

nolis,el

animadver-

da quelli del cardinal Baronio, Roma 64 Annales ecclesiastici ex (orni odo ad amini pluribus auclum redacti , Roruae 1667. Il Rinaldi continu pure gli Anrico l{'nrc\\d\,Annaliecclesiaslici tratti
1 1
"

sionibus illustravi t d. Vincenlius Tizza(di Del Signore si ha puThesaurus hisloriae ecclesiasticae Romae 83g). Di queste due opere se ne rende ragione, con encomi, negli Annali delle scienze religiose nel t. 6, p. 2 53, con questo preamboIo.^Se le storie de'tempi
ni,

Romae 1837
1

re,

nali del Baronio sino al

zione compresa in detti tomi.

534, continuaTre poi ne

clesiastici

pubblic Giacomo Laderchi, Annales ecab anno 1 566 ubi Odericus

che

ci

precederono offrono

allo spirito u-

mano un
nimenti
i

erudito pascolo di cognizioni per


colla scorta de'passati
le

Raynaldus desini, Romae 1728. Enrico Spondano, Annalium ecclesiaslicorurn card. Baronius conlinuatio ab anno 5qj quo is desili ad finem 1646 Lugduni 1678 Epitome Annalium ecclesiasticorum C. Baronii, Lugduni 660. G. P. Oliva, Obscrvationes anonymi de Ariminis ad Annales eccl. H. Sponclani, 656.
1

apprendere

avve-

progressi delle arti,

civilizza-

zioni de'popoli, l'influenza della

morale

e delle leggi, e tutte quelle cagioni, che

tanto potentemente agiscono sullo stato


dell'avanzarsi e del declinare delle nazioni,

non pu

sotto gli stessi riguardi con-

siderarsi quella de'fasti della Chiesa di

Ge-

Antonio Pagi, Critica historico-chronologica in universos

Annales

ecclesiasti-

s Cristo. Non questo studio ristretto al vantaggiodi erudire semplicemente Io spirito, e di mostrargli la via, con che gli sia dato dietro l'esperienza de'trapassati secoli ottenere mezzi di una migliore ei

cos Card. Baronii, in quo rerum narralio dcfenditur,illustratur,

suppletur,ordo

temporum corrigilur, innovalur, et periodo graeco romana, nuneprimum concinnata munitur, ntuerpiae 1727. Berault Bercastel. Storia del Cristianesimo, Venezia SaB.GiovanniBellomo, Continua1

sistenza nella vita sociale;

ma

riguarda

ci che di pi interessante, pi prezioso

zione della storia del Cristianesimo di B.

pu formar l'oggetto delle asLa storia della Chiesa nel suo sovraumano nascimento,
e pi caro

sidue sue contemplazioni.

Bercastel, Venezia

832-35. Robiauo,
1

e ne'suoi portentosi incrementi a fronte


degli ostacoli pi stranie crudeli, quelli della sublimila delle sue dottriue soste-

Continuation de
is

l'

ILsloire de VEglise de
1

fusquen 83o,Pa836. Storia ecclesiastica del cardinale Giuseppe Agostino Orsi Venezia
Bercasteljdepuis 72
1 1
_,

nute coll'appoggio di provvide leggi dirette alla loro invariabile durata, la santit altres de'suoi pietosi seguaci, e dei

1822. La continu e comp, come


nella biografia del cardinale,
llo
r

dissi

mg. Auge1

Riti (V.) pieni di religione, di maest, e


di alte espressioni, regolati

Beccbelti

domenicano bolognese ve-

scovo diCitt della Pieve. Nel


blic in Parigi
:

836 si pub-

sciplina
si

Istoria generale della

da saggia disempre accorta a non allontanarper quanto possibile dalla uorma dei
che
si

Chiesa ne' secoli XVI II eXIX, continuazione di tutte le edizioni di B. Bercastel

nostri maggiori; questi e altri simili beni,

raccolgono dal percorrere

il

va-

a tutte le istorie della Chiesa pubblicate fino a questo giorno. B.


Henrion, Storia universale della Chiesa

e supplemento

stissimo

campo di

tale storia,

destano nel
e grata soa-

cuore

umano un'imponeute

vit di peusieri e di affetti

da non poter-

STO
si

STO
della cica,
i

io[

questa aver eguale nello studio

quell'articolo co'principii dell'arte stori-

vilt delle generazioni e de' popoli, limi-

tato all'unico scopo dell'erudizione e della

progressi della critica favorevoli per debito di giustizia e di storica verit alla storia le a

temporale

felicit.

Lastoriadella Chie-

de'romani Pontefici, vendicando


ingiuste accuse lanciate al

un tempo della Religione (f.), che abbiamo la sorte di professare, e se nulla vi ha, n pu immaginarsi di pi imponente e di pi
sa di

Ges

Cristo quella ad

mare e

Pon-

tificato
le

(P .), di
s.

che riparlai

in

molte delSi-

biografie de'Papi, e segnatamente in

quelle di
rido,
s.
s.

Marcellino,

s.

Liberio,

s.

caro di

lei,

forza

il

concludere esser des-

Simmaco, Onorio 1, Silvestro II,

sa di tutte le nostre occupazioni la pi u-

Gregorio

FU, Innocenzo

III,

Boniriil

tileela pi interessante". Inoltre gli

Ant.

facioVUI, Gregorio XII, Sistola, Giulio II, ec.

nali delle scienze religiose, 2. serie,


p.

3,

E siccome

uell'articolo

Papa

4^3, dichiarando che la filosofia della storia ecclesiastica non ci guida ad apprezzare giustamente fatti, se non per mezzo del doppio studio delle cagioni e delle
i

portai gli storici de'Papi, e ricordai che

ch.cav.LuigiFerrucciavea con aurei versi storici continuato Frodoardo, ora eono lieto, ad onore di s cospicuo letterato e
latinista egregio,di

leggi

chedominauo

la

storia stessa, e per-

ch G. S. Blanc fa conoscere l'applicazione ili queste leggi, nel Corso di storia ecclesiastica, Parigi
i

cazione del suo


Pontifcalis post
nici lleniensi

aggiungere la pubbliEnchirulion Ilisloriae

84

-4 5, lo loda e an-

nunzia che l'opera sarebbe accompagnata

da dissertazioui storiche, da problemi

e da documenti giustificativi.
serio e coscienzioso, produsse

Lo

studio

libi'o<; Frodoardi canoa secalo vini ad xvuil, in perodus sex conlractum servata versus hexametri r adone, Luci in Aemilia, ex. officina Melaudriana 8 53. La storia
1

della storia ecclesiastica, fatto orinai piti

non poalsi

de'Papi della pi grande importanza, poich congiunge a'fatti principali delle


cose di religione,
poli
le

chi trionfi alla Chiesa e tre consolazioni.

le

prepara
la

vicende

ili

tulli

Fanno

parte e

colle-

per
il

le

relazioni dirette e iudirette,

gano
grafa

colla storia ecclesiastica,


(['.)

sagra, e

la storia

dei

GeoPapi

che
ni e

Pontificato (I7 .) esercit sempre

in ogni

contrada, e ne riparlai a Sovra:

(F.), quella
virt e glorie

d& Santi
si

(/".) le cui

grandi

Sovranit

laonde non

vi

pu
la'

es-

potino vedere nelle biovi

sere quasi alcuna cosa appartenente alla


storia pontifcia, la quale

grafie e ne'tanti articoli che


lazione.

La

pi parte di questo
la

hanno remio Di-

non

colle-

ghi pure con tutti

gli

avvenimenti pi

zionario riguardando
bili articoli

geografia tanto

memorabili del cristianesimo, non solo


per rispetto della spirituale podest ePri-

sagra, quanto profana, a'suoi

innumera-

riporto

gli

autori storico-geoparziali.

malo (/'.)del romano

Pontefice,

ma

an-

grafici tanto generali

che

Tra

le

cora per quella temporale esercitata nei

parti della geografia


ziali la
i

una

delle pi essen-

domimi

e principato civile della chiesa

geografa istorica, poich

comi

prende limiti degli sta li di versi, le variazioni che provarono, le loro perdite, loro ingrandimenti, e
gli storici

romana, non meno che negli Slati e Regni tributari alla s. Sede (F.). Pel vasto e copioso

complesso delle molteplici

progressi

che riguardano l'emigrazioni de'popoli, la formazione e caduta Liegi' imperi, regni,


repubbliche, cambiamenti delle dinastie,
i

ed enciclopediche nozioni che comprende la storia de'Papi, avendone fatto nel


fior degli

anni particolare e analitico stu-

dio, fu per

in

uua parola

pi rimarchevoli tratu

cepii l'idea di

questo precisamente che concompilare questo mio Dici

della storia di ciascun popolo e nazione.

zionario di
slica,c\\v.

udizione storico-ecclesia-

Quanto

alla storia

oc Papi, dichiarai

in

sebbene lo circoscrissi das. Pie*

102

STO

T O

tro sino ai nostri giorni, subilo l'amplini,

e vieppi in seguilo del suo sviluppo. Su tale fiori lespizio e altro, feci paiola

per l'altezza e sublimit de' sentimeli tij insegnamento corroborato ancora da Demetrio cogli esempi de'celebri storici greci

LXYI1I, p. 244- " Pmiro Tempesti de' con ventilali,


nel voi.
sto

Casi

Erodoto, chiamalo a ragione


egli dell'elocuzione

il

padre

nell'idea

della storia, e Tucidide, poich fucilan-

dell'opera: Storia della vita a gestc di Si

do

afferma, che se lo

V, deplora nel vedere la storia biosoli dotti grafica, cbe prima tessevano e di consumala esperienza ue'maneggi di
i

storico formerai! suo ragionare all'idea

poetica, parler magnificamente. Lon-

gino con Demetrio disapprov


di Tullio,
il

il

parere

corte, capaci de'grandi affari


si

che debbon

quale vuole che

Teopompa

sviluppare, divenuta

comune occupa-

superasse nella graudezza del dire Filislo e Tucidide; e pretende

zione di persone incapaci a corrispondere al grave e difficile incarico, e che acce


cali dalla
si

Teopompo avendo
le
[>.

Longino che materie nobili non


Il
il

presunzionee dalla vanit, quasi

trattasse con carattere convenevole.

per divertimento a tempo avanzato

Bonlempi facendo
il

confronto dell'o-

[ione vano al difficile c'intento. Per trattare

ratore e lo storico, essendo egli d'avviso

qualunque altra storia dichiara che senza unconliuuoe unicostudio, senza un maturo criterio non mai possibile di far
tale o

che

carattere storiale sia

il

medesimo
col*

della

maniera platouica panegirica,

bene,pei cui suoleavvenirecliesiffalte storie

l'insegnamento di Giuliano Cesare nell'orazione encomiastica di Costanzo, dice che l'oratore amplificando innalza
le

biografiche non recano lustro a'pasIl

sali,n utile a'viveuli.

p.

Tempesti
le

de-

cose sopra quello che convenga loro, ov

scrive le difficolt di questa

impresa arprerogative
t

vero

le

avvilisce pi di quello che sia d'uo-

dua
pura
ti

e scabrosa,

doveri e

necessarie allo storico, e pel


verit, di saper scegliere

.la
i

netta e

po e non le eguaglia; laddove lo storico non ingrandisce, n diminuisce le cose,

documen-

ma
le

cerca solo

la

verit nelle cose

mede-

per compilarla, eliminando quelli concritica savia,

sime, e

tenenti favoloseoesagerate narrazioni; di

semplicemente come trova, eguagliando con carattere nole riferisce

procedere con
e

temperante
insoil

bile le cose narrate colla narrazione.


lislotile,

A-

uou

indiscreta,

divenendo allora

Tullio e Quintiliano
la

ammae-

lente e ingiuriosa; di sapere adattare

strano che

dicitura convenevole alla

conveniente stile proprio


ficio; essere
il

alla storia,

non

stona dev'essere fluida, copiosa, soave, ornata di quando in quando di opportune


virtuose sentenze, giusta l'ingiunzione di

senza ornamenlo e qualche sobrio arti-

uno

scoglio per rispetti

umani

lacere certe verit, l'occultare alcuni no


il

mi,

palliare successi per


il

non

offendere,
lei

Cor nifcio. A lem p e luogo de ve dire qualche giudiziosa epifonema (conclusione enftica,
rate),

mentre manca

pregioalla storia se a

che trae sentenza dalle cose narracconto e raddol-

manca
scordi,

la veracit
il

imparziale; altro imle

tanto vagheggiata da Valerio Masil

barazzo essere
le

conciliare

opinioni di-

simo, che ravviva


cisce

testimonianze cond addittorie,

l'animo del

lettore.

Deve

scintillar

dovendosi usare
tela e

somma

diligenza, cau-

buon senso uell'abbracciare la sentenza che sembra pi probabile. Piicorda l'insegnamento di Luciano, che rico j qualora non voglia tradire
alfine,
lo sto1'

che nou sem bri lo storico far ne pompa, di qualche naturale episodio e analoga moderadi figure vive,

ma

con

tale artificio

ta digressione.
si

arte

propria e fare ingiuria al Poeta (P-), cui

Insegua Plutarco che non devono trascurare nelle storie biografiche anche le azioni minute, che qualiria

come

lo al Pittore e allo

Scul-

ficano meglio quello di cuisi scrivela sto,

tore {V.), deve studiarsi di somigliarlo

riportandone

le

sentenze, e

delti

STO
arguii o lepidi, poich presentano cose
tuttavia tenersi

STO
sempre
in
il

ioS
guardia contro

degne d'imitazione, e ne formano

ca-

rntierislico della persona. Sul cattolici-

sino poi degli scrittori, pubblic alcune


osservazioni
t.

juel veleno che serpeggia e cova quasi in ogni fibra della societ?... Perci appunto tanto raccomandata agli scrittori cattoliei

la Civilt

cattolica, 2. 3 serie,

quella sottomissione sincera a'giudi-

4>P' 6'

',

come

quella ch'

lenta di ricondurre a
col caltolicismo le
rosi lettori.

sempre inperfetta armonia

menti de'suoi nume-

e all'autorit della Chiesa infallibile maestra e colonna della verit. Questo vantaggio abbiamo noi cattolici, che risi

Perlan to avverte, che talvolo storico cristiano, massime


finge a se

ia lo scrittore

cattolico,

quando

medesimo

di
le

conoscendo e riverendo un'autorit, conIr cui le porte dell' inferno non predarranno, siam certi d'essere nel retto ogni
qualvolta non
ci

considerarsi giudice spregiudicato fra

discostiamo almeno col

contese religiose de' cattolici e quelle dei


proteslanti,
si

mette forse senza volerlo


le file

e senz' accorgersi non sopra un terreno

cuore da' suoi giudizi. All'incontro quei poveri omicciattoli che superbi del loro meschino sapere vollero o ne'tempi paso ne'i ecenli farsi maestri del mondo, rigettando e non curando l'autorit deisali

neulrale,ma tra

ino pu errare, e se

altri scrive

nemiche. Ogni nomolto e di

molte materie, assai facile che egli erri Siccome poi si pu errare in istoria e in filosofia, cos anche e molto
soveiitc.

la

Chiesa, noi

li

vedemmo

cadere

in pri-

ma

in errori grossolani, e
il

perdere poco
airi-

dopo presso
bivano
e

volgo

medesimo quell'au-

pi

si

pu errare

in

materie religiose e

turi t di scrittoli

famosi che tanto

teologiche.
siste

Non

cattolico colui che per-

per cui difendere ed assicurare


folle or-

ostinato nel suo errore,

quando per

appunto adoperavano quel loro


goglio".

tale riconosciuto; bens lo assai pi


di

quanti

altri

quali viceversa scrivono

Lo

studio della storia ecclesiastica fu


coltivalo dalla Chiesa, e pel ze-

ottimamente, mentre pensano ed operano molto male, se docile si inoslra prontoa mutar parere esi sottoniette a quello dellaChiesa. Siamo in tempi
e parlano

sempre

lo de' vescovi eziandio nelle scuole, nei

seminari, nelle universit, ed anche con apposite accademie, come lo tuttora.


fiorente di accademie ecpolemiche e liturgiche, ebbe purequelle di storia ecclesiastica. Leggo nel Piazza, Eicsevologio Romano, [rat.
clesiastiche,

ne' quali l'eterodossia, l'indifferenza e la

Roma sempre

smaniadigiudicartuttoeperlnolaChiesa
nellesuepralicheenellesuedollrine,hau-

no impregnato oer cos dire l'atmosfera cherespiriamo. Qual meravigliachescritlori


110,

12, cap.

24

Dell'
s.

accademia di

storia

sinceramente

cattolici nel loro inter-

ecclesiastica in

Eusebio

nell' Esquili-

fermissimi di voler rimaner cattolici


essi ini-

no, chiamata cjuesta primogenita dell'ac-

ad ogni costo, tuttavia siano pur


bevnti di quell'idee e principi
!

endemia o conferenza
no [V.)
di

de' concilii e del-

e forinole

l'istoria ecclesiastica del Collegio TJrba-

non

cattoliche, che sotto ogni aspetto anche pi leggiadro e seducente si presentano ora alle menti? Filosofia, storia, plitica,

Propaganda

fide,

perch con

virtuosa emulazione da'migliori soggetti

del clero
il

romano

secolare e regolare,

letteratura ogni cosa stala


e guasta

ma-

verso

declinar del secolo


s.

XVII

nel

moalla

nomessa
secoli

da quei

principi! ete-

nastero de' celestini di

Eusebio

rodossi di falsa indipendenza, che da 3

conferenza sulla storia dei concilii fu ag-

conpermauentee maligna

cospira-

giuntala pubblica accademia


clesiastica,
la

di storia ec-

zioue congiurano contro

la verit.

Qual

meraviglia, ripetiamo, che gli scrittori moderni, auche rettissimi, non sappiano

spaziando sul vasto campo deimedesima, che illustrarono tanti gravi

e fedeli scrittori, sui (piali

primeggia

il

jo4

STO
done
le
tle'pi
li

T O
i

cardinal Baronia, che per antonomasia celebrai Padre della storia ecclesiastica,

contaminale; e cos ne trarranno

con intervento
le'

cospicui letterati, e

giovani ammaestramenti e precetti, quanto pi brevi tanto pi elcaci. Il eh. prof.

cardinali e prelati.

R.om a, encomiai Benedetto

Ad Accademie di XIV cultore e

Montanari nelinST pubblic in Pesaro, Ragionamento di s. Basilio il Grande ai


giovani circa
de'gentili.
I

patronodottissimo de'sagrie profani studi, che fra le accademie che istitu o ristabil in

il frutto

da

trarsi da'Ubri

giovani devono essere prinistruiti nella storia

Roma

(delle quali

abbiamo

la

cipalmente

romana,

Notizia delle accademie

erette in

Roma

per ordine di Papa Benedetto XI F, Roma 740. Ivi furono pure stampati nel
i

743, 744 S'' Argomenti de' dida farsi nelle accademie nuovamente istituite da Papa Benedetto XII ),

742,

scorsi

vi

fu quella della

Sagra

storia e erudi-

zione ecclesiastica, e con avveduto consiglio la stabil nella casa de' Filippini^ V.),

comequella che specialmente pigli erudisce e addottrina nelle costumanze latineper intelligenza degli scrittori che hanno tulio giorno per le mani nelle scuole di latinit e belle lettere; al quale effetto non pochi scrittori composero opportuni compendi storici di s importante storia, per insinuarla ne'giovaui allievi che crescono alle saggie speranze della patria e
della religione. Colla storia

come illustre palestra


cui fiorirono, oltre
il

congregazione, da

romana
la storia

si

ap-

fondatore
Rinaldi,

s.

Filip-

prende pure
il

in

gran parie
i

nni-

po Neri benemerentissimo
clesiastici;,
i

degli studi eci

versale,per avere
loro

possenti

Baronio,

Severa-

dominio non
la

solo in

romani esleso Europa, ma

110, ed altri dottissimi

nellesagrestorie, de-

ancora nell'Asia e nell'Africa. Egli certo,che senza


si,

putandone a segretario il dottissimo Bianchini. Di grande utilit riesce altres lo


studio della storia profana, e quello delia storia letteraria. Gli

notizia de'falti pi strepito-

che

to,

ne procurarono l'ingrandimensenza qualche idea de'soggelti che male


gli affari

esempi chiari nel-

neggiarono

pubblici dell'eterna

l'antica storia profana dell' istesse virt,

Roma

(/"".),

senza aver un'idea della regli scrittori appena mateponno cou molla fatica inqualunque classe siano essi,

pagane, giovano mirabilmente all'accorto istitutore o nell'accademie per infiam-

ligione e de'costumi generali di quel ce-

lebre popolo,

mar

l'animo de'cattolici giovinetti, non che ad imitare, ad avanzare e superare


naturale probildi uomini,
di Ci-

rialmente

si

tendere, di

gli sforzi della


i

cio poeti, storici e oratori, facilitando

quali avvolti. gemevano nel lacrimevole

tenebrore del gentilesimo. Le virt


ro pel
ruilli,

i.

seggio d'oriente, quelle de'Ca-

de'Scipioni, de'Valeri Pubblicata,

de'Meneni Agrippa fra'romani, d'un Aristide e d' un Epaminonda per lacere di


tanti altri tra'greci, sono mirabili scaturigini fecondissime di salutari lezioni alla

pi tenera el,lequali avvegnach


fisse nelle

si

colle-

insegnamento letterario di altro La storia ebbe pi seguaci presso romani, le cui gloriose geste chiamavano lo studio de'grandi ingegni a trasmetterle a'posteri colla dovuta dignit, e gli enumerai al citato articolo Roma. Livio solo potrebbe bastare ad immortalare la gloria della storia romana; ma prima di lui erano fioriti con lode non minore di
pure
1'

genere.
i

gllino a fatti illustri ne' vetusti annali, pi

storico stile Sallustio e Cesare, e Cornelio

menti e pi radicate rimangono ne' cuori. I precettori devono curare di


volgere a giovamento de'coslumi
la

Nipote colla breve e sugosa cronaca; n

minor grido lev


pi di Livio,
i

nella storia

dopo lemi

storia

il

politico Tacito. Oltre lutti

profana, collo studio e


sici,

la

lezione declas-

quali Floro, Q. Curzio, Svetonio, Giu-

esponendone

il

bello,

lumeggiandone

stino, Velleio Patercolo e pi altri in di-

le parti

pi morali e incorrotte, e taceu-

versi generi di scrivere storie

hanno

tra

S
smesso
rio

T O
i

STO
nomi: Valeet ubi essemus, agnoscere.
t

m
Tu morena
Pa-

alla posterit

loro

redux.erunt, et possumus aliquaudo, qui,

volle seguire, e

Massimo una nuova foggia di storia Pomponio Mela la geogiada. N sconosciuta fu a 'romani la filologica erudizione,

line, tu

descriptiones

temporum,

tu sa-

crorum
cali), tu

dappoich Vairone,
pon-

Aulo Gellio, Quintiliano, Boezio, Macrobio e alcuni


ilo
altri simili scrittori

jura, tu sacerdotum, tu domestipublicam disciplinameli aediom, regionum, locorum, tu omnium divinarmi), huuianarumque rerum nomina, ge-

formare una classe di filologi presso gli antichi romani. Cos in tutte le classi, che le belle lettere riguardano, possono come i romani vantare uomini illustri leggo nel p. Andres. Osserva Cancellieri nella prefazione de' Possessi de' Papi, che fra gl'immensi volumi di tante sto,

nera,

ollicia, et

causas apcruisti."

Quan-

to poi all'importanza della storia letteraria,

deri,

appare manifesto a chiunque consiche forse in niun'altra opera umana l'utilit meglio accoppiasi col diletto. Ed in fatti, ossia che la storia ci schieri dinanzi
i

dotti pi cospicui de'secoli trapassali

rie,

quella di Ilo ma certa mente una del le

e le vicende di loro vita, ossia


a svolgere le origini,
i

che prenda
i

pi importanti e delle pi belle, e la sola che soddisfa all'amor proprio d'ogni nazione. pei che dappertutto hanno fatto per qualche tempo residenza gl'imperatori ,
e
vi

progressi,

decadi-

menti delle

lettere e delle scienze,

massi pia-

mamente

nel paese natale,

sempre

cevolissima occupa zione.DiceBacone,che


la storia del
gi,

hanno
i

eseguite grandi imprese e laillustri

mondo, senza

la

storia de'sag-

monumenti. Comincia co're, seguita con una repubblica di consoli, di tribuni, di eroi; presenta una
sciati

pi

come la

statua di Polifemo senza l'oc-

chio. Nel pelago sterminalo di opere scritte fin qui, la storia letteraria

non presta
la

serie d'imperatori, divenuti

padroni del

minor servigio agli


la

studiosi

che

busso-

pi vasto e del pi grande impero che


siasi

la

carta nautica al piloto per segnar-

mai veduto nell'universo; termina


i

gli la via

da correre,
i

gli scogli

da cautai

finalmente con quella dei Papi,

quali

mente
ba
egli

evitare,

luoghi a cui giunsero

dopo

di essersi colle loro

virt conciliato

precedei! ti u viga tori, e don de perci deb-

l'amore e la venerazione de'popoli, giunsero alla Sovranit (/".) temporale d'un


forenlissimo stato e d'una

prendere

le

mosse

se

brami spin-

gersi a termini pi lontani. Inoltre la storia letteraria

Roma

privile-

non presta minor servigio


il

giata dal cieloe destinata a far

sempre la prima figura nel mondo, avendo felicemente cambialo l'antico impero conqui-

come

scuola a tutti aperta per aguzzar


giudizio, per

l'ingegno, per esercitare


affinare
il

gusto, per apprendere a dritta scuola tanto pi utile

stato dalla prepotente forza delle armi, con quello tanto pi nobile, pi giusto e

mente pensare;

stesso fu

pi glorioso della religione. Cancellieri uno de'pi benemeriti scrittori delle glorie di P.oma, da lui egregiamente illustrate, per cui merit il riportato
nel voi.

perch non per astrusi precelti, non per astratte teoriche, non per vaghi principi!,

ma

per esempi

v'

insegna praticamente a
il

pensare, a giudicare, a senlire

vero, a

gustare
visare
i

il

bello, a proferire

il

retto, a di-

LI V,

p.

297, e che

il

p.

Brandi-

solidi pregi dagli appariscenti,e le

marte, nella Lettera che a lui indirizz, e la quale pubblic a p. 589 di Plinio Seniore illustrato, non dubit di adattargli
l'eloquentissimo elogio fatto da Cicerone

vere bellezze da Ile fallaci. Tali sono, se non


tutti,

almeno

principali vantaggi che

si

ricavano dalla storia letteraria.

Una
i

sto-

ria critica delle vicende,che in tutti

tempi

M. Varrone,il pi dotto de'suoi contemporanei. 55 Nosin nostra Lrbe peregrina 11les, enuutesque lui libri quasi donnun

e presso tutte le nazioni ha soifeiio la lette-

ratura; un quadro filosofico de'progressi

che dalla sua origine fino a'noslii lempi

oG
in

T O

T O
si

ha

essa falli in tulli

ticolarmente

generalmente e parciascuno de'suoi rami; un


secolo presente,

re ecclesiastiche, per riconoscenza a quel

benigno compatimento col piale

degn

ritrailo dello stato In cui trova vasi all'in-

cominciare
gli ulteriori

tlcl

dopo

lo

riguardarmi senza conoscerlo di persona, a con furto e ad incoraggi mento degli. Scriitori ecclesiastici laici,
li

studio di tanti secoli; una prospettiva de-

mi piace riportare

avanzamenti che
si

le

rimane-

interessante dedica ch'egli fece del suo

vano

a fare,

ammira

nella dottissimi

eruditissimo Manuale. "All'ottimo e prestantissimo amico d.r Giovanni


Labus'.
di nari

opera del gesuita


letteratura,

p. Giovanni

A ndres, M-

l'origine, progressi e stalo attuale d'ogni

Voi

laico avete scritto

con calore

Roma 808.
i

Noi

abbiamo

in-

razione e con saviezza di critica


della Chiesa, cio
le

Fasti

inite storie letterarie di nazioni,

provin-

rifa de'sanli; ed io
i

ole e citt, altre di scienze e di arti parti-

sacerdote ho composto in vece

fasti delvi

colari, tutte certo utilissime all'avanza-

la lettera tura ,che v'indirizzo e

dedico.

mento degli
ia,
i

studi;
di

ma

un'opera filosofica
la letterati!-

che prendendo
lo stato in cui

mira tutta

progressi ne-descriva criticamente e


si

Vedete! Tutto il contrario di ci che avrebbe dovuto avvenire. Voi, gi m'immagino, sarete stato fitto segno de'motti
e sorrisi di alcuni begli spiriti de'nostri

trovava in detta epoca,


il

non
il

erasi

ancora pubblicata; poich


ci

dot-

tempi,alPumorede'quali
sa potr

to Tiraboschi, dal p. A ndres riguardato

la vostra impresembrare una piccolezza, mal-

Livio d'Italia,

avea dato solo

la
il

Sto-

grado
fie

il

presente trasport per


e de'vi venti;

le

biogra-

ria della letteratura italiana, ed


dlja
il

Carbel-

de'morti
molti

perch nel gusto

Coni pendio della storia della

di

la storia de'rettili e degl'insetti

la letteratura greca e italiana. Vi suppl

pi nobile di quella de' santi, cio di quei


veri eroi,

coraggiosamente

il

p.

A ndres,

ma non

che giudico alquanto pi gran-

credette di seguire l'accennata partizione


di Bacone, e
il

di e pi utili degli Alessandri e de'Bruti.

reputando non abbisognare


di

Io ra

suo proponimento di una molto esalta


si

pure mi trover esposto per avventuad un'altra specie di derisori; cio di


di Dio, quella

divisione,

content

distinguere

le

bel-

coloro a'quali par cosa da pocoeindegna

le lettere e le scienze,

dividendole in na-

d'un ministro
dizione, che
le

parte di erudel tutto alle

turali ed ecclesiastiche,

come pi opporalla vasta


la

non appartenga

tune all'ordine richiesto

sua o-

dottrine ecclesiastiche.

Ma quando

pera, e all'idea di presentare

storia del-

lettere gi per se stesse

non fossero tanto

la letteratura in tulte le succiassi.

A quea

pregievoli e utili anche allescienze sagre,


lo zelo

sto fine la divise in

parti, nella 2,

parlatti

che

in

questo mio libro ho spiega-

ticolarmente

la storia dei

progressi

to a favore della religione e delle sane dottrine,

alla bella letteratura, sotto la

quale

vi

po-

potrebbe bastare per giustificarmi


gli

se e

comprese

la

poesia, l'eloquenza, la

diavei sceltoa trattare di letteratura, senza obliare perci


studi e
i

storia, e tutti gli studi filologici dell'erudi-

doveri pi

zione, servendosi di que'benemeriti scrittori,

gravi del
in cui
si

mio ministero;
di
i

e in

un

secolo,

che

la storia di

ciascuna scienza pre-

ha bisogno

richiamare a'buomigliori senti-

sero a illustrare. Si

pu anche vedere

il

ni principii, e d'ispirare

preposto Antonio Riccardi di Bergamo,

menti, dovrebbe considerarsi non inde-

Manuale d'ogni

letteratura, ovvero pro-

spetto storico critico biografico di tutte le


letterature antiche e
18 3 cj. Ad

moderne, Milano

onore di questo benemerito e dottissimo ecelesiasticOjChe arricch la repubblica letteraria di tante belle e utili ope-

gna d'un sacerdote quell'opera, che in un soggetto di letteratura, ed a profitto della giovent, si offre sparsa d' un certo sapore di religione, e condita di massime e
di giudizi rivolli a

correggere

le

malizie

degli scrittori irreligiosi.

Un

tal

peusie-

S
io,

T O
le

STO
opere dichiara ridursi a due
si

107
parti,

che appena giustifica un sacerdote di aver messo mano negli studi di umana
letteratura, copre di gloria

una

estrinseca

materiale, l'altra formale o

un

laico,

il

intrinseca, Lai."

aggira sull'intitola-

quale, per ubbidire ad una voce autorevole, e scrivere in


alla

zione della scrittura, sulla pubblicazione, sulle diverse edizioni, sulle molteplici

un argomento

caro

Chiesa di Ges Cristo, sospese per


le

illustrazioni, ec.
a

questa succede

la

qualche tempo
le

investigazioni di quel-

2.

ch' l'attenta lettura dell'opera stes-

scienze predilette, che lo


il

hanno

tra noi

sa, nel

comprenderne
i

le

sue parti, penele bellezze,

proclamato
celli.

degno successore del Mor


i

trarne

sensi,
i

gustarne

vai

Oh

fossero molti

laici scrittori,

co-

lutarne
difetti,

pregi;

ovvero nel discoprirne


gli

me
e
i

voi chiari e distinti, che

abino
i

loro

disvelarne

errori,

bilanciar-

pensieri sino a Dio, fonte di tutti

lumi,

ne
la

il

vero merito. La
il

1."

di queste condi-

he

si

uniscono intorno
!

al vessillo della

zioni, giudica

p.

Narbone, costituisce
la critica.

Religione

loro talenti
le

non sarebbono
universale,

bibliografa, l'altra

Ma

quan-

che pi luminosi;

loro opere acqui-

to alla parte bibliografica, dice trattar-

sterebbero un gusto
za

[.'iu

uno
Revo-

ne

iiell'

Apparato melodico, ove


Finalmente

riporta

splendore pi costante, perch


il

in fine sen-

le edizioni, le versioni, e

ogni altra relaritiene

sale della vera sapienza, ch' la


si

tiva erudizione.
la critica,

che

ligione, tutto

guasta e perisce.
di essere

11

siccome pi nobile delle dette


pi ardua, pi rischiosa, pi

stro

esempio degno
vi

esposto

parti, cos

all'imitazione de' dotti. Voi avete altre

soggetta a inganni, a errori, a invidie, a


pregiudizi,
se

opere che
gli

hanno uhi

italo la

stima de-

Dicono

sapienti, che a 3 co-

eruditi d'Italia e di oltremonti, parti-

conviene principalmente aver l'atten-

colarmente nelle scienze archeologiche, in


cui possedete

zione nel giudicare leopere,cio alle dottrine che vi


si

un

criterio eguale alla eru-

espongono, all'ordine col


sti-

dizione;

ma

quella de' Fanti della Chiesa,

quale sono trattale, alla lingua e allo


le;

nell'atto che attesta l'estensione delle vostre cognizioni nella storia sagra e profa-

vale a dire all'invenzione, alla dispo-

sizione, all'elocuzione.

na,

vi

erige

un monumento

di gloria e di

Gli annali del

mondo hanno

principio

felicit

sempiterna; perch se passa tropi

nell'Asia, che vide nascere ih.


to

ti

po presto la vana gloria del inondo, san che avete celebrato, intercederanno per sollevarvi un giorno a godere quella che

daDio,e
il

l'Asia

/owoereaappunto parve formala


li-

per essere

clima nazionale del genere

non viene meno

ne'eieli".

Il

sullodato

p.

mano, poichsnpera lealtre parti del mondo nella salubrit dell'aria, nella fecondit
del suolo,uella preziosa variet e ricchezza

INarbone nella sua bella Istoria della


teratura siciliana, dice che
teraria per
plice
tori,

let-

la storia let-

delle sue produzioni.

Qui cominciarono
i

suo istituto assume un triincarico, dare cio notizia degli scritrender conto delle loro opere, prole

pure

le

prime societ e

primi imperi, che

dilatarono in seguitole loro colonie alloriente e all'occidente; di qui


la

ebbe origina

ferire giudizio sul loro merito; quindi 3

vera religione, che allontanandosi dal

esserelefacoltcheabbraccia, tra
ti

par-

integranti che

la

costitniscono,biogra-

suo fonte, e passando co' popoli in tutte le parti del mondo, degener nelle pi
stolide superstizioni dell' idolatria j di qui

fa,

bibliografia e critica.

