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Kantiana

Serie Testi

Immanuel Kant

Critica della ragione pura


TOMO

(1820)
traduzione di

Vincenzo Mantovani

a cura di

Giuseppe Landolfi Petrone

Traduzioni italiane di Kant dellOttocento 5/1


www.kantiana.it

Questo E-book rientra nel progetto di ricerca Kantiana. Testi, ricerche e materiali sullirradiazione di Kant

TITOLO

LIVELLO BIBLIOGRAFICO TIPO DOCUMENTO E-BOOK AFFIDABILIT

Critica della ragione pura di Manuele Kant traduzione dal tedesco. Tom 1. (-8.) - Pavia : presso i Collettori : coi tipi di Pietro Bizzoni successore di Bolzani, 1820-1822 ([Pavia] : Germani Giuseppe Rolla Luigi Sacchi Defendente collettori) - 8 v. ; 12 - Collezione dei classici metafisici (( Nomi dei collettori sul v dell'occhietto dei v. 2-8 , Nei v. 4.8.: Tradotta dal tedesco dal cav. V. Mantovani )) Monografia Testo a stampa Giuseppe Landolfi Petrone 2 [1= iniziale; 2 = media; 3 = buona]

Universit della Valle dAosta

Universit de la Valle dAoste

CRITICA DELLA RAGIONE PURA


DI

MANUELE KANT
TRADUZIONE DAL TEDESCO

Tom. I.

PAVIA
PRESSO I COLLETTORI COI TIPI DI PIETRO BIZZONI SUCCESSORE DI BOLZANI

1820

De nobis ipsis silemus: de re autem, quae agitur, perimus, ut homines eam non opinionem sed opus esse cogitent; ac pro certo habeant non Sectae nos alicuius aut Placiti, sed utilitatis et amplitudinis humanae fundamenta moliri. Deinde ut suis commodis aequi in comune consulant, et ipsi in partem veniant. Praeterea ut bene sperent; neque instaurationem nostram ut quiddam infinitum et ultra mortale fingant, et animo concipiant; quum revera sit infiniti erroris finis et terminus legitimus. Bac. De Verul. Inst. magn. Praefat.

INDICE
INDICE ................................................................................ 3 PROEMIO ALLA TRADUZIONE ..................................... 4 DELLA VITA E DELLE OPERE DI KANT .................... 10 Prefazione dellautore alla prima edizione di questopera . 38 Prefazione alla seconda edizione (1787)............................ 49 Prospetto dellopera............................................................ 75 I. Critica della ragione pura............................................ 75 Introduzione ............................................................... 75 Elementi della scienza trascendentale ........................ 75 Prima divisione. Analitica trascendentale .................. 76 Seconda divisione. Dialettica trascendentale. ............ 78 II. Metodologia trascendentale....................................... 80 Critica della ragione pura. .................................................. 82 Introduzione ................................................................... 82 I. Della differenza tra la ragione pura e lempirica. ... 82 II. Del possedersi per noi certe cognizioni anteriori ad ogni senso ed esperienza, e del non andar mai digiuno di queste neppure il volgare intendimento. ......................... 84 III. Del bisogno, che ha la filosofia di una scienza, che stabilisca la possibilit, i principj ed il complesso di tutte le nozioni preconcepute. ................................................. 87 IV. Della differenza tra i giudizi analitici ed i sintetici. ......................................................................................... 91 V. Dei giudizi sintetici a priori come inerenti a tutte le scienze teoretiche della ragione. ..................................... 95 VI. Problema universale della ragione pura. .............. 99 VII. Idea e divisione di una scienza particolare sotto il nome di Critica della ragion pura.................................. 104

PROEMIO ALLA TRADUZIONE


Non certo per diporto che simprende lavoro s arduo che la traduzione delle opere metafisiche di Kant, di quelle opere che, dopo coppia di lustri, erano pi ammirate che intese nello stesso paese loro nato; e che, oltre per la difficolt dellidioma in che sono scritte, e la oscurit onde non osa lo stesso autore scolparsi, ed oltre quelle della materia per se stessa, ripulsano quasi colle difficolt e scurezze dello stesso linguaggio del criticismo. Del che fanno fede i copiosi commenti, anzi gli ampi vocabolari1, che in Germania comparvero a rischiaramento s della terminologia che delle dottrine trascendentali; e non ostante i quali si corre tuttavia rischio di non comprenderle, o di avere senza forse tal rimprovero dai propugnatori delle medesime, solch si abbia laria di non ammirarle, peggio poi per chi si attentasse rilevare inesattezza od ambiguit nella prima o combattere le seconde. Ma poich difficolt di circostanze, quasi come trascendenti le difficolt del volgarizzamento in discorso, vollero pure che questo almeno affrontassi, mi sar in parte compenso lavere in quanto per me si poteva, contribuito alla collezione dei Classici Metafisici, come ad impresa divisata in questa mia patria, e per ci, se non per altro, ad essa onorevole. Perciocch mi diedi ogni cura onde, senza mancare alla fedelt nel trasvestirne lespressioni, ridurre nel modo che pi mi parve intelligibile i concetti dellautore, arbitrando perci dinserire di quando in quando fra parentesi, nel testo, quei vocaboli o cenni, che mi sembrarono atti a rischiarare lespressione antecedente. Di che avendo preso esempio dallautore medesimo, cui sono gi faSchmitd Woerterbuch etc. 1788. Millin Kunstsprache der critischen philosophie.
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Critica della ragione pura tomo primo

Proemio alla traduzione

miliari le sinonimie per via di parentesi, queste riesciranno assai pi frequenti che non si vorrebbe da chi avisasse trovar buon gusto ed eleganza in una sposizione metafisica. Trattandosi ci non di meno di parole, dopinioni, anzi didee nuove, non posso guarentire che sieno sempre adequati i vocaboli, che mi parvero avvicinarsi davvantaggio, nel nostro idioma, a quelli che non ho trovato interpreti nei vocabolari di una lingua, che, oltre pelle teoriche della scienza, fu arricchita da Kant nella gi straricca suppellettile delle voci ordinarie. Chi oserebbe altronde guarentire altrettanto, essendo quistione di dovere, con parole destinate alluso delle cose sensibili, esprimere concetti che ne trascendono la sfera, e dove non si pu quindi a meno di trovarsi, col dire, bene spesso e molto al di sotto di ci cui si pensa? Fra le ordinarie poi sono alcune voci, usate in questopera in significazione pi o meno differente, ora dalla comunemente ricevuta, ora da quella in che pare le ricevesse altre volte lo stesso Kant. Tali, fra le altre, le parole scienza, dottrina, e disciplina od arte; oggetto, che per lo pi ha valore di cosa presentata; rappresentazione, onde significare latto con che si presenta quando loggetto, quando lidea, e che talora equivale allidea medesima; pensare che, nel senso kantiano, regge quasi esclusivamente il quarto caso, contro labitudine in che siamo di attribuirgli dordinario il terzo; organo, e canone, termini usati come tecnici corrispondentemente a un di presso a quanto per noi si direbbe regolamento il primo ed istrumento il secondo; schema e nomeno per tipo ed essere intellettuale; e cos alcune altre. Alle quali occasioni di ambigua interpretazione vedr di riparare ora collindicato ripiego delle parentesi, ora col mezzo di annotazioni: e le aggiunte saranno in ci distinte da quelle dellautore, che, marcate queste collasterisco, le altre lo saranno coi numeri arabici. Per le note mi sono talora

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Proemio alla traduzione

giovato dellopera di Villers2, talaltra di quella del Cons. Degerando sui sistemi3, e pi spesso della storia di Buhle4; che fra i giudici del criticismo, che ho potuto consultare, mi sembrato il pi imparziale. Lopera di Villers, che mi ha giovato specialmente pei cenni biografici, altronde una rifusione, sotto tuttaltra forma (e quasi a rovescio, rispetto alla distribuzione delle materie) delle due critiche della ragione pura cio e della pratica. Egli si giustifica di averle cos travolte, comech non fosse per altrimenti riuscire a che le gustassero i suoi nazionali; e ben li sapeva egli tuttaltro che disposti a gustarle, massime lIstituto, cui ha non pertanto indirizzato il suo lavoro. Ma i filosofi francesi, anzi che starsi contenti a siffatta sposizione, come quella che sospetta si rende a chi che sia, con quel suo affettare lentusiasmo dellevidenza in cos delicate materie, dovettero esserne assai poco soddisfatti; giacch giunti alla met del libro mestieri, anche a chi nol voglia, convincersi lo scopo di Villers essere stato piuttosto quello di uno sdegnoso emigrato, che del kantismo si giova, onde rimproverare a quei filosofi, e massime agli autori dellenciclopedia, i guai della rivoluzione. La recensione del Sig. Cons. Degerando annunzia uno studio abbastanza lungo e calmo, per esserne spositore fedele, non ostante che mosso da sentimenti quasi diametralmente opposti a quelli di Villers. Essendosi per egli attenuto, forse perch conseguente ad una storia di confronto, quasi esclusivamente ai giudizi, se non anzi alle opposizioni, degli stessi concittadini di Kant, ed essendosi attenuto ai meglio reputati fra questi, come Reinhold5, Schulze6, Jacobi7 e
2 Philos. de Kant ou principes fondamentaux de la philos. trascendentale 1801. 3 Histoire compare des systemes de philos. etc. Tom. second Paris 1804. 4 Hist. de la phil. moderne, depuis la rennaissance des lettres, jusque a Kant Tom. sixieme. Paris 1816. 5 Lettere sulla filosofia di Kant 2 vol. Lipsia 1792 e Beytraege sur leichtern Uibersicht [sic!] des Zustandes der Philosophie beim Anfange des 19. Iahrhund. Hambourg 1802.

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Proemio alla traduzione

Bardili8, me ne giover come dissi nelle note, onde far conoscere, a cui fosse bisogno, lo spirito di questi autori e di queste opposizioni. La storia di Buhle finalmente, della quale non ho che la versione francese, oltre al servirmi alle opportune interpretazioni degli argomenti e dei passi, che mi sembreranno abbisognarne, mi fornir nel capitolo intitolato: Conseguenze della filosofia di Kant in Alemagna di che ampliare, se non compiere, le nozioni attinte dalla storia di Degerando. Perciocch non ho potuto sinora consultare che le accennate opere, dalle quali ho pure dovuto informarmi, compendiate come vi sono e travestite in lingua straniera, delle opinioni di Germania, essendoci pi facile aver quinci maestri che libri; sebbene quelli non valgano farci rinunziare al desiderio dei buoni fra questi. Le opere metafisiche, la lettura delle quali pressoch necessario che preceda le opere di Kant, sarebbero quelle di Locke, Hume, Wolfio e Leibnizio. Di Locke, onde rilevare il contrasto e la diversit delle due dottrine o dei due metodi scientifici; di Hume, come quello il cui setticismo forn per avventura occasione alla critica; di Wolfio, rispetto alla forza ed allordine, se non altro, delle argomentazioni; e di Leibnizio finalmente, la cui filosofia il punto per cos dire, da cui parte la critica. Ora, essendo gi rese italiane o riprodotte in questa collezione le opere dei primi due, n altrettanto indispensabili sembrando le poche del terzo di argomento assolutamente metafisico, i collettori mi autorizzano assicurare i signori associati chessi avranno quanto prima il nuovo saggio dellumano intendimento di Leibnizio; poich opera che lo stesso Kant suppone gi famigliare a suoi lettori. Essa non altronde s generalmente conosciuta, non ostante che quel profondo alemanno
Aenesidemus, ossia osservazioni sulla filos. elem. di Reinhold. Germ. 1792., oltre gli schiarimenti, e lEsame della critica 1789., 1791. 7 Opere diverse. 8 Nei Beitraege di Reinhold, nel Giornale filosofico ec. 7
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Critica della ragione pura tomo primo

Proemio alla traduzione

la scrivesse in francese, forse per ottenerle altrettanta pubblicit che alla tuttavia prevalente filosofia Lockiana, come quella che, oltre laccordarsi assai pi collo spirito del secolo, non imbarazzava, per non dir anzi ributtava ugualmente i lettori colle difficolt del calcolo. Senza di che avrebbe forse ottenuto migliore successo quel saggio, nello opporre al principio cardinale della detta filosofia, nihil est in intellectu quod non fuerit in sensu, la gi pure aristotelica eccezione: nisi ipse intellectus; eccezione sulla quale si aggira, se non anzi costituita, in gran parte, la dottrina di Kant. Perci finalmente che risguarda il volgarizzamento, fu esso eseguito sulla seconda edizione in data di Francoforte e Lipsia (1794): edizione che rinvenni scorretta anzi che no; e mi sarei trovato pi volte imbarazzato in errori di stampa, che il senso affatto scambiavano, se non avessi avuto per cui giovarmi della versione latina9, essendo altronde inverisimile, o per lo manco assai difficile, che i due testi si combinassero negli stessi abbagli appuntino. Il che avverto, essendo essa pure inesattissima e veramente sibillina, come disse il P. Soave, tal traduzione; mentre la sola, oltre lopera di Villers, onde potesse il pi degli Italiani avere contezza bastevole delle nuove dottrine. E linesattezza dipende specialmente da una si direbbe smania di piuttosto parafrasare che tradurre il testo: con che pu bens rendersi meno arida e stucchevole, di quello talvolta, la dicitura; e si pu schivare il s di spesso e nojosamente vicino ritorno degli stessi vocaboli, ma troppo si arrischia di sconvolgerne il significato. Ne sieno, a cui lo possono, prova le due primissime righe dellopera, ove non era nulla da emendare n da rendersi pastoso: Dass alle unsere Erkenntniss mit der Erfahrung anfange, daran ist kein Zweifel: letteralmente: che ogni nostra cognizione cominci dalla sperienza, non v dubbio. Ecco il testo latino: Quidquid animo cernimus et ratione
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Immanuelis Kantii opera ad philosophiam criticam Vol. I. cui inest critica rationis purae Latine vertit Fredericus Gottl. Born. Lipsiae 1796. 8

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Proemio alla traduzione

intelligimus, illud omne dubium non est, quin idem cum usu et experientia capere primordia videatur. Mancando per nella seconda edizione alemanna la prefazione dellautore alla prima ed il prospetto dellopera, quella ho tradotta dal testo latino, e questo compilai per me stesso, non essendomi sembrato a bastanza preciso il latino; come mi parve util cosa imitarne lesempio, nellesibire tal prospetto ai leggitori. Risguardo ai cenni sulla vita e sulle opere dellAutore, come quelli che mancavano in ambidue i testi, ho dovuto procurarmeli altrove. Del resto chi mi trover scorretto, e senza forse inelegante, sia cortese al desiderio di riescire traduttore fedele. V. M.

DELLA VITA E DELLE OPERE DI KANT


Allelogio degli autori, cui stile, in questa collezione, premettere, mano mano che se ne riproducono le opere, rispetto a Kant, vengono sostituiti questi cenni sulla di lui vita, che, dedicata intieramente alle meditazioni metafisiche, altra quasi non offre materia biografica, tranne intorno agli scritti, che furono il risultamento di quelle meditazioni. Il perch se le opere, per le quali fecero copia de lumi loro al pubblico i grandi scrittori, costituiscono la fonte principale degli elogi, onde fa loro tributo la pubblica riconoscenza, ci specialmente rispetto a Kant, non ostante che le di lui fatiche tendessero meno ad aumentare, che a riformare le scienze speculative, massime la metafisica. Quindi che, per inferirne ragionamento che avesse forma delogio, n basterebbe annoverarne come sono per fare gli scritti, n vi si potrebbero annunziare scoverte o ben determinare i passi, che avess egli fatto fare alla scienza; come quello che tolse piuttosto a ristrignere, che non ad estendere le cognizioni delluomo, anzi lattitudine del suo intendimento a farne tesoro. E non ancora ben definito, n si pu, che previo esame competente delle opere, definire, se questo vantaggio negativo ridondi, e quanto, comegli asserisce, di positiva utilit. Dissi competente, volendo alludere allessere s questesame, che il giudizio consecutivo, devoluti a uomini gi in tali materie ben altrimenti versati, che non credo poterlo essere chi ebbe a dedicarsi a tuttaltra professione. Che anzi credo qualmente, lungi dallinvogliare a prendere cognizione de suoi argomenti, chi si esibisse a provare metafisici di loro natura i medici, muoverebbe sospetto come ch ei non fosse n luno n laltro. Ed ho gi indicato, s non essere fra di noi conosciute per avventura quanto basta, onde giovarsi de giudizi altrui, le opere di Kant, s non essere imparziali quei giudizi, de quali

Critica della ragione pura tomo primo

Della vita e delle opere di Kant

sarebbe ovvio non che facile giovarsi. Il perch tale critica (ed la chiave delle altre opere filosofiche di questautore, se non lo anzi dogni scienza filosofica, siccom egli avvisa) riescir pi presto nuova riprodotta in Italia, pei molti almeno che non possono attingere direttamente alla fonte. Giacch nella versione latina, come ho notato nella prefazione, il Prof. di Gottinga, colla migliore intenzione del mondo per tutto lopposto, non fece che aggiungere alle difficolt e scurezze delloriginale; quandanche non gi imbarazzante per noi la latinit degli alemanni, atteso che, trasportandovi, senza forse avvedersene, la sintassi teutonica, rendono spesso impossibile il ben comprenderli a cui non sa quanto ed in che differisca tal sintassi dalla vera latina. Il che bastando a giustificazione del surrogarsi al solito elogio i cenni che sono per aggiungere sulla vita e le opere del nostro filosofo; e siccome, non ostante il gi detto, questi cenni contengono un succinto analitico delle metafisiche, debbo quindi prevenire avere desunto quel succinto, bench per seconda mano, da quanto ne scrisse da pochi anni (1822). Reichart in una specie dAlmanacco scientifico, abbastanza noto sotto nome di Urania. Manuele Kant nacque il 22. Aprile 1724. a Conisberga, capitale della cos detta Prussia reale, e pare da genitori di men che mediocre fortuna; giacch avvertono i primi suoi studi essere stati diretti alla teologia, per ristrettezza di circostanze. Nulla pi sappiamo di questi studi, sin oltre il trentesimo anno dellet sua (1754), quando lo si annunzia maestro accademico, vale a dire di quellino, che danno a prezzo lezioni private; giacch non fu che nel 1770., quando ebbe incarico di Professore di Logica nella patria Universit, nel quale incarico dur sin che visse. Come quella che non ha mestieri di essere avvertita, ommetto la sola cosa che ci si dice di sua giovent, vale a dire chegli era inclinatissimo ad investigare e riflettere. Ma non ommetto la pretesa di alcuni, chei fosse rachitico; poich circostanza, che troppo saccorderebbe, nel caso nostro,
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Della vita e delle opere di Kant

collosservarsi dordinario attivissime non che precoci le disposizioni di spirito nei rachitici. per circostanza, che sarebbe in contraddizione colla quasi longevit di Kant; il quale non fu lontano che di mesi dallet ottuagenaria, avendo egli cessato di vivere il 22. Febbrajo 1804. Se non rachitico, era egli per s meschino della persona, perch i biografi asserissero non aver mai esistito al mondo uomo di lui pi piccolo e magro: onde larguto se non affatto giusto proverbio, che udii pi volte in pochi d a Conisberga: niuno essere mai stato pi asciutto di Kant s dellanima che del corpo. Ed giusto se risguardi al nobile contegno di sue maniere, alla precisione pi che ristrettezza del suo discorso, ed allaver egli vissuto, se non rinchiuso affatto in se stesso, certo senza mai allontanarsi che di raro e ben poco dal paese nativo; giacch assicurano che il suo maggior viaggio fosse a Pillau, quindi non pi distante di sette leghe. Del resto la fronte del nostro filosofo stato modello, per lampiezza delle dimensioni, e pelle s pronunziate protuberanze anteriori, alla craniologia di Gall, quando sotto quelle protuberanze riponeva gli organi della finezza e speculazione metafisica. Ed ho veduto nellatrio del maggior tempio di detta citt il busto di Kant in marmo di Carrara, opera di Schadou10 dove, rilevando appunto spaziosa, ed elevata sopra un naso profilato la fronte, mi si aggiungeva, come non ugualmente ben espresso dallo scalpello, che gli occhi avesse inoltre chiari, fulgido lo sguardo e serena la fisionomia. Bens che dal naso in gi alquanto rozzo laspetto, e saccorderebbe, o non contraddirebbe almeno, a quanto ne dicono di sua bench scarsa divozione a Bacco, e del blandire che per lui si facesse alla gola, quantunque pi cercato che non cercatore di buoni deschi.
La Cattedrale di Conisberga nello stesso tempo la Chiesa dellUniversit; ed essendo state inumate in quellatrio le spoglie di Kant, vi fu esposto solennemente il detto busto il 22. Aprile 1811. con divisamento divisamento ogni anno rinnovarsi con eguale solennit la consacrazione di quella Stoa kantiana. 12
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Critica della ragione pura tomo primo

Della vita e delle opere di Kant

Ci per non tolse chei fosse ameno quantaltri mai, quindi caro e ricercatissimo nelle conversazioni e case pi cospicue, sia per la purezza dei costumi e la elevatezza dello spirito, sia per linteresse de suoi propositi e per la vivacit con che agli altrui propositi replicava. Oltrech, trovandosi di brigata, usava divertirla con racconti e novellette assai piacevoli, e sapeva s ben condire il discorso della suppellettile, che lui somministrava limmensit di sua lettura, che fu egli tra pochi certamente dei quali pu dirsi, che si odono volentieri a parlar soli. Se altro poi, oltre tutto questo, poteva renderlo generalmente accetto e desiderato, ci fu per avventura linteresse che soleva prendere, assai maggiore che non si crederebbe, alle novit del giorno, come quello che vaghissimo era dei pubblici fogli scientifici non meno, che delle gazzette ordinarie. Che anzi prendeva diletto a fantasticare non solo, ma predire con fondamento di ragione i pi importanti fra i pubblici avvenimenti; e molto compiacevasi nel dimostrare altrui di avere indovinato; locch dovette mancare assai di raro alla squisitezza di sua penetrazione. La merc delle quali prerogative, anche prima che lo si chiamasse, come ora generalmente, il filosofo di Conisberga, vi era Kant lornamento e lanima delle migliori societ: ed grande argomento contro coloro, che avvisano misantropica essere la filosofia, e non guari compatibili colle delizie della vita i suoi studi, se non anzi per avventura esclusivi di ogni socievole comunanza. N preferiva egli gi o solo dedicavasi alle pi distinte brigate, come quelle ove tanto brillava; poich non ebbe a schifo i crocchi di confidenza, e non trascorreva s facilmente una sera, in che avesse rinunziato alla partita sua favorita dellombretta, in stuol damici numerato e casto11.

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Parini Ode alla musa pel Sig. March. Febo dAdda. 13

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Della vita e delle opere di Kant

E soleva dire questo essere onesto passatempo non pure che lunico e sicuro mezzo, per cui dalle meditazioni alleggiare lo spirito, e lena conciliargli ad ulteriori fatiche. Ch il quasi contrasto di profondo e sublime, nel suo, non fu gi ostacolo a che il di lui carattere vestisse una pressoch popolare dimestichezza; come n questa imped ch ei si mantenesse ognora dignitoso anche nel tenore ordinario della vita od in bench scherzevoli propositi: e non fu mai verso che ne decampasse anche nella foggia del vestire, cittadinesca s ma sempre pulita e nobilmente attillata. N mai fu chi lui presente, meno poi contro di lui, si attentasse con espressioni alquanto libere o col menomo atto indecente o sconcio: quasicome il cospetto delluomo, chera nello stesso tempo il pi spiritoso ed il pi profondo pensatore della citt, le recasse onore non solo, ma fosse norma e freno ai cittadini; ci che non pu dirsi egualmente di Socrate rispetto agli Ateniesi. Se poi, oltre alla costumatezza e sociabilit, poniamo mente alla nuova direzione, cui egli diede allo spirito umano ed alle tendenze del medesimo; se badiamo ai mezzi ed alla forza, con che il moderno filosofo provoc la pi salutare delle rivoluzioni nel regno della filosofia; se riflettiamo ch ei sgomber e rese libera la strada del vero ai pensatori che verranno dappoi; e se consideriamo la immensa vastit e comprensione di un uomo, che non si diparti mai dai propri focolari, gli giuoco forza convenire tal uomo appartenere non pi alle diacciate paludi del Baltico, di quello che allEuropa, ed allumanit. Poich mi dilungai, senza quasi volerlo, dal proposito di astenermi dagli encomi (come si pu egli, favellando dei granduomini?), ne far ammenda, osservando, rispetto alla coltura, che il nostro Manuele non esercit punto, anzi non ebbe forse in pregio, le arti belle; e, rispetto alla vita sociale, che mai non soddisfece ad uno de suoi obblighi principali, quello cio di ammogliarsi. Di che si cerca escusarlo, quasi che si trattasse di cose che straniere fossero a chi tutto ragione
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contemplativa; quantunque la scusa non saccordi colla cura, cui parve riponesse in accumulare quante pu un filosofo ricchezze, se vero ch ei lasciasse, morendo, un podere di qualche rilievo. E lo poteva di leggieri, affaticando, siccome fece, anche dappoi lesercizio pubblico della cattedra, nella pratica delle private lezioni; trovandosi anzi abitare abbastanza vasta citt, onde gli fosse mestieri affaticare assai meno, poich non gli occorreva di provvedere che alle bisogne di se solo. Il che potrebbe inoltre non accordarsi colle assicurazioni di chi pretende ch ei non fosse n tampoco proclive allavarizia; come a difetto che, occupandolo di soverchio nelle dette lezioni, ed in concorso delle brigate geniali, dei banchetti e del tavoliere, avesse defraudato di ore preziose gli emolumenti della scienza. Con ci sia che trovo qualmente Kant leggeva s della mattina che del dopo pranzo, quantunque pi dordinario prima; che solo si concedeva una tregua di venti minuti da una lezione allaltra; e che, mentre interpolatamente insegnava etica, dritto naturale, antropologia, fisica e geografia, non erano che la logica e la metafisica le scienze per lui dettate pubblicamente dalla cattedra. La qual copia e variet di, spesso promiscuo, insegnamento proverebbe la di lui memoria non dovesse aver limiti; mentre appunto pretendono combinarsi assai di raro siffatta dote colla somma finezza e perspicacia dingegno, e con quella vivacit dimmaginativa creatrice, cui dicono genio. Compagna fedele della memoria, nei letterati, lerudizione rendeva straordinariamente interessanti le lezioni del nostro professore, quelle massime di geografia fisica; essendo state le quali raccolte, indi promulgate, per uno de suoi uditori, e rese volgari anche fra noi, fanno ampia testimonianza di quanta fosse la suppellettile ch ei vintroduceva di storia, viaggi, aneddoti, biografie ed altre notizie, che tanto nelle di lui mani arricchirono questo ramo del sapere. Ad onore di cotal forza di memoria, e quasi a maraviglia, recano i biografi lattitudine, di questo maestro, a
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dire dalla cattedra senza giovarsi quasi mai del sottoposto quaderno, e cos esporre allimprovviso e con precisione copia di nomi, di citazioni, di epoche, inserendo nel discorso quanto gli somministrava dinteressante o di nuovo una lettura senza confini e cui nulla poteva stancare. Tale attitudine per non altrimenti nuova n maravigliosa nelle Universit dItalia: e non ha guari che sarebbe stato inutile non solo, ma disdicevole il quaderno ai corifei di questa pavese; la quale ne impone tuttavia colla ricordanza di quando poteva dirsi di loro Parlano un suon, che attenta Europa ascolta12. La sola geografia fisica indicherebbe, il sapere di Kant, anzich limitarsi ai cancelli della logica e metafisica, estendersi profondamente a quanto non pare quasi possibile che umana mente abbracciasse. Il perch, prescindendo eziandio dalle scienze filosofiche, non solo era egli reputato qual dotto di primordine, dove non si poi tanto corrivi nellaccordare tal nome ai coltivatori delle scienze; ma fu quasi oracolo degli altri dotti, suoi nazionali. I primi scrittori dAlemagna infatti arrogavansi a debito e pregio di, non s tosto pubblicate, le opere trasmettergli, come se per consultarne il giudizio. Bens che, in luogo dei soliti rendimenti di grazie, frammesse ad usura dencomi, soleva Kant riscontrare e rimunerare i donatori con lunghe dissertazioni su qualunque si fosse largomento. Tali, di vero, le risposte ch ei fece a Soemmering ed Hufeland, quando il primo gli offeriva il suo Saggio sullorgano immediato dellanima pensante; e larte di prolungare la vita il secondo, accompagnando il dono coi voti, perch tal opera valesse ottenere lo scopo, rispetto a quella del primo filosofo del secolo. Nella dissertazione di riscontro e ringraziamento al professore di Monaco, e che fu premessa da questi alla seconda edizione del suo Saggio, non saprei se pi per dare o riceverne onore, espose il Conisberghese, con una delle pi seducenti ed inge12

