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N. R.G.

460/2012

TRIBUNALE ORDINARIO di PRATO Procedimenti Speciali Sommari CIVILE Nel procedimento cautelare iscritto al n. r.g. 460/2012 promosso da: CURATELA DEL FALLIMENTO SASCH SPA IN LIQUIDAZIONE (C.F. 04038290484) con il patrocinio dellavv. MASI LEONARDO ed elettivamente domiciliata in VIALE DELLA REPUBBLICA N245 59100 PRATO presso il difensore avv. MASI LEONARDO contro RICORRENTE

ANTONIO ROSATI ROBERTO CENNI GIANLUCA GIOVANNELLI GIACOMO CENNI GIACOMO GIOVANNELLI GIOVAN BATTISTA TOGNARELLI MARIO PACETTI ELENA ROSATI CLAUDIA ELEONORA CENNI GIOVANNA LEZZA GIUSEPPE GIOVANNELLI GRAZIA LEA GIOVANNELLI CARLO MENCARONI ROSSELLA CENNI ANNIBALE VISCOMI LUCA PORCINAI FABRIZIO VISCOMI

RESISTENTI

Il Giudice dott. RAFFAELLA BROGI, letto il ricorso depositato dalla ricorrente in data 31 gennaio 2012 e gli atti allegati, ha pronunciato il seguente DECRETO

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Premesso che: la Curatela del Fallimento Sasch s.p.a in liquidazione ha chiesto, con ricorso, di autorizzare il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari nei confronti di Antonio Rosati, Roberto Cenni, Gianluca Giovannelli, Giacomo Cenni, Giacomo Giovannelli, Giovan Battista Tognarelli, Mario Pacetti, Elena Rosati, Claudia Eleonora Cenni, Giovanna Lezza, Giuseppe Giovannelli, Grazia Lea Giovannelli, Carlo Mencaroni, Rossella Cenni, Annibale Viscomi, Luca Porcinai, Fabrizio Viscomi. La ricorrente ha esposto che la Sasch s.p.a. stata dichiarata fallita dal Tribunale di Prato, con sentenza n. 80 del 24/10/2011. Sasch S.r.l. stata costituita a Calenzano (FI) il 20 luglio 1988, con sede legale in Via Monteverdi n. 23, capitale sociale di Lit. 20.000.000 e con oggetto sociale costituito dalla produzione di articoli e accessori dabbigliamento. Il 9 maggio 1997 la societ fallita si trasformata in S.p.A. e, dal 9 giugno 1997, ha ampliato la propria attivit commerciale nel settore dellabbigliamento, iniziando, successivamente (2002), ad aprire in Italia negozi per la vendita diretta. Subito dopo ha ampliato il raggio della propria attivit anche allestero, sia mediante la costituzione, nel 2003, in Cina della Tian Xin Yi Garment Co. Ltd (alla quale ha dato il compito di edificare uno stabilimento industriale di 23.000 mq. e parte della produzione), sia espandendo, dal 2005, la propria rete di vendita tramite societ controllate o collegate che gestivano negozi monomarca in Germania (Pulp, Wink e Klips), Svizzera (Allusion e Poet Fashion ), Taiwan (Sasch Asia Pacific Co.), Messico (Mintaim), Repubblica Ceca (Sartoria), Romania (Via Firenze Trendy) ed Estonia (Amara). Anche in Russia sono stati aperti numerosi negozi ad insegna Sasch, mediante la formula del franchising. Nel periodo 2008/2009 Sasch raggiunge lapice della propria espansione, con circa 250 negozi in Europa, America e Asia, con un fatturato complessivo77 milioni di euro e circa 150 dipendenti. Nondimeno, i bilanci della societ fallita, sempre chiusi in utile - ad eccezione dellanno 2009 - sono stati redatti in modo da nascondere le perdite, che, di fatto, avevano esaurito il capitale sociale fin dal 2007. Per ottenere tale effetto sono state fatte irregolari ed inveritiere rappresentazioni di quasi tutte le pi rilevanti voci dellattivo patrimoniale: immobilizzazioni, magazzino, crediti verso controllate/consociate/collegate, valore delle partecipazioni e crediti commerciali. In tal modo lattivit di impresa proseguita, anche grazie un consistente ed illegittimo ricorso al credito, spesso con il supporto, anchesso illegittimo (in quanto intervenuto in presenza di una causa di scioglimento della societ) da parte della controllante Go-fin s.p.a. Gli amministratori, oltre ad essere responsabili della non corretta redazione dei bilanci, hanno compiuto anche operazioni imperite e contrarie ai principio di corretta gestione imprenditoriale. Ad esempio, nel 2009, il consiglio damministrazione della societ fallita ha approvato la vendita dellimmobile della societ controllata TXY per limporto di 5.000.000,00, senza che, tuttora, il prezzo sia stato riscosso, con il conseguente azzeramento del valore della controllata stessa. Anche le forniture nei confronti dei

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clienti esteri (specialmente quelli russi) sono proseguite senza riscuotere, facendo lievitare il credito ad 26.000.000,00. Allinizio del 2010 la pressione del debito era, tuttavia, tale che la societ fallita, dopo un tentativo inutile di ristrutturazione del debito ex art. 182 bis l. fall., ha presentato, in data 24/12/2010, la domanda di ammissione al concordato preventivo, sui cui il Tribunale di Prato si espresso positivamente in data 25/2/2011. In data 29/12/2010 lassemblea dei soci della Sasch s.p.a. ha preso atto della riduzione del capitale sotto il minimo legale e la societ stata posta in liquidazione. La proposta di concordato preventivo evidenziava, tuttavia, la sostanziale impossibilit del piano, in quanto retto su unentrata di 16.700.000,00, ricavabili dalla vendita dellazienda e del marchio Sasch. I commissari hanno poi chiesto la revoca del provvedimento di ammissione alla procedura, in ragione di atti in frode rilevanti ex art. 173 l. fall. La Sasch s.p.a. ha quindi chiesto la revoca della procedura di concordato preventivo, presentando istanza di fallimento in proprio, accolta con la sentenza dichiarativa del fallimento n. 80 del 24/10/2011. Il passivo fallimentare attualmente, in attesa della verifica fissata per il 23/2/2012, stimato in 95.000.000,00 a fronte di un attivo, che allepoca del concordato preventivo (alla data del 30/9/2010), era stimato in 7.400.000,00, ma che attualmente, stante il dissolvimento dellazienda e del marchio (stimati dai Commissari in circa 2.800.000,00) pari, nella previsione pi ottimistica, ad 4.000.000,00. Le azioni di merito, cui strumentale la tutelar cautelare richiesta, sono quelle: 1. ex art. 2392, 2392, 2394 e 2394 bis c.c.: azione di responsabilit nei confronti degli amministratori, di terzi soggetti concorrenti (in particolare Mario Pacetti) e dei liquidatori per le seguenti violazioni: - la continuazione dellattivit dimpresa in situazione di capitale eroso, con violazione degli artt. 2447, 2485 e 2486 c.c.; - la violazione dei criteri di redazione del bilancio, con riferimento alle seguenti voci: rimanenze; partecipazioni (soprattutto quelle in societ estere perennemente in perdita); crediti nei confronti delle societ partecipate a titolo di rimborso di finanziamenti erogati nel corso degli anni; illegittima sopravalutazione di crediti commerciali inesistenti, inesigibili o di dubbia esigibilit; mancata rilevazione dei debiti o dei rischi di escussione per fideiussioni concesse a terzi; illegittima capitalizzazione di costi di pubblicit, illegittima rilevazione di ricavi per operazioni infragruppo simulate (c.d. conto merce a disporre); - il finanziamento di imprese estere in perdita costante per un ammontare complessivo di 25.355.000,92; - la vendita di un immobile di propriet della controllata TXY per 5.000.000,00, cio non solo ad un prezzo inferiore allattuale valore di mercato,
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ma anche senza alcuna garanzia di pagamento, cosicch lo stesso al momento non ancora stato riscosso; - la sistematica fornitura a clienti russi insolventi senza alcuna garanzia, per lammontare di 26.705.706,96; - il ricorso al credito bancario in un contesto di decozione, anche grazie allausilio della controllante Go.fin s.p.a., che rilasciava le apposite garanzie; - luso di fatture inesistenti per ottenere credito dalle banche; - laffitto dellazienda alla Via Monteverdi s.r.l., senza garanzie, con deliberazione approvata dal consiglio damministrazione della fallita con il voto di amministratori in conflitto dinteressi e conseguente disgregazione dellazienda; - la presentazione di ricorso per lammissione alla procedura di concordato preventivo con un piano infattibile e conseguente ritardo nella dichiarazione di fallimento. 2. responsabilit dei liquidatori per atti di frode ex art. 173 l. fall., con particolare riferimento allomessa comunicazione agli amministratori di fatti rilevanti relativi allazienda affittata a Via Monteverdi s.r.l. La ricorrente rileva che le violazioni perpetrate dagli amministratori hanno determinato un danno per 85.000.000,00, valutato secondo il criterio dei c.d. netti patrimoniali di periodo; 3. ex art. 2497 e 2043 c.c.: azione di responsabilit nei confronti degli amministratori della Go-Fin s.p.a., societ controllante ed esercente attivit di direzione e coordinamento della fallita: - per aver sostenuto lattivit della Sasch s.p.a. anche quando il capitale era perduto, anzich provvedere alla sua ricapitalizzazione; - per aver prestato garanzie favore dei debiti della societ fallita verso il sistema bancario per 40.000.000,00. 4. ex art. 2407 c.c. e 145 l. fall.: azione di responsabilit nei confronti dei membri del collegio sindacale per: - lomesso controllo; - la mancata rilevazione di illegittime operazioni contabili e di bilancio; - la mancata rilevazione dellintegrale perdita del capitale sociale e la mancata adozione delle conseguenti e prescritte iniziative; - lassenza di rilievi in ordine alla negligente gestione delle controllate estere; - lassenza di rilievi in merito alla fornitura di merce a credito in favore dei clienti russi; - il mancato rilievo della contrariet delloperazione di concessione in affitto dellazienda alla Via Monteverdi s.r.l. e del conflitto di interessi;
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- il mancato rilievo della contrariet ai principi di corretta amministrazione della presentazione di ricorso per lammissione alla procedura di concordato preventivo con piano infattibile; - il mancato rilievo della contrariet ai principi di corretta amministrazione del ricorso al credito in contesto di decozione e operazioni infragruppo in danno di Sasch s.p.a. La ricorrente quantifica il danno per le omissioni dei sindaci in 85.000.000,00. Il presente ricorso ha per oggetto la concessione del sequestro conservativo nei confronti di una pluralit di soggetti, che nel corso degli anni hanno rivestito le cariche di amministratori, sindaci, collaboratori e liquidatori della Sasch s.p.a. e della controllante Go-Fin s.p.a. Il parametro normativo di riferimento iniziale non pu essere che lart. 671 c.p.c., in base al quale: Il giudice, su istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, pu autorizzare il sequestro conservativo di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento. I requisiti per lapplicazione del provvedimento cautelare richiesto sono costituiti dal fumus boni iuris e dal periculum in mora. Il fumus boni iuris implica una prognosi di probabile fondatezza alla luce della cognizione sommaria propria del procedimento cautelare - delle azioni di responsabilit da esercitare nel giudizio di merito, cio di responsabilit nei confronti degli amministratori e liquidatori della societ fallita, di responsabilit per omesso controllo dei sindaci, di responsabilit nei confronti degli amministratori della controllante, di responsabilit dei liquidatori per la perpetrazione di atti in frode ex art. 173 l. fall. Il periculum in mora attiene invece, come risulta dal tenore letterale della norma richiamata, dal fondato timore del creditore di perdere la garanzia del proprio credito, che, nella specie, di natura risarcitoria. La ricorrenza di tali elementi deve essere verificata alla luce dei parametri indicati dallart. 669 sexies c.p.c., in base al quale: Il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalit non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene pi opportuno agli atti di istruzione indispensabili in relazione ai presupposti e ai fini del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza allaccoglimento o al rigetto della domanda. Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare lattuazione del provvedimento, provvede con decreto motivato, assunte ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso decreto, ludienza di comparizione delle parti davanti a s entro un termine non superiore a quindici giorni assegnando allistante un termine perentorio non superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. A tale udienza il giudice, con ordinanza, conferma, modifica o revoca i provvedimenti emananti con decreto. Prima di entrare nellesame dei requisiti richiesti per lemissione del provvedimento cautelare occorre dare atto della compagine sociale ed amministrativa della societ fallita, anche con riferimento al gruppo societario nella quale si trovava inserita. Il gruppo Sasch era pi precisamente articolato in due holding capogruppo: Go-Fin s.p.a e Gommatex s.p.a., che direttamente o indirettamente (tramite Sasch s.p.a. e Go-Real
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Estate s.r.l.) controllavano tutte le societ appartenenti al gruppo (come da prospetto di cui al doc. 10). Il marchio Sasch era di propriet della fallita, che era la maggiore distributrice del gruppo di appartenenza. Il capitale sociale della Sasch, dal 22/11/2004 era cos composto: Go-Fin Roberto Cenni Gommatex Giovannelli Giuseppe Giovannelli Gianluca 95% 2%; 1%; 1%; 1%.

