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La discriminazione razziale Donata Gottardi

1. Considerazioni preliminari. - 2. La direttiva e la sua trasposizione nell’ordinamento interno. - 3. Il problema dell’effettività. - 4. Il versante promozionale: le azioni positive. - 5. Le discriminazioni doppie e/o multiple. - 6. La difficile parità di trattamento nell’accesso al lavoro. - 7. I diritti e la diversa condizione giuridica dello straniero presente sul territorio. - 8. Quale futuro?

1. Considerazioni preliminari Il tema delle discriminazioni di razza o origine etnica1 va connesso ai fenomeni che ne stanno alla base: le imponenti migrazioni in Europa di cittadini provenienti da paesi terzi alla ricerca di migliori condizioni di vita, ma anche la crescente globalizzazione delle economie e dei mercati, così come la situazione mondiale dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 negli Stati uniti d’America, con i pericoli di radicalizzazione di quello che è stato impropriamente e alternativamente definito ‘scontro di civiltà’ o ‘lotta tra religioni’ – come se potessero essere termini equivalenti –, che tende a riportarci indietro di secoli nella storia. Questo ampliamento di prospettiva, doveroso dal punto di vista teorico, finisce per assemblare componenti diverse, che vanno invece tenute ben distinte, a maggior ragione dopo che l’Unione europea si è estesa a 25 – e da gennaio 2007 a 27 – Paesi membri. Si va, infatti, dalla discriminazione impastata di odio razziale nei confronti di alcune popolazioni migranti a quella nei confronti di alcune minoranze etniche storicamente insediate in un determinato Paese o in una determinata area2. Ci si occupa di accesso ai diritti, risalendo fino a quello di cittadinanza, una parte solo dei quali correlata al lavoro e all’occupazione e si ammettono e accettano lesioni al principio della parità di trattamento. Ci si trova in presenza, simultaneamente, di xenofobia, discriminazione

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Ancora una volta mi pare doverosa la precisazione della utilizzazione di questi termini “per assenza di alternativa, condividendo la posizione di quanti negano la presenza di razze umane distinte, secondo quanto ricordato anche in uno dei considerando della direttiva n. 43/2000” (così nella prima nota al mio scritto Dalle discriminazioni di genere alle discriminazioni doppie o sovrapposte: le transizioni, in GDLRI, n. 99/100, 2003, 447). Il sesto considerando precisa, infatti, che vietare la discriminazione razziale non implica accettare le “teorie che tentano di dimostrare l’esistenza di razze umane distinte”.
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Attenzione particolare viene dedicata sempre di più, anche nei documenti di fonte comunitaria, alla situazione dei Rom, delicata in ogni Paese dell’Unione oltre che in Romania. Cfr. L. FARKAS, A good way to Equality: Roma seeking judicial protection against discrimination in Europe, in European Anti-Discrimination law Review, n. 3, 2006, 21. I casi di discriminazione per razza o origine etnica decisi dalla Corte europea dei diritti umani riguardano, nella maggior parte dei casi, discriminazioni subite da ROM, così come i casi decisi da tribunali nazionali. Il Libro verde del 2004 rileva come i rom siano “la minoranza etnica numericamente più importante dell’Unione europea allargata e che continueranno ad essere esposti a situazioni di esclusione e di discriminazione in vari Stati membri, vecchi e nuovi” (p. 14). Nei confronti dei Rom diventa sufficientemente chiaro il meccanismo di chiusura e di esclusione che si appalesa ben prima di una verifica sulla parità di trattamento. Oltre ai Rom, controversie sono segnalate in numerosi Stati membri, tra cui, ad esempio, Cipro, in riferimento ai diversi premi di assicurazione previsti per i greco-ciprioti e per i non ciprioti.

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ed emarginazione3 e, mentre ci si occupa di discriminazioni di razza e al fondo ci si accorge di ritrovarsi nell’ambito della discriminazione per motivi religiosi. Ulteriori complicazioni derivano dalle diverse possibilità di incidenza della normativa di rango comunitario: mentre l’ambito delle discriminazioni è addirittura assurto a fulcro della produzione di nuove direttive (ben cinque negli ultimi anni, di cui due nel 2000, come vedremo), solo recentemente il tema delle migrazioni viene o, meglio, può essere affrontato – e solo per alcuni aspetti – oltrepassando le frontiere e, quindi, le regolamentazioni nazionali dei singoli Paesi membri. Si possono così osservare numerosi aspetti di mancato coordinamento, compreso quello tra organismi preposti alle discriminazioni e organismi preposti al monitoraggio e al controllo dei fenomeni migratori. Quando poi si affrontano questi fenomeni, va considerata la forbice tra migrazioni regolari e migrazioni clandestine, ben sapendo che spesso, in particolare nel nostro Paese, le seconde sono il transito per le prime. Solo le seconde, peraltro, toccano i profili penalistici e il dramma della tratta di persone, ma ancora una volta l’espressione ‘immigrazione clandestina’ descrive fenomeni diversi, sia di ingresso con documenti falsi o contraffatti o con l’aiuto di reti criminali, sia di permanenza illegale con ingresso legale4. Purtroppo, spesso, dalla lettura dei testi e dei documenti si trae l’impressione che razzismo e xenofobia siano manifestazioni collegate prevalentemente alle immigrazioni clandestine, accomunate alla criminalità, non solo quella degli organizzatori della tratta ma anche degli stessi clandestini, considerati autori principali di furti, aggressioni e omicidi; così come sembra accreditata l’opinione secondo cui le discriminazioni finiscano per diventare manifestazioni successive, in qualche modo connesse solo alle difficoltà di esercitare i diritti da parte di chi ne sia già diventato titolare (ma su questo torneremo, per quanto possibile, infra). Potremmo avanzare l’ipotesi che questa impostazione derivi dall’essere razza o origine etnica la seconda linea di azione per l’Unione europea, inizialmente interessata solo alle discriminazioni di genere, così come ormai unanimemente riconosciuto. Nel Libro verde su Uguaglianza e non discriminazione nell’Unione europea allargata5, si afferma che la Comunità europea ha deciso di “combattere altre forme di discriminazione” “a partire dall’esperienza acquisita nella lotta alla discriminazione sessuale”6, con un processo che è culminato nella nuova formulazione dell’articolo 13 del Trattato CE a seguito del Trattato di Amsterdam. E’ indubbio, quindi, come si è già avuto modo di affermare, che “la peculiarità europea e nazionale è che si è partiti dalla tutela antidiscriminatoria di genere” per arrivare a quella di razza/origine etnica, “cammino inverso rispetto a quello seguito nelle fonti internazionali e nei paesi da cui abbiamo attinto il modello, in cui si è partiti dalla tutela antidiscriminatoria di razza per arrivare a quella di
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Nella Risoluzione del Parlamento europeo sulla protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione nell’Europa allargata dell’8 giugno 2005 (GU del 25 maggio 2006), nel primo punto si rileva “che vi è differenza tra la protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione”. In questo documento è contenuta anche una utile segnalazione della necessità di distinguere tra “cittadini dell’Unione europea che sono immigrati di seconda, terza e quarta generazione e che appartengono ad una minoranza etnica stanziale”, così come “tra minoranze di origine migratoria recente e minoranze nazionali ed etniche tradizionali che sono autoctone nel territorio in cui vivono”.
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Si veda la Comunicazione della Commissione riguardante le priorità politiche nella lotta contro l’immigrazione clandestina di cittadini di paesi terzi, del 19 luglio 2006, COM (2006) 402.
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Pubblicato sulla Gu dell’Unione europea il 22 marzo 2005.

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(p. 5). La direttiva sul divieto di discriminazione per razza o origine etnica, così come la successiva sul divieto di discriminazioni ‘altre’, trae “spunto dalla precedente normativa CEE in materia di parità fra uomini e donne. Molte delle definizioni e dei concetti giuridici utilizzati nelle due direttive sono stati ispirati dalla legislazione sull’uguaglianza dei sessi e/o dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea nello stesso ambito. La legislazione successiva in materia di uguaglianza dei sessi nell’Unione europea si è a sua volta avvalsa delle innovazioni introdotte dalle due suddette direttive” (p. 6).

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da confrontare. la sua formazione professionale o la sua esperienza lavorativa per incrementare le possibilità di ottenere un’occupazione stabile”. cit.. Si ricordi che nell’elenco di lavoratori svantaggiati del Regolamento CE 2204/202 sono compresi: “lavoratore migrante che si sposti o si sia spostato all’interno della Comunità o divenga residente nella Comunità per assumervi un lavoro” e “persona appartenente ad una minoranza etnica di uno Stato membro che debba migliorare le sue conoscenze linguistiche. dallo standard del contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato. a una integrazione rispettosa della diversità. Tipico è il tema dell’accesso alla cittadinanza e dell’esercizio di diritti di voto. la cui realizzazione comporta l’adozione di misure specifiche di vantaggio”10. Quando si passa all’immigrazione regolare. in particolare. 8 Nel Libro verde del 28 maggio 2004 su Uguaglianza e non discriminazione nell’Unione europea allargata. che dovrebbe innanzitutto superare la visione troppo restrittiva secondo la quale tutto finisce per tradursi in corsi di lingua. Occorre quindi grande attenzione. bisogna tenere ferma la barra: “il divieto di discriminazione costituisce la base sulla quale è costruito l’obiettivo della parità di trattamento. 9 Si rinvia a M. gli approdi del diritto antidiscriminatorio sulla indifferenza delle intenzioni. Anche se efficace più sul piano della teoria che della pratica attuazione. BALLESTRERO. Il dibattito aperto anche nel nostro Paese sulla durata del periodo di tempo necessario per l’acquisizione della carta di soggiorno. con quelli dell’immigrato regolarmente presente nel territorio. “Nel primo caso l’adeguatezza coincide con la parità. integrazione delle diversità nel secondo” (p. Introduzione.G. collegato giuridicamente all’attuazione della direttiva 2003/109 del Consiglio del 25 novembre 2003. 36). NOVELLA. presenta aspetti di rilievo in quanto contiene l’elenco di diritti che gli Stati membri debbono riconoscere all’immigrato una volta qualificato come ‘soggiornante di lungo periodo’. in LD. Nuove tecniche di diritto diseguale e principio di eguaglianza. 2004. BALANDI. da intendere come riduzioni. quindi. prestare attenzione ai comportamenti. sulle condizioni di accesso e sui diritti che vengono conseguentemente acquisiti.genere. 2005. La stessa tratta di persone. Si legge. che “la lotta contro le 7 Sia consentito ancora una volta il rinvio a Dalle discriminazioni di genere alle discriminazioni doppie …. a cura di M. in una recente Risoluzione del Parlamento europeo sul punto. 453. agli atti e alle prassi. da cui deriva quello a normative occupazionali che spesso scambiano lavoro con deviazioni. 557 e I lavoratori svantaggiati tra eguaglianza e diritto diseguale.. V. Il Mulino. cioè a quanto costituisce discriminazione e. secondo la quale “l’interesse all’adeguata rappresentazione non è lo stesso per genere e per razza”. 3 . cit. con una valutazione moralistica che ignora. La direttiva. sembra trascurarne l’esistenza per incentrarsi sulla scelta politica. Altro livello di correlazione da realizzare riguarda l’integrazione tra queste misure e politiche e quelle relative all’inclusione sociale8. quali razza o origine etnica (e prima ancora genere). che è il fenomeno più odioso. perché risponde ad un modello di società inclusiva: se si vuole. perché ogni stereotipo semplifica e impedisce di vedere la complessità dei problemi. Bologna. 20). ai nostri fini. nel secondo caso adeguatezza vuol dire presenza proporzionata. porta a separare carnefici e vittime. perché risponde ad un modello di società eguale. a I lavoratori svantaggiati …. nel nostro Paese. relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo. condivido l’affermazione secondo la quale per alcuni fattori di differenza/svantaggio. si osserva “che solo una minoranza di Stati membri crea un nesso esplicito fra misure contro l’esclusione sociale e misure contro la discriminazione” (p. BALLESTRERO – G. probabilmente a motivo del diverso momento di emersione della tensione sociale sottostante”7. a venire in discussione è la stessa scala di diritti. ostacolo. 10 Così M. sotto il profilo strettamente giuridico. Occorre. eguaglianza nel primo caso. V. mettendo in secondo piano il diverso livello di consenso e di consapevolezza delle stesse vittime. La questione ha portata ben più ampia e tocca in radice la rilevanza delle caratteristiche personali ammesse per l’accesso alla categoria dello svantaggio sociale9.