Invito a Lesbia. 16

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gnose ipotesi, una speciale operazione chimico-dinamica nella secrezione sierosa dei ventricoli del cervello. Ponendo mente alla qual ipotesi, ed alla prima di tutte le opere di Kant sulle forze vitali13, non mal si apporrebbe chi ravvisasse in esso il primo fondatore del dinamismo fisico in Germania. In una infatti delle pi recenti patologie di quella nazione14, oltre i principj del dinamismo in generale, trovo desunte manifestamente da Kant s la vitalit inerente agli umori animali, s la teorica delle funzioni. Trovo anzi le parole non che il senso di Kant, non citato, nella teorica sulla digestione, ove la si fa consistere in una specie di particolare fermentazione dinamica degli alimenti coi succhi gastrici, e si avvisa esercitarsi negli organi gastrici non solo il processo vitale, ma s pure comunicarsi da questi ai sughi suddetti15. Fu pure Kant che insegn
13 Pensieri sulla vera estimazione delle forze vitali, promulgati nel 1746., quando lautore appena passava i quattro lustri; locch proverebbe fossero tuttaltro che teologici i primi di lui studi, siccome asserii dapprincipio, fidando ai biografi, che non avvertono comei fosse disertore s di buon ora o con tuttaltri li dividesse; giacch non vedo come gli studi teologici potessero scorgerlo a quello della vita, e delle sue forze. Bens vedo in quei pensieri e pi ancora nella dissertazione al Soemmering i primi tentativi pei quali accomunare la fisiologia e patologia umorale colle solidistiche, richiamando cio di bel nuovo gli umori a dividere, se non altro, coi solidi limpero attivo della vita; come altri vi traviser per avventura una qualche traccia e tendenza di materialismo. 14 Hartmann, Pathologia dynamica. 15 Se diversa di fatto la fermentazione gastrica da quella, cui subiscono i cibi, esposti allatmosfera, frammessi di fluido acquoso, e fomentati dal calore, condizioni che sincontrano egualmente nello stomaco, bisogna inferirne altre condizioni esistere nellorganismo vivente, le quali valgano produrre quella diversit nelleffetto. Ora tal condizione consiste nella mescolanza degli umori gastroenterici, considerandoli per come conduttori e partecipi essi medesimi della forza vitale, perch sieno atti a quindi comunicare alla massa digeribile s la nuova suscettivit organica omogenea, s la stessa vitalit; e dicono a un di presso che colla pila di Volta rispetto alla corrente elettrica. Non altronde chi possa immaginare il ventricolo essere prodotto degli alimenti che riceve; giacch ricevendoli e

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dichiarare, collapplicazione di tale teorica, la diversit dei prodotti vegetabili sul suolo medesimo, quantunque vi assorbiscano gli stessi umori, la stessaria, lo stesso ossigene, in somma gli stessi elementi. E trov chegli offrono tuttavia risultamenti fra loro differenti, perci che ai detti elementi, chei chiama obbiettivi, que vegetabili vi aggiungono e frammettono del proprio i subbiettivi; avendo ciascheduno uno stampo dir cos particolare, una forma plastica diversa, ed una maniera specifica di elaborarsi: stampo, forma e maniera, che, se nol costituiscono affatto, corrispondono per lo meno al conato formativo, nel linguaggio dei fisiologi, tanto zoonomi quanto botanici, che vennero dappoi. E lo stesso pu dirsi del succo dei fiori, che altro diventa secondo che venga elaborato da una farfalla o da una pecchia; non essendo gi miele bello e fatto il succo attinto dalle api ne diversi fiori, ed anche in tali da sembrare tuttaltro che dolci al palato pi squisito. Egli adunque nella mente di Kant che il dinamismo, quello almeno delle funzioni assimilatrici degli esseri organizzati, fu ridotto alla legge o necessit di concorrenza degli elementi somministrati dal di fuori collazione vitale, o con date condizioni vitali ed organiche s dei fluidi che dei solidi. La qual dottrina, se tende per un
digerendoli deve di necessit preesistere ai medesimi. Tutti per credevano, e pareva naturale che, siccome dallo stomaco, dopo intrommessi nel medesimo gli alimenti, proviene il chilo e da questo il sangue, cos altro non essere il chilo ed il sangue, tranne il cibo cos trasformato: nel qual caso il ventricolo altro non sarebbe che il ricettacolo, o tuttal pi un fornello particolare, entro cui fermentassero per se stesse le materie digeribili e si riducessero in chilo. Kant rileva, con altri, nel chilo due elementi, gli alimentari ed i gastrici; ma questi ultimi distingue pi che non si faceva, in quanto vi discopre una forza efficace, che li costituisce organi pi digestivi che non erano in senso fisiologico gli stessi organi gastrici; e trova che senza questa forza non si avrebbe mai risultamento di chilo. Facendo inerente agli organi dassimilazione (come sarebbero le ghiandole del mesenterio, il fegato ed i respettivi umori) una forza consimile, rispetto alla trasformazione del chilo in sangue, sar facile arguirne la teorica della sanguificazione. 18

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verso, come notai, a far che rivivano in patologia le viete ipotesi umorali, non lascia per laltro quanta pare abbia influenza, massime ed appunto dinamica, sui diversi prodotti, sulle diverse assimilazioni, e sulla vita medesima, la diversa indole degli agenti ed elementi obbiettivi. Ci non di meno colla sua teorica delle facolt originarie, della disposizione insita e delle forme attive dei corpi organizzati, avrebbe Kant gi trasportato, egli medesimo, il trascendentalismo nella fisiologia s degli animali che delle piante. A questa fisiologia trascendentale spetterebbe ora il rilevare cosa veramente che nello stomaco p. e. rende la digestione un cambiamento di chilo; il che rilevando rispetto s a questa che, analogamente, ad altre funzioni, essa ne svelerebbe, come se assistito avesse ai misteri della formazione organica, i principj efficienti e le vere facolt, che ripose nella medesima il protomaestro delluniverso, perch se ne compiano i destini. Ora ci, che dico dellorgano digestivo, quanto imprese Kant a svelare nellorgano del sapere, supponendone alimento le impressioni sensibili, riconoscendo insite in quellorgano facolt effettive, condizioni, e forme comunicabili al detto alimento, e deducendone risultamenti analoghi a quelli del chilo e del sangue nelle cognizioni circolanti, sarei per dire, langiologia dellumano intendimento. Spinse anzi pi oltre la cosa, investigando le modificazioni, che lorgano del sapere imprime alle nostre cognizioni; linfluenza chesso esercita per virt propria su essoloro; e le leggi e forme, che il creatore avrebbe nascosto nel di lui tessuto, destinandolo ad essere umana ragione. Ma innanzi di passare alle cose metafisiche, debbo compiere i cenni gi incominciati sulle altre provincie del sapere, alle quali furono recati per Kant non ordinari tributi od utili pietre a ristorarne o ricostruirne ledifizio. E non far che appunto accennarli; trascendendo per legge di brevit le riflessioni che, analogamente alle gi fatte, potrebbero inferirsi dagli scritti per lui pubblicati sullorigine probabile della storia, sulle razze
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differenti del genere umano, sulla teorica dei venti e simili; che, come tutte le opere di questautore, sono contraddistinte col marchio di non mai frivola originalit, dimperturbata e profonda meditazione, e del mirare unicamente ai vantaggi della scienza e dellumanit, non occupando egli mai di se stesso il lettore, alludendo assai di raro ad altri scrittori, e non mai con oblique tendenze. Cos fra suoi opuscoli di geologia ed astrologia, trascendo la storia del terremoto del 1755., il trattato dei volcani della luna, e quello intorno allinfluenza di questo pianeta sulla temperatura dellatmosfera terrestre; i quali trattati hanno pure fornito materia, quantunque pi speciosa che utile, a qualche eziologia. Ma non posso tacere della sua storia naturale del mondo e teorica celeste sui principj neutoniani, opera piena di arditi e nuovi pensamenti, chei commetteva al pubblico dellet di 30. anni (1755), e nella quale conghietturata lesistenza di pi corpi celesti oltre la sfera di Saturno, ben cinque lustri avanti che i nuovi telescopi di Herschel iscoprissero nellimmensit di quegli spazi Urano. Ed ecco in qual modo la penetrazione di Kant super, entro le pareti del proprio gabinetto, le indagini sulle pi eminenti specule e gli occhi armati con insolito artifizio, e come precesse lo scoprimento non pure dUrano che di altri corpi celesti. Aveva egli osservato essere costantemente eccentriche le orbite dei pianeti maggiori, e di tanto pi pronunziata eccentricit, secondo che pi lontane le stanze loro dal sole. Cos essendo meno eccentrica di tutte lorbita di Mercurio, aveva notato esserlo alquanto pi quella di Venere, poi quelle del nostro globo e via via di Marte e di Giove, sinch pi di tutte lo era lorbita di Saturno. Avendo poi rilevato essere ancora maggiore la eccentricit delle comete, che gi considerava per altrettanti pianeti, si conferm in tale pensamento, rilevando la eccentricit loro essere, ugualmente che quella dei pianeti, diretta in ragione della distanza loro dal sole. Il perch si convinse che tutti i corpi celesti aggirantisi allo intorno di quel centro comune, da Mercu20

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rio sino alla cometa pi remota, fossero tutti pianeti, e tutti appartenessero al sistema solare. Dopo di che paragonando lorbita della cometa eccentrica meno, della pi prossima cio a Saturno, colla di lui orbita, come la pi lontana conosciuta in que tempi, rilev da tale confronto una diversit e distanza troppo sproporzionata, perch non potess egli starsi contento neppure alla possibilit di salto e vuoto cos smisurato fra i due corpi celesti summentovati. Stabil pertanto e predisse, che fra Saturno e la cometa pi vicina dovevano avvolgersi diversi altri corpi planetari, la eccentricit dei quali crescesse via via per gradi, sino ad incontrare un astro, il cui andamento partecipasse a quelli s dei pianeti che delle comete16. Dal che risulta avere Kant non solo prevista la scoperta di Herschel; ma il suo pensamento essere stato pi vasto e pi direi quasi ragionato che la scoperta medesima. Non oso asserire, come rispetto ai dinamisti, essere stato lastronomo fatto accorto e quasi guidato dal filosofo a solo realizzarne la predizione; ch troppo se ne mostr quegli colpito dappoi lo scoprimento, per non asserirlo. La qual cosa ove pur fosse, non ha per mancato chi scopr Urano, col soccorso dei telescopi, di farne quanto pi poteva merito ed onore allo scopritore speculativo. Venendo alle opere metafisiche, a cui rifletta, nel 1771., avere laccademia di Berlino proposto a quisito lo stabilire i caratteri dellevidenza nelle scienze metafisiche; il premiato al concorso con Kant, essere stato Mendelson; di l a dieci anni, precisamente (1781), pubblicata la critica della ragione pura; e questa vertere da capo a fondo sullopposto quisito, se mo sia possibile una metafisica; dubiter verificato in questopera il facit indignatio versus dOrazio. Ma se per un verso, dominava di fatto a quei tempi, nella capitale del gran Federico (e non ha per anco ceduto affatto al teutonico), lo spirito filosofico dei letterati suoi cortigiani, cos che si ebbe a dire essere quella unaccademia francese nel bel centro dAlemagna; ond che
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Pag. 17. di detta opera: ediz. del 1799, e Villers nella prefazione. 21

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una tale accademia non poteva non voglio dire, con altri, comprenderlo, ma solo decidersi, come decise il pubblico, poich ne fu promulgata la dissertazione, a favore di Kant; per laltro verso tutti ripetono la critica della ragione pura essere il frutto di venti anni di meditazioni su quante furono metafisiche al mondo; e risguardo al filosofo ebreo, che riesc vincitore al concorso, ben se ne confutano in talopera gli argomenti, non per di quelli che avessero stretto rapporto col quisito accademico. Altronde alcuni lampi delle nuove idee di Kant tralucono gi dalle di lui considerazioni sul sentimento del bello e del sublime pubblicate sin dal 1764., ed la sola opera che di lui fosse ridotta per esteso in francese prima del Saggio per un progetto di pace perpetua, e dellidea cosmopolitica di una storia universale; quasi fossero le pi confacenti, anche nei titoli, al genio dei nuovi lettori, non ostante che le forse meno apprezzate, fra tutte, nel suolo nato. Sono pi ancora pronunziate le tracce, che delle nuove idee sulla metafisica offre, bench anteriore questa pure al quisito berlinese (1770), la prolusione chei recit poich fu eletto professore allUniversit; e, sebbene in latino, e pubblicato eziandio negli atti accademici, questo scritto inaugurale fu poco noto o di poco pregio ai dotti dEuropa17. Lopera che la riemp del suo grido, voglio dire la critica, non comparve che nel 1781.; quantunque non ne fu rapido il successo; e gi ne disperava il labrajo di Riga, che ne assunse ledizione, poich se ne serviva di cartaccia ed inviluppo, quando gli ne vennero fatte s numerose inchieste, che gli bisogn replicarla pi volte in breve tempo. A questa precessero di poco i principj metafisici della scienza della natura18, come di poco vi tenner dietro (1783) i prolegomeni ad ogni metafisica futura come scienza; e tali principj e prolegomeni
De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis. Villers fa questi principj posteriori alla critica, giudicandone dalla edizione del 1786.; ma debbono esserle anteriori, poich citati, come gi di pubblico diritto, nella critica medesima.
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possono considerarsi appartenere alla critica della ragione pura, massime i prolegomeni, che ne sono un riassunto analitico. Alla critica della ragione pura ne successero due altre, che, sebbene di soggetto non egualmente metafisico, hanno per tutta limpronta dello spirito trascendente dellautore, e costituiscono unitamente il criticismo kantiano. Pubblic egli la seconda, quella della ragione pratica nel 1788., e nel 1790. la terza col titolo di critica della forza di giudicare, ossia del giudizio; ed suggello ai preliminari critici delle scienze relative. Oltre le accennate operette sul progetto di una pace perpetua, e sullidea di una storia universale cosmopolitica, riferisconsi alla ragione pratica, e costituiscono libri di maggior mole, rispetto alle suddette, i suoi Principj metafisici della virt, quelli del diritto, la Base di una metafisica dei costumi e la Religione daccordo colla ragione. Cos, oltre le parimenti accennate considerazioni sul senso del bello e del sublime, ha specialmente rapporto con quella del giudizio la Base di una critica del gusto, comparsa nel 1787.: e non ho accennato che le opere principali di questo altrettanto facile che instancabile scrittore. Cos non fosse di quando in quando arido, anzi che no, il di lui stile, o fossero s fluidi e concatenati che sovente lunghi, a non poterne reggere il senso, i di lui periodi; prescindendo anche dai neologismi, poich forse indispensabile, al creatore di filosofia nuova, un nuovo linguaggio. E, siccome i suoi sopravvissuti concittadini attestano del tanto pi interessanti riescire i ragionamenti cattedratici di Kant, in quanto vi frammentava copia dillustrazioni, per via massime desempi, cos credo bene che fluissero questi spontanei dalla prontezza, come dicono, del vasto ed a s gran dovizia fornito ingegno; ma credo eziandio che s questi s quelle derivassero non meno dallintimo convincimento di loro necessit. Il perch sarebbe a desiderarsi n fossegli stato ugualmente largo negli scritti; come quelli che riesciranno per ci sempre difficili ed oscuri a parecchi leggitori che, attesa la somma confluenza nei concetti che andava sponendo, forse nel
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modo in che gli esponeva, non credette necessario di ricorrere pi spesso, che non suole, a quei rischiaramenti ed esempi, n di pi a lungo arrestarvisi quando pure vi ricorre. Lepoca di poco anteriore alle indagini filosofiche di Kant era, come ognun sa, controddistinta dal predominio di un alquanto rilassato eccleticismo, il quale si occupava di perfezionare pezzo per pezzo gli argomenti o ledificio della filosofia, anzi che nel suo tutto e nei suoi fondamenti. E cos, non ostante che non basato per anco a dovere il materiale del sapere filosofico, si teneva come certa la riuscita in ogni parte del lavoro, solch i lavoratori si giovassero del metodo dimostrativo delle matematiche, tanta era la fede che vi si aveva in quei tempi. Sotto queste circostanze, avendo locchio penetrante di Kant gi scoperto il fianco debole del dogmatismo, e dei guazzabugli metafisici delle trascorse et, mediante una quasi notomia di tutti i relativi sistemi; e mosso per avventura dallarguto setticismo di Hume, imprese a disvelare il motivo della niuna o trista riuscita di tutte le metafisiche, a smascherarle dellapparenza o larva filosofica, e quindi ad investigare se altro mai fosse cammino, che meglio scorgesse lindagatore filosofo, senza risico n di smarrirsi oltre la sfera dellumano sapere, n di perdere nello stesso tempo di vista la verit. E qui di prova di straordinario accorgimento nella investigazione filosofica, retrocedendo con essolei sino al vero e solo punto principale, onde poi muovere di bel nuovo allacquisto di quanto mai lo scibile, per chi si crede almeno autorizzato giudicarne dalla prima dimanda chei propose a se stesso: Che posso io conoscere, e cosa ci che gi conosco in origine? La necessit di rispondere alla qual dimanda quella, che lo scorse ad un esame dellintima convinzione dellattitudine delluomo a sapere o conoscere: dal qual esame, chegli chiam e risguard qual critica della ragione pura, credette rilevare o premise, come cosa di fatto, la sorgente della cognizione filosofica essere la ragione, onninamente disgiunta
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e libera dalla sperienza. Perciocch insegna egli su questo proposito che il necessario e luniversale sono subbiettivi19 nel nostro sapere, appartengono cio al soggetto pensante, non essendo possibile pensare n luno n laltro, come forniti dalla sperienza. Ora dunque la necessit negli umani giudizi, vale a dire la relazione obbiettiva delle nostre idee o rappresentazioni, come quella che intrinseca di tutti i giudizi universali e necessari, non ha realt od autenticit obbiettiva di cognizione, o non , ci che torna lo stesso, cognizione obbiettiva. Dalle quali cose conchiude, riposti essere nellanimo i confini del sapere, o piuttosto lo stesso animo, nellappariscente attivit del medesimo, essere loggetto unico della cognizione filosofica. Or vediamo la via per la quale giunse Kant a siffattamente restrittive risultanze. Cominciando egli dal dividere con analisi filosofica s ci che nelle rappresentazioni devoluto al senso ed allintendimento, s quanto inseparabile dallo spirito, venne a distinguere la ragione teoretica o la facolt di conoscere in sensibilit, come facolt della visione20, ed in intendimento, come facolt del pensare; la qual distinzione corrisponde al consistere la stessa cognizione21 in vedere22 e pensare. Nella
Soggetto luomo in quanto conosce o giudica, ed soggettivo quanto gli appartiene. Di due visionari, luno vede in ogni cosa un aspetto nero e triste, allaltro le cose medesime rassembrano di colore ameno e ridente. Ora quellaspetto e questo colore sono subbiettivi; ed cos che ne giudizi vi sempre alcunch di subbiettivo che si amalgama collobbiettivo, e costituisce la cos detta sperienza degli oggetti. 20 Anschauung. I francesi lo traducono intuizione, vocabolo che mi pare penetri pi addentro nella cosa veduta, che non quello di visione, cui ho perci data la preferenza, non per quellaltro escludendo. Mi sarei giovato della voce intuito poich italianizzata da Gallilei nel significato di aspetto veduto di slancio, ove per si decampi (e ne priego i lettori), almeno in questa traduzione, dal prendere colla crusca visione per sogno, a rigor di termine, parmi anche in ci giustificata la detta preferenza. 21 Conoscere o sapere, nel linguaggio di Kant qualche cosa di pi che percepire e pensare, facendo egli consistere la cognizione tanto nel rapporto delle idee, che ci sono presentate colloggetto che ce le presenta, quanto 25
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visione distingue inoltre la materia dalla forma, quella come offerta da qualunque siasi sensazione, questa come inerente alla nostra medesima sensibilit23. E con ci distingue loggetto sensitivo24 dalle condizioni originarie ed indispensabili della visione sensitiva (cio a dire dallo spazio, dal tempo e dalle molteplici loro determinazioni): le quali condizioni chiama poi forme della sensibilit, oppure oggetti trascendentali25; comenella riunione loro nella unit di una stessa coscienza. Dove nella percezione gli elementi e le rappresentazioni o sono staccati, o riuniti soltanto per caso e momentaneamente, senza quella connessione assoluta e necessaria, che costituisce, secondo Kant, la vera cognizione. Si distinguerebbe poi dal pensiero, in quanto esse verte sopra nozioni o rappresentanze, le quali non si riferiscono ad alcun oggetto determinato. 22 Nel dianzi avvertito significato di visione, come quella cui dordinario riferito, in questopera, lappercepire degli oggetti. 23 La sensibilit non nel senso di Kant, siccome in quello di altri filosofi, una facolt attiva; n le sue modificazioni sono prodotti dellintelletto, siccome pensava Leibnizio. Ma la sensibilit di Kant una facolt passiva dellanima, che la rende suscettiva di essere affetta e modificata dagli oggetti e di concepirne le idee, a misura chessi le trasmettono lor impressioni. Cos nel senso di Kant lintelletto che diventa facolt spontanea ed attiva di per se: nel che differisce da Locke, il quale faceva dellintendimento una facolt passiva, una mera suscettivit di cognizioni. 24 Anche gli oggetti considera Kant in due diverse maniere; quali sono essi per se medesimi, e quali si percepiscono. In se stesso loggetto cosa reale assoluta, ma niuno pu presumere di qual percepirla. Tal qual percepita non che una apparizione ordinariamente diversa da ci che loggetto per se medesimo. Ora la maniera dessere degli oggetti, indipendentemente da quella in che sono per noi percepiti o ci si rappresentano, quello che si dice punto di vista o modo trascendente. 25 Sinch il filosofo considera o giudica p. e. loggetto, cui vede rotondo, poter essere angolare, od esistere pi nella propria idea che dove lo vede, od essere loggetto veduto ed il soggetto veggente una sol cosa ec., sinch giudica insomma del modo in che gli oggetti sono, indipendentemente da quello in che li percepisce, il suo modo di vista come dissi trascendente. Il perch potrebbe dirsi filosofia trascendente lo studio dellobbiettivo considerato per se stesso, e sotto questo rapporto non sarebbe trascendente la dottrina delle idee innate, bens laltra di Leibnizio, quando supponeva le monadi e larmonia prestabilita. S tosto per che il filosofo giunge ad 26

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ch solo esistano in noi medesimi, prima ed indipendentemente da ogni sperienza. Tali condizioni o forme sono quelle, dietro le quali noi ci rappresentiamo il mondo, e quanti sono i suoi fenomeni, che Kant per essere conseguente a se stesso, chiama pi volentieri apparizioni26. Perciocch il pensiero, la cui merc lintelletto esercita le sue funzioni, consisterebbe nellatto che riconduce allunit le variet delle percezioni, ora nella formazione dei concetti, ora giudicandone, o riferendo le percezioni alle idee o nozioni che vi corrispondono, ed ora finalmente raccogliendo parecchie idee sotto unidea pi generale, o, sotto un pi elevato e sublime, diversi giudizi. Lintelletto sarebbe quindi la intrinsecamente o per se stesso attiva capacit di rappresentare, per la quale riduciamo ad una unit quanto vi di molteplice nel materiale fornito per la sensibilit. In tale accoppiamento poi, che quello in che consistono i concetti27
imaginare, la propria maniera di essere potere influire sulloggetto percepito, in quanto al modo di conoscerlo e giudicarlo, e che cerca nelle sue percezioni distinguere quanto pu dalloggetto procedere, da quanto pu esservi aggiunto del proprio dal soggetto, allora le sue indagini ed il suo punto di vista diventano trascendentali. E sotto questo rapporto lo studio del subbiettivo, in quanto concorre alla rappresentazione, direi quasi alla formazione, degli oggetti, costituisce la filosofia trascendentale. Quindi che tal nome non appartiene, come non fu di fatto attribuito, che alla critica ed al criticismo nel senso di Kant; ritenuto per essere critico il metodo, e trascendentale la dottrina o ricerca di quanto si mette del proprio nella cognizione degli oggetti. Perlocch non pi saremmo trascendentali, ma torneressimo ad essere trascendenti s tosto che ne giudicassimo come oggetti per se stessi. Ed ho insistito, forse pi che non doveva, sulle distinzioni dellobbiettivo dal subbiettivo, e del trascendente dal trascendentale, perch le mi parvero preparatorie a ben comprendere le opere di Kant. 26 Non per apparenze, come traduce il Sig. Cons. Degerando; allorch trova misterioso chelleno ci vengano presentate, che noi le riceviamo, e che non appartengano ci non di meno agli oggetti. 27 Idee, concetti o nozioni intellettuali valgono, parmi, lo stesso nel linguaggio di Kant; appartengono assolutamente allintelletto, e ne costituiscono il legittimo impero. Distinguonsi dalle intuizioni o visioni per 27

