Il vescovo della regia città di Pavia Premessa Perché questo argomento per il corso monografico?

Il significato del corso monografico è quello di offrire un esempio concreto di come si svolge una ricerca storiografica, cogliendo l’occasione per sviluppare un argomento legato alla storia della Chiesa locale pavese (e vigevanese). Noi abbiamo l’opportunità di seguire gli spunti offerti da un saggio di recente pubblicazione, dedicato al “mito” (se vogliamo chiamarlo così, per ora) di Pavia “capitale del regno”, che ha avuto un grande peso nella storiografia non solo locale, e che ha avuto concrete e durature ripercussioni anche sul ruolo attribuito al vescovo e alla Chiesa di Pavia. 1. Pavia capitale nell’alto medioevo “Il ruolo di capitale svolto da Pavia nell’alto medioevo appare infatti un’anomalia: Pavia ricevette una struttura urbana solo dopo il I secolo a. C., rimanendo sino al V secolo un piccolo centro logistico di supporto per la vicina Milano. Nel IV secolo pochi avrebbero potuto immaginare che una città di secondaria importanza, e così vicina al principale centro della regione, sarebbe in seguito divenuta capitale del regno per quasi cinque secoli” (Majocchi 16). Milano rivestiva il ruolo predominante nella regione già dall’età celtica: la conquista romana confermò questa leadership sulla Liguria che fu poi confermata dalla funzione di capitale dell’impero e residenza imperiale ricoperto dal 286 al 402 d. C. Tale ruolo produsse un significativo sviluppo urbano, ed attribuì al vescovo di Milano un prestigio ed una posizione di assoluto rilievo, come dimostra ad esempio il peso di Ambrogio non solo nella vita religiosa ma anche in quella politica e culturale dell’intero Occidente. La relazione tra l’importanza politica e strategica di una città e il suo prestigio ecclesiastico va ricercato nel «connubio tra il potere politico e l’episcopato di orientamento urbano» (Tabacco-Merlo 42 ss.) che porta al «progressivo adeguarsi dell’ordinamento ecclesiastico ai quadri amministrativi dell’impero: un processo che era nato dallo spontaneo riflettersi delle gerarchie di importanza fra le città sulle gerarchie di prestigio delle sedi episcopali, ma che nel IV secolo […] condusse al raggruppamento dei vescovi sotto l’autorità dei metropoliti, preposti a provincie ecclesiastiche per lo più corrispondenti alle provincie dell’articolazione civile dell’impero». Tale corrispondenza tra struttura civile e ordinamento ecclesiastico diventa un fatto pacificamente accettato anche se l’ordinamento ecclesiastico risulta generalmente più conservativo e meno flessibile, con il passare dei secoli, ad adeguarsi ai cambiamenti che gli eventi producono nelle strutture civili. Ma la progressiva instabilità politica ed economica dell’impero d’Occidente misero in crisi la preminenza milanese: nel 403, dopo la battaglia di Pollenzo (tra i romani guidati da Stilicone e i visigoti di Alarico), la capitale viene spostata a Ravenna, città posta in una migliore posizione strategica. Di conseguenza anche il vescovo milanese perde la propria preminenza a favore di quello ravennate; la seconda sede più importante d’Italia dopo Roma non è più Milano, ma Ravenna.

