Dipartimento di Costruzioni e Trasporti Corso di Tecnica delle Costruzioni Prof.

Renato Vitaliani

Dispensa

Mezzi di collegamento nelle strutture in acciaio e tipologie nodali. Cenni teorici ed applicazioni.

a cura di:

ing. Roberto Scotta
<scotta@dic.unipd.it>

Matteo Vescovi
<mfv@altervista.org>

Versione 0.98, 5 dicembre 2008

ii
Copyright c 2002-2008 Roberto Scotta e tutti i collaboratori alla presente Dispensa. Tutti i diritti riservati.
A Questa Dispensa ` stata preparata ed impaginata in L TEX 2ε da Matteo Vescovi. e Per segnalare eventuali imprecisioni od errori di battitura, siete pregati di contattarlo scrivendo all’indirizzo in copertina.

Copia della presente Dispensa pu` essere scaricata in formato PDF all’indirizzo o internet http://mfv.altervista.org/edu. Quest’opera ` soggetta alla Creative Commons Public License versione 3.0 o poe steriore. L’enunciato integrale della Licenza in versione 3.0 ` reperibile all’indirizzo e internet http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/deed.it. • Si ` liberi di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pube blico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera alle seguenti condizioni: Attribuzione Bisogna attribuire la paternit` dell’opera nei modi indicati a dall’autore o da colui al quale ` stata data quest’opera in licenza; in e questo caso si tratta di Roberto Scotta. Non commerciale Non si pu` usare quest’opera per fini commerciali. o Non opere derivate Non si pu` alterare o trasformare quest’opera, n´ o e usarla per crearne un’altra. • Ogni volta che si usa o si distribuisce quest’opera, lo si deve fare secondo i termini di questa licenza, che va comunicata con chiarezza. • In ogni caso si possono concordare con il titolare dei diritti d’autore (Roberto Scotta, in questo caso) utilizzi di quest’opera non consentiti da questa licenza. • Questa licenza lascia impregiudicati i diritti morali.

Indice
1 Cenni teorici 1.1 Saldature . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.2 Bullonature . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.2.1 Verifica delle bullonature normali . . 1.2.2 Verifica delle bullonature ad attrito . 1.2.3 Ripartizione dello sforzo fra i bulloni 1.2.4 Alcune considerazioni . . . . . . . . 1.2.5 Effetti parassiti . . . . . . . . . . . . A Prospetti da Normativa CNR 10011/97 Bibliografia 1 2 7 9 11 12 13 18 25 29

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

.

Categorie di rigidezza delle unioni . . . . . .10 1. .6 1. . . . . . .11 1. . . . . . . . . . . . . . 2 2 2 2 3 3 3 4 5 6 8 8 8 8 8 10 10 12 13 14 15 16 17 18 18 18 19 20 20 20 20 21 22 1. . . . . . . . . (c) Caso 3 . . . . (a) A “T” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .2 1. . . . . . . . Momento torcente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (b) A “testa a testa” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .3 1.7 1. . . . . . . . Tipologie di unioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Distribuzioni reale e media delle tensioni . Diagramma di flessione della flangia . . . . . . .9 1. . . . . . . . . . . . . . . . .14 1. . . . . . . . . . . . . . .17 1. . .16 1. . . . . . . . . . . . . Sezioni di gola e piani d’unione . . . . . Giunzione flangiata .18 1. . . (c) A “T” . . . .20 1. .15 1. . . . . . . . . . . . (d) Caso 4 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tensioni sui cordoni di saldatura .21 1. . . . . . Precompressione della flangia . . . . . . a Esempio di rinforzo d’anima . .Elenco delle figure 1. . . . . Tipologia di nodo trave-colonna di continuit` . . . . . . . . . . . . . . . (a) Caso 1 . . . Diagramma degli sforzi assiali . . . . Sfera “mozza” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .12 1. . Flusso delle tensioni . . . . . . . . (a) A “testa a testa” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Distribuzione della pressione di rifollamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tipologie di rottura delle unioni bullonate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .22 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .5 1. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .13 1. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rottura della flangia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .4 1. . . . .8 1. . . . . . . . . . . . . . . . . . Detrazioni alle sollecitazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Deformata del giunto . . . . . . . . . . . . . . . .19 1. . . . . . . . . . (b) A “croce” . . . . . . . . . . . .1 Tipologie di saldatura . . . . . . . . . . Rottura dei bulloni e snervamento della flangia Tipologie di giunzioni flangiate sollecitate . . . . . . (b) Caso 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (a) Giunzione flangiata sottoposta a flessione (b) Giunzione angolare sollecitata . . . .

6) . . . . . . .vi ELENCO DELLE FIGURE 1. .1 Schema grafico (riferito alla Tab. 1. . . .24 Diagramma delle modalit` di rottura . a A. . . . . . . .23 Diagramma rigidezze-sforzi assiali . . . . . . . . . 23 24 28 . . . A. . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . 26 26 26 27 27 28 . . . . . . . . . . . .5 A. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Prospetto 4-VI . . . . . . . . . . . . . . . . . .3 A. . . . . . . . . . .2 A. . .Elenco delle tabelle A. . . . . . . . . . .4 A.6 Prospetto 2-III . . . . . . . Criteri dimensionali nel posizionamento dei fori . . . . . . . . . Prospetto 4-IV . . . . . .1 A. . . . . . . . Prospetto 4-IIIa . . . . . . . . . Prospetto 4-IIIb . . . . . . . . . . . . . . . . . .

.

ing.saldature.unibs. le quali sono ormai in disuso trovando applicazione solamente nella manutenzione e ristrutturazione delle strutture esistenti.htm . esaminiamo pi` in dettaglio le altre due categorie.chiodature. u Un’interessante raccolta di lezioni teoriche ed esercitazioni numeriche basate sull’EC3 in merito alle diverse tipologie di giunzione si trova all’indirizzo web: http://civserv. Tralasciando la discussione delle chiodature.it/utenti/gelfi/didattica/appunticorso/appunti.Capitolo 1 Cenni teorici sui collegamenti nelle strutture in acciaio Si dividono nelle tre categorie principali: .bullonature. . .