è entrato nel Trattato Costituzionale europeo. che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica. 4. 2003 e A. La sua emanazione ha riaperto il fronte normativo nazionale della tutela antidiscriminatoria con l’adozione della decretazione di recepimento: il n. tra cui il colore della pelle. ma non è la fotografia reale della 11 Risoluzione su Una strategia quadro per la non discriminazione e le pari opportunità per tutti del 14 giugno 2006 [P6_TA-PROV (2006) 0261]. 13 E’ questa la suggestione di F. in Dir. Il collegamento normativo tra direttiva e decreto(/i) di attuazione è. imm. essa stessa garante della coesione sociale e strumento indispensabile nella lotta contro l’esclusione”11. in attuazione della direttiva 2000/43/CE e il secondo. la direttiva 2002/73/CE che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro. destinate a coprire l’intero arco della tutela dalle discriminazioni12. CASTELVETRI – A CASADONTE. transitando per la Carta di Nizza (art. La tutela contro le discriminazioni razziali. La prima questione da affrontare riguarda la ricognizione delle fonti e. n. Da ultimo. in quanto menziona ulteriori cause di discriminazione. dato che l’articolo 21 della Carta ha portata più ampia dell’articolo 13 del Trattato. 81. cfr. la lingua. BONETTI – L. il n. ovviamente. il n. 1/2003. il patrimonio e la nascita. ma anche il 216 di pari data. La direttiva e la sua trasposizione nell’ordinamento interno La direttiva n. NASCIMBENE. 13).39 (legge comunitaria per il 2001). che costituiscono la nuova e sempre più intensa stagione di regolamentazione di livello europeo. B. 128). 2002. 12 Oltre alla direttiva oggetto di queste note. gli handicap. la religione o le convinzioni personali. in LD. quello che compare anche nella documentazione fornita a livello europeo. ha scritto l’articolo) “il risultato … delle lotte antiche e recenti e dell’intelligenza delle donne e delle loro espressioni associative” (p. Riflessioni e prospettive per la realizzazione di una società multietnica. anche P. AMATO. la razza o l’origine etnica. è la prima di un pacchetto di cinque. sulla base della delega ricevuta con la legge 1° marzo 2002. Cedam. etniche e religiose. dello stato della disciplina normativa nel nostro Paese. quindi. l’appartenenza ad una minoranza nazionale. e la direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura. 2. Padova. 21). Le nuove direttive comunitarie sul divieto di discriminazione.. citt. fatte salve le altre disposizioni del Trattato e nell’ambito delle competenze conferite. Se ne otterrebbe un ampliamento.. n. 16 In dottrina. 215. 215 del 9 luglio 200315. MELICA – L. alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro. a cura di. 15 Il 9 luglio 2003 sono stati approvati due decreti legislativi: il primo.discriminazioni è elemento essenziale di qualsivoglia politica di integrazione. l’origine sociale. in attuazione della direttiva 2000/78/CE. 4 . La discriminazione razziale alla vigilia dell’attuazione della direttiva 43/2000: considerazioni a partire da alcune recenti pronunce giurisprudenziali. la direttiva 2006/54/CE riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego (rifusione). le caratteristiche genetiche. 256 del 2 agosto 200416. Il principio di non discriminazione (art. le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura. 216. 14 Con il Trattato di Amsterdam è stata inserita nel Trattato CE la previsione dell’articolo 13 secondo cui il Consiglio. che ritiene le due direttive del 2000 (le uniche approvato al momento in cui l’A. oltre ai lavori citati nelle note che seguono. n. deliberando all’unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo. in Diritto degli stranieri. ‘frutto maturo’13 dell’impulso derivato dal Trattato di Amsterdam14. l’età o l’orientamento sessuale. successivamente modificato dal decreto legislativo n. la direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Si tratta di direttive denominate di seconda generazione. 2000/43/CE. può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso. SIMONI.

compresa quella di genere. economico. di disposizioni rivolte alla lotta alle discriminazioni e. P. nel 2002. nel 2003. 25 luglio 2998. 18 Possiamo parlare di un livello esponenziale di schizofrenia maturata durante la quattordicesima legislatura. invece. per l’esplicita salvaguardia effettuata dai decreti delegati n. all’ampiezza dei fattori di discriminazione. Si prosegue nel comma 2. in condizioni di parità. direttamente o indirettamente. salvato espressamente nei suoi profili cardine relativi alle discriminazioni proprio dai decreti di recepimento delle direttive nel 2003. n. Ancora una volta si tratta dell’importazione dal modello della 17 Per una recente. l’ascendenza. Nel decreto delegato la nozione di discriminazione diretta è la letterale traduzione di quanto previsto dalla direttiva. Il problema si presenta anche con riferimento alla nozione di discriminazione indiretta. lettera e). all’istruzione e all’alloggio – che è avvenuto contemporaneamente al mantenimento. o ad una cittadinanza”. importata dal modello delle discriminazioni di genere. 215 e n. come vedremo. con un tentativo di spostare l’asse della disciplina in materia di immigrazione verso la chiusura delle frontiere e la limitazione di diritti sociali – in particolare. dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico. I problemi di coordinamento. Il testo unico immigrazione. si fa riferimento a “ogni comportamento che. ai rimedi processuali. analitica. 216 del 2003 – due articoli dedicati al divieto di discriminazione. lgs. introdotta dalla direttiva sulla discriminazione razziale ed esportata nelle direttive successive. due nozioni di discriminazione. che è ben più complessa e problematica. ad un determinato gruppo etnico o linguistico. al campo di applicazione della normativa di tutela. la cui analisi peraltro fa emergere discrasie presenti nella stessa normativa di fonte europea. ‘Bossi-Fini’ del 30 luglio del 2002. esclusione. l’origine nazionale o etnica. che accomuna il profilo diretto e quello indiretto. sia diretta che indiretta: una prima generale. con riferimento all’ambito del lavoro subordinato. al radicamento di diritti. in dipendenza delle due diverse fonti di regolamentazione. a un gruppo etnico o linguistico. anche indirettamente. a sua volta. a una confessione religiosa. Questi problemi derivano essenzialmente dal fatto che il testo unico immigrazione (d. e nel decreto delegato n. Innanzitutto. il decreto delegato n. riguardano l’intero spettro delle regole: dalla nozione. 215 del 2003 la ‘nuova’. le convinzioni e le pratiche religiose”. i lavoratori in ragione della loro appartenenza ad una razza. comma 1. comporti una distinzione. restrizione o preferenza basata sulla razza. a) Iniziamo dalle nozioni. 19 Nell’articolo 43.situazione giuridica. Ad essere precisi. 215 del 2003 la qualifica come “una posizione di particolare svantaggio rispetto alle altre persone” delle persone di una determinata razza o origine etnica. con il risultato che coesiste nell’ordinamento una pluralità di nozioni: nel testo unico immigrazione quella ‘vecchia’. passim. precisa che “costituisce discriminazione indiretta ogni trattamento pregiudizievole conseguente all’adozione di criteri che svantaggino in modo proporzionalmente maggiore i lavoratori appartenenti ad una determinata razza. il godimento o l’esercizio. 18918. sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica”. sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga”. 5 . e una seconda. dattil. Importando letteralmente il testo della direttiva. Frantumazione e ricomposizione delle nozioni di discriminazione. verificandosi quando “una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia. La definizione riprende quella della Convenzione di New York del 1966 contro la discriminazione razziale. n. legata al lavoro subordinato 19. il diritto alla previdenza. all’interno della disposizione dedicata alle discriminazioni del datore di lavoro e dei suoi preposti. Ci si riferisce alla presenza nell’ordinamento del testo unico immigrazione (decreto legislativo n. 286) già conteneva e continua a contenere – per due ordini di motivi: non essendo questa parte stata toccata dalla riforma avvenuta con la legge cd. precisando che “in ogni caso compie atto di discriminazione” “il datore di lavoro o i suoi preposti i quali … compiano qualsiasi atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando. CHIECO.. che pone evidenti e irrisolti dilemmi di coordinamento 17. ricostruzione cfr. nella disciplina nazionale. specifica. ad una cittadinanza”. 268 del 1998). avente “lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento. e all’affiancamento. vi è da registrare il cambiamento delle nozioni di discriminazione diretta e indiretta. quindi. individuali e collettivi. il colore. ad una determinata confessione religiosa. il testo unico immigrazione contiene.

discriminazione indiretta di genere così come presente nell’ordinamento al tempo dell’emanazione del testo unico immigrazione. 22 Sull’odio razziale si segnala.. Si potrebbe forse parlare di una ulteriore presenza nell’ordinamento di discriminazione multipla. La discriminazione razziale e la politica: riflessioni su una recente sentenza del tribunale di Verona. atti. nell’articolo introduttivo. 2005. il colore. l’A. 645 del 13 ottobre 1975. mentre nel d. 6 . 205. 122. 11. citt. riguardando tutti i fattori di discriminazione previsti dall’ordinamento. Come risulta evidente. Nella nota di commento. c) Veniamo ora all’ampiezza dei fattori di discriminazione considerati. non si tratta solo di una più ristretta o più ampia gamma di fattori considerati. si fa riferimento alla necessità di tener conto “dell’esistenza di forme di razzismo a carattere culturale e religioso”. b) La dissociazione prosegue per quanto riguarda le eccezioni ammesse. CHIECO. lgs. 69. L’applicazione di questa normativa è rara e probabilmente è questo l’unico caso conosciuto che riconosce l’esistenza di un pregiudizio. filosofica ed internazionale. handicap. mentre il decreto legislativo n. etnica e religiosa22. prima ancora che giuridico-penale” (p. 2 dicembre 2004. che ha condannato sei rappresentanti veronesi della Lega Nord a sei mesi di reclusione ciascuno per una campagna contro i componenti della comunità Sinti. ma politicamente assai pericolose. 70). a rilevare la questione. già segnalato in apertura di queste note. il problema di coordinamento potrebbe risolversi mediante una lettura disgiuntiva del testo. 215 del 2003 alla discriminazione per razza o origine etnica. con nota di L. Non si dimentichi che nel decreto delegato n. l’origine nazionale o etnica. limitate classicamente alle discriminazioni indirette per il profilo di essenzialità o meno dei requisiti rispetto allo svolgimento dell’attività lavorativa quelle del testo unico immigrazione20. nel testo unico ad essere considerati sono solo “atti o comportamenti”. La base giuridica è l’articolo 3 della legge n. 215 del 2003 fa esplicito riferimento ai “commi da 1 a 6. le convinzioni e le pratiche religiose”21. L’articolo 43 del testo unico si applica alla discriminazione “basata sulla razza. 215 del 2003. 215/2003 si fa riferimento ad un ventaglio ben più ampio: “disposizioni. così come modificata dalla legge n. ma anche della palese dissociazione tra il contrasto delle discriminazioni e il contrasto della xenofobia. 205 del 1993 (legge Mancino). criteri. utilizzando la presenza delle nuove e più ampie regole sulle esenzioni in articolo successivo a quello in cui la disciplina preesistente viene fatta salva. PICOTTI. p. quali sono maturati nella storia della cultura europea ed internazionale della nostra epoca. che detta misure urgenti in materia di discriminazione razziale. E’ tuttora in vigore la legge 25 giugno 1993. la emblematica e articolata decisione del Tribunale di Verona. ma non interviene ad abrogare i comma non richiamati e su cui sono intervenute modifiche. per tutte. n. l’ascendenza. ordinariamente riconosciuta solo quando a sommarsi è genere e razza/origine etnica. 191. che ha portata generale. Non solo. su cui infra). 21 Ci si deve qui solo limitare a segnalare la sovrapposizione di questo fattore di discriminazione nell’ambito più generale della razza/origine etnica con la disciplina normativa dedicata a tutti gli altri fattori di discriminazione – diversi dal genere e dalla razza/origine etnica – in cui la religione è espressamente prevista e affiancata da convinzioni personali. Inoltre. di riaffermazione delle ragioni del diritto e dei valori fondamentali della democrazia. 8 e 11” dell’articolo 44 del testo unico immigrazione. di fronte alla deriva di posizioni ideologicamente rozze. imm. patti o comportamenti”. in questa sede. di attuazione e ratifica della Convenzione di New York contro il razzismo del 7 giugno 1966. prassi. segnala “l’ampiezza di analisi e la straordinaria ricchezza di riferimenti bibliografici e dottrinali” della sentenza. ampie e rivolte anche alla discriminazione diretta quelle del decreto di attuazione della direttiva. n. della tolleranza e del pluralismo. con modificazioni. in Dir. lgs. età e orientamento sessuale. del decreto legge 26 aprile 1993. creando una paradossale situazione di incertezza giuridica. di conversione. Conclude rilevando come la sentenza soddisfi “profonde esigenze civiche. e riguarda altresì la correttezza della trasposizione delle direttive europee. in quanto immediatamente orientate a far leva su pregiudizi atavici e pulsioni irrazionali di autodifesa” (p. 92). con conseguenze complesse di coordinamento. 20 Secondo P. che ha “esaminato il fenomeno del razzismo in un’articolata prospettiva storica. ivi. nell’introdurre l’attenzione alla discriminazione doppia (genere – razza. Ci si deve limitare. Il d. non meno che giuridiche. n.