più probabilmente in un arco di anni che va dal 325 al 330. nato in Pannonia da genitori pagani. utilizzata come sede di alloggiamenti militari (di cui resta traccia ad esempio nella toponomastica. avrebbe evangelizzato numerose città del Piemonte. aut circa monasteria aut circa ecclesiam semper intentus. armatam militiam in adulescentia secutus. anche se non è difficile immaginare che la fede cristiana vi sia stata portata forse già prima dell’editto di Costantino (313) da militari o dalle loro famiglie. ovvero la biografia di san Martino vescovo di Tour. oggi Inverno. testimoniata dall’esistenza in città di una chiesa a lui dedicata. è una città di secondaria importanza. Episcopi et Martyris: qui in persecutione Maximiani passus est». Nam cum esset annorum decem. inter scholares alas sub rege Constantio.Pavia. e fu solitamente organizzato dalla chiesa madre. In essa si afferma che il santo. fu cresciuto a Pavia dove il padre. e ricordato dal Martyrologium Romanum alla data del 5 dicembre: «Papiae sancti Dalmatii. sed intra Italiam Ticini altus est. ed è legato alla diffusione del suo culto. come per Castra Hibernia. Ipse. Tuttavia la leggenda potrebbe contenere un ricordo veritiero: l’esistenza. parenti bus secundum saeculi dignitate non infimis. scritta dal suo discepolo Sulpicio Severo verso il 396397. è possibile collocare la sua nascita intorno al 316. di san Dalmazio martire. Dalmazio. e infine sarebbe morto martire nel 253 o 254. in questo periodo. Un’altra testimonianza significativa è la Vita Martini. come avvenne ad esempio per Milano e per Aquileia nei confronti dell’Italia settentrionale. fanciullo decenne. sarebbe fuggito dalla sua casa per rifugiarsi nella chiesa e chiedere di essere iscritto tra i catecumeni: «Igitur martinus Sabaria Pannoniarum oppido oriundus fuit. tanto che i pavesi lo avrebbero voluto trattenere come loro vescovo. venerato nell’antica città di Pedona. Mox mirum in modum totus in Dei opere conversus. era stato trasferito. In realtà Dalmazio non fu mai vescovo di Pavia: il suo inserimento nelle liste episcopali pavesi avviene in epoca tarda. . dell’Emilia e della Gallia. militare. Questo processo di evangelizzazione del territorio richiese certamente un lungo periodo di tempo. avrebbe distrutto gli idoli del paganesimo ancora nascosti e avrebbe convertito molti alla fede cristiana. e l’episodio della sua fuga da casa sarebbe quindi avvenuto verso il 326. Giunto miracolosamente a Pavia. gentilibus tamen. e in alcune fonti letterarie che poi esamineremo). Dalmazio però avrebbe voluto proseguire la sua missione evangelizzatrice. invitis parentibus ad ecclesiam confugit seque carhecumenum fieri postulavit. Animo tamen. La storia della sua evangelizzazione e della formazione di un primitivo nucleo cristiano è nebulosa. di evangelizzatori itineranti e di comunità cristiane già costituite ma non ancora compiutamente strutturate con la presidenza di un vescovo locale. secondo la narrazione tardo-medievale. Una fonte letteraria interessante al riguardo è la vita. leggendaria. in epoca precostantiniana. meditabatur adduci aetate puerili quod postea devotus implevit». ovvero dalla comunità cristiana più avanzata nella strutturazione e collocata nelle città più importanti. quia a primis fere annis divinam potius servitutem sacram inlustris pueri spiravit infantia. qui. Pater eius miles primum. post tribunus militum fuit. cum esset annorum duodecim eremum concupivit. seinde sub Iuliano Caesare militavit: non tamen sponte. oggi Borgo San Dalmazzo. Se Martino morì più che ottantenne l’8 novembre del 397. fecissetque votis satis si aetatis infirmitas non fuisset impedimento.

avrebbe istituito gli ordini sacri e avrebbe ordinato diaconi i suoi discepoli Pompeo e Invenzio. fondatore della Chiesa di Pavia. con le reliquie dei martiri. riportando un episodio di cui il vescovo pavese è stato protagonista. ma anche questo è spesso un artificio retorico). scritta verso il 390. Un Euentius episcopus Ticinensis compare tra i vescovi che parteciparono al concilio di Aquileia del 381. guidato da Ambrogio di Milano. dopo che uno studio di Maria Pia Billanovich ha rimesso in discussione non la sua storicità ma la sua appartenenza effettiva alle origini della Chiesa pavese. sin dall’epoca più antica. Di Evenzio conosciamo con precisione la data della morte: 8 febbraio (data in cui la Chiesa di Pavia ne celebra la memoria liturgica sin dai tempi più antichi) del 397. Ed è significativo che le intitolazioni delle due basiliche più antiche. il quale inoltre parla di Evenzio nella sua opera De officiis ministrorum. in ogni caso sembra testimoniare l’esistenza a Ticinum di una comunità cristiana e forse di un luogo di