.in piano.1 Saldature Una prima classificazione si ha in base al procedimento di saldatura. la classificazione delle saldature ` la seguente: e a) giunti “testa a testa” (Fig.sopra testa (le pi` difficili da eseguire). Esistono poi altre metodologie di saldatura per acciai speciali od unioni particolari. b) giunti a “croce” od a “T” a completa penetrazione (Figg.1b e 1. I lembi dei pezzi possono essere non preparati (per piccoli .1a). 2. 3. saldatura normale ad arco con elettrodi rivestiti. (a) A “testa a testa” (b) A “croce” (c) A “T” Figura 1.2 Cenni teorici 1. Dal punto di vista della verifica strutturale. c) giunti con cordoni d’angolo. 1.1: Tipologie di saldatura I tipi a) ed b) hanno la caratteristica di ripristinare l’intera sezione dei pezzi collegati. u .1c). 1.in verticale. saldatura automatica o semi-automatica sotto gas di protezione. Attualmente le pi` usate sono: u 1.ecc. . saldatura automatica ad arco sommerso. Altra classificazione ` fatta in base alla posizione della saldatura rispetto e all’operatore ed alla locazione: .

1 Saldature spessori e posizioni facilmente accessibili) oppure possono presentare delle preparazioni a V. che abilitano ogni operatore ad eseguire specifiche tipologie e classi di saldatura. calcolate con i metodi della Scienza delle Costruzioni. specie nei giunti sollecitati a fatica con inversione del segno delle tensioni. Le saldature devono essere eseguite per passate successive e per tratti in modo da ridurre le autotensioni interne e le difettosit` che derivano dal raa pido riscaldamento e raffreddamento dei pezzi. Y.2: Tensioni sui cordoni di saldatura se ne calcola il valore scalare ideale corrispondente al criterio di Von Mises: . Le classi a) e b) possono essere di prima o seconda categoria. intagli e cambi bruschi a di spessore nei pezzi uniti che. K. la carenza di personale quaa lificato e la difficolt` di eseguire controlli delle saldature in opera relega le a saldature di prima categoria ad operazioni da eseguirsi in officina e solo per pezzi particolarmente importanti. le tensioni sui cordoni di saldatura si classificano nel seguente modo: 3 (a) A “T” (b) A “testa a testa” Figura 1. la loro verifica di resistenza a si esegue allo stesso modo con il quale si verificano localmente le sezioni collegate. Devono presentare superficie liscia ed omogenea e non devono aversi spigolosit`.. a Esistono specifici patentini di saldatore. che facilitano la loro esecuzione e ne assicurano l’efficacia. La difficolt` di eseguire saldature in opera. Infatti il primo e principale controllo delle saldature consiste appunto nel verificare l’abilitazione degli operatori. X.1. Per quelle di prima categoria ` richiesto un procedimento di controllo e pi` accurato ed una migliore esecuzione con materiali anche pi` specifici u u e costosi al fine di assicurare una difettosit` minore e quindi una maggior a affidabilit` rispetto a quelle di seconda categoria. Poich´ le saldature “testa a testa” e quelle a “completa penetrazione” e ripristinano la continuit` degli elementi collegati. ecc. rilasciati dall’Istituto Italiano di Saldatura. Quindi. per cui esistono operatori di prima e seconda classe. costituiscono punto di innesco di rotture spesso fragili.

e Figura 1.L.1) e lo si confronta con il valore superiore: .A. riduce la duttilit` del materiale e quindi a della struttura. perch´ costituiscono u e innesco di rotture fragili per difetti interni e soprattutto perch´ il processo e di tempra che si accompagna alla saldatura. se non seguito da un costoso e difficoltoso processo di bonifica. σid ≤ 0.3 ` rappresentata una generica giunzione a T.alle T. In Fig.4 Cenni teorici σid = 2 σ⊥ + σ 2 − σ⊥ σ + 3τ 2 (1. Diverse per tipologie di unione e quindi per modalit` di verifica sono a le saldature a cordone d’angolo. 1.3: Flusso delle tensioni . 85 σs ¯ σs ¯ per saldature di 2a classe per saldature di 1a classe Si vede pertanto come le saldature di prima classe ripristinino integralmente l’efficienza dei pezzi che uniscono e non necessitino quindi di verifiche di resistenza particolari. Si ricorda per` che comunque le saldature costituiscono il punto debole o della struttura in quanto pi` sensibili alla corrosione. 85 fd fd per saldature di 2a classe per saldature di 1a classe 0.agli S. Essenzialmente un cordone d’angolo non unisce per fusione i due pezzi collegati ma costituisce un collegamento fra di essi di modo che il flusso di tensioni passi da un pezzo all’altro attraverso il cordone di saldatura. σid ≤ .U.