La direttiva. sono state affrontate dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite tenendo conto del contributo fornito da parte della Commissione europea24. che il campo di azione nei confronti del razzismo si estende oltre gli ambiti della direttiva n. cit. fino alle revisioni più recenti. anche a livello europeo.Merita inoltre sottolineare come nel testo unico immigrazione compaia. infatti. Queste osservazioni ci riportano a valutare il coordinamento anche a livello di fonti europee. 25 26 Nella Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2006. l’antisemitismo. con una esplicita inclusione della nazionalità. religione o credenze. 44). del Trattato). così come. sulla Strategia quadro. 2). 39. fra i lavoratori degli Stati membri. così come il difficile rapporto tra ordinamenti nell’ambito del diritto di famiglia. soprattutto quando l’ordinamento dei Paesi di origine delle straniere e degli stranieri non è 23 Come ho già avuto modo di ricordare. che definisce norme comuni per lottare contro i delitti razziali. con le sole differenziazioni previste nel Trattato stesso e che riguardano l’ingresso e il soggiorno e non anche. l’islamofobia e altri tipi di fobia o avversione basati sull’etnicità. al contrario esclusa nella direttiva europea e nel suo recepimento interno. Può bastare ricordare l’azione nei confronti del razzismo nel mondo del calcio27. del resto. quindi. dovendosi attendere fino all’allora articolo 119 (ora art. … Il divieto di discriminazione basata sulla nazionalità andrebbe limitato alla libera circolazione dei lavoratori comunitari. Nel 2001. di Dalle discriminazioni di genere alle discriminazioni doppie …. per quanto riguarda l’impiego. unica sede in cui. ascendenza. ivi compresi l’antisemitismo e gli attacchi contro altre minoranze religiose.). il ventaglio di fattori considerati è più ampio di quanto incorporato nella direttiva appositamente dedicata alle discriminazioni razziali26. “si tratta dell’ultima formulazione modificata di quell’articolo 7 dell’originario Trattato. che tutti gli stranieri immigrati hanno nazionalità diversa da quella italiana. fondata sulla nazionalità. “qualsiasi trattamento derivante dalla condizione giuridica dei cittadini dei paesi terzi o degli apolidi interessati” (art. origine nazionale o etnica in quanto fattore determinante dell’avversione nei confronti di certe persone”. 43) e i “motivi nazionali” (art. a pagina 454 e s. 141 integrato) per incontrare il principio della parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici. la xenofobia e l’intolleranza ad esse connessa. la razza. che è il tradizionale campo di applicazione delle direttive antidiscriminatorie. Ancora più significativa è la Proposta di decisione quadro del Consiglio sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia25. la retribuzione e le altre condizioni di lavoro’ (art. soprattutto tenendo conto della disposizione posta all’articolo 12 del Trattato CE23. come nella direttiva. 43 nel 2000. in particolare con l’adozione della direttiva n. dei servizi e dei capitali” (così la nota 26. 2. e ovviamente anche il decreto legislativo di trasposizione escludono dal campo di applicazione “le differenze di trattamento basate sulla nazionalità”. Tale esclusione appare discutibile. tra i fattori per i quali opera il divieto di discriminazione. specularmente. è vero che nella dizione stranieri vanno ricomprese persone provenienti da paesi a tasso di sviluppo e a tasso di democrazia molto diversi. all’orientamento e alla formazione professionale. in Sudafrica. 43 del 2000. la “origine nazionale” oltre che etnica (art. cit. e in cui si fornisce una definizione in base alla quale “sarà ritenuta razzista e xenofoba ogni considerazione di razza. 24 Comunicazione della Commissione del 1° giugno 2001 [COM (2001) 291]. la discriminazione razziale. l’orientamento sessuale. 27 Si veda la dichiarazione scritta del 30 novembre 2005 di un gruppo di parlamentari europei di diversi gruppi politici. Come si vede. nonostante la presenza di uno specifico divieto di ‘discriminazione. 3. la religione o altri motivi irrazionali”. in apertura del Titolo III dedicato alla ‘Libera circolazione delle persone. nella parte dedicata ai principi generali. 7 . anno in cui si è tenuta a Durban. si ritiene che in quel testo – ma in quello e non nella strategia quadro stessa – “debba essere esplicitamente affronta(ta) l’omofobia. E’ evidente. colore. E’ evidente. il riferimento a uno specifico divieto di discriminazione. ma non è affatto vero che appartengano a una razza o etnia diversa. compariva. la conferenza mondiale contro il razzismo. già ampliati rispetto al mero riferimento al lavoro. che vieta la discriminazione in ragione della nazionalità.. Pubblicata sulla GU C 75 E del 26 marzo 2002.

215/2003 di recepimento della direttiva europea. per conto o a sostegno del soggetto passivo di discriminazione basata su motivi razziali o etnici contiene l’elenco di 320 associazioni32. CAPUTO. la nota di N. in Questione giustizia. 29 Vedi la decisione della Corte di giustizia. per cui non verrà qui trattato. n. 2005. a mio avviso. per tutti. 8 . 720 e ss. mentre il decreto legislativo ha scelto di rinviare la scelta e di affidare a decreto interministeriale (Ministero del lavoro e Ministero pari opportunità) la predisposizione dell’elenco. 44. 215/2003 sono anche o forse esclusivamente le associazioni e gli enti rappresentativi degli interessi lesi. comma 1. E’ con riferimento all’iscrizione nel registro. a E. 215 del 2003 introduce nell’ordinamento anche un registro “delle associazioni e degli enti che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni”. su ricorso di un tribunale ungherese. richiedendo specifico approfondimento. b. anche percorrere la via del contrasto con i principi e la ratio della normativa. si concorda con quanti rilevano che non si possano risolvere ricorrendo al criterio dello ius superveniens. con individuazione dei soggetti basata sulle loro “finalità programmatiche” e sulla “continuità dell’azione” (art. che la ‘nuova’ nozione di discriminazione diretta. pur incrociandolo in radice. ivi. Il decreto interministeriale 16 dicembre 2005. nello stesso fascicolo. nel d. 749. infatti. assieme a cloro che sono iscritti nell’altro registro. comma 1). 851. 125 del 1991 per la parità di opportunità tra lavoratrici e lavoratori. lgs. e) Tornando ai problemi di coordinamento. n. 5 del dattiloscritto. 5. 2005. Si rinvia anche. e 5. … 33 Così P. Se è vero. in Questione giustizia. Le mutilazioni genitali femminili e la legge. comma 10). infine. che vengono declinati i requisiti. si intreccia con il fattore religioso. ma anche diversa. 30 Si veda. ad opera del decreto legislativo n. 215 (e 216) del 2003 fa al testo unico immigrazione nelle parti in cui si occupa del tema33. Vajnai Attila. E’ poi da tener conto della questione dei simboli. 2. quella contenuta nel testo unico immigrazione trova la sua diretta matrice nel modello di azione giudiziale individuale e collettiva introdotto dall’articolo 4 della legge n. che ha escluso giurisdizione sulla questione presentata della esposizione in pubblico del simbolo di una stella rossa a cinque punte. Il tema è quello della laicità dello Stato e oltrepassa ancora una volta. Coloro che sono inclusi nel registro possono essere inseriti nell’elenco. alla normativa processuale. democraticità dello statuto. n. La questione sottoposta a giudizio cercava di verificare se la direttiva sul divieto di discriminazione per razza o origine etnica consente ai cittadini di esprimere le loro convinzioni politiche attraverso un simbolo. quello della discriminazione per razza o origine etnica. spec. 32 Si ricordi che l’articolo 6 del d. entrambi temi che non possono essere qui affrontati.scindibile dalla legge religiosa vigente negli stessi28. Il crocifisso teo-con. d) Quanto. 4. 4. sia pure per ottemperanza o dimostrazione di appartenenza al gruppo) oltre che l’esposizione di simboli religiosi30. Ovviamente i casi più noti riguardano l’abbigliamento islamico (comportamento del singolo. La giurisdizione e i conflitti culturali. quello “delle associazioni e degli enti che svolgono attività a favore degli immigrati” (art. nella causa C-328/04. n. lett. ricorrentemente e partire da p. pp. individuati secondo decreto interministeriale31 (art. anche a motivo del richiamo che il decreto delegato n. Chieco. CESQUI. 31 E’ da registrare innanzitutto differenza tra la delega e la sua attuazione: la delega chiedeva che fosse lo stesso decreto legislativo di attuazione a determinare i criteri di selezione della rappresentatività di questi soggetti. a comparazione 28 A. che spesso. E’ difficile. 52 del regolamento di attuazione del testo unico immigrazione). Tale normativa è rimasta inalterata. COLAIANNI. che però non dà automaticamente diritto alla iscrizione nell’elenco. ma non sempre 29. 710 e. lgs. Tra le differenze di rilievo si segnala la individuazione dei soggetti collettivi abilitati a impugnare le discriminazioni di carattere collettivo: nel testo unico immigrazione sono “le rappresentanze locali delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale” (art. Istituzione dell’elenco delle associazioni ed enti legittimati ad agire in giudizio in nome. peraltro meramente formali: ufficialità della costituzione. pur essendo ora affiancata da una azione processuale simile. comma 1).

sulla trasmissione alla Commissione europea delle informazioni necessarie per il monitoraggio sull’applicazione della direttiva (art. precisi e concordanti” (art. Resta ancora da dedicare attenzione a un ultimo ambito. 14). fatti dai quali si può presumere che vi sia stata una discriminazione diretta o indiretta. come nelle eccezioni al divieto di discriminazione indiretta. 5 e 6. sulla abrogazione esplicita delle norme contrarie al principio della parità di trattamento (art. quello della comparazione tra il testo della direttiva europea e quello del decreto delegato di recepimento. purtroppo spesso trascurati anche in ragione della limitata attuazione e. nonostante la mera trascrizione letterale della direttiva che lo contraddistingue in tutte le sue parti. regolamentari ed amministrative contrarie al principio di ‘parità di trattamento’”34. effettivo. sul piano formale. razza. 1). si può affermare che i due insiemi definitori non solo non sono sovrapponibili ma nemmeno inglobabili l’uno nell’altro: per alcuni aspetti è più esteso quello del decreto delegato (la comparabilità anche virtuale). dinanzi a un tribunale o a un’altra autorità competente. ma addirittura “fa salve” le disposizioni antidiscriminatorie del testo unico. ciascuna applicandosi “ai fini” del proprio contenitore (decreto. il decreto delegato ribadisce il principio dell’ordinamento che consente al ricorrente di “dedurre in giudizio. In altre parti il decreto di recepimento altera l’impianto della direttiva. comma 3). al fine di segnalare le principali omissioni del secondo rispetto al primo. negli organismi di difesa e nella promozione di azioni positive (su cui infra). capo del testo unico). sulla protezione delle vittime delle discriminazioni (art. anche sulla base di dati statistici. dato che questo connotato è pienamente condiviso dal testo unico del 1998 e dal decreto delegato del 2003. etnia.). 8. 4. sul dialogo dello Stato con le organizzazioni non governative (art. citando gli articoli 14 e 16 rispettivamente della direttiva 2000/43/CE e 2000/78/CE. quindi. religione) che fa scattare l’obbligo per gli Stati membri di prendere le misure necessarie per assicurare che siano abrogate tutte le disposizioni legislative. permangono affiancate e parzialmente sovrapposte nell’ordinamento. il decreto delegato non solo non riproduce la formula di chiusura presente nella direttiva. 15). Laddove entrino in conflitto. Il problema dell’effettività 34 Ancora P. E’ da auspicare che. in termini gravi. sul piano sostanziale. E’ da auspicare che si realizzi davvero quella intensificazione dei controlli nei confronti dell’adozione delle direttive da parte degli Stati membri che sembra essere diventata finalmente una linea di azione delle istituzioni europee. e che. 35 Mentre la direttiva chiede “di assicurare che. è da rilevare che. attenzione specifica venga dedicata a questi aspetti. sulla individuazione di un appropriato quadro sanzionatorio. si dovrà applicare quella più adeguata e rispondente alla ratio dell’intervento di tutela richiamato. determina “un più elevato livello di protezione dei connotati personali (nella specie. preoccupate non solo della formale trasposizione ma anche della correttezza della stessa. Chieco. In particolare. 39 del 2002. senza che sia intaccata la coerenza con i principi ispiratori del diritto antidiscriminatorio. rendendo impossibile una operazione di scelta tra le due fonti che. proporzionato e dissuasivo (art. 12). elementi di fatto. quindi. perplessa di fronte alla possibilità di percorrere la strada del contrasto delle disposizioni del testo unico rispetto al decreto delegato e alla conseguente denuncia di incostituzionalità per contrasto con l’articolo 76 della Costituzione per tradimento della delega contenuta nell’articolo 29 della legge n. essendosi di nuovo – con il cambio di governo e di legislatura – aperto il fronte della regolamentazione delle disposizioni riguardanti l’immigrazione. allorché persone che si ritengono lese dalla mancata applicazione nei loro riguardi del principio della parità di trattamento espongono.anche virtuale. per altri lo è il testo unico (i fattori di rischio considerati e la limitata presenza di esenzioni). non sono state recepite le disposizioni in materia di inversione dell’onere della prova35. 3. piuttosto. 9 . Peraltro è difficile anche ricorrere al principio di specialità. 9 dir. Rimango. incomba alla parte convenuta provare che non vi è stata violazione del principio della parità di trattamento” (art. pp. 17). della scarsa sensibilità maturata.