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ed i giudizi28, lo stesso intelletto sarebbe legato a condizioni originarie, che lautore chiama forme dellintendimento, e sono le categorie dAristotile, che si troveranno mirabilmente sviluppate non che precisate in questopera. Ora se vero che noi stessi, mediante le dette forme, s della sensibilit che dellintelletto29, determiniamo gli oggetti, che ne vengono
ci che le idee contengono in se medesime rapporti o caratteri applicabili a pi visioni, e che nello stesso tempo appartengono a diversi oggetti. Quantunque generalmente astratte quante sono, i kantiani distinguono dalle idee ordinarie le intellettuali pure, in quanto non fornite queste, come le prime, dalle visioni. 28 Il giudizio una funzione logica dellintelletto; la quale consiste nellaccoppiamento di due rappresentazioni, come di attributo a soggetto, ed esprime il rapporto loro vicendevole. Appartengono ai giudizi nella dottrina di Kant s le cognizioni mediate degli oggetti, s latto che unisce una data rappresentazione ad una idea, che la contiene insieme alle altre. Rispetto alla distinzione de giudizi in analitici e sintetici mi limito accennare come lautore sostenga darsene di sintetici a priori, senza dato cio di sperienza. Tali giudizi passano per una delle pi importanti scoverte del criticismo, e sono, se non altro, di tanta importanza in questopera, perch fosse premessa, ed esposta nellintroduzione, la teorica respettiva. 29 Forme della sensibilit o dellintelletto sono i caratteri costanti, che, in virt di leggi fondamentali ed immutabili, vi ricevono i dati (materia), sui quali si esercitano le facolt respettive. Essendo quindi materia della sensibilit (non pura) la materia delle visioni, costituendosi cio dalle sensazioni la parte materiale empirica di nostre percezioni, ci che vha di fisso, assoluto e necessario in queste, sar forma o legge della sensibilit. Che tali forme sieno, pei sensi esterni lo spazio, il tempo per tutti, ce ne convince il non potersi concepire oggetto (esteriore) che nello spazio, e niuno (sia dentro sia fuori di noi) che non sia rappresentato nel tempo. La dottrina dello spazio e del tempo dicesi estetica e dimostra esser eglino visioni pure, assolute, necessarie, illimitate, uniche, e primitive della nostra sensibilit: non empiriche cio, n idee generali, n astratte, nella significazione ordinaria, non essendovi oggetto che le contenga, ed onde le si possano staccare; non composte, perch mere circoscrizioni della stessa visione assoluta lo spazio ed il tempo parziali; e neppure innate, bench anteriori alle percezioni sensibili e fondate in noi stessi, producendosi esse alla prima occasione di modificazioni sensibili, e realizzazioni colle relative percezioni, senza le quali rimarrebbero visioni vuote e come se non 28

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somministrati dalla sperienza, ne verrebbe di conseguenza, che solo conosceremmo le cose in quanto le ci appariscono, e come gi ne trovaressimo obbligati a pensarle, giusta le leggi prestabilite nellanimo nostro, non per come sono, vale a dire non come cose per se, ma come apparizioni. Sotto il qual rapporto a quella parte del dottrinale di Kant, che risguarda la critica delle facolt dellanimo30, fu dato nome didealismo
esistessero. In quel modo che le impressioni passive offrono alla sensibilit la materia ad esso lei competente, lintelletto la riceve dalla sensibilit, e tal materia loggetto su cui esso esercita la sua funzione. Consistendo questa in riunire o centralizzare le percezioni, la materia dellintelletto deve comprendere quanto destinato ad essere insieme riunito in forma didee o di giudizi, essendo materia delle prime i prodotti delle sensazioni o le visioni, e dei secondi le stesse idee. Dunque le forme dellintelletto, come risultanze delle leggi o dellespressione di sua funzione, consistendo questa in combinare, risolvonsi finalmente in giudizi; e questi forniscono argomento alle accennate categorie. 30 Sensibilit, intendimento e ragione sono, in questa dottrina, le tre facolt che concorrono al grande atto del sapere: e lo spirito umano sarebbe, come dice il Cons. Degerando, un governo, dove la sensibilit rappresentasse i sudditi, lintelletto i ministri, e la ragione il sovrano; cos che la ragione comandi allintelletto e questo alla sensibilit. E soggiunge a maggiore chiarezza il paragone di un edifizio, di cui fosse architetto la ragione, che, dietro unideale suo proprio, disponesse i materiali, che la sensibilit offrisse dispersi allintelletto, e questi alla ragione, dopo averli ricevuti e raccolti. Perciocch sebbene strettamente collegate, le dette facolt, in una subordinazione o gerarchia logica graduale, dalla sensibilit, come fondamento, alla ragione come sommit, Kant per le ritiene distinte, s nelle propriet che nei rapporti e nelle funzioni. Ho gi indicato il senso in chegli riceve la sensibilit e lintelletto, e come stabilisce privilegio di questo il pensiero, latto cio che lo caratterizza intelletto, raccogliendo in un tutto le impressioni sensibili, producendo concetti e giudizi, e dirigendo, anzi formando, le cognizioni della sperienza. Ora la linea di demarcazione, fra queste due facolt, quella che parte le cognizioni sensibili dalle intellettuali, e dove la dottrina di Kant differirebbe dalla cos detta empirica di Locke, supponendo non questa riconoscere una facolt attiva nellintelletto, ma una mera suscettivit di idee. Il pi alto grado finalmente di uno spirito padrone di se stesso, e consapevole di sue forze la ragione, che lautore fa consistere nella facolt di dedurre da principj, di conoscere 29

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critico, per non dire che altri pretendono tutta quanta la di lui dottrina risolversi in un idealismo subbiettivo31.
dal generale al particolare, e di sottoporre ad unit pi elevata, ed a leggi primordiali ed assolute, quelle dellintendimento, come segue a dire nel prossimo paragrafo il testo. 31 Kant parte dalla necessit che tutto quanto accade nella natura sia retto, quindi preceduto, da leggi; e ne inferisce avere le sue anche la funzione di percepire gli oggetti, che sono la materia del nostro sapere; anzi conchiude influire sul medesimo siffatte leggi. E su queste leggi intellettuali prestabilite, osservo per incidente, col prelodato Cons. Degerando, chesse nel senso di Kant hanno un valore molto pi esteso che non in quello dei filosofi, che ammettono le nostre facolt svilupparsi dietro le regole dellattenzione, dellassociazione dei concetti ec., le quali regole sarebbero sperimentali; dove le leggi di Kant esprimono visioni, idee e cognizioni pure. Ora queste leggi, dimanda la critica, le abbiamo noi dagli oggetti, o ci sono esse gi inerenti, e non fanno che aspettare limpressione degli oggetti, per quindi combinare lazione propria con quella delle dette impressioni? Ommetto, poich gi indicato, che il primo punto della quistione risguarderebbe un punto di vista empirico, e sarebbe trascendentale quello del secondo; ed a favore della possibilit di questultimo riferisco, per cui non fossero noti, gli esempi addotti dal Villers, affine di rischiararlo. E sono quelli di una camera oscura, di una pietra incisa, e di tre specchi, uno piano, cilindrico laltro, e conico il terzo. Il vetro, al pertugio della camera ottica, sia di un dato colore, p. e. rosso, e compariranno rosse tutte le rappresentazioni, che indi si dipingeranno sulla parete; il perch dovendo la camera oscura giudicarne, attribuir quel colore agli oggetti, dovesso invece proverrebbe dal vetro, avente in se la condizione, la legge, la forma universale degli oggetti per di lui mezzo rappresentati. Dotata di sentimento ed intelletto la pietra od il sugello, su cui fosse incisa una Minerva, ne troverebbe leffigie in tutte le ostie o cere, sulle quali fosse imposto, e tutte le reputerebbe sotto quella forma esistere, lungi dallavvertire tal forma essere la legge insita generale di sue percezioni. Per egual modo i tre specchi riceverebbero ciascheduno unimmagine diversa delloggetto medesimo; cosicch lo specchio piano direbbe loggetto perfettamente circolare; ovale allungatissimo lo direbbe il cilindrico; ed iperbolico doppio, con manifestissima divergenza, il conico: eppure loggetto in se stesso potr non avere nessuna di queste tre forme, come quelle che sono determinate dallintima struttura degli specchi. Tuttavia ciascuno di questi giudicherebbe giusto, non avendo per oggetto che la propria rappresentazione del medesimo. Se mo lintelletto, supposto agli specchi, al 30

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Ad ogni modo, mentre la critica insegna essere tutte le cose pensate in conformit, gli lo stesso che se dicesse, mediante coteste forme, lintelletto impor leggi a natura, e consistere in esso loro la teoretica ragione a priori, lunica filosofica. Di tal ragione teoretica infatti ne fa essa critica una facolt pensante superlativa, una sublime intelligenza, che tenda e miri colle idee a pi assoluta unit. E son queste quelle idee, le quali, s primigenie che derivate, non hanno alcun oggetto, che loro corrisponda in quanto vasto il dominio della sperienza, e delle quali non pu farsi alcun uso costitutivo, affine di riconoscere oggetti, che ugualmente oltrepassino i confini dellempirismo e sieno proprio trascendentali. Che anzi, non prima si attenterebbe la ragione di farne luso, cui dissi costitutivo in proposito, che si troverebbe avvolta e presso che smarrita in quelle contraddizioni, che ha procurato Kant con ogni cura di porre in chiaro colle sue cos dette antinomie. Onde conchiude, la ragion pura non contenere in se stessa che principj regolativi ad ampliazione delle nozioni gi date, n poter ella spingersi ad altro sapere in generale oltre la sfera
sigillo, alla camera ottica, avesse in vece degli oggetti studiato se medesimo, ed investigato nella propria natura ci che pu influire sulle sue percezioni, sarebbero stati tolti dinganno tutti quanti, ed i tre specchj i quali tacciavano lun laltro di visionario, avrebbero evitato le dispute vicendevoli non solo, ma le tante analisi che degli oggetti avrebbero fatto per sostenere ciascheduno il proprio assunto, ed avrebbono rilevato come sieno chiare le idee che i filosofi avvisano estorquere dallo studio meramente obbiettivo. Giova intanto conchiudere, qualmente la cognizione, che i dianzi supposti automi avevano degli oggetti, era composta di unimpressione qualunque provegnente da questi, e da quella che ciascheduno informava o mescolava del proprio allesterna suddetta; il perch da questultima combinazione delle due impressioni risultavano le rappresentazioni tutte rese, alla parte, le tante Palladi al suggello, e le s diverse figure ai tre specchi. Ed precisamente riportando, senza avvedersene, la parte propria delle percezioni agli oggetti esteriori, che la occasionano, combinando cio gli elementi obbiettivi coi subbiettivi della cognizione, che si compie, nel senso dei kantiani, ci cui diciamo sperienza. 31

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della sperienza; ond che, dichiarandoli meri concetti, nulla sa dirne di positivo (obbiettivamente vero), n dellincominciamento del mondo, n della divisibilit della materia allinfinito, n della natura ed immortalit dellanima e della di lei libert, e n della stessa esistenza di Dio; tutti argomenti, che fino ad ora costituirono il midollo della metafisica32. Ma ci, cui la critica non consente alla teoretica, lo concede alla pratica, essendo anche pratica la ragione, in quanto atta per se stessa determinare la volont e la direzione imprimerle della virt. Ed mediante la facolt di questa seconda ragione (libert morale), che luomo tende infinitamente al di l dogni sfera sperimentale ad una perfezione oltre i confini dei sensi (ipersensitiva): e tale tendenza lo convince della realt dellideale, della realt di un mondo intelligibile. Perciocch la virt, cui Kant considera prescritta in forza di una legge di ragione a priori, ed intimamente collegata colla felicit, la virt, costituisce il supremo bene. E per tale combinazione della felicit colla virt, come che da noi affatto indipendente, se ne inferisce che veniamo costretti ammettere una causa prima; la qual causa non pu essere che lente perfetto per eccellenza, vale a dire la divinit. Tutto questo per molto meno sapere teoretico, se pure lo pu essere in senso critico, di quello sia una fede pratica razionale33, una filosofia, che fa copia di s
La stessa critica, la quale considera la ragione pura, come intrinsecamente spinta per bisogno naturale ad estendere quasi despoticamente il proprio governo in applicazioni reali obbiettive delle proprie idee, sino a creare, come vedremo a momenti, un mondo metafisico, considera poi queste applicazioni come postulati o meri voti e desideri della ragione medesima. E Kant raccoglie con lunga pazienza, e divide gli accennati argomenti per serie di tesi ed antitesi cosmologiche o teologiche; non per altro direste che per trovarle ugualmente sostenibili, comech paradossali; poi si esime dal risolvere le quistioni, dichiarando chesse posano sopra una fallace supposizione: che le idee cio ondemergono possano avere un valore obbiettivo. 33 Kant definisce la fede: lammettere come vera una cosa in virt di motivi subbiettivamente bastevoli, obbiettivamente insufficienti. Il perch la 32
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pi con utili credenze che non con cognizioni positive sulla morale delluomo, e si direbbe chella viene officiosa, onde riempire glimmensi vuoti, che ha lasciati, nella di lui ragione pura, la severit della critica34. Ci non di meno critica essa pure lindagine della pratica ragione, limitata cio sempre a quelle tali forme originarie dellintelletto; abbench si protesti lontana da ogni pretesa non pure che da qualunque applicazione metafisica o speculativa. Il perch, a cui chiedesse come si conoscano dunque in senso critico la ragione pratica e la di lei facolt? Kant risponde: per mezzo della teoretica, la quale unitamente alla pratica non costituisce che una sola facolt. Essa teoretica, prosiegue, in quanto si occupa degli oggetti di nostre cognizioni, sia chesse appartengano alle cose naturali od alla
dichiara di niuna applicazione agli argomenti speculativi o teoretici, e non avente valore che nella pratica; nella quale diventa la fede un effetto delle condizioni annesse allo scopo cui si prefigge la ragione pratica. Quindi che la necessit della fede, rispetto alle verit morali, dipenderebbe dalla necessit s del detto scopo, s delle condizioni annesse al medesimo. Essendo poi anche provate queste necessit di scopi e condizioni, che andremo tantosto annunziando, si potrebbe sempre dire avere Kant fatto perdere il processo alla fede in prima istanza, per fargliele poi guadagnare in appello. 34 In quanto non ammette alcun sapere positivo nella sfera trascendentale, ma solo in quella della sperienza, Reinhold aveva gi definito il kantismo, un idealismo trascendentale ed un idealismo empirico. Ora vedendo come nella ragione pratica cerca esso di appoggiare il valore delle idee a postulati e prove morali, invece di rinunziare qui pure alle prove, e retrocedere alla cognizione immediata della ragione, altri ebbi ad asserire che il kantismo cacci le idee dalla porta davanti delledifizio filosofico, affine di nuovamente introdurvele per quella di dietro. La nuova direzione intanto, cui diede Kant alle sue ricerche nella elaborazione della filosofia pratica e religiosa, fondando unicamente sulla pratica la fede in Dio, e deducendola dalla necessit di agire, lo condusse ad un egualmente puro che rigoroso perfezionamento delletica nel suo pi stretto significato, rispetto s alle idee morali, s alla legge del dovere ne costumi. A questa legge poi diede nome dimperativo categorico, e la stabil nellintimo sentimento, cui ha luomo della propria dignit. 33

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speculazione; e divien pratica, ove determina e stabilisce lesercizio di nostra facolt morale, e ne dirige gli appetiti. Analoga pertanto nel piano a quello della prima critica, questa pure distingue gli scopi della pratica ragione in materiali, che ne vengono da di fuori, come i piaceri sensuali, ed in iscopo formale, che quello cui ne prefiggiamo noi medesimi; sebbene Kant lo consideri stabilito a priori35. E cos rende, o procura di rendere necessarie, generali ed indipendenti dai sensi, le leggi morali; ed imponendo che luomo debba farsi alle tracce della virt per se stessa, tende per lo meno ad una morale platonica, o cerca instillarne ai lettori lentusiasmo, da cui pare investito: se pu dirsi entusiasta lo stoicismo, che rende inflessibile agli adescamenti della volutt, riponendo come fondata in se medesima, la legge del dovere. Nella qual dottrina, sebbene primeggi con tutto il vigore, ond suscettivo, il senso morale, ed oppongasi, quanto pu, ad un rilassato Eudemonismo, bisogna tuttavia convenire che la virt, qual prescritta da Kant, ad altro finalmente non riducesi che alla necessit di rigorosamente agire in conformit e grazie delle leggi sociali. Nel che la ragione pratica di Kant pare avvicinarsi moltissimo alla dottrina dei settici sullintimo convincimento,
35 I due scopi sono la felicit e la virt, come quelli che risguardano luomo nella sua qualit di essere sensibile il primo, e di essere morale il secondo. Dallaccoppiamento poi della felicit colla virt emerge, come dissi, uno scopo ancor pi elevato, quello cio che la ragione pratica stabilisce come necessario, e dal quale nasce la fede. Perciocch, avendo egualmente stabilito dover la fede ammettere per vero quanto condizione assoluta e necessaria di uno scopo necessario, e non potendosi mirare ad uno scopo, tranne risguardandolo come possibile, si deve credere a quanto si richiede onde renderlo tale. Divengono poi condizioni necessarie del detto accoppiamento s limmortalit dellanima, che un sistema di rimunerazione dopo la vita, come lo diviene di questo sistema lesistenza di Dio e de suoi attributi. Dal che si vede queste verit non avere valore obbiettivo, come accennai nella definizione della fede, non essere nozioni teoretiche, anzi neppure convincenti, ma cose (come ripete lo stesso Kant) da credersi, a manco di conoscersi.

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non che alle cos dette prove di sentimento di alcuni moderni. Che anzi essa non differisce gran cosa neppure dalla maniera volgare di filosofare, per la quale i kantisti affettano tanto spregio; quella cio che, disperando conseguirne prove convincenti, si attiene alle idee religiose, come a punto dappoggio necessario alla moralit. Cos questa critica morale si risolverebbe, come conchiude il Sig. Degerando, nellenergia del pi esaltato entusiasmo sotto larva di apparato metodico; non ostante che fosse, come diceva Reinhold unala di supplimento, un rimedio allinsufficienza di tutto ledifizio critico36. Tali in iscorcio larchitettura ed i principj delle due critiche della ragione, come delle due opere principali dellautore; giacch la terza critica, quella cio del giudizio, affatto a quelle prime subordinata; ed, anzi che nulla vi aggiunga di essenziale, non fa che abbracciarle ambedue, con quanto solo era necessa36 Le sinistre interpretazioni, che incontr la prima delle critiche, procurarono allautore non solamente opposizioni, ma satire, oltraggi, proibizione dalcuni governi, poco accoglimento da tutti, e dicono eziandio contrasti assai vivi per parte del proprio Sovrano, padre del Re attuale, fomentati forse dalla ostinata contrariet dellAccademia di Berlino. Villers per lo meno assicura essere state presentate sotto un falso aspetto al prelodato Sovrano le dottrine del filosofo di Conisberga, sino ad indurlo a proibirgli di scrivere, anzi ad esigere una specie di ritrattazione delle cose gi scritte; sinch riconosciuto lerrore, decampasse quel principe dal proposito, e cedesse alla modesta fermezza del saggio (e venne pubblicata sotto gli auspici del Ministro di Stato la seconda edizione della critica). Lo stesso autore soggiunge inoltre, che nel suo viaggio alla Capitale della Prussia Reale, il nuovo Re non vi si mostr punto vago di vedere luomo pi celebre del suo regno, mentre Alessandro visit Aristotile in Macedonia e Calano alle Indie. Le quali circostanze intorno alla vita dellAutore, siccome piuttosto riferibili alle dottrine da lui esposte nella prima critica, le ho riserbato a questa nota, per quello che avessero potuto influire a produrre, qual dissi la critica della ragione pratica. Dopo questo per, e non ostante il calore, con che vi sono predicati la virt, i doveri e la religiosit, Kant fu tacciato qual idealista non solo, ma quale capo dilluminati da chi non fu mai degno di tal nome in verun senso; ed uno de suoi scolari pi celebri fu rimosso dalla cattedra di filosofia, per imputazione dateismo.

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ria diversit nello sviluppo e nella sposizione, perch ne risultasse unopera particolare. Cos i di lui principj metafisici della scienza del diritto37 sono uno sviluppo formale delle idee di tale scienza; il quale sviluppo conduce ad una morale negativa. LAntropologia sotto aspetto prammatico38 ricca di molta suppellettile dinteressanti ed argute osservazioni sulle scienze le pi elevate, onde renderle, si direbbe, di uso volgare. La Geografia fisica e la Logica, pubblicate la prima da Link, da Jahsche la seconda, si assicurano copiate imperfettamente, o scritte come lo si poteva sotto la rapidit del discorso, duranti le respettive lezioni. Ommetto i cos detti piccioli scritti (kleine Scrifften), i quali per fornirono materia per tre volumi, in due diverse collezioni39. Ci che si riferisce tanto agli oppositori ed alle opposizioni alla critica della ragione pura, quanto, ai riformatori, ed alle riforme del criticismo fornir materia alle annotazioni che saranno aggiunte a questa traduzione. Osservo intanto che la denominazione di critica, sebbene usata in significazione sostantiva, sottintende il nome di filosofia o scienza; ed a cui potesse far senso la novit del frontispizio, avverto coglinterpreti, il titolo dellopera corrispondere agli usuali di scienza dellumano intendimento o di filosofia dello spirito umano. Differisce per in ci, che trattata generalmente, almeno dappoi Nevton e Loke, per via del cos detto metodo sperimentale, tale scienza o filosofia, nel senso di Kant, basata sopra un metodo a priori, fatta cio astrazione da tutti i dati della sperienza, considerando la ragione quasich anteriore allosservazione de suoi prodotti, e deducendola da nozioni esclusivamente attinte dal proprio fondo. Ed in questo senso che alla ragione si aggiunge il predicato di pura, vale a dire teoretica e generale affatto, indipendente da ogni uso di sperienza,
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Conisberga 1797. Ivi 1798. e 1800. 39 Conisberga e Lipsia 1797.: Halle 1799. Raccolta di Tieftrunk.
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e fondata su principj noti a lei e per lei sola. Ch ove la ragione poggia sui fatti e da essa deriva, i kantisti la dicono individua, empirica, sperimentale; e chiamano psicologia empirica la scienza o filosofia dellintelletto o dello spirito umano, trattata e ricevuta col metodo e nel senso ordinario. Nel che si appellano alla distinzione aristotelica tra la teoria e la sperienza, dandosi gi da quei tempi nome di scienza o cognizione alla prima, e di empirica alla seconda. Ho gi indicato in qual significazione tali nozioni e dottrine dicansi trascendenti o trascendentali, secondo che gli oggetti si considerano indipendentemente dalla maniera, nella quale sono da noi percepiti, o in quanto su loro influisce la nostra maniera di percepirli; in quanto cio non ci occupiamo degli oggetti, bens del come ne acquistiamo contezza, e cerchiamo di spiegare a priori la possibilit di acquistarla. E siccome lo scopo di Kant era di quindi esaminare e provare la legittimit di ogni nostro sapere, cos ha dato al suo metodo nome di critica; ed metodo nuovo, anche per ci che finisce precisamente ove incominciano le teoretiche ordinarie. E, quantunque abbia esso tutto laspetto di scientifico e dottrinale, pare a Kant non doverselo chiamare scienza e neppure dottrina, ma piuttosto magistero, disciplina, o come sarebbe a dire un laboratorio, in cui lumano sapere assaggiare, depurarlo, e rettificarne il valore.

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Prefazione dellautore alla prima edizione di questopera


Gli come destino dellumana ragione, in certo genere di cognizioni, perch ella si affatichi, anzi che possa rifiutarsi, a quistioni che le vengono mosse dora in ora, per genio naturale alla ragione medesima; quantunque non atta essa risolverle in quanto le sembrano trascendere la sfera di sue capacit. Non pertanto sua colpa sella cade in simili difficolt; come quelle che nascono da leggi e massime, luso delle quali non pu evitarsi nella sperienza della vita, e tanto meno quanto pi viene giustificato in conseguenza quelluso. Bens che alto sollevasi la ragione con que principj ed, essendo a ci presta di sua natura, sale quindi a qualit pi remote. Ma, sentendo ella dovere in tal guisa imperfette rimanersi mai sempre le proprie fatiche, n mai farsi alcun termine alle quistioni, trovasi obbligata ricorrere a dogmi, i quali oltrepassano per quanto possibile ogni uso di sperienza, e sembrano s giusti nel tempo stesso, perch si accordi con esso loro il comune consentimento. Dal che ne viene che, precipitandosi essa medesima in oscurit e contraddizioni, ben quinci savvede la ragione come debbano in qualche parte nascondersi non che fondarsi gli errori. Ma non pu essa per ci rivelarli; ch, oltre i confini dogni sperienza passando i principj dei quali si giova, questi non pi soggiacciono ai di lei criteri e n pi tampoco li riconoscono. E dicesi metafisica il campo di queste infinite contese. Ben fu tempo in che la metafisica venne salutata reina delle scienze quante si erano; e, se prendiamo lintenzione pel fatto, certo che limportanza delle cose, chella si propone, la renderebbe assai meritevole di nome cos onorifico. Ma il

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Prefazione alla prima edizione

tenore dei tempi la ridusse a che debba essa, ripudiata e deserta, lagnarsi collEcuba dOvidio Modo maxima rerum, Tot generis natisque potens, Nunc trahor exul inops. Donna gi dalta possa, E s ricca di generi e di prole, Ora in esiglio a mendicar son tratta. Dapprima sotto il governo dei dogmatici fu pressoch despotico il di lei dominio. Mentre per le sue leggi mostravano tuttavia le vestigia dellantica barbarie, le guerre intestine fecero s che degenerasse poi quel governo in verace anarchia. Sopravvennero i scettici, essendo i quali una razza di Nomadi40 che, lungi dallaccudirvi, hanno in abborrimento la coltivazione del proprio terreno, and via via rallentandosi e disciogliendosi ogni legame di societ. Solch, ridotti essendo
Non ostante che lautore sia sempre conseguente a quanto esprime in questo luogo, tuttavolta che fa parole del setticismo, egli parte per sempre dal dubbio nelle sue quistioni, interrogando se medesimo sulla possibilit della cosa domandata. Il che fece per avventura dire al Sig. Villers, che il setticismo ed il criticismo camminano pari passo e di brigata, sin dove il primo sarresta; dove cio lo scettico risponde negativamente alla dimanda, che gi da lungo tempo credono i dogmatici avere affermando soddisfatta: se vi sia una metafisica? Ed la prima anzi quella, che tutte abbraccia le quistioni della critica; la quale non gi paga di chiedere se la vi sia, ma insiste se, in qual modo, e sin dove sia essa possibile. Ora ponno ridursi a questo i diversi punti, ove lo scettico si arresta nel dubbio: e non che infingardaggine o tristo interesse, che valgano trattenere luomo in uno stato di vera violenza pel di lui spirito; giacch lo stesso Rousseau ebbe a dire nellEmilio, essere cos fatta la tempra delluomo chei preferisce linganno al nulla credere. Ma non sarresta coraggioso il critico, soggiunge Villers, ed accommiatandosi dal compagno: Rimanti gli dice, se vuoi e siedi sul dubbio, come su pietra sulla quale mal pensi riposare. A me a vedere su che poggia e sin dove sapprofonda cotal pietra, a me lo scavarla dalle radici dellumano sapere, lo svelare il mistero di sua formazione, e lo scoprirne, per quanto si pu, gli elementi. 39
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costoro a pochi, non valsero impedire perch tornassero i primi coltivatori; per quanta si dessero pena i quali nei loro lavori, questi furono per senza spirito di comune accordo e vicendevole cospirazione. Non ha guari che il celebre Locke, mediante una quasi fisiologia dellumano intendimento, parve stabilire un termine a tante dissensioni e dispute, e dichiararne il valore41. Se non che avvenne che, sebbene i natali della supposta sovrana si derivassero dalla massa delle pi volgari sperienze, ond che avrebbe dovuto riescirne giustamente sospettata la presunzione; e, non ostante che falsa di fatto lattribuzione di quellorigine, tuttavia la metafisica insist per modo nelle sue pretese, talch si ricadde in quel vieto e tarlato dogmatismo, dal quale si avrebbe voluto liberare la scienza. Di maniera che dopo avere indarno tentato, come si crede, le vie tutte quante, regna invece la noja e quello spirito di piena indifferenza42, che padre di confusione e di tenebre nelle
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Lo stesso pu dirsi di Aristotile fra gli antichi, alludendo al non essersi per le fatiche di questi due granduomini costruita una critica di puro intendimento. Perciocch le fatiche loro non giunsero alle operazioni delle facolt intellettuali che come a fatti, senza che avessero per iscopo dindagarne la possibilit e quindi stabilire in generale il valore dellumano sapere. Era quindi inevitabile, sinch non se ne conoscevano i confini, che la ragione, oltrepassandoli, fosse portata sulle ali dellimmaginazione in un mondo metafisico, senza nulla guadagnare nel saper suo positivo, e senza che le fosse tuttavia possibile concepire come venisse a trascendere la sfera della sensibilit, e da quali cause vi fosse spinta. Ora i limiti della ragione rimasero celati, perch signorava in che differiscano la sensibilit e lintendimento; ignoranza per la quale attribuivasi alluna delle due facolt quanto allaltra competeva, e si eccedeva specialmente nel porre a carico dellintelletto, assai pi di ci, cui potessegli per sua natura soddisfare. 42 Ci che dice la nota precedente di Aristotele vale per quanti furono i filosofi dellantichit, per niuno dei quali fu impresa lanalisi della facolt pura dellintelletto in se stessa col metodo, con cui solo potevano conseguirsene deduzioni soddisfacenti. Perciocch glinventori dei sistemi filosofici mossero tutti dalla considerazione delle cose in se medesime, senza mai prendersi briga di prima investigare nello stesso intelletto i 40