70 σs ¯ σs ¯ 0. lo stato di tensione si scompone nelle tre componenti indicate in figura:  tensioni nel piano al cordone τ τ tensioni nel piano ortogonale al cordone  ⊥ σ⊥ tensioni di distacco ortogonali al piano di gola Calcolate le tensioni con metodi di equilibrio e l’applicazione delle formule di D. E evidente che in prossimit` delle saldature non sono applicabili le a note formule del De Saint Venant (valide solo per solidi prismatici e lonta` no dalle teste ove sono applicate le azioni) per il calcolo delle tensioni.1 :      2 2 τ⊥ + σ⊥ + τ 2 ≤ 0. a t La verifica di resistenza di una saldatura a cordone d’angolo consiste pertanto nel verificare che la sezione debole della saldatura.1 Saldature Di regola varr`: 2 ≤ a ≤ t. 1. il criterio di resistenza delle saldature adottato ` quello denominato della “sfera mozza” (Fig. Il metodo seguito dalla normativa italiana consiste nel ribaltare la sezione di gola su uno dei due piani dei pezzi uniti (Fig.5) e che si traduce nelle seguenti limitazioni nel metodo alle T. larga a/ 2. (anche se non propriamente applicabili).A. sia in grado di trasmettere le tensioni che passano fra ` i pezzi.1. detta sezione √ di gola. E importante pertanto premettere che i metodi utilizzati per la verifica delle saldature (variabili fra l’altro da codice a codice) sono puramente convenzionali e hanno lo scopo di accordare risultati sperimentali e calcoli di verifica. cercando di mantenere questi ultimi sufficientemente semplici. garantendo nel contempo una adeguata sicurezza. basta sostituire fd a σs .4). 85 σs ¯ 0.L. 5 Figura 1.4: Sezioni di gola e piani d’unione Rispetto al piano ribaltato della sezione di gola.S. 1. 85 σs ¯ per acciaio Fe 360 per acciaio Fe 430 e Fe 510 per acciaio Fe 360 per acciaio Fe 430 e Fe 510    |τ⊥ | + |σ⊥ |  1 ≤ Nel metodo agli S.U.V. ¯ .

6 Cenni teorici Figura 1.5: Sfera “mozza” Si noti come cambiando il verso di ribaltamento della sezione di gola si permutano le σ⊥ con le τ⊥ . . Infatti anche nelle formule di verifica tali simboli sono permutabili.

che ` quella e effettivamente utile nelle verifiche di resistenza a trazione e in quelle di taglio quando la parte filettata del gambo della vite entra all’interno dello spessore dei piatti da unire.5 mm per d > 24 mm.3 e A.bullonature normali. A. per i bulloni 10. insieme alle relative resistenze. il primo numero indica la resistenza a trazione a rottura ft . 24.9: 10 ⇒ ft = 1000 MPa . Si precisa che i valori indicati di Ares .2 Bullonature Nelle bullonature l’assemblaggio dei pezzi si realizza facendo passare attraverso dei fori praticati nei pezzi delle viti filettate ed accoppiandole con dei dadi che vengono avvitati e stretti fino a serrare fra loro i pezzi. di Ts e di Ns valgono per le filettature a passo grosso normalmente impiegate nelle costruzioni metalliche. ed obbligatorio in quelle ad attrito (che vedremo in seguito). A. . 27. 2 Oltre che dall’area nominale A = π d ogni diametro ` caratterizzato e 4 da un’area resistente Ares . 20.1. 22. l’uso di rondelle di ripartizione del carico al di sotto della testa della vite e del dado. Esistono comunque diametri sia inferiori che superiori. impiegata a taglio. Ad esempio. tratte da [1]. coppie di serraggio Ts consigliate e relativi sforzi assiali di pretensione Ns .3 e 0. I diametri delle viti previsti dalla normativa italiana per carpenteria metallica sono i seguenti: d = 12.2 Bullonature 7 1.1. Nelle bullonature normali la resistenza ` assicurata dall’impedimento allo e scorrimento delle lamiere che il gambo della vite.0 e mm rispetto a d per d ≤ 24 mm e di 1. 10 · 9 = 90 ⇒ fy = 900 MPa ` E consigliabile in tutte le bullonature.4).2. Solo in accoppiamenti di precisione (non ad attrito) per i quali non si vuole lasciare grande possibilit` di movimento fra i pezzi tali limiti scendono rispettivamente a a 0. A.bullonature ad attrito. . 18. ovvero depurata dalla filettatura. 14. 30 mm e vanno inseriti entro fori il cui diametro φ ` normalmente aumentato di 1. 16.5 mm. il prodotto fra il primo ed il secondo numero fornisce il valore della tensione di snervamento fy . Nella classificazione delle viti. La prima principale classificazione suddivide le bullonature in: . garantisce quando all’applicazione del carico va a “scontrarsi” contro le pareti del foro. Le classi di viti e relativi dadi previsti dalla UNI 3740 sono elencate nelle tabelle in Appendice (Tabb.

1. Per questo motivo nelle giunzioni ad attrito bisogna controllare la coppia di serraggio dei dadi. rottura per taglio o trazione del bullone (Fig. La limitazione superiore al passo dei fori ` determinante per evitare e instabilit` locali nelle unioni compresse e per assicurare corretta chiusura a dei giunti in modo che non insorgano fenomeni corrosivi nascosti.N . rottura per trazione della lamiera (Fig. si veda la Tab.6a).6d).8 Cenni teorici La rottura dell’unione bullonata pu` quindi avvenire per i seguenti motivi o che devono essere tutti controllati: 1. 2. l’impedimento allo scorrimento fra i piatti collegati ` assicurato dall’attrito che si genera fra di essi per effetto della e precompressione esercitata dal bullone.8 e 10.6c). 1. Sono possibili soluzioni miste. rottura per taglio della lamiera (Fig.6). che sono realizzabili solamente con bulloni ad alta resistenza 8. A. 1. rottura per rifollamento della lamiera (Fig. in modo da evitare la deformabilit` a strutturale conseguente all’assestamento delle viti all’interno dei fori. 1. Se lo scorrimento ` impedito dall’attrito diventano superflue le verifiche e a taglio del bullone e quella di rifollamento. Occorrer` controllare che lo sforzo di taglio agente sul bullone sia infea riore allo sforzo di attrito da esso trasmissibile Vf.9. Nelle giunzioni ad attrito invece. ovvero bullonature che assicurano resistenza per attrito in condizioni di esercizio. 3. (a) Caso 1 (b) Caso 2 (c) Caso 3 (d) Caso 4 Figura 1. 4. In .6b).6: Tipologie di rottura delle unioni bullonate In genere la rottura per taglio della lamiera (caso 3) ` evitata se vengono e rispettati i seguenti criteri dimensionali nella posizione dei fori previsti dal Regolamento (a riguardo.