Lammontare del capitale sociale, a seguito dellultimo aumento, era pari ad 15.495.000,00. Il consiglio damministrazione di Sasch s.p.a. stato composto nellultimo periodo (v. relazione ex art. 33 l. fall. pag. 10-11) da: - Antonio Rosati (Presidente) dal 4/4/2001 al 29/12/2010; - Roberto Cenni (Amministratore delegato): dal 4/4/2001 al 31/5/2009; - Gianluca Giovannelli (Amministratore delegato): dal 4/4/2001 al 29/12/2010; - Giacomo Cenni: dal 4/4/2001 al 29/12/2010. Con delibera dellassemblea del 5 giugno 2009 lo stesso ha assunto la qualifica, il compenso e i poteri di amministratore delegato; - Giovan Battista Tognarelli: dal 4/4/2001 al 30/4/2009; - Mario Pacetti: dal 4/4/2001 al 28/1/2005; - Elena Rosati: dal 4/4/2001 al 29/12/2010; - Claudia Eleonora Cenni: dal 15/1/2002 al 29/12/2010; - Giovanna Lezza: dal 28/1/2005 al 29/12/2010; Giacomo Giovannelli e Giacomo Cenni sono stati liquidatori della societ dal 29/12/2010 fino al fallimento. Il collegio sindacale negli ultimi dieci anni stato composto da: - Annibale Viscomi dal 4/4/2001 fino alla dichiarazione di fallimento; - Antonio Tafuni: dal 4/4/2001 al 15/1/2004; - Fabrizio Viscomi: dal 15/1/2004 fino al fallimento; - Luca Porciani: dal 4/4/2001 al 20/5/2011; - Elena Ciambellotti: dal 20/5/2011 fino al fallimento. Il capitale sociale di Go-Fin s.p.a. (dichiarata fallita dal Tribunale di Prato il 7/11/2011) era invece composto cos (come da visura di cui al doc. 23):
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Roberto Cenni Gommatex Giovannelli Giuseppe Giovannelli Gianluca

40%; 20%; 20%; 20%.

Il capitale sociale era pari ad 12.500.000,00. Gli amministratori nel quinquennio anteriore alla liquidazione sono stati: - Roberto Cenni (Presidente) sino al 3/3/2010; - Giuseppe Giovannelli (Consigliere delegato) fino all8/6/2009; - Mario Pacetti: fino al 29/12/2010; - Paolo Bonacchi: fino all8 giugno 2009; - Rossella Cenni: fino al 29/12/2010; - Elena Rosati: fino al 29/12/2010; - Giacomo Cenni: dall8/6/2009 fino al 29/12/2010 (Consigliere delegato e dal 3/3/2010 Presidente); - Carlo Mencaroni: dal 9/6/2009 al 29/12/2010; - Michele Tardi: dal 25/5/2010 al 29/12/2010. Dato atto della compagine societaria, amministrativa e sindacale della societ fallita, possibile esaminare il fumus boni iuris, con riferimento alle azioni che la curatela intende proporre nel giudizio di merito: A. lazione di responsabilit ex art. artt. 2392, 2394 e 2394 bis c.c. nei confronti degli amministratori, di terzi soggetti concorrenti (in particolare Mario Pacetti). Gli amministratori rispondono civilmente del loro operato nei confronti della societ, dei creditori (oltre che dei singoli soci e dei terzi ex art. 2395 c.c., norma che non viene in rilievo nella presente fattispecie). Nellipotesi di fallimento, in base al combinato disposto dagli artt. 2394 bis (In caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria le azioni di responsabilit previste dai precedenti articoli spettano al curatore del fallimento, al commissario liquidatore e al commissario straordinario.) e dellart. 146 l. fall., le azioni di responsabilit contro gli amministratori della societ fallita sono esercitate dal curatore fallimentare, che ha pertanto la legittimazione esclusiva. Nondimeno, le azione esercitate dal curatore fallimentare sono le stesse azioni esercitabili, prima del fallimento, dalla societ, dai creditori e dai terzi, con la conseguenza che non sussiste la vis actractiva del tribunale fallimentare. Secondo uninterpretazione consolidata in giurisprudenza in merito allart. 2394 bis c.c. lazione di responsabilit esercitata dalla procedura comprende le azioni previste dagli artt. 2392 c.c. (Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo
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statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono solidalmente responsabili verso la societ dei danni derivanti dall'inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o pi amministratori. In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. La responsabilit per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.), art. 2393 e art. 2394 c.c. (Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrit del patrimonio sociale. L'azione pu essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. La rinunzia all'azione da parte della societ non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali. La transazione pu essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l'azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi.) che confluiscono in ununica azione unitaria, sia perch cumula i presupposti e gli scopi di entrambe le azioni, sia perch finalizzata a fare acquisire allattivo fallimentare ci che stato sottratto al patrimonio sociale per fatti imputabili agli amministratori. Nella specie, da rilevare come la parte ricorrente abbia invocato correttamente i parametri di entrambe le azioni, dato che il dissesto che denuncia essere stato cagionato dalla condotta imperita degli amministratori ha danneggiato sia la societ che i creditori. Tale cumulo di azioni non comporta particolari problemi, nella misura in cui le violazioni dei doveri derivanti dalla legge o dallo statuto - che rilevano al momento dellesercizio dellazione di responsabilit nei confronti degli amministratori da parte del curatore fallimentare - sono quelle che hanno determinato la diminuzione od elisione del patrimonio sociale, che, a sua volta, fonte di danno anche per i creditori. Proprio tale considerazione porta a ritenere come in realt entrambe le azioni di responsabilit (sia nei confronti della societ che nei confronti dei creditori) siano inquadrabili nello paradigma contrattuale di cui allart. 1218 c.c. Tale conclusione, che pressoch pacifica per lazione di responsabilit nei confronti della societ (in quanto derivante da un rapporto contrattuale i cui contenuti sono stabiliti dalla legge e dallo statuto), deve ritenersi estensibile anche allipotesi di cui allart. 2394 c.c., dal momento che gli obblighi previsti a tutela del patrimonio sociale sono predisposti non solo con riguardo allinteresse della societ e dei soci, ma anche per la salvaguardia dei diritti di coloro che abbiano erogato credito alla societ stessa. In altre parole, lassenza di un rapporto diretto tra creditori ed amministratori non elimina il fatto che dal rapporto tra questi ultimi e la societ non possa ben scaturire anche un obbligo di corretta salvaguardia del patrimonio sociale, anche in vista della tutela dei crediti di terzi, come risulta, prima ancora che dallapplicazione della clausola generale di buona fede di cui allart. 1375 c.c., dalla stessa disciplina codicistica di cui allart. 2447 c.c., che, in caso di riduzione per perdite del capitale sociale sotto al minimo di cui allart. 2327 c.c. impone limmediata convocazione dellassemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore a tale minimo o la trasformazione della societ. Anche la stessa norma di cui allart. 2394 c.c. menziona non
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gi una generica lesione del diritto di credito (che potrebbe, come tale presiedere allazione ex lege aquilia di cui allart. 2043 c.c. e che, come tale non avrebbe richiesto la formulazione di una norma ad hoc come lart. 2394 c.c.), ma piuttosto: linosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dellintegrit del patrimonio sociale., ancorando pertanto la responsabilit degli amministratori nei confronti dei creditori alla violazione di precisi obblighi inerenti la conservazione dellintegrit del patrimonio sociale. Sul carattere contrattuale dellazione cumulativa esercitata dal curatore fallimentare ex art. 146 l. fall. si espressa anche la giurisprudenza di legittimit, secondo la quale: L'azione di responsabilit esercitata dal curatore del fallimento ai sensi dell'art. 146 legge fall., ha natura contrattuale e carattere unitario ed inscindibile, risultando frutto della confluenza in un unico rimedio delle due diverse azioni di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ.; ne consegue che, mentre su chi la promuove grava esclusivamente l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni ed il nesso di causalit tra queste ed il danno verificatosi, incombe, per converso, su amministratori e sindaci l'onere di dimostrare la non imputabilit a s del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti; pertanto, l'onere della prova della novit delle operazioni intraprese dall'amministratore successivamente al verificarsi dello scioglimento della societ per perdita del capitale sociale, compete all'attore e non all'amministratore convenuto. (Cass., Sez. 1, Sentenza n. 25977 del 29/10/2008 Rv. 605521). Venendo allesame delle censure mosse dalla parte ricorrente alloperato degli amministratori della societ fallita, di deve, in primo luogo, rilevare come la violazione degli art. 2447, 2485 e 2486 c.c. relativa allillegittima protrazione dellattivit di impresa in presenza di un capitale ormai eroso fin dallanno 2007, attraverso unalterazione delle poste contabili di bilancio, tale da aver condotto ad una svalutazione dellattivo pari al 92% al momento della presentazione del concordato preventivo (passando cio da 97.975.537,00 allattivo rettificato dai commissari in 7.400.000,00, cosa non giustificabile solo in base al passaggio da un regime di continuit dimpresa ad uno di liquidazione) deve essere esaminata, da un punto di vista logico, dopo le censure relative alle singole voci di bilancio. In particolare, con riferimento alla voce Rimanenze (attivo circolante) risultano contabilizzati nei bilanci i seguenti importi: - anno 2006: 13.768.00,00; - anno 2007: 12.230.193,00; - anno 2008: 12.890.000,00; - anno 2009: 10.145.236,00; - al 30/9/2010: 11.614.588,00. Tale valore stato svalutato in sede concordataria di 9.293.221,00, e portato quindi ad 2.321.367,00. Tale divario riconducibile al fatto che sin dal 2006 le merci sono state immagazzinate e mai vendute a stock, in modo che nel corso degli anni si formato un magazzino di merce, che sebbene contabilizzata sempre a costo storico aveva, nondimeno, un valore svalutato.

