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FEBBRAIO CON: ANDREA DI STEFANO, mARINA GIRARDI, GIANLUCA mOROZZI, mURUBUTU

dal 1993, il giornale di strada di bologna

fondato dalle persone senza dimora

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

indebitati

2/2012

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Il centrocampista del Bologna gaby mudingayi è un lettore di Piazza grande. In questo numero, a pagina 13, trovate l’intervista che il giocatore ha rilasciato al nostro direttore

editoriale/ Signornò, quei volontari che fanno ancora paura
p mAuRo SARTI

V

In copertIna
il volto in prima pagina è quello di alessandro Gentilini, responsabile della filiale di Bologna di Banca etica, uno degli intervistati di questo numero. la foto è di diego stellino del gruppo fotografico di Bandiera Gialla (www.bandieragialla.it).

IA LIBeRA, FINALmeNTe. VIA LIBeRA PeR ALmeNo 18 mILA gIoVANI Che ASPeTTAVANo DA meSI DI ComINCIARe A FARe SeRVIzIo CIVILe NAzIoNALe. A BoLogNA SARANNo SoLo uN PugNo, NoN PIù DI 260. IL TReNTA PeR CeNTo IN meNo DeLLo SCoRSo ANNo, mA megLIo Che NIeNTe. LA CoRTe D’APPeLLo DI mILANo hA INFATTI ACCoLTo NeI gIoRNI SCoRSI LA RIChIeSTA DI SoSPeNSIoNe DegLI eFFeTTI DeLLA SeNTeNzA DeL 9 geNNAIo DeL gIuDICe DeL LAVoRo CARLA BIANChINI, SeCoNDo LA quALe IL BANDo DI ReCLuTAmeNTo DeL SeTTemBRe 2011 eRA DISCRImINAToRIo PeRChé RISeRVATo SoLo AI CITTADINI ITALIANI e ANDAVA RIAPeRTo PeR PeRmeTTeRe ANChe AgLI STRANIeRI DI PARTeCIPARVI. uNA BoCCATA DI oSSIgeNo PeR mIgLIAIA DI ASSoCIAzIoNI Che VIVoNo SoPRATTuTTo gRAzIe AL LAVoRo VoLoNTARIo DI uomINI e DoNNe Che hANNo SCeLTo DI SPeNDeRe uN ANNo DeLLA LoRo VITA PeR DARe uNA mANo; uN PASSo AVANTI LuNgo LA STRADA DeLLA PARITà DeI DIRITTI DeI CITTADINI STRANIeRI. queSTA SeNTeNzA è INFATTI SoLo L’uLTImo ATTo DI uN LuNgo BRACCIo DI FeRRo Che hA VISTo CoNTRAPPoSTI DA uNA PARTe SAyeD ShAhAzAD TANwIR, 26eNNe PAkISTANo DA 13 ANNI IN ITALIA, Le ASSoCIAzIoNI “AVVoCATI PeR NIeNTe” e ASgI (ASSoCIAzIoNe PeR gLI STuDI gIuRIDICI SuLL’ImmIgRAzIoNe), e DALL’ALTRA IL goVeRNo ITALIANo. SAyeD NeLL’oTToBRe SCoRSo AVeVA PReSeNTATo RICoRSo PeR DISCRImINAzIoNe DoPo Che SI eRA VISTo NegATA LA PoSSIBILITà DI PARTeCIPARe AL BANDo DI ReCLuTAmeNTo, PeRChé TRA I RequISITI RIChIeSTI C’eRA ANChe queLLo DeLLA CITTADINANzA ITALIANA. IN PRImo gRADo AVeVA VINTo, mA L’eNTuSIASmo CoN IL quALe ANChe gLI eNTI Che ImPIegANo I VoLoNTARI AVeVANo ACCoLTo LA SeNTeNzA, SI è PReSTo SPeNTo quANDo IL mINISTeRo, guIDATo DA ANDReA RICCARDI, hA BLoCCATo Le PARTeNze PeRChé ANDAVANo RIFATTe TuTTe Le SeLezIoNI. oRA C’è IL VIA LIBeRA, PeR uN gRuPPeTTo DI 18 mILA FoRTuNATI. SoNo BeN DI PIù INFATTI I gIoVANI INTeNzIoNATI A FARe uN ANNo DI SeRVIzIo CIVILe, mA IL goVeRNo (queSTo, e queLLo PASSATo) FReNANo: NeL 2010 I FoNDI PeR IL SeRVIzIo CIVILe NAzIoNALe SoNo STATI TAgLIATI DeL 50%. DeI 299 mILIoNI DI euRo STANzIATI PeR IL 2008, PeR queSTo 2012 NoN Ne SoNo STATI meSSI A BILANCIo PIù DI 68. uNA CIFRA ASSoLuTAmeNTe INSuFFICIeNTe, SI RAmmARICANo Le ASSoCIAzIoNI. uNA VoLTA, NoN PoI TANTISSImI ANNI FA, queSTI gIoVANI eRANo TuTTI oBIeTToRI DI CoSCIeNzA AL SeRVIzIo mILITARe: PACIFISTI, NoNVIoLeNTI, INTeRNAzIoNALISTI. oRA SoNo SemPLICI VoLoNTARI: geNeRoSI, SoLIDALI, AFFIDABILI, ImPegNATI. e DISoCCuPATI. NegLI ANNI oTTANTA mANIFeSTAVANo CoNTRo I mISSILI A ComISo, oggI SoNo gLI “INDIgNATI” Che oCCuPANo Le NoSTRe PIAzze. NoN è CAmBIATo Lo SPIRITo, mI PARe. PeR queSTo CoNTINuANo A FARe PAuRA.

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gerenza

Piazza Grande Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora “TeNDeRe uN gIoRNALe è megLIo Che TeNDeRe uNA mANo”

redazione Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 342328, fax 051 3370669 www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it CaPoredattore Pietro Scarnera Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) ProGetto GrafiCo Fabio Bolognini distriBuzione Redazione Piazza grande aBBonamenti & eventi: eva Brugnettini, erika Casali

COMITATO EDITORIALE Jacopo Fiorentino, mauro Sarti DIRETTORE EDITORIALE Leonardo Tancredi direttore resPonsaBile Bruno Pizzica stamPa Industrie grafiche galeati Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474

in redazione eva Brugnettini, erika Casali, Ilaria giupponi, Simone Jacca, olga massari, giuseppe mele, Salvatore Pio, mauro Sarti, Donato ungaro. Hanno CollaBorato a questo numero Francesca Bono, Valentina Bonoli, enrico Camana, Claudio Cannistrà, marika Di Cristina, Fatma elhabishi, marina girardi, Ilaria giupponi, gruppo fotografico Bandiera gialla, Carlo gubitosa, Luigi Lepri, Francesco mele, gianluca morozzi, Paolo Perini, Sofia Pizzo, Paola Sapori, Igor Sartoni, Alessia Scarpa, Chiara Tolomelli, Alain Verdial.

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giornalismo d’asfalto

Professione reporter
Da Luca Rosini ad Andrea Segré, ecco i volti che si sono alternati nel laboratorio di giornalismo sociale di Piazza grande
p mARIkA DI CRISTINA
eportage d’inchiesta, web-tv, politica, informazione multimediale, fotoreportage, ambiente, carcere e lavoro. Sono solo alcune delle tematiche affrontate durante il laboratorio di giornalismo sociale di Piazza grande, che si avvia a conclusione. Sono diversi i personaggi che si sono alternati nelle serate tenute in Sala Borsa. Il primo ospite è stato Luca Rosini, giornalista di Annozero e ora al lavoro sul programma di la7 “Piazza pulita”, quest’anno vincitore del premio Ilaria Alpi. Rosini ha raccontato il suo approdo alla televisione, dalla gavetta ai Balcani, il suo “primo amore”. Per diventare un grande giornalista, ha spiegato, bisogna “trovare un nucleo duro di passione, innamorarsi del proprio lavoro, dei soggetti e dei temi che si vogliono raccontare”. è infatti nei Balcani che Rosini ha girato “Souvenir Srebrenica”, film inchiesta sulla guerra in Bosnia erzegovina. “C’è pudore nell’affrontare il dolore e parlarne”, ha spiegato il giorrosini (il primo a sinistra) q| nella foto, lucadi giornalismo sociale alla prima lezione del laboratorio

R

nalista, “ma alcune di queste persone fanno dello svelare ciò che gli è successo una forma di mobilitazione sociale. La televisione ha imposto il ‘modello misseri’: acquisire popolarità parlando di drammi. Bisogna superarlo”. Si è occupato invece di ambiente e informazione Andrea Segrè, economista e accademico che ha dato il via al progetto “Last minute market” per il recupero a fini benefici dei prodotti alimentari e non alimentari invenduti. Intervistato da Jonathan Ferramola, Segrè ha spiegato che “lo scopo del progetto è recuperare l’eccedenza, l’invenduto, a favore della sostenibilità. L’obiettivo finale è ridurre lo spreco e così si crea anche un legame tra donatore del bene, che verrebbe altrimenti sprecato, e chi lo riceve. Non è però dando l’avanzo del ricco al povero che risolvi i problemi della povertà. è la politica che deve dare una risposta in questo senso. è necessario cambiare la società e il sistema”. Tra gli altri ospiti, il giornalista Rai Nel-

son Bova, che ha sottolineato l’importanza di essere un giornalista “civico”, un professionista che sia in grado di dare informazioni e nello stesso tempo consenta al cittadino di farsi una coscienza etica e trovare una soluzione. Parlare di lavoro e informazione è toccato invece a Bruno Papignani, numero uno della Fiom di Bologna, che, oltre a spiegare come sono cambiati il lavoro,

le aziende e il sindacato, ha parlato del rapporto con l’informazione. “La stampa oggi è fondamentale per l’azione sindacale”, ha spiegato,”a volte un articolo su un giornale fa più effetto di uno sciopero. Il laboratorio ora è alle ultime battute, con due lezioni finali che saranno tenute da Pif, volto noto di mtv, e dallo scrittore Carlo Lucarelli. (redazione@piazzagrande.it)

