Titolo originale: Islamophobia, Thought Crime of the Totalitarian Future

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www.frontpagemag.com ISBN: 1-886442-81-9

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Islamofobia: Lo Psicoreato del Futuro Totalitario
In 1984, l’incubo futuristico di George Orweell, i cittadini sono sorvegliati da una polizia segreta che si occupa di «psicoreati» contro lo stato totalitario. Questi psicoreati sono semplicemente atteggiamenti ed idee che le autorità considerano politicamente scorrette. Orwell scrisse 1984 all’apice della Guerra Fredda e la sua visione rispecchiava aspetti fin troppo reali della vita. Lo stato di polizia sovietico aveva steso i propri tentacoli su centinaia di milioni di persone, schiavizzandole. Decine di milioni di loro, le cui idee non si conformavano ai dettami dello stato totalitario, furono spedite ai campi di lavoro e ai plotoni di esecuzione per aver commesso psicoreati. Il loro crimine era di essere «anti-sovietici» — di parlare contro il socialismo o i suoi leader, o di non scimmiottare le opinioni approvate dal regime. 1

Durante la Guerra Fredda, l’America guidò una coalizione di democrazie nell’opposizione del Comunismo poiché i fondatori dell’America avevano fatto della libertà la pietra d’angolo della loro Repubblica. Il primo articolo della Dichiarazione dei Diritti Americana fu concepito per garantire che la voce dei cittadini non subisse restrizioni da parte del potere statale. La libertà contenuta nel Primo Emendamento garantisce ai cittadini il diritto di dissentire dall’ortodossia, di criticare i potenti, e di dire la verità — così come la concepiscono — senza dover temere ritorsioni. Questa libertà è, in assoluto, l’indispensabile piedistallo di tutte le altre libertà di cui godono gli americani. Poiché in assenza del diritto a dissentire dalle opinioni di stato, ogni altra libertà diviene revocabile. Senza questo diritto, ogni dissenso dalle politiche e pratiche dello stato diverrebbe psicoreato. «Islamofobia» è il nome assegnato ad uno psicoreato moderno. Lo scopo del suffisso nel termine «islamofobia» è di suggerire che qualsiasi paura associata all’Islam sia irrazionale — anche se quella paura nasce dal fatto che il suo profeta e gli imam odierni esortano i fedeli a uccidere gli infedeli, o dal fatto che gli attentati dell’11 Set2

tembre furono perpetrati in risposta a quelle esortazioni. Peggio ancora, serve a suggerire che simili risposte a quegli attentati rispecchiano un fanatismo di cui bisognerebbe aver paura. Quantunque, coloro che conoscono la storia adotteranno un punto di vista diverso. Nell’autunno del 2005 le sommosse islamiche globali risultarono nella morte di oltre 100 persone. Le sommosse furono scatenate dalla pubblicazione in Danimarca di vignette raffiguranti il profeta islamico Maometto. In risposta a quegli scandali a sfondo religioso, un gruppo di scrittori di fama internazionale rilasciò un manifesto intitolato «Insieme Contro il Nuovo Totalitarismo.» Uno degli scrittori, Salman Rushdie, era stato egli stesso oggetto di simili attacchi dopo che il leader islamico Ayatollah Khomeini emise una fatwa che esortava tutti i musulmani a ucciderlo. Il suo crimine? Aver insultato il profeta Maometto in un romanzo. Rushdie fu costretto a nascondersi per molti anni e fu in grado di riacquistare la libertà solo dopo la morte dell’Ayatollah, nonostante
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http://en.wikipedia.org/wiki/Timeline_of_the_JyllandsPosten_Muhammad_cartoons_controversy http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/europe/4764730.stm http://www.islamofobia.info/2011/09/03/manifesto-dei-dodici/

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ogni anno la Repubblica Islamica dell’Iran rinnovi la sentenza di morte. Il manifesto pubblicato da Rushdie e i suoi colleghi dice: «Dopo aver vinto il fascismo, il nazismo, lo stalinismo, il mondo ha di fronte una nuova minaccia globale di tipo totalitario: l’islamismo. Noi, scrittori, giornalisti, intellettuali, chiamiamo alla resistenza al totalitarismo religioso e alla promozione della libertà, delle uguali opportunità e della laicità per tutti. … Noi rifiutiamo di rinunciare allo spirito critico per timore di incoraggiare ‘l’islamofobia’, concetto infelice che confonde la critica dell’Islam come religione e la stigmatizzazione dei credenti. Noi difendiamo l’universalità della libertà d’espressione, perché lo spirito critico possa applicarsi su tutti i continenti, contro tutti gli abusi e tutti i dogmi.»
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L’Islam Politico L’Islam viene spesso difeso come una religione non diversa dal Cristianesimo, l’Induismo, il Giudaismo e la maggior parte delle altre confes-

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Ibid.

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sioni. Ma questo trascura il fatto che, a differenza delle altre confessioni moderne, l’Islam è una religione politica. L’Islam non ha subito riforme dal tempo della sua istituzione nel VII° secolo, e i musulmani non concepiscono separazione tra religione e stato. Nei suoi testi canonici e negli insegnamenti, l’Islam considera tutte le altre religioni (e le non-religioni) dei «miscredenti», e istruisce i suoi fedeli a considerarsi in guerra con coloro che non si sottomettono al Dio Islamico. A differenza dei Cristiani e degli Ebrei, i leader islamici ambiscono a creare uno stato islamico globale, un «califfato», che imporrebbe ovunque la legge islamica alle persone, criminalizzando di conseguenza il pensiero eretico. L’ambizione globale dell’Islam politico è dichiarata apertamente. Il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad, ha dichiarato: «Non abbiate dubbi… se Allah lo vorrà, l’Islam conquisterà che cosa? Conquisterà tutte le cime delle montagne del mondo.» Nel 1990 i 56 stati-membro dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) si riunirono in Egitto
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«Iran’s New President Glorifies Martyrdom,» Middle East Media Research Institute, 29 luglio 2005.

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ed adottarono la «Dichiarazione del Cairo dei Diritti Umani dell’Islam.» La Dichiarazione del Cairo stabilisce che, «Tutti gli esseri umani formano un’unica famiglia i cui membri sono uniti dalla sottomissione ad Allah.»
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Queste sono tutte affermazioni religiose, ma vengono rilasciate da autorità politiche. Inoltre, sono in totale accordo con la teologia tradizionale islamica. Nel suo libro del 1995, War and Peace in the Law of Islam, Majid Khadduri, docente di legge islamica di fama internazionale, scrisse, «Lo stato islamico, la cui funzione principale era di mettere in vigore la legge di Dio, si proponeva di instaurare l’Islam quale ideologia dominante e regnante nel mondo intero. … La jihad veniva quindi impiegata come strumento sia per l’universalizzazione della religione che per l’instaurazione di uno stato imperialistico mondiale.»
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Dato che i precetti della fede islamica non possono essere messi in discussione, e siccome

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Dichiarazione de Il Cairo sui Diritti Umani delle Nazioni Islamiche, 5 agosto 1990. Majid Khadduri, War and Peace in the Law of Islam, Ed. Johns Hopkins University (1955), p. 51.

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l’Islam in quanto religione prescrive una condotta morale per ogni aspetto della vita individuale e sociale, la legge islamica — la shariah — è per sua stessa natura totalitaria. Una religione che non riconosce alcun principio di separazione dall’autorità governativa, le cui prescrizioni stabiliscono cosa sia appropriato in ogni aspetto della vita privata, è la definizione stessa di un governo totalitario. Laddove l’Islam diviene la religione di stato, le violazioni della dottrina islamica e il pensiero eretico vengono inevitabilmente considerati crimini contro lo stato. L’Organizzazione della Conferenza Islamica (ora chiamata L’Organizzazione della Cooperazione Islamica) è composta dalle 56 nazioni islamiche più l’Autorità Palestinese. Al momento, solo l’Arabia Saudita e l’Iran, assieme al Sudan settentrionale Islamico e gran parte della Somalia, sono governi in cui la legge islamica viene applicata pienamente. Gli altri stati islamici, come il Pakistan, l’Egitto e l’Indonesia sono attualmente governati da un commisto di legge occidentale e legge islamica. Anche in simili stati «moderati» a maggioranza islamica, quantunque, i Cristiani
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Modificò il proprio nome nel luglio 2011.

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vengono perseguitati violentemente in quanto agli infedeli e ai non-musulmani in generale vengono negati i diritti basilari. Anche in questi stati l’apostasia non è tollerata. I musulmani che si convertono ad altre religioni vengono costantemente minacciati, molestati, incarcerati e finanche messi a morte tramite leggi statali tuttora in vigore. In breve, anche negli stati islamici «moderati» le pene sono severe per chi devia dall’ortodossia religiosa riconosciuta, e in ognuno di questi stati esistono movimenti islamici integralisti che spingono per una maggiore adesione alla legge islamica. Non uno dei suoi membri — con l’unica e contestabile eccezione del Libano, il quale è unico a sé in quanto ha una cospicua popolazione Cristiana— può essere considerato una democrazia nel senso occidentale del termine. Anche la Turchia secolare nega in molti modi l’uguaglianza dei diritti ai Cristiani. Non uno dei 56 stati islamici né l’Autorità Palestinese è tollerante verso i gay, le donne o altre minoranze, né li tratta egualmente. Sin dal crollo dell’Unione Sovietica, gli stati islamici dell’OCI costituiscono il maggior fronte 8

votante alle Nazioni Unite. Esercitando la propria influenza, l’OCI è riuscito a far condannare Israele più di 200 volte nelle risoluzioni formali dell’ONU, più volte di tutti gli altri stati-membro combinati. Ma lo stesso fronte votante islamico ha assicurato che i regimi terroristi in Iran, Gaza e la Cisgiordania non siano mai stati censurati, neanche una sola volta. Tramite l’OCI, gli stati islamici hanno anche lavorato per molti anni al fine di persuadere i membri dell’ONU a criminalizzare «l’islamofobia.»

L’Islamofobia e i Fratelli Musulmani I Fratelli Musulmani sono un’organizzazione globale e la forza motrice dietro le quinte dell’Islam politico totalitario. È altresì la sorgente dell’Islam terroristico, in particolare dei gruppi terroristici islamici al-Qaida e Hamas. La Fratellanza fu fondata in Egitto nel 1928 da Hasan al-Banna. Al-Banna era un ammiratore ed un sostenitore dichiarato di Adolf Hitler e negli anni ‘30 fece tradurre Mein Kampf in arabo. Il suo discepolo, Haj Amin al-Husseini, il patriarca del 9

nazionalismo palestinese, passò la Seconda Guerra Mondiale a Berlino reclutando arabi per le legioni di Hitler. Al-Banna aspirava alla creazione di un impero islamico globale in cui istituire la shariah come legge globale: «È un obbligo incombente su ogni singolo musulmano di lottare al fine di rendere ogni persona musulmana e di islamizzare il mondo intero, cosicché la bandiera dell’Islam possa sventolare sulla Terra e il richiamo del muezzin faccia risuonare ai quattro angoli del pianeta: Allah è il più grande!»
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Il motto dei Fratelli Musulmani ispira i propri membri a perseguire questo piano: «Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro leader. Il Corano è la nostra legge. La Jihad è il nostro sentiero. Morire nel sentiero di Allah è la nostra aspirazione massima.» Il movimento di Al-Banna crebbe rapidamente in Egitto, ma dopo che un membro dei Fratelli Musulmani il 28 dicembre 1948 assassinò il primo ministro egiziano l’organizzazione fu ban8

Brynjar Lia, The Society of the Muslim Brothers in Egypt, Ed. Ithaca Press (1998), p. 79.

