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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIAL JI ENTE INTORNO

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI,

MARTIRI, PADRI,

E

PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI,

AI

AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI

VARII

GRADI

DELLA GERARCHIA

DELLA CHIESA CATTOLICA,

ALLE

CITTA*

PATRIARCALI,

ARCIVESCOVILI E

VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII,

ALLE FESTE PIÙ

SOLENNI,

AI

RITI, ALLE CERIMONIE

SACRE,

ALLE CAPPELLE

PAPALI, CARDINALIZIE E

PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON

CILE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. LXXIII.

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA

MDCCCLV.

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi

vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui

1' Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni

relative.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STOIUCO-ECCLESI ASTICA

TA R

T AR

X ARUGI Francesco Maria, Cardi-

nale. Di IMoutePuIciano, nipote di Giu-

lio III per parte della sorella Giulia del

Monte, e di Gio. del Monte gran mae-

stro di Rodi, pronipote del cardinal An-

tonio del Monte, e attinente di sangue e

concittadino di Marcello II. Novaeslo di-

ce figlio del conte Tarugiode'Tarugi,che

Giulio III fece senatore di Roma, nel qua-

le articolo con altri dissi il conte nipote

del Papa. Uomo rispettabile non solo per lo splendore della nascita, ma molto più.

per quello delle virtù e della sua mulle-

plice letteratura. Versato eccellentemen-

te nella scienza delle divine Scritture e dei

Padri, e nella cognizione delle lingue o-

ricalali, voltate le spalle al mondo si of-

fri compagno a s. Filippo Neri ea Cesa- re Caronio per contribuire alla fondazio-

ne della congregazione dell' Oratorio o

Filippini (f^.), sotto la direzione de'qua-

li, arricchito da Dio di doni straordinari, lece tali progressi nella cristiana perfezio-

ne,.ehe divenne modello di tutte le vir-

tù,alle quali seppe unire robusta eloquen-

za uel ragionare delle cose celesti e dei

misteri della religione, onde meritò dal granBaronio il titolo dato dalla Scrittu- ra all'apostolo s. Paolo, di duce della di-

vina parola. ììas. Pio V fu obbligalo con-

tro sua voglia a farsi ordinare sacerdote,

e l'assegnò per maestro di camera, con-

sigliere e compagno al suo nipote cardi-

nal Condii, nel viaggio che fece qualele- gato a latere a diversi principi d'Euro-

pa per la lega contro i turchi. Frattan-

to avendo la città di Napoli richiesto a

grandi istanze la fondazione della congre-

gazione dell'oratorio, fu di comun con-

senso de'padri della congregazione di Ro- ma eletto all'uopo il Tarugi,che ne'G an-

ni di trattenimento in Napoli die saggio

tale di saviezza e prudenza nelgovernodi

quella nuova casa, e mostrò un zelo co- s'i ardente della salute delle anime, che morto l'arcivescovo,i napoletani lo richie-

sero per loro pastore. Restituitosi a Ro-

ma, Clemente VI II si sentì mossodaistin

to superiore a destinarlo segretario del-

la congregazione de'vescovi e regolari, ed

a promuoverlo neh :hj3 all'arcivescovato

d'Aviguone, che non si potè indurre ad

  • 4 TA R

accettatele non costretto da espresso pon-

tifìcio comando. Giunto appena alla sua

residenza, si die senza indugio all'aposto-

lico ministero, die accennai nel voi. Ili,

p. ?.88, alla predicazione del vangelo, al-

l'osservanza della clausura de'roonasteri delle religiose. Il credilo e la riputazio-

ne che si acquistò eziandio presso gli e-

relici, mosse molli di questi ad abbrac-

ciare il callolicisi.no, e passando per Ido-

lo terre lo veneravano come un santo :

molti vescovi si recarono da lontane par-

ti in Avignone, per apprendere da lui la

maniera di adempiere l'episcopale mini-

stero. Espulsi dalla Francia (/".) i gesui-

ti, furono dall'arci vescovo accolti con pa-

terna carità, come ammiratore di loro

virtù e innocenza; ed è perciò che a venirli vendè la propria argenteria e sup-

sov-

pellettile, quindi eccitò il Papa a persua- dere Enrico IV al pronto richiamo nel

regno. Clemente Vili tratto dalla fama del singolare merito e zelo del prelato, ai

