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Migrazioni in area ticinese, tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI – inizio XX secolo)
Scritto da Redazione Asei Web Martedì 15 Febbraio 2011 10:59

Iscrizione nel Registro della Stampa del Tribunale di Viterbo col n. 13/07 dal 4 settembre 2007

ISSN 1973-347X
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Migrazioni in area ticinese, tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI – inizio XX secolo) Luigi Lorenzetti, Università della Svizzera italiana, Mendrisio

pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI – inizio XX secolo) seconda parte Tutte le pagine

E-book
L’affermazione del cattolicesimo nel Nord-America Elite, emigranti e chiesa cattolica negli Stati Uniti e in Canada, 1750-1920 Dagli indiani agli emigranti. L’attenzione della Chiesa romana al Nuovo Mondo, 1492-1908 Guida allo studio dell’emigrazione italiana La Santa Sede e l'emigrazione dall'europa centro-orientale negli Stati Uniti Le Saint-Siège, le Canada et le Québec. Recherches dans les archives romaines.

1. Emigrazioni e transnazionalismo: le prospettive della storia alpina Negli ultimi anni, un innumerevole numero di studi ha individuato nel transnazionalismo il tratto distintivo delle migrazioni contemporanee[1]. Connesse al processo di globalizzazione e alla diffusione dei moderni mezzi di comunicazione, esse avrebbero acquisito forme e contenuti inediti rispetto alle migrazioni del passato e in grado di esprimere forme identitarie fondate sulla bifocalità e sullo sviluppo di campi sociali che collegano in modo sempre più diretto i paesi di partenza e quelli di arrivo. La prospettiva transnazionale, ampiamente seguita dai sociologi delle migrazioni, non ha mancato di suscitare riserve e critiche. Tra gli storici, in particolare, è stata più volte messa in dubbio la portata euristica del concetto, come pure la pretesa originalità storica del transnazionalismo di molte migrazioni contemporanee. In particolare, oltre ad evidenziare la difficoltà a definire i contorni e i contenuti delle identità transnazionali[2], sono stati evidenziati i rischi di “de-storicizzazione” della sociologia del transnazionalismo e la necessità di una più marcata attenzione alle somiglianze e alle differenze che caratterizzano i vari periodi storici[3]. D’altra parte, è stato sottolineato che nelle realtà migratorie non esistono (e non sono mai esistiti) soggetti definibili come transnazionali; il “transnazionalismo” si definisce e di esplica infatti attraverso “pratiche” espresse e messe in atto dal basso, dai comportamenti individuali, familiari e comunitari. In breve, più che illustrare i contenuti storicamente inediti delle migrazioni contemporanee, il transnazionalismo, costituisce una chiave di lettura utile a mettere in risalto rotture e scarti nella storia delle pratiche migratorie[4] analizzando le diverse forme di relazione che collegano gli spazi di emigrazione e di immigrazione. In tale ottica, la lettura transnazionale può costituire un utile strumento per mettere in rilievo i fenomeni di lunga durata che costellano le migrazioni umane. Lo dimostrano gli svariati contributi che negli ultimi anni hanno portato nuova linfa agli studi sull’emigrazione alpina e al suo evolvere tra la prima età moderna e il XX secolo. Proprio dalle Alpi – area a cui appartiene il territorio ticinese oggetto di questa analisi – sono d’altronde scaturiti, in anni recenti, alcuni importanti impulsi alla storia delle migrazioni europee; impulsi che hanno alimentato il dibattito attorno alle connessioni – a volte esplicite, a volte più sottili e impalpabili – tra emigrazione e demografia[5], o a quelle tra emigrazione e organizzazione sociale[6], ma soprattutto attorno alla natura delle migrazioni che il ben noto assunto braudeliano aveva qualificato quali espressione della povertà e del sovrappopolamento. Questi impulsi hanno inoltre permesso di mettere in rilievo molti aspetti inerenti i contenuti