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dita. Quantunque, sin dai giorni del Presidente Gamel Abdel Nasser (1956-1970), la Fratellanza è stata così popolare tra gli egiziani che il governo egiziano ha preferito guardare altrove mentre quest’organizzazione terrorizzava i Cristiani Copti ed altri, imponendo le scritture islamiche sull’intera popolazione. Fu solo quando la Fratellanza mostrò segni di essere divenuta abbastanza potente da usurpare il potere governativo che il governo egiziano diede un giro di vite. Nel 1966 Sayyid Qutb, la guida teorica della Fratellanza, venne arrestato e messo a morte per aver incitato al rovesciamento del regime per sostituirlo con uno che implementasse appieno la legge islamica. Ma la popolarità della Fratellanza perdurò. Il successore di Nasser, Anwar Sadat, firmò un trattato di pace con Israele, provocando il suo assassinio da parte delle frange islamiche oltranziste. Poco prima del suo attentato, Sadat aveva scarcerato tutti i membri della Fratellanza che giacevano da anni nelle carceri egiziane, ed aveva anche promesso alla Fratellanza che la legge islamica sarebbe stata pienamente implementata in Egitto. Dopo l’11 Settembre, la Fratellanza ha avviato una campagna per risanare la propria immagine 11

e presentarsi come un’organizzazione moderata. La sua intenzione era di infiltrare la macchina politica — un obiettivo che infine raggiunse con la caduta del successore di Sadat, Mubarak — al fine di portare avanti il progetto di convertire l’Egitto in uno stato islamico. Immediatamente dopo la caduta di Mubarak, la Fratellanza divenne la forza politica dominante in Egitto, manifestando la propria influenza con la riapertura delle relazioni dell’Egitto con l’Iran per la prima volta in 34 anni. Quest’intesa coincise con la rottura del blocco di Gaza che era stato studiato per prevenire l’afflusso di armi al gruppo terroristico Hamas — esso stesso una creazione della Fratellanza. Hamas, nel proprio statuto, si definisce una creazione della Fratellanza: «Il Movimento di Resistenza Islamico [Hamas] è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina. Il movimento dei Fratelli Musulmani è un’organizzazione mondiale, uno dei più grandi movimenti islamici dell’era moderna.» I fondatori di Al-Qaida, Ab9 9

Statuto di Hamas (1988): http://www.thejerusalemfund.org/www.thejerusalemfund.org/carryover/d ocuments/charter.html [N.d.t.]: la ripetizione nel link sopra non è un errore! Per una traduzione italiana dello statuto: http://www.islamofobia.info/2011/12/27/statuto-di-hamas/

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dullah Azzam e Osama bin Laden, e il leader massimo Ayman al-Zawahiri, erano tutti o membri dei Fratelli Musulmani o addestrati da loro.
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La portata della Fratellanza si estende persino nell’Iran sciita. Navab Safavi, fondatore del gruppo islamico iraniano Fedayan-e Islam, che fu attivo in Iran negli anni ‘50, fu fortemente influenzato dalla Fratellanza; Safavi stesso divenne infine uno stretto collaboratore dell’Ayatollah Khomeini. Ovviamente, Khomeini divenne famigerato per aver chiamato l’America con il nome del pilastro che i Musulmani lapidano durante il pellegrinaggio a La Mecca: il «Grande Satana» — ossia, il leader del mondo degli infedeli, antitotalitarista e anti-Shariah. I piani dei Fratelli Musulmani contro il Grande Satana sono spiegati dettagliatamente in un documento interno rinvenuto nel 2005 dall’FBI nei quartieri generali della Holy Land Foundation, nella Virginia del Nord. La Holy Land Foundation era la più grande organizzazione di «beneficenza» islamica in America, ed era al contempo una

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«Washington’s Schizophrenic Approach Toward the Muslim Brotherhood,» IPT News, 28 settembre 2010.

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facciata per raccogliere fondi per l’organizzazione terroristica di Hamas (creata dalla Fratellanza). Il documento sequestrato venne presentato come prova al processo contro la HLF del 2007. La Fondazione fu accusata di sostenere illegalmente l’organizzazione terroristica Hamas. Il processo si concluse con la condanna dei leader della HLF. Il documento sequestrato era intitolato, «Memorandum Esplicativo sull’Obiettivo Strategico Generale per il Gruppo in Nord-America.» In esso, ai membri dei Fratelli Musulmani veniva detto: «L’obiettivo strategico generale del gruppo in America, così come approvato dal Concilio della Shura e dalla Conferenza Organizzativa dell’anno [1987] è l’Abilitazione dell’Islam in Nord-America, ossia: istituire un Movimento Islamico efficace e stabile, guidato dai Fratelli Musulmani, che abbracci le cause dei musulmani a livello domestico e globale, e che si adoperi per espandere la base dei musulmani osservanti, e
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Mohamed Akram, «An Explanatory Memorandum on the General Strategic Goal for the Group in North America,» 22 maggio 1991, Government Exhibit 003-0085, U.S. vs. HLF, et al. P. 7 (21).

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supporti lo stato islamico ovunque esso sia.» E ancora, «[I Musulmani] devono comprendere che il loro operato in America è una specie di grande jihad finalizzata ad eliminare e distruggere la civilizzazione Occidentale dal suo interno e a ‘sabotare’ la sua miserabile dimora con le proprie mani e per mano dei credenti affinché venga eliminata e la religione di Allah sia resa vittoriosa su tutte le altre religioni.»
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Per conseguire l’obiettivo di distruggere la civilizzazione Occidentale e istituire uno stato islamico globale, il memorandum della Fratellanza invitava alla creazione di organizzazioni di facciata che si insinuassero nelle strutture istituzionali delle società ospitanti e di quella americana in particolare. Tra i gruppi che il Memorandum identificava come appartenenti a questa rete di gruppi di facciata per la Fratellanza in America c’erano la Muslim American Society, la Muslim Students Association, l’Islamic Society of North America, l’Islamic Circle of North America, e l’Islamic Association for Palestine, il gruppo-

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“A Project for an Explanatory Memorandum for the General Strategic Goal for the Group in North America Mentioned in the Long Term Plan.” http://www.discoverthenetworks.org/viewSubCategory.asp?id=1235

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genitore del Council on American-Islamic Relations (CAIR).
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Un altro gruppo di facciata identificato nel Memorandum — l’International Institute for Islamic Thought — inventò il termine «islamofobia.»
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Un Movimento Globale Contro L’Islamofobia Abdur-Rahman Muhammad è un ex-membro dell’International Institute for Islamic Thought. Egli era presente quando il termine «islamofobia» venne creato, ma oggi descrive il concetto di islamofobia in questi termini: «Questo termine spregiativo non è altro che un cliché parallizzaragione concepito nelle viscere dei think tank islamici allo scopo di mettere al tappeto i loro

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Ibid. L’analisi del documento è reperibile a questo link: http://www.discoverthenetworks.org/viewSubCategory.asp?id=1235 Claire Berlinski, «Moderate Muslim Watch: How the Term ‘Islamophobia’ Got Shoved Down Your Throat,» Ricochet, November 24, 2010. «Il neologismo ‘islamofobia’ non è meramente emerso ex nihilo. Fu inventato deliberatamente da un’organizzazione di facciata dei Fratelli Musulmani, l’International Institute for Islamic Thought, che ha sede nella Virginia del Nord.»

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critici.» In breve, sin dalle sue origini il termine «islamofobia» fu concepito come un’arma per l’avanzamento della causa totalitaria tramite la stigmatizzazione dei critici e la loro messa a tacere.
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Nonostante fu inventato nei primi anni ‘90, «l’islamofobia» non divenne il punto focale di campagne attive della Fratellanza prima del post11 Settembre. Da allora è divenuta «una questione di priorità assoluta» per l’Organizzazione della Cooperazione Islamica secondo il suo Segretario Generale, Ekmeleddin Ihsanoglu. Nel 2010, la campagna aveva già conseguito un notevole successo. Nel novembre di quell’anno, l’Assemblea Generale dell’ONU votò per condannare ciò che definiva «vilificazione della religione.» Ogni stato a maggioranza islamica, senza eccezioni, sostenne la risoluzione.
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Un rapporto di Reuters asserisce che il linguaggio della risoluzione venne ammorbidito

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Claire Berlinski, op. cit. Patrick Goodenough, “New Name, Same Old Focus for Islamic Bloc,” CNSNews.com, 30 giugno 2011. 17 «UN resolution against Islamophobia, Judeophobia and Christianophobia,» Reuters, 24 novembre 2010.

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prima di essere ufficialmente presentato. Il termine «diffamazione» fu mutato in «vilificazione» al fine di conquistare più sostegno presso le nazioni Occidentali. Ma i due termini sono sostanzialmente sinonimi, ed entrambi sono pericolosamente soggettivi. Ciò che a tutti gli effetti costituisce «diffamazione» o «vilificazione» verrebbe presumibilmente lasciato stabilire a qualche organismo dell’ONU, in altre parole essenzialmente agli stati islamici. La risoluzione costituisce un passo avanti in direzione della criminalizzazione delle critiche verso «questioni considerate sacre dai seguaci di qualsiasi religione o credo.» Definita in questi termini, se dovesse diventare legge sarebbe uno statuto anti-blasfemia. Simili statuti sono legge in vigore in molti stati islamici. D’altro canto, le leggi anti-blasfemia sono la vera ragione per cui i fondatori americani crearono il Primo Emendamento.
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Essi stessi erano profughi dalle persecuzioni religiose e volevano assicurarsi che la nuova

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Patrick Goodenough, «New Name, Same Old Focus for Islamic Bloc,» CNSNews.com, 30 giugno 2011.

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repubblica che avevano creato non potesse santificare una particolare confessione e utilizzarla per perseguitare i dissidenti. Questo è sostanzialmente il succo della democrazia americana. Per indorare la sua pillola amara, la risoluzione ONU contro la «vilificazione» condanna non solo «l’islamofobia» ma anche la «giudeofobia e la cristianofobia.» Ma questo è solo un contentino per la sensibilità Occidentale e il fastidioso concetto di libertà di parola, non qualcosa che i creatori islamici della risoluzione presero seriamente. I massacri dei Cristiani in Egitto, Iraq, Pakistan e Indonesia, e gli attentati terroristici contro i festeggiamenti della Pasqua Ebraica in Israele, così come altre azioni di odio dei Musulmani contro altre religioni, non spinsero mai l’OCI a chiedere un intervento dell’ONU. Quando il Piss Christ di Andres Serrano divenne una cause celebre, o quando migliaia di vignette antisemitiche apparvero nei media governativi arabi (inclusi I Protocolli Dei Savi Anziani di Sion, che furono mostrati sulla Tv egiziana in una mini-serie in undici
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[N.d..t.:] Nel 1987 l’artista e fotografo Andres Serrano presentò a un concorso statunitense d’arte contemporanea la foto di un crocifisso immerso in un bicchiere della propria urina. La foto fu premiata come opera d’arte e ne conseguì un notevole scandalo negli USA.

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episodi), non vi fu alcuna dichiarazione da parte dell’OCI né un’indignazione o una condanna formale da parte dell’ONU.

L’Islamofobia Definita Così come i Fratelli Musulmani hanno affinità con i totalitaristi nazisti, allo stesso modo assorbirono ed abbracciarono le condanne marxiste all’Occidente capitalista. I loro istruttori furono dapprima i loro alleati comunisti e in seguito i progressisti per la «giustizia sociale» del postcomunismo. I verdetti della jihad islamica incorporano regolarmente le analisi della sinistra americana. Tra i libri raccomandati nelle fatwa di Osama Bin Laden vi sono i testi cospirativi di Mearsheimer e Walt su come la lobby ebraica controlli le politiche di Washington in Medio Oriente, e il libro di Noam Chomsky Egemonia o
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David Horowitz, Unholy Alliance: Radical Islam and the American Left, 2004. Andrew McCarthy, The Grand Jihad: How Islam and the Left Sabotage America, 2010.

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sopravvivenza. I rischi del dominio globale americano.
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Indubbiamente il movimento anti-islamofobia è stato costruito sulle fondamenta gettate dai progressisti e, di conseguenza, è già in fase molto avanzata in Occidente. Nel 1996 il Runnymede Trust, un gruppo di sinistra in Inghilterra, istituì una «Commissione sui Musulmani Britannici e l’Islamofobia.» La sua elaborata definizione di islamofobia è divenuta da allora un modello di riferimento per gruppi di facciata dei Fratelli Musulmani quali il CAIR e la Muslim Students Association nella loro corsa per imporre restrizioni anti-islamofobiche su chiunque, e per sopprimere i critici della jihad islamica. Secondo la definizione del Runnymede Trust, l’islamofobia include una qualsiasi di queste otto componenti: 1. L’Islam visto come un unico blocco monolitico, statico e insensibile alle nuove realtà. 2. L’Islam visto come separato e altro — (a) non avente alcuno sco21

Il libro era Egemonia o sopravvivenza. I rischi del dominio globale americano, 2003. Chomsky è anche un simpatizzante di Hezbollah.

