Giuseppe Bellantonio

“...In attesa”: queste le parole con le quali ho esaurito l'ultimo, in ordine di tempo, mio intervento nel ciclo “MASSONERIA DA SFOGLIARE ”. Un'attesa che ad oggi si è consumata mentre tutt'intorno maturavano tanti avvenimenti, ma anche mentre prendeva vigore un giusto desiderio di cambiamento nel cuore di quanti - legati da forti sentimenti all'Arte Reale - trovano nutrimento nelle Antiche Tradizioni. Un patrimonio che, secolo dopo secolo, ha prodotto quel complesso di Alti Ideali originati dalle diverse culture

e Tradizioni sapienziali.

Ora, taluni segni lasciano intendere che i tempi dell'attesa stiano mostrando il loro logorio, sottoposti come sono alle tensioni ed alle pressioni di quanti vogliono liberarsi da vincoli, lacci e laccioli che – ancorché “imprigionarli” sotto l'aspetto materiale – li vincola sotto l'aspetto animistico, rallentando fortemente i processi di “crescita interiore e spirituale”. Desidero evidenziare i fatti nuovi e palesi che ultimamente mi rincuorano: l'intervento dell'Ill.mo Fr. Domenico Ripa Montesano – inteso a riaffermare l'importanza di una sana crescita all'insegna delle Tradizioni – e quello dell'Ill.mo Fr. Valter De Dominicis – autore di una inedita ricostruzione storica degli eventi che portarono alla nascita della c.d. “Massoneria Moderna” made in England -; due eccellenti Tavole dai contenuti diversi quanto puntuali e decisi. Ho anche colto segnali molto interessanti nell'intento programmatico dei Carissimi Fratelli della Gran Loggia Phoenix, risoluti a orientare la loro Opera nell'alveo della “Innovazione nella Tradizione”: un'aspirazione che, oltre a suscitare attenzione, merita profondo rispetto e vivissima considerazione. Ma merita soprattutto la massima collaborazione da parte di quanti abbiano a cuore identiche pulsioni. Pulsioni che so essere presenti anche tra i Carissimi Fratelli della Loggia “Elia” - una Loggia di S. Giovanni, azzurra e quindi scozzese, ma anche una Loggia di “sperimentazione speculativa” delle diverse sfaccettature del simbolismo e dell'esoterismo, al punto da costituire una vera e propria Loggia Madre: l'unica di questo tipo che io conosca – che fin dalla propria costituzione ha inteso perseguire finalità di studio, rigore ritualistico, approfondimento iniziatico ed in special modo il recupero e l'evidenziazione di quelle Antiche Tradizioni d'Italia che caratterizzarono l'Arte Reale a tutto il XVII° secolo. Io per primo – da buon Operaio - mi metto a disposizione di tutti questi Cari Fratelli, onorato se potrò così condividere i loro studi e le loro esperienze. Sul tema della Tradizione – o, meglio, quello di seguire correttamente la Tradizione, una volta che la si sia individuata e resa esplicita, definita e ben distinguibile – si sta quindi concentrando un rinnovato sforzo da parte di chi – più di altri – sente la forte esigenza di un “cambiamento” a lungo atteso: un cambiamento che dev'essere variazione, mutamento, piuttosto che non stravolgimento. Molte, troppe volte ci siamo imbattuti in Fratelli che lamentavano errori di valutazione (ma sarebbe il caso di dire “di preparazione”), sovente originati dalla loro buona fede nel dare per scontato ciò in cui si erano imbattuti o ciò che avevano appreso (forse con troppa frettolosità) o più verosimilmente ciò che era stato loro insegnato con una certa qual superficialità e supponenza, all'insegna del “così è... poi capirai meglio, poi...” . E' facile però lamentarsi quando non si abbia auto-cura di sé stessi: quando cioè non si abbia avuto l'attenzione di soffermarsi in

verifiche e approfondimenti che vadano oltre seriose affabulazioni riferite a testi-campione (troppo spesso frutto di illecite manipolazioni di forma e contenuti) quando non di deplorevoli copia-e-incolla. E' così che chi impara apprende in modo erroneo, trasformandosi a sua volta in un altro anello debole della catena fraterna, pronto a diffondere gli stessi cattivi insegnamenti da lui ricevuti. Diciamoci la verità, miei Cari: all'origine dei mali della Massoneria contemporanea in Italia c'è di fondo una incultura e una carenza di preparazione che lasciano sgomenti.

