Roma, Piazza Venezia 5

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LUNEDÌ 20 FEBBRAIO 2012 ANNO 51 - N. 8
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
in Italia EURO 1,20
Del l unedì www.corriere.it
Come guadagnare
di G. Marvelli e M. Sabella
nell’inserto
Una città, un Paese
Giannelli
LAVORO, LARIFORMATRAITALIAESPAGNA
Milan travolgente
Controsorpasso
sulla Juventus
(e Muntari segna)
L’ordine inascoltato:
in quel porto
non dovete entrare
di Aldo Cazzullo alle pagine 12 e 13
Per i debiti con il Fisco
pignoramenti più leggeri
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò arrestati in India
di ALBERTO ALESINA e FRANCESCO GIAVAZZI
A Sanremo ricordata la volontaria ostaggio in Algeria
di MARIA VOLPE
Serie A, sabato a San Siro la sfida scudetto
CAPITALISMO
MORIBONDO?
NO, SENZA
ALTERNATIVE
Il rapporto della Marina
Parma tra scandali e musica
di ARMANDO TORNO
NewDelhi arresta i nostri marò che spararono ai pirati
Borse e Btp in rialzo
Quanto durerà?
ESSERE PRUDENTI
È POCOSAGGIO
O
ltre Celentano, le polemiche e le canzoni. Geppi Cucciari
ha conquistato Sanremo con la sua ironia e con un appello
per Rossella Urru, la cooperante rapita in Algeria (nel tondo).
A PAGINA 31 - ALLE PAGINE 28 E 29 Conti, R. Franco, Laffranchi
L’
Italia non si occupava così
drammaticamente come in questi
mesi di pirati dal trattato di Parigi del
1856, successivo alla guerra di Crimea.
CONTINUA A PAGINA 26
DA PAGINA 33 A PAGINA 37
C
ambiare, tagliare le
teste. Debiti e diritti.
Si può dire che il
capitalismo è in crisi?
In realtà, non esistono
alternative. La grande
avventura del libero
mercato, e il dibattito
che, di volta in volta,
si accende su questi temi,
si sviluppa tutto intorno
a un problema filosofico.
A PAGINA 26
di PIERO OSTELLINO
Che cosa è rimasto dopo le inchieste
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A PAGINA 5
Soluzione lampo dopo le dimissioni di Wulff
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I tre misteri del caso indiano
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«Non vi aspettate da
me che io sia un super-
man, una persona che
non fa errori». Si è presen-
tato così Joachim Gauck,
il pastore protestante set-
tantaduenne, ex dissiden-
te nella Ddr, e uomo del-
l’opposizione, designato
come presidente della
Germania, con il via libe-
ra della cancelliera Angela
Merkel, dopo le dimissio-
ni di Christian Wulff in se-
guito a uno scandalo fi-
nanziario.
Si chiude in questo mo-
do, rapidamente, la crisi
istituzionale e politica
apertasi con l’uscita di sce-
na di Wulff. Fin dall’inizio
la cancelliera aveva opta-
to per la ricerca di una so-
luzione concordata con
l’opposizione socialdemo-
cratica e verde.
A PAGINA 15 Lepri
Ha vinto l’ironia di Geppi
L’appello per Rossella
di DINO MESSINA
RISULTATI, SERVIZI e COMMENTI
di FIORENZA SARZANINI
L
a Marina italiana aveva
raccomandato di non assecondare le
richieste delle autorità indiane e di non
far scendere a terra i nostri militari. Ora
si tratta di capire chi sia stato a decidere
di far entrare nel porto di Kochi la
Enrica Lexie. Anche per rispondere a
questo interrogativo i carabinieri stanno
acquisendo la documentazione presso i
comandi militari e la società armatrice.
A PAGINA 3
La scomparsa delle maschere storiche. Chi ricorda Gianduja e Meneghino?
Oggi
su
di MARIO SENSINI
Per la presidenza tedesca
Merkel sceglie Gauck,
l’uomo dell’opposizione
L’orario dell’incidente, la posizione della nave e l’ipotesi di un’altra imbarcazione coinvolta
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meno di due me-
si dal suo insedia-
mento, il nuovo
governo spagno-
lo ha varato una riforma
del mercato del lavoro
che affronta alcune delle
questioni che sono sul ta-
volo anche in Italia, a co-
minciare dalla situazione
dei giovani. In Spagna la
disoccupazione totale è
molto più alta che in Italia
(23% rispetto a 9%), ma il
rapporto tra la disoccupa-
zione dei giovani (28% in
Italia e 48% in Spagna) e
quella degli anziani è più
grave nel nostro Paese. In
Spagna il tasso di disoccu-
pazione dei giovani è il
doppio di quello dei lavo-
ratori più anziani. In Italia
il triplo.
La nuova legge spagno-
la accorcia la distanza fra
contratti a tempo determi-
nato e indeterminato mo-
dificando questi ultimi: il
costo, per un’impresa, di
licenziare un lavoratore a
tempo indeterminato
scende da un compenso
corrispondente a 45 gior-
ni lavorativi per ogni an-
no di servizio, a 33 giorni.
Quindi, chi aveva un con-
tratto a tempo indetermi-
nato e lavorava da solo 6
mesi riceverà un ammon-
tare equivalente a 16,5
giorni di lavoro. Se lavora-
va da dieci anni, un am-
montare equivalente a
330 giorni (il compenso
massimo è di due anni).
Se poi l’impresa dimostra
che il licenziamento non
avviene per ragioni disci-
plinari, ma economiche
(ad esempio se l’impresa
non riesce più a vendere i
suoi prodotti), il compen-
so si riduce a 20 giorni
per anno di servizio con
un massimo corrispon-
dente a 12 mesi di retribu-
zione netta.
La strada spagnola è
quella giusta: far pagare
alle imprese una parte dei
sussidi di disoccupazione
fa sì che esse ci pensino
bene prima di licenziare
un dipendente, tanto più
quanto più a lungo è dura-
to il rapporto di lavoro.
Agevolarle se il licenzia-
mento dipende da motivi
economici evita che si ten-
gano artificialmente in vi-
ta imprese decotte, come
invece avviene in Italia
quando si prolunga oltre
misura la cassa integrazio-
ne.
Vincoli simili a quelli
imposti dall’articolo 18
del nostro Statuto dei la-
voratori erano stati elimi-
nati in Spagna già nel
1997. Nei dieci anni suc-
cessivi la disoccupazione
scese di circa dieci punti:
dal 17,8% all’8,3. Ciò che il
governo di Mariano Rajoy
non ha invece avuto il co-
raggio di fare è introdurre
un contratto unico. Come
in Italia, anche a Madrid
l’opposizione al contratto
unico è venuta dai sinda-
cati e dall’associazione
delle imprese. I primi (co-
me mostrano Juan Dola-
do e Samuel Bentolila,
Economic Policy 1994),
perché la presenza di lavo-
ratori precari segmenta il
mercato del lavoro e con-
sente di mantenere più
elevato il salario di chi ha
un contratto a tempo in-
determinato; le imprese
perché i contratti a tempo
indeterminato offrono
flessibilità a costo zero.
Fino ad oggi una rifor-
ma del mercato del lavoro
che elimini le disparità
fra giovani e anziani è sta-
ta un tabù in Italia. Ora,
fortunatamente, pare non
lo sia più. Il presidente
del Consiglio Monti e il
ministro del Lavoro Forne-
ro sembrano pronti ad af-
frontare sia il tema dei
contratti che quello dei
sussidi, due riforme che
vanno fatte insieme per-
ché (come abbiamo spie-
gato in un articolo del 22
gennaio) non si può rifor-
mare il mercato del lavo-
ro senza rivedere il siste-
ma di sussidi alla disoccu-
pazione. E non si tratta so-
lo di riformare il sistema
di protezione per chi per-
de il lavoro.
CONTINUA A PAGINA 8
È Carnevale ma Arlecchino non c’è
Diventa un caso inter-
nazionale l’arresto, a Ko-
chi, in India, di due marò
italiani del battaglione
San Marco. Sono accusati
dalle autorità locali di
aver sparato ai pescatori
morti mercoledì scorso a
bordo del peschereccio
St. Antony. I militari, Mas-
similiano Latorre e Salva-
tore Girone, erano in ser-
vizio antipirateria sulla
petroliera Enrica Lexie.
Sulla vicenda pesano tre
misteri: l’orario dell’inci-
dente, la posizione in cui
si trovava la nostra nave e
l’ipotesi di un’altra imbar-
cazione coinvolta. Alta
tensione tra Italia e India.
ALLE PAGINE 2 E 3 Caccia
M. Caprara, Nese, Olimpio
Parma
Regole in mare
e ritorno
al Settecento
Debiti e diritti
C’
è un appello di Pupi
Mazzucco, anima in-
tramontabile del teatro dei
burattini, già autore di Ma-
cario. È dedicato alle ma-
schere storiche italiane.
Stanno sparendo. Chi rico-
nosce Gianduja di Torino o
il Marchese di Genova? Per
capire chi sia Meneghino
di Milano o Stenterello di
Firenze in troppi cercano la
soluzione sul computer.
CONTINUA A PAGINA 23
CorrierEconomia
italia: 515249535254
Codice cliente:
2 Primo Piano
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
ROMA — Affare di Stato.
Con la «presa in custodia» di
due militari italiani da parte
delle autorità locali a Kochi,
questo è irreversibilmente
ormai diventato il caso dei
due pescatori indiani morti a
bordo del St. Antony, un pe-
schereccio che, secondo la
versione più diffusa nel Pae-
se delle vittime, sarebbe sta-
to raggiunto mercoledì scor-
so da colpi d’arma da fuoco.
A sparare i proiettili, stando
alle accuse, sarebbero stati i
marò del reggimento San
Marco in servizio antipirate-
ria sulla petroliera Enrica
Lexie e ieri due dei sei della
squadra in divisa imbarcata,
Massimiliano Latorre e Salva-
tore Girone, sono stati tratte-
nuti in una condizione che
in India l’informazione defi-
nisce arresto e le fonti italia-
ne si sono preoccupate di de-
scrivere, almeno fino a ieri
sera, più come fermo che de-
tenzione vera e propria.
Del caso, ha fatto sapere la
Farnesina, viene «informato
costantemente il presidente
del Consiglio Mario Monti».
Il problema è che questo ca-
so nato in acque internaziona-
li (a 33 miglia dalla costa se-
condo la versione italiana, a
22 secondo l’indiana) di Stati
ne coinvolge non soltanto
due, l’India e l’Italia, ma in
qualche modo tre. Terza eco-
nomia dell’Asia, Paese che tra
il 2010 e il 2011 ha avuto un
tasso di crescita dell’8,5% e
del quale siamo il quarto part-
ner commerciale dell’Unione
Europea, l’India è una repub-
blica federale, divisa in 28 Sta-
ti e sette unità territoriali. Ko-
chi è nello Stato del Kerala. E
se, per esempio, l’ambasciato-
re d’India a Roma ha conces-
so soltanto in un paio d’ore il
visto ai funzionari italiani
mandati a occuparsi del caso,
non altrettanta può essere la
disponibilità del Kerala, base
dei pescatori morti, Stato con
attitudini diplomatiche non
necessariamente pari a quelle
di New Delhi.
È la ragione per la quale il
governo Monti ha cercato di
limitare le dichiarazioni di
propri membri per evitare un
convulso ping pong mediati-
co tra capitali. Già prima che i
due militari venissero tratte-
nuti, della morte dei pescato-
ri avevano cominciato a occu-
parsi i ministri degli Esteri
Giulio Terzi, della Difesa
Giampaolo Di Paola e della
Giustizia Paola Severino.
Ognuno dei tre ha fatto parti-
re un inviato per New Delhi, e
ieri Severino, intervistata da
Lucia Annunziata, ha detto
che la vicenda della Lexie
«non è tranquillizzante» e ha
riferito: «Abbiamo trattato tut-
ta la notte».
Gli italiani sostengono di
aver sparato 20 colpi, in aria e
in mare, per dissuadere dal-
l’avvicinarsi alla petroliera
una barca che in acque spes-
so battute da pirati non rispet-
tava i segnali affinché stesse
alla larga. Una versione india-
na è che il peschereccio sareb-
be stato raggiunto da 60 pro-
iettili. Assistiti dal console ge-
nerale a Mumbai Giampaolo
Cutillo, gli italiani lamentano
che sui pescatori, Gelastine,
45 anni, e Ajesh Binki, 25,
non sono state eseguite au-
topsie per capire da quali col-
pi sono stati uccisi.
Se le accuse indiane fossero
vere, quanti hanno sparato si
troverebbero per certi versi in
posizioni simili a quelle dei
soldati americani che per erro-
re ammazzarono in Iraq Nico-
la Calipari a un posto di bloc-
co. Ma adesso gli elementi so-
no pochi e contraddittori per
permettere sentenze. «Il gover-
no italiano ritiene sia compe-
tente la magistratura italiana,
essendo i fatti avvenuti in ac-
que internazionali su una na-
ve battente bandiera italiana»
ha affermato in una nota la Far-
nesina ricordando che a rego-
lare la presenza di militari sui
mercantili è una «legge italia-
na che risponde anche alle esi-
genze delle risoluzioni dell’O-
nu» sulla pirateria. «I militari
sono organi dello Stato italia-
no» e «godono dell’immunità
dalla giurisdizione rispetto
agli Stati stranieri» è stato il
perno del comunicato che ha
attribuito «atti unilaterali» al-
la polizia. Questo hanno detto
a propri colleghi i funzionari
inviati a New Delhi. Risultato:
«La riunione non ha permesso
di raggiungere una posizione
condivisa».
Oggi in India è festa, possi-
bile che Latorre e Girone non
tornino sulla Lexie. La diplo-
mazia continuerà a trattare.
Terzi aveva in agenda per fine
mese visite in Asia, India com-
presa. E ci vuole andare.
Maurizio Caprara
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La situazione non è tranquillizzante ma abbiamo un’idea molto
precisa: la giurisdizione è italiana Paola Severino, ministro della Giustizia
Accusati di omicidio. La Farnesina: «Atti unilaterali». Crisi diplomatica
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I nuclei
anticorsari
con base
a Gibuti
Le versioni
Interscambio
L’interscambio
commerciale tra Italia
e India ha superato i
7,5 miliardi di euro nel
2011, con un aumento
stimato al 25% dal
2010. L’obiettivo
annunciato in
novembre dal
precedente governo
italiano è arrivare a 15
miliardi entro il 2015
Settori
Le imprese italiane che
già operano in India
sono oltre 400,
soprattutto nei settori
dell’automotive, della
moda, dell’energia e
dell’elettronica. Nuove
possibilità di
espansione sono state
individuate nelle
infrastrutture
Compagni
Latorre e Girone sono
compagni nella supersquadra
degli abbordaggi del
Reggimento San Marco
Vite parallele
Sulla petroliera Enrica
Lexie sono imbarcati 6
fucilieri del Reggimento
San Marco. Fanno parte
dei Nuclei militari di
protezione creati
nell’ottobre scorso con un
accordo fra il ministero
della Difesa e Confitarma,
la confederazione italiana
degli amatori navali.
Finora i marines italiani
destinati a fronteggiare
eventuali assalti dei pirati
sono 60, divisi in 10 team
di 6 militari ciascuno.
Pochi se si considera che
ogni anno transitano
lungo le rotte a rischio
quasi 2 mila navi
mercantili italiane, circa
900 nelle acque del Corno
d’Africa e più di mille
affrontano la traversata
dell’Oceano Indiano. La
base dei nuclei antipirati è
stata fissata a Gibuti dove
16 ufficiali ricevono le
richieste di imbarcare i
militari e fanno trovare le
squadre pronte nei porti
indicati dagli armatori. A
bordo i militari si
muovono in modo
autonomo, non esiste fra
loro e il comandante della
nave nessun rapporto di
subordinazione. I
proprietari delle navi sono
tenuti a pagare 500 euro al
giorno per ciascun
militare, soldi che la
Marina impiega per
addestrare nuovi gruppi. È
obbligatorio per gli
armatori creare sulle navi
spazi protetti per la
custodia di armi e
munizioni e fortificare un
ambiente chiamato
«cittadella», dove
l’equipaggio può ritirarsi
al sicuro in caso di
abbordaggi. Le regole
d’ingaggio dei militari non
prevedono l’affondamento
dei cosiddetti «skiff», le
veloci imbarcazioni usate
dai pirati. Ci si deve
limitare ad azioni in grado
di impedire la cattura
della nave, gesti
intimidatori, segnali
luminosi e spari in aria di
avvertimento. In futuro
gli armatori verranno
autorizzati a imbarcare
anche squadre di
contractors, agenti privati.
Marco Nese
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tensione Roma-NewDelhi
ROMA — Due papà coraggiosi, il
capo di prima classe Massimiliano La-
torre e il sergente Salvatore Girone,
due specialisti, compagni di «boar-
ding team», la supersquadra degli ab-
bordaggi del Reggimento San Marco.
Ma anche due papà premurosi.
«Quando tornano a casa dalle missio-
ni infatti la prima regola è il silenzio
—dice l’avvocato Manolo Latorre, cu-
gino stretto di Massimiliano —. Non
perché si tengano dentro chissà qua-
le segreto, ma per evitare che i loro
figli piccoli possano ascoltare le sto-
rie e si possano spaventare». Massi-
miliano ha quattro figli, Salvatore ne
ha due. Massimiliano, 45 anni, è di
Taranto. Salvatore, di 10 anni più gio-
vane, è di Bari. Missioni rischiose, a
caccia di pirati, mesi e mesi lontano
da casa per uno stipendio di 2 mila
euro, quando va bene. «Tra un paio
d’anni smetto, così potrò dedicarmi
completamente alla famiglia» ha con-
fessato una volta Massimiliano al cu-
gino Manolo. Anche perché si arruo-
lò che era un bambino, neppure di-
ciott’anni e alle spalle ha già l’Iraq,
l’Afghanistan e adesso l’India, sulla
petroliera a fare il capoteam dei
marò. Ma col pensiero sempre fisso a
Rosalba, la sua compagna attuale
(Max è separato), ai loro tre figlioli e
a mamma Carmela, rimasta vedova
dopo la morte di papà Tommaso. Dal
Ramada Hotel di Colombo, Sri Lanka,
l’11 febbraio alle 16.48, il fuciliere di
Taranto ha postato su Facebook l’ulti-
mo messaggio: «Signore e signori vi
mando un abbraccio, mi assento per
qualche ora o forse per qualche gior-
no...Alla prossima!». Ora le foto sono
state tutte cancellate. L’embargo del-
le notizie è totale. Ma un nipote, Chri-
stian D’Addario, accusa: «Abbiamo
saputo di Max dalla televi-
sione, siamo stati noi a infor-
mare la madre...».
Per stare vicino alla sua famiglia e
cominciare a diminuire un po’ i ri-
schi, Massimiliano tempo fa aveva
già venduto la sua rombante Honda
Cbr, con cui prima filava dal porto al-
l’arsenale. Insomma, un tipo con le
idee chiare: nel suo futuro c’è solo pa-
ce e c’è la sua città, Taranto, per cui
concretamente provò anche a darsi
da fare, buttandosi in politica prima
nel 2007 alle Comunali e poi nel 2010
alle Regionali, sempre candidato nel-
le liste dell’ex sindaco Giancarlo Cito
e del figlio Mario. Ma non fu eletto.
E Salvatore Girone? «È il fratello
minore di Massimilia-
no — dicono i commili-
toni alla Caserma Carlotto di
Brindisi — c’è un legame molto forte
tra loro, ma non immaginatevi dei
Rambo, anzi, due ragazzi sempre gen-
tili, allegri. Però allenatissimi e fred-
di, non due sprovveduti che si metto-
no a sparare all’impazzata contro dei
pescatori». Nella casa di Salvatore, a
Torre a Mare di Bari, villette a schiera
a due passi dalla spiaggia, la moglie
non c’è. Ieri mattina, ha preso in brac-
cio i due figli piccoli di 5 e 6 anni e ha
chiuso la porta dietro di sé. Ci torne-
rà con Totò, speriamo presto.
Fabrizio Caccia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
San Marco
I nostri militari: sparati
20 colpi. La versione
dell’accusa: 60 proiettili
contro il peschereccio
I due marò italiani arrestati in India
In servizio
A sinistra, nella
foto grande,
Massimiliano
Latorre si
addestra al
fuoco. Qui a
lato, il marò in
alta uniforme
Interrogatorio I due marò, in divisa mimetica, scortati verso l’interrogatorio a Kochi, in India: indicati da un cerchio rosso, Massimiliano Latorre e, dietro, Salvatore Girone (Reuters)
Il commercio
Massimiliano e Salvatore,
in missione contro i pirati
sognando la Puglia e i figli
italia: 515249535254
Codice cliente:
3 Primo Piano
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
La conferma del satellite: erano in acque internazionali
Chi ha deciso di obbedire ai militari indiani dirigendo la nave in porto?
Le raffiche, gli orari, la rotta
I punti oscuri della vicenda
Il rapporto
Il personale della Enrica Lexie dovrà collaborare pienamente
con gli inquirenti indiani S. M. Krishna, ministro degli Esteri indiano
L’India riconoscerà di certo la legittimità dell’azione
contro la pirateria Margherita Boniver, parlamentare Pdl
A confronto
ROMA —La terza raffica di avvertimen-
to «è stata sparata in acqua, a prua del pe-
schereccio che non è stato colpito, tanto
che ha invertito la rotta e si è allontanato».
Così, nella relazione trasmessa due giorni
fa ai carabinieri del Ros e alla Procura di
Roma, Massimiliano Latorre ricostruisce i
momenti cruciali del conflitto a fuoco av-
venuto al largo delle coste indiane, relazio-
ne che indica gli autori della sparatoria. E
nega che l’azione abbia potuto provocare
feriti, tanto meno vittime. Era lui il capo
del «nucleo di protezione» imbarcato sulla
petroliera Enrica Lexie per contrastare gli
atti di pirateria. E proprio lui — adesso ac-
cusato insieme con Salvatore Girone del-
l’omicidio di due pescatori che erano a bor-
do del St. Antony — firma il rapporto con
foto allegate, che servirà al pubblico mini-
stero Francesco Scavo Lombardo a verifica-
re quanto accaduto. Nel fascicolo sono con-
tenute le testimonianze degli altri cinque
soldati presenti a bordo e le conclusioni
del responsabile del team. Sono ancora nu-
merosi i dubbi che avvolgono la vicenda,
le incongruenze tra la versione fornita dai
militari italiani e quella delle autorità di
NewDelhi. E ruotano attorno a tre misteri:
l’orario dell’azione, il luogo esatto dove è
avvenuta, l’imbarcazione che ha attaccato
la petroliera. Ma c’è pure un altro interro-
gativo: perché, nonostante gli italiani ab-
biano comunicato di essere in acque inter-
nazionali, sono poi entrati nell’area con-
trollata dagli indiani così consentendo il
fermo dei due marò. E lo hanno fatto dopo
il parere contrario espresso dalla Marina
Militare.
Gli orari diversi
Secondo il report trasmesso a Roma l’al-
larme scatta alle 11.30 del 15 febbraio men-
tre la Enrica Lexie si trova a «33 miglia dal-
la costa sudovest dell’India». La posizione
della nave è confermata dai dati forniti dal
satellite, attivato da chi era a bordo ma vie-
ne contestato dalle autorità locali. Anche
gli orari non coincidono, visto che la poli-
zia indiana colloca gli spari almeno due
ore dopo. E questo ha fatto nascere l’ipote-
si che i due pescatori siano stati uccisi in
un diverso conflitto, anche tenendo conto
che quella stessa sera risulta avvenuto un
altro attacco di pirateria in un tratto di ma-
re poco distante.
Alla relazione Latorre allega tre fotogra-
fie che dovrebbero servire a dimostrare
proprio questa divergenza: il peschereccio
sarebbe infatti diverso dal St. Antony dei
marittimi uccisi. Le immagini risultano pe-
rò sfuocate, poco chiare e dunque non pos-
sono bastare a chiarire il dubbio. Né a con-
fermare il fatto —sottolineato dal marò —
che a bordo di quel natante non ci fossero
pescatori, ma cinque uomini armati.
Le tre raffiche
Per cercare di accertare la verità si torna
dunque ai momenti dell’avvicinamento.
Secondo quanto riferisce il rapporto «è il
radar a segnalare la barca che viaggia in
rotta di collisione e i militari presenti a bor-
do si dispongono per reagire. Vengono
messe in atto le procedure previste in que-
sti casi. Quando il natante è a 500 metri di
distanza vengono sparati i primi «warning
shots», ripetuti quando si trova a 300 me-
tri e infine a cento». Latorre specifica che
gli ultimi vengono rivolti verso lo spec-
chio d’acqua «senza colpire l’imbarcazio-
ne». Completamente diversa la ricostruzio-
ne fatta dalle autorità indiane secondo le
quali «sul peschereccio ci sono i segni di
16 proiettili, mentre quattro sono andati a
segno e hanno ucciso i due marittimi».
Una tesi ritenuta incredibile dalle autorità
diplomatiche e investigative italiane per-
ché significherebbe che tutti i colpi a di-
sposizione sono stati sparati ad altezza
d’uomo.
L’ordine non rispettato
In queste ore la magistratura sta valutan-
do l’ipotesi di inviare una squadra investi-
gativa in India, che lavori in stretto contat-
to con la diplomazia italiana. Le indagini
sono affidate al colonnello del Ros Massi-
miliano Macilenti che sta già acquisendo
la documentazione presso i comandi mili-
tari e presso la società armatrice anche per
verificare se siano stati loro a decidere di
far entrare nel porto di Kochi la Enrica
Lexie. La Marina aveva espresso parere
contrario, così come aveva raccomandato
di non far scendere a terra i militari. E inve-
ce si è deciso di assecondare le richieste in-
diane.
La procedura prevede che le decisioni a
bordo siano prese dal comandante d’accor-
do con la Compagnia, ma generalmente in
situazioni di emergenza ci si muove in ac-
cordo con le autorità militari e con il gover-
no italiano. Adesso bisognerà dunque veri-
ficare se davvero sia stato l’armatore a ordi-
nare di abbandonare le acque internaziona-
li e con chi sia stata condotta la trattativa.
Un negoziato che, al momento, si è conclu-
so nel peggiore dei modi.
Fiorenza Sarzanini
fsarzanini@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Flottiglia internazionale
WASHINGTON — I mari caldi
compresi tra l’India e la Somalia so-
no come un «Triangolo delle Bermu-
de» orientale. Si può morire per una
raffica di mitragliatrice, spazzati via
da una tempesta o sparire in un gior-
ni di calma piatta. Troppe le insidie.
La più immediata e diretta è quella
dei pirati somali. Una minaccia cro-
nica diventata più aggressiva che ha
portato alla presenza costante di
una flottiglia internazionale. Oltre
alla Nato, ci sono unità russe, cine-
si, iraniane, sudcoreane e indiane.
Ognuno ha le sue regole di ingaggio
e i propri sistemi. Non sempre orto-
dossi. Proprio un’unità inviata dal-
l’India è stata protagonista, nel no-
vembre 2008, di un caso controver-
so. La fregata «Tabar» ha preso a
cannonate il peschereccio thailande-
se «Ekawat Nava 5» che era finito in
mano ai pirati somali. Quindici ma-
rinai sono morti e l’unico superstite
è stato recuperato dopo giorni al lar-
go dello Yemen. Per gli indiani si è
trattato di un atto di legittima difesa
mentre per i thailandesi di un tragi-
co errore. Incidenti provocati anche
dalla tattica dei predoni che usano
un buon numero di mercantili cattu-
rati come navi madre, con gli equi-
paggi trasformati in scudi umani.
Alle aggressioni si replica in ordi-
ne sparso e non mancano risposte
sbrigative. Tra le gang si è sparsa la
voce di stare attenti ai russi. In un
paio di casi, i pirati catturati dalle
unità inviate da Mosca, sono andati
incontro a un destino ignoto. Inve-
ce che finire ammanettati sotto co-
perta, i banditi sono stati messi su
un canotto e abbandonati alla loro
sorte. Scene da filmd’avventura, ma
terribilmente vere. Altri pirati, dopo
essere stati sopraffatti da combatti-
vi equipaggi asiatici che hanno usa-
to armi di fortuna, sono stati «butta-
ti ai pesci».
Reazioni estreme nei confronti di
briganti diventati sempre più crude-
li. Con lunghi periodi di prigionia se-
gnati dalle torture. Di recente il capi-
tano di una nave thailandese ha su-
bito l’amputazione della mano co-
me forma di pressione sull’armato-
re. Violenze di gang furiose per le
buone difese adottate sui mercantili
e ostacolate dall’attività di interdi-
zione della flottiglia internazionale.
Nel 2011, infatti, il numero degli as-
salti conclusi con la cattura del va-
scello è sceso verticalmente. Ed è
cresciuto il numero dei predoni ucci-
si o catturati. Ogni tanto dai villaggi
somali arrivano notizie — difficili
da verificare — sulla scomparsa di
interi team di attacco. Famoso un
episodio nell’ottobre del 2009 quan-
do gli «anziani» di una località so-
mala hanno denunciato la sparizio-
ne di 30 uomini partiti in caccia con
i barchini. Due le ipotesi. Fatti fuori
oppure traditi dal monsone, altro
nemico insidioso per chi si avventu-
ra a queste latitudini. I pirati lo san-
no e infatti riducono le sortite. Ma
ora la stagione cattiva è appena fini-
ta e loro sono tornati al loro safari
marino.
Guido Olimpio
Twitter @guidoolimpio
golimpio@rcs.it
Acque pericolose Tanti gli incidenti causati dalla minaccia costante dei pirati. Nel 2008 15 pescatori thailandesi furono vittime di un tragico errore indiano
L’ordine non rispettato
Quel triangolo di mare a Oriente dove si perdono le navi
Le vittime
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Oltre alla Nato, ci sono russi,
cinesi, iraniani, sudcoreani,
indiani. Tra le gang si è sparsa
la voce di stare attenti ai russi
Il barchino si avvicina ancora al mercantile, i due marò
sparano in aria
Il barchino è a circa 100 metri di distanza, i due marò
sparano in acqua, il barchino si allontana
La Marina italiana aveva
ordinato di non assecondare le
richieste delle autorità locali e di
non far scendere a terra i militari
La versione italiana
L’omaggio ai pescatori indiani rimasti
uccisi venerdì nelle acque al largo
del Kerala: i due erano a bordo del
peschereccio St. Antony, che secondo
una ricostruzione non sarebbe la stessa
imbarcazione affrontata dagli italiani
Sul radar compare un barchino in avvicinamento
Due marò sparano colpi di avvertimento
La versione indiana
Dalla petroliera partono colpi diretti al peschereccio
Due pescatori restano uccisi
Sulla chiglia restano i fori di 16 proiettili
15 febbraio 2012,
acque internazionali
al largo del Kerala
sei marò a protezione
della petroliera
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Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
#
ROMA—Nel decreto di vener-
dì prossimo sulla semplificazio-
ne fiscale ci saranno anche delle
misure per allentare la morsa di
Equitalia nella riscossione dei
debiti tributari. Serviranno ad
aiutare le imprese morose, evi-
tandone il blocco dell’attività,
ma anche i semplici contribuen-
ti che hanno forti debiti fiscali
ed un solo stipendio, insufficien-
te per ripagarli e al tempo stesso
mandare avanti la famiglia.
I due articoletti che si aggiun-
gono al testo del decreto legge
in preparazione sono stati sugge-
riti direttamente da Equitalia
con l’evidente scopo di migliora-
re il rapporto con i contribuenti,
divenuto molto teso dopo l’ina-
sprimento della normativa sulla
riscossione dei tributi. Ma se da
un lato il fisco dimostra la volon-
tà di venire incontro ai contri-
buenti che comunque stanno pa-
gando le tasse, dall’altro conti-
nua a mostrare il pugno duro
nei confronti dei furbi. Al decre-
to si aggiungono, infatti, anche
nuove norme per contrastare
l’evasione fiscale.
Le norme anti-evasione
Così, ad esempio, i contri-
buenti soggetti agli studi di set-
tore che non risponderanno ai
questionari del fisco, oppure in-
dicheranno dei dati falsi, saran-
no sottoposti ad un accertamen-
to analitico-induttivo.
Se fino a ieri, ignorando i que-
stionari, si rischiava solo una
sanzione pecuniaria, da ora in
poi si correranno rischi pesanti.
E l’inserimento nell’elenco dei
contribuenti da sottoporre agli
accertamenti sarà automatico,
senza via di scampo. La falsifica-
zione dei questionari degli studi
di settore, un supplemento di in-
formazioni richieste dall’ammi-
nistrazione fiscale, viene dun-
que considerata come un indica-
tore attendibile di possibile eva-
sione, e la conferma si è avuta
dai recentissimi blitz della Guar-
dia di Finanza negli esercizi com-
merciali delle grandi città e delle
località turistiche. La quasi tota-
lità degli esercizi che non batte-
vano regolarmente gli scontrini
fiscali, aveva anche falsificato in
qualche modo i questionari in-
viati dall’Agenzia delle Entrate
sugli studi di settore. Che, per in-
ciso, quest’anno potrebbero su-
bire un ritardo di circa un mese
per la messa a punto dei nuovi
indici di coerenza economica.
Riscossione meno dura
Potranno consolarsi, in com-
penso, imprese e contribuenti
che pizzicati dal fisco in passato
stanno comunque onorando il
proprio debito tributario. Il nuo-
vo decreto interverrà diretta-
mente sui pignoramenti che gli
agenti della riscossione possono
ottenere a tutela del credito fisca-
le. Nel caso delle aziende o delle
società di artigiani o professioni-
sti, il decreto stabilirà, che se
Equitalia dovesse procedere al
pignoramento dei beni strumen-
tali, il titolare ne venga nomina-
to custode giudiziario. Così che
l’imprenditore, custode dei mac-
chinari aziendali, possa conti-
nuare a farli funzionare, garan-
tendo la sopravvivenza dell’im-
presa e la possibilità che questa
ripaghi anche il debito fiscale.
Busta paga pignorata
Sulla stessa linea si muove l’al-
tra norma, che viene incontro ai
semplici contribuenti. Sempre
per tutelare il suo credito, Equi-
talia può procedere anche al pi-
gnoramento di una parte dello
stipendio del contribuente, se
questi non ha altri beni che pos-
sano garantire l’amministrazio-
ne fiscale. La norma oggi preve-
de che possa essere pignorato il
quinto dello stipendio, ma il
nuovo decreto prevede che pos-
sa essere anche una percentuale
inferiore, fino al decimo dello
stipendio. La quota che il fisco
potrà "congelare" dipenderà in
sostanza dall’assegno mensile, e
se si tratta di uno stipendio bas-
so, è molto probabile che la quo-
ta di un quinto venga ridotta, fi-
no ad essere dimezzata.
Mario Sensini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cambia il pignoramento Novità per gli studi di settore Sconto forfettario di 200 euro Una segnalazione annuale
120 18 260
Riscossione più soft
per le imprese
Chi falsifica questionari
nella lista evasori
Imu, una sola detrazione
per nucleo familiare
Spesometro, acquisti
da tremila euro
miliardi di euro L’evasione
fiscale annua nel nostro Paese.
Ogni italiano in media sottrae
al fisco 2.093 euro all’anno.
L'identikit dell’evasore: maschio
(17,3%) e sotto i 44 anni (19,9%).
Solo il 2,7% degli evasori ha più
di 64 anni
mila I truffatori di pubblico denaro
denunciati lo scorso anno dalla
Guardia di Finanza, che ha
accertato danni erariali per 2
miliardi di euro e bloccato illeciti
finanziamenti comunitari e
nazionali per quasi 700 milioni di
euro
miliardi di euro Il valore
stimato del lavoro sommerso
nel nostro Paese. Secondo
alcune valutazioni l’evasione
contributiva ammonterebbe
a 35 miliardi. Mentre l’Iva evasa
sarebbe di oltre 40 miliardi
all’anno
Approfondimenti
»
Il decreto sulla semplificazione fiscale
Che cosa cambia nel decreto
Scatteranno su un decimo dello stipendio, regole morbide per le imprese
❜❜
Mano più morbida da parte
degli agenti della riscossione. Il
nuovo decreto prevede che, in
caso di pignoramento,
l’imprenditore sia nominato
custode dei beni strumentali
dell’impresa, consentendole di
continuare a produrre. E passa
da un quinto a un decimo la
quota dello stipendio netto che
Equitalia potrà pignorare per
tutelare il proprio credito.
Oltre ai commercianti che non
battono gli scontrini fiscali,
nella lista dei sospetti evasori
da sottoporre agli accertamenti
fiscali approfonditi entreranno
anche i contribuenti che non
rispondono o falsificano i
questionari relativi agli studi di
settore. Oggi la mancata
risposta alle domande del fisco
comporta solo una sanzione
pecuniaria
Con il decreto per la
semplificazione fiscale, venerdì
prossimo, arriveranno anche i
chiarimenti sull’Imu, che
accorperà anche l’Ici. La
detrazione forfettaria di 200
euro (più 50 per ogni figlio) sarà
una per ciascun nucleo familiare.
Lo stesso decreto dovrebbe
estendere l’applicazione dell’Ici
ai beni della Chiesa, dei partiti,
dei sindacati e delle onlus.
Potrebbe sparire l’obbligo per i
commercianti di segnalare
telematicamente al fisco ogni
acquisto effettuato dai clienti di
importo superiore ai 3 mila euro,
un dato che serve a costruire il
cosiddetto "spesometro". Le
segnalazioni arriveranno
comunque, ma una volta l’anno,
e sulla base del vecchio elenco
dei clienti e dei fornitori che le
imprese dovranno trasmettere.
Contribuenti e
studi di settore,
controlli a chi
non risponde ai
questionari
EQUITALIA, PIGNORAMENTI PIÙ LEGGERI
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
#
ROMA — Avviato il negoziato
interno sulla riforma del mercato
del lavoro, incanalata la discussio-
ne con i partner Ue sulla Grecia e
la nuova governance della zona
euro, sul tavolo del presidente del
Consiglio, Mario Monti, restano
due priorità: il fisco e le imprese.
Già questa settimana a Palazzo
Chigi arriveranno il decreto legge
per la semplificazione fiscale e,
molto probabilmente, il nuovo te-
sto della delega per la riforma del-
le tasse, con la fissazione del prin-
cipio secondo il quale le somme
recuperate all’evasione saranno
destinate alla riduzione delle ali-
quote. Ma venerdì potrebbe esse-
re anche l’occasione, per il gover-
no, di sbloccare un’altra tranche
di pagamenti arretrati della pub-
blica amministrazione alle impre-
se. L’attuale fase di restrizione del
credito bancario preoccupa Palaz-
zo Chigi, e se anche lo sblocco dei
pagamenti fosse di solo qualche
miliardo sarebbe una gran bocca-
ta d’ossigeno per le imprese.
La nuova delega fiscale è più o
meno delineata, anche se la pre-
sentazione potrebbe slittare di
qualche giorno. Accogliendo le in-
dicazioni di tutti i partiti che so-
stengono la maggioranza, che han-
no votato esplicite mozioni in tal
senso, il governo si appresta a
mettere nero su bianco l’impegno
di restituire ai contribuenti onesti
quello che gli è stato loro sottrat-
to dagli evasori. L’idea di base è
quella di creare un fondo con i
proventi della lotta all’evasione,
da utilizzare per la riduzione delle
aliquote (se si accertasse che il
maggior gettito deriva da un recu-
pero della base imponibile), o per
concedere nuove detrazioni.
L’eventuale intervento diretto sul-
l’Irpef, che potrebbe essere agevo-
lato anche dal riordino delle detra-
zioni esistenti (da cui comunque
dovrà scaturire un risparmio di
20 miliardi l’anno da destinare al
deficit), sarebbe concentrato sul-
l’aliquota più bassa (23%, si appli-
ca da 7 a 15 mila euro). L’obietti-
vo è quello di portarla al 20%, così
come di ridurre e sfoltire quelle
superiori, accorpandole in altre
due aliquote (30 e 40%).
A Palazzo Chigi, intanto, confer-
mano che il governo è concentra-
to più che mai sul dossier dei pa-
gamenti arretrati alle aziende da
parte delle pubbliche amministra-
zioni. Quattro giorni fa Corrado
Passera, di fronte ai rappresentan-
ti di Confartigianato, a porte chiu-
se, ha detto di essere disponibile
ad anticipare l’entrata in vigore
della direttiva europea sui tempi
dei pagamenti da parte dell’ammi-
nistrazione pubblica, che sarebbe-
ro ridotti a 60 giorni. Dovrebbe en-
trare in vigore nella primavera del
2013, ma per le nuove forniture,
in Italia, potrebbe essere adottata
già quest’anno.
Il punto dolente è però quello
del debito residuo, su cui lo stes-
so Passera ha ammesso che l’ese-
cutivo non è in grado di avere
nemmeno una quantificazione
certa. Potrebbero essere 70, ma an-
che 90 o 100 miliardi di euro. Di
certo è lo stesso premier a ritene-
re che il dossier sia centrale, e più
utile di altri strumenti, al momen-
to, per ridare ossigeno alle impre-
se che hanno problemi crescenti
di finanziamento. Così l’esecutivo
lavora per una sbloccare una nuo-
va tranche di pagamenti dopo
quella di 5,7 miliardi di fine gen-
naio.
Marco Galluzzo
Mario Sensini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Approfondimenti La riforma delle imposte
di NICOLA SALDUTTI
Verso lo sblocco di una nuova tranche dei pagamenti alle imprese
»
Adesso che gli 007 del fisco si sono sfilati gli
sci, che gli scontrini non emessi si stanno
trasformando in contestazioni, forse, si può
cominciare a intravedere l’altro volto della
macchina fiscale. I blitz sono certo un modo
per mostrare la capacità dello Stato di esigere
il rispetto delle regole. Forse un modo
necessario (anche se appariscente) per un
Paese che si è abituato a ritenere in qualche
caso un optional il pagamento delle imposte
(dovute). Un optional che fa di tanto in tanto
scoprire una figura poco nota all’estero, che è
quella dell’evasore totale. Persone, società,
enti in grado di vivere così bene sotto traccia
da riuscire per anni a sfuggire all’occhio (e
quindi alle sanzioni) dell’amministrazione
finanziaria. Una specie di miracolo
dell’invisibilità tributaria. Eppure in questi
mesi complicati per l’andamento
dell’economia, non mancano le proteste di
cittadini, imprenditori, commercianti che
evasori incalliti non sono ma magari
attraversano una fase di difficoltà. Un primo
segnale di disponibilità è arrivato con lo
spazio maggiore concesso dal Fisco alla
possibilità di saldare i conti a rate. Concedere
tempo può essere un buon viatico per chi
vorrebbe ma non riesce a rispettare gli
appuntamenti con le tasse. E adesso che il
governo ha in preparazione il decreto sulla
semplificazione fiscale, come scrive Mario
Sensini in queste pagine, potrebbero arrivare
alcuni interventi mirati ad alleggerire anche la
stretta di Equitalia. Un compito centrale,
quello della società di riscossione dello Stato,
che avrà come contropartita la possibilità di
ridurre le imposte ai redditi più bassi (peccato
che in questa fascia rientrino spesso anche gli
evasori, abituati a dichiarare meno di quello
che ricavano). Una sorta di compensazione: le
somme ricavate dai blitz renderanno più equo
il carico delle tasse. Piccoli, ancora timidi, ma
decisivi segnali di un Fisco che prova ad
ascoltare le ragioni dei contribuenti. Per
mostrare l’altro volto. Non solo quello feroce.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Maxi-concorso
300 mila
in corsa
per 1.995 posti
❜❜
IL FISCO ADESSO
MOSTRI ANCHE
LA FACCIA BUONA
REDDITI, DALLA CACCIA AGLI EVASORI
IL TAGLIO DELLA PRIMA ALIQUOTA AL 20%
Comune di Roma
Un’accelera-
zione dei
pagamenti
alle imprese

Circa 300 mila domande
per 1.995 posti. Non
sembrano convinti che
il posto fisso sia «monotono»
gli aspiranti dipendenti
del Comune di Roma
che due anni fa hanno
presentato domanda
per il maxiconcorso
ai nastri di partenza.
Più volte rinviato
negli ultimi due anni,
il concorso comunale,
che mette a disposizione
contratti a tempo
indeterminato per 22
differenti figure professionali,
prenderà il via domani
21 febbraio con le
prime prove scritte.
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
#
ROMA — «Fine marzo? È un
po’ presto per dire che siamo
vicini all’intesa». Da Fazio a
Che tempo che fa Susanna Ca-
musso conferma la necessità
che «il Paese abbia bisogno di
un intervento sul mercato del
lavoro» ma spegne gli entusia-
smi del governo sulla relativa
vicinanza a questa meta. Non
c’è ancora l’accordo, e infatti
mentre l’esecutivo vorrebbe in-
tervenire su articolo 18 e am-
mortizzatori sociali, quest’ulti-
mo tema principe dell’incon-
tro di oggi tra ministro Forne-
ro e parti sociali, la segretaria
della Cgil ribadisce in tv che la
cassa integrazione straordina-
ria non va toccata, sostituendo-
la con uno «strumento univer-
sale» come il salario minimo.
«Quando il ministro Forne-
ro dice con troppa scioltezza
che la cassa straordina-
ria si può eliminare di-
ce una cosa non vera,
perché non ostacola
ma consente la reindu-
strializzazione», dice
Camusso da Fazio. E
sul tema di cui si di-
scuterà oggi alla ripresa della
trattativa esprimono forti dub-
bi anche Raffaele Bonanni del-
la Cisl («Parlare di rimuovere i
sostegni vuol dire gettare un
cerino su un bidone di benzi-
na») e Luigi Angeletti della Uil
(«Fino a quando non ci sono ri-
sorse per fare qualcosa di me-
glio della cassa integrazione,
non si può fare un dibattito se-
rio»).
Diversa la questione sull’arti-
colo 18. La posizione più in-
transigente in questo caso è
della sola Cgil, tra i sindacati
più rappresentativi. «L’artico-
lo 18 è intoccabile — confer-
ma Camusso —, una norma di
civiltà perché dice che non si
può licenziare se non c’è giusti-
ficato motivo, indebolirlo si-
gnificherebbe far passare il
messaggio "potete fare quello
che volete", mentre non se ne
ricaverebbe affatto una mag-
giore efficacia economica» in
termini di crescita e di occupa-
zione.
Sempre scontro aperto sul-
l’articolo 18 anche nel mondo
politico: se le parole di Walter
Veltroni (Pd) sulla necessità di
«superare il tabù dell’articolo
18», in contrasto con la posizio-
ne di Bersani, ieri sono state re-
spinte anche dal responsabile
economico del Pd Stefano Fas-
sina in una lunga lettera su Fa-
cebook, Rosi Bindi su La7 con-
ferma che «l’articolo 18 non è
il tema del momento: il tema
centrale di oggi è creare occu-
pazione».
Per Antonio Di Pietro (Idv)
cancellare o modificare l’artico-
lo 18 «sarebbe una grande in-
giustizia ma anche un polvero-
ne alzato apposta per nascon-
dere l’incapacità di fare qualco-
sa di serio per rilanciare il siste-
ma Italia». Vogliono rivederlo,
invece, Fabrizio Cicchitto e
Maurizio Gasparri, entrambi
Pdl.
Cicchitto pensa che non bi-
sogna più rimandare «per evi-
tare che si trasformi da una tu-
tela per i lavoratori a una situa-
zione di blocco del mercato del
lavoro perché gli imprenditori
non vogliono assumere a tem-
po indeterminato». Per Gaspar-
ri «non si possono fare riforme
a metà, no a diktat e imposizio-
ni, apriamo una riflessione sul-
l’articolo 18».
Mariolina Iossa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Parlare di rimuovere i sostegni vuol dire gettare un cerino su un
bidone di benzina Raffaele Bonanni, leader della Cisl
56,9%
8,9%
SEGUE DALLA PRIMA
I dati dell’Ocse mostrano che l’Italia
detiene (insieme a Messico e Turchia) il
record nella percentuale di giovani che né
lavorano né partecipano ad attività
formative, in una scuola, un’università, o
all’interno di un’azienda. Una situazione
molto diversa da quella tedesca, dove non
c’è praticamente alcuna differenza fra il
tasso di disoccupazione dei giovani e
quello dei lavoratori più anziani (7%
contro l’8% dei giovani). Ciò che fa la
differenza in Germania (e modalità
analoghe esistono in Austria, Svizzera e
Olanda) è un sistema che consente ai
giovani di inserirsi molto presto nel
mondo del lavoro. Terminata la scuola
elementare, le famiglie tedesche devono
scegliere, per i loro figli, fra tre strade
distinte: una scuola simile al nostro liceo,
che non prevede formazione
professionale; la Realschule in cui si
alternano periodi di formazione generale e
periodi di esperienza in azienda; e la
Hauptschule che prevede un graduale
inserimento in azienda già a partire dai
15-16 anni. Non sono scelte irreversibili:
previa verifica del suo rendimento
scolastico, uno studente può passare da
una scuola all’altra.
Un’impresa tedesca su tre offre esperienze
di apprendistato e metà dei ragazzi che
fanno questa esperienza vengono poi
assunti dalla stessa impresa con un
contratto a tempo indeterminato. In Italia
le imprese usano l’apprendistato come un
modo per assumere lavoratori precari e le
attività di formazione sono spesso fasulle.
Il risultato è
che i giovani
apprendisti il
più delle volte
non imparano
nulla e alla fine
del contratto
vengono
lasciati a casa
(si leggano
Pietro Garibaldi
e Tito Boeri «Un nuovo apprendistato
contro lo spreco di capitale umano» sul
sito lavoce.info). E così ci si continua a
illudere che la laurea sia l’unica strada per
trovare lavoro: il risultato è che a un anno
dalla laurea triennale tre giovani su dieci
non hanno ancora trovato un lavoro, e
uno su due a un anno dalla laurea
specialistica (dati di AlmaLaurea). Anche
perché, durante gli anni dell’università, in
Italia, diversamente da quanto avviene in
altri Paesi, le imprese non fanno alcuno
sforzo per avvicinare i giovani al mondo
del lavoro, anche solo con stage estivi, e le
università sono fabbriche di esami
organizzate in modo tale che gli studenti
non hanno mai due mesi liberi.
Monti e Fornero possono seguire due
strade: procedere con cautela, cambiare
pochissimo, cercare il consenso della
Confindustria e dei sindacati, e così
evitare scontri. Oppure attuare una
riforma vera, che parta dal contratto unico
a tempo indeterminato per tutti, con la
possibilità di terminare il rapporto di
lavoro (per tutti, anche i dipendenti
pubblici) con i dovuti costi per le imprese
o per lo Stato.
Noi pensiamo che vada abbandonata ogni
cautela e che si debba avere il coraggio di
chiamare «riforma» solo una modifica
sostanziale dei contratti, dei sussidi e delle
modalità di inserimento dei giovani nel
mercato del lavoro. Limitarsi a qualche
aggiustamento marginale è peggio che
non far nulla: si creerebbe l’illusione che
un problema è stato risolto, quando
invece non è vero. Lo scoprirà anche la
Spagna che si è fermata a metà strada.
Oggi la prudenza non è segno né di
saggezza né di lungimiranza.
Alberto Alesina
Francesco Giavazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo sviluppo Il rilancio dell’agenda digitale
37,5%
67,1%
46,8%
i senza
lavoro
in Italia
nel dicembre
scorso, pari
a 2.243 mila
unità
312
I protagonisti
Camusso: sarebbe un errore abolirla. Cicchitto: intervenire sull’articolo 18
❜❜
Rete telefonica fissa,
torna la tentazione
dell’intervento Cdp
Franco Bassanini, ex ministro
della Funzione pubblica, guida
ora la cassa Depositi e prestiti
e Metroweb
Franco Bernabè è il presidente
operativo di Telecom Italia. Il nuovo
piano del gruppo prevede una rete
ibrida in rame e fibra
gli occupati
nel nostro
Paese a
dicembre
2011,
pari a 22.903
mila
31%
Roma-Madrid
MILANO — Un po’ tormentone, un
po’ fantasma brizzolato negli ultimi anni
il tema ha sempre influenzato le discussio-
ni sul futuro della rete fissa di TelecomIta-
lia e il destino della nuova infrastruttura a
banda ultra larga Ngn: è ipotizzabile oppu-
re no uno scorporo dal gruppo della spina
dorsale dove corrono le nostre telefonate
e i dati? E anche questa volta, seppure fu-
gacemente, la tentazione è tornata. L’ipo-
tesi di una partecipazione in qualche for-
ma della Cassa depositi e prestiti — nella
sostanza il famigerato piano Rovati, dal
nome dell’amico e consulente dell’allora
premier, Romano Prodi, che ci lavorò cre-
ando un caso politico —è ricomparsa nel-
le scorse settimane sui tavoli romani. Al-
trettanto velocemente il «ragionamento»
è evaporato così come era comparso, ha
confermato una fonte ministeriale, anche
perché non sfugge che i finanziamenti
bancari sono legati a doppia mandata al
valore intrinseco della rete e, senza, Tele-
com avrebbe un problema non seconda-
rio nella gestione del debito monstre di cir-
ca 30 miliardi.
In ogni caso, il ritornello scorporo, per
quanto abusato, è forse il sintomo più si-
gnificativo di un male oscuro nella discus-
sione. Nel passaggio tra l’ultimo governo
Berlusconi e l’attuale esecutivo guidato da
Mario Monti la tensione tra Telecom Italia
e gli altri operatori telefonici —spesso sot-
tesa a sorrisi e strette di mano — per la
rielaborazione della nervatura di teleco-
municazioni e di Internet sembrava esse-
re scomparsa. Ma sotto la cenere nulla è
cambiato. Sono diversi i retroscena mai
emersi. Morto, dopo un pesante scontro
con il presidente esecutivo di Telecom,
Franco Bernabè, il piano dell’ex ministro
dello Sviluppo economico, Paolo Romani
—la cui fine, almeno ufficiosamente, risa-
lirebbe a una cena tra i principali manager
del settore riuniti qualche mese fa a Capri
—il piano Cdp-Metroweb è sembrato sul-
la carta il miglior sostituto per dotare il ter-
ritorio nazionale, con un modello pubbli-
co-privato, di una rete moderna e capilla-
re. La partecipazione dello Stato, come nel
laboratorio Trentino Alto Adige, è giustifi-
cata dalla necessità di intervento sul digi-
tal divide. Milano e la Lombardia sembra-
vano il miglior trampolino per fare espe-
rienza ed esportarla su scala nazionale. Lo
stesso Franco Bassanini, presidente sia
della Cdp che di Metroweb, ha mostrato
ottimismo. «Metroweb, acquisita da F2i
nel luglio del 2011 —si legge in un comu-
nicato dello scorso 6 febbraio — rappre-
senta un importante esempio da poter re-
plicare per sviluppare un progetto nazio-
nale delle tlc a banda larga». Gli stessi mi-
nistri dello Sviluppo economico, Corrado
Passera, e dell’Università, Francesco Profu-
mo, riunitisi poi nella cabina di regia per
l’Agenda digitale italiana (Adi), avevano
già avviato a dicembre una consultazione
con gli operatori telefonici sul tema «Pro-
getto strategico agenda digitale italiana:
implementare le infrastrutture di rete. Ca-
ratteristiche e modalità attuative». Il mini-
stero dello Sviluppo ha iniziato a pubblica-
re in questi giorni i risultati di questo
brain storming anche se, per volontà del-
l’azienda, la parte relativa a Telecom non è
consultabile.
D’altra parte, basta rileggere l’audizio-
ne dell’8 febbraio di Bernabè davanti alla
Commissione trasporti, poste e telecomu-
nicazioni guidata da Mario Valducci, per
capire che le strade di Telecom e di Me-
troweb, apparse così vicine solo poche set-
timane fa, ora divergono (forse irreparabil-
mente).
Come anticipato dal Corriere proprio il
6 febbraio l’ex monopolista ha approfitta-
to del cambio di governo e anche dell’otti-
mismo diffuso sulla replicabilità su scala
nazionale del modello Cdp-Metroweb —
emersa peraltro come tema di dibattito
nella stessa cena di Capri — per cambiare
i propri progetti e puntare sul vectoring,
una tecnologia che permette di portare
una banda teorica in download fino a 100
Megabit al secondo anche su una rete ibri-
da fibra-rame. I vantaggi sono diversi: in
parte riguardano l’abbattimento del costo
(per l’ammodernamento dell’infrastruttu-
ra delle tlc in Italia, solo fino a pochi mesi
fa, circolavano stime ufficiali che andava-
no da 8-10 a 20 miliardi, mentre Bernabè
conta ora di farsi una rete da solo con mol-
to meno di 8 miliardi). Il vectoring permet-
te infatti di passare dal cosiddetto Fiber to
the Home (la fibra fino a casa) al Fiber to
the Cabinet (fino alla centralina). La stes-
sa Telecom ha calcolato che gli ultimi 400
metri di rame che separano, in media, que-
ste dalle case, potrebbero essere salvati in
una fase «uno», con il vantaggio di farci
rispettare l’Agenda digitale europea 2020.
In una fase «due» si dovrebbe poi modifi-
care ulteriormente la rete, anche se la divi-
sione dei due interventi comporta un sur-
plus di costo non secondario e lascia nel
settore qualche dubbio sulla volontà effet-
tiva di concluderla.
Il vero vantaggio si chiama «ri-mono-
polizzazione» della rete come l’ha definita
sempre davanti a Valducci pochi giorni fa
l’amministratore delegato di Wind, Ossa-
ma Bessada.
La probabilità di una doppia rete Ngn,
visti i costi, tende allo zero. Lo Stato, con
un possibile repechage da parte del gover-
no del secondo step del piano per il digital
divide — ora fermo — si accollerebbe il
costo delle aree a fallimento di mercato. Il
ministro Profumo ha già mostrato in
un’intervista di condividere questa evolu-
zione definendo il digital divide la vera
priorità. E non è un caso che proprio que-
sta settimana sia partita la campagna di
marketing per mostrare le potenzialità del-
la rete mobile di nuova generazione Lte.
L’industria delle tlc è agitatissima. La
palla è in mano al governo. Il parlamento
dovrebbe mettere in discussione il dise-
gno di legge per lo sviluppo della doman-
da di servizi della pubblica amministrazio-
ne proposto dall’ex ministro Paolo Genti-
loni e Roberto Rao. Il segretario del Pdl,
Angelino Alfano, si è mostrato sensibile a
un argomento che ha finalmente cattura-
to l’attenzione della classe politica ma è so-
lo quando sarà svelato il contenuto del-
l’Agenda digitale e saranno definite le
mosse della cabina di regia del governo
Monti che sarà possibile capire cosa acca-
drà della partita rete fissa.
Massimo Sideri
Twitter: @massimosideri
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gli inattivi tra i
15 e i 64 anni:
sono diminuiti
dello 0,2%
(-34 mila
unità) rispetto
a novembre
gli uomini
occupati in
Italia a
dicembre. Il
tasso di
disoccupazio-
ne è dell’8,4%
le donne
che lavorano
in Italia. La
percentuale di
disoccupazio-
ne è del 9,6
(dicembre)
La riforma Il negoziato
mila, il numero di
lavoratori in cassa
integrazione a gennaio
i giovani
(dai 15 ai 24
anni) senza
lavoro nel
nostro Paese
in dicembre
(dati Istat)
La riforma
del lavoro
tra Italia
e Spagna
Il commento
Governo-Cgil, lite sulla cassa integrazione
Il tavolo sulla
riforma del
lavoro tra il
governo e le
parti sociali di
inizio febbraio
Le cifre
LA SCELTA
(POCO SAGGIA)
DELLA PRUDENZA
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Codice cliente:
9 Primo Piano
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
Approfondimenti Gli ammortizzatori sociali
18 10,5 5,2
»
Dalla cassa straordinaria alle indennità. Articolo 18, non escluso un decreto
La riforma prevede
un sistema con due sussidi
❜❜
La spesa per le tutele
è cresciuta del 119%
Dalla «Cig» alla «Cigs»,
i cinque pilastri attuali
Auto
Lo Stato ha
contribuito alla spesa
per ammortizzatori
con 30 miliardi negli
ultimi 4 anni
ROMA — Il disegno riformatore
del governo si scontra da un lato
con la più grave crisi economica
del Dopoguerra e dall’altro con le
resistenze, per motivi diversi, di im-
prese e sindacati. Dal 2009 circa 4
milioni di lavoratori dipendenti
ogni anno (cioè uno su quattro) so-
no interessati, per periodi più o me-
no lunghi, da un qualche ammortiz-
zatore sociale. Erano 2 milioni e
mezzo negli anni precedenti la cri-
si. La spesa è passata da 8 miliardi
nel 2006 a una media di oltre 18 mi-
liardi all'anno nell'ultimo triennio,
con un aumento del 119%, anche se
va detto che un terzo (6,3 miliardi
nel 2011) si riferisce ai contributi
previdenziali figurativi. Solo nel
2011, oltre ai contributi pagati dal-
le aziende, lo Stato ha dovuto sbor-
sare 1,6 miliardi di euro per la cas-
sa in deroga, 6,5 miliardi per l’in-
dennità di disoccupazione, 1,6 mi-
liardi per l’indennità di mobilità. In
questa situazione è difficile per For-
nero ottenere risorse dal bilancio
pubblico per finanziare la riforma.
Sindacati e Confindustria sono
intanto contrari alla cancellazione
della cassa integrazione straordina-
ria e della mobilità senza la garan-
zia di prestazioni sostitutive. Cgil,
Cisl e Uil temono l’esplosione della
disoccupazione. La Confindustria è
invece preoccupata per le conse-
guenze della riforma previdenziale
che non consente più di avviare al-
la pensione i lavoratori cinquanten-
ni, come successo finora nell’ambi-
to dei processi di ristrutturazione.
Rete imprese Italia, che rappre-
senta artigiani e commercianti, si
oppone a nuovi contributi sulle pic-
cole imprese. Secondo questa asso-
ciazione, infatti, a usare di più la
cassa in deroga sono state le azien-
de industriali. Rete imprese propo-
ne quindi, invece di un sistema uni-
versale, di procedere settore per set-
tore, secondo un metodo assicurati-
vo e tenendo conto delle dimensio-
ni delle stesse imprese.
Enr. Ma.
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miliardi Il costo annuo degli
ammortizzatori sociali
nell’ultimo triennio, anche se
un terzo (6,3 miliardi nel
2011) si riferisce ai contributi
previdenziali figurativi, cioè
non realmente versati anche
se frutteranno la pensione
miliardi Il costo nel 2011
dell’indennità di disoccupazione,
tra «ordinaria», «agricola» e «a
requisiti ridotti». L’assegno può
durare al massimo 12 mesi.
È pari al 60% della retribuzione
per i primi sei mesi, poi
cala fino al 40%
Gm e l’ipotesi
del ritorno Fiat
per la Opel
miliardi Il peso nel 2012 della
sola cassa integrazione secondo
una stima della Uil: 1,3 miliardi
per quella in deroga, che è la
somma che sarà a carico dello
Stato perché il resto, 3,9 miliardi,
lo pagheranno imprese e
lavoratori con i loro contributi
ROMA — Il ministro del Lavoro,
Elsa Fornero, propone di semplifi-
care il sistema, con una riforma che
dovrebbe scattare tra 16-18 mesi.
Obiettivo: estendere in via struttu-
rale gli ammortizzatori sociali a tut-
ti i lavoratori, superando l’interven-
to tampone della cassa «in dero-
ga». Alla fine del 2010, l’allora Go-
vernatore della Banca d’Italia Mario
Draghi aveva parlato di un sistema
che lascia senza rete di protezione
1,2 milioni di lavoratori dipendenti
e 450 mila parasubordinati. Secon-
do Fornero con la riforma dovreb-
bero restare due soli ammortizzato-
ri ma universali. 1) La cassa integra-
zione in tutte le aziende colpite da
crisi temporanee (assorbirebbe
quella straordinaria, eliminandola
nei casi di fallimento o chiusura
d’impresa). 2) L’indennità di disoc-
cupazione in tutti i casi in cui si per-
de il lavoro (chiusura d’azienda, fi-
ne del contratto a termine). Questa
indennità assorbirebbe il sussidio
di mobilità. Le piccole imprese do-
vrebbero contribuire alla cig men-
tre l’estensione dell’indennità di di-
soccupazione ai lavoratori atipici
sarebbe finanziata con l’aumento
dei contributi sui contratti precari.
Enr. Ma.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Come sarà Le risorse
ROMA — Il sistema attuale degli
ammortizzatori sociali è basato su
cinque strumenti, che però non co-
prono tutti i lavoratori. 1) La cassa
integrazione ordinaria interviene a
sostegno dei lavoratori di aziende
in crisi temporanea. Essa si applica
alle imprese industriali, alle coop e
all’edilizia con una speciale discipli-
na. Il sussidio è pari all’80% della
retribuzione e dura al massimo un
anno. 2) Per i lavoratori di aziende
con più di 15 dipendenti colpite da
crisi grave, ristrutturazione, falli-
mento c’è la cassa integrazione
straordinaria. Può durare di regola
fino a 24 mesi e vale l’80% della re-
tribuzione. La cassa ordinaria e
straordinaria sono finanziate da
specifici contributi a carico delle
imprese.
3) Per dare un sussidio ai lavora-
tori non coperti dalla cassa e per
consentire la proroga del sostegno
a coloro che non sono coperti, nel
2009 è stata introdotta la cassa «in
deroga». Spetta a tutti i lavoratori
subordinati, compresi quelli del
commercio, dell’artigianato e degli
studi professionali. È finanziata
per il 60% dallo Stato e per il 40%
dalle Regioni con i fondi europei.