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Sulle modalit di contabilizzazione del magazzino possono valere le informazioni fornite da OMISSIS al Curatore fallimentare (utilizzabili ai fini della cognizione sommaria cautelare, considerato che le stesse sono state comunque assunte da un soggetto rivestente la qualifica di pubblico ufficiale ex art. 30 l. fall.). Linformatore, in particolare, ha dichiarato che: Circa la gestione del magazzino, fino al 2005 non c stato un uso improprio delle rimanenze di magazzino se non per il fatto che queste non venivano rettificate dopo linventario (che veniva fatto) n svalutate. So di questo perch spesso capitava che andavamo a movimentare della merce e il computer ci diceva che quella merce non cera (valore negativo) o ce nera troppa. Dal 2006 circa stata introdotta una prassi nuova che mi stata chiesta da Mario Pacetti il quale mi diceva che lo dovevo fare su disposizione della propriet ovvero Roberto Cenni o Gianluca Giovannelli. Tuttavia Pacetti faceva sempre e solo riferimento a Roberto Cenni. La prassi era che OMISSIS mi portava un tabulato con quello che aveva in memoria il computer, con la merce divisa per anno e tipologia, al costo dacquisto medio ponderato pagato da Sasch. Dopodich attuavo le richieste di Pacetti che consistevano in questo: sposta un certo valore di merce Sasch alle altre societ distributive, utilizzando dove era possibile la merce delle stagioni passate. Quando questo non era possibile si procedeva verso quelle pi recenti. Per avere una idea, il residuo medio degli acquisti Sasch di un anno erano circa il 10/15% del totale degli acquisti di quellanno. Ci significava che ogni anno si accumulava un 10/15% di merce per anno. Alla fine di dieci anni il magazzino poteva dirsi suddiviso in circa 8/10 diverse stagioni (considerando come unica la stagione di un anno anche se di fatto le stagioni della moda sono due per anno). Per capire il valore del magazzino occorre premettere che la propriet, nonostante avessimo un magazzino composto per l80% da merce vecchia di almeno due anni se non di pi, non ha mai voluto fare vendite a stock come poi abbiamo fatto nel 2010. Per me tale fatto resta incomprensibile dal momento che quella merce non avrebbe potuto essere venduta se non a stocchisti. Nel 2010 abbiamo finalmente fatto le vendite a stock e i prezzi di vendita sia della merce vecchia di due anni che di quella ancora pi vecchia non ha mai superato il prezzo di 1,70/ 2,40 a pezzo, quando il valore di carico era superiore di tanto. Parlo di un valore medio di carico da 4 a 12 a pezzo. Quindi, in conclusione, si pu ritenere che la valutazione del magazzino al prezzo medio di costo superasse quello di mercato a stock di almeno il 50% se non di pi. Si consideri, a questo proposito, che la merce rimasta oggi dopo le vendite a stock del 2010, essendo a mio parere ancora peggiore di quella gi venduta, non potr essere venduta a pi di 1 a pezzo. Se mi riporto con la memoria al 2006 questa situazione gi cera ma non si stoccava nulla. Mi ricordo solo una piccola vendita a stock verso il 1996 e poi basta. Lunica spiegazione che posso darmi di questa volont di non vendere a stock che se lo avessimo fatto il magazzino si sarebbe ridotto di conseguenza. Mentre se simulavamo la vendita con le societ del gruppo allora Sasch non solo non perdeva valore ma lo guadagnava. In questi termini non era di alcuna utilit fare linventario del magazzino reale se non per dare allamministrazione una informazione ad uso esclusivamente interno e riservato, essendo poi contabilizzato un magazzino puramente teorico e non reale n per quantit n per valore. In sostanza da quanto dichiarato dal responsabile di magazzino la merce veniva sempre contabilizzata al valore di costo storico e non veniva venduta a stock. In tal modo veniva ottenuto un duplice effetto:
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1. da un lato veniva aumentata (artificiosamente) una voce dellattivo patrimoniale, che non veniva mai svalutata; 2. dallaltro lato, la merce del magazzino veniva usata per simulare vendite inesistenti con societ del gruppo, che generavano, presumibilmente, ulteriori crediti da indicare nellattivo patrimoniale. A tal fine stato creato il conto a disporre, che secondo quanto dichiarato da OMISSIS nonch da OMISSIS aveva sia il fine di generare un profitto a fronte di operazione inesistenti, sia quello di compensare il debito I.V.A. con acquisti (inesistenti) dalle societ distributive a credito I.V.A. I curatori rilevano che, solo nel bilancio del 2007, sono stati esposti ricavi non effettivi (almeno in misura pari alla differenza tra il prezzo applicato dalla societ fallita alle controllate ed il reale valore di mercato) per 2.868.554,50 (v. pag. 132 della relazione ex art. 33 l. fall.). Tale meccanismo ha fatto s che il magazzino sia stato svalutato, al momento della presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, di oltre nove milioni di euro, cifra ingiustificata e che rende pertanto plausibile - alla luce della cognizione sommaria che caratterizza la cognizione cautelare -la spiegazione data da OMISSIS al curatore fallimentare. Tale condotta implica la violazione da parte degli amministrazioni, che hanno redatto e firmato i bilanci dal 2006, non solo dellobbligo di veridicit di cui allart. 2423 c.c. e della norma generale di cui allart. 2423 bis, n.1, c.c., che impone nella redazione del bilancio, di valutare le voci secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dellattivit, nonch tenendo conto della funzione economica dellelemento dellattivo o del passivo considerato., ma anche della norma speciale di cui allart. 2426 n. 9) c.c., in tema di rimanenze, in base alla quale: le rimanenze, i titoli e le attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo di acquisto o di produzione, calcolato secondo il numero 1), ovvero al valore di realizzazione desumibile dallandamento del mercato, se minore; tale minor valore non pu essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono essere computati nel costo di produzione.. In sostanza la societ fallita ha mantenuto nel proprio magazzino, al valore di costo iniziale, della merce soggetta invece a perdere rapidamente il proprio valore, come i capi di abbigliamento, in palese violazione della norma da ultimo citata, che nellimporre nella contabilizzazione delle rimanenze che non costituiscono immobilizzazioni (cio beni stabilmente inseriti nel complesso aziendale) una svalutazione (o lindicazione del minor valor storico) codifica non solo una regola di contabilit aziendale, ma altres una massima di comune esperienza che vuole i beni di massa diminuire di valore con il passare del tempo. Tanto pi ci si verifica nel settore della moda soggetto a continue modificazioni al punto da rendere obsoleti i beni confezionati nella stagione precedente. pertanto non giustificabile e frutto di una palese violazione delle norme sopra citate la contabilizzazione fatta dalla societ fallita del proprio magazzino dopo il 2006. Anche la contabilizzazione dei crediti commerciali stata fatta in violazione dellobbligo di verit nonch dellart. 2626 n. 8) c.c. Tale voce, dal 2006 in poi, stata indicata in bilancio nel modo seguente:
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- anno 2006: 26.142.748,00; - anno 2007: 33.328.209,00; - anno 2008: 31.422,179,00; - anno 2009: 42.712.427,00; Alla data del 30/9/2010 i crediti erano pari ad 36.802.264,00, secondo quanto risulta dalla domanda di ammissione al concordato preventivo presentata dagli amministratori di Sasch s.p.a. (doc. 11). Nella domanda di concordato preventivo la societ fallita ha svalutato i crediti di circa l87%. Il divario tra la svalutazione di crediti per una percentuale cos elevata, unitamente al carattere irrisorio dei fondi di svalutazione crediti ( 190.000,00 per il 2006; 330.000,00 per il 2007; 750.000,00 per il 2008; solo nel 2009 si registra la cifra pi consistente di 4.430.310,00, ma pur sempre lottava parte dei crediti verso terzi risultanti dal bilancio di tale anno) evidenziano la violazione consapevole della societ fallita dellart. 2426 n. 8) c.c., in base al quale: i crediti devono essere iscritti secondo il valore presumibile di realizzazione.. Non inoltre accettabile prospettare la speranza di una futura integrale realizzazione di crediti (maturati per lo pi in paesi esteri dove difficile il recupero dei crediti). La norma di cui allart. 2426 n. 8) c.c., non costituisce solo applicazione di un principio di materia contabile, ma , a sua volta, espressione dellobbligo di rappresentazione veritiera delle poste di bilancio, tenuto conto anche del fatto che tale documento lunico che pu rendere edotti i terzi (in special modo i creditori) sulla reale situazione economicofinanziaria della societ. La mancata svalutazione di tali crediti, unitamente al valore irrisorio dei fondi appositamente previsti (da iscrivere per al passivo) attesta la negligenza degli amministratori e la violazione delle norme che presiedono alla redazione dei bilanci ed un elemento che va a comporre un quadro tendenzialmente univoco in merito alla finalit di occultamento delle perdite, sottesa alla sopravalutazione delle poste attive di bilancio da parte della societ fallita. Di particolare rilievo sono i crediti verso le societ russe cui sono state fornite merci a credito per la somma di 26.705.706,96 (v. doc. 16) non riscossi. In tal senso la negligenza degli amministratori evidente sotto un duplice profilo: sia per aver continuato a fornire la merce fino ad un ammontare ingente quale quello indicato, nonostante il mancato pagamento della stessa, sia in merito alla mancata prestazione di garanzie, che costituiscono una prassi nel commercio internazionale e che la stessa societ fallita, del resto, era solita richiedere, come risulta dalla dichiarazione al curatore fallimentare di OMISSIS (doc. 28): Circa lesposizione con il cliente russo mi sorprese fin dal 2006 lentit di questo credito e lassoluta carenza di garanzie. Si pensi che per altri paesi quali il Kossovo, lUcraina, Kuwait, avevamo sempre dei depositi a garanzia o fidejussioni bancarie. Il cliente lasciava in deposito presso una banca a nome nostro una somma di circa 50.000 e fino a quellimporto noi spedivamo merce. Sopra tale importo chiedevamo il pagamento anticipato per la differenza.
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Non conosco il rapporto sottostante tra Mario Pacetti, Roberto Cenni e OMISSIS ma era sicuramente dubbio in quanto, quando chiedevo spiegazioni a OMISSIS (quello che cera prima al posto della OMISSIS) e/o a Mario Pacetti, entrambi mi rispondevano che era tutto a posto, come se fosse naturale e non preoccupante, mentre con altri clienti stavamo dietro ai cinquanta euro. Mario Pacetti e Roberto Cenni andavano periodicamente in Russia. Alle riunioni sul mercato russo partecipavano Roberto Cenni, OMISSIS e OMISSIS per i prezzi, Mario Pacetti per le fatture. Circa i prezzi posso dire che al cliente russo praticavamo prezzi nella media per quelli in partenza dallItalia mentre per quelli in transito veniva applicato uno sconto rispetto al normale prezzo di listino con la motivazione che noi non dovendo sdoganare potevamo applicare lo sconto. Circa leffettiva esistenza giuridica delle societ russe a cui spedivamo la merce posso dire che la OOO INKOM e la OOO Integro (e altre di cui mi riservo di verificare domattina) sono societ fittizie. Deduco ci dal fatto che i pagamenti da queste societ non sono mai arrivati direttamente ma arrivavano da altre societ, nei confronti delle quali non avevamo rapporti commerciali. Di ci erano informati sia Roberto Cenni che Mario Pacetti. Lo scopo di avere una societ inesistente a cui mandare la merce era quello, secondo me, di non ricondurre la societ al nome di OMISSIS. Linteresse di Cenni e Pacetti a vendere a una societ inesistente , a mio parere, la prova che cera un accordo sottostante tra questi e OMISSIS a danno di Sasch. Non altrimenti spiegabile n plausibile, n mi mai accaduto di vederlo altrove nelle altre realt per cui ho lavorato, veder crescere in maniera esponenziale un credito verso un solo cliente cos inadempiente. Per capire come funziona lo sdoganamento in Russia e come si possa inviare merce a nome di una societ inesistente senza avere problemi di dogana occorre sapere quanto segue: appoggi in dogana. Io so che quando spedivo merce abbigliamento, la stessa passava da una dogana (non so quale) diversa da quella utilizzata per la spedizione di arredamenti (perch vendevamo anche larredamento dei negozi fatto dallo Studio Ceri in Italia). Questo me lo spieg OMISSIS, il mio referente presso OMISSIS per le spedizioni. Da come me lo diceva sembrava che fosse costretto ad usare una dogana anzich unaltra per velocizzare i tempi di sdoganamento e non avere problemi. Giovannelli Gianluca era unaltra cosa e francamente mi pare centrasse poco. Mentre i primi due avevano sempre e solo loro voce in capitolo. Giacomo Cenni entrato quando queste abitudini gi esistevano da tempo e in parte le ha proseguite. E poi stato lo stesso Giacomo Cenni assieme al dott. OMISSIS a chiedere direttamente a me di preparare tutta la documentazione relativa alle spedizioni vere per il mercato russo e quindi esigibili: fatture, packing list, bollette doganali per le spedizioni in partenza dallItalia. Mentre per la merce in transito: fatture, packing list e fatture cinesi della TXY o Shanghai Young. Tale documentazione stata spedita allo Studio Pavia e Ansaldo di Mosca. Questo avvenuto a settembre 2010. La dipendente OMISSIS, conferma al curatore fallimentare che: Che Sasch fosse in difficolt finanziaria a fine 2008 lo si capiva dai minori incassi, dai pagamenti da fare che non si riusciva a fare per mancanza di fondi, dai clienti che si lamentavano della quantit e qualit della merce. Non pagando i fornitori anche la merce veniva prodotta in minore quantit e soprattutto in ritardo. La Russia sempre stata una scatola protetta dove pochi riuscivano a entrare. Ne sapevano qualcosa Mario Pacetti, Roberto e Giacomo Cenni, oltre che Gianluca Giovannelli. Tra i Cenni e i Giovannelli la differenza era che Giuseppe Giovannelli stava in Gommatex, Gianluca era qualche volta in Sasch
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ma chi seguiva Sasch erano principalmente i due Cenni oltre che Elena Rosati che la moglie di Roberto Cenni e seguiva la pubblicit della Sasch. Tornando alla Russia eravamo tutti stupiti che si spedisse merce senza riscuoterla. Abbiamo provato a chiedere qualcosa a Mario Pacetti ma questo ci rispondeva che andava bene cos. La ragazza che fatturava alla Russia per Sasch si chiama OMISSIS (con OMISSIS) e ora lavora per altri. Le spedizioni estere erano principalmente in Russia (Integro, Enigma), Messico (Mintaim). Gli altri clienti esteri hanno sempre pagato ma avevano altre condizioni di pagamento. Quando arrivai in Sasch la situazione debitoria russa e messicana era gi fuori da ogni controllo. Nonostante ci si continuava a spedire come se nulla fosse. Lunica spiegazione era che ci fossero accordi. Il comportamento degli amministratori ulteriormente aggravato, in quanto dalla dichiarazione di una dipendente, risulterebbe spedita della merce a societ addirittura inesistenti. Nondimeno, ai fini della cognizione cautelare sufficientemente accertato il fumus della responsabilit degli amministratori per la violazione dellobbligo di diligenza richiesta ex art. 2392 c.c. dalla natura dellincarico, risultante dallavvenuta spedizione di 26.705.706,96 di merce in assenza di garanzie e senza alcun pagamento. Si tratta infatti di un comportamento di per s contrario ai canoni di prudenza e di buona amministrazione, tenuto, oltretutto, in una situazione in cui lattivo patrimoniale era ormai compromesso. La curatela fallimentare contesta poi che alla data del 30/9/2010 erano maturati debiti per garanzie personali concesse dalla societ per 4.531.327,00 (come da pag. 43 della domanda di concordato preventivo), senza linserimento di alcun fondo rischi per lipotesi di escussione di garanzie. La mancanza di tale previsione emblematica della negligenza dellorgano amministrativo della societ fallita nella gestione della fuoriuscita di flussi di denaro dalla societ, come attestato dai finanziamenti concessi alle controllate anche se in perdita (su cui ci soffermeremo pi avanti). In sostanza non sembra che sia stata operata unattenta politica di monitoraggio delle uscite o delle possibili uscite di denaro dalle casse sociali. Tale negligenza assume valore ancora pi grave alla luce del fatto che tale politica gestionale non solo ha compromesso lattivit imprenditoriale e la stessa conservazione del complesso aziendale, ma ha pregiudicato altres la tutela dei creditori. La societ fallita ha poi costantemente finanziato societ controllate estere sempre in perdita (TXY, costituita in Cina; Allusion S.A., in Svizzera; Mintamim S.de R.I. del C.V., in Messico; Sartoria S.R.O, nella Repubblica Ceca; Firenze Fashion, in Romania; Sasch Asia Pacific Cp. Ltd., in Thailandia). La situazione patrimoniale e finanziaria di tali societ attestata dal fatto che, al momento della domanda di ammissione al concordato preventivo, il loro capitale stato indicato come azzerato. Nondimeno, nei confronti di tali societ la Sasch s.p.a. ha dirottato un flusso ingente di denaro, quantificabile 34.168.526,00 nel periodo compreso tra il 2006 ed il 2010 (v. rel. ex art. 33 l. fall., doc. 2 pag. 42), cos ripartiti: - anno 2006: 2.628.581; - anno 2007: 5.702.150,00
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- anno 2008: 9.142.111,00 - anno 2009: 8.322.842,00 - anno 2010: 8.372.842,00 Tale circostanza non solo ha comportato che gli amministratori abbiano dirottato importanti risorse economiche in un progetto pieno di rischi, ma assume maggiore gravit se valutata alla luce dellesposizione debitoria della societ fallita con le banche. Nei bilanci dal 2006 in poi i debiti verso le banche sono infatti cos contabilizzati: - anno 2006: 33.308.837,00; - anno 2007: 41.936.341,00; - anno 2008: 45.943.615,00; - anno 2009: 56.553.031,00; La societ fallita pertanto da un lato prendeva finanziamenti dalle banche (usando bilanci non veritieri e le garanzie della controllante Go-Fin s.p.a.), dallaltro lato inviava una quota ingente di tali somme verso realt imprenditoriali estere di dubbia attendibilit e per di pi generatrici di perdite (come risulta dalle note integrative ai bilanci). Del resto, a fronte dellerrata indicazione di importanti voci dellattivo, come quelle relative a crediti verso terzi o la realizzazione di fatturato inesistente (attraverso il c.d. conto merce a disporre), evidente che la pi gran parte delle risorse finanziarie inviate alle societ estere non potesse che venire dal finanziamento bancario, con un comportamento perpetrato in violazione della buona fede sotto un duplice profilo, dato che le banche hanno concesso il credito sulla base di bilanci non redatti secondo criteri di veridicit e le somme erogate, di fatto, sono state in gran parte destinate in investimenti imprenditoriali altamente rischiosi, terminati con una totale perdita di quanto in essi destinato. N pu servire da giustificazione il fatto che la societ fallita intendesse espandere il proprio raggio di attivit allestero. Considerato che le societ estere sono state sempre in perdita, non infatti giustificato che lafflusso di denaro verso le stesse sia continuato fino al 2010, per almeno due anni (se non addirittura tre, come sostenuto dalla curatela ricorrente) dal momento in cui la societ era in perdita, anche se questo non risultava dai bilanci. Anche la vicenda relativa allacquisto del proprio marchio da parte della societ fallita risulta frutto di una non corretta applicazione dei canoni di buona amministrazione e, prima facie, non giustificabile da un punto di vista logico, ancor prima che economico. Con delibera del 18/9/2008 il consiglio damministrazione ha ratificato lesecuzione del mandato conferito al consigliere Roberto Cenni, procedendo al finanziamento della partecipata lussemburghese SHS Europe S.A. per la somma di 7.000.000,00 al fine di acquistare i diritti del marchio Sasch nei paesi in cui esse non era stato depositato dalla societ fallita. A questo punto la SHS Europe ha proceduto allacquisto del marchio dalla societ svizzera Astrom Farm (doc. 37).