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Un giorno alla Leonarda
p IgoR SARToNI

Nella boutique di Piazza Grande il vintage non è una moda, ma una scelta etica

I

n Inghilterra si chiamano Charity Shop. Sono botique di abbigliamento e accessori usati i cui proventi vengono utilizzati per sostenere progetti umanitari e associazioni no-profit. In Italia queste realtà si stanno diffondendo sempre di più. La moda del second-hand shop e del vintage ormai da tempo ha iniziato a stravolgere i nostri guardaroba. A Bologna l’esempio più riuscito di Charity Shop è senz’altro “La Leonarda” di via San Leonardo, realtà nata e gestita da Piazza grande dal 2007. All’interno del negozio si trova una vasta e selezionata collezione di abiti e accessori rigorosamente vintage. Il numero di persone interessate a dare una seconda vita agli

oggetti è in crescita. qualcuno sostiene che questo sia dovuto alla crisi, anche se non tutti sono d’accordo. Fra queste voci fuori dal coro c’è proprio quella di Angela, la “stilista” della Leonarda, che afferma che “comprare abiti e accessori di seconda mano è qualcosa che va al di là del fare una scelta chic ed economica. è una scelta etica e consapevole”. Fino a qualche anno fa il vintage e l’oggetto di seconda mano erano il vezzo, il tocco vellutato di un ristretto numero di bohémienne che non sopportavano di avere lo stesso cappotto del proprio dirimpettaio. ma oggi il fenomeno si è diffuso su larga scala e ha assunto dimensioni trasversali.

Angela spiega perché si è avvicinata a questo mondo: “gli abiti di seconda mano mi somigliano di più e permettono di esprimere la propria creatività meglio delle combinazioni standardizzate e preconfezionante proposte dalla maggior parte dei grandi magazzini del centro. gli abiti parlano di noi, del nostro umore, dei nostri desideri, e gli abiti di seconda mano, proprio perché spesso sono pezzi unici, ci permettono di dire in maniera più sincera chi siamo”. Comprare vestiti usati richiede audacia. Infatti non si può sapere in anticipo se il capo una volta indossato sarà un successo o un clamoroso flop. Il capo acquistato in un grande magazzino è una

garanzia, da un certo punto di vista. La pubblicità e gli spot lo hanno già presentato e “venduto”. Anche il tempo necessario per fare un acquisto alla Leonarda, come in un qualsiasi altro negozio di abiti usati, è senz’altro maggiore di quello che serve per fare acquisti in un classico negozio d’abbigliamento. occorre spesso dover cercare fra montagne di maglie e maglioni per scovare il pezzo giusto. Si potrebbe arrivare a parlare di slow shopping. Chissà che fra qualche anno qualcuno non decida anche di fondare un consorzio. Nel frattempo il fenomeno cresce, e ambiente e portafogli ringraziano. (redazione@ piazzagrande.it)

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InchIesta

indebitati

Che succede quando il debito non è dello Stato, ma dei singoli cittadini? Per chi non può pagare, come i senza dimora, si innesca una spirale che allontana qualsiasi chanche di riscatto sociale

p mARIkA DI CRISTINA FoTogRAFIe DI ALeSSIA SCARPA

ha paura del debito pubblico? Al giorno d’oggi, forse un po’ tutti. eppure nel senso comune rimane un’entità astratta, forse perché è un numero con troppi zeri per essere immaginato, e perché non si capisce mai bene chi l’abbia accumulato e (soprattutto) chi debba avere i soldi indietro. molto più concreto, purtroppo, è il debito privato. o meglio i debiti privati, quelli che sempre più persone accumulano nella vita quotidiana. e più si scende nella scala sociale, più diventa difficile liberarsene. Per i senza dimora fare debiti è facilissimo. Vivendo per strada si accumulano le multe per bivacco, spostandosi in autobus si raccolgono quelle dei controllori, e tutto spesso va a sommarsi a un indebitamento pregresso. Così, anche quando l’homeless riesce ad avere un reddito anche minimo, i soldi se ne vanno per estinguere i debiti accumulati, e sprattutto per pagare gli interessi, altissimi. Anche fra gli homeless non mancano le battaglie con equitalia, la società incaricata della riscossione dei tributi e contributi di cui si è parlato tanto in questi mesi. I meccanismi che colpiscono i meno fortunati ce li ha spiegati Luca, cinquantenne che per alcuni problemi con le droghe ha perso prima il suo lavoro da calzolaio, poi tutto il resto. Nel suo periodo di dipendenza ha girato per l’Italia fino ad arrivare a Bologna. era il ’94 e qui, dopo un coma causato da un’overdose, è stato accolto dalla Cooperativa la Strada e da Piazza grande. In quegli anni Luca ha collezionato debiti per piccole infrazioni, multe, problemi con l’Inps legati al vecchio lavoro. Nello stesso tempo però cominciava un percorso positivo nel quale è riuscito a raggiungere un minimo di indipendenza economica, un posto dove lavarsi, un posto letto e soprattutto “un luogo dove stavi bene e dove avevi voce, dove potevi crescere e formarti”, racconta. Fino al 2003 Luca ha lavorato per la Cooperativa la Strada, un lavoro regolare che sembra portare con sé la promessa di un riscatto. Nel 2004 però i debiti accumulati negli anni si fanno vivi: arriva il fermo amministrativo della moto, comincia una vita da precario. Il debito continua ad aumentare negli anni, e oggi raggiunge circa i 12 mila euro. “quello che frega sono gli interessi“, ci spiega Luca. Sì, perché lo Stato richiede i soldi indietro con interessi che sfiorano l’usura. Però appunto la sfiorano, sostiene Luca, in modo perfettamente legale, di fronte al quale anche gli avvocati non possono aiutare. “Il problema è quel-

chi

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InchIesta

“A pArtire dA questo mese si prenderAnno 12 milA euro”, rAccontA lucA. “gli AvvocAti non possono fArci nullA. crescono gli interessi Anche per il
fermo dellA moto e se non Avessi un lAvoro sArei Al punto di pArtenzA, disperAto per strAdA. io non dico che non voglio pAgAre i miei debiti, dico solo che mi stAnno pignorAndo lo stipendio e il mezzo per infrAzioni commesse

15 Anni fA”

la mentalità bancaria che ritiene che su ogni cosa ci debbano essere gli interessi”, spiega, “io credo che vadano colpiti i grandi evasori, non i poveri. Nonostante io mi sia ripreso dalla dipendenza dalla droga, abbia trovato un lavoro, e abbia quindi intrapreso un percorso positivo, lo Stato mi ha colpito e basta, anziché aiutarmi”. Luca ha portato avanti una battaglia con equitalia, ma dopo il fermo del motorino ha subito la detrazione di un quinto dello stipendio. “A partire da questo mese si prenderanno 12 mila euro, gli avvocati non possono farci nulla. Crescono gli interessi anche per il fermo della moto e se non avessi un lavoro sarei al punto di partenza, disperato per strada. Io non dico che non voglio pagare i miei debiti, dico solo che mi stanno pignorando lo stipendio e il mezzo per infrazioni commesse 15 anni fa”. La storia di Luca non è un’eccezione. Per capirlo basta guardare i casi affrontati da Avvocato di strada, l’associazione che offre consulenza legale gratuita agli homeless. Nel 2011 a Bologna i legali “di strada” contano 11 casi di cartelle esattoriali, 7 per illeciti amministrativi con problemi legati alla notifica (data la condizione di senza dimora degli assistiti), 5 per violazioni del codice della strada e un numero incalcolabile di multe dell’Atc per gli ospiti dei dormitori che si recavano presso le strutture. Lo sportello bolognese di Avvocato di strada segnala anche un altro episodio “tipo”, che il 14 novembre scorso ha colpito le persone “accampate” davanti al dormitorio Beltrame. Allo sgombero da parte delle forze dell’ordine è seguita una sanzione pari a 200 euro a tutti gli “occupanti” per bivacco e occupazione di suolo pubblico, in violazione del nuovo regolamento di polizia municipale entrato in vigore lo scorso

febbraio. I legali dell’associazione sono riusciti a incontrare sette dei sanzionati, per le quali hanno depositato una memoria collettiva e una richiesta di revoca in autotutela. ma senza questo intervento esterno, anche per loro si sarebbe attivata la “macchina” che produce debiti. “Il debito”, spiega Luca, “dovrebbe avere innanzitutto un limite di tempo e non dovrebbe colpire le fasce della popolazione più deboli o comunque quelle persone che stanno cercando di uscire dai loro problemi e dalla strada come me”. Come Luca ce ne sono tanti altri. e molti un lavoro per rimanere a galla non ce l’hanno. Come Lorenzo, un uomo gentile sulla sessantina: dopo aver vissuto per qualche anno all’estero, ha deciso di tornare in Italia a causa di un problema familiare. Da lì le cose hanno cominciato ad andar male, e Lorenzo ha finito per perdere la sua piccola attività commerciale. Non è riuscito a ricevere dei prestiti dalle banche nonostante abbia tentato in tutti i modi, ha cominciato quindi a indebitarsi. Per alcuni anni ha lavorato in nero, poi non ce l’ha più fatta. “Sono in una fase di ribellione sociale”, spiega, “non ho un lavoro e non lo voglio, non voglio pagare i miei debiti ad equitalia”. Lorenzo ha allontanato la sua famiglia, è rimasto da solo. “ho imparato a convivere con questo tipo di vita”, spiega, “mi sono adattato anche se soffro molto e più di una volta ho pensato di suicidarmi, ma ormai vado avanti per inerzia, giorno dopo giorno”. (redazione@piazzagrande.it) f

012345678910111213141516 Intervista al direttore di Valori, Andrea Di Stefano

Perchè crollano i mutui
p eNRICo CAmANA

InchIesta

Agli italiani indebitarsi non piace, un rischio di fronte al quale si rinuncia anche a comprare casa

