CONGRESSO PROVINCIALE 2012 GIOVANI DEMOCRATICI DELLA PROVINCIA DI BERGAMO DOCUMENTO PROGRAMMATICO CONGRESSUALE

FORMAZIONE
“Per fare buona politica non c'è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie: la buona fede, la serietà e l'impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l'essere un buon affare” Piero Calamandrei – 1889/1956 (membro dell’Assemblea Costituente, avvocato e docente universitario)

In politica e soprattutto in un’organizzazione giovanile di partito è importante osservare con sguardo critico il contesto nel quale viviamo, ma ciò non è così semplice e scontato. Ci possiamo trovare di fronte a tematiche che non conosciamo o delle quali abbiamo solo una conoscenza superficiale o sulle quali semplicemente non ci si è mai confrontati. Ecco perché in questi tre anni, molte delle nostre energie si sono rivolte a iniziative di formazione tematica, dal federalismo fiscale fino alla storia politica, economica e sociale della Repubblica Italiana. Gli obiettivi di questo tipo di attività sono diversi. Innanzitutto per fare una politica seria e credibile bisogna conoscere ed approfondire le diverse tematiche, ecco perché sono stati organizzati momenti di approfondimento con l’intervento esterno di politici e tecnici che ci hanno fornito strumenti per comprendere, valutare e quindi proporre politiche sostenibili. Altro obiettivo ovviamente è quello di “fare gruppo” in quanto oltre ai momenti formativi veri e propri ci sono diversi momenti “informali” che consentono ai giovani di discutere di politica conoscendosi

1

e rispettandosi, ma anche creando vere relazioni umane che sono determinanti in un’organizzazione. Vista la numerosa partecipazione che i seminari di formazione hanno avuto in questi anni continueremo in questa direzione recependo però una nuova esigenza altrettanto importante che è quella di organizzare dei momenti di “formazione sul pensiero democratico”: cioè discutere delle nostre radici e dei nostri valori, come avviato con il ciclo di incontri sulla storia della nostra Repubblica e quindi della nostra identità. Solo così potremo capire davvero “chi siamo” e “dove andiamo” e evidenziare con certezza anche le differenze con altri partiti politici. La formazione sarà quindi fondamentale anche per il futuro, dovrà riguardare tutte le tematiche che verranno affrontate dall’esecutivo provinciale al fine di avere una crescita globale su tutta l’attività politica svolta dagli aderenti all’organizzazione giovanile. Continueremo quindi a creare momenti di approfondimento per fornire gli strumenti per osservare il Mondo con sguardo critico e costruttivo, elaborare insieme una visione comune del futuro per poi essere in grado di proporla ai nostri iscritti, al Partito e alla società e supportare queste idee con mezzi ed azioni opportune. Una buona classe dirigente è frutto anche di una formazione di qualità.

COMUNICAZIONE E PARTECIPAZIONE
“Comunicare l'un l'altro, scambiarsi informazioni è natura; tenere conto delle informazioni che ci vengono date è cultura" Johann Wolfgang Goethe – 1749/1832 (filosofo)

La comunicazione oggi è fondamentale.soprattutto per un’organizzazione giovanile che vuole interloquire con i ragazzi e le ragazze che oggi vivono sempre più relazioni “virtuali”. La possibilità di usufruire di un’ampia gamma di strumenti informativi multimediali risulta quindi indispensabile per instaurare una relazione efficace e duratura che permetta alla nostra azione politica di raggiungere i propri destinatari. In quest’ottica sarà compito dell’esecutivo provinciale destinare alla comunicazione adeguate risorse umane ed economiche. Uno spazio web a disposizione dei Giovani Democratici di Bergamo ed il gruppo di Facebook saranno il punto di partenza della nostra azione. Ma nel mondo

2

dell’informatizzazione che evolve ogni giorno, anche gli strumenti dovranno essere ricalibrati. Oltre a ciò non possiamo dimenticare tutti quei giovani che utilizzano poco il web o che ancora non ci conoscono e che quindi non utilizzano i nostri strumenti telematici. Per questo dovranno essere valutate delle adeguate campagne di informazione, tematiche e generaliste, da attuare con i mezzi più tradizionali dell’attività politica: volantini, affissioni, gazebo, ecc. La comunicazione però non deve essere un’attività fine a se stessa e separata dal resto delle altre azioni. Importante è comunicare sul territorio, fra la gente, utilizzando i circoli territoriali, le iniziative provinciali e soprattutto le Feste Democratiche. In questa direzione può essere utile organizzare alcune delle nostre iniziative in spazi pubblici più visibili rispetto alle tradizionali sale civiche o culturali. La Festa Democratica provinciale ci impegna, fra montaggio, smontaggio e svolgimento, almeno un mese all’anno. Valorizzare questo sforzo per ottenere un ritorno d’immagine e per incontrare nuovi giovani incuriositi dalla Politica significa dare senso e significato politico alla nostra festa per caratterizzarla rispetto alle altre.

RETE DEI GIOVANI AMMINISTRATORI
“Non ho scelto la politica per vocazione e non considero la politica una professione. Ho vissuto la politica come un servizio – richiesto e insieme dovuto – verso la comunità” Mino Martinazzoli – 1931/2011 (ultimo Segretario della Democrazia Cristiana e quindi fondatore del Partito Popolare Italiano nel 1994, Sindaco di Brescia dal 1994 al 1998, candidato del Centrosinistra alla Presidenza della Regione nel 2000)

Dopo le tornate delle elezioni amministrative 2009-2011 il numero dei giovani amministratori è diminuito sensibilmente, nonostante ciò non sono pochi i Giovani Democratici della nostra provincia impegnati nelle Giunte e nei Consigli Comunali. Il ruolo dell’amministratore locale è fondamentale per chi ama la politica e vuole viverla pienamente, perché questo tipo di esperienza consente di essere a contatto quotidianamente con i problemi della cittadinanza con il conseguente impegno nel dare risposte e soluzioni concrete. Si tratta di una vera e propria “palestra di vita” che può certamente arricchire il Partito Democratico stesso. Un amministratore locale ha l’onore e l’onere di affrontare diverse problematiche in diversi settori con la possibilità di avere una visione globale e 3

complessiva della comunità locale che governa. Questa multidisciplinarietà è importante e determinante per l’elaborazione politica che deve infatti sempre coniugare principi e valori con concretezza e sostenibilità. Come Giovani Democratici dobbiamo impegnarci molto su questo fronte. Gli aspetti sui quali, come organizzazione giovanile, possiamo e dobbiamo impegnarci sono quelli della formazione, anche in vista delle prossime scadenze elettorali, e quello della creazione di una rete di amministratori. La creazione di una “rete” può rappresentare uno stimolo per la condivisione di best practices applicate nel concreto in alcuni Comuni e che possono essere utilizzate da esempio da altre realtà con situazioni similari, per alimentare una conoscenza reciproca tra amministratori che condividono situazioni analoghe nella prospettiva di un coordinamento di iniziative sovracomunali.

