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LE CHIESE CAMPESTRI ED I VILLAGGI SCOMPARSI NELLA “RELAZIONE DI VICENTE MAMELY DE OLMEDILLA“

Estratti dalla relazione tradotta in italiano, pubblicata sui “Quaderni Bolotanesi” n. 10, 11 e 12

Il principato d’Anglona, il ducato del Monteacuto, il marchesato del Marghine e la baronia di Osilo, territori infeudati ai proprietari della contea spagnola d’Oliva, spettavano di diritto al membro di una delle casate che avesse la titolarità di tale contea. Nel 1767, Vicente Mamely, venne incaricato dai feudatari di effettuare una ricerca sulla situazione socio-economica e geografica di questi quattro possedimenti. La relazione venne pubblicata due anni dopo

Quaderni Bolotanesi n. 10 – 1984 BOLOTANA - Ha un territorio di grande estensione, toccando detto paese la vicina montagna, la quale è molto popolata di alberi e fra essi molti olivi selvatici. Si presume che in detta montagna si trovasse in altro tempo un paese attualmente distrutto, perché si vedono alcune vestigia MULARGIA – E’ formata di sole 83 anime, non ha che un sacerdote perché è aggregato alla prebenda di Bortigali - La sua piccola parrocchia è piuttosto ben servita dal suo unico sacerdote e curato, il quale ha speso per fare qualche povero ornamento. Egli percepisce da solo tutte le poche decime che oltre a quelle del bestiame possono consistere in sette starelli di grano, 30 o 40 d’orzo e uno circa di fave. La chiesa possiede una mandria di 50 o 60 vacche e le pochissime primizie NULVI – Potrebbero stabilirvisi nuove popolazioni, se si riducessero i pascoli e si introducesse l’uso di prati, come di fatto esiste una leggenda che nelle vicinanze di Nulvi esistesse una città chiamata Oria, ove si trova anche una chiesa detta di San Nicola di Oria BIRORI – La chiesa, distante dal popolato, è molto piccola, ma non però mal tenuta e prelevando come le altre le primizie, possiede due mandrie di bestiame vaccino uno di circa 100, l’altro di 75 capi, come pure due greggi di 600 pecore in entrambi e alcuni terreni chiusi, che le servono per il pascolo delle vacche

BORTIGALI – Sulla cima di uno dei più alti monti del Marghine, che emerge su Bortigali, vi è una vasta pianura, nella quale si trova la chiesa dedicata a San Elias, per il quale hanno i Bortigalesi una grande devozione, chiamandolo Santu Padre, per cui si chiama la montagna Monte Santu Padre, gli celebrano la festa e si dice che vi sia stato anticamente un monastero BOLOTANA – Nella parte superiore del paese e al termine del popolato vi è un gran convento di Cappuccini pochissimo ben fatto con una piccola chiesa con la volta bassa mal costruita e male arredata e con molto terreno adiacente, usato dai religiosi in piante e ortalizie, molto accresciuto attualmente da una gran vigna, che acquistarono lo scorso anno e che subito dopo estirparono e i religiosi che lo abitano (il convento), i quali non sono pochi, si mostrano contenti per la abbondanza di viveri di quella dimora - Lontano circa un miglio dal popolato vi è una chiesa rurale dedicata a San Bachisio, patronato della Famiglia Tola, della quale attualmente dispone il sacerdote Francisco Tola, cavaliere; è famosa per la sua festa, alla quale accorre gran quantità di gente anche di distanti luoghi del Regno - Così, mi pare di averlo già riferito in altro luogo, per mancanza di sicura compagnia non sono potuto penetrare dentro i più folti boschi occupati dai banditi, che si potrebbe assicurare essere i più impenetrabili del Regno e dei più estesi. Sono avanzato fino al luogo, che mi è stato vantato come migliore (però con quanta fatica per poter costringere le guide ad accompagnarmi), ove vi è una chiesa chiamata Santa Maria de Sauccu, situata sopra un posto elevato in mezzo a un’ampia valle chiamata Valle de Ruina non molto lontano dalla sommità delle più alte montagne, popolate di molte querce, olivi selvatici e altri alberi - Lasciando la montagna alta per tornare dalla predetta chiesa di Santa Maria di Sauccu verso Mulargia, si sale al Monte Baldosu - Nella predetta chiesa è tradizione che vi sia stata una popolazione nei tempi passati e in realtà ancor oggi si vedono attorno ad essa le vestigia, nelle quali si sogliono trovare pezzi di ferro per gli zoccoli del bestiame e di argilla o cocci e di monete antiche NORAGUGUME - Vi è una piccola chiesa dedicata alla Vergine Santissima di Itria, costruita in un buon sito a poca distanza dal paese, sul margine che domina la pianura di Ottana e sovrasta due valli di ottimo terreno, una in diagonale e l’altra alla sinistra verso grecale, le acque delle quali vanno a sfociare nella sopraddetta pianura. Questa chiesa possiede 10 starelli di terra in una piccola tanca attualmente aperta, in un appezzamento di terreno chiuso e in un altro appezzamento aperto, una mandria e 85 vacche e due greggi di circa cinquanta pecore entrambi