C

on riguardo al risparmio e ai debiti privati, il comportamento degli italiani è assai diverso da quello degli abitanti di molti altri paesi occidentali. gli anglosassoni, in particolare gli statunitensi, hanno una visione dei debiti come di un fatto normale della vita. Spesso già dall’inizio dell’università i ragazzi iniziano a contrarre debiti per pagarsi gli studi, e loro propensione al rischio economico è assai superiore alla nostra. Secondo Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori, “le famiglie italiane invece han-

no una spiccata tendenza al risparmio: questo è dovuto di certo a ragioni culturali, ma anche economiche”. Per Di Stefano, che è anche conduttore della trasmissione di Radio Popolare “Il giorno delle locuste” assieme a gian marco Bachi, “l’influenza del cattolicesimo ha avuto senza dubbio un suo peso, nel connotare in maniera negativa la figura dell’uomo indebitato”. ma esiste anche un altro motivo: già naturalmente indisposti verso il credito al consumo (i finanziamenti e i pagamenti rateizzati), gli italiani hanno creato

un mercato caratterizzato da una scarsa domanda. queste condizioni hanno causato una sempre maggiore concentrazione degli operatori, e a questa situazione si è aggiunto un fattore di ordine strutturale: la regolamentazione imposta agli operatori del credito al consumo in Italia è molto più restrittiva che in altri paesi. La somma di tutti questi fattori? un costo del ricorso al credito molto alto, e un numero di richiedenti nettamente inferiore rispetto alla media. ma questa caratteristica tutta italiana è davvero positiva, in un periodo di scarsa crescita come questo? “I commercianti naturalmente puntano il dito contro queste regole restrittive, perché a loro detta comprimono i consumi e frenano la crescita”, fa notare Di Stefano, “e forse non hanno tutti i torti. Di certo però un sistema così rigidamente inquadrato è più stabile, e garantisce tutti contro il rischio dei debitori insolventi”. e per i mutui? Nel 2011 il loro numero è sceso dell’11% rispetto al 2010. In che modo ha influito la crisi finanziaria

su questo crollo? “La stretta creditizia ha colpito in maniera durissima, e se i mutui sono calati in modo così drastico lo si deve principalmente all’aumento dei costi e alle fluttuazioni di questi ultimi”. La rata di un mutuo varia sulla base dell’importo preso a prestito dalla banca, sul quale vengono calcolati gli interessi determinati a partire dall’indice euribor, il tasso di interesse dei prestiti interbancari. questo valore è adeguato al tasso di sconto Bce, cioè l’interesse al quale la banca europea presta denaro alle banche nazionali. A parità di queste condizioni, però, le rate spesso variano in maniera repentina e insostenibile tra il momento del compromesso e quello del rogito finale per l’acquisto di una casa. queste variazioni sono dovute a frequenti crisi di liquidità delle banche, ma pesano sui potenziali mutuatari. Il risultato finale? Le persone rinunciano a chiedere mutui, o dopo numerosi tentativi fallimentari o perché non sono messe in condizione di capire se sono in grado di pagarne le rate. (redazione@piazzagrande.it)

Secondo Libera, anche fra gli strozzini le mafie si sostituiscono alla criminalità comune

se l’usura punta ai colletti bianchi
p FATmA eLhABIShI
un dato di fatto che la dilagante crisi finanziaria di questi ultimi anni ha ridotto sul lastrico molte persone. ma spesso non è questa l’unica causa. Ad accompagnare il disagio economico può arrivare anche il cosiddetto “cravattaro”, meglio noto come usuraio. “Inizialmente l’usuraio è considerato una persona fidata”, spiega Daniele Burghi, referente bolognese dell’associazione di lotta contro le mafie Libera, “poiché arriva per risolvere un problema”. Secondo una recente stima, effettuata da Libera nel 2011, ad oggi in tutta la l’emilia-Romagna 8.500 attività sono sottoposte a usura (circa l’8,6% dei commercianti attivi). A queste si richiedono denaro, ma anche particolari servizi; ad esempio nei bar si “propongono” determinati prodotti, specifiche marche di acqua o di caffè, affinché il giro mafioso commerciale continui senza ostacoli. ma il settore commerciale non è l’unico a fare gola agli strozzini, che spesso mirano anche ai privati cittadini. Le prede favorite sono i pensionati e i giocatori d’azzardo, e come precisa Burghi “qui il discorso è più grave, specialmente se un

È

pensionato è giocatore”. Le denunce sono poche e spesso sono portate dalla disperazione, anche dei parenti. Tuttavia, secondo Burghi, “l’attività usuraia, rispetto a 10-20 anni fa è cambiata. mentre prima era appannaggio della criminalità comune, ora, da quando è entrata la criminalità organizzata, si è raffinata. Le mafie odierne mirano ai ‘colletti bianchi’, assolutamente funzionali ai loro obiettivi”. Il primo scopo, soprattutto per quanto riguarda questo nuovo ramo, è il raggiungimento di un controllo sempre maggiore, ma nell’attività usuraia è implicito il riciclaggio del denaro sporco e talvolta l’acquisizione dell’esercizio commerciale. “Per combatterla basterebbe applicare quanto previsto dalla nostra Costituzione: garantire ai cittadini il diritto a un’esistenza decente”, conclude Burghi. “ma bisogna che ognuno svolga bene il proprio compito. Ciò vale per tutti, dallo studente al vigile. Bisogna essere curiosi e non far finta di non vedere. è necessaria una cooperazione fra i diversi ruoli della società affinchè le mafie siano sconfitte”. Per saperne di più: www.libera.it. (redazione@piazzagrande.it)

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012345678910111213141516 Dagli indignados di Santa Insolvenza a Federconsumatori la protesta contro le riscossioni sembra unire tutti

InchIesta

Tutti contro Equitalia
Barbolini (Santa Insolvenza): “Per multe di poco conto si può arrivare a pagare migliaia di euro o a vedersi pignorata la casa”
p ILARIA gIuPPoNI

Se

le politiche del nuovo governo monti rischiano di dividere irrimediabilmente la società in due classi economiche, tra chi protesta contro la tassa sull’elicottero e chi non sa come arrivare a fine mese, sicuramente c’è una protesta che sembra unire tutti: quella contro le riscossioni. equitalia è diventata il simbolo dell’oppressione economica, e la sua criminalizzazione ha reso la sede di riscossione dei tributi e i suoi funzionari spesso oggetto di attentati. Più civili, ma non meno critici, gli indignados bolognesi di Santa Insolvenza, hanno una posizione ben precisa. “La questione di equitalia è uno degli aspetti più inquietanti del sistema di indebitamento. Come movimento di Santa Insolvenza guardiamo da vicino questo problema interrogandoci su come costruire pratiche collettive di insolvenza”, racconta michele Barbolini. “Lo Stato ha concesso a questa agenzia di riscossione poteri inediti che altro non sono che uno strozzinaggio legalizzato. Per multe inevase di entità non elevata si può arrivare a dover pagare migliaia di euro, o vedersi pignorati i propri beni e la casa.

Il tutto con la benedizione dello Stato”. Svincolarsi da una morsa che strozza anziché garantire la ripresa economica, dunque. “Il punto è capire come sottrarsi a questo meccanismo di ricatto, come riappropriarsi della ricchezza del paese e redistribuirla. Anche in questo senso”, annuncia Barbolini, “nei prossimi mesi intendiamo organizzarci per dare corpo a quello che chiamiamo diritto all’insolvenza”. Ci va meno leggera Federcontribuenti, sul cui sito è possibile consultare un documento che raccoglie la cronologia degli imprenditori in difficoltà che si son tolti la vita. Per fermare e riformare il sistema di riscossioni, l’associazione dei contribuenti ha dato il via a una raccolta firme in tutta Italia intitolata “Liberati da equitalia – mettici

la firma”, che spinga governo e Camera al varo Legge Delega per lo scioglimento di equitalia. Finora sono 19.450 le firme raccolte (su un obiettivo di 50 mila). Anche la politica ha fiutato l’aria, e in Consiglio regionale tre esponenti della Lega Nord hanno presentato una risoluzione per chiedere alla giunta di costituire un ente di riscossione regionale dei tributi, oppure un’apposita agenzia, che sostituisca di fatto equitalia in maniera da ottenere, in perfetto stile leghista, “piena autonomia nella riscossione delle tasse degli enti locali”. Il risultato, mettendo insieme fronti altrimenti contrapposti è che un dovere, quello di contribuire al benessere dello Stato, sta diventando una condanna. (redazione@piazzagrande.it)

famiglie e piccoli imprenditori: Quando il credito è micro
p gIuSePPe meLe
Quando si parla di microcredito è quasi automatico pensare a paesi in via di sviluppo. in realtà il microcredito è diventata una risorsa importante anche in un paese come il nostro, in cui, stando a uno studio della commisione europea, già nel 2008 il 16% della popolazione risultava esclusa dai principali servizi finanziari. in questo senso sono varie le iniziative che si propongono di dare una risposta ai bisogni di questa fascia di popolazione. ne abbiamo parlato con francesca francese, la responsabile della filiale di bologna di permicro, una delle società che si occupano di microcredito a famiglie e imprese su tutto il territorio nazionale. l’idea di base è dare accesso a soggetti esclusi dai circuiti finanziari classici a piccoli crediti anche, in alcuni casi, in assenza di garanzie oggettive. “la proposta di permicro”, si legge sul sito, “si basa sull’idea del credito di rete; pensiamo infatti, che la rete di riferimento in cui sono inseriti gli individui sia la miglior garanzia per costruire e mantenere quel rapporto di fiducia tra noi e il richiedente che rende il microcredito un sistema finanziario innovativo e di forte impatto sociale”. guardando i numeri a livello nazionale, i 3/4 dell’attività riguardano il credito alla famiglia, concesso soprattutto a donne, e con una netta preponderanza di stranieri (85%). anche per quanto concerne il credito all’impresa i principali beneficiari sono stranieri che operano nel settore del commercio (41%) con un’importante componente femminile (45%). la preponderanza di stranieri si spiega anche, sottolinea francese, per il fatto che spesso gli italiani, di solito più facilmente “bancabili”, che si rivolgono alla società hanno uno storico creditizio che non li fa rientrare nei parametri di permicro: in pratica capita che ci si rivolga all’agenzia per rientrare da situazioni di debito, anche di lungo periodo, e non per avere un sostegno all’avvio o allo sviluppo di un’attività, o per un sostegno alle spese famigliari, che sono i campi in cui l’agenzia opera. per quanto riguarda bologna e provincia vale quanto detto per l’intero territorio nazionale; sono stati erogati 46 crediti, in particolare a famiglie in difficoltà nel rispondere alle spese di base riguardanti casa, salute e istruzione. “l’obiettivo per il nuovo anno”, aggiunge francese, “è aumentare la quota di imprese che accedono al credito, tenendo anche conto che gli istituti finanziari tradizionali oggi spesso non finanziano ciò che fino a ieri finanziavano”. (redazione@piazza-

grande.it)