ORGANIZZARSI NELL'OTTICA CIRCOLI TERRITORIALI

DELLA

VALORIZZAZIONE

DEI

“Da noi deve partire l'esempio di attaccamento agli istituti democratici e soprattutto l'esempio di onestà e di rettitudine. Perché il popolo italiano ha sete di onestà. Su questo punto dobbiamo essere intransigenti prima verso noi stessi, se vogliamo poi esserlo verso gli altri. Non dimentichiamo, onorevoli colleghi, che la corruzione è nemica della libertà” Sandro Pertini – 1896/1990 (Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale durante la lotta contro il Fascismo)

In questi tre anni uno degli obiettivi irrinunciabili è stato quello di creare la nostra organizzazione, sia a livello provinciale che territoriale. Non è stato facile creare dal nulla la nostra giovanile, ma nonostante ciò, parallelamente all'iniziativa provinciale, alcuni territori sono riusciti ad auto-organizzarsi creando rete e promuovendo iniziative. Pensiamo ad esempio al Wall del circolo GD Laghi Bergamaschi (Sebino-Val Cavallina), alla proiezione del film in occasione della Giornata della Memoria promossa dal circolo GD dell’Isola, alle assemblee pubbliche organizzate dai GD della Bassa Est ed Ovest (una sul trasporto pubblico locale e l’altra sul problema della droga), l’escursione formativa in montagna ed il dibattito sul referendum per l’acqua pubblica organizzati dal circolo GD Val Seriana, il seminario su Zingonia alla quale hanno contributo anche i giovani del circolo Hinterland Sud – Dalminese. Il futuro della giovanile non può che passare attraverso il lavoro continuo e costante dei circoli, ma ciò richiede di intensificare l’attenzione del livello provinciale 4

sui circoli territoriali, aiutandoli a recuperare forze ed energie affinché diventino non luoghi solamente organizzativi bensì luoghi politici, formativi e aggregativi. Nell’ottica della rivalorizzazione dei circoli sarà compito prioritario del nuovo esecutivo provinciale rivedere l’organizzazione del zone al fine di garantire maggiore omogeneità tra gli aderenti, partecipazione ed efficacia di azione politica sul territorio. L’obiettivo ovviamente è esserci in tutta la nostra Provincia, impegnandoci soprattutto nelle realtà in cui la partecipazione dei giovani risulta ancora troppo modesta. A questo proposito sarà importante che i referenti dei circoli diventino interlocutori costanti dei circoli stessi e delle zone del partito, affinché si lavori all'unisono per razionalizzare le forze. In questo prossimo triennio dobbiamo fare un salto di maturità e costruire proposte concrete per i nostri territori: come Giovani Democratici dovremo creare o rafforzare, dove già esiste, il rapporto tra la nostra organizzazione e le zone provinciale del PD, organizzando incontri con tutti gli iscritti, illustrando e confrontandoci con massima apertura e disponibilità. Dobbiamo dimostrare che un’organizzazione giovanile può contribuire in modo determinante, maturo e credibile allo sviluppo del nostro territorio. I Giovani Democratici, come ben definito anche dalla Carta di Cittadinanza PDGD, godono di autonomia organizzativa e politica ed ecco perché la direzione che perseguiremo è propria quella di proporre, noi direttamente, politiche per il nostro territorio. Ovviamente il confronto con il PD sarà determinante, a viso aperto, anche proponendo “ricette alternative” qualora la si pensi in modo diverso. Il ruolo del livello provinciale rimarrà un punto importante, sia come promotore di iniziative, sia come collante dei territori, ma non bisogna dimenticare che l’esecutivo dovrà garantire uno stretto rapporto con il livello provinciale del PD e con i livelli superiori dei GD, favorendo lo scambio delle reciproche iniziative. Rispetto al partito provinciale si cercherà una maggiore collaborazione tra i due esecutivi provinciali, nonché la condivisione di iniziative con i consiglieri provinciali. Per quanto riguarda il livello regionale e nazionale dei GD, come già proficuamente fatto in questi anni, con la partecipazione alle rispettive direzioni, stimoleremo lo scambio di iniziative nell'ottica di implementare la portata delle proposte elaborate e la nostra visibilità.

5

RAPPORTI CON LE ASSOCIAZIONI
“Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa “brutta!”. Giorgio La Pira – 1904/1977 (membro dell’Assemblea Costituente, storico Sindaco di Firenze dal 1951 al 1965)

Per un’organizzazione provinciale che si propone di essere integrata e radicata sul territorio e di sapere analizzare le dinamiche della società è essenziale essere in sinergia con i movimenti e le associazioni presenti sul territorio bergamasco. In questi anni ci siamo impegnati a costruire rapporti con il mondo del lavoro, dialogando con i sindacati e specialmente con i giovani delle loro organizzazioni, con le giovanili degli altri partiti politici, con la rete bergamasca di migranti e le associazioni che si occupano del tema sul territorio, con gli Istituti di Storia e Resistenza, con L’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Ovviamente il nostro sguardo è rivolto anche all’università e alle scuole superiori dove il dialogo rispettivamente con Associazione Officina 33 e la neo-nata Federazione degli Studenti dovrà rafforzarsi, pur nelle rispettive autonomie. Tutti questi contatti hanno permesso alla nostra organizzazione di farsi conoscere nella realtà cittadina e provinciale, di diventare punto di riferimento per ulteriori iniziative e scambi culturali e, soprattutto, interlocutori credibili. Questa rete di contatti è importante per incontrare nuovi ragazzi e ragazze impegnati civilmente in altri movimenti e per crescere con il confronto di opinioni differenti. Il rapporto con questi movimenti continuerà nei prossimi anni consolidandosi con l’obiettivo di ampliare questa rete di relazioni. Fondamentale sarà quindi il contributo di tutti i Giovani Democratici della nostra provincia che vivendo nelle diverse realtà locali hanno modo di entrare in contatto con tante associazioni impegnate in diversi ambiti. Il rapporto con le associazioni è quindi compito di tutti noi, con l’obiettivo di migliorare la nostra conoscenza relativamente alle diverse esigenze presenti nella nostra società, ma anche per incontrare nuovi giovani impegnati nel sociale e che ossono vedere nella nostra organizzazione giovanile un luogo aperto, di dialogo, di crescita reciproca nelle rispettive autonomie, ma luogo anche di elaborazione e proposta orientata al bene comune.