. o addirittura illuminata. causa C327/04). ci troviamo di fronte a due ordini di problemi: quello derivante da una trasposizione pasticciata della direttiva. 2006. e questo anche solo limitandosi a comparare la direttiva europea e il suo diretto decreto delegato di recepimento. nella realtà è stato creato l’UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali). del 28 maggio 2004 si parla di “consapevolezza che la legislazione è solo uno degli elementi dell’azione contro la discriminazione”37. causa C-329/04) e Lussemburgo (24 febbraio 2005. Finlandia (24 febbraio 2005. causa C320/04) sono state condannate per non aver adottato entro il termine prescritto tutte le disposizioni legislative. la lotta alla discriminazione richiede il pieno utilizzo di un’ampia gamma di strumenti politici e finanziari. rimane il problema fondamentale della garanzia di effettività nella realtà quotidiana. Si differenzia la posizione della Grecia. Nella pratica. che risponde al numero 800901010. Anche in presenza di una regolamentazione del tutto rispettosa. cit. 38 Si veda il decreto dell’11 dicembre 2003 sulle strutture e le competenze interne dell’organismo specializzato. Come abbiamo verificato per quanto riguarda il nostro Paese. risultando confliggente quello di agente in giudizio con quello di decisore. e di conduzione diretta di inchieste indipendenti (art. con decisione del 12 maggio 2005 di cancellazione dal ruolo della causa (C-326/04). Il decreto legislativo prevede la creazione di un ufficio di controllo e di garanzia. quello derivante da una trasposizione infedele.Quanto a trasposizione. E’ inoltre stato pubblicato il Rapporto 2005. senza contare l’apporto essenziale per il coronamento di questi sforzi costituito dall’intervento collettivo delle varie parti interessate” (p. anche perché troppo basato sulle dichiarazioni degli stessi Stati membri36. Un anno di attività contro la discriminazione razziale. Questa sommatoria di funzioni appare in contrasto con i principi dell’ordinamento. 16). fornisce informazioni e cerca di aiutare le persone che segnalano discriminazioni38. Germania (28 aprile 2005. Anche nell’ultimo Rapporto annuale (2005) su Uguaglianza e non discriminazione della Commissione europea si osserva che “servono ulteriori sforzi per garantire l’attuazione delle direttive a livello nazionale” e già nel Libro Verde su Uguaglianza e non discriminazione. a) gli organismi. Nei confronti di alcuni Stati si è reso necessario l’intervento della Commissione presso la Corte di giustizia europea: Austria (4 maggio 2005. non tutti gli Stati membri hanno completato l’iter di recepimento della direttiva. 36 Nel Rapporto annuale (2005) su Uguaglianza e non discriminazione della Commissione europea. 37 Aspetto ribadito anche successivamente nello stesso documento: “la Commissione è consapevole della necessità di garantire l’effettiva attuazione del quadro giuridico vigente. è ancora scarso il controllo di conformità della legislazione di trasposizione delle direttive. Si può pensare che a contribuire in questa direzione vadano gli organismi previsti dalla direttiva. Come risulta dalla documentazione di fonte europea. anche in giudizio. regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva. con la duplice funzione della parità e della rimozione delle discriminazioni e con la ulteriore duplice possibilità di assistenza indipendente. Presidenza del 10 . Il Parlamento europeo nella sua Risoluzione del 14 giugno 2006. già citato. per adeguamento nel frattempo intervenuto. che anziché una Authority è un Call centre. sulla Strategia quadro “chiede alla Commissione di esaminare con urgenza la qualità e il contenuto delle leggi di attuazione delle direttive antidiscriminazione. in particolare per quanto riguarda i due ruoli per i quali l’organismo è qualificato come indipendente. nazionale o regionale per combattere la discriminazione. e di intentare urgentemente in Corte di giustizia un’azione legale contro quegli Stati membri che non hanno recepito correttamente le direttive in questione”. Inoltre. Nonostante le affermazioni costanti. E’ altresì importante tener presente che la legislazione non rappresenta l’unico strumento disponibile a livello europeo. con sottovalutazione della presenza nell’ordinamento giuridico di divieti di discriminazione legati alla razza o all’origine etnica. in grado di oltrepassare i requisiti minimi indicati dalle direttive europee. 7). si legge in apertura che “la Commissione sta raccogliendo informazioni dettagliate dagli Stati membri sul modo in cui applicano le direttive da quando sono state adottate (2000) e riferiranno in materia al Parlamento europeo e al Consiglio nel 2006”. siamo formalmente in regola. causa C-335/04). Ma il punto di snodo non è ancora questo.

da ultimo. 711. che contiene la documentazione dei casi e delle esperienze realizzate. COM (2005) 606. chiamata RAXEN. Sen in vari scritti. Come canale parallelo. 8. consentendo di togliere il velo sia dalla parificazione indesiderata a fronte delle differenze rivendicate. “il suo principale obiettivo consiste nel fornire alla Comunità e ai suoi Stati membri informazioni oggettive. come ricorda anche A. nonché di analisi alle scale nazionali ed europea”. cit. nella Risoluzione del Parlamento europeo del giugno 2006 sulla Strategia quadro. a maggior ragione in questi ultimi anni in cui la minaccia di attentati terroristici internazionali si sta radicando nel cuore delle società. Certo. 39 Così. ONG e centri specializzati. di alcune proposte riguardanti la costituzione di una Agenzia dei diritti fondamentali. insensibile al tempo e. il nostro non è l’unico caso se nei documenti europei degli ultimi anni si continua a incontrare. ONIDA. 40 41 42 43 V. al futuro della quale è stato dedicato un apposito Libro verde da parte della Commissione delle Comunità europee40. In data 28 novembre 2005. soprattutto. Così nella voce più volte citata. pertanto. religiosamente) un nemico da distruggere o da cui essere distrutti”43. 12 agosto 2006. CAPUTO. Per il vero. con insistenza. permane una scarsa effettività delle disposizioni che induce ad assegnare loro valore periferico. in quanto espressione governativa dato il suo incardinamento presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. incaricata di raccogliere dati e informazioni sul razzismo e la xenofobia e comprende centri di ricerca. riportandoci “a una sorta di tribalismo di marca razzistica che identifichi la cittadinanza con l’appartenenza originaria a una sorta di ‘razza pura autoctona’.. e non solo di quelle occidentali. Il campo di applicazione della direttiva sulla discriminazione per razza o origine etnica – a differenza delle altre. Per una cultura dell’integrazione. con i suoi lavori. in Il Sole 24 ore. come una “profezia che si autoavvera” (A. e nel ‘diverso’ come tale (culturalmente. la base per la presentazione. da parte della Commissione europea. l’Osservatorio ha fornito. Sicuramente gli organismi sono funzionali all’attuazione della disciplina e. appartenente a gruppi (mai a persone). La rete (REM) è stata creata nel 2002 allo scopo di migliorare lo scambio di informazioni sui diversi aspetti delle politiche migratorie.Dubbi vengono sulla reale efficacia dell’organismo e sulla sua indipendenza. La giurisdizione e i conflitti culturali. Come risulta dal Libro verde. La loro moltiplicazione non è. decisivi. Non ci si nasconde la difficoltà di attuare questa politica. in sé negativa. cit. la richiesta che gli organismi istituiti dai singoli Stati membri siano effettivamente “indipendenti” e dispongano “delle risorse necessarie per poter assistere le vittime di discriminazioni nelle loro azioni legali”39. Nonostante la presenza di questi organismi. e in cui prevale la tendenza a una risposta militare. opera l’Osservatorio europeo dei fenomeni razzisti e xenofobi che ha creato una rete europea di informazione. 11 . alle esperienze individuali” fomenta lo scontro di civiltà. A sua volta. che considera queste minacce come ‘esterne’. affidabili e comparabili … istituendo una procedura sistematica di raccolta e di stoccaggio dei dati e delle informazioni disponibili presso gli Stati membri. rafforzando anche su questo versante l’impressione di una situazione diffusa di carenza di coordinamento. sia dal possibile conseguente conflitto rispetto alla salvaguardia dei diritti e della cultura del paese ospitante” 42. più volte segnalata e che può essere verificata ricordando la ‘parallela’ rete europea sulle migrazioni. La REM è formata attualmente da (solo) 14 punti di contatto nazionali41. quindi. dato che “toccano il punto nevralgico della politica della integrazione. Per l’Italia si tratta dell’IDOS della Caritas diocesana di Roma. al contrario di quanto sarebbe invece indispensabile. sia quella di genere (con una appendice specifica nel 2004 per quanto riguarda Consiglio dei ministri. La “visione della cultura come blocco granitico. linguisticamente. uno sguardo al panorama delle reti europee non conforta.

In *. Le controversie in giudizio nel nostro Paese restano limitate. 2002. il tribunale penale di Anversa ha condannato per discriminazione un cittadino che ha rifiutato di affittare un’abitazione di sua proprietà a una coppia belga di origine congolese. preferibilmente. la disposizione dello statuto di una cooperativa edilizia che imponeva una limitazione all’accesso all’abitazione. per la discriminazione presente in un sito Internet per la ricerca di alloggio. 2000. e in parte maggioritaria l’accesso all’alloggio. citt. I. alla proprietà di terreni. n. se solo ricordiamo quanto rare siano in assoluto le controversie in materia di discriminazioni. Azione civile contro la discriminazione e i diritti di cittadinanza dei migranti. “In dicembre 2004. 1. senza necessità di tener conto dell’altra indicazione lamentata e cioè il risultato di indisponibilità di qualsiasi alloggio una volta inserita tale qualifica. citt. inserendosi in una tendenza rilevabile in tutti i Paesi europei44. 3175. secondo il giudice. b) le azioni in giudizio. “In settembre 2004. 2002. 45 In Foro it. 2001. diverse opportunità di carriera). a stranieri’. 101. sentenza del Tribunale di Milano del 21 marzo 2002. per la discriminazione consistente nel rifiuto di concludere contratti di locazione con stranieri da parte di società immobiliare. ma anche a beni e servizi. in relazione prevalentemente ai divieti e alle limitazioni del tesseramento50. del 25 febbraio 2005. 2040. 2002. E’ interessante osservare come. che ha dichiarato illegittima. il 7% delle denunce di razzismo ricevute ogni anno dal Centro riguardano l’alloggio”. per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica subordinava l’accesso degli stranieri alla duplice condizione di reciprocità e di titolarità della carta di soggiorno o del permesso di soggiorno49..in Francia. in ragione della condizione di straniero48. 19). il tribunale penale di Grenoble ha condannato una donna che aveva rifiutato di vendere un pezzo di terreno ad un arabo in quanto timorosa dei possibili problemi con i vicini” (p. il gruppo più consistente riguarda l’alloggio. In media. e alla possibilità di assumere la qualità di socio.l’accesso ai servizi) sia quella che si occupa di tutte le altre discriminazioni. in FI.. nella parte in cui disponeva l’attribuzione di cinque punti al richiedente avente la cittadinanza italiana47. l’ordinanza del Tribunale di Teramo del 30 marzo 2001. *. sezione di Brescia. comprese quelle di genere. imm. 264. in cui veniva indicato come criterio di selezione la qualifica di ‘extracomunitario’46. sulla discriminazione per diniego di tesseramento alla Federazione calcio italiana in assenza di previsione per le squadre di serie C. che ha accolto la domanda incidentale di sospensione nei riguardi del regolamento che. 48 In Foro it. Non può destare stupore. Il proprietario aveva chiesto all’agenzia immobiliare di ‘non affittare. ossia il Centro per le pari opportunità e per la lotta al razzismo. E ancora. quali bar e ristoranti. 46 In Dir. ordinanza del TAR per la Lombardia. Altri ambiti di intervento riguardano le discriminazioni basate sulla nazionalità nelle attività sportive professionali. imm. si è costituito parte civile ed ha affiancato il pubblico ministero. I.. ordinanza del Tribunale di Monza del 27 marzo 2003. 3175. decreto del Tribunale di Bologna del 22 febbraio 2001. La sentenza è pubblicata anche in Foro it. condizioni di lavoro e formazione professionale – riguarda solo in parte il lavoro e la sicurezza sociale (differenziali retributivi. 47 Con nota di A. 897. in Dir. 44 Nel Rapporto annuale (2005) su Uguaglianza e non discriminazione della Commissione europea ne sono riportate alcune. in Belgio. Allo stato attuale. ivi. Possono essere qui ricordate le principali: ordinanza del Tribunale di Milano del 30 marzo 200045. a integrare gli estremi della discriminazione razziale bastasse l’aver previsto la qualifica di extracomunitario come criterio selettivo. 49 50 Si segnalano: l’ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia del 2 novembre 2000. che sono incentrate esclusivamente su occupazione. per contrasto con i principi di ordine pubblico.. che ha dichiarato il carattere discriminatorio del sistema di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica del Comune di Milano.. sulla discriminazione per diniego di tesseramento 12 . CAPUTO. n. L’Ente belga per l’uguaglianza. l’istruzione e la formazione.