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Tuttavia, tale operazione, come correttamente rilevato dalla parte ricorrente, non risulta giustificata, sia perch non stata esplicitata la necessit di acquistare i diritti, sia perch non stata fatta una perizia in merito al valore, sia perch dalla visura dellUfficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti, risulta che i diritti sul marchio SASCH, acquistati dalla societ svizzera, erano gi di Sasch s.p.a., che li aveva comprati sin dal 1998 (v. doc. 37 bis). Risultano poi tutte da chiarire le circostanze relative alla societ SHS Europe S.A. (Lussemburgo), indicata, nella nota integrativa al bilancio del 2008, come pronta alla gestione, a livello internazionale, dei marchi (acquistati grazie al finanziamento in esame), al punto che la differenza tra costo della partecipazione e la corrispondente quota di patrimonio netto non stata considerata una perdita durevole. Nella nota integrativa al bilancio del 2009, tuttavia, gli amministratori dichiarano che la partecipazione in SHS Europe stata ricollocata nelle partecipazioni in altre imprese, dato che la quota di partecipazione passata dal 96,88% all8,03%. Non si comprende, tuttavia, il senso della dismissione della partecipazione in una societ in cui erano stati fatti confluire 7.000.000,00 nellanno precedente al fine di acquistare i marchi SASCH e S.H.S. Risulta pertanto ancora pi ingiustificata loperazione di finanziamento per lacquisto di un marchio, gi registrato in favore della societ fallita negli Stati Uniti. Tale circostanza rende, ancora un volta, evidente la mala gestio degli amministratori nell amministrazione del denaro che usciva dalle casse della societ, salve ulteriori verifiche, da effettuare nel corso del giudizio di merito, in ordine a tali episodi di assoluta disinvoltura nellinvio di consistenti somme di denaro verso realt imprenditoriali estere (controllate dalla stessa Sasch) o sue clienti (come le societ russe). Risulta altres fondato, in punto di fumus, laddebito della curatela fallimentare relativo al ricorso al credito alle banche da parte della fallita in una situazione di decozione. Come gi accennato il credito alle banche veniva richiesto sulla base di bilanci in cui lammontare del patrimonio netto era pregiudicato dallerrata contabilizzazione di consistenti ed importanti voci dellattivo patrimoniale. Questo non sembra, tuttavia, essere stato il solo artificio usato dalla societ fallita, che altres ricorsa alluso di fatture inesistenti, come risulta dalle dichiarazioni dei dipendenti al Curatore fallimentare. OMISSIS ha infatti dichiarato che: Sono stata chiamata da OMISSIS lo scorso venerd 2.12.11 per spiegare il meccanismo adottato dalla Sasch per effettuare fatture per operazioni inesistenti sullestero. Al mio arrivo in Sasch ho potuto riscontrare che il computer sul quale tenevo questo tipo di contabilit era sparito. Mi stato detto che forse era in Gommatex e mi sono ivi recata con lo stesso OMISSIS. Al nostro arrivo in Gommatex abbiamo trovato solo un computer che poteva essere il mio ma era smontato e non cera il disco fisso. Non abbiamo chiesto spiegazioni perch non ho idea su chi possa averlo portato via. I dati ivi contenuti non si trovano altrove. Non facevo copia di questi dati. Quando nel dicembre 2010, senza preavviso, siamo stati licenziati ho pensato di fare una copia ma poi il malumore ha prevalso sulla razionalit ed ho lasciato perdere. Provo a spiegare il contenuto di tali file. In tutti i paesi esclusa la Russia le fatturazioni erano reali.

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Lunico mercato e lunico cliente nei confronti del quale emettevamo false fatture in modo sistematico era la Russia e il cliente era OMISSIS. Questultimo agiva attraverso varie societ ma tutte le nostre spedizioni convergevano verso lunico magazzino di Mosca. Questo cliente aveva anche la societ Benada con sede in Estonia (quindi nella CEE) e regolare partita Iva. Le fatture per operazioni inesistenti iniziano nel primo semestre del 2009. Non conosco lo scopo delle false fatture. Queste mi venivano richieste solo da Mario Pacetti, credo per avere qualcosa da presentare alle banche. Lentit di queste fatture di circa 4 milioni nel 2009 e di circa 8 milioni nel 2010. Lo deduco in quanto le fatture false venivano emesse e dopo circa tre mesi venivano stornate con note di credito di pari importo. Il cliente russo non lha mai saputo anche perch non venivano inviate n le fatture n le note di credito. A quanto pare le banche non se ne accorgevano. Le bollette doganali non venivano falsificate. La dipendente OMISSIS ha confermato al Curatore fallimentare lemissione di fatture inesistenti: Per questi crediti le banche (BNL. Intesa, MPS) ci facevano anticipi allexport sulle fatture. Perlomeno da quando sono arrivata in Sasch (fine 2008) era gi prassi (su ordine di Mario Pacetti responsabile amministrativo e OMISSIS) quella di emettere fatture per operazioni realmente esistenti ma nei confronti di clienti (russi) di cui si sapeva con certezza che non avrebbero mai pagato. La stessa fattura veniva fatta anticipare a pi banche. Poich al cliente si poneva come condizione di pagamento un bonifico a 120 giorni, questo non riceveva alcuna comunicazione dalla banca italiana, la quale rimaneva in attesa del pagamento. Alla scadenza (non rispettata) di pagamento, noi chiedevamo alla banca la proroga del finanziamento pagandoci gli interessi passivi. Questo giochino andato avanti fino a quando le banche hanno detto basta. Ci successo a fine 2009 con la richiesta delle banche di una documentazione allegata che non avevamo (tranne che per le fatture). Mi riservo di determinare lammontare di questo tipo di operazioni sullestero. Sempre sullestero avveniva anche (ma con meno frequenza) che si emettessero fatture per operazioni inesistenti nei confronti di clienti russi (chiedere a OMISSIS, addetta alla fatturazione) per importi anche importanti. Anche qui mi riservo di quantificare il fenomeno e di documentarlo. Capitava anche una sovrafatturazione sullestero (operazione in parte vera e in parte inesistente) sicuramente nei confronti dei clienti russi e molto probabilmente anche nei confronti di Mintaim. Non ricordo false fatturazioni a societ europee del gruppo perch non volevamo problemi con soggetti che avrebbero facilmente potuto scoprire larcano. Unaltra violazione dei criteri che presiedono alla corretta redazione del bilancio, segnatamente degli artt. 2423 e 2426 c.c., riguarda la valutazione delle partecipazioni nelle societ controllate. A tal fine significativo il confronto tra le risultanze contabili delle stesse alla data del 30/9/2010 ( 20.830.584,00) e la rettificazione operata dalla Sasch s.p.a. al momento della domanda di ammissione al concordato preventivo, con una riduzione di ben di 19.720.441,00. Considerato che le partecipazioni erano relative a societ estere in perdita, come risulta anche dalle note integrative dei bilanci 2008 e 2009, non si comprende come la societ fallita non abbia provveduto alla svalutazione di tale posta contabile, lasciando invece allattivo patrimoniale unindicazione particolarmente elevata.

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In merito ai criteri di valutazione delle immobilizzazioni finanziarie lart. 2426 c.c. ai numeri 3) e 4) stabilisce che: "3) l'immobilizzazione che, alla data della chiusura dell'esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore a quello determinato secondo i numeri 1) e 2) deve essere iscritta a tale minore valore; questo non pu essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata. Per le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate che risultino iscritte per un valore superiore a quello derivante dall'applicazione del criterio di valutazione previsto dal successivo numero 4) o, se non vi sia obbligo di redigere il bilancio consolidato, al valore corrispondente alla frazione di patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio dell'impresa partecipata, la differenza dovr essere motivata nella nota integrativa; 4) le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate possono essere valutate, con riferimento ad una o pi tra dette imprese, anzich secondo il criterio indicato al numero 1), per un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio delle imprese medesime, detratti i dividendi ed operate le rettifiche richieste dai princpi di redazione del bilancio consolidato nonch quelle necessarie per il rispetto dei princpi indicati negli articoli 2423 e 2423-bis. Quando la partecipazione iscritta per la prima volta in base al metodo del patrimonio netto, il costo di acquisto superiore al valore corrispondente del patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio dell'impresa controllata o collegata pu essere iscritto nell'attivo, purch ne siano indicate le ragioni nella nota integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a beni ammortizzabili o all'avviamento, deve essere ammortizzata. Negli esercizi successivi le plusvalenze, derivanti dall'applicazione del metodo del patrimonio netto, rispetto al valore indicato nel bilancio dell'esercizio precedente sono iscritte in una riserva non distribuibile; La norma non che unesplicitazione della regola generale del c.d. obbligo di verit, imponendo di iscrivere la partecipazione al minor valore che la stessa abbia conseguito rispetto al prezzo dacquisto. Si tratta di una regola che codifica un principio in materia contabile volto ad evitare lalterazione dellattivo patrimoniale. pertanto corretto laddebito mosso dalla curatela fallimentare alla societ fallita di non aver svalutato le partecipazioni in societ collegate, nonostante le stesse fossero in perdita. Nella nota integrativa al bilancio del 2008 gli amministratori rilevano che, nonostante le perdite, il costo della partecipazione non stato svalutato, in considerazione del fatto che tali perdite non sono state considerate durevoli in considerazione di un miglioramento della societ e delle potenzialit di sviluppo. Ci non spiega, tuttavia, perch anche nella nota integrativa del bilancio del 2009 (a seguito di un ulteriore esercizio in perdita da parte di tutte le societ controllate menzionate) la societ fallita non abbia proceduto ad effettuare alcuna svalutazione, con la conseguenza che sono state iscritte allattivo del bilancio del 2009 immobilizzazioni finanziarie relative alle imprese controllate per un importo di 17.083.067,000.