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po o valore in comune con altre culture (b) non influenzato da esse (c) non esercitante influenza su di esse. 3. L’Islam visto come inferiore all’Occidente — barbarico, irrazionale, primitivo, sessista. 4. L’Islam visto come violento, aggressivo, intimidatorio, sostenitore del terrorismo, impegnato in uno ‘scontro di civiltà.’ 5. L’Islam visto come un’ideologia politica, impiegato per l’avanzamento politico o militare. 6. Il rifiuto incondizionato ad accettare le critiche ‘all’Occidente’ fatte dall’Islam. 7. Ostilità verso l’Islam usata per giustificare prassi discriminatorie verso i Musulmani e l’esclusione dei Musulmani dalla società mainstream. 22

8. L’accettazione di ostilità antiIslamica come una cosa naturale e ‘normale.’
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Noterete fin da subito quanto siano contraddittorie queste direttive. La prima ingiunzione runnymediana vuole abolire qualsiasi riferimento all’Islam come «un unico blocco monolitico.» Ma poi, con quest’unica eccezione, tutte le altre direttive runnymediane presentano l’Islam come un unico blocco monolitico: «L’Islam visto come separato; … l’Islam visto come inferiore, … sessista; L’Islam visto come violento,» e «Il rifiuto incondizionato ad accettare le critiche ‘all’Occidente’ fatte dall’Islam.» Queste affermazioni presuppongono che l’Islam sia un’entità unitaria e possa, per esempio, formulare giudizi all’unisono sull’Occidente che vengano rifiutati incondizionatamente. Queste definizioni di islamofobia sono concepite come se non esistessero musulmani separatisti di cui doversi preoccupare, né musulmani violenti da temere, né dottrine associate «all’Islam» che siano retrograde e sessi-

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Islamophobia, A Challenge for Us All, The Runnymede Trust, n.d. http://www.runnymedetrust.org/projects/commissionOnBritishMuslims.h tml

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ste, né alcuna critica islamica dell’Occidente che vada rifiutata incondizionatamente. C’è un motivo per cui la dichiarazione di Runnymede e i suoi imitatori assumono una visione monolitica dell’Islam. Serve i loro obiettivi primari, ossia accorpare la critica di alcune dottrine islamiche e l’opposizione del terrorismo islamico agli attacchi contro i Musulmani in quanto tali. Come sostengono i firmatari del manifesto di Rushdie: «‘l’islamofobia’, [è un] concetto infelice che confonde la critica dell’Islam come religione e la stigmatizzazione dei credenti.» Quindi i critici della relegazione islamica delle donne a cittadini di second’ordine vengono etichettati anti-Islamici anche se stanno difendendo i musulmani, e gli oppositori del terrorismo islamico vengono definiti islamofobi. Ciascuno dei criteri di Runnymede è talmente vago da poter essere facilmente applicato a qualsiasi critica dell’Islam. L’Islam è sessista — ossia, le donne hanno diritti inferiori nelle società e culture islamiche? È innegabile che sia così. Ma secondo la visione di Runnymede asserire questo è islamofobico. L’Islam è impegnato in uno scontro di civiltà? I leader delle organizzazioni jihadiste islamiche come i Fratelli Musulmani, Hamas e 24

Hezbollah, e i leader dei paesi islamici come il Sudan e l’Iran proclamano di essere impegnati in una guerra per la civiltà contro l’Occidente. Ma riconoscere questi fatti è islamofobia. L’Islam è un’ideologia politica? È l’ideologia di organizzazioni politiche come i Fratelli Musulmani, i Talebani e di stati come l’Arabia Saudita e l’Iran. Gli apologeti dell’Islam di tutto il mondo criticano l’idea di separazione tra religione e stato, e paragonano apposta l’Islam al Cristianesimo proprio perché l’Islam ha una dottrina politica mentre il Cristianesimo non c’è l’ha. Però, rendersi conto di questo è anti-Islamico. Non vi è alcun mistero su come i principi del Runnymede verranno interpretati. Sono già stati usati per condannare ogni critico della repressione islamica delle donne, del sostegno islamico per i kamikaze e altri atti terroristici, e dell’intolleranza islamica. Simili critici sono degli islamofobi.

Criminalizzare Vignette e Filmati La campagna OCI contro l’islamofobia iniziò seriamente durante il suo meeting annuale del marzo 2008 in Senegal. In questo meeting, l’OCI dichiarò la propria intenzione a forgiare uno 25

«strumento legale» per combattere la minaccia verso l’Islam «da parte di vignettisti politici e fanatici.» Il riferimento era alle vignette danesi di Maometto che apparirono nel 2005, scatenando proteste internazionali da parte dei musulmani di tutto il mondo, incluse sommosse, incendi di ambasciate e anche l’uccisione di non-musulmani, inclusa una suora cattolica. «I Musulmani sono oggetto di una campagna di diffamazione, denigrazione, stereotipizzazione, intolleranza e discriminazione,» strillò Ekmeleddin Ihsanoglu offrendo ai presenti «un voluminoso rapporto dell’OCI che raccoglie discorsi e azioni antiislamiche da tutto il mondo. Il rapporto ne conclude che l’Islam è sotto attacco e che va imbastita una difesa.» Gli attacchi da parte dei Musulmani verso i non-musulmani e le 100 e più vittime causate dalle proteste furono ignorati e non condannati.
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Ihsanoglu ha addirittura paragonato l’apparizione delle vignette danesi alle atrocità dell’11 Settembre, ammonendo che «il mondo Islamico ha recepito le vignette satiriche come
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Rukmini Callimachi, «Defame Islam, Get Sued?,» Associated Press, 14 marzo 2008. Ibid.

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una versione diversa degli attentati dell’11 Settembre, contro di loro.» Ha poi spronato l’Unione Europea ad adottare nuove leggi contro «l’islamofobia.»
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Alla conferenza senegalese, Ihsanoglu dichiarò: «L’islamofobia non può essere affrontata esclusivamente attraverso attività culturali ma [anche] con un impegno politico robusto.» L’impegno politico significava una campagna per limitare la libertà di parola. Abdoulaye Wade, presidente del Senegal e segretario dell’OCI, spiega: «Non credo che la libertà di espressione debba significare libertà di blasfemia. Non può esservi alcuna libertà senza limiti.» In un briefing del luglio 2008 a Capitol Hill, la rappresentante dell’Ambasciata Pakistana, Asma Fatima, difese le manifestazioni anti-vignette come necessarie e invocò per delle limitazioni ai discorsi che insultano l’Islam: «L’ideale della libertà di parola è prezioso per voi, ma non è neutrale nei valori. Non dovete ferire i sentimenti delle persone e
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«Offensive Cartoons Like 9/11 of Islamic World,» The Journal of Turkish Weekly, 14 febbraio 2006. Ibid.

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spingerle al punto di dover reagire in maniere strane.»
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La nuova campagna anti-islamofobia dell’OCI si concentrò anche su Fitna, un cortometraggio realizzato dal politico olandese Geert Wilders. L’offesa arrecata dal film consisteva nel citare dei versetti del Corano che esortano i Musulmani alla violenza e nel mostrare immagini della violenza contemporanea direttamente ispirata da quei versetti. L’OCI ha condannato Fitna nei «termini più duri,» sostenendo che il film di Wilders era «un atto deliberato di discriminazione contro i Musulmani,» e che era inteso soltanto a «provocare scontento e intolleranza.» Non vi era alcun accenno al fatto che le citazioni coraniche fossero inaccurate o che gli episodi mostrati non avessero mai avuto luogo. Le minacce fisiche contro Wilders da parte dei Musulmani indussero il governo olandese a procurargli protezione fisica 24 ore su 24. Le stesse minacce costrinsero Wilders a vivere nascondendosi, lontano dalla propria famiglia.
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«Religious Speech Debated,» Washington Times, 17 luglio 2008. «Muslims condemn Dutch lawmaker’s film,» CNN, 28 marzo 2008.

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È già abbastanza strardinario che un membro del Parlamento Olandese e leader del terzo maggiore partito nazionale debba vivere nascondendosi, ma l’accusa era ancora più vergognosa. Sosteneva che Wilders avesse «intenzionalmente offeso un gruppo di persone, ossia i Musulmani, basandosi sulla loro religione;» che avesse «incitato all’odio della gente, ossia dei Musulmani, per via della loro religione;» e che avesse «incitato la discriminazione … contro la gente, ossia i Musulmani, in base alla loro religione.» Ha anche sostenuto che egli abbia incitato la gente ad odiare i Musulmani per via della loro razza. Tutto questo basandosi su dichiarazioni di Wilders sull’Islam che sono completamente genuine ed accurate; l’Olanda rasentò la criminalizzazione del pronunciare verità scomode.
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Ma anziché difendere il diritto di Wilders alle proprie opinioni, molti esponenti occidentali si affannarono a sostenere le condanne dell’OCI. Ihsanoglu sottolineò che la campagna contro la libertà di parola aveva fatto «notevoli progressi a tutti i livelli, principalmente alla Commissione

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«Geert Wilders receives summons: a sledgehammer blow to the freedom of speech,» Jihad Watch, 4 dicembre 2009.

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ONU per i Diritti Umani di Ginevra e all’Assemblea Generale ONU. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una simile risoluzione contro la diffamazione dell’Islam.» Ed aggiunse, «Nell’affrontare le vignette danesi e il film olandese ‘Fitna’, abbiamo mandato un chiaro messaggio all’Occidente circa i confini che non vanno oltrepassati. Mentre stiamo parlando, l’Occidente ufficiale e la sua opinione pubblica sono già ben consapevoli della sensibilità di queste questioni. Hanno anche iniziato a rivolgersi seriamente alla questione della libertà di espressione dalla prospettiva della sua inerente responsabilità, che non dovrebbe essere trascurata.»
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Doudou Diène, consigliere generale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di «razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranze correlate,» si spinse oltre suggerendo che anche solo citare il Corano accuratamente ma in maniera critica costituisce un atto di fanatismo: Ci si può accorgere che molte dichiarazioni islamofobiche sono sta-

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Ekmeleddin Ihsanoglu, «Speech of Secretary General at the thirty-fifth session of the Council of Foreign Ministers of the Organisation of the Islamic Conference,» 18 giugno 2008.

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te falsamente rivendicate essere scientifiche o accademiche, al fine di conferire spessore intellettuale ad argomentazioni che collegano l’Islam alla violenza e al terrorismo. Inoltre, la manipolazione e la citazione selettiva dei testi sacri, in particolare del Corano, quale mezzo per argomentare ingannevolmente che questi testi rivelino la natura violenta dell’Islam è divenuta prassi comune.
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Forse l’aspetto più preoccupante della campagna internazionale contro la libertà di parola è stata la prontezza con cui i politici occidentali di taglio sinistroide, inclusi leader di governi, hanno sostenuto l’assalto islamico e l’imposizione di restrizioni sulla propria gente. Questo si rivelò particolarmente madornale in Olanda, teatro di sconcertanti atti di violenza correlati all’Islam.

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Doudou Diène, «Racism, Racial Discrimination, Xenophobia and Related Forms of Intolerance: Follow-Up To and Implementation of the Durban Declaration and Programme of Action,» Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, 21 agosto 2007.

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Il politico gay Pim Fortuyn fu assassinato nel 2002 da un olandese di sinistra, Volkert van der Graaf, il quale spiegò di averlo fatto per conto dei musulmani del paese, per porre fine al loro impiego come «capri espiatori» da parte di Fortuyn. Nel 2004 un jihadista islamico, Mohammed Bouyeri, assassinò il produttore cinematografico Theo van Gogh — anch’egli gay — in pieno giorno sulle strade di Amsterdam poiché van Gogh aveva insultato l’Islam con il suo film, Submission, in cui criticava il trattamento islamico delle donne. Il processo a Geert Wilders si concluse nel giugno 2011 con la sua assoluzione, occasione in cui dichiarò: «Sono fortemente convinto che l’Islam sia una minaccia per i valori Occidentali, per la libertà di parola, per l’uguaglianza degli uomini e delle donne, degli eterosessuali e degli omosessuali, dei credenti e dei miscredenti.» Queste dichiarazioni sono basate sul comportamento dell’OCI e sul fatto che nessuna autorità islamica abbia difeso Wilders, sulle chiare ed elaborate restrizioni per le donne e gli omosessuali negli insegnamenti e nella legge dell’Islam, e sulle persecuzioni dei non-credenti — specialmente dei Cristiani — in paesi islamici come l’Egitto, il Pakistan e l’Indonesia, le quali passano inosservate e incontestate nei pronunciamenti dei 32

56 stati islamici (e l’Autorità Palestinese) inclusi nell’Organizzazione della Cooperazione Islamica. Ciononostante, la dichiarazione postprocessuale di Wilders è esattamente il tipo di dichiarazione che provocò la sua condanna. Anche nell’assolverlo, il tribunale olandese ribadì le premesse false e pericolose che soggiacevano al processo, tra cui l’idea che uno possa e debba subire un processo per aver detto ciò che altri ritengono offensivo. Il giudice di Amsterdam, Marcel van Oosten spiegò: «La Corte ritiene che le sue dichiarazioni siano accettabili nel contesto del pubblico dibattito. La Corte ritiene che per quanto volgari e denigratorie, non diedero adito ad odio.»
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In altre parole, il giudice preposto non avrebbe esitato a multare o incarcerare Wilders se avesse stabilito che le sue parole avessero dato adito ad «odio.» Quindi la falsa e pericolosa premessa dell’accusa contro Wilders è ancora in vigore nella legge olandese. Una volta assolto, Wilders dichiarò: «Oggi è una vittoria per la libertà di parola. Agli olandesi è ancora concesso

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«Victory for free speech — Dutch MP,» AAP, 23 giugno 2011.