La
la

olografa 3
patria,
l'esi

cose precipuamente indica,


t, la

sono venuti
storia del
ta

piti

antichi sistemi di filo-

vita degli scrittori; per la vita

sofia; di qui le arti e le scienze, le storie, la

comprende ingegno,
de, onori, fortuna } ec.

doti di

spirilo,
vizi,

di

cuore, studi, imprese, virt,

vicen-

Lo

studio poi del-

mondo,ia storia universaleseritinforma di annali, di cronache, di cronologie; menile al dire del Bianchini, lu

ig8
senza battuta, e
poi senza

STO
una musica
la

S
le

T O
1

storia senza In cronologia


gli

annali senza
la

storia

sagra e profana, Venezia 74&- Fra tutte lestorie,la contemporanea maetra

sono battute senza musica:


la

cronologia

eccellentissima,
ra filosofia
si

quando

al

lume

della ve-

storia

molte parti, clie proporzione di tutto il corpo. Di qui apparisce quanto ragionevolmente opee la

un disegno finito di non dimostrano l'unione

chiariscono

le

dottrine con-

tenute
in cui

iie'iatti.
i

ratti

cano, e

Pei quella di nostra et, non succedono ma si accaldue lustri equivalgono a un sela

rassero

gli antichi,

tori di storia
i

come moderni scrituniversale, quando ricercai

colo per

rapidit degli avvenimenti,

per

ispirilo politico di parte

rono modi onde conciliare la distinzione de' tempi colla comprensione de'fatti.
1W. Tullio

te alterata e sfigurata,

gravemenmassime per isfola

gare

il

rancore contro

Chiesa e

suoi

Cicerone insinu agli studiosi di


tale idea cos delle scienze,

ministri.

Da uno

storico di parte indar-

formarsi

come

no

si

aspettala verit de'fatti, l'equit dei


la

della storia d'ogni nazione,


si

che l'uomo

giudizi,

fedelt nelle cagioni,

comech

riputasse quasi cittadino del

mondo, ed

uno della repubblica di tutti gli uomini, nato ad estendersi e a conversare con ogni secolo per

avente l'animo tutto quanto inclinato ad una fazione o ad una Sella (f'.),\a qua-

mezzo dell'animo, sebbene

ha per abito e per costume, onde raggiungere ilsuoscopo,di usare d'ogni mezle

obbligalo a restringersi a vivere tra'pii


vicini

d'un luogo o d'un'el, per l'abitaci


i

zione del corpo. Tra quelli che


la storia universale riporter

dierono

seguenti.

rigi

Giacomo Hardion, Storia universale, Pa1754-69 in 20 voi. Egli avea lasciavoi.,

zo^ si serve precipuamente della potenza stampa e della storia propagatrice, quale strumento e arma a lei favorevole, deprimendo tuttoch gli fa ostacolo, vivi e defunti non risparmiando, ed osteggiando di conliuuo la Chiesa, la sovranit, i
della

to tale opera in 1 8

frutto di

una Let-

legittimi poteri civili, con franca e deri-

tura (/".) immensa, dappoich uiuno fa


dotto
la

soria audacia. Si legge nel n.


l'

libreria se
gli

non

si

legge; e Lin-

Osservatore
greci o

Romano del 85
1

248 del Quansoli al

guet pubblic

ultimi 2 voi. Mg. ''Franstoria universale proe

do

romaui

si

riputavano

cesco Bianchini,

La

mondo da qualche

cosa, e tenendo ogni

vata con monumenti


boli degli antichi,
ile,

figurata con sim-

altro popolo in conto di barbaro,

non ala

eneziai Si5. Ab. Borstoria universale dal1

vevano a leggere altra


fatti

storia
la

fuorch

Compendio di

propria, allora per necessit

scienza dei

cristiana

la creazione fino all'anno 83 1 dell'era diviso per secoli e corredato ,

procedeva unicamente a

modo

di

li-

nea verticale dal su all'ingi per quella


serie successiva di narrazioni in cui
si

d'un quadro mnemonico, opera tradotta dalfranceseda G. Fabretti, Pesavo 832.


1

e-

rauo raccolte
cos,

le

memorie del

passato. Nel-

Cav. Cesai

e Canili,

Della letteratura

di-

l'et nostra la storia

ha acquistalo, a dir

scorsi ed esempi in appoggio alla storia

due

sorli di dimensioni.

Non

iscor-

universale, Tori noi 8 \l. Storia universale

re pi solo iu luugo per la successione degli

del

mondo con

ispeciale

riguardo alla

anni e de'secoli,a

norma

della legge del

storia della Chiesa e degli Stali fino ai


nostri tempi, P\.alisbona

iSio. Arrigo e Carlo de Riancey, Istoria del mondo, dalla creazione fino a''nostri g/o/7i/, Parigi

833-4o. Nella biografia del granDossuet, l' inimitabile suo Discorso sulla storia universale. Dufresnoy, TavoJ

celebrai

tempo; ma si dispiega altres in largo a seconda dellospazio, offrendoti nella variet delle vicende contemporanee di quanti popoli scambiano tra se per via della slampa le uotizie de'fatti loro, quella medesima gradazione compitila di principii e di conseguenze,che altrimenti si appiseulerebbe nella storia cronologica de'siu-

lette

cronologiche della storia universa-

STO
Quindi che, a voler esser giusti e discreti, quante sono le magnifiche cose dette da' savi, a commendaziogoli popoli.

STO
male animo
della
io

09

di cui invasa la

pi pai te

moderna

societ.

Se Dio vorr che


un apposito quanto di Ini

possa effettuare il mio vagheggiato prodi erigere cio

ne dello studio della storia, dichiarando-

ponimento,

maestra della vita, consigliera di prudenza, scoria del politico, specchio d'ogni etj altrettante e non una di meno, v'hanno ormai a ripetere dello studio dei fatti contemporanei Ossian vicini o nala

monumento
vado dicendo
a

storico (oltre
in

questa mia opera,

come

Roma)

di

doverosa

giustizia, di profon-

da venerazione,
gorio

di tenera riconoscenza, al

virtuoso, dotto e

magnanimo Papa GrevaMo campo per spunfreccie impunemente


il
i

zionali, ossiano oltremonli e d'oltremare.

XVI,

che ammirato e compianto

L'unica difficolt consiste nello spo-

dall'universale scese nella tomba:


e

gliare la storia

contemporanea

delle pas-

immensurabile sar
le

sioni di chi la scrive, e nel saperla leg-

tare e stritolare

gere senza
prie.

gli

occhiali delle passioni pioci

scoccate contro l'illibato candore decanti

Ma
il

non

daremo

pensare che
diffcile

ai

suoi costumi, contro

tanti fasti del


il

veri studiosi ci sia

punto pi

che

suo memorabile pontificato, e conti

non
seri
fatti

cogliere la verit istorica riguardo


essi

suo prudente e vigoroso governamelo,


tutela di ordine e di prosperit, che in

a'tempi antichi; che ancor


i

que'mes-

quali

si

dilettarono di scrverci dei

parte

il

tempo

e la storia

hanno
il

gi giu-

loro e de'loro eroi, s'intende che ne

stificato e lodato.
si

qui basti

dire,

che

scrissero colle rispettive loro passioncelle

giunse all'eccesso impudente,

in diver-

e private e politiche, e concolori poetici


oratorii, d'entusiasmo o di

se storiche narrazioni, di tacere e

sdegno ch'escrittore dif-

tereil suo
veasi

ommetnome immortale, quando dodi slorica ve-

rano allora
ficile

di

moda. Nello
la

nominare per dovere


il

chesia perfetta

cognizione diquan-

rit, anzi lodare,

perch n'ebbe gloria che

to narra, perfetta l'imparzialit, perfetta


la sincerit.

durer quanto

tempo lontana. Vidi

Ira

Ma

ci

che monta
giorno

si

che

gli altri, e registrai

con isdegno, nella de-

chi studia

fatti del

egli stesso sia

scrizione d'un grandioso


lui

monumento da
fczionatn,al't-

fermo anticipatamente dal canto suo nei


veri principii religiosi e morali
:

interamente eretto e pei

in secon-

do luogo nel dover consultare pi d'uno scrittore, non consulti fuorch pi notoriamente probi e di onorata coscienza. " Ma di questi raro il numero, ed posteri dovranno usare grande circospezione, somma cautela, molto acume per distinguere il poco vero dal molto falso e
i
i

calunnioso, scritto per ispirilo di parte e


altre passioni, nella nostra storia

Papi che avevano luogo, e del tutlo dimenticato il suo nome e sebbene fondatore di esso Ma facile ad ognuno, barboni veliere mortuo leoni. Questa la storia nostra contemporanea, che sapienlemente nella critica ragionata delie opeie contemporanee, va descrivendo e deplorandola veritiera Civilt callolica y
stellati
altri rispettabili

nomi di
vi

per nulla

contem-

che fedele
gi e
li

a' sagri

doveii degli scrittori,

poranea e lagrimevole. Cri tenue saggio d'improntitudine e delle false asserzioni

molle volte ha ripetuto con altri pochi saggenerosi:Che


le

pi delle storie, le qua-

tempo in cui viviamo, per non rammentare altri articoli, si pu vein

moda

uel

derlo in quello a questo precedente della


Stola, ove confutai le ingiurie scagliate

presentemente vengono alla luce, sono ad arte guaite e corrotte: Che da uno storico di parte fanatica indarno si aspetta
la verit de' fatti, l'equit e l'imparziali-

su due gloriosi Papi e per quel sagro in-

per sono sostenuti e carezzati con

dumeoto,

il

quale ancora fu preso di miil

sperticati

encomi, cou fero strazio della

ra e di pi elesto per isfogare

veleno e

verit, dagli organi pubblici di periodici

iio

T O
Anzi
si

S
bei, gior-

T O
le notizie
le

giornali (della cui origine, scopo e pio-

richiede da loro stessi

gressoparlaiaDiARio
no, in

Notizie

biografiche, e ne posseggo

prove e

le

uno
letti

alle effemeridi storiche etleru-

domande Confesso
1

per, per istorica ve-

dile), del tutto loro ligi,

onde prima

di

rit,

che questa non interamente una


i, p.

essere

e giudicati dal pubblico, fab-

novit, poich trovo negli Opuscoli dt\


p.

bracano loro una riputazione preventiva.


gili

Caloger,

t.

127,

il

Progetto ai
le

Argomento die ha

svolto in tanti Inol.

letterali d'Italia
te

per scrvere

loro vi-

e nella serie 2.", nel

2, p.
t.

Ra-

del conte Gio. artico di Porcia, col


di quelli

gione delle nostre Pvistej nel

3, p. 5:

novero

che gi l'aveano

scritta

Cronache conem poraneej nel t.5,p.i5e i5o: L'attedi falsare le istonostre.


rie:

Le

e pubblicala, per rendere ragione delle

loro opere, ludi a p.

i4^

si

ege

la

fila

di

Pupari contro le false istorie. Darei buon grado un breve sunto di tante

di Giambattista de

I ico scritta

da

se

preziose verit, pronunziate ad avvertenza e disinganno cle'con temporanei, ed a

lume dei posteri, se non temessi che il compendiarle con istrelli e fugaci cenni, non ne scemasse e snervasse di troppo il valore. Vi sono tra gli uomini delle condizioni, in cui per
quisti
il

medesimo. Nel t. 49> P- ^3,Llta e studi di Francesco Maria Spinelli principe della Scalea scritta da lui medesimo in una lettera. Rammenter pure che Giulio Cesaree Pio II ci lasciarono iloro Commentari. cardinali Bentivoglio
I

e Quirini scrissero la

propria

vita. Il pe-

grande che uno

si

ac-

saie;>ePasseriegualn]enteconipilla prpria,

talvolta

merito della virt o del sapere, ben di rado ne tramanda la stoil

licitila

che riporta Colucci nel t.8 dell'aipicene. Il Cavedoni scrisse la pro-

ria lodato

nome

alle generazioni Ionia-

pria biografa.

Abbiamo

pure, Biogra-

Tanlo vero che in questo basso mondo la rinomanza la meglio guadagnata non corre sempre per giustizia, sibbene
ne.

fa

di Nicol Cacciatore inviata a tttg.r


ec. Roma 184 5- Questi ed esempi avranno avuto buone ragiole

Muzzarelli,
altri

per caso o per fortuna. De' popoli antichi vennero a noi chiari
gli

ni

per descrivere

proprie azioni e o-

uomini che

pere, ina ci alquanto pericoloso, e vi

primi dierono leggi a una citt o stato; quelli che difesero col valore la patria nei

occorre molta sobriet e tnoderazione;sia


se ha per iscopo di difendersi dalle offese
altrui, sia se

combattimenti; quelli
bri

cui

poemi

ili-

ha per fine di rendere couto

scamparono
d'

alla distruzione di

una

de'propri studi. I/uflicio di tramandare ai


futuri
il

gente o

una biblioteca, e coloro che


da sfidare 1' edacil del si deve la ricordanza di
ventura della conserva-

nome degli uomini veramente

il-

lasciarono pitture o sculture } o che co-

lustri, riservatoalla storia, u essa

lodi-

struirono

edilzi

tempo. Pertanto
tauti illustri alla

zione di loro opere, e di que'benevoli che

menticher,come non l'ha scordato gianimai, restando sempre le opere a farglielo sovvenire, se peravveiilura furono trasandali. Dio, il tempo e la storia iraman*
cabilmente rendono
de,
giustizia.

ne curarono briamente la

la

gloria, con iscriverne soi

D'allron-

storia, o illustrando

pio-

nou basta

la

voced'uno

scrittore doz-

dotti del loro ingegno,

quaudo realmente
si

zinale a dare la immortalit al

nome

di

lo meritarono, finch poi

pass

all'ec-

cesso e all'abuso, e sino co'viventi.


te poi gi

Tan-

un uomo, quando l'opere da lui lasciate non valgano a tanto. Il giudizio imparziale
,

sono

le biografie, le vile e gli elo-

pi che da noi, spetta alla tarda

che scrivonsi di presente, che ormai e divenuto un fastidio non lieve; e quel ch' peggio il mal vezzo di scrivere vite
si

posterit, la quale senza spirito di parte

e senza gelosia, giudica, innalza e con-

danna

le

opere de'privati, non

meno che

esteso a quelli che vivono ancora

quelle de'principi.

Vero

per altro, che

STO
sorgono
di

STO
la

in

Imito in tanto e tramontano

Guglielmo Berger, Dissert. de andaritalibus pracposlere in re litteraria usurpatisi

Montini cos grandi, virtuosi e benemeriti,

da non potersi n doversi aspettare voce della storia per farne soggetto di
alla

e-

Vittebergaei720. A. M.' Salvini, Lellerasopra licitare i passi degli auto*


734. Rejlexions sur la necessi1

mulazione

giovent; ed
i

in

questo

ra-

ranelle sue Prose toscane, Venezia

ro caso e unico scopo,


volontieri e in lieto
grafica, e
li

saggi accolgono
vita bio-

De Burigny,
t

modo una
storico,
alla

des cilalions, dans

les

ouvrages d'e-

un elogio

anco

di quelri-

che hanno de'ditti

pubblica

rudilion, et tur la manire, dont les anciens citoient, nel t. 34 dead, des Inter.

conoscenza. Certamente

la storia

quella

uomini e le opere loro; e per essa si forma la giu>ta opinione e il debito giudizio, ed insieme distribuisce la lode o il biasimo. Se gli storici non ci avessero tramandale le ge-

che solleva

a celebrit gli

Hist. p. 33. E. Fourmont, Analyse de la Dissert. sur les Cilalions, ibid. t. 35,
1

Hist.

p.

'-4.

Lancelti, Pseudonunia ov-

vero tavole alfabetiche dei

nomi finti

.si

supposti degli scrittori con la con tra op1 posizione de veri, Milano 836. File di
1

sta di tanti illustri, le

avremmo

ignorale,

ed

essi

restavano defraudati della giusta

ammirazione che destano le loro vii tue imprese. Anzi talora gli uomini guadagnarono pi di celebrila per le nobili altrui scritture,

uomini illustri seri ile da loro medesimi, Milano 8?. Manno, De' vizi de letterali, Milauoi83o. G. Tartarotli, Lettera in1
1 .

tori di

torno a' detti o sentenze attribuite ad ari cui non sono, presso il Calogeri,

che per

le

stesse loro ope-

razioni,

quantunque

lodevoli. Ed perci

Opuscoli t. 2j, p. 3 19. E. Balletti Riocoboni, Lettera sopra le traduzioni, ibid.


t.i4 P- 4'6-JNe! t. 47 de'inedesimi Opuscoli p. 449 s ' riporta il Discorso criti-

che Alessandro
chille
si
il

Grande invidi ad Ail poema d'Omero, ed il Petrarca


ai
i

riprometteva col suo studio di dare

co

di d.

un nome immortale. Non numenti sepolcrali ricordano gli


posteri
estinti,

mo-

di cui
rire.

Francesco Serio e Mungitore, un brano trovo opportuno qui insela felicit di

illustri

Singolare sarebbe

chi

coniech soggetti ad essere abbatvicende del tempo


di-

scrve, senel lavoro delle opere, col le


li

qua-

tuti ed esposti alle

pretende guadagnarsi

struttore; sibbene la pi durevole


ria

memoSul-

me

la gloria di noimmortale, potesse godere l'immuni-

ciascuno meglio deve lasciarla colle oarti.


si

t di ogni errore.

Ma

ci fa

conoscere
la

la

pere virtuose, cogli scrini e colle

sperienza, cheadoprata tutta

diligen-

l'ampio argomento della storia,


inoltre vedere: l'iesnoy,

ponno
Porta,
1

za per isfuggire l'inciampo d'ogni abbaglio, e


la di

Mt lodo per stu1.

insieme

la

censura de'Iettori, nul-

diare la storia, Venezia 17 26.

meno

di tale

tempera

la

condizio-

De furlifis lutei arum wo*Js,Neapoli


Elia Heingero,

563.

Autori che ragionanodi se,\>'eneziu 840. D is seri, de fide Vitale ser1

ne dell'umana debolezza, che bene spesso senza avvedersene cade in qualche notabile errore,

meritevole di particolare cen-

vandainauctoribusciandis,pvessoSchehovri\o,/4nwenit. Lelter. 2, p. 53o.

sura, e insieme di

Ga-

cujusvis hominis est errare.

com patimento, perch Che se ci


te

spare E.Sturckio, Observ. de

vitiis alle-

accade nella maggior pai


ri,

degli scritto-

galionis auctorum,tuin in genere aliorum,

tum praecipue historicorum, iu Misceli., Lipsiae 762.Gaetauo G\avaa, De recla tnethodo citandi auclores, ex auctorila1

molto pi memorabile in uno storico, che dee per proprio e distinto carattere seguire con legge indispensabile la verit; perch secondo Slrabone lib.
Historia finis est veritasj ma insieme degno di commiserazione inciampan1 ,

les,

anitnadverliones crilicae, quibus de


Plagiariis, et

Pseudonymis,

Anonymis
1

eegnilipnes accedimi, Puuoriuii

8.

G.

do

iu errori,

che non poterono evitare au

ni
clic storici di

STO
nerale presso
i

STR
buoni e gentili, e maggiormente coi colli e dotti che ben sanno quanto costi talora un periodo, in coucedermi benigno e largo compatimento
proporzionato
piet
tri

primo grido, come osserv Fiavio Vopisco scrivendo: Neino Seriptorum, quantum ad (ustoria pcrtinet, non aliquid est meutitus, in quo Livius, in quo Saluslius, in quo Cornell US Tacitus, inquodeniqueTrogus manifestis erroribus convincerentur". Stimo per essere proprio d'un animo ben composto li compalirenegli storici ogni fallo, quando ola negligenza non avesse trascurata l'esamina di quanto scrivono, o la passione non avesse occultala la verit; ma
stimo ancor lodevole
rori e
il

alla vasta impresa.

qual

mai quell'opera die possa vantare

com-

immunit da ogni

difetto? Agli ai-

poi,

che per gelosia e invidia, disco-

noscendo la fatica indefessa e enorme, il graudiosoearditoconceltoequalchepregio,e da severi e inesorabili aristarchi


si

fer-

mano e solo rimarcano

il

lieveabbaglio, e

notare con

mo-

desta censura egentilezza di

forme
si

gli er-

caresene'luoghi relativi
la

puerilmente un neo, senza curarsi di cervi riparai, per cui


censura deve procedere con molta cau-

abbagli, che talvolta

trovano

non restar pregiudicata la sincerit del vero. Compatisco gli antichi storici che errarono in molte cose; ma non posso ritenermi di non lodare l'ab. Lancellotti, che ne\Y Oggid not gli abnegli storici, per
bagli di sessanta e pi storici che caddeio in manifestissimi errori ". Quanto a

tela

onde non

esporsi invece ad essere ceu-

surato e biasimato, pegl'incorsi loro gravi errori e fai falloni,dir loro

con un poefaciant
/7e-

ta latino:

Quod

potili, feci:

Uorapotentes. Finalmente all'universale,


la storia

non mi permette

di tacere, pei*

l'indulgente accoglienza che largamente

me, ognuno che mi onori

di lettura e sia

mi dimostra verbalmente
rendo qui un solenne

o con onorifi-

ragionevolmeute discreto, non potr nelavoro arduo,


si

che lettere, non provocate e spontanee,


e pubblico

gare che solo e senza aiuti mi accinsi a difficile, voluminoso, quaenciclopedico, poich colla storia universale e inclusivamente alla

omag-

gio d' imperitura e tenera gratitudine,

comech
forti,

sensibilea tanti lusinghieri con-

contempo-

ranea, e perci di pi grave esposizione,


collegai
la

che per senza illudermi, il tutto riferisco all'aiuto solamente di Dio, autore di tutto, ed alla sua gloria e a quella
di

svariata e molteplice erudisi

zione,che quasi
to abbraccia, di
sai

pu

dire tutto quanin tutto as-

sua Chiesa. Per: Finis coronai opus,


et

conseguenza

ed vicino, annuente

pertnitlente

Deo.

superiore alle mie deboli forze, alle

STRADA e STRADE DI ROM A;//er,


Via, Vicusj Viaruni

forze d'un

uomo

solo; e questa storia


le

Almae

Lirbis.

La

incontrastabile. Tutte

cose ebbero sem-

strada o via quello spazio di terreno destinato dal pubblico per andare da luogo a luogo. Strada maestra, Via Regia, si dice quella che conduce da luogo principale ad altro luogo grande. Strada vicinale, si dice quella che conduce ad alcuna casa particolare. Strada battuta, si dice quella, ove di continuo passano molte genti. Dicesi

preda tenui

principi)

comiuciamento,co-

tue l'opera mia. L'ingenua confessione


degli abbagli che talvolta prendo,

come

nomo
do

e perci fallibile, ovvero ripetei!-

gli altrui

che non

fui felice di tutti cori-

noscere, ad onta che certamente non

spaimi ogni pi precisa e laboriosa diligeuza, come francamente pi volte prtestai, ed anco all'articolo Stampa, avverleudo insieme che non manco correggermi negli errori miei o tipografici all'opportunil, e perci li vado ehminando; tutto questo, spero, mi giover in g-

Vicolo

la

strada stretta,

Vicus,parvus vicus,e Piazza quel luogo spazioso della strada circondato d'edifizi.Le strade di ferro o Ferrovie, so-

no cos denominate dalle rotaie Merc queste nuove vie aperte

di ferro,
a'traflici

S
e
ai

T R
pi lontane regioni
si

STR
quelle di

m3
che pi sorpren-

viandanti,

le

Cenzano,

e ci

ponno riguarda re a Ile nostre attinenti. Le


strade ferrate nella necessit in cui sono
di trar profitto nella lort traccia
i

de

le

fra le

lunghe passeggiate coperte di boschi Ponti (/'.) nevi di Pietroburgo.


I

da

tutti

sono strade, sorrette da


arcuati, sopra le

edifizi

per lo pi

vantaggi del terreno, offrono oggi gioralle

no

grandi vie di comunicazione gi

esistenti

una nuova occasione per conferdiritti.

marsi ne'loro

Tutte

le

strade ur-

bane, suburbaue, provinciali e nazionali

hanno
ta

la propria nomenclatura, derivada svariate cause. Le principali ebbe-

acque dei fiumi, onde congiungere le due rive. Dissi a Poste, che questo vocabolo deriv dall'imposta del pedaggio, e servi per esprimere il luogo.stabilito sulle strade maestre di distanza in distanza, ove si trovano cavalli per
far

Fi aggiri.) con
si

sollecitudine. In quel-

ro origine dall'ubicazione di

esse, dal no-

l'articolo ragionai
gi

degl'immensi vantagcon nozioni


relati-

me

di chi le fece costruire

o miglior, dal

che da esse

ritrae,

vicino luogo ove accadde qualche rabile avvenimento, dal luogo


te

memo-

ve alle strade pubbliche e alle locande postali


;

donde par-

ha fine, dal nome de'propinqui edilizi, da quello che vi abit, e per non dir altro, dal sito ove furono o sono riuniti uffizi, o corporazioni
o da quello
in cui

parlai a

mentre dell'origine delle taverne Pellegrinaggio, ead Ospizio del-

l'ospitalit a'viandanti.

Una

delle pi lo-

devoli istituzioni a vantaggio delle stra-

artistiche di
le

una medesima

specie.

Fra
ci la-

de urbane, sicuramente quella dell'illuminazione notturna, massi me a gaz. Imperocch siccome


le insidie e le
le

pi considerabili costruzioni che


gli

tenebre favoriscono
luce

sciarono
per

antichi romani, sono da an-

azioni turpi, cos la

noverarsi
sia
la

le

cloache/importante oggetto,

artificiale

deve reputarsi un testimonio

salubrit e

comodo

degli abi-

del pubblico
ciale.

costume

e della sicurezza so-

tanti, sia

per

la

conservazione delle stra-

Delle strade pi rinomate, tanto


lo-

de,le quali sarebbero senza di esse pregiu-

urbane, che nazionali e provinciali, e

dicaledalristagnodelle acque. La pianta-

ro nomenclature; de'pi deliziosi e decorosi passeggi pubblici, urbani e subur-

gione degli alberi lunghesso


ca

le

strade

re-

grande utilit, diletto e abbellimento: una strada alborata riesce anche maestosa. Osserv Plinio, che ponuo gli alberi considerarsi come un dono mollo prezioso fatto agli uomini dalla provvidenza, attesi grandi vantaggi che produi

bani; e dell' illuminazione notturna delle


principali citt, ne tratto nel descrivere
gli stali, le citt e
i

luoghi pi importanti.

Quanto
si

all'origine delle strade granili,

aprissero tosto che


niti in

pu ragionevolmente presumere che si gli uomiui furono riu-

cono, pe'loro

frutti, pe'molteplici usi della

numero

considerabile sulla super-

vita, per la salubrit dell'aria.


si

A questo

ficie della terra

per potersi distribuire in

aggiunge, l'amenit e l'opportunit di

diverse societ poste a qualche distanza


l'una dall'altra.

garantirci dagli ardenti raggi del sole;

Anche ne'remoli tempi

opportunit assai valutabile per


bliche vie e passeggiate, onde
a cui le civili occupazioni
i

le

pub-

cittadini

verosimilmente furono in uso alcune regole di polizia amministrativa sul man-

non permet-

abbandonare la citt, ponno anche dentro la medesima o ue'suburbi godere della campagna, e ricreare lo spirito e il corpo. Quindi sono celebrali gli albereti che adornano le rive del Senna, giardini di Londra, suburbani di T'ienna, le vie alberate di Castel Gandolfo,
tono
di
i
i

tenimento delle strade, ma non ci restarono vestigi. Questo oggetto,come materia diqualche importanza, non vedesi trattalo se non che ne'bei tempi della Grecia. Il senato d'Atene invigilava sopra le
strade;

Lacedemone, Sparta

e altri stali

VOL LXX.

ne confidarono la cura e la sorveglianza alle persone pi distinte ed agli slessi 8

?/*TV&lflj

T R

STR
blichc vie fu riguardata

re;

non sembra tuttavia, che questa oslentazione eli pubblico regolamento avesse prodotti grandi effetti nel laGrecia,
se vero
le

da alcuni scrittovi, che que tempi selciate. Era riservato a un popolo trafficante il ben conoscere il vantaggio della faciil

riferito

strade non erano in

degna della massima considerazione presso ogni colta nazione^ come uno degli oggetti pi interessanti. Anzi per rendere pi imponente la tutela delle pubbliche strade, non

mancavano

gli

antichi di farvi concorla

rere l'opinione religiosa, attribuendo

lit dei

viaggi o dei trasporti dello dersi

protezione delle strade ad alcune deit

rate, e per questo

attribuisce a'earta-

ginesi la selciatura delle

adattale furono in
i

prime strade, che quel modo, allei mani

do Servio che cartaginesi furono primi a costruir le strade con pietre, Conimene, ad vers. ^26, lib. 1 Aeneid. Dioramnisio d'Alicarnasso, Antiq. cap. 4 menta le vie aperte neagli de'monli da
5

denominate Fiali o Fiocuri. Fra queste vi posero ini. luogo A pollo, il dio della luce e delle belle arti, con greco vocabolo chiama lo Agyeus, quasi viis praepositus urbani*.

Ne

attribuivano anco-

ra la speciale tutela a Mercurio, messag-

giero degli dei, protettore de'viaggialori,


il

dio del commercio, dei negozianti e

Ercole, che
gi

si

vuole fosse ili.ad appli-

mercanti; perci ponevano ne'capi-stra-

carsi a tali opere. Altri

pretendono, che

de

le cos

dette

Erme

o statue

viali, ef-

Semiramide

si

fosse applicata a far

figiate senza

mani

e senza piedi,

Hermes

aprire strade pubbliche in tutta l'estensione del suo impero. Sarebbe questo
il

essendo
voi.

il

nome

greco di Mercurio, vo-

cabolo equivalente a scoglio latente. Nel

pi antico esempio che


ministra
i

la storia ci

di simili lavori,

ma

somtempi e

LXIII,p. 4o parlai delle pietre qua-

drate chiamate

Erme,

di loro

forma e

fatti di

quella regina sono oscurissimi;

sovrastate dalla testa d'Ercole odi Mercurio, e perch cos mutilate; che da'ro-

e siccome vi ebbero molte principesse di

quel nome, non

si

pu ragionevolmente
attri-

mani furono
le

dette Termini, e poste sul-

assicurare, che alla pi antica Semira-

pubbliche vie anche con altre teste di


si

mide

moglie di Nino dovessero

deit protettrici delle vie stesse, e

fece-

buirsi leoperemagnifichedellequali par-

ro Termini anche con

teste; altre

Er-

lano molti antichi scrittori. Perla maggior parte sonoapocrili


si

me neaveano 3, ognuna delle quali guardava una strada che presiedevano. Si posero ancora alle porte delle case, nelle
piazze, ne' portici, ne' vestiboli de'templi,

gli scritti, ne'quali

parla de'grandi edifizi, delle strade e

delle colonne

con

iscrizioni, eseguite

per
2,

ordine di quella regina. Giustino,


cap.
1

lib.

presso

sepolcri. Si collocarono in

gran

o,

commenda

le

strade de'persiani,

numero
ri, ed

da'greci e da'romani, ne'crocic-

ed

grandi tesori piofusivi da Serse. I\


il

chi o incrociamenti delle strade

presso

popolo ebreo fu minore la premura, che si ebbe per la costruzione delgiacch racconta l'istorico Giolib. 8,

anche su'eonfni

e traghetti

maggiode'cam-

pi.

Talvolta nelle basi aveano iscrizioni

le strade;
seffo,

e ordinariamente: Auspicatus

ad

Iter:

Antiq.

lomone
me.
I

cap. 7, n.4, che Safece lastricare di pietre nere le

Dux
faccia
il

Fine, ovvero conteneva ciascuna triplice o quadrupla della pietra


delle strade corrispondente a'ia-

strade, che conducevano a Gerusalem-

nome

romani non trascurarono punto s utili esempi, e questa parte de'loro pubblici lavori non una delle meno gloriose per quel popolo, e non sar neppure una delle meno durevoli. Quindi la sorveglianza e l'amministrazione delle pub*

ti

di esse. Si racconta,

in

onore

di

che passaggieri Mercurio solevano accumui

lare delle pietre dinanzi a queste

Erme,

e in tanta quantit che spesso ne copri-

vano tutto lo stipite fino al capo. Ci si ha pure da Salomone, Prov.-iG, S: Stetti

S
bui
ila

11

S
stiani,

T R

mi Hit
qui

lapider iuacervuniMerciu'H,

come diffusamente prova Maran-

tribuit insipienti

honorem. Cos

goni, Delle cose gentilesche e profane


trasportale

quel sapiente dichiar, monte essere di


pi vano, quanto
il

ad uso e adornamento
appagavano soltanto

delle
di ab-

rendere onore ad UD
la

chiese3 nou si

insensato, perch come


te gli onori

statua nuu sen-

battere

monumenti delle gentilesche


i

su-

die
li

le si

tributano, cos egual-

perstizioni, se insieme

non ne espiavano

sa conoseere e apprezzale mente non uno stollo. Tra le spiegazioni eli siffatta

e consagravano

luoghi gi da esse con-

taminati, colla erezione del glorioso ves


siilo della

superstizione, dicesi aver costumato

gl'i-

Croce, questa finda'primi tem-

dolatri d'accumulare de'sassi in ossquio


di Blercurio,

pi della

Chiesa nou

meno

nelle

casce nei

perch chiamato

io giudi-

templi,

ma

altres sulle principali stra-

so

Giunone per aver ucciArgo da'cento occhi, a cui avea allidato la custodia di sua rivale Io cambiazio dalla gelosa
la

de piantarono. Anzi
li

ne' luoghi

ove mori

alcuno o

vi fu ucciso,

per promuovee per fare


sassi

re suffragi alla di lui


spellare
il

anima

da

lei

in

giovenca,

gli

dei che gi era-

luogo, con mucchi di


in siffatto

si

ci seguito per

no per sentenziare, avendo inteso essere comando di Giove, assoltulli

elevarono croci, ed

modo se

ne

elevarono pure persola divozione, e per-

tolo in sull'istante, gettarono a'piedi di

ch non sostenute da cementi compatti


si

Mercurio
Altri

calcoli neri e bianchi,


il

suole gettarvi de'

sassi.

Inoltre

nelle

cos disciolsero l'adunanza e

giudizio.

opinano

essersi ci praticalo, per-

ch Mercurio soleva acconciare e rendere pili agevoli


le

massimamente nelle vie urbane si eressero le Maest^.), tabernacoli con sagre Immagini (l ), postrade suburbane e

strade,

sgombrandole
doveano

da'sassi edalle macerie/insegnarle a' vian-

danti, e istruirli del tragitto che

per le pubbliche vie affissi a'muri, segnatamente sui cantoni degli edilizi, pi o meuo ornate, con lumi accesi e bori insti

percorrere. Quindi ogni passeggieregiunto innanzi al dio


fiore,

nanzi, ponendosi cos la strada egli abitanti sotto


il

Viale, se

non avea un
in se-

loro patrocinio, solenuizzausi

un serto o altro equivalente,

dosi le loro feste, ed in alcune

fanno

gno
i

di

venerazione e riconoscenza git-

serali orazioni da'divoti riuniti, altri sa-

tavagli un sasso, che a lui si offriva perch sassi disagiano le vie e formano impedimenti a chi le corre. Ma propagatasi
la

lutandole in passarvi avanti.


dalla Antologia
il

Abbiamo

Termine tenuto pei" protettore de'confui che si ponevano ai


dio

religione cristiana e divenuta


le

domisi

nante, tra

superstizioni che soppresse


le

eziandio

si

abbatterono

Erme e

tol-

campi, e qual vendicatore delle usurpazioni, e fu una delle pi antiche deit dei romani. In fatti Numa Pompilio -2. re di

sero dalle pubbliche vie, anche per rappresentarsi alcuni in maniera indecente
e colle parti della generazione,
t

Roma, conoscendo

I'

insufficienza delle

leggi contro gli stimoli della cupidigia,

Prudenzio
proib
il

in

Symtn.
1

2, e

come cancome nel


ri-

credette di dover chiamare


in soccorso della politica,

la

religione
col

onde
i

timo

578

concilio di Auxerre, e Io

re degli dei frenare coloro,

quali colla

marcai nel
deva
di

voi. Ili, p.
i

e successivasi

destrezza

si

sottraevano alla punizione


il

mente altri secondo


il

luoghi ove

diffon-

degli uomini. Pertanto pubblic che

dio

cristianesimo; e poich
se

a'

tempi

Termine
limiti, e

vegliava alla conservazione dei

Carlo Magno
i

ne trovavano ancora
quel
principe colfos-

dopo aver

fatto al popolo la di-

nel a.Sasso ma di fresco convertita dal gen-

stribuzione delle terre, edific a quel nu-

tilesimo, passandovi

me un

piccolo tempio sulla rupe Tarpea,

l'esercito a conquistarla,

ordin che
i

e fi poi

sero disti ulte.