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Tale posta, come gi rilevato, stata svalutata solo al momento della presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, dal momento che le immobilizzazioni finanziarie (complessivamente intese e non limitate alle sole partecipazioni nelle societ controllate) sono state rettificate dalla societ fallita in 1.110.144,00. Unaltra operazione contraria al canone di diligenza richiesta dalla natura dellincarico gestorio costituita dallautorizzazione alla vendita dellimmobile della societ controllata cinese TXY, senza alcuna garanzia di riscossione del prezzo, che non stato ancora pagato. Gli amministratori della societ fallita, sin dalla presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, hanno denunciato di essere stati raggirati dagli institori dellimpresa in loco, rilevando che limmobile venduto stato effettivamente trasferito ad una societ appartenente alla famiglia di uno degli amministratori. Sul punto si rileva che si tratta, in primo luogo, di affermazioni di parte non ancora comprovate dalla produzione di specifica documentazione e, in secondo luogo, che comunque evidente la negligenza degli amministratori della societ fallita per aver autorizzato la vendita di un immobile per il prezzo di 5.000.000,00, senza chiedere espresse garanzie in ordine al pagamento del prezzo. Alla luce di quanto esposto si pu affermare, tenuto conto della sommariet che caratterizza la cognizione cautelare, che il capitale sociale fosse compromesso fin dal 2007 e che la corretta contabilizzazione delle poste di bilancio da parte degli amministratori della societ fallita avrebbe comportato lattivazione dei poteri e dei doveri di cui allart. 2447 c.c., con la conseguente convocazione dellassemblea per la delibera di riduzione del capitale sociale, con il successivo aumento o leventuale liquidazione della societ. Tale situazione da considerarsi come verificata con sicura evidenza, al pi tardi (se non al momento della redazione ed approvazione del bilancio del 2007, come sostenuto dai curatori fallimentari nella relazione ex art. 33 l. fall.), nel 2008. Il bilancio desercizio di tale anno evidenzia infatti, a fronte di un patrimonio netto di 27.806.137,00, la contabilizzazione delle voci dellattivo (in modo non corretto per i motivi gi indicati) di 31.422.179,00 per crediti verso clienti, 13.179.171,00 per crediti verso imprese controllate ed 18.176.239,00 per immobilizzazioni finanziarie. Considerata linattendibilit di tali ultime poste attive, dalla somma contabilizzata di questa ultima risulta come il capitale sociale fosse eroso sicuramente alla data del 31/12/2008 e che gli amministratori avrebbero dovuto prendere i provvedimenti di cui allart. 2447 c.c. e mettere eventualmente in liquidazione la societ. Un ulteriore addebito della curatela fallimentare nei confronti degli amministratori attiene allaffitto dellazienda alla new-co Via Monteverdi s.r.l. Tale operazione, effettuata contestualmente alla presentazione del concordato preventivo, secondo il curatore fallimentare avrebbe infatti determinato lulteriore disgregazione del patrimonio aziendale e del relativo marchio.

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Con la delibera dellassemblea del 15/12/2010 il consiglio damministrazione della societ fallita ha deliberato laffitto dellazienda alla societ Via Monteverdi s.r.l., societ neo-costituita, i cui soci erano: - Giacomo Cenni: - Francesco Medici - Gianluca Giovannelli: - Giuseppe Giovannelli: 40%; 40%; 10%; 10%.

La Curatela fallimentare rileva che tale operazione stata deliberata in presenza di conflitto dinteresse ex art. 2391 c.c., dal momento che i soci della Via Monteverdi s.r.l. erano membri del consiglio damministrazione di Sasch s.p.a., di cui facevano altres parte Antonio Rosati (zio di Giacomo Cenni), Elena Rosati (madre di Giacomo Cenni), Claudia Eleonora Cenni (sorella di Giacomo Cenni), Giovanna Lezza (moglie di Gianluca Giovannelli). Inoltre, non risulta essere stata fatta alcuna verifica circa la possibilit di Via Monteverdi s.r.l. di adempiere alle obbligazioni assunte. In data 19/5/2011 il capitale sociale stato ceduto a Michele Tardi (1%) ed alla Sasch International Holding s.r.l. Questultima societ stata costituita il 10/5/2011, ed il capitale era posseduto per l1% da Michele tardi e per il 99% alla Consultrust per il 99% (societ con il 30% del capitale appartenente alla famiglia Cenni). Il rapporto contrattuale tra la societ fallita e la Via Monteverdi s.r.l. aveva per oggetto le attivit centralizzate svolte negli stabilimenti di Prato e Campi Bisenzio, otto punti vendita, oltre alla gestione del marchio, mentre un distinto contratto estimatorio regolava lacquisto della merce. Laffittuaria ha poi formulato una proposta dacquisto dellazienda per 16.700.000,00, sottoponendo lacquisto alla condizione dellomologazione del concordato preventivo ed al reperimento di un soggetto finanziatore entro 15 giorni dallo svolgimento delladunanza dei creditori. La curatela fallimentare rileva che in tal modo il sistema distributivo e ci che rimaneva della realt aziendale sono stati messi nelle mani di un soggetto economicamente inaffidabile, come poi stato confermato dal fatto che Via Monteverdi s.r.l., dopo aver accumulato un debito di 629.572,00, stata dichiarata fallita dal Tribunale di Prato, in data 22/12/2011, dopo che lazienda era stata sottoposta a sequestro giudiziario. Anche tale operazione evidenzia una mancanza di avvedutezza dellorgano amministrativo della societ fallita nella gestione di particolari situazioni delicate (oltre che una palese disinvoltura nellapprovazione da parte di alcuni amministratori di deliberi contrastanti con quanto stabilito dallart. 2391 c.c.). infatti evidente come gran parte dellattivo indicato nella proposta di concordato preventivo fatto dalla Sasch s.p.a. nel 2010 fosse imperniata sui residui valori aziendali e sul marchio. Come risulta dalle vicende successive, che saranno pi compiutamente esaminate nella parte relativa alla responsabilit dei liquidatori, si trattato di un estremo tentativo di
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dare un minimo di continuit al complesso aziendale (o almeno a quello che ne restava), mediante la ricerca di un partner economico che immettesse nuova liquidit. Loperazione di affitto dellazienda, con la connessa gestione di un marchio assai conosciuto, avrebbero dovuto suggerire una maggior ponderazione in ordine alle conseguenze di tale atto, che avrebbe positivamente consentito una valutazione di continuit solo in presenza di risorse economiche, anche di terzi, che avrebbero dovuto essere presenti fin dal momento della stipulazione del contratto daffitto. Ci ha comportato, oltre che ad un ritardo nella dichiarazione di fallimento, alla disgregazione di ci che restava della catena distributiva e del complesso aziendale, pur sempre caratterizzato, allepoca, da un marchio ancora spendibile sul mercato. Proprio per tali considerazioni altres fondato quanto rilevato dalla ricorrente in merito allinfattibilit del piano ed al ritardo della dichiarazione di fallimento: gli amministratori della societ fallita proprio perch in parte coincidenti e in parte legati da vincoli familiari con gli amministratori di Via Monteverdi s.r.l. erano ben a conoscenza della fragilit economica del nuovo soggetto, che avrebbe dovuto acquistare lazienda Sasch s.p.a. per la cifra considerevole di 16.700.000,00, cio circa la met dellammontare dellattivo indicato nella proposta di concordato preventivo. Ne consegue che anche lulteriore perdita dellattivo fallimentare conseguente a tale ultima (sconsigliabile) operazione deve essere loro imputata, nella misura in cui la proposta di un concordato preventivo, rivelatosi infattibile prima ancora del voto da parte dei creditori, ha determinato un ritardo di circa 11 mesi nella dichiarazione di fallimento. Alla luce di quanto esposto deve ritenersi che nella specie ricorra il requisito del fumus boni iuris in merito allazione di responsabilit nei confronti degli amministratori esercitata ex art. 146 l. fall. dal curatore fallimentare. Emergono infatti episodi evidenti di mala gestio degli amministratori nella redazione dei bilanci, con riferimento alla contabilizzazione del magazzino, dei crediti e delle partecipazioni nelle controllate, oltre che ad una gestione contraria ai criteri di prudenza e di buona amministrazione nella vendita delle merci ai clienti russi, nella vendita dellimmobile della societ cinese senza alcuna garanzia, nellacquisto del proprio marchio da parte della stessa societ fallita che ne era proprietaria, nel non aver convocato lassemblea ex art. 2447 c.c., per laumento di capitale o per leventuale messa in liquidazione della societ sin dal 2008. Gli episodi sopra indicati relativi non solo alla redazione del bilancio, ma anche al comportamento tenuto con le banche e, infine, nellapprovazione della delibera di affitto dellazienda alla Via Monteverdi evidenziano come il comportamento degli amministratori sia stato non meramente colposo, ma consapevolmente diretto a perseguire un interesse di natura personale, a dispetto dei terzi (creditori e dipendenti) coinvolti nelle loro discutibili scelte imprenditoriali. In conclusione lazione di responsabilit ex art. 2392, 2393 e 2394 c.c. che la curatela intende proporre nei confronti degli amministratori presenta il fumus boni iuris di probabile fondatezza. Laddebito in termini di negligenza riferibile non solo allamministratore delegato, ma anche agli altri componenti del consiglio damministrazione, dal momento che anche per
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gli amministratori non esecutivi, nonostante labrogazione dellobbligo di vigilanza sullandamento generale della gestione previsto dalla formulazione originaria dellart. 2392 c.c., rimane comunque lobbligo di agire informati ex art 2381, VI comma, c.c. (Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato; ciascun amministratore pu chiedere agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla gestione della societ.). Tale obbligo finalizzato al controllo sul generale andamento della gestione della societ, stabilito espressamente dallart. 2381, III comma, c.c. per il caso in cui il consiglio damministrazione sia caratterizzato dalla presenza di amministratori delegati. In base a tale norma infatti: Il consiglio di amministrazione determina il contenuto, i limiti e le eventuali modalit di esercizio della delega; pu sempre impartire direttive agli organi delegati e avocare a s operazioni rientranti nella delega. Sulla base delle informazioni ricevute valuta l'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile della societ; quando elaborati, esamina i piani strategici, industriali e finanziari della societ; valuta, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale andamento della gestione.. Lart. 2392 c.c. stabilisce inoltre un obbligo di intervento in caso di conoscenza di fatti pregiudizievoli per la societ (In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dellarticolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.). Infine, assume un rilievo determinante il comma III dellart. 2392 c.c., in base al quale: La responsabilit per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso ne libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.. Tale norma prevede quindi una specifica causa di esenzione della responsabilit da parte dellamministratore, senza operare distinzioni in base al ruolo ricoperto (esecutivo o non esecutivo), ma impone unattivazione tale non solo da esteriorizzare il dissenso rispetto alle scelte fatte dagli altri amministratori, ma da portare tale dissenso anche a conoscenza dellorgano sindacale. Le norme di cui allart. 2381, VI comma, c.c., 2392, II e III comma, c.c. devono essere pertanto interpretate secondo il criterio sistematico, per cui lamministratore, anche non esecutivo, deve chiedere informazioni agli organi delegati al fine di valutare in primo luogo - oltre alladeguatezza dellassetto contabile ed amministrativo - landamento generale della gestione e, in secondo luogo, in modo da intervenire nelle fasi pi propriamente patologiche di funzionamento dellorgano amministrativo, al fine di fare il possibile per evitare il compimento di atti pregiudizievoli o attenuarne comunque le conseguenze dannose. A conferma di tale soluzione ermeneutica si rileva come lart. 2381, VI comma, c.c. (relativo allobbligo di agire informati) menzioni la facolt di ciascun amministratore di chiedere informazioni proprio agli organi delegati. Ci significa che lobbligo di agire informati posto anche nei confronti degli amministratori non delegati. Lart. 2392 c.c., viceversa, non fa distinzioni, nella disciplina della responsabilit degli amministratori, tra delegati e non delegati, imponendo a tutti di agire con la diligenza richiesta dalla natura dellincarico e dalle loro specifiche competenze. La norma in esame
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prevede che: Essi sono solidalmente responsabili verso la societ dei danni derivanti dallinosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprio del comitato esecutivo o di funzioni attribuite in concreto ad uno o pi amministratori. Tale ultima precisazione normativa consente di rilevare come nella specie le contestazioni alloperato degli amministratori attengano, in gran parte, allerrata valutazione delle poste di bilancio, atto espressamente non delegabile in base a quanto stabilito dallart. 2381, III comma, c.c. (Non possono essere delegate le attribuzioni indicate negli articoli 2420-ter, 2423, 2443, 2446, 2447, 2501-ter e 2506-bis.), firmato da tutti gli amministratori. Considerato che il bilancio costituisce poi il documento informativo della situazione economico-finanziaria della societ ben configurabile in capo a tutti gli amministratori lobbligo di verificare la corretta redazione e di chiedere le informazioni necessarie per la valutazione delle poste contabili allorgano delegato. Anche lelevato ammontare dei crediti nei confronti di terzi risultante nel bilancio costituisce una circostanza su cui sarebbe stato opportuno agire informati, alla luce del fatto che lindicazione di una posta di valore cos elevato, in caso di mancata realizzazione dei crediti, avrebbe sicuramente comportato la sicura compromissione di una parte considerevole dellattivo patrimoniale, come poi si verificato. Similmente a dirsi per la mancata svalutazione delle partecipazioni nelle societ estere controllate. In generale, i criteri di contabilit che presiedono alla redazione del bilancio, soprattutto se codificati in norme di legge, come gli artt. 2423 e 2426 c.c., devono ritenersi come rientranti nella professionalit di chi accetta lincarico di amministratore in una societ, con una dimensione ed un fatturato del tipo della Sasch s.p.a. Infine, occorre dare atto del fatto che la vendita dellimmobile della TXY e lacquisto del proprio marchio sono stati deliberati dal consiglio damministrazione della societ fallita, con la conseguente responsabilit di tutti gli amministratori, anche in relazione allevidenza della mala gestio insita nella vendita di un immobile in Cina senza sufficienti garanzie di pagamento del prezzo e nel finanziamento per lacquisto di un marchio, che la Sasch s.p.a. aveva comunque brevettato negli Stati Uniti e comunque senza alcuna indicazione o perizia sulla necessit e convenienza delloperazione. altres rilevabile il fumus del nesso causale tra la condotta imperita degli amministratori e il considerevole ammontare del passivo fallimentare. Da quanto esposto risulta infatti che nel periodo 2007-2008 la societ ha sostenuto economicamente una politica imprenditoriale di espansione senza averne i mezzi economici sufficienti, ricorrendo allalterazione dellattivo patrimoniale al fine di ottenere credito dalle banche. Anche le condotte di vendita di merci per una cifra superiore ad 26.000.000,00 ai russi o la vendita dellimmobile ad 5.000.000,00 senza la riscossione del prezzo, o lacquisto del proprio marchio per 7.000.000,00 sono stati forieri di un mancato ingresso di denaro nelle casse sociali (nei primi due casi) o di unimprovvida fuoriuscita (nel secondo caso) tali da determinare, ictu oculi, un considerevole aumento dei debiti della societ fallita verso le banche, i proprio fornitori, il fisco e gli istituti previdenziali.