In genere dura massimo 12 mesi e
può arrivare all’80% della retribu-
zione.
L’indennità di mobilità e le in-
dennità di disoccupazione, finan-
ziate da contributi sulle imprese,
intervengono invece quando la per-
sona ha perso il lavoro. 4) Il sussi-
dio di mobilità esiste nelle stesse
imprese dove si applica la cassa
straordinaria, dura da 12 mesi a
massimo 48 mesi per i dipendenti
del Sud con più di 50 anni. Inizial-
mente è pari all’80% della retribu-
zione poi cala. 5) Il trattamento di
disoccupazione spetta a tutti i lavo-
ratori dipendenti che abbiano lavo-
rato almeno un anno negli ultimi
due. Dura 8 mesi (12 per gli over
50) e vale all’inizio il 60% della re-
tribuzione, poi scende al 40%.
Enr. Ma.
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Com’è adesso
ECCO DOVE SI CERCANO I FONDI
PER IL WELFARE DEL LAVORO
Gli ultimi dati di vendita del mercato auto eu-
ropeo non sono incoraggianti, le immatricolazio-
ni di vetture nuove sono calate del 7,1%in genna-
io, e febbraio sino a ora non promette nulla di
diverso. Tutti i Paesi e tutti i marchi stanno sof-
frendo, in particolare le case generaliste, quelle
che non hanno sbocchi in mercati in espansione.
Fiat, grazie all'alleanza con Chrysler (anche que-
sto mese le sue vendite In Usa sono in crescita di
circa il 30%) e alla presenza in Brasile, riesce a
sopperire ai risultati negativi del vecchio conti-
nente. Renault, forte del suo legame con Nissan e
al successo delle vetture low cost, salva il suo bi-
lancio. Psa, il secondo costruttore in Europa, do-
po Volkswagen, ha dovuto invece presentare ri-
sultati economici che evidenziano alcune fragili-
tà. Per superare il 2012 Philippe Varin ha presen-
tato un piano di austerità che prevede una sop-
pressione di 7.000 posti, lo spostamento, a nuo-
va data, del progetto in India e la cessione di una
parte del patrimonio immobiliare che non esclu-
de neppure la sede storica, parigina, de la Grande
Armée. L'auto è entrata in una nuova epoca, tutti
i costruttori, per sopravvivere, devono cambiare
dimensione. Lo ha capito Sergio Marchionne,
quando a Detroit ha detto che non sono più suffi-
cienti 6 milioni di auto prodotte, ma ne servono
almeno 8 milioni e non è più sufficiente il succes-
so di un solo modello per raddrizzare una situa-
zione. Se si legge la classifica dei marchi top ten
questo assioma trova conferma. General Motors
e il gruppo Volkswagen si contendono, nel 2011,
il primo posto, l'americano calcola nelle sue ven-
dite anche quelle del cinese Saic, suo partner so-
lo al 34%, che non dovrebbero essere conteggiate
poiché la statistica si basa sui dati comunicati dal-
le federazioni nazionali che contemplano solo gli
accordi al 50%. Con questa ottica il podio spetta a
Volkswagen, che ha contabilizzato già 8,3 milio-
ni di vetture, poi Toyota con 7,6 milioni, al terzo
General Motors con 7,4 milioni. Quest'ultimo ha
ufficializzato, pochi giorni fa, il miglior risultato
di tutta la sua storia, tanto da far dichiarare al pre-
sidente Daniel Akerson che, per il 2012, «il rim-
balzo continuerà negli Stati Uniti, ma c'è molto
lavoro ancora da fare in Europa e in America del
Sud». Il costruttore di Detroit ha però un buco
nero, proprio in Europa, la sua filiale Opel è in
profondo rosso e Akerson ha sottolineato di esse-
re «pronto ad agire in maniera rapida e decisi-
va». Ha già impegnato il suo vice presidente Ste-
ve Girsky, ma Akerson ha sulle spalle la situazio-
ne del debito con il Tesoro americano, pur aven-
do già rimborsato 22,3 miliardi di dollari, deve
attendere che il valore delle sue azioni arrivino a
53 dollari, per sperare di recuperare i 27 che deve
ancora restituire. Opel è l'ostacolo che frena i
suoi progetti. Akerson forse sta chiedendosi se è
stato saggio ostacolare Fiat nel 2009, Opel poteva
essere parte di un puzzle di successo come è oggi
Fiat/Chrysler. Ma la storia insegna che, a volte, si
presenta una seconda opportunità.
Bianca Carretto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Riforma del mercato del lavo-
ro, tocca agli ammortizzatori sociali. Oggi
al dicastero del Lavoro il ministro, Elsa For-
nero, incontrerà i vertici delle associazioni
imprenditoriali e sindacali per discutere
del nuovo sistema a due pilastri: la cassa
integrazione per i lavoratori di aziende che
attraversano crisi reversibili, l’indennità di
disoccupazione per quelli che invece perdo-
no il lavoro. Entrambi questi strumenti do-
vrebbero essere estesi a tutti i lavoratori.
La riforma, che sarà varata dal governo en-
tro marzo, dovrebbe partire tra la fine del
2013 e l’inizio del 2014. L’esecutivo utilizze-
rà infatti lo strumento del disegno di legge
delega. Tra l’altro è ancora aperta, fino a no-
vembre, la vecchia delega sugli ammortiz-
zatori varata dal governo Prodi e prorogata
dall’esecutivo Berlusconi fino al prossimo
novembre.
Sui contenuti ci sono però alcune impor-
tanti questioni da risolvere. I sindacati non
vogliono che sia cancellata la cassa integra-
zione «straordinaria», quella finora utilizza-
ta nelle crisi gravi. Le piccole imprese sono
contrarie a caricarsi di maggiori contributi
per finanziare l’estensione degli ammortiz-
zatori. Tutte le parti sociali, infine, dicono
che per realizzare la riforma che ha in men-
te Fornero bisognerebbe spendere diversi
miliardi in più all’anno. Chi li pagherà, dal
momento che lo stesso ministro ha spiega-
to che, date le ristrettezze economiche, la
riforma non dovrebbe causare un aumento
dei costi per il bilancio pubblico? E quanto
serve? Gli scenari cambiano profondamen-
te secondo che il Paese sia o meno in crisi
economica. Basti dire che fino al 2007 il si-
stema era in equilibrio, con circa 7-8 miliar-
di di entrate da contributi pagati da impre-
se e lavoratori e altrettanti di spesa per cas-
sa integrazione, indennità di mobilità e di
disoccupazione. Poi nel 2008 la spesa ha su-
perato le entrate di 1,6 miliardi e nel 2009
di 8,7 miliardi, nel 2010 di 10,2 e nel 2011
di 9,3. Lo Stato cioè ha contribuito alla spe-
sa per ammortizzatori con 30 miliardi di eu-
ro negli ultimi 4 anni, mentre prima della
crisi il sistema era autosufficiente.
Dopo l’incontro di oggi la trattativa con-
tinuerà con un altro paio di incontri prima
di affrontare l’ultimo capitolo: le norme sui
licenziamenti (articolo 18). Entro marzo i
provvedimenti. Sull’articolo 18 non è esclu-
so che il governo intervenga per decreto,
magari con un emendamento al decreto
sulle semplificazioni, che già contiene qual-
che norma in materia di lavoro.
Enrico Marro
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
#
I precedenti
ROMA — «Parma, Piacenza,
Gorizia, Como, Monza, Alessan-
dria, Asti, Lecce, Pistoia, Verona
e Alghero»: Bersani sciorina
l’elenco delle città dove il Pd ha
vinto le primarie di coalizione,
ma sa che questo, per quanto sia
passato ormai del tempo, non ba-
sta a cancellare quella che lui
stesso nei conversari privati ha
definito «l’ammaccatura» di Ge-
nova, né tanto meno serve a fuga-
re le paure del Pd in vista delle
amministrative di maggio.
Certo, il Partito democratico,
al contrario del Pdl, si è portato
avanti con il lavoro: ha già scelto
quasi tutti i candidati. Ma in que-
sti giorni i vertici di Largo del Na-
zareno hanno potuto constatare
come ogni big locale vada per
conto suo. Lo dimostra pure
l’esperienza dell’Aquila. Il partito
avrebbe voluto sostituire l’attua-
le sindaco con Giovanni Lolli.
Ma Massimo Cialente si è impo-
sto: così il 4 marzo, alle primarie,
sfiderà lui il candidato di Sel, il
primario Vittorio Festuccia.
L’esame della situazione nei di-
versi Comuni d’Italia ha confer-
mato un altro timore: l’ondata
dell’antipolitica si abbatte anche
sul Pd. E questo preoccupa il se-
gretario e i suoi: non è un buon
segnale se si dimostra che alle
elezioni il centrosinistra vince
meglio se non è rappresentato
dal Partito democratico (come è
già accaduto a Milano, Napoli e
Cagliari).
Intanto, il 4 marzo, si sceglie il
candidato nella città più popolo-
sa di quelle in cui si vota a mag-
gio: Palermo. E qui sono dolori.
Il segretario ha subito optato per
Rita Borsellino. Europarlamenta-
re del Pd, più vicina però a Ven-
dola che a Bersani, è sostenuta
dalla Cgil e da tutta la sinistra.
Perciò quella di Bersani è stata
quasi una scelta obbligata, per
prevenire il rischio che Borselli-
no si presentasse lo stesso e bat-
tesse il candidato ufficiale del
partito. Ma a Palermo è scoppia-
to ugualmente il caos. Il gruppo
filo-Lombardo, capitanato da
Totò Cardinale e Giuseppe Lu-
mia, si è opposto a questo accor-
do che non prevede il Terzo Po-
lo. I ribelli hanno deciso di sfidu-
ciare il segretario regionale Giu-
seppe Lupo, che aveva approvato
la scelta di Borsellino. E hanno
presentato una mozione con 188
firme per dimostrare di avere già
la maggioranza. Lupo si
è infuriato e ha denun-
ciato: «Alcuni non sape-
vano di aver sottoscrit-
to quel documento». Ed
effettivamente, almeno
una firma è improbabi-
le, visto che è di un dele-
gato passato lo scorso
agosto all’Api. Ne è nato
uno scandalo e il clima
si è fatto tesissimo. Alla
fine, alle primarie si pre-
senteranno in quattro:
Borsellino, il candidato
di Lumia e Cardinale, Fa-
brizio Ferrandelli, Anto-
nella Monastra e Davide
Faraone, pd sostenuto
da Matteo Renzi. Il sindaco di Fi-
renze non risparmia strali al
gruppo dirigente: «Nel prossimo
autunno dovremo fare le prima-
rie a livello nazionale perché è
impensabile che la generazione
di Massimo D’Alema e Pier Luigi
Bersani continui a essere un sim-
bolo anche tra un anno: è stata
rottamata da Napolitano».
Sulla carta la vittoria è di Bor-
sellino, ma dopo Genova non si
può dare più niente per sconta-
to. Se vincesse un altro candida-
to, per i vertici del Pd sarebbe
una sonora batosta.
Si vota anche in Puglia. A Ta-
ranto il Pd vorrebbe fare le prima-
rie ma è Sel a opporsi perché vuo-
le candidare l’attuale sindaco. A
Brindisi il Pd ha stretto l’accordo
con il Terzo Polo e Sel dovrà deci-
dere il da farsi. Ma in Puglia, con
tre anni d’anticipo, è già delirio
per le Regionali. Il sindaco di Ba-
ri, Michele Emiliano, si è candida-
to alla successione a Nichi Vendo-
la e ha presentato un suo movi-
mento spiegando: «Non sono di
sinistra e non sono alternativo al
centrodestra». Anche in Campa-
nia, dove si vota in alcuni Comu-
ni, la tensione è a mille. Il sinda-
co di Salerno Enzo De Luca ha ac-
cusato il Pd regionale di essere
«subalterno a Caldoro e consocia-
tivo». Il segretario Amendola si è
risentito. Ma la denuncia di De
Luca ha fatto breccia e l’ex sena-
trice Pagano, presidente del Pd
campano, è stata costretta a di-
mettersi dal comitato d’onore
della Fondazione Campania dei
Festival, in cui l’aveva inserita la
giunta Caldoro.
Maria Teresa Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Bersani preoccupato per la Borsellino. Tensione in Puglia
Il centrosinistra Le primarie
I big «autonomi»
In alto a sinistra, Nichi Vendola, 53 anni:
nel 2005 batté alle primarie dell’Unione
Francesco Boccia (Pd) e, alle Regionali,
Raffaele Fitto (Pdl). A destra, Giuliano
Pisapia, 62 anni, sindaco di Milano nel 2011
dopo aver battuto alle primarie il candidato
pd Stefano Boeri. Al centro, Luigi De
Magistris, 44 anni: alle Comunali di Napoli
sconfisse prima Morcone (Pd), poi Lettieri
(Pdl). Sotto, a sinistra, Massimo Zedda, 35
anni, sindaco di Cagliari dopo aver battuto
alle primarie Antonello Cabras (Pd). A destra,
Marco Doria, che alle primarie di Genova ha
battuto le due candidate del Pd Marta
Vincenzi e Roberta Pinotti
Sfida a quattro
All’Aquila Cialente si è imposto
sulla volontà del partito e in
Puglia Emiliano già si fa avanti
per succedere a Nichi Vendola
Nel capoluogo siciliano si
presenteranno quattro sfidanti:
se la Borsellino perdesse per i
democratici sarebbe una batosta
Candidati battuti dagli outsider
Il Pd va all’esame-Palermo
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11 Primo Piano
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
#
ROMA — Il simbolo del Pdl
è destinato a sparire dalla sche-
da delle amministrative per la-
sciare spazio a liste della società
civile. Il dado non è ancora uffi-
cialmente tratto, ma Berlusconi
non sembra disposto a cambia-
re idea e nel partito comincia a
farsi largo la convinzione che
l’ex premier abbia ragione. E
che per alzare un argine al ven-
to dell’antipolitica e scongiura-
re una débacle annunciata, ci
sia una sola strategia della sal-
vezza: affidarsi a volti nuovi,
sparigliare il gioco dei partiti
tradizionali candidando a sinda-
co personalità indipendenti,
espressione del territorio e del-
le professioni. Come a La Spe-
zia, dove il Pdl schiera alle pri-
marie tre candidati appoggiati
da liste civiche.
Stasera il tema sarà uno dei
piatti forti alla tavola di Villa
Gernetto, imbandita per cena
nella settecentesca residenza
brianzola del Cavaliere per pla-
care le acque di un partito in
tempesta. Berlusconi — già
molto irritato per le polemiche
sul tesseramento gonfiato, che
hanno assestato un altro colpo
all’immagine del Pdl — dovrà
mettere la testa anche sulle am-
ministrative. A cominciare dalla
difficoltà di scovare candidati
vincenti in città decisive come
Genova, Palermo, Lecce, Vero-
na, L’Aquila.
La scomparsa del simbolo dal-
la scheda sarebbe un trauma, an-
che perché Berlusconi la sta se-
riamente valutando anche in vi-
sta delle politiche. Ex An di peso
come Maurizio Gasparri sono
contrari e anche tra gli azzurri, a
cominciare da Fabrizio Cicchit-
to, le perplessità non mancano.
Ma le amministrative sono un
test cruciale guardando alle poli-
tiche del 2013 e il Pdl deve trova-
re un modo per fermare l’emor-
ragia di consensi: Berlusconi e
Alfano hanno in mano sondaggi
che ritraggono un partito in calo
di 15 punti rispetto alle elezioni
europee del 2009, quando al Pdl
si affidarono il 35,3 per cento de-
gli italiani. Mariastella Gelmini,
che guida la «task force» per le
amministrative, vede solo due
strade. Presentare il simbolo
pur favorendo la nascita di liste
civiche, oppure voltare pagina ri-
nunciando alle insegne del Pdl.
«Non so se arriveremo a non
presentare il simbolo, ma voglia-
mo aprire all’associazionismo e
al volontariato — conferma la
tentazione l’onorevole Gelmini
—. In alcune realtà stiamo valu-
tando figure esterne al partito e
siamo disponibili ad appoggiare
candidati di liste civiche. Intan-
to a Como e forse a Genova fare-
mo le primarie». Nel Pdl la resi-
stenza è fortissima, ma anche
Daniela Santanchè si è convinta
che per superare la sfiducia de-
gli elettori bisogna «scegliere i
candidati in base alle capacità».
E Osvaldo Napoli si appella a
Berlusconi e Alfano perché met-
tano da parte i «bilancini» delle
quote correntizie e si affidino a
«cittadini che conoscono proble-
mi e soluzioni». A Verona il sin-
daco leghista Flavio Tosi farà la
sua lista e, se dovesse rompere
con Bossi, ipotesi al momento
improbabile, il Pdl potrebbe ap-
poggiarlo. Fibrillazione altissi-
ma anche a Palermo. Alfano non
può perdere in casa e dovrà sce-
gliere il male minore: schierare
il Pdl al fianco di Massimo Co-
sta, lanciato da Udc, Fli, Api e
Mpa e appoggiato da liste civi-
che, o puntare sul presidente
dell’Ars Francesco Cascio.
Anche il Pd ha provato sulla
sua pelle, con le primarie di Ge-
nova, quanto alto sia il grado di
insofferenza del suo elettorato.
Eppure Bersani non si rassegna
all’idea di rinunciare al simbo-
lo. «Se il candidato sindaco vor-
rà fare la sua lista non ci mette-
remo di traverso, ma certo —as-
sicura il responsabile Organizza-
zione, Nico Stumpo — il Pd non
sparisce dalla scheda per paura
dell’antipolitica». Eppure c’è an-
che chi pensa che cancellarlo sa-
rebbe la soluzione ai problemi
di Bersani: Michele Emiliano ha
una proposta radicale che allar-
ma il Pd. Una Lista Civica Nazio-
nale pensata, ha detto a l’Unità
il sindaco di Bari, come «dispe-
rato tentativo di rianimare il
partito».
Monica Guerzoni
mguerzoni@rcs.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vincino
Non so se arriveremo a non presentare il simbolo, ma in alcune
realtà stiamo valutando figure esterne al partito Mariastella Gelmini, Pdl
Per la gioia dell’editore Carmine
Donzelli, il libro di Stefano
Fassina («Il lavoro prima di
tutto») non è ancora approdato
in libreria ma già fa discutere.
Nel testo anticipato dal Corriere
sabato 18, il responsabile
economico del Pd, bersaniano
doc e neolaburista, per
rinnovare la sinistra propone di
puntare sul cattolicesimo sociale
e sui testi di papa Ratzinger e
del cardinale Bagnasco,
giudicati il miglior antidoto
contro ogni riproposizione del
liberismo individualista e
americaneggiante. Proprio
mentre la congiuntura mette il
Pd di fronte a scelte difficili
sull’articolo 18, il gruppo
dirigente spinge lo sguardo più
in là e cerca un posizionamento
vincente (anche elettorale). E
che questa sia una delle chiavi
per interpretare le riflessioni di
Fassina lo dimostra lo spazio
che ieri l’Unità ha riservato a un
articolo del teologo Gianni
Gennari («Pensiero cattolico
contro liberismo? Al Pd serve
eccome»). Secondo Gennari i
democratici hanno bisogno dei
cattolici non solo per
combattere la battaglia di civiltà
contro il liberismo ma «per
vincere» tout court e così
«realizzare un disegno politico
più giusto per l’Italia».
Insomma, se il Pd si muove
bene, può pescare ampiamente
dal voto cattolico che a Gennari
risulta essere «in evidente
disagio con tutti i partiti». La
svolta fassiniana, sia essa
centrata sul medio o sul breve
termine, non è piaciuta però a
tutti nel Pd. A stroncarla ci ha
pensato sul quotidiano Europa
il politologo Stefano Ceccanti
che contesta filologicamente la
stessa interpretazione data
dall’autore del libro all’enciclica
papale. «Nella "Caritas in
veritate" non c’è quella lotta
senza quartiere al liberismo che
sostiene Fassina. Così come non
c’era nella "Centesimus annus".
È vero che nel mondo cattolico
esistono posizioni di quel tipo
ma sono di settori fortemente
minoritari». Secondo Ceccanti,
poi, quando il pensiero cattolico
ha incontrato in Europa il
laburismo ciò è avvenuto su
posizioni simil-blairiane e
favorevoli alla riforma del
welfare, non estreme e
ideologiche. «E anche quando si
sostiene, come fa Gennari, che
in Italia in nome della lotta al
liberismo si possono
guadagnare voti cattolici, si fa
della fantapolitica. I cattolici
praticanti negli ultimi anni
hanno votato per Berlusconi e
voglio vedere come fa il Pd con
una piattaforma alla Fassina a
intercettare il voto bianco del
Veneto! Anche da un punto di
vista sociologico è un’ipotesi
che non sta in piedi».
twitter@dariodivico
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Frattini: giusto congelare i congressi
Bisogna eliminare tutti i casi sospetti
«Parlamento padano
Cacciato da Calderoli»
15
20%
Pdl: primarie di coalizione a La Spezia. L’ira di Berlusconi per il caos tessere
❜❜
ROMA — L’ex ministro degli Esteri
Franco Frattini nei giorni scorsi ha lan-
ciato un grido di allarme su alcuni casi
di tesseramento sospetti che avrebbero
potuto alterare i congressi del Pdl, get-
tando un’ombra sui meccanismi di rac-
colta degli iscritti. La cosa ha creato un
grande scalpore costringendo il Pdl a
prendere provvedimenti e a inviare dei
commissari per controllare la situazio-
ne.
La sua denuncia ha fatto un grande
rumore.
«Sono molto soddisfatto per la rea-
zione del partito che non soltanto ha
preso sul serio questo problema ma ha
anche adottato decisioni immediate».
Quali?
«Sono stati congelati alcuni congres-
si. Ed è stato ribadito ancora una volta,
come ha fatto il segretario del partito
Angelino Alfano, che l’obiettivo è elimi-
nare i casi sospetti, che sono una mino-
ranza, dando in questo modo forza e
credibilità alla stagione congressuale».
Pensa che questo basterà?
«Ripeto: sono molto soddisfatto».
Alle amministrative che cosa farà il
Pdl: liste civiche, intese con la l’Udc o
con la Lega?
«Abbiamo sempre dato opzioni aper-
te in tutti gli appuntamenti elettorali.
Con l’Udc — auspico che ciò avvenga
nella gran parte dei casi — e con la Le-
ga poiché ritengo sia possibile allearsi
con loro se può servire a togliere alla si-
nistra il maggior numero di ammini-
strazioni. Va tenuto presente che Bersa-
ni farà dovunque accordi con l’estrema
sinistra».
Ma dalla Lega, Calderoli fa sapere
che è tutto finito.
«Mi auguro di no. Dobbiamo mante-
nere un filo di dialogo attraverso la di-
scussione sulle riforme istituzionali. E
poi dobbiamo guardare alla Germania,
dove c’è la Cdu che ha un accordo fede-
rativo con la Csu bavarese. È un model-
lo che potremmo replicare anche qui
da noi».
Per avere agitato il tema delle tesse-
re sospette, qualcuno nel suo partito
la considera la quinta colonna dell’U-
dc, di gettare discredito sul partito.
«Questa è un’accusa figlia delle ten-
sioni esistenti e che si può spiegare sol-
tanto perché ho fatto quella denuncia.
Nel merito è un’accusa che non sta né
in cielo né in terra».
Perché?
«La ragione è tutta politica. Io sosten-
go la prospettiva della "Costituente po-
polare", ipotesi avanzata a suo tempo
da Silvio Berlusconi e rilanciata da Alfa-
no un anno fa, appena eletto segretario
del Pdl. Questo è l’orizzonte strategico
del partito. Ma qualcuno non lo condi-
vide e lo vorrebbe cambiare».
A chi si riferisce?
«Chi vuole capire capisce».
L’accusano di essere un fiancheg-
giatore di Casini.
«Macché fiancheggiatore. La sfida a
Casini è sul suo stesso terreno: conqui-
stare i moderati italiani. Ed è una sfida
fondata su un dialogo competitivo, da-
to che condividiamo gli stessi ideali e
in Europa siamo alleati nel Ppe. Invito
pertanto l’amico Pier Ferdinando ad ab-
bandonare ogni sorta di tatticismo e
ipocrisia. Quando Berlusconi lanciò la
proposta della "Costituente popolare",
disse che non si poteva fare perché
c’era proprio lui. Ora che l’ha avanzata
Alfano, nicchia. Ma poi se ne esce con il
"Partito della nazione" che è né più né
meno l’idea del Pdl. Faccio mie le paro-
le di Alfano: siamo felici di constatare
che Casini condivide finalmente la pro-
spettiva che i moderati debbano stare
tutti assieme».
Casini propone anche di proiettare
l’attuale alleanza tecnica che sostiene
Monti in una prospettiva di grande co-
alizione, dopo il voto alle Politiche del
2013.
«Indicare oggi questa scelta è pre-
maturo e addirittura controprodu-
cente rispetto al funzionamento del
governo Monti. Noi lo sosteniamo con
convinzione. E poi non credo sia il caso
di candidare Monti come premier di
una grande coalizione domani. Del re-
sto, non credo neppure che stia in piedi
un’intesa a tutto campo tra i partiti che
compongono l’attuale maggioranza poi-
ché ci sono molte cose su cui non sono
affatto d’accordo».
Berlusconi, nell’intervista all’agen-
zia spagnola Efe, annuncia che si
candiderà al Parlamento ma non gui-
derà il centrodestra. Ha anche detto
di fare largo ai giovani, indicando Al-
fano come futuro leader.
«È la scelta naturale. Ciò che occorre
fare è sostenere questa candidatura at-
traverso il metodo delle primarie. E io
darò il mio contributo personale affin-
ché Angelino Alfano abbia successo».
Lorenzo Fuccaro
twitter@Lorenzo_Fuccaro
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’intervista L’ex ministro: il problema è stato preso sul serio
Luigi Morgillo
il consigliere regionale Pdl in Liguria
ha spiegato: «Temiamo che gli
elettori boccino proposte del partito»
Fiammetta Chiarandini
correrà alle primarie Pdl a La Spezia: è
notaio e si è impegnata a devolvere gli
emolumenti da sindaco in beneficenza
Marina Bassan
avvocato neofita della politica, farà
le primarie spezzine del Pdl: vuole
battersi contro la fuga dei cervelli
Il centrodestra La scelta
di DARIO DI VICO
Gaetano Russo
è il solo «vero» politico in corsa, già
candidato per l’Udc nella lista che alle
ultime Regionali sostenne Biasotti
Tosi
i punti persi
in circa due anni dal
principale partito di
centrodestra, che ora
prova a correre ai
ripari in vista delle
elezioni del 2013
il gradimento del Pdl
secondo alcuni
sondaggi: alle Europee
2009 il partito, allora
guidato da Berlusconi,
raccolse il 35,3%
dei voti
Scenari
Corsa alle liste civiche contro l’antipolitica
Cacciato dalla vicepresidenza del
Parlamento padano. Il giorno dopo
il sindaco di Verona Flavio Tosi va
all’attacco: «È una decisione di
Calderoli — ha spiegato
l’esponente leghista a «In Onda» su
La7 — non entro in polemica, non
discuto. Una decisione politica?
Non lo so, andatelo a chiedere a
chi l’ha presa». Tosi è poi tornato a
parlare di una lista a suo nome,
perché «è difficile che la Lega da
sola arrivi al 50%»© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Pdl presenta i tre
candidati per le
primarie di coalizione
a La Spezia
(foto Secolo XIX)
Chi è
Franco
Frattini,
ex ministro
degli Esteri
Esperimento
in Liguria
QUEL DUELLO
SU COME
ATTIRARE
I CATTOLICI
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Codice cliente:
12 Primo Piano
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
Rubavano tutti, di tutto, su tutto. Tutti, secondo l’accusa: dal
capo dei vigili al capo dello staff del sindaco. Di tutto: le tangenti
venivano pagate non solo in denaro — spesso sul conto di mogli e
fidanzate —, ma con assunzioni e favori, lavori in giardino e nelle
case al mare, e anche un iPad, un impianto a gas sull’auto dell’an-
ziano genitore, una moto da trial per il figlio. Su tutto: i pasti dei
bambini nelle mense scolastiche, le rose per le fioriere sul torrente
— 180 mila euro di rose —, le luminarie di Natale, costate solo 15
mila euro; peccato che nessuno le abbia viste. Fino a quando non
è arrivato il Di Pietro di Parma, Gerardo Laguardia, a scoperchiare
il sistema, far dimettere il sindaco, indagare undici assessori su
tredici; il dodicesimo, Giovanni Paolo Bernini, è stato direttamen-
te arrestato; il tredicesimo, Roberto Ghiretti, ex giocatore di vol-
ley, è il prossimo candidato sindaco.
Il parmigiano e il Parmigianino, il prosciutto di Parma e «La Cer-
tosa di Parma», «Sangue a Parma» di Ferrata e Vittorini e il profu-
mo Acqua di Parma, «La Favorita del Duca di Parma» e «Giallopar-
ma», il Parmacotto e il Ris di Parma; per tacere di Parmalat. Parma
medievale, dove Benedetto Antelami scolpì la fatica dell’uomo me-
se per mese, luglio miete, settembre vendemmia, novembre am-
mazza il maiale. Parma francese, con il suo modo di arrotare la er-
re, un accento tutto suo diverso da quello emiliano; le vie del cen-
tro non si chiamano vie ma strade e borghi, al mare non si va a
Rimini ma alle Cinque Terre. Parma capitale, del Granducato e del-
la musica: nel giro di qualche chilometro sono nati Paganini, Verdi,
Toscanini, Renata Tebaldi. Ognuno dei 180 mila parmigiani avreb-
be il suo motivo per sentirsi orgoglioso di una piccola patria dalla
forte personalità, così importante per definire l’identità italiana.
Proprio per questo sono così arrabbiati nel vedere la città degrada-
ta a capitale degli scandali. Non era ancora sanata la grande truffa
Parmalat, che è esploso lo scandalo del Comune.
Il viaggio a Parma comincia nella procura della Repubblica. Tra
un interrogatorio e l’altro, il procuratore Laguardia racconta come
tutto è cominciato. Ad accendere la scintilla del rogo fu un nego-
ziante, che vide il vicino gettare nella spazzatura un vecchio com-
puter, e i camion dell’Enia, la municipalizzata, portarlo via come
se non fosse un rifiuto speciale, da smaltire a parte. Il procuratore
cominciò a indagare. Era il 2009. Trovò un ex funzionario, «mi
pare si chiamasse Ferrari, il ragionier Ferrari», disposto a parlare.
Fece nascondere nella sede dell’Enia le telecamere, che filmarono
il pagamento di una tangente. Ordinò i primi arresti. L’operazione
fu chiamata Green Money: fatture gonfiate per lavori di manuten-
zione del verde pubblico, inutili o mai eseguiti. Poi l’operazione
ha cambiato nome: Easy Money. I magistrati hanno prima pescato
i pesci piccoli, funzionari comprati per pochi euro o qualche favo-
re. Sono stati loro ad accusare i veri beneficiari, i padroni del Co-
mune. Così sono finiti in carcere i principali collaboratori del sin-
daco Pietro Vignali, l’ex capo di gabinetto Carlo Iacovini e il re-
sponsabile del settore ambiente Manuele Moruzzi. La procura ha
poi indagato l’intera giunta, per la delibera che doveva stravolgere
l’antico ospedale del ‘400 con una serie di lavori, compresa l’aper-
tura di un albergo. Alla seduta mancavano gli assessori Bernini e
Ghiretti e il sindaco Vignali, non indagato ma ribattezzato «Vigna-
vil» per l’ostinazione con cui è rimasto attaccato alla poltrona sino
al settembre scorso, e anche «Svignali» per le fughe precipitose
dal palazzo comunale assediato da centinaia di parmigiani infero-
citi.
Il procuratore Laguardia è un milanese arrivato a Parma a 15
anni. Fu lui, appena entrato in magistratura, a smascherare lo scan-
dalo edilizio del ‘75, il primo dell’Italia consociativa. Anche allora
— racconta — rubavano tutti: la giunta socialista e comunista, e
l’opposizione democristiana. Però rubavano per il partito. A un cer-
to punto Psi, Pci e Dc decisero di costruire il centro direzionale e di
intestarselo: crearono così una società in cui ognuno aveva il suo
prestanome. Adesso, spiega Laguardia, si ruba per sé e per i propri
cari. Il capo dei vigili, per esempio: Giovanni Maria Jacobazzi, ex
tenente dei carabinieri, chiamato in città dopo lo scandalo del
2008, quando un ragazzo africano di nome Bonsu, scambiato per
uno spacciatore, fu picchiato e umiliato dai vigili. Per rimediare, il
Comune contribuì a finanziare un film riparatore, «Baciato dalla
fortuna», con Vincenzo Salemme nei panni di un vigile di Parma,
ovviamente buono. E si affidò a Jacobazzi. Accusato ora di aver ven-
duto informazioni riservate per 4 mila euro a un investigatore pri-
vato di Monza. C’è poi un’intercettazione in cui si scusa con il si-
gnor Parmacotto, Marco Rosi, per una multa da 150 euro —occupa-
zione abusiva di suolo pubblico, colpa dei tavolini del suo locale
—: «Signor Rosi, sono mortificatissimo e incazzatissimo, lavoro
con un branco di imbecilli...». In carcere è finito anche un impren-
ditore, Alessandro Forni, con l’accusa di aver comprato l’appalto
per un’area addestramento di cani poliziotto, mai realizzata. Il pro-
curatore Laguardia ha chiesto conto a Jacobazzi dei giri in macchi-
na a fianco di Forni, che guidava la sua Aston Martin con la patente
scaduta: «Ma lei non lo sapeva?». «Certo che lo sapevo: sono il ca-
po dei vigili». «E perché gli consentiva di guidare senza patente?».
«Be’, non ero mica in servizio...».
Piccole cose. Segni di uno stile, di un costume, come le «attrici»
che comparivano alle prime del Regio accanto al sindaco, una sera
Rossella Brescia, un’altra Sara Tommasi (quando però i giornali
ipotizzarono che avesse portato lui Nadia Macrì ad Arcore, il sinda-
co ebbe un moto di ribellione: «Ma vi pare che Berlusconi abbia
bisogno di me per conoscere belle donne?»). L’inchiesta ora punta
sulle grandi opere, sui veri affari. Il ponte a Nord, opera faraonica
per scavalcare un torrente, fortunatamente incompiuta (il proget-
to prevedeva una copertura con i negozi). Il cantiere infinito della
stazione, degno di una metropoli. Lo Stu-Pasubio, un intero quar-
tiere tipo Vele di Scampia da ridisegnare. Non si faranno invece la
metropolitana, il Palasport, il centro anziani. Il procuratore sospet-
Giannelli
Approfondimenti Il viaggio
»
11
assessori comunali indagati
su 13, il dodicesimo è stato
arrestato direttamente
La città
Parma, città di 188.012
abitanti, è capoluogo
dell’omonima provincia
dell’Emilia Romagna. Occupa
una superficie territoriale di
260,77 chilometri quadrati ed
è il secondo comune più
popoloso della Regione
I numeri
La popolazione residente
ha un’età media di 44,3 anni.
Le famiglie sono oltre 89mila,
gli stranieri sono il 12,9%
sul totale della popolazione
(dato relativo al 2009).
Dal 2002 al 2011
il numero di abitanti censiti
è salito di oltre 15mila unità
Parma
Una città
di Aldo Cazzullo
un Paese
La città sotto inchiesta
dove tutti rubavano tutto
ora è appesa a musica e cibo
(parmigiano fatto dai sikh)
Parma
italia: 515249535254
Codice cliente:
13 Primo Piano
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
ta che fossero pretesti per lucrare sul denaro pubblico. Il Comune
è gravato dai debiti — l’opposizione dice 630 milioni —, e non
poteva spendere. Così costituiva società miste, per potersi permet-
tere consigli d’amministrazione ben retribuiti e consulenze da
scambiare con altri favori. Le indagini sono talmente numerose
che Laguardia non ha più uomini. E incombono i processi per l’al-
tro grande scandalo: Parmalat. Tre
sostituti se ne sono andati. Ne resta-
no quattro. A maggio arriva un udito-
re. Ma il processo contro Deutsche
Bank e Morgan Stanley dovrebbe co-
minciare il mese prossimo, e rischia
di saltare.
Calisto Tanzi, almeno lui, ha paga-
to. Trentasette anni e 11 mesi di car-
cere. Dovesse farli tutti, uscirebbe a
111 anni (ne ha 73). Ora è ricoverato
in ospedale, nel reparto detenuti, ac-
canto a un pensionato che ha stran-
golato la moglie. Rifiuta il cibo, lo nu-
trono con una sonda. I suoi avvocati
sostengono che sta morendo e chie-
dono i domiciliari; il tribunale deci-
derà il 6 marzo. Finora ha sempre
detto no, anche a causa della collezio-
ne d’arte su cui Tanzi ha investito si-
no all’ultimo, lasciando l’azienda al
proprio destino. Il genero Stefano
Strini, marito di Laura Tanzi, la terzogenita, avrebbe confessato
alla procura di aver nascosto lui i quadri, nel 2003; ora ha cambia-
to vita, fa il kebabbaro. La collezione Tanzi è stata anche recensita
da Sgarbi: il «Ritratto di donna» di De Nittis vale 600 mila euro, il
«Ritratto di contadina» del Favretto può arrivare a 800 mila; l’«Au-
toritratto» di Antonio Ligabue è tra i 500 e i 700 mila, la «Ballerina
di Degas», matita su carta, non più di 200 mila. Poi ci sono i dise-
gni di Severini e Modigliani, l’incisione di Grosz, l’acquerello di
Cezanne, il pastello di Pizarro, la gouache di Utrillo. I pezzi forti
sarebbero i due Van Gogh, il Manet, il Gauguin, il Picasso: roba da
decine di milioni. Secondo Sgarbi, però, sono falsi. A Parma prefe-
riscono pensarli autentici. Qualcuno racconta che le perle della col-
lezione sarebbero tuttora nascoste nei sotterranei di una chiesa.
Per il resto, i Tanzi sono stati disconosciuti da tempo: non sono
neppure di Parma, ma di Collecchio. Parmalat nel frattempo è di-
ventata francese, e la città non ha certo alzato barricate per difen-
derla. I veri signori qui sono i Barilla: 7 mila dipendenti in Italia, 2
mila sul posto. Dice Elvio Ubaldi, sindaco per nove anni dal ’98 al
2007, che «i Barilla si fanno i fatti propri». In realtà anche loro
sono dispiaciuti per quel che è successo alla città. Capita ad esem-
pio di incontrare per strada Paolo Barilla, che racconta con un sor-
riso amaro della rotonda sotto casa, trasformata dalla giunta in un
tripudio di aiuole tipo giardino dell’eden.
Ubaldi governò senza Lega, con i centristi e le liste civiche. Rac-
conta che la città è sempre stata politicamente moderata, né reazio-
naria né rivoluzionaria, poco fascista e non troppo comunista. La
sinistra cercava il compromesso con la borghesia e candidava inge-
gneri o notai. La destra ha candidato lui, un democristiano. Le gran-
di opere sono iniziate con la sua giunta, però. E Vignali è stato per
nove anni suo assessore. «Non avevo capito chi fosse davvero» assi-
cura Ubaldi. Si vota a maggio. Alle primarie qui il Pd ha vinto, con
l’ex presidente della Provincia, Vincenzo Bernazzoli. Il Pdl punta su
Ghiretti. Ubaldi non ha ancora deciso se candidarsi: «È come se una
vena di pazzia avesse colto gli amministratori. La protervia del pote-
re, l’abisso della corruzione. Dobbiamo uscirne».
In passato è accaduto di peggio. Parma giunse ad accusare la
sua sovrana, Maria Luigia, di zooerastia, l’amore innaturale per un
animale, il cavallo Alexandre. Alberto Bevilacqua ha scritto un li-
bro di 300 pagine su «Parma degli scandali», dal crac Salamini al
giro di tangenti scoperto dal giovane Laguardia: uno degli accusa-
ti si chiamava Giuseppe Verdi, quando il suo nome rimbombava
in tribunale erano tutti a disagio, anche il giudice. Poi venne il
caso di Bubi Bormioli, industriale, amico dell’attrice Tamara Baro-
ni, marito della marchesa Maria Stefania Balduino Serra. Sulla ve-
treria Bormioli scrissero: «Bubi, non tamareggiare». Dell’omicidio
di un altro industriale, Carlo Mazza, fu accusata una ballerina del-
l’Est, Katharina Miroslava.
Racconta Bevilacqua che la città sa essere feroce. Quando nel
1734 vi entrò l’armata tedesca, subito fu ammazzato l’attendente
del comandante, poi il principe di Wirtemberg al seguito delle
truppe, infine il comandante in persona. Quando arrivarono i fa-
scisti di Italo Balbo, Guido Picelli nascose i suoi uomini sui tetti
dell’Oltretorrente, e mise in fuga le squadracce dopo una battaglia
sanguinosa. Qui, nel quartiere popolare, si stabilirono Dickens, Le-
opold Mozart e Byron, che si calava zoppo al lume di una lanterna
nella Camera del Correggio. Oltretorrente viveva Francesco Mazzo-
la detto Parmigianino, prima di abbandonare la pittura per l’alchi-
mia. Il professore di storia dell’arte di Bevilacqua era Attilio Berto-
lucci, il poeta, padre di Bernardo, il regista. Pure il negozio del
genero di Tanzi — Pfk: pizza focaccia kebab — è nell’Oltretorren-
te, in borgo Coccone; ma anche lui deve passarsela male, le serran-
de sono sempre chiuse.
Poi ci sono le cose che funzionano. L’Authority sull’alimentare.
Il collegio europeo. Le cucine Scic, il gruppo chimico Chiesi. L’uni-
versità si considera la più antica d’Europa (discende dallo studio
fondato nel 960 dal vescovo Oddone), la Gazzetta di Parma è in
edicola dal 1735. Ma la vera forza della città è la commistione tra
spirito e carne, la cultura della musica — Parma Lirica, il Club dei
Ventisette, il Circolo Falstaff — e quella del cibo. Il culatello di
Zibello, il salame di Felino, la spalla cotta di San Secondo, la culat-
ta di Fontanellato, e poi gola, pancetta, gambetto, gambettino,
fiocco, fiocchetto, strolghino, coppa, prete, ciccioli, e ovviamente
il prosciutto di Parma: 4.781 allevamenti, 9 milioni di prosciutti,
un miliardo e mezzo di fatturato. Il vero miracolo, però, è il parmi-
giano. Un distretto che comprende anche Reggio, Modena, la pro-
vincia di Mantova a Sud del Po, quella di Bologna a Ovest del Re-
no. Foraggi e latte solo della zona, 383 caseifici, 3.500 stalle, 244
mila mucche, un consorzio che porta in tribunale chiunque si az-
zardi a chiamare un formaggio «parmesan», «parmeso», «parmet-
ta». Il parmigiano quello vero ormai lo fanno i sikh, guidati dal
casaro, che di solito è ancora italiano. Ma adesso c’è anche il pri-
mo casaro indiano, Singh Sarabjit, 42 anni. Non porta il turbante
ma il cappellino con la scritta «consorzio parmigiano reggiano».
Nato in Punjab, dove i contadini hanno dimestichezza con le muc-
che, qui ha imparato a rompere la cagliata, coagulare il latte con lo
«spino», raccogliere con la pala la massa caseosa, lavorare le for-
me, farle invecchiare, marchiarle a fuoco, dar seguito alla fatica
secolare dei parmigiani, che né le bizzarrie di Maria Luigia, né gli
imbrogli di Tanzi, né i latrocini comunali potranno mai interrom-
pere.
http://blog.aldocazzullo.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA
❜❜
GUARDA
il video del reportage su
www.corriere.it
Le tangenti erano pagate non
solo in denaro, spesso sul
conto di mogli e fidanzate, ma
con assunzioni e favori, lavori
in giardino e anche un iPad
Ad amministrare la città è Mario Ciclosi,
commissario straordinario nominato dopo
che Pietro Vignali, il sindaco di centrodestra
(foto Raffaele Capoferro), ha rassegnato
le dimissioni il 28 settembre 2011, in
seguito a un’inchiesta giudiziaria per
tangenti che ha portato dodici dei suoi
tredici assessori ad essere indagati. Vignali
ottenne, alle elezioni 2007, il 56,57 dei voti
L’inchiesta
Con l’indagine chiamata «Easy Money»
gli inquirenti hanno scoperto un giro di
presunte mazzette pagate da imprenditori
per avere appalti. A capo della procura del
capoluogo c’è Gerardo Laguardia. Secondo
l’opposizione, il buco di bilancio accumulato
dal comune durante gli anni di governo
del centrodestra è di 630 milioni di euro
Simboli
Nella foto grande
il Teatro Regio,
inaugurato nel 1829
(foto Raffaele
Capoferro).
Qui accanto alcune
forme di Parmigiano
Reggiano, uno dei
prodotti alimentari
simbolo della città
insieme con
il prosciutto
di Parma. Sotto
a sinistra, Calisto
Tanzi, 73 anni, ex
patron di Parmalat,
nell’aula della corte
d’appello
di Bologna per
l’udienza relativa
al crac finanziario
che lo vede
principale imputato
(foto Ansa).
Qui accanto
(a sinistra nella
foto Capoferro)
il procuratore
Gerardo Laguardia
L’amministrazione
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Codice cliente:
14 Primo Piano
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES — L’Eurogrup-
po dei 17 ministri finanziari de-
ve decidere oggi se gli impegni
di risanamento presi da Atene
consentono di sbloccare i 130
miliardi di euro in grado di evi-
tare il fallimento della Grecia,
che non può pagare i suoi debi-
ti già dalla scadenza di marzo.
Il premier greco, Lucas Papade-
mos, ieri è volato a sorpresa a
Bruxelles per essere sul posto
se il ministro delle Finanze,
Evangelos Venizelos, avesse bi-
sogno del suo appoggio per su-
perare i dubbi della Germania
sulla capacità di Atene di resti-
tuire i prestiti del salvataggio
coordinato dalla trojka (Com-
missione europea, Fondo mo-
netario di Washington e Banca
centrale europea). Atteso a Bru-
xelles è anche il premier Mario
Monti, che fa parte dell’Euro-
gruppo in quanto anche mini-
stro dell’Economia. Venerdì
scorso Monti ha partecipato a
un colloquio telefonico con la
cancelliera Angela Merkel e Pa-
pademos in vista della riunio-
ne di oggi. Vari Paesi si aspetta-
no che l’Italia subentri nel ruo-
lo di mediazione tra Germania
e Grecia, in passato assunto da
una Francia ora concentrata
sulla campagna elettorale in
corso. Monti ha guadagnato
credibilità a Berlino attuando
dure misure di austerità in
tempi brevi e deve comunque
sostenere la linea dei Paesi con
difficoltà di bilancio, contrari a
subire eccessi di rigore dalle
conseguenze recessive. Il segre-
tario del Tesoro Usa, TimGeith-
ner, ha espresso apprezzamen-
to per gli sforzi di Atene e ha
detto che a Washington «inco-
raggeranno» il Fmi a sostenere
l'accordo per il salvataggio del-
la Grecia.
Una ipotesi di compromes-
so considera di elargire solo i
prestiti per superare le scaden-
ze imminenti e di rinviare l’ac-
cordo finale a dopo il voto in
Grecia. A Ber-
lino pretendo-
no un «conto
bloccato» su
cui far conflui-
re gli introiti
di Atene e ga-
rantire come
priorità la re-
stituzione dei
prestiti per il
salvataggio.
Papademos
ha promesso
entro la parte
iniziale di marzo l’accordo fina-
le con le banche private credi-
trici, che accetterebbero una
perdita sui bond greci introno
al 70%. La Bce sta studiando di
finanziare gli aiuti anticipando
ai governi i guadagni sugli ac-
quisti dei titoli di Stato deprez-
zati. Il ministro delle Finanze
tedesco, Wolfgang Schäuble,
ha fatto trapelare che non sa-
rebbe sufficiente. Ma a favore
dell’accordo gioca che nemme-
no la Germania sembra volersi
assumere la responsabilità di
decretare il fallimento della
Grecia, che potrebbe avere con-
seguenze pesanti in altri Paesi
dell’Eurozona e destabilizzare
la moneta unica. A Berlino
guardano però alle elezioni nel
2013 e non vogliono irritare
un elettorato in larga parte osti-
le a pagare per i governi deva-
statori dei conti pubblici.
C’è poi da valutare il limite
di sopportazione delle misure
di austerità. Ad Atene migliaia
di manifestanti hanno sfilato
anche ieri protestando contro i
tagli e i sacrifici. I sindacati e i
partiti estremisti greci giudica-
no eccessive le ulteriori richie-
ste della trojka per una popola-
zione stremata da cinque anni
di recessione. I socialisti del Pa-
sok e i conservatori di Nuova
democrazia, che sostengono il
governo tecnico di Papade-
mos, devono fare i conti con i
dissensi interni sull’efficacia
anti-crisi della linea dura impo-
sta dalla Germania. La settima-
na scorsa nell’Europarlamento
sono emersi consensi biparti-
san per aiutare la Grecia a rilan-
ciare la crescita e frenare gli im-
pegni di austerità. L’esempio
del Portogallo, che ha applica-
to le misure di austerità Ue e
non riesce a uscire dalla crisi,
rafforza le opposizioni alla li-
nea dura tedesca, appoggiata
dall’Olanda e dalla Finlandia.
Ivo Caizzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I temi
Il debito di Atene
e i miliardi mancanti
Sul tavolo anche le ipotesi
di un allungamento nella
durata del piano di aiuti e
di una diminuzione dei tassi
d’interesse, pagati da Atene,
per il primo programma di
aiuti da 110 miliardi di euro
(concesso nel 2010)
Le ipotesi
in esame
L’Osservatorio
Uno dei problemi al centro
dell’Eurogruppo di oggi è
l’ammontare dell’aiuto
pubblico: i 130 miliardi
previsti non bastano.
Probabilmente sarà
necessario portare il
pacchetto a 135 miliardi
C’è un accordo nell’Eurogruppo su un conto speciale per l’erogazione
del secondo pacchetto di aiuti Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco
La trojka Ue-Bce-Fmi
prevede che, senza azioni
aggiuntive, il debito
pubblico greco non riuscirà
a calare nel 2020 al di sotto
del 120% del Pil: secondo
i calcoli bisognerà trovare
altri 25-30 miliardi di euro
Il nuovo pacchetto
di aiuti pubblici
di Renato Mannheimer
«Il Fmi sostenga il salvataggio». Oggi l’Eurogruppo. Attesa la mediazione di Monti
❜❜
70
%
17
3
Il premier greco, Lucas
Papademos, ieri è
volato a sorpresa
a Bruxelles
La crisi L’emergenza greca
La perdita sui bond
greci
che le banche private
creditrici sarebbero
disposte ad accettare
Gli italiani temono ancora il contagio greco
Solidali sui sacrifici, severi sugli errori fatti
2
Sorpresa
Il Tesoro Usa promuove i tagli di Atene
La drammatica situazione gre-
ca suscita nel nostro Paese un ap-
passionato dibattito riguardo sia
alle implicazioni economiche,
sia, specialmente, a quelle sociali.
La netta maggioranza degli italia-
ni (79%) ritiene che una possibile
uscita dall’euro della Grecia costi-
tuirebbe un grosso danno per tut-
ti. Ma, pur in questa consapevo-
lezza comune, si sono sviluppati
orientamenti diversi che si posso-
no grossolanamente sintetizzare
in due posizioni contrapposte. La
prima, pur comprendendo il disa-
gio del popolo greco, sottolinea
come la gestione finanziaria della
Grecia nel passato sia stata così
disastrosa (e costellata anche di
bugie e di impegni non rispetta-
ti) da giustificare oggi il rigore ri-
chiesto in particolare da Francia e
Germania. Altri ritengono esage-
ratamente punitivo l’atteggia-
mento di alcuni Paesi europei,
sottolineando che una politica
troppo restrittiva causa ulteriori
danni e hanno espresso una forte
solidarietà alle sofferenze patite
dal popolo greco.
Quest’ultimo orientamento,
più incline a considerare le impli-
cazioni sociali della stretta econo-
mica, trova l’appoggio della mag-
gioranza degli italiani. Il 55%ritie-
ne infatti «ingiusto che la Grecia
sia sottoposta a richieste così ri-
gorose». E il 53% arriva ad affer-
mare che «è giusto che il popolo
greco scenda in piazza e si ribelli,
dovremmo farlo anche noi italia-
ni». Prevale dunque, seppur di po-
co, un sentimento che potremmo
impropriamente chiamare di «or-
goglio nazionale» (si veda l’edito-
riale di Belardelli sul Corriere di
venerdì), che prescinde in parte
dalle considerazioni più stretta-
mente finanziarie. Tuttavia, una
percentuale significativa anche
se inferiore di cittadini (39%) ri-
tiene invece che «anche se le mi-
sure richieste sono dolorose è cor-
retto che la Grecia paghi gli errori
finanziari commessi». Sono relati-
vamente più vicini a questa incli-
nazione più rigorosa i più giova-
ni fino a 34 anni. Dal punto di vi-
sta politico essa trova la massima
diffusione relativa nell’elettorato
del Pd, ove raggiunge il 44%.
Tra i sostenitori di entrambi gli
orientamenti rimane diffuso il ti-
more che sia in qualche misura
possibile che anche l’Italia finisca
col trovarsi in una situazione si-
mile a quella greca. Beninteso, la
maggioranza degli italiani non la
pensa così e afferma, con più o
meno intensità, che è poco proba-
bile che il nostro Paese faccia la
fine dei nostri vicini ellenici. Ma
si tratta di una maggioranza rela-
tivamente esigua (53%), cui si
contrappone una assai consisten-
te minoranza (46%) che ritiene
tutt’altro che remota l’eventualità
che il disastro finanziario e socia-
le investa anche l’Italia. Anche in
questo caso, si rileva una netta
differenziazione tra le generazio-
ni e tra i generi, che vede i giova-
ni e le donne notevolmente più
pessimisti. Com’era forse ragione-
vole aspettarsi, lo scenario più ne-
gativo appare più probabile al-
l’elettorato della Lega Nord, ma
anche, significativamente, a tutti
coloro che in questo momento si
dichiarano indecisi o tentati dal-
l’astensione.
In ogni caso, secondo la mag-
gioranza (ma non la totalità) del-
la popolazione, la strada migliore
per evitare il pericolo greco è il so-
stegno al governo Monti. Quasi il
60% dichiara che «se non c’era il
governo Monti, l’Italia finiva co-
me la Grecia». Ma, al tempo stes-
so, il 69% ritiene che «si poteva-
no sanare i conti pubblici anche
chiedendo meno sacrifici agli ita-
liani» e il 56% arriva a suggerire
che «il governo avrebbe dovuto
ribellarsi alle istanze dell’Ue».
L’insieme di questi dati sugge-
risce che, malgrado la persistente
solidarietà all’esecutivo della
maggioranza della popolazione,
si sta diffondendo nel Paese una
crescente insofferenza ai sacrifi-
ci, cui si accompagna un atteggia-
mento sempre più critico verso
l’attuale politica di severità e rigo-
re imposta dall’Ue. Non è un caso
che la popolarità di quest’ultima
è scesa di ben 15 punti percentua-
li in 7 mesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I membri
dell’Eurozona: al
vertice di oggi i ministri
finanziari cercheranno
di chiudere l’accordo
1
Tagli di spesa, pensioni, tasse. Il piano
dell’Europa e del Fmi per la Grecia è ricco
di misure di bilancio e c’era da
aspettarselo per un Paese il cui debito
pubblico viaggia oltre il 160% del Pil.
Probabile, su questa base, che
l’Eurogruppo vari presto un nuovo
pacchetto da 130 miliardi e le banche
estere accettino una sforbiciata da 100
miliardi al valore dei loro crediti.
Ma basterà a dare alla Grecia una chance
di riprendersi? La tabella qui sotto rivela
una realtà più complessa: i mercati
sembrano valutare il rischio di default di
uno Stato non (solo) in base ai conti, ma
alla capacità di quel Paese di vendere le
proprie merci al resto del mondo. In
questo la Grecia è ultima in Europa,
proprio come nella graduatoria sul
rischio-Paese espressa in punti-base dei
titoli a dieci anni sul Bund tedesco. Il
Portogallo è penultimo nell’export ma lo è
anche per gli spread, e così via. Tassi
sovrani e presenza sulle rotte globali del
commercio sembrano andare di pari passo.
La misura più semplice della
competitività di un Paese è il fatturato
dell’export in media per abitante. Nel 2011
i ricavi da esportazioni in Germania sono
stati per esempio di 1516 miliardi di
dollari: 18716 dollari per ogni tedesco. In
questo i tedeschi sono primi e la Germania
lo è anche per i bassi tassi dei Bund. La
Finlandia segue a ruota in entrambe le
classifiche (i dati sull’Olanda restano fuori
perché gonfiati dal porto di Rotterdam). La
Francia viene dopo sia per export per
abitante che nei tassi e, più giù, l’Italia
conferma il testa a testa con la Spagna
tanto nell’export che negli spread.
Insomma non si vive di sola austerità.
Per tenere sotto controllo il rischio
sovrano, bisogna competere all’estero con
i frutti del proprio lavoro. È il senso delle
liberalizzazioni e della riforma dei contratti
perseguite in Italia e anche per la Grecia
l’Fmi e l’Europa chiedono qualcosa di
simile. Il problema è che lì il programma
non funziona, in parte perché riflette gli
interessi di chi l’ha steso: politici europei e
macroeconomisti. I politici vogliono far
credere ai propri contribuenti che i fondi
dati ad Atene saranno restituiti, dunque
esagerano nell’austerità. Gli economisti
sono gente esperta di tassi, dinamiche del
debito, liberalizzazioni. Ma fra loro non c’è
abbastanza competenza in questioni più
pratiche: come si avvia di un progetto
industriale pubblico-privato, magari
attirando imprese europee; come si
insegnano i mestieri che servono in
un’economia moderna; come si struttura
un’amministrazione. In un Paese dove
l’export frutta 4 mila euro per abitante,
non basta mettere a posto i dati macro se
dietro c’è un deserto produttivo. Occorre
scavare i canali d’irrigazione e portare le
sementi.
Federico Fubini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’analisi
Davanti al Parlamento Un ragazzo greco protesta contro il piano d’austerità (Reuters)
Il vero spread
con Berlino?
È nell’industria
e nell’export
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15 Primo Piano
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
DAL NOSTRO INVIATO
MARSIGLIA — Il tricolore
francese e la bandiera europea
appaiati ci sono, lo sfondo blu
anche: la scenografia è la stes-
sa dei discorsi da presidente,
e in tutta l’enorme sala non
c’è neppure un simbolo del
partito Ump. A fare la differen-
za, nel primo grande comizio
di Nicolas Sarkozy in versione
candidato, ci sono la moglie
Carla Bruni in prima fila e la
gigantesca scritta senza spazi
«lafranceforte», neologismo
grafico che sta per «La Francia
forte», slogan della campagna
2012 appena cominciata. A
Marsiglia, davanti a circa 15
mila persone, il leader france-
se ha attaccato il rivale sociali-
sta François Hollande puntan-
do sui temi del lavoro, della fa-
miglia e della crisi dell’euro:
un modo per fare pesare la
sua maggiore esperienza inter-
nazionale, e proporre la corsa
all’Eliseo come sfida tra uno
statista (lui) e un semplice uo-
mo di partito.
«Nascondere la crisi econo-
mica non è soltanto disone-
sto, ma anche pericoloso —
ha detto Sarkozy alludendo a
Hollande —. I francesi non
possono sentirsi protetti se si
fa finta che le minacce non esi-
stano. È irresponsabile e mo-
ralmente inaccettabile». Du-
rante il discorso di quasi
un’ora, interrotto dai prevedi-
bili cori «Sarko président» e
anche da un «Carla Carla»
quando le telecamere hanno
inquadrato la première dame,
Sarkozy ha più volte criticato
le ambiguità dell’avversario,
«Thatcher a Londra e Mitter-
rand a Parigi», pronto a mo-
strarsi difensore del libero
mercato con gli interlocutori
della City e «nemico della fi-
nanza» di fronte ai militanti
socialisti. Il presidente france-
se è indietro rispetto a Hollan-
de nei sondaggi, e la sua unica
possibilità di recupero entro il
22 aprile sta nel ripetere l’ope-
razione che gli riuscì benissi-
mo nel 2007: strappare i voti
dell’elettorato popolare che al-
lora era tentato da Jean-Marie
Le Pen e oggi sostiene la fi-
glia. Non a caso quasi in con-
temporanea, da Lille, Marine
Le Pen si scagliava contro «il
candidato della Francia mor-
ta, altro che forte», invitando i
suoi sostenitori a sventolare il
cartellino rosso — nuova tro-
vata della comunicazione lepe-
nista —per «espellere l’impo-
store dall’Eliseo».
A Marsiglia, Sarkozy ha at-
taccato sì Hollande ma usan-
do una retorica di destra «for-
te» capace di sedurre, almeno
nelle speranze, chi è attratto
dal Front National. Il presiden-
te è arrivato a corteggiare l’ap-
parato del Fn proponendo l’in-
troduzione alle legislative di
una quota proporzionale, mos-
sa che consentirebbe l’ingres-
so in Parlamento dell’estrema
destra.
«Proteggere», è stata la pa-
rola chiave. Proteggere i fran-
cesi dall’immigrazione incon-
trollata, dalla perdita dell’auto-
rità, dal matrimonio gay e dal
declino della famiglia, e so-
prattutto dalla catastrofe eco-
nomica. «Possiamo avere com-
messo degli errori — ha con-
cesso Sarkozy — ma siamo
riusciti a preservare i francesi
dalla sorte che è toccata al-
l’operaio greco, al pensionato
italiano o al disoccupato spa-
gnolo».
Nicolas Sarkozy ha ripetuto
il suo trittico dei valori fonda-
mentali —lavoro, autorità, re-
sponsabilità — di fronte al
«sogno» della sinistra. Un pre-
sidente-genitore severo ma
rassicurante, porto sicuro in
tempi di tempesta, che alla fi-
ne del discorso scende dal pal-
co per baciare la moglie prima
di tuffarsi nel bagno di folla
tra i militanti. «È stato molto
commovente, meraviglioso»,
ha commentato Carla Bruni,
mentre gli altoparlanti diffon-
devano la colonna sonora uffi-
ciale della campagna, una mu-
sica — registrata la settimana
scorsa in Bulgaria dal compo-
sitore Laurent Ferlet —legger-
mente più maestosa di Guerre
Stellari.
Stefano Montefiori
Twitter @Stef_Montefiori
© RIPRODUZIONE RISERVATA
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO— L’«Havel tede-
sco» ce l’ha fatta. È un po’ la
rivincita della società civile
nei confronti della politica
(oppure la politica che mette
giudizio) l’accordo tra mag-
gioranza e opposizione per
eleggere presidente della Ger-
mania Joachim Gauck, il pa-
store protestante settanta-
duenne, ex dissidente nella
Ddr, che era stato sconfitto
due anni fa da Christian
Wulff. Come siano poi andate
le cose lo si è visto. L’ex go-
vernatore cristiano-democra-
tico della Bassa Sassonia scel-
to da Angela Merkel (faticosa-
mente vittorioso al terzo scru-
tinio nonostante i franchi tira-
tori) è stato costretto venerdì
scorso alle dimissioni, travol-
to da una serie di scandali, do-
po che la magistratura aveva
chiesto la revoca della sua im-
munità. E l’avversario di quei
giorni, indicato allora dalla
Spd, diventerà il suo succes-
sore. Ma sarà questa volta il
presidente di tutti.
Si chiude così rapidamente
la crisi istituzionale e politica
apertasi con l’uscita di scena
di Wulff. Fin dall’inizio la can-
celliera aveva optato per la ri-
cerca di una soluzione concor-
data con l’opposizione social-
democratica e verde, ma non
tutto lasciava pensare che fos-
se disposta ad accettare pro-
prio l’uomo simbolo dell’erro-
re compiuto nel giugno 2010.
Nel corso delle consultazioni,
iniziate poche ore dopo l’ad-
dio del presidente, i possibili
candidati sono stati bloccati,
per una ragione o per l’altra,
dai veti dei partiti o si sono
fatti da parte. La Spd non vo-
leva una figura troppo «politi-
ca», come per esempio un mi-
nistro in carica. I partner del-
la coalizione di governo ne-
ro-gialla guidata dalla Me-
rkel, Cdu, Csu e liberali, non
erano disposti a venire total-
mente incontro alle richieste
dell’opposizione. Una situa-
zione di stallo che ha subito
una prima svolta quando i li-
berali hanno deciso di soste-
nere Gauck, rompendo con
gli alleati, probabilmente per
mettere in difficoltà la Me-
rkel o per riguadagnare il con-
senso di un’opinione pubbli-
ca schierata fortemente a fa-
vore del pastore protestante
(il 54% dei cittadini, secondo
un sondaggio della Bild). La
cancelliera sembrava irremo-
vibile, ma poi ha deciso di ce-
dere. Immediato il via libera
della Spd. Sono state le prove
generali, forse, per la grande
coalizione che potrebbe go-
vernare il Paese dopo le ele-
zioni del 2013.
