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Il reportage

La storia

Il campionato

La guerra beduina del Sinai terra di nessuno
RENZO GUOLO E FABIO SCUTO

L’equazione segreta che decise il crac di Wall Street
ENRICO FRANCESCHINI

Figuraccia Inter ko con il Novara Moratti contestato
I SERVIZI NELLO SPORT

Fondatore Eugenio Scalfari
1 2 www.repubblica.it

Direttore Ezio Mauro
CON “SPEAK NOW FOR WORK” 14,10

lun 13 feb 2012

Anno 19 - Numero 7

1,20 in Italia

lunedì 13 febbraio 2012

SEDE: 00147 ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90 - TEL. 06/49821, FAX 06/49822923. SPED. ABB. POST., ART. 1, LEGGE 46/04 DEL 27 FEBBRAIO 2004 - ROMA. CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ: A. MANZONI & C. MILANO - VIA NERVESA, 21 - TEL. 02/574941. PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: AUSTRIA, BELGIO, FRANCIA, GERMANIA, GRECIA, IRLANDA, LUSSEMBURGO, MALTA, MONACO P., OLANDA, PORTOGALLO, SLOVENIA, SPAGNA 2,00; CANADA $1; CROAZIA KN 15; EGITTO EP 16,50; REGNO UNITO LST 1,80; REPUBBLICA CECA CZK 64; SLOVACCHIA SKK 80/ 2,66; SVIZZERA FR 3,00 (CON D O IL VENERDÌ FR 3,30); TURCHIA YTL 4; UNGHERIA FT 495; U.S.A $ 1,50

Black bloc scatenati: assalto alle banche, negozi distrutti, molotov sulla polizia. Centinaia di feriti. Tra i manifestanti anche il musicista Theodorakis

Aveva 48 anni, giallo sulle ultime ore

Sì all’austerity, Atene brucia
Centomila in piazza: “Basta sacrifici”. Il voto nel Parlamento assediato
Camusso e premier: nessun vertice segreto. Repubblica conferma

Alcol e farmaci uccidono Whitney Houston regina del pop

Articolo 18 bufera sull’intesa Monti accelera
CLAUDIO TITO

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ARIO Monti vuole accelerare sulla riforma del lavoro. Il premier è infatti convinto che il patto stretto con il segretario della Cgil, Susanna Camusso, possa reggere. SEGUE A PAGINA 7 SERVIZI ALLE PAGINE 6, 7 E 9

La cantante Whitney Houston

GIUSEPPE VIDETTI
ON aveva barbiturici sul comodino né cocaina nel cassetto. Neanche erba nella borsetta, come quando insieme al marito Bobbi Brown fu arrestata alle Hawaii, nel 2000. Whitney Houston è morta a 48 anni – nella vasca da bagno, sembra – senza una ragione apparente, alla vigilia dei Grammy, la grande festa della musica americana. SEGUE A PAGINA 37 AQUARO A PAGINA 36 Manifestanti e forze dell’ordine negli scontri in piazza Syntagma

IL DOVERE DELLA NOTIZIA
MASSIMO GIANNINI
ON c’è bisogno di aver letto la “lezione” di Joseph Pulitzer alla Columbia University, per sapere che “un giornalismo onesto e indipendente è la forza più possente che una civiltà moderna abbia mai sviluppato”. SEGUE A PAGINA 38

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L’analisi

dal nostro inviato

La falsa leggenda dei ragazzi bamboccioni
ILVO DIAMANTI
ON è chiaro cosa sia successo ai giovani. Divenuti, all’improvviso, impopolari. Bersaglio di battute acide e ironiche. Da quando, nel 2007, Tommaso PadoaSchioppa, allora ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo Prodi, invitò le famiglie a mandarli fuori di casa. SEGUE A PAGINA 38

DANIELE MASTROGIACOMO ATENE L RAGAZZO raccoglie un mandarino. Lo lancia contro i poliziotti schierati a difesa del Parlamento greco, dove si tiene una seduta storica. Nella notte arriva l’approvazione delle misure di austerità. SEGUE ALLE PAGINE 2 E 3 BENNEWITZ E OCCORSIO ALLE PAGINE 3 E 4

L’ira di Damasco. Appello del Papa: stop alla violenza

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La Lega Araba abbandona Assad “In Siria urgente l’intervento Onu”
DEL RE E SCUTO A PAGINA 15

IL BASTONE DELL’EUROPA
GAD LERNER
AVVERO qualcuno pensa di salvare l’Europa così, spezzando le reni alla Grecia? Proprio a ciò stiamo assistendo, con disagio: l’illusione nefasta di restituire unione al Vecchio Continente con il bastone dell’austerità. SEGUE A PAGINA 38

Quando il successo è una vita a metà
MICHELA MARZANO
RA una delle più straordinarie star della musica internazionale. Un’icona del pop che, per vent’anni, aveva avuto assolutamente tutto. Bellezza, talento, successo, premi, denaro. SEGUE ALLE PAGINE 36 E 37

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Il caso

La polemica

A Genova Pd sconfitto Doria vince le primarie
GENOVA — Vittoria dell’outsider a Genova. Sono risultati a sorpresa quelli che emergono dalle primarie del centrosinistra. Marco Doria, il docente di Economia sostenuto da Sinistra e Libertà e sponsorizzato da don Gallo, se le è aggiudicate con il 46% delle preferenze, battendo il sindaco uscente Marta Vincenzi e la senatrice Roberta Pinotti. A uscire sconfitto dal voto è il Partito Democratico. RAFFAELE NIRI E WANDA VALLI A PAGINA 13

Quel centro commerciale che ferisce Venezia
SALVATORE SETTIS
OPO le navi-grattacielo, nuove delizie sono in arrivo a Venezia per gli amanti dello snobismo low costdi guardare, ed essere guardati, da una sommità. Basterà salire sulla neoterrazza in cima al Fondaco dei Tedeschi, passando dal neo-centro commerciale Benetton, per guardare dall’alto il ponte di Rialto e il Canal Grande. Una “vista mozzafiato”, pazienza se a scapito della legalità e della storia. SEGUE A PAGINA 35

Dossier Olimpiadi 2020

Roma, i Giochi in tempo di crisi

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A PAGINA 18

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

LA CRISI FINANZIARIA POLITICA INTERNA
L’appello del primo ministro Papademos precede un voto sofferto: alla fine i sì sono la maggioranza Giovani, vecchi, persino bambini da tutto il Paese per l’estremo tentativo di fermare le misure del governo

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IL REPORTAGE. Emergenza Europa

La Grecia
Il Parlamento approva la manovra ma è guerriglia al centro di Atene 100mila in piazza contro i sacrifici
dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO
(segue dalla prima pagina)

Applausi ai black bloc, negozi in fiamme, banche assaltate

ATENE L TEMPO di scavallare la mezzanotte, ed il piano del governo passa. Il Parlamento greco approva le misure richieste per evitare il default, nonostante le proteste delle quasi 100mila persone che hanno provato di tutto per fermare questa decisione, stanchi, stremati, di dover sostenere ulteriori impossibili sacrifici. Hanno lanciato persino mandarini. Quasi il simbolo della protesta. Dagli alberi che ornano piazza Syntagma cadono centinaia di piccoli agrumi. Raccolti e scagliati verso il cielo. Ma è stato tutto inutile, quella selva di pallette arancioni assieme a bottigliette di acqua. Gli agenti in tenuta antisommossa, divise rafforzate da protezioni che sembrano armature, replicano con raffiche di candelotti lacrimogeni. Dieci, venti. Una breve pausa e poi ancora una decina. Tutto piomba sulla gente. Il fiume umano sbanda. Ma non si scompone. Resiste, sorpreso e indignato. La reazione è spropositata. I black bloc non ci sono ancora. Nessuna provocazione violenta, nessuna pressione per far saltare l’imponente manifestazione.

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DONNE, GIOVANI, ANZIANI C’è un intero paese, in questa piazza intitolata alla Costituzione, valore supremo per ogni greco, fiero dei padri che fondarono la Democrazia. Donne e uomini, giovani e vecchi, persino bambini, le mani strette a quelle dei genitori. Sono qui perché vogliono decidere il loro futuro e quello dei loro figli. Le provocazioni, scandite da rulli di tamburi, maschere allegoriche, sfilate di motociclette, improvvisazioni teatrali, e perfino lanci di frutta, fanno parte di ogni manifestazione di piazza. Soprattutto quelle pacifiche. Come questa. Imponente, forte, ma pacifica. L’ironia allenta la tensione, aiuta a superare le difficoltà di una recessione che ha cambiato radicalmente le abitudini di vita di interi strati sociali. Ma viene scambiata per violenza. Non è tollerata. Crea lo spunto per sciogliere questo assembramento oceanico e liberare il campo da una pressione che rischia di condizionare il voto parlamentare. Dentro il Palazzo che svetta sulla collina di Syntagma, 300 deputati discutono da cinque ore il pacchetto di misure richieste dall’Europa e dalla troika internazionale. Misure durissime. Neces-

LE FIAMME
Un poliziotto cerca di spegnere in qualche maniera il fuoco. Sotto, il musicista Mikis Theodorakis

sarie ma insopportabili. Ma, soprattutto, incomprensibili alla stragrande maggioranza della popolazione che le considera una vera imposizione dei paesi forti della Ue. STUPORE E INDIGNAZIONE Il voto è previsto per l’1 di notte. Ma già dalle 18 l’intero centro di Atene è sconvolto da una guerriglia che si accende nelle grandi arterie laterali e dentro i vicoli dei quartieri vicini. Il fumo acre, che ti soffoca e ti penetra nei polmoni, che aggredisce gli occhi con la forza di mille spilli, costringe la gente a lasciare il campo. Poche decine di metri. Poi si ferma. C’è stupore e indignazione nei visi stravolti dal dolore. La scelta di sciogliere la manifestazione è considerato un sopruso. La violazione di un diritto che i greci si sono conquistati a fatica, tra occupazioni nazista e una feroce dittatura mi-

litare. Dalla piazza sale un urlo, cupo e profondo, di rabbia e indignazione. Volano insulti e bestemmie. La gente batte la mani, colpisce con i pugni le serrande in acciaio rinforzato dei negozi di lusso. Scuote, con un frastuono, lo stesso asfalto già tappezzato di candelotti fumogeni e di bombe assordanti. Il muto compatto di uomini e donne si apre davanti agli slogan di un altro piccolo corteo che sopraggiunge dalla vicina Facoltà di Giurisprudenza, occupata da mesi. Sono i black bloc, gli anarchici e gli autonomi rimasti finora ai margini della manifestazione. Sono duri, decisi, pronti a reagire. Ma sono soprattutto armati. Vestiti di nero, indossano felpe, cappucci, gli occhi e la bocca coperti da maschere antigas. In molte mani vediamo bottiglie incendiarie, mazze, martelli, asce, bastoni. E la gente, per la prima volta dopo

tanti mesi, applaude. Sostiene questo rinforzo inaspettato e li spinge a reagire. Loro sono gli esperti: sanno come e dove colpire. TECNICHE DA GUERRIGLIA Lo fanno con tecniche da guerriglia. Venerdì scorso, primo giorno di sciopero, davanti ai primi scontri, si erano limitati a lanciare pezzi di marmo e bastoni. Adesso esplodono una raffica di razzi rossi e gialli che investono il muro di poliziotti. Assieme a bombe carta, petardi, molotov. Si muovono in piccole squadre. Ognuna ha un compito preciso. Prima i razzi, seguiti da una selva di sassi, lattine piene di cemento, bastoni. Poi retrocedono e fanno largo al gruppo con le bombe carta e quelle assordanti. I poliziotti restano storditi. Non fanno in tempo a riprendersi. Vengono investiti da un terzo

Anche Theodorakis tra i manifestanti
Anche il celebre musicista Mikis Thedorakis, 86 anni, autore delle musiche di “Zorba il greco”, è sceso in piazza. Accanto a lui sono caduti diversi candelotti lacrimogeni indirizzati a chi gli si era avvicinato

lancio, questa volta di bottiglie piene di benzina che s’infiamma con lunghe lingue di fuoco. Una quarta squadra lavora dall’alto e acceca con i raggi laser le visiere degli agenti. Le cariche si susseguono, tra fughe e sbandamenti. La polizia risponde con gas lacrimogeni che lancia con le mani. Cerca di spezzare il fronte compatto dei manifestanti. Ma questa volta fatica, spesso è costretta a retrocedere. La gente si è organizzata. Gli incidenti erano previsti. Ognuno si è procurato mascherine antigas e occhiali trasparenti. Non partecipa agli scontri, lascia fare i più esperti. Ma resta ferma, non fugge, rifiuta di lasciare la piazza. PAPADEMOS INVIA ALLA CALMA Crea un muro di sostegno ai mille che si scatenano pochi metri più avanti. L’assedio al Parlamento

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

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PER SAPERNE DI PIÙ www.hellenicparliament.gr www.statistics.gr

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La folla si è organizzata per resistere e sostiene gli autonomi e gli anarchici: il bilancio è di 50 feriti e 22 arresti

Il piano

Ecco il pacchetto dei sacrifici imposto ad Atene. In bilico le misure sulle pensioni

Tagli al salario minimo licenziamenti e ticket famiglie greche allo stremo
SARA BENNEWITZ

mano in mano. Servono a lenire il dolore, a placare i polmoni infuocati che sembrano scoppiare. Molti si sentono male, sono raccolti e portati a braccia verso gli uomini delle Croce rossa. Gruppi di ragazzi e ragazze girano con boccette piene di un liquido gelatinoso. Te lo spruzzano sugli occhi, sul naso e sulla bocca. Anche questo serve a placare gli effetti urticanti dei gas lacrimogeni. Lasciano una patina biancastra che adesso vediamo sui visi di molti. Soprattutto delle donne e degli anziani. E’ l’unico modo per restare sul posto, cercare rifugio in un angolo e attendere che la guerriglia si plachi. I PALAZZI INCENDIATI Ma gli scontri continuano. Assieme ai focolai che punteggiano tutto il centro di Atene devastato da distruzioni e danneggiamenti. Diciassette palazzi sono incendiati. Uno confina con quello dell’Fmi qui ad Atene. Le fiamme attecchiscono altri immobili, ma i pompieri faticano a farsi largo tra la folla decisa a restare in piazza. Un camion dei vigili del fuoco viene sequestrato da un gruppo di anarchici che lo usano come ariete contro il muro di agenti. Per una mezz’ora c’è la battaglia più violenta di questa folle e disperata notte. Solo alla fine gli agenti riescono a riprendersi il mezzo. Ma a duro prezzo. Ci sono almeno 50 feriti, 22 sono gli arrestati. Molti tra i poliziotti. Le forze dell’ordine sono state mobilitate in massa ma sono costrette a continui ricambi. Il ministero dell’Interno studia nuove strategie per riuscire a riconquistare le strade ancora invase da decine di migliaia di persone. Pochi, pochissimi sono disposti a mollare. La guerriglia è generale. Coinvolge uomini e donne di ogni età. Gente comune, scesa in piazza per la prima volta ma decisa comunque a far sentire la propria voce. Solo verso le 22 prevale la stanchezza e una rassegnata desolazione. La maggioranza lascia il campo. Le vie e le piazze del centro restano nelle mani di piccoli gruppi: devastano ogni cosa che trovano lungo il cammino. Gli altri, a migliaia, vagano senza una meta precisa. Tristi, carichi di rabbia. E’ presto per fare un bilancio dei danni. Atene brucia. Di rabbia e di violenza. Molti me lo gridano in faccia: «E’ solo l’inizio. Se passano le misure per noi è finita. Allora sarà guerra. Guerra per vivere o morire».
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Privatizzare, tagliare pensioni e salari, licenziare i dipendenti pubblici, rifinanziare le banche, chiudere i rubinetti della sanità, della difesa, degli enti locali e della politica per salvare la Grecia dal fallimento. Quello che il governo ha approvato è un piano di tagli alla spesa pubblica e di future dismissioni del patrimonio statale da 4,5 miliardi, che comporta gravi sacrifici per tutta la popolazione. Tuttavia, questa drastica manovra consentirà al Paese di andare avanti e di ricevere la liquidità con cui rimborsare a marzo quei 14,5 miliardi di obbligazioni governative che sono in scadenza. Senza il pacchetto di aiuti da 130 miliardi, patteggiato in cambio del piano di austerity, la Grecia sarebbe infatti andata in default e di conseguenza sarebbe uscita dall’euro. Se quindi ancora per il 2012 i conti della Grecia saranno in rosso, dopo questa drastica cura fatta di tagli e privatizzazioni, il governo di Atene dovrebbe registrare un surplus di 3,6 miliardi già a partire dal prossimo anno.
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Salario minimo
UNA radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda deregulation e una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito. Questo in sintesi l’impegno che è stato preso per riuscire a spuntare un piano di aiuti dall’Europa che permetta alla Grecia di evitare il default e di non uscire dall’euro. Si tratta della misura che più ha irritato i greci, anche perché con la nuova legge sarà molto più facile portare avanti maxi piani di licenziamento. Tra tagli ai salari e ai posti di lavoro, Atene conta di risparmiare circa 3,3 miliardi di euro solo quest’anno. Poi il governo dovrà anche intervenire sulle pensioni, con delle misure ad hoc.

Tagli e riforme
TRA le molte voci di spesa che sono state ridotte, è previsto un risparmio da 1,1 miliardi del ticket relativo ai prodotti farmaceutici, minori spese per la sanità, l’abolizione delle regole restrittive sulle guide turistiche, l’apertura del mercato energetico agli investimenti stranieri. Non solo: tagli alla difesa per 300 milioni di euro, diminuzione delle spese elettorali di 270 milioni, riduzione degli investimenti pubblici per 400 milioni. Alla fine di tutto questo, il governo si è inoltre impegnato a racimolare 300 milioni supplementari di tagli, che devono ancora essere identificati e concordati insieme con la Ue, la Bce e l’Fmi.

Privatizzazioni
VERRANNO messi in vendita i gioielli appartenenti allo stato, come le quote pubbliche delle società petrolifere e del gas, quelle dell’acqua e delle lotterie. Entro la fine dell’anno Atene dovrebbe raccogliere 4,5 miliardi da operazioni di cessione, vale a dire 3 miliardi in più rispetto agli 1,5 miliardi che è riuscita a racimolare fino ora. Entro la fine del 2015, l’obiettivo è ancora più ambizioso e punta di incassare grazie alle privatizzazioni ben 15 miliardi di euro. Secondo la bozza del documento iniziale, l’obiettivo di mediolungo termine era invece raccogliere dalle privatizzazioni 50 miliardi di euro.

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Statali
DOPO aver chiesto ai privati cittadini pesanti sacrifici, anche i dipendenti pubblici dovranno pagare il loro dazio. Sono previsti infatti 15mila licenziamenti nel settore pubblico, ovvero il 10% dei tagli al personale della pubblica amministrazione da realizzare entro il 2015, e che rientrano nei piani di risparmi nella sanità, negli enti locali, nella difesa e nei costi della politica in generale. Per il 2012 il governo stima di risparmiare 3,3 miliardi di euro solo grazie ai nuovi licenziamenti e al taglio dei salari. L’effetto combinato di questi fattori, insieme alla riforma del mercato del lavoro e al piano di austerity, riporterà i conti dello stato in surplus già nel 2013 .

Banche
GRAZIE agli aiuti pubblici, le banche greche e i risparmi dei loro clienti sono salve. Gli istituti ellenici che devono far fronte a 17 miliardi di euro di perdite, legate alla svalutazione del debito sovrano, dovranno raggiungere un indice del patrimonio di base (core Tier 1) del 9% entro settembre. Ma l’obiettivo degli istituiti ellenici di medio termine è quello di arrivare a un Core Tier 1 del 10% entro la fine di giugno del prossimo anno. Inoltre le banche che si trovassero ad avere ancora bisogno di capitale potranno chiedere un aiuto allo Stato per ottenere nuovi finanziamenti, in cambio dovranno emettere titoli pubblici greci o bond convertibili.

Prestiti
IN CAMBIO di questa nuova ondata di privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica, la Grecia potrà prendere in prestito fino ad un massimo di 35 miliardi dal fondo temporaneo salva Stati (Efsf). Con questa liquidità il governo di Atene potrebbe finanziare il riacquisto dei bond sovrani offerti nell’Eurozona, con obbligazioni emesse dall’Efsf. I prestiti greci sono infatti spazzatura, e senza gli aiuti Ue non avrebbero più valore. Solo a marzo andranno a scadenza 14,5 miliardi bond greci, che dovranno essere rimborsati. A fronte delle manovre concordate con l’Ue, la Bce e l’Fmi, la Grecia riceverà un piano di aiuti complessivo da ben 130 miliardi di euro.

continua. Dentro, si decide il futuro di un intero paese. Il premier in aula condanna la violenza: «Il vandalismo e la distruzione non hanno posto nella democrazia». Poi rivolto ai deputati: «Se voterete no, sarà un catastrofico default». In piazza tantissimi, migliaia, battono di nuovo le mani, tempestano con i pugni le lamiere dei cartelloni pubblicitari, pestano i piedi per terra. Resistono e davanti ad ogni fiammata delle bottiglie incendiarie, davanti ai boati delle bombe carta, lanciano grida di approvazione. Il fumo dei candelotti è insopportabile. Bisogna retrocedere. E la folla, composta ma piegata dai colpi di tosse, dai conati di vomito, dagli occhi che bruciano come tizzoni ardenti, ripiega verso le vie laterali. Pochi minuti, il tempo di riprendersi. Bustine di vasellina passano di

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la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

LA CRISI FINANZIARIA ECONOMIA
I pericoli imminenti sono stati evitati ma troppe incognite pesano sul salvataggio della Grecia

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PER SAPERNE DI PIÙ www.imf.org www.lavoce.info

Solo la maggior integrazione europea potrà evitare ulteriori rischi e dare stabilità all’unione monetaria

IL DOSSIER. Emergenza debito

Lo scenario
“Quei sacrifici non bastano ad Atene per avere la certezza di restare nell’euro”
EUGENIO OCCORSIO

Economisti scettici sulla cura, ma non credono al contagio

La drammatica giornata vissuta ieri da Atene dimostra quanto doloroso sia il cammino verso il risanamento al quale dovrebbe coincidere la permanenza nell’euro. Gli economisti che abbiamo interpellato, tutti in possesso di una solida esperienza internazionale, confermano che per ora la moneta unica resterà a 17 grazie all’intervento della troika. Ma, evitato il pericolo imminente di implosione, sul medio termine quest’integrità non è affatto sicura. Troppe sono le incognite, a partire dalla rabbia popolare esplosa ieri in piazza, e probabilmente troppo punitive alcune misure, come ha denunciato perfino l’Fmi. La scommessa, confermano i nostri interlocutori, si gioca tutta sul terreno dell’integrazione europea.
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Le domande

1 Con questi nuovi sacrifici, la Grecia riuscirà
a salvarsi? l'effetto-contagio 2 Si èiridottopiù deboli per Paesi dell'eurozona? conseguenze ci saranno 3 Qualinuovo patto europeo per il di integrazione fiscale?

Paul De Grauwe

Paolo Guerrieri

Salvatore Cantale

Angelo Baglioni

“Ora il ruolo di Francoforte “Tagliare i salari non serve Resta per i greci la tentazione “Il rischio-contagio rimane diventa più impegnativo” la recessione può peggiorare” di uscire dall’euro e svalutare anche se l’Italia sta meglio”
1 Di certo i provvedimenti allenteranno la tensione, quella finanziaria intendo perché quella popolare è altissima, almeno per qualche tempo. Ma non risolveranno i problemi di medio termine. Il debito pubblico che - per di più non prima del 2020 - sarà ridotto al 120% del Pil, indica che la situazione non è risolta. 2 È fondamentale il ruolo della Bce, che dovrà intensificare i suoi sforzi, dall’acquisto di titoli sul secondario alla fornitura di liquidità alle banche, per evitare che i tassi s’impennino e che si Università diffonda in qualsiasi momento il di Lovanio, panico sui mercati: è un pericolo consulente sempre latente quando c’è, aperta, della Ue una crisi come quella greca. La vigilanza della Bce dovrà essere particolarmente attiva nei confronti dei Paesi più in difficoltà: Italia, Spagna e Portogallo. Se la banca assolverà ai suoi compiti, e può benissimo farlo disponendo di liquidità illimitata anche senza essere un lender of last resort, il pericolo di contagio sarà annullato. 3 Il progetto di integrazione compendiato nel fiscal compactè un accordo intergovernativo per determinate riforme costituzionali, e non dovrebbe risentire della crisi greca. Anzi, se è visto come possibile incentivo all’intervento europeo, marcerà più speditamente.
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1 La risposta è decisamente “no”. Si insiste con la medicina sbagliata, a parte le riforme strutturali che sono necessarie: ma sapete dirmi cosa c’entra con il risanamento il taglio dei salari minimi anche privati? Misure così mortificano ulteriormente la domanda, peggiorano la recessione e allontanano indefinitamente qualsiasi possibilità di ripresa. 2 Non mi sembra disinnescato il pericolo di contagio, e il canale più a rischio sono le banche. Anche perché, oltre alle esposizioni ufficiali che ci mostra la Banca dei Regolamenti InDocente di ternazionali, c’è probabilmente economia un’abnorme esposizione occulta alla sotto forma di Cds che dovrebbero Sapienza coprire proprio dai rischi di insolvenza dei Paesi e degli istituti: un mercato oscuro e insidioso, dove non si capisce quale banca o assicurazione ha emesso i titoli e se avrà mai la capacità di onorarli. 3 Il cammino verso l’integrazione potrebbe proseguire anche al riparo dai fatti greci. Ma sarà importante inserire subito strumenti d’intervento davvero convincenti: l’Esm è stato sì anticipato di un anno ma ha ancora una copertura insufficiente, e quanto alla governance bisognerà evitare gli errori fatti con il precedente Efsf, paralizzato dalla necessità di tutti i voti dei parlamenti.
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1 Sul breve le misure bastano a tamponare la falla, se non altro perché rispondono a quello che l’Europa chiedeva. Il difficile comincia ora perché mettere a posto tutti i financial ratio per raggiungere gli obiettivi sarà un’impresa durissima. Al punto che per la Grecia rimane più che mai aperta la scelta se sottoporsi a questo giogo o uscire dall’euro, accettando svalutazioni mettiamo del 50% ma poi ricostruendosi autonomamente una struttura: non sottovalutiamo il fatto che psicologicamente per i greci sarebbe una soluzione per non senDocente di tirsi più sotto tutela. Finanza 2 Su questo rischio non sono pessiIMD mista, almeno per l’Italia. Il governo Losanna Monti ha permesso grossi passi avanti: non a caso, prima veniva evocato in ogni momento il fantasma della Grecia e ora non più. 3 Le questioni non dovrebbero essere connesse, se non dal punto di vista emozionale: certo, fare un salto di qualità mentre resta sempre aperto il problema Grecia - e più si va avanti e più costoso diventa - qualche penalizzazione comporta. È anche un’occasione per riflettere sul concetto di integrazione: basta una moneta comune quando abbiamo tante lingue e culture, spesso impermeabili l’una all’altra?
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1 Il sofferto voto del Parlamento dovrebbe spianare la strada all’intesa con i debitori privati, quella che prevede il dimezzamento se non peggio del valore delle obbligazioni. Ma tutto ciò non significa che il passo sia risolutivo: come tante volte è successo, ora c’è una serie di scadenze-target che la Grecia deve rispettare alle quali è subordinata la concessione delle tranchedi aiuti. Basterà saltarne una perché si inneschi di nuovo la spirale negativa delle erogazioni mancate e degli allarmi di Atene. 2 La sindrome del contagio resta Economista sempre in piedi anche per l’Italia, all’Università Paese che pure è in condizioni molCattolica to migliori rispetto a qualche mese fa. I segnali di tensione sullo spread devono tenerci in stato d’allerta. 3 Il fiscal compact è qualcosa di acquisito, però intendiamoci: quanto a vera integrazione, o alla cessione di sovranità su materie cruciali come le tasse, non rappresenta nulla. È solo un patto di stabilità un po’ rafforzato. Se pensiamo che i primi a violare il patto precedente furono proprio Germania e Francia, c’è poco da star sicuri. Si poteva fare di più, alla luce del fatto che le istituzioni europee non sono state in grado di gestire la crisi di un Paese che rappresenta il 2% del Pil di Eurolandia.
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la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

LA CRISI FINANZIARIA POLITICA INTERNA

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Il lavoro

Accordo per cambiare l’articolo 18 polemiche sul vertice segreto
Monti e Camusso: nessun incontro riservato. Repubblica: fonti certe
ANNALISA CUZZOCREA
ROMA — Una nota congiunta, alle undici del mattino. Così, Palazzo Chigi e Cgil decidono di smentire — insieme — l’incontro segreto tra Mario Monti e Susanna Camusso rivelato ieri da Repubblica. Un incontro che sarebbe servito a superare l’ostacolo dell’articolo 18 sulla strada della riforma del Lavoro. E che il nostro giornale conferma, perché la notizia arriva da «fonte certa». L’ipotesi di intesa prevederebbe il congelamento del divieto di licenziamento per chi esce dal precariato, tre o quattro anni. Oltre a un’interpretazione meno rigida del principio della giusta causa da parte dei tribunali del lavoro. «Nei giorni scorsi non vi è stato nessun incontro né colloquio» tra Monti e Camusso, recita il comunicato di Palazzo Chigi e Corso d’Italia, che aggiunge: «se tale incontro fosse avvenuto, non samontagna dei colloqui non partorisca un topolino di riforma». Rincara il presidente dei senatori pdl Maurizio Gasparri: «Il confronto è necessario. Il sotterfugio invece complicherebbe le cose. Sul lavoro è tempo di decisioni. I processi di modernizzazione vanno portati avanti parallelamente». Tradotto: se si va avanti sulle liberalizzazioni, si faccia lo stesso con l’articolo 18. Allarmato, Antonio Di Pietro chiede che si dica la verità sull’incontro: «Chi mente? E soprattutto, perché?». «L’Italia dei Valori — aggiunge l’ex pm — ha presentato una mozione per chiedere di togliere l’articolo 18 dalla trattativa e di pensare a un nuovo welfare per i giovani. Si discuta alla luce del sole, e ognuno si assuma le proprie responsabilità».
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I punti

Bonanni (Cisl): noi speriamo che il contatto ci sia stato. Fassina (Pd): no a tensioni
rebbe stato il primo faccia a faccia. Susanna Camusso e Mario Monti si erano infatti incontrati nel novembre scorso al momento della formazione del nuovo governo». Più seccata, la reazione della Cgil su Twitter: «La notizia è una grave invenzione. Le nostre posizioni sull’articolo 18 sono note e stranote. Qualcuno vuol far saltare il confronto? Chi vuole forzare la mano?». A una forzatura, accenna anche il responsabile economico pd Stefano Fassina: «Auspico che tutti lascino un confronto così difficile alle parti sociali e al governo. Evitiamo di complicarlo con improvvisazioni e tensioni». Entra nel merito Sergio Cofferati, europarlamentare democratico, ma soprattutto l’ex segretario Cgil che in nome dell’articolo 18 nel 2002 portò al Circo Massimo a Roma tre milioni di persone: «La legge va preservata così com’è — dice — si possono però affiancare norme per ridurre i tempi del contenzioso legale e dare certezza alle imprese e ai lavoratori». Sempre nel Pd, Sergio D’Antoni — ex leader Cisl — ha una posizione più aperta: «È fondamentale un accordo per ridare fiducia al Paese. Per rimettere in moto un clima positivo non c’è altro modo che trattare ancora e ancora». Caustica invece la Cisl di Raffaele Bonanni, che scrive su Twitter: «Speriamo sia vero l’incontro segreto tra Camusso e Monti. Fa sorridere come taluni discutano sottobanco quello che altri fanno alla luce del sole». Chiaramente, si allude alle critiche ricevute dalla Cgil per gli incontri separati con il precedente governo. Per l’ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi «sarà importante per la credibilità dell’Italia e per la sua crescita interna che la

SETTIMANA CRUCIALE
Il presidente del Consiglio Mario Monti. Al ritorno dagli Stati Uniti per lui e il governo una settimana cruciale su lavoro e liberalizzazioni

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L’ARTICOLO 18
Il divieto di licenziamento senza giusta causa potrebbe essere sospeso, 3 o 4 anni, per alcune categorie di lavoratori

I TRIBUNALI DEL LAVORO
Potrebbe arrivare un’interpretazione ufficiale della norma meno rigida sul principio della giusta causa

LE PARTITE IVA
Si punta a ridurre il proliferare delle finte partite Iva, che mascherano rapporti di lavoro dipendente

L’intervista

Carniti: “L’articolo 18? Un falso problema. E comunque non farei concessioni vere”

CARLO CLERICETTI
ROMA — Gli incontri riservati? «C’erano anche ai tempi miei e di Luciano Lama». La polemica sull’articolo 18? «Un falso problema». E se stesse ancora lui al tavolo delle trattative? «Nessuna concessione vera, piuttosto qualche contentino per salvare capra e cavoli». A 75 anni, Pierre Carniti, grande vecchio del sindacalismo italiano, non smentisce la sua fama di anticonformista. Il segretario della Cisl dal 1979 al 1985 non si scandalizza per la notizia riportata da Repubblica su un incontro riservato fra il presidente del Consiglio Mario Monti e il segretario della Cgil Susanna Camusso. «Non so se questo incontro fra Camusso e Monti ci sia stato o no, ma nel caso non mi scandalizzerei: queste cose sono sempre avvenute», dice Carniti. Ricorda qualche episodio in particolare? «A fine anni ‘60 stavamo trattando in Confindustria sull’abolizione delle gabbie salariali. Presidente era Costa, vice Borletti. Quest’ultimo, nelle pause della discussione, prendeva sottobraccio Luciano Lama e se lo portava a spasso per i corridoi per parlare da solo con lui. Subito dopo Lama veniva da me, preoccupatissimo che potessi prenderla a male. “Non preoccuparti — gli dissi — perché tanto sull’accordo ci dev’essere anche la mia firma. Se in questo modo riuscite a superare qualche difficoltà, me-

“Anche ai tempi miei e di Lama funzionava la diplomazia parallela”
I personaggi

CARNITI

BENVENUTO I TRE SEGRETARI

LAMA
Pierre Carniti, della Cisl, con Luciano Lama, storico leader della Cgil, e Giorgio Benvenuto, segretario Uil beralizzazioni all’articolo 18, e ora deve portare a casa qualcosa». E come se ne esce? «Il problema vero è che non si fidano l’uno dell’altro, e questo rende le cose più difficili. Ma siccome si parla di problemi apparenti, anche le concessioni possono essere apparenti. Per esempio, si può concordare che le cau-

LEADER CISL DAL 1979 AL 1985
A sinistra Pierre Carniti oggi. 75 anni, Carniti è stato segretario della Cisl dal ’79 all’85. Lasciò dopo il vittorioso referendum sulla scala mobile

glio così”. Lama deve aver riferito la mia frase a Borletti, perché le passeggiate finirono. E poi l’accordo si fece. Sarebbe meglio evitare di fare pettegolezzi su queste cose che non contano. Anche se, a dirla tutta, mi sembra che si parli soprattutto di cose che non contano». Come sarebbe? L’articolo 18, per esempio, è una cosa che non

conta? «Appunto. Negli ultimi 10 anni ci sono stati circa 31.000 ricorsi contro i licenziamenti individuali. Pochissimi. E negli ultimi 5 anni i casi regolati in base all’articolo 18 sono stati 310: significa una sessantina l’anno, un’inezia. E questo sarebbe un problema?». Ma allora perché ci si sta facendo una guerra?

«Perché è una vecchia regola della politica. Lo diceva già Machiavelli: quando ci si trova di fronte a un problema troppo complicato, se ne inventa un altro, in modo da sviare l’attenzione. Monti è molto attento ai problemi di comunicazione. Sui media è addirittura più presente di Berlusconi. Si è esposto su questioni di facciata, dalle dubbie li-

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LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

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Il retroscena

E il Professore accelera sulla riforma “Ora si può approvare entro marzo”
Il premier sicuro che il dialogo con la Cgil reggerà
mo vertice ufficiale con le parti sociali convocato il 2 febbraio scorso, il premier e la Camusso hanno avuto l’occasione di scambiarsi privatamente alcune impressioni. Soprattutto sulla frase pronunciata dal capo del governo sulla «monotonia» del posto fisso. Una procedura che certo non sorprende e non rappresenta un unicum. Sta di fatto che — al di là delle smentite — il confronto tra Palazzo Chigi e sindacati è vicino a una svolta. La disponibilità di Cisl e Uil a discutere temi fino a poco tempo fa inagibili, ha fatto breccia anche nell’organizzazione guidata da Camusso. E si basa su due pilastri fondamentali: la stabilizzazione dei precari attraverso una sospensione temporanea — non superiore ai tre o quattro anni — del-

(segue dalla prima pagina)

CLAUDIO TITO
el resto, fin dall’insediamento del governo il premier era consapevole che il passaggio più complicato per l’intero pacchetto economico era rappresentato dal dialogo con il sindacato di Corso Italia. L’intesa con la Cgil era la premessa per evitare una esasperata tensione sociale e blindare l’appoggio del Pd. Non a caso, proprio il capo dei Democratici, Pierluigi Bersani, pochi giorni fa aveva spiegato in un’intervista a Repubblica che il suo partito avrebbe «accettato qualunque accordo nato al tavolo con le parti sociali». Comprese, quindi, modifiche o correzioni all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma soprattutto a Palazzo Chigi sanno che un intervento così delicato deve essere varato in tempi brevi. Evitando di superare la data del prossimo appuntamento elettorale amministrativo di maggio. Dopo quel voto sarà più complicato per i partiti che sostengono Monti accogliere una riforma che nell’elettorato può essere considerata impopolare. Alcune delle forze politiche impegnate nella maggioranza potrebbero essere penalizzate dal voto locale e quindi reagire anche rispetto all’attività dell’esecutivo. Senza contare che un po’ tutti mettono nel conto che dalla primavera partirà di fatto la campagna elettorale per le politiche del 2013. Il Professore dunque cerca di stringere i tempi. E nei prossimi

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Tra il capo del governo e il leader sindacale più di un contatto riservato da novembre Nell’intesa una interpretazione meno rigida dell’articolo 18 e precari stabilizzati

SEGRETARIO
Il leader della Cgil Susanna Camusso

l’articolo 18 e un’interpretazione giudiziaria della stessa norma meno rigida. Una richiesta quest’ultima avanzata peraltro sai da Monti, sia dal segretario del Pd Bersani. Una soluzione che in qualche modo viene considerata una mediazione accettabile da entrambe le parti. Certo, come è accaduto per l’ultima riforma delle pensioni, non si tratterà di una normativa che i sindacati sposeranno in pieno. Anche perché soprattutto la Cgil deve fare i conti con la resistenza di una parte dei suoi iscritti. Ma su alcuni principi-base, dopo un’iniziale diffidenza, tra il premier e la leader sindacale si è di recente aperto un canale di dialogo.
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TRATTATIVA
L’ingresso di Palazzo Chigi, sede del governo

BREVIARIO

“ Ieri si rubava per il partito. Oggi si ruba al partito. Evoluzione della specie”
se relative all’articolo 18 devono essere risolte in un tempi più rapidi, e magari definire anche questo tempo. Oppure accordarsi per moltiplicare l’indennizzo (alternativo al reintegro) per 10 o per 20, che poi è quello che si è sempre fatto. Quasi sempre i lavoratori accettano l’indennizzo, perché le imprese sottobanco danno più di quanto le norme prevedano. Si potrebbe anche formalizzare qualcosa del genere, le imprese sarebbero contente». Se fosse lei a trattare, su cosa cederebbe? «Se fossi al tavolo delle trattative, concessioni vere non ne farei. Ma qualche contentino per sal-

Matteo Renzi sindaco di Firenze
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Negli ultimi 5 anni, i casi di licenziamenti per giusta causa sono stati 310. E questa sarebbe un’emergenza?
vare capra e cavoli, quello si può sempre trovare. Sull’articolo 18 ho detto, ma comunque chiederei qualcosa in cambio. Che so, ridurre i tipi di contratto dagli attuali 46 a un numero ragionevole, per esempio, al massimo 8. In ogni caso, qualche miglioramento per i lavoratori vorrei assolutamente ottenerlo».
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giorni tornerà anche a sentire l’opinione dei segretari Bersani, Casini e Alfano. Con ogni probabilità dopo l’approvazione al Senato del provvedimento sulle liberalizzazioni sul quale il governo è pronto a porre la questione di fiducia. Il testo della riforma del lavoro — negli obiettivi della presidenza del consiglio — deve essere predisposto entro marzo. L’ipotesi più probabile è che prenda la forma di un disegno di legge delega. Non un decreto — verrebbe considerato una forzatura — ma nemmeno un semplice di disegno di legge con tempi di esame in Parlamento troppo lunghi. Al momento, però, lo snodo più intricato è rappresentato appunto dal rapporto con i sindacati. Come sempre è accaduto in passato le trattative ufficiali su questioni fondamentali sono accompagnate anche da contatti e incontri riservati. Famosi i faccia a faccia tra Luciano Lama e Gianni Agnelli. Pure in questo caso è stato così. E anche in passato è capitato che alcuni di questi colloqui venissero rivelati dalla stampa. Basti pensare che dopo il faccia a faccia tra Monti e la Camusso a novembre durante le consultazioni per la formazione della squadra governativa, ci sono stati almeno altri due confronti ufficiosi e informali: uno a dicembre e uno a febbraio. E anche a margine dell’ulti-

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LA CRISI FINANZIARIA ECONOMIA
I pareri di quattro giuslavoristi sulle ipotesi dell’esecutivo che riguardano lavori atipici e regole sui licenziamenti

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“Norma estesa alle nuove imprese? Non basta per attrarre gli stranieri. Troppa discrezionalità ai giudici”

DOSSIER. Le misure del governo

La riforma
PIETRO ICHINO
ROBERTO MANIA

“Giusto dare stabilità al lavoro precario sospendendo per tre anni l’articolo 18”
Le ricette degli economisti e i giudizi sul piano del governo
PIETRO GARIBALDI

“Ci vuol altro per creare lavoro ma almeno si migliora la qualità”
1 «Per aumentare l’occupazione giovanile occorrono altre misure. Queste di cui stiamo discutendo servono invece per migliorarne la qualità, facilitando l’accesso al lavoro con un rapporto a tempo indeterminato. Oggi più di quattro quinti dei nuovi rapporti sono in forma di contratto a termine o di collaborazione autonoma. Tutti hanno da guadagnare da misure che puntino a invertire la proporzione, contrastando in modo efficace l’abuso delle collaborazioni e incentivando la stabilizzazione del contratto a termine». Professore 2 «Per riaprire l’Italia agli investimenti stranieri è indispensabile di diritto una legislazione del lavoro semplidel lavoro ce, allineata rispetto ai migliori a Milano standard internazionali. L’idea di offrirla in via sperimentale per i nuovi insediamenti, dove l’impresa sia disposta ad accollarsi i maggiori oneri per la protezione del lavoratore, mi sembra straordinariamente positiva». 3 «In linea generale, affidare al giudice il controllo del motivo disciplinare del licenziamento non presenta particolari problemi. E’ invece sbagliato affidargli il controllo del motivo economico od organizzativo, che implica valutazioni estremamente opinabili, per le quali ai giudici manca la competenza».
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Promossa a pieni voti l’ipotesi di sospendere per tre anni l’applicazione dell’articolo 18 per i nuovi assunti. Gli esperti della materia, giuslavoristi ed economisti del lavoro, la considerano una misura utile per cominciare a ridurre l’attuale dualismo del nostro mercato del lavoro. E’ un intervento che lascerebbe così com’è la norma dello Statuto dei lavoratori per chi ha già oggi un’occupazione standard a tempo indeterminato, mentre ne posticiperebbe l’applicazione di alcuni anni soprattutto a chi da una condizione di precarietà passerebbe a un rapporto di lavoro stabile. E nuovi assunti sarebbero, ovviamente, i dipendenti di una nuova azienda, italiana o estera. Il rischio, in quest’ultimo caso, è che le grandi multinazionali possano essere avvantaggiate rispetto alle aziende italiane già operanti. Bene, infine, la ricerca di un’interpretazione autentica sul significato di “giusta causa e giustificato motivo”.