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Se il risparmio diventa consapevole
p PIeTRo SCARNeRA

la crisi vista da banca etica

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oro, in qualche modo, la crisi l’avevano prevista. o meglio, avevano intuito che qualcosa nel sistema economico-finanziario fosse degenerato. Di qui la necessità di ripartire da alcuni basi etiche, da una Banca etica, appunto. Nato nel 1999, l’istituto di credito è stata “la prima banca al mondo a mettere on line tutte le realtà che finanziamo”, spiega il responsabile della filiale di Bologna, Alessandro gentilini. “La nostra posizione non è critica nei confronti della finanza in assoluto, ma vede nell’accesso al credito un diritto fondamentale. Se nel creare una realtà finanziaria si parte con la necessità di massimizzare il profitto, nel lungo periodo questo si ritorce contro lo stesso sistema finanziario. Se poi ci sono comportamenti ‘avidi’, questo non fa che peggiorare le cose”. Banca etica invece ha scelto un’altra strada. Le realtà finanziate, dalla cooperazione sociale alle imprese che si occupano di energie rinnovabili, hanno tutte in comune una finalità etica. gli operatori non vendono prodotti finanziari “tossici”, e nemmeno propongono

agli investitori strumenti di cui non hanno in realtà bisogno. Forse per questo, anche in piena crisi, Banca etica ha fatto segnare numeri postivi: +24% sugli impieghi, +4% nella raccolta. “Nonostante la contrazione del sistema creditizio noi abbiamo continuato a fare credito”, spiega Alessandrini. In particolare sono arrivate le richieste “di moltissimi investitori privati, per il mutuo sulla prima casa, che per noi è un diritto”. un filosofia che i risparmiatori sembrano apprezzare. La filiale di Bologna, che copre il territorio da Parma a Rimin, oggi registra quasi 2 mila conti aperti, una raccolta diretta di 53 milioni di euro, una indiretta di 26 milioni e impieghi per 28 milioni di euro. Fra i prodotti finanziari etici che la banca ha cominciato ad offrire ci sono anche certificati di deposito i cui guafdagni vengono destinati a onlus e organizzazioni di volontariato (come ActionAid). “molti risparmiatori li scelgono”, spiega Alessandrini, “è un modo per tenere il capitale vincolato e allo stesso tempo contribuire a un causa”. Per il 2012, Banca etica ha lanciato anche la campagna

“Non con i miei soldi”, un’iniziativa che serve a sensibilizzare i cittadini e indirizzarli verso un risparmio consapevole. “quando affidiamo i nostri risparmi a un intermediario finanziario”, si spiega nel sito di Banca etica, “dobbiamo ini-

ziare a chiederci se siamo disposti a fidarci di qualcuno che intenda usarlo per un traffico di mine antiuomo, per quanto remunerativo, o a chi volesse giocarselo al casinò della speculazione”. (redazione@piazzagrande.it)

fffffffffffffffffffff

Più brutto di un debito
p LuIgI LePRI*

F

orse è proprio vero che più una cosa desta preoccupazione e più se ne parla. Di questi tempi, vocaboli come “crisi, denaro, debito” vengono ripetuti spesso anche a Bologna, sia in italiano che in dialetto. un’occhiata alla lingua petroniana ci svela come oggi il debito venga spesso definito dèbit, dialettizzando l’italiano, mentre i vocaboli originari sarebbero Póff e Ciôd. Servano da esempio frasi come fèr la cråus a un póff (condonare un debito), Èser pió brótt d un póff (essere più brutto di un debito), Piantèr un ciôd (piantare un chiodo, cioè contrarre un debito), Cavèr un ciôd e piantèr una fêrla (levare un chiodo e piantarne uno più grosso, cioè pagare un debito con denaro preso a prestito). Inoltre, in bolognese si fa riferimento al “debito” anche grazie a un nutrito patrimonio di frasi figurate come asughèr una bughè (asciugare un bucato, cioè estinguere un debito), fèr dla sóppa (fare della zuppa, cioè moltiplicare il debito), Èsere pèra con tótt (essere pari con tutti, non avere debiti). Non mancano i proverbi, fra i quali il più malizioso ci pare dóvv al póff l é piantè an s fà pruvéssta (dove si ha fatto un debito non si fa provvista, cioè il creditore non si fida più). Fra i vocaboli di moda oggi, c’è anche “crisi economica”. I suoi corrispondenti dialettali potrebbero essere Plómma, Clénnica, rèna (letteralmente, rana) e Boletîte, insieme a misêria che non ha bisogno di spiegazioni. Per mancanza di spazio tralasciamo l’origine dei primi

due. Diciamo che rèna viene usato riferendosi al colore del batrace, per cui avair dla rèna (avere della rana) significa essere al verde. La Boletîte, invece, è un chiaro derivato di Bulatta (bolletta, mancanza di denaro). Anche qui non mancano espressioni metaforiche come Cavères d’int i blâc (levarsi dagli stracci, dare un calcio alla miseria) o surreali come una plómma ch’la fà i cinén (una povertà che fa figli), ch’la bâla al tarscån (che balla il trescone), ch’la fà äl falésster (che fa le scintille), ch’as i pògia cånter la biziclatta (tanto solida da poterle appoggiare contro la bicicletta). e i soldi? In dialetto possono essere definiti Bajûc e Góbbi (da nomi dell’antico Baiocco e di una moneta coniata a gubbio), oppure con i gergali Pélla, Grèna, Baléina, sghíroli. Nel caso di pochi spiccioli, i soldi cambiano nome e diventano svanzói (rimasugli), mundî (minutaglia) o municâja (monetine). Per concludere, vogliamo servirci di una famosa citazione in inglese: Nothing comes amiss, so money comes withal (nulla può andar male, se viene insieme ai soldi): lo si dice nella Bisbetica domata. Il dialetto bolognese, senza conoscere Shakespeare, ha coniato l’equivalente l azidänt ch’l arîva coi bajûc al guaréss pió in fûria (l’accidente che arriva accompagnato dai soldi guarisce più in fretta). *Luigi Lepri è uno dei più noti cultori e studiosi della lingua bolognese. È autore di numerosi testi tra cui spicca il Dizionario Bolognese-Italiano/Italiano-Bolognese, scritto con Daniele Vitali.

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Rom d’Europa

I diritti dimenticati “C
p F.m.

p FRANCeSCo meLe
ondividere esperienze, migliorare le capacità di conoscenza a livello locale e diffondere buone pratiche e supportare l’inclusione sociale dei rom: è questo l’obiettivo del progetto europeo “Roma-NeT”, che vede coinvolte nove città dell’unione (tra le quali Bologna e udine). Ann hyde, coordinatrice transnazionale del progetto, individua tre tematiche fondamentali in questo percorso: il coinvolgimento della comunità rom, le politiche di housing e l’impiego lavorativo (fase attuale che vede coinvolta Bologna) e in particolare del mercato del lavoro intermedio, cioè quel pezzo che c’è tra la disoccupazione e il lavoro “vero”. Ci sono poi degli obiettivi locali che ciascun partner deve raggiungere: il principale è la creazione di un Piano di azione locale, che ogni città deve produrre attraverso un gruppo di supporto locale, composto da un tavolo di attori principali che lavo-

C

rano su queste tematiche. “Bologna ha già fatto molto lavoro su questo e ha già creato il suo gruppo di supporto locale”, dichiara Ann hyde. Tutto questo viene portato avanti nonostante le tendenze della politica nazionale, che spesso hanno visto i rom finire nel mirino delle campagne per la sicurezza. Inoltre la hyde sottolinea come “ci sia una falsa credenza riguardo al fatto che i rom sono dei nomadi: in realtà alcuni lo sono ma la maggior parte di loro vivono in alcune città già da centinaia di anni. e in moltissime situazioni vivono in zone che potremmo definire ghetti urbani”. Forse anche per questo coinvolgere la comunità rom non è semplice, ma secondo i parteciapanti ci sono stati segnali positivi che fanno ben sperare per la riuscita del progetto. Per saperne di più: http://urbact.eu/en/projects/activeinclusion/roma-net/. (www.bandieragialla.it)

hi nega i diritti, cancella le persone”: uno slogan tanto radicale quanto tristemente vero e reale quello della campagna di comunicazione promossa da “I diritti alzano la voce” un network formato da 24 organizzazioni del volontariato e del terzo settore italiani. In questo momento storico di crisi economica e socioculturale sono infatti i diritti di cittadinanza ad essere quotidianamente “soffocati” (così come l’immagine su cui è costruita la campagna che vede un uomo incappucciato, che prova a parlare ma che riesce solo a farfugliare suoni indistinti e soffocati). questioni come l’impoverimento crescente, il sostegno agli anziani, alle persone con disabilità e ai senzatetto, la condizione dei detenuti o le problematiche giovanili sono solo alcune delle emergenze sociali che si fanno sempre più drammatiche e che non vedono risposte adeguate da parte delle istituzioni. e a rendere tangibile questa mancanza sono i numeri, che mettono a nudo i tagli inferti negli ultimi anni alle politiche sociali: infatti fino al 2013 si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro. Con questa nuova iniziativa i promotori intendono porre all’attenzione dell’opinione pubblica il lancio di una riforma del welfare fondata su alcuni fondamentali principi etici e politici in grado di stimolare nuove prese di posizione, relazioni con le istituzioni e altri soggetti politici e sociali, iniziative di mobilitazione e attività di comunicazione. La campagna, promossa da tante realtà nazionali e regionali che tutelano, tra le altre, le fasce giovanili (come Arci), i diversamente abili (come Fish) e le fasce della popolazione anziana (come Auser), intende, attraverso spot video e radio, annunci per la stampa e banner, raggiungere e sensibilizzare testate giornalistiche nazionali e locali, siti web e social media. Tutti i materiali sono visionabili sul sito web www.idirittialzanolavoce.org, all’interno del quale è stato attivato anche lo spazio “La tua storia”, nel quale è possibile raccontare, in non più di 3 mila battute, una esperienza di violazione dei diritti vissuta in prima persona. (www.auserbologna.it)