culto in un periodo immediatamente successivo alla liberalizzazione religiosa costantiniana e al concilio di Nicea. Rimane da verificare la presenza o l’origine di eventuali fonti pavesi. Bonino. dei quali si conosce solo il nome: si tratta forse di alcuni cristiani esemplari sepolti in quell’area e poi associati a san Siro nel culto e nella memoria. Anche la figura del protovescovo Siro è oggetto di un dibattito storiografico non esaurito. e indica il sanctus episcopus come esempio da imitare. attraverso una rilettura di alcune fonti aquileiesi (quindi esterne alla tradizione pavese). che il primo vescovo pavese citato in un testo antico sia Invenzio o Evenzio. Nella basilica dei Ss. Il nome di Evenzio compare ancora in una lettera scritta dalla sinodo milanese al papa Siricio nel 390. sia di carattere liturgico. La Chronica Sancti Syri. Satiro. Poichè le consacrazioni degli edifici avvenivano. Gervasio e Protasio si custodiscono le reliquie di alcuni santi (Paolino. presbiteri il virum illustrem Crisante e il clarissimum Fortunato. . poco prima di Ambrogio di Milano. siano riferite ad alcuni martiri milanesi: Gervasio e Protasio. È certo. inizia anche a crescere l’importanza del suo vescovo. che la tradizione locale definisce discepolo e collaboratore di Siro. il fatto attesta che non vi erano stati a Pavia episodi di persecuzione violenta nei confronti di una comunità che era ancora di dimensioni troppo ridotte per essere riconosciuta. sorte in aree cimiteriali a nord della città. comunque. dopo Pompeo (altro vescovo del quale non ci sono giunte testimonianze). e quali ne siano le ragioni aiuterebbe a portare un po’ di luce su una figura e un periodo ancora assai nebulosi. Solo quando la città comincia ad acquistare un peso strategico maggiore. La comunità doveva comunque essere di dimensioni assai ridotte. Nazaro e Celso. narra che il protovescovo Siro.Resta da stabilire se l’episodio rientra nella categoria dei tòpoi dell’agiografia antica o se invece sia effettivamente accaduto (Sulpicio afferma di riportare ricordi uditi dalla bocca stessa del santo. che cadde ammalato subito dopo essersi recato a Pavia per l’elezione e la consacrazione di un nuovo vescovo. che agiografico e leggendario. tanto da non lasciare tracce nel patrimonio epigrafico di quell’età. un testo dell’inizio del IX secolo. Individuare in quale periodo abbia avuto inizio il culto di san Siro primo vescovo e patrono della città. i già citati Crisante e Fortunato). e colloca solo al terzo posto della lista episcopale.

acquista un ruolo crescente: presidia infatti un territorio facilmente difendibile e fornito di importanti vie d’acqua.. eletto a soli ventotto anni d’età nel 466. discepolo e poi anche successore di Epifanio nella Vita Epiphanii: il vescovo. Epifanio (nato nel 438-439 e morto nel 497) è un pastore ma anche un fine diplomatico. Ma già nel 471 è a Roma per trattare la pace tra l’imperatore Antemio (che regna tra il 467 e il 472) e il capo dell’esercito Ricimero. poi con Vittore vescovo di Torino si reca presso Gondebaldo. Ravenna e Roma. proprio grazie a questi servizi Ennodio avrebbe ottenuto. Oreste vi trovò la morte e il figlio Romolo Augustolo fu deposto. a partire dal V sec. ad opera di Odoacre. È proprio nei suoi anni che inizia l’ascesa della sede episcopale pavese e la competizione con Milano. svolge un ruolo importante nello scisma laurenziano. ma la città fu assediata ed espugnata. Ma è con l’arrivo in Italia di Teodorico. figura complessa di retore e letterato. nato ad Arles intorno al 473/474. ma il vescovo suffraganeo pavese. viene consacrato a Milano.  Questione del pallio .A causa dell’insicurezza della regione (teatro degli scontri tra eserciti imperiali e reges gentium) Ticinum. retore di origine gallica. per sé e per i propri successori. a prendere la parola non è il metropolita. nel 493. capace di muoversi tra la piccola Pavia. ormai da tutti riconosciuto come “padre della patria”. Non a caso la rivolta dell’esercito che portò alla caduta di Stilicone nel 408 inizia proprio a Pavia. e poi legato del papa Ormisda a Costantinopoli per la ricomposizione dello scisma. Le testimonianze letterarie ed epigrafiche tramandano la memoria di significativi interventi urbanistici ed edilizi (come la lapide di Alarico e la presenza in città di una statua chiamata “Regisole”). Ennodio. successivamente è l’imperatore Giulio Nepote a inviarlo a Enrico re dei visigoti a Tolosa. dal quale ottiene la liberazione di migliaia di prigionieri. dove inizia il primo regno post-romano. che non è certo estraneo alla scelta di eleggerla come sede regia insieme a Verona e Ravenna. del cui potere Ennodio è uno dei massimi ideologi (si veda il Panegyricum