Ma

siccome

novelli cri-

chiamato pietra immobile del Campidoglio; istitu un cullo in onore

n6
di Ini e

STR
gli

STR
acquedotti,
le vie lastricate. I
i

ne regol le eeremonie. Le feste Terminali si celebravano nel 6. giorno

romani

prima delle calende di marzo, in onore di Termine; allri vogliono di Giove che

populi di con insigni opere donarono tali triplici costruzioni, mostrandosi in

questo meglio previdenti de'greci. Le vie


esterne furono una speciale cura devoniani, sia chenetogliessero l'esempio dai
carlaginesijSia cheda'coltissimi etruschi,

prima di Nnma era venerato col nome di Terminale, e qnal patrono decimiti, ai io febbraio. Altri credono che Numa consagrasse confini a Giove Terminale.
i

e questo pare pi vero e pi probabile.

Rappresent la nuova deit sotto la figura d'una grossa pietra quadrala, ebe fececollocare nel suolempio,e ordin che ogni anno gli si offrissero in sagrifizio dei
fruiti, latte e vino. In seguito
il

Le aumentavano quando
impero cresceva, ed
molto
t,
al

il

possenteloro

esse contribuirono

versa de'luoghi

suo incremento. La natura dinon presentava difficol-

nume

fu

che non fosse vinta dalla loro perse-

rappresentato con testa

umana,

senza
ri-

braccia e piedi per indicare che dovea

veranza e grandezza d'animo. Si aprirono monti, si colmarono valli, la via pro-

manere immobile
ove pure
si

nel luogo destinatogli,


lui sagrifizi

cedeva sempre quanto pi


ta,

si

potesse ret-

facevano a
vicini a

par-

quanto meno

si

potesse scoscesa. Gli


te-

ticolari ne'limiti de'

due proprietari
di

medesimi campi. I gara ornavano


un piccolo ro-

avanzi che tuttora ammiriamo, sono

stimonianza di questo,

come
il

della solidi-

ghirlande

il

limite principale, presso

t usata nelle costruzioni. Gli strali co-

cui innalzavano

un

a Ilare e

minciavano da
gosa,
si

3, e se

suolo era di ter-

go in cui sagrificavano vittime, seguendo un banchetto colle loro famiglie, e


d'ordinario coll'intervento de'villici viciniori.
fini,
si

ra quasi fatta liquida dall'acque o fan-

terie diverse,
via.

Per fare rispettarealpopoloi conpersuase nulla esservi di pi sai

formavano fino da 5 strati di maonde dare ferma base alla Poi ponevano il pavimento di pie-

gro quanto

confini de'campi, e chi avea


si

Ire grandi o massi poligoni, congiunti con tanta esattezza, che non reslava qua-

l'audacia d'alterarli e violarli

abban-

donavano alIeFurie,ed era permesso ucciderli. Sulla pietra di questo Dio si facevano pi tremendi giuramenti. Dice Marangoni, che il dioTermine fu espresso con due faccie opposte, l'una di vecchio e l'altra di giovane, rappresentando
i

apparenza delle commissure. La mauna lava basallina, delta comunemente selce, prodotto non
si

teria delle pietre era

raro d'Italia, dove arsero tanti vulcani,


e facile a trovarsi nelle molte cave ch'e-

in esse l'eccellenza

d'ordinare

le

cose pre-

senti colla

memoria
le

delle passate, e

con

questa prevedere

cose future. Soggiun-

ge Marangoni, questo ancora fu uno dei


tanti furlifalli da'gentili allo sagra Scrit-

rano ne'dintorni di Roma, dove ne furono pur molti, essendo il suolo perci in gran parte vulcanico. Scrive Gio. Girolamo Lapi, Del selce romano ragiona' mento mi nera logico ,Roma fjS^.La strada cos\ lastricata formava un dorso nel mezzo, marner convenientissima allo scolo dell'acque,

tura, dillrmandoli con fvole, rappre-

che a'noslri giorni

si

ripose

sentando
de)

in

Giano (bifronte, custode


il

del-

in uso.

11

finimento era formalo da due

le porte, e
il

presiedeva anch'egli alle stra-

margini,
ti
i

come

nostri marciapiedi e fat-

patriarca No,

quale vide

due

stali del

luvio.
al

mondo, cio prima e dopo il diMentre greci posero ogni studio


i

pi con grandi pietre da taglio: marciapiedi sono quegli spazi pi alti

per

lo

a'iati

d'una strada o d'un ponte, dove pu

decoro e alla fortezza delle citt, lasciarono indietro cose al sommo essenziali al

passare chi
re
li.

cammina

a piedi, senza esse-

pubblico vantaggio;

le

cloache,

incomodalo da'earri, carrozze e simiTuttora la materia dellaquale forma-

STR
s
il

STR
Roma

il

117
de'Conservail

lastrico delle strade di

sel-

le

dello stesso metallo che tuttavia esi-

ce, della

qual sostanza trovatisi frequen-

ste nella corte del palazzo


tori,

tissime cave ne'dintorni della citt.

An-

da dove fu

tolta verso

fine di det-

che in tempo dell'antica repubblica le vie urbane si lastricavano di silice in Urbe, mentre quelle al di fuori cuoprivansi semplicemente di ghiaia, glarea extra Urbeni. Gli antichi romani per non conoscevano la ferratura de'cavalli, ed aven-

to secolo per collocarsi sulla colonna. A.

questa per simmetria fu posta altra mo-

derna a
le

sinistra.

Spesso

la

colonna mil-

liaria degli antichi, oltre al

numero

del-

miglia, mostrava una o

due

iscrizioni

di principi, che presero cura di conser-

do

piccoli carri

usarono

il

selce in
si

grandi e poligone. I presente


ra nelle strade
il

forme adope-

vare
ve.

le

strade gi latteo di aprirnedi nuo-

selce tagliato in piccoli

quadri piramidali larghi centimetri g e mezzo e alti 18 Questi sono uniti fra lo.

ro sopra un letto
le

di

sabbia o ghiaia, cio

Imperocch nella sapienza che fuguida all'ottimo governo romano, non mai volendosi che il popolo mancasse di lavoro, oltre al mantenere le vie esistenti, spesso se ne facevano nuove, per non tenere la plebe ino/io, sovvenendola cos degnamente. Nel n. iq3 del Giornale di Roma deli 853, si legge un importante
articolo, sopra autorevoli elementi

urbane particolarmente hanno conselci con arena o calce (Nicolai giunti


i

dice preferibile l'arena) unita alla poz-

zolana^ questa

sola; le strade

sono fian-

per

cheggiate e divise nel mezzo da alcune


pietre di selce pi grandi, larghe ne'lati

determinare con precisione


antiche misure

il

vali

e delle
li-

romane

di estensione

centimetri 28 e alte 18, chiamate guide

neare. Conoscendosi da'pi insigni dotti


scrittori dell'antichit

liste.

Nell'estate per
si

smorzare
le vie

la

polve-

romane l'impor-

re

quando

scopano,

s'innaffiano

tanza di determinare con precisione la


giusta corrispondenza delle misure di e-

rie botti

con acqua, che si diffonde a mezzo di vacondotte sopra carretti. Abbia-

stensione lineare impiegate dagli antichi

mo: Descriplio dola aqua pieni, qua nobiliores viae Rornae irriganlur, nel librodi Giuseppe Bernieri
sis

romani, tanto nel definire partimenti delle loro opered'ogni genere, quanto nel
i

intitolato:

Poe-

dividere

le

vie principali
il

da

essi stabili-

focosa, seu rnoruni, ac ludicrorum


qxiae olitn Rornae,
limi

te in tutto

vasto impero, ne fecero

uu

{juorumdam,
vero timi
tavii

apud romanos,

modo a pud no-

oggetto particolare nelle ricerche che dal

XV
ta

secolo

si

protrassero senza interru-

strales vigent,poelicae descriptiones,\?a7 5. Plutarco, nella Fila di Caio 3 Gracco, sembra ad esso attribuire lai. misura delle vie, e l'invenzione delle co1 1

zione sino a'uostri tempi presso ogni colin pregio quanto ci tramandato da quel vetusto popolo. E ci non solamente per giovare agli studi artistici e storici, ma anche per con-

nazione che tiene

fu

lonne, che di miglio in miglio ne indicas-

sero

il

progresso. Questa utile maniera

cordare

le

corrispondenze delle divisioni


ogni altra pi estesa dedifferenti specie, dissi
la

di segnare le distanze

non

fu poi pi in-

iti.ierarie e di

termessa, finch dur l'impero romano,

finizione geografica; ed a

ed
la

vi

moderni ne continuano I' uso. Sulbalaustra del Campidoglio di Roma, la Colonna milliaria che col numei

lando dellesue re che descrive


i

Geografia. parpu-

situazione delle strade,

limiti e le divisioni degli stati, e parlai

ro

indicava
1

ili. "miglio della via

Appia:

delle carte itinerarie e delle carte topo-

nel

584

fu trovata fuori di Porta Ca-

grafiche.
di e

pena nella vigna Naro; la palla di bronzo da cui sormontata parimenti antica, e stava gi in

Per nonostante siffatti granveramente eruditi studi rimanevano sempre ragguardevoli disparit ne'risultamenti, prodotti specialmente dalla

quella

mano

colossa-

u8
variet

STK
se la

T R

de'monumeuli su cui si baser no, e dal non essere essi compresi nei numero di quelli che andarono soggetti ad
una precisa determinazione nello
loro stabilimento.
gi
p.

sua legittima possessione. Indi dov avvenire per naturale conseguenza, che

siccome

slesso

Il eh. commend. LuiCanina, comeaccennai nel voi. LXIV, i43, dopo aver procurato di concor-

la terra contiene elevazioni e abbassamenti, tortuosit di riviere e di fiumi, ingombramento di laghi e di stagni,

occupazioni di rupi e
presto l'arte
di'

di foreste, cosi
i

misurare

ben campi sar

dare

le

indicate disparit coli' appoggio


presi, gli

de'documenti gi
poter basare
pi insigni
le

venne dato

di

sue ricerche su due dei


degli antichi ro-

monumenti

mani, che

ci

sieno stati conservati quasi

sono la ColonTraiano e la Colonna di M. A. Antonino che denominavnsi pur dagli auliuhi Centenaria, denominazione contestata da' 100 piedi romani antichi che ritrov pine nell'altra Colonna di Traiano. Quindi pot con sicurezza determinella loro integrit, quali

na

di

proceduta da principile norme generali che la costituissero scienza. Arroge che in que'primi tempi del mondo crescendo le popolazioni, e non bastando pi il loro patrio suolo, do veano trasferirsi frequentemente in altre contrade,e da quelleanche in pi remote,e stabilirsi in esse,
e dividersi per famiglie gli spazi del ter-

reno che

a ciascuna

veniva determinato

da'propri bisogni e dall'autorit del ca-

po della colonia. Pertanto doveasi conoscere, oltre le qualit delle terre, altres
il

nare

:1

valore dell'antico piede romano,

modo
i

di circoscriverle e limitarle

quello del passo, quello del miglio for-

segni,

quali indicassero
la

confini

cou dove
se-

mato
ta di

di

1000

passi a piedi

5oooosiaa
le

giungeva

propriet o del
si

comune o

metri 148 1,750. Questa fu una scoper-

de'particoIari.Soprattutti

doverono
gli egizi,

molta importanza, che aument

gnalare nell'agrimensura e
tre parti

in tutte le al-

benemerenze
surare

dell'illustre artista e lette-

che ne dipendono

co-

rato. L'agrimensura,scienza e arte di

mi-

me

quelli che per l'inondazioni del Nilo


i

le terree descriverle in una piano mappa, fu simboleggiata daldioTermine, e pu dirsi nata col diritto di pro-

ta

fini de'

erano soggetti ad alterare spesso concampi, a formar canali, argini,


pare che dalfZ^Vtofosse comugli
la

sboccami, cateratte, deviazioni e conserve. Imli

priet che

le

prime genti,
civile,

costituite in u-

nioneo societ
te
fruiti del

dovettero formare,
loro da-

nicata alle altre nazioni, e certamente


ebrei che a veano abitato

per riconoscere e godere tranquillameni

regione ne

campo provenuto

restarono
zione
stato nelle

istruiti,
si

e lo posero in esecu-

gli avi.

Gli antichi assegnarono l'inven-

quando
1

zione della geometria a'caldei, altra arte


di misurare che esamina
la

il paeseconquiiTribu. Ignorasi sei pelasgi

divisero

terra, ossia quellascienza

ei tirreni venuti in

Italia,

apprendessela

le

proporzioni, ed haperobli-

ro dagli egizi l'agrimensura, e


sia

geode-

bietto tuttocich' misurabile,come le


i

opartedella geometria praticala quainsegna l'arte di misurare, dividere e


le terre

nee, lesuperficie, solidi; dappoich nella

le

Caldea parte dell' Asiaca la * culla dell'umano consorzio dopo il diluvio: e sic1

descrivere
ri,

de'di versi proprieta-

e dividere le terre o isole o paesi. Pare

come il vivere

sociale

fondato sulla giuora avver-

stizia del diritto di propriet,

indubitato per ch'essi doveano essere espertamente istruii in queste utilissime


scienze,

sato dal Socialismo {V.), cos per conoscere


il

imperocch dobbiamo a quelle


I'

proprio e

l'altrui

terreno era nei

antichissime genti l'essere

Italia

il

pi

che si conoscessero confini dei campi, la forma e circoscrizione loro, accessario

bello e ubertoso paese del V Europa. Die-

rono

in seguito perfezione alle

scienze

ciocch ciascuno inviolabilmente godes-

gcodetichegliaborigeni,gli oschi,gli uui*

STR
liri, gli

SIR
incido
s
i

119

eneti, e per
gli

cipalmente
clie
li

non dire d'altri priaetruschi, secondo quelli


da'ti freni,
gli

interno, elio esterno, all'agri-

coltura, alla retta amministrazione go-

distinguono

quali p-

vernati va, al ben essere finalmente degli


abitanti. Ci diede

sera l'agrimensura sotto

aruspici (dei

E. Ottone,

De

tutela

quali riparlai a Sacerdozio e Sufersti-

zione) che consagravanoi confini ponendoli sotto la tutela della divinit: tanto

secondo

la

legge di natura era sagro

il

che non poteasi offendere senza sacrilegio e siccome Tuonio avido, e l'avidit lo porterebbe ad
diritto di propriet,
;

usurpar

l'altrui, cos'i la

mirabile sapien-

za degli antichi infren questa passione

viarum ptiblicarum,Tvi\ecUim ad Rhe11UQI1731. lJ er ci che riguarda il commercio, una delle principali sorgenti deila pubblica prosperit, ove in uno stato si rinvengano strade ben costruite, coti buoni materiali da non produrre fango, con fossi laterali tanto necessari, e comdamente intersecate da un numero di minori vie, e da ponti formati con solidit
fra le alture

sconvolgitrice della societ ponendoi confini


la

de'monti, o sul passaggio dei


ivi

de'campi sotto
di

la

possente egida delle

fiumi, o sulle acque stagnanti,

ha Ino

religione.

Mura
te

Quando Romolo fond Roma, dovette chiamare gli


a
la

go uua

facile e
il

pronta circolazione delle


delle pr-

a-

derrate, ed

cambio interno

grimensori
va

misuraresulPalazioo Moti-

duzioni del suolo e dell'industria fra prvincia e provincia.

Palatino

citt, e lo spazio del

prima cerchia della imopomerio che do-

N minore

il

van-

'aggio che dalla bont dellestrade risulta


al

vea circondarla

Dei
ti

tutelari della citt.

come luogo sagro agli Furono chiamai

commercio esterno; poich da


in singoiar

ci so-

no

modo

allettati gli esteri

gli

aruspici, fatti gli auguri, piantati

visitare, e transitare

per

le

contrade, a
si

termini; e

Roma

sorse con quegli avvenla

recarvi

loro prodotti di cui


i

abbiso-

tui osi auspicii

che

resero

la citt eter

gna, o esportandone
Si

sovrabbondanti.

na,conquistatrice edominatrice del djoii-

do, prima col senno e colle armi, poi colla

per quelli che regolano


se,

rende del pari moltissimo interessante le pubbliche coche per brevi e spedite strade pouna
gli

divina potenza della fede che pose


fu in estimazione

il

suo eccelso trono sul Faticano. L'agri-

trasmettere
volta

ordini eavvisi, da cui tal


la

meusura

gl'imperatori romani,

ma

non solo sotto pure sotto re


i

pu dipendere

pubblica salvez

za. All'

barbari che invasero l'impero, come dot-

ornato e bellezza delle citt in dispensabile la conveniente latitudine, livellamentoeregolaril delle stradeedelle piazze opportunamente disposte: e Cinalmente avendo in vista la pubblica sa nit, nulla evvi di pi utile, che la nettezza delle vie, mediante l'opportuno

tamente
presso
i

di recente

d. Stefano Ciccolini: Degli

ha dichiarato il prof, agrimensori

romani
di

antichi,

Roma

i8t>4.

Questoragionamentomeritglielogidell'

Album

Roma

t.

giori della Civilt cattolica,

2i,p. if, e magche eziandio


2. "serie, t.

sgombramene dell'immondezze
Cile scolo delle

il

fa-

nedi un erudito sunto,nella


p. ta
1

8,

acque. La forza di tanti


fece

28. Fu in ogni terapo.e presso ogni col-

motivi, che imperiosamente raccoman-

nazione riguardata

la

cura delie pub-

dano

la

cura delle strade, e che


i

si

bliche strade
;

come uno

degli oggetti pi

sentire a tutti

popoli non selvaggi, pe-

interessanti ne deve recar meraviglia, che tanta importanza venisse posta rela-

netrinmodo
stri

particolare l'animo de'no


i

maggiori,

quali ne ravvisarono tutsi

vamentealle pubbliche vie, poich troppoevidenti sonoi vantaggi che dalla linona costruzione e dalla diligente manutenti

ta

l'importanza, e

occuparono

di

que

sta

materia con quella coraggiosa perse

zioue delle

medesime

risultano al

com-

veranza e magnificenza, che costituiva il lorodistiutivo carattere. I maestosi avan

120
zi
li

STR
monumenti
ingiurie di

T R
altissi-

dell'anticlie strade e altri

velquod

vias

hnbeat sine muris.Castrum

simile natura,

malgrado

le

antiqui dicebant Oppiduin loco

tanti secoli, fissano attonito lo

sguardo

mo
tia
11

situm, quasi

Casam altam

quo Ca-

del viaggiatore, ed attestano la potenza

stellino: sive

non meno che la saviezza del gran popolo romano. Si vuole che ne'primi tempi
i

qtiodcastrabatur ibi licenhabitanlium, ne passim vagarentur". Nardi pubblic nel t. 2 3 del Giorna-

re ne riservassero a loro stessi la sola

le Arcadico p.

printendenza;successa

repuhhlica, ven-

ne cjuesla sorveglianza attribuita a'censori e agli edili curali. Oltre a questi


gistrati
ri

348: Sui vichi entro le citsegnatamente in Rimino a tempo de'romani. Osserva che municipii d'It, e
i

ma-

talia, e pi le

colonie seguivano con ser-

furono

istituiti

ancora particola-

vilit gli usi di


gli edilizi,

Roma

capitale,

dilatori a varie strade di maggior im-

come

nelle magistrature.

anche neOt-

portanza, prendendoli dalle famiglie pi


cospicue, con facolt

taviano Augusto divise ogni regione di

molto estese. Di questi curatori frequenti sono nell'iscrizioni antiche


le

Roma
Aug.
tri

in vichi, e lo attesta

Svelonio in

cap. 3o: Vittore ne cont


le citt

4 2 4>
si

a *'

memorie

ritrovate nelle

meno;

provinciali fecero al*

consolari, le quali ci additano in quanto onore si ritenessero da'romani coloro,che destina li erano al la cura del le strade. Peliti

trettanto.

Rimino colonia romana


5 de'quali
dalle regioni di

di-

vise in 7 vichi iuterni,

desini'

sero

il

nome

nger nella sua Carta geografica, nou

miglianza di tante regioni o rioui,


fecero altre citt, oltre
I
i

Uoma, a socome

disegn l'impero

diRoma e

delle sue pioin idea di

vichi dell'agro.

vincie,ma solamente ebbe


ci la

dar-

prefetti de' vichi istituiti

da re Servio

figura delle strade per Io mezzo, e


dell'

Tullio nella riunovazioue delle feste compitali,

dentro

impero romano e
t.

delle sue
r

tanto nelle citt,quanto nelle


in

provincie, come dimostra presso Calogeri!,

pagne, divennero
terni,

Roma

cammagisUi Fi*

Opuscoli

42

p- 2-83,

il

d.

Dome-

corum,e Fico magistri]


poi

ministri subal-

nico Vandelli, colle

Memorie

intorno al-

l'antiche carte geografiche, e particolar-

come rilevai a Rioni di Roma, dinel medio evo denominati Centenasi

mente intorno alla Carta o Tavola detta Peutingeriana. I romani aveano 3 specie di strade, le vie cos dette

riij e

dissero

gli

abitanti, vicanus vici t


vici.

habitator vici o plebs

Vi erano

vi-

pubbliche,
citt a

chi nelle citt,e mollo pi nelle loro

cam-

che suddividevano in regie,militari e consolari, le quali


citt,

conducevano da

della

pagne ; in citt erano le varie divisioni medesima, ed in campagna piccoli


paesi tra loro distanti,
il

al

mare, o a'porti de'fumi navivi-

capoluogo dei

gabili^ in altra strada maestrale vie


cinali, quelle cio, che

quali s'iutitolavaPtfgo, siccome vico


giore,

mag-

conducevano

in

vale,
le

flcosda un villaggio all'altro; le vie prichiamate da alcuni anche agrarie,

quali erano destinate a condurre nei campi, ed a facilitarne la coltivazione. Quanto a' /lei e da chi presero il nome,
cos

formante una porzione di territorio composto di molli vichi, oggid ville, castelli. Anche nel medio evo continuava la distinzione tra pago e vico, in detto
senso, aventi
i

loro patroni.

La

diversit

de'vichi la dichiar pure Manuzio,

De

sono descritti da Isidoro, riportato


lib.

quaesitis par. 3,n. 7: Vicus duplex erat,

dal Sigonio
et

a,

CI. Vici

et Castella,

nempe
in

Pagi sunt, quae nulla dignitate Civi-

Urbe

tatisornantur,sed vulgarihominum conventa incoluntur, et propler parvitatem


sui uiajoribus civitatibus

suo

Urbem et in Urbe. Vicus domorum series continuata, non carens nomine, ut Romae Viextra
est
il

cus Cyrius, Vicus Africus, atque ahi ",

allribuuntur.

Questi vichi davano

nome

alle strade,

Vicus dictus

est a vicinis habitatoribus,

per cui rimarca Nardi, che tuttora nel re-

T R
la

STR
magcazioni commerciali,
la

121
principalmente
la

gno

di

Napoli e in Napoli stesso


Rello,

ma

gior parie delle strade chiamasi fico,

prontezza de'movimenti militari e

come fico

Vico di

s.

Maddaleparrochi

na. Nell'altra sua opera

De

parlando delle regioni ecclesiastiche, conferma che in 7 regioni o vichi dividevansi le citt, ognuna delle quali vea il suo

diacono presidente, e visitavano quelli che aveano bisogno e lo riferivano al vescovo.

armi e bagagli, e cosi si spiega la rapidit, colla quale le legioni trasportavansi su tutti punti del dominio romano. In latti dal secolo VI di Roma in poi aprirono vie militari in tutte le parti occupate da loro, esovente a tali la voii impiega vansi soldati chifacilit de' trasporti delle
i

rante loro acquartieramenti, perchnon


i

Le strade suburbane

e consolari di
il

s'impigrissero nell'ozio.
ne,

E per tale ragioima


la

Roma

antica prendevano

nome

dalla
(

non

solo l'Italia coperta da

re-

maggior parte

delle Porte di

Roma

F.),

te di strade, ai

che devono
le

la loro origine,

o dal luogo ove conducevano, o dall'uso che se ne Taceva, o da chi le avea fabbricate, come rileva Guattani, Roma descritta e illustrata. Perci di esse parlai

romani,

ma

Gallie,la Spagna,

bel-

gica, la batavia o
la

Olanda, la Germania, Fannonia,le due Mesie.la Dacia, la Mala

cedonia, Pillino,

Grecia, l'Asia Mino-

dicendo de'loro autori, descrivendo tali Porte, ed luoghi per dove passavano, e quelli in cui avevano termine; non che
i

re, la Siria, la Palestina, l'Egitto e tutta

l'Africa scltentrionaleconservano le
cie delle vie

ti

ac-

romane, che

le

solcavano, e

per

le

Chiese,

Roma,

e Sepolture

Catacombe, Cimiteri di suburbane aR.oma,in


l'eccle-

molti

monumenti

di lavori portentosi di

monti
ra.

tagliati, ponti, canali, sostruzioni,

tali articoli

ancora ne tenni proposito, cele

argini, ec, molli de'quali servono anco-

lebrandone

memorie, massime

Nel far parola delle strade che usciva-

siastiche e segnalate.

Ed

per questo che


le

no dalle porte di
lui
la

Roma preferir
:

per bre-

qui appresso nell'indica re

strade di Roaltre

vit di seguire Guattani

per quelle da

ma, pubbliche,
notizie meglio
ticoli
tri
si

vicinali e

urbane,

non discorse profitter di Nibby. Dal-

potino trovare negli arin corsivo, e negli alrelativi.

che riporter
essi

Porla Flaminia, oggi del Popolo, ne derivava la via di tal nome perch spianata da C. Flaminio console nell'anno di

che ad
scrisse

sono

c'inali

de'dintorni di

Roma

Di quelle vi* dottamente


tenni pre-

Roma 533
tinu
il

ne
di

Nibby neW Analisi de'dintorni


t.

mini, da dove poi sino a Bologna

Roma

3, p.

492>
le
vi

eu< 10 '

o 534- Giungeva sino a Ri' la consuo collega L. Emilio Lepido, o

sente nel descrivere


essi, colle

citt e

luoghi di

strade che

conducono, aven-

meglio questi lo fu dell'altro console C. Flaminio del 567, a cui Strabone per abbaglio attribu la selciatura della via militare

do
lo
si

riparlato de'paesi compresi nella Co-

marca

di

Roma in

principio dell'artico-

da

boma
al

a Rimini.

Il 1.

"Flaminio

Roma. Centro

delle strade, nelle quali


la

fu l'autore del circo

Flaminio, ed ucciso

mostr tanto splendida

potenza roin

da Annibale

Trasimeno; il2.Flami-

mana, era Roma, donde diramavano


varie parti, e che in

nio fu collega di L. Emilio Lepido che a-

modo

diverso con-

servavano

le

vestigia del lastricato, co-

me testimonianza della loro direzione primitiva; maqueste traccieognigiornospa-

Fore altre citt per cui passava), che da Rimini conduce a Bologna. T. Livio lapV l'altra strada dell'Emilia (di cui a
l

sci scritto,
la strada

che nel 567 C. Flaminio fece


il

riscono.Dice Nibby, che lo scopo devoniani nella costruzione solida e regolare


delle vie e nella
di esse,

da Bologna ad Arezzo, ed

suo

non fu

il

manutenzione accurata comodo delle comuni-

compagno M. Emilio condusse una strada da Piacenza a Rimini. La via Flaminia ebbe principio

immediatamente

sol

122
to
il

STR
nome di Lata, ed nome la Chiesa di
le

S
parlai in

II

Campidoglio, col ancora ne conserva il

un

alla

Lnbicana, vale

a dire
s.

s.

Maria

in

Via Lata. Fra

riparazioni

da quella porta chiusa fra la detta di Lorenzo e la Porta Maggiore, usciva


via di tal

la

fatte a questa via inerita


la
ilei
I'

menzione quel-

operata da Augusto nel


cpiale risarcimento vi

727 di Roma, memoria nelcelebre Ponte

oggi Maggiore,

nome. Dalla Porta Fsauilina, si andava all'antico <*


la

bico,om\e

porta e

la

strada furono chia-

iscrizione collocata sul

mate ancora Labirane. Dalla Porta Celimontana,\no^\$. Giovanni, detta pure Asinaria e Nevia, crede Guattani, che niuna nobile strada ne uscisse, ma che
soltanto servissero di
taglie: questa via

Molle o Milvia. Alcuni dicono che Augusto ebbe intenzione in questo risarcimentodi aprire la strada da Roma a Fano, e farla praticabile a'carri, cio da un mare all'altro, seguendo in ci il disegno
di

comodo

per

le

or-

Giulio Cesare,

il

quale al

riferire

diSve-

tonio cap. 4) fra le altre cose che pensava ia sua vasta mente, una era questa
:

l'inni

munire a mari supero per


Tiberini usane.
il

A pen-

conduce a Frascati, Albano e Napoli. Dalla Poi ta Latina ne partiva la via di tal nome, che al Tuscolo, ad Anagni, a Compito, a Roboraria ne conduceva. Dalla Porla Capena, oggi
s.Scbii stiano ,nvea principio la regina delle

nini

dorsum ad
s.

A 'tempi

di l'aolo II,

che fabbric

Palazzo apole

antiche vie, V Appia,

la

quale fu opera

stolico d ta via
si

3fa reo,

nel principio di det-

insiguedel famosodecemviro AppioCIaudio il Cieco, e perci anche la porta fu cognominata Appia. Sebbene vi fossero vie, che da Roma condueevano nelle citt circonvicine fino da'primi tempi, non-

cominciarono a fare

corse dei
di

cavalli,

Lata e di Flaminia si confusero, ed ebbero il nome di Corso, che divenne la pi nobile e


i

onde ambedue

nomi

pi magnifica via

di

Roma.

Dalla Porta

dimeno
di

certo

che

la i.

via di
l'

lungo trat-

Pinciana
tii

la via

che ne usc dopo breve


via

to.che fosse lastricata fu


-

Appia, l'anno

trattosi gett nella Flaminia. Dalia Por-

Salaria deriv
in

la

omonima die

conduce
to,

Sabina. DnUn Porta


la

Nomea

Pioma 44 2 Di questa magnifica e rinomatissima strada, che conduceva sino a Brindisi, ne trattai in moltissimi luoghi che
la

tona, oggi P/c/,cond uceva

onde

la

strada

si

disse

aNomenNomentana e
via

riguardano,

come

Paludi
i

Pontine, ed a Sepoltura, descrivendo


eretti iuessa,e

Figulense.hePorte'Viminale e Gabiusa
di opinione

pi celebri sepolcri degli antichi romani

nella

campagna o Agro

Guattani che mettessero solo di Roma, e che si

ne riparler.

Il

can.

Franopera:

cesco

M.

Pratilli scrisse l'erudita

unissero come la Pinciana nelle vie vicine pi maestre; se pure la Gabiusa non conduceva a Grt&z'o rinomata citt del Lazio,^ quale articolo egualmente dissi delle sue principali strade.

Della via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi, Napoli 174^. Contro di esso pubblic Erasmo Gesualdo:
Osservazioni critiche sopra la storia della

Dall'Aggere di Roma,inler aggers,e probabilmente da Porla s. Lorenzo e prima dalla Porta Viminale, ne deriv
voli,
la
la

Via Appia

di d. F.

M.

Pratilli,
a

e.

di

altri autori, Napoli

legge l'estratto a
letterali
1

p.

1754. Della i. sene 77 del Giornale dei


1

via

che

mena
la

a Ti-

per l'anno

jf; della

2.

nel

t.

laonde tanto
il

porta che

strada
at-

o, p. 3.65 della Storia letteraria d'ItaIl

presero

nome

di Tiburtina.
si

Anche

lia.

commend.

tualmente per andarvi


pagna, ora

e*ce

prima da

nel suo bel

Pietro Ercole Visconti carme, La Via Appia dal se-

(juesta porta, e giunti nell'aperta


si

cam-

polcro de' Scipioni al mausoleo di


Iella,

Meper

percorre e ora

si

lascia l'au-

lod l'illustrazione di

Pratilli

lica via. Dalla

Prenestina, cos detta dal


ivi

grande erudizione e accuratezza, e che non


valse a tor pregio al nobile lavoro le cri-

condurre a Palesirina, e perci

ne

ri-

T R
Album
di

SIR
Roma
ti,

i23
p. Revillas,

lidie di Gesualdo. L'

De

aqueductis, ed

il

Dis-

contiene diversi eruditi articoli sulla via

seri, dell' accad.

di Cortona. Altre vie di

Appa, massime il 1. 18, p. 2^5 e seg.,sullo scavo fatto nella medesima nel 85
1

cui tratta l'eruditissimo

seguenti. Dalla via Appia


la

d'ordine del Papa Pio IX e del ministro de'lavori pubblici coinmend. Camillo Jacobini. Dalla

Porta Capena
la

la

via
s.

Nibby sono le, diram presso A> dealina , cio


e condiianli'-

presso

Chiesa di

Cesareo,

sortiva

laf

via

Porta Ostiense o s. Paolo, di tal nome che anelava a

ceva direttamente ad Ardea, citt


chissima de'rululi, di cui riparlai

in altri

silica

Ostia Sii\ mare,passando innanzi alla baomonima. Dalla Porta Porlese per

la via

come

al

Portuense e Marittima andayasi presente a Porto, a Fiumicino,

luoghi e nel voi. XXIX, p. 3o. Diramavano dalla Flaminia, fuori di Porta Flaminia e al 3. miglio, le vie Cassia, gi

e all'antico Porto

Romano odi
come
si

Claudio.

Dalla Porta
lense,
tal via
si

s,

Pancrazio ^

gi Cianicofa

percorreva,

ancora,

detta ;\ncUeA urelia,VitelliaeCor-

nclia

per Civita Vecchia e

il

suo porto

Roma yoq, e lastriprobabilmente dal censore L. Cassio Longino, che raggiungeva per Firenze l'Amelia a [.uni, e la Emilia a Bologna, detta pure Clodia o Claudia perch nel i. tratto una medesima via, di poesistente nell'anno di

cata

Traiano. Dalla Porta Trionfale, pretesa da alcuni la vera Aurelia, usciva la via
dello stesso

co posteriore alla Cassia, e pare costruita

nome,che costeggi andoi/J/o/jli Vaticani sino all'ultimo detto Monte Mario, metteva ueUaFlamina.Vev c^aesia
i

via Trionfale,

da Appio Claudio Pulcro censore. La partendo dal Vaticano e


la

scavalcandoli dorso di

giungeva

Cassia circa 8 miglia e

Monte Mario, ragmezzo


dirama\\aAmerina, die

trionfanti facevano Y Ingresso solen-

Inori della porta antica. Altra

ne in va ad
ta

non conveniessi passare pei TAppia. A tale porcorrispondono al presente Porta An(V.), qualora

Roma

zione della Cassia era

la

conduceva
leti,

ad/4/He/7,dicu~i riparlai aSi'O-

comecb

nella sua delegazione, e

gelica e Porla Castello.

