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Laura Profeti

1 Umanesimo e Rinascimento in Italia
Tra il 1450 e il 1550 si svilupparono contemporaneamente due eventi fondamentali: Rinascimento e la Riforma protestante; la prima propone di far ritornare la società al tempo dell’antica Roma, la seconda di far ritornare la Chiesa alle origini. Entrambi segnarono definitivamente la fine del Medioevo. Il Rinascimento fu un movimento culturale e artistico, preceduto dall’Umanesimo, termine che deriva dall’espressione studia humanitatis che sta ad indicare lo studio dell’uomo attraverso la ricerca e la letteratura greca e latina. In ambito artistico si riscoprirono stili caratteristici di Roma antica, come la proporzionalità e l’armonia della figura umana nuda. Allo stesso modo i primi intellettuali umanisti, tra cui Francesco Petrarca, riscoprirono ed emularono testi latini, in particolare quelli relativi al periodo romano aureo. Niccolò Macchiavelli, in particolare nella sua opera “Il principe” in cui esamina quei Stati, precedenti tra cui quello romano o contemporanei a lui, che sono riusciti a superare le difficoltà e a domare i rivali grazie anche ad un efficiente esercito. Per Macchiavelli il successo dipendeva dall’abilità politica oltre all’abilità dell’esercito. Da questa osservazione ne conseguì una che suscitò grande scalpore che recitava: il successo andava al principe più spregiudicato e spietato, capace di essere astuto come una volpe e brutale come un leone. Se il modello romano veniva preso come esempio, il proprio agire prescindeva dalla morale ecclesiastica. Questo atteggiamento fu tipico dei mercanti del XII e XIV secolo, i quali si comportavano immoralmente e disobbedivano ai limiti indotti dalla Chiesa. Nonostante ciò, in punto di morte il mercante cercava di provvedere ai propri peccati chiedendo perdono in modo che una volta passati a miglior vita, dopo un breve periodo in Purgatorio accedevano al Cielo. In essi è ben lontana quella concezione di Macchiavelli che hanno fatto propria nel corso della loro vita. Tuttavia nell’ultimo capitolo del Principe, Macchiavelli affermava che Dio porta alla vittoria coloro che si fossero fatti carico della giusta causa della libertà nazionale, ossia combattere contro i nemici e costruire in Italia un potente Stato che potesse competere con le monarchie nazionali, Francia e Spagna. Sempre nel Principe Macchiavelli racconta di una famiglia fiorentina che avrebbe trasformato l’Italia in una monarchi nazionale; questo invito era rivolto alla famiglia dei Medici che da subito rifiutarono. Da lì in poi Macchiavelli ebbe un parere sempre più amaro e pessimistico nei confronti della storia e si convinse che gli uomini fossero tristi, cioè egoisti e cattivi pronti ad imbrogliare il prossimo. Questo pessimismo antropologico prevalse in tutti gli intellettuali rinascimentali, come Ludovico Ariosto, Michelangelo Buonarroti, Francesco Guicciardini. Nel XVI secolo Erasmo da Rotterdam, intellettuale dell’Europa del Nord, esaminò ulteriormente la dottrina della Chiesa. Egli contestava il culto dei Santi, che degenerò in superstizione, l’esistenza del Purgatorio, che sembrava il rimedio più comodo per i peccatori, ed infine si dimostrò polemico verso il papato di cui i pontefici, come Giulio II, erano sempre più corrotti e preoccupati più alla politica che ai propri fedeli. A differenza di Lutero, che pensava che l’uomo è sempre corrotto dal peccato, per Erasmo l’uomo può scegliere tra il bene o il male. Concezione simile fu adottata anche dall’umanista italiano Giovanni Pico della Mirandola che nel 1486 compose un discorso sulla Dignità dell’uomo,il quale avrebbe potuto decidere cosa fare di se stesso.

2. Le grandi potenze nel XVI secolo
Nel corso del 1500 si delineò la figura di Carlo figlio di Filippo d’Asburgo, e quindi nipote dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo e Maria di Borgogna, e di Giovanna la Pazza, e quindi nipote di Ferdinando d'Aragona e di Isabella di Castiglia. Egli inoltre divenne nel 1506 signore delle Fiandre, nel 1516 fu incoronato re di Spagna e nel 1519 divenne imperatore di Germania con il nome di Carlo V. Insieme a Francesco I, re di Francia, si candidò come sovrano del Sacro 1

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romano impero, ma Carlo riuscì a corrompere i principi elettori con un milione di fiorini d’oro prestati dai Fugger che in cambio ottennero il diritto di sfruttare le miniere d’argento in Titolo e quelle di mercurio in Castiglia. Le Cortes1 della Castiglia si ribellarono incolpando il sovrano di usare le ricchezze spagnole per i propri affari in terre straniere. Il 29 giugno 1520 alcune città della Castiglia si allearono in una Santa Junta in cui i ribelli chiedevano a Carlo di non allontanarsi dal regno e di sposare una principessa spagnola. Dopo due anni, nel 1522, Carlo riuscì a concludere la rivolta. Sempre nel 1520 Carlo fu incoronato ad Aquisgrana il 23 ottobre. In quell’occasione Carlo giurò rispettare la Capitolazione imperiale documento in cui si ribadiva che l’imperatore governava solo come sovrano eletto e vincolato da precisi patti stipulati con gli elettori. L’obiettivo di Carlo era quello di restaurare una monarchia universale cristiana, mentre per tutti i suoi rivali l’obiettivo era quello di impedire che ciò accadesse. Il nemico più agguerrito di Carlo fu Francesco I, re di Francia, che nel 1515 conquistò Milano, città a cui ambiva anche Carlo il quale sconfisse l’esercito francese nella battaglia di Pavia (24 febbraio). Questa vittoria fu resa possibile grazie all’archibugio, arma da fuoco portatile. La battaglia si concluse con la cattura di Francesco I e l’espulsione definitiva di tutti gli eserciti francesi in Italia. Il papa per paura del dominio di Carlo V strinse un’alleanza con i principali Stati italiani e sostenuta dalla Francia, chiamata Lega di Cognac che entrò in conflitto con Calo V dal 1526. Lo scontro proseguì fin quando, Carlo non riuscì a pagare il suo esercito che dopo due anni si ammutinò ( 1527). In questo caso egli decise di espugnare e saccheggiare Roma per diversi giorni ( sacco di Roma) mentre il papa si ritirò a Castel Sant’Angelo. Lo scontro riprese nei due anni successivi finché il 29 giugno 1529, Clemente VII e Carlo V firmarono il trattato di Barcellona con il quale il papa uscì dalla lega in cambio di un esercito imperiale che doveva assicurare il potere alla famiglia dei Medici a Firenze. Così Francesco I fu costretto a firmare la pace di Cambrai nella quale la Francia rinunciò alla Lombardia. Ristabilito l’equilibrio, nel marzo del 1530 Carlo fu incoronato imperatore da papa. L’altro nemico che ebbe Carlo V fu l’Impero ottomano che nel corso del Cinquecento espanse i propri domini conquistando Siria ed Egitto, inoltre divenne la superpotenza marittima del Mediterraneo dopo aver sconfitto la flotta veneziana e quella spagnola.

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