5

giugno i 596 lo creò cardinale prete di

s. Cartolomeo all'Isola, e nel i 5gj lo tra-

sferì a Siena {V-)> dignità ch'eragli sla-

ta da mollo tempo predetta da s. Filip-

po; ma il cardinaleanzichè rallegrarsi, ne

accolse la notizia colle lagrime agli occhi.

Portatosi in Roma a ricevere le insegne

cardinalizie, nel viaggio s'interpose con

successo tra Vincenzo Gonzaga duca di IManto va eRanuccio Farnese duca di Par-

ma, i quali stavano in procinto di veni- re alle armi, non essendo riusciti a paci-

ficarli diversi principi e signori di ran- go. In Roma fu deputato prefetto della

congregazione stabilita per la riforma del- le chiese dell'alma città, ed intervenne

«'conclavi di Leone XI e di Paolo V. In

quello del i.°poco mancò che non restas-

se eletto Papa. Leone XI protestavasi di

credere, che non vi fosse alcuno in quel

tempo, a cui il Signore avesse compar-

titi maggiori talenti e doni più insigni, quanto al Tarugi. NeliGoG rinunziò la

sede, per quanto dissi a Siena, e doman-

a Paolo V di fare altrettanto della por-

TA R

pora, lo che quantunque non gli fu ac-

cordato, egli dal canto suo

nor mani"

li

sequestrarsi dal mondo e dallo strepito

della corte, con rinchiudersi nuovamente

nolla casa dis. Maria in N'alliccila de'suoi filippini di Roma, dove pieno di vi ri ìi e-

simie e cospicuo per fama di prodigi da

Dio operali per sua intercessione, se ne

volò alcieloa' iogiugnoi6o8, d'83 anni,

efusepollo nella chiesa omonima,con ma-

gnifico epitaffio poi coni u ne a lui e al car-

dinal Baronio, il quale celebrò la di lui

santità e dottrina, e lo slesso fecero Pe-

trameIlara,Gallonio, Tufo, Bacci e altri

scrittori. Tutti gareggiarono in vantar-

ne l'egregie qualità, nato fatto per trat-

tare cose grandi, nelle quali per diutur-

na sperienza era eccellentemente addot-

trinato, primeggiando nella solida scien-

za delle divine Scritture e de' Padri, in

cui era insignemente profondo. La Vita

del pio cardinal Tarugi, scritta da] p. Gia-

como R.icci procuratore generale de'do- menicani, sta in fine della Vita di s. Fi-

lippo Neri, Roma 1 663. TAbUGI Domenico, Cardinale. Sortì inalali in Ferrara, ove il suo padre Fran-

cesco gentiluomo d'Orvieto era uditore

di rota, o meglio governatore. Apprese i primi insegnamenti in Orvieto, la lette-

ratura nel collegio romano, e dal celebre prof. Carpani la teoria delle leggi nell'u- niversità romana, in cui riportò la laurea

dottorale, altri dicendo in Perugia ov'e-

rasi ritirato nel 1 656 per la peste di Ro-

ma. La pratica del foro l'acquistò nello studio di Celsi uditore della romana ro-

ta e poi cardinale; il quale ravvisando in lui un vivo e chiaro talento, e una ca-

pacità di mente alta ad apprendere qua- lunque più ardua facoltà , lo scelse per

uno de'suoi aiutanti

segreti di studio.