“Tutti hanno da guadagnare dal nuovo contratto unico”
1 «L’idea di dare un percorso alla stabilità del rapporto di lavoro uguale per tutte le nuove assunzioni, senza distinzioni per età, genere e dimensioni aziendali, rappresenta la soluzione più equilibrata e più efficace. E’ quello che insieme a Tito Boeri abbiamo chiamato il “contratto unico”. Secondo noi dovrebbe riguardare tutte le assunzioni e non solo i lavoratori che escono dalla precarietà. L’azienda avrebbe l’opportunità di sperimentare un lavoratore per tre anni, durante i quali non sarebbe previsto il reintegro in caso di licenziamento senza Docente di giustificato motivo bensì un risarciEconomia mento economico il cui ammontare politica crescerebbe con l’aumentare degli a Torino anni di lavoro. E per il lavoratore si supererebbe lo psicodramma per l’attesa del rinnovo del contratto». 2 «Sostanzialmente si tratta di un sottoinsieme dell’ipotesi del contratto unico a tutele crescenti. Sarebbero avvantaggiate le nuove imprese e i lavoratori. Ritengo, tuttavia, che sia riduttivo individuare nell’articolo 18 l’elemento che ostacolerebbe gli investimenti esteri in Italia». 3 «E’ utile tutto ciò che serva a semplificare. Bene, dunque, anche una norma interpretativa che riduca il tasso di incertezza. Va da sé che un compito di questo tipo spetti al Parlamento».
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TIZIANO TREU

ARTURO MARESCA

“Ridurre i tempi dei conflitti solo così gli stranieri torneranno”
1 «Può essere una soluzione utile offrire una specie di scivolo ai datori di lavoro sospettosi. Non vedo perché, tuttavia, l’ipotesi della sospensione debba essere limitata ai lavoratori che da precari diventano stabili. Credo sia preferibile un periodo di prova per tre anni, trascorsi i quali si applica l’articolo 18». 2 «Sono a favore delle leggi sperimentali. Se una sospensione dell’articolo 18 può favorire la creazione di nuove aziende, proviamo. Tuttavia sono tanti i problemi che rendono il nostro Paese poco attrattivo Professore per gli investimenti stranieri. Bisodi diritto gnerebbe intervenire sui tempi dei del lavoro conflitti di lavoro, farli durare sei a Milano mesi anziché sei anni. Le multinazionali temono le lungaggini dei processi più che il problema del reintegro». 3 «Quella della giusta causa e del giustificato motivo è una delle tante clausole generiche che lasciano al giudice una libertà interpretativa molto ampia. Nel caso dei licenziamenti, credo che anziché ricorrere a nuove norme si potrebbero utilizzare le soluzioni che in quasi tutti i contratti nazionali collettivi (dai metalmeccanici ai tessili) sono state specificatamente previste. Insomma, io affiderei la soluzione alle parti sociali e non al Parlamento».
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“Ma gli investimenti esteri hanno molti altri ostacoli”
Le domande
Sospendere per tre 1 per i nuovi assunti aanni l'articolo 18 tempo indeterminato, scoraggiando i contratti a termine, può favorire l'occupazione giovanile e ridurre la precarietà? di riforma sospensione 2 Tra le ipotesidell'articoloc'è laper temporanea 18 le nuove imprese. Può essere efficace per far tornare gli investimenti in Italia? discrezionalità dei giudici nel valutare 3 Lagiustificato motivo di licenziamento il è troppo ampia?
1 «Sicuramente è una formula efficace quella di sospendere l’applicazione dell’articolo 18 per le nuove assunzioni così da favorire i contratti a tempo indeterminato. Questo darebbe certezze anche alle aziende relativamente ai costi che devono sostenere in caso di interruzione del rapporto di lavoro. Restano alcuni punti interrogativi: riguarderebbe solo le prime assunzioni o tutti i nuovi contratti compresi quelli di coloro che passano da un’azienda ad un’altra? Sarebbe limitata ai soli casi di assunzioni che incrementano l’occupazione o no?». Professore 2 «Credo che per le start up sarebbe di diritto possibile, mentre per le multinaziodel lavoro nali creerebbe una sorta di “aiuto di a Roma Stato al contrario”. E’ prevedibile una serie di ricorsi a Bruxelles. Sono preferibili soluzioni più semplici per evitare che si accresca il contenzioso. Si pensi al caso Fiat: la newco di Pomigliano d’Arco è una nuova azienda oppure si tratta di un trasferimento d’azienda? Davvero c’è il rischio di molti abusi». 2 «Oggi nessuno è in grado di dire quando un licenziamento è legittimo o illegittimo. Dipende dal giudice. Per esempio la Cassazione sostiene che non sia causa di licenziamento il furto di “modico valore”. Peccato che nessuno abbia mai stabilito a cosa corrisponda il modico valore».
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LA CRISI FINANZIARIA POLITICA INTERNA
Sono 2.299 gli emendamenti presentati a Palazzo Madama: sette tomi di 2.496 pagine. Ora dovranno essere sfoltiti

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Il maggior numero di proposte da Pdl e Pd. Il tentativo è di trasformare il testo in una vera legge omnibus

IL DOSSIER. Le misure del governo

Le lobby
L’assalto alle liberalizzazioni barricate e migliaia di piccoli favori tra stalle, tiri a segno e mercatini
Pdl VALENTINA CONTE E CARMELO LOPAPA In Senato una levata di scudi in difesa di avvocati e farmacisti Un po' assalto alla diligenza - come non si vedeva da tanto tempo - un po' barricate di lobby e corporazioni. C'è di tutto nei 2.299 emendamenti depositati in commissione Industria al Senato, raccolti nei sette tomi di 2.496 pagine E’ una levata di scudi, dai banchi del Pdl, in difesa che da domani saranno esaminati e sfoltiti. Ma è difficile che possa avvenire senza un'intesa fra i tre leader di degli ordini professionali. Dai loro emendamenti maggioranza. Anche perché a loro appartiene il maggior numero di correzioni proposte: alla Lega solo 150, all'Idv la prevista mobilitazione di avvocati, farmacisti e 140. Sono targate invece Pd 650 e Pdl 700. L'Udc ha già fatto sapere che ritirerà i suoi emendamenti. Detto non solo. Sotto tiro soprattutto l’articolo 9 che abolisce le tariffe minime e disciplina il capitolo questo, nei faldoni è comparso di tutto. Non solo una frenata imposta su professioni e farmacie (dal Pdl soprattutto). compensi, del quale molti chiedono l’abrogazione. Ma si va dalla semplificazione delle procedure di separazione consensuale dei coniugi alla liberalizzazione della In alternativa, la cancellazione dell’obbligo del professionista di fornire un preventivo scritto di pratica del tiro a segno, dai carrelli dei supermarket ai mercatini dell’usato. Chi può prova a inserire ogni cosa, spesa al cliente. Ancora, per le società di neanche fosse una nuova legge omnibus. La Lega la vendita totale della Rai, Pd e Idv norme sul beauty contest, professionisti, si chiede di fissare un tetto del 25% per la presenza di soci non professionisti. Limite l'autonomista Helga Thaler l'abolizione dell'Imu su stalle e i fienili. dell’1,5% di commissione bancaria sul pagamento
con carta elettronica, a carico dell’esercente. Innalzamento della soglia per la presenza di una farmacia dai 3 mila abitanti previsti dal decreto Monti a 3.500. Matteoli dice no alle liberalizzazioni delle pertinenze stradali, Malan azzarda il superamento del monopolio nell’esercizio del tiro a segno, Caruso vuole l’albero genealogico degli animali da riproduzione.
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FAMIGLIA
Per tasse e agevolazioni su asili, e scuole si terrà conto della numerosità della famiglia

PROFESSIONI
Si chiede di cancellare tutto l’articolo sulle professioni reintroducendo le tariffe minime

Pd Frequenze tv su base onerosa e scorporo veloce della rete gas
Tra i 650 emendamenti presentati dal Pd, spunta quello a firma Perduca-Poretti-Vita sull’asta delle frequenze tv. Si chiede che siano assegnate «su base onerosa», riservandone una quota «a condizioni agevolate» a imprese gestite da donne o da giovani under 35. Tra le altre proposte: impedire alle banche di imporre l’assicurazione sul mutuo o consentire al cliente di reperire la polizza sul mercato, la portabilità gratuita del conto corrente, il ripristino del limite dell’1,5% per le commissioni interbancarie, vincolare le assicurazioni ad uno sconto polizza se il cliente non ha incidenti, l’agente plurimandatario, il decreto per lo scorporo Eni-Snam entro il 31 maggio, libere aperture di self service per la benzina anche in città, l’incompatibilità degli incarichi per chi ha avuto ruoli di governo o nelle Authority nei quattro anni precedenti, un Tribunale per le imprese presso ciascun capoluogo, farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie.
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Lega Nord Subito la privatizzazione Rai salvati i comuni virtuosi del Nord
Pochi (150) ma mirati gli emendamenti del Carroccio. La richiesta piu originale dei leghisti (Cagnin e Maraventano) è quella che punta alla privatizzazione in tempi record della Rai: vendita della partecipazione dello Stato entro dicembre 2012. Per il resto, gli uomini del Senatur si schierano come il Pdl per la cancellazione o la profonda revisione dell’articolo 9 sulle tariffe professionali e per l’innalzamento della soglia per la presenza di una farmacia da 3.000 a 3.800 abitanti. Garavaglia chiede che vengano salvati i consorzi di comuni virtuosi del Nord nella privatizzazione dei servizi pubblici locali: quelli che vantano un utile nell’ultimo bilancio e quelli che, in materia di raccolta rifiuti, abbiano raggiunto quote di differenziata non inferiori al 60 per cento. Ma tra i legisti c’è anche chi propone che fuori dai supermercati sia installata una cartellonistica coi prezzi medi di carne, pesce e ortaggi da aggiornare ogni settimana.
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Idv Taxi, ridare ai sindaci il potere di decidere sulle nuove licenze
Gli emendamenti targati Idv sono 150, quasi tutti presentati come gruppo. Le divisioni più evidenti si registrano su taxi e professioni. Si va dalla soppressione dell’intero capitolo taxi al ritorno in capo ai sindaci del potere di decidere le nuove licenze. E dall’abolizione di preventivo obbligatorio e tirocinio in università alla reintroduzione dell’equo compenso per il praticante e a un preventivo di massima da integrare successivamente. Si propone di portare il quorum ad una farmacia ogni 3.500 abitanti (da 3 mila, meno aperture) e di evitare nuove sedi in stazioni, aeroporti, centri commerciali. Ancora: raddoppiare i Tribunali per le imprese, liberalizzare i self service di carburante anche in città, scorporare Banco Posta da Poste, vietare alle banche di vincolare i mutui alle polizze e obbligarle a dare in prestito al 3% la metà del denaro prelevato dalla Bce all’1%, incrementare di 1 miliardo il fondo per i crediti della P.a..
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BANCHE E ASSICURAZIONI
Mutui slegati dalle polizze assicurative, limiti alle commissioni bancarie

PREZZI
Obbligo per i supermarket di indicare su cartelloni i prezzi medi di frutta, carne e pesce

GIOVANI
Notaio gratis per gli under 35 che costituiscono una srl e tetto di 10 mila euro per il capitale

TRASPORTI
Subito in vigore l’Autorità indipendente e tempi certi sulla separazione della Rete Fs

TRIBUNALE DELLE IMPRESE
Si chiede la soppressione dell’articolo 2 che introduce il Tribunale delle imprese

BANCA D’ITALIA
Un nuovo articolo per accelerare la vendita di quote di Bankitalia possedute dalle banche

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I COSTI DELLA POLITICA POLITICA INTERNA
Quest’anno la dotazione richiesta al bilancio dello Stato è di 228 milioni. Stessa cifra prevista per il 2013

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Applicata la stretta previdenziale della manovra-Monti, a partire dal sistema contributivo. Sfrondate le indennità

IL DOSSIER. L’austerity delle istituzioni

Il Quirinale
Tagli alle pensioni, ridotto il personale così Napolitano ferma le spese al 2008
Dipendenti
UMBERTO ROSSO

Consuntivo

Dall’inizio del settennato organico in calo di 400 unità
Quasi quattrocento dipendenti in meno al Colle, complessivamente, sotto la gestione Napolitano. Nel corso dello scorso anno un’ ulteriore riduzione di 20 unità (gli impiegati del Quirinale sono scesi perciò da 843 a 823). Stabile il numero del personale comandato e a contratto (103 unità), il cui apporto però è destinato a ridursi nel corso del settenato. E 1.787 stabile anche il numero del personale militare e delle gli addetti forze di polizia distaccate civili e per esigenze di sicurezza al militari Colle (861 unità). Risparmi sono arrivati dal blocco del turn-over, dalla cancellazione dell’aggancio degli stipendi a quelli del Senato. Insieme alla voce pensioni e al contributo di solidarietà (il 5 o il 10 per cento) dovuto dagli alti dirigenti, dal segretario generale ai consiglieri e ai consulenti del presidente.
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Il Quirinale presenta i conti, e annuncia la sforbiciata. Meno dipendenti, pensioni calcolate con il sistema contributivo, stipendi congelati. Cresce solo una voce, ma è stata una occasione particolare: il budget per celebrare i 150 anni. Risultato, secondo il bilancio di previsione per il 2012: le spese per far funzionare il Colle restano inchiodate al livello del 2008. Anche quest’anno la dotazione sarà di 228 milioni di euro. Ma con un tasso di inflazione, come rileva il segretario generale Donato Marra, che in questi quattro anni ha raggiunto l’8 per cento.
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Dal 2006 risparmiati 60 milioni per “autonome” scelte del Colle
Dall’inizio del settennato di Giorgio Napolitano, e cioè dal 2006, le misure che sono state «autonomanente» decise dal Quirinale hanno consentito forti economie: oltre 60 milioni di euro, al 31 dicembre scorso, quantifica il bilancio presentato. Nel triennio 2011-2013, conferma il 15 ml Colle, saranno così restituiti in tutto 15 restituiti nel milioni di euro al 2011-2013 ministero delle Finanze. Ma, avverte la nota di Marra, a partire dal 2014 il fondo di dotazione non potrà più essere ulteriormente bloccato: non lo consentirà più l’andamento dell’inflazione e «la necessità di conseguire un definitivo riequilibrio tra entrate ed uscite».
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Eventi e appalti

Confronti

Più uscite per beni e servizi causa restauri e 150° dell’Unità
Sui conti del Quirinale pesano soprattutto stipendi e pensioni (88 per cento della spesa complessiva). Le uscite per il personale in servizio calano da 136 a 132 milioni. E giù anche la spesa per i trattamenti di quiescenza, da 92 a 88 milioni. Vanno su 132 ml invece i conti per quel che riguarda la voce beni e spesa annua servizi: 24 milioni di euro (il 9 per per cento della spesa totale). personale Crescono di 1,3 milioni rispetto al 2011 a causa di aumenti dovuti al tasso d’inflazione, agli oneri fiscali, e alle spese per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e nuovi interventi per il restauro e la manutenzione del patrimonio immobiliare del Quirinale.
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Nel budget oneri da museo che Parigi e Londra non hanno
Il Quirinale è una macchina del tutto diversa da quella di altri vertici istituzionali, da Buckingam Palace all’Eliseo (a partire dal pagamento diretto delle pensioni ai propri dipendenti). Impropri perciò i paragoni sulle spese, torna ad avvertire il Colle. Sottolineando come si tratti anche, almeno in parte, 250.000 di gestire un immenso museo: l’intero Palazzo, visitatori sottolineano le nel 2011 considerazioni finali al bilancio, è gestito dall’amministrazione del Quirinale come se fosse tale. Nel corso del 2011 è stato visitato da 250 mila persone. Alle quali vanno aggiunti gli spettatori accorsi alle mostre alle Scuderie del Quirinale, concesse in gestione gratuita al Comune.
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IL PALAZZO E IL PRESIDENTE
Sopra, il Palazzo del Quirinale. In alto, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che è stato eletto nel 2006 e scadrà nel 2013

Il caso

Alfano irritato dalla proposta del governatore lombardo su “Repubblica”. Ma in tv dice: “Se il ministro si iscrive, può partecipare alle primarie”

Passera candidato premier? Il Pdl fa muro all’idea-Formigoni
ROMA — Fuoco di sbarramento contro l’ipotesi di Corrado Passera candidato premier del centrodestra. Dopo aver letto l’intervista di Roberto Formigoni a Repubblica, Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto sollecitano subito i dirigenti del Pdl a stoppare la voce e a confermare la leadership del segretario. Alfano è dispiaciuto per la sconfessione personale, ma teme soprattutto che dietro la mossa del governatore lombardo si celi un disegno più complesso: la scomposizione del partito di Berlusconi attraverso la nascita di un soggetto neocentrista. Disegno paventato da molti perché il Pdl già oggi è una polveriera che solo il garante Alfano è capace di non far esplodere. Il segretario del Pdl comunque ci mette la faccia. Con grande prudenza e discreta saggezza. Evita scontri frontali con Formigoni: «La sua considerazione mi pare corretta: iscrivendosi al Pdl e partecipando alle primarie Passera si può candidare». Meno fair play nelle parole successive: «La notizia vera però è che Formigoni non sarà candidato. Per noi è una perdita, ne guadagna la regione». Alfano si muove con i piedi di piombo. «Io non ho deciso se candidarmi o meno alle primarie», dice. Glielo devono chiedere gli altri, insomma. E oggi sono tantissimi a farlo. L’apertura del presidente della

La levata di scudi dettata dai timori di vedere i tecnici in prima fila alle elezioni 2013 Il segretario avverte l’Udc: “Mettere in pista Monti può far male al governo”
SEGRETARIO
Angelino Alfano

Lombardia allarma in particolare gli ex di Alleanza nazionale. I primi a reagire e i più virulenti. «Grazie a Dio abbiamo Alfano. Passera pensi a fare bene il ministro», dice Ignazio La Russa. «Passera se vuole si può candidare con la sinistra. È pure caduto il bluff del sostegno cattolico, so che hanno preso le distanze», rincara sibillino Gasparri. Ma anche Fabrizio Cicchitto alza il muro: «Sostengo senza e senza ma Alfano. E devo fare previsioni non vedo papi stranieri per il Pdl», spiega il presidente dei deputati Pdl. Anche il vicecapogruppo del Senato Qaugliariello frena: «Rivendichiamo la qualità della nostra classe dirigente. Ciò significa sostenere Alfano e il suo can-

tiere per la casa dei moderati». Al segretario del Pdl piacerebbe una politica che recupera il suo ruolo e tiene lontani i tecnici. Consiglia all’Udc di non coinvolgere Monti per il 2013. «Meglio per tutti lasciar stare il premier». Ma l’idea di Passera piace al presidente della Provincia di Milano Guido Podestà. E Maria Stella Gelmini invita a leggere bene le parole di Formigoni: «C’è un richiamo alla natura aperta del Pdl». Grazie Maria Stella, risponde il governatore. Che apprezza la disponibilità di Alfano per una corsa vera: «Abbiamo un grande segretario», commenta. (g. d.m.)
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LE SCELTE DEI PARTITI POLITICA INTERNA

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Primarie di Genova, vince il candidato di Sel
Doria supera a sorpresa Vincenzi e Pinotti, sconfitto il Pd che si è diviso
WANDA VALLI
GENOVA — Come Milano. Le primarie per scegliere il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni comunali di maggio, ieri le ha vinte un outsider, Marco Doria, 54 anni, docente di storia all’Università, indipendente sostenuto da Sel, e con uno sponsor del calibro di don Andrea Gallo, che ha convinto soprattutto la società civile, stufa delle solite facce. Sconfitte le due “Dame” del Pd, il sindaco uscente, Marta Vincenzi e la senatrice Roberta Pinotti. Informalmente il leader pd Bersani parla di un risultato figlio delle ultime polemiche genovesi e della volontà ora di sostenere lealmente Doria. E’ stata una battaglia partita in sordina, segnata, alla fine, dalla la rabbia della gente, che si è sfogata via web, man mano che i risultati arrivavano, contro una politica considerata colpevole, o impotente, dei tanti disastri della crisi. Così anche a Genova che da quarant’anni mai ha tradito la sinistra, moderata o radicale, ieri gli elettori delle primarie hanno deciso che è arrivato il momento di cambiare almeno le facce. Hanno assegnato la vittoria, netta, a Marco Doria, il professore discendente dei Doria, dominatori di Genova ai tempi della Repubblica Marinara, lanciato da un manifesto firmato da sette intellettuali. E’ stato tallonato fino all’ultimo da Marta Vincenzi sindaco uscente, combattente di razza, che, nonostante il dramma dell’alluvione, è andata fino in fondo nella sua battaglia. Alle loro spalle, Roberta Pinotti, senatrivenne diseredato per aver aderito al Pci e che di Genova, negli Anni Settanta è stato vice-sindaco, Marco Doria in politica ha avuto finora solo una esperienza come consigliere comunale del Pci.
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28,8%
Marta Vincenzi, esponente del Pd, è sindaco dal 2007

I precedenti

41,8%
VENDOLA
Il leader di Sel ha battuto per due volte il candidato del Pd alle primarie per la presidenza della Puglia: nel 2005 e nel 2010

26,8%
Roberta Pinotti, senatrice, era sostenuta dalla maggioranza del Pd

IL VINCITORE
Il vincitore Marco Doria (a sinistra) abbracciato da don Gallo, suo sostenitore

L’intervista

Doria: per la campagna ho speso meno di 10 mila euro, anche questo è un segnale per Roma

PISAPIA

Hanno votato in 24.000, diecimila in meno del 2007 Bersani: sosterremo il vincitore
ce, che si è candidata per prima, quando ancora Marco Doria non era della partita e forse ha pagato, come del resto Marta Vincenzi, la contesa tra dame. Dietro ancora, gli altri due competitor: Angela Burlando sostenuta dai socialisti e Andrea Sassano, sinistra radicale. In una Genova congelata, a votare nei 73 seggi, sono andate quasi 24 mila persone, oltre diecimila in meno rispetto alle primarie del 2007, quando Marta Vincenzi si impose nettamente. E’ stato il primo campanello di allarme, quello dell’affluenza, per un Pd spaccato nel sostenere le due candidate, con molti che hanno scelto di restare a casa. E’ successo così nei quartieri operai e popolari del ponente della città, compreso quelli dove vivono Marta Vincenzi e Roberta Pinotti, e, quasi per un contrappasso, il record dei votanti lo hanno segnato i quartieri borghesi del levante del centro, dove il professore, ha trovato molti sostenitori. Così, Doria ha realizzato il suo “sogno matto”, come aveva spiegato quando si è presentato citando il Don Chisciotte. Il sogno di chi sceglie di “metterci la faccia”. Per vincere, aveva subito annunciato, tra lo scetticismo dei più. Poi, come un diesel, lui ha incominciato il suo cammino in mezzo alla gente, ha trovato supporter entusiasti e determinati. Non ha speculato sul dramma alluvione, né sulla rivalità delle avversarie. Figlio di Giorgio, il “marchese rosso” che

Nel 2011 Giuliano Pisapia batte alle primarie Stefano Boeri, candidato del Pd: vincerà poi le elezioni a sindaco di Milano

“Né antipolitica né rassegnazione la gente ha voglia di cambiare”
RAFFAELE NIRI
GENOVA — «È un segnale preciso che mandiamo a Roma. C’è una terza strada, tra l’antipolitica di Beppe Grillo e la voglia di lasciar perdere che emerge in settori della sinistra. E’ la voglia di cambiare da dentro, è la passione, l’entusiasmo della gente. E’ la forza di credere nella trasformazione, che ha già cambiato Milano e Cagliari e che adesso passa da Genova». Sventolano centinaia di bandiere arancioni nella libreria di don Gallo, primo sponsor di Marco Doria, diventata da subito la sede del comitato elettorale. Lui, il professore, ha un’aria assolutamente tranquilla. Se l’aspettava, professore? «Lo avevamo capito già con Milano, con Cagliari e con Napoli. Il popolo di sinistra ha voglia di cambiare e non perde nessuna occasione. Da Genova arriva l’ennesima risposta. Ma non è una questione di singole città e infatti, aldilà dei singoli sindaci eletti, è questa politica che deve cambiare». Il Pd si lecca le ferite: ha perso il suo sindaco uscente, ha perso una delle dirigenti più lanciate e ha vinto lei, professore dal profilo inglese. «La città aveva bisogno di un cambiamento e noi l’abbiamo capito in tempo. Vinceremo la battaglia per conquistare Palazzo Tursi insieme ai militanti e ai

Sorridere

C’è una terza strada tra Grillo e la voglia di lasciar perdere tutto. Voglio rappresentare la politica che sa sorridere
dirigenti del Pd, non contro di loro. Abbiamo firmato tutti e cinque un preciso impegno: i quattro sconfitti avrebbero appoggiato, con tutte le loro forze, il vinci-

ZEDDA
A Cagliari il giovane Massimo Zedda vince per Sel le primarie contro il candidato pd Cabras. Diventa sindaco a 35 anni

Le reazioni all’articolo di Scalfari

“Democratici più vicini al Pse”. L’ala liberal insorge: un suicidio
ROMA — È bastato un post scriptum di Eugenio Scalfari a portare in chiaro un litigio che nel Pd si stava consumando sotto traccia. Una frattura, quella di sempre tra le due anime del partito, che rimane lì, pronta a far male a ogni passo. «Alcuni esponenti della segreteria del Pd — ha scritto ieri il fondatore di Repubblica — sembrano decisi a presentare la proposta di trasformarlo in un partito socialdemocratico sullo schema del partito socialista europeo». Scalfari considera l’ipotesi contraria alla natura del Pd e chiede di sapere cosa ne pensi Bersani. Gli risponde uno degli interessati, Andrea Orlando, responsabile giustizia del partito, che con Stefano Fassina e Matteo Orfini avrebbe appunto in mente di riscriverne il dna: «Non esiste alcun documento e nessuno è così sprovveduto da

Gentiloni: un partito vicino al socialismo non sarebbe il Pd. Il prodiano Gozi: non guardiamo indietro
pensare che il Pd possa diventare un partito socialdemocratico tout court. Resta il fatto che il rapporto con la cultura socialista e con il Pse sia vitale e da rafforzare. Nessuno si dovrebbe stupire né alterare di ciò». E invece, qualcuno si altera. I veltroniani ad esempio: «Dice bene Scalfari, un Pd socialista non sarebbe il Pd», scrive su Twitter Paolo Gentiloni. «Sarebbe opportuno

conoscere l’opinione di Bersani», gli fa eco Andrea Martella. E mentre Matteo Orfini accusa Scalfari di aver fatto «una caricatura» della vicenda, crescono le proteste: «Chi vuole ridurre il Pd al rango di Pse italiano fa prima a dire che vuole chiuderlo», scrive Marco Follini. «Qualcuno vuol far morire il Pd», si allarma il liberal Enzo Bianco. «Un manifesto che riducesse il Pd a sezione italiana del Pse sarebbe un manifesto funebre — conferma il prodiano Sandro Gozi — ma rassicurare, come fa Andrea Orlando, sull’apertura al fecondo contributo del riformismo cattolico, significa fare proposte guardando lo specchietto retrovisore. E proporre una riedizione del compromesso storico in formato bonsai». (a. cuz.)
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tore. Io l’avrei fatto e sono sicuro che gli altri quattro, adesso, si batteranno per me». D’accordo, ma lo faranno? E il Pd l’aiuterà davvero? «E perché non dovrebbe farlo? Ci sono venticinquemila genovesi che hanno scelto il loro candidato e quel candidato sono io. Perché mai il Pd non dovrebbe aiutarmi?». E’ un bis del caso Milano, con Pisapia che batte il candidato del Pd? «Non scherziamo. A Milano il centrodestra ha governato per decenni e la voglia di cambiare era enorme. Pisapia l’ha capita e ha vinto. A Genova la Vincenzi ha governato con luci ed ombre. La gente ha deciso di cambiare il proprio candidato sindaco ed ha scelto me. Sono a disposizione». Cosa cederà al Pd? «Ma questo sarebbe lo specchio di un modo vecchissimo di fare politica. Siamo ancora qui a goderci le prime sensazioni e voi pensate già ai posti in giunta. E’ incredibile. Noi cerchiamo di capire gli entusiasmi, di farci partecipi del vento nuovo e voi pensate all’assessorato al centro storico? Non scherziamo». Quanto è costata la sua campagna? «Meno della metà di quello che avremmo potuto spendere. C’era un tetto di ventimila euro, ne abbiamo spesi meno di diecimila». Si sente rappresentante dell’ antipolitica? «Esattamente il contrario. Mi sento rappresentante della politica più bella, quella che sorride, quella che ha voglia di scendere in piazza e festeggiare. La gente allegra, la gente bella, la gente che ha entusiasmo»
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LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

LE RIVOLTE ARABE MONDO

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I 15

“Siria, ora l’Onu mandi i caschi blu”
La Lega Araba rompe con il regime e appoggia l’opposizione. L’appello del Papa
PIETRO DEL RE
QUALCOSA sembra finalmente muoversi in Siria dove, dopo undici mesi di rivolta, la repressione contro gli oppositori ha già provocato oltre 6.000 morti. S’è mosso il Papa, il quale ieri ha rivolto un pressante appello per porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue, mentre Homs, la città ribelle al regime di Damasco subiva uno dei più pesanti bombardamenti dall’inizio della sua “primavera”. S’è mossa soprattutto la Lega araba che, sempre ieri, ha chiesto all’Onu l’invio di una forza internazionale di peacekeeping nel Paese, dopo che il capo degli osservatori in Siria, il generale sudanese Mohammed Al Dabi, ha rassegnato le dimissioni. Che cosa ha scatenato queste prese di posizioni? Forse il fatrano in Siria. «Offrono rifugio a gruppi terroristici armati, li finanziano e offrono loro sostegno mediatico», ha dichiarato il vice ministro, denunciando una «campagna di disinformazione isterica» contro la Siria, su scala araba e internazionale.
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IL PONTEFICE

LA LEGA ARABA
I ministri dell’organismo panarabo hanno chiesto all’Onu la creazione di forze di pace per far mantenere il cessate il fuoco

AL QAEDA
Il leader di Al Qaeda, Al Zawahiri, accusa il regime del presidente siriano Bashar Al Assad di crimini contro i suoi cittadini

Il capo di Al Qaeda Zawahiri ha inviato un video sul web per dare sostegno alle proteste
to che nel marasma siriano aleggia sempre più consistente lo spettro di Al Qaeda: l’organizzazione terrorista sta infatti approfittando dell’assenza dell’Occidente per schierarsi al fianco degli oppositori, cercando di guadagnandarne le simpatie. Nel pericoloso laissez-faire delle grandi potenze del pianeta in quella che potrebbe diventare una guerra civile dalle incalcolabili conseguenze, il leader di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, ha infatti espresso il suo sostegno alle proteste in Siria in un filmato diffuso su Internet da alcuni forum jihadisti. Nel video, intitolato “Avanti, leoni di Siria”, il medico egiziano accusa il regime del presidente Bashar El Assad di crimini contro i suoi cittadini. Ma Zawahiri esorta anche i siriani a non fidarsi dei governo occidentali o arabi. Dopo la fallimentare missione dei suoi inviati in Siria, la Lega araba fa invece appello al Consiglio di sicurezza del Nazioni Unite per formare forze di mantenimento di pace arabo-Onu e per controllare e mantenere il cessate il fuoco. In un comunicato diramato ieri pomeriggio i ministri degli Esteri dell’organizzazione panaraba chiedono anche, puntando il dito contro le forze di sicurezza del presidente Bashar Al Assad, «che gli autori degli atti di violenze contro i civili in Siria siano puniti in virtù del diritto internazionale». La Lega araba ha anche deciso di mettere fine alla missione controversa dei suoi osservatori in Siria, i quali sono stati sballottati per settimane dalle forze di regime, senza la minima di libertà di indagare sugli eventuali crimini della repressione. All’Angelus, rivolgendosi anzitutto alle autorità politiche siriane, il Pontefice le ha invitate «a privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace». Benedetto XVI ha poi aggiunto che è urgente rispondere alle legittime aspirazioni delle diverse componenti della Nazione, «come pure agli auspici della comunità internazionale preoccupata del bene comune dell’intera società e della Regione». Intanto, da Damasco il vice ministro degli Esteri, Fayçal Mekdad, ha detto che presenterà le prove del sostegno dei Paesi vicini a “gruppi terroristici” che ope-

I punti

All’Angelus, il Papa ha chiesto alle autorità politiche di Damasco di fermare lo spargimento di sangue in Siria

L’intervista

Parla Mahmoud Ghozlan, uno dei leader dei Fratelli musulmani egiziani

“Assad spara contro il suo popolo è venuto il momento di cacciarlo”
DAL NOSTRO INVIATO FABIO SCUTO
IL CAIRO — «Siamo al fianco dei nostri fratelli siriani che lottano contro una dittatura, Assad deve andare via il prima possibile. Il nostro cuore è con i giovani che lottano per la democrazia e per la libertà». Professano moderazione adesso i Fratelli Musulmani, ora che hanno la maggioranza nel Parlamento egiziano e si aspettano di guidare con uno dei loro leader eletti nelle liste del Partito della Giustizia e della Libertà il prossimo governo. L’Egitto guarda con attenzione a quel che accade a Damasco, è in prima fila nella Lega Araba perché l’Onu inter-

PRESIDENTE
Bashar Al Assad. In alto, una protesta contro il regime

‘‘ ,,

Il nostro cuore è con i giovani che lottano per la democrazia e per la libertà. Quell’uomo è un dittatore sanguinario

‘‘ ,,

Non sono un profeta ma se domani ci giungesse la notizia che è morto, sarebbe certamente una buona notizia
periferia cairota che è il Quartier generale della Fratellanza. Hall elegante, divani, poltrone, telefoni che squillano. Sono finiti per Fratelli Musulmani i tempi della clandestinità e delle riunioni nei garage e nelle cantine, ora è il Partito che decide il destino dell’Egit-

venga per fermare la strage in Siria. Mahmoud Ghozlan — un biochimico prestato alla politica, membro dell’Ufficio politico e ascoltato consigliere di Mohammed Badie, guida suprema della Confraternita — riceve i suoi ospiti in una elegante palazzina della

Il caso

Bin Laden disse ai figli “Studiate in Occidente e vivete in pace”
LONDRA — Osama Bin Laden consigliò ai figli e ai nipoti di studiare in Occidente e vivere in pace. Lo ha rivelato il cognato dell’ex leader di Al Qaeda, Zakharia al Sadah, al Sunday Times. «Andate a studiare in Europa e in America per avere una buona istruzione», avrebbe detto Bin Laden ai suoi eredi, determinato a non fare seguire loro «il suo esempio sulla strada della jihad».

to e l’Egitto è il “paese guida” del mondo arabo. Professore andiamo diretti al punto. Un’altra rivoluzione araba sta affogando nel sangue. Bashar Assad, diversamente da Mubarak che resistette 18 giorni, non vuole cedere il potere … «Assad è un dittatore sanguinario, non ci sono altre definizioni per chi ordina di sparare sul suo popolo». Lei pensa che sceglierà l’esilio o resisterà armi in pugno come Gheddafi? «Non sono un profeta ma se domani ci giungesse la notizia che è morto, sarebbe certamente una buona notizia». Ci sono diversi Paesi arabi come il Qatar o la Turchia che per fermare il bagno di sangue si dicono favorevoli a un intervento anche militare … «Non credo che un intervento militare straniero possa risolvere la crisi siriana. E poi con quali forze? Noi arabi non abbiamo esperienza in questa materia». Professor Ghozlan veniamo all’Egitto ancora percorso da tensioni fortissime un anno dopo la rivoluzione. Il ruolo dei militari dei militari in questa fase di transizione — così sanguinosa — come lo definirebbe? «I militari sono un male necessario in questa difficile fase se non vogliamo che l’Egitto precipiti nel caos. Dobbiamo andare avanti rapidamente nel trasferimento dei poteri da loro a un potere civile». Il maresciallo Tantawi, il capo della Giunta militare, è un amico o un nemico della Rivoluzione che ha spazzato via Mubarak? «All’inizio, lo scorso anno, i militari hanno svolto un ruolo positivo ma via via col passare dei mesi hanno preso un’altra strada. Tantawi se ne deve andare via il prima possibile».
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la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

L’AMERICA DI OBAMA MONDO

I 16

Romney, una corsa senza gloria vince ma non trascina gli elettori
Nel Maine sconfitto di misura Ron Paul. Terzo Santorum
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE FEDERICO RAMPINI
NEW YORK — Simpatico non lo è, per quanto si sforzi, ma finirà almeno per ispirare compassione? Mitt Romney vince nel Maine ed ecco come lo maltratta il New York Times: «Ha evitato una umiliazione». Questa corsa per la nomination repubblicana somiglia sempre di più a una gara di mediocrità. È vero che nel Maine non si è celebrato un trionfo, per il «favorito nonostante tutto». In quanto ex governatore del vicino Massachusetts, Romney avrebbe dovuto fare man bassa in questo Stato del New England, illuminato e progressista. Non a caso lui lì aveva stravinto nel 2008, quando poi la nomination finì per conquistarla John McCain. Invece stavolta ha dovuto accontentarsi di uno smilzo 39%, tallonato da Ron Paul con il 36%, terzo Rick Santorum al 18%. Romney ha solo evitato di prolungare la serie negativa che si era aperta con le tre vittorie di Santorum in Colorado Minnesota Missouri. Peraltro il Maine non era un vera primaria con assegnazione di delegati, bensì un test puramente simbolico. E come test l’aspetto più preoccupante è venuto dalla

La deriva dei repubblicani verso posizioni radicali sui temi etici gioca a favore di Obama
Oceano Atlantico

39%
ROMNEY

36%
PAUL

18%
SANTORUM

6%
GINGRICH

USA

Maine
CANADA
New York

Augusta
New Hampshire

I risultati
modestissima affluenza di elettori: solo 6mila partecipanti, ovvero il 2% di coloro che sono ufficialmente registrati come repubblicani sulle liste elettorali. Non è un’eccezione il Maine. Dall’inizio di questa gara per la nomination, gli osservatori più attenti indicano nella bassa affluenza un segnale preoccupante per i repubblicani. Nel 2010 la destra aveva “riconquistato le piazze” grazie al movimento populista del Tea Party, con i suoi slogan anti-tasse e anti-Stato. La vittoria alle elezioni di mid-

Il mormone Mitt Romney vince il caucus del Maine con il 39% dei voti

Exploit di Ron Paul: il texano (nella foto) è secondo con il 36%

Terzo il trionfatore di martedì scorso: Rick Santorum

All’ex speaker della Camera Newt Gingrich è andato appena il 6%

Vermont

term, quando nel novembre 2010 i repubblicani ottennero la maggioranza alla Camera, era stata propiziata anche dalla capacità di monopolizzare il dibattito pubblico, spostando l’attenzione nazionale sul tema del deficit. In teoria il voto presidenziale del novembre prossimo doveva essere il bis, una riconferma che il vento soffia in favore della destra. E invece l’epoca d’oro del Tea Party sembra già alle spalle, almeno a giudicare dallo scarso entusiasmo della base repubblicana. Colpa, forse, della

qualità dei candidati in campo? Romney continua a essere un favorito che non entusiasma. Sabato ha ottenuto un successo significativo, assai più del Maine: è arrivato primo col 38% dei voti nel sondaggio in seno alla Conservative Political Action Conference (Cpac), un’assemblea annua che riunisce la destra pura e dura. Non era scontato che un simile consesso di intransigenti votasse in favore del più moderato tra i candidati. E tuttavia a poca distanza da Romney si è piazzato Santorum col

31%. Gingrich ha avuto il 15% e Paul il 12%. Alla fine si conferma la regola per cui quasi i due terzi dei repubblicani votano per “chiunque non sia Romney”. Il suo paradosso è questo: più lui insiste a riposizionarsi come un vero conservatore, più appare insincero e opportunista. Gli avversari hanno buon gioco a rimandare in onda le sue dichiarazioni di pochi anni fa quando era a favore dell’aborto, a favore di una riforma sanitaria “obamiana”, a favore del dialogo coi democratici su tutto. Sull’a-

borto, vuoi mettere i voltafaccia di Romney rispetto alla tetragona coerenza del cattolicissimo Santorum? Ma questa deriva dei repubblicani verso le posizioni più radicali sui temi etici, sta giocando a favore di Barack Obama. L’ultimo esempio viene dalla retromarcia che il presidente ha fatto di fronte alle proteste della Chiesa cattolica. In apparenza, un autogol della Casa Bianca. Prima l’Amministrazione aveva imposto alle istituzioni religiose l’obbligo di fornire ai propri dipendenti del-

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LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

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PER SAPERNE DI PIÙ www.gop.gov www.washingtonpost.com

I 17

Il caso

“Meno carta, più web” la svolta digitale del Washington Post
Conti in rosso e tagli: “Ora puntiamo sull’online”
IL WATERGATE
Nel 1972 l’inchiesta di Woodward e Bernestein costringe alle dimissioni il presidente Nixon

DAL NOSTRO INVIATO ANGELO AQUARO
NEW YORK — Il giornale che fece dimettere Richard Nixon oggi curva su Kim Kardashian. Non si vive di solo Watergate e anche il gossip vuole la sua parte: così dice la legge, e i numeri, dell’online. Ogni mattina Marcus Brauchli, il direttore che mollò la guida del Wall Street Journal appena comprato da Super Rupert Murdoch, sventola al suo staff le meravigliose sorti e progressive del nuovo Washington Post: «Gennaio è stato un mese eccezionale digitalmente parlando. Abbiamo superato tutti i nostri record precedenti. Abbiamo battuto i nostro record del 9 per cento per pagine viste, del 14 per cento per visite e del 12 per cento per visitatori unici». Dice il New York Times, che alla svolta degli eterni rivali di Washington ha dedicato un informatissimo affondo, che la novità ha fatto arricciare più di un naso nella redazione che fu di Bob Woodward e Carl Bernstein. E forse anche per questo il direttore Brauchli poco più di un mese fa ha chiamato a rapporto Woodward, Dana Priest, David Maraniss e Rick Atkinson, invitando i quattro premi Pulitzer a stringersi a coorte. Il Pranzo dei Pulitzer, come l’incontro di dicembre nella bella casa di mattoni rossi di Bethesda, Maryland, è stato ribattezzato, rischia di passare alla storia del giornalismo: il giorno in cui il gigante dai piedi di carta decise di scendere in guerra, per vincerla. Non si vivrà di solo Watergate ma neppure di soli reality show. E l’invito del direttore ai grandi vecchi di rimboccarsi le maniche e tornare a dare una mano al giornale si

IL FAVORITO
L’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, è favorito nelle primarie repubblicane

TOP SECRET AMERICA
L’inchiesta del 2010 mette in luce i costi enormi e le falle della sicurezza Usa dopo l’11 settembre

zioni del Ku Klux Clan. Peccato che la notizia bomba fosse falsa e il giornale abbia dovuto chiedere scusa. Narisetti no: se n’è tornato al Wall Street Journal dopo che i rapporti col direttore si erano fatti troppo tesi. «Nel mondo del giornalismo c’è un mucchio di gente impregnata di nostalgia che guarda indietro ai tempi in cui c’era una visione statica e condivisa di come i quotidiani dovevano essere fatti» si è sfogato lo stesso Brauchli col New York Times:

«Solo perché il Washington Postera fatto in un certo modo non vuol dire che il Washington Post deve essere fatto così anche nel futuro». Il New York Times dice ora che con il boom online il rivale è diventato è il secondo sito d’informazione d’America: dietro ovviamente a loro. Sottolinea anche che la svolta è dovuta alla perdita di 26 milioni di dollari: senza ricordare che per lo stesso Times le perdite sono invece di 40 milioni. Entrambi i giornali stanno tagliando per-

sonale: come tutti nel mondo perché questa è l’ineluttabile conseguenza di ogni innovazione tecnologica. Entrambi restano giornali bellissimi e ricchissimi. Ieri però il bellissimo pezzo sul Washington Post non era certo tra i più letti del Times: che al primo posto aveva la morte di Whitney Houston. E cosa aveva il Post? «Winning numbers drawn in Powerball game»: i numeri vincenti della lotteria.
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le polizze sanitarie che includano il rimborso degli anticoncezionali e dell’interruzione di gravidanza; poi di fronte alle proteste dei vescovi ha fatto marcia indietro. Ma i sondaggi dimostrano che le donne cattoliche non condividono la posizione dei vescovi, alla fine perfino tra loro è Obama ad avere più consensi. Al punto che la vicenda appare quasi come una trappola ordita dalla Casa Bianca: più si parla di aborto, più la destra si arrocca su posizioni minoritarie nel paese.
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Londra

William e Kate

“William e Kate scampati a novembre a un disastro aereo”
LONDRA — Il 2 novembre scorso la favola dei Duchi di Cambridge, William e Kate, si sarebbe potuta concludere in tragedia. L’aereo sul quale viaggiavano insieme ad altre 160 persone di ritorno dalla Danimarca era in fase di atterraggio all’aeroporto di Heathrow e si trovava a un’altezza di appena 60 metri quando il comandante è stato costretto a riprendere quota improvvisamente, perché un altro velivolo stava impegnando la pista d’atterraggio. Solo l’abilità del pilota dell’Airbus A320-200 della British Airways ha evitato una collisione sulla pista d’atterraggio e la morte della coppia più amata del Regno Unito. Il loro aereo. A rivelarlo è stato il tabloid People. Clarence House, residenza ufficiale dei Duchi di Cambridge, non ha voluto commentare la notizia.