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b) la responsabilit dei liquidatori per atti in frode ex art. 173 l. fall. Ai sensi dellart. 2489 c.c.: Salvo diversa disposizione statutaria, ovvero adottata in sede di nomina, i liquidatori hanno il potere di compiere tutti gli atti utili per la societ. I liquidatori debbono adempiere i loro doveri con la professionalit e la diligenza richieste dalla natura dellincarico e la loro responsabilit per i danni derivanti dallinosservanza di tali doveri disciplinata secondo le norme in tema di responsabilit degli amministratori. In particolare i curatori fallimentari hanno rilevato la mancata comunicazione delle seguenti circostanze rilevanti da parte dei liquidatori della Sasch s.p.a.: 1. il cambio di propriet nel capitale di via Monteverdi s.r.l., avvenuto nel luglio 2011, e la perdita conseguente di controllo da parte delle famiglie Cenni e Giovannelli; 2. la costituzione di una nuova societ Sasch Holding International s.r.l. che usava illecitamente il nome Sasch in violazione dellart. 2569 c.c. e dellart. 22 Cod. Propr. Industriale; conflitti tra la societ in concordato e Via Monteverdi; 3. lammontare di un debito consistente da parte di Via Monteverdi, con il conseguente danno per la massa dei creditori di Sasch; 4. il peggioramento della situazione economica di Via Monteverdi e Sasch International Holding; 5. linsuccesso del piano di concordato preventivo. Sul punto nella relazione ex art. 33 l. fall. si legge: In data 26 luglio 2011 (trascorse due settimane dal deposito delle nuove domande di concordato) i Commissari avevano inviato a ciascuna delle societ in concordato una lettera contenente specifiche richieste di informazioni. Ciascuna lettera si chiudeva con la formula: Il mancato invio di tali ulteriori informazioni e/o documenti sar conseguentemente inteso come una conferma, da parte Vostra, della completezza e correttezza delle informazioni fornite. La documentazione di risposta, pervenuta da Sasch il 15 settembre 2011, non conteneva alcuna notizia in relazione ad eventuali difficolt o problemi nei rapporti con Via Monteverdi, pur contenendo le lettere dei Commissari precise domande proprio in relazione alle prospettive di cessione dellazienda e allandamento del contratto estimatorio. Viceversa, come sopra scritto, erano accaduti: a) il cambio di propriet nel capitale di Via Monteverdi e la conseguente perdita del controllo da parte delle famiglie Cenni/Giovannelli; b) la costituzione (anche da parte dei liquidatori) di una societ (Sasch Holding International s.r.l.) che usa illecitamente il marchio Sasch nella propria denominazione, in violazione dellart. 2569 c.c. e dellart. 22 del c.d. Codice della Propriet Industriale, D.Lgs. n. 30 del 2005; c) conflitti tra le societ in concordato e Via Monteverdi; d) la maturazione di un debito (secondo i liquidatori, complessivamente di oltre un milione di euro) dellaffittuaria Via Monteverdi verso le societ in concordato e, quindi, con potenziale danno della massa dei creditori (e comunque con un rischio di cui gli organi della procedura dovevano essere informati); e) il peggioramento della situazione economica di Via Monteverdi e Sasch International Holding; f) linsuccesso delloperazione promossa dalle famiglie Cenni/Giovannelli al fine di individuare il partner finanziario che avrebbe dovuto supportare loperazione di acquisto delle aziende da parte di Via Monteverdi. Le suddette informazioni erano da mesi in possesso dei liquidatori ma sono state comunicate ai Commissari (dopo ripetuti solleciti e dopo aver ricevuto informazioni contrarie) solo il 30 settembre 2011. In tal senso si vedano gli allegati alla relazione Cenni e Giovannelli n. 14 (email dell8 giugno 2011 da OMISSIS a Giacomo Cenni, a mezzo della quale si informa della crisi di Via
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Monteverdi con riferimento alla cronica mancanza di mezzi finanziari e alla sproporzione tra attivit gestita e mezzi propri disponibili) e n. 16 (lettera datata 5-7-2011 a mezzo della quale gli stessi liquidatori comunicano al sig. Renato DAndria (I.M.T.I.) che per Via Monteverdi a rischio la continuit aziendale e il mantenimento dei valori, e concludono con la seguente frase: Quanto sopra per informarla che qualora non provvediate entro e non oltre il giorno 8 c.m., ci vedremo costretti ad informare delle vostre inadempienze gli organi della procedura, ai quali sar manifestata la nostra assoluta buona fede. I liquidatori, quindi, erano consapevoli che si trattava di fatti che avrebbero dovuto essere comunicati ai Commissari e in data 5-7-2011 hanno utilizzato lomissione della suddetta informativa al fine di minacciarne la trasmissione, ritardato volutamente linformativa ai Commissari. Alla luce di quanto esposto si deve ritenere che ricorra il requisito del fumus boni iuris della responsabilit dei liquidatori ex art. 2489 c.c. Risulta infatti grave che nel maggio 2011 sia stata costituita Sasch International Holding, societ controllante Via Monteverdi s.r.l., senza avvisare i curatori. Anche luso del nome Sasch non giustificato dal fatto che il gruppo in via di costituzione avrebbe dovuto rilevare, in esito al concordato, lazienda ed il marchio della societ fallita. Questultimo costituiva infatti una posta considerevole dellattivo di concordato da liquidare in favore dei creditori e non poteva quindi essere usato senza sentire prima i Curatori. Anche i contrasti con il partner che avrebbe dovuto portare la liquidit necessaria allacquisto dellazienda della societ fallita, avrebbero dovuto essere comunicati tempestivamente ai Commissari giudiziali, nella misura in cui sancivano limpossibilit di dare concreta attuazione al concordato, aprendo in tale modo la strada alla dichiarazione di fallimento. pertanto evidente il nesso causale tra la condotta dei liquidatori e laggravamento del passivo fallimentare rispetto alla situazione, di per s gi critica, esistente al momento della presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo. c) la responsabilit degli amministratori della controllante Go-Fin s.p.a. Lart. 2497 c.c. stabilisce che: Le societ o gli enti che, esercitando attivit di direzione e coordinamento di societ, agiscono nell'interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei princpi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle societ medesime, sono direttamente responsabili nei confronti dei soci di queste per il pregiudizio arrecato alla redditivit ed al valore della partecipazione sociale, nonch nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all'integrit del patrimonio della societ. Non vi responsabilit quando il danno risulta mancante alla luce del risultato complessivo dell'attivit di direzione e coordinamento ovvero integralmente eliminato anche a seguito di operazioni a ci dirette. Risponde in solido chi abbia comunque preso parte al fatto lesivo e, nei limiti del vantaggio conseguito, chi ne abbia consapevolmente tratto beneficio. Il socio ed il creditore sociale possono agire contro la societ o l'ente che esercita l'attivit di direzione e coordinamento, solo se non sono stati soddisfatti dalla societ soggetta alla attivit di direzione e coordinamento.

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Nel caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria di societ soggetta ad altrui direzione e coordinamento, l'azione spettante ai creditori di questa esercitata dal curatore o dal commissario liquidatore o dal commissario straordinario. La norma prevede una forma di responsabilit, inquadrata, secondo lopinione maggioritaria, nello schema di cui allart. 2043 c.c. ed imperniata sui seguenti elementi: a) laver esercitato unattivit di direzione e controllo; b) in funzione esclusivamente dellinteresse imprenditoriale proprio o di un soggetto terzo; c) in violazione di principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale; d) cagionando ai soci o ai creditori delle societ controllate un danno individuato, quanto ai primi nel pregiudizio alla redditivit o al valore della partecipazione sociale e, quanto ai secondi, nella lesione cagionata allintegrit del patrimonio sociale. In base al secondo comma della norma in esame risponde in solido chi abbia comunque preso parte al fatto lesivo e, nei limiti del vantaggio conseguito, chi ne abbia consapevolmente tratto beneficio. Nella specie sussiste il fumus boni iuris della presenza di tutti gli elementi previsti dalla norma. Sussiste infatti unattivit di direzione e controllo della Go-Fin s.p.a., detentrice del 95% del capitale sociale della societ fallita. Go-Fin s.p.a. era infatti una delle due holding a capo del gruppo di cui Sasch s.p.a. gestiva il settore della distribuzione. In base allart. 2497 sexies c.c.: Ai fini di quanto previsto nel presente capo, si presume salvo prova contraria che lattivit di direzione e coordinamento di societ sia esercitata dalla societ o ente tenuto al consolidamento dei loro bilanci o che comunque le controlla ai sensi dellart. 2359 c.c.. inoltre da rilevare lomogeneit tra la compagine sociale ed amministrativa della controllante e della controllate. Il capitale sociale di Go-Fin s.p.a. era infatti per il 40% di Roberto Cenni, per il 20% di Giuseppe Giovannelli, per il 20% di Gianluca Giovannelli, e per il 20% di Gommatex. A sua volta Roberto Cenni stato fino al 30 maggio 2009 amministratore delegato di Sasch s.p.a. e fino al 3 marzo 2010 Presidente del consiglio damministrazione della controllante Go-Fin s.p.a. (di cui era socio maggioritario), mentre Giuseppe Giovannelli e Gianluca Giovannelli hanno fatto parte dei consigli di amministrazione di Sasch s.p.a. e di Go-fin s.p.a. In sostanza si trattava di un gruppo imprenditoriale saldamente in mano, sia in termini di propriet che di management, a due famiglie: la famiglia Cenni e la famiglia Giovannelli. Al controllo esercitato ex art. 2359 c.c. da Go-fin s.p.a. su Sasch s.p.a., in virt della detenzione del 95% del capitale sociale, si aggiungeva quindi lomogeneit nella composizione dei consigli damministrazione delle due societ.