Si noti che per τ si intende il valore medio del taglio sul gambo e non quello derivante ad esempio dalla formula di Jourawski.7): .1 Verifica delle bullonature normali Siano Vs e Ns rispettivamente le sollecitazioni di taglio e normali agenti sul gambo del bullone.3) che nel caso di sollecitazione semplice diventano le ovvie ed usuali: σ ≤ σb . 1.): σ fd. La verifica di resistenza di un bullone in una bullonatura normale si esegue con la formula (per le T.): σ σb ¯ oppure (per gli S. τ = V S .U.V ¯ Nel caso le tensioni parassite (dovute ad effetti leva od eccentricit`) a non vengano tenute in conto in maniera esplicita.A. Allora saranno: τ= Vs A oppure τ = Vs Ares la tensione di taglio sul gambo e: σ= Ns Ares la tensione assiale sul gambo. invece la resistenza pu` essere affidata alle tensioni di o taglio sui bulloni. occorre controllare che la pressione di rifollamento sul contorno del foro (convenzionale) rispetti il limite (Fig.N fd.L.1.2 Bullonature condizioni allo S. calcolate con i metodi che si vedranno in seguito. Jb Si noti inoltre che in ossequio alle evidenze sperimentali: σb ¯ τb ¯ fd.N 2 2 + τ τb ¯ 2 ≤1 (1. Oltre a verificare il gambo del bullone. le tensioni devono essere incrementate del 25%.V 2 ≤1 (1. 9 1.2) + τ fd. fd.N ¯ e τ ≤ τb . fd.2.V √ 2 √ anzich´ l’usuale 3 che vale per i materiali da carpenteria metallica e che e deriva dal criterio di Von Mises.U.L.

Figura 1. 1. α · fd ¯ dove α ` un coefficiente amplificativo che dipende dalla distanza a1 dal bordo e della lamiera nella direzione di V : α = min 2. e Occorrer` poi eseguire la verifica delle sezioni unite.7: Distribuzione della pressione di rifollamento σrif ≤ α · σs . controllando che la tensione di riferimento verifichi la condizione: σm = N ≤ σs ¯ Ares Si fa notare che la distribuzione reale delle tensioni ` localmente mole to diversa da quella media e che in corrispondenza del bordo dei fori pu` o arrivare a due o tre volte quella media (Fig. 5 a1 /d dove d ` il diametro del bullone.8).8: Distribuzioni reale e media delle tensioni . depurate dall’area a dei fori.10 Cenni teorici Figura 1.

(Nota: N non ` lo sforzo di trazione sul bullone.U.N = dove: . .L.6 N/3 Ares µ Ns N · 1− γf Ns (1.3 per superfici normalmente pulite e 0.45 per superfici trattate con sabbiatura e/o sgrassaggio accurato. Inoltre. .4) 2. σm = 3. Se ` sufficiente che lo slittamento non abbia luogo in condizioni di esere cizio il coefficiente γf pu` essere assunto pari a 1.4 N/3 Ares 0.2 Bullonature Il controllo della σm ha senso in quanto in condizioni prossime al limite ultimo la plasticizzazione del materiale che inizia al bordo del foro progressivamente riporta l’andamento delle tensioni locali al valore medio uniforme.2.25.µ : coefficiente di attrito che deve prendersi pari a 0.1. ` assegnata all’attrito non a e occorre verificare il rifollamento della lamiera. e 1. In corrispondenza alle varie sezioni di Fig. 11 1.. σ = N A N −0. . 8 Ns .U.9 si avr`: a 1.N : eventuale sforzo di trazione trasmesso attraverso la giunzione e competente al bullone (N = Ntotale /numero di bulloni).4 N/3 Ares 2/3 N −0. La cosa si spiegher` e a meglio quando verranno trattate le giunzioni flangiate precompresse).5 per la verifica alle T. σm = 4. nella verifica degli elementi collegati pu` essere detratto il 40% o della sollecitazione assegnata al bullone attraversato dalla sezione di verifica (oltre naturalmente al taglio assorbito dai bulloni precedenti). 1.γf : coefficiente di sicurezza pari ad 1 per S.A. o Come gi` detto.2 Verifica delle bullonature ad attrito Lo sforzo di taglio Vs agente su ogni piano di taglio dovr` verificare la a seguente disuguaglianza: Vs ≤ Vf. se la resistenza allo S.Ns : forza di attrito nel gambo delle viti conseguente al serraggio (controllato).L. N ≤ 0. σm = .

u Perch´ ci` avvenga e siano perci` verificate le ipotesi di calcolo occorre e o o che i bulloni abbiano rigidezza e resistenza maggiore delle lamiere collegate. per inevitabili tolleranze di montaggio.9: Detrazioni alle sollecitazioni Le giunzioni ad attrito assicurano ovviamente una rigidezza maggiore rispetto a quelle normali.sollecitazione assiale N : . Altro effetto favorevole alla duttilit` dell’unione ` l’abbassamento dei a e picchi di tensione al bordo dei fori assicurato dalla precompressione trasversale. quando la plasticizzazione delle lamiere collegate effettivamente opera nel senso di ridistribuire in maniera equa lo sforzo sui bulloni. infatti sono eliminati i picchi di tensione dovuti al rifollamento e gi` in fase di esercizio tutti i bulloni sono sollecitati allo stesso modo cona tribuendo cos` a distribuire in maniera pi` uniforme lo sforzo sugli elementi ı u collegati. Con questa premessa le formule usualmente utilizzate per ripartire lo sforzo sui bulloni sono le seguenti: . hanno il gambo inizialmente pi` lontano dalle pareti del foro.12 Cenni teorici Figura 1. quando e la progressiva plasticizzazione dei bordi delle lamiere che per prime vengono a contatto con i gambi dei bulloni consente l’arrivo della sollecitazione anche ai bulloni che. L’ipotesi infatti che normalmente si fa di equa distribuzione dello sforzo fra i bulloni ` valida solamente in condizioni prossime alla rottura. 1. ` E buona regola pertanto che il diametro d dei bulloni utilizzati non sia mai inferiore allo spessore delle lamiere unite. Come detto ` questa una ipotesi di calcolo che.3 Ripartizione dello sforzo fra i bulloni Nel ripartire la sollecitazione globale sulla giunzione fra i vari bulloni che la compongono si adotta usualmente l’ipotesi di uguale rigidezza dei bulloni di pari diametro. Questo non avviene invece normalmente nelle bullonature normali. anche se non soddisfatta e in condizioni di esercizio specie per le bullonature a taglio.2. Inoltre danno maggiori garanzie di duttilit` alla a sezione. descrive sufficientemente bene la situazione in condizioni prossime alla rottura.