La decisione è stata presa durante il cosiddetto “Pranzo dei Pulitzer” dello scorso dicembre
sta già traducendo in pratica: nelle ultime settimane perfino il vecchio Bob è infilato nelle riunioni dei più giovani colleghi. Tenere alta la vecchia bandiera sul terreno nuovo e ancora sdrucciolevole del giornalismo online non è impresa facile. Il mago dei numeri che Brauchli aveva chiamato per rilanciare l’online si chiama Raju Narisetti. È stato lui a guidare la redazione finalmente unificata tra carta e web. È stato lui a fare installare schermi dei computer più grandi su cui mentre scrivono i giornalisti vedono le percentuali di interesse degli articoli. È stato lui a lanciare sul sito la notizia bomba su Mitt Romney: il più quotato sfidante repubblicano di Barack Obama infarciva i suoi discorsi di cita-

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LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

CRONACA
Entro mercoledì va firmata la lettera di garanzia di Palazzo Chigi: il sostegno è vincolante. Pressing di sportivi e artisti Politica unita per il sì con l’eccezione della Lega: “Ma con sobrietà”. Il Cio sceglierà la sede il 7 settembre 2013

I 18

IL DOSSIER. Le scelte del governo

Le Olimpiadi
Roma 2020, ultima chiamata Monti decide sulla candidatura
Dieci miliardi per i Giochi ai tempi della crisi
FULVIO BIANCHI

Può un Paese che combatte contro la crisi economica come l’Italia ambire all’organizzazione di un’Olimpiade? La risposta è attesa tra oggi e domani, e dovrà darla Mario Monti, il presidente del Consiglio chiamato a firmare o meno le lettere di garanzie del governo italiano al Comitato internazionale olimpico, l’atto definitivo per il via libera al cammino della candidatura di Roma 2020. Secondo sondaggi e speranze del sindaco romano Alemanno e del presidente del comitato olimpico italiano Petrucci, la firma ci sarà: le lettere di garanzia vanno consegnate al Cio entro la mezzanotte di mercoledì. È comunque una volata con affanno. Le perplessità del premier riguardavano — e forse ancora riguardano — il delicato passaggio economico che vive il Paese: c’è il timore che la spesa per le opere pubbliche previste possa essere vista con preoccupazione da quell’Europa che ci tiene sotto controllo. Ma il “partito del sì” pare abbia fatto breccia sul Professore, appena rientrato dagli Usa con la convinzione che l’Italia “deve guardare avanti” e con la speranza che stavolta siano garantiti quei sistemi di trasparenza in passato smarriti strada facendo. Da Morandi a Muti, passando per la Pellegrini e Totti: il mondo dello spettacolo e quello sport sono stati compatti nel sostenere Roma. Confindustria con Emma Marcegaglia è stata molto chiara. La politica — con l’eccezione della Lega che con Maroni teme “un’altra mangiatoia” — si è espressa a favore in maniera bipartisan, con Alfano, Casini e Bersani favorevoli, purchè “sia un’Olimpiade sobria”. È questa la promessa del Comitato promotore: il governo fisserà poi criteri di vigilanza e trasparenza. Niente scorciatoie, tantomeno leggi speciali. Non sono più adatte ai tempi e fanno bene Wwf, Fai, Italia Nostra e Legambiente a ricordarlo. Una partita che il Coni vuole giocare. “Noi temiamo i nostri rivali — ha detto Petrucci — ma anche gli altri ora dovranno temere Roma”. Decisione finale il 7 settembre 2013. Dal 1960 al 2020: sessant’anni dopo, Roma vuole ancora sognare.
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Le spese

Le infrastrutture

Gli impianti

Risorse private per 5 miliardi Pil su dell’1,4%
L’ORGANIZZAZIONE dei Giochi olimpici del 2020, se ce li assegnassero, costerebbe all’Italia 9,8 miliardi di euro: 4,7 miliardi di spesa pubblica, il resto arriverebbe da risorse private. Secondo la relazione di compatibilità economica stesa dalla commissione presieduta da Marco Fortis, sono previste entrate erariali per 4,6 miliardi e ricavi da sponsor, diritti tv (2,3) e da valorizzazione industriale (1,2): la linea sostenuta è che si tratterebbe in sostanza di un’Olimpiade quasi a costo zero. Notevoli sarebbero i vantaggi per il Pil, con un incremento nazionale previsto dell’1,4% (lo 0,5% al nord, il 3,9% al centro, l’1% al sud) e per l’occupazione, con 29.000 nuovi posti di lavoro nel 2020 e 12.000 negli anni antecedenti. Fra il 2015 e il 2025 la crescita in termini di unità di lavoro sarebbe dello 0,7%. Ma non è precisato se si tratti di posti part-time.
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Aeroporto e ferrovie da potenziare
L’EVENTO sportivo offrirebbe l’occasione di cambiare volto alla città di Roma: a cominciare da Fiumicino, dove per l’ampliamento dello scalo verrebbero spesi 1 miliardo e 600 milioni, a carico di Aeroporti di Roma. Previsto anche un nuovo Parco fluviale del Tevere (da Saxa Rubra al Foro Italico), il prolungamento della metro A fino a Tor Vergata, il potenziamento della rete viaria e ferroviaria, con il potenziamento della tratta verso l’aeroporto. Il Villaggio Olimpico, previsto nell’area di Tor di Quinto, sarebbe costruito da privati che successivamente, a Giochi ultimati, avrebbero l’opportunità di rivendere gli appartamenti. Esattamente il modello che sarà seguito dalla città Londra per l’edizione dei Giochi olimpici in programma la prossima estate.
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Pronti per l’80% ma Tor Vergata è un’incompiuta
IL COMITATO promotore di Roma 2020 esibisce come punto di forza il fatto che l’ottanta per cento degli impianti sportivi sia già pronto. Con un centinaio di milioni di spesa verrebbe ristrutturato lo stadio Olimpico (per l’atletica leggera e per il calcio), abbassando di 12 metri l’attuale copertura, che diventerebbe così eco-compatibile e sarebbe dotata di pannelli solari. La spesa più ingente (500 milioni di euro) è su carta per il completamento della Cittadella dello sport (due palasport) e per il velodromo a Tor Vergata, uno dei più clamorosi casi di opera sportiva incompiuta negli anni recenti. Molte delle gare sono inoltre previste alla Fiera di Roma, il torneo di golf si terrebbe all’Olgiata, il canottaggio sul bacino di Settebagni, il beach volley al Circo Massimo, le regate di vela a Ostia.
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I 19

L’eredità

Il crac di Atene e la rinascita di Barcellona
LA TRASFORMAZIONE urbana di Barcellona, sede dei Giochi nel 1992, è ormai un celebre caso di scuola: l’esempio positivo di come un evento sportivo riesca a incidere sulla vita di una città e di un Paese. Atene 2004 è invece l’esempio negativo: dalla città catalana si è avuto il «punto di svolta nello sviluppo della Spagna» (citazione dalla relazione Fortis). La Grecia invece ha fatto il passo più lungo della gamba (eccesso di spesa pubblica favorito dai ritardi nei lavori, con numerosi impianti realizzati che sono stati poi abbandonati). Diverso il caso di Pechino che ha speso un’enormità, 200 miliardi di euro: ma poteva (può) permetterselo, sebbene il famoso stadio a “nido d’uccello” sia diventato un monumento al gigantismo. Londra dovrebbe spendere circa 12 miliardi di sterline: troppi per qualcuno, anche se ha tagliato molto strada facendo.
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ESTAV
nordovest
Sede legale: Via Cocchi 7/9 - 56121 PISA

AVVISO DI GARA PER ESTRATTO

I precedenti

Le rivali

Gli scandali della “cricca” e di Italia ‘90
DIFFICILE dimenticare le “notti magiche” di Italia ‘90, i campionati mondiali di calcio che furono un successo dal punto di vista sportivo (anche se la nazionale azzurra non vinse il titolo), ma anche un inno allo spreco. Opere pubbliche inutili e mai utilizzate: questo lasciarono, in particolar modo a Roma, i Mondiali di 22 anni fa. Diverso il caso delle Olimpiadi invernali di Torino del 2006: alcuni degli impianti sportivi costruiti sono adesso inutilizzati (come la pista del bob), ma la città ha avuto benefici notevoli ed è stata trasformata. I mondiali 2009 di nuoto a Roma, ultimo grande evento tenuto in Italia, sono stati un’allegra vetrina sportiva, ma sono ugualmente finiti nel mirino della magistratura. L’inchiesta sulla cosiddetta “cricca” è in corso e molti impianti sono ancora chiusi. Uno scandalo italiano.
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Tokyo è forte Madrid ci prova mistero Baku
FORSE la rivale più pericolosa per Roma è Tokyo: ha pronto un ottimo dossier, ma si sa che non sempre basta (per l’edizione 2016 fu battuta sia da Rio che da Madrid). Madrid ci riprova per la quarta volta (terza consecutiva) ma la Spagna è in crisi economica, ha una scarsa propensione alla lotta al doping e la candidatura ha perso l’appoggio (20 voti?) dell’ex n.1 del Cio Juan Antonio Samaranch, scomparso nel 2010. Istanbul ha dalla sua soldi e fascino, ma in passato aveva scontato sempre i problemi legati alla sicurezza. Doha (Qatar) vorrebbe spostare l’inizio dei Giochi a metà settembre quando fa meno caldo: il Cio è contrario. Baku, la capitale dell’Azerbaijan, gode di fondi enormi: ma nessuna tradizione sportiva, ed è un aspetto che conta, e nessuna infrastruttura.
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SERVIZIO SANITARIO REGIONE TOSCANA Ente per i Servizi Tecnico Amministrativi di Area Vasta
Sede legale: Via Cocchi 7/9 - 56121 PISA

ESITO DI GARA PER ESTRATTO
Si rende noto che ESTAV NORDOVEST con Determinazione n. 65 del 31/01/2012 ha aggiudicato la seguente procedura di gara: Appaltoper il servizio di assistenza di base presso l’Unità Abitativa ULISSE di Camaiore. Tutti gli atti sono disponibili sul sito Aziendale: http;//www.estav-nordovest.toscana.it/delibere.php. Il Direttore del Dipartimento Acquisizione Beni e Servizi f.to Dott. Paolo Gennaro Torrico

Comune di Pellezzano (SA)
P.zza Municipio,1 –84080 Pellezzano Tel. 089/568711 fax 089/567960

ESITO DI GARA Avviso di pubblicazione - Il Responsabile del Progetto, visto l’esito della gara per l’appalto di servizi e forniture inerenti il progetto per la realizzazione di un sistema per la “Trasparenza ed innovazione a favore della integrazione tra cittadino e pubblica amministrazione, abbattendo tutte le divisioni digitali” - C.U.P. C63B10000060006 - CIG: 320789892° - RENDE NOTO: CHE l’importo a base d’asta era pari ad 443.700,00 compreso I.V.A.. CHE hanno partecipato alla gara le seguenti n. 3 ditte: 1) Metoda S.p.A. da Salerno; 2) R.T.I. costituendo, capogruppo ITM da Napoli; 3) Elettro Pinto S.r.l. da Sarno (SA). CHE la gara è stata esperita ai sensi del D.L.gs n. 163/’06 e che è stata aggiudicata in via provvisoria all’Impresa “METODA S.p.A., corrente in Salerno alla Via San Leonardo n° 52, P. IVA n° 029718100656, con il punteggio di 82,6 e l’importo di 434.390,00 compreso IVA. Il Resp. del Progetto dott. Tommaso Pisapia

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

CRONACA

I 20

Stuprata in discoteca, sospetti su tre militari
Una studentessa ventenne a L’Aquila. Trovata seminuda, svenuta e con gravi ferite. “Aggressione selvaggia”
GIUSEPPE CAPORALE
L’AQUILA — È stata ritrovata svenuta sulla neve, seminuda, sporca di sangue e con i vestiti strappati. Luigi Marronaro, il proprietario del Guernica — una delle poche discoteche aperte dopo il terremoto che si trova nel piccolo comune di Pizzoli — l’ha notata per caso riversa a terra nel parcheggio all’uscita del locale, intorno alle tre e mezza di notte, e ha fatto scattare l’allarme. Lei, vent’anni, studentessa dell’Università dell’Aquila alla facoltà di Ingegneria ma originaria di Tivoli, aveva il volto tumefatto e segni di violenza su tutto il corpo. «Un aggressione selvaggia», l’hanno definita i carabinieri. La ragazza è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale San Salvatore dell’Aquila e operata a causa delle gravi ferite riportate. È grave ma non è in pericolo di vita. La caccia al violentatore (e al branco) è scattata ancor prima dell’arrivo dell’ambulanza. I buttafuori della discoteca, allertati dal proprietario, hanno individuato proprio nella zona del parcheggio

I precedenti
ROMA
Il 26 ottobre 5 cinesi stuprano una studentessa romana, conosciuta attraverso le chat

OSTIA
Due romeni vengono arrestati in flagranza, il 3 gennaio, mentre violentano una polacca di 33 anni

CAGLIARI
La notte del 29 gennaio un uomo di 38 anni violenta una ragazza che stava tornando a casa a piedi

PERUGIA
Durante una rapina in villa il 4 febbraio, una 50enne viene minacciata e stuprata

un giovane con i jeans sporchi di sangue che, insieme a due amici, stava per andarsene. E lo hanno fermato. Si tratta di un militare dell’esercito che era in quel momento in compagnia di due commilitoni. I tre militari, del 33esimo Reggimento di artiglieria “Acqui”, sono in servizio nell’Aquilano impegnati nella zona del cratere sismico per gestire lo smaltimento delle macerie. Sabato sera, in libera uscita, sono andati al Guernica, dove si stava tenendo una festa organizzata e dove avrebbero conosciuto la ragazza, che era in compagnia di un’amica. Solo il militare con gli indumenti

sporchi di sangue è stato portato in caserma dai carabinieri per essere interrogato. Avrebbe negato lo stupro, ammettendo un rapporto sessuale consenziente. La sua versione sarà confrontata con quella della vittima e con i rilievi tecnicoscientifici del Ris. Poche ore dopo è stato rilasciato e riaccompagnato in caserma. Sono state sentite altre 15 persone. Ma gli indumenti sporchi di sangue del soldato sono stati sequestrati. Seppur momentaneamente libero, rimane il primo dei sospettati, assieme ai due commilitoni. «Ero sporco di sangue solo perché

avevo soccorso la ragazza…», ha spiegato il militare agli inquirenti. Una ricostruzione che non convince. A smentirlo è lo stesso titolare del locale, Marronaro, che a Repubblica rivela un elemento fondamentale per le indagini: «Il ragazzo è stato fermato dai nostri buttafuori mentre stava risalendo in macchina. Era molto lontano dalla ragazza e certamente non l’ha soccorsa. Se ha dichiarato questo dice il falso». Ora toccherà alla vittima raccontare quello che è realmente successo nel parcheggio. Raccontare l’aggressione. Chiarire se la violenza sia stata commessa da una perso-

na soltanto o se si sia trattato, come sembrerebbe da una prima ricostruzione, di uno stupro di gruppo. Fino a ieri la studentessa, traumatizzata e sottoposta a intervento chirurgico, non ha voluto rispondere alle domande degli inquirenti, trincerandosi dietro un generico «non ricordo». Questa mattina gli inquirenti, coordinati dal magistrato Davide Mancini, torneranno in ospedale per mettere a verbale la sua definitiva ricostruzione dei fatti. Ma ci sono anche le immagini delle telecamere all’esterno della discoteca, puntate proprio sul parcheggio. I filmati sono già stati sequestrati. «Siamo addolorate per quanto accaduto a questa ragazza di venti anni», ha commentato l’avvocato Simona Giannangeli, responsabile del centro Antiviolenze dell’Aquila. «Noi ci saremo anche quando si svolgerà il processo a carico dei responsabili e ci costituiremo parte civile, per rivendicare per tutte noi il diritto intangibile a vivere libere dalla violenza degli uomini».
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Le sue frasi
LA PUBBLICITÀ
Aprile 2011, manifesto Ikea con coppie gay: “Offensiva, contrasta con la Costituzione”

La polemica

Nuova uscita choc dell’ex sottosegretario. Condanne bipartisan

“Baci gay, come fare pipì in strada” torna Giovanardi, subito polemica
CATERINA PASOLINI
ROMA — «Vedere due donne che si baciano in strada? È come vedere qualcuno fare la pipì. Se lo si fa in bagno va bene, ma se uno lo fa in strada può dar fastidio». Carlo Giovanardi l’ha rifatto. Ancora una volta parlando di omosessualità, l’ex sottosegretario alla famiglia del governo Berlusconi, scatena polemiche, proteste, indignazione. L’ultima uscita ieri durante una trasmissione su Radio 24, e le sue parole hanno messo d’accordo in un istante destra e sinistra che lo bocciano senza appello bollandolo come «Maschilista, razzista, contro la dignità e diritti delle persone». Non solo. C’è chi rincara la dose, come il Gay Center, consigliandolo di andare a farsi curare: «perché l’omofobia è una malattia». Grillini dell’Idv lo invita a rivolgersi ad uno psichiatra: «perché non sta proprio bene» mentre Paola Concia, deputato pd, scandalizzata per questa «omofobia di Stato», propone azioni di massa: inondare di mail di protesta Giovanardi. Per quelle frasi giudicate da Rosy Bindi «becero maschilismo che ha offeso senza riguardo la dignità di tutte le donne, ma soprattutto l’intelligenza e la sensibilità umane».

I FEMMINIELLI
Maggio 2011. “Se De Magistris diventa sindaco favorirà gay, femminielli e trans”

LE NOZZE
Agosto 2011: “Nozze incostituzionali” dice quando Paola Concia sposa la compagna

Ci ha lasciati

Giulio Mazzocchi
Giornalista economico che ha contribuito alla nascita di questa testata amata più di ogni altra, intellettuale libero, laico e coerente, socialista che si è sempre battuto per l’affermazione dei diritti civili, marito e padre affettuosissimo. Ne danno il triste annuncio la moglie Gabriella e il figlio Nicholas. Un ultimo saluto potrà essergli reso martedì 14 alle ore 10.30 in via Ferrero di Cambiano, 41, Roma. Roma, 13 febbraio 2012 È deceduto l’amato genero

La Redazione di MicroMega partecipa al dolore del proprio Direttore, Paolo Flores d’Arcais, per la scomparsa della madre

La Fondazione Nenni che ha avuto

L’appello

Guido Fanti
tra i suoi dirigenti, piange la scomparsa di un autentico militante che ha dato tutto se stesso fino all’ultimo per la causa del socialismo. Roma, 13 febbraio 2012 Mirella Bartolotti, Roberto Finzi e Federica Carla Finzi piangono l’amico e il compagno

Giovanna Bifoli Flores d’Arcais
Roma, 13 febbraio 2012 ANNIVERSARIO Titti con i figli Alice e Francesco ad un anno dalla scomparsa ricordano con profondo amore e immensa nostalgia l’amato marito e padre

Bindi: becero maschilismo Concia: omofobia di Stato. Perina: chieda scusa
Flavia Perina, del Fli, vorrebbe che almeno chiedesse scusa per questi «atteggiamenti razzisti che non dovrebbero aver cittadinanza in Europa». Ma lui non ci pensa proprio e anzi, puntualizza. «I nudisti vanno bene nella loro spiaggia, se lo fanno tra gli ombrelloni pieni di bambini mi dà fastidio. È questione di educazione: sono contrario anche ai genitori che si scambiano effusioni eccessive davanti ai figli, potrebbero metterli in imbarazzo. Così per i baci tra donne e tra uomini. Sono cose fisiologiche come fare pipì, ma se uno fa pipì in bagno non da fastidio». Cose da fare di nascosto, di cui vergognarsi, insomma, «non secondo natura» per l’ex sottosegretario alla famiglia. Poco prima, sempre via etere, aveva infatti dato lezioni di sessualità alla sua maniera. Parlando di organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere, ha messo in guardia da «certe pratiche». Aggiungendo «non è altrettanto naturale il rapporto tra due uomini o due donne». Davanti a chi gli chiedeva cosa pensasse del ministro Fornero che, come responsabile delle Pari Opportunità, aveva annunciato un maggiore impegno per difendere gay e trans ha sbottato: «Avrebbe la rivolta in parlamento se intendesse come naturali anche i rapporti tra omosessuali».
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Prof. Sergio Molinari
Bologna, 13 febbraio 2012 Enrichetta Selvatici, Ione Bartoli, Isa Ferraguti, Adriana Lodi e Marta Murotti si associano al dolore e al rimpianto dei tanti di cui Con

Guido Fanti
Bologna, 13 febbraio 2012

Giulio Mazzocchi
gentiluomo ed intellettuale che lascia un grande vuoto. Lucia Neuer Roma, 13 febbraio 2012 Massimo e Andrea con Sandra, Stefania e gli adorati nipoti Luca, Giulio, Livia, Marco e Sissi annunciano che il loro caro papà e nonno ci ha lasciati

Napolitano sulla Concordia: indagate ancora
FIRENZE — A un mese dal naufragio, sono cominciate le operazioni di svuotamento del carburante dai 15 serbatoi della Costa Concordia. È un’operazione delicata e decisiva per evitare il disastro ambientale. Secondo la protezione civile servono almeno 28 giorni di lavoro. Si comincia dai sei serbatoi di poppa che contengono 1.500 metri cubi di carburante. Ogni serbatoio poi viene riempito di acqua di mare per non sbilanciare la nave. Oggi al Giglio la messa per le vittime, ieri la commemorazione a Roma dove è intervenuto il presidente Napolitano che nel manifestare la vicinanza alle famiglie delle vittime ha detto anche: «Esprimo rammarico per quello che c'è stato di responsabilità italiana e di italiani. È necessario continuare a indagare».

Guido Fanti
scompare un protagonista delle scelte politiche degli anni ’50/’70 che hanno segnato profondamente la vita democratica dell’Italia con il ricco contributo dell’Emilia Romagna. Con profonda partecipazione esprimo viva solidarietà al doloroso lutto che ha colpito la sua famiglia e tutti i suoi cari. On. Silvio Miana Bologna, 13 febbraio 2012 13 febbraio 2012 “Nostro è il sogno d’amore che libera il mare e la terra” Guido Seborga

Guido Fanti
è stato maestro per ricordarne il lungimirante insegnamento di democrazia e per esprimergli ancora un grazie profondo per la fiducia e la stima che sempre ha riposto in loro e per la grande sensibilità con la quale le ha costantemente seguite nei compiti di pubbliche amministratrici. Bologna, 13 febbraio 2012 Paola Bonora ricorda con affetto

Generale C.R.I. Alberto Morichetti Franchi
Avvocato, Giornalista, Medaglia d’Oro al M. Sanità Pubblica, Medaglia d’Oro M.C.R.I., gia V. Commissario Straordinario della C.R.I., già Ispettore del Corpo Militare C.R.I. I funerali avranno luogo mercoledì 15 febbraio ore 11 chiesa San Mattia largo Primoli. Roma, 13 febbraio 2012 Sabato pomeriggio si è spento circondato dall’affetto dei suoi cari l’Avv.

Guido Fanti
la sua lucidità e passione civile. Bologna, 13 febbraio 2012 Mirta Guarnaschelli e Renato Zanca abbracciano con affetto Geppi e Lanfranco per la perdita del caro

La storia

Alba Hess Galleano Guido Hess Seborga
Laura perché non svanisca la memoria. Torino, 13 febbraio 2012

Vincenzo Summa
Danno il triste annuncio la moglie Eugenia, la figlia Antonella, la nuora Simona con i nipoti Giacomo, Matteo e Betta. Per ora e luogo del commiato telefonare al 3286842758. Roma, 13 febbraio 2012 Lucio e Laura Caracciolo sono vicini ad Alberto e Paolo con affetto e partecipazione per la scomparsa della madre

Guido Fanti
Roma, 13 febbraio 2012

Milano, rapina in villa con pestaggio durante cena imbavagliati i quattordici ospiti di un industriale
MILANO — In quattro nella villa di un imprenditore a Trezzano sul Naviglio, col volto coperto, due pistole e dei bastoni. Con del nastro adesivo hanno imbavagliato le 14 persone che erano a tavola e puntato due pistole scacciacani contro i padroni di casa, Vittorio Sacchi, 62 anni e sua moglie Eleonora, che dice: «Hanno gridato a mio marito “dicci dov’è la cassaforte o la ammazzo”». Poi sono andati nella camera da letto dove il padre 81enne dell’industriale stava dormendo, sparando un colpo con la scacciacani e annunciando per finta «lo abbiamo ucciso». È stato allora che Sacchi ha simulato un infarto e i ladri sono scappati, derubando gli ospiti e prendendo qualche oggetto di valore dalla villa.

Giovanna Bifoli Flores d’Arcais
Roma, 13 febbraio 2012

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

CRONACA

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PER SAPERNE DI PIÙ http://meteo.repubblica.it www.protezionecivile.it

I 21

Roma riapre a metà moto ancora bloccate per paura del ghiaccio
Maltempo, caos in otto regioni. Altre tre vittime
ELENA DUSI
ROMA — «Oggi Roma riparte, e deve farlo bene» annuncia il sindaco Gianni Alemanno. Che rimanda gli scolari sui banchi, riapre i monumenti e riattiva la circolazione delle auto anche senza catene (ma il sindaco consiglia di portarle comunque). È polemica però sull’estensione dello stop a moto, motorini e microcar. Le strade infatti sono libere dalla neve, ma oggi e domani la temperatura scenderà sotto zero ed è la paura del ghiaccio che ha spinto Alemanno a bloccare i 654mila cittadini che nella capitale si spostano abitualmente su due ruote: 324mila in moto, 330mila in scooter e 5mila in microcar. Nel resto d’Italia, come se non bastasse la neve, ieri un terremoto ha colpito Cesena (3,3 di magnitudo) e la provincia di Parma (2,2). Le scosse hanno causato paura, ma non danni. Il freddo invece ha ucciso altre tre persone. Una donna di 83 anni è stata trovata morta nell’orto, a Porto d’Ascoli. Era uscita per controllare i danni della neve. A Modena un uomo è stato investito e ucciso da uno spalaneve nel cortile dell’azienda. Usava solo una stufetta per riscaldarsi la bidella di 61 anni trovata senza vita in casa a Parma. Sono otto le regioni — dall’Emilia alla Basilicata — che restano sepolte da uno strato pesante di neve. Anche se il grande gelo del Nord oggi si estenderà al Centro, secondo i meteorologi il peggio è passato. La neve cadrà su Friuli, Veneto, Emilia Romagna e Marche, ma con un’intensità definita “moderata” dalle previsioni dell’Areonautica. Qualche fiocco potrà cadere su Lazio e Abruzzo. E nevicate sopra ai 200 metri sono previste in Molise, Puglia, Campania e Basilicata. Per vedere il paesaggio imbiancato in Calabria bisognerà invece salire oltre i 500 metri. Intanto i soccorritori si sforzano di raggiungere gli ultimi casolari e le frazioni isolate. A Castell’Azzara (Grosseto) un uomo e la figlia in casa senza cibo sono stati salvati da un elicottero dei pompieri. Irraggiungibili 500 persone in provincia di Potenza e 300 vicino Ascoli. Molte statali in Abruzzo restano inagibili. Ad Ancona disagi per la mancanza di corrente. Ma c’è spazio anche per le sofferenze degli animali. Nel Parco d’Abruzzo la Forestale ha portato il foraggio al bestiame con l’elicottero. Vicino Isernia è stato usato un cingolato per nutrire 200 cervi scesi nel paese di Pizzone. E a Trieste è protagonista la bora: ieri toccati i 125 km all’ora dopo il record di sabato (168). Ma con un vento che ha ribaltato un Tir in città, le scuole restano chiuse. Il gelo non ha disturbato invece il carnevale di Venezia, che ieri ha divertito 30mila turisti assai più imbacuccati che mascherati.
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I casi

Il reportage

LA CATTEDRALE
Infiltrazioni e cedimenti strutturali provocati dal maltempo minacciano l’incolumità di Palazzo Ducale (nella foto) e Cattedrale di Urbino

LA CAPPELLA
La neve ha provocato il cedimento delle travi che sorreggono il soffitto del convento di San Francesco, che ospita la Cappella Albani

Dalle chiese ai conventi, primi crolli l’arte scricchiola sotto il peso della neve
TimoriperilPalazzoDucalediUrbino,centroarischioevacuazione
I DANNI
Il tetto crollato della parrocchia di Monte Grimano. A sinistra: nella chiesa di Urbania, dove è conservata un’opera di Barocci (la Madonna con bambino) la neve ha provocato il cedimento della campata sulla navata centrale

JENNER MELETTI
MONTE GRIMANO (PESARO) — Alle 7,30 monsignor Pietro Corbellotti, da 47 anni parroco di San Silvestro papa, è entrato in chiesa per accendere il riscaldamento. «Ho visto una luce potente e mi sono detto: che bellezza, dopo tanti giorni bui. Poi ho capito. La luce arrivava dal tetto della navata sinistra, caduto sul pavimento, e si rifletteva sulla neve entrata dal grande buco. Mi sono spaventato. Ma adesso mi consolo. Meno male che il tetto è caduto all’alba, e non durante la Messa delle 11,15. Sarebbe stata una tragedia». La Messa è stata celebrata in una saletta della parrocchia. «Tanto c’era poca gente, i miei 500 parrocchiani erano tutti impegnati a spalare la neve, in questo primo giorno di tregua. E pensare che avevo fatto restaurare la chiesa l’anno scorso. Le travi della navata erano di cemento, non di legno». Fausto Fini, capo squadra dei vigili del fuoco, è intervenuto per salvare e mettere al sicuro tre quadri, fra i quali una “Ultima cena”. «Ci sono fra o 3 e i 4 metri di neve, nel centro storico, e anche noi vigili siamo riusciti a entrare in paese solo a piedi. Domani forse arriva una piccola turbina». Tre metri di neve sui tetti sono come un terremoto. A Urbania si è aperto il tetto del santuario del

LA VOLTA
Ancora Urbino: lesionata, a causa della neve, la volta reale della chiesa dei Cappuccini, vicino al collegio del Colle

“Il disgelo può essere più pericoloso delle nevicate. Sarà necessario puntellare molti edifici”
S. S. Crocefisso, e anche qui è stato portato in salvo un dipinto, di Federico Barocci. A Urbino la situazione sta diventando davvero pesante. Ci sono stati crolli al convento dei Cappuccini e anche in quello dei Francescani conventuali, in via Raffaello. I pompieri hanno dovuto diventare acrobati, legandosi a una gru per spalare la neve dal tetto e salvare le celle dei frati e la cappella che conserva le ceneri di papa Clemente XI. L’ingegnere Giorgio Alocci, direttore generale dei vigili del fuoco delle Marche, è preoccupato soprattutto per le enormi quantità di neve che escono dai tetti. «Bisogna mettere in sicurezza i cittadini che escono dalle case. Neve e stalattiti possono provocare vittime. Non è possibile fare sentieri, come quello davanti al bar Basili, dove la gente passa sotto tonnellate di neve sospese nel vuoto e stalattiti alte due metri». Nel magazzino comunale c’è la quotidiana riunione del Com, centro operativo misto. Roberto Oreficini, responsabile regionale della Protezione civile, annuncia l’arrivo di altre 40 squadre di alpini dal Friuli, ognuna composta di cinque uomini. «Con piccole frese cominceranno a liberare i vicoli del centro storico e uomini del Cai saliranno sui tetti per liberarli dal peso della neve». C’è un po’ di ottimismo ma l’intervento dell’ingegnere Domenico Fucili, incaricato dal Com di verificare la “tenuta” della città e dei suoi monumenti, gela tutti. «Oltre ai crolli ai Cappuccini e ai Francescani in molti edifici con alte volte e soprattutto nelle chiese ho

trovato una situazione critica che può diventare catastrofica. Il vento ha creato cumuli anche di cinque metri, sui tetti dei palazzi. Non possono resistere. Ho parlato con il vescovo, gli ho detto che è necessario sospendere tutte le funzioni religiose. Lui si è detto d’accordo e ha avvertito i parroci. Per il palazzo Ducale e gli altri monumenti, occorre un’immediata verifica da parte dei tecnici della Sovrintendenza». Il disgelo può essere più pericoloso della nevicata. «Bisogna

entrare in tutte le case, soprattutto in quelle degli studenti — dice l’ingegnere Fucili — e di fronte a un possibile pericolo dire loro che debbono tornare nelle loro famiglie. Sarà necessario puntellare moltissimi edifici, perché resistano ai cumuli che li schiacciano. La neve con il passare dei giorni aumenta di peso, una tonnellata può arrivare a pesare dieci volte tanto». Due case per studenti sono già state sgomberate. Il pericolo arriva anche dall’acqua. «Nelle case riscaldate — dice Silvio Scatassa, che guida i vigili del fuoco in Val Metauro — la neve a contatto con il soffitto si scioglie e non riesce a scendere all’esterno, perché le grondaie sono ghiacciate. E allora si infiltra nel sottotetto, entra dai lampadari, provoca corto circuiti. Anche le caldaie a gas vanno in tilt, con il ghiaccio che blocca la canna fumaria». Resteranno comunque ricordi indelebili, dopo questi giorni di dramma. «I sorrisi dei vecchi chiusi in casa da dieci giorni, che ci dicono “grazie, ma non abbiamo bisogno di nulla”. L’abbraccio della signora cui hai portato farina, pane e latte. E piccole cose, come la festa che ci hanno fatto le mucche che non bevevano da quattro giorni. Mentre scaricavano la cisterna, si sono messe a leccare la neve che avevamo sulle giubbe».
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Champions

Il personaggio

L’incontro

Il nuovo Arsenal che sfida il Milan anima popolare e tifo radical chic
ENRICO FRANCESCHINI

New York pazza per il suo Lin il cinese americano si è preso la Nba
ANGELO AQUARO

Vita da Djokovic “Sognavo Sampras soffrivo Federer e ora voglio Parigi”
ALESSANDRA RETICO
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

SPORT
Nella domenica con meno partite di sempre, fa sensazione il crollo nerazzurro: ko in casa con l’ultima in classifica, contestato anche Moratti
23a giornata
LAZIO-CESENA UDINESE-MILAN CAGLIARI-PALERMO ATALANTA-LECCE CATANIA-GENOA INTER-NOVARA PARMA-FIORENTINA BOLOGNA-JUVENTUS NAPOLI-CHIEVO SIENA-ROMA 3-2 1-2 2-1 0-0 4-0 0-1
rinv. rinv. ore 20.45 ore 20.45 ogni* una gara in meno

97 GARE Wesley Sneijder, 27 anni, è al terzo anno all’Inter: 97 gare e 17 gol. A sinistra, il gol di Caracciolo

La classifica
MILAN JUVENTUS** LAZIO UDINESE INTER ROMA* NAPOLI* PALERMO GENOA* CAGLIARI 47 45 42 41 36 35 31 31 30 30

FIORENTINA**28 PARMA** 27 CHIEVO* 27 CATANIA** 27 ATALANTA* (-6) 24 BOLOGNA** 22 SIENA** 20 LECCE 18 CESENA* 16 NOVARA 16

IL PUNTO

GIANNI MURA

LA DIFFICILE GESTIONE DEL DECLINO
otola, rotola l’Inter come il barattolo (o il cuore) nella canzone di Meccia. Rotola in basso. E’ quasi impossibile ritrovare nella scialba combriccola sconfitta dal Novara i segni di uno squadrone che vinceva tutto e che in questo campionato, dopo una pessima partenza, aveva vinto sette partite di fila. Nelle ultime quattro, i numeri parlano un linguaggio chiaro e non equivocabile: un pareggio e tre sconfitte. Quella di ieri è la nona in 23 partite. Si va poco lontano, di questo passo, anzi si torna indietro. Eppure Ranieri deve trovare il modo di rendere meno amara la stagione. Come, non si sa. Certo è che la Champions è alle porte e chi perde così col Novara non può sentirsi tranquillo nell’attesa di qualunque squadra europea. Così, per essere più precisi, vuol dire che le attenuanti si trovano : un rigore negato, forse due, la traversa di Sneijder, il tiro di Pazzini addosso a Ujkani nel recupero. Va però precisato che il periodo di maggior pericolosità dell’Inter è successivo all’espulsione di Radovanovic. Nel primo tempo, non s’è capito bene cos’abbia spinto Ranieri a giocare con Milito unica punta. Il desiderio di non dare riferimenti a una difesa a 5 (la peggiore della serie A, ma Mondonico sta tamponando). Alvarez non ha il passo dell’aggiratore e Sneijder (tra i meno disastrosi) ha giocato da solo: 10 tiri in porta. SEGUE IN III DI SPORT

R

Inter
Il Novara, già fatale a Gasperini all’andata, mette a nudo la crisi della squadra di Ranieri: un punto nelle ultime 4 gare
NONA SQUADRA
Per Mondonico, 64 anni, il Novara è la 9ª squadra in carriera

notte dell’
P

La

Mercato, Sneijder, giocatori spremuti: tanti problemi e la zona Champions che si allontana. I tifosi furiosi non risparmiano il presidente

All’interno

El Shaarawy cresce e Boateng in coppa Allegri è più sereno
CURRÒ IN VII DI SPORT

Il personaggio

Il Mondo vince il festival
MAURIZIO CROSETTI
rimo risultato: essere ancora vivo. Secondo: tornare ad allenare. Terzo: tornare in serie A. Quarto: vincere a San Siro, guidando l’ultima in classifica contro l’Inter. L’ordine d’importanza di questi valori lo conosce solo Emiliano Mondonico, ma di sicuro l’ultimo non è il primo. È stata una memorabile vittoria, per il Mondo e il suo Novara, piena di quei significati che rendono unico lo sport, così umano quando riesce ad esserlo. Chi torna dal viaggio dentro il buio non ha paura di nulla, e conosce il senso profondo di un sorriso. SEGUE IN II DI SPORT

Per Roma e Napoli ultima chiamata a Siena e col Chievo
AZZI IN V DI SPORT

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

REPUBBLICA SPORT
Stankovic/1 Con tutto il rispetto per il Novara, non si può perdere con l’ultima in classifica. È giusto che i tifosi ci dicano di andare a lavorare Stankovic/2 A fine partita il presidente Moratti è venuto negli spogliatoi. Non posso dire che fosse tranquillo. Ma reagiremo

I 24

Ranieri Sono il primo responsabile di questa situazione. Il rigore su Poli? Come diceva Boskov, Le frasi rigore c’è quando arbitro fischia

Nerazzurri battuti 1-0 a San Siro dall’ultima in classifica, è il terzo ko nelle ultime quattro gare. Scelte discutibili di Ranieri, in campo con una sola punta

INTER NOVARA

0-1
INTER (4-3-2-1) Julio Cesar — Zanetti, Lucio, Cordoba, Chivu (25’ st Nagatomo) — Poli (17’ st Forlan), Stankovic, Cambiasso — Alvarez (1’ st Pazzini), Sneijder — Milito. NOVARA (3-5-2) Ujkani — Lisuzzo, Centurioni, Garcia — Dellafiore (14’ pt Morganella), Porcari (1’ st Pesce), Radovanovic, Rigoni, Gemiti (20’ st Paci) — Jeda, Caracciolo. Arbitro: Russo. Rete: 11’ st Caracciolo. Note: espulso Radovanovic al 35’ st Ammoniti Porcari, Radovanovic, Morganella. Spettatori 21.703 per un incasso di 1.303.483.

La partita

Le pagelle

STEFANO SCACCHI

Lucio & Cordoba, la difesa cede Magia di Ujkani nel finale
INTER
6 Impedisce al Novara di raddoppiare allungandosi sul diagonale di Rigoni. ZANETTI 5.5 Fatica a contenere Jeda. LUCIO 5 Sfiora il vantaggio con una spaccata di esterno destro. Ma sguarnisce troppo la difesa in occasione del contropiede decisivo. CORDOBA 5 Anche lui in difficoltà di fronte alla freschezza di Jeda. CHIVU 5 Inizia bene in fase offensiva, ma poi perde progressivamente terreno. E’ lui ad arretrare di fronte all’invenzione di Caracciolo. Dal 25’ st Nagatomo 5.5: Ranieri lo getta nella mischia sperando che la sua velocità semini il panico nella difesa piemontese, ma il trucco non riesce. POLI 6 Viene sostituito per questioni di anzianità più che per demeriti personali. E’ il migliore del centrocampo nerazzurro. Dal 17’ st Forlan 5: confinato all’ala destra, prova a
JULIO CESAR

NOVARA
7 Con i guanti inchioda sulla linea la girata di Pazzini all’ultimo secondo. LISUZZO 7 Il “sindaco”, come viene soprannominato a Novara, governa la difesa spedendo gli attaccanti nerazzurri all’opposizione. CENTURIONI 7 A quasi 38 anni ottiene una delle vittorie più belle della carriera con la fascia da capitano al braccio. GARCIA 6.5 Russo lo grazia quando abbatte Poli in area. Ma l’argentino è bravissimo prima da centrale e poi da terzino. DELLAFIORE sv Si procura un risentimento muscolare per fermare Stankovic. Dal 14’ pt Morganella 6.5:una delle armi più importanti del Novara. PORCARI 6.5 Due ottimi suggerimenti per Caracciolo. Mondonico lo sostituisce per evitargli la seconda ammonizione. Dal 1’ st Pesce 6.5: frizzantissimo. RADOVANOVIC 5.5 Rischia di rovinare il sogno novarese facendosi espellere per proteste.
UJKANI

Il crollo
ANDREA SORRENTINO MILANO on era un semplice blackout la sconfitta di Roma, ma l’inizio di un altro viaggio nella notte. Al freddo, al gelo, e senza più la bussola. L’Inter sprofonda ancora, in questa disgraziata stagione che era nata male e si conferma una dannazione, o forse è solo il logico risultato di tante scelte sbagliate. Anche stavolta la caduta fa rumore, perché a San Siro passa l’ultima in classifica, il Novara di Mondonico. Decide l’airone Caracciolo, con uno di quei fantastici gol che contro l’Inter gli riescono sempre (è il settimo in carriera). E’ la quarta sconfitta in casa per i nerazzurri, la nona in 23 partite. E’ la prima vittoria esterna del Novara, la terza in assoluto in questo campionato, e due le ha ottenute contro l’Inter. Inoltre questa è la quarta partita che la squadra di Ranieri gioca senza Thiago Motta, e il bilancio è orribile ma significativo: un pareggio e tre sconfitte, quattro gol segnati e dieci incassati, segno che senza la bussola italo-brasiliana gli equilibri tattici e psicologici delle sette vittorie consecutive sono saltati e non ci sarà verso di ritrovarli, a meno di mischiare le carte finché non riapparirà una soluzione. E’ proprio questo tentativo di riappropriarsi di sé, frenetico ma necessario, che frega Claudio Ranieri. Le scelte del tecnico non convincono fin dall’inizio: il 4-3-2-1 contro un Novara ben raccolto in difesa non dà frutti, perché manca il gioco in verticale e consente agli ospiti di organizzarsi bene sulla trequarti. Pazzini sarà stato anche febbricitante in settimana e Forlan è al rientro dopo il centesimo infortunio muscolare, ma una sola

N

L’Inter non si ritrova più al Novara basta Caracciolo
Negato un rigore a Poli, traversa di Sneijder, poi Pazzini fallisce l’ultimo assalto
travestirsi da Robin Hood (che toglieva ai ricchi per dare ai poveri) e non vede un contatto sospetto di Garcia su Poli, poi più tardi neppure un intervento su Cambiasso in area novarese. Ripresa con Pazzini al posto del lentissimo Alvarez ma l’Inter viene subito punita su contropiede esemplare, che nasce da una respinta di Ujkani su conclusione in mischia di Lucio: Jeda rovescia il fronte, fa trenta metri palla al piede da solo, serve Caracciolo che dal limite disegna un sinistro sul palo lontano da grande centravanti. E’ notte. Anche per Ranieri, che toglie il pimpante Poli (con Stankovic e Cambiasso spentissimi) per inserire Forlan, facen-

Lucio

Alvarez

Jeda

5
sfornare cross tesi per i compagni in area. Ma sono tutti troppo bassi. STANKOVIC 5 Deve raccogliere l’eredità di Thiago Motta in cabina di regia. Al rientro dopo oltre due mesi di assenza, non riesce ad assolvere il compito. CAMBIASSO 5 Da interno sinistro potrebbe tentare qualche inserimento in area. Ma le sue incursioni sono rarissime. ALVAREZ 5 Nuovamente nel mirino del pubblico. Ogni tanto dispensa qualche tocco interessante, ma è la sua lentezza d’esecuzione a lasciare il segno. Dal 1’ st Pazzini 5: esce dalla nebbia in pieno recupero, ma la sua girata ha la sfortuna di finire nelle mani di Ujkani. SNEIJDER 6 Prova tiri a grappoli, fino alla traversa nel finale. Ormai gioca quasi da solo. E in una grande squadra come l’Inter, nessuno può permettersi questo eccessivo ricorso all’assolo. Ma è anche l’unico a tentare qualche soluzione offensiva. MILITO 5 Ancora una volta, quando non segna lui, l’Inter perde.

