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Il caso Megaupload: quali i veri motivi della chiusura?

di Attilio Folliero, Caracas 24/01/2011 Il 19 gennaio 2012, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America ha provveduto a sequestrare il sito Megaupload. Come si riporta nel sito stesso del Dipartimento, il motivo ufficiale del sequestro è la violazione dei diritti d’autore (copyright) e pirateria. E’ questo il vero motivo della chiusura di Megaupload o c’è qualcosa sotto? Che cosa era Megaupload? Megaupload era uno dei più diffusi siti web, dove un utente poteva caricare e scaricare file di qualsiasi tipo, compresi file musicali e film. Gli utenti erano di due tipi: quelli registrati gratuitamente e quelli Premium, che pagavano una quota mensile; gli utenti registrati gratuitamente avevano un limite nella quantità di file che potevano scaricare o caricare; invece gli utenti a pagamento, detti premium, non avevano nessun tipo di limitazione. Propietaria del sito era la Megaupload-Limited, una società con sede ad Hong Kong. Gli introiti della società, che derivavano ovviamente dalla quota a pagamento a costi non proibitivi, erano enormi, dato che Megaupload era uno dei siti più visitati di Internet; il Dipartimento di Giustizia USA parla di 150 milioni di utenti registrati e 50 milioni di visitatoiri al giorno, ossia il 4% complessivo di tutto il traffico di Internet. Il sito era in linea dal 25 marzo del 2005, praticamente da ben 7 anni. Come mai viene chiuso adesso, dopo sette lunghi anni? La giustizia statunitense non sembra lenta quando deve intervenire a proteggere la proprietà, compresa quella intellettuale. Tutti sapevano cosa fosse megaupload, per cui sette anni appaiono veramente tanti per un intervento da parte della giustizia. Quindi, una domanda sorge spontanea: “Il sito è stato chiuso veramente perchè violava i diritti d’autore o c’è qualcosa sotto?” A dicembre del 2011, solamente un mese prima del sequestro, Megaupload aveva annunciato un nuovo servizio denominato Megabox (leggasi sul tema l’articolo di Digital Music News). Questo servizio è apparso subito come qualcosa di veramente rivoluzionario per il mondo della musica, che avrebbe potuto dare esclusivo potere agli artisti, liberandoli dalla schiavità delle case discografiche. Fino ad oggi, un artista, un cantante, praticamente per poter regisitrare e distribuire un disco deve passare attraverso l’intermediazione delle case discografiche, la cui attività consiste appunto nel distribuire opere di terzi, degli artisti, ai quali vanno delle percentuali sugli introiti, percentuali decisamente basse; ovviamente un artista che vende milioni di copie guadagna bene, però le case discofrafiche guadagnano enormemente di più. Ricordiamo che quattro grandi case discografiche (Universal Music Group, Sony BMG Music Entertainment, EMI Group e Warner Music Group, conosciuta come WEA) controllano praticamente i tre quarti del mecrato discografico mondiale. In sostanza il servizio che si accingeva ad offrire Megaupload liberava gli artisti dalla schiavitù delle case discografiche, ovvero gli artisti diventavano unici proprietari della loro opera intellettuale; un artista invece di legarsi ad una casa discografica e guadagnare percentuali irrisorie, pubblicando per Megaupload, in maniera del tutto legale, contratto compreso, avrebbe ottenuto un guadagno del 90% per ogni canzone scaricata. Molti artisti di fama internazionale, per i loro nuovi dischi stavano pensando a Megaupload: Alicia Keys, Snoop Dogg, Will.i.am, Kanye West avevano dichiarato il proprio appoggio a Megaupload. L’operazione Megabox, sarebbe avvenuta in modo del tutto legale, senza alcuna violazione

del diritto d’autore. E’ facile ipotizzare che ciò avrebbe mandato in fallimento le grandi case discografiche, perchè a qualsiasi artista sarebbe convenuto firmare un contratto con Megaupload, piuttusto che con la vecchia casa discografica. La gisutizia USA, a meno di un mese dal lancio di questo servizio, è stata duqnue velocissima nell’attuare contro un provvedimento assolutamente legale che avrebbe potuto mandare in fallimento le grandi multinazionali. Per sette anni, Megaupload ha agito violando effettivamente i diritti d’autore, ma alla fine essendo i danni arrecati alle case discografiche, dell’ordine delle centinaia di milioni di dollari, a fronte di guadagni miliardari, relativamente bassi, veniva tollerato. Oggi che si accingeva ad offrire un servizio del tutto legale, la giustizia interviene a chiuderlo per le violazioni operate negli anni passati. Attilio Folliero, Caracas, 24/01/2012
Fonte: http://es.scribd.com/my_document_collections/3434881

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