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scienze. E per eziandio preludio certamente, se non anzi origine, di trasformazione vicina e di rischiaramento di opera fatta oscura, per cattivo collocamento, e resa quindi confusa ed inutile. A nulla ridonda infatti laffettare indifferenza rispetto ad investigazioni, lo scopo delle quali non pu a meno di sommamente interessare la natura umana. Altronde, per quanto si studiino quelli che si vantano indifferenti, onde ridurre affatto popolare il gi s cambiato linguaggio delle scuole, solch ad alcuna cosa pensino da senno, eccoli ricadere in quelle stesse proposizioni metafisiche, al dispregio delle quali pongono pure tanta cura. Frattanto, e ci non di meno, ben degno di riguardo e meditazione questo spirito dindifferenza, che sorge in tanta luce dogni scienza, e cerca invadere pur quelle, alle quandomai possibili nozioni delle quali niuno di noi certamente sarebbe vago di rinunziare. Oltre di che gli manifesto essa non essere frutto n di temerit n di leggerezza, bens della facolt di giudicare in et bastevolmente matura43, perch oramai non consenta di essere delusa da una
principj della contemplazione, come i soli dietro i quali calcolar poscia il valore dei risultamenti delle fatte ricerche. Quindi che o presto la censura scopriva la imperfezione dei sistemi o, dopo essersi vanamente affaticati, si cadeva nellindifferenza o nel setticismo. 43 Si odono lagnanze di quand in quando sulla quasi povera maniera di ragionare de nostri giorni, e sul decadimento della vera scienza. Non per sembrami tal redarguzione convenire alle scienze ben costituite, come la matematica, la fisica e simili, che non solo conservano lantico lustro di verit, ma che anzi lo vanno superando. Ora lo stesso vigore si manifesterebbe ugualmente in altri rami dellumano sapere, ove si fosse posto mente a prima di tutto emendarne i principj. Trascurata la qual cosa, lindifferenza, la dubbiezza, e la valorosa critica non altro provano infine che movimenti pi fermi e determinati nella maniera di pensare. Perciocch let proprio questa della critica; n v cosa che non debba esserle, di necessit, sottoposta. Ben cercano dordinario sottrarsele sotto lusbergo di santit la religione, come sotto quello della maest loro le leggi: nel qual caso esse corrono rischio di essere giustamente sospette, e di non potere a 41

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scienza fittizia, ed alla ragione si appelli, perch essa nuovamente si occupi della pi grave di sue bisogne, qual la cognizione di se stesso, e costituisca tribunale competente, il quale pronunzii con sicurezza, e valga ogni vana tracotanza reprimere, con arbitrarie sentenze non gi, ma in virt di sue leggi eterne, immutabili: n altro evvi tribunale pi competente alluopo, tranne la critica della ragione pura. Ma per critica della ragione pura non gi intendo censura di sistemi o libri, bens di quanta la facolt di ragionare intorno a tutte le cognizioni, sulle quali si possa, indipendentemente da ogni sperienza, trovare fondamento. Essa mira dunque a decidere sulla possibilit od impossibilit della metafisica in genere, a determinarne s le fonti e lestensione, che il complesso ed i termini, e tutto ci in conseguenza di principj. Sono entrato pertanto in questa strada, la sola che rimanesse a battersi, e credo avere in essa manifestato come vi si possano evitare tutti gli errori, pei quali dissente da se medesima, ogni qual volta non assistita dalluso della sperienza, la ragione. N ho cercato perci di esimermi dal rispondere alle di lei quistioni, o di eluderle con pretesto e scusa dimpotenza dellumano intendimento. Ma ho distinta e distribuita in tutte le sue parti, sempre in forza di principj, la stessa ragione; ho destinato espressamente un capitolo alle di lei contraddizoni con se medesima, e le ho spianate in modo che sembri averla io piuttosto soddisfatta. Non ho per quelle quistioni risolto, come si sar forse aspettato, la dogmaticamente pazza curiosit; il che per me non si poteva, lontano come sono ed ignaro dogni fattuccheria. N avrei con ci corrisposto allo scopo naturale del nostro intelletto, n a quello cui sempre si propose la filosofia; di cio togliere qualunque inganno emerga da mala intelligenza, e quando pure a costo di distruggere opinioni celebratissime non che predilette. Nel trattar le quali cose posi
quella estimazione sincera pretendere, che la ragione accorda solamente a quanto pu sostenerne il libero e pubblico esame. 42

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mente ad essere quanto bisognava diffuso anzi che no: ed oso asserire non darsi la menoma quistione metafisica, la quale non trovisi risolta ed appianata in questopera, o che non vi si trovi per lo meno la chiave, onde risolverla. Ch di vero s perfetta ed assoluta lunita di tutto quanto, su che verte la ragione pura, che qualunque suo principio atto non fosse a risolvere una sola delle quistioni, chessa per sua natura esibisce a se stessa, lo si potrebbe, dir cos, rigettare affatto, come inetto pure a tutte le altre. Mentre scrivo le quali cose parmi vedere in volto a chi legge un certo sdegno misto ad ischerno per quasi come sfrontata non che immodesta jattanza; quantunque pi assai moderata codesta, che non quella dei programmi comunissimi di altro qualunque autore, il quale imprendesse a provare niente meno che la natura semplice dellanima, o la necessit dellincominciamento del mondo. Eppure questi presumerebbe dingrandire non pure che di estendere, oltre quanti sono i limiti possibili dellesperienza, lumana cognizione: ci che io confesso trascendere le mie facolt; come quello che non tratto che della ragione stessa e del puro di lei pensiero. N mi occorre, onde averne piena cognizione, di farne lontane ricerche; poich la trover in me stesso, e me ne offrono tal esempio le stesse logiche pi volgari, da potere sistematicamente annoverare non che distinguere tutte le azioni semplici della ragione. E qui sarebbe piuttosto luogo alla domanda: quanto e sin dove la si possa immaginare, senza ogni materiale non che ajuto di sperienza? Ma feci a bastanza parole s dellampiezza dellargomento, quantunque tendente ad un sol fine, s del piano col quale ottenerne tutti gli scopi, a cui non si preferisce arbitrario il soggetto, ma lo riceve dalla stessa natura della cognizione, che serve di materiale a questa indagine critica. Due cose per, le quali si ha tutta ragione di chiedere ad uno scrittore, che si commette a s lubrica intrapresa, sono la
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certezza e la chiarezza, poich indispensabili al tenore dellopera. Per ci che riguarda la certezza, mi sono pronunziato la sentenza per me stesso, poich dichiarai assolutamente illecita ogni opinione in questo genere dindagini ed esservi, quasi merce di contrabbando, interdetta ognidea che abbia solo sembianza dipotesi; cos che, anzi che nullamente ammettervisi, la si deve sbandire, non che dichiarare, s tosto che riconosciuta, per tale. Qualunque sia di fatto la cognizione di stabilirsi e provare per anticipazione, gi per se medesima indica dover essa ritenersi assolutamente necessaria; e tanto pi trattandosi di determinare a priori quante sono le nozioni pure: come quelle che vogliono servire di norma, e sono gi esempio per se stesse di ogni apodittica (necessit di persuasione) nella certezza filosofica. Se io tenga in ci la parola ne rimane il giudizio ai lettori, non potendo lautore che le ragioni esibire, non gi prevedere gli effetti loro sullanimo di chi deve giudicarle. Solch, onde non sia motivo bench innocente, per cui vengano quelle infermate, sar certamente lecito a chi scrive il far cenno egli stesso dei punti, che potessero far luogo ad alcuna diffidenza, quantunque rispetto solamente ai fini secondari, per cos preventivamente allontanare ogni anche minima occasione di ambiguit, risguardo al fine principale delle massime respettive. Nella diligente informazione di quella facolt cui dicono intendimento, e nel determinare le leggi ed i confini del di lui esercizio, non ho mai conosciuto ricerche pi importanti che le per me intraprese nel capo secondo dellanalitica trascendentale44: come quelle che mi costarono molta e spero non vana fatica. Perciocch, penetrando pi addentro nellargomento, proposi due cose alla relativa contemplazione, una della quali si riferisce alle gi subordinate alla ragione pura, e tende, anzi deve insegnare non che provare per anticipazione il valore obbiettivo de respettivi
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Deduzione dei concetti puri dellintelletto. 44

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concetti; vale a dire che per ci appunto risponde necessariamente al mio proposito. Laltra poi mira chiamare non che subordinare alla ragione lo stesso intendimento puro, in quanto alla possibilit e facolt pelle quali esso destinato ed idoneo a sapere, sotto il di lui rapporto cio subbiettivo. La quale sposizione, per quanto mi sembri di gravissima importanza, rispetto al fine, cui mi sono principalmente prefisso, non per gli appartiene di tutta necessit. Perciocch rimane inalterata non pertanto la quistione, cosa cio possano e quanto conoscere lintelletto e la ragione privi dogni soccorso desperienza; ch n perci si chiede qual sia o possa essere la stessa facolt di pensare. Siccome la qual ultima quistone risguarda una quasi ricerca di causa, rispetto ad un dato effetto, ed inchiude quindi alcunch dipotetico (sebbene cos di fatto non sia, come dimostrer altrove); cos pare si potr in ci perdonarmi lopinare; tanto pi che resta in bala di chi legge il mantenersi di contrario avviso. Su di che, per altro, penso doverlo inoltre avvertire in prevenzione, che se mai la mia deduzione subbiettiva non meritasse da esso lui s piena fede che me ne fossi lusingato, nulla per vi perderebbe del suo valore lobbiettiva: ed quella di cui faccio il massimo conto in proposito. Rispetto alla chiarezza finalmente, pu il lettore a tutto buon diritto pretendere la discorrevole o logica nei concetti, quindi anche la intuitiva od estetica nelle imagini e nelle altre maniere di ogni singolo rischiarimento. Ed ho provvisto quanto conviensi alla chiarezza logica nei concetti, siccome a quella che richiedevasi per lindole medesima dellopera. Se non che la stessa cura, cui vi posi, forse motivo che non avr potuto soddisfare ugualmente a legge cos rigorosa che altronde giusta, rispetto alla chiarezza estetica. Fui anzi lungamente perplesso, avanzando nel mio lavoro, a che dovessi perci determinarmi; giacch incontrava sempre bisogno di esempi e dichiarazioni, sui quali ho quindi a suo luogo ed
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Critica della ragione pura tomo primo

Prefazione alla prima edizione

opportunamente calcolato nel primo sbozzo dellopera. Allora per io non considerava che, per cos dire, in iscorcio lampiezza dellintrapreso argomento, e la molta suppellettile delle cose da trattarsi: mentre, avendo poi compreso qualmente queste sole avrebbero dato quanto bastava estensione al lavoro, anche limitandolo al pi secco e mero trattato scolastico, parvemi fuori di proposito il via maggiormente ampliarlo con copia di commenti e paragoni, onde ha duopo la sola intelligenza del volgo. E tanto pi che, non potendo questo lavoro per verun conto addirsi o ridursi ad uso volgare, glingenui estimatori delle scienze non hanno egual bisogno di chiose; le quali per quanto potessero incontrare accoglimento, non per converrebbe il quasi a disegno cost farvi luogo45. Siccome anzi diceva labb. Terasson doversi la vastit di un libro misurare, dal numero delle pagine non gi, bens dal tempo che vi si vuole a ben comprenderlo (il perch certi libri assai pi brevi e concisi riescirebbono, se lo fossero meno); cos, risguardo allagevole comprendimento di quanto si voglia estesa cognizione contemplativa, semprech sia questa coerente ad un vero principio, potr dirsi con eguale verit, che riescirebbe assai pi chiaro un qualche libro, se tanto non fosse bisogno di renderlo chiaro. Ed, alludendo a cotesto, mancano per avventura i soccorsi per levidenza nelle di lui parti, sono essi per frequenti e diffusi nel tutto. Che se non conduco s tosto il lettore al pieno di lui comprendimento, e vado con tinte ora lucide, ora chiaroscure, spargendo ed adombrando larchitettura, e le connessioni del sistema, gli che non pu giudicarselo, eccetto e solo da chi e dappoi che ne conobbe lunit e la sodezza. Oltre di che reputo cosiffatta maniera di esporlo poter essere di molto eccitamento ai leggitori, perch
Senza defraudare al merito dei motivi, con che lautore giustifica lommissione dei commenti ed esempi; questi riescirebbono tuttavia, come dissi nei cenni biografici, pi graditi di quando in quando, che non la giustificazione di avergli ommessi. 46
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lattenzione loro aggiungano allopera di chi scrive; se gli pur lecito sperare che sar per compiersi, e lungamente sostenersi, alla maniera in che se lo propose, un s grandioso e serio lavoro. Conciosiach la sola metafisica quella fra le scienze, la quale, dai concetti che sono per quivi dichiarare sulla medesima, possa lusingarsi di conseguire tanto perfezionamento, in breve tempo e con mediocre fatica (ove sia combinata), che alla posteriorit non debba rimanere che la bisogna di analogamente ridurre e distribuirne tutti gli oggetti, senza che sia per ci nullamente possibile aumentarne il materiale. Altro infatti la metafisica non risulta quindi essere, che un indice sistematico di quanto possediamo in grazia della ragione pura: n v cosa che possa sfuggirne, di quelle almeno chella per se stessa rivela; giacch sarebbe vana impresa il volerle occultare, ove la stessa ragione le mette in chiaro, s tosto che ne sia stato scoverto il principio comune. Ch solo amplificando ed estendendo la s perfetta unit di codeste cognizioni, ed essendo elleno inoltre dedotte unicamente da concetti cos puri, che nulla vi entra di empirico, e non fossero che intuizioni particolari, le quali potessero guidare a certa e definita sperienza, ed in essa esercitare il poter loro, linsieme di cui sopra diventa non solo assoluto, ma s pure necessario. Tecum Habita: noris quam sit tibi curta supellex. Teco abita, E vedrai non taver che cenci e zacchere46. Un tale sistema della ragione pura (contemplativa) spero produrre io stesso una volta col titolo di Metafisica della natura47. E sar pi breve della met, sebbene contenendo
46 Cos nella versione del Sig. Cav. Monti, la quale per non rende il verso di Persio nel senso, cui allude in questo luogo il filosofo, e sarebbe, se mal non mappongo, Teco rimanti e ti saprai ben corto. 47 Non va confusa, questopera, coi principj metafisici della scienza della natura, come quelli che trovandosi citati nella critica, debbono averla

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assai pi cose che questa critica non contenga: mediante la quale importava esporre da prima le fonti e condizioni della possibilit di quella, espurgarne il suolo incolto ed appianarlo. Se in questa pertanto confido nella sofferenza dei leggitori e nellanimo equo dei giudici, non maspetto ivi che a facilit ed ajuto di compagnia. Perciocch, sebbene i principj tutti di questo sistema sieno ampiamente stabiliti nella critica, onde per perfezionarlo si richiede inoltre copia e concorso di concetti derivati. Siccome i quali non possono determinarsi per anticipazione, ma debbono indi appunto inferirsi e raccogliersi; e siccome viene ora tutta esaurita la sintesi dei concetti; cos non rester che di fare altrettanto rispetto allanalisi: tutte cose che riescono assai pi agevoli ad eseguirsi, oltre che allettano collamenit, pi che non istanchino colla difficolt del lavoro.

preceduto. Non essendo, chio mi sappia comparsa laccennata metafisica, si pu inferirne che lautore abbia esaurito o cangiato il suo progetto coi prolegomeni accennati nei cenni biografici. 48

Prefazione alla seconda edizione (1787).


Se lo studio per cui perfeionare le cognizioni, che sono retaggio della ragione, sia o no atto a battere un sentiero sicuro e scientifico, lo si potr quanto prima dallevento giudicare. Perciocch, fino a tanto che tale studio veggiamo arenato ed in forse, appena giunti, dappoi gran preparativi ed apparecchi, al proposto fine; cos ogniqualvolta non possibile mettere allunissono i diversi collaboratori, che pur tentano colpire alla stessa maniera nel comun segno, teniamo per fermo che il detto studio, ben lungi dal calcare il cammino sicuro della scienza, non fa che andare qua e l tentoni e palpando. Ed gi un merito, presso la ragione, ladoperarsi a per quanto possibile aprire siffatta strada; e fosse anche a costo di quindi rinunziare a quanto di vano era gi nello scopo, senza la dovuta riflessione prefisso. Che da tempi remotissimi appestasse la logica una via cos certa, lo si pu da ci arguire che, dopo Aristotile, non le fu mai duopo retrogradare neppure di un passo; non volendo reputare quali miglioramenti ed ammende in proposito n lallontanamento di alcune inutili sottigliezze, n la per avventura pi chiara sposizione di argomenti gi prima discussi; come cose le quali appartengono piuttosto alleleganza, che non alla certezza della scienza. Egli anzi degnissimo di rimarco non avere questa sino al d doggi potuto neppure di un passo avanzare: dal che potrebbe inferirsi essere gi pienamente compiuta e perfezionata la logica. E se alcuni moderni avvisano per ci ampliarla, che vanno intrommettendovi quando argomenti psicologici sulle diverse forse del sapere (come sarebbero limmaginativa o la fantasia), quando i metafisici risguardo allorigine della cognizione od al come variino della certezza i gradi, giusta la variet degli

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oggetti (idealismo, scetticismo ec.), e quando gli antropologici rispetto alle pregiudicate opinioni, alle cause loro ed al come apporvi riparo, mentre ci fanno, ei si dichiarano ignari della natura e facolt di questa scienza. Ch le scienze non si aumentano, ma le si guastano tuttavolta che se ne confondono i confini; e quelli della logica sono in ci appunto colla massima precisione determinati, che a nullaltro dessa destinata che ad esporre una per una, e rigorosamente indicare, le regole formali dogni pensamento, provenga poi questo a priori o dallempirismo, abbia origine od oggetto qualunque si voglia, e sia che trovi per accidete o naturali nellanimo glimpedimenti48.
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Ammessa, come si vedr in seguito, la distinzione della logica in generale ed applicata, nel linguaggio dellautore la generale diventa logica pura, ed empirica lapplicata. E definisce la prila quale scienza delle regole, gi fondate nellintelletto, e che debbonsi osservare ne luso del pensare; la scienza cio delle forme gi necessarie de nostri concetti e giudizi. Alla quale scienza o filosofia formale non competendo che il trattar delle forme, devessa far astrazione da ogni oggetto concreto del pensiero, vale a dire dalla materia, e dal contenuto degli oggetti; che sotto questo rapporto appartengono alle altri parti della filosofia, che potrebbe quindi chiamarsi col nome generico di materiale: e sarebbe lopposto della logica pura, presa nella dianzi accennata significazione. Nel qual senso lempirica od applicata non costituirebbe, a propriamente parlare, una scienza, ma s piuttosto un ammasso dosservazioni, di principj e di massime intorno alla funzione del pensare, avuto risguardo al soggetto in cui la si esercita, come sarebbero le passioni, limmaginazione, i pregiudizi, o rispetto alle fonti del sapere, alla genesi delle idee, alla diversit degli oggetti, alle qualit ed imperfezioni del linguaggio e cos via discorrendo. Ma le nozioni comunque interessanti, e le ingegnose risultanze, le quali emersero dallo studio su questi argomenti, non avrebbero, nel senso di Kant, fatto far alcun passo alla logica, come scienza. Che anzi, trattandosi di ricerche straniere non che accessorie, avrebbero queste fatto perdere di vista e cnfusi reciprocamente i confini della scienza formale con quelli della materiale. Sotto questo rapporto non sarebbe che una logica empirica lopera di Malebranche, e sarebbe un misto di psicologia empirica, di metafisica, e di grammatica generale la logica di Condillac. Adescati quindi gli scrittori per la facilit di una strada eclettica, ebbero il successo della popolarit, disertando sullo spirito umano fra i 50

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Dellavere tal vantaggio s bene ottenuto la logica, essa ne va debitrice a quella sua limitazione, ond autorizzata, anzi tenuta, fare astrazione da tutti gli oggetti del sapere non che dalle differenze loro; e non deve in essa occuparsi di altro lintelletto se non che di se medesimo e della propria forma. Dove bisogn naturalmente che assai pi arduo riescisse alla ragione il prepararsi una strada scientifica e lincamminarsi con sicurezza, ogni qual volta ebbe che fare con se stessa non solo, ma s pure cogli oggetti. Quindi che, come iniziativa (propedeutica) delle tre scienze, la logica non ne costituisce per cos dire che latrio; e quando si tratta di cognizioni, ben si procede con qualche logica, onde giudicarle; ma lacquisto delle medesime non pu rintracciarsi altrove che nelle scienze vere od obbiettive, come si usa denominarle. Perch debbano queste chiamarsi razionali, ed esservi inerente la ragione, gli dunque necessario che ci si possano alcune cose comprendere a priori; e la ricognizione loro, come tali, pu in due modi riportarsi alloggetto che ne dipende, secondo cio che si tratta o di determinare s la cosa che il di lei concetto (il quale deve di necessit esistere altrove), o di effettivamente realizzarli: delle quali due maniere la prima la teoretica, la seconda la ragione pratica. La parte pura delluna e dellaltra maniera, e quanto molto o poco ne cape ciascheduna, quella cio, in grazia di cui la ragione determina per anticipazione il proprio oggetto, siffatta parte dico quella che vuol trattarsi la prima e sola, n mai devono con essa confondersi le derivate per altre sorgenti. Perciocch farai cattiva economia se profondi sconsigliatamente quanto avessi guadagnato; e, trovandosi quella in secco, non saprai distinguere n qual parte del guadagno valga sostenere la spesa, n quale debbasi di questa circoscrivere od emendare.

segni ed i concetti, ullanalisi ec.; ma la vera logica non ne avrebbe conseguito alcun emolumento. 51

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La matematica e la fisica sono entrambe conoscenze teoretiche della ragione, che debbono stabilire per anticipazione gli oggetti loro (sottoposti), la prima tutto puramente, laltra per lo meno in parte, nel resto anche per tuttaltre fonti di cognizione, che per quella della ragione. Dallantichit pi remota, sin dove almeno pu giungere la storia dellumana ragione, la matematica pose piede sulla via sicura della scienza presso la pi ammirabile fra le genti, la greca. Non per da credersi aver essa potuto abbattersi o farsi ardito, per dir meglio, a quella strada maestra, e prepararsela s facilmente che la logica, nella quale non si occupa la ragione che di se stessa. E sono anzi davviso che la matematca eziandio andasse lunga pezza tentoni e palpando, presso gli Egiziani sopra tutto; e che debba il cambiamento attribuirsi ad una rivoluzione, occasionata per la benaugurata idea, che avr scorto lingegno di un sol uomo ad imprenderne con successo il tentativo. Dopo di che penso non sar stato pi quasi possibile fallar la strada o scartarsene, come quella sulla quale fu poi giocoforza mantenersi e progredire; onde non rimaneva che di batterla, poich tracciata per tutti i tempi e ad immense distanze, come unicamente sicura per la scienza. Non pervenne sino ai nostri tempi n la storia di tale convertimento nella maniera di pensare, quantunque di gran lunga pi importante chenon fu la scoperta del s rinomato Capo (di Buona speranza) n che fosse lingegno felice che lo divise condusse ad effetto. Ci non di meno la fama, la quale ne trasmise, per mezzo di Diogene Laerzio, il nome presuntivo dellinventore dei minimi elementi della dimostrazione geometrica (li quali per verit e per universale consentimento neppure abbisognavano di prova), mostra che devessere ai matematici sembrata rivelantissima la ricordanza del cambiamento accaduto alla prima traccia della nuova strada quindi aperta, e devessere loro sembrato rilevante al segno, perch ugualmente preda non fosse dobblo. Cos un raggio di luce rifulse pure a chi primo
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dimostr il triangolo equilatero; sia chei si chiamasse Talete o comunque: perciocch scopr che doveva non gi investigare quanto rilevava nella figura, e neppure il solo concetto della medesima, per quindi quasi appararne le propriet; ma che gli era duopo ricavarle da quanto vi aveva introdotto col pensiero e rappresentato egli stesso per mezzo di concetti a priori; e che, per avere sicura contezza di checchesia per anticipazione, gli mestieri non aggiungere mai niente alla cosa, tranne quanto necessaria conseguenza di ci, cui si gi riposto nella medesima, coerentemente al proprio concetto. Molto maggior tempo vi si volle alla fisica, prima chessa incontrasse il gran cammino della scienza; poich decorre a pena un secolo e mezzo allincirca, da che il consiglio del perspicace Bacone da Verulamio diede in parte occasione a tale scoperta, ed in parte vi anim, trovandosi gi i fisici su quelle tracce; ci che pu ugualmente, anzi non per altro, spiegarsi che in virt di cambiamento rapidamente avvenuto nella maniera di pensare. Ora mi far a considerare la fisica solamente, in quanto empirici sono i principj sui quali basata. Quando Galilei spiccava gi da un piano inclinato palle, delle quali aveva egli gi determinata la gravit; quando laria caricava Torricelli di un peso, dianzi per esso imaginato eguale ad una gi pure conosciuta colonna dacqua, e quando pi tardi cangiava lo Stahl in calce i metalli e quella di bel nuovo in questi, aggiungendovi o sottraendone alcunch49, gli allora che nuova e maggior luce balen ad ogni sguardo investigatore della natura. Allora compresero i fisici che la ragione penetra soltanto le cose chella medesima produce a progetto, chessa deve precedere co principj de suoi giudizi, dedotti da leggi costanti, ed obbligare natura perch alle sue dimande soddisfaccia, n mai quella soffrire di essere da questa sola, come fanciullo, corretta e guidata. Che altrimenti le
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Qui non si tiene dietro con precisione al filo storico del metodo sperimentale; oltrech n a bastanza conosciuti ne sono per avventura i veri principj. 53