5
RIGONI

7

7 A 17 anni la Juventus aveva puntato su di lui per costruire un’alternativa a Del Piero. Poi gli infortuni lo hanno costretto a una storia diversa tra Serie C e B. Ma ogni tocco di palla del numero 10 dimostra che la classe non ha categoria. Prima o poi riaffiora sempre. GEMITI 6 Aiuta il fortino di Mondonico limitando le discese. Dal 20’ st Paci 6.5: decisivo con un salvataggio su Pazzini nel finale. JEDA 7 Semina Zanetti nel primo tempo e poi offre a Caracciolo l’assist per il gol partita. CARACCIOLO 7.5 L’Airone diventa cigno realizzando la sua prima rete “novarese” grazie a una parabola a girare da campione vero. E’ il 7° gol in carriera all’Inter. Un centravanti da feste di gala: in questa stagione aveva segnato solo alla Juventus a Torino. ARBITRO RUSSO 5 Sbaglia su entrambi i fronti. Nega un rigore all’Inter, ma poi ferma un pericoloso contropiede del Novara ed è severo con Radovanovic.
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punta in casa contro il Novara non si può vedere, per giunta con una coppia di terzini troppo difensiva (Zanetti-Chivu). Ne esce un primo tempo in cui gli unici tiri in porta, rabbiosi, sono di uno Sneijder vivacissimo (benché non passi mai il pallone), mentre il Novara dimostra di poter pungere in contropiede con Caracciolo (due volte neutralizzato da Julio Cesar). L’Inter non è neppure fortunata perché un rigore al 36’ lo meriterebbe, ma l’arbitro Russo ama spesso

Mondonico, il ritorno di un allenatore
(segue dalla prima di sport)

MAURIZIO CROSETTI
on un sorriso, appunto, Mondonico ha commentato il gol vincente dei piemontesi, squadra antica quanto lui, il Novara di Piola e delle casacche color cielo velato. «Il calcio è una cosa semplice, ci siamo difesi e abbiamo vinto il festival di Sanremo con un po’ di fortuna, contro avversari più forti di noi». Chi ha appena sconfitto un cancro non si stupirebbe neppure se i marziani atterrassero allo stadio (e ieri non erano tali gli interisti, no davvero), figurarsi di un tiro a giro di Caracciolo detto l’airone. Ci sono modi più intensi di essere miracolati, e contesti

C

più decisivi, e santi ancora più onnipotenti di San Siro, però una partita vinta così aiuta. «Adesso possiamo salvarci segnando qualche gol in più, e prendendone qualcuno in meno». Il Mondo chiama pane il pane, e salame il salame, anche se gli hanno proibito di assaggiarlo, per non parlare del vietatissimo vino che per ora lo attende nel fresco della cantina: anche quel momento verrà. Da sempre il suo linguaggio, non solo tattico, è semplice e sincero. Lui non userebbe mai la parola “ripartenza”, anche se non gli garba che per l’ultima impresa venga riesumata “catenaccio”, ogni vocabolario merita rispetto e pretende giusta collocazione: «Abbiamo fatto una partita tatticamente incredibile, tutto qui. L’Inter ha chiuso con quat-

tro punte, per loro è stata solo una giornata-no, mentre per noi sarà molto più difficile la prossima contro l’Atalanta». E se alla fine il Novara si salvasse veramente? «Vorrei ripagare così la fiducia di dirigenti e tifosi, e ringraziare il lavoro svolto dal mio predecessore Tesser. Quando il Novara mi ha chiamato, non mi ha chiesto come stavo: altri invece l’avevano fatto. Questo diverso approccio è stato importante». Perché in quell’esatto momento, Emiliano Mondonico smetteva di essere un caso umano per tornare, in tutto e per tutto, un allenatore di calcio. Non si guarisce altrimenti che così, ridiventando se stessi, però migliori, più compatti dentro, dopo avere annusato l’odore dell’abisso.
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la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

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I 25

Poli E’ una sconfitta molto amara, non è facile affrontare una squadra che si difende con Le frasi undici uomini e gioca con i lanci lunghi

Caracciolo Ho fatto 7 gol all’Inter, fossi in Moratti mi comprerei. Col Genoa avevo già segnato alla Juve. Ora spero di andare in rete anche negli scontri diretti

Centurioni Questa vittoria deve dare una svolta alla stagione del Novara Ma è inutile fare tabelle per la salvezza

Crisi nerazzurra

Pubblico furioso, Moratti sotto accusa
Il presidente contestato in tribuna: “Ora vendi anche Sneijder?”
MILANO quando Stankovic scaraventa in curva l’ennesimo pallonaccio senza inquadrare la porta, al 38’ della ripresa, che il popolo perde davvero la pazienza. La curva intona i primi cori, obiettivo i giocatori: non granché fantasiosi, le solite cose sugli attributi da mostrare e su quanto certe prestazioni abbiano rotto e causato strazio, insomma anticaglie da stadio. Più significativa, per capire lo stato d’animo dell’ambiente, è la minicontestazione avvenuta pochi minuti dopo la fine della partita, quando all’uscita dalla tribuna centrale si radunano alcuni tifosi inviperiti con la dirigenza e con Moratti. Non si tratta di energumeni malmessi o di gente dalla dubbia provenienza, ma persone normali, solo esasperate. E ce l’hanno con Moratti: c’è chi lo invita a vendere il club, chi se la prende anche con il dt Branca che è autore (e a volte, non sempre, anche ispiratore) delle trattative di mercato. C’è chi rinfaccia a Moratti le recenti cessioni di Eto’o e Thiago Motta, e grida: «Adesso venderai anche Sneijder?». Sono talmente incavolati, e gridano così tanto, i contestatori, che gli steward provano anche ad allontanarli. C’è addirittura uno che impreca e forse sfotte, forse no: «Ridacci Gasperini» è l’altro coro che si perde nel pomeriggio, ma Moratti nulla sa e nulla ascolta, perché è già negli spogliatoi a fare il punto della situazione, che è grave, con Branca e Ranieri. I tre, peraltro, poco dopo riceveranno un pessimo trattamento sul profilo Facebook della curva Nord, dove campeggia una foto di Moratti, Ranieri e Branca tutti con una corda al collo. A questo siamo, e questo è il clima che si respira intorno all’Inter: forse sarà il caso che qualcuno intervenga. Quanto agli interventi possibili per modificare lo stato delle cose nella squadra, è tardi. A furia di svalutare il parco giocatori perché bisogna far cassa, è inevitabile che i risultati siano delu-

IL PUNTO

GIANNI MURA

E’

L’ORGOGLIO NON BASTA PIÙ
(segue dalla prima di sport) l paradosso è che, durante il periodo felice e fortunato, molti dicevano: e vedrete quando rientreranno Sneijder, Forlan, Stankovic. Si è visto un netto peggioramento. La sconfitta di Novara era costata la panchina a Gasperini. Non sarà così con Ranieri, che sotto pressione non le azzecca tutte (Poli non era da richiamare) ma questi sono dettagli. La corazzata Inter non c’è più, conviene farsene una ragione. Troppi errori in estate, troppi equivoci sul mercato. La squadra è in crisi d’identità e, salvo sussulti d’orgoglio, non ha più molta fiducia in se stessa. La difesa è esposta ai quattro venti, anche col Novara che ha segnato un bel gol ma ha avuto anche altre occasioni. Ranieri è partito con una punta e ha finito avendone quasi 4. La ricerca della quadratura del cerchio sta facendo sparire il cerchio, per la quadratura si ripasserà. Non è tutta colpa di Ranieri, ovviamente. Anche giocatori e società hanno le loro. Siccome le disgrazie non vengono mai sole, il tonfo interno dell’Inter è stato preceduto dalla vittoria del Milan a Udine. Fondamentale per restare in corsa, anzi per scavalcare la Juve che però ha due partite da recuperare. Sarà una data da ricordare, ma tristemente, anche per l’Udinese. Perde Isla sembra per molto, e per un po’ Di Natale. Finché c’è stato Isla, s’è visto il peggior Milan della stagione, sorretto da Amelia e Ambrosini e graziato da molti errori di mira dei ragazzi di Guidolin. L’Udinese s’è smarrita nel finale ma prima ha fatto vedere i sorci verdi al Milan. Che non meritava i tre punti, ma li ha presi. Senza Ibrahimovic, i gol di El Shaarawy e Maxi Lopez sono un dato di cronaca e forse un presagio.
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I

Claudio Ranieri, alla guida dell’Inter dal 22 settembre 2011 i piedi. Ora che rischia di perdere anche Sneijder per la corte dell’Anzhi, Ranieri ha chiesto lumi al diretto interessato: «Penso all’Inter, sto bene qui», gli avrebbe risposto l’olandese, che però medita di andarsene da almeno un anno. Il tecnico è atteso da un finale di stagione durissimo, in cui dovrà raccogliere i vetri in frantumi di quello che fu un bellissimo cristallo. C’è ancora da rincorrere il terzo posto, che pure s’è di nuovo allontanato, e giocare una dignitosa Champions League, che riparte tra nove giorni. Poi qualcuno ci spiegherà perché all’Inter ad esempio i giovani appaiono e misteriosamente scompaiono. Di recente è accaduto con Faraoni, prima ancora con Castaignos: il 27 novembre scorso a Siena entrò e risolse la partita con un gol, poi non ha più messo piede in campo, neppure per un minuto, in una gara di serie A, e hanno provato anche a venderlo. Dev’essere un record mondiale. Ma fu una colpa così grave, segnare il gol di quella vittoria a Siena? (a.s.)
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dogli fare l’ala destra in un 4-2-4 con Sneijder dall’altro lato. Il Novara sfiora così due volte il raddoppio perché ha spazi infiniti (bravo Julio Cesar su Rigoni e Morganella), finché Russo veste i panni di Superciuk (che toglieva ai poveri per dare ai ricchi) ed espelle con eccessiva severità Radovanovic al 35’. Sneijder guida l’assalto finale ma non ha fortuna al 43’: destro terrificante dal limite e traversa piena. Infine Pazzini ha la palla del pareggio al 48’, a cinque metri dalla porta, ma scarica addosso a Ujkani, perché di rado, molto di rado, il Pazzo è uno che ti salva la vita quando stai affondando.
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LA CONTESTAZIONE
All’uscita dalla tribuna di San Siro, Massimo Moratti è stato contestato da alcuni tifosi soprattutto per l’ultima campagna acquisti

IL GOL PARTITA
Sinistro dal limite dell’area di Caracciolo che trova l’angolo alla destra del portiere e realizza il gol vittoria. Per l’attaccante si tratta della 7ª rete all’Inter

denti. Per questo Ranieri non rischia il posto, ci mancherebbe: nelle ultime settimane alcune sue scelte sono parse poco lucide, e sicuramente Moratti gli rimprovera una gestione non efficacissima di Sneijder, ma in fondo il tecnico una quadratura l’aveva trovata, poi senza Thiago Motta gli è mancata la terra sotto

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

REPUBBLICA SPORT

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I 26

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CURIOSITÀ E NUMERI

1

GIORGIO FARINA

Prima doppietta in A per Barrientos. Ultima più di tre anni fa in San LorenzoIndependiente 4-1 in Argentina

5

I gol dei nuovi acquisti nelle 6 gare giocate: Iaquinta (Cesena), Lopez (Milan), Dessena e Pinilla (Cagliari), Caracciolo (Novara)

33

Le gare in A di Polito, 3° portiere dell’Atalanta in campo ieri dopo un’assenza nella massima serie di quasi 4 anni. Lo scorso anno era alla Salernitana

39

I portieri utilizzati in 23 turni. Il record nei tornei a 20 squadre è di 58 (05/06): Catania, Lazio, Atalanta, Lecce e Palermo ne hanno usati tre

59

Gli anni trascorsi dall’ultima vittoria del Novara in casa dell’Inter. Anche nel 1953 finì 1-0, con gol decisivo di Feccia nel primo tempo

2005

L’anno dell’ultimo gol di un argentino nel Milan prima di quello di Lopez. Il 17 aprile Crespo in gol a Siena nel ko dei rossoneri 2-1

IL GOL

GIANNI MURA

Serie bwin

La classifica
SASSUOLO* ...........53 TORINO* .................53 PESCARA ** .............51 VERONA ..................51 PADOVA *.................45 VARESE ...................44 REGGINA * ...............39 BRESCIA *................38 SAMPDORIA *..........37 BARI (-2)...................36 CITTADELLA............34 GROSSETO .............34 JUVE STABIA * (-4)...33 LIVORNO .................30 VICENZA..................28 CROTONE (-1) .........27 MODENA ***.............24 EMPOLI *..................23 ALBINOLEFFE * .......23 GUBBIO * .................23 ASCOLI *(-7).............22 NOCERINA ..............18

Controllo, sinistro, effetto: Caracciolo fa le cose giuste
n una giornata così spezzettata e atipica, pochi i gol da segnalare: Di Natale ed El Shaarawy per la velocità dell’azione in contropiede e la precisione del tiro. Il gol più bello è quello di Caracciolo a San Siro, pure in contropiede. Un rilancio difensivo serve Jeda a metà campo, leggermente sulla sinistra. Jeda porta avanti il pallone e prende tempo. Appena vede Caracciolo in corsa dal lato opposto del campo, lo serve con uno spiovente molto pulito. Caracciolo stoppa il pallone col piatto destro e intanto, muovendosi come deve, Rigoni costringe Chivu ad allargarsi. A questo punto Caracciolo “vede” tutta la porta e ha lo spazio necessario. Gli resta da eseguire il colpo più difficile: il tiro. Lo esegue con l’interno del sinistro, liftato quel tanto che basta a rendere vano il tuffo di Julio Cesar. Gol nell’angolino basso.
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Il Sassuolo vince a Bari
RISULTATI: Bari-Sassuolo 1-2, Livorno-Vicenza 1-1, Cittadella-Brescia 0-2, Crotone-Grosseto 2-2, Reggina-Empoli 3-2 (via Carboni, torna Aglietti), Samp-Albinoleffe 1-0, Torino-Nocerina 3-1, Varese-Gubbio 1-0, Verona-Ascoli 2-0. Sabato: Albinoleffe-Pescara, Ascoli-Grosseto, Brescia-Modena, Livorno-Bari, Nocerina-Cittadella, Padova-Empoli, Sassuolo-Varese, VeronaGubbio, Vicenza-Crotone, J. StabiaReggina. Lunedì: Torino-Samp
La formula
Tre promozioni in serie A. Eventuali playoff tra terza, quarta, quinta e sesta se il distacco tra terza e quarta è meno di 10 punti. Quattro retrocessioni in Prima Divisione. Eventuale spareggio tra quartultima e quintultima se ci sono meno di 5 punti di differenza.

I

ogni * una gara in meno

Prima divisione girone A

Prima divisione girone B

DIFF. ANNO PRECEDENTE

Risultati e Classifica
ATALANTA-LECCE BOLOGNA-JUVENTUS CAGLIARI-PALERMO
Hernandez (rig.)

Serie A
PUNTI
MILAN JUVENTUS LAZIO UDINESE INTER ROMA NAPOLI PALERMO 47

IN CASA
7 7 6 6 6 4 9 4 7 6 5 5 5 4 3 4 1 2 2 3 4 4 1 2 3 5 0 6 2 3 4 3 3 5 2 3 3 3 5 1 24 0 21 2 17 1 23 5 7 9 7

IN TRASFERTA
7 5 6 2 5 4 3 0 3 2 1 1 2 2 3 2 0 3 2 1 2 5 2 4 1 2 5 4 3 1 4 5 3 3 4 5 5 3 1 2 3 21 15 14 0 12 6 12 3 20 15 12 5 11 15 12 5 13 16 11 5 13 15 10 3 15 11 8 7 20 5 10 14 8 12 29 5 6 6 4 6 9 8 4 9 4 12 21 8 22 9 19 9 13 5 14 7 24 7 21 9 7 9 7 6 7 7 7 5 4 4 4 3

TOTALE
5 9 6 5 3 5 4 45 20 0 33 13 5 37 24 6 34 22 7 36 26 +2 +2 -5 -6 -9

I marcatori

0-0 rinv. 2-1

G V N P F S V N P F S V N P F S

-1 23

45 +10 21 42 +1 23 36 -5 23

23ª giornata: Pisa-Lumezzane 0-2, TarantoCarpi 1-1, Tritium-Monza 1-3, Viareggio-Foggia 0-2. Oggi BeneventoTernana. Rinviate: Avellino-Pro Vercelli (18/2), Foligno-Pavia e Reggiana-Sorrento (19/2), Spal-Como (29/2)

23ª giornata: BarlettaBassano 1-0, CremoneseSiracusa 3-1, Feralpisalo'Pergocrema 0-3, Portogruaro-Sudtirol 1-0, Trapani-Spezia 1-0, TriestinaLatina 2-2. Rinviate: PratoAndria (19/2), FrosinoneCarrarese (29/2) Virtus Lanciano-Piacenza (14/3)

Reti: 11’ st Pinilla, 36’ st Dessena, 38’ st

La classifica ogni * una gara in meno
Ternana * 48 Taranto (-3) 46 Carpi 41 Pro Vercelli * 40 Sorrento * (-2) 38 Benevento * (-2) 35 Lumezzane * 31 Avellino * 31 Foggia (-2) 30 Como * (-2) 30 Tritium 30 Pisa 27 Reggiana *(-2) 26 Monza 21 Spal ** (-4) 18 Viareggio (-1) 15 Foligno * (-4) 12 Pavia * 10

La classifica ogni * una gara in meno
Trapani 46 Siracusa (-5) 40 Cremonese (-6)35 Spezia 35 Barletta 35 Carrarese * 34 Portogruaro * 34 Pergocrema*(-2) 32 Sudtirol 32 Lanciano ** (-1) 32 Triestina 27 Frosinone ** 23 Latina 23 Prato * 22 Andria * 21 Piacenza ** (-6)19 Bassano* 19 Feralpi 17

41 +4 23 10 35 +3 22 31 -12 22 31 30 -6 23 -2 23

4 21 14 2 23 11 2 21 13 2 26 14 2 12 10 2 19 13 2 19 10 2 15 3 10 2 11 5 3 16 5 8 9 9 8 2 19 12

9 34 30 -11 5 36 24 -13

CATANIA-GENOA
Reti: 7’ pt Lodi (rig.), 3’ st e 7’ st Barrientos, 27’ st Bergessio

4-0

7 10

INTER-NOVARA
Reti: 11’ st Caracciolo

0-1

CAGLIARI GENOA

30 +3 22 27 +4 21 27 +2 21 27 +3 22 B 22 -3 21 B 21 -6 23 -5 22 B 23 22 20 18 16 16

LAZIO-CESENA

3-2

FIORENTINA 28 +3 21 CATANIA PARMA CHIEVO BOLOGNA SIENA LECCE CESENA NOVARA

Reti: 14’pt Mutu, 34’ pt Iaquinta (rig.), 7’ st Hernanes, 15’ st Lulic, 17’ st Kozak

NAPOLI-CHIEVO SIENA-ROMA PARMA-FIORENTINA UDINESE-MILAN

ore 20.45 ore 20.45 rinv. 1-2

ATALANTA (-6) 24

4 14 18

9 13

7 10 18 8 10 5 13 21

6 12 20

Reti: 19’ pt Di Natale, 33’ st Maxi Lopez, 42’ st El Shaarawy

4 10 33 34 -14 IBRA STACCATO 9 7 22 24 -17 17 reti: Di Natale (Udinese, foto) 3 10 31 42 -14 15 reti: 7 7 23 19 -15 Ibrahimovic (Milan) 12 reti: Denis 9 6 27 29 -16 (Atalanta), Jovetic 6 8 27 34 -14 (Fiorentina), Palacio (Genoa), 6 9 19 28 -17 Milito (Inter), Klose 9 6 25 27 -14 (Lazio), Cavani 7 9 18 26 -19 (Napoli). 10 reti: Miccoli 8 9 21 22 -21 (Palermo). 6 13 22 38 -27 9 reti: Matri (Juventus), 4 14 15 34 -26 Giovinco (Parma), 7 13 20 42 -31 Calaiò (Siena)

Seconda divisione girone A

Seconda divisione girone B

25ª giornata: AlessandriaCasale 1-1, Buggiano-Pro Patria 2-4, Lecco-Cuneo 02, Montichiari-Entella1-1, Renate-Santarcangelo 1-0, Savona-Sambonifacese 21. Rinv.: Rimini-Poggibonsi, Bellaria-Mantova e Giacomense-S. Marino (14/3), Treviso-Valenzana.

27ª giornata: Aprilia-Celano 3-1, Arzanese-Perugia 1-1, Catanzaro-Fano 4-1, Gavorrano-Isola Liri 3-1, Neapolis-Chieti 0-2, PaganeseFondi 1-0, Lamezia-Vibonese 4-1. Riposa: Melfi. Recuperi: Campobasso-Ebolitana (29/2) Giulianova- Aversa e L'Aquila-Milazzo (14/3)

La classifica ogni * una gara in meno
Casale * 45 Rimini ** 45 Cuneo ** 42 San Marino ** 40 Treviso * (-2) 39 Entella 38 Renate 35 Poggibonsi * 33 Santarcangelo *33 Alessandria *(-2) 30 Borgo Bug. 30 Savona * (-4) 29 Pro Patria *(-13) 28 Bellaria ** 28 Mantova * 28 Giacomense **27 Montichiari *(-1) 26 Samb.facese 24 Valenzana ** 15 Lecco * 14

La classifica ogni * una gara in meno
Perugia Catanzaro Lamezia * L’Aquila * Paganese Gavorrano Arzanese Chieti * Aprilia* Aversa (-1) Fano* (-5) 55 52 50 48 46 42 39 37 36 34 27 Giulianova * (-2) 27 Campobasso (-2) 27 Neapolis (-2) 26 Fondi 26 Milazzo 24 Vibonese 24 Ebolitana (-1) 23 Melfi (-4) 20 Isola Liri *(-2) 18 Celano * 13

I recuperi

Prossimo turno

Repubblica.it

Mercoledì c’è la Juventus
MERCOLEDÌ (ore 18.30) si giocano tre recuperi di gare annullate per il maltempo: Atalanta-Genoa, Parma-Juventus e Cesena-Catania. A forte rischio la gara di Cesena, che potrebbe non giocare anche domenica col Milan.

Venerdì con Inter-Bologna
VENERDÌ, ore 20.45: Fiorentina-Napoli, Inter-Bologna. Sabato, ore 20.45: Juventus-Catania. Domenica, ore 12.30: Lecce-Siena. Ore 15: Cesena-Milan, Genoa-Chievo, Novara-Atalanta, Roma-Parma. Ore 20.45: Palermo-Lazio, Udinese-Cagliari.

Dai blog ai video dei gol
BLOG, commenti, interviste ai protagonisti del campionato, statistiche, le opinioni di giornalisti e lettori dopo la ventitreesima giornata. E i video di tutti i gol e le azioni più belle delle partite di serie A e serie B.

Legenda

* ogni asterisco una partita in meno (-1) tra parentesi i punti di penalizzazione

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LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

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I 27

CATANIA GENOA

4-0

Montella: “Gara perfetta” Marino: “Un incubo”
La partita 8’ pt: sulla linea di fondo, da dietro, Birsa va in scivolata su Gomez, rigore che Lodi trasforma spiazzando Frey. 3’ st: corta respinta di Rossi, Barrientos batte Frey. 7’ st: difesa del Genoa presa d’infilata, da Gomez palla a Bergessio e poi a Barrientos che, solo, realizza il 3 a 0. 17’ st : c’è una prateria per Bergessio, Frey battuto per la quarta volta. Le frasi Montella: «Partita perfetta, abbiamo capito che possiamo giocare ad altissime velocità». Marino: «Un pomeriggio da incubo. Fuori casa non riusciamo ad esprimerci». La curiosità
Nuovo medico per il Genoa: Piero Gatto al posto di Costantino che paga per l’infortunio a Gilardino. È il primo caso di medico via ad anno in corso.(gessi adamoli)
CATANIA (4-3-3) Kosicky 6.5 — Motta 6, Legrottaglie 6, Spolli 6, Marchese 6 — Izco 7 (19’ st Biagianti sv), Lodi 6.5, Almiron 6.5 (27’ st Ricchiuti sv) — Barrientos 7.5 (23’ st Llama sv), Bergessio 7, Gomez 7. GENOA (4-4-2) Frey 5.5 — Mesto 4, Granqvist 5.5, Kaladze 4.5, Rossi 5 — Birsa 4 (5’ st Jorquera 5), Belluschi 6, Biondini 4.5, Jankovic 5 (21’ st Veloso sv) — Palacio 5 (29’ st Zè Eduardo sv), Sculli 5. Arbitro: Giacomelli 6.5. Reti: 7’ pt rig. Lodi, 3’ st e 7’ st Barrientos, 27’ st Bergessio. Note: ammoniti Birsa, Biondini, Jankovic, Kaladze e Mesto. Spettatori 12.000 circa.

Roma & Napoli, sprint per l’Europa
Giallorossi a Siena tra le polemiche per l’orario. Al San Paolo il Chievo
MARCO AZZI NAPOLI a tutta l’aria di un’ultima chiamata, se non altro per tentare la rimonta. I posticipi del lunedì, sempre che a Siena si giochi, offrono alla Roma e al Napoli l’occasione di riavvicinarsi alla zona Champions League, complice la frenata durante il weekend di Udinese e Inter. I giallorossi, in Toscana, dovranno fare i conti pure con l’emergenza maltempo. Solo in mattinata, dopo il sopralluogo del Gos allo stadio Franchi, è atteso infatti il via libera per lo svolgimento della gara, che comunque sarà condizionata dal campo gelato (temperatura prevista meno 6). Fredda anche la accoglienza che attende gli azzurri al San Paolo per la sfida contro il Chievo, ma non soltanto per il meteo. La squadra di Mazzarri è in crisi e

H

Borini, 5 gol in questa stagione con la Roma non vince in campionato da 36 giorni: quattro pareggi e un ko. A Fuorigrotta saranno appena in 25mila, nonostante l’appello dell’allenatore. Ma il Napoli, a poco più di una

Cavani, 12 gol in questa stagione con il Napoli sono ancora 16 partite da giocare e i bilanci è meglio rinviarli a maggio», ha dato la carica il portiere De Sanctis. Mazzarri sa di essere al bivio. «Stavolta conta solo il risultato, la qualità della

settimana dalla sfida dell’anno contro il Chelsea, ha una chance per ridare un senso anche al suo campionato. La squadra ci crede. «Finora avremmo potuto fare qualcosa di più, è vero, però ci

prestazione m’interessa poco. Dai miei giocatori mi aspetto più umiltà: è l’unico modo per smetterla di soffrire contro le piccole. Ed è importante che i tifosi ci stiano vicini». Gli azzurri devono fare i conti con la tradizione negativa contro i veneti (tre ko di fila) e le incognite del turnover. Rivoluzionata la difesa, con Grava e Britos promossi tra i titolari. Cannavaro è squalificato e cederà la fascia di capitano ad Hamsik, che taglia stasera il traguardo delle 200 partite da napoletano. Ma è una serata da grandi numeri soprattutto per Totti, che a Siena andrà in campo per la sua gara numero 700 da professionista, ammesso che si giochi. Alla Roma non è piaciuto l’atteggiamento del club toscano, che non ha accettato di anticipare alle 14 il fischio di inizio. «Gli orari sono noti da tempo a tutti e sono stati accettati, non vedo alcuna ragio-

Totti & C. volevano giocare alle 14, no dei toscani. Mazzarri: “Conta solo il risultato”
ne per cambiarli», ha sbarrato la porta Sannino. Notturna doveva essere e notturna sarà, dunque. Anche se Luis Enrique ha detto garbatamente di pensarla in un altro modo. «L’incolumità dei giocatori dovrebbe venire prima di tutto». I giallorossi, partiti in treno per la Toscana per evitare la neve, dovranno già rinunciare a De Rossi (squalificato) e all’infortunato Gago, che non è stato nemmeno convocato. Promosso davanti alla difesa il promettente baby Viviani, per una squadra sempre più giovane e coraggiosa. Solo panchina per Osvaldo, appena recuperato. Guai, però, a chi parla di emergenza al tecnico spagnolo. «Le assenze non sono un alibi e non cambieranno il nostro modo d’interpretare questa partita. Come al solito andremo all’attacco, con l’obiettivo di provare a conquistare i tre punti». E’ l’ultima chiamata per la Champions, proprio come per il Napoli al San Paolo. Sono due posticipi che possono valere una stagione.
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ATALANTA LECCE

0-0

Marilungo e Peluso si fermano sul palo
La partita 20’pt: sbaglia Oddo, palla a Marilungo, diagonale sul palo. 21’pt: Schelotto in contropiede, traversone per Peluso, conclusione angolatissima, ancora palo ! 30’ st: Blasi atterra in area Denis che carica la caduta. Raffica di proteste ma Gervasoni tira dritto. 38’ st: Punizione a giro di Gabbiadini: Julio Sergio devia in tuffo. Le frasi Colantuono: «Il rinnovo del contratto mi ha inorgoglito. Un grazie a tutta la squadra». Cosmi: «Nel primo tempo l’Atalanta ci ha massacrato. Poi Lecce a tutta birra». La curiosità
Esposto dai tifosi atalantini un altro striscione contro Doni, in cui tra l’altro si leggeva: “Per te una partita combinata è una goliardata” (adalberto scemma)
ATALANTA (3-4-1-2) Polito 6 — Lucchini 6 (5’ st Raimondi 6), Stendardo 6, Manfredini 6.5 — Schelotto 6.5, Brighi 6, Carmona 6 (12’ st Cazzola 6), Peluso 6 — Moralez 6.5 — Marilungo 6.5 (25’ st Gabbiadini 6.5), Denis 6.5. LECCE (3-5-2) Julio Sergio 6.5 — Oddo 6, Esposito 6.5 (7’ st Di Matteo 6), Miglionico 6 — Cuadrado 6.5, Giacomazzi 6.5, Blasi 6.5, Delvecchio 6, Brivio 6 — Di Michele 6 (39’ st Bertolacci sv), Bojinov 5 (12’ st Muriel 4.5). Arbitro: Gervasoni 5.5. Note: ammoniti Stendardo, Giacomazzi, Miglionico. Spettatori 12.000 circa.

NAPOLI CHIEVO
De Sanctis Grava Aronica Britos Maggio Gargano Inler Dossena Hamsik Lavezzi Cavani 1 2 6 85 11 23 88 8 17 22 7 54 20 3 12 15 93 6 16 56 77 31 Sorrentino Sardo Andreolli Cesar Acerbi Dramè Bradley Rigoni Hetemaj Théréau Pellissier

Arbitro: Gava
ore 20.45: Sky Sport 1, Sky Calcio; Dt Mediaset

SIENA ROMA
Pegolo Vitiello Rossettini Terzi Del Grosso Giorgi Vergassola Gazzi Brienza Calaiò Destro 25 2 13 19 3 7 8 14 23 11 22 24 87 4 5 11 30 92 15 8 10 31 Stekelenburg Rosi Juan Heinze Taddei Simplicio Viviani Pjanic Lamela Totti Borini

Arbitro: Rocchi
ore 20.45: Sky Calcio; Dt Mediaset

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Coppa dei Campioni/ Champions League Coppa delle Coppe Coppa Uefa/ Europa League Supercoppa europea Intercontinentale/ Mondiale club

I 28

Il confronto

Gli scontri diretti 195
giocati

aggiornati al termine dei gironi Ch

Italia

Inghilterra

12 11

Milan 7, Inter 3, Juventus 2

7 8

Milan 2, Fiorentina 1, Juventus 1, Sampdoria 1, Parma 1, Lazio 1 Chelsea 2, Tottenham 1, West Ham 1, Man. City 1, Everton 1, Man. Utd 1, Arsenal 1

9 6

Juventus 3, Inter 3, Parma 2, Napoli 1

9 7

Milan 5, Juventus 2, Lazio 1, Parma 1

9 2

Milan 4, Inter 3, Juventus 2

69
vittorie italiane

76
Liverpool 3, Tottenham 2, Ipswich 1 Liverpool 3, Aston Villa 1, Chelsea 1, Man. Utd 1, Nottingham 1 Manchester United 2 vittorie inglesi

212
gol italiane

Liverpool 5, Man. Utd 3, Nottingham 2, Aston Villa 1

La storia

ARSENAL
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ENRICO FRANCESCHINI LONDRA a squadra degli intellettuali di sinistra londinesi. Se il Chelsea viene identificato con i fighetti (banchieri, nuovi ricchi e oligarchi, insomma i seguaci e imitatori del proprietario Roman Abramovich), se il Tottenham ha l’immagine di club multietnico tutto immigrati e rabbia popolare, fra le tre grandi del calcio della capitale (senza dimenticare le due minori, Fulham e Qpr) non c’è dubbio che l’Arsenal incarni il tifo dei cosiddetti “champagne socialists”, come qui chiamano i radical-chic. Difficile negarlo, dando un’occhiata alla lista dei suoi fans più celebri: David Miliband, ex-ministro degli Esteri laburista (forse destinato a rimpiazzare il fratello Ed alla guida del Labour), lo scrittore Nick Hornby, l’attore premio Oscar (e attivista dei diritti umani) Colin Firth, cantanti come Mick Jagger e Roger Daltrey, più una nutrita schiera di ammiratori nella Hollywood progressista, da Spike Lee a Michael Moore, da Matt Damon a Kevin Costner. Non saranno tutti in tribuna, a San Siro e all’Emirates, per seguire la sfida di Champions con il Milan, ma come minimo resteranno incollati alla tivù. Non è sempre stato così. Nelle vene originali dei Gooners, come sono soprannominati i suoi sostenitori (da “Gunners”, cannonieri, il simbolo della società), scorre anche un sangue popolano, di taxisti e operai che parlano “cockney”, il vecchio accento della Londra di una volta. Ne è buon testimone proprio Hornby, fan numero uno del club fra le celebrità, chiarendo un equivoco che riguarda non solo la sua squadra del cuore, ma lui stesso. Se il suo aspetto fisico e i personaggi dei suoi romanzi, da “Febbre a 90”, dichiarazione d’amore al football, ad “Alta fedeltà”, dichiarazione d’amore alla musica, inducono a pensare che Nick sia un proletario self-made-man, la realtà è infatti diversa. Nato in un sobborgo della classe media, laureato in letteratura all’elitaria università di Cambridge, Hornby è cresciuto nella buona borghesia “liberal”: tanto che quando ha cominciato ad andare allo stadio per seguire l’Arsenal ha dovuto superare una sorta di barriera culturale. «Mi piaceva il pubblico delle gradinate, ma capivo di non appartenervi», racconta lo scrittore. «Era gente della classe lavoratrice, che parlava cockney e passava il sabato sera al pub. Al tempo stesso ero imbarazzato a confessare la mia passione per il football ai miei amici posh dell’università, che equiparavano il calcio al vandalismo». Era stato suo padre a iniziarlo all’Arsenal: lo portava ad Highbury, il vecchio stadio del club, fin da piccolo. Quando da grande ha continuato ad andarci da solo, in un momento di depressione, le sue sedute dallo psicanalista iniziavano sempre allo stesso modo. Come va, chiedeva il dotto-

L

Mercoledì a San Siro per gli ottavi di Champions League arrivano i Gunners, la squadra, un tempo amata dalla working class, che ora invece rappresenta la Londra degli intellettuali di sinistra: politici, attori scrittori e cantanti. Da Mick Jagger a Colin Firth fino a Nick Hornby, l’autore di Febbre a 90° che spiega come in vent’anni è cambiato tutto

Fish &
2 Arsenal
Emirates Stadium

La fermata metro
La stazione di Gillespie Road nel ‘32 fu chiamata Arsenal in onore della squadra. È l’unico caso del genere. Le fermate di W. Ham e Wimbledon devono il nome alla zona, non al club

chic
3 Tottenham
White Hart Lane

Pericolo n.1
Il capitano dell’Arsenal Robin Van Persie, 28 anni, nazionale olandese (qui con Theo Walcott a destra): quest’anno 28 gol in 31 gare di club. Gunner dal 2008

4 Chelsea
Stamford Bridge

3 2 1 4 5 centro Londra
5 Fulham
Craven Cottage

I 5 club di Londra in Premier League

LE BANDIERE
Tre che hanno fatto la storia dell’Arsenal: dall’alto Dennis Bergkamp, Thierry Henry e Tony Adams

1 Queens Park Rangers
Loftus Road

re? E lui: «Da schifo, abbiamo perso 2-0». Così poco per volta prese a considerare l’Arsenal una metafora della sua vita: «Una squadra noiosissima, difficile da amare perché giocava un football poco attraente». Gli pareva lo specchio delle sue ambizioni frustate di autore e di uomo. Da queste riflessioni nacque “Febbre a 90”, e il resto come si suol dire è storia: successo mondiale. Come è cambiata da allora

l’esperienza di andare a vedere l’Arsenal? «Le cose sono cambiate di più negli ultimi vent’anni che nei cento precedenti. L’Arsenal della mia gioventù era una squadra tutta inglese, ora è una legione straniera, come più o meno tutte quelle della Premier League e i più forti club d’Europa. Allora potevi passare una settimana senza vedere un minuto di calcio in tivù, oggi c’è una saturazione 7 giorni su 7. Vicino ad Highbury c’era un

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I 29

i 50
pareggi

hampions

Il Milan e le inglesi

10
vittorie

con l’Arsenal

con l’Ipswich

con il Tottenham

con l’Everton

con il Liverpool

1
vittoria

1

sconfitta pareggi

2

1
vittoria

1

sconfitta

2

sconfitte pareggi Con il Leeds

2

1
vittoria Con il Man. City

1

pareggio

1

13 12

sconfitta pareggio ai rigori Con il Portsmouth

1

230
gol inglesi

sconfitte (1 ai rigori) pareggi

Con il Man. United

Con il Chelsea

5
vittorie

5

1
vittoria

sconfitte

1

sconfitta pareggi

3

1
vittoria

1

sconfitta pareggio

1

1

sconfitta pareggio

1

1

pareggio

Milan
Il film
“Fever pitch” è il titolo del film (’97) e del libro scritto da Nick Hornby nel ‘92, in italiano “Febbre a 90°”. Il protagonista è Colin Firth, tifoso dell’Arsenal anche nella vita reale. La storia si svolge nell’89, quando i Gunners vinsero il titolo.

Eroi di Highbury
Nel novembre del ‘34, nel vecchio stadio dell’Arsenal ad Highbury, 7 giocatori del club vestono la maglia della nazionale (tuttora record inglese) e battono 3-2 l’Italia campione del mondo

La maledizione inglese una minaccia su Allegri
Torna Boateng per sfatare il tabù
ENRICO CURRÒ MILANO io salvi pure la Regina, però non faccia andare avanti in Champions l’Arsenal. Dopo essersi schiantato per tre volte consecutive negli ottavi di finale contro altrettante squadre inglesi – l’Arsenal, appunto, nel 2008, il Manchester United nel 2010 e il Tottenham nel 2011 – il Milan ricomincia il giro proprio dalla squadra di Wenger. E per spezzare il britannico sortilegio, Allegri richiama alle armi tutti i possibili veterani: se si vuole evitare una figuraccia internazionale, che per lui già scottato l’anno scorso dal Tottenham equivarrebbe all’etichetta di allenatore inadatto alle coppe europee, servono appunto i campioni più temprati a questo genere di battaglia. Così, incollati e riaggiustati all’uopo, ricompaiono Nesta, Abbiati, Zambrotta e soprattutto Boateng, sparito da quasi un mese per l’infortunio muscolare nel derby. Lui e Ibrahimovic sono essenziali in Champions, dove non è certo sufficiente il ritmo lento del campionato italiano. Senza i loro due gol geniali il Milan non sarebbe riuscito a rimanere in partita fino all’ultimo col Barcellona, nel duello dello scorso novembre che resta il parametro tecnico dell’attuale distanza tra la squadra campione d’Italia e le migliori del mondo. La differenza non è abissale, ma forse lo sarebbe senza il centravanti e il Principe degli incursori, attorno al quale Allegri ha plasmato il modulo col trequartista, ruolo che nessuno – né Emanuelson, né Seedorf, né Ro-

D

El Shaarawy, autore del gol vittoria contro l’Udinese della gestione Allegri, mascherando un po’ gli allarmanti difetti di gioco emersi per oltre un’ora. La candidatura del Faraoncino ha uno sponsor decisamente forte. Dopo la partita Berlusconi ha chiesto a Galliani di passargli al telefonino il ragazzo prodigio: era rimasto impressionato dal movimento, dallo scatto e dalla girata folgorante della vittoria. «Il tuo gol mi ha commosso», gli ha detto. Anche il ct Prandelli ha osservato e annotato: per ora non lo convocherà per l’amichevole del 29 febbraio a Genova con gli Usa, lasciandolo all’Under 21 di Ferrara. Ma negli stage di primavera – la data indicativa dovrebbe essere scelta la prossima settimana – lo vuole visionare a Coverciano: i talenti in attacco, visti i guai di Cassano e Rossi, sono quanto mai provvidenziali per la Nazionale, anche se al momento El Shaarawy ha solo qualche picco-

Il programma
andata domani, ritorno 7/3 Lione (Fra)-Apoel (Cip) Bayer Lev. (Ger)-Barcellona (Spa) andata 15/2, ritorno 6/3 Zenit (Rus)-Benfica (Por) Milan-Arsenal (Ing) andata 21/2, ritorno 14/3 Cska Mosca (Rus)-Real Madrid (Spa) Napoli-Chelsea (Ing) andata 22/2, ritorno 13/3 Marsiglia (Fra)-Inter Basilea (Svi)-Bayern (Ger) Quarti di finale andata 27-28/3, ritorno 3-4/4 Semifinali andata 17-18/4, ritorno 24-25/4 Finale 19 maggio a Monaco di Baviera

Dopo il gol di Udine, Berlusconi al telefono con El Shaarawy: “Mi hai commosso”
binho - è stato in grado di interpretare con la stessa efficacia. La verifica della tenuta fisica e atletica di Boateng negli allenamenti di oggi e domani diventa dunque fondamentale, mentre il recupero di Pato, ormai quasi completato, è più rischioso: l’anamnesi dei suoi ripetuti incidenti muscolari sull’insidioso prato del Meazza ne sconsiglia infatti l’affrettato rientro e suggerisce al massimo la panchina. Tra gli attaccanti sta nascendo un ballottaggio imprevedibile: quello tra Robinho e El Shaarawy. Il brasiliano, determinante per lo scudetto della scorsa stagione, resta favorito. Ma nelle ultime settimane il diciannovenne con la cresta è stato più decisivo di lui. A Udine, in coppia con Maxi Lopez, ha vinto nel finale una tra le partite più complicate

Borsa Champions
posizioni in campionato da dicembre a oggi

Anche Prandelli convocherà il ragazzo di origine egiziana per uno stage azzurro
la possibilità di entrare nella lista dei 23 per l’Europeo. Intanto il ragazzo cresciuto nel mito di Kakà e Ronaldinho, dei quali imitava le giocate in piazzetta a Savona non più tardi di sette anni fa («e non andava a dormire fino a quando non c’era riuscito», racconta papà Sabri, medico egiziano), non è più celebre soltanto per la cresta personalizzata, studiata e scolpita con un amico barbiere di Arenzano. Gli fa compagnia la cresta bionda dell’argentino Maxi Lopez, che in quarto d’ora, con un gol e un assist, ha cominciato a cancellare la nomea di surrogato di Tevez. A Barcellona passava con Lucignolo Ronaldinho più il tempo libero che quello degli allenamenti. Ora, a Milanello, è irreprensibile. «È l’occasione della mia vita e non me la voglio lasciare sfuggire». Il suo obiettivo è farsi riscattare dal Milan. E i 7 milioni da pagare a giugno al Catania passano necessariamente attraverso i gol.
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Lione
sempre quarto

Apoel
da primo a terzo

Bayer Leverkusen
sempre sesto

Barcellona
da primo a secondo

Zenit
torneo in pausa invernale

La metamorfosi

L’Arsenal della mia gioventù era una squadra tutta inglese i cui giocatori mangiavano al pub fuori dallo stadio. Ora è una legione straniera che gira in Bentley...
Nick Hornby modesto fish and chips dove incontravi i giocatori che venivano a mangiare, ora ti sfrecciano davanti in Bentley. Allo stadio, da ragazzo, intorno a me c’era gente semplice, per lo più abitanti del quartiere, ora quando porto mio figlio al nuovo stadio Emirates manca qualsiasi atmosfera o senso storico. Combinazione, da quando ci siamo trasferiti abbiamo avuto poche soddisfazioni, qualche bella partita e nessun trofeo». Ma Hornby non ha smesso di andarci: «Non perdo molte partite casalinghe, dal 1984 ad oggi credo di averne mancate una ventina, anche perché l’Emirates è a 10 minuti da dove abito». Né sminuisce il valore della squadra: «Non abbiamo più vinto nulla da quan-

do Chelsea e Manchester United hanno preso il comando, ma abbiamo pur sempre disputato due finali, una di Champions, e quattro semifinali tra coppe varie». La Champions sembra rappresentare l’ultima speranza anche quest’anno, visto che in Premier League l’Arsenal è solo 5° in classifica, ma Nick non fa pronostici. Non è più depresso come quando la sua amata squadra perdeva sempre e lui andava dallo psicanalista, ma conserva un fondo di malinconia. Anche questa ispirata dal football: «Lo ha detto quel grande filosofo di Arsene Wenger: dopo i 50 anni uno si rende conto che non vivrà la vita che voleva». Non per nulla l’esistenzialismo l’hanno inventato i francesi.
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Benfica
sempre primo

Milan
da terzo a primo

Arsenal
da quinto a quarto

Cska Mosca
torneo in pausa invernale

Real Madrid
da primo ex aequo a primo da solo

Napoli
da quinto a settimo

Chelsea
da quarto a quarto ex aequo

Marsiglia
da ottavo a sesto

Inter
da quindicesima a quinta

Basilea
sempre primo

Bayern Monaco
da primo a secondo

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Rally, Loeb sesto
IL FINLANDESE Latvala ha vinto il rally di Svezia, 2ª prova del Mondiale. Loeb, che rimane in testa alla classifica generale, si è classificato sesto.

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I 30

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Ko Di Natale e Isla
L’UDINESE perde Di Natale e Isla. Per l’attaccate microfrattura al dito di un piede. Più grave il ko del cileno: distorsione del ginocchio e lesione del legamento collaterale.

Azzurre del fioretto a Londra 2012
LA SQUADRA femminile di fioretto ha conquistato la qualificazione per Londra 2012 nella prova di Coppa del Mondo a Tauber (Germania) battendo in finale la Russia 45-29. Le azzurre Di Francisca, Errigo, Salvatori e Vezzali hanno la certezza aritmetica del pass.

Davis, Italia ko 4-1
BOLELLI vince l’ultimo singolare contro Cermak (6-4, 6-4), ma l’Italia perde 4-1 con la Rep. Ceca nella trasferta a Ostrava per il ritorno nel World Group di Coppa Davis.

CALCIO ESTERO

Spagna

Zambia, una favola ai rigori è la prima Coppa d’Africa
La Costa d’Avorio di Drogba battuta al nono tiro
ENRICO SISTI
uel paese di operai del calcio adesso è una reggia di principi. Per la prima volta primi nel loro continente. Zambia su tutti. La giusta festa di una finale sbilenca, dove i padroni, i presunti campioni della Costa d’Avorio, giocavano male, e gli Oliver Twist dello Zambia scappavano da tutte le parti. In un susseguirsi d’inferno e paradiso, come sempre capita quando c’è da risolverla ai rigori, si è arrivati appunto ai rigori. Che sono stati drammatici. Kalaba il più bravo, quello che i compagni chiamano il “campione”, ha fra i piedi il tiro decisivo. Ma sbaglia, tira altissimo, quasi fosse organizzato finisce con lo sguardo dritto nella telecamera: ed è uno sguardo giovane ma vuoto. Avesse segnato avrebbero vinto. Tocca a Gervinho, quello dell’Arsenal, che non era nei cinque primi rigoristi perché aveva detto al ct Zahoui di non sentirsela. E aveva ragione: ha sbagliato. Poi l’altro zambese, Sunzu, preoccupatissimo. Ma lui non ha fallito. E’ stata la vittoria dell’acqua. La vittoria dell’acqua si è consumata sotto la pioggia, che è acqua. Era cominciata qualche giorno prima quando giocatori e dirigenti dello Zambia si erano recati sulla spiaggia poco fuori Libreville per consegnare al mare, che è acqua, diciotto fiori, uno a testa per i ragazzi della nazionale del loro paese che morirono il 28 aprile del ’93 nell’incidente aereo avvenuto proprio qui, a un chilometro da quella costa piena di fiori e di pensieri tristi. La vittoria dell’acqua, ottenuta proprio qui, in Gabon, a un passo dall’indimenticata tragedia, è finita con le lacrime di gioia, che sono acqua, dei calciatori del-

Francia

Tripletta Ronaldo e il Real vola a +10
Tre gol di Ronaldo, uno di Benzema: il Real batte il Levante e sale a +10 punti sul Barcellona. La squadra di Mourinho era andata sotto al 5’ (Cabral). Il pareggio, dopo 40 minuti tutti all’attacco, su rigore: mano di Iborra, espulso, Cristiano Ronaldo (foto) non sbaglia. Nel secondo tempo, in 11 contro 10, il Real dilaga: 4-2.

Ancelotti rallenta ora lo scontro diretto
Il Psg non va oltre lo 0-0 in casa del Nizza ultimo in classifica, ma un punto basta ad Ancelotti (foto) per mantenere il primato. Il Montpellier, vittorioso sabato, però è a -1 e domenica prossima arriverà allo Stade de France per lo scontro diretto in vetta. Spettacolo ieri tra Lille e Bordeaux: ben 9 gol e vittoria degli ospiti (4-5).

Q

23a giornata
ESPANYOL-SARAGOZZA VILLARREAL-GRANADA BETIS-ATHLETIC BILBAO RAYO VALLECANO-GETAFE VALENCIA-SPORTING GIJON MALAGA-MAIORCA OSASUNA-BARCELLONA SANTANDER-ATLETICO MADRID REAL MADRID-LEVANTE REAL SOCIEDAD-SIVIGLIA 0-2 3-1 2-1 2-0 4-0 3-1 3-2 0-0 4-2
ore 21

23a giornata
MONTPELLIER-AJACCIO LIONE-CAEN AUXERRE-LORIENT NIZZA-PSG VALENCIENNES-NANCY RENNES-SOCHAUX BREST-DIGIONE LILLA-BORDEAUX EVIAN-MARSIGLIA TOLOSA-ST.ETIENNE 3-0 1-2 1-1 0-0 1-0 1-0 1-1 4-5 rinv. 0-1

La classifica
REAL MADRID 58 BARCELLONA 48 VALENCIA 40 LEVANTE 32 ESPANYOL 32 MALAGA 31 ATL. MADRID 31 OSASUNA 31 ATHL. BILBAO 30 RAYO V. 28

* ogni asterisco una partita in meno

La classifica
PSG MONTPELLIER LILLA* LIONE RENNES MARSIGLIA* ST. ETIENNE* TOLOSA BORDEAUX LORIENT* 50 49 39 39 39 38 36 34 33 27

* ogni asterisco una partita in meno

GETAFE 27 SIVIGLIA* 26 VILLARREAL 26 BETIS 26 MAIORCA 25 GRANADA 25 R. SOCIEDAD* 24 SANTANDER 23 SP. GIJON 19 SARAGOZZA 15

Un tiro di Katongo respinto in scivolata da Souleman Bamba più timorosi, il fuoriclasse che di testa e di piede ha spinto la sua Costa d’Avorio sino alla finale contro lo Zambia, smarrirsi in una zolla d’erba. E invece può. E per la precisione può al 23’ del secondo tempo. Il capobranco sbaglia il rigore più brutto della sua vita. Gervinho si era guadagnato il fallo. Drogba lo aveva ringraziato abbracciandolo e gli aveva sussurrato in un orecchio: «Ora ci penso io». Ci ha pensato talmente male che questa vittoria è anche la sua sconfitta.
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VALENCIENNES BREST EVIAN* NANCY DIGIONE CAEN* AJACCIO AUXERRE* NIZZA SOCHAUX*

26 25 23 23 23 23 22 20 20 19

Inghilterra

Germania

Il caso

Suarez, le scuse e il vertice il City vince e resta a +2
«Avrei dovuto stringere la mano a Evra». Luis Suarez (Liverpool, foto) si è scusato per il mancato saluto al francese dello United. E il primo ministro David Cameron ha convocato un vertice sul razzismo nel calcio a Downing street la prossima settimana con Federazione e calciatori. Il City intanto vince e resta a +2 sullo United.