Da

e-se

partiva-

procedeva per Perugia. Diramazione del*


la

no due comode vie (per la sola prima dopo un miglio circa si uniscono, formando un delizioso cammino sino a Ponte Molle, per cui entrandosi nella Flaminia si va a Porla del Popolo. Conclude Guatlani, die tutte le vie sumaperta), die

Flaminia

la via

Tiberina, cos del ta


il

per seguire pi dappresso


vere.

corso del Te-

La

via Ostiense era

il

tronco prin-

cipale delle vie

Campana, Severiana che!


il

principiava a Ostia, e cos detta perch

aperta da Settimio Severo lungo


rale da Ostia a Terracina, e
la

lito-

nientovate erano lastricate


cij
le,

di grossi sel-

Lauren-

le

fiancheggiavano sepolcri, edicoville delizio-

templi grandi e piccoli, e

se,

come pu

riconoscersi chiara

mente in-

ternandosi per delle miglia nell'antica via

ppia. Opina per ultimo, essere falso die


tutte le vie
si

conduceva alle antiche e celebri Laurealo e Lavnio, metropoli ilei Lazio, ove le descrissi. Tra le vie No menta na e Salaria vi fu intermedia la Patinaria. he 3 vie Jiburlina, Valeria e Sui/latina che

misurassero cominciando

cense partivano insieme da

Roma

con
il

i\a
i.

dal milliario aureo del -Foro


cui riparlai a Piazza d

Romano

(di

solo tronco, che fino a Tivoli avea

Campo Vaccino
cosi detta nota-

nome; dopo

tal citt

prendeva quello

di

ed a Roma):
va

la

colonna

Valeria, e da questa Nerone diram per

le distanze delle vie,

ma non

ne era

il

uso della sua


prese

villa la via

Sublacense, che
poi Subiaco.
INI.

principio; la di loro misura cominciava

nome da Sublacum
l'apr
il

dalle rispettive Porle, bens ad ogni miglio vi erano colon net te col numero, chia-

La Valeria
Massimo

censore

Valerio
di

a spese

pubbliche l'anno
la

Ro-

mate Colu/unae Militar iae. Cita Fabret-

ma

[.47, e

costeggiava

Sabina

sino ai

1*4
Ridi'si, del

SIR
qua! paese riparlai a Peschi a
ta

S
essendo
il

T R

e Sa biuta. Le vie pi celebri che traver-

la

savano il territorio latino erano l'Appi a, Latina e la Valeria. La via Subiaceapi recente di tutte
le

se, la

antiche vie

contenuto lepido, tale altra con gravi ammonizioni e morali sentenze; in altri si minacciava la morte terribilmente, e s'imprecavano violatori dei sepolcri. Quindi feci la descrizione dei pi
i

romane, avea (ine a Subiaco, e di l partivano due rami, die andavano a raggiungere la Valeria, uno a traverso monti a Carseuli, l'altro rimontando il corso
i

rinomati e superstiti sepolcri antichi dei

romani,
che
vie

esistenti per lo pi nelle pubbli-

suburbane; notando chela distruzione degl' innumerabili monumenti sepolcrali, deriv dalla loro esposizione, per

dell'

Aniene fino a Trevi, scavalcando

monti, ricadeva nella Valeria presso

la

essere eretti nelle vie pubbliche,

onde

fu-

Scurcula ne'Marsi. A Sepoltura narrai che romani ealtri pagani fuori delie mui

rono
i

primi monumenti ad essere ma-

nomessi, spogliati e abbattuti.

Dovunque
il

ra della citt, per

la
i

pubblica strada

e-

romani spinsero e dilatarono

loro im-

ressero lateralmente

loro sepolcri, eoa

pero, aprjrono strade solide, spaziose e

cippi con iscrizioni per servir di confine

ornate,

ponendo per ogni miglio


d'>
i

la

cosi

o per additare
viaggiatori, e
il

la

strada e

il

suo

nome

ai

lonna milliaria

pietra.

Con

tante e

luogo della sepoltura d'un

defunto per ammonirli d'essere mortali: questi cippi, che d'ordinario erano mezze
colonnesenzacapiteIlo,si posero pure lun-

comode -strade popoli, ch'erano rimasti s lungo tempo come isolati e sconosciuti,
si

avvicinarono a vicenda, e stabilirono


solo de'pro-

un reciproco commercio non

ghesso

le vie

per ogni

ooo

passi, co'nule

dotti del loro suolo e della loro

qualun-

meri
con

scolpiti

per ordine e per segnare


colorine milliarie,

que

si

fosse industria,

ma un

tralco di
I

distanze

come

ovvero
la

lumi, di gentilezza e d' incivilimento.

iscrizioni di

che conservavano

me-

moria
tare
il

qualche avvenimento. Allorch

coll'aratro

recinto d'una

forma vasi un solco .per denonuova citt, si piandi distanza in distanza, sui

romani non furono meno magnifici nella costruzione delle strade urbane nell'interno di Roma, che soutuosarneute abbellirono di molteplici, stupendi e grandiosi edilizi, civili, militari e religiosi.

tavano cippi
quali
si

Po-

oltVivauo da prima de'sagrifizi,


si

che parti
occhio
la citt

di

Roma
il

odierna mostrano ad

e talvolta

fabbricavano torri

al di so-

nudo

suolo originale, sul quale

pra. Inoltre rimarcai a Sepoltura che le

venne fondata 753 anni avanti

strade maestre de'dintorui di

Roma

era-

l'era nostra, secondo Nibby.

facile

no

luoghi pi abbondanti di sepolcri,


le

rendersi ragione di questo fatto, conside-

e singolarmente lungo

vie Aurelia,Ap-

rando che

si

tratta

d'una superficie abi-

pia, Labicana, Laurentina, Latina, Fla-

tata senza interruzione per

26

secoli
si

da
so-

minia, Tiburlina, Preneslina, Ostiense e


Salaria,
ti

molti e molti milioni d'uomini, che

bivii pel

massime negl'iitcrociameuti, detbiforcamentodi due vie, trivii


i

no succeduti,

tra tante e diverse vicissi-

e quadri vii. Ci facevano


quelli ch'erano tanto

romani, come
di perpe-

bramosi
i

da qualunque altra vicenda straordinaria,dovea coll'andardi tanlisecoli portare uu camtudini. Tuttoci, e prescindendo

tuate

il

loro

nome,

affinch

passeggeri
le

biamento
cora
le

nella superficie del suolo prila

necessariamente in vederli leggessero


iscrizioni e gli

mitivo, ed alterare oltre

materia an-

ammirassero. Descrissi cole

forme. Laonde aggi ungendo a que-

me

si

coni ponevano

Iscrizioni

V.) e

gli

Epitaffi (/'.), in cui frequenti eranvi parole che invitavano

imperiosamente

il

and soggettaRoma per la mano degli uomiui,che non furono poche, e le riportai nel desto le devastazioni, alle quali

viaggiatore a fermarsi e leggerli,

tal voi-

scriverla, le fabbriche atterrate dagli al-

STR
legamenti del Tevere e dagl'incendii, gli edifici uuovi costrutti coltrandone {diri,
le
li

STR
quelli della IX. Ai

125

della IT, quasi tutti quelli dell'VIII e

dna e impossibile imla

strade rese pi agiate o col togliere o

presa sarebbe

il

rintracciare

direzione

ungere terreno, di conseguenza il suolo originale dove non fu alterato con tagli, dovr investigarsi sotto strati considerevoli, ed aramassi di materie procoll'aggi

mentovati scrittori nella confusione avvenuta nei tempi bassi, per cui conviene limitarsi a
di ciascun vico ricordato da'

riprodurne

la sola

nomenclatura seconl'ordi-

dotte da rovine e da scarichi.

R.ioni di
scrit-

do

le

regioni di

Roma, seguendo

Roma,coii Bernardini, Nibbyealtri


tori, trattai del
ci tt,ci vile

ne de' memorati piedistallo capitolino e


cataloghi dei regionari. .Nondimeno in

progressivo riparto della

ed ecclesiastico, incomincianal

corsivo riporter quegli articoli che

li

ri-

do dalla sua originesino

presente, e dei

guardano,

in molti de'quali per l'ubicaaltri


si

loro magistrati secondo

le

diverse epo-

zione ne trattai; per

pu vedere

che; e toccai pure de'vici, de' compiti e

Roma, massime ove


t,

parlai di sue antichi-

denominazione delle strade antiche. le nomenclature di ciascuna regione, rendendo pure ragione perch cos denominate, e quanto racchiudevano dipi importante, dichiarando con Pandella

o indicando quegli articoli in cui ra-

Riportai

gionai degli edilizi de'quali vado a fare

plici

menzione. Ad ogni modo, ancorch semnomenclature, riusciranno sempre importanti quanto a'nomi delle antiche
vie di

ciroli lo stato delle

medesime a'tempi di Augusto quando divise Roma in XIV regioni.

Roma
I

e alla sua interessante topo-

grafia, della quale eziandio discorsi a

La

divisione de'rjuartieri fatta dai

ma.
nati

La

regione contenne
dalla

vici

Rodenomi-

Papi, in proporzione del quantitativo dei


cristiani

Camenarum

prossimit del

che

gli

abitavano; de'posleriori

riparti, della

condizione delle vie a moti-

vo degli atterrati edilzi antichi, e della denominazione delle regioni nel medio
evo, indi del posteriore stabilimento degli attuali

tempio delleCamene vicino a Porla Capena , Drusianus dall'arco di Druso propinquo a Porta s. Sebastiano, Sulpicius
nlniior, Sulpicius citerior,Fortunae
sequentis, Puhcrarius,
fnlis dal

Ob-

Honoris

et V'ir-

XIV

rioni e loro confini.

Ora

conNibby,fioirt nell'anno i$38 descrit-

taci.
lo

2.'antica,p.

83

parler delle vie


,

e de'vici,

come

pi omisi nel citato artico-

per

la

counessionecliehanno colle strail

tempio di questo nome presso la Porla Capena, Trium Ararum,e Fabricws.Que' della II non sono noti. Que'dellu 111 erano 8 e detti da Rufo Albus, Fortitnae Vicinae, Aneiporlns, Bassianus,
genius. Otto pure ne ricorda

de, alle quali dierono

nome

ordinaria-

mente.

Structorum,Asellus, Lanarius ,e Priminella IV,


cio lo Sceleratus (presso
la

Le XI V regioni
suddivise in
vici.

di

Roma

antica erano

Chiesa di

s.

La
il

differenza fra viae

Pietro in Fincoli e

la

chiesa de' /Minimi,

vicus consisteva in rjuesto,che per via in-

nome che

prese dal fatto che narrai a Rofiglia dell'ucciso re

tendevasi soltanto da, e per vicus


il

lastricalo della strala

ma, ove Tullia

Servio

caseggiato che

fian-

Tullio, per recarsi sollecitamente a oc-

cheggiava.

uomi
I,

de'vici di 5 regioni di

cupar

la di lui
il

reggia, sul suo cadavere

Roma
ci

cio della
stali

sono

X, XII, XIII e XIV, conservati dal famoso piemedesimi no-

fece passare

carpeuto o specie
Apollinis,

di car-

rozza che
ris,
i

la

conduceva), YEros,\\ Pene-

distallo d'Adriano, esistente nel palazzo

vici detti

Trium viarum

_,

de' Conservatori, e questi

mi sono
Rufo,
III,
il

riportati da'regionari Vittore e quale inoltre ricorda quelli della

IV,

Y,VJ,VlIedXI, mancando

quel-

Anciporlus minor, Forlunalus minor, e Sandalarins (ove erano quelli che lavoravano le Scarpe o Sandali). Nella regione V conta vausi 5 vici, delti Sucusanus,
i

I2 6

II

11

eome proseguimento della Suburra, il cui nome deriv dal pago Succnsano, e pervia che Marcellino e Pietro va direttamente a Porla Maggiore j I rsi

tuae Peneri'*, Archemorium, alias Archeinoniuin,AeniiUanus,Piscarh^s,Cac-lalus, Vicloriae, Vicinus, Graccns,

ci fu nella direzione di quella

La-

dalla Chiesa de' ss.

narius ulterior, Pomonae, Caput Minavae, Trojanus, Peregrinus, Caslus, Minor, Putealum, Scipionis, Junonis,Sellarius, Isidis,

Pileati, nella direzione della Chiesa di

s.

Bibiana (e ne ri pallai a Cimiteri di Piuma); Minervae, l'orse cos denominalo da Minerva Medica; Vstrinus,cu chiamato dall'Ustrino o rogo pubblic (ove
bei
i

Tabellarius, Mancinus,
vici

Lolarius. Di nessuno di questi

pu
il

indicarsi con qualche approssimazione


silo.

ple-

aveano

l&

Sepoltura) presso
1'

il

Cam-

Quanto a'nomi, quello di Ganimede ebbe origine dal Lacus Ganyrnedis-,


il

Aggere; Pallorisj Scius, forse cos detto dal tempio della Fortuna Scia; Sylvanij Capulalorum; Tragoedus, cos detto dal Jupiler Tragoedusj Unguentari usj Paidlinusj Pastorisi Caticariusj f'eneris Placidaej e Junouis probabilmente presso il tempio di Giunone Lucina. Nella VI se ne enumeravano 1 co'nomi d'ilti !, Publicus, Florae, Quirini, Flavii, anturi , Fortunarum, Paccius, Tiburiinus, Salutis,
1
1

po Esquii ino sotto

fontana ornata della statua di quel gar-

zone;

Gordianus, dall'arco

di
il

diano ch'era sulla via Flaminia;


del Sole, dal

GorCa-

prarius, dall' Acdicula Caprariaj quello

Aureliano;
a questo

il

tempio celebre edificato da Genlianus, da' Castra Gendi

tianaj quello

Sanco, dall'edicola sagra


di

nume

Sabinaj quello della

Fortuna, dal suo tempio, o Fortuna IleducediDomiziano; quello delta Speranza, dal tempio di questa dea; l'Arcbmorio
daP/ro(ene riparlo nel vol.XXVI,p. i3
di altri vici a
i,

Callitlianus, e
la

Maximus. Conoscendosi
il

situazione de'templi di Plora presso

Foro)

di

quel nome;e l'Ae-

Palazzo Bai bermi ,d\ Quirino


dino della Chieda di
te
s.

nel giarsul

milianus, da 'granai omonimi. La regione

Andrea

Mon-

Quirinale, del tempio della gente Fla-

non lungi dalla Chiesa di s. Caio, delle tre Fortune alla Porta Collina, e della Salute sul Monte Quirinale (meglio ne tratto a Palazzo apostolico Quirinale), presso il quadrivio delle Quattro -Fonia'
via

Vili fu divisa ini 2 vici, fra'quali si conoscono solo nomi del Novus o Via Nova del foro romano, che partiva dall'angolo meridionale verso il Velabro; VUni

guentarius minor, ed
foro verso
tost o

il

Tuscus, uno con-

tinuazione dell'altro, che partivano dal


il Velabro; il Ligurium o piutIngurium, che partiva dall'angolo occidentale del foro; ed il Bubularius no-

ne,

si

conosce pure
il

la

situazione de' vici


cos di quello
di Sallustio

che ne traevano
di

nome:
il

Mamurio
la

presso

foro

vus,

o mercato,
strano
s.

gli scrittori ecclesiastici

mo-

che forse trasse nome dalla regione ad Capila Bubitla, rammentata da Sve-

situazione presso la Chieda di


ilei

tonio in Augusto. Di ninno de'vici della

pu credersi che fosse anch'esso non lungi dalle Quattro Fontane, dove fu la Pila Tiburtina da cui avr tratto il nome. Lungo il caTtbttrlinus

Susannaj

regione IX, una delle pi estese di Pio-

talogo de'vici della regione VII, che ascendonoa'seguenti4o.GtfHJ77^e<//s,<J0/-

ma, rimase il nome, sebbene fossero 3o secondo Vittore, e 35 secondo la Notizia. La regione X ebbe 6 vici, che sono ricordati dalla base capitolina e da Vittore,
cio Podi,
cientis, Salutaris, Apollinis,ed

dianns minor, Novus Caprarius, Solis, Genlianus, Sanci, Herbarius , Morirnetus, Sigillarius

Curiarum, Forlunae RespiHujusauc


la-

Diei: di questi, quello delle Cut (Virasse

minor, Solalariw, For-

nome
to del
lio;

dalle Curie vecchie, situate nel

majoris, Novus ulterior, Liberlorum, Publi, Novus citeriori Sta-

lunae, Spei

Monte Palatino che guarda

il

Ce-

quello d'Apollo, dal tempio sagro a

S
quel

TR
1

STR
f)
li.

127

Farnese} e quello Hujusque Dici, l'ebbe dal tempio della Fortuna edificato da Calulo nell'angolo
negli orli

nume

ottobre, con danza pirrica cogli anel-

esso

occidentale del Palatino.

Nella regione

XI

si

contavano 8

vici,

denominati Con-

tinius, dal teujpiudiCouso; Proserpinaej

Cereri?, dal

tempio

di
s.

na, oggi Chiesa di

Cerere e Prosei piRiaria in Cosinela

dinj ^/g(;,(hill'Argileto lungo

ripa del
di lui

Tevere; Piscarius, i\a\\a prossimit

al vico della Fortuna Dubbia, ebbe nome dal tempio innalzato a quella dea, die sorgeva sulla sponda destra del Tevere ne'dintoiui della cappella di s. Maria del Riposo,- fuori di Porla Porlese (per la via Portueuse vi pure la chiesa di s. Maria del Carmine e s. Giuseppe fuori di delta Porta, di cui comeche suburbana Parrocchia di Roma feci

Quanto

foro, presso s. Eligio deW Universit artistica de'Terrari; Parcarurn ; F'eneris,a\

parola a quell'articolo e altrove; qui ag-

giunger die
n

riferisce la Civilt cattolica

tempio

di

Venere presso
I

il

Circo Massiregione

2. serie,

t.

7, p. 3or), clie la chiesa per la

mo;

e Sanctus.

vici della

XII

vecchiezza minacciando rovina, oltre essere incapace per la sua piccolezza d con-

erano 12, Veneris Almac, Pisciuae Pttllicae, Dianae, Ceios,Triarii, Signi Salienti*,

tenere
te

tutti

suoi parrocchiani,

il

regn. iu-

Laci

Inceli,

Fortume filammoRuduscui

Pio IX istitutore del vicino stabilimen-

sae, Colti fili Pasloris, Portae

to agricolo, di cui feci


p.

cenno ne' voi. LUI,

lanae, Porlae Naeviae, e J'icloris: fra


tiva situazione

quali di nota etimologia e di approssima-

123, ordin la sua riedificazione pi ampia e decorosa, e conII, p.

233, LXI

conosciuta sono quelli

dotta a

compimento
la

la visit a'

3 luglio
a destra,

della Piscina Pubblica, sotto la


s.

Chiesa di

i854: un'iscrizione latina posta


conserva

Balbinaj quello detto FortunacMammosae, da una strada di si tu pome; e quelli delle Porte Nevio. eRudusculana,
i

memoria
7

del beneficio a van-

taggio de' parrocchiani medesimi).


la

Anche

regione

XIV o Trastiberina

fu ricca di

l'una sotto

s.

Dalbina,
s.

l'altra fra

questa

vici,'

coniandosene 22 sul piedistallo ca-

cbiesa e quella di

Sabba

del Collegio

pitolino enei catalogo di Vittore, e furo-

Germanico- Ungarico (del quale riparSeminario Romano). Nella regione XI 11 o dell'Aventino, si leggono nomi
lai a
i

no: Censoris, Gemini, Roslratae, Longi Aquilae, Stalli ae Siccianae, Quadrali,

Racilianus minor, Raciliaiius major ,Jaimclensis, Drulianus,

de'qui appresso 17

vici, scolpiti nel pie-

La rum Ruralium,
La-

distallo capitolino: Fidii, Fruiiuntarius,

Statuae

alerianae, Saluta ris, Panili,


Publici, Patralilli,

Triimi fiaritm Ceistti,/ ' aieri i, Laci mi,

Sex ti Ludi, Si mi
ci Restituii,

liari,

Fortunali, Capilis Canteri,


,

Trillili

Saufeii, Scigli, Plolii, e Tilutti questi la

Alitimi, Novus,
lustri,

Lordi minori* Armi'


lignae
,

btrinus.

Fra

direzione del

Columnde

fifaleriarius

Jauucleusisee Tibcrinus si pu rintracciare pel

Mundiciei,Loretiniaforis,eFortunacDuIn'ae.

nome nell'andamento della


di
s.

stra-

Fra questi
la

di

4 P uo

assegnarsi

l'e-

da die dalla chiesa


Janiulensis, e
iu

Cosimato
l'antica
Iella

delle

timologia e
trassero
ri

direzione approssimativa,

Francescane corre verso


quello

Porla

cio e'Loreti minore e


il

maggiore^ quali
ai

nome dal
il

laureto o selva di lau-

che coronava

Monte A ventino, che

tempi di Vairone era stata tagliata e avea

conterminecon quello deH'Armilustro,edove fusepolloTazio ved\Sabina. L'Armilustroera un'area di quel monte, perch ivi sacerdoti salii Insti abaid artnis il silo di detto sepolcro ai
vico
i

dato

nome a un

via della Lungara. Gli altri generalmente derivanti da individui, fra quali detti Racilianus minore major rammentano Racilia moglie del celebri; Cincinnato, ch'ebbe la sua terra fuori di
i i

moderna hanno nomi

tre

Porla Porlese a destra della via. Di aldenominazioni parlai incidentemendescrivere moltissimi desi attua-

te nel

i?.3
li

STR
Roma, Gomech
innalzati su

STR
libero ingresso a'venti salubri del settentrione. Inoltre in quell'articolo narrai le

edilzi di

gli antichi e

olla

rinomali che dierono nome propinqua strada. Del famigerati) Vi-

precauzioni prese da'Papi per

la

nettezza

co Patrizio, parlai in tanti luoghi, come a Chiesa di s. Pudenziana,Monte Esqui-

delle strade, per la salubrit dell'aria e

decoro dell'alma

Monte Viminale. La rinomata Via Sagra fu una delle pi antiche di Roma, Sumina Sacra Via, e se ne fa rimontalino,

citt; come pure per la pubblica incolumit e conservazione dei


isti-

boschi e regolare taglio delle piante,


tuirono
la

Congregazione speciale sani-

le l'origine all'epoca della pace conclusa


tra
i

taria e \aCongregazione.diConsulla{V.).

re

Romolo

Tazio, che raggiunta


i

Nel prosciugamento delle Paludi Ponti-

dalla via Trionfale, per essa


ri sal.ivnno al

trionfato-

ne furono piantati pi
ri,

di

Campidoglio. Incominciasi

partea'dne

lati

della via

60,000 albeAppia da Tor

va dal Colosseo, e pel Foro romano


rigeva
vieni
al

di-

tre

Ponti a Terracina, e parte sui bordi

Monte Capitolino, salendo diSacrae T'iae. I magistrati che amla

de'fiumi. In questa guisa un gran bosco

ministrarono

repubblica romana, con


la citt

molta saviezza ebbero cura che


parecchi baschi; e perch
sero tanto

ove prima slagnavano nocevoli acque con sensibile miglioramento di quell'aria, per
sui se nel declinar del secolo passalo,
,

metropoli dell'impero fosse circondata da


i

l'inuanzi tanto perniciosa. A'giorni nostri

medesimi
la

fos-

maggiormente

inviolati, alla

furono formati giardini e boschetti sui Monti Pincio e Celio, e al bora te diverse

severit delle leggi unirono


della religione,

riverenza

onde impedito da un sagro terrore ninno osasse danneggiarli. I


pi celebri boschi erano quelli della ninfa

lunghe vie de'luoghi disabitati della citt, che quasi tutte manomise l'anarchia del 1849, indi in gran parte ripiantati, tranne nel Foro Piomano. Ora la piantagione degli alberi premiabili va pro-

Egeria e delle Muse nella via Appia,

Giunone, di'Lucina presso l'Esquilino, di Laverna nella


l'A ricino

d'Artemide,

di

gredendo ogni anno a pubblico vantaggio, come dissi a Seta e la piantagione


;

via Salaria, e finalmente quellodi Vesta.

di alberi effettuatasi nello stato pontificio

siccome

Papi molti delle antiche

isti-

nel

853 ascende
il

al

numero
il

di

57,192,

tuzioni

romane sapientemente conserva-

nella pi parte olivi, gelsi, pioppi e ai-

rono, cos gran lode meritarono appunto


Dell'aver posta ogni cura nella conserva-

bucci,

che pubblic

n.

245

del Gior-

nale di

Roma

854- A Roma, e a Sena-

zione de'supersti ti boschi dell'agro romano, e nel moltiplicare


la

piantagione de-

to Piomano riportai moltissime notizie riguardanti le strade urbane e loro magistrati, le cloache,
i

gli alberi. 11 Pcchi nel Teatro degli uomini illustri volsci, a p. 83 riporta il suo Discorso per riconoscere le difficolt in-

Monti di Roma,
Porte di
i

le

sorte sopra

il

taglio delle

famose
lo

selve

di Cisterna e Scrmoneta, e

dichiara

innocuo comech fuori


i

della linea per cui

Roma, le Mura di Roma, Ponti di Roma, Porti, Fori e le Piazze di Roma, descrivenMercato e il lago, do a Piazza Navona e dove prima si fece. A Palazzi di Roma
Fontane di Roma,
i

le

il

sofliano venti di scirocco,anzi desiderabile


il

ragionai ancora delle case, ed oltre


e altri articoli, ripeter

tali

loro taglio.Notai a Pestilenza, l'in-

che nel descriveri

fluenza che

hanno

alcuni venti nel pro-

ne

gli edifizi,

segnatamente

principali,

dm re le febbri, e la propriet chehannogli


alberi infavorire l'aria salubre. Deplorai
il

sagri, civili, e profani antichi, trattai

pu-

re le nozioni sulle anteriori e attuali vie

taglio d'una selva lungo la spiaggia del Mediterraueo, che impediva il sodio dei

ove sono, e
de'loro

di

moltissime dell'etimologia
e

nomi

da

chi originarono; ren-

venti del sud, e lodai quello che apr pi

dendo

cos ragione della

nomenclatura

T R

STR
zioni di altri Papi,
il

129

delie piazze, strade e vicoli,

avendo preso

la

non poche denominazione che pore nazioni

Ponti (f.). Accennai lesuccessivedisposi-

tano dalle famiglie

che

l'abita-

PioVII

sulla presidenza delle

nuovo impianto di acquee stia*


di

rono,dal le chiese,dagl istalli li menti, dal le botteghe artistiche, dalle loro insegne, e
diverse dalle osterie. Nella copiosa bibliografia che riprodussi sugli scrittori di

de,eilluminazione notturna
perato da Leone XII,
il

Roma,

l'o-

regolamento

di

ma

e luoghi suburbani,

trattano delle vie

Roun bel numero urbane suburbane e


,

Gregorio XVI. Questo Papa nell'ordinamento amministrativo delle comuni e delle

provincie dello stato, attribu

ai presi-

di delle

medesime

e loro consigli provin-

consolari. Negli articoli poi delle citt e

ciali la tutela delle

strade provinciali e lole

provinciede'dominii temporali della

s.

Se-

ro costruzioni, che prima, tranne

pro-

de, tenni proposito delle loro pi rino-

vincie delle legazioni, spettava alla

Con-

mate

vie interne, pubbliche, provinciali

gregazione del

uno a'Ioro ponti, piaz;.e e passeggi pubblici. A M aestrodellestrade di Roma, ragionai di questo antico e
e nazionali, in
Dottile ullizio,
li

Buon governo (f.). A Pellegrinaggio e ad An\i santi, rilevai le provvidenze prese da'Papi, prima di celebrare que' Giubilei
(/"'.),

per

la

sicurezri-

succeduto

agli antichi edi-

za delle strade, e loro ricostruzioni o

di

Roma nella soprintendenza

delle vie,

sarcimenti. Finalmente a

Roma

riportai,

ed a quest'ultimo articolo riparlai delle


differenti specie di tali
ti.

romani magistrala

che il regnante Pio IX concesse nel 1847 al municipio le attribuzioni proprie dell'arami lustrazione

Dichiarai eziandio

cura che in ogni

comunale

di

Roma, co-

stato e presso ciascuna nazione civilizzata


si

in delle strade in terne ed esterne,com pi e


si
i

ebbe per
ivi

le

mentando

ancora

pubbliche strade, rammaestosi avanzi


i

ponti,

ad eccezione
le

di que'tratti di vie
il

nazionali e provinciali die traversano

dell'antiche.

Quindi narrai

le

principali

suo territorio:

mura,

il

pomerio,

la

maaci

provvidenze prese da'Papi per oggetto di tanta importanza, e inclusi vamente alla
loro necessaria nettezza, cominciando da

nutenzione delle porte della


que,
gli

citt; le

acquedotti,
la

le fonti, le

cloache,

pubblici passeggi;

nettezza delle stra-

Martino V.

Come

principi

il

tribunale
siili'

dagli sporti e aggetti irregolari delle fabbriche,


to e
i

delle strade con giurisdizione

arte

canali, gli stillicidi; l'allineamen-

muraria

e sue pertinenze, sotto la

dipen-

simmetria de'fabbricali, per rendere


le

denza del cardinal Camerlengo di s. Chicsa (Z7 .) per disposizione di Sisto IV, e con un prelato Chierico di camera (V.) per
presidente, poich gi
lica
la

pi regolari
le vie e

strade, la

nomenclatura
citt, e gli

dell'il-

numerazione

delle abitazioni,

luminazione notturna della


bellimenti della
re.

ab-

camera apostosulle strade.


1*

medesima

in

ogni geneI'

avea ricevuto ingerenza

Per

tali

disposizioni cess

esistenza

Dissi altres

quanto concerne

Immu-

de'maestri delle strade. All'articolo Pio


narrai che nel febbraio)

nit ecclesiastica

(V

come

Sisto

V IX
zi

847

fu pre-

commise
nalizie

tale

soprintendenza

alle cardi-

scritto di togliere dall'altezza degli edili-

Congregazioni delle fonti e ponti, r Strade (F -) e sue costruzioni, con giurisdizione anche sulle strade e ponti dele
le

l'uso de'canali e di condottare le a<xjuc

pluviali con appositi tubi

internati

nel

muro

sino al piano della strada e poi in-

provincie pontifcie,

aumentando

l'au-

trodotti nelle chiaviche sotterranee; e ven-

torit del presidente, e


la carica edilizia e
il

meglio stabilendo

ne quindi ordinata l'apertura dal


le principali

lato in-

curule dignit, non che


civile e criminale.
la

terno delle porte esterne pianterreno nelstrade della citt, in


si

suo tribunale

Che
Cone

modo

Sisto

istitu

pure
le

cardinalizia

che l'apertura dell'imposte

operi dal di

gregazione per

Acque, Acquedotti

fuori al di dentro, ingiungendosi pure la

vol. ixx.

3o

STR
il

T R

emozione degli archi Ira vi di legno e iban coni delle botteghe clic chiudono poi zione delle porle. Che nel dicembre 1 847 cardinal preftto delle acque e strade divenne ministro de' lavori pubblici, ed a questo furono attribuiti lavori delle stra lavori idraulici nazionali de nazionali,
i i
i

co delle vie urbane, eolle rispettive misure superficiali; l'elenco delle strade provinciali

ecomunali dell'Agro romano, coldello slato pontificio, e sue

le rispettive di mensi oni;l'elenco del le stia-

de nazionali

traverse colle rispettive misure; l'elenco

degl'immondezzai
di

esistenti ne'

XIV

rioni

e provinciali,
ti

porti,

ponti e acquedoti

Roma,

e l'elenco delle piante

compo-

non
del

provinciali, n municipali;

lavo-

ri

Tevere

sue ripe,

la

bonificazione

delle Paludi Pontine; e gli


il

furono

uniti

nenti le alberature esistenti inloma e nel suburbano. Riportando l'indicazione e misura metricadi tutte le strade di Roma,

consiglio d'arte e

il

corpo degl'indegne1

enumer) 48
li.

piazze,

5oG

vie,

ij5
1

viro-

li civili.

Che
Che

nell'aprile
gli

8/18 fu tolto

il

Osserv

IN

"ibby,
2.''

recinto che segregava


cittadini.

ebrei dagli altri

dcsxrilta } pai\

nel

settembre) 85oal detto


1

strade di

Roma

iiiinistero(secolarizzatoe poi nel

854con-

in tutte le citt

8 38 moderna, p. 865, che le moderna, come avviene antiche, sono andate di


regolarit,
la

Roma udimmo

ferito a un prelato ministro) fu aggiunto o meglio dichiarato quanto riguarda la navigazione nell'interno e per l'estero, e
la

mano

in

mano acquistando

tanto per quello che riguarda


rezione,

loro di-

ch'ita e

marina mercantile, la tutela delle antipubblici monumenti. Che nel no


colla leggesulladivisioneter

quanto per quello spelta alla costruzione; non pertanto trovi) che R.oma
in fatto di strade era

ancora lontana dal

\euibrei85o

giungere allo stato

di

maggior peifezio-

ritorialedclloslato, sul governo delle pio-

viride e amministrazione provinciale, sui

ne possibile. Conobbe per, che la causa principale da cui viene l'impedimento a

comuni dello slato e di cui riparlai nel voi. LV,p. 25o, nell'amministrazione proviliciale furono comprese le strade provinmanutenzione; e dichiarale le allribuzioni del consiglio municipale e
ciali e loro

ben dirigere

le

strade di

Roma

era

la

quantit grande degl'insigni

monumenti

pubblici,ciodellechiese,de'palazziede!le
antichit, cose tulle ragguardevolissime

della magistratura, pel

mantenimento

nettezza delle strade interne e comunali,


pe'ponli, acquedotti e fontane, edilizi e

pubblici passeggi,spiazzi per


cali,e

le fiere

mer-

per l'illuminazione notturna. Il Rerfece

quali muniila storia o per le arti, menti ad ogni passos'inconlrano, esarebhe grave danno il toglierli o mutarli di luogo, o anche in parie smembrarli. Sonovi per altro nella citt non poche stiade regolari e magnifiche, e molte di esse

per

nardini nella bella e accurata Dcfcriz'ozie

de Rioni d Roma,

pine

la stati-

sono egregiamente fiancheggiate da marciapiedi, con grande vantaggio de'pedcni.

slicade'suoi differenti edifizi

civili e sagri,

Quindi Nibby parla come erano


le

laslri-

degli stabilimenti d' ogni specie, eiiume-

cate
al

strade di

Roma,

come

lo

sono

rando 271 strade principali, 218 vicoli che aveano nome,i85 piazze principali, e 5 ponticompresoil Rotto. 11 prelato Nicola M." Nicolai che nel

presente, a causa delle ferrature dei

moltissimi cavalli, de'grandi cocchi ecarri

numerosissimi che

le

percorrono; della
Io-

1829 pubblic in

costruzione e nettezza delle vie, e di

Roma
aite e

l'importantissima e pregiala ope

ro illuminazione notturna, nomenclatura delle vie e

ra: Sulla

presidenza delle strade ed oc-

numerazione delle porte. Per


i

sua giurisdizione econom ica .Riporto l'elenco de'prelati presidenti e de'maedelleslrade,ede'presidenti stabili delstrade da Innocenzo XII in poi; l'elen-

ordine alfabeticopoi riporta nomi di tutte le strade e di tutti


i

vicoli di

Roma mo-

stri le

denta, accennando

gouo. Anche

il

appartenmarchese Melchior-ri. neli

rioni cui

STR
|/i

STR
Roma, stampala
delle strade di

1.3

Guida melodica
1

di

Roma

diviso per parrocIl

nel

84o> osserv;lio

le vie di

Romn

hanan-

chie, co'rispettivi

numeri civici.
in Pioraa

mede-

no,

come
,

quelle di tutte

le altre citt

simo egualmente
1

pubblic nel

acquistato progressivamente una maggiore regolarit, sia nella direzione che nella costruzione; ma nondimeno estiche

8 53: Indicazione dell' Immagini di


ss. collocale,

Macon

ria

sulle

mura

esterne di ta-

luni edificii dell'alma citt di

Roma

sere ancor lungi

la citt

dal potere otte-

nere un perfezionamento intorno a questo ra tuo di pubblica utilit. Conviene pu-

appendice. Considerando l'autore, che u no de'pi grandi elogi di cui va meritevole


il

popolo romano,

la

speciale e

vi-

che la causa principale che impedisce di dare una pi regolare direzione alle strade della citt, si l'abbondanza dei
re,

va divozione, unita a*,singolar fiducia, co-

stantemente professala alla D. Vergine Maria, come luminosamente l'attestano


gl'innumerevoli templi
rioso
eretti al

monumenti

insigni.

Non

ostante, e

come

suo glo-

Nibby, rimarca vantareRoma alcunestrade regolari e magnifiche, tutte adorne di


sontuosi edifzi.

nome nella

metropoli del cristiane-

simo, che ricordano pure portentosi e stu-

Le 3

vie del Corso, del

pendi prodigi, e grazie segnalate elargite dall'inesauribile

Babbuino e

di

Ripetta,che dalla super-

ba Piazza delPopolos'internano nella citt, sono d'un effetto magico perla nubile

Madre

di

Dio; e che

clemenza della gran di ci romani non


i

contenli,con amoroso e pio trasporto,

d.i

prospettiva che presentano

al

."sguar-

antichissimo tempo gareggiarono


locare
le

in col-

do
nia.

di chi entra in citt dalla via

Flami-

sue

ss.

Immagini

e sotto

mol-

Le strade che formano il quadrivio delle Quattro Fontane,la via Giulia, quella della Lungara, la Merulana che dalla basilica Liberiana conduce alla Latera*
nense, potino contarsi tra
le

teplici invocazioni,

quasi in ogni canto e

angolodegli
le vie, in

edilzi, in ogni

crocicchio dell'au-

ogni piazza.