Domando a costoro: ma vi siete mai chiesti quale sia il contesto dove siete stati iniziati e che cosa rappresenti realmente? Come potete presumere di essere “preparati” se i tempi della vostra permanenza nei gradi non sono stati rispettati? Come potete sentirvi Iniziati se poco o niente conoscete della Storia dell'Arte Reale e delle scienze esoteriche? Come potete definirvi Massoni se non avete praticato il vostro grado, se non lo avete vissuto ed approfondito, se non ne avete frequentato i Lavori seguendone, approfondendone e – soprattutto - capendone il Rituale, con i suoi richiami simbolici, alchemici, cabalistici, magici? Che Massoni siete se non avete la capacità o la voglia di capire se “statuti”, “costituzioni” e “rituali” che vi si chiede di osservare siano “autentici” e quindi “regolari e rituali” o se siano stati manipolati o taroccati abilmente? Vi siete interrogati su cosa significhi il brevetto che avete in mano e, soprattutto, che cosa realmente rappresenti e se vi dia in realtà un qualche titolo o se invece valga quanto un biglietto del tram?
Proprio interrogandomi come sopra, colgo dentro di me il sottile dubbio che chi possa leggere queste mie Tavole, queste mie Note, possa essere persino colpito da un gran mal di testa, non riuscendo a ben comprenderle: tanto possono cozzare con la sua preparazione, e persino con la sua reale predisposizione ad aver “bussato” con animo leale. E sapere che esistono queste carenze così gravi, vedere l'apatia di tanti, troppi Fratelli, francamente suscita in me un profondo sdegno! Sdegno e non semplice fastidio: perché i veri Massoni devono essere capaci di valutazioni nette, esprimendo le quali essi si collocano con decisione sul “bianco” o sul “nero” piuttosto che non sulla più diplomatica zona del “grigio”.

Quanto tempo è che si parla di questo “malessere”? Quanti anni sono trascorsi senza che ci sia un segnale concreto, un solo accenno che possa essere di conforto circa una sicura inversione di tendenza? Che fine ha fatto quella “Rivoluzione Interiore” tanto decantata dai testi e dagli idealisti? Che fine ha fatto la sovranità delle Logge? Che fine ha fatto l'autostima e lo stesso valore dei Fratelli, sopraffatti dal centralismo e dalla miope burocrazia amministrativa dei c.d. Governi Centrali?

Che fine ha fatto la loro pari dignità – soprattutto iniziatica - quando questa è suddita di amministratori che non li apprezzano per la loro preparazione ma che li “accarezzano” - o peggio, li “utilizzano” - in quanto apportatori di metalli o di utili consensi elettorali? E questa sarebbe “Massoneria”? Questa sarebbe “la Massoneria” che sono capaci di praticare i Massoni Italiani? Sono dunque questi i Massoni Italiani, per i quali si scomodano concetti nobili e ricchi di Storia e di contenuti? Sono queste le persone, i Fratelli a favore dei quali qui ci si dedica e si formulano incitamenti in nome della Tradizione?
La risposta è assolutamente sconfortante e sgradevole: ma il mio incitamento - l'ultimo speso a questo riguardo: non si può continuamente gridare “attento!” a chi si ostina a proseguire nel voler camminare in bilico sui cornicioni! - va verso il sicuro rifugio della ricerca e dell'approfondimento della vera Tradizione. Abbracciamo la Tradizione quale Nobile Vessillo, dunque! Questo é l'incitamento! Ma “la” Tradizione o “le” Tradizioni, quale complesso? E quali di queste o tra queste? La Tradizione legata a quella “Massoneria Moderna” che ha avuto sviluppo dall'inizio del XVIII° secolo (e che ha fortemente ignorato, piuttosto che non modificato, quanto preesistente a questo periodo: determinando de facto la creazione di una oligarchia piuttosto che non affermando e perseguendo i valori di una democrazia liberale), o le Antiche Tradizioni che in molti citano e che altrettanti poco o poco approfonditamente conoscono?

Antiche Tradizioni: ma quanto “Antiche”? E “Antiche” per quali motivi o secondo quali parametri? E quali parti di questo Antico – che è costituito da realtà spesso impalpabili quanto

remotissime, che riguardano un intreccio fitto e cospicuo di elementi, epoche, fatti - possono correttamente riferirsi al nostro scenario? Al riguardo si potrebbe discutere a lungo e con validi motivi: con il rischio di ritrovarsi concentrati su elementi più utili al filosofare che alla concretezza che il momento pare richiedere. Personalmente propendo per un'azione che solleciti alla riflessione attraverso un vero e proprio fenomeno culturale, che mi fa piacere inquadrare in un vero e proprio “ RINASCIMENTO DELLA TRADIZIONE ” e che quindi giovi a ritrovare quello splendido giardino – oggi circondato da arbusti fitti, alti e spinosi, che lo dissimulano e ne impediscono l'accesso – ove si trova questo magico albero: l'Albero della Tradizione. Con radici profondissime ed estese oltre ogni possibile immaginazione, un unico tronco dai mille rami folti e dalla chioma lussureggiante mossa da un alito ultra-terreno: un albero che l'azione umana potrà solo minacciare ma mai distruggere, e che – di generazione in generazione – rimane testimone della presenza, dello sviluppo e del tramonto di tutto ciò che sulla Terra si è conosciuto grazie al connubio tra intelligenza e coscienza: un dono Divino che possiamo sintetizzare con il nome di VITA.