Quaderni Bolotanesi n. 11 – 1985 OZIERI - Fra i suoi confini e quello di quest’ultimo villaggio (Ittiri Fustiarbos), con un ruscello perenne e sorgenti, vi sono i territori del villaggio dal tempo antico distrutto chiamato Butule, ove restano ancora due chiese e dalle rovine sembra che non sia stato piccolo - Vi era inoltre un altro popolato antico chiamato Biduvè, ove esistono tre chiese, un ruscelletto sempre perenne e acque correnti piuttosto buone, con molte tracce e rovine di abitazioni

- Nel campo di Ozieri, oltre a Bisarcio nel tratto di Anglona, di cui parlerò a suo luogo e a Castra nel territorio di Oschiri, entrambi nei tempi passati; città vescovili, a San Pietro di Tula, e Ozana nel territorio di Tula, vi è in mezzo al Campo una collina bassa chiamata Sa Trayada, sulle cui pendici si vedono tracce di abitazioni antiche e al margine del medesimo Campo, più verso scirocco, di fronte a Tula, a distanza di circa quattro miglia tutte in pianura, sulle pendici delle montagne, che guardano al Settentrione vicino ai confini di Ozieri, Pattada e Oschiri vi è un luogo chiamato Armas de Oria, del quale vi è la tradizione che sia stato anticamente popolato e ancora si vedono alcune tracce - E infine verso i confini con Chiaramonti vi è la chiesa di San Leonardo de Orvei sul dorsale più altro del Monte, che questa chiesa prende il nome e domina da una parte tutta la gran pianura del Campo di Ozieri, quasi di fronte a questo villaggio a distanza di circa sette miglia, e dall’altra tutto il Principato di Anglona, dalla cui parte scopre la Corsica e il suo mare. Vi sono considerevoli tracce di popolazione, scomparsa da lungo tempo, con terreni molto buoni e vicino al suo sito, che è un poco piano, e tutto all’intorno verso Chiaramonti e i territori di Bisarcio e verso il Campo di Ozieri e i confini di Tula, vi sono pastori ozieresi, che li pascolano e li coltivano; non mancano acque buone e nel luogo ove si scoprono più tracce di costruzioni, nel quale si dice che vi fossero le carceri, vi è un gran pozzo, non molto lontano dalla chiesa, la quale non ha una cattiva pianta, è di stile antico e ampia, divisa in tre navate da due ordini di colonne di buona pietra, in mezzo a una corte con la porta, dentro la quale vi sono abitazioni in gran parte distrutte, poiché restano ancora, di una di esse, tre appartamenti grandi, interi e abitabili, ciò significa che vi è stata una considerevole popolazione. Si fa in essa la festa due volte all’anno, una per gli Ozieresi e l’altra dagli abitanti di Martis in Anglona, i quali piantano la loro bandiera e quelli dell’Anglona pretendono che spetti loro una gran parte dei territori, che al contrario di quelli del Monteacuto assicurano al loro distretto, ivi la chiesa e le rovine TULA - A distanza di due miglia verso Oriente si vedono alcune tracce di popolazione antica, nella stessa estremità della pianura vicino al luogo dove stava per terminare nelle strettoie delle montagne vicino al fiume, in un posto ancora più malarico, nel quale si trova anche la chiesa denominata di San Pietro di Tula Ozuna OSCHIRI - Credendo a quello che affermano questi abitanti, direi che nel territorio di questo villaggio sono tre gli antichi villaggi spopolati, che ho visto. Uno verso Berchidda, in un luogo in cui vie è una chiesa di Nostra Signora di Otti nella pianura, sulla quale è inutile dilungarsi per essere molto vicina a queste due popolazioni e nulla vi è di notevole. Il secondo sotto la vallata detta dell’Inferno alle falde della grande montagna, parte della quale essi la attribuiscono a Silvas de intro e confina col territorio chiamato Curadore, di pertinenza di Tempio, attraverso il quale passa la strada da Tempio a Sassari, Alghero, Cagliari e ad altre località. Permangono inoltre in esso vestigia di abitazioni con una chiesa dedicata a San Leonardo, non molto lontano da un piccolo monte, all’inizio della pianura, distinto dalle alte montagne, che termina in una punta separata e acuta sopra la quale si vedono le rovine di un castello detto di Berchidda - Il terzo è quello della città di Castro, chiamato popolarmente nel paese Castra. Non vi sono dubbi che sia la stessa, che fu un tempo città vescovile secondo quanto assicura il Vico … E’ necessario credere che la città, fosse di considerevole estensione, stando a quello che mostrano le sue rovine e vestigia, poiché si conserva anche un gran pezzo delle fondamenta di un muro vicino alla chiesa distrutta di San Simeone, ove si vedono anche le tracce di un acquedotto, che serviva per portare acqua da una buona sorgente non molto lontana chiamata Funtana de Ortu. Nella località più