Il credito che si acquistò nella curia, de-

terminò Clemente X nel 1670 a dichia-

rarlo uditore della nunziatura di Porto-

gallo. Tornalo a Roma, e tenuto indie-

tro dall'invidia,dopo essersi esercitatocou

gran lode nell'avvocatura, fu in concor-

TA S

TA S

5

renza di molti soggetti eletto uditore del cardinal Chigi che particolarmente lo sti-

mava. Per di lui mezzo neli6S2 otten-

ne da Innocenzo XI un posto d'avvoca-

to concistoriale, e nel 1 68q quello di luo-

gotenente civile dell'uditore della canni-

la, da cui Del 1694 fu avanzato da Inno-

cenzo XII a uditore di rota. Indi dopo un anno a' 1 2 dicembre i6g5 lo creò cardi-

nale diacono di s. Maria della Scala, e Io

ascrisse alle congregazioni del concilio,

de'vescovi e regolari, ed altre; inoltre lo

fece vescovo di Ferrara, dove sorpreso da

grave malattia, cagionatagli dalle sover- chie fatiche da lui sostenute nella visita

della città e d^lla diocesi, dopo 12 mesi

di cardinalato, scese nella tomba in Fer- rara nel 1 69G, di 58 anui. Fu sepolto nel-

la cattedrale, in luogo che il capitolo or-

di onorevole epitaffio. In Ferrara, nel

breve tempo che ne fu pastore, fondò e

apri il conservatorio di s. Matteo, poi tra- sferito a s. Apollinare, pel rifugio e man-

tenimento di povere donzelle. La sua vi-

ta si legge tra quelle degli Arcadi illustri,

tra' boschi pastorali della quale applau-

dito avea trattato la poetica cetra.

TASO0TASSO0THASSO. Sede ve-

scovile della 1 /Macedonia e dell'esarcato

del suo nome, nell'isola omonima del ma-

re Egeo, sotto l'arcivescovato di Tessa-

lonica, eretta nel V secolo e chiamata pu- re P/7<'.L'isola,già una delle più ragguar-

devoli dell'Arcipelago, fu pure denomi-

nata Aethria.Jcria . Chiyse, esorgesul-

la costa orientale della Turchia europea

inBulgaria, sangiacato di Gallipoli. Il suo-

lo è fertilissimo, con cave di marmo, e

forse anticamente avea miniere d'argen-

to. Ha buon porto, frequentato dal pic- colo navile. Si conosce il solo vescovo O-

norato, che nel 4 >1 intervenne al

conci-

lio di Calcedonia. Oriens dir. t. 2, p. 87.

Taso Tasso, Thassen, è uu titolo vesco-

vile in partìbus, dell'eguale arcivescova-

to di Tessaloaica, che conferisce la s. Sede.

TASSA DE'BENEFIZI ECCLESIA

STICK Discreta contribuzione che paga-

no i nuovi provvisti de' Benefizi eccle- siastici (/".), originata per sovvenire i bi-

sogni della Chiesa Homi!na eia Came-

ra apostolica t pe''tanti dispendii che so-

stengono a vantaggio delle altre chiese e

di tutti i cattolici, e per quanto dichia-

rai uè'tanti relativi articoli, ed iu quelli

che andrò rammentando, per la spedi-

zione delle opportune Bolle e Brevi, ed

imposte a'beneficiali da'Papi, ad esem-

pio delle Decime che i Leviti pagavano

al sommo sacerdote della religione ciu-

daica,ed essi le riceveano dal popolo d'I-

sraele come ministri delle cose sante, e

per diritto divino siccome prescritte da

Dio: inoltre i leviti possederono campi,

case e città intere nella Palestina.