Ammirando

tore questo vivente spettacolo di divozio-

pi belle. Si

ne e
so
si

di riverente alFetlo,

che ad ogni pascitt, pres-

nominare la strada che dal Quirinale conduce a Porta Pia, la strada che dal Monte Pincio percorre sino alla basilica Liberiana (che formano appunto il nominato quadrivio), quella che dalla Piazza di s. Maria in Trase

pu aggiungere

riproduce nelle vie della


al

soch unico

mondo con
;

lodevole ed
la

edificante intendimento richiam

sua

attenzione, per compilare

la

descrizione

e con alquante illustrazioni delle

medeeccita

sime

ss.

Immagini, a sempre pi
il

tevere porla alla chiesa di


a Ripa, e alcune altre.
Il

s.

Francesco

re l'ossequio e

fervore per

esse.

Quindi

marchese ezian-

form

il

catalogo alfabetico e indicativo


le esistenti, coll'ubi-

dio discorse della costruzione e nettezza, sua illuminazione notturna,

de'luoghi ove sono

nomen-

cazione
pinte e

in cui
le

si

venerano. Distinse

le di-

clatura e numerazione degli edifzi, e delle

disegnate, dalie scolpite, e fece

chiaviche o cloache, delle quali alcu1

questo epilogo generale. Immagini della


13.
li

ne amplissime: enumer 48 piazze, 5o6


vie e

275

vicoli

come

Nicolai.

Il

cavalier

e iu vocazioni, sono

Roma

Alessandro PaiAni nel 1847 stamp in l'erudito e comodo'. Dizionario


ze, borghi e vicoli della citt di Roma.

ti,

Vergine descritte ne'diversi loro titoi4^ 1. Di altri dipinbassorilievi e sculture descritte che si
1

riferiscono a soggetti religiosi, sono r 3

8.

etimologico storico delle strade, piaz-

Le

feste

re delle

annue che si celebrano ad onodescritte immagini, sono 347-

Di pi

lo

corred

dell' indice alfabetico

Gli oggetti d'oro, argento, corone,

gem-

delle strade di

Roma diviso

per rioni, con


si

me

indicazione di quelle vie che

estendo-

no ad

altri rioni;

e dell'indice alfabetico

im magini,sonoig28. Gli oggetti appesi per voto alle immagini descrilte,sono 1 o.Le
1

e altri ornamenti delle descritte

i32

STll

T
i

II

lampade clic ardono nella notte innanzi le immagini descritte, sono 1067. Molte delle ss. immagini della D. Vergine sono
col

nna (V.) nell'847: borghi poi, quando furono aumentati, presero colle vie il nome de' Papi edifica tori. IndiGiova uni VI II
dell'872 fabbric sulla via Ostiense, per mettere al coperto la basilica di s. Paolo
dall'incursioni nemiche, una piccola
t dal proprio
cit-

suo divin Figlio, ed anche con alcuni


Immagini, e descrivendo
parlai di molte delle
di sopra rilevai la lo-

santi e sante. Al citato articolo Maest', a

quello delle
gli edilizi di

ss.

Roma,

nome
i

appellata Giovati-

medesime; mentre

ro origine, in sostituzione delle oscenit


d'alcuni Ermi, e pec porsi sotto
te patrocinio della B.
il

possen-

Vergine il proprietario dell'edilizio conquesto stesso, o chi l'abitava, ed ancora perch il passeggiere avesse frequente motivo di salutare e
venerare
il

porto di nostra eterna salute,


la

{F ) Non solo Papi assai per tempo curarono la comodit delle strade, ma eziandio furono solleciti della sicurezza de'viandantijCome vado dicendo nelle loro biografe. Leggo in L. Agnello Anastasio, Istoria degli Antipapi 1. 1 p. cjc>, che Papa Gregorio VI deli o44> ne'suoi infelici tempi ricuper la giurisdizione
nipoli
,

YAuxilium Chrisanorum,
sto s Urbis.

Deipara

della chiesa usurpala dalle prepotenti fazioni. Assicur le strade presso

Regina sine labe originali concepla, diPer mirabile disposizione


provvidenza,
di
pi
la

Roma,
si

le

quali per
della divina

continui assassinii che


i

fa-

cevano, non potevano ormai


sagri Limitia

pellegri-

Sovranit pontific ia (F.)

ni frequentare, nel recarsi alla visita dei

Roma fu

devoluta a poco a poco a'Pavigile

A poslolorum
'

(f7 .),

perch

per ispontanea dedizione de'popolijdie


in essi
il

da'raalvagi erano tagliati a pezzi.

trovarono

padre e il benefico protettore, quando cio erano abbandonati dagl'imperatori greci alla rapacit de' longobardi che volevano soggiogarli. In

prima Gregorio VI

colle

Tent scomuniche e
le

cogl' interdetti di assicurare le strade, e

perch poco giova vauo


i

vi

adoper

ar-

Roma

meuo della sussistenza


po
di carestia,
edifizi, sebbene

Papi presero cura non del popolo in temaltri

che delle sue mura e

mi temporali, onde tristi ingiustamente lo chiamarono uomo sanguinario, anche perch dicesi autore della Mdizia pontificia 3 onde difendere le possessioni
di
s.

ingerenze proprie de'uia-

Pietro.

gistrati edilizi del

senato romano, molto

Roma che couser va


edificatore,

Uno de'pi antichi borghi di nome del Papa suo


il

Gregorio II Terso il 7 260 730 fosse proclamato sovranodiB-oma, suo ducato e di altre provilis.

prima ancora

e avauti

che

borgo/VWoriOjComech fabbricato da Vittore III del 1086. Degli Effetti ci diede le Memorie de' Borghi di

Cosi la medesima provvidenza, con lina serie di meravigliosi avvenimenti, svilupp quanto a vea pi eordina to,per l'indipendente esercizio del sommo ponti ficaio. Incominciarono allora Papi ad unire al grave incarico delle cose ecclesiastiche,
eie.
i

Roma

e de' luoghi aggiacenti. Egli inol-

tre parla di molte strade antiche de'ro-

manijedi alcuni ponti e


bellione de'romani del

vici.
1

Dopo

la ri-

i43, provocati
l'indipen-

dal fanatico agitatore e caposetla Arnal-

do,

proclamando

la libert e

quello ancora del

ci vi le

reggimento diRo-

ma esuostato,e quanto
teriale della citt.

riguardava il maQuindi s. Leone 1 V,per


citt, cinse di

denza dal Papa, pose fine alle successive turbolenzeClemeutellI co'capiloli diconcordia stabiliti nel
1 1

88,

fra'

quali

si

con-

l'incremento e difesa della

mura

comprese

nel fabbricato di

Ro-

ma la basilica Vaticana, gli adiacenti Borghi di Roma(F.), con porte, torri e strade, e fu chiamata dal suo

Papa contribuisse al ristabilimento delle mura di Roma. A quest'epoca ne'monumenti storici spesso si legge ricordata la J ia Papale, ch'era quelvenne che
il

nome

Citt Leo-

la

strada chei Papi in Cavalcala(t/ .)per-

ST
ticano ,per
zioni, e per
la

R
fa.)

STR
cantava messa e tornava
Patriarchio.
Il

i33
al

correvano, recandosi dal Lateranoa\

Laterano nel
f'i.i

celebrazione delle:sagre funalcuni luoghi


Lello de'pa-

Moretti, Riltis dani Preparla dell'antica

\aCoronazionec Possesso (/"


in a riposarsi nel in altri

sbyterium,

p. 2(53,

con solenne pompa, ed


si

Papali a
gli

s.

Pietro

ad Lateranum,

e de-

fermavano

archi checostrui vano per essa nel giordella coronazione del

ramentilFX
cia
al

facevano dispensa-

no

Papa professo-

re V Elemosina e gettare

Moneta pontifi-

res artiuni et iinversitates laicales, nei

popolo, detta pure Presbiterio [P'.)

quali luoghi clerici Iradebanlicr moneta,


quatti subditis confecloribus arcus consi-

per quella che davasi ne'diversi siti ove erigevansi degli archi per festeggiare il

gnarent. Coronato

il

Papa

nella basilica

Papa

nelle sue cavalcate d' alcune feste

principali dell'anno,

che erigevano

pro-

Vaticana, procedeva da'gradini della medesima passando avanti diverse cappelle,

fessori delle arti e le Universit artistiche

maxime

s.

Gregorii alibi appellatala iu

Ne parlai in molti luoghi, come nei voi.XIX,p.3r,XXI,p.i6oe6i,LXIir,


(V.).
p. 5^, venendo rammentata ne\V Ordine /l'owrtHodelcanonicoBenedettodel [3,
i

Cartina (di cui nel voi. XLIX, p. 291), ac porticits, et circumfacentia ponti edi-

fida (ne parlai a Citta' Leomxa), potissime castellimi Crescentii (descritto aCAstel
te
s.

di

Cencio Camerario del

92,

e di

Gre-

Angelo), mine

s.

Angeli: inde an(lo descrissi a

127 1. Della Strada Papale e dello spargimento del denaro che si faceva al popolo dal Solila no o ila aliti, e in quanti luoghi ove passava il Papa, anche per rimuovere la calca del popolo,!' ladegorio
del

palatiutn
izzo

Maximorum

scv\z\oi\iiTovv\^\o, GrolteVaticane,^.

>53
s.

iac deCalcaria (ne trattai nel voi. LXVI I, p. ib'ri), praesertim Caesariorum, modo Cesarinortim, ubi mine s. Nicolai ecclesia, et ss.Stygnialumb. Francisci,olii/i ss. Qua-

Pai

M \ssimo), aetlesque t

e 5 )4, cio

volte: presso la chiesa di

Martina (che descrissi a Scultura); vicino la Chiesa di s. Marco j al palazzo di Cencio Musca o in lJ ugna, cui successe il Palazzo B raschi, in Via Papcte; alia torre di Stefano di Pietro, in capo al Rione Parione, presso Monte Giordano, ov'era la chiesa di s. Cecilia in Tiare Stephanij a'gradini delle Scale di s. Pietro, o dove il Papa montava a cavallo. Narra inoltre Torrigio, che nella chiesa di s. Martina il Papa cantava terza nel giorno della Purificazione, assisteva alla benedizione delle

draginta Calcariorum: inde procedebat ante titillimi s. Marci (o Chiesa ili s. Marco),

eique conjunclam porticina, nec

suppositas cln'o Capitolinolo


glio) moles: inde ante por licititi

non Campidos.

Cosniac
foro

(oChiesade'ss.

Cosma e Damiano nel

romano), vicinumque nionasleriwn ,quod ir andatoia degli Spes. Laurentii in ziali) inde ante propinquas Colossaeo (l'anfiteatro Colosseo) cappella?, quali

s.

Nicolai,

et s.

Mariae

deferrariis: tan-

dem

ante

titillimi s.

Clementis (o Chiesa

dis. Clemente) }

candele fatta dall'ultimo cardinale pree sedendo fuori la porta della chiesa

teranensi subslructiones.

haerentcque palado LaEcco dunque

te,

tracciata l'antica viaPapale.fliferisceGulletti,

ledistribuivaal popolo, in

manto

e mitra.
s.

Indi passava nella vicina Chiesa di

A-

Del Primicero, p. 142, che descrivendosi dal suddetto canonico Benedetto

ariano, e dopo il canto di sesta, e vestito di pianetae pallio, riceveva la candela accesadal incardinai vescovo, davaduecandele a tutti
i

nel rituale da lui

composto

al

principio
il PaVaticana

del secolo XII

la

strada che faceva


basilica

pa nel ritornare dalla


alla

cardinali e al camerlengo,

Lateranense, dice: prosilieus ante

s.

a'prelali e laici

una o pi a beneplacito.
vi

Marcimi ascendit sub arca manus carnai-

Recatosi alla basilica Liberiana,

entra-

(chiamato oggi corrottamente Macelo perch


iu

va a piedi nudi, che si lavava iu sagrestia,

lo de'Corvi,

questo luogo

fla-

34
s.

S
pietra,

T R
s.

S
Marco.
di

T R
le

gettandosi

Lucia dal carnefice, quest'i ditranne


la

qui noter, che gi e sino

venne

mano che

rest di

dal secolo

aveano luogo per


r

stra-

carne; ovvero per esservi slato

ivi

innal-

de

Roma

quelle feste spettacolose pel

zatoli sepolcro di C. Publicio Bibulo,


descrissi nel voi.
te
i

che

LXIV,p. 38, discenden-

CarnevalediRoma(f .)epcGiuochi(U.) famosi di Agone e Testacelo, e ne'quali


il

da M. Valerio Corvino, cos'i cognominalo per essersi fermalo sul suo elmo un corvo mentre combatteva un gigantesco
gallo,

Senato Romano (/^.) sfoggi la pi imponente splendidezza, incedendo per

quelle vie descritte ne'citati articoli. Pd-

che per averlo ucciso

in duello, gli

marca mg.
Nicol
III,

Nicolai, che fino da'tempi di

tu eretta iu detto silo da

Augusto, secon-

do Panciroli ne.' Tesori nascosti di Roma, una statua col corvo in cima all'elmo), per clivum Argentarli j'uxta insidam ej un clan noininis et Capitolium; cio pel clivo Argenlarioeverso la chiesa di s. Lolenzuolo (ora del Conservatorio dis. Eufemia), presso un'isola o vico di case detta

come si ha da un documento degli 8 novembre 280, magistratodeli

il

le

strade spiegava

la

sua giurisdizione ani

che relativamente

a'ehierici,

quali era-

no soggetti al tribunale edilizio di Roma. Nel i3o5 eletto Clemente V, per filale
disgrazia della Chiesa, dell' Italia e di

RoTe-

ma,

prefer all'avventurose rive del

parimenti Argentana, descenclit ante

vere,quelle del Rodano, fermandola sua

privatati!

Mamerlini }
il

e scende pel

CamMarti-

pidoglio avanti
gi
s.

carcere Mamertino, ogs.

Pietro in Carcere (presso


dell'

na^
la

Universit artistica de falegna-

mi). Della via

Papale moltissimo se ne par-

nelle relazioni raccolte

da Cancellieri,

dimora in Avignone,? fu protratta per altri 6 pontificati. Le infelici condizioni che ne derivarono a Roma,\e deplorai in quell'articolo; quando Clemente VI neh35o fece celebrare il 2. Anno santo in Roma, raccomand al suo legato la sicurezza delle strade pubbliche pel

nella Storia de' possessi de' sommi


tefici, e feci

Pon-

comodo

altrettanto io nel descriverli. O-

incolumit de'pellegi ini, come praticaro-

ra pi particolarmente si denomina strada Papale quel tratto che si corre dalla

no successori per tale Giubileo. Desiderando Urbano V restituire a Roma la


i

Piazza dell' Orologio della chiesa nuova , Piazza di Pasquino } Piazza di s. Andrea della F a Ile, sino a Piazza del Gsij la

papale residenza e visitarne

santuari,
car-

commise
XI
nel
1

la

sicurezza del

cammino al

dinal legato di

Roma;

quando Gregorio
rovinata negli

quale essendo tortuosa e in alcuni


il

377 visi reca

ristabilirvi la ponti-

luoghi angusta, decret

municipio roallargarla, che

ficia

residenza,trov

la citt

mano, onde possibilmente


restauri,
si

edilzi e nelleslrade, diroccata nelle

mura,

tutte le case che soggiacessero a notabili

debbano

riedificare pi ad-

diminuita notabilmente nella popolazione. Pe'precedenti accordi co'romani, questi

dietro, per fare acquistare pi spazio alla

rassegnarono

al

Papa

la

custodia e or-

nobile via, frequentata dal Papa, dai


si

dinazione de' ponti, delle porte, delle torri, di

cardinali, prelati e personaggi che

re-

tuttala parte di l dal

cano ne' palazzi apostolici, ed la pi comune che si percorre per andare al faticano. Quanto alla pompa del possesso del Papa, non vi passa nella via se
il

la

Citl Leonina.

Non
in

ostante

Tevere e delromani
i

sempre irrequieti

que'tempi

di scisma,

incominciato nel 1378, di prepotenze e di fazioni, poterono alquanto domarsi

Papa abita

nei Quirinale, poich giun-

to alla piazza del

Ges

volta per la via

da Bonifacio IX, il quale nel i3g3 fece un atto di concordia col senato e popolo

the conduce a Campidoglio, ovvero dopo percorso un tratto della via Aracoeli,

romano, che
gialori le

fu obbligato colle proprie

rendile di tenere del lutto sicure a'viag-

volta nel quadrivio per la

Piazza di

due strade verso

Rieti e Narni,

S
e

T R
le
i

T R

35

per quelli

di

mare una galera armata.

tante anteriori incursioni de' barbari,


le

In quella poi stipulata nel

44 con

In-

per

tante successive rapine di guerre

nocenzo VII, e nella quale furono inseriti capitoli di Bonifacio IX, fu convenuto di doversi le strade custodire sicui

civili e

perversit di tempi. Ritiene nondimeno, che la dignit edilizia indubitalo, che non per stabile disposizione di

re dal popolo

romano, a spese
la

della ca-

legge,ma a seconda delle circostanze, passi)

mera di Roruaossia
bedue
le

Capitolina. Di

am-

in

potere del senatore e conservatori


e di que'magistrati
eletti,

concordie ne trattai a Roma, coi


riportai riguarsi

di

Roma,

cheda'me-

capitoli pi interessanti, nel quale arti-

desimi venivano

finch Martino

colo moltissime nozioni

applic l'animo suo veracemente roma-

danti

le strade.

Il

testo poi di tali atti

no

a stabilire con ottime istituzioni tut-

ponoo leggere nel Vendettini, Del Sena'


33a, e nel Vitale, Storia de' senatori di Roma par. i, p. 6 Per tal convenzione fu accordato al popolo romano la custodia di tutti e singoli ponlo
p.
1
i

te le parti dell'ecclesiastico

dominio, e

Romano,

diede

il 1.

"impianto

alla

presidenza delle

strade, mediante

la bolla Etsi cunctorum, de'37 febbraio 1 4-25, colta quale furono gittati fondamenti, sui quali Papi suci i

ti

fuori di

Roma

e tutte le

porte della

cit-

cessori costituirono tutta


di detto tribunale.
lizio tralasciato

la

giurisdizione
l'uffzio

t,

riservandosi

il

Papa

le

porte della Cit-

Pertanto
la

edi-

Leonina e il Ponte Milvio; obbligandosi romani di non ammettervi seguat


i

per

fierezza delle lun-

ci

dell'antipapa, n d'ingerirsi nelle per-

tinenze delle citt diSutri, Civita Castel-

lana e altre, non che nelle terre, luoghi,


beni, giurisdizioni, diritti e

preminenze

ghe vicende politiche, destituito ormai di qualunque fondamento di leggi, e prossimo quasi a mancare, ricev vigore dal disposto di Martino V,efu in quella pi ampia (rma di magistratura ridotto, che
descrissi nel ricordato articolo

spettanti alla giurisdizione del


ia

Papa

e al-

Maestro
i

chiesa romana.
l'ollzio di

Che

il

castello di
la

scati^
tulli
i

difendere

Framarina con

delle sTRADE;altri!>;iendone
quali erano
le
soliti

la

cura e giu-

risdizione a'eavalieri maestri di strade,

diritti e

sue pertinenze spetti e deb-

gi a giudicare intorno

alla chiesa Lateranensedi Roma. Il Rinaldi dice, che s'ingiunse a'romani di pagare tributi non pagati ancora, ed a'magistrati del popolo romano esentamele pubbliche strade. L'affliggente slato di Roma termin colla elezione di Martino V, che creato nel 14 7 neliSl'nodo di Costanza, estinse lo scisma che avea lacerato lungamente la Chiesa. Notai

ba spettare

causede'conlni eservitde'predi, elo-

ro concesse illimitate prerogative. Tutto

conferm
IV.
gi

ampli

il

successore
i

Eugenio
il

questi ribellatisi

romani, egli fugi

iuFirenze; vedendo governo che aveano

poi

romani

mal

stabilito, la

mag-

gior parte ritorn alla sua ubbidienza.

Ridotta

Roma

in infelice

condizione per

Svizzera, che nel soggiorno che

vi

fece

supplicato di dimoiare un tempo in Ger-

mania, rispose non potere, dovendo recarsi

a ristorare la derelitta

Roma.

Il

Nico-

Papa, dopo nove anni e circa (piatir mesi ottennero col perdono il suo benigno ritorno, trovando che per le pubbliche strade pascevano le pecore e le vacche, e tutta quanta la citt nel pi
l'assenza del

lai

Dell'encomiata opera dice che converle vicende della carica edilizia dalcaduta dell'impero d'occidente lino al

deplorabile stato. Nel


strada da'

i47 S u
e

succes-

rebbe uu'erudita investigazione perconoscere


la

se Nicol V, nella cui coronazione per


la
ss.

Cosma

Damiano
il

all'ar-

co di Costantino, e da questo alla basilica Lateranense, fu corso


lio.

tempo uel quale iPapi, ritornati da Avignone.cominciaronoa ristabilirce restaurare

consueto pal-

Protettore delle lettere e delle arti,

Roma

vacillante e quasi oppressa per

Nicol

sonluosameute decoi

Roma ili

3(5

ST

R
via Florida o

T R
es-

edilizi.

A vea concepito la vasta idea di aptire 3 strade che da Caste! s. Angelo con(piali

Reda, o Magistralis per

servi molti uffizi de'notari, e poi

Giulia
4<j, LI,

ducessero nella Citta Leonina, delle

per quanto
p.

dissi ne' voi,

XIV,

p.

una portasse

in

mezzo

alla piazza di

s.

Pie-

3i6, s'incominciarono ad eseguire

dal-

tro, altra a destra al


la 3." a sinistra dalla

palazzo Valicano, e
parte del Tevere al

l'arco ch'esisteva avanti l'odiernoPrt/az-

luogo ove giaceva l'obelisco, divisando di ornarle tutte di portici, con botteghe e
case pegli artefici.
Il

zo Ollobon Piano (/'.), e pi tardi dalla l'otta Flaminia, sino al detto palazzo di s. Marco e con 8 pallii. Questa strada per tali
corse, e

suo segretario

Male

come

gi notai, prese inseguito


riusc la

il

netti,pressoilMuratori,jReram7ta/.,ser7r>f.
t.

nome di Corso, e
la

pi frequentala,
la

o, par.

?.,

p. epe),

celebra Nicol V,

pi nobile,

la

pi regolare,

pi lunga,

opere che

fece, quelle

che

magnanimo

a-

ha

pi bella e magnifica della soutuosaRo-

vea ideale, echefu benemerito delle slrade e delle piazzediPioma. Platina poi suo contemporaneo, nelle Pile de' Pontefici,
riferisce

ma. Sbocca dal mezzodella grandiosa piazza del Popolo e va direttamente per pi

che Nicol

lastric quasi tut-

d'un miglio verso mezzod sino al detto palazzo, ora denominato di Venezia, nella via

te le vie della citt, o

satofarlo.

almeno avea diviRimarcai a Pestilenza, che nel j4o2 ne fu assalila Roma, perch le sue strade non essendo ancora lastricale, u daloloropendioalloscolodell'acque,quesle rendendosi stagnanti, come altre voite corruppero l'aria edegenerarono in iniezione, che costrinse Pio
II

chiamata
e

la

Ripresa de' barberi, tercos noe

mine

meta de'ca valli corridori

mati delle corse carnevalesche,

propin-

qua

Macel de'Corvi. Questa maestosa strada, fiancheggiala da buoni ed eleganti edilzi, fra quali non
alla ricordata via di
i

pochi magnifici palazzi, da piazze,

ila

bot-

a partirne,

leghe nella pi parte decorose e moltean-

Perci rileva Cancellieri ne Possessi, p. 3i i, che Papi per evitare l'insalubrit


i

dell'aria, fabbricarono successivamente

che di lusso, presenta un complesso sorprendeute,enel carnevale uno spettacolo di meraviglioso tripudio, sia per le A/dschere^P.), sia pel passeggio de'cocchi, sia per l'immensa moltitudine che vi accorre di

buon clima de'palazzi per abitarli, ne'tempi di caldo eccessivo o di ma'QVa j pev{avviP'illeggatura(Pr.);
facendosi cadere
la
le

in alcune citt di

romani

e forestieri d'ogni condizio-

vacanze da'negozi nelcaldi e spe-

ne, sia pegli addobbi delle loggie e delle

Cuna Romananemesip\h

cialmente ne'lempi pi canicolari, come oltre il Borgarucci, nello stile osservato

non v'ha il simile mondo, per cui riesce diammirazioneimponentea tutligli slrafinestre; laonde forse
nell'altre parti del
nieri. Notai a Commissario delle antichirx romane, che Paolo II eman particolari disposizioni
gli

da Papi
str
il

nel distribuir

le

vacanze, d'uno-

Garampi

nel Sigillo della


i

Garfa-

gnana. Non sempre Papi slimarono necessano partile da Roma, ma si contentaronodi variare abitazione in sito d'aria
migliore,e Paolo
li pel .si rec a dimoiate nel Palazzo apostolico di s. Diarco,
i

per

la

conservazione dele vie

antichi edilzi che nobilitano

di

Roma, seguendo

in ci l'esempio de'prele

decessori.AnehePaoloIIconfl'rm

prov-

videnze emanale sulle strade da Martino

che avea cominciato da cardinale, e dal Salmon creduto il pi bello di Roma per
architettura, e forse lo sarebbe slato se

Eugenio IV,
1

mezzo

de'decreti dei

7 settembre

4^4
s.
il

del cardinal

Mezza rota

camerlengo

di

Chiesa e vice-cancelliere;
successore Sislo

Fu

morte non g' impediva di compierlo, a motivo di questo palazzo, chele corse di Camalli che nel brillante e famigevaio Carnevale di Roma si facevano nella
la

altrettanto fece

IV

coi

1 decreti del cardinal Estouteville carnei -

lengo, e colla sua bolla


del
1

De

fure congrui

480, dichiarando

le facolt al trib-

STR
naie delle strade e suoi cavalieri maestri,
siastiche. Nella biografia di Sisto

STR
,

i3 7

per giudicare sulle cose e persone eccle// ed

due gravi avvenimenti ivi accaduti. Si disse Lungara per il lungo spazio in cui procede, essendo larga e dritta. Lungaretta

Roma,

lo celebrai

namenti co'quali done pi salubre l'aria

magnanimo per gli orabbell Roma, rendencol

poi

la

vicina via, cos appellata per la

sua lunghezza estreltezza. Alessandro

VI
che

selciamele

\ie,

approv il decretato di Sisto IV sull'abrogazione de'privilegi


ilo

come
di

altri

meglio dicono lastricandole

ecclesiastici, ci

mattoni

a coltello,

ampliando strade e

non deve recare meraviglia, perch


i

avell-

piazze, con abbattere moltissimi poi ticali emignani; da dove, secondo l'avvertimelito di Ferdinando! re di Napoli, in qualche commozione popolare, le donne aV rebbero potuto con mot tari disperdere
le milizie, e
i

l'api

preposto

al

tribunale delle stra-

de

i!

cardinal camerlengo, questi coll'am-

pia sua dignit, misla di ecclesiastico e di


ci vile,

abbracciava

la

giurisdizione dell'ui

per l'angustia delle vie esse-

e tacile sbarrarle.
vi

Tra lenuovestradecbe
,

apri

fu

la

Sistina
x.

cos'i

detta dal suo

no e dell'altro foro; quindi camerlenghi emanarono ordinazioni intorno a questo tribunale. Alessandro VI per l'anno santo 5oo ordin una via pi comoda, che
i

Angelo dall'adiacente omonima cbiesa eretta da s. Gregoiio 1 pel prodigio narralo a Castel s. Angelo e altrove. E' tanto vero che anticamente le strade si lastricavano di mattoni, che la presidenza di esse portava una speciapoi
le
li

nome,

Borgo

Angelo conducesse a s. Pieil popolo a fabbricarvi delle case, demolendo quella piramide che descrissi a Citta' Leonina, ove notai le corse che si facevano nelle feste di Natas.

da Castel
tro,

invitando

le, di

ragazzi e meretrici.
si

La

via prese al-

sorveglianza sopra
costruissero in
1'

fornaciai!, acci

modo da

reggere all'at-

suo nome, e Giulio 1 nel 5o j


lora
il
1
i

disse Alessandrina.

la lastric,

ed essendo-

trito
co.

de'pedoni e degli animali da cari1

Afferma mg. Nicolai die Sisto


si

a-

vea vietato, ebe


di selci,

lastricassero le strade
la citt in bas-

poich per essere

sa giacitura,

opinava che
a
vi

tale lastricato

aumentate le abitazioni, fu appellalo Borgo Nuovoj comp e raddrizz la via Lungara, col l'idea di tirarla sino a Ripa Grande; e verso il 5 coli opera del celebre architetto Clamante raddrizz e amsi
i i

couservasse
I\la

umido

allora
si

non

erano

danno de'ciltadini. le Carrozze^.),

pli

la

ricordata, lunga e bella strada Flos.

rida,che dalla chiesa di

Giovanni de'fio-

e non
si

videro che nel seguente secolo;

rentini (che descrissi nel voi.

XXV,p.

^),

andava a Cavallo e in Lettiga (/*.). Notai a Governatore di Roma, che sotto Inuoceuzo Vili la sentenza di morie che si eseguiva sul monte Caprino, principi ad effettuarsi sulla Piazza di ponte s. Angelo; ed ora ha luogo sul piazzale detto
della

Madonna

de'Cerchi, per l'oratorio

che descrissi nel voi. LXII, p. 233. Alessandro VI raddrizz la via Lungara e ricostru la Porta SeUimianaj ne parlai in questo articolo, e descrivendo magnifii

conduce al Ponte Sisto, eretto dallo zio Sisto IV, cio dopo la via Paola aperta da Paolo III, e perci un tempo delta Paolina, come rilevasi da una lapide posta sopra una casa verso Ponles. Angelo. La via Florida ricev dal Papa il nome di Giulia, ed spaziosa e adorna di buone fabbriche. Leone X cominci a perfezionare le strade che conducono a Porta Flaminia, e colla bolla Inter curas multiplices, de'a

novembre 5i
i

6, Bull. Rota.

t.

Porto Leonino, le chiese, l'ospedale da' Pazzi, l'orto botanico, che soci

palazzi,

il

3, par. 3, p.

4 2 7j conferm ed

estesela
e

giurisdizione del cardinal

camerlengo

no lungo
voi.

la

via
la

Spirito. Altri

che conduce a Porla s. chiamano Longara, e nei

de'maestri delle strade, declarando sulle


appellazioni interposte alle loro sentenze.

LV11I,

p.

3 12, L1X, p. 46, registrai

Clemente VII comp

le

vie

che recano

38
lavori di

T a
tre strade

T R

alla. delta
i

Porta Flaminia, proseguendo

Leone X;

e defin

la giuriseli-

zione della camera apostolica e suoi cinerici

furono migliorate dal magni* lieo Pio IV. Questo Papa, come dichiarai a Maestro di strada, conferm la giurisdizione de' maestri e del camerlengo, e

di

camera, sulle pubbliche strade tan-

to di

Roma, che

delle altre citt pontiIII,

assoggett

al

tribunale l'arte muraria.

Il

(icie. Il

successore Paolo

avendo

tro-

successore s.Pio V, sostenitore zelantedel-

la le

vato diverse parti di Roma deformi per quantit de' vicoli, poich quasi tutte
case erano allora isolate,
le

l'immunit

ecclesiastica, rivoc

le le

dispocose e

sizioni de' predecessori,

contro

ridusse a

miglior forma, spianando

gli edilizi

mal

persone ecclesiastiche. Leggo nel Catena, fila di Pio 35, che tolse l'uso di } p.

fabbricati e altri alzandone. Raddrizz

molte strade,amplidiversepiazze;edacquistate

3g
via

case da'privati possidenti,


vi

le

lece demolire, e

comoda

nominata Paola. Delle sue benemerenformi)


la

gi

ze per le strade di

Roma,

se

ne

fa
la

mendilu

zione nell'iscrizione scolpita sotto

statua inCampidoglio, e riportata da Cancellieri

ne Possessi
i

p.

ce succedere

chierici di

5o4- Paolo III fcamera a'mae-

stridellestrade nella presidenza delle me-

Borgo s, Pietro o Nuovo nel carnevale, dicendo che ivi non eravi palmo di terreno, che non fosse con sagrato col sangue de'marti ri (pel notato a Citta' Leonina e altrove), ripristina ndo le corse nella via Flaminia o Corso, Digliando per le mosse dal suddetto arco denominato anche di Portogallo, e per la via Lata sino a s. Marco. Nel voi. LI I, p, 58, parlai delle vie Bonella e Alessan(Irina, migliorate da s. Pio V, ed alle quacorrere
i

pallii nel

desime,ed aggiunse

il

vicario di

Roma al
il

li

fu datoli

nome

del nipote aliai,*, e dei-

tribunale nelle cause ecclesiastiche, setali

la

patria di esso e del

prelati lo richiedessero.
si

Per

presi-

feci

parola anche a
dissi
le

dente delle strade


i

cslraeva a sorte tra

medesimi

chierici di

Giulio

III costitu

camera ogni anno, una tassa di gitdii 4 so-

distrada concord

Papa alla i.\ e ne PioV. A Maestro ancora, corneGregorioXUl


s.

precedenti bolle sulla giuris-

dizione ecclesiastica del tribunale delle


strade; indi nel
le
i

pia ogni bottegaio, a vantaggio della cassa delle strade. Pio

583 impose una


affittavano, per

tassa sul-

IV

dal Quirinale fece

vetture che
i

si

rinnovadi R.o-

eseguirela lunga, regolare e larga strada

re

lastricati

o pavimenti stradali

che conduce
dina! Sforza

alla

sua Porta Pia, edilcarstabil

camerlengo
il

uu'impoi

ma, che ancora continuavano ad essere firmati di mattoni, come trovo in Nico'

sta per contribuire alla spesa nel

564.

a b e chiamali

ammattonali; ad oggetto
i

Nel precedente
l'antica

Papa

fece aprire

dopo

di

rinnovare principalmente
le

pavimenti

Porta Cassia, che dal suo nome cardinalizio fece chiamare Angelica , la suburbana strada lunga pi di 3 miglia,
affinch comuuicassecolla viaCassia, e fu

innanzi

minulo popolo. Avvicinandosi lacelebrazione dell'anno santo 575, Gregorio XIII ordin a tutti governatori delle citt e
pie case, e
le

abitazioni del

detta Pia dal suo


so Castel
s.

nome

pontificio. Pres-

prcviucie dello stato, di restaurare con diligenza


le

Angelo fabbric Porta Castelfoj con istrada suburbana verso Porta Angelica. Edific pure quella partedi Roma,
fra
il

strade e

ponti, e rinnovarli

se bisognosi d'esserlo. Dalla basilica Li-

boriami fece aprire

la

dritta via sino al

Castello e
i

il

Vaticani con sua stiasi

da, e nel

565 ordin che


la via

denominasse

Borgo Pio

che conduce al cortile diBelvederedelPalazzo Vaticano. Si suole


appellare pureBorgo

Laterano, senza badare a spese di demohzione di case e vigne adiacenti; e drizz la via che da Porta s. Giovanni conduce
a Frascati

da

lui

frequentato.

Cur

la

co-

Anna, dalla chiesa omonima dt'Palafraiiai(F.). Anche als.

struzione delle strade per andare al sanluario di Loreto, faceudo spianar tuonli

st
e alzaie
delle
sto
niti
Io valli.
t

n
nel

STR
Fea
,

Leggo
via

Sloria

dal Colosseo al Laterano, quella che dal

(i<(jite

che\a

Condotti prese que-

nome
i

per avervi Gregorio XIII riu-

Quirinale conduce a Porta Pia, e la suburbana Flaminia. Dissi pure quali privilegi

principali di

e loro diramazione,
la

Roma; ne fa la storia come fatti, e riporta


vi

accord a quelli che nelle vie Felice

e Pia edificassero case e l'abitassero,


fece peraltre,eil decretato per
la

come
il

nota degli
i

artisti

che

lavorarono, Di-

piazza di
di*

ce che

vari

rami

laterali de'condotti soil

Termini

lo ricordai a

Seta. Rinnov

grande in mezzo di travertino; per avvengono danni continui e di frequenlesi debbono fu e rappezzi di piombo. Altri avendo a Nicol V at-

no

in terra cotta,

vietodi far scavi senza licenza, anche per

impeditela rovina degli


missione dellestrade;

edifzi e la manoeman provvidenze

per

la

nettezza di queste, per decoro e salii-

tribuiti
di!

condotti di travertino nella strail

brit della citt, ed istitu le

suddetteconle

Condotti,

Fea

li

confut.

