on questo numero andiamo a salutare il 2009, l’anno nel quale abbiamo festeggiato il nostro decimo compleanno con la mostra

sulla nostra storia, con la torta in piazza, con un elegante volume in pelle che raccoglie l’intera collezione della rivista e con un numero speciale composto da più pagine e completamente a colori. Il tutto realizzato con la nostra consueta semplicità paesana, iniziative che sono state di sicuro interesse sia per coloro che vi hanno partecipato sia per quelli che le hanno organizzate. La notizia sul nostro decennale progetto editoriale ha trovato spazio sui media locali: tv, quotidiani e mensili, che ci hanno dedicato ampi spazi, questo non può che farci piacere e stimolarci a continuare. Lo spazio che volevamo conquistare nelle vostre case e nella vita quotidiana locale crediamo di averlo in buona parte coperto e di questo ne abbiamo conferma in ogni occasione, ora dobbiamo lavorare per preservarlo e magari implementarlo. E questo non dipende solo da noi ma anche dalla vostra partecipazione, che per il momento è sicuramente importante e speriamo lo sia sempre di più. Come al solito un invito a collaborare in ogni modo: alla scrittura degli articoli, a offrire suggerimenti necessari per far vivere le nostre rubriche e alla disponibilità alle nostre interviste, determinanti per molti articoli. La strada è quella che abbiamo costruito ma come ogni percorso necessita sempre di manutenzioni, di ripristini e di nuovi tratti, …noi continuiamo a crederci. In questo numero io e Giulia vi raccontiamo alcune curiosità sulle origini di alcuni piatti tradizionali, Franco ha trovato un’interessante corrispondenza relativa a un problema risolto solo pochi anni fa e che speriamo non si ripresenti: l’approvvigionamento idrico di Monticello. Cristina è andata a farsi una bruschetta da Nazareno e a farsi raccontare la storia di uno dei nostri frantoi, Massimo invece ci fa meglio conoscere il biancospino, una pianta molto presente nel nostro territorio ma decisamente sconosciuta nelle sue particolarità. Irene va in missione in quel di Siloe per raccontarci di due importanti eventi svoltisi in estate. Per presentare due novità editoriali lo spazio è gestito da Silvana che ci illustra il nuovo libro di Clori e la pubblicazione dedicata alla chiesa della Madonna di Valdiprata…. e questo solo per darvi l’antipasto. Anche per questa edizione crediamo di aver preparato un buon piatto, adatto alle feste Un augurio di Buone Feste e di buona lettura.
Il presidente Massimo Fabiani

19/12/2009 anno XI° - ITALIA - ARABIA SAUDITA - ARGENTINA - BOLIVIA - FRANCIA - GERMANIA - GIORDANIA - GRECIA - INGHILTERRA - KUWAIT - NUOVA ZELANDA - POLONIA - PORTOGALLO - SPAGNA - SVEZIA - SVIZZERA - STATI UNITI - REPUBBLICA CECA

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... fatti nostri,
informa
Supplemento a amiata StORia E tERRitORiO Periodico del Comune di Cinigiano a cura dell’associazione Pro-Loco Cinigiano (Gr) diffusione gratuita....
SPINELLO DI ALTRI TEMPI

DAL LIBRO DEI SOGNI
GLI SCHIAVI DI HITLER
L’ALBERO DELLA LIBERTÀ

INSALATA ITALIANA

IndIce
Lettera dal presidente ....................... pag Bacheca................................................. pag Numeri utili ......................................... pag Fiori d’arancio ..................................... pag Cinigiano in libreria............................ pag Cinigiano in edicola / Gente di classe ... pag La nostra posta ................................... pag Dalla storia .......................................... pag Conoscere le nostre opere ............. pag Ficcanaso .............................................. pag Profili cinigianesi ................................. pag Comune Cinigiano informa.............. pag Gingillando ........................................... pag Dalle associazioni ............................... pag Dalle tradizioni ................................... pag Profeta in patria .................................. pag Notiziando ........................................... pag Papaveri e Papere ............................... pag Il sommo poeta................................... pag Gioie e sapori ..................................... pag Girellando intorno casa .................... pag 1 2 3 4 5 7 8 9 11 14 15 17 25 27 30 31 32 35 37 38 40

CI SCUSIAMO CON I COLLABORATORI MA NON E’ STATO POSSIBILE INSERIRE TUTTO IL MATERIALE PERVENUTOCI

PRO-LOCO CINIGIANO Ricordati di rinnovare la tessera 2010: Socio Ordinario € 5,00. Socio Sostenitore da € 6,00 a € 9,99 Socio Benemerito da € 10,00 in su. Le iscrizioni si ricevono presso i punti tessera dislocati negli esercizi di Cinigiano e nella sede o attraverso il c/c postale n. 12127585 intestato a: Ass.ne ProLoco Cinigiano indicando nella causale rinnovo tessera e/o contributo. Con la tessera di socio benemerito si può far richiesta della UNPLI CARD ulteriori informazioni: (www.unplitoscana.it) Il rinnovo e’ annuale. Si ricorda che la tessera è personale. Sono disponibili a € 3,00 gli arretrati di...fatti nostri,: INFORMA, SPECIALE, RESCUE il pagamento potrà essere effettuato dopo la consegna, tramite bollettino postale.
ASSOCIAZIONE PRO -LOCO CINIGIANO TESSERA N° 5330 UNIONE NAZIONALE PRO -LOCO ITALIA CONSIGLIO PRO -LOCO CINIGIANO Presidente: Massimo Fabiani; Vicepresidente: Gianfranco Pignattai; Tesoriere: Guido Lorenzini; Consiglieri: Massimo Crini, Maria Grazia Bianchini, Danilo Tassi, Francesco Fantacci, Marisa Pignattai, Giulia Fabiani, Marco Bartalucci, Luciano Piccioli, Stefano Petricci, Daniela Tassi, Irene Dari, Diego Angelini. . Direttore: Massimo Fabiani -Redazione: Giulia Fabiani, Irene Dari, Cristina Bartalucci, ... fatti nostri, informa supplemento a Amiata Storia e Territorio registrazione del Tribunale Giuseppe D’Amato - Foto e Cartoline d’epoca: Massimo Fabiani, Cesare Moroni e di Grosseto n°19/88 V. G. dell’11/1/88. Informazioni a cura della Pro -Loco Cinigiano Michele Santori. Le informazioni custodite nell’archivio dell’editore verranno utilizzate riservate ai soci. Redazione: Pro-Loco Cinigiano -Piazzale Cap. Bruchi, 5 -58044 Cinigiano solo a scopo di inviare agli abbonati la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di GR (Italy) Tel / Fax 0564994187 - e -mail: aplc@interfree. it -www. prolococinigiano. org interesse pubblico (L. 675/96). Per la nostra pubblicità: 337/714700

1•... fatti nostri,

lettera dal presidente

PRO-LOCO CINIGIANO
DICEMBRE 2009 VENERDI’ 11,VEN 18, MERC 23 MONTICELLO AMIATA ORE 21,00 Torneo di panforte organizzato dall’Ass. Pro-Loco Monticello e dalla squadra cinghialai VENERDI’18 CINIGIANO TEATRO DEGLI SCORDATI ORE 21.30 SERATA GOSPEL con DJAGO JOHNSON GRACE AND MERCY SABATO 19 CINIGIANO TEATRO DEGLI SCORDATI ORE 17.30 ASSEMBLEA dei soci Pro Loco Cinigiano O.D.G: Bilancio XL° Festa dell’Uva, Attività Svolta 2009, Bilancio Consuntivo 2009 Presentazione Attività 2010. La parola ai soci. Presentazione …fatti nostri, video 2009 apertura tesseramento 2010 “GRAN BANCHETTO” Saletta conferenze ore 20,00 Riservato a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della XL° Festa dell’uva SABATO 19 MONTICELLO AMIATA CHIESA DI SAN SEBASTIANO Apertura del presepe meccanico organizzato dall’Ass. Amici del Santuario. MERCOLEDI’ 23 CINIGIANO TEATRO DEGLI SCORDATI ORE 21.30 Serata con il Coro dei Concordi di Roccastrada GIOVEDI 24 MONTICELLO AMIATA A PARTIRE DALLE ORE 16,00 Arrivo in paese di Babbo Natale e dei suoi aiutanti sulla slitta trainata dalle renne, a seguire consegna dei regali ai bambini VENERDI 25 MONTICELLO AMIATA PIAZZA DELLA CHIESA ORE 00.30 Auguri in piazza con vin brulè e panettone. Organizzata dall’Ass. Pro-Loco Monticello.
2•... fatti nostri,

bacheca

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P R O -L

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DOMENICA 27 CINIGIANO TEATRO DEGLI SCORDATI ORE 17.30 FILM “L’era glaciale tre” DOMENICA 27 MONTICELLO AMIATA ORE 18.00 Pomeriggio in allegria con giochi e animazione. Organnizzato dall’Ass. Misericordia Monticello MARTEDI 29 MONTICELLO AMIATA PIAZZA DELLA CHIESA ORE 20.30 Fiaccolata con polenta di castagne e buon vino con concerto natalizio del gruppo “La Monticellese”. Organizzata dall’ass. pro-loco e il circolo “Allegramente insieme”. MERCOLEDI’ 30 CINIGIANO TEATRO DEGLI SCORDATI ORE 21.30 Concerto di fine anno del “Corpo Filarmonico Ruggiero Francisci di Cinigiano” GENNAIO 2010 SABATO 02 MONTICELLO AMIATA PICCOLO TEATRO ORE 20.30 Serata delle festività. Organizzata dall’ass. A.V.I.S DOMENICA 03 MONTICELLO AMIATA SALA PICCOLO TEATRO ORE 16.00 Pomeriggio in allegria. Organizzato dall’A.V.I.S MARTEDI 05 CINIGIANO TEATRO DEGLI SCORDATI ORE 21,00 “Befana x caso”. organizzata dai festaioli x caso incasso pro-contrade MONTICELLO AMIATA ORE 16,00 “Befanata per le vie del paese”. Organizzata dall’Ass. Pro-Loco Monticello MERCOLEDI 06 MONTICELLO AMIATA SALA DEL PICCOLO TEATRO ORE 16,00 La befana consegna la calza a tutti i bambini. Organizz. Dall’Ass. Pro-Loco Monticello FEBBRAIO 2010 MERCOLEDI 17 CINIGIANO PIAZZA MARCONI ORE 19,00 “La notte dei rivolti”. “Battesimo del maiale a baccalà” Musica, Polenta, porchetta e vino in piazza.

Monticello Amiata

Festaioli x Caso

La Notte dei Rivolti

Numeri di utilità NazioNale 112 Carabinieri 113 Soccorso pubblico 115 Vigili del fuoco 116 Soccorso ACI 117 Guardia di finanza 118 Emergenza sanitaria FarmaCie Tasso Dr. Giovanni, Monticello Amiata, Via della Stazione, 13 -Tel. 0564/992961 Ugurgieri Dr. Lucia - Cinigiano, Largo Italia -Tel. 0564/993415 SCuole materne Cinigiano -piazzale Cap. Bruchi -Tel. 0564/994048 Monticello Amiata - via Empoli n. 7 -Tel. 0564/992782 Sasso d’Ombrone - via Traversa n. 23 -Tel. 0564/990493 elementari Monticello Amiata -via Empoli n. 7-Tel. 0564/990493 Cinigiano - via Ombrone -Tel. 0564/993297 medie Cinigiano - piazzale Cap. Bruchi -Tel. 0564/993409 CaraBiNieri Cinigiano -via Roma tel. 0564/993399

aCquedotto del Fiora -tel. 800 -414342 Co. Se. Ca. 0566 919946 www.coseca.it miSeriCordia Cinigiano - 338/4396799 mediCi Dott. Giovannini A. 0564/990709 (amb. Sasso d’Ombrone) Dott. ssa Bargagli D. 0564/99344 (amb. Cinigiano) Dott. ssa Naldini L. 0564. 992752 (amb. Monticello Amiata) guardia mediCa Cinigiano -0564/993545 U. S. L. 9 zona 3 0564/993311 iNFormazioNi turiStiChe Pro - loco Cinigiano 0564/994187 Pro - loco Monticello Amiata 0564/992777 Strada del vino Montecucco e dei sapori d’Amiata 0564/994630 uFFiCi poStali Cinigiano - 0564/994134 Castiglioncello Bandini -0564/993344 Monticello Amiata - 0564/992781 Sasso d’Ombrone - 0564/990705 ComuNe di CiNigiaNo centralino 0564/993407 dal lunedì al venerdì 10.00-13,30 • martedì 8,30-13,30 Pomeriggio martedì giovedì 16,00-18,00
3•... fatti nostri, ORARIO APERTURA AL PUBBLICO UFFICI COMUNALI

trattoria pizzeria

Loc. Santa Rita - 58044 Cinigiano (GR) per pizza da asporto o prenotazioni:

Vil “Il

io” lagg
d ie i Dom Mary

Ristorante Pizzeria gli Archi
Localita Casetta Terreni Sasso d’Ombrone

0564 990417 348 7374319

340.5469088

Cenone di fine anno

Via G. Carducci, 10 - PAGANICO Tel. 0564. 905589

numeri utili

nILO ed eMILIA
“Nozze d’oro”

PRO LOcO MOnTIceLLO

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notiziando fiori d’arancio

ra il 10 ottobre 1959 quando di fronte a Don Gino a Campagnatico NILO ed EMILIA vennero dichiarati marito e moglie. Testimoni Elido, meglio conosciuto come Capaccioli per lei, Sirio per lui: abito grigio e camicia rigorosamente bianca per lo sposo, vestito celestino chiaro corto con gonna ampia per la sposa (ci risulta cucito dalla sarta Iride)……a dir la nostra erano proprio una bella coppia! Amici e parenti invitati,un matrimonio classico, tranquillo, con pranzo sotto alla “parata”, tavoli con tovaglie bianche e ogni ben di Dio come menù preparato da amici,parenti e vicini. Ah! ma non vi abbiamo detto come si sono conosciuti: sembra che il “colpevole” sia stato Miredo (bis cugino di Emilia) alla festa a Cana e come in qualche caso succede lei non voleva raccontargli troppo di sé tipo dove abitava e cioè a Poggio Madonna, ma Nilo temerario giovane sotto le armi, indagò fino a trovare l’indirizzo per scriverle delle lettere ma senza risposta… già allora la posta aveva qualche problema! Comunque sembra che dopo un paio di anni si trovarono e si chiarirono dando la colpa a “Tonino” che le lettere non le aveva proprio consegnate!! E anno dopo anno affrontando eventi più o meno buoni come succede nelle migliori famiglie, si ritrovano con due figlie, due generi, quattro nipoti (di cui una sola femmina) in totale otto, poi il nuovo nipote acquistato e fanno nove e.......altre arriveranno. A sentir la loro sembrano soddisfatti, noi lo siamo sicuramente di loro ed è per questo che facciamo questa sorpresa per poter dire in modo originale:VI VOGLIAMO TANTO BENE e grazie per tutto ciò che avete fatto e continuate a fare per noi SIETE I MIGLIORI. Speranzose di aver fatto cosa gradita vi salutiamo con affetto ROBERTA FIORELLA generi e nipoti.

Rinnovato il Consiglio di Giuseppe Pioli

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l giorno 23 Agosto, praticamente alle porte della Festa della Castagna, 74 soci hanno rinnovato il consiglio prendendo atto delle dimissioni del precedente. La prima prova per i nuovi eletti è stata senza dubbio la più impegnativa: la Festa della Castagna; La manifestazione più imitata nel tempo dalla data della sua nascita. Prova superata a

4•... fatti nostri,

pieni voti sia per l’ottimo risultato che per la disponibilità rinnovata da tutta la “ gente monticellese “ a partecipare e lavorare a questo evento. La Festa della Castagna dà infatti il senso di appartenenza alla nostra piccola comunità, la unisce e la caratterizza . Anche i nuovi consiglieri eletti rappresentano la nostra realtà; Donne, uomini, giovani e meno giovani che nel nostro paese vivono e lavorano. Questi i nomi e gli incarichi assegnati: Presidente: Bertocchi Massimo vice presidenti: Landi Sergio e Rivola Emanuele, cassiere: Magini Federica, segretario: Cellini Sergio, consiglieri: Sechi Lucia, Leoni Carlo, Pollini Celso, Bucci Piero, Aluigi Alessio, Zari Veronica e Tiberi Massimo. Un gruppo attivo, che sulla scia dell’entusiasmo che ha dimostrato fino ad adesso è già al lavoro per il tesseramento dell’anno 2010, con l’obbiettivo di superare i 150 soci, e sta inoltre preparando con le altre Associazioni per il periodo natalizio tante iniziative: tombola, fiaccolata, torneo di panforte, Babbo Natale per i bambini. Faccio tanti auguri a tutti per le feste di fine anno e auguri di buon lavoro al nuovo Consiglio perché senz’altro il lavoro non mancherà.