composto dal vescovo proprio in onore del re). che lo vede tra i sostenitori di papa Simmaco prima. esemplare rappresentante di quella classe dirigente ecclesiastica gallo-romana che ebbe un ruolo fondamentale nel passaggio tra l’età imperiale e le nuove realtà romanobarbariche. Anche nel periodo successivo. nuovo magister militum Galliae. Ma non va trascurato il suo sostegno al re goto Teodorico. il privilegio del pallio. Pavia mantiene il suo ruolo strategico. vescovo di Pavia nel 512 o 513 e morto nel 521. Di questo prestigio può facilmente avvalersi Magno Felice Ennodio. cosa che attesta come in quel momento sia ancora chiara la posizione subalterna di Pavia. che Epifanio raggiunge l’apice del prestigio e dell’influenza: in un’ambasceria a Ravenna condotta da Epifanio e Lorenzo vescovo di Milano. Nel 476 (data tradizionale per indicare la fine dell’impero romano d’Occidente) Oreste. incalzato dalla ribellione di Odoacre si rifugia a Pavia poiché «confidava nelle sue fortificazioni». descritta efficacemente da Ennodio. Milano. Secondo la tradizione. In questo passaggio tra V e VI secolo la sede episcopale pavese acquista grande prestigio grazie all’azione di Epifanio. contraddistinto dalla discesa in Italia degli ostrogoti di Teodorico.

e Ottato vescovo. Uraia. 625-626). qui ha sede la corte e il tesoro reale. «Il pallio. mentre Milano. Più numerose e sicure informazioni troviamo nel VI secolo. Consisteva in un panno oblungo di lana. Così lo troviamo nella “Legge vestiaria” del 382. divenne un accessorio ornamentale. Sede» (Righetti3. I. i quali portano attorno al collo e pendente sul dinanzi una fascia che non può essere altro che il pallio. o se non sia anche questo un caso di “retrodatazione” finalizzato ad accrescere il prestigio della sede episcopale pavese nei confronti di quella milanese. gli altri due terzi erano tirati dietro le spalle. e rimasto solo come reliquia ad alcune sedi episcopali. lo conferì al vescovo suburbicario di Ostia. Vigilio fa lo stesso coi successori del vescovo arelatense. se dobbiamo credere al Liber Pontificalis. In seguito si moltiplicano le concessioni del pallio. sicché spesso si fissava sulla spalla sinistra con una fibula. raccolti dalla mano destra e di nuovo gettati sulla spalla sinistra. Si tratta dunque di verificare innanzitutto l’autenticità della notizia del conferimento onorifico del pallio a Ennodio. . Procopio di Cesarea nella Guerra Gotica indica Pavia (nel 540) come città fortificata. indossato sulla penula a guisa di sciarpa. qui. Verso quest’epoca troviamo pure una sicura ed autentica figurazione del pallio romano in un affresco cimiteriale a S. portato da Cristo e dagli Apostoli. e nel 545-546 Pp. nella quale Ravenna e Roma ritornano sotto il controllo imperiale.. assediata e saccheggiata perché ospita un presidio bizantino.La questione del pallio merita un approfondimento. Per questo motivo. Riusciva piuttosto incomodo. tre volte più lungo che largo. di provenienza greca. cosi che una parte scendesse in avanti sul braccio sinistro. se non quando ai vescovi ne era stato concesso il privilegio dalla S. il quale. non sembra sia mai esistita l’insegna del pallio. subì il processo della contabulatio e.. rappresentante i Ss. dove ha la sua base il capo dei Goti. ci è attestato fino dal tempo di Pp. che si metteva gettandone un terzo sulla spalla sinistra. Auxanio ed Aureliano. Potrebbe anche trattarsi di un uso dapprima generalizzato (tutti i vescovi portavano originariamente il pallio) poi gradualmente ristretto solo al papa ed ai metropoliti. ne troviamo la prima rappresentazione monumentale nel famoso avorio di Treviri. Callisto. come distintivo degli officiales» (Righetti3. il pallio venne di frequente sostituito dalla penula. affonda in una crisi di lunga durata. onde Tertulliano ne fece particolarmente gli elogi. si diceva l’abito dei filosofi. Simmaco concede il privilegio del pallio a S. S. «Il pallio. che mostra due arcivescovi sul carro con un reliquiario nelle mani. opera di Pp. Nelle altre chiese d’Occidente. I. A metà del V sec. pochi anni dopo. Nel 513 Pp. veste molto più comoda. di recuperare almeno in parte i territori occidentali conduce alla guerra greco-gotica (535-553). ………. Occorrerà quindi individuare le fonti storiche relative a questo tema. all’infuori di Roma. Cesario di Arles. Sisto Pp. uno dei consacratori del Papa. nel IV sec. come insegna liturgica propria del Papa. Giovanni (560-573). e procedere poi ad una loro interpretazione storico-critica. e ripetutamente oggetto di scorrerie franche. fatte dai Pontefici a vescovi d’Italia e fuori Italia. Marco (+ 386). Come la toga. Esso tuttavia non venne abolito. Il tentativo giustinianeo. 589).