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osservazioni prodotte dallaccidente, o fatte senza mirare con esse ad uno scopo ed ordine prestabiliti, non possono essere fra di loro daccordo, e dipendenti da una legge necessaria: il che quanto la ragione ricerca e di quanto ha bisogno. Perciocch, delluna mano afferrando i principj, la sola merc dei quali possono i corrispondenti fenomeni aver forza di leggi, ed eseguendo collaltra gli esperimenti gi imaginati analogamente ai detti principj, deve la ragione avanzarsi verso la natura, per esserne istruita bens, non per come scolare che si lascia dettare ogni cosa dal maestro e come pi a questo aggrada; ma quale giudice costituito, il quale costringe i testimonii rispondere alle interrogazioni che va loro facendo. Quindi che persino la fisica debitrice di rivoluzione cos vantaggiosa, nel suo modo di pensare, al felice azzardo che la port a ricercare, non gi fingere, nella natura, e coerentemente a quanto vi aveva intromesso la stessa ragione, ci che doveva questa imparare da quella, e di che non avrebbe saputo mai nulla di per se sola. E solo per tal mezzo, e non prima, fu scorta la fisica sulla via sicura di una scienza, dopo che non aveva potuto che andare per tanti secoli vagabonda e tastando. Circoscritta invece ai soli concetti metafisici, ed affatto isolata nella cognizione razionale contemplativa (la quale trascende assolutamente ogni empirica istituzione, senza potere giovarsi della visione, come le matematiche), e dove, per quindi necessaria conseguenza, la ragione discepolo di se medesima, non ebbe sino ad ora s propizia la fortuna, onde potere avviarsi pel sentiero sicuro della scienza, non ostante che sia la pi antica fra tutte, anzi la sola destinata sopravvivere, quandanche le altre dovessero essere affatto inghiottite dalla voragine della barbarie, che tutte le distruggesse. Perciocch la ragione vi continuamente incagliata, quando pure si limiti a voler solo comprendere per anticipazione le leggi, che la pi volgare sperienza conferma: il che pur quanto si arroga la metafisica. Ed mestieri che tu
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rifaccia con essa migliaja di volte la strada, come quella cui mai non vedi guidare ove tendi: e, se badi al consentimento de suoj settarj, tanto la ti parr distante dalla meta, nelle asserzioni loro, che la crederai piuttosto palestra destinata esclusivamente ad esercitare le forze in conflitti giuochevoli; dove il gladiatore mai non giunge, pugnando, n ad impadronirsi del minimo dei posti, n a stabile possesso acquistare colla vittoria. Niuna dubbiezza pertanto che la di lei ragione fosse finora un mero andar tentoni, e quel che peggio , non aggirandosi che frammezzo a sole idee. Qual dunque il motivo, per cui non si qui potuto per anco rinvenire il cammino sicuro della scienza? Che sia forse impossibile? Or perch tanto impose natura e tanto instancabile sollecitudine per tale indagine alla nostra ragione, come per la pi importante di sue bisogne? Che pi dunque fidare a siffatta ragione, se non solo ci abbandona, ma ne adesca di lusinghe, per finalmente ingannarci ov del massimo rilievo la nostra curiosit? Se poi tale strada fosse stata soltanto presa in fallo sino ad ora, qual sarebbe, in tal caso, la guida onde giovarne, onde sperare di essere pi fortunati che i nostri antecessori, volendo pur tornare su quelle indagini e tracce. Sto per credere sieno a bastanza degni di riflessione gli esempi della subitanea rivoluzione, cui subirono la fisica e le matematiche (come quella merc la quale furono esse poi scorte al grado in cui le si trovano attualmente); onde investigare qual fosse il punto essenziale nel cambiamento, a quelle gi tanto salutevole nella maniera di pensare, per poscia imitarne per lo meno il tentativo; per quanto lo permette al confronto colla metafisica, lanalogia della parte cui hanno le dette scienze fra le cognizioni razionabili. Si supposto sinora dovere ogni nostra cognizione regolarsi dagli oggetti; la qual presunzione fece abortire quanti si fecero tentativi, onde a priori e per via di concetti alcuna cosa decidere intorno agli stessi oggetti, la quale potesse ridondare allo sviluppo ed accrescimento dellumano sapere.
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Or via mettiamo dunque alla prova, se non fosse per meglio avvenirci nelle questioni metafisiche, facendo in modo che debbano gli oggetti alle nostre nozioni ubbidire: locch anche meglio si accorda colla possibilit della ricognizione loro a priori; come quella che, anche gi prima che le si presentino, deve alcunch determinare delle cose medesime. La ragione di tale divisamento la stessa che del pensiero di Copernico, allorch persuaso che non sarebbesi avanzato mai nulla nella spiegazione del movimento dei corpi celesti, sinch tutta la caterva degli astri sopponevasi aggirarsi allo intorno dello spettatore, tent se non fosse per ottenere migliore costrutto, facendo girare gli spettatori, e ferme starsi le stelle. Ora potr farsi analogo tentativo in metafisica, rispetto alla visione degli oggetti. Sinch infatti vorr la visione regolarsi a norma delle propriet delle cose rappresentate, non vedo come si potr mai nulla sapere a priori: mentre, se invece si conformi la cosa (come oggetto subordinato ai sensi) e la si acconci alla natura della nostra facolt intuitiva, eccoti ovvio il persuadersi della detta possibilit. Ma siccome, onde le si trasformino in cognizioni, non posso arrestarmi su codeste visioni, ma debbo riferirle, come rappresentanze, a qualche cosa che ne sia loggetto, e questo per via di quele determinare, cos mi rimane a scegliere fra due partiti. Luno di supporre che i concetti, quali debbono servirmi alla determinazione suddetta, si adattino ed accordino essi medesimi alloggetto; con che mi trovo nello stesso imbarazzo, rispetto al modo per cui saperne alcuna cosa per anticipazione. Laltro partito di ammettere che siano corrispondenti, o si adattino alle idee, gli oggetti ossia la sperienza, ci che torna lo stesso; giacch, nella qualit loro di cose rappresentate, non possono gli oggetti essere conosciuti che nella sperienza. E con ci tosto mi accorgo di molto pi facile riuscita; giacch la sperienza medesima una maniera di cognizione che richiede intendimento, la cui norma debbo io presupporre in me stesso, prima gi che mi siano mai stati presentati gli oggetti (quindi a
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priori), come quella che si esprime in concetti per anticipazione; ond che dovranno con tali concetti regolarsi, ed ai medesimi corrispondere, quante sono le offerte dalla sperienza. Risgurdo agli oggetii, in quanto possono, anzi debbono di necessit, meditarsi dalla ragione soltanto, e per niun verso dalla sperienza offerirsi, in quel modo almeno come la ragione li medita, i tentativi che farai di meditarli (giacch debbono pure lasciarsi meditare) ti forniranno una regola eccellente, che potr servirti qual pietra di paragone, risguardo a quello che io considero nuovo metodo nella maniera di pensare; che nelle cose cio altro non consciamo per anticipazione, vintromettiamo per noi stessi50. Il successo di tale tentativo quale aveva preveduto, e promette cammino sicuro e scientifico alla metafisica gi ne primi suoi passi (prima parte); ove appunto si occupa di concetti preconceputi, gli oggetti corrispondenti ai quali possono incontrarsi nella sperienza, opportunamente adatti alle medesime idee. E da siffatto cangiamento nella maniera di pensare riescono pi che agevoli a dichiararsi tanto la possibilit di una cognizione a priori, quanto (ed ci che pi rileva) le leggi che sono di fondamento alla natura, come al complesso degli oggetti della sperienza, e queste col relativo corredo di prove
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Imitato dai fisici, questo metodo consiste adunque nel rintecciare gli elementi della ragione pura in ci che si pu confermare o distruggere per via desperimento. Solch, onde provare le proposizioni della ragione pura, massime cimentate o spinte oltre quanti sono i confini dogni sperienza possibile, i di lei oggetti non possono sottoporsi allesperimento, come le cose fisiche. Non sar quindi lecito sottoporvi che i concetti e principj ammessi per anticipazione; divisandoli per in maniera che gli stessi oggetti possano essere considerati sotto due diversi aspetti: parte cio come soggetti ai sensi ed allintendimento per via dellesperienza, parte poi come cose unicamente immaginate per la ragione isolata, e che si attenti oltre ogni uso e termine di sperienza. Se accade pertanto che le cose, contemplate sotto questo doppio aspetto si trovino corrispondere col principio della ragione pura, ma che nasca sotto lo stesso rapporto una indispensabile contraddizione della ragione con se medesima, sar in tal caso decisa collo sperimento la verit della distinzione suddetta. 57

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soddisfacenti: l'una e laltra delle quali cose non pot mai conseguirsi col metodo stato finora in voga. Se non che, in detta prima parte della metafisica, da codesta deduzione della nostra facolt di sapere per anticipazione risulta uno stravante corollario, ed apparentemente assai nocivo allintiero scopo della scienza, di cui ella si occupa nella seconda parte; vale a dire che mai non potremo con ci trasportarci oltre i confini della sperienza, ed questo precisamente il fine principalissimo, cui mira la metafisica. Ma in ci consiste appunto lesperimento di una controprova della verit del risultamento di quella prima esplorazione della nostra cognizione razionale per anticipazione; chessa cio non risguarda che ai fenomeni e lascia e lascia stare le cose, come quelle che ci sono sconosciute, per quanto le sieno reali, considerate in se medesime. Perciocch lassoluto ci che necessarimante ne spinge ad oltrepassare i termini della sperienza e dei fenomeni tutti quanti, e la ragione lo pretene ad ogni buon diritto e di necessit nelle cose dipendenti da qualunque condiazione; quindi che vi pretende assoluta la serie delle condizioni. Se pertanto avviene che, senza ripugnanza, non possa per verun conto imaginarsi lassoluto, supponendo lempirica nostra cognizione prestarsi agli oggetti, come a cose per se stese, dove che per lopposto cessi la contraddizione, ammettendo la nostra rappresentazione delle cose, quali ci vengono esibite, non accordarsi gi con queste, come cose per se medesime, ma sibbene uniformarsi piuttosto tali oggetti colla nostra maniera dimaginare, nella qualit loro di apparizioni: e se risulta quindi essere da ritrovare nelle cose lassoluto, non gi per quanto le conosciamo (ci vengono presentate), bens come cose per se stesse ed in quanto non le ci sono conosciute, risulter51 in tal caso vero e fondato ci che da
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Questo sperimento della ragione pira somigliantissimo a quello dei chimici, chei generalmente chiamano prova sintetica e talora di riduzione. Lanalisi del metafisico separa in due assai dissimili elementi la cognizione pura per anticipazione, in quella cio delle cose come fenomeni, poi delle 58

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principio avevao supposto per un semplice tentativo. E quandanche alla ragione contemplativa si ricusi ogni avanzamento in questa provincia delle cose che trascendono i sensi, ne rimane sempre facoltativo lo sperimentare se, nella cognizione pratic della medesima, sincontrino dati pei quali determinare quel concetto razionale dellassoluto, e colla nostra cognizione a priori, bench soltanto rispetto alla pratica, giungere analogamente al desiderio della metafisica, oltre i limita di quanta pu essere la sperienza. E con tale maniera di procedere la ragione speculativa ci ha per lo meno somministrato il campo, su cui siffattamente allargarci; e, quando pure dovessella vuoto lasciarlo, restiamo sempre autorizzati e padroni, anzi ne provoca la stessa ragione, ad, ogni qualvolta potremo, riempirlo coi dati pratici della medesima52. Tutta la bisogna di cotesta critica della ragione pura contemplativa consiste adunque nel detto cimento, per cangiare il procedere sinora usitato in metafisica, e nello imprenderne la totale rivoluzione, sullesempio dei geometri e dei fisici. Questopera quindi un trattato sul
cose in se stesse. La dialettica le combina di bel nuovo allunisono collidea razionale necessaria dellassoluto, e trova non aver mai luogo siffatto accordo altrimenti, che per mezzo di quella distinzione, che risulta pertanto la vera. 52 Cos le leggi centrali dei movimenti dei corpi celesti procacciarono assoluta certezza al principio stabilito sulle prime, come una mera ipotesi, da Copernico, e comprovarono contemporaneamente quella forza invisibile, che combina e sostiene ledifizio delluniverso (attrazione neutoniana); la quale sarebbe rimasta eternamente nascosta, se non avesse osato quel primo, con argomento contradditorio, eppure vero, di ricercare i movimenti osservati, non gi negli oggetti quali ce li offre il firmamento, ma in chi sta osservandoli. In questa prefazione viene solo proposta qual ipotesi, da poscia esporsi nella critica, come analogica della copernicana, la rivoluzione accaduta nella maniera di pensare. Dessa per confermata nellopera, con prove apodittiche anzi che ipotetiche, dalla natura delle nostre idee dello spazio e del tempo, e dei concetti elementari dellintendimento: e solo cot esibita qual ipotesi, affinch pi rimarchevoli riescano i primi tentativi del detto cangiamento, come quelli che sono mai sempre ipotetici. 59

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metodo, anzi che un sistema della scienza medesima. Vi si abbozza ci non di meno e traccia per esteso il di lei disegno, rispetto s allintiera connessione interna di sue parti. E propriet e diritto infatti della ragione pura contemplativa, chella possa, anzi debba, e misurare la propria capacit nelle diverse maniere, colle quali scegliere oggetti da meditare, e numerare inoltre uno per uno i diversi modi, coi quali esibirsi le quistioni, e cos delineare lintiero piano per un sistema di metafisica. Con ci sia che, per ci che risguarda il primo assunto, nulla pu essere attribuito alle cose offerte nella cognizione a priori, tranne quanto il soggetto pensante produce per se medesimo; e rispetto al secondo, avuto risguardo ai principj della codgnizione, la ragione trovasi essere unit isolata del tutto e consistente per se stessa; dove ciascuno de suoi membri esiste, come nel corpo organizzato, in grazia di tutti gli altri, e tutti esistono in grazia di ciascheduno; il perch non pu con sicurezza riceversi alcun principio, sotto un dato rapporto, senzaverlo nello stesso tempo esaminato in piena relazione colluso universale della ragione pura. Su di che si ha per in metafisica la sorte ben rara che, ove la si abbia ridotta, mediante siffatta critica sopra sentiero certo e scientifico, pu essa pienamente abbracciare quanto vasto il campo delle cognizioni che le appartengono, quindi perfezionare il suo lavoro, e depositarlo ad uso della posterit come una seggiola fissa, da non mai potersi per volger danni aggrandire; stantech non ha ella che fare, tranne con principj e circoscrizioni del proprio uso, che vengono per la medesima determinati. La qual sorte non mai che tocchi a verun altra scienza razionale, che verta sopra oggetti presentati, ritenuto non daltro la logica occuparsi che della maniera di pensare in generale. Quindi che la metafisica inoltre obbligata strettamente alla detta perfezione, anche nella sua qualit di scienza fondamentale, e si deve dire sul di lei conto: Nil actunm reputans s quid superesset agendum. Sinch altro a far ne resta nulla il fatto.
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Ma quali sono i tesori, dirai, che io avviso potersi ai posteri trasmettere per siffatta metafisica depurata colla critica, e ridotta inoltre a limiti e stato impreteribili? Giacch se percorri superficialmente questa opera, ei ti parr di rilevare la di lei utilit non essere che negativa; di cio non mai attentarci, colla meramente speculatrice ragione, oltre i cancelli della sperienza: ed questo per verit il suo primo vantaggio. Ma tale vantaggio si cangia in positivo, s tosto che avrai compreso che la conseguenza inevitabile dei principj, coi quali osa la ragione contemplativa trascendere suoi limiti, non gi effettivamente ingrandimento, rispetto allimpiego della ragione, ma se penetri pi addentro piuttosto un restringerlo davvantaggio, in quanto ben effettivamente quei principj minacciano di estendere a tutto luniverso i confini della sensibilit, cui essi propriamente appartengono, e di persino respingere, se non escludere, il puro uso (pratico) di ragione53. Quindi ne viene che una critica, la quale circoscriva la contemplativa, bens negativa in questo, ma siccome toglie n conseguenza e nello stesso tempo un ostacolo, il quale ne restringe lesercizio pratico, se non anche abolirlo minaccia, ecco avere per ci in effetto la critica un utile positivo e di grandissima importanza, appena che tu sii persuaso darsi, ed essere assolutamente necessario, un uso pratico della ragione pura (il morale), in cui ella si estende inevitabilLintenzione principale di Kant e della critica, in quanto determina la possibilit di stabilire principj anticipati, e derivare tutte le cognizioni da una sorgente a priori, tende cionnonostante a precisare i confini del sapere. Anzi troveremo essere conclusione di queste indagini, che il sapere positivo non si estende oltre il dominio della sperienza, e che non possiamo dalla sperienza inferir cognizioni, che gi oggetto non sieno, almeno possibile, della medesima. Pare quindi che il rimprovero di estendere a tutto luniverso i confini della sensibilit risguardi specialmente alle dottrine di Locke, comecch mirino queste a dedurre dalla sperienza nozioni, che ne trascendano la sfera immediata. Sotto il qual rapporto accusa in altro luogo il filosofo inglese (che non si sarebbe mai aspettato accusa cos fatta, siccome osserva il Cons. Degerando) di avere spalancate le porte alle illusioni dellentusiasmo. 61
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mente oltre la portata dei sensi. Ed a malgrado che non le sia perci duopo il soccorso della speculativa, tuttavia per devella essere assicurata e guarentita contro la costei reazione, onde non quindi cadere in contraddizione con se medesima. Che se in tale uffizio negassi alla critica un vantaggio positivo, sarebbe lo stesso che se dicessi la polizia non arrecare alcunassoluta utilit, per ci che il di lei principale incarico quello solamente di opporre freni ed argini alla prepotenza dei cittadini contro cittadini, onde possa ciascheduno accudire alle proprie faccende con libert e sicurezza. Nella parte analitica della critica viene provato che lo spazio ed il tempo non sono che forme di visione sensitiva, quindi non altro se non condizioni dellesistenza delle cose come fenomeni; che inoltre non possediamo concetti razionali, e perci neppure il minimo elemento della cognizione delle cose, tranne in quanto pu darsi visione corrispondente a tali concetti; e che per conseguenza non possiamo aver cognizione di verun oggetto, come cosa per se stesso, ma solo in quanto esso gi oggetto della visione sensitiva, vale a dire in qualit di apparizione o fenomeno: e per verit che altro da tutto ci non risulta se non limitazione, di quanta mai possibile cognizione speculativa della ragione, ai soli oggetti della sperienza. Tutto ci non ostante ne rimane sempre facoltativo, anzi dobbiamo (il che merita riflessione) potere per lo meno meditare, se non conoscere, gli stessi oggetti, anche nella qualit loro di cose per se stesse54. Perciocch
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Per conoscere un oggetto si richiede che io possa provarne la possibilit (sia col testimonio della sperienza, per la realt della cosa, o sia per anticipazione colla ragione). Mi posso pensare tutto quanto mi aggrada, semprech non mi trovi ripugnare a me medesimo, vale a dire solch il mio concetto sia pensiero possibile, quantunque non mi trovi al caso di assicurare altrui se, nella massa delle possibilit, sia o no un oggetto, che a tale concetto attribuire un valore obbiettivo (possibilit reale, poich la prima non era che logica), si richiede ancora di pi. Il qual di pi non per altro s necessario perch debba rintracciarsi tra le fonti teoretiche della cognizione, potendoselo trovare eziandio nelle pratiche. 62

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altrimenti ne verrebbe lassurdo: esservi fenomeni senza nulla di ci che appare. Ma diamo pure per non fatta, quantunque esa necessaria dalla nostra critica, la distinzione delle cose, in come soggette alla sperienza e come cose per se stesse: dovrebbe in tal caso valer il principio della causalit, e con esso il meccanismo della natura nella relativa determinazione di tutte assolutamente le cosein generale, come cause efficienti. Or dunque non potrei, senza cadere in aperta contraddizione, asserire del medesimo ente, dellanima delluomo a cagion desempio, che fosse libera la di lei volont e subordinata nello stesso tempo alla necessit fisica, cio non libera. Perciocch in ambedue le posizioni avrei considerata lanima nellaffatto uguale significazione di ente in generale, come cosa cio per se stessa; n senza il previo soccorso della critica poteva io considerarla diversamente. Che se la critica non err, quando insegnava doversi gli oggetti ricevere in doppio significato, vale adire come fenomeni e come cose in se medesime; se vera la deduzione de concetti loro intellettuali; e se quindi anche il principio di causalit risguarda le sole cose prese nel primo senso, in quanto e come oggetti subordinati alla sperienza, che per allo stesso principio soggette non fossero nellaltro senso; ne verr di conseguenza, non considerarsi libera la stessa volont nel fenomeno (azione visibile), in quanto e come necessariamente coerente ad una legge di natura, ed essere non pertanto immaginata libera per laltro verso, come appartenente a cosa per se stessa ed indipendente da leggi fisiche; cos che non vi avr pi luogo alcuna contraddizione. Ora, quantunque non possa io, per niuna ragione contemplativa, e molto meno per via dosservazioni empiriche, ravvisare lanima mia considerata sotto questo secondo aspetto; quindi neppure la libert, come propriet di un ente, cui attribuiscono effetti nel mondo sensibile; stantech dovrei gi cono scere il mondo nella sua maniera di esistere, non per determinato nel tempo (ci che non possibile, in quanto non posso al mio concetto sottoporre alcuna
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visione), posso tuttavia pensare la libert, vale a dire che, ammessa la mia distinzione critica delle due diverse maniere di pensare (sensitiva ed intellettuale), non che la demarcazione che indi emerge s dei concetti puri dellintendimento, s, e per conseguenza, delle leggi fondamentali che ne derivano, la rappresentazione della libert non inchiude per lo meno ripugnanza. Dato pertanto che la morale supponga necessaria la libert (nel pi stretto senso), qual prerogativa di nostra volont, in quanto la stessa morale ammette principj pratici, fondamentali, indigeni ed originari della ragione, come dati a priori della medesima, i quali principj sarebbero assolutamente impossibili, senza presupporre la libert; ma dato inoltre che la ragone contemplatrice avesse dimostrato, non potersi questa libert n tampoco immaginare, in tal caso la prima supposizione, cio la morale, dovr cedere a quella, il contrario della quale inchiude manifesta contraddizione: e quindi la libert e con essa la moralit (il cui opposto non contiene punto contraddizione, a meno di presupporre la libert) dovranno sgombrare ugualmente il campo al meccanismo della natura. Siccome per nel morale possiamo starci contenti a che la libert non ripugni con se medesima, e senza che sia necessario di pi addentro comprenderla, basta che si possa per lo meno immaginare, non ella opporre il minimo impedimento al meccanismo naturale della propria azione (considerata rispetto ad altre); cos rimangono al posto loro e lo conservano s la dottrina dei costumi che la fisica: locch non sarebbe stato, se la critica non ci avesse prima fatti scorti sulla inevitabile nostra ignoranza in quanto risguarda le cose per se stesse, e se non avesse ridotto e limitato ai soli fenomeni tutto ci che ne concesso di teoricamente conoscere. Questo medesimo schiarimento, sulla utilit positiva dei principj critici fondamentali della ragione pura, potrei applicare non che dimostrare anche rispetto alle idee intorno a Dio, ed all natura semplice delle anime; ci che per legge di brevit ommetto di fare. Perciocch non posso neppure ammettere Dio, la
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libert e limmortalit, per iscopi delluso pratico necessario di mia ragione, se dalla speculativa non tolgo nello stesso tempo la di lei pretensione a notizie trascendentali; dovendo essa, per acquistarle, servirsi di principj tali che, mentre non risguardano che oggetti possibilmente ovvii alla sperienza, ove per vengano applicati a cose che non possano esserne oggetto, le trasformano sempre in fenomeni; con che dichiarano impossibile qualunque ingrandimento pratico della ragione pura. Per la qual cosa, onde far luogo alla fede, bisognerebbe levare la scienza; ed il dogmatismo della metafisica, vale a dire la spregiudicata opinione di potere con esso lei progredire senza la critica della ragione pura, la vera sorgente di ogni miscredenza, in contraddizione alla moralit: giacch fu sempre dogmatica la miscredenza. Se pu dunque non essere s ardua cosa il trasmettere in retaggio ai posteri una metafisica sistematica, la quale sia conforme alla critica della ragione pura, non per da stimarsene di poco prezzo il dono : sia che tu in generale risguardi alla sola coltura della ragione, avviata sul cammino sicuro e scientifico, in paragone col vano e superficiale di lei andar tentoni e vagabonda senza critica: sia che consideri lmpiego migliore del tempo di una giovent vaga di sapere, la quale s presto e con tanto impegno si esercita nel dogmatismo usuale, perch sofistichi a bellagio di cose che n comprende n potr mai altro al mondo comprendere, o perch fantastichi al ritrovamento di nuove opinioni e conghietture, trascurando perci di scienze pi solide apparare: soprattutto poi se poni al calcolo il vantaggio inapprezzabile dimpor fine una volta e per sempre, colla prova socratica della ignoranza evidentissima degli avversari, a quanti si muovono argomenti contro la moralit e la religione. Perciocch non evvi et n tempo, quando non fosse tra gli uomini una qualche metafisica, siccome la visar sempre nei tempi a venire, e con essa una dialettica eziandio della ragione pura; poich, naturalmente inerente a questa, non potrassi al65

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meno di riscontrarvela. Quindi che la prima, e pi importante fra tutte le cure della filosofia, quella di alidire non che riturare la sorgente degli errori, e cos una volta per tutte assicurarsi da ogni maligna loro influenza. Non ostante un cos gran cambiamento nel campo delle scienze e lo scapito cui sta per ridondarne alla ragione contemplatrice ne suoi fino ad ora imaginati possedimenti, rimangono tuttavia nel ben essere loro, e quali furono mai sempre, le umane cose, n corre pericolo il bene, cui ritrasse il mondo finora dalle scienze della ragione pura; giacch lo scapito risguarda solamente il monopolio delle scuole, non gi e per niente affatto glinteressi del genere umano. E domando al pi ostinato fra i dogmatici, se, dedotta dalla semplicit della sostanza, la prova che sar per durare dopo morte lanima nostra; se quella del libero arbitrio contro il meccanismo universale, ragionata sulle sottili ma svenevoli distinzioni, della necessit pratica, in subbiettiva ed obbiettiva; e se gli argomenti per la esistenza di Dio, merc lidea della pi perfetta fra le nature (aggiungi merc laccidentalit delle cose mutabili e la necessit di un primo motore); se poich sortiti dalle scuole, dimando, questi argomenti, abbiano mai potuto penetrare la massa del pubblico, n mai la minima influenza esercitare sul di lui convincimento? Il che se non mai avvenuto, n pu aspettarsi perch avvenga giammai, stante linettitudine della comune intelligenza degli uomini per cos fine speculazioni; se anzi, rispetto alla prima delle dette questioni, siffattamente costituita la disposizione che rileviamo nella natura di tutti gli uomini, perchei non possano essere mai soddisfatti della vita attuale, come insufficiente alla capacit dei loro destini, talch da questa sola circostanza per nascere la speranza di una vita futura; se, rapporto al secondo punto, non pu la coscienza della libert risultare che da una manifesta sposizione dei doveri, sempre in opposizione alla tendenza degli appetiti; se, in quanto al terzo finalmente, non sono che le meraviglie dellordine, della bellezza, della provvi66