«Non vi aspettate da me
che io sia un superman, una
persona che non fa errori»,
ha detto Gauck ieri sera in
cancelleria. Al suo fianco, ol-
tra alla Merkel, il vice cancel-
liere liberale Philipp Rösler, il
leader della Csu Horst Seeho-
fer, il segretario socialdemo-
cratico Sigmar Gabriel e i
co-presidenti dei Verdi Clau-
dia Roth e Cem Özdemir. Una
dimostrazione visibile del-
l’unità raggiunta, dopo le po-
lemiche e le tensioni provoca-
te dal caso Wulff. Modesto e
concreto come sempre, ha af-
fermato di essere lusingato
per la designazione (il voto
dell’Assemblea federale, com-
posta dai parlamentari del
Bundestag e dai rappresen-
tanti dei Lander è in program-
ma nella prima metà di mar-
zo) e non ha nascosto un po’
di emozione. «Forse, nel cuo-
re della notte — ha aggiunto
— riuscirò a essere felice, ma
per ora sono solo confuso».
«Gauck può fornirci un’im-
portante spinta per le sfide
del nostro tempo e del futu-
ro», ha detto la Merkel che lo
ha chiamato «un professore
di democrazia». Una defini-
zione azzeccata per un uomo
di dissenso e di pace, rigoro-
so presidente dopo la caduta
del Muro dell’autorità che ha
indagato sui crimini della Sta-
si. In passato ha parlato di sé
come di «un conservatore li-
berale di sinistra». La Linke
non voterà per lui.
Paolo Lepri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il presidente: «Irresponsabile nascondere la crisi». Applausi alla première dame
Dispiace a tutti che Joachim Gauck non sia stato
eletto prima Sigmar Gabriel, leader socialdemocratico tedesco
Dopo le sanzioni della Ue
La vicenda
L’Iran blocca la vendita di petrolio a Francia e Gran Bretagna: «Paesi ostili»
«Non aspettatevi che io sia superman»
Sorrisi
Le rivelazioni
e le dimissioni
❜❜
Attivista
Figlio di un
sopravvissuto
al Gulag
sovietico,
Joachim
Gauck, 72
anni, pastore
protestante
di Rostock,
è stato un
attivista
anti-comuni-
sta della
Germania Est.
Nel 2010 ha
dato del filo
da torcere a
Christian Wulff
al momento
della sua
elezione alla
presidenza: è
stato sconfitto
solo al terzo
turno
Indipendente
Gauck è
considerato un
indipendente
e anche se nel
2010 era stato
il candidato
della Spd e
dei Verdi, negli
ultimi tempi
ha sostenuto
posizioni
contrarie
alle politiche
socialdemocra-
tiche
La crisi I protagonisti
Nicolas
Sarkozy e,
vicino a lui, la
«première
dame» Carla
Bruni dopo il
comizio: sorrisi
e strette di
mano
Slogan
Apertura a sinistra
Sarkozy punta sull’austerità. E su Carla
Merkel sceglie Gauck
Un pastore luterano
a prova di scandali
Il leader francese ha
ripetuto il suo «trittico»
di valori: lavoro,
autorità, responsabilità
La cancelliera accetta il
candidato dell’opposizione
che aveva bocciato solo
due anni fa
Scandalo a Berlino
La campagna Partita da Marsiglia la maratona elettorale dell’inquilino dell’Eliseo, dato ancora in svantaggio nei confronti del rivale Hollande
Una mossa più simbolica che di
sostanza nell’estenuante partita a
scacchi tra Iran e Occidente sul dossier
nucleare. Un passo, meno esplicito ma
più concreto, con cui Teheran tenta di
arginare il malcontento interno per la
gravissima crisi economica, a un mese
dalle elezioni. Il «blocco immediato
dell’export di petrolio verso Regno
Unito e Francia» annunciato ieri dalla
Repubblica islamica anticipa solo di
poco la fine di ogni acquisto di
idrocarburi iraniani da parte dei Paesi
europei, deciso dai 27 in gennaio. Dal
1˚ luglio ogni importazione sarà
interrotta. Inoltre Parigi e Londra sono
clienti marginali: sui 2,5 milioni di
barili al giorno esportati da Teheran
nel 2011, solo 450 mila sono finiti in
Europa e in particolare in Italia (185
mila), Spagna (161 mila) e Grecia (103
mila). Alla Francia ne sono stati
venduti 58 mila, al Regno Unito ancora
meno.
«Non ne soffriremo, abbiamo nuovi
acquirenti», ha detto ieri il ministero
del Petrolio iraniano senza precisare
quali. Quasi certamente in Asia,
destinazione del 70% dell’export di
greggio di Teheran. Per contro, nessun
accenno ieri ai maggior clienti europei.
La scorsa settimana il parlamento
iraniano aveva chiesto l’immediato
blocco dell’export all’Europa, per
imporle nuove difficoltà oltre alla crisi
economica e al gelo. Questo avrebbe
penalizzato soprattutto la Grecia, che
da Teheran compra quasi un terzo del
suo greggio. «Colpiremo per ora solo i
Paesi "ostili"» ha invece anticipato
giorni fa il governo. Ovvero Francia e
Gran Bretagna, i clienti minori. Gli
ambasciatori degli altri Paesi, tra cui
l’italiano Alberto Bradanini, sono stati
convocati, pare per spingere le loro
capitali a firmare contratti da due a
cinque anni. Secondo gli analisti
sarebbe stato il presidente
Ahmadinejad a opporsi a un blocco
totale, per garantire qualche mese in
più di introiti sicuri. Nonostante le
esibizioni di forza, come le navi da
guerra nel Mediterraneo, l’Iran è
devastato dalla crisi economica:
inflazione stimata al 50%,
disoccupazione al 30%, scioperi in
aumento, come la rabbia della gente. E
il 2 marzo si voterà per il Parlamento:
«punire» due Paesi ostili potrà forse
raccogliere qualche consenso, ma oggi
pare soprattutto un segno di
impotenza.
Cecilia Zecchinelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’«Havel
tedesco»
Joachim
Gauck, 72
anni, con la
cancelliera
Angela
Merkel, che
bocciò la
sua
candidatu-
ra 2 anni fa
Il prestito agevolato
Christian Wulff, 52 anni,
presidente dal 2010, si è
dimesso venerdì: la stampa
aveva rivelato che nel 2008
Wulff ottenne dalla moglie
di un amico imprenditore un
prestito di 500 mila euro a
tasso agevolato. Lo scandalo
ha attirato l’attenzione anche
su altri trattamenti di favore
Chi è
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera italia: 515249535254
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Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
Il jihadista ha perso 30 chili
Dal revolver in tv
alle carceri libiche
Dov’è finita Hala?
Il giallo della «fan» di Gheddafi
Il fornaio Khader
digiuna in cella
L’ira dei palestinesi
DAL NOSTRO INVIATO
TRIPOLI — Assassinata? An-
cora detenuta nelle carceri di
qualche brigata tra le decine
che si contendono la capitale?
Oppure addirittura fuggita al-
l’estero? Il mistero che avvolge
la sorte di Hala Misrati rappre-
senta l’ennesimo indicatore del
caos prevalente nella Libia del
dopo Gheddafi. Nota annuncia-
trice-propagandista alla televi-
sione ufficiale della dittatura, la
Misrati si commuoveva nel de-
scrivere le vittime dei bombar-
damenti Nato l’anno scorso,
non esitava a puntare il dito
contro gli «invasori alleati ai tra-
ditori libici». Per lei le milizie ri-
voluzionarie locali non erano al-
tro che «cani al servizio degli
stranieri che mirano al nostro
petrolio». A metà agosto, poco
prima dell’arrivo a Tripoli delle
colonne ribelli, era entrata nel
mirino delle vendette quando
era apparsa in tv brandendo
una pistola e minacciando che
avrebbe ucciso i nemici o sareb-
be «morta combattendo».
Ma pochi giorni dopo veniva
catturata e subito chiedeva pub-
blicamente perdono. Pur di ave-
re salva la vita, accettava di la-
sciarsi riprendere sventolando
le bandiere delle nuove forze ri-
voluzionarie. Poi il silenzio. Sal-
vo una breve apparizione il 30
dicembre, quando era stata fil-
mata con un cartello in mano ri-
portante la data, ma totalmente
muta. Gonfiori e graffi erano vi-
sibili sul volto. «Le è stata ta-
gliata la lingua, per questo non
parla», hanno cominciato a de-
nunciare sulla rete i circoli del-
l’ex dittatura. Yousif Shakir, no-
to propagandista del regime
fuggito in Siria, aggiunse allora
che «Hala è stata violentata 17
volte in carcere», senza peral-
tro fornire alcuna prova. Di lei
si è tornati a parlare però vener-
dì, primo anniversario dello
scoppio delle sommosse, quan-
do ha iniziato a circolare la vo-
ce che fosse stata uccisa in cel-
la. La notizia è stata ripresa
quindi dalla televisione satelli-
tare Al Arabiya. Ma i portavoce
del governo
transitorio a
Tri pol i non
conf ermano
affatto. E la tv
algerina Isp ci-
ta la famiglia
della giornali-
sta, la quale
sostiene che
«Hala non è
morta. Ma la
sua vita è mi-
nacciata». Al
Consiglio mili-
tare della capi-
tale ci hanno
detto ieri che
potrebbe esse-
re scappata in Tunisia tre setti-
mane fa. I rappresentanti della
Croce Rossa Internazionale
non sono stati in grado di loca-
lizzarla nella settantina di carce-
ri che hanno visitato per tutto
il Paese. Atarda sera, però, nuo-
vo colpo di scena: compare un
video su Internet in cui la stes-
sa Hala afferma di trovarsi «nel
carcere femminile di Tripoli» e
di essere «ben trattata».
Lorenzo Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME —Il Bob-
by Sands della Palestina, og-
gi, sarà al giorno 65 di scio-
pero della fame. 30 chili di
meno. Ammanettato a un
letto d’ospedale. Descritto
senza capelli e coi muscoli
atrofizzati: «In pericolo di
vita». Adnan Khader riceve
familiari, deputati e Croce
Rossa, ma non molla: ha ri-
fiutato le cure a base di po-
tassio, non vuole esami del
sangue e dell’urina. Accetta
solo zuccheri e sali, in mini-
me dosi che lui decide. Se
gl’israeliani non annullano
la sua «ingiusta detenzio-
ne», se la Corte Suprema
giovedì non lo lascerà usci-
re, a 33 anni Adnan promet-
te di diventare il primo mar-
tire per fame della storia pa-
lestinese. Come l’uomo dell'
Ira che trent’anni fa si con-
sumò in un carcere inglese.
Gli manca poco: dopo 66
giorni, Bobby Sands morì.
Se nei proverbi palestine-
si è febbraio il più crudele
dei mesi, quella di Khader è
la più cruda delle proteste.
Colpisce Israele al suo tallo-
ne d’Achille giudiziario, le
«detenzioni amministrati-
ve» che consentono d’inflig-
gere semestri di carcere per
semplici sospetti, spesso
senz’accuse specifiche o in-
terrogatori di garanzia. Il pa-
nettiere di Kabatia fu arre-
stato a Jenin il 17 dicembre.
Portavoce di Jihad islami-
ca, movimento che vuole la
distruzione d’Israele, è dal
’99 che entra ed esce di pri-
gione, dove ha già fatto sei
anni. Stavolta ha deciso
d’opporsi all’«umiliazione
cui sono sottoposti centina-
ia di palestinesi»: 310 per
l’esattezza, uno dei quali de-
tenuto da oltre 5 anni, una
ventina imprigionati da più
di due. La sua battaglia sta
scaldando le piazze: da Ga-
za, sono stati lanciati i Qas-
sam; altri detenuti hanno
cominciato lo sciopero del-
la fame; 5 mila persone han-
no manifestato a Jenin; ci
sono stati disordini sulla
Spianata delle moschee. Per
Khader ha lanciato un appel-
lo Catherine Ashton, re-
sponsabile esteri dell’Ue. E
un funzionario dell’Onu
l’ha detto chiaro: «Se que-
st’uomo muore, rischiamo
la terza intifada». Le autori-
tà di polizia non vogliono
cedere, per evitare un prece-
dente: la Corte suprema sta-
bilì già nel 2002 che queste
carcerazioni preventive, teo-
ricamente rinnovabili all’in-
finito, rispettano le conven-
zioni internazionali. Scrive
un giornale vicino al pre-
mier Netanyahu: «Questa
Guantanamo non piace a
nessuno. Ma dobbiamo an-
che ricordarci che cos’è la
Jihad». Aggiungendo che,
per evitare un nuovo Bobby
Sands, l’unica è l’alimenta-
zione forzata: «Perché in
Israele non abbiamo un’I-
ron Lady».
F. Bat.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Esteri
Allarme Onu e Ue: pericolo nuova intifada
Prima
e dopo
A sinistra,
Hala
Misrati in
tv con la
pistola. A
destra, la
giornalista
dopo la
cattura
Poster
Il padre
di Adnan
Khader
con il
poster
del figlio
che da
65 giorni
rifiuta il
cibo
Mistero Torturata, uccisa o fuggita all’estero
italia: 515249535254
Codice cliente:
18
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
#
Ecco alcune testimonianze
dei lettori sui pronto
soccorso. Potete continuare a
raccontare le vostre storie su
www.corriere.it
ABBIATEGRASSO
Niente di meglio
Febbraio 2009, domenica, ore
13.30: cado in bici
procurandomi un profondo e
lungo taglio. Da terra,
semisvenuto, telefono al 118: in
200 secondi arriva
l’ambulanza e mi porta
all’ospedale di Abbiategrasso.
Di turno il primario di
gastroenterologia: proprio
quello che serve. In 45 minuti
convoca telefonicamente 5
medici della squadra e a 50
minuti dall’incidente vengo
operato: 50 punti di sutura.
Non posso volere niente di più
dal servizio pubblico sanitario
che è tra i migliori del mondo.
Enrico Andreoli
LUCCA
Stanze ghetto
Ho avuto modo recentemente
di accedere al PS dell’ospedale
di Lucca: è una vera vergogna!
Pazienti accatastati in una
stanza ghetto, tipo peste di
manzoniana memoria, senza
alcun rispetto per la dignità, la
riservatezza e la profilassi!
Franco
MACEDONIO MELLONI
Il pediatrico
Un mese fa mi sono sentita
dire dal pediatra di guardia al
pronto soccorso del Macedonio
Melloni di Milano che
sbagliavo a portare mia figlia
(6 mesi, sabato sera ore 21
dopo una giornata intera di
dissenteria) e che non ero una
buona mamma perché non mi
sono rivolta ad un pediatra
privato anziché al pronto
soccorso. È vergognoso.
Linda
A BARI
Nessuna sensibilità
Il 12 giugno 2011 ho
accompagnato mia madre al
pronto soccorso di Putignano
(Bari) in preda a coliche
lancinanti. Ci è stato detto che
avremmo dovuto chiamare il
118 invece di recarci da soli al
PS. Mamma è stata sbattuta
in una stanza, e io le ho dovuto
procurare una coperta.
Un’infermiera ha commentato:
«C’è un sacco di gente che
viene al pronto soccorso di
domenica per fare gli esami del
sangue gratis». Ma la ciliegina
sulla torta è stato il medico
dell’accettazione: «I mal di
pancia si curano a casa!».
Svetlana
L’infermiera al ragazzo: «Hai male? Bevi meno». E il sottotetto prende fuoco
Al pronto soccorso del San Carlo di Milano, tra il portone principale sbarrato e i tavolini rotti per terra Il reportage
Sanità Dopo l’annuncio di Balduzzi sulla fine delle deroghe all’intramoenia
MILANO — All’ingresso dell’edifi-
cio, uno striscione dà il benvenuto al-
l’ospedale San Carlo: «Personale in
agitazione»; intorno, quattro bandie-
re dei sindacati. Al pronto soccorso,
in accettazione, il portone principale
è sbarrato, non si passa; a fianco, un
tavolino rotto sbattuto per terra. Let-
tini tra la gente, sedie divelte o piega-
te, nel triage non c’è più posto: «Pa-
renti fuori! Lasciamo spazio a chi sta
male». Gli infermieri delle ambulan-
ze arrivate all’ospedale dietro via No-
vara — periferia ovest della città,
grande bacino d’utenza — rassicura-
no i pazienti: «Ora arriva il lettino,
non si agiti». Succede spesso, manca-
no. «Nel caso, se la sente di stare se-
duto?». Detto fatto, dirottato sulla se-
dia a rotelle. «Non ci sono più spondi-
ne», preciserà poi un camice bianco,
«non possiamo prenderci la respon-
sabilità che qualcuno cada».
In sala d’attesa, c’è chi aspetta da
ore. Nemmeno il sollievo di un caffè,
perché la macchinetta è fuori servi-
zio. All’undicesimo piano, nel pome-
riggio, piombano pure gli agenti di
polizia: sei volanti sei, causa un prin-
cipio d’incendio doloso nel sottotet-
to, scoperto sul nascere da un inser-
viente. Era già capitato qua, così co-
me a Niguarda, dove un piromane
mai inchiodato dalla polizia fece scat-
tare l’allarme: sei roghi in una setti-
mana nel 2004. E accadde a novem-
bre al Policlinico, nei giorni del rico-
vero di Antonio Cassano: il deposito
di un padiglione destinato alla demo-
lizione, il Moneta, prese fuoco sotto
la pioggia. Strano fenomeno cittadi-
no. Piccoli focolai per dar segnali. O
«avvertimenti», come li chiamò nel
novembre 2010 l’allora dg del San
Carlo, Antonio Mobilia.
A Milano, comunque, non sono i
giorni dell’emergenza, del «bollino
nero», o meglio, del codice rosso.
Bensì quelli dell’ordinaria fatica quo-
tidiana. Con il personale oberato,
sempre sul chi va là, che se succede
qualcosa di serio, chissà, tutto è
pronto ad andare in malora. «Buona
attesa: è il San Carlo», brontola un’in-
fermiera del 118. «Sono qui da sette
ore» rimbalza una voce. In sala, sono
in tanti a guardare le lancette del-
l’orologio. Tra loro anche un carabi-
niere infortunato e un detenuto por-
tato dentro in tutta fretta. Nei corri-
doi — invasi di lettini a Roma e Ge-
nova — niente scene da 30-40 perso-
ne assiepate, niente materassi a ter-
ra. Per situazioni simili bisogna
aspettare altri giorni, più rari a Mila-
no. Ieri, al massimo, ce n’erano una
decina. Sopra, anziani. «Pazienti fra-
gili» secondo il gergo medico. «E
quando accorrono in tanti son dolo-
ri» rivela un’infermiera.
Tornano anche i clochard, strappa-
ti dalla morsa del «grande gelo» dal
piano antifreddo del Comune, ma
che la notte continuano a dormire,
qui come al Policlinico. Nelle sale
d’attesa, al caldo. Nei cunicoli sotter-
ranei, con le coperte. «Ormai vengo-
no direttamente all’interno». Sabato
notte, uno di loro andava in escande-
scenze: «Voglio un pappagallo!». E
nei tunnel, tra le vie e i padiglioni, gli
scalini sporchi, le porte lasciate sem-
pre aperte e i tunnel poco sorvegliati,
eccone altri tre. Dormivano. Segno
che nonostante la chiamata a raccol-
ta della città, le istituzioni ancora fati-
cano a intercettarli. Le loro figure in-
freddolite, che soffrono con dignità,
al Policlinico, trovano però un con-
traltare. All’una e mezza un’auto en-
tra contromano, velocità alta, inchio-
da. I custodi insorgono, ma i tre ra-
gazzi alla moda non ci sentono. «Il
nostro amico si è ferito con il bicchie-
re: è grave». È sotto choc, ha convul-
sioni, è solo una ferita, li rassicurano.
«Qualcuno vuole ghiaccio?» urla-
no al San Carlo. Sempre meglio che al
Fatebenefratelli, dove un ragazzo ca-
duto in moto, ubriaco, ne chiede un
po’, claudicando. «Ma se stai dormen-
do!» gli risponde scortese un’infer-
miera sudamericana. «Non dormo,
ho solo gli occhi chiusi. Sa, ho male
dappertutto». «Beh?». «Il ghiaccio,
per favore...». «No: bevi di meno!».
Giacomo Valtolina
(3 - continua)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Donna muore
dopo la chemio
«Curata male»
«Stop alle visite in studio?
Ospedali senza spazi»
I medici al ministro: servono strutture dignitose
L’ingresso
Il sindacato
ROMA — Speravano in una
nuova deroga, l’ennesima. Spe-
ravano nella sopravvivenza del-
l’intramoenia allargata, la nor-
ma che permette di svolgere
l’attività libero professionale
nello studio privato o in clinica
anziché in spazi interni al-
l’azienda. Invece il ministro del-
la Salute Renato Balduzzi, nel-
l’intervista di ieri al Corriere,
ha messo l’altolà: «Niente più
proroghe: dal 30 giugno si fa
sul serio». Significa che la fase
transitoria è finita e che i cami-
ci bi anchi i n rapporto di
esclusività col servizio sanita-
rio pubblico dovranno opera-
re, visitare e fare esami dentro
le mura del nosocomio.
Protesta la categoria. La pre-
occupazione di fondo è che le
Asl non siano preparate ad af-
frontare il nuovo corso. Costan-
tino Troise, segretario del sin-
dacato Anaao-Assomed, attac-
ca: «Il ministro è in grado di as-
sicurare che in tutte le Regioni
siano venute meno le esigenze
che hanno permesso per oltre
10 anni la sopravvivenza della
libera professione intramura-
ria allargata? Bisogna accertar-
si che esistano in ospedale spa-
zi e orari dignitosi per cittadini
e medici, tecnologia adeguata,
personale di supporto». Insom-
ma, molte aziende potrebbero
non avere interesse ad accoglie-
re gli esclusivisti. «Fa bene Bal-
duzzi —approva Massimo Coz-
za, Fp Cgil medici —. Niente de-
roghe. Per i cittadini ci sarà
maggiore trasparenza»
Sospetta Amir Kol, cardiolo-
go del San Filippo Neri a Roma,
leader di Umex (Unione medici
in extramoenia, la minoranza,
circa il 10%): «L’invenzione del-
l’intramoenia fuori le mura ha
consentito a molti colleghi di
lavorare nei loro studi conti-
nuando a percepire l’indennità
di esclusiva, anche 700 euro al
mese. Le aziende hanno tratto
da questo meccanismo grande
utilità perché prelevano ai di-
pendenti il 13% del fatturato a
costo zero, senza investimen-
ti». Cimo, il secondo sindacato
degli ospedalieri in termini nu-
merici, la scorsa settimana
commentava con «indignazio-
ne» il fatto che il Senato avesse
deciso di prorogare al 30 giu-
gno l’intramoenia allargata (an-
ziché al 31 dicembre): «Le Re-
gioni finora hanno boicottato
l’attività libero professionale
nelle mura. Verificheremo in
modo capillare se esistono le
condizioni per consentire il no-
stro lavoro». Secondo una rico-
gnizione sommaria, la metà
delle Asl oggi si sono attrezzate
per la vera applicazione dell’in-
tramoenia.
Fanno discutere anche le af-
fermazioni del ministro sulla
continuità assistenziale che ri-
voluzionerebbe l’organizzazio-
ne dei medici di famiglia impe-
gnandoli, associati in squadre,
24 ore su 24, sette giorni su set-
te anziché cinque: «Il pronto
soccorso scoppia se manca il
collegamento col territorio. Il
sistema cura se è unitario», ha
detto Balduzzi. Il modello idea-
le è quello di studi no stop do-
ve a qualsiasi ora il paziente
può trovare risposte.
«È vero, è arrivato il tempo
di attuare obbligatoriamente e
non sulla base di una racco-
mandazione ciò che è scritto
nella convenzione che ci lega al
servizio sanitario», è d’accordo
Giacomo Milillo, segretario na-
zionale della Fimmg, il maggio-
re sindacato della categoria. E
aggiunge di ritenere non più
derogabile la realizzazione di
una rete di cure primarie, già
disegnata in un documento del-
l’ex ministro Ferruccio Fazio
(esistono diverse esperienze re-
gionali, non solo al Nord):
«L’ospedale non può più avere
il ruolo dominante. Un sistema
del genere non è sostenibile».
Pierluigi Bartoletti, segretario
Fimmg Lazio, concorda: «Sia-
mo consapevoli del vantaggio
per la comunità. Ma non è sem-
plice cambiare la cultura e la
mentalità della cittadinanza e
abituarla ad avvalersi dei servi-
zi territoriali nei casi non ur-
genti».
La categoria però si spacca.
Angelo Testa, leader del sinda-
cato Snami, giudica fallimenta-
ri le iniziative di rete: «Ho 1500
pazienti e vogliono essere visi-
tati da me, non da un collega
qualunque. Ognuno vuole il
suo medico. Il problema è strut-
turale ed educativo. Bisogna in-
trodurre i ticket al pronto soc-
corso se le cure sono rinviabili
e far capire alla gente che non
si va in ospedale con 38 di feb-
bre».
Margherita De Bac
mdebac@corriere,it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cronache
Rovigo, le accuse dei familiari
In attesa
L’ingresso alla sala accettazione del pronto
soccorso del San Carlo di Milano è sbarrata
con il nastro adesivo (Del Puppo/Fotogramma)
INCHIESTA
SULLA SANITÀ
«Le Regioni hanno
boicottato l’attività
libero professionale
tra le mura»
Lettini esauriti e clochard nei sotterranei
Un caso di presunta malasanità arriva dal Veneto. I familiari
di Carla Pilotto, morta il 15 febbraio scorso, hanno raccontato
che la maestra, affetta da un carcinoma al seno, avrebbe
accusato forti dolori addominali dopo una chemioterapia a
Padova. Quindi sarebbe stata trascurata dal personale del
pronto soccorso dell’ospedale di Rovigo, dove si era recata.
Le storie
dei lettori
Ieri, nella sala d’attesa del pronto soccorso
dell’ospedale San Carlo di Milano, alcuni pazienti
sono in fila da ore (Del Puppo/Fotogramma)
italia: 515249535254
Codice cliente:
19 Cronache
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
L’intervista Il cardinale Filoni
CITTÀ DEL VATICANO —
«La Chiesa non esiste per se
stessa, non è il punto d’arri-
vo». Lezione sui fondamenta-
li, parte seconda. Dopo aver
meditato sul senso della di-
gnità cardinalizia, nel giorno
del Concistoro, con relativo
monito a «entrare nella logi-
ca del Vangelo» e «lasciare
quella del potere e della glo-
ria», Benedetto XVI ieri matti-
na è passato al senso della
Chiesa, nella quale «tutto pog-
gia sulla fede», e ha scandito:
«Anche il diritto, anche l’auto-
rità nella Chiesa poggiano sul-
la fede. La Chiesa non si auto-
regola, non dà a se stessa il
proprio ordine, ma lo riceve
dalla Parola di Dio».
L’invito al rinnovamento e
alla purificazione, ripetuto in
questi giorni come nell’inte-
ro pontificato, è tanto più si-
gnificativo in un periodo in
cui tensioni, fughe di docu-
menti e veleni s’addensano
intorno al Vaticano. E si mo-
stra anche nell’immagine di
trasparenza scelta dal Pontefi-
ce, prendendo a modello «il
genio» di Bernini e il suo alta-
re («una visione dell’essenza
della Chiesa») nella Basilica
di San Pietro: «La Chiesa stes-
sa è come una finestra, il luo-
go in cui Dio si fa vicino, si fa
incontro al nostro mondo».
Per questo non è un punto
d’arrivo ma «deve rinviare ol-
tre sé, verso l’alto, al di sopra
di noi». La Chiesa, ha insisti-
to, è insomma «veramente se
stessa nella misura in cui la-
scia trasparire l’Altro — con
la "A" maiuscola —da cui pro-
viene e a cui conduce».
Benedetto XVI ha guidato
tutti i tre giorni di Concisto-
ro, dalla riunione del collegio
cardinalizio di venerdì, alla
nomina dei cardinali sabato
fino alla messa di ieri. «Que-
sta domenica è particolar-
mente festosa qui in Vaticano
a motivo del Concistoro con
cui ho creato 22 cardinali».
Nell’omelia è tornato a cita-
re un padre della Chiesa, Igna-
zio di Antiochia, che definì la
Chiesa di Roma «quella che
presiede nella carità». E ha
spiegato: «Presiedere nella ca-
rità significa attirare gli uomi-
ni in un abbraccio eucaristico
— l’abbraccio di Cristo —,
che supera ogni barriera e
ogni estraneità, e crea la co-
munione dalle molteplici dif-
ferenze». Lo stesso ministero
del Pontefice «è dunque pri-
mato nell’amore in senso eu-
caristico, ovvero sollecitudi-
ne per la comunione univer-
sale della Chiesa in Cristo».
Stamattina, a conclusione,
Benedetto XVI riceverà in
udienza i nuovi porporati. So-
no stati giorni intensi e così il
Papa è apparso un po’ stanco
ma tuttavia determinato, co-
me diceva sabato, a «reggere
con mite fermezza il timone
della Santa Chiesa», cosa per
la quale ha invitato i fedeli a
pregare. Anche ieri, all’Ange-
lus, ha detto loro: «Maria, Ma-
dre della Chiesa, aiuti me e i
miei collaboratori a lavorare
instancabilmente per l’unità
del Popolo di Dio e per annun-
ciare a tutte le genti il messag-
gio di salvezza, compiendo
umilmente e coraggiosamen-
te il servizio della verità nella
carità».
G. G. V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Concistoro
I lavori del Concistoro si
sono aperti venerdì scorso
in Vaticano e si sono
conclusi ieri con la messa
in San Pietro
I simboli
Sabato papa Benedetto XVI
ha nominato ventidue nuovi
cardinali, consegnando loro i
tre simboli: la berretta rossa,
la bolla (la pergamena) e
l’anello
L’omelia
Ieri il Pontefice, nell’omelia,
ha chiesto ai neo «principi»
di servire la Chiesa «con
amore e vigore, con la
limpidezza e la sapienza dei
maestri, con l’energia e la
fortezza dei pastori, con la
fedeltà e il coraggio dei
martiri. La Chiesa non si
autoregola, non dà a se
stessa il proprio ordine, ma
lo riceve dalla Parola di Dio»
Oggi
Stamattina il saluto ai
porporati per il Concistoro:
133 cardinali, compresi i 22
appena nominati. In tutto i
«principi» della Chiesa sono
213
Il «Papa rosso» e Vatileaks:
si è voluto creare scandalo
ma la Curia non è un mistero
A
d aprile Benedetto XVI compirà 85
anni e sarà il Papa più longevo
dell’ultimo secolo: si profila dunque
per la Chiesa cattolica una stagione di
oggettiva trepidazione che le circostanze
storiche potrebbero rendere drammatica. E
tuttavia il Papa teologo per il momento non
mette nel conto la possibilità di ritirarsi. In
più momenti, nei discorsi dei tre giorni del
Concistoro, ha lasciato intendere che andrà
avanti.
Avremo dunque probabilmente una
seconda testimonianza sacrificale da parte
di un Papa dopo quella di Giovanni Paolo II
e ne verrà forse un vantaggio forte alla
Chiesa, come sono generalmente — sul
piano della fede — gli acquisti che
maturano nella sofferenza. Il volto mite e
l'occhio a tratti accorato con cui Joseph
Ratzinger si è mostrato nelle celebrazioni di
sabato e di ieri indicano lo spirito con cui
l’uomo affronta la sua battaglia.
Un Papa dunque anziano ma che ha in
cantiere grandi impegni per far fronte a
quella che chiama —
senza aggiustamenti di
parole — «crisi della
fede» e che vede grave
soprattutto in Europa. Il
prossimo mese andrà a
Cuba e in Messico, in
autunno forse andrà in
Libano nel mezzo delle
«primavere arabe», per
ottobre ha convocato un
Sinodo sulla Nuova
Evangelizzazione e
sempre allora darà il via
all'Anno della Fede nel
cinquantesimo del
Vaticano II.
Su questi profili alti
era programmato il
Concistoro di questi
giorni, come
un’occasione per mettere a fuoco la grande
sfida dell’abbandono della fede in tante
componenti della vecchia cristianità e ad
essi si è attenuto il dibattito. Ma nei
corridoi, nelle pause, a tavola, i cardinali
hanno parlato anche degli affari correnti e
dei malesseri curiali.
Il Papa — basta guardarlo negli occhi
quando le telecamere lo danno in primo
piano — sembra lontanissimo da ogni
interesse per questo livello basso del
dibattito e delle lotte interne. Neanche alle
riforme che pure ogni tanto vengono
ventilate appare interessato: «Se non
troviamo una risposta alla crisi della fede,
tutte le altre riforme rimarranno inefficaci»,
ha detto alla Curia il 22 dicembre scorso.
Quanto alla Curia, appare chiaro il suo
orientamento a non privarsi della
consolidata collaborazione del Segretario di
Stato cardinale Bertone. Nessun dubbio che
il lavoro dei «corvi» che hanno fatto fuggire
documenti riservati lungo le ultime quattro
settimane fosse diretto anche a ottenere la
sua sostituzione. Ma ora Bertone è per il
Papa quel punto d’appoggio che egli —
Ratzinger — era stato per Giovanni Paolo II
negli ultimi anni.
Ovviamente, dopo tanta tempesta, il
primo compito del Segretario di Stato sarà
quello di riportare ordine nella Curia. Per i
Papi il rapporto con la «corte» e la Curia è
sempre stato fonte di guai. Un Papa non
italiano ha il vantaggio di mantenere un
distacco strategico dai personalismi che vi
dominano, ma questo vantaggio si rovescia
in un ostacolo se gli italiani che lì operano
— e che ne costituiscono la grande
maggioranza — non trovano una
composizione ai loro contrasti.
www.luigiaccattoli.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

CITTA’ DEL VATICANO — «Anche og-
gi nella Chiesa, per la fedeltà al suo Si-
gnore, non mancano il martirio, le tribo-
lazioni e le persecuzioni in tanti suoi
membri…». Il cardinale Fernando Filoni,
65 anni, ha lavorato tra l’altro al servizio
diplomatico della Santa Sede in Sri
Lanka, Iran, Brasile, Iraq, Filippine, quan-
d’era nunzio a Bagdad durante la guerra
rimase nella capitale sotto i bombarda-
menti, nel frattempo è stato per quattro
anni «sostituto per gli Affari Generali» e
quindi numero due della Segreteria di
Stato. Dall’anno scorso è il prefetto di
Propaganda Fide, un ruolo chiave della
Curia: chi guida la Congregazione per l’E-
vangelizzazione dei Popoli è sopranno-
minato il «Papa rosso» perché il dicaste-
ro sostiene oltre un terzo delle diocesi
e circoscrizioni ecclesiastiche
della Terra (1.077 su 2.883) e
quindi missioni, scuole e
università e ospedali dal-
l’Africa all’Asia. Ieri è sta-
to lui a rivolgere al Pa-
pa l’indirizzo di saluto
in San Pietro a nome
dei nuovi cardinali,
accennando alla situa-
zione dei cristiani in
varie parti del mondo.
Se gli si chiede delle ten-
sioni di questi tempi, alla fi-
ne di una lunga giornata, re-
sta imperturbabile: «Vede, tutte queste
cose le trovo un po’ pittoresche».
Pittoresche, eminenza?
«C’è una mentalità, un modo di vede-
re le cose del Vaticano per cui sembra
quasi che il "giallo" sia l’elemento domi-
nante, la chiave per decodificare la Cu-
ria. Dopodiché, chi vuole vedere lo scan-
dalo lo vede, sono fatti suoi».
Qualche problema c’è, però…
«I fatti sono fatti, certo, ma rientrano
in una dinamica interna alla Chiesa co-
me del resto in qualsiasi società».
Resta il fatto che dall’interno del Va-
ticano qualcuno ha fatto passare al-
l’esterno documenti riservati, come le
discussioni intorno allo Ior e alla legge
di trasparenza finanziaria eccetera…
«E questo è assai biasimevole, chiaro,
colui che lo ha fatto naturalmente ha cer-
cato lo scandalo. Però io penso che
chi ha scritto quei documenti resi
poi pubblici avesse la volontà di
dire: io sostengo questo, è la
mia opinione, dopodiché tutto
è rimesso alla decisione del
Santo Padre. Sostengono che
nella Chiesa non c’è demo-
crazia né confronto, e quan-
do invece emerge una di-
scussione normale, come c’è
in qualunque istituzione, di-
venta uno scontro o chissà
cosa».
Nel discorso rivolto al Papa, lei ha
presentato voi neo cardinali come
«ventidue ecclesiastici che rappresen-
tano la cattolicità della Chiesa di Cri-
sto e la varietà dei suoi carismi», dalla
Curia romana alle diocesi. Spesso ven-
gono contrapposti, stavolta si è parla-
to di eccesso di nomine curiali…
«La Curia romana è e deve essere al
servizio delle Chiese locali, non di se
stessa. Contrapporle significa ripropor-
re schematismi tra "la Curia" e "gli altri"
che non hanno senso, sono due realtà
che vanno coniugate. E poi c’è un terzo
livello…»
Quale?
«È molto bello e significativo che il
Santo Padre abbia voluto creare cardina-
li anche maestri illustri, persone che con
il loro insegnamento e la loro ricerca
scientifica hanno formato generazioni di
uomini e donne nelle scienze umane ed
ecclesiastiche. Il Papa ci dice che la Chie-
sa ha una missione di verità nel mondo e
comprende nel Concistoro uomini che
hanno cercato la verità con i loro studi».
Dice insomma che la Curia è diversa
dall’immagine che se ne dà?
«Dico che bisognerebbe conoscere le
persone che vi prestano servizio, prima
di giudicare secondo schemi. Del resto,
ognuno si assume in coscienza la re-
sponsabilità dei propri comportamen-
ti».
Che differenza c’è tra la «missione»
di Propaganda Fide e la «nuova evange-
lizzazione» che era il tema del Conci-
storo?
«Sono due aspetti che procedono as-
sieme. Molte terre di missione sono sta-
te evangelizzate da tempo, la fede cre-
sce, anche se esistono pur sempre 5 mi-
liardi di persone che non hanno ascolta-
to l’annuncio del Vange-
lo. Del resto anche nelle
terre "cristiane" si fa
strada un analfabetismo
religioso, non si cono-
sce più il Vangelo».
Il Papa ha ricordato
ai cardinali che il rosso
è il colore «dell’amore
e del sangue».
«Nella mia immagi-
netta ho voluto mettere
un Cristo greco bizantino col mantello
porpora. Nell’antica Roma era segno di
dignità imperiale. Con Gesù, nel miste-
ro della sua Passione, assume un nuovo
significato: siamo chiamati a questo ser-
vizio fino all’effusione del sangue. Per
questo ho ricordato la realtà di una Chie-
sa che anche oggi, in tanti luoghi del
mondo, continua ad offrire il suo tribu-
to di sangue».
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LE BATTAGLIE
DEL PONTEFICE
PIÙ LONGEVO
La chiusura del Concistoro: la Chiesa non esiste per se stessa, non è punto d’arrivo
❜❜
di LUIGI ACCATTOLI
Anche oggi nella Chiesa,
per la fedeltà al suo Signore,
non mancano il martirio e le
persecuzioni in tanti suoi membri
Prefetto
Fernando Filoni,
prefetto della
Congregazione
per
l’Evangelizzazio-
ne dei Popoli
(foto Ansa
Claudio Peri)
La missione
L’analisi
Benedetto XVI: lavoreremo per l’unità
❜❜
Tutto nella Chiesa poggia
sulla fede,
anche la sua autorità
E una fede egoistica
sarebbe una fede non vera
«La Chiesa è come una
finestra, il luogo in cui Dio
si fa vicino, si fa incontro
al nostro mondo»
Vaticano Messa in San Pietro con i ventidue neo cardinali: non ci autoregoliamo, riceviamo l’ordine dalla Parola di Dio
Omelia
Papa Benedetto XVI (85 anni ad aprile) ieri
durante la messa in San Pietro con i
ventidue cardinali nominati sabato (sotto)
Stamattina il saluto del Pontefice ai
porporati (foto Afp/Alberto Pizzoli)
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20 Cronache
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
#
Il primo volume di «Mani Pulite»
«Pene più pesanti contro la corruzione»
ROMA — «Con Di Pietro cre-
do che ci sia stima reciproca.
Le sue lacrime erano di rabbia
perché si è sentito aggredito
pensando di aver fatto bene...
Ma è un tipo di sofferenza che
accumuna tutti i politici che
stanno facendo del bene e sof-
frono per le critiche che ricevo-
no. Capita anche a me...». A 20
anni da tangentopoli, il Guarda-
sigilli Paola Severino solidariz-
za con il leader che forse la at-
tacca più degli altri sul tema
dell’anticorruzione. E tanto per
chiarire qual è il suo metodo di
lavoro — già sperimentato sul
fronte delle carceri con la Lega
e l’Idv — la ministra precisa:
«Mi sono riproposta di accetta-
re tutte le sfide, però mi sono
anche imposta di rimanere se-
rena. Se hai la coscienza serena
devi rimanere serena».
È iniziato così il botta e rispo-
sta televisivo tra Paola Severi-
no e la giornalista Lucia Annun-
ziata che ha usato anche le pun-
ture di spillo («Ministro, lei è
sulla difensiva...») per sollecita-
re risposte di merito sul dise-
gno di legge anticorruzione, il
testo ancora all’esame della Ca-
mera sul quale il governo ha
chiesto 15 giorni di tempo per
fare le sue proposte.
E tra le altre c’è anche quella
sull’introduzione di nuovi rea-
ti: «La corruzione tra privati è
un fenomeno che va combattu-
to con severità, va colpito e sot-
toposto con pene adeguate», ri-
sponde il ministro. Che aggiun-
ge: «Creare un’impresa etica
vuol dire tutelare la corretta
concorrenza tra le aziende».
Poi, «In 1/2h» di Raitre pro-
pone al Guardasigilli una solle-
citazione del procuratore di Mi-
lano, Edmondo Bruti Liberati,
che cita la disparità di pena pre-
vista tra il furto di un maglione
in un negozio (6 anni) e la cor-
ruzione (5 anni): «Sulla necessi-
tà di aumentare le pene per chi
è colpevole di corruzione pos-
so anche concordare perché le
pene non possono essere lascia-
te al caso e devono essere ade-
guate al bene giuridico tutela-
to». Invece sulla riforma della
prescrizione (renderla più lun-
ga per consentire l’agevole cele-
brazione dei processi, propon-
gono Pd e Idv), la professores-
sa Severino mantiene il punto:
«Rivedere la legge Cirielli non
deve essere un tabù ma biso-
gna partire dalla testa e non del-
la coda». Ovvero: muovere ver-
so l’alto la leva della pena dei
singoli reati perché così au-
mentano selettivamente i tem-
pi massimi del processo.
C’è poi il reato di falso in bi-
lancio, depotenziato più volte
dal 2000 in poi: «Certo, ce ne
occuperemo perché dovremo
esprimere un parere sull’emen-
damento dell’Idv. Le soluzioni
sono tante ma è certo che un ri-
torno al passato creerebbe qual-
che problema». E la ministra ci-
ta quei paletti —querela di par-
te, soglia di congruità e ed effet-
tivo danno all’azienda — che
poi fanno la differenza.
Vent’anni dopo, dunque, il
governo prepara una missione
ad alto rischio per la sua mag-
gioranza: quella di mettere d’ac-
cordo Pdl e Pd su un tema sen-
sibile per Lega e Idv. La mini-
stra ora smussa gli angoli: Ber-
lusconi perseguitato? «Non ho
elementi per dirlo». E le toghe
rosse? «Da avvocato ho sempre
e solo visto la contrapposizio-
ne tra accusa e difesa». La nuo-
va norma sulla responsabilità
civile dei magistrati? «Con Le-
ga e Pdl spero nella forza del
convincimento». Così, argo-
menta il Guardasigilli, convie-
ne al Paese mettere da parte le
polemiche perché l’emergenza
corruzione è grave ma non è
più la stessa: «Oggi non si ma-
nifesta più con il finanziamen-
to illecito dei partiti ma appare
sotto forma di appropriazione
indebita all’interno della Pub-
blica amministrazione. È lì che
bisogna intervenire».
Dino Martirano
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Italiano morto a Cuba
«Caduto da questura»
Le cifre
La tragedia del cuoco
aggredito dai clienti
In edicola
Brevi
IN VACANZA
Roberto Avelli , il falegname di
Mozzanica (Bergamo) trovato
morto per strada a Holguin,
sarebbe precipitato dal
secondo piano di un edificio,
che alcuni testimoni indicano
come la Questura. Cinzia Oddi,
capo ufficio dell’ambasciata
italiana a Cuba smentisce:
«Sappiamo che la caduta è
avvenuta da un secondo piano
ma non di quale edificio».
È morto all’ospedale di
Bergamo il cuoco di 54 anni
che il 30 dicembre fu
aggredito da tre clienti nel
pub in cui lavorava, a
Enratico (Bergamo), finendo
in coma. L’uomo era
intervenuto per sedare una
discussione tra il titolare e
tre clienti che non volevano
pagare il conto.
L’ha ucciso scaricandogli
addosso dodici colpi di
pistola. Tutto per una donna
che la vittima non voleva
che l’assassino frequentasse.
Così ha raccontato Mirko
Pascale, 23 anni, che ha
sparato a bruciapelo a Fiore
Pandolfo, 31 anni, sabato
sera a Santi Cosma e
Damiano, in provincia
di Latina.
Le condanne
Nel 2011 sono
aumentate le
sentenze di condanna
per i funzionari
pubblici da parte della
Corte dei Conti. In
totale sono state 566;
cento in più rispetto a
due anni prima. In
materia di danno da
reato, sempre nel
2011, le condanne
sono state 201. In
particolare, sono state
74 per truffa e falso;
50 per peculato e
appropriazione
indebita; 43 per
concussione e
corruzione; 12 per
abuso d’ufficio e 22
per altri reati
Il danno erariale
È cresciuto del 60 per
cento rispetto al 2010
il danno erariale, pari
a 354 milioni di euro
in più
Le stime
Secondo la Funzione
pubblica la corruzione
«costa» 60 miliardi
di euro all’anno
Tangenti tra privati
Severino: sarà reato
BERGAMO
Uccide il rivale
con dodici colpi
Il 17 febbraio 1992 a Milano viene arrestato per
concussione Mario Chiesa, presidente del «Pio Albergo
Trivulzio». È l’inizio dell’indagine che segna la fine della
Prima Repubblica. Venti anni dopo il Corriere della Sera
ripercorre quei mesi con l’opera, in due volumi, intitolata
«1992-2012 Mani Pulite, l’inchiesta che ha cambiato
l’Italia». Il primo libro, Le parole, è in edicola (con il
cofanetto, a 9,90 euro, più il costo del quotidiano) e
ripercorre le tappe fondamentali dell’inchiesta con articoli
e analisi delle grandi firme del Corriere di ieri e di oggi.
In tv Il ministro Paola Severino nel programma di Lucia Annunziata
Giustizia Il Guardasigilli: mai visto «toghe rosse»
LATINA
MI LANO ROMA CAPRI FORTE DE I MARMI TORI NO MONTE CARLO SAI NT TROPE Z
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21 Cronache
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
SANREMO — I carabinieri
si sono presentati a bordo del-
lo yacht alle nove e mezza di
mattina, un’ora umana per i
comuni mortali ma poco me-
no dell’alba per Paola Perego e
il marito Lucio Presta, soprat-
tutto dopo le ore piccole del-
l’ultima serata del Festival. La
presentatrice e l’agente dello
spettacolo più po-
tente d’Italia si so-
no svegliati nella
cabina dell’armato-
re mentre i carabi-
nieri controllavano
la documentazione
nautica e poco do-
po si sono allonta-
nati su una berlina
metallizzata, indos-
sando inevitabili
occhiali scuri.
Lo yacht «Villa
sul mare», 44 me-
tri, uno dei più grandi yacht di-
sponibili a nolo, un’imbarca-
zione superlusso con otto cabi-
ne e una vasca jacuzzi sull’ulti-
mo ponte con vista sul mare, è
stato posto sotto sequestro dai
carabinieri con un’accusa or-
mai ben conosciuta dalle cro-
nache: i proprietari hanno fat-
to il pieno di carburante go-
dendo di sgravi fiscali cui non
avevano diritto. Lo yacht risul-
ta di proprietà della società ro-
mana con soci italiani Royal
Yacht srl e proprio uno di que-
sti soci secondo il giornale di
bordo avrebbe usato l’imbarca-
zione nell’agosto e nel settem-
bre dello scorso anno facendo
il pieno e evadendo le accise.
Ha diritto a non pagare le so-
vratasse, infatti, solo chi noleg-
gia lo yacht e non i proprieta-
ri. È una vecchia storia. La Fi-
nanza e i Carabinieri sospetta-
no che più di uno yacht sia in
realtà un falso charter, i pro-
prietari, ovvero, costituiscono
società per affittare poi l’im-
barcazione a se stessi. È l’accu-
sa che è stata mossa nel 2010 a
Flavio Briatore e che ha indot-
to la Procura di Genova a se-
questrare il megayacht Force-
Blue. È il caso più famoso ma
non l’unico.
Ieri, quando Paola Perego e
Lucio Presta hanno lasciato il
porto, hanno detto di essere
«solo ospiti» e di «non entrare
per niente in questa storia».
Nei loro confronti non è stata
sollevata alcuna contestazio-
ne. È stato invece denunciato
il comandante che, in pratica,
si «noleggia» insieme agli otto
membri dell’equipaggio. Gli
ormeggiatori di Portosole giu-
rano di aver visto arrivare in
banchina più volte Belen Ro-
driguez («e come non notar-
la?») insieme a Elisabetta Cana-
lis e un imprecisato numero di
vip. Di uno però sono sicuri
che non abbia mai messo pie-
de a bordo: Gianni Morandi.
Infine, è una coincidenza
che proprio in questi giorni la
Procura di Sanremo abbia ter-
minato le indagini nei confron-
ti di Paola Perego accusata di
aver commesso fra il 2006 e il
2008 la stessa violazione di leg-
ge su uno yacht: evasione del-
le accise. Lo yacht in questo ca-
so era il Decò e l’evasione fisca-
le sul carburante sarebbe stata
di 60 mila euro. In tutto gli epi-
sodi contestati a Perego sono
quattordici.
Erika Dellacasa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’esperto Toni Valeruz
La presentatrice e il compagno: solo ospiti
Due morti sul monte Cristallo. I soccorritori: quell’itinerario un errore grave
Vigile ucciso
Serbo preso
a Vienna
«Il pericolo
della neve
sospesa»
Furto in casa
di Lapo,
bottino incerto
La regola
Il gasolio può essere
acquistato a prezzo
agevolato solo se lo
yacht risulta
noleggiato, non se
viene usato dai
proprietari
Il precedente
Nel 2010 a La Spezia
venne sequestrato il
«Force Blue» di Flavio
Briatore: l’ipotesi di
reato nei confronti
della società di
charter era, anche, di
frode fiscale sull’Iva e
sul carburante
Il caso
Le contestazioni
CORTINA D’AMPEZZO (Belluno)
—Pare quasi assurdo che in un inver-
no poverissimo di precipitazioni ne-
vose sulle Dolomiti, due sci alpinisti
vengano trovati morti sotto tre metri
di neve a Cortina, travolti da una va-
langa. Eppure è accaduto. Sono Ma-
rio Sardi, 48 anni, di Treviso, istrutto-
re di sci, e Giovanni Gellera Malvolti,
50 anni, imprenditore di Conegliano,
che la massa nevosa ha trascinato in
un canalino sul versante sud del mon-
te Cristallo per 300 metri. Nelle Dolo-
miti è un anno record per penuria di
neve. A 1200 metri di altitudine si re-
gistra l’80% in meno di precipitazioni
nevose rispetto alla media degli ulti-
mi 40 anni e a 2200 metri, quota della
disgrazia, la carenza è intorno al 50%.
È difficile trovare un itinerario con
sufficiente neve per poter praticare
lo sci alpinismo e infatti la disciplina
quest’inverno resta al palo. Le piste
sono perfette, ma per merito della co-
stosissima neve artificiale, fuoripista
se va bene ce ne sono 20 centimetri.
Ma allora come può essere accaduta
la disgrazia? È stato il vento a rendere
tutto pericoloso. Il bollettino delle va-
langhe emesso dal Centro di Arabba
indicava un grado di pericolo mode-
rato (2 su una scala di 5), ma avverti-
va: i forti venti in quota dei giorni
scorsi hanno determinato depositi di
neve ventata nelle localizzazioni sot-
tovento. L’allarme è scattato nella tar-
da serata di sabato. Erano stati visti
l’ultima volta sul versante del Cristal-
lo, all’altezza del rifugio Son Forca, al-
le 10.30 quando sono partiti per diri-
gersi verso il canalino Bernardi. Il lo-
ro cellulare suonava a vuoto e i fami-
liari, preoccupati del prolungato si-
lenzio, avevano allertato il 118 attor-
no alle 23. Il soccorso alpino è riusci-
to a individuare la loro auto parcheg-
giata alla partenza della funivia del
Faloria intorno alle 2 di notte. E appe-
na ha potuto levarsi in volo l’elicotte-
ro ieri mattina sono iniziate le ricer-
che. Dall’alto i soccorritori hanno vi-
sto un grande accumulo di neve che
interrompeva tracce di sci. Subito
due tecnici sono sbarcati sulla valan-
ga e il segnale emesso dall’apparec-
chio Arva (che una delle 2 vittime in-
dossava) ha permesso di identificare
il punto dove scavare. Il primo sci al-
pinista è stato trovato sotto un metro
e mezzo di neve. Per individuare il se-
condo (che invece non aveva l’Arva)
è stato necessario l’aiuto di un cane
da valanga: era sotto 3 metri di neve.
«È stato un errore gravissimo — sot-
tolinea Mauro Dapoz, capo del soccor-
so alpino di Cortina — quell’itinera-
rio non bisognava affrontarlo». Gio-
vanni Gallera Malvolti, una delle vitti-
me, a luglio era stato accusato (e poi
assolto) di aver provocato una valan-
ga, sempre a Cortina, ma nella zona
della Tofana.
Massimo Spampani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’arresto
«Non è possibile vietare il fuo-
ripista e lo sci alpinismo. Non ti
puoi mettere a correre dietro alla
gente sulle montagne per multa-
re chi abbandona le piste battu-
te». Parola di Toni Valeruz, il re
dello sci estremo. «Chi vuole far-
lo lo faccia a proprio rischio e pe-
ricolo ma che non metta a repen-
taglio la vita di altri». Per Valeruz
«l’unica soluzione è insegnare al-
le persone a conoscere la neve. E
invece questo non si fa. Ben po-
chi conoscono questa "neve so-
spesa", pericolosissima, nemme-
no i cosiddetti esperti. Ci sono ac-
cumuli di neve trasportata dal
vento, che si deposita sulla neve
vecchia, ma sotto c’è il vuoto, vi-
sto che c’è stato molto freddo e
non ha legato, basta toccarla che
si spacca e viene giù tutto». E la
carenza di neve per Valeruz non
significa sicurezza: «Quest’anno
lo sci alpinismo è da evitare, sul-
la poca neve che c’è il pericolo è
del 95%. Io non ci andrei mai. Per
come la penso io adesso il perico-
lo è 5, il massimo, dappertutto».
Ma. Spa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sequestrato lo yacht
con la Perego a bordo
«Evasione fiscale»
Milano
Fuoripista a Cortina, travolti da una valanga
Gli episodi contestati alla
Perego in passato sono
14. Nell’ultimo si parla di
60 mila euro d’evasione
Era già nel mirino del
reparto Cobra della polizia
austriaca per un traffico di
opere d’arte rubate. Sabato
Marko Gruenwald, 41 anni,
è stato arrestato con altre
cinque persone: per i
quadri che intendeva
piazzare, ma anche per un
mandato di cattura europeo
perché accusato di aver
favorito la fuga in Ungheria
di Goico Jovanovic, il
giovane di origine serba
che lo scorso 12 gennaio, a
bordo di un Suv, ha
investito e ucciso il vigile
urbano Niccolò Savarino a
Milano. L’uomo bloccato a
Vienna, è accusato di
favoreggiamento, minacce
ed estorsione: è sospettato
di aver aiutato Jovanovic a
lasciare l’Italia, cercando
per lui documenti, e di aver
minacciato per telefono
l’intestataria della Bmw X5
con cui è stato ucciso
Savarino promettendole
200mila euro in cambio del
silenzio.
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L’operazione La società proprietaria avrebbe risparmiato sul carburante
Furto in casa di Lapo Elkann
a Milano: a dare l’allarme,
intorno alle 3 di sabato
notte, è stato il domestico
ecuadoregno, che è stato
svegliato mentre era nella
propria abitazione da una
chiamata d’allarme inviata
dalla centrale operativa di
Torino del sistema di
vigilanza privata della Fiat,
collegata all’abitazione di
Lapo, in corso di Porta
Ticinese. Il padrone di casa
si troverebbe all’estero e il
domestico non ha saputo
dare indicazioni utili per
capire se e cosa i ladri
abbiano portato via dal loft.
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Sotto controllo
A sinistra, il «Villa sul
mare», 44 metri, uno dei
più grandi yacht disponibili
a nolo, un’imbarcazione
con otto cabine. Sopra
Paola Perego (Milestone)
Il recupero Le operazioni di ritrovamento dei corpi (Ansa)
Montagna Le vittime sono un istruttore e un imprenditore, processato (e assolto) nel 2009 per aver provocato una slavina
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22 Cronache
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
#
Protesi a basso costo, ma nella metà dei casi si deve tornare dal chirurgo
Naomi Wolf e lo scandalo della Pip. Le case produttrici americane che hanno ignorato l’obbligo di monitorare le pazienti
Il silicone che avvelena le donne
nel silenzio di medici e governi
La scrittrice
N
el corso della mia vita, mi è capitato
di sentire un’infinità di dichiarazio-
ni al limite della credibilità da parte
delle autorità, ma finora non mi era mai
successo di sentire o vedere qualcosa di co-
sì scandaloso come in un programma della
Bbc (Newsnight), mandato in onda il 7 feb-
braio scorso, al quale ero stata invitata a
partecipare. Venticinque donne avevano ac-
cettato di presentarsi in trasmissione per
porre domande a Anne Milton, ministro
della Salute britannico, per cercare una ri-
sposta alle loro domande e ai loro timori.
Tutte queste donne hanno ricevuto protesi
mammarie al silicone della Pip (Poly Im-
plant Prothèse), ritirate dal mercato euro-
peo nel 2010, in seguito al rilevamento di
elevati tassi di rottura e la conferma dell’uti-
lizzo, al loro interno, di silicone di qualità
inferiore — silicone industriale e non per
uso medico, per intenderci.
A dicembre 2011, il governo francese ha
consigliato la rimozione delle protesi Pip e
anche le autorità sanitarie di altri Paesi han-
no adottato queste misure. Ma non la Gran
Bretagna. Le autorità francesi, secondo il
consiglio globale dell’Organizzazione mon-
diale della sanità, «hanno inoltre scoperto
che il gel contenente il silicone di qualità
inferiore si è rivelato un irritante per i tes-
suti circostanti e, in caso di perdite, può
portare a infiammazione e dolore».
Durante le ricerche per il mio libro Il mi-
to della bellezza, nel 1991, già leggevo nella
stampa medica specializzata quali fossero i
tremendi rischi per la salute causati dalle
protesi mammarie al silicone. Ero rimasta
scioccata nell’apprendere che mentre le ri-
viste femminili facevano grande pubblicità
alla moda di rifarsi il seno, le pubblicazioni
mediche —che le donne di certo non legge-
vano — offrivano ai chirurghi speciali po-
lizze assicurative per tutelarsi dal rischio di
rottura delle protesi, stimata attorno al
30-70 percento. Gli effetti collaterali erano
tutti elencati: fino al 70 percento degli im-
pianti si sarebbero induriti come «palle da
golf», per poi rompersi, lasciando infiltrare
il silicone nei tessuti circostanti e in altre
parti del corpo delle donne, con conseguen-
ze del tutto sconosciute.
Vivere un incubo
Questi avvertimenti furono ascoltati ne-
gli Stati Uniti e le protesi al silicone venne-
ro vietate nel 1992. Non così in Gran Breta-
gna. Oggi le donne inglesi, come le venti-
cinque ospiti nello studio di Newsnight, si
ritrovano a vivere un incubo, non essendo
mai state informate dei pericoli del silicone
da nessun organo governativo, anche quan-
do le cliniche private accumulavano ingen-
ti fortune con l’impianto delle protesi. E
ora, con lo scandalo Pip, il sistema sanita-
rio britannico rischia di dover accollarsi co-
sti milionari per asportare le protesi difetto-
se e sottoporre le donne a esami di risonan-
za magnetica per controllare se vi sono sta-
te rotture o perdite.
In questo contesto, sono rimasta di sas-
so quando ho sentito il ministro della Salu-
te rivolgere le seguenti, testuali parole a
uno studio affollato di donne spaventate:
«Dagli studi realizzati si evince che le prote-
si Pip non sono pericolose».
Non credevo alle mie orecchie, specie
considerando il fatto che il suo ministero
doveva aver ricevuto l’allarme globale lan-
ciato dall’Organizzazione mondiale della sa-
nità che ribadiva il rischio maggiore di rot-
ture cui andavano incontro le protesi Pip e
la natura irritante del suo gel. A quel punto
l’ho informata che la Food and Drug Admi-
nistration (Fda) in America le aveva vietate
nel 1992, dopo decenni di ricerche, avverti-
menti e cause legali. Il divieto della Fda era
durato per 14 anni, per poi essere sollevato
nel 2006, dietro pressioni commerciali. A
dispetto di tutto ciò, il ministro Milton ha
reiterato la sua affermazione sconcertante
alle donne che chiedevano risposte chiare e
convincenti e non solo la risonanza magne-
tica o la rimozione delle protesi.
Sostanze nocive
Confesso che a quel punto non sono riu-
scita a trattenermi e le ho detto che le possi-
bilità erano due: o mentiva oppure occupa-
va la poltrona sbagliata. Non è ammissibile
che il governo di Cameron — e il ministro
in persona — non sapessero nulla del divie-
to del 1992 della Fda, che aveva suscitato
vasta eco a livello mondiale. Alla luce dei
costi milionari che il governo sta cercando
di aggirare, è semplicemente inconcepibile
che un suo ministro non sia stato informa-
to sull’entità del rischio. I dati sui pericoli
per la salute sono inconfutabili: «Provi a di-
gitare protesi mammarie al silicone rischi
per la salute su Google» le ho suggerito. Ba-
sta una sola ricerca per produrre 14 milioni
di risultati.
Nel 2011 Saundra Young, giornalista del-
la Cnn, ha fatto notare che le ditte produttri-
ci Mentor e Allergan avevano riferito alla
Fda di aver perso contatto con molte pazien-
ti dopo l’impianto delle protesi. Pur avendo
assicurato la Fda, come condizione dell’ap-
provazione dei loro prodotti, che avrebbero
monitorato nel corso degli anni tutte le don-
ne cui erano state impiantate le loro protesi,
a distanza di tempo queste ditte hanno for-
nito i dati riguardanti solo il 21 percento del-
le pazienti. Nel 2009, negli Stati Uniti sono
stati effettuati 318.000 impianti di protesi
mammarie e il 70 per cento con protesi al
silicone. Le protesi mammarie introducono
nel corpo delle donne sostanze come alcol
denaturato, gomma di nafta, resina epossi-
dica, cloruro di polivinile, polvere di talco e
acetone, oltre al silicone. Il dottor Edward
Melmed, chirurgo plastico di
Dallas, ha riferito alla commis-
sione della Fda nel 2011 che le
protesi sono composte da «so-
stanze tossiche industriali». «I
sintomi sono reali. Ogni sera
ricevo da cinque a sette mail
da donne di tutto il mondo
che mi chiedono: "Che cosa de-
vo fare per questi disturbi?"».
Melmed ha riferito alla Fda che dopo 10
anni dall’impianto, il 50 per cento delle pro-
tesi ha subito rotture; dopo 15 anni, il 72
per cento; e il 94 per cento si rompe entro
vent’anni: «Perché la Fda acconsente che
vengano inserite nel corpo di giovani don-
ne protesi che sicuramente nel giro di 10
anni, e nell’80 percento dei casi, sono sog-
gette a deterioramento o rottura? Lo per-
metterebbe per le protesi all’anca? Lo per-
metterebbe se fossero destinate a pazienti
maschi?». Il dottor Melmed è diventato una
figura profetica: chirurgo di Dallas che ha
impiantato protesi mammarie a migliaia di
donne, nel 2007, quando la Fda ha revocato
il divieto imposto nel 1992, ha pubblicato
sul Los Angeles Times un articolo intitolato
«Le protesi al silicone restano pericolose».
Avendo utilizzato «le protesi al silicone
sin dal loro esordio, negli anni Sessanta», il
dottor Melmed aveva notato i disturbi più co-
muni segnalati dalle pazienti nel corso degli
anni: «La maggior parte delle protesi con gel
al silicone si indurisce con il passar del tem-
po. Si chiama contrazione capsulare. Le don-
ne colpite da contrazione capsulare si ritrova-
no con seni deformi e doloranti». Una sua pa-
ziente, Helen S. di 71 anni, riferiva di protesi
impiantate 23 anni prima e ormai indurite,
che le causavano notevoli dolori. La risonan-
za magnetica aveva rivelato che le protesi si
erano rotte e successivamente calcificate:
«Quando ho asportato le protesi, la cavità
era piena di silicone liquido e melmoso, il ri-
vestimento delle protesi era praticamente
sparito». Negli ultimi 14 anni, il dottor Mel-
med ha asportato le protesi a mille donne e
aggiunge: «Non sappiamo ancora con sicu-
rezza dove finiscono le microparticelle di sili-
cone, io le ho ritrovate nei linfonodi».