il Quinto alimento
botteghe resistenti
p FRANCeSCA BoNo e SoFIA PIzzo
subito dietro le vie dello shopping, nel centro storico di bologna, o appena fuori porta, sopravvivono alle multinazionali e al rincaro spietato degli affitti piccole botteghe dall’atmosfera un po’ retrò, che vendono specialità alimentari sia italiane che straniere. la drogheria della pioggia, il bar t abaccheria Zanasi all’angolo tra via d’azeglio e via urbana, i due punti vendita carusi in via saffi e in via matteotti, il caffè bazar di via guerrazzi. in alcuni casi si tratta di veri pezzi della storia di bologna. in ogni caso negozi che danno all’intera strada in cui si trovano il calore necessario per non far cadere nella spersonalizzazione la nostra città. se gli interni restano quelli di un tempo, l’offerta affianca a prodotti di una volta, che riportano all’infanzia, proposte assolutamente all’avanguardia. basta che siano vere specialità e troverete qualsiasi prelibatezza, dalle spezie ai vini, dal cioccolato agli oli. ottime idee non solo per cucinare, ma anche da regalare. si tratta, infatti, di prodotti spesso molto curati nella confezione e introvabili nei supermercati e nella maggior parte dei negozi d’alimentari. naturalmente chi gestisce questi negozi è ben felice di descrivere ai clienti ogni qualità e particolarità del prodotto di volta in volta proposto, consigliando nell’acquisto come i bottegai di un tempo. carusi ha anche un sito (www.carusi.it) dove pubblica schede molto dettagliate, contenenti informazioni sull’origine e la storia dei prodotti. (www.

communeating.com)

01234567891011213141516 Il portavoce Stig Badentorph: “Chi non ha vissuto in strada non capirà mai quali sono i nostri bisogni”

L’unione degli homeless
Lo scorso ottobre a Lussemburgo è nata hope (homeless People), l’organizzazione dei senza dimora europei
p LeoNARDo TANCReDI
enza dimora di tutta europa uniti. Non è ancora una realtà, ma un passo importante è stato fatto. A Lussemburgo, lo scorso ottobre, è nata hope (homeless people), l’organizzazione dei senza dimora europei. Il primo mattone era stato posato nel 2009 a Copenaghen, quando, in occasione dell’assemblea annuale di Feantsa (Federazione europea delle organizzazioni impegnate con i senza dimora), si erano riuniti 44 fra homeless ed ex homeless. “Dopo ore di discussione”, dice Stig Badentorph, danese, uno dei portavoce di hope, “è emerso che abbiamo bisogni che né Feantsa, né nessun’altra organizzazione possono soddisfare. Avevamo bisogno di un’organizzazione di homeless, non di fornitori di servizi per

S

gli homeless”. All’indomani dell’assemblea danese, è partito un lavoro di informazione e di raccordo tra i gruppi di senza dimora sparsi in europa, con tutte le difficoltà del caso. “Trovare homeless e metterli in contatto non è facile, se vivi in una scatola di cartone”, ironizza Stig. “e molti non hanno un’email, questo complica tutto”. Per quanto Stig e gli altri di hope apprezzino il lavoro di Feantsa, non si sentono pienamente rappresentati: la loro esigenza primaria è essere ascoltati, per questo hanno deciso di prendere parola autonomamente. “Chi non è stato homeless può discutere fino allo sfinimento ma non capirà mai quali sono i nostri bisogni”, spiega Stig. Proprio durante l’ultima assemblea annuale della Federazione, a ottobre 2011,

hope ha formalizzato la sua esistenza con l’elezione di un presidente - l’olandese edo Pardekooper overman - e di un consiglio formato da Brigitte hartung (tedesca), Jorma korhonen (finlandese) e Per ernstsen (danese). Il tutto secondo una norma di base: non puoi votare o essere eletto se non sei o non sei stato senza dimora. Il prossimo appuntamento sarà a glasgow, ma per dare continuità all’organizzazione bisogna superare anche il problema dei soldi. “Al momento viviamo alla giornata”, continua Stig. “Sand, un’organizzazione danese, ha pagato le spese per consentire al consiglio di riunirsi a Copenaghen. è necessaria una buona raccolta fondi, per adesso contiamo sulle nostre motivazioni, qualcuno si è pagato da sé il viaggio pur di

esserci”. un tema di cui si è parlato negli incontri è la disparità di condizioni di vita dei senza dimora nei paesi europei. Se in Danimarca il diritto alla partecipazione degli homeless nei processi decisionali all’interno dei servizi sociali è previsto per legge, in ungheria chi è costretto a vivere in strada sta subendo una forte criminalizzazione da parte del governo di Victor orbàn. “uno dei primi atti di hope è stato lanciare una petizione contro il governo ungherese. In futuro vogliamo fare pressioni sul governo danese perché durante l’anno di presidenza dell’ue faccia qualcosa di importante per noi. ma prima ancora che con i politici, c’è bisogno di parlare con la gente di strada, è questo il nostro obbiettivo”.(leonardotancredi@piazzagrande.it)

ungheria, guerra ai senZa dimora
p ALAIN VeRDIAL
ramai non rimane quasi nulla dell’ungheria post-comunista del 1989. L’ungheria di oggi è un Paese totalmente diverso, governato per la prima volta nella storia da un partito nazionalista di destra, il Fidesz, e sommerso da una profonda crisi che si manifesta su tre fronti: quello politico-istituzionale, quello economico, ma soprattutto quello identitario, che sta cancellando le tracce dell’esperienza socialista dei magiari e le cui conseguenze finiscono per colpire i cittadini più in difficoltà. L’ossessione di Viktor orban (premier e leader del Fidesz che più di un anno fa si è imposto nelle urne con la maggioranza assoluta) era la creazione di una nuova “magna carta” che potesse convertire l’ungheria nell’ultimo Paese dell’europa dell’est ad abbandonare per sempre il suo vecchio statuto comunista. La nuova Costituzione, in vigore dal primo gennaio 2012, non solo ha portato con sé radicali mutamenti, ma, per la rigidità di molti provvedimenti in essa contenuti, ha generato innumerevoli critiche da parte degli stessi ungheresi e la minaccia da parte della ue di un totale isolamen-

Il governo Orban punisce chi dorme in strada con multe salate o carcere, ma qualcuno si oppone

O

to economico-istituzionale, identificando orban come un nemico della democrazia. mentre il premier riflette sull’ipotesi di cedere alle petizioni dell’ue per poter salvare la nazione, l’ascesa al governo di esponenti appartenenti a correnti neonaziste e l’approvazione di alcune leggi restrittive non fanno altro che peggiorare la situazione. una di queste ferree normative è la legge che vieta ai senzatetto di dormire nei luoghi pubblici. Il provvedimento è stato proposto dal Fidesz e applicato da mate kocsis, sindaco di Jozsefvaros, l’ottavo distretto di Budapest, quello in cui si concentrano la maggior parte dei 7 mila homeless della capitale. Di fatto da dicembre qualsiasi persona sorpresa per due volte in sei mesi a dormire nei parchi di questo quartiere, viene multata di 150 mila fiorini (circa 500 euro) o, in alternativa, portata in carcere. Consapevole dell’impos-

sibilità del pagamento della multa, mate kocsis ha cercato di ridurre i danni applicando la legge soltanto a coloro che avessero rifiutato un posto letto offerto dal Comune. ma la disapprovazione generale della cittadinanza contro questo genere di decreti comincia a farsi sentire. è questo clima di disagio che spinge molte organizzazioni a cogliere l’occasione e scendere in piazza per manife-

stare a favore dei cittadini. Fra i più attivi c’è l’associazione “The City is for All” (la città appartiene a tutti). questo gruppo di volontari, creato nel 2009 e formato da homeless e attivisti, lotta ogni giorno per difendere i diritti degli indigenti, ma anche per salvaguardare la vera identità del popolo ungherese, ovvero quella basata sulla giustizia e sull’uguaglianza sociale. (redazione@piazzagrande.it)

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ue uomini uccidono un vigile urbano travolgendolo con un’auto. hanno importanza le loro origini per decidere come giudicarli? Il buon senso dice di no, e se qualcuno ti uccide un parente non è consolante pensare che sia stato uno svizzero, un bianchissimo neozelandese o un nobile britannico della Camera dei Lord. Non ci interessa da dove viene, ci interessa che cosa ha fatto e che subisca le conseguenze del suo comportamento. Anche la deontologia del giornalismo dice che la nazionalità di un criminale è irrilevante. Nella “carta dei doveri” del giornalista, infatti, è scritto a chiare lettere che ogni riferimento a “caratteristiche della sfera privata delle persone è ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico”. Ciò nonostante, la cronaca dell’omicidio dell’agente di polizia municipale Niccolò Savarino è stata arricchita dalla grande stampa con molti particolari “etnici”. Per maggiori dettagli si può consultare il sito giornalisti contro il razzismo (www. giornalismi.info/gcr), ma intanto basti sapere che le più grandi testate giornalistiche italiane hanno descritto nel caos più totale un “nomade”, un ragazzo “di origine rom sinti”, uno “slavo”, con picchi di schizofrenia che hanno portato a definire in uno stesso articolo questo ragazzo come un “nomade di origine slava nato in germania ma di origini serbocroate”. Per uscire da questo groviglio confuso di etnie, basterebbe applicare le regole base del buon giornalismo, verificando i dati con fonti primarie. Per farlo mi è stato sufficiente telefonare ad