Gregorio
48, o per
pr

X III, dalla
la

via di

Lo stesso Capo le Case


voi.

gregazioni per

le

strade e per

acque,

onde aver cura


a

soprintendenza

alle stra-

(cos dette o pel

riportatone!

X,

p,

de, a'ponti ed alle acque da lui condotte

loro elevata situazione), a-

Roma.

Alla

a
1
.

eli

dette congregazioni asle

una strada per la Chiesa (iella ss, Trinit de' Monti, e dal suo nome si disseG/egoriana. Inoltre questo Papa avendo fatto erigere la Fontana del Babbuino [F^,),
die
la

soggett non solo


stretto o sua

strade di

Roma
le

e di-

Comarca, ma

altre

anl'in-

cora di tutto
carico, n

lo stato ecclesiastico.

La consi

gregazione non ne sostenne a lungo


il

statua giacente di
alla

tal

nome
via.

la

de-

cardinal camerlengo

cur

nominazione
tri

magnifica

Degli al-

gran fatto

di

mantenere

la

sua giurisdiil

simulacri che servirono in


di

Roma

di

zione sulle strade, appena rilenendosi


diritto sulle cause ecclesiastiche

convegno a 'satirici o
squinate,
crezia,
il

argomento
e
1

a pa-

de /are

come

l'ai),

Luigi,

madama Lula

congrui. Di maniera che


edilizie dell'illustre e

le

attribuzioni

Facchino, Pasquino

(queste due ultime statue e

Marforio .Mietono

curule dignit pas-

nome
lai

alle vie

ove

si

trovarono) ne parp, 5,

sarono interamente al prelato chierico di camera, annuale presidente delle strade.

ne'vol. L, p,

3oo, LI,

Nella bio-

Benemerito fuSisto

V anchedella sicurezuna me-

grafia di Sisto /"narrai

quanto fu emi-

za delle strade, per cui fu coniata

nentemente benemerito delle vie di Roma, descrivendo quelle belle, lunghe e larghe che apr, prendendoli nome di Felice da
quellodelsuocardtnalato,quella che dalla
chiesa della
alla basilica
ss.

daglia coll'epigrafe: Perfecta Securilas,


colla sua effigie, e nel rovescio fu rappre-

sentato un passeggero che

dorme

sotto
alle

l'ombra

d'

un albero, con allusione

Trinit

al

Pincio conduce
al

pontifcie cure in liberare lo stato ecclesiastico dagli assassini,

Liberiana, e propinqua

suo

emanando

lej"i se-

principio altra ne apr che


dal

nome
in

del

chiam Sistina pontificato. Le altre sono


s.
s.

vere contro

di essi.

Di pi merit una sta-

quelle da detta basilica alla Chiesa di

Croce

Gerusalemme, ed a Porta

Lo-

tua in Campidoglio, con quell'iscrizione che riprodussi nel voi. I, p. 78. Paolo V d'animo grande, come Gre-

rcnzo,\a quale insieme all'altra che da tal

gorio XIII soleva dire, che nel fabbricare


si

porta conduce a Piazza di Termini apr col suo peculio, come si legge nella lapi_,

mento

ottenevano due vantaggi, l'abbellidella citt, il sostentamento desili

de sull'arco dell'acqua Felice. Da Piazza Colonna Traiana, apr la via che porta alla nominata basilica da una parte,

operai e perci carit pubblica;ebbe idea


di fare una strada rettilinea a Frascati (f.) di sole 7 miglia, per la villa Mondra-

iucominciandoquellache dovea condurre a s. Pietro. Miglior pure la via


dall'altra

gone che designava villeggiatura papale. Magnifico ampliatole del Palazzo a-

4o
t

STR
.

STR
,

pos olir (hi iri n a le ( V


tre parti di
le vie
li

n 1 1 o ve s ! ra in al-

Roma.
rizzato

Indi per avere riaperto o regola-

deche riconducessero. Similmente

Roma dilat o raddrizz mol-

prima anguste e tortuose, tra legnaalla basilica

la strada del clivo de'Monli Viminale e Esquilino, che per averlo abiromani patrizi fu detto Fico Patato
i

perfezion quella chedalleQuattroFon-

trizio,

per

lui

prese

il

nome
1, p.

di via

Urba-

tane risponde

Liberiana, da
e dell'^rt-

naj laonde

fu fatto quel distico


1.

che No-

dove

alle

monache Filippine
la via

vaes riprodusse nel

24, della Sto-

iunziata apr

dal suo

nome

delta

Paolina (altri attribuendola a Paolo III), e l'altra die ila Porta Flaminia procede pel Ponte Milvio,chefece rendere pi stabile con selciata. Rec notabile utilit albi salute pubblica, con accomodare e allargare le aperture che servono per condurre alTevere l'immondezza. Colle strade ampie che in Trastevere apr o raddrizz, rese pi decorosi il monastero dei cassinesi di s. Calisto, il convento de'riformali di
s.

a Palribus ViUrbanum Urbacum dixero Quirites, no a Principe Roma vocat. Pare che nel pontificato d'Urbano Vili incominciasse il provento in favore del tribunale delle
ria de' Pontefici: Patritium

strade, sulle cave di pozzolana.

Il

succes-

sore Innocenzo

X
,

per maggior decoro di

sua patria

Roma

rinnov molle

vie, e

quella che conduce a Frascati, e sontuo-

samente abbell Piazza Navona. Ordin che gli esattori della tassa strade la depositassero nel

Francesco, e

la

Porla Porte-

Monte

di piet, e costitu
il

se: la bellezza e vastit della via

che con-

a favore del tribunale delle strade

prosi

d uce alla chiesa di detti Francescani, suolo le nominarsi il Corso di Trastevere iSlnulonedi s. Francesco, o via di s. Francesco a Ripa, non solo per condurre a tal
,

vento delto de'porti e fiumi,

il

quale

form dal pagamento annuo dell'appaltatore della privativa di cercare


i

ferra-

menti e
quali
le

altri oggetti ne'porti

o luoghi dai

chiesa,

ma

anco

al

Porlo di Ripa grandi',


quasi distrutto

ch'
re.

il

principale delle sponde del Teve-

Avendo un incendio

immondezze si scaricano nel TeDomenico Gagliardelli, De piirgandis viis Urbis, et de aquae Fvere. Vedasi
licis

sul Corsoi!

monastero delle convertite (di

cui a Meretrici), lo restaur e separdalle vicine case,

qualilalibus libellus, Romae 1090. Alessandro VII nel i665 demol l'arco
il

formando

cos quel

tronco
s.

presso

Palazzo OUoboniFianOjChe'mla

di strada

che ha sfogo

alla
i

Piazza di

gombrava

magnifica via delCorso,Iaonfu posta


di

Silvestro in Capile.
ti

Tra

cardinali crea-

da Paplo

vi

fu

Bartolomeo Ferra-

una lapide Fabretti,e raddrizz la stupenda


de incontro
cui altra
vi

mg. 1
per

via,

tini d'Amelia, dal

quale prese

nome

la via

Fratina, per quanto dissi nel voi. XIV, p. 216, ovvero pel notato altrove con Cancellieri, per la venuta de'frati Alita-

memoria sul cantone del Palazzo Torlonia a piazza di Venezia, ove


si

venera

la

D. Vergine della Chiesa

di

mi
le

nel vicino convento di

s.

Andrea

del-

Apollinare. Alessandro VII fu niunificentissimo per rendere Roma di pi


s.

Fratte: sull'etimologia ne parlai an-

ornala

e salubre, sia col

meraviglioso cosia colle

cora nel voi.


fatto

LX1K,

p.

47-

Non pare

af-

lonnato della Piazza Vaticana,

che il cardinale donasse il palazzo alla congregazione di propaganda a palio che si dasse il suo nome alla vi,

piantagioni d'alberi della Piazza di

Cam-

po Faccino
BELiscfii di
eretti

e nel

Monte Esquilino.

A O-

Roma avendo

descritto quelli
vie del-

cina strada,

alcuno.

come erroneamente pretese Ad Urbano Vili dell 62 3 dob-

da'Papi nelle piazze e sulle

la

biamo

moltissimi ornamenti di Pioma, racchiudendo nella citt la via Lungara,

medesima, qui ricorder quello innalzato da Alessandro VII o Obelisco della Minerva sulla piazza di tal nome. Avea liujzeuio

per l'ampliazione che fece delle

Mura

di

IV

fatto atterrare

diverse

STR
fabbriche, le quali quasi interamente na-

STR
ree dello

i/ f

stemma

Pignattelli d'Innocenil

scondevano
o Chiesa di

le

s.

superba mole del Pantheon Maria ad Martyres, co-

zo XII, questa ripida salita prese


di

nome

Tre

Pile.

qui noter, che l'odierna

aiech edificate a ridosso;

ma in

seguito

essendovene slate costruite delle altre, A* lessa udr VII fece abbassare la strada perch meglio si potesse godere la vista
del sontuoso

luzione

magistratura romana, con lodevole risoper appianare questa strada e ,

renderla

meno incomoda
il

e pericolosa

ad

ascendervi

monumento.
romano

Inoltre ordi-

n
ri,

la

formazione di

cai te topografiche di

Campidoglio, ed aucora per trasferirvi l'archi vioUrhano, non che per riunire gli uilizi comunali ancora spaisi
in vari punti della citt, facendo uso del

lutto l'Agro

e delle vie consola-

che furono con somma diligenza e perizia delineate. iVeli683 Innocenzo XI


fece

diritto

che

le
i

viene accordato dalla legge

del 3 luglio

852, nel febbraio! 854 de-

una distinzione

sulla tassa delle vet-

ture che percorrevano


stretto, e le statuite

Roma

e suo di-

termin l'acquisto coattivamente di detto palazzo e suoi adiacenti locali. Gregorio

proporzioni tronca-

X\

rono le antiche controversie. Questo Papa decret pure una tassa stabile su tutti
i

gi energicamenteeeonautoritsovrana avea ini pedi to che il palazzo dal d tiI

caRaldassareCaffarelligiunioresi vendes-

fondi e comunit dell'Agro romano,

da amministrarsi dal tribunale delleslrade per la manutenzione delle consolari. Sotto Pio IV erasi stabilita una tassa sui bottegari e altri venditori che con mostre di generi occupavano uno spazio: coi disposto d'Innocenzo XI si regolarizzarono
le licenze e

ad una poteuza acattolica. Fu som inamente benemerito delle strade Clemente XI nel suo lungo pontificalo, restause

rando

le vie

pubbliche degli Eroici,

lel

Lazio, della Sabina, dell' Umbria, della

Romagna, fabbricando pure


ti,

molli pon-

rifacendo

la

strada che conduce a

Ca-

proventi per esporre nelle

strade

la

vendita de'cotnmeslibili, con ta-

volati e baracche,
t,

ma

deformanti

la cit-

che soppresse a'noslri giorni, abusiin partesi

vamente

sa sulle vetture fu

rinnovarono. La lasampliata dal successo-

CandolfOj nel quale articolo notai Papi costruttori di quelle strade e superbe gallerie alborate come Urbano Vili, Alessandro VII, Clemente XIV e Gregorio XVI. Inoltre Clemente XI constel
i ,

ferm

la

costituzione del predecessore In,

re Alessandro Vili nel i6f)0, assoggettan-

nocenzo XII

e die facolt al tribunale

dovi quelle locate per viaggi fuori del distretto di


le

di costringere gli ecclesiastici allo

spurnel

Roma. Innocenzo XII lece moldisposizioni, che riportai a Maestro di


le

go
i

de'fossi

lungo

le

strade consolari, di-

sposizione ratificata daRenedetto

XI li

avendo stabilito nel i6o)2 un nuovo metodo del tribunale delle strade, volle che a beneplacito del Papa si nominasse stabile il suo presidente chierico di camera, e non pi eleggibile a
strade, fra
quali
sorte e annuale, e restitu
il

*727.ClemenleXI
le

lastric

con

selci

qua-

drati
lari

vie di

Roma,

e restaur le conso-

che ad essa conducono, le quali da pi di 3o anni erano alquanto abbandonate; indi nel
i

^36 ampli,

livell e

rad-

provento di
all'im-

drizz

buona parte

della via del Corso.

Piazza iNavona alla camera apostolica. Si

Oltre a ci concesse
te al

3ooo Luoghi di Mon-

pu dire

ch'egli die

il

compimento

tribunale delle strade, allineile l'anfruttato l'erogasse nella restauraziole

pianto del tribunale delle strade. Aven-

nuo

do migliorato
cordonata
di

l'imbrecciata, per

comodo

ne delle strade; poich


tempi, quando
si

strade di quei

delle vetture, che

conduce a fianco della Campidoglio, a questo e al


3

selciavano di nuovo, im-

Palazzo

Cajjarelli

ed essendovi state

portavano vistose spese. Nel suo pontificato si facevano le corse per la via Limigara, per
la festa

collocate sopra

un

pilastro 3 pile

marino*

che celcbravasi

alla R,

i.i.

S
si

T R
sa-

i;

Vergine che
lifa di s.

venerava a'picdi della

Faida sempre favorevole


venti; quindi

asilo

de'malvi-

Pietro Molitorio nel declinar d'as.

che sene tagliasse una imo-

gosto, cio dalle scale della Chiesa di

va, la quale andasse a sboccare nell'anti-

SpirilO

iti

Sassia

(la

quale

col

suo

ospe.'

ca e celebre via Appia, che pe'giandiosi


lavori fatti pel

dale diede

nome

al

Borgo

in cui sono),

prosciugamento delle Az-

olla piazza della

Chiesa dis. Maria del-

Indi Pontine (delle quali riparlo a Pipersn, Sezze, Terracini), erasi gi resa pialicahilenel passaggio in cui
circa -20 miglia
il

la Scala. Delle corse de' cavalli falle in


diversi tempi in altre vie urbane e suhur-

si

abbreviava
a

baue, parlai a'Ioro luoghi, in uno a chi


le faceva; cavalli, asini, ebrei,

cammino da Roma

donne, ra-

Napoli, e
lerit,

si

faceva esso con maggior ce-

gazzi, ec.
se la

benedetto XIV non solo ridusChiesa di s. Croce in Gerusalemme

divenuto quasi tutto perfetto piasicuro dagli assalti de'malvi venin quella parte

no e
ti.

piii

qnalesi ;iiimira,
drizzare,

ma

fece allargare e rad-

Adunque Pio VI
le

che

non meno che alberare la vasta e lunga via che da essa conduce alla hasdir Lateranense, e rifece molte stiade della
il

attraversa

Paludi riaprila nuova via


e lasliicata di grossi

Appia, che formala


selci

citl.

Tolse ogni controversia


la

fra

tribunale delle strade e

congregai

da Appio Claudio, restaurata e raigliorata da GiulioCe^are,daMessala Gorvino, da Vespasiano, da Nerva, da Traiano, da Massenzio, erasi col

zione delle acque e ponti; assegn


tici

via-

tempo

se-

a maestri di strade nella visita delle

polla e resa inutile, e divenne agiatissima


e tirata a tutta linea daCislerna aTerraci-

vie consolari; introdusse le colmine milliarie sulle stesse strade consolari, dispo-

na.

Anche

le altre

strade pubbliche dello

edegna di quel gran Papa, poich grande il comodo cherisulsizione utilissima


ta al

slato papale furono da Pio

VI rinnovate

e risarcite, particolarmente quella delia

pubblico dall'apposizione de'termi-

sua abbazia di Sidnaco (F*), ed ancora


quella della
ta di

ni milliari,
Jstit.

siccome osserv Quintiliano,


lib. 4,

oratorie

te del

condoupardebito de proprietari pel nuovo lacap. 5;

montagna di Viterbo, taglianuovo nel giro di essa colla spesa di 22,000 scudi falta dalla comune vilerbela

st ricalo

delle strade di

Roma, e

die loro

se;laonde lasciala l'anticaertissima, rest

facolt di restaurare a proprio conto gli

nuova pi comoda

e pi sicura colla

spazi delle strade


ti

urbane lungo

le

rispet-

distruzione de'ricoveri che prima servi-

vecase.Si pu vedere la bolla Dnm ornili* bus di Benedetto XIV, de'3o dicembre
1

vano a'malvi venti. A Pio VI pur


nel

si

deve

1786

la

sistemazione delle

Dogane

74 8, suo Dnll.
et

t.2,costif

servatione

refectione

67: Super conviarum puhlicai

pontificie^.) nel le strade doganali di confine; fece eseguire le precedenti costitn-

rum. Pio VI emulando l'antica magnilicenza de'romaui, appena eletto nel 177 j
nell'auno santo, a
accorrenti a

zioni relative alle strade e


le, e

confermandoper
le

che siccome

alle tasse

medei

comodo de' pellegrini Roma, subito ordin grandi

sime ncll'anticaRoma erano soggetti


triclini,

cit-

qualunque

fosse la dignit di cui

restauri nelle principali strade. Pertanto


riatt le vie consolari, cio quellefatte dai

erano
nel

consoli della

romana repubblica
il

nella

insigniti, cos il Papa dichiar che pagamento loro non si dovesse avere riguardo a qualsivoglia privilegio, nem-

maggior parte distrutte o

rese disastrose, transito ai

meno de'padri

di

figli,

affinch ciascufosse sotto-

Onde

poi meglio agevolare


1

na persona senza distinzione


posta alle tasse stradali,

piaggiatori, nel

779 con una congregaINa-

come aveano

or-

zione di cardinali ordin, che lasciata l'antica strada

dinato

altri suoi

predecessori. Per

tali di-

che da Roma conduceva a


la

sposizioni

doveano contribuire

alla ripa-

poli,

per Marino, e per

macchia

della

razione delle vie consolari del distretto di

STR
Roma
le
i

STA
l, e in
I

i43

possessori de'fondi snbnrhani, e

ulte fece

apporre nel loroprinfondo Linneo,

provincie del Patrimonio, Umbria, La-

cipio e fine, e negli angoli iscrizioni dipinle in

zio,

Sabina, Marittima e Campagna. Nei

forma

di cartelle di

voi.

LVHI,p.i
che
i

44}''' evai cheanlicamen-

ie la citt

non era illuminala theda'ldivoti collocavano innanzi alle


ss.

con lettere nere uniformi e a Iteci rea inezzo palino. Molle antiche denominazioni
fnronoconservate, alcune
biate con
i

noli

ri mosse
si

o cani-

ricordale
li

Immagini, per

lo

pi esistcn-

titoli

pi decorosi, e

elimina-

negli angoli delle strade, ed in

tempo

di sede

vacante
la

lutti icapi di

famiglia doalla fine-

rono nomi duplicali. Nello stesso tempo furono designate con numeri progressivi
tutte
le

vcano
slra.
i

notte tenere

un lume

porte di ciascuna, escluse

le

cine-

Nel 1787 essendo frequenti in Roma furti e gli assalti notturni, e anche in al-

se e altri pubblici edilizi.

La numera/ione

comincia a sinistra
lato destro, e
lo

di chi entra nella via,

cune ore del giorno per le pubbliche vie, onde non si poteva camminare con sicurezza, Pio

e prosiegue sino alla fine rivoltando sul

VI per riparare
in
si

grave
s

didi

dove

si

tornando incontroall ango* ha principialo. numeri doppi


I

sordine, ordin pattuglie di soldati

per porteaperteposlerioi

nieiite,si distili-

giorno chedi nolle, ed per maggior sicurezza

questa volle che

mettessero in di-

guono colle aggiunte lettere maiuscole A. R. C. ec. A Roma narrai l'invasione degl'imperiali francesi e l'imprigionameli-

verse strade della citt diversi fanali o

lampioni, onde ebbe un qualche principio


la

stabile illuminazione notturna di

Roma. Pio VII


tias.

colla bolla Post di udirla

de'3o otlobrei 800, restrinse

gi-

indizione del tribunale a quelle vie soltanto, che non erano poste in alcun territorio delle

lodi Pio VII nel 1809, e fra le cose che oper il governo imperiale ordin tasta* bile e regolare illuminazione notturna li Roma. La stabil con 1000 lampioni ben grandi, sospesi nel centro delle strade ad

un grosso
reti

(ilo di

ferro attaccato alle pa1

comunit dello
la

sialo,

ed

in

degli edilzi laterali ad esse. Nel

vececolla tolta al tribunale accrebbe quella


la

dellccomunit,solto

dipendenza delri-

congregazione del buon governo;

chiam all'osservanza
re da
la

lecostituzioni pon-

Roma, regolarizz e miglior questa utile, comoda e decorosa illuminazione notturni, aumentando il numero de'lampioni. Imperocch ad eviritornato Pio VII in
tare gl'inconvenienti che derivavano dai
fili

ti(cie,che prescrivevano nulla doversi fa-

mg. r presidente senza l'intesa delpiena congregazione, composta pure dei


di strade, e

di ferro traversanti le vie, fece collo-

care de'lampioni egualmente assai gran*


di co'loro riflessi a riverbero, in tutti
i

maestri

che

il

prelato a ini u 1-

lito-

mente rendesse conto


rie fatte al
le

delie spese ordina-

gin che fu creduto necessario, ad una giusta distanza, appesi a

tribunale della camera, la quaapprovava e modificala le slraordinarie. La nomenclatura delle strade di Rorne non essendo regolala, era spesso soggetta a variazioni; le denominazioni d'ai-

lunghi e sporgenti

abbassavano e aizavano facilmente per nettarli e accendere lumi, potendosi ancora ripiegare ideibracci di ferro che
si
i

ti

bracci da

un

lato nelle occorrenze.

La

cune

erano soltanto designale ne'suoi canti con tabelle di marmo, lealtreaveavie

no alcuni nomi
la
le

dati dal volgo,


i

ma

senza

durata dell'illuminazione venne stabilita da un orario formato colla scorta delle tavole lunari compilate dagli astronomi
del collegio

corrispondente iscrizione: numeri delporte delle case e botteghe non esisteall'alto.

roma no; e ne fu affidata


Il

la eti-

ra alla presidenza delle strade e ad

un

i-

vaim

Laonde Pio VII, con


1

lode-

spettore generale.
pioni nel
1

numero

di tali laiu1

volissiina e .specialeprovvidcn/a,nel

802

838

era acceso a

oof).

Pio

ordin

la

nomenclatura delie

vie della cit-

li

col

moto-proprio de'6 luglio i8i(3

44

TR
la

T R

stabil

molte variazioni riguardanti

presidenza dellestrade,specialroentespet tanti alla giurisdizione civile e criminale,

1828, presso il Nicolai, riun la presidenza delle acque a quella delle strade, on-

de
col

il

prelato chierico di camera s'intito-

romeni sistema a min ini si ra li vo, e promise opportune disposizioni per provvede
re d'una particolare maniera alla marnilenzione, ripa razione e custodia delle pub-

l presidente delle

acque

e strade; e pel
1

moto-proprio Con nostro, de'


il

cj

gen-

naio 1820), presso

168, nomin mg. r LuigiLancellotli.LeoneXll


Nicolai,
l.

2, p.

Questo nuovo impianto, maturi studi della Congregazione Economica (la quale cess nel
liliche strade.

ebbe pure

la

gloria di restituire la sicu-

dopo
i

savi

rezza alle strade della provincia di

Fro-

847, come

rilevai nel voi. LIII,p. 192),

sinone^F.) infesta di malviventi, con grave danno non meno de' viaggiatori, che
de'pacifici abitanti; per cui la provincia

il

Papa

lo

pubblic col moto-proprio e

regolamento sull'amministrazione pelavori pubblici delle acque e vie, Dal pri-

fece coniare al delegato

Benvenuti, a ci

preposto dal Papa, quella medaglia che


descrissi al citato articolo,

mo momento,
Rom.
tu

de'a3 ottobre 81
1

7, Bull.
isti-

con l'epigrafe:
ci-

cont.

t.

i4> p- 3qi.

Con

esso

Securitatis Restitutori Frusinates. Nel


tato articolo

un consiglio

d' arte d' ingegneri,

ed

un

cousiglio amministrativo per la dire-

zione centrale de'lavori delle Strade nazionali, sottomettendogli

Congregazione delle acque, avendo pure parlato di quanto riguarda le strade, dissi del regolamento nel 833
1

pur quelle che

pubblicato da Gregorio

XVI

pe' lavori

dipendono da' prelati delegati delle provinole, non che da' cardinali legali delche fu coniata una medaglia con l'effigie di Pio VII col triregno e piviale, e l'epigrafe: T iis
le legazioni. In

pubblici d'acque est rade,dichiarando co-

me compone vasi
acque

la

congregazione delle

memoria

di

(cessata poi nel

dicembre 847,
1

col

disposto notato nel voi. LUI, p. ig4)>e la


e strade. Altre provvidenze di quel

Ah'tis El Op. Pu/>/.,enell'esergo: Conlegio Constitulo. Si vede


chitettura con
la

formata prefettura generale delle acque Papa


si

figura dell'ar-

potino leggere nella Raccolta delle

compasso e libro innanzi ad un edilzio con 6colonne,a pie del quale giacciono il Tevere con cornucopio e vaso donde esce acqua, e la figura d'una donna con ruota esprimente le strade. Indi Pio VII eman il moto-proprio, / tre grandiosi acquedotti, de''^dicembre 818, Bull. c\l. t.i5, p. 2 54j per la conservazio1

leggi sue. Ne' diversi relativi articoli descrissi le

per

le

benemerenze di Gregorio XVI acque e per le strade eziaudio deli

Termin pubblici passeggi del Monte Pincio e del Monte Celio, e prolo stato

pinqua a questo ridusse magnifica la strada checouduce alla Chiesade'ss. Andrea


e Gregorio. Isol
i

grandiosi avanzi del

ne degli acquedotti
to
il

di

moto proprio
1.
1 ,

Roma* ed a' o detDopo avere, presso il


1

tempio di Antonino e Faustina della chiesa degli Speziali, e perci apr quella via

Nicolai,

p.

263, sulla conservazione e


di

che dal suo


so al

nome

cardinalizio fu detta
la

rinnovazione delle strade


la

Roma. Nel-

Maurino, Ridusse

Leone XII dichiarai le sue benemerenze per le strade, anche dello slato, la selciatura delle Piazze faticane e del Popolo j e il macello pubblico da
biografa di
lui edificato

nobile via del Corche si ammira, con marciapiedi uniformi di peperino e fasce di travertino fu formato il piano come suol

modo
:

dirsi a

schiena d'asino, per cui

le

acque

per

la

salubrit di
i

Roma,

ri-

piovane scolando lateralmente entrano


nelle piccole chiaviche, aperte l'una a ca nto all'altra sotto
i

movendo
a

cos

anche

disordini e le dis
le vie

grazie che avvenivano per

urbane,

detti marciapiedi.
la

Per

motivo de'privali macelli. Inoltre LeoneXII col moto proprio de'21 dicembre

non

dire di altro, fece eseguire


in

dissima via per cui

breve spazio

comodi lem-

11

SIR
e

ij~

si

ascende

all'

elevato e affienissimo

leproporzioni,superate tutte lediflcoll,

Monte Mario,
novando
ne
del
fra
fale,
1

connine vantaggio, rin-

compiendosi

gli

ornali gi da Buonarroti

la

quasi interrotta comunicazioe la via Cassia perla Trionil

che l'eresse

iniziati. Quindi vi fu

posta quep.

Roma
1 ,

come celebr Giornale di Roma 85 p. 44> con erudito articolo, seil

la

Giuseppe Marchi gesuita. Plus IX Pont. Max. Turrm diu imperfectam fulmine ta-

sta iscrizione dettata dal

dotto

condo

quale

ilTorrigio,da

me

riporli-

ciani

Reparavil

absolvit an.\S53.
di

tato nel citato articolo (ne riparlai in

gualnientea Porte
tite

ERoma parlando del1

LV, p. 99, LXIII, da alcuno che sia seguita su questo famigerato monte l'apparizione tlel Labaro a Costantino,di cui riparlai a Sperone d'oro (e nel 849 fu occupato
no
alla chiesa ne' voi.
23),si crede
p.
1
1

Porla s. Pancrazio, delle rovine pane'combattimenti del 849, e risarci-

da 'francesi per liberare Roma dall'anarchia); ed perci che Pietro Mellini nel

menti delle propinque mura, qui aggiunger che la medesima porta, quasi distrutta in quelle battaglie, veune rifabbricala con architettura dell'encomiato conte VespignanijSoda e maestosa conveniente,perci lodata dall'intelligente ed erudito ar-

i35o
cresce

(al
la

dire dell'autore dell'articolo) vi

chiesa di giuspatrouato,e in

meDe-

chitetto Gasparoni, con quelle belle pa-

moria
la ss.

di della
lo

apparizione

la

dedic al-

role riportate dalla Civilt cattolica,


serie,
t.

?,.'

Croce,

che avea

io gi detto.
ss.

scrivendo poi
tai

la

chiesa del

Rosario, no-

che vi si venera laB. Vergine dellaFebbre, con nozioni sulle febbri romane. Di sopra narrai,come il regnantePio IX nuo-

3o7, ove pur si legge l'elegante iscrizione che vi fu sovrapposta in pietra, ed uscita dall'aurea penna del pur lottato p. Marchi. AM'artieoloPoNTi diRo7, p.

ma, non solo


fili

feci

cenno

di quelli sospesi a

vamente attribu nel 847 alla magistratura romana l'amministrazione delle vie
1

di ferro,

ma dichiarai che 4 *e ne doveasul

interne ed esterne di
tezza e altro,
le

Roma,

la

loro net-

acque e sue pertinenze,


istituisi

l'illuminazione notturna, e quali miglio-

Tevere in Roma, ove puuna discreta lassa di pedaggio (della quale si fa cenuo neln.r 1 del Giornale di Roma del 18 >3). Per
no erigere
re lo notai, con
1

ramenti furonooperati: che venne


to
il

finora soltanto fu eseguito quello per supplire al rovinato

ministro de'lavori pubblici, a cui


i

affidarono

lavori delle strade nazionali,

(^.), detto di

s.

Maria,

Ponte Rollo o Emilio come si ha da'n.i


Giornale.
Ivi
si

ed altre analoghe ingerenze: laonde dipoi cessarono


il

121 e 221
ge, che
la

di detto

leg-

cardinal prefetto delle aci

que

e strade, ed

prelati presidente, viceil

che avea ottenuto dal governo pontificio la costruzione di4 pon


societ
ti

presidente delle medesime, e

segreta-

a filo di ferro,

termin il lavoro

di quel-

rio delle acque. Ricordai pure le disposizioni sulle strade provinciali e


li

dello stato, e di altre cose

comunaannesse. Do-

lo denomina oRotto. Gli antichi archi che appoggiano alla sponda del Tevere furono uniti alla sinistra con un ponte sospe-

po che ueli8o2 pubblicai l'articolo Forte di Roma, pel grave danno che nel precedente anno avea recato un fulmine alla Porta Pia, nel 1 853 come si ha dal n. 96 del Giornale di Roma, il commend.
Galli pr ministro delle finanze, dall'architetto conleVirginioVespignani, fece
ri-

so,
la

lungo metri 62, 5o, e largo 6,7.5. Alpresenza del ministro de'lavori pubblici se ne fece l'esperimento a*23 e 24
1

maggio 853,

al

modo
il

descritto, e

venne
suffi-

dichiarato aver dato

manufatto

ciente prova di stabilit, e potersi perci

aprire

al

pubblico transito, ci ch'ebbe

parare
cava
al

danni e aggiungerequanto man-

fronte,

compimento della medesima nella fermo mantenendosi il carattere e


VOL. LXX.

luogo nel d seguente. Dipoi a'29 settembre per lai. 'volta pass sul ponte il Pa-

pa Pio IX col suo seguito. Ne'vol. Lllf, io

.\(,

STR
LXI V,
85o
4 7, accennai che a' o d'ordine del ministro de'lap.
1
1

STR
menili fatti in passato, e le grandi escavazioni eseguite d'ordine del

i).

228,

Ottobre]

governo ponlivia.

Tori pubblici coni


il

tratto della via olire


il

memi. Jacobini, si apr Appia al 3." miglio da


vilii,

ficio,onde ristabilire

si

rinomata

On-

Roma,
cui

sepolciu de'Sei

disco-

prendosi negli avanzi de'suoi molti cospi-

monumenti,

iscrizioni,

frammenti

di

de l'ammiratore elo studioso dell'antiche memorie di Roma, percorrendo la via Appia fin l dove stata ristabilita, guidato dall'opera dottissima del commend. Canina, trova
gli

sculture, e rovine d'antichi sepolcri colle

avanzi o

le

memorie

de' sei

loro decorazioni.

Che furono collocati


la via,

nei

polcri de'Scipioni, di Priscilla e di Geta,

margini lunghesso

laonde questo

colombari de'liberti d'Augusto e


de'Cecilii e de'Volusii, le

di Livia,

tratto della vetusta regina delle \ie di-

vent una specie di museo, circa al 4-uiglio verso

dia

Alhauo.

11

ristabilimento ven-

tombe di ClauSemne, di Cecilia Metella,i sepolcri di Cranico Labeone e di F. Crusliclio, di Servi lio

ne

ter mi nato ne'pri mi di

giugno 18 53, gi

Quarto,

di Plinio

Eutico, de'Secon-

visitato dal

Papa Pio IX che per memomedaglia che dela rista-

dini, di

Pomponio

Attico e di iMarco Ce-

ria fece coniare quella


scrissi, e vi

dilo, di
la,

Pompeo Licinio e di

Seltimia Gal-

ritorn ad

ammirare
il

degli Orazi ede'Curiazi (di questi ri-

bilita via.

Essendosi eseguilo
la

mirabile

parlai a Riccia, e di altri de' qui


nati sepolcri a

nomi-

lavoro sotto
tetto e

direzione dell'esimio archi-

profondo archeologo coni menci.

Luigi Canina, questi ne pubblic l'importante illustrazione in


incisioni:

Sepoltura), il ricordato di Messala Corvino e di Valerio MessalinoColta,edi molti altri che sarebbe trop-

Roma nel 853e con


1

po lungo numerare.
cri

Ma
,

fra questi sepol-

La Via Appia dalla Porta Ca-

pi o

pena aBoville, descritta e dimostrala con documenti superstiti. Di questa bell'opera e della felice impresa ne rende ragione,
olirei n.'

grandiosi

meno grandi sorgevano altri monumenti sagri e profani, di


le

cui al presenleosi

precisione

loro posizioni,o

ponnodeterminarecon si vedono antali

del

i5 5 e iG'n.eGiornale di Roma S53,V Album di R.ouja,t. 20,p.3o 1 e

cora imponenti rovine, e


t, le

souo prin-

cipalmente! templi dell'Onore e della Vir-

336,1. 21, p. 2 07, riportando alcuni disegni rappresentanti ilsepoicrodiS. Pompeo

Terme Antonianeo Commodiane,


il

l'arco di Druso,

tempio,

il

clivo e

il il

camtemil

Giusto,

il

tempio

di

Giove, e l'esposizione

po

di

Marte,

il

circo di Massenzio e
il

dell'intera architettura
sistentitral'8.e
pia, inclusi
il

de'monumeuti eAp-

pio del suo figlio R.ornolo,

Triopio,

9. "miglio della via

luogo in cui fu ucciso Seneca per coman-

vameute a quella del gran monumento di Messala Corvino ultimato da M. Valerio Messalino Cotta, ed ora re-

do

di

Nerone,

la villa

de'Quintilii e quel-

la di

Gallieno, ed

altri

monumenti

sagri

e profani.

La

vista di lauti avanzi desta


di

staurato e illustrato eziandio dall'illustre

un complesso

memorie
il

e di gravi con-

Canina.