e alla morte di Teia. i cui arcivescovi si erano trasferiti a Genova sin dall’arrivo di Alboino. il guerriero goto Indulfo conduce mille irriducibili a Pavia per resistere a oltranza: la città è l’ultima a cadere nelle mani dei Bizantini. «Unica eccezione è rappresentata dal celeberrimo assedio triennale di Pavia. nel 553. giungono in Italia. e fu prescelta come residenza regia da Adaloaldo. Il loro non è un arrivo improvviso. Nel primo ventennio del VII secolo Milano (che comunque in età longobarda non fu mai sede di un ducato) fu abbandonata dalla corte regia a causa della crisi della Chiesa milanese. che però . la residenza regia è ancora instabile: Alboino predilige Verona. si raduna l’esercito per le campagne militari stagionali. cioè nella Langobardia medievale. qui la zecca batte moneta con l’iscrizione «Baduilas rex / Felix Ticinus» (durante la reggenza di Totila). come una certa storiografia “di lunga durata” continua a raccontare. Pavia affianca al nome latino Ticinum la nuova denominazione Papia. nella prima metà del VII secolo. Erarico e Totila. per essere eletto re e prendere possesso del tesoro. come capitale del regno longobardo. contribuendo così al fallimento del tentativo di Agilulfo di creare un regno cristiano in una capitale rimasta senza vescovo. alla chiamata del re. ma Pavia resta comunque il principale centro militare del regno. mentre durante le reggenze di Arioaldo e Rotari. Successivamente però gli alleati si sarebbero rivelati piuttosto refrattari a qualsiasi controllo. Nella prima fase dell’affermazione longobarda. insediandosi nella pianura padana e nella zona tosco-umbra. A partire dalla metà del secolo VI. dove. La memoria delle tradizioni regie ostrogote avrà un influsso significativo nel determinare la scelta di Pavia.come dimostrato da Aldo Settia . avvengono le elezioni regie di Ildibaldo. qui dimora a lungo e muore Autari. dando vita ad un confronto militare con Bisanzio destinato a prolungarsi per oltre due secoli.sarebbe da togliere definitivamente dalla sfera degli eventi storici e da relegare nel campo degli espedienti letterari» (Majocchi 21). In realtà i longobardi sono da più di un secolo alleati dei romani (cioè dei bizantini) e entrano in Italia da nord-est probabilmente su invito di Narsete. nella battaglia del Mons Lactarius. caratterizzati dal progressivo indebolirsi del controllo militare imperiale e da continue sollevazioni di goti ed eruli. Nel passaggio tra VI e VII secolo il baricentro sembra migrare verso Milano (con Agilulfo) e Monza (con Teodolinda): segno della tendenza romanizzante e del desiderio della monarchia longobarda di normalizzare i rapporti con la Chiesa cattolica. eloquente dimostrazione di come essa sia ormai il centro strategico per il controllo della pianura padana. di incerta etimologia ma espressione del suo nuovo ruolo nella «gerarchia insediativa del territorio» (Maiocchi 21) Tra la riconquista bizantina e l’arrivo dei longobardi passano solo una quindicina d’anni. pochi decenni dopo. Qui viene eletto re e poi assassinato Clefi. se non alcune scorrerie nei territori controllati dai franchi. guidati da Alboino. dopo la sconfitta del 552. Pavia invece mantenne intatta la sua vocazione militare anche durante il regno di Agilulfo. Nel 569 i longobardi. Pavia divenne stabilmente la residenza regia e quindi la capitale del regno longobardo. qui ritorna Teia. senza che le fonti coeve registrino significativi fatti d’arme. L’esercito longobardo sarebbe giunto in Italia in qualità di alleato dei bizantini.in quel periodo. Milano mantenne tuttavia la propria preminenza in campo ecclesiastico: nel 680 alla sinodo .