Cronisti di razza D
p CARLo guBIToSA

non parlate al conducente

monetine
p DoNATo uNgARo
, la crisi”, mi dice un vecchietto che oggi ho già caricato un paio di volte. è salito una prima volta in centro, per scendere in via murri; poi è risalito in Santo Stefano, per scendere in Saffi. ho un turno ‘unico’ di 13 e sarò sul filobus tutta la mattina; e lui, l’omarello, gira con me per Bologna. “Brutta bestia, la crisi”, mi ripete a San Ruffillo. Vuole attaccare bottone, e io non mi tiro certo indietro. “Brutta bestia sì, la crisi, ma c’è di peggio”. mi immagino che lui sia in pensione e che abbia a che fare con i problemi quotidiani dei pensionati, ma penso anche che lui, vestito dignitosamente ma senza fronzoli, disponga di quella cognizione del vivere che, a una certa età, ti permette di affrontare la vita a suon di rinunce. e col mio “c’è di peggio” alludo alla salute, agli acciacchi della vecchiaia, ma lui continua. “La crisi, per capirla, va guardata dall’autobus”, dice. Penso ai ragazzi che imbrattano le vetrine delle banche e delle agenzie interinali, con frasi tipo “noi la crisi non la paghiamo”. Che cosa centra l’autobus? Lo chiedo al mio interlocutore. “guarda qui”, mi risponde il pensionato, tirando fuori dalla tasca il pugno chiuso e aprendomelo davanti al naso. Nel palmo della mano compaiono una ventina di monetine color rame, un paio color oro. “è l’incasso di tutta la settimana; siamo solo a metà, è vero. ma una volta era diverso”. Non capisco e chiedo altre spiegazioni. “Sì, io lo chiamo incasso: è il mio ‘lavoro’. giro sull’autobus a raccattare le monetine che cascano di tasca alla gente. Si infilano sempre negli stessi punti del pavimento e la gente non le raccoglie. Si deve reggere, mentre tu guidi, e io ne approfitto per tirarle su al capolinea”. e la crisi? “La crisi fa sì che la gente non perda più le monetine; o se le perde si china a raccoglierle. Così io non trovo quasi più niente”. Non devo fare altre domande, la mia fantasia può riempire i buchi che mi mancano per conoscere la vita del mio passeggero. Che triste vita, mi dice una vocina in fondo all’anima. No, la corregge subito un’altra vocina appena più profonda, che triste società. (donatoungaro@piazzagrande.it)

Alessandro giuliano, il capo della Squadra mobile di milano. Che informazioni hanno i magistrati? Le autorità francesi hanno confermato che il 15 maggio 1994 nel quarto arrondissement del comune di Parigi è nata una persona di nome Remi Nikolic, e questi dati corispondono a quelli indicati sulla carta d’identità

“Ah

rilasciata al ragazzo arrestato dal Comune di Albignasego (Padova). Può essere che quella carta d’identità sia falsa, ma al momento i riscontri in possesso delle autorità sembrano indicare che il “nomade, rom, slavo, serbocroato” sia in realtà un minorenne nato a Parigi. Sul fronte “etnico” di questa notizia, dunque, non c’è ancora nessuna certezza, eppure sulla stampa si è scatenata la “caccia allo straniero”. e nessuna rettifica è stata pubblicata anche dopo aver accertato che la comunità Rom di milano, inizialmente coinvolta dai giornali, non c’entra niente con questa vicenda. Per reagire a un omicidio insensato ci basta canalizzare i nostri istinti peggiori sulle pagine dei giornali oppure è meglio che gli operatori dell’informazione e quelli della sicurezza facciano al meglio il loro mestiere senza cedere al sensazionalismo e al sicuritarismo?

la posta degli altri
La redazione di Piazza Grande risPonde aLLe Lettere PubbLicate sui quotidiani boLoGnesi

Controllore dove sei?

caro lettore, sfogliando i giornali cittadini, abbiamo trovato tante lettere come la sua. tutte vorrebbero misure più severe per i “portoghesi” sui bus (a proposito: da febbraio atc ha alzato le multe da 48 a 60 euro). tutti si chiedono: “dove sono i controllori?”, “perché nessuno mi controlla mai?”. e poi tutti forniscono informazioni personali: “io prendo il 20”, “io quest’altra linea”, “io tutte le mattine”, “io anche la sera”, eccetera eccetera. va bene, dài, ammettetelo, sono tutti i messaggi in codice: vi siete innamorati di un controllore e lo volete assolutamente rivedere, non c’è altra spiegazione.

lettera pubblicata su la repubblica del 25 gennaio 2012

utilizzo quotidianamente la linea 20, mattino e sera. dal mese di ottobre 2010, periodo in cui ho iniziato a sottoscrivere abbonamenti annuali, non mi è mai capitato di ricevere controlli a bordo da parte di addetti atc. nel mese di maggio ho inviato una mail di segnalazione ad atc in tal senso: non ho ricevuto risposte.

012345678910111213141516 Arrivano gli audiolibri di CulturAbile

Fiabe accessibili
p PAoLo PeRINI

Un esperimento chiamato Bi-Bo
p ChIARA ToLomeLLI

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iabe audio online per bambini, disabili e non, ma anche per adulti. è questa la sostanza del progetto “Audioliberi”, che vuole rendere fruibile anche ai bambini ciechi il mondo delle fiabe. L’iniziativa è di CulturAbile onlus, in collaborazione con Italian podcast network. Il progetto si rivolge ai bambini ciechi e alle loro famiglie, ma anche a bambini e ragazzi che per qualche motivo sono temporaneamente inabili alla lettura, come ad esempio quelli ricoverati in ospedale, dislessici o autistici, per i quali l’ascolto ha una funzione fondamentale di apprendimento. Com’è nata l’idea degli audiolibri? “ho conosciuto FreeRumble, un social network audio, accessibile alle persone cieche perché contiene solo contenuti audio”, spiega Saveria Arma, ideatrice del progetto. “è nata così l’idea di creare un canale audio di fiabe per bambini. Si possono scaricare le nuove favole e i bambini possono così ascoltarle e ripeterle, imparando parole nuove”. Chiunque inoltre può registrare una fiaba e metterla on line (all’indirizzo http://www.freerumble.com/canali.php?userId=557). Presto le fiabe saranno disponibili anche sulla pagina web della onlus. Italianpodcast network ne farà una vera e propria rubrica online. Per arricchire la biblioteca audio, CulturAbile sta cercando volontari che vogliano prestare la propria voce e

La
qualche ora del proprio tempo per registrare una favola a scelta. “Ci piacerebbe registrare le favole con le voci di personaggi noti e meno noti”, continua Arma, “e in una terza fase scrivere una favola originale di cui produrre un dvd e un libro tattile. e poi il progetto delle fiabe audio, appena partito in futuro potrebbe espandersi anche ad altri tipi di testi”. CulturAbile infatti non si occupa solo di fiabe. “Abbiamo organizzato varie proiezioni accessibili quest’anno e stiamo curando degli spettacoli teatrali, tra cui la storia di pinocchio, prodotta da Li.Fra, accessibile a bambini sordi e ciechi, che sta girando l’Italia”. In questi casi CulturAbile si occupa della sottotitolazione/ sovratitolazione e dell’audiodescrizione. L’ultima proiezione si è tenuta a novembre 2011 al cinema Lumière con il film “Si può fare” di giulio manfredonia con giuseppe Battiston e Claudio Bisio. Per informazioni: www.cultrabile.it e www. italianpodcastnetwork.it. (redazione@ piazzagrande.it)

sua forma originale non lo fa certo passare inosservato, mentre “sfreccia” nel centro di Bologna alla ricerca di qualcuno da portare a spasso: è da 18 mesi che il risciò BI-Bo è entrato in servizio, ma ogni volta che esce, qualcuno si stupisce. A importarlo dalla tedesca Veloform ci ha pensato Primavera urbana, un’associazione no profit che ha l’intento di stimolare il Comune di Bologna a sviluppare un trasporto pubblico alternativo ed ecologico, sostenendo anche la pedonalizzazione del centro. Il BI-Bo, secondo l’associazione, promuove socialità e incontro tra i cittadini, rende il centro più sicuro e meno degradato, e offre anche un diverso punto di vista “turistico” della città. ma il progetto ha soprattutto uno scopo sociale: creare lavoro per studenti, disoccupati e anche per gli stranieri in cerca di occupazione e i rifugiati politici senza il permesso per lavorare. è da settembre, in occasione dei primi T-Days, che Primavera urbana ha coinvolto alcuni profughi africani, provenienti dalla Libia, nella propria squadra di pedalatori. una scelta che ha attirato critiche all’associazione, ma anche al Comune, che collabora all’iniziativa con l’assessorato al welfare e alla mobilità. Il risciò sarebbe il simbolo di un mondo sottomesso all’occidente agiato, con un’aggravante estetica: la figura del nero che fatica, pedalando umilmente, per servire il bianco. Accuse che secondo Primavera urbana nascono dall’ignoranza. “La pedalata assistita da un motore elettrico rende il risciò leggero e utilizzabile da chiunque, senza sforzo: pedalano anche delle ragazze e i volontari sono per lo più italiani; dover specificare il colore della loro pelle sarebbe folle. I ragazzi provenienti dalla Libia, entusiasti, si sono sentiti coinvolti in un progetto importante”. Per aumentare la flotta di BI-Bo, l’associazione è ora alla ricerca di sponsorizzazioni, ma la priorità è un parcheggio, indispensabile per continuare l’attività; i promotori del BI-Bo ritengono che il luogo ideale sarebbe il cortile di Palazzo D’Accursio, una location comoda e centrale, che darebbe prestigio a un progetto importante per la città. (redazione@agendanet.it)

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In bici con stile, anche d’inverno
p oLgA mASSARI

sempreverdi

La

brutta stagione, si sa, non è un ottimo incentivo a pedalare: la pioggia soprattutto ci rende svogliati e poco reattivi a metterci in sella alla nostra cara bicicletta. qualche semplice regola vi aiuterà a non arrivare al lavoro brutti, sporchi e bagnati quando la bici è l’unica soluzione e fuori impazza la tempesta. 1) I parafanghi. Se si chiamano così, c’è un motivo. Funzionano. Davvero. 2) Se non rischiate di investire nessuno o di scivolare, usate i portici. Il buonsenso vi dirà quando è il caso di farlo e quando invece siete un ostacolo per gli altri.