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di parlare criticamente dell’Islam, e la resistenza contro l’islamizzazione non è un reato.» Almeno per ora.
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La Caccia Alle Streghe dell’Islamofobia In molti paesi europei i governi silenziano già, preventivamente, i critici dell’Islam in nome della lotta all’odio razziale. Nel giugno 2002, molto prima che l’OCI avesse avviato appieno la sua campagna contro l’islamofobia, i Musulmani in Svizzera presero di mira la giornalista italiana Oriana Fallaci per il suo libro post-11 Settembre, La rabbia e l’orgoglio. Nel suo libro sosteneva che l’Europa viene colonizzata dai musulmani che si rifiutano di assimilarsi alle società ospite, rimanendo ostili verso la loro cultura e i loro valori. Citando le leggi svizzere contro il razzismo, il Centro Islamico di Ginevra richiese la censura del libro della Fallaci. Hani Ramadan, nipote di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani, dichiarò che «la Fallaci sta insultando la comunità
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Pamela Geller, «Geert Wilders Verdict: Not Guilty All Counts! Eureka! ‘Today is a victory for freedom of speech,’» AtlasShrugs.com, 23 giugno 2011.

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islamica nella sua interezza con le sue vergognose parole.» Il Centro Islamico si rivolse alle autorità svizzere non solo per far censurare il libro ma anche per condannare quanti lo stavano distribuendo. Le autorità svizzere si adoperarono per l’estradizione della Fallaci al fine di poterla processare, ma fallirono nel loro intento. Poi, nel maggio 2005, lo stesso governo italiano condannò la Fallaci per aver scritto un libro che «diffama l’Islam.»
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La campagna per mettere a tacere la Fallaci si propagò fino in Francia, dove un gruppo che si definisce il Movimento Contro il Razzismo e Per L’Amicizia Tra i Popoli (MRAP) sporse denuncia per razzismo, argomentando che «La libertà di espressione è e resterà un diritto fondamentale … ma quando i grandi scrittori ricorrono all’oltraggiosa stigmatizzazione dell’Islam, i limiti di quanto è tollerabile sono stati infranti.» Alla fine la Fallaci riuscì ad eludere i processi solo perché fuggì dall’Europa rifugiandosi in
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«Swiss Muslims File Suit Over ‘Racist’ Fallaci Book,» IslamOnline, 20 giugno 2002. «Oriana in Exile,» American Spectator, 18 luglio 2005. «Swiss Muslims File Suit Over ‘Racist’ Fallaci Book,» IslamOnline, 20 giugno 2002.

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America, dove la Dichiarazione dei Diritti prevale ancora. Poco prima di morire per cancro, nel 2006, predisse che quando sarebbe stata processata sarebbe stata dichiarata colpevole.
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I guardiani della parola «tollerabile» ebbero più fortuna contro la sirenetta cinematografica degli anni sessanta, Brigitte Bardot, che venne condannata cinque volte nella sua Francia natale per «istigazione all’odio razziale» — in ogni singolo processo, per dichiarazioni considerate denigratorie per i musulmani. Nel giugno 2008, un tribunale multò la Bardot — che aveva 73 anni — 15.000 euro come punizione per aver scritto che la comunità islamica in Francia stava «distruggendo il nostro paese ed imponendo le proprie azioni.» La corte apparentemente non ha considerato la possibilità che imporre la legge islamica fosse esattamente ciò che avevano in mente molti musulmani in Francia. Nonostante non si siano adoperati per istituire tribunali di Sharia indipendenti, come hanno fatto i loro correligionari nel Regno Unito, hanno imposto molte disposizioni della Sharia nelle banlieus, le
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«Prophet of Decline,» Wall Street Journal, 23 giugno 2005. «Bardot Fined Over Racial Hatred,» BBC News, 3 giugno 2008.

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zone a maggioranza islamica che circondano molte principali città francesi. Questi processi si susseguirono. Wilders sottolineò che poco dopo la sua assoluzione «il giornalista danese Lars Hedegaard, l’attivista austriaca per i diritti umani Elisabeth SabaditschWolff ed altri … sono stati recentemente condannati per aver criticato l’Islam.» Nell’ottobre 2009, il giornalista Jonathan Turley fece notare che l’Irlanda ha passato una legge sulla blasfemia e che «in Olanda la magistratura ha arrestato il vignettista Gregorius Nekschot per aver insultato Cristiani e Musulmani tramite vignette, inclusa una caricatura raffigurante un integralista Cristiano e un integralista islamico come due zombi che vogliono sposarsi e partecipare alle manifestazioni gay.» Ovviamente non erano gli integralisti cristiani quelli che si lamentavano. Turley aggiunse che «i casi di ‘blasfemia’ includevano processi a scrittori che avevano chiamato Maometto un ‘pedofilo’ per via del suo matrimonio con Aisha che aveva 6 anni (e che fu consumato quando ne ebbe 9). Un legislatore di estrema destra in Au39

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Geert Wilders, «In Defense of ‘Hurtful’ Speech,» Wall Street Journal, 24 giugno 2011.

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stria, un editore in India, e un membro del consiglio comunale in Finlandia sono stati processati per aver riportato la sua opinione degli eventi storici.»
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Simili processi sono già iniziati in NordAmerica. Il 14 febbraio 2006, una rivista canadese, la Western Standard, fu una delle poche riviste nel mondo Occidentale che riprodusse le vignette danesi di Maometto. L’Islamic Supreme Council of Canada e l’Edmonton Muslim Council protestarono che l’editore dello Standard, Ezra Levant, era «islamofobo,» facendo così esplodere un’indagine su Levant da parte dell’Alberta Human Rights and Citizenship Commission. In America, la Yale University Press pubblicò un testo accademico sulle vignette di Maometto, ma si rifiutò di riprodurre le vignette nel libro. Durante il suo interrogatorio, condotto da un investigatore della commissione, Ezra Levant arringò con una dura difesa della libertà di parola. Molte voci si levarono in protesta contro il processo, incluse alcune voci della sinistra, come

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Jonathan Turley, «Yes to Free Speech, No to Blasphemy Laws,» USA Today, 19 ottobre 2009.

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Megan McArdle, senior editor del The Atlantic. Trovandosi di fronte a un cordone di sostegno per Levant, l’Islamic Supreme Council ritirò le proprie rimostranze. Ma un caso di spicco ancor maggiore fu mosso contro la rivista Maclean’s, in Canada, per aver pubblicato un estratto del libro America Alone, del popolare rubricologo Mark Steyn.
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Accusando che gli scritti «palesemente islamofobi» di Steyn sottopongono i musulmani canadesi a «odio e rancore,» il Canadian Islamic Congress (C.I.C.) inoltrò reclami contro Maclean’s a tre diverse Commissioni per i Diritti Umani. Una delle rimostranze mosse dal Canadian Islamic Congress riguardava il commento di Steyn secondo cui in Europa «il numero dei musulmani si sta diffondendo come zanzare.» Jim Henley, scrittore del New Republic, etichettò
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Megan McArdle, «Restoring my libertarian street cred,» The Atlantic, 16 gennaio 2008. Syed Soharwardy, «Why I’m withdrawing my human rights complaint against Ezra Levant,» Toronto Globe and Mail, 15 febbraio 2008. «Neocon Book Offends Canada Muslims,» IslamOnline, 1 gennaio 2008. «Clueless Would-be Censors Attack Mark Steyn Again,» Western Standard blog, Mark Steyn, «The future belongs to Islam,» Macleans, 20 ottobre 2006.

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Steyn un «razzista» per via di questa frase. C’è un piccolo problema con questi attacchi: la frase sulle zanzare è una citazione del Mullah Krekar, un jihadista islamico che continua a risiedere in Norvegia nonostante i prolungati tentativi di deportarlo.
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Inoltre, la predizione di Krekar circa la conquista demografica dell’Europa da parte dell’Islam non è una novità. Già nel 1974 il leader algerino Houari Boumédienne dichiarò alle Nazioni Unite che «Un giorno, milioni di uomini lasceranno l’Emisfero Meridionale per andare nell’Emisfero Settentrionale. E non vi andranno in veste di amici. Poiché vi andranno per conquistarlo. E lo conquisteranno tramite i loro figli. I grembi delle nostre donne ci daranno la vittoria.»
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Infatti, questa è un’aspirazione comunemente espressa dai suprematisti islamici. Non fu Steyn a dire che «l’Islam ritornerà in Europa conquistatore e vittorioso,» o che «La conquista di questo tempo non sarà attraverso la spada ma con la

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Jim Henley, «Sympathy for the Devil,» Unqualified Offerings, 8 dicembre 2007: http://www.highclearing.com/index.php/archives/2007/12/08/7517 Lorenzo Vidino, «Forceful Reason,» National Review, 4 maggio 2004

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predica e l’ideologia.» Questi sono sentimenti espressi su Al-Jazeera dallo Sheykh Yusuf alQaradawi, ampiamente considerato in Occidente un riformista «moderato» , nonché amico intimo dell’ex-sindaco di Londra Ken Livingstone. Qaradawi è anche noto per aver detto che l’Olocausto era la punizione di Dio per gli Ebrei e che «se Allah vuole, la prossima volta avverrà per mano dei credenti.» Né fu Steyn a dire che i Musulmani «domineranno la terra del Vaticano; noi controlleremo Roma e vi introdurremo l’Islam.» Queste sono le parole dello Sheykh saudita Muhammad bin Abd Al-Rahman Al-Arifi, imam della moschea dell’Accademia della Difesa Re Fahd.
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Alla fine, il reato di Steyn era identico a quello di Wilders — citare le affermazioni dei musulmani stessi, svelando un programma che molti occidentali considererebbero preoccupante.

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«Leading Sunni Sheikh Yousef Al-Qaradhawi and Other Sheikhs Herald the Coming Conquest of Rome,» Middle East Media Research Institute Special Dispatch Series No. 447, 6 dicembre 2002. Oren Kessler, «Analysis: Yusuf al-Qaradawi — a ‘man for all seasons,’» Jerusalem Post, 20 febbraio 2011. Steven Stalinsky, «The Next Pope and Islamic Prophecy,» FrontPageMagazine.com, 14 aprile 2005.

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Le azioni del Canadian Islamic Congress illustrano fin dove sono disposti a spingersi i gruppi difensori dell’Islam, con sede in Occidente, per portare acqua al mulino dell’OCI nella sua campagna per mettere a tacere il dibattito pubblico sugli obiettivi che i jihadisti si propongono nella loro guerra santa contro l’Occidente. Il Canadian Islamic Congress non inoltra reclami contro i jihadisti che, di fatto, promuovono la conquista islamica dell’Europa; si limita a dare la caccia agli occidentali che criticano questo progetto. In altre parole, è «islamofobia» rivelare la spiacevole realtà della guerra contro l’Occidente ispirata all’Islam.

Islamofobia e Sicurezza Nazionale La stigmatizzazione dei critici dell’Islam come «islamofobi» non minaccia soltanto la libertà di parola; causa anche enormi falle nella nostra difesa nazionale contro gli attentati terroristici. Nell’aprile 2009, Barack Obama ha nominato Arif Alikhan, il vicesindaco di Los Angeles, come Segretario Assistente per lo Sviluppo delle Politiche al Dipartimento della Sicurezza Interna. Mentre lavorava come vicesindaco di Los Angeles, 42

Alikhan (che in un occasione definì il gruppo terroristico jihadista Hezbollah un «movimento di liberazione») bloccò un progetto del Dipartimento di Polizia di Los Angeles finalizzato a raccogliere dati sulla ripartizione etnica delle moschee nell’area di Los Angeles. Non era un tentativo di condurre sorveglianza sulle moschee o monitorarle in alcuna altra maniera. Il Vicecapo dell’LAPD, Michael P. Downing, spiegò che si trattava di un programma per la reperibilità: «Vogliamo sapere dove si trovano i pakistani, gli iraniani ed i ceceni al fine di poter raggiungere queste comunità.» Ma Alikhan ed altri leader islamici sostennero che il progetto manifestava razzismo ed «islamofobia,» e infine l’LAPD abbandonò ogni progetto di studiare le moschee ed ottenere preziosi contatti nella comunità islamica che avrebbero potuto prevenire attentati terroristici. La ricompensa per il disservizio di Alikhan fu che il Presidente Obama lo nominò per un ruolo chiave nella Sicurezza Interna, il dipartimento incaricato della gestione della difesa dell’intero paese. E nel dicembre 2010, il Consiglio Comunale di Los
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«Los Angeles police plan to map Muslims,» Associated Press, 9 novembre 2007.