In questo contesto, con il supporto del “Notiziario Massonico Italiano” inizio un'altra serie di interventi dedicati proprio al “Rinascimento della Tradizione” : studi, approfondimenti, evocazione ed analisi di memorie, ma anche proposte pratiche che possano ricondurci verso quest'Albero, così da ritrovare la giusta linfa per alimentare il desiderio di una crescita sana ed equilibrata che vivifichi il nostro Essere Iniziatico. Per sentirci ed essere forti in una rinnovata Sobrietà e in un ritrovato Pudore: consapevoli e forti della nostra Storia, della nostra Cultura delle nostre Convinzioni; quindi, forti non per convenzione bensì per una ritrovata profondità e saldezza negli Antichi Principi, e quindi più sicuri in virtù di un ritrovato equilibrio spirituale acquisito con una sforzo ed una concentrazione tali da fare da decanter alla lordeur del materialismo ed al fascino perverso dei metalli. Un Rinascimento della Tradizione contraddistinto da un più libero sviluppo del pensiero iniziatico all'insegna del confronto e del dilatarsi della comunicazione e dell'informazione; uno sviluppo frutto, quindi, della maggiore consapevolezza che i Fratelli devono avere dei propri mezzi – che sono i mezzi dell'Uomo, dell'Uomo Libero – e della propria potenza: una potenza,

una forza, una energia che lo contrappongono ad un oscurantismo dal pessimo retrogusto di una visione storico-culturale-spirituale arcaica e limitata. Mi piacerebbe assistere ad un risveglio delle coscienze – ancor meglio: ad un risveglio della coscienza collettiva dei buoni Fratelli Iniziati alla Massoneria – di quanti possano anelare ad un recupero dei valori più significativi e pregnanti delle Antiche Tradizioni. Un risveglio che dia luogo a confronti e non a contrapposizioni, che non ponga alcuno nella infelice posizione del “noi di qua, voi di là ”, che non segni la nascita di alcun altro alter seppur diversamente ispirato, che salti a piè pari una cospicua
fascia temporale che origina dal 1700 (così rispettando – senza pessime e improponibili concorrenzialità - la sensibilità e le scelte di quanti intendano continuare a riferirsi ad essa), che renda giustizia alla Verità – attraverso lo studio, il metodo, la logica, la filologia – agevolando la comprensione dei cambiamenti epocali che si sono susseguiti e si susseguono.

linguaggio : pur rispettando le Tradizioni – intese quale complesso delle memorie,

Soprattutto bisogna acquisire la consapevolezza che è cambiata la grammatica del

informazioni e testimonianze trasmesse di generazione in generazione – non possiamo ignorare lo scorrere dei secoli così come non possiamo ignorare più l'esigenza di trasporre nel quotidiano gli elementi essenziali e quindi portanti riposti nelle Antiche Tradizioni. Quando agli inizi del XVIII° secolo si enunciarono determinate norme, pur colme di pregressi e importanti richiami esoterici-alchemici-simbolici, esisteva una ben precisa realtà storica, culturale e sociale. I livelli di conoscenza erano quelli del tempo, così come erano specchio dei tempi i rapporti tra le persone, le genti, i popoli; diversi erano la concezione, l'identificazione e la stessa indicazione dei valori; diversi erano il modo di riflettere-parlare-scrivere-viaggiare, persino lo stesso modo in cui il pensiero veniva elaborato, strutturato e divulgato. Vero è che il linguaggio contemporaneo, e la relativa comunicazione, sono un'articolata costruzione di televisione, informatica, carta stampata, letteratura, film, politica, società, finanza, economia e di quant'altro possa oggi interessare e quindi influenzare i singoli, le famiglie, la collettività, l'umanità nel suo complesso. Ciò non toglie che la memoria e le testimonianze delle Antiche Tradizioni siano sempre presenti, anche se assediate da chi voglia imporre delle realtà “caramellose” ma in effetti carenti di sostanzialità, ovvero di radici