3) Decidete con cura cosa vi metterete addosso. un esempio? Sì alla lana, no al cotone, non si asciuga mai! In inverno preferite i colori scuri, nella bella stagione uscite pure senza calze, vi asciugherete prima. In testa portate un cappello, e occhio a truccarvi solo una volta arrivati a destinazione, per evitare l’effetto emo. 4) Fate impermeabilizzare i vostri stivali (esistono prodotti appositi) oppure utilizzate i wellington Boots. Avere i piedi all’asciutto sarà fondamentale per evitare un raffreddore! 5) Se non temete il ridicolo, appuntatevi i pantaloni con una molletta. Sicuramen-

te non passerete inosservati, ma attenti a non farle saltare tra i raggi della bici! 6) Investite in un buon impermeabile. quelli tascabili sono pratici, quelli di Terra New york sono bellissimi, carissimi e biodegradabili dopo 15 anni di non utilizzo. Le mantelle vi faranno sembrare perennemente goffi, ma sono a prova di monsone. 7) Coprite il cestino portapacchi e la sella con i sacchetti in pvc che ancora sono in circolazione. quelli in mater–bi conservateli per la raccolta differenziata. 8) La bici va trattata bene! La catena ogni tanto va re-ingrassata perchè non si ar-

rugginisca, e i freni vanno sempre controllati. 9) Se oggi non ne avete proprio voglia, c’è sempre l’autobus. (www.sottobosco. info)

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Razzismo, solidarietà e diritti visti dal centrocampista del Bologna

spalle alla porta

Parola di Mudingayi G
p LeoNARDo TANCReDI
aby mudingayi c’è. ha messo la firma e la faccia per la campagna “L’Italia sono anch’io” che vuole dare cittadinanza italiana ai nati in Italia da genitori stranieri; ha partecipato al pranzo per i senza dimora di Bologna offerto dal ristorante Diana e presto farà incontrare sul campo di calcio i profughi di Villa Aldini con quelli ospitati a Lugo di Romagna. Se in campo alza i muri, fuori mudingayi si impegna ad abbatterli. “quando me l’hanno chiesto ho pensato che era una cosa normalissima, chi nasce in Italia da genitori stranieri ha diritto a essere cittadino italiano”, spiega. Visto da fuori il mondo del calcio sembra isolato dalla realtà. Hai parlato di questa tua esperienza coi compagni di squadra? Sì, ne abbiamo parlato un po’ ed erano molto interessati. molti, come me, erano convinti che uno che nasce qua ha diritto di essere italiano, nessuno sapeva che non è così per la legge italiana. Sinceramente, noi quando arriviamo al campo ci concentriamo molto sull’allenamento, non abbiamo molto tempo per parlare di cose che accadono fuori dal calcio. Anche tu hai una storia da migran-

te, com’è stato arrivare in Europa? Sono nato in Congo e sono cresciuto in Belgio, a sei anni mi sono trasferito coi miei a Bruxelles per migliorare il mio futuro, soprattutto per studiare. ero molto piccolo, però ancora adesso ricordo tutti i momenti passati in Africa. Dico sempre che ero povero fuori e ricco dentro, coi miei fratelli, coi miei amici stavo bene. Non ti è mai pesato sentirti straniero? Devo dire che io sono stato accolto molto bene a Bruxelles, lì ci sono tante persone del mio Paese quindi mi sono sentito subito a casa. Devi sapere una cosa, noi siamo stranieri qui e lì, perché quando quelli come me tornano in Africa sono visti come stranieri, alla fine siamo lì in mezzo. Io poi sono stato bene, ho potuto fare tante cose, ho potuto studiare, ho potuto giocare a calcio che secondo me è il mestiere più bello del mondo. Come ti hanno accolto in Italia? Sono arrivato a Torino a gennaio del 2004, avevo paura, sai... vai in un Paese dove non conosci la lingua. Sarà perché sono arrivato come calciatore e ho certi privilegi, però in Italia sono stato accolto non bene, benissimo. Ci torni in Africa?

Sono venti anni che non torno. Se torno in Africa ora, vado con lo status di una persona importante. Siamo cresciuti tutti insieme, ma loro mi vedono come un punto di riferimento, uno che è riuscito a uscire da quella situazione, quindi io non voglio tornare se non ho prima le idee chiare su quello che voglio fare lì. A me piacerebbe fare una scuola, o una scuola calcio. Adesso non mi sento ancora pronto perché anch’io sto facendo un percorso di crescita, sono qui, devo realizzarmi. Prima del Bologna, hai giocato anche con la Lazio, tifoseria accusata di razzismo. Esiste questo problema nel calcio italiano? Sono arrivato alla Lazio con questa idea. Se ti faccio vedere su youTube, tu non ci credi, mi facevano i cori dal primo minuto al 90esimo, mai avuto problemi di razzismo, ero amato, in curva c’erano le mie foto. una volta giocavamo Lazio–Palermo e nel Palermo c’era un giocatore di colore

che stava giocando bene, i laziali gli hanno fatto dei buu per innervosirlo, l’anno dopo quel giocatore è venuto alla Lazio e quegli stessi tifosi lo amavano. era makinwa. questo non può essere razzismo, secondo me è solo un modo per far innervosire, perché sai che è un pericolo in campo. Ai tifosi dà fastidio il giocatore che non si suda la maglia, può essere nero o verde, se non ti impegni loro ce l’hanno con te. Cosa vorresti da questo campionato? mi manca il gol. Durante la settimana mi alleno a tirare in porta, ma in campo il mio mestiere è correre e fermare gli avversari. eppure il gol è una gioia immensa. Come se non bastasse, mio figlio di sei anni prima di ogni partita mi dice come devo festeggiare se segno e quando torno a casa dopo la partita mi fa “neanche oggi hai fatto gol, ma non fa niente papà, hai giocato bene lo stesso”. (leonardotancredi@piazzagrande.it)

mai dire Pareggio
p gIANLuCA moRozzI

cronaca delle partite precedenti

dovremmo smetterla di dire cose come “un pareggio lo firmo col sangue”. le divinità del calcio ci prendono alla lettera, dopo, e noi ci mangiamo le mani. ci siamo mangiati le mani a napoli, e ci siamo mangiati le mani a roma. due di quelle partite in cui avevamo pronosticato di tornare con zero punti, e invece siamo qua a maledire i quattro lasciati per strada. il napoli lo avevamo visto seppellire con sei gol il povero genoa prima di natale, per poi andare a passeggiare a palermo. e allora, dopo la vittoria sul catania firmata cherubin-di vaio, ci eravamo detti: questi tre punti saranno utili, visto che dal san paolo torneremo a mani vuote. e invece stavamo per vincere, al san paolo, visto che dopo il gol iniziale di acquafresca il bologna aveva imbrigliato il napoli, tenendo bene da tutte le parti del campo. il napoli non riusciva a giocare, di vaio aveva sprecato il raddoppio in contropiede. c’è voluto un braccio un po’ largo di perez su cui è rimbalzato un pallone impazzito, un arbitro che dà punizione dal limite, e poi il solito guardalinee – ci capita spesso, a napoli, il guardalinee che fa cambiare idea all’arbitro - che dice che no, è rigore. e lì arriva tutto il resto dei rimpianti, perché di vaio ha avuto due palloni d’oro negli ultimi minuti, ci è arrivato stremato, e allora quel pareggio che avremmo firmato con il sangue ci è risultato un bel po’ stretto. ma quella sera a napoli abbiamo anche scoperto il talento di t aider, un gioiello vero, un giocatore vero, giovanissimo ma già freddo come un veterano. c’è stato un pareggino un po’ incolore con il parma, tra due squadre che si sono fatte pochissimo male (e con l’insolito siparietto di morrone che nell’intervallo corre a casa dal figlio), e poi il nuovo giuramento di firmare con il sangue un pareggio a roma. anche perché la roma, che una settimana prima aveva rifilato tre gol al cesena nei primi otto minuti per poi chiudere con un roboante 5 a 1, ce la ricordavamo ancora qui a bologna, a dicembre, a passeggiare sul nostro campo e a non farci vedere palla neppure per sbaglio. poi capita che raggi, nel primo tempo, sbaglia un gol a 30 centimetri dalla porta vuota. va bene, è un difensore, non è il suo mestiere, ma caspita, sono 30 centimetri, e la porta è vuota. poi capita che di vaio a inizio ripresa si ritrova da solo davanti al portiere, riesce a dribblarlo, e a porta quasi vuota calcia proprio sul difensore Juan. e mentre siamo lì che pensiamo “ma noooo, di vaio, nooo”, il capitano scatta di nuovo uccellando il difensore di cui sopra e scarica un mortifero diagonale che ci porta in vantaggio. vantaggio che dura poco, va bene, perché pjianic inventa una perfetta punizione, e dopo ricomincia il festival dei regali. il regalo di simplicio, che calcia fuori un gol che sembrava fatto, il regalo di di vaio, che gira addosso al portiere un altro gol che sembrava fatto, il regalo di t aider, che spreca l’ultimissimo contropiede. in tutto questo, riusciamo anche a vedere t otti che pensa bene di non restituire una rimessa laterale e che azzoppa raggi negli ultimi minuti, tanto per fare folclore. allora, tra poche giornate arriverà qui la Juventus prima in classifica. firmiamo il pareggio con il sangue oppure no?