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Angeles passò «l’islamofobia.»

un

decreto

che

condanna

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L’effetto dell’assalto furibondo della società variegata contro le analisi critiche sui jihadisti islamici si è rivelato un indebolimento delle difese necessarie. Il 5 novembre 2009, lo psichiatra dell’Esercito Nidal Malik Hasan diede alla vicina una copia del Corano dicendole, «Sto per fare un buon lavoro per Dio.» Più tardi quel giorno, entrò a Fort Hood, Texas, dove i soldati ricevono visite mediche prima di essere dispiegati oltremare. Urlando «Allah Akbar,» Hasan tirò fuori una pistola e iniziò a sparare. Prima di essere fermato uccise tredici soldati americani disarmati e ne ferì 30. Eppure, già molto prima di questo massacro, Hasan aveva mostrato inequivocabili segnali di simpatia per il terrorismo jihadista. Il Maggiore Hasan molestava ciclicamente i suoi colleghi con arringhe sull’Islam, dichiarando di essere «Musulmano anzitutto, ed americano in secondo luo52 53

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Joe R. Hicks and David A. Lehrer, «Hyperbole rules in Muslim debate,» Los Angeles Daily News, 26 dicembre 2010. 52 Nick Allen, «Fort Hood gunman had told US military colleagues that infidels should have their throats cut,» Telegraph, 8 novembre 2009. 53 James C. McKinley Jr. e James Dao, «Fort Hood Gunman Gave Signals Before His Rampage,» New York Times, 8 novembre 2009.

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go.» Sul suo biglietto da visita campeggiava la scritta «SOA», un noto acronimo tra i jihadisti che sta per «Soldier Of Allah» (Soldato di Allah).
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Hasan organizzò una presentazione PowerPoint per i suoi colleghi in cui si proponeva di dimostrare «quel che il Corano inculca nelle menti dei musulmani e le potenziali implicazioni che questo potrebbe avere per l’Esercito USA.» In essa argomentava che i musulmani non devono combattere contro altri musulmani (come ordinato nel Corano 4:92) e che il Corano ordina inoltre sia la jihad difensiva che quella offensiva contro gli infedeli al fine di imporre loro l’egemonia della legge islamica. Citava il versetto coranico che invoca la guerra contro la «Gente del Libro» (ossia, perlopiù Ebrei e Cristiani) affinché «paghino la tassa in riconoscimento della superiorità [islamica] e siano posti in uno stato di assoggettamento» (9:29).

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Nick Allen, «Fort Hood gunman had told US military colleagues that infidels should have their throats cut,» Telegraph, 8 novembre 2009. 55 «Inside the Apartment of Nidal Malik Hasan,» Time Magazine, n.d. http://www.time.com/time/photogallery/0,29307,1938378_1988330,00.h tml

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Secondo i resoconti sulla sua conferenza, Hasan sembra aver poi detto ai medici invitati (indubbiamente stupiti) che i musulmani hanno l’obbligo religioso di fare la guerra ai nonmusulmani e sottometterli al proprio dominio in quanto inferiori. Un ufficiale che parlò con alcuni di coloro che presenziarono alla conferenza disse che «apparentemente Hasan tenne una lunga conferenza sul Corano e disse che se non credi sei condannato all’inferno. La tua testa ti viene decapitata. Vieni bruciato. Olio bollente ti viene versato in gola.» Secondo l’Associated Press, «tenne una presentazione in aula in cui chiedeva se la guerra contro il terrorismo condotta dagli USA non fosse di fatto una guerra contro l’Islam. E gli studenti dissero che proponeva che la Shariah, ossia la legge islamica, rimpiazzasse la Costituzione e cercò anche di giustificare i kamikaze.» Soprattutto, ammoniva che i soldati musulmani non dovevano essere mandati a combattere per gli USA nei paesi islamici, rievocando i recenti omicidi jihadisti di un altro funzionario musulmano, il sergente Hasan Akbar, a danno dei suoi
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Tom Gjelten, Daniel Zwerdling e Steve Inskeep, «Officials Begin Putting Shooting Pieces Together,» National Public Radio, 6 novembre 2009. 57 Ibid.

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ufficiali comandanti in Kuwait, quale prova di quel che sarebbe potuto accadere se fossero stati costretti a farlo. Fu la paura di venire accusati di «islamofobia» ciò che prevenne i superiori del Maggiore Hasan dall’agire in base ai segnali d’allarme sulla sua dedizione alla jihad. Secondo l’Associated Press, «la relazione del Dipartimento della Difesa sulla sparatoria di Fort Hood, Texas, ha rivelato che i medici che sovrintendevano l’addestramento medico del Maggiore Nidal Hasan espressero ripetutamente preoccupazioni verbali circa le sue incompatibili opinioni sull’Islam e la sua condotta fuori luogo, ma seguitarono a dargli valutazioni positive delle sue prestazioni che gli consentirono di salire nei ranghi.» In altre parole, riuscì ad ascendere nei ranghi dell’Esercito nonostante giustificasse i kamikaze e sbraitasse odio contro l’America mentre ne indossava l’uniforme. Fu anche promosso da Capitano a Maggiore dopo la famigerata conferenza alla scuola di medicina.
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«In Hasan case, superiors ignored own worries,» Associated Press, 11 gennaio 2010.

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Mentre i suoi colleghi e superiori si accorgevano delle sue dichiarazioni, e se ne preoccupavano, «nessuno nella linea di comando di Hasan sembra aver contestato la sua idoneità a disporre di un’autorizzazione alla sicurezza segreta nonostante avrebbero potuto dato che le sue affermazioni sollevavano dubbi circa la sua lealtà agli Stati Uniti.»
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Quale fu la ragione del silenzio di fronte a tutti quei segnali d’allarme? Se Nidal Hasan fosse stato rimosso dalla sua posizione, o anche solo ripreso, nei mesi o negli anni che precedettero il massacro di tredici persone a sangue freddo a Fort Hood, non è difficile immaginare quel che sarebbe potuto accadere. Gruppi come il Council on American-Islamic Relations (CAIR) ed il Muslim Public Affairs Council (MPAC) sarebbero stati lesti nell’accusare l’Esercito di islamofobia. I media mainstream si sarebbero lanciati in una caccia alle streghe a pieno regime sulla presunta persecuzione dei musulmani nell’Esercito, intervistando le madri piangenti di soldati musulmani uccisi al fronte mentre combattevano per gli USA in Iraq o in Afghanistan. I Generali dell’Esercito

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Ibid.

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avrebbero dovuto rispondere a domande sulle presunte discriminazioni contro i musulmani nell’Esercito ai talkshow della domenica mattina. E infine, il Presidente degli Stati Uniti avrebbe ordinato uno sforzo speciale per fare sentire benvenuti i musulmani nell’Esercito. Peggio ancora, coloro che si fossero lamentati di Hasan avrebbero dovuto affrontare l’umiliazione pubblica, tacciati di islamofobia dal CAIR e dall’MPAC, e forse anche azioni disciplinari da parte dei loro superiori. Chris Matthews, Jon Stewart e Bill Maher gli avrebbero sottoposti alla ridicolizzazione in diretta Tv nazionale. A tutto il personale militare sarebbe stato imposto un corso di formazione alla sensibilità, magari organizzato dal CAIR medesimo. Non è difficile immaginarsi un simile scenario, poiché è stato inscenato più volte nella vita reale. Sono anni ormai che il CAIR, l’MPAC e altri gruppi di difesa islamici fanno quanto è in loro potere per demonizzare chiunque parli onestamente della minaccia della jihad e della supremazia islamica. Per il CAIR e l’MPAC il massacro di Fort Hood è stato, in senso molto reale, una missione compiuta: «l’islamofobia» fu debitamente evitata. Nidal Hasan non venne rimosso dal suo 49

ufficio, e nessuna azione venne intrapresa per proteggere alcuno da lui. Il rapporto ufficiale del Governo USA sul massacro di Fort Hood non menziona neanche una volta l’Islam, né la jihad o il terrorismo. Janet Napolitano, Segretario della Sicurezza Interna ha dichiarato: «Si è trattato di un individuo che non rappresenta la fede islamica.» Il Capo dello Stato Maggiore dell’Esercito USA, George Casey, si spinse oltre, «La nostra diversità, non solo nell’Esercito ma anche nel paese, è una forza. E, per quanto orribile sia stata questa tragedia, se la diversità dovesse diventarne una vittima credo che sarebbe peggio.»
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Quindi, riconosce segni di ostilità islamica (la qual cosa, ovviamente, è islamofobia) è peggio dell’omicidio di massa. Questa è l’opinione del Capo dello Stato Maggiore dell’Esercito Statunitense.

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Daniel Bardsley, «Fort Hood killer ‘does not represent Muslims’: American security chief,» The National, 9 novembre 2009. 61 «General Casey: diversity shouldn’t be casualty of Fort Hood,» Reuters, 8 novembre 2009.

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La Campagna Del CAIR Contro l’Islamofobia Il CAIR, gruppo di facciata dei Fratelli Musulmani, è il leader della campagna antiislamofobia negli Stati Uniti. Il CAIR si dichiara un’organizzazione mainstream per i diritti civili dei musulmani, «simile a un NAACP islamico,» per dirla con le parole del portavoce del CAIR, Ibrahim Hooper. Il gruppo sostiene che la sua missione è «di migliorare la comprensione dell’Islam, incoraggiare il dialogo, proteggere le libertà civili, emancipare i musulmani americani, e formare coalizioni che promuovano la giustizia e la mutua comprensione.»
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Come molte altre dichiarazioni dei gruppi di facciata della Fratellanza, questa è solo una cortina di fumo negli occhi per nascondere i veri programmi del CAIR. Il 4 giugno 2007, il Dipartimento della Giustizia, nel corso del processo alla Holy Land Foundation, ha dichiarato che il CAIR

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[N.d.t.:] il NAACP è l’Associazione per il Progresso delle Persone di Colore. 63 Daniel Pipes e Sharon Chadha, «CAIR: Islamists Fooling the Establishment,» Middle East Quarterly, primavera 2006. 64 «Our Vision, Mission, and Core Principles,» Council on AmericanIslamic Relations, www.cair.com.

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era un cospiratore che l’aveva fatta franca nel processo. La Holy Land Foundation fu accusata e condannata per aver finanziato l’organizzazione terroristica Hamas, una branca della Fratellanza. Gli inquirenti dell’FBI identificarono il CAIR come un’organizzazione emanante «dalla Commissione Statunitense per la Palestina dei Fratelli Musulmani e/o i suoi organismi.» Per mettersi in carreggiata, il CAIR ricevette mezzo milione di dollari dalla Holy Land Foundation, rendendolo partecipe di una cospirazione criminale per conto di Hamas. Quando nel 2003 Steven Emerson, esperto analista del terrorismo, mise di fronte a questi fatti Nihad Awad, cofondatore e Direttore Esecutivo del CAIR, questi rispose: «Questa è una palese menzogna. La nostra organizzazione non ha ricevuto alcun finanziamento iniziale dalla Holy Land Foundation. Il CAIR si autofinanzia e sfidiamo il sig. Emerson a produrre anche solo uno straccio di prova a sostegno della sua ridicola affermazione.» Allora Emerson produsse l’assegno annullato.
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65

Josh Gerstein, «Islamic Groups Named in Hamas Funding Case,» New York Sun, 4 giugno 2007. 66 «HLF’s Financial Support of CAIR Garners New Scrutiny,» The Investigative Project on Terrorism, 12 ottobre 2007.