6

CRESCITA, SVILUPPO, EQUITA’
“Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno” Enrico Berlinguer – 1922/1984 (Segretario Generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 al 1984)

Come argomentato da Don Francesco Poli (Pastorale Sociale della Diocesi di Bergamo) con un articolo pubblicato su L’Eco di Bergamo il 03 gennaio 2012: «la crisi del lavoro della generazione dei ventenni-trentenni vede insieme una miscela esplosiva: precarietà, disoccupazione elevata, crescente inattività. Questa situazione si traduce in un crescente disagio legato al timore dei rischi sociali, ai salari oggettivamente insufficienti per un serio progetto di vita e sfiducia nel sistema economico e politico. Inoltre il concetto di flessibilità richiama interrogativi cruciali nel rapporto tra lavoro e costituzione dell’identità personale». Da giovani impegnati in Politica dobbiamo porci la tematica del lavoro e dell’economia come prioritaria. Nell’anno appena conclusosi abbiamo contribuito alla raccolta nazionale delle firme per le proposte di legge di iniziativa popolare avanzate dai GD e dal PD, rivolte al contrasto della precarietà e alla riforma dello stage e dell’apprendistato, affinché vengano davvero utilizzati come investimento in formazione e non come sfruttamento. Condizione necessaria per superare la precarietà è rendere più economicamente conveniente il lavoro a tempo indeterminato rispetto alle altre tipologie contrattuali, eliminando le troppe inutili agevolazioni previste per i contratti atipici e gravando sulle imprese che li utilizzano il costo sociale che esse stesse creano (periodi di disoccupazione ricorrente e di sottoccupazione, assenza di ammortizzatori sociali e di tutele). Altra questione irrinunciabile è la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, fermo ad una realtà economica oggi superata dalla globalizzazione che ha portato maggiore concorrenza internazionale e segmentazione nel mercato del lavoro. Come organizzazione giovanile radicata sul territorio, il nostro impegno può essere utile e ancor più concreto in quanto buona parte delle politiche in questo campo sono di competenza regionale. È quindi anche in questa dimensione che potremo concentrare la nostra azione nei prossimi tre anni, mirando a politiche attive che accompagnino e riqualifichino coloro che sono disoccupati in maniera più efficiente di quanto realizzato sino ad oggi. Infatti il sistema attuale impostato da Regione Lombardia presenta molte criticità: le doti ammortizzatori sociali, le doti lavoro e le doti formazione non sono sufficientemente legate all’offerta di lavoro presente sul nostro territorio, vanificando gli sforzi realizzati per il reinserimento 7

lavorativo. Non solo. L’assenza di un disegno generale affossa anche le potenzialità dei territori, che se meglio coordinati potrebbero consentirne un rilancio economico e sociale. Ecco perché è necessario creare una politica di indirizzo che coordini l’incontro della domanda e dell’offerta di lavoro, la formazione e i servizi al lavoro. La nostra proposta è proprio quella che sia la Provincia di Bergamo al centro di questa azione, indispensabile per ottenere risultati concreti a beneficio dei lavoratori in difficoltà. La Provincia, così come la Regione, possono avviare la costruzione di una rete di ammortizzatori sociali che tutelino anche i lavoratori autonomi e i giovani professionisti nelle fasi iniziali della loro carriera o nei momenti di difficoltà economica, o ancora con degli strumenti che consentano di conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari. Ad esempio, attraverso il coinvolgimento delle casse di previdenza professionali possono essere previsti dei maggiori strumenti di sostegno in caso di maternità o di assistenza a familiari non autosufficienti, o di cura dei propri figli. L’organizzazione di adeguati servizi sono l’altra carta da giocare: in un mondo che non si ferma mai, in cui il tempo è ancor più prezioso, la “Banca del Tempo” può essere uno strumento efficace per convogliare le energie del volontariato laddove se ne ha più bisogno e favorendo un cambiamento culturale verso una società più solidale. Da cittadini di oggi e di domani dobbiamo contribuire a diffondere una maggiore legalità nel campo del lavoro e dell’attività economica. Va contrastato il lavoro nero, il sommerso, il caporalato e le infiltrazioni della criminalità organizzata. Dobbiamo farlo con il nostro comportamento quotidiano e sostenendo gli sforzi di coloro che, servendo lo Stato, svolgono controlli e reprimono i comportamenti criminali. Da una maggiore legalità c’è solo che da guadagnare, sia in termini di equità che di crescita. L’economia deve essere un campo nel quale il merito possa essere davvero valorizzato e premiato e non invece un luogo dove emerge chi non rispetta le regole e che di fatto opera in concorrenza sleale rispetto agli altri e così facendo (lui sì) “mette le mani nelle tasche” dei cittadini onesti. Equità e crescita sono due obiettivi irrinunciabili, soprattutto per chi rappresenta la nuova generazione. Tali obiettivi nel mondo di oggi vanno perseguiti anche attraverso l’apertura dei mercati, perché maggiore apertura significa più opportunità di avvio di nuove iniziative economiche e più agevole accesso nel mondo dei lavori e delle professioni da parte dei giovani. Accesso che può consentire una maggiore mobilità sociale, rompendo gli schemi fissi che hanno caratterizzato il nostro Paese per troppe generazioni.