profonde. Spesso si seguono delle “mode” che influiscono molto su quelli che vengono definiti “moderni valori”, ma che in realtà sono carenti di un substrato profondo e che in effetti si stratificano l'uno sull'altro senza sedimentarsi troppo, per svanire con una certa rapidità. La “crisi dei valori” (quelli tradizionali, come più antichi) , è in realtà una “crisi dell'uomo “ smarritosi nella distinzione degli stessi: troppo spesso non insegnati o male insegnati - e quindi “mal vissuti” o “male interpretati” -, come pure spesso mistificati dall'indebita sovrapposizione di novità che in realtà li offuscano pur non riuscendo a eguagliarli od a soppiantarli. Soprattutto, nel continuo scontro tra le “materialità del vivere quotidiano” e “l'immaterialità degli ideali,” questi ultimi sembrano travalicati e persino accantonati: fortunatamente, i Valori essenziali dell'Uomo, i “quattro paletti “, resistono! Di fronte a tali realtà, taluni Iniziati sembrano storditi come possono esserlo le falene allorché vengono attratte dalla luce, dalla fiamma: molti confondono la stessa identificazione dello spazio sacro che è loro proprio, scambiando il Tempio con la Loggia ed entrambi con l'Officina; molti non hanno chiaro che definirsi “esoteristi rigorosi” o “ortodossi” non significa accontentarsi di seguire scrupolosamente i rituali di ogni riunione – e con essi l'apertura e la chiusura dei Lavori - senza avere la più pallida idea di cosa fare, di come utilizzare proficuamente lo spazio ed il tempo, salvo una qualche chiacchiera su questo o quel simbolo o una lettura – spesso dai tono vocali monotoni e troppo spesso dai contenuti frutto di frettolose scopiazzature – improduttiva di un qualche stimolo che possa far sentire effettivamente gli “operai soddisfatti del loro lavoro”. Interventi di scarso costrutto, questi, che quindi non giovano a rendere “operativi” - almeno per similitudine – gli strumenti che sono tra le mani dei Fratelli che sono collocati nel “recinto sacro” dove operano. Desidero concludere con una considerazione: posto che la Massoneria abbia una parte di rilievo tra le Società Esoteriche, ipotizzando per assurdo che questa sia organizzata al pari di una società profana, supponiamo che essa abbia delle azioni quali propri titoli rappresentativi, ciascuna delle quali è nella titolarità di ogni Iniziato. Se la società andasse male, se la società fosse gestita male, se la società anziché produrre un qualcosa che renda più “ricchi” i titolari in realtà li ”impoverisce” ovvero li lascia nella medesima condizione pregressa, ebbene credo che i titolari di ogni singola “azione” avrebbero diritto di chiedere e pretendere spiegazioni dai vertici societari circa i metodi gestionali adottati. Ma nel contempo questi “azionisti” dovrebbero anche fare un'analisi introspettiva, chiedendosi: cosa ho fatto io per la “mia” azienda perché questa acquistasse valore; quale contributo ho dato per la sua crescita (che è poi la mia); quale vigilanza ho adottato perché i gestori non cadessero in errore? E' la mia una provocazione intellettuale: sappiamo bene, infatti, che il soggetto “titolare” di questi titoli virtuali in realtà è un socio-lavoratore, perché egli aderendo esplicita anche il proprio desiderio di “crescita” interiore – su base spirituale - da perseguire proprio con la propria attività, in simbiosi con quella degli altri soci e quindi della società. L'una cosa senza l'altra, non portano da nessuna parte. Nelle risposte ai quesiti di cui sopra sta la cifra del perché la Massoneria Italiana viva l'attuale sconfortante contingenza: in molti hanno comprato un'azione, in pochi si sono interessati di come venisse gestita la società cui aderivano, in pochissimi hanno avuto il coraggio di confutare una cattiva gestione, ancora di meno hanno avuto l'onestà di ammettere che se era vero che gli altri “sonnecchiavano” pigri – spesso badando ai loro personali affari - era pur vero

che anche loro avevano ceduto a questa rilassatezza o quanto meno non vi si erano opposti. Se lo stato del Corpus Italicus è quello che si può rilevare dalle cronache, se l'insegnamento che viene ai neofiti è quello che da queste può scaturirne, se la maestrìa non é in grado di insegnare che cose parziali o imprecise, mi dite come saranno i Massoni di

domani? Mi dite che spessore storico-culturale-iniziatico avranno? Avete un'idea di quale
potrà essere la loro capacità espressiva, di “cosa”,“come” e con quali parole insegneranno? Non ho la giusta risposta né ho una risposta che possa dirsi esaustiva..
Un cordiale saluto e buona lettura a tutti. e… il dibattito, come sempre, è aperto!
Roma, 8 Marzo 2012
e-mail:

f.to Giuseppe Bellantonio

bellantoniogius@gmail.com

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