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Il CAIR fu creato nel 1994 come emanazione dell’Islamic Association for Palestine (IAP), un gruppo di facciata di Hamas fondato nel 1981 da Mousa Abu Marzook, un operativo di Hamas, lo IAP fu smantellato nel 2005 dal governo statunitense per finanziamento del terrorismo. Nel 1994, alla Barry University in Florida, Nihad Awad ammise, «Sostengo più il movimento di Hamas che non l’OLP.» Nel 1998 Omar Ahmad, cofondatore e segretario veterano della commisione del CAIR, disse ad un pubblico di musulmani: «L’Islam non si trova in America per essere uguale a qualunque altra religione, ma per diventare dominante. Il Corano dovrebbe essere l’autorità massima in America, e l’Islam l’unica religione accettata sulla terra.» Dall’11 Settembre gli esecutivi del CAIR hanno imparato ad essere più cauti nelle loro dichiarazioni pubbliche, e oggi Ahmad nega di aver proferito quella frase.
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67

«Islamic Association For Palestine (IAP),» DiscoverTheNetwork.org: http://www.discoverthenetworks.org/printgroupProfile.asp?grpid=6215 68 Daniel Pipes e Sharon Chadha, «CAIR: Islamists Fooling the Establishment,» Middle East Quarterly, primavera 2006. 69 Art Moore, «Did CAIR founder say Islam to rule America?,» WorldNetDaily, 11 dicembre 2006.

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Ma il giornalista che l’ha riportata ne conferma l’accuratezza.
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Nel 2007 sei imam denunciarono la US Airways per essere stati fatti scendere da un aereo in seguito ad una condotta che poteva essere descritta solamente come l’imitazione di terroristi aerei. L’avvocato degli «imam volanti,» appellativo con cui divennero noti, fu Omar T. Mohammedi, che era stato presidente della filiale newyorkese del CAIR. Gli imam tentarono anche di denunciare i passeggeri anonimi che fecero la segnalazione, ma i Repubblicani della Camera spinsero una mozione per tutelare coloro che danno l’allarme in simili frangenti. Se le denunce degli imam fossero andate in porto, i musulmani si sarebbero guadagnati l’immunità dai controlli di pubblica sicurezza; chiunque avesse segnalato atteggiamenti sospetti da parte di un musulmano in un
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Ibid. Liza Porteus, «US Airways Passengers Who Reported ‘Suspicious’ Imam Activity May Be Sued,» FoxNews, 19 marzo 2007. Omar Mohammedi fu identificato come Presidente del CAIR-NY tramite le biografie dei partecipanti pubblicate alla conferenza della National Association of Muslim Lawyers «Advancing Justice & Empowering the Community» tenutasi tra il 31 marzo ed il 2 aprile 2006. 72 Major Garrett, «Congress to Protect Citizens Who Report ‘Flying Imams’-Type Suspicions,» FoxNews, 25 luglio 2007.

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aeroporto o su di un aereo avrebbe rischiato di essere denunciato per «islamofobia.» Sei anni prima, il CAIR era già sul piede di battaglia con una campagna che ne palesava i veri intenti: sopprimere qualsiasi associazione tra Islam e i terroristi che agiscono nel nome dell’Islam. Nel 2001, stavano girando un film tratto da Paura senza limite, un romanzo di Tom Clancy incentrato sul terrorismo islamico. Il CAIR avviò una campagna di successo per esercitare pressione sui produttori del film affinché cambiassero il copione indirizzandolo verso altri tipi di terroristi. Nonostante il film fosse destinato ad un pubblico post-11 Settembre, i produttori cedettero alle pressioni del CAIR e trasformarono i cattivi in neo-nazisti. Il regista Phil Alden Robinson scrisse miseramente al CAIR, «Spero di avervi riassicurato di non avere alcuna intenzione di promuovere un’immagine negativa dei musulmani o degli arabi, e vi auguro il successo nel vostro costante impegno a combattere la discriminazione.»
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Reihan Salam, «The Sum of All PC: Hollywood’s reverse racial profiling,» Slate, 28 maggio 2002.

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Nel giugno 2011, il CAIR pubblicò una relazione sull’islamofobia in America intitolata Lo Stesso Odio, Nuovi Bersagli: L’Islamofobia e il Suo Impatto Negli USA. Il titolo rispecchia un tema centrale della campagna sull’islamofobia: voler dipingere il tentativo di mettere a tacere i critici della jihad islamica come un proseguio delle passate battaglie per i diritti civili. Il Segretario Generale dell’OCI, Ihsanoglu, spiegò che «L’islamofobia rappresenta una manifestazione contemporanea del razzismo, quindi il fenomeno deve essere affrontato in quel contesto.»
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La relazione del CAIR fu pubblicata con un’introduzione di Niwad Awad in cui ringrazia il dott. Hatem Bazian per lo spunto. Bazian, istruttore all’UC Berkeley, è un’ubiquiescente conferenziere a sostegno di gruppi terroristici come il Palestine Solidarity Movement. Nel 2004 si guadagnò la fama per aver invocato «una Intifada in questo paese» durante una conferenza a Berkeley.
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Patrick Goodenough, «New Name, Same Old Focus for Islamic Bloc,» CNSNews.com, 30 giugno 2011. http://www.campus-watch.org/article/id/9732

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La relazione del CAIR inizia cautamente con una concessione di onestà, sostenendo che non tutti i critici dell’Islam sono islamofobi («non sarebbe appropriato etichettare come islamofobi tutti, o anche solo la maggior parte di coloro che mettono in discussione l’Islam o i musulmani») ma poi viene meno nel presentare un singolo esempio di quali possano essere queste critiche legittime o un singolo individuo la cui critica dell’Islam possa essere considerata tale. Poi prosegue definendo l’islamofobia come «un pregiudizio a mentalità chiusa, oppure odio verso l’Islam e i musulmani,» ed elenca gli otto principi onnicomprensivi del documento Runnymede quali criteri per l’identificazione della mentalità chiusa.
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Non stupisce che il CAIR abbia ripetutamente e costantemente utilizzato la vaghezza di questi principi per definire «pregiudizio» ed «odio» qualsiasi resistenza alla jihad globale, incluse tutte le misure giuridiche e politiche anti-terrorismo adottate dal governo statunitense dal Patriot Act in poi. Nella sua relazione il CAIR rivela la sua
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Same Hate, New Target: Islamophobia and its Impact in the United States, January 2009-December 2010, Council on American-Islamic Relations, giugno 2011, pp. 11-12.

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apertura-mentale demonizzando come «islamofobo» qualsiasi personaggio pubblico che abbia lavorato concretamente contro il terrorismo e la supremazia islamica. In una sezione intitolata «I Peggiori» — ossia, i peggiori islamofobi — la relazione del CAIR calunnia Daniel Pipes («il nonno dell’islamofobia in America»), Robert Spencer («islamofobia intellettualizzata»), Steven Emerson («la bocca della propaganda anti-islamica»), Frank Gaffney, ex-Viceassistente del Segretario alla Difesa («fanatismo alla loony-tunes»), Brigitte Gabriel («non fa alcuno sforzo per cercare di nascondere il suo impegno a disumanizzare i musulmani»), Newt Gingrich («un consumatore della narrativa islamofobica»), e Pamela Geller («un’attivista anti-Islam»).
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Robert Spencer è coautore di questo libercolo. La relazione CAIR sostiene che «[Robert] Spencer offre un’islamofobia intellettualizzata ‘ignorando selettivamente’ i testi islamici e i principi che non calzano la sua visione dell’Islam quale nemico.» — ossia, un promotore delle

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Ibid. pp. 16-18.

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dottrine jihadiste violente. Come in tantissimi casi, queste affermazioni del CAIR sono semplicemente menzogne. Nei suoi libri Onward Muslim Soldiers e The Complete Infidel’s Guide to the Koran, Spencer discute dettagliatamente dei versetti coranici pacifici e tolleranti. Ma spiega anche che i commentatori coranici dell’Islam mainstream considerano che questi versetti pacifici — che appartengono alle prime parti rivelate del Corano — sono abrogati dai versetti violenti rivelati successivamente. Anziché rispondere a queste affermazioni e confutarle, il CAIR preferisce demonizzarne il portavoce e mettere in guardia gli altri dal prenderne in considerazione le analisi e le implicazioni.
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La principale accusa del CAIR contro Spencer è che «gestisce il blog ‘Jihad Watch’ che è famigerato per la sua raffigurazione dell’Islam come una fede intrinsecamente violenta che costituisce una minaccia per la pace mondiale.» L’ironia, ovviamente, è che molti musulmani si comportano quotidianamente come se l’Islam
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Same Hate, New Target: Islamophobia and its Impact in the United States, January 2009-December 2010, Council on American-Islamic Relations, giugno 2011, p. 16. Ibid.

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fosse una fede intrinsecamente violenta. Se la smettessero di agire secondo questa convinzione, ‘Jihad Watch’ non avrebbe nulla da segnalare e cesserebbe di esistere. Ma è un tratto caratteristico della campagna anti-islamofobia del CAIR pretendere che il problema siano gli «islamofobi» e non i jihadisti islamici. Il CAIR inoltre condanna Spencer per aver partecipato nel 2006 a una conferenza in onore di Pim Fortuyn, morto assassinato. Il CAIR ovviamente non menziona il motivo per cui Fortuyn fu assassinato, perché farlo avrebbe rivelato che i veri bersagli della violenza in Olanda sono i nonmusulmani che criticano l’Islam, non i musulmani. Un commento alla relazione del CAIR, rilasciato dal suo direttore legale, Corey Saylor, ne rivela lo scopo ultimo, ossia mettere a tacere i critici della supremazia islamica e della jihad globale: «Questa relazione mostra che gli americani che abbracciano il pluralismo devono agire unitamente al fine di prevenire l’accettazione dell’islamofobia nella società mainstream.» In altre parole, in nome della tolleranza si chiede agli

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americani di sopprimere ogni critica del jihadismo islamico che CAIR consideri inappropriata. Parlare contro la jihad e la supremazia islamica, secondo la prospettiva orwelliana, significa discriminare i musulmani.
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Peggio, significa collusione con i terroristi anti-islamici. Nel luglio 2011, c’erano stati più di 17.000 attentati terroristici da parte di jihadisti islamici dagli attentati dell’11 Settembre in poi, con un numero ancor maggiore di vittime. Durante il medesimo periodo, non vi è stato alcun attentato terroristico contro i musulmani — quantomeno non da parte di non-musulmani. Ma il 22 luglio 2011 ci fu un violento attacco contro i presupposti sostenitori «dell’islamizzazione» della Norvegia, perpetrato a Oslo e Utoya. L’attentato fu commesso da un individuo squilibrato, Anders Behring Breivik, che fece saltare in aria un edificio governativo a Oslo, uccidendo 8 persone, e poi andò al campo estivo giovanile del
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Islamophobia, A Challenge for Us All, The Runnymede Trust, n.d. http://www.thereligionofpeace.com/Pages/TheList.htm http://topics.nytimes.com/top/news/international/countriesandterritories/ norway/index.html?inline=nyt-geo

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partito governativo norvegese, sull’isola di Utoya, dove uccise altre 68 persone.
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Due giorni dopo, il New York Times pubblicò una storia in prima pagina in cui tentava di collegare agli omicidi norvegesi Robert Spencer e altri scrittori anti-jihad. Le prove? In un manifesto di 1.500 pagine redatto dall’assassino, erano contenuti ritagli di articoli con riferimenti agli scritti di Spencer sull’Islam e la jihad islamica. Di fatto, la maggior parte dei riferimenti apparivano in un singolo articolo in cui Spencer veniva citato assieme a Condoleeza Rice e Tony Blair. Altri rientravano in un articolo di terzi, in cui Spencer veniva citato come fonte storica sull’Islam.
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Nessuna delle citazioni di Spencer invitava alla violenza contro i musulmani o i loro sostenitori. Di fatto, nessuna delle vittime del killer di Oslo era musulmana. Eppure, senza alcuna prova, l’articolo del Times rivendica che questi riferimenti sparsi alla descrizione accademica dell’Islam, scritti da Spencer, abbiano «influenza85

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http://www.newsinenglish.no/2011/07/26/death-toll-declines-after-earlyconfusion/ http://frontpagemag.com/2011/07/26/in-defense-of-robert-spencer/ Ibid.

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to profondamente» uno stragista. L’articolo del Times era intitolato «Gli Omicidi in Norvegia Puntano i Riflettori Sul Pensiero Anti-Islamico Negli USA.» In altre parole, secondo il Times, Robert Spencer ha commesso uno psicoreato.
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Non vi è dubbio che il Times si sarebbe indignato se qualcuno avesse affermato che Al Gore era responsabile per gli attentati terroristici di Unabomber dato che gli scritti di Gore sull’ambiente vengono citati nel suo manifesto, o che Noam Chomsky era complice dei crimini di Osama bin Laden dato che questi ne raccomanda un libro in una delle sue fatwa. La differenza è che mentre le opinioni di Gore e Chomsky rispecchiano l’atteggiamento del Times, l’attacco del Times contro Spencer era predestinato a un bersaglio che era già stato identificato come islamofobo, e quindi degno di essere mandato al rogo.