I soldi e il richiamo russo Capello verso l’Anzhi di Eto’o
EMANUELE GAMBA
apello è già a Mosca, e stavolta non per vedere un balletto al Bolshoi, per ricordare la scusa che sventolò due mesi e mezzo fa, quando fu intercettato nella capitale russa. Invece no, Capello sta preparandosi a partire per Belek, la città turca dove, da dopodomani, Eto’o è i suoi compagni cominceranno la seconda parte del ritiro di preparazione ai play off del campionato, che cominceranno a marzo. Anzi, non sta pensando all’Anzhi: Capello è in Svizzera, per la precisione a Sankt Moritz, assieme alla moglie e una coppia di amici, in vacanza, confuso tra la neve e i vip. Sono tre sfumature diverse della medesima notizia: lo straricco club dell’Ahnzi Makhachkala, quello di Eto’o e Roberto Carlos, ha in mente di offrire al fresco ex cittì dell’Inghilterra la panchina di Yury Krasnozhan, allenatore in carica ma vicinissimo a un esonero che potrebbe essere comunicato già oggi. Prima, appunto, di volare in Turchia. Diversi organi di stampa russa hanno dato per certa la presenza di

Crisi a Berlino, 5 ko Dortmund da record
Cinque partite sulla panchina dell’Hertha Berlino e le ha perse tutte: Michael Skibbe è stato esonerato. Ingaggiato durante la pausa invernale, 4 ko in campionato e uno in coppa di Germania. L’Hertha è al quartultimo posto. In vetta sempre il Borussia Dortmund, al 15esimo risultato utile di seguito (1-0 al Leverkusen sabato, gol di Kagawa, in foto)

Un successo storico a Libreville in Gabon dove nel ’93 si schiantò l’aereo della nazionale
la Zambia. Qualcuna era per Chabala, Soko, Mulenga, Mutale e per le altre 14 promesse (quelle che umiliarlo l’Italia ai Giochi di Seul) che se n’erano andate per sempre. Qualcuno per loro stessi, per la prima volta primi nel loro continente dopo due finali perse nel ’74 (Zaire) e nel ’94 (Nigeria). La vittoria dell’acqua era cominciata al 23’ del secondo tempo. Per demerito del più lucido, del più forte, del più pagato di tutti. Didier Drogba, il calciatore africano moderno abituato alle latitudini del calcio ricco e anche a giocarsi la Champions, non può farsi venire la tremarella nel pur gremito stadio di Libreville. Non può il santone del gruppo, quello da cui i compagni vanno a chiedere consigli e che nei momenti di relax regala barzellette ai

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25a giornata
BLACKBURN-QPR FULHAM-STOKE ASTON V.-MANCHESTER CITY SWANSEA-NORWICH BOLTON-WIGAN EVERTON-CHELSEA SUNDERLAND-ARSENAL TOTTENHAM-NEWCASTLE MANCHESTER UTD-LIVERPOOL WOLVES-WEST BROM. 3-2 2-1 0-1 2-3 1-2 2-0 1-2 5-0 2-1 1-5

Fabio Capello, 66 anni Capello a Mosca, per la firma del contratto o quanto meno per l’abbozzo della trattativa. Altri hanno avanzato l’ipotesi turca, ma in realtà Don Fabio è davvero sulle nevi svizzere, a riposare. Però è anche realtà che l’Anzhi, che sta rivoluzionando l’intera struttura societaria, gli abbia già formulato un’offerta. È molto probabile, per la precisione, che la proposta di lavoro gli sia stata consegnata il 25 novembre, quando poi andò al Bolshoi. Naturalmente, il contratto sarebbe di quelli sensazionali, superiore ai sei milioni di euro stagionali,

La classifica
MANCH. CITY MANCH. UTD TOTTENHAM CHELSEA ARSENAL NEWCASTLE LIVERPOOL NORWICH SUNDERLAND EVERTON 60 58 53 43 43 42 39 35 33 33 STOKE CITY SWANSEA FULHAM WEST BROM. ASTON VILLA QPR WOLVES BLACKBURN BOLTON WIGAN 30 30 30 29 28 21 21 21 20 19

anche se dalla Russia non sono filtrati altri particolari. Molti operatori di mercato, in ogni caso, ritengono che Capello finirà proprio all’Anzhi: «È ormai in declino, nessun grande club gli affiderà la panchina. L’ultima sua grande opportunità è quella». A Mosca, dove la squadra si allena e dove quindi risiedono i suoi tesserati, Capello troverebbe soldi e cultura, due cose che gli interessano parecchio. Ma anche ambizione, visto che la squadra del Dagestan ha possibilità di investimento illimitate, ed Eto’o ha in un certo modo abbattuto una barriera e creato un’attrattiva. In Italia, prima l’Inter (ufficialmente) e poi la Juventus (ufficiosamente, ma con uguale vigore) hanno negato contatti con Don Fabio, accostato ai nerazzurri come allenatore e ai bianconeri come dirigente. In Inghilterra avanzano un’ipotesi Chelsea, se Villas Boas verrà esonerato (capiterebbe se i londinesi venissero eliminati dal Napoli in Champions). Ma soltanto i russi, al momento, hanno un argomento concreto e un’idea che poggia su una base solida: il denaro.
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21a giornata
M’GLADBACH-SCHALKE04 DORTMUND-LEVERKUSEN WOLSFSBURG-FRIBURGO BAYERN M.-K’LAUTERN WERDER B.-HOFFENHEIM AUGSBURG-NORIMBERGA MAINZ-HANNOVER COLONIA-AMBURGO STOCCARDA-HERTHA 3-0 1-0 3-2 2-0 1-1 0-0 1-1 0-1 5-0

La classifica
DORTMUND BAYERN M. M’GLADBACH SCHALKE 04 WERDER BREMA LEVERKUSEN HANNOVER WOLFSBURG STOCCARDA 46 44 43 41 33 31 31 27 26 AMBURGO HOFFENHEIM COLONIA MAINZ NORIMBERGA HERTHA B. K’LAUTERN AUGSBURG FRIBURGO 26 25 24 23 22 20 18 18 17

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LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

REPUBBLICA SPORT
Volley, Macerata cade e Trento allunga in vetta
A1, 6ª di ritorno: Trento-Modena 3-0; Ravenna-Cuneo 1-1 (sospesa); Macerata-Vibo Valentia 2-3; Padova-Belluno 0-3; Monza-Verona 3-0; Piacenza-Latina 3-1. Classifica: Trento 50, Macerata 40, Cuneo 39, Modena 35, Monza 34, Belluno 32, Piacenza 26, Verona 25, Roma 24, Latina 23, Vibo Valentia 22, S. Giustino 19, Padova 18, Ravenna 9.Cuneo e Ravenna 1 partita in meno.

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PER SAPERNE DI PIÙ www.nba.com/playerfile/jeremy_lin/ www.legabasket.it

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Cdm 500 alla Fontana
SULLA pista olandese di Dordrecht la valtellinese Arianna Fontana è la prima donna italiana a conquistare la coppa del mondo di short track sulla distanza dei 500 metri.

Kostelic, prima Coppa
ALLA francese Worley il gigante di cdm a Soldeu, 2ª Maze e 3ª Riesch. Moelgg 4ª. Al croato Kostelic la Supercombinata a Soci e coppa di specialità. Marsaglia 4°.

Basket Nba

Lin, da Taiwan un idolo per New York
Californiano di origini cinesi, sta trascinando i Knicks. Ma dorme su un divano
DAL NOSTRO INVIATO ANGELO AQUARO NEW YORK al suo metro e 91 d’altezza Jeremy Lin guarda l’America e sorride: «Nessuno - dice - si sarebbe mai potuto immaginare questo: nemmeno io». “Questo” è l’impazzimento che nel mondo dell’Nba non si vedeva dagli esordi di LeBron James. “Questo” è l’incredibile ascesa del primo cinese-americano nel campionato più bello del mondo. “Questo” è l’insostenibile ritmo che il suo successo ha imposto nella catena di montaggio dei gadgets, costringendo la Adidas a fare gli straordinari per sfornare la sua canotta “17” che fino a qualche settimana fa neppure il più sfigato fan dei Knicks si sarebbe sognato di indossare. “Questo” in una parola è “Linsanity”: la Linfollia che ha colpito la pazza folla e già coniato il neologismo che vola da Twitter al web. L’ultimo colpo è stato quello dell’altra notte: è stato il suo centro a regalare a meno di cinque secondi dalla fine la quinta vittoria consecutiva nella sfida con Minnesota. E venerdì sera nella bolgia del Madison Square Garden con i suoi 38 punti aveva seppellito i Lakers per 92 a 85. La settimana prima poi c’era stata la notte magica in cui i rivali dei Nets erano stati affondati per 99 a 92 sotto la raffica dei suoi 25 punti. Quella di Lin è una favola bell’e buona. Perché Jeremy è solo il quarto asiatico-americano ad arrivare così in alto, e con questo punteggio ha già segnato il record di miglior giocatore uscito da Harvard. E poi perché Lin non è tutto canestro, macchinone e belle donne, come l’altro newyorchese d’adozione Carmelo Anthony. Ricordate quando il presidente Obama esortava

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i giovani ragazzi black a non farsi incantare dal sogno di diventare tutti rapper o campioni di basket? Beh, se tutti i fan dei Knicks volessero diventare come Jeremy Lin, la sua New York non sarebbe più la città che non dorme mai. Je-

remy non solo era uno che ad Harvard faceva faville: e mica per niente è il figlio di due ingegneri taiwanesi che hanno trovato appunto l’America. No, Jeremy è stato già ribattezzato il Tim Tebow del basket: perché come il

quarterback dei Broncos, che durante i match ringrazia in ginocchio il Signore per averlo fatto trionfare nel football, così anche l’atleta di origini cinesi è un fervente e morigeratissimo cristiano. Per la verità la vita morigerata è anche per forza di cose. Dopo l’exploit nel basket collegiale il ragazzone aveva debuttato due anni fa nei Golden State Warriors, la squadra della sua città, Oakland, California, senza brillare. Certo, a soli 23 anni forse valeva la scommessa. Lo adocchiano ai Knicks, ma è rimasto praticamente in panchina fino alla notte contro i Nets. Il successo è arrivato così all’improvviso che il giovane campione non ha ancora neppure preso casa a New York: dorme dal fratello, che studia da dentista, nello scapestrato Lower East Side, buttato su un divano. E va bene che nessuno, neppure lui, si sarebbe mai potuto immaginare “questo”: ma quanto potrà continuare a svernare, su un divano, la nuova stella da un metro e 91?
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Plisnic, 8 punti ieri a Milano

Sassari a Milano umilia l’Armani e diventa seconda
WALTER FUOCHI
AREVA guarita Milano, e forse ci si era accontentati di poco, due vittorie filate, per vederla fuori pericolo. Ha invece, ancora, febbroni da cavallo. Ieri, in casa, ha sempre e solo visto la targa di Sassari, magnifica creatura forgiata dall’ex azzurro Meo Sacchetti: dal 28-19 nel primo quarto, sbranando una difesa che Scariolo contava di aver aggiustato, fino al -10 finale, propiziato dai 31 punti dell’imprendibile Hosley. Si potrà anche dire che era uno scontro diretto, perché i sardi, immersi in una stagione magica, sono ora secondi, accanto alla stessa Armani e a Bologna, ma neppure c’erano tutti. E anzi l’assenza del loro miglior giocatore, Travis Diener, mai alzatosi dalla panchina, accusa ancor più un’Armani imbelle e sottomessa, che pure ritrovava Hairston (solo 2 punti), ma lamentava il solito deleterio Nicholas (2 pure lui), nè poteva venir salvata da Bremer (17) e Gentile (15). Travolgente con Biella, Siena allunga così a 6 punti il margine in classifica, nel turno monco in cui Casale resta invece ultima, facendo col nuovo allenatore Valentini quel che faceva col vecchio Crespi: perdere le partite a 3” dalla fine, stavolta per mano di Caserta. Per il resto, ha vinto l’infame inverno, facendo saltare tre gare su otto, pure in questo sport accudito dai termosifoni. Fra Siena che scappa e tutte che inseguono, il campionato si ferma ora per le finali di Coppa Italia, classica verifica di febbraio per le otto che, da giovedì a domenica a Torino, si contenderanno il primo trofeo stagionale. Detto che Siena ha vinto le ultime tre, e che con Milano potrà al massimo uscirci una semifinale, collocate le due sullo stesso versante di tabellone, la Coppa accende appetiti anche nelle outsider. Se in partite secche tutto può succedere, reclama pronostico Cantù e sventolano buona salute pure Pesaro e Venezia. E Sassari? Fa la prima con Siena. Per divertirsi, ovvio. Risultati: Cremona-Bologna 83-80, Siena-Biella 104-78, Milano-Sassari 71-81, Casale-Caserta 76-77, Varese-Roma 76-78. Rinviate: Montegranaro-Venezia, Avellino-Teramo, Pesaro-Cantù. Riposava Treviso. Classifica: Siena 30; Milano, Sassari e Bologna 24; Venezia, Pesaro, Cantù e Avellino 22; Varese 20; Biella, Roma e Caserta 18; Treviso 16; Montegranaro 14; Teramo e Cremona 12; Casale 10.

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Linsanity
Jeremy Shu-How Lin, 23 anni, è il primo giocatore americano di origine cinese o taiwanese nell’Nba. Cresciuto all’università di Harvard, ha giocato ai Golden State Warriors prima di passare ai New York Knicks: 25 punti per lui a New Jersey, 28 agli Utah Jazz, 23 con Washington, 38 ai Lakers. Per lui a New York è stato coniato il termine «Linsanity»

MAURIZIO CROSETTI DOPPIO PASSO IL BIMBO CHE SALVERÀ IL CALCIO
uomo che salverà il calcio era seduto sulle gradinate dello stadio “Friuli”, sabato sera. A occhio sarà stato un uomo di sette anni, massimo otto. Quando le telecamere l’hanno inquadrato, nell’intervallo, stava seduto in modo assai composto, come a scuola, e la sua mamma (o forse una zia, o una sorella più grande, non è importante) gli stava porgendo un tramezzino. L’uomo che salverà il calcio lo ha tolto dal cellophane e lo ha sbocconcellato come uno scoiattolo. Faceva un freddo boia, ma lui non lo sentiva: era ben protetto dalla giacca a vento, aveva un berretto di lana e stava vivendo un giorno indimenticabile: la partita di calcio, allo stadio, con la gente e i rumori e i colori della notte accesa dalle luci, e i giocatori così bravi. Lui ricorderà per sempre quella notte, anche se magari tifa Udinese e l’Udinese ha perso. Tornerà allo stadio da grande, porterà lì i suoi figli, darà loro un panino che saprà di pane, formaggio, passato e speranza. Si emozionerà per un gol. Sarà una bella, ingenua, appassionata persona. E amerà sempre lo sport, perché lo sport è bellissimo.

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LA TELEVISIONE

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Da vedere

Da vedere
l tifoso medio dell’Inter ha detto e pensato ben di peggio. Ma conscio del ruolo pubblico, il tifoso Valentino Rossi ha affidato a twitter commenti più ponderati. “Stasera non vorrei essere il portacenere di Moratti”. “Ah, ho capito, quelli bianchi sono il Real Madrid, non il Novara”. E anche: “Il cambio Eto’oForlan ricorda quello Roberto Carlos-Pistone”. “Ma perché abbiamo venduto Thiago Motta?”. E la chiusura è comunque: “Nonostante la delusione, sempre Forza Inter”. *** Pomeriggio con tre partite. La Rai dovrebbe far presente alla Lega che il valore in diritti di una giornata come ieri si aggira intorno ai 15 euro. Per dire, a Sky ingannavano il tempo facendo doppiare a Mario Sconcerti il Ridge di Beautiful in alcune memorabili sequenze. E’ successo davvero, non è per fare battute. *** A 90° si parla degli allenatori che si lamentano per le fatiche eccessive dei calciatori. Zibì Boniek non ci sta: “Stiamo parlando di impe-

Tennis

Pennetta-Schiavone
Iniziano le lunghe dirette dal Wta di Doha. Le azzurre alle prese con un tabellone piuttosto difficile sono Francesca Schiavone e Flavia Pennetta Oggi ore 13.30 Eurosport 2

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SCHERMAGLIE

Champions

Milan-Arsenal
Il ritorno della Champions League vede come unica partita in chiaro MilanArsenal andata degli ottavi Mercoledì ore 20.45 Raidue

L’incubo di Valentino è trasformarsi nel portacenere di Moratti
ANTONIO DIPOLLINA

gni relativi. E allora che dovrebbe dire Djokovic che per quattro ore si danna l’anima da solo e senza lamentarsi?”. Con una certa dose di prudenza Boniek non cita, facciamo un nome a caso, Nadal. *** “Cosa c’è di vero in questo interessamento dell’Anzhi per Sneijder?” (Sabrina Gandolfi su Raidue agli opinionisti di Sabato Sprint: Cabrini, Mazzola e Vierchowood. I tre la guardano affranti e oppongono un silenzio prolungato, come a dire: e ti pare che se sapessimo qualcosa di queste cose staremmo qui?) *** La signorina Eliana Cartella ha abbandonato l’Isola dei Famosi. In passato era uscita vincitrice da un paio di flirt con Mario Balotelli e il Trota Bossi, ma evidentemente c’è un limite a tutto. *** “Questa puntata numero 1006 del processo verrà ricordata come quella della grande nevicata a Roma!” (Aldo Biscardi). “MaxiBon! MaxiBon! MaxiBon!” (Carlo Pellegatti esulta al gol di Maxi Lopez, Mediaset Premium). “L’Inter? Non stiamo andando male, ma lì davanti siamo un po’ troppo faziosi” (Evaristo Beccalossi, Quelli che il calcio). “Suarez calcisticamente è un genio ma la testa gli serve solo per dividere le orecchie” (Zibì Boniek, 90° Minuto)
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Euroleague

Udinese-Paok
Torna anche l’Europa League, l’Udinese va in chiaro. Dalle 19 le altre grandi sfide, sulla pay di Mediaset, da Lazio-Atletico M. a PortoCity e Ajax-United. Giovedi ore 21 Italia Uno

Basket

Final 8 Coppa Italia
Parte la Final Eight di Coppa Italia del basket a Torino fino a domenica. Apre Mps SienaSassari, alla sera la sfida tra Milano e Bologna. Giovedi ore 17.45 La7D

Rugby

Beffa e complimenti “Mai così vicini al top”
MASSIMO CALANDRI
ROMA — Il giorno dopo fa ancora più male. L’Italrugby è sotto shock per aver mancato di un niente l’appuntamento con la storia, ma intanto le tocca fare un pieno di complimenti. Che sono come sale sulle ferite. La stampa internazionale esalta il gioco d’attacco dei giovani azzurri, i vertici del Sei Nazioni stringono la mano agli organizzatori, in televisione è un boom di spettatori e ad un mese e mezzo dal prossimo match all’Olimpico la prevendita tocca già quota sessantamila. Però l’Inghilterra ha ventunenni e Morisi, che ha vent’anni. Perché questa è la rivoluzione copernicana di Brunel. La nuova Italia ha entusiasmato anche gli inglesi: “Azzurri Blues”, titolava il Sunday Herald, mentre il Daily Telegraph sottolineava il “panico” degli ospiti, campioni in carica. Senza bisogno di traduzioni il Sunday Times: “England survive Italy horror show”, e l’IrishTimes: “England fortunate to win in Rome”. Paul Ackford, columnist del Sunday Times, si è chiesto se anche Masi, come lo scozzese Parks – vittima di un infortunio fotocopia la settimana prima, con analoga meta di Hodgson – si ritirerà dal rugby giocato. Per i francesi dell’Équipe, l’Italia «non è mai stata così vicino all’exploit». «Ci eravamo illusi. Speriamo di riprenderci subito dalla delusione», confessa Giancarlo Dondi. Il presidente Fir racconta di aver ricevuto i complimenti da John Feehan, Ceo del Sei Nazioni, per la «splendida organizzazione» della partita nonostante il maltempo. Un tributo che vale doppio, considerato che a Parigi hanno rinviato per ghiaccio Francia-Irlanda scatenando un vespaio di polemiche (ieri Galles-Irlanda 27-13). Impressionante la prevendita di Italia-Scozia, in programma all’Olimpico il 17 marzo: «Ci mancano diecimila spettatori per l’esaurito», rivela Dondi. Il rugby azzurro continua a vincere in televisione: Sky ha registrato 290.420 spettatori medi (838.385 contatti unici), miglior risultato di sempre per una gara del torneo. Chissà cosa accadrà, quando si comincerà anche a vincere sul campo.
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Ko con gli inglesi ma elogiati da dirigenti e media esteri. Pienone pure con la Scozia
vinto. Magari con poco merito, ma ha vinto. E una occasione simile non capiterà più. Jacques Brunel, il comandante di questo gruppo ambizioso e un po’ immaturo, stamani convocherà trenta giocatori per la partita con l’Irlanda, in programma a Dublino il 25 febbraio. Non ci sarà il pilone Martin Castrogiovanni, simbolo di questa squadra aggressiva e allegra: la frattura scomposta di una costola gli farà perdere tutto il Sei Nazioni, è una brutta notizia ma tutto sommato va bene così perché l’osso stava per bucare il polmone. Si aggrega ai trenta anche il diciottenne Angelo Esposito, ala napoletana che abbassa ulteriormente l’età media: con i maestri inglesi hanno giocato insieme tre

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8 4 1
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I numeri

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GLI SLAM VINTI
Dopo l’Australian Open 2008 altri quattro titoli del Grand Slam

43
LA STRISCIA
43 vittorie consecutive nel 2011, fermato da Federer a Parigi

5
RE DEI MASTER 1000
È l’unico vincitore di 5 Master 1000 in un anno; accanto, con la sua statua di cera

19
I MILIONI
Un altro record del 2011, il montepremi: per il serbo 19 milioni di dollari

29
I TORNEI VINTI
A nemmeno 25 anni ha vinto 29 tornei in carriera. 2 finali Slam perse (Us Open)

L’incontro
DAL NOSTRO INVIATO ALESSANDRA RETICO LONDRA o smoking sulle ossa, il collo spigoloso nel colletto inamidato. «Abbastanza casual, non crede?». Sguardo antico, luce veloce. Ritratto d’uomo con spirito, stile Modigliani. Una stanza d’albergo all’angolo con Downing Street numero 10, ci entrerà a breve questo ragazzo che ride. Lo stesso che giocava sotto le bombe, 13 anni fa su un campo affossato nel ventre di Belgrado. È mezzogiorno a Londra, c’è neve e gelo, con un paio di scarpe di vernice Novak Djokovic passeggia sulla moquette. Un’orma lieve, come la risata. È venuto a prendersi l’Oscar per lo sport 2011, il Laureus World Sports Awards. Cerimonia con red carpet vicino all’abbazia di Westminster, ci hanno incoronato (e sepolto) monarchi. Nole lo è per il suo anno vissuto più che pericolosamente. Numero uno dall’estate scorsa, a 24 anni, dopo aver superato Nadal. «Il più grande avversario che abbia mai avuto, un giocatore completo che non

DJOKOVIC
Tredici anni fa giocava sotto le bombe a Belgrado, ora è il numero 1 del mondo A Melbourne ha sconfitto Nadal dopo quasi sei ore. Gli manca solo il Roland Garros: “Infatti studio il francese”
L’ex ragazzino che a sei anni andava al Partizan tennis club di Belgrado preparandosi da solo la sacca: una borsa termica, una racchetta, un asciugamano, acqua, una banana, una t-shirt e una fascia per il sudore. «Volevo essere Pete Sampras». Ma c’era troppo furore nelle sue mani, genio che svaniva nella fretta. «Poi è successo che ho imparato a gestirmi. Sono diventato più disciplinato, non disperdo energie, né dentro né fuori dal campo. Mi diverto, cerco il bello negli infiniti giorni e nei tornei, voglio sentire lo spirito del gioco e mantenerlo vivo. Mi preparo cercando la qualità più che la quantità. Con il mio staff abbiamo trovato un equilibrio, non mi chieda i segreti (ride). Non sto lì a buttare ore e colpi, ad accumulare fatica senza uno scopo. La stabilità mentale è stata la chiave». La prevalenza del cervello. «Ho fatto risultati contro Rafa e Federer, ma nonostante questo ho sempre subìto il loro dominio psicologi-

si stanca di perfezionare ogni piccolo dettaglio, lavora ogni punto come fosse l’ultimo, non si arrende mai. Cinque anni fa di lui dicevi: è al massimo. Sbagliato: ha spostato il suo tennis così avanti che io e tutti gli altri siamo stati costretti a migliorarci. Non so neanche più se ci sono, e dove sono, i prossimi limiti». Quelli di Nole eccoli qua: «Con l’italiano me la cavo, sto cercando di imparare il francese. Indovini perché». Gli manca solo il Roland Garros per fare il nuovo Rod Laver, l’ultimo a vincere quattro Slam di fila (1969). Il terzo è stato l’Australian Open un paio di settimane fa, il quinto in carriera, il primo della stagione. Cinque ore e cinquantatré minuti di lacrime e tennis. «Il più bel match giocato nella mia e nella nostra vita». L’altro era Rafa. «Abbiamo usato fino all’ultima goccia di energia in corpo, ha vinto chi lo voleva di più». La finale più lunga di uno Slam, la gara che si chiama Storia, il romanzo che sarebbe piaciuto a David Foster Wallace, che amava Federer. Esperienza di carne e luce, a Melbourne. «Ho avuto momenti difficili, le gambe traballavano, ho pensato solo alla palla successiva, ho giocato con istinto, cancellato i pensieri, guardavo l’orologio scorrere, era chiaro quello che stavamo attraversando io e Rafa. Abbiamo goduto entrambi del dolore fisico di quella notte. Ma solo dopo ti rendi davvero conto di quel che hai fatto. Quando il tuo più caro amico ti chiama e ti dice ehi Nole, lo sai che per colpa tua ho saltato il pranzo?». Gli piace smorzare, e poi infilare parole puntute in lungolinea. «Dall’Australia una cosa è cambiata: in Europa fa più freddo. E adesso riesco a controllare la mia irrazionalità». È caos addomesticato, Nole.

Balkan express
L’URLO
Il famoso gesto con cui Djokovic ha festeggiato la vittoria in Australia, strappandosi la tshirt; in alto, con Jelena, la fidanzata, alla cerimonia dei Laureus World Sports Awards 2012

co. Mi hanno sempre soggiogato di testa». Fino a qualche mese fa. «Poi, dalla fine del 2010, è scattato qualcosa, un clic. Una resistenza psicologica». Il corpo conta, sì, ma guardate il suo. Dalla camera di Nole è appena uscito The Lion: Lennox Lewis, il pugile inglese tre volte mondiale nei pesi massimi, 196 cm e treccine spaventose. «Ok, non faccia raffronti, io non sono muscoloso, è vero, ma il tennis non lo pretende. Vuole flessibilità, dinamicità, esplosività. Che tu sappia anticipare, essere agile, veloce. Avere nervi. Reagire e durare». Magari giocare meno? «Il tennis deve aprirsi all’evolversi della vita. Si è parlato di accorciare la stagione, avere più riposo, ridurre i match, al meglio dei 5 è lunga. Vogliamo essere numeri uno, ma anche avere famiglie felici». Nole, quante volte ancora sarà felice quest’anno? «Voglio Parigi, e le Olimpiadi». Niente Coppa Davis per ora, quella che nel 2010 la Serbia ha vinto per la prima volta strappandola alla Francia. «Devo saltare e mi dispiace, un’agenda troppo fitta. È uno dei tornei cui sono più legato. Insieme ai Giochi, è l’unico posto dove un tennista non è solo. Non combatte per se stesso. Rappresenta e appartiene a una nazione. Puoi condividere la pena e la felicità con la tua gente». La sua sono i 100mila in strada a Belgrado a festeggiarlo dopo Wimbledon. «Non lo dimenticherò mai. Il mio paese ha avuto molte difficoltà negli anni, ma ha valori positivi che io ho il compito di far vedere al mondo. Non è facile, ma la difficoltà aumenta motivazione e orgoglio». Il ragazzo magro deve rivoltare la storia. Esce dalla stanza, molto leggero.
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Modello Sampras Rafa senza limiti

Orgoglio Serbia

Volevo essere Sampras, ho dovuto imparare a gestirmi. Non disperdo energie, cerco sempre il bello negli infiniti giorni dei tornei

Nadal ha portato il tennis così avanti che forse non ci sono più limiti. In Australia ho speso contro di lui tutto quel che avevo in corpo

Federer mi dominava di testa, poi è scattato un clic nel cervello. Ci tengo alla Davis, la Serbia ha valori migliori di quanto si pensi

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ATTUALITÀ

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(segue dalla prima pagina)

SALVATORE SETTIS
QUESTO mentre il governo, inspiegabilmente, ha bloccato (lo denuncia Italia Nostra) il decreto che vieta l’ingresso delle imbarcazioni oltre le 30mila tonnellate, con legioni di vacanzieri intenti a guardare dall’alto in basso il Palazzo Ducale. Il Fondaco dei Tedeschi fu costruito ai primi del Cinquecento per «la Nazione Germanica, che concorreva a Venezia con le sue merci e le conservava in questo luogo. Le galee Viniziane, portando le speziarie di Levante, le diffondevano per tutte le parti di Ponente [l’Europa del Nord], e i Tedeschi ci portavano ori, argenti, rami e altre robe da le lor terre»: così Francesco Sansovino (1581). Le facciate esterne «furono dipinte da’ primi uomini d’Italia, vi lavorò Tiziano con sua grandissima lode, e Giorgione da Castelfranco, ambedue

Megastore con vista su Rialto il progetto che divide Venezia
Intesa Benetton-Comune: 6 milioni per il via in tempi record
no, demolizione di parti del ballatoio: questi i pesanti interventi del progetto, esposto alla Biennale prima di presentarlo in Comune, con l’aria di voler forzare la mano. Il sindaco Orsoni allora fu “allibito” di tanta arroganza, ma si è ridotto a più miti consigli e ha docilmente firmato, il 28 dicembre, una convenzione con Benetton. Che cosa mai avrà piegato il fiero erede dei Dogi? Benetton, dice la convenzione, creerà nel Fondaco «una superficie di vendita non inferiore a mq 6.800», e perciò presenterà svariate domande di autorizzazione edilizia e commerciale, anche in deroga al vigente piano regolatore. Per parte sua, il Comune si impegna a elargire ogni permesso «con la massima diligenza e celerità», e in modo da «non pregiudicare la realizzazione integrale del progetto». La chiave di questa resa incondizionata è nell’articolo 5: il gruppo Benetton si impegna a versare al Comune entro il 30 dicembre 2012 «un contributo in denaro a titolo di beneficio pubblico di sei milioni di euro», ma solo a condizione che il Comune rilasci tutti i permessi necessari entro 12 mesi e che tutti i lavori si concludano in 48 mesi, senza di che l’intero importo dovrà essere restituito, e con gli interessi. In altri termini, per assicurarsi piena e veloce ubbidienza, Benetton versa nelle esauste tasche del Comune una sostanziosa mancia. Se questo esempio sarà

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seguito, c’è da scommettere che le autorizzazioni edilizie verranno ormai bloccate finché il proprietario interessato non versi “a titolo di beneficio pubblico” una congrua regalia. Se i meno abbienti non possono permetterselo, peggio per loro. Per il Fondaco, gli uffici comunali hanno completato in meno di una settimana l’istruttoria sulle pratiche: quali sarebbero stati i tempi per un cittadino normale? Sei milioni sono tanti? Sono pochi, se servono ad aggirare le leggi. Secondo la denuncia di Italia Nostra alla Procura della Repubblica e al ministero dei Beni Culturali, alcuni degli interventi previsti «violano le inderogabili prescrizioni conservative» di legge, al punto che possono ricadere sotto le sanzioni non solo del Codice dei beni culturali (art. 170), ma anche del Codice penale (art. 635). Tale è la neo-terrazza «per futili ambizioni di belvedere», «alterazione gravissima che offende la fabbrica», con «stravolgimen-

Il piano contestato prevede la costruzione di una terrazza panoramica
principalissimi in queste parti» (sopravvivono pochi frammenti). Dopo esser stato sede delle Poste, il Fondaco è stato acquistato dal gruppo Benetton nel 2008 per 53 milioni, per trasformarlo in un «megastore di forte impatto simbolico». Il progetto prevede non solo l’inserimento di incongrue scale mobili, ma anche la sostituzione del tetto con una terrazza panoramica: l’equivalente, appunto, di una mega-nave piombata nel cuore di Venezia. Lo firma Rem Koolhaas: come ha scritto Giancarlo De Carlo, le operazioni speculative cercano spesso la copertura professionale di grandi architetti (per esempio Norman Forster progettò a Milano il quartiere di Santa Giulia, che doveva sorgere sopra un immenso deposito illegale di scorie nocive). Nuova “terrazza a vasca”, rifacimento del lucernario per ricavare un altro pia-

Denuncia di Italia Nostra alla Procura: gli interventi violano l’integrità dell’edificio
to strutturale dell’edificio e danno gravissimo alla sua integrità fisica e alla sua identità storica». L’uso commerciale dell’edificio di per sé non è incongruo con la sua originaria destinazione d’uso: Sansovino ricorda che «di fuori lo circondano 22 botteghe, dalle quali si trae grossa entrata», e anche nei piani alti si vendevano mercanzie. Ma la legge prescrive di preservare rigorosamente l’integrità dell’edificio, mentre il progetto Koolhaas la deforma. La Fondazione Benetton da anni coinvolge i cittadini della provincia di Treviso nella conservazione dei Luoghi di valore, un progetto di qualità. Stupisce che nell’adiacente provincia di Venezia un’operazione edilizia dello stesso marchio voglia stravolgere un luogo di altissimo valore come il Fondaco dei Tedeschi. Che Benetton lo stia facendo, secondo la moda dei nostri tempi, a sua insaputa?
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IL PALAZZO DELLA DISCORDIA
Il Fondaco dei Tedeschi su Rialto. Sopra, il plastico e i rendering del progetto firmato da Rem Koolhaas

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ATTUALITÀ

I 36

Ascesa e caduta
I SUCCESSI
Whitney Houston col Grammy; con Denzel Washington nel film “Uno sguardo dal cielo”; con Kevin Costner in “Guardia del corpo”

Whitney Houston morta in albergo giallo a Los Angeles
Annegata nella vasca o uccisa da un’overdose
DAL NOSTRO INVIATO ANGELO AQUARO
NEW YORK— La voce più bella del mondo puzzava di alcol e sigarette, la donna che fu bellissima aveva i capelli sfatti e bagnati, la risata da pazza isterica che risuonava per l’Hotel Beverly Hilton. Qualcuno ha chiamato anche la sicurezza quando ha visto quella signora un po’ strana avvicinarsi ai bordi della piscina e camminare a tentoni, pendendo un po’ di qua o di là, in quella danza che non assomigliava a quella del video gioioso di I Wanna Dance With Somebody, in quei lontani anni signora che di quelle statuette ne aveva vinte sei, Chaka Khan e Jennifer Hudson costrette a trattenere le lacrime per cantare i suoi grandi successi. Doveva esserci anche lei, ieri sera, ai Grammy. Giovedì era sembrata in forma anche troppo smagliante: smagliata. Era scesa dalla stanza al quarto piano del lussuosissimo hotel per le prove della festa di Clavis. Doveva cantare anche lei, si era avvicinata alle prove di Brandy e Monica, due delle tante eredi. Ma si vedeva che era troppo su di giri. Meno di un anno fa, maggio 2011, l’ultimo ricovero. Poi le voci sull’ennesimo ritorno in scena, doveva tornare in tv debuttando in quella fabbrica del successo ma anche della disperazione che è XFactor. Ma che disastro quel giovedì, Whitney che ballava come una pazzerella, tra le risatine imbarazzate delle giovani colleghe. Vieni, mamma, andiamo via. Non era finita. Sempre la sera di giovedì, Whitney ha regalato al mondo il suo ultimo, tragico show. Era attesa al Tru, uno dei locali più in di Holywood, per “For The Love of R&B”, per amore di quella musica nella quale lei era nata e che proprio l’industria dei Grammy, sempre pronta a inseguire successi e novità, ha decurtato di quattro categorie. Non proprio una serata di “protesta” ma di testimonianza e amore per quella musica. Un’irriconoscibile Whitney si è avvicinata a Kelly Price per un duetto da brivido, con quella voce che fu la più bella del mondo ed era già la più triste, la più disperata, la più sola. Poi, il buio dell’ultima notte e dell’ultimo giorno. Fino al sipario di sabato: aspettando la sentenza del medico legale che dovrà sciogliere l’ultimo giallo consumato di una vita drogata, consumato in quella stanza 434, che puzza ancora di alcol e sigarette.
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Ora si attende l’autopsia. La figlia, 18 anni, portata in ospedale: non ha retto al dolore
Ottanta. Somebody Who Loves Me, specificava la canzone: voglio ballare con qualcuno, ma con qualcuno che mi sappia amare. Withney è morta sola sabato sera, forse annegata nella vasca da bagno stonata da alcol e farmaci, e scoperta dalla sua guardia del corpo, The Bodyguard, come il titolo del film con Kevin Costner che l’aveva resa ancora più famosa. L’ultima persona che l’ha saputa amare, fino all’ultimo, è stata Bobbi Kristina, la figlia diciottenne avuta da Bobby Brown, l’unico frutto di quel matrimonio maledetto, ieri anche lei trascinata di corsa all’ospedale in preda a una crisi di disperazione, mentre il padre non rinunciava a salire sul palco di Memphis per l’ennesimo concerto. Giovedì sera era stata la giovane Bobbi a prenderla per mano, mamma, andiamo via, torniamo su in camera. Whitney è morta a 48 anni sabato pomeriggio: la sera avrebbe dovuto esibirsi all’annuale party di Clive Davis, il produttore delle grandi dive, l’uomo che l’aveva lanciata. Il party è andato avanti perché questa è Hollywood. «Ho il cuore spezzato», dice Davis, ma lo spettacolo continua. E uno spettacolo è diventato anche quel funerale pubblico che sono stati i Grammy: gli Oscar della musica che dovevano incoronare Adele, hanno dovuto stracciare mezzo programma e rendere omaggio alla

I RICORDI DEGLI AMICI SU TWITTER
Penso ai suoi cari

Non sono in grado di parlare. Non riuscivo a crederci quando l’ho visto in tv. Il mio cuore va alla figlia Bobbi
Aretha Franklin

VOCE MAGNIFICA
Whitney Houston è morta sabato a Los Angeles, a 48 anni non si sa se per droga o per annegamento

Grazie per il talento

È un giorno triste. Era la donna più bella che ho visto. E una delle più belle voci che abbia mai sentito
Elton John

Lo scoop del sito Tmz: la salma della star portata via dall’hotel

(segue dalla prima pagina)

Aveva voce e bellezza

Aveva tutto: bellezza e una magnifica voce. È triste che le sue doti non le hanno dato la felicità che lei ha dato a noi
Barbra Streisand

È l’ora di piangere

Whitney: il motivo della mia passione, della mia gioia, del mio destino. È il momento di piangere e cantare per te
Laura Pausini

RIMA di cadere nell’inferno della depressione e degli psicofarmaci. Prima di rimontare la china. Prima di precipitare di nuovo e andarsene via per sempre troppo presto. Ormai sembra il copione di un film che conosciamo a memoria. Come se, dopo la tragica morte di Michael Jackson e di Amy Winehouse, la storia da raccontare fosse sempre uguale. Perché? Cosa li uccide? È stata la tossicodipendenza. È stata la celebrità. È stata la musica. È stata la fine del successo… Certo, tutto vero. Perché l’abuso di alcol, di droga o di farmaci è spesso lì. Non solo nel caso

P

È IL COPIONE DI UN FILM GIÀ VISTO DA AMY A JACKO, IL TALENTO NON BASTA
MICHELA MARZANO
di Whitney Huston, di Amy Winehouse o di Michael Jackson, ma anche molto prima con Jimi Hedrix, Kurt Cobain e Brian Jones. Ma ormai lo sappiamo: depressione e dipendenza sono solo dei sintomi che, presi da soli, dicono ben poco. Quanto al successo, per definizione, è effimero. Che il talento si intrecci spesso alla depressione, ormai, non è un segreto per nessuno. Perché l’intelligenza e la sensibilità non permettono solo di creare o di commuovere il pubblico, ma rendono poi anche estremamente vulnerabili a tutto quello che accade. Proprio perché lo si capisce e lo sente. E allora lo sguardo dei fan, che riscalda il cuore, può poi anche diventare una lama tagliente quando si volge altrove, anche se solo per pochi istanti. E poi c’è quella tendenza tanto diffusa a non accettare la realtà, soprattutto quando le cose non vanno esattamente come sarebbero dovute andare. E allora si riapre quel vuoto che ognuno di noi si porta dentro e che in alcune persone, però, è più profondo. Perché la genialità e il talento danno tanto, ma non proteggono mai dalle ferite che ci si porta dentro. Anzi. Spesso accade proprio il contrario. Il talento sposta l’asse di simmetria dall’interno del proprio essere all’esterno, e allora è molto più facile accasciarsi al suolo… Ma tutto ciò spiega solo in parte la morte tragica di perso-

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PER SAPERNE DI PIÙ www.WhitneyHouston.com (sito ufficiale) www.whitney-houston.com

I 37

MARITO E AMICI
Con l’ex marito Bobby Brown che le rovinò la vita; con Nelson Mandela e con Bruce Springsteen

IL CROLLO
Così si ridusse intorno al 2000 in preda a droga e alcol. A destra, con la figlia Bobbi

LA RISALITA E IL FILM POSTUMO
L’ultimo film che ha girato, “Sparkle”, sulla storie del celebre gruppo delle Supremes e che uscirà in agosto; l’ultima l’esibizione giovedì scorso alla festa che anticipa i Grammy Awards a Los Angeles

La vita

I misteri e le fragilità di una star alla deriva
Gli eccessi della soul singer numero uno
REPUBBLICA.IT Addio a Whitney Houston: da Sanremo all’ultima esibizione
scena di una vita piena di misteri, fragilità e scelte artistiche azzardate fatte da un padre mafioso e autoritario. Good Girl, bad girl, la velenosa biografia di Ammons, fu unanimemente condannata, ma raccontava molte verità; ad esempio i particolari di una tormentata love story tra Whitney e Robyn Crawford, amica d’infanzia e sua assistente negli anni del boom, che tentò il suicidio quando la diva optò per un amore eterosessuale e nel 1992, in piena estasi da Bodyguard, sposò Bobbi Brown, dal quale avrebbe avuto la figlia Bobbi Kristina, che ora ha 18 anni. Carattere fiero e ostinato, Houston, travolta dalla gloria, rifiutò persino di seguire i consigli del suo dottore: «Se continuerai a cantare in quella maniera indisciplinata resterai senza voce». Fu proprio la difficoltà a sostenere un intero concerto che cominciò a far intuire una vita di eccessi: malamore, cocaina, malcelata aggressività, inaffidabilità. In pieno declino, nel 2004, si espose in un penoso reality televisivo, Being Bobbi Brown, che mostrò all’America non solo i limiti di un matrimonio ma anche il disagio psicologico di una star alla deriva. Dionne Warwick, sconvolta, fece un appello in tv: «Mia cugina ha bisogno d’aiuto». A tutti sembrò un’idea stravagante, ma non aveva torto. Clive Davis, amico ma prima di tutto business man, l’ha resuscitata più volte e a fatica con travagliati prodotti discografici all’altezza degli esordi (l’ultimo, I look at

(segue dalla prima pagina)

GIUSEPPE VIDETTI
HANNO trovata senza vita alle tre di pomeriggio al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, lo stesso albergo dove Clive Davis, il magnate della discografia che l’ha lanciata e sostenuta anche quando non era più la stella più luminosa del firmamento pop, aveva organizzato uno dei suoi rinomati party pre-Grammy di cui lei come sempre sarebbe stata regina. «Niente che faccia pensare al suicidio o ad abuso di sostanze», ha detto Mark Rosen, tenente della polizia di Beverly Hills. Ci vorranno settimane prima che gli esami tossicologici siano pronti, ma da anni la diva di I will always love you aveva problemi di dipendenza da alcol e droga. Talmente macroscopici che lo scorso maggio la sua portavoce aveva ufficializzato il ricorso a un centro di riabilitazione. Figlia di Cissy Houston, blasonata corista delle Sweet Inspirations, cugina di Dionne Warwick, tenuta a battesimo da Aretha Franklin, l’artista debuttò nel 1985 con un album che diventò immediatamente campione d’incassi. Alla carriera da fotomodella, che si annunciava folgorante, l’avevano

L’

L’AMBULANZA CON LA SALMA
L’ambulanza con il cadavere di Whitney Houston esce dal Beverly Hill Hotel di Los Angeles tra i fan accorsi subito e una selva di fotografi

Diceva di sé: “Il peggior demone di me stessa sono io. Mia amica e mia nemica”
strappata i Material, il gruppo jazz-funky che la scelse per cantare Memories, una ballata fulminante firmata da Robert Wyatt e sottolineata dal sax di Archie Shepp. L’ascesa fu inarrestabile. Whitney diventò la soul singer numero uno a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta: 170 milioni di copie vendute, 11 singoli al top delle hit parade, 6 Grammy, una irrinunciabile chiamata da Hollywood per un film di cassetta, La guardia del corpo, nella cui colonna sonora, I will always love you, Whitney sfoggia un melisma che è ancora il più imitato da nuove dive soul e debuttanti da talent show. Aveva tutti i numeri per diventare la nuova Aretha Franklin, ma qualcosa nella sua vita è andato storto. Fin dall’inizio. Kevin Ammons, cantante e compagno di Regina Brown, sua portavoce negli anni d’oro, svelò nel 1996 i retro-

Ha vinto sei Grammy. E la cerimonia di ieri le ha tributato un omaggio
CELEBRITÀ PER L’ULTIMO SALUTO
Alicia Keys abbraccia Clive Davis, l’impresario che lanciò Whitney Houston, arrivano nell’albergo per rendere omaggio all’amica scomparsa

TROPPA VODKA
Amy Winehouse è morta a luglio 2011 ston, ancora bambina, a far di tutto per diventare solista nel coro della Chiesa dove cantava sua madre? Perché ognuno si dibatte con i propri talenti e le proprie fragilità. Ognuno cerca di “farne” qualcosa. Come scrive Oscar Wilde in un famoso aforisma: «La maggior parte di noi vive sguazzando nella fogna, solo che alcuni lo fanno guardando le stelle». E talvolta, guardando il cielo, lo sguardo può anche perdersi. Perché non è facile accontentarsi di quello che si ha. Soprattutto quando si è avuto tanto e, a un tratto, si ha la sensazione di aver perso tutto.
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ABUSO DI SONNIFERI
Michael Jackson è morto nel 2009 naggi come Whitney Huston, Michael Jackson o Amy Winehouse. Ed è perfettamente inutile cercare un minimo comun denominatore. Chi può sapere quello che aveva veramente spinto Whitney Hu-

I FAN
I fiori e le candele depositati dai fan davanti all’hotel già sabato sera appena saputa la notizia della morte; Whitney Houston era una delle cantanti più amate

you, è del 2009). I colleghi l’hanno difesa e protetta (nel 1998 il soul singer Luther Vandross in un’intervista a Repubblica disse: «Nessuno può osare mettere in discussione Whitney, è la regina del pop») anche quando era chiaro che l’artista era in preda a demoni che né amici né parenti potevano più esorcizzare. Whitney ne era consapevole. Nel 2002, ospite con suo marito (avrebbero divorziato nel 2006) nel talk show di Diane Sawyer, disse: «Il peggior demonio sono io. Sono la mia migliore amica e la mia peggiore nemica». The show must go on. Clive Davis non ha rinunciato al suo party, dove sabato tutti hanno cantato per lei. E anche alla consegna dei Grammy, ieri sera allo Staples Center di Los Angeles, Whitney è stata regina. Per l’ultima notte.
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LETTERE,COMMENTI&IDEE