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denza, le quali si manifestano in ogni parte della natura, che invogliino credere nel saggio e grande autore delluniverso; e se in quanto poggia sopra basi ragionevoli non pu altrimenti propalarsi nel pubblico la persuasione di siffatti argomenti, non solo ne rimane imperturbato il possesso, ma essi acquistano maggiore importanza; dacch massime avvertite oggimai le scuole, perch in cose risguardanti linteresse generale degli uomini, non le si arroghino avvedutezza pi elevata ed estesa di quella, ove pu giungere agevolmente la gran moltitudine, cui dobbiamo avere sempre in gran pregio, e perch si limitino quindi a semplicemente coltivarli, ove trattisi di argomenti, rispetto allo scopo morale bastevoli, e suscettivi di essere generalmente compresi. Per le quali cose il mentovato cambiamento non risguarda che le arroganti pretensioni di quelle scuole, che vagheggiassero di questa (come altronde a ragione in molte altre materie) ad essere credute quali uniche apprezzatrici e dispensiere di quelle verit, onde vanno esse partecipando al pubblico solamente la pratica, e se ne riserbano la chiave. Quod mecum nescit solus vult scire videri. Vuol sembrare solo istrutto Di ci che meco ignora. Ci non pertanto provveduto a che non sia delusa, ove pi discreta, la pretesa del filosofo speculativo; in quanto rimane egli depositario esclusivo di una scienza utile al pubblico, senza che il pubblico lo sappia, e questa scienza la critica della ragione. Che se non possibile chessa mai rendasi popolare, non se ne ha neppur duopo; che per verit quanto pi si rifiutano le teste del volgo a pnetrarsi delle pi fine argomentazioni, come di utili verit, ricorrono anche meno al pensiero le quandomai altrettanto sottili obbiezioni alle medesime. Mentre allopposto, siccome la scuola, e chiunque solleva lo spirito alla contemplazione, cade inevitabilmente s nella sottigliezza degli argomenti, che in quella delle obbiezioni, cos dovere della critica, perch mediante profondo esame dei diritti della
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ragione contemplatrice prevenga ed impedisca una volta per sempre lo scandalo, che non pu a meno di tardi o tosto insorgere anche nel popolo, merc le controversie, nelle quali si avviluppano inevitabilmente senza la critica i metafisici (e come tali finalmente anche i teologi); prescindendo che ne vengono quindi adulterate le dottrine. Colla sola critica infatti possono sin le radici estirparsi del materialismo, del fatalismo, dellateismo, della irreligiosa miscredenza, del fanatismo, della non meno generalmente nociva superstizione; come possono finalmente recidersi anche le radici dellidealismo e del setticismo55, che sono anche pi pericolosi alle scuole, comech dif55

Gli espositori convengono essere stato scopo alle indagini di Kant il desiderio di por fine alle dissenzioni dei filosofi sui punti pi importanti delle umane speculazioni, come quelli ove appena ei convenivano dei principj della logica: giacch i pirronisti ne contrastavano il valore, dichiarandola incapace a giustificare se stessa, come determinante le leggi del pensiero; mentre supposto era il principio s del pensare agli oggetti che del conoscerli. Perciocch non si era daccordo neppure sul modo con che il pensiero e la cognizione si combinassero in uno stesso principio. Rispetto poi alla teorica metafisica delle sorgenti del sapere, le due gran sette contrarie dei realisti ed idealisti si suddividevano in molte altre, tutte differenti. Cos rispetto alla natura dellanima quasi ogni materialista e spiritualista si distingueva con qualche modificazione particolare nella propria ipotesi; e mentre i deterministi ne impugnavano la libert, glindeterministi sostenevano il libero arbitrio. Questi pretendeva il nostro mondo essere il migliore dei mondi possibili, e non darsi male n fisico n morale; mentre altri te lo dipingevano a nero, come una valle di tribolazione, un vaso di Pandora, un aggregato di mali fisici, di follie, di vizj, che non solo equiparassero ma ne trascendessero di gran lunga il poco bene. Chi studiavasi trovare le leggi del moto universale; chi sosteneva non avere il moto la menoma realt, e non essere che illusione dei sensi. Che dir dei dubbj sullesistenza di Dio e sui suoi attributi e rapporti colluniverso; della divisione dei filosofi teologi in teisti, deisti, panteisti, naturalisti ed atei; e delle tante dispute nel diritto naturale, nelletica, nella politica e nella pubblica economia? Le principali fra le accennate dissenzioni, quelle cio fra il dogmatismo ed il setticismo, fra le teoriche razionali e le sperimentali, e fra lidealismo ed il materialismo, sono i tre gran litigi filosofici, ai quali Kant si propose di far alto, se non anzi di sentenziarli colla sua critica. Mentre tale scopo non 68

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fondasi pi difficilmente nel pubblico. Il perch se i governi avviassero dover eglino ingerirsi negli affari dei dotti, ben sarebbe degno prezzo di lor saggie cure, a migliore provvedimento s delle scienze che della societ, che essi favoreggiassero la
poteva che svegliare lammirazione di quanti ne sentivano limportanza, questa si rese anche maggiore, poich si rilev che il critico imprese a combattere tutti i sistemi, senza nullamente servirsi di loro dottrine, ma cercando una strada frammessa alle s opposte dei detti sistemi. Per trovare tale strada, e guarentirsi dallo incontrarsi con quelle altre cammin facendo, le quali bench si opposte fra loro fiancheggiavano la sua, pens dover egli partire da un punto assai pi lontano. Il perch si propose problemi anteriori ai principj di que sistemi; e cotesti problemi sono anche pi maravigliosi, periocch nati appunto dai contrasti reciproci delle ripetute dottrine. Mentrech infatti lo scettico dimanda ragioni e prove intorno agli elementi del sapere, rimprovera i frequenti errori al dogmatico, e lo dileggia come inetto allo scoprimento del vero; e mentre il dogmatico risponde collautorit del buon senso, dellintima convinzione, dellevidenza, e prende argomento a giustificarsi dalle contraddizioni dellavversario, Kant va molto pi alto e dimanda: possibile il sapere della ragione? com possibile? cosa conoscere? quali sono i rapporti che ha il conoscente col conosciuto? Cos, mentre il filosofo sperimentale dice al razionalista, che, basando le di lui teoriche sullidentit, sulla definizione della cosa per la cosa, le si risolvono in copia ed abuso di parole, e rimangono sterili e vuote in sostanza; e che il razionale fa rimprovero allo sperimentale de suoi fatti parziali, isolati, accidentali, della sua inettitudine a ben concatenarli, e delluopo che ha per ci di un principio metafisico, cui non in caso di per stesso procacciarsi, Kant interpella se la sperienza possibile, se lo una metafisica, e con ci choede qual pu essere il principio che fecondi rende i principj razionali, e qual la legge per la quale concatenare gli osservati fenomeni. Dove per ultimo il materialista non trova nelle idee se non leffigie materiali degli oggetti esteriori, e trova che ogni sapere consiste in movimenti eccitati nei nostri organi dagli oggetti; e dove lidealista riflette arbitrarie queste ipotesi; e, rilevando nelle dee altrettante nostre maniere di essere, un prodotto cio dellintima capacit delluomo, ricusa chelleno dagli oggetti provengano, e loro sassomiglino, Kant interroga per ultjmo se vi sieno criteri, e quali, per distinguere nelle idee ci che in esse appartiene allintelletto del proprio, da quanto appartiene agli oggetti; e cos nello studio degli elementi, che le compongono, trova per cui comporre quei dispareri. 69

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libert di siffatta critica; poich la sola capace di stabilire con fermezza gli studi e lavori della ragione. Essa quindi assai pi meritevole di protezione, che non lo il ridicolo dogmatismo delle scuole; comech alzino queste romore di pubblica disgrazia, tosto che alcuno squarci le ragnatele dei loro argomenti: mentre, non avendone mai avuto contezza il pubblico, non pu quindi di risentirsi di tali rovine. Non gi che la critica, nella cognizione sua pura come scienza, trovisi in opposizione col procedere dogmatico della ragione, dovendo quella essere via sempre dogmatica, cio provare a tutto rigore di principj a priori: ma ella si oppone al dogmatismo, vale a dire alla presunzione di progredire colla sola cognizione pura, ideale (filosofica) e corrispondente a principj adottati gi da lungo tempo dalla ragione; per senza punto informarsi n del modo, n del dritto, coi quali giunse ai detti principj. Dogmatismo pertanto il procedere dogmatico della ragione pura non premessa la critica della loro facolt. Ora questa opposizione ha nulla che fare collo sterile cicaleggio, che si usurpato nome di popolarit, e neppure col setticismo, s facile distruttore dogni metafisica; perciocch tal critica piuttosto un regolamento preparatorio indispensabile ai processi di metafisica pi solida come scienza, e non pu quindi a meno di essere trattata dogmaticamente, anzi col massimo rigore sistematico, perci con modi scolastici, non per popolari. Le quali maniere di trattarla sono per essa impreteribili; dacch la si assume di eseguire il suo lavoro affatto a priori, quindi a tutto grado e parere della ragione contemplatrice. Quando sar dunque per eseguire il piano quivi prescritto dalla critica, vale a dire nel sistema di una metafisica, da poscia esporsi, dovr di quando in quando seguire il metodo severo dellillustre Volfio, come del pi grande tra i filosofi dogmatici. Perciocch si fu egli che diede il primo esempio (e con tal esempio fu lintroduttore del non per anco estinto spirito della profondit in Alemagna) come, parendo dai principj stabiliti e legittimi,
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determinando con chiarezza le idee, affrntando il rigore delle prove, e schivando nelle conseguenze ogni audacia di salti, si possa e debba imprendere il cammino sicuro di una scienza. E ben era egli da tanto da potere anche prima trasformare in tale stato di scienza la metafisica, se gli fosse caduto in pensiero di prepararsi e lavorare in prevenzione il campo colla critica dellorgano, vale a dire della stessa ragione pura. La qual mancanza pare doversi non tanto attribuire ad essolui, quanto piuttosto alla maniera dogmatica di pensare in quellet; sulla qual maniera non fu tra i filosofi n di quella, n dellet precedenti, chi laltro a vicenda redarguisse. Quelli che riprovano il di lui metodo, e quindi rigettano il solo, con che si vuole procedere nella critica della ragione pura, non possono mirare ad altro che a vedere disciolti e dispersi della scienza i legami, e convertite le di lei fatiche in giuoco, in opinione la certezza, e la filosofia in filodossia. Per ci che risguarda questa seconda edizione, non ho intralasciato, e non doveva, di giovarmene a per quanta per me potevasi ammenda s delle difficolt che delle sicurezze; dalle quali emersero forsi, e senza mia colpa forsanche, alcune male intelligenze, occorse ad uomini perspicaci nel giudicare di questo libro. Non ho trovato che dovessi nulla cangiare nella espressione o nelle prove delle proposizioni, e cos non pi nella forma che in tutto linsieme del piano il che vuole ascriversi parte a lungo esame cui sottoposi lopera, prima di al pubblico sottoporla, parte alla stessa natura della medesima. Con che intendo alla natura di una puramente contemplatrice ragione, lultima costruzione della quale trovasi articolata in modo, che tutto vi organo, tutti cio vi dipendono da cadauno ed un per uno da tutti; cos che nelluso loro debba rendersi inevitabilmente palese la bench minima imperfezione, sia poi questa errore o difetto. E spero che tale sistema sar per successivamente mantenersi nella detta immobilit: e me ne affida non gi la presunzione, bens la sola evidenza, cui produce lesperimento
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duguaglianza nei risultamenti, sia nel partire dai minimi elementi, onde progredire al tutto della ragione pura, sia tornando alle singole parti, movendo dal tutto (che ha pur essa il suo tutto la ragione pura, stante il di lei scopo finale in pratica); dove il tentativo di cangiare, anche la pi picciola delle parti, cagiona tosto contraddizioni, e queste nel sistema non pure che nel senso comune dellumana ragione. Rimane per molto ancora da emendarsi nella sposizione: su di che ho procurato in questa ristampa diverse correzioni, le quali toglieranno in parte le false interpretazioni dellestetica, quelle specialmente sullidea del tempo, in parte la oscurit della deduzione dei concetti dellintendimento, e cos la pretesa mancanza di quanta vorrebesi evidenza nelle prove dei principj dellintelletto, e per ultimo la sinistra interpretazione dei paralogismi rimproverati alla psicologia razionale. Sin qui56, e non oltre, si estendono i cangiamenti fatti nella maniera di esporre le cose57: ch n mi concesse il tempo di estenderli pi oltre, n mi noto che aglimparziali e periti estimatori delle medesime ne occorressero di male intese nel rimanente. Nei luoghi poi, e dal tenore, delle correzioni rileveranno quei dotti quanto e qual conto facessi delle avvertenze loro; locch mi dispensa dallo indicare

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Il primo libro dellestetica trascendentale. Non pu dirsi che le accennate correzioni abbiano arricchito effettivamente il materiale, tranne che nella nuova disamina e confutazione dellidealismo psicologico (III. vol. di questa traduz.): e qui pure laccrescimento non risguarda che la maniera di provare, trattandosi appunto della prova pi rigorosa, e forse lunica possibile, della realt obbiettiva dellesterna visione. Ch per quanto si voglia reputare innocente (come non lo di fatto), rapporto allo scopo essenziale della metafisica, lidealismo, sar sempre scandaloso nella filosofia, e per lumana ragione in generale il volerci costretti ad ammettere, per sola fede, lesistenza delle cose fuori di noi (mentre da queste ricaviamo tutta quanta la suppellettile delle cognizioni, e persino dellintimo senso); ed il ridurci quindi a tal punto, che non ci rimanga prova soddisfacente da contrapporre a cui prendesse vaghezza di mettere in dubbio la detta esistenza. 72

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colla dovuta lode i nomi58. Se non che tali ammende resero inevitabile un lieve scapito pei leggitori, e non lo si poteva scansare, a meno di soverchiamente, lopera ingrandire. Il quale scapito consiste nellavere io dovuto intralasciare od esporre in iscorcio diverse cose, per verit non esseziali alla perfezione del tutto, comunque tali che le avrebbe gradite pi duno, siccome utili sotto altri rapporti. E dovetti ommetterle o compendiarle, per far luogo ad ora spero pi intelligibile sposizione; mentre la quale non altera quindi minimamente in sostanza le proposizioni e neppure le dimostrazioni relative, si allontana per qua e l dallantecedente metodo di esporre in maniera, da non sempre potersela, per via dinserzioni, perfezionare. Oltre che pu essere facilmente compensato il detto scapito, mediante confronto colla prima edizione, spero tuttavia, che sar sempre compensato a larga usura nella molo pi facile intelligenza. Leggendo alcuni pubblici scritti, ora per mezzo delle recensione dei libri, ora negli stessi trattati particolari, mi accorsi con riconoscenza e piacere qualmente, a malgrado che sopraffatto in questi ultimi tempi dal genio di moda, cui dicono libert di pensare, non per ancora spento in Germania, quello della profondit; e che i sentieri spinosi della critica, i quali guidano ad una metodica, e perci solo durevole, non che necessarissima, scienza della ragione pura, non hanno impedito perch fossero que sentieri affrontati da ingegni coraggiosi e chiaroveggenti, e chessi di questa simpossessassero. A uomini s benemeriti, e ne quali alla profondit nelle viste accoppi inoltre, a me in ci forse non ugualmente propizia, la fortuna, il talento di saper esporre nella loro maggior luce le cose, a siffatti uomini rimetto ed affido lincarico di perfezionare il mio lavoro, facilmente qua e l tuttavia difettoso, rispetto massime alla chiarezza: nel qual caso non si corre gi pericolo di essere confutati, bens di non essere intesi. Su di che avverto soltanto che, sebbene abbia divisato di non pi dora innanzi darmi briga di
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Qui finisce, nella traduzione latina, la prefazione. 73

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controversie, non trascurer ci non pertanto di starmi attento a non fossero che cenni di rilievi, che mi venissero s dagli amici che dagli oppositori, onde farne tesoro pel successivo eseguimento del sistema correlativo a cotesta propedeutica. Perciocch, scorto da simili fatiche ad et gi di molto inoltrata, e ne decorre lanno sessantasei col mese in cui scrivo, ben mi necessaria leconomia del tempo, se voglio condurre a termine il progetto di esporre la metafisica s della natura che dei costumi, per quindi la giustezza confermare della critica della ragione contemplatrice non meno che della pratica. Star pertanto aspettando s lo schiarimento delle dapprincipio appena evitabili oscurit di questopera, s la di lei difesa, da queglino che se lhanno quasicome appropriata. Non altronde sposizione filosofica, la quale in alcune delle sue parti non offra il fianco, niuna potendo sortire s agguerrita e ricinta di corazza che le matematiche. Ci non di meno, e quantunque larticolazione del sistema, considerato come unit, non vi arrischierebbe n punto n poco, anche pochi son quelli che posseggano la disinvoltura necessaria per esaminarlo, se nuovo, e pochissimi che ne abbiano voglia, dispiacendo sempre al maggior numero qualunque novit. Vi sono inoltre apparenti contraddizioni, che si possono pescare in ogni libro, massime in tali che furono scritti colla libert del discorso, purch si stacchino dallinsieme loro alcune parti, e le si confrontino poscia, ciascheduna isolata, fra loro: e queste contraddizioni abbagliano talora di luce, alle medesime svantaggiosa gli occhi di chi massime si commette ai giudizi degli altri; mentre le riescono agevolissime a risolversi per chi si reso padrone delle singole idee nel loro insieme. Con tutto ci, se una teorica ben fondata, lazione e la reazione, che parevano minacciarla cotanto sulle prime, servono col tempo ad appianarne le ineguaglianze. Ove poi sia fornito dimparzialit, daccorgimento e di vera popolarit (urbanit), chi se ne occupa, non va guari che il lavoro acquista eziandio la quando mai necessaria venust.
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I. Critica della ragione pura. Introduzione I. In che differiscano fra di loro la ragione pura e lempirica. II. Sono in noi stessi alcune cognizioni anteriori ad ogni senso ed esperienza, e di queste non mai privo neppure il volgare intendimento. III. Alla filosofia necessaria una scienza, la quale determini la possibilit, i principj ed il complesso di tutte le cognizioni anteriori ad ogni esperienza. IV. In che differiscono i giudizi analitici dai sintetici? V. Tutte le scienze teoretiche (della ragione) contengono principj sintetici per anticipazione. VI. Questione generale della ragione pura. VII. Idea e divisione della critica della ragione pura, come di una scienza particolare. Elementi della scienza trascendentale Parte I. Estetica trascendentale. . 1. Definizioni. Sezione I. Dello spazio. 2 e 3. Sposizioni metafisica e trascendentale di questo concetto. Sez. II. Del tempo. 4 e 5. Sposizioni metafisica e trascendentale dellidea del tempo.

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6 e 7. Conclusioni e dichiarazione. 8 Scolj dellestetica trascendentale. Parte II. Logica trascendentale. I. Della logica in generale. II. Della logica trascendentale. III. Distinzione della logica generale in analitica e dialettica. IV. Distinzione della logica trascendentale in analitica e dialettica trascendentali. Prima divisione. Analitica trascendentale Libro I Analitica delle idee. Cap. I. Filo di guida per iscoprire tutte le idee pure dellintelletto. Sez. I Delluso logico dellintelletto in generale. Sez. II. 9. Funzione logica dellintelletto nei giudizi. Sez. III. 10. Delle idee intellettuali pure, ossia categorie. 11. Quadro delle categorie. 12. Della filosofia trascendentale degli antichi. Cap. II. Deduzione delle idee intellettuali pure. Sez. I. 13. Principj di una deduzione trascendentale in genere. 14. Passaggio alla deduzione trascendentale delle categorie. Sez. II. Deduzione trascendentale delle idee intellettuali pure. 15. Possibilit di una congiunzione in generale. 16. Unit apparentemente sintetica dellappercezione. 17. La massima dellunit sintetica dellappercezione costituisce il principio supremo di ogni uso di ragione. 18. Cosa sia lunit obbiettiva della coscienza di se stesso.

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Prospetto dellopera

19. La forma logica di tutti i giudizi consiste nellunit obbiettiva dellappercezione di tutte le idee comprese nei medesimi. 20 e 21. Tutte le visioni sensitive soggiacciono alle categorie, come a condizioni, per le quali solo pu combinarsi copia delle medesime in una coscienza. 22 e 23. Nella cognizione delle cose, la categoria non serve che per la propria applicazione agli oggetti della sperienza. 24. Applicazione delle categorie agli oggetti subordinati ai sensi. 25. Il soggetto pensante non pu conoscere se stesso dalla sola coscienza propria. 26. Deduzione trascendentale delluso della sperienza universale possibile dei concetti puri dellintendimento. 27. Risultamenti di questa deduzione delle idee intellettuali. Libro II. Analitica dei principj o della facolt di giudicare. Introduz. Della facolt trascendentale di giudicare in genere. Cap. I. Schematismo (immagini) delle idee intellettuali pure. Cap. II. Sistema di tutti i principj del puro intendimento. Sez. I. Del massimo fra i principj di tutti i giudizi analitici. Sez. II. Del massimo fra i principj di tutti i giudizi sintetici. Sez. III. Sposizione sistematica di tutti i principj sintetici del detto sistema. 1. Assiomi della visione. 2. Anticipazioni della percezione. 3. Analogie della sperienza. A. Analogia I. Principio della permanenza della sostanza. B. Analogia II. Principio della successione del tempo, secondo la legge di causalit. C. Analogia III. Principio della simultaneit, secondo la legge di reciprocit o comunanza. 4. Postulati del pensare sperimentale in genere. Confutazione dellidealismo.
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Critica della ragione pura tomo primo

Prospetto dellopera

Scolio generale al sistema dei principj. Cap. III. Fondamento della distinzione generale di tutti gli oggetti in fenomeni e nomeni (oggetti intellettuali). Appendice sullanfibolia delle idee di riflessione, per confondimento delluso empirico dellintelletto col trascendentale. 1. Identit e diversit: 2. Convenienza e ripugnanza. 3. Interno ed esterno. 4. Materia e forma. Scolio sullanfibolia delle idee riflesse. Seconda divisione. Dialettica trascendentale. Introduz. I. Dellaspetto illusorio (illusione) trascendentale. II. Della ragione pura, come sede dellillusione trscendentale. A. Della ragione in generale. B. Delluso logico della ragione. C. Delluso puro della ragione. Libro 1. Delle idee della ragione pura. Sez. 1. Delle idee in generale. Sez. 2. Delle idee trascendentali. Sez. 3. Sistema delle idee trascendentali Libro 2. Conclusioni dialettiche della ragione pura. Cap. 1. Dei paralogismi della ragione pura. Confutazione dellargomento di Mendelshon sulla permanenza dellanima. Conclusione dello scioglimento del paralogismo psicologico. Scolio generale sul passaggio dalla psicologia razionale alla cosmologia. Cap.2. Antinomia della ragione pura. Sez. I Sistema delle idee cosmologiche. Sez. II. Antitetica (contraddizioni) della ragione pura. Tesi, antitesi e prove sulle seguenti contraddizioni delle idee trascendentali.
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Prospetto dellopera

1. Il mondo finito ed infinito. 2. Tutte le cose nel mondo sono semplici e composte. 3. Tutto accade per necessit e libert 4. La natura assolutamente necessaria Sez. III. A cosa impegnano la ragione queste sue contraddizioni? Sez. IV. Quali sono, fra le questioni trascendentali della ragione pura, le suscettive di essere pienamente risolte? Sez. V. Sposizione scettica dei quesiti cosmologici per tutte quattro le predette idee trascendentali. Sez. VI. Dellidealismo trascendentale, come chiave della dialettica cosmologica. Sez. VII. Decisione critica della contraddizione cosmologica della ragione di se stessa. Sez. VIII. Principio regolativo della ragione pura, intorno le idee cosmologiche. Sez. IX. Delluso empirico del detto principio, rispetto a tutte le dette idee. Decis. I. Dellidea cosmologica della totalit di composizione dei fenomeni di un tutto cosmico. Decis. II. Dellidea cosmologica della totalit di divisione di un dato tutto nella visione. Scolio finale alla decisione delle idee matematiche trascendentali, e premonizione per quella delle trascendentali dinamicamente. Decis. III. Delle idee cosmologiche intorno alla totalit di derivazione degli avvenimenti cosmici, dipendentemente da cause. Possibilit della cusalit, mediante la libert, in concorso colla legge generale della necessit fisica universale; e dichiarazione dellidea cosmologica della libert, conciliabilmente colla detta necessit.

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Prospetto dellopera

Decis. IV. Dellidea cosmologica intorno alla totalit di dipendenza dei fenomeni in generale, rispetto alla loro esistenza. Scolio finale a tutta lanatomia della ragione pura. Cap. 3. Ideale della ragione pura. Sez. 1. Dellidea in genere. Sez. 2. Dellideale (prototipo) trascendentale. Sez. 3. Argomenti della ragione contemplatrice comprovanti lesistenza di una suprema natura. Sez. 4. Impossibilit di una prova ontologica dellesistenza di Dio. Sez. 5. Impossibilit di una prova cosmologica dellesistenza di Dio. Scoperta e dichiarazione dellillusione dialettica in tutte le prove trascendentali della esistenza di un essere necessario. Sez. 6. Impossibilit di una prova fisico-teologica. Sez. 7. Critica di tutte le teologie dietro i principj speculativi della ragione. Appendice sulluso regolativo delle idee della ragione pura. Scopo finale della dialettica naturale dellumana ragione. II. Metodologia trascendentale. Cap. 1. Magistero (disciplina) della ragione pura. Sez. 1. Magistero della ragione pura nelluso dogmatico. 1. Definizioni, 2. Assiomi, 3. Dimostrazioni. Sez. 2. Magistero della ragione pura, rispetto al di lei uso polemico. Impossibilit di conciliare la ragione pura in contraddizione con se stessa. Sez. 3. Magistero della ragione pura rispetto alle ipotesi. Sez. 4. Magistero della agione pura, rispetto ai propri argomenti. Cap. 2. Canone della ragione pura. Sez. 1. Scopo finale delluso puro di nostra ragione.
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Critica della ragione pura tomo primo

Prospetto dellopera

Sez. 2. Ideale del sommo bene, come determinante lo scopo finale della ragione pura. Sez. 3. Cosa significa, ed in che differisce un dallaltro lopinione, il sapere, ed il credere. Cap. 3. Architettonica della ragione pura. Cap. 4. Storia della ragione pura.

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Critica della ragione pura.

Introduzione I. Della differenza tra la ragione pura e lempirica. Non vi neppur dubbio che ogni nostro sapere incominci colla sperienza. Da che altro infatti potrebbessere al proprio esercizio eccitata la facolt di conoscere, ove non lo fosse dagli oggetti che i nostri sensi affettano, e parte producano rappresentazioni per se stessi, parte mettono in azione lattitudine del nostro intendimento a confrontare, accoppiare o dividere quelle rappresentazioni, e cos lavorare la materia bruta delle impressioni sensitive, e ridurle a quella tal cognizione degli oggetti, che si chiama sperienza? Niuna cognizione adunque precede in noi, risguardo al tempo, la sperienza, ed ogni cognizione incomincia colla medesima. Ci non di meno, e quantunque sorga ed incominci ogni nostra cognizione colla sperienza, non perci ne viene che tutta sorga e nasca dalla sperienza. Perciocch potrebbe darsi, per avventura, che la stessa nostra cognizione sperimentale fosse un composto di ci che noi riceviamo per mezzo dimpressioni, e di ci ci somministra da se stessa la nostra propria facolt di conoscere (data e mediante loccasione delle impressioni dei sensi); nel qual caso non distingueressimo quanto fornito in qualit di materia prima dai sensi, da quanto vi aggiungesse del suo la detta facolt, prima che un lungo esercizio non ce ne avesse fatti scorti, e resi capaci della relativa separazione (distinzione).