Il dottor Melmed fa notare come ogni ge-
nerazione di protesi al silicone viene accolta
come migliore e più sicura e lo stesso è sta-
to con quest’ultima. Stavolta, lo scrive nel
2007, la Fda consiglia alle donne di sottopor-
si a risonanza magnetica per vedere se ci so-
no state rotture degli involucri e di sostitui-
re le protesi ogni dieci anni. «Peccato che le
donne diventeranno le cavie da laboratorio
per queste protesi» commenta Melmed, sot-
tolineando che saranno loro, le pazienti, e
non i chirurghi, a dover pagare per i costosi
controlli. Altri chirurghi negano categorica-
mente qualsiasi nesso tra protesi al silicone
e problemi di salute, ma il dottor Melmed
conferma: «Ho visto un numero rilevante di
pazienti che lamentavano sintomi come af-
faticamento, perdita di memoria a breve ter-
mine, dolenzia muscolare e articolare, erite-
mi, disturbi del sonno, depressione e perdi-
ta di capelli, che ben presto si risolvono con
la rimozione delle protesi».
Gli studi emanati dai produttori stessi
delle protesi avvertono che un quarto delle
pazienti potrebbe richiedere un ulteriore in-
tervento chirurgico nel primo anno dopo
l’impianto e molte di loro rischiano di do-
ver sottoporsi a ripetute correzioni chirur-
giche. «Le donne che chiedono queste pro-
tesi devono sapere che vanno incontro a
più operazioni chirurgiche» avverte il dot-
tor Daniel Schultz, direttore del Centro pro-
tesi e rischio radiologico della Fda.
Le donne presenti negli studi della Bbc
di Londra sono rimaste esterrefatte: nessu-
no aveva mai parlato loro di questi rischi. E
continuavano a ripetersi, comprensibil-
mente: «Come mai il governo non ha vigila-
to? Dove sono i test?». I test, ahimè, non so-
no stati effettuati a causa delle pressioni
commerciali e finanziarie che hanno voluta-
mente tenuto le donne all’oscuro dei peri-
coli che le aspettavano. La vera beffa non è
tanto scoprire che oggi costa meno di 600
dollari, in Gran Bretagna, farsi rifare il seno
con protesi al silicone — un vero affare —
quanto piuttosto che si dovranno spendere
dai 3.000 agli 8.000 dollari per asportarle o
per nuovi interventi correttivi nel caso di
protesi indurite o rotte. È proprio la natura
difettosa delle protesi — sulla quale le don-
ne non sono correttamente informate —
che garantisce al chirurgo un futuro redditi-
zio dalla stessa paziente, man mano che le
sue protesi si irrigidiscono o si deteriorano
con il passar del tempo.
«Caspita, abbiamo dimenticato di spie-
garle quali potrebbero essere i rischi di que-
ste protesi» è l’approccio più comune an-
che negli Stati Uniti. Quando le protesi al si-
licone sono state reintrodotte sul mercato
nel 2007, la Fda — per placare le ire dell’in-
dustria chimica e della lobby dei chirurghi
—ha imposto ai produttori, come condizio-
ne per ottenere l’autorizzazione, l’obbligo
di seguire per dieci anni le 80.000 donne
che avrebbero ricevuto le loro protesi. Già
questo passo era di per sé scandaloso. Nelle
parole del dottor Melmed, a quel tempo la
politica del governo era «impiantate ades-
so, studiate dopo». In base al tasso di richie-
sta delle protesi, nel giro di dieci anni cin-
que donne americane su cento avranno que-
sto tipo di protesi inserita nei loro corpi.
Statistiche nascoste
Che novità ci sono state da allora? Sorpre-
sa: le case produttrici non hanno ottempe-
rato all’obbligo di monitorare le pazienti,
troppo indaffarate a batter cassa con la ven-
dita delle protesi. Ci sono fortissimi interes-
si nel non compilare questi dati da sotto-
porre allo scrutinio del governo; anzi, si
può tranquillamente affermare che le auto-
rità inglesi e americane hanno deciso cini-
camente di guardare dall’altra parte. La rea-
zione della Fda, davanti alla mancata raccol-
ta dei dati clinici da parte dell’industria ma-
nifatturiera, prerequisito indispensabile
per l’autorizzazione governativa, è stata
semplicemente di commentare che riflette-
rà sulla situazione e non prenderà alcuna
misura se non dopo aver consultato chirur-
ghi — c’è da rabbrividire! — pazienti e
«sponsor». Prima che la Fda si consegnas-
se per intero nelle mani dei gruppi di inte-
resse, la sua missione era quella di difende-
re la salute e la sicurezza dei cittadini, non
di tranquillizzare gli azionisti finanziari.
E così una nuova generazione di donne
non avrà accesso, neppure stavolta, a impor-
tantissimi documenti governativi che confer-
mano la schiacciante evidenza dei problemi
di salute causati dalle protesi al silicone. Per-
ché sono sempre le donne a essere trattate
da cavie e i loro corpi da topini da laborato-
rio? Perché, a mio avviso, sussiste un clima
culturale nel quale alle donne non bisogna
render conto di nulla, come il governo bri-
tannico ha dimostrato la settimana scorsa in
pubblico, specie se il problema è imputabile
alla loro «vanità». Anne Milton e i suoi colle-
ghi di governo saranno convinti che le don-
ne sono di due tipi: o proprio stupide o dav-
vero insignificanti, poiché —alla pari del go-
verno americano — non si sentono minima-
mente in obbligo di difenderle contro tutti i
poteri e le pressioni commerciali che lucra-
no sulla loro salute e incolumità.
© Guardian News & Media 2012
(Traduzione di Rita Baldassarre)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
600
50
318.000
di NAOMI WOLF
Perché siamo trattate da cavie e i nostri corpi da topini
da laboratorio? Perché non bisogna renderci conto di
nulla, specie se il problema è imputabile alla nostra vanità
Dollari
Il prezzo in Gran Bretagna
per rifarsi il seno con protesi
al silicone. Per asportarle se
spendono dai 3 agli 8 mila dollari
Per cento
Sono le protesi che secondo
la Food and Drug Administration
hanno subito rotture dopo 10 anni
Femminista L’autrice Naomi Wolf,
49 anni, è considerata la portavoce
della terza ondata del movimento
femminista. Figlia di una coppia di
intellettuali hippie californiani, lui
professore, lei psicanalista, a 26 anni
ha pubblicato «Il mito della bellezza»
Negli Stati Uniti
Tanti sono gli impianti di protesi
mammarie effettuati nel 2009,
il 70% con protesi a silicone
Testimone
La giornalista
venezuelana
Rita
De Martino,
27 anni, con
la protesi al
silicone che ha
rimosso. Sotto,
le protesi
davanti alla
Pip (Reuters
e Afp)
❜❜
italia: 515249535254
Codice cliente:
23 Cronache
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
#
Settis: ecco perché scrissi quella email sul «Crocifisso milionario»
Oltre 150 mila turisti
in festa nel weekend
❜❜
I nuovi costumi mandano in archivio il federalismo della comicità
Vino italiano
Esportazioni
record
da 4 miliardi

Con la tradizionale discesa dell’Alfiere dal
Campanile di San Marco del martedì
«grasso» si avvia alla fine il carnevale di
Venezia 2012, diretto da Davide Rampello.
Le cerimonie proseguiranno con il rogo
del toro di 9 metri, simbolo di questo
Carnevale, e poi la Vogata del silenzio
dopo il Concerto in piazza San Marco. Nel
weekend sono arrivati nella città
lagunare almeno 150 mila turisti
A poche settimane dal
Vinitaly, la Coldiretti dà
una buona notizia: l’export
italiano vola, con cifre da
record storico. Un
aumento del 13% rispetto
all’anno precedente,
superando, per la prima
volta, l’importo di 4
miliardi di euro. Il dato
emerge da un’analisi Istat
basata sul commercio
estero dei primi 11 mesi
del 2011. Nota Coldiretti: il
vino è diventata la voce
più importante dell’export
agroalimentare con oltre
la metà del fatturato
all’estero che tocca i Paesi
dell’Unione Europea, con
la Germania in testa (+
10%) tra i Paesi comunitari
che apprezzano il vino
made in Italy. Seguita dalla
Gran Bretagna. Poco meno
di un quarto del fatturato
estero, tuttavia, è stato
ottenuto negli Stati Uniti
con un aumento record in
valore del 16%, nel 2011.
La vera sorpresa viene dai
Paesi asiatici,
cominciando dalla Cina
dove le esportazioni di
vino sono praticamente
raddoppiate (+ 80%),
mentre continua a
crescere la Russia (+16).
«È vero, la Cina è il futuro
ma le percentuali non
traggano in inganno. Le
quote di mercato sono
ancora piccole, c’è una
cultura del vino da
costruire», commenta
Augusto Reina, ad di Illva
Saronno, presidente della
storica azienda siciliana
Duca di Salaparuta. L’Illva,
nel 2005, acquisì il 33%
della cinese Yantai
Changyu Pioneer Wine.
«In questi anni — spiega
Reina — abbiamo
incrementato le vendite di
vino locale e ora stiamo
esportando il vino italiano
in Cina. Conosco quel
mercato e i gusti dei
cinesi. Le prospettive sono
rosee, ma tempo al
tempo». Lo stato di salute
del made in Italy
vitivinicolo è confermato
da una ricerca di
WineNews, che ha rilevato
come il 93% delle aziende
più importanti d’Italia
hanno archiviato il 2011
con un bilancio positivo e
un incremento medio di
vendite del 3-5%.
Marisa Fumagalli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La lettera
Caro direttore,
nel suo articolo (19 febbraio) sull’acquisto
del «crocifisso milionario», innescato dal
rinvio a giudizio del sottosegretario Cecchi e
altri, Paolo Conti cita, come se fosse
rilevante ai fini anche giudiziari della
vicenda, una mia email a Cecchi (allora
direttore generale), con le parole «mi
sembra un'ottima decisione», precisando
che allora ero presidente del Consiglio
superiore dei beni culturali. Tale citazione è
irrilevante. Durante la mia presidenza il
Consiglio superiore non ha mai, neppure
per un secondo, parlato del crocifisso (lo
fece invece il Comitato di settore per la
storia dell'arte): è dunque evidente che non
posso aver parlato in nome del Consiglio.
Né posso aver fatto attribuzioni, e non solo
perché non sono un esperto di scultura del
tardo Quattrocento, ma perché non ho mai
visto (a oggi) quel crocifisso, e non ho
l’abitudine di esprimere pareri senza aver
visto. La verità è molto più semplice, anzi
banale; e ringrazio Cecchi per aver citato la
data della mia email (18 novembre 2008),
che aiuta a ricostruire il contesto. Era allora
in corso un durissimo scontro con il
ministro Bondi: egli tacque quando il
bilancio del suo ministero subì un taglio
pesantissimo di oltre un miliardo, ma si
agitò quando io ne scrissi sul Sole 24 ore del
4 luglio 2008; il sottosegretario Giro e altri
mi invitarono allora alle dimissioni, che
Bondi respinse. Ma la gravità della
situazione mi spinse a intervenire
ripetutamente nei mesi successivi, con
alcuni articoli su Repubblica, uno su Die
Welt e numerose interviste, in Italia e fuori.
Altre pesanti ragioni di contrasto vennero
dalla proposta Carlucci di archeocondono e
dalla nomina a direttore generale di un
manager senza specifiche competenze nei
Beni culturali; finché Bondi mi chiese di
dimettermi con un articolo sul Giornale (23
febbraio 2009), ciò che subito feci (la mia
lettera uscì il 26 febbraio su Repubblica). È
in questo clima arroventato che Cecchi,
senza darmi particolari né sulle procedure
né sul prezzo, mi chiese «abbiamo i soldi
per comprare un probabile Michelangelo,
che ne pensi?». In quel contesto, c’era un
solo senso possibile: verificare se avrei
criticato il ministero, magari sui giornali,
perché, in tempi di magra, non destinava
quei soldi altrimenti. E la mia risposta
aveva un solo senso possibile: la
convinzione che, anche in tempi di magra,
un buon acquisto può essere un segnale
positivo. Nessuna implicazione di tipo
istituzionale, né tanto meno attributivo. Né
potevo allora immaginare gli inquietanti
retroscena che avrebbe più tardi rivelato
Tomaso Montanari nel suo «A cosa serve
Michelangelo?». Facendomi molto onore,
Conti accosta il mio nome a quello di Zeri
(«per Zeri e Settis era di Michelangelo»). È
un onore che non merito, e non solo perché
non ho mai espresso un tal parere, ma
anche perché la frase «se non è
Michelangelo è Dio» fu attribuita a Zeri
solo sei anni dopo la sua morte. Ma
davvero gli argomenti a difesa del
sottosegretario Cecchi sono tanto deboli da
dover ricorrere a una frase non
documentata di Zeri e a una mia vaga e
remota email, senza alcun rilievo né
istituzionale né scientifico? Spero proprio
che non sia così.
Salvatore Settis
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Venezia
Un Carnevale senza Arlecchino
Così spariscono le vecchie maschere
Arlecchino Meneghino
Il bilancio
Pantalone
L’ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali
Gianduja Colombina Pulcinella Balanzone
SEGUE DALLA PRIMA
Il beffardo Beppe Nappe da
quale angolo della Sicilia è ar-
rivato? E chi mai era Gioppi-
no di Bergamo? Rugantino è
una maschera di Roma («er
bullo de Trastevere»), un pe-
riodico, un film o una com-
media? Con domande simili
non si finirebbe mai. Resisto-
no all’anonimato, forse per-
ché si sono rifugiati nell’im-
maginario collettivo, Arlec-
chino e Pulcinella. Probabil-
mente devono la loro salvez-
za ai costumi politici attuali
(sia chiaro: non solo italia-
ni!). C’è sempre un’occasione
per ricordarli. Ma la cultura
popolare è in agonia; anzi,
forse ha già tirato le cuoia.
Conclusione? Non c’è più il
Carnevale di una volta.
Eppure le maschere realiz-
zarono, esasperando tenden-
ze e desideri sino alla comici-
tà, l’unico vero federalismo
che abbia conosciuto il Belpa-
ese: quello dei costumi. Sia-
mo diversi nelle apparenze,
ma ridiamo e godiamo alla
stessa maniera. E ridere — lo
sottolineava un filosofo co-
me Henri Bergson — è utile
per mettere sotto controllo i
difetti. Le maschere delle tra-
dizioni svolgevano questa
funzione nell’intero Paese,
raccogliendo lazzi e frizzi al-
l’ombra di ogni campanile.
Ma probabilmente anche la
comicità ha cambiato natura,
aiutata prima dalla televisio-
ne e poi dalla rete. E oggi si
ride per motivi che sino a
non molto tempo fa avrebbe-
ro fatto piangere.
Dove sono finite le nostre
maschere? I negozi, giusta-
mente, si adeguano alle ri-
chieste. Se nessuno desidera
indossare le sembianze del
bolognese Balanzone, con il
suo latino maccheronico e le
citazioni dotte e strampalate,
ne fanno a meno. Offrono
quelle strillate dai video del
momento o le cinesi che, a
prezzi stracciati, scimmiotta-
no i tratti del capitano Schetti-
no o di qualche signorina di
larghe vedute morali che ha
reso effervescenti le cronache
politiche del precedente go-
verno italiano. I loro profili si
ritrovano nelle sfilate dei car-
ri di Carnevale, organizzate
solo per motivi turistici. Per
ridere — ammettiamolo — la
fantasia desidera faticare sem-
pre meno. Forse è stanca. O
demotivata.
Eppure la maschera — dal
latino medievale mascha — è
il finto volto che si indossava
per liberarsi dalle convenzio-
ni. Il Carnevale era il giorno
in cui, scherzando, si poteva-
no almeno proferire alcune
verità. In tempi recenti que-
sto travestimento del viso si
è rivelato superfluo. Più o me-
no un secolo fa, al tempo di
Luigi Pirandello, maschere ve-
neziane come Pantalone o Co-
lombina e tante altre comin-
ciarono a ritirarsi lentamente
incalzate da una dilagante
«crisi dell’io». Sono rimaste
ancora per decenni nei nego-
zi, nei giorni di Carnevale,
ma hanno smesso di riflette-
re la società che le aveva gene-
rate. L’uomo — notò proprio
Pirandello — non può capire
gli altri, meno che mai se stes-
so: ognuno vive portando —
consapevolmente o no — ap-
punto una maschera. Se la tie-
ne fissa, ogni giorno dell’an-
no, e dietro essa si muovono
innumerevoli personalità di-
verse e inconoscibili.
L’appello di Pupi Mazzuc-
co, raccolto dalle cronache de
«Il Secolo XIX» di ieri, per ri-
valutare le tradizioni del Car-
nevale, è un atto eroico in un
mondo dove contano soltan-
to bilanci e comunicazione.
Pulcinella, che si inchina a de-
stra e a sinistra, da oltre due
millenni mostra l’indole del
servo: per questo ha ancora
spazio per esibirsi. Margarete
Bieber nella sua Storia del tea-
tro greco e romano (Prince-
ton 1961) ne vede l’origine
nel goloso e affamato Mac-
cus, personaggio della farse
popolari romane risalenti a
qualche secolo prima di Cri-
sto. Arlecchino, invece, pur
avendo in tempi recenti inter-
preti quali Marcello Moretti o
Ferruccio Soleri (quest’ulti-
mo ne veste i panni da mezzo
secolo), si è moltiplicato co-
me i pezzi del suo abito. È fini-
to dappertutto. Frequenta an-
cora il Carnevale? Per ora è
presente anche nei laborato-
ri. La rara disfunzione geneti-
ca Ittiosi Arlecchino è allo stu-
dio e aiuterà, come la masche-
ra, a scoprire altro. Tra i politi-
ci? Decidetelo voi. Senza di-
menticare che Arlecchino è
un po’ sciocco. E un po’ demo-
niaco.
Armando Torno
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Poverello bergamasco,
indossa un vestito di zecchini
colorati. Carlo Goldoni lo ha
rappresentato in «Arlecchino
servitore di due padroni»
Diminutivo del nome
Domenico (da Menegh), la
maschera milanese deve
la fama a Porta. Fa coppia
con la moglie, la Cecca
Avaro commerciante
veneziano, indossa una
calzamaglia rossa: con
Goldoni perde la comicità
e diventa padre burbero
Galantuomo piemontese
ricco di buon senso e
coraggio, ama il vino e la
tavola. La maschera
nacque sul finire del 1700
Maschera veneziana della
commedia dell’arte, è l’amore
di Arlecchino: di lei si cura
Pantalone, che l’ha cresciuta
come le sue «colombette»
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Il servitore napoletano è
stato creato dall’attore
Silvio Fiorillo nel ’500. Si
ispirò al contadino
Puccio d’Aniello di Acerra
Il dottore bolognese prende
il nome da «baldanza», la
bilancia dei tribunali: crede
di sapere tutto, con citazioni
in latino maccheronico
Tradizioni L’appello del burattinaio Mazzucco a recuperare i colori regionali e le nuove strade della risata
italia: 515249535254
Codice cliente:
24
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
Q
uelle magliette così irriguardose («Fuck
Frank Gehry»), che pure lui stesso ha
detto di aver acquistato, devono aver davvero
colpito l’architetto che inventò il Guggenheim
di Bilbao (1991-97) e la Walt Disney Hall di
Los Angeles (1989-92) dove ha appena fatto
da guida al vice premier cinese Xi Jinping. Ma
forse a colpire ancora di più l’archistar Frank
O. Gehry (1929, Pritzker nel 1989) è stato il
rifiuto del suo progetto per l’Eisenhower Memorial di
Washington (i primi a bocciarlo sono stati gli stessi eredi) e le
critiche al nuovo (e per lui primo) grattacielo newyorkese, in
Spruce Street, Lower Manhattan. Così Gehry si è sfogato: «C’è un
complotto contro di me. E contro tutti quegli architetti che, come
me, creano edifici fatti di movimento e sentimento». Più volte
accusato per quelle creature stravaganti e che sembrano andar
contro l’attuale desiderio di responsabilità e soprattutto di
sostenibilità ha tenuto a specificare: «I miei progetti rispettano
sempre i consumi». A chi ha poi ipotizzato un suo ritorno alle
origini pre-Bilbao (la David House di Malibù) anche in virtù della
crisi, Gehry ha ribattuto: «Questa voglia di rigore sta facendo
diventare le nostre città sempre più insipide». (Stefano Bucci)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Anche l’anima deve nutrirsi
Esistono spazi distinti, paralleli, simultanei, in eterno conflitto.
Stanze diverse di meditazione e canto: l’arco dell’ascesa verso
illuminazione e beatitudine, a cui si contrappone lo scivolamento
nel vuoto che nutre morte, angoscia, caos, ossessione. Tuttavia
l’avvenuta sovrapposizione inestricabile delle due zone conduce oggi
l’uomo ad essere distante e sordo persino alla parola, il nutrimento
che all’inizio delle civiltà non possedeva appellativo. Non a caso la
silloge Il cibo senza nome di Pasquale Vitagliano (LietoColle, pp.
54, € 10) si presenta divisa in sezioni opposte: «Dentro» e «Fuori».
Tutto ormai pare vacuo e perso, tolto il valore sacrale di essere fiato
di qualcuno, di vivere per un preciso fine. Una poetica originale, che
alterna materia fisica a visioni e richiama la forza drammatica,
contaminante, istintiva ed eretica di Pasolini e Testori. Esausto,
rassegnato, al termine del viaggio esperienziale l’autore suggerisce
di restare immobili, in lista d’attesa, mentre il tempo concesso
prima del terremoto estremo si fa istante più breve di un attimo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Intrecci di storie, amicizie, passioni: Ezio Raimondi racconta le voci dei suoi libri
Era considerato il massimo conoscitore della civiltà nuragica:
a lui si deve la scoperta della reggia di Su Nuraxi, a Barumini,
poi dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Giovanni
Lilliu è morto ieri a Cagliari. Aveva 97 anni (era nato nel 1914).
Archeologo e Accademico dei Lincei dal 199o, Lilliu aveva tra
l’altro fondato la «Scuola di specializzazione di Studi Sardi».
di FRANCO MANZONI
Addio Lilliu, archeologo dei nuraghi

L’America boccia Gehry
E lui replica: è un complotto
Lo studio
dal nostro inviato PAOLO DI STEFANO
Cultura
IN PAGINA
BOLOGNA — Le voci dei libri sono le tante
voci contenute nei libri, ma sono anche quelle
che arrivano a determinarne la scelta e la lettura,
e sono quelle che dai libri, una volta letti e consu-
mati, si dipartono per proseguire lungo percorsi
imprevisti. I libri sono intrecci di voci, confluen-
ze, crocevia. Le voci dei libri è il titolo del nuovo
libro di Ezio Raimondi (a cura di Paolo Ferratini,
Il Mulino, pp. 113, e 13), che a sua volta è un in-
treccio di voci e di incontri. Si sarà notata l’ab-
bondanza di «libri» nelle righe che aprono que-
sto articolo. Non è casuale. Perché il nuovo libro
di Raimondi, che con i suoi quasi 88 anni è il de-
cano degli italianisti, è in realtà un metalibro,
racconta le letture-chiave di una lunga vita, quel-
le che prima ancora di rappresentare una svolta
culturale sono state un momento importante sul
piano esistenziale: voci che provenivano da lonta-
no lasciando nell’intimo una lunghissima eco.
Nel momento in cui si prefigura il suo tramonto,
questo è un canto di riconoscenza dal tono quasi
testamentario all’oggetto libro quale segno tangi-
bile e imprescindibile di profonda umanità. Non
c’è pagina che si esaurisca in sé. Ogni pagina let-
ta si riallaccia a una presenza, a un incontro, a
un’amicizia. Del resto, si sa, per Raimondi la let-
teratura, non solo quella poetica e narrativa ma
anche quella critica, è il luogo del dialogo per ec-
cellenza: non c’è niente di più democratico. Ogni
libro è un incontro dentro e fuori le pagine.
Seduto al tavolo della sala nel suo appartamen-
to di via Santa Barbara, sulla collina innevata di
Bologna, Raimondi non nasconde l’emozione di
fronte a questa sua esile creatura; emozione che
contrasta un po’ con la magrezza severa del por-
tamento ma soprattutto con il rigore razionale
del suo immenso lascito critico. Il «libridinoso»,
lo chiamano ancora oggi gli allievi (i più imperti-
nenti ne anagrammavano nome e cognome: «Ini-
zia e dormo»). Eppure in lui non c’è traccia di
feticismo bibliofilo, la sua biblioteca è un cumu-
lo di volumi in ordine sparso, anzi in controllato
disordine: «Mi sono affidato sempre a misure re-
lative, con mutamenti di posti che rendevano
sempre più aleatoria la possibilità di seguirli e
ritrovarli». Sono cumuli precari che iniziano in
corridoio e si espandono in vere e proprie mura-
glie nello studio, dove neanche la scrivania viene
risparmiata dall’ammasso. «Libridinoso? Era
una formula maliziosa con cui si voleva indicare
una persona che amava parlare di libri, ma in re-
altà parlando di libri io parlavo di nuove espe-
rienze umane. Studiare un personaggio era tenta-
re di strapparne il mistero che chiamiamo ani-
ma». Ma l’incontro con i suoi autori che viene
fuori dal racconto di Raimondi è soprattutto una
continua occasione umana: «Il mio rapporto con
i libri è fatto anche di assenza, di desideri, di mo-
menti sofferti e di dubbi, un rapporto che mi av-
vicina a una totalità imperfetta, un atto di amici-
zia. Anche nella letteratura quel che conta è la
nozione di amicizia, perché la letteratura tutela
l’integrità dell’uomo, come di un amico che ac-
cettiamo così com’è».
Il libro prende avvio da un’infanzia povera, da
un padre ciabattino che preferirebbe un figlio ar-
tigiano e da una madre donna di servizio che in-
siste perché Ezio continui a studiare. «In realtà
— dice Raimondi — io avevo due padri e quello
che parlava di più era l’altro, il mio era laconico.
Il caso volle che bambino in fasce venni accolto
da una coppia di vicini senza figli. Mia madre an-
dava a lavorare e mio padre pure, così io rimane-
vo con loro tutto il giorno e nacque un affetto di
paternità e di maternità. Il Baratta, un operaio
specializzato che leggeva il «Corriere» e «La
Stampa», divenne per me una specie di padre
elettivo che era stato corista a Milano e mi porta-
va a teatro. Mio padre invece era una presenza
segreta, vive nella mia memoria in certi gesti di
signorilità taciturna, con quel toscano e quel suo
vestito a festa della domenica, un abito a punti-
no azzurro, che contrastava con il grembiule
sporco di vernice indossato gli altri giorni: aveva
un volto affilato ed era privo della tipica espansi-
vità verbale bolognese. L’espansività era un dono
del Baratta, che coniugava dialetto e italiano in
una miscela molto inventiva».
A proposito di miscela linguistica, c’è un incro-
cio fatale nella vita di Raimondi: l’amicizia con
Giuseppe Guglielmi, lo scrittore, il poeta, il mi-
glior traduttore di Céline. La parte centrale del li-
bro è occupata dall’immagine dell’amico Giusep-
pe che ogni domenica mattina sale verso via San-
ta Barbara per leggere con Ezio le traduzioni in
corso. Non facili: Céline, Queneau, Baudelaire… Il
sodalizio, che durerà per una vita dando frutti stra-
ordinari, è anche per Raimondi un’immersione
nell’intimità della lingua: «Prima di tradurre Céli-
ne schedammo tutto Gadda per capire se poteva
servirci il suo lessico, ma scoprimmo che non ne
veniva nulla. La pagina di Céline era musicale, fan-
go che si accende di improvvise accensioni cele-
sti: da bambino mi era stato vietato di parlare in
dialetto, ma traducendo Céline ripescavo dalla
memoria le mescolanze di Baratta e le passavo a
Guglielmi».
Bisogna tornare all’infanzia per cogliere le diffi-
coltà di un ragazzo la cui casa è ridotta in macerie
dai bombardamenti e che presto perde il padre,
morto per malattia nel ’45: rimane da solo con sua
madre nel locale di una ex caserma, in via Masca-
rella, un solo locale che è cucina, studio e camera
da letto insieme. Il giovane Ezio scrive la tesi in
cucina, uno studio su Codro e l’umanesimo bolo-
gnese, nelle narici l’odore del soffritto. «Mia ma-
dre era una persona spericolata, che aveva com-
battuto nella Resistenza e incitava mio padre a
metter su bottega. Quando finii le elementari,
mio padre disse che non c’erano soldi per farmi
studiare e fu mia madre ad assumersi l’onere del-
la spesa, qualche volta aiutata dallo stesso Barat-
ta».
Prima di passare dalla cucina alla biblioteca, en-
tra in casa un volume della storia della letteratura
del Flora: un regalo che la mamma, suggestionata
dal battage pubblicitario mondadoriano, volle
consegnare al figlio come un messale. «C’era una
commistione tra libro dotto e contesto domesti-
co, artigianale: nell’esperienza del libro c’era il vis-
suto diretto, l’odore della cucina. Io parlavo a mia
madre delle mie ricerche, e Petrarca e Codro di-
ventavano personaggi del nostro mondo: mia ma-
dre era quasi in grado di chiedermene lo stato di
salute». Eccole là, le voci dei libri. Si potrebbe an-
che dire i volti dei libri. Per esempio, il sorriso ma-
linconico di una ragazza, Sonia, che un giorno gli
dice: «Tu conosci il tedesco…», e gli passa un li-
bro intitolato Sein und Zeit. La scoperta di Heideg-
ger, nella miseria dei mesi immediatamente suc-
cessivi alla fine della guerra, è una rivelazione per
il giovane Ezio, che lo legge a suo modo, in una
chiave esistenziale, depurata del côté eroico e
nietzschiano, «quasi con inconsapevole baldan-
za», scrive giustamente Ferratini nella postfazio-
ne al volume. Tra caso e destino arrivano altri in-
contri e con essi altre letture: le prime lezioni con
Roberto Longhi sono una folgorazione capace di
cambiare una vita e Raimondi ricorda che rinun-
ciò a laurearsi in storia dell’arte per ragioni econo-
miche, ma anche per timore: «Paura pazza del-
l’ironia di Longhi, attorno a lui c’era un mondo
borghese che non mi apparteneva e rispetto al
quale non mi sentivo ostile ma diverso: io ero por-
tato alla parola discreta e non gridata. Il grido lo
riservavo al gioco del calcio in cui ero sopranno-
minato Qui-Qui, perché chiedevo sempre la palla.
Io avevo due facce: quella del primo della classe
in una classe di fannulloni e quella del ragazzino
che giocava e cascava come tutti».
Altri incontri, altre amicizie, altri libri, altri ca-
si, altri destini: la scoperta del Medioevo europeo
attraverso il dono del grande libro di Ernst Robert
Curtius proveniente da un altro amico inseparabi-
le, Franco Serra, lo studioso di filosofia tedesca
che nel ’48 tornando dalla Germania portò con sé
quel volume: «Ecco — disse all’amico —, è tuo».
Quel libro fu una «premessa ai movimenti del cuo-
re», commenta Raimondi. E poi l’«epifania» del
saggio di Lucien Febvre su Rabelais e i problemi
della miscredenza, pescato tra i tanti volumi arri-
vati sulla scrivania dello stesso Serra e divorato
febbrilmente. «Questa è la vera storiografia»,
avrebbe detto Ezio opponendo quella concretezza
di spazi e di oggetti e quella dimensione materia-
le all’idealismo stagnante della cultura italiana. Le
passeggiate in bicicletta verso l’Appennino e le
conversazioni sotto gli alberi approfondivano
l’amicizia con Franco, nipote di Renato Serra, cui
Raimondi avrebbe poi dedicato studi fondamenta-
li.
Meno caso e più destino, forse, è un altro do-
no: quello che nel novembre del ’68 a Baltimora
Raimondi ricevette dai suoi allievi che lo salutava-
no prima del rientro in Italia: «Era un involto con
il fiocco tricolore, conteneva il Rabelais di Michail
Bachtin, credo la prima edizione occidentale, un
libro che desideravo o, per meglio dire, aspettavo
e che mi avrebbe aperto gli orizzonti sulla polifo-
nia dei mondi ideali: le prospettive del mondo si
moltiplicavano, le voci composite coesistevano, la
lingua diventava pluralità, vitalità e dialogo». E
poi Broch e Nabokov, Fuoco pallido, un romanzo
travestito da filologia, una prima edizione Monda-
dori trovata forse alla Biblioteca circolante Bru-
gnoli: «Lì si potevano reperire Proust, Faulkner,
Virginia Woolf, Mann. Copertine povere e i com-
menti dei precedenti lettori, magari a contrappun-
to: ricordo che Conversazione in Sicilia era costel-
lato ai margini da una serie di "porco". Anche alla
Biblioteca circolante ho incontrato tanti libri non
sapendo che sarebbero stati grandi eventi della
mia vita».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Ho incontrato Petrarca in cucina»
] Ezio
Raimondi
(1924),
filologo e
saggista, è
professore
emerito di
Letteratura
italiana
a Bologna
] Il suo
lavoro
critico
spazia dalla
letteratura
alla storia
dell’arte,
dalle origini
all’Umanesi-
mo, dal
Barocco al
’900. Tra i
saggi più
importanti,
quelli su
Dante, su
Tasso, su
Manzoni,
su Gadda e
su Montale
] È stato
tra i
fondatori
della rivista
«Il Mulino».
I suoi libri
più recenti
trattano la
letteratura
scientifica,
la retorica,
l’etica della
lettura
Archistar sotto accusa
Conversazioni Il decano degli italianisti traccia un bilancio delle letture: un atto d’amore, a cominciare dalla madre e dai due padri
Ezio
Raimondi
alla scrivania
del suo
studio,
a Bologna,
circondato
da volumi.
Il suo nuovo
scritto,
«Le voci dei
libri», esce
in libreria
giovedì
(foto di
Monica Silva)
Maestro
italia: 515249535254
Codice cliente:
25 Cultura
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
I
l costo complessivo di
una racchetta e una palli-
na da ping-pong è di un
euro e 10 centesimi. Se la
racchetta costa un euro più del-
la pallina, quanto costa que-
st’ultima? Siete convinti della
risposta che v’è venuta in men-
te? Come mai siamo così sicuri
delle nostre testimonianze
oculari, nonostante siano falla-
ci (l’analisi del Dna ha scagio-
nato centinaia di persone con-
dannate negli Stati Uniti)? E an-
cora, perché cadiamo tanto fa-
cilmente nelle trappole dei
rimpianti e delle occasioni per-
dute, cioè in una ricetta quasi
perfetta per l’infelicità?
Sono solo alcune delle que-
stioni che Massimo Piattelli
Palmarini raccoglie in Chi cre-
diamo di essere (Mondadori,
pp. 216, e 18), domande che la
nostra mente può trasformare
in veri e propri rompicapo, in
cul de sac cognitivi di cui fa-
remmo meglio ad essere con-
sapevoli. Spesso gli errori e gli
inganni mentali causano im-
precisioni, pronunce sbaglia-
te, inferenze funamboliche —
magari una figuraccia, ma nul-
la di catastrofico. A volte però
le conseguenze sono ben più
gravi: come nei casi in cui le in-
terpretazioni unilaterali e vizia-
te portano a uccidere il presun-
to fedifrago o a scatenare una
guerra. L’ostinata e cieca gelo-
sia, fomentata per confermare
i nostri sospetti (Otello è
l’esempio letterario più cele-
bre, ma quanti veri drammi
della gelosia potremmo elenca-
re?), o la guerra in Iraq iniziata
in nome della necessità di di-
fendersi da armi di distruzio-
ne di massa. Non tutte le men-
zogne sono intenzionali o com-
pletamente tali, esistono since-
re promesse di qualcosa che
non manterremo mai, convin-
zioni fallaci ma apparentemen-
te credibili e intuitive. Tanto
più pericolose quanto più vero-
simili e facilmente comprensi-
bili.
Piattelli Palmarini offre ai
lettori — come scrive nell’in-
troduzione, il libro è destinato
ai non esperti — uno spiraglio
attraverso il quale sbirciare nel-
l’affascinante mondo delle
neuroscienze e delle scienze
cognitive. La nostra mente è
un terreno ancora in gran par-
te misterioso. Rispetto ad alcu-
ni anni fa abbiamo acquisito
molte informazioni, ma gli
enigmi della nostra coscienza,
della correlazione tra mente e
cervello e della sovradetermi-
nazione causale non sono affat-
to risolti.
Autoinganni, controfattuali
miopi e realtà alternative popo-
lano la nostra vita. Alcuni di
questi sono estremamente se-
duttivi: la donna che avremmo
potuto incontrare sarebbe più
soave di quella con cui vivia-
mo, il libro che avremmo potu-
to scrivere più bello di quello
appena pubblicato, e la vita
che avremmo condotto più av-
venturosa e felice di quella che
stiamo vivendo. Se solo quella
volta avessimo cambiato stra-
da...
Uno degli avvertimenti più
utili è quello che riguarda l’au-
torità e la gregarietà: siamo ir-
rimediabilmente portati a fi-
darci di chi ricopre posti di po-
tere, di chi insegna, di chi scri-
ve o è autorevole in qualche
campo del sapere. È facile con-
fondere l’autorevolezza con
l’autorità e impedirsi di mette-
re in dubbio qualche afferma-
zione in base a chi l’ha fatta. Al-
cune storpiature linguistiche
sono talmente assurde da far
ridere: Piattelli Palmarini ricor-
da il caso dei cartelloni pubbli-
citari Alitalia. A lettere cubitali
affermavano: «The time has
flown», con un articolo di trop-
po e senza essersi curati di con-
sultare un dizionario o una per-
sona madrelingua.
Un’altra tentazione molto
umana è quella di attribuire
un senso dove non c’è che una
serie di avvenimenti slegati. La
tendenza a disegnare finalità e
a cercare una volontà superio-
re per fatti che non siamo in
grado di giustificare: il destino
è un’illusione che molti preferi-
scono al peso della casualità.
L’invito di Piattelli Palmarini
potrebbe essere sintetizzato
così: attenzione alle giustifica-
zioni e alle argomentazioni
che ascoltiamo — o che sce-
gliamo di usare —, «soppesa-
re sempre il significato dei da-
ti forniti, porsi sensati proble-
mi e cercare altri dati, cosa og-
gi molto agevole via Internet, è
compito civile doveroso». Con
la consapevolezza che il nostro
sapere è fallibile, limitato e mi-
nacciato da infinite trappole
cognitive. A proposito: la palli-
na da ping-pong non costa 10
centesimi — come molti ten-
dono a rispondere — perché
la racchetta dovrebbe costare
un euro e 10 centesimi, quindi
il costo complessivo sarebbe
di un euro e 20.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’«Aida»
spettacolare
ma senza
musica
Come la mente viene indotta all’errore
] I «Diari
Nato» di
Manlio
Brosio (Il
Mulino, pp.
884, € 70),
sono a cura
di Umberto
Gentiloni
Silveri
] Brosio
(a sinistra
con il
presidente
americano
Lyndon
Johnson) fu
ambasciato-
re a Mosca,
Londra,
Washington
e Parigi
prima di
approdare
alla Nato
di SERGIO ROMANO
Gianfranceschi
penna della destra
di GIULIA BORGESE
Elzeviro
❜❜
Manlio Brosio da Mosca a Washington, infine alla Nato
S
arà vero che È più facile scrivere
bene che scrivere male come
enuncia fin dal titolo il libro
(pubblicato da Ponte alle Grazie) che
ci sta davanti? Certo è un titolo che in-
curiosisce: intanto perché il libro è
l’edizione aggiornata di un manuale
che ha avuto un notevole successo
nel 2002, e poi perché non è dedicato
a chi vuol essere scrittore, ma a chi
per lavoro ha bisogno di scrivere in
un italiano corretto, elegante e subito
comprensibile, per esempio a chi de-
ve stendere un verbale, un comunica-
to stampa, una relazione.
L’autore, Massimo Birattari, è tra-
duttore, consulente editoriale, curato-
re del corso di scrittura edito l’anno
scorso in 24 volumi dal «Corriere del-
la Sera». E si definisce anche ghost
writer e copywriter, e lo fa — nel ri-
svolto di copertina — senza usare le
virgolette e neppure il corsivo, quasi
che quelle parole inglesi siano ormai
del tutto italiane. Cosa che, volendo,
un poco stupisce il lettore (questo è
«un libro da leggere, oltre che da con-
sultare») in quanto agli otto capitoli
fondamentali, che riguardano sempli-
cità, chiarezza, precisione, leggerez-
za, ironia, eleganza, espressività, con-
sapevolezza, si aggiunge un’ Appendi-
ce intitolata «L’Italiese». Tratta, ap-
punto, dell’«invasione delle truppe
corazzate dell’inglese» a cui l’autore
propone di contrapporre alcuni
«esempi pratici di comportamento»,
pur senza arrivare all’«impraticabile
purismo».
«L’unico modo di "difendere" l’ita-
liano — aggiunge — è dimostrare che
è una lingua efficace ed espressiva». E
lo fa con dovizia di bellissimi esempi
scelti con grande attenzione. Esempi
presi dai nostri più grandi: Galileo,
tanto per cominciare, e poi Gadda,
Meneghello, Campanile, Svevo, Mon-
tale, Ungaretti, Gianni Brera, Bianciar-
di, Tognazzi e Vianello, Primo Levi, Le-
opardi, Montanelli naturalmente…
Di scrittori vivi e vegeti ci sono Ar-
basino, Camilleri e Sermonti; e poi
Stefano Benni e Aldo Busi. Possibile
che aggiornando il suo manuale l’au-
tore non abbia trovato neanche un
giovane che scriva bene se non pro-
prio in maniera esemplare? E di don-
ne? Neanche una! Non una riga delle
nostre amate Morante, Ortese, Roma-
no tanto per rimanere nell’aldilà. E
neppure di Liala!
©RIPRODUZIONE RISERVATA
R Il libro: Massimo Birattari, «È più facile
scrivere bene che scrivere male. Corso
di sopravvivenza», Ponte alle Grazie
editore, pp. 224, e 16
Manuali Nuova edizione per il volume di Massimo Birattari. Tanti modelli per la lingua, ma mancano giovani e donne
«L’italiano è bello, così ci difendiamo dall’inglese»
Classici La Scala ripropone lo storico allestimento di Franco Zeffirelli con le scene di Lila De Nobili
di CHIARA LALLI
Massimo Piattelli
Palmarini svela
le più pericolose
trappole cognitive
(e dà le soluzioni)
di PAOLO ISOTTA
L’ambasciatore dei due mondi
D
opo la fine della guerra, i primi governi
democratici espulsero dal ministero de-
gli Esteri i funzionari che avevano colla-
borato con la Repubblica sociale (molti
torneranno a Palazzo Chigi qualche anno dopo),
ma evitarono epurazioni rivoluzionarie e lasciaro-
no pressoché intatto il corpo diplomatico. Decise-
ro tuttavia di riservare alcune fra le principali am-
basciate e legazioni agli esponenti dell’antifasci-
smo e li scelsero in modo che ciascuno di essi fos-
se, per quanto possibile, in sintonia con il Paese in
cui avrebbe rappresentato l’Italia: un liberale a Lon-
dra, un azionista a Washington, un socialista a Pa-
rigi, un comunista a Varsavia, un repubblicano a
Berna e un altro azionista in Cina. Quando, nel
1947, fu necessario inviare un ambasciatore a Mo-
sca, la scelta cadde su un esponente piemontese
del Partito liberale che era stato vicepresidente del
Consiglio nel breve governo presieduto da Ferruc-
cio Parri e ministro della Guerra nel primo gover-
no di Alcide De Gasperi.
Manlio Brosio, nato nel 1897, non era in sinto-
nia con l’Unione Sovietica, ma la sua posizione, in
materia di politica estera, non era diversa da quel-
la di Giovanni Giolitti alla vigilia della Grande guer-
ra. Voleva evitare che l’Italia, nel confronto già te-
so e minaccioso fra gli Stati Uniti e l’Urss, prendes-
se partito. Non era neutralista, ma pensava che il
suo Paese avrebbe meglio difeso i propri interessi
e valorizzato il proprio ruolo evitando quello che
Pietro Nenni, due anni dopo, definì il «cappio del-
le alleanze». Se davvero riteneva che la sua posizio-
ne sarebbe piaciuta a Mosca, Brosio commise cer-
tamente un errore. I sovietici, con un giustificato
realismo, pensavano che l’Italia appartenesse al
campo occidentale e che sulla sua neutralità non
fosse opportuno fare affidamento.
Anche Brosio finì per convincersene. Vide da
Mosca la nascita dell’Alleanza atlantica e fu trasfe-
rito nel 1952 a Londra, dove ebbe una parte impor-
tante nel negoziato che permise all’Italia di torna-
re a Trieste. Per lui, nel frattempo, le porte dei pia-
ni alti della politica italiana si erano chiuse. Decise
di restare all’estero e negli anni seguenti fu amba-
sciatore in altre due capitali del mondo occidenta-
le: Washington dal 1955 al 1961 (gli ultimi anni del-
la presidenza Eisenhower e l’inizio della presiden-
za Kennedy), Parigi dal 1961 al 1964 (l’ultima fase
della guerra d’Algeria e la nascita della forza nucle-
are francese). La sua nomina a segretario generale
della Nato fu dovuta al suo prestigio, alle sue espe-
rienze, alla conoscenza dei due mondi che si guar-
davano in cagnesco attraverso il sipario di ferro, al
desiderio di compiacere l’Italia. A nessuno venne
in mente di obiettare che Brosio, poco meno di
vent’anni prima, aveva considerato l’Alleanza atlan-
tica con sospetto. Chi lo ricordava dovette pensare
che i convertiti sono spesso più rigorosi dei vecchi
credenti. Nel caso di Brosio è certamente vero. Du-
rante gli otto anni passati alla Nato, il segretario
generale non smise mai di temere che la distensio-
ne, praticata dai due blocchi con molti alti e bassi
dopo l’arrivo di Kruscëv al potere, distraesse gli
Stati Uniti, impegnati allora in Vietnam, dal princi-
pale compito dell’Alleanza: difendere l’Europa dal-
la minaccia sovietica e permetterle di perseguire
in sicurezza l’obiettivo della sua unità.
Brosio era un uomo apparentemente freddo e
composto, ma ansioso, inquieto, spesso pessimi-
sta. A giudicare dal diario di quel periodo, apparso
ora presso il Mulino a cura di Umberto Gentiloni
Silveri, visse tutte le crisi in cui fu coinvolto con
una partecipazione e un’angosciata introspezione
che non sono generalmente le abituali caratteristi-
che di un diplomatico. Le crisi, in quegli anni, furo-
no particolarmente numerose. Gli interminabili bi-
sticci greco-turchi sull’isola di Cipro, il progetto
fallito per la creazione di una forza nucleare multi-
laterale, le bordate di de Gaulle contro la Nato, l’in-
vasione sovietica della Cecoslovacchia, la Ostpoli-
tik dei socialisti tedeschi, il colpo di Stato greco, il
viaggio di Nixon in Cina, tutto approdava prima o
dopo nella grande cucina diplomatica della Nato e
diventava materia di intrugli e pasticci a cui ogni
Paese cercava di aggiungere una dose più o meno
grande delle proprie preferenze politiche. Per
esperienza personale, so che il gioco dei comunica-
ti, delle dichiarazioni e dei processi verbali faceva
la gioia di molti dei diplomatici che si riunivano
attorno al tavolo rotondo del Consiglio. In Manlio
Brosio, invece, quelle crisi e quegli esercizi procu-
ravano apprensioni, paure, delusioni e frustrazio-
ni, che venivano depositate ogni giorno nell’intimi-
tà del suo diario. Il libro curato da Gentiloni Silve-
ri, con la collaborazione di Maddalena Carli e Stefa-
no Palermo, è quindi anzitutto un utilissimo stru-
mento di lavoro, non soltanto in Italia, per chiun-
que si occupi della politica internazionale negli an-
ni Sessanta e Settanta. Ma è anche una sorta di con-
fessionale in cui Brosio analizza se stesso, si com-
piace per i suoi successi, lamenta le sue carenze,
ammette le sue ambizioni, politiche, si punisce o
si assolve. Vi sono anche pagine, tuttavia, in cui
l’autore si permette qualche licenza
e dice ironicamente o spietatamen-
te ciò che pensa dei maggiori prota-
gonisti di quegli anni. L’arcivescovo
Makarios, leader del movimento
per l’indipendenza di Cipro, è «un
irresponsabile pericoloso». Gli in-
glesi «sono maestri nello scaricare
agli altri i loro doveri». Maurice
Couve de Murville, ministro degli
Esteri del generale de Gaulle, ha un
«tono perentorio e un po’ sprezzan-
te che crede d’intimidire e dà fasti-
dio». Il presidente americano Lyn-
don Johnson è «un becero texano».
I laburisti britannici, tornati al pote-
re nel 1964, sono «modesti, infervo-
rati, pericolosi». Gli olandesi sono
«eleganti reggicoda degli inglesi».
Il generale de Gaulle è «troppo disu-
mano, troppo francese».
Per qualche tempo, negli anni del-
la sua presenza alla Nato, Brosio sperò di rientrare
nella politica italiana, magari attraverso il portone
del Quirinale. Ma al termine del mandato atlantico
dovette accontentarsi di un seggio al Senato per il
Partito liberale in una elezione (maggio 1972) da cui
il Pli uscì piuttosto acciaccato. La legislatura durò
quattro anni e fu turbata da attentati terroristici e
agitazioni sociali. L’Italia non era quella che Brosio
aveva rappresentato all’estero in anni migliori e
l’esperienza parlamentare dovette renderlo ancora
più pessimista di quanto fosse stato nel corso della
sua vita. Ma continuò a lavorare come se il solo pa-
drone a cui un uomo deve rispondere delle proprie
azioni fosse la propria coscienza. Morì a Torino il 14
marzo 1980.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Addii
L
ila De Nobili fu una grande pittrice.
Nata nel 1916, trascorse un’infanzia
dorata fra grandi alberghi finché il suo
carattere schivo non potette imporsi,
portandola a una vita nell’ombra. Alla
scenografia arrivò per caso; non uscì mai a
ringraziare dopo una première; la praticò
con eccellenza assoluta fino al 1973,
quando firmò il suo ultimo allestimento,
quella Manon Lescaut per il Festival di
Spoleto e la regia di Visconti che feci in
tempo anch’io a vedere. Dopo, Lila De
Nobili (nella foto) si dedicò solo alla
pittura, non disdegnando di porre il
cavalletto nei musei per copiare a titolo di
studio tele di grandi maestri; morì povera
nel 2002 nelle due stanze a Saint-Gérmain
circondata dai suoi gatti.
Nei magazzini della Scala giacevano, senza
che nessuno osasse toccarli, i materiali di
una sua Aida del 1963 per la regia di Franco
Zeffirelli; invero, erano stati restaurati. Il
soprintendente Lissner dopo averli visti ha
deciso di ricuperarli per un allestimento
che riprende anche la regia di Zeffirelli. Si
tratta di uno spettacolo fra i più importanti
della storia del teatro. Capitelli, colonne,
statue, tendaggi, ti si pongono innanzi
avvolti di una polverosa e misteriosa luce
azzurrina; i costumi sfuggono alle abituali
suggestioni archeologiche; la scena del
trionfo è una lezione sull’arte della
prospettiva. Si resta
incantati per tutto lo
svolgimento dell’Opera.
Peccato che il pubblico
della Scala, dopo tanti
applausi inutili o
sbagliati o dannosi,
non ne abbia tributato
loro uno solo quando
s’ostendevano a scena aperta. Giacché per il
resto la cronaca dello spettacolo diviene
confusa e sgradevole per chi ha il compito
di farla. Dapprima va rilevata la invero
scarsa qualità del pubblico, che dispensava
di continuo fuori tempo sonore
approvazioni a chi non aveva titolo per
riceverne; ben vero, una valanga di fischi,
con accaniti battibecchi fra il pubblico, è
stata rivolta all’indirizzo del direttore
d’orchestra Omer Meir Wellberg, sotto il
gesto del quale, confuso e ultroneo, se fossi
un orchestrale, mi rifiuterei di suonare un
solo istante. La compagnia di canto è da
piangere, soprattutto per ciò che attiene a
mezzi, tecnica e stile di Oksana Dyka
(Aida), Jorge De Leon (Radames), Andrzei
Dobber (Amonasro). Al contrario, la
prestazione di Marianne Cornetti quale
Amneris è di altissimo livello, specie nelle
grandi scene del III e IV atto che la vedono
protagonista.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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SEGRETI E BUGIE
DEL CERVELLO
Fausto Gianfranceschi, morto
all’età di 84 anni, fu da giovane il
presidente degli studenti medi
missini e rimase sempre un uomo
di destra, ma lasciò la politica
attiva negli anni 50 per dedicarsi
al giornalismo e alla letteratura:
curò a lungo la terza pagina del
quotidiano «Il Tempo». Cattolico
tradizionalista, fu un critico
spietato degli intellettuali di
sinistra, che prese di mira anche
nei suoi romanzi. Tra i suoi libri
migliori, quelli dedicati ai due
figli prematuramente scomparsi.
I diari
Personaggi Dubbioso sull’Alleanza atlantica, ne fu poi segretario generale dal 1964 al 1971
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
L
a grande avventura del capitalismo,
e del mercato — e il dibattito che,
di volta in volta, si accende su di
essi — si sviluppa tutto intorno a
un problema filosofico. Di Teoria
della conoscenza. Parliamo volentieri di
«crisi del capitalismo e del mercato» e non
ci accorgiamo che in crisi è la metodologia
della conoscenza cui ci affidiamo; fragile è la
nostra capacità di capire. Il crinale lungo il
quale procede lo sviluppo capitalistico, e si
muove il mercato, è quello della
«conoscenza relativa» delle preferenze
soggettive di milioni di individui.
Conosciamo solo parzialmente le dinamiche
socio-economiche collettive.
Ce la caviamo meglio quando provvediamo,
da noi, a noi stessi. Detto in parole povere: il
capitalismo funziona se gli uomini «sanno
di non sapere» quando devono prendere
decisioni che riguardano la collettività; non
funziona, quando credono di sapere. La
ragione è che la collettività è una astrazione
ideologica inconsistente; gli uomini sono
cento, mille, un milione e fanno ciascuno di
testa loro.
A complicare le cose subentra il «principio
di autorità», cioè la Politica. E qui il
capitalismo entra in conflitto con la
democrazia. Il processo decisionale
democratico-parlamentare nasce,
originariamente, all’insegna di «un velo di
ignoranza». Nessuno sa quale sia la
soluzione perfetta se si tratta di scegliere fra
una pluralità di valori e di interessi
ugualmente legittimi. Se fosse possibile
saperlo, non ci sarebbe bisogno di votare.
Basterebbe consultare «chi sa», adottarne la
soluzione, e i giochi sarebbero fatti. È ciò
che fanno le tecnostrutture e i totalitarismi.
In democrazia, ci si affida alla conta delle
teste; non è la soluzione migliore, se non
sotto il profilo procedurale, bensì solo
quella accettabile, e accettata, anche da chi
non era d’accordo. Diventa, con ciò, non
solo politicamente legittima, ma anche
giuridicamente vincolante. Come si suol
dire, non si impongono i gusti alla gente per
decreto; quelli dipendono dall’interazione
fra libere scelte individuali non facilmente
prevedibili e programmabili. Fa tutta la
differenza fra l’illusione di certi economisti
di sapere dove vada il mondo, e di poterlo
programmare razionalmente, e i filosofi
politici e morali, per i quali la Politica
rimane un coacervo di opinioni a confronto
su un mondo reale sempre imprevedibile e
non programmabile.
È anche ciò che distingue l’Illuminismo
razionalista francese — che assegna alla
Ragione e alla «volontà generale» di
Rousseau il potere di sapere cosa vogliano i
cittadini — e l’Illuminismo empirico e
scettico scozzese, secondo il quale sono le
passioni a guidare la Ragione e non
viceversa. Le scoperte scientifiche del XVII e
XVIII secolo avevano aperto le porte al
razionalismo, incoraggiando gli uomini ad
«osare», a cercare oltre i confini dei dogmi
teologici della religione. La trasposizione
delle tecniche di indagine della Scienza alla
società ha prodotto una forma di
«scientismo e di perfettismo sociali» che
degenera nel costruttivismo (l’idea di creare
l’Uomo e una società nuovi). Quando l’Uomo
si è fatto Dio, o ha creduto di esserlo, ha
fallito. La mente, ha scritto David Hume, è
solo un accumulo di «percezioni» generate
dalle esperienze fatte. Karl Popper ha detto
che lo sviluppo umano è determinato dalla
costante presenza di tentativi e errori, sanata
dalla verificabilità (falsificabilità), nella
realtà, delle singole assunzioni, e dalla
possibilità, in una «società aperta», di
correggere gli errori commessi senza
tagliare le teste. Il nostro Luigi Einaudi ha
teorizzato il conflitto come il dato
permanente del progresso nelle libertà.
Un’altra differenza fra certi economisti e i
filosofi morali è l’idea degli economisti che
la società — una volta individuato il bandolo
della matassa dell’equilibrio
socio-economico — sia fondamentalmente
statica, mentre i filosofi la ritengono in
continuo movimento. L’empirismo e lo
scetticismo scozzese contraddicono anche
l’idea hegeliana, che Marx avrebbe tradotto
in determinismo storico, in base alla quale il
cammino della Storia approda alla propria
stessa fine col trionfo della Libertà.
Nella nostra cultura nazionale prevalgono il
razionalismo ovvero l’idealismo, se non una
mistura di entrambi.
Per dare a Cesare ciò che è di Cesare,
aggiungo, infine, che anche l’Economia ha
contribuito a farci capire meglio il mondo in
cui viviamo.
L’Economia classica, da Smith a Marx, era
fondata sul concetto di valore-lavoro. Il
valore di un Bene consisteva nella quantità
di lavoro in esso contenuto per produrlo.
L’accento era sulla produzione e il liberale
Smith, a suo modo, aveva fornito a Marx
l’argomento del plusvalore come surplus di
lavoro che l’imprenditore, col profitto,
sottrarrebbe al lavoratore, sfruttandolo e
alienandolo rispetto al frutto della sua stessa
attività lavorativa. La semplice verifica
empirica, che il pescatore di perle che torna
in superficie con una manciata di pietre
avrebbe prodotto, col suo lavoro, un valore
analogo a quello delle perle, smentisce
l’assunto. La rivoluzione marginalista,
spostando il valore del Bene dal lavoro per
produrlo alla sua appetibilità per il fruitore,
ha trasferito l’Economia dalla produzione al
mercato, e ai consumi soggettivi, sottraendo
alla produzione anche la sua natura di sede
della lotta di classe.
postellino@corriere.it
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Cambiare senza tagliare le teste
La virtù imperfetta del capitalismo
Idee&opinioni
SEGUE DALLA PRIMA
Le potenze alleate che avevano sconfitto
la Russia (Austria, Francia, Gran Bretagna,
Turchia e Regno di Sardegna) decretarono
la fine della guerra da corsa nel Mediterra-
neo. Era una delle contropartite che le na-
zioni occidentali avevano ottenuto dall’Im-
pero ottomano che ancora incoraggiava at-
tacchi alle navi mercantili.
La vicenda della petrolie-
ra «Enrica Lexie» è il frutto
di una situazione internazio-
nale che si è andata aggra-
vando nell’ultimo decennio
con l’esplosione della pirate-
ria nelle acque attorno al
Corno d’Africa figlia soprat-
tutto dell’instabilità somala.
Un’esplosione in questa fet-
ta dell’Oceano indiano se-
guita alla repressione degli
episodi di pirateria (si dice fossero stati 86
nel solo 2000) nello stretto di Malacca,
quel canale lungo ottocento chilometri che
divide l’Indonesia dalla penisola della Male-
sia e che è cruciale nel commercio interna-
zionale. Non a caso Emilio Salgari aveva
qui ambientato i suoi Pirati della Malesia.
La pirateria prospera dove c’è commer-
cio e scarso controllo. Uno dei periodi
d’oro dicono gli storici fu nel decennio suc-
cessivo al trattato di Utrecht (1713) quando
Spagna, Francia e Inghilterra decisero con-
giuntamente di ridurre le proprie marine
militari. Poche pattuglie e illegalità diffusa
nei mari corrisposero a una contrazione
del commercio internazionale.
Una navigazione sicura è uno dei prere-
quisiti della prosperità economica. Anche
oggi. Per questo, dopo aver sperimentato il
pattugliamento dei mari pe-
ricolosi, l’Italia aderendo a
una disposizione dell’Onu
ha optato per l’ingaggio di
militari o di guardie private
a bordo dei mercantili. I mi-
litari, come i Marò a bordo
della «Enrica Lexie», spiega
il professor Umberto Lean-
za, professore emerito di Di-
ritto internazionale che ha
contribuito a scrivere l’anno
scorso la normativa in materia, godono in
quanto espressione dello Stato italiano, di
immunità. Il che non vuol dire che non pos-
sano essere soggetti a giudizio, ma solo da
parte di un tribunale italiano. A maggior ra-
gione se i fatti contestati sono avvenuti in
acque internazionali.
Dino Messina
©RIPRODUZIONE RISERVATA
RICERCA TRASCURATA, FUTURO A RISCHIO
UN MANIFESTO DEGLI SCIENZIATI ITALIANI
S
iamo assediati, noi italiani più degli
altri europei, quotidianamente, da
profeti e oracoli di sventura. In po-
che parole: sta andando male, e lo
sappiamo, ma non è nulla: andrà
sempre peggio. Cosa? Tutto. Il fatto che ci sia
un governo che sta cercando di tamponare le
falle di una vecchia barca che da molti anni
faceva acqua, e dunque di rimetterla sulla rot-
ta giusta, a costoro (i profeti che interpreta-
no gli oracoli) importa pochissimo. No, scuo-
tono la testa; ve lo diciamo noi: andrà sem-
pre peggio. In Italia, in Europa, nel mondo:
sempre peggio. E se non credete alle nostre
opinioni, eccovi servite quelle di professori
molto famosi, economisti, filosofi che le co-
se le sanno per davvero perché «stanno al-
l’estero».
È un assedio asfissiante: nella televisione,
in alcuni giornali. Talmente asfissiante che a
volte, per reagire a queste catastrofiche previ-
sioni che non danno neppure uno spiraglio
di luce al nostro futuro e a quello dei nostri
figli, pensiamo: ma non è che per caso aveva
ragione Sainte-Beuve quando, nel giorno 6
di novembre del 1837, presentando ai mem-
bri dell’Accademia di Losanna il corso che
avrebbe tenuto su Port Royal (il convento pa-
rigino in cui si sviluppò il Giansenismo) dis-
se: «È stato notato che molte predizioni de-
gli oracoli antichi si sono avverate solo per-
ché erano state fatte»?
Era provocatorio, e malizioso, l’Autore del-
lo stupendo libro nato da quel corso: un li-
bro sterminato, scritto meravigliosamente,
in cui, insieme a una folla di personaggi ano-
nimi e sconosciuti, campeggiano le figure di
Giansenio e Pascal, di San Francesco di Sales
e Molière, del cardinal Richelieu e di Racine,
tanto per fare solo alcuni dei tanti nomi che
dettero lustro a quel secolo torvo e luminoso
che fu, in Francia, il Seicento. Sì, c’era provo-
cazione e malizia nelle sue parole (che con
ogni probabilità strapparono un sorriso ai
placidi accademici svizzeri); però, certamen-
te, interpretavano un sentimento che non è
scalzabile, attraversa i secoli, ed è universale.
Questo sentimento è la speranza: il bisogno
di sperare che ogni uomo, non soltanto i cri-
stiani, coltiva nel profondo del cuore.
Ma come si fa a coltivare la speranza (so-
prattutto nei momenti bui); come si fa a rea-
gire alle difficoltà e alle avversità; come si fa
a drizzare la schiena per uno scatto d’orgo-
glio, se, oltre al bollettino quotidiano delle
cose che non vanno bene, oltre al bollettino
quotidiano dell’hic et nunc che già ci rende
tanto incerti nelle nostre azioni, tanto preoc-
cupati e nervosi, e sofferenti in definitiva,
non ci viene mai — mai! — concesso un filo di
speranza? Se nel — giusto e corretto — qua-
dro delle cattive notizie, non fa mai capolino
una notizia, magari piccola, ma buona? Una
notizia che ci apra una prospettiva, che ci fac-
cia guardare al domani con un barlume di ot-
timismo? E ci faccia sperare, appunto, non
che fra tre mesi sarà ultimata la Salerno-Reg-
gio Calabria, non che la corruzione sparirà,
non che gli uomini politici dimezzeranno i
loro scandalosi stipendi, non che saranno
sconfitte la mafia e la camorra, non che il Fe-
stival di Sanremo sarà abolito, non che le uni-
versità saranno piene di soldi dedicati alla ri-
cerca, ma che le cose a un certo punto si ri-
metteranno in piedi, dovranno rimettersi in
piedi, dovranno andare un po' meglio, per-
ché c’è già da qualche parte, appunto, qualco-
sa che sta funzionando bene, qualcuno che
sta facendo qualche cosa di utile e di intelli-
gente con una proiezione nel futuro?