il diacono Senone. Con reperto morì avendo ha portato alla iniziale maiuscola chiesa pavese uno momento di grande ripresa che ha avuto ripercussioni oltre i confini locali e ha altresì configurato (nonna primariamente per una decisione formale romana) l'ammissione del vescovo locale con un ruolo più ampio in rapporto ai cattolici longobardi dell'Italia superiore. a testimoniare profondi legami tra la chiesa pavese e i sovrani longobardi ma tra essi si distingue . periodo nel quale la diocesi di Como riuscì a staccarsi dalla metropoli ambrosiana per aderire ad Aquileia. «Re Cuniperto morì nell’anno 700 e a Pavia “con molti rimpianti dei Longobardi fu sepolto presso la basilica del Signore Salvatore. in virtù principalmente. che diviene sino al secolo XII la sede principale dei concili e delle sinodi. il ritorno dell'Italia centro settentrionale nell'ortodossia romana. che nel 680 risultava ancora dipendente dall'arcivescovo di Milano e viene citato nel noto passo di Paolo Diacono relativo alle chiese ariane del regno longobardo: nel narrare della conversione al cattolicesimo del vescovo ariano della capitale. padre e pastore". che l'Italia piange quale sovrano. si è parlato per le arti di . Il primo vescovo pavese di età longobarda attestato con un certo margine di sicurezza è Anastasio. Proprio nell'età di Cuniperto fu solennemente celebrata prima nel palazzo regio e poi nella cattedrale. se non esclusivamente. A partire dalla reggenza di Cuniperto viene pertanto ufficializzato il ruolo centrale della chiesa pavese nel regno. Nell'opera di Paolo. infine. viene sancito.non per meriti religiosi . per più di un cinquantennio. Il regime di dipendenza del vescovo pavese da Milano entrò in crisi all'arrivo dei longobardi quando gli arcivescovi di Milano risedettero a Genova. «La residenza reggia a Pavia caratterizzò profondamente. inoltre. su precise indicazioni del re. tra i quali il vescovo pavese Anastasio. Se per un periodo di poco successivo. prete di San Giovanni Domnarum. dopo un secolo e mezzo di scisma. dai cui arcivescovi erano ordinati nei secoli V e VI i presuli pavesi. che un tempo il suo avo Ariperto aveva costruito”: l'epitaffio lo celebra come "eccellentissimo e fortissimo re. nella metà del quarto secolo. Tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo la diocesi pavese fu esentata dall'autorità del metropolita milanese per essere direttamente sottoposta alla sede romana. la sinodo che nel 699 pone fine allo scisma dei Tre Capitoli: la contemporanea concessione dell'esenzione dalla metropoli milanese potrebbe dunque rappresentare un dono papale al vescovo della città nella quale. del suo ruolo di capitale: nel 705 la sede papale respinse la richiesta dell'arcivescovo di Milano Benedetto di sottoporre nuovamente Pavia all'autorità della metropoli ambrosiana. le vicende della sede episcopale della capitale: sin dalla sua fondazione. compaiono numerosi vescovi ed ecclesiastici pavesi. la diocesi pavese fu sottoposta all'autorità della metropoli milanese. in territorio bizantino.milanese partecipano tutti i suffraganei. privilegio precedentemente appartenuto a Milano. il quale per salvare la vita a Cuniperto non esitò a sacrificare la propria combattendo valorosamente nella battaglia di Coronate. Paolo descrive sostanzialmente come egli continui a svolgere le proprie funzioni episcopali indipendentemente dalla fede professata. con liuto Brando.