8

Accettare una maggiore apertura dei settori economici che godono ancora di privilegi anacronistici significa: più equità, perché la globalizzazione ha già esposto a maggiore concorrenza il settore manifatturiero; più giustizia sociale, perché viene premiato il merito e non le proprie origini; più crescita, perché si aumenta la competitività e l’occupazione. Questi interventi consentiranno di avviare una nuova fase di crescita economica con effetti duraturi, ma necessiterà di un periodo medio - lungo per svilupparsi. È quindi altresì necessario intervenire con politiche per il sostegno della domanda che subito sprigionino i loro effetti. In questo, la green economy può essere il volano del nuovo modello di sviluppo. Quanto approvato dal Governo Monti il 20 gennaio 2012 va in questa direzione: dare ai giovani quelle opportunità che a gran voce sono state richieste per poter “spiegare le ali e prendere il volo”. Da oggi con solo un euro di capitale e senza avvalersi del notaio, i giovani potranno costituire società a responsabilità limitata. In un giorno e con un euro potrà nascere così una nuova imprenditorialità che vivacizzerà il nostro sistema economico. E non dimentichiamo che la possibilità di applicare liberamente un proprio tariffario nelle professioni darà la possibilità ai giovani di imporsi sul mercato esercitando maggiore concorrenza nei confronti di chi invece è già un professionista affermato. Inoltre chi esercita una professione in forma associata potrà utilizzare le garanzie offerte dai Confidi nell’accesso al credito, uno strumento fino ad oggi era riservato solo alle società tradizionali. Con questo provvedimento il Governo Monti, con il sostengo leale, responsabile, attivo e costruttivo del Partito Democratico, mette la crescita al centro della propria azione. Deve essere chiaro a tutti che senza crescita non ci sono nuove opportunità, soprattutto per le nuove generazioni. Senza nuove opportunità non c’è futuro. E senza futuro è difficile trovare un senso al vivere quotidiano: è un ossimoro della vita. Forse tutto questo può sembrare un insieme di questioni tecniche e che hanno poco a che fare con la vita quotidiana di noi giovani. In realtà, si tratta semplicemente delle cose più elementari a cui un giovane può aspirare: la possibilità di studiare, quella di lavorare, di vivere senza problemi e di “farsi una vita”. Insomma, sognare e poter realizzare i propri sogni. Uno di questi merita una riflessione: la casa. Conosciamo bene le difficoltà che un giovane o una giovane coppia oggi incontrano per trovare una casa a prezzi accessibili, possibilmente senza gravare sulla propria famiglia. Per superare anche questo problema, il tema del lavoro a tempo indeterminato è di nuovo il punto di partenza: solo con un lavoro sicuro si ha la possibilità di essere indipendenti e la 9

possibilità di utilizzare gli strumenti che già oggi esistono (il mutuo). Serve però anche una politica per la casa, cioè una gamma di interventi che aiutino i giovani ad affittare o ad acquistare un’abitazione, attraverso l’edilizia convenzionata, quella popolare, quella a canone concordato e a nuovi possibili specifici progetti (es. agevolazioni ed edilizia convenzionata nelle operazioni di recupero dei centri storici). Con questi obiettivi i Giovani Democratici intendono farsi carico delle istanze delle nuove generazioni, superando vecchie ideologie e barriere sociali per consentire l’inclusione dei giovani in un percorso di crescita personale e sociale che sia equo e che riconosca il merito di ognuno. Infine vogliamo sottolineare come le istanze dei giovani non siano in contrasto con quelle di altre generazioni. Anzi, siamo convinti che accettare e vincere queste nuove sfide porterà ad un futuro migliore ed accrescerà il benessere di tutta la società.

TERRITORIO E SVILUPPO SOSTENIBILE
“A voi giovani ancora un pensiero. So quanto amate l'Ambiente, quanto vi adoperate per salvaguardarlo. Cercate di vivere in armonia con i ritmi della Natura. Fa bene. Ci si sente più forti, si può dare il meglio di noi stessi. Provate qualche volta – già molti di voi lo fanno – ad alzarvi all'alba, a vivere il miracolo quotidiano del risveglio della Natura” Carlo Azeglio Ciampi – nato nel 1920 (Presidente della Repubblica dal 1999 al 2006, Governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993)

 URBANISTICA, MOBILITA’ E INFRASTRUTTURE La visione del futuro sulle tematiche urbanistiche, infrastrutturali e della mobilità nel panorama bergamasco da parte dei Giovani Democratici, devono e dovranno assolutamente puntare su una comunità locale che si dovrà interrogare sul proprio presente e riflettere sul proprio futuro esprimendo la propria capacità di coesione sociale e territoriale, di sviluppo avveduto e lungimirante per il miglioramento costante della qualità della vita, promuovendo la crescita culturale, la ri-valorizzazione delle risorse economiche, sociali, ambientali rafforzando nel tempo così la propria identità. Il percorso che il panorama bergamasco dovrà seguire nel futuro, secondo i Giovani Democratici, è chiaro: la strada dovrà essere quella di una pianificazione strategica molto articolata. All’inizio di questo cammino però sarà fondamentale chiedersi: dove vogliamo andare?. Semplicemente la risposta dovrà essere quella di 10

dirigersi verso uno spazio territoriale urbano simile a quello attuale, ma che avrà evitato il rischio del degrado che caratterizza alcuni luoghi cittadini (vedi alcune zone della città, come ad esempio lo sviluppo urbanistico di via Quarenghi e l’area della stazione) organizzando così la città secondo una rete policentrica non gerarchica di poli attrattori. In tal modo si rallenterebbero i ritmi di consumo delle risorse, si incentiverebbe la rigenerazione e la riqualificazione di contesti urbani dismessi prevalendo così su nuove urbanizzazioni. Lo sviluppo sarebbe così qualificato, diversificato, parallelo e complementare alla diffusa crescita della qualità della vita locale. Questa vision lungimirante si fonda anche su dati come il seguente: in Lombardia solo dal 1999 al 2005 sono “spariti” sotto il cemento e l’asfalto 22 mila ettari di terreno incolto, libero, è come se fosse stata costruita in sei anni una città più grande di Milano! La direzione quindi non può che essere quella che affronta il tema dello sviluppo sostenibile applicato all’organizzazione del territorio seguendo un percorso trasparente che passa attraverso un confronto con la popolazione, le parti sociali, le parti economiche in una prospettiva di area vasta promuovendo (almeno su alcuni temi) la cooperazione con gli altri Comuni. Questo si deve tradurre in ricerca di integrazione dei tessuti urbani e aperti nell’intero territorio comunale a partire dal rapporto tra il centro e le periferie oppure con le polarità dei servizi. Un ruolo fondamentale in questo processo, lo avremo noi giovani, vivendo in maniera particolare e diversa la città e il territorio provinciale. A questo dovranno obbligatoriamente essere legate proposte politiche di mobilità sostenibile (mobility management), politiche queste che affrontano la problematica della mobilità in maniera trasversale; infatti il loro raggio d’azione non deve essere solo quello di interventi prettamente tecnici e strutturali, ma anche cognitivi e comportamentali, promuovendo azioni volte allo sviluppo e all’approfondimento della cultura e della mobilità sostenibile stessa. Infine la politica infrastrutturale provinciale e cittadina dovrà senza dubbio adeguarsi a quelle che sono e saranno le dinamiche e le esigenze future di una popolazione e di una società in continua evoluzione negli stili di vita e nelle tempistiche quotidiane. Noi giovani in questo progresso, se così vuole essere chiamato, dovremo dettare delle condizioni a queste evoluzioni basate su delle esigenze attuali e future di utilizzo della città e della provincia.