215 del 2003 e si inserisce. 55 Il riferimento è alla decisione nel caso Abrahmsson *. riservando il 10% dei posti ai candidati con genitori nati all’estero. 53 Il caso è riportato in European Anti-Discrimination law Review. Non sono numerose le applicazioni all’area delle discriminazioni di razza/origine etnica. nel filone delle decisioni che fanno riferimento indifferentemente all’azione processuale prevista dal testo unico immigrazione e alle regole contenute nel successivo decreto delegato del 2003 di recepimento della direttiva europea. aveva inizialmente ritenuto sussistente un comportamento discriminatorio nell’accesso al credito con modalità diverse per i cittadini stranieri. che. In parziale riforma è intervenuta l’ordinanza del 6 ottobre 2005 dello stesso Tribunale. con decreto 4 luglio 2002. basandosi su precedenti decisioni della Corte di giustizia europea in materia di azioni positive di genere in presenza di “una chiara differenza nei meriti dei candidati”55. 4. 51 Il Tribunale di Trento. quanto per mancanza di basi costituzionali a tali azioni rivolte alla discriminazione per razza o origine etnica. Come risulta dal Rapporto annuale (2005) su Uguaglianza e non discriminazione della Commissione europea (più volte citato). alla Federazione italiana di pallacanestro. Il Governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale nell’ottobre del 2004 una disposizione della legislazione antidiscriminatoria sulle azioni positive in quanto incompatibile con i principi costituzionali53. le discriminazioni nell’accesso al lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni (su cui infra). Il caso riguardava l’impossibilità di utilizzare un pagamento favorevole di acquisto mediante ‘carta aura trony gold visa’ per l’acquisto di un computer. Eppure la direttiva n.G. si può segnalare un caso che si è presentato in Slovacchia. l’Università di Uppsala aveva “introdotto ‘criteri di selezione alternativi’ per gli studenti di giurisprudenza”. Il versante promozionale: le azioni positive Assumere la doppia prospettiva: quella della repressione delle discriminazioni e quella della promozione di azioni positive. il Tribunale di Uppsala ha affermato “che l’iniziativa dell’Università era contraria al divieto di discriminazione diretta”. in riferimento alla pallanuoto e l’ordinanza ancora del Tribunale di Pescara del 14 dicembre 2001. ivi. nell’ottobre dell’anno successivo ha deciso per l’incompatibilità. che ha riconosciuto la legittimazione per possesso dei requisiti all’Associazione Razzismo Stop. La Corte. 52 L’ordinanza del Tribunale di Padova. Il ricorso è stato presentato “da due candidate con un eccellente curriculum accademico”54. è sicuramente più complicato in questo campo di quanto pur non avvenga in materia di genere. A gennaio 2005. confermando l’esclusione per l’A. n. 896. non tanto in linea di principio. Guardando al panorama europeo. ivi. 43 del 2000 dedica alle azioni positive uno specifico articolo. 2006. del 19 maggio 2005. 54 “Le due candidate hanno affermato che tali criteri di selezione erano discriminatori” in base alla legislazione universitaria “che non stabilisce espressamente un trattamento preferenziale” (p. pertanto. 5). 3.S. con un approccio formalistico. 81.I. 13 . Altro caso si è verificato in Svezia. in cui viene esclusa la legittimazione a intervenire in giudizio da parte di due Associazioni rappresentative nelle more dell’emanazione del decreto interministeriale previsto dal decreto delegato n. contro il titolare di un bar per i prezzi più elevati applicati ai clienti di origine diversa da quella italiana.le discriminazioni nell’accesso51 e nei prezzi52 dei servizi. 20). Il decreto del 23 settembre dello stesso anno ha revocato l’ordinanza sulla base del difetto di autonomia del rivenditore rispetto a condizioni imposte dalla ‘casa madre’. al contrario nega la legittimità del ricorso agli articoli 43 e 44 del testo unico immigrazione sul medesimo punto: il divieto imposto dalla Federazione italiana nuoto di tesserare più di tre atleti non italiani per ciascuna squadra di pallanuoto. l’ordinanza del Tribunale di Pescara del 18 ottobre 2001. intendendo per tali le azioni che hanno “lo scopo di assicurare l’effettiva e completa parità” (art. al fine di “promuovere il pluralismo nell’istruzione di grado universitario”.

si dovrebbe affrontare. di tradursi in scorciatoie normative di accesso ai lavori precari e discontinui (su questo si rinvia infra). In questo documento. quella di “promuovere l’adozione. il genere. Non si rinvengono molte fonti europee che chiariscano la nozione di discriminazione multipla e ancor meno le sue implicazioni. per di più dotato prevalentemente di compiti di controllo. Un tentativo. soprattutto per quanto riguarda le scelte personali e familiari. in cui si “ritiene che sia essenziale dare una definizione chiara di azione positiva” (ma quando? e da parte di chi?) “e sottolineare che azione positiva non significa discriminazione positiva” (ancora sic!). “Osserva che esempi concreti di azione positiva potrebbero includere. come abbiamo visto in precedenza. nelle ‘Considerazioni generali’. da parte di soggetti pubblici e privati … di misure specifiche. e dalla limitazione delle azioni promozionali – al cui interno sono curiosamente collocate. 14 . nella discriminazione razziale. una revisione delle politiche e delle prassi di assunzione al fine di individuare e di abolire quelle che portano alla discriminazione. la religione o l’eventuale disabilità. di chiarificazione della nozione di azioni positive è contenuto nella Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2006 sulla Strategia quadro per la non discriminazione e le pari opportunità per tutti (già citata). senza fare riferimento a quello della loro rimozione. c). che si fondano su un concetto dinamico della giustizia e possono assumere forme molto diversificate.Il decreto legislativo n. ma. 215 del 2003. Le perplessità per le modalità della trasposizione sono numerose e derivano dall’insufficienza del riferimento solo indiretto. dirette a evitare o compensare le situazioni di svantaggio connesse alla razza o all’origine etnica” (art. Le discriminazioni doppie e/o multiple Altra questione rilevante riguarda quelle che dovremmo chiamare discriminazioni multiple e che invece nel nostro ordinamento sono riconosciute espressamente solo nella variante ristretta delle discriminazioni doppie. ciascuno di noi ha una identità che comporta l’esposizione al rischio di più di un fattore di discriminazione: l’età. inoltre. ma non molto. ricordando che la fissazione di quote deve essere considerata una misura estrema. la fissazione di obiettivi intesi a migliorare la rappresentanza dei gruppi svantaggiati fra i lavoratori. il binomio integrazione-integrità. con una visione che la colloca incomprensibilmente quasi esclusivamente su un versante estremo della disciplina56. Nel considerando J il Parlamento afferma la consapevolezza “del fatto che per cancellare ingiustizie e discriminazioni di vecchia data (sic!) può rivelarsi necessario ricorrere provvisoriamente ad azioni positive. la classe sociale e la nazionalità. le azioni positive – allo scopo di “evitare o compensare le situazioni di svantaggio”. 2. come uno strumento che “non deve essere limitato al settore dell’occupazione e deve andare oltre la parità tra i sessi”. che è tipico della discriminazione di genere. lett. ivi compresi progetti di azioni positive. con una utile sottolineatura. da un lato. l’adozione di azioni positive o di una legislazione specifica (alternativa? sic!) è indispensabile se si vuole riuscire a garantire una loro integrazione e quindi una loro partecipazione effettiva alla vita nella società affinché essi possano avere un’influenza sulle decisioni che li riguardano”. l’orientamento sessuale. fra l’altro. messa in discussione anche dall’appartenenza ad un gruppo. declinando entrambe sul versante della salvaguardia della identità personale. E non si può dimenticare come a monte del binomio repressione-promozione. in parte insufficiente e impreciso. da applicare solo nel rispetto della giurisprudenza della Corte di giusticia delle Comunità europee e del principio della proporzionalità”. Nel considerando K. la fornitura di assistenza per aiutare i gruppi svantaggiati a partecipare alla società nel suo complesso”. come un rimedio eccezionale. dall’altro. Merita essere ricordato il documento del Consiglio 56 Così nel considerando H. considera “che. Va un po’ meglio. Come è del tutto evidente. 5. l’adozione di misure intese a richiamare l’attenzione dei gruppi svantaggiati su talune opportunità. limitandosi ad affidare all’Ufficio per il contrasto delle discriminazioni (su cui sufra). come fossero un sotto-insieme. Le tecniche di azione positiva promozionale per i lavoratori stranieri in quanto soggetti svantaggiati rischiano. l’azione positiva è vista. tra le varie attività. per alcuni gruppi della società particolarmente svantaggiati o lesi nei propri diritti. effettuato all’interno delle attività affidate all’organismo. non assolve il compito.

Double trouble: multiple discrimination and EU law. nonché ad introdurre l’obbligo. di registrare tutti i casi di mutilazione genitale femminile. con la conseguente 57 Si tratta delle Conclusioni del Consiglio sulla conferenza mondiale contro il razzismo. anche sotto il profilo quantitativo. 16. Secondo alcuni60. si affermava che “la stragrande maggioranza delle donne immigrate lavora come domestiche e assistenti a persone anziane o ammalate” (p. alla permanenza di delitti d’onore. se ben si può sostenere che la discriminazione doppia è una versione ridotta della discriminazione multipla. al traffico di esseri umani. Nei confronti delle mutilazioni genitali. n. Il Mulino. compresi i casi accertati e quelli in cui vi è il sospetto che si possa procedere a questo tipo di pratica” (punto 23). 58 Anche a livello internazionale. In effetti. la stessa direttiva menziona la discriminazione multipla – ma di fatto: doppia – nel quattordicesimo considerando. Bologna. è la discriminazione doppia – genere e razza – ad essere presa in considerazione. Il Comitato sull’eliminazione delle discriminazioni contro le donne (CEDAW) ha discusso i temi del razzismo nella sessione del 2001. 15 . collegando il genere alla razza o origine etnica58. la xenofobia e l’intolleranza ad esse connessa del 16 luglio 2001. 59 Già nel 2000. Il Comitato (di monitoraggio sull’applicazione dei trattati) sull’eliminazione della discriminazione razziale (CERD) ha approvato. in European Anti-Discrimination law Review. G. come i Rom. 215/2003. a cura di. 169). 2. del marito) e si preoccupa dell’esposizione delle donne immigrate alla violenza. per gli operatori sanitari. nel fotografare l’esistente (“l’immigrazione femminile aumenta di continuo nell’Unione europea e costituisce circa il 54% del fenomeno nel suo complesso”). spiegato in prevalenza con le necessità di lavoro domestico e di cura congiunto alle carenze di servizi59. 13 e. gli Stati membri sono invitati ad adottare e attuare disposizioni giuridiche precise “e a perseguire chiunque pratichi la mutilazione genitale. La situazione non riguarda solo il nostro Paese ed è diventato oggetto di intervento del Parlamento europeo.dell’Unione europea57 in cui viene chiesta “una maggiore attenzione verso il cosiddetto razzismo multiplo. la discriminazione razziale. Il decreto delegato n. FREDMAN. le donne e i portatori di handicap”. Le analisi sociologiche e statistiche da sempre segnalano la costante presenza del fenomeno della femminilizzazione dell’immigrazione nel nostro Paese. Gli Stati membri sono invitati “a prendere posizione contro la violenza a danno delle donne radicata nelle tradizioni. Il dubbio tra salvaguardia delle tradizioni e inserimento nel nostro modello civile e sociale viene risolto nettamente. 60 S. matrimoni forzati. quindi. nei cui confronti sceglie una linea priva di ambiguità. peraltro non pubblicate nella GU. richiama la valutazione del “diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne e uomini. a condannare le violazioni dei diritti umani delle donne e delle giovani migranti indotte dalla famiglia e a verificare quali siano le leggi applicabili in materia dir responsabilizzazione dei familiari. 2005. nel Primo rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia. psichica e fisica: dallo sfruttamento sessuale nel luogo di lavoro. che fa dipendere la persona allo “stato giuridico del coniuge” e. che ha approvato il 26 ottobre 2006 una Risoluzione sull’immigrazione femminile: ruolo e condizione delle donne immigrate nell’Unione europea. mutilazioni genitali. fin dal primo articolo. una Raccomandazione in cui analizza le dimensioni della discriminazione razziale correlate alla differenza di genere. cioè il caso in cui una persona appartiene a più categorie discriminate. in particolare nel caso dei cosiddetti delitti d’onore” (punto 24). in cui uno qualsiasi dei fattori di discriminazione si somma a quello di genere. Il documento. segnala la presenza anche nell’ordinamento comunitario di discriminazioni (ad esempio quelle presenti nella direttiva 2003/86/CE relativa al diritto al ricongiungimento familiare. La discriminazione multipla è entrata nel nostro ordinamento giuridico in termini semplificati: come discriminazione doppia. D’altro canto. non si deve dimenticare la complessità che pur viene ad assumere e nemmeno la sua importanza. a rendere più difficile l’approccio alla discriminazione multipla è la segmentazione del diritto antidiscriminatorio in almeno tre grandi filoni. ivi. ZINCONE. nel marzo del 2000.