Indi

nella religione cristiana i chierici non vi-

vendo che dell'Oblazioni (T 7 .) de'fedeli,

da queste volontarie offerte ebbero ori-

gine le Decime ecclesiastiche, le Spor-

tale, i Beni di chiesa, i Benefizi

cecie-

siastici, le Pensioni ecclesiastiche, di che riparlai a Spogli ecclesiastici, a Rega- lia eaualoghi articoli, pel necessario man- tenimento de'ministri sagri. Secondo i ss. Padri devesi dare più alle chiese e loro

ministri, di quello che i giudei davano a' levili. Alcune tasse i vescovi le ritraevano da'ehierici, ed iPapi leattribuironoal/w-

sco o Tesoro pontifìcio, e talvolta appli-

candole a vantaggio delle chiese medesi-

me da cui derivavano,ad istauzadi quelli che le pagavano. Anticamente erano assai

maggiori, quindi iu progresso di tempo

la benigna indulgenza de'Papi a poco a poco andò diminuendole, anco ne'privi-

legi accordati ne' Concordali da lorocon-

clusi co'diversi stati della cristianilà,del-

la natura e carattere essenziale de'quali

riparlai a Pace, per amor della quale essi

convennero a generose e paterne condi-

scendenze. 1 sovrani non ponno imporre

tasse al Clero, ed a' Beni di chiesa, sen-

za il Beneplacito a pò sto lieo, Sostenendo'

si

la causa della Chiesa, si sostiene quel-

la de'sovrani temporali, contro di cui in

realtà combattono i labi politici. 1 beni

  • 6 T AS

ecclesiastici sono più degli altri di giova-

mento reale al principato, perei»» la loro

conservazione è per esso di vitale interes-

se. La storia luminosamente lo ha ripe-

tutamente provato, pe' grandissimi sus- sulii ricevuti da'beni del clero edalla con-

discendenza de'Papi, per la podestà che

hanno sui medesimi. Delle tasse pe' be- nefizi ecclesiastici concistoriali ragionai

a'Ioro articoli; quelle cioè per ogni mio- \o patriarca, arcivescovo, vescovo, abba- zia o monastero nulliùs dioecesis, a se-

conda delle rispettive proposizioni con-

cistoriali, le vailo riportando descriven-

do tali sedi e diocesi, e sono in proporzio-

ne della Rendita ecclesiastica delleloro

mense. 'Tulli questi benefizi concistoria-

li sono così chiamali perchè si conferi-

scono dai Papa ne\Concistoro,e nelle pio-

posi/ioni

si usano le parole, scritti o tas-

sati ne'libri o registri della camera apo-

stolica, nel dichiarare la consueta som-

ma tassata. All'articolo Denari riportai i diversi valori de' fiorini, de'ducati e di

altre Monete pontificie^che secondo l'an-

tico stile della curia romana si usano nel

ragguagliare le tasse. Nominandosi ordi-

nariamente i fiorini di camera, qui dirò che si valuta ciascuno pari a scudo uno

e bai. 79, decimi 8e centesimi 2. Il sol-

do poi equivale a bai. 3e decimi 6. Cle-

mente XI mandò al re di Portogallo il decreto pontificio, diesi legge atM'Epist

et Brevia sclectiora t. 2, p. 763, sotto-

scritto l'i 1 gennaio 1 7 io da'cardinali Ac-

ciaioli,MarescolliePaniphilj,circa il va-

lore dello scudo d'oro a ragione di paoli

iGe mezzo, giusta ildecretode'5 settem-

bre 1 708, e pregò quel sovrano a farlo

osservare ne'suoi domimi, come tutti gli

altri principi cattolici l'aveano ricevuto, affinchè a norma di questo restassero fis-

sale le tasse, che per la spedizione delle bolle apostoliche si doveano pagare. Il p.

Pleltemberg gesuita, iYW/frV? Congreg. et

Trib.CuriaeRom.p. 366:Dcmonctarii/u

valore in Curia Romana, dice: » Curii,

ut vidimili capite praecedente in Cancel-

T AS

(aria apostolica non solimi annatae sint

solvendae de quibusdam benfficiis, Sfid

etiam pio Lileris apostolicis clauda sint einolunienla quibusdam offieialibus,sub-

jieciemushiediversarum monelarum va-

iorem in Camera, Dataria, et Cancellarla

receptuin prò informatione exlerorum,

qui in Curia romana aut gratias impe-

trarunt,autalia negotiaexpediri cupiunt.