11

 AMBIENTE – GREEN ECONOMY La green economy è l’unica via per uscire dalle due crisi del nostro tempo: quella economica e quella ambientale. Infatti, oltre agli evidenti benefici e miglioramenti ambientali, la green economy presenta ulteriori vantaggi strategici che la rendono una materia di fondamentale interesse per un partito politico. Innanzitutto essa produce effetti benefici in maniera estremamente diffusa sul territorio, basti pensare ad esempio come la generazione di energia rinnovabile o l’utilizzo di sistemi di efficientamento energetico richiedano di intervenire direttamente sulle singole abitazioni, creando così possibilità di lavoro nelle grandi città come nei piccoli paesi. Inoltre essa richiede lo sviluppo di tecnologie diversificate in molti settori, richiesta che può esser ben recepita da un tessuto produttivo come quello italiano fatto di piccole-medie imprese molto propense all’innovazione, alla diversificazione e alla flessibilità. La green economy centra dunque due obiettivi fondamentali per il futuro e quindi indispensabili per noi giovani: genera lavoro (e quindi opportunità) e lo fa in modo sostenibile, garantendo così continuità e sicurezza. Noi Giovani Democratici con la nostra azione possiamo da subito fare la nostra parte in questo campo. Per prima cosa è necessario fare un attento lavoro di analisi delle migliori pratiche in materia di ambiente e green economy attuate da Comuni e Province in primis, non solo del nostro territorio, ma anche a livello nazionale o europeo. Questa analisi servirà innanzitutto per vedere come da un punto di vista pratico questi concetti vengono applicati e quali di essi si adattano meglio alla nostra realtà. I Giovani Democratici potranno così creare una piattaforma di conoscenza e di competenze a cui potranno attingere i nostri amministratori locali per proporre azioni sul loro territorio, oppure che potranno diventare contenuti programmatici per i giovani che vorranno candidarsi per le prossime elezioni amministrative o ancora diventare proposte che i Giovani Democratici faranno al partito e ai suoi eletti nei diversi organi di governo. I Giovani Democratici potranno così fare un’azione di formazione e crescita interna e contemporaneamente un lavoro di proposta politico/programmatica esterna, di cui si potranno vedere gli effetti concreti sul territorio.

12

 TURISMO Il Turismo tra le attività economiche può diventare un settore strategico per la valorizzazione e lo sviluppo del nostro territorio e delle comunità locali che lo abitano. La condizione perché questo avvenga è che gli amministratori locali si approccino a questo tema con rispetto e attenzione ai delicati equilibri socio economici. I Giovani Democratici hanno l’opportunità di supportare l’attività degli amministratori ed operatori del territorio che già da tempo stanno cercando, non senza difficoltà, di lavorare in questa direzione. Nello specifico sono cinque i punti su cui dovremo necessariamente attivarci, in un dialogo continuo con il Partito Democratico provinciale: Turismo a Bergamo = turismo sostenibile. I Giovani Democratici devono prendere le distanze dalle politiche che prevedono l’abuso indiscriminato del territorio. Nella pratica ciò si traduce in: meno seconde case, più strutture ricettive e servizi di ospitalità innovativi. E’ necessario farsi promotori della realizzazione di un vero e proprio progetto che identifichi gli aspetti salienti del turismo a Bergamo, che indichi le vie da percorrere in modo ordinato e con una visione d’insieme. Sostegno a imprese di giovani. Incentivare e sostenere economicamente la creazione di start up d’impresa nel segmento dell’hard tourism, nello specifico le strutture ricettive, la base su cui si fonda l’ospitalità turistica. Oggi si tendono a privilegiare imprese di servizi, che si trovano a lavorare spesso con un mondo, quello della ricettività orobica, ancora “vecchio”. Bisogna sostenere formule innovative anche attraverso la ricerca di venture capital, perché in un mondo che oggi chiede di avere le “spalle coperte” per iniziare un’attività, molti giovani entusiasti e con le idee chiare si ritrovano senza mezzi. Formazione per giovani amministratori. Bisogna investire nella formazione degli operatori, ma anche e soprattutto in quella degli amministratori dei territori a vocazione turistica. Troppo spesso succede che gli operatori si trovino a dialogare con interlocutori che non hanno nessuna conoscenza della materia. Un laboratorio di progettazione innovativa per il turismo. Lo sviluppo passa per l’innovazione. I Giovani Democratici devono farsi promotori della costruzione di un vero e proprio laboratorio nel quale operatori del settore, studenti della materia e amministratori si ritrovino per progettare o 13

-

contestualizzare forme di turismo innovative, di nuova realizzazione o di recente introduzione. Importante in tutto ciò è il rapporto con l’Università di Bergamo e il CeSTIT (Centro Studi per il Turismo e l'Interpretazione del Territorio). Bergamo: Italia, Europa, Mondo. Spesso non ci rendiamo conto della grande fortuna che abbiamo, trovandoci in un’area servita da quattro aeroporti internazionali (Milano Malpensa, Linate, Orio al Serio e Verona). Viaggiare è scoprire altre realtà diverse dalla nostra è aprire la propria mente e rimettere in discussione il proprio modo di pensare. I Giovani Democratici devono difendere questa grande risorsa, ma coniugandola con la tutela delle comunità locali adiacenti alle aree aeroportuali e dei viaggiatori stessi che hanno il diritto di usufruire di servizi adeguati.