1.1.10): Vbj = T dj T dj .10: Momento torcente . ad esempio bullonature abbinate a chiodature o saldature. Questo perch´ i diversi sistemi di unione sono caratterizzati da rigidezza e e capacit` di assestamento molto diverse tra loro.4 Alcune considerazioni Giunzioni miste Le normative in generale vietano l’uso di sistemi di unione misti in uno stesso nodo. di taglio (il numero di sezioni tagliate pu` coincidere od essere il doppio del o numero di bulloni.sollecitazione di taglio V : Vb = V /num.2 Bullonature 13 Nb = N/numero di bulloni (salvo poi tenere conto degli effetti parassiti). .2. di sez.sollecitazione torcente T (Fig. a seconda della sua geometria). . 1.sollecitazione flettente Mx : j Nb = Mx · yj Jxx (con Jxx momento di inerzia della sezione bullonata – vedere applicazioni). Quando l’unione viene a assoggettata ad una sollecitazione pu` pertanto accadere che la capacit` di o a . 2 = J p i di Figura 1.

g.. In tal caso si ha allora che la saldatura sopporta da sola l’intera sollecitazione ed arrivi a rottura prima dell’attivazione dei bulloni. Giunzioni miste sono ammesse solamente dall’EC3 quando la rigidezza dei due tipi di unione sia praticamente infinita per entrambi.11): a Figura 1. b) eccesso di trazione sull’anima della colonna. ecc.U. a flangia di testa. nel nodo si possono avere cause di rottura locali. una bullonatura normale che invece subisce notevoli assestamenti sotto carico) cominci a collaborare. oltre alle verifiche dei mezzi di collegamento. sono necessarie altre verifiche locali dei pezzi collegati per evitare pericoli di fallimenti per effetti localizzati anticipati rispetto al fallimento dell’unione. quali: a) eccesso di compressione sull’anima della colonna.L. 1.) che si assume a priori ben dimensionato. ovvero non vi possono essere assestamenti sotto carico: ` il caso di unioni miste con e saldature e bulloni ad attrito progettate allo S. quale ad esempio una saldatura che ` tipicamente rigida e fragile. inficiando di conseguenza l’efficacia del collegamento.14 Cenni teorici assestamento duttile di un tipo di unione. c) instabilit` dell’equilibrio dell’anima della colonna in corrispondenza a del corrente compresso della trave. con squadrette. Altre verifiche nodali In genere nelle unioni. . A titolo di esempio riportiamo il caso del nodo trave-colonna di continuit` (Fig.11: Tipologia di nodo trave-colonna di continuit` a Indipendentemente dal tipo di collegamento attuato (saldatura. sia esaurito prima che l’altro tipo di unione e (e.

minore ` l’effetto di concentrazione delle tensioni e e sull’anima della colonna stessa.12: Esempio di rinforzo d’anima Duttilit` e deformabilit` delle giunzioni a a Si ` gi` detto prima che. In tal caso allora si avrebbe una giunzione fra i pezzi ben progettata che non viene per` pienamente utilizzata per l’anticipata rottura del nodo per o effetti locali.12).. ovvero la rottura della a giunzione avviene spesso con limitato ingresso in campo plastico ed ` di tipo e fragile. di norma. La distribuzione delle tensioni passanti fra trave e colonna ` fortemene te influenzata dalla rigidezza flessionale delle ali della colonna: maggiore ` la rigidezza delle ali. e) rotture locali dell’anima della trave o delle ali della trave indebolite per effetto del collegamento (ad esempio. 15 Figura 1. a causa dei fori). cercando di equilibrare il carico critico corrispondente ad ogni meccanismo di rottura per evitare spreco di materiale ed inutili costi di realizzazione. Per fare questo ` spesso necessario introdurre nel tipo di nodo in quee stione dei rinforzi d’anima nel pilastro (Fig. qualsiasi giunzione ha una capacit` di e a a duttilit` inferiore a quella degli elementi collegati.2 Bullonature d) instabilit` dell’equilibrio del pannello d’anima compreso fra le ali della a colonna e l’ideale continuazione delle ali della trave (imbozzamento). Considerazioni analoghe valgono per tutte le tipologie di nodi strutturali. La duttilit` ` di fondamentale importanza nelle costruzioni in quanto a e assicura capacit` di dissipazione energetica nelle sollecitazioni cicliche (es. Ovvero: tutte le componenti del nodo devono essere progettate in modo armonico. 1. Il minore dei carichi per i quali avviene una delle rotture da a) ad e) costituisce un limite superiore alla resistenza del nodo.1. a . Tale limite pu` o essere anche di molto inferiore alla resistenza offerta dal collegamento ed alla resistenza propria della trave o del pilastro.