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Introduzione, I

dunque dimanda che ha per lo meno di necessit onde venga pi davvicino esaminata, e cui non si potr di primo aspetto e s tosto rispondere: se tale specie di cognizione si dia, la quale sia indipendente dalla sperienza ed anche da tutte impressioni dei sensi. Questa cognizione chiamo intanto a priori e dallempiriche le distinguo, in quanto hanno esse le fonti loro a posteriori, vale a dire dalla sperienza. Ma non ancora ben determinata, la detta espressione, perch valga indicarne tutto il senso, coerentemente al proposto quesito. Perciocch gli gi stile il dire che siamo resi capaci o partecipi a priori di parecchie nozioni, che tuttavia emergono dalle sorgenti della sperienza: e si dice, atteso che non le deriviamo immediatamente da essolei, bens da una regola generale, che abbiamo tolta ci non pertanto in prestito dalla speriena medesima. Cos di un tale, che abbia scavate le fondamenta della propria casa, diciamo che egli poteva saperlo a priori qualmente la sarebbe caduta, vale a dire che non gli era mestieri aspettarli dalla sperienza perch la casa di fatto cadesse. Eppure non poteva quel tale saper questo affatto a priori; ch doveva egli essere gi consapevole per isperienza, che i corpi sono gravi, e quindi cadono se vien loro tolto ci che li sostiene. Dora innanzi pertanto sotto nome di cognizioni a priori intenderemo quelle, che hanno luogo indipendentemente non gi da quella o da questa soltanto, ma da ogni e qualunque sperienza assolutamente. Come contrarie a siffatte cognizioni risguarderemo lempiriche, o quelle che sono solamente possibili a posteriori, per mezzo cio dellesperienza. Quelle poi, fra le cognizioni a priori, alle quali non frammesso assolutamente nulla di empirico, diconsi pure. Cos la proposizione, a cagion desempio: ogni cambiamento ha la propria causa, proposizione a priori, non per pura, perciocch lidea del cambiamento non pu essere dedotta che dalla sperienza.

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Introduzione, II

II. Del possedersi per noi certe cognizioni anteriori ad ogni senso ed esperienza, e del non andar mai digiuno di queste neppure il volgare intendimento. Eccoci bisogno di un criterio pel quale distinguere con sicurezza la cognizione pura dallempirica. Perciocch la sperienza ne insegna bens esistere in un modo o nellaltro una qualche cosa, non per che la stessa cosa possa essere altrimenti. Ora, se cincontriamo (in primo luogo) in una tesi, nel pensare alla quale ricorra insieme al pensiero la di lei necessit, sar essa un giudizio a priori; se poi non derivata ed ha forza di tesi, necessaria via sempre per se stessa, in tal caso giudizio assolutamente a priori. In secondo luogo, la universalit, che imprime a suoi giudizi la sperienza, non mai assoluta e rigorosa, ma solo supposta o relativa (per via dinduzione); e propriamente indica o d esprime: questa o quella regola, per quanto abbiamo appreso fino ad ora, si trva senza eccezione. Che se il giudizio cui mediti meditato come assolutamente universale, talch n possibile ammetta la minima eccezione, allora esso non proviene dalla sperienza, ed ha forza di preconceputo ad ogni patto. Luniversalit empirica pertanto non che un aumento spontaneo di prezzo, da quello del pi delle volte, a quanto vale per tutte, come nellassioma, che stabilisce i corpi tutti essere gravi. Per lo contrario, quantunque volte luniversalit assoluta appartiene essenzialmente ad un giudizio, essa indica il medesimo avere una sorgente affatto particolare, la facolt cio di sapere per anticipazione. Or dunque la necessit, e lassoluta universalit, sono glindizi sicuri della cognizione a priori, e sono esse cos fra loro strettamente accoppiate a vicenda, che non pu una dallaltra disgiungersi. Siccome per nellapplicazione pratica delle medesime ai giudizi riesce talvolta pi agevole a dimostrarsi la empirica loro limitazione, che non laccidentalit, se non anche riesce
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Introduzione, II

talaltra pi assai manifesta la illimitata universalit cui riportiamo ad un giudizio, che non la necessit del medesimo, sar quindi prudente consiglio il separatamente giovarsi di ammendue gli accennati criteri, essendo altronde infallibile ciascheduno anche da solo59.
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Ecco il pricipio, che serve di base a tutto ledifizio della critica, in maniera che, ove lo si potesse dimostrar falso, rovinerebbe affatto quelledifizio. Tutto ci che nel sapere umano esprime alla coscienza una necessit anticipato, ed appartiene. Alla ragione pura; tutto ci per lo contrario, che vi esprime laccidentalit od a una generalit comparativa posticipato, ed appartiene alla sperienza. Considerato in se stesso il necessario, nelle cognizioni, si chiama puro, e si chiama empirico laccidentale od anche luniversale semplicemente comparativo. La possibilit ed autenticit dellumano sapere poggia sul complesso delle cognizioni pure, e costituisce la filosofia trascendentale. La verit del detto principio confermata dal fatto ; giacch non pu dubitarsi esistere nella coscienza una diversit essenziale tra ci che necessario ed accidentale nella cognizione. Ora non pu il necessario essere derivato in veruna maniera alla sperienza, come quella che ben dimostra ci che avviene, ma non domostra le cose dovere succedersi in quel modo che accadono. E per quanti si facessero sforzi, onde il necessario derivare dalla sperienza; essi non valsero n alle prove reggere della critica; n alla voce dellintima convinzione che li contraddice. Il necessario della sperienza non potrebbe dunque avere sorgente altrove che nella ragione pura. Per lopposto non gi dalla ragione pura, che si deve cercare la cagione dellaccidentale; altro non potendo essa contenere che i principj formali del sapere; giacch gli oggetti, ai quali questi principj si riferiscono, vengono somministrati dal di fuori, e ne fa fede la stessa coscienza. Ben serve la sperienza di pungolo in certo modo, per cui eccitare la facolt intelettuale pura e porla siffattamente in azione che ne possiamo indi acquistare il convincimento s colla riflessione che per astrazione. Che se fosse possibile rovesciare il principio, essere il necessario della cognizione a priori, ed a posteriori nella stessa cognizione il casuale, in tal caso non avremmo pi alcun carattere positivo per cui separare la ragione pura dallobbiettivo della sperienza. Non ostante per le obbiezioni mosse alla dottrina di Kant, e non ostante gli errori e le imperfezioni che sincontrano per avventura nel rimanente del suo sistema, niuno ha potuto ancora impugnare la verit di siffatto principio. Quellino che negarono la ragione pura o la volsero ben anche in ridicolo, non mai per giunsero a dichiarare n onde la differenza derivi tra 85

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Introduzione, II

Che poi dieno simili giudizi necessari non che strettamente universali, quindi a priori e veramente inerenti allumano intendimento, nulla di pi agevole che il provarlo. Chi ne volesse infatti esempi dalle scienze, non ha che a trascorrere gli assiomi della matematica e ne rilever in tutti. Chi poi fosse vago di averne dalluso pi volgare dellintendimento, la gi indicata proposizione che annunzia, ogni mutazione dipendere da una causa, potr servirgli di prova. E di vero che, in questa tesi, la stessa idea di una causa contiene s manifestamente anche le idee di una necessit di combinazione con un effetto, che di una illimitata universalit nella regola, che andrebbe affatto perduta quella prima idea, se la si volesse derivare con Hume da spesso ripetuto accoppiamento di ci che accade con ci che precede, e da una quindi emergente abitudine di combinare le rappresentazioni; oltrech non sarebbe che subbiettiva la necessit che risulterebbe da tale abitudine. Ma non gi duopo ricorrere a simili esempi, onde provare vera la esistenza de principj puri a priori nella nostra cogizione; giacch si potrebbero persino dimostrare indispensabili alla possibilit della sperienza medesima. Donde mai ricaverebbe questa infatti la propria certezza, ove gi empiriche fossero per se stesse, quindi avventizie le regole, giusta le quali essa procede; e come ammettere in tal caso che queste regole avessero valore di principj e di leggi primitive. Ora per dobbiamo starci contenti allavere dimostrato luso puro della nostra facolt di sapere, non che indicato i criteri della medesima. Dir anzi che non solo nei giudizi ma nelle stesse idee pu dimostrarsi lorigine a priori, come quella che si dimostra per se medesima in alcune di loro. Proviamo infatti a distaccare col pensiero, poco a poco, dal complesso dellidea, che abbiamo del corpo, tutto quanto vi
quanto necessario e quanto contingente nella cosciena, n come si possa il necessario dalla sperienza derivare. E sinch non sia chi ne offra cos fatte spiegazioni, la filosofia critica. Dice Buhle, pu essere tranquilla rispetto a questo criterio di guida, cui ella segue nelle sue ricerche. 86

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Introduzione, II

di empirico, il colore, la durezza o la mollezza, la gravit, ed anche limpenetrabilit, rester per sempre, n sar forza di pensiero, che valga cancellare lo spazio gi prima occupato dal corpo, e non ostante lessere questo scomparso del tutto. Nella stessa maniera se dal nostro concetto empirico di un oggetto qualunque, sia esso corporeo od altro, stacchiamo tutte le propriet e modificazioni apparate dalla sperienza, non per caso che possiamo togliergli quelle per le quali ce lo immaginiamo come una sostanza, o come alcunch di aderente alla sostanza (sebbene questa idea sia pi definita che non quella di un oggetto in generale). Convinti pertanto da quella stessa necessit, colla quale ci si affaccia ed insinua la detta idea, non possiamo a meno di confessare chessa risiede a priori nella nostra facolt di sapere.60 III. Del bisogno, che ha la filosofia di una scienza, che stabilisca la possibilit, i principj ed il complesso di tutte le nozioni preconcepute. Pi assai del sin qui detto rileva, che certe cognizioni abbandonano affato il terreno dogni sperienza possibile, e mostrano di estendere la periferia dei nostri giudizi, oltre quanti sono i confini della medesima, per mezzo di concetti, ai quali non oggetto che risponda; n, per investigare che si faccia, sar mai possibile in tutto in quel terreno incontrarne.
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La prima deduzione da questo principio che, rimanendo sempre lo stesso, n mai variando il soggetto, e variando continuamente, per lopposto, gli oggetti, n alcuna essendo in essi ragione di necessaria somiglianza, tutto ci che, nella rappresentazione degli oggetti, sar costante ed invariabilmente lo stesso, appartiene al soggetto; e che alloggetto spetta per lo contrario quanto vi di variabile, passeggero ed accidentale. Cos la forma ed il colore che, a qualunque oggetto rivolgendosi, trovasse lo sguardo, sempre uguale in tutti e costante, oppure il sibilo che fosse inseparabile da qualsivoglia suono, apparterrebbero allocchio ed allorecchio, anzich agli oggetti veduti od ai suoni percepiti. Kant Tom. I. 10. 87

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Introduzione, III

Ora gli appunto in queste cognizioni ed in queste idee, le quali trasmigrano dalla sfera del mondo sensibile, recandosi in parte ove non pu la sperienza guarentirle, n fornir loro alcun filo di guida, che stanno riposte quelle investigazioni del nostro intelletto, quali noi reputiamo assai pi preminenti rispetto al pregio, e di gran lunga pi elevate risguardo allo scopo, che non tutto quanto pu lo stesso intelletto apparare alla scuola e nel campo dei fenomeni. E le ci stanno tanto a cuore siffatte investigazioni, che, a costo di pure ingannarci, e non ostante s la differenza, o poca estimazione, in che sono tenute per altri, s le difficolt che presentano, preferiamo affrontare ogni pericolo, anzi che rinunziarvi ed ommetterle. Dio, la libert e limmortalit sono i temi dai quali non possiamo schermirne: la stessa ragione pura ce li presenta; e la scienza, il cui ultimo scopo e i preparativi e le armi ad altro propriamente non tendono che alla soluzione loro, metafisica. Questa poi, battendo sin dalle prime la via dogmatica, senza cio preventivamente sottoporre ad esame, non che scandagliare, la capacit od incapacit della ragione a s grande intrapresa, vi si scommette con tutta fidanza e ne affronta leseguimento. Eppure nulla di pi naturale, dappoi essersi dipartiti dal territorio della sperienza, quanto il non doversi ledifizio innalzare n sopra nozioni, che ben si posseggono, ma non si sa donde; n sul credito e sullautorit di principj, dei quali nascosta lorigine; e di non prima costruirlo che presa diligentemente contezza, ed istituito esame del sito, su cui porre con tutta sicurezza le fondamenta: E che si avrebbe invece dovuto gi da molto tempo emettere la domanda: come potesse o come possa lintendimento mai giungere a tutte queste cognizioni anticipate, sin dove le si estendono, quale abbiano autenticit; e quanto valore? E per verit, che nulla pi naturale di tutto questo, se per naturale intendi ci che lequit e la ragione richiedono che si faccia o succeda. Che se per lo contrario intendi, sotto questa parola, ci che dordinario si fa e succede, certo che nulla di
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Introduzione, III

pi manifesto e naturale, in tal caso, quanto che la indicata ricerca dovesse rimanere negletta per lungo tempo. Tanto pi che da una parte di queste cognizioni, come sarebbe la matematica, trovasi gi nellantico possesso della piena certezza, e desta perci le pi lusinghiere aspettazioni, anche rispetto alle altre scienze; non ostante che forse affatto da quella diverse per loro natura. Aggiungi che, sciolti una volta i lacci, e sortito dalla periferia della sperienza, non hai pi perch tema di essere dalla sperienza redarguito o confutato. Perciocch la bramosia di estendere le proprie cognizioni di tal forza, che non potrai essere arrestato nei tuoi passi, eccetto alcuna cosa incontrando che inchiuda e mostri la pi manifesta contraddizione: e ti sar facile scansarla, solch sii cauto e castigato nelle immagini che saranno pur sempre immagini e chimere. Le stesse matematiche forniscono parlantissimi esempi di quanto, e come lontano, possiamo avanzarci nella cognizione anticipata, ed indipendente da qualunque sperienza. Vero bens che la matematica non si occupa di cognizioni ed oggetti, che in quanto pu essa rappresentarli col mezzo della vista; bench si trascuri di por mente a tale circostanza, per ci appunto che, potendo essere somministrata preventivamente, la visione riesce appena distinguibile da una semplice idea pura. Quindi che, abbagliata, pi che persuasa, da prove di questa fatta, sulla forza e capacit della ragione, la smania di estenderla non conosce pi limiti: e si comporta come lieve colomba, la quale, sentendo la resistenza dellaria volando, simmaginasse che sar per trovarsi assai meglio e pi liberamente aleggiare, ove possa giungere in parte di spazio, che dogni aria sia privo. Cos abbandonava Platone il mondo sensibile, ove troppo compresa fra carceri e strette la mente, quando attentossi oltrepassarlo e spingersi col volo delle idee nel vuoto del puro intendimento. Ma non riflett il volatore filosofo ch'i non guadagnava punto cammino, per affaticare che facesse le ale, come quelle che, se non contrasto, neppure trovavano appoggio, e che, non trovando su di che po89

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Introduzione, III

tessero esercitarsi le di lui forze, non poteva ottenere, perch l'ntelletto avanzasse. Ma tale d'odinario il destino dell'uana ragione, in fatto di speculazioni, ch'esa dapprima non si occupa che di condurre a fine il pi presto che pu ledificio; e poscia e per ultimo ed assai tardi esamina se ne ha ben poste, e sopra suolo adatto, le fondamenta. Che anzi allora si cerca ogni maniera di titoli e pretesti, onde avere conforto sulla idoneit e salvezza del fabbricato, per non dire quanto se ne rifiuta od elude la gi tarda e pericolosa esplorazione. Ci che poi da ogni sospetto e timore ne affida, mentre stiamo edificando, e ne lusinga talora colle apparenze della solidit, gli che buona parte, forse la massima, dei lavori di nostra ragione consiste nella notomia delle idee, che noi abbiamo gi ricevute dagli oggetti. E con ci ne viene fornita copia di nozioni, le quali, non ostante che mere dichiarazioni e dilucidazioni di quanto era gi stato immaginato nei nostri concetti (in maniera tuttavia facilmente confusa), rispetto per lo meno alla forma per, sono per noi equiparate a cognizioni di nuova data; mentre, se badi alla materia od al contenuto, non allargano punto la sfera dei concetti che gi possediamo, ed altro non fanno che dividerli e staccarli luno dallaltro. Siccome il qual procedere fornisce non pertanto vera cognizione a priori, la quale ha gi un sicuro ed utile andamento, quindi che, delusa per quella fallace apparenza, la ragione, riceve per sorpresa, e senza neppure avvedersene, asserzioni e massime di tuttaltra natura. Nel che fare la stessa a delle idee gi date ne accoppia ed aggiunge di affatto straniere (quantunque a priori), cos che, n sai, n capisci, come le abbia essa ricevute, n ti pu cadere tampoco il pensiero di chiederla, non che indagare sul loro provenimento. Voglio pertanto, in questa stessa introduzione, trattare trattare del come distinguasi questa doppia maniera del sapere.

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Critica della ragione pura tomo primo

Introduzione, IV

IV. Della differenza tra i giudizi analitici ed i sintetici. In tutti i giudizi nei quali si medita col pensiero il rapporto di un soggetto collattributo (non considerando che i giudizi affermativi, per essere quindi ovia lapplicazione ai negativi), laccennato rapporto possibile in due maniere. Perciocch il soggetto B appartiene al predicato A, come qualcosa che sia gi contenta nel concetto dello stesso A, quantunque in maiera oscura o non appariscente; o che B, sebbene unito e collegato col concetto A, per affatto fuori del medesimo. Nel primo caso chiamo analitico il giudizio, e sintetico nel secondo. Giudizi analitici adunque (parlando sempre daffermativi) diremo quelli, dove pensiamo in una e la stessa cosa (identicamente) congiunto col soggetto quanto gli viene attribuito; quelli poi, dove la stessa combinazione viene pensata senza identit, si dovranno dire sintetici61. Si potrebbe eziandio chiamare giudizi rischiaranti i primi, ed amplificanti gli altri; stantech dagli analitici non si aggiunge nulla col predicato allidea del soggetto; ma essi non fanno che dividerlo e notomizzarlo, dir cos, nelle sue proprie idee parziali, come quelle che gi nel medesimo gi si pensano, sebbene oscuramente. Mentre allopposto i sintetici aggiungono allidea del soggetto un attributo, che non era appunto immaginato in esso lui, e che non avrebbe potuto indi emergeren ricavarsi, per qualunque se ne facesse anatomia. Cos quando annunzio che tutti i corpi sono estesi, annunzio un giudizio analitico. Perciocch, onde trovare lestensione, come inerente al medesimo, non mi duopo sortire dallidea che attacco al corpo; ma basta che solo divida minutamente quel concetto: basta cio+ che, onde scovrirvi questattributo, sia sia consapevole in me stesso di tutto quanto
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Dal che pare che i giudizi analitici e sintetici di Kant corrispondono a quelli, che Locke ha fondato sul rapporto di identicit, rispetto ai primi, e su quello di coesistenza, rispetto ai secondi. 91

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Introduzione, IV

immagino sempre nel medesimo; e il detto giudizio sar conseguentemente analitico62. Per lo contrario, allorch dico tutti i corpi essere gravi, lattributo qualche cosa di affatto diverso da quanto io penso in generale nel solo concetto di un corpo: ed con simili addizioni di predicati che si formano i giudizi sintetici. I giudizi empirici, come tali (provegnenti dalla sperienza), sono tutti quanti sintetici. Sarebbe invece assurdo il fondare un giudizio analitico sulla sperienza, come quello, per formare o concepire il quale non ti mestieri sortire dal tuo concetto ed abbandonarlo, e ti sarebbe superflua la testimonianza della sperienza. Essere di fatto il corpo esteso, per isperienza non gi, ma ti si annunzia colla massima sicurezza ed evidenza per anticipazione; per conseguenza non giudizio sperimentale. Conciossiacch, prima che tu all sperienza ricorra, trovi gi le condizioni nel tuo giudizio nellidea, puoi cavarne il predicato per la sola legge di ripugnanza, e sei quindi conscio nello stesso tempo della necessit del giudizio; ci che neppure potevi dalla sperienza imparare. Per lopposto, quantunque nellidea generale del corpo non sia punto compreso lattributo della gravit, esso per indica un oggetto subordinato in questa o quella parte alla sperienza; e posso a quella tal parte aggiungerne altre (della sperienza medesima) come appartenenti alla prima. Pu essermi gi nota infatti lidea del corpo analiticamente, per mezzo dei criteri di estensione dimpenetrabilit, di figura e di altrettali propriet, che tutte vengono immaginate in quel concet-

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Sono egualmente giudizi analitici: non inclina una riga perpendicolare n a dritta n a sinistra; un cerchi rotondo; un triangolo ha tre lati; un animale un essere vivente, un corpo organizzato ec. In quanto per formare siffatti giudizi, e trovarli, non si ha duopo che dellanalisi de respettivi oggetti: E inoltre assoluta la certezza dei medesimi, perciocch fondata sul principio di contraddizione; vale a dire che altro non si pu in un oggetto scoprire collanalisi, e non per altro di esso assicurarsi, tranne in quanto e per quanto non gli contraddittorio. 92

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Introduzione, IV

to.63 Ora dunque mi faccio ad estendere la mia cognizione, ricorrendo per ci alla sperienza, dalla quale aveva gi ricavato questa idea del corpo; e siccome, ci facendo, incontro anche la gravit, sempre combinata coi suddetti criteri, cos questa pure aggiungo sinteticamente, come attributo, a quellidea: E dunque sulla sperienza che si fonda la possibilt della sintesi del predicato della gravit collidea del corpo; giacch le due idee, quantunque non una contenuta nellaltra, si appartengono ci non ostante a vicenda, sempre per accidentalmente, come parti di un tutto, vale a dire della sperienza, che gi per se stessa una combinazione sintetica di visioni. Tale appoggio e soccorso per manca del tutto ne giudizi sintetici per anticipazione. Se debbo infatti allontanarmi dal concetto A, per conoscere come unito al medesimo laltro B, a cosa potr di grazia fondarmi, o per qual mezzo accadr che possa la sintesi aver luogo, se mi precluso il vantaggio di per ci scorrere il campo della sperienza? Diamo la proposizione: tutto ci che avviene ha la sua causa. Nellidea di ci che accade, io penso bens ad unesistenza, allessere questa preceduta da un tempo, ed a simili concetti, onde possono derivarsi giudizi analitici. Ma lidea di una causa giace assolutamente fuori di quel concetto, dinota cosa affatto diversa da ci che accade, e che non quindi minimamente contenuta in questultima rap63

Quanto tempo non si fu ad aver idea dellaria, senza nulla sapere del suo peso, del suo colore ceruleo, di sua elasticit, dellessere ella, o non essere, un composto dossigeno e dazoto ec. ? Ora, tutte le volte che le furono scoverte nuove attribuzioni, si formarono giudizi sintetici. Il che serve di controprova essere i giudizi analitici a priori tutti quanti, come quelli per i quali non duopo istituire sperimenti, onde sapere che quanto inerente allidea di un oggetto, pu essere di lui affermato. E conferma nello stesso tempo ci che sar detto pi sotto, che i giudizi analitici cio rendono pi chiare le nozioni degli oggetti; ma n valgono ad estenderle, n ad acquistarne di nuove. Giacch perci necessario che loro attribuiamo qualit e rapporti, non ancora contenuti nella idea, o rappresentazione, che abbiamo; e che tali qualit e rapporti vengano presi altrove che in detta idea; ed ecco perch i giudizi sintetici sono anche addizionali o come dice lautore amplificati. 93

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presentazione. Come, o per qual via, potr dunque annunziare cosa diversa del tutto da ci che accade in generale; e da ci stesso rilevarla; e riconoscere tuttoch non contenuta in quel concetto, lidea della causa, come appartenente ci non pertanto, anzi necessariamente, al medesimo? Quale sar in questo caso lincognita =x; a quale devessere puntello allintelletto, che dal concetto A vuol dedurre lattributo B, cui, bench straniero a quel concetto, reputa combinato col medesimo? Lesperienza non gi, poich laddotto principio aggiunge il secondo concetto al primo, non solo con illimitata universalit, ma s pure colla espressione della necessit, quindi assolutamente a priori e per mezzo di pure idee. Ora tutto quanto lo scopo del nostro saper speculativo per anticipazione poggia sopra cos fatti principj sintetici, vale a dire amplificati; giacch gli analitici sono estremamente importanti e necessari vero; ma solo per conseguire quella evidenza didee, che si richiede ad una sintesi pi certa ed estesa, come sarebbe ad estraneo e veramente nuovo guadagno64.