UNIVERSITA’ E RICERCA
“Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione” Alcide De Gasperi – 1881/1954 (Presidente del Consiglio dal 1945 al 1953 e fondatore della Democrazia Cristiana)

L'Università è fondamentale per la crescita di un Paese e ovviamente non potrà che essere al centro delle nostre attenzioni. Studieremo delle proposte affinché essa possa essere sempre più sostenuta e potenziata quale sede principale della ricerca e della cultura scientifica, come centro di sviluppo e di produzione della cultura in tutti i suoi aspetti e come motore trainante dell'intero Paese verso il futuro. L’Università non va quindi solo considerata come una mera opportunità scolastica, ma come occasione per cimentarsi con le sfide della società oltre che come possibilità di crescita personale ed umana. L’Università deve offrire le possibilità agli studenti di sperimentarsi dentro il mondo di oggi e non essere semplicemente luogo di lezione e di esami. Va quindi reinventato un ruolo attivo dell'Università nelle relazioni e nell'ambiente in cui essa è chiamata ad operare, così come ha ben cominciato l’ateneo bergamasco con il rettorato di Stefano Paleari. All'autonomia e alla ricerca universitaria è poi affidato anche il compito di valorizzare le nostre capacità e di mettere in relazione i saperi richiesti dai cambiamenti in atto in questi anni. È in quest'ambito che come Paese soffriamo un ritardo non indifferente, frutto di scelte passate poco coerenti ed organiche. Mentre

14

gli altri Stati europei investivano nella ricerca e nell'istruzione, noi abbiamo preferito tagliare ciò che invece avrebbe dovuto rappresentare una delle principali strade da percorrere per rilanciare tutto il Paese. Bisogna quindi ritrovare la volontà e le risorse per incentivare la ricerca e la conoscenza, perché altrimenti continueremo a perdere importanti risorse umane e ad avere un livello di autonomia e una posizione nella comunità internazionale non degna della nostra storia. L’Università quindi, in particolare nel triennio, dovrà contribuire ad accrescere nelle nuove generazioni le c.d. “competenze trasversali”, determinanti in un mondo globalizzato che cambia velocemente, giorno dopo giorno, innovazione dopo innovazione; la formazione di base e trasversale è infatti fondamentale per fornire stimoli per una riflessione epistemologica rispetto al campo di interesse in cui ogni studente è inserito. Ma non dobbiamo sottovalutare anche l’importanza di prevedere, soprattutto nel biennio finale, percorsi di specializzazione e un collegamento diretto con il mondo del lavoro (tirocinio e stage) tenendo in forte considerazione che dopo il ciclo di studi universitario inizia l’esperienza lavorativa e che oggi in Italia l’ingresso nel mondo del lavoro risulta essere precario e ad età avanzata. Per eliminare lo scostamento tra esigenze delle aziende e aspettative dei giovani, ma soprattutto per rendere più competitivo il nostro sistema produttivo, è necessario trovare il giusto bilanciamento tra le diverse esigenze in campo. E’ importante è investire sull'innovazione tecnologica in modo che questa porti ad una sempre crescente necessità di alte specializzazioni e quindi di competitività, crescita ed occupazione. Altrettanto importante è creare un sistema formativo che, guidato da una politica di sviluppo industriale con prospettive di ampio raggio, incentivi la partecipazione a percorsi di alta scolarizzazione. Infine dobbiamo stringere le collaborazioni con i due attori presenti in Università a livello nazionale e a livello locale. Nel primo caso la strada già imboccata con convinzione è quella della cooperazione con la Rete Universitaria Nazionale (RUN), mentre a livello locale riconosciamo il ruolo che l’Associazione Officina 33 ha svolto nella sua storia a partire dall’anno accademico 2002-03 e quindi proseguiamo il dialogo con questa realtà già presente. È però fondamentale che l’Associazione Officina 33 sappia ritrovare quell’unità e quella forza propositiva che l’hanno guidata in passato, perché se essa non si dimostrerà in grado di svolgere adeguatamente, a nostro giudizio, il proprio ruolo di associazione studentesca radicata nell’Università degli Studi di Bergamo, allora i Giovani Democratici bergamaschi interverranno per colmare il vuoto lasciato. Nelle rispettive autonomie ribadiamo quindi il nostro impegno a collaborare e poter così proporre concretamente soluzioni alle problematiche sopra descritte.

15

SCUOLE SUPERIORI
“Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati” Don Lorenzo Milani – 1923/1967 (insegnante ed educatore)

Senza dubbio possiamo affermare che è nella scuola che si pongono le premesse per una cultura democratica e civile, indispensabile alla convivenza in una società aperta e plurale come quella in cui viviamo. Punto fondamentale è che la scuola deve farsi carico delle difficoltà degli studenti e dare un sostegno effettivo ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, come richiesto dalla nostra Costituzione, valorizzando il talento di tutti e promuovendo l'eccellenza. Vista la difficile situazione economica delle famiglie italiane, peggiorata in seguito alla crisi, crediamo sia opportuno rivendicare il diritto allo studio, sostenendo un modello di scuola basato davvero sull'uguaglianza e sulle pari opportunità di accesso allo studio. La meritocrazia è un valore importante per il futuro della società ma può essere davvero tale se lo Stato, alla base, rimuove le disuguaglianze dando davvero la possibilità alle persone di dimostrare il loro valore e le loro competenze al di là della loro situazione economica e sociale. Altra questione riguarda l'offerta formativa che la scuola di oggi offre. Essendo ormai la scuola italiana basata su un modello didattico che non rispecchia le esigenze del futuro è importante incentivare l'attuazione di una didattica alternativa dove lo studente è posto al centro della scelta del proprio percorso di studi, in base agli interessi e alle inclinazioni che già dopo i primi anni di istruzione superiore vanno formandosi. A tal proposito inoltre, in ottica di avanguardia, dovremo impegnarci a promuovere l'utilizzo di strumenti informatici che permettano allo studente di utilizzare la rete per approfondire i propri studi e imparare a farne un uso corretto. La scuola, proprio per il ruolo cruciale aggregativo, educativo e di formazione che riveste, dovrebbe diventare un punto di riferimento per gli studenti tutti, i quali dovrebbero avere la possibilità di frequentarla anche nelle ore extrascolastiche, come luogo di studio e approfondimento. Inoltre, come per l’Università, a livello associativo, fondamentale sarà il rapporto con l’associazione studentesca Federazione degli Studenti che nell’ultimo anno e mezzo si è costituita e si è ben radicata lavorando in modo costante e con qualità nelle scuole superiori italiane, comprese quelle bergamasche.