elevata e a qualche distanza dalla sopra detta città, sta la chiesa intatta di Santa Maria, dentro il recinto di un cortile con porta e qualche abitazione, ove celebrano ogni anno la festa gli Oschiresi. Si sa che la cattedrale era dedicata alla Vergine Santissima e che era servita da un arciprete, dieci canonici e altri beneficiati, però non deve essere quella che oggi sta in piedi, perché è molto piccola, né ha parvenza di cattedrale, sebbene di costruzione regolare a pietre squadrate; né vi è da dubitare che questa chiesa sia stata costruita dalle rovine della cattedrale, che stanno nel medesimo luogo, poiché vicino alla chiesa vi sono resti interi di muro con finestre ben fatte secondo lo stile antico, tutte in pietra squadrata uguali, i quali chiaramente denotano che hanno appartenuto a un tempio sontuoso. La tradizione che permane in quelle popolazioni, le rilevanti vestigia e le monete antiche e le corniole che di tanto in tanto si ritrovano fra quelle rovine e intorno il nome di un ponte nel Campo di Ozieri, sotto il quale passava prima quel fiume, che oggi ha cambiato guado e il nome di una vallata dall’altra parte verso il villaggio di Monti, chiamato uno Ponte di Castra e l’altro Valle di Castra, concorrono a confermarmi nel credere che questa città sia stata considerevole BERCHIDDA - Nelle vicinanze di questo villaggio vi sono alcuni popolati distrutti, il più considerevole dei quali è quello di San Salvador de Narvara, del quale, come degli altri, poiché appartengono a Silvas de Intro, parlerò quando avrò discorso e fatto relazione particolare su quel territorio. Accanto a questo villaggio vi è qualche segno di minerali, e particolarmente in mezzo alle vigne sulla strada di Oschiri passa un filo di quarzo molto largo con tracce di piombo BUDDUSO’ - Entro i confini di questo villaggio e di quelli di Osidda, Nule e Pattada, vi è la chiesa di Santa Maria di Isuluvé con ruderi di un popolo abitato antico, ben situato, su una collina di aria buona, con buona acqua e buoni terreni, e acque correnti all’intorno, fra i quali ve ne sono adatti a prato e valli popolate di alberi ghiandiferi. Qui la popolazione starebbe molto meglio che in Osidda, dalla quale è lontano meno di due miglia. I primi detti confinanti villaggi si sono impossessati e diviso il territorio di questo popolato distrutto OSIDDA - Possiede alcuni luoghi molto adatti per prati, sebbene di grande estensione, particolarmente verso i confini di Bitti e vicino al distrutto villaggio di Isuluvé, ai cui territori prende parte NULE - Si ha il ricordo che vi sia stata in questo villaggio la Curia e lo dimostrano i ruderi della casa del Sovrano e delle carceri in un luogo un po’ distante dal popolato, ove sta la chiesa di San Paolo ancora più grande della Parrocchia, però minaccia di cadere, anche se non da molto avevano fatto dei pilastri per sostenere la facciata, vi sono anche tracce di abitazioni in questo luogo PATTADA - Dal Monte Solosque attraverso la strada che va a Nughedu e Ozieri, andando a Badde Solitela, valle sotto Pattada costeggiando sulla sinistra, possiede mediocri terreni con bellissimi boschi nella parte superiore e in ogni parte acqua sorgiva: sulla destra un bel declivio di campagna un po’ piano, molto adatto a qualunque lavoro, fra il Monte Solosque sopraddetto e Pattada, ove vi sono due chiese rurali, che indicano che vi fosse anticamente un popolato nella località chiamata Turres - … si incontra il piccolo villaggio di Bantine e poi i territori di un popolato distrutto da molto tempo, chiamato Bidducara che rimane dietro il Monte di Pattada, dal quale, per andare a questo