Reducitur veroomne monetaegenus Pio-

maea Dataria ad ducatos ami de Came-

ra. Quoti si ponatur simpliciter ducalus

non addendo de Camera atteudilur valor

currens in loco Beneficii". Quindi ripor- ta il valore delle diverse monete papali

effettive e nominali, ragguagliandole a

quelle delle diverse nazioni cattoliche, e de! le quali riporta il valore delle loro mo-

nete denominate ducati, fiorini, libra,

franchi, marche, marabatini, scudi e mi-

cie di diverse specie. Abbiamo il libro: Tu-

xae Cancellariae Apostolica^, et Ta-

xae s. Poenitentiariae Apostolicae ju-

xta exemplar Leonis X, Romae t5i4-

Accedi t valor monetarwn

universiOrbis

in Camera, et Poenitentiaria romana

receptarum.SyU'ae Ducisi 706. A Sagro

Collegio dissi delle tasse devolute a'ear- dinali da que'prelati, che per mezzo de'

loro voti ottengono in concistoro taluna

prelatura che in esso si propone dal Pa- pa, come i vescovati e Ve abbazie o mo-

nasteri concistoriali; le quali tasse poi si

dividono a eguali porzioni tra il Papa e

i cardinali. Questa tassa, che dicesi de'ser-

vigi comuni, talvolta riceve una riduzio- ne dalPapa e da'cardinali,ad istanza degli

Spedizionieri delle lettere apostoliche a

nome de'preconizzati a'benefizi concisto-

riali, e per mezzo del prelato Segreta-

rio della s. congregazione concistoriale e

del sagro collegio. Queste tasse sono per- ciò riducibili, essendovene altre irridu-

cibili, comechè spettanti agli officiali del-

la curia romana e a'famigliari pontificii,

tranne qualche rarissima eccezione. Ad

evitar siffatte tasse, allorché il Papa de-

stina alcuno a mezzo della congregazione

TA S

di propaganda fide pei" vicario apostoli- co, gli conferisce la dignità di vescovo in

pai tibus coll'autoritàd'un pontifìcio bre-

ve, senza promulgarlo in concistoro. Le propine o tasse dovute al Papa per ogni

vescovo che propone in concistoro, an-

covchèinpartibus, non sono meno di scu-

  • di 69 e bai. 1 2e mezzo.

Rilevo dalla nota

de'coDCistori de'24 e 27 gennaio 1842,

le seguenti riduzioni a tali propine e tas-

se del Papa. L'arcivescovo di Fermo e il vescovo di Ratisbona, ciascuno pagò sol- tanto scudi 161; il vescovo di Lumini 34;

cjuello di Jesi e quello di Warmia, ognu- no scudi 108 e bai. 5o ; quello di Monte

l'ia-cone 1 o5 e bai. 70; quelli d'Orvieto,

e ili Savona

e Noli, e l'arcivescovo di Ca-

merino, per cadauno scudi 82 e bai. 25.

Delle suddette lasse denominate de'servi- gi comuni o minuti servigi, e proprie an-

cora d'alcuni famigliari pontificii e di of-

ficiali della curia romana, ne parlai a Fa-

migliare, dicendo delle Sportale (/ .) ; a

Dataria, ragionando delle Anna le e de'

Quindennij ed a Denari, descrivendo le

già ricordate diverse qualità di monete,

indicate cou denominazioni ancora in uso

nella romana curia per le tasse. Leggo nel

cardinal Garampi, Saggi di osservazio- ni sul valore dell'antiche monete ponti-

fìcie, p. 4 e I2 > crie 8'à Sl1 ' decadere del

secolo XI li e sul principio del seguente., la maggior parte delle tasse di cancelle-

ria e de'proventi camerali pontifìcii tro-

vavasi ridotta a fiorini d'oro, la più cele-

bre moneta battuta da' principi d'Italia negli ultimi scorsi secoli,e quelli coniali nel