Macché! Le Cassandre impazzano. Sono
sussiegose, gravi, scuotono perennemente la
testa. E, addolorate, contrite, con un gusto
che talvolta pare quasi sadico, ci comunica-
no che non c'è scampo. Però, se è vero che
spargere fiducia quando non si può e non si
deve spargere fiducia è demenziale, spargere
sfiducia per principio, sempre, in fin dei con-
ti a che serve?
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PROFESSIONE PESSIMISTA

Il patriarca ecumenico Bar-
tholomeos I terrà oggi, per la
prima volta nella storia della repubbli-
ca turca, un discorso al Parlamento di
Ankara in vista della nuova Costituzio-
ne. È la riprova che Erdogan fa della
politica religiosa la chiave della nuova
centralità di un impero nei cui ex terri-
tori la «primavera araba» vira verso
una torrida «estate salafita». Il succes-
sore dell’apostolo Andrea non presen-
terà le sue richieste in aula come a Ro-
ma i papi (peraltro presi in giro, come
fu per l’appello di Wojtyla in favore
dei detenuti nel 2000), ma nell’antica
Bisanzio si entra a Palazzo per chiede-
re solo quando si è già stati ascoltati.
Il patriarca parlerà a nome delle mi-
noranze cristiane ortodosse di greci,
armeni e siri ai quali il laicismo abrasi-
vo della repubblica ha reso la vita diffi-
cile. Per loro chiederà restituzioni sim-
boliche e pratiche. Bartholomeos po-
trebbe perfino ottenere la riapertura
della scuola di Halki, l’isola dove il me-
tropolita Elpidophoros è pronto a ria-
prire quello che fu l’epicentro teologi-
co di lingua greca negli anni del pri-
mo ecumenismo. Chiederà maggior
severità verso chi vessa i monasteri e
la rimozione delle discriminazioni
che escludono dai pubblici uffici le mi-
noranze considerate dopo secoli «im-
migrate».
Inoltre domanderà che la presenta-
zione denigratoria e «antinazionale»
delle minoranze in non pochi libri sco-
lastici turchi venga dissuasa alla radi-
ce. Per un Paese che protesta quando
il massacro degli armeni viene presen-
tato come crimine «dei turchi» e non
come una colpa di chi perpetrò quella
«pulizia etnica» è un argomento irresi-
stibile.
Sia l’Europa politica – quella che per
ogni greco è oggi un esattore spietato
e che per i turchi è stata un interlocuto-
re umiliante — sia l’Europa delle Chie-
se – che arzigogolavano sui confini del
continente incuranti delle preoccupa-
zioni del trono di Andrea — vengono
così messe in mora da un monaco pa-
triarca che celebrerà il centenario co-
stantiniano del 2013 prendendosi con
la sua pazienza disarmata quello che
nessuno gli avrebbe dato.
Alberto Melloni
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SISTEMI
Le Cassandre che negano la speranza
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DA UTRECHT AL TRATTATO DI PARIGI
IL DIRITTO DEI MARI CONTRO I PIRATI

Ci siamo dimenticati il valore
dei «beni immateriali» frutto
della scienza. Una protratta negligenza
politica e culturale verso di essi costitui-
rebbe uno dei peggiori segni di decaden-
za del Paese. Se la politica continua a tra-
scurare la crescita di questi beni vuol di-
re che si tende consapevolmente ad un
rovesciamento dei valori: superate le so-
glie di irreversibilità si cadrebbe nel sot-
tosviluppo.
L’analisi emerge da un rinnovato ap-
pello contenuto in un manifesto diffuso
da una delle istituzioni scientifiche italia-
ne più antiche, la Società italiana per il
progresso delle scienze (Sips). Fondata
addirittura 172 anni fa, oggi è presieduta
da due illustri scienziati, il fisico Carlo
Bernardini e l’ingegnere nucleare Mauri-
zio Cumo. L’Unità era ancora lontana e il
Paese era tagliato dai confini e da interes-
si contrastanti ma i soci-scienziati aveva-
no il coraggio di riunirsi per la prima vol-
ta a Pisa nel 1839 al fine di stimolare un
futuro con radici nella scienza, conside-
randola indispensabile anche alla politi-
ca. Il seguito della storia ha prodotto alcu-
ni risultati ed eccellenti cervelli, ma oggi
non si può dire che lo spirito dei fondato-
ri della Sips, dopo quasi due secoli, si sia
concretizzato come avevano sognato.
La crisi economica in cui l’Occidente è
precipitato non favorisce certo le scelte
ma la Penisola brillava anche prima della
grave contingenza per il suo distacco dal-
la ricerca, frutto di una cultura inadegua-
ta e arretrata che influenza la politica
quanto la vita civile in generale.
Bisogna reagire alla sommersa involu-
zione — invita giustamente il Manifesto
— e il governo sostenga enti di ricerca e
università affinché diventino centri di at-
trazione dei giovani arrestando la loro fu-
ga. Con il rigore che la scienza stessa im-
pone valutandone il lavoro e valorizzan-
do le idee. Condividiamo qualche segna-
le positivo che l’Europa sta lanciando, sal-
vaguardando anche una ricerca libera e
non totalmente piegata ai piani delle fina-
lità pubbliche. Un giusto equilibrio, in-
somma. Come ignorare l’appello se si ha
a cuore un ragionevole futuro o, meglio,
la sopravvivenza?
Giovanni Caprara
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IL PATRIARCA AL PARLAMENTO TURCO
LE APERTURE RELIGIOSE DI ERDOGAN
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Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
G
entile dottor Antonio Ingroia, credo che lei sia d’ac-
cordo su un principio basilare di una discussione
libera tra eguali: il principio della reciprocità. Se lei
invoca l’articolo 21 della Costituzione per dire ciò
che pensa dei suoi avversari politici, foss’anche tut-
to il male possibile, non può pretendere che i suoi avversari
politici non invochino lo stesso diritto per dire ciò che pensa-
no politicamente di lei, foss’anche tutto il male possibile. Se
lei va a fare un comizio al congresso del Partito dei comunisti
italiani (Pcdi), non può sorprendersi se i suoi avversari politici
diano a lei del «comunista». È perfettamente lecito essere co-
munisti, ma è altrettanto lecito, per chi non la pensa come lei,
notare che un magistrato è così impegnato, come lei, nell’evi-
dente, esplicito, teorizzato rifiuto del principio di imparzialità.
Non dovrebbe perciò stupirla che la pattuglia di reazionari
attaccati a quel vetusto e polveroso concetto che immagino
per lei sia lo Stato di diritto consideri il principio dell’imparzia-
lità della magistratura uno dei fondamenti della giustizia giu-
sta e non subordinata alle esigenze della lotta politica. Il Csm
invece, specialista nelle soluzioni ambivalenti e nelle decisioni
salomoniche, non le ha invece comminato nessuna sanzione
per la sua presenza al congresso del Pcdi, limitandosi a rivol-
gerle un benevolo rimprovero perché, insomma, le forme van-
no preservate e non è bello che
un magistrato che ha in mano
scottanti inchieste politiche va-
da in giro facendosi vanto della
sua rivendicata «partigianeria»
politica.
Lei, spalleggiato dai numerosi
seguaci che accolgono sui gior-
nali ogni sua parola come il Ver-
bo indiscutibile, dice di essersi
proclamato «partigiano della Co-
stituzione» e ci mancherebbe
che un magistrato non stesse dal-
la parte della Costituzione. Peccato però che, giudicando lei
una parte consistente dello schieramento politico estraneo se
non nemico della Costituzione, appare evidentissimo quale sia
il bersaglio da colpire nel suo elogio del partigiano in toga.
Perciò, dottor Ingroia, non si metta a deprecare la delegittima-
zione della magistratura se poi è proprio lei a delegittimare
l’imparzialità dei magistrati. Critichi tutto ciò che c’è da critica-
re, ma abbia la sensibilità democratica di accettare le critiche
di chi le rimprovera, ad esempio, una certa imprudenza nel-
l’aver dato credito a un impostore conclamato come il signor
Ciancimino jr. Sia più democratico e accetti le regole del con-
flitto politico che contemplano la parità dei contendenti. Non
reciti due parti in commedia: il ruolo del semplice cittadino
quando ad invocare il diritto di critica è lei, e quello dell’Istitu-
zione quando invece qualcuno osa criticare ciò che lei ha detto
non in veste di magistrato, ma in quello, laico, di cittadino. Ci
aiuti a fare un po’ di chiarezza e a dissipare quella nuvola di
ipocrisia che ristagna ogni volta che si parla del tema scabroso
del rapporto malato in Italia tra politica e magistratura. Con
stima.
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Corsera + IoDonna + CorMez. e 0,80 + e 0,30 + e 0,40. In Veneto, non acquistabili separati:
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0,40; sab. Corsera + IoDonna + CorVen. e 0,80 + e 0,30 + e 0,40. In Trentino Alto Adige, non
acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,80 + e 0,40; gio. Corsera +
Sette + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,80 + e 0,30 + e 0,40; sab. Corsera + IoDonna + CorTrent. o
CorAltoAd. e 0,80 + e 0,30 + e 0,40. A Bologna e prov. non acquistabili separati: m/m/v/d
Corsera + CorBo e 0,53 + e 0,67; gio. Corsera + Sette + CorBo e 0,53 + e 0,30 + e 0,67; sab. Corsera
+ Io Donna + CorBo e 0,53 + e 0,30 + e 0,67. A Firenze e prov. non acquistabili separati:
l/m/m/v/d Corsera + CorFi e 0,53 + e 0,67; gio. Corsera + Sette + CorFi e 0,53 + e 0,30 + e 0,67;
sab. Corsera + Io Donna + CorFi e 0,53 + e 0,30 + e 0,67.
ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 7336 del 14-12-2011
La tiratura di domenica 19 febbraio è stata di 533.679 copie
INQUINAMENTO DEI MARI
I risarcimenti
Caro Romano, il sinistro
della Costa Concordia ha
riacceso il problema della
sicurezza della navigazione.
Ma mentre abbondano i
particolari sull’incidente,
poco si è detto sull’estesa
rete internazionale di
protezione, alla quale l’Italia
partecipa insieme a più di
100 Paesi. Questa complessa
materia si avvale di un
efficiente centro, l’Imo
(International Maritime
Organization), agenzia
dell’Onu promotrice di una
serie di Convenzioni. È
coadiuvata dall’International
Oil Pollution Compensation
Fund (Iopcf) che interviene
per indennizzare i danni da
inquinamento ambientale
quando le assicurazioni non
bastano a coprire i
risarcimenti da sinistri
dipendenti da trasporto via
mare di idrocarburi o merci
nocive e inquinanti. L’Italia
ha recentemente ratificato la
Bunker Oil Convention sullo
sversamento accidentale in
mare del carburante delle
navi e si applicherebbe
qualora il pompaggio dalla
Concordia non riuscisse come
programmato. L’Italia è
particolarmente attiva nella
elaborazione degli strumenti
internazionali in materia sia
per il volume del tonnellaggio
sia per il riconoscimento del
livello tecnico della sua flotta
petroliera. Va aggiunto che il
nostro Paese è tra i maggiori
contribuenti ai fondi di
indennizzo in quanto
collegati alla quantità di
idrocarburi importati via
mare. Il sistema di
salvaguardia sopra descritto
si basa sul principio: «chi
inquina, paga».
Francesco Mezzalama
Delegato per l’Italia al Iopcf
Mi auguro che la società ita-
lo-americana proprietaria del-
la Concordia riesca a svuotare
i serbatoi della nave senza in-
cidenti e senza ricorrere al
contributo del Iopcf. In questi
tempi il credito è un bene par-
ticolarmente prezioso.
CHRISTIAN WULFF
In auto verso casa
A complemento delle
dimissioni del presidente
tedesco Christian Wulff,
vorrei aggiungere che la sua
uscita di scena è avvenuta su
un’auto del gruppo tedesco
Volkswagen, guidata dalla
moglie con il figlio a seguito e
con le cinture allacciate!
Domenico Colonna
aile@infinito.it
AZIENDE NO PROFIT
Applicazione dell’Imu
A proposito dell’appello per
non gravare di Imu le
aziende no profit, a parte
l’esistenza di strutture
dirigenziali e operative
regolarmente a stipendio c'è
tuttavia da tenere presente
anche un grande valore
aggiunto: la possibilità di
aggregare e organizzare
orientamenti politici di
notevole peso elettorale.
Leonardo Castellano
l_castellano@yahoo.com
COMPENSI DEGLI ARTIGIANI
Iva differenziata
Per ovviare all’evasione
sistematica degli artigiani
sui lavori nelle case, l’erario
francese ha creato due livelli
di imposta sulle riparazioni:
il 5% di Iva sui lavori
domestici e l’aliquota
normale su quelli svolti per le
imprese e i grandi lavori.
Penso che a fronte di uno
sconto del 5% nessuno
accetterebbe il compromesso
del contante in nero al netto
di imposta come accade oggi.
Franco Brovero
grigolog@teletu.it
CONCISTORO
I nuovi porporati
L’unico commento che mi
sembra giusto fare sul
Concistoro è che nella Chiesa
cattolica ci sono troppi
italiani. Ecco spiegata la
causa delle recenti e meno
recenti derive. Si è infatti di
fronte allo specchio della
litigiosità politica italiana
dove si confondono gli
interessi di quella che
dovrebbe essere la causa
comune, con gli interessi
personali, quelli che il Papa
ha chiamato «potere e
gloria».
Antonio Benazzo, Roma
APPELLO ALLA RAI
Trasmissioni in inglese
Gli italiani sanno poco e
male l'inglese. Con tutti i
canali (anche web) che ora
ha a disposizione, la Rai non
potrebbe trasmettere qualche
film, telefilm eccetera in
inglese con i sottotitoli?
Marta Angherà
marta.anghera@libero.it
SUL WEB
Risponde
DEL LUNEDÌ
DIRETTORE RESPONSABILE
Ferruccio de Bortoli
CONDIRETTORE
Luciano Fontana
VICEDIRETTORI
Antonio Macaluso
Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
Interventi & Repliche
4
Bozzetto
Lettere al Corriere
In arrivo liste
di sospetti evasori
da sottoporre
ad accertamenti fiscali.
Siete d’accordo?
Particelle elementari
La tua opinione su
corriere.it/opinioni/
* Con "Sette" e 2,70; con "Io Donna" e 2,70; con "Style Magazine" e 3,20; con "Corriere Enigmistica" e 2,50; con "I due Fantagenitori" e 9,19; con "La grande storia" e 14,10; con "La Cucina del Corriere della Sera" e 6,10; con "I Classici dell’Arte" e 8,10; con "L’Europeo" e 9,10; con "La storia sono loro" e 6,10; con "Concordia la vera storia" e 4,00; con "Corso di Fumetto" e 8,19; con "Classici dell’Avventura" e 8,10; con "Supereroi. Le
leggende Marvel" e 11,19; con "A tavola con Benedetta Parodi" e 9,10; con "Vasco Manifesto" e 14,10; con "Un secolo di guerre" e 11,19; con "Un secolo di Poesia" e 9,10; con "Arrivederci, Mostro! In acustico" e 11,10; con "Eros Ramazzotti" e 11,10; con "PK. Il mito" e 11,19; con "Mani pulite" e 11,10; solo a Roma con "Nevicava a Roma" e 9,10; con "Le Grandi Fiabe" e 9,10; con "Il Mondo" e 4,00; con "Laicicattolici + Sette" e 4,20
Risposte alle 19 di ieri
RICORSI E CONFRONTI STORICI
HYKSOS, FASCISMO, BERLUSCONI
E-mail: lettere@corriere.it
oppure: www.corriere.it
oppure: sromano@rcs.it
di Pierluigi Battista
Sergio Romano
Il dovere trascurato
dell’imparzialità
Susanna Camusso,
leader della Cgil:
«L’articolo 18 è una
norma di civiltà, non
si tocca». Ha ragione?
Se Benedetto Croce definì —
con opportunismo, ipocrisia
e sincerità — il fascismo
come un’invasione degli
Hyksos, come definirebbe un
filosofo del nostro tempo il
berlusconismo che sta
tramontando, senza fare
ricorso alla storia egizia di
più di tremila anni fa?
Antonio Lupi
lupi_antonio@
virgilio.it
Caro Lupi,
H
yksos è il nome di una
popolazione asiatica
che s’impadronì del-
l’Egitto nel XVIII secolo pri-
ma di Cristo e lo dominò per
più di cent’anni. La sua storia
è oscura. Conosciamo i nomi
dei suoi re, ma non sappia-
mo con precisione da dove
venisse. Abbiamo vaghe no-
zioni sul modo in cui gli Hyk-
sos governarono la regione
negli anni del loro potere e
non sappiamo per quali ra-
gioni siano stati costretti ad
abbandonare i territori con-
quistati. Questa ignoranza ha
creato l’impressione, oggi
non più condivisa, che la lo-
ro dominazione sia stata, nel-
la storia dell’antico Egitto,
soltanto una lunga parentesi,
priva di una reale influenza
sui caratteri della civiltà egi-
ziana. Fu questa la ragione
per cui Benedetto Croce (che
non fu storico dell’antichità)
si servì di quell’episodio per
definire il periodo fascista.
Voleva dire ai suoi connazio-
nali, implicitamente, che l’Ita-
lia era stata liberale prima
del fascismo e che il regime
di Mussolini sarebbe passato
alla storia come un venten-
nio di follia, provocato da cir-
costanze particolari e da una
sorta di smarrimento nazio-
nale. Secondo Croce, in altre
parole, la democrazia italiana
andava restaurata, non crea-
ta dal nulla.
L’affermazione può essere
meglio compresa se colloca-
ta nel contesto politico del
secondo dopoguerra. Esiste-
vano partiti per cui il Risorgi-
mento era stato una rivolu-
zione fallita o tradita. Piero
Gobetti aveva scritto che il
fascismo era «l’autobiogra-
fia della nazione», vale a dire
l’incarnazione di tendenze
autoritarie che erano presen-
ti nella società e nella classe
politica sin dagli inizi dello
Stato unitario. Gramsci ave-
va denunciato il «blocco di
potere» tra gli industriali del
nord e i latifondisti reaziona-
ri del sud. Dopo la fine della
guerra, il partito d’Azione e
il partito comunista sostene-
vano entrambi, anche se con
argomenti e fini diversi, la
necessità di un rinnovamen-
to radicale. Per un conserva-
tore liberale come Croce que-
sti erano propositi pericolo-
samente rivoluzionari. La
metafora degli Hyksos gli
servì per dimostrare che vi
era nella storia dell’Italia uni-
ta un patrimonio di libertà e
democrazia su cui sarebbe
stato possibile costruire un
Paese migliore. Era questo,
del resto, lo spirito con cui
aveva scritto e pubblicato
presso Laterza, nel 1928, la
sua Storia d’Italia dal 1871
al 1915.
Alla sua domanda conclu-
siva, caro Lupi, rispondo che
il «berlusconismo» non esi-
ste e che l’attribuzione del
suffisso «ismo» a un fenome-
no politico andrebbe conces-
sa con maggiore parsimo-
nia. Berlusconi rappresenta
una fase della politica italia-
na a cui gli oppositori, per ra-
gioni di convenienza politi-
ca, hanno attribuito più coe-
renza strategica di quanta ne
abbia avuto. L’Italia post-ber-
lusconiana non è molto di-
versa da quella che l’ha pre-
ceduta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
@
La domanda
di oggi
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
❜❜
Autodichia: il Parlamento e la Carta
La Costituzione italiana attribuisce al
Parlamento una speciale riserva di
competenza: gli articoli 65, 66 e 68
stabiliscono, infatti, che le Camere
decidono dei titoli di ammissione,
delle cause di incompatibilità e di
ineleggibilità e dell'autorizzazione a
procedere in giudizio dei propri
membri. Già, però, al tempo della
Costituente illuminati giuristi — fra
tutti Mortati — si batterono per non
includere nella Carta una previsione
ormai superata, considerato che
l’indipendenza della magistratura
nella nuova Costituzione. Accade,
però, che quell'«autodichia» oggi
venga usata male, com’è successo in
Parlamento negli ultimi giorni con le
pronunce relative alla sorprendente
decisione di compatibilità dei deputati
con il mandato di presidente della
Provincia e la decisione assunta dal
Senato sul caso Tedesco (ma l'elenco
è più lungo: dal lato delle
autorizzazioni a procedere ci sono le
decisioni altalenanti sui casi Papa,
Milanesi, Romano eccetera; dal lato
delle incompatibilità la bislacca
decisione bicefala sui parlamentari-
sindaci, incompatibili per la Camera,
compatibili per il Senato). Accade,
allora, che si continua a forzare in
modo improprio una previsione
costituzionale facendo del
Parlamento un aula di Tribunale. Non
può essere così. Non c'è il minimo
profilo «giurisdizionale» che possa
essere riconosciuto a un organo
pienamente politico come è il
Parlamento che delibera con un unico
criterio possibile, quello
dell'opportunità politica valutato dal
lato dei numeri di maggioranza.
Dunque ogni considerazione
giuridico-formale soccombe in vista
della scelta che riguarda i membri del
Parlamento e, se qualche abile
leguleio talvolta organizza arringhe
pro o contro una tesi, lo fa
esclusivamente per appiccicare una
fragile foglia di fico su una scelta che
resta esclusivamente politica. Allora
cerchiamo di agire con onestà
intellettuale e nel pacchetto delle
riforme necessarie, da condividere
bipartisan, mettiamoci pure il
superamento dell'autodichia
parlamentare, devolvendo ad un
organo terzo, come la Corte
Costituzionale, le competenze che
oggi gli artt. 65, 66 e 68 riservano alle
Camere. La politica, dunque, torni a
fare la politica e non assomigli più alla
chiusa corporazione chiamata a
giudicare «in causa propria».
Pino Pisicchio, Gruppo misto - Api
Vice presidente
Giunta delle elezioni della Camera
Il magistrato
che si definisce
«partigiano»
ma non accetta
critiche
italia: 515249535254
Codice cliente:
28
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
Viale Mazzini Giovedì il Cda discuterà sul caso del Molleggiato. Il giallo del comunicato che lo elogiava dopo l’esibizione
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SANREMO — Superascolti per la
finale della 62ª edizione del Festival
di Sanremo: una media di 13 milioni
e 287mila telespettatori con il
57.43% di share. Picchi di 17 milioni
(duetto Morandi-Celentano), e sul fi-
nale durante la premiazione dell’82%
di share. Non bastano però a rende-
re sereno un clima avvelenato. Non è
la prima volta che il Festival si chiu-
de con polemiche. Questo accade
quando non c’è un team unito. Co-
me in questo caso: una direzione arti-
stica esterna (Mazzi-Morandi-Pre-
sta) e una dirigenza Rai a tratti assen-
te. E così il doppio intervento di Ce-
lentano è diventato il casus belli, in
un gioco di scaricabarile non edifi-
cante. Ieri nella conferenza stampa
di saluto — assente Mazzi dimissio-
nario già da sabato —non sono man-
cati ennesimi tiri incrociati. Gianni
Morandi parte positivo: «Questo San-
remo è stato un evento irripetibile.
Mi hanno chiamato subito per i com-
plimenti Mazza (direttore Rai1) e Ma-
rano (vice direttore generale)» la-
sciando dunque intendere che il di-
rettore generale Lei e il presidente
Garimberti non si sono fatti vivi.
«Ho fatto colazione con Adriano
—racconta poi Gianni —, siamo sta-
ti insieme divertendoci, ci siamo un
po’ rasserenati dopo questi 15 giorni.
Gli ho chiesto di venire in sala stam-
pa, ma lui ha risposto "salutali tutti,
e ringraziali". E ha aggiunto: "Non
avere toni trionfalistici perché biso-
gna anche saper vincere"». Tra i due
artisti c’è un legame di forte amicizia
decennale. Forse anche per questo
Morandi non può essere obiettivo. E
così riguardo le contestazioni e i fi-
schi rivolti a Celentano sabato sera,
Morandi dichiara: «Erano assoluta-
mente pilotati». Aggiunge: «Abbia-
mo mandato una persona in galleria
e c’erano tre-quattro persone che si-
stematicamente fischiavano, con
uno schema preciso. Era tutto orga-
nizzato, non so da chi, ma lo era. È
impossibile che all’Ariston succeda
una cosa del genere, non l’ho mai vi-
sto in tanti anni di Festival». Per la
verità dure contestazioni all’Ariston,
contro artisti, in oltre 50 anni di Fe-
stival ce ne sono state numerose. La
tesi del «complotto» comunque non
trova al momento alcun riscontro og-
gettivo. Ma ne è convinta anche la
moglie di Adriano, Claudia Mori che
ha accusato il consigliere d’ammini-
strazione Verro di «aver inscenato
questa buffonata». Morandi non cre-
de sia stato Verro, ma crede sì alla
messinscena. Immediata la replica
di Mazza e Marano: «Nulla di orga-
nizzato. Sono accuse enormi, servo-
no le prove».
Morandi è soddisfatto del suo Fe-
stival. «Con Rocco è stato un incon-
tro felice, mi ha aiutato molto nel
condurre». E lo difende dalle accuse
di machismo: «Il direttore generale
della Rai è donna, sul podio sono sa-
lite tre ragazze (Emma, Arisa, Noe-
mi); le donne intervenute hanno mo-
strato la loro testa. Per me questo è
stato un Festival al femminile. C’era-
no Federica Pellegrini, Sabrina Feril-
li, Geppi Cucciari». Argomento trat-
tato anche ieri all’«Arena» di Giletti.
Il conduttore ha mostrato tre foto —
Marcegaglia, Fornero, Camusso — e
ha detto «parliamo anche di queste
donne che stanno costruendo il futu-
ro». Qualche fischio dalla platea.
Non si sa verso chi e perché.
Il cantante di Monghidoro ha poi
annunciato: «C’è bisogno di facce
nuove, di ripensare la formula del Fe-
stival. Più di questo credo sia impos-
sibile fare: bisogna tornare al festival
di Fazio 2002 per avere ascolti così
alti». E butta lì che magari nel 2013
potrebbe tornare in gara. Infine Maz-
za, direttore di Rai1, molto contesta-
to. Ha cercato di barcamenarsi difen-
dendo le scelte di Mazzi e Morandi,
e al contempo, allineandosi sulle po-
sizioni dei vertici Rai critiche sul Fe-
stival. Un colpo al cerchio: «Capisco
le parole di Garimberti, l’insistenza
di Celentano è stata antipatica, Ga-
rimberti dice che è fuori contesto, io
dico che da 50 anni è fuori conte-
sto». E uno alla botte: «Quello che re-
sterà è l’emozione che Celentano su-
scita quando canta e l’emozione
grandissima del duetto con Moran-
di».
Ci pensa, ancora una volta, Rocco
Papaleo a stemperare le tensioni e a
chiudere con ironia: «Un pensiero lo
rivolgo al mio neurologo per gli otti-
mi tranquillanti che mi ha prescrit-
to: mi hanno calmato e non addor-
mentato».
Maria Volpe
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Spettacoli
ROMA — Spenti i riflettori di
Sanremo, la vicenda del Festival
2012 tornerà all’esame del settimo
piano di viale Mazzini. Oggi il pre-
sidente Paolo Garimberti si ritro-
verà sul tavolo, nero su bianco, la
richiesta dei consiglieri Giorgio
van Straten (area Pd) e Rodolfo de
Laurentiis (area Udc) di esamina-
re la condotta di Mauro Mazza, di-
rettore di Raiuno, nella gestione
del Festival, soprattutto del con-
tratto con Adriano Celentano. Il
Consiglio si terrà giovedì e i due
membri del Cda chiedono di inse-
rire l’argomento all’ordine del
giorno. Si profila una possibile ri-
mozione di Mazza?
Il suo «commissariamento» da
parte del direttore generale Loren-
za Lei, con l’invio a Sanremo del
vicedirettore generale Antonio Ma-
rano, non è certo stato un segno
di fiducia. I consiglieri Antonio
Verro e Alessio Gorla (entrambi
area Pdl) si sono dissociati dal Fe-
stival e dalla sua gestione comples-
siva da parte di Raiuno. Insoddi-
sfattissima la consigliera Giovan-
na Bianchi Clerici, della Lega. A
viale Mazzini c’è clima di veleni.
Una prova? Il giallo sul comunica-
to diffuso alle agenzie poco dopo
l’esibizione di Celentano di sabato
sera in cui si attribuiva generica-
mente ad «ambienti Rai» un giudi-
zio lusinghiero («Ha fatto il suo la-
voro in modo corretto e attento...
è stato bello ascoltarlo»). Il parere
non era certo di Garimberti, che si
è affrettato a rilasciare una dichia-
razione di segno opposto («Di cat-
tivo gusto il fatto che Celentano
sia tornato ad attaccare i giornali
cattolici, totalmente fuori conte-
sto le teleprediche...»). L’assolu-
zione non appartiene nemmeno
al direttore generale Lorenza Lei,
come assicurano autorevoli fon-
ti di viale Mazzini. Dunque, chi
è stato? Oggi a viale Mazzini si
chiarirà anche questo.
La questione non è secon-
daria perché c’è chi, giovedì
in Consiglio, intendere apri-
re il capitolo del contratto
con Celentano per capire se i
suoi attacchi ad Avvenire, a «Fa-
miglia Cristiana» e al critico del
Corriere della Sera Aldo Grasso ab-
biano violato il Codice etico, di-
ventando così materia di contesta-
zione contrattuale al Molleggiato.
Chi ha voluto gettare acqua sul
fuoco delle polemiche, sabato not-
te?
Altra questione aperta, l’accusa
rivolta in pubblico da Claudia Mo-
ri al consigliere Antonio Verro al-
l’Ariston dopo le contestazioni a
Celentano («Complimenti per la
buffonata che avete inscenato»)
ovvero una pesantissima accusa al-
la Rai di aver «organizzato» fischi
e grida. Verro reagisce con molta
irritazione: «Parlare di orchestra-
zione è pura follia, è pazzia. Mi di-
spiace che Morandi abbia condivi-
so... Credo che Celentano, e colo-
ro che lo circondano, abbiano bi-
sogno di un grande bagno di umil-
tà. Dal momento in cui si sale su
un palcoscenico si accettano ap-
plausi e contestazioni... In sala si
decifrava perfettamente la reazio-
ne spontanea di esasperazione do-
po la nuova tirata sui giornali cat-
tolici. La questione è grave perché
Celentano ha usato il palcosceni-
co dell’Ariston per regolare que-
stioni private con i due direttori e
con Aldo Grasso. Il che è inaccetta-
bile. Sono sicuro che il Consiglio
si occuperà di tutto questo».
Poi, un chiaro accenno al ruolo
di produttrice televisiva di Claudia
Mori: «Non è possibile contestare
la Rai, accusarla e contemporanea-
mente sfruttarla quando fa como-
do. Sono molto felice che si chiu-
da questo capitolo e che la macchi-
na del Festival venga affidata alle
mani di Giancarlo Leone e alla
nuova Direzione intrattenimen-
to». Festival «autonomo», addio.
Paolo Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se il sindaco sul palco
fa appello a Monti
Un appello al premier Monti per i
20 milioni bloccati nelle casse del
Comune a causa del patto di
stabilità. Il sindaco Maurizio
Zoccarato (foto), prima di
consegnare il premio a Emma, si è
rivolto a Morandi affinché facesse
da tramite. «Digli di
affrontare il tema del
patto di stabilità. Il
Comune ha 40
milioni in cassa
ma 20 sono
bloccati e non
può pagare le
ditte che
hanno
crediti con il
Comune».
(r.f.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Resa dei conti in Rai: accuse al direttore di Raiuno
La replica
Il «podio rosa» di questa
edizione del Festival di
Sanremo. Da sinistra, la
seconda classificata Arisa
(29 anni), la vincitrice Emma
Marrone (27) e la terza
classificata Noemi (30)
I fondi del Comune
Verro risponde alla Mori:
«Parlare di orchestrazione
è follia, mi dispiace che
Morandi abbia condiviso»
Morandi, boom di ascolti
e l’abbraccio a Celentano
«Contestazione pilotata»
Insieme
Show Adriano Celentano
Mazza: «Niente di organizzato»
Fischi in tv alla foto della Fornero
italia: 515249535254
Codice cliente:
29 Spettacoli
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SANREMO — Un Festival non os-
sessionato dagli ascolti, senza su-
per compensi e senza super ospiti,
che cerca i suoi talenti in casa e de-
ve riflettere su chi è già favorito da
eccessiva esposizione televisiva
(ogni riferimento ai talent è pura-
mente voluto). Detto così sembra ri-
voluzionario e impossibile. Ma il
2013 vuole essere l’anno della svol-
ta.
Giancarlo Leone, il direttore In-
trattenimento della Rai, traccia la
via, in quattro punti, che la prossi-
ma edizione di Sanremo dovrà se-
guire: «Primo: fare ascolti, ma non
pensare a loro in prima istanza. Un
Festival non deve arrivare necessa-
riamente al 50% di share. Se si alza
troppo l’asticella si rischia di pro-
durre dei danni. Secondo: la qualità
della musica e degli autori è fonda-
mentale. Aver messo in piedi un Fe-
stival in tre mesi è stato un miraco-
lo e va riconosciuto a Mazzi, Moran-
di e Presta. Noi contiamo di avere
otto mesi davanti». Perché l’inten-
zione di Leone è quella di annuncia-
re direttore artistico e conduttore
(sempre che non coincidano) entro
giugno, quando la Rai si presenterà
al mercato pubblicitario con i palin-
sesti autunnali. Prosegue: «Terzo:
la pluralità dell’industria discografi-
ca. Le major fanno un gran lavoro,
ma sarebbe bello avere le tantissi-
me etichette indipendenti che non
hanno accesso a una manifestazio-
ne così importante. Quarto: stare at-
tenti al mix degli artisti che deve es-
sere adeguato e tenere presente l’ec-
cessiva esposizione televisiva di al-
cuni. Non è forse un caso che i pri-
mi tre classificati di quest’anno ven-
gano, in modi diversi, dai talent».
La scommessa è realizzare un Fe-
stival senza grandissimi nomi e
grandissime spese. Possibile? «Non
avere super ospiti e super compen-
si è immaginabile perché in Italia
abbiamo i talenti per poterlo fare. Il
caso di Geppi Cucciari lo dimostra.
Dobbiamo uscire dalla schiavitù di
fare per forza il 50/60% di share. Gli
ascolti vengono un attimo dopo, al-
trimenti andremmo a cercare il sen-
sazionalismo che non va quasi mai
a vantaggio della qualità».
Sanremo 62 ha anche insistito su
un’immagine stereotipata della don-
na, ma Leone è realista: «Sarebbe
ipocrita immaginare che nell’ambi-
to dello show business non ci siano
delle donne che hanno un certo ti-
po di rappresentazione, fa parte del-
lo spettacolo. Se tutto questo fosse
avvenuto senza degli interventi di-
versi — a partire da quello di Geppi
— sarebbe stato grave. Ma non mi
sento di immaginare un evento do-
ve la donna viene rappresentata so-
lo per la sua intelligenza e creativi-
tà».
La Direzione Intrattenimento è
nata per centralizzare l’attività del-
l’intrattenimento (di cui Sanremo è
il prodotto clou) e assolvere a una
funzione di specializzazione di un
genere (come per la fiction o il cine-
ma). In pratica funziona da fornito-
re e avrà Rai1 come cliente: «La Dire-
zione Intrattenimento non farà un
suo Festival indipendentemente
dalle logiche della Rai. Noi siamo i
fornitori e produttori di Rai1. La re-
te, dunque Mauro Mazza, rimarrà
un punto di riferimento imprescin-
dibile. Faremo un progetto, lo pre-
senteremo al direttore di Rai1 che
lo dovrà approvare. Poi questo pro-
getto andrà alla direzione generale
e per quanto di competenza al cda
che lo dovrà approvare». L’obbietti-
vo è anche «rendere più forte que-
sta direzione nel rapporto con i pro-
duttori esterni che sono e resteran-
no un punto fondamentale del no-
stro lavoro. Ma un conto è esserlo
accettando i loro progetti, un conto
proponendoli noi stessi».
Il Morandi ter lo ha escluso lo
stesso conduttore, il sogno nasco-
sto potrebbe essere Fiorello, ma Le-
one non vuole sbilanciarsi sul pros-
simo conduttore. In prima istanza
si cercherà in casa, ma non sono
esclusi sconfinamenti esterni: «In
Rai abbiamo grandissimi artisti co-
me Antonella Clerici, Carlo Conti,
Fazio, Frizzi, Baudo. Ma anche fuori
da Viale Mazzini ci sono artisti al-
trettanto importanti. Penso a Maria
De Filippi che da sempre vuole mi-
surarsi con un evento come Sanre-
mo. Penso a Brignano, ma anche a
Arbore». No, il nome di Celentano
non lo ha fatto.
Renato Franco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Leone: basta con l’assillo dell’audience e niente spese folli
Oltre a Emma, anche Marco
Carta e Valerio Scanu. Tre
vincitori delle ultime quattro
edizioni di Sanremo arrivano
da «Amici» di Maria De Filippi.
Solo Vecchioni l’anno scorso ha
interrotto la sequenza. L’effetto
talent si sente ancora di più nei
giovani, dove nessuno può
giocare la carta di una carriera
consolidata come contrappeso:
Alessandro Casillo di «Io
canto» quest’anno e Tony
Maiello («X Factor») due anni
fa erano vincitori annunciati.
Chi arriva da uno show tv ha
un vantaggio indubbio al
televoto: la presenza sul piccolo
schermo offre popolarità e
riconoscibilità, il pubblico dei
talent è fedele e più abituato a
esprimere affetto al proprio
artista preferito. In questi anni
il peso del televoto è stato
modificato e sterilizzato nella
fase che porta a scegliere la
terna finalista: per arrivarci
bisogna essere solidi anche nei
voti degli orchestrali. Ma alla
fine, comunque, sono le
telefonate e sms a decidere.
Eliminare il televoto e affidarsi
a una giuria di qualità rischia di
riprodurre inciuci che in
passato hanno fatto ben altri
danni. Rivedere il passaggio
finale potrebbe rendere ancora
più incerta e appassionante la
gara. (a.laf.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’autore la sgrida:
«Neppure un grazie»
La strategia
Evitare super ospiti e
super compensi si può
Gli artisti ci sono, basta
pensare alla Cucciari
A
nche se probabilmente l’abito più
ricordato di questa edizione del Festival sarà
quello dallo spacco post-inguinale di Belén
(disegnato da Fausto Puglisi), sul palco dell’Ariston
anche quest’anno si è scatenata la consueta gara
indiretta e parallela a quella canora per stabilire i
look più riusciti delle cantanti. Scorrendo i blog di
moda, impossibile non notare la passione gravitata
attorno a Nina Zilli dalla sua prima uscita. Grazie agli
abiti di Vivienne Westwood, la cantante è riuscita a
far sognare con creazioni eccentriche, portando a
buon fine l’impresa di non perdere di credibilità
anche quando era avvolta in uno sfavillante vestito
dorato da Jessica Rabbit. Un look che è praticamente
l’opposto di quello scelto dalla seconda classificata
del Festival. Arisa ha optato per mise molto sobrie,
austere quasi. La variante più sensibile di colore per
la cantante — che ha lasciato sul comodino i suoi
occhialoni — è stato l’abito tortora di Mila Schön,
semplice ma chic e di certo inedito. La vincitrice
invece ha trasmesso la sua anima grintosa anche con
l’abbigliamento. Per Emma, C’N’C Costume National,
ha pensato a un’escalation. E così dagli shorts della
prima sera, la cantante è passata prima ai
pantaloni lunghi, poi a un abitino corto per
arrivare solo in finale con il fatidico abito
lungo, da gran sera. Chi invece non ha mai
abbandonato il piglio rocchettaro è stata
Dolcenera, che ha scelto le creazioni di Frankie
Morello accompagnate da sandali sadomaso
indossati il più delle volte con un calzino corto e
nero. La terza classificata, la rossissima Noemi, ha
voluto Enrico Coveri. L’abito con cui più ha stupito è
stato quello blu elettrico della finale, che l’ha
trasformata in una moderna fata turchina. (c. maf.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Da Dolcenera a Zilli, gli abiti delle ragazze
La gara
La vincitrice «Un orgoglio il podio di sole donne. Il successo è bello ma non devi essere sola, penso a Whitney Houston»
Su Facebook
Il televoto
e l’effetto
dei talent
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SANREMO — «Sotto la doccia
questa mattina cantavo "Sono solo
parole" di Noemi». Emma Marro-
ne, vincitrice del Festival, non ha
paura di fare i complimenti ai colle-
ghi. Anzi, alle colleghe. La rivalità è
donna, ma nella notte di sabato lei
e le altre due finaliste, Arisa e Noe-
mi, hanno fatto squadra, si sono
scambiate complimenti e stima re-
ciproca. Tre ragazze, più o meno
sui 30, sul podio. Dall’altra parte la
farfallina di Belén, il vuoto pneuma-
tico della Canalis e la trasparenza
della Mrazova. «Non giudico — di-
ce —. Su quel palco si sono viste
tutte le sfaccettature della donna.
Io ero qui per cantare. Sono orgo-
gliosa che fossimo tutte donne sul
podio: il rock è donna, la musica
sta cambiando. La mattina dopo la
prima puntata io e il mio fidanzato
(Stefano De Martino, ballerino co-
nosciuto ad "Amici", il talent che li
ha lanciati ndr) abbiamo scaricato
il mio brano e quelli di Noemi e Ari-
sa». Grintosa, determinata, aggres-
siva. Anche nel look, jeans e giub-
botto di pelle. «Dovessi scrivere la
mia autobiografia la chiamerei On
the road, sottotitolo La camionista
travestita da cantante», ride. Per
la finale però era elegantissima.
«Per una volta mi sono lanciata e
mi sono fatta fare un abito da signo-
ra. È durato soltanto una serata, ma
mi sono sentita una principessa».
Torna bambina. «La mia preferita
era la Sirenetta — ricorda — per-
ché è una che va controcorrente, si
ribella al padre, perde la coda per
seguire l’amore». Anche lei si sente
controcorrente. «Non ho mai avu-
to paura di distaccarmi dagli altri a
costo di essere giudicata male —
confessa —. A 14 anni alcune ami-
che hanno fatto il grande passo ses-
suale, io ho atteso i 21».
Controcorrente, ma non ribelle.
La famiglia e il fidanzato sono i
suoi punti di appoggio. «Puoi ave-
re successo, la gente ti batte le ma-
ni e ti compra i dischi, ma se quan-
do torni a casa non c’è nessuno sei
una persona persa — riflette —.
Guardiamo cosa è successo a Whit-
ney Houston, aveva una voce che
non avrà mai più eguali, ma alle
spalle c’erano altri disagi. Droga e
alcol sono problemi che vengono
dopo, prima c’è il vero male, non
avere amore». Due anni fa era nella
scuola della De Filippi, l’anno scor-
so il debutto (e il secondo posto) a
Sanremo con i Modà, ora la vitto-
ria. Cosa è cambiato?
«Mi proteggo di meno, sono più
morbida. Vivo meglio le critiche. E
se le vivevo male non era per pre-
sunzione, ma perché colpivano le
mie debolezze. Sono una che si ba-
stona sempre, anche quando fac-
cio la lavatrice senza ammorbiden-
te, e dovrei imparare a essere più
leggera».
«Non è l’inferno», canzone con
cui ha vinto, parla di un vecchietto
che si rivolge alle nuove generazio-
ni dicendo che ha visto di peggio
della crisi di oggi. Lei come la ve-
de? «Al governo chiederei più ri-
spetto verso i cittadini. Mio fratello
fa il muratore e i panini che il suo
capo compra costano più di un
pranzo nei ristoranti del Parlamen-
to. La gente si sente male più per
quello che non per le tasse».
Andrea Laffranchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La felicità di Emma: ma sotto la doccia canto Noemi
❜❜
Volti
«Fazio, Brignano, la De Filippi
Preparo la rivoluzione al Festival»
Lite fra Kekko Silvestre, cantante
dei Modà e autore del pezzo
vincitore, e Emma. Su Facebook
Kekko si lamenta di essere stato
chiamato da Emma per un grazie
solo ieri alle 12.35. Risponde lei:
«La prima cosa che ho fatto
appena sveglia è stato chiamare
te. Godiamoci il momento».
Dark
Dolcenera,
34 anni,
in Morello
Giancarlo Leone, 55 anni, direttore
Intrattenimento della Rai. In alto,
Maria De Filippi (50); a sinistra, Fabio
Fazio (47), che nel 1999 e nel 2000
ha presentato Sanremo affiancato
dal tenore Pavarotti e da Ines Sastre
Amiche
Emma
Marrone
(a sinistra,
27 anni) con
Alessandra
Amoroso
(25) che l’ha
accompagna-
ta nella
serata
dei duetti
Glam
Nina Zilli,
29 anni, in
Westwood
Vincitori Mario Carta (nel
2009) e Valerio Scanu (2010)
Il futuro Il direttore Intrattenimento della Rai annuncia il suo piano: va ripensata la scelta dei cantanti
italia: 515249535254
Codice cliente:
N
onc’èsoloil turismonel centrostori-
coaRoma. Di recente è statopresen-
tato il progetto per creare il Secondo
Polo Turistico della Capitale. Un’idea nata
dall’esigenza di puntare su un’offerta, che si
affianchi a quella tradizionale concentrata
nel centro storico. «Dobbiamo fare in modo
- spiega il sindaco Gianni Alemanno - che la
città non viva solo di inerzia e del proprio fa-
scino, ma che vada realmente verso il futuro
investendo sul turismo. In questo quadro si
inserisce il Secondo Polo, dalla Nuvola all’Ac-
quario al Waterfont di Ostia». Il progetto intende accrescere la competitività
di Roma nello scenario internazionale, attraverso un’offerta differenziata in
cinque segmenti (convegni e fiere, divertimento, natura e archeologia, siste-
ma portuale e città dei giovani) che porti il visitatore a prolungare la propria
permanenza nella Capitale e ad avere nuove occasioni di ritorno in città.
I dati sui flussi turistici nel 2011 rivelano un incremento rispetto all’anno
precedente: secondolestimeEbtl, nel 2011si sonoregistratea Roma oltre28
milioni di presenze, con un aumento del 7,5%rispetto al 2010, equivalente a
2 milioni di visitatori in più. La crescita maggiore riguarda i turisti provenienti
daBrasileeRussia,seguiti daStati Uniti eCanada.«Nel 2012- affermaAntonio
Gazzellone, delegatoal turismodi Roma Capitale - sarà inauguratol’acquario
sotto il laghetto dell’Eur, che prelude al completamento dell’intero sistema
dei parchi a tema, con ZoooMarine, Rainbow Magicland, Cinecittà World, in
costruzione, eil parcosull’imperoromano. Nel 2013molti progetti del Secon-
doPolosarannoultimati e due seg-
menti potranno lavorare a pieno
regime: il turismo congressuale e
quellogolfistico, che coni 14 campi
del RomaGolf District si rivolgeaun
target di 52 milioni di appassionati
e22milioni di giocatori viaggiatori».
Per conoscere il progetto visitate:
www.secondopoloturistico.roma.it.
Nel verde dei giardini di Villa
Borghese, il lussuoso Aldro-
vandi Villa Borghese, membro
dei The Leading Hotels of the
World con il proprio parco pri-
vato, la piscina esterna e il risto-
rante 2 Stelle Michelin Oliver
Glowig, sotto la sapiente cura
del celebrato Chef tedesco, rap-
presenta una elegante oasi di
relax, dove gli ospiti godono i
vantaggi di un resort vicino a
Piazza di Spagna eViaVeneto.
Aldrovandi
Villa Borghese Roma
06.3223993
www.aldrovandi.com
Nel cuore di Roma, a 5 minuti
dal Vaticano e Castel S. Angelo,
si troval’Hotel AtlanteStar.Offre
camereesuites convistaemaxi
Jacuzzi, servizio transfer gratui-
to all’arrivo dall’aeroporto all’al-
bergo. All’ultimo piano si trova
l’esclusivo ristorante Roof Gar-
den Les Etoiles con vista stra-
ordinaria sulla città e soprat-
tutto sulla Cupola di S. Pietro,
così vicina da sentirsi schiac-
ciati dalla sua grandiosità.
Roma
06.6873233
www.atlantehotels.com
Hotel
Atlante Star
Il Regina Hotel Baglioni, situato
nel cuore di Via Veneto, si carat-
terizza per l’alternanza di stile
classico e Art Déco, fino al de-
sign moderno e innovativo del
Brunello Lounge & Restaurant,
dove gustare i piatti dello chef
Luciano Sarzi Sartori. Le camere
e le suite sono decorate con ar-
redi preziosi e pezzi unici. L’ho-
tel disponedi 3salemeetingtra
cui la Sala Belvedere con vista
panoramica sulla Capitale.
06.421111
www.baglionihotels.com
Roma
Regina
Hotel Baglioni
A pochi passi da piazza di Spa-
gna e via Condotti, l’hotel è il
punto di partenza ideale per
scoprire le meraviglie della cit-
tà eterna. Assaporate il piacere
di soggiornare in un’antica di-
mora privata in cui ogni came-
ra ha la sua identità. L’ambiente
raffinatoe il servizioimpeccabi-
le si uniscono all’eccellente ga-
stronomia del Café Romano
per trasformare il soggiorno in
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d’Inghilterra
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con parcheggio gratuito, pisci-
na interna ed esterna, area re-
lax con camino, Jacuzzi, bagno
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città. Premiato con il Certificate
of Excellence 2011 da TripAd-
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intramontabile rinvigorito da
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migliori ristoranti d’albergo al
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www.corriere.it/alberghiditalia
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UNANUOVAROMA
Con il progetto del Secondo Polo Turistico la
capitale attira i visitatori anche fuori dal centro
AVVISO DI ESITO GARA
L’AMIAT S.p.A. con socio unico via Gior-
dano Bruno n. 25, Torino. Tel. 0112223457
- Fax 0112223254, informa che la gara
pubblica relativa alla fornitura in forma fra-
zionata di ricambi (originali o di qualità cor-
rispondente) per spazzatrici RAVO [PA
31/11] è stata dichiarata deserta per
mancanza di offerte. Altre informazioni: E’
possibile prendere visione degli atti del
procedimento presso l’AMIAT S.p.A. con
socio unico - Ufficio Appalti e Contratti.
L’AMMINISTRATORE DELEGATO
Dott. Maurizio MAGNABOSCO
REGIONE TOSCANA - ESTAV Nord-Ovest
Ente per i Servizi Tecnico
Amministrativi di Area Vasta
AVVISO DI GARA PER ESTRATTO
L’ESTAV Nord Ovest Toscana indice una proce-
dura aperta per l’affidamento del servizio di in-
terventi di Assistenza Domiciliare Diretta, per un
importo a base d’asta (importo massimo insu-
perabile a pena d’esclusione) di € 2.924.873,28
+ IVA per una durata di due anni. Opzioni: facoltà
di ripetizione ex art. 57 comma 5 lettera b) del D.
Lgs 163/2006. Le offerte dovranno pervenire nel
rispetto delle modalità specificate nella docu-
mentazione di gara entro e non oltre le ore 12.00
del giorno 27/03/2012 (termine perentorio)
presso ESTAV NORD OVEST - Struttura Organiz-
zativa di Viareggio, via Aurelia 335, Lido di Ca-
maiore. Il bando integrale di gara è stato
trasmesso alla G.U.U.E. il giorno 07/02/2012 La
documentazione di gara è disponibile sul sito in-
ternet all’indirizzo www.estav-nordovest.to-
scana.it, menù bandi. Per ulteriori informazioni
tel. 0584.6059502 fax 0584.6059501. Le offerte
non vincolano Estav Nord-Ovest.
Il Direttore del
Dipartimento Acquisizione Beni e Servizi
dott. Paolo Torrico
AVVISO RELATIVO
AGLI APPALTI AGGIUDICATI
Questa Azienda rende noto di aver affidato il servizio di call center, mediante
procedura aperta [CIG n. 3055168463], alla Società ADVERT srl di Napoli. L’im-
porto di aggiudicazione: Euro/anno 121.383,38 oltre IVA, per un contratto di
durata triennale, eventualmente prorogabile di un’ulteriore annualità. Non è
ammesso il subappalto. Il bando di gara è stato pubblicato nella GUUE 2011/S
144-239369 e nella GURI V Serie Speciale n. 91 del 03/08/2011. Direzione
Logistica e Acquisti: Ing. Pasquale Speranza.
AZIENDA SANITARIA LOCALE MILANO N. 1
Sede Amministrativa: Via Al Donatore di Sangue, 50
20013 Magenta (MI)
ESTRATTO BANDO DI GARA
Questa Amministrazione rende noto di aver indetto gara d’ap-
palto a procedura aperta, ai sensi del D.Lgs. 163/2006 e s.m.i.,
per l’affidamento del servizio di lavaggio e stiratura della bian-
cheria personale degli ospiti della RSA “S. Pertini” di Garba-
gnate Milanese. Importo presunto Euro 383.725,00 IVA
esclusa per 27 mesi, di cui oneri per la sicurezza riferiti ai rischi
da interferenza nelle lavorazioni (DUVRI) pari a euro 1.000,00
IVA esclusa. Categoria del servizio: n. 27. N. CIG: 3853273D75.
Scadenza presentazione offerte: 07.03.2012 entro le ore 12.00
c/o Ufficio Protocollo Generale dell’Azienda - Palazzina “M” -
Sede Amministrativa: Via al Donatore di Sangue 50 - 20013
Magenta. Data di seduta pubblica: 08.03.2012 alle ore 10.00.
Bando di gara integrale pubblicato ai sensi del D.Lgs.163/06
sulla GUCE e sulla GURI e reperibile sul sito aziendale
www.aslmi1.mi.it. Tutta la documentazione di gara è consul-
tabile e disponibile sul sito Internet www.aslmi1.mi.it. Le
precisazioni ed i chiarimenti, eventualmente richiesti,
saranno pubblicati, entro i termini prescritti, sul suddetto
sito Internet. Per informazioni: UOC Gestione Risorse
Materiali dell’ASL (tel.02.97973.821/992, fax 02.97973.316,
eMail: approvvigionamenti@aslmi1.mi.it).
Magenta, 6.02.2012
Il Direttore Amministrativo - Dr. Andrea De Vitis
AVVISO DI APPALTO AGGIUDICATO
La GE.S.A.C. SpA - Società Servizi Aeroporti Campania SpA - Aeroporto Civile Capodichino - Via del Riposo n. 95 - 80144 Napoli
- Tel. 081 7896311 - Fax 081 7896522, indirizzo di posta elettronica: ufficio_gare@gesac.it, rende noto l’esito della procedura
negoziata per l’affidamento della “fornitura di energia elettrica per l’Aeroporto Internazionale di Napoli - Capodichino per l’anno
2012” - CIG 33306646E0, il cui bando di gara è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 2011/S192-
313399 del 06/10/2011, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - V Serie speciale n, 119 del 10/10/2011 e per
estratto sui quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Mattino, Il Corriere della Sera, Il Corriere del Mezzogiorno, tutti del 10/10/2011. Domande
di partecipazione pervenute: n. 2. Offerte pervenute: n. 1. Impresa aggiudicataria: Gala spa - Via Pietro Borsieri, 20 - 00195 Roma.
Importo presunto della fornitura: Euro 2.053.634,50 Iva esclusa. Criterio di aggiudicazione: prezzo più basso.
L’Amministratore Delegato Ing. Mauro Pollio
REGIONE AUTONOMA VALLE D’AOSTA
COMUNITA’ MONTANA DELL’EVANCON
Estratto di bando di procedura aperta per
l’affidamento del servizio di organizzazione
e gestione dei soggiorni climatici
per anziani e disabili
La Comunità Montana dell’Evançon, con sede in
Verrès (AO) in Piazza René de Challand, 5, P.Iva
00574890075, bandisce una gara mediante proce-
dura aperta per l’appalto del servizio di organizza-
zione e gestione dei soggiorni climatici per anziani
e disabili, per l’anno 2012, con possibilità di pro-
roga al 2013, ai sensi dell’art. 55 del D.Lgs. n. 163
del 2006. Lotto I - Soggiorno climatico marino 15
giorni nel periodo dal 19/05/2012 al 02/06/2012
nella località di Bibione C.I.G. 3841515675. Lotto
II - Soggiorno climatico lacustre 11 giorni a scelta
nel periodo dal 15/09/2012 al 15/10/2012 sul Lago
di Garda C.I.G. 38415356F6. L’importo a base
d’asta - commisurato alla durata di due anni -
somma a stimati €. 231.800,00 al netto dell’iva. Il
capitolato speciale, il bando integrale, il disciplinare
di gara e relativi allegati sono disponibili presso
l’Ufficio Servizi Sociali della Comunità Montana,
sede di Via Murasse 1/d a Verrès e sui siti internet:
www.regione.vda.it e www.cm-evancon.vda.it. Il
plico contenente l’offerta economica e la documen-
tazione richiesta dovrà pervenire entro e non oltre
il giorno 12/03/2012, ore 12,00. La gara sarà espe-
rita in seduta pubblica il giorno 13/03/2012 alle ore
9.00. Il bando è stato inviato alla GUCE in data
20/01/2012.
Il Responsabile del procedimento
Dott.ssa MOLINARI Cristina
G.O.R.I. S.p.A. GESTIONE OTTIMALE RISORSE IDRICHE
Via Trentola, 211 - 80056 Ercolano (NA)
ESITO DI GARA per l’Affidamento di: “Fornitura dei materiali per l’istallazione dei gruppi di misura per la conturiz-
zazione della risorsa idrica alle utenze dell’ATO 3 Sarnese Vesuviano”.
- Lotto n. 1: Fornitura di contatori d’acqua fredda a lettura diretta predisposti per la tele lettura, moduli di tele lettura
e strumenti per l’acquisizione dei dati - Codice Identificativo Gara (CIG): 33147011CC; - Lotto n. 2: Fornitura di ru-
binetti di arresto unidirezionale - Codice Identificativo Gara (CIG): 3314737F7D - Lotto n. 3: Fornitura di valvole a
sfera a passaggio totale con dispositivi anti-frode ed anti-morosità - Codice Identificativo Gara (CIG): 331476676E.
Procedura di aggiudicazione: L’aggiudicazione è stata effettuata con il criterio dell’offerta economicamente più van-
taggiosa, ai sensi dell’articolo 83, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 e succ. mod. ed integr., in base ai criteri e pesi
indicati nel bando di gara. Importo complessivo dell’appalto posto a base d’asta: € 6.000.000,00. Oneri per l’at-
tuazione dei piani di sicurezza non soggetti a ribasso: € 0,00. Aggiudicazione dell’appalto: La Stazione Appaltante
ha disposto l’efficacia dell’aggiudicazione definitiva, con atto del RUP in data 01.02.2012, a favore di: ­ Lotto n. 1:
“MADDALENA S.p.A.” per un importo pari ad € 3.212.430,00 corrispondenti ad un ribasso offerto del 17,630% ed
un punteggio complessivo pari a 100,000; - Lotto n. 2: “H2O MEASUREMENT & SYSTEMS S.R.L.” per un importo
pari ad € 1.316.000,00, corrispondenti ad un ribasso offerto del 6,000% ed un punteggio complessivo pari a 100,000;
- Lotto n. 3: “GREINER S.P.A” per un importo pari ad € 435.001,00, corrispondenti ad un ribasso offerto del 37,857%
ed un punteggio complessivo pari a 100,000. Informazioni complementari: Il subappalto è consentito nei limiti di
legge. Non vi sono state offerte non accettate in quanto anormalmente basse in base all’art. 87 del D. Lgs 12 Aprile
2006 n. 163 e succ. mod. ed integr.. Procedure di ricorso: Le eventuali procedure di ricorso potranno essere pre-
sentate innanzi al TAR Campania - Sezione di Napoli nel termine di 30 giorni dalla pubblicazione del presente esito.
Pomigliano d’Arco (NA), lì 06/02/2012
Il Responsabile del Procedimento - Ing. Francesco Rodriquez
SOGESID S.P.A.
AVVISO DI RETTIFICA E RIAPERTURA DEI TERMINI - BANDO DI GARA - PROCEDURA APERTA AI
SENSI DELL’ART. 53, 54 e 55 del D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i. per l’affidamento dei servizi inerenti
le indagini geognostiche, geotecniche ed ambientali in attuazione del Piano di Caratterizzazione
del Sito di Interesse Nazionale di Pianura (NA). CIG: 37379562DF. CUP: F64J09000000001.
STAZIONE APPALTANTE: SOGESID S.p.A., con sede in Roma, Via Calabria n. 35 - 00187.
Si comunica che è stato pubblicato un avviso di rettifica del Bando di gara pubblicato sulla GUCE
GU/S S250 del 29/12/2011 e sulla G.U.R.I. n. 2 del 4/01/2012, relativamente ai punti III.2.3) Capa-
cità tecnica con riferimento a quanto richiesto al capo 5), ultimo periodo, del predetto punto, nonché
al punto IV.3.4) Termine per il ricevimento delle offerte e delle domande di partecipazione: il ter-
mine ultimo di scadenza per il ricevimento delle offerte è stato prorogato al 20.03.2012 alle ore
12:00. Il termine di scadenza per l’inoltro delle richieste di sopralluogo è stato, pertanto, prorogato al
09.03.2012 ore 12.00. Per maggiori informazioni: http://www.sogesid.it. Punti di contatto: Responsa-
bile del Procedimento Ing. Enrico Brugiotti - tel. 06.420821; fax. 06.483574; e-mail: sogesid@sogesid.it.
SOGESID S.P.A.
SOGESID S.P.A.
AVVISO DI RETTIFICA E RIAPERTURA DEI TERMINI - BANDO DI GARA - PROCEDURA APERTA AI
SENSI DELL’ART. 53, 54 e 55 del D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i. per l’affidamento dei servizi per
l’esecuzione delle indagini ambientali e geotecniche in attuazione del Piano di Caratterizzazione
dell’Area Vasta il loc. Masseria del Pozzo-Schiavi sita in Giugliano in Campania (NA) IV Stralcio
Funzionale.. CIG: 3737952F8E. CUP: J72D10000650001.
STAZIONE APPALTANTE: SOGESID S.p.A., con sede in Roma, Via Calabria n. 35 - 00187.
Si comunica che è stato pubblicato un avviso di rettifica del Bando di gara pubblicato sulla GUCE
GU/S S249 del 28/12/2011 e sulla G.U.R.I. n. 2 del 4/01/2012, relativamente ai punti III.2.3) Capa-
cità tecnica con riferimento a quanto richiesto al capo 5), ultimo periodo, del predetto punto, nonché
al punto IV.3.4) Termine per il ricevimento delle offerte e delle domande di partecipazione: il ter-
mine ultimo di scadenza per il ricevimento delle offerte è stato prorogato al 20.03.2012 alle ore
12:00. Il termine di scadenza per l’inoltro delle richieste di sopralluogo è stato, pertanto, prorogato al
09.03.2012 ore 12.00. Per maggiori informazioni: http://www.sogesid.it. Punti di contatto: Responsa-
bile del Procedimento Ing. Enrico Brugiotti - tel. 06.420821; fax. 06.483574; e-mail: sogesid@sogesid.it.
SOGESID S.P.A.
PROVINCIA DI ROMA
Segretariato Generale - Servizio 3 Gare e Contratti
AVVISO DI PROROGA
FORNITURA E POSA IN OPERA DI ARREDI PER
AULE DIDATTICHE DEGLI ISTITUTI SCOLASTICI DI
PERTINENZA DELLA PROVINCIA DI ROMA. IM-
PORTO A BASE DI GARA € 413.223,15 IVA
ESCLUSA (COMPRESI I COSTI DELLA SICUREZZA
NECESSARI PER LA ELIMINAZIONE O RIDUZIONE
DEI RISCHI DA INTERFERENZE - EX ART. 86,
COMMI 3 BIS E 3 TER DEL D.LGS. 163/2006). D.D.
R.U. 9168 del 19/12/2011. CODICE CIG 366112149F
Si comunica che sono state apportate delle rettifiche
agli Allegati B e C al Bando di Gara indicato in og-
getto. Tali rettifiche sono visionabili sul sito internet
www.provincia.roma.it. Il termine di scadenza è
stato prorogato al 06/03/2012, ore 12.00. Si proce-
derà alla preselezione, in seduta pubblica, presso la
Sala “Gare” dell’Amministrazione sita in Via di
S. Eufemia, 19 - 00187 Roma, il giorno 07/03/2012
alle ore 11,00.
IL DIRIGENTE DEL SERVIZIO - Dott. Paolo Berno
AFFITTA
In Milano via Mazzini, 7
1) Unità uso commerciale
p.t. mq. 228.
Gli interessati possono presentare
domanda di locazione dal 20
febbraio al 19 marzo a: INAIL - Di-
rezione Regionale Lombardia - Ge-
stione Immobiliare - C.so di Porta
Nuova, 19 20121 Milano. Per infor-
mazioni e sopralluogo telefonare a:
02/6258.6681.
IL DIRETTORE REGIONALE
(dott. Aniello Spina)
ESTRATTO ESITO GARA
L’azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma
rende noto che con provvedimento n. 33 del
25/01/2012 ha disposto l’aggiudicazione
triennale della gara a procedura aperta per
l’approvvigionamento di guanti sterili e non
sterili per un importo complessivo di spesa
di € 916.552,50 IVA esclusa. Esito trasmesso
alla GUCE il 13/02/2012. Avviso pubblicato
sul sito aziendale www.ospedalesantan-
drea.it e sui siti internet www.regione.lazio.it;
www.serviziocontrattipubblici.it. Richiesta
informazioni: Dott Filippo Zanutti.