cui faremo cenno nel paragrafo conclusivo. addirittura ipotizzando la sua identificazione come specifico fattore di rischio61. meno schematica. In ogni caso – e potrebbe diventare una ulteriore spinta alla segmentazione – è da segnalare una possibile evoluzione della normativa europea anti-discriminatoria. E in ogni caso è abbastanza agevole rispondere che. incluse quelle previste … per gli invalidi civili”. o gerarchia.. sono già state affrontate e risolte al massimo livello – quello del giudice delle leggi – questioni relative alla duplice condizione di svantaggio riguardante il binomio straniero – invalido. valutandone la vulnerabilità62. in quanto “equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni. La parità di trattamento tra stranieri e cittadini nell’accesso al collocamento obbligatorio degli invalidi: quando la Corte costituzionale decide di decidere. 1998. Con una prima sentenza. 432 del 2 dicembre 2005. cit. a partire dalla medesima formulazione della nozione di discriminazione diretta e di discriminazione indiretta. non essendovi alcuna ragionevole correlabilità tra quella condizione positiva di ammissibilità al beneficio (la cittadinanza italiana. Il ragionamento è suggestivo. Nel caso specifico si tratta dell’articolo 41 dedicato al diritto all’assistenza sociale. tendente ad assegnare priorità alla discriminazione multipla. ma non mi pare sufficiente. nonostante i testi separati. spettante agli “stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno”. ha esteso allo straniero legalmente residente nel nostro territorio la “forma di protezione speciale di categorie svantaggiate di cittadini”. 64 Sentenza n. la stessa Corte. A mio avviso è preferibile adottare una prospettiva più duttile. cit. nel 200564. Nonostante il riconoscimento esplicito nel nostro Paese della discriminazione doppia come combinazione di due fattori di rischio uno dei quali sempre rappresentato dal genere. Si è in attesa di una pronuncia della Corte a seguito della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Monza con ordinanza del 2 marzo 2005 in riferimento alle disposizioni che richiedono il possesso della carta di soggiorno e della relativa condizione di reddito per gli stranieri inabili civili per fruire (o continuare a fruire) della pensione di inabilità. Ancora una volta emerge la violazione del principio di costituzionale di uguaglianza. ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della disposizione della legge regionale lombarda sul trasporto pubblico regionale locale. Il punto di riferimento resta il testo unico immigrazione. discriminazione per razza o origine etnica e tutte le altre discriminazioni. assimilabile ad una forma di discriminazione”. 61 Nella Risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2006. che consenta di recuperare la dimensione della persona anche all’interno del gruppo. la eventuale individuazione di un fattore prevalente che costituisca il perno della disciplina. in CC. 454 del 30 dicembre 1998. si “chiede alla Commissione. commentata da P. BONETTI. detto in altri termini. in quanto il requisito del possesso della cittadinanza “si presenta come condizione ulteriore. in *. sulla Strategia quadro. Resta il problema riguardante la eventuale diversa valenza. di assistenza sociale. “nella parte in cui non include gli stranieri residenti nella Regione Lombardia fra gli aventi il diritto alla circolazione gratuita sui servizi di trasporto pubblico di linea riconosciuto alle persone totalmente invalide per cause civili”.. la Corte Costituzionale. in occasione di un prossimo rifacimento della legislazione anti-discriminazione. 459). 3772. è opportuno considerare un ultimo aspetto. l’approccio sta diventando sempre più uniforme. con una seconda sentenza. 63 Sentenza n. anche economiche. Prima di concludere sul punto. 16 . 62 “E la maggiore vulnerabilità è rinvenibile in ogni combinazione di fattori di rischio” (Dalle discriminazioni di genere alle discriminazioni doppie …. delle discriminazioni di genere rispetto agli altri fattori di rischio o.separazione delle regole tra discriminazione di genere. ultronea ed incoerente”: la distinzione basata sulla cittadinanza introduce “nel tessuto normativo elementi di distinzione del tutto arbitrari. nel 199863. appunto) e gli altri peculiari requisiti (invalidità al 100% e residenza) che ne condizionano il riconoscimento e ne definiscono la ratio e la funzione”. di concentrarsi in particolare sulla problematica delle discriminazioni multiple e della segregazione.

3999. Alcune. e come. decisioni stanno spostando il baricentro verso l’applicazione del principio della parità di trattamento nell’accesso agli impieghi alle dipendenze di amministrazioni pubbliche mediante bandi di concorso e selezioni pubbliche66. cit. 66 La giurisprudenza è abbastanza costante nel rinvenire la discriminazione. 17 . del 24 gennaio 2003. compito che esorbita i limiti del presente lavoro. indipendentemente dal ramo d’attività e a tutti i livelli della gerarchia professionale” (art. Discriminazioni e accesso al pubblico impiego. Non si può qui ricostruire l’intera regolamentazione sottostante.. 2. in un caso riguardante l’accesso a concorso indetto da una azienda sanitaria per infermiere professionale di cittadina rumena con regolare permesso di soggiorno in Italia. su cui è intervenuta a conferma la Corte di appello di Firenze del 21 dicembre 2005. segnalano come l’immigrazione sia fenomeno basato essenzialmente sul lavoro subordinato o autonomo e quanto sia importante predisporre canali legali accessibili. 2001. in un ambito particolare come quello dell’impiego alle dipendenze di pubbliche amministrazioni. anche quelle di livello comunitario. n. il Tribunale di Genova del 21 aprile 2004. MAMMONE. che ha dichiarato illegittimo il regolamento n. Come è noto. 2. Sia consentito solo osservare come esistano rilevanti limitazioni all’ingresso degli stranieri. 48). dalla convenzione numero 143 dell’OIL del 1975. 3. n.6. La prima e forse più ampia questione da affrontare riguarda l’accesso al lavoro. ivi. sempre in ambito di accesso a concorso di cittadino cileno in possesso del titolo di infermiere professionale e di permesso di soggiorno in Italia per motivi di lavoro. 2003. n. in Dir. il Trattato mantiene la chiusura nei confronti degli “impieghi nella pubblica amministrazione” (art. la magistratura stia trovando soluzioni fino a qualche anno fa impensabili. n. Si vedano: Tar Liguria 22 marzo 2001. il Tribunale di Genova del 19 luglio 2004. che fanno riferimento alla disposizione cardine. 2004. ma anche in RIDL. 103. con nota di G. Ma non si dimentichi che. tuttavia. a quanto risultata. come rilevato più sopra. 2003. 39. In senso contrario. sono contrastanti: Anche dopo Amsterdam. che siamo abituati a ritenere autorizzate dal diritto internazionale e da quello comunitario. tuttora poche. sia pure dentro alla dicotomia tra discriminazione per razza/origine etnica e discriminazione per nazionalità. in riferimento alle “condizioni di accesso all’occupazione e al lavoro …. il lavoro costituisce il principale elemento di attrazione dell’immigrazione 65 e nel contempo è l’elemento fondamentale per la regolarità della presenza sul territorio e per l’accesso ai diritti. agli Stati contraenti. con nota di M. 83. il Tribunale di Pistoia del 7 maggio 2005. 161. in riferimento ai cittadini stranieri.. 462). la Corte di appello di Firenze del 2 luglio 2002. ivi. solo il Tar Toscana. 272. ZORZELLA. 4. 43/2000. a). 1 e lett. in un caso di esclusione da una selezione concorsuale per l’assunzione di operatori tecnici addetti all’assistenza in una azienda ospedaliera pubblica di cittadino albanese in possesso di regolare permesso di soggiorno. una limitazione dell’accesso ai concorsi per il personale dirigenziale del servizio sanitario nazionale maggiore di quella consentita. sia pure temperata e condizionata dalle decisioni della Corte di giustizia europea. 2. in un caso riguardante la partecipazione a concorso per dirigente medico. L’accesso al lavoro pubblico dei cittadini stranieri fra divieto di discriminazioni e restrizioni all’accesso degli extracomunitari. ex art. 143 del 1975. 65 “Tutti i documenti. Diverso è l’impianto della direttiva n. anche di fonte europea. PAGGI. 483 del 1997 “nella parte in cui prevede. il cui campo di applicazione si estende al settore privato e a quello pubblico. La difficile parità di trattamento nell’accesso al lavoro Pur costituendo il nucleo fondante del diritto anti-discriminatorio. sempre in un caso riguardante un infermiere professionale. n. con scheda di N. la direttiva ammette le differenze di trattamento basate sulla nazionalità. II. abbiamo lasciato volutamente alla parte conclusiva alcune osservazioni dedicate alle discriminazioni consistenti in lesioni presenti nello stesso ordinamento giuridico del principio della parità di trattamento. imm. compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione. scritta nell’articolo 2 del testo unico e che costituisce attuazione della Convenzione Oil n. a pena di incremento di irregolari o clandestini” (Dalle discriminazioni di genere alle discriminazioni doppie …. 172. citt. Sul punto le fonti. n.

in particolare nei confronti di “giovani marocchini semi-qualificati”. Ungheria. in via più o meno sperimentale. ma nelle vesti di mera riproduzione tralatizia67. La metodologia seguita sviluppata per studiare la discriminazione nell’accesso al lavoro è molto particolare. 71 Con la recente decisione del Ministero della solidarietà sociale. International migration papers. si osservi ancora una volta come il fattore su cui si basano le discriminazioni contestate nell’accesso al lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni sia la cittadinanza – e non la razza o origine etnica – rendendo pertanto pericolose quelle interpretazioni (su cui supra) che propongono il superamento delle disposizioni di apertura dell’articolo 43 del testo unico immigrazione ad opera del decreto delegato n. e principio di parità di trattamento. 2). perché già trattata. Si tratta di una ricerca condotta anche in Belgio. e quindi basata sul fatto che il testo unico del 1998 sia da considerare disposizione successiva rispetto alla disposizione sulla riserva di accesso al pubblico impiego in favore dei soli cittadini italiani (ed europei). 557 e. in quanto 67 Così invece la Corte di appello di Firenze del 2 luglio 2002. Paesi Bassi. 564. con una ricerca sul campo consistente nella risposta manipolata con attori a offerte di lavoro da parte di imprese (533 casi validi e utili in alcune città italiane). Possiamo qui accantonare. 158. Slovenia. data la difficoltà di ritenere la disposizione del testo unico immigrazione come successiva nel tempo. Lituania. a vario titolo. quindi. n. 27). di rinunciare al regime transitorio in materia di libera circolazione dei lavoratori della seconda tranche dei nuovi Paesi membri dell’Unione europea (Estonia. circolare n. pur trovandosi questa nel (successivo nel tempo) testo unico sul lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni del 2001. Questa interpretazione mi pare presenti difetto di linearità. 215 del 2003. Polonia. cit. Germania. 21 del 31 luglio 2006. n. 68 Pur essendo la Convenzione Oil già ratificata con la legge 10 aprile 1981. I risultati depongono per l’esistenza diffusa di discriminazioni. ivi. nel nostro territorio70. La discriminazione dei lavoratori immigrati nel mercato del lavoro in Italia. Non dimentichiamo nemmeno come le discriminazioni si radichino spesso nell’accesso al lavoro degli stranieri. Danimarca e Svizzera. essendo a sua volta presente nell’ordinamento dal lontano 1986. Piuttosto. dei lavoratori stranieri. Slovacchia. 69 Così come del resto non trova posto nella direttiva di cui costituisce recepimento: “la presente direttiva non riguarda le differenze di trattamento basate sulla nazionalità e non pregiudica le disposizioni e le condizioni relative all’ingresso e alla residenza … né qualsiasi trattamento derivante dalla condizione giuridica dei cittadini dei paesi terzi o degli apolidi” (art. alle ricordate esclusioni. Nuove tecniche di diritto diseguale e principio di eguaglianza.. la questione degli ambiti solo in parte sovrapponibili tra immigrati non europei71 e appartenenti a razza o etnia diversa. quando si tratti di differenziazioni fondate su fattori vietati di discriminazione”72. condivisa da M. anche di quelli già legalmente presenti. cit. che pure espressamente le fa salve e al cui interno il divieto di discriminazione basato sulla nazionalità non trova posto69. 3. in LD. settembre 2003.Le interpretazioni sono diverse. 2004. NOVELLA. in affiancamento. 72 Così M. 70 Una interessante ricerca è stata svolta dall’ILO. tra cui abbiamo visto gli immigrati. 18 . Repubblica Ceca). Non mi sembra convincente quella fondata sul principio della successione nel tempo delle leggi. PAGGI. proprio in attuazione dei principi della convenzione Oil sopra richiamata68. Lettonia. L’accesso. da valutare alla luce della normativa sui divieti di discriminazione razziale. Va invece sottolineata la condivisione della interpretazione secondo la quale sono illegittime “tecniche di diritto diseguale ablative di diritti dell’interessato. come del resto ribadito dallo stesso testo unico immigrazione (art. Vanno qui ora riprese alcune osservazioni già svolte in riferimento all’intreccio tra politiche occupazionali rivolte ai lavoratori svantaggiati. Discriminazione e accesso al pubblico impiego. ad eccezione delle deroghe inerenti allo svolgimento di determinate attività o funzioni. L’interpretazione preferibile mi pare quella basata sulla forza di principio ordinamentale del divieto di discriminazione che prevale sulla regola generica della riserva di accesso ai cittadini italiani (ed europei). Spagna. nella prima legge in tema di immigrazione.