transnazionali di numerose esperienze migratorie alpine. Basti pensare all’intima relazione che lega i luoghi di approdo e di lavoro alle comunità di partenza dei migranti e, più specificatamente, alla stretta connessione economica e affettiva che sottende la divisione dei compiti fra gli uomini che partono e le donne che restano[7] o ai movimenti di ritorno che, come le partenze, sono scandite dagli innumerevoli progetti migratori e dalla loro connessione con le logiche della riproduzione familiare[8]. Su tale prospettiva, i flussi migratori sviluppatisi in area ticinese tra il XVI e il XIX secolo costituiscono un campo di analisi particolarmente esemplificativo. Pur accomunandosi in larga misura alle pratiche migratorie presenti in gran parte dell’area alpina italiana, in questa regione esse si caricano di particolari implicazioni, dettate dal suo percorso politico-identitario. Infatti, nonostante la dominazione elvetica – debole e superficiale – non abbia intaccato l’ordinamento politico e giuridico locale costituitosi in epoca comunale, le terre ticinesi dell’epoca moderna appaiono come un territorio “intermedio”; un’area italiana nello spazio svizzero, alla quale si sovrappongono delle identità composite, modellate dall’emigrazione e segnate dalla frammentazione e dai molteplici localismi. In questo contesto, partenze e ritorni concretizzano un “transnazionalismo integrato”[9] in cui il senso di appartenenza ai luoghi di origine è nutrito dai ritorni e dalle rimesse. È d’altronde attorno a queste ultime che si esemplifica con maggior chiarezza il diffuso transnazionalismo proprio dei flussi migratori alpini[10]. Una gestione che, lungi dal riguardare unicamente l’equilibrio (micro)economico delle unità familiari e delle comunità locali, mette in gioco anche i processi identitari e di autorappresentazione individuali e collettivi. Tale aspetto permette quindi di affrontare il tema del transnazionalismo delle pratiche migratorie mettendo a fuoco i legami, non sempre lineari, tra le pratiche transnazionali e lo “spazio vissuto” degli emigranti[11]. Prima di addentrarci più dettagliatamente nella questione, è tuttavia opportuno delineare i tratti essenziali del sistema migratorio dell’area ticinese e la sua evoluzione tra il XVI e l’inizio del XX secolo.

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http://www.asei.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=295:migrazioni... 07.03.2012

Lo suggerisce la stessa identificazione dei migranti “ticinesi” nei luoghi di lavoro. il progetto del rientro in patria e il mantenimento dei vincoli con la comunità di origine. Page 2 of 5 2. Alla fine dell’Ottocento tuttavia. si esplicano attraverso un atteggiamento più attivo nei confronti del percorso personale e delle scelte riguardanti il proprio itinerario migratorio. Le migrazioni in area ticinese: specializzazioni e geografia di mestiere In epoca moderna. a modificare le pratiche transnazionali che. genere e scelte matrimoniali Molte sono le pratiche che traducono il transnazionalismo delle esperienze migratorie: da quelle riguardanti la sfera economica (rimesse. esse ne subiscono anche le trasformazioni. 07. marmorini. La regola endogamica – prevalente tra i migranti di antico regime – appare come la miglior garanzia del rispetto delle regole della solidarietà famigliare. Gabaccia Vincenzo Lombardi Maddalena Tirabassi Stefano Luconi Adriana Bernardotti Leonardo rampone Andreina De Clementi Administrator Michele Colucci >View All Authors http://www. I mutamenti dei mercati lavorativi internazionali spingono tuttavia molti emigranti a reindirizzare le loro attività verso il settore edile e quello agricolo. complice il drammatico squilibrio del mercato matrimoniale di molte aree del cantone. Un altro emigrante. Anche l’emigrazione oltremare continua ad essere concepita come un distacco temporaneo durante il quale chi parte affida alle donne la gestione dell’economia domestica e la cura dei membri della famiglia. muratori. 