16

INTEGRAZIONE E PARI OPPORTUNITA’, ETICA E TRASPARENZA, CULTURA E DIRITTI, LEGALITA’
“Non basta parlare per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia, è fare in modo che un giudice, finalmente un vero giudice, possa emettere il suo verdetto” Aldo Moro – 1916/1978 (Cinque volte Presidente del Consiglio e Presidente della Democrazia Cristiana durante gli anni del Compromesso Storico con il PCI guidato da Enrico Berlinguer, ucciso dalla Brigate Rosse)

L'idea di una società democratica, nel mondo contemporaneo, non può che essere un'idea di società associata all’accoglienza e all’integrazione. L’integrazione ormai è un processo reso necessario dagli scambi economici, tecnologici e culturali dell’età della globalizzazione e dai continui flussi migratori che ormai hanno coinvolto appieno anche il nostro Paese. La quotidianità con cui noi viviamo realtà culturali diverse dalla nostra è sentore di come oggi non è più sostenibile un'idea chiusa di società, dove tutti conoscono tutti. Da Paese di emigranti siamo diventati in pochi anni un Paese di immigrazione. L'immigrazione però deve essere vista come opportunità, come possibilità per tutti noi e per il Paese intero, di mettersi in gioco con culture diverse dalle nostre che possono arricchirci sia da un punto di vista culturale che da un punto di vista umano. È grazie al lavoro competente di molte persone immigrate e dal loro contributo che l'Italia ha raggiunto il suo livello di produttività e di benessere, nonostante i limiti che oggi è chiamata ad affrontare. Non sono più concepibili misure politiche restrittive, di chiusura o addirittura di isolamento. Nel vivere di tutti i giorni è facile osservare come i primi ad isolarsi e a ritrovarsi in comunità ristrette sono gli stessi immigrati, i quali fanno fatica a vivere la loro estraneità e il loro essere stranieri. Compito nostro deve essere quello di coinvolgere queste persone nella vita attiva della nostra società e realtà, evitando inutili ghettizzazioni che portano solo ad una ingiustificata paura dell'altro. Dobbiamo aprirci sì all'altro, senza però cadere nel rischio inverso di perdersi nell'altro. Pare evidente quindi che la sfida dell’integrazione deve essere giocata su basi di parità e nella condivisione dei diritti e dei doveri, delle tradizioni di cui ognuno è sano portatore. Perché è solo dal rispetto reciproco e dal dialogo che può nascere la vera cultura della pace. Significativa sarà la questione riguardo la cittadinanza: siamo perché le migliaia di persone nate in Italia, da genitori migranti, possano ottenere fin da subito il diritto alla cittadinanza italiana. Così come non ci pare affatto sbagliato riconoscere agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia da almeno cinque anni il diritto di votare ed essere votati alla elezioni amministrative comunali. 17

Una possibilità in più per crescere tutti insieme come comunità di uomini e donne. Molte volte troviamo tra i fatti di cronaca episodi disdicevoli riguardo a violenze consumate nella malata necessità di affermare in modo assoluto la propria identità. Questa assenza di tolleranza e di sani valori comporta il rischio che questo vuoto venga riempito da contrapposizioni razziali, violenze, “guerre di religione”. Di qui la centralità e l’universalità dei diritti inviolabili dell'uomo così come sanciti dalla nostra costituzione e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Inevitabile quindi ci appare il nostro impegno affinché la cultura dei diritti umani sia sempre più conosciuta e condivisa, al di là delle barriere politiche, geografiche, religiose. È con essa che noi miriamo ad eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, rimuovendo alla radice i motivi che ne precludono lo sviluppo. Così come rimarchiamo la nostra estraneità ad ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale. Relativamente all’orientamento sessuale, come già dimostrato in questi anni con la proposta ai nostri amministratori locali di presentare un ordine del giorno nei Consigli Comunali a favore della lotta contro l’omofobia, continueremo nella campagna di sensibilizzazione contro questa grave discriminazione. Inoltre, come annunciato dal Sindaco di Milano Giuliano Pisapia sulla sua volontà di istituire i registri delle coppie di conviventi, anche nella nostra Provincia promuoveremo dibattiti e confronti sul riconoscimento di diritti e doveri alle coppie conviventi. Nonostante gli evidenti passi in avanti compiuti dal nostro Paese, è palese come oggi sul piano delle pari opportunità ci troviamo ancora ad un livello piuttosto arretrato rispetto agli altri Paesi Europei. Il campo dove ancora maggiormente si può avvertire questa disparità è quello del lavoro. Troppe volte i diritti della donna sono violati e non vengono presi in considerazione. Pratiche scorrette da tempo condannate sembrano non aver abbandonato ancora la nostra cultura troppo “maschilista”. Opportunità come quelle della maternità, della regolamentazione dei tempi, del premio al merito della donna sono occasioni da non perdere e da valorizzare anziché demistificare come faccende “fastidiose”. La realtà è che oggi le donne non vogliono più essere valorizzate in quanto donne e viste perciò troppe volte come “specie protetta”, ma vogliono essere valorizzate giustamente per quello che sono, senza partire con dei vantaggi ma tanto meno senza partire con inutili svantaggi. E’ principio consolidato e irrinunciabile per qualsiasi democrazia il principio di laicità che, differentemente da quanti credono, non significa laicità negativa intesa come equidistanza da tutte le forme religiose e correnti di pensiero, ma laicità 18