1 252 da Firenze oscurarono i precedenti,

ed eccitarono gli altri a batterne de'simili,

cornei Papi, incominciando da Giovanni XXI 1 del 1 3 18 in Avignone. Le tasse de' minuti o comuni servigi erano già fin dal

tempo di Bonifacio Vili deli2q4 ridot-

te nella più parte a fiorini d'oro; e seb-

bene molti de'prelati di Francia le rite-

nestero a lire tornesi, molti della Gran Bre- tagna a marche di sterlini, e molti di Ger-

mania a marche d'aigeuto, pagavansi pc-

TA S

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rò elFellivaniente a ragione di fiorini d'o- ro, a'quali soli poi in appresso furono ri-

dotte. A Dataria apostolica ragionai del

Succollettore generale della medesima

per VAnnate e Quidenni, tasse e porzioui

de'fi ulti delle rendite e benefizi ecclesia-

stiei;ed 3Ca:vcelleri\ apostolica delle tas-

se di questa. Le tasse furono e sono an- che proprie de' Vacabili e Vacabilisti (/ .). Perciò notai a Dataria, rilevando

le attribuzioni del revisore de'conti delle spedizioni, chea lui spetta formare la tas- sa spettante a' diversi collegi vacabilisti,

sopra qualunque materia beneficiale. A

Scrittori apostolici parlai de' loro tas- satoli nella cancelleria apostolica. Aito-

ge il riportato dal p. Plettemberg, §4 :

Oido expeditionìs Literarum.»Huìl3kdi'

cto modo conscripta taxatur ad baneum

Scriptorumper rescribendarium,taxatae

suam appouit manumcomputator, et sol-

viti!!- scriploribus taxa. Deinde nùttitur

ad Abbreviatoresde parco minore,seu mi-

uoris praesidentiae, quorum unus perle-

clis literis nomen adscribit, et acceptaju-

xta laxam pecunia bullam ad Abbrevia-

tores majoris presidenliaeremittit. Ex bis

duo quoque ab hoc deputati nomen suuui

paulo infra subscriptionem Abbreviato-

iiIjus minoris praesidentiae supppnere so-

leut. Deinde deferuulur literae ad Solli-

cita tores literarum apostolicarum, quos

ianuizeros vocant, quibus solvuntur duo ducati, totidemque caroleni de cancella-

rla si taxatae sint trigitita ducatis, si ve- ro infra, solvitur unus tantum ducatus et duo caroleni. " Quindi parla delle altre

consuete tasse clie vi appongono gli altri

officiali della cancelleria, secondo le rate

loro spettanti, finché la bolla passa all'e-

same del Reggente della Cancelleria.

«Deinde supplic.itiones tradii custodi,qui

eas partibus accepto a singulis uno julio restituii et bullasadscripla primum rna-

nu sua in margine (itera majuscola A, a lalere dextro, a sinistro vero I,etcircum- duciis lineis circa taxjsscriptorum et al>

breviatoruin in bulla detenniuatas, finita

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TA S

TAS

cancellarla tradit pluuabatori, a quo plum-

bantur et cordulis alligantur. Quo llicto

neino potest in illis aliquidaddere,aulex illisdetrahere,vel minueresineincursuex-

r.ommunicationis latae \nBulla Codiar."

Si può vedere Registratori delle lette-

le apostoliche. Delle pene contro quelli

cliealteranoo falsificano le lettere, decre-

ti e Rescritti pontificii, ne tenni proposito

anche in quell'articolo, ed a Sigilli pon-

tificii. Asserisce il p. Plettemberg: »Ta-

xa haec statuta ereditili' a Joanne XXII,

Avinione cum Curia ibidem i esidei et, et

conlinetur in libro, qui asservatur iuCan-

celiarla apostolica, quem se vidisse testa-

tili - Corradus inprax. Disp. Ajxjst. I. 6,

e. 4> una cum alio libro, qui coutinet va-

Jorem beneficiorum consistorialium, ex

quibus aunataesolvendaesuut."Cenedel-

to XIV colla bolla Cum sicut, de'2 5 gen-

naio 1741» dichiarò che lutti i provvisti

de' benefizi ecclesiastici hanno I' obbligo

d' impetrare le lettere apostoliche dalla

cancelleria, e di pagare ad essa le tasse e al-

tri emolumenti. Inoltre il p. Plettemberg, De reliquis qfficialibus Cancellariaej § 1 4, Qui ultra taxas nil exigere ani ac-