Il Responsabile del Procedimento
(Dott. Filippo Zanutti)
CITTA’ DI MARSALA
Istituzione Comunale - Marsala Schola
Risultanza di Gara
Si rende noto che dal 13 Settembre 2011
al 27 Ottobre 2011 è stata esperita, gara
a procedura aperta, riguardante: “Affida-
mento del servizio di gestione asili
nidi scolastici 2011/2012, 2012/2013,
2013/2014” Imp. complessivo del servizio
per tre anni è € 2.293.000,00 oltre IVA, di
cui € 433.500,00 prezzo a base di gara per
la gestione dei due asili, i restanti per
costo del lavoro, oneri sulla sicurezza pari
a € 0,00. Imprese partecipanti n. 3
Escluse n. 2. Ditta aggiudicataria: La Gar-
derie coop. sol .soc. a.r.l., con sede in Si-
racusa, Via S.re Monteforte, n. 5. Ribasso
offerto 20,01% al prezzo di € 346.366,5
oltre € 1.859.500,00 per costo del lavoro.
Il Direttore - Dott Nicola Fiocca
MINISTERO DELLA DIFESA
SEGRETARIATO GENERALE DELLA DIFESA E
DIREZIONE NAZIONALE DEGLI ARMAMENTI
DIREZIONE DEGLI ARMAMENTI TERRESTRI
Via Marsala, 104 - 00185 Roma
AVVISO DI STIPULA
Si comunica l’avvenuta stipula del contratto in data
14/12/2011 con la Ditta Larimart S.P.A., a procedura
negoziata ai sensi dell’art. 57, comma 2, lettera b) del
D.Lgs 163/06, per l’approvvigionamento di n. 16 Sistemi
interfonici digitali integrati su VTLM per comunicazioni
tra squadra veicolo e squadra plotone per un importo di
Euro 999.245,00. Eventuali informazioni sull’approvvigio-
namento potranno essere chieste all’Ufficio Relazioni con
il Pubblico di questa Direzione, Via Marsala 104 - 00185
Roma - dalle ore 08.30 alle ore 13.30 (dal lunedì al
venerdì) Tel. 06/473539094 - 06/47359069 - Fax
06/4825279.
PER IL DIRETTORE
(Ten. Gen. Gianfranco GIGLIO)
IL VICE DIRETTORE AMMINISTRATIVO
(Dirig. Dott.ssa Barbara TORRICE)
Ministero delle Infrastrutture e Trasporti
PROVVEDITORATO INTERREGIONALE PER
LE OPERE PUBBLICHE TOSCANA - UMBRIA - FIRENZE
Via dei Servi n. 15 - 50122 Firenze
Tel. 055/2606305-306 - Fax 055/2606307
ESTRATTO
Procedura aperta indetta per il 18.4.2012 per l’affidamento
mediante appalto del servizio di coordinamento della sicurezza in
fase di esecuzione dei lavori di restauro e adeguamento funzionale
del complesso demaniale di Villa Salviati, destinato a sede degli
archivi storici dell’Unione Europea ed alle attività dipartimentali ed
amministrative dell’Istituto Universitario Europeo - Progetto
esecutivo di ristrutturazione degli interni. Corrispettivo a base di
gara: € 150.000,00=. Criterio di aggiudicazione: Offerta economi-
camente più vantaggiosa, ai sensi art. 81 c.1 del D.Lgs. 163/2006
e ss. modo ed int. e art. 266 c. 4-5-6-7 del D.P.R. 207/2010, con
valutazione dell’anomalia delle offerte ai sensi dell’art. 86 e ss.
D.Lgs. 163/2006 e succ. modo ed int. Dettagli sono visibili c/o Uf-
ficio Contratti - Provveditorato lnterregionale OO.PP. Toscana - Um-
bria - Firenze, via de’ Servi n. 15 tel. 055/2606306 (dal lunedì al
venerdì ore 11.00 - 13.00), oppure c/o Ufficio Operativo di Firenze
mail gloria.pieroni@mit.gov.it. Testo integrale bando disponibile
sul sito Internet www.comune.firenze.it/soggetti/oopptoscana/
Home_page.html è stato inviato alla Gazzetta Ufficiale dell’Unione
Europea in data 7.2.2012 e pubblicato sulla stessa il 10.2.2012,
inviato alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 9.2.2012
e pubblicato sul n. 21 del 20.2.2012 parte 5° - foglio inserzioni,
nonché contemporaneamente esposto all’Albo di questo Provve-
ditorato e Albo Pretorio Comune di Firenze. Termine ricezione of-
ferte al Provv. Int. OO.PP. Toscana - Umbria - Firenze: entro le ore
12.00 del giorno 11.4.2012.
IL PROVVEDITORE - Dott. Ing. Roberto Linetti
COMUNE DI PRATO - STAFF AREA TECNICA
Piazza Mercatale, 31 - 59100 PRATO
Tel. 0574/1836659 - 1836672
Fax 0574/1837427
AVVISO, PER ESTRATTO,
DEL BANDO N. 535
Questo Comune intende procedere, tramite
procedura aperta e aggiudicazione ai sensi
dell’art. 82 del D.lgs.163/06, mediante unico
ribasso sull’elenco prezzi, all’appalto concer-
nente “l’affidamento della fornitura di energia
elettrica per le utenze relative a tutti gli edifici
comunali e strutture di competenza dell’am-
ministrazione del Comune di Prato” - GARA N.
535. L’importo ipotetico previsto dell’appalto,
relativo ad un triennio, è pari ad Euro
2.265.328,55 (calcolato secondo quanto pre-
cisato agli artt. 3 e 5 del Capitolato speciale
d’appalto). Le offerte dovranno pervenire pe-
rentoriamente entro le ore 13:00 del giorno
28/03/2012 all’Ufficio Protocollo Generale del
Comune di Prato, Piazza del Pesce n. 9, 59100
Prato, con le modalità e la documentazione
prescritte, a pena di esclusione, negli atti di
gara pubblicati ai sensi di legge e disponibili
sul sito INTERNET del Comune di Prato all’in-
dirizzo: http://www.comune.prato.it/servizi-
comunali/gare.
Prato, 17/02/2012
Il Dirigente dello Staff Area Tecnica
(Dott. Luca Poli)
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665/6256 - Fax 02 2588 6114
Via Valentino Mazzola, 66/D
00142 Roma
Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 - Fax 081 49 777 12
Via Villari, 50 - 70122 Bari
Tel. 080 5760 111 - Fax 080 5760 126
Per la pubblicità
legale e finanziaria rivolgersi a:
Via Rizzoli, 8
Tel. 02 2584 66
Via Valentino
00142 Roma
Tel. 06 6882 86
Vico II San N
80133 Napo
Tel. 081 49 777
Via Villari, 50
Tel. 080 5760
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legale e fina
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Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
BARI - Via P. Villari 50
Tel. 080 5760111 - Fax 080 5760126
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BOLOGNA - Via S. Donato 85
Tel. 051 4201711 - Fax 051 4201028
Dal lunedi al venerdi 9-13 / 14-18
COMO - Piazza del Popolo 5
Tel. 031 243464 - Fax 031 303326
Dal lunedi al venerdi 8.30-12.30 / 14.30-18.30
FIRENZE - Lungarno alle Grazie 22
Tel. 055 552341 - Fax 055 55234234
Dal lunedi al venerdi 9-13 / 14-17.30
MILANO - Via Solferino 22
Tel. 02 6282 7555 / 7422 - Fax 02 6552436
Dal lunedi al venerdi 9-17.45
NAPOLI - Vico San Nicola alla dogana 9
Tel. 081 4977711 - Fax 081 4977712
Dal lunedi al venerdi 9-13 / 14.45-17.30
Piccola Pubblicità - Punti raccolta inserzioni
SPORTELLI AGENZIE
OSIMO (AN) - Via Grandi 10
Tel. 071 7276077
Fax 071 7276084
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PALERMO - Via G. Sciuti 164
Tel. 091 306756
Fax 091 342763
Dal lunedi al venerdi 9-13,30 / 15-18
PADOVA - Via Francesco
Rismondo 2e int. 8
Tel. 049 6996311 - Fax 049 7811380
Dal lunedi al venerdi 9-13 / 14-18
TORINO - Corso Duca d’Aosta 1
Tel. 011 502116 - Fax 011 503609
Dal lunedi al venerdi 9-13 / 14-18
VERONA - Via Carlo Cattaneo, 26
Tel. 045 8011449
Fax 045 8010375
Dal lunedi al venerdi 9-13 / 14-18
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera italia: 515249535254
Codice cliente:
31 Spettacoli
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
#
ma quel palco fa paura
«Il mio appello per Rossella. Ivana scelta misteriosa»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SANREMO — Una valanga di sms, ap-
pena finite le sue esibizioni sanreme-
si: «Grazie Geppi, hai onorato
le donne». Del resto prima di
salire sul palco del Teatro Ari-
ston, tante amiche e amici, tra
cui Alessia Marcuzzi, Paola Pere-
go, Marianna Morandi (figlia di
Gianni), Daria Bignardi, Lella Co-
sta; Gianrico Carofiglio, Nicola Savi-
no, i Gialappi — in un silenzioso
passaparola —le hanno chiesto: «Sa-
li sul palco e omaggia le donne».
Cucciari, complimenti, ha messo
d’accordo tutti con la sua «missio-
ne» in nome delle donne
«Mi sono arrivate richieste simili
da tantissima gente: onorare la figura
femminile più eccelsa».
In un Festival che non l’ha affat-
to onorata.
«Non ha maltrattato la donna, ma cer-
to neppure omaggiata».
Per questo ha ricordato Rossella Ur-
ru, rapita in Algeria?
«Sì, perché è una donna che ha fatto
una scelta difficile e coraggiosa. Sono
queste le donne di cui non si deve smet-
tere di parlare».
Mi scusi il salto brusco: parliamo di
Belén.
«Belén è managerialmente produtti-
va. Ognuno gestisce quello che ha. Il pro-
blema è che nel momento in cui tutti ne
parlano quell’episodio ha generato quel-
lo che loro volevano».
Sbagliano i media a parlarne?
«No, non si può fare diversamente.
Ma parlare tanto di te non significa rag-
giungere l’obiettivo».
Ivana: bella e null’altro.
«Quando ride, muore un panda. Ho
chiesto a Gianni: perché l’avete scelta?
Non mi ha risposto».
Cos’ha pensato guardando le perfor-
mance di Celentano?
«Essere una leggenda ha un peso e
un prezzo che paghi più alto di quello
che meriteresti di pagare. In questo mo-
mento delicato per il Paese, nessuna esi-
bizione poteva valere quella cifra che tut-
ti sapevano».
Però Celentano ha promesso di da-
re i 700 mila euro in beneficenza
«Guadagnare cifre simili in pochi
giorni di lavoro è una notizia di gradevo-
lezza opinabile. Ma guardando gli ascol-
ti, la scelta si è rivelata giusta. Certo lui
ha mosso più denaro di quello che ha
chiesto».
Geppi, quando ha cominciato a fare
questo mestiere?
«Dodici anni fa. Con il cabaret: sei fac-
cia a faccia con il pubblico che vuole ri-
dere. Impari a gestire la cosa più emoti-
va che c’è in questo mestiere».
Questo l’ha aiutata sabato sera sul
palco dell’Ariston?
«Certamente sì. Ma anche un anno di
diretta del mio "G day" su La7 è stato fon-
damentale. Se non avessi imparato, sarei
stata da denuncia».
Ha avuto paura al Festival?
«Se non hai paura di quel palco, vuol
dire che non ne capisci le implicazioni».
È scesa dalla scalinata senza scarpe
per la gag o perché aveva paura di ca-
dere dai tacchi?
«La donna e l’artista erano d’accordo.
Lì se cadi è un attimo e ti giochi la carrie-
ra».
Quando è andata a letto sabato not-
te era soddisfatta?
«Io sono critica, penso che tutto si po-
teva fare meglio. Ma credo di aver fatto
quello che mi era stato chiesto».
Se l’anno prossimo non sono scioc-
chi devono chiamarla per il Sanremo
2013.
(Sorride ma non dice nulla).
La sua canzone preferita?
«"La notte" di Arisa. Sono lieta di quel
podio (Emma, Arisa, Noemi). Avrei ag-
giunto al quarto posto Nina Zilli. Erano
le mie preferite».
Questo basta a riscattare un Festi-
val non femminile?
«Sarebbe troppo semplice».
Tiri lei le somme di Geppi Cucciari
al Festival di Sanremo
«Sostenere la normalità come esalta-
zione dell’equilibrio. Essere normali è
una qualità».
Maria Volpe
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Con la sua ironia ha conquistato l’Ariston. Arisa la sua preferita ma il pensiero va alla cooperante rapita in Algeria: la sua è una scelta coraggiosa
Geppi: ho vinto riscattando le donne
Il personaggio
L’Orso d’Oro a Berlino
Se il premio ai Taviani
indispettisce i tedeschi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO — Era da una setti-
mana che Cesare deve morire gal-
leggiava a metà classifica nella
«pagella» con i voti dei critici ci-
nematografici pubblicata ogni
mattina da molti giornali tede-
schi. Tra stellette e palline, spic-
cava sinistramente il giudizio ne-
gativo delle inviate del quotidia-
no conservatore Frankfurter All-
gemeine Zeitung e del settimana-
le progressista
Die Zeit. Ma nes-
suno si sarebbe
mai aspettato che
l ’ assegnazi one
dell’Orso d’Oro al
filmdei fratelli Ta-
viani potesse esse-
re accolta con tan-
to risentimento.
«Il Festival giu-
sto, i vincitori sba-
gliati», è il titolo
del commento di
Andreas Borcholte su Der Spie-
gel, in cui si definisce «conserva-
trice» la scelta della giuria: in
concorso c’erano «tanti forti film
politici, di autori giovani e impe-
gnati» e valorizzarli è il solo mo-
do con cui Berlino può compete-
re con Cannes e con Venezia. Un
neo-contenutismo, insomma,
imbevuto di realpolitik che fa pa-
radossalmente ignorare al setti-
manale di Amburgo la moderni-
tà dell’intreccio tra cinema, tea-
tro, arti visive, testimonianza so-
ciale che molti critici internazio-
nali hanno riconosciuto nella pel-
licola dei Taviani. Ma tutti faceva-
no il tifo per Barbara, del tede-
sco Christian Petzold, cui è anda-
to «solo» il premio per la regia.
Poco elegantemente, Tages-
spiegel ricorda l’età di Paolo e
Vittorio Taviani, che hanno su-
perato gli ottanta anni, e quella
del presidente della giuria, il
sessantanovenne regista ingle-
se Mike Leigh, chiedendosi se
non sia stata «la festa dei vecchi
autori del cinema europeo».
Questo argomento è ripreso an-
che da Die Welt. Sarà dura per il
direttore del Festival, Dieter
Kosslick, se i giornali dovessero
chiedere, come potrebbe sem-
brare logico leggendo questi ar-
ticoli, un limite di età per regi-
sti e presidenti di giuria.
P.L.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Scalza
Geppi Cucciari è
nata a Cagliari,
il 18 agosto
del 1973.
La conduttrice,
titolare su La7
di «G’day», ha
partecipato alla
finale del Festival,
scendendo
la scalinata
dell’Ariston a piedi
nudi, con le scarpe
in mano
Molti i commenti arrivati
sul blog del «Corriere»
La 27esima ora, dopo la
lettera inviata a Gianni
Morandi in cui gli si
chiedeva di «cambiare
copione» su come erano
trattate le donne al Festival
La lettera della «27a Ora»
Felici Paolo (80 anni) e Vittorio (82) Taviani
Rossella
Urru,
29 anni, la
volontaria
rapita
a ottobre
in Algeria
italia: 515249535254
Codice cliente:
32
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera italia: 515249535254
Codice cliente:
33
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
GENOA 25 CESENA-MILAN BOLOGNA** LECCE-SIENA MILAN
NOVARA
50
SIENA*
1-3
FIORENTINA*
4-1
CAGLIARI
FIORENTINA-NAPOLI INTER
PARMA* ROMA-PARMA
37
INTER-BOLOGNA
NAPOLI
NOVARA-ATALANTA
LAZIO
30
JUVENTUS*
Classifica
CESENA* 0-0
Serie A
30 16 UDINESE-CAGLIARI CHIEVO
17 1-0 31
LECCE
C
i sono nell’Inter più certezze da
escludere che proposte da fare. Sa-
rebbe un errore dare la squadra a Figo
perché vorrebbe dire darla in mano ai
giocatori. Mentre sono i giocatori quelli
che in questo momento rappresentano il
lato debole. Sarebbe un errore anche
Zenga, aumenterebbe la confusione al-
lontanando la calma che serve a ricomin-
ciare. Darebbe al massimo illusioni che
non servono. Ranieri non è Cesare ma è
un buon generale. Se né lui né Gasperini
riescono a dar vita alla squadra, la re-
sponsabilità è della squadra e di chi l’ha
voluta così. L’Inter deve risolvere ades-
so un problema che da un paio di stagio-
ni affronta in maniera incerta: vuole an-
cora spendere da Inter? Personalmente
non lo considero un dovere, arrivano
sempre dei limiti. È un dovere però dirse-
lo chiaramente. Rifondare una squadra
con i soldi ha un senso, rispettare un fa-
ir play finanziario eventuale ne ha un al-
tro in una squadra che da tempo anda-
va rinnovata. Si è rinnovato in effetti ce-
dendo, ma non acquistando all’altezza.
C’è però adesso una domanda ancora
più urgente: può una squadra alla deri-
va in campionato trovare vita in Cham-
pions? La risposta è sì, ma nella misura
in cui l’avversario lo consente. Il Marsi-
glia è una squadra di mezzo, più fisica
che tecnica, sesta in campionato, però
quadrata, abbastanza italiana nello
sfondo. Non c’è un favorito, i francesi si
illudono di avere un avversario ferito
quasi come ci illudiamo noi. Ancora una
volta toccherà ai giocatori. L’Inter non è
più squadra, i suoi attaccanti non rien-
trano, i centrocampisti sono fermi, i di-
fensori sono vecchi, gli attaccanti non
straordinari. Pensare che tocchi al tecni-
co trasformare una coda in un convo-
glio, vuol dire credere che Mourinho non
sia un’eccezione ma la normalità. La dif-
ferenza non arriverà da un ordine, né
da un’idea. Può arrivare da un vecchio
orgoglio individuale deciso a vivere una
notte di più. Un lampo dentro la routi-
ne, il piacere finale di se stessi, nulla di
più. Ma può accadere.
Molto di più il Napoli, forse perfino
favorito rispetto al Chelsea. Il Napoli ha
un solo gioco, ma quello lo fa a livello eu-
ropeo. Ha attaccanti di vertice, non di-
fensori. Non abitudine alla qualità degli
altri. Forse il Napoli è il vero metro della
nostra qualità attuale. È una specie di
fase artigianale all’ultima potenza, non
una grandissima squadra, ma il massi-
mo della media.
Intanto il Milan dice di poter fare a
meno anche di Ibrahimovic. Due parti-
te, sempre in trasferta, due vittorie, 5
gol segnati. È questa straordinaria faci-
lità di battere i piccoli avversari la fase
che spazientisce la Juve. Dove la Juve fa
fatica, il Milan galoppa. Resta la parti-
ta diretta sabato prossimo. Senza
Ibrahimovic il Milan darà ancora meno
riferimenti a una squadra molto forte e
un po’ scolastica. Ma gli darà in meno
anche una grande presenza sul campo.
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5-1 34 21 PALERMO-LAZIO PALERMO
23 0-0 36
CATANIA* 3-1 38 27 JUVENTUS-CATANIA ROMA
28 0-3
Vincino
Arsenico e vecchi scudetti (dispetti/sospetti).
Ma è tornata Milan-Juventus? Clamoroso a
San Siro sabato 25 febbraio, ore 20.45:
questa storia assomiglia alla Storia, quella di
una amicizia-rivalità che ha governato,
condizionato, diviso il calcio italiano per
quasi quindici anni. Cene e diritti tv, potere
del calcio e calci negli stinchi. Patto di ferro
in Lega, cordialità a denti stretti in tribuna,
tackle rigorosi in campo. Ogni incrocio (più
o meno pericoloso) tra le due squadre era
un’occasione per una ricca cena, a San Siro o
al Delle Alpi. Non il catering per i sedicenti
vip, qualcosa di meglio, dal tartufo in poi. In
una delle ultime, Galliani tirò un colpo basso
a Giraudo anche a tavola, servendo un
(ottimo) Amarone su un piatto che, però,
meritava un Barolo. Sottile vendetta: si
parlava dell’ad bianconero e di Moggi alla
corte di Berlusconi. È tornata Milan-Juve. Ce
ne accorgiamo dalle polemiche, dai sospetti,
dai pugni sotto la cintura. Sembrano i giorni
tra aprile e maggio del 2005, quelli che
precedettero l’ultima Milan-Juve con il
marchio scudetto. Anche allora c’era di
mezzo Zlatan Ibrahimovic, solo che vestiva
bianconero. Era il solito Ibra: decisivo,
apparentemente insostituibile e manesco.
Anche allora aveva preso tre turni di
squalifica. Un vizio: pure un anno fa saltò il
derby per la stessa ragione. Per gli
scaramantici ormai è cabala. Gli orfani di
Zlatan vincono, match e scudetto: l’8 maggio
del 2005 (Milan-Juve 0-1) e il 2 aprile del
2011 (Milan-Inter 3-0). Gli juventini cosa ne
pensano? Andrea Pirlo vuole il miglior
Milan, Antonio Conte dopo il Catania ha
fatto il brillante: «Se la giustizia sportiva
deciderà che Ibra può giocare, saremo
contenti. Se deciderà che non può giocare,
saremo contenti». In realtà nell’ambiente
bianconero si teme che il rinvio della
decisione su Ibra sia il segnale per l’amnistia.
Nei sottotitoli c’è scritto: non lo vogliamo. La
Juve ha chiesto rispetto agli arbitri. I tifosi,
passati all’opposizione rispetto al 2005,
temono il potere rossonero. E il Milan? Dopo
una settimana di silenzio ha risposto. Duro
con la «rappresaglia» minacciata da Galliani,
ironico con il toscanaccio Allegri: «Mi sarei
molto divertito se sabato sera, quando
Chiellini ha segnato schiacciando il suo
avversario, l’arbitro avesse annullato il gol.
Per fortuna lo ha convalidato, altrimenti
saremmo andati avanti tutta la settimana
con la messa». Conoscendo le parti in causa
e l’italian way of football, la messa è
tutt’altro che finita. Ma se non esagerano
con le litanie, può anche finire in gloria.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
42
ATALANTA (-6) 0-1
Allegri e Galliani rispondono
42 28
24ª giornata
Il commento Il Marsiglia si può battere, ma la vera novità italiana della Champions è il Napoli
*1 partita in meno; **2 partite in meno
GENOA-CHIEVO
Sportlunedì
Calcio e dispetti
La sfida ritrova
l’antica rivalità
UDINESE
Europa, l’Inter può farcela se ritrova il cuore
49 28
di MARIO SCONCERTI
0-3
Il Milan vince a Cesena e scavalca la Juve
E sabato il faccia a faccia per lo scudetto
In lotta I bianconeri hanno una partita da recuperare, i rossoneri il vantaggio psicologico del primato
A voi due
Qui Juve Antonio Conte, 42 anni, alla prima stagione sulla panchina bianconera (Ansa) Qui Milan Massimiliano Allegri, 44 anni, alla seconda stagione sulla panchina rossonera (Reuters)
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
Le pagelle Milan
Le pagelle Cesena
dal nostro inviato a Cesena
dal nostro inviato a Cesena
Thiago Silva non sbaglia nulla
Mutu tende a sparire
6 ABBIATI Forse in leggero ritardo sul gol di Pudil
(ma è anche coperto), reattivo e pronto nelle altre
(poche) occasioni, soprattutto sulla girata di Iaquinta.
6,5 ABATE Attento in difesa e propositivo, suo
l’assist per il terzo gol, firmato da Robinho.
6 BONERA Non è che gli attaccanti del Cesena lo
costringano agli straordinari, però si fa sempre
trovare pronto.
7 THIAGO SILVA Non sbaglia nulla. Sua la punizione
velenosa dalla quale nasce il gol di Muntari.
7 MESBAH Rapidissimo il suo inserimento nel Milan.
Gioca una partita di grande applicazione, nella quale
sa sempre dove farsi trovare, quando spingere e
quando fermarsi e come aiutare i compagni.
6 NOCERINO Giocare sul centrodestra non è la sua
collocazione migliore, ma ha l’intelligenza per mettersi
a totale servizio della squadra.
7 AMBROSINI In campo per 51’, prima di uscire per
una distorsione alla caviglia. Partita di iniziativa e di
pressione. Si trova davanti ad Antonioli, che para.
7 MUNTARI Primo tiro in porta dopo 49’’ sfiora il gol
dopo 5’ e dopo dieci firma l’assist per Ambrosini. È il
più rapido a toccare il pallone sulla respinta di
Antonioli per il gol che sblocca il risultato.
7,5 EMANUELSON Non fa sentire l’assenza di
Boateng come trequartista. Bellissimo il sinistro
con il quale firma lo 0-2. Grande movimento,
ottima intesa con i compagni, senso del gioco
verticale. In continua crescita.
6 MAXI LOPEZ Per un tempo fa bene il terminale
del gioco offensivo, lasciando spazio agli inserimenti
di Robinho ed Emanuelson. Cala nella ripresa.
7 ROBINHO Un altro gol, dopo la doppietta con
l’Arsenal. Le sue accelerazioni spaccano il Cesena.
7,5 ALLEGRI Le assenze sono tante e pesanti, ma lui
trova la soluzione giusta per dominare il Cesena. Si
arrabbia nella ripresa, quando la squadra sembra
pensare già alla Juve.
f.mo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
6 ANTONIOLI L’errore sul gol di Muntari non
cancella i due interventi precedenti su Emanuelson e
Ambrosini e l’ultimo su El Shaarawy.
5,5 COMOTTO Non è la volontà che gli fa difetto, e
nella prima parte di gara è anche fra i meno peggio
del Cesena. Gioca più avanti nella ripresa, ma con
risultati modesti.
5 BENALOUANE Inizio molto negativo; i milanisti
entrano centralmente senza trovare opposizione.
Costretto ad un brutto fallo per fermare Mesbah.
5 RODRIGUEZ Troppo fragile e spaventato per
opporsi alle accelerazioni rossonere. Robinho ed
Emanuelson gli scappano da tutte le parti.
5 M. ROSSI Una gara pallida, nella quale offre
un’opposizione tenue a chi passa dalla sua parte.
5,5 SANTANA Dovrebbe essere uno degli uomini in
grado di tenere sotto pressione il Milan. Invece non
riesce quasi mai ad incidere sulla gara.
5 COLUCCI Poco propositivo, lui che dovrebbe
lanciare Mutu e Iaquinta. Si fa schiacciare da
Ambrosini
5,5 PAROLO Anche lui fa fatica dall’inizio alla fine,
contro la forza d’urto dei centrocampisti rossoneri.
6 PUDIL Primo tempo a fari spenti; cresce alla
distanza, finché trova il gol che illude il Cesena.
6 IAQUINTA Inizio tutto in salita, senza
rifornimenti e senza grandi idee. Migliora nella
ripresa, ma trova Abbiati, che gli nega il gol. Gioca
una partita intera dopo un anno.
5 MUTU Assente per tutto il primo tempo, si mangia
un gol a inizio ripresa. Poi sparisce.
6 GUANA Rileva Colucci e fa più lui in 20 minuti degli
altri centrocampisti. Mette in campo molta sostanza.
5 ARRIGONI O non si fa capire dai giocatori o la
squadra non risponde alle sue indicazioni. Concedere
un tempo al Milan e pensare di sopravvivere è
pretendere troppo dalla vita.
f. mo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
DAL NOSTRO INVIATO
CESENA — Sabato c’è la Ju-
ve, nella notte che può decide-
re il campionato e il Milan va
di fretta. Soltanto così si spiega
il primo tempo a cento all’ora
dei rossoneri, che hanno lascia-
to spazio al Cesena soltanto
quando la partita era già chiu-
sa e che si presentano al con-
fronto diretto di San Siro con
un punto e una partita in più
della Juve. Sul campo dove nel-
l’ultimo campionato avevano
perso (2-0), contro la squadra
che nelle ultime due gare ave-
va pareggiato incasa del Napo-
li e si era trovata in vantaggio
di due gol a Roma con la Lazio,
i rossoneri non hanno perso
tempoa scaldare il motore, no-
nostante le tante assenze
(Ibrahimovic, Boateng, Nesta,
Mexès, Seedorf, Pato e Aquila-
ni, senza contare i lungodegen-
ti).
Il Milanha avutola prima oc-
casione per andare in vantag-
gio dopo 49", con Sulley Mun-
tari, all’esordio in rossonero;
Emanuelson ha provato la
«maledetta» dopo otto minuti
(Antonioli in angolo); Ambro-
sini si è presentato solo in area
(ancora Antonioli); Robinho
ha provato a mandare in gol
Maxi Lopez (26’) e a colpire di
testa (fuori, 28’). Questo per di-
re dello spirito da battaglia con
il quale la squadra di Allegri ha
affrontatola trasferta. Il pensie-
ro della sfida con la Juve ormai
vicina invece di rappresentare
un freno psicologico, ha dato
una nuova e vigorosa spinta, al-
meno nella prima parte di ga-
ra.
Schiacciatonegli ultimi ven-
ti metri da avversari superiori
in tutto (anche nella corsa e
nel pressing), con il Milan ca-
pace di mantenere un posses-
so palla quasi assoluto, il Cese-
na è sembrato attendere con
cristiana rassegnazione il mo-
mento della festa altrui, arriva-
ta dopo 29’. Sulla punizione di
Thiago Silva, respinta male da
Antonioli, Muntari è statorapi-
dissimo ad intervenire per se-
gnare il gol che ha dato sostan-
za aduna partita giocata conin-
telligenza, attenzione e persino
rigore tattico, a riprova che
non sempre i fischi e gli insulti
dei tifosi interisti mettonoi gio-
catori nella condizione miglio-
re per fare bene.
Il Cesena, che già nonera riu-
scito a combinare nulla nella
prima parte di gara, si è conse-
gnatoall’avversario, che ha tro-
vato il raddoppio nello spazio
di 60": assist di Robinho per
Emanuelson, prontissimo a
mettere il pallone nell’angolo
basso. Il Milan avrebbe potuto
incrementare ancora il punteg-
gio, perché si è trovato a gioca-
re in contropiede, avendo a di-
sposizione ampie fette di cam-
po rimaste del tutto incustodi-
to.
L’assenza di Ibrahimovic,
che non rappresenta certo un
vantaggio, ha però consentito
al Milan di giocare in velocità e
palla a terra, conazioni inverti-
cale e una fluidità di manovra
che certificano una condizione
generale, ritrovata nel momen-
to decisivo della stagione. Tut-
ti hanno corso, cone senza pal-
la; tutti hannolavoratoper arri-
vare ad una totale occupazione
dello spazio, con Abate e Me-
sbah, sempre propositivi sulle
corsie laterali e Ambrosini che
ha tenuto in mano la squadra,
finquando non è stato costret-
to ad uscire (caviglia). Il Cese-
na ha dato notizie di sé soltan-
to in avvio di ripresa, con Mu-
tu, ma il Milan ha chiuso i con-
ti con un diagonale di Ro-
binho, al terzo gol in quattro
giorni, dopo la doppietta all’Ar-
senal.
Qui i rossoneri hannorallen-
tato e il Cesena ha provato a
rientrare in partita con il gol da
lontanodi Pudil (20’), ma il Mi-
lan, nonostante avesse smarri-
to inparte la tensione della pri-
ma parte, che molto ha inquie-
tato Allegri, urlante davanti al-
la panchina, ha sempre dato
l’impressione di poter arrivare
facilmente al quarto gol (l’ha
sfiorato El Shaarawy), anche
se Abbiati ha evitato il 2-3 con
una respinta a pugni suIaquin-
ta (38’). Del resto anche i tifosi
rossoneri avevano avuto unca-
lo di tensione, preoccupati so-
prattutto di dedicarsi agli
sfottò agli interisti. Non si vive
di sola Juve.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Milan
In gol l’ex interista Muntari, Emanuelson e Robinho
La minaccia: rappresaglie
alla prima polemica della Juve
Allegri punzecchia
Allegri: «Che divertimento
se avessero annullato il gol
di Chiellini: contro il Catania
ha spostato un avversario»
Marcatori: Muntari 29’,
Emanuelson 31’ p.t.; Robinho
10’, Pudil 20’ s.t.
CESENA (4-4-2): Antonioli 6;
Comotto 5,5, Benalouane 5, G.
Rodriguez 5, M. Rossi 5;
Santana 5,5 (J. Martinez s.v. 37’
s.t.), Colucci 5 (Guana 6 26’ s.t.),
Parolo 5,5, Pudil 6; Iaquinta 6,
Mutu 5. All.: Arrigoni 5
MILAN (4-3-1-2): Abbiati 6;
Abate 6,5, Bonera 6, Thiago
Silva 7, Mesbah 7; Nocerino 6,
Ambrosini 7 (Van Bommel 6 6’
s.t.), Muntari 7; Emanuelson 7,5;
Maxi Lopez 6 (F. Inzaghi s.v. 46’
s.t.), Robinho 7 (El Shaarawy
s.v. 32’ s.t.) . All.: Allegri 7,5
Arbitro: Valeri 6,5
Ammoniti: Benalouane,
Muntari, Mutu, Colucci
Recuperi: 0’ più 3’
Combine certa
Il Lecce rischia perché il pm Di Martino
parla di «combine certa» per Lecce-Lazio.
Per i biancocelesti dipende da Mauri
Correre e lavorare
1
Scommesse, sei squadre tremano
Guida ragionata alla A con tarocco
CESENA — Il Milan si riprende il
comando della classifica e con
esso la sicurezza e la tranquillità di
aver ricacciato indietro la Juve.
Pazienza se la squadra di Conte
dovrà ancora recuperare la gara
con il Bologna. «Il presidente
Berlusconi al telefono mi ha
appena detto che ha visto uno dei
migliori primi tempi della
stagione» osserva Adriano Galliani
che si prepara al big match di
sabato con rassegnazione per
l’infermeria piena («qui a Cesena
avevamo dodici infortunati ma in
campo per la gara svolta non ci si
accorgeva»). Sulle prime, a fine
partita, ha dimostrato anche poca
voglia di entrare nei discorsi
riguardanti le polemiche arbitrali
della Juve: «Baci, baci» ha detto
scherzando l’ad prima di
congedarsi dalla mixed zone. In
serata l’atteggiamento societario
del Milan sul tema «polemiche» è
cambiato decisamente. Facendo
capire che il livello di
sopportazione è arrivato al limite.
Non solo, alla prima polemica, alla
prima parola dai toni alti, scatterà
«la rappresaglia». Altro che «baci
baci». Massimiliano Allegri non ha
aspettato la serata e, di solito
composto nella querelle a distanza
con i bianconeri, ieri ai microfoni
di Mediaset ha lanciato un siluro
verso Torino. «Senza gare
infrasettimanali, passeremo una
settimana tranquilla, senza troppe
parole. Ma mi sarei divertito
molto se sabato sera avessero
annullato il gol a Chiellini dopo
che aveva spostato un avversario
(ovvero Bergessio, ndr)». I toni si
alzano nella settimana del big
match con la Juve, a pochi giorni
dal pronunciamento della Corte
Federale sul ricorso del Milan in
merito alla squalifica di
Ibrahimovic. «Per noi è meglio
che Zlatan ci sia» osserva il tecnico
livornese. «La sfida è affascinante,
vale un campionato». Poi sulla
responsabilità circa la cessione di
Pirlo alla Juve, Allegri precisa: «Le
sue qualità non si discutono. È
andato in una squadra dove ha
trovato motivazioni nuove, in una
squadra costruita ad hoc per lui.
Noi stiamo facendo benissimo con
Scatta l’ordine
MILANO — Guida ragionata alla serie
Ataroccata. Tra qualche certezza, rivelazio-
ni del «pentito» più attendibile di questa
storia, Carlo Gervasoni (ex Piacenza e Cre-
monese, ma soprattutto elemento cardine
dell’inchiesta: sono soprattutto i suoi rac-
conti che hanno portato ai 41 ultimi inda-
gati), chiacchiere di seconda mano. Tutto
materiale che andrà sondato dalla giusti-
zia sportiva. Oggi il procuratore Stefano
Palazzi stilerà il calendario delle audizioni.
L’elenco che segue è per difetto, ma non è
detto che tutte le squadre citate saranno
penalizzate: suqueste, però, si accenderan-
no le luci.
Lecce Partiamo da quella che, secondo il
pm Roberto Di Martino, è una certezza.
«Noi sappiamo concertezza che Lecce-La-
zio (2-4, 22 maggio 2011) è stata oggetto
di una combine; sappiamoquanti soldi so-
nostati dati e quante scommesse sonosta-
te puntate (...) L’ungherese Horvath (arre-
stato in patria, ndr) avrebbe riferito anche
il quantitativodi denaro versatoai giocato-
ri del Lecce». Tra i calciatori del Lecce con-
tattati ci sono Corvia, il portiere Benassi,
Rosati e Ferrario.
Lazio Le squadre coinvolte sono come le
ciliegie, una tira l’altra: si arriva alla Lazio.
Come si sa, il contatto con i biancocelesti
è Alessandro Zamperini, migliore amico
di Stefano Mauri. Secondo Gervasoni i
contatti iniziano con Lazio-Genoa (4-2, 15
maggio 2011). Alla vigilia, è sicura la pre-
senza di Zamperini e dello slavo Ilievski a
Formello e nell’albergo che ospitava il Ge-
noa. Per Gervasoni «erano state contattate
entrambe le compagini».
Genoa Il giorno dopo la partita, nell’hotel
di Milano dove Dainelli (nonindagato) fe-
steggia l’addio al celibato, gli inquirenti
sottolineano la presenza — tra gli altri
rossoblù — di Omar Milanetto (indaga-
to), assieme a quelle di Antonio Bellavista
(ex capitano del Bari, considerato uomo
di spessore nell’inchiesta) e del solito Ilie-
vski.
Chievo La squadra veneta era già stata
coinvolta nel primo filone dell’inchiesta
ma non c’erano quasi state conseguenze
sul piano sportivo (a parte 80mila euro di
multa per l’uomo «immagine» Stefano
Cesena
Milan veloce e da battaglia
Il Cesena si rassegna subito
Tutti hanno corso, con e
senza palla, e lavorato
per occupare gli spazi
3
Oggi il calendario del procuratore Palazzi
Debutto Il gol di Muntari;
sotto, Robinho e Allegri
Laziale Stefano Mauri, 32 anni (Forte)
La chiave La prossima sfida con la Juve sembra dare una spinta ai rossoneri avanti di 1 punto
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35 Sport
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
MILANO— «Non so se il ci-
clo è finito, ma se è finito è du-
rato tanto. Da quando sono in
Italia non ricordo una squadra
che ha vinto quanto l’Inter».
Orgoglio e passione. Il capita-
no Javier Zanetti non si arren-
de. Non è il momento di invo-
care Mourinho o di sognare
Guardiola. Ma quello di guar-
dare in faccia la realtà e pensa-
re alla sfida di Champions con
il Marsiglia, mercoledì sera al
Velodrome. «Abbiamo parlato
con Ranieri, c’è voglia di inver-
tire la tendenza. Dobbiamo ri-
trovare equilibrio e compattez-
za». Ieri alla Pinetina si è con-
sumato un nuovo faccia a fac-
cia tra l’allenatore e la squa-
dra. Marsiglia è
una tappa cruciale.
E non solo per Ra-
nieri. «È decisiva
per tutti. Con il mi-
ster siamo stati ca-
paci di una grande
rimonta, adesso pe-
rò siamo caduti an-
cora», spiega Zanet-
ti. La sconfitta di
Lecce ha aperto la
falla, spegnendo la luce del-
l’entusiasmo e riportando sul-
la terra un gruppo che pensa-
va di poter rientrare nel giro
scudetto e adesso ha smarrito
la voglia di lottare.
Ma in tre giorni come si
può salvare la stagione e rin-
viare la fine del ciclo? Serve
un’Inter operaia. Umile, corta,
organizzata, senza fronzoli.
Forse anche senza Sneijder,
che intanto ha marcato visita
perché affaticato. Ranieri pen-
sa al 4-4-1-1, ma deve verifi-
care le condizioni di Milito,
debilitato dall’influenza e
quelle di Maicon, che ha pro-
blemi a una coscia. Possibile,
ma non scontato, il rientro di
Samuel. Ranieri, in ogni caso,
si affiderà per quanto possibi-
le ai giocatori più esperti. Lo
ha fatto sin dall’istante in cui
ha preso in mano la squadra e
non ha mai avuto ripensa-
menti. L’allenatore sa di ri-
schiare, ma intervenendo alla
Domenica Sportiva si è sforza-
to di essere ottimista. «In
Champions vogliamo risolle-
varci per finire bene la stagio-
ne. Lavorerò sull’orgoglio dei
giocatori: gente seria che sof-
fre per le sconfitte. I problemi
non derivano dalla prepara-
zione: non manca la corsa,
manca la concentrazione. Lo
spogliatoio non è diviso e io
non mi sento scollegato dalla
società e dal presidente Mo-
ratti. Zanetti e Cambiasso non
condizionano le mie scelte, al-
trimenti non farei l’allenato-
re. Con la cessione di Thiago
Motta abbiamo perso un cam-
pione, ma voglio solo gente
motivata e lui non lo era più».
L’unico interista felice è il
piccolo Filippo, diventato un
fenomeno mediatico dopo
che contro il Bologna ha espo-
sto su uno striscione la sua
garbata protesta: «Potete vin-
cere? Altrimenti a scuola mi
prendono in giro». Ieri Filip-
po, accompagnato dal papà, è
stato in visita alla Pinetina,
dove ha incontrato Zanetti
che gli ha regalato una ma-
glia, ha stretto la mano a Ra-
nieri, ha fatto il giro dell’im-
pianto. E anche se oggi i suoi
compagni di classe juventini
e milanisti lo prenderanno in
giro, di sicuro non cambierà
squadra: «Piuttosto la scuo-
la», ha detto. Luc Castaignos,
invece, dovrebbe cambiare at-
teggiamenti. Lo sputo a Rag-
gi, venerdì sera contro il Bolo-
gna, gli è costato tre giornate
di squalifica. L’Inter non farà
ricorso e multerà il ragazzo.
Che, in attesa di mostrare le
sue qualità, deve imparare a
comportarsi.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ranieri: «Non mi sento scollegato dalla società»
BARCELLONA — Tredici minuti
di paura poi ci pensa il solito
Messi. Il Barcellona parte male
con il Valencia, e finisce sotto
di un gol, di Piatti, dopo
appena 9 minuti. Il Camp Nou
trattiene il fiato, ma è un
attimo. In 6 minuti, Messi
segna la doppietta della
rimonta (22’ il primo gol, 27’ il
secondo). Non contento, il
Pallone d’oro ne segna un’altra
nella ripresa (la partita finisce
5-1, al quinto gol provvederà
Xavi) e il distacco dal Real di
Mourinho, che sabato aveva
battuto 4-0 il Racing di
Santander, ritorna a 10 punti.
Tanti, per carità, ma con un
Messi del genere tutto può
succedere.
Messi ne fa quattro
e riporta il Barça a -10
Sorride Sulley
già rimpianto
«Io per ora
ringrazio Dio»
Prova tv, 3 giornate
Genoano Omar Milanetto, 36 anni (Image Sport)
Il programma
Altre due «sospette»
i giocatori che abbiamo e
siamo in testa alla
classifica. Lo scorso anno
abbiamo vinto il
campionato con Pirlo che
è stato fuori tante partite
per infortunio». Galliani
precisa: «L’avevo detto io
che la partita di Udine era
la svolta alla nostra
stagione. Senza quel
successo non avremmo
segnato 7 gol nelle due
gare successive». Inzaghi,
impiegato 3 minuti,
festeggia le 297 presenze
con la maglia del Milan.
Robinho, al quarto gol
stagionale, twitta buon
compleanno a
Zambrotta: «Tanti auguri
per i tuoi 70 anni».
Domani si conosceranno
con precisione i tempi di
recupero necessari per
l’infortunio muscolare
di Boateng.
Monica Colombo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Bettarini). Ma i dubbi restano. Ci sono le
chiacchiere (sospetti su Napoli-Chievo
3-0 del maggio 2009) e le dichiarazioni di
alcuni membri dell’organizzazione. Il pen-
tito di Singapore Perumal riferisce con
qualche dubbio dell’alterazione di Bre-
scia-Chievo 0-3. Decisivo potrebbe essere
il ruolo dei fratelli Cossato (indagati a Cre-
mona e Napoli), ex del Chievo, di cui parla
(tra gli altri) Gervasoni. «Mi riferirono di
avere contatti in particolare con Pellisier e
Luciano». Il primo è indagato da sei mesi
ma è uscito pulito dall’inchiesta sportiva;
il secondo fa parte degli ultimi 41 indaga-
ti. Continua Gervasoni: «Tra i loro referen-
ti c’eranoaltri calciatori che inpassatoave-
vano militato nel Chievo, tra cui Vincenzo
Italiano(indagato)». Sempre Gervasoni ri-
vela che Chievo-Novara di Coppa Italia
del 2010, 3-0 era «manipolata».
Novara Ma per questa gara l’attenzione è
sul Novara. Gervasoni parla per conoscen-
za diretta: è lui che mette in contatto il ca-
po degli zingari Gegic con Bertani, suo
amico. «Gli dissi che poteva accettare le
proposte di Gegic. E infatti così andò (...).
Di questa squadra fucoinvoltoanche Nico-
la Ventola e qualcun altro», che poi si dice
essere Fontana e Shala. Altra partita rivela-
ta come combinata, ma forse solo dai gio-
catori, è Novara-Siena (2-2) l’ex dei tosca-
ni Carobbio rivela: «Gegic e Ilievski voleva-
nounpareggioconover. (...) Ci fuuncon-
tattotra Vitiellodel Siena e Drascekdel No-
vara nella hall dell’albergo che ospitava
noi del Siena».
Siena Quellocitato è l’episodio che ingua-
ia di più il Siena. Carobbio rivela di aver
saputo che Siena-Piacenza (2-3) era stata
combinata dagli zingari, che peròavrebbe-
ro contattato i piacentini. «L’accordo con i
giocatori del Piacenza era nel senso di un
over. Dopo 20 minuti il Siena vinceva per
2-0, poco prima della fine del primo tem-
po segnòil Piacenza. Acquisito l’over, cioè
dall’inizio del secondo tempo il Piacenza
avrebbe giocato normalmente, vincendo
3-2». Ma una lettera anonima spedita a La
Nuova Venezia racconta il contrario: «So-
no un ex calciatore del Siena. Gervasoni
durante la partita Siena-Piacenza ci pagò
perché vendessimo la partita (solo nel se-
condo tempo) 2-3». Sospetti anche suSie-
na-Atalanta (per Doni partita vera), Sie-
na-Sassuolo, Siena-Ascoli.
Atalanta Già penalizzata per la gara col
Piacenza, va chiarita Padova-Atalanta: alla
vigilia della partita le quote sul pari crolla-
no, Doni dice a Benfenati «se vuoi faccio
la ricognizione di campo e vedo se qualcu-
no mi dice qualcosa».
Bologna Il coinvolgimento è molto indi-
retto anche se il risultato di Bologna-Bari
0-4 sospetto: il factotum del Bari Iacovelli
riferisce che Masiello gli ha detto di poter
contattare Di Vaio e Portanova.
In B A proposito, il Bari è spacciato alme-
noper la combine Palermo-Bari. Solodub-
bi per la Samp: Perumal parla di Napo-
li-Sampdoria 4-0
Claudio Del Frate
Arianna Ravelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La Liga
CESENA — Può un giocatore
che nei primi 5 mesi della
stagione ha totalizzato 4
presenze essere già rimpianto
dalla squadra che lo ha
ceduto in prestito senza
pretendere un euro? Strana è
la vita di Sulley Muntari,
l’uomo della domenica,
tornato dalla Coppa d’Africa e
rilanciato alla prima
occasione da Allegri che lo
aveva ammirato ragazzino. Le
strade del tecnico e di questo
ragazzo ghanese si erano già
incrociate nel novembre di 6
anni fa, quando Allegri arrivò
all’Udinese di Galeone per
svolgere il compito di
«ottimizzatore del lavoro».
Dopo Cesena, Allegri
conferma: «A noi questo
giocatore farà comodo per
forza, tecnica e motivazioni.
Ieri oltre al gol ha giocato
bene. Poi ha grande voglia,
perché vuole dimenticare
l’ultimo periodo negativo».
Non è il primo interista che
viene spedito a Milanello
senza eccessivi patemi
(storiche le cessioni di
Seedorf e Pirlo). E dire che
nell’estate del 2008 fu
acquistato da Lele Oriali dopo
il mancato arrivo di Lampard.
In quei primi mesi si mise in
luce segnando un gol
decisivo alla Juve. «Quando
acquistiamo un nuovo
giocatore pensiamo sempre
che sia buono» osserva
Galliani. «E ora qualcuno si
starà mangiando le mani? Ma
no, ma no… Di certo Sulley si
è inserito in fretta». Ieri, dopo
il gol, Muntari si è battuto il
cuore sotto la curva dei tifosi
del Milan e poi si è chinato a
pregare. «Ringrazio prima
Dio, poi i miei compagni, il
boss Galliani, due miei amici
che per me sono importanti e
tutte le persone mi hanno
permesso di vivere questo
nuovo sogno nell’essere qui.
L’Inter? Ho rispetto per i miei
ex compagni, ma adesso qui
sono molto felice».
m. col.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Neorossonero
La prova tv ferma Luc
Castaignos per tre
giornate. L’attaccante
dell’Inter ha sputato
in direzione di Andrea
Raggi (foto Sky) al 40’
del secondo tempo
di Inter-Bologna
Stop per Hamsik
Il giudice sportivo ha
squalificato per una
giornata anche Marek
Hamsik che salterà dunque
Napoli-Inter di domenica
Delicate anche le posizioni
di Genoa, Siena e Novara.
Sospetti su Atalanta e Bologna
L’Inter cerca una soluzione
«Lavorerò sull’orgoglio»
Champions League
V Ottavi di finale
Martedì 14/2
V Lione-Apoel 1-0
V Bayer-Barcellona 1-3
Ritorno: 7/3
Mercoledì 15/2
V Zenit-Benfica 3-2
V MILAN-Arsenal 4-0
Ritorno: 6/3
Domani
ore 18
V Cska-Real Madrid
Tv: Sky Sport 3,
Sky Calcio 2,
Premium Calcio
ore 20.45
V NAPOLI-Chelsea
Tv: Sky Sport 1,
Sky Calcio 1,
Premium Calcio,
Premium Calcio HD2
Ritorno: 14/3
Mercoledì 22/2
ore 20.45
V Ol. Marsiglia-INTER
Tv: Raiuno, Sky Sport
1, Sky Calcio 1,
Premium Calcio,
Premium Calcio HD2
V Basilea-Bayern
Tv: Sky Sport 3,
Sky Calcio 2,
Premium Calcio 1
Ritorno: 13/3
Le date
V Quarti di finale
And. 27-28/3
Rit. 3-4/4
V Semifinali
And. 17-18/4
Rit. 24-25/4
V Finale
19/5 a Monaco
Europa League
V Sedicesimi di finale
Giovedì 23/2
ore 19
V Paok-UDINESE
(and. 0-0)
Tv: Premium Calcio 1
ore 21.05
V Atl. Madrid-LAZIO
(and. 3-1)
Tv: Premium Calcio
Le date
V Ottavi di finale
And. 8/3; rit. 15/3
Quarti di finale
And. 29/3; rit. 5/4
V Semifinali
And. 19/4; rit. 26/4
V Finale
9/5 a Bucarest
Implacabile
Leo Messi, quattro
reti anche ieri sera
al Valencia
(Reuters)
Filippo Il bimbo (autore del cartello «Vincete o mi prendono in giro») ospite alla Pinetina (www.inter.it)
La crisi Tre giorni per risollevarsi. Zanetti: «Marsiglia decisiva per tutti»
italia: 515249535254
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36 Sport
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
Punti G V N P V N P V N P F S
SASSUOLO 54 27 15 9 3 8 4 2 7 5 1 36 18
VERONA 54 28 16 6 6 10 3 2 6 3 4 37 25
TORINO 53 26 15 8 3 9 4 0 6 4 3 32 16
PESCARA 52 26 16 4 6 10 1 1 6 3 5 56 37
PADOVA 46 27 13 7 7 8 4 2 5 3 5 39 29
VARESE 45 28 12 9 7 4 5 4 8 4 3 34 25
REGGINA 39 27 10 9 8 7 3 3 3 6 5 45 36
BARI (-2) 39 28 11 8 9 3 5 5 8 3 4 34 31
BRESCIA 39 27 10 9 8 5 4 5 5 5 3 29 26
SAMPDORIA 37 26 8 13 5 3 7 3 5 6 2 31 21
CITTADELLA 37 28 10 7 11 6 3 5 4 4 6 33 36
GROSSETO 37 28 9 10 9 5 5 4 4 5 5 30 36
JUVE STABIA (-4) 36 27 11 7 9 8 3 3 3 4 6 38 35
LIVORNO 30 28 7 9 12 3 4 7 4 5 5 30 33
VICENZA 29 28 6 11 11 4 5 5 2 6 6 31 39
CROTONE (-1) 28 28 6 11 11 3 6 5 3 5 6 29 37
MODENA 25 25 5 10 10 3 4 4 2 6 6 25 40
EMPOLI 24 27 6 6 15 4 4 6 2 2 9 32 45
ALBINOLEFFE 24 27 5 9 13 3 6 5 2 3 8 28 42
GUBBIO 23 27 5 8 14 5 4 4 0 4 10 24 39
ASCOLI (-7) 22 27 8 5 14 3 3 8 5 2 6 28 38
NOCERINA 18 28 3 9 16 1 5 9 2 4 7 34 51
Cagliari
Serie B Classifica
FIORENTINA NAPOLI 0-3
Cavani (Na) 3', Cavani (Na) 10' s.t.,
Lavezzi (Na) 46' s.t.
Arbitro: Orsato di Schio (Vi)
INTER BOLOGNA 0-3
Di Vaio (Bo) 37', Di Vaio (Bo) 38',
Acquafresca (Bo) 40' s.t.
Arbitro: Damato di Barletta
JUVENTUS CATANIA 3-1
Barrientos (Ca) 4', Pirlo (Ju) 22', Chiellini
(Ju) 29' s.t., Quagliarella (Ju) 36' s.t.
Arbitro: Brighi di Cesena
LECCE SIENA 4-1
Del Grosso (Si) 25', Muriel (Le) 32', Di
Michele (Le) rig. 23' s.t., Cuadrado (Le)
37' s.t., Brivio (Le) 49' s.t.
Arbitro: Rizzoli di Bologna
CESENA MILAN 1-3
Muntari (Mi) 29', Emanuelson (Mi) 31',
Robinho (Mi) 10' s.t., Pudil (Ce) 20' s.t.
Arbitro: Valeri di Roma
GENOA CHIEVO 0-1
Thereau (Ch) 30'
Arbitro: Guida di Torre Annunziata (Na)
NOVARA ATALANTA 0-0
Arbitro: Banti di Livorno
ROMA PARMA 1-0
Borini (Ro) 26'
Arbitro: Peruzzo di Schio
PALERMO LAZIO 5-1
Barreto (Pa) 10', Donati (Pa) 20',
Silvestre (Pa) 42', Budan (Pa) 2' s.t.,
Miccoli (Pa) 6' s.t., Kozak (La) 40' s.t.
Arbitro: De Marco di Chiavari
UDINESE CAGLIARI 0-0
Arbitro: Celi di Campobasso
P
er Brighi da Cesena la dire-
zione di Juve-Catania è sta-
ta la più bella della sua carriera
di arbitro. Alle polemiche della
vigilia Brighi ha risposto con
molta calma, concentrazione e
perfino distacco. Dal primo con-
tatto conle squadre, nel corrido-
io che porta al terreno di gioco,
l’arbitro ha mostrato una fred-
dezza esemplare, confermata
anche sul campo durante i salu-
ti di rito, ridotti all’essenziale;
nessuna concessione nei gesti
che potesse far trasparire qual-
che timore o dell'arroganza. E
questo atteggiamento è durato
per tutti i novanta minuti du-
rante i quali i suoi fischi e i suoi
cartellini sono apparsi chiari,
condivisi e pertanto giusti.
È stato un arbitro capace e,
soprattutto, libero: sordo ai
commenti dell’esterno, da ogni
tipo di consiglio, da tutti inten-
do dire. Eppure Juve-Catania è
statauna delle ultime prestazio-
ni della sua carriera che, visti i
regolamenti dell’Aia, si conclu-
deràa fine stagione. Nonessen-
do diventato internazionale,
traguardo prima concesso e do-
po cancellato frettolosamente a
causadi una discutibile Atalan-
ta-Napoli, ha esaurito il tempo
di permanenza alla Commissio-
ne Arbitri Nazionale (CAN). Fi-
nirà a 38 anni, senza il rango
dell’arbitro internazionale ma
con la possibilità di ricordarsi
di questo Juventus-Catania.
Quando penso alle carriere arbi-
trali, al loro inizio, al loro svi-
luppo e alle loro conclusioni, mi
sembra che la meritocrazia non
sia sempre prevalente.
Rizzoli in Lecce-Siena, ha di-
retto con buon stile e cordialità
nei confronti dei calciatori; nel-
l’impatto di Carrozzieri suRegi-
naldo, in area salentina, ha
scambiato un fallo del difenso-
re per la simulazione del sene-
se. Era rigore.
L’area continua a rappresen-
tare un terreno difficile per Pe-
ruzzo che, in Roma-Parma, ha
sorvolato in più casi. In Paler-
mo-Lazio il gol di Miccoli è in
leggero fuorigioco, mentre De
Marco è preciso nell’espulsione
di Dias. Anche Banti, Nova-
ra-Atalanta, sul finire sorvola
su un fallo di Schelotto su Maz-
zarani, in area atalantina.
Combattuta Udinese-Cagliari
che Celi dirige conequilibrio, su-
perando anche le proteste di
Guidolin dopo una respinta di
Agostini, sulla linea di porta
del Cagliari, per un tiro di Pa-
zienza palla in gioco e nessun
fallo di mano.
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Udinese
Spagna
Pari con regalo a distanza Ora i biancocelesti tremano
5
1 0
U Punti totali U In casa U Fuori casa
G giocate V vinte N nulle P perse F reti fatte S reti subite
L’Udinese terza
senza Di Natale
e senza vincere
Punti G V N P V N P V N P F S
MILAN 50 24 15 5 4 7 3 1 8 2 3 48 21
JUVENTUS 49 23 13 10 0 8 4 0 5 6 0 36 14
UDINESE 42 24 12 6 6 10 2 1 2 4 5 34 22
LAZIO 42 24 12 6 6 6 4 2 6 2 4 38 29
ROMA 38 24 11 5 8 7 3 2 4 2 6 37 27
NAPOLI 37 24 9 10 5 5 5 2 4 5 3 41 24
INTER 36 24 11 3 10 6 2 5 5 1 5 34 33
PALERMO 34 24 10 4 10 10 0 2 0 4 8 38 35
CAGLIARI 31 24 7 10 7 4 6 2 3 4 5 22 24
CHIEVO 30 24 8 6 10 5 3 3 3 3 7 20 30
GENOA 30 24 9 3 12 7 2 3 2 1 9 31 44
FIORENTINA 28 22 7 7 8 6 3 3 1 4 5 23 22
ATALANTA (-6) 28 24 8 10 6 5 5 2 3 5 4 26 27
PARMA 28 23 7 7 9 5 4 2 2 3 7 27 35
CATANIA 27 22 6 9 7 5 4 2 1 5 5 28 32
BOLOGNA 25 22 6 7 9 3 2 5 3 5 4 21 26
SIENA 23 23 5 8 10 5 3 3 0 5 7 23 26
LECCE 21 24 5 6 13 2 3 7 3 3 6 26 39
NOVARA 17 24 3 8 13 2 6 5 1 2 8 20 42
CESENA 16 23 4 4 15 2 3 6 2 1 9 16 37
Raul sale
a 400 gol
Il Palermo
gioca in discesa
Lazio travolta
Palermo
Lazio
0
Marcatori: Barreto 10’, Donati
20’, Silvestre 42’ p.t.; Budan 2’,
Miccoli 6’, Kozak 40’ s.t.
PALERMO (4-3-1-2): Viviano 7;
Pisano 6, Silvestre 6,5,
Mantovani 6,5, Balzaretti 6,5;
Migliaccio 7, Donati 7, Barreto 7
(Bertolo s.v. 27’ s.t.); Ilicic 6,5;
Budan 6,5 (Vazquez 6 18’ s.t.),
Miccoli 7 (Della Rocca s.v. 33’
s.t.). All.: Mutti 7
LAZIO (3-5-2): Marchetti 5;
Zauri 5, Ledesma 5, Dias 4;
Gonzalez 5, Hernanes 4 (Scaloni
s.v. 32’ s.t.), Matuzalem 4,
Candreva 4, Lulic 5; Klose 5
(Kozac 6 s.t.), Alfaro 5 (Mauri
s.v. 21’ s.t.). All.: Reja 5
Arbitro: De Marco 6
Espulsi: Dias 29’, Reja 39’ s.t.
Ammoniti: Matuzalem, Candreva
Recuperi: 1’ più 2’
UDINESE (3-5-2): Handanovic
6,5; Benatia 6,5, Danilo 6,
Domizzi 6; Basta 6,5,
Fernandes 6, Pazienza 5,5, Abdi
6, Armero 5; Torje 5,5 (Barreto
6 23’ s.t.), Floro Flores 6. All.:
Guidolin 6
CAGLIARI (4-3-1-2): Agazzi 6;
Pisano 6, Canini 6,5, Astori 6,5,
Agostini 6; Dessena 5,5, Ekdal
5,5 (Ibarbo 5,5 7’ s.t.),
Nainggolan 6; Cossu 5,5
(Ariaudo 6 14’ s.t.); Thiago
Ribeiro 5 (Ceppellini s.v. 31’
s.t.), Pinilla 6. All.: Ballardini 6
Arbitro: Celi 5,5
Ammoniti: Benatia, Domizzi,
Ariaudo, Ceppellini, Agazzi
Recuperi: 1’ più 3’
Fischio finale
Serie A Classifica
GETAFE ESPANYOL 1-1
REAL MADRID RACING SANTANDER 4-0
SIVIGLIA OSASUNA 2-0
GRANADA CF REAL SOCIEDAD 4-1
ATHLETIC BILBAO MALAGA 3-0
MAIORCA VILLARREAL 4-0
SPORTING GIJON ATLETICO MADRID 1-1
LEVANTE RAYO VALLECANO 3-5
BARCELLONA VALENCIA 4-1
REAL SARAGOZZA BETIS SIVIGLIA oggi 21,00
Classifica: 61 Real Madrid 51 Barcellona 40 Valen-
cia 33 Athletic Bilbao, Espanyol 32 Atletico Madrid,
Levante 31 Rayo Vallecano, Malaga, Osasuna 29 Si-
viglia 28 Maiorca, Getafe, Granada Cf 27 Real Socie-
dad 26 Betis Siviglia, Villarreal 23 Racing Santander
20 Sporting Gijon 15 Real Saragozza
HOFFENHEIM MAINZ 05 1-1
AMBURGO WERDER BREMA 1-3
BAYER LEVERKUSEN AUGSBURG 4-1
HERTHA BERLINO BORUSSIA DORTMUND 0-1
KAISERSLAUTERN BORUSSIA M. 1-2
NORIMBERGA COLONIA 2-1
FRIBURGO BAYERN MONACO 0-0
SCHALKE 04 WOLFSBURG 4-0
HANNOVER 96 STOCCARDA 4-2
Classifica: 49 Borussia Dortmund 46 Borussia
Monchengladbach 45 Bayern Monaco 44
Schalke 04 36 Werder Brema 34 Bayer Leverku-
sen, Hannover 96 27 Wolfsburg 26 Stoccarda,
Hoffenheim, Amburgo 25 Norimberga 24 Mainz
05, Colonia 20 Hertha Berlino 18 Kaiserslautern,
Augsburg, Friburgo
PROSSIMO TURNO: Venerdì 2/3, ore 20.45: Varese-Vicenza.