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Ne consegue che la politica svolta da Go-Fin s.p.a. nei confronti di Sasch s.p.a. non potesse che essere fatta nellinteresse della holding principale e con essa dei detentori del suo pacchetto azionario, che tramite la controllante arrivavano a gestire il cuore dellattivit di distribuzione del gruppo effettuata attraverso Sasch s.p.a. La curatela fallimentare denunzia, in particolare, il compimento da parte della controllante di atti contrari ai principi di corretta gestione imprenditoriale e societaria nella misura in cui ha concesso garanzie per la Sasch s.p.a. nei confronti delle banche, come risulta dalla nota integrativa al bilancio del 2009, dove si legge che, a fronte di un debito verso il sistema bancario di 56.552.031,00 la Go-Fin s.p.a. ha garantito ben 40.000.000,00 (doc. 9). La concessione di garanzie in favore della controllata Sasch in un periodo in cui lintegrit del patrimonio sociale era gi fortemente compromessa ha determinato, anche in termini di nesso causale, il sicuro aggravamento della situazione economico finanziaria, andando ad incidere non poco sul consistente ammontare del passivo. Dal punto di vista delle banche creditrici linteresse allintegrit del patrimonio quello generale di cui allart. 2740 c.c. A fronte di operazioni di garanzia per la concessione del credito - che hanno consentito alla societ Sasch s.p.a. di ottenere la liquidit necessaria per continuare lattivit dimpresa in una situazione in cui avrebbe invece essere disposta la riduzione ed il contemporaneo aumento del capitale oppure la messa in liquidazione della societ - ha fatto s che fosse completamente eroso il patrimonio della societ, al punto che, come risulta dalla relazione ex art. 33 l. fall., in dubbio la piena soddisfazione dei creditori prelatizi e sembra ormai irrimediabilmente compromessa la soddisfazione, anche in minima percentuale, dei creditori chirografari. Di tale situazione sono responsabili in solido, ai sensi dellart. 2497, II comma, c.c. coloro che abbiano preso parte al fatto lesivo, da individuare, secondo unautorevole e condivisibile opinione, negli amministratori della societ controllante Go-Fin s.p.a., che sono stati nellultimo quinquennio: - Roberto Cenni (Presidente) sino al 3/3/2010; - Giuseppe Giovannelli (Consigliere delegato) fino all8/6/2009; - Mario Pacetti: fino al 29/12/2010; - Paolo Bonacchi: fino all8 giugno 2009; - Rossella Cenni: fino al 29/12/2010; - Elena Rosati: fio al 29/12/2010; - Giacomo Cenni: dall8/6/2009 fino al 29/12/2010 (Consigliere delegato e dal 3/3/2010 Presidente); - Carlo Mencaroni: dal 9/6/2009 al 29/12/2010; - Michele Tardi: dal 25/5/2010 al 29/12/2010. La curatela fallimentare contesta poi il fatto che nel 2009 Go-Fin s.p.a. abbia ripreso un finanziamento di 1.593.637,00 (v. pag. 41 nota integrativa del bilancio del 2009), presente invece nel bilancio 2007 (doc. 7 pag. 46).
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Dalla lettura dei bilanci emerge effettivamente che nel 2007 Sasch s.p.a. aveva nei confronti della controllante un debito di 1.593.637,00, nel bilancio del 2008 tale debito era sceso ad 1.041.292,00, mentre nel bilancio del 2009 il debito era stato estinto. Considerato la difficile (per non dire ormai compromessa) situazione economicofinanziaria di Sasch s.p.a. nel 2009 la restituzione del credito, di importo considerevole anche nel bilancio del 2008, ha sicuramente determinato la lesione del patrimonio sociale di Sasch s.p.a., contrariamente ai principi di buona amministrazione. Sarebbe stati infatti compito della controllante al 95% della societ fallita finanziare questultima in un momento economico di particolare difficolt o al limite astenersi da quegli atti che ne ritardassero la messa in liquidazione. Ci significa che anche lattivit degli amministratori di Go-fin s.p.a. ha dato un contributo eziologicamente apprezzabile nella formazione dellattuale passivo fallimentare, dal momento che la cessazione dellattivit nel momento della compromissione del capitale sociale avrebbe sicuramente impedito il formarsi dellattuale imponente passivo, per non dire della possibilit di presentazione di un concordato preventivo con un piano che, teoricamente, avrebbe potuto consentire di salvare lazienda ed il marchio. Gli amministratori della Gofin s.p.a. sono quindi da considerare solidalmente responsabili con gli amministratori della Sasch s.p.a. In base al principio generale in materia di responsabilit solidale, infatti, ciascuno degli autori delle condotte che hanno causalmente contribuito al verificarsi di un determinato danno chiamato a rispondere per lintero ammontare di questultimo, salva la possibilit di regresso tra condebitori in relazione alla parte di responsabilit di ciascuno di loro. e) la responsabilit dei sindaci Secondo lart. 2403 c.c.: Il collegio sindacale vigila sull'osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei princpi di corretta amministrazione ed in particolare sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla societ e sul suo concreto funzionamento. Esercita inoltre il controllo contabile nel caso previsto dall'articolo 2409-bis, terzo comma. Nella specie da rilevare che, in virt della delibera dellassemblea straordinaria del 28/9/2004, il collegio sindacale ha il controllo contabile della societ ex art. 2409 bis c.c. (La revisione legale dei conti sulla societ esercitata da un revisore legale dei conti o da una societ di revisione legale iscritti nell'apposito registro. Lo statuto delle societ che non siano tenute alla redazione del bilancio consolidato pu prevedere che la revisione legale dei conti sia esercitata dal collegio sindacale. In tal caso il collegio sindacale costituito da revisori legali iscritti nell'apposito registro.). Lazione di responsabilit dei sindaci disciplinata dallart. 2407 c.c., il quale dispone che: I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalit e la diligenza richieste dalla natura dell'incarico; sono responsabili della verit delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio. Essi sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformit degli obblighi della loro carica.
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All'azione di responsabilit contro i sindaci si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 2393, 2393-bis, 2394, 2394-bis e 2395. I membri del collegio sindacale della Sasch s.p.a. avevano pertanto il controllo non solo di legalit sostanziale ma anche contabile. Deve pertanto essere addebitata a coloro che hanno fatto parte del collegio sindacale, in primo luogo, la responsabilit per il mancato controllo in ordine alla immutatio veri operata dagli amministratori in sede di redazione del bilancio con riferimento allalterazione delle poste contabili relative allattivo patrimoniale gi indicate. I sindaci avrebbero dovuto pertanto attivarsi al fine di controllare lalterazione dei bilanci degli anni 2007-2008-2009. In secondo luogo, i sindaci non solo non hanno esercitato la funzione di controllo, anche contabile, cui erano tenuti, ma hanno altres attestato in modo non conforme alla realt dei fatti che i bilanci erano redatti con chiarezza e rappresentavano in modo veritiero la situazione economica e finanziaria della societ, esprimendo il parere favorevole alla loro approvazione. Di fatto, negli anni nevralgici, in cui maturata la crisi che ha portato alla dichiarazione di fallimento della Sasch s.p.a., non stato esercitato il corretto e dovuto controllo contabile da parte dellorgano sindacale. Da ci scaturita anche il mancato adempimento degli obblighi stabiliti dallart. 2406 c.c. nel caso di omissione degli amministratori (In caso di omissione o di ingiustificato ritardo da parte degli amministratori, il collegio sindacale deve convocare l'assemblea ed eseguire le pubblicazioni prescritte dalla legge. Il collegio sindacale pu altres, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, convocare l'assemblea qualora nell'espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravit e vi sia urgente necessit di provvedere. A fronte della mancata convocazione dellassemblea dei soci per la riduzione e laumento del capitale ex art. 2447 c.c., i sindaci avrebbero dovuto procedere in prima persona a tale convocazione. Anche il controllo sullosservanza dei principi di corretta amministrazione avrebbe imposto ai sindaci di rilevare la dannosit per lintegrit del patrimonio sociale dei finanziamenti alle societ controllate (che sono invece stati sempre approvati dallorgano sindacale, come risulta dal doc. 4-5). Sul punto si richiama la vicenda relativa al finanziamento alla societ lussemburghese per lacquisto del marchio Sasch s.p.a., in mancanza di dimostrazione dellutilit delloperazione o di una perizia che giustificasse lesborso di 7.000.000,00. Anche la vendita di merce ai russi per limporto di oltre 26.000.000,00, in mancanza di garanzie di pagamento, costituisce unevidente violazione dei principi di corretta amministrazione che avrebbe ben dovuto essere rilevata dallorgano sindacale. Da ultimo, i membri del collegio sindacale non hanno rilevato la contrariet dei principi di corretta amministrazione dellaffitto dellazienda fallita ad una societ (Via Monteverdi s.r.l.) priva delle liquidit necessarie e di qualsiasi garanzia idonea ad assicurare il salvataggio del complesso aziendale e del marchio, determinando la disgregazione di tali valori.

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Devono essere pertanto ritenuti solidalmente responsabili con gli amministratori per il danno arrecato alla societ ed ai suoi creditori, ai sensi dellart. 2407, II comma, c.c. i sindaci che dal 2004 in poi hanno fatto parte dellorgano sindacale, che sono: - Annibale Viscomi; - Fabrizio Viscomi; - Luca Porcinai. e ) la quantificazione del danno Nel presente procedimento cautelare la curatela fallimentare agisce chiedendo un provvedimento conservativo volto a salvaguardare gli effetti di una eventuale e futura condanna al risarcimento dei danni. Le azioni proposte sono quella ex art. 2392, 2392, 2394, 2394 bis c.c. nei confronti degli amministratori, quella ex art. 2489 c.c. per quanto riguarda i liquidatori, quella ex art. 2407 c.c. nei confronti dei sindaci e, infine, quella ex art. 2497 c.c. nei confronti degli amministratori della controllante. Si tratta di azioni caratterizzate da specifici presupposti applicativi, che, tuttavia, presentano, nella specie, un unico comun denominatore costituito dal nesso causale. Le condotte dei soggetti coinvolti - siano esse poste in esse in violazione dei principi di corretta amministrazione e contabilit, o dei doveri di controllo o nella mala gestio perpetrata nellattivit di direzione e di controllo convergono tutte eziologicamente nella formazione dellattuale passivo fallimentare. La previsione del quantum da liquidare nelleventuale e futura causa di merito (rilevante ai fini dellindividuazione dellimporto fino al quale autorizzare il sequestro conservativo richiesto dalla curatela fallimentare) viene fatta sulla base dellelaborazione dottrinale e giurisprudenziale in materia di responsabilit degli amministratori. Con riferimento alla determinazione dellammontare del danno provocato dalle condotte degli amministratori in violazione degli artt. 2392 e 2393 c.c., sono stati proposti tre possibili criteri di quantificazione: 1. il primo fa leva sulla differenza tra attivo e passivo fallimentare. Si tratta di un criterio che risponde ad unesigenza di semplificazione della prova, ma che stato criticato in quanto non rispondente ai principi generali in tema di responsabilit ed ingiustamente gravoso; 2. il secondo richiama invece il criterio dei c.d. netti patrimoniali e si basa sulla differenza tra il passivo fallimentare e quello esistente al momento in cui la societ avrebbe dovuto cessare la propri attivit; 3. il terzo fa richiamo ad una liquidazione in via equitativa ex art. 1226 c.c., che tenga conto delle cause del dissesto e dei benefici eventualmente apportati dallazione degli amministratori.