villaggio, è necessario salire per una lunga e molto ripida salita falda del monte, in gran parte adatta per la coltivazione, nella quale vi è un cristallo e minerale di ferro, passando la quale al di là del Monte si scopre, dentro, il popolato di Pattada. I territori di questo villaggio spopolato, il quale si trova in una valle, che guarda a grecale esposto a tramontana, sono molto buoni per la coltivazione di qualsiasi semente sebbene abbia ottime sorgenti e numerose, non sarebbero convenienti i prati per mancanza di pianura. Questo villaggio spopolato deve essere stato considerevole per popolazione, secondo quanto indicano le tracce delle abitazioni e tre chiese, che ancora esistono; l’aria non può essere malsana e l’aria è ottima BANTINE - Vi è una piccola, pessima e peggio ornata chiesa come parrocchia, però vi è un buon sacerdote per curato, bravo prete dialettale molto stimato dai suoi parrocchiani, che lo considerano come loro padre - Bantine possiede anche parte dei terreni del villaggio spopolato di Biduvé SILVAS DE INTRO - I villaggi spopolati cioè popolazioni distrutte delle quali ho potuto avere notizia, oltre a quelle già indicate nei capitoli relativi a Tula, Oschiri e Berchidda, sono: Sa Punta de Campos, dove sta la chiesa di Santa Caterina Pedra de Mayores, entrambi in Berchidda, verso Narvara, in località malariche San Salvador de Narvara Enas de Arvò Loiri Berchidda Enas de Bidda San Elias e Santa Margherita, entrambi nella valle di Urrà - … la località, che merita attenzione, è quella di San Salvador de Narvara, un popolato secondo me andato in rovina da non molto tempo, poiché restano in piedi anche lì da quindici a venti case, sebbene non si abbia notizia del tempo in cui era popolato - Loiri, ove vi sono memorie e vestigia di una antica popolazione … - Sulla montagna, fra queste due punte, vi sono colline, valli e un po’ di pianura. In questo spazio vi erano anticamente due popolazioni, delle quali si ha memoria e vestigia. Una, la più vicina alla punta di Pabaone e al di là della punta della Contra Ruyas, chiamata Berchidda e forse da questa sarà stato denominato il villaggio di Berchidda, che sta oggi in piedi in mezzo al Limbara, del quale si è già parlato. L’altra si chiama Enas de Bidda, che è anche situata meglio della prima e più vicina alla punta Salvanuri - Sulle falde settentrionali della Valle di San Tomé, popolata da una bella selva di ghianda, alla estremità del bosco, vi è una chiesa, dalla quale prende il suo nome … - … si entra finalmente nella grande valle di Urrà, non tanto estesa come quella di Olovà, però di più di quella di Olgori e più abbondante di terreno adatto alla coltivazione. Qui inoltre vengono a sboccare altre valli dai confini di Posada, di Bitti e del Monteacuto, popolate di selve ghiandifere e di altra legna. Vi sono quasi al centro due piccole chiese non molto distanti l’una dall’altra, dedicate la prima a Santa Margarita e la seconda a San Elias, con tracce di abitazioni