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PER SAPERNE DI PIÙ demos.it www.repubblica.it

LINEA DI CONFINE
MARIO PIRANI

Quel milione di persone eliminate in cento giorni
HE fare di fronte al massacro siriano, si chiede Adriano Sofri in un appassionato articolo su Repubblica (10 febbraio). Eppure esiste, ma in questo caso non viene attivato, un Tribunale penale internazionale, costituito per procedere in giustizia di fronte a crimini contro l’umanità come quelli che vengono commessi da 11 mesi nelle strade di Damasco, di Homs, di Aleppo. Purtroppo i veti di Russia e Cina hanno bloccato l’avvio di una condanna, se pure ancor blanda, da parte dell’Onu. Si ripetono quei rituali d’impotenza che troppe volte hanno affossato le proposte d’intervento collettivo contro azioni genocidarie in corso in qualche parte del mondo. Peraltro non è stata sempre così priva di effetti, a cominciare dalla ex Jugoslavia, l’iniziativa per cambiare profondamente le basi del diritto internazionale introducendo una legittimità d’intervento collettivo a costo di mettere in forse l’intangibilità della sovranità nazionale laddove, sovente a opera o con la complicità dei governi vengono perpetrati crimini di massa come il genocidio, persecuzione dei diritti umani, efferatezze belliche. Se l’intervento è mancato, almeno ha funzionato la punizione. Da questo punto di vista l’esperienza più significativa e drammatica è quella del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (Tpir) dove nel 1994 venne compiuto uno dei genocidi più atroci della storia recente. Le vicissitudini, le difficoltà e i successi di questa Corte sono stati ora narrati da uno dei suoi principali protagonisti, una magistrata italiana, Silvana Arbia, di straordinario coraggio, determinazione e capacità giuridica che ha dedicato sette anni di vita nel cuore dell’Africa perché fossero portati davanti alla giustizia e condannati alcuni fra gli ispiratori e autori di un delitto di proporzioni mostruose, tendente, su incitamento del governo hutu alla distruzione della minoranza tutsi. Il resoconto dell’Arbia, che ha la carica di procuratrice della Corte, prende alla gola e sconvolge chiunque lo legga (Mentre il

LA LEGGENDA DEI BAMBOCCIONI IL BASTONE SULLA GRECIA
ILVO DIAMANTI
(segue dalla prima pagina) “bamboccioni”. Incapaci di crescere, di assumersi responsabilità, di conquistarsi l’autonomia. I giovani. Fino a ieri simbolo del futuro, del progresso, del domani che è già qui. Motore dell’economia: consumo e consumatori. Sono passati di moda, molto in fretta. Sulla scia di Padoa-Schioppa, nelle ultime settimane, altri “professori” e altri “tecnici di governo” li hanno presi di punta. Un vice-ministro ha definito “sfigati” gli studenti – o sedicenti tali – che, a 28 anni, non si sono ancora laureati. Mentre il Presidente del Consiglio ha affermato che i giovani devono scordarsi il lavoro fisso a vita. Perché, fra l’altro, è “monotono”. E la ministra Cancellieri ha recriminato sui giovani che pretendono “il posto fisso nella stessa città, vicino a mamma e papà”. Così i giovani hanno smesso di rappresentare il “futuro” e sono divenuti simbolo della resistenza al cambiamento e alla modernizzazione. Al pari di altre categorie. I tassisti e i notai. I pensionati e le pensioni. I sindacati e il famigerato articolo 18. I “politici”. I giovani: sono invecchiati in fretta, nella rappresentazione pubblica. Un freno alla modernizzazione. Nel discorso tecnocratico. Ma anche nella retorica mediale, trainata dai talk show e dall’infotainment. Le loro proteste, nelle scuole e nelle piazze, per questo, vengono etichettate come battaglie di retroguardia. I giovani: gli irriducibili del posto fisso. Eredi del sistema di garanzie ottenute negli anni Settanta. Divenute, oggi, vincoli. Tuttavia, non è chiaro di cosa siano, davvero, responsabili. Di quali colpe si siano macchiati. I giovani. A guardare dati e statistiche, a leggere le loro storie, molte “accuse” nei loro riguardi appaiono, francamente, prive di fondamento. I giovani devono scordarsi la monotonia del posto fisso, si dice. E il 30% dei giovani, in effetti, vorrebbe un lavoro sicuro (Demos-Coop, maggio 2011. Un dato analogo a quello proposto da Mannheimer ieri sul Corriere). Ciò significa, però, che il rimanente 70% antepone altri requisiti. Non ritiene il lavoro fisso una priorità. Peraltro il 65% dei giovani occupati (DemosCoop, maggio 2011) considera il proprio lavoro “precario” oppure “temporaneo”. E il 60% pensa che, fra uno-due anni, avrà cambiato lavoro. D’altronde, il “posto fisso”, per loro, di fatto non esiste. Anzi, per molti giovani, non esiste neppure il lavoro. L’Istat, nelle settimane scorse, ha stimato il tasso di disoccupazione giovanile oltre il 30%. Il più alto dell’Eurozona. (Ma è molto più elevato tra le donne e sale al 50% nel Mezzogiorno). Le statistiche ufficiali, inoltre, valutano il peso dei lavoratori atipici e irregolari oltre il 30% tra i giovani (e intorno al 15% nella popolazione). Ma il fenomeno più significativo è riassunto dai “Neet” (acronimo della definizione inglese: Not in Education, Employment or Training). Quelli che “non” lavorano e “non” studiano. Sono oltre 2 milioni e 200 mila. Sospesi. Sulla soglia, fra studio e lavoro. Senza riuscire a entrare né di qua né di là. Difficile considerarli “partigiani del posto fisso”. Visto che di fisso hanno solo la precarietà. Ma anche l’indisponibilità a lasciare la famiglia e la casa di origine mi pare una leggenda. Tutti quelli che possono, durante il percorso uni-

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mondo stava a guardare, Mondadori), tanto che l’editore ha creduto bene nella controcopertina apporre l’avviso “no fiction”, quasi temendo che apparissero inverosimili molti degli episodi descritti. Il primo processo di cui l’autrice ci parla porterà all’ergastolo Jean-Paul Akayesu, sindaco di Taba, un importante centro culturale del Paese, sotto la cui autorità erano state massacrate 2 mila persone. La sentenza ha un’importanza storica: Akayesu sarà infatti la prima persona giuridica condannata per genocidio da che era stata data una definizione di questo crimine quasi cinquant’anni prima, il 9 dicembre 1948, quando l’Assemblea generale dell’Onu adottò la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio. Inoltre il processo Akayesu ha dato l’occasione al Tpir per definire secondo il diritto internazionale lo stupro e le violenze sessuali all’interno della categoria dei crimini di genocidio, in quanto di una strategia di annientamento. Qualche anno fa, ricorda ancora l’Arbia, riflettendo sulla tragedia ruandese, Boutros Boutros-Ghali, ex segretario generale dell’Onu, dichiarò: «Per noi genocidio erano le camere a gas. Non siamo stati capaci di comprendere che anche con un machete era possibile commetterlo! In Ruanda non si è ricorsi a sistemi capaci di trucidare centinaia di persone alla volta. Il massacro è stato commesso manualmente e individualmente. Con armi primitive, essere umano dopo essere umano, in un bagno di sangue che ha fatto letteralmente a pezzi quasi un milione di persone in cento giorni. Circa 10 mila al giorno. Un genocidio perpetrato con una ferocia e allo stesso tempo con una rapidità e un’efficienza spaventose. Uccidevano i soldati governativi e i miliziani, ma anche i normali cittadini. Il vicino di casa, il negoziante, il parroco, il vigile di quartiere, l’ex compagno di scuola improvvisamente si erano armati di machete, bastoni chiodati, pistole e si erano trasformati in implacabili mietitori di vite».
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versitario, se ne vanno lontano. Svolgono un periodo di studi (utilizzando il programma Erasmus) in Università straniere. Svolgono stages, dottorati, corsi di formazione e perfezionamento in diverse città italiane, europee. Americane. D’altronde, 6 persone su 10 ritengono, ragionevolmente, che per ottenere un lavoro adeguato alle proprie competenze e per fare carriera, i giovani debbano andarsene dall’Italia (Demos-Coop, maggio 2011). Una convinzione che cresce particolarmente fra i più giovani. Alcuni anni fa (Demos 2004), oltre quattro giovani su dieci, residenti nel Mezzogiorno, si dicevano pronti a trasferirsi nel Nord o all’estero, pur di trovare lavoro. Difficile trattare da “bamboccioni” i giovani italiani. Che, al contrario, si sono ormai abituati a una vita da precari, al lavoro “temporaneo”. Ma proprio per questo utilizzano la famiglia e la casa di famiglia come una risorsa. Un salvagente. Una stazione di passaggio. Peraltro, non è facile staccare i giovani da casa, allontanarli dalla famiglia, in un Paese “immobiliare” come il nostro. Dove quasi 8 famiglie su 10 hanno la casa in proprietà. E il 20% ne ha almeno due. Dove il mercato degli affitti è limitato e caro. Basti pensare al costo di un posto letto per gli studenti universitari. Per questo non è chiaro perché a “liberare” l’Italia dal peso del passato debbano essere proprio loro. I giovani. Quegli “sfigati”. Come se la società e il mercato del lavoro fossero davvero “aperti”, regolati dal merito. Non è così. Lo dimostrano molte ricerche. Dalle quali emerge che, secondo 7 italiani su 10, le diseguaglianze sociali dipendono, soprattutto, dalla famiglia e dalle amicizie (Demos per Unipolis, gennaio 2012). D’altronde, lo pensano anche gli imprenditori, cioè, i “datori” di lavoro (Demos per Confindustria, gennaio 2010). I quali, per primi, tendono a riprodursi per via familiare. (Come le “classi dirigenti”, d’altronde: professori universitari, giornalisti, politici, liberi professionisti….). Perché prendersela con i giovani, “questi” giovani? In via di estinzione, dal punto di vista demografico. Perché non hanno futuro: 8 persone su 10 si dicono certe che i giovani non miglioreranno la posizione sociale dei loro genitori. Ancora: il 50% dei giovani (ma di più, tra gli studenti universitari) pensa che sia necessario stipulare un’assicurazione integrativa, perché non disporrà mai di una pensione (Demos per Unipolis, gennaio 2012). Questi giovani “sfigati”. Senza pensione. Per molto tempo, per sempre, faranno un lavoro atipico e precario. Sicuramente non “monotono”. E, per pagare il debito pubblico accumulato da decenni, dovranno sopportare grandi sacrifici. Per molto tempo ancora. Forse, il motivo di tanto accanimento è proprio questo. Perché se il mercato del lavoro è chiuso, il debito pubblico devastante, il sistema pensionistico in fallimento, il futuro dei giovani un buco nero, non è per colpa loro, ma delle generazioni precedenti. Dei loro padri e dei loro nonni. Della generazione di Monti, Fornero e Cancellieri. Della “mia” generazione. Forse è per questo che ce la prendiamo tanto con i giovani. Per dimenticare e far dimenticare che è colpa nostra.
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GAD LERNER
(segue dalla prima pagina) alpestando la rivolta di piazza Syntagma e contrapponendo un Parlamento prigioniero al suo popolo affamato. La sequenza di provvedimenti dettati dalla Troika al governo di Atene ricorda l’indifferenza del boia piuttosto che non l’abilità del chirurgo. Questa entità burocratica, composta dalla Commissione di Bruxelles, dalla Banca centrale di Francoforte e dal Fondo monetario di Washington si propone di erigere un firewall, cioè un muro antincendio, come estrema difesa dell’euro. E pazienza se al di là di quel muro sono i greci a bruciare. Dietro la Troika che ogni giorno inasprisce le sue richieste di sacrifici – non basta, non basta, non basta – si riconosce inconfondibile la sagoma dominatrice della Germania. «Non dobbiamo dare l’impressione che non debbano sforzarsi», ha dichiarato ieri il ministro tedesco dell’economia, Wolfgang Schaeuble. Aggiungendo che la Grecia rimarrebbe in Europa anche se ritornasse alla dracma. Prospettiva, questa, che ormai gli avvoltoi della finanza internazionale sembrano auspicare. Sono gli stessi gnomi che tre mesi fa posero il veto al referendum indetto dal primo ministro socialista Papandreou, allora con buone chances di vincerlo, nella speranza che la difficile scelta di restare nell’eurozona venisse cementata dal suffragio popolare. Come è noto Papandreou fu costretto a cedere il posto al tecnocrate Papademos, uomo di fiducia di Francoforte. Ma ora neanche questo basta più. La Troika non vede di buon occhio la scadenza del prossimo mese d’aprile, quando i greci dovrebbero eleggere democraticamente un nuovo Parlamento e un nuovo governo. Teme che la volontà popolare contraddica il piano di lacrime e sangue cui ha vincolato la concessione di ulteriori prestiti. Esige un commissariamento della sovranità nazionale che non è previsto da alcun trattato, e quindi delinea una nuova forma di colonialismo il cui dominio si fonda non più sugli eserciti ma sul debito. L’europeismo rigoroso e solidale che mira a una vera unione politica e fiscale, esce umiliato da questa tragedia greca che i governi di destra, a Berlino come a Parigi, hanno lasciato degenerare, temo, per fini pedagogici: colpiscine uno per educarne cento. La stessa ragionevole constatazione del presidente Napolitano – «l’Italia non è la Grecia» – suona come un’estrema autodifesa. Perché è vero che disponiamo di risorse ben maggiori in confronto al vicino ellenico, la nostra società sta sopportando meglio la cura del risanamento, e le forze politiche garantiscono una maggioranza irrequieta ma solida all’azione del governo Monti. Ma la bancarotta che sta accelerando l’uscita della Grecia dall’eurozona rende meno probabile la tenuta della coesione sociale in casa nostra. L’Italia non è la Grecia, d’accordo. Come reprimere però il disagio provocato dallo spettacolo di una nazione costretta a licenziare, tagliare gli stipendi, rinunciare a prestazioni sociali essenziali, il tutto per pagare gli interessi sul debito, ma sapendo che ciò non comporterà alcun rilancio della sua economia? Finora ha prevalso fra noi un atteggiamento di distacco nei confronti delle sofferenze dei greci: in fondo se la sono voluta, avevano truccato i conti, vivevano al di sopra delle loro possibilità… Ma di fronte allo strangolamento in atto, non occorre richiamare gli antichi sentimenti filo-ellenici del romanticismo e della carboneria – da Lord Byron a Santorre di Santarosa – per sentirsi coinvolti nel destino di un Paese a noi così prossimo. Se questo è l’esito ultimo delle politiche d’austerità che privilegiano il pagamento del debito, coloro i quali hanno davvero a cuore la prospettiva europeista, non devono forse correre ai ripari?

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IL DOVERE DELLA NOTIZIA
MASSIMO GIANNINI
(segue dalla prima pagina) er questo, pur prendendo atto della smentita congiunta di Palazzo Chigi e della Cgil a proposito dell’incontro segreto tra Monti e Camusso per concordare una riforma dell’articolo 18, non possiamo che confermare la veridicità della notizia. Esprimiamo la massima considerazione nei confronti del presidente del Consiglio, di cui apprezziamo l’impegno profuso per mettere in sicurezza il Paese e modernizzare la sua economia. Abbiamo un profondo rispetto per il segretario generale del più importante sindacato italiano, di cui comprendiamo lo sforzo nel tutelare i suoi iscritti e al tempo stesso allargare la base della sua rappresentanza sociale anche ai giovani, ai precari e agli “invisibili” del mercato del lavoro. Ma vorremmo rassicurare entrambi. Nel metodo, nella sua lunga storia Repubblicanon ha mai avuto l’abitudine di «inventare» notizie «assolutamente infondate». Meno che mai per «forzare la mano» di qualcuno. Il compito di un giornale «onesto e indipendente», appunto, è sempre e solo quello di cercare informazioni, verificarle attraverso fonti sicure e attendibili, e poi pubblicarle. È quello che è accaduto anche in questa circostanza. La notizia di un faccia a faccia tra Monti e Camusso ci è arrivata da una fonte sicura e attendibile. Ci è stata confermata da ambienti autorevoli. L’abbiamo pubblicata, com’era nostro dovere, senza porci la solita, insinuante domanda che inquina da troppo tempo il discorso pubblico italiano: cui prodest? Non è un nostro problema. Un quotidiano ha un solo “giudice”, al quale rendere conto ogni giorno con la qualità della sua informazione: il lettore. Tutto il resto non conta. Nel merito, né Palazzo Chigi né la Cgil possono

FONDATORE EUGENIO SCALFARI DIREZIONE Ezio Mauro direttore responsabile vicedirettori Gregorio Botta, Dario Cresto-Dina, Massimo Giannini, Angelo Rinaldi (art director) caporedattore centrale Fabio Bogo, caporedattore vicario Massimo Vincenzi, caporedattore internet Giuseppe Smorto
GRUPPO EDITORIALE L’ESPRESSO Spa Consiglio di amministrazione Presidente: Carlo De Benedetti Amministratore delegato: Monica Mondardini Consiglieri Agar Brugiavini, Rodolfo De Benedetti, Giorgio Di Giorgio, Francesco Dini, Sergio Erede, Mario Greco, Maurizio Martinetti, Tiziano Onesti, Luca Paravicini Crespi Direttori centrali Alessandro Alacevich (Amministrazione e Finanza), Pierangelo Calegari (Produzione e Sistemi informativi), Stefano Mignanego (Relazioni esterne), Roberto Moro (Risorse umane) Divisione Stampa Nazionale - Via Cristoforo Colombo, 98 - 00147 Roma Direttore generale: Corrado Corradi - Vicedirettore: Giorgio Martelli
REDAZIONI Redazione centrale Roma 00147 - Via Cristoforo Colombo, 90 - tel. 06/49821 G Redazione Milano 20139 - Via Nervesa, 21 - tel. 02/480981 G Redazione Torino 10123 - Via Bruno Buozzi, 10 - tel. 011/5169611 G Redazione Bologna 40125 - Via Santo Stefano, 57 - tel. 051/6580111 G Redazione Firenze 50121 - Via Alfonso Lamarmora, 45 - tel. 055/506871 G Redazione Napoli 80121 - Riviera di Chiaia, 215 - tel. 081/498111 G Redazione Genova 16121 - Via XX Settembre, 41 - tel. 010/57421 G Redazione Palermo 90139 - Via Principe di Belmonte, 103/c - tel. 091/7434911 G Redazione Bari 70122 - Corso Vittorio Emanuele II, 52 - tel. 080/5279111. PUBBLICITÀ A. Manzoni & C. - Via Nervesa, 21 - 20139 Milano TIPOGRAFIA Rotocolor SpA - 00147 Roma, Via Cristoforo Colombo, 90 STAMPA - Edizioni teletrasmesse: G Bari Dedalo Litostampa srl - Via Saverio Milella, 2 G Catania ETIS 2000 Spa - Zona Industriale VIII strada G Livorno Finegil Editoriale - Via dell’Artigianato G Mantova Finegil Editoriale presso Citem Soc. Coop. arl - Via G. F. Lucchini G Paderno Dugnano (MI) Rotocolor SpA - Via Nazario Sauro, 15 G Padova Finegil Editoriale - Viale della Navigazione Interna, 40 G Roma Rotocolor SpA - Via del Casal Cavallari, 186/192 G Salerno Arti Grafiche Boccia SpA - Via Tiberio Claudio Felice, 7 G Sassari “La Nuova Sardegna” SpA - Zona Industriale Predda Niedda Nord Strada n. 30 s.n.c. G Gosselies (Belgio) Europrinter S.A. - Avenue Jean Mermoz G Toronto (Canada) “Newsweb Printing Corporation”, 105 Wingold Av. G Norwood (New Jersey) 07648-1318 Usa - “Gruppo Editoriale Oggi Inc.”, 475 Walnut Street. G Malta Miller Newsprint Limited - Miller House, Airport Way - Tarxien Road - Luqa LQA 1814 ABBONAMENTI Italia (c.c.p. n. 11200003 - Roma): anno (cons. decen. posta) Euro 403,00 (sette numeri), Euro 357,00 (sei numeri), Euro 279,00 (cinque numeri). Tel. 199 787 278 (0864.256266 da telefoni pubblici o cellulari). E-mail: abbonamenti@repubblica.it Arretrati e servizio clienti: www.servizioclienti.repubblica.it, e-mail: servizioclienti@repubblica.it, tel. 199 787 278 (0864.256266 da telefoni pubblici o cellulari) gli orari sono 9-18 dal lunedì al venerdì, il costo massimo della telefonata da rete fissa è di 14,26 cent. al minuto + 6,19 cent. di Euro alla risposta, IVA inclusa.

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RESPONSABILE DEL TRATTAMENTO DATI (D. LGS. 30-6-2003 N.196): EZIO MAURO REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N. 5 DEL 7-1-1994 Certificato ADS n. 7196 del 14-12-2011 La tiratura de “la Repubblica” di domenica 12 febbraio 2012 è stata di 501.988 copie

smentire (e infatti non lo fanno) che il confronto sulla riforma dell’articolo 18 sia ormai prossimo a una svolta. Questo è, a prescindere dalle posizioni «note e stranote» della Cgil. Non si vede perché pubblicare un retroscena che spieghi questo livello più avanzato della trattativa debba essere interpretato come un tentativo di «far saltare il confronto» o di esercitare «pressioni improprie». Per confortare questa lettura vagamente complottista, tra l’altro, la Cgil incappa in un palese salto logico. Recita il comunicato: “Prima due fondi di Scalfari, ora una notizia falsa in prima pagina: chi vuole forzare la mano?”. La risposta è: nessuno. E non si vede quale possa essere il nesso tra il retroscena di Claudio Tito pubblicato ieri e gli editoriali di Eugenio Scalfari pubblicati la settimana scorsa. La prima è una notizia, i secondi sono opinioni. Con una notizia non si può polemizzare. Su un’opinione si può discutere, come in effetti ha fatto la Camusso, rispondendo per lettera al nostro giornale e confutando la tesi di Scalfari sul riformismo di Luciano Lama. Quello che non si può fare è collegare idealmente e strumentalmente le due cose. Come se Repubblica avesse orchestrato una qualche oscura e misteriosa “campagna”. Per fare cosa, poi? Mettere la Cgil con le spalle al muro, per aiutare il governo (come sembrava trasparire tra le righe nella lettera di risposta della Camusso al primo editoriale di Scalfari)? O far saltare la trattativa con le parti sociali, per sabotarlo (come sembra emergere dal comunicato stampa di ieri)? Nessuna forzatura, nessun sabotaggio. Solo libera e corretta informazione. Se poi da tutto questo scaturirà un buon accordo per modernizzare il nostro mercato del lavoro, senza far strage dei diritti ma estendendoli a chi non ne ha alcuno, sarà tanto meglio per l’Italia. m.giannini@repubblica.it
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LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

La cultura

Gli spettacoli

Edward Wilson “Perché l’uomo ha bisogno degli insetti”
PIERGIORGIO ODIFREDDI

Il film sulla Diaz sbarca a Berlino “I sogni dell’Italia spezzati in una notte”
MARIA PIA FUSCO

I 39

Non c’è pace nel deserto che divide Egitto e Israele. Dove i beduini rivendicano le terre cedute da Mubarak ai tour operator. Con assalti e sequestri

I pirati
del
DAL NOSTRO INVIATO FABIO SCUTO

Sinai
NAKHL (Penisola del Sinai) l pericolo è quel filo di sabbia che si alza e si staglia sull’orizzonte: significa che ci hanno individuato e non è una buona notizia». Guida come se fosse a un rally Abudi, l’autista beduino che ha accettato l’ingaggio di attraversare in macchina la Penisola del Sinai, entrando dal tunnel sottomarino Ahmed Hamdi a Suez, fino a Taba sul Mar Rosso. Quasi 500 chilometri di strade e piste all’interno di una sterminata penisola desertica popolata quasi solo da nomadi. Una “Tortuga” secondo i servizi segreti occidentali, dove vecchie e nuove tensioni fra le popolazioni beduine si impastano con il caos egiziano, dove la “mafia araba” ha messo salde radici legando le gang criminali ai gruppi che si ispirano ad Al Qaeda e sognano la nascita di un emirato islamico, mentre i generali della giunta al Cairo sono occupati a garantirsi un fu-

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turo al sicuro dai prossimi processi contro l’ancien régime. E dove, soprattutto, da un paio di mesi sono tornati nel mirino i turisti occidentali più avventurosi che sfidano le dune, che dai resort sulle spiagge affrontano escursioni verso le montagne e finiscono nelle mani delle bande che si contendono il territorio. Trascurate e discriminate le 12 tribù beduine che popolano il Sinai, spesso reciprocamente diverse, sono abituate a vivere ai margini. Per anni hanno fatto affidamento sul contrabbando come mezzo di sopravvivenza in un territorio con poche altre opzioni economiche. Nel 2007, quando Israele e Egitto hanno imposto il blocco economico alla confinante Striscia di Gaza dopo che Hamas ha preso il potere, i ricavi sono saliti alle stelle, un’industria che vale milioni di dollari al giorno. Il Nord di questo “triangolo di sabbia” è percorso da clan e tribù dedite al contrabbando di ogni merce che si muovono su piste e vecchie rotte carovaniere solo a loro conosciute. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE CON UN ARTICOLO DI RENZO GUOLO

OGGI SU REPUBBLICA.IT
Musica Animali

LUNEDÌ

ANDREA TARQUINI

CECCO BEPPE E L’ALTRA SISSI
oglia d’amore e di tenerezza, love story riscoperte o rivisitate, possono farci apparire più simpatici i Grandi d’un tempo. Francesco Giuseppe imperatore d’Austria e re d’Ungheria — già proprio lui, il “Cecco Beppe” odiato dagli irredentisti italiani — aveva un’amante da cui accettava anche infedeltà. La bellissima imperatrice Sissi non bastava. Lo spinse lei a cercarsi un’affaire. E lui si scelse una borghese. Katharina Schratt, 32enne quando lui la conobbe a 55, attrice del grande Burgtheater. Fu la sua gioia, non la nascondeva: passeggiavano insieme. Adorava i Guegelhupf, le brioches che lei gli preparava. Borghese divorziata e ragazza madre: un’amante anticonformista fu la cotta di “Cecco Beppe”. Katharina ebbe anche un altro amante, tale conte Hans Wilczek. “Ogni notte insieme, che nessun maggiordomo o nessun Imperatore ci distolga dalla gioia”, gli scrisse Hans. “Vieni preferibilmente la mattina”, rispondeva Kathi. Da donna libera ante litteram, Kathi restò vicina al Kaiser. Per trent’anni, fino alla morte di lui. Dopo, crollato l’impero, si ritirò nel privato, rifiutò sempre di usare favori e conoscenze. Morì 26 anni dopo di lui, ma alla stessa età. Noblesse oblige, scusate se è poco.
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Speciale Sanremo foto e news sul festival al via
Scienza

Coccinelle in guerra alla fine vince quella asiatica

V

Provocazione Nature “Zucchero dannoso come l’alcol”
Carnevale Immagini iPad

Cartoline da Venezia Obiettivo natura le maschere il meglio più forti del gelo dell’ultimo anno
Spettacoli
ADDIO A WHITNEY HOUSTON: IL MONDO PIANGE LA DIVA

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

IL REPORTAGE R2MONDO
Sono dodici le tribù nomadi che popolano la Penisola del Sinai. Negli Anni ’80 le loro terre vennero vendute agli operatori alberghieri A un anno dalla caduta di Mubarak,
kalashnikov alla mano, chiedono ciò che gli è stato tolto. L’industria del turismo è entrata nel loro mirino. Con assalti, sequestri e sparatorie

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deserto
(segue dalla copertina)

Così i beduini si riprendono il
DAL NOSTRO INVIATO FABIO SCUTO NAKHL (Penisola del Sinai) ortano droga, armi, lavatrici, forni a microonde, automobili, matite, medicine e ogni altro genere di necessità, c’è un mercato di quasi due milioni di persone sotto assedio a Gaza da soddisfare. La rete di tunnel saldamente nelle mani della mafia araba sotto i 13 chilometri di confine con la Striscia di Gaza si occupa di farla avere dall’altra parte con guadagni milionari. Da un anno, dalla caduta di Mubarak, il Sinai è diventato terra di nessuno. Ci sono verdeggianti appezzamenti di marijuana che ormai crescono a cielo aperto lungo le strade a sud del deserto montuoso centrale, dove la polizia egiziana mantiene una presenza soffusa. Autobotti attraversano il deserto per portare l’acqua per l’irrigazione, altri camion caricano le balle essiccate pronte per essere trasferite da qualche altra parte. Talvolta le piste usate dai contrabbandieri e dall’esercito si intrecciano; «ma i militari non hanno tempo per noi — sentenzia Abdallah, contrabbandiere dichiarato — una volta quel traffico lì era nelle mani dei Tarabin (una delle tribù beduine, ndr) ma adesso è un giro d’affari troppo grande per un clan solo». El Arish, il capoluogo del nord Sinai ma anche Rafah — la città egiziana sul confine con Gaza — vivono una sorta di boom edilizio, circolano soldi, molti soldi. Negli ultimi due anni la zona di confine ha accumulato una serie di palazzi con i tetti ornati stile pagoda giapponese che sono il segno distintivo dei contrabbandieri arabi con una certa classe. Nei vicoli polverosi di Rafah, Kia, Toyota, Mercedes e altre auto di lusso — molte ancora con le targhe libiche attaccate — aspettano di essere contrabbandate attraverso i tunnel.

I clan sono dediti al traffico illecito di ogni merce su vecchie rotte carovaniere C’è un mercato di quasi due milioni di persone sotto assedio a Gaza da soddisfare

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Quasi 10mila ne sono entrate nella Striscia in sei mesi. «In una notte sola ne hanno fatte passare 131 dallo stesso tunnel», racconta la leggenda metropolitana in città. Ma è il traffico d’armi che favorisce l’instabilità dell’area e preoccupa Israele. Carichi di

lanciarazzi a spalla, razzi, munizioni, missili a medio raggio provenienti dalla Libia sono stati intercettati dalla polizia egiziana. Ventimila missili, dice Sameh Seif Al-Yazal, generale egiziano in congedo e esperto di terrorismo, sono finiti recentemente nella Striscia di

La Penisola e le tribù del Sinai

61.000 kmq
La superficie desertica, tra il Canale di Suez, il Mar Rosso, il Mediterraneo e il deserto del Negev egiziano

Striscia di Gaza

Mar Mediterraneo
Rafah SAWARKA El-Arish LAHEIWAT Bir al-Abd Bir Hasana AYAIDA
240

AQUILA
Canale di Suez

ISRAELE

650mila
La popolazione dei beduini, divisi in 12 fra tribù e clan

TARABIN

Bir Gifgafa

1978
L’anno in cui la Penisola, perduta nella Guerra dei Sei giorni (1967), è tornata in possesso dell'Egitto con la pace di Camp David
LAHEIWAT Nakhi TIYANA

2007
L'anno in cui Hamas prende il potere a Gaza: boom del contrabbando di generi di prima necessità e armi

HAWEITAT Ras Sudr ALEIGAT

Tamad Taba LAHEIWAT

S i n a i

La frontiera

E G I T T O

Abu Zenima

Monastero di S. Caterina Nuweiba

TARABIN BADARA

Per Israele la frontiera del Sinai è la più pericolosa: al traffico di clandestini si è unito l'allarme terrorismo. Tutti gli attacchi contro Israele negli ultimi 3 anni sono venuti dal Sinai (l’ultimo nell’agosto 2011: 8 morti)

Abu Rudeis

AWARMA

Wadi Feiran AWLAD SAID GEBELEYA

Dahab

MUSZEINA El- Tor Sharm el-Sheikh
50 km

IRAQ

Per questo Israele sta costruendo un Muro alto nove metri lungo i 240 km di frontiera

ARABIA SAUDITA

Gaza. Alcuni gruppi palestinesi avrebbero stretto un accordo con i libici per comprare armi pesanti in grado di colpire più efficacemente Israele. Nel cuore di queste dune di sabbia svetta con i suoi più di duemila metri lo Jabal Musa, il monte di Mosè in lingua araba. Il Monte Sinai è una zona impervia e ostile all’uomo, dominata da due tribù beduine, l’esercito egiziano vi si avventura raramente. L’ultima volta in dicembre con l’Operazione Aquila, che non ha disturbato né i contrabbandieri né i terroristi. Fra le creste di Jabal Musa hanno trovato rifugio quasi 2mila miliziani jihadisti-contrabbandieri, gli integralisti egiziani hanno trovato qui il loro santuario. Il loro numero si è infoltito dopo le fughe in massa dalle carceri egiziane dopo la rivoluzione del gennaio 2011. Nel Sud bande di beduini Rashaida gestiscono il traffico di esseri umani, migliaia migranti che dall’Africa, con un flusso continuo cercano una via di fuga verso Nord, verso il Medio Oriente e l’Europa. Grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, delle ong e degli attivisti dei diritti umani, il dramma di questi profughi — taglieggiati, ricattati, depredati, tenuti in ostaggio — è uscito dal silenzio in cui si consumava. Clan beduini, gang criminali palestinesi e gruppi armati gestiscono questo traffico. Il fondamentalismo jihadistico si autofinanzia con attività criminali, spesso leader dei movimenti qaedisti e capi mafia sono le stesse persone. Scrive il “Washington Institute for Middle East Policy” nel suo ultimo rapporto che «bande di contrabbandieri si sono convertite al terrorismo, gruppi beduini aderiscono al

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GAS E CONTRABBANDO UNA TERRA DI NESSUNO IN MANO AGLI ESTREMISTI
RENZO GUOLO gni qualvolta si parla d’Egitto, tutti puntano lo sguardo sul Cairo e piazza Tharir. Ma in altre aree del grande paese nilotico, avvengono fatti assai significativi. Una di queste è il Sinai. La grande Penisola non è affatto tranquilla e da tempo sfugge al controllo delle forze di sicurezza. I beduini hanno accentuato la loro tradizionale riottosità nei confronti dell’autorità centrale. Durante l’era Mubarak si sono sentiti criminalizzati in quanto gruppo. Del resto l’altissimo livello di disoccupazione li ha spinti verso attività illegali, a partire dal contrabbando. Sono stati anche stigmatizzati perchè ostili al turismo, che ha sottratto terre e risorse per le loro attività tradizionali. Un’ostilità crescente ha segnato i rapporti con il Cairo. I beduini hanno attaccato stazioni di polizia e liberato quanti vi erano detenuti. Una situazione già resa incandescente dal fatto che gruppi di nomadi fanno da corrieri per portare armi a Gaza e in altri paesi del Medio Oriente e ogni tensione con il potere centrale aumenta la loro disponibilità a attività di questo tipo. Oltretutto in un contesto nel quale cellule qaediste egiziane usano il territorio come rifugio e base per organizzare attacchi a Israele. Insomma una vasta “terra di nessuno” il Sinai, tanto più incontrollata quanto caotica si fa la lunga transizione egiziana. E tanto più importante per la sua importanza strategica. Vi passa il gasdotto che va verso Israele. L’Arab Gas Pipeline, che ha una capacità di 10 miliardi di metri cubi l’anno, in passato oggetto di attacchi terroristici. Il fatto che porti gas in Israele, circa 1,7 di miliardi metri cubi l’anno, lo rende un bersaglio appetibile per molti. Compresi i beduini, che in passato hanno attaccato il gasdotto per protesta contro il disinteresse del governo nei loro confronti. Azione, forse non solitaria, cui è seguita una dura repressione da parte del Cairo. Più della metà del gas consumato da Israele proviene dall’Egitto e transita dal Sinai. Sarà così anche in futuro? Dopo il passaggio del potere dai militari ai civili, qualsiasi governo egiziano sarà meno malleabile. I salafiti hanno già chiesto che cessi la vendita e anche settori più radicali della galassia della Fratellanza vorrebbero, se non denunciare il trattato, almeno congelare la vendita di gas all’antico nemico. Ma colpire il gasdotto significa colpire l’economia egiziana, già piegata dall’instabilità interna e dal crollo del turismo, e allo stesso tempo gli interessi israeliani, che riguardano non solo la sicurezza militare ma anche quella energetica. Il Sinai è, dunque, un teatro in cui il disordine locale può essere usato, da attori interni e esterni, per provocare tensioni che possono aumentare le difficoltà della transizione e gli equilibri geopolitici regionali. Il ribellismo beduino sommato all’estremismo radicale islamista e all’indifferenza di un governo centrale alle prese con un delicato passaggio di poteri, rischia di rendere esplosiva la situazione nella Penisola.

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ARMI IN PUGNO
Alcune immagini di beduini nel deserto del Sinai, in Egitto, armati e con il volto coperto

salafismo, si sono legate a gruppi palestinesi della Striscia come Hams, Jihad Islamica, Comitati di resistenza e l’Esercito dell’Islam del clan Daghmush». I Daghmush — soprannominati i “Sopranos di Gaza” — sono sempre stati attivi nel contrabbando, nel 2009 alcuni membri della Famiglia hanno dato vita a un gruppo salafita che nella Striscia si scontrato spesso con la polizia di Hamas. Il confine con l’Egitto, i 240 chilometri di deserto — da Gaza sul Mediterraneo fino a Eilat sul Mar Rosso — sono diventati l’incubo strategico per Israele. Una frontiera di sabbia vasta e ampia, quasi impossibile da controllare per un esercito. Per questo in gran fretta sta costruendo un Muro — come quello in Cisgiordania — nel

tentativo di contenere l’immigrazione clandestina, solo nel 2011 sono entrati in Israele 13.500 clandestini, ma la conseguente perdita di controllo del Sinai ha fatto scattare l’allarme terrorismo. L’attacco terrorista nell’agosto 2011 — otto gli israeliani uccisi lungo la Highway 12 che corre lungo il confine — è stato poi l’atto decisivo per dare al muro del Sinai una urgenza «di carattere nazionale e strategico». Questo confine era considerato il più sicuro, garantito dal trattato di pace di Camp David che regge da più di trent’anni, ma adesso i pericoli maggiori per Israele vengono da qui. Se questo confine non viene “sigillato”, Israele dovrà prepararsi ad affrontare nuovi attacchi contro Eilat — la località balneare più frequentata in

Israele — perché il Sinai è diventata la base per infiltrare terroristi palestinesi. Dalla metà degli anni Ottanta i beduini che possedevano appezzamenti di terra lungo la costa del Mar Rosso, bramati da tutti, hanno perduto il controllo delle loro terre, espropriate dal governo centrale e vendute agli operatori alberghieri. Oggi nel caos egiziano qualcuno chiede kalashnikov alla mano ciò che gli è stato tolto, l’industria del turismo è entrata nel mirino. Come dimostra quanto è successo all’Aqua Sun, un resort a 30 chilometri da Nuweiba assaltato da una banda beduina che ha chiesto mezzo milione di dollari per lasciare la struttura — che era stata minata — intatta. All’inizio di gennaio una banda di rapinatori ha assaltato

l’hotel Hilton di Taba per svaligiarne la gioielleria. A Sharm el Sheikh un turista francese è stato ucciso durante una sparatoria all’inizio del mese di gennaio, due turisti americani sono stati rapiti la scorsa settimana mentre salivano su un bus verso il Monastero di Santa Caterina. Tre coreani l’altro giorno: ore di paura prima di essere rilasciati nella notte senza denaro. È sera quando il fuoristrada si ferma davanti alla sbarra della frontiera egiziana. Davanti c’è il valico israeliano di Eilat e si intravedono le luci dei grandi alberghi, un braccio di mare largo due miglia ci separa da Aqaba che è dall’altra parte del Golfo. «Inshallah, è arrivato Mister — dice Abudi l’autista — siamo stati fortunati».
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IL PERSONAGGIO R2CULTURA

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I 43

Philippe Pozzo di Borgo ha raccontato la sua vita in un libro e in un film Che ora escono in Italia dopo aver sedotto e fatto discutere la Francia
Le tappe
L’INCIDENTE
Ex dirigente d’azienda, nel 1993 Pozzo di Borgo ha un incidente con il parapendio: si salva ma resta completamente paralizzato

L’INCONTRO
Con la moglie Béatrice, già malata di cancro, cerca assistenza domiciliare. Si presenta Abdel, un ragazzo della banlieue appena uscito di prigione

IL SUCCESSO
E’ l’inizio di una amicizia che Pozzo di Borgo racconterà nel libro “Il diavolo custode”, da cui è tratta la commedia “Quasi amici”

IL LIBRO
“Il diavolo custode” di Philippe Pozzo di Borgo è in uscita per Ponte alle Grazie

“Io, disabile, e il badante arabo l’ironia contro i pregiudizi”
che nel film si chiama Driss ed è l’attore nero Omar Sy, accudisce la donna nella fase terminale e, dopo, impedisce a Philippe di sprofondare nella depressione. Terapia d’urto. Porta il suo nuovo amico, l’attore François Cluzet, dagli spacciatori, gli presenta delle prostitute. Lui lo invita ai vernissage, gli fa scoprire Bach. Non si prendono mai sul serio, anche a costo di scioccare i benpensanti. «L’ironia è l’unica forza dei diversi. Un modo per sedurre e farsi accettare. E’ un approccio molto più frequente di quel che si crede tra noi disabili» spiega Pozzo di Borgo che evita le circonlocuzioni. Non si definisce diversamente abile ma tetraplegico. «La compassione è solo un modo di prendere le distanze, di abbandonare qualcuno alla propria solitudine. Preferisco la consolazione, dal latino consolidare, mantere in piedi». Sul piano collettivo, aggiunge, c’è invece una responsabilità: garantire dignità e autonomia. Negli ultimi mesi, Pozzo di Borgo ha ricevuto migliaia di messaggi di altri disabili. «Alcuni mi ringraziano, altri dicono che non riescono proprio a divertirsi perché non hanno soldi per comprarsi una carrozzella nuova». Il film di Eric Toledano e Olivier Nakache è troppo schematico rispetto al libro. Ricco e povero, bianco e nero, invalido e criminale. Ma fa ridere. Alla produzione Pozzo di Borgo ha posto una condizione: niente toni lacrimevoli. Una scommessa vinta. In piena crisi economica, nella Francia del rigetto del diverso e dello straniero, dove Nicolas Sarkozy e Marine Le Pen si contendono un elettorato sempre più a destra, la risposta del pubblico è stata una sorpresa. «Gli spettatori entrano in

DAL NOSTRO INVIATO ANAIS GINORI PARIGI bdel che versa dell’acqua calda sulle gambe di Philippe. “Ma è vero che non senti proprio niente?”.Lacarrozzellachediventacome una macchina da corsa per sfrecciare sulle strade. Philippe che copre il suo badante dopo un furto, e in cambio si fa dare un po’ di marijuana per dimenticare le piaghe da decubito. Animate discussioni sul fatto che “è più facile trovare lavoro per un disabile che per un arabo”. Ridere dei pregiudizi. Scherzare sul dolore, la diversità, l’emarginazione. Una carezza ma anche un sorriso. Arriva in Italialacommediafrancesedeirecord, oltre 18 milioni di spettatori da quando è uscita nel novembre scorso. Les Intouchables, tradotto qui in Quasi Amici, è una favola moderna.“Solochelaprincipessa non è molto sexy” ironizza Philippe Pozzo di Borgo, 61 anni, occhi marroni intensi e luminosi, l’unica parte mobile del suo corpo. E’ lui il vero protagonista di questa storia che cerca di aprire ghetti e mentalità. Cresciuto in una famiglia aristocratica, ex dirigente di una ditta di champagne, nel 1993 Pozzo di Borgo rimane paralizzato dalla testa ai piedi. Durante un volo con il parapen-

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DIREZIONE CONTROLLI E GOVERNO SSR AVVISO RELATIVO AD APPALTO AGGIUDICATO
Denominazione conferita all’appalto: Fornitura di Aghi e Siringhe in fabbisogno alle Aziende Sanitarie e Ospedaliere della Regione Veneto. Numero di gara: 722584; Valore finale totale dell’appalto: 3.963.015,58= IVA esclusa; Data di aggiudicazione: 30/01/2012; Nome dell’operatore economico in favore del quale è stata adottata la decisione di aggiudicare l’appalto: per i LOTTI 1 e 22: Ditta Promed s.r.l.; per il LOTTO 2: Ditta Arthya s.r.l.; per i LOTTI 3, 4, 5, 7, 8, 10, 18, 19, 21: Ditta Artsana S.p.A.; per il LOTTO 6: Ditta Chemil s.r.l.; per il LOTTO 11: Ditta Ri.Mos. s.r.l.; per il LOTTO 12: Ditta B Braun Milano S.p.A.; per il LOTTO 13: Ditta Fitochina Italia s.r.l.; per i LOTTI 14, 15, 16, 17: Ditta C.B. Medical s.r.l.; per il LOTTO 20: Ditta Becton Dickinson Italia S.p.A.; per il LOTTO 23: Ditta Forniture Ospedaliere Benefis s.r.l.; Data di spedizione del presente avviso alla GUUE: 31/01/2012. Il Dirigente Regionale Responsabile Unico del Procedimento Dott. Francesco Dotta

“Sono diventato un handicappato schiantandomi con il parapendio Cercavo qualcuno che mi aiutasse ed è arrivato Abdel”
dio, la sua passione, si schianta a terra, “tra un prato verde e l’inferno”. Con la moglie Béatrice, già malata di cancro, è costretto a cercare qualcuno per l’assistenza domiciliare. Alla porta del suo villino, in un quartiere esclusivo di Parigi, bussa un ragazzo della banlieue appena uscito di prigione. «Non era veramente interessato al lavoro, veniva al colloquio solo per continuare a ricevere il sussidio di disoccupazione, o forse pensando di svaligiare i nostri beni» ricorda Pozzo di Borgo. Decide di assumere Abdel per reazione contro la frase di un altro candidato al posto. «Prendere un arabo in casa è come convivere con il diavolo». Nasce un’amicizia improbabile che dura da allora. «L’incontro tra due disperati — dice Pozzo di Borgo — io con un handicap fisico, lui sociale». Abdel si sente finalmente considerato alla pari e diventa un perfetto Diavolo custode, titolo della biografia di Pozzo di Borgo che esce per Ponte alle Grazie. L’immigrato algerino,

“Eravamo due disperati: io fisicamente e lui socialmente. Ce l’abbiamo fatta evitando i buonismi”
sala con il loro bagaglio di complessi e pregiudizi — racconta Pozzo di Borgo — ed escono sollevati, con un senso di liberazione». Ci sono state anche delle critiche. «Un quadretto buonista che vorrebbe cancellare i veri conflitti sociali», secondo Libération. Per Varietysi tratta di un film razzista e pieno di stereotipi. «Rispetto le opinioni di tutti — risponde l’autore — ma il politicamente corretto ci condanna alla mediocrità intellettuale». Dopo dieci anni di convivenza, i due “quasi amici” si sono separati. Pozzo di Borgo si è trasferito a Essaouira, in Marocco, con la nuova moglie. Abdel vive tra Parigi e l’Algeria, dove sta creando una piccola impresa. Si chiamano al telefono, due volte l’anno si ritrovano con le rispettive famiglie. Continuano a scherzare sugli inciampi della vita. «Quello che conta nel titolo francese — spiega Pozzo di Borgo — è la lettera finale». Intoccabili, al plurale. In due si può diventare indistruttibili.
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LA MODA R2CRONACA

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PER SAPERNE DI PIÙ http://seidimoda.repubblica.it/moda http://d.repubblica.it

Via alle sfilate di New York. Per la Beckham dietro le quinte anche il marito David entusiasta e in versione “mammo” Lacoste reinventa le mise da sci anni ’60, Alexander Wang copre il volto con reti in cachemire, camicie da uomo per Tibi

Chic con grinta
Zip e abiti fascianti in passerella lo stile di sexy Victoria
DAL NOSTRO INVIATO LAURA ASNAGHI NEW YORK olto sexy, molto seduttiva”. È un David Beckham in grande forma, in completo grigio firmato Ralph Lauren, che rilascia commenti sulla collezione della moglie Victoria, mentre dietro le quinte coccola Harper Seven, la sua quarta figlia, una neonata dal volto paffuto. La sfilata della signora Beckham, più filiforme che mai, si è tenuta ieri alla Public Library di New York. Uno show “da non perdere” nel fitto calendario della settimana della moda. E ieri al defilè lo spettacolo è stato doppio. David Beckham non si era mai visto in prima fila alla sfilata della moglie: «Di solito sto a casa a fare il daddy-sitter», ha detto. Tante foto ma con molto aplomb. Mister Beckham infatti non ha voluto rubare la scena alla moglie e ai suoi abiti di ispirazione sportivomilitare, pensati per “donne forti e potenti”, che adorano mise scolpite sul corpo e maliziose zip

WANG
Mascherina come una rete da pesca, in morbido cachemire

LACOSTE BECKHAM
Filiformi, sensuali, maliziose, forti: le donne vestite da Victoria

M

costante ascesa. Sempre sport, in chiave superlusso, per Alexander Wang, lo stilista californiano di origini cinesi, amatissimo a New York. Ispirandosi agli sport d’acqua, ha fatto sfilare donne con metà volto coperto da reti da pesca, in morbido cachemire. Amy Smilovic di Tibi ha giocato invece sul contrasto maschile-femminile, come la gonna attillata portata con la camicia bianca da uomo, perfetta per una donna fascinosa come Scarlett Johansson.
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La donna Lacoste indossa tute e abiti dai colori accesi

TIBI
Moda per signore che amano il taglio maschile: sobrio e intrigante

I dettagli

DUVETICA
Piumino rosso in nylon con collo in volpe: tecnico e ultra chic

FONTANA 1915
Eleganza senza tempo, colori dai forti contrasti per una borsa che si fa notare

Il mood sportivo fa da filo conduttore delle collezioni Modelli attillati dai colori vibranti
che percorrono tutta la schiena. Le modelle sono emule di Victoria. Magrissime, fasciatissime negli abiti verde militare o rosso, con colletti e spalline dai bottoni oro. Ai piedi, stivaletti con laccetti punk dai tacchi alti, ma anche anfibi raso terra. Vuol dire che la signora Beckham ha deciso di scendere dai tacchi? «Perché no, gli stivaletti bassi danno un’aria moderna», teorizza dall’alto delle sue decoltè, tacco 12 centimetri, sulle quali ondeggia con studiata nonchalance. Per il prossimo inverno è il mood sportivo che fa da filo conduttore a molte collezioni. Felipe Oliveira Baptista, lo stilista di Lacoste, ha esplorato gli archivi della maison, riportando sotto i riflettori l’abbigliamento da sci che Lacoste aveva realizzato negli anni ’60 per la squadra nazionale francese di sci alpinismo. Un recupero fatto con grinta e stile moderno, dai colori vibranti. Il capo di culto è una tuta da sci, attillata come una seconda pelle, attrezzata con dettagli da divisa da rugby. In collezione anche le celebri polo che rappresentano il 40% del business di questo marchio in

JACOB COHEN
Jeans sartoriale e rivestito di swarovsky originali. Per chi vuole il denim di lusso

YAMAMAY
Autorità Portuale di Venezia AVVISO IN ESTRATTO DI GARA ESPERITA
Si comunica che si è conclusa la procedura di gara per l’aggiudicazione dell’appalto relativo ai lavori di completamento dello scavo dei canali portuali di grande navigazione sino alla quota prevista dal Piano Regolatore Portuale e conferimento dei sedimenti dragati – 1° stralcio -. È risultato aggiudicatario il raggruppamento temporaneo composto dalle imprese Lmd S.p.A. (in qualità di capogruppo mandataria) e le mandanti Zeta S.r.l. - Clodiense Opere Marittime S.r.l. - Somit S.r.l. - La Dragaggi S.r.l. Tiozzo Gianfranco S.r.l. - Nautilus S.r.l. Boscolo Sergio Menela e Figli & C. S.r.l, il quale ha offerto un ribasso pari al 10,91% rispetto all’importo posto a base di gara, ai sensi dell’art.82, comma 2, lettera a), del D.lgs. n. 163/2006. L’avviso integrale è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, n. 12 del 30/01/2012, all’Albo Ufficiale e sul profilo di committente dell’Autorità Portuale di Venezia (www.port.venice.it). IL PRESIDENTE: Prof. Paolo Costa

Sandalo fetish, con tacco a stiletto per una sensualità senza mezze misure

Il caso

Borsalino, un classico da 150 anni che sa diventare anticonformista
BORSALINO, il cappello con 150 anni di storia che ha avuto tra i suoi testimonial eccellenti Alain Delon, Humphrey Bogart, Leonardo Di Caprio e Madonna, ha sfilato sulle passerelle newyorkesi in testa alle modelle di Ruffian, marchio di culto disegnato da Brian Wolk e Claude Morais e amato da celebrities come Kirsten Dunst, Poppy Delavigne e Olivia Palermo. Borsalino dimostra di avere una classe e un’eleganza senza tempo, che si esalta anche con capi d’avanguardia, estrosi e punk come quelli di Ruffian, dando vita a un nuovo concetto di chic tutt’altro che convenzionale.