2005 Diari di Emigranti I Vostri Diari Diari di Emigranti Voi Emigranti Autori Adriano Boncompagni Roberto Perin Jean-Charles Vegliante Márcio Galdino Giovanni Pizzorusso Leonardo Rapone Edizioni Sette Città Bruno Ramirez Maddalena Marinari Veronica Perozeni Daniele Natili Donna R. cioccolatai. l’apertura delle rotte transatlantiche non porta a una modifica sostanziale delle logiche migratorie “tradizionali”. Difatti. …). stagnini. stuccatori. 3. Non è inutile ribadire che. da quelle più modeste (marronai. nonostante la scomparsa di molte attività di servizio legate al possesso di privative e monopoli e il declino di alcune branche del piccolo artigianato. come in gran parte della realtà italiana[17]. D’altra parte. L’alternativa tra l’emigrazione interna e continentale e quella americana spinge gli emigranti a comparare i rispettivi rapporti tra costi (e rischi) e benefici[19]. in particolare in quelli transoceanici[26]. tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI – i. Il primo di questi riguarda la partecipazione delle donne all’emigrazione. parla la lingua nativa del resto tutto è inglese i miei figli temo che mai sapranno parlare l’italiano. e quella degli arrotini e dei venditori di coltelli.. esse si inseriscono nei flussi migratori.php?option=com_content&view=article&id=295:migrazioni. tagliapietre. pur se ancorata alla realtà ticinese. Apparentemente immutabile nelle sue regole. In queste circostanze. mantenendo.Migrazioni in area ticinese. fumisti. Tra i migranti della seconda A. È noto che nelle migrazioni periodiche “tradizionali” dell’area ticinese esse ne sono quasi totalmente escluse e raramente intraprendono la via dell’espatrio – generalmente solo assieme a famigliari[25] –. non pochi emigranti nel continente americano fanno rimpatriare i loro figli in modo che possano frequentare i vari ordini scolastici in lingua italiana. ancora numerosi nelle città italiane e francesi dell’Ottocento. ribadendo attraverso di loro.asei. partito per l’Argentina. investimenti fondiari e immobiliari. ombrellai. se stava li a emigrare tutte le primavere. Anche le scelte matrimoniali dei migranti contribuiscono alla costruzione di un campo sociale le cui pratiche rinviano al transnazionalismo. È quanto si intuisce. scrivendo alla moglie osserva invece: “[…] calcula un poco cuanti denari avete ricevuto. solitamente assimilati ai lombardi – o. Così. rimangono vive alcune attività tradizionali proprie dell’emigrazione periodica. …). …).eu/index. più specificatamente. non è raro che la tutela del legame con la terra d’origine sia affidato ai figli attraverso la loro scolarizzazione in patria. i miei portamenti. persino la lingua è americana. anche in Ticino le destinazioni oltremare rimangono quantitativamente minoritarie rispetto a quelle interne e continentali. di riflesso.03. l’emigrazione dall’area ticinese costituisce uno dei numerosi tasselli che compongono il sistema migratorio dello spazio alpino e subalpino italiano. Direttamente connesse alla costruzione degli itinerari migratori. la loro presenza suggerisce una progettualità migratoria che. a quelle di più ampio respiro (mercanti all’ingrosso. ai comaschi la cui diocesi comprendeva buona parte delle terre ticinesi – essi riescono a valorizzare questa circostanza per ottimizzare le loro opportunità sui vari mercati lavorativi. spazzacamini. Tra coloro che affrontano l’emigrazione oltremare si trovano mogli che accompagnano i loro mariti. dopo un’esperienza in California e il rientro in Europa. osti. l’area ticinese è punteggiata da una miriade di specializzazioni che si estendono dal piccolo artigianato ambulante (vetrai. un emigrante valmaggese scrive al fratello (rimasto in California) per comunicargli la sua speranza di poter “ritornare qui [in Califonia] a guadagnare [piuttosto] che di stare a casa ad avere tanti figli e venire poveri”[20]. o il monopolio dell’attività di facchinaggio che i “locarnesi” ottengono presso le Dogane di Firenze e Livorno[13]. solo quando