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Sul punto si rileva come nella specie lapplicazione del criterio relativo alla differenza tra attivo e passivo fallimentare e quello dei c.d. netti patrimoniali portino ai seguenti risultati. Applicando il criterio della differenza tra il passivo e lattivo fallimentare, si avrebbe la somma di circa 87.257.448,00 (risultanti dal passivo quantificato, allo stato, dai curatori fallimentari in circa 91.257.448,00 e nellattivo, attualmente valutabile in 7.400.000,00). In base al criterio dei c.d. netti patrimoniali risulterebbe invece quantificabile un danno che deve essere calcolato partendo dal passivo fallimentare, attualmente calcolato in 91.257.448,00, da cui decurtare lammontare del patrimonio netto, cos come rettificato dai calcoli operati dai curatori fallimentari per lanno 2008 (senza considerare le spese di pubblicit) per un ammontare pari a - 9.733.369,00, ottenendo limporto di 81.524.079,00. Tale importo risulta partendo dal passivo calcolato dai commissari allepoca del concordato preventivo ed il valore da tenere presente allo stato, non essendo stato ancora determinato lammontare del passivo fallimentare ed in mancanza di dati certi indicati nella relazione ex art. 33 l. fall., in attesa delludienza di verifica del 23 febbraio 2012. Nondimeno, nei confronti dei componenti del consiglio damministrazione che hanno deliberato laffitto di azienda a Via Monteverdi, nonch la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, con un piano privo del requisito della fattibilit (data linaffidabilit della new-co Via Monteverdi e lassenza di un partner finanziario in grado di portare la liquidit necessaria a garantire la continuit al complesso aziendale) deve essere liquidato lulteriore danno, che allo stato viene quantificato in 1.125.000,00 pari agli interessi sulla massa passiva. Tale criterio consente infatti di dare continuit a quello usato dei c.d. netti patrimoniali, dal momento che gli interessi sopra indicati vanno comunque ad incrementare il passivo fallimentare. Alla luce di quanto esposto devono essere esaminate le singole posizioni degli amministratori, tenendo conto delle richieste fatta dalla ricorrente e del fatto che, indipendentemente dallepoca in cui hanno fatto parte del consiglio damministrazione della societ fallita, sono comunque responsabili della violazioni degli artt. 2392 e 2394 c.c., compiute dal 2007 in poi, in ragione della solidariet espressamente stabilita dallart. 2392 c.c. Antonio Rosati ha fatto parte del consiglio damministrazione dal 4/4/2001 fino al 29/12/2010, con funzioni di Presidente nel quinquennio anteriore alla liquidazione della societ fallita, ricoprendo tale carica per tutto il periodo interessato dai fatti sopra descritti. In virt di quanto gi detto in ordine alla responsabilit degli amministratori non ci sono particolari problemi in ordine al positivo riscontro del suo apporto causale in merito al danno cagionato. Deve pertanto essere autorizzato nei suoi confronti il sequestro di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 (risultanti da 81.524.079,00, pari al danno risultante dallapplicazione del criterio dei netti patrimoniali, oltre ad 1.125.000,00 quali interessi sulla massa passiva in ragione del fatto che il Rosati ha
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deliberato loperazione di affitto dellazienda alla Via Monteverdi e la presentazione della domanda di concordato preventivo, che hanno ritardato la dichiarazione di fallimento, incrementando in tal modo il passivo fallimentare). Roberto Cenni ha fatto parte del consiglio damministrazione, dal 4/4/2001 fino al 31 maggio 2009 ed ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato. Le violazioni delle norme relative alla redazioni dei bilanci, nonch la concessione di finanziamenti alle partecipate, oltre che loperazione di finanziamento relativa allacquisto del marchio SASCH da parte della societ lussemburghese, sono avvenute anche durante la sua presenza nellorgano amministrativo, con la conseguenza che lo stesso, anche in relazione al ruolo di amministratore delegato, ha contribuito alla creazione del passivo attualmente esistente. Non poi rilevante il fatto che lo stesso abbia cessato di fare parte dellorgano amministrativo della societ fallita a fine maggio 2009, dal momento che la responsabilit di cui allart. 2392 c.c. solidale, con la conseguenza che tutti gli amministratori che abbiano concorso a cagionare il danno alla societ ed ai creditori sono responsabili solidalmente per il risarcimento del danno, secondo il principio stabilito dallart. 2055 c.c., pacificamente applicabile anche nel campo della responsabilit contrattuale, in quanto principio di carattere generale. da rilevare, inoltre, che Roberto Cenni ha comunque continuato a fare parte, in qualit di Presidente, del consiglio damministrazione della controllante Go-fin s.p.a. (del cui capitale azionario era proprietario al 40%) fino al 3 marzo 2010. Nondimeno lo stesso non pu essere chiamato a rispondere del danno cagionato alla societ per effetto della presentazione della domanda di concordato preventivo con un piano infattibile, oltre che per laffitto dellazienda alla Sasch s.p.a. Deve pertanto essere autorizzato nei suoi confronti il sequestro di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 81.524.079,00. Anche per Gianluca Giovannelli, Elena Rosati (amministratori di Sasch s.p.a. dal 4/4/2001 al 29/12/2010), nonch per Claudia Eleonora Cenni (amministratore di Sasch s.p.a. dal 15/1/2002 al 29/12/2010), Giovanna Lezza (amministratore di Sasch s.p.a. (dal 28/1/2010 al 29/12/2010) in ragione di quanto detto in merito alla responsabilit dei membri del consiglio damministrazione, deve essere autorizzato il sequestro conservativo, per ciascuno di loro per la somma di 82.649.079,00. Nei confronti di Giacomo Cenni (amministratore dal 4/4/2001 al 29/12/2010 e liquidatore della societ fallita) deve essere autorizzato il sequestro per tale ultimo importo, aumentato della somma di 629.572,09 (pari al debito di Via Monteverdi maturato nei confronti della societ fallita), per un totale di 83.278.351,00. Con riferimento a Giovan Battista Tognarelli (amministratore di Sasch s.p.a. dal 4/4/2001 al 30/4/2009) la Curatela fallimentare rileva che lo stesso deve rispondere per lintero danno, ad eccezione delle perdite del periodo maggio 2009-ottobre 2011. Si tratta di unapplicazione di per s non conforme ai principi della responsabilit solidale, dal momento che lapporto causale alla verificazione del danno implicherebbe, stricto sensu, che ciascuno degli amministratori dovrebbe rispondere per lintero, salvo il regresso nei
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confronti degli altri, in base alla parte di responsabilit ascrivibile a ciascuno di essi. Nondimeno, in considerazione della necessaria corrispondenza tra decisum e petitum, il sequestro conservativo viene autorizzato nei sui confronti in ragione del 60% della somma in cui stato temporaneamente liquidato il danno secondo il criterio dei c.d. netti patrimoniali ( 81.524.079,00), cio per 48.914.447,4. Nei confronti di Giacomo Giovannelli, che ha assunto la carica di liquidatore della societ fallita dal 29/12/2010 il danno ascrivibile deve essere determinato, per aver ritardato di almeno sei mesi la dichiarazione di fallimento, con riferimento agli interessi maturati sulla massa passiva, pari ad 1.125.000,00, oltre alla mancata riscossione del credito relativo allaffitto dellazienda da Via Monteverdi pari ad 629.572,09, per un totale di 1.754.572,00. Quanto al danno cagionato dagli amministratori di Gofin-s.p.a. lo stesso deve essere quantificato per coloro che non avevano contestuali incarichi nel consiglio damministrazione della Sasch s.p.a. (gi chiamati a rispondere della formazione del passivo fallimentare). Mario Pacetti stato amministratore di Sasch fino al 2005, mentre ha fatto parte del consiglio damministrazione di Go-fin s.p.a. fino al 29/12/2009. Lo stesso stato indicato dai dipendenti (come risulta dalla informazioni acquisite dai curatori fallimentari) come uno degli elementi essenziali nellattivit gestionale ed organizzativa del gruppo. Non un caso che, sebbene abbia cessato di far parte nel 2005 del consiglio damministrazione di Sasch s.p.a., sia entrato, fino nel consiglio damministrazione della capogruppo Go-fin s.p.a. In tale veste esso responsabile nei confronti dei creditori della societ del danno cagionato allintegrit del patrimonio sociale di Sasch s.p.a. Tale danno deve essere liquidato - in base ai principi in materia di solidariet, per cui laddove pi condotte siano convergenti nella causazione del medesimo danno, ciascuno degli autori di essere risponde per lintero - secondo il parametro dei c.d. netti patrimoniali, nella somma di 82.649.079,00, della quale deve essere quindi autorizzato il sequestro nei confronti di Mario Pacetti. Difatti, la condotta della societ controllante nel sostenere, con le garanzie fornite alle banche, la continuazione dellattivit dimpresa alla societ fallita - consentendole di disporre di quelle liquidit, senza le quali avrebbe dovuto esternare la situazione finanziaria, trovare il denaro necessario per fare un aumento di capitale (e non certo per fare delle operazioni puramente speculative come la concessione di finanziamenti a societ in perdita) o, in alternativa, deliberare la propria messa in liquidazione ha dato un contributo causalmente rilevante alla produzione del passivo fallimentare. Anche Giuseppe Giovannelli, amministratore delegato di Go-Fin s.p.a. fino al giorno 8/6/2009, ha contribuito alla causazione del danno (sulla base di quanto rilevato gi per gli altri amministratori di Go-Fin). Deve essere autorizzato nei suoi confronti il sequestro per la somma di 82.649.079,00. Carlo Mencaroni, amministratore delegato di Gofin s.p.a. dal 9/6/2009 fino al 29/12/2010 deve essere considerato responsabile ex art. 2497, II comma, c.c. dellintero
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danno. Nondimeno, la curatela fallimentare ha chiesto nei suoi confronti un abbattimento del danno del 60%, in ragione della minor durata della carica. In applicazione del principio di corrispondenza tra petitum e decisum il danno da risarcire deve essere abbattuto nei suoi confronti come richiesto dalla parte ricorrente. Ne consegue che deve essere autorizzato nei suoi confronti il sequestro conservativo per la somma di 33.000.000,00. Nei confronti Grazia Lea Giovannelli, quale unica erede di Paolo Bonacchi, amministratore di Go-fin s.p.a. fino al giorno 8/6/2009, cos come risulta dal testamento olografo (doc. 42), deve essere autorizzato il sequestro conservativo - in considerazione di quanto richiesto dalla parte ricorrente con riferimento alla minor durata dellincarico svolto dal de cuius - per la somma di 40.000.000,00. Nei confronti di Rossella Cenni, quale amministratore di Go-fin s.p.a. fino al 20/12/2010 deve essere autorizzato il sequestro conservativo per la somma di 82.649.079,00. Per gli amministratori non delegati si richiama in punto di responsabilit quanto gi riferito nella parte relativa allesame dellazione ex art. 2392 s.s. c.c. Con riferimento ai sindaci, Annibale Viscomi, Fabrizio Viscomi e Luca Porcinai, considerata la presenza del fumus boni iuris, della loro responsabilit solidale con gli amministratori per il danno arrecato alla societ dalle condotte perpetrate da questi ultimi in violazione, dei principi di corretta amministrazione e di contabilit ex art. 2423 c.c. deve essere autorizzato, nei confronti di ciascuno di essi, il sequestro conservativo per la somma pari allammontare del danno, attualmente individuato, secondo il gi richiamato criterio dei c.d. netti patrimoniale, in 82.649.079,00. f) il periculum in mora. Il periculum in mora richiesto dallart. 671 c.p.c. costituito dal fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito. Nella specie deve ritenersi fondato il pericolo che, durante il periodo necessario allinstaurazione dei giudizi di responsabilit nei confronti dei soggetti che hanno gravitato nellorbita della societ fallita possano disperdere le garanzie del credito e vanificare quindi la futura esecuzione di una sentenza di condanna. La storia della societ fallita dal 2007 e le modalit della gestione adottata dai protagonisti della vicenda imprenditoriale in esame portano a ritenere che, come stato disperso il patrimonio di un gruppo imprenditoriale significativo nelleconomia pratese, possa altrettanto avvenire per la possibilit della curatela fallimentare di attenuare, sebbene in parte, il consistente passivo fallimentare. Del resto non solo le persone che hanno gestito il gruppo Sasch hanno persistito, attraverso lartificiosa rappresentazione nei bilanci presentati prima della domanda di concordato preventivo, nellesercitare unattivit imprenditoriale ormai priva di risorse, rifiutando di affrontare lalternativa tra la messa in liquidazione e la ricerca di nuovi partner economici, ma hanno persistito con unulteriore tentativo, rivelatosi di attuazione impossibile, a procrastinare la dichiarazione di fallimento, determinando la disgregazione di ci che rimaneva del complesso aziendale e di un marchio ancora conosciuto sul mercato. Per di pi alcuni amministratori della societ fallita hanno deliberato
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loperazione di affitto dazienda a Via Monteverdi in conflitto dinteressi, ai sensi dellart. 2391 c.c. La gestione discutibile di certe operazioni con lestero, come la vendita dellimmobile della controllata cinese, il finanziamento di 7.000.000,00 per lacquisto del marchio Sasch e la vendita di merce ai russi per quasi 26.000.000,00, tanto per citare solo alcuni episodi, impongono una tutela immediata delle ragioni creditorie, dal momento che, allo stato non solo non sembrano esserci speranze di realizzazione per i creditori chirografari, ma in dubbio anche la soddisfazione in percentuale totale degli stessi creditori prelatizi. Tali ragioni impongono, inoltre, limmediata emissione provvedimento di sequestro conservativo, inaudita altera parte, tanto pi che le vicende relative alla societ fallita sono ormai oggetto di relazione da parte (dei commissari giudiziali prima e adesso) dei curatori fallimentari, oltre che di una pluralit di istanze da parte degli amministratori e liquidatori della societ fallita da pi di un anno, cio dallepoca della presentazione della dichiarazione di concordato preventivo. Ci sono pertanto elementi sufficienti per limmediata emanazione di un decreto di sequestro preventivo potendo essere posticipata alludienza ex art. 669 sexies, II comma, c.p.c. la realizzazione del contraddittorio. Tanto pi che le complesse vicende imprenditoriali che hanno portato alla decozione della societ fallita ed allaggravamento del suo passivo in conseguenza delle condotte di coloro che sono destinatari del presente provvedimento di sequestro impongono, al livello procedurale, ladozione di un provvedimento immediato, la cui attuazione sarebbe compromessa dalla preventiva conoscenza da parte di coloro nei confronti dei quali emesso il presente decreto che autorizza il sequestro conservativo. P.Q.M. Il Tribunale di Prato, in accoglimento del ricorso proposto, autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di ANTONIO ROSATI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 81.524.079,00 nei confronti di ROBERTO CENNI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di GIANLUCA GIOVANNELLI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 83.278.351,00 nei confronti di GIACOMO CENNI;

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autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di ELENA ROSATI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di CLAUDIA ELEONORA CENNI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di GIOVANNA LEZZA; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 48.914.447,4 nei confronti di GIOVAN BATTISTA TOGNARELLI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di GIACOMO GIOVANNELLI per 1.754.572,00; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di ANNIBALE VISCOMI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di FABRIZIO VISCOMI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 di LUCA PORCINAI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di MARIO PACETTI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di GIUSEPPE GIOVANNELLI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 33.059.631,00 nei confronti di CARLO MENCARONI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 40.000.000,00 nei confronti di GRAZIA LEA GIOVANNELLI; autorizza il sequestro conservativo di beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari fino allammontare di 82.649.079,00 nei confronti di ROSSELLA CENNI;

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Fissa alla parte ricorrente termine fino al 16 febbraio 2012 per la notificazione del ricorso e del presente provvedimento. Dispone la comparizione personale delle parti per la conferma, la modifica e la revoca del presente provvedimento alludienza del 23 febbraio 2012 ore 13.00. Prato, 9 febbraio 2012 Il Giudice dott. RAFFAELLA BROGI

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