ciperepossunt, dichiara: « Ne vero exces- sus fiat et abusus coni mitlalur iti exigendis pecuuiis prò expedilione lilerarum apo-

stolicarum aliarumque gratiaruiu provi-

sum est aJ Lilio II, per conslitutionem./ìV- si Roma?iusPoiiliJ(\i[de'óo marzo 1 5 1 2),

et per Regulas Cancellariae. Julius II e-

nimPontifex ne olliciales Cancellariae to-

tiusq. Curiae romanae qtiicquam ultra

taxas aul postulent,aut accipiaut sub gra-

perceperint foie obligatos. " I Papi per-

chè non fossero gravate le parti che ot-

tengono una qualche grazia ecclesiasl.„a,

soggetta a pagamento di tasse (non essen-

dolo tutte), prescrissero idonei provvedi-

menti. Gregorio XVI formò una congre-

gazione per stabilire che

a pie di ciascu-

na grazia ecclesiastica si notasse la viva spesa incontrata, ei diritti di spedizione e di agenzia, che la dataria ne* suoi Ira-

sunti e brevi incominciò ad eseguire;e que-

sto savio sistema die norma alla segrete- ria de'bre vi e ad altri dicasteri ecclesiasti- ci. Laonde sui brevi stessi pontificii Gre-

gorio XVI volle che si ponesse l'importo

della tassa, compreso l'emolumento agli

officiali della segreteria de'brevi,e le spe-

se per la medesima; e ne' rescritti si di-

chiara , se gratis concessi , o quale lieve

tassa fu pagata, e quanto può darsi in com-

penso al procuratore o agente di affari che

domandò e ottenne il concesso. 11 p. Plet-

temberg parla ancora, cap. i3: De Se-

cretarla apostolica^ § 3 1

Quae sit ta-

,

xa Brevium, dichiara.»» Quod attinet ad

taxas Brevium,sciendum indù Igentias, a-

liaque spiritualia gratis omnino conce-

di, adeo ut secretarla suppeditet expen- sas membranorum et scriptorum,soIum

in casibns quibusdam extraordinariisda-

ri solet modicum

aliquid forte in com-

pensalioneui expensarum. Caetera vero Brevia suas habent determinatas taxas; exempl. grat. prò dispensatane super in- terstitiis solvuntur 4 ducati de camera

,

pio aliis dispensationibus oidinariis sol-

vuntur 5. At vero in gravioribus negotiis

  • vissimispoenisinhibuitjiiimirumsubpoe- taxa est varia, prò varietate et gravitate

na exeommunicationis latae senlentiae, ci pio prima vice 100 ducatorumauri de

camera; prosecunda suspensionisesercitii

et perceptiouis emolumeutorum ad sex

menses Fabricae basilicae Principis apo- slolorum Urbis applicandorum; prò ter-

tia vero vice, quibus contra fecerint pri- \ationis ofiìciorun),poenis ipso facto iucur-

rendis. Iusuper declaravit contra facien-

tesudrestitueudumquidquid ultra taxam

negoliorum."Dipoi in qualche modo au-

mentarono le tasse.e furono imposte a ma- terie che prima n'erano esenti; ciò derivò

dal depauperamento del tesoro pontifi-

cio, colpa la triste iliade delle viceude po-

litiche de'tempi, l'indispensabile aumen- to degli stipendi agli officiali e altri im-