nazionali o religiosi.rientranti nell’elenco dei lavoratori svantaggiati. cit. n. E’ quanto avvenuto durante la quattordicesima legislatura con il governo di centro-destra. Le garanzie contro le discriminazioni sul lavoro per motivi razziali. nella sica di una ‘divisione etnica’ del lavoro e dei lavori” (p. partendo dal più basso: lo straniero clandestino. senza la firma della Cgil. 75 Come giustamente osserva G. G. tra cui quelli politici. agli inizi del 2006. Possiamo individuare almeno quattro livelli. I riferimenti vanno alla eccezione al principio della parità di trattamento retributivo nella somministrazione di lavoro (art. I lavoratori svantaggiati tra eguaglianza e …. DE SIMONE. sia pure con i dubbi per il possibile bilanciamento costituito dal piano individuale di inserimento o reinserimento al lavoro. comma 1. in presenza della dimostrazione di quanto sia incoerente utilizzare la normativa europea sulla legittimità degli aiuti di Stato in funzione di individuazione di un unico insieme di persone. a seconda della condizione giuridica dello straniero presente sul territorio. che ha anche cercato di autorizzare. precario e dequalificato. BALLESTRERO – G. 71. solo flussi di ingresso temporanei. CASTELVETRI. lo straniero che ha ottenuto la cittadinanza. illegalmente presente. ivi. CASTELVETRI. etnici. nel nostro Paese. lo straniero da tempo presente legalmente (con carta di soggiorno). 1999. dunque attraverso una negoziazione differenziata … rispetto agli standard di categoria”74. in DONDI. senza alcuna distinzione del fattore di rischio e delle necessità di suo superamento. più di recente. Parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti dello straniero. al lavoro occasionale di tipo accessorio75 ad accesso soggettivamente limitato ad alcune categorie. 43. L’apertura. *. 53). Meno conosciuta è altra parte contenuta nello stesso provvedimento. in cui si intendeva favorire l’integrazione degli immigrati “mediante la stipulazione di contratti collettivi d’area ‘di tipo etnico’. il lavoro accessorio per questi lavoratori “rischia facilmente di trasformarsi in un ‘seguito’. variante deteriore del tentativo di aiutare le persone a rischio di svantaggio o di esclusione sociale a partecipare al mercato dei lavori. tra cui gli extracomunitari. 73 Ampia diffusione da parte dei mass media è stata dedicata al tentativo francese. di una discussione sul punto è avvenuta con il Patto per il lavoro. che ha aderito solo alla versione successiva. regolarmente soggiornanti in Italia. BALANDI. d. 74 L. 323. sia pure con i dubbi sulla possibilità di effettuare l’operazione di comparazione necessaria alla rilevazione di discriminazione. lo straniero legalmente soggiornante e/o residente (con permesso di soggiorno). dello stesso decreto e sue successive modificazioni). L. I diritti e la diversa condizione giuridica dello straniero presente sul territorio Un secondo ordine di indagine va rivolto verso la possibile identificazione di soglie diverse di diritti. 276 del 2003 di riforma del mercato del lavoro). di introdurre una tipologia lavorativa precaria dedicata ai giovani (CPE). cit. nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro (art. in cui si interviene nei confronti della situazione nelle periferie. intitolato significativamente all’”ègalité des chances”. 19 . del lavoro di cura che già il mercato naturaliter (e con l’aiuto della sanatoria per i badanti …) ha riservanto ai deserving immigrants. lett. Obiettivi e tecniche del diritto diseguale nei confronti dei lavoratori svantaggiati. Siamo. 13 del d. stipulato a Milano il 2 febbraio 2000. ma anche. a tipologie lavorative precarie e discontinue va considerato non tanto ‘azione positiva’ quanto ‘azione negativa’73.. da convogliare verso tipologie lavorative precarie e discontinue. lgs. 7. contemporaneamente. Queste disposizioni sono da ascrivere al paradigma della occupabilità a qualsiasi costo. in M. La legislazione sul mercato del lavoro del 2003 ha ampiamente utilizzato la possibilità di inserire gli stranieri nella categoria dello svantaggio sociale per correlare l’offerta di frammenti di lavoro con deroghe normative. in DRI. quindi. a cura di. 321 e. V.

il contenuto di tale direttiva deve essere reso più chiaro e preciso”. Scaduto il termine fissato al 23 gennaio 2006. solo il 28 giugno il (nuovo) Consiglio dei ministri ha approvato. compresa la procedura per l’ottenimento di un alloggio. la loro erogazione. può altresì limitare l’accesso al lavoro78. in tema di riconoscimento dei diritti politici. con nota di A. anche occasionale. che ha respinto il ricorso di una cittadina nigeriana che lamentava il carattere discriminatorio del rigetto da parte del Comune di Vicenza della sua domanda di iscrizione nelle liste elettorali per le elezioni comunali. certificati e titoli professionali. su proposta del Ministro dell’interno. Il documento si spinge oltre e rileva come “per affrontare la questione dell’accesso alla nazionalità o cittadinanza o ai diritti di voto. dell’UE o del SEE”. 81 In giurisprudenza. Fatte salve le disposizioni nazionali in materia di ordine pubblico e pubblica sicurezza. o il familiare per il quale viene chiesta la prestazione. citt. compresi assegni e borse di studio. l’assistenza e la protezione sociale. relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo. con la partecipazione all’esercizio di pubblici poteri. 79 Inoltre. il 4 agosto 2006. *. della variabilità dell’esercizio dei diritti che le sono connessi81. nelle Osservazioni contenute nel Parere reso in merito al Libro verde su Uguaglianza e non discriminazione. 20 . prevedendo una serie di interventi in riferimento alle diverse situazioni che contraddistinguono la presenza degli stranieri nel nostro Paese e. i nati nel nostro territorio. dedicato appunto alla ‘parità di trattamento’. il libero accesso al territorio. il riconoscimento di diplomi. quelli di contrasto delle discriminazioni e quelli di contrasto della xenofobia. i minori che si 76 Con esclusione di qualsiasi connessione. può “limitare la parità di trattamento in materia di assistenza sociale e protezione sociale alle prestazioni essenziali. che prevede che il soggiornante di lungo periodo goda dello stesso trattamento dei cittadini nazionali in determinati ambiti: il lavoro. Azione civile contro la discriminazione …. dimori o risieda abitualmente nel suo territorio. è scaduto il 3 ottobre 2005. il Governo. ha approvato un disegno di legge che modifica la normativa sulla cittadinanza (legge n. Di particolare interesse risulta l’articolo 11 della direttiva. la libertà di associazione77.Il riferimento più diretto è contenuto nella direttiva 2003/109/CE. cit. soprattutto nella parte in cui ha concesso ai cittadini di paesi terzi che abbiano soggiornato legalmente in uno Stato membro per cinque anni uno status giuridico paragonabile a quello dei cittadini degli Stati membri. In aggiunta all’attuazione della direttiva e in linea con la stessa. CAPUTO. l’istruzione e la formazione professionale. L’affermazione rappresenta una eccezione alla ordinaria assenza di correlazione tra gli interventi in materia di immigrazione. le prestazioni sociali. della sua acquisizione diversa dalla nascita nel territorio. già citata in apertura di queste note. le agevolazioni fiscali.. a sua volta. Lo Stato membro può limitare la parità di trattamento in riferimento ad alcuni di questi ambiti alla condizione che il soggiornante di lungo periodo.. Inoltre. in via preliminare. imm. osserva come questo sia finalizzato a “integrare le previsioni della direttiva sull’uguaglianza razziale”. ma solo con riferimento all’accesso all’istruzione e alla formazione79. il cui termine. nonché esigere la prova del possesso delle adeguate conoscenze linguistiche. in particolare. 77 78 “nei casi in cui la legislazione nazionale o la normativa comunitaria in vigore riservino dette attività ai cittadini dello Stato in questione. si segnala la decisione del Tribunale di Vicenza. *. l’accesso a beni e servizi. 91 del 1992). già a sua volta citato. lo schema di decreto legislativo di attuazione80. “l’accesso all’università può essere subordinata all’adempimento di specifiche condizioni riguardanti la formazione scolastica”. in Dir. 80 Assieme al decreto legislativo per il recepimento della direttiva sul ricongiungimento familiare. E’ il Comitato delle regioni che. Un primo aspetto riguarda il ritardo nel recepimento. nell’esprimere apprezzamento nei confronti di questa direttiva. il provvedimento è direttamene collegato con il tema della cittadinanza. subordinato e autonomo76.

86 In particolare la Convenzione OIL n. in Lavoro e immigrazione. VETTOR. 291 e. 84 Sia consentito rinviare alla voce da me redatta. Tale requisito è esteso anche a chi sposa un italiano. Parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti dello straniero.it. 294. la facoltà di ottenere la liquidazione anticipata della contribuzione versata in suo favore a fini pensionistici88. gli stranieri extracomunitari maggiorenni82.governo. il titolare del permesso e il titolare della carta di soggiorno. Si deve avere a mente il quadro di riferimento generale. da cinque anni al momento della nascita. se non con riferimento ad un tema su cui nel 2002 si è registrata una modifica e che riguarda la previdenza sociale. quanto al legalmente presente nel territorio dello stato. al momento del rientro nel Paese di origine. che potremmo forse tradurre con possessore della carta di soggiorno. per la parte relativa all’accesso all’edilizia pubblica residenziale. la riforma del 2002 al testo unico immigrazione (c. Questo significa riconoscere l’esistenza del “principio di indifferenza della cittadinanza ai fini di sicurezza sociale”83. I diritti sociali dei lavoratori stranieri: le innovazioni della legge n. Nel disegno di legge è previsto che potrà acquisire il diritto alla cittadinanza italiana chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri. la condizione essenziale per godere dell’intero pacchetto di diritti” è la legale residenza nel nostro territorio. non è più riconosciuta allo straniero. dal testo unico immigrazione. legge ‘Bossi-Fini’) è intervenuta su alcuni diritti sociali: previdenza. 2003. non vi è formale differenza tra i diritti di chi si trova legalmente sul nostro territorio. garantiva un’ampia gamma di diritti. 85 L’articolo 2. al di là dei profili relativi al permesso di soggiorno e alle necessità del suo costante rinnovo. senza alcuna situazione intermedia.d. Allo stato attuale. 189/2002. Torino. 2005. in Il lavoro degli immigrati. 143/1975. Per quanto riguarda la previdenza. Come ho già avuto modo di sottolineare. in coerenza con i principi delle convenzioni internazionali86. Giappichelli. fatta eccezione per i bambini. Come ricordato in apertura di queste note. 943 del 30 dicembre 1986. sia nell’ordinamento interno sia in quello internazionale. ma con la decisiva condizione della qualificazione dello straniero come lavoratore87.ricongiungono ai propri familiari in età infantile o adolescenziale. del testo unico riconosce la parità di trattamento e la parità di diritti a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti e alle loro famiglie. la scelta. A. In effetti. “fin dal primo provvedimento. 83 Così T. e in possesso del requisito reddituale previsto per il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. anche in riferimento ai suoi familiari. 87 21 . condiviso dalla dottrina maggioritaria. Lavoratori stranieri. in Enc. almeno sulla carta. Milano. L. G. in cui ricordavo come la prima disciplina legislativa organica fosse costituita dalla legge n. abrogata nel 1998. Cfr. effettuata già nel primo intervento in materia di immigrazione degli anni ’8084 e ribadita nel testo unico immigrazione85. comma 3. a prescindere dal possesso di altri requisiti. nel nostro ordinamento giuridico. DONDI. non si può non segnalare la difficoltà di comparare l’estensione del principio di parità di trattamento con riferimento non tanto al soggiornante di lungo periodo. tenendo conto di quanto riconosciuto nel nostro ordinamento e in attesa del recepimento della direttiva sopra citata. ivi. giur. alloggio. cui si rinvia anche per il riepilogo delle fonti e della dottrina sul punto. In tutti i casi. Ipsoa. TURSI. a cura di. Rinvio di nuovo alla voce sopra citata. di riconoscere la parità di trattamento con riferimento ad un insieme ampio di diritti allo straniero regolarmente presente o residente nel territorio del nostro Stato. CALSTELVETRI. ancora più a monte. e. Treccani. istruzione. la richiesta di acquisizione della cittadinanza italiana deve essere sottoposta all’accertamento della reale integrazione linguistica e sociale dello straniero. senza interruzione. sia pure elencati con sovrabbondanza e genericità”. a cura di. La questione non può essere trattata diffusamente. “La legge. per la parte relativa all’accesso a quella universitaria. di cui almeno uno legalmente residente in Italia. 2003. ad eccezione dell’articolo 3. La regola torna ad essere quella generale e consiste nella conservazione e nella maturazione del diritto alle prestazioni secondo i requisiti previsti dalla 82 Dal sito www.