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http://www.nytimes.com/2011/07/25/us/25debate.html?_r=2&hp

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La Campagna Anti-Islamofobia Nei Campus Americani Perseguendo la sua linea strategica del «distruggere la civiltà Occidentale dal suo interno,» i Fratelli Musulmani crearono la Muslim Students Association come prima organizzazione della sua rete per portarne avanti la missione. Le università ricevono fondi dall’OCI per promuovere campagne anti-islamofobia. Per esempio, l’OCI ha veicolato, attraverso il CAIR, $325.000 alla Georgetown University per finanziare progetti antiislamofobia. Ma gli attivisti direttamente coinvolti in questi progetti nei campus universitari sono gruppi quali il Muslim Students Association ed il suo aggressivo alleato Students for Justice in Palestine. Questi sono sponsor della «Settimana sull’Apartheid Israeliana,» architettata per demonizzare lo stato di Israele ed accusare gli Ebrei di rubare la terra ai musulmani. Nella primavera del 2011, i legislatori studenteschi in tre campus universitari californiani — Davis, Santa Barbara e Los Angeles — approvarono tre identici decreti contro l’islamofobia. Il testo di ciascun decreto fu tratto, praticamente identico, dalla definizione del Runnymede, e fu sponsorizzato dalla Muslim Students Association 64

e da una coalizione di gruppi studenteschi di sinistra. Il decreto UCLA fu varato il 24 maggio. Due settimane prima, David Horowitz aveva tenuto una conferenza di un’ora all’università, sponsorizzata dai Repubblicani Bruin. La conferenza fu videoregistrata e il sito Frontpagemagazine.com ne pubblicò il video ed una trascrizione integrale. Il «Decreto Contro l’Islamofobia» fu sponsorizzato dalla Muslim Students Association e fu passata al consiglio governativo studentesco dell’UCLA con 10 voti contro 0. Il decreto stabilisce che, «l’UCLA è un Campus UC Contro l’Islamofobia.» Tra le clausole dei «siccome» che ne giustificano la necessità, il decreto cita una parte della conferenza di Horowitz che si oppone alla Settimana sull’Apartheid Israeliana, definendola «islamofobica.» Il decreto UCLA descrive «l’islamofobia» in questi termini, presi a prestito dalla dichiarazione Runnymede in maniera praticamente identica: L’islamofobia è definita come quelle ideologie, credenze, ed azioni che perpetuano una visione 65

inesatta e xenofoba della cultura e delle prassi dell’Islam e della personificazione dei suoi seguaci; quali sono il percepirlo come un monolite; una cultura ‘altra’ e separata che non condivide valori comuni; percepirlo come inferiore all’Occidente, violento, aggressivo e sostenitore del terrorismo; percepirlo sessista e repressivo delle donne; percepirlo come un’ideologia politica sfruttata per vantaggi politici; l’ostilità antiislamica; e le prassi esclusioniste o discriminatorie nei confronti dei musulmani in relazione alla società mainstream. In parole povere, il governo studentesco dell’UCLA si è dichiarato contrario alle affermazioni sull’Islam che sono ‘inesatte,’ intendendo affermazioni del tipo che la legge islamica discrimini le donne e i gay, che i testi islamici denigrino i «miscredenti» ed incoraggino la violenza contro di loro, che gli imam islamici sostengano il terrorismo, o che i partiti politici islamici considerino l’Islam un’ideologia politica. 66

Agli studenti dell’UCLA non è più permesso di notare — o meglio, di dire ad alta voce — che il partito al potere a Gaza, Hamas, è di fatto politico. Né gli è permesso di collegare quegli insegnamenti islamici codificati da un guerriero di nome Maometto — in cui esorta i suoi seguaci a uccidere e decapitare i miscredenti — ai terroristi islamici che invocano questi insegnamenti quanto uccidono i miscredenti decapitandoli. Per quanto assurdo e pericolo sia questo tentativo di criminalizzare la libertà di parola, nessun portavoce del governo studentesco ha votato contro questo decreto. Nessuno. Ecco come il decreto UCLA ha descritto la conferenza di Horowitz: Siccome mercoledì 11 maggio il controverso conferenziere David Horowitz ha rilasciato al campus false dichiarazioni contro la Muslim Students Association e l’Afrikan Student Union, instillando inoltre odio contro i musulmani affermando che «l’Islam è una cultura malata, molto malata.» 67

Nessuna prova fu mostrata — dato che non esiste! — che Horowitz abbia rilasciato alcuna dichiarazione contro l’Afrikan Student Union, tanto meno dichiarazioni false. Il decreto ha fornito una citazione per la presunta affermazione di Horowitz secondo cui l’Islam sarebbe una cultura malata, fornendo un link alla versione audio della conferenza tenuta da Horowitz l’11 maggio. Nella conferenza, Horowitz discute la prassi dei kamikaze, che è divenuta un’arma elettiva nella seconda Intifada Palestinese. Horowitz sottolinea che le sinistre americane che sostengono i palestinesi giustificano questa prassi argomentando che i palestinesi sono «disperati» e «non hanno altra scelta» se non di ricorrere a quest’arma. Horowitz critica queste giustificazioni:
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Le persone sono state oppresse per migliaia di anni, terribilmente op87

I leader dell’Afrikan Student Union contestavano un’affermazione fatta da Horowitz dieci anni prima. L’affermazione, citata per intero, diceva quanto segue: «Se non fosse per la dedizione degli americani verso tutte le etnicità e colori, al fine di creare una società fondata sul principio secondo cui tutti gli uomini sono stati creati uguali, i neri in America non godrebbero del più elevato standard di vita rispetto ai neri nel resto del mondo — indubbiamente uno dei massimi standard di vita rispetto a qualsiasi popolo della Terra. Non godrebbero della libertà massima e dei diritti individuali più saldamente tutelati al mondo.»

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presse. Schiavizzate. Massacrate. Eppure, in millenni di storia documentata non c’è mai stato prima — mai — un popolo che abbia fatto indossare bombe ai suoi bambini dicendogli di andare a far saltare in aria altri bambini. E che, se lo fai, andrai in paradiso. E se sei abbastanza fortunato da esser un maschio, ti guadagnerai 72 vergini. Questo è malato. Questo è un culto di morte malato che … (Applausi) Bè, tutti voi che applaudite … [ecc.]
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Risulta ovvio da questa citazione della conferenza di Horowitz che l’aggettivo «malato» si riferiva alla prassi dei kamikaze e la sua giustificazione, che considera i kamikaze martiri destinati al Paradiso. È un riferimento esplicito alla cultura del martirio palestinese, ovviamente forgiata dalla versione dell’Islam propria di Hamas.
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http://frontpagemag.com/2011/05/24/confronting-the-anti-israel-jihadon-campus/

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In altre parole, quel che la Muslim Students Association e il decreto stavano effettivamente dicendo è che la versione dell’Islam cultrice del martirio di Hamas è l’Islam. Non è stato Horowitz a dirlo; nei fatti sono stati la Muslim Students Association e i legislatori studenteschi dell’UCLA a dirlo. Questi studenti ambiscono a diventare leader politici. Sono studenti di una delle dodici massime scuole d’America, e non pare vi fosse in giro alcun adulto che insegnasse loro cosa siano la democrazia o un concetto totalitario quale «l’islamofobia» presagisce. Tutto questo dovrebbe inquietare gli americani.

Alleanze Empie Il memorandum dei Fratelli Musulmani per la strategia globale contiene una sezione che sottolinea la cruciale importanza del conseguire «la padronanza dell’arte delle coalizioni» al fine di conseguire lo scopo dei jihadisti — conquistare il mondo non-islamico. Le coalizioni cui fa riferimento sono le organizzazioni islamiche, ma magari la risorsa principale dei jihadisti sono le coalizioni dei non-musulmani — i progressisti europei ed americani — che sostengono la cam70

pagna contro l’islamofobia. Questa coalizione vanta venerabili precedenti nel sostegno dei progressisti a favore dei totalitaristi sovietici durante la Guerra Fredda. Nel 2008 la Fairness and Accuracy in Reporting (FAIR), un gruppo di monitoraggio della sinistra, ha pubblicato un lungo «rapporto» intitolato Diffamazione: Come gli Islamofobi Seminano il Fanatismo, la Paura e la Disinformazione. Il rapporto FAIR si concentra sull’elenco di «una Sporca Dozzina di Islamofobi,» che inizia con i capisaldi della FoxNews Bill O’Reilly, Sean Hannity e Glenn Beck, proseguendo fino ad includere i due autori di questo trattato, il giornalista investigativo Steven Emerson, il docente accademico Daniel Pipes, gli autori Michelle Malkin e Mark Steyn, e altri. La «ricerca» del FAIR è interamente fatta di citazioni estrapolate dal loro contesto, o addirittura malriportate, e presentate come esempi del fanatismo antiislamico. Cosicché un’osservazione di David Horowitz (ivi descritto come «il massimo promotore del movimento islamofobo») viene presentata come una dichiarazione secondo cui Horowitz
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http://smearcasting.com/pdf/FAIR_Smearcasting_Final.pdf

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sosterrebbe che «tra i 150 e i 750 milioni di musulmani sostengono la guerra santa.» Ciò che Horowitz ha effettivamente detto è che i sondaggi dell’opinione pubblica nel mondo islamico post11 Settembre, tra cui uno condotto da al-Jazeera, riferiscono che circa il 10-50% dei musulmani considerano Osama bin Laden un eroe. Nel dicembre 2010, l’Huffington Post ha pubblicato una lunga diatriba di Max Blumenthal intitolata «La Grande Crociata Islamofobica,» che inizia affermando che «Nove anni dopo l’11 Settembre l’isteria riguardo la presenza di musulmani in America si è impossessata del paese.» Secondo Blumenthal, «questi spasmi di fanatismo anti-islamico … [sono] frutto di una campagna a lungo termine, orchestrata da una stretta coalizione di attivisti e operativi di destra che si sono concentrati sull’islamofobia, per la prima volta, poco dopo gli attentati dell’11 Settembre, ottenendo una massa critica solo nel corso dell’era di Obama.» Tutto questo, secondo Blumenthal, accadde per via del risentimento dei conservatori per l’elezione di Obama e poiché «i rappresentanti
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http://www.huffingtonpost.com/max-blumenthal/the-great-islamophobiccr_b_799277.html

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della lobby israeliana e dell’establishment Ebraico Americano lanciarono una campagna contro l’attivismo universitario pro-Palestina, creando un terreno fertile per quanto ne sarebbe scaturito.» Secondo Blumenthal, «[l’islamofobia] rispecchia un’aggressiva sensibilità pro-Israele, e le sue figure chiave venerano lo stato ebraico come una specie di Fort Apache in Medio Oriente, in prima linea nella Guerra Globale contro il Terrorismo…»
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Non stupisce che la lista dei cospiratori di Blumenthal rispecchi la lista de «I Peggiori» della relazione CAIR e include molti della «Sporca Dozzina» del documento FAIR. Tra quelli che Blumenthal identifica come membri della cospirazione ci sono Robert Spencer, Pamela Geller, Newt Gingrich, David Horowitz e il politico olandese Geert Wilders. Come ogni attacco all’islamofobia, Blumenthal non ha speso una sola parola ad analizzarne i contenuti o a rispondere alle argomentazioni presentate in uno scaffale di libri pubblicati dai bersagli della sua diffamazione.

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Blumenthal, op. cit., p. 2.