L’EC3 classifica come articolazione e un’unione in cui K ≤ EJ (E. J ed L sono caratteristiche delle travi collegate). se K → ∞ l’unione tende effettivamente ad essere di continuit`. una minore o nulla ridistribuzione plastica e cona seguentemente un aumento delle sezioni delle membrature. 2L Se invece K ≥ 8EJ l’unione ` rigida. ovvero di nodi con elevata capacit` deformativa. L’impossibilit` di assicurare duttilit` adeguata alle unioni spesso consia a glia al progettista di rinunciare alla trasmissione di sollecitazioni attraverso i nodi e di optare per la realizzazione di “articolazioni”. plausibili solo per strutture di particolare complessit`. A meno di non realizzare costose e complicate articolazioni.14).16 Cenni teorici sisma). assicura adeguato preavviso di rottura ed infine. per le quali si pu` allora o essere certi di una rigidezza nulla ovvero di capacit` elevate di deformazione a senza alcun assorbimento di sollecitazione. cerniere sferiche o cilindriche con perno). nei casi intermedi ` semi-rigida. Se K → 0 l’unione tende effettivamente ad essere un’articolazione. un minor ingombro dei nodi ed una minore indeterminazione del comportamento nodale. Il maggior costo che ne consegue ` controbilanciato da: una maggiore semplicit` e minor costo e a delle giunzioni. una riduzione dei tempi di realizzazione. invece ogni unione ha una sua propria rigidezza K che ` utile calcolare. e e L . nelle strutture iperstatiche. 1. le normali unioni nodali sono caratterizzate da una propria rigidezza finita: K = S/φ. importanza e difficolt` (ad a a esempio. rende possibili adeguate redistribuzioni delle sollecitazioni facendo s` che il carico ultimo della struttura possa essere anche sensibilmente pi` ı u elevato del carico per il quale per primo si raggiunge il limite elastico in una sezione.13: Tipologie di unioni Si introduce cos` il concetto di capacit` deformative di una articolazione ı a che deve essere sufficientemente grande per garantire la deformazione della struttura senza che nell’articolazione insorgano sollecitazioni rilevanti. La diminuzione della iperstaticit` strutturale comporta in genere un aua mento della deformabilit`. a Di fatto i valori limite 0 e ∞ sono ideali. dove S rappresenta la sollecitazione e φ la deformazione associata ad S (Fig. a Esempio: nodo trave-colonna con flangia Figura 1.

oltre a rendere pi` difficile il conu trollo e l’esecuzione. L’analisi strutturale diventa particolarmente complicata nel caso di una unione semi-rigida: bisogna infatti disporre di codici di calcolo che tengano in conto della legge di deformazione del collegamento (eventualmente anche non lineare) perch´ risulta fondamentale per il calcolo della distribuzione e delle sollecitazioni e della deformabilit` strutturale. I pezzi saldati in officina. Le moderne attrezzature autoa matiche e semi-automatiche consentono il taglio. impedisce l’uniforme zincatura delle opere ed obbliga a tinteggiare la struttura in opera.14: Categorie di rigidezza delle unioni Metodi per la determinazione del valore di K si trovano nell’EC3. Per strutture di particolare complessit` a a un preassemblaggio pu` essere eseguito in officina prima di procedere alla o zincatura.1. dove sono pi` facilmente eseguibili. Una volta assemblata la struttura in cantiere si dovr` eventualmente a eseguire il ripasso della verniciatura o zincatura. e I pezzi possono anche venire dipinti prima di essere portati in cantiere. la foratura e la saldatura dei pezzi in modo ottimale.2 Bullonature 17 Figura 1. vengono inviati alla zincatura (meglio quella ad immersione in zinco fuso) e pertanto la limitazione delle loro dimensioni ` spesso dovuta alle dimensioni delle vasche di zincatura. a Tendenze attuali L’attuale tecnica delle costruzioni in acciaio preferisce riservare alle saldature i collegamenti eseguiti in officina. dotati di flange e fazzoletti preforati per il successivo assemblaggio con bulloni. u il personale specializzato necessario non deve spostarsi e dove i controlli di qualit` sono semplificati e standardizzati. L’esecuzione della saldatura in opera. Nel cantiere si opera poi l’assemblaggio definitivo mediante bullonatura posta entro i fori gi` realizzati. .

ovvero che alla rottura la deformata del giunto. 1.18 Cenni teorici 1.15). Il e diagramma di flessione sulla flangia ` illustrato in Fig.16: Deformata del giunto In tali condizioni si ha la preliminare rottura del bullone.5 Effetti parassiti – modalit` di rottura di una flangia a Per dare spiegazione degli effetti parassiti che possono nascere in una giunzione consideriamo il caso seguente di giunzione flangiata sottoposta alla trazione N (Fig. 1. sia del tipo in Fig. Figura 1. visto in pianta.2.15: Giunzione flangiata bulloni senza che vi sia deformazione essenziale della flangia. e Figura 1.17.17: Diagramma di flessione della flangia . non vi sono effetti parassiti e lo sforzo di trazione sul bullone ` appunto pari a N /4.16. 1. La risposta pi` spontau nea ed immediata alla domanda “qual ` lo sforzo di e trazione su ogni bullone” `: e Nb = N 4 Tale risposta ` corretta e sotto la condizione essenziale che la flangia sia totalmente rigida e che si arrivi prima allo snervamento dei Figura 1.