La maggior parte de' memorati monumenti souo sepolcrali, poich ben


nolo che dalla Porta Capena fino
circa
all'a-

siderazioni sul passato. L'idolatria, l'ambizione, la gratitudine,

desio del piail

cere, l'amore de'parenti e

patrio senti-

diacenze a\\'Aricia } in un'estensione di


1

mento innalzarono tombe,


teatri,

templi, anfi-

1)

miglia

essi si

congiungevano

in

terme,

ville e

colonne;

ma

il

tem-

modo

l'un l'altro,
vi

che nessuno spazio


la citt, si

in-

po che lentamente distrugge,


rie

e la barba-

termedio
110

rimaneva; anzi sovente nelle


vedea-

che affretta

la

distruzione di tuttoci

migliori posizioni presso

che dal tempo viene risparmiato, hanno


rovescialo lauti

pia

per ogni lato della via collocati in dopfila. Della qualcosa fanno ragione non
le storie

monumenti, ed

in

modo
li-

che

di

molli cerchiamo invano anche

tanto

antiche; quanto

ritrova-

na rovina: sul luogo ov'essi sorgevano

vi

S
pass l'aratro e
vi

T R
r

S
ne pubblic
e
I

T R
Domenico Z
nielli.

pascola l'armento I\

veduta scenografica colla

cui ora Ionia assai grato percorrere la via

izione del eh. d.


le iscrizioni

Ippia dalla Porta Capena all'aulica


t di Boville; e vi
si

cit-

trovano epigrafi, ca

pitelli, cippi, bassorilievi,

musaici, colon-

ne, avanzi di statue e un'infinit d'altre


cose. Tuttavolta

composte dal sullodato p Marchi; le quali con un sunto dell scrizione si leggono ancora nella Ci\ cattolica,?.* serie, t. S,p. 233 e 328.Pei
tanto ricavo da tali descrizioni, che sul ponte fu costruito pure un acquedotto per somministrare al bisogno acqua potabile

via Appia, lo

opera

di

quanto resta a fare nella apprende dall'encoraiata Canina, ognora caldo di vero e
si

lodevole entusiasmo per


antica, che

le

cose di

Roma
Vari

ad Albano. Che ne decor

l'estre-

sempre cur
solleciti di

d'illustrare.

Papi furono

rendere facile e
Appia, che par-

comoda

la

via nazionale

tendo da Pioma conduce a'coufini del regno di Napoli: ma l'opera pi importante


ti

mit l'ingegnere pontificio prof. Alessandro Bellocchi, con 4 eleganti pilastri di travertino, ove furono scolpite le iscrizioni e gli stemmi di Pio IX in bassorilievo, sovrastati da 4 colonne falle a imi
tazione delle milliarie dulia stessa
pia.
vi
1

rimaneva

a farsi, vale a dire


(/".), e

due pon-

per Gcnzano
l'

quello pi gran-

La

strada che dal termine della tra-

de per

Arida
al

giungerla

o Riccia (f.) onde concolleAlbano. Per quanto ri-

versa d'Albano mette al gran ponte e sul


la

piazza dell'Aricela, fiancheggiala d


e la

portai in quegli articoli, GregorioXVI stabil di costruirli

comodi marciapiedi,
19,000
gliere
i

parte lastricata

ambedue.

Il

i.gli riusc

eguale a quella del ponte, e cost circa

di farlo edificare,

come

pi necessario, e
pontificia

scudi.

Per compiersi

le

correzio
l

quindi

lo

inaugur

colla sua

ni della via

presenza;

ma

il

2. "bench decretato, per la

Appia, essendo necessai 10 pendii, che sorgono dall ^riccia

sopravvenuta gravissima inondazionedel Po che rovesci gli argini del Ferrarese


e fece altri notabili danni, ne sospese"
l'e-

a Galloro, fu gettato

un

2. "ponte di
1

chi,ciascunodel diametro di metri


sotto l'ultimo de'quali passa

o, 1<k

la stra

le rimostranze d'un miche gli fece considerare pi urgenleil bisognodelle riparazioni lungo il Po. Per poco dopo avendo la morte rapito

secuzione, per

nora battuta, lungo metri


le faccie

J.oe
<.)

Ingo
1

Fi

nistro,

interne de'parapelti

metri, al6.

to dalla sottoposta vallata metri

Merei

diante questo ponte

la

via postale dalla

Gregorio XVI, il successore regnantePio IXordinl'elTettuazionedel divisato ponte della

piazza dell'Aiiccia s'avanza in linea


ta fino all' oratorio di
s.

Rocco, e

di l

Riccia, ed

ivi lo descrissi

a 3 or-

fino al luogo in cui incontra


te in costruzione, nella

un

altro pon-

dini d'archi di peperino o pietra albana,

valle di

Grott
archi

per unire Albano all'Aricela, e donde

si

Lupara. Questo

si

compone

di tre

gode la sorprendente amena vista della famosa Valle Aricina e de'luoqhi adiacenti. 11 Papa Pio IX ebbe la gloria di vederlo egregiamente terminalo, colla spesa di 4o,ooo scudi, riuscendo veramen1

grandi del diametro dii 5 metri l'uno, e d'un arco minore, sotto cui continua a
passar
la

via antica:

la

sua maggiore

al

tezzadi metri 23, la lunghezza 80. Questi ultimi due ponti si debbono specialr mente alla diradi mg. Milesi-Pironi ministro del commercio e de'lavori pubblici, il quale per la mal ferma salute del

te solido,

magnifico, monumentale per

bellezza artistica, ed altres pi largo dei

principali Ponti di
gelo,
il

Roma, come

il

s.

An-

Sisto, ec.

Questo ponte

dell'Aric-

valente cav. Bei tolini architetto del poti


te di

cia viene descritto da'ti. i

Roma deli dell'Album di Roma di tale anno,il quale


Giornale di

233 e 236 del 85 r\; dal n. 35

Genzauo
in

e di quello dell'Aricela,

ne
in-

affid la direzione a

Federico Giorgi

gegnere

capo

di

Roma e ComarcaCon

)48
tali

STR
valli,
si

S
eia
f

T R

opere sono siale colmale 3

rimanesse isolato .s prezioso e grandiodalla parte orientale fece


vi

via d'

Albano fino n Genzano

resa

sissimo avanzo dell'antica magnificenza

piana e a un

tempo

assai pi breve, riual

romana,
sate;

com-

scendo di grandissimo benefcio

com-

prare alcune case che

stavano addos-

mercio e alle continue comunicazioni die Roma ha colle provincie di Marittima e

dopo averle
i

fatte atterrare,
il

ordin

pure che si scoprisse


no. Indi a'

piano antico esteri

Campagna, e
Per
so
la

col

regno delle i\ue

Sicilie.

7 ottobre

854

tM
i

persoua
vantaggi

solenne inaugurazione del sontuoe per la quale vi accorse


il

ne

visit

lavori,

rimarcando

monumento,

ottenuti dall'atterramento, sia al celebre

una moltitudine innumerabile,


Pio

Papa

tempiOjChealla piazzatoli plauso degli a-

IX

a'

12 ottobre

854

si

rec alle

ore io antimeridiane. Giunto

al princi-

pio del ponte, sotto magnifico padiglio-

manli delle antiche grandezze e delle arti belle, che sempre desiderarono l' isolamento di s pi bel monumento de'romani. Nell'articolo

ne fu ricevuto dal cardinal Patrizi vescovo d'Albano, dal cardinal Altieri presir dente di Roma e Comarca, da mg. Milesi-Pironi, e dalie magistrature pali

zione a gaz
se, sia pel

Lumi parlai del Ti come impropria per

11

umiliale chie-

cattivo odore e insalubri esa-

munici-

lazioni, sia

per l'eccessivo splendore, sia


dot-

d'Albano,d'A riccia e
I'

di

Genzano. Ala

pe'pericoli di restare all'improvviso all'o-

scolt

eloquente discorso del cardinal

scuro e delle detonazioni; e ricordai


to articolo pubblicato nel
1

il

Altieri, col

quale espresse
di detta

somma

ri-

n.24 e

seg. del

conoscenza
tre citt
la

popolazione e

di al-

Diario di Roma Ae\ 844> traduzione dal


francese, sulP Origine, progresso uso e pe_,

che ne risentono vantaggio, per gigantesca costruzione di opere tanto


utili al
il

ricoli della

illuminazione a gaz, e quan-

mirabili e

giatori. Rispose

commercio ed a'viagPapa benignamente,

dichiarando la graziosa compiacenza della

comune

gratitudine e del riuscinien-

do ebbe principio l'illuminazione nonnina delle strade j che in Londra cominci nel 4-1 con porre gli abitanti una lanterna dinanzi l'ingresso di loro case, e in Parigi

todell'opera, encomiando tutti quelli che

neh 666 con

lanterne sospese a'eapi

aveano preso parte

al

grandioso lavoro.

di strada. Sul declinare del secolo

XVII

Poscia s'inoltr sul ponte, e giunto nella


piazza dell'Ariccia,entr nella chiesa collegiata e vi ricev la benedizione col
'

Boyleed Halesin Inghilterra incominciarono a dimostrare che il gaz risultante dalla combustione del legno e del cai boue di terra, in vaso chiuso somministrava luce:
indi
si

ss.

Sagramento da mg. 1 Macioti suo elemosiniere.

Passato poi

al

palazzo del prin-

fecero molte sperienze di solo piail

cipe Chigi, fu accolto riverentemente dalla nobilissima famiglia,

cere nel secolo seguente, per applicare

che

gli offri

una

gazall'illuminazione notturna in vece dell'olio,s

colazione.

il Papa s'av3/ ponte che si vanno ultimando, esprimendo la sua piena soddisfazione. Recatosi a Castel Gandol-

Dopo

di

questa

privata che pubblica. Altri voglioi

via visitare il 2. e

no, che

primi inventori dell'illuminazione a gazfui ono il fi anceseLebou e l'inglese

Murdoch,
gere
le

nel declinare del secolo passato

fo a pranzo, indi distribu varie grandi

e pri ncipio del corrente.


notizie a p.

Se ne ponno

leg-

medaglie, destinale a ricordare

la

da

lui

606 del Gio nule dRo."l'ap-

eseguita inaugurazione del meraviglioso

ma
i

deli 852.11

tedescoWinsor peli
a lui

ponte. Dissi altrove che Pio VII curan-

plic all'illuminazione delle strade,tna nel

do l'isolamento

del

Pantheon, verso ocil

8oq negandosi

il

brevetto d'invena

cidente fece scoprire esteriormente

pia-

zione a

Londra che spettava

Murdoch,
i

no
che

antico; e che
se

non in

Papa Pio IX volendo lutto.almeno in buona paril

3 regolarmente e stabilmente illuminoLou

questi preso a socio da Gregory, nel 18

S
tira

T R
si

SIR
fecero sem-

i4g
bel lo e gradi det-

a gaz idrogeno carbonato,eslrattodal

adoperati finora. La moltitudine d'ogni

carbon fossile.D'alIorain poi


pre
utili

condizione accorse a godere


to

modificazioni^

le principali

do-

to spettacolo. Nella sera poi del

vendosi a Clegg e

Loavc
i

A Parigi
82

primi
dico-

esperimenti

si

fecero nel

1; altri

mese ebbe luogo la regolare illuminazione a gaz, non solo nelle ricordate vie,

no che

in

Francia

siffatta

illuminazione
1

ma
ti

ancora nelle

altre, nelle quali

furono

s'incominci ad applicare nel 1 8 4, ed in Napoli nel 84. Ora Londra illumina1

collocati gli appositi lampioni postisi! al-

candelabri di ferro fuso, eleganti, ver-

ta

da 36, 000 becchi di gaz. A Giornale di Roma del 18 53

p.
si

974

del

niciati

d'un verde scuro

e colle sigle del


1

diceche

il

gaz tratto dall'olio per l'illuminazioInvece del carbon

senato e popolo romano. A p. 1 (> di detto giornale si riporta un dotto articolo sull'

ne, stava per soppiantare quello ricavato dal legno.


fssile

Illuminazione a gar^edegli antichi moe suoi successivi progressi.

di usati per la luce artificiale nella notte,

pu servire
rificato

la

torba o gaz della torba pula

Leggo

nel

con un apparecchio:

(orba

la

citato

Album,
1

p.
'

337, che

la

sera deli."

terra combustibile risultante dalla decomposizione delle piante nell'acqua, ed

gennaio
darsi

854
,

a fulgida luce del gaz illu-

minante
ni della

che pu meritamente riguarpii belle

facile a trovarsi

ne'luoghi
il

stati gi

ludosi. Si trov poi

modo

di

parimuove-

come una delle

applicazio-

re

pericoli derivati dall'illuminazione a

gaz; e quello d'illuminare con


estratto dall'acqua,

nuovo gaz
i854. Nel
ne'pri-

chimica agli usi domestici, rallegr alcune strade di Roma. Allorch la vivacit di questa splendida luce si verser nella pienezza di sua

come

nel palazzo de-

potenza sui

gl'Invalidi a Parigi nell'agosto

grandiosi palazzi romani esni


li
;

monumeuma-

vol.LVIII,
1111

p.

4-4->

riportai,

come

sublimi della grandezza romana,

1846 e regnando Gregorio XVI, s'introdusse inRoma l'illuminazione a gaz in qualche edilizio;che nel 1847 si andava
del

g co e nuovo ne sar veramente l'elfetlo. Ivi pure un erudito articolo sul gaz e
sue scoperte, col disegno del condensatore,

a erigere unostabilimento di gaz, e che la

celebrandosi quell'italiani che pe'prila

municipalit

diRoma nel i852avea

deter-

mi fecero

scoperta della combustibili-

minato e concluso con una societ angloromana, diretta dal valente Stephered, l'illuminazione della citt a gaz. Quindi presso s. Maria de' Cerchi si fabbric lo
stabilimento per servire di fornelli
latori del
distilil

t del gaz, quindi quegli stranieri che ne

fecero l'esperienza e l'applicazione all'e-

conomia domestica. Londra per lai/


\ide illuminala nella notte a gaz, nel
1

si

8 18
cit-

s'introdusse in Francia, fu adottalo dal-

carbon

fossile

per formare

gaz
il

l'America, esidilfuse nelle principali


t

depura torio o gazometro; e si forni di


luce, pel

lavatoi, e per
tutti
i

d'Europa. Cos Roma,

la citt

pi in-

necessari

signe del

mondo, anche

pe' suoi

monuGi

arnesi, apparecchi, gazometri, e di tubi di

menti antichi emoderni, ha ricevuto quest'altro lustro della

conduttore perle strade. Trovo nel n.i.


del Giornale di
la sera

moderna

scienza.

Roma del 854,


1

c ' ie

ne '"

molli calle, fondachi e stabilimenti ne a-

deli. "gennaio, a

un

tratto alle ore

doltarono

1'

illuminazione; laonde ben

7 cominciarono ad essere illuminate a gaz le vie Papale, inclusivamente alla piazza


di s.Pietro, del Corso, e dal
alle piazze del

presto propagandosi per tutta la citt, potr gareggiare colle altrecapitali nella

me-

Campidoglio

ravigliosa illuminazione.Attesta

il

n.233
la

Ges

e di Venezia.

La

lu-

del Giornale di

Roma
il

del 18 54, che la

ce che ne usci dal becco d'ogni lampione

sera de' 12 ottobre

Papa vide per


il

fu

viva e chiara, che interamente eclis-

prima volta illuminato a gaz

cortile

s quella che

maudauo lampioni
i

a olio

delle loggie di Raffaele e le scale del pa-

i5o
lazzo Vaticano.

ST

R
ih Beinoceli!,

s
de' u ostri passi,
altre lunghezze,

x a
i

Abbiamo

Meccanica pratica, t dell' illuminazione a gaz, Livorno i8jo. La magistratura

ve ne sono di molte secondo luoghi e secon-

ma

do

tempi;

la

lega poi una specie di


e

romana
no

nell'api

ile

iSj4>

)er
l

gl'incon-

misura itineraria,

valecircadue miglia

venienti che frequentemente accadevanella via del Corso, per l'abusivo tran-

Nuovo Dizionario geografico universale, Venezia 18-26, si


e mezza italiane. Nel legge nel Breve vocabolario geografico

sito di

cani

e delle bestie
il
il

da soma,

rin-

nov con penale


transitare lungo

divieto a

chiunque

di

che
in

Io

precede,

all'

articolo Miglia, mi-

Corso, dalla Piazza del

sure itinerarie, Leghe, qualificate misure

d a

PopoloallaRipresa de'barberi dal mezzoun'ora di notte, cou cani, carretti,


barrozze, trascini, carrettoni e altri simili

lunghezza, di cui

si

servouo sotto no-

mi
re

diversi le nazioni, tutte per esprimela

distanza da un luogo all'altro.

ta-

legni,

non che con

bestie

da soma

casi-

le effetto si

produce un quadro

di

confron-

riche o scariche, vacche, capre e altri


mili animali.

to, s della geografia antica

ragguagliato

Prima

di

parlare dell'introstra-

a metri e lese,

che della geografia moder-

duzione nello stato pontificio delle

de ferrate, e de' telegrafi, pe' quali colla velocit del fulmine parlasi colle capitaconviene che io faccia li e altri luoghi
,

precedere un cenno sull'origine e progresso de'medesimi presso


li;

na, colle diverse nomenclature delle medesime misure itinerarie. Le strade si migliorarono a grado a grado, le comunicazioni divennero pili facili e pi comode, e ben presto la bestia da soma fu at-

gli altri

popo-

taccalaalle vetture, equindi prima


ri

car-

nozioni indispensabili a questo artico-

eie lettighe, poi


le

le

carrozze,

le

diligen-

lo

generico di Strada e Strade di

Roma,

ze e

sedie di posta sotterrarono nell'u-

premesse alcune parole


l'indicato in principio.

sulle strade an-

so ai cavalli da sella, che da

teriori dell'altre nazioni, in seguito del-

tempo iramemorabile erano al servizio de' viaggiatori anche in Italia. Difficile per sarebbe

Assuefatti a scorrere

una distanza

di

l'assegnare ne' diversi paesi l'epoche di

Jcuue
tate,

miglia o leghe nello spazio d'un'

que'graduati miglioramenti. A'romani

ora, sopra strade solide e

ben pavimenesatta
i

non

si

pu formare un'idea

di tutti

gl'incomodi e disagi, che

nostri
si

antenati doveano soffrire allorch

po-

dovuta la gloria di aver portato al pi grado di perfezione le pubbliche vie, massime militari e consolari, e di avere con questo mezzo stabilite facili comualto

nevano in viaggio. Erano


ti

tal volta costret-

nicazioni tra

le

diverse parti de'loro im-

a trovare la loro strada,

come avviene
passare
i

in

Turchia e altrove, a traverso terreni


fiu-

incolti e sentieri fangosi, a

ed anche per molli giorni, allorch fiumi erano gonfi o straripati. Essi beu di rado pera fermarsi sovente,
i

mi a guado,

mensi e lontani dominii, tanto ne' lempi di loro repubblica, quanto del vasto impero, e di cui tuttora si conservano e ammirano le traccie, ed anche ragguardevoli avanzi. Partendo l'ampia rete dal

centro di

correvano pi
d'un'ora, e

d'

una lega nello spazio

il timore di cadere in qualehe pantano, o di essere anche sorpresi e annegali da un'improvvisa inondazio-

ne,
alle

li

preoccupava

di continuo.

Quanto

Roma, furono trascurate, altrimenti sarebbe bastato per conservarle il mantenerle con cura, riattandole ove il bisogno lo richiedeva. Fermala ventura, in Italia furono pi lungamente trascurate le strade, e questo pare che derivasse
dalla divisione della penisola in vari slati,

misure itir.erariedelle strade, nel Dizionario della lingua italiana, e in quello


il

dopo

lo

scioglimento dell'impero d'oc-

Enciclopedico di Razzarmi, si definisce

cideute, e vieppi nel


successive diverse

Medio Evo
di

(F.), e

r/nglio:

lunghezza presso a poco di

3ooo

forme

reggimento,

S
Alciitii slati

T R
vi

S
posero alien-

R.

$i
-

nondimeno

violnti diversi calle variazioni del lei

zione lauto alla formazione, quanto al

reno, e alla possibilit di procurarsi co-

mantenimento

delle pubbliclie strade,


le

slantementel'acqua necessaria. Tutlisau-

.-ebbene altri del tutto

trascurarono,

finche sorse un'epoca a noi contempora-

nea, in cui per

una specie d'emulazione


si

no die le ruote lasciano profonde e permanenti impressioni o solcbi sulleslrade; tali impressioni diconsi rotaie. Per evitare questo inconveniente gli antichi avea-

timi

governi lodevolmente

dierono

mantenere le vie, e principalmeate quelle nominate militari, pubbliche o maestre, che maggiormente servono al passaggio de' viaggi a tori e a'traa riformare e

no

in

uso di costruire

le

parti delle loro

strade esposte ad essere solcate dalle ruote

cou massi

di pietra durissima, e quest'i!-

so osservasi ancora in molte citt d'Italia

sporti delle derrate,


cilitano le

come
il

quelle che fiil

e specialmente in Milano. Al cominciare


del secolo

comunicazioni e agevolano
e scino

XVII venne

in Inghilterra

l'i-

commercio,

perno d'uno stato

dea
re

di sostituire de'grossi tavoloni a'sel-

ilorido. La Francia celebra Carlo Magno, che ordin qualche lavoro sulle vie pubbliche; Luigi VI, che neh 3 1 fece alaii

ciati di
il

pietra molto costosi, per facilitti-

trasporto del carbone con carri

rati

da cavalli. In seguito, per rendere pi


si

ne delle principali strade di Parigi, come s. Antonio e s. Denis; Luigi VII, che nel
l
i

consistenti questi tavoloni,


liste di ferro;

coprirono di
il

finalmente neliyf)-

fer-

fece costruire la piazza dell'Hotella pii

io fu interamente sostituito al legno.

Da

77 di Parigi; Filippo II Augusto, che nel 118^ fece pavimeulare Parigi e nomin alcuni ofiantica delle
ciali incaricali a

de Ville,

quest'epoca cominciano

strade di ferro

presiedere allestradejEn-

propriamente dette. Queste strade distiuin ragione della materia di cui sono costruite, in il u specie; strade di frguonsi
,

grande ispettore delle grandvoyer; dopo varie vicende pervenne il governo a rendere le principali strade del regno abbastanza spaziose, piacevoli, coistituii!

ricolV, che

ro fuso, e
Iellato.
Il

si

strade, in favoredel celebre Sully,

rade di terr fabbricato e marmodico prezzodella fusione del-

le lastre

e la loro inflessibilit fecero fino

ali8o5

preferire le

prime
epoca

di tali strade,
si

ma

mode
le

e sicure.
si

Ma
le

l'Inghilterra da lun-

se per

go tempo

gloria dell'introduzione del-

strade ferrale,

quali presentano vau-'

taggi anche in confronto de'canali di na-

vigazione, che suppliscono alle strade.

Il

osserv, che una parte erano inflessibili, roittpevansi dall'altra con molta facilit, e che la parte interna delle lastre era men du ra e compatta della superficie; dimodoche consumala questa, la lastra fusa non
in questa stessa

freddo pu impedire totalmente


<|ua, e la siccit

il

tra-

era pi servibile,

la

superficie ne di veui

sporto delle derrate e mercanzie per acsito

va scabrosa, malgrado degli sforzi per pulirla.Si

appena permette il trand'una porzione de'carichi. Invece le

riconobbe pure che l'uso

di tali

lastre fuse

non era

il

pi eeouom-ico, per-

stradecolle rotaie di ferro, non sonoespostaaque'duegravi iuconvenienti,ed allorche caduta una quantit di neve, assai facile di

che

le liste

di ferro

non fuso non hanno

bisogno d'avere lo stesso peso delle lastre


di ferro fuso

per resistere egualmente,

sbarazzare

le

rotaie con

una

raspa, collocata sul davanti di siffatta vettura. Altro vantaggio di queste strade

Tutte queste considerazioni fecero sostituire indettoanno il ferro lavorato al ferro fuso, e dipoi fu per universale conscnso preferito.

quello di poter essere aperte ed eseguile


in tutte le direzioni, e

Coulemporaneamente

al le-

secondo che

bisol'a-

gui del traffico lo richiedono,

mentre

pertura d'un canale subordinata a'mo-

gno si sostitu l'opera muraria: uoudimeno strade con guide di legno di receute si formarono per gli omnibus grandi vet-

52
;i

S
Parigi, e

T R
l'elle,

STR
ze delle rote sono incavalo a gui^n e qui
ili

furono destinate pe'luoturo alli che sono a qualche distanza dalle


glandi linee delle ferrovie. Qualche anno

gi-

come

nella 2." specie le

ruote

dopo s'incominci a tentare di supplire alla forza de'cavalli

sono sempre incassate nelle rotaie, e non n'escono giammai. Le strade di ferro coslmile a questo

con quella del vapore,


si

modo sono
i

ora

comunedue
I

e do p molle esperienze

riusc nel

182

1.

mente
tfi^gi.

adottale, offrendo

maggiori van-

Del vapore applicato


ci

alla navigazione, fa

Una

strada di ferro ad una o

parola a Marina pontifici


a Soldato).

(della

qua-

vie;

ogni strada composta di rotaie.

chi non sappia, o revochi iu dubhio g' immensi vantaggi, che il commercio, le arti, l'induslria traggono dalle macchine a va pre; e forse non v'ha oggetto che sia di maggior importanza quanto questo flu do aeriforme, per le tante e s svariate aple riparlai
vi

Non

carri destinati a percorrere le strade di

ferro appellansi con vocabolo inglese ivagons o vagoni, e nou debbono per alcun

casousciredallerolrtie;dimodoch,sedue

wagons andando di senso contrario vengonoad incontrarsi in un medesimo putito, uno di essi obbligato di dare in die*
tro,

jilicazioniche se ne sono fatte, e che se ne

per far [lassare

l'altro, e la regola ri-

vanno tuttod facendo; il perch si pu ben dire ch'esso divenuto l'anima dell'industria. La forza dell'acqua ridotta a vapore per l' azione del fuoco, se non sempre un motore pi economico, rem
il

l del servizio interrotta. Quindi, vo-

tendo andare e venire in una strada di fer 1*0 in tutte le ore del giorno, si rende necessarlo di convenire nella destinazione

de per

servigi,

come

la

che la fanno riguardare pi vantaggiosa sotto ogni rap-

due strade, assegnandone una pei che vanno in un senso, ed una per quelliche vengono in senso contrario. Aldelle carri

poi to.Sipucrearedovimquesianvicombustibili e acque, ed

trimenti gl'incontri producono


disastrose e fatali conseguenze.

terribili,

aumentarne
si

a pia-

cere la sua intensit. Sotto il rapporto del*


la

Questo mezzo comech molto dispendioso, si a-

forma,

le

strade di ferro

ponno

di-

viderein 3 specie. Le prime sono formate di semplici liste piatte poste sul suolo

dott sopra alcune slrade d' importanza secondariauiilerminemedio;checonsiste a non dare che una sola viaallaruota nella

ordinariamente sono le cocchiere,quandosi adopelavano cavalli, poteva a suo piacere far passa reo no le rote del carro sopra o fuorotaie;

nel luogo in cui

maggior parte

della sua estensione, ed a

ed
i

il

praticare delle doppie vie di disianza io


distanza: queste parti adoppia via prese-

ro

il

nome di
quali

crociere, perch sono


i

le so-

li

delle

medesime. Nella

2.

specie s'iminca-

piegano, invece di
le

liste piatte, liste

wagons, che vanno in senso contrario ponno crociarsi. I motori che


le sulle

vale, che presentano l'aspetto delle rota-

servono a strascinare

wagons

sulle stra-

ordinarie e comuni. Queste strade non


essere percorse che da vetture a

ponno

de di ferro, sono di 3 specie: talora si fecenso di cavalli, diesi altaccavanoa'carri

via slabile e costante: le ruote s'incastrano


ella rotaia, e

come

si

suole

comunemente

agli aldi

non n'escono mai. Queslo

legni; indi si fece uso di carri a vapore,che


si

sistema ora impiegalo

meno

del primo,

fcile a capire

che

le

rotaie sono perdi fango, e

inanentemente riempite
in tal

che

modo lo

scopo principale delle stia-

de di ferro, che sta nel fare scorrere un legno sopra rolaie dure e nelle, viene a

mancare
ttugouo

del tutto. Alla 3. specie appaile

per se stessi, e traggono wagons, a'quali carri motori si d il nome di macchine locomotiVe; talora finalmente si dispongono sulla strada a distanze diverse delle macchine a vapore fsse, che traggono a se i carri col mezzo d'una fune. Dopo l'applicaziodietro di se
i

muovono da

rotaie rilevate: Iccircoufcren-

ne della forza motrice dell'acqua a vapo-

STll
re invece di quella de'cavalli, la costru-

STB
gran numevolta utile
il

i53

zione delle strade ferratesi diffuse in meite regioni, e se ne fecero in

no montare a tanto alto prezzo le costruzioni delle medesime. Al contrario (aldare


la

alle diverse parli d'u-

ro non solo nell'Inghilterra,


si,nel Belgio, in

ma

eziandio

na strada
guali,

di ferro

alcune pendenze dise-

negli Slati -Uniti d' Americane' Paesi l)as-

quando

disposizione del terreno

Francia, in Germania, in

Russia, in Italia e altrove.

La

inclinazione

non si oppongaassolutamentead napeodenza regolare. Quelle parti di strade che

che si d alle strade di l'erro pu essere rnaggioreo minore, secondo la qualit del motore che s'impiega, ed moltissima se s'impiegano macchine a vapore fisse; si pu anzi dire, che in questo caso non vi
sono
limili

hanno pendenze

fortissime portano

il

no-

me

speciale di piani inclinati. General


i

da prefiggere. Deve
si

al con-

trario es6ere pochissima, se

fa

uso di

macchiue locomotive, non potendo eccetlere 5 millimetri per metro. Quando si facesse usodi cavalli, pusenzatemad'inconvenieuli andare lino ad uncentiineti o e mezzo. Interessa anche moltissimo che una strada di ferro non faccia trop-

wagous pei corrono tali traili di mezzo d'una macchina moirice a vapore fissa, e situata alla sommit del piano, chele rimorchia col mezzo d'una corda rotolata sopra un tamburo. La macchina serve non solamente a slrascistrada col

mente

naie

ivagons ascendenti,
i

ma

ancora a
i

trattenere carri stessi discendenti,


li

qua-

senza questo soccorso giungerebbero io fmdo del piano inclinato con una ra pi-

p grandi
li

circuiti, e

quando
i

si

obbliga-

che li farebbe inevitabilmente rompere. Questo macchinismo non tardita tale

di feria voltare,

dee ci

farsi

con cur-

ve molto dolci, dimodoch


ti

di direzione sieno

cambiamenquanto meno si pu

Accade frequenlenjendi ferro deve superare un'eminenza troppo considerevole, pera perfezionarsi.
te,

che una strada


di

istautanei.

Le

spese di costruzione d'una


del prezzo del ferro, dell'ai-

che riesca

appianarla. In

tal

caso viso-

strada di ferro dividonsi in due parti: u-

na
la

si

compone

sua lavorazione e degl'inservienti;

comprende quelle di atterramento, de'lavori d'arte, massime d'altistra spesa

no due mezzi, o di vincere quell'eminenza con un piano inclinato, da cui quindi si discende allo stesso modo, ovvero con una galleria sotterranea si traversa Trininenza da parte a parte.
Il

2.

mezzo

iu-

simi archi e ponti per unire in retta

li-

finitamente pi dispendioso del


i

i.,

ma

nea

le strade,

superando

colla
le

congiunle valli

zione di parti dispaiate

gole e

permette per d'effettuare trasporti con una spesa ben minore; quindi sulle strade di movimento viene spesso preferito questo mezzo stesso. Nel voi. XXXIX, p.
1

profonde che interrompono la via; non che le spese degli acquisti di terreno nei tondi privati ove transitano le ferrovie, e
quelle di direzione.

^3, descrissi

il

sotterraneo ardito e por-

Le

migliori macchi-

ne locomotive che si conoscoiiOjSono quelle inglesi, americane, belgiche, francesi e


tedesche.
limiti

il fiume Tamigi in Londra col famoso Tu uel,con due gallerie, una per quelli ehe vengono,
ti

lenloso passaggio, operato sotto

Le

spese di trasporto variano in

l'altra

per quelli che tornano, e fu aper1


.

molto estesi, secondo la maniera con cui una strada costruita. Con opportu-

ni sistemi s' introdussero le strade di ferro anche sopra vie irregolari. Sulle stia-

8 4 3 Ivi parlai ancora delle strade sotterranee degli antichi attraverso i grandi fiumi, come di Semiramide e d'Elo nel gitto,

ricordando pure

il

duplice e granCatilto di Tivoli

de
ini

di ferro

si

evitano quanto
le

si

pu
il

le iu-

dioso traforo del

monte

clinazioni e lesalite, poich

spese enor-

(F.) fitto eseguire da Gregorio


dust.iu ha

XVI

che

si

fanno per appiauare

suolo,

compitoneli835.Inlnghillerra,doveTin-

sono una delle principali cause che fau

uno sviluppo veramente wc-

54

T R
si

STR
tli

raviglioso, nel 18
le

53

pensava

fare del-

nella baia di

strade di ferro sotterranee,

onde non

Nuova York, in poco pi di un'ora percorse 4 miglia. Il consumo del


1

essere nella necessit di atterrare fabbricali.

Nel settembre

si

pubblic un nuovo

atto relativo ad una di queste vie da costi iiirsim

combustibile durante questo sperimento fu appena ut; io. (altri dicono un io. , altri un 5.) di quello che si calcola per

di
;i

5 anni, nel quartiere nord -ovest Londra a Battle Bridge da terminare Olborn: l'atto contiene anche la tatilfj
pedaggio
e ogni altro dettaglio r'elas

una macchina a vapore

di forza

cquiva-

lente: sicch la velocit e l'economia ot-

tenute col nuovo sistema sorpassano

le

del

speranze e
china
se
di

tivo a questa strada


a

straordinaria, ed
lire

promessedell'autore. La descrizione del battello, quella della macle

garanzia furono depositale 22, 5oo

questo nuovo motore (che forcalda


la

sterline. Intanto

Talbot invent una mioi

potr applicarsi alle ferrovie, rimpiazl'aria


il

^a macchina per scavare


fori
eli
i

lunnels o tra-

zando
gli
li;

vapore), quella dei

strade sotterranee, e nel declinar


fu esperimentata in

esperimenti

pubblicarono

giorna-

del

America col migliore successo. E' ormai provato che le


uccie pi dure, le pietre primitive,

853

ma
il

la

Civilt cattolica

avendo raccol-

to

pi probabile intorno a questa inv


di tutto fece

non

portantissima scoperta,

una

potino resistere a questa macchinala quale col


si

ragionata descrizione nella 2." serie, Li,


p.

mezzo
i

del vapore in soie

avanza

di 3 |)iedi, facendo

due ore uno scavo del

5go. Adunque
la

l'aria riscaldata

il

mu-

tore di Ericsson. Nelle


re

macchine

vapo-

diametrodi
gli

strumenti da taglio,

7 piedi. La combinazione deil loro giuoco e il


i

perdita di calore necessaria per trail

sformare

liquido in fluido aeriforme


il

modo

con cui vengono esportati

fran-

grandissima, e

vapore nel condensarsi

lumi, sono cosa veramente mera Tigliosa,

o perdersi nell'atmosfera rende poco

o
si

Quattro uomini bastano permettere in movimento la macchina, la qnalepn la\

nulla di quel calore che assorb abbondati-

temente. Coll'aria non cos: essa non


trasforma, tutto
il

orare giorno e notte senz'alcun'.iltra


ruzione di quella necessaria ad
in

in-

calore che assorbe au-

lei

afi'a-

redi tempo
gl'io.
Il

tempo

gli

strumenti da

ta-

tutto in ferro, del peso di

j5

lonnellate, senza tener calcolo della

mac-

china a vapore e della caldaia. Vi souo


alcuni
i

quali opinano, che forse l'aria atsi

menta la sua elasticit, e con opportuno congegno si pu usufruttuarequel calori co cheabbandona nel raffreddarsi. In questo modo il calore primo opera per cosi dire tutto il tempo che dura l'azione deila macchina. Il metodo seguito dall'Ericsson dicesi
il

mdsferica

sicurezza ed economia a

pu applicare con maggior muovere le macsi

seguente. L'aria calda nell'u-

scire dal cilindro traversa


rie di tele

una lunga
I

se-

chine che ricevono impulso dal vapore;

metalliche finissime.

fisici

sanil

comeda molto tempo


alla
lele melali
la

sapeva che

il

gaz
le

no

essere propriet di questi tessuti

ra-

pi alta temperatura, traversando iche,ques te


si

pire all'aria calda

una grandissima quana profitto loro.

spogliavano

del-

titdelsuo calorico

Qansou

pi gran partedel loro calorico, hitan-

do

giunto

il

momento

che

le tele

to nel

i852

il

capitano svedese Ericsson,


,

ingegnere di molto grido

costru

una

troppo calde, per un movimento impresso dalla macchina stessa, nuovi tessuti sotleutrano a'primi, e questi vanno a mettersi sul

macchina

di piccolo
la

volume, che chiam

quale con nuovo sistema la colloc nel battello che porta il suo norne, che viene mosso dall'aria riscaldala in luogo di vapore. Cou questo battello
Calorijica,

passaggio dell'aria fredda che sta


la

per entrare nella macchina,

riscalda-

o nave calrica nel gennaio i85a Ericsson

no e ritornano alla temperatura di prima. Con questo perpetuo avvicendarsi de' tessuti una gran parte del calore, che

ST
i

R
e l'elice
cos

SIR
Francia e
adottalo.
alle altre
i

55

ha gi servito a muovere gli stantuffi, ritorna ad operare coll'aria chesi rinnovelvantaggi di questo Ja. Si conclude, che nuovo sistemarono comodit, sicurezza,

aumenta sempre pi una furia formidabile, tanto ad essa che alla


potenze che l'hanno

economia grandissima. La quantit di combustibile che vi si consuma, essendo


tenue
assai, se

vascelli non potevano muoversi se non coll'aiuto delle vele, dipendevano interamente dal capriccio

Quando

ne potr caricare agevol-

de

venti.