piegati, ed ancora per una salutare remo-

ra e freno all' eccessiva e frequente faci-

lità delle doraaude di grazie spirituali e

TA S

d'indulti, degenerate perciò in abusi; non

di* per la maggior venerazione alle cose

sagre, e pel mantenimento dell'osservali-

za della benigna disciplina ecclesiastica,

chedeludevasinell'agevoleconcessione.sia

d'indulto, sia di dispensa, sia d'indnlgen-

zc. Altrettanto si elica delle tasse e poten- te freno di tali multe pecuniarie, delle Di- spense sui diversi gradi di parentela per contrarre il Matrimonio, che si ottengo-

no perla Dataria secondo i gradi d'ina-

peilimcnto, onde porre un argine mora-

lissimo alle passioni, pel buon ordine del- la società, proclivein violareles. leggi della

TA S

9

e con discrete contribuzioni, in compen-

so di quanto somministra la camera apo-

Btolica pel mantenimento de' Tribunali

ecclesiastici, delle Congregazioni cardi'

nalizie, delle Segreterie del hi s. Sede.

in servigio di tutto l'immenso cnttolici-

smo di tutte le 5 parti del inondo. Allo

alzarono la voce validi e dotti propugna tori contro i nemici della cbiesa romana,

di siffatte calunnie ed esagerate accuse,

fra'quali qui mi piace ricordarne alcuni, per poi con loro dire qualche parola. Ma-

macbi, Del diritto libero della Chiesa di acquistare e ili possedere beni te/u-

Chiesa, esigendo un'eccessiva indulgenza portili sì mobili che stabilì, i 769. Mar-

tasto pregiudizievole al buon costume. 11

vescovo Cecconi, Istituzione de'seminari

vescovili, tratta di diverse specie di tas- se ecclesiastiche, ed eziandio della tassa

su'benefìzi ecclesiastici in favore de'semi-

nari diocesani, per l'erezione e manuten-

zione, per le scuole specialmente di gram-

;natiea e canto gregoriano. Questo diritto

è fondato su quello che hanno i Poveri e

le necessità della Chiesa su tulli i beni ec-

desiastici; è un sussidio dalo in

mancati-

za di altro modo per sopperire alle spese,

onde provvedere le chiese di huoni mini-

stri, e non ne va esente neppure la tnen-

sa vescovile. Pub imporsi ed esigersi pri-

ma dell'erezione del seminario. Il cardi-

Bai s. Carlo Borromeo arcivescovo di Mi-

iano fissò la tassa al 10 perioo; Papa s, l'io V la ridusse al 5, e Benedetto XIII ordinò che fosse non meno di 3, più

ilei "> per cento. Il vescovo può accrescer-

la e diminuirla

con giusta equità. Si de-

ve imporre senza parzialità, e secondo il

preciso bisogno;esi deve stabilire su'frut-

chetti, Del denaro straniero die viene ti Roma e che ne va per cause ecclesia sii. clic, calcolo ragionato, 1800. Ferrini,

Calcolo ragionalo su le. ricchezze del

clero cattolico, Orvieto 1842. Allorché

gli apostoli percorrendo

la terra co m po-

nevano le chiese, evi lasciavano pastori

e ministri, subito cominciò il rapporto

delle chiese ricche e delle povere, cioè di

quelle che potevano dar qualche soccor-

so alle più bisognose, e del dovere che l'u- ne accorressero al soccorso delle altre, Quell'apostolo, che avea fondatole chie- se stesse e che ne riteneva il principal go-

verno, avea la suprema ispezione sopra gli aiuti che si raccoglievano colla Colletta

e le Oblazioni de'fedeli, e si distribuì va-

no poi nel modo che prescriveva. Il cele-

bre esempio di s. Paolo, che avea fonda-

to le chiese di Galazia e di Corinto, può

servirne di luminosa idea, di quel Capo

stolocioc il quale conforme alle parole di Gesù Cristo fondatore della Chiesa, di-

chiari» che quelli che an