Quaderni Bolotanesi n. 12 – 1986 MARTIS - La parrocchia è discretamente buona, posta in un bel sito, però un po’ lontano dal popolato, che nei tempi passati doveva essere più grande o nei dintorni e al di sotto della parrocchia nel luogo chiamato Bilitenero, ove si vedono tracce di antiche abitazioni - Vi sono altre tre chiese, delle quali una fuori del popolato, nella parte più alta, che celebra una messa quotidiana SEDINI - … ha sulla destra un po’ più in basso il villaggio di Speluncas, da poco tempo spopolato - Possiede i territori del villaggio di Speluncas, dopo che gli ultimi abitanti di esso, dei quali qualcuno è ancora vivo, lo abbandonarono per andare ad abitare a Sedini - Questo villaggio è prebenda di un canonico di Castelsardo, al quale porteranno i due terzi di 250 scudi, poiché l’altro spetta al vescovo, che riscuote anche le decime del villaggio distrutto di Speluncas o per meglio dire del suo distretto, che arriveranno a 120 scudi - Sedini possiede, come è stato detto, il distretto del villaggio spopolato di Speluncas, abbandonato. Secondo quanto mi è stato riferito, ed è molto verosimile, non avrebbero potuto mantenervisi degli abitanti contro le frazioni e i banditi di questo principato, poiché avendo il medesimo villaggio nei suoi territori luoghi più adatti per rifugio e difesa, erano molto frequenti i malfattori. Era situato in un declivio fra due valli, sulla sinistra quella di Sedini, dal quale non era lontano un miglio, e alla destra l’altra di sua pertinenza, esposto al grecale, godeva di buon clima e ottima acqua. Non aveva territori molto estesi, ma buoni e come gli altri villaggi vicini poteva profittare della vicinanza del Coghinas. Nel suo distretto, dalla parte di ponente nella pianura, al di sopra del declivio della stessa a distanza di quasi due miglia e vicino ai confini privati di Sedini e a quelli di Nulvi, vi sono alcune chiese, che sono servite come monasteri di Benedettini, come quella di San Nicola di Silanus, della quale parla il Mattei, della quale aveva il titolo di abate il vescovo di Ampurias e non molto distante da questa le chiese di San Pantaleo, di San Pancrazio di Nureis, dalla quale pure prendeva il titolo di abate lo stesso vescovo. Al di sopra di queste due ultime chiese, a libeccio, verso i confini di Nulvi, vi è una ottima selva di ghianda chiamata Su Sassu de Santu Francatu, che va a sfociare nella valle di Speluncas, ove fa girare dei molini appartenenti a sedinesi, si vedono tracce di abitazioni, che dicono siano state di una popolazione antica BULZI - Nel suo distretto vi sono tracce di tre popolazioni antiche, una molto vicino al villaggio, nella località denominata Arzola de su Re, la seconda non molto distante, vicino al confini di Coghinas verso la Sorgente di Tomaso Muzzolu, dove era il villaggio di Bonòra e l’ultima nella pianura fra questo villaggio, Laerru e Perfugas vicino al fiume, che scende alla valle di Speluncas, il quale come abbiamo detto è lo stesso di Santu Francatu. E in questo villaggio spopolato vi è la chiesa di San Pedro de las immagine, un tempo già cattedrale di Ampurias, dopo, secondo quanto si dice, è stato convento di Benedettini. E i resti delle costruzioni vicine hanno l’apparenza di essere state un monastero, a meno che non siano state abitazioni dei canonici e degli altri ecclesiastici destinati al servizio di quella cattedrale, dato che anticamente solevano vivere vicini. Lì stava la città di Ampurias, che si sa fosse sede vescovile dall’inizio dell’undicesimo secolo, la quale fu trasferita alla città di Castelsardo dopo l’anno 1565. Vi erano nove canonici, fra i quali una dignità di arciprete, senza tener conto degli altri ecclesiastici, che prestavano servizio in questa cattedrale. Era situata in un luogo un po’ elevato, per nulla malarico a ponente di Perfugas, da cui è lontano meno di due miglia …