parlo col padre.I. venditori di frutta. negozianti)[14].E. modelli di vita. ormai sopraffatte dalla produzione industriale..2012 . essa contribuisce a riformulare il progetto migratorio e. alle attività di servizio (facchini. ancorando lo sposo alla sua comunità di origine. architetti. La diluizione dell’emigrazione ticinese nei flussi dell’emigrazione alpina e subalpina italiana è confermata anche dalle innumerevoli somiglianze degli spazi di mestiere che caratterizzano queste terre. In tal senso. l’appartenenza politica al corpo elvetico (che nel 1648 ottiene il riconoscimento della sua neutralità da parte delle potenze europee) e le profonde affinità con il mondo lombardo offrono ai “ticinesi” diversi vantaggi nella corsa all’acquisizione di spazi di mercato. abitudini alimentari[24]. Benché il loro numero rimanga minoritario rispetto a quello degli uomini[27]. arrotini. colporteur). …) a quelle che toccano gli aspetti più propriamente politici (orientamenti ideologici. o mosse dalla speranza di una vita più libera e indipendente.S. stallieri) e alle attività commerciali. Infatti. in particolare quando intraprendono il viaggio verso il continente americano dove la rapida crescita urbana e la colonizzazione dei nuovi territori offre a molti emigranti ampie possibilità di lavoro proprio in questi settori[16]. scelte partitiche o confessionali) e culturali (pratiche linguistiche[23]. Le aree meridionali (in particolare i distretti di Lugano e Mendrisio) continuano ad essere caratterizzate da una prevalente vocazione migratoria legata al settore edile che in quell’epoca conosce una considerevole espansione a seguito della crescita degli investimenti pubblici e dell’aumento della domanda abitativa privata che accompagna l’espansione urbana[15]. come cercheremo di mostrare. forse!”[29]. domestici.. Questa frammentata geografia rimane pressoché immutata anche nella seconda metà dell’Ottocento. pittori. lapicidi. dalla lettera di un emigrante valmaggese in California che scrivendo a uno zio dopo 22 anni di assenza dalla patria annota: “Mi rincresce di dirvelo. se per gli emigranti ticinesi della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento la diversificazione delle scelte migratorie non sembra alterare le motivazioni della partenza. In breve. diversi indizi sembrano suggerire una certa differenziazione delle pratiche transnazionali a dipendenza del tipo di migrazione (periodica e continentale o intercontinentale). i principi della cooperazione della famiglia allargata attraverso la gestione indivisa dei beni e delle risorse[18]. nel contempo. ma anche donne che raggiungono famigliari o futuri sposi. il mio sistema di vivere. capomastri. Ne sono un esempio i privilegi che si assicurano i lavoratori edili del baliaggio di Lugano e dei territori lombardi della Valsolda e della Val d’Intelvi nel ducato di Savoia a seguito dell’alleanza firmata tra quest’ultimo e i cantoni svizzeri all’inizio del XVI secolo[12]. Oltre gli svariati mestieri del settore edile che segnano il volto di numerose comunità della sua parte meridionale (fornaciai. Emigrazione. offre maggior spazio alle scelte individuali e di coppia tra cui quella di un’installazione definitiva nel nuovo mondo qualora le circostanze lo richiedano o lo permettano[28]. Nelle aree settentrionali. avrei io potuto forsi socorervi con tanto?”[21].. quella degli spazzacamini. ad esempio quella dei marronai e dei cioccolatai. E poco tempo dopo ribadisce: “Io non capisco come che a mio figlio non ci sia entrato nella idea di venire qui a lavorare con mè senza essere col penziere dandare a cercare lavoro avendono io qui anche di troppo”[22]. l’emigrazione ticinese conosce tuttavia una trasformazione sul piano degli atteggiamenti individuali nei confronti della scelta migratoria. La costituzione di nuclei familiari è d’altronde un importante fattore di radicamento e favorisce la costruzione di un campo sociale più propizio a forme di “transnazionalismo identitario” o all’assimilazione.