“L’ULTIMO cASTeLLO”
L’ULTIMO ROMAnzO dI cLORIndA PIeRI
do papa Gregorio XI abbandonano definitivamente Avignone per ritornare a Roma e durante la sua assenza nell’arco di un anno si svolge tutta la vicenda ricca di colpi di scena in cui storia e fantasia si mescolano abilmente. Ma credo che si possa affermare tranquillamente che il vero protagonista sia quell’universo femminile che vive e si muove incarnando davvero tutto il bene e tutto il male del genere umano. Risaltano infatti figure negative come quella della madre di Margherita, la ragazzina rifiutata dallo sposo scelto per lei dai genitori, perché troppo giovane e troppo piccola, poco sviluppata, il rifiuto da parte dello sposo per lei scelto dai genitori diventa una sua colpa da scontare, perciò, considerata una svergognata, viene allontanata dalla famiglia con disprezzo e malanimo, almeno dalla madre ci si aspetterebbe un atteggiamento di protezione, ma così non è, la zia Lunaria (Clori ha posto molta cura anche nella scelta dei nomi che sono non solo quasi tutti desueti ma storicamente collocabili) che non e’ da meno della cognata per sciocca vanit à e per crudeltà nei confronti della sciagurata ragazzina. Ma sono presenti anche figure positive che formano una rete di solidarietà femminile , altruismo, bontà infinita pronte a sfidare leggi e consuetudini per sostenersi a vicenda nella lotta impari contro il mondo particolarmente avverso alle donne e tengono perciò il lettore con il fiato sospeso nel seguire le loro vicende sempre sospese tra i pericoli rappresentati dall’ignoranza e dalla superstizione , prima fra tutte Maddalena, sfigurata da una atroce vendetta e sospetta per quel suo cercare erbe e radici che usa per pomate e decotti, deve stare sempre all’erta per non finire sul rogo, vive per la protezione del capitano Spinello Tolomei, Amantea di Silvana Totti e Leandra che si sono opposte al loro destino di donne sole ed angariate con cipiglio e laboriosità, Donata che non si lascia vincere dal destino avverso salvando la sua dignità e la vita di sua figlia, donna Lucia che pur privilegiata dalla sorte che l’ha posta come donna benestante amorevolmente custodita da un buon marito mette i suoi beni a servizio di coloro che hanno bisogno. Infine la figura centrale del romanzo intorno a cui ruotano tutte le vicende Margherita d’Assey una bambina quando inizia il romanzo, aveva solo dodici anni, ma una donna oramai fatta un anno dopo alla conclusione delle sue vicende, maturata dal dolore e dall’amarezza ma anche dalla appassionata dedizione di tante che si sono prodigate intorno a lei. Ci sono naturalmente anche gli uomini: soldati, cacciatori, soprattutto prelati, il cerusico, ma sono di contorno, nessuno di loro ha la forza dirompente delle figure femminili, finalmente, mi viene da dire le donne non solo di contorno ma protagoniste artefici dei loro destini. Voglio infine soffermarmi brevemente sul medioevo descritto da Clorinda: un medioevo di colori, sapori, effluvi che sembrano emanare durante la lettura e colpiscono i sensi.

uesto romanzo, che Clorinda regala al nostro piacere, così come è scritto nella introduzione, è classificabile come romanzo storico, ma non deve spaventare tale definizione : lo sfondo storico è accurato, la ricostruzione di vicende storiche e la caratterizzazione dei personaggi storici precisa , ma ciò che colpisce maggiormente, a mio giudizio, è la suggestiva rievocazione delle atmosfere medievali sia nei paesaggi descritti con una tale appassionata precisione da lasciar trasparire una attenta osservazione dell’avvicendarsi delle stagioni e dei territori, sia nella caratterizzazione dei personaggi , che pur rappresentando ognuno una precisa figura tipica dell’epoca che fa da sfondo al romanzo, non scadono nello stereotipo , ma si animano di contemporaneità assurgendo quasi a simbolo dei destini degli uomini che, pur con il trascorrere del tempo, sono soggetti comunque ad essere trascinati dalle vicende terrene. Il protagonista, almeno nelle intenzioni dell’autrice, e’ Spinello Tolomei, capitano della Repubblica di Siena che veramente ha guidato la rocca di Sasso di Maremma erigendola a sua ultima definitiva dimora; personaggio dalle mille sfaccettature che si pone positivamente a difensore degli umili e dei derelitti . Nell’anno 1376 lascia il suo castello per scortare i pellegrini ed i prelati che, seguen-

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5•... fatti nostri,

Cinigiano in libreria

I colori sbiaditi che si confondono con i lineamenti dei paesaggi, albe e tramonti che sfumano in immagini suggestive e quel fiume che Clorinda deve amare profondamente e che pone sullo sfondo delle vicende, ma che talvolta sale prepotentemente alla ribalta di protagonista, il castello con i suoi rumori, le sue atmosfere liquefatte risalta e verrebbe la voglia di girarsi intorno per ricercarlo e vederlo rivivere, gli odori e i profumi, quelli della parte opulenta ad Avignone tra lussi e sfarzi, nei ricchi conventi e quelli ben più modesti e direi quasi nauseanti della cucina del castello con quel cavolo sommariamente pulito che veniva gettato nel pentolone di acqua bollente e che ricorre frequentemente come vitto insieme alle cipolle ed a poco grano come cibo della povera gente. Quella che si presenta a chi si accinge a leggere il romanzo “L’ultimo castello” è una lettura piacevole , coinvolgente, l’autrice ha davvero il dono di far partecipare il lettore alle vicende a cui dà vita, lo avvolge totalmente nell’incanto di immedesimarsi ora in un personaggio ora nell’altro, questo è il pregio maggiore di cui un autore può fregiarsi. In vendita presso la nostra sede per le edizioni Effigi Euro 14,00

Cinigiano in libreria

MAdOnnA dI VAL dI PRATA A MOnTIceLLO AMIATA
Autori Riccardo Lucetti e Mauro Papa
di Silvana Totti i tratta di un volumetto di una trentina di pagine che narra nella prima parte la leggenda dell’apparizione della Madonna ad una pastorella nei boschi alle pendici dell’Amiata nei pressi di Monticello, nella seconda riporta la storia della costruzione del Santuario della Madonna di Val di Prata sorto nelle vicinanze. E’ una narrazione piacevole che si snoda facile e ben comprensibile rievocando una leggenda (o una storia, a seconda della posizione personale nei confronti dei miracoli) che è ben radicata nella memoria collettiva della zona, tanto da giustificare la costruzione del santuario. Il libro è arricchito dalle stupende fotografie di Cesare Moroni che ha

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saputo ben cogliere la spiritualità che emana da quei luoghi. IL RICAVATO DALLA VENDITA DEL VOLUME, SPONSORIZZATO DALLA MISERICORDIA DI MONTICELLO, SARÀ INTERAMENTE DEVOLUTO PER LA RISTRUTTURAZIONE DEL TETTO DEL SANTUARIO. Tipografia Ambrosini Acquapendente Vt per ARCA Grosseto Euro 20,00 in vendita presso Federica Giornali, Distributore Carburanti Leoni Monticello Amiata e sede Pro Loco Cinigiano.

6•... fatti nostri,

MOSCATELLI MARCO
IMPIANTI ELETTRICI-TELEVISIVI-AUTOMAZIONI

TEL. E FAX 0564-993567 CELL. 348-4506759

neL MIRInO deL cInGHIALe InTeRnATIOnAL
iamo sempre alla ricerca di testate che narrino “le gesta “ delle nostre genti o dei nostri paesi e ogni qual volta se ne presenta l’occasione ne approfittiamo per proporle alla vostra attenzione, dando chiara precedenza a quelle carta stampata che non lo fa proprio di frequente o addirittura quasi mai. Il suggerimento per questo nostro numero ci viene dagli amici della pro loco Monticello che hanno fornito alla redazione il numero 1/ 2009 della rivista “Il Cinghiale International”: un bimestrale di 100 pagine distribuito in edicola al costo di 4,90 (6,90 il numero corrente) e edito dalla Caff milane-

cinghialai Monticellesi in vetrina

SeTTAnTA 1939 - 2009

di Tassi Danilo

edichiamo la rubrica alla classe del 1939 che si sono ritrovati il 25 ottobre al Ristorante Il riccio a Monticello per festeggiare i loro settant’anni, avevamo avuto anche bella poesia ma purtroppo per motivi di spazio non possiamo pubblicare. Auguri da parte mia e da tutta la redazione. Da sinistra a destra: Rabagli Rosalba, Moscatelli Remo, Galluzzi Renato, Galassi Rita, Bramerini Wanda, Carvello Carmela, Lenzi Laura, Giannetti Luana, Dari Rina, Niccolai Francesco, Di Genova Sofia, Santella Giuliano, Cardone Fernando, Angelini Alvara, Martorelli Livio, Bramerini AnnaMaria, Nieri Marcello, Chechi Maria.

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7•... fatti nostri,

Cinigiano in edicola gente di classe

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se (tel. 02 34537504). Una casa editrice particolarmente specializzata nella pubblicazione di riviste per lo sport e il tempo libero, in questo caso dedica la rivista esclusivamente alla caccia al cinghiale con tutto il mondo che gli ruota intorno, approfondendone i molteplici aspetti che fanno di questo tipo di caccia uno delle attività venatorie più diffuse e più affascinanti. Ovviamente non manca lo spazio dedicato alle “squadre” che con i loro racconti di esperienze dirette occupano una delle rubriche più interessanti; in questa occasione è la squadra dei cinghialai Monticellesi a salire alla ribalta.

Pubblichiamo questa lettera letta dal dott. Bargagli il giorno di sabato 3 ottobre prima della consegna delle targhe”ai padri della festa dell’uva”, in ricordo per i quarant’anni della nostra manifestazione. Pensiamo che le parole del primo presidente della Pro Loco Cinigiano siano non solo commoventi ma in grado di riassumere in poche parole il significato dell’attività dell’Associazione di ieri di oggi e sicuramente di domani.

la nostra posta

dAI PAdRI deLLA FeSTA deLL’UVA
LeTTeRA
ari amici, gli anni che caratterizzarono il rapido sviluppo della economia italiana, sembravano passare lontani dalla nostra terra. Sembrava che una rassegnata sfiducia, si fosse impadronita di noi stessi e che i valori di una antica tradizione agricola ci apparissero vuoti di ogni contenuto ed incapaci di ogni suggestivo richiamo. Furono anni di inquietudini, di fermenti, di violente posizioni critiche di materia economica, politica, religiosa. I nostri giovani lasciavano i campi e migravano lontano con il conseguente penoso sradicamento ambientale. Pensammo allora a nuove idee, alla loro se pur difficile realizzazione; pensammo di strappare ad un dimenticato passato le tradizioni dei nostri avi, il loro amore per il loro natio loco, ma soprattutto la memoria della grande potenzialità vinicola ed olearia di questa terra. Con l’entusiasmo della nostra giovinezza volevamo far conoscere Cinigiano anche dal lato turistico: questo per la sua suggestiva visione dei suoi castelli, immersi nei grandi vigneti e nel silenzio del tempo; per i suoi tramonti quando il sole si abbevera con bagliori di fuoco sui nostri fiumi e quando i boschi carezzano le ombre della sera in un solitario e tremulo colloquio. Arte, storia, poesia! Quando uscimmo dal bar A.C.L.I. in via Poggibonsi, gestito da Mario e Giuseppe Alberizzi, tra un serio vociare e le risate che Beppino Pistolesi ci faceva fare recitando “l’OMINO*”, i vicoli odoravano di mosti e l’orologio sulla torre batteva a festa le ore. ….Era una notte di fine ottobre dell’anno 1965. La “pro-loco” era ormai una realtà. Necessitava che le idee in noi sorte, potessero concretarsi soprattutto nella ricchezza agricola della nostra terra. Occorreva riscoprire dal sonno dei secoli, l’importanza della vite, con un impulso nuovo, con una cultura nuova. Non perché il vino fosse la bevanda delle cerimonie orgiastiche, delle grandi libagioni, degli esasperati riti conviviali, ma perché la comparsa del vino fu di enorme importanza per la storia della civiltà, della economia, del costume, del folklore nelle vicende eroiche ed avventurose e filosofiche degli uomini. Nacque così la “Festa dell’uva”. “Dapprima come una umile, gioiosa sagra campagnola

C

con tradizioni antiche,con melodie nostalgiche che risuonavano nel silenzio delle valli. Poi, come se la festa si fosse risvegliata dal sonno del tempo, divenne bella, suggestiva, eccitante. Grande la presenza della gente, bello il corso dei carri folcloristici e la sfilata delle contrade, con costumi, bandiere, tamburi, chiarine; ed il suono delle bande e l’apertura di cantine, conservate intatte alle muffe dei secoli. E gioia ovunque, la gioia sfrenata di un giorno per una umanità che cerca affannosamente nuovi confini alla vita. E lei, la regina della festa è lì, sui tavoli, sui vassoi, sui carri. Il vino che timidamente si presentava sui mercati paesani, si è inserito sui mercati internazionali per la sua raffinata qualità. Sono passati tanti anni. A volte alla fantasia creativa, risveglio anche patetico di una volontà coraggiosa, qualche volta uno stanco desiderio di disimpegno sociale, è purtroppo subentrato. Oggi abbiamo una “pro-loco” efficiente in tante nuove attività. Essa mantiene viva la fiaccola della vita paesana, soprattutto per la competenza la tenace volontà del suo presidente sig. Massimo Fabiani. Al presidente, al consiglio, a tutti coloro che nel tempo si operarono (adoperano) per la terra cinigianese, vada in nostro affettuoso, commosso ricordo, il nostro profondo grazie: essi, sono ancora qui con noi. Che Cinigiano possa nel tempo sempre più prosperare, come desiderammo nei giorni di una lontana speranza, e di una lontana promessa. *vedi fatti nostri dicembre 2009 pagina 38 Ad memoria Gustavo Bargagli

8•... fatti nostri,

PANIFICATORE in Cinigiano
nel periodo natalizio specialità “IL PANFORTE DI PAOLINO” - Via Roma - Tel. 0564/994157

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AcQUA Storia infinita di Franco Cherubini
’acqua, alimento primario per la sopravivenza di ogni essere vivente, è oggi più che mai oggetto di dibattito per le sue modalità di utilizzo , la sua gestione , la sua salvaguardia, la sua diffusione sul territorio. Il problema acqua è globale , intere popolazioni soffrono la sete, in particolari periodi di siccità interi villaggi subiscono la carenza idrica al punto di compromettere la vita dei propri abitanti. Il nostro territorio non è stato immune a questa problematica: basti pensare a quando la maremma era infestata da acque putride e malsane che provocavano morte e disperazione in quelle popolazioni. Ripensando alle origini dell’uomo, notiamo che questi cominciò ad organizzare la propria vita sedentaria in prossimità di corsi d’acqua o di sorgenti, per garantirsi la risorsa idrica necessaria per la sua sopravvivenza. In epoca storica successiva, con le città fortificate e l’incastellamento, le riserve idriche erano prevalentemente conservate in cisterne per la raccolta di acque piovane, che non sempre tuttavia erano sufficienti a garantire l’ acqua necessaria ai bisogni della popolazione. Monticello, per la sua posizione arroccata su di un arido colle , anche se a valle e a monte sgorgano fresche e limpide sorgenti, ha subito la carenza idrica dalle sue origini sino ai nostri giorni. Oggi,

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grazie prima ad accordi tra enti e poi ad una nuova forma di gestione delle acque,il problema è risolto; ma,in passato, quante lettere quante petizioni gli abitanti di questo paese hanno dovuto sottoscrivere per far presente alle autorità competenti il loro disagio! Dai nostri archivi abbiamo rinvenuto una lettera datata 1827 (di seguito ne riportiamo il testo), alla quale poi seguiranno altre, dove alcuni cittadini più rappresentativi di Monticello implorano il Granduca di Toscana Leopoldo II di provvedere alle loro necessità; sappiamo che questa lettera ottenne l’effetto di aumentare di un canale l’affluenza di acqua al pozzo di Monticello, ma questo intervento risultò comunque inadeguato, per cui gli stessi cittadini rivolsero nuovamente preghiera al Granduca con successiva lettera (datata 15 maggio1833), nella quale oltre al problema dell’acqua si lamentano anche le pessime condizioni di viabilità. Una soluzione adeguata al problema idrico di questa popolazione (che viste le esigenze dell’epoca ha garantito alcuni decenni di abbondanza idrica) è avvenuta alla fine del XIX secolo, quando è stato costruito il primo acquedotto dalla sorgente dell’Ontanelli al paese,cui successivamente è stato aggiunto quello dalla sorgente della Vena ; parte del primo acquedotto, costruito in canalette di pietra trachitica incastrabili tra di loro e coperte da mattoni, è visibile lungo via Amiata , poco dopo il distributore, una canaletta è comunque conservata, all’interno della casa museo di Monticello.

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iportiamo a seguito i testi delle lettere inviate dalla popolazione dei Monticello al Granduca di Toscana S.A.I.e R.(Sua Altezza Imperiale e Reale) Leopoldo II Asburgo Lorena,nell’anno 1827 e successivamente nell’anno 1833. Testo 1° lettera datata anno 1827

Testo lettera datata 15 Maggio 1833
S.A.I.eR. Al Provveditore della Camera Amministrativa di Grosseto Lì 15 Maggio 1833 Gli abitanti di Monticello e sudditi devotissimi di V.A.IeR. Come sebbene dietro altra supplica umiliata circa sei anni addietro al Real Trono fosse aumentato dal Comune di Cinigiano di un canale il Pozzo di Monticello , pure questo provvedimento non ha portato vantaggio niuno alla popolazione, la quale è di continuo mancante di acqua potabile. Copme le strade tanto all’interno, che dell’esterno del castello ridotte sono così impraticabili, e pericolose per la cui mancanza gli abitanti languiscono nella miseria, resta ancora compromessa la personal sicurezza di chi per procurarsi una qualche sussistenza è obbligato a percorrerle. Come il Comunello di Monticello maggiore in popolazione di Cinigiano, e così di conseguenza incassa maggiore somma in contribuzioni, pure ivi si eroga buona quantità di danaro anche in cose di lusso, quando in Monticello si omette di fare ciò che è necessrio, Perciò, Prostrati al R. Trono supplicano l’innata bontà e clemenza dell’I.R.A.V. ad abbassarsi a prendere in considerazione lo stato lacrimevole del popolo di Monticello rapporto a mancanza quasi totale di acqua e strade, e Provvida Paterna cura venire a quelle migliori vedute a dalla Sovranità Vostra. Francesco Ferrini Francesco Martinelli Michele Terni Domenico Donati Agostino Ferrini Alessandro Terni Stefano Magini

Altezza Imperiale Reale Il popolo di Monticello Provincia Inferiore Senese,Vicariato di Arcidosso. Dell’I.eR.A.V. umilmente espone: Essere nell’estrema penuria del necessario elemento dell’acqua. Essersi perciò rivolta al giudicante locale di quel tempo Marco Giannelli per l’effetto che esso facesse conoscere al Real Governo tal situazione . Infatti per quanto poté penetrare, rimesse il rapporto al Vicario di Arcidosso Muzio Succi che si era offerto di inviarlo direttamente a Firenze, ma avendolo invece inviato a Grosseto al Provveditorato Girolamo Baccioni, la cosa andò in sinistro: Allora ne fece istanza al Magistrato di Cinigiano, che non ne effettuò il partito, dicendo non avere assegnamenti al comune, onde proporre il domandato aiuto alla popolazione, che si era proposta di fare venire dai monti vicini una perenne sorgente di acqua limpidissima, offrendo la sua opera gratis per lo scavo delle fosse, per il condotto e per il trasporto dei materiali, che sarebbe sempre in grado di fare quotempo. Se sia poi reale o no l’asserita mancanza di acqua non può meglio riscontrarsi che dall’ingegnere Luigi Bagnoli inviato dall’Imperial Governo a peritar gli stabili di questo Comune, il quale in buona parte della stagione estiva è stato testimone di tal non esagerata disgrazia: che perciò Prostrati al Regio Trono i qui firmatari Supplicanti in nome di tutto il popolo implorano dall’innata Benignità e Clemenza di V. A. I. e R. un paterno provvedimento all’esposta loro necessità. Che della Grazia quam Deus Pietro Martinelli Proposto Supplica M.P. Giovanni Bianciardi Cappellano Supplica M.P. Michele Terni Priore Supplica M.P. Antonio Grifoni Priore Supplica M.P. Stefano Magini Supplica Francesco Ferrini Supplica Lazzaro Magini M.P. Agostino Ferrini Camerlengo Supplica