Sabato 3/3, ore 15.00: Bari-Crotone, Empoli-Livorno, Grosseto-Torino, Juve
Stabia-Nocerina, Modena-Cittadella, Padova-Albinoleffe, Pescara-Sassuolo,
Reggina-Ascoli, Sampdoria-Verona. Lunedì 5/3, ore 20.45: Gubbio-Brescia.
di Paolo Casarin
Germania
U Punti totali U In casa U Fuori casa
G giocate V vinte N nulle P perse F reti fatte S reti subite
Serie A/24ª giornata
MARCATORI: 17 RETI: Di Natale (UDI) 15 RETI: Cavani (NAP), Ibrahimovic (MIL) 12
RETI: Palacio (GEN), Denis (ATA), Milito (INT), Jovetic (FIO) 11 RETI: Klose (LAZ), Miccoli
(PAL) 10 RETI: Calaio' (SIE) 9 RETI: Matri (JUV), Giovinco (PAR) 8 RETI: Di Vaio (BOL) 7
RETI: Nocerino (MIL), Osvaldo (ROM), Mutu (CESENA), Di Michele (LEC), Hernanes (LAZ)
28ª giornata
ALBINOLEFFE-PESCARA 1-1 ASCOLI-GROSSETO 0-2 BRESCIA-MODENA 0-0
LIVORNO-BARI 1-2 NOCERINA-CITTADELLA 0-1 PADOVA-EMPOLI 1-1
SASSUOLO-VARESE 0-0 VERONA-GUBBIO 1-0 VICENZA-CROTONE 1-1
JUVE STABIA-REGGINA 2-1 TORINO-SAMPDORIA oggi 20,45
Brighi «chiude» bene
Peruzzo, l’area è strana
Raul Gonzalez
Blanco (primo a
destra) omaggiato
dai compagni dello
Schalke 04 dopo aver
segnato al Wolfsburg
il gol numero 400
della sua carriera.
Pareggio
Il duello tra
Domizzi
e Thiago
Ribeiro
Cardoso
nel match
finito
senza reti
tra
Udinese
e Cagliari
(Ansa)
PROSSIMO TURNO: Sabato 25/2, ore 18.00: Genoa-Parma.
ore 20.45: Milan-Juventus. Domenica 26/2, ore 15.00: Atalanta-Roma,
Cagliari-Lecce, Catania-Novara, Chievo-Cesena, Siena-Palermo.
ore 20.45: Bologna-Udinese, Lazio-Fiorentina, Napoli-Inter.
Cinquina
Miccoli
festeggiato
dal suo
allenatore
Mutti dopo
la valanga
di reti con
la quale il
Palermo ha
sotterrato
la Lazio
(Liverani)
DAL NOSTRO INVIATO
UDINE — L’Udinese riparte a
marce basse ed esulta solo a di-
stanza: ogni gol del Palermo
contro la Lazio scalda il Friuli, la
squadra di Guidolin aggancia
quella di Reja al terzo posto, ma
perde un’occasione per tornare
a vincere dopo due sconfitte
consecutive contro Fiorentina e
Milan. Tra gli strascichi evidenti
della rimonta subita otto giorni
prima dai rossoneri, c’è soprat-
tutto l’assenza per infortunio di
Di Natale, oltre a quelle impor-
tanti di Isla, Asamoah e Pinzi.
Questa è un’Udinese minore e
nona casocontrounCagliari de-
ludente la vittoria interna (una
certezza mancata solo con Juve
e Milan) non arriva. Ogni suc-
cesso casalingo era stato sigilla-
to da almeno un gol di Di Nata-
le: Totòpotrebbe tornare già do-
menica a Bologna e allora il gio-
co bianconero ritroverà il suo
sbocconaturale e Guidolin(for-
se) potrà essere meno nervoso.
Il tecnico veneto al fischio fi-
nale va incontro all’arbitro Celi
urlando «Vergogna, è una far-
sa»: troppo pochi tre minuti di
recupero in una ripresa brutta e
piena di interruzioni. «Ero ar-
rabbiato perché stavamo attac-
cando e ci sembrava che il Ca-
gliari avesse perso tempo —
spiega Guidolin, che si irrita an-
che per il ritardo delle interviste
tv —. Ma non abbiamo manca-
to la vittoria per questo. Sono
contentoper la prestazione, per-
ché stiamo andando oltre a
ogni difficoltà. E non sono pre-
occupato per le assenze, ma or-
gogliosodi quelli che hannogio-
cato un’ottima partita: noi non
dobbiamo vincere lo scudetto».
La reazione esagerata di Gui-
dolinsembra la spia di unsenso
di frustrazione diffuso da que-
ste parti, come testimonia an-
che lo sfogo del patron Pozzo in
settimana, contro un pubblico
poco numeroso e molto lamen-
toso: l’Udinese ha giocatori inte-
ressanti, anche in prospettiva
(come i colombiani Muriel e
Cuadrado del Lecce), ha un as-
setto ben definito, ma è total-
mente Di Natale-dipendente e
Floro Flores, pur volenteroso,
non può essere impiegato allo
stesso modo di Totò. «Lui è il
70% della nostra squadra» am-
mette il serbo Basta, migliore in
campo. Ed è detto tutto.
Anche perché il Cagliari, sen-
za fare praticamente nulla, nel fi-
nale di primotempoè andatovi-
cino al vantaggio, con due tiri
della domenica: prima Pinilla al
volo di destro e poi Ekdal da
quasi quaranta metri hanno
consentito ad Handanovic di ri-
scattarsi dopo le ultime presta-
zioni al di sottodel propriostan-
dard. Con Cossu non al meglio
per problemi muscolari, la squa-
dra di Ballardini non cambia
mai ritmo e difende il punto
con ordine. «Siamo molto sod-
disfatti per il pareggio—ricono-
sce l’allenatore romagnolo —,
ma nel gioco il Cagliari è capace
di fare meglio. Probabilmente il
meritova all’Udinese, ma noi ab-
biamo reso al di sotto delle no-
stre possibilità».
L’Udinese crea molto volume
di gioco, ma negli ultimi sedici
metri si rende davveropericolo-
sa solo con una conclusione in
mischia di Pazienza (17’ s.t.)
che Agostini respinge di spalla
(il rigore, invocato, non c’è). E
così nell’aria umida resta solo
l’elettricità di una squadra che
vorrebbe fare di più. Ma proba-
bilmente non può.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A digiuno Guidolin nervoso, Cagliari spento
Il fenomeno
DAL NOSTRO INVIATO
PALERMO—Lo stadio Bar-
bera è una fortezza quasi ine-
spugnabile. Prima di ieri il Pa-
lermo ci aveva già vinto 9 vol-
te su 11 e — visto che razza di
Lazio incerottata e scombina-
ta è planata in Sicilia — non
c’era motivo perché non arri-
vasse anche la decima vittoria
(e il 30˚ punto sui 34 totali).
Così è andata, con una gara
a senso unico, dominata con
inaudita facilità dai rosanero
e completamente subìta dalla
squadra di Reja, che in un col-
po solo incontra un tremendo
filotto di cattive notizie: non
reagisce al duro k.o. in Europa
League con l’Atletico Madrid;
si fa agganciare dall’Udinese
al terzo posto; e — la peggiore
notizia di tutte — comincia a
sentire il fiato sul collo della
Roma, sotto di appena 4 punti
con il derby che incombe. Do-
po la gara con la Fiorentina al-
l’Olimpico, la Sfida sarà così
lo spartiacque di una stagione
che, cominciata bene, sta pren-
dendo per i biancocelesti una
brutta piega.
Per la Lazio un’attenuante
c’era, cioè una difesa improv-
visata per via di mille assenze
(Biava, Stankevicius e Radu in-
fortunati, Diakité e Konko
squalificati) e una squadra ri-
modellata da Reja su un 3-5-2
con Ledesma difensore, un
centrocampo solo tecnico e la
strana coppia d’attacco Klo-
se-Alfaro. Proprio l’uruguagio
di origini piemontesi, 23enne
studente di medicina a Monte-
video, acquisto di gennaio al-
l’esordio, ha illuso la Lazio fu-
mandosi una clamorosa palla
gol al 2’ e impegnando Vivia-
no al 9’ con un bel tiro al volo.
Ma appena l’ottimo Barreto
ha rotto l’equilibrio al 10’ la La-
zio si è sciolta e la sua incapa-
cità di reagire trovando alter-
native di gioco ha presto fatto
dimenticare l’attenuante ini-
ziale. Già lo 0-1 è stato il frut-
to di un errore generale di po-
sizionamento (6 laziali schiac-
ciati in area contro 3 rosanero
e Barreto libero di calciare dal
limite con Marchetti forse un
po’ in ritardo). Di lì in poi è
stata una tragedia pallonara.
Il centrocampo biancocele-
ste, benché più folto, non ave-
va né gamba né i tempi del
pressing e per questo la palla
ce l’ha sempre avuta il Paler-
mo, perfetto nei passaggi (cfr.
Donati), negli smarcamenti
(cfr. Barreto), nelle chiusure
(cfr. Migliaccio e i difensori
centrali) e pure nel senso del-
lo show: così Donati ha rad-
doppiato con un fantastico ti-
ro ancora da fuori, Silvestre
ha colpito di testa liberissimo
e, a inizio ripresa, Budan e
Miccoli (sul filo del fuorigio-
co) hanno trafitto una diga di
burro.
Di fronte a tanto Palermo,
la Lazio ha replicato quasi
sempre con irritanti palloni
spediti in area dalla trequarti
e solo sullo 0-5 ha dato piccoli
segni di vita, approfittando
del calo di concentrazione dei
siciliani: Viviano però ha fatto
miracoli su Alfaro e Gonzalez
e alla Lazio sono rimaste solo
due espulsioni (Dias e Reja) e
un inutile gol di Kozac. «Mut-
ti (ieri perfetto, ndr) è il mio
Mourinho», ha detto alla fine
il sempre misurato presidente
del Palermo Zamparini. Pecca-
to che la Lazio ieri non fosse
una squadra di calcio.
Alessandro Pasini
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Goleada Decima vittoria dei siciliani in casa
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Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
ROMA — Piangevo perché
non avevo scarpe, fino a quan-
do non ho visto un uomo che
non aveva i piedi. Nella sinte-
si estrema che richiede Twit-
ter (massimo 140 caratteri)
Luis Enrique Martinez Garcia
si presenta così ai suoi fol-
lower. Un ritratto assai impe-
gnativo per se stesso e per chi
gli sta vicino, sia la sua fami-
glia o siano i suoi calciatori.
Perfezionista, lavoratore,
motivato, a volte al limite del-
la paranoia.
E, soprattutto, guidato da
un’idea di calcio molto forte,
forgiata a Barcellona, e perciò
«non negoziabile» (suo copyri-
ght). È l’unico allenatore stra-
niero della serie A e non è un
caso. Non si è italianizzato e
non vuole farlo: una scelta
che ha diviso tifosi e addetti ai
lavori in pro e contro. La vera
domanda dovrebbe essere pe-
rò una sola: sta dando davve-
ro alla Roma un gioco «diver-
so», al di là della variabile (co-
munque importantissima)
dei risultati? Almeno per chi
scrive, la risposta è: sì.
La partita di ieri contro il
Parma di Donadoni, apparso
molto deludente sul piano del
gioco, ha corroborato i soliti
numeri giallorossi (62 per cen-
to di possesso palla, 70 per
cento di supremazia territoria-
le, il doppio di passaggi riusci-
ti rispetto all’avversario) con
otto occasioni da gol contro
una sola (l’ex Okaka, stoppato
da Stekelenburg). Da tanto cal-
cio, la Roma ha tratto un solo
gol, di Borini, al 26’, con un de-
stro in diagonale. Poi, nel fina-
le, la sagra del tiro al bersaglio
(Mirante). Sicuramente trop-
po poco, per una gara che po-
teva finire 3-0 o 4-0, ma infini-
tamente di più del nulla offer-
to lunedì scorso contro il Sie-
na.
Cosa è cambiato in pochi
giorni per trasformare una Ro-
ma inguardabile in una squa-
dra capace di fare buon calcio,
a tratti ottimo? Facile dire il re-
cupero di De Rossi, il giocato-
re che ha la capacità di miglio-
rare del 30 per cento il rendi-
mento di tutti i compagni, co-
sì come fanno i grandi play-
maker del basket. Ma ancora
più importante è stata l’atten-
zione costante di tutta la squa-
dra. Se riesce a limitare gli er-
rori nei passaggi «facili», la
Roma può mettere in crisi
qualsiasi avversario.
Francesco Totti (premiato
per la partita numero 700 da
professionista, una storia infi-
nita iniziata il 28
marzo 1993 a Bre-
scia) ha trovato
l’ammonizione che
voleva per saltare
Atalanta-Roma ma
non rischiare il der-
by. Detto questo,
resta purtroppo da
segnalare un’altra
sconcertante prova
della squadra di
Nicchi e Braschi.
L’arbitro Peruzzo,
assai poco aiutato
dagli assistenti,
non ha visto un ri-
gore solare di Ferra-
rio (fallo di mano
su tiro di Gago al
14’ p.t.) e ha poi di-
retto cercando di
tenere bassa la per-
centuale dei falli fi-
schiati, sorvolando
su moltissimi inter-
venti scorretti. La
regolarità del gio-
co, però, conta più
di una statistica.
E il Parma? Ha si-
curamente pagato
il recupero infraset-
timanale giocato a
cento all’ora con-
tro la Juventus. Do-
nadoni ha fatto tur-
nover (fuori Floccari e Mode-
sto, Mirante in porta al posto
di Pavarini) e tenuto in pan-
china, inspiegabilmente, Bia-
biany. Cioè il giocatore che,
con i suoi cambi di velocità,
poteva mettere in difficoltà la
Roma. Ma è la prima sconfitta
nelle ultime sei gare e ci può
stare. Soprattutto se si cerca
una tranquilla salvezza e non
un calcio «diverso» dagli altri.
Luca Valdiserri
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Mondo a metà dell’opera, Marino ora rischia
0
Lecce
Siena
NOVARA (4-3-2-1): Ujkani 6;
Gemiti 5,5, Lisuzzo 6,
Centurioni 6, Garcia 5,5; Silva
6 (Coubronne s.v. 23’ s.t.),
Rigoni 6, Pesce 6,5; Jeda 6
(Mazzarani 5,5 10’ s.t.),
Mascara 6; Caracciolo 5,5
(Rubino s.v. 30’ s.t.). All.:
Mondonico 6
ATALANTA (4-4-2): Consigli
6; Bellini 6, Lucchini 6,
Stendardo 6, Peluso 6;
Schelotto 5, Brighi 6,5, Cigarini
6 (Cazzola s.v. 44’ s.t.),
Morales 5 (Bonaventura s.v.
34’ s.t.); Marilungo 5,5
(Carrozza s.v. 27’ s.t.), Denis
5,5. All.: Colantuono 6
Arbitro: Banti 5
Espulso: Pesce 46’ s.t.
Recuperi: 0’ più 4’
Oggi la finale tra Juventus e Roma
Marcatore: Borini 26’ p.t.
ROMA (4-3-3): Stekelenburg
7; Rosi 6, Juan 6, Heinze 7,
Taddei 6; Gago 7, De Rossi 7,
Pjanic 6,5 (Marquinho s.v. 35’
s.t.); Borini 8 (Bojan s.v. 44’
s.t.), Totti 6,5, Osvaldo 5
(Lamela 6 25’ s.t.). All.: Luis
Enrique 7
PARMA (3-5-2): Mirante 6;
Zaccardo 6, Ferrario 4,5, A.
Lucarelli 5; Jonathan 5
(Biabiany s.v. 34’ s.t.), Morrone
5 (Valdes 5 25’ s.t.), Musacci
5,5, Mariga 6, Gobbi 4,5;
Giovinco 5, Palladino 5 (Okaka
5 46’ p.t.). All.: Donadoni 5
Arbitro: Peruzzo 4
Ammoniti: Ferrario, Totti, A.
Lucarelli, Musacci
Recuperi: 2’ più 4’
0
Atalanta
Marcatore: Thereau 29’ p.t.
GENOA (3-5-2): S. Frey 6; Rossi
5,5, Granqvist 6, Kaladze 5,5;
Constant 5, Veloso 6 (Ze
Eduardo 6 19’ s.t.), Kucka 6
(Belluschi 6 30’ s.t.), Biondini 6,
Jankovic 5,5; Sculli 5,5
(Jorquera s.v. 34’ s.t.), Palacio 6.
All.: Marino 5,5
CHIEVO (4-3-2-1): Sorrentino
7; Sardo 6, Andreolli 6, Acerbi
6,5, Dramè 5,5; Luciano 5,5
(Vacek 6 30’ s.t.), Bradley 6,
Cruzado 5,5 (N. Frey s.v. 31’
s.t.); Rigoni 6, Thereau 6,5
(Paloschi s.v. 36’ s.t.); Pellissier
6. All.: Di Carlo 6
Arbitro: Guida 6
Ammoniti: Bradley, Thereau,
Andreolli, Sculli, Biondini, Rigoni
Recuperi: 1’ più 4’
Genoa
Chievo
Marcatori: Del Grosso 25’, Muriel
32’ p.t.; Di Michele (rig.) 23’,
Cuadrado 37’, Brivio 49’ s.t.
LECCE (3-5-2): Benassi 6,5; Oddo
6, Carrozzieri 6, Esposito s.v. (Di
Matteo 6,5 11’ p.t.); Cuadrado 7,
Giacomazzi 6,5, Obodo 6
(Bertolacci 5 14’ s.t.), Blasi 5, Brivio
6,5; Muriel 7,5 (Del Vecchio s.v. 45’
s.t.), Di Michele 6,5. All.: Cosmi 6,5
SIENA (3-5-2): Pegolo 6;
Rossettini 5,5, Contini 5 (Giorgi 6
25’ s.t.), Terzi 5,5; Angelo 6, Brienza
6,5, Vergassola 6, Parravicini 5,5
(Gazzi 5,5 6’ s.t.), Del Grosso 6,5;
Reginaldo 5,5 (Destro 5 13’ s.t.),
Calaiò 5,5. All.: Sannino 5
Arbitro: Rizzoli 5,5
Espulso: Blasi 45’ s.t.
Ammoniti: Reginaldo, Terzi,
Rossettini, Del Grosso, Vergassola,
Obodo, Carrozzieri, Cuadrado
Recuperi: 1’ più 4’
4
1
Parma
Un solo gol (di Borini) ma tante occasioni per i giallorossi
Le altre Il Novara non prende più gol ma non segna e fa 0-0 con l’Atalanta. Il k.o. col Chievo «pericoloso» per il tecnico del Genoa
Fotofinish
NOVARA — La salvezza re-
sta un’impresa disperata, o
quasi, ma il Novara con Mon-
donico sta cambiando faccia.
La difesa non è più una banda
del buco: un solo gol subito
nelle ultime 4 giornate, vale a
dire da quando Mondo ha pre-
so il posto di Tesser in panca. I
conti non tornano ancora in
avanti, visto che è arrivato un
sologol in360’. «Ma siamo sul-
la buona strada —garantisce il
tecnico —, basta contare tutte
le volte che abbiamo tirato in
porta contro l’Atalanta».
L’episodioche avrebbe potu-
to cambiare il risultato e con-
sentito al Novara di fare un al-
tro passo avanti importante in
classifica è capitato a una man-
ciata di secondi dalla fine quan-
do Schelotto, invece del pallo-
ne, ha colpito una gamba di
Mazzarani facendolo cadere in
area. Era rigore, ma non se ne
è accorto nessuno, a parte il di-
retto interessato. «Pensate che
quando me ne ha parlato il no-
stro giocatore negli spogliatoi
—ha confidato Emiliano Mon-
donico —, l’ho ascoltato con
scetticismo perché convinto
fossero le solite scuse. Aveva
ragione, invece, come certifica-
to dalle immagini televisive.
Ma non sto certo qui a lamen-
tarmi e, tantomeno, a protesta-
re: come nonhovisto ioposso-
no non essersene accorti nep-
pure l’arbitro e i suoi collabora-
tori».
Nessuna polemica perché
Mondo è persona seria e per
bene, uno che ha provato sulla
sua pelle che nella vita ci sono
tante cose piùimportanti di un
rigore non concesso. E niente
scuse anche se tra infortuni e
squalifiche è stato costretto a
stravolgere la formazione che
aveva battuto l’Inter. Eppure il
Novara ha provato, più dell’A-
talanta, sino alla fine, a vincere
la partita. La squadra di Colan-
tuono ha ottenuto quello che
voleva con un’inedita difesa a
3, un folto centrocampo e con
Marilungo a fare da partner in
avanti a Denis che nonsta pro-
priovivendo unmomento ma-
gicoe fortunato. Il bomber del-
l’Atalanta è, infatti, riuscitonel-
la clamorosa impresa, compli-
ce un rimpallo con Mascara, di
colpire la traversa a non più di
10 centimetri dalla linea di por-
ta. E nonè andata bene neppu-
re a Caracciolo che si è visto re-
spingere dalla parte interna del
palo un pregevole colpo di te-
sta. «Risultato giusto dopo una
buona prestazione delle due
squadre —ha commentato Co-
lantuono —. Denis? Deve solo
star calmo: presto tornerà a se-
gnare».
Propriocome si è messoa fa-
re il Lecce conMuriel e Quadra-
do che hanno travolto in ri-
monta il Siena e, ora, sono a so-
li 2 punti dalla squadra di San-
nino. Anche il Chievo (gol di
Thereau) ha conquistato3 pun-
ti molto importanti a Genova
contro una squadra che, ora,
nonriesce piùa vincere neppu-
re incasa. ConPreziosi che, do-
po Malesani, sta meditando di
esonerare anche Marino.
Franco Fiocchini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le squadre di fioretto e
sciabola maschile hanno
ottenuto il pass per i Giochi
di Londra grazie ai punti
conquistati nelle prove di
Coppa del mondo di La
Coruña e Padova. I tre atleti
del fioretto che, al momento,
compongono la squadra,
sono il campione del mondo
in carica, Andrea Cassarà,
Valerio Aspromonte e
Giorgio Avola. Nella
sciabola, la squadra risulta a
l momento composta da
Aldo Montano, Diego
Occhiuzzi e Luigi Tarantino.
Gli azzurri hanno vinto
la gara a squadre valida
per la Coppa del mondo
di slittino a Sigulda,
in Lettonia. Sandra
Gasparini, Armin Zoeggeler
e il doppio composto
da Christian Oberstolz
e Patrick Gruber si sono
imposti ad Austria
e Germania. La Germania si
è però aggiudicata la piccola
coppa di cristallo con 540
punti, davanti a Canada
(392) e Russia. (385). In
classifica generale, l’Italia è
arrivata sesta con 340 punti.
Roma
1
0
Roger Federer ha vinto il
torneo di Rotterdam: in
finale lo svizzero, n.3 del
mondo, ha battuto
l’argentino Del Potro in due
set (6-1, 6-4). Per il
campione svizzero si tratta
del 71˚ titolo in carriera.
La bielorussa Azarenka, neo
n.1 del mondo, ha
conquistato il titolo del
Qatar Open, strapazzando in
finale l’australiana Stosur:
6-1, 6-2. Niente da fare per
l’azzurro Filippo Volandri a
San Paolo: in finale ha vinto
Almagro 6-3, 4-6, 6-4.
Lo slovacco Peter Velits ha
vinto il Giro dell’Oman
precedendo di 1’’ Vincenzo
Nibali. Nella sesta e ultima
tappa, successo allo sprint
del tedesco Marcel Kittel.
L’australiano Richie Porte ha
conquistato il Giro
dell’Algarve. Patrick Gretsch
è il primo leader della 58ª
Vuelta Andalucia-Ruta del
Sol. Il tedesco si è
aggiudicato il cronoprologo
individuale di 6 km in 6’49’’
davanti allo spagnolo
Markel Irizar, a 2’’. Migliore
italiano, Daniele Bennati,
11˚ a 12’’.
Terzo podio in slalom per
Stefano Gross. Dopo i
piazzamenti di Adelboden
Schladming, l’azzurro è
arrivato terzo anche a
Bansko, in Bulgaria, nella
prova di Coppa del mondo
vinta dall’austriaco Marcel
Hirscher davanti allo svedese
Andre Myhrer. Glia ltri
azzurri: 9˚ Manfred Moelgg
e 10˚ Giuliano Razzoli.
Annullata invece la
supercombinata femminile
di Sochi. La gara non verrà
recuperata, la coppa di
specialità va a Lindsey Vonn.
Duello
Viareggio
Novara
0 1
SCHERMA
Fioretto e sciabola
vanno all’Olimpiade
SLITTINO
La gara a squadre
a Zoeggeler &Co.
Federer, 71˚ titolo
Volandri non ce la fa
La Roma cambia ancora pelle
Col Parma è bella e sprecona
Nibali 2˚in Oman
Gretsch inizia bene
Slalomdi Bansko
Gross è terzo
Andrea Caracciolo
controllato
dall’atalantino
Guglielmo Stendardo:
a Novara hanno vinto i
difensori (Getty Images)
VIAREGGIO — È il giorno della finale, se la
giocano Juventus e Roma in lotta per
conquistare la 64ª edizione della Viareggio
Cup (in campo allo stadio dei Pini alle
15.00, diretta tv dalle 14.45 su Raisport 1).
Le due formazioni non si sono mai
affrontate in finale, i giallorossi hanno
vinto il Viareggio tre volte (1981, 83, 91), la
Juventus sette volte (1961, 94, 2003, 2004,
2005, 2009, 2010). In semifinale la Juve
allenata da Baroni ha battuto il Parma 1-0,
la Roma guidata da De Rossi ha superato ai
rigori la Fiorentina (6-4). Ad arbitrare oggi
Juve-Roma, Mauro Bergonzi di Genova.
TENNIS
Bomber Il gol di Fabio
Borini, 20 anni, il quinto
nelle ultime 6 partite (Liverani)
Artifizio Premiato per la 700ª partita, Totti cerca il giallo per saltare l’Atalanta ma non il derby
CICLISMO
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
70
un buon esempio»
Un giocatore deve dimostrarsi forte
e invece con una spintarella
stramazza a terra: ma che atleta
sei, cosa racconti a tuo figlio?
«Io, Zoff, abbastanza
«Sono sempre stato feroce nell’autocritica
Più portato alla concretezza che alle scuse»
❜❜
Portiere campione del mondo, poi allenatore e commissario tecnico, anche dirigente, a 70 anni si racconta e spiega il suo calcio L’intervista
ROMA—«Il portiere era consi-
derato il pazzariello della compa-
gnia. Io ho dato un’altra versione
del ruolo». Dino Zoff compie 70
anni e il racconto della sua vita
scorre pacato come il Tevere, che
è lì sotto, torbido e silenzioso.
Quelle mani immortalate inun ce-
lebre disegno di Renato Guttuso
mentre sollevano la Coppa del
Mondo nella notte madrilena del-
l’11 luglio 1982 ora hanno 70 an-
ni. Il tempo non ha pietà neppure
per i miti dello sport. «Sono di fa-
miglia contadina e so che questa
è la legge della natura. Sono passa-
ti quasi trent’anni ma tutti mi par-
lano ancora di quel Mondiale, del-
la parata contro il Brasile. È un ri-
cordo continuo per tante genera-
zioni».
Dino Zoff lei è una vera e pro-
pria icona vivente. Ne ha la per-
cezione?
«Mi inorgoglisce tutto perché
ho la presunzione di avere semi-
nato bene, di essermi sempre
comportato come Dio comanda.
La popolarità non mi ha mai dato
fastidio, non mi ha mai pesato fa-
re un autografo. Io non sono sta-
to umile nel mio lavoro, sono
sempre stato feroce nell’autocriti-
ca, ho sentito la responsabilità
sui gol che ho preso e quindi cre-
do di meritarmela, la popolarità.
Sono sempre stato per la concre-
tezza e non per le scuse».
Com’era il suo calcio?
«Era un gioco, una passione.
Ho incominciato da bambinetto a
fare il portiere. L’ho fatto per voca-
zione, non c’era la tv per darti
un’immagine da prendere come
mito, come riferimento. Anche i
sogni erano limitati».
E com’è il calcio di oggi?
«Il campo è lo stesso, le misure
sono le stesse. È cambiato l’am-
biente esterno. Ora dopo un gol si
fanno i balletti. Cose senza senso,
ci vuole rispetto dell’avversario».
In effetti...
«Anche da allenatore ho sem-
pre battuto sul chiodo. Un atleta
deve dimostrarsi forte e invece ba-
sta una spintarella e uno stramaz-
za a terra: ma che atleta sei? Che
cosa racconti a tuo figlio? Che hai
strappato unrigore conuna furba-
ta?».
E com’era Dino Zoff da giova-
ne?
«A 10 anni al paese che diverti-
mento migliore del calcio ci pote-
va essere? Fare 10 chilometri in bi-
ci per giocare la partita era una fe-
sta. Ho studiato — tre anni di av-
viamento professionale, poi il bi-
ennio tecnico — e sono andato a
lavorare: facevo il motorista in
una grande officina».
Econtinuava a tuffarsi tra i pa-
li.
«Facevo la parte dello scemo
del villaggio, mi buttavo sempre.
Le lascio immaginare i pantalo-
ni. I più grandi mi prendevano
ingiro. Ma già a 13-14 anni il pae-
se era orgoglioso di quel portieri-
no. Mi sono venuti a vedere quel-
li del Milan e quelli dell’Inter. Sa
chi era il responsabile del settore
giovanile dell’Inter? Era Meazza,
pensi quanto tempo è passato.
Poi a 17 anni sono andato a Udine
e lì ho esordito in serie A con una
scoppola a Firenze, perdemmo
5-2».
Lei è cresciuto in un’Italia di-
versa, senza Festival di Sanremo
e vecchi tromboni.
(ride) «Il mondo di allora era
più facile. Se uno ne aveva voglia
c’erano più possibilità di emerge-
re. E si facevano anche più sacrifi-
ci».
Da ragazzo era per i Beatles o
per i Rolling Stones?
«Ero più legato al mondo dei
motori. Il mio idolo era Jim
Clark».
E per chi faceva il tifo?
«Ero juventino. Al paese erano
quasi tutti juventini. A parte un
paio del Toro e un milanista».
I più grandi con cui ha gioca-
to?
«Sivori, Platini, Boninsegna,
Altafini, Schnellinger. E poi
gran parte dei miei compagni
del Mondiale di Spagna».
E invece i più forti tra
quelli che ha allenato?
«Signori, Schillaci.
Per non parlare di Ga-
scoigne che ha spreca-
to tutto con uno stile
di vita non da atle-
ta».
Chissà le arrab-
biature con Gaz-
za.
«Gli artisti li ho
sempre amati, for-
se perché io non
lo sono. Un por-
tiere deve evi-
tare quel l o
che creano gli altri».
Mundial dell’82. Erano così
fuori luogo le critiche iniziali al-
la vostra nazionale?
«Del tutto fuori luogo. C’era
una campagna accanita contro Be-
arzot, furono scritte cose inimma-
ginabili. Quell’Italia ha cambiato
molti luoghi comuni sul nostro
calcio catenacciaro. Avevamo due
punte, più Antognoni e Cabrini
che andava sempre. C’era Tardel-
li. Certo, sapevamo anche difende-
re».
Da c.t. avrebbe potuto fare il
bis a Euro 2000. Che cosa non
ha funzionato nella finale con i
francesi?
«Semplice. Il destino ci ha aiu-
tato in semifinale con l’Olanda e
non con la Francia. Se fossimo
usciti con gli olandesi non sarem-
mo andati nemmeno in finale. So-
no fatalista».
E l’entrata a gamba tesa di
Berlusconi che la incolpò di non
avere saputo imbrigliare Zida-
ne?
«Io non sono un integralista
del calcio. Accetto tutte le opinio-
ni. Lì la questione è stata furbesca-
mente spostata sulle marcatura di
Zidane ma a farmi dimettere sono
state le parole di Berlusconi con-
tro l’uomo, sulla mia indegnità a
guidare la nazionale».
Tra tutti i suoi ex compagni
qual è quello che si è dimostrato
più bravo come allenatore?
«Capello, senza dubbio. È il più
bravo perché è il più normale. Il
calcio è semplice».
Il personaggio più strano che
le è capitato di incontrare?
«Gascoigne. Una volta, nono-
stante io avessi cercato di dissua-
derlo, se ne andò dal ritiro la sera
del sabato perché era arrivata la
sua fidanzata. Il giorno dopo,
il giorno della partita, ero a
pranzo con una parte
del mio staff e me
lovidi piom-
bare com-
pletamente
nudo al ri-
st or ant e.
Non nudo con
gli slip e i calzini: proprio nudo.
‘‘Mister, mi hanno detto che mi
voleva e non ho fatto in tempo a
vestirmi’’. Aveva cambiato idea.
Ovviamente non l’ho fatto gioca-
re ma con uno così, a suo modo
geniale, come ci si può arrabbia-
re?».
Qual è stata la sua gioia più
grande?
«Beh, il Mondiale. L’ho vinto a
40 anni, da capitano».
E la delusione?
«La finale di Coppa dei Campio-
ni persa ad Atene con l’Amburgo
nell’83, gol di Magath. Quella era
la Juve più forte di tutti i tempi.
La partita sembrava una formali-
tà, per l’ambiente era già vinta pri-
ma di giocarla».
Se le fosse possibile, che cosa
eliminerebbe dal calcio di oggi?
«Mi piacerebbe un calcio più
semplice, che finisse dopo la parti-
ta e che nonsia virtuale. Ormai in-
vece la televisione è una religio-
ne, se non vai in tv non esisti».
Alla fine che cosa ha rappre-
sentato Dino Zoff per il calcio?
«Uno che ha lavorato bene, con
serietà. Anche se è poco umile dir-
lo, sono stato abbastanza un
buon esempio. Siccome me lo di-
cono tutti, ci credo».
Alberto Costa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Calciatore
Dino Zoff è
nato a Mariano
del Friuli il 28
febbraio 1942. Cresciuto
nella Marianese, ha difeso la
porta di Udinese, Mantova,
Napoli e Juventus. Ha giocato
in nazionale 112 volte in 15
anni, dal 1968 al 1983.
Con la Juventus ha vinto
6 scudetti, 2 Coppe Italia,
1 Coppa Uefa e in nazionale
un campionato del mondo
e un campionato europeo
Allenatore
Alla fine della carriera
di calciatore ha allenato la
nazionale olimpica e poi, nel
1988 è stato chiamato dalla
Juventus dove è rimasto
2 anni vincendo una Coppa
Italia e una Coppa Uefa.
Nel 1990 assunse la guida
tecnica della Lazio. Nel ’98 è
subentrato a Cesare Maldini
come c.t. della nazionale
arrivando secondo ai
Campionati europei del 2000.
Si è dimesso dopo le critiche
di Silvio Berlusconi.
Nel campionato 2004-05
ha guidato la Fiorentina
Dirigente
È stato presidente della Lazio
nella gestione Cragnotti dal
’94 al ’98 e ne è stato anche
l’allenatore dopo l’esonero
di Zeman. È ritornato
alla scrivania biancoceleste
nel 2001 come
vicepresidente diventando
in contemporanea allenatore
dopo l’esonero di Eriksson
L’UOMOCOMUNQUE V «E co-
munque il Genoa gli faccio i
complimenti» (Mimmo Di Car-
lo, Mediaset Premium).
TESTATE E TESTONI V Ce-
lentano rispolvera la sua fede
interista: «Bisogna chiudere la
Gazza perché non mette abba-
stanza in croce Moratti».
UN GIORNO IN QUESTURA
V Dopo che ieri, durante un’in-
tervista a Sky, si era riferito a
El Shaarawy con la generica
definizione di «ragazzino col
cognome egiziano», Silvio Ber-
lusconi si è scusato: «Ricordo
piùfacilmente le generalità del-
le ragazzine».
STATE BUANA SE POTETE
V «L’Olympique Marsiglia è
una squadra con pochi gioca-
tori di talento, corre molto, è
formata prevalentemente in-
fatti da giocatori di colore che
pistano parecchio in campo»
(Stadio Sprint, Bruno Gentili
abbina colore della pelle e insi-
pienza tecnica, nel 2012, intro-
ducendo anche verbi scono-
sciuti alla lingua italiana).
PUNTI AL CUADRADO V
«Questi quattro punti ci danno
la forza per credere nella sal-
vezza» (Juan Cuadrado intro-
duce l’iva sulle vittorie, post
Lecce-Siena, Sky).
ANTROPOFAGIA CANAGLIA
V «L’Inter sta leccando i suoi
feriti» (Adam Grapes, «Skyin-
campo»).
TORMENTO ED EXTASY V
«Pesante gol di Muntari, pe-
sante come una ciliegia: Furio
Fedele mi sembra Claudia
Schiffer oggi» (Carlo Pellegat-
ti, Cesena-Milan, Mediaset Pre-
mium).
DO MAGGIORE V «Il Napoli
lo diamo in 3D, in Hd, io non
so più come ve lo devo dare:
abbiamo finito le dimensioni»
(Ilaria D’Amico, «Skycalcio-
show»).
GAY UN MITO V «Se io subi-
sco un fallo mi lamento e ri-
mango sorpreso» (Gianluca
Paparesta, Mediaset Pre-
mium).
SENSI UNICI V «Volevo chie-
dere a Thereau come fa con la
cresta a mettere il cappellino».
«Lo metti dentro ed è più faci-
le: non ha bisogno di gel né di
niente». «E quando lo tira fuo-
ri?» (boato) (Billy Costacurta,
foto, Cyril Thereau e Ilaria
D’Amico, «Skycalcioshow»).
MOSTRI MARINV Ultime dal-
l’Ariston: pare che l’altra sera
nel backstage Belén abbia
chiesto a Federica Pellegrini co-
me fare le virate a farfalla. E vi-
ceversa.
CRONACHE SUPPOSTE V «Il
diagonale di Borini! gol gol gol
gol gol gol gol gol gol gol gol
gol gol gol gol gol: questo meri-
ta una tachipirina per me!»
(Carlo Zampa, Roma-Parma,
Mediaset Premium).
FIGURE DI MERENDA V Do-
po il piccolo interista Filippo, ie-
ri anche un piccino tifoso del
Parma ha chiesto alla sua
squadra di non perdere più
perché sennò alle elementari
lo sfottono: era Giovinco.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Wolfgang Magath segna il gol che condanna
la Juventus nella finale di Champions ’83 (Ap)
Dino Zoff davanti alla panchina azzurra durante
gli Europei del 2000 chiusi al 2˚ posto (Liverani)
Paul Gascoigne, il giocatore più pazzo che
Dino Zoff ha mai allenato (Ap)
Zoff con il presidente Pertini, il c.t.
Bearzot e la Coppa del mondo ’82 (Ap)
di LUCA BOTTURA
Relax
La delusione più grande L’amarezza da c.t. Gazza, il più pazzo di tutti Campione del mondo
Thereau
e il senso
unico
Dino Zoff,
mito del
mondo del
calcio, si
dedica ora
sempre più
spesso
a un’altra
delle sue
grandi
passioni:
il golf
(Bartoletti)
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39 Sport
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
lc pagc||c della finale
Cayard e gli eventi di Napoli e Venezia: «La vela è marketing contro la crisi»
da| nos|ro |nv|a|o a Tor|no
lncon|ro con |’cr s||ppcr dc| Horo d| Vcnc/|a, ogg| managcr d| Ar|cm|s nc||a Coppa Amcr|ca chc |a |appa |n l|a||a
«Le regate saranno la vostra vera Olimpiade»
Andcrscn o||rc ogn| ||m||c
La storia
8 ANDERSEN L’Mvp della finale è devastante
per Cantù. Ingrana subito e tratta la Bennet
come Tyson avrebbe trattato un punching ball.
Una presenza illegale. È il giocatore che
potrebbe condurre Siena alla agognata gloria
europea.
8 MOSS l’uomo ovunquc, anchc nc| ccn|ro
dc||’arca dovc a/|ona |c gambc-ra//o pcr
compcnsarc | dc||c|| d| ccn||mc|r| c dovc comb|na
dann| b|b||c| a| ma|cap||a|| can|ur|n|. l| suo |sunam|
aprc | varch| a quc||| sccondar|, sca|cna|| da||c
sccondc ||ncc (sccondc s| |a pcr d|rc).
7,5 LAVRINOVIC la dc||n|||vamcn|c smaschcra|o
|c car|c dcbo|| d| Can|u so||o cancs|ro c ha por|a|o
a spasso 8runncr. l| vcro cas|no pcr g|| avvcrsar| c
chc uno cos| |c |o r||rov| addosso dopo, a| sccondo
g|ro, spun|a|o da||a panch|na.
7,5 PIANIGIANI una par|||a pcr|c||a, ||sc|a comc
|’o||o. |o s|ra|cga mcr||a |a sua g|us|a par|c. Ha sc
anchc |’avvcrsar|o |avora pcr |a |ua causa...
6 BASILE la c|assc c an||ca c, sopra||u||o, non s|
csaur|scc ma|. Cuorc c ||r| «|gnoran||», sc non a||ro
pcr provarc|. Pcrò s|avo||a dcc|amava nc| dcscr|o.
5 LEUNEN È prcs|o dc||o. o r||orna || g|oca|orc d|
duc ann| |a, oppurc Can|u, pcr svo||arc vcrso un
||vc||o p|u c|cva|o, dovra |arc |c suc bravc
r|||css|on|.
5 MAZZARINO lon cscc p|u da| b|occh| c |n d||csa
|an|| orma| g|| scappano. l| «Card|na|c»,
uomo-s|mbo|o d| Can|u, s|a d|vcn|ando |’|cona d|
una squadra chc s|cn|a a comp|c|arc |a
|ras|orma/|onc da grandc a grand|ss|ma.
4,5 SHERMADINI Su| p|ano |a|||co cra
|ondamcn|a|c pcr v|nccrc |a ba||ag||a dcn|ro |’arca.
S’c pcrso |n |a||| c sc|occhc//c c sc | numcr| sono
con |u| mcno crudc||, |asc|a un’|mprcss|onc d|
|mma|ur||a c d| |nadcgua|c//a. lorsc c un caso,
ma pcr ora c una bru||a sorprcsa.
4 TRINCHIERI Ccr|o, non c bc||o sc |mmag|n| d|
mc||crc |n d||||co||a S|cna dcn|ro |’arca c po|
scopr| chc |a Hon|cpasch| da quc||c par||
add|r|||ura dom|na. Va |n «ovcrcoach|ng», r||arda
dc||c mossc, s| scorda d| qua|chc g|oca|orc. Pcnsa
d| s|angar|a co| «|amo|o s|rano». Ha c P|an|g|an| a
|arg||c|o s|rano. Chc |cgna|a!
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tre milioni di dollari
a tappa sono un buon
investimento. Luna
Rossa? Sono pronto
a protestarla di nuovo
Travolta Cantù, 12˚trofeo consecutivo
Coppa Italia
ancora
di Trento
❜❜
Il tabellino
Da un anno senza il trademark
dei baffi (per sottolineare unprofon-
do cambiamento nella vita privata)
ma ugualmente traboccante di cari-
sma, di passaggio a Milano per te-
ner concione al temporary shopSai-
ling Passion (evento extra Bit),
vent’anni dopo il Moro di Venezia
Paul Pierre Cayardtorna a frequenta-
re intensamente l’Italia sulla strada
della Coppa America 2013, cui darà
l’arrembaggiodalla scrivania di Arte-
mis, challenger svedese. Della «vec-
chia» generazione di velisti, infatti,
alla rivoluzione copernicana dei ca-
tamarani sono sopravvissuti in due:
la leggenda ambulante Grant Dal-
ton e Cayard, il marinaio con il
copyright incorporato, capace di ri-
ciclarsi come manager nell’era dei
ventenni tutti muscoli e tecnica,
chiamati a timonare nella baia di
San Francisco dei mostri chiamati
Ac72 (22 m di lunghezza, 11 mem-
bri d’equipaggio, ala rigida di 40
m), la nuova frontiera della vela ta-
gliata sulle esigenze dei followers di
Twitter e degli amici di Facebook.
Napoli (7-15 aprile) e Venezia
(12-20 maggio) sarannole tappe no-
strane delle America’s CupWorldSe-
ries, il circo itinerante che proverà a
consolarci di aver perdutol’Olimpia-
de 2020, ritrovandoci la cambusa
piena di onde, strambate e Moet &
Chandon. Ai tempi della crisi. Tre
milioni di dollari a evento, che il ma-
nager Cayard prova a spiegare così:
«Una grande occasione per l’Italia,
un investimento che avrà un ritor-
no interessante. Dal vostro paese,
che amo e frequento dal ’92, io mi
aspetto eventi di qualità e classe,
con quell’italian touch per cui siete
noti ovunque». Ma abbiamo la chi-
glia rattoppata, Paul, e la falla po-
trebbe spalancarsi alla prossima vi-
rata... «Chiudersi al mondo, non
prendere iniziative, non è la strate-
gia per uscire dalle crisi. Le regate
porteranno attenzione, turismo, in-
teresse. Napoli e Venezia saranno in
diretta sulla Cnn, faranno il giro del
pianeta. Le regate, oltre che sport,
sono marketing». Tornare a Vene-
zia, su quella banchina da cui il Mo-
ro prese il largo verso quella mitica
Vuitton Cup con Cayard alla ruota e
Raul Gardini seduto a poppa, scate-
nerà una potente risacca di ricordi.
«Avevo 30 anni e grazie a Raul ho
vissuto momenti indimenticabili: il
varodel Moroe il ritornoda SanDie-
go dopo aver conquistato la Vuitton
furono emozioni fortissime».
Nelle intenzioni, gli eventi di Na-
poli e Venezia dovrebberoanche ser-
vire a lanciare un prodotto, la Cop-
pa America con i catamarani (nel
2012 si correrà ancora conquelli pic-
coli, gli Ac45, come l’anno scorso),
che stenta a decollare. Molte pro-
messe (oltre 10 sfidanti, costi abbat-
tuti...) non sono state mantenute
(«Sono d’accordo: il format non è
come ce l’avevanoraccontato, la pre-
visione di 4 barche per la Vuitton
2013 nonè incoraggiante, ho condi-
viso le scelte di base ma tante cose
avremmo potuto farle diversamen-
te e ormai è tardi per cambiare le
carte sul tavolo»), però il ritorno in
acqua di Luna Rossa, salpata dalla
Borsa di Hong Kong per conquista-
re la vecchia brocca d’argento, do-
vrebbe garantire un po’ di entusia-
smo, e di vento nelle vele. Perlome-
no da noi, inItalia. C’è già, inperfet-
ta tradizione di Coppa America (sga-
nassoni inguanti bianchi e per inter-
posta persona), un contenzioso
aperto tra Artemis di Cayard e la
nuova Luna Rossa di Bertelli, che si
è alleata con i kiwi di TeamNewZe-
alandper recuperare il tempoperdu-
to, e chi ancora ricorda i dispetti a
Auckland nell’edizione ’99-2000
non può stupirsi. «Diciamo che io
sono sempre stato un problema per
Bertelli...»sorride Paul. Il Cayardma-
nager ha contestato il fattoche italia-
ni e neozelandesi possano navigare
insieme per sviluppare i rispettivi
Ac72 (quello di Luna Rossa è in co-
struzione seguendo i disegni del ca-
tamarano di Dalton): «Se lo faran-
no, li protesterò di nuovo — spiega
—, ma di certo il ritorno di Luna
Rossa nel gioco è un fattore impor-
tante, e non solo per l’Italia».
Basteranno le regate a digerire la
rinuncia a Roma 2020? Dal lungoma-
re di Via Caracciolo alla Laguna.
Stramba, che ti passa.
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Sono sempre loro i
più forti. Li puoi mettere sotto
per due set e mezzo, ma se
non chiudi i conti poi finisci
per pagare. Nella finale
giocata al PalaLottomatica di
Roma contro Macerata, l’Itas
Diatec Trentino ha così
mostrato di poter essere
vincente anche in una
giornata senza grossi acuti,
alzando alla fine la seconda
Coppa Italia della sua storia.
Nei primi due parziali una
Lube con gli occhi spiritati,
reattiva su ogni pallone lascia
pochi spazi di manovra a
Trento e l’unico vero
momento di apprensione per
il sestetto marchigiano si
verifica quando Travica va giù
tenendosi la caviglia. Paura
che però dura un attimo. Il
tempo per il palleggiatore
azzurro di tornare verticale e
ricominciare a mettere
Omrcen nelle migliori
condizioni per sezionare a
piacere la difesa dei campioni
di «tutto». Il croato, che alla
fine metterà assieme 26 punti,
è per lunghi tratti imparabile,
Savani e Parodi fanno molto
male anche in battuta, un
fondamentale che invece
condanna l’Itas Diatec, mai
incisiva dai nove metri
almeno fino al 18-13 del terzo
set quando la gara cambia di
colpo. L’Mvp Juantorena
inizia a dare una mano più
concreta a Stokr, la Lube cala
vistosamente e di li a poco è
tiebreak. Un epilogo pieno di
emozioni e palle match fallite
che finisce per premiare
(18-16) Trento.
Sergio Torrisi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Volley
TORINO — A le cinco de la
tarde... Proprio come alla corri-
da. Nel tercio de la muerte, Sie-
na mata Cantù, infliggendole 25
punti di scarto (69-45) già nel
terzo periodo, senza lasciargli
né orecchie né coda.
Una partita strepitosa, la bat-
taglia finale perfetta, che la Mon-
tepaschi ha aperto con la supe-
riorità fisica intutti i ruoli, esem-
plificata, ad esempio, dall’inter-
cambio Moss-Basile, cui presto
si aggiungevanole categorie tec-
niche superiori di David Ander-
sen e Lavrinovic. E, a tanta bel-
lezza di basket puro, fluido, pre-
ciso, scandito inesorabilmente,
si aggiungeva anche il crudo fu-
rore della proverbiale tonnara di-
fensiva senese. Soltanto sangue
canturino. Feriti tutti e subito.
Dallo strepitoso Andersen (25
punti di marca superiore), plebi-
scitario Mvp della manifestazio-
ne, dai movimenti scientifici di
Ksistof Lavrinovic (16) quando
a lui si opponeva la marcatura
impossibile di Greg Brunner, e
ancora dagli artigli della pantera
Moss (14), e anche dal ritorno
dello zio Bootsy, Thornton,
«unoche nonci ha fattospende-
re energie per spiegargli chi era-
vamo e la nostra etica di lavo-
ro», ha commentato Pianigiani.
Mentre, sul fronte di Brianza, se
Micov non è mai partito, come
poteva arrivare in questa parti-
ta, in cui anche Markoishvili
non è mai pervenuto? Senza le
corna, dunque, la Bennet non
poteva che piegare il capo. Favo-
la rimandata, il miracolodella fe-
de incui credevanole 2 mila ani-
me trasmigrate dal Pianella, non
è avvenuto. Siena ha messo una
pietra tombale sulla partita.
Cantù non ha mai trovato la
chiave: «Non abbiamo trovato il
modo di fermare i loro lunghi:
Andersene Lavrinovic hannose-
gato 39 punti, quasi la metà del-
l’interofatturatodi Siena —spie-
gava uno sconsolato Andrea
Trinchieri —. Chi ha mestiere co-
me Marconato, fatica a seguirli
sulla via di allontanamento dal
canestro, e chi avrebbe stazza
per contrastarli, come Shermadi-
ni, commette 5 falli insoli 11 mi-
nuti e deve fare i conti con i suoi
22 anni. Ho capito come sareb-
be finita quando hanno comin-
ciato a fare canestro sia da fuori
che dentrol’area». Una leale con-
ferma.
Si allunga sempre di più la
collana di preziosi per Siena, alla
quarta Coppa Italia consecutiva,
mentre, tra Coppa Italia, Super-
Coppa e campionato, salgono
addirittura a 12 i trofei consecu-
tivi. Una egemonia senza confi-
ne. Che comporta molti meriti e
nessun segreto: «Il motivo per
cui ogni volta ci riproponiamo è
il desiderio — confessa Simone
Pianigiani —. Non facciamo
mai i conti di quello che abbia-
mo vinto, ma ogni volta deside-
riamo giocare ancora una parti-
ta strepitosa. Oggi i miei giocato-
ri ci sono riusciti. I complimenti
li giro a loro». C’è sempre un so-
gno nel cassetto del Montepa-
schi, il prossimo è già pronto:
«Ci manca ancora una vittoria
per entrare nelle migliori otto
d’Europa. La cercheremo dopo-
domani a Bilbao», conclude Si-
mone il c.t. del basket italiano.
Werther Pedrazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Crudele e perfetta
Siena si gode
un altro trionfo
Montepaschi 88
Bennet 71
(2l-lG, //-33,
73-5l)
V Montepaschi Siena
(2G|38 2p, 8|l7 3p,
l2|lG ||, 23 r).
HcCa|cbb 9, S|oncroo|
3, Hoss 14, Andcrscn
23, Z|/|s 10, Thorn|on
7, Arador|, lavr|nov|c
16, Carrarc||o 6, Rcss,
lcch|a|cr. A||..
P|an|g|an|
V Bennet Cantù
(l8|3O 2p, 8|2O 3p,
ll|lG ||, 2l r). H|cov
6, C|nc|ar|n| 6, lcuncn
12, Har|o|shv||| 2,
Pcr||ns 6, Harcona|o 6,
Ha//ar|no 2, 8runncr
8, Shcrmad|n| 8, 8as||c
15. A||.. Tr|nch|cr|
Arbitri: C|cor|a, Ch|ar|,
Taur|no
Albo d’oro
2003, 2004 e 2005
Trcv|so, 2006 lapo||,
2007 Trcv|so, 2008
Avc|||no, 2009, 2010,
2011 e 2012 S|cna
Sempre
più in alto
David
Andersen
sovrasta
Denis
Marconato:
la finale
di Coppa
Italia è stata
dominata
da Siena
(Po|ar|s,
lmagc Spor|)
In Italia
Le America’s
Cup World
Series fanno
tappa in Italia:
dal 7 al 15
aprile a Napoli
(a sinistra il
campo di
regata
davanti a Via
Caracciolo) e
dal 12 al 20
maggio a
Venezia (a
destra i due
percorsi in
laguna)
Basket la Hon|cpasch| conqu|s|a |a Coppa l|a||a
italia: 515249535254
Codice cliente:
40
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera italia: 515249535254
Codice cliente:
41
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
CorriereMotori
Sulla pista di Abu Dhabi con Troy Bayliss, in sella alla Ducati più attesa
Contromano
La scheda
Le truffe
L’introduzione della
«scatola nera» ridurrà
le truffe senza ricadute
sui costi dei produttori
Le cifre Bilancio e previsioni nere per le vendite delle due ruote. Il presidente di Ancma, Capelli: «Bisogna rendere più congrue le tariffe assicurative»
Pochi soldi, ma tanta passione: cresce il mercato dell’usato
P
artiamo per una volta
dalle obiezioni: la Volvo è
diventata cinese, Jaguar e
Land Rover indiane, Chrysler
italiana, Lamborghini
tedesca... Insomma non
sarebbe poi così strano se la
Ducati, messa praticamente in
vendita (valore un miliardo di
euro) finisse in mani
straniere. Tanto più che,
mezza straniera, l’azienda di
Borgo Panigale lo è già stata
(tra il 1996 ed il 2005 era al 51
per cento di proprietà del
gruppo americano Texas
Pacific). Le logiche del mercato
mondiale sono spietate e non
se ne fanno nulla del
sentimento e della passione,
figuriamoci. Gli affari sono
affari e bla bla bla... Tutto
legittimo, tutto reale, tutto
assolutamente normale. Ma
Ducati (480 milioni di euro di
fatturato nel 2011, più 20 per
cento rispetto all’anno
precedente) non è un marchio
qualunque. Ducati è come la
Ferrari e la Piaggio: sono
simboli più che aziende. Per
vedere da vicino la Panigale,
moto di cui parliamo
ampiamente in questa pagina,
sullo stand del salone di
Milano, in novembre, si faceva
quasi a botte. Durante la
World Ducati Week, il mega
raduno di giugno, sono
arrivati a Misano Adriatico
sessantamila appassionati. Sì,
è vero, probabilmente
succederebbero le stesse
identiche cose quando e se
l’azienda dovesse finire in
mani giapponesi o tedesche
(c’è una pista che porta dritta
verso Mercedes...) ma in un
momento di orgoglio nazionale
come questo sarebbe davvero
un peccato staccare dal ramo
della nostra industria un
frutto tanto nobile e pregiato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
In calo
Nel 2011, le vendite
di «cinquantini», tra
scooter e moto, sono
calate di oltre il 17%
ABU DHABI (Emirati Arabi) — For-
se non basterebbe un libro per descri-
verne le sofisticatezze tecniche. Ma
di sicuro ce ne vorrebbe un altro per
dire quanto è diversa da tutte le Du-
cati sportive che l’hanno preceduta.
La 1.199 Panigale è così, estrema in
tutti i sensi. Leggera, strapotente, ve-
locissima, innovativa.
Un dato su tutti: 0,84 chili/cavallo.
È il rapporto peso/potenza della nuo-
va purosangue bolognese, che ferma
la bilancia a soli 164 chili e ha 195 ca-
valli. Il che basta a far riflettere sul
potenziale di una moto che, come
racconta il tre volte iridato Super-
bike Troy Bayliss, uno degli artefici
dello sviluppo della Ducati più attesa
dell’ultimo decennio, «è molto vici-
na al livello prestazionale di alcu-
ne delle moto che correvano il
Mondiale Superbike tre o quat-
tro anni fa. Ma il bello —prose-
gue Troy —è che grazie all’effi-
cacia dei suoi sistemi elettro-
nici, la Panigale è molto più
semplice da guidare di
quanto uno si aspetti.
Certo, devi rispettarla,
ma è tanto veloce quan-
to sicura, e puoi impara-
re a sfruttarla sempre
meglio, giorno dopo
giorno».
Bayliss, croce e
delizia di chi ama le
moto, le corse: uno spasso passarci
del tempo insieme, una preziosissi-
ma scuola seguirlo nella scoperta di
un tracciato nuovo, ma anche un’ine-
sorabile cura distruttiva per l’ego di
chi pensa anche solo di poterlo segui-
re da vicino quando decide di fare
sul serio. Certo, anche un forte incen-
tivo a esplorare i limiti della Panigale
su un circuito molto tecnico come
quello di Yas Marina ad Abu Dhabi.
La prima impressione, dopo po-
che centinaia di metri, è di avere a
che fare con una moto leggerissima,
relativamente comoda e molto ma-
neggevole: la 1199 «cade» in curva
verso il punto di corda appena decidi
di raggiungerlo, permette una guida
precisa per via della valida (anche
per chi supera l’altezza di un metro e
ottanta) posizione in sella, regala un
controllo totale grazie al manubrio
ampio e giustamente aperto. Poi
arriva il momento di riprendere
in mano il gas, ed ecco le altre
sorprese: il nuovo motore bici-
lindrico Superquadro è più do-
cile e lineare nell’erogazione
ai medi regimi rispetto alla
«vecchia» 1.198.
La spinta c’è eccome,
tanto che nelle svolte
più strette si riesce ad ap-
prezzare il precisissimo
—e provvidenziale — in-
tervento del controllo elet-
tronico della trazione. Ma la «rab-
bia» vera arriva solo dopo gli ottomi-
la giri, quando la curva di coppia si
impenna immancabilmente insieme
alla ruota anteriore, difficile da tene-
re a terra in seconda e terza marcia.
Da questo momento in avanti è una
furibonda lotta tra il limitatore e il
fulmineo cambio servoassistito Dqs,
visto che il motore si scaglia anche
in sesta verso gli 11.500 giri del limi-
tatore come se non avesse limiti.
Il tempo di percorrere il rettilineo
più lungo del circuito degli Emirati,
arrivare a quasi 290 orari rendendosi
conto che c’è qualche vibrazione di
troppo sulla sella e sul manubrio, e
che la moto «sente» la posizione del
pilota in sella al crescere della veloci-
tà. Poi ci si trova a dover frenare, e
forte, perché la curva successiva è
un rampino da meno di 60 all’ora:
due dita sulla leva e il nuovo impian-
to Brembo mette decisamente a terra
tutto il suo mostruoso potenziale,
aiutato — molto bene — dall’Abs
sportivo, con il sistema di frenata in-
tegrale escludibile, dalle sospensioni
elettroniche (di serie sulla Panigale
S, che costa 23.990 euro) e dal freno
motore regolabile. La secca piega a si-
nistra si divora senza battere ciglio,
complici anche gli inediti pneumati-
ci Pirelli Diablo Supercorsa SP, svi-
luppati insieme alla 1199. Altra emo-
zione, quando si scopre che per but-
tare la Panigale verso la curva destra
che conclude la variante basta il pen-
siero, come e meglio di quanto acca-
de su una 600 sportiva, perché poi
qui, quando la velocità sale
a razzo, la proverbiale stabi-
lità delle rosse bolognesi vie-
ne in pieno confermata.
Veloce, entusiasmante, ma
mai eccessivamente fisica e
tagliente: la Panigale è co-
sì. Tanto che dopo cin-
que turni in pista si vor-
rebbe ricominciare da
capo. Le cose in Ducati
sono davvero cambia-
te.
Stefano Bargiggia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
MILANO — Il 2012? Tecni-
co. La conferma arriva anche
da Confindustria Ancma, che
al consueto incontro sullo sta-
to di salute delle «due ruote a
motore» parla proprio di crisi
tecnica. L’anno sarà comples-
so, la crisi globale crea difficol-
tà alle aziende del settore. Ep-
pure sembra che la voglia di
moto continui a esserci, men-
tre quello che manca è il reddi-
to disponibile. Fare previsioni
è sempre azzardato, dato che
per pronosticare il futuro ci si
basa sull’analisi dei comporta-
menti d’acquisto, mai così di-
scontinui come in questo peri-
odo. Certo è che nessuno de-
gli istituti di credito segnala
inversioni di tendenza fino a
metà anno.
Nell’anno appena trascorso
sono stati i mmatri col ati
255.058 veicoli con cilindrata
superiore ai 50 cc, con una
flessione del 17%. Scomponen-
do il dato tra scooter e moto,
ai pri mi corri spondono
172.030 unità, pari al -18,8%;
ai secondi 82.963 pezzi, per
un -11,4%. Sul fronte cinquan-
tini, la quota è di 71.227 mez-
zi, dunque -17,1%. Insomma,
rispetto al 2010 si sono persi
oltre 66 mila clienti. Ma a testi-
moniare che la voglia di moto
resiste è il mercato dell’usato,
con 592.353 e un +2,5%. Signi-
fica che nel 2011, per ogni 100
veicoli nuovi, ci sono stati 232
passaggi di proprietà.
La prospettiva per il futuro
non è rosea e le misure econo-
miche del governo sono dra-
stiche, ma se solo il 30% dei
passaggi di proprietà sull’usa-
to potesse tramutarsi in acqui-
sti sul nuovo, si tornerebbe ai
numeri pre-crisi.
«Certo, favorire il credito al
consumo e rendere più con-
grue le tariffe assicurative so-
no due fattori che aiuterebbe-
ro l’intero settore», commen-
ta Corrado Capelli, presidente
di Confindustria Ancma. «Per
quanto riguarda quest’ultimo
aspetto, andrebbe estesa la
classe bonus-malus più favo-
revole all’interno della fami-
glia sia alle 2 sia alle 4 ruote.
Inoltre, ci stiamo battendo an-
che per la diffusione delle ta-
riffe con franchigia, attraver-
so la penalizzazione in termi-
ni di punti/patente per chi
non rimborsa in caso di inci-
dente con responsabilità. In
questo senso, l’introduzione
della tecnologia gps/black box
sarà utile a evitare le truffe,
senza incidere sui costi dei
produttori auto e moto».
Quello assicurativo è un te-
ma caldo, considerato che
non si capisce come mai le ta-
riffe concorrenziali che le com-
pagnie applicano alle auto,
non possano valere anche per
le moto, tenendo a mente che,
numeri alla mano, sembra che
il 90% degli utenti su due ruo-
te non sia coinvolto incidenti
pur continuando a pagare in-
crementi salati.
Vernici scivolose, guardrail
che non tengono conto dei
motociclisti e buche ovunque
aumentano il malcontento dei
motociclisti, visto che parte
delle risorse delle multe do-
vrebbe essere utilizzata per mi-
gliorare le infrastrutture. Mo-
to e scooter sono bistrattati,
nonostante che Eicma 2011
sia stata l’unica fiera italiana a
registrare un incremento de-
gli espositori.
s.b.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Docile
di Maurizio Donelli
Il marchio
diventato
un simbolo
MOTORE
due cilindri a L, 1.199 cc,
195 cv, iniezione
elettronica
CAMBIO
a sei marce
VELOCITÀ
oltre 290 km/h
PREZZI
da 19.190 euro
(23.990 la S)
Esagerata Panigale
Un’immagine dall’ultima edizione dell’Eicma, il salone delle moto
La nuova Ducati Panigale
durante il test sulla pista
di Abu Dhabi. Il nuovo
motore bicilindrico
Superquadro è più docile
e lineare nell’erogazione
rispetto alla vecchia 1.198
Super Prova
Potentissima
e vicina ad alcune
delle moto che tre
o quattro anni fa
correvano nel Mondiale
Superbike.
Eppure semplice
da guidare, grazie
all’elettronica
italia: 515249535254
Codice cliente:
42 Motori
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
TENDENZE
Aggira i divieti, fa risparmiare, è più pulito: i vantaggi del gas
Social network
La scheda
In viaggio
Il parabrezza si trasforma in tablet per poter navigare in Rete come al computer
Prova 1 La versione della Carrera con il tettuccio in tela (rimodellato e alleggerito) si scopre in 13 secondi. L’assetto è più vicino a quello della coupé
Superprestazioni a cielo aperto: arriva la nuova 911 Cabrio
MILANO — «Il mondo non è
mai stato così ricco di
metano»: lo dice l’Agenzia
internazionale per l’energia.
Una nuova età dell’oro, dovuta
anche all’adozione di nuove
tecniche estrattive e alla
scoperta di giacimenti. In
Italia a dare una mano al gas
sono i rincari di benzina e
gasolio, e le limitazioni del
traffico nelle grandi città (a
Milano, fino al 31 dicembre
2012, le metano e gpl entrano
gratis nell’Area C). Ormai non
ci sono ostacoli alla sosta delle
auto a gas in ambienti chiusi,
come autorimesse o traghetti.