da una parte numerosi ticinesi danno un contributo non indifferente allo sviluppo del settore vitivinicolo e enologico californiano trasformando terreni agricoli in vigneti. è soprattutto attraverso le rimesse che si concretizza il transnazionalismo di molte esperienze migratorie.. dopo aver risparmiato un piccolo capitale. soprattutto dopo la Prima guerra mondiale. favoriti anche dalle caratteristiche del mercato matrimoniale locale. tra i fornaciai del Luganese. ma anche il modo attraverso cui celebrare l’intimo legame tra queste ultime e i luoghi di emigrazione[37]. L’economia migratoria ticinese (come quella delle valli alpine italiane) è quindi all’origine di un doppio flusso: quello degli uomini che dalle montagne scendono verso le pianure. si basa sulla combinazione di grandi estensioni fondiarie con il sistema colonico. a far studiare i figli. sono perlopiù taciuti per non suscitare le gelosie dei compaesani[36] (e magari le brame delle autorità fiscali).php?option=com_content&view=article&id=295:migrazioni. quest’ultimo. servizi pubblici. Il matrimonio esogamico rimane invece una scelta esposta all’incomprensione e alla critica della famiglia in quanto accresce i rischi di rottura del progetto migratorio e allontana lo sposo dai suoi “doveri” nei confronti dei famigliari rimasti in patria. esse offrono l’opportunità di alimentare l’identificazione delle comunità locali con il lavoro dei loro migranti. le testimonianze epistolari e i dati sulla presenza di ticinesi al di fuori dei confini cantonali sembrano indicare una crescita dell’emigrazione definitiva. a partire dalla metà dell’Ottocento. talvolta significativi. tentano di innestare nuovi modelli produttivi e di organizzazione sociale. Inoltre. ad esempio. sono in buona parte valide anche per quelle della seconda metà dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento.eu/index.. In generale. L’offerta.. La creazione di scuole di disegno e la formalizzazione della formazione di alcune professioni attraverso l’istituzione di veri e propri apprendistati[39] sono il segno del tentativo di preservare competenze e spazi di mercato acquisiti nel corso del tempo[40]. funzionari. Così. esse prolungano un atteggiamento che vede nell’emigrazione un elemento centrale per l’economia del cantone visto che le rimesse contribuiscono in modo determinante al finanziamento dell’economia cantonale. sono numerosi coloro che scelgono questa soluzione. Un altro emigrante. Così. in alternativa quindi al paese di piccoli proprietari fondiari proprio della storia rurale del cantone. Così. Gli investimenti nell’ambito della promozione economica regionale (opere stradali. affreschi o decorazioni nella chiesa del paese o il dono di oggetti d’arte e paramenti liturgici destinati ad arricchire l’arredo sacro delle chiese. sia tra coloro che hanno scelto l’espatrio nel Nuovo mondo che tra coloro che hanno optato per una destinazione europea o interna alla Svizzera. allora renterò un rancio […] io ho bisogno di una donna di buon carattere e di buona voglia di lavorare. mentre un altro prega il padre in Ticino di intraprendere i passi necessari presso l’amministrazione comunale per far registrare il suo matrimonio con un’immigrata tedesca “perché quando venerò a venire a casa e se veneremo a avere figli non amerei che mia moglie e figli pasasseri per forestieri”[33].2012 . Analogamente. Un flusso. un emigrante valmaggese in California. Il progetto del Soldati. Nel contempo. iniziative a supporto e promozione dell’emigrazione si prolungano in forme quasi invariate anche nel corso dell’Ottocento e dei primi del Novecento. In parecchi casi tuttavia. pur se con una ticinese. un emigrante scrivendo ai genitori del suo matrimonio con un’argentina li rassicura sostenendo che da quando si è sposato gode “sempre d’una perfetta salute e sono sempre più ritirato”[32]. la difficoltà (o la non opportunità) del rientro in patria impone una modifica del progetto stesso. dalle terre del Nuovo mondo – una realtà più avanzata dal punto di vista dei rapporti economici di tipo capitalista – giungono soluzioni che. ad acquistare terre e case e. tra alcuni di loro. …) per i servizi resi durante la loro vita attiva”[35]. 