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dalla storia

di Kim Bowes, Mariaelena Ghisleni, Emanuele Vaccaro geologici possa mostrare che i contadini potevano non l tradizionale approccio storiografico al mondo romasolo contare sulle proprie risorse ma erano simultaneno analizza questa complessa realtà attraverso la proamente impegnati in ampie reti economiche di portata spettiva della ricchezza e dei ricchi – l’élite ben istruita addirittura globale. che ha scritto la storia antica e i componimenti letterari, e inoltre le classi dominanti che hanno usato le proprie risorse economiche per costruire le città romane ed i Alla scoperta del nascosto: la ricerca e lo scavo delle case contadine di età romana monumenti. Questa prospettiva rende le classi povere praticamente invisibili ai nostri occhi, le evidenze scritte Il territorio comunale di Cinigiano è un contesto davvero e le tracce materiali che ci parlano di esse sono quasi ineideale per condurre un simile progetto. Uno dei fondatori del progetto di ricerca, Mariaelena Ghisleni dell’Università sistenti. La classe contadina di età romana rappresentava di Siena a Grosseto, ha condotto nel corso degli ultimi tre circa il 90% del totale della popolazione, e ciononostante anni un intensivo progetto di ricognizione archeologica le evidenze scritte sono relegate a poche ed occasionali nel territorio comunale, scoprendo oltre 500 evidenze menzioni. L’archeologia rappresenta potenzialmente la archeologiche di superficie del tutto sconosciute. Nel più ricca fonte di informazioni relativamente a questa tecorso di queste indagini territoriali è stato possibile matica, ma purtroppo occorre sottolineare quanto essa comprendere che il territorio di Cinigiano si differenzia sia poco praticata per rispondere alle domande che sono piuttosto nettamente da quello costiero tra le antiche alla base di questo progetto di ricerca. A parte rare eccittà di Roselle e Cosa, dove abbondano le evidenze di cezioni, gli archeologi hanno principalmente focalizzato ville riconducibili alle élites romane. A Cinigiano, invece, la loro attenzione sulle ville appartenenti alla classe dei la rete insediativa di età romana sembra strutturarsi su ricchi proprietari terrieri. Di fatto, non esiste una vera un capillare sistema di case sparse e fattorie, abitati dalla e propria archeologia delle classi sociali più povere, non popolazione contadina. Inoltre rispetto all’area costiera, soggetta ad arature più profonde per il maggiore sviluppo ci sono che pochissimi scavi di case contadine e piccodi coltivazioni intensive, il territorio di Cinigiano e quindi le fattorie, manca qualsiasi tentativo di comprendere la i siti archeologici in esso contenuti si caratterizza per una loro dieta, l’uso delle risorse locali, la loro vita quotidiana spiccata conservazione. o il micro-sistema economico di cui i contadini romani Ma come possiamo essere certi che questi spargimenti erano parte. Il nostro progetto, focalizzato sul territorio di materiale ceramico e da costruzione in superficie rapdi Cinigiano nella Toscana meridionale, si propone ampresentino in realtà la spia di abitazioni contadine ancora biziosamente di cambiare la corrente prospettiva della preservate nel sottosuolo? Una tecnica di indagine parricerca archeologica o quantomeno di aggiungere finalticolarmente efficace in questo senso è rappresentata mente nuovi elementi che consentano di far maturare e sviluppare il dibattito sui contadini romani. Attraverso lo scavo dei contesti abitativi, lo studio dei semi e delle ossa animali che restano a testimonianza della alimentazione contadina, ed infine mappando le risorse locali sfruttate dalla popolazione rurale si intende rivelarne l’esperienza di vita quotidiana. Un obiettivo primario è anche quello di iniziare a cambiare la nostra percezione di ciò che esattamente rappresentano le parole “contadino” e “povero” nel mondo romano. Questo team di ricerca ispirato dai nuovi studi economici sulla moderna povertà ritiene che lo studio analitico della ceramica, delle monete, dei reperti archeozoologici e dei materiali Foto del team di ricerca

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“ScAVAndO” LA cLASSe cOnTAdInA dI eTÀ ROMAnA
Gli scavi della Pievina

dalle indagini geofisiche preventive allo scavo. Attraverso l’applicazione di diverse prospezioni geofisiche gli archeologi possono determinare quanto un sito sia stato in realtà danneggiato dalle arature e determinare il rapporto tra materiale in superficie e deposito archeologico sepolto. Una volta accertata la presenza di un sito ancora conservato al di sotto della superficie di campagna, il gruppo di ricerca può procedere con lo scavo vero e proprio. Molte indagini archeologiche si concentrano per decenni su un solo sito. In questo progetto la lunga durata delle indagini su ogni singolo contesto non è una scelta possibile se si vuole rispondere a quelle domande di più ampia portata che sono l’essenza stessa del progetto e che non si limitano alle dinamiche interne al singolo sito. Inoltre, i proprietari terrieri che molto cortesemente ci consentono di condurre le nostre ricerche nei loro terreni hanno, giustamente, bisogno di poterli riutilizzare in tempi brevi. Un numero consistente di siti diversi deve necessariamente essere scavato per poter proporre una tendenza interpretativa. Così ognuno di questi piccoli siti viene scavato in circa 30 giorni di lavoro intensivo e serrato o anche in tempi più brevi. Come è possibile che il progetto riesca a centrare gli obiettivi in tempi tanto contenuti? La risposta è lavorare assai duramente con un team sufficientemente ampio e affiatato. Per ridurre i tempi della documentazione si ricorre ad un utilizzo intensivo della tecnologia DGPS per mappare ogni genere di rinvenimento dal costruito fino al piccolo oggetto, riducendo enormemente i tempi che richiederebbe il rilievo manuale. Grazie al supporto di Paolo Nannini (Grosseto), inoltre, si è potuto usufruire di un sistema di documentazione fotografica basato sull’utilizzo di un aquilone a cui è collegata una fotocamera in grado di scattare fotografie quasi verticali che vengono poi rettificate e georeferenziate tramite l’uso di punti di controllo precedentemente rilevati tramite dispositivo DGPS. Queste immagini verticali vengono poi applicate al modello digitale del terreno ancora ottenuto tramite l’uso del DGPS per produrre viste tridimensionali del sito archeologico.

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Foto aerea del sito della Pievina (acquisita da Paolo Nannini con kite) in cui sono segnalate le principali aree dello scavo: Drain: Drenaggi – Repubblican house: Struttura tardo Repubblicana - Late antique house and stable: Abitazione Tardo antica antica e stalla - Kiln: Fornace.

Tutto ciò è davvero possibile: lo scavo del sito archeologico della Pievina
Nel Giugno 2009, il gruppo di ricerca ha finalmente testato teorie e nuovi metodi di indagine, scavando un sito pilota denominato Pievina, posto a circa 2Km di distanza da Cinigiano stesso. Il sito, identificato da Ghisleni nel corso delle sue indagini, è stato oggetto di prospezioni geofisiche prima dello scavo. L’insediamento caratterizzato da

una possibile ampiezza di un ettaro e mezzo si pone al limite più alto della scala dimensionale che abbiamo creato per definire e misurare gli insediamenti contadini di età romana. Il sito era costituito da sette distinte concentrazioni di materiale ceramico e laterizi: piccoli nuclei di case e/o annessi funzionali ed una possibile fornace. Il fatto che l’impianto di un vigneto fosse stato programmato dal proprietario dell’appezzamento in cui si trova il sito archeologico ha reso tale contesto assai importante per dare inizio al progetto di ricerca. Quando il proprietario, Sig. Stavros Tsoukas, ha generosamente offerto al gruppo di ricerca la possibilità di scavare prima dell’impianto del vigneto, si è immediatamente colta l’occasione. In 20 giorni lavorativi effettivi il team, composto da 20 persone tra studenti americani ed italiani, ha potuto investigare circa l’80% del deposito sepolto. Si è così scoperta una fattoria ben conservata, con due principali ma ben distinte fasi di occupazione, una stratigrafia assai ben preservata che ha restituito una importantissima collezione di reperti ceramici, numismatici ed archeozoologici. I risultati dell’indagine geofisica si sono rivelati essere iper-accurati, consentendo non solo di localizzare correttamente la generale ubicazione dei principali resti e della fornace, ma anche mostrando le più piccole buche di palo. È stato pertanto chiaro che i “contadini romani” potevano essere scavati con cura e velocità. Ma questi non erano contadini romani come gli storici si sarebbero aspettati. All’inizio del primo secolo a.C., questa fattoria contadina consisteva di una ampia costruzione rettangolare, probabilmente una

casa, un granaio per stoccare il grano, ed una fornace per laterizi. Il granaio lungo circa 15 mt, era di certo in grado di conservare un surplus di grano ben maggiore rispetto a quello che sarebbe stato consumato dalla famiglia contadina, ed era possibilmente destinato al pagamento di tasse o ad essere commerciato localmente. Mentre la maggior parte del materiale lapideo impiegato nella costruzione principale proviene da cave locali distanti tra i 2 ed i 12 Km, le macine per la lavorazione dei cereali provenivano da cave poste oltre 60 Km di distanza in linea d’aria, forse localizzate nell’area di Orvieto. Vasellame da mensa e da cucina proveniva da luoghi di produzione regionali ubicati lungo la costa toscana, mentre una modesta collezione di monete ci informa che i contadini erano collegati ad un sistema di economia monetizzata. In breve questi contadini dell’età di Cicerone non erano meramente impegnati a provvedere alla propria sussistenza, ma erano in grado di produrre un surplus agricolo, potevano pagare in moneta ed erano inseriti in un sistema economico ampio. In un certo momento tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., la fattoria venne completamente abbandonata e coperta da uno spesso deposito colluviale forse legato allo smottamento della collina adiacente. Due secoli più tardi, nel IV secolo d.C. le rovine vennero rioccupate da una nuova famiglia. La nuova fattoria riusò alcuni muri integrandoli con nuove costruzioni in tecnica mista (pietra e terra) ed una struttura sorretta da pali lignei probabilmente con funzione di stalla fu aggiunta sul lato orientale. Né il granaio, né la fornace da laterizi vennero utilizzati nel corso di questo periodo di occupazione. La famiglia che abitava questa fattoria viveva a diretto contatto con i propri rifiuti domestici. Tutto ciò potrebbe suggerire che il sistema economico in cui i contadini vivevano ed il loro stile di vita fosse marcatamente declinato. Nondimeno però la qualità, quantità e provenienza di ceramiche da mensa, vasellame da fuoco e monete continuavano ad essere incredibilmente ricche e sofisticate. A differenza dei predecessori di età TardoRepubblicana, questa famiglia aveva accesso ad un ben più ampio mercato di ceramiche domestiche, cibi tunisini (quali olio di oliva e salse di pesce) e persino a più ampi quantitativi di monete di basso valore funzionali alle transazioni commerciali quotidiane. La casa tardo-romana era sì più piccola e circondata da rifiuti, ma come i contadini dei moderni paesi del terzo mondo che posseggono la TV satellitare ed i cellulari, anche i contadini tardo antichi erano ben connessi ad una economia globalizzante. Una ricognizione geoarcheologica, condotta da Antonia Arnoluds Huyzendveld della Digiter Inc. (Roma), similmente ha dimostrato che ben lungi dall’essere condizionati dall’ambiente immediatamente circostante, i contadini di ogni periodo vivevano ad una scala locale e regionale al tempo stesso. La fattoria era posta al confine tra due distinte zone ecologiche. Ad est e a sud si estendevano le pendici del Monte Amiata, dove il passaggio era difficoltoso e il movimento relegato ad un singolo attraversamento. Ciononostante i contadini si muovevano attraverso ed oltre

questi possibili confini naturali per procurarsi la pietra ed il legno per le loro case e forse le castagne per produrre farina. Ad ovest e a nord si estendono spazi più aperti e suoli ben più fertili e promettenti. Era qui che le valli di Orcia ed Ombrone fornivano i ciottoli fluviali per costruire ed un più agile passaggio, e proprio qui dovevano trovarsi i principali campi coltivati a grano. Una volta completato lo studio dei resti paleo-botanici ed archeo-zoologici sarà possibile avere una più accurata idea di ciò che mangiavano le famiglie dei diversi periodi e di come organizzavano gestione e sfruttamento della terra. I risultati dell’analisi geoarcheologica e lo studio della ceramica suggeriscono, già adesso, qualcosa di più grande e complesso anziché qualcosa di piccolo e poco sofisticato. Un piccolo nucleo contadino orientato verso una economia più articolata ed integrata rispetto alla mera sussistenza, un gruppo di persone che si sforzava, riuscendovi, di superare i possibili condizionamenti ambientali, e che poteva contare su una complessa e variegata rete di rapporti con economie di mercato.

Uno sguardo verso il futuro
La prossima estate, il nostro gruppo di ricerca pianifica di testare ulteriormente metodi di lavoro ed ipotesi di ricostruzione economica, scavando, in una stagione di un mese, due siti molto più piccoli della Pievina. Uno di questi siti è realmente molto piccolo – solo 10 x 10 mt di spargimento di superficie – e potrà rivelare quella che è la natura effettiva di un contadino realmente povero. L’altro sito potrebbe non essere affatto una abitazione, ma uno dei molti altri tipi di spazio costruito ed abitato dai contadini: una stalla, un piccolissimo sito agro-industriale o un riparo stagionale. Comparando questi dati con quelli di Pievina, il team di ricerca si augura di esporre i molti e diversi metodi messi in campo dai contadini per sfruttare il contesto ambientale, nonché l’ampia scala di livelli di ricchezza e di attività che generalmente vengono accomunate dalla parola “contadino”. L’agenda della ricerca prevede di poter scavare due siti a stagione nel corso dei prossimi 5 anni; entro quella data sarà possibile aver accumulato la prima collezione di dati archeologici analitici sulla vita dei contadini, sulla loro dieta e sui paesaggi rurali dell’Italia romana. Questo è forse un piccolo inizio ma rappresenta il primo organico tentativo di recuperare finalmente il record archeologico e storico che concerne quel 90% della popolazione romana rimasto troppo a lungo nell’ombra.
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RISeRVATO A BABBI MAMMe e nOnnI meglio attenersi al codice.
di Massimo Fabiani ndiamo a mettere il naso su episodi della normale, si far per dire, quotidianità. Gli incidenti stradali sono all’ordine del giorno ma ci sono cifre molto spesso che passano stranamente inosservate e mi riferisco ai molti bambini vittime di incidenti stradali. Ogni tre giorni muore un bambino, una media negli ultimi anni di 100 ogni anno, oltre 10.000 rimangono feriti. I motivi? mancato uso del seggiolino o uso scorretto. Solo questi due motivi coprono oltre l’80% delle cause di incidente. Il coinvolgimento dei bambini avviene nella quasi totalità, nel percorso urbano, ritenuto con troppa superficialità meno pericoloso dai più e per questo, molto spesso, per piccoli tratti si evitano gli accorgimenti necessari. Siamo andati a vedere cosa suggerisce la Polizia di Stato su come portare i bambini in modo sicuro in auto. Con l’entrata in vigore, dal 14 aprile 2006, del Decreto Legislativo 13 marzo 2006 n. 150, è stato modificato l’art. 172 del Codice della Strada: “Uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini”. In generale è possibile riassumere i cambiamenti introdotti dalla nuova norma applicando questa semplice regola: ogni volta che si occupa un posto a sedere su un veicolo dotato di cinture di sicurezza, è obbligatorio per tutti, conducente e passeggeri, utilizzarle e, nel caso di trasporto di bambini, di adottare i sistemi di ritenuta idonei (seggiolini o adattatori). La nuova stesura dell’articolo ha introdotto importanti novità riguardanti l’utilizzo di questi sistemi di ritenzione sia per il conducente che per i passeggeri. I dispositivi utilizzabili sono di due tipi: seggiolini e adattatori. Dovrebbero essere usati fin dai primi giorni di vita, seguendo attentamente le istruzioni riportate nel manuale e la scelta deve essere fatta in base al peso del bimbo. Il trasporto dei bambini sui veicoli è regolato dall’articolo 172 del codice della strada, (modificato dal decreto legislativo n.150 del 13 aprile 2006) e dalla normativa europea con una circolare attuativa del ministero dell’interno. I dispositivi di ritenuta sono obbligatori dalla nascita fino al raggiungimento di 36 chili di peso: fino a 18 kg si possono usare solo i seggiolini, oltre questo peso si possono utilizzare anche gli adattatori. Quest’ultimi sono dei piccoli sedili che, sollevando il bambino, permettono di usare le cinture di sicurezza dell’auto che però vanno passate sotto le alette poste ai lati, in senso longitudinale al torace. Ricordiamo inoltre che: I sistemi di sicurezza presenti negli autoveicoli non sono adatti a persone inferiori a 1.50 metri di altezza. Fino a 9 chili di peso il bimbo deve essere trasportato in senso contrario alla marcia dell’auto. Attenzione mai mettere il bambino sul sedile anteriore se la macchina è provvista di airbag, a meno che non possa essere disattivato. Il posto più adatto è il sedile posterio-

A

re, al centro, che protegge anche da eventuali urti laterali. Dopo 10 chili si può cominciare a sistemare il seggiolino in senso di marcia. Lo schienale del seggiolino deve essere ben appoggiato al sedile della macchina e le cinture presenti sul dispositivo devono sempre essere allacciate, anche per brevi tragitti. Detto quanto sopra arrivo al perché di questo mio interesse per l’ argomento che non nasce per caso ma si sviluppa dopo alcune attente osservazioni iniziate casualmente anni fa nel nostro capoluogo e estese oggi anche a tutto il territorio comunale. Il tema, come anticipato, era caro al sottoscritto anche diversi anni fa e avevamo marginalmente già toccato questo argomento anche su queste pagine. Oggi a distanza di qualche anno, la situazione non è cambiata affatto e con un’osservazione più attenta chiunque può notare con facilità che passano padri, madri o nonni con bimbi in collo mentre stanno guidando, oppure con bimbi senza l’apposito seggiolino o attaccati al cruscotto in piedi sul sedile “davanti “. Mi è capitato di parlare con gli educatori dei nostri asili e spesso mi è stata ripetuta la frase che dice che ogni genitore e ogni nonno dichiara che darebbe la vita per il suo bambino …ma allora non è più semplice per il momento attenersi a qualche regoletta?

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ficcanaso

ScHIAVI dI HITLeR.
di Elena Vellati

Gli Internati Militari Italiani di Cinigiano
nanziare un’iniziativa importantissima di raccolta e conservazione delle testimonianze orali, commissionando all’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea una serie di videointerviste ai protagonisti della seconda guerra mondiale presenti sul territorio. Così, quest’anno è stato intrapreso un lavoro di ricognizione dei testimoni cinigianesi, scaturito dall’esigenza di consegnare al futuro tutto un patrimonio di esperienze individuali e di vissuti che si sono legati alle sorti della grande storia europea. I testimoni hanno raccontato le storie di giovani di campagna, forti lavoratori leali ai valori della tradizione, della terra, della famiglia e della comunità, che si trovarono scaraventati in un panorama agghiacciante di guerra, persecuzioni, distruzioni, deportazioni, nel cuore della Germania nazista. Furono privati dei loro diritti, furono umiliati e sfruttati come schiavi nelle fabbriche di armi, nell’agricoltura e nei servizi tedeschi, sotto la minaccia dei continui bombardamenti alleati, ma non vennero mai meno alla loro dignità di uomini, non si piegarono alla follia e alla barbarie, affermando con coraggio un chiaro e forte “no” alla guerra. Si tratta di Aladino Dari

S

i calcola che i militari italiani prigionieri dei lager furono più di mezzo milione. Esiste un sito Internet, www.glischiavi raccoglie memorie e documenti soprattutto di ex prigionieri comaschi, nato intorno al 2000 per contribuire a ricordare la loro vicenda. Ma chi erano gli schiavi di Hitler? Erano giovani italiani, che dopo l’armistizio dell’8 settembre del ’43 si trovarono con una divisa addosso e che nella dissoluzione dell’esercito, vennero inghiottiti dagli ingranaggi dalla follia nazista e fatti prigionieri. Allora erano ragazzi Pasquale Cherubini, Zeno Aluigi e Aladino Dari, i testimoni che hanno accettato di ricordare quei momenti drammatici della loro vita e hanno acconsentito ad essere video-registrati per noi. E’ per salvare questo tesoro di memorie, infatti, che l’Amministrazione comunale di Cinigiano ha voluto fi-

Zeno Aluigi

tre vivaci signori che hanno acconsentito a mettere i loro ricordi a disposizione di tutti: sia di chi tenta una difficile ricostruzione della storia, che tenga conto dell’incrocio delle fonti orali e documentarie, sia di chi non sa niente e che vuole sapere, come le giovani generazioni, sempre sensibili alle voci calde e dirette di chi narra cose vissute e sofferte, più che alle pagine stam-

Pasquale Cherubini

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profili cinigianesi

pate un po’ lontane e difficili dei libri di storia. La Storia, poi, quella ufficiale, non ha reso giustizia agli Internati Militari Italiani. Non tutti si ricordano degli 800 mila catturati dopo l’8 settembre del 1943, di cui 650 mila rifiutarono la fedeltà ad un’alleanza scellerata ed autodistruttiva (mentre 186 mila per motivazioni diverse che vanno dall’ideologia alla sopravvivenza, si arruolarono nella milizia della Repubblica sociale o nelle SS): ufficiali e soldati furono rinchiusi nei campi di concentramento, ed i soldati semplici trasformati in lavoratori coatti. Non si rispettò per gli italiani la convenzione di Ginevra del 1929 perché considerati traditori, disprezzati e umiliati, non ultimi solo ai russi, e indegni di essere trattati da prigionieri di guerra. Gli italiani erano piuttosto da considerarsi un “bottino”, utili per mandare avanti le fabbriche o per curare campi e bestiame. Così da metà dicembre del ‘43 furono messi a lavorare duramente e nel rigore dell’inverno nordico; malvestiti e peggio nutriti, molti morirono di freddo e di epidemie. Era martellante la propaganda fascista: se si fossero arruolati ed avessero continuato la guerra per la Repubblica sociale o per i nazisti, avrebbero rivisto la patria, avrebbero avuto vesti adeguate e cibo, ma la maggior parte di loro disse no, non cedette.

fiocco rosazzurro
Nannicini Nicola
Di Alessio Maccherini Michela Firenze 25/06/2008 Loc. Colombaio n. 1 Monticello Amiata

profili cinigianesi

Caselli Christian
Di Francesco Feri Anna Grosseto 16/09/2009 Via della Stazione n. 13 Monticello Amiata

Montone Jasmine
Di Michele Samhi Jamila Grosseto 11/06/2009 Vicolo Bagnolo n. 6 Sasso d’Ombrone

Rabagli Marco

Niklekaj Roberta

Di Simone Colombini Cristina Grosseto 18/10/2009 Via Grosseto n. 2 Cinigiano

Di Flamur Niklekaj Marjana Recanati (MC) 12/08/2009 Via Cana n. 23 Sasso d’Ombrone

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DICEMBRE

2009

Care amiche e amici, cari concittadini Sono trascorsi pochi mesi dal giorno del mio insediamento in Comune, mesi complessi in cui necessariamente l’attività si è intrecciata fortemente con la “formazione”. Il mestiere di Sindaco è, infatti, molto simile a quello di padre e madre: non c’è nessuno che te lo insegna. Per imparare, in entrambi i casi, bisogna impegnarsi molto e continuamente, facendo leva da una parte sull’amore filiale e dall’altra sul legame profondo con la tua comunità e il tuo territorio. Oggi, in questa lettera di fine anno, lasciatemi fare i migliori e più affettuosi auguri a voi tutti, facendoli a voi so di farli anche un pochino a me stessa. Una sola sottolineatura problematica. Nella prossima Legge Finanziaria del 2010 il Governo vuole apportare tagli profondi al sistema degli Enti Locali. Un effetto indiretto sarà ancora una volta l’indebolimento del sistema scolastico dei paesi montani. La drastica riduzione dei finanziamenti delle Comunità Montane e la ridefinizione della cosiddetta “montanità”, potrà avere ripercussioni negative sul nostro territorio anche per quanto riguarda la scuola, quindi siamo già da ora in azione per allontanare il pericolo di chiusura. Per me è un dolore quando da una comunità scompare una scuola. Non è soltanto un problema legato all’istruzione, ma alla socialità, alla vita stessa del paese, al suo futuro. Ecco, il vostro Sindaco si trova impotente di fronte a queste scelte che calano dall’alto e feriscono irrimediabilmente un tessuto così fragile come il nostro, ma tenteremo in ogni modo, con le nostre risorse di difendere il nostro sistema sociale. E’ una battaglia da cui non ci ritireremo, è un impegno con tutti voi. Il sindaco di Cinigiano

Silvana Totti

www.comune.cinigiano.gr.it

dicembre 09

a l lo g g i p u bb l i c i
HA CONSEGNATO 8 alloggi A CANONE AGEVOLATO
Per rispondere alla richiesta di alloggi pubblici a canone controllato, in continuo aumento, l’Amministrazione comunale ha deciso di sottoscrivere un accordo con la Regione Toscana per dare in affitto altri 5 appartamenti a Monticello, che in origine dovevano essere venduti. Non solo, 8 sono stati appena consegnati e altri 4 a Sasso d’Ombrone sono in fase di realizzazione.
Ad otto famiglie, quattro a Monticello Amiata e quattro a Sasso d’Ombrone. Pochi giorni fa, infatti, sono stati assegnati otto appartamenti in affitto controllato, quindi inferiore a quelli attualmente stabiliti dal mercato, realizzati grazie ad un accordo di programma che l’amm.ne comun di cinigiano ha a suo tempo sottoscritto con la Regione Toscana per dare una risposta alle necessità abitative di questo Comune. “Questa cosa non può che riempirci di soddisfazione - è intervenuto l’assessore all’Urbanistica Franco Cherubini _ . Anche perché è la seconda consistente risposta che riusciamo a dare all’emergenza casa – lo scorso anno avevamo già consegnato quattro alloggi a Cinigiano - che si sta delineando nel nostro territorio e negli altri centri amiatini. Ovviamente si tratta di un fenomeno ancora molto contenuto, ma comunque reale e scatenato da tutta una serie di nuovi fattori quali la crisi economica, quella occupazionale e l’aumento dell’immigrazione”. I quattro appartamenti di Sasso d’Ombrone sono stati ricavati dalla ristrutturazione dell’ex Caserma dei Carabinieri, prima ancora ex Casa del Fascio, mentre quelli di Monticello Amiata sono di nuova costruzione. “Siamo consapevoli che la richiesta di alloggi ad affitto controllato è destinata a crescere – ha aggiunto l’assessore Cherubini _ . Proprio per questo motivo a breve abbiamo in programma di sottoscrivere un protocollo con la Regione Toscana per assegnare in affitto controllato altri 5 appartamenti a Monticello Amiata degli 8 complessivi che inizialmente dovevano essere venduti a prezzi calmierati. Infine sono in fase di realizzazione altri 4 alloggi a Sasso d’Ombrone”. Un altro aspetto sottolineato dall’assessore all’Urbanistica è quello del recupero di fabbricati già esistenti laddove è stato possibile. “Il recupero abitativo ha contenuti strategici notevoli – ha spiegato – in quanto permette di mantenere o addirittura recuperare una parte critica della popolazione in grado di garantire la sopravvivenza dell’identità sociale e culturale e delle attività economiche e dei servizi che nel loro insieme costituiscono il patrimonio culturale e sociale amiatino”. L’assessore Cherubini, in questo caso, si riferisce particolarmente all’edificio che accoglieva un tempo la ex Caserma dei Carabinieri e che ormai versava in pessime condizioni ed inoltre era costruito male. Due piani, ognuno alto addirittura cinque metri. L’intervento di demolizione e ricostruzione è stato sostenuto in parte dal Comune per circa 80 mila euro, in parte dalla Regione Toscana con un finanziamento a fondo perduto fino al 35 per cento del costo totale dell’intervento.

il comune di cinigiano

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FATTI NOsTRI opere pubbliche
CONTINUA L’IMPEGNO

SUL FRONTE DELLE OPERE PUBBLICHE
Continua intenso l’impegno del Comune di Cinigiano sul fronte delle opere pubbliche. Grazie ai finanziamenti ottenuti da Stato e Regione, ma soprattutto agli sforzi dell’Amministrazione comunale sono numerosi gli interventi conclusi in questi ultimi anni e sono numerosi quelli in corso di realizzazione come la sistemazione del piazzale di fronte al Centro Polifunzionale di Poggi del Sasso, la ristrutturazione del Teatro degli Scordati di Cinigiano o il consolidamento del lato sud di Cinigiano. Da qualche anno, dunque, il paese capoluogo e le sue frazioni stanno piano piano cambiando volto, diventando esteticamente più piacevoli e urbanisticamente più sicure.
“In effetti in questi ultimi anni abbiamo impiegato numerose risorse in opere pubbliche, ma oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti _ è intervenuto l’assessore ai Lavori Pubblici Giancarlo Baldi _. Non senza soddisfazione possiamo dire che alcune frazioni non sembrano nemmeno più le stesse così come sono state recuperate e lo stesso vale per le scuole, gli impianti sportivi, il santuario della Madonna di Val di Prata”. Attualmente i cantieri aperti a Cinigiano sono due. Il primo riguarda il Teatro Comunale. Siamo nella fase conclusiva del terzo stralcio dei lavori che hanno interessato questo edificio in gravi condizioni di degrado. Se con i primi due stralci si è provveduto alla messa a norma degli impianti elettrici, idraulici, di riscaldamento ed antincendio con il terzo si è provveduto al rifacimento dei bagni con la realizzazione di uno per disabili, all’impermeabilizzazione della copertura del tetto, al restauro delle parti in cemento della facciata e alla sostituzione delle poltroncine non a norma di legge e di tutti gli infissi. “Concluso il terzo stralcio dei lavori si provvederà alla sistemazione della parte esterna al teatro, in modo particolare del vialetto di accesso e delle aree limitrofe”, ha detto l’assessore ai Lavori Pubblici. “Sempre a Cinigiano è in itinere il secondo stralcio dei lavori di consolidamento a valle dell’edificio del Comune, in zona Botroncupo, sopra al campo sportivo per una spesa di circa un milione e 600 mila euro _ ha continuato Baldi _. I lavori sono stati tutti finanziati dal Ministero dell’Ambiente”. Sono in fase di appalto lavori a Monticello Amiata relativi alla sistemazione completa di via Amiata, zona Val di Prata e piazzetta antistante l’ambulatorio. Infine a novembre sono stati appaltati i lavori per il rifacimento della piazza di Poggi del Sasso. Dovrebbe essere terminata alla fine della prossima estate.

DEL COMUNE

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Bilancio

APPROVATA LA VARIAZIONE DI ASSESTAMENTO GENERALE

AL BILANCIO DI PREVISIONE 2009

Il consiglio comunale di Cinigiano il 30 novembre scorso ha approvato, con l’astensione del gruppo di minoranza, la variazione di assestamento generare al bilancio 2009. Con la variazione di assestamento generale, l’amministrazione comunale di Cinigiano ha approvato le previsioni definitive del bilancio 2009; operazione non semplice vista la situazione di assoluta incertezza in cui si trovano gli enti locali riguardo ai trasferimenti statali che avrebbero dovuto compensare i tagli derivanti da presunti risparmi e dall’esenzione dell’ici sulla prima abitazione. Se a ciò aggiungiamo le conseguenze derivanti dalla attuale situazione economica mondiale, che imporrebbe a tutta la pubblica amministrazione un ulteriore intervento a sostegno delle fasce più deboli, capiamo le difficoltà che si trova ad affrontare un comune come il nostro nel far quadrare i propri conti. Nonostante tutto, il Comune di Cinigiano ha mantenuto i servizi essenziali quali il centro gioco educativo ed implementato i servizi di assistenza scolastica che pongono il nostro comune sicuramente in una posizione d’avanguardia . Nella stessa seduta consiliare è stato preso atto del contributo regionale a fondo perduto di oltre 1.000.000,00 che assieme alle risorse assegnate, in più esercizi, dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena permetteranno, senza alcun onere per il bilancio comunale, di intervenire in maniera organica e sistematica sulla viabilità dei nostri paesi.”

APPROVATA LA CONSULTA DELLA CULTURA VALUTERA’ LA POLITICA CULTURALE del territorio
A novembre si è riunita la Consulta Comunale della Cultura. Si tratta di un organo permanente di consultazione istituito dal Comune per l’acquisizione, l’approfondimento e la valutazione degli indirizzi e delle esperienze di politica culturale del territorio. Fanno parte della Consulta l’Amministrazione Comunale, l’Istituto Comprensivo di Civitella Paganico, le Associazioni Pro Loco di Cinigiano e Monticello Amiata, il Comitato Pro sasso di Sasso d’Ombrone, l’Associazione culturale Casa Museo di Monticello Amiata, il Corpo Filarmonico “R. Francisci” di Cinigiano, i Comitati di Porrona, Castiglioncello Bandini e gli Amici del Santuario della Madonna di Val di Prata di Monticello Amiata. “Si tratta di un organismo innovativo che permette di aprire un importante tavolo di scambio e confronto tra tutte le realtà politiche e culturali del nostro territorio _ ha spiegato l’assessore alla Cultura Romina Sani _. Consente un collegamento continuo e sicuramente proficuo perché possiamo riuscire a coordinarci e ad avere sempre obiettivi comuni”. L’Amministrazione comunale all’interno della Consulta è rappresentata dal primo cittadino o da un suo delegato che la presiede – il sindaco Silvana Totti ha nominato Presidente Alessandra Draghi - dal rappresentante di maggioranza consiliare Francesco Fantacci; da uno di minoranza Marco Balocchi e dall’Assessore delegato, Romina Sani. Ogni Associazione, Comitato o Organizzazione ha, inoltre, un componente di rappresentanza all’interno della Consulta Cultura. I componenti hanno eletto il Comitato esecutivo, composto di 5 membri, di cui di diritto il presidente Alessandra Draghi e l’assessore delegato Romina Sani; gli altri eletti dalla Consulta sono Angela Aiolo, Marco Balocchi e Caterina Simoncioli. “Si tratta di un comitato esecutivo ben rappresentativo delle nostre realtà territoriali – ha concluso l’assessore Sani – che sicuramente lavorerà con grande impegno. Per questo auguro a tutti buon lavoro!”.

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Progetti

FATTI NOsTRI

COME SI COMUNICA CON IL MONDO ESTERNO
Il progetto “Dire è fare. Strumenti per una comunicazione efficace” nasce dalla volontà di una nuova realtà associativa “Il Borgo”, costituita da giovani volontari residenti nel comune di Cinigiano nel dicembre del 2007 con l’intento di fornirsi degli strumenti necessari per favorire una comunicazione efficace, sia all’interno del mondo giovanile, sia tra questo e il mondo delle istituzioni e del volontariato e così sperimentare nuovi linguaggi per comunicare e “comunicarsi” con l’esterno; Lo scopo principale del progetto è dunque l’incremento delle capacità relazionali e comunicative dei giovani coinvolti, nonché educarli all’ascolto e supportare l’interpretazione dei linguaggi. Queste finalità sono raggiunte attraverso una serie di azioni coordinate da un gruppo di esperti che forniranno una vera e propria “cassetta di strumenti comunicativi”: Web radio, arte grafica, musica, tecniche narrative e corso di teatro. Attraverso tali modalità ogni singola realtà che partecipa al progetto dialoga tramite il suo bagaglio di esperienze e le sue peculiarità con target di utenti differenti tra loro su tematiche di rilievo quali la pace, il dialogo interreligioso, la legalità, il disagio giovanile e la scomparsa dei luoghi identitari.

“DIRE e FARE”,

partner e sostenitori del progetto
Khorakhanè è un circolo che promuove l’agh
gregazione e la partecipazione attiva dei cittadini attraverso l’associazionismo e il volontariato. Organizzano iniziative legate alla cultura alla legalità e alla solidarietà.

Associazione uomo planetario nasce a o l t o Santa Fiora con lo scopo di promuovere il pensiero di Padre Balducci a partire proprio dal luogo in cui egli è nato vissuto. Il nuovo Corriere dell’Amiata è un orl o r r ma gano di informazione sulla storia, la tradizioni, la cultura e il folklore che caratterizzano il versante grossetano dell’area amiatina. Associazione L’Altra città è un’associaAt à
zione di secondo livello costituita da associazioni, organizzazioni di volontariato e cooperative sociali impegnate nella promozione delle competenze di cittadinanza ed intenzionate a ottimizzare le risorse ed a iniziare un ruolo di rete nel campo della solidarietà.

A.I.S.E è un’associazione insegnanti solidarietà
educativa. È un’associazione di volontariato di insegnanti e di educatori con lo scopo di sperimentare nella scuola e in altri ambiti sociali modalità educative volte al raggiungimento e al potenziamento del benessere personale.

Teatro Studio è un centro di formazione in cui o
si studiano le tecniche base dell’arte teatrale, ma dove soprattutto si sperimenta se stessi e i possibili modi di fare teatro, nel tentativo di incontrarsi scambiare, crescere, aprirsi come individui, come attori, come ricercatori/sperimentatori di una disciplina in continua evoluzione.

CEIS opera nel settore del recupero e reinserimento sociale dei tossicodipendenti con una struttura di accoglienza residenziale e di reinserimento sociale. Fondazione Sasso di Maremma, nasce o s e
con l’obiettivo di realizzare un villaggio dell’abitare condiviso. Il progetto nasce dall’esperienza di diverse persone, in particolare Don Virginio Colmegna e Don Enzo Capitani.

Comuni di Cinigiano e Santa Fiora, ga a a o , Provincia di Grosseto. i s

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Web

La proposta è nata dai giovani nel corso della campagna elettorale per la nomina del nuovo sindaco oposta co i t O hi l C h d i f l f t e della nuova giunta. Ora, chiuse le urne, il Comune ha deciso di farla sua e di farsene promotore. Così presto sarà “aperto” sul sito web dell’Amministrazione comunale uno spazio dove sarà possibile inserire domande e offerte di lavoro per istituire un legame tra i nostri giovani in cerca di lavoro e le aziende del territorio in grado di offrire loro un impiego. Lo spazio “Informa giovani-aziende” è in costruzione e sarà utilizzabile a partire da gennaio 2010. “Ci auguriamo che questa nuova rubrica del sito web del Comune possa trasformarsi in un canale privilegiato che possa dare un’opportunità maggiore ai nostri giovani di trovare lavoro e rimanere sul territorio e alle aziende locali di offrire lavoro preferendo nel loro organico persone competenti e affidabili che vivono nel nostro comune” .

adotti un cane? il comune ti aiutera ’ con un assegno di 500 euro
L’Amministrazione Comunale di Cinigiano ha in affidamento 9 cani attualmente ospitati nel canile privato Zoo Service in Via Aurelia Antica, n. 268, Strada Provinciale 40, (La Trappola), Grosseto. Gli animali sono così identificati:

Nome Naif Spino Full Toby Biondo Klaus Pina Drupi Costola

Razza meticcio per segugio meticcio per spinone pastore maremmano pastore tedesco poenter segugio segugio meticcio bracco

Colore nero focato fulvo bianco nero focato arancio fulvo pelo raso fulvo nero nero

Sesso maschio maschio maschio maschio maschio maschio femmina maschio femmina

E’ intenzione della Amministrazione Comunale offrire, a chi ne abbia eventualmente interesse, la possibilità di ottenere in proprietà i suddetti cani, anche singolarmente. L’Amministrazione Comunale contribuirà per il sostenimento delle spese agli interessati con una quota forfettaria una-tantum di Euro 500,00. Chiunque sia interessato può rivolgersi al Comune di Cinigiano: Ufficio Attività Produttive, telefono 0564.993407 – fax: 0564.994103. Gli animali possono essere visionati presso il canile suddetto previa preventiva comunicazione ai seguenti recapiti telefonici: telefono: 0564.400296 0564.400135

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Eventi

FATTI NOsTRI

pane e olio in frantoio
HA AVUTO UN BUON SUCCESSO DI PUBBLICO
Il Comune di Cinigiano ha aderito all’VIII° edizione di “Pane olio in frantoio”, l’evento proposto dalle Città dell’olio. Domenica 29 novembre è stata dedicata interamente alla spremuta di olive, uno omia dei prodotti trainanti dell’economia locale. Fin dalla mattina è stato possibile visitare e gustare una bruschetta nei frantoi delle Colline amiaa tine e nell’Oleificio Centro Italia a Borgo Santa Rita o in quello di ta Batani e Delli a Monticello Amiata eldove l’Associazione culturale delbile la Casa Museo si è resa disponibile ura per le visite guidate alla struttura tico che comprende anche un antico e frantoio abilmente e fedelmente rioprio costruito con i pezzi originali proprio nello stesso spazio che lo aveva visto lavorare per molti anni. Per l’ora di pranzo e per la cena c’è stato solo l’imbarazzo della scelta: i ristoranti locali il Rintocco, La posta e Sant’Anna di Cinigiano, Casa Bianca di Sasso d’Ombrone, il Riccio e Lucherino di Monticello hanno proposto una ricca e fantasiosa offerta gastronomica “per un filo d’olio” a prezzi decisamente promozionali. “Nel complesso l’evento è stato un vero successo, soprattutto se si consider la buona partecipazione del sidera pubb pubblico, sia locale e da fuori i confini del comune _ ha detto l’assessor al Turismo Massimo Fabiani _ sore . N Non solo, questa manifestazione si è rivelata anche un’ottima occasi sione per far conoscere l’offerta g gastronomica dei nostri ristoranti e una buona idea per trascorrere una sa sana giornata alla scoperta di un prodotto non sem sempre alla ribalta della scena ma decisamente interessante sotto ogni aspetto. Un grazie per la collaborazione alle associazioni Pro loco Cinigiano e Monticello, al comitato Pro Sasso e alla Casa Museo”.

CORSI DI AEROBICA E PILATES

anche per gli uomini

Dopo il successo degli scorsi anni l’Amministrazione Comunale con la compartecipazione del Comitato UISP di Grosseto ha confermato per il periodo 2009/2010 il corso di attività motoria per adulti (corso di ginnastica). Il corso è iniziato ad ottobre, ma le iscrizioni sono sempre aperte. Le lezioni si tengono ogni lunedì e giovedì della settimana dalle 18,45 alle 19,45. Il corso è così diviso: lunedì aerobica con pesi ed attrezzi ginnici, giovedì pilates. Cosa è il pilates? Il pilates è un programma di esercizi che si concentra sui muscoli posturali, cioè quei muscoli che aiutano a tenere il corpo bilanciato e sono essenziali a fornire supporto alla colonna vertebrale. Il metodo è indicato anche nel campo della riabilitazione posturale ed è molto importante per aiutare ad alleviare e prevenire il mal di schiena. L’UISP quest’anno ha anche provveduto a sue spese all’acquisto di 10 step così da apportare sempre più novità all’attività motoria, quest’ultima vista sia come momento di benessere psicofisico, ma soprattutto come momento di aggregazione. Il corso è aperto anche agli uomini. Per informazioni recarsi presso la palestra comunale nei giorni e negli orari del corso, in alternativa chiamare il Comune di Cinigiano allo 0564993407 oppure il 3351607826 (Diego).

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puliamo il mondo

I BAMBINI DELLA SCUOLA PRIMARIA DI CINIGIANO HANNO ADERITO A “PULIAMO IL MONDO”
“PULIAMO IL MONDO” A CINIGIANO
Non sporcare intorno a noi..
di Alessandra Draghi La scuola primaria di Cinigiano già da diversi anni collabora attivamente e costruttivamente con Legambiente per l’educazione ambientale. Ricordo il compost a scuola (che purtroppo non è riuscito molto bene), la raccolta differenziata di carta e plastica, lo studio dell’energia eolica, il risparmio dell’energia elettrica e dell’acqua.. Quest’anno con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale abbiamo aderito all’iniziati- va “Puliamo il ndere mondo” per far comprendere oro ai bambini, e tramite loro ai elli genitori, ai nonni, ai fratelli e alle sorelle..., quanto sia imARE portante NON SPORCARE L’AMBIENTE INTORNO A RE NOI per NON SPORCARE IL MONDO. Abbiamo dediciso di operare nel giardin no intorno alla scuola in n quanto (dopo l’uso non o corretto che ha avuto durante l’estate da parte di coloro che hanno paorganizzato e/o partecipato al torneo di calcetto) vi erano cartacce, appi, mozziconi di sigarette, tappi, cannucce di estathe, in quantità “industriale” oltre ad alcune bottiglie e lattine. I bambini hanno lavorato nella pulizia del giardino per quasi un’ora, poi stanchi hanno potuto giocare tranquillamente, mentre le maestre spazzavano la paglia che continuamente svolazza sui marciapiedi. Tale esperienza è stata sicuramente positiva ed educativa, ma speriamo di non dover più raccogliere così tanta immondizia dal nostro e vostro giardino. Dopo la maestra la parola ai bambini della scuola primaria di Cinigiano

CHE BELLO SE....
Venerdì 25 settembre, noi bambini della classe III insieme ai compagni della classe II, abbiamo aderito all’iniziativa “PULIAMO IL MONDO” organizzata dall’associazione Legambiente con il patrocinio del nostro Comune. Le maestre hanno consegnato a ciascuno di noi un cappellino, un paio di guanti, un corpetto e un sacchetto; il cappellino serviva per ripararci dal sole, i guanti per raccog p , p gliere la sporcizia, il corpetto per non sporcarci e il sacchetto per metterci i rifiuti. Tutti contenti abbiamo iniziato il lavoro nel giardin della nostra scuono l Abbiamo trovato: la. ta tantissime cicche, ca cannucce di estatè, ta tappi, bottiglie, cartac tacce, vetri e alcuni pez pezzi di ferro. Durante n il nostro lavoro abbiamo effettuato una gara: vince vinceva chi raccoglieva im più immondizia; ha vinto Ivann Ivanna. Abbiamo spostato dei sassi che si trovavanel no nella parte erbosa del giardin giardino, perchè potevano essere per noi pericolosi. Infine tutti contenti e ato. stanchi abbiamo giocato.

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e cOMe dISSe
MORALe deLL’ePISOdIO:
Bisogna sempre stare attenti perché chiunque può nascondere una qualsiasi arma di Massimo Fabiani

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i questi periodi può capitare di intraprendere discussioni su alcune “debolezze private”, per meglio dire vizietti, di quelli considerati un po’ fuori dalle canoniche regole di comportamento. Oppure di ricevere qualche confidenza, davanti a un sano bicchier di vino, delle quali il silenzio è rigorosamente d’obbligo, non solo per motivi deontologici ma anche per semplici e bonarie minacce. Dunque evitate di chiedermi i nomi dei protagonisti non parlerò sotto nessuna tortura e neppure per il famoso barattolone da due chili e mezzo di nutella (forse per i soliti cinque… ci ripenso ). Noi di ..fatti nostri, siamo gente seria e ce ne guardiamo bene dal dire i peccatori. I fatti risalgono a qualche anno fa, quando si andava alla visita militare. Tre giorni da molti attesi come battesimo della libertà, intesa come possibile spazio di trasgressività. I nostri amici, uno di paese (e ci tiene) e uno di campagna (non lo

I due disegni differiscono per 10 piccoli particolari, sapete trovarli?

I due disegni differiscono per 10 piccoli particolari, sapete trovarli?

ul numero del decennale via avevamo proposto di individuare dove fosse situato il “casotto” in foto e magari sapere anche a cosa servisse. Non era sicuramente facile ma del resto è anche questo lo scopo della nostra rubrica , invitare a una attenzione maggiore a cosa ci circonda, in questo caso a cose particolarmente rare e significative e a farle emergere dal loro anonimato. Oggetti sicuramente interessanti per un vecchio progetto “il museo diffuso, che non è detto che prima o poi non venga realizzato.Tornando alla foto del numero precedente, il nostro luogo nascosto si trova alla “Volpe“ il piccolo borgo accanto al Castello Porrona e la sua funzione era quella di essere una pesa per uso agricolo. La sua modesta dimensione lascia intendere che sono molti gli anni che si trova sulle spalle, sicuramente oltre un secolo e il suo uso era sicuramente per la pesa dei bovini oltre che per carri di modeste dimensioni. Per questa uscita siamo andati a pescare ancora qualcosa da “museo diffuso“ forse più visibile della pesa ma altrettanto oscuro nelle sue funzioni, buona ricerca a tutti.

IndOVInALA GRILLO

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25•... fatti nostri,

sa), e come mi racconta uno dei protagonisti (indovinate quale) per rendere subito l’immagine, o per giustificare l’ ingenuità di un tempo passato mi suggerisce una bella fotografia:“quando s’aveva i pinzi della camicia fori dal maglione…”. Dopo la prima visita medica in quel di Pisa i nostri amici avevano “accusato” vari acciacchi e come controllo supplementare la madre patria decise di spedirli all’Ospedale San Gallo di Firenze. Dopo una mattinata passata fra colloqui e lastre, i nostri eroi attendevano la sera per un battesimo sul campo della notturna vita cittadina. Ma nonostante l’essere alloggiati in luogo “pieno” di allegre compagnie, non si erano resi conto che le signorine in giro non erano le allieve del vicino collegio delle Orsoline. Incon-

trando un commilitone, conosciuto nella mattinata, non gli rimase che chiedere lumi su dove si potessero fare piccanti incontri. Il giovane militare un po’ stupìto, visto le diverse “belle di notte” intorno, non ebbe dubbio indicando una viuzza lì vicina. I nostri amici, sicuri del fatto loro, in pochi istanti furono sulla cantonata e accanto a un portone un fisico statutario, senza veli, in nudo sotto una conturbante pelliccia li invitava a un contatto. Ma la perplessità dell’uno non fu pari alla velocità dell’altro che in un batter d’occhio fu sulla soglia e scomparve nel portone. Ma altrettanto velocemente riapparve sulla strada esclamando …un “..Maiala Cane!!!” E l’amico: E’ un trans, dì ? … “Boh!!! o Tram o Rama sotto era armato”.

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21.Lo metteviVERTICALI:1.Soprannome del marito del Sindaco; 2.; 3.Astuto Amoselia al molino; 23.Iniziali “nel tuo motore” al distributore “ESSO” di … che non ha pari; 4.Cognome di mio zio “Cencio” maestro e consigliere comunale, e e del “Moro”;5.Nome mitologico del mpagna del “Filoni”; 24.Iniziali… del figlio di Ida della maestrafacciano 26.I …confini delbabbo del del Molino; 7.Sarà difficile che li Zita; le querci; 8.Iniziali dell’Austria; “Polverelli”; 6.All’inizio babbo di romano; 28.se ne eparla nell’articolo Cav. Lorenzini; nel Cinigiano potevi del18/12/2004; 31.Serve a Marisa Gianfranco, factotum del a pag. 29 9.A giornalino scegliere tra “Maramocco” o di “Biralla”; ne è figlio chi non ha genitori; 34.Cognome intitolato a Jader Bruchi; care; 33.Si dice che 10.Nostalgico marchio di moto d’epoca; 13.QuellofudidiCinigiano era del nuovo Sindaco di 14.Frattini lo è attualmente agli Esteri; 16.Sigla sindacale che Di Vittorio e Cofferati; 17.La praticava o (così si rinnova subito!); 35.La modella tunisina,dimoglie 20.I TronchettiSingapore; 21.La “Leggera” il Tassi Danilo; 19.Era il circolo ricreativo Porrona; di confini … di Provera; 37.Ne “Lescaut” di Pucciniana memoria che 39.Nome soprannome di hi si lascia andare senza nutrirsi e bere; ricorda ilanchedel figlio un Alessandri Paolo; del Brozzi; del nipotenoto ciabattino di Cinigiano 22. Sono più grande 24.Diminuitivo 41.Ne “nostri” in questo giornalino; 23. Diminutivo del di na minore ed una maggiore; 42.Inizialigruppo del rock progressivo anni ’70 di Di Cioccio e Mussida;rubrica a sistema con la parabola; 25.Mitico di “Caprino”; 44.Iniziali dell’autore della 26.Si legna; della posa; 47.Nome della zia di Carla nel giornalinoripetono … in Italia; 30.Si usava per far oppone32.D’annunzio ne scrisse una tragedia sullaDi “Calore”; e del 30/07/2006; 45.Al centro … al nord; 37.Lo “Sport” lo gestisce il figlio figlia, o un soprannome di Giacomo Lucattini; 35.Si Ceroni, che38.Le ha spiegate il grifone Fontenasso; Grosseto; 39.Precede … Michele, patrono di Cinigiano; abitava a largo nello stemma di 49.Iniziali di “Piombo” 51.La religione 42.Nei tasti e nei vasi; 43.Iniziali delgiornalino del 15/12/2001; 55. Riga … nelarma; Proprietario menticato corrispondente di pag. 10, “Pepaio”. della “Edil Service”; 44.La targa della Beneamata mezzo; 45.Mezzo … uomo; 47.Iniziali del e del centenario festeggiato a pag.5 nel giornalino del 26/07/2008; 58.Nome dell’autore cui ato il Rescue n.d.r. Alcuni soprannomi sono stati ne parlava nell’articolo acaso”. Graziedel l’aiuto. del 11/04/2004 59.Se presi dalla tombola dei “Festaioli per pag.24 per giornalino del 000

ORIZZONTALI:1.Stato dell’America centrale o soprannome di Fabrizio Pellegrini; 9.Ne aveva molti 54 55 56 57 Nanni Dari; 11.Il nome del nonno di “Gastone” di Torino; 12.Iniziali del babbo di “Saramella”; 13.Nome del figlio più grande di Geris; 15.La N del T.N.T.; 16.Cento (abbr.) fanno 1 metro; 17.A Cinigiano si chiama ciuco; 18.Ce l’ha … sia la suora che la monaca; 19.Nome del fratello del “Verde”; 22. Il “Casato” 59 del Conte “Fischiotto”; 24.Iniziali di “Manicco”; 25.Ci abita il Colonnello Moschini; 27.La dea greca dell’aurora; 28.In mezzo … alla stanza; 29.Il cognome di “Memmo” del Monte dei Paschi; 30.Iniziali del citto di Marziano; 31.Nome de fratello di Arnaldo, muratore ; 33.In mezzo … alla retina; 34.Mangiano i tre ONTALI:1.Era in omaggio … del Cassero; 37.Ce l’hanno in comune … “Bicche” e il “Bionso”; 38.Iniziali del al a briscola; 36.Alla fine con il giornalino del 18/07/2004; 10.Sta … in fondo meccanico di poggio al vento; 40.Unione Circoli Cooperativi; 41.C’è nel pero; 14.Così babbo ; 12.Si spendevano nella Russia zarista; 13.Sono nel melo e quella legale; 43.Iniziali delsi faceva del mitico “Chiavacci”, che aveva il frantoio al Botroncupo; 44.Nome della “giornalaia” di Cinigiano; e il gruppo di 46.Diminuitivo di16.Torredi… cui manca 48.Soprannome di Stefano Bartalucci;Dari, articolo a Celentano; una figlia Alessandri Paolo; un tre; 17.Lo lavora Sirio 49.Città greca passata alla storia per un cavallo. del 15/12/2001; 20.Nomignolo usato da un cestista nigeriano della Mens Sana Siena di
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Un AnnO dA nOn dIMenTIcARe
Realizzato il libro dei sogni
n secondo semestre 2009 veramente impegnativo e importante per la nostra associazione; le molte iniziative in programma hanno messo a dura prova il consiglio che al termine di questo anno concluderà il proprio mandato. Con il primo di luglio abbiamo fatto uscire il depliant “Fra borghi pievi e castelli”, calendario realizzato con la collaborazione di tutte le associazioni locali, dell’Amministrazione Comunale e della Strada del vino e dei sapori d’Amiata per gli eventi che riguardano il nostro territorio. Il volantino in tre ante raccoglie tutti gli eventi che si svolgono nel nostro comune da Luglio a Ottobre, oramai diventato vera guida per la popolazione e per i turisti che soggiornano nel nostro territorio. Per tutto il mese di luglio si è svolta “Cartaphesta” l’appuntamento atteso dai ragazzi che, anche in questa occasione, hanno partecipato numerosi dimostrando interesse e capacità non solo nella tecnica della cartapesta ma anche nei rapporti di sana e spontanea globalizzazione. Sempre il primo di Luglio c’è stata l’apertura della mostra presso la sala expo di palazzo Bruchi: “ …fatti nostri, 10 anni insieme” ovviamente dedicata al decimo anno di vita del nostro periodico con l’esposizione di tutti i numeri, consultabili,

1° cLASSIFIcATO

cOnTRAdA PeScInA: “IL SeGReTO deLLA VITe”

27•... fatti nostri,

dalle associazioni

U

e di alcuni pannelli che raccontavano momenti salienti della storia della rivista. Per sabato 25 luglio “ Buon compleanno …fatti nostri” la festa per il decimo anno di vita della rivista, con la presentazione della raccolta di poesie di Annalisa La Fauci e la presentazione dell’ultimo cd della Monticellese e del numero decennale … di fatti nostri, che avrete senza dubbio ricevuto nella veste a colori e con quattro pagine in più. Per l’occasione è stato donato al Sindaco Silvana Totti la raccolta rilegata in pelle dei tre volumi che raccolgono tutti i numeri della rivista. Come per ogni festa che si rispetti gli immancabili “tarallucci e vino” e anche porchetta e panzanella oltre alla mega torta di compleanno che il sottoscritto ha provveduto a tagliare e distribuire agli intervenuti in rigoroso silenzio, dovuto a un “groppettino” alla gola. Per il primo di agosto, cambio della guardia nella sala expo; “Aspettando la quarantesima festa dell’uva”, oltre venti pannelli con centinaia di foto, le “mezzane” , la prima coppa, alcuni costumi di personaggi saliti sui carri allegorici e del corteo storico e anche qualche “chicco” di carro allegorico. In visione l’intera raccolta in dvd di tutte le edizioni della festa, oltre ai lavori dei ragazzi di “cartaphesta” sia del 2008 che del 2009 con i loro mini carri allegorici. Una raccolta che è stata gradita sia dai Cinigianesi, suscitando non poche emozioni, sia dai turisti che in molti casi non si immaginavano che da queste parti si partorisse ogni anno un evento di così importane. Per il 10 di agosto appuntamento da non perdere “Calici di stelle” la festa delle “città del vino” organizzata dall’Ammini-

strazione Comunale, che ha visto la Doc Montecucco in vetrina e in degustazione nello scenario di piazzale Capitano Bruchi allestito dalla Strada del vino e dei sapori d’Amiata” e l’immancabile tavolata per via Roma che vede ai fornelli le contrade cimentarsi in piatti della tradizione locale. Lo spazio musicale è stato aperto dal Corpo Filarmonico Ruggiero Francisci e concluso con la splendida e coinvolgente cover band ufficiale dei Nomadi, i romani del gruppo ”Le strade” . Per la vigilia di mezzagosto torna “Cinigiano Rock”; consueta “cena alla bona” con sul palco i “non plus ultra” che presentano il loro primo cd, in attesa della Ligabue Cover Band, una delle più quotate cover band fra quelle ufficiali del cantautore bolognese. A seguire “la notte bianca” la prima per i nostro paese, almeno ufficialmente …, con cena e ogni cosa rigorosamente in bianco affidata alla goliardia dei “festaioli per caso”. Tutti al lavoro c’è da definire gli ultimi ritocchi della festa dell’uva e iniziare i carri allegorici perché la prima domenica di ottobre è alle porte.

Lº Festa dell’UVA: la cronaca: venerdì 2 ore 17,00 una “scrosciata” d’acqua si abbatte sul paese della quale solo il Coseca, azienda addetta alla pulizia urbana, può compiacersi … ma gli esperti in “panciolle” davanti al bar assicurano: “non pioverà” ..la buca di Betta è “spurita”. Intanto nella sala degustazioni di Palazzo Bruchi una commissione di esperti sta stilando le classifiche dell’XI°Concorso DOC Montecuccco. Allora via, fidiamoci… si parte! “montano” gli Ira, che ci allieteranno in piazza del mercato con il loro pop made in Italy, e i ragazzi degli HCL che con la loro tecno entreranno in scena in tarda serata per un “piano cantina “ un po’ speciale. Inizia ad affluire la gente al centro informazioni per sapere dove si trovano le cantine. I cuochi delle oramai tradizionali “cene a colori” hanno già preparato le loro proposte tradizionali e qualche bottiglia di vino è già aperta per l’ossigenazione. Si vede anche un “capannello” di giocatori di briscola avviarsi verso la sala dove si svolgerà il torneo. Se il buon giorno si vede dal mattino … non mancherà sicuramente la gente. Sono oramai le due del sabato; ricognizione cantine, “du’” conti per confermare che è stato un

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venerdì da record. Il mattino di sabato 3 arriva presto, riapre la mostra nella sala expo di palazzo Bruchi “aspettando la quarantesima festa dell’uva”. Si apre la sala consiliare comunale per esporre i lavori dei ragazzi delle scuole che con i loro insegnanti, in poco tempo, hanno svolto un importante compito; attraverso le interviste di amici e parenti sono andati a scoprire nuovi e vecchi modi di lavorare la vigna, di raccogliere l’uva e di far nascere i vino. Alle ore 10,00 inizio della Tavola rotonda “Tra antiche sapienze e capacità di innovare” alla quale sono intervenuti il professor Scalabrelli e il professor Pacciani e dove sono stati spiegati i lavori realizzati dai ragazzi della scuola. Il programma prevede anche la premiazione del Concorso Doc Montecucco, unico concorso riservato ai vini delle Doc locale. Il programma della mattina non si conclude qui: c’è la consegna delle targhe ai così detti “padri della festa dell’uva” e così si procede; l’ultima consegna va al dottor Bargagli come primo presidente della pro loco Cinigiano e responsabile dell’organizzazione delle prime feste dell’uva. Il “dottore” legge una toccante lettera che racconta la nascita della festa e ricorda una serie di situazioni portando la platea in un religioso silenzio e a far cadere anche qualche lacrima. E’ il sindaco e il sottoscritto con la lingua “impastata” a chiudere i lavori e ad augurare ai presenti: “buona festa dell’uva”. Anche la sera del sabato inizia presto. Sin dal primo pomeriggio c’è un bel passeggio in via Roma e i gruppi musicali stanno già allestendo, mentre a palazzo Bruchi nella sala degustazione la Strada del vino e dei Sapori propone la degustazione guidata dei vini che hanno vinto il Concorso Doc Montecucco. Partono i concertini in ogni piazza e per ogni gusto musicale: Buffalo Riders, Autostrada del Soul, Non plus ultra, Hcl e i fiorentini Fretta e furia; lo spettacolo itinerante è offerto dagli aretini della Sciacchetrà, mentre il paese va via via riempiendosi. Vino per ogni palato: oltre quaranta aziende con almeno cento etichette sono presenti con i loro vini nelle varie cantine del centro storico, dove fanno spicco anche i fiaschetti e i gottini personalizzati per l’occasione a ricordo di questa quarantesima edizione. Spazio anche per l’olio “al chiostro” dove si degustano i nostri oli in abbinamento con succulente zuppe o a condimento di fantasiose bruschette. La parte gastronomica vede far da padrone al “Biscotto salato cinigianese” ,“le polpe di maiale” i “fegatelli” e la “schiaccia con l’uva” ottimi compagni per un abbinamento con i vini locali. Tutto scorre nel migliore dei modi fra balli e canti “fino sotto ‘l sole” in una sana festa di divertimento. Il tempo di una doccia e si riparte per la giornata conclusiva corteo storico del mattino per raggiungere la chiesa dove viene impartita la benedizione della coppa offerta dall’Amministrazione Comunale e dell’uva e, alla presenza dei Capitani delle contrade, l’estrazione dell’ordine di sfilata per il corteo del pomeriggio. Alle 15,30 la prevista partenza del corteo slitta di qualche minuto per dar modo alla Folkloristica di Bettole di sistemarsi e parte la “disfida” che per questa edizione torna all’antico con un tema unico da sviluppare:” Mondo

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dalle associazioni

Vino”. I nove componenti della giuria sono già presenti sul palco pronti a prendere appunti per poi votare al termine della sfilata. Il sorteggio dice che la prima contrada a mostrare il proprio lavoro è quella della Pescina e tamburini e sbandieratori nei colori arancio verde e nero aprono la sfilata e introducono il carro “il segreto della vite” ,dove si narra una storia di pura fantasia nella quale un contadino delle nostre campagne dopo aver coltivato alberi da frutto e verdura che non gli davano il sostentamento, ebbe in dono una pianticella di vite e il resto della storia la immaginate tutti. Un carro particolarmente innovativo sotto l’aspetto dei meccanismi di movimento delle strutture, mai presenti in così gran numero in altri carri della manifestazione e con una rappresentazione scenica tutta in diretta fra canti e prose. Il secondo carro a entrare in scena è quello del Cassero. Il popolo di Largo Fontenasso ci racconta le vecchie vicende della perduta cantina sociale degli anni settanta e la nascita della Doc Montecucco; attraverso la vita paesana rimpiange i tempi andati dove i rapporti sociali nelle nostre campagne erano sicuramente più spontanei e cordiali e sentenzia “ si stava meglio quando si stava peggio”. Un carro interessante sia sotto l’aspetto strutturale, diviso in due parti, che sotto l’aspetto scenico, ritornando alle origini di quando tutte le contrade sfruttavano il regolamento realizzando la doppia scena una “d’andata e una di ritorno”, in pratica una situazione per il primo passaggio davanti alla giuria dove si parla del passato e una rappresentazione per il secondo passaggio, al cospetto della giuria, che ci porta ai giorni nostri. Ogni riferimento a cose e persone non sono casuali ma reali come l’interpretazione scenica direttamente affidata ai protagonisti alcuni del passato e molti del presente. Terzo a scendere in piazza Capitano Bruchi è il carro della contrada Molino con “Il calamaio di vino”

dove la contrada racconta una storia di propria fantasia dove i personaggi che la animano possiedono nomi dei vini della Doc come il saggio Rigomoro o il giovane Rigoleto. Una storia di due mondi che vivono svariate vicende ma solo l’uomo nobile d’animo può scrivere la storia del proprio territorio fatta di cultura e prosperità. “ dove c’è penna c’è inchiostro, dove c’è inchiostro c’è scrittura, il vino è lo strumento e il foglio di carta … il territorio”. Una scena degna di un musical narra la storia. E’ giunta l’ora, quella del verdetto la piazza è gremita, si sono dimenticate le fatiche per la costruzione, l’impegno indispensabile delle centinaia di persone coinvolte per l’organizzazione, tutto è andato per il verso giusto la festa entra di diritto nella storia locale come una delle più riuscite. E’ la contrada Pescina a scrivere nell’albo d’oro il suo nome per la vittoria della quarantesima edizione della festa dell’uva di Cinigiano. In questi giorni l’assemblea annuale dei soci con la classica cena del ringraziamento per i collaboratori della festa dell’uva e l’organizzazione per le nuove elezioni. Si conclude un anno veramente “storico” per le molteplici attività svolte dall’associazione alcune delle quali non le ho neppure menzionate per chiari motivi di spazio, un programma che alla presentazione all’assemblea di fine anno 2008 sembrava il libro dei sogni e fortunatamente grazie a tutti e dico a tutti (associazioni, istituzioni e paesani) è andato in porto. Come molti di voi sanno non mi piace “auto- ringraziarmi” ma non posso esimermi dal farlo perché solo con la collaborazione di tutti è possibile realizzare quello che abbiamo messo in piedi. Ass. Pro Loco Cinigiano Il presidente Massimo Fabiani

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cASTAGne PeR OGnI OccASIOne
A cena: “le vecchiarelle”
di Franco Cherubini

dalle tradizioni

E

’una piovosa giornata di fine novembre.... Vento e pioggia mi riportano con il pensiero a quei lunghi pomeriggi trascorsi da bambino nel “canto del foco” dei nonni, dove ascoltavo con entusiasmo storie e novelle, mentre il nero paiolo appeso alla catena brontolava bollendo frutti e verdure di stagione: cavoli , patate, castagne. In questo contesto mi vengono in mente le “vecchiarelle”; piatto adatto ad una giornata come questa, quando oramai i seccatoi erano “battuti” e la castagna secca faceva bella mostra di sé nei sacchi da portare al molino per farne farina o veniva comunque risparmiata dalle macine per essere direttamente consumata. La castagna secca e mondata dalla buccia era il risultato del lungo periodo di essiccazione del frutto fresco: quaranta giorni di fuoco lento e fumoso che intiepidiva i seccatoi sino a far evaporare l’umidità da quintali e quintali di castagne.... Tutto merito dell’uomo che con attenta cura notte e giorno alimentava il fuoco di ciocco,coprendolo con la buccia secca delle castagne dell’anno precedente e pregando S: Barbara di preservare il seccatoio e il suo prezioso contenuto da possibili incendi, perchè una scintilla sfuggita al controllo avrebbe mandato in fumo le fatiche di una stagione. Dopo i fatidici quaranta giorni avveniva la battitura , giornata di fatica e

di festa, come tutte quelle giornate in cui il raccolto viene messo al sicuro e né le tempeste né altre avversità possono più danneggiarlo; in quel giorno c’era la sicurezza che le castagne avrebbero garantito cibo per il prossimo inverno. Festa, nel giorno della battitura, quando di “bigonzo” in “bigonzo” la “ mazzanghera” ben adoperata faceva saltare la buccia secca sulle castagne ancora tiepide e le massaie ventilavano il tutto alla leggera brezza autunnale, riempiendo i sacchi di bianche castagne secche; queste, oltre che macinate per produrre farina, erano le “caramelle” date in premio ai ragazzi per i loro servigi, oppure venivano cotte in qualche modo per sfamare la famiglia. Un modo di mangiare le castagne secche era quello di metterle in un paiolo con abbondante acqua un pizzico di sale, lasciarle bollire a fuoco lento per oltre un’ora e servirle insieme al loro brodo in un piatto fondo... e questa era la cena ; “ le vecchiarelle”..

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Insieme al fratello ed un altro socio nel 1989 decidono di rilevare l’attività del frantoio dove ormai da 10 anni lavorava come operaio. “E’ iniziato un po’ per gioco” mi dice “non credevo certo che poi sarebbe diventato il mio lavoro principale!”. Il frantoio era ubicato a Montenero ma, nel 1993 decide di costruire una nuovissima struttura a Santa Rita e vi si trasferisce. La conduzione del frantoio è stata da sempre quasi esclusivamente di Nazzareno che nel 2002 rileva la parte di attività del suo socio, infine, da quest’anno, è divenuto unico proprietario, rilevando anche la parte del fratello, cambiando anche nome da Oleificio Centroitalia a Frantoio Poggialto. Il lavoro è stagionale e va circa dal 15/10 al 20/12 durante il quale assume 3 operai e lavora dai 7000 agli 11000 quintali di olive. I clienti che scelgono di lavorare le proprie olive da Nazzareno provengono, oltre che ovviamente dal nostro comune, anche da comuni limitrofi come Grosseto, Orbetello, Massa Marittima, Siena, Montalcino, Castel del Piano, Civitella Marittima, Roccastrada e Campagnatico. Il tipo di lavorazione viene detta “a freddo”, cioè le olive vengono rigorosamente lavorate sotto i 27° in quanto solo così l’olio conserva le proprietà organolettiche e riusciamo ad avere una bassa acidità, un basso numero di perossidi ed un’ elevata quantità di polifenoli. Le olive vengono lavorate a “ciclo continuo con divisione partitaria” il che stà a significare che la lavorazione non subisce sosta tra una partita e l’altra anche se ogni cliente alla fine, riceverà esclusivamente l’olio prodotto dalle proprie olive. L’azienda di Nazzareno è iscritta all’IGP Toscano, il cui disciplinare prevede che le olive che arrivano al frantoio vengano lavorate entro le 24 ore per assicurare la freschezza del prodotto. Ma come avviene il ciclo della lavorazione? Nazzareno mi spiega che le olive, una volta arrivate al frantoio, vengono messe nei “Bins” cioè grandi cassoni, pesate, separate cliente per cliente, poi svuotate nella tramoggia e attraverso un nastro trasportatore partono per essere defogliante e lavate rigorosamente con acqua fredda. Dopo, grazie a dei frangitori, vengono macinate e depositate in vasche chiamate gramole dove, grazie al movimento che subisce il prodotto, si determina l’aggregazione della frazione oleosa. Questa fase della lavorazione è determinante in quanto rende possibile la completa estrazione dell’olio. Già qui il cliente può visionare il suo prodotto, in quanto diviso per ogni singola partita. Il sistema di frangitura può essere fatta in due modi a seconda dei gusti del cliente: un tipo di frangitura rende l’olio più piccante, più amaro e di colore giallastro, l’altro sistema lo rende più dolce, verde e più corposo. “La maggior parte dei clienti che ritira il proprio olio” dice Nazzareno, “sceglie quest’ultimo tipo

S

ono andata a trovare Nazzareno al suo frantoio nel periodo di massimo lavoro eppure…la prima cosa che ti salta agli occhi è la precisione e la pulizia che caratterizzano i suoi locali! C’è un via vai di gente, trattori, cassoni, olive che arrivano, olio che và… .”Ma come fai a tenere così pulito?” Gli chiedo subito sbigottita! “La pulizia nell’olio è importantissima, anzi direi essenziale” mi ribatte subito; intanto mi giro e vedo un suo operaio intento a spazzare dietro ad un muletto che è appena passato per scaricare un cassone di olive…hanno imparato bene i ragazzi eh! Ci mettiamo poi seduti e inizia a raccontarmi la sua storia, anzi la sua passione per l’olio.

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profeta in patria

di lavorazione, ma il mercato, cioè l’olio che ritiro io per poi commercializzarlo, lo preferisce nel primo modo descritto, in quanto ha le caratteristiche del vero e proprio olio toscano e i clienti fuori dal nostro territorio lo richiedono così”. Dopo la gramolatura, attraverso delle pompe, la pasta viene spinta dentro ad un estrattore centrifugo dove avviene la separazione della parte solida (sansa) dalla parte liquida composta da olio e acqua di vegetazione. Da qui attraverso un nastro trasportatore la sansa va al di fuori dello stabilimento nel c.d. “sansaio” per poi essere trasportata al sansificio in provincia di Latina dove, grazie ad un’estrazione chimica, viene ricavato l’olio di sansa, mentre attraverso una pompa la parte liquida viene portata al separatore vero e proprio dove avviene la divisione dell’olio dall’acqua. A questo punto, l’olio prodotto dal frantoio Poggialto può essere ritirato direttamente dal cliente, mentre quello che ritira Nazzareno, viene stoccato in serbatoi di acciaio inox. Nei mesi successivi, al fine di garantire la massima

qualità, l’olio subisce vari travasi prima di venire imbottigliato, etichettato e commercializzato. E’ consuetudine “lasciare” l’olio al frantoio per due motivi: il primo se si vuol pagare la lavorazione delle olive non con i soldi ma con le cosiddette “molende”, il secondo se vogliamo che sia il frantoio a provvedere alla vendita dell’olio prodotto e poi a saldare il produttore. Orgogliosamente Nazzareno mi dice che il suo olio va a finire direttamente a clienti privati in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Svizzera e Germania in quanto dice “il rapporto di conoscenza diretta e fiducia per me è importantissimo”. “Uno degli acquirenti più famosi, oggi diventato amico” ci dice subito Nazzareno, “è Francesco Illy, sì, proprio quello del caffè!”. Proprio per avvalorare questa sua scelta di instaurare un rapporto diretto con il consumatore, Nazzareno và ogni anno, la seconda settimana di febbraio, ad Erba (CO) ad una famosissima fiera sulla ristorazione. Ha ricevuto inoltre tanti premi di riconoscimento per il proprio olio

come il “premio strega” dove più volte l’olio Poggialto ha avuto il posto più alto sul podio, o l’altrettanto prestigioso “Oliva d’oro”. Oltre all’olio Poggialto (composto da circa il 70% varietà frantoio e 30% varietà moraiolo) Nazzareno produce anche un altro olio proveniente oltre che dal suo frantoio, da altri 3, che insieme a lui hanno dato vita ad un consorzio chiamato “terre di maremma”. L’olio proveniente da questo consorzio, dopo essere stato accuratamente selezionato ed aver ricevuto la certificazione di IGP Toscano, viene conferito tutto al frantoio Poggialto e qui confezionato. Anche tutta la famiglia di Nazzareno nel periodo di massimo lavoro viene coinvolta nel frantoio. Infatti le 2 figlie lo aiutano in ufficio mentre la moglie Anna si preoccupa della ristorazione dei lavoranti. ”Non solo” mi dice “qui si lavora intensamente, ma spesso si fa qualche bruschettata con clienti e amici e non disdegniamo qualche bisbocciata in allegria!”.

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notiziando

BIMBI In FeSTA e… La classe quinta prima a Castell’Azzara
di Marisa Pignattai …”Zucche in festa” il titolo del

concorso bandito dall’associazione pro-loco Castell’Azzara ed al quale ha partecipato la classe V^ della scuola primaria di Cinigiano sotto la guida esperta e creativa dell’insegnante Emilia Casangeli. Gli alunni si sono cimentati in ricerche di ricet-

te culinarie a base di zucca, tanto da costruire un ricettario, corredato da disegni, degno di un grande chef (alcune sono state anche provate…una delizia!!!). Il ricettario è stato accompagnato da una raccolta di composizioni sulla zucca, dove ogni alunno ha espresso la propria fantasia rendendole veramente divertenti. Tutto ciò ha portato la classe ad una strepitosa vittoria, classificandosi primi in assoluto. Complimenti, quindi, all’insegnante ed agli alunni che hanno fatto sì che la scuola primaria di Cinigiano abbia collezionato un’altra vittoria. Bravi!!! Questi gli alunni: Christian Aere, Parsifal Alberizzi, Cristian Bacci, Andrea Boscagli, Myriam Canuti, Ambra Galella, Veronica Galassi, Mattia Giannetti, Lycia Panfi, Samuele Panfi, Simone Panfi, El Mehidi Quon,Veronica Rinaldi, Riquelme San Martin Jasmin, Amra Saiti, Rachele Tarsi.

cOnVeGnI AL MOnASTeRO dI SILOe: TRA BIOARcHITeTTURA e SAnA ALIMenTAzIOne
29-30 agosto 2009 la bioarchitettura a Siloe di Irene Dari
a settimana del Creato, promossa dalla Comunità monastica di Siloe presso il Monastero dell’Incarnazione di Poggi del Sasso è senz’altro una proposta innovativa aperta a tutti coloro che desiderano approfittare di un periodo di riflessione su tematiche di ricerca, di religione, di arte e di cultura a cavallo tra il periodo estivo e la ripresa delle normali attività. Quest’anno la manifestazione organizzata dai monaci di Siloe, dal 29 agosto al 6 settembre, è stata ricca di convegni, concerti, mostre d’arte, incontri di preghiera, e proprio il convegno “Architettura monastica, architettura per l’uomo: il Novecento e oltre, da St. Marie de la Tourette al Monastero dell’Incarnazione” ha inaugurato la chermesse di appuntamenti. Tale incontro ha occupato due giorni di dibattito per capire come l’architettura moderna abbia saputo ereditare e riproporre il tema del rapporto tra uomo, Dio e Creato che ha caratterizzato fin dall’inizio l’esperienza dei monaci di ogni regola, a cominciare da quella benedettina cui i sei confratelli di Siloe si richiamano. Un programma ricchissimo con nomi di spicco, da Enzo Bianchi a Mario Botta, nonché Edoardo Milesi, il progettista del monastero maremmano. L’architettura contemporanea per una comunità animata dall’antica regola di Benedetto è anche una sfida: dire la fede con il linguaggio di oggi. Milesi ha saputo cogliere il genius loci e insieme la storia quasi bimillenaria del monachesimo, diventando così esemplare in un percorso che segna il Novecento e va da St. Marie de la Tourette di Le Corbusier a Mount Angel di Alvar Aalto al monastero di Vals di Hans Van der Laan. L’incontro alla presenza di autorità ecclesiastiche e istituzionali ha visto gli interventi di Edoardo Milesi, architetto esperto in materia di tutela ambientale, specializzato in bioarchitettura, vincitore nel 2006 del Premio per le Energie Rinnovabili Legambiente, con la relazione “Siloe come nasce un Monastero”. Ha proseguito il dibattito Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose con l’intervento “Spazio e liturgia”, seguito dai contributi dei professionisti Maria Antonietta Crippa, architetto ordinario del Politecnico di Milano “Monasteri d’autore, da Le Corbusier a Nakashima” e Mario Botta, uno degli architetti più famosi del mondo, “Disegnare il sacro oggi”. Nel pomeriggio è intervenuto l’Abate Michael John Zielinski,Vice presidente pontificia commissione Beni culturali con la relazione “Siloe, un monastero per il 2000”.

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“SAnI e In FORMA A OGnI eTÀ, cIBO SAnO e MOVIMenTO”
Ancora il Monastero di Siloe è stato scenario di un’importante campagna di Coldiretti incentrata sulla educazione alla salute e intimamente legata ad un consumo “consapevole” dei prodotti agro alimentari di stagione a chilometro zero. Amministrare e gestire cucine e dispense delle nostre case con specialità coltivate in luogo, significa non soltanto incentivare quella “filiera corta” che di per sé comporta lo sviluppo sostenibile della agricoltura locale, ma soprattutto consente alle famiglie di nutrirsi in maniera corretta, consumando cibi sani nutrienti non “impoveriti” da trattamenti di lunga conservazione e/o maturazione forzata. In questo contesto si pone l’iniziativa, in collaborazione con il Movimento italiano casalinghe, del Convegno: “Sani e in forma a ogni età – Cibo sano e movimento”

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La seconda giornata dedicata ancora alla bioarchitettura è stata introdotta da padre Mario Parente, priore della Comunità di Siloe con il resoconto “Siloe, architettura per la Maremma”, seguito da quello di Padre Stefano Piva, monaco della Comunità di Siloe “La nuova casa per l’antica regola”. Edoardo Milesi con discorso “Tra spirito e paesaggio, progettare un monastero” ha ripreso e approfondito le tematiche del giorno precedente lasciando poi la parola a Luigi Leoni, architetto e presidente della Fondazione Frate Sole con “Monasteri contemporanei”. L’intera settimana, coordinata dalla sapiente opera dei sei confratelli di Siloe, è un esempio di una continua e copiosa azione di religiosi, che oltre a dedicarsi al culto e alla preghiera, si prodigano per creare momenti di riflessione rivolti alla valorizzazione delle potenzialità artistiche e culturali del nostro territorio.

notiziando

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, svoltosi al Monastero di Siloe, nel comune di Cinigiano. Il Convegno, inserito nel contesto della “VII Giornata diocesana della Casalinga” ha visto la partecipazione di relatori e ospiti qualificati, esperti nel campo della educazione alimentare, della gestione di un corretto stile di vita e della produzione di specialità “anti-age”. Nel corso dell’incontro di Siloe è stato presentato un particolare tipo di formaggio “anticolesterolo”, realizzato in Maremma da un’impresa Coldiretti, in collaborazione con l’Università di Pisa. La prima parte del convegno è stata dedicata alla “Sindrome metabolica” la cui origine risiede proprio in una alimentazione scorretta e in uno stile di vita eccessivamente sedentario. In questa sessione, la dottoressa Heide De Togni, chimico farmaceutica e esperta in medicina naturale e alimentazione, ha spiegato ai partecipanti al Convegno come interpretare i valori degli esami del sangue, e come contrastare la sindrome con “più chilometri alle gambe e meno al cibo”, grazie a alimenti sani provenienti da filiera corta. Nella seconda parte, Monica Bianchini, fisioterapista e esperta in ginnastica posturale, ha parlato dell’importanza del movimento come prevenzione di importanti patologie, proponendo semplici e piacevoli esempi pratici per affrontare correttamente la vita quotidiana. Infine, dopo la presentazione del “formaggio anticolesterolo”, curata dalla dottoressa Angela Saba, il convegno si è concluso con un dibattito tra i partecipanti, moderato dalla stessa dottoressa De Togni, e con un pranzo “didattico”, allestito da Coldiretti. “Le motivazioni di questa iniziativa – spiega la dottoressa

De Togni – nascono dalla constatazione che nonostante la ricerca del benessere, della bellezza, della giovinezza ad ogni costo, la popolazione mondiale non stata mai così afflitta da problematiche legate al cattivo stile di vita. Il termine che si usa è ‘globesità’: le scorrette abitudini alimentari riguardano tutto il pianeta e così si osserva una paradossale contiguità tra il fenomeno della fame e dell’obesità. La cosiddetta ‘epidemia a mela’ – argomenta De Togni - interessa milioni di persone nel mondo. E’ la Sindrome Metabolica che coinvolge diversi indicatori della salute come pressione arteriosa, livelli di colesterolo e trigliceridi, glicemia e soprappeso; con l’accumulo di grasso soprattutto nel girovita che da la tipica forma ‘a mela’. La prevenzione è considerata la strategia vincente e per farla in modo efficace occorre conoscere il problema e farlo conoscere. Quali sono gli strumenti a disposizione? L’alimentazione e il movimento. Alimentazione sana significa variare i cibi e scegliere alimenti di stagione, quando possibile utilizzare cibi crudi, ricchi di sostanze antiossidanti; significa mangiare frutta e verdura più volte al giorno. L’altro cardine della salute è il movimento inteso come corretto modo di muoversi nelle attività quotidiane e per contrastare la sedentarietà. L’attività fisica anche blanda attiva il nostro metabolismo e aumenta le difese naturali. Infine – conclude la dottoressa -le nuove prospettive della ricerca scientifica offriranno alle persone cibi naturalmente migliorati, per esempio agendo (è il caso del pecorino ‘anticolesterolo) sull’alimentazione degli animali”. Articolo tratto da www.grosseto.coldiretti .it

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LA PIAnTA dAI 1000 SIGnIFIcATI
IL BIANCOSPINO TRA STORIA E LEGGENDA
a sua classificazione botanica è la seguente: Regno Plante, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Rosidae,OrdineRosales. Appartenente alla famiglia delle Rosacee viene classificato botanicamente come CRATAEGUS MONOGYNA la specie presente nelle nostre zone, anche se, non bisogna dimenticare che ne esistono anche altre (sono circa una decina le specie conosciute) ma risulta abbastanza difficile la loro identificazione. Questo perché, non è presente solo in Europa, ma lo si ritrova in altri continenti come quello Americano e quello Asiatico; ma non solo, andando frequentemente incontro a fenomeni di ibridazione, si hanno ancora più difficoltà nell’attribuzione esatta della specie. Nel nostro territorio non assume un habitus di vero e proprio albero, come invece accade in altre aree geografiche, ma risulta essere un vero e proprio arbusto, nei cui rami sono presenti molte spine. Il fusto può essere composto da uno o più cauli, che possono, durante la crescita, intrecciarsi insieme e compartecipare alla formazione di un’unica pianta che può raggiungere una altezza fino a 5-7 metri. E’ provvisto di foglie ovoidali lobate (possono avere da 3 a 7 lobi più o meno profondi a seconda delle specie), coriacee e caduche. I fiori sono bianchi o rosati, composti da cinque petali ed uno stilo, emanano un leggerissimo profumo, compaiono tra aprile e maggio e sono raccolti in corimbi terminali eretti. I frutti verso fine estate, diventano di colore rosso, e nella specie monogyna contengono un solo seme, mentre nel biancospino selvatico (CRATEAGUS OXYACANTHA) ne possono essere presenti due o tre. Quest’ultimo ha anche altri caratteri botanici distintivi dal precedente, quali le foglie con lobi più profondi in numero di 3 o 5 e fiori che presentano 2 o 3 stili. I frutti sono molto ricercati dagli uccelli che se ne cibano, specialmente da specie come il tordo, le cesene, il pettirosso, il merlo e il colombo, in quanto sono ricche di zuccheri e sono leggermente acidule.Solo i frutti del CRATEAGUS AZAROLUS conosciuto con il nome di Azzeruolo sono usati per uso commestibile in alcune aree dell’Europa meridionale. L’apparato radicale è profondo e permette alla pianta di ancorarsi molto bene al terreno. Il biancospino è diffuso in tutto il territorio italiano isole comprese, può vivere fino ad una altitudine di circa 1000m, lo si trova nel bosco ma prevalentemente ai suoi margini, nelle siepi e nelle aree marginali, anche in terreni poco fertili. Questa semplice pianta fin dall’antichità ha generato nell’uomo molto interesse tanto è vero che la si ritrova citata sia nella mitologia che nella storia del vivere quotidiano. Una tra le prime leggende che parlano del biancospino risale all’antica Roma, dove era consacrato ad alcune divinità femmidi Massimo Crini

L

nili come la dea Flora, protettrice della primavera e vegetazione, alla dea Cardea protettrice del parto e dei neonati, o alla ninfa Carna che, essendo consideratala protettrice delle abitazioni, e in special modo dei cardini delle porte, veniva raffigurata con in mano un ramoscello di biancospino, che serviva a scacciare gli spiriti maligni e le negatività che volevano entrare dalle porte delle abitazioni.( Curiosità:le ninfe sono considerate a differenza delle dee, semidivinità della natura, figlie di Giove o di Urano.Vengono rappresentate come attraenti fanciulle vergini, in età da marito. Sono benefattrici che rendono fertile la natura. Di queste ne esistono diversi tipi a seconda dell’ambiente in cui vivono e da questo prendono una denominazione diversa.) I Romani e i Greci attribuivano al biancospino le proprietà di preservare dalle negatività e dal male, Ecco perché, veniva scelto come simbolo durante la celebrazione dei matrimoni e veniva usato per adornare le culle dei neonati. Nel periodo storico successivo, ovvero durante il Cristianesimo, questo albero è stato consacrato alla Madonna, in quanto la leggenda narra che dopo che la madre di Gesù ebbe lavato alcuni suoi piccoli indumenti e messi ad asciugare sopra ad un arbusto spinoso, questo per l’onore e la gioia di essere stato prescelto, si ricopri di fiori bianchi immacolati. Non solo, un’altra leggenda narra che Giuseppe di Arimatea, membro del Sinedrio, dopo la sua opposizione alla condanna di Gesù e dopo la morte di questo, raccolse il suo divino sangue in una coppa e partì per evangelizzare il mondo. Raggiunte le coste dell’attuale Inghilterra, appena sbarcato a Glastonbury, conficcò il suo bastone in terra e da questo si originò un grande e bellissimo biancospino che fioriva sempre durante le feste di Natale. Nonostante noi lo si dia molto per scontato, questa pianta è stata oggetto di attenzione e musa ispiratrice nei tempi più moderni (primi dell’ottocento-primi del novecento) di poeti quali Giovanni Pascoli e Marcel Proust che lo citano in loro opere letterarie. Vengono inoltre riconosciute a questa pianta, anche proprietà curative; infatti costituisce un ottimo tonico per il cuore, per la circolazione, equilibra la pressione sanguigna e risulta avere

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papaveri e papere

effetti positivi su arterie e vene, ma non deve essere usato dalle donne in gravidanza. Ha buone qualità per la cura dei crampi ma, possedendo la proprietà di equilibratore, è consigliato nella cura degli stati d’animo un pochino alterati visto che cura l’iperreattività, l’apatia e la stanchezza generale. In momenti di carestia, i frutti una volta essiccati, venivano macinati e la farina ricavata veniva aggiunta a quella di grano per poter fare il pane. Addirittura, le bacche contenendo abbastanza zuccheri, venivano triturate e fatte fermentare per poterci ricavare un vinello con bassissima gradazione alcolica da poter essere usato in mancanza di altro. Anche il legno lo si usava nei tempi passati prevalentemente per fare i “fusi”, usati per filare la lana, e per fare i pezzi che dovevano essere lavorati al tornio.Questo perché è un legno di colore giallastro, duro a grana molto fine, che si presta bene ad essere levigato e per realizzare oggetti quali bastoni da passeggio, manici di attrezzi o parti di questi. Risulta inoltre essere un buon combustibile ad elevato potere calorifico, o per fornire un buon carbone. In campagna veniva usato anche per realizzare recinzioni impenetrabili da parte del bestiame vista la sua fitta vegetazione e l’elevato numero di spine che possiede. Come si capisce da queste semplici nozioni il simbolismo del biancospino non finisce qui ma, risulta essere molto vasto e articolato; infatti in passato venivano attribuite proprietà magiche a tre biancospini disposti a formare un angolo acuto, oppure la presenza di questo sulla sommità di una collina significava la presenza di fate, la benedizione dei terreni circostanti grazie alla loro presenza e un potenziale accesso a mondi magici sconosciuti. Gli è stata attribuita anche la capacità di allontanare le negatività assicurando armonia, gioia, amore e doni da parte delle fate.Infatti il biancospino era considerato la dimora di quest’ultime e di tutti gli spiriti del bosco che si

manifestavano buoni e rispettosi verso coloro che trattavano bene questa pianta, mentre risultavano essere molto ostili e un po’ cattivelli verso chi non la curava con troppo amore. Ecco perché era considerato un sacrilegio abbattere una pianta di biancospino.Viene inoltre riconosciuta a questa specie, la capacità di allontanare i fulmini durante i temporali, ecco perché nelle campagne usava appendere dei rametti di biancospino alle porte delle case, delle stalle e dei fienili. Non solo, ma veniva e viene considerato il protettore delle sorgenti e delle fonti. Anche nella fiaba della Bella Addormentata nel Bosco, questa pianta ha poteri magici, infatti , la principessa Rosaspina cade in un sonno incantato che durerà cento anni dopo che si era punta con la punta di un fuso. Durante la Rivoluzione Francese, la quale è stata molto ostile nei confronti di tutte le credenze popolari, il Biancospino ha goduto di un rispetto tutto particolare, infatti, venne rinominato “Albero della Libertà” e proprio per questo ne furono piantati più di 60.000. Ad alimentare superstizioni controverse, ha contribuito anche l’odore del Biancospino, perché per alcuni risulta essere sgradevole vista la presenza di una sostanza chimica denominata trimetilamina che la si ritrova in concentrazioni diverse anche nelle materie organiche in decomposizione. Comunque, al di là dell’idea personale che ciascuno di noi si può essere fatto leggendo queste righe, quando il biancospino fiorisce, tutto si risveglia nella natura e si apre il momento di massimo rigoglio vegetativo che è l’emblema della fertilità, della prosperità e delle più sentite aspettative. Non a caso nel linguaggio dei fiori, il fiore di biancospino, è considerato “dolce speranza”. E cosa di meglio augurare, a ciascuno di voi, affezionati lettori e sostenitori, se non questo, proprio nell’ultimo numero di “…fatti nostri “del 2009 insieme ai miei auguri di Buone Feste a tutti.

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papaveri e papere

cOncORSO dI POeSIA”IL GRAPPOLO d’ORO”
L’associazione Pro-Loco Cinigiano, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, bandisce per la prima domenica di ottobre, in occasione della: • le opere verranno esaminate da una commissione giudicatrice, composta di insegnanti, giornalisti e scrittori, che segnalerà le prime tre classificate di ogni sezione. alla prima poesia segnalata della prima sezione saranno assegnati il”grappolo d’oro”ed una somma di € 100; alla seconda ed alla terza una targa ricordo. alla prima classificata della seconda sezione saranno assegnati il”grappolo d’oro”ed una somma di € 200, alla seconda ed alla terza classificata una targa ricordo. i lavori dovranno pervenire entro il termine improrogabile di sabato 18 settembre 2010 presso”associazione pro-loco p.zle cap Bruchi, 58044 Cinigiano” i vincitori saranno tempestivamente avvisati ed invitati alla cerimonia della premiazione che avrà luogo il giorno 4 ottobre, c.a. alle h 18 presso la sede municipale l’associazione promotrice del concorso si riserva il diritto di pubblicare le opere pervenute. il presidente Fabiani Massimo Informazioni: pro loco Cinigiano 0564 994187 aplc@ interfree.it Come ben sapete la nostra rubrica è nata per raccogliere le vene poetiche del nostro territorio, in questo caso lo facciamo anche con più piacere perché la poesia è dedicata a uno dei nostri paesi.

Regolamento il concorso si articola in due sezioni: Una riservata alle scuole primarie e secondarie di primo grado, l’altra rivolta a chiunque si diletti di poesia • Ogni concorrente può partecipare con una o più poesie inedite, a tema libero, fino ad un massimo di tre, scritte in maniera chiara, non firmate, ma contrassegnate ciascuna da un motto che andrà riportato all’esterno di una busta chiusa contenente nome, cognome, indirizzo, numero telefonico. le scuole partecipanti riporteranno all’esterno della busta grande la dicitura”scuola”.

CINIGIANO
Con gli occhi del cuore, io ti vedo, paese mio, affondando lo sguardo alla radice, adornato da una collina di fichi, dove frutti ormai rari e con sapori antichi come giuggioli e melograni ti fanno da cornice. Nei mattini colmi di nebbia, te ne stati adagiato su di un colle, immerso nelle brume autunnali, nella rugiada che tutto imperla e nell’erba molle causa prima dei malanni stagionali. Filari di viti e di olivi si intrecciano Sulle tue verdi colline, dove Contadini solerti han tribolato, per regalarci olio e vino con sudore e sangue mescolato e dove i silenzi delle tue campagne infondono al profondo del cuore sentimenti di pace e di amore e una calma indistruttibile, che ci fa capire di esserci, di vivere, e che la pace è raggiungibile. Stagliato su quei verdi colli Rilucenti come smeraldi, è una primavera che fai struggere il cuore, quando il grano, frammentato da rossi papaveri, si indora ai raggi del sole

mentre il vento fa alzare i baveri, e dove sciami di insetti svolazzano e gli uccelli, felici, volteggiano prima di scomparire all’orizzonte, nell’aria tersa fra cielo e terra con l’arcobaleno che fa da ponte e ti fa dimenticare qualsiasi guerra. Ripenso anche alle tue giornate d’inverno fredde e corte, dove il vento giocava con foglie morte, alla tua aria pura nel cielo cristallino, a quando mi svegliavo pigramente, ma con gioia, nell’aria fresca del mattino. Quanta nostalgia di te e della tua piazza, dove son volati gli anni miei più belli e dove, dall’alto della mia terrazza son cresciuta, guardando feste e balli; mi sentivo in pace e libera, scorazzando per le tue vie, completamente integrata con tutto, perché il tutto era dentro di me. Adesso, il mio cuore e la mia anima Sono scossi da un sussulto di tenerezza, pensando a te, paese mio, perché struggente è la tua bellezza.
Gina Ceroni

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il sommo poeta

VIlI concorso nazionale di poesia il grappolo d’oro

XLI° ”FESTA DELL’UVA”

nOn TUTTI I nOMI PORTAnO A cASA Storie di ordinaria cucina
di Massimo e Giulia Fabiani

gioie e sapori

E così pane toscano raffermo “crogiato” in gratella con una “strofinatina” d’aglio, si mette in una scodella vi si versa sopra i fagioli lessati con po’ del proprio brodino, sale pepe e un filo d’olio e la zuppa per i Lombardi era ed è pronta.

I fagioli all’uccelletto
appiamo per certo che spesso è argomento di spensierato dibattito il perché una pietanza porta un nome invece di un altro. Spesso il nome è “parlante” e con facilità si intuiscono le origini e gli ingredienti, almeno quelli principali, invece alcune volte il nome sfugge alla logica etimologica o addirittura è particolarmente forviante, come nei casi che andremo a esaminare, cercando di svelare i segreti di quelle pietanze di casa nostra che particolarmente ci hanno incuriosito.

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La zuppa Lombarda
Zuppa Lombarda, in barba al nome, è un piatto unico o per lo meno lo era, tutto toscano. La sua storia fa nascere curiosità semplicemente perché con gli anni ha perso nel suo nome un “per”, altrimenti nessuno, forse, si sarebbe mai fatto tante domande sulla sua origine. La sua nascita è fiorentina risalente al tempo della costruzione della Faentina (1880), la linea ferroviaria che da Firenze attraversa, fra ponti e gallerie, il Mugello per raggiungere Faenza. I minatori provenienti dalla Lombardia che lavoravano per realizzare le gallerie effettuavano turni massacranti di dodici ore e dopo il lavoro un pasto caldo sarebbe stato il minimo da trovare pronto. Purtroppo le trattorie non erano sempre in prossimità o aperte in coincidenza degli orari dei lavoratori. Ecco che l’esigenza aguzza l’ingegno. Fu in questa occasione che qualcuno pensò di fornire un piatto caldo a tutte le ore e a buon mercato.

Questo è uno dei piatti che incuriosisce per il nome che porta e proprio alcuni giorni fa ne parlavano anche al bar due miei amici, insospettabili esperti di cucina. Il piatto tipicamente toscano affonda le sue radici nella cosiddetta civiltà contadina, in particolare riconducibile al periodo dove il padrone poteva permettersi la cacciagione e per i poveri contadini era già un lusso avere a disposizione dei fagioli. Ecco che nascono i fagioli all’uccelletto, detti erroneamente anche all’uccelletta. La pietanza porta questo nome, e lo segnala anche l’Artusi, in quanto dopo aver lessato i fagioli si procedeva insaporirli come i “i ricchi” preparavano gli uccelletti. Olio d’oliva, aglio, salvia un po’ di cipolla per un “soffrittino” e poi i fagioli battezzati a “uccelli”, come si far la quaresima cinigianese con il maiale, che per poterlo mangiare si battezza a baccalà, un po’ di peperoncino e il famoso q.b di sale e pepe. Con il tempo si è arrivati anche all’aggiunta di salsa di pomodoro usato spesso per la cottura della cacciagione specialmente da noi in Toscana per cucinare le varie scottiglie. Un pò più sbrigativa la tesi che per far dei buoni uccelletti occorre la salvia come per far dei buoni fagioli all’uccelletto. Ritornando alle “chiacchere” dei mie due amici si sosteneva che spesso dicendo fagioli all’uccelleto si intende che nel piato ci arrivi anche la salsiccia, sicuramente non è affatto scontato, anche se la”morte”dei fagioli all’uccelletto è proprio la salsiccia.

La torta Mantovana Si dice che tutti i nomi portano a casa, ma con il suo nome la nostra torta non ritroverebbe le mura amiche, infatti in quel di Mantova la torta Mantovana è tutto un altro dolce chiamato anche Sbrisolona. Il dolce di cui vi vogliamo parlare è tipicamente Toscano, in particolare sono in molti a concordare che sia pratese. Anche per la Mantovana si narrano vecchie storie e come narra un vecchio saggio locale“quando la storia s’intramaccia con la fantasia”. Si racconta che la ricetta della Mantovana fosse un lascito, alla corte dei Medici, di Isabella D’Este. A 16 anni nel 1490 sposò Francesco II° Gonzaga divenendo così Marchesa di Mantova. La Marchesa nel 1514 fu ospite di papa Leone X a Roma, città in cui tornò più volte negli anni a venire. In quelle occasioni scelse Firenze come città di transito. Altre fonti narrano che furono due suore Mantovane a far dono della ricetta di questo dolce a un pasticcere pratese il quale per riconoscenza le attribuì questo nome. Alcuni riferiscono che furono i Longobardi a introdurre in Toscana questo dolce. Non manca neppure la più classica delle storie, quella che narra di un cuoco fiorentino che in onore dei suoi ospiti, i Duchi di Mantova,

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dedicò a loro il suo dolce. Di certo è che questo tipico e soffice dolce toscano adatto sia per un fine pasto o per una buona colazione è sicuramente fra i più buoni della nostra tradizione. La ricetta locale si differenzia leggermente per l’uso dei soli pinoli invece di mandorle dolci o di nocciole oltre ai classici ingredienti.

politiche, ecco perché in alcune zone spagnole porta il nome di castigliana o di italiana o di imperiale, oggi comunque anche in terra di Spagna molti ristoranti riportano sui propri menù il vecchio nome “ensaladilla russa”.

La zuppa inglese
Della zuppa inglese ne abbiamo già parlato su queste pagine rinfreschiamo il fatto che anche questo dolce è tipico della nostra terra e la sua storia viene da molto lontano. Intorno al 1400 alla corte dei Medici erano frequenti gli incontri con nobili e commercianti di sua maestà ecco perché i cuochi di casa Medici avevano improvvisato un dolce che riprendeva il Trifle inglese. Ovviamente la fantasia non mancava ai cuochi Fiorentini che personalizzarono questo dolce al cucchiaio, o come dice un caro amico”sollo”, dando alla luce la Zuppa inglese. All’epoca non erano molto frequenti in Italia le zuppe dolci ben bagnate da elisir o da dolci infusi. La Zuppa in questione è l’esempio più comune e sicuramente più famoso sotto questo aspetto, molti ingredienti sono stati modificati dall’originale ricetta ma il rosso dell’Archermes (al chermez ovvero cocciniglia ingrediente che da il colore rosso) è rimasto tutt’oggi l’ingrediente che ha resistito ai vari cambiamenti. Anche un’altra storia, sicuramente più popolare, parla dell’invenzione del dolce: sempre nel lontano tempo dei Medici una vecchia massaia fiorentina non avendo provveduto al dolce prese una serie di dolci secchi un po’ vecchiotti vi aggiunse dell’Archermens e della crema e alla domanda di come si chiamasse il dolce rispose:“è una zuppa Inglese”.

L’insalata russa
Fare un miscuglio specialmente di verdure spesso nella nostra terra è luogo comune dire fare un” insalata russa”. La pietanza: insalata russa sembra avere la sua origine nelle cucine Sabaude anche se la sua maggiore diffusione pare essersi avuta in terra Toscana sin dall’ottocento. Radio cucina e fantasia, racconta che il nostro cuoco durante una visita dei rappresentanti russi in casa Savoia raccolse nel suo orto le più svariate qualità di verdure le fece bollire le spezzettò grossolanamente e le miscelò a una salsa bianca (oggi con maionese) dandogli il nome di Insalata Russa in onore degli invitati. Dunque sfatiamo subito la sua provenienza Russa, nulla a che vedere con il popolo della steppa, anzi in alcune zone dell’immensa Russia lo stesso piatto viene chiamato addirittura insalata Italiana, del resto questo accade anche in Germania e anche in altri paesi Europei. In molti paesi porta il nome di insalata Olivier, in alcune regioni francesi la chiamano insalata piemontese. Curiosamente in Spagna nel periodo del regime franchista era vietato chiamarla insalata russa per le note contrapposizioni

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Ricetta: Per un’insalata russa con i fiocchi è fondamentale rispettare le proporzioni delle verdure e lessarle molto al dente, separatamente, altrimenti mescolandole rischiano di “spappolarsi”. La preparazione è facilissima per 6 persone avremo bisogno di: 100g di patate, 100g di carote tagliate a dadini, 100g di cimette di cavolfiore, 80g di pisellini sgusciati, 100g di fagiolini, 2 dl di olio extravergine di oliva, un uovo, un cucchiaio di aceto bianco e sale per condire. Per prima cosa, lessate le verdure, compresi i pisellini, separatamente in acqua bollente salata per 10 minuti circa; scolate ancora croccanti e tagliate i fagiolini a tocchetti. Preparate la maionese, o con il vecchio metodo manuale a “olio di gomito” o usando più semplicemente un frullatore ad immersione. Mettete nel bicchiere, l’olio extravergine d’oliva , l’aceto, l’uovo e mezzo cucchiaino di sale; immergete l’apparecchio fino a toccare il fondo e azionatelo alla massima velocità, per due minuti circa o finché la salsa non diventa compatta. Raccogliete le verdure fredde in una ciotola con la maionese e mescolate per ottenere un’insalata omogenea. Ed il gioco è fatto!

gioie e sapori

Ancora alla vostra attenzione uno dei tesori architettonici della nostra Amiata, per andare a visitarlo c’è da farsi una mezzoretta di auto per raggiungere Seggiano. Per saperne di più ci siamo avvalsi della gentile collaborazione dell’Assessore alla Cultura del Comune dell’”olivastra” Mariangela Governi, che ringraziamo per la gentile collaborazione.

girellando intorno casa
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MAdOnnA deLLA cARITA’
La moltiplicazioni dei pani nella sua storia
i piedi del Paese di Seggiano, lungo la strada provinciale 160, che collega il lato ovest della montagna maremmana; il Monte Amiata, con il Parco Naturale della Val D’Orcia, patrimonio dell’Unesco; spicca tra le secolari ulivastre (cultivar tipica della zona di Seggiano), la Chiesa della Madonna della Carità, legata al culto Mariano, molto diffuso nel territorio amiatino. La transazione vuole che l’origine del santuario, costruito alla fine del Cinquecento, si debba ad un voto fatto dal popolo di Seggiano afflitto da una grave carestia, la grande fame, che soffriva la gente, avrebbe dato luogo al miracolo della Madonna della Carità; tradizione trasmessa di padre in figlio ancora viva fra i seggianesi. La leggenda narra la storia di un uomo d’indole assai fiera e malvagia che viveva nello stento con la sua donna e i figli, il quale minaccia di mangiare il figlio più piccolo se la sera, ritornando dalla campagna, non aveva trovato di che sfamarsi; la moglie allora va ad invocare “La devota immagine di Maria col divino infante sulle ginocchia” dipinta “sul vivo maso” di una cappelletta vicino alla sua casupola; quando tornata a casa apre la madia, dove trova “fresco e fumante un candidissimo pane”, che non solo sfama il marito e la sua famigliola, ma miracolosamente, moltiplicandosi sazia l’intero popolo di Seggiano. Oggi il tempio della Madonna della carità di Seggiano rappresenta uno degli esempi più interessanti di architettura di fine Cinquecento, nel territorio amiatino. La facciata è divisa in due ordini con ornamenti di trachite, la pianta è rettangolare ed è divisa in tre navate con un presbiterio sormontato dalla grande cupola che si erge maestosa sul paesaggio ricco di diversi ulivi. Oltre all’altare maggiore, all’interno vi sono sei altari seicenteschi. La popolazione di Seggiano, devota al culto di Maria, dedica ogni venticinque anni una festa straordinaria “Il festone della Madonna”. Il prossimo venticinquennale ricorrerà nel 2010 e sarà l’evento più importante del mese di Agosto del Comune di Seggiano, un grande falò di frasche di olivo verrà acceso davanti al tempio, alla vigilia del 15 Agosto creando atmosfere suggestive, con l’ambiente circostante, rafforzando la spiritualità di ognuno di noi.

A

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