Era impossibile

di far ciclie si

mente a
si

sufficienza pe'viaggi

anche lun-

voleva coll'enorme massa che rappresenta

ghissimi, senza che sia bisogno d'arrestar-

un

vascello a 3 ponti.

Non

si

poteva

per rifornirsene: e con ci vinta una delle pi gravi difficolt che si opponeva-

collocarlo se

non rare

volte alla distanza

e al luogo conveniente per esperimenta

no

al

viaggio de'piroscafi, dall'America


il

re

il

pieno effetto della sua artiglieria, ed


le

all'Asia traversando

mare

Pacifico.
'i

n.'

era difficile di lanciare successivamente

35,
1

i4 e 208 del Giornale:d


la

Roma del

853, fecero
falli

descrizione della macchi-

na calorica d'Ericsson e degli esperimenti


1

bordate colle due fiancate nello stesso punto e con tutta la desiderabile celerit. Col mezzo dell'elice tutte le difficolt
svanirono, si colloca a puntinoovesi vuole,
si

dal suo inventore;


dice ch'era perito
la
il

il

n.

l5 del

854

naviglio calori-

muove

facilmente

in lutti

sensi, e

co d'Ericsson per

gran violenza d'un \cnto impetuoso. Iuoitre il capilanuEi icssi

ne pi piccoli spazi, Per s meravigliosa invenzione l'effetto dell'artiglieria doppio: di questa

son

vuole che
i

sia stato ili.a

munire

potenza d'azione non

si

ave

d'elice

piroscafi, celebrato meraviglioso

prima
2
1

affatto idea nella guerra. Nel n.


1

istrumento, massime per l'accrescimento


di

poteuza che d all'azione del limone.

ce

Gdel Giornale di Roma del 854, si diormai risoluto l'importante problema


la

L'applicazione dell'elce alla navigazione,


chiamata a produrre una completa
ri-

che

navigazione a vapore possa riceve-

re tale perfezionamento, 3/

da risparmiare
di

voluzionenella marina militarecome nella commerciale. Dall'esperienze fitte, an-

del litantrace o

bitume necessario a
locomozione;

produrle una data forza


descrivendosi
gli

che con vascelli da guerra a 3 ponti, sviluppando l'elice una forza di azione che si pu credere qua si indefinita, coujstraord inaria facili t per qualunque grande hastimentod'ogni dimensione, e perfetta ubbidienza al loro timone agevole a maneggiarsi, in Inghilterra surse l'idea di co-

esperimenti eseguiti con


a vela e a vapo,

un piroscafo misto, cio

re, spiuto dalla potenza di due vapori


principio dell'inventore

quello di acqua e quello di etere, secondo


il

Tremblay. Se

per incidenza e per l'analogia della forza potentissima del vapore che impiegasi nelle ferrovie, passai a far

struire vascelli di liuea lunghi


di,

5oo

pie-

da 8ai 0,000 tonnellate, con 2 a 3ooo uomini d'equipaggio, e 200 a 200 cansi

mi mirabili
i

trovati
le

cenno degli ultionde percorre vanle difficolt,

taggiosamente
llutti,

strade acquee, che sono

noni del maggior calibro! Se


quest'idea,

effettua
il

superandone

ritorno

non sar

pi.

esagerazione

due che un

vascello di linea un'ondeg-

ora alle strade ferrate e loro immensi incrementi.

giante fortezza, una cittadella mobile, e

Nel i85i
del

la

pi lunga strada ferrata

capace colla sua provvista


bile,di percorrere spazi di

di

combustia

mondo
lunga

era quella di Erie in

Ame-

800
1

1000 mi-

rica,

4^7

miglia inglesi e costruita

glia colla velocit di


ra.

2 miglia all'o-

La macchina

a vapore ha contribui-

va

da una societ privata; dopo di essa venila strada da Pietroburgo a Mosca; lunmiglia inglesi: indi
il

to a consolidare la
inglest'j tanto,

potenza della marina

ga 4 2

governo di

mercantile che da guerra;

/bietta intrapresela costruzione della lei-

156
estensione di
inerica la
1

STR
to
il

S
globo,
-e

T R
5oo
milio-

io via da Varsavia a Pietroburgo, con una

ci al prezzo di

700

eli

dette miglia. In A-

ni di sterlini. Dicesi ancora:

per compie,

'

strada ferrata fu costruita nel

re quest'opera meravigliosa

l'industria
i

1827
rio.
i

nel Massachusels,ed in

menu d'un

umana avr consagrato sopra


nui risparmi
cessi vi. In

suoi an-

4- di secolo prese

uno slancio straordinagraudi furo-

20

milioni per 2 5 anni suc-

Neli85s

in Inghilterra

una statistica delle ferrovie prusil

no progressi
le

l'aumento di celerit sulstrade ferrate, specialmente sul Nortli


e
le al-

siane, trovo che Berlino

centro

comu-

ne

il

punto

di

partenza della gran rel


la 2."

Western Railway, che vinceva tutte


tre iu fatto di velocit pel

delle strade ferrate deinorddai .'lega Berlino con

perfezionamen-

Amburgo,
la 3.

coll'Annover e

to della locomozione, pel sistema adottato dal

Dusseldorf,

con Hallee Cassel, e per


'

suo ingegnere Nac-Connell. In due


tre ore e

ore percorreva 182 chilometri, fra Bir-

un tronco con Lipsia, la 4- n s dirige all'alta Slesia con uu tronco sopra Cracovia,
lao. segue a settentrione
a
il

mingham e Li ver pool, ed in


zo
la

mez-

corso dell'O-

distanza da Londra a Liverpool e

der sino

a Stettino, le altre

Manchester, di 536 chilometri; laonde grandi centri manifatturieri e commerciali dell'Inghilterra, divennero dii

no una
ducato

aStrelilz e l'altra a
di

due linee vanBrouchergnel

Posen. La lunghezza comples-

siva delle ferrovie in esercizio sul territorio prussiano, era alla line del
1

stanti dalla metropoli di

alcune ore.

con-

8 ~o di

vogli pel

Nord Western percorrevano 92 chilometri per ora. Se questo sistema di


locomozione fosse applicalo
tra
1

2915
si

chilometri circa,

come
i

in

Francia.
p.

Nel Giornale di
riporta

Roma del i85i,a

47

alla ferrovia

la statistica e

progressi delle

Genova

e Torino, la cui distanza

ferrovie negli stati tedeschi de'4 anni pre-

65

chilometri, potrebhe essere percor-

cedenti al i85i. Alla line del


1

i85o

sui

sa in un'ora e 3 quarti.

Le strade

ferrate

occupano oggid un posto cos importante nell'economia commerciale e industriale delle nazioni,

3,677 chilometri di ferrovie progettate per tutta Germania, pi di 85a5 chilo26 in via di metri erano in esercizio e
1

che

la

loro statisti-

costruzione. In questecifresi
no,oltre
te delti
le

comprendo*

ca, a

misura che

si

sviluppano osi com-

ferrovie degli stati strettamen-

pletano queste mirabili vie di trasporlo,

Germanici, quelle d'Olanda, di

prende un interesse vieppi considerala* le. Per questo punto di vista ritengo conveniente di dare alcun cenno di qualche statistica sulle medesime. In un' opera pubblicata nel 85o a Londra ,sj legge che nel precedente anno erano in attivit in
1

Da ni marca ,de'duca ti e del le provincie austriache estranee alla confederazione ger-

manica. In Prussia
ili

lo stato evit
s

sempre

prendere parte
incoraggi
i

diretta,

alla costru-

zione che all'esercizio delle ferrovie, bens

le

varie parti del globo,

8,656 miglia

di

modi

privati.

compagnie e aiut in pi L'economia delle ferrovie


le

strade ferrate, per

le

quali eransi spesi


.Si

tedesche provieue soprattutto dal loro


stabilimento; esecondo

368,567,000

sterlini.
si

valuta che alla

condizioni ecoil

inedesimaepoca

costruivano altre782C)
le

nomiche

delle

medesime,

costo

com-

miglia di ferrovie,
1

quali terminate sa-

rebbero costate 46,566,ooo sterlini. Si aggiunge, che poste in attivit queste ultime
linee, la

parativamente meno elevato in Germania che nelle altre parti d'Europa. Le vetture destinate
al servizio

de'viaggialori e
varialissi-

popolazione europea equel-

delle merci sono in


nie.

Germania

la degli Stati-Uniti

avranno

fatto in

me-

Quelle destinate a'viaggiatori somi-

no di 25 anni, 26,485 miglia di strade di ferro, vale a dire una maggior lunghezza di quella che ci vorrebbe a cingere tut-

gliano alle vetture delle ferrovie francesi


e inglesi, e qualche volta a' vagoni usati
iu

America. Queste vetture da 25 a 35

S
pocli
ili

TR
late.

STR
versale di
cristallo,

57

ai

20

viaggiatori.

lunghezza, ponno contenere da 70 1 vagoni delle merci, in

Nella meravigliosa Esposizione uni-

Londra deli 85

nel palazzo

ili

genere d'una costruzione leggiera, ponno


trasportare circa 2 tonnellate, llservizio
1

o fiera mondiale incili furono


le

raccolte

meraviglie dell'altee dell'indiversi sistemi di freni per le


i

pure per mezzo di vetturea6 ruote, divise in 6 compartimenti;


de'viaggiatori
si

fa

gegno umano, alcuni eminenti ingegneri


esaminati
ferrovie,
i

ogni compartimento di

.'classe

pu conJ

onde fermare
ri

convogli esposti

tenere 8 viaggiatori, e quello di

2.

clas-

a disastrose disgrazie in piena corsa, la

sei o viaggiatori. Inoltre osserver, che la

loro attenzione fu
gli eccellenti

volta special meri te su-

Prussia alla fnedeli852 avea 23 ferro\ie in attivila,


niiglia: in tale
la

ordigni inventalida Lee, dosinistri

cui lunghezza era di


slate

32 5

poi deplorabili

accaduti sulle fern."

anno n'erano
il

messe

roviedi Caledonia e del Nord. Nel


del Giornale di fioi/iai\e\
listica delle
1

74
-

in attivit 5. Sotto

titolo di

Economia
ild.rLard-

852

vi

lasta

delle strade ferrate, Deli

85

strade ferrate degli Stati-U-

ner pubblic un libro che contiene una

niti dell'America settentrionale,


si
il

massa di notizie interessantissime. Vi uu statistica annuale delle differenti conipagnie delle ferrovie, e degli accidenti sinistri occorsi nelle medesime,av vertendo-

lodandopopolo tanto attivo ed energico che grandi l'abita, il quale tosto comprese
i

vantaggi che presentavano

le

strade lr-

rate, pel sollecito e facile trasporto de'pas-

ebe colui che percorre io miglia, non esposto all'evenienze di quello che ne
si

seggieiie merci, in un paese ancora scar-

samente popolato,
gli

ma

fornito

d'immense

viaggia 5oo;di conseguenza, il


gl'infortuni i dev'essere
rati

numero decalcolato compaavvenuti

risorse pel suo sviluppo; egli perci che

americani

si

diedero con tutto l'im-

vilmente alle distanze percorse. Quin-

pulso del massimo interesse alla cosini


ra fisica del suolo e

di registra e specifica: accidenti

zinne delle ferrovie, favoriti dalla natu-

per l'incontro
le rotaie

di

due

treni
1

56; per roltu-

da altre circostanze

ra di qualche asse o rota


1

8;

mancanze aldi ani-

straordinarie.

Il

terreno in generale costa

4; inciampi fortuiti sopra stia-

de

3; detti a

mezzo del passaggio

poco o nulla, il legname da fabbrica si pu uvere quasi ovunque a bassissimo prezzo,

dala

mali sulla ferrovia 3; esplosione deliaca!1; diversi 5. Di pi narra, che nel

la

costruzione delle vie ferrate (ro-

assai

dirado gravi

difficolt nella

con-

1849
glesi
1

la

lunghezza totale delle ferrovie in-

era di 25oo miglia; alla met del 85o, miglia 63oo. Dal 3o giugno 848 sino alla stessa data del 1849, in cui furono aperte al commercio sociale 5ooo
1

formazione del suolo. In principio dell'introduzione si costru va no per maggior sollecitudine le rotaie di legno, bardate con

lame

di ferro,sulle quali

correvano

le

10-

te de' carri e delle locomotive, poich gli

leghe di ferrate,

il

servizio fu preslato

americani ebbero

in

mira

di spingere le

da 1965 locomotive, le quali percorsero complessivamente durante tal periodo 32,388,589 m iglia, per conseguenza circa giornalmente 88,736 miglia. Il consu-

ferrovie a grandi distanze per mettere in

comunicazione possibilmente un maggior

numero degli estesi loro medesima statistica vi


indica in ogni anno, dal

territori!.
il

Nella

prospetto che
al
1

mo
ca

unito del carbon fossile in quell'epo-

1827

85 1, il

ammont

35

fonti per miglio, cio

successivo progresso dell'annua cosini-

596,073 tonnellateannuea 1,012,142,000


funli.

zionenellemigliaapei
l'Unione, e nella

te in

ogni stato del-

Ma

tosloch ogni

o tonnellate

di

met

deli

85

si

trova-

carbone danno 7 tonnellate di coks, cos'i il totaleconsumodelcarboneimportpresso a poco 3 quarti di milione di tonnel-

vano in attivit

d'esercizio

una lunghezza

d'110,289 miglia, costruite colla spesa di

3 06,60 7,9 54 dollari; quindi segue il del-

i58

STR
cifre

STR
22 legher/2. A Francfort sul Meno, ed a Lubecca 7 leghe. L'insieme di queste
dimostra che
in

tagliodelleferrovieelorodistanze, d'ogni
stato dell'Unione americana. Nello stesso

Giornale del i852,n.2g8,si riporta altra


statistica delle ferroviedell'intero

mondo,
linee

rano

ascendendo allora
terra, in

la totalit delle

e delle

alla fine del 18 52 vi fiGermania 432 leghe di ferrovie, quali 37 iu circolazione e 2q5
1
1 1

costruite in esercizio sulla superficie del la

in costruzione;

870

sotto l'amministraziodi so-

43,4oo chilometri, ovvero leghe lo. 85o. Che in sole due parti del uion-

ne dello stato, e 362 sotto quella


ciet particolari.

Ad

eccezione della via


di strade

doeransi

stabilite, l'Europa e l'America, ancora non potendosi calcolare quelle in

ch' in costruzione nell'Annover, uiuu'altra

grande costruzione
la

ferrate
dell
1

costruzione

al

capo

di

Buona Speranza
l

avea luogo in Germania del nord,


quale
rete

all'istmo di Suez.

Il

continente europeo
'a meri-

pu

essere

come

quasi ter-

ne avea per 20,42 3 chilometri,


canoir),c)47-Nel i85o
si

minata. Non cos nella Germania del sud,

le

ferrovie Ica noe-

ove

in

Austria e in Baviera una grande


linee delle quali era

erano lunghe 2970 chilometri, con cirdi

estensione di strade ferrate era in esecuzione, senza contar


le

cag5 milioni

franchi d'introiti per viag1

gialori e mercanzie; nel

85

la

lunghez-

decisa l'impresa.

Non

senza interesse

il

za delle linee giunseroa chilometri


gl introiti a

107 milioni.
si

33o7, L'aumento pio-

gressivo e

la

continua attivit delle ferroscorge ne' movimenti delle


1

paragonare ora la celerit relativa del trasporto delle truppe in Francia, a confrontodiquaudo Napoleone I voleva trasmettere pi presto che fosse possibile la sua

te francesi
grandi

linee: nel

85

si

trasportarono su
di

armata

nel Pieno, e

come

si

pub

effettua-

quella del nord

584,ooo tonnellate

re oggid. Allora migliaia di carri veniva-

merci; nel
1

8 52 tonnellate 799,000; nel

8 53

la

spedizione ascese a tonnellate

gli

1,177,000. Nel principio del i852neStati-Uniti d'America si calcolarono


di

no messi a disposizione d'un treno di pIl cammino d'un cavallo di trotto din chilometri l'ora: di galoppo di 23
sta.

chilometri. In Parigi alle corse del cani

]o,8i4 miglia
rna deli

ferrovie

in attivit e

lo, 8g8incostruzione:pr.obabile

che

pri-

860 avranno per


si

lo

meno35,ooo

inigliadistradaferratajtantol'immenso
slancio che

manifesta negli americani,

Nel 18 53

si

contavano nellostatodiNuova

vede benespesso un cavaluna media di 48 chilometri all'ora, ma (meste corse durano da io minuvagoni che tia un quarto d'ora, mentre portano le truppe in una strada ferrata camminano per tutto un giorno con una

di VIartesi

lo fare

York 82 societ di ferrovie e per una kmghezza di 54oo miglia. La spesa per esse
fatlafudii
1

celerit di

5o chilometri
in

l'ora. Si

sono va-

dute locomotive fare


de'piceioni (a
tili

questo spazio pervelocit ordinaria

o milioni disterlini, quella pel


milioni.

sinoaioo chilometri,
Poste
i

compimento25
desche redatto

Ucompletoe pi
le-

dissi

come

tali

vola-

esatto ragguaglio di tutte le ferrovie

trasmettevano

dispacci. Nel declinar

neh853j sommava

nelle

di luglio 18 54 sei rondinelle prese dal

nido

seguenti leghe tedesche, ciascuna delle


quali poco pi di due leghe francesi. Iu

loro a Parigi, furono trasportate mediatite la

ferrovia a Vienna d' Austria, ove


il

Austria

207

in circolazione

ei37 iuco-

fu posto sotto

loro ventre

un piccolo

stiuzione. In Prussia 507, delle quali


in circolazione e

479
Ba-

piego coniot o parole, indi furono poste


in libert alle ore 7 174 antimeridiane.

28

in costruzione. In

vieta i44-NeH'Assiaelettoralei8. Nel gran-

ducato d'Assia 16. Nel ducato di Bruuswick 6. Nel Mecklenburgo20.Nel duca1

Cosa incredibile: 2 arrivarono a Parigi uu po'priuiad'uu'ora pomeridiana;uua a


2 ore e
si

20 minuti;

un'altra alle 4;

le alti

tod'Anhall

3.

Ncll'Holslein

eLauenburg

perderono per

istrada).

Col passo or-

STR
Binario un soldatocammina 3 chilometri
l'ora, col

STR
fiale ila

i5c]

4 5 chilometri, il massimo 6. soldati romani con un peso di 5o chilogrammi, facevano a passo di corsa 6 chilometri, cou
rica
I

lerato

passo di corsa 4, col passo accechilometri e 3/4, col passo di ca-

una pai le e dall'altra giungei in Persia. In una statistica ed&U'Alrnanacco delleferrovie i\e\ t8 "3 si rileva. Che
iu Inghilterra esistono circa

200 compail

gnie di ferrovie, che riuniscono fra loro


capitale di

miliardi, (>q milioni, c)o6,qo<>

passo accelerato 7 chilometri 173. vallo di passo fa 5 chilometri. Nel tranquillo


il

Il

ca-

fianchi, di cui pi di 6 miliardi erano


stati di gi
talisti

mare

impiegati. In tal

modo

capi-

vapore percorre in un'ora dai Da 22 chilometri. Bisogna confessare che se la celerit de' viaggi di terbattello a

per trovare nell'impiego del loro

to,

denaro il semplice interesse del 5 per condevono prelevare 5oo milioni circa so-

ra e di
ni in

mare un modo

accresciuta a'nostri gior-

pia l'introito delle strade di ferro. Si caicol, che in

straordinario, era ancora


gli

grandissima presso

Cesare face va loomigliain un gior no. Cicerone parantichi.

America le ferrovie costrutte formavano insieme 34,972 chilometri; iu llussia 3oay, di cui soltanto 1 027 in c'ircolazione.

d'una strada di 56 miglia percorsa in di notte con un curricolo di posta, Tiberio andando a trovare il suo fratello
la
1

Le

ferrovie

si

moltiplicarono
essi

oore

Druso, che moriva


miglia in

in

Germania,

fece

200

24

ore, al dire di Plinio. Perci

die riguarda le circostanze attuali si la il seguente calcolo. Da Parigi a buda, cetitro dell'Ungheria, vie una serie continua
di strade ferrate di circa
tri.

ormai quanon vi sono pi strade carrozzabili. Dopoche esse presero uno sviluppo quasi gnerale, non mancai di parlarne negli stati e luoghi ove furono costruite. Da' registri del le ferro vie del 18 53 si ha che per esseogni giorno arrivano a Londra.200,000
tanto in alcuni statiche in
si

2000 chilomemateriale,
si

persone. In generale essendo dispendiosi*siine, sia la costruzione,

Ammettendoche

le

linee tedesche sie-

110 anclie

ben munite

di

come

zione e

il

servizio,

che la manutennon presentano grilli1

le principali linee francesi,

potrehheo-

di utili dagl'introiti.

disastri,

danni,

le

gni giorno con pi convogli farpartireda

morti,
le

le

mulilazioni sono frequenti nel-

Parigi
sol

2000 uomini, che

mettessero un
in

lunghe, veloci e grandi strade. Per tot-

giorno ad andare a Buda; ci che

to questo, pel

costume

e la morale, per

l5 giorni formerebbe un'armata di3o,ooo

considerazioni politico-economiche, e per


altre gravi ragioni proprie di

uomini. In 8 010 marcie questa truppa sarebbe a Viddino sul teatro della guerra che arde in oriente e nel fianco della
Russia, secondo
i

sua epoca,

Gregorio XVI dopo aver fatto esegui re le opportune indagini da persone pratiche e
coscienziose,
si,

calcoli

che
1

lessi

in
il

un

dopo ripetuti e maturi riflessi

gioi -naie. Nel i. trimestre del

853

tota-

persuaso che difficilmente


risultato

sarebbero
spe-

le delie rendite delle ferrovie francesi sali a

potute ellettuare, e che nel caso affermativo


il

si ,604,900

franchi.

lavori di esse dap-

non sarebbe quale

si

pertutto erano spinti alacremente, epresso Lisieux alla Houblonniere


slruire
si

rava,

non

le

cred vantaggiose allo stato


progresso, stabi l bar-

dovea co-

pontificio,

sebbene come quello che non


il

un immenso tunnel. Anche laSviz-

avversava
cose
li.

buon

le

zerasi risolvette alla costruzione delle ferrovie; e


in

che a vapore sul Tevere e permise altre

due

linee di esse
la
1

erano

in istudio

Turchia,

."da Costantinopoli a A-

moderne che cred veramente utiA volere riportare qualche cenno sui
accidenti sinistri avvenuti anterioi
nel decorso

dnanopoli, ove
mi,
la 2.

si

divider in parecchi ra-

soli

andr da Gejnlek ad Angora; pi tardi la linea d'Europa si avanzer sino a Belgrado, e quella d'Asia sino all'Eu-

mente o

anno, e pubblicati
del
il
1

nel Giornale di

Roma
si

853,

ricor-

dei, che a

p.

3<j

legge

prospetto de-

160
gli

STIl
dal

S
risul-

11

accidenti avvenuti sulle ferrovie in-

glesi

i$47

'

i85i, dal quale

ta in totale

die tra 331,041,053 viagr

Quasi contemporaneamente sulla stratta ferrata del Lancashire fu fatto l'esperimento d'un nuovo apparecchio, col quale si

giatori,
feriti

ne morirono o4f) e ne restarono


distinzioni,
si

ponno facilmente fermare


sono

convogli

127 3. Fatte diverse


il

nella loro pi rapida corsa.


lanciali a forza eguale

Due
stali

convogli
fermati,

restrinse
ti

numero

de' viaggiatori

mor-

a 14.2, quello de'feriti a 882; quanto agl'impiegati, 173 morti e 38 feriti. Si


1

uno

col

metodo antico

coll'opera di

due
l'al-

persone sopra
tro col

800

metri di spazio;

aggi unge, che

la

sera de'7 gennaio!

853

spaventevole caso avvenne a Oxford, nella

strada ferrata di

Nord

ovest:

due con-

vogli carichi, l'uno di passeggieri con

vagoni, l'altro di carbon


10110 di fronte a pi d'un

fossile,

si

urta-

mezzo miglio
telegrafi avea

nuovo da un sul uomo sopra uno dii38 metri. Tuttavolla lessi nel Giornale d Roma del i854> cne ne u * glio sulla strada ferrata di Susquehanna, fra Baltimora e Havre de Grace, dueconvogli s'incontrarono mentre percorrevaspazio
'
'

dalla citt, ad onta che

il

no 4^ miglia

all'ora,

ed

in

questa

collisio-

avvisato

la

partenza del treno di carbone

da Islip. Le due locomotive s'incontrai ono correndo a gran velocit ed a tutta


forza di vapore; io vagoni
dalle rotaie, ed
i

ne perirono 29 persone e3q rimasero graveniente ferite. Il n."i 10 di detto Giornaie,

d conto
si

dell'

opera del citato

d.

si

disviarono

Lanlner, The
nella quale

il

fuoco

si

sparse in tutti

museum ofseience ad art, trovano erudite notizie innumero


de'fata-

sensi,

restando l'intera linea coperta dai

torno
li

alle ferrovie, e al

fra rnmenti delle


i

locomotive e de'tenders.

disastri

che avvengono nelle medesime.


1

I vagoni e corpi umani confusi insieme, composero una massa informe: uno dei

Un

tragitto di

00

miglia, che fatto colscellini, col1

la valigia inglese

costava 52
co^ta che

meccanici fu ucciso, e

il

suo corpoorrihil-

mente

laceratojparecchi viaggiatori rima-

sero uccisi, e

un gran numero
p.

feriti

gra-

vissimamente. A
ie
ti

55 si

riportano irag-

gitagli della terribilecatastrofe,perlaquasi

fece rigorosa inchiesta.


i

Duegiovinet-

furono
illesi,

soli

che per miracolo restarofatto in pezzi.


si

20 perlai.' a classe, ei 1 perla2. La celerit media delle vetture eradi 7 miglia e mezzo all'ora, cioi 3 ore e 20 minuti per 100 miglia. Per la medesima distanza, la strada ferrata non vi occupa che 3 ovvero 5 ore, r e spesso anche meno. Il d. Lardner agila ferrovia

non ne

no
il

da un vagone

Ad

ta la questione, se sia

vero che nelle stra-

evitar questi tremendi disastri,

studi

modo
1

per impedirli con laboriose licer-

de ferrate avvengano disgrazie pi che in vetture. Egli dice, che per calcolare casi
i

rhe,e con qualche risultato. Nel declinare


rlel

di disgrazia

non basta paragonare

il

nunu-

853 da Praigneau

operaio meccani-

co della ferrovia da Bordeaux a Baiona,


si

mero mero

de'viaggiatori morti

feriti, col

totale de'viaggiatori inscritti.

Que-

annunzi la scoperta d' un'ingegnosa invenzione per garantire infallibilmente


ngni scontro di convoglio nelle ferrovie:
l'agentediessa
distanza per
l'elettricit.

sto confronto

suppone

l'ipotesi

che ogni
Il

viaggiatore corra l'istesso rischio, qualun-

que
in

sia la

distanza che percorre.

rischio

Fanuovise-

gni d'avviso o di allarme a

700 metri

di

mezzo

di

curve e

di tunnel,

proporzione colla distanza percorsa, ed un viaggiatore che fa 00 chilometri, naturalmente esposto 10 volte quante
1

e pone

conduttori de'treni in movimeli-

chi

non ne

fa

che io.

Onde

rischi

bisogna
gli

to sulle linee della strada ferrata per di-

calcolarli dalla distanza

percorsa e non

minuire

il

moto

e liberarsi a

tempo. Gli

dal

numero

de' viaggiatori.

Durante
il

esperimenti

fatti nella

suddetta ferrovia

anni 1 85 1 e i852 in Inghilterra


delle distanze percorse fu di

totale

riuscirono nel

modo

il

pi soddisfacente,

due

miliar-

s
di,

tn
le

STR
la

282

milioni,

lo stesso,

752,756 miglia: il clie comese altrettanti milioni di


distanza
si

a queste linee di ferrovie aggiungere quel-

ch'erano vicine a essere compiute; e

viaggiatori avessero percorsa


di imi miglio.

Secondo questa base


1

cal-

per dir solo del Piemonte, io avanzatissima costruzionea spese dello stato, che
stavano per cominciarsi in basi
sioni convenute, nel
1

cola,
ri

che sopra un milione

di viaggiato-

di

conces-

percorrenti una distanza di


i

00

miglia,

8 J2 esse erano: da

3 ve ne sono d'uccisi: casi di sicurezza sono adunque per ciascuno nella proporzione di un milione contro 3. Si calcola inoltre che fra questo numero vi sono
presso a poco 2 5
tro uno.
ci

feriti,
si

cio 4, 000 con-

Qui non

tratta

che

di sempli-

viaggiatori, non degl'impiegatisulle fer-

rovie e pi esposti a infortuni!.


la

Ma

anche

locomozione per via

di terra

feconda

didisgrazie,oltrechil viaggiatore esposto allo spoglio de'ladri e degli assassini.

Ci che ha contribuito
generale esse
altre, e

a gettare sfavore
si

Arquata a Genova chilometri 4'; da Alessandriaa Novara 63; da Torino a Novara q3; ila Torino a Susa 52; da Torino a Cuneo 80; da Mortara a Vigevano! 3; da Bra a Cavallermaggioret 3: totale chilometri 355. Vi pure la ferrovia del Tirolo per la Carintia, che pu dirsi lai.* e la pi importante pel commercio di tutta Italia co! resto d'Europa. Trovo nel n. 4"2 del Giornale di Roma del i854, in data del Messaggere di Modena, la notizia, che approvati gi regolarmente
i

sulle disgrazie delle ferrovie,

che

in

progetti tecnici della stra-

menano rumore

pi delle

che sono quasi sempre disgrazie

collettizie.

Una
il

sola battaglia fa natural-

da ferrata dell'Italia centrategli assuntori della medesima, a norma del convenuto, ponevano mano nel febbraio ad incominciarne
se
la
i

mente parlare pi che 20 scaramucce.


In Italia
se le

lavori. Questi per lo stato Esten-

sovrano che v'introdusstrade ferrate nel 837 fu Ferdinani.


1

vennero intrapresi presso Rubiera sulsinistra della Secchia presso s. Ilario aldell'Enza, dalle quali
il

do

II

re delle

due

Sicilie,

come
pel
1

notai in
fece ese-

la diritta
lit si

due

loca-

quell'articolo;

come pure
i

avvierantio, seguendo

gi effet-

guire in
fiumi.

Italia

ponti di ferro sospesi sui


alri-

Quando furono introdottenegli


e

tuato tracciamento, inverso Pieggio. Pi tardi potr estendersi il lavoro anche dalla

tri stati italiani,

per quali strade, lo

sponda destra

della Secchia, e proce-

portai ne'loroarticoli e in quelli di molte


citt d' Italia.

dere nella direzione di Modena, capitale de'medesimi stati Estensi. L'esecuzione dell'opera, com' naturale, bisogna che proceda di pari passo coli' espropriazione de' terreni soggetti alla occupazione della strada, ed egualmente agi' intra*

L' Osservatore Romano deli852,nel n.i 65 riprodusse il novero delle ferrovie in pieno esercizio in Italia, e la maggior parte gi da molti anni, colle

seguenti linee di lunghezza raggua-

gliate a chilometri.

Da Torino

per Asti

prenditori necessita di predisporre

quan-

e Alessandria, Novi e

Arquata 123; da

Milano per Camerlata presso Como /p5 da Milano a Treviglio 33; da Mantova a Verona 36; da Venezia per Padova e Vicenza a Veronal 18; da Treviso a Mestre 20; da Firenze a Pisa e Livorno o; da Pisa a Lucca e Pescia 46; da Firenze per Prato a Pistoia 35; da Empoli a Siena 68; da Napoli a Nocera col braccio
1 1

to d'uopo per ben dirigere un'impresa di s'i vasta estensione. Quindi il lavo-

ro non potr che gradatamente raggiun-

gere
re
si
il

le

necessarie dimensioni e prende-

massimo sviluppo. Appena troveras-

per Castellamare 4 5; da Napoli a Capua 44; totale chilometri 725. Si potrebbero


vol. ix\.

sufficientemente avanzatala formazionedell'arsme stradale, verr dato corninciamento alle molte opere murane, che indipendentemente dai grandi ponti e dalle stazioni, devonsi eseguire lungo il

piano della strada, e in queste potr


1
1

Ir-

162

STB
i

STR
gli stati pontificii,

var collocamento anco quella classe d opero dedicata a quel genere di lavoro.

notai nell'articolo Pio

IX, die questo Papa nell'agosto


stilili

1846

i-

Quindi

la

Gazzetta di Milano dichiar


notizie concernenti
i

in aprile le

lavori
fcr-

commissione consultiva per costruzione delle strade ferrate, onde


la

la

in-

iniziati sudiversi

tronchi della strada

tradurle ne' domimi pontifcii, fatta poi


direttrice.
Il

rata dell'Italia cenlrale,clie


s.

suonano
i

cola-

n.

90
la

del Diario di

Roma

Nel ducalo di

Parma

Piacenza

del

846

riporta

notificazione de' 7 no-

vori sono stati incominciati e proseguo-

vembre
la

del cardinal Gizzi segretario di

no alacremente
nel lineato di

in

vicinanza del

Taro

stato, colla

quale

si

dichiara, the veduta

Modenasi lavora con 4200 uomini dall'Enza aReggio, essendo com-

relazione di delta commissine depu

tata a

preparare

le

norme fondamentali
in

pilo l'argine stradale; dalla Secchia ver-

per

la

concessione delle ferrovie, d'oidi

so Reggio lavorano 2"joo uomini. iNella

ne del Papa pubblicava

articoli le
le pei nei-

Toscana sono intrapresi con 600 uomilavori della grande galleria dell'Ani pennino. Questo fervore di lavoro, in lemi

prese risoluzioni. Riprodurlo

pali.Lelineeche ilgovernopontificioconsidera

come

di principale

importanza, e

onore a 'governi e alle iniprese impegnate in quelle grandi opere, Finalmente leggo nel Monitore loscapi difficili, fa

delle quali autorizza perci l'esecuzione,


1. Quella che da l orna per la vaiSacco mette al conline napoletano presso Ceprano. 2. Quella che congiung a Roma il Porto d'Anzio. 3. Quella

sono:
le

del

no de'i 7 aprile 854'! decreto del granduca,erichiamandoquellode' 4gennaio i85i, col quale concesse al consiglio di
1
1

da
p.

Roma
200

a Civitavecchia (nel voi.

LIV,

costruzioneeamministrazionedella stia-

feci

parola del progetto di stra-

da ferrata centrale Toscana


eseguire
gli

la

facolt di
la

studi per proseguile

sua

linea sino al confine toscano, stabili che


la

de ferrale da Roma a Ponto d'Anzio, e da Civitavecchia ad Ancona, per riunire la comunicazione tra 'due mari Adiratico e Mediterraneo). 4- Quella che

societ della ferrovia centrale toscana

daRo-

resta autorizzata a costruire e attivare


nel

ma, correndo
e la valledel

luoghi pi popolosi del-

e pericolo,

suo interesse, ed a sue spese, rischio uua strada a ruotaie di ferro,

l'Umbria,com' principalmente Foligno fiume Potenza, mette in Anle

che da Siena si diriga perla valle di Chiana verso il confine pontificio, fino a imhoccare uella strada ferrata Aretina sotto le prescrizioni, condizioni e dichiara-

cona; e qui