5. Rimesse: tra materialità e immaterialità Come sottolineato in precedenza. vita politica e identità Sebbene nessuna ricerca abbia finora stimato quanti ticinesi abbiano optato per un’emigrazione definitiva. Così. Merzario aveva sottolineato come queste ultime fossero i veri forzieri delle pianure e delle città. e non solo nell’ambito industriale. Ne è un esempio l’attività di Giuseppe Soldati. comunica dalla California la sua intenzione di sposarsi ma “non con una di questi paesi pero che me la manderete voialtri perche i 26 anni ci sono appresso molto e per mettere principio a qualche cosa è ormai tempo e si terrebbe la testa un po più a casa nei suoi affari”[31]. riferite perlopiù all’emigrazione di antico regime e dei primi dell’Ottocento. Associazionismo. E se i guadagni e i proventi. Pur tuttavia. magari con un matrimonio all’estero. un emigrante della regione luganese che dopo aver fatto fortuna in Argentina rientra in Ticino dove acquista diverse proprietà agricole e numerose parcelle di terreno incolto alfine di trasformarle in superfici adatte a uno sfruttamento agricolo di tipo capitalista. vista – per parafrasare un’espressione di P. Anche in questo caso. e quello del denaro che dalle pianure risale verso le valli alimentando la vita economica locale[34]. dall’altra. Page 3 of 5 metà dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento (soprattutto tra quelli che scelgono l’emigrazione nel Nuovo mondo) si delineano comportamenti più aperti.03. la scelta dell’insediamento definitivo nei luoghi di lavoro[44]. i risparmi inviati a casa servono innanzi tutto a saldare debiti. nell’insediamento definitivo. Audenino[43] – come la mano invisibile del capitalismo ticinese. architetti di corte. Essa si affianca a iniziative imprenditoriali che riconfigurano lo spazio delle pratiche transnazionali. scrive al padre per chiedergli di mandargli “una giovina di Lodano che io potrò maritare. generato dal lavoro e dai risparmi dei migranti ma anche dalle rendite garantite attraverso vere e proprie strategie transnazionali basate sull’investimento fondiario e immobiliare nei luoghi di emigrazione o sulle pensioni versate da enti pubblici agli emigranti (militari. 07.Migrazioni in area ticinese.asei. 4. sono il segno di un nuovo rapporto con l’economia migratoria. non sono solo il segno dell’attaccamento dei loro membri alle loro comunità. È in questa prospettiva che va letto il finanziamento di numerose scuole cappellaniche da parte dei migranti ticinesi[38]: esse sono lo strumento per la trasmissione dei rudimenti necessari a chi emigra. Ribaltando uno dei numerosi luoghi comuni riguardanti l’economia delle montagne. Riguardo alla bellezza non sarò critico di contentarmi”[30]. il passaggio a un’attività di tipo industriale (quindi meno soggetta alle oscillazioni stagionali della produzione) favorisce. ad esempio nell’accresciuta ostentazione dell’agiatezza conquistata grazie all’emigrazione e che trova sfoggio. il matrimonio in patria con una ticinese al momento del rientro rimane l’opzione favorita. traslate alla realtà ticinese. scrive e far di conto. Non va poi dimenticato che parte delle rimesse dei migranti permette di finanziare iniziative volte a mantenere e acquisire gli spazi dei mercati lavorativi legati all’emigrazione. nell’edificazione di dimore il cui sfarzo celebra l’ascesa sociale dei loro proprietari[41]. http://www. che trae spunto dalla sua esperienza argentina. Non mancano anche nuove sensibilità e nuovi atteggiamenti che si concretizzano. con tale scelta. cioè una donna di buona corporatura e in gamba. tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI – i. con il confluire delle esperienze della “periferia” (l’Argentina) nel “centro” (il Ticino) è l’altra faccia di una transculturazione complessa segnata dallo scambio vicendevole di esperienze e pratiche. di somme di denaro per la realizzazione di lavori edilizi. Il definitiva. se ve ne è la possibilità. da secoli dediti a un’emigrazione stagionale nel nord Italia.. anche a costo di una scelta che favorisce l’insediamento definitivo nel luogo di destinazione. L’auspicata razionalizzazione del settore agricolo ticinese. per molti ticinesi lo spostamento temporaneo alla ricerca di lavoro nei cantoni svizzeri d’oltralpe si trasforma progressivamente. gli emigranti e le loro famiglie cercano di prolungare i legami con la terra d’origine. R. linee ferroviarie. da parte di corporazioni o confraternite di migranti. vale a dire il saper leggere. favorito soprattutto dalla chiusura dei mercati lavorativi esteri e dalle restrizioni riguardanti le mobilità di mestiere di natura periodica. …) e le diverse iniziative imprenditoriali che traggono origine direttamente da esperienze migratorie[42]. Queste osservazioni.