Oltre ai vantaggi della libera
circolazione, il metano fa
risparmiare un sacco di soldi:
per 900 km, bastano 35 euro
di rifornimento, contro i 90
che si spendono con un’auto a
benzina o a gasolio. La
convenienza del gas è
lampante: mentre il gasolio
dal 2009 è aumentato del 60%,
il metano nello stesso periodo
è cresciuto del 2%. E i vantaggi
ambientali? Niente particolato.
Ossido di azoto tagliato del
90% rispetto al diesel e della
metà rispetto alla benzina
(sulla quale, la riduzione della
CO
2
è del 25%). Rispetto alle
auto elettriche, non ci sono
limiti alla ricarica: i
distributori di gpl sono circa
2.400 in tutt’Italia, 220 dei
quali in autostrada. Per il
metano, in effetti, la rete è
ancora limitata (solo 857
stazioni), ma si sta
estendendo. In termini di
autonomia, poi, non c’è
paragone: svuotato il
serbatoio di metano,
l’alimentazione passa
automaticamente alla benzina.
La Fiat Punto Natural Power,
benzina e metano (a sinistra)
arriva a mille chilometri. Gli
impianti assemblati in
fabbrica sono i più affidabili: i
veicoli fanno le prove di crash
con il pieno di benzina (o
gasolio) e di gas. Secondo
l’americana Epa, agenzia che si
occupa di protezione
ambientale, il metano è
secondo al diesel quanto a
sicurezza. A proposito di
America: dopo l’euforia
iniziale, le auto elettriche sono
in calo, mentre salgono le
vetture bifuel a metano. Oltre
a quelli già visti, ci sono altri
vantaggi: in California le
corsie autostradali riservate
alle auto con almeno due
persone a bordo sono aperte
anche a quelle alimentate a
gas. Secondo il piano Pickens,
uno studio indipendente sulle
fonti energetiche, in Usa il
metano, sfruttando le «riserve
illimitate» del sottosuolo»,
potrebbe alimentare 75
milioni di auto bifuel. Con un
taglio alle importazioni di
petrolio del 33%.
Bianca Carretto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
DIMENSIONI
Lunghezza: 449
cm; larghezza:
181 cm;
altezza: 129 cm
MOTORE
3.8aspirato, 6
cilindri, 400 cv
CAMBIO
Pdk a doppia
frizione a 7 m.
BAGAGLIAIO
ant. 135 litri;
post. 155 litri
PREZZO
Da 103.200
euro (Cabrio);
da 117.800
(Cabrio S)
ROMA — Uno smartphone con le
ruote. Per tornare ad appassionare,
l’auto punta su chip e byte: velocità
in download, al posto di bielle e pisto-
ni. Non è un caso che l’industria auto-
mobilistica consideri il Ces di Las Ve-
gas, la più grande fiera mondiale del-
l’elettronica di consumo, importante
quanto il Salone di Detroit. Come
non è un caso che Ford e Audi preferi-
scano anticipare al pubblico le nuove
B-Max e A3, rispettivamente al Mobi-
le World Congress di Barcellona (tele-
fonia cellulare) e al Cebit di Hanno-
ver (tecnologia informatica), piutto-
sto che in un classico evento di setto-
re, tipo il Salone di Ginevra. Dai nu-
meri, poi, la conferma: il mercato del-
l’elettronica automotive nel 2012 var-
rà 7 miliardi di dollari. Non pochi.
Tutto ruota intorno alla connessio-
ne Internet. La nuova frontiera si
chiama Lte ovvero 4G, una rete con
una velocità 10 volte superiore all’at-
tuale Umts (3G) e in grado di «regge-
re» la connessione anche alle andatu-
re autostradali. Più veloce e più stabi-
le. Diventa così facile dialogare con il
cloud (nuvola), dal quale scaricare,
ad esempio, le mappe in tempo reale:
niente più cartografie su cd, bensì in-
dicazioni dalla rete ovvero, Google
maps integrate allo street view a mo-
strare le foto del punto di destinazio-
ne (Audi e Mercedes). Le immagini
potranno essere proiettate anche sul
parabrezza, destinato a diventare un
vero e proprio tablet. Una sorta di
grande iPad trasparente (visto e testa-
to al Ces ancora in Audi e Mercedes)
nel quale far scorrere, con il solo ge-
sto della mano o con un comando vo-
cale, contenuti differenti: una pagina
web, informazioni su un luogo d’inte-
resse oppure una conference call.
Perché se è vero che il tablet-para-
brezza sarà in grado di segnalare la
presenza nei dintorni di un «amico»
di Facebook per un caffè o un aperiti-
vo, è anche vero che diventerà uno
strumento di lavoro sul quale leggere
— meglio: ascoltare e dettare —
email o twitter: secondo una ricerca
Accenture, il 73% degli italiani men-
tre guida vorrebbe, appunto, leggere
o scrivere email.
Non è tutto. Dall’integrazione tra
tablet, navigatore e head up display,
le indicazioni si fondono con la stra-
da: i suggerimenti di svolta e le racco-
mandazioni della corsia da seguire, si
vedranno colorate in 3d direttamen-
te sulla strada (Bmw). Negli Stati Uni-
ti, invece, nel 2013 sarà disponibile
in aftermarket (insomma: nei negozi
di ricambi) uno specchietto retroviso-
re interno con integrato il sistema
operativo Android, in grado di offri-
re, grazie a una superficie touch, gli
stessi servizi di uno smartphone (me-
teo, traffico, navigazione, social
network…).
L’altra parola chiave sarà app, ap-
plicazione. Il business delle app, co-
me interfaccia tra uomo e macchina,
coinvolge ormai tutte le Case, sem-
pre più trasformate in aziende infor-
matiche e pronte a vendere i loro pro-
dotti negli app store più importanti
(solo Bmw ha tre centri di sviluppo
per app nel mondo): Ford, per esem-
pio, con la nuova applicazione Tu-
neIn darà la possibilità di scaricare
dal cloud e ascoltare, 50 mila stazioni
radio, grazie al sistema Sync sviluppa-
to con Microsoft e già a bordo di ol-
tre 4 milioni di veicoli.
Così come un ruolo fondamentale
lo avrà il movimento delle mani: ba-
sterà un gesto e l’auto obbedirà al co-
mando. Qualcosa già visto nelle con-
solle-giochi (Kinect), anche se, trat-
tandosi di auto, c’è qualche complica-
zione in più in termini di sicurezza:
definire e tradurre gesti che nelle di-
verse culture hanno differenti signifi-
cati, oppure — è il caso di noi italiani
— estrapolare il corretto comando da
un continuo e ripetuto gesticolare.
Per questo, Audi e Bmwne stanno va-
lutando l’applicazione a soli sei gesti
standardizzati. Pochi, ma buoni.
Tanti dispositivi per altrettante di-
strazioni come ha sottolineato la scor-
sa settimana l’Nhtsa, il dipartimento
di sicurezza stradale americano?
«L’obiettivo è eliminare le disatten-
zioni: meglio puntare su comandi vo-
cali e proiettare qualcosa davanti a
chi guida, anziché viaggiare col tele-
fonino in mano, magari scrivendo un
sms o una mail», risponde Ricky Hu-
di, responsabile sviluppo sistemi elet-
tronici Audi. A vedere cosa succede
al volante nelle nostre città è difficile
dargli torto.
Alessandro Marchetti Tricamo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
GRAN CANARIA (Spagna)
— Una rondine non fa prima-
vera, una Cabrio sì. Arriva pun-
tuale con la fine dell’inverno la
nuova Carrera Cabriolet, a po-
chi mesi dal debutto della
coupé e della stessa generazio-
ne 991. La disputa che contrap-
pone i puristi, amanti della
classica berlinetta, ai cultori
della «scoperta», ha origini an-
tiche: la prima 911 apparve nel
1982, al salone di Ginevra. Ep-
pure, mai come questa volta,
coupé e Cabriolet (con la «c»
maiuscola, è il nome proprio
del modello) tendono all’iden-
tità stilistica. Guardatele di
fianco: la silhouette è identica.
Merito di una capote, sempre
in tela, riprogettata e quindi ri-
sagomata. Ma anche più legge-
ra, grazie alle tre centine in ma-
gnesio; e meglio insonorizza-
ta, in virtù della struttura mul-
tistrato e di nuovi materiali fo-
noassorbenti. Intendiamoci,
l’intrigante sound metallico
riesce ancora a insinuarsi nel-
l’abitacolo e a sottolineare le
impennate del contagiri, fa par-
te del gioco. Ma lo fa quasi con
eleganza. Del resto la Cabriolet
è, per definizione, elegante. Ed
è una delle poche Porsche, in-
sieme alla pepata Turbo, più in-
cline a esibire la sua specifici-
tà.
Il primo test avviene, in bar-
ba al gelo, oltre le colonne d’Er-
cole. Gran Canaria, alla latitudi-
ne del sud del Marocco, anche
d’inverno è l’habitat ideale per
una «scoperta». E le strade del-
l’isola, tra paesaggi vulcanici e
mandorli in fiore, sembrano di-
segnate apposta per gustarsi la
guida a cielo aperto e verifica-
re come, con il frangivento atti-
vato (in un paio di secondi e
anche in movimento, sotto i
120 orari), i refoli d’aria resti-
no quasi tutti fuori dall’abitaco-
lo. Ma sono ideali, le strade, an-
che per ripassare l’elasticità
del motore boxer 6 cilindri di
3,8 litri della nostra Cabriolet S
con cambio Pdk a doppia frizio-
ne e sette rapporti. E per riassa-
porare, dopo il recente test del-
la coupé, l’effetto che fa l’azio-
ne combinata dell’assetto, con
inedite misure della scocca e
nuove geometrie, e dello ster-
zo elettromeccanico capace di
traiettorie millimetriche. «Ab-
biamo effettuato un lungo tu-
ning di precisione per conferi-
re all’auto queste risposte dina-
miche», spiega August Achleit-
ner, responsabile tecnico della
911. Richiusa la capote, in soli
13 secondi, è stato possibile in-
tegrare il test stradale con alcu-
ni giri sulla pista di Maspalo-
mas. Un’esperienza che, con la
modalità Sport Plus inserita, ci
ha consentito verifiche più si-
gnificative. A cominciare pro-
prio dall’assetto, non troppo di-
stante da quello della coupé
nonostante la rigidezza torsio-
nale minore (superiore però
del 18% alla cabriolet 997), per
continuare con la risposta del
motore a ogni minima solleci-
tazione, per finire con la pro-
verbiale efficacia dell’impianto
frenante. Una sorta di prova
d’orchestra sulle curve in riva
all’Oceano, pedali volante e
paddles ben accordati. Tra gli
acuti del boxer e il fruscio aero-
dinamico, quasi sospinti dall’a-
liseo che soffia sulle Canarie.
Enrico Violi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il vetro-tablet sarà in grado
di segnalare la presenza nei
dintorni di un amico di
Facebook per un aperitivo
Dalla cloud (nuvola) si
potranno scaricare le
mappe in tempo reale:
niente più cartografie su cd
Al volante di uno smartphone con le ruote
Il frangivento della 911 Cabrio si alza anche in movimento, fino a 120 orari
Elettronica La tecnologia permetterà di connettersi alla Rete anche mentre si guida. Un mercato che per il 2012 vale 7 miliardi di dollari
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43 Motori
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
NOVITÀ
S
terzo e ruote? Considerateli un optional. Un paradosso,
è vero. Ma la realtà non è così tanto lontana se
l’auto-smartphone è già realtà. Così super-tecno-
accessoriata da far impallidire anche l’ufficio o il salotto
più forniti di gadget hi-tech. Parabrezza che studiano da
tablet, mappe aggiornate in tempo reale, social network
sempre connessi e disponibili. Addirittura la possibilità di
dettare email o tweet senza staccare le mani dal volante.
Roba da far sembrare la Supercar di David Hasselhoff (ve
la ricordate? Erano gli anni Ottanta e l’auto parlante si
chiamava Kitt) o la Ford Anglia volante di Harry Potter dei
cimeli da modernariato per nostalgici. O delle creazioni di
fantasia, quali in effetti sono. Il problema è che noi non
siamo ex poliziotti a caccia di criminali e le nostre strade
non portano alla Scuola di Magia e Stregoneria di
Hogwarts: la fantasia, dunque, non dovrebbe trovarvi
spazio. O perlomeno non così tanto. Il rischio dietro
l’angolo è che, troppo impegnati a navigare in Rete,
perdiamo la bussola della guida reale. Capiamoci, l’hi-tech
in macchina non è di per sé un
cattivo compagno di viaggio:
navigatori sempre più evoluti,
cellulari con il viva voce,
aggiornamenti continui sul
traffico e tutto il resto nascono
per essere d'aiuto a chi è al
volante, e sicuramente lo sono.
Ma che succede se ci si fa
prendere la mano? Se abbiamo a
disposizione tutti i nostri contatti
di Facebook e Twitter, se
possiamo guardare sul
parabrezza come se avessimo
davanti il monitor di un pc o partecipare a distanza a una
riunione mentre siamo alla guida rischiamo davvero di
dimenticarci dove siamo, pensando di essere ancora in
ufficio. Un rischio per la nostra salute mentale (viaggi in
auto e in aereo erano l'ultimo baluardo di tranquillità e
privacy in un mondo che ci costringe a stare sempre
sull’attenti), ma, in questo caso, anche per quella fisica se
non siamo abbastanza prudenti. Sono gli scherzi della
tecno(il)logica, quelli che gioca la tecnologia quando
mettiamo da parte il buon senso. Poi, come ogni paradosso,
anche questo ha il suo punto di fuga. E da non
sottovalutare: se nevicate, ondate di gelo, lavori in corso o
esodi di ogni ordine e grado continuano - come sembra - a
costringerci a ore e ore di permanenza nelle nostre
automobili, allora viva la tecnologia. Per relax o per lavoro,
almeno servirà a rendere più piacevoli o più produttive le
nostre giornate passate in coda.
gziino@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ok l’innovazione
ma guai se prevale
la tecno(il)logica
Le «operazioni
nostalgia» sono
frustranti: io voglio
innovare, non
re-interpretare
❜❜
Nato nel 1972,
Gilles Vidal
(a destra) è
laureato all’Art
Center College
of Design
di Vevey.
Entrato
nel gruppo
Peugeot nel ’96,
dal 2009 dirige
il Centro
stile della
casa. Tra i
suoi
progetti, la
BB1 e la
208, in
vendita
da aprile
Chi è
Hyundai i30, l’anti-Golf coreana che punta sul risparmio
La scheda
di GIULIA ZIINO
Vidal, il filosofo-designer
«Fare auto è fare cultura»
«Il futuro? Meno muscoli, più praticità e pulizia»
ST.MORITZ — Attesa per la
seconda metà dell’anno, la
quarta serie della Range
Rover è in fase di rifinitura:
un esemplare, impegnato nei
test, è stato visto sui passi
engadinesi. Sul mercato dal
1970, l’imponente 4x4 ha
inventato, a pari merito con
la Jeep Wagoneer, i suv di
lusso. Il nuovo modello
manderà in pensione quello
lanciato nel 2002 e se la
vedrà sia con rivali quali le
Mercedes GL e Audi Q7 (che
nel 2013 passeranno le
consegne alle rispettive
eredi) sia con le debuttanti
Maserati e Bentley.
Nonostante la camuffatura,
le foto mostrano una linea
che conferma lo stile attuale.
Si notano sul frontale i doppi
fari e la carrozzeria
rastremata sul posteriore: un
taglio dinamico, accentuato
dai montanti posteriori più
inclinati. Scartata, dunque, la
soluzione Evoque, più snella,
per l’anteriore. La lunghezza
(oggi di 497 cm) e il passo
(288 cm), dovrebbero
aumentare un po’, anche
perché dovrebbe esserci una
sette posti. Quanto agli
interni (circolano sul web
alcune immagini),
confermate sia l’eleganza sia
la marcata impronta tecno,
con la strumentazione e la
consolle centrale digitali, e i
comandi touch. Simili a
quelli della Evoque il volante
e il comando rotativo del
cambio a 8 marce. Per i
motori, probabile conferma
dei V8, ottimizzati nelle
curve di coppia e nei
consumi. Mentre verrà forse
reintrodotto il Diesel V6 3.0,
potenziato a oltre 275 cv, per
«abbassare» il (pur sempre
vertiginoso) prezzo d’attacco
a circa 80 mila euro.
Matteo Ulrico Hoepli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Prova 2 Bassi costi di gestione e una ricca dotazione. Così parte la caccia per un posto al sole nel segmento che in Europa vale il 30% delle vendite
DIMENSIONI
Lunghezza: 430
cm; larghezza:
178 cm; altezza:
147 cm.
BAGAGLIAIO
Da 378 litri
a 1.316 litri.
MOTORI
Benzina: 1.4 da
100 cv, 1.6 da
120 e 135 cv.
Gasolio: 1.4 da
90 cv, 1.6 da
110 e 128 cv
PREZZO
Da 16.300 euro
a 22.500 euro
Pericolo
PARIGI —In casa non ha il tele-
visore. Ha studiato filosofia e sto-
ria dell’arte. Ama il cinema italia-
no e apprezza Bach. Ecco perché
non ci si deve stupire quando il di-
rettore dello stile Peugeot esordi-
sce così: «Progettare auto è fare
cultura».
Ha trentanove anni Gilles Vi-
dal, dal 2009 sulla prestigiosa pol-
trona dell’imponente centro desi-
gn alle porte di Parigi, a Vélizy,
ma ne dimostra almeno cinque in
meno. Una giovinezza immateria-
le, fragilità apparente che fa sim-
patia. «Facciamo il possibile per
capire che cosa vuole la gente», di-
ce entrando nell’abitacolo della
nuova 208, che verrà presentata
in marzo al Salone di Ginevra e
lanciata ufficialmente a metà apri-
le. Già, perché il suo compito non
è facile: crisi finanziaria, tramon-
to dell’auto-status symbol, benzi-
na alle stelle e disaffezione dei gio-
vani per le quattro ruote.
Che auto vedremo in futuro?
«Un fatto è certo: molti ragazzi
non amano le auto. Anzi, la sensibi-
lità ambientalista spinge tanti di lo-
ro a usare i mezzi pubblici o le bici.
Ci attrezziamo. Pensiamo a soluzio-
ni poco inquinanti, a vetture adat-
te al car sharing e l’ottima espe-
rienza di Mu by Peugeot, il
sistema di noleggio vettu-
re, la dice lunga».
Ma la sfida è più intri-
gante: come restitui-
re appeal, carisma,
all’auto?
«Puntando su al-
cuni valori. Inutile
fare auto vistose o
“muscolari”. Me-
glio pensare all’aria
pulita. Alla famiglia
che deve organizzar-
si per entrare tutta in una sola vet-
tura. Al single che, non potendo
permettersi accessori costosissi-
mi, non vuol rinunciare a un detta-
glio prezioso e “identificante”.
Guardi l’interno della 208 tre por-
te: è Alcantara».
Niente operazioni nostalgia,
che in alcuni casi hanno funzio-
nato?
«È frustrante per un direttore
dello stile. Io voglio innovare, non
re-interpretare. Faccio un esem-
pio: le auto elettriche o ibride non
sono un limite, ma un’opportuni-
tà per il design. Le batterie puoi de-
cidere di metterle da una parte e
non da un’altra, valorizzando un
aspetto trascurato della macchina.
E puoi giocare con l’aerodinamica,
per renderla più veloce. Studiare
la storia mi ha insegnato ad adat-
tarmi ai tempi e alle tendenze».
Come cambia il modo di vive-
re l’automobile?
«Non è più solo un mezzo per
spostarsi. È un momento di pri-
vacy, dove si possono fare tante co-
se, dal mandare e-mail al telefona-
re. Ecco perché nella 208 abbiamo
ripensato i comandi, concentran-
do molte funzioni su uno schermo
e pulendo il resto. Forma più leg-
gera e corta, praticità e leggerezza.
Devo dire grazie a tutta la mia
squadra, da Anna Costamagna a
Pierre Authier, a tutti gi altri».
Infine, da dove viene la sua
passione per le auto?
«Sono figlio di un collezioni-
sta. Ricordo molto bene la prima
auto che colpì il mio immagina-
rio. Era grossa, pesante, difficile
da usare. Forse la spinta a innova-
re nasce da lì».
Roberta Scorranese
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Avvistata la prossima Range Rover (ma è camuffata)
SIVIGLIA —Hyundai i30 na-
sce con uno scopo preciso: pia-
cere a chi ha bisogno di un’au-
to compatta, con cinque porte,
capace di offrire un accoglien-
te spazio interno, a costi di
esercizio interessanti, pochissi-
me spese di manutenzione e
un prezzo che consente di non
svenarsi (il listino parte da
16.300 euro). È un’altra tessera
del mosaico con il quale la ca-
sa coreana Hyundai punta a
scalare ancora le prime posizio-
ni della classifica mondiale dei
produttori d’auto. Per riuscire
in questa impresa, ciascun mo-
dello deve avere un valore ag-
giunto. «i30 è strategica per-
ché fa parte di quel segmento
di mercato che è tra i più getto-
nati nel Vecchio Continente
(vale il 30% delle vendite) e si
distingue per soddisfare le
aspettative in campo motoristi-
co di una nuova classe di uten-
ti: i colletti bianchi, che, anche
in tempi di crisi economica,
non rinunciano a un’auto di-
gnitosa, sicura, affidabile», di-
ce Fabrizio Longo, amministra-
tore delegato Hyundai Italia.
Probabilmente il sogno di
questi clienti privati, o utenti
di c ompa ny c a r , è una
Volkswagen Golf, ma sceglien-
do la i30 non si sentono parti-
colarmente penalizzati. Perché
è elegante, fatta bene, ha perso
quel sapore di auto costruita al
risparmio e assicura un eleva-
to value for money. «In Europa
puntiamo a venderne 120-150
mila l’anno — dice Longo —.
In Italia ne dovrebbero arriva-
re 10-12 mila».
Guidare la i30 è una piacevo-
le esperienza. Lo spazio per gui-
datore e passeggeri, anche die-
tro, è ampio e la prima sensa-
zione che si ricava toccando le
plastiche e i rivestimenti, annu-
sando gli odori, guardando il
volante e i pulsanti dei coman-
di è di una crescita notevole in
fatto di qualità e cura delle fini-
ture. I sensi sono soddisfatti.
«Il segreto di Hyundai è quello
di aver continuato a progredi-
re, a imparare, soprattutto alla
decisione di costruire all’inter-
no del gruppo buona parte del-
le componenti per avere il con-
trollo assoluto della qualità —
spiega Longo —. Questo è un
vantaggio che in pochi di que-
sti tempi si possono permette-
re. Un altro asso è pensare per
aree geografiche e la i30 è una
vettura progettata in Europa
per gli europei, con una parti-
colare attenzione agli italiani».
Silenzio si marcia, si potreb-
be tranquillamente affermare,
una volta avviato il motore. Il
comfort acustico sulla 1.6 die-
sel da 110 cv con trasmissione
automatica è sorprendente
quasi quanto i consumi indica-
ti dalla casa: oltre 27 km con
un litro e 97 g/km di CO2. In
macchina c’è tutto: lo sterzo
elettrico, un super tetto pano-
ramico, la telecamera posterio-
re ruotante inglobata nel logo
Hyundai sul portellone, il navi-
gatore, l’illuminazione di corte-
sia su specchietti e maniglie
che si attivano quando il pro-
prietario, con la sua Smart
Key, si avvicina alla vettura. La
tenuta di strada è sincera, il
comfort di marcia apprezzabi-
le, la frenata instancabile. Però
la Golf…
Paolo Artemi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La Peugeot
208 (sinistra;
sopra, in un
disegno di
Gilles Vidal)
verrà
presentata
in marzo
al Salone
di Ginevra
Il rischio dietro
l’angolo è che,
troppo impegnati
a navigare anche
al volante, si
perda la bussola
della guida reale

Lanciata in giugno, la nuova Range Rover (qui,
camuffata per i test) sarà in vendita a fine anno
La nuova Hyundai i30, il listino della coreana parte da 16.300 euro
Intervista Il capo dello stile Peugeot, figlio di un collezionista e innamorato del cinema italiano
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GAZZETTA DELLO SPORT
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Necrologie € 1,90
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Paolo con Alessandra, Maria, Rocco e Nina an-
nuncia con molta tristezza e malinconia la scom-
parsa della cara mamma e nonna
MimmaPirali Gusti
- Milano, 19 febbraio 2012.
MimmaPirali Gusti
ci ha lasciato per raggiungere il suo Alberto.-
Mamma sei stata una donna coraggiosa.- Un ba-
cio, Paolo. - Milano, 19 febbraio 2012.
Sempre vicini a Paolo, Alessandra, Maria, Roc-
co e Nina ricordiamo con affetto
Mimma
che ha raggiunto Alberto.- Emanuela, Arialdo,
Tommaso e Giovanni.
- Milano, 19 febbraio 2012.
Alberto e Monica abbracciano affettuosamente
Paolo per la perdita della mamma
MimmaGusti
- Milano, 19 febbraio 2012.
Davide e Barbara, Carlito e Cristina, Massimo
e Giuliana, Antonio e Federica, Pietro e Silvia ab-
bracciano forte Paolo per la scomparsa della
mamma
Mimma
- Milano, 19 febbraio 2012.
Marco e Teresa sono vicini con affetto a Paolo
e alla famiglia per la perdita della cara mamma
MimmaGusti
- Milano, 19 febbraio 2012.
Partecipano al lutto:
– Giuseppe e Bianca Alemani.
Un indimenticabile amico ci ha lasciato
Giuseppe (Bepi) Sessa
Piero Francesca e figli abbracciano con molto af-
fetto Micaela Roberto Andrea e Marco ricordan-
do i tantissimi momenti felici passati col loro pa-
pà.- Un bacio a Doni.
- Lecco, 18 febbraio 2012.
Partecipano al lutto:
– Umberto Levi.
– Eldo e Anna con affetto.
– Mimmo Vallino.
Il Gruppo Tod's partecipa al dolore di Micaela
per la scomparsa del suo caro papà
Avv. Giuseppe Sessa
- Milano, 19 febbraio 2012.
La famiglia Della Valle si stringe affettuosa-
mente a Michi nel ricordo del suo caro papà
Bepi
- Milano, 19 febbraio 2012.
Mila ed i figli ricordano con molto affetto il ca-
rissimo
Bepi
- Milano, 19 febbraio 2012.
Il Villaggio SOS di Morosolo partecipa al lutto
della signora Donatella Sessa e famiglia per la
dipartita dell'Avvocato
Giuseppe Sessa
- Morosolo, 19 febbraio 2012.
Si è spento serenamente, circondato dall'affet-
to dei suoi cari, lo scrittore giornalista
Fausto Gianfranceschi
che si è ricongiunto agli amatissimi figli Giovan-
ni e Federica.- Lo annunciano la moglie Rosetta,
i figli, i nipoti, tutti i parenti e i congiunti.- Il fu-
nerale avrà luogo martedì 21 febbraio alle ore
11 presso la chiesa di Santa Maria in Vallicella a
Roma. - Roma, 19 febbraio 2012.
Fausto
Ti ho avuto per cinquantadue splendidi e felici
anni.- Uniti nel dolore e nelle gioie.- Già mi man-
chi.- Rosetta. - Roma, 19 febbraio 2012.
Ti ha chiamato in Paradiso il tuo Alessandro.-
Da lassù, con il Signore, veglierete sulle vostre
magnifiche ragazze.- Un bacio grande
MarinaDegli Occhi
Sergio e Chiara. - Milano, 19 febbraio 2012.
Roberto e Annamaria Poli sono affettuosamen-
te vicini ad Enrico, Gerardo e a tutta la famiglia
per la scomparsa della cara moglie e mamma
MagdaBraggiotti
- Milano, 19 febbraio 2012.
Roberto e Antonella Brusati sono vicini con af-
fetto a Silvana e famiglia per la scomparsa della
mamma
MagdaBraggiotti
- Milano, 18 febbraio 2012.
Francesco e Titti Capua si stringono con affetto
a Gerardo e famiglia in questo triste momento
per la perdita della mamma
MagdaBraggiotti
- Reggio Calabria, 19 febbraio 2012.
Salvatore Mancuso, il Consiglio di Amministra-
zione e il Conseil de Surveillance di Equinox par-
tecipano al cordoglio del Dottor Gerardo Brag-
giotti per la scomparsa della madre
MagdaBraggiotti
- Lussemburgo, 19 febbraio 2012.
Il nostro caro papà e meraviglioso nonno
Cavaliere
Angelo Castoldi
Tenente Colonnello dei Bersaglieri
venerdì 17 febbraio ha raggiunto la sua amatis-
sima Luigia.- Ci mancate tantissimo.- Grazie di
tutto!- Claudio, Tito, Carlo, Cristina.- Le esequie
si svolgeranno lunedì 20 febbraio alle 15.30 nel-
la parrocchia San Martino di Palazzolo Milanese.
- Palazzolo, 19 febbraio 2012.
Partecipano al lutto:
– Associazione Nazionale Combattenti e Redu-
ci Palazzolo e Paderno.
– Associazione Nazionale Combattenti Guerra
di Liberazione Milano.
– A.N.P.I. Paderno.
– Associazione Nazionale Bersaglieri Limbiate,
Monza, Desio.
– Associazione Nazionale Alpini Paderno.
– Comitato Onorcaduti Paderno.
– Istituto Nastro Azzurro Milano.
– Unione Nazionale Ufficiali in Congedo Mon-
za.
I soci, gli esponenti aziendali, il personale di
Corporate Family Office SIM SpA partecipano al
dolore del Dottor Massimo Gionso per l'improv-
visa scomparsa del padre
Angelo Gionso
- Milano, 19 febbraio 2012.
Andrea e Paola Caraceni si uniscono con fra-
terno affetto a Massimo e famiglia nel ricordo del
papà
Angelo
- Milano, 19 febbraio 2012.
Con grande dolore, Aldo, Andrea, Alberto e
Federica, con Almudena, Marco, Simone, Victor
e Emma annunciano che la mamma
MarinaManzitti Isola
è mancata all'affetto di tutti e ha raggiunto papà
Giorgio. - La Paz, 17 febbraio 2012.
Andrea e Stefano con Emanuela e Giulia si
stringono affettuosamente al loro amico Andrea
per la scomparsa di sua mamma
Marina
- Milano, 19 febbraio 2012.
Donatella abbraccia fortissimo Roberta e Ric-
cardo in questo triste momento per la perdita del-
la loro mamma
Beatrice Rosati
- Courmayeur, 19 febbraio 2012.
Il Presidente, l'Amministratore Delegato, il
Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sinda-
cale, la Direzione Generale ed il personale tutto
del Gruppo Bancario Credito Valtellinese parte-
cipano con profondo cordoglio al lutto della fa-
miglia per la prematura scomparsa di
IlariaBartesaghi
stimata ed apprezzata collaboratrice dell'istituto.
- Sondrio, 19 febbraio 2012.
Il Rotary Club Milano Linate ricorda con grande
affetto l'amico socio
Giulio Cernitori
- Milano, 19 febbraio 2012.
Franca Ela Consolino, Lucia Faedo, Daniela
Fausti, Daniela Manetti, Franco Montanari, Nico-
letta Palmieri, Amneris Roselli ricordano com-
mossi l'amico
Mario Geymonat
- Napoli, 19 febbraio 2012.
Franz e Rosa Brunetti ricordano con commo-
zione il
Prof. Mario Geymonat
- Pavia, 20 febbraio 2012.
La moglie Vittoria Adami, le figlie Valentina e
Olivia con Francesco e gli amatissimi nipotini con
profondo dolore partecipano la scomparsa dell'
Avv. Lorenzo Nepi
I funerali si svolgeranno il 21 febbraio ore 15.30
alla chiesa di Santissima Annunziata piazza del
Duomo Siena.- Un particolare ringraziamento ai
medici e infermieri del reparto terapia intensiva
del Professor De Gaudio di Careggi.- Non fiori
ma offerte all'AIRC. - Siena, 19 febbraio 2012.
Il giorno 19 febbraio 2012 si è spento con i
conforti religiosi
Alberto Solera
Ambasciatore d'Italia
Lo annuncia desolata la moglie Carine.- I fune-
rali avranno luogo presso la chiesa di San Pan-
crazio, Isola Farnese mercoledì 22 febbraio alle
ore 14.30. - Roma, 19 febbraio 2012.
Caro
Gustavo Vasa
che dispiacere non poter più ridere e scherzare
assieme.- Ciao.- Andrea Orlandini.
- Milano, 19 febbraio 2012.
Eddy Roberto Nicla Egon sono vicini a Stefania
e Sergio per la perdita della cara
OmbrettaNano Marchetti
- Trezzano sul Naviglio, 19 febbraio 2012.
Vittorio e Marvi partecipano al dolore dell'ami-
co Franco per la scomparsa della mamma
MargheritaScanzi in Cova
- Segrate, 20 febbraio 2012.
Carlo Matteo Mariaallegra ringraziano com-
mossi i tantissimi che in questi giorni di lutto han-
no partecipato al loro dolore per la perdita di
CristianaDe Masi Zoppi
in particolare tutti quelli presenti alla cerimonia.-
Un "grazie speciale" a Don Sante e Don Dome-
nico di San Pietro in Sala, per le loro parole e a
tutti i parrocchiani per la vicinanza affettuosa.
- Milano, 20 febbraio 2012.
A due settimane dalla scomparsa la moglie
Nadia Zorzi Galgano ringrazia tutti: conoscenti,
allievi, amici, istituzioni, che si sono stretti affet-
tuosamente a lei ed ai figli Federico e Silvia per
l'immensa perdita del
Prof. Francesco Galgano
- Bologna, 20 febbraio 2012.
La moglie e i figli dell'
ing. Giuliano Zuccoli
ringraziano commossi tutti coloro che hanno par-
tecipato al loro grande dolore per la perdita
dell'amato Giuliano, un pensiero in particolare
va al dottor Francesco Garbagnati costante punto
di riferimento. - Milano, 20 febbraio 2012.
A ventiquattro anni dalla scomparsa della Con-
tessa
MarisaMarescaAgusta
il figlio Rocky, i nipoti Corrado e Giovanni e la
nuora Monica la ricordano con immutato affetto.
- Montecarlo, 20 febbraio 2012.
20 febbraio 2011 - 20 febbraio 2012
Gino, Piero, Bruno Becci ricordano l'adorata
moglie e mamma
MariucciaVittadini
nel primo anno della sua dipartita.
- Bergamo, 20 febbraio 2012.
20 febbraio 2002 - 20 febbraio 2012
Ing. Giuliano Segre
Carissimo papà, sei sempre con noi.- Camilla e
Susanna. - Milano, 20 febbraio 2012.
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera italia: 515249535254
Codice cliente:
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Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
Multimedia
Rivedi Sanremo
Le foto e i video delle
cinque serate del festival.
La storia
«Timbuktu»
Lasciano il posto fisso per
raccontare ai bimbi con
un magazine su iPad.
Belle e dimenticate
Trieste batte tutti
Ecco le 10 città più
belle e meno note
del mondo: vittoria
del gioiello italiano.
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OGGI
LE PREVISIONI
IL SOLE LA LUNA
LE TEMPERATURE DI OGGI
Bari Palermo Bologna Firenze Torino Napoli Roma Milano Genova Venezia
IN EUROPA
ASIA AUSTRALIA
Vancouver
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San Francisco
New York
Los Angeles
Città del Messico
Buenos Aires
Santiago
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Luanda
Casablanca
Il Cairo
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Città del Capo
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NORD AMERICA SUD AMERICA AFRICA
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Trento
Trieste
Udine
Venezia
Verona
min max min max min max
S = Sereno P = Pioggia N= Nuvoloso T = Temporale C= Coperto V = Neve R = Rovesci B = Nebbia


Fronte
Caldo
Fronte
Freddo
Fronte
Occluso
Bassa
Pressione
L
Alta
Pressione
H
Edimburgo
Dublino
Londra
Amsterdam
Parigi
Praga
Oslo
Copenaghen
Stoccolma
Helsinki
Varsavia
Kiev
Vienna
Berlino
Lisbona
Tirana
Atene
Ankara
Algeri
Barcellona
Belgrado
Bucarest
Madrid
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Tunisi
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Bologna
Trento
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Trieste
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ROMA
Campobasso
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Catanzaro
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Cagliari
a cura di
MERCOLEDÌ GIOVEDÌ VENERDÌ
22 feb. 29 feb. 8 mar. 15 mar.
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17:42
L'anticiclone delle
Azzorre e l'anticiclone
russo-siberiano sono
estesi su gran parte
dell'Europa, che però
nelle zone più a Sud e
a Nord vede la
presenza di aree di
bassa pressione. In
particolare la
depressione attualmente
centrata tra il Mar
Ligure e il Mar Tirreno
tenderà ad indebolirsi
nei prossimi giorni, con
conseguente graduale
stabilizzazione delle
condizioni meteorologiche
sull'Italia.
Dopo un lunedì con precipitazioni su gran parte del nostro Paese, a partire dalle regioni settentrionali le nuvole lasceranno spazio a schiarite sempre più
ampie in graduale estensione dapprima alle regioni centrali e quindi anche verso le regioni meridionali e insulari entro giovedì. I rasserenamenti porteranno un
aumento dell'escursione termica, con temperature che di giorno saliranno sopra la media al Nord e al Centro da metà settimana.
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Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera
Teleraccomando
La settimana pre-Oscar,
quest’anno per Sky, ha un
volto italianissimo e
popolare: Simona Ventura
(foto). La conduttrice
racconterà i preparativi e
l’atmosfera elettrizzante che
circonda il grande evento
cinematografico-televisivo.
Una striscia quotidiana per
sette giorni che scandirà
l’attesa: interviste,
indiscrezioni, eventi
mondani. La prima puntata
si apre in compagnia di una
grande stella dello sport,
Kobe Bryant. Simona
incontrerà la punta di
diamante dei Los Angeles
Lakers, uno dei migliori
giocatori NBA di tutti i tempi
PER DISTRARSI
di Maria Volpe
La Shoah vista
da Hollywood
Simona goes to Hollywood
SkyUno, ore 21.10
Una settimana
da Oscar
Era il 20 febbraio del 1958 ed
entrava in vigore la legge
Merlin per l’abolizione delle
case di tolleranza. A più di 50
anni da quel provvedimento
cosa è cambiato nel mestiere
più antico del mondo? Da
meretrici a escort, tra
perbenismo e ipocrisia la
prostituzione è un giro
d’affari a cui lo Stato non sa
metter mani? Ne parla
Oliviero Beha (foto) insieme
al magistrato e senatore Pd
Felice Casson, Daniela
Santanchè esponente Pdl,
Michele Ainis docente di
Istituzioni di diritto pubblico
all’università di Teramo, lo
psichiatra Vittorino Andreoli
e l’attrice Miranda Martino.
PER RIFLETTERE
Nicolas Cage
guerriero infernale
La Shoah vista attraverso il
cinema hollywoodiano, dagli
anni Trenta ai nostri giorni.
Poi un approfondimento sul
regista Veit Harlan, autore
del film «Süss l’ebreo»
Dixit Guerra
Rai Storia, ore 21
Brontolo
Rai3, ore 9
La legge Merlin
ha 54 anni
Film e programmi
Il motociclista Johnny Blaze
(interpretato da Nicolas
Cage) nei panni del guerriero
infernale Ghost Ryder dopo
aver venduto l’anima al
diavolo.
Ghost Rider
Cielo, ore 21
Veronica Pivetti (foto) vittima
di un agguato mentre
accompagna dalla psicologa
un suo allievo in difficoltà: il
sicario spara dall’alto,
l’insegnante rimane ferita
Provaci ancora prof
Raiuno, 21.10
Kowalski (Eastwood, nella
foto) è un veterano della
guerra in Corea. Detesta gli
immigrati del suo quartiere.
Ma rischierà la vita per
difendere un giovane coreano
Gran Torino
Rete4, ore 21.10
Tv in chiaro
Veronica Pivetti
ferita da un killer
Clint Eastwood
veterano di guerra
Rai1
rai.it
Rai2
rai.it
Rai3
rai.it
Rete4
mediaset.it/rete4
Italia1
mediaset.it/italia1
Canale5
mediaset.it/canale5
La7
la7.it
MTv
mtv.it
20.00 TELEGIORNALE.
20.30 QUI RADIO LONDRA.
Attualità
20.35 AFFARI TUOI. Varietà
21.10 PROVACI ANCORA
PROF. Serie
TG1 60 SECONDI.
23.15 PORTA A PORTA.
Attualità. Con Bruno
Vespa
20.30 TG 2 20.30.
21.05 VOYAGER -
INDAGARE PER
CONOSCERE.
Attualità. Con
Roberto Giacobbo
23.10 TG 2.
23.25 L’ISPETTORE
COLIANDRO.
Telefilm
20.00 BLOB. Attualità
20.15 PER RIDERE INSIEME
CON STANLIO E
OLLIO. Comiche
20.35 UN POSTO AL SOLE.
Soap
21.05 FILM THE
MILLIONAIRE.
(Comm, Gbr, 2008).
Di Danny Boyle.
20.30 WALKER TEXAS
RANGER. Telefilm
21.10 FILM GRAN TORINO.
(Drammatico,
Germania/usa,
2008). Regia di
Clint Eastwood. Con
Clint Eastwood,
Cory Hardrict,
Geraldine Hughes.
20.00 TG 5. METEO
20.30 STRISCIA LA NOTIZIA
- LA VOCE DELLA
CONTINGENZA. Tg
Satirico
21.10 GRANDE FRATELLO.
Varietà. Con Alessia
Marcuzzi
0.15 MAI DIRE GRANDE
FRATELLO. Varietà
20.20 C.S.I - SCENA DEL
CRIMINE. Telefilm
21.10 C.S.I. - NEW YORK.
Telefilm
23.00 FILM CHIAMATA DA
UNO SCONOSCIUTO.
(Thriller, Usa, 2006).
Regia di Simon
West. Con Camilla
Belle. : Tgcom; Meteo
20.00 TG LA7.
20.30 OTTO E MEZZO.
Attualità. Con Lilli
Gruber
21.10 L’INFEDELE.
Attualità. Con Gad
Lerner
23.45 INNOVATION.
Attualità. Con Lucia
Loffredo, Ivo Mej
10.30 FRIENDZONE: AMICI
O FIDANZATI?
Varietà
11.00 TEEN CRIBS. Varietà
12.05 MADE. Varietà
13.05 JERSEY SHORE.
Telefilm
15.05 DEGRASSI: THE NEXT
GENERATION.
Telefilm
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17.00 TEEN MOM. Varietà
18.00 FRIENDZONE: AMICI
O FIDANZATI?
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19.05 DEGRASSI: THE NEXT
GENERATION. Tf
20.00 JERSEY SHORE.
23.00 SPECIALE MTV
NEWS: STORY OF
THE DAY.
SERA
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13.55 DEEJAY TG.
14.00 POPULAR. Musicale
15.00 THE FLOW. Musicale
15.55 DEEJAY TG.
16.00 POPCAKE. Musicale
17.30 ROCK DEEJAY.
18.30 DEEJAY TG.
18.35 PLATINISSIMA
PRESENTA: GOOD
EVENING. Musicale
20.00 LOREM IPSUM.
20.20 VIA MASSENA. Serie
21.00 30 GRADI DI
SEPARAZIONE.
21.30 LE NOVE VITE DI
CHLOE KING. Tf
Deejay TV
Rai4
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Rai5
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Rai
Storia
rai.it
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Movie
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YoYo
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boingtv.it
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7.45 BEING ERICA. Serie
8.30 ONE TREE HILL VI.
9.20 FISICA O CHIMICA IV.
10.40 PRIMEVAL. Serie
11.30 FARSCAPE. Serie
12.20 BATTLESTAR
GALACTICA.
Miniserie
13.05 EUREKA. Serie
13.50 FISICA O CHIMICA IV.
15.15 ENTOURAGE III. Serie
15.45 BEING ERICA II. Serie
16.30 ONE TREE HILL VI.
17.20 EUREKA II. Serie
18.05 FARSCAPE. Serie
18.50 BATTLESTAR
GALACTICA.
Miniserie
19.35 PRIMEVAL. Serie
20.25 SUPERNATURAL IV.
21.10 FILM AGENT RED.
(Azione). Regia di
Damian Lee.
22.50 FILM VENDETTA
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11.30 TOUS LES HABITS DU
MONDE. Doc.
12.00 LE CASE PIÙ VERDI
DEL MONDO. Doc.
12.30 POSSO VENIRE A
DORMIRE DA VOI?
Documentario
13.25 COOL TOUR. Attualità
14.00 DAVID LETTERMAN
SHOW. Talk show
14.50 PASSEPARTOUT. Att.
15.25 NO RESERVATIONS.
Documentario
16.15 EXPLORE. Docu.
17.10 COOL TOUR. Attualità
17.40 TOUS LES HABITS DU
MONDE. Doc.
18.10 LE CASE PIÙ VERDI
DEL MONDO. Doc.
18.40 NO RESERVATIONS.
Documentario
19.35 IO VOLO. Doc.
20.05 ROADBOOK. Doc.
20.40 PASSEPARTOUT. Att.
21.15 DESIGN FOR LIFE -
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STARCK. Doc.
22.10 DINASTIE. Doc.
23.05 INSTANT MOVIE.
Documentario
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DELLA FRATERNITÉ
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20.30 VISIONI PRIVATE -
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FACCIA.
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SOPRAVVISSUTI.
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Attualità
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19.08 NOTE DI CINEMA.
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1 L.I.S.
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(8.00, 9.00); Tg1
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Storia; Tg 1 Flash
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11.00 TG 1.
11.05 OCCHIO ALLA SPESA.
Attualità.
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14.00 TG 1 ECONOMIA.
Attualità
TG1 FOCUS. Attualità
14.10 VERDETTO FINALE.
Attualità.
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Attualità.: Tg
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STUDIO SPORT -
ANTICIPAZIONI.
13.00 STUDIO SPORT.
13.40 I SIMPSON. Cartoni
14.35 DRAGON BALL.
Cartoni
15.30 CAMERA CAFÉ
RISTRETTO. Serie
15.40 CAMERA CAFÉ. Serie
16.10 THE MIDDLE.
Telefilm
16.55 LA VITA SECONDO
JIM. Serie
17.45 TRASFORMAT. Quiz
STUDIO APERTO -
ANTICIPAZIONI.
18.30 STUDIO APERTO. Nel
programma: Meteo
19.00 STUDIO SPORT.
19.20 TUTTO IN FAMIGLIA.
Serie
19.50 I SIMPSON. Cartoni
6.00 TG LA7. Nel
programma: Meteo;
Oroscopo; Traffico
6.55 MOVIE FLASH.
Attualità
7.00 OMNIBUS. Attualità.
Nel programma: Tg
La7
9.45 COFFEE BREAK.
Attualità
11.00 L’ARIA CHE TIRA.
Attualità
12.30 I MENÙ DI
BENEDETTA. Attualità
13.30 TG LA7.
14.05 HALIFAX. Telefilm
16.15 ATLANTIDE - STORIE
DI UOMINI E DI
MONDI.
Documentario
17.25 MOVIE FLASH.
Attualità
17.30 L’ISPETTORE
BARNABY. Telefilm.
Con John Nettles,
Jane Wymark, Barry
Jackson
19.20 G’ DAY. Tg Satirico
0.50 TG1 NOTTE.
TG1 FOCUS. Attualità
1.20 CHE TEMPO FA.
1.25 QUI RADIO LONDRA.
Attualità. Con
Giuliano Ferrara
1.20 TG PARLAMENTO.
Attualità
1.30 PROTESTANTESIMO.
Attualità
2.00 L’ISOLA DEI FAMOSI.
Reality
23.15 CORREVA L’ANNO.
Attualità
24.00 TG3 LINEA NOTTE.
Nel progr.: TG
Regione
1.00 METEO 3.
23.45 FILM ISPETTORE
CALLAGHAN: IL CASO
SCORPIO È TUO!
(Poliz., Usa, 1971).
Di Don Siegel. Con
Clint Eastwood
1.00 TG 5 NOTTE. Nel
progr.: Meteo 5
1.30 STRISCIA LA NOTIZIA
- LA VOCE DELLA
CONTINGENZA. Tg
Satirico
0.50 THE SHIELD. Telefilm
2.20 STUDIO APERTO - LA
GIORNATA.
2.50 PRISON BREAK.
Telefilm. Con
Dominic Purcell
0.20 TG LA7.
0.25 TG LA7 SPORT.
0.30 (AH)IPIROSO.
Attualità. Con
Antonello Piroso
1.25 MOVIE FLASH.
DATI DI PROGRAMMAZIONE
FORNITI DA COMPUTIME
19.35 PEPPA PIG II. Cartoni
19.40 L’ALBERO AZZURRO.
20.00 BEAR NELLA GRANDE
CASA BLU II.
20.25 LE GRANDI
AVVENTURE DI BERT
E ERNIE. Cartoni
20.30 DIXILAND. Cartoni
20.35 LULU BRUM BRUM.
20.50 LASTELLADI LAURA2.
Cartoni
17.15 GENTE DI MARE.
Telefilm
18.15 INCANTESIMO 4.
Soap Opera
19.10 UN MEDICO IN
FAMIGLIA. Telefilm
20.05 DON MATTEO 2. Tf
21.00 LA STAGIONE DEI
DELITTI. Miniserie
22.50 FICTION MAGAZINE.
Attualità
class.it
Class
Tv Msnbc
Rai
Premium
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italia: 515249535254
Codice cliente:
47
Corriere della Sera Lunedì 20 Febbraio 2012
Q
uattrocentomila spettatori in meno. A conti fat-
ti, questo è il bilancio della 62˚ edizione del Fe-
stival di Sanremo, a confronto col «Morandi 1».
Nelle sue (infinite) cinque serate, fra prima e se-
conda parte, l’evento ha totalizzato 11.122.000
spettatori. Risultato sicuramente molto importante (con la
finale boom). Ma a quale costo? Segnaliamo almeno tre
aspetti. Il Festival è stato
evidentemente «cannibaliz-
zato» da Adriano Celenta-
no. Le serate che hanno ca-
talizzato più pubblico sono
state la prima (14.378.000
spet t at or i ) e l ’ ul t i ma
(14.456.000).
Qui s’evidenzia la distan-
za fra ascolto e gradimento:
vedere «cosa accade a Sanre-
mo», «cosa dirà Celentano»
è diventato rapidamente un
«dovere sociale» (testimo-
niato anche dall’attenzione
degli «opinion leader» su
Twitter). Il gioco funziona,
attrae spettatori, ma resta
un dubbio: era Sanremo o il
Celentano show? Secondo
aspetto: il «Morandi 1» ave-
va saputo essere molto in-
ter-generazionale.
Certo, lo zoccolo duro
era rappresentato dagli ul-
tra65enni, ma anche i giova-
ni si erano lasciati conqui-
stare (47,4% di share fra i
15-24enni). Il «Morandi 2»
— con le sue lungaggini,
con la sua scrittura povera,
con gli ospiti messi in sca-
letta a casaccio — ha perso
soprattutto i giovani (-5%
sul target 15-24enni). Terzo
aspetto: si dice che il Festi-
val di Sanremo «unisce l’Italia». Ma a guardare i dati non
pare. L’Italia sembra anzi spaccata. La dimensione di evento
da non perdere resta viva solamente nelle regioni del Sud,
con le vette del 60% di share in Puglia e Basilicata (effetto
Papaleo?). Ma risalendo verso Nord gli share si dimezzano.
Così la Lombardia si ferma al 37% di share, e il Trentino Alto
Adige addirittura al 28,7%. Non è forse, anche questa, un’oc-
casione persa per il servizio pubblico?
In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione
Geca Italia su dati Auditel.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A fil di rete
Pay Tv
Un Festival povero
che ha diviso l’Italia
La ballerina Natalie
è sotto pressione
Un fratellastro
per Silvio Muccino
«Matrix Prima serata»
1.291.000 spettatori,
4,68% di share,
Canale 5, giovedì 16
febbraio ore 21.25.
Minuto picco: 953.000
spettatori, preambolo sulla
crisi greca (ore 22.51)
Dalla Grecia
Sanremo
Top & Flop
di Aldo Grasso
«Shrek 2», ritorno
con citazioni cinefile
Festival di Sanremo,
14.456.000 spettatori,
50,93% di share
Raiuno, sabato 18, ore
20.47. Minuto picco:
17.505.000 spettatori,
Morandi beve con
Celentano (ore 22.59)
L’approfondimento
Brindisi vincente
Forum «Televisioni»:
www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
Seguito del 2004 del
successone della Dreamworks di
Spielberg «Shrek 2» ha sempre
come protagonisti il mostro
verde e l’asinello. Tante citazioni
per cinefili
Shrek 2
Sky Cinema Family, 21
Nina (Natalie Portman, foto)
giovane e dotata ballerina, vive
per la danza, ma è messa sotto
pressione dalle audizioni per il
nuovo spettacolo e dalla
soffocante madre ex ballerina.
Il cigno nero
Sky Cinema 1, ore 21.15
Andrea (Silvio Muccino, nella foto
con Michael Rainey Jr.) riceve una
lettera da suo padre che è in
Kenya e che sta per morire. Parte
per Nairobi e lì scopre di avere un
fratellastro.
Un altro mondo
Premium Cinema, ore 21.15
14.05 SETTE SPOSE PER SETTE
FRATELLI Musical evergreen. Oscar
per la direzione musicale a Adolph
Deutsch e Saul Chaplin. MGM
15.15 FROM PARIS WITH LOVE Una spia
americana tenta di sventare un
attentato a Parigi e coinvolge anche
un’impiegata dell’ambasciata
statunitense. Sky Cinema Max HD
16.10 ANT BULLY - UNA VITA DA
FORMICA Le formiche di un cortile
riescono a dare una lezione a un
bambino prepotente. Film
d’animazione prodotto da T. Hanks.
Sky Cinema Family
17.40 LA SCUOLA DELL’ODIO Il film,
interpretato da S. Poitier nel 1962, è
tratto da un caso clinico raccontato
dal dottor Robert M. Linder su un
soldato americano. MGM
18.40 MASTER & COMMANDER - SFIDA
AI CONFINI DEL MARE Il capitano
Jack Aubrey (R. Crowe) si lancia
all’inseguimento di una fregata
napoleonica. Film ambientato e
girato su ingombranti navi. Sky
Cinema Max HD
19.20 MISSIONE TATA V. Diesel interpreta
un marine con un insolito compito: la
protezione dei figli e della casa di
uno scienziato ucciso dai terroristi.
Sky Cinema Family
21.00 LA VITA CORRE SUL FILO Opera
prima di S. Pollack: uno studente di
psicologia lavora in un centro
d’ascolto. Telefona una donna che ha
tentato il suicidio... MGM
WEST SIDE STORY Il musical diretto
da R. Wise e J. Robbins ha
conquistato dieci premi Oscar, tra cui
quello per il miglior film e miglior
regia. Sky Cinema Classics
SHREK 2 Nel sequel dell’orco verde
più famoso del cinema, arriva anche
il delizioso gatto con gli stivali. Due
candidature agli Oscar. Sky Cinema
Family
RESIDENT EVIL Un’intraprendente
eroina (M. Jovovich) è in lotta contro
gli zombie. Deve impedire che si
impadroniscano della Terra. Sky
Cinema Max HD
UN GIORNO PER CASO Lei
architetto (M. Pfeiffer), lui giornalista
(G. Clooney), divorziati e con prole.
Dopo un iniziale odio, scocca la
scintilla. Sky Cinema Passion HD
21.15 IL CIGNO NERO Premio Oscar a
Natalie Portman nei panni di Nina,
ballerina di New York che si dedica
alla danza con completa
abnegazione. Sky Cinema 1 HD
22.40 SPY KIDS 2 - L’ISOLA DEI SOGNI
PERDUTI Carmen e Juni Cortez, da
figli di due ex-superspie (A.
Banderas e C. Gugino), sono diventati
spie “junior”. Sequel di R. Rodriguez.
Sky Cinema Family
Cinema Sport
13.05 ZACK E CODY SUL PONTE DI
COMANDO Disney Channel
14.00 ICARLY Nickelodeon
15.00 HOW I MET YOUR MOTHER Fox
HD
16.25 LA VITA SEGRETA DI UNA
TEENAGER AMERICANA Fox HD
17.25 KARKU Rai Gulp
18.15 SCUOLA DI SPIE (M.I.) III Rai
Gulp
19.10 SCRUBS Fox HD
20.10 LAW & ORDER: UNITÀ SPECIALE
Fox Crime HD
21.00 GREY’S ANATOMY Fox Life
22.10 NATURALLY SADIE Rai Gulp
22.55 MILDRED PIERCE - EPISODIO 3
Sky Cinema Passion HD
23.45 POLLI KUNG FU Cartoon Network
LIFE BITES Disney Channel
14.05 SUPERTATA USA Fox Life
14.55 AMERICA’S NEXT TOP MODEL Sky
Uno
16.00 CASE DA INCUBO - USA LEI
17.30 KHLOE AND LAMAR E!
18.25 HELL’S KITCHEN USA Sky Uno
18.55 A TUTTO REALITY: LA VENDETTA
DELL’ISOLA! K2
20.00 KEEPING UP WITH THE
KARDASHIANS E!
21.00 LA GUERRA DELLE TORTE LEI
22.15 SERATISSIMA - I ROBINSON K2
23.15 NAKED & FUNNY E!
23.25 GLI SGOMMATI Sky Uno
23.30 SERATISSIMA - I ROBINSON K2
23.35 MOST DANGEROUS Sky Uno
0.15 NAKED & FUNNY E!
0.20 SERATISSIMA - I ROBINSON K2
THE RENOVATORS Sky Uno
18.10 LEONE IL CANE FIFONE Cartoon
Network
19.10 THE LOONEY TUNES SHOW
Boomerang
20.10 DUE FANTAGENITORI K2
20.45 I PINGUINI DI MADAGASCAR
Nickelodeon
20.50 LA PANTERA ROSA & CO.
Boomerang
21.00 PIPPI CALZELUNGHE DeAkids
21.05 PHINEAS E FERB Disney Channel
21.15 CUCCIOLI CERCA AMICI Boomerang
21.25 I FANTAEROI K2
21.30 PIPPI CALZELUNGHE DeAkids
DUE FANTAGENITORI Nickelodeon
21.40 GLI ORSETTI DEL CUORE
Boomerang
MUCCA E POLLO Cartoon Network
21.55 DUE FANTAGENITORI Nickelodeon
13.05 THE DOCTOR ESPN
14.00 MITI DA SFATARE Discovery
Channel HD
15.05 COME FUNZIONA? Discovery Science
16.10 COLONIE SU ALTRI PIANETI
National Geographic
17.00 A SURFER’S PARADISE Yacht & Sail
18.20 A CACCIA DI MOSTRI: GLI
SCIMPANZÉ KILLER History
Channel
19.05 LA VERA STORIA DI HOLLYWOOD/E!
TRUE HOLLYWOOD STORY E!
20.00 MEGASTRUTTURE GIGANTI National
Geographic
21.00 ZEMANLANDIA ESPN
22.00 COME È FATTO Discovery Channel HD
22.25 VENEZIA PRONTO INTERVENTO
National Geographic
22.30 COME È FATTO Discovery Channel
Serie Tv Intrattenimento Ragazzi Documentari
22.45 I GIGLI DEL CAMPO Commedia
delicata del 1963, tratta da un
romanzo di William E. Barrett. Oscar
a S. Poitier come miglior attore
protagonista. MGM
23.05 AMORE E ALTRI RIMEDI Maggie (A.
Hathaway) è malata e ha troppa
fretta per lasciarsi coinvolgere dai
sentimenti. Jamie (J. Gyllenhaal)
però è diverso... Sky Cinema 1 HD
23.35 SALVATE IL SOLDATO RYAN Cinque
Oscar: regia, fotografia, montaggio,
suono ed effetti sonori per il fim
diretto da S. Spielberg.
Indimenticabili i primi 15 minuti. Sky
Cinema Hits HD
0.25 LA PARETE DI FANGO Oscar alla
sceneggiatura e alla fotografia per il
film diretto da S. Kramer: due
galeotti evadono durante un
trasferimento, ma hanno le manette.
MGM
0.40 IL MIO GROSSO GRASSO
MATRIMONIO GRECO Toula
Portokalos(N. Vardalos) vive in
America, ma è di origini greche. Ha
trent’annni, ma ancora senza marito.
Quando incontra Ian Miller... Sky
Cinema Passion HD
1.05 IL GIOVANE NORMALE Giordano è
un giovane squattrinato che accetta
l’invito di tre americani a partire con
loro per la Tunisia... Sky Cinema
Classics
14.00 BASKET: LOS ANGELES CLIPPERS -
SAN ANTONIO SPURS NBA Sky
Sport 2 HD
14.45 CALCIO: FINALE 64ª Viareggio Cup
RaiSport 1
15.45 VELA: EP. 12 America’s Cup World
Series Yacht & Sail
16.45 RUGBY: SCOZIA - INGHILTERRA
Torneo Sei Nazioni Sky Sport 2 HD
17.30 PATTINAGGIO DI VELOCITÀ:
CAMPIONATI MONDIALI RaiSport 1
18.00 CALCIO: SUNDERLAND AFC -
ARSENAL Fa Cup Sport Italia
19.00 WRESTLING: EP. 34 WWE Experience
Sky Sport 2 HD
19.15 SCI DI FONDO: 15 KM A TECNICA
CLASSICA MASCHILE Coppa del
Mondo Eurosport
19.45 VELA: ARRIVO. EP. 2 Transat Jacques
Vabre Yacht & Sail
20.00 SALTO CON GLI SCI: HS 213 A
SQUADRE Coppa del Mondo
Eurosport
20.30 CALCIO: PRO PATRIA - TREVISO
Campionato Italiano Lega Pro. Diretta
RaiSport 1
20.40 CALCIO: TORINO - SAMPDORIA Serie
B. Diretta Sky Sport 1 HD
21.05 WRESTLING: THIS WEEK ON WWE
Eurosport
22.45 VELA: ARRIVO. EP. 2 Transat Jacques
Vabre Yacht & Sail
23.00 CALCIO: JUVENTUS - MILAN
08/05/99 Serie A Story ESPN
Sky
Bambini da salvare
nella missione Cia
La salvezza di alcuni bambini da
un terribile bombardamento è
l’obiettivo di un gruppo di
militari che, durante una
missione in Bolivia, disobbedisce
agli ordini della Cia
The Losers
Cinema Energy, ore 21.15
Film
e programmi
12.40 ARSENICO E VECCHI MERLETTI.
Film Studio Universal
13.19 AMO SOLO LEI. Film MYA
13.30 THE PRESTIGE. Film JOI
14.51 IMMATURI. Film Premium Cinema
14.55 C’È POST@ PER TE. Film Studio
Universal
15.09 MEN IN TREES - SEGNALI
D’AMORE I. Telefilm MYA
15.42 PSYCH III. Telefilm JOI
15.55 SMALLVILLE VI. Telefilm STEEL
16.00 MEN IN TREES - SEGNALI
D’AMORE I. Telefilm MYA
16.23 JOI ON AIR ‘12. Show JOI
16.38 I PILASTRI DELLA TERRA.
Miniserie JOI
16.45 KNIGHT RIDER I. Telefilm STEEL
16.50 RED CARPET. Rubrica Premium C.
17.10 GRASSO È BELLO. Film Studio
Universal
17.19 SE SEI COSI TI DICO SÌ. Film
Premium Cinema
17.24 MY LAST FIVE GIRLFRIENDS. Film
MYA
18.25 R.I.S. 3 DELITTI IMPERFETTI.
Telefilm STEEL
18.36 PACKED TO THE RAFTERS III.
Telefilm JOI
18.50 UNA BIONDA IN CARRIERA. Film
Studio Universal
19.25 ER - MEDICI IN PRIMA LINEA VII.
Telefilm JOI
19.25 R.I.S. 3 DELITTI IMPERFETTI.
Telefilm STEEL
19.31 IL REGNO DI GA’ HOOLE - LA
LEGGENDA DEI GUARDIANI . Film
Premium Cinema
19.31 ONE TREE HILL VII. Telefilm MYA
20.06 MYA MAG. Rubrica MYA
20.14 I PILASTRI DELLA TERRA. Min. JOI
20.22 GREY’S ANATOMY VI. Telefilm MYA
20.25 KNIGHT RIDER I. Telefilm STEEL
20.30 SIGLE STUDIO UNIVERSAL. Rubrica
Studio Universal
21.15 UN ALTRO MONDO. Film Premium
Cinema
21.15 LE CROCIATE. Film JOI
21.15 COVERT AFFAIRS II. Telefilm MYA
21.15 FRINGE III. Telefilm STEEL
21.15 LOLITA. Film Studio Universal
22.00 FRINGE III. Telefilm STEEL
22.10 CLOSE TO HOME I - GIUSTIZIA AD
OGNI COSTO. Telefilm MYA
22.50 WAREHOUSE 13 III. Telefilm STEEL
22.53 MYA MAG. Rubrica MYA
22.57 NIP’N TUCK II. Telefilm MYA
23.15 SEGUI IL TUO CUORE. Film Tv
Premium Cinema
23.34 JOI ON AIR ‘12. Show JOI
23.40 WAREHOUSE 13 III. Telefilm STEEL
Mediaset Premium
italia: 515249535254
Codice cliente:
48
Lunedì 20 Febbraio 2012 Corriere della Sera italia: 515249535254
Codice cliente:

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