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IL CASO R2MONDO

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PER SAPERNE DI PIÙ observer.guardian.co.uk www2.warwick.ac.uk

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Coniato nel 1973, il modello di Black e Scholes per un quarto di secolo è servito a guadagnare dalla City a Wall Street Secondo il professor Stewart, è stato anche la miccia che quattro anni fa ha dato fuoco al sistema bancario mondiale

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ENRICO FRANCESCHINI LONDRA atemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo», afferma la celebre teoria di Archimede, il grande scienziato greco di Roma antica. «Datemi un’equazione e ve lo distruggerò», prova a parafrasarlo quasi duemila anni più tardi il professor Ian Stewart, docente emerito di matematica all’Università di Warwick. Un’equazione come quella coniata nel 1973 da due scienziati americani, Fischer Black e Myron Scholes, che sulle ali della loro scoperta vinsero nel 1997 il Nobel per l’economia. Per più di un quarto di secolo, il complesso calcolo che porta il loro nome è stato il Santo Graal della finanza internazionale: un metodo per guadagnare somme inimmaginabili, senza bisogno di produrre merci e nemmeno di scambiarle su un mercato. Dalla City di Londra a Wall Street, gli investitori l’avevano ribattezzata “la formula di Mida”, perché trasformava in oro tutto quello che toccava. Ma avevano dimenticato come finì re Mida. In un libro a cui ha dedicato dieci anni di lavoro, pubblicato in questi giorni in Inghilterra (17 equations that changed the world), il professor Stewart sostiene che l’equazione BlackScholes è diventata la causa del crash globale del 2007: o perlomeno la miccia che ha dato fuoco al sistema bancario e all’economia mondiale, trascinandoli nel buco nero della peggiore crisi dalla Grande Depressione degli anni Trenta in poi. L’autore riconosce che non basta una formula

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Un’equazione per fare soldi facili ecco la formula del crac economico
l’equazione Black-Scholes ha aperto un mondo nuovo di investimenti sempre più complessi, facendo fiorire una gigantesca industria globale, i derivati finanziari e altri sistemi speculativi, introducendo un potenziale per abusi d’ogni genere. L’equazione dei due scienziati, osserva il professore, affonda le radici nella matematica e nella fisica, i cui modelli teorici non sono sempre appropriati per il mondo finanziario. Gli speculatori l’hanno sfruttata per tre decenni di crescita vertiginosa: nel 2007 il sistema finanziario internazionale scam-

Prima del crash del 2007 gli speculatori l’hanno sfruttata per tre decenni di crescita vertiginosa
IL LIBRO
“Diciassette equazioni che hanno cambiato il mondo” del matematico Ian Stewart

biava derivati per un valore di un milione di miliardi di dollari, pari a 10 volte il valore di tutti i prodotti creati dalle industrie manifatturiere di tutto il mondo nell’ultimo secolo, e lo faceva senza bisogno di creare o produrre concretamente alcunché. Poi è scoppiata la bolla dei mutui “troppo facili”, e tutte quelle operazioni, quei contratti, quei debiti garantiti dal nulla, sono precipitati in una voragine senza precedenti. I mostri generano altri mostri, ammonisce l’autore: «Seguendo il modello Black-Scholes, tutte le società di investimenti hanno as-

sunto scienziati col dottorato in matematica per elaborare formule speculative sempre più rischiose. Finché non è esploso tutto». Un gioco pericoloso che lo scrittore inglese Robert Harris ha descritto l’anno scorso nel romanzo L’indice della paura e che il libro di Stewart esamina invece con la lente d’ingrandimento dello scienziato. Ci voleva uno Sherlock Holmes della matematica per individuare “l’assassino” della recessione 2007: l’equazione che ha causato il peggiore crash finanziario della storia.
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Gli strumenti teorici oggi però sono resi ancora più micidiali dalla velocità dei pc
matematica a provocare un terremoto planetario di simili proporzioni: vi hanno contribuito anche altri fattori, come l’irresponsabilità finanziaria, l’inettitudine politica, gli incentivi perversi dati agli speculatori, l’eccessiva deregulation dei mercati. Ma il suo studio ha l’obiettivo di lanciare l’allarme su un mondo della finanza globale dominato da strumenti puramente teorici, resi ancora più micidiali dalla velocità dei computer che ne eseguono automaticamente gli ordini. «È come se avessimo consegnato le chiavi dell’economia mondiale a qualcuno che tira semplicemente a indovinare», afferma il matematico, auspicando una radicale riforma dei sistemi che regolano la finanza. Black e Scholes, precisa il suo libro, non hanno alcuna colpa. La loro equazione non è magia nera: si limita a fornire un mezzo razionale per calcolare il prezzo di un contratto finanziario prima che venga eseguito. È come comprare (o vendere) una scommessa su un cavallo a metà della corsa. Ma

L’intervista

Parla Paolo Zellini, professore di Analisi numerica a Roma Tor Vergata

“Non bisogna fidarsi dei calcoli hanno sempre un margine d’errore”
SILVIA BERNASCONI
on bisogna fidarsi troppo dei calcoli. I modelli matematici hanno una efficacia straordinaria, spesso inspiegabile, ma presentano sempre margini di errori». Paolo Zellini, matematico, professore di Analisi numerica all’Università di Roma Tor Vergata, invita alla cautela. Una formula può essere all’origine del crac finanziario? «Siamo di fronte a un modello che i matematici usano per descrivere certi fenomeni, ma un modello non è la realtà, si approssima necessariamente. Questi modelli non sembrano appropriati alla finanza, il prezzo di una merce è discontinuo mentre le variabili che intervengono nel modello sono continue». Equazioni matematiche applicate all’economia possono causare danni? «Applicate a qualsiasi cosa, non solo all’economia. Richiedono sempre un’analisi molto dettagliata e molto accorta». Quali sono i rischi di errore? «Quando andiamo a cercare la soluzione di un modello o di un’equazione, l’errore si annida a diversi stadi. Prima di tutto nel fatto che si tratta di un modello, poi — e questo è l’errore più insidioso — nel calcolo, un processo complesso che comporta milioni di operazioni e per forza di cosa delle approssimazioni». Ci sono altre formule che hanno inciso nel nostro quotidiano? «La teoria di Perron-Frobenius, dei primi del Novecento, negli anni è stata applicata a diversi settori, tra i quali la dinamica delle popolazioni e alcuni problemi economici, e ora è utilizzata per i motori di ricerca su Internet, come Google».

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R2AUTOMOTORI
Cilindri dimezzati, più potenza ma anche meno emissioni e minor consumo di carburante. Ecco il nuovo corso dei propulsori di ultima generazione. Dalle utilitarie ai Suv, dalle grandi berline di lusso alle supercar tutti i protagonisti della “svolta ecologica”

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Ecco gli altri modelli

Mi si è il ristretto
DANIELE P. M. PELLEGRINI
tupisce di più una Punto a due cilindri o una Bentley che va a quattro? Dopo tanto parlare di downsizing adesso si fa sul serio e la moda dei “motorini” dilaga quasi senza distinzioni nel panorama automobilistico. I tecnici ci hanno sempre spiegato che il modo migliore per consumare meno era fare macchine più piccole e leggere, ma da questo punto di vista poco è cambiato. Chi dice per colpa di chi non vuole rinunciare allo spazio e chi chiama in causa la sicurezza. Oggi, finalmente, possiamo soddisfare il senso della quantità minimizzando quello che sta sotto il cofano. Con poco clamore e un po’ lontano dei riflettori, puntati più che altro sulle tecnologie complesse come ibride e simili, il vecchio motore a pistoni si è evoluto come se avesse compreso che sapendosi adeguare ai tempi, può ancora avere una lunga vita davanti a sé. La strada è quella di ridurre le cilindrate e il numero di cilindri senza perdere in potenza e soprattutto in coppia per riuscire a mantenere agili vetture abituate ai motoroni. Oggi sono alla ribalta soluzioni tecniche nuove che consentono abbinamenti una volta considerati scandalosi: dall’Alfa Mito a due cilindri alla Ford Focus a tre, fino alla Cadillac ATS con un modesto quattro cilindri. Anche ai piani alti del lusso sembra che il prestigio non si misuri più con il numero dei cilindri come dimostrato anche dalla Bentley Continental che

Alfa Mito Twinair

Il TwinAir bilindrico finirà anche sulla Mito. Ha 85 Cv ed eroga tra il 10 e il 25% in più di coppia rispetto ai benzina da 105 e 78 Cv

La magia del downsizing così l’auto riduce i consumi

motore
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Una tendenza che ha conquistato anche i marchi più blasonati e legati alla velocità
propone un esempio di downsizing di alto livello: da 12 cilindri a W a 8 a V, con in più la possibilità di “spegnerne” una metà quando anche solo quattro sono sufficienti a muoversi con la necessaria dignità. Si potrebbe dire pochi ma buoni e tecnicamente raffinati, ricchi di tecnologie avanzate come sovralimentazione turbo, fasatura variabile, iniezione diretta e sistemi di equilibratura che fanno assomigliare un due cilindri a un quattro e un tre a un sei cilindri. Non è una transizione semplice: da una parte gli ingegneri che rincorrono l’efficienza, dall’altra il marketing che continua a considerare il “motorone” un contributo all’immagine e la giustificazione di un prezzo più alto. In mezzo un mercato più maturo, che bada più al sodo, vale a dire ai consumi

e alle prestazioni valutate guidando e non sulla carta. Alla Jaguar molti hanno fatto fatica a convincersi che la XF si poteva vendere anche senza un 6 o un 8 cilindri per poi riconoscere che il 2200 turbodiesel è attualmente il best seller e il trend è confermato dal successo dei motori “piccoli” nella Bmw Serie5 che pure sul 6 cilindri aveva costruito la propria immagine. Certo la situazione economica favorisce un atteggiamento del genere ma questo riguarda una visione tattica e molto parziale del mercato. Invece la tendenza tecnica è un fatto strategico che potremmo definire globale con oramai dei punti fermi affermati presso la quasi totalità dei grandi costruttori. Il panorama appare infatti abbastanza definito, con l’affermazione di una nuova generazione di motori turbo 10001200 a 3 cilindri per le vetture compatte e di 4 cilindri turbo 16002000 per i segmenti superiori; non è proprio una condanna degli 8 e dei 12 cilindri, che rimarranno a beneficio della passione ma confinati in ambiti sempre più ristretti.
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Freemont 4x4
La Freemont AWD sarà in vendita dal 25 febbraio. Il cambio è automatico a 6 marce e il sistema prevede trazione anteriore fissa e posteriore gestita da un ripartitore elettronico. Sovrapprezzo di 3.500 euro rispetto alle corrispondenti versioni a 2 ruote motrici er una primadonna non è facile ridimensionarsi e la Punto primadonna ci è nata. Sull’onda della rivoluzionaria Uno e con tutto il peso della competenza Fiat nel settore. Sei generazioni per 8 milioni e mezzo di esemplari, 18 anni di leadership incontrastata in Italia e addirittura qualche momento di vertice in Europa parlano chiaro di un modello di punta, abituato a guardare la concorrenza dall’alto o almeno da una posizione consolidata e sicura. Un modello per Fiat da trattare con i guanti, a maggior ragione oggi quando, arrivato alla sesta generazione (guarda caso, come la Golf) e in un momento di ristrettezze economiche, deve trovare il difficile equilibrio fra la continuità e la necessità di rinnovarsi per conservare almeno lo spazio sul mercato

La novità

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Metti un bicilindrico sulla Punto come cambia il nuovo modello
che le spetta quasi di dovere. Quale spazio? Di questi tempi i costruttori sono riluttanti a dare i numeri (forse perché per troppo tempo li hanno dati con molta disinvoltura) e dietro insistenza il management Fiat non va oltre una previsione di massima che dovrebbe «confermare i risultati del 2011», vale a dire 120.000 esemplari in Italia che mediamente vale circa la metà delle vendite complessive. Non sono certo i numeri da record degli anni ricchi ma a guardare il bicchiere mezzo pieno questo livello significherebbe riuscire a

Debutta il propulsore già adottato sulla 500 e la Panda. In vendita da aprile
rispondere non solo alla prevista crisi del mercato ma anche (e forse soprattutto) alla concorrenza, che è sempre più forte e lancia novità a getto continuo. Per rinforzare e attrezzare al meglio la Punto 2012 i tecnici di

Torino hanno messo a frutto tutta la loro indiscussa competenza nel settore con in più una buona dose di saggezza nel riordinare il prodotto dopo la non troppo lineare operazione Punto Evo. Si è cominciato con fare pulizia nello stile, tornato alla sobrietà originaria, con interventi dentro e fuori che hanno il merito di conferire a questo prodotto maturo una maggiore sensazione di qualità. Poi si è allargata la gamma che ora comprende ben 10 motorizzazioni (fra benzina, diesel, metano e Gpl) e 5 allestimenti, per giocare a tutto campo

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PER SAPERNE DI PIÙ www.fiat.it www.bentleymotors.com

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FordFocus Ecoboost

Il 3 cilindri 1000 Ecoboost andrà anche sulla Focus: sarà disponibile con potenze di 100 e 125 Cv, capaci di emettere rispettivamente 109 e 114 g/km di CO2

Bmw Serie 5 - 4 cil.

Bmw Serie 5 viaggia spedita con il 2000 diesel 4 cilindri che arriva a 184 cavalli e promette consumi medi di 4,8 litri per 100 km

Bentley Continental - 8 cil.

La nuova Continental GT propone al posto del classico W12 un V8 da 507 Cv che per consumare meno in alcuni momenti funziona a 4 cilindri

Il design
È nuovo il frontale della Punto 2012, caratterizzato da un paraurti nella stessa tinta di carrozzeria, con gli indicatori di direzione incassati e gli antinebbia inseriti nella presa d’aria. Anche nella parte posteriore, il paraurti è integrato e dello stesso colore carrozzeria. All’interno, nuovi tessuti dei sedili e il materiale degli inserti nella plancia

Il Twinair
Sulla Punto model year 2012 debutta il Twinair, il motore turbo bicilindrico di 875 cc e 85 Cv di potenza che alla Fiat considerano l’arma tecnologica del momento, già in uso sulla 500 e nuova Panda. Premendo il tasto Eco si riducono i consumi e migliora la fluidità ai bassi regimi

Il caso

E le cabine telefoniche caricheranno l’elettrica
Al via da Torino il progetto di mobilità
ANTONIO CIANCIULLO
na volta erano cabine telefoniche, domani saranno gate elettronici. Dall’era dei telefoni fissi e delle nuvole di smog si passa alla stagione delle smart city in cui le funzioni si sovrappongono e l’automobile si trasforma: non più solo uno strumento per la mobilità ma parte di una rete intelligente in cui viaggiano persone, energia e informazioni. Si comincerà a Torino, a marzo, con la trasformazione della prima vecchia cabina in una struttura polivalente che consentirà, tra l’altro, di ricaricare le batterie dei veicoli elettrici. Il progetto nasce dall’idea di

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Stop&Start
Sono 10 i motori previsti per ogni tipo di esigenza e sempre attenti al risparmio di carburante, sia quelli a benzina (MultiAir e TwinAir) che i diesel (MultiJet). Si aggiungono quelli a metano e a Gpl. Prevista la tecnologia Stop&Start che spegne il motore quando l’auto si ferma e il Gear Shift Indicator

Telecom partner dell'idea nata in una società specializzata in innovazione
una piccola società specializzata in innovazione tecnologica, Ubi Connected, e ha subito trovato un partner in Telecom, che ha sposato l’iniziativa anche perché si inserisce perfettamente in una visione della città in cui la telefonia supera i vecchi confini diventando un sistema nervoso capillare attraversato da flussi di informazione di vario genere. Anche se negli ultimi 10 anni le cabine telefoniche si sono dimezzate passando da 233 mila a poco più di 100 mila, ne resta una quantità più che sufficiente per rispondere alle nuove esigenze. Anche perché oltre la metà di questi punti telefonici si trova sulle strade o in luoghi pubblici di grande passaggio: è di fatto una rete pronta per soddisfare i bisogni dei futuri utenti del trasporto elettrico. I nuovi gate saranno portali coperti da pannelli fotovoltaici. Disporranno di schermi per collegarsi a internet, leggere i giornali in forma elettronica, mandare mail. Verranno dotati di telecamere per proteggere le persone e le strutture. Avranno la possibilità di ricaricare le batterie di bici, moto e auto. Una serie di funzioni che nasce da un calcolo economico. Se ci si limitasse all’utenza attuale delle macchine con la spina la ri-

Quante sono
Negli ultimi 10 anni le cabine telefoniche si sono dimezzate passando da 233 mila a poco più di 100 mila, ne resta una quantità più che sufficiente per rispondere alle nuove esigenze. La metà si trova sulle strade o in luoghi pubblici di grande passaggio

Affari & Finanza
ti motore, alla più efficiente insonorizzazione e addirittura ricorrendo a un sensore che controlla le regolazioni del motore nel momento dell’innesto della frizione in modo da migliorare la progressività in partenza ed evitare strappi. Anche la messa a punto del propulsore è stata rivista su misura per la Punto in modo che premendo il tasto “Eco” si abbia, oltre alla riduzione di consumi e prestazioni, anche un funzionamento più fluido ai bassi regimi. C’è molta aspettativa per questa motorizzazione, alla quale verrà addirittura dedicato un allestimento specifico, e proprio per la delicatezza dell’operazione la versione Twinair non è disponibile al lancio ma arriverà in aprile con prezzi a partire da 11.900 euro. (d. p. m. p.)
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Come funzionano
I nuovi gate saranno portali coperti da pannelli fotovoltaici. Da qui sarà possibile ricaricare le batterie di bici, moto e automobili. Disporranno, inoltre, di schermi per collegarsi a internet, leggere i giornali in forma elettronica e inviare mail

senza trascurare nulla. La novità assoluta, sotto questo punto di vista, è l’adozione del 900 Twinair che in Fiat considerano un po’ l’arma tecnologica del momento. Operazione che ha richiesto più di un artificio tecnico per adattare la ruvidità congenita (quell’effetto frullino che sulla 500 ha un suo fascino nostalgico) a un modello che deve rispondere a più alti standard di comfort e allo stesso tempo giustificare un prezzo più elevato rispetto al 4 cilindri 1200. Obiettivo raggiunto si deve dire, grazie al lavoro sui suppor-

DUE IBRIDE A LE MANS
Alla prossima 24 Ore di Le Mans dopo l’esordio dei motori diesel debutteranno due vetture ibride. Una sfida tecnologica che ha per protagoniste Audi e Toyota. Ecco tutti i segreti dei due bolidi

chiesta di ricarica sarebbe vicina allo zero. Ma d’altra parte senza investimenti infrastrutturali nessuno comprerà un veicolo elettrico rischiando di rimanere fermo per strada. La scommessa di Telecom e di Ubi Connected è ridurre i costi (le cabine già esistono e la trasformazione può essere veloce), trovare un mercato immediato per recuperare in tempi brevi

l’investimento (gli schermi elettronici su cui possono viaggiare informazioni e pubblicità), offrire un servizio per il nascente sistema di mobilità elettrica che proprio nell’arco del 2012 dovrebbe avviarsi con l’arrivo ai concessionari di una serie di modelli, a cominciare dai quattro che la Renault metterà in pista. La disponibilità di una rete di ricarica capillare nelle città potrebbe anche incoraggiare un salto di qualità del car sharing e del bike sharing: finora una dozzina di città ha provato a impegnarsi in questo campo, ma il parco mezzi è estremamente ridotto e la quota elettrica trascurabile. Ora il quadro potrebbe cambiare in modo radicale per il confluire di quattro fattori. Primo: l’impegno diretto delle case automobilistiche che devono rientrare di investimenti importanti nel settore. Secondo: l’eccedenza di capacità elettrica del paese che rende conveniente lo sviluppo di nuovi segmenti di mercato. Terzo: la normativa europea che prescrive limiti all’inquinamento urbano e non può continuare a essere ignorata a lungo. Quarto: una rete di punti di ricarica che può essere attivata in tempi brevi a costi contenuti dando la possibilità di navigare in internet durante l’attesa.
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CULTURA

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«Un po’. Effettivamente, l’adolescenza di Raphael Cody è simile alla mia». Che somiglianze, e che differenze, ci sono fra i superorganismi delle formiche e le società umane? «Le somiglianze stanno nella complessità della comunicazione, e nella divisione del lavoro. Le differenze, nell’individualità e nel desiderio di riproduzione, che costituiscono tratti generali, se non addirittura universali, dell’umanità». Più in generale, che cosa ci possono insegnare le formiche, sulla natura umana? «Non molto. Le formiche sono quasi completamente guidate dall’istinto, e imparano pochissimi comportamenti. Gli uomini, invece, sono solo parzialmente guidati dall’istinto, e hanno una grandissima capacità di apprendimento». Dunque non è da un parallelo con le formiche, che lei è arrivato alla sociobiologia? «Vorrei chiarire una cosa. La sociobiologia, come l’ho concepita scientificamente nel 1971, è lo studio sistematico delle basi biologiche di tutte le forme di comportamento sociale negli animali, compresi quelli umani. E non è, come invece è stata spesso fraintesa nel passato, lo studio degli istinti degli esseri umani». Come risponderebbe, allora, alle critiche che sono state sollevate contro di essa?

Lo scienziato, definito l’erede di Darwin, spiega l’importanza della “biodiversità”

PIERGIORGIO ODIFREDDI
a storia della biologia riposa su alcuni pilastri, che sono gli organismi sui quali ci si è concentrati per studiare le foglie di quello che Darwin chiamò “l’albero della vita”. Lo scopo, ovviamente, è arrivare a comprenderne i rami, il tronco e le radici, e magari anche il seme che l’ha generato. Cioè, arrivare a risolvere il problema complementare a quello affrontato da Darwin stesso ne L’origine delle specie: non solo come la vita si sia evoluta e diversificata, fino a raggiungere la sua complessità odierna, ma anche, addirittura, come sia nata. Molti scienziati si sono dedicati allo studio di un particolare organismo, e ne hanno spesso tratto fama e onori. Ad esempio, così è stato nei casi del batterio Escherichia coli, del verme Caenorhabditis elegans e della mosca Drosophila, che hanno portato al premio Nobel una ventina di studiosi. Salendo nella scala evolutiva, i fringuelli e i piccioni di Darwin appartengono ormai alla storia dell’evoluzionismo. Se ci si vuole avvicinare alla mirmecologia, come si chiama in linguaggio tecnico questo studio (dal greco myrmex, “formica”), è però forse meglio iniziare da Anthill, “Formicaio” (Elliot), che si presenta nel format più abbordabile del romanzo. Un romanzo strutturato in sei parti, come gli esapodi che Wilson ha studiato per tutta la vita. E che racconta la storia di un ragazzo molto simile a lui, precocemente appassionatosi alle formiche e al loro mondo. Uno dei motivi di interesse delle formiche, è che esse forniscono il più noto esempio di insetti altamente sociali. Al punto che si possono considerare come i veri organismi non le formiche individuali, ma i formicai collettivi. Questo aspetto è affrontato in dettaglio da Wilson e Hölldobler nel loro ultimo superlibro, Il superorganismo (Adelphi). I superorganismi mirmecologici, però, sono soltanto una particolare organizzazione biologica sovraindividuale. Ce ne sono molti altri esempi, nel regno animale: ad esempio, tra i coralli, le api, le vespe, le termiti, i pesci, gli uccelli, i delfini, gli elefanti, i leoni, i lupi, le scimmie. E, ovviamente, l’uomo. Si arriva così, in maniera naturale, allo studio proposto da Wilson nel 1975, nel suo discusso libro Sociobiologia (Zanichelli, 1979). Un termine, questo, che intende indicare una “nuova sintesi” tra sociologia e biologia, che renda conto delle “basi biologiche del comportamento sociale”. La discussione sulla sociobiologia nasce dal fatto che essa tende a sottolineare ed enfatizzare le radici genetiche e i meccanismi selettivi del comportamento, e in generale i fattori naturali, a scapito e discredito di quelli culturali. Molti scienziati e umanisti hanno dunque reagito duramente alla nuova disciplina, accusandola di determinismo genetico e di legittimazione dello status quo sociopolitico. Questa lunga premessa serve a introdurre i tanti punti della mia conversazione con Wilson. Quanto è stato importante lo studio delle formiche, nella biologia? «Stranamente, non è comincia-

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Edward

WILSON
“PERCHÉ L’UOMO HA BISOGNO DEGLI INSETTI”
minanti». A proposito di Lorenz, lei è stato influenzato dal suo lavoro? «Profondamente. Soprattutto quando lo incontrai, e lo sentii parlare, nei primi anni ’50. Gli stimoli che lui chiamava releaser, “rilasci”, mi ispirarono a trovare i feromoni, che agli inizi chiamai appunto “rilasci chimici”. E anche a cercare di decodificare, insieme ad altri, il sistema di comunicazione delle formiche». Quando iniziò il suo interesse per le formiche, che lei chiamò nella sua autobiografia una “trance naturalistica”? «A nove anni. Ma questo succede a molti bambini: la differenza con me, è che io non sono mai cresciuto». Quanto c’è di lei nel personaggio di Raff del suo romanzo Anthill?

“Dobbiamo proteggere tutte le forme di vita: sono indispensabili per il nostro futuro”
«Che quelle critiche, appunto, erano focalizzate sulla seconda definizione, quella scorretta». Anche quelle di Lewontin e altri, ad esempio nel loro libro Il gene e la sua mente. Biologia, ideologia e natura umana? «Lewontin credeva che il cervello umano fosse completamente immune da istinti, e che la biologia dovrebbe essere consistente con la teoria marxista. Ma è dagli anni ’70 che a queste cose non crede più nessuno, almeno fra i biologi». Tra le sue grandi preoccupazioni, ci sono la biodiversità e la sua conservazione. Perché è così importante preservare il numero e la diversità di tutte le specie? «Perché il resto della vita, che è appunto il significato della parola “biodiversità”, è l’eredità più preziosa e vulnerabile per l’uomo. E la sua sopravvivenza è essenziale per la nostra». Nel suo libro La creazione lei propone un’alleanza tra la scienza e la religione, per salvare la biodiversità. Ma com’è possibile allearsi, quando scienza e religione si combattono sul fronte della visione del mondo? «Personalmente, credo che siano impossibili da riconciliare con la scienza le storie della creazione proposte dalla religione. Ma questo non impedisce che coloro che aderiscono, in teoria, a due antitetiche visioni del mondo, non possano poi cooperare, in pratica, per la conservazione della biodiversità».
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to seriamente che a metà dell’Ottocento». Come lo situerebbe nello spetIL LIBRO E tro degli studi di altri organismi, L’AUTORE “Il quali il batterio Escherichia coli, le superorganismo” api di von Fisch e le oche di Lorenz? scritto con Bert «Allo stesso livello, o poco meno. Hölldobler da Le formiche sono tra gli organismi Edward O. più avanzati dal punto di vista delWilson (nella foto) l’organizzazione sociale animale, e è uscito da la realizzano nelle maniere più diAdelphi sparate. E sono anche gli insetti do-

“La pagina che non c’era”, iniziativa fra i banchi

SCRITTORI A SCUOLA PER GIOCARE CON I RAGAZZI
NAPOLI — Un gioco letterario per fare superare ai ragazzi la diffidenza nei confronti della lettura. E’ questa l’idea alla base de “La Pagina che non c’era”, festival e concorso di scrittura arrivato alla sua seconda edizione e che il 17 e 18 febbraio porterà tra i banchi gli scrittori. Gli studenti delle scuole superiori italiane, duecento gli iscritti, incontreranno nelle aule dell’istituto “Pitagora” di Pozzuoli Viola Di Grado (Settanta acrilico e trenta lana, edizioni E/O), Andrej Longo (Lu campu di girasoli, Adelphi) Marco Malvaldi (La briscola in cinque, Sellerio) e Antonio Scurati (La seconda mezzanotte, Bompiani). Il festival, coordinato dalle professoresse Diana Romagnoli e Maria Laura Vanorio, prevede oltre alla lettura dei romanzi e all’incontro con gli autori, anche laboratori di scrittura. E poi, il concorso vero e proprio. Agli studenti è chiesto di aggiungere una pagina, quella che non c’era, in un punto qualsiasi del romanzo scelto fra i quattro proposti, imitandone lo stile e mimetizzandosi nella opera.

Ragazzi a scuola

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

R2CULTURA
Lo scrittore racconta la sua storia: “Dissero che avevo la sindrome di Asperger ma non era vero”

I 50

Il ricordo della grande filologa scomparsa dieci anni fa

MARIA CORTI, SIGNORA DELLA CRITICA
PAOLO MAURI
etodi e fantasmi: con questo titolo Maria Corti esibiva ai suoi lettori nel 1969 (l’editore era Feltrinelli) una sorta di perfetta carta di identità. Erano anni, quanto ai metodi della critica, molto fecondi specie, ma non solo, lungo l’asse della stilistica, dello strutturalismo e della semiotica. Con Dante Isella e Cesare Segre, suoi colleghi all’Università di Pavia, la Corti aveva dato vita pochi anni prima alla rivista “Strumenti critici”. Ma a Pavia ricordavano certe sue gite in macchina per la valle del Trebbia. “Allora l’hai trovato?” le chiedevano non senza ironia gli amici quando ricompariva la sera. La Corti stava cercando un castello. O meglio cercava di identificare un castello con torri rotonde e una quadrata e due torrenti che scorrevano lì sotto, descritto in un poemetto di fine Quattrocento. Si intitola “Delfilo”. Un famoso italianista svizzero, padre Giovanni Pozzi, lo aveva attribuito a Francesco Colonna, ma per molti motivi la Corti sospettava di quella attribuzione. Riscontri oggettivi mettevano in dubbio la paternità del Colonna, ma il ritrovamento del castello fu la carta decisiva. Si trova a Momeliano, vicino a Piacenza e all’epoca era di certi signori Ceresa. L’autore del poemetto si poteva agevolmente individuare in Marco Antonio Ceresa. Sul codice miniato dell’Ambrosiana che ci tramanda “Delfilo” c’è anche l’immagine del castello, che del resto i versi descrivono con precisione. Giorgio Petrocchi, il famoso dantista, decretò che la Corti era una sorta di Perry Mason. Ora che sono passati dieci anni dalla sua morte, mentre l’Università di Pavia si appresta a ricordarla, viene voglia di dire che la sua gloria sta molto nei metodi e nella loro applicazione, ma anche nella caccia ai fantasmi. Comunque Metodi e fantasmi si apre con un saggio su Fenoglio, di cui poi la Corti avrebbe curato per Einaudi l’edizione critica. E Fenoglio è seguito da Romano Bilenchi. Scelta curiosa, quella di aprire con dei contemporanei, per un volume che riserva molto spazio all’antico. Ma tant’è: la Corti ha sempre percorso la nostra letteratura dal principio ai nostri giorni, sicché la si poteva trovare in prima fila tra gli studiosi del Medio Evo, ma anche a braccetto con Balestrini, Eco e Leonetti nella redazione di “Alfabeta”. Da brava storica della lingua, la materia che cominciò ad insegnare a Lecce per poi trasferirsi a Pavia, aveva estrema familiarità con il lessico e il pensiero di Dante e di Cavalcanti, ma anche con la lingua dei rocchettari novecenteschi. E naturalmente frequentava gli scrittori. Il giovane Manganelli, che girava per Milano in lambretta, le fu molto vicino durante una crisi esistenziale, quando disperava di riuscire a combinare qualcosa. Sono gli anni dell’insegnamento nelle scuole secondarie, anni di pendolarismo e di grande fatica, poi raccontati in parte nel suo Cantare nel buio, perché non voleva riL’OMAGGIO Maria Corti, nunciare agli studi e nemmeno scomparsa alla narrativa che da subito l’afnel 2002, è fascinava. Poi, come amava dire stata una lei, uscì dal tunnel. Ottenne la lifilologa, bera docenza e vinse un concorcritica, so. Presto, siamo agli inizi degli scrittrice anni Sessanta, pubblicò anche e semiologa L’ora di tutti, che non è propriamente un romanzo, ma la narrazione che i morti dell’assedio di Otranto (una delle sue patrie di elezione) fanno per rievocare le loro gesta. Siamo alla fine del Quattrocento e i Turchi sono il nemico. Ma Giacomo Debenedetti dirà che dietro ai turchi si possono anche indovinare i tedeschi della seconda guerra mondiale. La domenica Maria spesso andava a trovare Montale e quando negli anni Novanta venne fuori la storia di quelle poesie che Montale avrebbe lasciato in eredità ad Annalisa Cima perché le pubblicasse a poco a poco, lei poté dire d’essere stata testimone diretta di quel lascito, anche se la grafia e i contenuti non convincevano molti circa l’autenticità di quei versi. In particolare Dante Isella fu molto critico e con buoni argomenti. Ricordo che una sera a Torino, Lalla Romano quasi le saltò addosso perché aveva sostenuto l’autenticità di quelle poesie. Con Isella poi fece pace. Del resto si conoscevano da troppo tempo per chiudere male una lunga amicizia. Quando Maria Corti tenne la prolusione al suo corso di storia della lingua a Lecce, si vide arrivare da Milano proprio Isella e Segre che avevano corso in macchina a più non posso per farle una sorpresa. Molti sono i libri che segnano un percorso senza soste e senza risparmio di fatica, ma forse lei gradirebbe che si ricordasse soprattutto l’impresa del Fondo Manoscritti con il quale costruì a Pavia un monumento alla tradizione novecentesca. Gli amici le donavano i manoscritti dei loro libri, ma anche (è il caso per esempio di Bilenchi, o di Silvio Guarnieri) i loro epistolari. Elsa De Giorgi le diede le lettere d’amore di Calvino che in piccola parte un settimanale pubblicò rompendo l’embargo che le voleva secretate per venticinque anni. Fu uno scandalo, come molti ricorderanno. Nel ’97 la Corti pubblicò anche una sorta di racconto, Ombre dal Fondo (Einaudi) in cui rievoca i suoi rapporti con gli scrittori presenti con le loro carte a Pavia. Altri fantasmi, come si vede, spesso inseguiti con caparbia passione quando c’era il rischio che prendessero la strada di remote università americane. Se non c’erano soldi Maria li trovava e furono diversi a farsi mecenati e tra questi anche il nostro editore Carlo Caracciolo. Con questo giornale la Corti cominciò a collaborare nel 1980 e seguitò fino alla fine, lettrice acuta e instancabile dell’antico e del nuovo. Con tutti generosa. Alda Merini, che grazie a lei uscì da un lungo oblio, le chiedeva dei soldi in cambio di versi inediti, magari buttati giù poco prima. Sfotteva la filologa. E Maria sorrideva, paziente e ansiosa di tornare al lavoro.

M

MALATTIA
che definisce “autistico” ogni bambino introverso
BENJAMIN NUGENT
lla fine degli anni Novanta, per un breve, inebriante periodo nella storia della diagnosi dei disturbi dello spettro autistico, ho sofferto di Sindrome di Asperger. C’è un video educativo girato in quegli anni, intitolato “Capire l’Asperger”, in cui mi si vede: sono il ventenne aspirante modaiolo che indossa la maglia con il colletto e racconta della sua passione per la letteratura e di quanto nessuno lo capisse quando era in quinta elementare. Il filmato era un progetto di ricerca diretto da mia madre, una professoressa di psicologia specializzata in Asperger, e da una sua collega dello stesso dipartimento. Mi ritrae come un giovane che conduce un’esistenza ricca e piena, malgrado l’anomalia mentale di cui soffre. “Capire l’Asperger” non era una truffa: tanto mia madre che la sua collega erano convinte che io soddisfacessi i criteri descritti nella quarta edizione del Manuale diagnostico delle malattie mentali, pubblicato dall’American Psychiatric Association. Il testo, che rimane ad oggi l’opera più autorevole a disposizione di terapisti, ospedali e compagnie assicurative americane, musica. Spesso, quando mi elenca i sintomi di coloro che trovavo in compagni di altri rasoffrono di Sindrome di gazzi, mi sforzavo di parlare Asperger. E all’età di diciasset- come il narratore di un romante anni, anch’io fui considera- zo di E. M. Forster per irritarli). to uno di loro. Manifestavo inoltre una ferDimostravo una “compro- vida “dedizione per uno o più missione qualitativa nell’inte- tipi di interessi stereotipati e razione sociale”, e in partico- ristretti, che risultano anomalare l’“incapacità a sviluppare li o per intensità o per focalizcon i coetanei delle relazioni zazione” (mandavo a memoadeguate al livello di sviluppo” ria poesie e trascorrevo molto (avevo pochi amici) e la “man- tempo suonando la chitarra e canza di ricerca spontanea scrivendo poesie e romanzi della condivisione di gioie, in- terrificanti). teressi o obiettivi con altre perUna diagnosi psicologica sone” (trascorrevo molto del solitamente si applica quando mio tempo da solo, in camera, un individuo esibisce delle a leggere romanzi e ascoltare tendenze che inibiscono la sua

La

IMMAGINARIA Com’è triste una società
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L’autore
Benjamin Nugent tiene un corso di scrittura creativa ed è l’autore di Storia naturale del nerd (Isbn). Al centro: un quadro di Rembrandt capacità di condurre una vita felice e normale. E nel mio caso pare che stesse accadendo proprio questo. La mia media al liceo infatti sarebbe stata sicuramente più alta se fossi stato meno distratto dai libri e dalla musica. E se i miei interessi fossero stati più vari e mi avessero permesso di riuscire a raggiungere un minimo livello di competenza in qualche sport non avrei provocato la frustrazione e il disprezzo degli altri ragazzi durante l’ora di ginnastica e a ricreazione. Finita l’università mi trasferii a New York City, dove divenni scrittore; incontrai persone che condividevano le mie stesse ossessioni e smisi di voler parlare come un narratore di Forster. Non apparivo più tanto goffo e non ero più isolato. Stando al manuale diagnostico, la Sindrome di Asperger è “un disturbo continuo, che dura tutta la vita”. I miei sintomi invece erano spariti. L’anno scorso ho pubblicato un romanzo di “realismo psicologico” cosa che mi ha richiesto di intuire i significati extra-verbali delle interazioni sociali e creare alcuni incontri tra persone fittizi dagli interessanti risvolti impliciti. Solitamente chi soffre di Sindrome di Asperger e di altri disordini dello spettro autistico fa fatica a cogliere riferimenti non verbali, e spesso predilige il tipo di pensiero associato agli scacchi e alla matematica: attività per le quali ho la stessa propensione che per il calcio. Tuttavia, il punto più debole dei criteri diagnostici che mi furo-

Il saggio

DARIO PAPPALARDO
AL 1994 Recupero e conservazionemantiene accesa la discussione sulla valorizzazione e la riqualificazione dell’architettura storica e del paesaggio. In occasione del centesimo numero della rivista, il direttore Cesare Feiffer ha raccolto i suoi saggi nel libro Pensieriparoleopereomissioni (De Lettera Editore, con le belle fotografie di Riccardo Zipoli). Sono spunti di riflessione che tentano di fare uscire il dibattito sulla conservazione fuori dalle aule universitarie. «Nelle accademie, il confronto su questi temi è ormai a livelli molto alti, ma stenta a coniugarsi con la pratica», spiega Feiffer che, oltre a esercitare la professione di architetto restauratore sul campo, insegna Restauro architettonico all’Università Ro-

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la Repubblica
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PER SAPERNE DI PIÙ www.fandango.it www.nyt.com

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Esce il romanzo del celebre giornalista ambientato dall’altra parte del mondo

TENNIS E ABORIGENI L’AUSTRALIA DI CLERICI
ANTONIO GNOLI
n tratto singolarissimo attraversa velocemente il nuovo romanzo di Gianni Clerici Australia Felix (Fandango). Simile a un animale che taglia la strada, ci costringe a frenare di colpo. E a chiederci che cos’è. Che cos’è che sta dietro a un’avventura che comincia nell’italietta del fascismo e finisce nientemeno che in Australia? Di colpo capisco che tutta la storia può essere letta come una grande metafora del tennis. Un gioco che Clerici conosce, pratica, racconta magnificamente. E dal quale ha appreso una filosofia fondata su di un principio semplice: qualunque sforzo o avversità, deve essere affrontato con la grazia e la leggerezza che il buon gusto richiede. Insomma il tennis prima ancora che essere uno sport, per Clerici, è una disciplina interiore: un modo estetico di guardare il mondo, di comportarsi con disinvoltura davanti alla buona come alla cattiva sorte. E non è casuale che il protagonista di Australia Felix sia anche un buon giocatore di tennis. Uno di quei dilettanti disposti a credere che quello sport elitario (lo era almeno alla fine degli anni Trenta, quando la nostra storia ha inizio) sia il prolungamento dell’anima. In una parola, uno stile di vita. Recitato con la racchetta, in mezzo al campo e l’avversario al di là della rete. Eppure, Australia Felix ci parla di grandi tragedie. Del modo in cui il fascismo si sia ac- dall’immigrazione e reso sospettoso dalla canito contro gli ebrei. Della lenta sparizione guerra. di popoli, come gli aborigeni, di cui a stento Poi il ritorno alla libertà. Il lento reinsericonosciamo l’esistenza. Ma tutto è detto mento nella vita civile: la ripresa del lavoro in senza enfasi né resoconti gridati. È come se il banca, le partite a tennis, in cui eccelle, il perdegrado umano, che ci viene testimoniato, fezionamento del brevetto aereo. Glauco non abbia bisogno di aggettivi ulteriori che sembra nuovamente immerso nella vita borne rinforzino il senso di abiezione. Del resto, ghese. Ma, in seguito a una delle sue escurè proprio dalla natura sofisticata del prota- sioni in volo, scopre l’esistenza di un villaggio isolato, abitato da aborigeni. È un mondo ancora incontaminato, popolato da gente La vicenda, che inizia nell’Italia autentica che il pregiudizio occidentale defifascista, può essere letta come nirebbe primitiva, ma che in realtà è ricca di una propria cultura millenaria. Glauco è afmetafora dello sport praticato da fascinato dal loro modo di dipingere. E vorGlauco, il protagonista. Che diventa rebbe far conoscere i risultati delle loro tecquasi una disciplina interiore niche pittoriche. Ma questa generosa intenzione rischia di innescare un meccanismo di gonista, Glauco Levi, che affiora la resistenza mercificazione e sfruttamento che lo spinIL LIBRO “Australia ad eccedere. Anche nelle situazioni più av- gerà a intraprendere una sincera difesa dei Felix” verse e inique c’è in lui un ammirevole self diritti degli aborigeni e delle loro tradizioni. di Gianni Australia Felix racconta la straordinaria control, frutto di un’educazione ineccepibiClerici avventura di un italiano, con il quale Clerici le. (Fandango Glauco proviene da una ricca famiglia ha scelto di identificarsi pienamente. Che pagg. 231 ebrea che vive a Roma. Frequenta collegi cos’è questo gesto mimetico? Non volendoeuro 14) svizzeri. Perfeziona i suoi studi a Oxford. Par- lo ridurre a un puro espediente narrativo, dila più lingue. E quel po’ di infarinatura di eco- rei che è il desiderio di mettersi al servizio di nomia, disciplina che un giovane rampollo è una storia che valeva la pena narrare. Viene destinato ad apprendere, lo mette in condi- in mente la maniera con cui Bruce Chatwin zione di sbarcare in Australia da privilegiato si avvicinava alle storie degli altri e le traspore non come tanti poveri emigranti che avreb- tava nel proprio mondo. Sapeva covare nel be conosciuto più tardi e dai quali appren- proprio nido uova deposte da altri uccelli. derà vicende inimmaginabili. A Melbourne, Qualcosa di simile si ritrova in Gianni Cleriinfatti, lo attende un posto in banca. Non ma- ci, nel modo di raccontare una vicenda nata le, verrebbe da dire, per un giovane che, do- in Italia e finita all’altro capo del mondo. Del vendo sottrarsi alle leggi razziali del 1938, è resto, proprio Chatwin dedicò all’Australia costretto a lasciare il proprio paese. Ma le co- Le vie dei canti: un romanzo corale, costruito se sono destinate a complicarsi quando l’Ita- su molteplici fili narrativi. Quel libro può belia entra in guerra e Glauco - che per combat- nissimo far da sfondo a questo di Clerici il cui tere il fascismo vorrebbe arruolarsi come vo- stile, fatto di scambi veloci e di improvvisi lontario nell’aviazione australiana - viene colpi liftati, lo ha trasformato in una partita rinchiuso in un campo come “Enemy Alien”. raffinata. Sì, il tennis può a volte essere la proTre anni di iniqua prigionia gli fanno cono- secuzione della letteratura con altri mezzi. scere il volto duro di un paese spaventato © RIPRODUZIONE RISERVATA

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no applicati è quello incentrato sull’assoluta inettitudine sociale di un bambino o un adolescente, tanto più se questi non è bravo negli sport, è un tipo nervoso o ha un aspetto strano. E anche nel caso sia estremamente percettivo rispetto all’interazione sociale. Con il passare degli anni e il maturare della mia personalità adulta, mia madre capì che non soffrivo di Sindrome di Asperger, e si scusò profusamente per avermi fatto apparire nel suo video. Per molto tempo gliene ho voluto, e in alcuni casi, mi vergogno ad ammetterlo, le ho anche urlato. In seguito, dopo circa sette anni, l’ho perdonata perché le sue intenzioni erano nobili: desiderava educare i genitori e gli assistenti sociali su quel disturbo, e sconfiggere i pregiudizi che lo accompagnano. Mi domando cosa sarebbe accaduto se fossi nato cinque anni più tardi e avessi ricevuto la

stessa diagnosi all’impressionabile età di dodici anni. Forse non avrei mai cercato di scrivere di interazioni sociali, perché mi sarebbe stato detto che ero costituzionalmente destinato a considerarle sconcertanti.