Sembra certo che la consacrazione romana di armamentario. fin dai tempi passati (a il fisso tempo rebus). bensì dagli stessi e progressivi avanzamenti e affidamenti. sulla scorta della notizia tramandataci. Fece causa anche alla chiesa pavese. Due sono gli aspetti più problematici dei rapporti del vescovo di Pavia con Roma. reinventata su strati primigeni di una leggenda che sfocerà nella composita cronica a santi siri tra la fine ottavo e inizio nono secolo. La notizia. In primo luogo. se l'accenno ai «tempi passati» o «precedenti» sia da interpretare nei tempi antichi (e quindi ab immemorabili) . come si dirà in seguito. oppure se essa. In sintesi. oppure se la notizia anzidetta si riferisca semplicemente al diritto creato sì di una consacrazione romana (quali ne siano state le cause). Benedetto. redatta in tre in anni vicini al fatto. con elementi ed espedienti soprattutto di coloritura locale: la figura e il culto del primo vescovo siro. il catalogo pavese indica come successore armamentario registrando concordemente nelle fonti 12 anni di ministero. forse da ambo le sedi. il vescovo della medesima chiesa pavese era di spettanza. in seguito al fatto rilevante ma occasionale della consacrazione romana del vescovo. che riporta la singolare notizia sulle sulla prerogativa dell'episcopato pavese: "venne allora benedetto arcivescovo di Milano con una richiesta di perorazione e di presentarsi personalmente al pontefice. pur costituendo ormai una prassi. attorno alle 711. si configurasse già con un titolo di completa esenzione dalla diocesi di Milano e di una immediata soggezione alla sede romana. apparteneva a tempi relativamente antichi (e quindi appena precedenti) e di conseguenza a quali tempi e in quale occasione emerse. Dopo la morte del vescovo Damiano. con il regno di cui avverto è il trentennio di episcopato di Damiano possiamo senz'altro parlare per la chiesa pavese di una vera e propria "rinascita dia da mia nera". si può dire che il rapporto unico tra la Sede Apostolica romana e quella vescovile pavese. della sede apostolica". con formulazione almeno giuridica. abbia suscitato la querela dell'arcivescovo di Milano. assegnabile all'anno 710 circa. Giustamente «se non fosse quel cenno relativo alla consacrazione episcopale nel libera pontificale e in Paolo Diacono. e lo è tuttora. agli inizi del ottavo secolo. dettati da contingenze religioso-politiche (si tenga presente la preminenza di Pavia come capitale del . è maturato non da uno specifico caso giuridico. ci si deve chiedere se il rapporto del vescovo di Pavia. quanto alla consacrazione. fu ripresa puntualmente. instauratosi nell'alto medioevo. ma in una perdurante soggezione alla giurisdizione milanese. nel periodo longobardo. noi mancheremmo di qualunque indizio che."rinascita liuto Andrea". diventa l'immagine paradigmatica di un apostolo itinerante dell'ortodossia dell'Italia superiore. come è riferito nel noto passo del libero pontificale. La sua sede vescovile abbia acquistato una qualsiasi distinzione rispetto alle altre». Ed è significativo che in Paolo diacono i ricordi con coloritura tipicamente pavese siano il maggior numero riducibili a questo periodo. In secondo luogo. da Paolo Diacono. ma fu confutato per il fatto che.