positiva, vista come una laicità rispettosa, che cerca la cooperazione attiva per il bene delle persone e della società. Il confronto soprattutto all'interno di un’organizzazione giovanile che ambisce a diventare classe dirigente del futuro deve essere incentivata, soprattutto su quei temi particolari su cui le sensibilità personali sono tra loro diverse. Perché è solo discutendo e confrontandosi che si possono comprendere le ragioni di ciascuno, giungendo anche a quella sintesi intermedia necessaria e fondamentale per crescere e maturare sia come Paese, ma soprattutto come persone. Indispensabile è inoltre ritrovare un'etica nella politica. Etica che non significa aderire a questo o a quell'altra impostazione dogmatica, ma significa essere uomini virtuosi, affidabili, dotati di buon senso e soprattutto di gratuità nella propria azione. Riscoprire quella politica che è servizio per gli altri e con gli altri. La cosiddetta “questione morale” ha attraversato il nostro Partito e non solo, lasciando senz'altro una cattiva immagine nell'opinione pubblica. Dobbiamo fare in modo che le persone tornino a fidarsi della politica non solo perché politica è bene comune, ma perché è fatta da persone “per bene”. Uomini dall'indiscusso valore etico e morale ci hanno insegnato, a costo della vita, l'importanza della legalità, della sicurezza e della trasparenza, perché senza di esse è difficile immaginare una società democratica e civile. Per tanto preme affermare come ogni struttura in cui non si rispettino le leggi e i principi di trasparenza e correttezza, sia una struttura da porsi fuori dal nostro contesto, una struttura da condannare e da ricostruire. La lotta alla criminalità organizzata, alle cupole, ai “furbetti del quartierino” è quella sana lotta di cui dobbiamo essere partecipi denunciando noi per primi quei comportamenti scorretti che sembrano entrati oggi nella normalità. L'omertà davanti alle ingiustizie, davanti a dei diritti violati non deve più essere tollerata. Occorre agire, agire anche su quegli esempi che la storia ci ha consegnato come eroi. La legalità e la trasparenza devono iniziare a radicarsi fin da subito nel nostro pensiero, correggendo noi, alla radice, la mentalità contorta che per troppo tempo ha caratterizzato l'Italia corrodendola dal suo interno e facendola lentamente affondare a danno di molti e a guadagno di pochi.

19

L’EUROPA E IL FUTURO
“Si può considerare penoso che da qualunque parte, nel Sud e nel Nord, si balbettino giudizi liquidatori sul conseguimento dell'unità, negando il salto di qualità che l'Italia tutta, unendosi, fece verso l'ingresso a vele spiegate nell'Europa moderna”. Giorgio Napolitano – nato nel 1925 (Presidente della Repubblica Italiana, Presidente della Camera dei Deputati dal 1992 al 1994, Ministro degli Interni del primo Governo Prodi, esponente di spicco del Partito Comunista Italiano)

Sono ormai passati quattro anni dalla nascita in Italia del Partito Democratico: un progetto comune importante grazie al quale differenti culture politiche hanno deciso di unirsi. In questi anni si è discusso anche su quale ruolo debbano ricoprire i Giovani Democratici in Europa e in particolare in quale famiglia politica europea riconoscersi per proseguire il proprio progetto politico. Crediamo però siano maturi oggi i tempi per un’organizzazione giovanile svincolata dai vecchi schemi ideologici. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova generazione di giovani che ha le potenzialità per superare le divergenze che il Partito Democratico non è ancora riuscito a lasciarsi alle spalle nonostante il nuovo gruppo parlamentare europeo “Socialisti e Democratici”. Come Giovani Democratici, partendo dalla consapevolezza che il Partito Democratico in Italia ha unito culture diverse e rappresenta l’unica esperienza nel panorama europeo, cercheremo di portare il nostro contributo alla discussione politica anche all’interno del partito, al fine di proporre contenuti chiari da condividere con gli altri partiti aderenti in Europa al nostro stesso gruppo europarlamentare. Solo così, potremo anche nel nostro continente creare una nuova identità culturale e politica, al passo coi tempi che possa davvero rispondere all’esigenze di un mondo globalizzato che cambia e che è sempre in movimento. L’Europa è importante e dobbiamo lavorare affinché sia sempre più unita e quindi più forte, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello politico. L’Europa oggi, non costituisce solamente il nostro presente, ma anche il nostro futuro. Come tutti ben sappiano, l’Italia sta vivendo una crisi economica molto dura e sta subendo un attacco finanziario speculativo che mette a rischio il lavoro fatto fin qui. Il nostro Paese da solo non sarebbe resistito fino a questo momento se non si fosse collocato al centro di un progetto di formazione di un nuovo stato europeo. L’Europa non è un progetto fallito e i Giovani Democratici devono lavorare affinché questo progetto possa proseguire la strada che lo porterà a compimento.

20

Senza essere sognatori, crediamo ci sia una domanda su cui dobbiamo concentrarci per quanto riguarda la collocazione della giovanile bergamasca nel progetto europeo: non chiediamoci cosa può fare l’Europa per noi, ma cosa possono fare i Giovani Democratici orobici per l’Unione Europea. Considerando che siamo una federazione provinciale e che per questo motivo a livello europeo siamo da soli poco significativi, c’è una azione molto importante che possiamo svolgere: sensibilizzare. La sensibilizzazione è importante perché serve a far capire ai nostri concittadini qual è il ruolo svolto dalle istituzioni europee nella nostra vita quotidiana. Le istituzioni europee infatti sono percepite da molte persone come un qualcosa di lontano che non appartiene al nostro mondo. Questo distacco è poi cavalcato da alcune forze politiche che con demagogia dipingono l’Europa come un burocrate che soffoca l’Italia. Ecco i punti su cui dobbiamo puntare noi come democratici bergamaschi: ciclo di incontri sul territorio per spiegare l’architettura dell’Unione Europea, il funzionamento delle Istituzioni e l’importanza del lavoro che esse svolgono quotidianamente; cercare di sviluppare un orientamento europeista dei cittadini bergamaschi affinché le forze euro-scettiche siano sempre più una minoranza; organizzare viaggi di formazione presso le Istituzioni Europee al fine di dare ai Giovani Democratici un’idea concreta di quali siano le Istituzioni europee e di come funzionino; creare partnership con organizzazioni politiche locali di altri Paesi comunitari per rendere effettivo il progetto di interazione europea, e organizzare progetti condivisi; stringere contatti con i settori di attività dell’Unione Europea per cercare di creare collaborazioni con le diverse aree di intervento delle quali si occuperà la nostra organizzazione giovanile.

21

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful