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Dispense di Illuminotecnica Prof. Arch.

Daniele Milone Natura della luce
La luce (dal latino, lux, lucis) è l'agente fisico che rende visibili gli oggetti. Si può dire che la luce sia la coscienza dell’esistenza della realtà. Il mondo esiste in quanto lo sentiamo,lo tocchiamo ma soprattutto lo vediamo. Eppure la luce non è tangibile. La luminosità, il colore e quindi l’apparenza delle cose sono solo l’effetto prodotto sulla retina da una particolare forma di energia nota con il nome di radiazione elettromagnetica. Ciò che realmente esiste è l’energia elettromagnetica, mentre la luce può essere definita un’invenzione del sistema costituito dall’occhio-cervello che cattura l’energia radiante emessa in un determinato intervallo di lunghezze d’onda per trasformarla in sensazione visiva. Le onde elettromagnetiche sono una grande famiglia che comprende molte radiazioni, apparentemente diverse, come le onde radio o hertziane, i raggi ultravioletti, gli infrarossi e i raggi X. Solamente una piccola parte delle radiazioni elettromagnetiche viene catturata dagli occhi e trasformata in immagini che ci permettono di conoscere ed interpretare la realtà che ci circonda. La luce quindi è energia raggiante. Si propaga nel vuoto in forma di onde elettromagnetiche o particelle, dette fotoni, alla velocità di circa 300.000 km/s. Le onde elettromagnetiche possono avere una lunghezza d’onda che va dal milionesimo di millimetro sino a decine di metri, ma solamente una piccola parte viene trasformata dal sistema visivo in sensazione luminosa. Le onde radio, i raggi X e Gamma, i raggi cosmici sono anch’esse radiazioni elettromagnetiche, della stessa natura della luce, ma non producono alcuna sensazione visiva sul nostro occhio. Alcune di queste radiazioni producono altri effetti, che possono essere benefici, come è il caso dell’abbronzamento indotto da alcune radiazioni ultraviolette, ma anche dannosi, come è il caso dei processi degenerativi delle cellule provocati dai raggi X. Le radiazioni elettromagnetiche sono caratterizzate da tre parametri: − velocità di propagazione nel vuoto; − lunghezza d’onda, ossia lo spazio percorso da un’onda per compiere un’oscillazione completa; − frequenza, ossia il numero di oscillazioni nell’unità di tempo. Il primo è un dato costante per tutte le radiazioni, gli altri due sono variabili. Lo spettro delle radiazioni visibili non ha dei limiti ben precisi, in quanto la sensibilità dell’occhio umano varia da individuo a individuo. Per questo motivo la sua estensione è stata fissata, per convenzione, nell’intervallo che va da 380 a 780 nm (1 nm (manometro) = 1/1.000.000 m), confinato a sinistra dalle radiazioni ultraviolette (lunghezza d’onda inferiore a 380 nm) e a destra dalle radiazioni infrarosse (lunghezza d’onda superiore a 780 nm). Lo spettro delle radiazioni visibili può essere a sua volta suddiviso in sei bande principali, ciascuna corrispondente ad una determinata sensazione cromatica: 380 - 436 nm: viola 436 - 495 nm: blu 495 - 566 nm: verde 566 - 589 nm: giallo 589 - 627 nm: arancio

627 - 780 nm: rosso Queste radiazioni producono determinati effetti sul corpo umano che dipendono dalla lunghezza d’onda, dal tempo di esposizione e dalla quantità di energia irradiata. Gli UV-A (raggi ultravioletti) provocano l’abbronzatura favorendo l’affioramento della melanina contenuta negli strati più inferiori dell’epidermide. Gli UV-B stimolano la produzione di melanina che poi viene fatta affiorare dagli UV-A. Gli UV-C sono quelli più dannosi, in grado di provocare lo sviluppo di forme tumorali. Queste radiazioni, emesse dal sole, raggiungono la Terra, ma sono filtrate ed eliminate del tutto dall’ozono presente negli strati più alti, impedendo l’insorgere di patologie letali sugli organismi viventi. Tutte le sorgenti luminose artificiali emettono radiazioni ultraviolette, in percentuale variabile a seconda della tecnologia di produzione della luce. L’esposizione prolungata agli UV-B può causare eritema (la normale scottatura da esposizione prolungata al sole) e congiuntivite. Sulle materie plastiche e pigmenti può provocare alterazioni della struttura, screpolatura e scolorimento. Proprio per questi motivi vi sono particolari lampade che emettono radiazioni ultraviolette e che trovano applicazione nella produzione industriale per simulare, in via sperimentale, gli effetti prodotti sui materiali dall’esposizione prolungata, l’invecchiamento e per verificarne la resistenza. Alcune lampade normalmente utilizzate per l’illuminazione generale degli ambienti emettono elevati quantitativi di radiazioni UV: è il caso delle lampade ad alogenuri. Per eliminare i pericoli di queste radiazioni è sufficiente utilizzare vetri trattati con opportuni strati filtranti applicati sull’apparecchio di illuminazione.

Effetto della luce sull’uomo
Circa l’80% di tutte le impressioni sensoriali sono di natura ottica e necessitano della luce come veicolo di informazioni. Ciò dimostra la straordinaria importanza della luce per l’uomo. La luce non solo trasmette attraverso l’occhio le informazioni ai centri della vista che si trovano nel cervello; ma, attraverso una particolare ramificazione di nervi influisce altresì sugli organi di regolazione del sistema neurovegetativo, che comanda l’intero ricambio e le funzioni dell’organismo. Si comprende in tal modo perché una buona luce non solo facilita le funzioni del vedere e del riconoscere, ma aumenta anche lo stimolo lavorativo ed il benessere fisico accrescendo la capacità di concentrazione ed evitando la stanchezza precoce. La maggior capacità di attenzione che ne deriva fa diminuire il pericolo di incidenti. Soprattutto quelli causati da banalità (i cui effetti possono costituire un notevolissimo impedimento al buon svolgimento del lavoro) regrediscono allorché viene migliorata l’illuminazione. L’effetto stimolante della luce si mostra anche in attività che con questa hanno poco o nulla a che vedere. È stato possibile dimostrare che una buona luce promuove capacità di attenzione, di pensiero logico nonché sicurezza e velocità nel calcolo. Aumentando l’illuminamento da 90 lx a 500 lx è risultato il seguente aumento delle prestazioni: − capacità di attenzione 15%; − pensiero logico 9%; − sicurezza e velocità di calcolo 5%. Migliorando le condizioni visive e diminuendo di conseguenza l’affaticamento ad esse legato, si ha (a seconda del tipo di lavoro) una notevole diminuzione degli errori e degli scarti.

Questi effetti derivati da una migliore qualità dell’illuminazione comportano in un’azienda un aumento veramente sorprendente delle prestazioni lavorative. L’aumento del livello di illuminamento è particolarmente vantaggioso per le persone anziane, poiché la necessità di luce aumenta con l’età. La differenza nella necessità di luce per la medesima prestazione visiva tra una persona giovane ed una anziana è però, con elevati illuminamenti, inferiore che non con bassi livelli; con una buona illuminazione sussistono condizioni di lavoro equilibrate per giovani e vecchi. Infatti mentre un anziano di 60 anni per ottenere la stessa prestazione visiva di un giovane di 20 anni a 100 lx necessita di un illuminamento doppio, a 900 lx necessita soltanto un illuminamento di circa il 20% superiore.

L’illuminotecnica
Lo sviluppo dell’illuminotecnica è venuto insieme con quello delle sorgenti luminose artificiali. La progettazione della quantità e della qualità della luce in modo tecnico, programmato e non empirico è recente, anche se in realtà già con la cultura barocca, si può parlare di illuminotecnica, in quanto il legame esistente tra architettura e luce, intesa come elemento scenografico è molto profondo. Si tratta, però, in questo caso, di un’illuminotecnica intuitiva, legata all’esperienza acquisita dall’artista-architetto e alla sua sensibilità. Del resto anche altre discipline estremamente tecniche, come la statica e la scienza delle costruzioni, vengono sviluppate nei loro fondamenti teorici solamente in tempi recenti. Lo sviluppo sempre più intenso delle sorgenti luminose con la conseguente realizzazione di una gamma estremamente ampia di apparecchi di illuminazione hanno contribuito a trasformare una componente marginale del progetto in una disciplina completamente autonoma affrontata da specialisti. L’illuminotecnica deriva i suoi principi fondamentali e le grandezze in gioco dalla fotometria, disciplina che studia la luce in funzione dello stimolo prodotto sull’occhio umano. La realizzazione di un progetto d’illuminazione richiede un bagaglio di conoscenze di carattere non solo tecnico. In ogni caso, la lettura di un catalogo di sorgenti luminose, la scelta corretta del tipo di apparecchio di illuminazione da utilizzare in funzione dell’atmosfera luminosa da realizzare e l’analisi dei costi di gestione di un impianto, richiede la conoscenza di alcuni fondamentali concetti di base. Le grandezze della luce Queste sono le grandezze fondamentali da conoscere: a) flusso luminoso; b) intensità luminosa; c) illuminamento; d) luminanza. a) Flusso luminoso - Simbolo: φ - Unità di misura: lumen (lm) Questa grandezza indica la quantità di energia luminosa emessa nell’unità di tempo (1 secondo) da una sorgente. Per energia luminosa si intende, per convenzione, quella emessa nell’intervallo da 380 a 780 nm. Per le lampade la normativa IEC prevede che la misurazione del flusso luminoso emesso venga effettuata dopo 100 ore di funzionamento. b) Intensità luminosa - Simbolo: I - Unità di misura: candela (cd = lm / sr) Indica la quantità di flusso luminoso emessa da una sorgente all’interno dell’angolo solido unitario (steradiante) in una direzione data. Una sorgente luminosa puntiforme emette radiazioni della stessa intensità in tutte le direzioni, quindi il suo flusso luminoso si propaga uniformemente come generato dal centro di una sfera.

Le sorgenti luminose artificiali non emettono luce in modo uniforme in tutte le direzioni dello spazio. L’efficacia di un progetto di illuminazione è il risultato ottenuto dallo sviluppo di due differenti analisi: − quantitativa. data dalla determinazione del numero di sorgenti luminose e loro posizionamento.Unità di misura: candela / m² (cd / m²) È il rapporto tra l’intensità luminosa emessa da una superficie in una data direzione e l’area apparente di tale superficie. espressa in Kelvin (K)1. una bianca e l’altra nera. variando il tipo di sorgente luminosa utilizzata. . possiamo avere lo stesso valore di illuminamento. e) Temperatura di colore La temperatura di colore. La conoscenza della curva fotometrica è molto importante in quanto in base ad essa è possibile verificare che l’apparecchio di illuminazione scelto distribuisca la luce nel modo richiesto. In altre parole indica la quantità di luce che colpisce un’unità di superficie. L’area apparente è la proiezione della superficie su un piano normale alla direzione considerata.Simbolo: L . la seconda indica la sensazione di luminosità che riceviamo da questa superficie. intersecati per l’asse di simmetria e rotazione. in quanto quelle due superfici riflettono la luce in modo diverso. fredda oppure calda. ad esempio 500 lux. La luce non è sempre uguale. I colori delle cose appaiono differenti. È importante avere ben chiara la differenza esistente tra illuminamento e luminanza. ciò vuol dire che su due superfici. sarà completamente differente.Simbolo: E . − qualitativa. ortogonali tra loro. Nella progettazione illuminotecnica è necessario conoscere adeguatamente le une come le altre. emessa da una sorgente. è un parametro utilizzato per individuare e catalogare. La temperatura di fusione del ghiaccio (valore di 273. si dice sorgente secondaria un corpo che riflette le radiazioni emesse da una sorgente primaria).2 K) corrisponde a 0 gradi centigradi. in modo oggettivo. come raggi uscenti dal centro di una sfera. quindi a seconda della direzione considerata si può avere una intensità diversa. ma la sensazione di luminosità ricevuta. Un sistema pratico per visualizzare la distribuzione della luce emessa da una sorgente nello spazio consiste nel rappresentare le intensità luminose come vettori applicati nel medesimo punto. e quindi la luminanza. Può essere più o meno bianca. che colpisce la superficie considerata. Per giudicare e classificare le lampade da un punto di vista qualitativo vengono utilizzati due parametri molto importanti: e) temperatura di colore. d) Luminanza . In pratica indica la sensazione di luminosità che si riceve da una sorgente luminosa primaria o secondaria. (Si dice sorgente primaria un corpo che emette direttamente radiazioni. il colore della luce di una sorgente luminosa confrontata con la sorgente 1 La temperatura assoluta è basata sul Kelvin. f) indice di resa dei colori.Unità di misura: lux (lx = lm / m²) È il rapporto tra il flusso luminoso ricevuto da una superficie e l’area della superficie stessa. I cataloghi degli apparecchi di illuminazione riportano spesso le curve fotometriche ossia le sezioni del solido fotometrico sui due piani principali. c) Illuminamento . Se la prima grandezza indica la quantità di luce. data dalla scelta del tipo di luce più adatto a svolgere una determinata attività e dalla sua distribuzione nello spazio.

portandolo all’incandescenza. passando per il bianco. è in pratica un metallo. Si dice “diffusa” quando il raggio incidente viene modificato in una serie di raggi di minore intensità uniformemente distribuiti con angoli di riflessione diversi da quello incidente. In genere i materiali che si utilizzano nella realtà pratica presentano una riflessione di tipo mista. f) L’indice di resa dei colori Esprime l’effetto prodotto da una sorgente luminosa sull’aspetto cromatico di un oggetto confrontato con quello ottenuto per effetto di una sorgente luminosa campione di pari temperatura di colore. assorbito o trasmesso modificandosi per intensità. riferito ad un determinato spessore del materiale in esame. con prevalenza della componente diffusa o della componente speculare. Il fattore di riflessione di una superficie è dato dal rapporto tra flusso luminoso riflesso e flusso luminoso incidente e può andare dal 3. La riflessione può essere speculare. Le caratteristiche ottiche dei materiali nei confronti della luce incidente sono espresse con i fattori di riflessione. ciascuna con valori quantitativi equilibrati. Il fattore di trasmissione è dato dal rapporto tra flusso luminoso trasmesso e flusso luminoso incidente. direzione e verso in funzione delle caratteristiche fisiche del mezzo intercettato. in quanto la prima indica il colore della luce emessa. al quale viene somministrata una quantità di calore crescente. Una superficie appare di un determinato colore. perché riflette le lunghezze d’onda corrispondenti al rosso assorbendone le rimanenti. a rigore il corpo nero. La sorgente campione. Aumentando la sua temperatura. ad esempio il rosso. trasmissione ed assorbimento. Si dice “speculare” quando il raggio non viene modificato in intensità e l’angolo di riflessione è uguale a quello incidente. Dire che una lampada ha una temperatura di colore pari a 3000 K. a questa temperatura. 4% nel caso di una superficie molto scura e polverosa. Si dice “mista” quando sono presenti entrambi i tipi sopra descritti. Le sorgenti luminose sono suddivise in tre gruppi. . diffusa oppure mista. − da 4000 a 5000 K : colore bianco neutro. L’illuminazione è legata profondamente al colore dei materiali. a seconda della temperatura di colore: − da 3000 a 3500 K : colore bianco caldo.campione (corpo nero). La temperatura di colore non deve essere confusa con l’indice di resa dei colori. − da 5500 a 7000 K : colore bianco freddo. emette luce della stessa tonalità. fino al 90% di una superficie liscia bianca. Caratteristiche ottiche dei materiali Un raggio di luce che colpisce una superficie viene riflesso. cambierà di colore passando dal rosso cupo fino all’azzurro. il suo colore sarà alterato. Se nello spettro di emissione della sorgente incidente non sono presenti le lunghezze d’onda del materiale osservato. significa che il corpo nero. È quindi importante per avere una buona resa dei colori che nello spettro di emissione della sorgente luminosa siano presenti tutte le lunghezze d’onda. diffuso. Un vetro trasparente colorato appare di un determinato colore perché si lascia attraversare dalle lunghezze d’onda relative a quel colore mentre assorbe o riflette tutte le rimanenti. ma non ci dice nulla riguardo la sua capacità di rendere i colori.

Per verificare l’economicità di un impianto è necessario tener conto di questo autoconsumo che può variare anche sensibilmente. In tutti i casi viene provocata l’emissione di radiazioni. Le lampade emettono radiazioni in modo differente. secondo il tipo di tecnologia utilizzata. L’aria di montagna. Migliorare l’efficienza luminosa delle lampade è uno degli obbiettivi principali dei fabbricanti di sorgenti luminose per fare fronte al continuo aumento del costo dell’energia elettrica. è un dispositivo elettromagnetico o elettronico che assorbe una certa quantità di potenza elettrica. ciascuna corrispondente ad un determinato stimolo visivo la cui somma dà luce bianca. − scarica in gas. La luce è composta da radiazioni con diversa lunghezza d’onda. oppure il reattore di una lampada a scarica. nel secondo alcune bande sono completamente assenti. può essere il trasformatore di una lampada a bassissima tensione. I suddetti dati variano. . una sorgente a scarica secondo uno spettro discontinuo o a righe. bensì è dovuta alla trasformazione diretta dell’energia elettrica in energia luminosa. Una sorgente ad incandescenza emette radiazioni luminose secondo uno spettro continuo. ha un fattore di trasmissione estremamente prossimo al 100%. Parte del calore prodotto dalla lampada viene emesso sotto forma di luce. naturalmente. La luce emessa da queste lampade non è un sottoprodotto del calore. di cui solamente una parte visibile. nel terzo genera un campo elettrico. in funzione delle caratteristiche qualitative dei componenti utilizzati. nel primo caso. al tipo di lavorazione ed al tipo di composizione dello stesso. Il vetro opalino ha fattore di trasmissione tra 55 e 70%. Le lampade a scarica invece sono radiatori per luminescenza come in natura è il fulmine. − induzione. in relazione allo spessore del materiale. Questo significa che. Il vetro smerigliato ha fattore di trasmissione tra 70 e 80%. Un’informazione più efficace si ottiene con l’efficienza luminosa che si esprime in lumen/watt (lm/W) e che indica il rendimento di una sorgente luminosa. dal sistema lampada-alimentatore. nello spettro sono presenti tutti i colori. Sorgenti luminose artificiali: tecnologia e funzionamento Le lampade attualmente esistenti si dividono in tre gruppi principali. La conoscenza del flusso luminoso emesso da una lampada è un dato importante ma non sufficiente per conoscere le sue caratteristiche energetiche. a seconda del principio utilizzato per produrre la luce: − incandescenza. con maggior esattezza. La tecnologia sviluppata in questi ultimi dieci anni ha consentito l’ottenimento di miglioramenti significativi: l’efficienza luminosa delle moderne lampade a scarica è aumentata di circa trenta volte rispetto alla vecchia lampada ad incandescenza con filamento di carbone realizzata da Edison. L’alimentatore. Le lampade ad incandescenza sono radiatori per temperatura come in natura è il sole. ossia la quantità di luce prodotta da una lampada per un watt di potenza elettrica assorbita dalla lampada stessa o. non inquinata e quindi priva di particelle in sospensione.Il vetro chiaro ha fattore di trasmissione tra 80 e 90%. Ritornando alle tipologie delle sorgenti luminose possiamo affermare che soprattutto due sono importanti per l’illuminazione: le lampade ad incandescenza e le lampade a scarica. nel secondo eccita una miscela gassosa. Il fattore di trasmissione dell’intero strato di atmosfera che avvolge il pianeta è di circa il 30%. La corrente elettrica nel primo caso rende incandescente un filamento metallico. per spessori di qualche decina di metri.

argo o cripto che impedisce al filamento di tungsteno di bruciare. − per irradiazione. la temperatura di funzionamento delle lampade ad incandescenza va da 2700 a 2900 K. dà inizio a un ulteriore ciclo. OSRAM). distinti per potenza e caratteristiche fotometriche. 3000 ore. La quantità di luce emessa è tanto maggiore quanto più alta è la temperatura raggiunta. Le lampade ad alogeni hanno migliori caratteristiche prestazionali rispetto alle tradizionali lampade ad incandescenza: − la durata passa da 1000 a 2000. Il tungsteno di cui è costituito il filamento di una lampada ad incandescenza. Bisogna attendere il 1972 per vedere la nascita delle lampade ad alogeni a bassissima tensione. . − con riflettore incorporato. azoto. tutto qui. Basta avvitare la lampada. In ogni caso la lampada ad incandescenza è. un attacco a vite. si infragilisce e si spezza. Distinguiamo i seguenti tipi: − con bulbo trasparente. percorso da corrente elettrica e posto in un ambiente privo di atmosfera si riscalda. e sempre rimarrà. Lampada ad incandescenza (Doc. oltre che per le diverse esigenze d’impiego. in quanto il bulbo annerito lascerà passare una minor quantità di flusso ed il filamento. Generalmente. − con bulbo diffondente. diventa incandescente e non brucia. che apriranno la strada alla miniaturizzazione delle sorgenti luminose. dare tensione. − per impieghi speciali (luminarie. Alla base della lampada. Questo fenomeno fisico è alla base dell’invecchiamento e della riduzione del flusso luminoso. andandosi a depositare sulla superficie interna del bulbo in vetro. il cui nome è Edison. Questo è il principio che rende possibile il funzionamento della lampada ad incandescenza. Un filamento metallico all’interno di un bulbo in vetro dove è stato praticato il vuoto ed immesso un gas inerte. La quantità di luce emessa dal filamento della lampada è direttamente proporzionale alla temperatura di funzionamento. ciò vuol dire che solo una piccola parte della potenza elettrica assorbita viene trasformata in luce. semafori. ma percepita come calore. a) Le lampade ad incandescenza con alogeni Dalla volontà di migliorare le caratteristiche prestazionali della semplice lampada ad incandescenza nasce. una sorgente di luce a bassa efficienza. emettendo radiazioni in gran parte infrarosse. Nel gas che riempie la lampada vengono aggiunte piccole quantità di un alogeno (iodio. assottigliato a causa della sublimazione. invisibile all’occhio umano. bromo) o di miscele di alogeni. in piccola parte visibili ed in quantità ancor più ridotta ultraviolette. A guardarla. negli anni sessanta. mentre la maggior parte diventa radiazione infrarossa. per illuminazione in serie). Questi gas si uniscono al tungsteno evaporato e tornano a depositarlo sul filamento dove l’elevatissima temperatura. una lampada ad incandescenza è ben semplice. la lampada ad alogeni. pensate per applicazioni in esterno. al quale sono saldate le due estremità del filamento. liberando gli alogeni dal tungsteno.Le lampade ad incandescenza Un conduttore. portato ad alta temperatura incomincia a sublimare. frigoriferi. ed abbiamo la luce. Queste lampade sono state concepite in modo da evitare la progressiva perdita di luce causata dall’evaporazione del tungsteno che costituisce il filamento. Le lampade ad incandescenza sono realizzate in diversi formati. Le prime versioni sono a tensione di rete e con elevata potenza.

Le lampade a scarica hanno generalmente una durata assai più lunga delle lampade ad incandescenza anche se abbisognano di una apparecchiatura ausiliaria per la limitazione della corrente e talvolta per ottenere una sicura accensione. dal greco: “due colori”). Il riflettore può essere in alluminio oppure in vetro con trattamento della superficie riflettente (dicroico. g) sistemi ad induzione. e) lampade a vapori di sodio. da 2900 a 3100 K a seconda dei tipi e si traduce in una luce più bianca e brillante. Nel secondo caso la lampada. a cui fanno capo i conduttori di alimentazione. d) lampade a luce miscelata. cariche elettricamente. b) lampade a vapori di mercurio. c) lampade a vapori di alogenuri. è una luce più fredda. quasi puntiforme. a differenza delle lampade ad incandescenza (normali o ad alogeni). Una lampada a scarica è costituita da un tubo di materiale trasparente di elevata resistenza termica e meccanica. Nel tubo. Nel caso di quello realizzato in vetro si tratta di una parabola in quarzo opportunamente trattata con l’applicazione in alto vuoto di strati di ossidi selettivi a determinate lunghezze d’onda: gli ossidi sono riflettenti alle radiazioni visibili. sia dal punto di vista termico che cromatico. che sono radiatori “termici”. ma si lasciano attraversare dalla maggior parte della radiazione infrarossa. L’elettrodo positivo è detto “anodo”. dovrà essere scelta in funzione dell’ampiezza del fascio luminoso e l’apparecchio di illuminazione nel quale andrà collocata ha la sola funzione di proteggerla e collegarla alla rete di alimentazione. Lampada alogena con riflettore incorporato (Doc. priva del 66% della radiazione infrarossa emessa da una lampada ad alogeni con riflettore in alluminio di pari potenza.− l’efficienza giunge sino a 25 lm/W.2 Le lampade a scarica Le lampade a scarica sono radiatori “a luminescenza”. essendo dotata di riflettore. o più brevemente dicroiche. di un gas o di un vapore. alle estremità del quale sono saldati due elementi metallici.6. Per scopi di illuminazione generale esistono i seguenti tipi di lampade a scarica: a) lampade fluorescenti. Ne consegue che la luce emessa dalle lampade ad alogeni con riflettore dicroico. mentre l’elettrodo negativo è chiamato “catodo”. − le dimensioni estremamente ridotte del corpo luminoso. b) Le lampade ad alogeni nude e con riflettore incorporato Le lampade ad alogeni a bassissima tensione sono commercializzate nelle due versioni a lampada nuda o con riflettore incorporato. nelle lampade a scarica è provocata dagli urti reciproci di particelle. preventivamente vuotato dell’aria atmosferica. . Mentre nelle lampade ad incandescenza la radiazione viene emessa per effetto dell’alta temperatura raggiunta dal filamento. viene introdotto un gas in quantità ben determinata ed eventualmente una piccola quantità di un certo metallo. permettono una migliore utilizzazione della potenza luminosa ed un controllo ottimale del fascio luminoso. detti “elettrodi”. 2. − la temperatura di colore è più elevata. Nel primo caso possono essere utilizzate a vista oppure all’interno di apparecchi di illuminazione dotati di riflettore per ottenere un fascio luminoso di determinata ampiezza. OSRAM). f) lampade allo xeno.

L’emissione di luce avviene soprattutto per trasformazione della radiazione ultravioletta emessa dalla scarica in vapori di mercurio in radiazioni visibili per mezzo delle polveri fluorescenti. La lampada si riaccende nuovamente dopo un periodo di raffreddamento di diversi minuti. OSRAM). Per accendere la lampada è generalmente necessario preriscaldare gli elettrodi e fornire un colpo di tensione: questo si ottiene assai semplicemente per mezzo di uno starter inserito in parallelo sulla lampada. Il flusso luminoso delle lampade fluorescenti dipende in modo assai rilevante dalla temperatura-ambiente a cui funziona la lampada. . − colore 3: “tono caldo” con temperatura di colore 3000-3500 Kelvin. Questi valori vengono di molto superati quando il funzionamento avvenga con giusti valori di tensione. corrente e temperatura e per accensioni meno frequenti.). il flusso luminoso. Il colore della luce delle lampade fluorescenti può venire ampiamente variato scegliendo le opportune sostanze fluorescenti. Quando la temperatura è inferiore o superiore. di evitare l’abbagliamento senza ricorrere a superfici diffondenti o schermanti interposte. Le lampade a vapori di mercurio ad alta pressione sono disponibili in una vasta gamma di potenze che va da 50 a 2000 W con flussi luminosi unitari che vanno da 2000 a 125. La situazione ottimale si ha tra i 20 e i 25 gradi centigradi.000 lm. I colori della luce definiti in sede nazionale (UNI o CIE) sono suddivisi in tre gruppi: − colore 1: “luce diurna” con temperatura di colore 5500-7000 Kelvin. il campo dei colori spettrali mancanti. La scarica deve essere stabilizzata con un alimentatore (reattore). legati alle radiazioni rosse. frequenza.a) Le lampade fluorescenti Le lampade fluorescenti sono lampade a vapori di mercurio a bassa pressione. per accensioni di tre ore di durata. La temperatura-ambiente ha un’influenza apprezzabile anche sulle lampade ad alta pressione per quanto riguarda l’accensione. impulsi di tensione. la quale trasforma in luce una parte della radiazione ultravioletta. e conseguentemente l’efficienza. − colore 2: “luce bianchissima” con temperatura di colore 4000-5000 Kelvin. in media. Il pieno flusso luminoso viene raggiunto dopo alcuni minuti di accensione. viene completato utilizzando una polvere fluorescente che riveste la parte interna del bulbo. Per l’innesco delle lampade a scarica sono infatti necessarie due condizioni: un dispositivo (nella pratica può essere incorporato nella lampada o montato esternamente) che provoca l’innesco della scarica (per es. Lampada fluorescente lineare ∅ 16 mm (Doc. La durata delle lampade fluorescenti è molto elevata: 7500 ore di funzionamento. mediante il riscaldamento degli elettrodi. ecc. La scarica ha luogo in un piccolo tubo di quarzo protetto da un bulbo di vetro. Poiché lo spettro a righe della semplice scarica a vapori di mercurio porta ad una resa dei colori insoddisfacente. archi ausiliari. Lo spettro si arricchisce così anche di luce calda. il che rende possibile. Il maggior pregio di queste lampade è quello di avere bassa luminanza (intensità luminosa per unità di superficie). b) Le lampade a vapori di mercurio La radiazione prodotta dalla scarica in vapori di mercurio ad alta pressione è contenuta per la maggior parte nel campo del visibile. la scarica avviene in un tubo di vetro rivestito all’interno con polveri fluorescenti. diminuiscono. molto frequentemente.

garage. la pressione interna del tubo di scarica può essere anche dieci volte superiore a quella che si ha a freddo. La forte quantità di luce e la temperatura di colore più elevata rispetto alle lampade a filamento. hanno creato una notevole diffusione di queste lampade per l’illuminazione residenziale (giardini.una tensione a vuoto del sistema di alimentazione di valore tale da mantenere la scarica provocata dal dispositivo di innesco così da raggiungere il regime e mantenerlo e tale da superare il picco di tensione di riaccensione della lampada ad ogni semionda.20 minuti per le lampade di potenza oltre i 1000 W. però. Il vantaggio delle lampade miscelate sta nella loro facilità d’uso. d) Le lampade a luce miscelata Le lampade a luce miscelata sono un prodotto ibrido basato sulla tecnologia delle lampade a vapori di mercurio. garantendo un notevole risparmio energetico. soprattutto la concentrazione del flusso. oltre al mercurio e all’argo. per cui risulta possibile connettere la lampada su un comune attacco Edison. sale conferenze. Le lampade a vapori di mercurio hanno tradizionalmente due grandi campi di applicazione: l’illuminazione industriale e quella stradale. posteggi. supermercati. fondamentalmente la costruzione è analoga. sono state spente. che consente di ridurre il numero dei centri luminosi e quindi di ridurre fortemente le spese di installazione. palazzi dello sport.). Normalmente questo tempo è di alcuni minuti per la lampada di piccola potenza e può arrivare fino a 15 . Le lampade così realizzate presentano una luce detta appunto miscelata con una componente a spettro continuo tipica del filamento ad incandescenza. Esse risultano particolarmente adatte anche all’illuminazione delle grandi aree all’aperto. come grandi magazzini. Queste lampade si adattano all’illuminazione di locali di grandi dimensioni (al chiuso e all’aperto) dove è richiesta una perfetta resa dei colori e dove si vogliono realizzare forti risparmi di energia elettrica. al sodio. per qualsiasi motivo. dato l’elevato costo dei sostegni. Questo avviene perché l’accenditore o comunque il dispositivo d’innesco è predisposto per accendere la lampada quando la sua pressione interna è quella che si ha a freddo. OSRAM). A caldo. campi sportivi. per cui il sistema di innesco non riesce ad accendere la lampada. Tutte le lampade ad alta pressione (al mercurio. c) Le lampade a vapori di alogenuri Le lampade a vapori di alogenuri sono nate dal tentativo di migliorare la resa dei colori e l’efficienza luminosa delle lampade a vapori di mercurio. palestre. Il tubo di scarica (di quarzo) contiene. che serve da gas di innesco (ossia ha la funzione di rendere possibile l’innesco dell’arco a freddo quando le altre sostanze contenute nel tubo di scarica sono condensate) anche altri elementi. . Per il primo campo di impiego offrono diversi vantaggi come la semplicità del circuito di alimentazione. Nell’illuminazione stradale i vantaggi sopra indicati risultano ancora più importanti. L’efficienza e la durata di vita delle lampade a luce miscelata sono fortemente condizionate dalla presenza del filamento che inoltre le rende abbastanza sensibili alle variazioni della tensione. ad alogenuri) richiedono un certo tempo per essere riaccese dopo che. la concentrazione di flussi luminosi elevati in sorgenti di piccole dimensioni. dovuta al fatto che non è necessario alcun tipo di ausiliario elettrico (sostituito dal filamento interno alla lampada). a cui viene aggiunto un filamento ad incandescenza in serie al tubo di scarica. invece. ecc. per cui ne risulta conveniente l’applicazione in quei contesti dove la facilità d’uso è più importante degli aspetti economici. Lampada a vapori di mercurio (Doc. la possibilità di utilizzazione in apparecchi con fascio di luce concentrato. ad uso industriale.

per quanto scarsa. purché non sia necessaria la distinzione dei colori.e) Le lampade a vapori di sodio Le lampade a vapori di sodio sono costituite essenzialmente da un tubo di scarica. OSRAM). A seguito di tali collisioni una parte degli atomi di mercurio viene ionizzata e vale a mantenere la corrente di scarica mentre la restante parte viene eccitata per cui emette radiazioni ultraviolette. Per le loro particolari caratteristiche. neon e xeno o una miscela di entrambi i gas e. l’impiego delle lampade a vapori di sodio a bassa pressione è consigliabile dove occorre raggiungere un alto grado di visibilità con immagini a contorni molto netti e precisi e senza fenomeni di aberrazione cromatica. in certi tipi. la bobina-antenna. Le lampade a vapori di sodio richiedono un tempo iniziale d’accensione di alcuni minuti. La resa dei colori è eccellente e corrisponde in tutto a quella della luce naturale. Tre componenti principali sono necessarie per il funzionamento del sistema: il bulbo entro cui avviene la scarica in gas. La resa dei colori. Le lampade si accendono istantaneamente e raggiungono immediatamente la piena emissione luminosa. ripiegato a U o rettilineo. Queste lampade richiedono. il cavo coassiale di collegamento all’antenna. g) I sistemi ad induzione I sistemi di illuminazione ad induzione utilizzano una tecnologia rivoluzionaria in cui l’energia ad alta frequenza viene indotta in un gas di mercurio ad alta pressione mediante una spirale a induzione. Rispetto alle altre sorgenti luminose l’efficienza luminosa è decisamente più elevata. ma anche dove si voglia disporre di una luce abbastanza gradevole. in particolare l’efficienza massima la si ottiene quando la lampada funziona ad una ben determinata temperatura. per il loro funzionamento. il tubo di scarica vero e proprio è alloggiato a sua volta in un bulbo di protezione. per cui possono essere convenientemente impiegate non solo per l’illuminazione in punti critici. f) Le lampade allo xeno La luce delle lampade allo xeno è caratterizzata da una distribuzione dell’energia nello spettro praticamente identica a quella della luce diurna e non è influenzata dalle oscillazioni della tensione di rete. Quando queste ultime colpiscono una superficie coperta da uno strato di polveri fluorescenti determinano. l’emissione di radiazioni visibili. Possono inoltre essere impiegate anche nell’illuminazione industriale sia di interni che di esterni. o con un ritardo minimo. La luce delle lampade a bassa pressione è gialla e monocromatica. dopo le interruzioni di corrente. la ionizzazione degli atomi è realizzata grazie ad un campo elettromagnetico indotto da una corrente elettrica ad alta frequenza che circola in un’apposita bobina. però di solito. Il principio della scarica in gas utilizza la prerogativa che hanno gli atomi di alcuni elementi metallici di ionizzarsi sotto l’effetto di un campo elettrico dando luogo all’emissione di radiazioni ultraviolette. Lampada a vapori di sodio a bassa pressione (Doc. è sufficiente praticamente per tutti gli impieghi dell’illuminazione stradale ordinaria. In sintesi nel sistema a induzione la luce viene generata a seguito del seguente processo: il generatore elettronico collegato alla bobina-antenna crea all’interno del bulbo un campo elettromagnetico che accelera gli elettroni presenti nel bulbo stesso e ne provoca la collisione con gli atomi di mercurio. un alimentatore e un accenditore. Tali . alle estremità del quale sono montati due elettrodi: il tubo contiene sodio metallico. si riaccendono subito. purché la resa dei colori non abbia molta importanza. In un sistema d’illuminazione ad induzione. a loro volta. anche mercurio. il generatore elettronico. per cui tutti gli oggetti esposti alla loro luce appaiono di colore giallo più o meno intenso. In questo processo si associano due tecniche ben note: la scarica in gas e l’induzione elettromagnetica.

gli aeroporti. . Questi tipi e classi sono in corso di definizione sia in sede internazionale sia in sede nazionale. Essi sono costruiti con vetro opale o plastiche opportunamente trattate (ad esempio polistirene. fattori che normalmente costituiscono le principali cause di riduzione della durata della lampada nei sistemi di illuminazione tradizionali.000 ore di funzionamento pressoché prive di manutenzione). sono assenti in questo processo. che si impiegano quando il solo riflettore non è sufficiente per controllare il flusso in corrispondenza della superficie di emissione. l’altro riflesso da una superficie a sezione circolare. E’ per questo motivo che le lampade a induzione sono caratterizzate da una durata eccezionale (circa 60. I filamenti e gli elettrodi tradizionali. che consentono di proiettare al di fuori dell’apparecchio due fasci di luce sovrapposti. gli apparecchi illuminanti vengono suddivisi in cinque gruppi. semi-diretta. vengono trasformate in radiazioni comprese nello spettro visibile. ellittica. Il rendimento ottico di un apparecchio d’illuminazione è determinato dal rapporto tra il flusso luminoso che esce dall’apparecchio illuminante e il flusso emesso dalla o dalle lampade funzionanti senza apparecchio.radiazioni. le strade. − i rifrattori. La suddivisione degli apparecchi illuminanti con riferimento alla loro sicurezza avviene secondo tipi e classi di protezione. schermando completamente la lampada nella direzione di osservazione e riducendo la sua luminanza ad un valore tollerabile. indiretta. che realizzano i seguenti tipi di illuminazione: diretta. acrilico): talvolta sono realizzati con carta pergamenata o con stoffe. A seconda della distribuzione del flusso luminoso. parabolica. Essi sfruttano un fenomeno che va sotto il nome di “riflessione totale interna” e consistono generalmente in coppe o pannelli lisci da una parte e dotati di prismi conici o piramidali sull’altra. Essi sono: − i riflettori. Gli elementi di controllo impiegati per convogliare e schermare la luce costituiscono le parti attive degli apparecchi d’illuminazione. Le prestazioni sopraelencate rendono questo sistema particolarmente adatto per i luoghi in cui è difficile accedere agli apparecchi di illuminazione e dove la sostituzione delle lampadine costituisce un’operazione costosa e pericolosa. Ne sono alcuni esempi le stazioni. − proteggono le lampade da danneggiamenti di carattere meccanico o chimico. semiindiretta.. mista. Il più delle volte essi realizzano le ripartizioni desiderate senza ricorrere all’impiego di altri elementi di controllo. dopo aver colpito lo strato di polveri fluorescenti che rivestono la superficie interna del bulbo. attraverso i quali si può aumentare la dimensione apparente della sorgente in modo da ridurre la luminanza della lampada. i tralicci. − evitano l’abbagliamento. denominata appunto riflettore. Gli apparecchi di illuminazione Gli apparecchi illuminanti svolgono tre funzioni principali: − controllano il flusso luminoso della lampada e lo dirigono nelle direzioni desiderate. le gallerie. i ponti. i centri commerciali. − i diffusori. provenienti l’uno direttamente dalla lampada. garantiscono la sicurezza elettrica funzionale e quella contro i contatti accidentali (scosse elettriche). iperbolica ecc. le insegne luminose.

in condotti ottici. fibre o. con termine generale. questo materiale. Sono impiegati per ottenere luce colorata o per filtrare le componenti spettrali nocive quando si illuminano materiali deteriorabili. unita però a un notevole peso e una certa facilità a scheggiarsi o rigarsi. nidi d’ape. la sua fragilità e la tendenza ad alterarsi sotto l’azione del calore e degli agenti atmosferici. in questi ultimi anni. ma solo energia sotto forma di radiazioni luminose. − alluminio trattato. Il vetro argentato. non è attualmente utilizzato su larga scala per il suo peso. condutture. a) Zumtobel . diffondere o sagomare l’impronta luminosa e conseguentemente modificare il solido fotometrico uscente dall’apparecchio. essa presenta una sufficiente resistenza agli agenti atmosferici. impiegati in alcune applicazioni particolari. design Foster & Partners. colorati oppure anti-UV/IR. componenti terminali dei condotti ottici. ossia non c’è differenza di potenziale elettrico. guide. Notevole diffusione ha viceversa raggiunto. Data questa separazione è opportuno rimarcare che nei condotti non transita energia elettrica. L’impiego della lamiera di ferro smaltata a caldo o verniciata a fuoco è ancora diffuso nella costruzione dei riflettori diffondenti. e delle parti ottiche le quali concentrano i raggi luminosi sulla sezione del condotto. − le lenti. L’illuminatore contiene una lampada. design Corona. Tra questi due elementi la luce è trasportata in canali.− gli schermi. In alcuni casi l’illuminatore può anche essere costituito da un captatore o collettore della luce naturale. Wilmotte. l’impiego della lamiera in alluminio. possono essere in vetro oppure in plastica. lamelle. b) Saturn. alette o altro e fungono da recuperatori di flusso o da dispositivi antiabbagliamento. − i filtri. ai riflettori e ai proiettori veri e propri con le più moderne lampade a scarica in vapori metallici. I sistemi a condotti ottici Tra i sistemi di illuminazione figurano quelli basati sulla conduzione o trasporto della luce. Nella costruzione degli apparecchi illuminanti le superfici riflettenti sono impiegate tutte le volte che occorre intercettare una parte del flusso luminoso della lampada ed a concentrarlo in una direzione diversa da quella di emissione. − lamiera di ferro smaltata o verniciata. con le quali è possibile concentrare. Per le superfici riflettenti degli apparecchi illuminanti si ricorre generalmente ai seguenti materiali: − vetro argentato. poco adatto a causa della scarsa resistenza agli agenti atmosferici. Si distinguono dai sistemi analizzati per la separazione fisica tra l’apparecchiatura in cui è installata la sorgente luminosa (chiamata comunemente illuminatore o generatore) e le componenti che erogano nell’ambiente la luce. Il loro campo di impiego è perciò molto vasto andando dalle comuni apparecchiature per lampade ad incandescenza e fluorescenti. si è progressivamente imposto grazie al moltiplicarsi e al perfezionarsi dei procedimenti di trattamento superficiali. Essi si identificano con deflettori. che possono essere interni oppure esterni all’apparecchio d’illuminazione. che può essere a ioduri metallici o alogena a bassa tensione. pur avendo proprietà riflettenti superiori a quelle degli altri materiali citati. Le tipologie dei condotti ottici sono: . tubi.

I vantaggi più consistenti discendono dalla caratteristica fondamentale indicata all’inizio: la separazione tra la fonte luminosa e i punti di erogazione della luce. Si possono illuminare micro-spazi in condizioni climatiche estre29 me. vapori. inquinanti e corrosive) in assenza di campi elettrostatici. andrà a colpire la superficie del condotto cambiando due volte direzione. essi si integrano con elementi costruttivi. sostanze infiammabili. di volta in volta. . anche come diffusori di luce introducendo ad arte queste impurità nei condotti. raggruppati in fasci. in ambienti interni ed esterni. nel secondo canali o guide di luce. tecnopolimeri. in un altro diventerà esso stesso luminoso. architettonici o di arredo diventando parti di questi da sottoporre a minime e localizzate (principalmente nell’illuminatore) operazioni di manutenzione. con i sistemi a fibre abbiamo una pluralità di piccole fonti luminose puntiformi da cui sono emessi fasci luminosi di determinate ampiezze. − previo un accurato lavoro di progettazione. Il sistema è più semplice. In pratica all’interno del cilindro la radiazione avrà un percorso a zig-zag poiché essa subirà una riflessione totale ogni qualvolta incontrerà le pareti del condotto. acidi. tornando poi a propagarsi nell’aria. se non risulta perfettamente parallelo all’asse del tubo. e sono così sintetizzabili: − i condotti ottici consentono di illuminare ambienti dalle dimensioni anche molto ridotte (micro spazi) oppure ambienti in cui siano presenti elementi o sostanze particolari (acqua. quarzo. il condotto può essere. gas. in entrata e in uscita. su facciate e fronti di edifici per altezze di decine e decine di piani. filiformi e flessibili. ogni piccolo condotto così costituito fa capo da una parte all’illuminatore. Dal punto di vista illuminotecnico. Questi dispositivi possono essere usati. condotti ottici. dimensione trasversale di alcuni centimetri. oltre che come conduttori. dall’altra ad una componente terminale ottico-meccanica. quindi. Il termine generale per entrambe è. ma si può anche portare la luce in guisa di fili luminosi. in un caso. − si dimostrano adatti per illuminare oggetti con superfici sensibili alle radiazioni UV e IR (in particolare le opere d’arte e i manufatti artigianali) data la prerogativa di filtrare tali radiazioni. umidità. incrementando il loro grado di sicurezza d’uso. Sfruttando il principio delle continue riflessioni. si potranno avere delle dispersioni dovute a delle impurità che alterano localmente l’indice di rifrazione. quadrata. con i sistemi a guide l’elemento emettitore è sostanzialmente un diffusore di luce. Consideriamo ora quali concreti vantaggi offrono questi sistemi rispetto a quelli tradizionali basati su normali apparecchi di illuminazione. le cui pareti sono costituite con pellicole micro-prismatizzate (elementi cavi). Nel primo caso i condotti sono comunemente chiamati fibre ottiche. come si è detto. andamento lineare o curvilineo.− condotti costituiti da materiali solidi o liquidi quali vetro. La radiazione luminosa all’interno della fibra si comporta nel seguente modo: un raggio di luce penetrando nel piccolo cilindro con una inclinazione data. − condotti che si presentano come elementi tubolari cavi o pieni. In questo modo la luce “viaggia” anche se. rettangolare). I sistemi a fibre ottiche sono in genere più piccoli e hanno ambiti di utilizzo assai vasti. con sezioni di varia forma (circolare. Il primo dato che cambia riguarda le dimensioni. ovvero conformate in modo tale da riflettere e diffondere le radiazioni luminose (elementi pieni). ma presenta generalmente ingombri maggiori. elettromagnetici e di effetti termici. gel conformati (nel caso dei materiali solidi) a cilindro di piccolo diametro (nell’ordine delle frazioni di millimetri). sfruttato per trasportare energia luminosa dalla sorgente ad un luogo di utilizzazione. Le guide di luce si prestano anch’esse per un’ampia gamma di applicazioni.

a) Valore di illuminamento Una buona progettazione deve prima di tutto prefiggersi lo scopo di garantire in ogni ambiente il giusto livello di illuminamento. se necessario. . di ogni specifica esigenza dell’utenza e degli aspetti di economicità. dal blu al rosso. costituenti i sistemi. che verrà affrontato dettagliatamente nel capitolo finale. b) Tonalità della luce Determinato il valore di illuminamento in funzione del locale da illuminare occorre determinare la tonalità più adatta per le specifiche caratteristiche dell’ambiente. affidando poi ai sistemi di controllo la funzione di modulare il flusso emesso. I valori di illuminamento da adottare sono in relazione al tipo di atti30 vità prevista nell’ambiente e sono influenzati dal potere di assorbimento e di riflessione del flusso luminoso da parte dei materiali presenti nell’ambiente e dal loro colore. Ogni altro tipo di lampada offre un particolare spettro. la cui conoscenza è importante per la progettazione dell’illuminazione artificiale di un ambiente: negli ambienti particolarmente accoglienti si preferisce ricorrere a sorgenti di luce con prevalente emissione verso il rosso mentre negli ambienti dove occorre luce brillante e impersonale si utilizzano lampade con spettro luminoso simile a quello della luce diurna. dalla cui miscela deriva un colore bianco neutro. Il progetto dell’impianto di illuminazione viene dunque condotto tenendo conto del massimo livello di illuminamento previsto. Introduzione al progetto dell’impianto di illuminazione Il progetto dell’impianto di illuminazione ha lo scopo di determinare il numero. funzionalità ed eleganza. che viene percepito come caldo. programmandolo nel tempo) al livello di illuminamento più indicato negli ambienti soggetti a funzioni complesse. tenendo conto delle caratteristiche del locale.− sono infine facilmente riutilizzabili e riciclabili nell’ambito di altre possibili integrazioni con un’ampia gamma di componenti e accessori. di tipo ottico e meccanico. Per regolare il flusso luminoso si impiegano potenziometri elettronici azionati da pulsanti oppure da variatori di intensità luminosa (dimmer) eventualmente collegati a cellule fotoelettriche che modulano l’intensità luminosa in funzione della quantità di luce proveniente dall’esterno. sia naturali che artificiali. igiene. da cui deriva un colore giallastro. è ormai sempre più frequentemente condotto per via informatica. emettono luce di diversa tonalità a seconda della distribuzione spettrale della radiazione emessa dalla fonte. L’illuminamento è inversamente proporzionale alla distanza della superficie illuminata: in altre parole l’illuminamento della superficie da parte della sorgente luminosa è tanto minore quanto più è grande la distanza della sorgente dalla superficie. Attraverso dispositivi elettronici e sistemi computerizzati di controllo è possibile variare il flusso luminoso emesso dai vari tipi di lampade adattandolo (e. Il calcolo illuminotecnico. Nella luce diurna sono presenti in misura pressoché uniforme tutti i colori dello spettro luminoso. comunque in questo paragrafo si mettono in evidenza i requisiti fondamentali che vengono analizzati per realizzare il progetto dell’impianto di illuminazione con il metodo tradizionale. i tipi e le posizioni degli apparecchi da installare in un ambiente. Lo sviluppo dell’elettronica applicata all’illuminazione sta modificando profondamente i tradizionali criteri di progettazione degli impianti. Le lampade a incandescenza sono invece caratterizzate da una emissione molto bassa verso il blu e progressivamente crescente verso il rosso. Le fonti luminose.

Il fattore di manutenzione è il rapporto tra l’illuminamento prodotto da un apparecchio dopo un certo periodo e quello dello stesso apparecchio nuovo. BUONA ILLUMINAZIONE Resa dei colori Distribuzione delle ombre Limitazione dell’abbagliamento Direzione della luce Distribuzione delle luminanze Livello di illuminazione Tonalità della luce . che tiene conto delle dimensioni del locale da illuminare e dell’altezza della sorgente luminosa rispetto al piano da illuminare (piano di lavoro). occorre tener conto del fatto che tutte le fonti luminose alterano il reale colore degli oggetti. solitamente indicato con k. la resa del colore delle fonti luminose. utilizzazione e manutenzione Il fattore di riflessione è dato dal rapporto tra flusso luminoso riflesso e flusso luminoso incidente su una superficie (soffitto. cioè il colore che si ottiene sugli oggetti. da uno specifico grado di resa del colore. Le tonalità calde sono preferibili per bassi valori di illuminamento. Esso tiene conto della perdita di flusso luminoso che si verifica a causa dell’invecchiamento delle lampade e dell’insudiciamento dell’apparecchio e viene di norma fornito dalle ditte costruttrici. Anche la riduzione della capacità di riflessione delle pareti influisce sul fattore di manutenzione. Ogni tipo di lampada è infatti contraddistinta. oltre che da una propria temperatura di colore. e) Fattori di riflessione. pareti e piano di lavoro). mentre per quelli più elevati sono preferibili le tonalità fredde. Il fattore di utilizzazione di un apparecchio per illuminazione è un coefficiente che viene fornito dalle case costruttrici mediante apposite tabelle.La tonalità della luce viene valutata attraverso la temperatura di colore. Fissato convenzionalmente pari a 100 l’indice di assoluta fedeltà di resa cromatica riferito alle lampade. c) Indice di resa cromatica Nella scelta del sistema di illuminazione. d) Indice del locale k L’indice del locale è un coefficiente. può essere classificata secondo un’apposita tabella. Esso viene ricavato per via sperimentale e indica il rapporto tra il flusso luminoso che giunge sulla superficie da illuminare (flusso luminoso utile) ed il flusso emesso dall’apparecchio. specialmente nei locali destinati ad attività particolari.

nel moderno daylighting disponiamo di nuovi materiali e componenti che consentono la realizzazione di grandi superfici vetrate compatibilmente con un buon comportamento termico dell'edificio. di nuovi strumenti di analisi e simulazione in grado di prevedere il comportamento "luminoso" di un edificio dalle prime fasi della progettazione. Ciò che distingue il moderno "daylighting" da quello di appena un decennio fa. costituiscono un'altra forte spinta all'utilizzo dell'illuminazione naturale. Infine è stato dimostrato che l'illuminazione con la luce naturale è in grado di assicurare livelli di benessere agli utenti superiori a quelli ottenibili negli edifici illuminati artificialmente. Questa può essere ottenuta facendovi penetrare la luce essenzialmente in tre modi: • attraverso il soffitto "Toplighting" • le pareti laterali "Sidelighting" • portando la luce all'interno dell'edificio attraverso dei veri e propri condotti o ricorrendo ad atrii e cortili "Corelighting". porte. Questi strumenti sono particolarmente efficaci se vengono applicati in edifici di grosse dimensioni nei quali fino al 75% dell'illuminazione diurna può essere ottenuta con l'uso della luce naturale. e di nuovi materiali e tecnologie. per i quali l'entità dei consumi energetici derivanti dall'illuminazione artificiale ne rende più evidenti i vantaggi economici. APPLICAZIONI E PROGETTAZIONE DEL DAYLIGHTING Le nuove tecniche di illuminazione naturale sono particolarmente utilizzate nella progettazione di ambienti che hanno un uso prevalentemente diurno. scuole. Sin dall'antichità gli architetti hanno cercato di sfruttare la luce naturale all'interno degli ambienti di vita e di lavoro. Ad una maggiore illuminazione naturale corrisponde anche una riduzione della luce artificiale e pertanto del condizionamento necessario a smaltire il calore immesso dalle lampade. atri e porticati.ILLUMINARE CON LA LUCE DEL SOLE Una parte importante dell'energia che arriva dal sole sulla terra è disponibile sotto forma di energia luminosa sia diretta che riflessa dalla volta celeste e costituisce la cosiddetta luce naturale. industriali e ospedali. Queste tre tecniche sono state applicate in misura diversa in tutte le epoche. edifici commerciali. e quindi di una sorgente di luce artificiale capace di competere per intensità con la luce naturale. quali "vetri intelligenti" e i materiali isolanti trasparenti. Inoltre la disponibilità di nuovi strumenti di analisi nella progettazione. è che oggi disponiamo. È frequente oggi l'esperienza di trovarsi all'interno di edifici totalmente illuminati durante il giorno con luce artificiale. La luce solare diretta e quella diffusa dalla volta celeste hanno caratteristiche diverse e pertanto richiedono una diversa considerazione nel corso della progettazione dell'illuminazione naturale degli ambienti interni. Le caratteristiche principali che . CHE COSA È L'ILLUMINAZIONE NATURALE O DAYLIGHTING Lo studio e la progettazione dell'illuminazione naturale o "daylighting" comincia con lo studio del percorso del sole durante il giorno e nei vari periodi dell'anno. come uffici. in particolare negli ultimi cinquanta anni. Nonostante queste tendenze progettuali predominanti. Questo speciale è stato realizzato con il determinante contributo di Patricia Ferro della nostra redazione. A livello mondiale ci sono ormai centinaia di esempi di applicazioni delle più moderne tecniche di illuminazione naturale. realizzando finestre. capaci di regolarne e controllarne l'entità dei flussi luminosi e termici. Inoltre. in primo luogo. l'uso della luce naturale per l'illuminazione degli interni di un edificio (tra gli addetti ai lavori indicato anche con il nome di "daylighting") ha cominciato da più di qualche anno ad essere rivalutato per l'illuminazione di grossi edifici pubblici e commerciali. ha fatto sì che questa fonte fosse dimenticata dai progettisti. La scoperta della lampadina. che consentono di conoscere in dettaglio il comportamento energetico dell'edificio prima della costruzione. Le moderne tecniche di daylighting vengono anche applicate negli edifici di abitazioni essenzialmente per ragioni estetiche e di benessere.

l'ora del giorno. che hanno in comune l'idea di deviare una parte del flusso luminoso incidente verso il soffitto. poiché.3). quanto basterebbe. situazione creata dalla presenza nel campo visivo di superfici o punti con luminanza molto superiore a quella a cui l'occhio è abituato. da come l'edificio è circondato nelle immediate vicinanze (presenza di ostruzioni naturali o artificiali) e dall'indice di riflessione delle superfici interne ed esterne.500 lumen/m2 per le attività di alta precisione). aggiungendo un aggetto ad un vetro inclinato la superficie effettivamente illuminata sarà quella riportata sulla verticale. TECNICHE DI ILLUMINAZIONE NATURALE O DAYLIGHTING Illuminazione dall'alto / "Toplighting" La luce naturale può essere introdotta all'interno di un edificio attraverso il tetto con l'inserimento nello stesso di lucernari (fig. è necessario assicurare buoni livelli di comfort luminoso all'interno degli spazi e quindi è importante effettuare un'accurata valutazione dei rapporti fra luminanze degli oggetti che entrano nel campo visivo. Tra questi elementi: davanzali e mensole riflettenti o "lightshelves" (fig. In fase di progettazione è necessaria una particolare attenzione al fatto che la luce incidente su una superficie orizzontale è tre volte superiore a quella incidente su una superficie verticale. ecc. inoltre in estate. ad esempio. può provocare effetti di surriscaldamento e fenomeni di abbagliamento indesiderati se non accuratamente controllata da schermi o superfici riflettenti. Da evitare assolutamente è il cosiddetto fenomeno di abbagliamento. Illuminazione laterale / "Sidelighting" Si può migliorare notevolmente l'illuminazione naturale entrante dalle finestre attraverso una serie di soluzioni innovative. considerando un doppio vetro trasparente. in modo da alterare il percorso naturale finestrapavimento ed indirizzare la luce in profondità nell'ambiente. ad esempio in un m2 di finestra. cercando di stabilire un giusto equilibrio fra la luminanza dell'obbiettivo immediato. Una netta distinzione bisogna fare tra la superficie vetrata e la superficie vetrata effettivamente illuminata. Si può comunque stimare che la superficie necessaria ad illuminare correttamente lo spazio sottostante si aggira intorno al 15 al 20% della superficie dell'ambiente. cupolini. Inoltre il flusso luminoso solare incidente. essendo la luce quattro o cinque volte maggiore che in inverno.rendono preferibile la luce naturale a quella artificiale sono il suo rendimento nella percezione del colore e le variazioni nel tempo di colore.2). e lo sfondo in modo da ottenere il contrasto necessario ad una buona visione. le condizioni climatiche del luogo. se opportunamente distribuito.1). Per ottenere buoni livelli di comfort visivo (ambienti in cui la ricezione dei messaggi visivi non è disturbata). shed (fig. il periodo dell'anno. ad illuminare varie decine di metri quadrati di superficie di lavoro (i livelli di illuminazione richiesti sul piano di lavoro vanno da un minimo di 100 lumen/m2 per le aree di servizio ad un massimo di 1. contrasto e luminanza (brillanza luminosa) di ogni superficie. è dell'ordine di alcune decine di migliaia di lumen (unità di misura del flusso luminoso). caratteristiche che non possono essere simulate da nessun tipo di sorgente artificiale. elementi orizzontali che vengono inseriti nella parte inferiore della finestra o al di sopra del livello della vista e la cui superficie .Il flusso luminoso all'interno dell'edificio varierà a seconda del posto in cui si trova l'edificio stesso.

9). creando un cosiddetto "spazio tampone" e cioè uno spazio con una temperatura maggiore rispetto a quella esterna. aggetti.7). Essi possono essere interni od esterni o essere inseriti all'interno di un componente finestra.6). in modo da garantire più luce ai piani inferiori. Il problema può in parte essere risolto progettando un litrium (light+atrium) (fig. Esempi di dispositivi esterni sono: frangisole (fig. dei costi e delle dispersioni di calore in inverno. un sistema molto innovativo è quello di far arrivare la luce naturale all'interno con le fibre ottiche (fig. Naturalmente il flusso luminoso entrante dalle aperture diminuisce andando verso i piani bassi. Infine. Nel "Sidelighting" è importante anche prevedere l'utilizzo di dispositivi di ombreggiamento. dove la luce del sole raccolta da eliostati (specchi controllati da dispositivi computerizzati) o concentrata per mezzo di specchi o lenti è convogliata verso l'interno dell'edificio attraverso condotti rivestiti all'interno di materiali molto riflettenti in modo da contenere le perdite dovute alle molteplici riflessioni. che hanno il vantaggio di essere facilmente regolabili dall'utente a seconda delle sue necessità sia per motivi di riservatezza che di disagio luminoso. ma comportano un aumento del volume dell'edificio. frangisole riflettenti regolabili (fig. buoni indici di ombreggiamento si ottengono anche con lamelle regolabili all'interno di un doppio vetro.10). Inoltre gli spazi tampone possono essere molto gradevoli come luoghi di incontro e di passaggio se convenientemente attrezzati con della vegetazione. aumentano notevolmente la superficie laterale illuminata dell'involucro. ILLUMINAZIONE NATURALE CON LE FIBRE OTTICHE Un sistema a fibre ottiche è in genere costituito da una serie di lenti . persiane o tende esterne.4) che orientano la luce diretta del sole e anche quella diffusa all'interno degli ambienti. Illuminazione all'interno / "Corelighting" È possibile portare la luce all'interno di un edificio realizzando nel centro dello stesso atri (fig.5). Ci sono poi i condotti di luce (fig. I dispositivi interni più comuni sono le tende (fig.superiore è rivestita con materiali altamente riflettenti in modo da deviare la radiazione luminosa all'interno dell'ambiente. Infine. cortili o chiostrine con superficie ad elevato indice di riflessione. I frangisole possono anche essere verticali ed indirizzare la luce diretta all'interno soprattutto quando gli angoli solari sono piccoli e cioè durante le prime ore mattutine e nel tardo pomeriggio. gelosie. Le dispersioni possono essere diminuite attraverso la copertura dei suddetti spazi con elementi trasparenti. Questi spazi.8) e cioè un atrio la cui superficie decresce con la quota. che permettono di bloccare o regolare il passaggio della luce all'interno degli spazi.

b) i film olografici (fig. ed in particolare la trasmittanza. La luce trasmessa. Un solo strato può contenere delle "istruzioni" per quattro angoli diversi.di Fresnel che filtrano la luce solare captata da un eliostato che. L'applicazione dei sistemi con fibre ottiche dipendono fondamentalmente dalla disponibilità di radiazione solare. La fibra ottica. Un sistema del tipo sopra descritto. un motore ed un minicomputer. c) i materiali isolanti trasparenti (TIM) (fig. NUOVI MATERIALI PER IL DAYLIGHTING Le tecniche di illuminazione naturale possono avvalersi oggi di una serie di nuovi materiali sviluppati negli ultimi anni. caratterizzati da alte resistenze alla trasmissione del calore.13). materiale acrilico o poliestere. diffrangono la luce. in quanto priva di radiazione ultravioletta ed infrarossa. indirizzando il flusso luminoso verso un punto preciso oppure riflettendo la luce indesiderata.12).11). è in grado di seguire il sole dall'alba al tramonto. per cui a causa della diversità di lunghezza d'onda. La luce solare. luce visibile e luce infrarossa vanno a posizionarsi ad una distanza diversa dalle lenti. i TIM possono migliorare nettamente le prestazioni luminose interne di un edificio. Essi consistono in un materiale solido trasparente di bassissima densità che per via della sua fragilità deve essere rinchiuso tra due lastre di vetro o materiale plastico anch'esso trasparente. consentono la diffusione della radiazione solare ed impediscono la penetrazione dei raggi abbaglianti per le loro caratteristiche direzionali di riflessione. è stato sviluppato in Giappone ed è attualmente commercializzato in Italia. d) i materiali cromogenici. collocata ad una opportuna distanza trasmette soltanto la luce visibile nei punti luce fissati dal progettista. è quindi particolarmente adatta per l'illuminazione di aree sensibili a tali radiazioni. pellicole sottili. deviano i raggi solari a seconda dell'angolo d'incidenza con cui sono colpiti. luce ultravioletta. tramite l'automatizzazione della regolazione del controllo degli impianti e la disposizione degli elementi di illuminazione in fasce parallele alle finestre. realizzati con vetro.2 W/m2 °K mentre un finestra con doppi vetri è di 5 W/m2 °K. al variare della radiazione solare . La conduttanza di una finestra con i TIM è di circa 1. In questo modo si potranno prevedere distinti regimi di accensione per le varie lampade a seconda delle necessità dell'utenza. che applicate ad una finestra. policarbonato. Inseriti negli elementi di chiusura verticale e soprattutto al posto del vetro singolo o doppio. di diverse forme geometriche. Si può comunque sostituire la luce del sole con una lampada durante i giorni coperti. Tra questi: a) i panelli prismatici (fig. filtrata dalle lenti subisce un processo di aberrazione cromatica. poiché sono sistemi relativamente costosi da installare è conveniente il loro utilizzo solo in zone molto soleggiate. grazie ad una cellula fotosensibile. costituiti da una struttura multi-strato realizzata con materiali ad alta tecnologia che hanno la capacità di variare le proprie caratteristiche di trasmissione ottica. INTEGRAZIONE TRA LUCE NATURALE E ARTIFICIALE Un'importante riduzione dei consumi elettrici negli edifici può essere conseguita anche attraverso la razionalizzazione nella gestione e nell'uso dell'illuminazione artificiale. Sono tra i dispositivi più complessi dal punto di vista meccanico.

000 m2. ad esempio. ma allo stesso tempo una . la realizzazione di un atlante del territorio europeo dell'illuminazione naturale con i dati necessari per la progettazione del daylighting con programmi di simulazione. valutazioni di tipo economico. Queste ultime. tra cui programmi di simulazione luminosa degli ambienti interni attraverso fonti sia naturali che artificiali. hanno dimostrato che il costo complessivo dell'edificio aumenta soltanto dell'1% rispetto ad un edificio realizzato con tecniche convenzionali. sono state successivamente applicate con ottimi risultati nella copertura del centro per mostre e convegni a Linz. Ricerche sul daylighting sono anche in corso presso le Università di Napoli. della riflettanza. la realizzazione di una guida pratica per l'integrazione di nuove tecnologie di illuminazione naturale in edifici del settore terziario in Europa. la realizzazione di un programma di calcolo delle proprietà termiche e luminose di componenti finestra e lo studio di nuove tecnologie per le finestre del futuro come materiali cromogenici. I COSTI DEL DAYLIGHTING Negli Stati Uniti. dove si lavora prevalentemente sui modelli di simulazione e. di circa 45. provvisti da superfici interne altamente riflettenti. effettuate di recente su un edificio progettato e costruito adottando estesamente tecniche di daylighting. L'Università di Firenze studia l'illuminazione naturale con le fibre ottiche mentre presso il Dipartimento di Energetica dell'Università di Torino. modelli in scala e misure acquisite in campo. In Italia. edificio costruito a fine ottocento e di grande rilievo storico. materiali isolanti trasparenti. Nelle aree espositive sono state aperti dei grandi lucernari che consentono l'illuminazione naturale delle sale. f) i rivestimenti a comportamento angolare selettivo. Le pellicole hanno la proprietà di modificare il valore di trasmittanza del vetro a seconda dell'angolo di incidenza della radiazione diretta.000 dollari. griglie tridimensionali di 16 mm di spessore la cui superficie è ricoperta da un sottile strato di alluminio puro altamente riflettente integrate in una doppia lastra di vetro isolante. Un interessante intervento è stato effettuato da Costantino Dardi alla fine degli anni '80 nel Palazzo delle Esposizioni di Roma. IL DAYLIGHTING IN EUROPA E IN ITALIA Negli ultimi anni l'Unione Europea ha finanziato numerosi progetti nel campo dell'illuminazione naturale negli edifici. e) i microreticoli riflettenti (fig. I laboratori dell'ENEA e l'Istituto Elettrico Nazionale Galileo Ferraris di Torino. in collaborazione con la Stazione Sperimentale del Vetro di Murano (VE). mentre altre ancora la ricevono direttamente da lucernari verticali dotati di dispositivi per l'oscuramento del lato nord o sud a seconda della stagione. studiano la caratterizzazione dei materiali trasparenti e misurano le prestazioni delle trasmittanza. Un altro esempio di moderno daylighting è la Scuola Superiore a Valongo do Vouga Agueda in Portogallo.incidente (fotocromici). ricerche sul daylighting vengono effettuate presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. mentre altre aule ricevono luce naturale tramite condotti solari.I sistemi di daylighting hanno comportato un costo aggiuntivo di 230. Padova e Roma I e Roma III e la Conphoebus di Catania. della temperatura (termocromici) o all'applicazione di un campo elettrico esterno (elettrocromici). del fattore di guadagno solare e l'effetto cromatico dei vetri. graduata attraverso una serie di schermi regolabili. costruito recentemente e progettato da Thomas Herzog. film olografici e griglie riflettenti. costituiti da pellicole di poche decine di micron di spessore che vengono applicate sulla superficie dei vetri. la caratterizzazione delle proprietà luminose dei materiali trasparenti e traslucidi innovativi attraverso prove di laboratorio con strumenti sofisticati e prove in loco. dove le aule con finestre rivolte a sud sono state dotate di "lightshelves". Si tratta di una scuola situata nel North Carolina costruita nel 1994.14). si lavora sulla validazione dei modelli di simulazione. nello studio del comportamento termico e luminoso di sistemi vetrati.

. Socorro (New Mexico). dove le zone di vendita situate sotto i lucernari hanno avuto molte più vendite da quelle illuminate esclusivamente con luce artificiale. che è calato del 15% con ottime ricadute sulla produttività. Lumen Micro. sempre negli Stati Uniti è stato progettato ad atri e dotato di "lightshelves". è necessario aggiungere altri 30kWh alla bolletta per il condizionamento dell'aria.000 m2). Jurgen Claus. e i programmi Radiance. P.riduzione dei costi per i sistemi di condizionamento e di illuminazione per 115. Superlite. Dalite e TRNSYS sviluppati negli Stati Uniti. è possibile risparmiare agli attuali costi dell'energia circa 40. Inoltre. MODELLI DI SIMULAZIONE LUMINOSA Negli ultimi anni sono stati sviluppati numerosi programmi per computer che simulano il comportamento sia dell'illuminazione naturale che di quella artificiale. come la mostra di Peter Erskine.Eldred. Erskine. Ross. sono state realizzate in varie parti del mondo sia in forma temporanea. Piazza of Americas in Dallas (Texas) e Harvard Business School Chapel. sia in forma permanente in edifici e strutture di interesse pubblico e commerciale. J. National Radio Astronomy Laboratory. C.000 dollari all'anno. Un nuovo edificio per uffici. interventi questi che hanno consentito di risparmiare il 75% di energia elettrica rispetto agli uffici della sua categoria. Gli esempi più numerosi si trovano negli Stati Uniti: Aeroporto Internazionale di Nashville (Tennessee). Genelux e Serilux. Ma il vero risparmio è stato quello della diminuzione dell'assenteismo. Real Goods Solar Living Center. Daylite. sviluppati nell'ambito dell'UE. Cristallo Solare. Tra questi i programmi Naturel. Sempre nel North Carolina è stato valutato che una scuola di dimensioni medie (circa 40. Parco di Juelich (Germania). organizzata da ISES Italia nel 1992 a Roma presso i Mercati di Traiano. Si stima che per 100 kWh utilizzati per l'illuminazione elettrica. l'investimento effettuato nel daylighting sarà ripagato in meno di un anno e la spesa energetica ridotta al 40% rispetto a quella sostenuta da altre scuole dello stesso tipo nella stessa zona. Saad Cook. nella quale siano state adottate tecniche di daylighting. Boston (Massachussets). LA LUCE DEL SOLE PER DECORARE GLI EDIFICI Opere d'arte e decorazioni che utilizzano la luce del sole.000 dollari. ad opera dell'artista D. Ukiah (California). nonché Ecotect. in particolare il suo spettro. Un risultato simile è stato rilevato in un centro commerciale.

Una classificazione rigorosa dei colori risulta importante in numerosi settori applicativi:·produzione e trasmissione di immagini a colori illuminazione di musei. basandosi su differenti esperienze e riferimenti. Persone diverse che guardano lo stesso oggetto. esprimono il colore dell'oggetto con diverse parole hanno una differente percezione del colore. Ciò sembrerebbe negare a priori ogni possibilità di misurare il colore. La percezione del colore è definibile come un'impressione di colore soggettiva. La sensazione di colore è un'esperienza soggettiva dovuta lla stimolazione dei fotorecettori dell'occhio (coni visione tricromatica) da parte di una radiazione elettromagnetica visibile. Tuttavia persone diverse possono in generale essere d'accordo circa le uguaglianze di colore. Colorimetro: Strumento in grado di fornire un'indicazione quantitativa del colore misurato e pertanto di rilevare differenze di colore anche piccole e di esprimerle sotto forma numerica. cioè convenire che radiazioni caratterizzate da distribuzioni spettrali diverse appaiono cromaticamente uguali. ossia possa essere individuata con dei numeri. essa prescinde però da ogni elaborazione e condizionamento mentale. pinacoteche. Scopo della colorimetria è dunque quello di stabilire una corrispondenza univoca tra radiazioni visibili e sensazioni di colore e quindi definire un modello matematico in base al quale la sensazione dei colori possa essere misurata. riproduzione in ambito industriale dei colori: controllo qualità con un colorimetro . ma una qualità della sensazione visiva e come tale è un'entità puramente soggettiva ed incomunicabile. condizionata dalla situazione di osservazione e frutto di un'interpretazione mentale.COLORIMETRIA Il colore non è una grandezza fisica.

. Differenze di osservatore La sensibilità di ciascun individuo è leggermente differente:la vista di una persona cambia con l'età. tappezzeria). lampade a scarica di gas. lampade ad incandescenza) fanno apparire di colore diverso lo stesso oggetto. il fattore di riflessione ρλ delle vernici metallizzate delle automobili è funzione della direzione) per una precisa comunicazione del colore l'angolo di osservazione di un oggetto e l'angolo di illuminazione devono essere costanti. Differenze di direzione Guardando un oggetto da differenti angolazioni. Differenze di sfondo Se un oggetto è posto davanti a uno sfondo luminoso apparirà più cupo rispetto a quando è posto davanti a uno sfondo scuro: effetto contrasto. anche per soggetti che si considera abbiano una "normale"visione del colore possono esistere delle inclinazioni verso il rosso o il blu lo stesso oggetto apparirà di colore diverso ad osservatoridiversi. ma riguarda anche la complessità delle condizioni di osservazione. può capitare che un punto appaia più chiaro o più scuro. Differenze di sorgenti illuminanti Le sorgenti luminose sono caratterizzate ciascuna da un diverso spettro di emissione diversi tipi di illuminazione (luce solare. La percezione del colore cambia al variare delle seguenti condizioni. Una stessa mela illuminata con luce solare a sinistra ed a destra con una luce ad incandescenza assume tonalità di colore visivamente molto diverse. Differenze di dimensioni I colori che ricoprono vaste superfici tendono ad apparire più luminosi e vivaci rispetto ai colori che ricoprono aree più piccole: effetto area.PERCEZIONE DEL COLORE La differenza tra percezione del colore e sensazione di colore non riguarda soltanto l'aspetto psicologico. Certi prodotti per la colorazione possiedono infatti caratteristiche fortemente direzionali (es. La scelta di oggetti aventi un'ampia area basandosi su campioni di piccole dimensioni può produrre un effetto visivo diverso da quello previsto (es.

Esempio: λ = 0.5 μm la sorgente appare verde λ = 0.SENSAZIONE CROMATICA La sensazione di colore provata da un osservatore dipende dalla distribuzione spettrale delle radiazioni incidenti sul suo occhio. La radiazione emessa prende il nome di luce bianca di eguale energia. dipende sia dalla composizione spettrale della luce incidente sull'oggetto sia dal fattore di riflessione spettrale ρλ dell'oggetto stesso. il colore della sorgente osservato dipende solo dalla distribuzione spettrale della luce emessa. • Una sorgente luminosa monocromatica appare di un certo colore. e quindi il colore dell'oggetto osservato. 1) Se la radiazione incidente sull'occhio proviene direttamente da una sorgente luminosa. • Una sorgente luminosa caratterizzata da uno spettro di emissione costante nel campo del visibile appare bianca.7 μm la sorgente appare rossa 2) Se la radiazione incidente sull'occhio è riflessa dalla superficie di un oggetto. Osservazione: . . lo spettro delle radiazioni che giungono all'osservatore. siano esse riflesse da una superficie o provenienti direttamente da una sorgente luminosa. . .

luminosità. saturazione.Come si possono descrivere le differenze cromatiche esistenti tra due sfere rosse? Una sensazione cromatica può essere classificata in base a tre attributi: tinta. .

Tinta → cerchio esterno Saturazione → raggio orizzontale Luminosità → asse verticale La colorimetria provvede ad una classificazione in termini quantitativi dei tre attributi della sensazione cromatica. Se la saturazione di una tinta è intensa il colore risulta fortemente caratterizzato (vivo).Tinta La tinta è generalmente legata alla lunghezza d'onda dominante e individua il colore con cui viene descritta una sorgente luminosa o un oggetto illuminato (rosso. Le tinte appaiono cioè più scure o più chiare all'osservatore in relazione alla luminanza della superficie osservata. Luminosità La luminosità è legata alla luminanza della sorgente emettente o della superficie illuminata. La continuità delle tinte genera la ruota dei colori (figura 1) Saturazione La saturazione è legata alla vivezza di un colore.…). verde. aumentando verso l'alto e diminuendo verso il basso. . Rappresentazione attraverso un solido tridimensionale dei tre attributi della sensazione cromatica. se invece è debole il colore tende ad essere poco caratterizzato e cioè acromatico (grigio). La luminosità cambia in direzione verticale. blu. I colori sono grigiastri vicino al centro e diventano sempre più vivi allontanandosi da esso in direzione orizzontale (figure 2 e 3).

. prodotta da un fascio di radiazioni avente distribuzione spettrale qualsiasi. Si illumina la porzione A di una superficie completamente riflettente (ρλ = 1) mediante una sorgente di luce policromatica C. La sensazione di colore. N.B.CENNI SULLA TEORIA TRICROMATICA Sulla retina sono presenti due tipi di cellule nervose: coni visione a colori (fotopica) bastoncelli visione in bianco e nero (scotopica) Si possono individuare tre tipi di coni sensibili a tre colori dello spettro: rosso. B agenti contemporaneamente. appartenente alla stessa superficie e prossima ad A. Dalla eccitazione in diverse proporzioni dei tre tipi di recettori deriva la percezione di tutta la gamma cromatica (visione tricromatica). Si illumina la porzione Z.: Superficie completamente riflettente (ρλ = 1) lo spettro della radiazione riflessa dalla superficie è uguale a quello della radiazione emessa dalla sorgente. Tale modo di funzionamento dell'occhio umano costituisce la base della teoria tricromatica: la sensazione di colore prodotta da una radiazione luminosa avente distribuzione spettrale qualsiasi viene definita mediante un modello matematico. corrispondenti alle radiazioni assorbite dai tre tipi di coni alle lunghezze d'onda del rosso del verde e del blu. mediante tre sorgenti monocromatiche R. verde. deriva quindi dalla sintesi additiva di tre luci monocromatiche. V. blu (colori primari). L'esperienza fondamentale della colorimetria consiste nello studio delle condizioni in cui due sensazioni cromatiche siano indistinguibili tra loro per l'osservatore medio.

E. dette unità tricromatiche di rosso [R].5461 µm Blu λB = 0. B.R. 1/3 di unità tricromatica [V] e 1/3 di unità tricromatica [B]: Sperimentalmente si osserva che per ottenere una sensazione cromatica equivalente a quella prodotta da una sorgente di colore bianco di eguale energia è necessario miscelare flussi luminosi dei colori primari rispettivamente proporzionali ai seguenti valori: . Un colore Kappa può essere ottenuto per sintesi additiva dei tre colori primari: Kappa R [ R ] + V [ V ] + B [ B ] (*) ove R. [B].I. da V unità tricromatiche [V] di primario verde da B unità tricromatiche [B] di primario blu. (1931) (Comité International de l'Eclairage) Rosso λR = 0. φ(λV). Le unità tricromatiche corrispondono a flussi luminosi [lm]. Si assume per convenzione che un'unità tricromatica di colore bianco di uguale energia [W] si ottenga mescolando eguali quantità delle unità primarie e cioè 1/3 di unità tricromatica [R]. V. B sono dette componenti cromatiche o valori del tristimolo.7000 µm Verde λV = 0. emessi dalle sorgenti primarie. Per quantificare la sensazione cromatica. B sono il numero di unità tricromatiche dei tre colori primari che devono essere miscelate sulla porzione Z dello schermo per ottenere la stessa sensazione prodotta dal colore Kappa sulla porzione A. dei verdi e dei blu (λR ≠ λV ≠ λB). V. equivalente a quellaottenuta per sintesi additiva dei flussi luminosi φ(λR). Le quantità R. φ(λB). φ(λB) emessi dalle sorgenti monocromatiche R. di verde [V] e di blu [B]. è possibile ottenere da parte dell'osservatore medio giudizi di equivalenza cromatica tra le due porzioni illuminate. Sorgenti primarie C.4358 µm Chiamiamo colore Kappa la sensazione cromatica prodotta dalla porzione A di schermo illuminata dalla luce proveniente dalla sorgente policromatica C. V. φ(λV). Indicando con [K] l'unità tricromatica del colore Kappa e con K il numero di tali unità si può scrivere l'espressione matematica della 1° legge di Grassmann: K[K]=R[R]+V[V]+B[B] L'unità tricromatica [K] è definita per convenzione in modo tale che risulti: K=R+V+B Bisogna stabilire quanto valgono le unità tricromatiche [R]. B sono sorgenti luminose monocromatiche (sorgenti primarie) che emettono rispettivamente nella regione dei rossi. Regolando opportunamente i flussi luminosi φ(λR). V. La (*) rappresenta la I legge di Grassmann e deve essere intesa nel seguente modo: una certa sensazione cromatica Kappa equivale (risulta cioè cromaticamente indistinguibile) alla sensazione cromatica prodotta da una miscela composta da R unità tricromatiche [R] di primario rosso. si introducono unità particolari dei colori primari. [V].

Y.5907 G + 0. il flusso luminoso emesso dalla sorgente.5945 B Il colore Kappa può essere identificato nel sistema XYZ mediante le tre componenti cromatiche X.0601 lm N. caratterizzata da un flusso energetico ϕ(λ) = 1 W. Le sorgenti primarie X. Z di radiazioni luminose monocromatiche caratterizzate da un flusso energetico unitario. Per calcolare le componenti cromatiche X.1302 B Y = 1.7519 G + 1. L'unità tricromatica [K*] è definita per convenzione in modo tale che risulti: K*= X + Y + Z N.0565 G + 5. ossia per quantificare il colore Kappa. green. risulta: L'andamento della funzione colorimetrica coincide con quello del fattore di visibilità dell'occhio umano Vλ per la visione fotopica la componente cromatica Y esprime.0601 B Z = 0. si utilizzano le funzioni colorimetriche Le funzioni colorimetriche rappresentano. Per ottenere sperimentalmente la stessa sensazione cromatica prodotta da un'unità tricromatica di colore bianco di eguale energia è necessario miscelare i seguenti flussi luminosi dei colori primari: Sistema colorimetrico RVB o RGB (red. emessa da una sorgente monocromatica di lunghezza d'onda λ e area A.7689 R + 1. Y. [ z ] sono le unità tricromatiche dei campioni primari nel sistema xyz. .0 lm [V] = 4. Z: K* [ K* ] = x [ x ] + y [ y ] + z [ z ] Ove [ x ]. B e non possono essere costruite fisicamente.0000 R + 0.B. al variare di λ. B. Sistema XYZ normalizzato CIE (1931) Il Sistema XYZ normalizzato CIE è stato ottenuto dal quello RGB mediante la seguente trasformazione matematica: X = 2. [ y ]. blue): un qualunque colore Kappa può essere identificato mediante le tre componenti cromatiche R.Sono state quindi definite le seguenti corrispondenze normalizzate CIE tra flussi luminosi e unità tricromatiche: 1 unità tricromatica di rosso 1 unità tricromatica di verde 1 unità tricromatica di blu [R] = 1. Y. Z. a meno della costante Kmax. Considerando una radiazione luminosa. V.0000 R + 4. V.B.5907 lm [B] = 0. Z sono diverse da R. Y. le componenti cromatiche X.

Le tre componenti cromatiche X. 1° legge di Grassmann K* [ K* ] = x [ x ] + y [ y ] + z [ z ] L'unità tricromatica del colore Kappa. dette coordinate cromatiche: L'unità tricromatica [K*] del colore Kappa (qualità cromatica) può quindi essere individuata mediante due sole coordinate cromatiche. Z consentono dunque di misurare la sensazione globale prodotta da una luce. risulta quindi: Introducendo le seguenti quantità. Y. . cioè sia la sensazione visiva (tramite la componente Y) sia la sensazione cromatica. ad es. x e y.

yE) = (1/3.38 μm e λ = 0. 1/3) 2) Curva dei colori puri o spettrali (spectrum locus): curva a "campana". . graduata in lunghezze d'onda [nm] individua la cromaticità di sorgenti luminose monocromatiche emettenti alle diverse lunghezze d'onda nel campo del visibile. 3) Linea dei porpora: unisce i punti relativi a λ = 0.y = misura della sensazione cromatica (qualità) tinta e saturazione Osservazioni: 1) Luce bianca di eguale energia: punto E = (xE. .76 μm rappresenta la miscela delle luci rosse e viola.Il numero di unità tricromatiche K* del colore Kappa è proporzionale al flusso luminoso: . . spazio colorimetrico Yxy (CIE 1931): Y = misura della sensazione visiva (quantità) luminosità x.

F e G). Quanto più il punto rappresentativo è vicino alla "campana" tanto più il colore è puro . (c) Tuttii colori (ad es. ad eccezione di quelli appartenenti all'area evidenziata in figura (ad es. L).N.B. (a) Un colore qualsiasi (ad es. M). possono essere ottenuti dalla miscela di un colore puro e del bianco. (b) Il bianco può essere ottenuto come miscela di due colori puri opposti complementari (ad es. B e C). A) può essere ottenuto come miscela di due colori puri (ad es.

. gli spettrofotometri possono visualizzare il relativo grafico di riflettanza spettrale. ossia l'andamento del fattore di riflessione spettrale ρλ.Esistono due tipi di colorimetri per la misura del colore che funzionano secondo due diversi metodi. 2) Metodo spettrofotometrico (spettrofotometri): misurano la distribuzione spettrale della luce e poi calcolano le componenti cromatiche utilizzando le funzioni colorimetriche dell'osservatore standard CIE. 1) Metodo tristimolo: funzionano in modo equivalente all'occhio umano. Oltre che misurare il colore degli oggetti.

A circa 6000 K la luce appare bianca con una tonalità "fredda". Osservazione 1: A 1000 K il corpo nero emette radiazioni rossastre. A circa 3000 K la luce appare bianca con una tonalità"calda". . Sul diagramma cromatico si può individuare la curva rappresentante la cromaticità delle radiazioni emesse alle diverse temperature da un corpo nero.TEMPERATURA DI COLORE Il colore di una sorgente luminosa può essere descritto in riferimento alle caratteristiche cromatiche della radiazione emessa da un corpo nero ad una determinata temperatura.

In particolare la lampada allo xeno W è caratterizzata da una distribuzione spettrale pressoché costante nel campo del visibile W ≡ E. • Freddo Tc > 5300 K Osservazione 2: Le sorgenti luminose naturali (sole. La temperatura di colore di una sorgente luminosa non coincide con la sua temperatura effettiva. che emette radiazioni luminose di caratteristiche cromatiche eguali a quelle della sorgente in esame. di un corpo nero. A = lampada ad incandescenza. ricca di radiazioni tendenti al rosso B = luce diurna in condizioni di cielo sereno C = luce diurna in condizioni di cielo nuvoloso W = lampada allo xeno (luce bianca di eguale energia) Tali sorgenti trovano collocazione nel diagramma colorimetrico CIE in vicinanza del bianco di eguale energia (punto E). Colore apparente (tonalità) delle sorgenti luminose (CIE) in funzione della temperatura di colore Tc: . vengono in generale considerate sorgenti di luce bianca. • Intermedio K 5300 T K 3300 c ≤ ≤ .B. volta celeste) e le sorgenti luminose artificiali (lampade ad incandescenza. Punto A → lampada ad incandescenza: Tc ≅ 2850 K Punto B → luce diurna in condizioni di cielo sereno:Tc ≅ 4800 K Punto C → luce diurna in condizioni di cielo nuvoloso:Tc ≅ 6500 K . • Caldo Tc < 3300 K . espressa in gradi Kelvin.tubi fluorescenti) caratterizzate da una distribuzione spettrale continua nel campo del visibile. N. a meno che la sorgente non sia un corpo nero.La temperatura di colore di una sorgente luminosa è definita come la temperatura.

b) le componenti cromatiche della luce riflessa dagli oggetti sono uguali se gli oggetti sono illuminati da una sorgente. La spiegazione di tale fenomeno consiste nel fatto che: a) i due oggetti presentano un diverso andamento del coefficiente di riflessione spettrale ρλ.METAMERISMO Il metamerismo è il fenomeno in base a cui due oggetti appaiono di colore uguale se illuminati con una sorgente. mentre sono diverse se gli oggetti sono illuminati dall'altra sorgente. . mentre appaiono di colore diverso se illuminati da un'altra sorgente.