È il caso. la creazione del cantone Ticino voluta dalla Mediazione napoleonica non elimina le barriere regionalistiche che segmentano il cantone e che vengono traslate anche tra le comunità di emigranti. i lavori sono una stanza qua e l’altra là”[46]. oltre ad assicurare assistenza ai loro membri in caso di malattia o di indigenza. nell’appartenenza simultanea di molti ticinesi ad associazioni italiane e svizzere[56]. I quali.. > http://www. la partecipazione alla vita politica ticinese da parte di diversi emigranti non è solo il modo per conservare i legami con la patria. Prec. In tal senso. Così.. a partire da fine secolo. non di rado subendo le stesse discriminazioni e le stesse manifestazioni xenofobe di cui quest’ultimi sono oggetto. le lettere delle maestranze edili del Sei e del Settecento attive nelle città tedesche ce ne hanno vari indizi: pur se attive in città ove sono insediati diversi migranti provenienti da altri baliaggi italiani in Svizzera (ad esempio le varie famiglie di commercianti della Valmaggia) i contatti con questi ultimi appaiono sporadici e generalmente limitati alla funzione di recapito postale dei loro empori e dei loro negozi[52].2012 . tolgono tuttavia alle élite locali quegli spazi che avevano saputo sfruttare per imbastire le loro carriere attraverso la messa in opera di un transnazionalismo politico. Pietroburgo e a Mosca tra il Settecento e la metà dell’Ottocento [49]. o incoraggiare attività di natura filantropica e patriottica. un’apertura e una fluidità che si esplica. come recentemente rilevato. aprono spazi di intermediazione politica su scala internazionale. si assiste alla nascita di forme associative le quali. svolgono generalmente un’attività itinerante. essa è sempre meno il frutto di un transnazionalismo politico nutrito dall’economia dell’emigrazione. nel moderno Stato federale svizzero. negli anni 1830-40 dei partiti politici. È solo nella seconda metà dell’Ottocento che. Per questo motivo. allentando i legami con la matrice identitaria italiana. in cui. La piena integrazione del Ticino quale cantone sovrano in seno alla Confederazione elvetica e la sua trasformazione. Anche il forte spirito identitario focalizzato sulle comunità di origine impedisce. Page 4 of 5 Queste scelte svolgono un ruolo non secondario sull’evoluzione della pratiche transnazionali dell’emigrazione ticinese nel corso dell’Ottocento. Anche nei cantoni elvetici si palesa un’evoluzione della costruzione identitaria dei migranti ticinesi segnata dal rapporto ambivalente tra Svizzera e Italia. tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI – i. Così. i ticinesi continuano ad essere assimilati agli emigranti del nord Italia giunti numerosi nella Confederazione[58]. >> < Prec. la comune provenienza (e la parentela) si interseca talvolta con l’organizzazione corporativa dei gruppi di mestiere[48] dando luogo a catene migratorie che si appoggiano su diffuse pratiche transnazionali centrate sull’economia delle rimesse. la formazione di un sentimento di identificazione che coinvolga uno spazio regionale più ampio[51]. In antico regime la porosità delle frontiere fa della plurilocalità dei migranti una risorsa che essi usano in modo elastico attraverso il cumulo di identità e di funzioni[60]. ma anche la soluzione attraverso la quale gli apparati partitici fanno proprie le reti clientelari di cui dispongono gli emigranti più facoltosi. ma anche in California e in Argentina[54]. Consolidate solidarietà di gruppo sorgono inoltre attorno ai mercati lavorativi (ad esempio a Roma nel Cinque e Seicento. ad esempio. Proprio nel momento in cui le relazioni tra il Ticino e il resto della Svizzera si fanno più difficili. nelle sue svariate forme e periodicità. . l’emigrazione alimenta la vita politica cantonale attraverso l’influenza esercitata da alcuni emigranti arricchiti e attivi all’estero[63].03. gli emigranti seguono da vicino la vita politica del cantone. a loro volta.. Nel 1803. ma nel contempo quest’ultimo torna utile all’estero. non dà luogo a vere e proprie diaspore “ticinesi” nella misura in cui – se si eccettuano i casi specifici propri ad alcune famiglie di mercanti[45] – essa non consente il consolidamento di una loro presenza stabile nei luoghi di emigrazione. Ancora una volta. E anche in Europa. le diverse Associazioni Pro Ticino presenti nei cantoni d’oltre Gottardo promuovono le loro attività all’insegna del miglioramento dell’integrazione dei ticinesi nella società svizzera e del mantenimento dei legami con