si dà a potersi affacciare all'era après comunale in posizione di preminenza anche in seno agli capitali e ha il milite s'degli albori del comune». partecipò al concilio di Milano sottoscrivendo la lettera sinodale mandata a papa Leone. nata da un'effettiva filiazione spirituale milanese. Alla sua morte. nata per giustificare le remote origini della consacrazione romana e della esenzione del proprio vescovo. Si era pure costruito un falso privilegio di Ormisda a Ennodio. Sulle origini e sui moventi della prassi di consacrazione del vescovo pavese da parte del romano pontefice molto si è scritto senza tuttavia giungere a ipotesi del tutto convincenti. La completa dipendenza della Chiesa Pavese da Milano come suffragare continuò a lungo ancora in seguito. 66). cura largamente intrappolata ma probante. Sant'Ambrogio consacrava a Pavia il successore nella persona di pro futuro. Età longobarda. assai più accertata e consolidata». È certo che fin dalle origini la chiesa pavese apparteneva alla giurisdizione della provincia ecclesiastica milanese. dalla quale aveva ottenuto la territorialità diocesana creata verso la metà del secolo quarto. Il problema del conseguimento della completa immediata soggezione al romano pontefice viene correttamente compreso solo se integrato in 1+ ampio disegno di preminenza che il vescovado pavese mirava ad affermare. nella primavera del 397. legandosi a sovrani italici e sassoni. Il è più significativo ed espressivo documento è costituito dalla lettera del 24 agosto 877. di un mutamento dell'originario rapporto metropolitico avvenuto con il vescovo in odio che si è nord io sede apostolica in occasione dello scisma Lauren tre Lauren piano e delle delegazioni in Oriente. tuttavia «si erano inseriti nella storia del regnum in virtù della posizione politica "formale" della capitale. quale normale condizione giurisdizionale. (Lanzani. benché non abbiano conseguito la posizione di contea per il loro vescovado. I vescovi pavesi dei secoli no no-10º. di Papa Giovanni VIII al vescovo Giovanni di Pavia. in tale periodo .regno). di potenza. Alla prima metà dell'VIII secolo. ma con l'intero e con gli altri «enti ecclesiastici di tradizionale forza economica. il vescovo pavese Invenzio partecipò al concilio di aquile e via sottoscrisse tra il suffragare i milanesi. risalgono le prime attestazioni dell'esistenza di una cattedrale intramurana: sebbene sia ipotizzabile che nel sito esistesse un centro di culto sin dalla fine del V secolo. durante i lunghi episcopati di Damiano e Pietro (quest'ultimo parente di Liutrando). è infatti insostenibile storicamente la pretesa pavese. e così pure al sinodo di Milano delle 390. se vogliamo. nel contesto di «forze concorrenziali». pure certo è che il suo vescovo fu sempre suffragar nero del metropolita di Milano. non solo in rapporto Roma (e quindi con la netta separazione di Milano). Crispino primo. nel 466 è attestata esplicitamente la consacrazione milanese del vescovo e titanio. Nelle 381. Nel 451 un altro vescovo pavese.

Esemplare è il caso del corpo di Agostino. che tra VIII e X secolo è oggetto di nuove fasi costruttive dell'intero complesso. tra le quali spicca in particolare San Marino» (Majocchi. baiulus et praecipuus operator nel regno longobardo. un decisivo apporto al patrimonio delle reliquie pavesi: se infatti in età tardo antica e gota la città disponeva solo delle spoglie di vescovi pavesi come Siro. 34-36). Epifanio ed Ennodio. Nel corso dell'VIII secolo di fianco alla cattedrale fu fondata da Ansoald. mentre risale a qualche anno più tardi il "grande saccheggio" di Astolfo: il sovrano. La domanda per l’ordinazione episcopale di Waldone. . successivamente unita alla cattedrale a formare una chiesa gemina. che promosse inoltre l'edificazione del battistero di San Giovanni ad Fontes e del palazzo episcopale.furono eseguiti lavori di ampliamento della cattedrale addebitabili al patrocinio del vescovo Damiano. infatti. che secondo Paolo Diacono fu trasportato dalla Sardegna alla capitale per opera di Liutprando. probabilmente per la tiepida fedeltà della Chiesa locale». mentre sulla sede episcopale pavese fu posto l'abate di Reichenau [Waldone]. aristocratico pavese probabilmente gravitante nell'entourage della corte regia. non disdegnava infatti di prelevare nelle città conquistate un gran numero di corpi santi per dotare le chiese della capitale. nei secoli VII-VIII Pavia fu arricchita delle reliquie che daranno il lustro maggiore alle sue chiese per il resto del medioevo. fu evidentemente respinta ed egli rimase “vescovo designato” per un decennio. Nel 774 cade la monarchia longobarda. e spesso a diretta iniziativa regia. Risale inoltre all'età longobarda. la chiesa di Santa Maria. durante le operazioni militari condotte contro Roma e Ravenna. ed inizia un periodo di crisi per Pavia capitale: «La resistenza militare opposta agli invasori e il lealismo dimostrato verso la monarchia longobarda. provocarono una sorta di "punizione" per la capitale: nessun ente ecclesiastico pavese ottenne conferme legge nell'ultimo ventennio dell'ottavo secolo.