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Sei mesi dopo, il Southern Policy Law Center pubblicò un «Intelligence Report» intitolato «Fanatismo Anti-Islamico.» L’SPLC si era già contraddistinto in un precedente rapporto in cui tacciava di «razzismo» un’organizzazione dell’establishment conservativo del calibro dell’American Enterprise Institute. Il nuovo rapporto riassumeva l’articolo di Blumenthal aggiungendovene uno proprio: «La Cerchia Intima dell’Anti-Islamismo», a cura di Robert Steinback. Steinback elenca dieci membri di questa cerchia intima (inclusi Robert Spencer, David Horowitz e Brigitte Gabriel) i quali non si sono mai ritrovati assieme in una stanza e, nella maggior parte dei casi, non si sono neanche mai incontrati o contattati tra loro. Si tratta di una «cerchia» il cui unico obiettivo è la diffamazione dei suoi appartenenti.
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Nel settembre 2010, il CAIR — che è legato ad Hamas — ha pubblicato una «Guida Per Af-

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«Anti-Muslim Bigotry,» http://www.broowaha.com/articles/10147/antimuslim-bigotry-splc-intelligence-report ;«Anti-Muslim Inner Circle,» http://www.splcenter.org/get-informed/intelligence-report/browse-allissues/2011/summer/the-anti-muslim-inner-circle — Per la risposta alle menzogne del rapporto SPLC si veda: http://www.jihadwatch.org/2011/06/splc-fronts-for-the-jihad-smearsfreedom-fighters.html

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frontare l’Islamofobia.»93 Un mese dopo, il Center for American Progress, un gruppo di consulenti elettorali del Partito Democratico, formò un collegio chiamato «Affrontare l’Islamofobia.» 94 Il collegio includeva un prete episcopale e Wajahat Ali, autore di un blog che, tra le altre rimostranze, si lamentava della «persecuzione» del talebano americano John Walker Lindh, riferendosi a lui come «una vittima innocente della guerra americana al terrorismo.»95 Un terzo membro del collegio era Haris Tarin, Direttore della Filiale di Washington del Muslim Public Affairs Council, un’organizzazione che ha dichiarato «gli israeliani sono i peggiori terroristi al mondo,» e descrive Hezbollah come «un’organizzazione per la liberazione.»
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http://www.cair.com/ArticleDetails.aspx?ArticleID=26616&&name= n&&currPage=1&&Active=1 94 http://www.americanprogress.org/events/2010/10/islamophobia.html 95 http://goatmilkblog.com/2011/07/11/americas-detainee-001-–-thepersecution-of-john-walker-lindh/ 96 http://www.discoverthenetworks.org/printgroupProfile.asp?grpid=6177

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Inventarsi Reati d’Odio Una delle caratteristiche principali della campagna contro l’islamofobia è il modo in cui rappresentano falsamente la condizione dei musulmani in America. Quindi, secondo Ihsanoglu dell’OCI, «I musulmani sono divenuti bersaglio di una campagna di diffamazione, denigrazione, stereotipizzazione, intolleranza e discriminazione.» Secondo la relazione CAIR del 2011 sull’islamofobia, «Nel 2009 e nel 2010, i musulmani seguitano a dover affrontare ostacoli nella piena ed equa partecipazione alla società americana.» Secondo Max Blumenthal, «l’isteria riguardo la presenza di musulmani in America si è impossessata del paese.»
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Né questi ostacoli né l’isteria hanno quantunque impedito al Presidente Obama di nominare Arif Alikhan — un musulmano con un curriculum per opposizione dell’antiterrorismo — come Segretario Assistente per lo Sviluppo delle Politi-

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Rukmini Callimachi, «Defame Islam, Get Sued?,» Associated Press, 14 marzo 2008. Same Hate, New Target: Islamophobia and its Impact in the United States, January 2009-December 2010, Council on American-Islamic Relations, giugno 2011, p. 29.

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che al Dipartimento della Sicurezza Interna. Né hanno prevenuto il Presidente dal nominare Kareem Shora al Consiglio Consultivo della Sicurezza Interna. In qualità di Direttore Esecutivo dell’American-Arab Anti-Discrimination Committee (ADC), Shora si è unito cospicuamente al CAIR e altri gruppi per la supremazia islamica nel fare pressioni contro le iniziative anti-terrorismo. Né hanno prevenuto il Presidente dal nominare come inviato speciale all’OCI Rashad Hussain. Husain si è contraddistinto per aver screditato la presunta «persecuzione» di Sami al-Arian, leader della Jihad Islamica palestinese condannato per terrorismo. Né gli ostacoli ai musulmani né l’isteria anti-islamica hanno impedito al Presidente Obama di nominare Dalia Mogahed come suo consulente per le questioni islamiche. Nell’ottobre 2009, Mogahed ha dichiarato sulle televisioni britanniche che la maggior parte delle donne musulmane nel mondo associa la legge islamica alla «giustizia tra i sessi.» Obama ha pure incluso un leader di un gruppo di facciata dei Fratelli Musulmani — Ingrid Mattson, presidente dell’Islamic Society of North America (ISNA) — tra il clero che ha nominato per pregare alla Cattedrale Nazionale il giorno della sua inaugurazione. Obama ha pure inviato il 77

suo Senior Adviser, Valierie Jarrett, come oratore d’apertura alla convention nazionale dell’ISNA del 2009. Huma Abedin, vicecapo dello staff per il Segretario di Stato Hillary Clinton, proviene da una prestigiosa famiglia di Fratelli Musulmani. Inoltre, questi esempi non esauriscono se non in parte il livello di penetrazione della Fratellanza ai massimi vertici dell’establishment politico. Tralasciando questi episodi, l’idea che il pregiudizio anti-islamico sia un problema talmente impellente da dover essere affrontato col pugno di ferro è a dir poco un’esagerazione. Secondo il rapporto 2009 dell’FBI sui crimini a «sfondo d’odio,» sono gli Ebrei — e non i musulmani — a costituire tre-quarti delle vittime di quelli che vengono classificati come crimini a sfondo d’odio religiosamente motivati — non pochi dei quali furono commessi da musulmani contro gli Ebrei. In contrasto, i crimini a sfondo d’odio contro i musulmani ammontano soltanto all’8% dei reati così classificati, ovvero un totale di 132 in una nazione di 300 milioni di abitanti.
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«Blacks, Jews most likely victim of US hate crimes: FBI,» Agence France-Presse, 22 novembre 2010.

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Per supportare la sua affermazione che l’islamofobia dilagante è un problema, la principale organizzazione per i diritti civili dei musulmani, il CAIR, non ha esitato a fabbricare crimini d’odio contro i musulmani. Nel 2005, Daniel Pipes e Sharon Chadha pubblicarono un articolo in cui smascheravano sei incidenti falsamente descritti essere crimini d’odio nella relazione CAIR del 2004. Questi includevano «il caso del 9 luglio 2004, un apparente incendio doloso a danni di un negozio di verdure di un musulmano a Everett, Washington,» in cui «gli inquirenti appurarono rapidamente che Mirza Akram, il gestore del negozio, inscenò l’incendio per evitare di dover pagare le scadenze e incassare la polizza assicurativa. Nonostante la messinscena di Akram fosse già stata smascherata essere una truffa, il CAIR continua ad elencarla tra i crimini a danno dei musulmani. In un altro episodio, un mercato di proprietà di un musulmano fu bruciato in Texas nell’agosto 2004. Nonostante il titolare del mercato sia stato arrestato il mese seguente per aver appiccato l’incendio, il CAIR include questo episodio nella sua relazione.»
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Daniel Pipes and Sharon Chadha, «CAIR’s Hate Crimes Nonsense,»

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Se il CAIR volesse genuinamente diminuire le preoccupazioni che ragionevoli americani possono nutrire nei confronti della jihad islamica ed espanderne il sostegno per la comunità islamica, potrebbero ottenerlo condannando la jihad anziché attaccarne i critici. Potrebbero dirigere la loro indignazione contro quei musulmani che commettono azioni violente in nome dell’Islam. Potrebbero ripudiare le affermazioni che i loro stessi leader hanno rilasciato, in cui esprimono il desiderio di vedere rimpiazzare la Costituzione con la legge islamica. Potrebbero affermare in maniera esplicita ed inequivocabile che i civili americani ed israeliani sono vittime innocenti dei terroristi islamici, e condannare la loro organizzazione gemella Hamas per averli bersagliati e per invitare «all’annientamento di Israele.» Potrebbero promuovere l’insegnamento, nelle moschee e nelle madrassa, che i musulmani devono convivere pacificamente, come eguali, con gli infedeli, in maniera perpetua. E potrebbero contrastare le leggi sulla blasfemia, come i decreti contro l’islamofobia che stanno promuovendo, che sono attacchi diretti alla Dichiarazione dei Diritti americana.

FrontPageMagazine.com, 18 maggio 2005.

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Conclusione Nel 2009 l’amministrazione Obama si è discostata da altri paesi occidentali unendosi all’Egitto nel sostegno di una risoluzione della Commissione ONU per i Diritti Umani che riconosce eccezioni alla libertà di parola per «ogni stereotipizzazione razziale e religiosa negativa.» L’Egitto da tempo processa e condanna giornalisti ed altre persone per aver insultato l’Islam. Un quotidiano egiziano fu bandito per aver pubblicato un poema in cui Dio veniva paragonato ad un campagnino che nutre le anatre e munge le mucche. Nell’elogiare la risoluzione, l’ambasciatore egiziano presso le Nazioni Unite ha sottolineato che «la libertà di espressione è stata talvolta abusata» e che una comprensione della «vera natura di questo diritto» richiederebbe restrizioni governative. Anziché dissentire da questo attacco alla libertà di parola, l’ambasciatore statunitense ha elogiato «questo programma congiunto con l’Egitto» come un tentativo di ottenere «tolleranza e la dignità di tutti gli esseri umani.»
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Jonathan Turley, «Just Say No To Blasphemy: U.S. Supports Egypt in Limiting Anti-Religious Speech,» USA Today, 19 ottobre 2009. 102 Ibid.

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Quest’atteggiamento preoccupante è stato riconfermato dal Segretario di Stato Hillary Clinton nel luglio 2011. Commentando i tentativi dell’OCI di criminalizzare l’islamofobia, il Segretario Clinton parlò della «falsa divisione che mette le sensibilità religiose contro la libertà di espressione.» Ma dalla prospettiva degli stati islamici questo non riguarda le sensibilità religiose. Riguarda invece gli obblighi religiosi, e quindi l’unico modo di porre fine alla divisione consiste nel limitare la libertà d’espressione.
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In un articolo che richiamava l’attenzione su questa risoluzione, intitolato «Dì ‘No’ Alle Leggi Anti-Blasfemia,» Jonathan Turley, professore di legge alla George Washington University, scrive: «Queste leggi anti-blasfemia, sottilmente camuffate, vengono spesso difese come necessarie per difendere gli ideali della tolleranza e del pluralismo. Non si tiene conto del fatto che queste leggi conseguono la tolleranza attraverso un atto di suprema intolleranza: criminalizzando la possibilità che alcuni individui denuncino valori sacri o sensibili. La libertà di parola non ci serve per proteggere il pensiero dominante o le persone

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http://frontpagemag.com/2011/07/22/the-cartoonphobia-war-goes-on/

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comuni. È studiata per proteggere quelli che sfidano la maggioranza e le sue istituzioni.» Turley conclude dicendo: «La critica della religione è la vera misura della garanzia della libertà di parola — è l’istituzione sociale sacra nel senso letterale del termine.»
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L’avvento di movimenti messianici secolari come il comunismo, il socialismo e il progressismo viaggia in parallelo con il declino della religione organizzata. Non è una coincidenza che le loro visioni del mondo assomigliano in maniera vistosa alle confessioni che hanno rimpiazzato. Non è quindi motivo di sorpresa che i massimi sponsor delle leggi contro la blasfemia e gli atteggiamenti ad esse correlate siano stati i movimenti associati con la sinistra politica. Non è un caso che il movimento per la proibizione dell’islamofobia debba essere profondamente grato alla sinistra secolare e alle sue campagne per la stigmatizzazione dei propri avversari, in cui vengono indiscriminatamente appiccicate etichette ripugnanti come «razzista,» ecc. Quindi, la sinistra ha sponsorizzato la creazione di leggi

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Ibid.

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contro i «crimini d’odio» quali precursori delle leggi anti-blasfemia. Le leggi sui «crimini d’odio» sono per loro natura crimini contro il pensiero. Un crimine violento è un crimine a prescindere dalla motivazione. Renderlo un «crimine d’odio» ne criminalizza soltanto le presupposte motivazioni. Il termine stesso «islamofobo» affonda le radici nel gergo politico della sinistra, è una variante del termine «omofobo.» Ma «omofobo» è, a sua volta, un neologismo derivato da categorie simili — «razzista» e «sessista» — che la sinistra ha sconnesso da qualsiasi significato che non sia il dissenso dai loro programmi, e che poi ha sfruttato per stigmatizzare e mettere a tacere i suoi critici. L’islamofobia è soltanto l’ultima di queste armi. Il demagogo Huey Long una volta disse che se il totalitarismo fosse arrivato negli USA, vi sarebbe giunto definendosi anti-totalitarismo — o tolleranza. L’islamofobia è la dottrina totalitaria perfetta in quanto è il primo passo verso la criminalizzazione della libertà di parola — e quindi della libertà stessa — in nome della tolleranza religiosa.

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