2 . Figura 1.N n fy 19 ovvero lo spessore deve essere proporzionato alla Ares. Il caso trattato viene classificato dall’EC3 come “modalit` di rottura 3: rottura dei bulloni”.b . ovvero al diametro del bullone. 1.1.b fd.18) nel quale la flangia ` e plasticizzata lungo due linee e diventa un meccanismo articolato.18: Rottura della flangia Condizioni di equilibrio portano a scrivere: (per Mp = 1 4 s2 h fy ) Mp = Q e −Mp = Q e − da cui:  N =  Q= 4 Mp m Mp e nella sezione di foratura dei bulloni N m 2 nella sezione di attacco sforzo normale trasmissibile dal giunto effetto parassita I bulloni devono essere dimensionati per sopportare ognuno la forza assiale su ogni fila: Q + N .N m 4 2 2 da cui segue la limitazione sullo spessore della piastra: Mp = √ s≥2 2· Ares. per garantire che la piastra sia sufficientemente rigida da non deformarsi e quindi imporre un’apertura rigida del giunto. a All’estremo opposto vi ` il caso di rottura della flangia senza rottura dei e ` bulloni quando lo spessore della flangia ` limitato. E il caso che ` indicato e e come “modalit` di rottura 1: meccanismo plastico completo della flangia” e a corrisponde al seguente schema equilibrato (Fig.2 Bullonature Tale momento deve ovviamente essere inferiore al momento di plasticizzazione della flangia: 1 2 Nm 4 h s fy ≥ Mf = Ares.b m fd.

` possibile stabilire quale ` la modalit` di rottura e e a che gli corrisponde e quindi valutare la sua efficienza. corrisponde ad una situazione del tipo in Fig. M (a) Giunzione flangiata sottoposta a flessione (b) Giunzione angolare sollecitata Figura 1.20: Tipologie di giunzioni flangiate sollecitate Le giunzioni sollecitate a flessione possono ricondursi al caso delle giunzioni sollecitate a sforzo assiale dividendo il momento agente per il braccio delle forze interne del collegamento. per le giunzioni flangiate sottoposte a flessione (Fig. Quanto detto per le giunzioni flangiate soggette a sforzo normale vale anche. con gli opportuni adattamenti. “modalit` di rottura 2: rottura dei a a bulloni e snervamento della flangia”. 1. ovvero calcolare le sue caratteristiche di deformabilit` e di resistenza massima.20b).19: Rottura dei bulloni e snervamento della flangia dove M < Mp e pertanto: 0 ≤ Q ≤ ep e quindi rispetto alla modalit` di a rottura 1 diminuisce anche lo sforzo di trazione sui bulloni. 1.20a) ed anche per le giunzioni con angolari e bulloni sollecitati assialmente (Fig. ` sicuramente una giunzione rigida (a completo ripristino della ree sistenza se i bulloni sono opportunamente dimensionati) nel caso di utilizzo . Una giunzione a progettata per rompersi con modalit` di rottura 3. ovvero per rottura dei a bulloni.20 Cenni teorici La modalit` di rottura intermedia.19: Figura 1. Eseguita una scelta della geometria del collegamento in base alle considerazioni fatte prima. 1.

1.2 Bullonature di bulloni ad alta resistenza presollecitati. ∅ f = σf −Ns = E Af E che stanno nel rapporto: ∅ f ∅ b =− Ab Af − 1 10 ovvero la rigidezza della flangia ` circa 10 volte maggiore della rigidezza e assiale del bullone: Kf Af E/S Af = = Kb Ab E/S Ab 10 . 1.21). 2 Ns d 21 Per l’equilibrio. 8 fk. Figura 1. Questa affermazione si spiega con le considerazioni che seguono. derivante dalla coppia di serraggio imposta Ts : Ns = 0. la flangia risulta precompressa con la forza: −Ns = σf Af (Fig. Ts = 0.N Ares .21: Precompressione della flangia Le deformazioni che hanno luogo nel bullone e nella flangia rispettivamente sono date da: ∅ b = σb Ns = E Ab E . In fase di assemblaggio ai bulloni viene assegnata una forza di pretensione Ns .

ovvero: 1) N = ∆Nb + ∆Nf (equilibrio) 2) ∆ b = ∆Nb Kb =∆ Kb Kf f = ∆Nf Kf = ∆ (congruenza) dalla 2): ∆Nb = ∆Nf 11 10 ∆Nf 10 e quindi dalla 1): N = ∆Nf La Fig. in modo da mantenere la congruenza del collegamento. 11): N = Ntot /n. sia N lo sforzo assiale competente ad ogni bullone (vedere nota a pag.22 Cenni teorici Questo costituisce lo stato iniziale (∅) all’interno dell’unione flangiata prima dell’applicazione dei carichi esterni. bulloni Tale sforzo N deve ripartirsi fra (aumento dello) sforzo normale sul bullone e (diminuzione dello) sforzo normale sulla piastra.22: Diagramma degli sforzi assiali Il distacco delle piastre si ha per una forza esterna N ∗ per la quale si giunge alla perdita della precompressione iniziale.22 riassume quanto detto. cio` per: e . Successivamente all’applicazione del carico sulla struttura. Figura 1. 1.

Infine per N ∗∗ : N ∗∗ = Ares fk.N Ares 100 100 quindi ancora al di sotto del valore di snervamento del materiale che costituisce il bullone. 8 fk. Per valori di N < N ∗ il giunto ` ancora chiuso e quindi dal punto di e vista macroscopico dimostra una rigidezza alla trazione K = Kb +Kf (molto spesso maggiore di quella assiale dei pezzi uniti).1.2 Bullonature 23 ∆Nf = Ns ⇒ N ∗ = alla quale corrisponde una forza sul bullone: 11 100 11 Ns 10 Nb = Ns + ∆Nb = Ns 1+ = 111 111 Ns = 0. Solamente per N > N ∗ la rigidezza del giunto degrada a quella dei soli bulloni. .23: Diagramma rigidezze-sforzi assiali Queste deduzioni sono confermate dai risultati sperimentali ottenuti come descritto in [6].N si ha la plasticizzazione dei bulloni e quindi la perdita completa di rigidezza del giunto (scorrimento plastico dei bulloni): Figura 1.

semi-rigidi o cerniere (si veda pag. una giunzione con modalit` di rottura 3 per snervamento dei a bulloni presollecitati e della piastra rigida ` una giunzione rigida a flese sione/trazione. mostrando fino alla rottura una rigidezza comparabile o maggiore di quella degli elementi collegati. Figura 1.24 Cenni teorici Pertanto. Invece le giunzioni con modalit` di rottura tipo 1 o 2 dimostrano una a deformabilit` sicuramente maggiore e la loro rigidezza deve essere valutata a ai fini delle loro classificazione come rigidi.24: Diagramma delle modalit` di rottura a . 15).