“La diagnosi mi è stata fatta al liceo Se fosse arrivata prima non avrei mai fatto un libro”
Gli autori della prossima edizione del manuale diagnostico, il D.S.M.-5, stanno pensando di limitare la definizione dello spettro autistico; tale scelta potrebbe ribaltare il drastico aumento delle diagnosi di Asperger a cui abbiamo assistito negli ultimi dieci o quindici anni. La notizia è stata accolta con sgomento da

molti autorevoli psicologi, i quali temono che, mancando di soddisfare i nuovi e più stringenti criteri, i bambini e gli adolescenti che soffrono di leggeri casi di autismo possano vedersi negato l’aiuto di cui hanno bisogno. Eppure, la mia esperienza non può essere un caso isolato: stando alla diagnostica vigente, qualsiasi ragazzo introverso, emarginato e amante della lettura potrebbe soffrire di Asperger. La definizione del disturbo dovrebbe essere resa più specifica. Certo, non voglio che chi soffre di un lieve caso di autismo debba rinunciare ai trattamenti necessari, ma nemmeno che uno psicologo scolastico possa farsi un’idea sbagliata su un adolescente impacciato e introverso. (Traduzione di Marzia Porta) © New Yor Times - La Repubblica
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Un libro di Cesare Feiffer che raccoglie i suoi interventi sul tema

RECUPERARE E CONSERVARE LA SFIDA DEGLI ARCHITETTI
IL LIBRO
“Pensieriparol eopereomissi oni” di Cesare Feiffer (uscito per De Lettera)

ma Tre. «Si sostiene solo un esame di questo tipo, sui 31 del corso di studi di architettura», precisa. Tanto per dimostrare quanto il concetto di custodia dell’esistente sia perdente rispetto al luogo comune che vede nell’architetto

esclusivamente un progettista del “nuovo”. «Ma non c’è più spazio per costruire – continua –. In Italia si ragiona come se fossimo in Australia e intanto le ville venete affogano tra i capannoni. Abbiamo il centro dismesso di Porto Marghera che si potrebbe riutilizzare, e invece si progetta una Veneto City, un polo terziario ex novo». Eppure i modelli virtuosi ci sono: «Bisognerebbe promuovere il concetto di “albergo diffuso”, recuperare i borghi storici con le costruzioni preesistenti. Un esempio può essere Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo. Progresso non significa nuovi volumi e costruzioni. Dobbiamo cominciare

a considerare il plusvalore dato dalla conservazione dell’antico». Il motto è: meno archistar e più architetti, soprattutto quelli delle soprintendenze «pochi e male armati, ma che si battono quotidianamente nel silenzio per la cultura della conservazione». Nel libro, Feiffer solleva anche il problema della perdita delle competenze della manodopera, della fine dei materiali storici e locali, ormai sostituiti da quelli “global”. «Sono ormai industriali, dalla Val d’Aosta alla Puglia. E, nel restauro, tendiamo a disfarci degli intonaci che invece rappresentano una traccia di storia fondamentale». Perché nell’intonaco si nasconde il dna di una cultura architettonica in via di estinzione.
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SPETTACOLI
Il festival di Berlino ha presentato nella sezione Panorama il lavoro di Daniele Vicari sui fatti di Genova 2001 Un pugno nello stomaco. Il regista: “Racconto come i pestaggi di quei giorni hanno spezzato il sogno no global”

&TELEVISIONE

La
MARIA PIA FUSCO BERLINO on importa quante volte si siano viste le immagini dei pestaggi del G8, non importa quante cronache, interviste, ricostruzioni si siano lette, ogni volta la reazione è lo stessa, smarrimento, commozione, rabbia dolorosa e impotente per una brutalità ostinata, feroce, insensata. Anche se si tratta di un film. È successo ieri alla proiezione di Diaz, il film di Daniele Vicari, che ha concentrato l’attenzione sull’assalto alla scuola Diaz, dove nella notte del 21 luglio del 2001, 300 poliziotti irrompono nella palestra, adibita a dormitorio, colpiscono senza pietà decine di giovani inermi, salgono ai piani superiori e continuano il massacro, trascinando sul pavimento chi cerca scampo, infierendo in gruppo su un corpo già abbandonato a terra. In una confusione di grida, rumori di colpi, pianti, insulti, Vicari ha ricostruito la violenza con immagini in movimento, angosciose, con il rosso del sangue che sporca volti, corpi, pareti, oggetti. Il film identifica alcune delle vittime, il giornalista accorso da Bologna dopo la morte di Carlo Giuliani, il vicequestore della Mobile, un vecchio militante della Cgil, due anarchici francesi responsabili delle devastazioni dei giorni precedenti, una coppia che nella Diaz aveva solo cercato un posto per dormire, un dirigente della polizia che decide e ordina l’operazione. E Alma, un’anarchica tedesca, che, dopo la violenza alla Diaz, subisce la tortura fisica e psicologica inflitta agli arrestati nella caserma di Bolzaneto, per tre giorni, isolati e senza notizie, finché il magistrato ordina la loro scarcerazione. Sono personaggi presi dalla realtà, «ma per una richiesta espressa dalle parti offese, abbiamo cambiato i nomi», dice il produttore Domenico Procacci. Per i fatti «ci siamo basati sulle testimonianze e i resoconti dei processi», dice Daniele Vicari, che, leggendo, ha avuto l’impressione «di un progetto unico, dalla Diaz a Bolzaneto, una caserma fuori Genova, predisposta per l’occasione. L’arrivo del dirigente è nel processo. La polizia aveva bisogno di dare un segnale forte, di riequilibrare la situazione dopo la morte di Giuliani, anche con verbali falsi, come il ritrovamento di armi improprie e delle due molotov, portate nella Diaz dagli stessi agenti». Tra i documenti c’è l’intervento del premier Berlusconi, che avvalla la versione della polizia. All’incontro stampa al Festival alcuni giornalisti stranieri chie-

La notte di sangue al G8 è diventata un film-shock

Diaz
REALTÀ E FINZIONE
Una scena di “Diaz” (Photo Movie) il film di Daniele Vicari sui pestaggi alla scuola di Bolzaneto al G8 di Genova nel 2001; sopra, una foto ritrae quello che accadde nella realtà in quei giorni quando tra giovani e polizia si scatenarono pestaggi e rappresaglie; a destra, il regista Daniele Vicari

N

La denuncia

Ci siamo basati sulle testimonianze e i resoconti dei processi. L’impressione è che ci fosse un progetto unico
Il produttore

Ho inviato il copione alla polizia. Non ho avuto risposte. E il film per ora non è stato acquistato da nessuna tv

dono del coinvolgimento dello stato italiano. «Non posso dirlo, né il film vuole rispondere alle domande. Diaz racconta i fatti accaduti, la sistematicità feroce

della violenza, compiuta sotto gli occhi di tutti, c’erano i media di tutto il mondo. Ci sono state vittime di ogni paese, eppure nessuna cancelleria ha protestato,

nessuna ambasciata ha chiesto notizie dei propri cittadini. Per questo parlo di un progetto unico». Un applauso accoglie Vicari

quando afferma che «il G8 di Genova riguarda tutti noi, è un elemento drammatico che cambia il rapporto con la democrazia, c’è stata una sospensione dei diritti

In concorso

Emozioni forti con Isabelle Huppert tra i terroristi musulmani
BERLINO – Era, a ragione, tra i film più attesi: con il suo stile duro e spietato, il regista filippino Brillante Mendoza con Captive coinvolge gli spettatori nell’incubo vissuto nel 2001 da dodici persone, catturate da uomini armati e mascherati, musulmani fanatici seguaci di Abu Sayyaf, e tenuti prigionieri per oltre sette mesi, trascorsi prima ammassati su una barca poi in un massacrante peregrinare nella giungla, in attesa che vengano pagati i riscatti richiesti. Le vittime sono turisti, missionari, lavoratori sociali, ai quali non è risparmiata nessuna crudeltà da parte di uomini, natura, animali. Né il regista risparmia le emozioni forti, dalle aggressioni di spaventosi insetti sulla pelle ad un parto in primo piano. Se la motivazione di Mendoza è stata quella di «raccontare, una storia vera del mio paese che pochi conoscono perché fu oscurata dai fatti dell’11 settembre», Isabelle Huppert, un’operatrice sociale coinvolta nel rapimento, riafferma il suo coraggio di attrice. È l’unica professionista del cast e, dice, «sono arrivata sul set senza preparazione, mi sono trovata tra sconosciuti, per giorni su una barca al largo, senza copione e nessuna idea su quel che sarebbe successo. Mendoza ha voluto ricreare tra noi la stessa angoscia vissuta dai sequestrati. Ci è riuscito. Ricordo il freddo, il caldo, la paura, gli insetti, la stanchezza. In Captivela distanza tra realtà e finzione è davvero sottile. È stato il film più duro della mia carriera. Ma lo rifarei». (m.p.f.)
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democratici nei paesi occidentali. Non è un caso che dopo Genova si sono spenti i movimenti No Global». A proposito delle possibili reazioni della polizia Procacci ricorda il tentativo iniziale di coinvolgere Manganelli. «Gli mandai la sceneggiatura, dopo la prima sentenza del processo aveva detto: “Faremo di tutto perché la verità venga fuori”. Non ho avuto risposta. Anzi, dopo la seconda sentenza, Manganelli ha ribaltato il giudizio, parlando di presunzione di innocenza in attesa della Cassazione. Speravo di un atto di civiltà, che qualcuno chiedesse scusa. Non è successo, non succederà mai. Forse neanche il film avrà reazioni». Si saprà il 13 aprile, quando Diaz — coproduzione internazionale con un piccolo contributo del Ministero (e che nessuna tv ha ancora acquistato) — uscirà nelle sale.
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Musica

Gli Oscar britannici

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

“Le sirene” di Capossela diventa un’app
Vinicio Capossela sperimenta un nuovo format musicale. La app di Le sirene, per smartphone e tablet, iPhone, iPod e iPad: un viaggio nel suo fantastico mondo di suoni, parole e immagini

Premi Bafta: trionfa “The Artist”, è il miglior film
“The artist” trionfa ai Bafta. Il film muto di Michel Hazanavicius si è aggiudicato sette statuette ieri sera alla cerimonia degli Oscar britannici. Premiato anche Jean Dujardin

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“Il tram” di Williams tra sesso e menzogne fa ancora scandalo
Debutta a Modena con Marinoni e Marchioni
ANNA BANDETTINI ROMA ivien Leigh, che la interpretò 326 volte a teatro e al cinema nel pluripremiato film di Elia Kazan, finì per impazzire con lei. Incapace di distaccarsi dal personaggio, ormai vicina alla morte a soli 54 anni, pare che ai medici che le chiedevano come si chiamava, la diva rispondesse: «Io sono Blanche, Blanche Dubois». Impaziente di eccessi, contraddizioni, fallimenti, lati oscuri, Blanche Dubois è una delle donne più celebri del teatro, il centro intorno a cui ruota Un tram che si chiama desiderio, il dramma che ha segnato il teatro del Novecento, scabroso quando fu scritto nel ’47 da Tennesseee Williams, popolarissimo quando Elia Kazan ne fece un film, specie per il torso straordinario di Marlon Brando in t-shirt bianca.

Psicanalisi

È una lettura inedita quella del regista Latella che scava nell’animo dei personaggi e ne svela i segreti più reconditi e profondi, quelli che ci riguardano da vicino
ATTRAZIONE
VinicioMarchioni e Laura Marinoni

V

È uno degli spettacoli più attesi della stagione: la regia è di Antonio Latella
Una storia, quella del Tramche ha sempre affascinato perché chiama in causa sentimenti, relazioni, pulsioni universali. E infatti c’è molta attenzione per il debutto il 16 al Teatro Storchi di Modena (poi in tournèe) di una versione inaspettata del testo, prodotta da Emilia Romagna Teatro con lo Stabile di Catania e firmata da Antonio Latella, regista che tocca sempre il grado zero dei testi, spogliandoli di tutto. Qui rilegge il dramma lontano dal realismo del film, ma stando dentro l’anima dei personaggi e in particolare dentro quella di Blanche. «L’ha

immaginata nel momento finale, quando viene portata via dal medico, mentre ricorda quello che è successo. E lo spettacolo è il punto di vista di Blanche, come se lei sentisse il bisogno di rivelare qualcosa», spiega Laura Marinoni, bella e brava attrice di Strehler, Ronconi e ora Latella con cui ha fatto Petra von Kant l’anno scorso. Qui è in scena con Elisabetta Valgoi, Giuseppe Lanino, Annibale Pavone, Rosario Tedesco, e soprattutto Vinicio Marchioni, il Freddo (e bel tenebroso) di Romanzo criminale, che torna al teatro dove aveva lavorato fino al 2006, nel ruolo di Stanley Kowalski, il cognato di Blanche, marito della sorella, con cui c’è un’attrazione pericolosa. «Lo spettacolo è come una seduta psicanalitica, uno scavo nel mondo interiore, perché l’arrivo di Blanche a casa della sorella, il rapporto con Mitch, il gioco di seduzione con il co-

gnato Stanley Kowalski... è come se lei diventasse uno specchio per tutti, rivelando relazioni e sentimenti nascosti», continua Marinoni. Una performance allo stremo quella chiesta agli attori, sempre in scena, con pochi appigli scenografici, ognuno davanti a quel precipizio di menzogne, rivalse, sesso che è il testo. «Sessuale è la relazione che c’è tra Stanley e Blanche -spiega Marchioni- Lui così antipatico, si sforza di essere educato, ma ha una fisicità prepotente. Tra lui e Blanche il punto di contatto è il sesso: sono due che hanno l’istinto animalesco, si fiutano, si rincorrono». E Marinoni: «È una storia di menzogne e sesso, sì, ma non così semplice come a dirla. Blanche è la donna che quando ama, ama completamente. Non una ninfomane, ma una bulimica d’amore così sincera che per sopravvivere, deve mentire». Vinicio Marchioni e Laura Marinoni
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Il festival

Il Molleggiato canterà e parlerà due sere. La Mori: “Non so cosa dirà”

Sanremo, per Celentano prove “segrete” in hotel
DAL NOSTRO INVIATO SILVIA FUMAROLA SANREMO ianni Morandi, per la prima volta, ha rinunciato al footing mattutino. Stremato dal debutto, non dorme più. Sanremo è quella di sempre: domenica di struscio triste, negozi aperti vuoti. Domani parte il Festival di Adriano Celentano, superospite invisibile, per evitare orecchie indiscrete prova in monologhi nella stanza dell’albergo a due passi dall’Ariston. Per le prove musicali raggiunge il teatro attraversando il cortile, accesso blindato. È previsto che si esibisca domani e venerdì, ma niente è deciso. Ha provato tre canzoni, facendo uno show da mattatore. È imprevedibile, lo ha ribadito la moglie Claudia Mori – che ieri festeggiava il compleanno – ospite alla videochat del Tg1 con Vincenzo Mollica. «Canterà e parlerà- ha spiegato - ma cosa dirà non lo so nemmeno io. Non mi dice nulla per tenermi buona. Fingo di assecondarlo e invece ho la gastrite. Sorrido per fargli credere che sono tranquilla, ma sono leggermente terrorizzata». Forse lo è anche Morandi che con Rocco Papaleo e a Ivana Mrazova si riprende la scena: ha voluto l’amico Adriano, si è arrabbiato con i politici che l’hanno criticato per il cachet. La Rai su questo festival di veterani punta tutto. Domani apriranno

G

Adriano Celentano

Alla vigilia della gara, nessuno sa cosa farà Adriano. Domani sul palco Luca e Paolo
le danze Luca e Paolo, protagonisti della scorsa edizione. «Avverto: ho scritto una battuta bellissima su Celentano, così poi non dicono che l’ho copiata dall’internetto», ironizza Luca Bizzarri su Facebook, riferendosi al caso che ha coinvolto Crozza. Si esibiranno i 14 Big, ma solo 12, dopo il voto della giuria demoskopica, saranno ammessi alla seconda serata e saranno presentati gli 8 Giovani. Mediaset lascia campo libero al festival: niente Italia’s Got Talent, che sabato ha sfiorato i 9 milioni di spettatori, né Zelig il venerdì. Niente fiction, né Iene.
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la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

R2PROGRAMMI
NUOVI EROI NELLA MELEVISIONE, DA MARTINO A GATTA SIBILLA
i sono programmi di Rai-Ragazzi che fanno la felicità dei più piccoli telespettatori. Le sorprese arrivano su Rai YoYo, che sforna nuovi personaggi nella Melevisione (tutti i giorni alle 8.30, 12.30 e 17,30). Nel Fantabosco, oggi arriva l’incantatrice Gatta Sibilla, che millanta una parentela con il Gatto con gli Stivali. Tutti al Fantabosco cederanno al suo fascino, che lei saprà usare solo e sempre per il suo tornaconto. Ma per chi non l’avesse ancora intercettato, alla Melevisione da alcuni giorni è ap-

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PER SAPERNE PI PIÙ www.gadlerner.it www.melevisione.rai.it

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L’INFEDELE La crisi della Grecia Paese strangolato dalla crisi. Tra gli ospiti di Gad Lerner: Elena Panaritis, Manfred Kolbe, Marcello De Cecco, Giovanni Dosi, Federico Fubini, Gabriella Preda. La7 - 21.10 RAI 1
6.45 Unomattina: All’interno: Che tempo fa / 7.00-8.009.00 Tg1 / 7.30 Tg 1 L.I.S. / Tg Parlamento / Che tempo fa / Tg1 Focus/ I Tg della storia / Tg1 Flash 10.55 Che tempo fa 11.00 Tg1 11.05 Occhio alla spesa 12.00 La prova del cuoco - con A. Clerici 13.30 Telegiornale 14.00 Tg1 Economia Tg1 Focus 14.10 Verdetto finale 15.15 La vita in diretta. Conducono M. Liorni e M. Venier. All’interno: 16.50 Tg Parlamento; 17.00 Tg1; 17.10 Che tempo fa 18.50 L’Eredità 20.00 Telegiornale 20.30 Qui Radio Londra 20.35 Soliti ignoti Gran Finale 21.10 Il Generale dei briganti. Con D. Liotti, R. Rea, F. Troiano, M. Bonetti Tg1 60 Secondi 23.20 Porta a Porta 0.55 Tg1- Notte Tg1 Focus 1.25 Che tempo fa 1.30 Qui Radio Londra (r) 1.35 Sottovoce 2.05 Rewind - Visioni private 2.35 Mille e una notte - Cinema Film: Una donna vivace di G. Stevens, con J. Stewart. G. Rogers 4.05 Memorie del Bianco e Nero

prodato anche Martino, lo Gnomo postino, veloce, simpatico e curioso, sempre in movimento per consegnare la posta e chiacchierare con gli abitanti del Fantabosco. Martino viene dal Villaggio degli Gnomi, la sua famiglia è addetta alla consegna delle lettere, dei pacchetti e dei preziosi messaggi reali. Interpretato da Armando Pizzuti, Gnomo Martino ha una particolare sensibilità per ciò che trasporta: percepisce se una lettera contiene qualche brutta notizia quando un pacco suona, o pesa, in modo strano.

YOYO
A RaiYoYo arrivano Gatta Sibilla e Martino

RAI 2
6.00 6.20 7.00 9.30 10.00 10.10 11.00 13.00 13.30 13.50 14.00 16.10 16.55 17.45 17.50 18.15 18.45 19.35 20.30 21.05 0.10 0.25 1.20 1.30 2.00 2.05 2.50 4.00 4.10 5.40 Cuori rubati L’isola dei Famosi Carton Flakes Protestantesimo Meteo2 Tg2 punto.it Tg2 Tg2 Dossier I Fatti vostri Tg2 Giorno Tg2 Costume e Società Medicina 33 Italia sul Due - con L. Bianchetti, M. Infante Ghost Whisperer - Tf Hawaii Five-0 - Tf Tg2 Flash L.I.S. Meteo2 Rai Tg Sport Tg2 Numb3rs - Tf L’isola dei Famosi Tg2 20.30 L’Isola dei famosi. Conduce N. Savino, V. Luxuria Tg2 Rai 150 anni La Storia siamo noi Tg Parlamento Sorgente di vita Meteo2 I maestri della fantascienza Il tenente Sheridan - con Ubaldo Lay Videocomic Università telematica Internazionale UniNettuno Videcomic

RAI 3
6.30 7.00 7.30 8.00 9.00 10.00 11.00 12.00 12.25 12.45 13.10 14.00 14.20 14.50 15.00 15.05 15.55 17.40 19.00 19.30 20.00 20.15 20.35 21.05 22.40 0.00 0.10 1.00 1.05 1.15 Il caffè di Corradino Mineo Tgr Buongiorno Italia Tgr Buongiorno Regione Agorà Agorà - Brontolo Rai 150 anni. La Storia siamo noi Apprescindere. All’interno: 11.10 Tg3 Minuti Rai Sport Notizie / Meteo3 Tg3 Fuori Tg Le Storie - Diario italiano La strada per la felicità - Tf Tg Regione Tg Regione Meteo Tg3 / Meteo3 Tgr Leonardo Tg3 L.I.S. Lassie - Tf Cose dell’altro Geo Geo & Geo. All’interno: 18.10 Meteo3 Tg3 Tg Regione Tg Regione Meteo Blob Per ridere insieme con Stanlio e Ollio Un posto al sole - Soap Film: Il mondo dei replicanti - di J. Mostow,c on B. Willis, R. Mitchell Film: Banlieu 13 - di P. Morel, con D. Belle Tg3 Linea notte Tg Regione Meteo3 Fuori Orario. Cose (mai) viste Film: Un jour à Marseille - di M. Santini

CANALE 5
6.00 Prima pagina 7.55 Traffico / Meteo5 /Borse e Monete 8.00 Tg5 Mattina 8.40 La telefonata di Belpietro 8.50 Mattino Cinque - conducono F. Panicucci e P. Del Debbio 10.05 Grande Fratello 10.10 Tg5 Ore 10 10.15 Mattino Cinque 11.00 Forum 13.00 Tg5 Meteo5 13.40 Beautiful 14.10 Centovetrine 14.45 Uomini e donne 16.15 Amici 16.55 Pomeriggio Cinque. All’interno: 18.05 Tg5 Minuti 18.45 The Money Drop 20.00 Tg5 Meteo5 20.30 Striscia la notizia - con E. Greggio e M. Hunziker 21.10 Grande Fratello - conduce A. Marcuzzi 0.15 Mai dire Grande Fratello 1.00 Tg5 Notte Meteo5 1.30 Striscia la notizia 2.00 Media Shopping 2.15 Uomini e donne 3.40 Amici 4.20 Boston Legal - Tf 5.00 Grande Fratello 5.15 Tg5 - Notte (r) Meteo5 (r) 5.45 Media Shopping

ITALIA 1
6.50 Cartoni animati 8.40 Settimo cielo (due episodi) - Tf 10.35 Everwood (due episodi) - Tf 12.25 Studio aperto Meteo 13.00 Studio Sport 13.40 I Simpson (due episodi)- Tf 14.30 Cartoni animati 15.30 Camera Café Ristretto Sitcom 15.340 Camera Cafè - Sitcom 16.15 The Middle (due episodi) Tf 16.40 La vita secondo Jim - Sitcom (due episodi) 17.45 Trasformat - con E. Papi 18.30 Studio Aperto Meteo 19.00 Studio Sport 19.20 Tutto in famiglia - Sitcom 19.50 I Simpson - Tf 20.20 C.S.I. Scena del crimine - Tf 21.10 C.S.I. New York - Tf 23.00 Film: Nickname: Enigmista - di J. Wadlow con J. Morris, L. Booth, J. Padalecki, J. Bon Jovi 2.15 Studio Aperto - La giornata 2.30 The Shield - Tf 3.15 Media Shopping 3.30 Prison Break - Tf 4.15 Media Shopping 4.30 Film: Mak Pigreco 100 di A. Bido, con R. Celentano, C. Bouquin 6.10 Media Shopping 6.25 Ned scuola di sopravvivenza - Tf

RETE 4
5.45 6.05 6.15 6.45 7.20 7.25 8.20 9.40 10.50 11.30 12.00 13.00 13.50 14.05 15.10 16.15 16.30 18.55 19.35 20.30 21.10 0.00 0.05 1.10 2.30 2.55 3.30 4.45 5.00 5.05 Tg4 Night News Peste e corna Media Shopping Tgcom24 / Meteo Ieri e Oggi in Tv Nash Bridges - Tf Hunter - Tf R.I.S. Roma delitti imperfetti - Tf Benessere - Il ritratto della salute - con E. Folliero Tg4. All’interno: Meteo 4 Detective in corsia - Tf La signora in giallo - Tf Il tribunale di Forum - Anteprima Sessione pomeridiana: Il tribunale di Forum Flikken - Tf Sentieri - Soap Commissario Cordier - Tf Tg4. All’interno: Meteo Tempesta d’amore Walker Texas Ranger - Tf Film: La battaglia dei tre regni - di J. Woo con C. Chang, Y. Hou, Jun Hu I Bellissimi di R4 Film: Seta - di F. Girard con M. Pitt, K. Knightley, A. Molina, K. Yakusho Tg4 Night News Pianeta Mare Pianeta Mare - Sulle rotte dei gabbiani Vivere meglio Media Shopping Peste e corna Zig Zag

LA SETTE
6.00 Tg La7 Meteo Oroscopo Traffico 6.55 Movie Flash 7.00 Omnibus. All’interno: 7.30 Tg La7 9.45 Coffee Break 11.10 L’aria che tira 12.30 I menù di Benedetta - conduce Benedetta Parodi 13.30 Tg La7 14.05 Halifax - Tf 16.15 Atlantide - Storie di uomini e di mondi - con G. Mauro 17.25 Movie Flash 17.30 L’Ispettore Barnaby - Tf 19.20 G' Day- di Geppy Cucciari 20.00 Tg La7 20.30 Otto e mezzo - conduce Lilli Gruber 21.10 L’infedele - conduce Gad Lerner 23.45 InnovatiOn - con Lucia Loffredo e Ivo Mej 0.20 Tg La7 0.30 (ah)i Piroso - conduce Antonello Piroso 1.25 Movie Flash 1.30 G' Day (r) 2.05 Otto e mezzo (r) 2.45 Omnibus (r) 4.40 Coffee Break (r)

DEEJAY TV
14.00 15.00 15.55 16.00 17.30 18.30 18.35 20.00 20.20 21.00 21.30 22.30 23.30 23.45 0.15 Popular The Flow Deejay Tg Popcake Rock Deejay Deejay Tg Platinissima presenta Good Evening Lorem Ipsum Via Massena 30 gradi di separazione Le nove vite di Chole King Deejay chiama Italia Lorem Ipsum Via Massena 30 gradi di separazione

MTV
12.00 12.05 13.00 13.05 14.00 14.05 15.00 15.05 16.00 17.00 18.00 19.00 19.05 20.00 23.00 23.30 0.30 1.30 Mtv News Made Mtv News Jersey Shore Mtv News Jersey Shore Mtv News Degrassi: The Next Generation Made 16 anni e incinta Friendzone: amici o fidanzati? Mtv News Degrassi: The Next Generation Jersey Shore Speciale Mtv News: Story of the Day South Park Jersey Shore My Super Sweet 16....

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6.25 6.30 7.00 7.45 8.30 9.20 10.40 11.30 12.20 13.05 13.50 15.10 15.35 16.20 17.10 17.55 18.45 19.30 20.25 21.10 22.40 0.30 0.35 2.05 2.35 3.20 4.00 4.45

RAI 4
Maddecheaò La situazione comica Watch Over Me - Serie Tv Streghe - Serie Tv One Tree Hill - Serie Tv Fisica o Chimica - Serie Tv Torchwood - Serie Tv Farscape - Serie Tv Eureka - Serie Tv Lost World - Serie Tv Fisica o Chimica - Serie Tv Entourage - Serie Tv Being Erica - Serie Tv One Tree Hill - Serie Tv Eureka - Serie Tv Farscape - Serie Tv Lost World - Serie Tv Torchwood - Serie Tv Supernatural -Serie Tv Film: Diamond Dogs - di S. Dotan, con D. Lundgren, Nan Yu, Xue Zuren Film: Down-Discesa infernale - di D. Maas con J. Marshall, N. Watts, E. Thal Appuntamento al cinema Film: Il regno del sangue - di N. Winding, con M. Mikkelsen, M. Stevenson Entourage - Serie Tv Roswell - Serie Tv Lost World - Serie Tv Torchwood - Serie Tv Eureka - Serie Tv

I
8.20 8.45 9.40 10.35 12.20 13.15 13.30 14.25 15.20 15.25 17.05 17.20 18.15 19.10 20.05 21.00 22.50 23.20 1.05

PREMIUM
Sottocasa - Tf Don Matteo 2- Tf Compagni di scuola - Tf Linda e il brigadiere - Tf Incantesimo - Soap Andata e ritorno - Sitcom Don Matteo 2- Tf Un medico in famiglia - Tf Appuntamento al cinema Linda e il Brigadiere - Tf Piloti - Sitcom Gente di mare - Tf Incantesimo - Soap Un medico in famiglia - Tf Don Matteo 2- Tf La stagione dei delitti - Miniserie Fiction Magazine Un caso di coscienza - Serie Tv La Squadra

09.00 The Box - di R. Kelly Sky Cinema 1 HD 09.35 What Women Want - Quello che le donne vogliono - di N. Meyers Sky Cinema Passion 09.50 Maschi contro Femmine - di F. Brizzi Sky Cinema Comedy 10.15 Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II - di I. Reitman Sky Cinema Family HD 10.25 The Roommate. Il terrore ti dorme accanto - di C. Christiansen Sky Cinema Max HD 12.00 Le locuste - di J. Kelley Sky Cinema Passion 12.45 World Invasion - di J. Liebesman Sky Cinema 1 HD

14.05 The Company Men - di J. Wells Sky Cinema Passion 15.30 Splendori e miserie di Madame Royale - di V. Caprioli Sky Cinema Classics 15.45 The Last Station - di M. Hoffman Sky Cinema Hits HD 15.50 Traitor - Sospetto tradimento - di J. Nachmanoff Sky Cinema Max HD 16.30 Will Hunting - Genio ribelle - di G. Van Sant Sky Cinema 1 HD 17.40 Ragazzi miei - di S. Hicks Sky Cinema Hits HD 17.45 Saving Emily - di D. Jackson Sky Cinema Max HD

21.00 Intrigo internazionale - di A. Hitchcock Sky Cinema Classics 21.00 Rapunzel - L'intreccio della torre - di N. Greno Sky Cinema Family HD 21.00 Reazione a catena - di A. Davis Sky Cinema Max HD 21.00 A proposito di Schmidt - di A. Payne Sky Cinema Passion 21.00 I poliziotti di riserva - di A. McKay Sky Cinema Comedy 21.10 Nessuno mi può giudicare - di M. Bruno Sky Cinema 1 HD 21.10 Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini - di C. Columbus

Sky Cinema Hits HD 22.45 Spy Kids - di R. Rodriguez Sky Cinema Family HD 22.55 Vento di primavera - di R. Bosch Sky Cinema 1 HD 22.55 Al calare delle tenebre - di J. Liebesman Sky Cinema Max HD 22.55 Febbre da cavallo - La mandrakata di C. Vanzina Sky Cinema Comedy 23.10 Mildred Pierce - di T. Haynes Sky Cinema Passion 23.15 Mine vaganti - di F. Ozpetek Sky Cinema Hits HD 23.25 Riso amaro - di G. De Santis Sky Cinema Classics

Carlei con F. Neri, J. Perrin, M. Colao 15.15 Film: Ballroom Dancing - di R. Miller, con R. Carlyle, J. Goodman, M. Tomei 18.50 Film: E poi lo chiamarono il Magnifico - di E. Barboni, con T. Hill 21.00 Film: Blueberry - di J. Kounen con V. Cassel, J. Lewis, M. Madsen 23.10 Film: Scomodi omicidi - di L. Tamahori con N. Nolte, M. Griffith 1.00 Film: Mirror, chi vive in quello specchio? - di U. Lommel con S. Love 2.20 Film: Lo strano vizio della signora Wardh - di S. Martino con G. Hilton, E. Fenech, I. Rassimov, C. Airoldi 4.00 Film: L’amico di famiglia - di C . Chabrol , con M. Piccoli, S. Audran

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14.15 15.05 15.40 16.30 17.20 17.55 18.30 19.00 19.55 20.45 21.15 22.10 23.05 0.05 0.35 1.30 2.20

RAI 5
David Letterman Show Passepartout No Reservations Globe Trekker Cool Tour Tous les habits du monde Le case più verdi del mondo No Reservations Globe Trekker Passepartout Design for Life Sognando Philippe Starck Dinastie Instant Movie. Speciale Sanremo Cool Tour Metallica. Some Kind of Monster Globe Trekker Le case più verdi del mondo

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sport
20.00 Ep. 20 Social Games Sky Sport 2 HD 20.00 Sky Calcio prepartita Sky Supercalcio HD 20.15 Ep. 1 Momenti di Golf Sky Sport 3 HD 20.30 Icarus Sky Sport 2 HD 20.45 Watts EuroSport HD 20.45 Calcio: Napoli - Chievo Serie A Sky Sport 1 HD 20.45 Ep. 20 Nissan The Quest Sky Sport 2 HD 20.45 Golf: Omega Dubai Desert Classic PGA European Tour Sky Sport 3 HD 20.45 Calcio: Diretta Gol Serie A Sky Supercalcio HD 21.00 Basket: New York Knicks - Los Angeles Lakers NBA Sky Sport 2 HD 21.05 Wrestling: This Week on WWE Pro Wrestling EuroSport HD 21.15 Rugby: Italia - Inghilterra Torneo Sei Nazioni Sky Sport Extra 21.45 Wrestling: Vintage Collection Pro Wrestling EuroSport HD 22.45 Biliardo: Welsh Open EuroSport HD 22.45 Sky Calcio postpartita Sky Sport 1 HD 22.45 Calcio: Siena - Roma Serie A Sky Sport 3 HD 22.45 Sky Calcio postpartita Sky Supercalcio HD 23.15 Rugby: Italia - Inghilterra Torneo Sei Nazioni Sky Sport 2 HD 23.30 Eurosport Confidential All Sports Eurosport 2 00.00 Night News Eurosport 2 00.00 (E' sempre) Calciomercato Sky Sport 1 HD 00.00 (E' sempre) Calciomercato Sky Supercalcio HD 00.15 Poker: Ep. 13 Poker WPT Series 5 Sky Sport 2 HD 00.30 Eurogoals EuroSport HD

19.00 Calcio: Costa d'Avorio - Zambia Coppa d'Africa EuroSport HD 19.00 Mondo Gol Sky Sport 1 HD 19.00 Wrestling: Ep. 33 WWE Experience Sky Sport 2 HD 19.00 Mondo Gol Sky Supercalcio HD 19.30 Rugby: Galles - Scozia Torneo Sei Nazioni Sky Sport Extra 19.45 Bollettino Sportivo Eurosport 2 20.00 Salto con gli sci: HS 145 Coppa del Mondo EuroSport HD 20.00 Biliardo: Welsh Open Eurosport 2 20.00 Sky Calcio prepartita Sky Sport 1 HD

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MOVIE

6.30 Film: Operazione San Gennaro - di D. Risi, con Totò, N. Manfredi, S. Berger 8.15 Film: Nel giorno del Signore - di B. Corbucci con I. Villani, E. Macario 9.50 Appuntamento al cinema 9.55 Film: Il grande attacco - di U. Lenzi con H. Fonda, H. Berger, G. Gemma 11.45 Film: The Stupids - di J. Landis con T. Arnold, J. Lundy, H. Bug, A. Mc Kenna 13.20 Film: La città proibita - di Z. Yimou con Chow Yun-Fat, Gong Li, Jay Chou 15.15 Film: La corsa dell’innocente - di C.

FOX
10.55 Starsky & Hutch Fox Retro 11.40 La vita secondo Jim Fox HD 11.50 La scienza ha fatto bang National Geographic Channel 11.55 Otto sotto un tetto Fox Retro 12.30 Happy Days Fox Retro 13.00 L'albero delle mele Fox Retro 13.05 I Simpson Fox HD 13.25 Sex and the City Fox Life 13.30 I Simpson Fox HD 13.30 La Tata Fox Retro 13.45 Dog Whisperer National Geographic Channel 13.55 Supertata USA Fox Life 14.00 Medical Investigation Fox HD 14.50 Scrubs Fox HD 14.50 Bones Fox Life 15.45 Ghost Whisperer - Presenze Fox Life 16.05 Ai confini della scienza National Geographic Channel 16.30 Top Secret Fox Retro 16.40 La vita segreta di una teenager americana Fox HD 16.40 Supertata USA Fox Life 17.30 Missione Impossibile Fox Retro 17.35 I Simpson Fox HD 18.05 Vado a vivere da solo Fox Life 18.15 Numb3rs Fox Crime HD 18.25 Mary Tyler Moore Fox Retro 18.30 Tutto in famiglia Fox HD 19.30 Quei secondi fatali National Geographic Channel 19.45 American Dad Fox HD 20.00 L'albero delle mele Fox Retro 20.00 Megastrutture giganti National Geographic Channel 20.30 Tre cuori in affitto Fox Retro 20.35 I Simpson Fox HD 20.55 Cosa ti dice il cervello? National Geographic Channel 21.00 White Collar Fox HD 21.00 C.S.I. Miami Fox Crime HD 21.00 Grey's Anatomy Fox Life 21.00 Il Tenente Colombo (1968-1978) 21.50 21.55 21.55 21.55 22.50 23.00 23.20 23.45 23.45 Fox Retro Homeland - Caccia alla spia Fox HD C.S.I. Miami Fox Crime HD Pan Am Fox Life Venezia pronto intervento National Geographic Channel Quei secondi fatali National Geographic Channel I Jefferson Fox Retro Gli indistruttibili National Geographic Channel Sex and the City Fox Life Tabù National Geographic Channel

MEDIASET PREMIUM

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cinema
19.15 Parlami d’amore - di S. Muccino Premium Cinema Emotion 19.15 Femme Fatale - di B. De Palma Premium Cinema Energy 19.30 Basic - di J. McTiernan Premium Cinema 21.15 I mercenari - di S. Stallone Premium Cinema 21.15 I dimenticati - di P. Sturges Studio Universal 21.15 Out of Time - di C. Franklin Premium Cinema Energy 21.15 Somewhere - di S. Coppola Premium Cinema Emotion 22.55 Constantine - di F. Lawrence Studio Universal 23.00 Un soffio per la felicità - di J. Gunn Premium Cinema Emotion 23.05 The Next Three Days - di P. Haggis Premium Cinema 0.45 Sabrina - di S. Pollack Premium Cinema Emotion

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08.10 09.10 09.15 11.50 10.45 12.50 13.20 13.30 14.15 15.55 16.45 17.05 17.30 18.25 18.40 19.25 20.20 21.15 21.15 21.15 22.50 22.55 00.05

intrattenimento
V - Tf Joi Sophie Paquin - Tf Mya Star Trek: l’insurrezione - Film Steel Fringe - Tf Steel Packed to the Rafters - Tf Joi Friends- Tf Mya Mamma all’improvviso - Tvm Mya Sherlock Holmes - Film Joi Aliens in America - Sitcom Steel Psych - Tf Joi 4400 - Tf Steel Moonlight Serenade - Film Mya The War at Home - Sitcom Steel R.I.S. delitti imperfetti - Tf Steel Packed to the Rafters - Tf Joi One Tree Hill - Tf Mya V - Tf Joi Covert Affairs - Tf Mya Fringe - Tf Steel L’ultimo samurai - Film Joi Warehouse - Tf Steel Nip’n Tuck - Film Mya Royal Pains - Tf Joi

9.00 Sanits and Soldiers - di R. Little Premium Cinema Energy 9.50 Espiazione - di J. Wright Premium Cinema Emotion 10.00 The Perfect Man - di M. Rosman Premium Cinema 10.45 Ritratto di signora - di J. Campion Studio Universal 11.00 High Crimes - di S. Lee Premium Cinema Energy 11.55 Il custode di mia sorella di N. Cassavetes Premium Cinema Emotion 13.35 Brivido biondo - di G. Armitage Premium Cinema 13.45 Alex & Emma - di R. Reiner Premium Cinema Emotion 14.10 Maria di Scozia - di J. Ford Studio Universal 16.25 Amori e amicizie - di J. Sayles Studio Universal 17.15 C’è chi dice no - di G. Avellino Premium Cinema

IRIS
11.20 Film: La donna che venne dal mare - di F. De Robertis, con V. De Sica 13.25 Film: Kiss Kiss... Bang Bang - di D. Tessari, con G. Gemma 15.25 Ti racconto un libro 15.45 Film: Cresceranno i carciofi a Mimongo - di F. Ottaviano, con D. Liotti, V. Mastandrea 17.25 Film: Chi ha ucciso la signora Dearly - di N. Gomez, con D. De Vito 19.20 Supercar - Tf 20.10 A-Team - Tf 21.05 Film: Prova a incastrarmi - di S. Lumet, con V. Diesel 23.20 Film: I padroni della città - di F. Di Leo, con J. Palance, A. Cliver

CIELO
12.00 13.00 13.10 13.30 14.00 15.00 16.00 17.00 18.00 19.00 20.00 21.00 23.30 0.00 0.30 1.30 Sky Tg24 Giorno Gli Sgommati Masterchef Magazine Non lo sapevo! Dog Whisperer con Cesar Millan Voglio vivere così Cambio vita... mi sposo Uno su tutti Voglio vivere così Dog Whisperer con Cesar Millan Top Chef - All Star Film: Max Payne Spartacus: sangue e sabbia Sky Tg24 Notte Sons of Anarchy X-Files

REAL TIME
14.30 15.00 15.25 16.20 17.15 17.45 18.40 19.10 19.40 20.40 21.10 22.10 22.35 23.35 0.00 0.55 Clio Make Up Abito da sposa cercasi Extreme Makeover Vendo Casa... Disperatamente Abito da sposa cercasi Tabatha Mani di Forbice Cucina con Ale Cucina con Buddy Gordon Ramsay: cucine da incubo Abito da sposa cercasi Adolescenti XXL 2 Il cibo ti fa bella Chirurgia XXL My Shocking Body Malattie Imbarazzanti Cucina Con Ale

la Repubblica
LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012

METEO

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