PERFUGAS - … a distanza di quasi un miglio verso Bulzi possiede una chiesa rurale dedicata a San Giorgio, chiamata San Giorgio di Ledda, che ha rendite considerevoli. La chiesa è un po’ grande con grandi archi antichi più bassi del normale, che sostengono il tetto; il suo altare maggiore piuttosto bello è rinchiuso fra i muri di un gran cortile con la porta. Qui all’interno vi è un’abitazione della quale si servono al tempo della festa e vi si trattengono di continuo tre o quattro povere famiglie di contadini - dalla parte di mezzogiorno, poco più lontano di un miglio, guadati i fiumi di Perfugas, Battana e Bangius, ai piedi della montagna vicina al Sasso, sta la piccola chiesa di San Giorgio de Bangius con molti ruderi di abitazioni, che si estendono fino al piano e al ruscello, dove stanno altre tre chiese con fondamenta di case. Qui si dice che fosse il villaggio di Bangius, che in linguaggio sardo vuol dire Bagnos, così chiamato forse perché vi saranno stati dei bagni, mentre un po’ più giù della chiesa di San Jorge sgorga un’acqua tiepida un po’ acida che potrebbe facilmente derivare dal minerale di ferro, che deve avere nelle soprastanti montagne, poiché verso la cima di esse sebbene distanti, verso i confini di Tula vi è più di una sorgente, delle quali una chiamata Sa Funtana Rugginosa, di terra rossa ossia ocra rossa, che ha all’intorno colore di ruggine, indizio indubbio di minerale di ferro, donde potrebbe provenire l’indicata acqua tiepida, vicino alla quale vi sono i resti di un grosso edificio con abitazione, al quale sembra sotterraneo creduto da quei paesani un carcere, cosa della quale non posso dare notizia più certa, non essendo potuto penetrare in esso, poiché è compenetrato da alberi e piante vecchie, le quali dimostrano che è andato in rovina da lungo tempo CHIARAMONTI - Il popolato di Bisarcio è ancora situato nella parte settentrionale del Campo di Ozieri su di una bassa collina derivante dalle montagne del Sasso di Chiaramonti, a ponente di San Leonardo di Orvei, sulla cui collocazione si sono molto differenziati i geografi poco informati e anche in questo è sfortunata la Sardegna, della quale neppure oggi esiste una carta veramente esatta. Si sa che Bisarcio del principio del dodicesimo secolo sino all’inizio del decimo sesto, durante il quale fu unito alla sede di Ottana, ha mantenuto i suoi vescovi e nella sua cattedrale dedicata a Sant’Antioco vi erano un arciprete, un decano, cinque canonici e altri beneficiati. Si dice che sia stato molto considerevole e grande, secondo quanto si deduce dai ruderi, poiché comprendeva due abbondanti sorgenti d’acqua, ma non tanto buona, un po’ distanti l’una dall’altra. Vi sono anche alcune case quasi intatte, mentre non sono più di 50 anni che si è finito di distruggere il medesimo villaggio e della sua magnificenza non lascia altre vestigia che la cattedrale, grande, sontuosa e regolare secondo l’antico stile, tutta a pietre squadrate, però ha sofferto molto e minaccia una totale rovina - Da Punta de su Contriu lungo le sopraddette cime si continua sulla destra verso il Monte San Leonardo de Orvei e un po’ sulla sinistra si trovano i territori di Orria Manna e Orria Pizinna, nei quali vi erano anticamente delle popolazioni, anzi si dice che vi fosse una città. Vi sono alcune tracce e delle chiese e costituiscono una prebenda che è in parte del canonico penitenziere di Castelsardo, al quale renderà sui centocinquanta scudi COGUINAS - … si entra nel territorio ossia Valle de Soddi, buona estensione di terreno ugualmente adatto alla coltivazione, sulla cui sinistra si trovano le pendici della collina con pianura, ove stava la chiesa di San Nicolas di Pedru Ladu