Appendice A Prospetti da Normativa CNR 10011/97 A beneficio di una consultazione pi` rapida e dinamica. . Resta chiaramente sottinteso che un approfondimento dell’argomento ` ottenie bile solo con lo studio della Normativa nella sua completezza. vengono riportati di u seguito i prospetti di maggior interesse nell’ambito della presente Dispensa.

6 6.6 6.N ` assunto pari al minore dei due valori fk.8 8.N N/mm2 N/mm2 N/mm2 N/mm2 400 240 240 240 500 300 300 300 600 360 360 360 800 640 560 560 1000 900 700 700 fd.adm N/mm2 113 141 170 264 330 fk.2: Prospetto 4-IIIa Stati limite ft fy fk.V = fk.9 Tabella A. σb.6 8.N = fy essendo ft ed fy le tensioni di rottura e di snervamento secondo UNI 3740.N = fy essendo ft ed fy le tensioni di rottura e di snervamento secondo UNI 3740.N resistenza di progetto a trazione.adm . .9 Tabella A.adm tensioni ammissibili a trazione ed a taglio.6 5.N σb.6 5.adm N/mm2 N/mm2 N/mm2 N/mm2 400 240 240 160 500 300 300 200 600 360 360 240 800 640 560 373 1000 900 700 467 τb.N / 2 resistenza di progetto a taglio.8) e fk.6 6.26 Prospetti da Normativa CNR 10011/97 Tabella A.N = fk.N ` assunto pari al minore dei due valori fk.V N/mm2 170 212 255 396 495 fk.9 Dado 4 5 6 8 10 Classe vite 4. 6 ft per viti di classe 6.8 10.N fd.6 5. √ fd.8 10.N = e 0.8) e fk. 7 ft (fk. Classe vite 4.N = 0.N = e 0.N = 0. τb. 7 ft (fk. 6 ft per viti di classe 6.3: Prospetto 4-IIIb Tensioni ammissibili ft fy fk. fd.6 8.8 10.1: Prospetto 2-III normali ad alta resistenza Vite 4.

6 6. 3 µ = 0.8 10.6 8.o Vf.27 d [mm] 12 14 16 18 20 22 24 27 30 Ares [mm2 ] 84 115 157 192 245 303 353 459 561 4.8 20 24 38 28 33 52 38 45 70 46 55 86 59 71 110 73 87 136 85 102 158 110 132 206 135 161 251 10.o Vf.6 48 58 90 113 16 77 93 144 180 22 30 121 145 225 281 166 199 309 387 37 235 282 439 549 47 320 384 597 747 58 407 488 759 949 68 595 714 1110 1388 88 808 969 1508 1885 108 Ns [kN] 5.o [kN] [kN] [kN] [kN] 9 13 11 16 12 18 15 22 17 25 21 31 21 31 26 39 26 39 33 49 41 61 33 49 38 57 48 72 49 73 62 93 60 90 75 112 . 3 µ = 0.o Vf.8 10.6 8.9 47 64 88 108 137 170 198 257 314 d [mm] 12 14 16 18 20 22 24 27 30 Diametro nominale di filettatura d [mm] 12 14 16 18 20 22 24 27 30 Tabella A.9 µ = 0.9 4.6 39 62 96 133 188 256 325 476 646 Tabella A. 5 µ = 0.4: Prospetto 4-IV Ts [N m] 5. 5 Vf.5: Prospetto 4-VI Classe della vite 8.6 6.

6) . 5 ≤ a1 /D ≤ 3 a/s1 a1 /s1 p/s1 ≤ 15 per elem. A. e s1 ` il minore degli spessori da unire. parallela e alla direzione dello sforzo. e a ` la distanza fra centro bullone ed il margine dell’elemento. ortogonale alla direzione dello sforzo. compressi 25 per elem.1: Schema grafico (riferito alla Tab. tesi ≤ 6 (9 con bordo irrigidito) dove: p ` la distanza fra centro e centro di due bulloni contigui.28 Prospetti da Normativa CNR 10011/97 Tabella A. e D ` il diametro del bullone. a1 ` la distanza.6: Criteri dimensionali nel posizionamento dei fori per i fori di bordo per gli altri fori 3 ≤ p/D ≤ 10 2 ≤ a/D ≤ 3 1. come sopra. e Figura A.

Radogna. I.A. Fondamenti delle costruzioni in acciaio. Ballio. Siderservizi S. ESA. F. (Milano). 1993. Masson S.r. Strutture in acciaio per l’edilizia civile ed industriale. (Milano). La giunzione a flangia con bulloni presollecitati nella trave inflessa. De Miranda. Istruzioni per il calcolo. 1979. [4] D. Costa. [2] E. F. Danieli. Mazzolani. Seconda Edizione. Siderservizi S. Vol.M. [6] Miazzon.F. pp. IV. Hoepli (Milano).Bibliografia [1] Consiglio Nazionale delle Ricerche.F. Mazzolani. Milano.p. Edit. il collaudo e la manutenzione delle costruzioni in acciaio (CNR 10011/97). [3] G. Atti dell’Istituto di Scienza delle Costruzioni dell’Universit` di Padova. Collegamenti saldati. a . Daddi.l. F.l. Turrini. 157-261.r. Piazza. [5] G..M. Strutture in acciaio. Tecnica delle Costruzioni.