ivi. citt. DONDI. 301) e con il diritto comunitario. Disposizioni in materia di lavoratori extracomunitari. Anche chi assume una posizione più dubitativa. Si verifica così. La nuova disciplina dell’immigrazione …. ivi.. in Dir. 92 Così A.. 21 e s. secondo cui ci si trovava in presenza di “una discriminazione alla rovescia nei confronti dei cittadini nazionali e comunitari”92. VETTOR. ci troviamo in presenza di quella soglia di diritti fondamentali da riconoscere agli immigrati clandestini. rivalutata al 5% annuo. T. 94 La disciplina viene esaminata sotto il profilo di legittimità costituzionale da G. La Commissione aderisce all’opinione secondo la 88 La liquidazione.. comma 13. 93 Ancora A. dei contributi previdenziali obbligatori versati in favore del lavoratore straniero era stata introdotta dalla riforma previdenziale del 1995 (art. La nuova disciplina dell’immigrazione per lavoro: una ricognizione critica. 28. di vero e proprio reperimento di risorse. VISCOMI. comma 13. che concorda con quanti hanno rilevato il vizio di incostituzionalità della nuova disposizione e vi aggiunge il contrasto “per difformità con le norme dei trattati internazionali che regolano la condizione giuridica dello straniero” (p. Lavoro e immigrazione. e su questo si deve operare la verifica di legittimità delle disposizioni di legislazione ordinaria94. imm. 89 Così prevede il novellato articolo 22. Come si vede. *. Passando al livello più basso del trattamento. La politica verso l’immigrazione: dalla legge Turco-Napolitano alla legge Bossi-Fini. legge ‘Bossi-Fini’ del 2002. cit. a cura di. gli argomenti di carattere sistematico sono affiancati a quelli equitativi. sopra citata. Il lavoro degli immigrati. e di A. della legge n. Breviario di diritto del lavoro.. 3 e. ivi. di contenimento degli esborsi e. in La riforma del sistema pensionistico. la biforcazione tra rispetto formale e rispetto sostanziale del principio di parità90. tra tendenza alla parificazione omogenea dei trattamenti e necessità della loro differenziazione in “adeguamento funzionale della disciplina (previdenziale) alla specificità del fenomeno migratorio”91. Contributi previdenziali del lavoratore immigrato alla luce della nuova disciplina. 374. La lotta alla clandestinità non può dimenticare le esigenze di solidarietà e il rispetto dei diritti fondamentali. 91 Come efficacemente sostenuto da A. CAMPO. con il tentativo di assecondare il “sentiment anti-immigrazione che pervade – per così dire. anzi. Torino. Giappichelli. 361 e. introduzione al volume dallo stesso curato. riprendendo le precedenti posizioni di G. del testo unico immigrazione. TURSI. a seguito della riforma intervenuta con la c. 90 Cfr. Giappichelli. così come risulta dalla Comunicazione della Commissione del luglio 2006. ancora una volta. VALLEBONA. 335/1995) e confermata nel testo unico immigrazione (art.normativa generale vigente in materia pensionistica89. I diritti sociali dei lavoratori stranieri …. invero. basandosi su “argomenti di ordine sistematico”. E’ evidente la ragione del cambiamento. CESTER. 95 “Ai migranti in situazione irregolare si deve riservare un trattamento degno e umano. Torino.. *. Meno comprensibile è che queste ragioni vengano. C. 412.d. 2001. paludate dalla necessità di rispettare il principio della parità di trattamento tra cittadini e stranieri. 146 e ss. 22. 22 . * e. “Ogni limitazione deve rispettare la Carta dei diritti fondamentali e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”. in particolare perché essi sono spesso vittime di reti di trafficanti e sono sfruttati da datori di lavoro”. cit. con un impressionante capovolgimento di prospettiva: è l’uguaglianza sostanziale ad essere principio ordinamentale. grazie all’ampliamento dei soggetti contribuenti e limitata attesa che diventino anche destinatari delle prestazioni. “I diritti fondamentali vanno tutelati e rafforzati” 95: è questo uno degli elementi di base dell’approccio complessivo dell’Unione europea. 3. commentando due sentenze del Tribunale di Verona sul punto. comma 11). 1997. 28. TURSI. cit. nel volume da questi curato. dal basso e dal profondo – l’intera riforma” del 200293. e su argomenti di ordine “equitativo”. da ascrivere a preoccupazioni di ordine finanziario. secondo cui “la pregressa previsione della riscattabilità anticipata esprime(va) una visione corrispettivo-assicurativa del rapporto previdenziale pubblico e obbligatorio priva di riscontri nel sistema”. non può non segnalare “la contraddittorietà di questa innovazione legislativa rispetto all’impostazione complessiva della riforma” e la sua funzionalità all’impatto mediatico. cit. pp.

Corte Costituzionale. 97 In senso favorevole mi sono già espressa nella voce più volte citata. il patrocinio legale. 98 Punti 7 e 8. Recente è la decisione del 27 giugno 2006. n. il divieto di discriminazione riguarda tutti coloro che si trovano sul territorio nazionale. con riferimento alle prestazioni di natura sanitaria e assistenziale in quanto collegate alla tutela della persona. BELL. mentre meno indagato è il riconoscimento tra i diritti fondamentali della protezione contro le discriminazioni97. con nota di M. il tema principale è quello della salvaguardia dei diritti fondamentali della persona. 374. che però non ha finora dimostrato particolare sensibilità. il diritto alla vita familiare ed il diritto di non discriminazione” (punto 30). Se volgiamo lo sguardo all’Europa. in cui gli Stati membri sono stati invitati a garantire. in RGL. 252. Alla base di questo approccio vi è la constatazione pragmatica che “la migrazione della manodopera può contribuire a contrastare gli effetti del mutamento demografico nell’Unione europea ed a soddisfare i fabbisogni del mercato del lavoro”. nel nostro Paese. Quale futuro? Il futuro. 17 luglio 2001. in particolare la protezione contro la riduzione in schiavitù e la violenza. consentendo agli Stati membri di derogare agli obblighi imposti dalla direttiva. in una causa che ha visto opporsi il Parlamento europeo al Consiglio per tre disposizioni della direttiva 2003/86. La tutela del diritto alla salute del cittadino straniero entrato irregolarmente nel territorio nazionale. né intenzione di svolgere quel ruolo trainante che ha esercitato nell’ambito delle discriminazioni di genere. 13 e. Per ridurre – si noti l’ammissione di impotenza – il fenomeno. in relazione alla disparità di trattamento basata sull’età. 96 Cfr. che non fanno però velo al valore della 8. e offrire “prospettive a chi altrimenti migrerebbe clandestinamente”. che richiede una situazione di ‘regolarità’ della presenza sul territorio. l’accesso alle cure mediche di emergenza. in particolare. ivi. … la parità di trattamento per quanto riguarda le condizioni di lavoro. n. Se svolgessimo una indagine puntuale di questi riferimenti in una ottica rigorosamente giuridica potremmo rilevare numerose imperfezioni.quale l’immigrazione clandestina non si sconfigge con la repressione e si deve seguire altre strade. 15 e s. Per quanto riguarda gli immigrati clandestini. SALVAGNI. Una significativa presa di posizione è stata assunta dal Parlamento europeo nel 2006 con riferimento alle donne immigrate. indipendentemente dalla situazione di illegalità o di clandestinità”. “indipendentemente dalla regolarità della loro situazione. si osserva un inizio di attenzione per questo ambito del diritto antidiscriminatorio da parte della Corte di giustizia europea. e “ad assicurare l’accesso all’istruzione ai figli delle donne migranti in situazione irregolare”98. 2006. sanando le anomalie segnalate in precedenza e che non provocano eccessivi problemi solo a causa del basso tasso di effettività di questo ambito – come purtroppo della maggior parte – del diritto antidiscriminatorio. relativa al diritto al ricongiungimento familiare dei figli minori di cittadini di paesi terzi. nel paragrafo dedicato al ‘divieto di discriminazione’: “a differenza della parità di trattamento. in European Anti-Discrimination law Review. 23 . Alla base del ricorso da parte del Parlamento europeo vi era il rilievo “che le disposizioni impugnate non rispett(avano) i diritti fondamentali e. oggetto della relativa risoluzione già citata. pur concludendo per la sua infondatezza. 2002. occorre avere regole “chiare e trasparenti sulla migrazione nell’Unione europea”. Combating Discrimination through Collective Complaints under the European Social Charter. La Corte ha evitato di imboccare la scorciatoia della irricevibilità del ricorso. 371. 3. in particolare il diritto alla salute 96. Una controversia incardinata nei confronti della disciplina francese in M. deve avere i connotati dell’intervento di coordinamento. il rispetto dei loro diritti fondamentali e. il diritto a iscriversi ai sindacati”.

Uno sguardo preoccupato al futuro viene effettuato già nel Libro verde su Uguaglianza e non discriminazione. prevede per i cittadini di paesi terzi la possibilità di trasferirsi in un altro Stato membro e di soggiornarvi dopo aver soggiornato legalmente per cinque anni nel primo Stato membro” (n. di campi di applicazione diversi. con una Risoluzione (citata anche in apertura di queste note) il Parlamento europeo. 102 Così la Comunicazione della Commissione del luglio 2006 sulla lotta contro l’immigrazione clandestina. Esemplare è il tema delle regolarizzazioni. nella sua Risoluzione. dato che “la direttiva 2003/109/CE riguardante le persone che soggiornano da lungo tempo. con la ‘comunitarizzazione’ delle politiche di asilo e di condizioni di soggiorno e di accesso all’occupazione di cittadini di Paesi terzi101. anche se il Parlamento europeo. La strada sembra inserirsi nel metodo di coordinamento aperto. con il Trattato di Maastricht prima e con quello di Amsterdam poi. l’adozione di una legislazione comunitaria in questo settore continua a richiedere l’accordo unanime degli Stati membri in seno al Consiglio”. Si osserva una costante oscillazione. Non va però trascurato il processo. Difficile pensare a qualcosa di più. ha fatto entrare l’immigrazione nel novero delle materie ricomprese nella cooperazione intergovernativa.. già citato. in cui si ricordano le conseguenze anche di medio periodo delle decisioni dei singoli Stati sulle regolarizzazioni. 101 Come è noto la base giuridica è l’articolo 63 del Trattato CE. si ribadisce invece la volontà di “pubblicare nel 2006 una relazione sullo stato di trasposizione” delle direttive emanate nel 2000 e si accenna alla eventualità di presentare. mediante la scelta di adottare una Strategia quadro per la non discriminazione e la parità di opportunità per tutti99. cit. nonostante la tuttora forte reticenza degli Stati membri a dismettere sovranità in tali materie. La proposta è quella di istituire quanto meno un “sistema di informazione reciproca sulle misure nazionali nel settore della migrazione e dell’asilo che possano avere ripercussioni su altri Stati membri o 24 . date le evidenti implicazioni. Nella preliminare Comunicazione della Commissione del 1° giugno 2005100. del 2004: “l’allargamento cambierà il contesto politico e istituzionale in cui saranno elaborate le politiche sulla non discriminazione e sulla parità di trattamento. ma non scontato. dopo l’emanazione di ben cinque direttive nell’arco dei pochi anni. ci si sta dedicando al loro consolidamento e razionalizzazione. con preoccupazioni da parte degli altri. con i Paesi maggiormente coinvolti nelle ondate di immigrazione provenienti dall’Africa (Italia in primis) e nel momento in cui il fenomeno registra picchi (come d’estate) che da un lato reclamano una politica europea e l’aiuto da parte degli altri Stati membri e dall’altro rivendicano la propria competenza normativa. 100 Indirizzata al Consiglio. con conseguente. assente dalla legislazione comunitaria e affidato alla decisione discrezionale dei singoli Stati. con conseguente creazione di “differenze in termini di livello e di portata della protezione”. in quella sede. La diversità di impostazione tra le due istituzioni è una costante che si sta accentuando nell’ultimo periodo. il 14 giugno 2006. che. deplori vivamente la posizione della Commissione e chieda “con vigore che entro il primo semestre del 2007 sia presentato un nuovo strumento legislativo che riprenda l’insieme delle cause di discriminazione” ed abbia lo stesso campo di applicazione esteso della direttiva contro le discriminazioni di razza/origine etnica. “proposte di revisione e di attualizzazione di tali direttive”. “come conseguenza della soppressione dei controlli alle frontiere interne nello spazio Schengen”102 99 COM (2005) 224. limitandosi a segnalare insoddisfazione per la presenza. ma non “nuove proposte legislative”. 33). al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni. nelle direttive antidiscriminatorie. con uno studio di fattibilità basato sulle disposizioni nazionali più innovative e “un bilancio dei vantaggi e degli inconvenienti di tali misure”. assembramento.Quanto al processo legislativo europeo. per quanto lento. al Parlamento europeo. In assenza di un emendamento all’articolo 13 del Trattato CE. su cui si è espresso. anche in ragione di una volontà del Parlamento di creare un quadro giuridico stabile e di riferimento per gli Stati membri e di una pragmatica accettazione da parte della Commissione delle difficoltà crescenti di accordo in seno al Consiglio.

34). nella consapevolezza che la globalizzazione sta ormai permeando tutti gli aspetti della società in cui viviamo e che le regole che costruiamo non devono essere la risposta isterica a fatti quotidiani.Sarà arrivato il momento in cui anche nel nostro Paese si affronterà questo tema con il necessario equilibrio. amplificati dai mass media? sull’intera Comunità” (n. 25 .