Avendo stabilito essere i giudizi empirici tutti sintetici, darsene tuttavia di anticipati ed estranei ad ogni sperienza, potranno servire ad esempio dei sintetici sperimentali anche i seguenti: loro duttile, il fuoco brucia, quel fiore olezza, quelluomo ricco, ammalato ec.; in quanto si percepiscono gli attributi che si danno alloro, al fuoco, a quel tal fiore, od uomo; chessi hanno per noi la realt del fatto; che la sperienza il mezzo certo e comprensivo, per cui formarsi tali giudizi, e chei nascono e si formano analogamente ai fatti, vale a dire manifestamente a priori, e senza uopo di pi profonde indagini. Sarebbero poi anteriori alla sperienza, e senza dato per parte della medesima, quelli dellessere lanima semplice, immortale, il mondo finito od infinito, avente o non avente principio, e simili giudizi, veri o falsi chei sieno, purch non possa la sperienza avervi contribuito; come non possiamo infatti da essa fatti scorti n del semplice, n dellinfinito, n delleternit. 94

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Critica della ragione pura tomo primo

Introduzione, V

V. Dei giudizi sintetici a priori come inerenti a tutte le scienze teoretiche della ragione. I. I giudizi matematici sono tutti quanti sintetici. Il che appare sfuggisse fino al d doggi allacume, anzi fosse decisamente contrario allopinione, di quanti furono minuti scrutatori (notomisti) dellumano intendimento; quantunque certamente incontrastabile tal sequenza, e di gravissimo peso per le conseguenze. Conciossiach, avendo rilevato che le argomentazioni dei matematici progrediscono tutte in virt dellassioma dei contrari, come richiede la natura di ogni apodittica certezza, tutti si persuaseri che anche i principj fossero provati e riconosciuti merc la ragione delle ripugnanze. Per singannarono, atteso che pu bens comprendersi una proposizione sintetica mediante la prova di contraddizione; ma solo in quanto si premette unaltra proposizione sintetica, onde possa quellaltra essere dedotta, non potendosela mai conoscere per se stessa. Importa prima di tutto avvertire che le asserzioni puramente matematiche vertono sempre intorno a giudizi a priori e per verun conto empirici; poich la ragione che annunziano necessaria, n pu quindi avere origine dalla sperienza. Se poi fosse alcuno, cui sembrasse ci non doversi accordare, limiti egli di grazia la mia proposizione alla sola matematica pura, la stessa idea della quale indica gi per se stessa che il di lei sapere non sperimentale, ma tutto e puramente a priori. Crederai sulle prime la proposizione che stabilisce 7+5=12 essere puramente analitica; comech risulti dal concetto di una somma di sette e di cinque, giusta lassioma dei contrari. Ma, se rifletti con pi attenzione, troverai che lidea della somma di 7 e 5 altro non inchiude che laccoppiamento di due numeri, senza che per nulla si pensi qual sar il numero, che unico li riunisce ammendue. N ti si presenta gi sul momento al pensiero il concetto di dodici, per ci chei raffiguri la riunione di
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sette e di cinque; e n per dividere o risolvere che tu faccia il concetto, che ti sarai fatto di una tal somma possibile, in mille maniere, ti accadr mai di trovarvi dentro i dodici. Bisogna invece che sorta da cotesti concetti; quando, avendo ricorso a visione corrispondente alluno dei due, alle cinque dita quandomai della tua mano, oppure a cinque punti (come fe Segner nella sua Aritmetica), si vanno man mano aggiungendo, allidea delle sette, lr cinque unit esibite per la visione. E prendi prima il numero 7, indi ricorrendo, per lidea del 5, alle dita della mano, come a visione, aggiungi poco a poco, a quella immagine che ti sei fatta del 7, le unit, che avevi dianzi prese in complesso per formare il numero 5; e cos vedi nascere il numero 12; senza di che immaginavi, vero, nella idea di una somma =7+5, che il 7 doveva essere aggiunto al 5, non per immaginavi quella somma essere uguale al numero 12. La proposizione aritmetica dunque sintetica sempre, come gli facile convincersene con tanto pi evidenza, provandosi con numeri alquanto maggiori; quando, per volgere che si facciano e porre quasi a tortura i nostri concetti, mai non si giunge colla sola notomia dei medesimi, e senza lajuto della visione, a trovare la somma. Anche la Geometria non ha principj che possano riferirsi agli analitici. Ed gi sintetica la proposizione che annunzia la linea retta per la pi breve infra due punti; perciocch lidea del retto non contiene che una qualit e nulla di grandezza65.Lidea del brevissimo dunque affatto aggiunta, n la si pu assolutamente cavare dal concetto della linea retta, per quanto la si divida e suddivida: onde risulta manifesto, essere quipure biso65

Non pu la sperienza insegnare che non vi sia cammino pi corto di quello della linea retta, e solo insegna essere questo il pi corto che abbiamo trovato finora sperimentando. Ma che sia assolutamente impossibile una via pi breve, ci quanto non risulterebbe da migliaia di esperimenti; e, siccome ci pur quello cui sappiamo, quindi lo dobbiamo sapere da tuttaltro che dalla sperienza. 96

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gno della visione, come della sola per la quale pu venirne la sintesi66. Si danno per alcuni pochi principj, fra quelli che i Geometri usano premettere, i quali sono realmente analitici, e poggiano sullassioma delle ripugnanze. Questi per non servono che di catena o connessione al metodo, non gi in qualit di principj, ma come asserzioni meramente identiche. Tali per esempio a=a il tutto uguale a se stesso, ma (b+b)>a, cio il tutto maggiore della sua parte. Che anzi, quantunque non abbiano valoe siffatte asserzioni, che in grazia di concetti puri, esse vengono per ammesse nelle matematiche, solo per ci che le vi si possono rappresentare ed offrire alla vista. E non che lambiguit del linguaggio quella che, in questi casi, ne induce ordinariamente a credere contenersi gi nel nostro concetto lattributo di cotesti principj apodittici, ed esserne perci analitico il giudizio. Perciocch, mentre diciamo doversi ad un dato concetto immaginare un dato attributo, non riflettiamo essere di gi inerente al concetto medesimo la necessit dimmaginarvi quellattributo. N si tratta gi di cosa dovremo aggiungere col pensiero ad una data idea, ma di ci che gi di fatto pensiamo essere nella medesima, quantunque oscuramente. Dal che si capisce che lattributo aderisce bens necessariamente alla detta idea, non per si pensa come inerente alla medesima, e che rileviamo esserle quello intrinseco, mediante il soccorso di una visione. 2. Anche nei principj della fisica incontransi giudizi sintetici a priori; e basteranno, in via desempio, le due seguenti proposizioni a convincerlo. Che in tutte le mutazioni, cio, del mon66

Il giudizio sintetico in quanto attribuisce agli oggetti dei predicati, che non sono contenuti necessariamente, o come parti loro integranti, nellidea dei medesimi. Io posso analizzare o dividere quanto voglio tanto lidea di una linea retta, come prodotto di migliaia di punti nella stessa direzione fra due punti dati, quanto lidea del retto, che non trover mai lidea n del pi lungo n del pi breve, giacch il retto una qualit, come dice lautore, e non potr mai risultarne idea di quantit e di grandezza. 97

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do corporeo rimane sempre immutabile la quantit della materia; e che, in ogni comunicazione di movimento, lazione e la reazione devono essere fra loro eguali. Ora in ambedue queste asserzioni non solamente manifestala necessit, quindi lorigine loro a priori, ma s eziandio che sono sintetiche; poich, nel concetto della materia, non che io pensi alla di lei perseveranza, ma solo alla di lei presenza nello spazio, cui essa occupa e riempie: con che oltrepasso effettivamente lidea della materia, e ne sorto per quindi ritornarvi ed aggiungervi per anticipazione quanto non immaginavo come gi compreso nello stesso concetto. La detta proposizione adunque non analitica, ma sintetica e, ci non ostante, preconceputa; il che vale per tutte le altre proposizioni della parte pura della fisica. 3. Rispetto alla metafisica, tuttoch la si consideri per una scienza, al conseguimento della quale non si fecero finora che tentativi (quantunque indispensabile per la stessa natura dellumana ragione), essa deve consistere in cognizioni sintetiche preintese o presunte. Lo scopo infatti di tale scienza non di semplicemente notomizzare i concetti, che ci formiamo a priori delle cose, e di quindi analiticamente rischiararle; giacch miriamo a per essa estendere la nostra cognizione a priori, e dobbiamo perci servirci di principj atti ad aggiungere, ad una data idea, qualche cosa di non gi dianzi contenuto nella medesima, e cos avanzarci e per mezzo di giudizi sintetici progredire sin dove non possa la sperienza medesima seguitarci. Al che, fra le molte, pu servire desempio la proposizione, dovere il mondo avere avuto un primo principio. Dunque la metafisica, rispetto almeno al di lei fine, consiste assolutamente in principj sintetici, tutti a priori.

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VI. Problema universale della ragione pura. Ben sar molto il guadagno che avremo fatto, potendo ridurre copia di ricerche sotto la formola di una quistione unica. Conciossiach in tal modo non solo si rende pi agevole a se stesso il proprio lavoro, nel determinarselo con tutta precisione, ma si facilita lo stesso tempo a ciascun altro, cui prendesse vaghezza di esaminarlo, il giudicare se avremo a dovere o no soddisfatto al nostro divisamento. Ora il vero problema della ragione pura consiste nella dimanda: Come possano i principj sintetici presumersi o preconcepirsi? Il non essere prima dora mai ricorso al pensiero di nessuno tal quisito, come n tampoco il divario che passa tra i giudizi analitici ed i sintetici, lunico motivo, perch anche fino ad ora la metafisica rimanesse in uno stato s equivoco dincertezza e di contraddizioni. Ora il decidere, se debba questa scienza esistere o cadere, dipende dallo sciglimento della detta quistione, o da una prova soddisfacente del non avere assolutamente luogo la possibilit, cui la stessa quistione dimanda perch venga dimostrata. David Hume fu quello che le si avvicin davvantaggio, fra quanti furono i filosofi, quantunque ben lungi chei la considerasse in tutta la sua universalit e determinazione precisa. Peciocch, standosi egli unicamente contento alla massima sintetica della combinazione delleffeto colla sua causa (principio di causalit), avvis di quindi ricavare, che una tal proposizione fosse assolutamente impossibile a priori. Talch dalle sue conclusioni risulterebbe, tutto ci che noi chiamiamo metafisica risolversi o perdersi in un puro capriccio di pretesa cognizione razionale di ci, che, preso effettivamente in prestito dalla sperienza, avrebbe vestito sembianza

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di necessit, stante la forza dellabitudine67. Nella qual sentenNel dimostrare pocanzi (IV., ultimo paragrafo), essere principio a priori quello; che tutto quanto accade aver deve una causa e produrre un effetto, si dimostrato qualmente la legge di causalit, che noi trasportiamo a tutta la natura, e posiamo qual base a tutte le nostre osservazioni, gi per se stessa una rappresentazione a priori, che noi attribuiamo per sintesi agli oggetti. Ed qui dove il filosofo scozzese apr forse a Kant la strada chegli segu poscia nelle sue speculazioni. Perciocch Hume poneva in dubbio la verit obbiettiva e la necessit del principio di causalit, in quanto non vedeva il principio, sul quale doveva poggiare la sintesi tra la causa e leffetto, volendo ammettere tal sintesi come necessaria ed obbiettivamente vera. Aveva egli bens veduto e dimostrato non potere appartenere alle cose, in se stesse, il rapporto tra causa ed effetto; ma, non ammettendo niente a priori nellintelletto, aveva conchiuso questa causalit essere mera nostra fantasia, in grazia dellabitudine a cos vedere le cose. Perciocch gli era fitta in capo la teotia di Locke, la quale deriva dalla sperienza il sapere non solo, ma quegli stessi principj del sapere che la coscienza trova necessari. Il perch dimostr, come principio necerrario del sapere, quello della causalit non poteva dalla sperienza inferirsi, in quanto la sperienza rappresenta bens una successione di fenomeni, non per quella necessit di concatenazione dei medesimi, cui esprime il principio di causalit. Giacch disse la coscienza della necessit di tale principio doversi ripetere dallassuefazione acquistata dalluso di risguardare i fenomeni come sempre associati, perch in effetto sincontrano quasi costantemente concatenati fra loro, come causa ed effetto, e che, vedendo in tutti un effetto, si suppone ognora un alttro effetto che ne sia cagione. E ben fu trista maniera di risolvere una difficolt rilevata colla pi fina penetrazione; giacch non chi non senta le conseguenze che risultano per la metafisica, e per tutto lumano sapere, da un sistema che nega la verit obbiettiva ed il principio di causalit. Se non esiste questa nelle cose, come potressimo contrarre labitudine di vedervela? Kant adott le premesse dello scozzese, ma conchiuse altrimenti, vedendo che per salvare lautorit di quel principio, e non esso esistendo negli oggetti osservati, era indispensabile cercarlo nellosservatore, cercando il principio a priori, dal quale dipende la necessit della sintesi nellidea della causalit. Se non obbiettiva infatti, essa deve essere siubbiettiva, e non v strada di mezzo. Kant per si avvide che il setticismo di Hume poteva estendersi ai suoi dubbj sullidea della causalit sino alla necessit ed al valore obbiettivo di tutti i giudizi sintetici a priori; e si propose quindi la dimanda sulla possibilit dei medesimi. Che da risolvimento di tal quistione dipenda la validit dogni filosofia e dogni umano sapere, da ci solo rilevasi, che la metafisi100
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za, distruggitrice dogni pura filosofia, non sarebbe mai venuto quel filosofo, se avesse avuto sottocchio nella sua universalit la suddetta quistione; poich avrebbe allora compreso che, stando ai suoi argomenti, non sarebbe n tampoco possibile una matematica pura, come quella che certamente contiene principj sintetici a priori; e da tal sentenza ben lo avrebbe allora guarentito il suo buon senso.
ca e le matematiche non costituiscono scienze obbiettvamente positive o non lo divengono, come dimostra in seguito Kant, che in quanto si pu trovare la causa che necessari rende i giudizi sintetici a priori. N qui trattasi di stabilire quanto abbiano valore siffatti giudizi, ma solo di rilevare che se ne fanno; e, quandanche se ne trovasse uno solo, sarebbe fenomeno a bastanza interessante per ispirarne il desiderio di farci alle tracce di sua sorgente. Ma li troviamo frammessi a tutte le nostre cognizioni, ed era prezzo dellopera giustificarli, come fece Kant mediante la detta quistione, la quale sebbene prodotta sotto altre forme, fu per da esso esposta in un modo pi preciso e scientifico, e pretendesi la di lui critica risolverla molto meglio che non fu fatto finora. Trattandosi delle cause prime dogni pensiero e sapere delluomo, gi non le Kant ricercate altrove che nella ragione pura. Giacch il principio della ripugnanza bens a non dubitarne il solo ragionevole, rispetto a quanto concerne il pensiero logico, ma non nello stesso tempo principio del sapere, come quello che gi supposto nel pensiero medesimo. Cos, rispetto al sapere, il principio del sapere determina la condizione analitica, non per la sintetica. Dunque la dimanda in discorso non trova risposta nella logica, n questa pu essere in conseguenza la base vera dealla metafisica e delle matematiche. Se gli antichi sistemi di metafisica risguardarono sotto questo aspetto la logica, ci per non aver posto mente all differenza che passa tra giudizi analitici e sintetici, e perch nellontologia p.e., dopo aver proceduto a dovere nellanalisi dellidea logica degli oggetti, si cadeva nella sintesi senza avvedersene, o piuttosto credendo procedere colla stessa esattezza che dianzi, e si veniva quindi poco a poco ad avvilupparsi in contraddizioni inestricabili. Che anzi alla stessanalisi duopo che preceda la sintesi, ove quella abbia luogo; e, per quanto sembri agevole a primo aspetto il dichiarare la possibilt de giudizi analitici, tale agevolezza non tarda scomparire, appena si riflette che bisogna sempre muovere dallo spiegare la possibilit de giudizi sintetici. Dunque le ricerche non ponno limitarsi al principio del pensiero nella ragione, ma deggiono tendere specialmente alla scoperta del principio del sapere, e della sua connessione (sintesi) col pensiero. 101

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La soluzione del mentovato quisito comprende inoltre la possibilt delluso puro della ragione, onde fondare non che ridurre a perfezione tutte le scienze consistenti nella cognizione teoretica degli oggetti a priori, essa comprende cio le dimande: Com possibile la matematica pura? Com possibile la fisica pura? Delle quali scienze, poich di fatto esistono, sar certamente lecito il chiedere come sieno possibili; giacch lesistere loro in effetto prova che debbono essere possibili68. Ma risguardo alla metafisica, i tristi progressi chella fece fino ad ora, ed il non potersi, da nessuna delle metafisiche fino ad ora comparse, inferire, per ci che ne risguarda lo scopo essenziale, chella esiste di fatto, sono tali circostanze da indurre chiunque a dubitare con fondamento sulla di lei possibilit. Tuttavia la maniera metafisica di sapere pu in certo senso ritenersi eziandio come data ed esistente: e, se non come scienza, la metafisica esiste in effetto come disposizione della natura (metafisica naturale). Perciocch, spinta lumana ragione dal proprio bisogmo, anzich da mera vaghezza od ambizione di sapere gran cose, avanza incessantemente, sino a che giunge a tali quistioni, che non possono essere soddisfatte da verun uso empirico della ragione, o da principj quindi ricavati. Dal che ne viene che una qualche metafisica esiste realmente in ciascun uomo, tosto che la di lui ragione si estenda ed innalzi alla speculazione; e tal metafisica vi stata in tutti i tempi, ed esister sempre in avvenire nelluomo. E qui sorge a proposito la do68

Chi dubitasse darsi effettivamente una fisica pura, ponga mente alle diverse proposizioni, che occorrono sul principio di ogni fisica sperimentale: come sarebbero quelle del perseverare la stessa quantit nella materia; dellinerzia dei corpi; della eguaglianza nellazione e reazione e cos via discorrendo. E sar tosto convinto simili proposizioni costituire una fisica pura (o razionale); che ben sarebbe degna di essere trattata separatamente, come scienza particolare in tutto il suo complesso, sia che poi questo angusto riescisse od esteso. 102

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manda: com possibile la fisica come disposizione naturale? Vale a dire, come nascono dalla natura delluniversale intendimento degli uomini le quistioni, che la ragione pura propone a se medesima ed alle quali vienessa per proprio bisogno eccitata rispondere il meglio per lei possibile? Siccome per, a malgrado di quanti mai si fecero tentativi, pei quali rispondere a queste dimande, come sarebbero se il mondo ebbe principio od esiste ab eterno e simili, sincontrarono sempre inevitabili contraddizioni, cos non c verso che possiamo starci contenti alla sola disposizione naturale per la metafisica, voglio dire alla pura facolt della stessa ragione, onde sorge sempre, lo ripeto, una qualche metafisica; sia poi qual si vuole cotesta. Ma deve pur essere possibile il giungere con esso lei alla certezza di conoscere o non conoscere le cose; a cio decidere o sugli oggetti di sue dimande, o sulla capacit od incapacit della ragione, rispetto al portare alcun giudizio sui medesimi; ed a, per conseguenza, estendere con sicurezza la nostra ragione pura o confinarla entro cancelli certi e determinati. La qual questione, che pure finisce dal problema universale summentovato, ridurrebbesi a con ogni buon diritto dimandare: Com possibile la metafisica, come scienza? Dunque la critica della ragione pura guida finalmente guida alla scienza per necessit. Per lo contrario luso dogmatico della ragione, senza critica, scorge a sentenze prive di fondamento; alle quali essendo s lecito, che agevole, il contrapporne di altrettanto appariscenti, ne viene di conseguenza chesso conduce al setticismo. N pu tale scienza essere di s enorme ampiezza da sgomentarsene ; giacch non ha essa che fare con oggetti razionali, dei quali infinita la suppellettile, ma solamente con se stessa, e con questioni che nascono unicamente dal di lei grembo. Queste quistioni poi non le vengono gi presentate per la natura di cose da essa diverse, bens per la sua propria; cos che ove abbia essa imparato a ben conoscere la propria capacit, rispet103

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to agli oggetii che potessero nella sperienza occorerle, sar facil cosa determinare con sicurezza e pienamente i limiti e la circonferenza delluso chella sar per tentare di se stessa, oltre ogni confine di sperienza. Possono dunque, anzi deggiono, risguardarsi come non accaduti quanti si fecero tentativi, onde ridurre dogmaticamente ad effetto una qualche metafisica. Quando infatti nelle diverse metafisiche incontriamo di analitico, voglio dire la semplice notomia dei concetti, anticipatamente intrinseci alla nostra ragione, ben lungi dal costituire lo scopo della vera metafisica, quello cio di sinteticamente ampliare il proprio sapere a priori, non che preparatorio alla medesima. Ma non di meno inetto allo scopo, attesoch non indica se non quanto contenuto in quei concetti, non per comei acquistino a priori, per quindi potere inoltre determinare il loro leggittimo impiego universale, risguardo agli oggetti dogni sapere. Per poi rinunziare a tutte queste pretese non mestieri che di rinegare alquanto se stesso; dacch le gi innegabili, ed anche nella maniera dogmatica inevitabili, contraddizioni della ragione con se medesima ressero da lungo tempo assai meno autorevol,ie screditarono anzi, quante furono finora metafisiche. Ben sar invece mestieri di maggiore fermezza per non lasciare invilire o trattenere n dalle intrinseche difficolt, n dallesterne opposizioni, e per potere finalmente una volta, mediante coltivamento affatto contrario al praticato finora, promuovere non solo, ma ottenere che alligni, cresca e fruttifera divenga una scienza, indispensabile allumana ragione; onde ben si potranno recidere i rami gi pullulati, non per le radici estirpare. VII. Idea e divisione di una scienza particolare sotto il nome di Critica della ragion pura. Da tutte le cose dette finora emerge lidea di una scienza particolare, cui dar nome di Critica della ragione pura. Perciocch
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se la ragione consiste nella facolt, che fornisce i principj del sapere anticipato, la ragione pura quella che contiene iprincipj da riconoscersi, alquanto schiettamente, a priori. Un organo della ragione pura sarebber un aggregato di quei principj, mediante i quali pu acquistarsi e ridursi a perfezione ogni sapere preconceputo; e lapplicazione circostanziata di un tal organo sarebbe quella che somministrerebbe un sistema della ragione pura. Sembrando per essa soverchia pretesa, e dubitandosi tuttavia se generalmente anche in ci, e sui quali punti, sia possibile un aumento del nostro sapere, cos risguarderemo come propedeutica, o disponente al sistema della ragione pura, una scienza che si limiti giudicare della medesima, delle sue fonti, e delle sue circoscrizioni. La quale scienza dovrebbe chiamarsi, non gi dottrina, ma solamente critica della ragione pura: e di vero che la di lei utilit non sarebbe, rispetto alla speculazione, che negativa; giacch non serve ad arricchire, bens e soltanto a rischiarare la nostra ragione, a sgombrarla e guarentirla dagli errori; con che si avr gi guadagnato assaissimo. Ora io distinguo del nome di trascendentale quella cognizione che in generale si occupa, non cos degli oggetti, che della nostra maniera di conoscerli, per quanto sar possibile tal cognizione a priori. Un sistema di simili concetti si chiamerebbe folosofia trascendentale; ma qusta pure sarebbe soverchia per chi deve incominciare. Perciocch, siccome tale scienza dovrebbe comprendere per intiero tanto la cognizione analitica, quanto la sintetica per anticipazione, cos essa troppo pi vasta che non si richiede allestensione del mio divisamento; non essendomi per ci necessario n lecito giovarmi dellanalisi, che allora quando me la rendesse assolutamente indispensabile il bisogno di rilevare sin dove si estendono i principj della sintesi a priori, come quella della quale devo altronde occuparmi esclusivamente. Per ora dunque mi limito e pongo mano allaccennata ricerca: e dico non potersela chiamare a rigor di termine dottrina, ma solamente critica trascendentale; imperoc105

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ch non tende ad allargare il sapere, bens ed esclusivamente a rettificarlo, e deve somministrare la pietra di paragone del merito o demerito di ogni sapere69. Per la qual cosa questa critica servir di apparecchio a, quando possibile, un organo e, se non si potesse questo conseguire, servir per la meno di canone al medesimo; dietro il qual canone sar quindi facile ad ogni evento lesporre, tanto analiticamente quanto sinteticamente, il sistema compiuto della filosofia della ragione pura; sia poi che venga indi estesa, o vieppi circoscritta, la sfera di sue cognizioni. Che tal sistema sia possibile, anzi che non debba riuscire vastissimo e ne sia quindi pi sperabile il compimento, lo si pu anticipatamente conghietturare, perci che non si ha gi qui per oggetto la natura inesauribile delle cose, ma giudice della natura delle cose lintelletto, e per soprappi entro i cancelli, ripeto, di sua cognizione a priori. Non essendo quindi mestieri landare accattando la suppellettile degli oggetti al di fuori, non potranno essi rimanerci nascosti; oltrecch vha di buoni motivi per credere che sar scarsa quanto basta, siffatta suppellettile, per poterla tutta raccogliere, giudicarne il molto o niun valore, e conseguentemente collocarla in posto conveniente. Molto meno deve qui aspettarsi la critica di libri o sistemi di ragione pura, ma quella stessa facolt speculativa del sapere. Se non che, posando su tale critica, si avr il solo critero sicuro per estimare quanto contengono di filosofico i libri antichi e moderni: dove altrimenti lo storico ed il giudice incompetente delle insussistenti asserzioni degli altri, le sentenzia colle proprie, che sono altrettanto insussistenti.
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Su di che osserva il Sig. Cons. Degerando, che, la filosofia critica reclama un rango particolare, aspirando primeggiare fra tutte le filosofie. Proponendosi essa di fatto lesame s della natura e leggittimit, che dei limiti delle nostre cognizioni, e bench protesto sottomettersi al severo magistrato che loro mancava, ella per cerca installarsi da per se stessa in legislatrice suprema di tutte. E mentre lascia alle altre lazione, e se ne riserba la censura, sarebbe, rispetto a se stessa, giudice e parte. Kant Tom. I 12 106

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La filosofia trascendentale consiste nellidea di una scienza, lintiero piano della quale devessere abbozzato dalla critica della pura ragione architettonicamente, voglio dire per via di principj, e con piena guarentigia della sicurezza e perfezione di quante occorrono parti a costruire ledifizio, voglio dire il sistema di tutti i principj della ragione contemplatrice. Ed il solo motivo, per cui non chiamo filosofia trascendentale questa critica medesima, glli appunto perch, ondessa costituisse un sistema perfetto, sarebbe mestieri che vi si contenesse una minuta analisi di quanto pu essere lumano sapere a priori. Vero bens che la nostra critica deve ad ogni modo esporre la storia numerata e precisa di tutte le idee prime, costituenti la detta cognizione anticipata. Ma ella siastienne, a tutta ragione, dallanalisi circostanziata di quelle stesse idee, come pure dallesaminare le quindi attinte; parte perch allo scopo straniera tale notomia, ove non la difficolt che si incontra nella sintesi, cui del resto propriamente destinata questa critica; parte perch sarebbe in opposizione allunit del piano il farsi responsabile della esattezza di siffatta analisi e derivazione, ove lo scopo ne dispensa dalluna e dallaltra. Potr intanto supplirsi facilmente allaccennta precisione s dellanalisi che della derivazione dei concetti a priori di ulteriore acquisto, solo ed appena chei si abbiano in pronto, quali principj circostanziati della sintesi, e che nulla manchi di quanto si richiede a cos essenziale divisamento. Or dunque tutto quanto costituisce la filosofia trascendentale appartiene alla critica della ragione pura, che lidea perfetta di essa filosofia, senza che perci la costituisca; non ispingendosi per la critica lanallisi che sin dove si richiede a compiutamente giudicare la cognizione sintetica per anticipazione. Lattenzione potissima, cui vuolsi avere nello scompartimento di questa scienza, di provvedere a che non vi abbia mai parte il menomo concetto, il quale sappia n per ombra di empirico, vale a dire che sia assolutamente pura la cognizione
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a priori. Quindi che., sebbene le massime preminenti e le idee fondamentali della morale sieno cognizioni anticipate; ci non di meno esse appartengono alla filosofia trascendentale; come quelle che non basano, vero, i loro precetti sulle stesse idee del piacere, della noja, degli appetiti, delle inclinazioni ed altre di questordine, ma debbono entrare di necessit nella formazione del sistema della pura morale, unitamente allidea del dovere, qual ostacolo da superarsi o come incentivo da eludersi. La trascendentale pertanto la filosofia della ragione pura meramente speculativa; giacch tutto quanto risguarda le azioni, ed in quanto comprende impulsi alle medesime, risguarda eziandio le sensazioni, le quali appartengono alle sorgenti della cognizione sperimentale. Ora volendo stabilire il riparto generale di questa scienza, dal punto di vista universale di un sistema, la parte che sto per esporne comprende in primo luogo linsegnamento elementare, in secondo luogo quello del metodo della ragione pura. Ciascheduna di queste parti principali dovrebbe avere le sue suddivisioni, e non le accenno, perch non possono dichiararne cost le fondamenta. Ci che per sembra doversi avvertire nel proemio, qual necessaria premonizione, si che lumana ragione germoglia da due tronchi, forse progenie di una radice comune, ancora ignota; e sono i sensi (la sensibilit) e lintelletto; il primo dei quali somministra gli oggetti, laltro nel pensiero li pinge (pensa)70. E la sensibilit, in quanto contenesse rappresentazioni preconcepute, e che perci costituissero le eccezioni, sotto le quali ci vengono rappresentati gli stesso oggetti, essa
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Altro punto principale, di cui sar importantissimo lo schiarimento, era quello di fissare una linea di divisione pi marcata che dianzi tra le visione e le idee, tra lintendimento e la sensibilit. Perciocch la differenza gi riconosciuta in proposito per gli antichi filosofi scolastici non era che logica; e non inchiudeva il come differiscano specificamente gli oggetti per se stessi dal modo in che sono conceputi. Sinch la qual barriera sconosciuta rimase non fu possibile spiegare compiutamente n la natura delle facolt dellanimo, n i rapporti loro vicendevoli. 108

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pure apparterrebbe alla filosofia trascendentale. Nel qual caso anche la scienza del senso trascendentale apparterrebbe alla prima parte del mentovato insegnamento elementare, se vero che le condizioni, date le quali solamente vengono gli oggetti offerti allumano sapere, precedono quelle, sotto le quali vengono essi pensati. Fine del Tomo Primo.

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