il cantone di origine[59]. la mobilitazione associativa dei ticinesi nei cantoni svizzeri prende corpo dal sentimento della loro specificità identitaria “etnico-culturale”. Alla fine dell’Ottocento. costantemente in bilico tra “italianità” e “elvetismo”. Le diaspore ticinesi alimentano invece la vita politica locale. influenzato. e non tanto dalla loro condizione di migranti. si creano delle comunità di migranti. L’emigrazione “tradizionale”. partecipando da vicino alle lotte partitiche che scuotono il cantone durante gran parte dell’Ottocento e dei primi del Novecento. dall’altra tale supremazia consente loro di conservare una relazione aperta e fluida con l’associazionismo italiano[55]. Succ. Il rafforzamento di una coscienza identitaria avviene tuttavia attraverso un percorso sinuoso e incerto. fino a Ottocento inoltrato. ma in linea generale gli emigranti non formano comunità sufficientemente stabili e organiche in grado di generare una coscienza di gruppo mantenuta nel corso del tempo. le pratiche transnazionali sono un fattore imprescindibile dell’esercizio e della riproduzione del potere. dando così forma a un transnazionalismo politico che fa perno sulle ambizioni personali e sull’uso strumentale delle carriere migratorie. a S.php?option=com_content&view=article&id=295:migrazioni. da una lettera di uno stuccatore di Meride (un villaggio del Mendrisiotto) si apprende che “Qua si va da una città a l’altra. il capitale sociale accumulato durante l’emigrazione può essere speso in patria attraverso l’assunzione di cariche pubbliche le quali. 07. Un ulteriore elemento che porta a una trasformazione delle pratiche transnazionali riguarda la sfera politica e più precisamente la nascita. Anche se per diversi emigranti il successo imprenditoriale apre loro le porte alla carriera diplomatica[62].. Certo.Migrazioni in area ticinese. a loro volta aprono loro la strada a ulteriori mandati da parte delle autorità dei cantoni sovrani elvetici presso i governi degli Stati in cui operano. sulla scia di una più stabile presenza dei ticinesi nei luoghi di emigrazione. mentre da un altro stuccatore attivo a Heidelberg si scopre che “Dopo aver lavorato per 2 o tre mesi in un luogo bisogna partirsene come cani bastonati […]”[47]. Le attività svolte all’estero influenzano quindi l’esercizio e la riproduzione del potere a livello locale. ad esempio di diversi esponenti del ceto dirigente luganese che grazie a fortunate carriere all’estero (soprattutto in campo militare) ottengono dalle autorità locali degli importanti incarichi di natura diplomatica.Succ. Il crescente nazionalismo di inizio Novecento porterà tuttavia a lacerare questi legami. spostandosi da una città o un cantiere all’altro secondo la domanda e le opportunità di lavoro. Associazioni quali le Pro Ticino e le società di mutuo soccorso sorgono in varie città europee (ad esempio a Parigi e a Londra [53]). ad esempio.eu/index. In più occasioni. promuovendo una vita associativa dalle forti connotazioni partitiche. in Argentina. promuovono un sentimento identitario comune e il ricordo dei legami con la patria di origine. ad esempio. In tale prospettiva. senza che traspaia una più precisa relazione o una più profonda identità di matrice etnico-culturale. favorendo in particolare carriere nell’ambito della diplomazia[61]. a Londra e Parigi[50] nella seconda metà dell’Ottocento). se da una parte l’invenzione della “nazionalità” permette ai ticinesi (presenti nel paese fin dalla metà del XIX secolo) di esercitare una considerevole influenza sulla comunità degli immigrati svizzeri giunti a fine secolo. nel 1848. tanto da suscitare propositi irredentisti. Molti artigiani e buona parte delle maestranze edili. In California e in Argentina. dall’intenso dibattito sull’identità culturale ticinese. spingendo le associazioni ticinesi di emigranti ad assumere contenuti patriottici viepiù spiccati e una maggiore autonomia nei confronti dell’italianità[57].asei.

03.000..01100 Viterbo P. Page 5 of 5 Edizioni SETTE CITTA' srl: EDIZIONI SETTE CITTÀ di Libreria Fernandez srl Via Mazzini. versato Per informazioni pubblicitarie e progetti speciali su ASEI contattare la concessionaria esclusiva CultureNetwork http://www.Iva e C.. tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI – i...Iscritta al registro delle imprese di Viterbo al n° 01834990564 Capitale sociale € 10.asei.php?option=com_content&view=article&id=295:migrazioni.Fiscale 01834990564 .Migrazioni in area ticinese.2012 . 87 . 07.eu/index.00 int.