- Poi ivi è la Serra, collina con un nuraghe sopra e nella pianura la collina chiamata Monte di San Juan, dove vi sono tracce di popolazione con una fonte più sotto ben costruita chiamata Funtana di Sorgiani - Dopo l’anzidetta valle, sulla sinistra, nella pianura, si incontrano le vestigia di una grande e considerevole popolazione che dicono fosse la città di Cogos. Vi sono tre chiese abbastanza distanti l’una dall’altra con tracce dappertutto di abitazioni. Una delle chiese dedicata a Santa Barbara è totalmente diroccata. Dell’altra di San Nicola i muri sono intatti e l’ultima si mantiene quasi intatta come costruzione, non del tutto rozza, dedicata a Santa Maria, dalla quale prende il nome questo inizio di pianura - Seguendo il fiume s’incontra la strada per la quale passano i galluresi, quando lo stesso fiume è guadabile e vicino al guado esistono i ruderi di una altro ponte chiamato di Santa Maria Maddalena, la cui chiesa sta dall’altra parte del fiume in territorio di Gallura. Di lì sulla mano sinistra, in mezzo alla pianura, vi è una collina molto bassa con un ponte costruito a volta, dove è tradizione che vi fosse un villaggio chiamato Viddanova - Qui, vicino alla marina, ancora sulla sinistra del fiume, vi è un’altra bassa collina vicino ai confini di Castelsardo, sulla quale sta la chiesa di San Pedro a mare e si racconta che vi sia stata anche qui una popolazione, della quale si scoprono i ruderi - Quasi la stessa divisione, che abbiamo trovato nel territorio di Coghina, hanno i due benefici ecclesiastici della cattedrale di Castelsardo, che percepiscono le decime, cioè il canonicato di Monte Furcatu, che frutterà cinquanta scudi … OSILO - … alcune famiglie che vivono in un’altra località, pertinente alla stessa comunità di Osilo, a distanza di quasi tre miglia verso grecale, chiamata Santa Victoria, dalla chiesa dedicata a questa santa, che vi è, mal costruita e peggio ingrandita da poco tempo in qua, adiacente alla quale vi è un’abitazione fatta per la collegiata, per utilità delle persone che la compongono, quando vi si recano per la festa che colà si celebra - Verso grecale, dall’altra parte della sopraddetta frazione di Santa Victoria, vi è il territorio di Sassalu con alcune chiese e tracce di antica popolazione - E infine il distretto della Abbazia di Tergu, Tergo o Zergo, secondo la diversa pronuncia dei paesi circostanti, ovvero Cerigo, come si trova in alcuni documenti antichi, abbazia antichissima dei Benedettini, la quale fu aggregata da Sisinnio, vescovo di Ampurias, alla sua mitra dopo l’anno 1443 - La chiesa dedicata a Santa Maria sta nella bassa pianura, in un clima malarico, dentro una grande corte circondata di buon muro, nel quale si entra attraverso un grande portone, sul quale nella parte esterna si vedono scolpite in marmo le insegne di Aragona e all’interno quelle degli eccellentissimi signori duchi di Gandìa. La stessa è di buona costruzione e ben tenuta e nel pavimento dinnanzi al presbiterio vi è una lastra di pietra con la seguente iscrizione
A.EGRIUS. A. F. PLARIANUS DEC. URIAL’ S.C. R.CER.ET CL.TI.F.HERMIONE FECERUNT CL.TI.F.IRENAE LIB.LIBERTA BUS POSRISE EORUM

- Che per le feste della Vergine di Cerico e di San Marco, che si celebrano ogni anno nei mesi di settembre e aprile nelle chiese situate nei territori della Baronia di Osilo, non possa il Podestà comandare più di cento uomini a cavallo con la pensale di 4 reali per ciascuno facente parte del

suddetto numero, che non accorresse per accompagnarlo con lo stendardo, e ciò per il suo accompagnamento e per la difesa della giurisdizione della Casa e Corte di Oliva, e non più tutti i vassalli, come era solito farsi prima