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murubutu, rapper colto

Da reggIo emIlIa una rIvelazIone hIp hop

Testi che parlano di lotta partigiana, terrorismo e addirittura di figure retoriche. “La mia ambizione? Determinare una crescita culturale negli ascoltatori”
sua campagna si contorce mentre ne vede passare il corpo/ sembra pensare: io ti ho cresciuto forte e tu torni da morto!/Là dove è sepolto ogni tomba si scalda d’un sole accanito/e là martino riposa protetto dall’ombra del suo ciliegio fiorito”. Decisamente non è un rapper ordinario. Alessio mariani, in arte murubutu, è un cantastorie del nuovo millennio. Da anni presente nel panorama rap italiano, le sue canzoni sono celebri per la propensione alla narrazione e l’alta tecnica di scrittura (fin dalle copertine degli album). ha iniziato con i kattiveria Posse, ma nel 2005 ha esordito come solista. Due gli album all’attivo: “giulietta e il suo povero padre grafomane” e “Il giovane mariani e altri racconti”, dedicati ai suoi due figli. I testi sono raccolti nel blog murubutu.blogspot.com, tutto il resto si trova su myspace.com\mteoria. Quando hai esordito nel mondo del rap? ho iniziato a comporre musica rap nel

co q| sotto, murubutu. qui a fianco la“il pertina del suo secondo album, giovane mariani e altri racconti”

“La

p VALeNTINA BoNoLI
1992 con il gruppo kattiveria Posse. Il nostro era un rap militante che ruotava attorno al mondo dei centri sociali, infatti ci occupavamo di temi riguardanti la politica. L’evoluzione del gruppo, la cui esperienza si è conclusa nel 1998, portò anche al concepimento di vere performance live teatrali: mettevamo in scena determinati periodi storici dando così spazio a un confronto con l’attualità. Chiusa questa fase hai creato un nuovo gruppo, La Kattiveria, che tutt’ora è attivo: di cosa si tratta? questo gruppo si ricollega di più alla scena hip hop italiana del momento, non più politico ma culturale, dove si dà spazio a contenuti letterari. Precisamente il gruppo propone un rap “didattico”: i temi trattati nei nostri testi servono come stimolo per uno spunto d’approfondimento. Attraverso la musica rap proponiamo contenuti anche scolastici, l’ambizione è quella di essere fonte di riflessione e apprendimento per i ragazzi, in modo più accattivante rispetto alla lezione frontale che si assiste a scuola.

un esempio è il testo de “L’armata delle tecniche” dove parliamo di figure retoriche. Nei tuoi lavori da solista le canzoni sono delle vere e proprie storie, perché questa scelta? Lo storytelling è un genere che esiste da tanto all’interno del rap e secondo me attualmente è una delle modalità più stimolanti perchè colpisce maggiormente il pubblico. Sono sempre stato un fanatico dei riassunti e mi piace l’idea che una canzone racchiuda in pochissimi minuti tanti particolari di una storia. Che cosa intendi quando parli di rap “didattico”? ogni storia che racconto è un invito a riflettere sulla complessità umana e partendo da questo presupposto ogni per-

sona ne trae una sua interpretazione, come quando guardi un film. Il mio intento in ciò che racconto è determinare una crescita culturale negli ascoltatori come ad esempio quando ho trattato del tema della guerra civile e dei partigiani in “Storia di gino”, oppure quando ho raccontato la figura di un terrorista negli anni Settanta, in “martino e il ciliegio”. Non pensi che i tuoi testi, così elaborati, possano precluderti una parte di pubblico? Penso che i miei testi dal punto di vista linguistico siano raggiungibili, ma in fondo in quello che scrivo c’è la volontà di fare una selezione perché le mie canzoni devono essere motivo di ricerca da parte di chi mi ascolta. (redazione@piazzagrande.it)

piantaggini diario di una pittrice di strada

p mARINA gIRARDI

Eldi

M

entre coi guanti di lana dipingo cervi che scavalcano montagne coperte di neve, mi si appoggiano due mani gelate sugli occhi. “Chi é?”, fa una voce vagamente conosciuta alle mie spalle. eldi l’ho conosciuto ai tempi dell’Accademia, a forza di incontrarci durante la pausa pranzo sotto ai portici di piazza Puntoni. Lui studiava pittura, portava sempre pantaloni spruzzati di colore acceso e all’epoca era da poco arrivato dall’Albania. Tra una lezione e l’altra mi raccontava che per poter ottenere il permesso di soggiorno aveva bisogno di un

contratto di lavoro, così si era fatto assumere da una cooperativa sociale e creava manufatti artistici con ragazzi disabili. A distanza di anni eldi dipinge ancora e lavora per la stessa cooperativa, ma ha deciso di cambiare ambito e così ha accettato un posto come assistente in un centro di accoglienza per profughi dove hanno sistemato 47 persone provenienti da Li-

bia, Tunisia, Pakistan e Nigeria. “marina, ogni giorno andare al lavoro è una battaglia e io devo vedermela da solo, fare da mediatore tra queste persone, la cooperativa, le istituzioni”, mi racconta. eldi mi descrive un luogo in cui le giornate sono tutte uguali, la gente non ha né sti-

moli né prospettive e la noia e il senso di abbandono si trasformano in nervosismo, insofferenza, a volte in piccoli episodi di violenza. “quest’esperienza comunque mi insegna molto”, dice eldi, “e anche se voglio fare il pittore, parte della mia vita intendo continuare a spenderla nel sociale. ma vorrei che non fosse così dura!”. (marina girardi, in arte magira, è una fumettista e illustratrice nata a Belluno nel 1979. Vive a Bologna da più di dieci anni e quasi ogni sabato dipinge in via oberdan. Il suo blog è www.magira.altervista.org)

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No alle previsioni su Internet, meglio la carta disegnata a mano: ecco i consigli del nostro astrologo di fiducia

Dalle stalle alle stelle
p CLAuDIo CANNISTRà, DISegNI DI PAoLA SAPoRI

(canniclau@libero.it)

Come riconoscere un buon oroscopo
p CLAuDIo CANNISTRà

Ariete

SI SeNTe NeLL’ARIA uN PRoFumo VeNuSIANo Che VI SPINge AD AmARe

Bilancia

SITuAzIoNe DIFFICILe PeR I NATI A FINe SeTTemBRe e INToRNo AL 20 oTToBRe

Toro

meRAVIgLIoSe CoNFIguRAzIoNI ASTRALI VI PRoTeggoNo

Scorpione

Il

NeTTuNo e PLuToNe VI SPINgoNo VeRSo meTe AmBIzIoSe

23 gennaio è iniziato per l’astrologia cinese l’anno del Drago, che sarà ricco di eventi spettacolari e inattesi, ma che è di buon auspicio anche per i matrimoni e per le gravidanze. ma, come diceva il poeta André Breton, bisogna “riconoscere la bellezza di ‘madama Astrologia’ senza cedere all’ambiguità delle sue grazie”. In passato infatti la disciplina era insegnata all’università ed era in mano a studiosi seri e preparati, mentre oggi è spesso preda di ciarlatani, che si dibattono tra ambiguità e superficialità. In realtà, se studiata con attenzione, l’astrologia riserva sorprese meravigliose che possono aiutare a comprendere la vita propria e altrui. ma come ci si può districare tra oroscopi e previsioni? ecco alcuni consigli. 1) Per prima cosa bisogna diffidare degli oroscopi fatti con il computer e che si scaricano dai vari siti internet. questi forniscono una serie di risposte stereotipate, diciamo solo indicazioni di massima, mentre il carattere e il destino si leggono solo studiando a fondo il grafico

personale. 2) In realtà, un oroscopo è una sorta di “mandala”, in quanto racchiude un po’ l’anima della persona, per cui andrebbe compilato a mano. In effetti, gli astrologi “seri” utilizzano il computer solo per i calcoli, ma poi disegnano il grafico e scrivono le note a mano, proprio perché l’interpretazione è qualcosa di molto personale, che richiede un’attenta riflessione. 3) Senza un’ora di nascita precisa non è possibile costruire un tema, perché l’ora natale permette di calcolare alcuni elementi fondamentali come l’ascendente e le posizioni delle dodici case, essenziali per stendere previsioni precise. è per

questa ragione che gli oroscopi che si leggono su mensili e quotidiani lasciano un po’ il tempo che trovano. Ne consegue che non bisogna fidarsi della professionalità di un astrologo che interpreta una carta senza avere l’ora di nascita. Di nuovo, è necessario uno studio individuale e personalizzato per acquisire informazioni valide. 4) Diffidare di chi, oltre a fare l’astrologo, legge anche le carte: il più delle volte non conosce a fondo l’astrologia, ma la utilizza superficialmente o per farsi pubblicità. Le due professioni sono, infatti, nettamente distinte. L’astrologia non richiede doti da veggente, ma uno studio serio e accurato; per questo normalmente gli astrologi non leggono le carte! 5) Infine, pochi sanno che in Italia esiste un Albo professionale degli astrologi, che, pur essendo privato, prepara allo studio di questa disciplina, come avveniva un tempo. Si studiano astronomia, mitologia, storia, si affrontano una serie di esami e si sottoscrive un Codice etico. (canniclau@libero.it)

Gemelli

quALChe TeNSIoNe DI TRoPPo PeR LA SeCoNDA DeCADe

Sagittario
gLI ImPegNI SI SoVRAPPoNgoNo, mA VeNeRe VI Dà uNA mANo

Cancro

umoRe NoN PeRFeTTo, mA quALCoSA “LASSù” CAmBIA A VoSTRo FAVoRe

Capricorno
PRImA DeCADe IN NeTTA RIPReSA

Leone

ASPeTTATe quALChe meSe PRImA DI meTTeRe IN CANTIeRe I VoSTRI PRogeTTI

Acquario

NeTTuNo ABBANDoNA IL VoSTRo SegNo: PReSTo ACquISTeReTe PIù LuCIDITà

Vergine

mARTe uN Po’ AggReSSIVo CoN I NATI FRA 8 e 14 SeTTemBRe

meSe moLTo CoSTRuTTIVo PeR I NATI IN FeBBRAIo

Pesci